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	<description>strategie digitali</description>
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		<title>2014 e Twitter, l&#8217;anno della partecipazione.</title>
		<link>http://www.stilografico.com/2013/12/31/2014-e-twitter-lanno-della-partecipazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Alagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Dec 2013 08:45:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Alla fine del 2012 avevo scritto: il meglio deve ancora venire. In effetti il meglio è iniziato ad arrivare nel 2013 e in prospettiva il 2012 si è rivelato un anno di transizione. Finalmente possiamo iniziare a dare una risposta alla domanda che ci facevamo di frequente all&#8217;inizio di quel lontano 2007 con altri amici: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine del 2012 <a href="http://www.stilografico.com/2012/12/31/2012-lanno-di-twitter-lennesimo-ma-il-meglio-deve-ancora-venire/">avevo scritto</a>: il meglio deve ancora venire.<br />
In effetti il meglio è iniziato ad arrivare nel 2013 e in prospettiva il 2012 si è rivelato un anno di transizione.<br />
Finalmente possiamo iniziare a dare una risposta alla domanda che ci facevamo di frequente all&#8217;inizio di quel lontano 2007 con altri amici: <strong>sì ok, ma Twitter a cosa serve?</strong><span id="more-1576"></span></p>
<p>Abbiamo scoperto col tempo che non serve a gonfiare il proprio ego: tutto ciò che si gonfia può sgonfiarsi molto velocemente, a volte con un botto.<br />
Non serve neanche a costruire meccanicamente reputazioni personali da rivendersi: non funziona, soprattutto se manca la sostanza, <strong>prima o poi emerge il bluff</strong> e la Rete è un ecosistema che scambia informazioni, alla fine ti lascia solo con la tua illusione.<br />
Non serve ad ammantarsi di innovazione, di novità, di &#8220;per la prima volta&#8221;, in alcun settore: le persone, in Rete, sono molto più intelligenti di quello che pensiamo e non ci cascano più.<br />
Non serve a scatenare rivoluzioni, semmai le catalizza e le supporta.<br />
<strong>Non serve a fare giornalismo se dietro non c&#8217;è un vero intento giornalistico</strong> ma altro.<br />
<strong>Non serve a persuadere qualcuno</strong>: pensare che martellare con un messaggio o promuoverlo ovunque possa avere un effetto persuasivo è semplicistico e ormai smentito dai fatti.</p>
<p>In tutto questo la cantilena per cui Twitter è irrilevante perché contiene una minoranza (quantitativamente è vero, ma è lo stesso che si diceva di Internet negli anni &#8217;90…) o addirittura un&#8217;elite, è ormai archiviabile.<br />
Twitter ha raggiunto un numero sufficiente di utenti per diventare molto rilevante, soprattutto perché è punto d&#8217;osservazione, e persino fonte, per i mass-media stessi (quelli che raggiungono centinaia di milioni di persone a volta) in maniera inarrestabile.<br />
Twitter è diventato forse uno dei contesti (non me lo definite &#8220;media&#8221; o &#8220;mezzo&#8221;, come fosse analogo a TV, radio ecc., per favore) più influenti nella comunicazione mondiale.</p>
<p>A cosa serve allora?<br />
In questo il 2013 ci ha dato un&#8217;indicazione preziosa: <strong>serve ad ascoltare</strong>, non a pubblicare.<br />
Serve a <strong>conversare</strong>, con grande attenzione per l&#8217;altro.<br />
E questo non solo a livello individuale ma anche collettivo, grazie alle analisi.<br />
Insomma è definitivamente inutile e controproducente tentare di imporvi un messaggio ma è fantastico per ascoltare, capire, raccogliere, aggregare.</p>
<p>In questo il 2014 ci riserverà grandi sorprese: ci saranno novità molto interessanti, ci sarà <strong>più attenzione alla partecipazione</strong>.<br />
Si illudono, invece, quelli che credono nella guerriglia, nell&#8217;insulto, nell&#8217;aggressione, nella provocazione, perché la Rete è un ecosistema che si adatta in fretta e questa strada porta all&#8217;isolamento e alla disgregazione dei gruppi che lo praticano (destino tipico di quelle community online ormai deviate e sterili).</p>
<p>Questo si intreccia probabilmente con il momento storico del nostro Paese.<br />
Il cinismo fine a se stesso, il giudizio o la soluzione facile (o meglio facilona), lo stare alla finestra, iniziano a non pagare più anzi a diventare un peso per tutti.<br />
<strong>È il momento di diventare costruttivi e concreti</strong>, di guardare due passi avanti, di usare tutto questo per un fine collettivo, di provarci.<br />
Tutto il resto si perderà velocemente e tristemente come lacrime nella pioggia.<br />
Ne vale la pena, no?<br />
2014, daje.</p>
<hr/>
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<li><a href="http://www.stilografico.com/2011/12/28/2011-un-anno-che-anno-yearinhashtag-remix/" rel="bookmark" title="28/12/2011">2011, un anno, che anno. #yearinhashtag #remix</a></li>
<li><a href="http://www.stilografico.com/2011/05/02/storia-dellinformazione-luomo-che-e-stato-testimone-su-twitter-dellattacco-che-ha-ucciso-bin-laden/" rel="bookmark" title="02/05/2011">storia dell&#8217;informazione: l&#8217;uomo che è stato testimone su Twitter dell&#8217;attacco che ha ucciso Bin Laden</a></li>
</ul>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>#2013intweet, la timeline di un anno</title>
		<link>http://www.stilografico.com/2013/12/30/2013intweet-la-timeline-di-un-anno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ezekiel]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Dec 2013 18:47:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[nuovo giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Durante l&#8217;anno mi capita di archiviare centinaia di foto per la pubblicazione quotidiana su Twitter. Scorrendo l&#8217;archivio qualche settimana fa mi sono capitati sotto gli occhi gli avvenimenti di cui si è parlato online nel 2013: quelli principali o meno noti, effettivamente pubblicati online o messi poi da parte. Ho pensato allora di aggregarli tutti, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stilografico.com/2013/12/30/2013intweet-la-timeline-di-un-anno/lettarepubblica/" rel="attachment wp-att-1568"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-1568 alignleft" src="http://www.stilografico.com/wp-content/uploads/2013/12/lettarepubblica-300x116.jpg" alt="lettarepubblica" width="300" height="116" srcset="http://www.stilografico.com/wp-content/uploads/2013/12/lettarepubblica-300x116.jpg 300w, http://www.stilografico.com/wp-content/uploads/2013/12/lettarepubblica.jpg 762w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Durante l&#8217;anno mi capita di archiviare centinaia di foto per la pubblicazione quotidiana su Twitter.<br />
Scorrendo l&#8217;archivio qualche settimana fa mi sono capitati sotto gli occhi gli avvenimenti di cui si è parlato online nel 2013: quelli principali o meno noti, effettivamente pubblicati online o messi poi da parte.<br />
Ho pensato allora di aggregarli tutti, <a href="https://twitter.com/search?q=%232013intweet&amp;src=hash">pubblicandoli uno per uno</a> in questi ultimi giorni dell&#8217;anno e raccogliendoli in <a href="https://dev.twitter.com/blog/introducing-custom-timelines">una timeline personalizzata</a> su Twitter (dove sennò).<br />
Ecco 87 foto che in qualche modo raccontano il 2013, spero possa essere un utile ripasso per il 2014.</p>
<p><a class="twitter-timeline" href="https://twitter.com/ezekiel/timelines/414680951021506560" data-widget-id="417716825036558336">#2013intweet</a></p>
<p><!--<script>!function(d,s,id){var js,fjs=d.getElementsByTagName(s)[0],p=/^http:/.test(d.location)?'http':'https';if(!d.getElementById(id)){js=d.createElement(s);js.id=id;js.src=p+"://platform.twitter.com/widgets.js";fjs.parentNode.insertBefore(js,fjs);}}(document,"script","twitter-wjs");</script>--></p>
<hr/>
<p><em>altri 3 post a cui potresti essere interessato:</em></p>
