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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-8583094</atom:id><lastBuildDate>Fri, 13 Nov 2009 18:56:55 +0000</lastBuildDate><title>Takajiro Jackmaoni</title><description>non dobbiamo preoccuparci di essere eleganti o cosa.
dobbiamo spaccare.</description><link>http://fedix.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (spiderfedix)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>376</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" href="http://feeds.feedburner.com/TakajiroJackmaoni" type="application/rss+xml" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com" /><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-3329741534967921715</guid><pubDate>Wed, 21 Oct 2009 21:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-22T00:00:15.446+02:00</atom:updated><title>lettera ad un amico (e chi per lui ora)</title><description>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 13px; white-space: pre-wrap; "&gt;quello è un pezzo incredibile. l'ho scoperto qualche mese fa...e mi è entrato prepotentemente. sono sbronzo e triste. caro mio, vivi tutto ciò che hai per le mani. sempre. il tempo scorre, le cose passano, le situazioni cambiano. starai male, soffrirai ancora. mi auguro per te, e non immagini quanto, il meno possibile, ma capiterà ancora. ma quanto ti sentirai vivo e frizzante nei momenti in cui deciderai di mollare il freno e di fottertene di tutto il tuo intorno quotidiano...beh, quanto ti sentirai vivo e frizzante in quei momenti lo porterai sempre dentro. si mescolerà all'adrenalina che amo pensare viscosa e ambrata. quanto ti sentirai leggero nel leggere negli occhi di un amico la sua commozione per un perdono, un rimprovero o un abbraccio. quanto ti sentirai bollire per i minuti che stupidamente perderai in episodi privi di significato. quelle stesse situazioni che nasconderanno i migliori minuti della tua vita. del tuo esistere. che ciò si celi dietro un bicchiere di troppo di barbaresco o dietro una follia per un concerto di bruce springsteen importa come il colore dei calzini che metterai domani. seppellisci il passato. se è stato forte intenso ed importante sarà degno di una lapide luccicante, austera e contornata da fiori. la potrai mirare ogni volta che vorrai, ma dandole il giusto peso. il peso che si merita. e poi ci si volta verso il sole, si respira a fondo, ci si fa coraggio e ci si lancia verso l'infinito che ci attende, ch'esso sia una strada asfaltata o un campo verde. il punto sta dentro, il punto è uno stato mentale, il punto è il sogno, il punto è la realtà. quella te la crei, quella la dipingi con gli acquerelli una domenica mattina, quando la brina luccica sul praticello che hai davanti a casa ed il sole sorge e tramonta a quaranta centimetri dal tuo naso. in quel momento tutte le menate sono bilie con le facce di coppi e pantani che disegnano traiettorie sulle paraboliche che hai tenacemente costruito e annaffiato, bruciandoti le spalle. volano sulla sabbia, tra una risata ed una smorfia di disappunto. ma tutto avrà il suo valore.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-3329741534967921715?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/10/lettera-ad-un-amico-e-chi-per-lui-ora.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-8606004536510027604</guid><pubDate>Sun, 11 Oct 2009 00:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-11T12:32:08.330+02:00</atom:updated><title>Ho parlato con la regina. Lunga vita alla regina.</title><description>Venite a me. Stringete forte e lasciatevi serrare da queste braccia nude e stanche. Sono l'onnipotenza emotiva e vi custodisco, succhio le vostre malattie e aspiro le vostre pene. Ho tra le mani l'essenza di ciò che salverà le vostre viscere, unico appiglio possibile, rappresento il giaciglio dove abbandonarsi e piangere nell'intimità del vostro più recondito riparo. Mi nutro delle dipendenze angosciose e indolente e cinico, nei miei stati polverosi e incoerenti traggo l'ispirazione e la forza per trascinarvi nella catarsi e nella serenità. La leggerezza che vi soffio in fronte è quanto di più prezioso abbia in dote, ma il sudore e la fatica sono prerogative ineluttabili; la lotta è aspra e puttana, viscida sfida contro le forze oscure che minano i vostri pensieri. Nascondetevi dietro me. Stringete forte i miei fianchi e abbiate fiducia, vi scorto fuori dall'ultimo schema tirandovi per i capelli, vi insulto e vi tratto male, vi stritolo l'orgoglio e vi stuzzico il senno. Lasciate i rimorsi agli stolti, voi siete quanto di meglio ci sia. Lasciate i rimpianti ai codardi, voi siete audaci, voi rinascete dalle vostre ceneri, voi non indietreggiate. Non c'è paura, non c'è ansia. Tra le mie braccia c'è la forza, tra le mie braccia c'è la protezione. Le mie braccia sono la serenità. Nulla può farvi male più di quanto non siate in grado di fare voi stessi e allora fidatevi del respiro che avvertite e del battito che il cuore vi pulsa, chiudete gli occhi e appoggiatevi al mio petto, sono per voi il nido nel quale leccarsi le ferite. Riposarsi. E rialzarsi in volo. Raggianti cigni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-8606004536510027604?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/10/ho-parlato-con-la-regina-lunga-vita.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-7639350719098052183</guid><pubDate>Mon, 05 Oct 2009 13:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-08T00:26:39.930+02:00</atom:updated><title>La modestia di una carriera ed un sogno prorompente.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed è di nuovo magia. Si parte da quattro calci con gli amici, si finisce con quattro calci con gli amici. Nel mezzo un interludio stonato, vissuto fiaccamente; un ponte verso l'opera maxima, verso la firma finale. La chimera più dolce.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una manciata di zappatori dissidenti, agli ordini di un incosciente, splendico condottiero si lanciano nello scontro con il sorriso stampato sul volto, adeguata raffigurazione della perdita dei sensi che lascia presagire l'ascesa ad un limbo emozionale e nervoso degno di un nucleo di super uomini, che null'hanno a che spartire con la feccia procreatasi al loro intorno. Bastardi fatti in casa, un pizzico di sale e un bicchiere di barbera. Nelle vene dedizione e sfacciataggine; umiltà dei poderosi; a testa alta a zappare fango e saliva. La fatica rimestata in un pentolone eretto alla testardaggine, dea non troppo bendata che si pavoneggia a musa dei senatori, leali seguaci, ma già pionieri alla ricerca dell'oro, scortati da cricche di baldi alleati, bramosi di contribuire a ingredienti della pozione magica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una magica alchimia generata da un'élite di ribelli, dipendenza naturale dall'adrenalina genuina e cocciuta. Le forze oscure si piegano alla volontà di cani alla catena, slegata solo all'occorrenza. Il resto è corollario. Il resto è sentimento. E' riconoscenza, fratellanza e senso di appartenenza. Generazione di fenomeni disegnati per emergere dalla melma e far parlare di se, dell'essenza speciale di ciò che siamo e rappresentiamo. La lotta impari dello zappatore di emozioni, che ara scampoli di leggerezza e rivincita dall'oblio dato alla luce da congetture astrali. Avanti marinai, remiamo. Il vento in poppa e la deriva leggera ci scorteranno verso lidi propizi, dove il sole al crepuscolo addolcirà le nostre fatiche e lenirà i dolori della battaglia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-7639350719098052183?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/10/la-modestia-di-una-carriera-ed-un-sogno.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-5047079537572226664</guid><pubDate>Mon, 28 Sep 2009 16:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-09-28T18:56:50.971+02:00</atom:updated><title>Calciobalilla.</title><description>&lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, -webkit-fantasy; "&gt;Questa è una storia di periferia.&lt;/span&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Una storia priva di un chiaro riferimento temporale, perché esistono territori, spazi, in cui il tempo sembra essersi fermato. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Non è nemmeno troppo chiaro né preciso quando si sia fermato. Il tempo. E’ più sensato pensare che si siano accumulati sentieri, storie, culture e poi ancora scoperte, architetture e quant’altro serva a creare una piccola cittadina. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Poi tutt’a un tratto stop. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Tutt’a un tratto ore, minuti e secondi decidono bruscamente di frenare. E di cristallizzarsi. Non esiste una spiegazione. O meglio, forse sono molti i motivi che sottendono l’arrestarsi del normale processo evolutivo di un luogo. La fine del boom economico, giunte comunali pigre, un’età media piuttosto elevata. Ma tant’è.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;A &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Sailcazzodove&lt;/i&gt; il tempo si era fermato. E con nessuna intenzione di ripartire. Non si capisce neppure in che epoca si trovassero i personaggi di questa storia di periferia; sospesi tra la fine della guerra, di cui anziani pensionati nei dehors dei bar ancora parlavano tra rancore e commozione, ed il nuovo millennio, di cui si discorreva, avvertendone una minima parte, più per sentito dire che altro.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;In questo scenario, non meglio precisato, Aldo ci sguazzava che era una meraviglia vederlo ed ascoltarlo. Un ragazzotto sulla trentina, anno più, anno meno, tutti perfettamente percepibili sulle rughe di un viso che sembrava volerti raccontare le mille difficoltà dalle quali usciva. Ne è esempio proprio il mistero che esisteva attorno alla sua vera età: nessuno in paese la conosceva, nemmeno lui.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Quando qualcuno voleva divertirsi, lì al &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;bar&lt;/i&gt; in centro, dava una leggera gomitata all’amico vicino, si accostava ad Aldo e gli faceva: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Dì un po’, non mi ricordo mai…ma te quanti anni c’hai, già?” &lt;/i&gt;Sorridendo d’intesa verso il compagno di gag.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;E Aldo, quasi di ritorno da un altro pianeta, scuoteva la testa, smetteva di fissare un punto sulla parete e confessava sempre alla stessa maniera: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;“Mah, ne avrò 30, forse 35. Non lo so, Mà non si ricorda mica l’anno, neanche il mese!” &lt;/i&gt;poi però una grinza gli segnava l’espressione e allora aggiungeva vanitoso: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Beh, però sappiamo per certo che son nato un 18! In questo modo posso festeggiare tante volte in un anno, non è poi così male!”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;E giù a ridere, lì al bar.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;A &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Sailcazzodove &lt;/i&gt;Aldo era conosciuto da tutti e quasi tutti gli volevano bene. Un po’ perché Aldo è un bravo tipo, il classico bonaccione che va d’accordo con tutti; un po’ perché lì al paese circolavano sempre le stesse voci sul suo conto. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Quello lì, tanto bravo, troppo bravo. L’Aldo è un po’ tocco!” &lt;/i&gt;Insomma, i paesani erano convinti che fosse ritardato: niente di grave, per carità, solo un pochino e anche se si guardavano bene dal parlarne in sua presenza, beh, quell’Aldo lì, lui lo sapeva cosa la gente dicesse di lui, ma non ci aveva mai creduto! E aveva sempre lasciato che la gente lo pensasse alle sue spalle, perché in fin dei conti non gli importava poi molto di ciò che pensavano i suoi compaesani; erano tutti buoni con lui e questo era d’avanzo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;In aggiunta c’era poi la faccenda del Boss del paese, nata per gioco, per provocazione chissà quando, ma che ormai era entrata negli ingranaggi di &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Sailcazzodove&lt;/i&gt;. Ogni paese che si rispetti ha un suo capetto, uno che la gente riconosce per strada, uno che la gente saluta sempre e tratta con rispetto: uno come Aldo. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Lui ci macinava sopra a questa storia, tronfio ed impettito entrava al bar come all’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Alimentari&lt;/i&gt; della Gina, dove spesso racimolava quelle Goleador di cui era ghiotto, così, &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;aggratis&lt;/i&gt;, perché &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“qui controllo io che vada tutto tranquillo, Gina! Tu non ti devi preoccupare di niente.”