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&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MELITO&lt;/span&gt;. Melito si mobilità per dire no alla camorra. L'iniziativa organizzata dalle associazioni presenti sul territorio, tra cui il Cominato per la Legalità e l'associazione Melitonline, è scaturita dopo gli agguati di camorra sfociati all'interno del clan degli scissionisti delle ultime settimane. Un lungo corteo di centinaia di persone ha preso il via per il centro cittadino. Il messaggio che i partecipanti hanno voluto dare alle istituzioni è stato: “Insieme per riscattare l'orgoglio di essere melitesi” rivolto esclusivamente alla malavita organizzata che, come è noto, attanaglia la città da molti anni. Il corteo ha preso il via alle 10.30 da Via Don Raffaele Abete. Tra i partecipanti anche gli alunni delle scuole elementari, medie e superiori, le associazioni di categoria e le istituzioni cittadine, tra cui la fascia tricolore Venanzio Carpentieri. Il corteo è stato guidato dalle associazione che hanno promosso la manifestazione, tra cui Melitonline, la web radio Wrong, la locale Pro Loco, il circolo Interforze Coip, la Protezione Civile e il Centro Sociale Anziani.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
In serata si è svolto il consiglio comunale monotematico sulla sicurezza, alla quale hanno preso parte anche i parlamentari del Pd della Commissione Antimafia Luisa Bossa, Teresa Amato, Salvatore Piccolo e Andrea Orlando e dell'Idv Nicola Marrazzo. Assenti gli esponenti del Popolo della Libertà.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.internapoli.it/"&gt;http://www.internapoli.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-7555801891116810921?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/orEJh8Zn6FQ/melito-un-corteo-per-dire-no-alla.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2012/02/melito-un-corteo-per-dire-no-alla.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-7353330355401480166</guid><pubDate>Wed, 01 Feb 2012 16:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-01T17:52:50.355+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Gomorra e gomorrismo</category><title>Scampia, il clan impone il coprifuoco</title><description>&lt;div align="left" class="testonero12" style="margin-bottom: 5px;"&gt;
di &lt;b&gt;Marco Di Caterino&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
NAPOLI - I clan sono in guerra, la camorra impone il coprifuoco. A Scampia e Melito. L’ordine, perché di questo di tratta, è stato recapitato con un porta a porta, degno dei migliori addetti di come si faceva una volta il censimento. Le donne «devono» stare in casa. E limitare al massimo le uscite di giorno. Di notte mai. I negozi devono chiudere tra le sette e mezza e le 8. I bar, per le ventidue. E guai a chi trasgredisce. Non era mai accaduto. Nemmeno durante la fase più tragica di quel bagno di sangue criminale che fu lo scontro tra la cosca di Paolo Di Lauro e quella degli scissionisti o spagnoli che dir si voglia. La libertà contingentata per oltre duecentomila anime, è scattata subito dopo la mattanza dei primi giorni di quest’anno, con cinque morti ammazzati in pochi giorni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sotto coprifuoco sono finite le zone di via Monterosa, quella della 167 e quella del quartiere Ises (ex Ice Snei) e del rione Don Guanella, un intreccio di parchi e rioni tra Scampia e i territori di Secondigliano e Miano. A Melito, la libertà ad orario è scattata per i due quartieri nati nel post terremoto del 1980, che come dappertutto sono chiamati quelli della «219», dal nome della legge per la ricostruzione. E nessuno ha protestato, contro questo provvedimento che sa di truppe di occupazione. A dare retta a radio piazza, il coprifuoco è stato imposto dal cartello Abbinante–Abate, che cerca di serrare le fila, dopo aver contato cinque morti ammazzati tra Scampia e Melito. &lt;br /&gt;
Questi avrebbero chiesto un aiuto «militare» al clan Polverino di Marano, che avrebbe inviato gente spietata. Dalla pistola facile. E dai modi spicci. Hanno collaborato al piano del contrattacco. E deciso di attuare un cordone protettivo, con le strade sgombre, per individuare meglio e all’istante la presenza dei nemici. E colpirli. Senza che ci scappi il solito morto che non c’azzecca e che poi scatena l’attenzione intorno a tutto «‘o sistema» con polizia, carabinieri e altre divise a presidiare il territorio. &lt;br /&gt;
E da una settimana le «facce dei maranesi» girano, come vere e proprie pattuglie, per la zona. Soprattutto di notte. Come le truppe di occupazione. Il cartello Abbinante–Abate, che nella Faida, aveva voltato le spalle a Paolo Di Lauro, schierandosi con gli scissionisti, dopo la spaccatura di questa galassia criminale, avvenuta esattamente tra gennaio e marzo del 2011, è ritornato sui suoi passi. Sotto l’ombrello dei referenti di «Ciruzzo ‘o milionario». E allora si è trovato al centro di un fuoco incrociato. I vecchi scissionisti (il gruppo Amato–Pagano) quelli nuovi (che radio piazza indica come capo da tale «Joe Banana», latitante da mesi), e poi la storica cosca dei Licciardi (masseria Cardone) che propende per una possibile alleanza con i nuovi scissionisti, hanno scatenato l’inferno. Non solo per l’ennesimo voltafaccia, ma soprattutto per un prepotente ritorno della cosca Di Lauro, data per morta troppo presto, ma che in realtà era, e lo è ancora, impegnata in un lavoro «diplomatico», senza spargimenti di sangue, finalizzato al recupero dei vecchi pezzi della clan.&lt;br /&gt;
Chi vive da queste parti, dopo la mattanza dei primi giorni di gennaio, aveva già percepito quale pericolosa sterzata aveva preso vicenda della guerra tra le cosche di Scampia. E così hanno fatto buon viso a questo gioco. Cattivissimo, inaccettabile e anche truffaldino. In questa parte di Napoli, mortificata, offesa e ora occupata dalla criminalità, nessuno ha mai creduto, nemmeno per un istante, che i delinquenti avessero avuto un atto di riguardo per le donne. Loro volevano, ed hanno ottenuto, l’unico scopo prefissato: le strade libere e il controllo totale del territorio.&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Coprifuoco a Scampia, allarme Ascom&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="left" class="testonero12" style="margin-bottom: 5px;"&gt;
di &lt;b&gt;Paola Perez&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="dim5" id="testodim"&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px;"&gt;
NAPOLI - Scampia, Secondigliano, Melito, Miano: nel quadrilatero della faida le saracinesche dei negozi si abbassano e le porte delle case si chiudono prima del calar del sole, vuoi per ordine esplicito di chi deve gestire con maggiore comodità qualche affare illecito, vuoi per paura. Un fenomeno allarmante che il presidente dell’Ascom, Pietro Russo, arricchisce di dettagli e numeri: «Purtroppo è tutto vero. La parte sana del commercio, che insiste soprattutto sul quartiere di Secondigliano, è costretta a ”inchinarsi” di fronte alla prepotenza dei clan. Questo vuol dire sottomettersi al diktat del coprifuoco ma anche limitare la propria attività. Resistere, in quelle zone di periferia, significa venire a patti con i meccanismi del business illegale. Chi non lo fa è costretto a cedere terreno. Nel giro di un anno il trenta per cento dei negozi ha chiuso i battenti. Ed è solo in parte colpa della crisi: tra Scampia, Secondigliano, Miano e Melito questo succede essenzialmente per la pressione della camorra, per l’impossibilità di vivere una vita normale». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma davvero tutto il male si annida nell’estremo margine nord tra città e provincia? Purtroppo no, prosegue il leader dei commercianti: «Lo stesso fenomeno di coprifuoco, imposto o spontaneo, si comincia a verificare nel centro di Napoli. Ho già ricevuto numerose segnalazioni dalla zona dello Spirito Santo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da dove ripartire? Russo ha la sua ricetta: «Dall’Esercito. Perché sul territorio servono pattuglie in continuo movimento, capaci di imprimere un forte effetto deterrente. L’esperienza già fatta ci insegna che funziona. Alle forze dell’ordine non posso imputare alcuna colpa, lavorano tantissimo e con impegno. Ma serve uno scatto in avanti, altrimenti la morte del commercio e della legalità diventerà irreversibile. Non possiamo combattere con la fionda squadre di criminali armate fino ai denti».&lt;br /&gt;Intanto il caso approda in Parlamento, con una pioggia di interrogazioni al ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri annunciate dal Pd: «A Napoli esiste ancora lo Stato? - si chiede la deputata Pina Picierno - il ministro riferisca immediatamente sulla vicenda del coprifuoco. Sarebbe intollerabile che un intero territorio fosse sottratto alla normale giurisdizione senza alcuna reazione da parte dei più alti rappresentanti delle istituzioni». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sollecita un intervento immediato anche la deputata Luisa Bossa, puntando sulla necessità di alzare una barriera sociale: «È necessario che i Comuni, gli enti locali, le associazioni organizzino subito iniziative per il tempo libero, nelle ore serali, per dimostrare che i quartieri restano aperti a dispetto dei clan». La senatrice Teresa Armato parla di «guerra di camorra» e sollecita «un immediato rafforzamento della presenza della forza pubblica e con il pieno sostegno alle attività di inchiesta». «Non consentiremo a nessuno di tenere in ostaggio i cittadini», conclude il deputato Salvatore Piccolo . &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Scampia si leva però un’altra voce, una voce che respinge al mittente la «gogna mediatica» del territorio. È quella di Angelo Pisani, presidente dell’ottava municipalità: «Ogni sera, qualche volta anche molto tardi, attraverso in moto o in auto le strade di Scampia per far ritorno a casa e non mi sono mai reso conto di un coprifuoco in zona, né mi è mai accaduto nulla. Purtroppo la gente non affolla le strade per il freddo, la crisi economica e forse anche per paura ma come in tutti i quartieri di Napoli. Basta gettare fango su Scampia, lavoriamo per sviluppare le sue potenzialità». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pisani deve comunque ammettere, con amarezza, che sulla via della legalità c’è ancora strada da fare. «Nel quartiere ci sono ragazzini che hanno sul cellulare la foto del boss - racconta - e a parlare di coprifuoco c’è il rischio di alimentare miti sbagliati, qualcuno addirittura già esulta per la vittoria del clan».&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px;"&gt;
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&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-7353330355401480166?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/3evy0p0EQ7s/scampia-il-clan-impone-il-coprifuoco.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2012/02/scampia-il-clan-impone-il-coprifuoco.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-8224306284350165148</guid><pubDate>Wed, 01 Feb 2012 16:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-01T17:49:52.473+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Gomorra e gomorrismo</category><title>'Seconda faida': tre scissionisti arrestati</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;NAPOLI&lt;/span&gt;. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno dato esecuzione a un Decreto di Fermo emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia a carico di 3 affiliati di spicco a un gruppo camorristico strettamente legato al clan dei cosiddetti “Scissionisti”, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso e di associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti. L’attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha permesso ai Carabinieri, con indagini tradizionali e tecniche poi avvalorate da dichiarazioni di ben 10 collaboratori di Giustizia, di comprovare la gestione di una “piazza di spaccio” di eroina e cocaina nella Vanella Grassi, a Secondigliano, delineando l’organigramma del gruppo, composto da oltre 20 affiliati e documentare l’abbandono, durante la cosiddetta “faida di Secondigliano”, del precedente clan di appartenenza (i Di Lauro) per passare nelle fila dell’emergente clan “Scissionista” guidato dagli Amato-Pagano. Il gruppo della “vinella”, militarmente forte e ben organizzato, viene ritenuto in grado di spostare gli equilibri a favore di una delle fazioni che si stanno fronteggiando dall’inizio dell’anno nell’area a Nord di Napoli e che stanno originando quella che appare come una “seconda faida”, che ha già causato ben 5 omicidi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gli arrestati&lt;/b&gt;.  Tra i nomi dei fermati, spicca quello di Salvatore Petriccione, 41 anni, conosciuto con il soprannome di ‘Totor ‘o marenar’ e indicato, anche da diversi collaboratori di giustizia, come il promotore del sodalizio criminale. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per i suoi trascorsi nelle fila dei Di Lauro, è stato fermato dai carabinieri di Roma, dove si trovava sottoposto al regime della libertà vigilate. Altro personaggio di primo piano finito nella rete dell’Arma, è Salvatore Frate, 36 anni, alias “o paparacianni’, in passato, fermato con l’accusa di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Lucio De Lucia, padre del più noto Ugo. Omicidio che avrebbe commesso per accreditarsi agli occhi degli ‘scissionisti’ dopo aver abbandonato le fila dei Di Lauro. Accuse, però, ritenute senza sufficienti elementi probatori e, per questo, fu scarcerato pochi giorni dopo. L’ultimo a finire in manette è stato, invece, Gaetano Cursale, 38 anni, il meno noto dei 3 fermati. Si tratta di un ‘fedelissimo’ del gruppo come dimostra una conversazione intercettata durante una sua precedente detenzione e in cui l’uomo, pur di favorire due esponenti apicali del sodalizio, si dichiara disposto a ‘accusarsi tutta la droga’ trovata dalle forze dell’ordine. Risultano, invece, irreperibili, Fabio Magnetti, 23 anni tra pochi giorni, Rosario Guarino, 28, conosciuto con il soprannome di ‘Jo Banana’, e il ventinovenne, Mario Pacciarelli. I fatti contestati, si legge nel provvedimento, si basano, oltre che sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ma anche su attività intesa di investigazione.