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	<title>Il Blog di Stefano Epifani</title>
	
	<link>http://blog.stefanoepifani.it</link>
	<description>Internet, Web, Società. Note sconnesse su un mondo interconnesso</description>
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		<title>Caro Massimo, stavolta su Twitter non sono d’accordo…</title>
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		<comments>http://blog.stefanoepifani.it/considerazioni-sparse/caro-massimo-stavolta-su-twitter-non-sono-daccordo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 17:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni Sparse]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Comunello]]></category>
		<category><![CDATA[LoFamoSMS]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Mantellini]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le cose che non cambiano nel tempo c&#8217;è la mia affezione verso la rubrica Contrappunti su Punto Informatico, che ormai leggo con piacere da anni. Massimo da sempre è un lettore attento dei fatti della Rete, che descrive e commenta con arguzia e sagacia. Tuttavia nei suoi Contrappunti di ieri, dedicati al dilagare di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra le cose che non cambiano nel tempo c&#8217;è la mia affezione verso la rubrica Contrappunti su Punto Informatico, che ormai leggo con piacere da anni. Massimo da sempre è un lettore attento dei fatti della Rete, che descrive e commenta con arguzia e sagacia. Tuttavia nei suoi Contrappunti di ieri, dedicati al <a href="http://punto-informatico.it/3348518/PI/Commenti/contrappunti-cinguettii-democratici.aspx">dilagare di VIP su Twitter</a>, ha sostenuto una posizione che <strong>non condivido</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Commentando il fenomeno, Massimo sostiene che</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">[...] su Twitter la penisola dei famosi, le star della TV e dello sport, i più conosciuti commentatori della vita pubblica, abbiano iniziato a fare sul serio, trascinandosi dietro una vasta schiera di ammiratori e curiosi che hanno iniziato anch&#8217;essi ad utilizzare la piattaforma [...]</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Fin qui l&#8217;analisi mi sembra inappuntabile. Poi prosegue asserendo che</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">[...] Il successo di Twitter, a differenza di quanto è accaduto a Facebook, sembra passare attraverso una logica broadcast con una spruzzata di improbabile interazione [...]</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E qui sono ancora abbastanza d&#8217;accordo. Seguono alcune considerazioni sull&#8217;evoluzione di Twitter nel tempo, da strumento di comunicazione personale e strumento di broadcasting informativo, che vorrei riprendere tra poche righe. La conclusione dell&#8217;articolo è però quella sulla quale sono in sostanziale disaccordo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">[...] <strong>&#8220;Twitter non è un social network&#8221;</strong>, con queste parole dai toni autoritari mi ammonisce da tempo la mia amica <a href="http://www.twitter.com/mafedebaggis" rel="nofollow" target="_blank">Mafe de Baggis</a>. Sono d&#8217;accordo, finalmente, per lo meno da tempo non lo è più [...]</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E da qui, in effetti, non sono più d&#8217;accordo&#8230; Perchè sono in disaccordo? Per vari motivi&#8230;</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><strong>Cos&#8217;è un Social Network? </strong>Vale la pena ricordarlo: una rete sociale (si ok, in italiano fa meno effetto, ma tant&#8217;è) è costituita da insiemi di attori sociali e di relazioni definite tra tali insieme di attori. Gli attori sono i nodi della rete e sono collegati tra loro attraverso connessioni (archi) che possono essere orientati o meno.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Cos&#8217;è un Social Network Site?</strong> Nulla di più banale: è un sito la cui struttura è tale da facilitare gli utenti nella costruzione (o nell&#8217;esplicitazione) di reti sociali. Ossia di rapporti tra loro. Espressi di volta in volta come &#8220;amicizia&#8221; (Facebook è un SNS), &#8220;appartenenza ad una cerchia&#8221; (Google Plus è un SNS), &#8220;Rapporto Follower/Following&#8221; (Twitter, quindi, <strong>è un Social Network Site</strong>). Per un rapido approfondimento su come è strutturato il grafo sociale dei tre SNS citati, qualche tempo fa ho realizzato una <a href="http://blog.stefanoepifani.it/in-english/google-plus-facebook-e-twitter-compared-in-an-infographic-english-version/">semplice infografica</a> alla quale si può fare riferimento.</li>
</ul>
<div style="text-align: justify;">In questo senso, dal punto di vista strettamente &#8220;topologico&#8221;, <strong>non mi sembra possano esserci dubbi sul fatto che Twitter sia o meno un SNS</strong> (peraltro nella redazione di questo post &#8211; scritto negli intervalli tra una riunione e l&#8217;altra &#8211;  mi sono accordo che Francesca Comunello <a href="http://asaudience.wordpress.com/2011/11/30/twitter-e-un-social-network-site-cosa-ci-fanno-le-star-qualche-riflessione/">ha ripreso il tema</a> approfondendolo in maniera magistrale &#8230;ma d&#8217;altro canto la classe non è acqua).</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Quindi, di cosa stiamo parlando?</strong></div>
<div style="text-align: justify;">Secondo me, di un malinteso significato del termine Social Network.</div>
<div style="text-align: justify;">
<ul>
<li>Le reti sociali <strong>non sono</strong> comunità (virtuali o meno). Reti e Comunità si comportano in maniera profondamente diversa. Le prime possono contenere le seconde, nelle seconde possono svilupparsi le prime, <strong>ma sono due cose diverse</strong>. O, almeno, esprimono due modi diversi di descrivere diversi aspetti delle dinamiche relazionali. L&#8217;impressione è che spesso si pensa alle une riferendosi alle altre, o semplicemente si considerano i due termini sinonimi. Nulla di più sbagliato.</li>
<li>Le reti sociali <strong>non sono</strong> strutture &#8220;democratiche&#8221; (o orizzontali). La difformità nella dimensione dei nodi in termini di connessioni entranti/uscenti è un elemento strutturale nei Social Network Site, destinato anzi ad amplificasi con l&#8217;aumentare della base degli utenti (il che è una diretta conseguenza della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_potenza">legge di potenza</a> sulla quale si basa l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rete_a_invarianza_di_scala">invarianza di scala</a> introdotta da Barabàsi).</li>
</ul>
</div>
<div style="text-align: justify;">In altri termini, tornando a Twitter, ora che Twitter sta ampliando la sua base utenti si rendono evidenti difformità strutturali che nel momento in cui era popolato solo dei <em>geek</em> della prima ora (che allora si chiamavano <em>nerd</em>) non erano così evidenti. Mi rendo conto che questo può essere un trauma per i titolari di account con migliaia di follower conquistati con fatica in anni di duri tweet, che si vedono oggi superati dal Fiorello di turno che in pochi mesi li doppia di un ordine di grandezza, ma non capisco perchè il fatto che scali verso l&#8217;alto il numero di utenti delle &#8220;<em>tweet-star</em>&#8221; facendo ripiombare le &#8220;tecno tweet-star&#8221; nell&#8217;oblio della coda lunga (che si sviluppa così anche su twitter, il quale vede oggi al suo interno un suo mainstream) debba cambiare le regole del gioco.</div>
<div style="text-align: justify;">Twitter <strong>era</strong>, <strong>è</strong> e <strong>rimane</strong> un SNS. &#8230;solo che gli hub ora sono più grandi. E non vengono dal nostro mondo. Pazienza per noi, ma penso che twitter possa sopravvivere al dolore di questo avvicendamento di tweet-star.</div>
<div style="text-align: justify;">Certo, ha ragione Massimo quando dice che che è improbabile che le Star si mettano a rispondere a tutti gli utenti che le nominano, ma non è il coefficiente del tasso di risposta che fa di un Social Network un Social Network. Semmai farà di una Star una Star maleducata! Più seriamente: la &#8220;conversazionalità&#8221; può essere &#8220;una&#8221; caratteristica di una rete, ma non ne è certo una <em>condicio sine qua non</em>. E d&#8217;altro canto, la presenza di Star mute (o impegnate a parlare tra di loro) non impedisce alla coda lunga degli utenti di twitter di continuare indisturbata le sue conversazioni.</div>
<div style="text-align: justify;">Anzi, forse dimostra proprio che Twitter è <strong>a tutti gli effetti un vero e proprio Social Network</strong>. Si sposta verso l&#8217;informazione piuttosto che verso la conversazione? Può darsi. Ma di questo sono sicuro che torneremo a parlare, magari via twitter&#8230;</div>
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		<title>Operazione Open Government: dati aperti e App. Al via Apps4Italy</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 05:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni Sparse]]></category>
		<category><![CDATA[Apps4Italy]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Italiana per l'Open Government]]></category>