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;I maligni e i più invidiosi possono pensare che tutto il paese lo assecondasse, quasi come fosse un po’ il figlio di tutti e non di quella disgraziata dell’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Alcolizzata&lt;/i&gt;, la madre, oramai ridotta a non avere più un nome proprio. Per tutti era l’&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;Alcolizzata&lt;/i&gt;. Per qualcuno era la Stronza. Per Aldo, semplicemente Mà. Già, gli invidiosi si diceva, loro possono insinuare che i paesani assecondassero l’Aldo. Le cose credo stessero invece diversamente: Aldo era proprio il Boss. Il Capetto. Ci pensava lui.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;A proposito dell’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Alcolizzata&lt;/i&gt;, invece, si potrebbero spendere molte parole, la maggior parte delle quali terribilmente tristi e biasimevoli, forse alcune anche compassionevoli, perché in fin dei conti una donna, come un uomo, è anche e soprattutto i suoi guai. E’ anche e soprattutto la reazione ai guai, e questi ad onor del vero non sempre te li vai a cercare. Lei non se li era cercati, non in principio, sebbene con il tempo avesse sbagliato tutto ciò che comportasse una scelta. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Nata e cresciuta a &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Sailcazzodove, &lt;/i&gt;l’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Alcolizzzata&lt;/i&gt; era fiorita in una famiglia normalissima: genitori proprietari di una ferramenta, lei figlia unica con buone possibilità per definirsi un futuro radioso, aveva invece scelto di seguire le orme di mamma e papà, aiutandoli in negozio fin dalla terza ragioneria, scuola che infatti aveva abbandonato. Poco meno che trentenne si era poi sposata con il &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Marito dell’Alcolizzata&lt;/i&gt;, personaggio misterioso proveniente da un paese poco più a nord di &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Sailcazzodove&lt;/i&gt;, con il quale avevano dato alla luce Aldo. Quando il pargolo si avvicinava al primo decennio di vita, la crisi nella coppia era ormai insanabile, viziata da silenzi e litigate furiose, indecifrabili latitanze del marito e pomeriggi interi attaccata alla bottiglia della madre. In pochi mesi il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;Marito dell’Alcolizzata&lt;/i&gt; si era dato alla macchia, scappando secondo alcune fonti con una giovane selvatica del suo paese, senza farsi mai più rivedere né da Aldo, né dall’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Alcolizzata&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Questo fu l’inizio di un terribile rapporto tra i due ripudiati: la madre scaricò sul figlio le colpe dell’abbandono, accusandolo di non essere stato all’altezza del padre, il quale si sarebbe vergognato del figlio &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;demente&lt;/i&gt;, scappando per fare salvo almeno l’onore. Il giovane Aldo, non capiva dove mai potesse aver sbagliato un essere in bilico tra la fanciullezza e l’adolescenza, si limitava a piangere in camera sua intere notti, spese dall’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Alcolizzata&lt;/i&gt;, va da sé, a sgolarsi bottiglie di gin più o meno ricercato. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Aiutato un po’ dai nonni materni, un po’ dai vicini di casa, Aldo era riuscito a farsi uomo e diventare ciò a &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Sailcazzodove&lt;/i&gt; praticamente tutti amavano. Ma in parte compativano.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Il ragazzo era operaio nell’unica fabbrichetta di &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Sailcazzodove, &lt;/i&gt;una torrefazione di caffè che arrivava dal Sudamerica&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;, &lt;/i&gt;la più classica delle conduzioni familiari che dà lavoro e pane ad una ventina di personaggi del paese. Il ragazzo ci lavorava da parecchi anni, fin da quando era uscito dalla scuola dell’obbligo: istituti nei quali non si sa quando fosse entrato, né quanto ci avesse messo per uscirci. All’inizio alla &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Chiccodicaffè s.r.l.&lt;/i&gt; aveva fatto qualche lavoretto in nero, poi via, via Aldo si era guadagnato la fiducia e la simpatia della famiglia proprietaria che quindi aveva deciso di assumerlo e non se ne era mai dovuta pentire, ad onor del vero. In più lui sapeva tutto sul caffè. Negli anni la sua passione per questi chicchi esotici era cresciuta a dismisura, tanto da sembrare una questione scritta nel suo dna, una cosa atavica o chessò io. Fu un colpo di fulmine per quel profumo irresistibilmente forestiero, così lontano dalla pianura dalla quale veniva lui, bicicletta sotto il culo e via.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Aldo non amava viaggiare, non lo aveva mai fatto se si escludono tre o quattro gite in colonia quando era più piccolo. I ricordi di quei viaggi al mare ed in montagna erano sempre molto vivi, ma da quando il padre se n’era andato, lui non si era più mosso da &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Sailcazzodove&lt;/i&gt; e i motivi erano disparati, alcuni dei quali evidentemente riguardavano la madre e la sua solitudine.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;In realtà chi lo conosceva bene giura che Aldo avesse un’inspiegabile inquietudine latente al solo pensiero di attraversare i confini del paese, che giocoforza esercitava quella che sembra una forza centripeta verso &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;Piazza Farinelli&lt;/i&gt;, il centro del Paese.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Lui non sapeva spiegare cosa fosse e alla gente del Paese poco importava di che si trattasse, se c’era una cosa che pochi facevano, erano discorsi seri e profondi con Aldo, perché a nessuno importa il parere di un tocco in certi frangenti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;E’ sufficiente che ti faccia ridere. Sorridere. O quantomeno divertire.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Effettivamente solo la cara Gina, la matrona dell’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Alimentari&lt;/i&gt;, nel passato aveva tentato di scoprire cosa passasse nella testa del suo giovane &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;protettore&lt;/i&gt;, chiedendo: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Perché non ti schiodi da questo porcile, Aldo?? Sei giovane, sei sveglio, io lo so. Vattene. Ricomincia da un’altra parte. Scaccia i tuoi scheletri”!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Già, gli scheletri! Aldo aveva fatto spallucce e aveva respinto l’invito, giustificandosi: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Ma Gina, se me ne vado io, chi ti controlla qui l’ambaradan”!?&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;E poi via, sgasando quel suo Peugeot scassato. La &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Aldomobile&lt;/i&gt; meriterebbe una mezza giornata per essere descritta, perché era un gioiello nel suo genere: telaio Rosso-ex-fiammante, portiera lato guidatore bianco-immacolato, cofano verde-&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;scusaAldohotrovatosoloquesto.&lt;/i&gt; Era stata un’occasione ai tempi, un seconda-terza mano portata via ad un ottimo prezzo. Il motore non era per nulla male e non aveva mai dato grossi problemi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;In Paese quando si sentiva il rombo del Peugeot di Aldo, la gente esclamava: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Arriva il tricolore”!!&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Il che calzava perfettamente con le scelte cromatiche del suo carrozziere, ma al tempo stesso aveva origini ancor più passate e cioè nella fantomatica partecipazione di Aldo ad un Campionato Italiano di calciobalilla.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Sì, proprio calciobalilla. Già, perché tutto si può omettere su questo delizioso personaggio, tranne il fatto che fosse effettivamente un fuoriclasse del calciobalilla! Un predestinato!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Uno di quelli che: “&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Ne nasce uno ogni cinquant’anni così!”&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;In Paese non aveva rivali. Al bar batteva tutti senza sforzo e quando c’erano i tornei a coppie, la gente faceva a gara per giocare con lui, perché la vittoria era in tasca. Quando si parlava di calciobalilla lì in Paese, si finiva continuamente per parlare di Aldo, i ragazzini erano sempre increduli quando lo vedevano giocare ed ogni volta che si aggirava dalle parti della &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;saletta dello sport&lt;/i&gt;, lo pompavano. Lo pompavano di brutto perché mostrasse, a chi ancora non lo conosceva, il suo marchio di fabbrica. Il suo segno distintivo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Il gol in pallonetto dall’esterno di difesa!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Ed in ogni occasione erano occhi sbarrati e commenti increduli. La scena era sempre la stessa, coi ragazzini ed insistere e lui a giocare la parte di quello che non voleva essere disturbato. Poi dopo qualche minuto, quando l’attenzione dell’intero bar era focalizzata su di lui…eccolo che accettava, fingendo di farlo solo per essere gentile con chi ancora non l’aveva visto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Allora si sfilava la giacca di dosso, si sistemava i capelli e si rimboccava le maniche fino su ai bicipiti, che quei manicotti alle volte sembravano lacci emostatici tanto erano stretti su in cima. Di nuovo i capelli, sistematina teatrale al pacco, come aveva visto fare in tv e poi metteva la &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;cinquecento lire &lt;/i&gt;sull’unghia del pollice, tenendola in equilibrio con l’indice. La pressione di quest’ultimo faceva da contraltare alla spinta del pollice verso l’alto e quando i due arti ne avevano avuto a sufficienza, scaraventavano la moneta in alto in una piroetta nauseante, a cui metteva fine in parte la forza di gravità e per il resto Aldo, che coglieva al volo lo spicciolo e con un fulmineo movimento la inseriva nel calciobalilla.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Una volta scelta la pallina che più ispirava, il destino era compiuto e per i successivi venti, venticinque secondi la protagonista della vita del Paese sarebbe stata quella sfera di plastica bianca, segnata irrimediabilmente dalle violente scalciate di omini blu e rossi. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Quei secondi sembravano giorni. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Il portiere rimetteva il &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;boccio&lt;/i&gt;, indirizzandolo all’esterno sinistro di difesa. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Buono lo stop, alzava la testa e si guardava intorno. Vedendo i compagni marcati, denunciava il poco movimento delle punte, impalate nel vero senso della parola e capiva che sarebbe stato lui a prendersi la responsabilità.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Con un preciso e vellutato colpo di esterno spediva la palla verso la carambola, con la giusta forza perché questa venisse proiettata in aria di pochi centimetri dal bordo obliquo del campo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;A quel punto il più difficile era andato, ancora un’occhiata ad eventuali compagni meglio piazzati, ma la situazione era simile a pochi secondi prima: totale assenza di movimento. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Rimaneva da compiere l’unica scelta possibile, laddove i campioni anche nelle situazioni di emergenza hanno un’ultima carta da giocare. Appena la pallina iniziava la sua discesa, l’esterno sinistro caricava il pallonetto, ruotando sul suo asse di un paio di centimetri, tre più probabilmente, ed arrivava infine l’impatto con la sfera. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;La gittata assumeva connotazioni epico-romantiche. Lì al bar nessuno fiatava e ci sono ragazzi pronti a giurare che in quei momenti anche la tv sospendesse l’audio per permettere a tutti di ascoltare la biglia squarciare l’atmosfera sopra il terreno di gioco. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Il movimento delle ciglia scandiva la discesa della pallina che s’insaccava alle spalle di un inerme ed incolpevole portiere, la cui unica speranza era quella che Aldo lo centrasse sul naso, avendo le braccia infilate in un’asta di metallo. Pover’uomo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;E a quel punto era l’ovazione dell’intero bar a stracciare la solita routine del Paese.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;La saletta impazziva di eccitazione e Aldo si esibiva come al solito in generosi inchini in tutte le direzioni della stanza. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Fu proprio in una di queste occasioni che si accorse dei due &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;stranieri&lt;/i&gt;, così venivano chiamati senza distinzione tutti quelli &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;esterni&lt;/i&gt; a &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;Sailcazzodove&lt;/i&gt;, appoggiati al bancone del bar, bibita in mano e grossi sorrisi compiaciuti. La coppia di ragazzi era senza dubbio nuova del paese, più probabilmente solamente di passaggio, potevano avere una trentina d’anni e magari neppure loro sapevano con esattezza la loro età. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Aldo, ancora disinibito dalla circostanza di notorietà ed entusiasmo, fece un plastico gesto di approvazione nei loro confronti, il che, di fatto, li obbligò a posare i bicchieri e lasciarsi andare ad un peraltro sincero applauso; farcito anche da un paio di fischi del ragazzo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Questo fu il primo incontro con Marco e Teresa, una coppia di città, giunta in paese per stare vicino alla nonna di lui, malata da tempo e di fatto rappresentò il principio di un intreccio di sintonie decisamente coinvolgente per i tre. Va da sé che i due forestieri nutrirono fin dall’inizio una simpatia sfrenata per Aldo e d’altra parte non poteva essere altrimenti viste le premesse! Il neonato trio visse quasi inseparabile un periodo molto intenso per il giovane senza età, il quale non era troppo abituato ad aprirsi con la gente, né rappresentava una spalla plausibile su cui poggiarsi nei momenti di debolezza, ancora secondo quelli del Paese. Con Marco e Teresa era diverso. Sebbene tutto &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Sailcazzodove&lt;/i&gt; amasse il suo Boss, frequentando la coppia Aldo scoprì sfaccettature emozionali nuove. Diverse. Piacevoli e stimolanti. “&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Forse questo è quello che chiamano amicizia”. &lt;/i&gt;Pensava lui correndo oltre: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;“Loro sono i miei migliori amici! Questo è”!&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Fu così che il &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Tricolore di calciobalilla &lt;/i&gt;insegnò ai due a giocare di astuzia e trucchetti, non potendo pretendere di tramandare loro la sua tecnica sopraffina: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Questo vi basta e vi avanza!” &lt;/i&gt;scherzava sempre e fu allo stesso modo che i due divennero nuovi beniamini al &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;bar&lt;/i&gt;, come all’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Alimentari&lt;/i&gt;; braccio destro e braccio sinistro del &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;protettore, &lt;/i&gt;si guadagnavano vizietti vari dalla Gina in cambio di un’occhiata in giro. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Tutto sommato però, ancora non erano del tutto convinti che il ragazzo potesse non avere un’età: non si capacitavano di come potesse un individuo non sapere in che anno fosse nato, né tanto meno non saperlo sua madre! Questo ad onor del vero fino a quando non videro di sfuggita l’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Alcolizzata&lt;/i&gt; in un frizzante pomeriggio soleggiato: mise il naso fuori dall’uscio non si sa bene per quale motivo, Aldo aveva spiegato loro che Mà ogni tanto si concedeva un’occhiata fuori e lui aveva sempre pensato che lo facesse caso mai il padre avesse deciso di tornare. Forse la fiammella della speranza alloggiava ancora da qualche parte, in quello che restava del cervello della madre. Quel giorno, si diceva, l’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Alcolizzata &lt;/i&gt;aprì la porta di casa e ne uscì una figura debilitata, corrosa dall’alcol e dal rancore, con gli occhi scavati in occhiaie tendenti al viola, i capelli crespi ed un’andatura incerta e nervosa. Aveva dato uno sguardo in giro, non aveva degnato nessuno della sua attenzione ed era rientrata in casa. In seguito tentarono anche di spingere Aldo verso l’anagrafe: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;“Lì avranno tutti i tuoi dati, potrai scoprire quanti anni hai”, &lt;/i&gt;spiegarono, sentendosi rispondere che anche l’avesse fatto, non sarebbe mica cambiato nulla: per cui tanto valeva non perdere tempo e fare una partitina al calciobalilla.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Un giorno Marco era andato dalla nonna e Teresa ed Aldo avevano deciso di&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;fare una scampagnata nei vicini campi; trovato un comodo rifugio soleggiato si erano sdraiati ed era stato l’inizio di una piacevole chiacchierata, uno scambio di confessioni su esperienze passate e progetti futuri. Aldo si era dimostrato fin da subito molto interessato a ciò che potesse aver combinato fino a quel momento una ragazza di città e le parole di Teresa scorrevano fluide, interrotte solo dalle domande del suo interlocutore, avido di particolari e di maggior chiarezza. Ultimata la &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;confessione,&lt;/i&gt; la ragazza pretese che toccasse a lei ora ascoltare una storia interessante e aveva quindi esortato Aldo a rivelare i suoi segreti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Io non ho grossi segreti” &lt;/i&gt;si era giustificato Aldo &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“sono nato e cresciuto qui, prendendomi poche vacanze dalla vita del paese, al massimo quando ero più piccolino i miei mi mandavano in colonia. A dire il vero non ho neanche dei bei ricordi di quel gruppo di pesti che spesso mi prendevano in giro”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“I bambini sanno essere delle vere merde!” &lt;/i&gt;lo interruppe Teresa &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“anche io un anno sono stata in colonia, ho pianto tutto il tempo e i miei sono dovuti tornare a prendermi! aahaha”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Aldo la guardava stregato, chiedendosi perché non ci fossero delle ragazze come lei, lì al paese; si diceva che forse la vita sarebbe stata migliore con un po’ di compagnia femminile, oltre a quella dell’&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Alcolizzata&lt;/i&gt;, s’intende. Rise anche lui all’idea di una bimba in colonia che frigna senza sosta, poi continuò il suo racconto, per la verità con un tono da comunità di recupero. Teresa, infatti lo bloccò ancora, facendogli il verso: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Mi chiamo Aldo, ho un po’ di anni e da tre mesi non bevo più….ahahaha, dai su, cerca di essere un po’ più brioso! Mica ti analizzo!”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;E di nuovo giù a ridere insieme.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;A quel punto il &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;paziente &lt;/i&gt;confidò che dopo essersi trascinato per anni sui banchi di scuola, aveva iniziato a lavorare presso una torrefazione di caffè, lì al paese. L’unica fabbrica con un discreto nome e ammise senza troppe remore: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Vedi, io so tutto sul caffè!”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Teresa aveva sgranato gli occhi, per manifestare il suo stupore e con un impercettibile segno del capo aveva esortato Aldo a continuare; dal canto suo il ragazzo aveva interpretato quell’atteggiamento quasi come una sfida, dunque incalzò la malcapitata senza pietà!&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Dico davvero!” &lt;/i&gt;esordì &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“So praticamente tutto sui chicchi e sulla storia del caffè, per esempio quello che c’è in commercio è principalmente il discendente di due generi di piante: la Coffea Arabica e la Coffea Canephora. Tu le conoscerai come Arabica e Robusta, ma quelli sono i loro nomi scientifici”. &lt;/i&gt;Aldo s’illuminava quando parlava del suo lavoro, ma più in generale del caffè; si poteva capire senza il minimo dubbio che adorava tutto ciò che girava intorno a quelle piante così esotiche, ma al tempo stesso marchio di vera italianità. Anche Teresa dopo manciate di secondi era diventata vittima del fascino dei suoi racconti. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;E lui incalzava: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Si può dire che i trequarti della produzione mondiale riguardano l’Arabica, che ha un chicco verde, verdeazzurro ed una forma ovale, mentre la parte restante è la Robusta, che come puoi ben capire dal nome, è una piante più resistente!”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Teresa pareva interessata e divertita ed Aldo non aveva nessuna difficoltà a continuare la sua attenta e lucida disanima: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Devi sapere che le due qualità hanno composizioni differenti e… bla bla bla…” &lt;/i&gt;Sparava notizie con una precisione effettivamente impressionante, tanto che Teresa alle volta disconnetteva l’attenzione e partiva per una tangente di pensieri e ragionamenti che riguardavano il suo strampalato interlocutore, una vera e propria enciclopedica della caffeina! Una volta rinvenuta: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;“bla bla bla…la composizione del caffè si modifica molto con la torrefazione che è poi quel processo termico che tosta i chicchi, facendoli diventare pronti per essere macinati e…bla bla bla..”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Ok, ok, ok…mi hai convinta!”&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;Lo stoppò Teresa&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;: “ti riconosco ufficialmente maggior esperto caffettaro del pianeta! ahahah…però sono un po’ preoccupata per la tua salute: quanti ne bevi al giorno? Anche se in effetti non sembri comunque un tipo troppo nervoso!” &lt;/i&gt;Tenne a precisare per non sembrare troppo indisponente.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Mai bevuto uno in vita mia!” &lt;/i&gt;Esclamò lui con un tono timido e quasi giustificatorio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Teresa si lasciò andare ad una sonora risata, interrotta da un: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;“Dai, scemo!”&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;alla fine del quale si rese conto che Aldo non stava affatto ridendo, quindi aggiunse: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Non dirai mica sul serio?!”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Non ne ho mai bevuto uno!” &lt;/i&gt;Ripeté Aldo. &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Non ho la minima idea di che gusto abbia; quello che so è quello che leggo, o quello che mi dice la gente quando chiedo loro che gusto abbia il caffè.”&lt;/i&gt; Disse facendo spallucce e scuotendo la testa. Teresa lo osservava incredula, aggrottando le sopracciglia e reclinando leggermente il capo all’indietro, come a prendere le distanze da qualcosa di quasi inconcepibile per lei. Allora lui puntualizzò: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“ Pensaci bene! Che gusto ha il caffè?” &lt;/i&gt;Accompagnò la domanda con un ampio gesto del braccio, indirizzando la mano in direzione di un’imbarazzata Teresa. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Nessuno sa rispondermi una roba diversa da: beh, il caffè sa di caffè! Che domande sono!?” &lt;/i&gt;Attaccò un po’ seccato. &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Ma il gusto è gusto, il dolce è dolce, l’amaro è amaro. Se mangi una caramella mica dici che sa di caramella, dirai che è dolce, forse aromatizzata a qualche frutto o menta o chessò io!” &lt;/i&gt;La chiave di lettura non pareva essere campata per aria.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Quindi” &lt;/i&gt;fece alzando l’indice &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“leggo che ha un gusto piuttosto amaro, decisamente tostato e aromatico in alcune specialità. E’ un sapore invadente, decisamente impegnativo che spesso viene mascherato con chili di zucchero dai più; che poi si dice siano anche i più ignoranti, perché annullano il vero gusto, ma qui non mi permetto di giudicare!” &lt;/i&gt;Poi tirò il fiato e concluse: “&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Ah, pare anche che faccia andare in bagno! Ahahaha…&lt;/i&gt;”&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Teresa era senza parole. Non capiva come fosse possibile che un personaggio come quello lì esistesse davvero, rintanato in questo buco di paese. Allora domandò: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Senti un po’, ma non hai mai avuto la curiosità di provare? Di sentire che maledetto gusto avesse ‘sto caffè?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“No!” &lt;/i&gt;rispose fermo Aldo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Ma perché?” &lt;/i&gt;incalzava Teresa. &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Perché non provare?