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<li><a href="http://www.stilografico.com/2011/12/28/2011-un-anno-che-anno-yearinhashtag-remix/" rel="bookmark" title="28/12/2011">2011, un anno, che anno. #yearinhashtag #remix</a></li>
<li><a href="http://www.stilografico.com/2010/10/15/un-check-in-su-foursquare-per-la-causa-del-wi-fi-libero-in-italia/" rel="bookmark" title="15/10/2010">un check-in su Foursquare per la causa del wi-fi libero in Italia</a></li>
<li><a href="http://www.stilografico.com/2012/12/31/2012-lanno-di-twitter-lennesimo-ma-il-meglio-deve-ancora-venire/" rel="bookmark" title="31/12/2012">2012, l&#8217;anno di Twitter, l&#8217;ennesimo (ma il meglio deve ancora venire)</a></li>
</ul>
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		<item>
		<title>un tool che migliora la curation online: #Pullquote</title>
		<link>http://www.stilografico.com/2013/05/15/un-tool-che-migliora-la-curation-online-pullquote/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ezekiel]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2013 17:34:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[È una ventina di giorni ormai che sto provando Pullquote e si sta rivelando un servizio di quelli che potrebbero davvero fare la differenza su Twitter. Se vi capita di linkare frequentemente articoli, post, ricerche (più o meno lunghi) online avrete spesso l&#8217;esigenza di attirare l&#8217;attenzione del lettore su uno specifico concetto o paragrafo chiave. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stilografico.com/2013/05/15/un-tool-che-migliora-la-curation-online-pullquote/pullquote1-2/" rel="attachment wp-att-1555"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-1555 alignleft" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" src="http://www.stilografico.com/wp-content/uploads/2013/05/pullquote1-300x256.jpg" alt="pullquote" width="300" height="256" /></a>È una ventina di giorni ormai che sto provando <a href="http://pullquote.com/">Pullquote</a> e si sta rivelando un servizio di quelli che potrebbero davvero fare la differenza su Twitter.<br />
Se vi capita di linkare frequentemente articoli, post, ricerche (più o meno lunghi) online avrete spesso l&#8217;esigenza di attirare l&#8217;attenzione del lettore su uno specifico concetto o paragrafo chiave.<br />
Come fare? Finora si poteva sintetizzare il concetto (sempre badando al limite dei 140 caratteri) e fornire il link per l&#8217;approfondimento lasciando però al lettore il compito di ritrovare il punto o leggersi tutto il pezzo.<br />
Ora si può usare Pullquote.<br />
Pullquote fa una cosa molto semplice: <a href="http://qote.me/hqZozF">evidenzia la porzione di testo da noi selezionata in una qualsiasi pagina web</a> su browser fornendo un link ad hoc già accorciato.<br />
Quando si clicca sul link si arriva sull&#8217;articolo ma con il testo immediatamente evidenziato.<br />
L&#8217;evidenziazione è molto efficace perché l&#8217;estratto è in una finestra in primo piano chiudendo la quale si può leggere l&#8217;articolo intero.<br />
In questo modo si può leggere prima il concetto chiave e poi allargare la visione al contesto o al pezzo completo.<span id="more-1553"></span></p>
<p>Si tratta di uno strumento molto utile soprattutto per chi si occupa di informazione online perché <strong>diventa l&#8217;anello di congiunzione tra la curation e il contenuto testuale</strong>: il lettore non viene abbandonato subito dopo il link nella curation ma viene accompagnato nel testo stesso che viene segnalato.<br />
L&#8217;uso assomiglia a quello che si fa spesso con Tumblr ma senza dover pubblicare su un&#8217;altra piattaforma o social network, dover ricostruire o gestire una rete di amici ecc. e, soprattutto, interagendo direttamente col contenuto finale.<br />
Infatti lo strumento di pubblicazione primario è il tweet all&#8217;interno del quale si può selezionare un segmento entro i 140 caratteri del brano prescelto o inserire un testo libero.<br />
Inoltre il sistema conserva la storia delle citazioni pubblicate e mantiene in tempo reale le statistiche su ognuna di essa.<br />
Quindi diventa anche <strong>uno strumento di analisi della popolarità o del click-through rate</strong> dei link su Twitter da parte di chi fa la curation e non ha accesso alle statistiche della pagina finale (come accade spesso).</p>
<p>È un sistema che <strong>rispetta l&#8217;ecologia della Rete</strong> perché invoglia a non interrompere la connessione tra il concetto e chi lo ha espresso online con l&#8217;effetto di portare <strong>il giusto riconoscimento e visibilità all&#8217;autore</strong> o all&#8217;editore.<br />
In altri termini, laddove spesso si estrae, si copia e si incolla altrove (su un blog, su Twitter, su Facebook ecc.) tralasciando purtroppo a volte anche i necessari credits ora con Pullquote si ha un sistema più semplice, più efficace e con i credits immediati.<br />
Non è l&#8217;unico sistema per le citazioni ma ha un vantaggio enorme rispetto agli altri (come per es. <a href="http://quote.fm/">quote.fm</a>): rispetta il principio <em>less is more</em>.<br />
È estremamente semplice, ha pochissime funzioni e quindi è facilissimo da usare e da capire, laddove gli altri spesso cercano di creare nuovi social network e spostare commenti, like, condivisioni ecc.<br />
Non ci sono pagine personali, raccolte di link, amicizie, commenti.<br />
Pullquote <strong>lascia tutto com&#8217;è e si inserisce solo nel passaggio tra link e contenuto</strong>.</p>
<p>Il servizio di Pullquote si usa da browser e può essere visualizzato su ogni piattaforma sia desktop che mobile ma non può essere generato su tablet o smartphone (per ora?), e per Chrome e Firefox ha anche una estensione specifica.<br />
C&#8217;è da dire che in caso ci sia problema di compatibilità semplicemente la pagina linkata si vede normalmente, senza citazione.<br />
Infine, ovviamente, il link di pullquote una volta generato non deve essere obbligatoriamente twittato, può essere anche usato altrove, per es. su Facebook o su un forum, con lo stesso effetto.<br />
L&#8217;iscrizione per ora è su invito ma dalla richiesta all&#8217;accettazione non dovrebbe passare molto tempo (quindi vale la pena provare).</p>
<p>Il progetto, per una volta, non è made in USA ma europeo, infatti il team di <a href="http://www.pressflex.com/">PressFlex</a> è ungherese basato a Budapest (anche se inevitabilmente con un piede in USA).<br />
Probabilmente Pullquote è uno di quei piccoli servizi che possono aprire scenari interessanti per l&#8217;editoria online: basterebbe immaginare un add-on per editori al sistema per fornire citazioni di testo liberamente visualizzabili rendendo però a pagamento (o con abbonamento) la lettura dell&#8217;articolo intero.<br />
In effetti è già presente <a href="http://pullquote.com/publishers">una sezione specifica dedicata agli editori</a> a cui ci si può iscrivere e che fornisce qualche servizio in più.</p>
<hr/>
<p><em>altri 3 post a cui potresti essere interessato:</em></p>
<ul class="similar-posts">
<li><a href="http://www.stilografico.com/2010/12/27/12-consigli-su-twitter-3-pensa-in-140-caratteri/" rel="bookmark" title="27/12/2010">12 consigli su Twitter: #3 pensa in 140 caratteri</a></li>
<li><a href="http://www.stilografico.com/2013/01/03/il-valore-di-un-tweet-e-di-un-retweet-e-la-diffamazione-su-twitter-beppe_grillo-vs-riotta/" rel="bookmark" title="03/01/2013">il valore di un tweet (e di un retweet) e la diffamazione su Twitter: @Beppe_Grillo vs @Riotta</a></li>
<li><a href="http://www.stilografico.com/2010/03/22/10862420331/" rel="bookmark" title="22/03/2010">quando fare una campagna è online</a></li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Twitter: i pensieri marginali che trasformano la sfera pubblica</title>
