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dobbiamo spaccare.</description><link>http://fedix.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (takajiro)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>408</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/TakajiroJackmaoni" /><feedburner:info xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" uri="takajirojackmaoni" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-9108381654125976631</guid><pubDate>Wed, 28 Dec 2011 11:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-28T16:15:53.963+01:00</atom:updated><title>Quella volta.</title><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Quella volta che ho detto "&lt;i&gt;massì, vaffanculo&lt;/i&gt;". Quella volta che col nastro adesivo ho legato una mia compagna di classe alla sedia, per poi prenderla di peso e portarla in mezzo al corridoio. Quella volta che tutti mi stavano sul culo. Quelle volte. Quella volta che non ci ho capito un cazzo. Quella volta che pensavo che allenandomi bene fin da bambino, avrei davvero potuto "f&lt;i&gt;are il calciatore, da grande&lt;/i&gt;". E quella volta che mio padre mi ha spiegato che non ce n'era. Quella volta, la prima, che mi sono innamorato. E quell'altra, l'ultima, che è successo. Quella volta che ho realizzato che se vuoi salvarti la pelle, devi violentarti. Devi lottare per essere felice. E devi essere leggero. Quella volta, quella stessa volta, ho capito che la serenità è una conquista. Quella volta che l'ho fatta grossa, innescando una reazione a catena che non ero in grado di controllare. Quella volta che col motorino non ho rispettato lo stop. E l'ho fatto di proposito. Quella volta, la prima, che ho fatto l'amore in macchina. Quella volta che mi son beccato un "&lt;i&gt;belin, ma allora sei scemo&lt;/i&gt;" da mio padre e non avrei potuto eccepire una sola virgola. Quella volta che avevo "&lt;i&gt;un blocco&lt;/i&gt;" ed era talmente assurda la cosa, che era verissima. Quella volta che non ho avuto il caroaggio di dirlo. C'è anche una volta che non sono stato forte abbastanza da abbracciarla. Quella volta che avevo così paura che i cani si sarebbero persi, che ho iniziato a rincorrerli, in montagna. E per poco non ci lascio il cuore, in montagna. Quella volta che ho &lt;i&gt;okkupato&lt;/i&gt; la scuola. Oggi non ne ricordo il motivo. Quella volta probabilmente neanche lo sapevo. Quella volta che sono tornato indietro a dare l'ultimo bacio sulla fronte di mio nonno. Quella volta che mi sono laureato. Sì, è successo. Quella che credevo che non avrei più respirato, che l'ansia mi avrebbe divorato, che quel tarlo mi avrebbe corroso. E quella volta che mi sono svegliato e stavo bene. Di nuovo. Quella volta che avrei dovuto prenderla per mano, farla sedere e spiegarle che andava tutto bene, che era caduta. Che si era sbucciata il ginocchio, d'accordo anche le mani ed i gomiti. Ed era vero, aveva preso una brutta botta anche sul mento, ma tutto sarebbe passato col tempo, tutto sarebbe stato un lontano ricordo. Quella volta che ho fatto bene a mordermi la lingua. Quella volta, la prima, che ho visto il &lt;i&gt;Boss&lt;/i&gt; dal vivo. Quella volta che mia madre in lacrime mi ha stretto forte. E non riusciva più a mollarmi. E quella volta, quel preciso momento di quella volta, in cui ho realizzato che niente mi avrebbe fermato. Quella volta della perquisa. E quella volta che avevo fumato così tanto che le dita delle mani mi sembravano del pongo che si allungava. Ed avevo le percezioni. E per fortuna era una volta diversa da quella della perquisa. Quella volta che il cane stava morendo. Quella volta che mi sono &lt;i&gt;sentito sollevare, quasi da uno strano capogiro&lt;/i&gt;. Quella volta che in pochi capivano cosa stessi cercando di spiegar loro. E quella volta che ho detto di nuovo "massì, vaffanculo". Quella volta che ho suonato il banjo. Quella volta che sono diventato &lt;i&gt;Mr. Washing Machine&lt;/i&gt; e Simon rideva a crepapelle e dalla spiaggia mi guardavano con gli occhi sgranati, come se fossi un fantasma ed io avevo finito l'aria mei polmoni e barcollavo. Quella stessa volta, o forse era la volta prima, quelle lumachine facevano proprio schifo. Quella volta che &lt;i&gt;messico e nuvole&lt;/i&gt; era tutto ciò che volevo. Quella volta che ho sognato di diventare &lt;i&gt;uno che scrive&lt;/i&gt;. Quella volta lì ci avevo creduto. Dopo quella volta lì avevo iniziato a scrivere un libro. Poi mi son fermato. Quella volta l'ho combinata grossa. Quella volta, di notte, ho sognato che avevo una moto, gialla. E la parcheggiavo nei cessi della mia scuola media. La volta dopo, la notte dopo, il sogno è ripartito da lì, dai cessi della scuola. Indossavo il casco e ripartivo. Quella volta che Genova ha iniziato a piacermi da non riuscire a parlarne. Quella volta che son caduto che non respiravo più. Quella volta mi sono spaventato. Quella volta che ho pianto. E quella volta che ci ho messo due giorni di &lt;i&gt;Micra&lt;/i&gt; strazeppa ad arrivare a Madrid. Quella volta che era meglio parlare, sebbene sapessi che non sarebbe servito a nulla. Come spesso accade. Quella volta che sarebbero bastate delle rose. Ed una bottiglia di vino. Delle volte non bastano, ma aiutano.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-9108381654125976631?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2011/12/quella-volta.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-6220880122395136429</guid><pubDate>Thu, 08 Dec 2011 01:26:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-08T03:21:03.689+01:00</atom:updated><title>Il mio credo.</title><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Credo che la grandezza di un uomo sia soprattutto celata nelle parole che non dirà &amp;nbsp;mai. Nei suoi silenzi. Nelle sue pause. Negli intermezzi riflessivi in cui guarda il soggetto che gli sta innanzi senza proferire verbo. Credo che la grandezza di un uomo si nasconda in interminabili momenti passati ad immaginarsi una determinata dinamica. Per poi viverne una globalmente differente. Fatta di impulsi nervosi, fatta di costrizioni. Fatta di imbarazzo mal celato. Fatta di oblio. Credo che l'affetto sia un dono imprescindibile, lo è quello di un attimo. Lo è in maniera catarticamente inspiegabile quello di un nonno. Credo negli incontri fugaci. Credo nel vino e nell'alchimia ch'esso è in grado di scatenare, a braccetto con le note di una musica nota. Credo in un Dio onnipotente. Credo nell'ingiustizia quale corollario a teoremi talmente radicati da risultare inspiegabili. Credo nell'amicizia. Credo nei ricorsi. Credo in ciò che affiora nel sentire un profumo conosciuto. In quel sentirsi catapultati in una dimensione priva di spazio o di tempo, in cui immagini di ieri si ripresentano vivide e perfettamente a fuoco. Quando ti sembra che le sue mani sfiorino ancora la tua pelle, quando senti le sue labbra ancora delicatamente sulle tue. Credo nella forza del verbo. Credo nel telefono senza fili. Credo ancora che una cena con pochi amici, condita di memorie e confidenze, adombri quanto di più genuino l'essere umano possa concepire. Credo che la leggerezza sia l'unica cura rivoluzionaria. Credo nei miei tatuaggi, in ciò che rappresentano, in ciò che nascondono, in ciò che non possono rivelare. Credo in ciò che ho fatto. Non condivido, non lo apprezzo talvolta, ma credo. Credo che ciò che è stato, è stato sincero, autentico, inevitabile per certi versi. Credo che mio nonno sarebbe fiero. Credo che sarebbe contrariato per la stagione dell'inter. E credo che ne discuterebbe dal barbiere, infervorandosi ancora. Credo che darebbe a tutto ciò il peso che tutto ciò merita. Un'ora dal barbiere. Zona franca dove politica, calcio e donne riproducono il lasciapassare verso il tuo turno. Credo nel genepy che sto bevendo e nel pianoforte che sto ascoltando. Credo che malgrado tutto, io abbia lasciato qualche ricordo piacevole in tutti coloro che mi hanno vissuto, anche solo per un minuto. Una notte. Una storia. Un insulto. Credo nella forza d'animo come unico motore capace di non fermarsi al rifornimento. Credo in questa notte, così come in molte altre, nate da una lacrima, una commozione e impacchettata davanti alle luce di un monitor. Credo che questo tabacco mi faccia male. Credo che l'orgoglio, il rancore facciano male. Ti corrodano. Si insinuino nei meandri della tua testa. E l'abbiano sempre vinta. Credo in un Buddha rivelatore. Credo che una buona azione prima o poi ritorni. Non credo necessariamente che ogni situazione abbia una spiegazione razionale, ma sono convinto che le cose seguano un loro itinerario. Fatto di inerzia, di forze, di reazioni. Credo di aver sbagliato tanto, ma credo che tornassi indietro sarebbe la medesima cosa. Perché indietro non si torna e ciò vuole dire che quel che ho fatto, l'ho vissuto con la testa di quel momento, con quelle precise certezze, con le chiare paure che una qualunque età porta in dote. Credo nella mia lealtà. Nel mio saper amare. E nel mio modo di dimostrarlo. Credo nella fedeltà di un istante o di una vita intera. Credo altresì che nulla accada per caso, ma sia tutto frutto di un microcosmo chimico e fisiologico. Credo che la sofferenza insegni. Credo che insegni soprattutto a resistere ed a tirare fuori un'energia nascosta, che non per forza sia la migliore che puoi estrarre dal cilindro. Credo negli abbracci. E forse per questo motivo credo vadano centellinati. Credo che però un abbraccio alle volte è la miglior cosa che puoi dare. Senza fiatare. Per questo credo che il tutto sottintenda un equilibrio magicamente instabile, dove errare sia inevitabile. Credo nella poesia, pur non amandola. Credo nella prosa, pur inseguendola strenuamente. Credo di essere zeppo di difetti. Credo siano palesi. Credo che la diversità sia un motore inesauribile e credo che un pensiero sia sempre una novità, uno stimolo. Non credo d'esser senza macchia, ma l'imperfezione rende una qualsiasi cosa unica. Credo che trovare le giuste parole per spiegare le cose sia spesso un'impresa ardua ed inutile talvolta. Per questo credo, e lo ribadisco, che il silenzio nasconda la tua grandezza. Credo che non poter spiegare, non poter proferire le parole che vorresti sia un fardello pesante, che non puoi affidare a nessuno se non a te stesso. Ci farai i conti prima o poi. Ripetutamente. Credo di aver racchiuso in un cerchio innumerevoli emozioni. Mille pensieri e mille lumi negati. Credo nel contrappasso e nel tesoro che porti in dote. Credo che quel cerchio verrà per sempre deformato dal suo interno, ma le pene servono per tenerlo chiuso. Credo nella sensazione di non voler mai finire. Mai chiudere. Mai dichiararsi vinto. Credo nel silenzio. Credo di aver infranto, in un certo senso, il mio credo.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-6220880122395136429?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2011/12/il-mio-credo.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-558032789354811230</guid><pubDate>Fri, 14 Oct 2011 10:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-10-14T13:37:06.938+02:00</atom:updated><title>Incredibile.</title><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
se chiudo gli occhi e lascio andare la memoria..tutti gli altri sensi mi ricordano le sei di quei pomeriggi.&lt;br /&gt;
mi ricordo la giacca di mio nonno che indossavo con orgoglio. velluto a coste laghe, beige chiaro.&lt;br /&gt;
ricordo un tram davanti a sant'agnese. il 14 forse, ma anche l'1 in realtà.&lt;br /&gt;
però ricordo anche il ciottolato sotto i piedi di quelle viuzzole che 
tanto mi piacevano. quelle che ci portavano in via torino. e da lì, 
transitando sotto gli occhi vigili della madonnina, in piazza della 
scala. un'eleganza dolcissima. andirivinei obbligato per via brera. per 
il pub che era diventato un po' nostro. quando la voglia di seguire le 
lezioni era svanita da un pezzo e quando tutto ciò di cui avevi bisogno 
erano una manciata di pinte. e quattro cazzate. ricordo che era 
meraviglioso prendere il telefono dalla tasca e chiamare i due o tre 
amici fidati. quelli che sapevi che sarebbero arrivati.&lt;br /&gt;
se tengo gli occhi chiusi, percepisco ugualmente il buio invernale. ne 
sento l'aspra umidità. vengo abbagliato pallidamente dalle luci delle 
auto, perfino dalle intermittenze delle illuminazioni natalizie 
talvolta. mi strofino le mani, come facevo allora per richiamare un po' 
di tepore.&lt;br /&gt;
occhi chiusi. sento i bicchieri che si scontrano nel brindisi. sento i 
polpastrelli che bagnati, ma saldi stringono la pinta. sento il gusto 
talora ambrato, quasi sempre paglierino di quelle birre. sento ancora il
 profumo dei piatti caldi che quel tizio un po' burbero portava su dal 
piano di sotto.&lt;br /&gt;
avverto ancora bene il peso del piatto, zeppo oltre misura. &lt;br /&gt;
di tutti i pezzi ascoltati in quel posto, uno più di ogni altro mi resterà sempre impresso. la voce di bon jovi che gorgheggia &lt;i&gt;queen of new orleans&lt;/i&gt;
 mi mette ancora in uno stato di quiete e mi stampa un sorriso ebete in 
volto. ero nel centro di milano, chiudevo anche lì un attimo gli occhi, 
alzavo il mento verso l'altro &lt;i&gt;e come colto da uno strano capogiro&lt;/i&gt;
 mi sembrava d'essere dall'altra parte dell'oceano, con musicisti di 
colore, blues per le strade e perfetti sconosciuti intorno a me.&lt;br /&gt;
poi, rinsavito, l'accento francese del barista ed io che ordinavo 
un'altra pinta. una marlboro usciva dal pacchetto mordido e mi ritrovavo
 sul marciapiede. ancora nebbiolina, ancora freddo umido. ancora luci. 