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Aldo fece un bel respiro, rivolse lo sguardo verso un punto qualunque del cielo e ammise: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Vedi, sembrerà infantile. Anche patetico forse, ma l’ultima volta che ho visto mio padre, da bambino, lui disse: “esco a bere un caffè al bar!” Non l’abbiamo mai più rivisto.” &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Fece una piccola pausa, poi aggiunse: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Con il tempo ho scoperto che normalmente la scusa ufficiale è quella delle sigarette. Mio padre almeno è stato originale. Vedi, io allora non ne bevevo ancora di caffè, ero troppo piccolo; da quel momento mi sono ripromesso che non lo avrei mai fatto. Né berne uno, né berne uno per scappare dalla mia famiglia”. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;In quel momento Teresa fu pervasa da una sensazione di tenerezza, nei confronti di quello che era un esemplare più unico che raro; nella sua breve permanenza a &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Sailcazzodove&lt;/i&gt;, lo aveva conosciuto sufficientemente bene per capire che tipo di persona fosse, un genuino e a suo modo geniale essere vivente che meritava molto più di quello che aveva. Così si decise.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Aldo, è ora di voltare pagina da tutto. Te ne devi andare da qui. Devi mollare sta gente, sta vita e venire via!” &lt;/i&gt;Disse decisa.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Scuotendo la testa Aldo sembrava non voler rispondere, forse cercava le parole giuste, poi provò: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Teresa, dove vuoi che vada? Io sono un tipo da paese, ho il mio lavoro, le mie cosine. E poi anche se non ci ho mai creduto, la gente qui pensa che sia un po’ tocco: magari hanno pure ragione loro. Dove posso andare?” &lt;/i&gt;chiese quasi retoricamente.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Dovunque tu voglia. Vieni in città con noi, da lì ripartirai, riuscirai a crearti la vita che meriti”. &lt;/i&gt;Disse con il cuore in mano. Qualche secondo dopo, non ricevendo risposta aggiunse: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Guarda, lo conosci Bob Dylan? Il menestrello?”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Aldo scosse il capo in senso negativo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Quando voglio pensare a qualcosa d’importante lo ascolto sempre, perché lui ha sempre la risposta: come direbbe lui, la risposta vola via nel vento”. &lt;/i&gt;E dicendo così, prese il walkman porgendolo ad Aldo. &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Tieni, prova ad ascoltare!”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Presero una cuffia a testa, lei schiacciò il tasto &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Play&lt;/i&gt; e i diffusori urlarono: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;…and what did you hear, my blue-eyed son? And what did you hear my darling young one? &lt;/i&gt;Così Teresa spiegò che quella era una delle sue preferite: &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;A hard rain’s a-gonna fall&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Si dice che alcuni suoni riescano a penetrare nell’anima delle persone, che litanie o versi o anche solo lamenti possano stuzzicare leggi universali in grado di svegliare determinati individui, innalzarli a stati mentali paralleli, o cosa. Più o meno così fu per Aldo. Un vero e proprio scoppolone che lo stordì dapprima, disincantandolo poi.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Questa canzone è bellissima!” &lt;/i&gt;disse. &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Sai, forse hai ragione. Forse dovrei davvero partire. Ci penserò in questi giorni. Te lo prometto”. &lt;/i&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt; &lt;/span&gt;E si lasciò andare all’indietro, godendosi numerosi pezzi di quel Dylan sconosciuto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;I giorni successivi furono un’altalena emozionale, un ottovolante di pensieri. Rimuginava sulla sua vita, sul tempo trascorso al Paese, sulla madre, sul padre. Sulla Gina e sui ragazzi del bar. Sul caffè. Ed il nastro della cassetta che Teresa gli aveva regalato si consumava avanti e indietro sul quella canzone; cercava di imparare le parole, o quello che di esse capiva, di ripetere i suoni. E quelle vibrazioni sonore lo liberavano dai pesi di una vita improvvisamente infelice.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Una sera piovosa Aldo respirava aria nuova, aria fresca. L’aver incontrato Teresa e Marco era stata la cosa più importante che gli fosse mai capitata, l’aver condiviso con loro così tanto in così poco tempo gli era sembrata una cosa surreale, ma talmente bella che la commozione gli impediva di frenare le lacrime che iniziavano a disegnare traiettorie imprevedibili sulle sue guance. Guidava per le vie periferiche di &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Sailcazzodove&lt;/i&gt;, con il finestrino aperto, nonostante la copiosa pioggia e cantava a squarciagola quel poetico lamento che Teresa gli aveva permesso di conoscere. Questo Bob Dylan doveva proprio essere uno in gamba, pensava Aldo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Deve essere anche lui un Boss lì dalle sue parti!” &lt;/i&gt;pensava ad alta voce &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“d’ora in avanti sarò Aldo Dylan! ahahah…..”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Sarebbe andato a casa, avrebbe raccattato la sua roba, i vestiti preferiti, qualche rivista, le foto scattate giù al bar, soprattutto quelle con le coppe vinte al calciobalilla e poi via. Aveva maturato la consapevolezza che doveva partire, avrebbe visto nuove realtà e conosciuto gente interessante e strana; forse un giorno avrebbe potuto tornare al paese e raccontare dei suoi viaggi, delle sue esperienze e la gente l’avrebbe ammirato ancora di più. Stava pensando a cosa fare con Mà, se salutarla o lasciarla annegare anche quella notte nel suo gin, raccogliere bottiglie da terra, esaminandone i fondi, alla ricerca di qualche ultima goccia d’illusione e perdizione. Anni luce da una felicità mai più incontrata. Aldo negli anni era cresciuto tra insulti, porcate sputate in faccia da sua madre e qualche schiaffo sul muso, ma non l’aveva mai odiata per questo. Quello che non aveva mai digerito era il fatto che lei si fosse arresa. Arresa agli eventi, arresa al cospetto di una vita che forse non era stata gentile con lei, ma nella quale ognuno ha il fottuto dovere di impegnarsi a cercare la felicità. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Questo pensava Aldo. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Per questo ora si era convinto a partire. Ora sentiva che la sua felicità lì al paese si stava esaurendo, l’avrebbe sentita sempre più lontana ora che aveva conosciuto Teresa e Marco; sapeva anche che per lei provava qualcosa di strano, che mai aveva avvertito prima.&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Sarò anche tardo, ma so cosa sono queste farfalle nella pancia! So perché quando lei è gentile con me il cuore mi accelera come quando vinco i tornei giù al bar” &lt;/i&gt;si diceva allo specchio “&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;ma Teresa è di Marco. E Marco e Teresa sono miei amici!”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;Ad Aldo questo bastava. Lo faceva sentire vivo, pieno. Normale. Sarebbe partito con loro e poi avrebbe cercato una sua strada, non avrebbe voltato le spalle ai desideri, ai propri bisogni, offrendo loro fallaci speranze annegate in fiumi di alcol come sua madre. &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“E’ nostro dovere essere felici, provare ad esserlo” &lt;/i&gt;catechizzando il suo riflesso allo specchio con l’indice, con sguardo severo&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;“&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;e allora si parte, Mà se ne farà una ragione…il giorno che si accorgerà che non ci sono più!”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%"&gt;La macchina correva veloce sui riflessi bagnati del paesaggio notturno; il silenzio di questo paesino sperduto, impastato dal ritmo della pioggia, veniva squarciato dai giri stonati del motore della &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Aldomobile &lt;/i&gt;e dalle note di questo nuovo cantante appena conosciuto. Il finestrino sempre spalancato; il diluvio penetrava nei vestiti e nei sedili, Aldo la viveva come la purificazione dell’acqua: &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;“Porta via il mio passato, ripulisci i cattivi ricordi…iz a ard raiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiins a gonna follllll…”&lt;/i&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;Il piede pesante sull’acceleratore, il cemento degli edifici alle spalle, solo colline, prati ed alberi intorno alla sua corsa liberatoria, verso una nuova essenza, nella speranza di una nuova realtà; le sporadiche e solitarie lacrime di poco prima, si erano trasformate in un pianto copioso, uno sfogo singhiozzante che gli riempiva gli occhi, come se non ci fosse il parabrezza a ripararlo dall’acquazzone. Alzò ancora il volume, le mediocri casse distorcevano le note di quella canzone che sembrava scritta per lui e per quel momento, ma Aldo copriva il ritornello con la sua voce, con suoni che cercava si avvicinassero il più possibile alla pronuncia originale. Il rettilineo stava finendo, la curva verso sinistra si avvicinava veloce, ma la strada era completamente allagata, appena sterzò il volante, la macchina sfuggì alla traiettoria, subendo il corteggiamento della forza centrifuga e sfuggendo all’attrito; il veicolo schizzò come la pallina del calciobalilla verso il guard rail, subendo una carambola impazzita verso il lato opposto della carreggiata e poi ancora in qua. La &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Aldomobile &lt;/i&gt;perse aderenza ed equilibrio e volteggiò su se stessa, ballerina di lamiera, fino ad arrestare la sua fuga in un nuovo rettilineo. Si era fermata. Si era fermato il motore. Il &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;Menestrello&lt;/i&gt; non si era fermato, Aldo riconosceva la sua voce, ma si stava affievolendo sempre più, si chiese perché il cantante si stesse allontanando, poi comprese che non era Dylan, ma lui che stava abbandonando la scena e sussurrando &lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;iz a ard raiiiiiiiins a gonna folllll &lt;/i&gt;si spense in un sorriso liberatorio&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-5047079537572226664?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/09/calciobalilla.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-8728874590936394348</guid><pubDate>Mon, 24 Aug 2009 13:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-08-24T16:41:25.211+02:00</atom:updated><title>Crisi di astinenza e relativismo.</title><description>Sento freddo e tremo. Però sudo. Quando apro gli occhi un bagliore tenue e lampeggiante mi stuzzica i nervi ottici e per un attimo mi scordo dell'ansia che mi ha svegliato. Penso che il mare sia un concetto relativo, dalla sua capacità di inghiottire le cose sono spaventato, però si dice ch'egli restituisca sempre tutto. A mescolare gentilezza e vendetta. L'insofferenza e le crisi di astinenza dalla leggerezza mi accompagnano a braccetto verso la vergogna dell'immagine che vedo riflessa, quando avverto di causare pessime e fallimentari alchimie, nelle pozioni che tento di creare con impegno più o meno costante. Le formule magiche sono state manomesse e mi trovo in balia di scottanti rivelazioni che umiliano la mia inutile voglia di impegno; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;deficior viribus&lt;/span&gt;, ma istinto di sopravvivenza e rantoli nervosi. Una massa di zappatori dissidenti, genuina distrazione che porta al logorio articolare, ma che si dimostra essere dipendenza anch'essa, quando l'elaborazione del lutto rende difficoltoso il confronto con chicchessia, l'unica via è il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;delirium tremens&lt;/span&gt;. E il vomito. Visione al contempo drammatica e pulp, ma che segue alla perfezione il copione post scarpata in faccia. Sai che c'è, ho avuto un acceso diverbio con me stesso e ne sono uscito con le ossa rotte e la faccia tumefatta; da uno scambio di considerazioni si è passati a menare le mani, tifosi d'eccezione: 33 cl di beck's, alcune fresche delizie, alcune rancidi liquami tiepidi. Patetico. Impotenza e beata ignoranza. Quando ti spogli dell'edera che ti è cresciuta intorno al corpo, la bestia che cresce dentro di te non ha più di che cibarsi e muta in carnivora. A quel punto inizia a divorarti dall'interno e a nulla sarà valso contorcersi, o ingurgitare vodka liscia. A quel punto ti siedi sulla riva del fiume e nemmeno ti importa più di aspettare i canotti con i tuoi nemici, ti sarà sufficiente un leggero calo del tormento per assopirti all'ombra di un sole qualunque.