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		<description><![CDATA[Chi mi legge da un po&#8217; di tempo ricorda che meno un anno fa, assieme ad un gruppo di amici e colleghi, abbiamo dato vita all&#8217;Associazione Italiana per l&#8217;open Government. Il suo obiettivo è quello di promuovere la cultura dell&#8217;Open Government nel nostro Paese. Di farlo attraverso azioni concrete ed attività finalizzate a supportare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Chi mi legge da un po&#8217; di tempo ricorda che <a href="http://blog.stefanoepifani.it/considerazioni-sparse/il-manifesto-per-lopen-gov-si-parte/">meno un anno fa</a>, assieme ad un gruppo di amici e colleghi, abbiamo dato vita all&#8217;<a href="http://www.datagov.it">Associazione Italiana per l&#8217;open Government</a>. Il suo obiettivo è quello di promuovere la cultura dell&#8217;<strong>Open Government</strong> nel nostro Paese. Di farlo attraverso <strong>azioni concrete</strong> ed <strong>attività</strong> finalizzate a supportare la nostra società in un percorso tanto importante quanto complesso da intraprendere, consapevoli di come non possa esistere un reale sviluppo dell&#8217;Open Government senza una vera e concreta apertura della <strong>Pubblica Amministrazione</strong> in tal senso.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Associazione, malgrado le tante difficoltà derivanti dal fatto che ognuno di noi è preso da mille impegni, si era posta obiettivi che al tempo in cui li abbiamo concepiti non esitavamo a definire <strong>molto ambiziosi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Volevamo <strong>redigere un <a href="http://blog.stefanoepifani.it/detto-in-giro/manifesto-per-lopen-government-presentazione-del-30-novembre/">Manifesto</a></strong>. Lo consideravamo un passaggio fondamentale per tracciare i contorni di un concetto, di un’idea, di un modello di sviluppo per la società civile del quale troppo spesso si parla in astratto e che invece va sostanziato con una linea d&#8217;azione concreta. Volevamo redigerlo in forma partecipata: coinvolgendo istituzioni, privati, associazioni. <strong>Il Manifesto vide luce il 30 novembre scorso</strong>, in una conferenza che si tenne presso la mia Facoltà, a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Volevamo <strong>incontrare cittadini ed istituzioni</strong> in seminari, conferenze e dibattiti pubblici, per sensibilizzare sul tema attraverso il confronto. Per questo abbiamo organizzato incontri in eventi come la <a href="http://www.datagov.it/2011/02/01/processo-allopengov-dalle-parole-ai-fatti/">Social Media Week</a>  di Roma, nella quale abbiamo inscenato un vero e proprio processo all&#8217;Open Gov; o durante il Forum PA, nel quale un insuperabile <a href="http://claudioforghieri.blogspot.com/">Claudio Forghieri</a> ha condotto &#8211; di fronte ad una sala gremita &#8211; un interrogatorio serrato ad un panel di esperti in un incontro dal titolo <a href="http://www.datagov.it/2011/05/02/a-forumpa-2011-parliamo-di-come-si-fa-open-data/">Open Data: dalle parole ai fatti</a>. E ancora, altri convegni a Roma, Bologna, Milano&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Volevamo fornire alle Amministrazioni delle<strong> linee guida</strong> per supportarle nel processo di liberazione e di apertura dei loro dati. <strong>Lo abbiamo fatto</strong> con la pubblicazione della Guida &#8220;<a href="http://www.datagov.it/2011/05/11/come-si-fa-open-data-ver-2-0/">Come si Fa Open Data: Istruzioni per l&#8217;uso per Enti ed Amministrazioni Pubbliche</a>&#8220;. Una guida semplice ed operativa curata da <a href="http://blog.ernestobelisario.eu">Ernesto Belisario</a> , <a href="http://www.webeconoscenza.it">Gigi Cogo</a>, <a href="http://claudioforghieri.blogspot.com/">Claudio Forghieri</a> ed il sottoscritto che è nata grazie alla partecipazione di molti tra i più autorevoli esperti italiani di Open Data.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma soprattutto</strong> volevamo coinvolgere le <strong>Istituzioni</strong> in un progetto concreto che promuovesse realmente l&#8217;Open Data nella Pubblica Amministrazione. Per questo immaginammo un contest, sulla falsariga di quelli realizzati in tante altre parti del mondo, che mettesse in contatto l&#8217;Amministrazione con il mondo degli sviluppatori, in cui questi ultimi sviluppassero applicazioni a partire dai dati liberati dalle prime. Con questo spirito è nato <a href="http://www.appsforitaly.org/">Apps4Italy</a>, che ha visto il coinvolgimento diretto del <a href="http://www.governo.it/">Ministero della Pubblica Amministrazione e l&#8217;Innovazione</a>, del <a href="http://www.formez.it/">Formez</a> e di <a href="http://www.forumpa.it">ForumPA</a>, oltre che di un <a href="http://www.appsforitaly.org/blog/chi-siamo/">parterre</a> rappresentativo delle principali realtà italiane che si occupano di Open Data. Non è stato certo facile (e non lo sarà nei prossimi mesi) ma il contest rappresenta un esempio virtuoso di come Enti pubblici, privati ed Associazioni possano lavorare assieme nella realizzazione di un&#8217;idea nell&#8217;interesse e per il bene comune. <strong>Anche questo, quindi, è stato fatto</strong>, e verrà presentato oggi a Roma, nel corso di una <a href="http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20111017-governo-domani-conferenza-su-open-government-con-brunetta-brambilla-e-gelmini#.Tpxwi4pgCtl.mailto">conferenza stampa</a> con i Ministri Brunetta, Brambilla e Gelmini. Conferenza stampa nella quale verrà presentato &#8211; oltre al concorso AppsItaly &#8211; anche il Vademecum &#8220;<strong>Open Data, come rendere aperti i dati delle Pubbliche Amministrazioni</strong>&#8220;, realizzato da un gruppo di lavoro composto &#8211; tra gli altri &#8211; da me, <a href="http://blog.ernestobelisario.eu">Ernesto Belisario</a> e <a href="http://www.innovatoripa.it/blogs/smarras">Salvatore Marras</a> nel contesto delle Linee Guida per il Web nella PA curate dal <strong>Formez</strong> (ed anche questo è stato fatto&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, ogni tanto serve guardarsi indietro per controllare il percorso fatto. In questo caso guardare a quanto abbiamo fatto nel corso dell&#8217;ultimo anno serve di stimolo per rinnovare l&#8217;entusiasmo da riversare in quanto ancora abbiamo da fare per il prossimo futuro. In passato dissi che raramente avevo trovato un gruppo simile per competenze, impegno, capacità di visione e spirito di collaborazione. Oggi posso aggiungere che in questo gruppo, dopo un anno passato assieme, ci sono alcuni di coloro che non esito a considerare tra i miei più cari amici. Grazie quindi ad <em><a href="http://blog.ernestobelisario.eu/">Ernesto Belisario</a>, <a href="http://andreacasadei.tumblr.com/">Andrea Casadei</a>, <a href="http://www.webeconoscenza.net/">Gianluigi Cogo</a>, <a href="http://www.firstdraft.it/">Luca De Pietro</a>, <a href="http://gdominici.wordpress.com/">Gianni Dominici</a>, <a href="http://claudioforghieri.blogspot.com/">Claudio Forghieri</a>, <a href="http://www.giurdanella.it/">Carmelo Giurdanella</a>, <a href="http://www.innovatoripa.it/blogs/smarras">Salvatore Marras</a>, <a href="http://daily.wired.it/blog/codice_aperto">Flavia Marzano</a>, <a href="http://www.guidoscorza.it/">Guido Scorza</a>.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Twitter, uffici stampa e piccoli esempi di intelligenza collettiva</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 00:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni Sparse]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Come spesso mi accade, Venerdì scorso stavo facendo lezione. Questa volta ad un gruppo di professionisti di un ufficio stampa che si stanno avvicinando al mondo dei Social Network. Mi sono quindi trovato a parlare di Twitter e, per mostrare il suo funzionamento, ho spedito questo tweet: Naturalmente alcune delle persone che mi seguono (e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come spesso mi accade, Venerdì scorso stavo facendo lezione. Questa volta ad un gruppo di professionisti di un ufficio stampa che si stanno avvicinando al mondo dei Social Network. Mi sono quindi trovato a parlare di Twitter e, per mostrare il suo funzionamento, ho spedito <a href="http://twitter.com/#!/stefanoepifani/status/119760913292197888">questo tweet</a>:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/ufficiostampa.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1164" title="ufficiostampa" src="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/ufficiostampa.png" alt="" width="461" height="192" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente alcune delle persone che mi seguono (e che seguo) hanno risposto con dei semplici &#8211; ma sempre utili &#8211; consigli. Rileggendo le loro risposte mi sono accorto che è sorto un bel decalogo a più voci, frutto di quella stupenda cosa che è l&#8217;intelligenza collettiva della rete, in grado di sviluppare processi di costruzione condivisa della conoscenza (cosa sempre più rara, tuttavia, con la frammentazione delle conversazioni che è conseguente alla sempre maggiore diffusione dei Social Network Site come Facebook e, appunto, Twitter).</p>
<p style="text-align: justify;">Riporto quindi qui di seguito il decalogo, ad uso e consumo di quanti vogliano leggerlo in un contesto più &#8220;strutturato&#8221; del fluidissimo Twitter&#8230;</p>
<ol>
<li>Non incollare &#8220;paro paro&#8221; il titolo di un comunicato stampa, ma adattarlo alle potenzialità, allo stile ed alle regole di Twitter (<a href="http://twitter.com/#!/dileovale/status/119761468941025280">Valentina Di Leo</a>);</li>
<li>Usare un linguaggio asciutto ed essenziale, visto che Twitter nei suoi 140 caratteri lascia passare solo pensieri &#8220;nudi e crudi&#8221; (<a href="http://twitter.com/#!/Nexos90/status/119761575803494401">Samuele Vinanzi</a>);</li>
<li>Non importare contenuti (solo) da Facebook (<a href="http://twitter.com/#!/lucabecattini/status/119761921875521536">Luca Becattini</a>)</li>
<li>Twitter è come un puzzle: ognuno mette una tessera e il quadro d&#8217;insieme emerge spontaneamente (<a href="http://twitter.com/#!/Damte/status/119762034643582977">Damiano</a>)</li>
<li>Twitter è informazione in tempo reale: sfruttare questa caratteristica (<a href="http://twitter.com/#!/PaoloOn/status/119762149437485057">Paolo Rinaldo</a>)</li>
<li>Giocare [NDR: con gli utenti, per creare engagement] (<a href="http://twitter.com/#!/framino/status/119762287698518017">Framino</a>)</li>
<li>Bandire l&#8217;ufficiostampese dai Tweet (<a href="http://twitter.com/#!/VisioniPost/status/119762594155335681">Antonio Rettura</a>)</li>
<li>Twitter è un <em>do ut des</em> di sintesi: l&#8217;impegno che ci metti a scrivere in 140 caratteri lo guadagni in rapidità di lettura (<a href="http://twitter.com/#!/GianfrancoAnd/status/119762996019986433">Gianfranco Andriola</a>)</li>
