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		<title>Superare la crisi</title>
		<link>https://www.studioliberamente.it/superare-la-crisi/</link>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2020 08:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[mvivona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[bisogni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dott. Francesco Pinto Così come il corpo sa rigenerare un osso fratturato la nostra psiche ha forze innate per farci uscire dalle situazioni dolorose: crisi, traumi, lutti, delusioni, tradimenti ed abbandoni. Nei momenti difficili il “guaritore interiore” ci guida per uscire dalla situazione dolorosa e portarci verso una nuova situazione di vita. L’importante è evitare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Dott. Francesco Pinto</strong></em></p>
<p style="text-align: center;" align="left"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1433" src="http://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2020/09/superare-crisi-266x300.jpg" alt="" width="266" height="300" srcset="https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2020/09/superare-crisi-266x300.jpg 266w, https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2020/09/superare-crisi.jpg 638w" sizes="(max-width: 266px) 100vw, 266px" /></p>
<p align="left"><span style="font-size: large;">Così come il corpo sa rigenerare un osso fratturato la nostra psiche ha forze innate per farci uscire dalle situazioni dolorose: crisi, traumi, lutti, delusioni, tradimenti ed abbandoni.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: large;">Nei momenti difficili il “guaritore interiore” ci guida per uscire dalla situazione dolorosa e portarci verso una nuova situazione di vita.</span></p>
<blockquote>
<p align="left"><span style="font-size: large;"><b>L’importante è evitare pensieri e comportamenti che interferiscono negativamente in questo processo di guarigione: atteggiamenti mentali non più attuali e quindi non più utili (forse lo sono stati in passato oppure in situazioni apparentemente simili); pensieri ripetitivi che girano nella nostra testa come un criceto nella sua ruota; oppure l’ostinazione di voler portare avanti un progetto ormai non più attuabile, che di fatto ci rende immobili; rimanere aggrappati all’idea di noi stessi, un’idea fissa, spessissimo si rivela parziale e fuorviante.</b></span></p>
</blockquote>
<p align="left"><span style="font-size: large;">È naturale provare smarrimento e dolore per una perdita, un abbandono, una separazione.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: large;">Ma la sofferenza si attiva e dura il tempo necessario affinché il nostro “guaritore interiore” ci aiuti a capire il percorso da intraprendere per portarci alla nuova situazione di vita appagante.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: large;">Se ciò non accade spesso è perché cerchiamo soluzioni al di fuori di noi invece di ascoltare il “guaritore interiore”, il nostro vero Sé.</span></p>
<p align="left"><span style="font-size: large;"><i>Floriana ripeteva sempre la stessa frase: “mi è cascato il mondo addosso”, poi nel processo terapeutica ha sostituito la frase con “è come se mi fosse cascato il mondo addosso!”, ha capito che stava attraversando un momento difficile, ma ha anche capito e preso in considerazione che la sofferenza dipendeva anche dal modo con cui reagiva, il “come se” lascia proprio intendere che il fatto doloroso non è un “mondo crollato”, ma è la personale percezione degli eventi, e che da qui si può ripartire.</i></span></p>
<p align="left"><span style="font-size: large;"><i>Ha imparato ad osservare, ascoltare tutto ciò che accadeva dentro di lei, senza giudizi.</i></span></p>
<p align="left"><span style="font-size: large;"><i>Il passo successivo per Floriana è stato chiedersi “che cosa vuole questo dolore, che cosa mi sta dicendo, che significa questa crisi?”.</i></span></p>
<p align="left"><span style="font-size: large;"><i>Tutto ciò l’ha portata a vedere la situazione di crisi con occhi nuovi ed a conoscere parti di Sè mai utilizzate, che ora sono fondamentali a farle superare i momenti difficili percorrendo percorsi prima impensabili.</i></span></p>
<blockquote><p><strong><span style="font-size: large;">In conclusione, tre consigli per affrontare i momenti di crisi:</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">&#8211; aggiorna l’idea di te stesso e dei tuoi bisogni: sono ancora attuali o si riferiscono al passato?</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">&#8211; la crisi e la sua soluzione dipendono dalla tua percezione degli eventi;</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">&#8211; ascoltati senza giudicarti.</span></strong></p></blockquote>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Siamo isole, diventiamo arcipelago</title>
		<link>https://www.studioliberamente.it/siamo-isole-diventiamo-arcipelago/</link>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 14:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[mvivona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[bisogni]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>

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		<description><![CDATA[Sentirsi connessi agli altri ai tempi del Coronavirus In questi ultimi mesi la vita di tutti noi è stata stravolta. Il Coronavirus ha impattato nelle nostre vite in modo traumatico e ci ha imposto un’interruzione repentina della nostra quotidianità. Alcuni hanno vissuto questo periodo in modo creativo, hanno scoperto un nuovo ritmo, riscoperto o contattato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Sentirsi connessi agli altri ai tempi del Coronavirus</em></h2>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1423" src="http://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2020/05/arcipelago1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2020/05/arcipelago1-300x199.jpg 300w, https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2020/05/arcipelago1.jpg 513w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><em><strong>In questi ultimi mesi la vita di tutti noi è stata stravolta.</strong></em></p>
