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	<title>Marco Bardazzi</title>
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	<description>Da Gutenberg a Twitter, appunti sulla rivoluzione digitale nel giornalismo</description>
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		<title>L&#8217;eterno rito della rassegna stampa, dalla radio a Fiorello</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 08:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;era digitale cambia gli scenari dell&#8217;informazione, ma c&#8217;&#232; un &#171;prodotto&#187; giornalistico che sembra non invecchiare mai: la rassegna stampa. Da decenni l&#8217;avvento di ogni nuovo mezzo di comunicazione, invece di mettere in crisi i giornali, ha sempre rilanciato la voglia di vedere &#171;cosa c&#8217;&#232; in prima pagina&#187;. La radio offre una vasta gamma di rassegne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&rsquo;era digitale cambia gli scenari dell&rsquo;informazione, ma c&rsquo;&egrave; un &laquo;prodotto&raquo; giornalistico che sembra non invecchiare mai: la <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/rassegnaQuotidianaFrame.asp" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/rassegnaQuotidianaFrame.asp?referer=');">rassegna stampa</a>. Da decenni l&rsquo;avvento di ogni nuovo mezzo di comunicazione, invece di mettere in crisi i giornali, ha sempre rilanciato la voglia di vedere &laquo;cosa c&rsquo;&egrave; in prima pagina&raquo;. La radio offre una vasta gamma di rassegne stampa. La Tv, da Rai a Mediaset e a SkyTg24, dedica larga parte dei programmi della tarda notte e del primo mattino ad analizzare titoli dei quotidiani.</p>
<p>L&rsquo;avvento di Internet ha moltiplicato il fenomeno. Le rassegne stampa istituzionali, come quelle di Camera, Senato e ministeri, fanno il giro della Rete insieme a quelle realizzate dagli uffici stampa. Alcuni siti, per esempio <a href="http://www.ilpost.it/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.ilpost.it/?referer=');">ilpost.it</a>, offrono di primo mattino una panoramica di tutte le prime pagine nazionali. Gli aggregatori di news sono a loro volta rassegne stampa, perch&eacute; molto spesso rilanciano articoli usciti sui giornali.</p>
<p>I social network sono ora la nuova frontiera della rassegna stampa. Twitter &egrave; diventato l&rsquo;ambiente dove raccontare e commentare i giornali in edicola. Lo fanno grandi firme del giornalismo, giovani blogger e gente qualunque. E da qualche settimana lo fa, con grande successo, anche uno showman come Fiorello, che ha inventato un modo tutto suo di usare le potenzialit&agrave; dei &laquo;tweets&raquo;. Al mattino presto si reca nell&rsquo;edicola sotto casa, armato di uno smartphone, e filma un esilarante esame dei giornali insieme all&rsquo;edicolante Cesare e ai clienti. Poi mette <a href="http://www.twitvid.com/9TFL3" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.twitvid.com/9TFL3?referer=');">il video su Twitter</a>, dove in pochi mesi <a href="http://twitter.com/sarofiorello" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/twitter.com/sarofiorello?referer=');">il suo profilo @sarofiorello</a> &egrave; diventato uno dei pi&ugrave; seguiti in Italia. E anche la rassegna stampa diventa 2.0</p>
<p><strong>Una rassegna stampa di Fiorello: </strong></p>
<p><iframe class="twitvid-player" frameborder="0" height="360" src="http://www.twitvid.com/embed.php?guid=9TFL3&amp;autoplay=0" title="Twitvid video player" type="text/html" width="480"></iframe></p>
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<p><small>&copy; marco for <a href="http://marcobardazzi.com/blog8">Marco Bardazzi</a>, 2011. |
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		<title>Steve, il giornalismo e la bellezza</title>
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		<comments>http://marcobardazzi.com/blog8/2011/10/06/steve-il-giornalismo-e-la-bellezza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 08:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Taccuino]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il giornalismo del futuro con ogni probabilit&#224; avr&#224; un debito di riconoscenza con Steve Jobs come l&#39;arte lo ha con Giotto o Caravaggio.