		<link>http://www.stilografico.com/2013/04/25/twitter-i-pensieri-marginali-che-trasformano-la-sfera-pubblica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ezekiel]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 12:15:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[nuovo giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.stilografico.com/?p=1543</guid>

					<description><![CDATA[Questo articolo è stato pubblicato in Niente di personale su l&#8217;Unità online il 23 aprile 2013 con il titolo &#8220;Twitter senza Twitter&#8221;. MONTECITORIO ORA! twitter.com/PIEROFATICONI/… — @SANGIOVANNIBATTISTA (@PIEROFATICONI) 20 aprile 2013 Le riflessioni su Twitter e politica sono giunte a un momento culminante in questi giorni: Twitter (scambiato di volta in volta con la Rete, i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo articolo è stato pubblicato in Niente di personale su l&#8217;Unità online il 23 aprile 2013 con il titolo <a href="http://nientedipersonale.comunita.unita.it/2013/04/23/twitter-senza-twitter/">&#8220;Twitter senza Twitter&#8221;</a>.</em></p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>MONTECITORIO ORA! <a title="http://twitter.com/PIEROFATICONI/status/325683937521319936/photo/1" href="http://t.co/7Bf3gIg4i0">twitter.com/PIEROFATICONI/…</a></p>
<p>— @SANGIOVANNIBATTISTA (@PIEROFATICONI) <a href="https://twitter.com/PIEROFATICONI/status/325683937521319936">20 aprile 2013</a></p></blockquote>
<p>Le riflessioni su <a href="http://nientedipersonale.comunita.unita.it/2013/01/28/twitter-non-sposta-voti-ma-fornisce-una-contro-narrazione-efficace-a-volte-decisiva/">Twitter e politica</a> sono giunte a un momento culminante in questi giorni: Twitter (scambiato di volta in volta con la Rete, i Social Media e così via) ha condizionato l&#8217;elezione del Presidente della Repubblica?<br />
Dopo il sostegno di molti gruppi online per Rodotà, dopo la chiamata su Internet a manifestare a Montecitorio, dopo l&#8217;occupazione di alcune sedi PD con l&#8217;hashtag #occupyPD, dopo la richiesta di Bersani ai suoi Grandi Elettori di tenere spenti smartphone e iPad nei momenti decisivi la questione è approdata al grande pubblico in maniera scomposta.<br />
Questo dubbio rappresenta in maniera efficace quanto in fretta abbia bisogno di cambiamento questo Paese.<br />
Dalla riflessione intelligente<a href="http://www.wittgenstein.it/2013/04/18/internet-bersani-e-marini/"> di Luca Sofri</a> a quella, un po&#8217; barcollante di <a href="http://www.lastampa.it/2013/04/19/cultura/opinioni/editoriali/twitter-il-tam-tam-che-cambia-la-politica-89TaCkTHtj4uefLrt6UL8H/pagina.html?wtrk=cpc.social.Twitter">Cesare Martinetti su La Stampa</a> (i social network <em>disturbano</em> la democrazia? la Rete è un mezzo che <em>impone</em> la rapidità? politici sempre più <em>vulnerabili</em> alle ondate della Rete?), fino a <a href="http://blog.ilgiornale.it/porro/2013/04/21/la-dittatura-della-rete-ha-sostituito-quella-del-proletariato/">Nicola Porro su Il Giornale</a> che parla addirittura di <em>dittatura della Rete</em> dimenticando, ahimé, che non è stato mai eletto il suo ipotetico beniamino: Rodotà.<br />
Insomma è colpa dell&#8217;età giovane dei neoparlamentari; anzi no è la Rete, questa astratta proterva minoranza nel Paese, che pretende di influenzare il Parlamento: tutto surreale.<br />
Surreale quasi quanto il fatto che i critici più accesi in realtà non usino né conoscano Twitter.<br />
Eppure questi discorsi tendono a formare nell&#8217;opinione pubblica più lontana da Internet (in Italia sono ancora tanti, troppi, è un limite) un&#8217;idea distorta di Twitter.</p>
<p>C&#8217;è un esempio a portata di mano che rende l&#8217;idea di cosa rappresenti Twitter oggi.<br />
<a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/17892"> Il Foglio pubblica provocatoriamente lo scambio di SMS</a> tra Christian Rocca, giornalista che da sempre scrive anche su blog e conosce i Social Media, e Giuliano Ferrara, senza dubbio non tenero nei confronti della Rete e dei processi politici in atto.<br />
Gli SMS sono stati scritti tra mezzogiorno e le 13,30 di domenica durante la conferenza stampa di Grillo a Roma, la prima del leader M5S dall&#8217;inizio dell&#8217;impegno elettorale.<br />
Al di là del merito, di cui non voglio occuparmi qui, lo scambio di messaggi è agile e veloce (e in poco più di 140 caratteri, anche se oggi gli SMS possono essere concatenati e raggiungere lunghezze rispettabili).<br />
A un certo punto Ferrara sente l&#8217;esigenza di rendere pubblico quello scambio privato e chiede il permesso all&#8217;interlocutore.<br />
Quindi una conversazione informale e privata, ancorché mediata tecnologicamente, <strong>diventa un fatto pubblico</strong>, può essere letta da altri, commentata, discussa.<br />
Non è interessante il motivo di questa esigenza (riflessione politica? provocazione? narcisismo?) ma il fatto che esista: <strong>è un&#8217;esigenza di comunicazione</strong>.<br />
Ecco Twitter è proprio questo, è <strong>il passaggio nella sfera pubblica di pensieri marginali che in un&#8217;altra epoca sarebbero rimasti nascosti</strong>, è la realizzazione di questa esigenza fino ad oggi celata.<br />
Per fare un esempio nella vita quotidiana, è come se potessimo raccogliere tutte le battute mai fatte davanti a una tazza di caffé al bar.<br />
Chi cerca di minimizzare Twitter parlando di volta in volta di narcisismo, patologia, opinionismo ecc. non ha torto (così come al bar se ne sparano di ogni tipo) ma sottovaluta enormemente l&#8217;effetto su tutto il resto dell&#8217;affiorare di un fenomeno del genere, un effetto che è già in atto ed è irreversibile.<br />
L&#8217;emergere di questa nuova esigenza <strong>modifica la sfera pubblica stessa</strong>, la rimodella e attiva (per quanto incredibile possa sembrare) nuovi tipi di conoscenza, di relazione, di informazione collettiva.<br />
E <strong>non è neanche necessario Twitter (la piattaforma online) per realizzare Twitter</strong>, come in questo caso.</p>
<p>Quindi dire che Twitter influenza i politici è una tautologia: certo che li influenza, come mille altre situazioni nella vita, e come influenza gli ingegneri e i fiorai.<br />
Ma dire in quale misura, oltre ad avere poco senso, non è possibile perché non abbiamo ancora un modello di comprensione valido e <a href="http://www.stilografico.com/2013/02/18/quanti-sono-gli-elettori-italiani-su-twitter/">abbastanza dati</a> e forse non li avremo mai.<br />
Per sempre più gente oggi Twitter (o la Rete, i Social Media) è un <strong>nuovo</strong> elemento culturale: è lì, ha il suo ruolo ma <strong>certamente non ipnotizza nessuno per fargli fare ciò che non vorrebbe</strong>.<br />
Al contrario, in politica, rappresenta <strong>un fattore (minimo) di trasparenza e di controllo da parte dei cittadini</strong>.<br />
Perciò bisogna smetterla di rappresentarlo come un &#8220;mezzo&#8221;, come un telefono, un telegrafo, uno strumento che possiamo decidere se usare o no, spento o acceso.<br />
Non è così, Twitter (e la Rete) <strong>esiste e fa parte del mondo intorno a noi a prescindere dalla nostra volontà</strong>, anche se non lo usiamo o non lo conosciamo o viviamo da eremiti.<br />
È  per questo che non ci si può più permettere, da parte di chi si occupa di comunicazione o di informazione, di ignorare cosa sta accadendo culturalmente o addirittura tentare di sabotare questi fenomeni.</p>
<p>Per chi ha tempo di approfondire consiglio:<br />
&#8211; esempio negativo: Aldo Cazzullo fa la diretta per il Corriere dal Parlamento per l&#8217;elezione del Presidente della Repubblica <a href="http://www.corriere.it/direttasms/ilnuovopresidente_76/index_ilnuovopresidente_76.shtml">via SMS</a>. Perché non via Twitter? Sarebbe trasparente e pubblico, perché si cerca di evitare di contribuire a un interesse collettivo?<br />