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-8728874590936394348?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/08/crisi-di-astinenza-e-relativismo.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-7138243431601404901</guid><pubDate>Wed, 29 Jul 2009 08:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-07-30T15:24:13.106+02:00</atom:updated><title>Sorsate di kilkenny e bocconi di vetro.</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Per me si va nella città dolente, per me si va nell'eterno dolore, per me si va tra la perduta gente, &lt;/span&gt;dove la sottigliezza si è fatta parentesi graffa. Ed invece ci vorrebbe leggerezza. E magia. Ci vuole responsabilità. Un po' di coscienza. Ma leggerezza e magia. La magia ci salverà. Basterà avere la voglia ed il tempo di annusarla, di sfiorarla e di farla propria. Basterà avere la forza di cercarla, di volerla. Emozioni, situazioni  e sensazioni, l'essenza dell'esistenza si racchiude in una manciata di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;i&lt;/span&gt;&lt;em&gt;oni&lt;/em&gt;, sprigionando energia, trasformando nuclei atomici. Niente oracoli, ma fasci di luce accecanti di tanto in tanto vi colpiranno, sminuendo la vista ad un lampo, un flash. Un senso andato, ne resteranno comunque quattro, in alternativa cinque per i particolarmente dotati.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cielo sereno, terra scura, carne tenera non diventare nera, non ritornare dura&lt;/span&gt; se non in impeti  spasmatici, quasi liberatori nel tentativo di scrollarsi di dosso quelle maledette sanguisughe, piaghe purulente, perenni ricerche del non materialmente verosimile, del non conseguibile. L'ossessione usurante che ne deriva è testa pesante, è senso di nausea, è vento nei capelli, tra &lt;span style="font-style: italic;"&gt;bufalo e locomotiva&lt;/span&gt; e Aretha Franklin nelle orecchie. Una tavolata di scienziati e una &lt;em&gt;lady stardust. &lt;/em&gt;La magia, dicevo, quel disordine emotivo che ti solletica i sensi ed i nervi in un pomeriggio qualsiasi, in una serata qualunque, laddove i freni inibitori si allentano ed un vulcano di suggestioni ti pervade la milza, la bocca dello stomaco e campeggia nel tuo criterio, deliziosa buontempona. Dammi un bicchiere di gasata, va'. Aprioristicamente parlando, ovvio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-7138243431601404901?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/07/sorsate-di-kilkenny-e-bocconi-di-vetro.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-2438256678161301423</guid><pubDate>Thu, 18 Jun 2009 10:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-06-24T17:03:54.373+02:00</atom:updated><title>Elucubrazione digestiva.</title><description>Vagheggio in un vasto campo alberato, in cui raggi di sole mi turbano la vista di tanto in tanto, inebriando un senso dell'orientamento precario, generato da una serie caotica di impulsi emozionali che mi fanno sbalzare come una bilia cromata da un jackpot ad un &lt;em&gt;lose yourself&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Girovago nei meandri delle mie terminazioni nervose, incapace di dare un senso al mio peregrinare, scaccio carezze, come mosche e interpello il libero arbitrio, unica grande illusione rimasta. La sua indipendenza è il tremendo inganno su cui si fondano le speranze più vulnerabili, questo perchè asservito a dipendenze emozionali che opacizzano la logica razionale necessaria per portare a termine un florilegio di impulsi. Allora lì c'è l'istinto. E lo spirito di sopravvivenza. Il resto sono percezioni sensoriali, come le fotografie.&lt;br /&gt;Un MI di nylon tinteggia nell'aria scale armoniche che pungolano i miei timpani, rendendomi difficoltoso percepire il labile confine tra le lusinghe musicali ed il fastidio delle vibrazioni troppo dispettose ed irriverenti. E' tutto tremendamente suggestionato da un relativismo imprescindibile, corretto da frazioni di sensazioni che fanno del situazionismo un assioma innegabile. Quando il dispetto assume i contorni di probante ritorno alla vita; quando lo sporco sistema l'infezione; quando le affinità elettive si palesano bislacche. Quando. Allora hai un problema. Lo spasso è dietro il punto di vista. Il sentiero già tracciato, un concetto labile: il destino e gli astri, antitetiche comari. Il fato sussiste solo quando è pessimo, canaglia infame contro cui riversare le proprie mancanze; gli astri sono una scienza esatta qualora mi indichino il bene supremo. Altrimenti tanto, quale stolto essere si può far condizionare. E si torna al relativismo. Con un briciolo di qualunquismo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-2438256678161301423?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/06/elucubrazione-digestiva.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">16</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-7583915037285378787</guid><pubDate>Tue, 19 May 2009 11:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-05-19T14:30:13.367+02:00</atom:updated><title>Maledizione onirica.</title><description>&lt;em&gt;Notte scura. Notte senza la sera&lt;/em&gt;. Notte di demoni. Sedotto dapprima, circuito poi, violentato con angosciante veemenza fino alla strenua reazione finale. Un risveglio tormentato da paura e sudore. Allorquando gli scheletri che sopravvivono sulla tua mensola fanno comunella con ogni tuo maledetto demone in un'unica, tetra e sofisticata ossessione notturna, non ti resta che una semi impotente reazione neuronale, pochi gesti seccati nell'oscurità di una stanza madida dell'affanno puzzolente e stizzito. &lt;em&gt;E tu che con gli occhi di un altro colore&lt;/em&gt;, sbarrati nel silenzio buio, quando il nervoso divora lo stomaco e minuscoli pendenti umidi riflettono sul tuo viso gli impercettibili fasci luminosi che evidenziano una pelle sbiadita dall'inquietudine. &lt;em&gt;Ti entravo in fondo, dentro lo sai, soltanto per capire chi sei&lt;/em&gt;, bestia brutale ed inganno indigeribile; inutile sprecare tempo e parole per sensazioni che ormai sfuggono alla percezione tattile, per adagiarsi su pavimenti emozionali che non voglio più calpestare, ma dimenticare al più presto. Stolta. Dormi tranquilla, losca figura. Non avrò mai bisogno di nulla. Solo di un sonno tranquillo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-7583915037285378787?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/05/maledizione-onirica.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">7</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-6934127320982413614</guid><pubDate>Tue, 05 May 2009 11:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-05-05T14:38:06.402+02:00</atom:updated><title>Aggiornamento intestino.</title><description>Mi fermo spesso a pensare. Poi penso che pensare sia un'inutile perdita di tempo, infatti pensare di pensare che pensare sia perdere tempo è talmente stupido che come tutte le cose stupide, ti fa solo perdere tempo. Un gatto con tre teste gioca con il mio bandolo della matassa, cerco di afferrarlo, per pochi istanti ci riesco, poi mi sfugge lacerando la ruvida pelle delle mie mani.&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Sono giorni di finestre adornate, canti di stagione, anime salve in terra e in mare&lt;/span&gt; ed io vi osservo tutti, in religioso silenzio. Vi tengo d'occhio che neanche ve ne accorgete, sentite un leggero alito sul collo, ma, voltati, solo un leggero spostamento d'aria ed il profumo della mia pelle a scaldarvi le viscere o scatenarvi un brivido lungo i canali nervosi. E' grande il mio tempo, il tempo. Difficile rebus a premi dove l'errore è contemplato di proposito da un commediante sciocco che si diletta dell'angoscia, dicono. La cosa mi tange allo stesso modo di una farfalla che si adagia su un braccio, un pizzico di solletico ed immenso stupore, piacevole meraviglia. Che quando realizzi di goderne è già volata via a gustarsi la sua breve vita. Un inganno. Una corsa contro il tempo e gli ostacoli, un colle ed infine il mare. Una fuga deliziosamente fine a se stessa, raggiunta la piena percezione di una speciale pace da corteggiare, stimolata con strumenti vari, tutti abili ciceroni verso una trascendenza meditativa che altera lo stato classico delle cose e spinge verso la luce. In alternativa, un paio di margarita, qualche negroni e del vodka-redbull. Buona musica, una sigaretta, compagni di viaggio e commozione. In istanti rapidi, particelle elementari eccitano il loro stato fino alla produzione di endorfine che scatenano il piacere e l'ineffabile presagio di una vittoria incondizionata. Un pensiero lontano che come un boomerang ritorna a farti visita; lo lanci nello spazio aperto non per disfartene, ma per il diletto intrinseco del gesto, nell'adrenalina che ciò scatena nelle tue viscere, perchè &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;i futuri incontri di belle amanti scellerate saranno scontri, saranno cacce coi cani e coi cinghiali, saranno rincorse, morsi e affanni per mille anni&lt;/span&gt; e a quel punto tempo per pensare ne avanza e non è neanche così una perdita di tempo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-6934127320982413614?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/05/aggiornamento-intestino.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">6</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-5720972714392922267</guid><pubDate>Tue, 14 Apr 2009 21:07:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-04-14T23:28:38.539+02:00</atom:updated><title>Tra un conato e l'altro.</title><description>Recitazione trascendentale e meditazione ascetica, strumenti penetranti per una rinascita spirituale, laddove il passato sta a zero e non conta un cazzo. Il razionalizzare pensieri sulla propria materia grigia è un'inutile perdita di tempo ed energie quando anche il più vicino essere esplode in incomprensibili idiozie, giocando a dadi con la ragione tua ed universale. Sabbia bagnata e schiuma si mescolano in un miasma nauseabondo; proprio quando la tua maturità è messa in discussione ti rendi conto di quanto ridicolo ci sia sotto i tuoi occhi. E se poi ad una manciata di metri dai tuoi sensi, un respiro si fa insopportabilmente pesante e faticoso, se gli occhi si schiudono a fatica....allora ti chiedi quanto valga la forza di lottare e fino a quando è lecito aspettare razionalmente un intemperante sforzo. Il pianoforte scandisce secondi che sembrano essere infiniti, ma il pensiero precipita greve ad un'espressione spenta e triste che cerca forse telepaticamente di regalarti ultimi discernimenti. E' allora che mandi a fanculo. Finora si è scherzato e gli scheletri si possono fottere il culo, questa profonda emicrania figlia di eccessi e collera mi appesantisce il pensiero che vorrebbe illuminarsi al di là di questo assurdo schifo, cercando un significato recondito di difficile rivelazione. Ne ho sentite di puttanate che quasi mi fanno scintillare le gonadi. Ti stringo la mano e ti concedo un inchino, l'ultimo gesto signorile che in senso figurato mi concedo. Tutto il resto è simpatica merda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-5720972714392922267?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/04/tra-un-conato-e-laltro.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">16</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-4546283094403972762</guid><pubDate>Thu, 02 Apr 2009 21:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-04-02T23:53:03.092+02:00</atom:updated><title>I conti con il mio autismo.</title><description>&lt;span class="Apple-style-span" style="white-space: pre-wrap; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;vacca boia. scrivere è davvero fare i conti con il proprio autismo, gettare da parte la lucidità ed affidarsi all'istinto, alla pancia che si contorce su se stessa e ti fa sputare parole sulla tastiera. è un rapporto fisico, maniacale, questo sta alla radice dello sfogo. per il resto è una chiusura a riccio, sconcertato ed infastidito dal verbo altrui in talune occasioni, incapace di spingere con l'addome e sputare in faccia al prossimo ciò che è la mia essenza. questo vale su più fronti. questo mi sta fottendo il cervello e l'esistenza delle ultime settimane. cocciuto e ritardato. idealizzare le situazioni nero su bianco, o anche in immagini sbiadite nella mente ne rapisce l'anima ed il nucleo, cosicché rimani con polvere pastosa in bocca ed un riflesso amaranto nelle mani. ed in men che non si dica ti trovi a non riuscire più a guardarti allo specchio, né a confabulare con te stesso, intralciato da un risentimento verso ciò che sei. e sei diventato. o sei sempre stato. si dice che il bello degli errori è che da essi puoi imparare. il brutto è evidente e sotto i tuoi occhi. insomma, un far buon viso a cattiva sorte forse o vedere il bicchiere mezzo pieno. ma il punto è che ripartire da terra è sempre fottutamente complesso e doloroso. ti tocca toglierti la terra di dosso, asciugarti le ferite e fare i conti con i tuoi impulsi nervosi, intense scariche da controllare a distanza, con il computerino fornito di serie. talvolta è difettoso, ma la ditta non garantisce. questo è il bicchiere mezzo vuoto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-4546283094403972762?