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.internapoli.it/"&gt;http://www.internapoli.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-8224306284350165148?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/mqExCb6YIBs/seconda-faida-tre-scissionisti.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2012/02/seconda-faida-tre-scissionisti.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-8696775509890714051</guid><pubDate>Wed, 01 Feb 2012 16:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-02-01T17:48:53.217+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><title>Casalesi, arrestato il figlio di Sandokan</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;La camorra casertana e la mafia siciliana avevano stretto un accordo per il monopolio dei trasporti su gomma e della commercializzazione di prodotti ortofrutticoli. In manette anche Gaetano Riina, fratello di Salvatore, capo dei capi di Cosa Nostra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Maxi operazione contro il clan dei Casalesi. La squadra mobile di Caserta e il Centro Operativo Dia di Roma hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Napoli, nei confronti di elementi di spicco del gruppo Schiavone della cosca casertana e della famiglia mafiosa Riina-Messina Denaro.&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;strong&gt;MONOPOLIO NEI TRASPORTI&lt;/strong&gt; – Le indagini hanno evidenziato la strategica alleanza tra la camorra casertana ed imprenditori siciliani organici alla cosca Riina-Messina Denaro, al fine di conquistare il controllo monopolistico dei trasporti su gomma e della commercializzazione all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli provenienti dalla Sicilia in regime esclusivo sui mercati campani e del basso Lazio. Svelato anche un ingente traffico di armi, acquistate nell’Est Europa dai Casalesi, realizzato utilizzando gli autotreni delle imprese di trasporto controllate e gestite dalle organizzazioni camorristiche.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;strong&gt;GLI ARRESTATI&lt;/strong&gt; – Tra i destinatari delle misure restrittive figurano Nicola Schiavone, 32enne figlio di Francesco, soprannominato “Sandokan”, capo indiscusso dei Casalesi, e Gaetano Riina, 78 anni, fratello di Salvatore, capo dei capi di Cosa Nostra. In manette sono finiti anche Carmelo Gagliano, 45enne di Marsala (Trapani) e Pasquale Coppola, 24 anni, nato a Pollena Trocchia (Napoli). Tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, illecita concorrenza, detenzione e porto illegale di armi da guerra, reati aggravati dalla metodologia mafiosa.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;strong&gt;PROVVEDIMENTI ANNULLATI IN PRECEDENZA PER VIZI FORMALI&lt;/strong&gt; – Ai destinatari delle misure restrittive erano già stati notificati analoghi provvedimenti lo scorso 15 novembre, annullati poi dal Tribunale del Riesame di Napoli per vizi formali, cioè «per mancanza delle motivazioni autonome» del gip rispetto alle richieste conclusive della Procura Antimafia di Napoli. Vizio formale poi superato che ha consentito di reiterarli lo scorso 20 gennaio sulla base dei gravi indizi di colpevolezza acquisiti.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.campaniasuweb.it/"&gt;http://www.campaniasuweb.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-8696775509890714051?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/Fq_RTTuQNWk/casalesi-arrestato-il-figlio-di.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2012/02/casalesi-arrestato-il-figlio-di.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-1277228484446925330</guid><pubDate>Fri, 27 Jan 2012 08:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-27T09:42:10.240+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><title>Camorra, così la gente di Posillipo spiava i magistrati</title><description>&lt;div align="left" class="testonero12" style="margin-bottom: 5px;"&gt;
di &lt;b&gt;Leandro Del Gaudio&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
NAPOLI - Li spiavano, li tenevano sotto controllo, seguivano i loro spostamenti. E lo facevano senza particolari accorgimenti tecnici, senza utilizzare strumenti da 007, in un modo antico ed efficace: la raccolta di informazioni sul territorio grazie a confidenze, notizie, «imbasciate». Così, la camorra dell’area occidentale riusciva a controllare gli spostamenti dei pm che si sono avvicendati nel corso degli ani nelle indagini sulle cosche radicate tra Fuorigrotta e Bagnoli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo ha raccontato un collaboratore di giustizia, un ex esponente del clan D’Ausilio, che sembra aver svelato il trucco: controllare gli spostamenti dei magistrati grazie a gente insospettabile, persone che, almeno da un punto di vista formale, niente hanno a che spartire con logiche criminali. Sono i fiancheggiatori della porta accanto, camorristi dal volto pulito. Avveniva dagli anni Novanta ad oggi, a Fuorigrotta come a Posillipo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt; Il pentito fa i nomi.&lt;/strong&gt; Ascoltato di recente dal pm anticamorra Michele Del Prete, ha raccontato la «rete» della camorra per acquisire informazioni, notizie della vita privata dei pm che hanno di volta in volta macinato arresti e sequestri contro la camorra flegrea. Da Fuorigrotta a Posillipo, dalla periferia al centro. È così che la nuova fonte d’accusa tira in ballo un imprenditore napoletano: si tratta di un commerciante di Posillipo che si sarebbe prestato a raccontare o ricostruire le abitudini del pm. Chiacchiere sugli orari in cui il magistrato entra e esce di casa, il numero di agenti di scorta, le auto utilizzate dalla sua famiglia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Notizie utili, ma a fare cosa? Attentati, vendette? &lt;/strong&gt;Inchiesta in corso, emergenza sicurezza all’ordine del giorno. Ma a chi si riferisce il nuovo pentito di Bagnoli? Verbali top secret, si parte dai dati recenti per risalire agli anni passati. Più in particolare, il pentito ricorda il ruolo di un commerciante di Posillipo che avrebbe fornito notizie sul magistrato anticamorra Luigi Alberto Cannavale, il titolare delle indagini che nel 2007 hanno sgominato i clan Zazo-Baratto (per altro ottenendo importanti confische di natura patrimoniale), e che hanno duramente colpito anche la camorra flegrea, riconducibile ai D’Ausilio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Traffico di informazioni, dunque:&lt;/strong&gt; il luogo di residenza, l’orario di arrivo della scorta, il rientro a casa. Oro per chi punta ad alzare il tiro, notizie in questo caso acquisite grazie a un soggetto apparentemente pulito ma al servizio della camorra. E sarebbe accaduto più o meno lo stesso negli anni passati, almeno stando al racconto del collaboratore di giustizia, quando a firmare gli accertamenti investigativi sui clan di Napoli ovest erano altri pm: è così che la camorra seppe in tempo reale di un incidente stradale capitato all’allora pm anticamorra Luciano D’Angelo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E non è tutto.&lt;/strong&gt; C’era stata una raccolta di informazioni sull’indirizzo di casa dell’ex pm (oggi sostituto pg) Giuseppe Lucantonio, prima di passare a prendere di mira la vita del pm Cannavale. Su quest’ultimo magistrato poi, un’attenzione quasi morbosa, al punto da maturare l’idea (mai realizzata) di incendiargli l’auto di famiglia. Pressioni e intimidazioni rese comunque possibili grazie alle notizie raccolte da informatori «borghesi», quelli della sempre più spessa zona grigia che separa crimine organizzato e società civile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Indagine in corso,&lt;/strong&gt; facile intuire la strategia investigativa del pool anticamorra: la verifica delle parole messe a verbale dal pentito, la ricerca di riscontri, mentre è scontato pensare sul piano dell’ordine pubblico si alza il livello di allarme sui pm citati dal collaboratore di giustizia. E ancora: nomi e cognomi da passare al setaccio, indagine sul network di controllori insospettabili al servizio del crimine organizzato - i fiancheggiatori che non ti aspetti - quelli che ti stringono la mano o ti salutano, magari solo per appuntare il numero di targa dell’auto privata o per mettere a fuoco il volto degli agenti di scorta. &lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-1277228484446925330?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/oYRIciBX87g/camorra-cosi-la-gente-di-posillipo.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2012/01/camorra-cosi-la-gente-di-posillipo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-3134685928043760367</guid><pubDate>Fri, 27 Jan 2012 08:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-27T09:40:16.822+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><title>Scissionisti Spa, ogni socio guadagna 40mila euro al mese</title><description>&lt;div align="left" class="testonero12" style="margin-bottom: 5px;"&gt;
di &lt;b&gt;Giuseppe Crimaldi&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
Quarantamila euro al mese. In questi, che sono tempi di crisi per tutti, basta investire in droga e trovare le chiavi che aprono le porte di «Sesamo», capaci di custodire il tesoro dei proventi del clan degli scissionisti di Scampia. &lt;br /&gt;Investire nel traffico di droga - in quella che è diventata oramai una vera e propria holding criminale, nelle terre di Gomorra - può fruttare guadagni altissimi. Lo sostiene l’ultima inchiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che porta la firma del pubblico ministero Stefania Castaldi e del procuratore aggiunto Sandro Pennasilico. Quarantamila euro mensili: ecco il ritorno economico garantito a chi investiva nell’importazione di hashish dal Marocco a Napoli. Altro che titoli di Stato o «bund».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scatta all’alba di ieri l’operazione della Squadra mobile guidata da Andrea Curtale che porta in carcere 14 presunti affiliati ai clan Amato-Pagano e Polverino. Le accuse per tutti sono di associazione per delinquere di stampo camorristico finalizzata al traffico di droga, detenzione e spaccio di stupefacenti. Gli arrestati non sono però legati ai recenti fatti di sangue a Secondigliano, Scampia e nell’area nord di Napoli, che hanno fatto temere una ripresa della «faida di Scampia» (che faida non è, sostiene la Procura di Napoli). Le indagini si sono giovate delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia ed intercettazioni che hanno consentito agli investigatori di ricostruire il ruolo del clan nel traffico di hashish da Spagna e Marocco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Spagna, dove veniva stoccata la droga prima del trasferimento in Italia, è stato arrestato il cittadino del Marocco Karim Ikdouden, che risiedeva stabilmente nel Paese. Agli uomini del clan degli scissionisti le indagini hanno consentito di sequestrare preventivamente ai fini della confisca beni mobili ed immobili, quote societarie, auto, moto e conti correnti per centinaia di migliaia di euro. Due pentiti, in particolare, hanno contribuito a ricostruire il quadro investigativo: Maurizio Prestieri, ex affiliato al clan Di Lauro, e Domenico Verde, ex fedelissimo dei Polverino di Marano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la prima volta che in un fascicolo d’inchiesta si parla dei rapporti diretti tra la cosca di Secondigliano un tempo egemone nell’area nord di Napoli (i Di Lauro vennero sconfitti dagli scissionisti al termine di due sanguinosissime guerre intestine di camorra) e quella di Marano, gli eredi naturali dei Nuvoletta.&lt;br /&gt;I pentiti hanno svelato anche il sistema delle cosiddette «puntate»: ossia della materiale raccolta e consegna ai componenti delle cosiddette «paranze» di ingenti capitali in denaro contante da reimpiegare nell’acquisto di grandi partite di hashish che sarebebro finite poi nel Lotto P, meglio noto come «Case dei Puffi», una delle enclave degli scissionisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-3134685928043760367?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/JHYC5tYdn_U/scissionisti-spa-ogni-socio-guadagna.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2012/01/scissionisti-spa-ogni-socio-guadagna.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-2081803287869594823</guid><pubDate>Fri, 27 Jan 2012 08:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-27T09:38:53.263+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Napoli punto e a capo</category><title>Addio alle Vele di Scampia. I «mostri» saranno abbattuti</title><description>&lt;div align="left" class="testonero12" style="margin-bottom: 5px;"&gt;
di &lt;b&gt;Gerardo Ausiello &lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