Ma subito dopo Cazzullo scrive sul Corriere della Sera un <a href="http://dirittiglobali.it/home/categorie/21-politica-a-istituzioni/44488-i-nuovi-politici-in-balia-di-un-tweet.html">editoriale sui &#8220;nuovi politici in balia di un tweet&#8221;</a> (che curiosamente non viene pubblicato online): che credibilità ha? a chi sta parlando? <strong>su questo tema cruciale esiste un giornalismo a due velocità?</strong><br />
&#8211; Giovanni Boccia Artieri: <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2013/04/20/twitter-non-sceglie-il-quirinale-la-generazione-dei-neo-eletti-e-la-vigilanza-civica/">Twitter non sceglie il Quirinale. La generazione dei neo-eletti e la vigilanza civica.</a><br />
&#8211; Massimo Mantellini: <a href="http://www.mantellini.it/2013/04/19/tre-argomenti-contro/">Tre argomenti contro.</a><br />
&#8211; Fabio Chiusi: <a href="http://www.valigiablu.it/twitter-il-colle-e-i-tecnoschiavi/">Twitter, il Colle e i tecnoschiavi.</a><br />
&#8211; Giuseppe Granieri: <a href="http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1681">Chi ha paura di Twitter?</a></p>
<hr/>
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		<title>quanti sono gli elettori italiani su Twitter?</title>
		<link>http://www.stilografico.com/2013/02/18/quanti-sono-gli-elettori-italiani-su-twitter/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Alagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 07:27:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno dei temi caldi della campagna elettorale in corso è il ruolo che la Rete può giocare nella caccia ai voti. Naturalmente Internet è già utilizzata da tempo in politica e i Social Media (tra cui Facebook) hanno assunto un ruolo stabile ma è in particolare Twitter che sta attirando le maggiori curiosità per la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei temi caldi della campagna elettorale in corso è il ruolo che la Rete può giocare nella caccia ai voti.<br />
Naturalmente Internet è già utilizzata da tempo in politica e i Social Media (tra cui Facebook) hanno assunto un ruolo stabile ma è in particolare Twitter che sta attirando le maggiori curiosità per la fama e l&#8217;eco che è riuscito a guadagnarsi negli ultimi anni sui mass media tradizionali.<br />
Le <strong>misure quantitative</strong> sul ruolo di questa modalità di interazione sono attualmente poco significative (al contrario dei media classici a cui siamo abituati) anche perché non abbiamo la conoscenza completa del contesto in cui agiscono, che potrebbe estendersi quasi in ogni ambito.<br />
D&#8217;altro canto le <strong>misure qualitative</strong>, compreso il discusso <em>sentiment</em>, mancano ancora di solidi modelli interpretativi lasciando per adesso <a href="http://nientedipersonale.comunita.unita.it/2013/01/28/twitter-non-sposta-voti-ma-fornisce-una-contro-narrazione-efficace-a-volte-decisiva/">come unica strada le buone pratiche di strategia</a>.</p>
<p>Il paradosso in un sistema come Twitter che macina tanti dati (<a href="http://news.cnet.com/8301-1023_3-57541566-93/report-twitter-hits-half-a-billion-tweets-a-day/">500 milioni di tweet al giorno</a>) è proprio quello di non avere ancora abbastanza dati (e modelli) per capire davvero.<br />
All&#8217;origine di questa incertezza c&#8217;è anche Twitter stesso, il cui modello di business è ancora empirico, che rilascia dati con grande lentezza e prudenza e cerca di rendere l&#8217;interazione esterna con i propri dati non agevole o molto costosa.<br />
Non esistono insomma delle statistiche periodiche pubbliche sull&#8217;utilizzo e su ogni aspetto di Twitter, anche a livello locale.<br />
Sappiamo ufficialmente che <a href="https://twitter.com/twitter/status/281051652235087872">gli utenti attivi nel mondo sono 200 milioni </a>ma non abbiamo molti altri dettagli.<br />
Esistono naturalmente numerose ricerche (più o meno valide a seconda del loro valore statistico) sui numeri di twitter che ci mancano ma pur sempre privi dell&#8217;aspetto analitico originario che ci aspetteremmo da un sistema di questo tipo.<span id="more-1534"></span></p>
<p>Se vogliamo analizzare Twitter in un ambito, come quello politico, potrebbe essere interessante partire definendo il contesto più semplice: quanti elettori davvero usano Twitter?<br />
Possiamo cercare di approssimare questo numero, almeno per difetto, usando come modello le statistiche ISTAT sugli italiani.<br />
Prima di tutto ci serve di sapere quanti italiani usano Twitter.<br />
Questo numero non esiste ufficialmente ma <a href="http://www.blogmeter.it/blog/">Vincenzo Cosenza di Blogmeter.it</a> <a href="http://www.slideshare.net/Blogmeter/state-of-the-net-2012-vincenzo-cosenza">ha calcolato a giugno 2012</a> che sono <strong>3.640.000</strong> i visitatori mensili unici quindi sia persone che interagiscono sia semplici lettori.<br />
Nel frattempo il numero è certamente aumentato ma ipotizziamo che non si sia mosso da lì.<br />
Ora ci serve il numero di elettori italiani: si tratta all&#8217;incirca degli italiani maggiorenni.<br />
Al posto del numero (50.396.628) di elettori, usato da tutte le società di sondaggi impegnate in questi giorni, per uniformità col resto del ragionamento andiamo a vedere  le statistiche ISTAT 2012 (sono due numeri che differiscono di poco): 50.128.000.<br />
<a href="http://www.istat.it/it/archivio/78166">Secondo l&#8217;ISTAT nel 2012</a> gli <strong>italiani che hanno usato internet</strong> sono stati il 52,5%.<br />
Dobbiamo però considerare che l&#8217;intensità di utilizzo della Rete può variare molto: da chi lo usa ogni tanto in ufficio su un pc desktop a chi ne fa uso frequentissimo mobile con un iPhone.<br />
È evidente per la natura tecnologica che in Italia Twitter è, almeno per ora, un sistema per gli utenti più evoluti (o nativi digitali).<br />
Consideriamo quindi solo chi fa uso un po&#8217; più frequente della Rete, cioè coloro che la usano su base mensile, e tra loro molto probabilmente troveremo tutti gli utenti di Twitter.<br />
La percentuale di minorenni tra loro è del 14,8%.<br />
Se ipotizziamo di trovare lo stesso schema di utilizzo nella popolazione anche all&#8217;interno di Twitter e lo estendiamo al numero totale degli utilizzatori otteniamo che su Twitter probabilmente interagiscono quasi 3,1 milioni di elettori cioè <strong>il 6,2% del corpo elettorale</strong>.<br />
Di solito la demografia in Italia in ambiti tecnologicamente evoluti è spostata verso le fasce d&#8217;età più basse quindi un&#8217;ipotesi di questo tipo potrebbe sembrare eccessiva (cioè i minorenni in realtà sono di più) ma bisogna considerare che le preferenze dei più giovani sono sempre andate a Facebook (come si è visto fino ad oggi dall&#8217;<a href="http://vincos.it/osservatorio-facebook/">Osservatorio Facebook</a>) lasciando storicamente Twitter in mano agli adulti (come si evince fino al 2011 per gli hashtag più discussi tra quelli italiani).<br />
Solo nell&#8217;ultimo anno c&#8217;è stato un deciso aumento di minorenni su Twitter (e lo si vede dalla lista quotidiana dei trending topic italiani su Twitter da inizio 2012), alcuni forse migrati da Facebook, che probabilmente non ha colmato lo squilibrio (si tratta pur sempre di un fenomeno limitato principalmente ai <em>fandom</em> musicali e dintorni) quindi un&#8217;ipotesi di questo tipo è ancora plausibilmente riduttiva.</p>
<p>In tutto questo se considerassimo una crescita degli utenti Twitter italiani in linea con lo scorso anno (poco più del 110% secondo Blogmeter) gli elettori su Twitter proiettati nel 2013 salirebbero al <strong>6,9%</strong>.<br />
Nel caso la percentuale di minorenni fosse del 20% gli elettori oscillerebbero tra il 5,8% e il 6,5%.<br />
Se fosse (poco plausibile, su Facebook è al 14% circa) del 30% si va dal 5,1% al 5,6%.</p>
<p>Da notare che sarebbe molto più difficile fare ulteriori approfondimenti basati sul modello ISTAT (per es. sul genere o sull&#8217;istruzione) perché meno generali e più aleatori.<br />