ancora due boccate e poi dentro.&lt;br /&gt;
"oh, raga, ma sapete che mi è venuto in mente...." &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-558032789354811230?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2011/10/incredibile.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-2711010097159618912</guid><pubDate>Thu, 06 Oct 2011 15:27:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-10-06T22:45:29.299+02:00</atom:updated><title>Per dire</title><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;div class="kl" dir="ltr" id=":11j" style="text-align: justify;"&gt;
Io ho pensato una cosa. Nella vita di un tale qualunque che lavora in un'azienda qualunque e lo fa in questo giovedì qualunque. Ma che ancora si sente un po' speciale. Un po' come quando era un ragazzino. Chessò, un adolescente brufoloso e con la testa per aria. Uno delle superiori, per capirci. Uno che se chiude gli occhi, ancora oggi è capace di sognare, di vedersi nel bel mezzo di una fantasia. Uno che nasconde e custodisce ancora 
quella benefica irrazionalità che ti fa vivere alla giornata, pensando di 
essere in grado di fare tutto ciò che desideri per te e per chi ti sta più vicino. Che ti fa essere capace di qualche sana follia, di un pensiero impuro, di una atto sanguigno. Beh nella vita di uno così c'è un dannato bisogno di imprese. C'è bisogno di sfide e poco importa come queste verranno preparate. Poco importa cosa potrà o non potrà fare. Poco importa persino se cascherà il mondo. Perchè uno così ce l'ha dentro la forza per portare a casa la sua impresa. Ce l'ha dentro la tenacia per vincere la sua sfida. Ce l'ha dentro quel mistico romanticismo che ti schizza adrenalina nelle vene e che ti bagna gli occhi di commozione. Ha ben poca importanza in fin dei conti di che cosa io stia parlando o se vi state chiedendo a cosa io mi riferisca. Perchè dentro tutti noi c'è un'idea che pulsa, che stuzzica, che fa male. La faccenda non è più la necessità di emergere tra gli altri, ma di emergere da se stesso. Perchè la sfida più dura che ogni giorno quel tale affronta è quella con lo specchio, di fronte al quale i conti tornano sempre. E allora non importa che il tizio voglia scrivere, voglia leggere, voglia correre o recitare. Non importa neanche dove voglia andare. In effetti importa solo quanto lo voglia. Questo è. E questo deve essere.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-2711010097159618912?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2011/10/per-dire.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-7581825396933252088</guid><pubDate>Wed, 14 Sep 2011 17:25:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-09-14T19:25:17.401+02:00</atom:updated><title>Arpeggio.</title><description>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;







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&lt;br /&gt;
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Mi immagino un sole cotto.
Bruciato. Di un tardo pomeriggio di fine estate. La sabbia sotto i piedi è
bianca, bianchissima e le palme piegate dal peso di anni di vento e mareggiate.
Mi immagino Hemingway, nascosto dalla penombra di quel dehor. Ha un sorriso
compiaciuto disegnato sulla guancia sinistra, così sembra almeno. La fitta
barba &amp;nbsp;bianca mi impedisce di decifrare con facilità i gesti, le sue smorfie. Ha un viso tremendamente vissuto. Quando mi volto, mi immagino di non aver pensieri ad ingrigire quell’orizzonte. Lunghi
sospiri. I polmoni che si riempiono di quell’aria che arriva dal mare, le mani
secche di sodio ed i capelli paglia. Quello che mi immagino, è quello che
vorrei sognare questa notte. Non lo vorrei vivere per non guastarne il sapore.
Per non alterarne i sensi. Le note di questa musica, suonate da una manciata di
vecchietti ricurvi, a stento collocabili altrove, se non in questo mio sogno. In quel
che mi immagino. Non voglio star qui a spiegarne l'origine. Lo schizzo che l'ha creata. Voglio solo vedere il sole che di fronte al mio sguardo si accuccia sul mare, si piega.
Si distende fino a nascondersi sotto il confine tra cielo e mare. Tra
l’immaginario ed il reale. Non è semplice questione di fantasia, si tratta di
cuore. Si tratta di speranza, di aspirazione. Di orgoglio. Mi immagino una
natura selvatica, mi immagino una relazione verace. Ogni azione deve essere
soppesata in virtù della reazione ch’essa genera in modo naturale, escludendo
influenze meccaniche o chimiche. Mi immagino questo sole cotto e bruciato,
immagino il mio sguardo socchiuso, una camicia aperta ed i piedi nudi affossati
nella sabbia tiepida. La leggerezza di quel momento è ciò che voglio sognare
questa notte. Quella serenità deve svegliarmi domani mattina, quando aprirò gli
occhi sul cuscino madido del sudore di un sonno agitato dall’elettricità di
mille e mille incanti. Figure, immagini e sapori. Uno stato in cui, spogliati
degli impulsi arrivisti e razionali ascolteremo semplicemente il suono di un
violino, generando una catarsi riflessiva nelle nostre fantasie. Non soggiogati
da una quotidianità perversa.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;!--EndFragment--&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-7581825396933252088?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2011/09/arpeggio.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-378223974939196344</guid><pubDate>Sun, 31 Jul 2011 20:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-31T23:28:08.543+02:00</atom:updated><title>Era la nostra sera particolare e la facemmo durare il più a lungo possibile. (cit.)</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' l'ultima cena di &lt;i&gt;Sleepers&lt;/i&gt;. E' un sorriso stampato in volto, un'impercettibile smorfia accompagnata da una fronte corrugata. Un quadro impressionista, zeppo di colori. Come un pianoforte. Avete presente chiudere gli occhi e sentire la pelle d'oca, un filo d'aria che smuove i capelli ed i vestiti. Rotolarsi dalle risate fino ad aver male allo stomaco, pensare velocemente ad un'altra storia, perchè l'incantesimo di quel momento non svanisca. Non si esaurisca. Né in quell'istante, né mai. E' una frase dall'accento bolognese, una missiva per l'amministratore delegato all'una di un sabato notte. E' l'insostenibile disarticolazione da un mondo che gira più veloce dei tuoi ritmi. E' godere del non fregartene un fico secco. E' anche un abbraccio. E' un abbraccio schietto ed acuto, ma fugace. Sai che se durasse troppo avrebbe un altro significato. Non un &lt;i&gt;ciao&lt;/i&gt;. Non un &lt;i&gt;a più tardi&lt;/i&gt;. Nemmanco un &lt;i&gt;arrivederci. &lt;/i&gt;Dunque stringi forte, ma giusto il tempo di un batter d'occhi, giusto il tempo di chiuderli e riaprirli che sei già staccato a proclamar raccomandazioni. Tanto poi uno sguardo val più di tanto. Val più di tutto. E' soprattutto una perenne presa in giro. Di quelle genuine che fan bene. Di quelle che ti rendono leggero. Di quelle che si rendono, come una partita a scacchi. Di quelle che ti fan sentire a tuo agio, che ti assecondano a sputare fuori la bile, a sfogare le tossine dei malesseri o a tessere le trame delle tue sensazioni più intime e piacevoli, per cercare di trasmettere anche solo un decimo dell'ineffabile sensazione di dissennatezza che provi. Avverti di aver fatto breccia. Nei silenzi, nelle sfumature mute di verbo, ma espressive più di un pianto o una risata. Elettricità statica. E' la chimica. Quale astrusa, chimerica dinamica.   &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-378223974939196344?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2011/07/era-la-nostra-sera-particolare-e-la.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-5908976346210928487</guid><pubDate>Tue, 26 Jul 2011 21:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-27T13:54:04.610+02:00</atom:updated><title>Jackmaoni contro tutti (cit.)</title><description>&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:documentproperties&gt;   &lt;o:template&gt;Normal.dotm&lt;/o:Template&gt;   &lt;o:revision&gt;0&lt;/o:Revision&gt;   &lt;o:totaltime&gt;0&lt;/o:TotalTime&gt;   &lt;o:pages&gt;1&lt;/o:Pages&gt;   &lt;o:words&gt;1489&lt;/o:Words&gt;   &lt;o:characters&gt;8492&lt;/o:Characters&gt;   &lt;o:company&gt;m&lt;/o:Company&gt;   &lt;o:lines&gt;70&lt;/o:Lines&gt;   &lt;o:paragraphs&gt;16&lt;/o:Paragraphs&gt;   &lt;o:characterswithspaces&gt;10428&lt;/o:CharactersWithSpaces&gt;   &lt;o:version&gt;12.0&lt;/o:Version&gt;  &lt;/o:DocumentProperties&gt;  &lt;o:officedocumentsettings&gt;   &lt;o:allowpng/&gt;  &lt;/o:OfficeDocumentSettings&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:trackmoves&gt;false&lt;/w:TrackMoves&gt;   &lt;w:trackformatting/&gt;   &lt;w:hyphenationzone&gt;14&lt;/w:HyphenationZone&gt;   &lt;w:punctuationkerning/&gt;   &lt;w:drawinggridhorizontalspacing&gt;18 pt&lt;/w:DrawingGridHorizontalSpacing&gt;   &lt;w:drawinggridverticalspacing&gt;18 pt&lt;/w:DrawingGridVerticalSpacing&gt;   &lt;w:displayhorizontaldrawinggridevery&gt;0&lt;/w:DisplayHorizontalDrawingGridEvery&gt;   &lt;w:displayverticaldrawinggridevery&gt;0&lt;/w:DisplayVerticalDrawingGridEvery&gt;   &lt;w:validateagainstschemas/&gt;   &lt;w:saveifxmlinvalid&gt;false&lt;/w:SaveIfXMLInvalid&gt;   &lt;w:ignoremixedcontent&gt;false&lt;/w:IgnoreMixedContent&gt;   &lt;w:alwaysshowplaceholdertext&gt;false&lt;/w:AlwaysShowPlaceholderText&gt;   &lt;w:compatibility&gt;    &lt;w:breakwrappedtables/&gt;    &lt;w:dontgrowautofit/&gt;    &lt;w:dontautofitconstrainedtables/&gt;    &lt;w:dontvertalignintxbx/&gt;   &lt;/w:Compatibility&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:latentstyles deflockedstate="false" latentstylecount="276"&gt;  &lt;/w:LatentStyles&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;  &lt;!--[if gte mso 10]&gt; &lt;style&gt;  /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable  {mso-style-name:"Tabella normale";  mso-tstyle-rowband-size:0;  mso-tstyle-colband-size:0;  mso-style-noshow:yes;  mso-style-parent:"";  mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;  mso-para-margin-top:0cm;  mso-para-margin-right:0cm;  mso-para-margin-bottom:10.0pt;  mso-para-margin-left:0cm;  mso-pagination:widow-orphan;  font-size:12.0pt;  font-family:"Times New Roman";  mso-ascii-font-family:Cambria;  mso-ascii-theme-font:minor-latin;  mso-fareast-font-family:"Times New Roman";  mso-fareast-theme-font:minor-fareast;  mso-hansi-font-family:Cambria;  mso-hansi-theme-font:minor-latin;} &lt;/style&gt; &lt;![endif]--&gt;    &lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;La&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt; notte è di quelle agi&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;tate. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Le molle del letto non mio non mi perdonano alcun movimento e la parte centrale, sfondata, nella quale mi sono infilato, mio malgrado, mi fa sentire un orso in letargo. Tutte queste scuse banali celano per la verità un’ansia latente. Una tensione che ogni 50/60 minuti mi punzona i fianchi e mi impalla gli occhi sul muro. Alle 6:20 ormai è un dialogo &lt;i&gt;fittofitto&lt;/i&gt; con me stesso: battute, scambi di opinione, nervosismo su argomenti spinosi. Il tutto in una ventina di minuti. Alle 6:40 la sveglia mi coglie in una sorta di fase rem ad occhi aperti. Sveglio, ma totalmente incapace di intendere e di volere.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Le premesse sono ottime.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Il mio compagno di avventura ancora se la ronfa, nonostante accordi chiari presi la notte precedente: &lt;i&gt;sveglia alle sette meno un quarto, alle sette mangiamo, sistemiamo le bici, stretching, preparazione, via i peli dal naso e cose di questo tipo&lt;/i&gt;. Io, dal canto mio, inizio a pensare ad un suo cambio di strategia e faccio buon viso a cattivo gioco. Mi porto avanti con il rito preparatorio. Intorno alle 7:15 spunta, accompagnato dai Cristi che tira, il mio Capitano. La sveglia non ha suonato. Anche perché l’aveva impostata per lunedì. Non fa una grinza.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Piatto di pasta, filo d’olio. Niente parmigiano. Metà banana. Sali minerali nella borraccia. Numero di gara sul manubrio, chip sulla ruota, gomme gonfie, cambi oliati. Peli del naso tagliati. Siamo indubitabilmente pronti.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Mancano manciate di minuti alle 9 quando con pantaloncino, manicotti ed antivento osservo la neve che è venuta a trovarci nella notte, ad un tiro di schioppo dalla partenza della gara. Sarà pur vero che le mezze stagioni da un pezzo ci hanno lasciati, tuttavia passare dall’estate all’inverno il 24 di un fottuto luglio…quel non so chè di amaro te lo lascia. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Tornando cionondimeno al serpentone di ciclisti che mi precedono, beh è un gran bel vedere. L’atmosfera è calda, nonostante la decina, decisamente scarsa, di gradi percepiti, ma i colori, la musica e lo speaker condizionano non poco il pathos che caratterizza questi interminabili minuti che separano le vite dei nostri eroi dall’impresa che tutti aspettano la sfida della vita quel momento insito in ogni atleta in cui la differenza tra sopravvivere e soccombere è una sottilissima linea di fragilità vestita. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Da leggere tutto d’un fiato, che la mancanza d’aria aumenta l’enfasi dell’azione eroica.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Si parte. Incastro le scarpette nelle pedaline con immediato successo, e faccio girare le gambe intirizzite. Ed il tutto senza cadere, ma, ancor più rilevante, senza urtare nessuno. E’ un momento di puro godimento celestiale, ho già fatto 50 metri, senza arrecare danno alcuno a persone od oggetti. Son cose, gente.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;L’inizio del tragitto corrisponde ad una decina di chilometri di una discesa gelida, in cui numerosissimi compagni perdono le loro camere d’aria, colpite e costrette ad abbandonare anzitempo i giochi. Non ragiono di loro, ma guardo e passo e finalmente inizia la salita, non lunga, ma già in parte selettiva. Poi è ancora una breve discesa, fino al primo bivio che di fatto sancisce l’inizio di gara vera.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;E’ un tragitto dannatamente divertente, ricco di salite e discese, strettoie tra villaggi disegnati da chalet di legno e pietra, sulle soglie delle cui porte i bimbi strillano al passaggio delle bici, mentre chi ha più primavere sulle spalle applaude e si concede un &lt;i&gt;braviiii&lt;/i&gt; se vuole trasgredire un poco.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Quando tocco i 15 km sono già un &lt;i&gt;cane sciolto&lt;/i&gt;, mina vagante di uno sparuto gruppo di ciclisti. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Si abbandona il misto e si scende svelti verso l’immissione in statale. Sono in ritardo. Una trentina di metri mi separano da un treno di 15/20 corridori; è basilare l’aggancio. Spingo sui pedali e con una fatica disumana raggiungo la coda del serpentone, cui succhio la scia come una sanguisuga. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Il treno raggiunge velocità inimmaginabili nella mia neonata carriera di ciclista e la vicenda mi diverte oltremisura, poiché faccio una fatica ridicola, saltuariamente smetto anche di pedalare, con un fare irriverente. Rido. E già che succhio, succhio pure una pozione magica.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Ma la magia si interrompe bruscamente al km 33. In prossimità del quale inizia le prima vera &lt;i&gt;salitacciacheDiotelamandibuona&lt;/i&gt;. Rientro in modalità &lt;i&gt;cane sciolto&lt;/i&gt;, il mio capitano è sicuramente più avanti, parte del mio gruppetto di scudieri si è attardato. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Non mi resta che alzarmi sui pedali ed affrontare i successivi 7000 dannati metri con il cuore del &lt;i&gt;Pirata&lt;/i&gt; e le gambe di &lt;i&gt;Hokuto&lt;/i&gt;. Sono innegabilmente sprovvisto di entrambe, ma complice l’adrenalina della gara, i gregari intorno a me e l’aria frizzante, sono eroico nel mio ciondolare. Stacco agevolmente un cinghiale ed un trichecone, ma vengo superato da due giovani gazzelle. Il mio safari continua. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;All’altezza del cartello dei 4 di salita credo di cagarmi addosso dallo sforzo. Ostento in ogni caso una nonchalance degna dei veri. Arrivato al segnale dei 6 scaccio gli uccellini che orbitano intorno al mio cranio, ma al settimo chilometro si scollina. E trattengo a stento una nausea…nauseante per l’appunto. Il che mi porta a saltare con grande dispiacere il primo ristoro, con il meschino obiettivo di fregare tutti quei golosi viziosi.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Pur tuttavia devo ingerire del cibo. La tasca &lt;i&gt;marsupiale reverse &lt;/i&gt;mi offre una barretta di gel ricca di carboidrati. Stacco l’apertura con veemenza. Con contrastante delicatezza spingo la gelatina verso la bocca. Un morso è andato, ma occhio al pavé! &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Faccio appena in tempo a posizionare entrambe le mani sul manubrio, quando l’anteriore scivola sinuosa sui primi ciottoli. La mano stringe forte il grip. Il grip si fa stringere con sottomissione. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Il terzo incomodo, la gelatina, schizza come una trota. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Dannazione. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Figura pietosa, ma nuovamente un self control tipicamente britannico mi aiuta a fingere che nulla sia accaduto e, anzi, mi produco anche in una finta masticata che forse convince qualche mio famigerato avversario.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Mi lancio come un razzo lungo la discesa, guadagno posizioni con traiettorie figlie della teoria del caos, pur regolate da una certa sudditanza verso la corsia di sinistra e contraddistinte da un’unica domanda nel corso delle strette curve mancine: avranno davvero chiuso la strada al traffico? La domanda risulta ormai felicemente retorica. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;D’altro canto però, potrei anche aver avuto un culo pazzesco.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Al chilometro 45 o giù di lì, la battaglia si sposta nuovamente sull’asfalto di una statale invasa da una frizzante bufera contraria e qui chi si ferma è perduto. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Ma anche chi non riesce ad accalappiare un buon treno. Praticamente isolato raggiungo il secondo punto di ristoro e questa volta non mi faccio fregare da effimere sensazioni fisiche e mi fermo, un bicchiere al volo, un paio di golate e via di nuovo. Verso il vento. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Nel vero senso della parola. Di buono c’è che dalla tregua riparto con due gregari. Siamo ora un trio delle meraviglie.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Dopo aver macinato un falsopiano, siamo in prossimità di un bivio strategicamente diabolico e una rampa impegnativa ci si para innanzi. 60 km alle spalle, 25 da compiere, un’unica certezza:  la salita.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Mi alzo sui pedali fin da subito, cercando un ritmo equilibrato. Prendo qualche metro di vantaggio, poi alcune decine. Ritorno ciò che ero: un &lt;i&gt;cane sciolto&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Cado in trance. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Di agonistica c’è poco. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Direi più che altro agonizzante. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Ali di folla si aprono al mio passaggio, gente di ogni genere e razza incita il mio pedalare cadenzato. Due marmocchi più in avanti, lì a sinistra mi chiedono un cinque, urlando. Mi sposto sul ciglio della strada, abbandono per un attimo il manubrio e li accontento. Saltellano di gioia e ringraziano. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Sono rinvigorito, mi commuovo perchè in quel momento mi rendo conto che finirò quella gara. Nessuno e niente me lo impediranno. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Trituro il percorso con la testa in una centrifuga di pensieri ed emozioni, di cui perdo la memoria alla vista di uno scollinamento. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Lì, sulla destra, proprio in quello spiazzo: un ristoro. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Le mie gambe reclamano una sosta. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Due minuti, dai..che sarà mai. Beviamo qualcosa, magari mangiamo un frutto e poi attacchiamo su&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;. Concesso. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Lo stand &lt;i&gt;enervit&lt;/i&gt; è sempre più vicino, quando un personaggio mi corre incontro, celestiale visione. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Sali&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;? &lt;i&gt;Sali&lt;/i&gt;? Mi urla. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;No, dico...dove cazzo vuoi che vada? Non vedi? &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Ma noooo...sali minerali! Vuoi sali minerali&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;? &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Solo ora vedo il bicchiere che tiene con cura in mano, attento a non rovesciarne nemmeno una goccia, pur zompettandomi incontro.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Toccato dalla scena da Mortirolo, non meno che risentito per la risposta poco signorile, non posso ammettere che ho bisogno di riposo. Agguanto il bicchiere come il più navigato dei campioni e me lo getto in bocca, in faccia, sul petto. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Lo getto via, in direzione di bimbi eccitatissimi e mi produco in uno scatto da giaguaro. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Una progressione felina ed elegante. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Sono totalmente in botta quando rientro sul saliscendi già percorso all’andata, quadricipiti gonfi e completamente madido di fatica.&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Ancora un tratto misto che mi accompagna verso l’ascesa finale. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;E l’indicazione dei &lt;i&gt;10 km all’arrivo&lt;/i&gt;. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Conto i tornanti che mi separano dal compiere l’impresa, favorito dalla cartellonostica stradale. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Sono a 7 km dall’arrivo e la luce si spegne. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Poi improvvisamente un fascio di luce illumina la mia via. Nuovamente un fiume di folla che mi indica il tragitto, aprendosi al mio incedere. Il dolore che sentivo in tutto il corpo indistintamente è ora svanito e snello, agile e potente grattugio l’asfalto sotto le ruote. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Non poteva mancare tra la folla &lt;i&gt;Vangelis&lt;/i&gt;, lì sulla destra. I sintetizzatori menano altissimi &lt;i&gt;Chariots of Fire&lt;/i&gt; e a rallentatore mi produco in una marcia trionfale. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Il labiale stridulo del &lt;i&gt;FORZAAAAA&lt;/i&gt; di un tifoso dura 14 minuti di una smorfia inguardabile. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Quasi come l’espressione che ho negli ultimi interminabili metri che mi separano dall’arrivo. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Entro nel rettilineo finale, recintato, da trionfatore. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Sullo sfondo l’orchestra di &lt;i&gt;Hans Zimmer&lt;/i&gt; suona le note de &lt;i&gt;Il Gladiatore&lt;/i&gt; e con la pelle d’oca alta un dito taglio il traguardo dopo 84 km di grandissimo ed epico ciclismo. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;Con le braccia alzate dapprima e mimando colpi di pistola ai fotografi con le mani poi. &lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;font-size:100%;"  &gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:100%;"&gt;Tutto ciò che di diverso leggerete o sentire sulla celeberrima &lt;i&gt;Maratona du Mont Blanc&lt;/i&gt; lo dovrete considerare falso e tendenzioso. E’ andata proprio così. Parola mia.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:13pt;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:13pt;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-5908976346210928487?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2011/07/jackmaoni-contro-tutti-cit_401.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-4715659831550444679</guid><pubDate>Sun, 15 May 2011 14:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-05-16T23:32:41.314+02:00</atom:updated><title>La sapienza di Atena</title><description>&lt;b&gt;Esterna 1. Il parcheggio&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;.&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Penso che non devo assolutamente dimenticare di cercare il costume. Azzecco il primo bivio. A dire il vero più che altro me ne ricordo. Bene. Alla radio c'è il cambio canzone, attaccano i &lt;i&gt;Manic Street Preachers&lt;/i&gt;. Mi gaso ed inizio a cantare pur'io. Errore strategico macroscopico, infatti mi brucio l'incrocio fondamentale. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Me ne accorgo con una cinquantina di metri di ritardo, sterzo brusco verso un breve contromano. Parcheggio fuorilegge, quattro frecce. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Esco, mi do una sistemata alla camicia e piombo nel negozio. La &lt;i&gt;classica&lt;/i&gt; bottega che vende &lt;i&gt;cianfrusaglie-cartolibreria-valigette&lt;/i&gt; e affitta costumi di carnevale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Interna 1. L'approccio.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Decisamente trafelato, richiudo la porta dietro me e do una fugace occhiata in giro. Alla mia destra una giovane commessa congeda una cliente. Mi sorride e si offre di aiutarmi salvo poi, una volta ascoltatomi, eclissarsi gentilmente con la promessa di inviare &lt;i&gt;la specialista.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Interna 2. La specialista.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da un ipotetico losco retro, una sciura elegante e un po' troppo rigida si dirige verso di me. Capello lungo biondo, jeans dal taglio femminile, camicetta gradevole ed occhiali da vista appoggiati sul seno, sorretti da una cordicina marrone. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mi osserva qualche secondo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sciura: "Sìì, mi dica!"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;TakaJackmaoni (leggermente imbarazzato): "Buonasera signora, guardi, io starei cercando un costume da pollo."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sciura: "Uh, da pollo, dice. Eh da pollo mi sa di no. Ne ho uno da gallo."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;TakaJackmaoni (meno imbarazzato, ma più deluso): "Eh no guardi, mi serve proprio il pollo. Mi creda."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sciura (imperturbabile): "Senta, diamo un'occhiata al catalogo. Mi segua."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;TakaJackmaoni: "La seguo."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Interna 3. Il catalogo.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La sciura scartabella una mezza dozzina di cataloghi e dopo un minuto o poco meno rientra in scena vittoriosa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sciura (impettita): "Oh ecco! Venga. Vede? Ho il gallo."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;TakaJackmaoni: "Vedovedo, signora. Eccome. Ma a me servirebbe un pollo."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sciura (saccente): "No, il pollo non ce l'ho. Però sta mattina al negozio di animali ho visto un pollo in gomma. Tutto spennato. E suona anche quando lo si schiaccia. Lo danno ai cani. Loro ci giocano volentieri, sa? Mal che vada può prendere quello."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;TakaJackamoni (meditativo): "Un pensiero gentile signora, ma a mordere troppo quel coso mi rovinerei i denti. No senta, io cerco un costume da pollo, mica un pollo. Mi ci devo infilare dentro"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sciura: "Ah! Eh no. Il pollo non ce l'ho.!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;TakaJackmaoni: "Mmmhh aridaje."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sciura: "Però ho il gallo."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;TakaJackmaoni: "Ma va??"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sciura: "Sì! Il gallo, poi vede... la cicogna. Il papero. Il fenicottero...."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;TakaJackmaoni (spazientito): "Signora, li ha tutti i pennuti, tranne il pollo?"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sciura (in trance agonistica): "Se vuole ho Paperino e Paperina. Vede che carini?"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;TakaJackmaoni: "Deliziosi. Pollo abbiamo detto niente, eh?"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sciura (incredula): "No. Ho il gallo! Ma perchè vuole il pollo, guardi che bello il gallo!"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;TakaJackmaoni (nuovamente imbarazzato): "Signora cara, devo andare ad una festa a tema. &lt;i&gt;Gli dei dell'Olimpo&lt;/i&gt;. Già che metteranno tutti la toga, io volevo vestirmi da pollo! Mi metto una grossa A sul petto...e faccio A-POLLO!"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sciura (illuminata, per poco. pochissimo tempo): "A-POLLO! Certo, capisco."&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora la Sciura alza gli occhi al soffitto. Un filo verso destra, ma sempre in alto. Pensa qualche secondo, poi abbassando nuovamente lo sguardo...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sciura (nuovamente folgorata): "Mmmhh...sì, ha ragione...A-GALLO mica suona tanto bene!!"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La fisso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lei mi fissa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La fisso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lei mi fissa. E la sua bocca fa una smorfia come a dire..."evidente, no?!"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Io la fisso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Infine abbasso la testa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;TakaJackmaoni (disorientato): "La ringrazio infinitamente, Signora. Mi stia bene, eh!?"&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-4715659831550444679?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2011/05/la-sapienza-di-atena.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-6807762387031913529</guid><pubDate>Mon, 18 Apr 2011 20:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-18T23:25:43.421+02:00</atom:updated><title>Rubens a cena.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' una perenne ed armoniosa lista dei desideri. Incanti, mire, fugaci immagini nei tuoi occhi. E' una perenne ed armoniosa lista dei desideri. Una leggera brezza sul viso e le solite note conosciute a memoria che ogni volta plasmano un funambolico miscuglio di sensazioni. Pur nella buona sorte, nella pelle d'oca che ti imbarazza la pelle e ti sfiora con brividi lungo la schiena, una perenne ed armoniosa lista dei desideri. Ciò che accade quando chiudi gli occhi è un delizioso affar tuo, ciò che celano la tua mente e le tue pulsioni cerebrali sono impercettibili ai più, perché esiste solo il tempo per sostare sull'uscio della tua psiche, nulla più e questa è la migliore ricchezza tu possa celare, credimi. I sorrisi, il sudore, un sonoro inno a Bacco e ingarbugliate, pazzesche evoluzioni incalcolabili quanto doverosamente accettabili. Una perenne ed armoniosa lista dei desideri che solo di tanto in tanto sfiora le altre. Resta poco da fare, se non socchiudere il lume e fare spallucce. Che cos'è tutto ciò se non uno svago dalla morbosa quotidianeità che ti vede attore protagonista di una pièce dannatamente reale. L'oscar come attore non protagonista va a quella coppia di anziani laggiù in fondo, capelli argento e smorfia in viso, un solco direbbe qualcuno, come un sorriso, una chitarra e una vena gonfia nel collo, tesa a non steccare. Tutto il resto è magia. Come mi piace dirlo. Quanto mi piace pensarlo, mentre la mia gamba batte il ritmo di cento serate e cento ancora, ad occhi chiusi e lacrime dissimulate. Quel magone dolce ed amaro che ti ricorda la tua personalissima ed istintiva lista dei desideri. Ricordi un abbraccio, una stretta di mano. Una sbronza monumentale. Emergono scogli ed incomprensioni che appaiono mollica di pane, anziché arditi rebus che tenti di cacciare. Nulla è mai definitivamente perduto. Nulla si crea, nulla si fracassa. Tutto viene magicamente artefatto. Il tatto si inaridisce, fino a bruciare. Poi pizzica ed infine solletica. Non resta che spuntare la lista. Non c'è mestizia, non avvilimento o distacco in tutto ciò, ma un semplice bicchiere di vino, da sorseggiare con la prossima canzone, che ti rende sordo di brio giacché una nuova lista riprende vigore, sai. La tenera incoscienza che si raggiunge un giorno dovrebbe suggerire quanto il razionale sia un freno a mano tirato, così come lambiccarsi, senza cogliere ciò che di pindarico celi questo nuovo germoglio musicato dai menestrelli. Un bottone in meno nella camicia floreale, ancor più madida dall'impegno, ma sempre più a suo agio nella serata che disegna una volta in più la tua intima lista dei desideri. Sullo sfondo il mare, una barca, la sua lanterna ad illuminarne l'incerta via. Quella leggera brezza sul viso e le solite note conosciute a memoria.