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	<title>Tarassaco verde</title>
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	<description>Blog Antifascista, Antirazzista, Antipedofilia, Anticlericale di argomentazioni varie in prevalenza a carattere politico e di sinistra.       I Banner pubblicitari sono gestiti direttamente da Altervista e non dipendono dalla volontà dell&#039;amministratore.</description>
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		<title>articolo prova</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Sep 2013 10:48:04 +0000</pubDate>
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		<title>Formi e Renato (di Marco Travaglio)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 11:05:29 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Roberto Formigoni]]></category>

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		<description><![CDATA[I fan di Cochi e Renato non possono che apprendere con un velo di mestizia i particolari delle vacanze di Renato Pozzetto. Che non fa più coppia fissa con Cochi Ponzoni, ma con Roberto Formigoni. Poi però, ascoltate le spiegazioni della nuova spalla di Renato, a tempo perso governatore della Lombardia, devono riconoscere che, per tempi comici, battute folgoranti e costumi di scena, non ha nulla da invidiare al vecchio Cochi. La questione è nota: secondo le carte... <a href="http://diksa53.altervista.org/2012/04/18/formi-e-renato-di-marco-travaglio/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/marco-travaglio-2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2308" title="marco travaglio 2" src="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/marco-travaglio-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>I fan di Cochi e Renato non possono che apprendere con un velo di mestizia i particolari delle vacanze di Renato Pozzetto. Che non fa più coppia fissa con Cochi Ponzoni, ma con Roberto Formigoni. Poi però, ascoltate le spiegazioni della nuova spalla di Renato, a tempo perso governatore della Lombardia, devono riconoscere che, per tempi comici, battute folgoranti e costumi di scena, non ha nulla da invidiare al vecchio Cochi. La questione è nota: secondo le carte<span id="more-2784"></span> della Procura di Milano, a Capodanno 2010 il Celeste andava in ferie tra Parigi e St Martin (Caraibi) non solo col fratello, la cognata, il segretario Perego (condannato per falsa testimonianza sul caso Oil For Food) e Pozzetto, ma anche col faccendiere Pierangelo Daccò e con l&#8217;ex assessore Antonio Simone, arrestati l&#8217;altro giorno per i fondi neri della Fondazione Maugeri. Entrambi ciellini e habituè delle patrie galere (il primo era appena uscito dal carcere per il crac da 1 miliardo del San Raffaele, il secondo era finito dentro già nel &#8217;92 per Mani Pulite), fanno i facilitatori nella jungla dei fondi pubblici alle cliniche private anche grazie al poter spendere il nome del confratello Roberto. Risultato: 56 milioni portati in Svizzera a botte di fatture per consulenze mirabolanti, tipo quella volta ad accertare “le possibilità di vita su Marte”. Il minimo che Daccò potesse fare era pagare il conto dei voli e delle ville caraibiche. E la multiforme biografia di Formigoni si arricchisce ogni giorno di un nuovo mestiere: campione di scherma, membro (con rispetto parlando) dei Memores Domini ciellini con voto di castità incorporato e poi forse scorporato, vicepresidente (uno dei 14) del Parlamento europeo Dc ai tempi di Andreotti, dirigente del Ppi, sgovernatore di Lombardia da 18 anni e ora comico di sicuro avvenire. Ieri s&#8217;è detto “limpido come acqua di fonte” e ha ricordato che “anche Gesù sbagliò a scegliere qualche collaboratore” (sì, ma Giuda non era mai stato arrestato né condannato, quindi era più facile sbagliarsi). L&#8217;altroieri aveva dato degli “sfigati” ai giornalisti del Corriere che avevano rivelato le sue ferie a sbafo. Sfigati perchè “io, come tutti gli italiani, faccio vacanze di gruppo” e loro no. Le vacanze di gruppo, per chi non fosse italiano, funzionano così: “Uno si fa carico dei biglietti perchè conosce l&#8217;agenzia, l&#8217;altro paga l&#8217;hotel, il terzo le escursioni, il quarto i ristoranti, poi a fine vacanza ci si trova insieme ed eventualmente si conguaglia”. E&#8217; tutto spiegato nel Manuale delle Vecchie Marmotte: lui, mentre gli altri pagavano voli, alberghi, escursioni e ristoranti, portava le camicie a fiori e le cravatte a righe fucsia e marron per tutti, così gli altri si ammazzavano dalle risate e non gli chiedevano il conguaglio. In ogni caso, ha aggiunto il fine umorista, “verificherò se quel viaggio l&#8217;ho veramente svolto”. Chiederà un po&#8217; in giro: sapete mica se ho veramente svolto quel viaggio a Parigi e poi a Saint Martin? Perchè lui non lo sa. Ieri La Stampa titolava: “Viaggi pagati, l&#8217;ira di Formigoni”. Ecco: appena ha appreso di aver viaggiato, per giunta a spese altrui, s&#8217;è incazzato come una biscia. Se scopre chi gli ha pagato le ferie, gli fa un mazzo così. In attesa di sapere chi gli scrive i testi (Pozzetto?), gli specialisti studiano questa nuova forma della sindrome ”a mia insaputa”, ancor più preoccupante di quella che ha colpito Scajola, Malinconico, Rutelli, Fede e Bossi. Due alternative.</p>
<p>1) Alla parola “ferie”, Formigoni cade subito in trance (ma c&#8217;è chi giura che sia proprio letargo).</p>
<p>2) Avendo paura dei voli, non solo non li paga, ma si fa ipnotizzare o anestetizzare all&#8217;imbarco. Lo risvegliano poi con comodo,al rientro,con una secchiata d&#8217;acqua purissima di fonte. Ma prima che riprenda conoscenza occorrono tempi lunghi. Il che spiegherebbe perchè al Pirellone si aggirano decine di soggetti con passamontagna, mascherina, calzamaglia, grimaldello, piede di porco e sacco in spalla, ma lui non nota mai nulla.</p>
<p><strong>Il giorno che scopre come lo vestono, fa una strage.</strong></p>
<p><strong>Marco Travaglio</strong> &#8211; 18 aprile 2012 &#8211;<br />
Fonte: Il Fatto Quotidiano Pdf<br />
.</p>
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		<title>IL PARTITO CHE MORDE L’UOMO (di Oliviero Beha)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 10:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[diksa53]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[finanziamento partiti]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[C’era una volta, ormai tanto tempo fa, agli albori del giornalismo, il detto secondo cui la notizia era l’uomo che mordeva il cane, e non il contrario. Sui giornali di ieri, ma temo anche su quelli di oggi e di domani, era invece difficile scovare “morsi giornalistici”, ossia fuor di metafora notizie che colpissero davvero. Sì, per Belsito e la Mauro qualcosa di esotico, da... <a href="http://diksa53.altervista.org/2012/04/18/il-partito-che-morde-luomo-di-oliviero-beha/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>C’era una volta, ormai tanto tempo fa, agli albori del giornalismo, il detto secondo cui la notizia era l’uomo che mordeva il cane, e non il contrario. Sui giornali di ieri, ma temo anche su quelli di oggi e di domani, era invece difficile scovare “morsi giornalistici”, ossia fuor di metafora notizie che colpissero davvero. Sì, per Belsito e la Mauro qualcosa di esotico, da<span id="more-2777"></span></p>