<li>Evitare di inondare l&#8217;utente di Tweet: cercare di trasmettere la personalità, piuttosto che il flusso (<a href="http://twitter.com/#!/lullabyweb/status/119767284150571009">Alessandra</a>)</li>
<li>Il decimo è un consiglio di <a href="http://blog.tambuweb.it/">Tambu</a> (al secolo Marco Cilia) che letto <a href="http://twitter.com/#!/tambu/status/119761261385879552">così come è stato scritto</a> può sembrare un po&#8217; iettatorio, ma vogliamo considerarlo un sano invito all&#8217;aggiornamento professionale! <img src='http://blog.stefanoepifani.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </li>
</ol>
<div>Grazie a tutti e dieci!</div>
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		<item>
		<title>Alcune riflessioni su PA e social network per la rivista eGov di Maggioli</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/StefanoEpifani/~3/kG6Tnbgrujk/</link>
		<comments>http://blog.stefanoepifani.it/detto-in-giro/alcune-riflessioni-su-pa-e-social-network-per-la-rivista-egov-di-maggioli/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Forghieri]]></category>
		<category><![CDATA[eGov]]></category>
		<category><![CDATA[innovatoripa]]></category>
		<category><![CDATA[Maggioli]]></category>
		<category><![CDATA[Make or Buy]]></category>
		<category><![CDATA[PA]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;amico Claudio Forghieri qualche giorno fa mi ha chiesto di rispondere a due domande relative al rapporto tra Pubblica Amministrazione e Social Network per il canale YouTube InnovazioneTV della rivista eGov, di Maggioli (nel comitato scientifico della quale sono entrato da quest&#8217;anno). Le due domande sono le seguenti: cosa deve avere il sito di una PA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;amico <a href="http://claudioforghieri.blogspot.com/">Claudio Forghieri</a> qualche giorno fa mi ha chiesto di rispondere a <strong>due domande</strong> relative al rapporto tra <strong>Pubblica Amministrazione</strong> e<strong> Social Network</strong> per il canale YouTube <a href="http://www.youtube.com/user/Innovazionetv">InnovazioneTV</a> della rivista <a href="http://www.egovnews.it/">eGov</a>, di <a href="http://www.maggioli.it/">Maggioli</a> (nel comitato scientifico della quale sono entrato da quest&#8217;anno).</p>
<p style="text-align: justify;">Le due domande sono le seguenti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>cosa deve avere il sito di una PA per potersi definire &#8220;2.0&#8243;?</li>
<li>quali sono le principali considerazioni da fare rispetto al make or buy di soluzioni di social networking per una PA?</li>
</ul>
<div style="text-align: justify;">Il target è quello degli amministratori pubblici che vogliono avvicinarsi a questa tematica&#8230; Ogni domanda in realtà richiederebbe ben più dei 5 minuti impiegati per fornire una primissima risposta, ma mi piacerebbe avere le vostre opinioni in proposito!</div>
<p>
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/X4VGDbnuhoc?rel=0" frameborder="0" width="450" height="259"></iframe>
<p>
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/i7cog85o8iM?rel=0" frameborder="0" width="450" height="259"></iframe><br />
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		<item>
		<title>Innovatori Jam 2011: per disegnare insieme la mappa dell’innovazione in Italia</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/StefanoEpifani/~3/fh8vzbPgaow/</link>
		<comments>http://blog.stefanoepifani.it/considerazioni-sparse/innovatori-jam-2011-per-disegnare-insieme-la-mappa-dellinnovazione-in-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 10:06:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni Sparse]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[#ij11]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Open Data]]></category>

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		<description><![CDATA[Vuoi contribuire alla costruzione dell&#8217;agenda dell&#8217;Innovazione in Italia? Farlo è semplice: partecipa a “INNOVATORI JAM 2011”, iniziativa organizzata dall’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione che si svolgerà in Rete (all’indirizzo www.innovatorijam.it, hashtag:#ij11) dalle ore 8,00 del 13 settembre alle 24 del 14 settembre 2011. L&#8217;evento &#8211; una vera e propria maratona di 40 ore &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vuoi contribuire alla costruzione dell&#8217;agenda dell&#8217;Innovazione in Italia? Farlo è semplice: partecipa a “<strong>INNOVATORI JAM 2011</strong>”, iniziativa organizzata dall’<em>Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione</em> che si svolgerà in Rete (all’indirizzo <a href="http://www.innovatorijam.it/">www.innovatorijam.it</a>, hashtag:<a href="http://twitter.com/search/%23ij11">#ij11</a>) dalle ore 8,00 del 13 settembre alle 24 del 14 settembre 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;evento &#8211; una vera e propria maratona di 40 ore &#8211; si propone di far convergere il maggior numero possibile di esperti, appassionati o semplici interessati intorno a 10 temi importanti per l&#8217;innovazione nel nostro Paese:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Innovazione e internazionalizzazione: Italia degli Innovatori<br />
2. Giovani, talento e merito nella ricerca e nell’innovazione<br />
3. Start up, incubatori, venture capital<br />
4. I ranking dell’innovazione<br />
5. Accessibilità, apps e nuovi canali<br />
6. Digital agenda: open data, cloud computing e banda larga<br />
7. E-commerce &amp; e-tourism<br />
8. Il Codice dell’Amministrazione Digitale<br />
9. Informazione e nuovi canali<br />
10. Le Smart Cities del futuro</p>
<p style="text-align: justify;">Ad animare i dieci forum sono state chiamate alcune delle realtà italiane più attive sui temi dell’innovazione, tra le quali l&#8217;<a href="http://www.datagov.it">Associazione Italiana per l&#8217;Open Government</a>, della quale sono direttore.</p>
<p style="text-align: justify;">Citando <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/">Ernesto</a>:</p>
<blockquote><p>La <strong>sfida</strong> è ambiziosa: definire, in 40 ore, gli obiettivi dell’agenda digitale di cui l’Italia ha bisogno; si tratta di un’occasione imperdibile per affermare l’utilità e l’urgenza di intraprendere politiche di <em>Open Data</em> in ragione dei benefici che ne ricaverebbero Enti, imprese e cittadini.</p>
<p>Il <strong>metodo</strong>, finalmente, è <em>open, </em>usa gli strumenti del Web e fa ricorso all’intelligenza collettiva.</p>
<p>La <strong>promessa</strong> degli organizzatori è che i risultati della discussione saranno portati all’attenzione dei decisori.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"> Io sarò coinvolto nelle discussioni che riguardano l’<a href="http://www.innovatorijam.it/i-forum/forum-6/">Open Data</a>. Tutti coloro che vogliono partecipare possono richiedere un invito all’indirizzo <strong>eventi@datagov.it</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="feedflare">
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		<item>
		<title>Phishing su Twitter: Attenzione all’URL di Twitter!!!</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/StefanoEpifani/~3/kF_yQfko4Ak/</link>
		<comments>http://blog.stefanoepifani.it/considerazioni-sparse/phishing-su-twitter-attenzione-allurl-di-twitter/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 19:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni Sparse]]></category>
		<category><![CDATA[Phishing]]></category>
		<category><![CDATA[polli]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Come sapete su questo blog non mi occupo quasi mai di questioni prettamente &#8220;tecniche&#8221;, ma penso sia utile fare un&#8217;eccezione per un sistema di phishing particolarmente &#8220;virale&#8221; che si sta diffondendo in questi giorni su Twitter. Sistema che, a giudicare dai Direct Message che ricevo, sta &#8220;confondendo&#8221; anche moltissimi utenti esperti (o sedicenti tali). In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come sapete su questo blog non mi occupo quasi mai di questioni prettamente &#8220;tecniche&#8221;, ma penso sia utile fare un&#8217;eccezione per un sistema di phishing particolarmente &#8220;virale&#8221; che si sta diffondendo in questi giorni su Twitter. Sistema che, a giudicare dai Direct Message che ricevo, sta &#8220;confondendo&#8221; anche moltissimi utenti esperti (o sedicenti tali).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In sintesi il sistema funziona così</strong>: vi arriva un Direct Message simile ad uno di quelli riportati qui sotto, inviato dall&#8217;account di un vostro follower:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/twitterpishing.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1145" title="twitterpishing" src="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/twitterpishing.png" alt="" width="352" height="68" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/twitterpishing2.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1146" title="twitterpishing2" src="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/twitterpishing2.png" alt="" width="361" height="67" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il messaggio è credibile ed invita a collegarvsi ad un link dove, presumibilmente, troverete il contenuto promesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo che invece che il contenuto in questione ci si trova di fronte a quella che sembra essere la schermata di login di Twitter.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/Schermata-08-2455805-alle-20.24.26.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1148" title="Schermata 08-2455805 alle 20.24.26" src="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/Schermata-08-2455805-alle-20.24.26-300x161.png" alt="" width="300" height="161" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I più accorti noteranno l&#8217;indirizzo diverso, ed eviteranno accuratamente di inserire le proprie credenziali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/logintwitter.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1149" title="logintwitter" src="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/logintwitter.jpg" alt="" width="634" height="358" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I meno attenti, invece, le inseriranno. E forniranno così al &#8220;pescatore&#8221; tutti i dati necessari per entrare nel proprio account ed iniziare a mandare DM a tutti i contatti della malcapitata ed ingenua vittima.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrerebbe inutile ribadire che non si devono inserire le proprie credenziali senza aver verificato di essere davvero collegati al sito giusto. Tutti i sistemi di Phishing sono uguali, e questo non fa eccezione. Eppure questo sistema sta mietendo  moltissime vittime &#8220;illustri&#8221; (ovvero presumibilmente esperte) e quindi, come si dice&#8230; <strong>repetita iuvant</strong>!</p>