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-6807762387031913529?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2011/04/rubens-cena.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-8572394193215250353</guid><pubDate>Sat, 12 Mar 2011 01:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-03-12T03:35:43.136+01:00</atom:updated><title>Tanto per cantà.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Certe notti ti senti padrone, di un posto che tanto di giorno non c'è&lt;/i&gt;. Ed in fin dei conti chissenefrega se il posto che ti dona scettro e corona non esiste affatto. L'ineffabile e l'invisibile agli occhi forse è in definitiva la leva che ci porta avanti, &lt;i&gt;quasi tutti quanti maschi, femmine e cantanti&lt;/i&gt;. Ero in preda al continuo risentimento per la mancanza di un tempo mio, quando ho realizzato che il tempo libero è una cosa da vivere probabilmente nella maniera più viscerale ed intestina possibile. Avete mai fatto caso alla capacità insita in ognuno di noi di estraniarsi da un qualsivoglia contesto? Mi pare sia una grande ricchezza e fonte di inesauribile ricarica. Ci sono precisi momenti, che per la verità sono pure molti, in cui ho la sensazione di non aver nulla da dire. E perché non stai zitto, direbbe il mio cane. Ad onor del vero spesso lo faccio. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poi silenziose presenze accompagnano l'intorno di ognuno di noi. Spesso son dinamiche oscure ai più, difficilmente spiegabili a parole ed incomprensibili nei gesti. Simili alla mia temporanea e ciclica misantropia. Evoluzione ricca di significato recondito, credo. Per dire: si avvicina il trenta. Stavo pensando al nulla rientrando a casa. Godevo di un'aria finalmente temperata, quando il solito motorino con in sella l'oracolo mi è sfrecciato ad un palmo dal naso, imprecando come suo solito sentenze evidentemente sconnesse. Sconnesse ai più. Mi piacerebbe entrare nel cerebro del soggetto per capire cosa lo fa smoccolare contro assassini e dittatori, non tanto per la crociata corretta nella morale e nel sostanziale, quanto per intendere il senso logico che sottende all'infinita idiosincrasia che dà impulso al verbo supremo di un matto vero. Interpretato il matto vero, la società avrebbe il passepartout dell'assoluto. Senza spingermi in pretenziose leggi universali, tenderei semplicemente ad alcuni corollari da far miei con gelosa attenzione. L'affetto è fine a se stesso, ma nasconde amari rovesci in talune circostanze. Credo siano inconsciamente palesati dalla natura stessa dell'essere &lt;i&gt;homo&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Sapiens&lt;/i&gt; è tutto un altro paio di maniche. Discorrevo, una manciata di giorni fa, con il mio amico &lt;i&gt;conte&lt;/i&gt;. Una semi dozzina di ore dopo si palesava esausto dinnanzi alla mia ipotesi autodistruttiva, attorno alla quale una teoria meschina lo dipingeva in mancanza di ossigeno. E' sintomatico il fascino che si instaura in talune affinità, un'alchimia fatta di sensazioni, subordinate sì alla conoscenza, ma molto di più alla razionalizzazione dell'ignoto con le perversioni psichiche che caratterizzano il modo di essere di ognuno di noi. Tentar di capire risulta onestamente una crociata in terra santa: valida nelle interpretazioni dell'attacco. Inconcepibile all'occhio della difesa. A ben vedere si tratta di un mucchio di cagate cosmiche. Che poi è il bello del non prender troppo sul serio le angoscianti dimore oscure delle paranoie più nascoste di ogni personaggio in cerca di autore. Lo sceneggiatore è giusto che scioperi di tanto in tanto, perchè apre nuovi scenari all'improvvisazione ed al talento degli attori coinvolti. I colpi di scena non mancano, così come le genuine recriminazioni che fomentano i tempi immediatamente successivi la rappresentazione. La prima alla scala. E' un modo come un altro di procedere per tentativi, brancolando nel buio o con il solleone negli occhi. La gustosa ilarità degli opposti è, oltra l'attrazione per definizione, il fatto che celino un risultato quanto mai similare. Nella forma indiscutibilmente briciole, nella sostanza tanto più di ciò che si realizza. La morale di questa storia deve esistere. Ma in tutta onestà, mica l'ho capita io. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-8572394193215250353?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2011/03/tanto-per-canta.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-7630507923843057777</guid><pubDate>Thu, 20 Jan 2011 16:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-02-01T22:44:23.664+01:00</atom:updated><title>Conversazione telepatica.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La comunicazione telepatica con il mio cane, di cui un tempo, risulta un po' disturbata per via dell'eccessiva distanza che ci separa. Pertanto, complice anche una mimica facciale ed una gestualità degli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;arti&lt;/span&gt; di tutto rispetto, discorrevo l'altra sera con il mio pesciolino rosso circa i massimi sistemi. Oddio, per la verità di rosso, il mio pesciolino rosso, ha poco. Giusto qualche striatura verticale ed il muso. Per il resto è grigio (come amo schernirlo io) oppure argento (come ama lodarsi lui) a seconda, comunque, della libera interpretazione del presente. Tralasciando per un secondo solo le quisquiglie: dicevo che complice un'intesa di gesti ed una ricezione telepatica più che buona, discorrevo con il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Grigio&lt;/span&gt; su alcuni dogmi, sui massimi sistemi che reggono l'universo irrazionale e sulla pesantezza della cucina della mensa aziendale. Ho provato a partire forte, io, l'essere sovra sviluppato. Dei due, s'intende. Ho esordito con un: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;la vita è breve ed il tempo la consuma&lt;/span&gt;, slogan tanto caro ad un amico persiano conosciuto in una delle periodiche gite del sottoscritto. Evidentemente il mio interlocutore non avrebbe potuto prendere la cosa come un'illuminazione buddista, al contrario mi ha mandato a stendere con un "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;e lo dici a me? che faccio su e giù in una boccia di vetro dal panorama concavo?&lt;/span&gt;" Toccato oltre misura dalla violenta locuzione, cubitale se così si può dire, nelle bolle d'ossigeno che gli son sfuggite, ho poi tra l'altro deciso di allestire un acquario. Uno vero, intendo. Con tutti i crismi e le menate e pure vari cugini del mio pesce grigio-rosso-argento, ma giustamente questa è un'altra faccenda. Lì per lì, stordito, ho cercato il bandolo della matassa, vanificando ogni tentativo di prendere la faccenda con le pinze retoriche del caso. Boccia di vetro o meno, per quanto desolato per la ristrettezza della libero arbitrio concesso al mio interlocutore telepatico, mi son sfogato: la voglia di esplorazione ciclicamente punge l'intelletto e non solo quello, il brufolo sulla mia fronte ritengo sia proprio da collegare alla sanissima voglia di scampagnata, fermo restando il solito, annoso e noioso problema. Ed un suo accessorio, per la verità. Il maledetto denaro e l'ancor più fottuto fattore temporale. L'esistenza ormai non è più teatro in cui sguazza (dovuto) l'affamato di conoscenza derivante da evidenze empiriche. Non gli è più permesso dalla frenesia dei nostri tempi. Tutt'al più gli è concessa una mezz'ora d'aria, lo spiffero della finestra in sala, al cospetto del leggendario national geographic.  Ci è offerto di sognare od imparare stravaccati sul divano, o nientemeno insegnare al nostro collega in pausa pranzo la lunga e affascinante zuffa corteggiatrice della saiga, che nella steppa asiatica punta la più femmina del branco. Viaggiatori, viaggianti da salvare, non è facile assaporare gusti esotici, profumi inebrianti ed un whiskey irlandese. Masticherei tabacco se solo ne avessi sotto mano. Non so se avete presente quale magia si nascondo dentro &lt;i&gt;i treni a vapore. &lt;/i&gt;Fateci caso, mentre telepaticamente vi sfogate con il vostro pesciolino rosso. Per la cronaca, i cugini hanno preso quasi tutti altre strade.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-7630507923843057777?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2011/01/conversazione-telepatica.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-3082846183160768576</guid><pubDate>Thu, 13 Jan 2011 23:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-01-14T00:34:52.292+01:00</atom:updated><title>Quando va così.</title><description>Sarebbe da scrivere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-3082846183160768576?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2011/01/quando-va-cosi.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-4950666054657689286</guid><pubDate>Mon, 13 Dec 2010 08:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-13T14:59:15.620+01:00</atom:updated><title>Le cronache della contea di Hazzard.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ore 5:15. Sabato. Esterna&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Drugo&lt;/span&gt; è alla guida di un'auto potente ed abbacinante. Al suo fianco una mora mozzafiato.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Giunti alla sua magione scarica &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bo Duke&lt;/span&gt; e&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Cooter&lt;/span&gt; ed ingrana la prima. A chiudere la nottata fra le braccia della sua bella. Un solo annuncio "porta aperta. riceverete la visita del tubista, senza rancore".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ore 5:20. Sabato. Interna&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Una nottata intensa ed impegnativa, tutta disegnata tra le smorfie dei visi stanchi e sbronzi dei due cugini. Birra artigianale, whiskey distillato illegalmente. Poche parole, occhi pesanti. In testa un dolore costante e fastidioso. Si gettano in un letto. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stanza degli ospiti&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ore 9.25. Sabato. Interna, stanza degli ospiti. Bo Duke&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sento dei rumori, ma non capisco da dove provengano. Forse sogno. No, dev'essere il mal di testa. Insistenti urli di ceramica. Rinsavisco e mi ricordo che avremmo dovuto ricevere la visita del tubista. Ma, per tutte le bandiere sudiste, è l'alba!&lt;br /&gt;Mi giro e mi rigiro nel letto, cuscino sulla testa, cerco di non lasciarmi distrarre dai rumori e di concentrarmi sul sonno. Passano alcuni minuti, la testa è pesante, sento che sto per abbandonare il razionale, per infilarmi veloce come sul mio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Generale Lee&lt;/span&gt;, tra le oniriche praterie.....quando...bussano alla porta. Dannazione. Scendo dal letto ed esco dalla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;stanza degli ospiti&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ore 9.40. Sabato. Interna. Corridoio della stanza degli ospiti. Bo Duke, Tubista.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;T.: "Salve".&lt;br /&gt;Bo: "Salve".&lt;br /&gt;Mi rendo conto dal suo sguardo che devo essere impresentabile e puzzolente. L'occhio destro è dalle parti della fronte, l'occhio sinistro nei pressi del mento. Socchiuso. L'occhio dico.&lt;br /&gt;Capelli indecenti. Schiacciati da un lato, spettinati dall'altro. Faccio mente locale: mi son svegliato nella stessa posizione, su un fianco, in cui mi sono coricato. Su un fianco per mitigare i capogiri inebrianti. Come se fossi piombato sul letto dal soffitto.&lt;br /&gt;T.: "Mi scusi se la disturbo, sono il tubista."&lt;br /&gt;Bo: "Salve."&lt;br /&gt;T.: "Non so se ho parlato con lei al telefono?"&lt;br /&gt;Bo: "No."&lt;br /&gt;T.: "Ecco, mi scusi se la disturbo..."&lt;br /&gt;Bo: "Dica."&lt;br /&gt;T.: "Ho trovato la porta aperta, sono entrato e ho fatto il lavoro. Come da indicazioni del suo amico, il Drugo, questa notte, con un messaggio."&lt;br /&gt;Bo: "Doveva essere questa mattina. Molto presto."&lt;br /&gt;T.: "Ah, sì...mi scusi."&lt;br /&gt;Bo: "Dica."&lt;br /&gt;T.: "No, mi scusi il disturbo, di sabato mattina. Presto."&lt;br /&gt;Bo: "Dica, s'immagini."&lt;br /&gt;T.: "No, beh. Sì ecco, ho fatto il lavoro, vede? Ho sostituito il pezzo, ha presente?"&lt;br /&gt;Bo: "Questa non è casa mia. No, non ho presente."&lt;br /&gt;T.: "Ho sostituito il pezzo...."&lt;br /&gt;Bo: "Son reduce da una festa."&lt;br /&gt;T.: "Ho sostiuito il pezzo perchè perdeva."&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ore 9.44. Sabato. Interna. Bagno del corridoio della stanza degli ospiti. Bo Duke, Tubista.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Bo: "Uhmmm."&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;T.: "Ecco sì, la manopola era incrostata. La vite spanata e così il rubinetto perdeva. Ora però è a posto, vede? Apre l'acqua, poi richiude...ecco, sì, sgocciala un paio di secondi e poi smette. Ecco vede?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Bo: "Sono impressionato."&lt;br /&gt;T.: "Bene, quindi io avrei finito."&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ore &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;9.47. Sabato. Interna. Corridoio della stanza degli ospiti. Bo Duke, Tubista.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un imbarazzante silenzio piomba tra me ed il mio interlocutore. Lui guarda me, io guardo lui. Poi lui di nuovo guarda me ed io ho la forza di reggere lo sguardo. E gliene lancio uno indietro. Sono secondi lunghissimi. Interminabili. Gocce di sudore calano dalla fronte, mentre i battiti cardiaci aumentano la frequenza. Come in un duello tra pistoleri. Ai tempi del lontano far west.&lt;br /&gt;E' questione di destrezza, velocità e coraggio. Ed io ne ho. Decido di fare finalmente la prima mossa!&lt;br /&gt;Bo: "E che vuole da me? La devo pagare?"&lt;br /&gt;T.: "Beh, sa. Di solito funziona così."&lt;br /&gt;Bo: "Dannazione! E quanto vuole?"&lt;br /&gt;T.: "Mah, c'è la sostituzione del pezzo. Ci sarebbe la chiamata. Poi certo la mano d'opera...sì farebbe 133, ma mi dia pure 130. Ci mancherebbe."&lt;br /&gt;Bo: "Ma sticazzi. Ci mancherebbe."&lt;br /&gt;T.: "Beh, mi scusi..."&lt;br /&gt;Bo: "Dica."&lt;br /&gt;T.: "No, dico, mi scusi ma sa, la sostituzione, la chiamata...."&lt;br /&gt;Bo: "Sì, sì...la mano d'opera. Sono reduce da una festa impegnativa, ma mica son sordo. Ho sentito."&lt;br /&gt;T.: "Mi scusi."&lt;br /&gt;Bo: "Dica."&lt;br /&gt;T. "No, dico. Mi scusi. Mi scusi e basta."&lt;br /&gt;Bo: "Aspetti qui."&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ore 9.51. Sabato. Interna, stanza degli ospiti. Bo Duke&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;, Cooter.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Bo: "Oh."&lt;br /&gt;C.: "Uhm."&lt;br /&gt;Bo: "Oddio, no rigirati subito. parlami guardando il muro."&lt;br /&gt;C.: "Uhm."&lt;br /&gt;Bo: "Ne hai soldi. Io ho 40 euro. Mi servono dei soldi . Devo darli ad un rompipalle. Qui fuori."&lt;br /&gt;C.: "Uhm."&lt;br /&gt;E indica con la testa la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;porta della stanza degli ospiti&lt;/span&gt;. La &lt;span style="font-style: italic;"&gt;porta della stanza degli ospiti &lt;/span&gt;da sul &lt;span style="font-style: italic;"&gt;corridoio della stanza degli ospiti&lt;/span&gt;. Il muro&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;del&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;corridoio della stanza degli ospiti &lt;/span&gt;da sulla sala. In sala c'è il divano. Sul divano c'è la camicia di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cooter&lt;/span&gt;. Dentro la camicia di&lt;span style="font-style: italic;"&gt; Cooter&lt;/span&gt; c'è il portafogli di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cooter&lt;/span&gt;. E dentro il portafogli di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cooter &lt;/span&gt;ci sono i soldi di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cooter&lt;/span&gt;. Che sono 90 euro. 130 spaccati.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ore &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;9.53. Sabato. Interna. Sala delimitata dal muro del corridoio della stanza degli ospiti. Bo Duke, Tubista.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Bo: "Ecco, li conti un po' lei."&lt;br /&gt;T.: "vent, trent, cinquat, cent, centdiec, centvent, centrent....oh sì, perfetto. Son centrotrenta giusti."&lt;br /&gt;Bo: "Eh già, perfetto. Eh?"&lt;br /&gt;T.: "Beh allora, io andrei. Il lavoro è fatto. Arrivederci."&lt;br /&gt;Bo: "Speriamo di no."&lt;br /&gt;T.: "Ahahahahah"&lt;br /&gt;Bo: "Salve.&lt;br /&gt;T.: "Salve, salve."&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ore &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;9.56. Sabato. Interna. Porta della sala delimitata dal muro del corridoio della stanza degli ospiti. Bo Duke, Cellulare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Messaggi. Nuovo Messaggio. A:. D. Desa.. Dino... Dodo.. Drugo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Drugo, ti spezzo i pollici appena arrivi. Ti aspetto davanti alla porta della sala delimitata dal muro del corridoio della stanza degli ospiti.&lt;br /&gt;E te li spezzo.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Invia&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-4950666054657689286?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/12/le-cronache-della-contea-di-hazzard.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-3611095533556062992</guid><pubDate>Sun, 05 Dec 2010 19:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-05T20:38:51.211+01:00</atom:updated><title>la neve, il masaren e cantava le canzoni</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ho voglia di bere. di neve e di fotografia. un calice zeppo di masaren e del tabacco. seduto al tavolo del mio salotto digito parole sul portatile, ma questo magico blues mi da l'illusione di suonare un pianoforte in una bettola della louisiana. ridicolo da far star bene. mi agito, tengo il tempo con il piede ed ondeggio il capo avanti e indietro. spalanco la finestra, le luci di natale partoriscono una mia ombra intermittente sul muro bianco. è una piccola, istantanea apoteosi. mi diverto come un matto e rifuggo pensieri scomodi. come ogni santa volta che necessito di sfogare i miei malesseri fugaci su questo spazio, sento una fiera che pulsa nel petto. do volume alle casse e scompare il mio intorno, non avverto più il freddo alle dita, né le calze fradicie. invocando il termine di un'assurda faccenda. riesco a star male per cose che neanche mi riguardano. dev'essere impotenza ed atruismo. poi improvvisamente sento caldo. il rumore del mare poco lontano ed una musica coinvolgente. la mia band sta suonando ed attorno a noi un discreto pubblico pare apprezzare il sound. nell'aria il fumo di sigari e pipe si mescia ad un acre odore di rhum. sudato continuo a accarezzare i tasti del pianoforte, mentre una voce roca riempie il locale. c'è anche un organetto. mi capacito di non essere responsabile delle vite dei due seduti al tavolo in fondo a destra. osservo quei tre sulla sinistra. non posso fare nulla neanche per loro. nulla se non regalar loro queste note, a cancellare i pensieri ingombranti che situazioni sconosciute creano. è una musica di rivincita e alleviamento. è la magia di un attimo, celata in fondo al bicchiere, tra tre cubetti di ghiaccio. questa notte è mia ed il tappo di sughero tra le mani lo conferma. sono un pianista di pianobar, che regala ciò che vuoi provare, ma non ho voglia di vedermi schiaffare in faccia i solchi che vengono creati, che mi allontanano dal chitarrista. ascolto ella fitzgerald per 40 secondi. ma poi è rino. e cantava le canzoni che sentiva sempre a lu mare.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-3611095533556062992?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/12/la-neve-il-masaren-e-cantava-le-canzoni.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-7075716994942761677</guid><pubDate>Wed, 17 Nov 2010 18:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-17T20:03:49.729+01:00</atom:updated><title>Chi va là?</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono note dolci e calde. Sono parole che spesso neanche capiamo. Sono i nervi, stimolati dai sensi a darti quell'incomprensibile peso alla bocca dello stomaco. Sono come sogni interrotti prima che ti venga svelato il viso di chi interagisce con te. Sono fugaci immagini che ti appaiono nella mente, danzando musica irlandese e bevendo idromele. Sono il preciso momento in cui pensi "ma che cazzo me ne frega". Sono una risata che scoppia all'improvviso, di quelle che fan male alla pancia, alla mandibola. Di quelle che singhiozzi "smettila che non respiro". Sono il fumo di un camino misto all'odore di neve. Sono accordi che stimpelli facendo finta di essere innanzi ad una folla. Lì per te. Questa poi..Sono gusto di fragole e reazioni spiacevoli. Grandi pensieri e voglia di viaggiare. Sono i ricordi di quella serata, di quell'abbraccio, di sabbia nei capelli e nelle mutande. Mojito. Ebbro sali quegli scalini, sbattendo qui e là. Intorno voci esotiche, voci straniere. Sorrisi e occhi interrogativi. Sono un'africana scalza ed una birra in un negozio di amici. Paglia o non paglia. Niente piscina. Ricordi di onde &lt;i&gt;perfette&lt;/i&gt;. Una salamella bruciata. Questo sono. Ma molto altro ancora.