NAPOLI - C’è un piano in due mosse per liberare e demolire le Vele di Scampia. A metterlo in campo è l’assessore regionale all’Urbanistica Marcello Taglialatela che dichiara guerra agli ecomostri dell’area nord. Il punto di partenza è la norma inserita all’interno della finanziaria regionale , approvata dal Consiglio a fine dicembre, che ha fatto infuriare la giunta de Magistris: «I Comuni hanno la possibilità di sanare le occupazioni abusive che si sono verificate fino al 2009» recita il testo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una misura, questa, che coinvolge decine di famiglie residenti nelle Vele senza averne titolo. Da qui la proposta di Taglialatela: applicare la sanatoria per trasformare gli abusivi in legittimi assegnatari. A quel punto gli abitanti delle Vele potrebbero essere trasferiti in altri alloggi di edilizia residenziale pubblica. Così si spianerebbe la strada all’abbattimento degli ecomostri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l’ultima parola spetta al Comune, dove la parola d’ordine è prudenza: «Con il collega Giuseppe Narducci abbiamo già chiarito la nostra netta contrarietà a qualsiasi sanatoria perché rappresenterebbe l’ennesimo regalo a chi vive nell’illegalità» sottolinea l’assessore al Patrimonio Bernardino Tuccillo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che la norma è legge, però, a Palazzo San Giacomo ci si interroga sull’opportunità o meno di applicarla per risolvere il problema di Scampia: «Le Vele sono una vergogna nazionale - tuona - È evidente, dunque, che siamo impegnati senza sosta per individuare una soluzione efficace nell’interesse dei cittadini. Peraltro diversi consiglieri comunali, sia di centrodestra che di centrosinistra, si stanno adoperando in questa direzione. Ma la questione appare molto delicata e complessa». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante la decisione di abbattere le Vele sia condivisa da tutti, in questi anni - complice la carenza di fondi - le ruspe sono entrate in azione solo per tre dei sette edifici a forma triangolare. Nati a seguito della legge 167 del 1962, i fabbricati si ispirarono ai princìpi delle unitès d’habitations di Le Corbusier e alle strutture «a cavalletto» proposte da Kenzo Tange. Il progetto iniziale messo a punto dall’architetto Franz Di Salvo prevedeva la realizzazione di grandi unità abitative dove centinaia di famiglie avrebbero potuto integrarsi e creare una nuova comunità, gettando le basi per il riscatto sociale. Accanto alle Vele, avrebbero dovuto vedere la luce centri sociali, spazi di gioco per bambini ed altre attrezzature collettive. Il sogno si è però trasformato in un incubo poiché il complesso residenziale è diventato un ghetto, regno della spaccio e della delinquenza nonché simbolo di degrado, insicurezza e illegalità. Anche il regista Matteo Garrone ha scelto di ambientare nelle Vele molte scene del film «Gomorra».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«È la certificazione del fallimento della filosofia diffusasi negli anni Sessanta» commenta il presidente nazionale di Federcasa, Luciano Cecchi, che auspica una svolta immediata per avviare la riconversione di Scampia e dell’intera area nord. «Basta con i ghetti - aggiunge - bisogna finalmente aprire questi quartieri sfruttando le misure, previste nel piano casa della Campania, che consentono abbattimenti e ricostruzioni con maggiori volumetrie».&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-2081803287869594823?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/i8ltDu2vV3Q/addio-alle-vele-di-scampia-i-mostri.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2012/01/addio-alle-vele-di-scampia-i-mostri.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-2863431637103076109</guid><pubDate>Fri, 27 Jan 2012 08:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-27T09:36:59.071+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">S.Antimo</category><title>Sequestro per 50 milioni al clan «Puca»</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;SANT'ANTIMO&lt;/span&gt;. Vasta operazione dei carabinieri, sequestrati beni per 50 milioni di euro che la camorra aveva intestato a prestanome. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna (NA) hanno effettuato una serie di sequestri a carico del clan camorristico dei “Puca”, operante per il controllo delle estorsioni, dell’usura e del riciclaggio a Sant’Antimo e nell’hinterland a Nord del capoluogo campano. Nel corso del blitz sono stati sottoposti a sequestro beni per un valore stimato 50 milioni di euro tra i quali discoteche, un centro scommesse, centri estetici, società immobiliari, terreni e abitazioni e circa un centinaio di conti correnti bancari e postali. Con l’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i militari dell’Arma hanno disarticolato il sodalizio criminale e denunciato i numerosi incensurati insospettabili che facevano da prestanome al clan.  I beni sequestrati a Sant’Antimo, Napoli, Frattamaggiore, Marano, Cesa (Ce), Frosinone, Perugia, Budrio (Bo) e Milano, i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare in carcere e a un decreto di sequestro preventivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L’ordine restrittivo, &lt;/b&gt;emesso per trasferimento fraudolento di valori aggravato dall’aver agito per favorire l’attività della camorra, e’ a carico di Pasquale Puca, 47 anni, residente a Sant’Antimo, già noto alle forze dell'ordine e ritenuto a capo dell’omonimo clan camorristico operante a sant’antimo, casandrino e grumo nevano nonchè indirizzato anche all’attuale reggente e a un elemento di spicco del clan, che sono ricercati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L’ordinanza e’ stata notificato al “boss” &lt;/b&gt;nel centro penitenziario di secondigliano ove l’uomo e detenuto poiché ritenuto mandante ed esecutore dell’omicidio del capo del clan rivale, verde francesco, detto “ ‘o negus”, perpetrato il 28 dicembre 2008. Durante le indagini, coordinate dalla dda partenopea, i militari dell’arma hanno identificato i capi del sodalizio e individuato numerosi altri soggetti, in particolare 15 incensurati insospettabili che avevano fatto da prestanome ai “puca” acquisendo fittiziamente la titolarità di quote societarie e di un considerevole numero di beni provento delle attività illecite del clan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;I beni sequestrati &lt;/b&gt;.  Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti restrittivi e di notifica, e’ stato eseguito un decreto di sequestro preventivo dei seguenti beni, del valore complessivo stimato 50 milioni di euro: 2 discoteche,  1 punto Snai,  2 centri estetici,  3 società immobiliari,  72 appartamenti,  8 terreni agricoli,  8 autovetture di media cilindrata,  100 conti correnti accesi in agenzie bancarie e uffici postali di Sant’Antimo, Frattamaggiore, Marano, Frosinone, Perugia, Budrio (Bo) e Milano.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.internapoli.it/"&gt;http://www.internapoli.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-2863431637103076109?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/zW-cnDC7Kj8/sequestro-per-50-milioni-al-clan-puca.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2012/01/sequestro-per-50-milioni-al-clan-puca.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-7261345502599017644</guid><pubDate>Tue, 20 Dec 2011 08:43:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-20T09:43:14.378+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Napoli punto e a capo</category><title>Napoli. Ecco la nuova Stazione Centrale</title><description>&lt;strong&gt;40 negozi aperti fino alle 22 - Nuove anche sedute e pensiline&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
NAPOLI - Ha un volto nuovo la stazione dei treni di Napoli centrale con 40 negozi aperti dalle 8 alle 22, tutti i giorni dell'anno, 136 nuove sedute e pensiline, nuova illuminazione e tabelloni al led.  &lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Dopo cinque anni, lo scorso anno, i lavori della stazione di Napoli sono stati completati e presentati, oggi al pubblico, da Fabio Battaggia, amministratore delegato di Grandi Stazioni (che ha provveduto ai lavori), controllata al 60% da Ferrovie dello Stato e al 40 da Eurostazioni Spa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'investimento da parte di Grandi Stazioni per Napoli centrale è stato, per la parte interna, di 50 milioni di euro e i lavori sono il primo passo verso la riqualificazione di tutta l'area. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per l'esterno, infatti, come ha fatto sapere Battaggia, sono in programma lavori di recupero di Palazzo Alto che domina la piazza. Si è già provveduto alla bonifica dall'amianto e, al piano terra, è in corso una ristrutturazione che consentirà l'accesso sia da piazza Garibaldi sia da corso Novara. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni piani saranno destinati agli uffici, altri ad ospitare un albergo. Creazione di due nuovi parcheggi e sistemazione delle aree limitrofe completeranno tutti gli interventi già avviati da Grandi Stazioni. La trasformazione dell'intera area sarà completata con la realizzazione dell'architetto Dominique Perrault. Un calendario ricco di eventi per la presentazione al pubblico della nuova stazione centrale di Napoli accompagnerà il periodo di avvicinamento al Natale, dal 12 al 23 dicembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La nuova stazione di Napoli vuole diventare il nuovo salotto della città - ha commentato Battaggia - il luogo dove accogliere gli oltre 50milioni di viaggiatori che ogni anno passano di qui. Il 70% dei lavori sono pronti, il resto lo sarà a breve». Per l'assessore regionale ai Trasporti, Sergio Vetrella, la stazione è «la finestra d'ingresso della Campania». Grandi Stazioni lavora anche, fa sapere infine Battaggia, con il Comune di Napoli per realizzare, attraverso un project financing che servirà a realizzare la fermata della metropolitana della Linea 1 la quale, quando sarà completata, raggiungerà piazza Garibaldi.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-7261345502599017644?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/R-QsoQRQQHM/napoli-ecco-la-nuova-stazione-centrale.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/12/napoli-ecco-la-nuova-stazione-centrale.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-2314496376745600038</guid><pubDate>Tue, 20 Dec 2011 08:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-20T09:39:15.843+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><title>Lotta al clan Mallardo</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Sequestrati beni per 50 milioni di euro&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;GIUGLIANO&lt;/span&gt;. Ottantaquattro immobili (38 terreni edificabili e 46 fabbricati di pregio), ubicati in provincia di Latina, Napoli e Cosenza, 6 aziende, con sede nelle province di Napoli e Latina, operanti nel settore del commercio di autoveicoli e nel settore edilizio-immobiliare; quote societarie di un operatore economico operante nel settore della gestione di stabilimenti balneari; 15 auto e motoveicoli e 32 rapporti finanziari. Ammonta a 50 milioni di euro il valore dei beni sequestrati ieri nell’ambito dell’operazione ‘Tahiti’. I fratelli Giuliano, Michele e Luigi Ascione sono accusati dei reati di associazione a delinquere di stampo camorristico e di intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalita’ mafiose. Effettuate 25 perquisizioni durante il blitz a cui hanno partecipato all’alba di ieri 16 reparti della guardia di finanza, impiegati 140 finanzieri, utilizzate 50 autovetture e un elicottero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il valore delle quote societarie ammontano a 219mila euro,&lt;/b&gt; sette le società, tra cui due ditte individuali, operanti nel settore del commercio di auto e nell’edilizia. Tra queste c’è il 20% del capitale sociale della ‘Tahiti administration service Srl’, società che gestisce lo stabilimento balneare di Fondi. Sotto chiave anche le ‘Autovia, Asci-1’, concessionarie di auto sia a Formia che a Giugliano sulla Circumvallazione esterna. In particolare, secondo gli inquirenti, la famiglia Ascione era legata a Domenico Dell’Aquila, uno dei fratelli di Giuseppe Dell’Aquila finito in carcere nel maggio dell’anno scorso. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;‘Tahiti’ l’ultima delle 4 operazioni che hanno colpito al cuore il clan Mallardo.&lt;/b&gt;&lt;i&gt;Arcobaleno.&lt;/i&gt; E’ la prima delle operazioni risalente al marzo 2010 furono eseguite 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere e sequestrati beni per 500 milioni di euro di beni tra terreni, società, barche e conti corrente. &lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Caffe’ macchiato.&lt;/i&gt; Lo scorso maggio furono eseguite altre otto ordinanze e disposto il sequestro di altri 600 milioni di euro di beni nell’ambito dell’operazione ‘Caffè macchiato’ grazie a cui fu possibile accertare il coinvolgimento del capoclan Feliciano Mallardo nella gestione del caffè Seddio negli esercizi commerciali di Napoli e Provincia. &lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Aquila reale.&lt;/i&gt; Infine nello scorso ottobre fu arrestato un altro prestanome dei Mallardo ed eseguito un ennesimo sequestro pari a 200 milioni di euro di beni. In tutte quattro le operazioni è stata sottolineata dagli inquirenti la capacità speculativa dei Dell’Aquila, che, unita ad un’intensa forza intimidatoria, ha consentito al gruppo criminale investigato di infiltrarsi nel tessuto imprenditoriale non solo della Regione Campania, ma anche del basso Lazio e dell’Emilia Romagna, dove sono stati sistematicamente reimpiegati in vari settori economici ingenti capitali di provenienza illecita. Infatti, attraverso una serie di prestanome legati da vincoli affaristico-criminali ed anche  da legami di parentela, la famiglia Dell’Aquila è riuscita ad investire notevoli risorse finanziarie, frutto delle svariate attività criminali del clan, nel settore immobiliare, edilizio, turistico-alberghiero, nel commercio di autovetture e nella gestione di parchi di divertimento, così inserendosi nei circuiti dell’imprenditoria legale e condizionando la libera concorrenza tra le imprese (regolari) operanti sul mercato.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.internapoli.it/"&gt;http://www.internapoli.