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	<title>Stampacadabra</title>
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	<description>Carta canta, anche in digitale.</description>
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	<title>Stampacadabra</title>
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		<title>Anche Repubblica celebra i suoi 50 anni con 5 album di prime pagine storiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Ciaffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 10:37:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In edicola]]></category>
		<category><![CDATA[Celebrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Corriere Della Sera e La Repubblica celebrano i loro anniversari con iniziative storiche. Mentre il Corriere propone copie anastatiche, Repubblica offre un album di prime pagine. Entrambi motivano il recupero del passato, ma con approcci distinti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando si è nel pieno svolgimento di celebrazioni, per le testate generaliste è ormai obbligo quello di recuperare il passato e ripercorrere la storia attraverso le emanazioni cartacee. Così, sia Il Corriere Della Sera (che ha compiuto 150 anni) che La Repubblica (che di candeline ne ha spente 50) hanno dato via a numerose iniziative per festeggiare questi traguardi. </p>



<p>Se il primo quotidiano italiano ha appena iniziato il secondo ciclo di copie anastatiche storiche (dedicate ai principali delitti italiani), il quotidiano di largo Fochetti, dopo aver concluso la mostra romana a Testaccio ha prima ripercorso le vignette satiriche (con 6 volumi gratuiti dei principali artisti satirici assoldati) si appresta anch’esso a rispolverare gli archivi. Da giovedì 14 maggio, infatti, e per cinque settimane, a La Repubblica sarà abbinato gratuitamente un Album che racchiude 40 prime pagine storiche, per un totale di 200 copertine selezionate. </p>



<p>Certamente, le copie storiche del Corriere Della Sera rappresentano una sorta di cimelio storico che i collezionisti sicuramente hanno saputo apprezzare, per questo l’iniziativa di Repubblica sembra un po’ depotenziata e meno “esperienziale”, quasi un’opera “dovuta”, che certo aiuta i più giovani (semmai ce ne sono ancora, di interessati) a familiarizzare col passato. Per carità, queste sono tutte iniziative encomiabili ed interessanti, anche se troppo incentrate su quell’effetto amarcord che rischia di rallentare ancora di più lo slancio verso il futuro degli editori tradizionali.</p>
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		<title>Avete mai visto file pazze in edicola per una rivista immaginaria?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Ciaffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 09:37:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[distribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[edicola]]></category>
		<category><![CDATA[Il Diavolo Veste Prada]]></category>
		<category><![CDATA[Runway]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti pazzi per Runway, il magazine finto che promuove il sequel de Il Diavolo Veste Prada, distribuito gratis in un'edicola milanese e rivenduto online a prezzi folli. Forse abbiamo un problema.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>AMilano, in piazza Giovine Italia, zona Conciliazione, a pochi metri da Santa Maria delle Grazie, dal 27 aprile al 3 maggio scorso è apparsa un’edicola pop-up nera e rossa, completamente brandizzata, che distribuiva gratuitamente mille copie al giorno di <em><strong>Runway Magazine</strong></em> — la rivista immaginaria diretta da Miranda Priestly, diventata reale per promuovere l’uscita del sequel de “Il Diavolo veste Prada”. Ma quella di Milano non era un’iniziativa isolata. È stato il tassello italiano di una macchina promozionale globale costruita con chirurgica precisione, fondato (e sembra quasi in controtendenza) su un gadget di carta di cui da tempo recitiamo il<em> de profundis</em>.</p>



<h5 id="una-passerella-mondiale" class="wp-block-heading">UNA PASSERELLA MONDIALE</h5>



<p>Il Global Tour ufficiale per la promozione del film già macchina da soldi ha toccato Mexico City, Tokyo, Seoul, Shanghai, New York e Londra — città scelte non a caso, ma per rispecchiare la trama del film, in cui Miranda e Andy viaggiano per il mondo per salvare <em>Runway</em> (un tema particolarmente attuale, evidentemente a tutte le latitudini). La distribuzione gratuita della rivista cartacea ha coinvolto Los Angeles, New York, Londra e, per l’Italia, Milano. Le prime copie fisiche erano state distribuite alla première e nei pop-up selezionati a Los Angeles e New York, già nelle settimane precedenti all’uscita del film.</p>



<p>Il numero da collezione è fatto oggettivamente bene: fotografie firmate da Annie Leibovitz, un’intervista tra le protagoniste curata da Greta Gerwig (regista di Barbie) e un’introduzione affidata a Chloé Malle, la nuova direttrice di Vogue. Non si tratta, insomma, è un gadget raffazzonato: il magazine è un prodotto editoriale vero, con firme vere, costruito per sembrare esattamente quello che una rivista come Runway dovrebbe essere, e con un <a href="https://runwayonline.com/">sito web</a> realizzato per l’occasione, e per far sembrare tutto coerente e credibile. La testata americana Fast Company l’ha sintetizzato con una frase che vale più di mille analisi: “<em>La rivista falsa de Il Diavolo veste Prada 2 sta avendo un anno migliore della maggior parte delle riviste reali</em>”.</p>



<h5 id="edicola-non-per-caso" class="wp-block-heading">EDICOLA NON PER CASO</h5>



<p>Il chiosco di piazza Giovine Italia appartiene al gruppo Quotidiana, una società che dal 2020 ha acquisito e ristrutturato otto edicole dismesse a Milano, trasformandole in spazi utilizzabili dai brand per operazioni promozionali che riscuotano risonanza, soprattutto online: allestimenti temporanei, distribuzione di gadget, punti vendita pop-up a tempo. Nel tempo Quotidiana ha collaborato con marchi come Zymil e Panini. <em>Runway </em>è solo l’operazione più visibile di un modello già rodato.</p>



<p>Questo, infatti, non è di certo un caso isolato nel panorama urbano. Louis Vuitton, già nel 2023, aveva allestito a Milano un’edicola durante la settimana della moda distribuendo omaggi floreali ai passanti, ispirata all’estetica di Yayoi Kusama. Anche Prada, Loro Piana e Campari hanno fatto lo stesso negli anni successivi, in un connubio tra moda, design che ha caricato di desiderio e brama gli avventori, perlopiù generalisti. Più di recente, durante la Design Week 2026, diverse edicole milanesi sono state trasformate in micro-spazi espositivi per brand internazionali: installazioni, capsule editoriali, progetti fotografici. La scala ridotta del chiosco, che un tempo era un limite, è diventata un vantaggio, poiché costringe alla sintesi, alla cura, alla selezione. Associato alla brevità temporale dell’apertura, rappresenta perfettamente l’esempio di scarsità (strumento tanto caro al marketing moderno) che innesca l’esperienza ad ogni costo. Ecco allora come l’edicola sia diventata uno dei luoghi più desiderabili del marketing esperienziale urbano. Proprio mentre smette di vendere giornali.</p>



<h5 id="quando-mai-si-sono-viste-file-davanti-ad-unedicola" class="wp-block-heading">QUANDO MAI SI SONO VISTE FILE DAVANTI AD UN’EDICOLA?</h5>



<p>Arriviamo al fatto soltanto in apparenza scioccante. Davanti all’edicola di piazza Giovine Italia si sono formate code lunghissime. Persone disposte ad aspettare ore per una copia gratuita di una rivista di carta. Poi però arriva il colpo di scena: in poche ore, diverse copie sono comparse su Vinted ed eBay a prezzi che in alcuni casi superano abbondantemente i cento euro, e con acquisti sovente perfezionati alla cifra di 50/60 euro (testimone oculare: ho messo gli annunci nei preferiti e li ho visti “venduti” realmente, altroché le ciabatte marchiate Lidl). C’è pure chi ha raccontato di aver temuto di rimanere senza dopo ore di attesa, e chi ha notato le stesse persone ripresentarsi in coda più giorni di fila, evidentemente mossi dal desiderio di rivendere i cimeli proprio per gli smemorati o gli impossibilitati – una condotta ormai sdoganata, al netto di sbuffi, lamentele e disagi, puntualmente compiuti.</p>



