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	<title>Terzo occhio.org &#8211; fonte di domanda per informare se stessi</title>
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	<title>Terzo occhio.org &#8211; fonte di domanda per informare se stessi</title>
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		<title>Giustizia al voto: la riforma Nordio, la separazione delle carriere e la partita costituzionale del 22-23 marzo</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 21:13:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ControInformazione]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Commentate]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 22 e 23 marzo gli elettori italiani votano in un referendum costituzionale su una riforma della giustizia approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Il referendum è “confermativo”: non abroga una legge esistente, ma decide se far entrare in vigore (o respingere) una legge costituzionale che modifica alcuni articoli [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.terzoocchio.org/controinformazione/giustizia-al-voto-la-riforma-nordio-la-separazione-delle-carriere-e-la-partita-costituzionale-del-22-23-marzo/2026/02/">Giustizia al voto: la riforma Nordio, la separazione delle carriere e la partita costituzionale del 22-23 marzo</a> first appeared on <a href="https://www.terzoocchio.org">Terzo occhio.org - fonte di domanda per informare se stessi</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 22 e 23 marzo gli elettori italiani votano in un referendum costituzionale su una riforma della giustizia approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Il referendum è “confermativo”: non abroga una legge esistente, ma decide se far entrare in vigore (o respingere) una legge costituzionale che modifica alcuni articoli della Costituzione relativi a ordinamento giudiziario, Consiglio superiore della magistratura e disciplina dei magistrati. La consultazione è stata indetta con decreto e il quesito è stato precisato con DPR pubblicato in Gazzetta Ufficiale; come per tutti i referendum ex articolo 138 della Costituzione, non è previsto quorum: <strong><a href="https://prefettura.interno.gov.it/it/referendum-costituzionale-22-e-23-marzo-2026">qualunque sia l’affluenza, vince la maggioranza dei voti validi</a></strong>. </p>
<p>Per capire cosa si vota serve partire dal testo, perché la riforma non è un pacchetto di “norme ordinarie” sulla durata dei processi o sul codice penale: <strong>è un intervento sulla cornice costituzionale</strong>. Il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale interviene su sette articoli della Costituzione e introduce un nuovo assetto su tre snodi: <strong>la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, lo sdoppiamento del CSM in due Consigli distinti, e la creazione di un organo disciplinare autonomo (chiamato nel testo “Alta Corte disciplinare”).</strong></p>
<p><strong>La separazione delle carriere</strong>, nella riforma, non è enunciata come slogan ma viene “innestata” in Costituzione. L’articolo 102, primo comma, viene integrato aggiungendo che le norme sull’ordinamento giudiziario “disciplinano altresì le distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti”. È un passaggio breve ma sostanziale: oggi l’accesso avviene con un unico concorso e, pur con limiti, la mobilità tra funzioni requirenti (pubblico ministero) e giudicanti è possibile; con la riforma la distinzione diventa principio costituzionale e, per come viene presentata nel dibattito, l’effetto atteso è una separazione strutturale dei percorsi professionali.</p>
<p>Il pezzo più tecnico, e anche più controverso, è <strong>l’architettura dell’autogoverno</strong>. La riforma riscrive l’articolo 104 sostituendolo integralmente: la magistratura resta “ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, ma viene precisato che è composta da magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente; soprattutto, il Consiglio superiore della magistratura diventa due: Consiglio superiore della magistratura giudicante e Consiglio superiore della magistratura requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica, con il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione membri di diritto dei rispettivi Consigli.</p>
<p>È qui che entra una scelta che ha dominato la discussione pubblica: <strong>il metodo di selezione dei componenti</strong>. Nel nuovo articolo 104 si legge che gli altri componenti sono estratti a sorte: per un terzo da un elenco di professori ordinari e avvocati con almeno 15 anni di esercizio, elenco compilato dal Parlamento in seduta comune “mediante elezione”; per due terzi, rispettivamente, tra magistrati giudicanti e requirenti, “nel numero e secondo le procedure previsti dalla legge”. Il vicepresidente di ciascun Consiglio è eletto tra i membri “laici” sorteggiati dall’elenco parlamentare.</p>
<p>La riforma tocca poi l’articolo 105, sostituendolo: a ciascun Consiglio spettano assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimenti di funzioni; ma la giurisdizione disciplinare non resta più in capo al CSM come oggi, perché viene attribuita alla nuova <strong>Alta Corte disciplinare</strong>. Questa Alta Corte, nel testo, è composta da quindici giudici: tre nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari e avvocati con almeno venti anni di esercizio; tre estratti a sorte da un elenco analogo compilato dal Parlamento; e nove magistrati (sei giudicanti e tre requirenti) estratti a sorte tra quelli con almeno venti anni e con funzioni di legittimità svolte o in corso. Le sue decisioni sono impugnabili <strong>“anche per motivi di merito”</strong> &#8211; quindi con scelte discrezionali &#8211; davanti alla stessa Alta Corte in diversa composizione, e una legge dovrà disciplinare il resto.</p>
<p>Altri articoli vengono ritoccati per rendere coerente la duplicazione degli organi: l’articolo 107, primo comma, cambia “del Consiglio” in “del rispettivo Consiglio”; l’articolo 110 fa lo stesso (“di ciascun Consiglio”); l’articolo 87, decimo comma, viene integrato per riferire la prerogativa presidenziale anche ai due Consigli separati. Ci sono disposizioni transitorie: entro un anno dall’eventuale entrata in vigore della legge costituzionale, le leggi ordinarie su CSM, ordinamento giudiziario e disciplina dovranno essere adeguate.</p>
<p>Fin qui la meccanica. La parte più interessante, e più utile per chi vuole “votare ragionando”, è distinguere due piani: le argomentazioni politiche (cioè i fini dichiarati dagli attori in campo) e le argomentazioni di teoria/tecnica giuridica (cioè cosa cambia davvero nel sistema delle garanzie e quali effetti sono plausibili).</p>
<p><strong>Chi sostiene il sì</strong>, nella sua versione più coerente, parte da un’idea: nel processo accusatorio giudice e accusa devono essere separati non solo nelle funzioni ma anche nell’identità professionale. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la terzietà del giudice e ridurre la percezione di “contiguità” tra chi accusa e chi giudica, soprattutto perché oggi pubblico ministero e giudice appartengono allo stesso ordine e, almeno in astratto, possono scambiarsi le funzioni lungo la vita professionale. Questa è la parte “giuridica” dell’argomento: non punta a dire che i giudici siano parziali, ma che il sistema deve minimizzare anche il rischio percepito di parzialità. Reuters ha riassunto così una delle ragioni invocate dal governo: <a href="https://tg24.sky.it/politica/approfondimenti/separazione-carriere-giustizia-come-funziona">eliminare conflitti di interesse tra ruoli e ridurre distorsioni</a>. </p>
<p>Accanto a questa, c’è una motivazione più propriamente politica, e infatti è quella che scalda di più il confronto: l’idea che una parte della magistratura abbia esercitato negli anni un potere “politico” improprio, e che la riforma serva a riequilibrare il rapporto tra poteri dello Stato. È un argomento che nasce da una lettura della storia recente italiana (inchieste giudiziarie con effetti su governi, partiti, amministrazioni), e che oggi viene rilanciato in chiave di programma: la riforma come “traguardo” di legislatura e come promessa mantenuta. </p>
<p><strong>Il sorteggio, nell’impianto del sì, viene giustificato come terapia contro il correntismo</strong>: se le correnti organizzate hanno pesato nelle elezioni e nelle carriere, la risposta non è “moralizzare” ma cambiare il meccanismo di selezione, tagliando alla radice il circuito elettorale interno. È un discorso che si appoggia anche alle crisi reputazionali che hanno coinvolto il governo autonomo della magistratura negli ultimi anni e che hanno reso più spendibile, nel dibattito pubblico, <a href="https://www.giustiziainsieme.it/articolo/3795-il-sorteggio-per-il-csm-e-le-correnti-dell-associazionismo-giudiziario">l’idea che il sistema attuale non funzioni bene</a>. </p>
<p><strong>Il no, nella versione più rigorosa, non nega che il correntismo esista né che la percezione di terzietà sia un bene pubblico</strong>. Contesta il modo in cui la riforma prova a ottenere quei risultati e il rischio di effetti collaterali. Sul piano tecnico-giuridico, la prima obiezione riguarda la trasformazione complessiva dell’ordine giudiziario: s<strong>eparare le carriere e soprattutto separare i Consigli dell’autogoverno rischia di cambiare l’equilibrio interno tra giudici e pubblici ministeri e di aprire – per via legislativa successiva – a un pubblico ministero più gerarchico e più esposto a indirizzi esterni</strong>. Ossia al controllo governativo. Questa preoccupazione è<a href="https://www.associazionemagistrati.it/allegati/a5-opuscolo-separazione-carriere-csm----anm----v1_web.pdf"> esplicitata dall’Associazione Nazionale Magistrati</a>, che ha prodotto materiali critici sulla separazione delle carriere e sul nuovo assetto del CSM.</p>
<p><strong>La seconda obiezione riguarda proprio il sorteggio</strong>: i critici non lo leggono come neutralizzazione delle correnti, ma come indebolimento della rappresentanza e della responsabilità. In un sistema di autogoverno, dicono, eleggere significa anche rendere “responsabili” gli eletti davanti al corpo professionale; sorteggiare può produrre un CSM meno legittimato e non per forza meno influenzabile, perché le reti di potere non scompaiono con un algoritmo: cambiano forma. La letteratura giuridica e le riviste specialistiche hanno argomentato molto su questo punto, con critiche specifiche alla compatibilità del sorteggio con l’idea di autogoverno e con la costruzione costituzionale del CSM, e <a href="https://www.giustiziainsieme.it/articolo/3821-il-pasticcio-costituzionale-nella-riforma-sulla-magistratura">con rilievi anche sull’Alta Corte disciplinare</a>. </p>
<p>A proposito dell’Alta Corte disciplinare, qui il contrasto tra argomenti politici e argomenti giuridici diventa ancora più netto. Politicamente, separare la disciplina dal CSM viene presentato come un modo per rendere più credibile ed efficiente il sistema disciplinare, sottraendolo a dinamiche interne. Giuridicamente, i critici temono l’effetto opposto: creare un nuovo organo, con sorteggio e componenti “laici” selezionati attraverso liste parlamentari, può introdurre ulteriori punti di frizione con l’assetto costituzionale e, soprattutto, rendere la disciplina un luogo dove la pressione politica può filtrare in modo più indiretto.<a href="https://www.giustiziainsieme.it/articolo/3821-il-pasticcio-costituzionale-nella-riforma-sulla-magistratura"> Alcuni contributi di dottrina arrivano a contestare l’impianto su basi di “tenuta costituzionale”</a> e coerenza con principi e architetture esistenti. </p>
<p>Fin qui le ragioni, ma la domanda che in realtà decide il referendum è più semplice e più dura: il beneficio atteso (più terzietà percepita, meno correnti, più fiducia) è proporzionato al costo istituzionale (cambiare in Costituzione l’autogoverno e creare un’alta corte disciplinare con sorteggio e liste parlamentari), <strong>sapendo che poi serviranno leggi ordinarie di attuazione e che gran parte degli effetti reali dipenderanno da quelle leggi?</strong></p>
<p>È qui che conviene mettere ordine anche su una frase abusata: “separazione delle carriere” non coincide, automaticamente, con “pubblico ministero sotto il governo”. La riforma, nel testo, ribadisce l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario. L’argomento del no non è che la dipendenza dall’esecutivo sia scritta nella legge costituzionale; è che la separazione dell’autogoverno e il nuovo quadro renderebbero più plausibile, nel tempo, una successiva riforma ordinaria (o costituzionale) che spinga il pm verso un modello diverso, e quindi il referendum sarebbe una “porta” che cambia la stanza in cui poi si discuterà. Questa è una distinzione importante: aiuta a capire perché lo scontro è così politico pur partendo da un testo tecnico.</p>
<p>Anche l’argomento del sì, a sua volta, ha una parte che va depurata dalla propaganda. Dire “oggi il giudice non è terzo” non è ciò che la riforma deve dimostrare; ciò che prova a sostenere è che la terzietà non è solo una qualità personale ma anche un’architettura. È un ragionamento istituzionale: rendere strutturalmente impossibile la promiscuità di percorsi riduce una zona grigia e rende più facile “credere” nel giudice. Se uno considera la fiducia nella giustizia una infrastruttura civile – come la fiducia nella moneta o nei certificati – allora il ragionamento diventa comprensibile anche senza aderire alle narrazioni più muscolari contro la magistratura.</p>
<p>La digressione storica, infine, serve non tanto a stabilire chi “ha ragione” ma a capire perché questa discussione torni ciclicamente. La separazione delle carriere è un tema che riemerge da decenni, attraversando fasi diverse della politica italiana. È stata sostenuta e respinta in contesti differenti, spesso con motivazioni non identiche: c’è la linea “sistemica” (coerenza con il modello accusatorio), c’è la linea “reazionaria” nel senso letterale (reazione alle inchieste e al potere dell’accusa), e c’è la linea “antifazioni” (reazione al correntismo). La particolarità del referendum 2026 è che queste tre linee, che in passato potevano anche non coincidere, oggi vengono tenute insieme nello stesso testo: separazione delle carriere, sorteggio nei Consigli, Alta Corte disciplinare. È anche per questo che gli schieramenti sono relativamente compatti: chi è convinto di una sola di queste tre parti deve comunque <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/10/30/25A05968/sg">votare un pacchetto intero</a>.</p>
<p>Se l’obiettivo è arrivare a un voto “che non sia opinione”, la strada più onesta è riconoscere che il referendum non chiede di scegliere tra bene e male, ma tra rischi diversi. Il sì accetta un rischio istituzionale per un beneficio atteso sulla fiducia e sulla separazione dei ruoli; il no accetta di convivere con i difetti dell’assetto attuale – correnti, sospetti, conflitti di legittimazione – per evitare che una revisione costituzionale produca effetti difficili da controllare, soprattutto nella fase di attuazione. Questo è il cuore razionale della decisione, prima delle bandiere.</p>
<p>E c’è un’ultima variabile, spesso trascurata perché meno “ideologica”:<strong> la riforma, se approvata, non produce automaticamente un nuovo sistema la mattina dopo</strong>. L’articolo transitorio impone l’adeguamento delle leggi ordinarie entro un anno. Significa che il referendum decide la direzione e i vincoli costituzionali; poi si apre una seconda partita, quella delle leggi attuative, dove il modo in cui verranno definite “procedure”, “numeri”, “elenchi”, “collegi” e “funzionamento” dell’Alta Corte determinerà la qualità effettiva del nuovo equilibrio. È un dettaglio tecnico, ma è anche il motivo per cui la discussione non è riducibile a un sì/no emotivo: si vota un’architettura e si accetta che, per un tratto, la politica torni a scrivere le regole di un potere che per definizione dovrebbe restare indipendente.</p>
<h2>Sì, ma cosa succede ai processi e ai cittadini?</h2>
<p>Nella vita concreta di un processo, la riforma non cambia il codice di procedura penale, non cambia le regole su prove, udienze, impugnazioni, prescrizione, misure cautelari. Un imputato continuerà ad avere gli stessi diritti di difesa, un avvocato continuerà a muoversi nello stesso perimetro di norme, un giudice continuerà a decidere secondo le stesse regole processuali. Quello che cambia, se passa il sì, è il “dietro le quinte” istituzionale: come si forma e si gestisce la carriera di chi giudica e di chi accusa, quali incentivi interni esistono, chi decide trasferimenti, valutazioni e incarichi direttivi, e soprattutto quale assetto disciplina l’eventuale responsabilità disciplinare del magistrato. È un cambiamento di architettura, non di manuale d’uso del processo: incide sul modo in cui si compone la magistratura nel tempo più che su ciò che accade in un singolo fascicolo domani mattina.</p>
<p>Nella vita di un cittadino, quindi, l’effetto immediato più visibile potrebbe non essere “mi cambia il processo” ma “mi cambia la percezione del processo”. Il sì punta a rendere più chiara la distanza tra giudice e pubblico ministero, e dunque a ridurre quella sensazione, diffusa in una parte dell’opinione pubblica, per cui accusa e giudice appartengono allo stesso mondo e rischiano di parlarsi “troppo”. Se questo risultato si materializza davvero, l’effetto pratico è indirettissimo ma non irrilevante: aumenta la fiducia nella terzietà e, in teoria, aumenta l’accettazione sociale delle decisioni giudiziarie, soprattutto quando sono impopolari. Il no risponde che la fiducia non si costruisce solo separando le carriere, ma evitando di creare punti di fragilità nuovi: organi di autogoverno meno responsabili perché sorteggiati e un’area disciplinare spostata su un nuovo organo, con procedure e liste che passano comunque dal Parlamento.</p>
<p>Il cambiamento più “concreto” per i cittadini, in realtà, si gioca su un piano che il referendum non risolve da solo: <strong>le leggi di attuazione</strong>. La Costituzione riformata fisserebbe i principi (carriere distinte, due CSM, Alta Corte disciplinare), ma il modo in cui questi principi diventano pratica quotidiana dipende da leggi ordinarie: come avviene la selezione interna, quali limiti e garanzie vengono messi per evitare che l’autogoverno diventi opaco o vulnerabile, come viene disegnata la disciplina, come si impedisce che la separazione delle carriere produca, nel tempo, un pubblico ministero più “chiuso” o più “verticale”. È qui che si misura la distanza tra ciò che è certo perché scritto nel testo e ciò che è solo possibile: il referendum decide la direzione e crea vincoli, ma non scrive tutti i dettagli che, alla fine, determinano come funziona davvero l’amministrazione della giustizia.</p>