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mallardo: il sistema di un clan a due facce&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;GIUGLIANO&lt;/span&gt;. Cemento, commercio di autoveicoli e truffe assicurative. Sono i tre campi in cui operano insospettabili imprenditori al soldo del clan Mallardo per riciclare i soldi della cosca derivanti dalle attività illecite. Professionisti, colletti bianchi, imprenditori a cui sono intestate quote di società grandi e piccole. Così funziona il sistema del riciclaggio di denaro nel clan Mallardo, uno dei più potenti nell’area occidentale di Napoli come affermato solo pochi giorni fa dal procuratore Sandro Pennasilico, a capo della procura di Napoli ad interim dopo il pensionamento di Lepore. Un clan a due facce quello dei Mallardo, capace da una parte di racimolare ingenti somme di denaro attraverso il racket, il traffico di droga e le grosse speculazioni edilizie, grazie a una forte permeabilità nel tessuto socio-politico locale, come dimostrano le recenti inchieste, e dall’altra di ‘girare’ i soldi a persone insospettabili a cui vengono affidati i compiti di crescere il fatturato della cosca in modo ‘legale’. A penetrare nel basso Lazio con ingenti investimenti economici è stato il gruppo facente capo a Giuseppe Dell’Aquila. A Giugliano, invece, resta attiva la piovra dei Mallardo che forniscono denaro non solo a imprenditori e professionisti, ma anche a pensionati e personaggi con un reddito apparentemente normale a cui vengono affidate attività commerciali piccole e grandi. Negozi che aprono e chiudono nel giro di pochi anni, a volte mesi, che non pagano il pizzo poichè sono gestite, direttamente o attraverso interposte persone, direttamente dal clan. E proprio intrecciando i movimenti economici e bancari gli inquirenti sperano di individuare altri imprenditori al soldo del clan, proprio come erano i fratelli Ascione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'amarezza del Pm: i beni confiscati utilizzati solo al 10%.&lt;/b&gt;“E’ l’ultima di quattro operazioni condotte nell’ultimo anno e mezzo nei confronti del clan Mallardo, grazie alle quali si sono sequestrati beni per un valore di 1,3 miliardi di euro. Emerge ancora una volta la capacità dei sodalizi criminali di estendersi al di fuori dei confini della regione. Siamo preoccupati perchè abbiamo contezza del fenomeno. Serve l’impegno di tutti perchè si tratta di un problema su scala nazionale”. E’ quanto affermato dal procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico nella conferenza stampa di ieri mattina in Procura. Il magistrato non nasconde “una punta di amarezza, perchè nonostante il massiccio ricorso ai sequestri, molti dei quali si traducono in confische, la capacità dello Stato di utilizzare queste risorse si riduce al 10%”. Pennasilico denuncia anche i tagli al settore “e le ristrettezze economiche e di personale nelle quali siamo costretti a operare. Nel lungo periodo, senza un inversione di tendenza, sarà difficile continuare a ottenere questi risultati. L’età media dei nostri amministrativi è di 58 anni e non c’èturn over”. Per il colonnello Virgilio Pomponi, comandante nucleo polizia tributaria di Roma, “l’operazione dimostra l’importanza dell’utilizzo delle indagini finanziarie per ricostruire i patrimoni dei clan e i rapporti con i prestanome”. Il gruppo facente capo ai fratelli Ascione, spiega tenente colonnello Andrea Fiducia della tributaria, operava nel basso Lazio con attività apparentemente estranee a logiche criminali. Era una costola del clan che si era infiltrata sul territorio grazie ai legami con Giuseppe Dell’Aquila, il boss arrestato nel corso di un’altra operazione contro la ‘famiglia’ di Giugliano in ambito laziale. “Si tratta di imprenditori dalla faccia apparentemente ‘pulita’ - precisa - ‘colletti bianchi’, che investivano a vantaggio dei clan nei settori delle costruzioni, della vendita di immobili e del commercio di autoveicoli”. E proprio sui colletti bianchi che si stanno concentrando le indagini della Dda di Napoli i quali stanno passando al setaccio conti correnti bancari di persone ritenute vicine al clan di Giugliano.&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.internapoli.it/"&gt;http://www.internapoli.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-2314496376745600038?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/8qC9mESjEyc/lotta-al-clan-mallardo.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/12/lotta-al-clan-mallardo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-8533065508210685396</guid><pubDate>Tue, 20 Dec 2011 08:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-20T09:33:36.262+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Gomorra e gomorrismo</category><title>L’arresto di Zagaria e l'omertà dei suoi concittadini</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;CASERTA&lt;/span&gt;. L’arresto di Michele Zagaria mercoledì in un covo ricavato in un villino sito nel pieno centro di Casapesenna ha creato, fra le altre cose, un interessante dibattito sul comportamento omertoso e/o connivente dei suoi concittadini.  L’eccezionale servizio del giornalista Paolo Chiariello di Sky, con le sue interviste ai cittadini di Casapesenna subito dopo che si era sparsa la notizia dell’arresto, ha mostrato quanto ampio fosse il consenso di cui godeva il boss in paese; gli altri servizi dal luogo fatti dalle altre emittenti, con l’intervista anche di un parroco locale, hanno ulteriormente lasciato l’amaro in bocca, perché nemmeno dal sacerdote sono venute parole chiare di condanna per la camorra e per il boss super ricercato.  Bene ha fatto, quindi, il direttore de Il Mattino Virman Cusenza ad evidenziare, nel suo fondo di giovedì, come gli arresti da soli appaiano incapaci di innestare un circolo virtuoso e come tantissimo sia il lavoro da fare per bonificare quelle terre, lavoro che non spetta solo a magistrati e poliziotti ma soprattutto alla politica ed alle istituzioni culturali.  Pur essendo sicuro che c’è una parte dei cittadini di Casapesenna che – forse nel chiuso della loro abitazione e senza atti eclatanti - ha “festeggiato” il risultato investigativo non posso che sottoscrivere tutte le parole scritte dal direttore Cusenza, essendo io convinto da sempre che se non si prosciuga il “brodo di coltura” in cui i boss crescono e diventano potenti, gli arresti rischiano semplicemente di rendere più veloci soltanto i ricambi generazionali.  Voglio, però, aggiungere a questo quadro certo a tinte non rosee, quanto ho verificato personalmente sia pure in contesti ed in ambienti diversi.  Ho ricevuto, pur non occupandomi più da anni di indagini delle indagini sui casalesi e lavorando da oltre 4 anni in Cassazione, un numero incredibile di sms, mail o telefonate di persone, quasi tutte campane, con cui avevo avuto rapporti professionali o di conoscenza che intendevano parteciparmi la loro gioia per quanto accaduto. Alcuni, soprattutto quelli che non abitano a Napoli, hanno aggiunto che mai come in questi momenti si sono sentiti fieri della loro origine.  Stessa cosa mi è capitato con le persone che ho incontrato; tantissimi mi hanno partecipato il senso di soddisfazione per l’arresto. So che la stessa cosa – ed in misura molto maggiore – sta capitando ai colleghi della DDA che si sono occupati delle indagini che hanno portato all’arresto dello Zagaria.  Almeno a me non era mai successo di vedere, nelle nostre terre, una così corale ed ampia manifestazione di vero giubilo per un arresto di un boss; è un segnale positivo che forse non bilancia del tutto quelli di segno opposto che provengono dalle terre di Gomorra ma è comunque un segnale di grande speranza, per quell’impegno corale che potrà portarci a vincere davvero la lotta alle mafie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Raffaele Cantone&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il Mattino il 09/12/11&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-8533065508210685396?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/ZgRzkJDnzWE/larresto-di-zagaria-e-lomerta-dei-suoi.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/12/larresto-di-zagaria-e-lomerta-dei-suoi.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-5663836950399755694</guid><pubDate>Wed, 07 Dec 2011 12:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-07T13:39:50.276+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Gomorra e gomorrismo</category><title>Arrestato Michele Zagaria: ha vinto lo Stato</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;CASERTA&lt;/span&gt;. Il  boss Michele Zagaria, numero uno dei Casalesi, e' stato arrestato a Casapesenna, in provincia di Caserta. Quando, intorno alle 11.30, c'e' stata la certezza che nella villetta a Casapesenna di via Mascagni annessa a un fondo agricolo c'era il superaltitante Michele Zagaria, da oltre 15 anni la 'primula rossa' della camorra, l'entusiasmo ha preso i poliziotti che partecipavano all'operazione e si e' manifestato in grida, pacche sulle spalle e abbracci. Zagaria, uscito dall'abitazione, e' stato colto da malore. Per questo e' intervenuta un'ambulanza del 118. Detto 'Capastorta', il capo dei Casalesi e' l'ultimo del clan a essere catturato. A novembre 2010, infatti, era finita la latitanza di Antonio Iovine, detto 'o ninno', catturato dalla Mobile di Napoli, e a gennaio dell'anno precedente i carabinieri avevano preso Giuseppe Setola. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'arresto di Michele Zagaria&lt;/b&gt;. Il boss ha tentatao la fuga, ma gli uomini della squadra Mobile di Napoli e di Caserta lo hanno inseguito scavando nei cunicoli del covo.  Alle 12,22, su via Mascagni a Casapesenna ha iniziato a volteggiare l'elicottero della Polizia. In quel momento Michele Zagaria, capo del clan dei Casalesi, latitante da 17 anni e due giorni, è sbucato dal bunker dove si era nascosto nelle ultime ore.  Si è affacciato alzando le mani in segno di resa: «Avete vinto voi, sono io». La cattura è arrivata dopo oltre un'ora di trattativa a distanza. Zagaria era stato individuato nel sotterraneo dal quale però, a causa di una interruzioine dell'energia elettrica procurata dalla stessa polizia non riusciva più a uscire, incastrato, come un topo, così come aveva vissuto dal 5 dicembre del 1995, data in cui si era sottratto al blitz dell'operazione Spartacus. Durante quell'ora, temendo che la polizia potesse aprire il fuoco, ha più volte ripetuto: «non sparate, non sparate, voglio uscire...».Sul posto, una stradina quasi nel centro del paese, sono arrivate decine di persone: curiosi, ma soprattutto poliziotti, carabinieri, finanzieri e tutti i magistrati della DDa che nel tempo si sono succeduti nel coordinamento delle indagini sulla cattura del latitante numero uno della camorra. Commosso, quasi in lacrime il pm Catello Maresca. Sorridente il coordinatore Federico Cafiero de Raho, accompagnato dai colleghi Marco del Gaudio e Raffaello Falcone. (Fonte Il Mattino)&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;CASERTA&lt;/span&gt;. Michele Zagaria, detto 'Capastorta' nato il 21 maggio 1958, e' soprannominato ''Capastorta'' ed era da tempo considerato l'ultimo grande latitante dei Casalesi. E' nato a San Cipriano d'Aversa, in provincia di Caserta ma e' residente a Casapesenna (Caserta). Era ricercato dal 1995. La sua specializzazione e' il settore edile ed e' accreditato di grande capacita' manageriale. E' stato in grado di mettere insieme, in un giorno di chiusura delle banche, 500 mila euro per l'acquisto di un immobile a Parma. Le sue imprese casertane sono riuscite ad imporsi sul mercato nazionale non solo praticando prezzi concorrenziali ma anche garantendo costantemente sui cantieri uomini e mezzi e tempi ridotti per la realizzazione delle opere. In uno dei processi che lo hanno visto imputato, e' stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione anche il suocero di Pasquale Zagaria, Sergio Bazzini, imprenditore di Parma del settore del cemento, con interessi a Milano, Parma e Cremona. Gli investigatori ritennero Bazzini - del quale Zagaria aveva sposato la figliastra - una testa di legno del boss per controllare gli interessi del clan tra Emilia Romagna e Lombardia. Il ''feudo'' di Zagaria e' il triangolo tra Casapesenna, San Cipriano d'Aversa e Casal di Principe, dove il boss e' proprietario di un impero di milioni di euro accumulati con la droga, le estorsioni ed il controllo degli appalti. Il potere del boss si fonda proprio sul controllo del territorio. ''A partire dal 2001 e fino a poco prima del mio arresto - ha messo a verbale un pentito dei Casalesi, Emilio di Caterino - per le grosse estorsioni, qualunque fosse il territorio in cui esse avvenivano e qualunque fosse la fazione dei Casalesi che aveva il controllo di quel territorio, il denaro comunque arrivava a Michele Zagaria, il quale provvedeva a distribuirlo fra tutti''. (Ansa)&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;a href="http://www.internapoli.it/"&gt;http://www.internapoli.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-5663836950399755694?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/MFvquGU-Y20/arrestato-michele-zagaria-ha-vinto-lo.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/12/arrestato-michele-zagaria-ha-vinto-lo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-7761143547246227059</guid><pubDate>Sat, 03 Dec 2011 10:29:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-03T11:30:43.489+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Gomorra e gomorrismo</category><title>Lotta ai casalesi</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sequestro per 8 milioni di euro ai Casalesi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;CASERTA&lt;/span&gt;. I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Roma e i poliziotti della Squadra mobile della Questura di Latina da alcune ore stanno eseguendo numerosi arresti e sequestri nei confronti di un gruppo camorristico operante nel basso Lazio, diretta espressione del clan dei Casalesi e attivo nel racket delle estorsioni. Tra i beni in mano al clan anche un ristorante sull'isola di Ponza, uno yacht e diverse societa'. I dettagli dell'operazione - ribattezzata "Golfo" - saranno illustrati dagli inquirenti nel corso di una conferenza stampa in programma alle 11 presso la procura della Repubblica di Napoli. Sono 8 le ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso eseguite da Guardia di finanza e Polizia di Stato impegnate nell'operazione "Golfo" tra Formia e Latina. Gli arrestati hanno come riferimento il clan Bardellino, del gruppo dei Casalesi, frangia Schiavone. Il valore dei beni sequestrati e' di circa 8,5 milioni di euro: si tratta di 12 immobili, di 5 societa' e di un noto ristorante sull'isola di Ponza. Nella rete degli investigatori sono caduti nomi eccellenti della camorra casalese, tra cui Angelo e Calisto Bardellino, nipoti dello storico boss 'dei casalesi' Antonio Bardellino ucciso in Brasile nel 1988, e figli di Ernesto, gia' Sindaco di San Cipriano d'Aversa (CE). Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro e' stimato in circa 8,5 milioni di euro. (Agi)&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;strong&gt;Sette arresti nel clan dei casalesi ala Zagaria&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;CASERTA&lt;/span&gt;. Alle prime ore di oggi il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e le Squadre Mobili di Caserta e di Napoli hanno arrestato in esecuzione di un provvedimento cautelare, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Investigativa Antimafia del capoluogo campano, sette persone affiliate al clan dei Casalesi-ala Zagaria, responsabili in concorso di associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsioni, aggravate dal metodo mafioso, a danno di imprenditori della provincia di Caserta e del basso Lazio. Le 7 ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite nei confronti di esponenti di primo piano del clan dei Casalesi, in particolare della fazione che fa capo al latitante Michele Zagaria. Destinatari dei provvedimenti sono, tra gli altri, i fratelli del boss Pasquale e Carmine, il cugino Pasquale Fontana e l'attuale reggente del gruppo, Michele Fontana.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Le indagini &lt;/b&gt; si sono avvalse delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nicola Cangiano; quest'ultimo ha riferito, tra l'altro, di una riunione tra il killer Giuseppe Setola, il figlio di ''Sandokan'', Nicola Schiavone, e il capoclan Antonio Iovine, all'epoca latitante e oggi detenuto, in cui si decise di attentare alla vita di alcuni magistrati. Nel mirino dei Casalesi c'erano in particolare i pm Catello Maresca, Cesare Sirignano, Alessandro Milita e Franco Roberti, oggi procuratore di Salerno.  Tra i reati contestati l'estorsione, ammonante a circa 450mila euro, a danno di un imprenditore edile casertano per la costruzione di uno dei centri commerciali piu' grandi della provincia di Caserta. Gli arrestati, dopo le formalita' di rito, sono stati portati alla Casa Circondariale di Secondigliano. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;La maxi-tangente imposta dai Casalesi&lt;/b&gt; da 450mila euro riguarda la costruzione del Centro commerciale Campania. I sette provvedimenti restrittivi emessi dal gip, oltre che i fratelli del superlatitante Michele Zagaria, Carmine (gia' arrestato nei mesi scorsi e poi scarcerato dal Riesame) e Pasquale, riguardano anche il cugino Pasquale Fontana e il reggente del gruppo a Casapesenna Michele Fontana. Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche si evince, sottolinea l'aggiunto Federico Cafiero de Raho, che coordina la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che il boss dalla latitanza ha delegato i suoi familiari alla gestione delle attività economico-criminali del gruppo, la cui forza e capacità di infiltrazione nel tessuto imprenditoriale sono tali da condizionarlo anche a livello nazionale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gli affiliati al clan si distinguono dal look.&lt;/b&gt;I fedelissimi di Michele Zagaria indossano solo scarpe Samsonite, quelli di Francesco Schiavone le Hogan: all'interno del clan dei Casalesi gli affiliati si distinguono dal look. Lo racconta il collaboratore di giustizia Nicola Cangiano, le cui dichiarazioni sono contenute nell'ordinanza di custodia cautelare notificata oggi a sette persone. ''Nell'ambiente - afferma Cangiano - certe cose si capiscono subito ed il gruppo Zagaria anche nel carcere ha un modo di comportarsi e di stare insieme che si nota subito ed è diverso da tutto il resto della platea dei detenuti. Peraltro è anche un gruppo all'interno del quale anche per noi alleati è difficile entrare''. ''Stanno sempre fra di loro - continua Cangiano - e tendono a non aprirsi con gli altri. Addirittura nel vestiario si distinguono. Vestono tutti scarpe Samsonite, vestiti di marca e finanche calzini di cachemire. Si vede in sostanza che continuano a percepire cospicui stipendi da parte del clan. Le Hogan sono prerogativa degli Schiavone come la barba curata e i capelli senza gelatina, come imposto da Schiavone Nicola (il figlio di 'Sandokan', ndr)''.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.internapoli.it/"&gt;http://www.internapoli.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-7761143547246227059?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/I7XKYBpRl9Y/lotta-ai-casalesi.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/12/lotta-ai-casalesi.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-2710924088994730760</guid><pubDate>Sat, 03 Dec 2011 10:26:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-03T11:27:24.979+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">S.Antimo</category><title>Preso il reggente del clan D’Agostino-Bottone</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;SANT'ANTIMO&lt;/span&gt;. Antonio D’Agostino di 39 anni, è ritenuto l’attuale reggente del clan D’Agostino-Bottone e, sino a la notte scorsa, era latitante da 8 mesi. A catturarlo, in un’abitazione a Sant'Antimo, sono stati gli agenti del Commissariato di polizia di Frattamaggiore. L’uomo si era reso irreperibile dal 25 marzo 2011, quando nei suoi confronti era stata emessa, dal Gip del Tribunale di Napoli un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, perché indagato per il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso. Gli agenti,  nel corso dell’operazione di polizia, dopo aver circondato l’edificio dove l’uomo aveva trovato rifugio, hanno fatto irruzione in un appartamento ubicato al piano rialzato, sorprendendolo mentre tentava di guadagnare la fuga nel vano scale, al fine di raggiungere il piano superiore. Alla vista dei poliziotti, l’uomo ha desistito nel suo intento rientrando nell’appartamento.&lt;br /&gt;Nel corso della perquisizione, all’interno dell’appartamento, arredato solo da un letto, un tavolo con una sedia ed un televisore, gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato, una borsa in stoffa, contenente hashish utile al confezionamento di 90 dosi, il tutto occultato nell’intercapedine di una parete di una stanza in costruzione mentre, nel vano scale, ove l’uomo aveva tentato la fuga,  nascosta tra alcune suppellettili, è stata rinvenuta una pistola beretta cal.9x21 completa di caricatore con 15 cartucce. I poliziotti hanno arrestato D'Agostino anche per i reati di detenzione abusiva di arma comune da sparo, detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, denunciandolo in stato di libertà per i reati di detenzione abusiva di munizionamento comune da sparo e parabellum, ricettazione dell’arma e del relativo munizionamento.&lt;br /&gt;Il proprietario dell’appartamento, S.V., è stato denunciato, in stato di libertà, perché responsabile del reato di favoreggiamento personale. Gli agenti hanno condotto l’uomo al Centro Penitenziario di Secondigliano.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.internapoli.it/"&gt;http://www.internapoli.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-2710924088994730760?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/CZbcnVawuw8/preso-il-reggente-del-clan-dagostino.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/12/preso-il-reggente-del-clan-dagostino.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-2795870068175442828</guid><pubDate>Sat, 03 Dec 2011 10:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-03T11:25:50.104+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><title>Tangenti al clan per la raccolta e le ecoballe</title><description>&lt;div align="left" class="testonero12" style="margin-bottom: 5px;"&gt;
di &lt;b&gt;Leandro Del 
Gaudio&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
NAPOLI - Ventimila euro al mese 
a un capoclan di Acerra per &lt;a href="http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=170581&amp;amp;sez=CAMPANIA" target="_blank"&gt;garantire il deposito di ecoballe di rifiuti; altre&lt;/a&gt; ventimila 
euro al mese per dare il nulla osta alla raccolta dei rifiuti. &lt;br /&gt;Anno 2011 
(14.mo dall’inizio della crisi rifiuti) funziona ancora così il sistema nel 
Napoletano e in una fetta della Campania, almeno a leggere gli ultimi esiti 
investigativi di un’inchiesta della Dda di Napoli. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Traffico di armi, 
il progetto di un attentato contro pm e forze dell’ordine, poi i rifiuti&lt;/b&gt;. 
Poche righe, una traccia sul taccuino degli investigatori, per il momento uno 
spunto investigativo nell’ultima inchiesta sull’emergenza rifiuti. C’è un 
pentito che sta raccontando come funzionano le cose quando si tratta di 
autorizzare stoccaggi o di favorire la semplice raccolta della spazzatura. Si 
chiama Pasquale Di Fiore, classe 1982, da ottobre scorso ha abbandonato piani 
stragisti contro la Dda di Napoli e ipotesi revanchiste contro boss di antico 
lignaggio, per cominciare a raccontare il giro di denaro legato ai rifiuti. 
&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Non c’entrano, almeno in prima battuta, i clan dei casalesi &lt;/b&gt;- i 
primi in Campania a trasformare l’immondizia in oro - o meglio non c’entrano per 
quanto riguarda la zona vesuviana. &lt;br /&gt;Poche parole agli atti nell’ambito 
dell’inchiesta condotta dai pm Enzo D’Onofrio (finito al centro di un progetto 
di attentato a colpi di bazooka) e Francesco Valentini, possibile ricostruire lo 
scenario d’insieme: sui rifiuti, sulle grandi commesse messe in moto da siti di 
trasferenza, piazzolle di ecoballe, stoccaggi e raccolta, sembra che non ci 
siano rancori che tengano. I soldi arrivano ai clan delle rispettive zone di 
competenza. Niente spargimenti di sangue, niente allarme sociale, ma moneta 
corrente assicurata alla famiglia o allo schieramento che ha la gestione del 
territorio. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Di questa storia di rifiuti convertiti in denaro, il 
pentito Pasquale Di Fiore &lt;/b&gt;parla nell’interrogatorio in cui illustra il piano 
per colpire a morte il pm D’Onofrio («per il suo accanimento investigativo 
finalizzato alla distruzione di massa dei camorristi acerrani») e un maresciallo 
della compagnia dei carabinieri di Castello di Cisterna. Un piano 
originariamente a prova di pentiti, da trattare con pochi interessati, gli 
stessi che hanno le chiavi delle casse delle estorsioni sui rifiuti. 
&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ecco cosa racconta il pentito nel verbale trasmesso dalla Procura 
generale di Napoli &lt;/b&gt;alla Corte d’appello, dove è in corso il secondo grado di 
giudizio per una decina di presunti boss e gregari della zona vesuviana: «In 
quel periodo, per dimostrare la buona fede nell’accordo che cercavamo di 
raggiungere, ho fatto incontrare mio zio Michelangelo con Giuseppe Avventurato, 
che fa parte del gruppo di Antonio Aloia (uno che chiedeva lo svecchiamento 
delle gerarchie criminali a colpi di morti ammazzati, ndr). Dovevamo fare un 
incontro con il clan Moccia di Afragola (una famiglia che, tramite il suo 
penalista Saverio Senese, ha sempre rivendicato la propria estraneità rispetto 
alle accuse per fatti di camorra e malaffare, ndr), in relazione alla tangente 
di 20mila euro che io ricevevo mensilmente dai due fratelli per il deposito di 
ecoballe e poi altri ventimila euro al mese per la raccolta dei rifiuti». 
&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Soldi cash, c’è l’ipotesi di una cassa comune, &lt;/b&gt;sulla falsariga si 
quanto avveniva negli anni Ottanta con la Nuova famiglia nella gestione delle 
grandi commesse post terremoto: i soldi arrivano a tutti, in relazione al peso 
specifico di un clan in una zona interessata da un appalto o da un’opera 
pubblica. Anche qui sembra che ci sia una joint venture del crimine capace di 
assicurare tangenti di ventimila euro mensile per il doppio ingombro: quello 
delle ecoballe depositate anche in una parte di territorio vesuviano e quello 
della raccolta dei rifiuti su una zona più circoscritta. Piazzate in un ampio 
territorio del Casertano, le ecoballe sono state per anni al centro di scontri 
politici e di indagini giudiziarie. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Oggi, c’è un collaboratore di 
giustizia di ultima generazione che sembra fare luce &lt;/b&gt;sull’indotto legato 
alla gestione di siti di stoccaggio e di conferimento. Inchiesta in corso, tanti 
omissis al centro di un verbale fresco di deposito. Non è impossibile immaginare 
le mosse degli inquirenti, a partire dallo spulcio degli imprenditori dell’area 
aversana interessata dai conferimenti di rifiuti. Armi, attentati e soldi, 
dicevamo. E imprese private: l’ultima fonte d’accusa è quella di un pentito di 
trent’anni non ancora compiuti, che probabilmente sa poco su cosa è accaduto 
nelle prime fasi dell’emergenza rifiuti, ma può fare i nomi dei signori della 
«monnezza» di ultima generazione.&lt;br /&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-2795870068175442828?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/7m5jic9lQ6M/tangenti-al-clan-per-la-raccolta-e-le.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/12/tangenti-al-clan-per-la-raccolta-e-le.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-5424115457896353595</guid><pubDate>Wed, 23 Nov 2011 15:12:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-23T16:14:43.345+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Napoli punto e a capo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Gomorra e gomorrismo</category><title>7 anni fa la tortura di Gelsomina Verde, vittima di camorra dimenticata. Clownterapia ai bimbi per ricordarla</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div align="left" class="testonero12" style="margin-bottom: 5px;"&gt;
di &lt;b&gt;Giuseppe Crimaldi&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