<div id="attachment_2780" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/illustraz.E.Fucecchi.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2780" title="illustraz.E.Fucecchi" src="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/illustraz.E.Fucecchi-300x288.jpg" alt="" width="300" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">clic per ingrandire</p></div>
<p>Fleming in trentaduesimo, con la faccenda di lingotti e diamanti. Sì, per il canoro Pd la voce in bilancio che riguardava spese per il “dopofestival di Sanremo”, quasi a garantirsi un dopo proprio in tutto, in un contesto di spese fantasmagoriche che tanto vellicano la sensibilità dell’italiano in crisi, ansioso di votarlo…. Ma il resto? Alzi la mano chi si è sorpreso leggendo la dichiarazione dello stimabile Premier, al quale l’emiro del Qatar ha confessato “ore rotundo” che ciò che scoraggia gli investimenti nell’ex Belpaese è la corruzione. Almeno avesse suggerito in un arabo fluente che la colpa era dell’art.18! Manco quello. E anche il resto escludo possa aver colpito al mento l’attenzione della pubblica opinione o facente funzione. I viaggi a sbafo di Formigoni? Embé? Qual è il cane e qual è Formigoni? Lavitola che rientra, lo arrestano e la sorella quantifica in 5 milioni la cifra che chiedeva a Berlusconi? Si pensava che fosse tutto “a gratis”? Come “a gratis” dovevano esercitare ad Arcore le ragazze che sfilano in Tribunale al processo-Ruby? Ma voi andreste a danzare a ventre ondeggiante per lui o per i suoi simili senza farvi pagare? Io no. E uno come Sergio <a href="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/sergio-de-gregorio2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2779" title="sergio-de-gregorio2" src="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/sergio-de-gregorio2.jpg" alt="" width="322" height="202" /></a>De Gregorio, che <strong>sfida impunemente tutte le teorie lombrosiane</strong> alla faccia di Di Pietro e dell’ex Satiro Governante, secondo voi si muoveva per un “free dinner”? E, aggiornandoci, è un fulmine a ciel sereno Napolitano che sentenzia ieraticamente “estirpare il marcio dai partiti ma guai a demonizzare la politica”? Pensate all’effettaccio speciale che avrebbe fatto un’esternazione quirinalizia del tipo “i partiti sono marci, demonizzate pure la politica, ma siete sempre voi a fare la fine dell’ortolano” nella sequenza socratica nota a posteriori… È dunque in questo contesto di non notizie o di notizie che non credo possano sorprendere che si staglia l’attuale consapevolezza dei partiti italiani e dei loro leader, il trio ABC: quelli di “abolire il finanziamento pubblico dei partiti sarebbe un errore drammatico” perché <a href="http://diksa53.altervista.org/2012/04/18/ora-i-ladroni-gridano-al-populismo-marco-vitale/" target="_blank">li consegnerebbe alle lobbies</a> (già fatto) e favorirebbe l’anti-politica (casomai e consequenzialmente gli anti-comitati d’affari). In un Paese anestetizzato, che viene a sapere senza particolari fibrillazioni dalle inchieste giudiziarie quello che già si poteva immaginare e ipotizzare senza sforzo mettendo insieme le tessere del mosaico nazionale, ancora oggi “questa” politica confonde i tempi e dice cose superate dalla realtà. È evidente questa sfasatura della coscienza, della conoscenza e del sensorio dei nostri simpatici amministratori di condominio: altrimenti direbbero cose quasi opposte a quelle che dicono, dovendo confrontarsi con la realtà della strada in tempo appunto reale (ma non lo fanno) e con la realtà mediatica che è sì in ritardo &#8211; come si diceva &#8211; ma è pur sempre davanti a quella virtuale dei medesimi partiti. Gli stessi che quel galantuomo ineccepibile di Napolitano difende istituzionalmente. Siamo insomma ai partiti che mordono l’uomo, come è sempre successo sia pure in altra dose e in altre situazioni, assai meno critiche. È proprio questo differente dosaggio che non risulta dalle posizioni pubbliche della politica: come d’abitudine, sembrano piuttosto in attesa di altre notizie, davvero nuove, a mo’ di un sestante per la navigazione in acque agitatissime che al momento non possiedono. Il flebile consiglio è che nel frattempo i partiti si guardino i polpacci. L’uomo che li prenderà a morsi dopo tanto abbaiare potrebbe essere in arrivo. E quella sì sarebbe una notizia a caratteri cubitali…</p>
<p><strong>Oliviero Beha</strong> &#8211; 18 aprile 2012 &#8211;<br />
Fonte: Il Fatto Quotidiano Pdf<br />
.</p>
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		<title>ORA I LADRONI GRIDANO AL POPULISMO (Marco Vitale)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 09:34:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Lega e il furto degli ideali Nella vicenda della Lega vi è qualcosa di più deprimente dell’operato dei capi e capetti della stessa. E ciòè rappresentato dalla maggioranza dei commenti che la vicenda ha sollevato. Con l’eccezione di Travaglio &#8230; <a href="http://diksa53.altervista.org/2012/04/18/ora-i-ladroni-gridano-al-populismo-marco-vitale/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808080;"><em><strong>La Lega e il furto degli ideali</strong></em></span></p>
<p><a href="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/francesco-belsito-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2773" title="francesco-belsito (2)" src="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/francesco-belsito-2.jpg" alt="" width="140" height="130" /></a>Nella vicenda della Lega vi è qualcosa di più deprimente dell’operato dei capi e capetti della stessa. E ciòè rappresentato dalla maggioranza dei commenti che la vicenda ha sollevato. Con l’eccezione di Travaglio e pochi altri, che si sono concentrati sul senso politico e civile della vicenda, la maggioranza dei commentatori si è concentrata sul contenuto penale della stessa: <span id="more-2771"></span>dove è il reato, qualè il reato? E via dicendo. Come se fare o meno buona politica si riducesse al fare o non fare reati. Ed invece i leghisti (reato o non reato) sono malfattori.</p>
<p>Malfattori, genericamente, nella parlata comune, sono coloro che fanno il male, qualunque male e non specificamente il rubare o altro reato. Ora che abbiamo conosciuto Belsito, la sua vita, i suoi studi, il suo tirocinio di lavoro, la sua esperienza manageriale, la sua morale, come possiamo non vedere l’enormità del fatto che questo tipo si ritrovi vice-presidente della Fincantieri, una delle più importanti società cantieristiche del mondo? Chi lo ha messo in quel posto? E chi ha permesso che venisse messo in quel posto? E perché vi è stato messo? Queste sono le domande che il sistema e l’opinione pubblica dovrebbe porsi.</p>