<p>Se l’obiettivo è arrivare a un voto che sia il meno possibile “di pancia”, conviene tenere ferma una distinzione. Da un lato c’è ciò che la riforma fa con certezza: costituzionalizza le carriere separate, raddoppia l’autogoverno in due Consigli distinti, introduce sorteggio come meccanismo centrale di composizione e crea un nuovo organo disciplinare. Dall’altro lato c’è ciò che la riforma promette o teme: <strong>più fiducia e terzietà percepita per il sì; rischio di indebolimento dell’indipendenza, soprattutto del pubblico ministero, e rischio di organi meno legittimati e più permeabili a influenze informali per il no.</strong> </p>
<p>In questo senso, la scelta non è tra bene e male, ma tra rischi e obiettivi diversi. Il sì accetta un intervento costituzionale ampio e strutturale per cambiare l’architettura della magistratura, puntando sul guadagno di terzietà percepita e sul taglio delle dinamiche correntizie attraverso il sorteggio. Il no accetta i problemi dell’assetto attuale e la fatica di correggerli con strumenti meno “radicali”, perché ritiene che il costo istituzionale di una riscrittura costituzionale, soprattutto con l’innesto del sorteggio e di un nuovo organo disciplinare, sia troppo alto e troppo esposto a conseguenze non controllabili.</p>
<p>Se vince il sì, si apre un anno cruciale di leggi attuative in cui la politica dovrà scrivere regole che incidono su un potere che dovrebbe restare indipendente: è una fase in cui la “fiducia” tra poteri diventa sostanza. Se vince il no, la riforma cade e la pressione a “fare qualcosa” sulla giustizia non sparisce: tornerà sotto altre forme, forse più circoscritte, forse più conflittuali. </p>
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		<title>Attacco USA al Venezuela e cattura di Maduro: cosa è successo, cosa dice il diritto internazionale e cosa può succedere ora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SKA]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 11:59:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie Commentate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, in Venezuela si sono sentite esplosioni a Caracas e in altri punti del nord del Paese. Nelle ore successive il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato un’operazione militare “su larga scala” contro obiettivi venezuelani e soprattutto la cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.terzoocchio.org/controinformazione/notizie-commentate/attacco-usa-al-venezuela-e-cattura-di-maduro-cosa-e-successo-cosa-dice-il-diritto-internazionale-e-cosa-puo-succedere-ora/2026/01/">Attacco USA al Venezuela e cattura di Maduro: cosa è successo, cosa dice il diritto internazionale e cosa può succedere ora</a> first appeared on <a href="https://www.terzoocchio.org">Terzo occhio.org - fonte di domanda per informare se stessi</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, in Venezuela si sono sentite esplosioni a Caracas e in altri punti del nord del Paese. Nelle ore successive il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato un’operazione militare “su larga scala” contro obiettivi venezuelani e soprattutto la cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, poi portati fuori dal Paese e trasferiti negli Stati Uniti. (<a title="Trump says U.S. will run Venezuela after U.S. captures ..." href="https://www.reuters.com/world/americas/loud-noises-heard-venezuela-capital-southern-area-without-electricity-2026-01-03/">Reuters</a>)</p>
<p>Quello che si sa con certezza, al momento, è che i raid hanno colpito infrastrutture militari e snodi operativi: le ricostruzioni convergono su attacchi nell’area della capitale, con blackout parziali, e su una componente di operazioni a terra o comunque di “exfiltration” (estrazione) che ha permesso agli statunitensi di prendere Maduro e Flores e di trasferirli prima su una nave militare, poi su un volo verso New York. (<a title="Trump says US to run Venezuela after raid captures Maduro" href="https://www.reuters.com/world/us/venezuelas-maduro-custody-trump-says-us-will-run-country-2026-01-04/">Reuters</a>) Le autorità venezuelane hanno parlato di “sequestro” e hanno contestato che gli Stati Uniti possano definire l’azione un arresto; in parallelo, dentro il Venezuela, è iniziata una fase di incertezza istituzionale su chi eserciti il potere effettivo e con quali margini. Reuters ha riferito che, secondo la Costituzione venezuelana, in assenza del presidente subentra la vicepresidente Delcy Rodríguez come presidente ad interim, e che la Corte suprema venezuelana le ha ordinato di assumere l’incarico, mentre Trump ha affermato di voler “gestire” lui la transizione. (<a title="Maduro is out but his top allies still hold power in Venezuela" href="https://www.reuters.com/world/americas/maduro-is-out-its-unclear-who-is-running-venezuela-2026-01-04/">Reuters</a>)</p>
<p>Sul costo umano dell’operazione, la situazione è più frammentata: alcune fonti mediatiche hanno parlato di decine di morti tra militari e civili nelle ore dei raid; sono numeri che possono oscillare perché derivano da comunicazioni parziali e da contesti in cui l’accesso indipendente sul terreno è limitato. Un punto però è chiaro anche dalle ricostruzioni più caute: non è stata un’azione “chirurgica” ridotta a un singolo blitz. È stata una sequenza di attacchi e movimenti militari dentro un Paese sovrano, con effetti immediati su elettricità, sicurezza e catene di comando. (<a title="Trump says US to run Venezuela after raid captures Maduro" href="https://www.reuters.com/world/us/venezuelas-maduro-custody-trump-says-us-will-run-country-2026-01-04/">Reuters</a>)</p>
<p><strong>Si può parlare di legittimità dell’attacco?</strong> Le regole di base sono note e non ambigue. La Carta delle Nazioni Unite vieta l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di uno Stato (articolo 2(4)). Le eccezioni riconosciute sono sostanzialmente due: l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU, oppure l’autodifesa individuale o collettiva in caso di “attacco armato” (articolo 51), con i criteri di necessità e proporzionalità. (<a title="Is there any legal justification for the US attack on Venezuela?" href="https://www.theguardian.com/world/2026/jan/03/is-there-any-legal-justification-for-the-us-attack-on-venezuela-trump-maduro">The Guardian</a>)</p>
<p>Nelle ore dell’annuncio Trump e la sua amministrazione hanno provato a sostenere un impianto diverso: non “guerra” ma “law enforcement”, cioè l’esecuzione di mandati d’arresto e imputazioni statunitensi legate a terrorismo, droga e armi; e, in parallelo, un’argomentazione di sicurezza nazionale che richiama l’autodifesa. Reuters ha riportato il giudizio di vari giuristi che contestano la coerenza del ragionamento: se dici che è un’operazione di polizia, non spieghi perché serva un’azione militare di quel tipo su territorio straniero; se dici che è autodifesa, le accuse per traffico di droga e criminalità organizzata non bastano da sole a integrare i requisiti di “attacco armato” o minaccia imminente tali da giustificare la forza armata contro uno Stato. (<a title="Was the US capture of Venezuela's president legal?" href="https://www.reuters.com/world/us/was-us-capture-venezuelas-president-legal-2026-01-03/">Reuters</a>)</p>
<p>Anche il contesto istituzionale statunitense è entrato nel dibattito: Reuters ha ricordato che non risulta un’autorizzazione specifica del Congresso e che l’assenza di consenso locale (cioè del governo venezuelano) rende la cornice giuridica ancora più fragile. (<a title="Was the US capture of Venezuela's president legal?" href="https://www.reuters.com/world/us/was-us-capture-venezuelas-president-legal-2026-01-03/">Reuters</a>) In altre parole: l’operazione appare difficilmente inquadrabile come uso lecito della forza secondo i criteri ordinari del diritto internazionale contemporaneo, ed è per questo che molti commentatori l’hanno descritta come una violazione della Carta ONU e un precedente pericoloso. Il segretario generale dell’ONU António Guterres, attraverso il suo portavoce, ha parlato esplicitamente di “precedente pericoloso” e il Consiglio di Sicurezza è stato convocato d’urgenza su richiesta della Colombia con il sostegno di Russia e Cina. (<a title="UN Security Council to meet Monday over US action in Venezuela" href="https://www.reuters.com/world/americas/un-chief-venezuela-us-action-sets-dangerous-precedent-2026-01-03/">Reuters</a>)</p>
<p><strong>Si può parlare di “arresto” di Maduro?</strong> Dipende da quale ordine giuridico si assume come riferimento. Dal punto di vista del diritto interno statunitense, l’amministrazione sostiene di aver eseguito un arresto collegato a procedimenti e incriminazioni federali: Maduro è stato trasferito a New York, con immagini e ricostruzioni che lo collocano sotto custodia di autorità federali e destinato a comparire davanti a un giudice. (<a title="Was the US capture of Venezuela's president legal?" href="https://www.reuters.com/world/us/was-us-capture-venezuelas-president-legal-2026-01-03/">Reuters</a>)</p>
<p>Maduro, che oggi è diventato il “nome proprio” di una crisi politica durata più di un decennio, è il dirigente chavista che ha raccolto l’eredità di Hugo Chávez nel 2013, dopo la sua morte, vincendo di misura le elezioni che servivano a completare il mandato presidenziale. (<a title="Nicolas Maduro | Biography, Facts, Capture, &amp; Presidency" href="https://www.britannica.com/biography/Nicolas-Maduro">Encyclopedia Britannica</a>) Da allora ha consolidato il potere in un contesto di collasso economico, proteste e repressione, e soprattutto dopo la tornata presidenziale del 2018, che una parte rilevante dell’opposizione boicottava giudicandola già segnata e che molti attori internazionali hanno considerato priva di garanzie sufficienti. (<a title="History of Venezuela | Oil, Brief, Survey, Timeline, Facts ..." href="https://www.britannica.com/topic/history-of-Venezuela">Encyclopedia Britannica</a>) Nel 2019 la crisi istituzionale si è trasformata in uno scontro aperto anche sul riconoscimento diplomatico: l’amministrazione Trump dell’epoca ha riconosciuto Juan Guaidó come presidente ad interim e ha inasprito la pressione su Caracas con sanzioni mirate e poi più ampie, incluse misure sul settore petrolifero e su PDVSA, che era la principale fonte di entrate del Paese. (<a title="Venezuela: Background and U.S. Relations" href="https://www.congress.gov/crs_external_products/R/PDF/R44841/R44841.19.pdf">Congress.gov</a>)</p>
<p>Sul piano giudiziario, gli Stati Uniti avevano già impostato da anni la cornice che ora dicono di aver “eseguito”: nel marzo 2020 il Dipartimento di Giustizia ha annunciato incriminazioni contro Maduro e altri funzionari venezuelani per narco-terrorismo, traffico di droga e corruzione, sostenendo che avessero cooperato con le FARC per far arrivare cocaina negli Stati Uniti. (<a title="Nicolás Maduro Moros and 14 Current and Former ..." href="https://www.justice.gov/archives/opa/pr/nicol-s-maduro-moros-and-14-current-and-former-venezuelan-officials-charged-narco-terrorism">Ministero della Giustizia</a>) Parallelamente, a livello internazionale, il Venezuela era già sotto scrutinio per violazioni dei diritti umani: la Corte penale internazionale ha aperto e mantiene un’indagine (“Venezuela I”) su presunti crimini contro l’umanità legati alla repressione delle proteste e alla condotta delle forze di sicurezza. (<a title="Venezuela I" href="https://www.icc-cpi.int/venezuela-i">Corte Penale Internazionale</a>) Questo è il contesto in cui si è arrivati al sequestro di Maduro su territorio venezuelano all’inizio del 2026: Washington ha presentato l’operazione come una combinazione di “law enforcement” e sicurezza nazionale, ma nelle dichiarazioni pubbliche Trump ha anche parlato di un cambio di gestione del Paese e di accesso alle risorse energetiche venezuelane, cioè di obiettivi politici ed economici che vanno oltre la sola esecuzione di un’indagine penale. (<a title="Maduro arrives in US after stunning capture in operation that Trump says will let US 'run' Venezuela" href="https://apnews.com/article/85041a1ec03bafe839b785a95169d694">AP News</a>)</p>
<p><strong>Ma nel diritto internazionale, la parola “arresto” non basta:</strong> conta la legalità del modo in cui una persona viene catturata su territorio straniero. Se manca il consenso dello Stato territoriale e manca un meccanismo di cooperazione (estradizione, consegna, mandato concordato), la cattura forzata può essere qualificata come violazione della sovranità e, in molti casi, come “abduction” o sequestro di persona in senso internazionale. È lo stesso nodo che rende l’operazione difficile da ricondurre a una semplice attività di polizia: lo strumento ordinario per portare un imputato davanti a un tribunale straniero è la cooperazione giudiziaria, non un’azione militare. (<a title="Was the US capture of Venezuela's president legal?" href="https://www.reuters.com/world/us/was-us-capture-venezuelas-president-legal-2026-01-03/">Reuters</a>)</p>
<p>C’è poi un ulteriore livello, ancora più delicato: <strong>l’immunità personale dei capi di Stato</strong> in carica davanti alle giurisdizioni straniere. In generale, il diritto internazionale riconosce ai capi di Stato, di governo e ai ministri degli Esteri un’immunità “personale” durante il mandato, proprio per evitare che un Paese possa neutralizzare un altro attraverso procedimenti giudiziari unilaterali. Qui entra in gioco un elemento politico-giuridico: gli Stati Uniti, in passato, hanno provato a negare immunità piena a leader che non riconoscevano come legittimi, e il caso viene già paragonato a Manuel Noriega a Panama, anche se le condizioni storiche e diplomatiche non sono sovrapponibili. Reuters, nel suo pezzo sulla legalità della cattura, insiste proprio su questa ambiguità: Washington parla insieme di “arresto” e di “controllo del Paese”, e questa doppia natura rende più difficile difendere l’operazione come applicazione ordinaria della legge. (<a title="Was the US capture of Venezuela's president legal?" href="https://www.reuters.com/world/us/was-us-capture-venezuelas-president-legal-2026-01-03/">Reuters</a>)</p>
<p>Quali sono i “reali motivi”, documentati, dell’attacco, evitando sia speculazioni sia la propaganda ufficiale statunitense? Qui l’unico modo corretto è distinguere tre livelli: ciò che gli Stati Uniti hanno detto, ciò che hanno fatto, e ciò che osservatori indipendenti considerano coerente con quella sequenza di decisioni.</p>
<p>Gli Stati Uniti hanno motivato per mesi l’escalation con la lotta al narcotraffico e al “narco-terrorismo”, arrivando a intensificare operazioni in mare contro imbarcazioni che Washington sosteneva trasportassero droga e a intercettare navi vicino al Venezuela. Reuters aveva raccontato già tra ottobre e dicembre 2025 un crescendo di azioni marittime e di discussioni interne negli Stati Uniti sulle prerogative presidenziali. (<a title="White House orders military to focus on 'quarantine' of ..." href="https://www.reuters.com/world/americas/white-house-orders-us-forces-focus-quarantine-venezuela-2025-12-24/">Reuters</a>) È un fatto, documentato, che l’amministrazione Trump abbia costruito una cornice pubblica “drug enforcement” prima dell’operazione di gennaio. Ma resta il problema: quella cornice, da sola, non spiega perché passare a bombardamenti su territorio venezuelano e alla cattura del presidente.</p>
<p>Il secondo livello sono i fatti e le dichiarazioni collegate all’operazione. Nella conferenza e nelle comunicazioni successive, Trump non ha parlato soltanto di giustizia penale: ha detto che gli Stati Uniti avrebbero “gestito” il Paese per un periodo e che grandi compagnie petrolifere statunitensi sarebbero entrate in Venezuela per rimettere in piedi infrastrutture energetiche degradate. Questo è un dato verificabile, perché riportato da Reuters: l’elemento petrolio non è un’interpretazione altrui, è stato inserito dal presidente degli Stati Uniti nella motivazione politica dell’azione. (<a title="Trump says U.S. will run Venezuela after U.S. captures ..." href="https://www.reuters.com/world/americas/loud-noises-heard-venezuela-capital-southern-area-without-electricity-2026-01-03/">Reuters</a>)</p>
<p>Il terzo livello riguarda le analisi indipendenti e le letture dei costi-benefici. Reuters, in un pezzo di contesto politico, ha sottolineato che la scommessa sul regime change in Venezuela è una deviazione rispetto alla retorica “non interventista” tipica di una parte dell’agenda MAGA e che si inserisce anche in dinamiche di politica interna statunitense, incluse le elezioni di medio termine e il bisogno di mostrare un risultato netto su sicurezza e immigrazione. (<a title="Trump's bet on regime change in Venezuela is a sharp departure from MAGA agenda" href="https://www.reuters.com/world/americas/we-are-going-run-this-country-trump-bets-regime-change-venezuela-2026-01-03/">Reuters</a>) Reuters e altre fonti hanno inoltre ricordato che la crisi venezuelana ha da anni un impatto diretto sulla regione (migrazioni, instabilità, criminalità transnazionale) e che la mossa statunitense è stata letta da alcuni governi latinoamericani di destra come un taglio del nodo, mentre per molti governi di sinistra è un ritorno alla logica interventista del Novecento. (<a title="Condemnation and applause in Latin America after US seizes Venezuela's Maduro" href="https://www.reuters.com/world/americas/condemnation-applause-latin-america-after-us-seizes-venezuelas-maduro-2026-01-03/">Reuters</a>)</p>
<p>Sulle risorse minerarie diverse dal petrolio (oro, coltan, ecc.), oggi il punto più solido e documentato, senza forzature, resta quello energetico: <strong>Trump ha collegato pubblicamente l’operazione a un progetto di gestione e rilancio dell’industria petrolifera venezuelana</strong>, e Reuters ha riportato che gli impianti di PDVSA non risultavano danneggiati dai raid, segnalando implicitamente che l’obiettivo non era colpire la produzione ma preservare la capacità di estrazione e raffinazione in vista di un assetto politico diverso. (<a title="Venezuela's oil facilities unscathed in US strike, sources say" href="https://www.reuters.com/business/energy/venezuelas-pdvsa-suffered-no-damage-us-attacks-sources-2026-01-03/">Reuters</a>) Questo non dimostra, da solo, “il petrolio come movente unico”. Però è una delle poche componenti che non dipende dalla propaganda di Washington né da supposizioni: è un elemento dichiarato e coerente con scelte operative.</p>