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		<item>
		<title>Direste che questa ragazza non esiste? La storia di Eguchi Aimi, Star “virtuale” …e per questo perfetta?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/StefanoEpifani/~3/o0cm5mhRkN8/</link>
		<comments>http://blog.stefanoepifani.it/detto-in-giro/direste-che-questa-ragazza-non-esiste-la-storia-di-eguchi-aimi-star-virtuale-e-per-questo-perfetta/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 12:13:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[AKB48]]></category>
		<category><![CDATA[Eguchi Aimi]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Hatsune Miku]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella mia rubrica Non Solo Cyber, sull&#8217;Espresso di qualche settimana fa, ho parlato del caso di Eguchi Aimi, star &#8220;virtuale&#8221; giapponese. Eh si, perché la gentile fanciulla dell&#8217;immagine qui di fianco in realtà non esiste. O meglio, esiste solo nella memoria dei computer che l&#8217;hanno generata. Ecco le mie considerazioni, e voi che ne pensate? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/Eguchi-Aimi.png"><img class="size-medium wp-image-1141 alignleft" style="margin: 5px;" title="Eguchi-Aimi" src="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/Eguchi-Aimi-e1313928109200-300x168.png" alt="" width="300" height="168" /></a><em>Nella mia rubrica Non Solo Cyber, sull&#8217;Espresso di qualche settimana fa, ho parlato del caso di Eguchi Aimi, star &#8220;virtuale&#8221; giapponese. Eh si, perché la gentile fanciulla dell&#8217;immagine qui di fianco in realtà non esiste. O meglio, esiste solo nella memoria dei computer che l&#8217;hanno generata. Ecco le mie considerazioni, e voi che ne pensate?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Yh_BC_HU_lk&amp;NR=1">Eguchi Aimi</a> è una cantante giapponese del gruppo AKB48. È bella, brava e molto famosa (…in patria). Ma non saremmo certo qui a parlarne se non fosse per un piccolo particolare: in realtà non esiste. La bella star sedicenne, infatti, è un prodotto “virtuale” realizzato dalla sintesi dei tratti somatici delle altre cantanti del gruppo. A rivelarlo è stato il management delle AKB48, messo alle strette dal video di uno sponsor che mostra come Eguchi sia stata “prodotta” utilizzando il computer. Insomma: centinaia di migliaia di fan non si sono appassionati per una nuova giovane stella della musica giapponese, ma per un hard disk contenente i 150 gigabyte di dati che ne rappresentano la reale essenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è la prima volta che in Giappone si tenta la strada della star virtuale (un ologramma canterino di nome <a href="http://www.youtube.com/watch?v=DTXO7KGHtjI">Hatsune Miku</a> riempie da tempo gli stadi del Sol Levante), ma è la prima volta in cui lo si fa senza che i fan siano realmente consapevoli di emozionarsi per un avatar.</p>
<p style="text-align: justify;">La bella Eguchi fa riflettere su quanto sia facile, oggi, alterare la realtà dei nostri limitati sensi grazie alle meraviglie della tecnologia. In un mondo in cui analogico e digitale si fondono, fisico e immateriale si confondono, virtuale e reale si integrano e si compenetrano in un gioco di specchi e di rimandi sempre più inestricabile, forse la bella Eguchi rappresenta la star perfetta. Realmente virtuale e virtualmente eterna.</p>
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		<title>A Start (Radio 1), per parlare della crisi di Wikipedia e delle sue motivazioni</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 07:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni Sparse]]></category>
		<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Jimmy Wales]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Plastina]]></category>
		<category><![CDATA[Radio Uno]]></category>
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		<description><![CDATA[Recentemente Jimmy Wales, nel corso della conferenza annuale di Wikimedia Foundation, si è dichiarato preoccupato per il significativo calo di collaboratori che alimentano Wikipedia. La causa è probabilmente da ricercare nel dilagare dei Social Network, che rubano tempo a quelli che in precedenza questo tempo lo impiegavano per popolare Wikipedia, sostiene Wales. Personalmente ritengo invece [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Recentemente Jimmy Wales, nel corso della conferenza annuale di Wikimedia Foundation, si è <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=9355&amp;ID_sezione=38">dichiarato</a> preoccupato per il significativo calo di collaboratori che alimentano Wikipedia. La causa è probabilmente da ricercare nel dilagare dei Social Network, che rubano tempo a quelli che in precedenza questo tempo lo impiegavano per popolare Wikipedia, sostiene Wales.</p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente ritengo invece che il calo dei collaboratori sia solo il sintomo del vero problema: non esser stati in grado di rinnovare l&#8217;interesse verso un progetto di importanza fondamentale (Wikipedia, con tutti i suoi difetti, è comunque l&#8217;esperimento di costruzione condivisa ed organizzata della conoscenza più articolato e significativo della storia dell&#8217;uomo).</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;era delle reti, Wikipedia ha mantenuto il suo approccio basato, più che su di esse, su un sistema di tipo prettamente comunitario. Qualche anno fa mi sono soffermato, sempre su questo blog, nel descrivere la <a href="http://blog.stefanoepifani.it/considerazioni-sparse/esiste-la-comunita-dei-bloggher-qualche-differenza-tra-comunita-e-rete/">differenza tra il concetto di comunità e quello di rete</a> nella gestione delle relazioni online. Wikipedia, in questi anni, ha sviluppato una forte comunità di contributori. Tuttavia, nell&#8217;era delle reti, l&#8217;approccio individualistico che dai blog si è sviluppato nei social network site non favorisce un processo anonimo di &#8220;cessione&#8221; della propria conoscenza, che nelle comunità (virtuali come reali) dall&#8217;individuo fluisce nel gruppo. I Social Network consentono un processo di conferimento del valore individuale verso la comunità con un modello che consente di mantenere la visibilità del proprio apporto. Wikipedia, al contrario, lavora su un principio del tutto opposto. Per intenderci: chi conosce il nome di un autore dell&#8217;enciclopedia libera?</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco: questa in estrema sintesi ritengo sia l&#8217;origine del problema. Non sono i social network site come Facebook che stanno &#8220;rubando tempo&#8221; agli autori di Wikipedia, è quest&#8217;ultima che non è stata in grado di sfruttare e valorizzare quelle dinamiche sociali proprie delle reti che &#8211; lavorando su elementi come la reputazione &#8211; possano spingere le persone a collaborare.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questo tema parliamo <del>oggi</del> il 18 Agosto<strong>*</strong> alle 11.30 a Start, spazio informativo di Radio Uno, al quale sono stato invitato da Pietro Plastina. Se qualcuno di voi è d&#8217;accordo (o meno) con la mia visione dei fatti, sarò più che felice di portare anche il suo punto di vista in trasmissione!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*</strong> <em>oggi sono saltate tutte le dirette per dare spazio a Tremonti e le sue comunicazioni in merito alla crisi finanziaria. L&#8217;occasione è buona per avere più tempo a disposizione per raccogliere i vostri pareri e portarli in trasmissione!</em></p>
<p style="text-align: center;"><strong>UPDATE</strong>: intervista fatta. L&#8217;audio lo trovate <a href="http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-f8fe04a2-16f2-483f-9601-e3cb9a8bca48.html">qui</a>!</p>
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		<title>Google Plus, Facebook and Twitter compared in an infographic (english version)</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 16:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[In English (!)]]></category>
		<category><![CDATA[English Post]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Google Plus]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network Site]]></category>
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		<description><![CDATA[Yesterday I made and published a simple infographic to compare the different ways in which Google+, Facebook and Twitter let the user build relationships and share contents. One of the most interesting things I noticed in Google+, a truly differentiating characteristic, is the fluidity. Let’s make an example: I usually write in italian and speak with [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Yesterday I made and published <a href="http://blog.stefanoepifani.it/considerazioni-sparse/google-facebook-e-twitter-a-confronto/">a simple infographic</a> to compare the different ways in which Google+, Facebook and Twitter let the user build relationships and share contents.</p>