<p>Cesare Trebeschi, già sindaco di Brescia e figura eminente di questa città, in un intrigante libro intitolato: “Storia e leggenda del buon ladrone”, ricorda il “sermone del buon ladrone” del gesuita brasiliano del ‘600 Antonio Vieira. Ricordando S.Agostino: <strong>se manca la giustizia, cosa sono i regni se non dei grandi ladrocini e cos’è il ladrocinio se non un piccolo regno, un covo di banditi?</strong> “Padre Vieira insiste sulla difficoltà di distinguere tra i regni ed i covi di banditi, additando come ladroni “ufficiali” quanti, incrostati nel governo dello Stato, dividono il loro tempo in due occupazioni : rubare senza rischio né timore, e punire, magari con la forca, i ladri di selvaggina o di poche cose necessarie per vivere. Conseguentemente, egli considera ladroni i governanti che affidano poteri ed uffici ai grandi ladri, e li mantengono e promuovono negli stessi uffici&#8221;. Egli fa proprio l’insegnamento di Agamennone: <strong>chi avendone il potere, non impedisce il furto, è come se lo avesse ordinato.</strong> Ma considera un ladro anche chi acquisisce un incarico per un titolo diverso dal merito: e come chi governa, chi amministra, può sapere se le persone cui affida un ufficio siano o non siano ladri? Osserva, dice, la regola di Cristo: <strong>chi non entra dalla porta–</strong>e la porta è il merito, non il nepotismo, il clientelismo , il favoritismo<strong> – è un ladro, è uno che vuol rubare. Due volte ladro, perché ruba l’incarico, e perché grazie all’incarico si propone di rubare, di arricchirsi</strong>.”</p>
<p>Di questo dovremmo parlare in relazione alla vicenda della Lega e non degli aspetti penali. E dovremmo dire che questa vicenda conferma che il metodo del <a href="http://diksa53.altervista.org/2012/04/18/gherardo-colombo-partiti-troppo-ricchi-o-tagliano-o-muoiono/" target="_blank">finanziamento pubblico dei partiti </a>è un ladrocinio organizzato, nel quale tutti i partiti o quasi e non solo la Lega sono immersi. Un finanziamento così generoso che trasforma i partiti in investitori e tesaurizzatori è una ignominia nazionale, un’offesa per chi lavora e una tentazione quasi naturale a usare parte di così tanti soldi per fini personali e familisti. E lasciate perdere, per favore, le <strong>accuse di populismo, voi latrones</strong>! Noi siamo cittadini consapevoli e competenti che sono terrorizzati dall’<strong>ebetismo</strong> che, anche in questa vicenda, mostrano i <strong>partiti</strong>, e che vogliono l’applicazione dell’art. 49 della Costituzione e l’abrogazione della legge truffa che cancellò il referendum nel quale, a larghissima maggioranza, <strong>gli italiani votarono contro il finanziamento pubblico dei partiti</strong>. L’argomento che si è sentito ripetere in questi giorni anche sulla bocca di dirigenti politici importanti è che questi “rimborsi” sono necessari altrimenti <strong>solo i ricchi potranno fare politica</strong>. Si tratta di un autentico <strong>imbroglio</strong>. Veniamo da venti anni nei quali un uomo politico e imprenditore, ricchissimo, grazie al suo denaro, ha fatto quello che ha voluto ed ha esercitato uno strapotere che solo dal denaro, gli veniva, impressionante. E ciò è avvenuto in un periodo in cui i “rimborsi” pubblici erano già spropositati. Al contrario, quando si è affermata <strong>la Lega aveva ben pochi soldi,</strong> come ben pochi soldi ha il nuovo movimento politico giovanile (i Pirati) che è la novità del quadro politico tedesco. Non bastano i controlli, non basta la trasparenza, non bastano i bilanci, non basta la Corte dei Conti. I partiti politici non devono ricevere <strong>tanti</strong> soldi pubblici. Punto! Sono associazioni private e, come tali, devono essere sostenuti finanziariamente dai loro associati e sostenitori. Altrimenti si troverà sempre un Belsito od un Trota di turno che tratteranno i soldi pubblici come un bene privato.</p>
<p>Ma <strong>il grande furto fatto dalla Lega</strong> (che certo non è reato ma è peggio) è che ha sottratto agli italiani <strong>il sogno del federalismo</strong>, indirizzando questo bisogno reale su sentieri falsi e truffaldini, come la secessione e il c.d. “federalismo fiscale”. Il pensiero federalista ha una lunga e seria tradizione in Italia. Questi qui lo hanno vilipeso e sepolto. Il federalismo è sempre stato, in tutto il mondo, un metodo per “unire nella differenza”. Questi lo hanno tramutato in un metodo per dividere. Ed hanno così aperto la strada ai professori che sono, per cultura e concezione, la quintessenza del centralismo e dello statalismo. La Lega ha, così, <strong>imbrogliato</strong>, in nome del grande pensiero federalista, milioni di piccoli imprenditori, artigiani, cittadini che del federalismo hanno bisogno. Sotto questo profilo conosco solo una <strong>cosa peggiore della Lega</strong>. E sono i gruppi di affaristi che, attraverso<strong> CL</strong> lombarda, si sono dedicati a saccheggiare la sanità lombarda, ingannando tanti giovani ingenui e generosi, <strong>in nome di Cristo</strong>.</p>
<p><strong>Marco Vitale</strong> &#8211; 18 aprile 2012 &#8211;<br />
Fonte: Il Fatto Quotidiano Pdf<br />
.</p>
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		<title>Gherardo Colombo: partiti troppo ricchi, o tagliano o muoiono</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 08:42:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Impunità condivisa, fondi ai partiti? Giusti ma troppi Tangentopoli oggi sembra roba da scolaretti. Caramelline in confronto ai milioni di euro che quasi quotidianamente si scopre mancano dalle casse dei partiti. Dove tesorieri lombrosianamente inquietanti fanno sparire fiumi di denaro &#8230; <a href="http://diksa53.altervista.org/2012/04/18/gherardo-colombo-partiti-troppo-ricchi-o-tagliano-o-muoiono/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="color: #808080;"><em><strong>Impunità condivisa, fondi ai partiti? Giusti ma troppi</strong></em></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextPara"><a href="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/gherardo-colombo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2768" title="gherardo-colombo" src="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/gherardo-colombo.jpg" alt="" width="194" height="164" /></a>Tangentopoli oggi sembra roba da scolaretti. Caramelline in confronto ai milioni di euro che quasi quotidianamente si scopre mancano dalle casse dei partiti. Dove tesorieri lombrosianamente inquietanti fanno sparire fiumi di denaro e nelle more del magna magna ci scappano pure spaghetti da 180 euro a piatto. Per non parlare delle inchieste per tangenti aperte in mezza Italia. C&#8217;era una volta la Procura di Milano, fulcro dell&#8217;indagine che secondo la vulgata avrebbe spazzato via un&#8217;intera classe dirigente. Invece – assolti, prescritti e riciclati – sono ancora tutti lì, comprese le mele marce del famoso cestino che, diceva Bettino Craxi, era sano. Come <span id="more-2765"></span>siamo arrivati a un&#8217;invasione di frutta avariata? Lo abbiamo chiesto a Gherardo Colombo, ex magistrato del pool di Mani pulite.</span></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <strong><span class="InfoComponentTextPara">Dottor Colombo, c&#8217;è qualcuno che non ruba? I giornali sembrano un bollettino di guerra, con la Finanza che cerca nelle sedi dei partiti lingotti d&#8217;oro e diamanti, manco fossero il deposito di zio Paperone.</span></strong></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <span class="InfoComponentTextPara">Mi sembra di capire ci sia una grandissima diffusione della trasgressività.</span></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span><strong> <span class="InfoComponentTextPara">La classe politica si sente intoccabile?