<p><strong>Le reazioni internazionali sono state rapide e polarizzate.</strong> Il Brasile di Lula ha parlato di “linea inaccettabile” e violazione della sovranità venezuelana, chiedendo una risposta delle Nazioni Unite. (<a title="Brazil says US crossed 'unacceptable line' over military strikes on Venezuela" href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/brazil-says-us-crossed-unacceptable-line-over-military-strikes-venezuela-2026-01-03/">Reuters</a>) Il Messico ha espresso preoccupazione per la stabilità regionale; Russia e Cina hanno condannato l’intervento; Cuba lo ha definito “terrorismo di Stato” e ha legato la crisi alla propria fragilità energetica, dato che una parte rilevante del petrolio cubano arriva dal Venezuela. (<a title="Cuban president denounces 'state terrorism' against Venezuela" href="https://www.reuters.com/world/americas/cuban-president-denounces-state-terrorism-against-venezuela-2026-01-03/">Reuters</a>) In Europa la reazione è stata più prudente ma non neutra: l’Unione Europea, per bocca dell’Alta rappresentante Kaja Kallas, ha ribadito che Maduro “non ha legittimità” ma ha anche chiesto rispetto del diritto internazionale e della Carta ONU, cioè ha separato il giudizio politico sul regime dalla legalità dell’uso della forza. (<a title="Captured Venezuelan leader Nicolás Maduro arrives in ..." href="https://www.euronews.com/2026/01/04/captured-venezuelan-leader-nicolas-maduro-arrives-in-new-york-as-future-of-country-remains">euronews</a>)</p>
<p>All’ONU, come detto, il segretario generale ha espresso allarme e il Consiglio di Sicurezza ha convocato una riunione d’emergenza. Il dato politico che pesa, in queste situazioni, è quasi sempre lo stesso: anche se una parte significativa della comunità internazionale considera l’azione illegale, gli strumenti sanzionatori contro una potenza con diritto di veto sono limitati. È uno dei motivi per cui molti commentatori parlano di “precedente”: non perché la norma non esista, ma perché l’applicazione è selettiva e dipende dai rapporti di forza. (<a title="UN Security Council to meet Monday over US action in Venezuela" href="https://www.reuters.com/world/americas/un-chief-venezuela-us-action-sets-dangerous-precedent-2026-01-03/">Reuters</a>)</p>
<p><strong>Cosa succederà ora.</strong> Ufficialmente, gli Stati Uniti dicono due cose: Maduro e Flores saranno processati negli Stati Uniti, e Washington guiderà una “transizione sicura” in Venezuela. (<a title="Trump says US to run Venezuela after raid captures Maduro" href="https://www.reuters.com/world/us/venezuelas-maduro-custody-trump-says-us-will-run-country-2026-01-04/">Reuters</a>) Ufficialmente, il Venezuela (o quel che resta della catena di comando chavista) dice l’opposto: Maduro è stato rapito, la vicepresidente Rodríguez assume la guida ad interim secondo la Costituzione e l’operazione è un atto di guerra. (<a title="Maduro is out but his top allies still hold power in Venezuela" href="https://www.reuters.com/world/americas/maduro-is-out-its-unclear-who-is-running-venezuela-2026-01-04/">Reuters</a>)</p>
<p>Le ipotesi più accreditate, leggendo le principali analisi e i dispacci più solidi, ruotano attorno a tre fattori: controllo interno delle forze armate e dei servizi venezuelani; tenuta economica (soprattutto energetica e valutaria); e posizione dei Paesi vicini, perché confini e corridoi umanitari possono amplificare o contenere la crisi. Reuters ha già segnalato che, nonostante la cattura di Maduro, “i suoi alleati di vertice” restano in posizioni chiave e che la transizione non è automatica: la presenza di Delcy Rodríguez e di apparati che hanno retto anni di sanzioni e isolamento indica che il potere può riorganizzarsi anche senza Maduro, almeno per un tratto. (<a title="Maduro is out but his top allies still hold power in Venezuela" href="https://www.reuters.com/world/americas/maduro-is-out-its-unclear-who-is-running-venezuela-2026-01-04/">Reuters</a>)</p>
<p>Sul petrolio, nel breve periodo le fonti Reuters dicono che le strutture PDVSA risultavano operative e non colpite: questo riduce il rischio immediato di collasso produttivo, ma non risolve il problema politico di chi firmi contratti, chi controlli la sicurezza degli impianti e quali aziende straniere siano disposte a investire in un contesto percepito come instabile e giuridicamente contestato. (<a title="Venezuela's oil facilities unscathed in US strike, sources say" href="https://www.reuters.com/business/energy/venezuelas-pdvsa-suffered-no-damage-us-attacks-sources-2026-01-03/">Reuters</a>)</p>
<p>Sul piano internazionale, la riunione del Consiglio di Sicurezza è un passaggio obbligato ma non necessariamente risolutivo: può produrre una condanna simbolica, può irrigidire le posizioni, può aprire canali di mediazione regionali, ma difficilmente porterà a misure coercitive contro gli Stati Uniti per il semplice motivo dei veti e degli equilibri. (<a title="UN Security Council to meet Monday over US action in Venezuela" href="https://www.reuters.com/world/americas/un-chief-venezuela-us-action-sets-dangerous-precedent-2026-01-03/">Reuters</a>) La variabile più concreta è invece latinoamericana: se Brasile, Colombia e Messico provano a costruire una cornice diplomatica comune (anche solo per evitare escalation e flussi migratori incontrollati), la gestione della crisi può spostarsi dalle grandi dichiarazioni a tavoli negoziali più pratici. Reuters ha mostrato quanto il continente sia diviso, e questa divisione è già un dato operativo: rende più complicato un fronte unico contro Washington ma anche un sostegno regionale compatto a un eventuale governo “di transizione” sponsorizzato dagli Stati Uniti. (<a title="Condemnation and applause in Latin America after US seizes Venezuela's Maduro" href="https://www.reuters.com/world/americas/condemnation-applause-latin-america-after-us-seizes-venezuelas-maduro-2026-01-03/">Reuters</a>)</p>
<p>In sintesi documentata, oggi si può dire questo: l’operazione americana ha ottenuto un risultato immediato (Maduro in custodia), ma ha aperto un problema più grande di legittimità e stabilità, perché la forma dell’azione mette in crisi la norma cardine del sistema ONU sul divieto dell’uso della forza, e perché la governabilità del Venezuela non dipende solo dal destino personale di Maduro ma da una rete di apparati, alleanze e interessi che può sopravvivere alla sua uscita di scena. (<a title="Is there any legal justification for the US attack on Venezuela?" href="https://www.theguardian.com/world/2026/jan/03/is-there-any-legal-justification-for-the-us-attack-on-venezuela-trump-maduro">The Guardian</a>)</p>


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		<title>La chiave del successo: come un buon equilibrio tra vita e lavoro può trasformare la tua carriera</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 14:09:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/12/razvan-chisu-Ua-agENjmI4-unsplash-scaled.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/12/razvan-chisu-Ua-agENjmI4-unsplash-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-2625" srcset="https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/12/razvan-chisu-Ua-agENjmI4-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/12/razvan-chisu-Ua-agENjmI4-unsplash-300x200.jpg 300w, https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/12/razvan-chisu-Ua-agENjmI4-unsplash-768x512.jpg 768w, https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/12/razvan-chisu-Ua-agENjmI4-unsplash-1536x1024.jpg 1536w, https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/12/razvan-chisu-Ua-agENjmI4-unsplash-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>





<p>Nell&#8217;epoca moderna, il tema dell&#8217;equilibrio tra vita privata e vita lavorativa è più attuale che mai. Molti professionisti si trovano a dover affrontare un carico di lavoro crescente, che spesso invade il tempo dedicato alla vita personale, con conseguenze negative non solo sulla salute, ma anche sulla produttività e sulla soddisfazione lavorativa. Un buon equilibrio tra vita e lavoro non è solo un obiettivo da perseguire, ma rappresenta una vera e propria chiave per il successo nel percorso di carriera.</p>
<h2>Importanza dell&#8217;equilibrio tra vita e lavoro</h2>
<p>Trovare un equilibrio tra le esigenze lavorative e quelle personali è essenziale. Negli ultimi anni, diverse ricerche hanno dimostrato che un adeguato bilanciamento non solo migliora la qualità della vita, ma porta anche a un incremento della produttività sul lavoro. Professionisti che riescono a gestire correttamente il loro tempo tendono a sentirsi più motivati e meno stressati, risultando quindi più efficaci nei loro compiti quotidiani.</p>
<p>In un&#8217;epoca in cui la tecnologia consente sempre di più di lavorare da qualsiasi luogo, è fondamentale stabilire confini chiari tra le ore dedicate al lavoro e quelle dedicate alla vita privata. Questo approccio non solo aiuta a mantenere una mente sana, ma permette anche di dedicare più tempo a relazioni significative e ad attività gratificanti.</p>
<h3>Gli effetti del mancato equilibrio</h3>
<p>Al contrario, una vita in cui il lavoro monopolizza la maggior parte del tempo libero può portare a danni significativi. Stress, burnout e una diminuzione della motivazione sono solo alcuni degli effetti collaterali di un lavoro che invade la vita privata. Potrebbe sembrare che lavorare di più porti a risultati migliori, ma in realtà il contrario è spesso vero. Le persone che non riescono a ritagliarsi del tempo personale possono diventare meno creative e più suscettibili a problemi di salute.</p>
<h3>Come raggiungere un buon equilibrio</h3>
<p>Raggiungere un buon equilibrio tra vita e lavoro richiede pianificazione e consapevolezza. Una delle prime azioni da intraprendere è la definizione di priorità. Stabilire quali sono i compiti professionali che richiedono effettivamente la massima attenzione e quali sono le attività personali che portano a una vera soddisfazione. Creare un programma settimanale che preveda delle pause, dei momenti di relax e attività ricreative può risultare particolarmente utile per mantenere un approccio equilibrato.</p>
<p>Una gestione del tempo efficace può anche includere l&#8217;uso di strumenti digitali e applicazioni progettate per ottimizzare le attività quotidiane. Può sembrare difficile all&#8217;inizio, ma porta a risultati tangibili nel lungo termine.</p>
<h2>Partita IVA e equilibrio professionale</h2>
<p>Per alcuni, l&#8217;equilibrio tra vita e lavoro si arricchisce di ulteriori sfide, come la gestione di una Partita IVA. Essere liberi professionisti o gestire un&#8217;attività autonomamente comporta oneri e responsabilità che spesso richiedono maggiore diligenza. La figura del libero professionista, pur portando autonomia nella gestione del tempo, può facilmente trasformarsi in una trappola di lavoro costante e stressante.</p>
<p>In questo contesto, servizi per <a href="https://www.fiscozen.it/guide/aprire-partita-iva-libero-professionista/">aprire partita IVA</a>, come Fiscozen, possono rappresentare una svolta. Offrendo supporto nella gestione della Partita IVA, Fiscozen permette ai liberi professionisti di concentrarsi maggiormente sul loro lavoro e sulle relazioni personali, senza farsi sopraffare dalla burocrazia. Attraverso l&#8217;automazione di compiti amministrativi, è possibile guadagnare tempo prezioso da dedicare a se stessi e agli affetti.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>In conclusione, un buon equilibrio tra vita e lavoro è fondamentale per il successo professionale e personale. Stabilire priorità chiare, implementare strategie di gestione del tempo e avvalersi di strumenti utili possono fare la differenza non solo nella carriera, ma anche nella qualità della vita. La cura della propria salute mentale e fisica, unita a un&#8217;attenta gestione delle proprie responsabilità professionali, può trasformare radicalmente il modo in cui si vive e si lavora. L&#8217;implementazione di tali pratiche, supportata da servizi come Fiscozen per chi ha una Partita IVA, si traduce in una vita più soddisfacente ed equilibrata, con evidenti benefici per la carriera.</p>


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		<title>Dai viaggi al benessere: i settori cresciuti di più grazie ad internet</title>
		<link>https://www.terzoocchio.org/marketing/dai-viaggi-al-benessere-i-settori-cresciuti-di-piu-grazie-ad-internet/2025/10/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SKA]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Oct 2025 15:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’avvento di internet ha rappresentato una svolta epocale per numerosi settori economici, modificando radicalmente sia i modelli di business sia le abitudini dei consumatori. L’accesso a una rete globale ha permesso alle aziende di raggiungere mercati prima inaccessibili, offrendo ai clienti una gamma di prodotti e servizi sempre più ampia. In particolare, il commercio elettronico [&#8230;]</p>
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<p>L’avvento di internet ha rappresentato una svolta epocale per numerosi settori economici, modificando radicalmente sia i modelli di business sia le abitudini dei consumatori. L’accesso a una rete globale ha permesso alle aziende di raggiungere mercati prima inaccessibili, offrendo ai clienti una gamma di prodotti e servizi sempre più ampia. In particolare, il commercio elettronico ha avuto un ruolo determinante nella crescita e nella trasformazione di molti comparti, rendendo l’acquisto di beni e servizi più semplice, veloce e personalizzato. Questa evoluzione ha portato benefici sia alle imprese, che hanno potuto espandersi e innovare, sia ai consumatori, i quali hanno guadagnato in termini di scelta e convenienza.</p>
<h2><strong>Turismo e viaggi: la rivoluzione digitale</strong></h2>
<p>Il settore dei viaggi è stato uno dei primi a beneficiare della diffusione di internet. L’introduzione delle piattaforme online ha reso possibile la prenotazione autonoma di voli, hotel e pacchetti vacanza, eliminando molte delle barriere tradizionali legate all’intermediazione. Grazie ai portali specializzati, i consumatori possono confrontare prezzi, leggere recensioni e scegliere soluzioni su misura per le proprie esigenze. Questo ha favorito una maggiore trasparenza e una competizione più accesa tra operatori, con effetti positivi sui costi e sulla qualità del servizio. Inoltre, la digitalizzazione ha permesso la nascita di nuovi modelli di business, come il turismo esperienziale e le offerte last minute, che si sono affermati grazie alla rapidità e alla flessibilità offerte dalle piattaforme online.</p>
<h2><strong>Moda e abbigliamento: nuove opportunità e sfide</strong></h2>
<p>Anche il settore della moda ha conosciuto una crescita significativa grazie all’e-commerce. Le boutique virtuali e i marketplace internazionali hanno reso possibile l’acquisto di capi e accessori da qualsiasi parte del mondo, superando i limiti geografici e temporali imposti dai negozi fisici. Questo ha portato a una democratizzazione della moda, consentendo ai piccoli brand di emergere e farsi conoscere da un pubblico globale. Le tecnologie digitali hanno inoltre introdotto strumenti innovativi, come la realtà aumentata per la prova virtuale dei capi e i sistemi di raccomandazione personalizzata basati sull’intelligenza artificiale. Questi avanzamenti hanno migliorato l’esperienza d’acquisto, aumentando la fidelizzazione dei clienti e stimolando l’innovazione nell’offerta di prodotti e servizi.</p>
<p> </p>
<h2><strong>Benessere e cosmetica: la crescita dell’e-commerce</strong></h2>
<p>Il comparto della cosmetica e del benessere ha vissuto una forte espansione grazie alla diffusione di internet. I consumatori sono sempre più informati e attenti alla qualità dei prodotti, e il web rappresenta una fonte preziosa di informazioni e recensioni. L’e-commerce ha permesso la nascita e la crescita di numerosi brand specializzati, offrendo una vasta scelta di soluzioni per la cura della persona, dalla skincare ai prodotti per capelli e make-up. I <a href="https://www.notino.it/la-roche-posay/">prodotti per la skincare La Roche-Posay</a> rappresentano un esempio di come qualità e innovazione possano incontrare le esigenze dei consumatori moderni, attenti alla salute della pelle e alla provenienza dei cosmetici. La possibilità di accedere a consigli personalizzati, tutorial e recensioni di altri utenti ha reso l’esperienza di acquisto più consapevole e soddisfacente. In questo contesto, prodotti innovativi come il <a href="https://www.notino.it/la-roche-posay/mela-b3-siero-viso-per-pelli-iperpigmentate/">siero La Roche-Posay Mela b3</a> hanno riscosso grande interesse, grazie anche alla facilità di reperimento e all’ampia disponibilità online.</p>
<h2><strong>Alimentare e grocery online: cambiamenti nelle abitudini di consumo</strong></h2>
<p>Il settore alimentare ha subito una trasformazione importante con l’introduzione delle piattaforme di e-commerce dedicate alla spesa online. La possibilità di acquistare generi alimentari e prodotti freschi direttamente da casa ha risposto alle esigenze di praticità e sicurezza dei consumatori, soprattutto in periodi di emergenza sanitaria. I servizi di consegna a domicilio, insieme alle app per la gestione degli ordini, hanno reso più agevole la pianificazione della spesa, riducendo i tempi e ottimizzando le scelte. Le aziende del settore hanno investito in logistica e tecnologie per garantire freschezza e qualità, sviluppando soluzioni innovative come i box a tema, la selezione di prodotti locali e le offerte personalizzate. Questi cambiamenti hanno contribuito a modificare le abitudini di acquisto, favorendo una maggiore attenzione alla salute, alla sostenibilità e alla tracciabilità degli alimenti.</p>
<h2><strong>Elettronica di consumo e tecnologia: una crescita costante</strong></h2>
<p>L’elettronica di consumo rappresenta uno dei comparti che ha registrato i maggiori volumi di vendita online. La possibilità di confrontare prezzi, leggere recensioni tecniche e accedere a promozioni esclusive ha reso l’acquisto di dispositivi elettronici più semplice e conveniente. I grandi marketplace hanno ampliato la gamma di prodotti disponibili, offrendo soluzioni che spaziano dagli smartphone ai piccoli elettrodomestici, fino ai dispositivi per la smart home. L’innovazione tecnologica ha inoltre favorito la nascita di nuovi servizi, come l’assistenza tecnica a distanza e le estensioni di garanzia digitali, che hanno migliorato la soddisfazione e la fidelizzazione dei clienti. Il settore continua a evolversi rapidamente, trainato dalla domanda di prodotti sempre più avanzati e dalla crescente integrazione tra tecnologia e vita quotidiana.</p>