<p><em><strong>Il Coronavirus ha impattato nelle nostre vite in modo traumatico e ci ha imposto un’interruzione repentina della nostra quotidianità.</strong></em></p>
<p>Alcuni hanno vissuto questo periodo in modo creativo, hanno scoperto un nuovo ritmo, riscoperto o contattato risorse e interessi personali, hanno dedicato tempo ad esplorare la propria interiorità.</p>
<p>Altri, invece, non hanno vissuto questo periodo come un “dono inaspettato”, ma con emozioni impegnative, quali tristezza, ansia, irritabilità, sofferenza per i vincoli e le limitazioni.</p>
<p>Alcuni hanno riscoperto legami familiari importanti e se ne sono nutriti.</p>
<p>Altri, invece, hanno dovuto sopravvivere in una relazione che andava stretta, oppure in una solitudine forzata e non voluta.</p>
<p>C’è, però, un comune denominatore, che ci accomuna tutti: <em><strong>ci siamo dovuti adattare a nuovi comportamenti ed abitudini. Indossiamo, responsabilmente, i dispositivi di sicurezza e rispettiamo il distanziamento sociale, precauzioni fondamentali per evitare il contagio</strong></em>.</p>
<p>Ma questo ha portato ad una modificazione delle nostre relazioni interpersonali e dei nostri contatti sociali: dobbiamo evitare contatti fisici, strette di mano, baci, abbracci, abbiamo fretta di allontanarci.</p>
<p>La naturale conseguenza di ciò, è che le manifestazioni di affetto siano meno espresse, che le emozioni siano meno condivise, abbiamo meno possibilità di manifestarle, <em><strong>ci sentiamo più chiusi, più inibiti, più evitanti,</strong></em> perché dobbiamo “trattenerci” da manifestazioni affettuose.</p>
<p>Ma, paradossalmente, è proprio<em><strong> in questo periodo che le emozioni possono essere più intense.</strong></em></p>
<p><strong><em>Il bisogno primario dell’essere umano è la sicurezza, e oggi viviamo un periodo di incertezza in cui il “pericolo” è rappresentato dall’incontro con l’altro (una “minaccia”). Ma siamo anche “animali sociali” e il bisogno di stare in relazione è fondamentale per il nostro benessere psicofisico.</em></strong></p>
<p><strong><em>Questa ambivalenza, tra il bisogno di “stare in sicurezza” e il bisogno di relazione, è emotivamente molto impegnativa.</em></strong></p>
<p><em><strong>COSA FARE?</strong></em></p>
<ul>
<li>&#8211; Teniamo il distanziamento fisico dalle persone, ma distinguiamolo dal distanziamento emotivo.</li>
<li>&#8211; Contattiamo le nostre emozioni e i nostri vissuti e accogliamoli, riconosciamo il nostro bisogno di legami e troviamo il modo di sentirci connessi con gli altri.</li>
<li>&#8211; Condividiamo i nostri vissuti e impariamo ad “abbracciarci” con gli occhi, con uno sguardo amorevole e accogliente.</li>
</ul>
<p>Vi proponiamo quattro incontri in piccolo gruppo, con tutte le precauzioni di sicurezza e il giusto distanziamento fisico, nei locali dell’associazione sanificati secondo i protocolli del Ministero della Sanità.</p>
<p><em><strong>1° incontro &#8211; 8 giugno</strong></em><br />
Emozioni: dall&#8217;isolamento al ritrovare l&#8217;altro</p>
<p><em><strong>2° incontro &#8211; 15 giugno</strong></em><br />
Distanziamento fisico <em>VS</em> distanziamento emotivo</p>
<p><em><strong>3° incontro &#8211; 22 giugno</strong></em><br />
Riscoprire l&#8217;altro in sicurezza</p>
<p><strong><em>4° incontro &#8211; 29 giugno</em></strong><br />
Eravamo isole, siamo arcipelago</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Via Terni, 44-46 – Roma &#8211; Associazione Vita e Dono<br />
</strong></em></p>
<p>COSTO: 20 <span class="st">€ ad incontro<br />
</span></p>
<p>PRENOTAZIONE NECESSARIA: chiamaci o inviaci un messaggio al <a href="tel:+393472764240">3472764240</a>, oppure scrivici a <a href="mailto:info@studioliberamente.it">info@studioliberamente.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Ansia da Coronavirus, come affrontarla</title>
		<link>https://www.studioliberamente.it/coronavirus/</link>
		<pubDate>Mon, 24 Feb 2020 22:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[mvivona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[attacco panico]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[fobia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
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		<category><![CDATA[attacco di panico]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[psicopatologia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; L&#8217;ansia è una sensazione comune che tutte le persone sperimentano in qualche momento della loro vita. E&#8217; una normale risposta emotiva, naturale e comprensibile, a molte situazioni stressanti, che può aiutarci a prepararci per le sfide. Una rottura di una relazione, una preoccupazione per gli esami o il lavoro, o una discussione con un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;ansia è una sensazione comune che tutte le persone sperimentano in qualche momento della loro vita. <span lang="it-IT">E&#8217; una normale risposta emotiva, naturale e comprensibile, a molte situazioni stressanti, che può aiutarci a prepararci per le sfide.</span> <span lang="it-IT">Una rottura di una relazione, una preoccupazione per gli esami o il lavoro, o una discussione con un amico possono farci sentire ansiosi, preoccupati o spaventati.</span> <span lang="it-IT">Ciò che provoca l&#8217;ansia in</span> <span lang="it-IT">una persona potrebbe non creare la stessa risposta in qualcun altro.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Distinguiamo la paura e l&#8217;ansia: mentre la paura è la reazione davanti ad un pericolo realmente percepibile davanti a noi (un animale pericoloso, un rapinatore…), di fronte a cui possiamo immaginare di difenderci (nasconderci, trovare un rifugio, immaginare di fare qualcosa&#8230;), l’ansia è invece una reazione di paura senza un oggetto ben definito e chiaro.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">Il Coronavirus ha questa particolarità: ne parlano tutti, perché è reale, con una sua reale pericolosità, ma al tempo stesso non è percepibile, non è controllabile, non sappiamo dov’è, non sappiamo dove, come e se ci “attaccherà”, quindi scatena in noi una reazione di ansia profonda, di fronte a qualcosa che è ignoto e sconosciuto.</span></strong></p>