Pu&#242; sembrare la classica sparata in un giorno di inevitabili esagerazioni e santificazioni, come accade sempre quando muore un grande personaggio. Eppure in questo caso vale la pena stare un po&#39; sopra le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/esteri/apple01G_7.jpg" alt="" /><br />
Il giornalismo del futuro con ogni probabilit&agrave; avr&agrave; un debito di riconoscenza con Steve Jobs come l&#39;arte lo ha con <strong>Giotto</strong> o <strong>Caravaggio</strong>.</p>
<p>Pu&ograve; sembrare la classica sparata in un giorno di inevitabili esagerazioni e santificazioni, come accade sempre <a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/423525/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/423525/?referer=');">quando muore un grande personaggio</a>. Eppure in questo caso vale la pena stare un po&#39; sopra le righe, perch&eacute; il fondatore della Apple &#8211; uomo tecnologico per eccellenza &#8211; ha lasciato un segno indelebile anche nel vecchio mondo cartaceo di <strong>Gutenberg</strong>.</p>
<p>Non si tratta solo delle sue iniziative degli ultimi anni per offrire nuove piattaforme e nuove prospettive ai giornali in difficolt&agrave;, <a href="http://libreriarizzoli.corriere.it/L-ultima-notizia.-Dalla-crisi-degli-imperi-di-carta-al-paradosso-dell-era-di-vetro/FIqsEWcV.oMAAAEpSbc43rdn/pc?CatalogCategoryID=HbGsEWcWc.MAAAEpJHkfmqGA" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/libreriarizzoli.corriere.it/L-ultima-notizia.-Dalla-crisi-degli-imperi-di-carta-al-paradosso-dell-era-di-vetro/FIqsEWcV.oMAAAEpSbc43rdn/pc?CatalogCategoryID=HbGsEWcWc.MAAAEpJHkfmqGA&amp;referer=');">alle prese con la rivoluzione digitale</a>. Certo, l&#39;<strong>iPad</strong> ha introdotto nel 2010 una novit&agrave; epocale nel mondo dell&#39;informazione e l&#39;intera gamma di prodotti <strong>Apple</strong> offre opportunit&agrave; e idee per ripensare modelli di business e modalit&agrave; di informazione. Basta essere andati in giro almeno una volta a fare il lavoro di reporter con in pugno un <strong>iPhone,</strong> usato come registratore, macchina fotografica o videocamera, per capire quante possibilit&agrave; in pi&ugrave; ci siano oggi di raccontare la grande avventura umana.</p>
<p>Ma la vera &quot;legacy&quot;, l&#39;eredit&agrave; che Steve Jobs lascia al giornalismo &egrave; secondo me la sua idea di <strong>bellezza</strong>.</p>
<p>Il celebre <a href="http://multimedia.lastampa.it/multimedia/nel-mondo/lstp/85652/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/multimedia.lastampa.it/multimedia/nel-mondo/lstp/85652/?referer=');">discorso di 15 minuti ai neo-laureati di Stanford nel 2005</a>, che resta il testamento di quest&#39;uomo morto e rinato pi&ugrave; volte, aiuta a capire perch&eacute;. Ci&ograve; che affascin&ograve; il giovane Jobs e lo convinse a restare ancora un po&#39; al college, prima di mollare gli studi, fu la scoperta della bellezza della <strong>tipografia</strong>. A Stanford ricord&ograve; con la passione di un innamorato la gioia di immergersi nella calligrafia, nella scoperta dei caratteri tipografici, del valore degli spazi, dei misteri di &quot;serif&quot; e &quot;sans-serif&quot;.</p>
<p>L&#39;eleganza, la bellezza dei suoi prodotti, nasce da quel <strong>primo amore</strong>. E l&#39;amore per il lavoro che uno fa &#8211; un punto su cui Jobs ribatteva pi&ugrave; volte nel discorso a Stanford &#8211; &egrave; decisivo non solo per la riuscita professionale, ma pi&ugrave; in generale per la vita.&nbsp;</p>
<p>Noi del mondo dei giornali e dell&#39;informazione, alle prese con scenari futuri di difficile lettura e con sfide del tutto nuove, &egrave; questo che dobbiamo a Steve Jobs: l&#39;amore per il lavoro, che passa attraverso la ricerca di una bellezza nascosta anche in un carattere tipografico, nell&#39;eleganza di un prodotto editoriale, nel design di un sito web o di un&#39;applicazione per iPad. Il tutto accompagnato da creativit&agrave; e da un pizzico di follia.</p>
<p>L&#39;esortazione di Steve Jobs sei anni fa ai ragazzi californiani vale anche per i giornalisti: <strong>&quot;Stay hungry. Stay foolish&quot;.</strong><br />
<iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/oObxNDYyZPs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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<p><small>&copy; marco for <a href="http://marcobardazzi.com/blog8">Marco Bardazzi</a>, 2011. |