<h2><strong>Home living e arredamento: personalizzazione e accessibilità</strong></h2>
<p>Anche il settore dell’arredamento e della casa ha beneficiato della crescita dell’e-commerce. Le piattaforme online consentono di esplorare un’ampia varietà di stili, materiali e soluzioni d’arredo, offrendo la possibilità di personalizzare gli ambienti in base alle proprie preferenze. L’acquisto di mobili e complementi d’arredo è stato semplificato da strumenti digitali come i configuratori 3D e le consulenze a distanza, che guidano il cliente nella scelta e nella progettazione degli spazi. La maggiore accessibilità ai prodotti, unita a servizi di consegna rapidi e affidabili, ha incentivato la diffusione di nuove tendenze nell’home living, rendendo il processo di rinnovo e decorazione della casa più dinamico e coinvolgente.</p>
<h2><strong>Editoria, formazione e intrattenimento: nuovi modelli digitali</strong></h2>
<p>Il settore dell’editoria e della formazione ha vissuto una trasformazione profonda grazie alle opportunità offerte da internet. La diffusione di ebook, audiolibri e piattaforme di streaming ha reso la fruizione dei contenuti più flessibile e accessibile, superando i limiti imposti dai formati tradizionali. Anche la formazione ha beneficiato della digitalizzazione, con l’affermazione di corsi online, webinar e piattaforme di e-learning che permettono di acquisire competenze in modo autonomo e personalizzato. L’intrattenimento digitale, infine, ha visto l’esplosione di servizi on demand, gaming online e social media, che hanno rivoluzionato il modo di vivere il tempo libero e di interagire con i contenuti culturali. L’integrazione tra tecnologie digitali e creatività ha aperto nuove prospettive per autori, insegnanti e creatori di contenuti, favorendo la nascita di modelli di business innovativi e inclusivi</p>
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		<title>La Convenzione Balneare (non scritta) del Semi-Nudo: ovvero perché in spiaggia possiamo parlare in mutande senza sentirci folli, e altrove no</title>
		<link>https://www.terzoocchio.org/kulturaurbana/la-convenzione-balneare-non-scritta-del-semi-nudo-ovvero-perche-in-spiaggia-possiamo-parlare-in-mutande-senza-sentirci-folli-e-altrove-no/2025/08/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SKA]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Aug 2025 20:26:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esiste, ogni estate, una sospensione tacita delle leggi non scritte del decoro sociale: la grande tregua tessile. All’improvviso individui che per undici mesi si parlano schermati da lane pettinate, denim, viscose e status symbol vari, passano ad argomentare di geopolitica, ristoranti e rette scolastiche indossando tre triangoli di lycra e una cordicella. La cosa strabiliante [&#8230;]</p>
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<p>Esiste, ogni estate, una sospensione tacita delle leggi non scritte del decoro sociale: la grande tregua tessile. All’improvviso individui che per undici mesi si parlano schermati da lane pettinate, denim, viscose e status symbol vari, passano ad argomentare di geopolitica, ristoranti e rette scolastiche indossando tre triangoli di lycra e una cordicella. La cosa strabiliante non è solo che succeda, ma che nessuno—voglio dire nessuno dotato di un minimo di <em>metacognizione</em>—trovi strano che un vicino di ombrellone che conosci appena ti chieda “tutto bene?” mentre tu, tecnicamente, sei <em>in mutande</em>. È come se ad agosto entrassimo in una zona franca normativa, una free-trade area della pelle, in cui il corpo è ampiamente esposto ma socialmente “non visto”.</p>
<p>Se volessimo togliere poesia alla faccenda (che è sempre una tentazione pericolosa, ma utile), potremmo chiamarla <strong>ridefinizione situata della norma</strong>. Erving Goffman lo direbbe meglio: la società funziona perché nelle interazioni quotidiane co-costruiamo una “definizione della situazione” che stabilisce che cosa vada considerato normale, tollerabile o scandaloso (Goffman, 1959). In spiaggia, il copione condiviso riscrive il codice d’abbigliamento e, con esso, <em>il grado di attenzione morale</em> dovuto al corpo altrui: nudo/semivestito passa da segnale di intimità a semplice “equipaggiamento ambientale”.</p>
<p>A livello antropologico, Mary Douglas ci ha lasciato una formula d’acciaio: “lo sporco è materia fuori posto” (Douglas, 1966). Trasposto: lo <em>scandalo</em> è carne fuori contesto. La stessa pelle che in ufficio (o su un tram affollato di novembre) sarebbe “fuori posto”, in spiaggia torna ad essere banalissima geografia umana. La lycra—che fuori contesto è lingerie—diventa <em>uniforme funzionale</em>. E con l’uniforme cambiano aspettative, posture, sguardi, semiologie micro-muscolari. Norbert Elias, smontando l’idea che esistano “naturali” soglie di pudore, mostrava come il senso di vergogna sia un dispositivo storico di autoregolazione dei corpi (Elias, 2000/1939). Che cosa sia “vergognoso” dipende dal luogo, dal tempo, dalla sceneggiatura culturale: l’arenile di agosto è, in questo senso, un <em>istituto stagionale di desensibilizzazione</em>.</p>
<p>Sociologicamente la cosa interessante non è la quantità di pelle esposta, ma la <em>convenzione percettiva</em> che la rende socialmente opaca. È la stessa logica per cui non “guardiamo” davvero i corpi negli spogliatoi della palestra: li vediamo senza accreditarli. La spiaggia però aggiunge una torsione ironica: qui la conversazione continua come se nulla fosse, anzi spesso <em>grazie</em> al fatto che nulla ostacola il sole, l’acqua, l’aria, cioè i tre elementi su cui si fonda l’alleanza sociale del litorale.</p>
<p>Fin qui l’ironia. Ma sotto scorre una dinamica psicologica assai meno frivola. Uno degli studi più citati sulle relazioni tra abbigliamento e stati mentali—e che in agosto vale doppio—è il celebre esperimento “That Swimsuit Becomes You” (Fredrickson et al., 1998). Ai partecipanti veniva chiesto di provare un costume da bagno o un maglione; poi, tra le altre cose, di svolgere un test di matematica. Risultato: le donne in costume mostravano un calo di performance e un aumento dell’auto-oggettivazione (monitoraggio costante del proprio corpo come oggetto di sguardo), fenomeno accompagnato da maggiore vergogna corporea e, in alcune condizioni, da condotte alimentari più restrittive. Traduzione per la spiaggia: anche quando <em>la norma dice che è tutto ok</em>, il corpo nudo/seminudo non smette di essere un campo di forze psichiche, soprattutto per chi, strutturalmente, patisce il peso dello sguardo sociale. Non è un caso che, nella stessa tradizione di studi, la teoria dell’<strong>auto-oggettivazione</strong> suggerisca che l’esposizione del corpo può drenare risorse cognitive perché una parte della mente resta impegnata in un audit continuo del sé corporeo (Fredrickson &amp; Roberts, 1997; Fredrickson et al., 1998).</p>
<p>Che la “divisa” cambi la mente, del resto, è anche la tesi—speculare—dell’<strong>enclothed cognition</strong>: indossare determinati capi modifica in modo misurabile l’attenzione, la postura mentale, persino la disinibizione comportamentale (Adam &amp; Galinsky, 2012). Un camice bianco attribuito a un medico migliora la vigilanza; un abito formale aumenta il pensiero astratto. Il costume, per estensione ragionata, <em>alleggerisce</em> alcune inibizioni e ne <em>accende</em> altre: rende plausibile la conversazione informale con sconosciuti e insieme accresce—in molti corpi—la micro-ansia da esposizione.</p>
<p>Il livello culturale aggiunge un altro strato. La studiosa Ruth Barcan, in una monumentale anatomia del nudo, ricorda che la nudità non è mai “naturale”, ma sempre culturalmente mediata: il nudo è un <em>dispositivo semantico</em> che può significare libertà, vulnerabilità, protesta, erotismo, igiene, a seconda del contesto (Barcan, 2004). In spiaggia, il codice dominante tende a depoliticizzare il nudo, trasformandolo in “funzionalità ricreativa”. Ma la depoliticizzazione non è neutra: regola chi può stare a suo agio e chi no. Sharon Hayes e altri hanno mostrato in diverse ricerche come genere, età, classe e razza intersechino l’esperienza dell’esposizione corporea in spazi pubblici: <em>chi</em> è percepito come “appropriato” in costume e <em>chi</em> come eccessivo, indecente, <em>out of place</em> (cfr. Entwistle, 2000; Barcan, 2004). Il patto balneare è dunque inclusivo nella forma, selettivo nella pratica.</p>
<p>A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che il mare è <em>eccezione</em> proprio perché funzionale: si nuota, si suda, ci si asciuga, e l’abbigliamento segue la funzione. Vero. Ma la funzione non spiega da sola la serenità con cui—sotto l’ombrellone—si negoziano prossimi appuntamenti di lavoro o si impartiscono, con tono professionale, feedback a una collega al telefono, mentre i polpacci sono ancora spolverati di sabbia. Qui Goffman torna utile: in spiaggia spostiamo la linea tra <strong>frontstage</strong> e <strong>backstage</strong> (Goffman, 1959). Portiamo <em>in scena</em> frammenti di noi—la chiacchiera di networking, la negoziazione educativa coi figli—che altrove lasceremmo dietro le quinte. Questo <em>slittamento di palcoscenico</em> funziona perché il costume da bagno costringe tutti a una vulnerabilità simmetrica: la pelle esposta è una piccola, cooperativa dichiarazione di interdipendenza—“siamo tutti <em>ridicolmente umani</em> qui”—che riduce la distanza sociale e autorizza un lessico relazionale più poroso.</p>
<p>Naturalmente la simmetria è parziale. L’esperimento di Fredrickson e colleghe ci ricorda che l’asimmetria di genere non evapora nella brezza marina (1998). E studi affini mostrano che anche minime variazioni di copertura possono alterare imputazione di competenza e agency (Bernard et al., 2012). In breve: il patto del semi-nudo non livella, ma <em>ri-distribuisce</em> vulnerabilità e potere.</p>
<p>L’ironia, qui, è che la spiaggia funge da <strong>laboratorio morale</strong> in cui viene testata—per qualche settimana—una antropologia meno ansiosa del corpo. Se fossimo cinici, potremmo dire che si tratta di una <em>versione beta</em> della società che molti dicono di volere: più relaxed, meno performativa, più “onesta” nel mostrare i limiti. Ma la beta dura quanto agosto. Poi, a settembre, il costume viene riposto in un cassetto, e con esso la licenza relazionale che autorizza la prossimità franca tra sconosciuti. Riemerge l’inverno di Elias: disciplina dei corpi, rialzo dei colli delle camicie, ricostituzione delle barriere simboliche.</p>
<p>Che farcene, allora, di questa piccola epifania balneare? Primo: riconoscere che non è <em>ipocrisia</em> ma <strong>plasticità normativa</strong>—una prova generale di come i contesti riscrivano le regole del pudore e dell’attenzione. Secondo: ammettere che l’uguaglianza “alla luce del sole” non cancella le disuguaglianze (genere, età, classe) che pesano sul modo in cui quel sole ci attraversa. Terzo: chiederci se alcune delle libertà sociali dell’arenile non siano esportabili, almeno in parte, nella città vestita—non la nudità, ma l’idea che una vulnerabilità reciproca (anche simbolica) <em>faciliti</em> conversazioni più oneste.</p>
<p>Se sembra una preghiera laica, lo è. Perché ciò che chiamiamo “decenza” è spesso solo l’abitudine della tribù. E ogni tanto conviene ricordare che, biologicamente parlando, il nostro default è la pelle. Il resto sono addobbi, bellissimi, necessari, talvolta oppressivi. L’estate ci ricorda che potremmo, per un tratto di costa e di tempo, allentare le cinture dell’anima. Poi torniamo a chiuderle. Ma almeno sapendo che la fibbia—come ogni convenzione—l’abbiamo inventata noi.</p>
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		<title>Villa Pamphili, Roma. Una madre, una figlia, un regista mancato e una fuga interrotta</title>
		<link>https://www.terzoocchio.org/cronaca/villa-pamphili-roma-una-madre-una-figlia-un-regista-mancato-e-una-fuga-interrotta/2025/06/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SKA]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 15:54:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mattina del 7 giugno due corridori che attraversavano il viale dei lecci di villa Pamphili si sono accorti di un passeggino rovesciato nel sottobosco; poco più in là hanno visto prima il corpo di una bambina, poi quello di una giovane donna. La polizia scientifica è arrivata alle 7.20 e ha documentato la scena: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="91" data-end="797">La mattina del 7 giugno due corridori che attraversavano il viale dei lecci di villa Pamphili si sono accorti di un passeggino rovesciato nel sottobosco; poco più in là hanno visto prima il corpo di una bambina, poi quello di una giovane donna. La polizia scientifica è arrivata alle 7.20 e ha documentato la scena: la piccola, avvolta in una coperta da picnic, presentava un solco compatibile con una corda di otto millimetri; la madre mostrava ecchimosi sul collo e abrasioni alle spalle, segno che era stata trascinata su terreno irregolare. Non c’erano documenti né telefoni. Le impronte non erano presenti negli archivi italiani; i primi tentativi di identificazione sono quindi rimasti senza esito.</p>
<h3 data-start="804" data-end="833">I dieci giorni senza nome</h3>
<p data-start="835" data-end="1270">Fra il 7 e il 12 giugno gli investigatori hanno diffuso la descrizione dei tatuaggi della donna e qualche fotogramma ricavato dalle telecamere di via Vitellia. In uno di quei video, alle 18.59 di mercoledì 4 giugno, si vede una donna bionda con un passeggino entrare nel parco; dietro di lei avanza un uomo che spinge un trolley e poi scompare dalla visuale. L’immagine, pur sgranata, è diventata il punto di partenza delle indagini.</p>
<p data-start="1272" data-end="1804">La svolta non è arrivata da Roma, ma dall’isola greca di Skiathos. Il 13 giugno la polizia ellenica ha fermato un uomo che esibiva un passaporto canadese intestato a «Rexal Ford». Nel portafoglio gli agenti hanno trovato carte di credito intestate a «Francis Kaufmann». L’uomo, 46 anni, cittadino statunitense, aveva precedenti per truffa e per <a href="https://uk.lapresse.it/news-en/2025/06/17/rome-kaufmann-had-been-arrested-five-times-for-violence-and-assault/">violenza domestica negli Stati Uniti</a>. Le impronte inviate a Roma sono risultate compatibili con quelle dell’ombra maschile ripresa in via Vitellia.</p>
<p data-start="1806" data-end="2450">Cinque giorni dopo la trasmissione «Chi l’ha visto?» ha mostrato l’immagine di un tatuaggio a mandala sul braccio della vittima. Dal pubblico è arrivata una telefonata della madre di Anastasia Trofimova, ventotto anni, originaria di Omsk, residente a Sliema, Malta. Ha riconosciuto il tatuaggio e una cicatrice sul ginocchio destro. La polizia maltese ha confermato che Anastasia era partita il 1 giugno con la figlia Andromeda e con Kaufmann, suo compagno, a bordo del volo Ryanair FR9173 diretto a Ciampino. Il 19 giugno la Procura di Roma ha ufficializzato l’<a href="https://timesofmalta.com/article/woman-found-dead-rome-identified-anastasia-trofimova-italian-media.1111785?">identificazione della donna e della bambina</a>.</p>
<h3 data-start="2457" data-end="2476">I giorni romani</h3>
<p data-start="2478" data-end="3262">Dopo l’arrivo a Ciampino la coppia aveva affittato un monolocale in via Girolamo Tiraboschi, nel quartiere Monteverde. La sera del 3 giugno il proprietario aveva chiamato il 112: riferiva rumori di oggetti infranti e il pianto di una bambina. La pattuglia intervenuta non aveva riscontrato segni evidenti di violenza; Kaufmann aveva spiegato che l’indomani sarebbero partiti per Firenze. La mattina successiva l’uomo ha acquistato in un supermercato di via Donna Olimpia una corda nautica di tre metri, due paia di guanti in lattice e quattro bottiglie d’acqua, pagate con una Visa intestata alla sua società Mariner Pictures. Nel pomeriggio la telecamera di via Vitellia ha ripreso la famiglia che entrava nel parco. È l’ultima immagine in cui Anastasia e la figlia risultano vive.</p>
<p data-start="3264" data-end="3846">Gli inquirenti hanno ricostruito che la sera del 5 giugno Kaufmann ha lasciato Roma: prima un taxi prenotato alle 18.50 con pagamento elettronico in via Appia, poi il volo serale Vueling VY7365 Fiumicino-Skiathos. Il passaporto canadese usato ai controlli risultava rubato a Vancouver un anno prima, ma la denuncia di furto non era stata ancora caricata nel database Interpol SLTD; per questo il documento non aveva dato allarme. Il ministero dell’Interno ha avviato una verifica sui protocolli di frontiera dopo che la notizia <a href="https://www.yahoo.com/news/american-arrested-greece-double-murder-203255170.html">è stata diffusa</a>.</p>
<h3 data-start="3853" data-end="3887">Il profilo di Francis Kaufmann</h3>
<p data-start="3889" data-end="4581">Kaufmann è nato a Chicago nel 1979. Nel 2019 ha registrato la società di produzione Mariner Pictures e ha iniziato a presentarsi come regista indipendente. Secondo una visura camerale, nel luglio 2024 ha ottenuto un contributo selettivo del ministero della Cultura italiano di 863 845 euro (decreto 2110/2024) per un lungometraggio mai avviato.</p>
<p>Nel novembre del 2023 Kaufmann aveva aperto in Italia una società a responsabilità limitata unipersonale, la <strong>Mariner Pictures Srls</strong>, sede legale in un coworking di via Gioia, a Milano, capitale sociale versato di 10 mila euro. Il 15 febbraio 2024 aveva presentato al Ministero della Cultura, Direzione generale Cinema, una domanda di contributo selettivo – la linea di finanziamento prevista dalla legge n. 220 del 2016 – allegando un progetto di lungometraggio dal titolo provvisorio <strong>The Silent Mariner</strong>. Nel dossier, ottenuto ora dagli investigatori tramite accesso agli atti, figuravano un budget di 2,4 milioni di euro, un co-produttore greco (la non meglio specificata Pelagos Films) e un’impresa maltese incaricata del service. Il progetto dichiarava otto settimane di riprese a Taranto, Brindisi e sull’isola di Creta, la partecipazione di due attori statunitensi di seconda fascia e una convenzione già firmata con Apulia Film Commission: documenti che – scoprirà la Guardia di Finanza – erano stati modificati con un software di fotoritocco e non avevano mai ottenuto il contro-sigillo delle controparti.</p>