<p style="text-align: justify;">One of the most interesting things I noticed in Google+, a truly differentiating characteristic, is the fluidity. Let’s make an example: I usually write in italian and speak with italian counterpart, and I do that on my blog, on facebook, on twitter, on friendfeed. The reason is that I’m italian and so are both the stakeholders I address and the context I live and work in.</p>
<p style="text-align: justify;">That said, with Google+ something seems to have changed: in the last days several non-italian experts have added me to their circles. Probably this is partly because we’re still a few on Google+, and so it’s normal to pay attention to people with whom we wouldn’t usually interact. Anyway I think it’s important that Goolge+ promotes a fluidity and openness that other Social Network Sites did not make possible (at least in my case).</p>
<p style="text-align: justify;">Yesterday some of my &#8220;new&#8221; contacts asked for an english version of the infographic. So, for this reason this blog sees his first post in English: the translated Infographic. Excuse me, blame Google!</p>
<p style="text-align: justify;">(<a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/FacebookTwitterGoogleEng.jpg">Click to enlarge</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/FacebookTwitterGoogleEng.jpg"><img title="FacebookTwitterGoogleEngSMALL" src="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/FacebookTwitterGoogleEngSMALL.jpg" alt="" width="500" height="722" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">French Versione <a href="http://www.ylegrand.com/blog/l39instant-neophyte-google-plus_15">here</a>. Thanks to Yohanne Legrand!</p>
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		<title>Google+, Facebook e Twitter a confronto</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 21:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni Sparse]]></category>
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		<category><![CDATA[Infografica]]></category>
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		<description><![CDATA[Google+ è il tema del momento per chi si occupa di Social Network. In questi giorni sono rimbalzate in rete pagine e pagine di commenti, impressioni, critiche, descrizioni della piattaforma social di Google. Riuscirà a sbaragliare Facebook? Metterà alle strette Twitter? Quanto impiegherà a sviluppare un processo di integrazione con le altre applicazioni di BigG come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://plus.google.com/102955998302474049864">Google+</a> è il tema del momento per chi si occupa di Social Network. In questi giorni sono rimbalzate in rete pagine e pagine di commenti, impressioni, critiche, descrizioni della piattaforma social di Google. Riuscirà a sbaragliare <a href="http://www.facebook.com/stefanoepifani">Facebook</a>? Metterà alle strette <a href="http://www.twitter.com/stefanoepifani">Twitter</a>? Quanto impiegherà a sviluppare un processo di integrazione con le altre applicazioni di BigG come la mail, il feedreader, la suite di office automation? E&#8217; presto per dirlo. Sarà necessario, per dare risposte sensate, verificare come risponderà l&#8217;utenza (quella normale, non i geek!).</p>
<p style="text-align: justify;">Ho ritenuto invece utile riassumere &#8211; per tutti quelli che me lo hanno chiesto &#8211; le principali differenze e le più importanti analogie tra Google+, Twitter e Facebook.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ho fatto ricorrendo ad una semplice infografica che riporto qui di seguito (per ingrandirla, cliccare sull&#8217;immagine). Spero vi sia utile!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/infografstampa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1105" title="GoogleTwitterFacebook" src="http://blog.stefanoepifani.it/wp-content/uploads/infografstampa-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a></p>
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		<title>Su Punto Informatico – Ce la meritiamo la libertà della Rete?</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 16:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[AGCom]]></category>
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		<category><![CDATA[Censura]]></category>
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		<description><![CDATA[Per la mia rubrica In Controluce, su Punto Informatico, questa settimana mi occupo della discussa delibera dell&#8217;AGCom. Il mio obiettivo non è certo quello di discuterne in termini di diritto, cosa che hanno già fatto amici e commentatori più bravi di me. Mi soffermo però su una specie di letargia che affligge la nostra rete. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per la mia rubrica <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=%22Stefano+Epifani%22&amp;t=4">In Controluce</a>, su Punto Informatico, questa settimana mi occupo della discussa delibera dell&#8217;AGCom. Il mio obiettivo non è certo quello di discuterne in termini di diritto, cosa che hanno già fatto <a href="http://www.guidoscorza.it/?p=2706">amici</a> e commentatori più bravi di me. Mi soffermo però su una specie di letargia che affligge la nostra rete. Una volta tanto, non me la prendo con &#8220;i soliti noti&#8221;, ossia con coloro i quali in rete ci vivono ed a volte di rete ci vivono, ma con gli utenti &#8220;normali&#8221;, che abituati ad Internet non si rendono conto che &#8211; a volte &#8211; i diritti bisogna guadagnarseli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quindi <a href="http://punto-informatico.it/3206484/PI/Commenti/controluce-rete-inutilmente-libera.aspx">il mio pezzo</a> per Punto Informatico&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1097"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono eventi, fatti ed avvenimenti che più che per la loro importanza in sé sono utili perché fanno riflette, nelle dinamiche che sviluppano, su questioni più generali.</p>
<p style="text-align: justify;">È il caso, ad esempio, del provvedimento previsto dall’AGCom: la delibera 668/2010  sul “<em>sistema di cancellazione per i siti sospettati di violare il diritto d’autore</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">In pratica questa delibera farebbe di Calabrò una specie di giustiziere della notte al soldo dell’industria dei contenuti che, in barba al principio di suddivisione dei poteri, potrebbe decidere in cinque giorni e senza contraddittorio di chiudere qualsiasi sito che fosse sospettato di aver violato, con i suoi contenuti, le norme sul diritto d’autore.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esperti hanno già detto molto sul perché tale regolamento costituirebbe un mostro giuridico. Tanti bit sono stati spesi sui rischi reali che deriverebbero dalla sua attuazione. Proteste vibrate sono venute dalle associazioni a difesa dei diritti (digitali) dei cittadini. Parole di allarme sono state pronunciate dai più attenti commentatori dei fatti della rete italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c’è qualcosa, in tutto ciò, di profondamente inquietante.</p>
<p style="text-align: justify;">E non è il fatto che con un’arroganza senza pari l’AGCom abbia ignorato bellamente qualsiasi suggerimento. Nè il fatto che &#8211; siapure prevedibilmente &#8211; tale notizia abbia faticato molto ad uscire sui media mainstream. Ad inquietare è l’atarassia con la quale stanno reagendo a questa notizia gli utenti della Rete italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, tutto potrebbe risolversi con un Ballon d’essai se – come pare – si aprisse una consultazione pubblica. O se il regolamento venisse impugnato e portato al TAR. Sta di fatto che ad oggi il rischio di un provvedimento liberticida esiste. E sta di fatto che – a parte il ristretto gruppo dei soliti noti che se ne occupano – tutto tace.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure sono passati meno di quindici giorni da quando commentatori di ogni risma non potevano che ammettere come – con la vittoria dei Referendum – la rete avesse dimostrato di aver superato la barriera degli esperti, essendo arrivata ormai alla gente comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma dov’è questa gente comune, ora che si tratta di difendere quella rete che a detta di molti è stata determinante per la vittoria dei SI? Dove sono quegli utenti di Facebook che (anche) grazie a questo strumento di libertà hanno potuto far trionfare il loro parere? Dove sono gli utenti della rete italiana quando si tratta di difendere la libertà del loro strumento di libertà?</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema dei diritti, una volta acquisiti, è che ci abitua presto ad averli e non se ne considera più il valore. Né ci si rende conto di quanto sia facile perderli, per quanto difficile sia stato stato acquisirli.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse per questo motivo mentre in Turchia scendono in massa a migliaia per difendere la loro libertà di mantenere libera Internet, in Italia i movimenti che stanno organizzando la Notte della Rete del 5 Luglio prossimo le hanno dato ritmi da After Hours più che da sit-in di protesta. Alle nove tutti a casa, o a mangiare una pizza assieme. Che tanto con la pancia vuota si protesta male. E poi sennò non ci viene nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, ad essere inquietante non è un provvedimento che probabilmente questa volta verrà disinnescato. È inquietante il fatto che la manifesta indifferenza di gran parte degli utenti della Rete, inconsapevoli dei loro diritti e del rischio di perderli, è un segnale forte e chiaro per chi un giorno questi diritti volesse davvero attaccarli. Oggi è un regolamento dell’AGCom, domani non sappiamo quale potrebbe essere lo strumento per limitare la libertà della Rete. Ciò che sappiamo è che chi volesse proporlo sa che potrebbe farlo senza sollevare troppo rumore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che sappiamo, in ultima analisi, è dove sono gli utenti mentre si discutono le sorti della libertà in Rete. Delle loro libertà. Ce lo dicono i trending topic di Twitter: a parlare di Hanna Montana e di Ciao Darvin. Ce lo dice Google Trend: a cercare “Tamarreide”.  E viene il dubbio – parafrasando Andreotti – che difendere la libertà della rete in Italia non sia difficile: sia inutile.</p>