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/04/i-conti-con-il-mio-autismo.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-5793630845455922447</guid><pubDate>Mon, 30 Mar 2009 22:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-31T09:37:02.325+02:00</atom:updated><title>Tanti auguri di buon compleanno (a me).</title><description>Un ampolloso senso di nausea mi rende ocra e scorbutico; gli antidolorifici assunti con grappa alla liquirizia possiedono effettivamente controindicazioni di cui tenere conto: pastiglioni e sciroppo denso e messaggero di verità ultime nascoste. Affido la mia ascesa, il mio risveglio a Shakyamuni, inginoccchiato occhi vitrei e fissi nel vuoto escogito tentativi di passione, il fine ultimo la felicità. Il perdono. Perdonare se stessi rappresenta una mistica scalata dalla quale pochi fanno ritorno in salute e mentalmente rilassati. Lo scorrere del tempo è la metafora di una clessidra che simboleggia le sabbie mobili nelle quali costruisco castelli dalle fondamenta traballanti, impetuoso tentativo di una presuntuosa dimora dove riposare stanche membra. Tento di erudire il mio stato assimilando quattro nobili verità, la prima delle quali mi sussurra che l'esistenza è sofferenza. Il mio mal di schiena mi impedisce di dormire, pur sicuro che il Risvegliato non alludesse a questo, credo fiero in punture che alleviano le pene. Il rockabilly che risuona nelle mie orecchie mi rimanda a decenni or sono, in impeti di sudore e gommina, pelle nera e canotta bianca, quando spogli caratteri un lunedì mattina non potevano gettare nell'angoscia un povero idiota. I frammenti dello specchio rotto si infilano nelle ferite fresche, le schegge metteranno in circolo frizzanti stilettate che ricorderanno guai e fatalità, ma non raccatto i cocci di ciò che resta. Me ne sbatto. Fottuto cocciuto infierisco con un cicco di liquore trasparente che scalda come il fuoco dell'inferno. Cazzo Elvis. Ancora tu, bestia inferocita. Sarcasmo, rabbia e pianto. Tutti per uno e uno per tutti. Fottiti.  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-5793630845455922447?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/03/tanti-auguri-di-buon-compleanno-me.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-3135044624222061854</guid><pubDate>Tue, 17 Mar 2009 17:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-17T18:39:20.522+01:00</atom:updated><title>Atto di dolore.</title><description>&lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Perdonami padre perché ho peccato in pensieri parole e opere. Ed ora mi chiudo a riccio nella mia infinita disperazione, sfogando su me stesso le pene in un’implosione molecolare nauseante. L’autismo di cui sono affetto è un connotato con cui mio malgrado ho imparato a coesistere, salvo poi odiarlo a morte ed odiarmi per ciò che sono diventato. La successione delle difficoltà che hanno goduto delle mie fatiche ha creato un cuneo in grado di sfondarmi il petto al solo avvicinamento dell’essere umano. Odio l’incapacità dialettica e gestuale che correda una sfera emozionale che, ovattata, esiste e combatte una sfida impari con un sistema nervoso totalitaristico. Perdonami padre perché ho gettato nel cesso sguardi e sussurri, comprensione e infinito amore. Perdonami padre perché sono un reietto ritardato. Il confronto con le mie paure è schiacciante e la tenzone persa in partenza. Terrorizzato subisco incubi notturni alternati ad una solitaria angoscia che stringe fra le sue dita la bocca del mio stomaco incapace di urlare e chiedere aiuto. La saccoccia in cuoio non contiene più polvere magica, non si può più volare, ma strisciare è desolante, resta solo odore di rimpianto e qualche goccia di un rimorso che tende a non attenuarsi. Essere inferiore chiedi perdono al padre per ciò che non hai inteso, per ciò che hai sottovalutato, ritrovandoti con un pugno di mosche con le quali ingozzarti. Soffocatici e strilla. Il tormento danza un tango sul mio petto. Perdonami padre. A me neanche piace il ballo. La realtà spesso sfugge alla fantasia, dimostrando che la relatività dei limiti esiste ed è un problema concreto; laddove la fantasia non si lascia catturare, rifiuta di essere rigettata nel recinto triste e sporco, la realtà già ramazza per terra polvere e merda. Una focacceria sulla mia strada: è chiusa. Una voragine di freddezza, distacco ed una corazza forse mai più penetrabile sono tutto ciò che rimangono. L’ultimo ricordo di un sogno. Un mostro a testa china chiede perdono al padre, perché ha peccato. Atterrito dall’ingratitudine della fine, raccolgo da terra qualche manciata di ricordi per non sporcarli irreparabilmente. Li racchiudo nella saccoccia in cuoio, chissà che avanzi di polvere magica non regalino loro la lucentezza che meritano, proteggendoli dalle lancette del tempo e dalle ferite infette che colano un liquido tiepido, color porpora. Colore della penitenza. Perdonami padre perché ho peccato. &lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-3135044624222061854?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/03/atto-di-dolore.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-3534854012474805132</guid><pubDate>Fri, 13 Mar 2009 16:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-13T18:49:31.190+01:00</atom:updated><title>Shining in the darkness.</title><description>Nella penombra di un locale mi anniento di musica, una confessione melodica intellettuale, senza proferire verbo, né degnare di uno sguardo questo freddo intorno. Brillo come lacrime al sole, ma nessuno se ne accorge, proietto la mia energia in ogni dove senza infastidire; una fiamma ardente che accenna una risalita. Immagino le mie braccia spalancate in un pianto liberatorio, urlando contro il divino incomprensibili vocali solitarie. Sorreggo idealmente il mio cuore in fiamme, stretto in mani di amianto; di fronte a me un oceano nero che infrange le sue onde con cattiveria che mi spaventa. Sono terrorizzato dalle freddezza del gesto, dall'assenza di contatto. Sono terrorizzato dall'idea di immergermi solo nel petrolio violento che mi trovo innanzi, figlio di puttana. Le fiamme si levano in un vortice che non controllo più, ho mal di stomaco, nausea e voglia di saltare sulle braci luccicanti. Le bacche che ho colto sono saporite, mi si concedono in tutta la loro natura provocante e viziosa. Gli errori commessi mi soffocano, rotolando in mia direzione, mi alzo e provo a scappare, ma l'unica direzione possibile è il mare. Il limbo scivoloso e desolante è una discesa scoscesa e impervia che mi trascina negli abissi della mia coscienza ed è un t&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial; font-size: 13px; -webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; "&gt;ê&lt;/span&gt;te-à-t&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial; font-size: 13px; -webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; "&gt;ê&lt;/span&gt;te  che non credo di essere pronto ad affrontare se non per pugnalarla a morte, per non dover più fuggire da me stesso e dalle mie paure. &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-3534854012474805132?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/03/shining-in-darkness.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-4333240375959730909</guid><pubDate>Wed, 11 Mar 2009 18:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-11T20:00:20.446+01:00</atom:updated><title>Yusuf suona in privato.</title><description>Una girandola emozionale stantia. Un paradosso lessicale razionalmente parlando, ma aprendo la mente al romanticismo come approccio alla giornata forse sta in piedi. Ho fin qui sottovalutato in maniera terribilmente superficiale le proprietà terapeutiche di tale Cat Stevens, alias Yusuf Islam. La voglia di agitare quanto meno il capo è irrefrenabile e risulta essere uno dei più efficaci cogitatiorepellenti in essere sul mercato. Da tener presente che quando il player ormai grondante ed affaticato da minuti di intenso sound di un cantautorato decisamente ritmato, opta per l'intensità di &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Father and son&lt;/span&gt;, per non spaccare la tastiera con la testa o la testa con la tastiera....consiglio un forward. Il sollievo è immediato, quanto fugace, per cui forse la soluzione ideale resta: cuffie anti-mondo esterno e un'anfetamina. Impotente scricciolo di fronte ad una clessidra che sgancia un granello per volta, manifesto inquietudine crescente, allergia alla parola ed un nervoso critico. Dipingo scenari apocalittici in una testa in preda a tempeste di sabbia soffocanti e portatrici di confusione, alterno passato e futuro come in preda a capogiri temporali torvi e disdicevoli. Mi aggrappo a rami di speranza che non hanno una bella cera, salvo sentirmi rispondere suoni simili ad un &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;"pensa per la tua"&lt;/span&gt;.&lt;div&gt;Le allucinazioni da itunes sono le più pericolose perchè da un momento all'altro voli dalla sedia, non nell'associazione pindaro-mente, ma piuttosto in quella culo-parquet. Pensi che non sai più cosa pensare, ma che forse non è che l'inizio della nuova via da aprire verso una vetta a cui aspirare. Vesciche e fiato corto non potranno indebolire le tue peripezie cerebrali. Una passeggiata intergalattica saltando da un pianeta all'altro, allontanandoti sempre più dal tuo, in un nascondino non troppo gradito, bramando un &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;libera me, libera tutti&lt;/span&gt; che possa finalmente portare i marmocchi al tavolo in giardino, davanti ad una limonata ghiacciata ed una fetta di crostata alla marmellata. Direi albicocche e tanto burro nell'impasto. Ed uno sguardo sereno verso l'orizzonte. Mentre il fato scherza con i miei pensieri, suonando &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;where do the children play&lt;/span&gt;. Che botta.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-4333240375959730909?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/03/yusuf-suona-in-privato.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-2302835705344734389</guid><pubDate>Sun, 08 Mar 2009 10:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-08T11:30:20.681+01:00</atom:updated><title>Mi appare Neneh Cherry</title><description>Tarlo maleducato e fastidioso. Ti sveglia la notte stuzzicandoti le tempie, salvo poi, mentre il tuo occhio vitreo fissa il soffitto, negare ogni coinvolgimento. Male. Male. Dolore e panico. Saliva poca e bocca impastata. Il virus che infetta la notte del pensatore è un adorabile figlio di puttana. Visto dall'esterno. Ma quando sei rifugio delle sue scappatelle l'angoscia ti corrode il buco del culo. Mi capita di soffocare, in camera, per strada a volte in bagno. Oppressione psicofisica che produce ettolitri di acido lattico, quando afferro che la mancata realizzazione di sé è la piaga del millennio. Che va combattuta, disgustosa alleata dei tempi che sono, ti spossa insinuandosi nel tuo sistema immunitario, logorandoti dolcemente. L'approccio indiretto alle cose è un'ancora di salvezza dolorosa e sulle prime controproducente. Pensandoci bene pure sulle seconde. Criterio mai sufficientemente apprezzato, si tratta di osservare la realtà con occhi non tuoi, affittare una mediazione, indossare un paio di occhiali scuri anti-riflesso-consapevolezza e obliterare il biglietto del treno per plutone. Inspirare deciso, espirare con la bocca. Riaprire gli occhi, gonfiare il petto. E via andare. Condire il tutto con pizzico d'olio e del whiskey e coca. &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-2302835705344734389?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/03/mi-appare-neneh-cherry.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-2590011750368697403</guid><pubDate>Fri, 13 Feb 2009 13:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-16T19:18:30.710+01:00</atom:updated><title>Pocahontas suona il jazz.