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		<title>Il giornale di Harry Potter? E&#8217; in Irlanda</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 13:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Taccuino]]></category>

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		<description><![CDATA[Il &#171;Daily Prophet&#187; esce dai libri e dai film di Harry Potter e diventa realt&#224;. Chi conosce la saga letteraria e cinematografica del giovane mago creato da J.K.Rowling, sa che il giornale che accompagna e narra le gesta del protagonista ha una caratteristica singolare: le foto in prima pagina si animano e si muovono. Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://harrypotter.wikia.com/wiki/Daily_Prophet" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/harrypotter.wikia.com/wiki/Daily_Prophet?referer=');">&laquo;Daily Prophet&raquo;</a> esce dai libri e dai film di Harry Potter e diventa realt&agrave;. Chi conosce la saga letteraria e cinematografica del giovane mago creato da J.K.Rowling, sa che il giornale che accompagna e narra le gesta del protagonista ha una caratteristica singolare: le foto in prima pagina si animano e si muovono. Una &laquo;magia&raquo; che adesso sbarca anche nel mondo dell&rsquo;editoria reale (nel mondo di noi &laquo;babbani&raquo;, secondo il gergo di Harry Potter).</p>
<p>Il quotidiano di Dublino <a href="http://www.metroherald.ie/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.metroherald.ie/?referer=');">&laquo;Metro Herald&raquo;</a> &egrave; diventato questa settimana quello che i suoi responsabili definiscono &laquo;il primo giornale a realt&agrave; incrementata al mondo&raquo;. Grazie a una tecnologia inventata dalla societ&agrave; <a href="http://blippar.com/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/blippar.com/?referer=');">Blippar</a>, il quotidiano irlandese offre alcuni contenuti editoriali e pubblicitari che si animano e diventano tridimensionali semplicemente passandovi sopra un dispositivo come l&rsquo;iPhone, l&rsquo;iPad o uno smartphone con il sistema Android.&nbsp; (Guarda il video)</p>
<p><iframe allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/d6irc0jwKC8" width="560"></iframe></p>
<p>Un&rsquo;innovazione che va oltre i codici &laquo;QR&raquo; che gi&agrave; permettono di accedere, sui giornali, a contenuti speciali. Con la tecnologia sviluppata da Blippar, al passaggio per esempio di un iPad sulla pubblicit&agrave; di un nuovo telefono cellulare, spunta un&rsquo;immagine tridimensionale del prodotto accompagnata da video e da un menu di opzioni che possono essere scelte toccandole: come se il giornale di carta diventasse d&rsquo;un tratto un touchscreen digitale. Tutto quel che serve per far avvenire la &laquo;magia&raquo;, &egrave; l&rsquo;applicazione di Blippar installata sul dispositivo.</p>
<p>L&rsquo;iniziativa irlandese potrebbe rivelarsi una delle tante trovate pubblicitarie senza seguito, ma &egrave; un ennesimo segnale dei molteplici tentativi in corso per far sposare, in modo creativo, la carta con il mondo digitale.</p>
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<p><small>&copy; marco for <a href="http://marcobardazzi.com/blog8">Marco Bardazzi</a>, 2011. |
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		<title>11 settembre, la webstory de &#8220;La Stampa&#8221;</title>
		<link>http://marcobardazzi.com/blog8/2011/09/05/11-settembre-la-webstory-de-la-stampa/</link>
		<comments>http://marcobardazzi.com/blog8/2011/09/05/11-settembre-la-webstory-de-la-stampa/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 08:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Taccuino]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;11 settembre 2001 e il decennio che ci ha cambiati, ricostruiti dai cinque giornalisti de &#8220;La Stampa&#8221; che dieci anni fa raccontarono l&#8217;attacco all&#8217;America
 

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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;11 settembre 2001 e il decennio che ci ha cambiati, ricostruiti dai <a href="http://www.lastampa.it/focus/11settembre2011/default.asp" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.lastampa.it/focus/11settembre2011/default.asp?referer=');">cinque giornalisti de &#8220;La Stampa&#8221;</a> che dieci anni fa raccontarono l&#8217;attacco all&#8217;America</p>