Di seguito un&#8217;infografica riassuntiva con qualche elaborazione grafica.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none;" src="//infogr.am/quanti-sono-gli-elettori-italiani-su-Twitter/" frameborder="0" scrolling="no" width="550" height="2505"></iframe></p>
<div style="width: 550px; border-top: 1px solid #acacac; padding-top: 3px; font-family: Arial; font-size: 10px; text-align: center;"><a style="color: #acacac; text-decoration: none;" href="http://infogr.am/1360547838" target="_blank">quanti sono gli elettori italiani su Twitter?</a> | <a style="color: #acacac; text-decoration: none;" href="http://infogr.am" target="_blank">Create infographics</a></div>
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		<title>l&#8217;ipertweet con Vine su Twitter</title>
		<link>http://www.stilografico.com/2013/01/27/lipertweet-con-vine-su-twitter/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ezekiel]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jan 2013 07:03:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Le molteplici possibilità narrative offerte dall&#8217;integrazione in Twitter di Vine, un&#8217;app che permette di realizzare video di 6 secondi composti da diversi spezzoni con audio e visibile senza bisogno di particolari plugin. Ho fatto un esperimento con la vicenda di queste ore riguardo il profilo Twitter di Augusto Minzolini (ex direttore del TG1 e candidato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le molteplici possibilità narrative offerte dall&#8217;integrazione in Twitter di <a href="http://vine.co/">Vine</a>, un&#8217;app che permette di realizzare video di 6 secondi composti da diversi spezzoni con audio e visibile senza bisogno di particolari plugin.<br />
Ho fatto un esperimento con <a href="http://video.repubblica.it/cronaca/minzolini-e-gli-insulti-su-twitter-e-stato-mio-figlio/117388/115850">la vicenda di queste ore</a> riguardo il profilo Twitter di <a href="http://twitter.com/Augusto Minzolin">Augusto Minzolini</a> (ex direttore del TG1 e candidato del PDL in Liguria):</p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it">
<p>Minzotweet <a href="http://t.co/zShT6LNG" title="http://vine.co/v/bJuQ12gz2KZ">vine.co/v/bJuQ12gz2KZ</a></p>
<p>&mdash; Luca Alagna (@ezekiel) <a href="https://twitter.com/ezekiel/status/295301961455132672">26 gennaio 2013</a></p></blockquote>
<p>Una (meta)narrazione nuova se espressa nei termini di un nuovo linguaggio digitale al posto del linguaggio tradizionale dei mass media (comunque impegnativo da rispettare in 6 secondi).<br />
Un esempio di quest&#8217;ultima è una magistrale sequenza del film <a href="http://www.imdb.com/title/tt0208092/">The Snatch</a> di Guy Ritchie in cui la narrazione del viaggio di un protagonista da New York a Londra, insieme alla sua manifesta irritazione per i viaggi e per l&#8217;Inghilterra, dura proprio 6 secondi:</p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it">
<p>I&#8217;m coming to London! first ever Vine 6s story (from The Snatch movie) <a href="http://t.co/OPyeXlmO" title="http://vine.co/v/bJzO0FExFOr">vine.co/v/bJzO0FExFOr</a></p>
<p>&mdash; Luca Alagna (@ezekiel) <a href="https://twitter.com/ezekiel/status/295318542415446018">26 gennaio 2013</a></p></blockquote>
<p>Le potenzialità di Vine sono elevate, sono quelle dell&#8217;<a href="http://instagram.com/">Instagram</a> dei video.</p>
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		<title>il valore di un tweet (e di un retweet) e la diffamazione su Twitter: @Beppe_Grillo vs @Riotta</title>
		<link>http://www.stilografico.com/2013/01/03/il-valore-di-un-tweet-e-di-un-retweet-e-la-diffamazione-su-twitter-beppe_grillo-vs-riotta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ezekiel]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jan 2013 16:14:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Chiariamo prima di tutto una cosa: un retweet non vale meno di un tweet. Sia esso un retweet puro, fatto utilizzando il tasto funzione di Twitter, sia editato a mano con l&#8217;indicazione &#8220;RT&#8221; sia proposto tra virgolette quel contenuto sarà visibile nella nostra timeline allo stesso livello degli altri, sia su web sia con l&#8217;app [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiariamo prima di tutto una cosa: un retweet non vale meno di un tweet. Sia esso un retweet <em>puro</em>, fatto utilizzando il tasto funzione di Twitter, sia editato a mano con l&#8217;indicazione &#8220;RT&#8221; sia proposto tra virgolette quel contenuto sarà visibile nella nostra timeline allo stesso livello degli altri, sia su web sia con l&#8217;app ufficiale (sono ormai poche e obsolete quelle non ufficiali che non mostrano i retweet di un utente ma solo i suoi tweet e vi sconsiglio di usarle). Anzi si potrebbe dire che il retweet vale forse più di un tweet sulla piattaforma visto che viene considerato dal sistema Twitter come una sorta di gradimento del contenuto. Tecnicamente equivalgono entrambi a proporre ai nostri follower un contenuto, un concetto, un&#8217;idea. Sta poi a chi ci segue interpretare o contestualizzare o persino reagire alla presenza di quel contenuto. È proprio questa<strong> l&#8217;interazione che è al cuore dei Social Media</strong> (e quindi di Twitter), non solo quella <strong>esplicita</strong> di una reazione o di una risposta ma anche quella <strong>implicita</strong> nella definizione collaborativa del contesto comunicativo comune. Sto facendo satira? Sto facendo cronaca? Sto chiacchierando con gli amici come al bar? Chi mi segue si aspetta che la chiacchiera da bar abbia valore informativo? o che la cronaca sia in realtà satirica? Questo dipende non solo da noi ma dai nostri follower e insieme si contratta ruolo e contesto. Perciò la presenza di un contenuto su Twitter, o in generale online, non equivale per esempio a quella sui media tradizionali come la TV e la stampa dove, essendo già definiti ruoli e contesto, la semplice esposizione del contenuto definisce già tutto.<span id="more-1508"></span> Questo è uno dei motivi per cui è tecnicamente difficile dare delle regole di comportamento generali vincolanti per i Social Media oltre un certo grado di profondità. Questa indeterminazione aumenta se si pensa che su Twitter <a href="http://www.stilografico.com/2012/12/31/2012-lanno-di-twitter-lennesimo-ma-il-meglio-deve-ancora-venire/">la sfera sociale non è unica ma frammentata</a> in diversi gruppi ciascuno dei quali <strong>ridefinisce la grammatica d&#8217;uso</strong> a suo piacimento. Per fare un esempio la sfera dei giornalisti ritiene di maggior valore la citazione o il tweet scritto personalmente che il retweet e considera negativamente chi retwitta i complimenti che riceve. La sfera dei personaggi noti dello spettacolo (sì è una sfera, si conoscono e dialogano spesso tra loro) ritiene accettabile avere pochissimi following (gli utenti che possiamo leggere nella nostra timeline) ma passano ore a rispondere alle mention dei fan stessi. La sfera dei foodblogger spesso usa gli hashtag per organizzare incontri di degustazione tra loro. La sfera dei Community Manager preferisce usare molte mention per coinvolgere, usare retweet manuali per rinserire commenti o pubblicare propri tweet di contenuti altrui invece di fare retweet. La sfera degli adolescenti appartenenti a qualche fandom considera accettabile retwittare i complimenti che riceve come atto di ringraziamento a chi li fa e lo scambio esplicito di follow (&#8220;io ti seguo se tu mi segui&#8221;). Si potrebbe andare avanti a lungo e i contesti si stanno differenziando sempre più. Detto questo, si può essere querelati per un tweet? Certamente, soprattutto se è in relazione ad un contesto che giustifica la diffamazione. Per esempio è quello che sta accadendo <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/27564/">a migliaia di utenti inglesi</a> che avevano associato, in un tweet o in un retweet, il nome di Lord McAlpine con la pedofilia a seguito di un servizio della BBC, poi rivelatosi