NAPOLI - Da un lato il dolore, quello che resta e non si stempera mai, nemmeno con il passare del tempo. Dall’altro la speranza: il motore che aiuta ad andare avanti, un turbo salutare , soprattutto quando si riesce a coniugare concretamente impegno e solidarietà. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sette anni fa veniva assassinata brutalmente Gelsomina Verde&lt;/b&gt;, la ragazza di San Pietro a Patierno finita senza colpa nel novero delle vittime della prima faida di camorra di Secondigliano, quella combattuta tra i Di Lauro e gli Amato-Pagano. Vittima innocente. Morta solo perché, tempo prima, aveva avuto la sventura di conoscere la persona sbagliata: un giovane finito nella lista nera dei killer di «Ciruzzo ’o milionario» considerato traditore e pertanto oggetto di vendetta immediata. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gli aguzzini della camorra partiti dal Rione dei Fiori &lt;/b&gt;la sequestrarono per strada, attirandola in una trappola con l’inganno; poi la seviziarono, infliggendole sofferenze atroci, pur di ottenere dalla ragazza una verità che non avrebbe mai potuto rivelare: il luogo in cui si nascondeva il «traditore».&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sette anni dopo nulla è cambiato per la famiglia di Gelsomina Verde. &lt;/b&gt;La giustizia ha fatto un corso molto parziale (di tutti gli indiziati dell’omicidio uno solo è stato condannato con sentenza passata in giudicato); ma soprattutto di Gelsomina sembra si siano dimenticati tutti. A cominciare dalle istituzioni. Non una targa, non una sola commemorazione, nemmeno una corona di fiori della Municipalità a testimoniare la presenza dello Stato che - troppe volte - dimostra memoria cortissima soprattutto in zone nelle quali vivere continua a essere difficile. Soprattutto nell’area nord di Napoli.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Chi invece non dimentica sono i familiari della povera ragazza.&lt;/b&gt; A cominciare dal fratello Francesco, che stamattina - e qui il dolore si trasforma in speranza e impegno sociale - vorrà ricordare la data dell’uccisione di sua sorella con la sua organizzazione «Progetto per la vita Onlus», che da tempo si dedica ad alleviare le sofferenze dei bimbi negli ospedali pediatrici. La parola magica è: clownterapia. Tra le corsie della sofferenza degli ospedali pediatrici Francesco e il gruppo di ragazzi che con lui animano le giornate dei piccoli degenti ricorderà sua sorella, senza mai nominarla. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;«È il modo più bello per farlo - spiega - che serve anche a superare le amarezze &lt;/b&gt;mie e dei miei genitori, ormai completamente abbandonati dallo Stato». Chi non ha mai abbandonato Francesco è invece il pubblico ministero Giovanni Corona, a suo tempo titolare dell’inchiesta sulla faida di Secondigliano. L’appuntamento è per le 10,30 nel reparto di pediatria dell’ospedale della Annunziata, diretto dal professor Antonio Correra. Ci sarà anche l’ex assessore comunale all’Ambiente Rino Nasti.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;«Tinteggeremo tutte le stanze di degenza - spiega Francesco Verde - &lt;/b&gt;Sei locali sono già terminati, grazie alla contribuzione offerta dal dottor Gianfranco Lombardi che dirige l’Istituto vendite giudiziarie. Ne restano altrettanti da fare. Colori vivaci e forti alle pareti, perché la gamma cromatica quanto più è luminosa tanto più aiuta e solleva il morale dei piccoli degenti. Poi vi applicheremo figure di personaggi dei cartoni animati con carta lucida gommata: e avremo la stanza del re Leone, quella di Peter Pan e così via». &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Particolare importante: tutto verrà fatto a spese dei ragazzi della Onlus. &lt;/b&gt;E peccato che domani all’appuntamento non ci sarà il sindaco di Napoli. «A de Magistris - dice Francesco - avevo portato io stesso l’invito in Comune. Ma non mi hai contattato, e questa è certamente una piccola delusione per tutti noi».&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-5424115457896353595?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/c0Ox4ONtwIY/7-anni-fa-la-tortura-di-gelsomina-verde.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/11/7-anni-fa-la-tortura-di-gelsomina-verde.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-3340749364427809425</guid><pubDate>Wed, 23 Nov 2011 15:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-23T16:08:01.079+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Napoli punto e a capo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><title>Al Vomero una «piazza della legalità» intitolata a Giancarlo Siani</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
NAPOLI - Una «piazza della legalita» intitolata a Giancarlo Siani, giornalista de 'Il Mattinò ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985. È il progetto annunciato dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in occasione dell'inaugurazione della nuova biblioteca del Palazzo di Giustizia di Napoli intitolata a Girolamo Tartaglione, magistrato assassinato il 10 ottobre 1978 e il cui omicidio fu poi rivendicato dalle Brigate Rosse. «È un progetto molto ambizioso - spiega de Magistris - che lanceremo il 26 novembre, sarà esposta la macchina di Giancarlo per un giorno e lanceremo un concorso per i giovani sul tema della legalità». Il largo che sarà intitolato a Siani è quello noto come rotonda di Via Caldieri, nel quartiere Vomero, rinnovata di recente. «La legalità - aggiunge il sindaco di Napoli - è qualcosa di profondo, ha radici nella Costituzione e nei sacrifici che tante persone fanno ogni giorno, da chi ci ha rimesso la vita come Siani e Tartaglione come altri che pagano prezzi altissimi per difenderla». L'amministrazione, conclude, «ha attivato un percorso molto serio sulla legalità, di cui il 26 novembre sarà solo una delle tante tappe».&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-3340749364427809425?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/oKT8zZfZlXo/al-vomero-una-piazza-della-legalita.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/11/al-vomero-una-piazza-della-legalita.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-420350927249929775</guid><pubDate>Wed, 23 Nov 2011 15:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-23T16:03:58.497+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">S.Antimo</category><title>Arrestato uno dei killer di Flagiello boss che sfidò il clan Verde a S. Antimo</title><description>&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
NAPOLI - I carabinieri hanno arrestato uno degli esecutori materiali dell' omicidio del pregiudicato Bruno Antimo Flagiello, affiliato al clan camorristico Verde, avvenuto il 16 novembre 2005 a Sant' Antimo. &lt;br /&gt;Si tratta di Antonio Picciulli, 31 anni, genero del boss Antonio Verde, detto «capuzzella».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla sua identificazione si è giunti grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia: Giannantonio Masella, Giuseppe Storace, Salvatore Tixon. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo quanto appreso dagli investigatori l'omicidio di Flagiello sarebbe stato deciso all'interno dello stesso clan Verde per punire alcuni suoi comportamenti e l'insofferenza agli ordini dell' organizzazione criminale. Oltre ad aver avuto ad un litigio con Picciulli, la vittima aveva esploso colpi di pistola contro il negozio di Marta Puca, moglie di Antonio Verde, aveva minacciato con una pistola il figlio, Italo, ed avrebbe esploso colpi di pistola contro il cancello dell' abitazione di un altro esponente del cla, Antonio Verde, detto «'O Ferraro». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Picculli è stato trasferito nel carcere di Poggioreale in attesa dell' interrogatorio di garanzia che sarà fissato dal gip. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bruno Antomo Flagiello, 37 anni, soprannominato «Scapece», pregiudicato per numerosi reati, fu raggiunto la sera del 16 novembre 2005 dai killer a bordo di una moto in via S. Anna, una traversa di via Trieste e Trento, periferia di Sant' Antimo, non lontano dalla sua abitazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accortosi dell' arrivo dei sicari, il pregiudicato cercò di fuggire correndo a zig-zag, ma fu raggiunto e colpito da tre proiettili esplosi e distanza ravvicinata.&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-420350927249929775?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/bClZ07-UhCI/arrestato-uno-dei-killer-di-flagiello.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/11/arrestato-uno-dei-killer-di-flagiello.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-8228047371717639178</guid><pubDate>Sat, 19 Nov 2011 08:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-19T09:03:13.235+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><title>Il Monte Faito come Colombia e Messico. I contadini cacciati dai narcotrafficanti</title><description>&lt;div align="left" class="testonero12" style="margin-bottom: 5px;"&gt;
di &lt;b&gt;Pietro Treccagnoli - INVIATO&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
GRAGNANO - Effettivamente visto da Castellammare il monte Faito incombe come un enorme canapone che, se sei portato allo sballo, te lo fumeresti tutto. Sarà stato anche questo ad averlo fatto eleggere a terra consacrata per le piccole piantagioni di canapa indiana , di orticelli di marijuana casalinga, quasi fossimo nella Colombia o nel Messico dei narcos, quelli trattano coca che è un altro pianeta.&lt;br /&gt;A sentire il sindaco di Gragnano, Annarita Patriarca, ci siamo già. E da tempo. Lei l’ha denunciato pubblicamente: «I contadini delle nostre terre sono stati minacciati dai clan. Prima qui si coltivava il grano, ora la droga». Non è una novità, piuttosto una conferma politica. I carabinieri in questi anni hanno fatto centinaia di sequestri e hanno stilato raffiche di denunce. &lt;br /&gt;Ma, c’è poco da fare: canna di montagna, il gusto ci guadagna. Stabia come Medellin? Sarà, sui Lattari le piantagioni (facciamo vivai, dai) proliferano, ma sono diffuse pure in pianura, nel Nolano, nel Giuglianese, nel Frattese, dove sessant’anni fa l’italianissimaa canapa era coltivata industrialmente ad uso tessile. Ora da quelle parti i contadini sono minacciati (o comprati) per chiudere un occhio sull’interramento dei rifiuti tossici. Dalla gloria mundi alla gloria immundi. &lt;br /&gt;E risaliamola, allora, la montagna incantata, che regala qualche angolo segreto da dove godersi Napoli ancora più lontana di quanto le concede la geografia. Perché quassù ci si addentra in un altro territorio mentale tra i fazzoletti di vigneti, i piccoli orti dove le contadine con il fazzoletto stretto al mento si piegano a zappare, gli ulivi superstiti, i filari di castagni invadono le strade che diventano sempre più strette fino a scomparire e ti ritrovi in un prato come un terrazzo sul golfo, le chiesette dei borghi sopra Casola, Caprile, Aurano, gli altarini di giovani vite spezzate da un incidente, i ristoranti aperti solo di sera e nei weekend e che vanno oltre il panuozzo della gente di pianura, gli agriturismo e l’ultimo striscione maltrattato dal vento, davanti a un viottolo sterrato e a una staccionata fradicia, che promette «L’Angolo di Paradiso» e tu, per un attimo, speri di essere approdato alla metà, dove il mantra potrebbe essere «io sballo da solo», perché, tutt’attorno non c’è anima viva neanche a pagarla. &lt;br /&gt;Diciamo che non sembra di essere penetrati in territorio controllato. Quindi è terra di nessuno, non fosse altro per la sua configurazione orografica, oltre che per il carattere dei nativi. Se chiedi in giro della faccenda della marijuana, nessuno ti contraddice. Confermano. La coltivano, certo. Ma non qui a Gragnano, ma ad Agerola o sul famigerato Monte Mègano. «Volete andarci?» chiede meravigliato Antonio, un contadino piccoletto e con i mobilissimi occhi azzurri sotto cappellino da baseball. «Ma ce l’avete l’elicottero o almeno un Suv?». &lt;br /&gt;E se la ride. Poi racconta che lì sopra chiunque può fare quello che gli pare. «La droga» continua, provando a dirottare sospetti il più lontano possibile «la trattano i caprai delle montagne». Sembra roba di una novella di Verga, macché, parla sempre di Agerola: «Quelli recintano un campo, ci allevano gli animali, alla fine spianano il letame, che è un bel concime, e così le piante di droga crescono belle grosse». E chi lo ferma più: «Quelli sembrano cafoni, ma hanno la faccia tagliata. Sapete che mi ha detto uno di loro? Tu pianti le patate e le patate ti trovi». &lt;br /&gt;E le minacce? «Dove c’è guadagno, spesso non serve nemmeno minacciare». Giù nella Valle dei Mulini, perché un tempo Gragnano era terra di pastai, ora sono solo ruderi che altrove avrebbero attirato investimenti turistici, ma qui servono per raccogliere sfravecatùre da abusi edilizi, tra le prime ombre accanto a un torrente secco, c’è pure chi confessa che coltivare erba da fumare può essere un affare senza rischi. Prendi, incarta e porta a casa. «E chi ti vede?» spiega, giusto per farti fare la figura del fesso, Eugenio un piccolo imprenditore che si occupa di coperture di tetti. &lt;br /&gt;«Ma poi può capitare che ti ritrovi la droga in casa e nemmeno lo sai». Marijuana in incognito, mi faccia capire? «Qualche tempo fa ho trovato tre vasi con la canapa dietro il mio cantiere, in una zona appartata. Mica sono stato a chiedermi chi li aveva messi?». Chi li aveva messi? «E che ne so? Quelli la nascondono dove possono. E la spostano». &lt;br /&gt;Sembra una barzelletta, mi scusi. «Io, comunque li ho presi, e li ho buttati giù nel vallone. Non voglio passare guai». Tutti sanno tutto. Ne parlano tranquillamente. E per qualcuno è un business come un altro. Ognuno è al corrente, ma nessuno va a denunciare. Non è solo omertà, c’è, neanche sotto sotto, qualche interesse. Di fronte ai soldi, che vuoi che sia uno spinello. È fenomeno così scoperto che nei ristoranti, alla sera, può capitare di vederti offrire un ammazzacaffé alla cannabis. «È successo proprio a me» confessa Paola, un’impiegata. &lt;br /&gt;«Ero con degli amici e avevamo appena finito di cenare in un locale sopra il Faito, quando il gestore ci ha offerto un liquore speciale. Ha detto: se indovinate con che roba è fatto, vi regalo l’ultima bottiglia che mi è rimasta». Lei non l’ha bevuta, però. E i suoi amici non hanno avuto reazioni particolari. Quassù le guance sono rubizze. E non sempre è per il freddo che a novembre è già pungente. «La sera a me» riprende il saggio Antonio «basta una fetta di provolone, magari del Monaco, un pezzo di salame paesano e un bicchiere di Gragnano fresco. La droga mia è questa». &lt;br /&gt;Sarà, ma l’impressione di essere burlati è forte assai. I vigneti sono sempre più raggrinziti e quei fumi che punteggiano la florida schiena del Faito, non saranno cannoni (sono solo rami secchi, infatti) eppure annebbiano la vista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-8228047371717639178?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/YGyTnhiuJNE/il-monte-faito-come-colombia-e-messico.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/11/il-monte-faito-come-colombia-e-messico.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-2628507491208184980</guid><pubDate>Sat, 19 Nov 2011 07:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-19T09:00:50.036+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><title>Maxiblitz contro clan Di Lauro. Sequestrati 588 immobili</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