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-7075716994942761677?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/11/chi-va-la.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-3038624365804216082</guid><pubDate>Sat, 30 Oct 2010 00:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-10-30T02:58:45.024+02:00</atom:updated><title>Che che se ne dica, amica.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;i sogni sono un ponte affascinante tra il conscio e l'inconscio. credo che il fascino abbia un rovescio della medaglia in qualunque circostanza, un lato oscuro creato da paura e mistero. laddove non riesci a spiegare a te stesso ciò che proprio tu hai creato, sebbene in maniera inconscia. siamo atterriti di fronte a ciò che non siamo in grado di spiegare, siamo zeppi di ansia di fronte all'enigmatico ricamo di sensazioni solo assaporate. le sensazioni che i sogni ci lasciano in dote sono le uniche cose che ci legano a loro. gli unici sensi con cui possiamo provare ad interagire, poiché il tatto, il gusto e l'olfatto sono effimeri, l'udito sfuggevole, la vista annebbiata. resta questo sesto senso, fatto di chimica e impulsi nervosi che ci tiene in un limbo disarmonico ed incosciente. una dimensione che è un metro e tre quarti sopra la realtà, altezza dalla quale cadi senza capirne le motivazioni e neanche cosa ci facessi lì. nella prevalenza dei casi ti strofini gli occhi, ti stiri e rimandi alla calma di una pausa giornaliera il tentativo, vano, di comprendere e spiegare. il bello sta tutto nascosto lì. nell'impossibilità di razionalizzare la chimica. che che ne dica freud.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-3038624365804216082?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/10/che-che-se-ne-dica.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-1094746260478103143</guid><pubDate>Sat, 23 Oct 2010 00:17:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-10-23T02:29:50.582+02:00</atom:updated><title>Nemmanco.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando una foto sbiadita è riempita da ricordi non ti serve null'altro. Né rancore, né gioia, né tanto meno malinconia. Una voce profonda sussurra lontana, mentre gestisci un'ansia strana, che a cercare di giustificarla, ti passa di mente. E' come lo spettacolo di un mangiafuoco, accompagnato da un maledettissimo arpeggio di chitarra, che non appena ti volti a mirare le contorsioni delle dita, avverti solo un acre odore di cherosene. Un'insegna colorata, illuminata da una luce fredda ti riporta a galla gusti ormai sepolti; lo sguardo volge sempre all'orizzonte, ma le mani non si staccano dal corrimano. E' un inganno. Un disgraziato inganno. E' tutto qui. E' sangue amaro, scimmia e un pesciolino rosso. E' la magia di un attimo, un bicchiere di troppo e un'inviolabile risata. Quella ci seppellirà. Per nostra fortuna. Vi abbraccio.  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-1094746260478103143?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/10/nemmanco.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-7708902199921641841</guid><pubDate>Sun, 05 Sep 2010 01:23:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-09-05T03:49:34.556+02:00</atom:updated><title>Ma.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Avrei voluto raccontare di un uccellino che mi ha parlato di odori che rievocano sensazioni, esplosioni emotive ed eruzioni viscerali. Avrei voluto descrivere accuratamente l'accelerazione della sudorazione che ha seguito il mio infervorarmi, figlia del somatizzare di stomaco certe vicende. Avrei voluto parlarvi della telepatia, magia nera ed effimera percezione di onnipotenza capace di offuscare la mente e gettare sul banco soltanto le carte vincenti, celando nel suo mazzo i perfidi joker, specializzati nello sbilanciare la partita. Avrei voluto raccontare il gesto di stizza che ordina ai muscoli ed ai nervi di scalciare la polvere sotto il vostro piede destro. Avrei voluto elencare una playlist perfetta. Perfetta. Dal sound giusto ad inneggiare alla leggerezza. I fiati che entrano in scena quasi di sorpresa, un a solo vibrante e tagliente. Avrei voluto valutare con oculatezza razionale uno spartito di domande senza una risposta univoca e corretta. Questo per definizione, poiché le variabili in gioco sono tante e puzzolenti. Scomode per molti versi. Ma evidentemente imprescindibili. Avrei voluto ricoprire la mia novella di allegorie sarcastiche ed accelerazioni narrative. Avrei voluto farvi danzare e farvi far l'amore, svuotare i vostri corpi di energia e rilassare la vostra muscolatura. E raccontarvi di quella volta che...ma ho sonno.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-7708902199921641841?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/09/ma.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-8638773364410194319</guid><pubDate>Sat, 21 Aug 2010 00:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-08-30T13:28:36.109+02:00</atom:updated><title>Dei poteri e delle pene.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era una notte buia e tempestosa, ciononostante i grilli se la contavano senza sosta ed i cipressi, ciarlieri ed accoglienti, scrutavano un cielo macchiato da grigie nubi. Le scure pene dei nostri eroi erano camuffate da alcool, tabacco e bestemmie sussurrate, saccheggiate alle confidenze di un pugno di fattoni. Un'anziana coppia amoreggiava stravaccata su di una panchina, sgignazzando in fattezze adolescenziali. Il fumo di una cicca stuzzicava le narici della voce narrante, mentre una donna dell'est con un forte accento esotico difendeva le gesta di un fratello maldestro. Il collasso delle sensazioni urlava, stridendo i sensi in una serata dalle dinamiche peccaminose e a tratti incomprensibili. Le reazioni degli esseri che ci circondano sono come le scommesse ai dadi: l'istinto conta poco, al pari delle preghiere di convenienza, recitate nella penombra delle nostre paure. Delle nostre ansie. &lt;i&gt;Seduto o non seduto, faccio sempre la mia parte, &lt;/i&gt;un'osservazione distratta di movenze ed inclinazioni, sorretta da archi che risuonano nella mia capoccia, attraverso tragitti conosciuti da esperienze varie. Si parla e si intervallano pensieri e silenzi, un po' &lt;i&gt;bebop&lt;/i&gt; ed  un po' un riff di chitarra, maniacalmente ripetuti a significare sempre la solita vicenda. E' tutta una corsa a perdi fiato. E' tutta una fuga dall'ombra spaventevole che pare incollata ai piedi. Personaggi indifesi, con faretre caricate a pozioni pestate o miscelate, abili nello sgusciare tra le viscere di incontri fortuiti e di pensieri malsani. Leggere e resistere. Assecondare il vello d'oro che tira verso orizzonti di fantasticherie e rivincite dal sapor zuccherino. Riusciranno i nostri eroi a sorridere in viso al maligno pensiero? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;To be continued. Forse.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-8638773364410194319?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/08/dei-poteri-e-delle-pene.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-3789933720285348581</guid><pubDate>Tue, 06 Jul 2010 20:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-08-30T13:29:09.828+02:00</atom:updated><title>Voce di una sera di luglio.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono frutti di bosco e pesche sciroppate. Un cane abbaia ad ombre che si muovono sinuose, alla ricerca di un alito di vento perduto. Osservo il monitor attraverso il fumo che mi tortura gli occhi, alla mercé di tabacco troppo secco che arde veloce. L'istinto di un vecchio lupo di mare mentre osservo il paradosso che mi si para innanzi: lontane luci molto più alte della consueta linea d'orizzonte. La natura ispira la quiete, ma quando si scatena con veemenza le reazioni emotive sono incontrollabili scatti adrenalinici di sudore freddo. La leggerezza di una notte, si mescola sinuosa all'attesa. Le visioni del passato non destabilizzano se all'apparire di miraggi ci si lascia convincere dalla fermezza della propria sete di esistenza. Origlio delicate note, di tanto in tanto nascoste dagli schiamazzi di motori lontani mentre cancello dalla mente ogni impulso in una catarsi purificatrice. Sono giardiniere all'occorrenza, mi compiaccio nel vedere la terra arida che all'alba ringrazia gocce di acqua fresca, mentre un delizioso figlio del demonio aspetta un cenno per ricevere carezze e dispetti. Sono atterrito dal disorientamento con cui mi rapporto, mentre cerco di reagire con dolcezza e tenerezza ad uno sguardo perso nel vuoto, nel disperato tentativo di ricordare e capire immagini che una mente dispettosa proietta e nasconde subito dopo. La perduta indipendenza è una macchia difficile da lavare, per cui si continua ad indossare quell'abito, negando al proprio occhio la spiacevole visione; forse sino al punto in cui la macchia non penetra nell'intimo o non diventa così vasta, da annebbiare il vivace e reale colore della propria sussistenza. Porgerò la mano. Porgerò anche l'altra. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sotto colpi di una quotidianità necessaria mi dimeno e mi difendo con orgoglio, non perdendo mai indole ed istinto: &lt;i&gt;sono io il capitano dell'anima mia&lt;/i&gt;. Il pianoforte è sensualità e affetto, è un cuscino soffice, è marmellata di fragole, spalmata sopra un velo di burro. E' macedonia di fragole, in attesa di gustarne ancora. Nello sforzo di interpretare &lt;i&gt;pensieri ed emozioni&lt;/i&gt;. Assaporate fino allo svenimento macedonia di fragole, perché in esse si nasconde l'essenza. In esse troverete il vostro sguardo taciturno ed assorto ed un ululato lontano vi mostrerà la via maestra. Seguila, vecchio mio. Odorala in silenzio e dirigi la tua orchestra di una musica a te lieta, semina sassolini, così da non smarrirti in troppo facili distrazioni, in bieche menzogne.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-3789933720285348581?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/07/voce-di-una-sera-di-luglio.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-8787537053500302716</guid><pubDate>Mon, 14 Jun 2010 22:27:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-15T00:43:14.076+02:00</atom:updated><title>Aforisma della mini isola.