falso, che ha provocato un terremoto nell&#8217;emittente pubblica britannica. Questo ha suscitato un grande dibattito, anche all&#8217;estero, sulla diffamazione online. Se vogliamo affrontare questo punto bisogna ben considerare le modalità della Rete che stanno trasformando la nostra società:  non è più la semplice esposizione di un contenuto che può giustificare la diffamazione, è necessario considerare anche il contesto digitale. Così come gli stessi utenti non possono pensare di usare i Social Media e pretendere gli stessi comportamenti di privacy (e responsabilizzazione) del secolo scorso. In altre parole chi produce i nuovi contenuti deve assumersi una nuova responsabilità, prima inesistente, e ne deve essere ben cosciente. Si potrebbe dire che l&#8217;<strong>irresponsabilità di massa</strong> <strong>non esiste più</strong> e la responsabilità professionale cambia forma. Queste riflessioni tornano utili per la vicenda tra Beppe Grillo, ovvero il suo capolista in Sicilia Mario Giarrusso, e Gianni Riotta. Quest&#8217;ultimo twitta un&#8217;affermazione su Giarrusso che in realtà è tratta da un articolo uscito <a href="http://www.valigiablu.it/il-caso-riotta-beppe_grillo-e-la-denuncia-per-un-retweet/">sulla Cronaca di Palermo a firma di Carmelo Caruso</a>:</p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>Prima lottizzazione 5 Stelle @<a href="https://twitter.com/beppe_grillo">beppe_grillo</a> in Sicilia il capolista avvocato Giarrusso lottizzato presidente Ato Idrico Catania @<a href="https://twitter.com/repubblicait">repubblicait</a> — gianni riotta (@riotta) <a href="https://twitter.com/riotta/status/284963183544913920" data-datetime="2012-12-29T10:04:51+00:00">Dicembre 29, 2012</a></p></blockquote>
<p>Ora che si tratti di un tweet originale, di una citazione di Repubblica o di un retweet (che non è, comunque) non è importante. È importante il contesto digitale in cui è stato espresso: Riotta è un noto giornalista, su Twitter parla del suo lavoro e delle notizie più diffuse, i suoi follower certamente si aspettano proposte di qualità o quantomeno con un certo grado di verifica. Giarrusso racconta la sua versione, e del perché si tratti di una notizia totalmente infondata, <a href="http://www.beppegrillo.it/2013/01/riotta_querelat/index.html">sul blog di Beppe Grillo e anzi annuncia</a> (con una <a href="http://www.mantellini.it/2013/01/02/il-retweet-e-come-un-link/">modalità che non chiarisce se Grillo sia o meno parte attiva</a>) querela contro Caruso e anche contro Riotta. Quest&#8217;ultimo si mostra sorpreso per aver solo riportato un articolo di un noto quotidiano:</p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>Vi ho girato notizia da @<a href="https://twitter.com/repubblicait">repubblicait</a> e @<a href="https://twitter.com/beppe_grillo">beppe_grillo</a> mi fa querelare. Benvenuti nella nuova politica della trasparenza 5 STELLE <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> — gianni riotta (@riotta) <a href="https://twitter.com/riotta/status/286497656249921536" data-datetime="2013-01-02T15:42:18+00:00">Gennaio 2, 2013</a></p></blockquote>
<p>La reazione di Giarrusso verso Riotta è sproporzionata? Riotta non ha aggiunto qualcosa di suo alla citazione dell&#8217;articolo ma d&#8217;altro canto bisognerebbe essere prudenti sulle conseguenze di cosa si diffonde online in un contesto informativo, se non si è nelle condizioni di verificare, per esempio per una notizia uscita su un grande quotidiano (che comunque ha già il suo Direttore Responsabile). In caso la notizia si rivelasse falsa bisognerebbe, e basterebbe, dare giusta evidenza su Twitter alla smentita. Si tratta in effetti di una <em>rettifica passiva</em> perché non si è sempre in grado di verificare direttamente o confermare il contenuto online esterno potenzialmente diffamatorio in casi del genere, soprattutto facendo curation. Credo siano aspetti di cui anche la legge dovrebbe tenere conto, con adeguate contromisure, per evitare l&#8217;effetto opposto di ingessare l&#8217;informazione online in cavilli retrò e nuovi tentativi di censura. Soprattutto perché nel caso di dispute e valutazioni politiche, così frequenti e spesso dure, la situazione online si complica molto e i termini di una sentenza e di una rettifica tradizionale possono tardare ad arrivare.</p>
<p><em>aggiornamento 4/1/2013</em>: dopo la querela e le polemiche Repubblica scrive che Giarrusso rinuncia all&#8217;incarico. Riotta, che riporta l&#8217;articolo, commenta così:</p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>Verità, sempre più forte chiacchiere. Giarrusso capolista @<a href="https://twitter.com/beppe_grillo">beppe_grillo</a> si dimette da incarico improprio. Complimenti <a title="http://twitter.com/riotta/status/287130727546494976/photo/1" href="http://t.co/mBt5LlFz">twitter.com/riotta/status/…</a></p>
<p>— gianni riotta (@riotta) <a href="https://twitter.com/riotta/status/287130727546494976" data-datetime="2013-01-04T09:37:55+00:00">Gennaio 4, 2013</a></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
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<hr/>
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		<link>http://www.stilografico.com/2012/12/31/2012-lanno-di-twitter-lennesimo-ma-il-meglio-deve-ancora-venire/</link>
					<comments>http://www.stilografico.com/2012/12/31/2012-lanno-di-twitter-lennesimo-ma-il-meglio-deve-ancora-venire/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[ezekiel]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Dec 2012 15:34:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Non solo il mondo non è finito il 21 dicembre 2012 ma anche questo sarà definito &#8220;L&#8217;anno di Twitter&#8221;, come tutti gli altri fin dal 2009 almeno. Attualmente seguo istantaneamente su Twitter almeno 1000 persone in italiano, periodicamente arrivo a 3000, e devo dire che il 2012 è stato effettivamente un anno in cui questa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non solo il mondo non è finito il 21 dicembre 2012 ma anche questo sarà definito &#8220;L&#8217;anno di Twitter&#8221;, come tutti gli altri fin dal 2009 almeno.<br />
Attualmente seguo istantaneamente su Twitter almeno 1000 persone in italiano, periodicamente arrivo a 3000, e devo dire che il 2012 è stato effettivamente un anno in cui questa modalità di comunicazione è cresciuta.<br />
Sarà perché i giornalisti lo hanno davvero adottato in massa non solo come una fonte ma come un modo di commentare e confrontarsi o perché l&#8217;aura di misticismo intorno al citizen journalism si è dissolta mostrando la realtà di chi fornisce contenuti realmente di qualità e chi inventa solo storie per catturare l&#8217;attenzione.<span id="more-1500"></span></p>
<p>Le statistiche, per cui <a href="http://vincos.it/2012/09/26/come-sta-cambiando-twitter-e-come-lo-usano-gli-italiani/">siamo già tra i 3</a> e <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2012/12/17/lutilizzo-di-twitter-in-italia-nel-2012/">i 4 milioni su Twitter</a> (con una percentuale inferiore per chi lo utilizza assiduamente o produce contenuti), rischiano di non dire tutto sul fenomeno che sta sciogliendo vecchi schemi.<br />
Ogni grande evento del 2012 è stato elaborato e arricchito dagli utenti su Twitter, dal disastro della Concordia, al terremoto in Emilia-Romagna, alle vicende politiche come le Primarie, trasformandola spesso in nuova informazione per i massmedia, a volte per puro sensazionalismo altre per reale valore.<br />
Questo è proprio uno dei pericoli ancora in piedi per la credibilità dell&#8217;ecosistema, alimentato in Italia da una diffusa ignoranza sui nuovi meccanismi e la poca propensione a cambiare mentalità e modelli.<br />
Continueremo a sentir parlare di bufale su Twitter, nate in realtà altrove, a veder <strong>scambiata autopromozione per credibilità</strong>, a vedere associazioni semplicistiche con altri <em>canali</em> o mezzi di comunicazione e <strong>avventure imprenditoriali claudicanti</strong> basate su tutto questo.</p>