<blockquote><p><em><span style="font-size: medium;">Nelle persone normalmente ansiose, il Coronavirus può portare quell’eccesso di ansia che può provocare attacchi di panico, insonnia, peggioramento della vita quotidiana.</span></em></p>
<p><em><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Come</span></span></em> <em><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">il Coronavirus si diffonde, sempre più persone stanno diventando ansiose.</span></span></em> <em><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">È perfettamente normale provare ansia per questa crisi sanitaria emergente.</span></span></em></p></blockquote>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Come affrontare l&#8217;ansia e la paura che circondano il</span></span></strong> <strong><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Coronavirus?</span></span></strong></p>
<p><em><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Esistono molti modi semplici ed efficaci per gestire le paure e ansie. Molti di questi sono ingredienti essenziali per uno stile di vita sano; adottarli può aiutare a migliorare il benessere emotivo e fisico generale</span></span></em><em><span style="font-size: medium;">:</span></em></p>
<ul>
<li><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Datti dei</span> <span lang="it-IT"><strong>limiti</strong> sull’esposizione a</span> <span lang="it-IT">notizie e social media, è comprensibile voler rimanere informato ma, allo stesso tempo, leggere, guardare o ascoltare costantemente<strong> informazione</strong></span><strong> <span lang="it-IT">mediatica allarmistica</span></strong> <span lang="it-IT">può intensificare inutilmente preoccupazioni e agitazione. Prenditi una pausa dalle notizie o dai social media, soprattutto se non ci sono nuove informazioni. </span></span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Concentrati sulle <strong>cose positive</strong> nella tua vita e sulle azioni su cui hai il controllo.</span></li>
<li><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">D</span>ocumentati tramite<strong> fonti autorevoli ed attendibili</strong>, ed attieniti alle loro informazioni ed indicazioni.</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Sii consapevole dei tuoi <strong>pregiudizi sugli altri</strong>: qualcuno che ha la tosse o la febbre non ha necessariamente il Coronavirus. L&#8217;autocoscienza è importante per non stigmatizzare gli altri.</span></li>
<li><span style="font-size: medium;"><strong>Cerca sostegno, s</strong>e avverti una preoccupazione o un&#8217;ansia importante, cerca un supporto professionale psicologico.</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Segui le <strong>raccomandazioni di protezione e prevenzione</strong> fornite da professionisti sanitari qualificati.</span></li>
</ul>
<blockquote><p>
<strong><span style="font-size: medium;">Dato il momento socialmente e individualmente impegnativo, lo Studio Liberamente si attiva in maniera concreta per fronteggiare il momento ed aiutare le persone a gestire la propria ansia.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;">Così come le indicazioni mediche ci indicano i comportamenti sanitari da seguire, il nostro studio attiva il servizio di </span><strong><span style="font-size: medium;">consulenza psicologica online</span></strong><span style="font-size: medium;"> per aiutare le persone che vivono l’ansia del momento.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La consulenza psicologica online, in questo caso, ha lo scopo di rendere lucido il paziente nell’affrontare le problematiche di vita e al contempo ridurre le ansie frutto di paure senza un dato oggettivo correlato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La possibilità di limitare gli effetti ansiogeni del vissuto soggettivo di paura del Coronavirus aiuta la persona a non arrivare a livelli di ansia tali da provocare, tra gli altri, comportamenti paradossalmente più a rischio (nel panico la persona può smettere di attuare le precauzioni per la tutela della propria salute e la prevenzione).</span></p></blockquote>
<p>Per maggiori informazioni sulla Consulenza psicologica online <em><a href="http://www.studioliberamente.it/psicologo-online/">leggi qui.</a></em></p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>DSA: Disturbi Specifici dell’Apprendimento</title>
		<link>https://www.studioliberamente.it/dsa-disturbi-specifici-dellapprendimento/</link>
		<pubDate>Sat, 03 Aug 2019 15:23:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[mvivona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[D.ssa Sonia Di Munno Secondo recenti indagini statistiche, il DSA riguarda il 5-15% della popolazione in età scolare, ciò significa che in media in ogni classe ci sono 1 o 2 bambini con queste difficoltà. Tale disturbo rappresenta un fattore di rischio primario per la dispersione scolastica e può incidere sul benessere della persona, comportando [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>D.ssa Sonia Di Munno</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1340" src="http://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/08/dsa-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/08/dsa-300x200.jpg 300w, https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/08/dsa.jpg 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Secondo recenti indagini statistiche, il DSA riguarda il 5-15% della popolazione in età scolare, ciò significa che in media in ogni classe ci sono 1 o 2 bambini con queste difficoltà.</p>
<p><strong>Tale disturbo rappresenta un fattore di rischio primario per la dispersione scolastica e può incidere sul benessere della persona, comportando quindi, non solo uno svantaggio scolastico, ma anche ripercussioni sullo sviluppo emotivo e sociale come la perdita dell’autostima e della motivazione a studiare.</strong></p>
<blockquote><p><strong>Il DSA, se mal trattato o non trattato, può portare l’alunno ad odiare la scuola e a sottovalutarsi, ma se affrontato nel modo giusto può essere in buon parte mitigato negli effetti e può permettere al ragazzo di raggiungere gli obiettivi scolastici</strong>.</p></blockquote>
<p>Queste difficoltà negli apprendimenti sono “specifiche” cioè non sono dovute a disabilità intellettive, a ritardo globale dello sviluppo, a disturbi uditivi o visivi, o a disturbi neurologici o motori, o svantaggio ambientale e socioculturale<br />