NAPOLI - Operazione della Guardia di finanza contro il clan Di Lauro. I militari del Comando provinciale di Napoli, con l'ausilio di elicotteri del reparto aeronavale, hanno eseguito il sequestro emesso dalla Dda di Napoli di 588 immobili , alcuni dei quali completati ed altri in fase di ultimazione (194 appartamenti, 194 box, 194 posti auto e 6 negozi), una vasta lottizzazione di oltre 50.000 mq. e quattro società di costruzioni ed immobiliari a Melito di Napoli. I beni oggetto di sequestro, per un valore commerciale di oltre 10 milioni di euro, fanno sapere le Fiamme Gialle, rappresentano il riciclaggio dei proventi delle attività delittuose del clan Di Lauro. &lt;br /&gt;L'indagine vede coinvolte 29 persone tra amministratori comunali, componenti di organismi tecnici e gestori di società. Tra loro figurano due ex sindaci, uno dei quali, Alfredo Cicala, è già stato condannato in passato per associazione camorristica. I reati che il pm Maria Cristina Ribera contesta loro vanno dalla lottizzazione abusiva al falso in atto pubblico alla truffa edilizia aggravata. Gli investigatori hanno accertato che, per consentire la costruzione degli edifici, erano state emanate delibere illegali, non approvate dal consiglio comunale.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="color: #222222; font-family: Georgia; font-size: 27px; letter-spacing: 0px; padding-top: 8px; word-spacing: 3px;"&gt;
Melito: sequestrato il parco «Primavera»&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MELITO&lt;/span&gt;. Operazione della Guardia di finanza contro il clan Di Lauro. I militari del Comando provinciale di Napoli, con l'ausilio di elicotteri del reparto aeronavale, hanno eseguito il sequestro emesso dalla Dda di Napoli di 588 immobili, alcuni dei quali completati ed altri in fase di ultimazione (194 appartamenti, 194 box, 194 posti auto e 6 negozi), una vasta lottizzazione di oltre 50.000 mq. e quattro societa' di costruzioni ed immobiliari aMelito di Napoli. I beni oggetto di sequestro, per un valore commerciale di oltre 10 milioni di euro, fanno sapere le Fiamme Gialle, rappresentano il riciclaggio dei proventi delle attivita' delittuose del clan Di Lauro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'operazione è stata battezzata "Primavera" &lt;/b&gt;dal nome che era stato dato al "parco", ossia all'insieme di immobili edificati illecitamente. Nel mirino delle Fiamme Gialle, in particolare, una delibera di Giunta attraverso la quale si dava il via libera alla lottizzazione, atto che però dovrebbe essere assunto dal Consiglio comunale. Tutta la lottizzazione, dunque, sia dal punto di vista negoziale sia giuridico, è stata il frutto di un abuso, senza tener conto nemmeno del piano regolatore comunale, e compiuta da ex sindaci, assessori e dipendenti degli uffici tecnici comunali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'indagine&lt;/b&gt; vede coinvolte 29 persone tra amministratori comunali, componenti di organismi tecnici e gestori di societa'. I 29 indagati nell'inchiesta contro il clan Di Lauro che ha portato al sequestro di 588 immobili sono in gran parte ex amministratori e tecnici del Comune di Melito (Napoli), dove la presenza del clan Di Lauro è da anni molto forte. Tra loro figurano due ex sindaci, uno dei quali, Alfredo Cicala, è già stato condannato in passato per associazione camorristica. I reati che il pm Maria Cristina Ribera contesta loro vanno dalla lottizzazione abusiva al falso in atto pubblico alla truffa edilizia aggravata. Gli investigatori hanno accertato che, per consentire la costruzione degli edifici, erano state emanate delibere illegali, non approvate dal consiglio comunale. (Fonte Ansa)&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.internapoli.it/"&gt;http://www.internapoli.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-2628507491208184980?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/5tMOONXDnUE/maxiblitz-contro-clan-di-lauro.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/11/maxiblitz-contro-clan-di-lauro.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-8852249225380383959</guid><pubDate>Sat, 19 Nov 2011 07:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-19T08:56:59.441+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><title>Preso a Mugnano il reggente degli scissionisti</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MUGNANO&lt;/span&gt;. Un duro colpo alla camorra di Secondigliano è stato inferto questa mattina &lt;i&gt;(domenica 13 novembre 2011, ndr)&lt;/i&gt; dagli agenti di polizia. La latitanza di Fortunato Murolo, reggente del clan Amato-Pagano, i cosiddetti “scissionisti”, è finita stamane, poco dopo le 8, in un villino di Mugnano. L’uomo, alla guida della cosca che diede inizio alla sanguinosa faida di Secondigliano e Scampia contro il clan Di Lauro, era sfuggito a una precedente retata del 19 maggio 2009, quando la polizia emise 109 ordinanze di custodia cautelare che misero in ginocchio la cosca. A far scattare le manette sono stati i poliziotti della sezione Narcotici della squadra mobile di Napoli. Murolo era ancora a letto, in una villetta di via Luca Giordano, nel comune a nord di Napoli, dove era andato per incontrare la moglie. L’accusa nei suoi confronti è associazione per delinquere di stampo mafioso. Murolo era da sempre un uomo di fiducia dei fratelli Raffaele ed Elio Amato, e di Cesare Pagano. Nel tempo ha scalato posizioni all’interno del clan. La sua ascesa è coincisa con gli arresti che hanno via via distrutto la cosca, con la cattura di Elio Amato e Cesare Pagano in provincia di Napoli, di Carmine Amato, ai Camaldoli, e di Domenico Antonio Pagano, reggente fino allo scorso febbraio. All’arresto dei capi è poi seguita la disarticolazione interna, con le varie retate della polizia, tra cui quella del 19 maggio, in cui furono arrestati 66 affiliati su un totale di 109 ordinanze di custodia cautelare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="color: #222222; font-family: Georgia; letter-spacing: 1px; padding-top: 8px; word-spacing: -2px;"&gt;
&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;A Mugnano per curare gli affari del clan&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="color: #222222; font-family: Georgia; letter-spacing: 1px; padding-top: 8px; text-align: justify; word-spacing: -2px;"&gt;
&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;MUGNANO&lt;/span&gt;. Era sfuggito alla maxiretata del 19 maggio del 2009, 109 ordinanze di custodia cautelare che misero in ginocchio il clan Amato-Pagano (i cosiddetti 'Scissionisti'), diventando nel tempo l'attuale reggente della cosca di Secondigliano protagonista per anni a Napoli della sanguinosa faida di Scampia. La latitanza di Fortunato Murolo, 40 anni, è finita ieri mattina poco dopo le 8 in una villetta di Mugnano, in via via Luca Giordano. Ad arrestarlo sono stati i poliziotti della sezione Narcotici della Squadra Mobile di Napoli, da tempo sulle sue tracce. Gli agenti della Questura partenopea in seguito ad accuratissime e minuziose indagini hanno arrestato in esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere Fortunato Murolo, 40anni, cognato di Elio Amato bloccato dagli stessi poliziotti nella primavera del 2009 sempre in esecuzione della stessa ordinanza. L’uomo aveva deciso di rincontrare la moglie dopo tre lunghissimi anni di latitanza e insieme a lei è stato trovato nella villetta di Via Giordano. Murolo ha sempre rivestito un ruolo di fondamentale importanza fin da prima degli arresti del 2009. Uomo di fiducia dei fratelli Raffaele ed Elio Amato e Cesare Pagano aveva il compito di ragioniere degli affari del clan, per poi ricoprire un ruolo di maggior responsabilità quale reggente in seguito agli arresti dei capo clan Raffale Amato avvenuto in Spagna mentre Elio Amato e Cesare Pagano nella provincia napoletana ed in ultimo Carmine Amato arrestato ai Camaldoli. Questo suo ruolo lo aveva portato ad avvicinarsi al territorio, lasciando un nascondiglio più sicuro, mettendo sulle sue tracce gli uomini della squadra mobile. Fortunato Mutolo è ritenuto responsabile dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso art. 416 bis.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="color: #222222; font-family: Georgia; letter-spacing: 1px; padding-top: 8px; text-align: justify; word-spacing: -2px;"&gt;
&lt;a href="http://www.internapoli.it/"&gt;http://www.internapoli.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="color: #222222; font-family: Georgia; letter-spacing: 1px; padding-top: 8px; text-align: justify; word-spacing: -2px;"&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-8852249225380383959?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/MSy0kj7cWZg/preso-mugnano-il-reggente-degli.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/11/preso-mugnano-il-reggente-degli.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-5382555547171085953</guid><pubDate>Sat, 12 Nov 2011 08:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-12T09:48:30.105+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Stop alla camorra</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Gomorra e gomorrismo</category><title>Operazione contro il clan dei Casalesi: 35 arresti</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;AVERSA&lt;/span&gt;. I carabinieri del comando provinciale di Caserta e del reparto territoriale di Aversa hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il tribunale di Napoli, su richiesta dei pm della Direzione Distrettuale Antimafia. L'ordinanza e' stata consegnata a 35 presunti esponenti del clan Schiavone-Bidognetti. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura e traffico di droga. Duecento carabinieri di Caserta hanno eseguito gli arresti. Alla ricerca degli indagati hanno contribuito anche due elicotteri dell'Elinucleo dei carabinieri. Gli arresti sono stati eseguiti in diverse citta' italiane. I carabinieri tuttora stanno eseguendo decine di perquisizioni, non solo nelle abitazioni degli indagati. Tra i 35 destinatari del provvedimento restrittivo, ci sono anche il figlio del boss Francesco Bidognetti detto Cicciotto e'mezzanotte, Raffaele, il super-killer Giuseppe Setola e il suo "sergente" Alessandro Cirillo, tutti gia' in carcere e condannati. L'indagine che ha portato agli arresti odierni, coordinata dai pm Cesare Sirignano, Giovanni Conzo e Catello Maresca della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha svelato un traffico di droga che partiva dalla Campania e interessava diverse regioni d'Italia, tra cui la Calabria. In manette e' finito anche il nuovo presunto leader della camorra nell'Agro Aversano, Giacomo D' Aniello, che ha preso le redini in mano della criminalita' organizzata dopo l'arresto dei capizona Lorenzo Ventre e Luigi Chianese, detto Giggino 'o santo.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.internapoli.it/"&gt;http://www.internapoli.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-5382555547171085953?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/NH0DU_GU-7Q/operazione-contro-il-clan-dei-casalesi.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/11/operazione-contro-il-clan-dei-casalesi.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-9053407120122480934</guid><pubDate>Sat, 12 Nov 2011 08:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-12T09:47:11.487+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Napoli punto e a capo</category><title>Usura, prestiti con tassi fino al 1800%. Alunna minacciava maestra per conto del padre strozzino: papà ti vuole bene</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;

NAPOLI - Dalle indagini sulla 
banda di usurai sgominata questa mattina dalla Guardia di Finanza è emerso che 
uno dei destinatari della misura cautelare, L. L., di 37 anni, aveva indotto la 
figlia, alunna di una scuola elementare, a minacciare la maestra, pesantemente 
indebitata. Queste le parole che la piccola (ovviamente non imputabile) ha 
rivolto all'insegnante, costringendola a ritrattare le deposizioni rese alla 
polizia giudiziaria: «Maestra, a proposito, ti voglio dire che papino ti vuole 
bene, ti saluta e mi ha detto che ti devo dire che nella cella con lui c'è anche 
Roberto la carogna»; «Maestra, stai proprio inguaiata, papà ti manda tanti 
saluti, statevi attenta». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La donna, oltre a lavorare in una scuola 
elementare, gestisce una galleria d'arte &lt;/b&gt;assieme al marito e alla figlia; 
proprio questa attività l'aveva fatta trovare in ristrettezze economiche dopo 
aver subito una truffa, inducendola a rivolgersi alla banda di usurai per avere 
denaro in prestito. Il suo contatto iniziale è stato un altro degli arrestati, 
Francesco Carotenuto, padre di un'ex allieva della maestra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La 
Guardia di Finanza di Napoli ha smantellato un'organizzazione &lt;/b&gt;di usurai che, 
in varie regioni d'Italia, applicava tassi fino al 1800 per cento. I proventi 
delle estorsioni venivano investiti in società fiduciarie. Le Fiamme Gialle 
hanno arrestato&lt;br /&gt;13 persone e sequestrato beni per 9 milioni di euro. 