<p><iframe width="560" height="345" src="http://www.youtube.com/embed/I0c3LxXc6fw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </p>
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<p><small>&copy; marco for <a href="http://marcobardazzi.com/blog8">Marco Bardazzi</a>, 2011. |
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		<title>Il caso Borders e i giornali</title>
		<link>http://marcobardazzi.com/blog8/2011/07/30/il-caso-borders-e-i-giornali/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 22:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Taccuino]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei nove anni in cui ho vissuto e lavorato negli Usa, non so quante centinaia di ore ho trascorso complessivamente nelle librerie Borders sparse in tutta l&#8217;America. La seconda maggiore catena di bookstore era per me era un luogo ideale. Lunghi scaffali di libri proposti sempre in modo accattivante, offerte speciali, poltrone per la lettura, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei nove anni in cui ho vissuto e lavorato negli Usa, non so quante centinaia di ore ho trascorso complessivamente nelle librerie Borders sparse in tutta l&#8217;America. La seconda maggiore catena di bookstore era per me era un luogo ideale. Lunghi scaffali di libri proposti sempre in modo accattivante, offerte speciali, poltrone per la lettura, caffetterie interne che offrivano ottimo caffè e deliziosi cookies di ogni genere, connessioni wifi superveloci che permettevano di trascorrere ore seduti a lavorare con un laptop in un ambiente ideale. Un posto su cui poter contare sempre, anche quando giravo l&#8217;America per raccontarla. Ricordo nell&#8217;estate 2008 il comizio-evento di debutto di Sarah Palin al fianco di John McCain come candidato vicepresidente. Un appuntamento organizzato in una campagna sperduta in Virginia, con migliaia di persone arrivate da tutta la costa orientale. Il cellulare non captava alcun segnale e la chiavetta per navigare sul web, di conseguenza, non dava segni di vita. Difficile trasmettere articoli, ne&#8217; tantomeno foto. Eppure anche li&#8217;, in mezzo al niente, trovai una gigantesca libreria Borders che in pochi minuti trasformai nel mio ufficio provvisorio: caffè, connessione a Internet perfetta e un numero sterminato di libri e guide a disposizione da consultare in caso di bisogno.</p>
<p>Uno si aspetta che un colosso così sia destinato a esserci per sempre. Invece&#8230; </p>
<p>In questi giorni Borders sta chiudendo bottega, dopo 40 anni di storia. Entro la fine di settembre non resterà traccia delle sue 600 librerie, e 11.000 dipendenti saranno senza lavoro. L&#8217;epopea di Borders va studiata e meditata, perché e&#8217; l&#8217;esempio perfetto di cosa può accadere, anche in campo editoriale, a chi non sa fare i conti in modo adeguato con l&#8217;era digitale.    </p>
<p>Borders ha sbagliato molto in questi anni, e il mercato e&#8217; spietato con gli errori. Nel 2001 ha affidato le proprie vendite online ad Amazon, il colosso dei libri sul web, sottovalutando l&#8217;importanza di costruire in casa le proprie strategie e soluzioni digitali. Solo nel 2008 Borders si e&#8217; liberata dell&#8217;abbraccio mortale di Amazon, ma ormai aveva perso anni preziosi. Nello stesso tempo, la catena ha investito molto nella creazione di ricchissimi reparti dedicati alla musica e ai film: peccato che si siano trasformati in cattedrali deserte di CD e DVD in un momento in cui iTunes e compagni stavano inventando la nuova realtà della musica tutta digitale. Borders, infine, si e&#8217; fatta trovare impreparata all&#8217;avvento degli e-book, a differenza dei rivali di Barnes &#038; Noble, che non stanno troppo bene neppure loro, ma quantomeno hanno sviluppato e diffuso un loro lettore per libri elettronici, il Nook. </p>
<p>La morale, ancora una volta, e&#8217; che nell&#8217;era digitale non c&#8217;e niente di scontato o acquisito. Si possono avere 40 o 140 anni di storia alle spalle, ma senza la capacita&#8217; di comprendere i cambiamenti e agire, si può finire spazzati via dalla scena e sostituiti da nuovi attori.</p>
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		<title>La rete insorge contro Agcom</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 08:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Taccuino]]></category>