I DSA si distinguono in:<em><strong> difficoltà nella lettura (dislessia), nella scrittura (disortografia) e nel calcolo (discalculia)</strong></em>; possono essere presenti sia singolarmente che combinati.</p>
<p>La diagnosi viene eseguita attraverso test neuropsicologici standardizzati che, dopo aver escluso altre problematiche psicopatologiche, neurologiche o sensoriali; indagano gli apprendimenti scolastici (lettura, scrittura e calcolo). Per una diagnosi certa di DSA la valutazione deve essere fatta alla fine seconda elementare per dislessia e disortografia e fine terza elementare per discalculia.</p>
<p><strong>Quali sono i campanelli d’allarme a cui un genitore dovrebbe prestare attenzione:</strong></p>
<blockquote><p><strong>3- 5 anni:</strong><br />
Spesso il DSA è preannunciato in età prescolare da ritardi nella capacità attentive, nell’acquisizione del linguaggio o problemi motori. Si può notare:<br />
&#8211; una difficoltà nei giochi linguistici (ripetizioni, rime e filastrocche),<br />
&#8211; possono avere un linguaggio infantile, pronunciano male le parole,<br />
&#8211; hanno difficoltà a ricordare i nomi delle lettere, i numeri o i giorni della settimana,<br />
&#8211; non riconoscono le lettere dal loro nome e hanno difficoltà ad imparare a contare.</p>
<p><strong>6 &#8211; 10 anni:</strong><br />
Il disturbo durante i primi anni di elementari si manifesta tipicamente:<br />
&#8211; difficoltà della corrispondenza fra lettera e suono, nella decodifica della parola in maniera fluente<br />
&#8211; la lettura ad alta voce è stentata e scorretta e richiede un grande sforzo.<br />
&#8211; possono essere in grado di leggere le parole comuni ma non le non parole o parole irregolari<br />
&#8211; possono commettere errori di lettura nella corrispondenza grafema-fonema e nella divisone in sillabe<br />
&#8211; difficoltà nel ricordare i fatti numerici (regole automatiche di matematica, tabelline) e le procedure aritmetiche.</p>
<p><strong>11-14 anni</strong><br />
I ragazzi con DSA<br />
&#8211; possono pronunciare male o saltare parti di parole, sillabe o righe e confondono le parole con suono simile, spesso leggono una parola per un’altra<br />
&#8211; avere difficoltà a ricordare le date, nomi e a completare i compiti in tempo<br />
&#8211; avere scarsa comprensione del tempo a prescindere dalla lettura lenta o meno<br />
&#8211; fare molti errori ortografici ed hanno una produzione scritta molto povera<br />
&#8211; avere una lettura lenta e faticosa</p></blockquote>
<p><em><strong>Dalla diagnosi al trattamento</strong></em><br />
Per il trattamento si stabilisce, in base all’età del bambino e alle sue difficoltà, quali siano le competenze da potenziare e quali siano le strategie più opportune da suggerire alla famiglia e alla scuola. Gli obiettivi per il miglioramento delle competenze si basano sempre su due piani: automatizzazione dei processi neuropsicologici e insegnamento dell’utilizzo degli strumenti compensativi. <em><strong>L’intervento inoltre mira, oltre che a ridurre il disturbo, a garantire un buon inserimento scolastico e sociale.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Hai bisogno di informazioni o desideri un confronto con uno psicologo esperto in DSA? In questa sezione del sito troverai i servizi e le soluzioni per te e tuo figlio <em><a href="http://www.studioliberamente.it/area-scuola/" target="_blank" rel="noopener">Leggi</a></em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>ADHD – evoluzione e trattamento</title>
		<link>https://www.studioliberamente.it/adhd-evoluzione-e-trattamento/</link>
		<pubDate>Sat, 03 Aug 2019 14:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[mvivona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[psicologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studioliberamente.it/?p=1339</guid>
		<description><![CDATA[D.ssa Sonia Di Munno La diagnosi Il bambino con ADHD presenta una serie di caratteristiche che vanno a interferire con il funzionamento o lo sviluppo e sono principalmente contraddistinte da deficit nel campo attentivo e/o di iperattività e impulsività o entrambi. Il deficit d’attenzione è un problema neurologico causato da un’alterata funzionalità del sistema nervoso, questo disturbo interessa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>D.ssa Sonia Di Munno</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1346" src="http://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/08/adhd-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/08/adhd-300x200.jpg 300w, https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/08/adhd.jpg 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<blockquote><p><strong>La diagnosi</strong><br />
Il bambino con ADHD presenta una serie di caratteristiche che vanno a interferire con il funzionamento o lo sviluppo e sono principalmente contraddistinte da deficit nel campo attentivo e/o di iperattività e impulsività o entrambi. Il deficit d’attenzione è un problema neurologico causato da un’alterata funzionalità del sistema nervoso, questo disturbo interessa il bambino fin dai primi anni di vita e si mantiene per tutta<br />
l’infanzia e adolescenza e spesso anche nell’età adulta.</p></blockquote>
<p><em><strong>I bambini che presentano questo problema fanno molta fatica a mantenere l’attenzione e a concentrarsi e hanno la tendenza ad agire senza pensare alle conseguenze e a non modificare il comportamento in base ai loro errori, inoltre presentano delle difficoltà nello stare fermi presentando agitazione, irrequietezza, nervosismo e hanno difficoltà a terminare ciò che hanno iniziato. Il bambino iperattivo ha un comportamento irruente e ha difficoltà nel rispettare le regole. </strong></em></p>
<p>Per la diagnosi, i sintomi devono perdurare da almeno 6 mesi e avere un impatto<br />
negativo sulle attività sociali e scolastiche/lavorative, inoltre devono essere presenti<br />
da prima dei 12 anni di età e si devono manifestare in più contesti (scuola, casa, centri ricreativi). Secondo il DSM 5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, 2013), manuale utilizzato per la diagnosi, il disturbo può avere tre livelli di gravità in base alla quantità e persistenza dei sintomi: lieve, moderata e grave.<br />