<p>La domanda è lecita: ma quella fila era per la rivista o per il cimelio da rivendere? Per l’esperienza o per il profitto? La risposta è probabilmente entrambe le cose — e questo non cambia il punto centrale, anzi lo acuisce. Quella gente in fila rappresenta esattamente il pubblico che le riviste vere inseguono disperatamente da anni. Giovani, curiosi, disposti a investire tempo e pazienza per qualcosa che percepiscono come raro, bello, esclusivo, di valore (che sia vero, presunto, a breve termine o dettato dalla società dell’apparenza).</p>



<h5 id="una-rivista-cosi-vera-da-sembrare-falsa" class="wp-block-heading">UNA RIVISTA COSÌ VERA DA SEMBRARE FALSA</h5>



<p>C’è un ulteriore capitolo di questa vicenda che merita attenzione e che racconta quanto il confine tra realtà e finzione sia diventato sottile nell’editoria contemporanea. Esiste una rivista <em>vera</em> che si chiama <em>Runway Magazine</em> che ha una redazione a Hollywood, distribuzione internazionale e trademark registrato dal 1995. Quando Disney ha lanciato la sua <em>Runway </em>fittizia, il conflitto era inevitabile: il colosso americano dell’animazione ha inviato diffide legali alla direttrice Eleonora de Gray, minacciando azioni per violazione di trademark, concorrenza sleale e diffamazione. La risposta della direttrice è stata netta: “<em>Disney non possiede il marchio </em>Runway Magazine<em> e non può appropriarsi della nostra identità</em>”. <em>Touché</em>: una guerra legale tra una rivista immaginaria diventata reale e una rivista reale che rischia di essere scambiata per immaginaria. Se non fosse vero, sembrerebbe la trama di un film (e se la Disney drizza le antenne, sa già cosa fare).</p>



<h5 id="allora-perche-non-compriamo-piu-le-riviste-vere" class="wp-block-heading">ALLORA PERCHÈ NON COMPRIAMO PIÙ LE RIVISTE VERE?</h5>



<p>Perché la percezione di valore non scatta automaticamente. Scatta quando c’è scarsità: mille copie al giorno, fino a esaurimento, in un arco temporale minimo e definito. Scatta quando c’è esclusività: un oggetto che non puoi trovare altrove, se non di seconda mano a prezzi folli. Scatta quando c’è un’emozione attivante: vent’anni di cultura pop, Meryl Streep, Anne Hathaway, il mito di Miranda Priestly, protagonista di una lunga attesa che genera desiderio e partecipazione. Scatta quando c’è un’esperienza fisica, urbana, condivisibile: nel 2026 una campagna di marketing che non incentiva la produzione di contenuti spontanei da parte degli utenti è considerata un’occasione sprecata, e farlo in uno spazio preciso, centrale, riconoscibile genera la combo perfetta.</p>



<p>Ecco, le riviste “reali”, quelle classiche, dalla carta patinata ma ancora un po’ cheap, non ha alcuno di questi elementi di default. Esse infatti percepite come sempre disponibili, sempre uguali, sempre sostituibili da ciò che si trova gratis online, ad un costo tutto sommato accessibile, eppure non sono appetibili, non generano desiderio, non creano rituali di acquisto, non sono collezionabili (o forse sì, ma nessuno di vanterebbe di esporle nella propria libreria accanto a classici millenari).</p>



<p>I numeri sono, d’altronde, implacabili. Nel 2012 in Italia c’erano più di 16.000 edicole. Nel 2025 sono scese a meno di 8.000. Le copie vendute ogni giorno sono passate da circa 4 milioni nel 2013 a meno di 2 milioni oggi. Nel frattempo i brand di lusso fanno la fila per occupare quegli stessi chioschi, e le persone fanno la fila per entrarci.</p>



<h5 id="editori-dove-siete" class="wp-block-heading">EDITORI, DOVE SIETE?</h5>



<p>Appare allora evidente, di fronte a questi episodi sempre più frequenti, che il problema non sia la carta, né il formato, neppure il contenuto: tutto si gioca sul significato che il pubblico attribuisce all’atto di procurarsi quella cosa lì, in quel momento, in quel posto: ovvero in un’esperienza.</p>



<p><em>Runway </em>ha funzionato perché era un evento. Un luogo preciso, una quantità limitata, un’emozione condivisa, una storia ventennale alle spalle. Gli editori che vogliono sopravvivere dovranno imparare a trasformare ogni numero in un evento: non solo un prodotto che esce in edicola il giovedì mattina come sempre, ma che spinga le persone ad uscire di casa. Operazione non facile, ma di certo non impossibile. Lo dimostrano le riviste indipendenti, internazionali, dal prezzo di copertina non certo cheap. Serve forse una riflessione che ripensi i prodotti editoriali e qualcuno che ci provi davvero.</p>
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		<title>Prosegue la collezione delle edizioni storiche del Corriere Della Sera con &#8220;I Grandi Delitti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Ciaffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 09:42:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In edicola]]></category>
		<category><![CDATA[Celebrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Copie storiche]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le celebrazioni dei 150 anni di storia del Corriere Della Sera continuano con la pubblicazione delle edizioni storiche, inaugurando una seconda collezione dedicata ai grandi delitti italiani della storia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le celebrazioni dei 150 anni di storia del <strong>Corriere Della Sera</strong> continuano con la pubblicazione delle edizioni storiche, inaugurando una seconda collezione. Terminata la prima, composta da 8 copie anastatiche relativi agli avvenimenti storici più significativi, la seconda parte giovedì 7 maggio (insieme al raccoglitore) con una nuova serie di ulteriori 8 uscite, questa volta a tema “I grandi delitti”.</p>



<p>Questa la lista completa delle uscite.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>«<strong>Il delitto Moro</strong>» (10/05/1978) – <em>Giovedì 7 maggio 2026</em></li>



<li>«<strong>Kennedy assassinato</strong>» (23/11/1963) – <em>Giovedì 14 maggio 2026</em></li>



<li>«<strong>Pasolini assassinato a Ostia</strong>» (3/11/1975) – <em>Giovedì 21 maggio 2026</em></li>



<li>«<strong>Il cadavere di Matteotti ritrovato in una macchina nei dintorni di Roma</strong>» (17/8/1924) – Giovedì 28 maggio 2026</li>



<li>«<strong>Dalla Chiesa e la moglie assassinati a Palermo</strong>» (4/9/1982) – <em>Giovedì 4 giugno 2026</em></li>



<li>«<strong>L’Arciduca Ereditario d’Austria e la moglie uccisi da un giovane studente bosniaco a Sarajevo</strong>» (29/6/1914) – <em>Giovedì 11 giugno 2026</em></li>



<li>«<strong>L’assassino di Gandhi è un fanatico indù</strong>» (31/1/1948) – <em>Giovedì 18 giugno 2026</em></li>



<li>«<strong>Re Umberto assassinato a Monza</strong>» (30/07/1900) / «<strong>Il lutto della nazione italiana</strong>» (1/8/1900) – <em>Giovedì 25 giugno 2026</em></li>
</ol>