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		<description><![CDATA[Da La Stampa di oggi: 
di Marco Bardazzi
Il mondo digitale italiano &#232; in piena fibrillazione e in assetto da combattimento. Da Internet ai social network con qualche eco anche a Montecitorio, in area Pd e Idv &#8211; un tam tam di crescente intensit&#224; ha lanciato un passaparola concentrato su una data cerchiata in rosso: 6 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&#038;ID_articolo=9220&#038;ID_sezione=38&#038;sezione=" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30_038_ID_articolo=9220_038_ID_sezione=38_038_sezione=&amp;referer=');">La Stampa</a> di oggi: </p>
<p>di Marco Bardazzi</p>
<p>Il mondo digitale italiano &egrave; in piena fibrillazione e in assetto da combattimento. Da Internet ai social network con qualche eco anche a Montecitorio, in area Pd e Idv &#8211; un tam tam di crescente intensit&agrave; ha lanciato un passaparola concentrato su una data cerchiata in rosso: 6 luglio. Quel giorno &egrave; previsto il varo di una delibera con la quale <a href="http://www.agcom.it/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.agcom.it/?referer=');">l&rsquo;Autorit&agrave; per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom)</a> intende provare a mettere ordine nel Far West del diritto d&rsquo;autore digitale e della pirateria online.</p>
<p>Un intervento che fa del 6 luglio un appuntamento che suscita reazioni e chiavi di lettura contrapposte. Da una parte c&rsquo;&egrave; il mondo degli addetti ai lavori del settore dell&rsquo;industria culturale e dell&rsquo;intrattenimento (17 mila imprese, 300 mila dipendenti, decine di miliardi di euro di giro d&rsquo;affari), che ritengono indispensabile bloccare le piattaforme digitali illegali per tutelare il diritto d&rsquo;autore. Dall&rsquo;altra si &egrave; coalizzata <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&amp;ID_articolo=1218&amp;ID_sezione=&amp;sezione=" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2_amp_ID_articolo=1218_amp_ID_sezione=_amp_sezione=&amp;referer=');">una vasta rete</a> di associazioni, studiosi, esperti e difensori del web &laquo;libero&raquo; che parlano apertamente di &laquo;censura della Rete&raquo; e hanno avviato una mobilitazione che passa soprattutto attraverso Twitter, Facebook e vari siti Internet. Una controffensiva che, nei suoi aspetti pi&ugrave; radicali, si spinge fino ad attacchi di hacker come quello &#8211; firmato dagli attivisti di &laquo;Anonymous&raquo; &#8211; che ieri ha mandato in tilt il sito dell&rsquo;Agcom.</p>
<p>Lo scenario su cui avviene lo scontro &egrave; assai pi&ugrave; ampio del contesto italiano e ripropone un ciclico dilemma sul copyright che va avanti dall&rsquo;epoca delle battaglie dell&rsquo;industria discografica contro Napster. I governi sono alla ricerca di ricette, come &egrave; emerso nelle scorse settimane dalla scelta del presidente francesce Nicolas Sarkozy di dedicare una sessione del G8 proprio alle &laquo;regole&raquo; per il futuro digitale. Ma l&rsquo;Italia viene accusata di essere messa peggio di molte altre economie avanzate, al punto da trovarsi nella &laquo;watch list&raquo; dei paesi ad alto rischio di pirateria stilata dal governo Usa.</p>
<p>La soluzione individuata dall&rsquo;Agcom guidata da Corrado Calabr&ograve; ha fatto per&ograve; insorgere il web, per la scelta di creare una procedura rapida e solo amministrativa per individuare possibili violazioni del diritto d&rsquo;autore e intervenire, anche con ordini di rimozione di contenuti e con il blocco di interi siti. Di fronte a una richiesta all&rsquo;Agcom, il titolare di un sito o un blog avrebbe 48 ore di tempo per rimuovere contenuti ritenuti illegali, cinque giorni per un contraddittorio e, infine, la prospettiva di venir cancellato dal web.</p>
<p>&laquo;Moltissime azioni quotidiane in rete violano il diritto d&rsquo;autore&raquo;, spiega Luca Nicotra, segretario di Agor&agrave; Digitale, una delle associazioni che guidano la mobilitazione. &laquo;Un blogger che mette sul sito un video della sua festa di compleanno con all&rsquo;interno una canzone, potrebbe ricevere una richiesta di rimozione, pena l&rsquo;eliminazione automatica entro cinque giorni. Lo stesso vale per comunit&agrave; di appassionati di Harry Potter&raquo;.</p>