Studi recenti hanno provato che la prevalenza di questo disturbo è tra il 7 e l’8% nei<br />
bambini e adolescenti e tra il 4-5% negli adulti.</p>
<p>Più del 40% dei bambini presenta difficoltà nella fasi iniziali di produzione del linguaggio, come problemi di articolazione, balbettio ed errori nel posizionamento di lettere in una parola. Spesso sono presenti problemi di coordinazione e di equilibrio; dal punto di vista cognitivo oltre ai problemi di attenzione, i bambini presentano deficit nella memoria a breve termine il che porterebbe a una difficoltà per l’acquisizione di nuove informazioni da conservare ed apprendere.</p>
<blockquote><p><strong>La prognosi nel tempo</strong></p></blockquote>
<p>L’evoluzione del disturbo dipende dell’interazione tra il livello di gravità del disturbo<br />
e l’ambiente.<br />
<em><strong>L’intervento terapeutico mira diminuire i fattori di rischio ambientali (bassa </strong></em><br />
<em><strong>autostima, ansia, aggressività, difficoltà sociali o scolastiche, ecc) e a potenziare, </strong></em><em><strong>attraverso strategie comportamentali, i punti forza aumentando il senso di </strong></em><em><strong>autoefficacia del bambino migliorandone il benessere psicologico e la prognosi </strong></em><em><strong>favorevole.</strong></em></p>
<blockquote><p><strong>Il trattamento</strong></p></blockquote>
<p>Secondo le attuali ricerche, l’intervento su questo disturbo deve agire su più fronti<br />
(scuola, famiglia, bambino) e con più modalità:<br />
&#8211; parent training o consulenza genitoriale<br />
&#8211; terapia e strategie comportamentali<br />
&#8211; training di abilità sociali<br />
&#8211; potenziamento dell’apprendimento<br />
&#8211; interventi cognitivi- comportamentali per aumentare l’autostima<br />
<em><strong>La costanza e l’impegno nell’uso di determinate strategie da parte degli adulti e </strong><strong>l’applicazione di interventi terapeutici validi permettono di migliorare le abilità </strong><strong>personali e di aumentare l’autostima del bambino.</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Hai bisogno di informazioni o desideri un confronto con uno psicologo esperto in problematiche ADHD? In questa sezione del sito troverai i servizi e le soluzioni per te e tuo figlio <em><a href="http://www.studioliberamente.it/area-scuola/" target="_blank" rel="noopener">Leggi</a></em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Hikikomori</title>
		<link>https://www.studioliberamente.it/hikikomori/</link>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 18:13:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[mvivona]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hikikomori (paola giapponese che significa “isolarsi, ririrarsi”) è il fenomeno per cui adolescenti e giovani adulti, soprattutto dai 14 ai 30 anni,  rifiutano ogni contatto con la società e si ritirano da tutte le attività sociali. La parola Hikikomori descrive sia il fenomeno che la persona che ne soffre. Dagli anni &#8217;90, è emerso come [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<h6><img class="aligncenter size-medium wp-image-1275" src="http://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/07/male-2013929__480-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/07/male-2013929__480-300x225.jpg 300w, https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/07/male-2013929__480.jpg 639w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></h6>
<h6 style="text-align: left;">Hikikomori (paola giapponese che significa “isolarsi, ririrarsi”) è il fenomeno per cui adolescenti e giovani adulti, soprattutto dai 14 ai 30 anni,  rifiutano ogni contatto con la società e si ritirano da tutte le attività sociali.</h6>
</blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">La parola Hikikomori descrive sia il fenomeno che la persona che ne soffre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dagli anni &#8217;90, è emerso come nuovo problema sociale in Giappone, e poi si è via via diffuso in occidente, particolarmente in Europa.</span></p>
<blockquote>
<h6>I ragazzi cominciano a vivere con difficoltà e con rifiuto la scuola, in alcuni casi fino ad abbandonare gli studi, non cercano un lavoro, iniziano a interrompere i contatti con la società e vivono le loro vite principalmente in casa. In alcuni casi non parlano neanche con gli altri membri della famiglia, si richiudono in se stessi, vivono chiusi nelle loro stanze, invertendo il ciclo sonno/veglia: dormono durante il giorno e rimangono svegli tutta la notte, le loro interazioni sono limitate al mondo virtuale.</h6>
</blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Chiariamo che Hikikomori non è una vera e propria diagnosi, ma la condizione in cui i ragazzi evitano le attività sociali, questo può essere causato da depressione, disturbo d&#8217;ansia o alcuni disturbi della personalità.</span></p>
<p><i><span id="more-1267"></span> </i>Gli studiosi <span style="font-weight: 400;">M. Suwa e K. Suzuki (Facoltà di Scienze mediche e sanitarie, Università di Nagoya, Giappone )</span><span style="font-weight: 400;"> suddividono gli </span><b><i>Hikikomori in primari e secondari.</i></b><!--more--><!--more--><!--more--></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli &#8220;Hikikomori primari&#8221;, non si evidenzia alcuna diagnosi psicopatologica. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Negli “Hikikomori secondari, i ragazzi sono affetti da alcuni disturbi mentali tra cui depressione, disturbo d&#8217;ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi della personalità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La distinzione può essere utile nella definizione dell&#8217;intervento terapeutico da attuare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo lo psichiatra giapponese S. Hiroshi, gli Hikikomori provano un profondo senso di vergogna per se stessi, hanno una bassa autostima e pensano di non meritare la felicità. Allo stesso tempo, vivono un conflitto interiore tra il sé che non può avere contatti con il mondo e il sé che condanna costantemente se stesso per l&#8217;incapacità di avere interazioni sociali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le strade per aiutare gli Hikikomori, sono certamente una psicoterapia, frequentare dei gruppi terapeutici di persone che vivono la stessa condizione. Ma questo presuppone già un contatto con l&#8217;esterno, per aiutare i ragazzi ad uscire dalla propria stanza, nella città di Chiba-shi, vicino a Tokyo, ci sono volontari che visitano le case degli Hikikomori e chattano dall&#8217;altra parte della porta della loro camera per cercare gradualmente di farli uscire.</span></p>