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		<title>Comunicare la politica online: il giorno dopo</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 09:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[vox politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra messaggi su Facebook, SMS, mail e quant&#8217;altro non potevo non ritagliarmi cinque minuti per ringraziare tutti anche da qui. Di cosa? Naturalmente di aver contribuito &#8211; a vario titolo &#8211; a fare della giornata di ieri un momento interessante, interattivo, vivo. In una parola: speciale. E quindi grazie a tutti: agli ospiti che hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra messaggi su Facebook, SMS, mail e quant&#8217;altro non potevo non ritagliarmi cinque minuti per ringraziare tutti anche da qui. Di cosa? Naturalmente di aver contribuito &#8211; a vario titolo &#8211; a fare della <a href="http://consenso20.eventbrite.com">giornata di ieri</a> un momento interessante, interattivo, vivo. In una parola: speciale. E quindi grazie a tutti: agli ospiti che hanno accettato di partecipare, agli amici che si son prestati a moderare i panel, ai partecipanti che son arrivati sino al centro di Roma nella giornata più calda del mese, ai colleghi con i quali negli ultimi mesi ho condiviso il percorso che ci ha portato al <a href="http://issuu.com/infodocs/docs/manualedicomunicazionepoliticainrete?mode=embed&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true">libro</a> (ed a molte altre cose).</p>
<p style="text-align: justify;">Il convegno di ieri è andato bene. Bene oltre le aspettative. è andato bene per l&#8217;affluenza (i commessi della Camera hanno addirittura &#8211; purtroppo &#8211; lasciato fuori qualcuno perché la sala era troppo piena), per la presenza dei media, perché su 12 ospiti non c&#8217;è stata nemmeno una defezione (e chi organizza convegni sa quanto ciò sia raro). Ma soprattutto perchè sono state dette dai partecipanti molte, moltissime cose interessanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei prossimi giorni cercheremo con Alessio, Magda e Roberto di fare un po&#8217; d&#8217;ordine nelle mille cose che sono emerse e pubblicheremo un post riassuntivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il momento, grazie a tutti!</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Su Punto Informatico – Sky, Current e l’apologia di un universo ingenuo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 18:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Current]]></category>
		<category><![CDATA[Gaia Bottà]]></category>
		<category><![CDATA[In Controluce]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Annunziata]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Mattone]]></category>
		<category><![CDATA[Punto Informatico]]></category>
		<category><![CDATA[Sky]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Tessarolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Troppo spesso capita che si percorrano strade parallele senza mai incrociarsi: la Rete è bella anche perchè favorisce questi incroci. Ed è stato particolarmente stimolante prima incrociare Massimo Mattone, Direttore di Punto Informatico, e poi incontrare Luca Annunziata e Gaia Bottà, gli editor del quotidiano.  Dall&#8217;incontro con Luca e Gaia &#8211; due persone di raro entusiasmo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Troppo spesso capita che si percorrano strade parallele senza mai incrociarsi: la Rete è bella anche perchè favorisce questi incroci. Ed è stato particolarmente stimolante prima incrociare Massimo Mattone, Direttore di <a href="http://www.punto-informatico.it">Punto Informatico</a>, e poi incontrare Luca Annunziata e Gaia Bottà, gli editor del quotidiano.  Dall&#8217;incontro con Luca e Gaia &#8211; due persone di raro entusiasmo e grande passione &#8211; è nata l&#8217;idea di uno spazio dal quale guardare &#8220;In Controluce&#8221; i fatti della Rete, che inauguro con un commento sulla vicenda Sky-Current.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualsiasi commento in proposito  non può che partire da una considerazione di fondo: sarebbe un grande peccato se l&#8217;esperienza di Current andasse in qualche modo persa o snaturata. Qualcuno si è posto il problema di chi in Current oggi lavora. Certo, per loro saranno giornate difficili, ma &#8211; conoscendo alcuni dei trenta professionisti che lavorano in Current &#8211; non ho alcun dubbio sul  fatto che con l&#8217;esperienza che hanno maturato sotto la guida di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/TTessarolo/">Tommaso</a> e l&#8217;expertise specifico acquisito in questi anni non impiegherebbero che una manciata di giorni a piazzarsi sul mercato. Il punto è un altro: salvare un canale che fa davvero dell&#8217;informazione libera una bandiera ed un modo di essere. E farlo, purtroppo, passa dall&#8217;identificazione di un modello di business sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;ma ecco <a href="http://punto-informatico.it/3171579/PI/Commenti/controluce-sky-current-apologia-un-universo-ingenuo.aspx">il mio articolo</a> per Punto Informatico&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1089"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le <a href="http://punto-informatico.it/3167731/PI/News/current-tv-italia-verso-chiusura.aspx" target="_blank">vicende</a> che vedono in questi giorni <a href="http://punto-informatico.it/3170017/PI/Commenti/contrappunti-voglia-cambiare-tv.aspx" target="_blank">contrapporsi</a> SKY e <em>Current</em> sono ormai note ai più. La scorsa settimana Al Gore &#8211; con una vera e propria chiamata alle armi della blogosfera italica &#8211; ha annunciato che esiste il concreto rischio di chiusura di <em>Current</em> in Italia per problemi contrattuali con SKY. In sostanza l&#8217;offerta economica di SKY nei confronti di <em>Current TV</em> sarebbe &#8211; secondo i vertici del canale di Al Gore &#8211; inaccettabile. Anzi: fatta per essere rifiutata e quasi insultante.</p>
<p>Non sono ancora del tutto chiari i motivi del divorzio. Inizialmente Gore ha paventato l&#8217;ipotesi che ci si trovasse di fronte al tentativo di Murdoch di fare un favore a Silvio Berlusconi. Poi invece è parso che non si trattasse di un favore ma, al contrario, di una ripicca. Sempre Murdoch, infatti, non avrebbe digerito l&#8217;assunzione da parte di <em>Current</em> di un giornalista appena cacciato da SKY, Keith Olbermann: una specie di Santoro a stelle e strisce.</p>
<p>SKY, dal canto suo, risponde riportando la diatriba su una dimensione di business: i dati d&#8217;ascolto di <em>Current</em> e la situazione complessiva inerente la rete non consentirebbero un&#8217;offerta economica più alta di quella fatta. A condire il tutto un po&#8217; di battibecchi su lettere pubblicate con cifre sbianchettate da SKY e prontamente ripubblicate in chiaro da <em>Current</em>. E l&#8217;inevitabile balletto sulle cifre relative ad utenti e dati d&#8217;ascolto: come per le manifestazioni di piazza, in crescita secondo i manifestanti (<em>Current</em>), in calo secondo la questura (SKY). Questi, più o meno, i fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vale però la pena fare alcune considerazioni.</p>
<p>Nel merito, a oggi non vi sono gli strumenti per capire come siano andate davvero le cose. Non c&#8217;è chiarezza sull&#8217;<a rel="nofollow" href="http://nocensura.current.com/#section3" target="_blank">effettivo scenario</a> contrattuale, non c&#8217;è chiarezza sulle <a rel="nofollow" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/current-tv-la-verita-sui-soldi/113085/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=twitter&amp;utm_campaign=Feed%3A+IlFattoQuotidianoBlog+%28I+Blog+del+Fatto+Quotidiano%29&amp;utm_content=FriendFeed+Bot" target="_blank">reali cifre</a> in gioco, non c&#8217;è chiarezza sui <a rel="nofollow" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/23/current-tv-la-verita-sui-soldi/113085/" target="_blank">dati d&#8217;ascolto</a> e sulla loro <a rel="nofollow" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/21/current-tv-la-verita-sui-dati-d%E2%80%99ascolto/112802/" target="_blank">reale rilevanza</a> nella ridiscussione del contratto. Insomma: l&#8217;unica cosa chiara è che non c&#8217;è molto di chiaro. Il balletto sui dati d&#8217;ascolto è stato condotto più o meno come quando si compra la mortadella all&#8217;alimentari: tira e molla per metterne un po&#8217; di più o un po&#8217; di meno, salvo poi scoprire che la differenza effettiva è trascurabile. Non sono certo una manciata di punti percentuali a determinare l&#8217;interesse di un operatore come SKY verso un canale come <em>Current</em>.</p>
<p>Piuttosto: quanto la presenza di <em>Current</em> nel bouquet dei canali SKY è utile a SKY per acquisire nuovi contratti? Quanto è strategica? In altri termini, quanto è importante per SKY poter dire che all&#8217;interno della suo walled garden trova posto un canale con le caratteristiche uniche che può vantare <em>Current</em>? Ci sono clienti potenziali che per questo fattore possono orientare il proprio acquisto verso SKY? Non ha importanza se poi alcuni di questi clienti in effetti non si sintonizzeranno mai sul canale 130. È un po&#8217; come per alcuni elettrodomestici: l&#8217;importante non è usarli, ma averli a disposizione e sapere di poterli usare all&#8217;occorrenza. Il ruolo di questo fattore e di altri come questo pesa molto più di alcuni punti percentuali nei dati di ascolto. E questo lo sanno sia SKY che <em>Current</em>.</p>