</title><description>&lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom:0cm;margin-bottom:.0001pt;mso-pagination: none;mso-layout-grid-align:none;text-autospace:none"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;Le risorse misteriose di una città che non ho mai imparato ad amare, se mai questo irrazionale denudarsi di remore fosse solo un'altra lezione da apprendere. Un canovaccio raffinato ed elegante che molto poco si confà ad una natura libertina e sopra le righe di un classicismo bigotto ed austero. Resisto poche manciate di minuti poi sciolgo le briglia della mia inibizione e mi lascio traviare dal banco di Bacco. Il nettare corposo è il preludio a stati di coscienza lascivi che mi rimbalzano tra idee straniere e pericolosi palcoscenici jazz. L'abnegazione dei primi istanti lascia strada a tentazioni neanche troppo celate dietro un cliché nauseabondo.Il palcoscenico pulsa di un'elettrizzante energia che trasmette trasgressione ed un ponte spazio-temporale avvolto in nebbia fitta che asseconda il mio lento peregrinare. &lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;Il poeta coglie laddove lo sprovveduto passa, masticando gomma americana alla cannella, scalciando minuscoli sassolini verso un futuro incolore. L’essenza dell’essere è celata in un salvadanaio di porcellana, cimelio prezioso e comodo oggetto d’arredamento e quando apatia e frustrazione si mescolano in&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;una lamentosa nenia vengo proiettato in un palazzetto a sgolare birra gelata, chiudere gli occhi e respirare attimi di verità assolute e miraggi di consapevolezze neanche troppo astratte. Sono la tua coscienza, bello. Nessuna ideologia, neppure fantasie politiche. La sagoma del tuo discernimento, adone mascherato. Lascia che la genuinità delle tue emozioni sfidi ad armi pari la tua razionalità. Classicismo e romanticismo a singolar tenzone. Non lasciare che ti rovinino mai, non permettere loro di entrare nella tua genetica, chiudi tutto a doppia mandata e cogli ciò che viene, senza soccombere a sporche idiozie. &lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;Lancia il guanto della sfida sulle pallide gote di criterio e logica, getta la valigetta: &lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;l’arena è tutta in piedi&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;, &lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;è solo vita che entra dentro&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style=" "&gt;. Accetta il coniglio per questa volta. Con due patate.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-2590011750368697403?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/02/pocahontas-suona-il-jazz.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">8</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-915855944556283765</guid><pubDate>Thu, 29 Jan 2009 22:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-29T23:38:46.521+01:00</atom:updated><title>11:13 PM - Departure</title><description>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;in un vortice di polvere gli altri vedevano siccità&lt;/span&gt;...io vedevo solo polvere. e mi bruciavano gli occhi. e mi faceva male la testa. le fitte che mi vengono mi stordiscono. mi innervosiscono che i pugni al muro quasi sembrano carezze. e quando mi sono sfatto di qualche goccia strana la coscienza sembra sfuggirmi dalle dita, le stesse che perdono forza e vigore ed esamini si socchiudono innocue. e sogno case e praterie. ed un'altra dimensione nella quale potrei essere ciò che mai sono stato, né mai sarò. le percussioni ritmiche mi deconcentrano dallo stato in cui mi trovo, riportando alla mente pensieri e ricordi; sono sedute ipnotiche gratuite dalle quali rinvengo sempre avvolto in uno spleen fastidioso e burbero col quale è difficile interfacciarsi. si dicono molte cose in giro, molte ne porta via il vento, altre rimangono impresse nella memoria, quasi marchiate in pelle bruciata e puzzolente. la fragilità è roba ciclica e genetica, come il raffreddore. o l'herpes. la fragilità è l'herpes dell'anima. latente per una vita, in mostra quando più inappropriato. una stanza d'albergo e le sole luci della città ad illuminare moquette, comodino e letto. la mia ombra riflessa sulla parete sono io fuso con un pannello pubblicitario dai watt incalcolabili, come gli impulsi che di tanto in tanto mi scorrono lungo la schiena. nei testamenti c'è parte di te, parte di loro, sussurri e sussulti: vacue fuoriuscite strillate al vento in una notte pungente e debilitante. le radiazioni luminose sembrano più nitide nel freddo, pur contrapponendosi all'umidezza di occhi pesti dalla gelida temperatura. io ascolto. sosto in zona vietata e ascolto. intanto guardo la luce. non ancora la vedo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-915855944556283765?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/01/1113-pm-departure.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">7</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-1059491059287532687</guid><pubDate>Mon, 19 Jan 2009 17:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-19T19:19:53.311+01:00</atom:updated><title>Ogni tanto vedere il mare fa proprio bene. - Sì, come scopare!</title><description>Storia di un usignolo irraggiungibile ed un dirigibile blu. La location vista attraverso un 18-55 fa molto bohème e tanto imbarazzo. Il mare dona conforto, inutile negarlo. Sospiri infiniti, musica rockabilly e birra in bottiglia. &lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Esterna 1: Il pilota biricchino, un tutor austero, pioggia e nubi. Grigio e nero.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Esterna 2: Luci varie, un rigurgito e tante domande.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Interna 1: Una candela illumina un tavolo in ceramica, sangria con molta frutta. Un bacio. Due menestrelli sforzano ugola e corde vocali nell'entusiasmo generale. Primo piano sui due, ovatta e umido.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Esterna 3: Puzza di piscio e merda, vento da ponente. Sputo in terra, finisce sui calzoni. Sbraita e accusa. Via del campo ci va un timoroso, a pregare di illuminare, a veder le scale disabitate, a sognar un avvenire fulgido(so).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Interna 2: Voci sospese e buio. Una chitarra lancia accordi gitani. Sulla parete immagini in bianco e nero&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Background: Infreddolito, mani in tasca e spalle che si chiudono in se stesse. Un doppiopetto marrone, ma corto. Una coppola elegante e sportiva allo stesso tempo, direi grigia e bianca. Generosa. Pantalone e scarpa neri. Sguardo rivolto in terra, orecchio teso ad alcuni argomenti passanti &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;"la rivoluzione russa ha influenzato fortemente tutto il ventesimo secolo, d'altra parte se pensi che"&lt;/span&gt;. &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;"io a quel coglione le ho proprio cantate, non aveva neanche il coraggio di guardarmi in"&lt;/span&gt;. &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;"ma periferia deriva dal greco, peri vuol dire intorno e". "la chetamina è una roba mai vista, cazzo. Vedevo il mio corpo, ma non riuscivo a portarlo via da lì. Dovevo pisciare, ma non potevo vedere che me la facevo addosso. Così non mi sono più guardato e quando." &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Canticchia acid jazz e fuma sigarette prese in un duty free. Pensa che domani andrà meglio, ma che per finire oggi ancora ce ne va, quindi la prossima volta che sente &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;domani è un altro giorno&lt;/span&gt;, un pugno in faccia non lo nega a nessuno. Passa il 20. Perso. Si fa un'altra birra e ordina una ciambella fritta. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Stacca. Riattacca. Vomita all'angolo dei vicolo, con una mano appoggiata al muro. Sopra un manifesto di un gruppo semi-sconosciuto che suona bluebeat.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Plot: inezie disordinate&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Storia: prorogata&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-1059491059287532687?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/01/ogni-tanto-vedere-il-mare-fa-proprio.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-7365077989512767126</guid><pubDate>Sun, 11 Jan 2009 22:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-12T00:31:46.623+01:00</atom:updated><title>Uno schizzo d'arte è la nostra unica salvezza, amico.</title><description>Turbato dalla pelle d'oca che invade il mio corpo, rannicchiato in un angolo basso della stanza, mi vergogno e tengo lo sguardo basso, a tratti lo spengo, innanzi a cotanta immensa grandezza. L'angoscia non è solo paura, non è solo timore, ma realizzarsi goccia d'acqua dolce in un mare freddo e finito da argini tremendamente lontani ed astratti. Vivi tempi infausti giovane essenza di emozioni private, burbero essere dal cuore grande e dal verbo pigro.&lt;div&gt;Uno schizzo d'arte è la sola, unica salvezza del nostro tempo. Raffinata ossessiva masturbazione. Eiacula, eiacula si bemolle e fa diesis. Eiacula giallo paglierino, rosso porpora e blu cobalto. Eiacula endecasillabi atonali. Dissetati di barbaresco e fuma sigari cubani. Ma sfoga l'irruento rifiuto verso siffatte espressioni cavernicole e cialtrone, rutta l'essenza di un capo diverso con mezzi a te consoni e conoscine altri occulti, celati dietro una maturazione tardiva che si inchina al volere del cielo, espressione massima delle nostre imprecazioni e preghiere, delizioso paradosso ossimoroso, sacro parallelismo di un profano oroscopo. Segno ornitorinco per te la giornata inizia sotto i peggiori auspici, perderai la testa. Perderai la testa per una femmina dall'odore acre che mai si concederà. Non temere, fiducia e positività. Pranzo al sacco e zuegg all'albicocca segneranno la svolta del dì. Riacquisterai il senno; proprio quando una topolino amaranto che va che è un incanto ti piomberà sul culo: carrozzeria ammaccata, tutta da rifare direi. Relatività della lingua, usala per poesie e prose. Liste della spesa e messaggi d'auguri. Profondo sconforto nel saper di non sapere, ma spinta iniziale, mio caro essere speciale. La cura è la masturbazione intellettuale, a costo di perder invero talune diottrie, per i peli sulle mani non si garantisce, ma verranno celati da pittura a tempera color corteccia di quercia. Intingi le tue estremità e presenta il tuo capolavoro, lo appenderai sopra il baldacchino dove riposano sogni e speranze, ma non più le paure di un'amalgama che non sarà mai in grado di prenderti. Lascia che ridano, che ti scherniscano, stupidi idioti nei vostri stracci su misura, non avrete il mio scalpo. Silenziosa essenza, grido otturato canta liriche seicentesche che neppure capisce, ma ottuso muso duro contro un destino che cerca di tirarlo a sé. Prendi la caramellina bel bimbo. Non prendo nulla dagli sconosciuti, signore. Non prendo nulla, ma può andare a spaccare le frottole lì, sul ciglio del vulcano. Note che paiono impossibili, testi da strapparti il petto scavano un solco tra te ed elementi di un élite intoccabile, ma questo non è il punto, tu sarai un affezionato tirocinante, innamorato dello sforzo dedicato all'emersione, sporco di tinte colorate, confuso tra esposizione e compensazione, intonerai gorgheggi provenienti da impulsi elettrici del tuo caldissimo corpo. Eccitazione palpante e respiro affannoso. Allora schizzo sarà. Nutriente melma intellettuale che stuzzica la tua presenza. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-7365077989512767126?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2009/01/uno-schizzo-darte-la-nostra-unica.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-4212169662350525244</guid><pubDate>Thu, 18 Dec 2008 16:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-18T17:59:38.874+01:00</atom:updated><title>ph rilevato: 3,1</title><description>Va di moda la prostituta sentimentale. Una cinica puttana che dona sentimenti carichi di amorevoli immagini, repellendo la sua proverbiale idiosincrasia per il miele, ma di celeste travestita, con sfumature rosse, gialle e palline di natale, sorride al pungente freddo. Attenzione! Non ostentare il tuo prezioso simil-avorio che a queste temperature rischia di rompersi. Un vomitevole atteggiamento che urta palati fini, e palati medi, se ne sente un leggero odore nell'aria, ma solo i simili riescono a percepirne le strutture molecolari anche in mezzo a piazze affollate. Una proposta indecente, mina serenità di spirito già di per sé ballerina incerta, tremolante entità che si affida quasi al caso, alla brezza che la sposta in un moto caotico. Sulla pelle evidenti segni di malessere, una figura devastata, erosa dalla fatica, dal dolore. Altro mammifero reso pressoché inerme, urtato dai malanni, stroncato da lunga degenza. L'erosione del tempo, della fatica, degli spasmi, appuntita angoscia su un fianco sempre più instabile e debole. Contorno di verdurine tagliate fini, fini e fatte alla griglia, una punta di olio aromatizzato alle spezie mediterranee e sputo. Lo serviamo con riverenza inaudita e cervellina appena, appena scottata. Il bon ton prima d'ogni altra cosa. Ancora sorriso ed inchino. Lorsignori gradiscono un vino rosso corposo, invecchiato in botti di rovere e specialità della casa doppiogioco alla puttanesca, cinghiale in umido, paté di olive liguri e un vaffanculo per digerire pietanze pesanti come uno scoglio e aromatizzate con l'olezzo dello stesso. Touch my tears with your lips, but i don't wanna live forever. Tocca. Tocca! Tocca cazzo. Tocca questo insensibile pezzo di un puzzle che ti si sgretola davanti agli occhi. E' la mia coscienza. E' il mio interesse verso un manipolo di individui e di ciò che stiamo diventando: ricordi floreali. Arbusti essicati, tanto piacevoli alla vista, quanto delicati al tatto, trionfo del paradosso e dalla finzione. Apprendista. Apprendista stregone. Un paio di cazzi. A dieci metri scene che non ho il coraggio di osservare, schifoso codardo che non sono altro. Quanto sollevi sulla panca piana?? Tre chili, tre di coraggio. Però devi aggiungere il bilanciere. Diavolo! Sofferenza e lacrime. L'abbraccio di una madre, l'imbarazzo dell'impotenza. La vergogna di una telefonata, davanti agli occhi di qualche assurda entità ed ancora uno schiaffo ad una morale, appiglio coscienzioso al quale prima o poi tutti fanno difetto, mortali e fallaci esseri viventi. Auguro sempre uno specchio, verace confessionale dal quale non si scappa. Non ho la febbre, ma credo verrà. Il delirio luminoso precede sempre l'assordante malanno. Che vi dice il cervello? Sto soffocando tra i miei giganti attributi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-4212169662350525244?