<p>Non è affatto difficile immagine che, esaurita questa seconda collezione di copie storiche, ve ne sarà una terza, e chissà quante altre, sempre tematizzate. Per appassionati e collezionisti, d’altronde, poter rimettere mano a numeri storici al ridicolo prezzo di 1 euro (oltre al costo del quotidiano) è davvero impagabile. Peccato per la confezione della collezione, un mero raccoglitore di cartone che poco si addice alla solennità dell’iniziativa.</p>



<p></p>
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		<title>Mondadori smentisce la cessione del settimanale rosa &#8220;Chi&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Ciaffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Flash]]></category>
		<category><![CDATA[chi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondadori]]></category>
		<category><![CDATA[Settimanali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.engage.it/media-industry/mondando-smentisce-la-vendita-del-settimanale-chi.aspx#new_tab">Mondadori smentisce la cessione del settimanale rosa &#8220;Chi&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.stampacadabra.com">Stampacadabra</a>.</p>
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<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.engage.it/media-industry/mondando-smentisce-la-vendita-del-settimanale-chi.aspx#new_tab">Mondadori smentisce la cessione del settimanale rosa &#8220;Chi&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.stampacadabra.com">Stampacadabra</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il giornale che cresce e perde soldi: il caso Il Fatto Quotidiano e il dilemma dei fondi pubblici</title>
		<link>https://www.stampacadabra.com/analisi/il-giornale-che-cresce-e-perde-soldi-il-caso-il-fatto-quotidiano-e-il-dilemma-dei-fondi-pubblici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Ciaffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 10:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Fatto Quotidiano, nonostante una perdita di bilancio e crescenti debitori, ha visto una crescita di lettori nel 2025-2026, sfidando le tendenze del mercato. Per la prima volta ha richiesto fondi pubblici, sollevando interrogativi sulla propria indipendenza e sul futuro del giornalismo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stampacadabra.com/analisi/il-giornale-che-cresce-e-perde-soldi-il-caso-il-fatto-quotidiano-e-il-dilemma-dei-fondi-pubblici/">Il giornale che cresce e perde soldi: il caso Il Fatto Quotidiano e il dilemma dei fondi pubblici</a> proviene da <a href="https://www.stampacadabra.com">Stampacadabra</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è una storia nell’editoria italiana che vale più di mille analisi di settore. È la storia de Il Fatto Quotidiano nel 2025 e 2026: un giornale che cresce mentre il mercato crolla, che perde soldi mentre aumenta i lettori, e che rompe il proprio tabù più identitario chiedendo allo Stato quei fondi che per quindici anni aveva usato come bastone contro tutti gli altri. Ed è una storia che parla di tutti, non solo del coriaceo e immarcescibile direttore Marco Travaglio.</p>



<p><strong>I numeri della crescita.</strong></p>



<p>Partiamo dai dati che il Fatto ama citare, e d’altronde ha ragione a farlo. A gennaio 2026, mentre quasi tutti i quotidiani italiani registrano cali, il Fatto cresce del 9,58% nella diffusione e del 9,61% nelle vendite individuali totali. Andrea Scanzi si è beato sui social: “Mentre tutti i grandi quotidiani perdono lettori (Corriere -5,82%, Repubblica -9,56%, Sole 24 Ore -5,77%, Gazzetta dello Sport -11,32% — il Fatto è l’unico con il segno più”.  Vero, un dato incontestabile e sicuramente meritato: il Fatto ha costruito negli anni una comunità di lettori fedele, identitaria, disposta a pagare per sostenere una linea editoriale riconoscibile. In un mercato dove tutti perdono, questo è un risultato non da poco, da difendere e festeggiare.</p>



<p><strong>I numeri della crisi.</strong></p>



<p>E poi ci sono gli altri numeri, quelli che il Fatto non ama citare, ma che sono pubblici perché SEIF è una società quotata all’Euronext Growth Milan. Il bilancio consolidato 2025 si è chiuso in perdita per 2,59 milioni di euro, peggiorando rispetto al rosso di 1,73 milioni del 2024; l’indebitamento finanziario netto è salito a 4,95 milioni di euro, rispetto ai 3,42 milioni di inizio anno; il patrimonio netto è negativo per 6,4 milioni.</p>



<p>I revisori di KPMG hanno certificato il bilancio ma hanno inserito nella relazione un richiamo esplicito a una “incertezza significativa relativa alla continuità aziendale”. Si tratta di una formula tecnica dal significato molto concreto: esistono dubbi rilevanti sulla capacità dell’azienda di continuare a operare nel medio periodo senza interventi correttivi. </p>



<p>È a questo punto che è entrato in scena, a sorpresa ma forse neppure tanto, il buon <strong>Carlo Calenda</strong>. Il leader di Azione ha diffuso sui social i dati di bilancio di SEIF, parlando di “numeri disastrosi” e segnalando forti variazioni nei debiti verso i fornitori (+48%) e verso il fisco (+106%), oltre a un indebitamento netto in crescita del 44,7%. Calenda ha poi allargato il campo, sollevando interrogativi sui ricavi provenienti dall’estero con insinuazioni su possibili connessioni con la Russia, un attacco che commentatori di diversa estrazione hanno giudicato come un’adozione dello stesso schema polemico spesso imputato al giornale di Travaglio, basato su accuse generiche e ricostruzioni suggestive. Sul piano dei conti, però, le domande di Calenda erano legittime, e purtroppo i numeri sono quelli che sono.</p>



<p><strong>Il tabù infranto.</strong></p>



<p>Ed è qui che arriva il colpo di scena più rilevante, perlomeno sul piano simbolico. Per la prima volta dalla fondazione nel settembre 2009, Il Fatto Quotidiano ha chiesto fondi pubblici. Nel dicembre 2025, la società editrice SEIF ha presentato domanda per il contributo straordinario all’editoria (10 centesimi per ogni copia cartacea venduta nel 2023) per un importo netto di 721.968 euro. </p>



<p>La notizia sarebbe già rilevante da sola, ma diventa clamorosa  e quindi succulenta se si considera che sotto la testata del Fatto da anni campeggia orgogliosamente la scritta: “<em>Non riceve alcun finanziamento pubblico</em>“. Una dichiarazione identitaria, uno slogan che il direttore Travaglio aveva usato come premessa di ogni critica ai colleghi che quei fondi li prendevano. Le sue parole storiche, rilette oggi, hanno il sapore amaro del boomerang: “<em>La libertà di stampa non dipende dai soldi dello Stato: quella non è libertà di stampa, quella è schiavitù di stampa. I giornali devono vivere grazie ai lettori. Chi non è in grado di sostenersi autonomamente dovrebbe chiudere</em>“.</p>



<p>La SEIF ha tentato di spiegare la svolta in un comunicato alla penultima pagina del giornale: “<em>SEIF è ben consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto Quotidiano non percepire finanziamenti pubblici. Ma, data la crisi del mercato editoriale e il momento congiunturale molto difficile, l’amministratore delegato ha ritenuto di predisporre la domanda per garantire la continuità aziendale, supportare la transizione digitale e prevenire eventuali situazioni di rischio.</em>” </p>



<p>Il Foglio ha commentato con ironia chirurgica: senza una modifica grafica, il Fatto si ritroverebbe a essere il primo giornale al mondo con una <em>fake news</em> anche nella testata. </p>



<p>Travaglio ha precisato di non voler percepire il contributo (“<em>faremo di tutto perché sia così</em>“) e ha spiegato il motivo: non vuole che il Fatto sia pagato anche da chi non lo legge. Ai fatti attuali, il contributo risulta assegnato ma non ancora incassato. Certo, una distinzione sottile, ma in una situazione che sottile non è.</p>