</span></strong></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <span class="InfoComponentTextPara">Quando smisi la toga nel 2007, feci un&#8217;intervista al Corriere: dicevo già allora che a mio avviso si stava riaffacciando un senso d&#8217;impunità che caratterizzò anche la fase precedente a Mani pulite. Chiaramente scemato nel corso degli indagini di quegli anni. Ma che si è riaffermato con il susseguirsi di prescrizioni, norme che indebolivano le indagini e depenalizzavano i reati.</span></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <strong><span class="InfoComponentTextPara">La responsabilità è del legislatore</span> </strong></span><strong><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextPara">?</span></span></strong></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <span class="InfoComponentTextPara">Sicuramente. Ma la classe dirigente è in sintonia con il Paese. Abbiamo gli stessi politici da vent&#8217;anni.</span></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <strong><span class="InfoComponentTextPara">Questo perché non ci sono mai state epurazioni, lo si ripete spesso.</span></strong></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <span class="InfoComponentTextPara">Epurazione è una brutta parola. Ci sono molte persone oneste, ma la cultura generale vede le regole, a qualsiasi livello, come un impedimento. Siccome la legalità è un fastidio, tanti pensano di poter trasgredire.</span></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <strong><span class="InfoComponentTextPara">All&#8217;epoca di Mani pulite ci furono molte polemiche sull&#8217;uso della custodia cautelare in carcere, perfino Bobbio sollevò dei dubbi. </span></strong></span><strong><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextPara">Oggi è molto </span></span><span style="background-color: #ffffff; color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal;">meno utilizzata: questo</span><span style="background-color: #ffffff; color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal;"> </span><span class="InfoComponentTextPara" style="font-size: 13px;">cambia la percezione dell&#8217;opinione pubblica?</span></strong></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <span class="InfoComponentTextPara">Vediamo i numeri: in oltre tre anni d&#8217;indagini abbiamo richiesto al gip circa un migliaio di custodie cautelari, più o meno trecento all&#8217;anno. Solo a Milano in 12 mesi venivano arrestate circa 7mila persone. Si disse che usavamo la misura in maniera abnorme, non era vero. Non credo che ci sia più o meno consapevolezza della gravità della situazione perché si fa meno ricorso al carcere. Io giro molto e mi sento spesso dire: “Non se ne può più”. Forse c&#8217;è più rassegnazione, mancano le manifestazioni pubbliche degli anni 90, che però io talvolta trovavo sopra le righe.</span></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <strong><span class="InfoComponentTextPara">Va bene, le monetine sono sopra le righe. Ma almeno produssero un allarme, fecero pressing sulla classe politica. Il referendum sull&#8217;abolizione del finanziamento pubblico ai partiti è figlio di quella stagione.</span></strong></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <span class="InfoComponentTextPara">Secondo me anche ora i politici </span></span><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextPara">sono preoccupati. Però non sono in grado di prendere contromisure efficaci.</span></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <strong><span class="InfoComponentTextPara">I tre leader della maggioranza extralarge sostengono che in caso di eliminazione dei rimborsi elettorali, i partiti finirebbero nelle mani delle lobby: d&#8217;accordo?</span></strong></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <span class="InfoComponentTextPara">È difficile pensare che il finanziamento da parte di privati e </span></span><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextPara">imprese sia innocuo. Un contributo pubblico alla vita dei partiti è necessario per evitare discriminazioni. Il problema sta nell&#8217;entità: troppi, troppi soldi. E nell&#8217;utilizzo.</span></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <strong><span class="InfoComponentTextPara">Per questo la gente è arrabbiata.</span></strong></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <span class="InfoComponentTextPara">Sì certo, la rabbia deriva dalla constatazione di un eccesso. Però attenzione: i politici non vengono da Marte. In molti pensano: perché loro sì e io no? Gli italiani vivono ancora come se le regole della società fossero quelle antecedenti alla Costituzione: non hanno ancora capito che non sono più sudditi, ma cittadini.</span></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span><strong> <span class="InfoComponentTextPara">Se politici e cittadini si assomigliano, come si spiega il 4 per cento di gradimento ai partiti?</span></strong></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <span class="InfoComponentTextPara">Il basso gradimento dipende da quel che abbiamo appena detto. Dovessimo affidarci alla logica, la politica dovrebbe adottare misure necessarie. Ma non succede.</span></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <strong><span class="InfoComponentTextPara">Come se ne esce, ammesso che si possa uscirne?</span></strong></span></p>
<p><span class="InfoComponentTextPrimitive" style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica, Verdana; font-size: 13px; line-height: normal; background-color: #ffffff;"><span class="InfoComponentTextIndent" style="font-size: 2px; padding-top: 0px; padding-right: 4px; padding-bottom: 0px; padding-left: 4px; margin: 0px;">  </span> <span class="InfoComponentTextPara">La soluzione auspicabile è sostanzialmente impraticabile: la politica dovrebbe avere il coraggio di applicare riduzioni consistenti &#8211; direi formidabili &#8211; alle spese dei partiti, oggi inaccettabili. Ma non solo la riduzione dei rimborsi elettorali, anche l&#8217;abolizione delle Province, il ridimensionamento del numero dei parlamentari, delle indennità. E un controllo, rigoroso ed efficace, della spesa pubblica. Detto questo, il problema resta educare a un diverso modo di intendere la relazione tra persone e collettività.</span></span></p>
<p><strong>Silvia Truzzi</strong></p>
<p>&#8211; 18 aprile 2012 &#8211;<br />
Fonte: Il Fatto Quotidiano Pdf</p>
<p>.</p>