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2008/12/ph-rilevato-31.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">9</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-9026248898866605527</guid><pubDate>Tue, 09 Dec 2008 23:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-10T00:58:38.451+01:00</atom:updated><title>Cosa vuoi che sia.</title><description>Ma cosa ne volete sapere voi di cosa passa nella testa della gente. Stupidi saccenti, in preda ad orgasmatiche eiaculazioni del vostro abnorme ego. Elettrostatica in azione. Neuroni eccitati, alla ricerca di un orizzonte da scoprire e catturare. L'orizzonte credo sia coraggio e speranza, forza di volontà. La paura dell'ignoto in fondo è un test di ingresso. I meritevoli, i nobili d'animo, le meraviglie della natura ed i cocciuti apriranno il portone ed entreranno in un eden emozionale e sperimentale che li forgerà. Li innalzerà ad eremiti cerebrali. Vecchi pellerossa rugosi e capelloni. Il calumet donerà nuove energie, attraversando stati d'animo equivoci e differenti.&lt;div&gt;Alle volte penso prima di addormentarmi. Dicono che si sogni l'ultima cosa che si rimugina prima di perder coscienza, ma io ne ne ho prove. All'alba non ricordo né il sogno, né i pensieri soporiferi. Le necessità che stuzzicano l'appagamento oscillano pericolosamente tra occorrenza e vizio, spesso ne gusti il vero sapore soltanto troppo tardi, quando hai già fatto indigestione. Così ti trovi un alcaselzer tecnologico, che scenda fitto, fitto, scolorando il tuo intorno, come la neve che domani mi toccherà spalare. Taci, cazzo. Taci. Lasciami in preda ad una nausea intellettuale. Respiro a fondo. Respiro a fondo. Respiro a fondo. Respiro a fondo. Do consigli ad un amico, con che diritto poi. Bestemmio e sputo, tanto cosa volete capire voi. Nulla. Sono un essere speciale, ma non ho sentenza, né lezioni. Solo pensieri. Solo sensazioni da assaporare. Una manciata di sogni, qualche misero obiettivo e due spiccioli. Laggiù fa un cazzo di caldo che non si riesce neppure a pensare senza sudare. E senza che ti manchi il respiro, tutto appiccicoso, sollevi di tanto in tanto il tuo cappello di paglia. Lo agiti con veemenza davanti al volto, nel tentativo di creare un po' di aria, un alito di vento sul viso. Ma l'energia spremuta non è commisurata al risultato. Tanto vale prendersela comoda. Sì, controllo io, non ti preoccupare. Sì, me ne occupo io. Ciao. Tanto vale prendersela comoda, sì. Tanto il caldo non passerà prima di qualche anno, lustro o manata di secondi. Ahah, il relativismo del tempo nell'epoca post-moderna è una piaga mai riacutizzata e mentre mi esibisco in un conato dialettico senza significato alcuno, mi verrebbe voglia di suonare un pianoforte, fino a piangere per la commozione. Quando sotto lo sterno senti una  mano che accartoccia la carne e tu agiti il busto per seguire una melodia improvvisata, che nasce e muore più veloce di una farfalla, ma al buio del tuo angolo. Fuori i secondi. Tu ed il tuo alter ego vi affrontate in una spaventosa battaglia. Nausea, sudore freddo e tremolio. Le dita insensibili pigiano superfici levigate che rispondono musiche, che allontanano emozioni, che le richiamano, che le mescolano in un lamento sordo e spettrale. Maledetti fausti prodigi. Io vi ringrazio. Perchè forse voi sì che sapete cosa passa nella testa della gente. Ma non ditelo a nessuno.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-9026248898866605527?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2008/12/cosa-vuoi-che-sia.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">7</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-243568794673713175</guid><pubDate>Thu, 20 Nov 2008 23:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-21T00:39:34.963+01:00</atom:updated><title>Un manipolo di uomini ai servigi della legione vipera</title><description>&lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;C’era una volta un manipolo di uomini. Un plotone fedele al proprio comandante. C’era una volta. C’era un gruppo di gladiatori, devoti alla propria guida. Ombre e polvere. Sangue e sudore. C’era un gruppo di cani alla catena. Di muscoli e bava. Ora non più.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Dove che sia la via da seguire per uscire dal buio umettato di queste tetre prigioni non si sa, d’altra parte noi si è umili servitori. Stolti paladini ai servigi del carisma del condottiero, della sua indole bellicosa. Ma&lt;span style="mso-spacerun: yes"&gt;  &lt;/span&gt;ora pretoriani senza generale. Schiavi delle paure, schiavi dell’ingiustizia, schiavi del disinteresse.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ma nelle vene di un gladiatore scorre sangue bollente, color porpora. Scorre l’istinto di sopravvivenza, scorre l’orgoglio di appartenenza alla feccia dei più scabbiosi mangiatori di terra. E ancora sangue e sudore. E ancora ferite e turgori. Alla volta della nostra libertà, delle nostre vittorie. Verrà il momento in cui ci ricongiungeremo. Ma non ora. Non adesso.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Ora è il momento della difficoltosa lotta per la sopravvivenza, a favore del sorgere del sole, a vantaggio di una sensazione di fierezza nel coglierne i raggi luminosi, senza la viltà nel celare il capo dietro mantelli di verecondia. &lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-243568794673713175?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2008/11/un-manipolo-di-uomini-ai-servigi-della.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">7</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-7170340715061907813</guid><pubDate>Mon, 10 Nov 2008 18:23:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-10T19:31:12.540+01:00</atom:updated><title>Libano forever. Sottotitolo: Parafrasi commentata di un genio a piede libero.</title><description>&lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Si chiede se io sappia interleggere. Cioè dice lui, leggere tra le righe. Perché leggere tra le righe non è mica facile. &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;E non rider&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;e&lt;/span&gt;. Da lì si capisce l’intelligenza. Da lì e dalla capacità di insegnare a se stessi. &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;E non continuare a ridere&lt;/span&gt;. Insegnare a se stessi, non è mica facile neanche questo. Io dopo tanti anni ancora non posso dire di saper insegnare a me stesso. Ancora delle volte mica mi capisco del tutto sai. E poi il mondo oggi mi fa paura, non è più come una volta. Il sintetico ha rovinato tutto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Il mondo è pieno di deficienti. Te ne rendi conto quando hai a che fare con la gente. Io vedo tante persone. E ho fatto dei lavori che te neanche t’immagini. Ma guarda che in giro… laureati, ingegneri, avvocati. Tutti coglioni. A cosa serve studiare tanto se poi sei deficiente. Ma sai adoprare il cemento? O conoscere cos’è un pino, cos’è una montagna. Io non ho mica studiato tanto, ma ho letto. Ho letto tanto. Cioè non tanto. Il giusto. Ho letto Sartre. Ho letto Schopenhauer. Ho fatto le mie esperienze. Ai miei tempi…ah. Il sintetico ha rovinato tutto. Ho paura per i miei figli. Ho paura per i figli di tutti, io.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Io tante volte penso alla gente, guardo uno e penso: quello lì per esempio chi è? Ma sarà maturo come me? O un po’di più? Magari un po’ di meno. E cosa sa, cosa legge. E cosa dipinge? La pittura è l’essenza del tutto. La pittura ti armonizza col passato e con il futuro. E ti detemporalizza dal presente. Quando dipingi il tempo si ferma, solo per te, per le tue mani sporche ed i tuoi pennelli madidi. La gente non ha più voglia di fermarsi. Ad ascoltare. O a guardare. Io per esempio delle volte mi fermo e guardo. Guardo quella finestra illuminata lassù. &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Si beh, dico quella per dirne una a caso&lt;/span&gt;. Chi ci sarà lì dentro? Quello lì ha voglia di sapere? La gente non ne ha più voglia. O forse non ne ha il tempo. Ma la conoscenza ed il sapere non stanno a zero, anzi. Più conoscenza, più flessibilità di pensiero, meno paura. Meno ignoranza, meno roba sconosciuta. Meno paura. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Lei va a funghi. Brava donna. Intelligente. o forse no. Non so se sa interleggere. A me andare a funghi…mi fa cagare. Io preferisco uscire la sera, così parlo con la gente e ogni tanto mi faccio un bicchierino. Conosco un tale. Brava persona, tipo a posto. Lui non tradisce la moglie. Da otto anni. Prima sì, beh ma certe volte come fai a dire di no. A fare di no. Il sintetico ha rovinato tutto.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Io e i miei amici ci divertivamo una volta, non era mica come adesso, adesso tutti vogliono essere ricchi. Vogliono la macchina nuova, il vestito firmato. che mi frega a me. Una volta bastava una cena. Otto o nove amici. e una cena. Io facevo anche 50 chili una volta. Per le cene. Poi il sintetico ha rovinato tutto. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Ma voi sapete chi sono io?&lt;/span&gt; Forse anche qualcosa in più. Alle volte vedi una formica e dici: meglio non affrontarla. Allora ti giri e vedi un leone. Meglio affrontare il leone, pur di non affrontare la formica. Va da sé. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Gli svitati fanno bene al sistema, perché ne minano la struttura, ne destabilizzano le fondamenta. Perché qui si prendono tutti troppo sul serio e non va mica bene. Quando ti prendi troppo sul serio, nutri troppa stima nei tuoi riguardi e sei poco incline ad ascoltare. E a metterti in discussione. E a dare ragione agli altri.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;Poi è chiaro. Il sintetico ha rovinato tutto.&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-7170340715061907813?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2008/11/libano-forever-sottotitolo-parafrasi.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-7391067064926778854</guid><pubDate>Mon, 03 Nov 2008 23:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-04T00:51:35.027+01:00</atom:updated><title>Polvere.</title><description>&lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal"&gt;L’armonica culla il mio tormento, a pochi metri da me la famiglia Winshaw attende, ingombrante presenza da spazzare nella notte. In attesa di un sonno leggero, vigile ai mutamenti d’umore e disturbato da amarezza e rancore. Ho sognato di te l’altra notte, ma non ricordo nulla come di nessun delirio. Solo incubi e percezioni, quelle che vanno interpretate in una fresca notte d’estate, quando i grilli danno il cambio alle cicale ed iniziano canti strazianti, che mescoli a rhum scuro e sigari. Note celtiche sorvegliano la tua mente che scappa lontano, girandola impazzita irriga boccioli di speranze. Lamenti lontani ti sconvolgono lo stomaco ed una fitta al centro della fronte ti avverte che anche questa volta hai tirato la corda. Troppo. Troppo forte. La bussola impazzita non indica più il nord, spaesato piangi e tiri su col naso. Tieni botta e preghi con le viscere, l’ignoranza è meno indigesta, ma un uomo deve sapere, deve affrontare. Coraggio e fermezza. E tanta speranza. Ennesimo delirio nato dal nulla ed al nulla tornato. Le sillabe sono finite, le forze anche. Smarrito e terrorizzato osservi la bussola bestemmiando la rabbia su un ago farneticante, ma il sole domattina mostrerà nuovamente l’est. Basta tenere duro.&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-7391067064926778854?l=fedix.blogspot.com'/&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2008/11/polvere.html</link><author>noreply@blogger.com (spiderfedix)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">6</thr:total></item></channel></rss>