<p><strong>Il dilemma che resta.</strong></p>



<p>Detto tutto questo, e senza alcun interesse a fare del moralismo sulla singola testata, la vicenda del Fatto apre una domanda che riguarda tutti: è possibile per un giornale sopravvivere senza sostegni concreti? La risposta, a leggere i dati e memori di un passato che non vede il futuro, sembra essere no. O almeno: non facilmente, non a lungo, e non senza costi enormi in termini di qualità, pagine, personale. La “favola” dell’indipendenza totale dai fondi pubblici è durata quindici anni al Fatto e beninteso, quindici anni sono tanti, rispetto alla media del settore, ma evidentemente non sono bastati.</p>



<p>Ormai lo sappiamo: il mercato, da solo, non garantisce la sopravvivenza di molte realtà culturali. Il sostegno all’editoria (come quello alla radio, al teatro, alle arti e ai musei) è uno dei modi con cui una democrazia garantisce il pluralismo dell’informazione e l’accessibilità ad essa. Per fare un esempio, la Francia spende ogni anno 800 milioni in aiuti diretti, agevolazioni fiscali e sostegno alla transizione digitale, mentre l’Italia circa 300. Questi fondi esistono precisamente per sostenere l’informazione e per renderla libera, plurale, accessibile. Non sono (almeno in teoria) una concessione dello Stato ai giornali compiacenti: sono uno strumento di politica democratica, quando ben governati.</p>



<p>Ma qui si apre il secondo dilemma, più scomodo del primo. Il Fatto cresce perché è genuinamente schierato: ha una voce riconoscibile, una tribù fedele, un nemico chiaro da combattere ogni mattina, un’identità ormai granitica. È un modello che funziona, come dimostra l’unico segno più in un mercato tutto in rosso. Ma questo modello è legato a doppio filo allo schieramento scelto: se smetti di combattere, o cambi battaglia, rischi di perdere la tribù che ti sostiene.</p>



<p>Allora, la domanda che gli editori non vogliono pronunciare è questa: <strong>l’informazione deve per forza schierarsi per sopravvivere?</strong> E se sì, cosa ne è, e ne sarà, del giornalismo “terzo”, plurale, scomodo a tutti? Chi lo finanzia: lo Stato, i lettori, o nessuno? I contributi pubblici nascono per sostenere l’informazione libera e accessibile, ma se l’informazione che li riceve è inevitabilmente di parte, perché è solo quella di parte a trovare lettori disposti a pagarla, allora il cerchio si apre.</p>



<p>Non ci sono risposte semplici. Ma fingere che la domanda non esista è già una scelta di campo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stampacadabra.com/analisi/il-giornale-che-cresce-e-perde-soldi-il-caso-il-fatto-quotidiano-e-il-dilemma-dei-fondi-pubblici/">Il giornale che cresce e perde soldi: il caso Il Fatto Quotidiano e il dilemma dei fondi pubblici</a> proviene da <a href="https://www.stampacadabra.com">Stampacadabra</a>.</p>
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		<title>I 50 anni di satira in sei libri in omaggio con La Repubblica</title>
		<link>https://www.stampacadabra.com/in-edicola/i-50-anni-di-satira-in-sei-libri-in-omaggio-con-la-repubblica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Ciaffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 11:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In edicola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proseguono le iniziative de La Repubblica per celebrare i 50 anni di storia. Terminata la mostra romana e pubblicato il libro che raccoglie i fasti del quotidiano, si torna in&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Proseguono le iniziative de La Repubblica per celebrare i 50 anni di storia. Terminata la mostra romana e pubblicato il libro che raccoglie i fasti del quotidiano, si torna in edicola con una collezione, totalmente gratuita, che racchiude il meglio della satira pubblicata sul quotidiano di largo Fochetti: 6 volumi con le vignette più belle dei migliori vignettisti italiani, quali Altan, Bucchi, Biani, Forattini, Ellekappa e Satyricon. </p>



<p>Si inizia lunedì 20 aprile con Altan, quindi martedì 21 con Bucchi e mercoledì 22 con Biani. Si conclude la settimana successiva, ripartendo lunedì 27 con Forattini, quindi martedì 28 Ellekappa e mercoledì 28 con Satyricon.</p>



<p>I sei libri sono totalmente gratuiti e vengono abbinati alla copia del giorno de La Repubblica, al costo solito di copertina.</p>
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		<title>Il magazine di Wired Italia a rischio chiusura? Il CEO di Condé Nast sembra prometterlo&#8230;</title>
		<link>https://www.stampacadabra.com/news/il-magazine-di-wired-italia-a-rischio-chiusura-il-ceo-di-conde-nast-sembra-prometterlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Ciaffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 22:21:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Condé Nast]]></category>
		<category><![CDATA[Roger Lynch]]></category>
		<category><![CDATA[Wired]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il comunicato del CEO di Condé Nast Roger Lynch prospetta la chiusura dell'edizione italiana, proprio nel giorno dello sciopero FNSI.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stampacadabra.com/news/il-magazine-di-wired-italia-a-rischio-chiusura-il-ceo-di-conde-nast-sembra-prometterlo/">Il magazine di Wired Italia a rischio chiusura? Il CEO di Condé Nast sembra prometterlo&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.stampacadabra.com">Stampacadabra</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Potrebbe suonare come temporalmente funesta la <a href="https://www.condenast.com/news/a-memo-from-ceo-roger-lynch-brand-and-technology-updates">pubblicazione dell’ultimo comunicato</a> di <strong>Condé Nast</strong>, rilasciato negli ultimi sgoccioli di una giornata che in Italia vede applicato lo sciopero della categoria dei giornalisti. Certo, in America molto probabilmente ignorano cosa stia accadendo oggi qua da noi, ma non per questo fa meno male apprendere come, leggendo tra le righe e interpretando senza troppa malizia, il futuro del magazine <strong>Wired Italia</strong> sia maledettamente compromesso.</p>



<p>Il CEO Roger Lynch fa il punto della situazione con aggiornamenti rispetto all’ultimo comunicato globale di fine febbraio, aggiungendo maggiori dettagli sul destino dei brand/magazine <strong><em>Glamour</em></strong>, <strong><em>Self </em></strong>e <strong><em>Wired</em></strong>, quest’ultimo limitatamente alla versione italiana. Il bilancio dei tre marchi è abbastanza laconico: “<em>rappresentano poco più dell’1% del nostro fatturato complessivo. Inoltre, continuano a non essere redditizi e la loro gestione nella forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura</em>“. Si intuisce già in queste poche righe la brutta aria di chiusura. </p>



<p><strong><em>Glamour </em></strong>continuerà a focalizzarsi solo su Stati Uniti e nel Regno Unito, mercati che appaiono più interessanti, e d’altronde il magazine femminile <a href="https://www.ilpost.it/2019/11/28/glamour-rivista-chiude/">aveva già tolto il disturbo dall’Italia</a> quasi sei anni fa, destino che presto toccherà alle edizioni di Germania, Spagna e Messico, mentre debutterà in Australia. Per quanto riguarda <strong><em>Self</em></strong>, il magazine che unisce salute e benessere e attivo solo negli Stati Uniti, non è stata trovata “<em>una strada percorribile per Self nella sua forma attuale di pubblicazione digitale</em>“, per cui tutti i contenuti saranno assorbiti dagli altri brand editoriali come <em>Allure </em>e lo stesso <em>Glamour</em>.</p>



<p>Le parole più dure, purtroppo, toccano all’edizione italiana di <em>Wired</em>, che debuttò come mensile a marzo 2009 e che da giugno 2015 fu convertita in un magazine ad uscita trimestrale, a seguito di un truce dimezzamento della redazione:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Per <em>Wired </em>in Italia, stiamo anche pianificando di abbandonare gradualmente la pubblicazione tradizionale. Sebbene <em>Wired </em>rimanga un marchio globale forte, l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita negli altri mercati, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Medio Oriente, Giappone e Messico.</p>
</blockquote>