<p><em><strong>Cosa fare?</strong></em></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><em><strong>Parlarne è importante, conoscere il fenomeno, non nascondersi,</strong> </em>da parte del ragazzo, ma anche della famiglia: vanno incoraggiati a chiedere aiuto e lentamente lavorare sui sintomi per ricominciare a vivere.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Cyberbullismo</title>
		<link>https://www.studioliberamente.it/cyberbullismo/</link>
		<pubDate>Mon, 01 Jul 2019 17:43:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[mvivona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[autostima]]></category>
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		<description><![CDATA[Dott.ssa Sonia Di Munno La crescita nella disponibilità dei dispositivi elettronici e l’uso dei social media per comunicare con il gruppo di pari, conosciuti e non, sono diventati ormai una consuetudine di tutti i giorni. Questo fenomeno sociale si è anche sviluppato di pari passo con il cyberbullismo, una manifestazione di bullismo attuato attraverso la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6>Dott.ssa Sonia Di Munno</h6>
<p><img class="aligncenter wp-image-1259 size-medium" src="http://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/07/Cyberbullismo-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/07/Cyberbullismo-300x225.jpg 300w, https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/07/Cyberbullismo.jpg 453w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>La crescita nella disponibilità dei dispositivi elettronici e l’uso dei <em>social media</em> per comunicare con il gruppo di pari, conosciuti e non, sono diventati ormai una consuetudine di tutti i giorni. Questo fenomeno sociale si è anche sviluppato di pari passo con il <strong>cyberbullismo</strong>, una manifestazione di bullismo attuato attraverso la rete, cioè la “<em><strong>trasmissione per via elettronica di umilianti, angoscianti e minacciosi messaggi e immagini offensive, che colpiscono un particolare individuo o un gruppo di individui</strong></em>” (C. P. Kyriacou).</p>
<p>Il fenomeno è <strong>molto diffuso</strong>, basti pensare che in Italia su 819 studenti intervistati, ben il 16,2% ne è stato vittima. Inoltre, sembra che il coinvolgimento degli studenti nel cyberbullismo raggiunga il suo picco tra i 12 e i 14 anni e che ci sia una polarizzazione verso il genere femminile.<br />
Presa consapevolezza di queste statistiche, è importante approfondire il perché alcuni studenti siano inclini a questo comportamento problematico, mentre altri non lo sono.</p>
<blockquote><p>Nella definizione classica di bullo, sono quattro gli aspetti che i ricercatori hanno individuato:</p>
<p>il comportamento del bullo causa angoscia e tristezza nella vittima;</p>
<p>il bullo è più potente della vittima;</p>
<p>la vittima viene ripetutamente bersagliata dal bullo;</p>
<p>il bullo vuole causare intenzionalmente angoscia e paura nella vittima.</p></blockquote>
<p>Questi aspetti nel contesto del cyberbullismo sono molto più complessi. La ricerca ha dimostrato che il fenomeno in rete differisce dal bullismo tradizionale in modo importante in quanto nel cyberbullismo è <strong>meno presente un coinvolgimento empatico del danno che si sta inferendo</strong> (mancando il rapporto <em>face-to-face</em> che permette di vedere la conseguenza del proprio comportamento sull’altro) e avendo una <strong>minore consapevolezza morale</strong> (riducendosi a un atto afinalistico). Nell’aggressore si sono riscontrati anche più bassi livelli di empatia cognitiva (capire le emozioni e gli stati altrui) e di empatia affettiva (rispondere affettivamente agli stati emotivi delle altre persone). Anche il disimpegno morale è un fattore significativo per tale comportamento: per disimpegno morale si intende il processo di autoregolamentazione per cui l’aggressore si deresponsabilizza di fronte all’aggressione inferta cambiando le credenze e la valutazione dell’atto stesso (per esempio, con giustificazioni, responsabilità condivisa o esterna, minimizzando il danno arrecato, incolpando la vittima, ecc.).</p>
<blockquote><p>Chi è il cyberbullo?</p>
<p>Si sono delineate <strong>cinque tipologie psicologiche del cyberbullo</strong>:</p></blockquote>
<ol>
<li>
<blockquote><p><strong>socievole</strong>: ha la finalità di divertirsi e far divertire i suoi amici, la vittima è spesso inconsapevole e non sa delle immagini o messaggi offensivi che lo riguardano.</p></blockquote>
</li>
<li>
<blockquote><p><strong>solitario</strong>, ha pochi amici e passa la maggior parte del tempo su internet, le sue vittime possono essere sia persone conosciute nella realtà sia, molto spesso, persone sconosciute o anche personaggi famosi, che possono trasformarsi in vere e proprie ossessioni.</p></blockquote>
</li>
<li>
<blockquote><p><strong>narcisistico</strong>, attratto dal desiderio di esercitare potere sulla vittima, è prepotente e arrogante, prova orgoglio nel potere che internet gli può procurare ed è attratto dal desiderio di essere visto e ammirato. È il più pericoloso, in quanto cerca immagini o video sempre più sensazionali sulla vittima in modo che diventino virali e accrescano la sua sensazione di gloria e potenza.</p></blockquote>
</li>
<li>
<blockquote><p><strong>sadico</strong>, si diverte nell’infliggere disagio e angoscia alla vittima e, anche senza vederla, prova soddisfazione e compiacenza nell’immaginare la sofferenza inferta all’altro.</p></blockquote>
</li>
<li>
<blockquote><p><strong>moralmente orientato</strong>, vuole fare giustizia per un&#8217;azione ricevuta dalla vittima o per un comportamento giudicato deplorevole. È mosso da un desiderio di vendetta, rivincita, giustizia o invidia nei confronti della vittima.</p></blockquote>