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		<title>L’antipolitica sono loro di (Marco Travaglio)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 14:18:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bersani è depresso e va capito. Provate voi a stare dalla mattina alla sera, qualche volta anche la notte, con Piercasinando e Alfano: un ménage à trois che stroncherebbe anche un bisonte. Te ne stai in poltrona a casa tua a leggerti un libro o a sentire un disco, e squilla il citofono: “Pierlu, sei in casa? Siamo Pier e Angi: che fai, ci apri?”. Esci per andare al cinema ed ecco i due stalker appostati sul marciapiede: “Che fai, vai al cinema senza di noi? Non s’era... <a href="http://diksa53.altervista.org/2012/04/17/lantipolitica-sono-loro-di-marco-travaglio/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2011/05/Marco-Travaglio1-e1305294016500.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1746" title="Marco Travaglio1" src="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2011/05/Marco-Travaglio1-e1305294016500.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Bersani è depresso e va capito. Provate voi a stare dalla mattina alla sera, qualche volta anche la notte, con Piercasinando e Alfano: un ménage à trois che stroncherebbe anche un bisonte. Te ne stai in poltrona a casa tua a leggerti un libro o a sentire un disco, e squilla il citofono: “Pierlu, sei in casa? Siamo Pier e Angi: che fai, ci apri?”. Esci per andare al cinema ed ecco i due stalker appostati sul marciapiede: “Che fai, vai al cinema senza di noi? Non s’era<span id="more-2760"></span> detto che si faceva tutto in tre?”. Vai al bar a farti una birretta per dimenticare, e rieccoli al bancone: “Ma che ci fai lì tutto solo? Chi non beve in compagnia è un ladro e una spia”. Porti i ragazzi al parco, e ti risbucano da dietro un albero: “Ehi ragazzi, vi spiace se ci uniamo al pic-nic?”. “Ma no, prego, figuratevi. Ragazzi, salutate lo zio Pier e lo zio Angi”. Sempre, fra l’altro, col terrore che passi un elettore superstite e ti veda in dolce compagnia. Una vita d’inferno. “Dai vertici di maggioranza – confessa Bersani – usciamo sempre con qualcosa di cui non siamo contenti. Con Alfano su tantissime cose non mi trovo d’accordo”. Ecco, sono alleati nella maggioranza extralarge che sostiene Monti, vanno in giro come i tre dell’Ave Maria, anzi dell’Ave Mario, ma non sono d’accordo “su tantissime cose”. Su una però vanno d’accordissimo, anzi due: dei “rimborsi elettorali” non si taglia un euro e bisogna combattere l’“antipolitica”. “Se non la contrastiamo – dice il depresso – ci spazza via tutti”. E da cosa nasce l’antipolitica? Da un governo che continua a farsi le pippe sull’art. 18? Dal trio ABC che partorisce aborti di “riforma” come quella elettorale, addirittura peggiore del Porcellum e già ribattezzata Porcellinum, o l’anti-corruzione che in realtà è pro, o la legge sui fondi ai partiti che non li abbassa di un euro? Da Penati che resta imbullonato alla poltrona di consigliere regionale? Dagli amichetti di Formigoni che arraffano milioni camuffati da “consulenze” e “progetti” tipo “testare la resistenza umana su Marte”? Da Scajola che torna alla politica dopo breve quarantena per “portare al Pdl la mia freschezza e il mio entusiasmo” con una scuola “per la formazione di una nuova classe politica” a sua insaputa? No, per Bersani l’“antipolitica” è colpa degli “apprendisti stregoni che sollevano un vento cattivo”, cioè di Grillo. Che, secondo Vendola, è portatore insano del “fiume sporco del populismo senza prospettive da offrire al Paese” (ma anche senz’avvisi di garanzia). E poi, chiosa Bersani, l’antipolitica è figlia della “cattiva informazione” che batte sul tasto dei soldi ai partiti senz’accorgersi che il problema è ormai risolto: “Le risorse ai partiti continuano a scendere e arriveranno a 145 milioni nel 2015”. Roba da mensa della Caritas. Intanto, nel 2012, stanno per arrivare 180 milioni che, con estremo sacrificio, si potrebbero “posporre”. Cioè intascare non a fine luglio, ma a ferragosto, quando la gente è in vacanza e guarda altrove. Guai però a tagliare: si sa dove si comincia, non dove si finisce. Se molli di un euro, qualcuno ti chiederà di mollare di due, e non finisci più. Specie se si scopre che con 180 milioni si potrebbe ripristinare il tempo pieno nelle scuole materne. O se si va a vedere come ha fatto il Pd a spendere i 200 milioni incassati dallo Stato in quattro anni, e anche di più, visto che è in rosso di 43 e senza nuovi rifornimenti chiude bottega. Basta andare sul sito per scoprire che il Pd usa i “rimborsi elettorali” persino per partecipare al “Dopofestival di Sanremo” (versione democratica dei bonifici di Belsito per la rinoplastica di Eridano Sirio Bossi o per i diplomi e le lauree immaginarie del Trota e del Mosca). E che solo per viaggi, ristoranti e alberghi, nel 2010 il Pd ha speso 2.165.138 euro. Senza contare i costi sostenuti per organizzare l’imprescindibile convegno a Pollica su “La dieta mediterranea: patrimonio immateriale dell’Unesco”. Che, dopo tutte quelle mangiate, era proprio il tema giusto. Purtroppo la dieta non funzionò.</p>
<p><strong>Marco Travaglio</strong> &#8211; 17 aprile 2012 &#8211;<br />
Fonte: Il Fatto Quotidiano Pdf<br />
.</p>
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		<title>De Gregorio: “Non rinuncio all’immunità”</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 10:22:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA["Mi sa tanto di vendetta questa storia della compravendita tirata fuori dal mio commercialista, Andrea Vetromile, ai pm di Napoli". Il senatore Pdl Sergio De Gregorio, parte subito all'attacco sulla storia della sua presunta fuoriuscita prezzolata dall'Idv per entrare nel partito di Berlusconi... <a href="http://diksa53.altervista.org/2012/04/17/de-gregorio-non-rinuncio-allimmunita/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>“È tutta una vendetta”</strong></em></p>
<p><a href="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/sergio-de-gregorio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2757" title="sergio-de-gregorio" src="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/sergio-de-gregorio.jpg" alt="" width="268" height="190" /></a>&#8220;<em>Mi sa tanto di vendetta questa storia della compravendita tirata fuori dal mio commercialista, <strong>Andrea Vetromile</strong>, ai pm di Napoli</em>&#8220;. Il senatore Pdl <strong>Sergio De Gregorio</strong>, parte subito all&#8217;attacco sulla storia della sua presunta fuoriuscita prezzolata dall&#8217;Idv per entrare nel partito di Berlusconi.</p>
<p><strong>Perché il commercialista che è al corrente dei suoi molteplici affari, dovrebbe vendicarsi?<span id="more-2755"></span></strong><br />
Sta cercando di salvarsi da qualche vicenda personale, mettendosi in braccio ai pm napoletani.</p>
<p><strong>Si spieghi</strong><br />
Ha infilato in una delle mie società nel collegio dei revisori dei conti, un commercialista che ha stretto legami con la camorra. Non vorrei che stesse nascondendo qualche sua responsabilità.</p>
<p><strong>Vetromile sostiene che è stato Valter Lavitola a introdurla a “Palazzo” da Berlusconi?</strong><br />
Che ne sa lui della mia conoscenza, del rapporto che ho con l&#8217;ex premier? Non è mica Gesù che sa le verità rivelate. Penso invece che si stia comportando come un pentito ai miei danni. E poi lui Lavitola lo avrà visto due volte in tutto nel corso degli anni.</p>
<p><strong>Intanto per lei c&#8217;è una richiesta di arresti domiciliari: secondo i magistrati avrebbe distratto fondi pubblici dell&#8217;editoria per fini personali.</strong><br />
Non ho distratto nulla e mi difenderò con le unghie e con i denti davanti alla Giunta parlamentare per le immunità.</p>
<p><strong>Ma due mesi fa aveva detto che avrebbe rinunciato alle sue prerogative da senatore.</strong><br />
Ci ho ripensato e mi sono messo a disposizione delle autorità. Ho detto tutto alla Guardia di Finanza.</p>
<p><strong>Quindi non rinuncia per nulla all&#8217;immunità?</strong><br />
Ci sto pensando, per ora no.</p>
<p><strong>Come spiega la richiesta di domiciliari?</strong><br />