<p>Il 5 luglio 2024 la commissione del MiC, riunita con decreto dirigenziale 2110/2024, aveva comunque assegnato al progetto un contributo di <strong>863 845 euro</strong>, pari al 35 per cento dei costi dichiarati: una prassi prevista per opere con “particolare valore artistico, culturale o di coesione territoriale”. Del contributo era stato erogato un primo acconto del 20 per cento (circa 172 mila euro) dopo il deposito di un piano finanziario provvisorio; il saldo avrebbe dovuto arrivare in tre tranche collegate all’inizio delle riprese, alla consegna del girato e al deposito della copia campione. Nei mesi successivi la Mariner Pictures aveva inviato al ministero due PEC con cui annunciava lo “slittamento delle riprese per cause meteorologiche” e chiedeva una deroga di sei mesi. A dicembre, non avendo ricevuto alcuna prova di spese, la Direzione generale aveva sospeso l’erogazione delle tranche successive e avviato un procedimento di revoca, ma l’istruttoria non si era ancora conclusa quando Kaufmann è partito per l’Italia con Anastasia e la figlia.</p>
<p data-start="3889" data-end="4581">In California il tribunale di Los Angeles gli aveva contestato l’appropriazione indebita di 120 000 dollari destinati a un documentario. Un ex compagno di università ha riferito alla polizia che la famiglia Kaufmann gli inviava un assegno mensile «per tenerlo lontano da Chicago» dopo un episodio in cui avrebbe aggredito la compagna dell’epoca.</p>
<p data-start="4583" data-end="4985">Sul portatile sequestrato a Skiathos, i tecnici greci hanno trovato un file intitolato «Testament RK-AF» in cui <a href="https://lavocedinewyork.com/en/news/2025/06/16/murder-in-villa-pamphili-who-is-rexal-ford">Kaufmann chiedeva la cremazione per sé e per la figlia</a>, escludendo Anastasia «da ogni rito funebre». Nel bagaglio c’erano la corda nautica della stessa lunghezza del solco sul collo di Andromeda, due guanti in lattice taglia M e 5 400 euro in contanti.</p>
<p>Sul portatile Apple MacBook Pro sequestrato a Kaufmann all’aeroporto di Skiathos i consulenti della polizia ellenica hanno eseguito una copia forense e, all’interno della cartella “Documents/Work”, hanno individuato un file di testo con estensione <code>.rtf</code> intitolato <strong>Testament RK-AF</strong>. I metadati indicano che il documento è stato creato alle 00.17 del 3 giugno e modificato un’unica volta alle 02.04 dello stesso giorno, dunque meno di quarantotto ore prima degli omicidi. Il testo, in inglese, è lungo ventisei righe. Nella parte iniziale Kaufmann dichiara: «If anything happens to me or to my daughter Andromeda F. I ask for cremation with scattering of ashes at sea. No service, no priest, no mother involved.» A metà file compaiono alcune disposizioni patrimoniali: l’uomo assegna i diritti sul progetto cinematografico <em>The Silent Mariner</em> a «Pelagos Films, Athens», la stessa società greca citata nei documenti presentati al Ministero della Cultura, e devolve eventuali residui di conti correnti a un’associazione caritativa che non risulta registrata. Seguono due righe finali, inserite con un font diverso: «Anastasia Trofimova will have no role in any funeral or memory act.» L’assenza di firma non basta di per sé a dimensionare giuridicamente il documento, ma per la Procura è un indizio di pianificazione: dimostra che Kaufmann rifletteva sull’eliminazione della compagna e sulla gestione successiva dei corpi.</p>
<p>Il bagaglio che l’uomo trasportava in cabina – uno zaino nero della marca Osprey – conteneva oggetti che coincidono in modo significativo con le tracce rilevate sulla scena del delitto. La corda nautica, lunga tre metri e spessa otto millimetri, ha la stessa conformazione del solco evidenziato dal medico legale sul collo di Andromeda; la confezione, acquistata in un negozio di articoli sportivi di via Donna Olimpia il pomeriggio del 4 giugno, è stata ritrovata nell’appartamento di Monteverde. I due guanti in lattice taglia M, modello monouso, risultano compatibili per tipologia con microscopiche fibre rinvenute sulle spalle di Anastasia, dove la vittima era stata afferrata o trascinata. Nel portafoglio, infine, c’erano 5 400 euro in banconote di piccolo taglio, oltre a 1 200 dollari statunitensi: si tratta dell’unica somma in contanti rinvenuta, una possibile “cassa di fuga” dato che i conti correnti di Kaufmann mostrano un prelievo complessivo di 6 000 euro effettuato in tre sportelli diversi tra il 30 maggio e il 1 giugno, subito prima della partenza da Malta.</p>
<p>La combinazione fra il documento “Testament RK-AF”, la corrispondenza millimetrica della corda e i prelievi in contanti rafforza per l’accusa l’ipotesi di premeditazione. Secondo la ricostruzione, Kaufmann avrebbe redatto il file nelle prime ore del 3 giugno, acquistato il materiale il giorno seguente e agito nel pomeriggio, utilizzando guanti e corda, per poi sganciarsi rapidamente dalla scena del crimine e partire la sera successiva con un passaporto rubato già pronto.</p>
<h3 data-start="4992" data-end="5018">Le ipotesi dell’accusa</h3>
<p data-start="5020" data-end="5809">Gli investigatori ritengono che il litigio esploso il 3 giugno nell’appartamento di Monteverde sia degenerato: Anastasia avrebbe minacciato di denunciare Kaufmann per le violenze subite e per la truffa cinematografica; l’uomo avrebbe reagito uccidendo prima la figlia, forse per esercitare un ricatto emotivo, e poi Anastasia. L’autopsia ha riscontrato clonazepam nel sangue della donna e la confezione del farmaco è stata trovata in casa. Dopo il delitto Kaufmann avrebbe caricato i corpi nel passeggino, percorrendo l’ingresso pedonale di via Vitellia per raggiungere una zona meno visibile, e avrebbe lasciato i corpi fra i cespugli. L’11 giugno il passeggino, fortemente danneggiato, è stato recuperato in un cassonetto di via Antonio Poerio, a circa un chilometro dall’appartamento.</p>
<p>Secondo la ricostruzione della Squadra mobile e dei magistrati, nel monolocale di via Girolamo Tiraboschi la tensione tra i due si era accumulata già nelle prime 48 ore di permanenza a Roma. La sera di lunedì 3 giugno, intorno alle 22, un vicino di pianerottolo aveva sentito colpi sordi, vetri infranti e il pianto insistito di una bambina; aveva chiamato il 112 e due agenti del commissariato Monteverde erano intervenuti. Il verbale dell’intervento descrive una stanza in disordine, un bicchiere rotto sul pavimento e Anastasia con il volto arrossato che, in inglese elementare, insisteva di «non avere problemi» e di «non volere aiuto». Quando la pattuglia se ne era andata, riferirà il vicino, il silenzio era durato pochi minuti; poi si era udita una discussione più soffocata, terminata verso mezzanotte.</p>
<p>Gli investigatori ipotizzano che quella notte Anastasia abbia minacciato concretamente di denunciare Kaufmann sia per le percosse subite sia per la truffa del film mai girato, notizia che lei stessa aveva scoperto consultando il registro delle imprese italiane sul portatile. La perizia informatica ha rintracciato, nella sua cronologia, ricerche sulla frase “how to report film fraud Italy” e su centri antiviolenza a Roma. In quel momento Kaufmann avrebbe deciso di impedire la denuncia, prima togliendo di mezzo la figlia – un atto che l’accusa interpreta come ricatto emotivo estremo – poi uccidendo Anastasia.</p>
<p>Il medico legale ha rilevato nel sangue della donna 0,68 milligrammi per litro di clonazepam, una quantità sufficiente a indurre sonnolenza e rallentamento motorio. Sull’interno del gomito destro è rimasto l’alone di un punto d’iniezione recente, compatibile con una siringa monouso rinvenuta nel bagno. La confezione del farmaco, prescrivibile solo con ricetta, portava un’etichetta con asterischi al posto del nome: un formato diffuso nelle spedizioni di medicinali ordinati online. Gli inquirenti stanno verificando se Kaufmann lo avesse acquistato sul dark web; in un file di chat è stata trovata la stringa «klo-50mg @46€ ship eu».</p>
<p>L’esame autoptico colloca la morte della bambina fra le 16 e le 18 di martedì 4 giugno; quella di Anastasia fra le 18 e le 20, dopo un periodo di sedazione. Subito dopo, ricostruisce la procura, Kaufmann avrebbe coperto i due corpi con la coperta da picnic, li avrebbe caricati sul passeggino leggero – modello da viaggio, peso massimo dichiarato 22 chili – e avrebbe percorso a piedi i circa 900 metri che separano l’appartamento dall’ingresso pedonale di via Vitellia, approfittando dell’ora in cui molti residenti rientrano a casa e il traffico maschera movimenti insoliti. Le telecamere di un condominio di via Lorenzo Rocci mostrano alle 19.23 un uomo che spinge un passeggino coperto da un telo scuro; l’immagine è sfocata, ma l’abbigliamento coincide con quello di Kaufmann nella successiva ripresa all’interno del parco.</p>
<p>Una volta entrato in villa Pamphili, l’uomo avrebbe deviato su un sentiero secondario utilizzato di rado se non da chi fa jogging nelle prime ore del mattino. Lì avrebbe deposto i corpi fra i cespugli, con l’intenzione evidente di guadagnare tempo prima del ritrovamento; avrebbe poi ripiegato il passeggino e, uscendo verosimilmente dallo stesso ingresso, lo avrebbe trascinato fino a via Antonio Poerio, dove l’11 giugno gli operatori dell’AMA lo hanno recuperato in un cassonetto. Era danneggiato: una ruota era piegata e il telaio mostrava tracce di terriccio compatibili con il suolo del parco, circostanza che sostiene la tesi della procura secondo cui il passeggino sarebbe stato usato anche per trascinare la madre nella vegetazione. Sul manubrio i RIS hanno isolato fibre di lattice identiche ai guanti trovati nello zaino di Kaufmann al momento dell’arresto.</p>
<p>Il tragitto ricostruito, le tracce biologiche e la corrispondenza degli oggetti rafforzano la sequenza ipotizzata: lite la sera del 3 giugno, sedazione e omicidio fra il pomeriggio e la prima serata del 4, trasporto dei corpi subito dopo, eliminazione del passeggino la notte stessa o nelle prime ore del giorno seguente, partenza per la Grecia alle 22.40 del 5 giugno. In assenza di testimoni diretti, la consistenza degli indizi materiali e la cronologia elettronica – fra mail, acquisti con carta e telecamere di quartiere – compongono però un quadro che la procura definisce «coerente e univoco» nel collegare Kaufmann al duplice omicidio senza bisogno di ulteriori intermediari.</p>
<p data-start="5811" data-end="6159">La mail inviata a Omsk alle 23.03 del 4 giugno, dalla casella personale di Kaufmann, chiedeva: «Manda adesso 2 500 euro per un intervento urgente di Andromeda. Ti prego, usa questo IBAN greco e scrivimi appena hai fatto»; l’IBAN veniva cancellato negli atti giudiziari. La Procura ritiene il messaggio un tentativo di raccogliere fondi per la fuga.</p>
<h3 data-start="6166" data-end="6203">L’estradizione e i prossimi passi</h3>
<p data-start="6205" data-end="6748">Il 28 giugno la Corte d’appello di Atene ha convalidato l’estradizione. Kaufmann arriverà a Fiumicino nelle prossime settimane con un volo militare e verrà portato a Regina Coeli. Le accuse contestate sono duplice omicidio volontario aggravato, soppressione di cadavere e tentata estorsione. Secondo la Procura di Roma, che ipotizza la premeditazione, la pena prevista è l’ergastolo. Gli investigatori stanno valutando una rogatoria internazionale per sentire la madre di Anastasia e per acquisire i fascicoli maltesi sulle querele ritirate.</p>
<p>Il 28 giugno la Corte d’appello di Atene, sezione estradizioni, ha esaminato il mandato di arresto europeo trasmesso dalla Procura di Roma e lo ha accolto integralmente. Nel dispositivo la corte ha richiamato l’articolo 16 della Convenzione europea sull’estradizione, fissando in dieci giorni lavorativi il termine per la consegna all’Italia. Kaufmann, che in udienza era assistito da un legale d’ufficio e da un interprete, ha dichiarato di «non opporsi» al trasferimento pur affermando la propria innocenza; la corte ha ritenuto questa presa d’atto un consenso implicito, rendendo immediatamente esecutiva la decisione. Il ministero della Giustizia italiano ha quindi organizzato un volo militare – un C-27J dell’Aeronautica – che nelle prossime settimane atterrerà a Fiumicino: a bordo vi saranno un medico penitenziario, due ufficiali di polizia giudiziaria e un funzionario dell’Interpol. Una volta in Italia Kaufmann verrà notificato del provvedimento restrittivo, tradotto a Regina Coeli e sottoposto a un’udienza di convalida davanti al gip entro quarantotto ore.</p>
<p>Le contestazioni formalizzate dalla Procura sono duplice omicidio volontario aggravato dai legami di parentela e dalla premeditazione, soppressione di cadavere e tentata estorsione. Le aggravanti rendono astrattamente applicabile la pena dell’ergastolo; la procura valuta inoltre l’inserimento del reato di maltrattamenti in famiglia, sulla base delle denunce ritirate a Malta e dei riscontri medici che documentano pregresse lesioni. Sul versante istruttorio gli investigatori stanno preparando una rogatoria internazionale per ascoltare in videoconferenza la madre di Anastasia, che attualmente risiede a Omsk, e per ottenere dalla Magistratura di La Valletta il fascicolo completo relativo alla denuncia di percosse presentata e poi ritrattata dalla giovane nel febbraio 2025. Una seconda rogatoria, diretta alle autorità canadesi, punta a ricostruire la catena dei passaggi del passaporto rubato a Vancouver, mentre alla polizia greca verrà chiesto l’estratto integrale dei movimenti bancari sul conto corrente indicato nella mail estorsiva del 4 giugno. In parallelo l’FBI, su richiesta italiana, sta verificando eventuali procedimenti pendenti negli Stati Uniti per frode postale o bancaria, che potrebbero confluire nella stessa imputazione o portare a un processo separato dopo la definizione di quello italiano.</p>
<p data-start="6750" data-end="7065">Restano da chiarire alcuni aspetti ancora poco definiti: la provenienza del passaporto canadese, l’eventuale presenza di complici che possano aver fornito denaro o appoggi logistici in Italia, e la verifica del legame di paternità fra Kaufmann e Andromeda, che non risulta al momento certificato da test genetici.</p>
<h3 data-start="7072" data-end="7130">Il contesto di villa Pamphili e le misure di sicurezza</h3>
<p data-start="7132" data-end="7523">Villa Pamphili è il parco storico più vasto di Roma. Nel 2014 una turista danese fu aggredita e rapinata lungo il viale delle undici querce; nel 2021 un uomo armato di coltello assalì tre jogger in quattro giorni. Dopo i fatti di giugno il Comune ha installato trenta nuove telecamere con riconoscimento delle targhe e ha previsto un presidio fisso della Polizia locale nelle ore notturne.</p>
<h3 data-start="7530" data-end="7554">Un mazzo di tulipani</h3>
<p data-start="7556" data-end="8434">Oggi il punto in cui i corpi sono stati trovati non è segnalato, ma un mazzo di tulipani bianchi resta legato a un tronco con un nastro rosso. Il cartoncino scritto a mano dice: «For Anastasia and Andromeda – justice will follow». È un promemoria discreto di un’indagine che ha già attraversato quattro Paesi, ha fatto emergere carenze nei controlli di frontiera e ha mostrato quanto possa essere fragile la vita di chi si trova lontano dalla propria rete di protezione. Quando Kaufmann comparirà davanti ai giudici romani, la ricostruzione dovrà stabilire con chiarezza che cosa sia accaduto fra il tardo pomeriggio del 4 giugno e il volo notturno del 5. L’esito più probabile è che a villa Pamphili si sia consumata una violenza domestica portata alle estreme conseguenze, aggravata dal tentativo di far sparire ogni traccia con un passaporto rubato e una fuga improvvisata.</p>
<p data-start="8436" data-end="8627">Se le accuse verranno confermate in aula, il mazzo di tulipani potrà dirsi ascoltato. In caso contrario, resterà il simbolo silenzioso di due vite spezzate e di domande ancora senza risposta.</p>
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		<title>Referendum 2025: perché il quorum è diventato un boomerang e come altri Paesi lo hanno superato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[SKA]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jun 2025 11:08:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie Commentate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’8-9 giugno gli italiani avevano a disposizione uno strumento costituzionale dirompente: cinque referendum abrogativi su licenziamenti, contratti, sicurezza negli appalti e cittadinanza. In teoria, la consultazione avrebbe potuto correggere scelte legislative cruciali del decennio scorso; in pratica, si è trasformata nell’ennesima prova di forza sull’affluenza. Con un misero 30,6 % di votanti – venti punti [&#8230;]</p>
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<p>L’8-9 giugno gli italiani avevano a disposizione uno strumento costituzionale dirompente: cinque referendum abrogativi su licenziamenti, contratti, sicurezza negli appalti e cittadinanza. In teoria, la consultazione avrebbe potuto correggere scelte legislative cruciali del decennio scorso; in pratica, si è trasformata nell’ennesima prova di forza sull’affluenza. Con un misero <strong>30,6 % di votanti</strong> – venti punti sotto la soglia richiesta – il referendum è naufragato senza nemmeno entrare nel merito.</p>
<p>Per i promotori (CGIL, PD e +Europa) è stata una sconfitta aritmetica; per il governo, che non ha fatto campagna ma ha lasciato intendere il proprio disinteresse, un successo tattico. Eppure il dato più interessante non è la vittoria o la sconfitta di un «campo», bensì la conferma che il <strong>quorum di partecipazione</strong> previsto dall’articolo 75 della Costituzione sta svuotando di senso l’istituto referendario: chi teme l’abrogazione gioca la carta dell’astensione, chi la propone si trova a combattere contro il silenzio prima ancora che contro il dissenso.</p>
<p>Per il governo Meloni, che non si era speso apertamente ma aveva guardato con sospetto all’iniziativa, la scarsa partecipazione è un successo tattico. Eppure proprio questa débâcle riapre un tema più grande: <strong data-start="1086" data-end="1126">ha ancora senso mantenere il quorum?</strong></p>
<h3>Il movimento “Basta Quorum”</h3>
<p>Non stupisce che, alla vigilia del voto, una rete di giuristi, amministratori e attivisti abbia presentato in Cassazione la proposta di legge costituzionale <strong>“Basta Quorum!”</strong>, chiedendo di cancellare la soglia del 50 %. L’argomento è semplice: un quorum così alto incentiva il boicottaggio passivo e trasforma l’astensionismo in un diritto di veto per le maggioranze di turno. In altre parole, più che uno strumento di garanzia popolare, il quorum è diventato uno scudo per il legislatore, un meccanismo che permette di disinnescare qualunque tentativo di modifica normativa dal basso senza neppure entrare in campagna elettorale.</p>