<p>In quell'”<em>abbandonare gradualmente la pubblicazione tradizionale</em>” si legge, senza troppe remore, che il destino dell’edizione italiana in formato cartaceo è quello di cessare le pubblicazioni, anche se non si sa quando accadrà. Di certo, i risultati ottenuti, a quanto pare, sono ben lontani da quelli attesi, se anche il Messico riesce a dare più gioie al board rispetto al nostro Paese, e le conseguenze di tale disfatta le conosciamo bene, per i professionisti che vi lavorano e per il poco fortunato direttore Luca Zorloni, che guida il magazine tecnologico soltanto dal dicembre 2024 (subentrando a Federico Ferrazza, passato in GEDI). </p>



<p>I primi <em>tweet </em>sul merito su X accentuano, com’è comprensibile, la disgrazia editoriale, benché non vi siano ancora (forse sarà una questione di giorni?) date di scadenza, ma è altresì inevitabile che i pensieri vadano ai colleghi professionisti, costretti a subire l’ennesimo fallimento editoriale, questa volta di un prodotto davvero ben fatto, graficamente e a livello di contenuti, un vero gioiellino.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-twitter"><blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Poche righe del CEO di Condè Nast Roger Lynch per dire che <a href="https://twitter.com/hashtag/Wired?src=hash&ref_src=twsrc%5Etfw">#Wired</a> Italia chiude per sempre. <br>Una notizia bruttissima perché impoverisce il panorama editoriale italiano ma soprattutto per le tante colleghe e colleghi che vi lavorano e ora stanno a guardare il disfacimento di una…</p>— Ciro Pellegrino (@ciropellegrino) <a href="https://twitter.com/ciropellegrino/status/2044852545898590596?ref_src=twsrc%5Etfw">April 16, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></div>
</div></figure>



<p>Attendiamo di capire meglio i contorni di questo destino di <em>Wired Italia</em>, per quanto sembri già abbastanza segnato, anche se rimarrebbe ancora da sciogliere il nodo degli eventi e le presenze digitali, sito web in primis. Ci vengono in aiuto le <a href="https://www.ilpost.it/2026/04/17/wired-italia-chiude">informazioni</a> riferite da Il Post, che riferisce di fonti anonime che raccontano il dietro le quinte di una notizia inattesa:</p>



<p><em>Fonti di Condé Nast Italia che hanno chiesto di rimanere anonime hanno detto che l’azienda ha comunicato la chiusura alla redazione dieci minuti prima di pubblicare il comunicato online. Sostengono inoltre che i dati citati dall’azienda non abbiano fondamento e che nelle ultime settimane non ci fosse stata nessuna avvisaglia di possibili ridimensionamenti o addirittura rischi di chiusura. L’azienda non ha comunicato quando si interromperanno le pubblicazioni né come intende gestire l’eventuale uscita o il ricollocamento dei giornalisti e dei grafici: per ora rallenterà la frequenza di pubblicazione degli articoli sul sito internet, ma non è ancora chiaro da quando non sarà più aggiornato.</em></p>



<p>D’altronde, e purtroppo, è noto come il panorama di consumo editoriale italiano sia stagnante e da anni in declino, e notizie come queste temiamo possano uscire purtroppo sempre più di frequente, mentre i cambiamenti tecnologici si stagliano all’orizzonte e modificano il modo di pensare e realizzare i prodotti editoriali. In merito, l’ultimo passaggio di Lynch è particolarmente profetico: “<em>Stiamo inoltre apportando modifiche all’interno della nostra organizzazione tecnologica, in risposta al rapido progresso dell’intelligenza artificiale e al suo impatto sulla nostra capacità di innovare e sviluppare prodotti più velocemente. I team saranno ristrutturati per essere più agili e per collaborare più strettamente con i nostri marchi e clienti, riducendo gli ostacoli all’esecuzion</em>e”. </p>



<p>Difficile non notare, leggendo queste righe, un futuro sempre meno dipendente dalle risorse umane per come le pensiamo oggi, e soprattutto per chi leggerà nel prossimo futuro, uno scenario che dobbiamo conoscere il più presto possibile, per essere pronti ad affrontarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stampacadabra.com/news/il-magazine-di-wired-italia-a-rischio-chiusura-il-ceo-di-conde-nast-sembra-prometterlo/">Il magazine di Wired Italia a rischio chiusura? Il CEO di Condé Nast sembra prometterlo&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.stampacadabra.com">Stampacadabra</a>.</p>
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		<title>Il settimanale femminile Confidenze compie 80 anni e si fa il restyling anche nel nome</title>
		<link>https://www.engage.it/media-industry/belpietro-edizioni-periodiche-lancia-nuove-confidenze-un-nuovo-sistema-integrato-tra-carta-digital-e-territorio.aspx#new_tab</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Ciaffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 10:49:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Flash]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.engage.it/media-industry/belpietro-edizioni-periodiche-lancia-nuove-confidenze-un-nuovo-sistema-integrato-tra-carta-digital-e-territorio.aspx#new_tab">Il settimanale femminile Confidenze compie 80 anni e si fa il restyling anche nel nome</a> proviene da <a href="https://www.stampacadabra.com">Stampacadabra</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.engage.it/media-industry/belpietro-edizioni-periodiche-lancia-nuove-confidenze-un-nuovo-sistema-integrato-tra-carta-digital-e-territorio.aspx#new_tab">Il settimanale femminile Confidenze compie 80 anni e si fa il restyling anche nel nome</a> proviene da <a href="https://www.stampacadabra.com">Stampacadabra</a>.</p>
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		<title>La disfatta annunciata forse aiuterà a cambiare la narrazione sul calcio italiano dei media?</title>
		<link>https://www.stampacadabra.com/analisi/la-disfatta-annunciata-forse-aiutera-a-cambiare-la-narrazione-sul-calcio-italiano-dei-media/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Ciaffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 10:12:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forse no, perchè i quotidiani sportivi assuefatti dallo sport principe non molleranno facilmente, ma la pletora degli "altri sport" finalmente comincia a prendersi i riflettori che merita in copertina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stampacadabra.com/analisi/la-disfatta-annunciata-forse-aiutera-a-cambiare-la-narrazione-sul-calcio-italiano-dei-media/">La disfatta annunciata forse aiuterà a cambiare la narrazione sul calcio italiano dei media?</a> proviene da <a href="https://www.stampacadabra.com">Stampacadabra</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Forse no, perchè i quotidiani sportivi assuefatti dallo sport principe non molleranno facilmente, ma la pletora degli “altri sport” finalmente comincia a prendersi i riflettori che merita in copertina</strong></p>



<p>E fu così che i <a href="https://stampacadabra.substack.com/p/e-fu-cosi-che-lia-irruppe-nella-prima">farlocchi ragazzini replicanti</a> mostrati dal <em>Corriere Dello Sport</em> nella celeberrima prima pagina dello scorso giovedì 26 marzo, giorno del primo scontro epico con l’Irlanda Del Nord, dovranno ancora aspettare almeno quattro anni prima di vedere la Nazionale di calcio partecipare al Mondiale. Ma in quanto entità fallaci e indistinguibili, potranno sicuramente chiedere alle intelligenze artificiali di cui sono meritevoli figlie come sarebbe stato, prendere parte al Mondiale, viverlo immaginandoselo, ribaltare i pronostici. La realtà è che purtroppo, per la terza volta di fila, l’Italia è fuori dalla principale competizione internazionale per nazioni e il calcio, quello tricolore, deve tornare di nuovo nel dimenticatoio.</p>