Sono finito nel mirino dei magistrati, mi hanno già sentito in passato sulle stesse cose per dieci ore. Non ho mica intenzione di fuggire! Non è la prima volta che cercano di stringermi nel cerchio mediatico e giudiziario.</p>
<p><strong>Lei avrebbe gonfiato i dati di vendita dell&#8217;Avanti! per ottenere più soldi&#8230;</strong><br />
Con me l&#8217;Avanti! era un giornale vero, non era una scatola vuota come dicono: usciva in tutta Italia e non ho mai incassato soldi se non quelli che mi venivano dal modesto lavoro di collaboratore del quotidiano.</p>
<p><strong>E i contributi pubblici per 23 milioni di euro?</strong><br />
Soldi incassati da Lavitola. Mica si possono imputare a me!</p>
<p><strong>Quali sono oggi i rapporti con Lavitola?</strong><br />
Molto radi dal 2006. Però mi auguro possa chiarire la sua posizione.</p>
<p><strong>L&#8217;ultima volta che lo ha sentito?</strong><br />
A Natale, per gli auguri. Resta un amico. Poi l&#8217;Avanti! è come una mia creatura e i figli, come gli amici, non si rinnegano.</p>
<p><strong>Ha sentito Berlusconi?</strong><br />
No, e perché dovrei sentirlo? Adesso mi lasci, devo parlare con i miei avvocati per articolare la difesa, abbracciare mia moglie, i miei figli e tranquillizzarli.</p>
<p><strong>David Perluigi</strong> &#8211; 17 aprile 2012 &#8211;<br />
Fonte: Il Fatto Quotidiano Pdf<br />
.</p>
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		<title>Usciamo dal gorgo (di Paolo Flores d’Arcais)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 10:06:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La parte migliore dell’Italia rischia di essere trascinata in un gorgo dove l’unica alternativa alla disperazione sembra la rassegnazione o addirittura la fuga dalla realtà. Sempre più spesso, persone che mai avevano rinunciato alla passione civile, alla razionalità critica, all’impegno, annunciano agli amici l’intenzione di “dimettersi” dalla cittadinanza attiva: da anni non ascoltavano i Tg, perché megafoni “falsi e bugiardi” dell’establishment, ma ora non leggeranno più neppure quel quotidiano e mezzo che racconta il mondo vero, perché questo mondo vero è troppo disperante, alla ripugnanza del regime di... <a href="http://diksa53.altervista.org/2012/04/17/usciamo-dal-gorgo-di-paolo-flores-darcais/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/italia-gorgo-250.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2751" title="italia-gorgo-250" src="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/italia-gorgo-250.jpg" alt="" width="250" height="278" /></a>La parte migliore dell’Italia rischia di essere trascinata in un gorgo dove l’unica alternativa alla disperazione sembra la rassegnazione o addirittura la fuga dalla realtà. Sempre più spesso, persone che mai avevano rinunciato alla passione civile, alla razionalità critica, all’impegno, annunciano agli amici l’intenzione di “dimettersi” dalla cittadinanza attiva: da anni non ascoltavano i Tg, perché megafoni “falsi e bugiardi” dell’establishment, ma ora non leggeranno più neppure quel quotidiano e mezzo che racconta il mondo vero, perché questo mondo vero è troppo disperante, alla ripugnanza del regime di <span id="more-2749"></span>Berlusconi è seguito un governo Napolitano-Monti-Passera che ne perpetua l’iniquità con uno stile meno sboccato e più accattivante, e poiché nessuna opposizione “repubblicana” si profila all’orizzonte, meglio “evadere” con qualche buon libro o addirittura qualche serie tv a lieto fine, altrimenti si finisce nel suicidio (e le cronache ci ammoniscono che non è un modo di dire).</p>
<p>Cosa si può rispondere, che non sia omiletico cataplasma consolatorio, per convincere questa Italia a “non mollare”? Perché la diagnosi, se non imbellettiamo la realtà, è davvero disperante. Manette agli evasori, abrogazione della prescrizione, pene “americane” per il falso in bilancio e l’intralcio alla giustizia, tolleranza zero verso il “concorso esterno”, restano un “vade retro Satana” per quel governo che non ha esitato a salassare esodati e pensionati, poveri e ceti medi. A che serve ribellarsi, senza una forza politica che trasformi la rivolta in voti, e dunque in un governo di “giustizia e libertà”?</p>
<p>Verissimo: questa forza non c’è, e il catalizzatore che la farà nascere non si crea a tavolino. Ma intanto va coltivato il brodo di coltura in cui potrà cristallizzare: la rete di lotte diffuse, iniziative individuali, rivendicazioni locali, i club, la scelta di un giornale, l’esercizio della critica e della solidarietà sul territorio e nel web, dipendono esclusivamente da noi, dalla nostra “inventività civica”.<br />
Sembrano impotenti perché frammentarie e isolate. Ma dieci anni fa bastò il catalizzatore di un “resistere, resistere, resistere” e di un “con questi dirigenti non vinceremo mai” per ritrovarsi in piazza in oltre un milione. Oggi può avvenire lo stesso, a partire da una testata giornalistica, un sindacato che non si piega, un appello contro un’indecenza di establishment che passi il segno, il combinato disposto di questi o altri fattori. Non sappiamo quando, ma il brodo di coltura lo creiamo noi, quotidianamente.</p>
<p><strong>Paolo Flores d’Arcais</strong> &#8211; 17 aprile 2012 &#8211;<br />
Fonte: Il Fatto Quotidiano Pdf<br />
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		<title>Il tempo ultimo (di Rita Pani)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 08:36:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ora è il tempo ultimo. Come se sapessimo che quel treno che sta per arrivare è la nostra ultima occasione. Che peccato il silenzio in questi giorni, nei quali le voci che si accavallavano anche all’estero, erano sempre le solite, quelle di coloro che ci hanno portato fino a qui, fino alla stesura dell’ultimo capitolo di questa ridicola farsa, di ladri e di saghe, di sacre famiglie, mafiose oppure no. Di tutte le voci, una ne eleggo ad emblema dell’assurdo che stiamo vivendo, ed è quella di scajola. Ha avuto l’ardire di esigere un colpo di reni, perché finalmente di rimetta ordine nel sistema del finanziamento ai partiti. Ma forse non si tratta di coraggio, forse è solo un rigurgito di arroganza... <a href="http://diksa53.altervista.org/2012/04/17/il-tempo-ultimo-di-rita-pani/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/03/Rita-Pani-nome.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1866" title="Rita Pani" src="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/03/Rita-Pani-nome.jpg" alt="" width="165" height="239" /></a>Ora è il tempo ultimo. Come se sapessimo che quel treno che sta per arrivare è la nostra ultima occasione. Che peccato il silenzio in questi giorni, nei quali le voci che si accavallavano anche all’estero, erano sempre le solite, quelle di coloro che ci hanno portato fino a qui, fino alla stesura dell’ultimo capitolo di questa ridicola farsa, di ladri e di saghe, di sacre famiglie, mafiose oppure no. Di tutte le voci, una ne eleggo ad emblema dell’assurdo che stiamo vivendo, ed è quella di scajola. Ha avuto l’ardire di esigere un colpo di reni, perché finalmente di rimetta ordine nel sistema del finanziamento ai partiti. Ma forse non si tratta di coraggio, forse è solo un rigurgito di arroganza di chi è <span id="more-2734"></span>certo che qualunque bestialità, qualunque bestemmia si possa vomitare in questo paese devastato, resterà impunita. Il giornalista che lo ascoltava non lo ha preso a schiaffi, nemmeno gli ha sputato in faccia. Si è limitato a riprodurre, amplificare e divulgare la bestialità, con un poco di reverenziale rispetto quanto bastava perché a nessuno venisse in mente di dubitare della “propria” sanità mentale.</p>