<p>Chi sostiene l’abolizione non ignora il timore che una minoranza motivata possa decidere per tutti. Ma rovescia la prospettiva: senza quorum, anche i contrari avrebbero interesse a esprimere un voto negativo, riportando la dialettica sul terreno del merito e non su quello dell’astensione strategica.</p>
<p data-start="1711" data-end="1751">L’argomentazione dei promotori è doppia:</p>
<ol data-start="1753" data-end="2068">
<li data-start="1753" data-end="1936">
<p data-start="1756" data-end="1936"><strong data-start="1756" data-end="1827">Sapere in anticipo che basta disertare per cancellare il referendum</strong> incentiva l’astensionismo strategico e trasforma la consultazione in un’arma tattica dei partiti di governo.</p>
</li>
<li data-start="1937" data-end="2068">
<p data-start="1940" data-end="2068"><strong data-start="1940" data-end="1985">Senza quorum la posta torna a essere alta</strong>: chi è contrario deve andare alle urne e votare “no”, invece di puntare al divano.</p>
</li>
</ol>
<h3>L’Europa senza soglia</h3>
<p>Il confronto internazionale offre argomenti robusti. Gran parte dei Paesi europei non prevede quorum di partecipazione nei referendum nazionali; dove esiste, la soglia tende a essere progressivamente ridotta o a scomparire. La tabella seguente fotografa la situazione nei principali ordinamenti:</p>
<table>
<thead>
<tr>
<th><strong>Paese</strong></th>
<th><strong>Quorum di partecipazione</strong></th>
<th><strong>Note sullo strumento</strong></th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td><strong>Francia</strong></td>
<td>Nessun quorum</td>
<td>Il referendum previsto dagli artt. 11 e 89 della Costituzione è vincolante con la semplice maggioranza dei voti espressi.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Irlanda</strong></td>
<td>Nessun quorum</td>
<td>Referendum obbligatorio per ogni emendamento costituzionale; altissime campagne di informazione parlamentare.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Regno Unito</strong></td>
<td>Nessun quorum</td>
<td>Dal 1975 in poi ogni consultazione (compresa la Brexit) è valida a prescindere dall’affluenza.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Svizzera</strong></td>
<td>Nessun quorum di affluenza; doppia maggioranza popolo-cantoni</td>
<td>L’assenza di soglia non ha mai impedito partecipazioni superiori al 40-45 % sulle questioni più rilevanti.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Spagna</strong></td>
<td>Nessun quorum</td>
<td>Referendum statale consultivo (art. 92 Cost.); il Parlamento decide sulla base del risultato politico.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Portogallo</strong></td>
<td>Nessun quorum</td>
<td>Il referendum è consultivo; i governi lo usano per riforme sensibili (eutanasia, identità di genere).</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Polonia</strong></td>
<td>Quorum 50 %</td>
<td>Negli ultimi trent’anni, due referendum su tre sono risultati nulli per scarsa affluenza.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Croazia, Lituania, Slovacchia</strong></td>
<td>Quorum 50 %</td>
<td>L’astensionismo strategico è la regola: raramente la soglia viene raggiunta.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Italia</strong></td>
<td>Quorum 50 % + 1</td>
<td>Dal 1995 la soglia è stata superata una sola volta, nel 2011.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La comparazione mostra che <strong>l’assenza di quorum non paralizza la democrazia</strong>: in Francia o in Irlanda chi è contrario a una proposta referendaria si mobilita e vota “no”, anziché contare sui non votanti. In Svizzera, dove la democrazia diretta è parte del DNA istituzionale, l’affluenza si stabilizza comunque su valori non marginali; e l’argomento per cui «basterebbe una minoranza estremista» di fatto non trova riscontro empirico.</p>
<h3>Cosa cambierebbe davvero senza quorum</h3>
<p>Cancellare la soglia non garantirebbe affluenze record, ma modificherebbe gli incentivi:</p>
<ul>
<li>
<p><strong>I favorevoli alla norma attuale</strong> non potrebbero più boicottare, ma dovrebbero convincere l’elettorato.</p>
</li>
<li>
<p><strong>I media</strong> sarebbero costretti a coprire i contenuti, non l’eterna diatriba sull’“andate o non andate a votare”.</p>
</li>
<li>
<p><strong>Gli elettori incerti</strong> saprebbero che il loro voto pesa comunque e non verrebbe annullato da un quorum mancato.</p>
</li>
<li data-start="3701" data-end="3820">
<p data-start="3704" data-end="3820"><strong data-start="3704" data-end="3741">Più responsabilità degli elettori</strong>: il risultato dipenderebbe da chi vota attivamente, non da chi resta a casa.</p>
</li>
<li data-start="3821" data-end="3963">
<p data-start="3824" data-end="3963"><strong data-start="3824" data-end="3859">Fine dell’astensionismo tattico</strong>: maggioranze e opposizioni dovrebbero convincere i cittadini del merito, non dell’inutilità del voto.</p>
</li>
<li data-start="3964" data-end="4105">
<p data-start="3967" data-end="4105"><strong data-start="3967" data-end="4003">Possibile aumento dell’affluenza</strong>: il timore che “una minoranza decida per tutti” può spingere anche gli incerti a recarsi alle urne.</p>
</li>
<li data-start="4106" data-end="4226">
<p data-start="4109" data-end="4226"><strong data-start="4109" data-end="4130">Valore pedagogico</strong>: partecipare per dire “no” diventerebbe necessario, ridando centralità all’espressione di voto.</p>
</li>
</ul>
<p>L’obiezione classica – «deciderebbe una minoranza» – ignora che, con il quorum, a decidere è già una minoranza di fatto: quella che scommette sull’astensione. Il punto non è l’aritmetica, ma la responsabilizzazione dell’elettore: se la posta in gioco è concreta, chi considera pericolosa l’abrogazione si mobilita; chi la ritiene giusta fa lo stesso. In una democrazia adulta, l’astensione dovrebbe rimanere un atto di disinteresse, non un espediente tattico.</p>
<h3>Il trend italiano: una lunga fuga dalle urne</h3>
<p>I numeri confermano che la “soglia del 50 %” ormai appartiene a un’altra epoca politica. Dal record dell’87,7 % nel referendum sul divorzio (1974) si è scesi al 54,8 % sull’acqua pubblica (2011) fino al crollo del 20,9 % sui quesiti sulla giustizia (2022). L’ultimo fine-settimana di giugno ha segnato un rimbalzo al 30 %, comunque insufficiente. Se il trend non cambia, continuare a indire referendum equivale a replicare un rituale vuoto.</p>
<ul data-start="4674" data-end="4885">
<li data-start="4674" data-end="4705">
<p data-start="4676" data-end="4705"><strong data-start="4676" data-end="4696">1974 (divorzio):</strong> 87,7 %</p>
</li>
<li data-start="4706" data-end="4760">
<p data-start="4708" data-end="4760"><strong data-start="4708" data-end="4753">1987 (nucleare e responsabilità giudici):</strong> 65 %</p>
</li>
<li data-start="4761" data-end="4793">
<p data-start="4763" data-end="4793"><strong data-start="4763" data-end="4786">1995 (mani pulite):</strong> 57 %</p>
</li>
<li data-start="4794" data-end="4833">
<p data-start="4796" data-end="4833"><strong data-start="4796" data-end="4824">2011 (acqua e nucleare):</strong> 54,8 %</p>
</li>
<li data-start="4834" data-end="4866">
<p data-start="4836" data-end="4866"><strong data-start="4836" data-end="4857">2022 (giustizia):</strong> 20,9 %</p>
</li>
<li data-start="4867" data-end="4885">
<p data-start="4869" data-end="4885"><strong data-start="4869" data-end="4878">2025:</strong> 30,6 %</p>
</li>
</ul>
<p data-start="4887" data-end="5068">Dal 1995 la soglia del 50 % è stata superata solo una volta (2011). Il trend suggerisce che, senza una riforma, <strong data-start="4999" data-end="5067">il referendum abrogativo è destinato a diventare un guscio vuoto</strong>.</p>
<h3>Tornare al merito</h3>
<p>La crisi dell’affluenza non è solo un problema di quorum: è il sintomo di una <strong>carenza di dialogo pubblico sul merito delle questioni</strong>. I cinque quesiti di quest’anno toccavano temi sostanziali – reintegro, precariato, sicurezza sul lavoro, cittadinanza – ma il confronto si è arenato sulle strategie di voto. È qui che la proposta “Basta Quorum” diventa interessante: eliminare la soglia può essere un modo per costringere i partiti a parlare di norme e conseguenze, non di calcoli sulla partecipazione.</p>
<p>In un Paese segnato da bassa fiducia istituzionale e dal distacco generazionale dal voto, <strong>ridare centralità al referendum significa renderlo efficace</strong>. Non sarà sufficiente togliere il quorum: serviranno campagne informative neutre, finestre di voto digitali, un calendario referendario certo. Ma la soglia del 50 % resta il primo macigno da rimuovere, se si vuole che l’istituto torni a essere – come in origine – “la via del popolo” per correggere il legislatore, non il terreno di una guerra di logoramento sull’affluenza.</p>
<p>Guardare all’Europa mostra che <strong data-start="5366" data-end="5415">l’assenza di quorum non annulla la democrazia</strong>, anzi la costringe a fare i conti con la partecipazione reale. In Francia, Irlanda o nel Regno Unito vota chi vuole cambiare e chi vuole conservare, senza il paracadute dell’astensione.</p>
<p>Il risultato dell’8-9 giugno non è dunque soltanto la sconfitta di CGIL, PD e +Europa. È il sintomo di un problema sistemico che altri Paesi hanno già risolto: <strong>spostare la competizione dall’astensione alla decisione</strong>. Finché non lo faremo, l’Italia continuerà a convocare plebisciti che nessuno potrà mai vincere.</p>
<p>Abolire il quorum in Italia potrebbe trasformare l’astensione da strategia in <strong data-start="5681" data-end="5707">scelta di disinteresse</strong> e riportare il dibattito sulle questioni sostanziali: licenziamenti, contratto a termine, sicurezza, cittadinanza. Perché democrazia diretta non significa contarsi per misurare la forza propagandistica di un partito, ma <strong data-start="5928" data-end="5951">decidere nel merito</strong> di norme che incidono sulla vita collettiva.</p>
<p>E decidere – in democrazia – è sempre meglio che disertare.</p>
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		<title>La scomparsa di Gaza</title>
		<link>https://www.terzoocchio.org/controinformazione/la-scomparsa-di-gaza/2025/05/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SKA]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2025 08:28:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ControInformazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.terzoocchio.org/?p=2606</guid>

					<description><![CDATA[<p>Accendo lo schermo—sempre quel rettangolo LED—e le breaking news si ostinano a chiamarla “campagna militare”, “operazione antiterrorismo”, “fase dell’offensiva”. Il lessico gira in tondo come un cane che non vuole pronunciare la parola che morde. Genocidio. Sarebbe tecnicamente il termine più aderente: distruzione sistematica di un popolo, sia per azione diretta (bombe, proiettili, fuoco d’artiglieria) [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Accendo lo schermo—sempre quel rettangolo LED—e le breaking news si ostinano a chiamarla “campagna militare”, “operazione antiterrorismo”, “fase dell’offensiva”. Il lessico gira in tondo come un cane che non vuole pronunciare la parola che morde. Genocidio. Sarebbe tecnicamente il termine più aderente: distruzione sistematica di un popolo, sia per azione diretta (bombe, proiettili, fuoco d’artiglieria) sia per azione indiretta (assedio, fame, impossibilità di cure). Ma nominarlo significherebbe oltrepassare la soglia retorica e scoprire carte che molte capitali non intendono scoprire, perché “genocidio” obbliga a scegliere da che parte della storia stare.</p>
<p>È il 2025 e mi sono perso a contare quante volte abbiamo detto “fase finale” del conflitto israelopalestinese; intanto le fasi si moltiplicano come matrioske, ognuna più piccola —o più claustrofobica — dell’altra.</p>
<p>Osservo da qui, un salotto pieno di oggetti che non smettono di promettermi connessione: router, smartphone, smartwatch che vibra notizie su “raffiche di droni IDF” o “colpi di mortaio a Netivot”. E mi domando se non ci sia qualcosa di perverso, quasi pornografico, in questa nostra immediatezza globale: guardare in 4K la demolizione simultanea di retrobotteghe a Khan Younis e di certezze morali a Boston o Torino; poi alzarmi, stiracchiarmi, premere <em>Mute</em> e aprire l’app di meditazione consapevole.</p>
<p>Da ottobre 2023 – l’attacco di Hamas ai kibbutz, migliaia di israeliani massacrati o presi in ostaggio – la parola è rimasta sospesa. Le cancellerie che pure conoscono la Convenzione ONU del ’48 fanno funambolismo semantico: “proporzionalità”, “danni collaterali”, “crisi umanitaria”. Intanto Gaza, dalla spiaggia di Beit Lahia ai tunnel sotto Rafah, è diventata un diagramma vivente dell’articolo II della Convenzione: omicidi di membri del gruppo, attentati alla loro integrità fisica, imposizione di condizioni di vita intese a provocarli distruzione fisica. Tradotto: ospedali sigillati senza carburante, interi quartieri rasi mentre i civili sono chiusi dentro come in una fornace a cielo aperto, neonati in incubatrice lasciati morire quando il generatore smette. Se questa non è un’“imposizione deliberata di condizioni di vita intese a distruggere”, forse abbiamo ricablato le definizioni per convenienza geopolitica.</p>
<p>Il 2025 ha portato l’ultima contabilità OCHA: oltre cinquantaquattromila morti, ottantadue per cento della popolazione sfollata più volte, acqua pulita scesa a due litri pro capite al giorno (OMS ne raccomanda cinquanta). I numeri però—già l’ho detto— corrodono l’empatia: superata una soglia, diventano paesaggio. Eppure basta avvicinare la lente su un singolo caso per far saltare la corazza statistica. In aprile un pediatra norvegese rimasto a Gaza City twitta la fotografia di un pigiama rosa: “Apparteneva a Haya, sei mesi, nessuna famiglia sopravvissuta; lascio qui perché qualcuno sappia che esisteva”. È genocidio “pixel-level”: frammento che interrompe lo scrolling automatico e costringe a un millisecondo di coscienza.</p>
<p>La gente a ovest del fuso CET ama discettare sull’“alienazione” palestinese, come se fosse concetto importabile in valigia accanto a un duty-free d’arak. Alienazione in Gaza significa svegliarsi dentro una gabbia di 365 km² collegata al resto del pianeta solo tramite un flusso di dati che ti racconta esattamente quanto il mondo sa di te e quanto poco può (o vuole) cambiare la tua condizione. Nel lessico popolare di quest’era di streaming, il termine è <em>doomscrolling</em>. A Gaza il doomscrolling non è passatempo ma topografia: scorrere verso l’alto, scorrere verso il basso—è sempre macerie.</p>
<p>Ciò che rende tutto più mostruoso è la sensazione che il piano B non esista. Israele, rattrappito nella psicosi post-7 ottobre, ha sostituito l’idea di sicurezza con quella di cancellazione dell’avversario. La comunità internazionale ricicla formule di pace come software obsoleto—Oslo, Road Map, Annapolis—mentre il suolo sotto la Striscia viene letteralmente ridisegnato a crateri. Dentro questo vuoto di alternative, la sparizione fisica del popolo palestinese si staglia non come esito estremo ma come default silenzioso e, a forza di essere ignorato, quasi normale.</p>
<p>Il maggio 2025 sforna una tregua di sessanta giorni: suona come uno scherzo cosmico, uno spinterogeno che dovrebbe far ripartire la macchina arrugginita della pace. Tutti firmano con la mano sinistra, l’altra incerta sul grilletto. Qui, davanti allo schermo, mi accorgo di provare un sentiment mischiato: un 30 % di cinismo lucido (non funzionerà), 40 % di vergogna per la rapidità con cui lo penso, 30 % di ostinata volontà di sperare nella fisiologia imprevista dei miracoli.</p>
<p>Forse la domanda non è chi vince, chi perde—questo è linguaggio calcistico al quale siamo abituati —ma che cosa succede alle coscienze quando la guerra diventa ambiente, non più evento. Uno studioso che lessi anni fa definì la <em>soluzione dei due Stati</em> “cartografia sentimentale”: un diagramma d’amore tossico, sempre evocato come nostalgia di un futuro che non avviene mai. La verità bruciante è che, finché le infrastrutture emotive di israeliani e palestinesi si modelleranno sul trauma reciproco, ogni mappa politica nascerà già sbagliata.</p>
<p>E tuttavia: se genocidio è l’intenzione combinata alla prassi, riconoscerlo implica la possibilità di fermarlo. Significa chiamare le cose con il loro nome e far crollare la zona grigia dove prosperano le ambiguità diplomatiche. Significa che chi ha potere di veto nei consigli di sicurezza non può più rifugiarsi dietro eufemismi. Significa concedere al popolo palestinese—almeno—lo statuto di vittime in atto, non di danni collaterali futuri.</p>
<p>Perché altrimenti lo schermo continuerà a proporci un mondo in cui la cancellazione di due milioni di persone procede a passo regolare, mentre noi discutiamo di “de-escalation” come se fosse un aggiornamento di sistema rinviabile al prossimo riavvio. Nel frattempo, a Khan Yunis, qualcuno raccoglie le chiavi arrugginite di una casa che non esiste più, non perché sia stata venduta o abbandonata, ma perché l’idea stessa di un domani in cui aprire quella porta è stata bombardata insieme ai muri. Se ancora lasciamo che la parola genocidio resti non detta, diventeremo bravi, tutti, a considerare quella chiave un reperto archeologico di un popolo che—semplicemente—non c’è più.</p>
<p> </p>
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		<title>Pagamenti digitali sempre più diffusi in Italia: i motivi del successo</title>
		<link>https://www.terzoocchio.org/marketing/pagamenti-digitali-sempre-piu-diffusi-in-italia-i-motivi-del-successo/2025/05/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SKA]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2025 15:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[pagamenti digitali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, l’Italia ha vissuto una trasformazione profonda nel modo in cui vengono effettuati i pagamenti. Le transazioni in contanti, un tempo predominanti nella quotidianità degli italiani, stanno cedendo sempre più spazio ai metodi digitali. Carte di credito, bancomat, app di pagamento, portafogli elettronici e tecnologie contactless stanno diventando strumenti sempre più utilizzati per [&#8230;]</p>
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<p>Negli ultimi anni, l’Italia ha vissuto una trasformazione profonda nel modo in cui vengono effettuati i pagamenti. Le transazioni in contanti, un tempo predominanti nella quotidianità degli italiani, stanno cedendo sempre più spazio ai metodi digitali. Carte di credito, bancomat, app di pagamento, portafogli elettronici e tecnologie contactless stanno diventando strumenti sempre più utilizzati per pagare beni e servizi, anche nei piccoli esercizi commerciali.</p>