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E ' la più grande e bella bugia dell'universo. E' quell'attimo di estrema ed infinita intimità, spoglio di ogni pullover, privo di ogni freno, disarmato di ogni difesa, eppur felice e sereno. Impegnato nella tua deliziosa fatica, specchiandoti nell'infinito ansimare, asciugandoti impertinenti gocce che dalla fronte umettano la pelle. E' un'impostura perché cela ogni magagna ed ogni paura, perchè è un virus che ti entra nel plasma e si irradia nel sistema nervoso, è una dolcissima droga che ti rilassa  e ti trafuga ogni inibizione. Sono attimi di purezza maniacale, sono sensazioni amplificate e sono spasmi e brividi. Sono gocciole di cioccolato, è un girasole. E' come l'aria tiepida sul volto, che ti spettina i capelli con un senso di dissoluta libertà. E' come saltare in una pozzanghera a piedi nudi. E' una fottuta, deliziosa e magica bugia che ti fa "&lt;i&gt;pssst, ehi, sono qui". &lt;/i&gt;E' tutto questo e molto altro. E' pericolo ed adrenalina, è grappa e stoffa blu. E' una strana &lt;i&gt;sensazione di leggera follia&lt;/i&gt;, è la semplice sensazione di sentire la vita, è anche una pessima gestione della propria immagine, della propria testa. Ma è sempre la stessa illusione. E' la magia. La magia della relatività del momento. Dell'attimo. Del calore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-8787537053500302716?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/06/aforisma-della-mini-isola.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-6709689044565792501</guid><pubDate>Thu, 03 Jun 2010 22:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-04T07:25:52.211+02:00</atom:updated><title>Bubstixx</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La reazione ad un trauma è pur sempre una violenza che ci si autoinfligge, questione di mirto, di tabacco, di sentenze. Un'alcova manesca non facilmente spiegabile. Resta nella tua stanza a guardare il soffitto, aggrappandoti forte alle lenzuola che cingi nelle mani. Non siamo più quegli eroi pronti ad ogni cosa, ma se tiri i dadi e fai nove, la carta degli imprevisti che raccogli dal mazzo mesciato cita testualmente "avanza con tanta fortuna di tre caselle e non guardarti indietro". Senza colpo ferire, ramazza sotto il tappeto la polvere che ti fa tossire. La nuova prova è la chiave segreta del mondo, una palla di gas ionizzato da sospendere ad altezza sterno, dalla quale rinascere, indirizzando lo sguardo al sole, come un girasole che scruta ridendo il suo destino; lungo strade che non portano a niente, cercando qualcosa che non trovi ed allora tanto vale sprecare energie. Vivi &lt;i&gt;lo que&lt;/i&gt; il tuo passo ti para innanzi e senza dimandare e senza tremare e senza avere paura e senza credere di esser sbagliata o cosa...sogna ciò che vuoi. Sogna il tuo quaterno e vinci il tuo premio. Ho tanto sonno da non riuscire a digitare. Non me ne volere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-6709689044565792501?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/06/bubstix.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-1664240498617608040</guid><pubDate>Tue, 18 May 2010 19:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-05-18T21:43:27.167+02:00</atom:updated><title>Missiva per un'amica.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  white-space: pre-wrap; font-family:'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;font-size:13px;"&gt;mr.johnny è quasi magia. mi diverte sapere quello che la gente dice; alle volte son carezze che ti inturgidiscono la pelle, altre son schiaffi che star lì a capire se te li sei meritati o meno metà della sofferenza se n'è andata. io con le parole ci amo giocare di tanto in tanto, specie quando la lucidità si fa da parte lasciando il calamaio in mano ad istinto e passioni. i nervi e solo loro credo, guidano le dita sulla tastiera. loro, ma ad onor del vero la pancia ci mette del suo. il volo è quanto di più fascinoso esista, dai secoli dei secoli amen, l'uomo sogno di volare ed i negrita pure. a me piacerebbe saper regalare scampoli di trascendenza con la mia tastiera, amerei sapere anche solo un cristiano sollevato per un attimo dalla sua sedia, poltrona o letto...e agitando le gambe per un poco, abbandonarsi infine all'evidenza dell'ascesa verso l'estrema consapevolezza del puro godimento incondizionato di quell'attimo. sto evaporando mentre mi figuro l'impennata, avvertita nei paraggi poiché segnalata dagli schiamazzi di un montacarichi che con quel bip bip invasivo e maleducato ti fa corrugare la fronte in un disappunto evidente. sai oggi per un attimo, circondato dalle mie quattro mura, ormai solo nella mia dimora feriale &lt;i&gt;mi son sentito soll&lt;/i&gt;&lt;i&gt;evare, quasi da uno strano capogiro&lt;/i&gt; e chiusi gli occhi è stato come al calare della sera, quando la spiaggia a questo punto vuota ti regala un silenzio rotto solo dalle filastrocche del mare e dagli urli dei gabbiani. seduto su un asciugamano rancido infili i piedi nella sabbia tiepida e stappi una birra gelata. dopo due sorsi ti accendi la prima sigaretta della giornata e la brezza che arriva dall'orizzonte cancella in un batter di ciglia il fumo che fuoriesce dalla tua bocca. quando quello stesso soffio ti accarezza la pelle ancora calda dal sole, un impercettibile brivido ti scuote la schiena e la pelle d'oca fa il suo ingresso in scena. a quel punto, proprio in quel momento chiudi gli occhi e rivolgi il viso al soffio che ti pervade e avverti l'aria che ti scuote le viscere. lì, proprio lì è la catarsi che ti spoglia di insulse, inutili vesti. svelandoti al pianeta. non si dovrebbe dimenticare mai quella sensazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-1664240498617608040?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/05/missiva-per-unamica.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-1448850595670653754</guid><pubDate>Thu, 29 Apr 2010 23:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-04-30T13:45:46.914+02:00</atom:updated><title>Memorie di liquirizia.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Certe volte capita che lo swing ti entra in corpo ed inizia a stuzzicare i tuoi nervi, che sono quanto di più istintivo celiamo nel nostro fagotto. In quei momenti hai un gessato bianco, un cappello in testa e osservi il sigaro che arde nella tua mano. Certe volte capisci che in fin dei conti è tutto talmente semplice che a complicarlo sei solo tu, per il gusto di giocartela anche questa volta con l'aspirazione. Certe volte capita che ritornino, schioccando le dita in una notte qualunque. Una piazza deserta, un personaggio pittoresco ed uno squillo del telefono. Poi ti guardi allo specchio e sei di nuovo tu. Solo un po' più rasato, più spettinato. Una sigaretta e le note di una vecchia canzone. La raccolta differenziata è passata anche questa notte tiepida e piacevole, allorquando se ti volti lungo la via deserta sorridi e pensi che te la sei cavata e te la caverai perché puoi fare affidamento su due braccia forti e anche se le caviglie scricchiolano, il capo è vispo. Ragioni su dimensioni parallele, trasversali, ma il faro continua ad illuminare la costa e strimpellando queste corde arriverai. Inutile girarci intorno, poiché la ragione umana ha diverse interpretazioni di etica e responsabilità, tanto quanto di opportunità. Il sollievo istantaneo è spesso il protagonista di bufale sinottiche, preferibile alla mancata sopportazione, ma foriero di cattive speranze. Razionalizzare le dinamiche atomiche di certi flussi visivi, di certi odori, di ineffabili ricordi perde significato con il calare delle lune. Il labirinto emotivo e quello razionale confluiscono in un vortice centrifugo dal quale vieni sbalzato in praterie aride, laddove viene a contare infinitamente l'impeto psichico rispetto a quello fisico. Certe volte vorresti urlare in faccia alla presenza ingombrante spaparanzata appena dietro i tuoi nervi ottici. E allora ridi. E accogli la leggerezza di un sorriso e di un pensiero frivolo. Te ne sei idealmente andato parecchi soli fa, in rotta verso lidi forestieri, novello esploratore. Pirata del destino, le labbra screpolate solcando nessun luogo, senza che nessuno ti creda, intonando filastrocche universali, &lt;i&gt;voi che siete uomini sotto il vento e le vele, non regalate terre promesse a chi non le mantien&lt;/i&gt;e. Io e le mie bretelle siamo pronti, senza bisogno di null'altro, senza necessità di sentirsi dire nulla. Non sarò il postino che ti recapiterà missive indesiderate, sarò la nebbia che vedi ma non potrai ghermire, sarò il prato verde, soffice e profumato sul quale ti riposerai. Sarò tutto questo, ma molto di più. Sarò il nulla, un lontano ricordo, un profumo rievocato, un gesto abbozzato. Una dolce risata. Sto aspettando quel mattino, la luce chiederà con permesso di entrare in scena e gli occhi irritati decideranno se sforzarsi, godere dei riflessi accesi o chiudersi in resa. Un banjo sarà il menestrello della mia dipartita, mentre con il mio solito calesse sgangherato porterò l'ilarità. La spensieratezza. E l'incoerenza. Son due etti e due. Che faccio, lascio? &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-1448850595670653754?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/04/memorie-di-liquirizia.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8583094.post-1347168542013515179</guid><pubDate>Sat, 13 Mar 2010 03:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-14T02:30:40.297+01:00</atom:updated><title>Chiudo gli occhi.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Comprendo che il mio messaggio possa essere di difficile interpretazione, vuoi perchè la mia sfera emotiva blatera in endecasillabi lessicalmente arretrati, vuoi per l'astruso modo di bofonchiare messaggi che ho interiorizzato nel corso del tempo. Tuttavia ciò che offro è l'estensione più sostanziale del maturato fino alle 4.05 di questa strana notte. Lasciatevi convincere dalle mie parole, gettate in quest'area fumosa solo per ricordare a voi stessi quanto possa valere la vostra volontà. Il vostro sforzo. Ho spalle larghe, ali lunghe. Un calesse capiente su cui caricarvi, stalloni allenati a trainarvi. Sono pericolo, sono instabilità, ma il tutto si trastulla in equilibri sì precari, ma altrettanto desti a sensazioni altrui lanciate contro uno scudo intelligente. Fatevi abbracciare e coccolare dalle mie braccia temprate, perchè in me si cela il vostro segreto. In me si camuffa lo scrigno delle vostre forze. Non son qui a vendere fumo, ma a rammentarvi che il pianoforte suona anche per voi, basta volerlo sentire. Abbiate la forza per chiedere aiuto. Solleticate la divina provvidenza affinché vi lasci liberi di correre nella mia direzione. Vi accudirò come infanti in fasce e elargirò il calore che conservo in  dote. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8583094-1347168542013515179?l=fedix.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://fedix.blogspot.com/2010/03/chiudo-gli-occhi.html</link><author>noreply@blogger.com (takajiro)</author><thr:total>4</thr:total></item></channel></rss>