<p>Forti riserve provoca la scelta di procedere per via amministrativa, invece che giudiziaria: una decisione <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=8901&amp;ID_sezione=&amp;sezione=" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25_amp_ID_articolo=8901_amp_ID_sezione=_amp_sezione=&amp;referer=');">criticata luned&igrave; su &laquo;La Stampa&raquo; dal professor Juan Carlos De Martin</a>, del Politecnico di Torino, in un articolo che ha suscitato varie repliche (disponibili su www. lastampa.it).</p>
<p>Laura Aria, direttore contenuti audiovisivi e multimediali dell&rsquo;Agcom, respinge l&rsquo;accusa sostenendo che &laquo;l&rsquo;interpretazione secondo la quale accertare le lesioni del diritto d&rsquo;autore spetta solo al giudice e in via preventiva non si evince dalla normativa&raquo; su cui si regge l&rsquo;attivit&agrave; dell&rsquo;Agcom. L&rsquo;iniziativa dell&rsquo;Agcom aggiunge, non intende &laquo;comprimere diritti e libert&agrave; riconosciute dalla Carta europea e della Costituzione, bens&igrave; unicamente correggere eventuali abusi, con tutte le garanzie di un contraddittorio ragionevole e proporzionato&raquo;.</p>
<p>Anche Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana, difende l&rsquo;intervento a difesa del copyright solo per via amministrativa. &laquo;Non si sta parlando &#8211; spiega &#8211; di comprimere le libert&agrave; digitali. Lo snodo &egrave; bloccare l&rsquo;illegalit&agrave; diffusa ed aiutare il mercato legittimo. Inibire quindi quelle (poche) piattaforme web palesemente pirata, non blog, forum, motori di ricerca, siti personali&raquo;.</p>
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<p><small>&copy; marco for <a href="http://marcobardazzi.com/blog8">Marco Bardazzi</a>, 2011. |
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		<title>L&#8217;informazione ha bisogno di una guida</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 11:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Taccuino]]></category>

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		<description><![CDATA[Un mio commento su La Stampa di oggi:
L&#8217;informazione ha bisogno di una guida
MARCO BARDAZZI
Dall’Alaska alla Siria, va in scena il doppio volto del Web. L’alleanza tra giornali e lettori per setacciare insieme migliaia di mail di Sarah Palin e il mistero di una blogger siriana che sembra aver ingannato il mondo, sono vicende senza dubbio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un mio commento su <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#038;ID_articolo=8845&#038;ID_sezione=&#038;sezione=" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25_038_ID_articolo=8845_038_ID_sezione=_038_sezione=&amp;referer=');">La Stampa</a> di oggi:</p>
<p><strong>L&#8217;informazione ha bisogno di una guida</strong><br />
MARCO BARDAZZI</p>
<p>Dall’Alaska alla Siria, va in scena il doppio volto del Web. L’alleanza tra giornali e lettori per setacciare insieme migliaia di mail di Sarah Palin e il mistero di una blogger siriana che sembra aver ingannato il mondo, sono vicende senza dubbio lontane tra loro, eppure in grado di sollevare un interrogativo comune. In questa era digitale siamo sommersi da una mole senza precedenti di informazioni, ma questo ci rende persone più informate?</p>
<p>L’ex candidata alla vicepresidenza degli Usa, potenziale sfidante di Obama nel 2012, attira un’attenzione spasmodica dei media. Per questo, quando sono emerse 24.000 mail che la Palin ha scritto da governatrice dell’Alaska, si è scatenata la caccia ai «segreti di Sarah». Al di là di quello che offre realmente la sua corrispondenza privata &#8211; non molto &#8211; è interessante il metodo di lavoro scelto da giornali e tv. Solo pochi anni fa ogni testata avrebbe preso il pacco di documenti e lo avrebbe affidato a giornalisti chiusi in redazione, sperando di trovare qualcosa che sfuggiva alla concorrenza. Stavolta invece dal «New York Times» al «Guardian» di Londra, i colossi dell’informazione hanno scelto di mettere tutto a disposizione di tutti sul Web, invitando i lettori a dare una mano nell’esaminare le mail e a segnalare possibili spunti. Era già accaduto nel 2009: il «Guardian», scottato dallo «scoop» del «Telegraph» che aveva fatto esplodere uno scandalo sulle spese dei parlamentari britannici, non appena venuto in possesso delle 700 mila pagine su cui lavoravano i rivali le aveva messe su Internet, invitando i lettori a spulciarle. Risposero oltre 20 mila persone e saltarono fuori molte storie che il «Telegraph» non aveva scovato.</p>