<h5 id="tutti-a-casa" class="wp-block-heading">TUTTI A CASA</h5>



<p>La stampa sportiva italiana, secondo me, quasi se l’aspettava, per quanto il successo sulla Bosnia era stato già pregustato dopo la vittoria contro l’Irlanda del Nord. Al termine della sfida con la nazionale balcanica, i titoloni del giorno dopo sono letteralmente lapidari: il “Tutti a casa” in maiuscolo è un’urlo in giallo che sia <em>La Gazzetta Dello Sport</em> che <em>Il Corriere Dello Sport </em>condividono, con quest’ultimo che vi aggiunge un proverbiale e rafforzativo punto esclamativo. Anche l’iconografia, che lascia senza parole, pare condivisa dai principali quotidiani, anche generalisti: <em>Il Corriere Dello Sport</em> e <em>Tuttosport</em>, ma anche <em>La Repubblica</em> e <em>La Stampa</em> scelgono l’immagine più iconica, la disperazione di Pio Esposito, il primo rigorista della lotteria che inizia già male e finirà peggio.</p>



<div data-carousel-extra='{&quot;blog_id&quot;:1,&quot;permalink&quot;:&quot;https://www.stampacadabra.com/analisi/la-disfatta-annunciata-forse-aiutera-a-cambiare-la-narrazione-sul-calcio-italiano-dei-media/&quot;}'  class="wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular"><div class=""><div class="tiled-gallery__gallery"><div class="tiled-gallery__row"><div class="tiled-gallery__col" style="flex-basis:32.88741%"><figure class="tiled-gallery__item"><img  decoding="async"  data-attachment-id="1044"  data-permalink="https://www.stampacadabra.com/analisi/la-disfatta-annunciata-forse-aiutera-a-cambiare-la-narrazione-sul-calcio-italiano-dei-media/attachment/la-gazzetta-dello-sport-032227yh84t7n/"  data-orig-file="https://i0.wp.com/www.stampacadabra.com/wp-content/uploads/2026/04/la-gazzetta-dello-sport-032227yh84t7n.webp?fit=1200%2C1730&ssl=1"  data-orig-size="1200,1730"  data-comments-opened="1"  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<p>La stampa specializzata straniera, quella con lo sguardo più internazionale, <a href="https://www.ilpost.it/2026/04/01/reazioni-italia-bosnia-erzegovina-giornali-giornalisti-politici-meme">non ha certo sorvolato</a> sull’ennesima disfatta azzurra: <a href="https://www.primaonline.it/2026/04/01/469838/italia-senza-mondiali-kean-e-donnarumma-i-simboli-della-disfatta-calcistica-allestero/">in particolare</a> il francese <em>L’Equipe</em> e lo spagnolo <em>Marca </em>hanno dedicato l’intera prima pagina all’Italia con la faccia sconsolata, e i guanti sui capelli, del povero Donnarumma.</p>



<div data-carousel-extra='{&quot;blog_id&quot;:1,&quot;permalink&quot;:&quot;https://www.stampacadabra.com/analisi/la-disfatta-annunciata-forse-aiutera-a-cambiare-la-narrazione-sul-calcio-italiano-dei-media/&quot;}'  class="wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular"><div class=""><div class="tiled-gallery__gallery"><div class="tiled-gallery__row"><div class="tiled-gallery__col" style="flex-basis:37.25165%"><figure class="tiled-gallery__item"><img  decoding="async"  data-attachment-id="1045"  data-permalink="https://www.stampacadabra.com/analisi/la-disfatta-annunciata-forse-aiutera-a-cambiare-la-narrazione-sul-calcio-italiano-dei-media/attachment/sport-es-0101346acctw8/"  data-orig-file="https://i0.wp.com/www.stampacadabra.com/wp-content/uploads/2026/04/sport-es-0101346acctw8.webp?fit=1200%2C1512&ssl=1"  data-orig-size="1200,1512"  data-comments-opened="1"  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<p>Inutile ricordare come, in occasioni di simili tragedie sportive, o meglio calcistiche, la prima pagina dei quotidiani sportivi ne sia catalizzata, con ampio racconto nelle successive pagine interne, con una copertura notevole nonostante la partita sia finita oltre le 23.30 (lo dico giusto perchè quando Sinner finisce e vince i tornei dopocena troverà spazio solo nelle ristampe antelucane riservate alle città più grandi).</p>



<h5 id="non-grave-gravina" class="wp-block-heading">NON GRAVE, GRAVINA</h5>



<p>Stupisce, piuttosto, che all’interno, nell’ampio racconto della disfatta mondiale, nessuna testata riporti le gravose parole del <a href="https://www.ilpost.it/2026/04/01/gabriele-gravina-presidente-storia">presidente della FIGC</a> Giovanni Gravina sulla <a href="https://www.ilpost.it/2026/04/01/gravina-dichiarazioni-dopo-l-eliminazione-dell-italia">differenza tra gli sport animati da professionisti e quelli dilettantistici</a>, uno scivolone comunicativo (che nella sostanza <a href="https://ultimouomo.com/gravina-dichiarazioni-conferenza-stampa-mancate-dimissioni-italia-bosnia">potrebbe pur avere un suo senso</a>, ma <a href="https://x.com/FeliceRaimondo/status/2039225114005328273">detto malissimo</a>) che gli è costato (e forse il minore dei mali) una <a href="https://instagram.com/p/DWmGbVLF2zP">gustosa carrellata</a> di improperi da parte dei tantissimi atleti azzurri che in tutti i famosi “altri sport”, con molta meno risonanza e pecunia, hanno reso onore al Paese.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1"  fetchpriority="high"  decoding="async"  width="814"  height="590"  data-attachment-id="1040"  data-permalink="https://www.stampacadabra.com/analisi/la-disfatta-annunciata-forse-aiutera-a-cambiare-la-narrazione-sul-calcio-italiano-dei-media/attachment/eurosport_gravina/"  data-orig-file="https://i0.wp.com/www.stampacadabra.com/wp-content/uploads/2026/04/eurosport_gravina.jpg?fit=814%2C590&ssl=1"  data-orig-size="814,590"  data-comments-opened="1"  data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}"  data-image-title="eurosport_gravina"  data-image-description=""  data-image-caption=""  data-large-file="https://i0.wp.com/www.stampacadabra.com/wp-content/uploads/2026/04/eurosport_gravina.jpg?fit=814%2C590&ssl=1"  src="https://i0.wp.com/www.stampacadabra.com/wp-content/uploads/2026/04/eurosport_gravina.jpg?resize=814%2C590&ssl=1"  alt=""  class="wp-image-1040"  srcset="https://i0.wp.com/www.stampacadabra.com/wp-content/uploads/2026/04/eurosport_gravina.jpg?w=814&ssl=1 814w, https://i0.wp.com/www.stampacadabra.com/wp-content/uploads/2026/04/eurosport_gravina.jpg?resize=800%2C580&ssl=1 800w, https://i0.wp.com/www.stampacadabra.com/wp-content/uploads/2026/04/eurosport_gravina.jpg?resize=120%2C87&ssl=1 120w, https://i0.wp.com/www.stampacadabra.com/wp-content/uploads/2026/04/eurosport_gravina.jpg?resize=90%2C65&ssl=1 90w, https://i0.wp.com/www.stampacadabra.com/wp-content/uploads/2026/04/eurosport_gravina.jpg?resize=320%2C232&ssl=1 320w, https://i0.wp.com/www.stampacadabra.com/wp-content/uploads/2026/04/eurosport_gravina.jpg?resize=560%2C406&ssl=1 560w"  sizes="(max-width: 814px) 100vw, 814px" ></figure>