<p>Il tempo è ultimo. Sarebbe questo il nostro di comprendere per poter esigere. Il tempo per fare ritorno ad una vita “normale” fatta di cose “normali”, quelle cose che abbiamo scordato caduti nel vortice surreale fatto di slogan e tette, mignotte e mafiosi, debosciati e ladri, leghisti. Potremmo finalmente unire i fili degli accadimenti in questa storia recente e vissuta, e riordinare con logica e raziocinio i nostri destini; riprenderci il rispetto che meritiamo, e la nostra dignità. Curare il cancro che tutto si è mangiato. La cosa più normale, che ci manca è la politica, e fino a quando non avremo ripristinato quella, tutto resterà ancora così.</p>
<p>Cadere nel tranello di pensare che “tutto uguale”, che “la politica è tutta una merda” è l’errore più grande nel quale purtroppo in tanti son caduti. Con un po’ di attenzione, e forse anche con un po’ di “senno di poi”, ora dovrebbe essere chiaro a tutti che gli ultimi dieci anni in Italia, non vi è stato alcun atto politico, alcuna discussione politica, nessun movimento politico, e quasi nessun partito politico. Negli ultimi dieci anni, la politica è stata congelata, scambiata colpevolmente con le gesta di un grumo di criminali, affaristi, mafiosi, ed apprendisti stregoni, che dopo aver compreso quanto fosse facile rubare il pollo, si son portati a casa tutta la stia.</p>
<p>Non si tratta più di andare alle urne ed accontentarsi di votare il meno peggio, quello che ha un po’ meno rogna degli altri, ma non si sa bene con quanti rognosi esso sia venuto a contatto e quale sia il suo grado di contagio; si tratta di riprendere in mano le sorti del paese attraverso la politica. C’è bisogno di smettere di credere nel vangelo berlusconiano che ha degenerato il pensiero e il senso della politica, C’è bisogno di fare e di pensare. C’è bisogno di un partito politico di massa che possa tenere uniti i bisogni delle persone (e non a caso non dico gente, termine anch’esso ormai svuotato dal suo senso).</p>
<p>Dobbiamo spezzare gli schemi imposti da vent’anni di propaganda mafiosa berlusconista, che ha insegnato a desiderare il danaro, che ci ha reso schiavi del danaro che anche quando non c’era bisognava inventarselo, rincorrerlo, rubarlo perché l’importante era averlo e non guadagnarlo. È provato ormai che il teorema secondo il quale “un deputato doveva essere ben pagato perché non cadesse in tentazione” era un alibi ben costruito e di fatto una stronzata. Per avere dei deputati che non rubano, in Italia, bisogna rieducare al lavoro. Il deputato deve essere visto come un lavoratore al nostro servizio, pagato con un contratto a progetto, che vada a scadenza quando il suo compito è finito. Pagato quanto si paga un impiegato che svolge il suo lavoro di concetto. Non è un attore, non un calciatore, non un mostro creato in un laboratorio televisivo al quale tutto è perdonato perché ci aiuta a scordare la miseria.</p>
<p>Per riavere in mano le sorti del paese, bisogna educare le generazioni future, che dovranno svolgere il compito che ora spetta a noi. Non è vero – ed è palese – che per risolvere la crisi si debba tagliare sulla vita nostra, ma al contrario bisogna investire. Nella scuola che deve insegnare sempre di più e meglio, nel lavoro che deve renderci autonomi, in grado di finanziare i servizi dello stato a cui tutti dovremmo avere accesso. Investire nella cultura capace di cancellare la barbarie inflitta dalle televisioni di regime, macchine mostruose capaci di succhiare via il cervello fin dalle più tenere età.</p>
<p>La crisi si risolve mettendo un freno all’arricchimento dei potenti, dei grandi mangiatori, dei ladri del potentato che per potersi arricchire ancora di più e con meno fatica, la crisi l’hanno inventata. Anche questo è palese, visto che fino ad oggi per quanto lo sperpero dei soldi pubblici sia sempre emerso, mai è stato né punito né il danaro recuperato. Chi ha rubato prima ancora di pagare con la carcerazione, deve rifondere il nostro danaro nelle nostre casse. Occuparsi della cosa pubblica, deve essere un compito che si assolve con religiosità. Rubare persino una penna, deve essere vissuto come un’aberrazione, come uno scandalo. Non è facile, in un paese in cui alla fine, persino la pedofilia di un vecchio maiale, è stato vissuto come un gesto meritorio, da ammirare se non da emulare.</p>
<p>Le nostre energie non devono più essere sprecate dietro al movimentismo annichilente dei grilli e dei “civili” che finiscono per apparire servi del sistema, che rompono ma non costruiscono, che hanno garantito al berlusconismo di arrivare laddove voleva arrivare, cioè a depauperare il senso politico di un popolo da schiacciare. Le nostre energie devono essere spese per tornare ad occuparsi della cosa pubblica sapendo che pubblico è anche mio, e che per questo è nostro dovere, se non obbligo almeno morale, di vigilare.</p>
<p>La crisi si risolve ridando dignità al lavoro, e al lavoratore. Investendo perché tutti si possa vivere del proprio lavoro, e spendere consapevolmente grazie alla propria fatica. Si deve ridare senso alla fatica stessa, in modo tale che tutti si sia disposti a sudare e faticare, sapendo che grazie alla stanchezza si potrà avere l’attimo di riposo. La schiavitù non può e non deve essere tollerata in un’epoca in cui si guarda a Marte, in cui si inventano lozioni per mantenere la pelle giovane, il pene eretto, ma non si cura una malattia rara. La persona deve essere centrale, perché la persona possa contribuire al “normale funzionamento” dello stato.</p>
<p>Esigiamo questo impossibile. Possiamo farlo. Nessuno più deve credere di essere intoccabile, nessuno più deve imporci un nome da delegare a rubare, nessuno più dovrà mancarci di rispetto. Nessuno – statista o imprenditore – banchiere o mafioso – presidente o sicario – dovrà sentirsi sicuro di poterci sputare in faccia la propria arroganza. Noi siamo quelli che abbiamo (oddio io proprio no) i nostri pochi soldi nelle banche, noi siamo quelli che apriamo i cancelli, noi siamo quelli che guidano gli autobus, noi siamo quelli che insegnano (poco e male) ai nostri figli, noi siamo i genitori dei figli costretti a viverci lontani. Noi siamo quelli disperati che dovrebbero fare patrimonio della loro disperazione. Ed avere quell’impossibile che faccia indietreggiare il nemico, farlo ritirare.</p>
<p>Potere al popolo. Questo si può. Potere a un popolo che almeno, dopo questo tempo, e l’oltraggio inflitto a chi per la nostra libertà, per i nostri diritti, e per le nostre certezze diede la vita, sia riuscito a comprendere, a diventare consapevole. Potere a un popolo capace almeno di dire basta.</p>
<p>Cacciamoli. Senza sé e senza ma. Scriviamola noi la legge elettorale. Imponiamola. Riprendiamoci lo stato, e la nostra dignità. Non c’è bisogno nemmeno di uccidere.</p>
<p>Rita Pani (APOLIDE) &#8211; 16 aprile 2012 &#8211;<br />
<a href="http://r-esistenza-settimanale.blogspot.it/2012/04/il-tempo-ultimo.html">R-ESISTENZA-INFINITA</a><br />