<p>È il prezzo da pagare per questo universo digitale di relazioni e interazioni che sta attirando sempre più politici e personaggi noti accanto ai cazzeggiatori di professione, provenienti spesso dal lato più logoro del mondo dello spettacolo e delle radio, intenti ad intasare fino alla saturazione le nostre timeline.<br />
Una conseguenza è che <strong>non esiste più una sola scena italiana twittante</strong> a cui far riferimento ma numerose sfere di interazione, più o meno interconnesse (si pensi a Grillo e i suoi attivisti) e auto-organizzate.<br />
Un esempio clamoroso sono le sfere fandom di cantanti e gruppi musicali degli adolescenti italiani (definiti spesso in maniera sprezzante &#8220;bimbominkia&#8221;), in particolare quella degli One Direction, che si sono trasferite nel 2012 in massa da Facebook a Twitter assumendo di fatto il controllo quotidiano dei Trending Topics italiani di Twitter.<br />
Non bisogna dimenticare (come invece spesso avviene) di considerare queste culture giovanili che di fatto stanno ridefinendo (a loro uso e consumo ovviamente) la piattaforma attraverso <strong>una forumizzazione di Twitter</strong>.</p>
<p>L&#8217;aspetto interessante, comunque, è che spesso ogni sfera si comporta da pianeta a sé stante ignorando il resto dell&#8217;universo o assumendone tolemaicamente la centralità, un atteggiamento che se praticato dalla classica &#8220;casalinga di Voghera&#8221; ha un impatto limitato ma se raccontato da un giornalista di Corriere o Repubblica, o da un &#8220;esperto&#8221;, ha un effetto dirompente come informazione.<br />
In generale nel 2012 si è sentito ancor più il bisogno di maggiore responsabilità e <strong>credibilità</strong> nel raccontare al grande pubblico questi mondi e la loro rilevanza ed è probabile che nel 2013 questo aspetto farà la differenza, sia per le nuove realtà o figure che per quelle vecchie, decretandone la sopravvivenza o la morte.<br />
Il meglio deve ancora venire.<br />
Buon 2013.</p>
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<hr/>
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		<title>un&#8217;informazione #DigitalFirst col finanziamento @Pubblico, la via italiana?</title>
		<link>http://www.stilografico.com/2012/12/29/uninformazione-digitalfirst-col-finanziamento-pubblico-la-via-italiana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Alagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Dec 2012 11:23:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[nuovo giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[A poco più di tre mesi dalla sua uscita in edicola Pubblico, il quotidiano fondato da Luca Telese, annuncia lo stop alle pubblicazioni. Non sappiamo se e come sarà salvato nel 2013, se proseguirà online ma l&#8217;ultimo numero stampato per ora sarà quello del 31 dicembre. In realtà neanche oggi sarà in edicola perché la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A poco più di tre mesi dalla sua uscita in edicola Pubblico, il quotidiano fondato da Luca Telese, annuncia lo stop alle pubblicazioni.<br />
Non sappiamo se e come sarà salvato nel 2013, se proseguirà online ma l&#8217;ultimo numero stampato per ora sarà quello del 31 dicembre.<br />
In realtà neanche oggi sarà in edicola perché l<a href="http://pubblicogiornale.it/pubblico/comunicato-dellassemblea-dei-redattori-di-pubblico-giornale/">a redazione è entrata in sciopero.</a><br />
Già nei giorni <a href="http://pubblicogiornale.it/pubblico/avanti-pubblico-le-ragioni-di-una-sfida/">scorsi Telese aveva dato l&#8217;allarme chiedendo</a> uno sforzo ai lettori e sostenitori e spiegando cosa stesse accadendo.<br />
In estrema sintesi, gli obiettivi per la parte digitale erano in linea con le previsioni (soprattutto per la parte di advertising) mentre dopo il primo mese il calo delle vendite cartacee e degli abbonamenti è stato consistente, portando lontano dal punto di sopravvivenza.<br />
Ora molti si chiedono come sia possibile che in soli tre mesi un quotidiano fallisca la sua impresa e puntano il dito contro il business plan.<span id="more-1489"></span></p>
<p>Pubblico era (anzi è) un progetto bello e molto coraggioso.<br />
Creare da zero in Italia un quotidiano a tiratura nazionale, principalmente su carta, in un&#8217;area d&#8217;opinione a sinistra molto affollata, senza finanziamenti pubblici è un&#8217;impresa titanica.<br />
In realtà è riuscita solo due anni fa al Fatto Quotidiano, da cui proveniva Telese, che però rappresentava una novità e grazie alle sue firme celebri (Padellaro, Travaglio, lo stesso Telese e tanti altri noti) è riuscito ad aggregare una vasta community di lettori grazie alla Rete e a sintonizzarsi sugli umori di protesta alimentati da Beppe Grillo.<br />
Quella de Il Fatto è un&#8217;esperienza irripetibile e Pubblico per garantirsi la sopravvivenza avrebbe forse dovuto <strong>innovare ancor di più sul lato digitale e sui contenuti.</strong></p>
<p>Oggi il mantra di ogni impresa editoriale nel mondo è <strong>Digital First</strong>: al primo posto la parte digitale, è lì che ci si sintonizza per sopravvivere, tentando poi di coprire tutto il resto.<br />
Dalla produzione dell&#8217;informazione alla gestione dell&#8217;organizzazione è il digitale che detta le regole e i ritmi, riversandosi poi vantaggiosamente sulla carta (l&#8217;esempio più brillante è il Guardian).<br />
La carta può diventare una valida estensione dell&#8217;edizione digitale, non (più) il contrario.<br />
In Italia invece, per i quotidiani nazionali, siamo ancora prevalentemente alla fase opposta, il <strong>Paper First</strong> in cui il prodotto digitale è un allegato irrinunciabile della carta e a cui si chiede di autosostenersi.<br />
Il problema della situazione italiana è che questo passaggio sta avvenendo con estrema lentezza mentre il mercato, la domanda, i lettori (se ancora li si può chiamare così) sono già avanti.</p>
<p>In questo contesto il finanziamento pubblico all&#8217;editoria può rappresentare un&#8217;opportunità di innovazione, se promosso bene.<br />
Pubblico probabilmente aveva intenzione di entrare in sintonia con l&#8217;umore dei propri lettori e quindi ha rinunciato a questo meccanismo, ormai inviso all&#8217;opinione pubblica a causa delle ruberie e malversazioni che conosciamo tutti.<br />
Questa mancanza, che è anche un punto debole rispetto agli altri concorrenti nazionali, era certamente nota fin dall&#8217;inizio a tutti, dai sostenitori a chi era coinvolto.<br />
Come era anche noto che creare un&#8217;impresa di questo tipo, in un territorio in veloce evoluzione, era rischioso e avrebbe inevitabilmente seguito la strada del modello della startup, in cui si può riuscire in fretta ma anche fallire in fretta.<br />
Creare velocemente la propria nicchia di mercato significa anche <strong>innovare con decisione sui contenuti</strong>, mantenere una struttura agile, flessibile, con personalità di relativa grande presa.<br />
Telese da solo non può bastare, anche questo era chiaro fin dall&#8217;inizio a chi ci avesse voluto scommettere.<br />
Infine <strong>l&#8217;innovazione del prodotto digitale</strong> era l&#8217;altro grande aspetto cruciale, probabilmente stava avvenendo ma non abbastanza velocemente per un progetto del genere.</p>
<p>L&#8217;impresa editoriale di una volta, possente, influente, stabile, si sta sgretolando a favore di un contesto più liquido e anche i giganti dovranno adeguarsi molto presto.<br />
Sia gli editori che i giornalisti devono entrare in questa ottica anche in Italia per evolversi continuamente ed evitare sorprese.<br />
Non conosco da vicino i numeri e i piani di Pubblico ma l&#8217;impressione è che un cambiamento di rotta con un nuovo patto con i lettori, orientato a un impiego proficuo e trasparente del finanziamento pubblico, che abbia al centro una grande innovazione di prodotto digitale e di contenuti, potrebbe salvare il progetto cartaceo di Pubblico e anche rappresentare un&#8217;esperienza interessante.<br />