<p>Questa evoluzione è il risultato di una combinazione di fattori. Da un lato l’innovazione tecnologica ha reso i pagamenti digitali semplici, sicuri e accessibili. Dall’altro, la pandemia da Covid-19 ha dato una spinta decisiva, costringendo molti cittadini e imprese ad adottare nuove modalità per evitare il contatto fisico. Ma il fenomeno ha radici ancora più profonde, legate anche alla diffusione di internet e all’aumento della familiarità degli italiani con il mondo digitale.</p>
<h2><strong>L’effetto della digitalizzazione e il ruolo di internet</strong></h2>
<p>L’infrastruttura digitale italiana ha compiuto notevoli passi avanti nell’ultimo decennio. L’accesso a internet è diventato sempre più capillare, con milioni di cittadini connessi quotidianamente tramite smartphone, tablet e computer. Questo ha inciso in maniera significativa anche sul comportamento d’acquisto: il commercio elettronico ha registrato una crescita continua e costante.</p>
<p>La possibilità di acquistare prodotti e servizi online ha reso i pagamenti digitali uno strumento indispensabile. Oggi, con pochi clic, si può acquistare ad esempio <a href="https://www.notino.it/cosmetici-bio-e-naturali/maschera-naturale-per-capelli/">maschera naturale per capelli</a> oppure un profumo, senza muoversi da casa e con la garanzia di un pagamento tracciabile e sicuro. Le piattaforme e-commerce, dai grandi marketplace internazionali ai piccoli negozi digitali, si sono adeguate rapidamente, offrendo una vasta gamma di opzioni per effettuare transazioni online.</p>
<h2><strong>Le preferenze dei consumatori: rapidità, comodità e sicurezza</strong></h2>
<p>Un altro aspetto che ha contribuito al successo dei pagamenti digitali è la risposta positiva da parte dei consumatori. I vantaggi percepiti sono molteplici: rapidità nelle transazioni, comodità nel non dover portare con sé contanti, possibilità di tracciare le spese e gestire meglio il proprio bilancio personale.</p>
<p>Inoltre, le soluzioni di pagamento più evolute, come l’autenticazione a due fattori o il riconoscimento biometrico, hanno migliorato sensibilmente i livelli di sicurezza. Molti utenti hanno superato la diffidenza iniziale proprio grazie all’incremento degli standard di protezione e alla maggiore trasparenza nei processi. Questo ha reso le persone più fiduciose nei confronti dei servizi bancari digitali e delle app per smartphone, che oggi costituiscono un punto di riferimento per milioni di utenti.</p>
<h2><strong>L’impatto delle politiche pubbliche e delle iniziative private</strong></h2>
<p>Anche le istituzioni hanno avuto un ruolo rilevante nel favorire la diffusione dei pagamenti digitali. Negli ultimi anni, sono state varate diverse misure per incentivare l’uso delle carte e dei mezzi elettronici a scapito del contante. Un esempio è il cashback di Stato, introdotto nel 2020, che ha premiato i consumatori che effettuavano acquisti con metodi tracciabili.</p>
<p>A ciò si aggiungono le iniziative delle banche e degli operatori fintech, che hanno sviluppato soluzioni sempre più user-friendly, mirate ad attrarre anche le fasce di popolazione meno avvezze all’uso della tecnologia. Le applicazioni bancarie offrono oggi funzioni integrate come bonifici istantanei, pagamenti peer-to-peer, gestione dei risparmi e notifiche in tempo reale.</p>
<h2><strong>La capillarità dei POS e il cambiamento nei piccoli esercizi</strong></h2>
<p>Un segnale importante della trasformazione in atto si nota anche nella maggiore diffusione dei terminali POS (Point of Sale) nei negozi fisici. Fino a pochi anni fa, era ancora comune trovare esercizi commerciali – soprattutto di piccole dimensioni – che accettavano esclusivamente contanti. Oggi, grazie anche alla disponibilità di terminali a basso costo e di contratti più flessibili, sono sempre di più gli esercenti che offrono la possibilità di pagare con carta o smartphone.</p>
<p>Il cambiamento ha riguardato anche i mercati ambulanti, i taxi, i professionisti e gli artigiani. La possibilità di accettare pagamenti digitali rappresenta, per molti di loro, un’opportunità per ampliare la clientela e offrire un servizio più moderno ed efficiente.</p>
<h2><strong>Una tendenza destinata a consolidarsi</strong></h2>
<p>I dati sulle transazioni elettroniche in Italia mostrano una crescita costante e, secondo le previsioni, la tendenza è destinata a proseguire nei prossimi anni. Questo non significa la scomparsa del contante, ma piuttosto l’affermazione di un sistema misto, in cui ciascun cittadino può scegliere in base alle proprie esigenze.</p>
<p>Nel frattempo, nuove tecnologie stanno già facendo il loro ingresso nel settore dei pagamenti. Dalle criptovalute agli strumenti di pagamento integrati nei social network, il panorama è in continua evoluzione. È verosimile che in futuro assisteremo a un ulteriore ampliamento dell’offerta e a un progressivo adattamento anche da parte delle categorie più restie al cambiamento.</p>
<p>Nel contesto di un’economia sempre più digitale, i pagamenti elettronici rappresentano non solo uno strumento pratico, ma anche un elemento chiave per la modernizzazione del Paese. Una trasformazione che, partita dal basso, sta coinvolgendo ogni settore della società.</p>
<p> </p><p>The post <a href="https://www.terzoocchio.org/marketing/pagamenti-digitali-sempre-piu-diffusi-in-italia-i-motivi-del-successo/2025/05/">Pagamenti digitali sempre più diffusi in Italia: i motivi del successo</a> first appeared on <a href="https://www.terzoocchio.org">Terzo occhio.org - fonte di domanda per informare se stessi</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Referendum 8-9 giugno 2025: guida ai cinque quesiti su lavoro e cittadinanza</title>
		<link>https://www.terzoocchio.org/controinformazione/referendum-8-9-giugno-2025-quesiti-lavoro-cittadinanza/2025/05/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[SKA]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 May 2025 10:11:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ControInformazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché si vota L’8 e 9 giugno gli elettori italiani troveranno in cabina cinque schede. Non eleggeranno parlamentari né sindaci: dovranno dire Sì o No alla cancellazione di altrettante norme oggi in vigore. Quattro riguardano il mercato del lavoro – tutte figlie o derivate del Jobs Act del 2015 – e sono state promosse dalla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/04/referendum-8-9-giugno-2025.png"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/04/referendum-8-9-giugno-2025-1024x683.png" alt="Referendum 8-9 giugno 2025" class="wp-image-2594" srcset="https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/04/referendum-8-9-giugno-2025-1024x683.png 1024w, https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/04/referendum-8-9-giugno-2025-300x200.png 300w, https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/04/referendum-8-9-giugno-2025-768x512.png 768w, https://www.terzoocchio.org/wp-content/uploads/2025/04/referendum-8-9-giugno-2025.png 1536w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h2 data-start="98" data-end="116">Perché si vota</h2>
<p class="" data-start="118" data-end="608">L’8 e 9 giugno gli elettori italiani troveranno in cabina <strong data-start="176" data-end="193">cinque schede</strong>. Non eleggeranno parlamentari né sindaci: dovranno dire <em data-start="250" data-end="254">Sì</em> o <em data-start="257" data-end="261">No</em> alla cancellazione di altrettante norme oggi in vigore. Quattro riguardano il <strong data-start="340" data-end="362">mercato del lavoro</strong> – tutte figlie o derivate del Jobs Act del 2015 – e sono state promosse dalla <strong data-start="441" data-end="449">CGIL</strong>, che ha raccolto oltre quattro milioni di firme. Il quinto interviene sulla <strong data-start="526" data-end="542">cittadinanza</strong> e porta la firma di +Europa con una rete di associazioni civiche.</p>
<p class="" data-start="610" data-end="993">Il referendum è <strong data-start="626" data-end="640">abrogativo</strong> (art. 75 Cost.): vince la maggioranza dei voti validi, ma conta anche il <strong data-start="714" data-end="724">quorum</strong> – deve andare alle urne almeno il 50 % + 1 degli aventi diritto. Dopo il via libera della Corte costituzionale (20 gennaio 2025) e i decreti di indizione pubblicati in «Gazzetta Ufficiale» n. 75/2025, la data è stata fissata all’ultima tornata utile prima dell’estate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cos’è il referendum dell’8-9 giugno</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Che tipo di voto?</strong> Si tratta di <strong>cinque referendum abrogativi</strong> (art. 75 Cost.). Ogni scheda propone di <strong>cancellare</strong> – del tutto o in parte – una norma oggi in vigore.</li>



<li><strong>Quando si vota?</strong> Domenica 8 giugno (7-23) e lunedì 9 giugno (7-15). Serve il <strong><a href="https://www.terzoocchio.org/controinformazione/attenti-alle-schede-nulle/2008/04/" title="Attenti alle schede nulle">quorum</a></strong>: deve recarsi alle urne almeno il 50 % + 1 degli aventi diritto.</li>



<li><strong>Chi li ha promossi?</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Quesito 5 (cittadinanza)</strong> – raccolta firme guidata da +Europa (Riccardo Magi) con Possibile, PSI, Radicali, Rifondazione, molte associazioni (637 000 firme).</li>



<li><strong>Quesiti 1-4 (lavoro)</strong> – promossi dalla <strong>CGIL</strong> (oltre 4 milioni di firme).</li>
</ul>
</li>



<li><strong>Perché adesso?</strong> Il 20 gennaio 2025 la <strong>Corte costituzionale</strong> ha dichiarato ammissibili i cinque quesiti (ha bocciato invece il referendum sull’autonomia differenziata). Con decreti del Presidente della Repubblica 31 marzo 2025, pubblicati in «G.U.» n. 75/2025, è stata fissata la data dell’8-9 giugno.</li>



<li><strong>Di che cosa parlano?</strong>
<ul class="wp-block-list">
<li><strong>1-4</strong> – licenziamenti illegittimi, indennità nelle piccole imprese, contratti a termine, responsabilità negli appalti (tutti punti toccati dal Jobs Act 2015).</li>



<li><strong>5</strong> – tempi per chiedere la cittadinanza italiana.</li>
</ul>
</li>
</ul>



<h2 class="" data-start="1332" data-end="1421">Quesito per quesito: che cosa si vota, che cosa succede se vince il “Sì” o il “No”</h2>
<p> </p>
<h3 data-start="1423" data-end="1506">Quesito 1 – Abolizione delle <em data-start="1456" data-end="1474">tutele crescenti</em> nei licenziamenti illegittimi</h3>
<p class="" data-start="1507" data-end="1693"><strong data-start="1507" data-end="1527">Norma nel mirino</strong>: art. 3 d.lgs. 23/2015 (Jobs Act) che, per i lavoratori assunti dal 2015, sostituisce la reintegrazione con un’indennità economica crescente in base all’anzianità.</p>
<ul data-start="1694" data-end="2019">
<li class="" data-start="1694" data-end="1902">
<p class="" data-start="1696" data-end="1902"><strong data-start="1696" data-end="1722">Se voti “Sì” (abroghi)</strong> → cade il regime delle tutele crescenti; per i licenziamenti senza giusta causa tornerebbe la <strong>reintegrazione</strong> (o l’indennizzo senza tetto minimo/massimo) come prima del Jobs Act, anche per chi è stato assunto dopo il 2015.</p>
</li>
<li class="" data-start="1903" data-end="2019">
<p class="" data-start="1905" data-end="2019"><strong data-start="1905" data-end="1932">Se voti “No” (mantieni)</strong> → resta l’attuale modello: niente reintegra automatica, indennità monetaria da 3 a 24 mensilità.</p>
</li>
</ul>
<table class="min-w-full" data-start="125" data-end="713">
<thead data-start="125" data-end="156">
<tr data-start="125" data-end="156">
<th data-start="125" data-end="143">Fronti in campo</th>
<th data-start="143" data-end="156">Argomenti</th>
</tr>
</thead>
<tbody data-start="189" data-end="713">
<tr data-start="189" data-end="432">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" data-start="189" data-end="295"><strong data-start="191" data-end="213">Favorevoli al “Sì”</strong><br />CGIL, opposizioni di sinistra (PD–Alleanza Verdi/Sinistra), sindacati di base</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" data-start="295" data-end="432">«Il Jobs Act ha depotenziato il reintegro: occorre tornare a un sistema di garanzie forti per scoraggiare i licenziamenti arbitrari».</td>
</tr>
<tr data-start="433" data-end="713">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" data-start="433" data-end="549"><strong data-start="435" data-end="459">Contrari (voto “No”)</strong><br />Confindustria, centro-destra (FdI, Lega, FI), gran parte delle associazioni d’impresa</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" data-start="549" data-end="713">«Ripristinare la reintegra automatica aumenterebbe l’incertezza giuridica e frenerebbe gli investimenti; l’indennità monetaria è già un deterrente sufficiente».</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3 data-start="2021" data-end="2099"> </h3>
<h3 class="" data-start="2021" data-end="2099">Quesito 2 – Licenziamenti illegittimi nelle imprese fino a 15 dipendenti</h3>
<p class="" data-start="2100" data-end="2220"><strong data-start="2100" data-end="2120">Norma nel mirino</strong>: art. 9 d.lgs. 23/2015 che fissa un tetto (max 6 mensilità) all’indennizzo nelle piccole aziende.</p>
<ul data-start="2221" data-end="2407">
<li class="" data-start="2221" data-end="2358">
<p class="" data-start="2223" data-end="2358"><strong data-start="2223" data-end="2231">“Sì”</strong> → il tetto verrebbe eliminato; il giudice potrebbe stabilire liberamente l’indennità, come avviene nelle imprese più grandi. Giudice libero di fissare l’indennizzo, senza massimale “mini-azienda”.</p>
</li>
<li class="" data-start="2359" data-end="2407">
<p class="" data-start="2361" data-end="2407"><strong data-start="2361" data-end="2369">“No”</strong> → rimane il massimale di 6 mensilità.</p>
</li>
</ul>
<table class="min-w-full" style="width: 100%; height: 163px;" data-start="782" data-end="1267">
<thead data-start="782" data-end="813">
<tr style="height: 23px;" data-start="782" data-end="813">
<th style="height: 23px;" data-start="782" data-end="800">Fronti in campo</th>
<th style="height: 23px;" data-start="800" data-end="813">Argomenti</th>
</tr>
</thead>
<tbody data-start="846" data-end="1267">
<tr style="height: 70px;" data-start="846" data-end="1055">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/3)]" style="height: 70px;" data-start="846" data-end="929"><strong data-start="848" data-end="870">Favorevoli al “Sì”</strong><br />CGIL, piccoli sindacati, associazioni di giuslavoristi</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" style="height: 70px;" data-start="929" data-end="1055">«Il tetto di 6 mensilità crea lavoratori di “serie B”. Stessa tutela per tutti, a prescindere dalla dimensione aziendale».</td>
</tr>
<tr style="height: 70px;" data-start="1056" data-end="1267">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/3)]" style="height: 70px;" data-start="1056" data-end="1110"><strong data-start="1058" data-end="1070">Contrari</strong><br />Confartigianato, CNA, centro-destra</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" style="height: 70px;" data-start="1110" data-end="1267">«Costi imprevedibili metterebbero a rischio la sopravvivenza di migliaia di micro-imprese. Necessario un limite per evitare risarcimenti sproporzionati».</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3 data-start="2409" data-end="2482"> </h3>
<h3 class="" data-start="2409" data-end="2482">Quesito 3 – Contratti a termine (durata massima, proroghe, causali)</h3>
<p class="" data-start="2483" data-end="2629"><strong data-start="2483" data-end="2503">Norme nel mirino</strong>: art. 21 d.lgs. 81/2015 e modifiche successive, che consentono contratti senza causale fino a 12 mesi e proroghe fino a 24.</p>
<ul data-start="2630" data-end="2909">
<li class="" data-start="2630" data-end="2797">
<p class="" data-start="2632" data-end="2797"><strong data-start="2632" data-end="2640">“Sì”</strong> → si abroga la disciplina “flessibile” del Jobs Act: tornerebbe l’obbligo di indicare una <strong>causale</strong> fin dall’inizio e si ridurrebbero le proroghe possibili.</p>
</li>
<li class="" data-start="2798" data-end="2909">
<p class="" data-start="2800" data-end="2909"><strong data-start="2800" data-end="2808">“No”</strong> → resta la disciplina odierna (contratto a termine “acausale” fino a 12 mesi, prorogabile entro 24).</p>
</li>
</ul>
<table class="min-w-full" data-start="1310" data-end="1781">
<thead data-start="1310" data-end="1341">
<tr data-start="1310" data-end="1341">
<th data-start="1310" data-end="1328">Fronti in campo</th>
<th data-start="1328" data-end="1341">Argomenti</th>
</tr>
</thead>
<tbody data-start="1374" data-end="1781">
<tr data-start="1374" data-end="1587">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/3)]" data-start="1374" data-end="1452"><strong data-start="1376" data-end="1398">Favorevoli al “Sì”</strong><br />CGIL, sinistra parlamentare, associazioni precari</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" data-start="1452" data-end="1587">«L’acausalità favorisce precarietà cronica. Tornare alle causali riduce l’abuso di contratti-ponte e incentiva assunzioni stabili».</td>
</tr>
<tr data-start="1588" data-end="1781">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/3)]" data-start="1588" data-end="1640"><strong data-start="1590" data-end="1602">Contrari</strong><br />Confcommercio, turismo, Lega e FI</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" data-start="1640" data-end="1781">«Il mercato richiede flessibilità. Nuovi vincoli sulle causali renderebbero più difficile assumere nei settori stagionali e nei servizi».</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3 data-start="2911" data-end="2991"> </h3>
<h3 class="" data-start="2911" data-end="2991">Quesito 4 – Responsabilità solidale negli appalti per infortuni sul lavoro</h3>
<p class="" data-start="2992" data-end="3185"><strong data-start="2992" data-end="3012">Norma nel mirino</strong>: art. 26 comma 4, d.lgs. 81/2008 (come modificato dal 2009) che esclude la <strong data-start="3088" data-end="3115">responsabilità solidale</strong> del committente per i danni da “rischi specifici” dell’appaltatore.</p>
<ul data-start="3186" data-end="3412">
<li class="" data-start="3186" data-end="3328">
<p class="" data-start="3188" data-end="3328"><strong data-start="3188" data-end="3196">“Sì”</strong> → si reintroduce la responsabilità solidale: il committente risponderebbe <strong>insieme</strong> all’appaltatore per gli infortuni sul cantiere.</p>
</li>