Nell'operazione, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata, sono stati 
impiegati oltre cento finanzieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La Procura di Torre Annunziata 
sottolinea che questo procedimento &lt;/b&gt;sia, tra l’altro, la dimostrazione di 
quanto sia necessario l’impiego dello strumento investigativo delle 
intercettazioni telefoniche. Ciò non solo in considerazione del fatto che è un 
mezzo d’investigazione efficace ma anche perché la spesa affrontata per 
l’effettuazione delle intercettazioni è stata di gran lunga inferiore rispetto 
al valore dei beni sottoposti a sequestro. Difatti, le intercettazioni 
telefoniche sono costate allo Stato la somma di euro 7.242,60 mentre il valore 
del patrimonio sottratto alla disponibilità degli indagati è stato stimato come 
ammontante ad euro 9.122.947,43.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La banda di usurai operava 
sull'intero territorio nazionale &lt;/b&gt;e, in particolare, in Campania, Lazio, 
Umbria, Lombardia, Friuli e Calabria. La Guardia di Finanza ha sequestrato beni 
(immobili, autovetture, polizze vita, conti correnti bancari) per un valore di 
circa 9 milioni di euro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Tra gli indagati risulta coinvolto &lt;/b&gt;anche 
un dirigente bancario, responsabile di prestiti con tassi di interesse compresi 
dal 300% al 1000% annuo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Le indagini hanno avuto inizio nel 2009 
&lt;/b&gt;in forza delle evidenze emerse nell’ambito di un altro procedimento penale 
nel quale le vittime del reato - un intero nucleo familiare di imprenditori di 
Torre Annunziata - risultavano sottoposti a debiti di matrice usuraria da parte 
di Osvaldo Ferrucci. In quest’ultimo procedimento Ferrucci è stato condannato 
nel 2008 dal Tribunale di Torre Annunziata a 7 anni e 6 mesi di reclusione, pena 
poi ridotta in sede di Appello, ed è stata disposta la confisca di beni per 
circa 2 milioni di euro tra i quali due centri di raccolta 
scommesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Da quelle indagini sono stati sviluppati ulteriori 
accertamenti - &lt;/b&gt;eseguiti anche mediante intercettazioni telefoniche e 
tradizionali tecniche investigative quali accertamenti bancari e documentali - 
che hanno permesso di appurare come gli indagati sopra menzionati fossero dediti 
a traffici usurari facendo frequentemente ricorso a minacce estorsive nei 
confronti delle loro vittime per la restituzione dei prestiti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sul 
piano dei sequestri patrimoniali, &lt;/b&gt;le articolate e complesse indagini della 
Guardia di Finanza del Gruppo di Torre Annunziata hanno permesso di accertare 
beni intestati agli indagati o a loro familiari nettamente sproporzionati 
rispetto ai redditi leciti da questi dichiarati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il caso più eclatante 
ha riguardato l’intera famiglia degli arrestati &lt;/b&gt;Francesco Carotenuto e 
Teresa Manzillo che avevano intestato alle 4 figlie (Anna Carotenuto, Maria, 
Filomena e Carmela, tutte di Torre Annunziata) gli ingenti profitti dell’usura, 
risultando così, nel complesso, intestatari di un patrimonio sottoposto a 
sequestro dalle Fiamme Gialle stimato in oltre 4 milioni di euro tra immobili, 
polizze assicurative sulla vita, conti bancari, rapporti postali e investimenti 
in titoli finanziari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sono stati quindi rilevati fruttuosi reimpieghi 
dei proventi &lt;/b&gt;dell’usura in capo alle figlie degli arrestati 
Carotenuto/Manzillo, consistiti in investimenti per oltre 500 mila euro anche 
attraverso società fiduciarie, al fine di “schermare” i reali investitori dei 
fondi, impiegati nell’acquisto di titoli obbligazionari nazionali/esteri e nella 
sottoscrizione di polizze sulla vita. Alla maturazione dei profitti, quindi, 
dopo aver dato formale provenienza lecita degli stessi fondi affidati in 
gestione a società fiduciarie, gli investimenti sono tornati nella disponibilità 
delle figlie degli arrestati e sequestrati oggi su conti bancari e polizze sulla 
vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Nel complesso, gli imprenditori avevano la maggior parte dei 
loro debiti &lt;/b&gt;con i coniugi Francesco Carotenuto e Teresa Manzillo, circa 
500.000 euro, con un tasso di interesse annuale più elevato pari a 521,43%. Si 
riportano di seguito l’ammontare complessivo dei prestiti per ciascun indagato e 
l’interesse più alto praticato: per oltre 100.000 euro con Osvaldo Ferrucci 
(120%), 40.000 euro con Vittorio Agnello (48%), 25.000 euro con Francesca 
Cirillo e Giuseppe Grassi (1.825%), per 120.000 euro con Luigi Icarne e Nunzia 
Ambruoso (180%), 21.000 euro con Luisa Flauto (120%), 140.000 euro con Michela 
Flauto (60%), circa 160.000 con Gennaro Siano (30%), 25.000 euro con Camillo 
Cirillo (1.010,77%).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Questi gli indagati:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;►1. Francesco 
Carotenuto, alias Franchino e/o Pacchiotto, 66 anni di Torre Annunziata;&lt;br /&gt;►2. 
Teresa Manzillo, alias ‘a cazettara, 65 anni di Torre Annunziata, moglie di 
Carotenuto Francesco,&lt;br /&gt;entrambi sottoposti agli arresti in carcere;&lt;br /&gt;►3. 
Osvaldo Ferrucci, 66 anni di Torre Annunziata;&lt;br /&gt;►4. Vittorio Agnello, alias 
Vittorio ‘o nano, 56 anni di Torre Annunziata, responsabile anche di 
minacce;&lt;br /&gt;►5. Ludovico L., 37 anni di Torre Annunziata, attualmente detenuto, 
indagato solo per minacce;&lt;br /&gt;►6. Francesca Cirillo, alias ‘a pazza di Bosco, 53 
anni di Boscotrecase, indagata anche per estorsione;&lt;br /&gt;►7. Luisa Flauto, alias 
Luisina ‘a suricilla, 77 anni di Torre Annunziata;&lt;br /&gt;►8. Michela Flauto, alias 
‘a cummàra, 75 anni di Torre Annunziata;&lt;br /&gt;►9. Luigi Icarne, alias Gigino ‘o 
pazzo, 47 anni di Torre Annunziata, indagato anche per estorsione;&lt;br /&gt;►10. 
Gennaro Siano, 73 anni di San Gennaro Vesuviano, tutti destinatari degli arresti 
domiciliari;&lt;br /&gt;►11. Giuseppe Grassi, 52 anni di Boscotrecase, marito di 
Francesca Cirillo;&lt;br /&gt;►12. Cirillo Camillo, 56 anni di Torre 
Annunziata,&lt;br /&gt;destinatari del provvedimento del divieto di dimora nei Comuni di 
Torre Annunziata e Torre del Greco;&lt;br /&gt;►13. Nunzia Ambruoso, 44 anni di 
Boscotrecase, moglie di Luigi Icarne, destinataria del provvedimento di obbligo 
di presentazione alla Polizia Giudiziaria;&lt;br /&gt;►14. Carlo Caglione, 53 anni di 
Torre Annunziata;&lt;br /&gt;►15. Lucia Palumbo, 40 anni di Torre Annunziata, moglie di 
Agnello Vittorio, indagata, unitamente a Carlo Caglione, per concorso in usura 
con l’arrestato Vittorio Agnello.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-9053407120122480934?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/3H-hV3_Q_fY/usura-prestiti-con-tassi-fino-al-1800.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/11/usura-prestiti-con-tassi-fino-al-1800.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-4983295308275608592</guid><pubDate>Sat, 12 Nov 2011 08:43:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-12T09:44:37.028+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Napoli punto e a capo</category><title>Metrò, nel cantiere Municipio spuntano le terme romane</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-rwL5WEsmMSI/Tr4xkzBQccI/AAAAAAAAADY/NPZYvCNZfP8/s1600/20111110_munic.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="212" src="http://4.bp.blogspot.com/-rwL5WEsmMSI/Tr4xkzBQccI/AAAAAAAAADY/NPZYvCNZfP8/s320/20111110_munic.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
NAPOLI - Basta scavare, a 
Napoli, e neanche tanto in profondità, per ritrovare la storia millenaria della 
città: due edifici termali di epoca romana e un intero quartiere medievale, 
risalente al XIV secolo dopo Cristo, sono emersi durante i lavori di scavo della 
Linea 1 del Metrò a piazza Municipio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In prossimità di palazzo San 
Giacomo, a una quindicina di metri dall’attuale livello stradale, gli archeologi 
della Soprintendenza archeologica speciale di Napoli e Pompei, coordinati da 
Daniela Giampaola, hanno difatti intercettato due terme e una strada. I due 
edifici, risalenti all’età augustea - siamo in pieno periodo romano, tra la 
seconda metà del primo secolo avanti cristo e la prima metà del primo secolo 
dopo Cristo - affacciavano su quello che all’epoca era il porto della Neapolis 
romana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano stati costruiti in quella zona proprio per servire chi, 
viaggiatore, commerciante o marinaio arrivava a Napoli e voleva trovare 
immediato ristoro dalle fatiche del viaggio prima di addentrarsi tra decumani e 
cardini della città. Le due terme, quasi certamente gestite da proprietari 
differenti, anche se non si esclude che in seguito possano aver avuto un padrone 
unico, erano situate in posizione scenografica (affacciavano sul Golfo, con di 
rimpetto il monte Vesuvio) proprio accanto alla strada che divideva la 
terraferma dalla battigia e dunque dal mare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strada intercettata, che 
era in terra battuta ed attrezzata con laterizi e pietre, era delimitata da un 
terrazzamento. «Questi nuovi rinvenimenti - sottolinea Giampaola - sono 
riferimenti importanti perché ci consentono di completare la comprensione 
dell’occupazione della linea di costa. Gli edifici rinvenuti, difatti, si 
affacciavano sul mare, dove abbiamo trovato le barche. E la strada, quasi 
certamente, era la famosa via ”per Cryptam”». Ovvero, la via che da Neapolis 
portava ai Campi Flegrei e a Puteoli, Pozzuoli, attraversando la Crypta 
Neapolitana, il tunnel scavato nella collina di Posillipo e lungo più di 
settecento metri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli edifici era stati realizzati in opera reticolata 
(una tecnica di edilizia romana usata per costruire le murature posizionando i 
mattoni sugli spigoli) di buona fattura. Non si sono rinvenuti i marmi, che 
all’epoca erano stati usati per rivestire e impreziosire pareti e colonne, 
perché è possibile un loro riutilizzo in altre strutture e in epoche successive. 
Ma si sono trovati frammenti di piano pavimentale a mosaico, in opus spicatum 
(opera spicata, laterizi disposti a spina di pesce), anche se questi appaino 
quasi del tutto distrutti in epoche antiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le terme vissero a lungo. 
E, altrettanto lungamente rimasero in attività. Sono state trovate, difatti, 
tracce di frequentazioni che arrivano sino al III secolo dopo Cristo. «E - come 
sottolinea la soprintendente Cinquantaquattro - presentano anche diverse fasi 
d’uso con cambiamenti della disposizione degli ambienti».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vale a dire che 
gli edifici, nel corso del loro utilizzo, con ogni probabilità vennero 
ristrutturati dal punto di vista architettonico sia per migliorare le tecnologie 
impiegate per il riscaldamento degli ambienti sia per motivi squisitamente 
commerciali e finalizzati a incrementare la clientela. L’indagine archeologica 
ha anche consentito di trovare strutture portuali che risalgono al VI secolo 
dopo Cristo. Situati proprio al di sotto della strada, gli edifici, con ogni 
probabilità, dovrebbero essere dei magazzini utilizzati come deposito per le 
merci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non interessa strutture romane, invece, il ritrovamento avvenuto 
nell’area di Via De Pretis, ma edifici del XIV secolo dopo Cristo. «Stiamo 
analizzando le strutture per comprendere se esse facevano sistema tra loro sino 
a costituire uniche unità abitative» osserva Giampaola, sottolineando poi come 
il ritrovamento sia di «assoluta valenza storico scientifica perché sono emersi 
ambienti che fanno parte di ben tre isolati. Un momento storico importantissimo 
perché si tratta di un’epoca in cui il bacino era stato interrato e sopra di 
esso, nelle sue prossimità, vicino al Castello, si iniziava a costruire un 
segmento della Napoli medievale».&lt;/div&gt;
&lt;div class="testoArticoloG" style="margin-top: 0px; text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.ilmattino.it/"&gt;http://www.ilmattino.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-4983295308275608592?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/y-Ls0zePsKA/metro-nel-cantiere-municipio-spuntano.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-rwL5WEsmMSI/Tr4xkzBQccI/AAAAAAAAADY/NPZYvCNZfP8/s72-c/20111110_munic.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/11/metro-nel-cantiere-municipio-spuntano.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7670428608670197928.post-2923606040620886346</guid><pubDate>Sat, 12 Nov 2011 08:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-11-12T09:42:01.447+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">S.Antimo</category><title>L'istituto «G.Moscati» e il progetto «Scuola si-cura»</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;SANT'ANTIMO&lt;/span&gt;. Si è svolto ieri, alle ore 10, presso l'Auditorium Biblioteca di S.Pietro a Patierno, il workshop illustrativo del Progetto “Scuola Si-Cura”, che vede in rete l'Istituto Superiore“Moscati” di Sant'Antimo, l'Istituto Superiore “Elsa Morante” di Napoli e l'IPSSCT “V.Veneto di Napoli. Il progetto è stato approvato, in seguito alla partecipazione al bando “Cittadinanza, Costituzione e Sicurezza” del MIUR-ANSAS, al dodicesimo posto tra i 48 approvati su 3000 presentati. Le cifre indicano da sole l'attenzione spesa dalle scuole e dall'Università coinvolte, nella stesura e elaborazione del  percorso progettuale. Presenti i rappresentanti degli Enti Locali e Istituzionali, tra cui il presidente della VIII municipalità di S.Pietro a Patierno, i responsabili della sicurezza nelle scuole della URS Campania,  il   rappresentante del Collegio dei Periti Industriali Gennaro Pezzurro. Relatrici la prof.ssa Teresa Boccia, la prof.ssa Carmen Cioffi, entrambe dellaL.U.P.T.Università Federico II. Erano presenti una rappresentanza degli studenti, dei genitori e dei docenti delle tre scuole coinvolte. Il progetto è stato illustrato in tutte le sue fasi. Si tratta di un percorso sia teorico che laboratoriale, che intende informare ma soprattutto formare tutti gli operatori e fruitori della scuola nelle materie relative alle indicazioni ministeriali di Cittadinanza, Costituzione e Sicurezza. Durante le varie fasi, illustrate dalle relatrici, alunni, docenti, ma anche e soprattutto i genitori, seguiranno nel proprio territorio un vero e proprio percorso di analisi  che evidenzi i rischi per la sicurezza, di vita e di lavoro, tentando di cercare delle soluzioni. Attraverso visite reali nei luoghi frequentati dai ragazzi, i giovani saranno guidati, anche attraverso la realizzazione di filmati,  a cogliere elementi che diano il segnale del rispetto o meno di una situazione di legalità e sicurezza, a partire dai quartieri del proprio territorio. Il coinvolgimento dei genitori nella realizzazione di questo progetto sarà una conquista per la strada del cambiamento in campo di cittadinanza attiva e cultura della legalità, collegate al tema bollente delle Sicurezza.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://www.internapoli.it/"&gt;http://www.internapoli.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7670428608670197928-2923606040620886346?l=tapiroblog.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/Tapiroblog/~3/QH4uB1Eq9Zs/listituto-gmoscati-e-il-progetto-scuola.html</link><author>noreply@blogger.com (ac)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://tapiroblog.blogspot.com/2011/11/listituto-gmoscati-e-il-progetto-scuola.html</feedburner:origLink></item></channel></rss>