<p>Nel metodo, varrebbe la pena di capire quanto sarà stata utile &#8211; alla fine dei giochi &#8211; la strategia di Al Gore in questo momento di crisi. Certo, sarà pur vero che &#8220;piove, Governo ladro&#8221;, ma pensare che Murdoch (si, proprio lui, uno dei nemici giurati di Berlusconi) volesse ingraziarsi il Premier, e volesse oltretutto usare <em>Current</em> come merce di scambio, pare quantomeno improbabile. Ed anche un po&#8217; pretenzioso, a dire il vero. Insomma: che <em>Current</em>sia in questo momento politico tanto importante da rappresentare una preoccupazione per il Cavaliere è un&#8217;ipotesi decisamente ardita. Tutto sommato è più probabile il litigio con il Santoro a stelle e strisce. Ma Gore deve aver pensato che buttarla in politica, in un paese mediterraneo e pronto al dibattito come il nostro, non avrebbe di certo guastato.</p>
<p>C&#8217;è da dire che farlo ha però i suoi rischi. Perché ben venga la campagna contro la censura e per la libertà di informazione, ma qui alla fine si sta discutendo dell&#8217;importo di un contratto, che oltretutto non è così spropositatamente fuori luogo se paragonato a quello di canali con analoghe dinamiche d&#8217;ascolto. Insomma: una cosa sono le lotte per la libertà &#8211; lotte che<em>Current</em> ha sempre sostenuto e promosso con coraggio e con forza &#8211; un&#8217;altra cosa è il fatto che nel sostenere queste lotte non abbia trovato, nel frattempo, un modello di business sostenibile. Modello di business tanto più importante quanto più <em>Current</em> ha intrinsecamente la necessità di porsi di fronte ai suoi ascoltatori come una voce indipendente. E una voce indipendente non può far dipendere la sua esistenza dal contratto con un editore &#8220;brutto e cattivo&#8221; come Murdoch.</p>
<p>Tuttavia, nello giocare le sue carte Al Gore è stato tutt&#8217;altro che sprovveduto. Non ha infatti indetto una conferenza stampa, non ha invitato i giornalisti. Ma i blogger. Ossia quel gruppo di persone che magari non guardano <em>Current</em> perché tutto sommato non ne hanno bisogno, ma che ne condividono la filosofia, la visione, le logiche. Insomma: Al Gore ha giocato la carta del coinvolgimento emotivo. Ed in questo ha avuto successo. Già nel corso della non-conferenza stampa (il &#8220;non-&#8221; perché non c&#8217;era la stampa) i blogger, seppur privati di alcuni dei loro preziosi strumenti &#8211; non si potevano scattare foto né effettuare riprese &#8211; hanno cominciato a <em>tweettare</em> e postare tutto il loro sdegno ed il loro allarme sotto la bandiera del<em>#salviamocurrent</em>.</p>
<p>E proprio questo, forse, è il lato più interessante di tutta la vicenda. Al Gore ha avuto la capacità di sfruttare il vero capitale della sua rete: il capitale sociale rappresentato da quel gruppo di persone che forse nessun&#8217;altro canale satellitare può vantare. <strong>Salviamo Current</strong>, salviamocurrent, <a rel="nofollow" href="https://twitter.com/#!/search/%23salviamocurrent" target="_blank">#salviamocurrent</a>. Un mantra che in poco più di un weekend ha prodotto quasi <a rel="nofollow" href="http://punto-informatico.it/3171579/PI/Commenti/salviamocurrent" target="_blank">30mila istanze su Google</a>, e che &#8220;piace&#8221; a ben 15mila persone che <a rel="nofollow" href="http://www.facebook.com/pages/Salviamo-Current/103501059739439" target="_blank">su Facebook</a> hanno aderito alla pagina di supporto prontamente realizzata. Eppure qualcosa non quadra. Perché questo mantra, indipendentemente da chi dimostrerà di aver avuto ragione, è stato un mantra recitato in maniera quasi acritica, plebiscitaria, corale. L&#8217;ennesima prova di buonismo di quell&#8217;universo ingenuo e di buoni propositi che è la blogosfera.</p>
<p>Una blogosfera che alla faccia del <em>fact-checking</em> ha immediatamente giudicato e condannato SKY, elevando Current ad ennesima vittima dei &#8220;cattivi&#8221; che vogliono far tacere la Verità (quella con la V maiuscola). Insomma: poco importa che SKY abbia ragione o torto. Poco importa che<em>Current</em> abbia ragione o torto. Poco importa dei fatti. Quello che importa è che Al Gore &#8211; l&#8217;uomo che di se stesso dice di aver &#8220;inventato&#8221; internet e del quale qualcuno dice che è riuscito a perdere un&#8217;elezione presidenziale già vinta &#8211; ha chiamato a raccolta il suo popolo. Ed il suo popolo ha risposto. Senza se e senza ma. Senza chiedersi perché. Senza chiedersi se il vero problema consista in un deliberato attacco alla libertà d&#8217;espressione o piuttosto, molto più prosaicamente, il taglio di un contratto.</p>
<p>Non importa che sia l&#8217;uno o l&#8217;altro. Nessuno (o quasi) se lo è chiesto. E nessuno uscirà bene da questa chiamata alle armi. Non ne esce bene SKY, che ha forse sottovalutato il ruolo di <em>Current</em>nell&#8217;immaginario collettivo di chi appartiene ad una determinata cultura. Non ne esce bene il mondo dei blogger, che non ha mostrato una grande capacità critica e di analisi (il &#8220;pensiero unico della blogosfera&#8221; incombe). Ma soprattutto non ne esce bene Al Gore, che invece di adoperarsi per risolvere il problema reale &#8211; che comunque è un problema relativo al modello di business della sua creatura &#8211; ha spinto le persone che credono in lui ed in ciò che rappresenta ad una protesta che sposta pericolosamente gli equilibri del gioco da una partita di principio ad una partita di portafoglio.</p>
<p>Speriamo che, almeno, alla fine di questa vicenda ne escano bene quelli che in <em>Current</em>lavorano e credono: tutte persone di grande esperienza e valore morale. Quanto a quel fantastico universo ingenuo dei blogger, sarebbe bello se dimostrasse una concretezza della quale lo stesso Al Gore non è stato capace: quanto costa mantenere in vita <em>Current</em>? Anzi, quanto costa rilanciare una <em>Current</em> rinnovata, che non abbia bisogno di un editore &#8220;brutto e cattivo&#8221; per sopravvivere? Sicuramente costa di più di un <em>Mi Piace</em> su Facebook, ma meno di quanto si pensi. Io la mia parte &#8211; conoscendo chi lavora in <em>Current</em> &#8211; son disposto a versarla domani: e voi?</p>
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		<title>Su Punto Informatico – Il ruolo della Rete nelle Elezioni Amministrative: 2009 – 2011 a confronto</title>
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		<comments>http://blog.stefanoepifani.it/detto-in-giro/su-punto-informatico-il-ruolo-della-rete-nelle-elezioni-amministrative-2009-2011-a-confronto/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 May 2011 13:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Detto in giro]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrative 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Punto Informatico]]></category>
		<category><![CDATA[VoxPolitica]]></category>

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		<description><![CDATA[Come sa chi mi segue da un po&#8217;, da ormai molti anni con un motivato gruppo di collaboratori (Salvatore, popola &#8216;sto blog, sennò chiudilo!!! ) analizzo le modalità di comunicazione online dei politici italiani. Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un&#8217;anteprima dei risultati della rilevazione delle Amministrative di quest&#8217;anno su Punto Informatico. Nell&#8217;anteprima riportiamo i dati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Come sa chi mi segue da un po&#8217;, da ormai molti anni con un <a href="http://blogremediation.blogspot.com/">motivato</a> <a href="http://farfallaspietata.wordpress.com/">gruppo</a> di <a href="http://www.salvatoremammone.com/">collaboratori</a> (Salvatore, popola &#8216;sto blog, sennò chiudilo!!! <img src='http://blog.stefanoepifani.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> ) analizzo le modalità di comunicazione online dei politici italiani. Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un&#8217;anteprima dei risultati della rilevazione delle Amministrative di quest&#8217;anno su Punto Informatico. Nell&#8217;anteprima riportiamo i dati relativi ai Capoluoghi al voto. Stiamo concludendo l&#8217;elaborazione dei dati relativi ad un campione rappresentativo di tutti i Comuni italiani al voto, con un panel di quasi 2.000 candidati monitorati in profondità.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Al di là dei valori assoluti è interessante confrontare i trend di crescita rispetto alla tornata elettorale del 2009, anno nel quale effettuammo &#8211; con la stessa metodologia &#8211; un&#8217;analoga rilevazione. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riporto qui l&#8217;<a href="http://punto-informatico.it/3164223/PI/Commenti/amministrative-2011-vittoria-si-costruisce-online.aspx">articolo</a> scritto per Punto Informatico&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span id="more-1085"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">De Magistris sindaco di Napoli. Pisapia primo cittadino a Milano. Fassino trionfante a Torino. Zedda a Cagliari. Questi sarebbero alcuni dei risultati della tornata elettorale in corso, se lo scrutinio si facesse su Facebook conteggiando le amicizie ed i “Like” alle pagine ufficiali. Meno soldi spesi, meno tempo perso, meno pathos da proiezioni (di solito sbagliate). Tuttavia – e per fortuna – non si vota con Facebook e quello di calcolare i risultati elettorali a partire dalla popolarità dei politici all’interno del social network di Zuckerberg non è che un gioco privo di qualsiasi base scientifica. Una provocazione volta a porre l’attenzione su un tema, quello della comunicazione politica in rete, che invece in potenza è estremamente importante. Importante perché segna un passaggio epocale nelle dinamiche di relazione tra i cittadini ed i loro rappresentanti. “In potenza” perché tale passaggio, nella sostanza dei fatti, fatica ad avvenire in maniera compiuta.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia questa tornata elettorale dimostra come le dinamiche della rete stiano pian piano facendo breccia non soltanto nei comportamenti degli elettori, ma anche nell’attenzione dei politici, che si stanno avvicinando agli strumenti conversazionali e soprattutto alle loro regole. È questo – in estrema sintesi – il risultato principale – comunicato in anteprima a Punto Informatico – che emerge dall’elaborazione dei primi dati (quelli riferiti ai capoluoghi) della ricerca dell’osservatorio di <a href="http://www.facebook.com/VoxPolitica">Vox Politica</a> sulle attività di comunicazione on line dei candidati alle Amministrative 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca sulla comunicazione online dei candidati al ruolo di Sindaco nelle Amministrative è giunta alla seconda edizione ed è proprio dal confronto tra i risultati della tornata elettorale del 2009 e quella di quest’anno che emergono i dati più interessanti circa le modalità di comunicazione online dei politici sui social media.