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		<title>Welby, suicida di seconda classe</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 08:31:58 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cardinali]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa cattolica]]></category>
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		<description><![CDATA[Capita che un prete celebri messa sulla tomba di un suicida. Non dovrebbe, perché darsi la morte è peccato capitale. Ma una pia bugia, da decenni, ammanta il rito della presunzione che il suicida sia stato “obnubilato” nel momento supremo. Che non sapesse, insomma, cosa stesse facendo e non volesse trasgredire coscientemente un comandamento divino. Ma Antonia Pozzi, la poetessa, alla cui memoria il cardinale Gian-franco Ravasi celebra stasera una messa nella chiesa... <a href="http://diksa53.altervista.org/2012/04/17/welby-suicida-di-seconda-classe/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/Piergiorgio-Welby.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2740" title="Piergiorgio-Welby" src="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/Piergiorgio-Welby.jpg" alt="" width="174" height="162" /></a>Capita che un prete celebri messa sulla tomba di un suicida. Non dovrebbe, perché darsi la morte è peccato capitale. Ma una pia bugia, da decenni, ammanta il rito della presunzione che il suicida sia stato “obnubilato” nel momento supremo. Che non sapesse, insomma, cosa stesse facendo e non volesse trasgredire coscientemente un comandamento divino. Ma <strong>Antonia Pozzi</strong>, la poetessa, alla cui memoria il cardinale <strong>Gianfranco Ravasi</strong> celebra stasera una messa nella chiesa <span id="more-2738"></span>parrocchiale di Pasturo, poco distante da Lecco, sapeva bene verso dove andava. Stagione dopo stagione la giovane nata nel 1912, che si ucciderà a soli 26 anni, ha duellato con il pensiero della morte, del vuoto, di Dio e dell’assenza di Dio. “Per troppa vita che ho nel sangue tremo, nel vasto inverno”, scriveva. E quattro anni prima di morire, impigliata nel dolore di vivere, lanciava il suo grido: “Non avere un Dio, non avere una tomba, non avere nulla di fermo – ma solo cose vive che sfuggono – essere senza ieri, essere senza domani, e accecarsi nel nulla – aiuto – per la miseria che non ha fine”.</p>
<p><a href="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/card-ravasi-gianfranco.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2742" title="card-ravasi-gianfranco" src="http://diksa53.altervista.org/wp-content/uploads/2012/04/card-ravasi-gianfranco.jpg" alt="" width="160" height="172" /></a>Al Corriere della Sera il cardinale ha confidato che l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei suicidi oggi “presta molta attenzione alle dimensioni interiori della tragedia”. La Chiesa, ha spiegato, non può accettare superficialità o disprezzo dei valori della vita e in quei casi non può ricordare il morto con una “celebrazione esplicita”, E tuttavia, ha soggiunto, la poetessa porta con sé la storia di una “<em>forte personalità e di intensa ricerca interiore, travolta da una sensibilità estrema</em>”.</p>
<p>Ravasi è uomo di cultura, anzi attualmente è il “ministro della Cultura” in Vaticano. Suo è il programma di dialogo internazionale tra cattolici, seguaci di altre religioni e personalità esplicitamente agnostiche. L’iniziativa chiamata Cortile dei Gentili, stimolata da un’idea di Benedetto XVI. Ma Ravasi è ancora di più: l’esponente di quella tradizione ambrosiana, nutrita del pensiero di Carlo Maria Martini e del suo successore Dionigi Tettamanzi, tradizione religiosa che ha sempre voluto che la Chiesa si misurasse con la modernità e non rimanesse impigliata nei commi aridi delle leggi ecclesiastiche.</p>
<p>Celebrare messa per Antonia Pozzi, che a lungo esplicitamente ha meditato e scritto di essere “entrata nella strada del morire”, è un gesto di frontiera. O meglio, il gesto delicato di un porporato, che spera di spingere la Chiesa a varcare le frontiere del passato inserendo i suicidi anche ecclesialmente nell’unica dimensione possibile: l’affetto e la misericordia.</p>
<p>Un gesto piccolo o un gesto profetico. Si vedrà. Ma dinanzi alle coscienze degli uomini e delle donne di oggi e – per chi crede – di fronte alla misericordia divina non possono esistere <strong>suicidi di prima e di seconda classe</strong>. La tomba di Pergiorgio Welby chiede ancora conto alla Chiesa di Roma della crudele freddezza con cui l’allora presidente della Cei e cardinal Vicario <strong>Camillo Ruini</strong> negò i funerali religiosi a chi volle accettare con coraggio l’inevitabile morte, rifiutando di restare attaccato degradato ad una macchina. Anche Welby era di una “sensibilità estrema”. Dal suo letto, paralizzato progressivamente dalla Sla, scrisse al presidente Napolitano: “<em>Morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere vive funzioni biologiche</em>”. L’eutanasia, soggiunse, “<em>non è morte dignitosa, ma morte opportuna nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ‘ciò che spinge verso il porto’. Per Plutarco la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto</em>”. Welby era a suo modo poeta. Ma non è questo che conta. Certamente nel suo arrovellarsi sul vivere e il morire e sul non sottomettere la propria inesorabile sofferenza al dominio anonimo della tecnologia seppe trovare accenti da filosofo.</p>
<p>Il destino di Antonia Pozzi e Piergiorgio Welby non possono essere artificialmente disgiunti. Cresce nelle coscienze dei fedeli e nella sensibilità contemporanea l’esigenza che la Chiesa cattolica emerga dallo <strong>stato di fossilizzazione</strong> in cui è scivolata.</p>
<p>Cresce nelle coscienze il rifiuto delle ipocrisie. I <strong>riti solenni</strong> per il credente omosessuale <strong>Lucio Dalla</strong> mentre continua l’accanimento vaticano nel <strong>condannare le unioni omosessuali</strong> e nel <strong>bloccare ogni legge sulle coppie di fatto etero o gay</strong>. L’ipocrisia di una gerarchia che insiste nel <strong>negare la comunione ai divorziati risposati</strong> e chiude gli occhi quando sempre più parroci ignorano apertamente il divieto. L’ipocrisia nel demonizzare la fecondazione artificiale mentre nessuna clinica cattolica seria si azzarda a usare quel “preservativo bucato”, che per il Vaticano dovrebbe essere l’unico strumento per trasferire il seme del marito alla moglie. C’è una Chiesa del quotidiano che è molto più avanti della gerarchia istituzionale. Pochi mesi dopo la morte di Welby il cinquantatreenne Giovanni Nuvoli, ex arbitro di calcio anch’egli da tempo immobilizzato per una grave forma di sclerosi laterale amiotrofica, si lasciò morire rifiutando cibo e bevande. Ad Alghero don Potito Niolu non chiuse la porta della parrocchia. Celebrò pubblicamente il giusto funerale religioso, esclamando che “<em>Giovanni è stato schiodato dalla croce che ha portato per sette anni</em>”. Roma attende ancora che sulla tomba di Welby un cardinale vada a pregare e celebrare messa come chiese invano la madre di Piergiorgio, cattolica di vecchio stampo, ferita gratuitamente nella sua fede.</p>
<p><strong>Marco Politi</strong> &#8211; 17 aprile 2012 &#8211;<br />
Fonte: Il Fatto Quotidiano Pdf<br />
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