<p>Il metodo si chiama «crowdsourcing» ed è una forma di partecipazione collettiva che rappresenta uno degli aspetti più affascinanti dell’era digitale, non solo per i giornali: basti pensare che l’Islanda, primo Stato al mondo, sta mettendo a punto una nuova Costituzione raccogliendo pareri dei cittadini via Facebook. Ma nel campo dell’informazione disporre di migliaia di documenti e renderli accessibili a chiunque, non significa aver inventato automaticamente un nuovo modo di far giornalismo. La vicenda Wikileaks lo ha insegnato: migliaia di documenti riservati del Dipartimento di Stato, riversati sul Web, non ci rendono d’un tratto tutti esperti su Pakistan o Cina. Anche in quel caso a fare la differenza è stato il lavoro dei giornali «tradizionali», capaci di creare contesti e offrire chiavi di lettura.<br />
Il caso della blogger Amina, ricostruito e decrittato da Francesca Paci e Claudio Gallo in questa pagina, ci porta anche oltre e obbliga a riflettere sulla credibilità nella blogosfera, soprattutto in realtà come il Medio Oriente. Il «citizen journalism» è una grande opportunità, ma il problema della Rete resta il controllo sull’attendibilità delle fonti. Specialmente ora che anche i regimi hanno imparato a usare Twitter.</p>
<p>Viviamo a rischio continuo di indigestione da sovrabbondanza di notizie, spesso di dubbia provenienza. Ma come un uomo esperto non è necessariamente chi ha provato di tutto, ma chi sa trarre lezioni e significati dalle esperienze fatte, così sul Web «essere informati» non vuol dire solo poter accedere a orizzonti sterminati di dati. Servono guide e metodi per scegliere e capire. Niente di nuovo sotto il sole. Vale ancora l’ammonimento che San Paolo faceva duemila anni fa ai suoi discepoli: «Vagliate tutto, trattenete ciò che vale».</p>
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		<title>Steve e la commissione urbanistica</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 08:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Taccuino]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono rimasto stregato da questo video, che racconta l&#8217;America e le sue potenzialità meglio di qualsiasi libro o reportage giornalistico. Mostra Steve Jobs, uno degli uomini più potenti del mondo, che si presenta alla commissione urbanistica del Comune di Cupertino, in California, per chiedere il permesso di ampliare la sede della Apple. Da cittadino &#8220;qualunque&#8221;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono rimasto stregato da questo video, che racconta l&#8217;America e le sue potenzialità meglio di qualsiasi libro o reportage giornalistico. Mostra Steve Jobs, uno degli uomini più potenti del mondo, che si presenta alla commissione urbanistica del Comune di Cupertino, in California, per chiedere il permesso di ampliare la sede della Apple. Da cittadino &#8220;qualunque&#8221;, nonostante non stia chiedendo una cosetta da poco: vuol costruire una nuova sede capace di ospitare 12.000 persone, una specie di <a href="http://latimesblogs.latimes.com/technology/2011/06/steve-jobs-pitches-new-apple-spaceship-building-to-cupertino-city-council.html" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/latimesblogs.latimes.com/technology/2011/06/steve-jobs-pitches-new-apple-spaceship-building-to-cupertino-city-council.html?referer=');">&#8220;astronave&#8221; circolare</a> di cristallo immersa in un gigantesco parco verde. Vale la pena vederlo&#8230;</p>
<p><iframe width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/gtuz5OmOh_M" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> </p>
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		<title>La mia vita nella nuvola</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 08:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Taccuino]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggendo i racconti e i &#34;tweets&#34; ieri sulla presentazione di iCloud da parte di Steve Jobs, mi &#232; venuto da pensare a quanta parte della mia vita sia gi&#224; in qualche modo &#34;nella nuvola&#34; digitale.