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">In generale, i dati di presenza online sono migliorati più che sensibilmente rispetto a due anni fa. L’88% dei candidati sindaco presidia in qualche modo i social network, con un incremento di  ben 21 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione del 2009, dalla quale emergeva come a scegliere canali di comunicazione online fosse soltanto il 67% dei candidati.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, come succede <a href="http://issuu.com/infodocs/docs/facebookinfografica?mode=embed&amp;viewMode=presentation&amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Flight%2Flayout.xml&amp;showFlipBtn=true">per i politici eletti</a>, è Facebook il reale protagonista della comunicazione online dei candidati di queste amministrative. L’incremento nell’uso di questo strumento è di ben 39 punti percentuali, passando dal 41% di presenza rilevato nel 2009 all’odierno 80%. In altri termini, i candidati che comunicano online lo fanno – anche, prevalentemente o soltanto – tramite Facebook. Non c’è più differenza tra uomini e donne (nel 2009 erano prevalentemente le donne ad essere su Facebook, con una penetrazione di 9 punti maggiore rispetto ai candidati uomini), mentre si è invertita la classifica in base all’appartenenza politica. Nel 2009 i candidati di centro-destra erano i più attivi su Facebook, con una presenza del 49%: di 8 punti superiore a quella rilevata per i colleghi dello schieramento di centro-sinistra.  Oggi “solo” il 75% di loro usa questo strumento, contro il 79% dei candidati di centro-sinistra, che nel 2009 erano fermi al 41%. Insomma, nei due anni trascorsi, in termini di presenza su Facebook il centro-sinistra ha guadagnato 38 punti, mentre il centro-destra ha visto una crescita più bassa, di 26 punti percentuali. Per quanto attiene l’area geografica, il sud e le isole hanno recuperato il gap che separava i candidati provenienti da queste zone dai loro colleghi, passando dal 19% di presenza all’attuale 71% e portandoli quindi ad essere addirittura più presenti dei loro colleghi del nord, che invece rimangono fermi ad un tasso di presenza del 41%. Anche il centro è cresciuto, passando dal 61% del 2009 all’odierno 84% che lo piazza in testa alla classifica di presenza.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Che succede al di là di Facebook? Anche Twitter, forte della diffusione che lo ha caratterizzato nell’ultimo anno e dell’attenzione ad esso riservata dai media, è cresciuto più che sensibilmente. Nel 2009 era praticamente inutilizzato &#8211; solo il 2% dei candidati lo adottava – mentre oggi è usato da oltre un candidato su cinque. Ancora una volta è il centro-sinistra a vincere il confronto per la frequenza d’uso, con il 29% dei candidati trovati a cinguettare online contro il 17% dei colleghi di centro-destra. Sono gli uomini i cinguettatori più assidui (23% di penetrazione contro il 15% delle donne) e – in questo caso – è il nord con il suo 30% ad essere più attivo del centro e del sud, che si fermano rispettivamente al 22% ed al 16%.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma veniamo alle dolenti note: che succede con i blog? Non si può non rilevare come il blog, di tutti gli strumenti analizzati, sia l’unico a mostrare percentuali più basse (e non di poco) rispetto a due anni fa. Se allora, infatti, era il 27% dei candidati a scegliere questo strumento, oggi a farlo è solo il 12% degli aspiranti alla carica di primo cittadino. Un meno 15 che fa riflettere. Gestire un blog implica un impegno maggiore che non essere su Facebook o su Twitter, ma nel contempo è forse  l’unica strada che consente davvero di costruire una forma di presenza duratura e strutturata in rete. Presenza che dai nostri politici viene spesso trascurata per privilegiare altre modalità ed altri strumenti, senz’altro più rapidi ed immediati ma che spesso rappresentano una specie di <em>fastfood</em> del social networking: un contesto, insomma, dove la relazione con il cittadino è consumata in fretta, solo quando serve.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Un elemento pesa infatti come un macigno su tutta la ricerca: un dato emerso dalle Amministrative del 2009. Nel 46% dei casi le pagine Facebook create dai candidati eletti alla carica di Primo Cittadino sono rimaste ferme alla data delle elezioni. In altri termini, quasi un Sindaco su due nel 2009 ha interrotto la relazione con i propri interlocutori quando questi, da elettori, son tornati ad essere semplici cittadini. Un’apertura al dialogo temporanea insomma, viva giusto il tempo di chiedere qualcosa, per poi essere interrotta quando la si è ottenuta.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">È inutile sottolineare come tale approccio sia sbagliato, come tale tendenza sia da stigmatizzare.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">In queste ore si sta definendo un passaggio importante per il nostro Paese, che influenzerà le sorti del Governo e determinerà gli equilibri della politica dei prossimi mesi. La nostra parte, quella dei cittadini che vanno alle urne per eleggere i propri rappresentanti, l’abbiamo fatta (anche se – va rilevato – con tassi di assenteismo sempre più alti). Quello che ora possiamo e dobbiamo continuare a fare è osservare, controllare, ricordare.</p>
<p style="text-align: justify;">Osservare se le persone alle quali abbiamo dato la nostra fiducia continueranno a mostrare di voler mantenere un dialogo aperto con i propri elettori. Controllare che tale dialogo sia efficace e duraturo. Ricordare, alle prossime elezioni, tutti quei politici che hanno mostrato di voler aprire un dialogo quando ne avevano bisogno, per sparire subito dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Amministrative 2011: Che succederebbe se i Like di Facebook fossero voti? (infografica)</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 08:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Epifani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Considerazioni Sparse]]></category>
		<category><![CDATA[Amministrative 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Infografica]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa succederebbe se le preferenze su Facebook si trasformassero in voti? In altri termini che scenario si delineerebbe se nelle urne elettorali finissero i “Mi Piace” e le “amicizie virtuali” dei candidati alla carica di Sindaco dei Capoluoghi di Provincia italiani? Probabilmente uno scenario molto diverso da quello che sarà disegnato dall’esito delle amministrative che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cosa succederebbe se le preferenze su Facebook si trasformassero in voti? In altri termini che scenario si delineerebbe se nelle urne elettorali finissero i “Mi Piace” e le “amicizie virtuali” dei candidati alla carica di Sindaco dei Capoluoghi di Provincia italiani? Probabilmente uno scenario molto diverso da quello che sarà disegnato dall’esito delle amministrative che proprio da oggi vedono coinvolti centinaia di migliaia di cittadini italiani: De Magistris sbanca a Napoli, Fassino vince di tre lunghezze a Torino, Corticelli arriva con fatica al successo seguito dappresso da Bernardini, Zedda vince a Cagliari, Pisapia trionfa a Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">I responsi di Facebook hanno qualche validità per predire i reali risultati elettorali? Sicuramente no, ma sono un buon indicatore della capacità dei candidati di “essere” online ed aprirsi al dialogo con gli utenti. Non è un caso che candidati meno noti e meno presenti nei canali di comunicazione tradizionale abbiano su Facebook più sostenitori di nomi blasonati della politica italiana. Oggi l’ago della bilancia – quanto a capacità di influenzare gli esiti elettorali – pende ancora pesantemente verso i media mainstream, ma in un futuro non troppo lontano il ruolo degli strumenti conversazionali è destinato a crescere d’importanza. La rete fornisce gli strumenti per restituire alla politica quella dimensione di dialogo e di confronto che si è inesorabilmente persa con la televisione. Gli elettori pian piano inizieranno a capirlo. E cominceranno a dare un peso sempre maggiore alla disponibilità al dialogo dimostrata dai candidati. Una disponibilità al dialogo che non può  e non deve fermarsi alla richiesta del voto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora si tratta di vedere, nel caso in cui i “vincitori” su Facebook si riveleranno tali anche alle urne, quanto sapranno mantenere questa capacità di dialogo. E qualora la perdessero, sarà bene ricordarsene quando si ricorderanno nuovamente di noi per chiederci il voto. Reale o virtuale che sia.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><object id="12d3c207-ca30-beb5-2b07-9da4424298c2" style="width: 420px; height: 500px;" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000"><param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v2/IssuuReader.swf?mode=mini&amp;viewMode=singlePage&amp;embedBackground=%23ffffff&amp;documentId=110515081550-d9832904c6a34ecdb0a9a7fe3fb2ddc3" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="menu" value="false" /><param name="wmode" value="transparent" /><embed style="width: 420px; height: 500px;" type="application/x-shockwave-flash" src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v2/IssuuReader.swf" allowfullscreen="true" menu="false" wmode="transparent" flashvars="mode=mini&amp;viewMode=singlePage&amp;embedBackground=%23ffffff&amp;documentId=110515081550-d9832904c6a34ecdb0a9a7fe3fb2ddc3"></embed></object></p>
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