<p>Le parole di Gravina si sono aggiunte come alcol sul fuoco delle polemiche già divampate per una prestazione calcistica sotto le aspettative, rimarcando la mia già elevata intolleranza alla predominanza del calcio rispetto agli “<strong>altri sport</strong>”, quel calderone indistinto dove, nei quotidiani sportivi, finiscono le notizie di tutte le discipline che non sono il calcio, il quale si prende oltre i 3/4 delle pagine disponibili, con una verticalità forse unica nel panorama dei quotidiani sportivi europei. Io la chiamo orgogliosamente <strong>calcio-ossessione</strong> e sarà oggetto di analisi delle prossime newsletter monotematiche, perchè il fenomeno è non solo esemplare ma sintomatico di una narrazione sportiva che da sempre si fonda sul dominio, in termini di copertura, del calcio, anche quando di calcio non c’è nulla di cui di parlare, a discapito di tutto il resto dello sport (e leggere i nomi delle testate sportive stesse, che hanno quella parola “sport” nel nome è assolutamente ridicolo).</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-twitter"><blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">il fatto che il flop del calcio avvenga nel momento di massimo splendore degli altri sport rende il tutto ancora più imbarazzante</p>— viktor (@diminombreee) <a href="https://twitter.com/diminombreee/status/2039099533758550168?ref_src=twsrc%5Etfw">March 31, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></div>
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<h5 id="scusate-se-il-calcio-esiste" class="wp-block-heading">SCUSATE SE IL CALCIO ESISTE</h5>



<p>Certo, quando ci sono imprese sportive clamorose che non possono essere ignorate, allora le prime pagine dei giornali sportivi italiani accettano di mettere il calcio fuori dai radar, o in un secondo piano che comunque non ne favorisce l’oblio, anche solo per un giorno. I successi inaspettati di Federica Brignone e delle atlete azzurre alle Olimpiadi, i trionfi di Jannik Sinner (quando non osteggiato per scelte sportive non condivise dai soloni di carta), finendo con la più recente doppietta di Kimi Antonelli in Formula 1, hanno scalzato con forza l’abitudine dei nostri quotidiani sportivi ad imboccare le prime pagine di calcio, una consuetudine per chi veleggia su <em>X</em> è puntualmente sbeffeggiata dagli utenti.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-twitter"><blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="qme" dir="ltr"> <a href="https://t.co/1XkZh0OG6m">pic.twitter.com/1XkZh0OG6m</a></p>— Force Giusy (@ForceGiusy) <a href="https://twitter.com/ForceGiusy/status/2039383730117103894?ref_src=twsrc%5Etfw">April 1, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></div>
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<p>Per questo motivo, è molto difficile pensare che le dichiarazioni di Gravina sugli sport dilettantistici, per quanto deleteria e giustamente criticata, siano soltanto un suo parere, e non di riflesso il risultato di ciò che i media, soprattutto quegli analogici (se non altro per anzianità di servizio) hanno da sempre propugnato ai lettori, tanto che lo stesso sfondone di Gravina non era affatto riportato nelle pagine di disamina della sconfitta, come se fossero parole al vento non degne di essere riportate, anche perchè capaci di scardinare le narrazioni ancestrali sul calcio come unico sport collante del Paese. Una miopia resa ancora più becera dai risultati che gli atleti dei famigerati “altri sport” hanno ottenuto negli ultimi anni, offuscando la nobile arte del calcio, soffocato tra i giocoforza dei club, tifoserie partigiane abbonate all’azzuffo innescato dagli arbitraggi maldestri, e gestioni di vivai e giovani che dopo vent’anni di risultati scarsi non hanno ancora portato giovamento (Saviano <a href="https://x.com/pumaboxer/status/2039110835222516019">in una </a><em><a href="https://x.com/pumaboxer/status/2039110835222516019">story</a> </em>l’ha spiegata molto bene).</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-twitter"><blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">L&#39;unico sport in cui gli atleti vengono pagati milioni, occupano le prime pagine coprendo altri sport, senza mai vincere un cazzo<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f921.png" alt="🤡" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <a href="https://t.co/NAd4hTD4Um">https://t.co/NAd4hTD4Um</a></p>— Dkwhichname (@JudgeJudy161507) <a href="https://twitter.com/JudgeJudy161507/status/2039099920909508825?ref_src=twsrc%5Etfw">March 31, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></div>
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<h5 id="giornali-e-anche-colpa-vostra" class="wp-block-heading">GIORNALI, È ANCHE COLPA VOSTRA</h5>



<p>Il <a href="https://x.com/eleonora_aloise/status/2039272903452008879">lucidissimo commento</a> di Emanuela Aloise in uno suo <em>tweet </em>su X appare una fulgida luce nel buio dei media.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Il calcio è il prodotto narrativo più potente del nostro Paese. È un rito collettivo che viene nutrito a ciclo continuo. Più corretto dire ingozzato come le oche per il foie gras. Questa centralità nelle prime pagine lo rende intoccabile pure quando è indifendibile.</p>
</blockquote>



<p>E fa oltremodo ridere leggere i commenti dei più nostalgici che rimarcano come le nuove generazioni (sic) dovranno ancora aspettare per vedere un Mondiale di calcio con la nostra Nazionale: dovrebbero invece gioire che l’Italia sia capace di sfornare campioni nei principali sport “alternativi”. Ma d’altronde i quotidiani li leggono soltanto gli over 45, le nuove generazioni ignorano cosa sia la carta e di certo non si lamenteranno delle prime pagine di giornali che non leggeranno mai, e sta forse proprio qua l’ostinazione dei quotidiani sportivi nel perpetrare la calcio-ossessione come unico baluardo rimasto per aggrapparsi ai lettori rimasti, che evidentemente sono calciofili estremi, abituati a compiacersi di fronte a queste logiche sia <em>offline </em>(sui giornali, nei campi da calcio, aggrappandosi alle reti urlando <em>cornuto </em>agli arbitri) che <em>online</em>, sfruttando l’anonimità offerte dai <em>social media</em>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-twitter"><blockquote class="twitter-tweet" data-width="550" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Già che ci siamo, cogliamo questa occasione per riformare pure il modo con cui vengono raccontati calcio e sport in Italia: meno Calciatori Brutti, meno giornalisti tifosi, meno vecchi allenatori in tv, meno prime pagine con l’AI. Più cultura sportiva.</p>— Andrea Codega (@endriuco) <a href="https://twitter.com/endriuco/status/2039221436196196482?ref_src=twsrc%5Etfw">April 1, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></div>
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<p>Finirà allora come al solito, come sempre, tante polemiche sul falò del disastro, fin quando l’incendio continua, e poi alle sue ceneri si torna in silenzio alla situazione attuale, all’ossessione dei campionati, al culto del calcio in tutte le sue forme, ad ignorare il ruolo che anche i media hanno nel realizzare e gestire le narrazioni che plasmano immaginari e dirigono interpretazioni? Lentamente gli “altri sport” iniziano a far sempre più capolino in quelle intoccabili prime pagine sportive: chissà se anche le testate, mosse dai primi seri dolori in pancia rispetto allo sport principe delle cronache e alla pletora di lettori non esclusivamente calciofili che stanno malamente ignorando, inizieranno a dare un po’ di più spazio al resto, o a ridurre quel troppo spazio dato ad uno sport solo.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stampacadabra.com/analisi/la-disfatta-annunciata-forse-aiutera-a-cambiare-la-narrazione-sul-calcio-italiano-dei-media/">La disfatta annunciata forse aiuterà a cambiare la narrazione sul calcio italiano dei media?</a> proviene da <a href="https://www.stampacadabra.com">Stampacadabra</a>.</p>
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		<title>Anche Factanza Media fa il grande salto: la maggioranza acquisita da Znext (Zanichelli Editore)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Thomas Ciaffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 14:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Factanza]]></category>
		<category><![CDATA[Znext]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo Will Media (acquisito da Chora Media), è ora il turno di Factanza Media, il progetto informativo digitale fondato dal basso da Bianca Arrighini e Livia Viganò, che entra nel mondo di Zanichelli Holding. Sperando che possa crescere davvero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stampacadabra.com/digitale/anche-factanza-media-fa-il-grande-salto-la-maggioranza-acquisita-da-znext-zanichelli-editore/">Anche Factanza Media fa il grande salto: la maggioranza acquisita da Znext (Zanichelli Editore)</a> proviene da <a href="https://www.stampacadabra.com">Stampacadabra</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Dopo Will Media (acquisito da Chora Media), è ora il turno di Factanza Media, il progetto informativo digitale fondato dal basso da Bianca Arrighini e Livia Viganò, che entra nel mondo di Zanichelli Holding. Sperando che possa crescere davvero.</strong></p>