</li>
</ol>
<p>I confini tra queste classificazioni non sono ben delineati e spesso nel cyberbullo coesistono più tipologie.<br />
Una migliore comprensione di questi tipi di cyberbullismo potrà assicurare delle migliori strategie da utilizzate per prevenire il cyberbullismo e capire le caratteristiche psicologiche (sia personali sia sociali) che sostengono tale comportamento.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-1263 size-medium" src="http://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/07/Cyberbullismo2-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" srcset="https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/07/Cyberbullismo2-300x206.jpg 300w, https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/07/Cyberbullismo2.jpg 494w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Ricomincio da mia nonna</title>
		<link>https://www.studioliberamente.it/ricomincio-da-mia-nonna-autostima/</link>
		<pubDate>Sun, 28 Apr 2019 18:29:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[mvivona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[assertività]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Alle radici della nostra autostima Workshop autobiografico Roma, Date da definire &#160; Partendo dalla storia di ciascuna, attraverso l&#8217;autobiografia, prenderemo consapevolezza delle influenze e dei condizionamenti che abbiamo avuto, e che abbiamo tuttora, in quanto donne. Raccontiamoci: da nostra nonna a nostra madre e da nostra madre a noi&#8230; &#8211; Come ci è stato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><em><img class="size-thumbnail wp-image-1197 alignleft" src="https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2019/04/matrioshka-1631194_1920-1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /><strong>Alle radici della nostra autostima</strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Workshop autobiografico</em></p>
<p>Roma, <strong>Date da definire</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Partendo dalla storia di ciascuna, attraverso l&#8217;autobiografia, prenderemo consapevolezza delle influenze e dei condizionamenti che abbiamo avuto, e che abbiamo tuttora, in quanto donne.</p>
<p><em><strong>Raccontiamoci: da nostra nonna a nostra madre e da nostra madre a noi&#8230;</strong></em></p>
<ul>
<li><em><strong>&#8211; Come ci è stato trasmesso il sentimento di autostima?</strong></em></li>
<li><em><strong>&#8211; Come ci è stata trasmessa l&#8217;immagine e il ruolo della donna?</strong></em></li>
</ul>
<p>Capire quanto condividiamo, più o meno consapevolmente, queste concezioni ci aiuta a scoprire la nostra via verso l&#8217;autostima.</p>
<p><strong>Rifletteremo sulla nostra storia, sui nostri copioni, sui ruoli che ci appartengono: questo ci indicherà la via da intraprendere</strong> per fare scelte più consapevoli, in direzione del nostro benessere, per trovare il nostro modo di sentirci realizzate e soddisfatte (l&#8217;unico che può farci stare bene), nel rispetto di noi stesse e degli altri..</p>
<p><strong>OBIETTIVI:</strong></p>
<ul>
<li>scoprire ciò che è funzionale per il nostro benessere e ciò che non lo è</li>
<li>comprendere che siamo responsabili di ciò che ci accade, siamo responsabili della nostra felicità</li>
<li>fare scelte più consapevoli e più consone alla nostra natura, nella direzione della soddisfazione dei nostri bisogni e desideri</li>
</ul>
<p>METODOLOGIA</p>
<ol>
<li>La metodologia sarà l&#8217;autobiografia: il raccontarsi in prima persona è un&#8217;esperienza che cura, che aiuta a fare ordine dentro di sé e capire il presente, ritrovare emozioni perdute, capire come siamo e chi dobbiamo ringraziare o meno.</li>
</ol>
<p><em><strong>Date da definire &#8211; Roma</strong></em></p>
<p>PRENOTAZIONE NECESSARIA: chiamaci o inviaci un messaggio al <a href="tel:+393472764240">3472764240</a>, oppure scrivici a <a href="mailto:info@studioliberamente.it">info@studioliberamente.it</a></p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Jet lag da vacanze: come sopravvivere al rientro al lavoro e all’inizio della scuola?</title>
		<link>https://www.studioliberamente.it/jet-lag-da-vacanze-come-sopravvivere-al-rientro-al-lavoro-e-allinizio-della-scuola/</link>
		<pubDate>Fri, 07 Sep 2018 17:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[mvivona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>

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		<description><![CDATA[Suona la sveglia&#8230; Cos&#8217;è&#8230;un incubo? Purtroppo no, fai un veloce esame di realtà: le ferie sono finite. Devi alzarti e andare al lavoro&#8230;accompagnare i figli a scuola&#8230;infilarti a forza nei mezzi pubblici o incasellarti in una kilometrica fila di auto. In più sei in pieno Social Jet Lag: il tuo ritmo del sonno durante le [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1132" src="http://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2018/09/stress-lavoro-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2018/09/stress-lavoro-300x169.jpg 300w, https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2018/09/stress-lavoro.jpg 604w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><em><strong>Suona la sveglia&#8230; Cos&#8217;è&#8230;un incubo?</strong></em></p>
<p>Purtroppo no, fai un veloce esame di realtà: le ferie sono finite.</p>
<p>Devi alzarti e andare al lavoro&#8230;accompagnare i figli a scuola&#8230;infilarti a forza nei mezzi pubblici o incasellarti in una kilometrica fila di auto.</p>
<p>In più sei in pieno Social Jet Lag: il tuo ritmo del sonno durante le vacanze è andato in ferie anche lui, andavi a letto tardissimo, ti svegliavi ad orari improbabili.</p>
<p>Ricordi le serate estive, le cene rilassate, scandite da un tempo dilatato, gesti morbidi, nessuna fretta? Ricordi il dopocena: ancora il tempo di un&#8217;uscita, una passeggiata senza l&#8217;ansia della sveglia da puntare la mattina dopo?</p>
<p>Ora questo splendido ritmo rilassato è totalmente discrepante con la tua routine lavorativa!</p>
<p>Bisogna correre ai ripari e smaltire il Jat Lag vacanziero.</p>