La cloud di Apple e quelle di Google, Amazon &#38; C. in realt&#224; riorganizzano una realt&#224; di fatto. Faccio il mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo i racconti e i &quot;tweets&quot; ieri sulla <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31&amp;ID_articolo=335&amp;ID_sezione=&amp;sezione=" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=31_amp_ID_articolo=335_amp_ID_sezione=_amp_sezione=&amp;referer=');">presentazione di iCloud da parte di Steve Jobs</a>, mi &egrave; venuto da pensare a quanta parte della mia vita sia gi&agrave; in qualche modo &quot;nella nuvola&quot; digitale.</p>
<p>La cloud di Apple e quelle di Google, Amazon &amp; C. in realt&agrave; riorganizzano una realt&agrave; di fatto. Faccio il mio caso. Nel 2000, partendo per andare a lavorare negli Usa, ho aperto un account di posta elettronica su Yahoo! (all&#39;epoca era ancora &quot;cool&quot;&#8230;!) e da allora l&#39;ho sempre mantenuto attivo e l&#39;ho utilizzato moltissimo.</p>
<p>Risultato: oggi sul mio account conservo 26.000 (!) email con relativi allegati che in pratica sono l&#39;archivio della mia vita nell&#39;ultimo decennio. Una mole d&#39;informazioni a cui si aggiungono le 4.000 foto di famiglia in formato digitale che conservo in un&#39;area riservata (a pagamento) di Flickr, il servizio di condivisione di immagini di Yahoo!. Per non parlare di vari siti e blog personali che ho aperto &#8211; sempre su Yahoo! &#8211; nel corso degli anni, oggi quasi tutti semiabbandonati, dove resteranno per sempre miei brandelli digitali sparsi nella Rete. Tutte &quot;cose&quot; che non stanno fisicamente in alcun mio computer, ma vagano sotto forma di bit su vari server in California.</p>
<p>Ognuno di noi &egrave; gi&agrave; sulla nuvola, anche senza prendere in considerazione quelle parti di noi che distribuiamo sempre pi&ugrave; sui social network come Facebook.</p>
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		<title>Appuntamento a Palermo</title>
		<link>http://marcobardazzi.com/blog8/2011/05/21/appuntamento-a-palermo/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2011 14:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per chi c&#8217;è, appuntamento il 24 maggio a Palermo (15:30 &#8211; Albergo delle Povere), per il convegno &#8220;L&#8217;Informazione domani&#8221; organizzato dalla Fondazione Maria Grazia Cutuli. Alla tavola rotonda sul futuro del giornalismo partecipano Beppe Severgnini, Giuseppe Di Piazza, Giovanni Pepi, Corradino Mineo, Antonio La Spina e il sottoscritto.
Tutte le informazioni sono qui

&#169; marco for Marco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi c&#8217;è, appuntamento il 24 maggio a Palermo (15:30 &#8211; Albergo delle Povere), per il convegno &#8220;L&#8217;Informazione domani&#8221; organizzato dalla Fondazione Maria Grazia Cutuli. Alla tavola rotonda sul futuro del giornalismo partecipano Beppe Severgnini, Giuseppe Di Piazza, Giovanni Pepi, Corradino Mineo, Antonio La Spina e il sottoscritto.</p>
<p>Tutte le informazioni <a href="http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_12/convegno-palermo-cutuli_9d565148-7cc3-11e0-85d3-733f3ac8a121.shtml" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.corriere.it/cronache/11_maggio_12/convegno-palermo-cutuli_9d565148-7cc3-11e0-85d3-733f3ac8a121.shtml?referer=');">sono qui</a></p>
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