<p>Prima o poi questo momento sarebbe arrivato. Era già successo per Will Media, il primo significativo esempio di giornalismo sui social media,<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/chora-media-compra-will-matrimonio-podcast-news-52-milioni-euro-AE6iRghB"> entrato nel mondo di Chora Media</a> (sotto l’egida di Mario Calabresi). Ora tocca finalmente a Factanza Media, il progetto editoriale nato nel 2020 su Instagram (e seguìto da quasi due milioni di follower tra lo stesso Instagram, LinkedIn e TikTok) e fondato dalle bocconiane Bianca Arrighini (CEO) e Livia Viganò (COO) per portare l’informazione in maniera efficace ed accattivante al sempre più nutrito pubblico della generazione Z, allergico ai media tradizionali. </p>



<p>La maggioranza della società <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/znext-zanichelli-acquisisce-controllo-factanza-media-AIa1xKHC">è stata acquisita</a> da Znext, il comparto innovativo di Zanichelli Holding, storico marchio editoriale, che si porta a casa il 53% di Factanza Media per un valore complessivo di 5,1 milioni di euro ed entra nel mondo della produzione di contenuti digitali per la Gen Z, oltre a permettere alla stessa Factanza Media di crescere, favorendo con maggiore sostanza i processi evolutivi già in atto, tra servizi di branded content, consulenze e formazione, come ad esempio Factanza Academy. <a href="https://brand-news.it/media/digitale/factanza-media-passa-sotto-znext-operazione-da-51-milioni/">Come si legge</a>, Znext sta <em>«costruendo un portfolio di imprese attive nei settori della formazione, del lavoro e del benessere, accomunate dall’obiettivo comune di sviluppare soluzioni a supporto dell’apprendimento e dello sviluppo delle competenze lungo tutto l’arco della vita»</em>.</p>



<p>Come si ribadisce sempre, sperando sempre che ciò sia vero, le fondatrici di Factanza Media manterranno la guida operativa della società per garantire continuità strategica, editoriale e culturale, e il brand Factanza Media continuerà a godere di propria autonomia e identità, salvaguardando quindi indipendenza e posizionamento costruiti nel tempo e asset fondamentali per evitare di metterne in crisi la reputazione, il vero elemento prezioso oltre alla conquista dell’attenzione degli utenti. </p>



<p>E gli editori tradizionali lo sanno bene, invischiati in una strenue lotta nel mercato dalle regole nuove che vede i giovani sempre più impossibili da intercettare prima e conquistare poi. Le parole di Elena Lavezzi, CEO di Znext, d’altronde spiegano perfettamente come il mondo di Factanza, da tempo radicato nel consumo informativo digitale della generazione Z, sia diventato appetibile per realtà editoriali radicate nella storia ma non più nei giovani moderni, con i quali devono trovare modalità nuove per interagire: <em>«Bianca e Livia hanno fatto una cosa difficile: hanno preso temi complessi e li hanno resi accessibili a un pubblico giovane senza renderli banali. Questo è un risultato che non si costruisce con scorciatoie, ma con anni di lavoro editoriale serio. Per noi è esattamente il tipo di realtà con cui vogliamo costruire qualcosa di duraturo»</em>. <a href="https://www.primaonline.it/2026/04/01/469875/social-zanichelli-tramite-znext-acquisisce-factanza-media-per-5-milioni/">Le fa eco</a> Marco Parente, Corporate Venture & M&A Lead di Znext: <em>«Quando valutiamo un’azienda non guardiamo solo ai numeri, ma alla qualità che ha costruito nel tempo. Factanza Media unisce una community ampia e ingaggiata, contenuti proprietari e credibilità editoriale. Il nostro obiettivo è sostenerne la crescita mantenendo intatto ciò che ne ha fatto uno dei new media più riconoscibili a livello nazionale»</em>.</p>



<p>Negli ultimi anni gli orizzonti operativi di Factanza Media si erano già alquanto allargati: alla pagina Instagram che rimane il cuore del progetto, si sono affiancati i podcast e in ultimo la vocazione alla formazione sotto l’egida di Factanza Academy. Sicuramente quest’ultimo asset sarà fortemente valorizzato dal contributo di lunga data di Zanichelli Editore, come spiega la stessa Arrighini: <em>«Cresceremo sul fronte education, con nuovi prodotti e percorsi formativi, rafforzeremo la nostra rilevanza come media, e svilupperemo ulteriormente il modello di agenzia, a fianco di imprese e grandi organizzazioni che vogliono davvero parlare con le nuove generazioni, non solo raggiungerle. Resteremo al timone, con identità e valori di sempre, ma con più strumenti per fare ancora meglio»</em>.</p>



<p>Questa notizia dell’acquisizione di realtà di produzione di contenuti native digitali è soltanto l’ultima di una serie di movimenti operati dai grandi editori tradizionali, che portano avanti a fatica business editoriali ancora tarati su pubblici stanchi e inattivi, e che ora capiscono di dover puntare a nuovi target, i più giovani, che sfuggono alle aspettative classiche: lo fanno, però, senza ripartire da zero, benché consapevoli di avere ancora un nome forte, bensì pescando tra i progetti editoriali digitali più interessanti e soprattutto coinvolgenti per i pubblici che essi ora ricercano, progetti che siano già avviati e quindi pronti da far crescere. </p>



<p>E per chi a quei progetti digitali nati dal basso e amatoriali ha dato vita e corpo, le acquisizioni diventano salvifici per affrancarsi dai volatili giri di investimenti (<a href="https://www.primaonline.it/2026/04/01/469875/social-zanichelli-tramite-znext-acquisisce-factanza-media-per-5-milioni/">escono infatti dal progetto</a> gli investitori precedenti, Primo Capital e Prana Ventures) e poter evolvere in maniera seria e serena, rafforzandone la credibilità interloquendo con aziende e organizzazioni. Il problema, al massimo, è sempre lo stesso: i grandi gruppi editoriali elefantiaci riusciranno a farli crescere senza snaturarli e rovinarli?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.stampacadabra.com/digitale/anche-factanza-media-fa-il-grande-salto-la-maggioranza-acquisita-da-znext-zanichelli-editore/">Anche Factanza Media fa il grande salto: la maggioranza acquisita da Znext (Zanichelli Editore)</a> proviene da <a href="https://www.stampacadabra.com">Stampacadabra</a>.</p>
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