<p>Se i primi giorni di rientro dalle ferie vi sentite particolarmente stanchi, depressi, tristi, con difficoltà di memoria e concentrazione, difficoltà nel sonno, state “solo” smaltendo il nostro jat lag da ferie.</p>
<p><strong>Cosa fare?</strong></p>
<p><strong>1.</strong> <em>accogliete con clemenza la malinconia per la “libertà” perduta, accettate la tristezza di riprendere dei ritmi e una routine che non lascia molto spazio e tempo per ritrovarsi e rigenerarsi.</em></p>
<p><strong>2.</strong> <em>occorreranno circa 15 giorni per “smaltire” il cosiddetto Social Jet Lag, non giudicatevi, non forzatevi di fare gli uomini duri e le superdonne.</em></p>
<p><strong>3.</strong> <em>prendetevi il tempo per rientrare nella routine quotidiana, non sarà immediato ed è fisiologico che sia così.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In pratica:</strong></p>
<p><strong>1.</strong> <em>andate a letto presto, dopo una cena leggera: i primi giorni sarà difficile addormentarsi, ma in 15 giorni anche il vostro ritmo sonno-veglia sarà ristabilito. Può aiutare una tisana serale o un bagno caldo, che aiutano il rilassamento.</em></p>
<p><em><strong>2. </strong>sforzatevi di ricordare cosa vi piace del vostro lavoro o della vostra routine quotidiana (i colleghi, gli amici, la soddisfazione dei clienti o del capo&#8230;): ci sarà pure qualcosa da salvare, e se non ci dovesse essere, allora forse è il momento di cambiare qualcosa!</em></p>
<p><strong>3.</strong> <em>il rientro dalle ferie può essere un buon momento per pensare a qualcosa di nuovo: una nuova attività, uno sport, riprendere una passione accantonata da tempo.</em></p>
<p><em><strong>4. </strong>trovate nuovi obiettivi: siate realistici e iniziate da piccole cose, altrimenti, se iniziate col porvi obiettivi troppo impegnativi, rischiate la frustrazione per il senso di fallimento. Iniziate con passi piccoli e graduali.</em></p>
<p><em><strong>5. </strong>cercate la condivisione: la fatica del back to work non risparmia nessuno e condividere il proprio stato d&#8217;animo con chi “è sulla stessa barca” è sempre benefico.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>DISMORFOFOBIA: alla ricerca del corpo perfetto</title>
		<link>https://www.studioliberamente.it/dismorfofobia-alla-ricerca-del-corpo-perfetto/</link>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 10:25:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[mvivona]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>

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		<description><![CDATA[D.ssa Monica Vivona Dietro alla corsa alla forma perfetta, dietro alla battaglia al kilo di troppo, a volte può annidarsi la dismorfofobia. La dismorfofobia (dal greco dis – morphé, forma distorta e phobos = timore) è la fobia che nasce da una visione distorta che si ha del proprio aspetto esteriore, causata da un’eccessiva preoccupazione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1119" src="http://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2018/04/specchio-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" srcset="https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2018/04/specchio-212x300.jpg 212w, https://www.studioliberamente.it/wp-content/uploads/2018/04/specchio.jpg 508w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></p>
<p>D.ssa Monica Vivona</p>
<p>Dietro alla corsa alla forma perfetta, dietro alla battaglia al kilo di troppo, a volte può annidarsi la dismorfofobia.</p>
<p>La dismorfofobia (dal greco dis – morphé, forma distorta e phobos = timore) è la fobia che nasce da una <strong>visione distorta che si ha del proprio aspetto esteriore, causata da un’eccessiva preoccupazione della propria esteriorità.</strong></p>
<p><strong>Il corpo non viene più percepito nella sua globalità, ma ci si concentra eccessivamente sull’aspetto esteriore o solo su una porzione del corpo.</strong> Molto spesso queste porzioni riguardano seno, capelli, cosce e fianchi per le donne; pene, testicoli, capelli per gli uomini.</p>
<p>Soffrire di questo disturbo significa<em><strong> non apprezzarsi e avere paura di essere brutti. Significa essere talmente ossessionati dal proprio aspetto da vederlo pieno di difetti. Che, in realtà, non esistono. O almeno non a questi livelli.</strong></em></p>
<p>Ma attenzione, ognuno di noi conosce i propri punti di forza e di debolezza, e adotta piccoli trucchi per mascherare quelle che vive come “imperfezioni”.</p>
<p>La dismorfofobia è un altra cosa. E&#8217; una fobia, appunto. Causa un forte stress emozionale, incapacità di tessere relazioni sociali con conseguente isolamento sociale. Si sviluppa nei soggetti in cui è basso il livello di autostima. Così inizia la battaglia: cure estetiche, sacrifici e solitudine.</p>
<p>Chi soffre di dismorfofobia è completamente concentrato sul proprio corpo: si chiude al mondo, si mette a dieta. Entra nei disturbi dell&#8217;alimentazione. Se può permetterselo, ricorre al bisturi.</p>
<p><strong>Vedere un miglioramento regala solo un sollievo temporaneo. Poi, la battaglia continua: il risultato non è mai abbastanza, e si evidenziano altre imperfezioni.</strong></p>
<p>L&#8217;evoluzione del disturbo: si finisce con l&#8217;odiarsi, con il sentirsi tanto inadeguati da non riuscire più ad avere rapporti con gli altri. Esiste anche un aspetto che colpisce maggiormente gli uomini: il disturbo da dismorfismo muscolare. Chi ne soffre si vede sempre troppo esile e ogni suo sforzo è teso a far crescere i muscoli. Anche con diete sbagliate, assunzione di anabolizzanti ed esercizio fisico maniacale.</p>
<p><b>Questa battaglia per un corpo migliore, perfetto, si può fermare cominciando a chiedersi da dove nasce la propria incapacità di accettarsi. </b></p>
<p><b>Ciò che è essenziale in questi casi è acquisire un senso di fiducia in se stessi, tale da consentirci la possibilità di relazionarci armonicamente con gli altri, senza essere afflitti da complessi di inferiorità legati all&#8217;aspetto fisico.</b></p>
<p>Attraverso l&#8217;accettazione del proprio corpo si sviluppano l&#8217;autoconoscenza e l&#8217;autoaccettazione, determinanti per una piena e positiva maturità, che ci permette l’apertura alla relazione e al contatto con gli altri.<span style="font-family: Arimo,sans-serif;"><br />
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