<li class="" data-start="3329" data-end="3412">
<p class="" data-start="3331" data-end="3412"><strong data-start="3331" data-end="3339">“No”</strong> → rimane l’esclusione: il committente non è responsabile per quei danni.</p>
</li>
</ul>
<table class="min-w-full" data-start="1842" data-end="2356">
<thead data-start="1842" data-end="1873">
<tr data-start="1842" data-end="1873">
<th data-start="1842" data-end="1860">Fronti in campo</th>
<th data-start="1860" data-end="1873">Argomenti</th>
</tr>
</thead>
<tbody data-start="1906" data-end="2356">
<tr data-start="1906" data-end="2147">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" data-start="1906" data-end="2019"><strong data-start="1908" data-end="1930">Favorevoli al “Sì”</strong><br />Sindacati confederali (unitariamente), M5S, associazioni per la sicurezza sul lavoro</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" data-start="2019" data-end="2147">«Il committente deve rispondere degli infortuni: solo così investe davvero in prevenzione e sceglie appaltatori affidabili».</td>
</tr>
<tr data-start="2148" data-end="2356">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/3)]" data-start="2148" data-end="2196"><strong data-start="2150" data-end="2162">Contrari</strong><br />ANCE (costruttori), FdI, Lega</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" data-start="2196" data-end="2356">«La responsabilità oggi è già dell&#8217;appaltatore diretto; estenderla al committente creerebbe contenziosi a cascata e costi extra, scoraggiando grandi opere».</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h3 data-start="3414" data-end="3482"> </h3>
<h3 class="" data-start="3414" data-end="3482">Quesito 5 – Cittadinanza italiana: da 10 a 5 anni di residenza</h3>
<p class="" data-start="3483" data-end="3580"><strong data-start="3483" data-end="3503">Norma nel mirino</strong>: art. 9 lett. f, legge 91/1992 (10 anni di residenza legale per i non-UE).</p>
<ul data-start="3581" data-end="3736">
<li class="" data-start="3581" data-end="3681">
<p class="" data-start="3583" data-end="3681"><strong data-start="3583" data-end="3591">“Sì”</strong> → la soglia scenderebbe a <strong data-start="3618" data-end="3628">5 anni</strong>, dimezzando l’attesa per chiedere la cittadinanza.</p>
</li>
<li class="" data-start="3682" data-end="3736">
<p class="" data-start="3684" data-end="3736"><strong data-start="3684" data-end="3692">“No”</strong> → resta l’attuale requisito di <strong data-start="3724" data-end="3735">10 anni</strong>.</p>
</li>
</ul>
<table class="min-w-full" data-start="2407" data-end="2916">
<thead data-start="2407" data-end="2438">
<tr data-start="2407" data-end="2438">
<th data-start="2407" data-end="2425">Fronti in campo</th>
<th data-start="2425" data-end="2438">Argomenti</th>
</tr>
</thead>
<tbody data-start="2471" data-end="2916">
<tr data-start="2471" data-end="2695">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/3)]" data-start="2471" data-end="2555"><strong data-start="2473" data-end="2495">Favorevoli al “Sì”</strong><br />+Europa, PD, AVS, molte Ong (ASGI, Arci), parte del M5S</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" data-start="2555" data-end="2695">«Cinque anni sono uno standard europeo. Chi vive, lavora e paga le tasse in Italia deve poter diventare cittadino in tempi ragionevoli».</td>
</tr>
<tr data-start="2696" data-end="2916">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/3)]" data-start="2696" data-end="2771"><strong data-start="2698" data-end="2722">Contrari (voto “No”)</strong><br />Lega, FdI, parte di FI, movimenti identitari</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" data-start="2771" data-end="2916">«La cittadinanza non è un premio a punti: accelerare i tempi incoraggerebbe flussi migratori eccessivi e indebolirebbe l’integrazione reale».</td>
</tr>
</tbody>
</table>



<h3 class="" data-start="230" data-end="323">Da 10 a 5 anni: cosa significa davvero per ottenere la cittadinanza italiana?</h3>
<p class="" data-start="325" data-end="712">Ridurre da 10 a 5 anni il periodo di residenza necessario per richiedere la cittadinanza italiana <strong data-start="423" data-end="440">non significa</strong> che la cittadinanza verrebbe concessa automaticamente dopo quel tempo. La modifica proposta dal referendum interviene solo su <strong data-start="567" data-end="600">uno dei requisiti preliminari</strong>: la durata della residenza legale e continuativa in Italia per i cittadini non appartenenti all’Unione Europea.</p>
<p class="" data-start="714" data-end="763"><strong data-start="714" data-end="722">Oggi</strong>, per presentare domanda, è necessario:</p>
<ol data-start="764" data-end="1228">
<li class="" data-start="764" data-end="849">
<p class="" data-start="767" data-end="849"><strong data-start="767" data-end="826">Essere residenti legalmente in Italia da almeno 10 anni</strong>, senza interruzioni.</p>
</li>
<li class="" data-start="850" data-end="984">
<p class="" data-start="853" data-end="984"><strong data-start="853" data-end="886">Disporre di un reddito minimo</strong> (per il richiedente singolo, circa 8.500 euro l’anno negli ultimi 3 anni, valore aggiornabile).</p>
</li>
<li class="" data-start="985" data-end="1098">
<p class="" data-start="988" data-end="1098"><strong data-start="988" data-end="1021">Avere la fedina penale pulita</strong> (assenza di condanne penali gravi o comportamenti socialmente pericolosi).</p>
</li>
<li class="" data-start="1099" data-end="1228">
<p class="" data-start="1102" data-end="1228"><strong data-start="1102" data-end="1151">Dimostrare integrazione linguistica e sociale</strong>, inclusa la conoscenza della lingua italiana almeno a livello B1 (dal 2018).</p>
</li>
</ol>
<p class="" data-start="1230" data-end="1451"><strong data-start="1230" data-end="1248">Se vince il SÌ</strong>, l’unico cambiamento riguarda il requisito temporale: <strong data-start="1303" data-end="1343">si potrebbe fare domanda dopo 5 anni</strong> anziché 10. Tutti gli altri requisiti – reddito, condotta, conoscenza linguistica – rimarrebbero invariati.</p>
<p class="" data-start="1453" data-end="1835">È bene chiarire: <strong data-start="1470" data-end="1529">la cittadinanza resta un atto discrezionale dello Stato</strong>, con tempi di valutazione spesso lunghi (fino a 24 mesi, prorogabili a 36), e non si traduce in un diritto automatico. Ma abbassare la soglia temporale significa <strong data-start="1692" data-end="1741">anticipare l’accesso al percorso di richiesta</strong>, con effetti concreti per decine di migliaia di persone già integrate nella società italiana.</p>



<h2 data-start="3743" data-end="3773">&nbsp;</h2>
<h2 class="" data-start="2464" data-end="2504">Chi sta con il SÌ e chi con il NO</h2>
<div class="group pointer-events-none relative flex justify-center *:pointer-events-auto"><button class="hover:bg-token-main-surface-secondary text-token-text-secondary pointer-events-auto rounded-lg px-1 py-1 opacity-0 transition-opacity duration-200 group-focus-within:opacity-100 group-hover:opacity-100"></button>
<div class="tableContainer horzScrollShadows relative">
<table class="min-w-full" style="width: 100%; height: 396px;" data-start="2506" data-end="3667">
<thead data-start="2506" data-end="2585">
<tr style="height: 23px;" data-start="2506" data-end="2585">
<th style="height: 23px; width: 19.2857%;" data-start="2506" data-end="2516">Quesito</th>
<th style="height: 23px; width: 21.9048%;" data-start="2516" data-end="2541"><strong data-start="2518" data-end="2540">Favorevoli al “Sì”</strong></th>
<th style="height: 23px; width: 21.7857%;" data-start="2541" data-end="2563"><strong data-start="2543" data-end="2562">Contrari (“No”)</strong></th>
<th style="height: 23px; width: 36.0714%;" data-start="2563" data-end="2585">Nodi del dibattito</th>
</tr>
</thead>
<tbody data-start="2665" data-end="3667">
<tr style="height: 93px;" data-start="2665" data-end="2869">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 93px; width: 19.2857%;" data-start="2665" data-end="2692"><strong data-start="2667" data-end="2691">1 – Tutele crescenti</strong></td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 93px; width: 21.9048%;" data-start="2692" data-end="2727">CGIL, PD, AVS, sindacati di base</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 93px; width: 21.7857%;" data-start="2727" data-end="2758">Confindustria, FdI, Lega, FI</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" style="height: 93px; width: 36.0714%;" data-start="2758" data-end="2869">Reinserire la reintegrazione scoraggerebbe licenziamenti abusivi <strong data-start="2825" data-end="2831">vs</strong> creerebbe incertezza per le imprese</td>
</tr>
<tr style="height: 70px;" data-start="2870" data-end="3084">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 70px; width: 19.2857%;" data-start="2870" data-end="2910"><strong data-start="2872" data-end="2909">2 – Tetto indennità micro-aziende</strong></td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 70px; width: 21.9048%;" data-start="2910" data-end="2945">CGIL, giuslavoristi progressisti</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 70px; width: 21.7857%;" data-start="2945" data-end="2983">Confartigianato, CNA, centro-destra</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" style="height: 70px; width: 36.0714%;" data-start="2983" data-end="3084">“Stesso diritto per tutti” <strong data-start="3012" data-end="3018">vs</strong> rischio di costi imprevedibili che colpiscono le piccole realtà</td>
</tr>
<tr style="height: 70px;" data-start="3085" data-end="3296">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 70px; width: 19.2857%;" data-start="3085" data-end="3115"><strong data-start="3087" data-end="3114">3 – Contratti a termine</strong></td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 70px; width: 21.9048%;" data-start="3115" data-end="3158">CGIL, opposizioni sinistra, reti precari</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 70px; width: 21.7857%;" data-start="3158" data-end="3201">Confcommercio, settori turismo, Lega, FI</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/2)]" style="height: 70px; width: 36.0714%;" data-start="3201" data-end="3296">Stop alla precarietà “a rotazione” <strong data-start="3238" data-end="3244">vs</strong> flessibilità indispensabile per lavori stagionali</td>
</tr>
<tr style="height: 70px;" data-start="3297" data-end="3493">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 70px; width: 19.2857%;" data-start="3297" data-end="3330"><strong data-start="3299" data-end="3329">4 – Responsabilità appalti</strong></td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/3)]" style="height: 70px; width: 21.9048%;" data-start="3330" data-end="3388">Sindacati confederali, M5S, associazioni vittime lavoro</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 70px; width: 21.7857%;" data-start="3388" data-end="3406">ANCE, FdI, Lega</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/3)]" style="height: 70px; width: 36.0714%;" data-start="3406" data-end="3493">Più prevenzione e selezione in sicurezza <strong data-start="3449" data-end="3455">vs</strong> oneri e contenziosi per chi appalta</td>
</tr>
<tr style="height: 70px;" data-start="3494" data-end="3667">
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 70px; width: 19.2857%;" data-start="3494" data-end="3524"><strong data-start="3496" data-end="3523">5 – Cittadinanza 5 anni</strong></td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 70px; width: 21.9048%;" data-start="3524" data-end="3565">+Europa, PD, AVS, molte ONG, parte M5S</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)]" style="height: 70px; width: 21.7857%;" data-start="3565" data-end="3587">Lega, FdI, parte FI</td>
<td class="max-w-[calc(var(--thread-content-max-width)*2/3)] min-w-[calc(var(--thread-content-max-width)/3)]" style="height: 70px; width: 36.0714%;" data-start="3587" data-end="3667">Standard europeo e inclusione <strong data-start="3619" data-end="3625">vs</strong> timore di “facilitare” flussi eccessivi</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<h2 class="" data-start="3743" data-end="3773">Come si vota in pratica</h2>
<ol data-start="3775" data-end="3990">
<li class="" data-start="3775" data-end="3819">
<p class="" data-start="3778" data-end="3819">Ricevi cinque schede (una per quesito).</p>
</li>
<li class="" data-start="3820" data-end="3869">
<p class="" data-start="3823" data-end="3869">Per <strong data-start="3827" data-end="3839">abrogare</strong> la norma: croce sul <strong data-start="3860" data-end="3866">Sì</strong>.</p>
</li>
<li class="" data-start="3870" data-end="3920">
<p class="" data-start="3873" data-end="3920">Per <strong data-start="3877" data-end="3890">mantenere</strong> la norma: croce sul <strong data-start="3911" data-end="3917">No</strong>.</p>
</li>
<li class="" data-start="3921" data-end="3990">
<p class="" data-start="3924" data-end="3990">Scheda nulla se lasciata in bianco o segnata in modo non valido.</p>
</li>
</ol>
<h2 data-start="3018" data-end="3045">Il significato politico</h2>
<p class="" data-start="3047" data-end="3444">I quattro quesiti sul Jobs Act chiedono di <strong data-start="3090" data-end="3123">redistribuire rischi e tutele</strong>: reintegra per licenziamenti senza giusta causa, indennizzi adeguati anche nelle micro-aziende, causali obbligatorie per i contratti a termine e responsabilità in solido negli appalti. Sullo sfondo: precarietà diffusa e recrudescenza degli infortuni, che hanno riproposto il tema di “chi paga” quando qualcosa va storto.</p>
<p class="" data-start="3446" data-end="3719">Il quinto quesito, pur diverso per materia, parla la stessa lingua: <strong data-start="3514" data-end="3528">inclusione</strong>. Ridurre a cinque anni il requisito di residenza significa passare da una logica di attesa decennale a quella – più europea – di diritti effettivi per chi già contribuisce alla collettività.</p>
<p class="" data-start="3721" data-end="3998">Chi difende le norme esistenti evoca la <strong data-start="3761" data-end="3777">flessibilità</strong> (per le imprese) e la <strong data-start="3800" data-end="3812">prudenza</strong> (sulle naturalizzazioni). Chi vuole abrogarle ribatte con un’idea di <strong data-start="3882" data-end="3900">welfare attivo</strong>: più certezze ai lavoratori, più sicurezza nei cantieri, percorsi di cittadinanza meno arbitrari.</p>
<h2>Un referendum che parla di lavoro, diritti e comunità</h2>
<p class="" data-start="3955" data-end="4110">Il doppio filo che unisce i quattro quesiti sul lavoro e quello sulla cittadinanza è la <strong data-start="4043" data-end="4107">tutela delle persone dentro trasformazioni economiche veloci</strong>.</p>
<ul data-start="4111" data-end="4592">
<li class="" data-start="4111" data-end="4391">
<p class="" data-start="4113" data-end="4391">Sul versante <strong data-start="4126" data-end="4138">Jobs Act</strong>, chi sostiene il SÌ non propone nostalgie novecentesche, ma chiede di riequilibrare un mercato che dal 2015 ha spostato il rischio d’impresa sui lavoratori: meno reintegro, più contratti a termine, minori responsabilità per la “catena” degli appalti.</p>
</li>
<li class="" data-start="4392" data-end="4592">
<p class="" data-start="4394" data-end="4592">Sul versante <strong data-start="4407" data-end="4423">cittadinanza</strong>, tagliare l’attesa a 5 anni significa riconoscere come “membri a pieno titolo” centinaia di migliaia di persone che già studiano, lavorano, pagano le imposte in Italia.</p>
</li>
</ul>
<p class="" data-start="4594" data-end="4882">Chi teme costi o “invasioni” invoca la flessibilità produttiva e la difesa dell’identità nazionale; chi spinge per il SÌ richiama l’idea che <strong data-start="4735" data-end="4822">un’economia solida e un tessuto sociale coeso nascono da diritti certi e inclusione</strong>, non dalla precarietà permanente o da cittadini di serie B.</p>
<p data-start="4594" data-end="4882">Il referendum dell’8-9 giugno è meno tecnico di quanto sembri: è un test sul modello sociale italiano. Da un lato c’è la visione per cui competitività significa margini di libertà ampia per il datore di lavoro e tempi lunghi per chi chiede di diventare cittadino. Dall’altro, l’idea che l’economia funzioni meglio quando il rischio è condiviso e i diritti riconosciuti a chi ne è parte da anni.&nbsp;</p>
<p class="" data-start="4884" data-end="5309">Qualunque sia l’esito, il referendum interroga il Paese su quale modello di welfare e di cittadinanza intenda adottare nei prossimi anni: un modello che redistribuisce rischi e opportunità, oppure uno che lascia lavoratrici, lavoratori e nuovi italiani in una zona grigia di garanzie minime. Votare <em data-start="4424" data-end="4428">Sì</em> o <em data-start="4431" data-end="4435">No</em> significa scegliere quanto spazio dare, nel prossimo futuro, alla tutela del lavoro e del welfare inclusivo. Ma la prima scelta sarà andare alle urne: senza quorum, il dibattito resterà lettera morta.</p>



<p><strong>Per saperne di più:</strong> i testi completi dei <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2025/03/31/75/sg" target="_blank" rel="noopener">decreti di indizione pubblicati in «Gazzetta Ufficiale» n.&nbsp;75/2025</a>; il <a href="https://www.cortecostituzionale.it/documenti/download/doc/referendum_ammissibilita_20gen2025.pdf" target="_blank" rel="noopener">comunicato della Corte costituzionale (20&nbsp;gennaio&nbsp;2025)</a> con la decisione di ammissibilità; le <a href="https://elezioni.interno.gov.it/referendum" target="_blank" rel="noopener">schede di sintesi del Ministero dell’Interno</a> e il <a href="https://www.referendumlavoro.it" target="_blank" rel="noopener">portale della CGIL dedicato ai quesiti sul lavoro</a>. Per un’analisi tecnica, si vedano il <a href="https://documenti.camera.it/Leg20/Dossier/Testi/Referendum2025.pdf" target="_blank" rel="noopener">dossier del Servizio Studi della Camera</a> e la <a href="https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1400045.pdf" target="_blank" rel="noopener">nota breve del Senato</a>; il <a href="https://www.governo.it/it/referendum-2025" target="_blank" rel="noopener">Dipartimento Affari Giuridici di Palazzo Chigi</a> riunisce ulteriori materiali ufficiali. Commenti specialistici sono disponibili sul sito dell’<a href="https://www.giuslavoristi.it/referendum-2025" target="_blank" rel="noopener">Associazione Nazionale Giuslavoristi Italiani</a> (quesiti lavoro) e dell’<a href="https://www.asgi.it/cittadinanza/referendum-5-anni/" target="_blank" rel="noopener">ASGI</a> (quesito cittadinanza).</p>
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