Certamente si tratterebbe una vera rifondazione e, in ogni caso, di una lezione per tutti.<br />
Un grande in bocca al lupo al Direttore, ai redattori e al team di Pubblico!</p>
<p><em>aggiornamento 30/12/2012</em>: la redazione di Pubblico racconta la vicenda, <a href="http://pubblicogiornale.it/pubblico/pubblico-cronaca-di-un-giornalicidio/">&#8220;cronaca di un giornalicidio&#8221;</a>, e fornisce nuovi spunti (un &#8220;disastro imprenditoriale&#8221; non giornalistico, lo definiscono).<br />
La loro versione è raccontata anche in <a href="http://www.ustream.tv/recorded/28137122">una conferenza stampa in video</a>.</p>
<hr/>
<p><em>altri 3 post a cui potresti essere interessato:</em></p>
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<li><a href="http://www.stilografico.com/2012/04/12/un-modo-nuovo-di-esplorare-linformazione/" rel="bookmark" title="12/04/2012">un modo nuovo di esplorare l&#8217;informazione</a></li>
<li><a href="http://www.stilografico.com/2012/12/21/snow-fall-la-vera-valanga-sulleditoria-giornalistica-online/" rel="bookmark" title="21/12/2012">Snow Fall, la vera valanga sull&#8217;editoria giornalistica online</a></li>
</ul>
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		<title>Snow Fall, la vera valanga sull&#8217;editoria giornalistica online</title>
		<link>http://www.stilografico.com/2012/12/21/snow-fall-la-vera-valanga-sulleditoria-giornalistica-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Alagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 17:28:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[nuovo giornalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[In queste ore sta destando ammirazione il pezzo multimediale &#8220;Snow Fall&#8221; di John Branch pubblicato sul sito web del New York Times. È il racconto sui sopravvissuti a una terribile valanga a Tunnel Creek sulle Cascade Mountains nello Stato di Washington, nel febbraio 2012. Non si tratta del solito articolo con il formato ereditato carta, più [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.nytimes.com/projects/2012/snow-fall/"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-1480 alignright" title="Snow Fall" src="http://www.stilografico.com/wp-content/uploads/2012/12/snowfall-248x300.jpg" alt="" width="248" height="300" srcset="http://www.stilografico.com/wp-content/uploads/2012/12/snowfall-248x300.jpg 248w, http://www.stilografico.com/wp-content/uploads/2012/12/snowfall-849x1024.jpg 849w, http://www.stilografico.com/wp-content/uploads/2012/12/snowfall.jpg 1536w" sizes="(max-width: 248px) 100vw, 248px" /></a>In queste ore sta destando ammirazione il pezzo <em>multimediale</em> <a href="http://www.nytimes.com/projects/2012/snow-fall/#/?part=tunnel-creek">&#8220;Snow Fall&#8221; di John Branch pubblicato sul sito web del New York Times</a>.<br />
È il racconto sui sopravvissuti a una terribile valanga a Tunnel Creek sulle Cascade Mountains nello Stato di Washington, nel febbraio 2012.<br />
Non si tratta del solito articolo con il formato ereditato carta, più o meno adattato alla lettura su web e ottimizzato per advertising e motori di ricerca, ma di una narrazione testuale integrata strettamente con contributi multimediali (video, interviste, ricostruzioni, foto).<br />
Il risultato non è appesantito, come spesso avviene in progetti di questo tipo, stupisce per la scorrevolezza su ogni device ed è piacevole, quindi informativo.<br />
Inevitabile, quindi, la domanda che corre online se questa possa essere una strada valida per i nuovi modelli di business giornalistici digitali.<span id="more-1479"></span></p>
<p>Innanzitutto c&#8217;è da notare che quello di John Branch, finalista al Pulitzer, <a href="http://byliner.com/originals/snow-fall">è in realtà un breve ebook pubblicato da Byliner</a> al costo di $3.53 in collaborazione con New York Times.<br />
Quindi il risultato finale che vediamo è di fatto l&#8217;aggiunta di un livello tecnologico a una narrazione esistente, senza dubbio col controllo e l&#8217;aggiunta dei contributi da parte dell&#8217;autore in modo da amalgamare il tutto.<br />
Lo stesso lavoro tecnico non è particolarmente evoluto, si tratta di codice alla portata di qualunque buon web designer, ma rende il progetto particolarmente efficace nei suoi intenti.<br />
Questo testimonia come per ottenere un buon risultato non serva chissà quale tecnologia evoluta ma solo un&#8217;ottima integrazione tra la parte tecnologica e quella giornalistica (in questo caso caso il New York Times è tra i pochi che da tempo ha un team dedicato a questo).<br />
Anzi il principio non è molto distante dagli ebook o dalle app per tablet (native o in HTML5) che già si producono e che non stanno certo sostituendo i ricavi della carta, per ora.<br />
Eppure tutti sembrano pronti a giurare che questa strada sia quella giusta e che sia un contenuto per cui i lettori sarebbero disposti a pagare.<br />
È un&#8217;intuizione corretta, secondo me, la domanda c&#8217;è e cresce, i marketplace esistono e migliorano i metodi di pagamento.<br />
Cosa manca allora?</p>
<p>Se guardiamo al processo di produzione di un contenuto di questo tipo, oltre al fatto che non si tratta proprio di cronaca del giorno prima, ci si rende conto che è ancora lento e artigianale.<br />
Anche la creazione di app specifiche richiede un certo setup (e investimento) iniziale, a volte per ogni edizione, anche se si troveranno sempre più soluzioni automatizzate e meno costose.<br />
Ma non è abbassando questa barriera che si potranno risolvere le cose, è necessario cambiare il modo di lavorare e quindi il sistema che gira intorno.<br />
È quindi una questione attinente in modo particolare agli editori.<br />
Il loro problema dovrebbe essere capire come <strong>produrre e vendere efficientemente prodotti digitali di questo tipo</strong>, ricostruendo un&#8217;industria intera.<br />
Non è una questione solo di aggiornamento professionale dei giornalisti (che in realtà stanno crescendo molto) o, come si sente dire spesso, della poca voglia dei lettori di pagare i contenuti che trovano gratis altrove (basterebbe l&#8217;esempio della musica online  con l&#8217;iTunes Store oltre i 15 miliardi di brani venduti fino ad oggi).<br />
Sta cambiando il valore dell&#8217;informazione per i lettori, il modo in cui ne fruiscono, il modo in cui la usano e la conservano.<br />
Il digitale non ha sottratto ricavi all&#8217;industria preesistente, ha cambiato il gioco e finché l&#8217;industria non ripenserà se stessa in questi nuovi termini non ci sarà alcun advertising online o paywall (due formule ancora legate concettualmente al passato) a salvare i bilanci.<br />
Insomma se parliamo di nuovi contenuti in nuovi contesti deve cambiare tutto quello che è intorno, non si possono applicare tout-court vecchi modelli.</p>
<p>Il dilemma degli editori, oggi, è esistenziale.<br />
Come ripensare i numeri, i costi, gli investimenti e le tecnologie.<br />
L&#8217;era del controllo assoluto è finita, l&#8217;editore non riesce più ad essere in cima alla piramide della produzione e vendita di informazioni, e se si ostina a volerlo essere rischia grosso.<br />
I margini non risiederanno più nel controllo di formati, supporti, tecnologie, autori.<br />
Oggi l&#8217;editore deve iniziare ad abbassarsi tra gli autori, le notizie, i lettori alla ricerca della qualità e tra gli sviluppatori e i produttori alla ricerca delle migliori tecnologie e supporti.<br />
È la stessa vocazione ma avviene in modo radicalmente diverso, con un approccio <em>liquido</em>, molto allargato e continuamente in evoluzione.</p>
<hr/>
<p><em>altri 3 post a cui potresti essere interessato:</em></p>
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