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		<title>#15</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 23:13:05 +0000</pubDate>
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		<title>Nuovi misteri nella Città Pentagona</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 19:45:38 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[Maria Livia Brunelli. &#8220;La città pentagona talora, quando meno se lo aspetta, riserba delle improvvisate al pellegrino che si aggiri per le sue strade&#8221;. Così Filippo de Pisis ci raccontava Ferrara, alludendo alla forma della pianta della città, in un passo de La città dalle cento meraviglie. E tre le “improvvisate” in cui ci si può &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4970" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Nuovi misteri nella Città Pentagona"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PARS-San-Berco-Martire-di-Andrea-Amaducci1.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-4972" title="PARS San Berco Martire di Andrea Amaducci" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PARS-San-Berco-Martire-di-Andrea-Amaducci1-768x1024.jpg" alt="" width="620" height="826" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PARS-San-Berco-Martire-di-Andrea-Amaducci1-768x1024.jpg 768w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PARS-San-Berco-Martire-di-Andrea-Amaducci1-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></a>Maria Livia Brunelli</strong><em>. </em>&#8220;La città pentagona talora, quando meno se lo aspetta, riserba delle improvvisate al pellegrino che si aggiri per le sue strade&#8221;. Così Filippo de Pisis ci raccontava Ferrara, alludendo alla forma della pianta della città, in un passo de <em>La città dalle cento meraviglie</em>. E tre le “improvvisate” in cui ci si può imbattere vistando Ferrara fino al 31 ottobre c’è un sorprendente percorso di arte urbana: cinque installazioni di cinque giovani artisti selezionati da cinque curatori. <em>Pentagona </em>è un evento espositivo che intende stabilire un dialogo fra la ricerca artistica contemporanea delle giovani generazioni ed i luoghi della cultura e dell’arte del centro storico di Ferrara feriti dal sisma del 2012. Il progetto ha visto il coinvolgimento di curatori che operano da diversi anni sul territorio ferrarese – Maria Livia Brunelli, Massimo Marchetti, Eleonora Sole Travagli, Letizia Paiato e Elisa Leonini– ai quali è stato demandato il compito di selezionare ciascuno un giovane artista e di curarne progetto espositivo. I cinque artisti scelti, rispettivamente Andrea Amaducci, laCRUNA, Ornaghi e Prestinari, Silvia Venturi e Luca Zarattini, si sono confrontati con edifici luoghi di culto esistenti a Ferrara fin dall’epoca rinascimentale, sagrati, chiostri e ambienti interni segnati dalle ferite, in alcuni casi ancora plasticamente evidenti, del terremoto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Andrea Amaducci</strong>, invitato a creare un’opera per il sagrato di una chiesa fortemente colpita dal sisma, ha pensato al terremoto sociale che più ha scosso la città negli ultimi mesi. E ne è uscita la figura del “martire contemporaneo”. Fin dal Medioevo sulle chiese le statue dei santi e dei martiri parlavano al popolo attraverso simboli immediatamente riconoscibili.</p>
<p>Andrea ha recuperato questa usanza riflettendo su chi è il martire oggi, a partire dalla vicenda della Berco SPA di Copparo, controllata dal colosso tedesco Thyssen-Krupp, che avrebbe dovuto licenziare più di seicento operai per esigenze aziendali. L’unione dei lavoratori dei tre stabilimenti coinvolti ha dato vita ad una vera e propria battaglia legale che dura da mesi e che coinvolge politici, manager e media, oltre alle famiglie degli operai stessi.</p>
<p>Questa battaglia sembra avere trovato il suo epilogo in un accordo tra le parti interessate, all’inizio dell’agosto 2013.</p>
<p><strong><em>San Berco</em></strong> <em>Martire </em>in tuta da lavoro, sul sagrato di una chiesa che poggia con rassegnazione a terra brandelli di mattoni come pelle staccata da muri, è un invito a prendere coscienza dei danni che ha fatto il terremoto, ma anche dei danni che provocano i terremoti sociali.</p>
<p><em><strong>Ornaghi e Prestinari </strong></em><em>hanno realizzato l’opera </em><em>Preoccuparsi. Cullare. Copiare </em>in un contesto storico di rilievo come la Biblioteca Ariostea, opera che apre una riflessione sui meccanismi di protezione fisica e di replica di ciò che si ritiene prezioso. Proteggere e copiare sono quindi le due azioni simmetriche su cui si sostiene la trasmissione della conoscenza, azioni alla base della vita stessa di una biblioteca dove si conservano copie di originali perduti, copie manoscritte di altri manoscritti perduti, ma anche copie di sculture promosse “uniche” da piedistalli. Un nuovo piedistallo costruito seguendo dei criteri di antisismicità si prenderà cura di un calco in gesso di Antonio Canova implicato in un emblematico groviglio genealogico, mentre parallelamente si esporranno nelle teche materiali scelti nella stessa biblioteca per illustrare la tradizione che fa la manutenzione di se stessa. Questo piedistallo, che non è altro che una scultura fatta per un’altra scultura, nel suo essere uno scheletro schietto di acciaio e legno mostra forza e fragilità, ma anche la condanna all’attesa di una verifica reale che ogni tentativo tecnicamente plausibile è costretto ad affrontare.</p>
<p><em>Impalcatura</em> di <strong>Luca Zarattini</strong> mostra un’ossatura di tubi innocenti, simbolo tangibile della messa in sicurezza di una moltitudine di edifici martoriati dal terremoto che sostiene, avvolge e protegge un trittico il cui soggetto, un abbraccio, emerge dalla base in cemento. A fronte di un avvenimento drammatico, l’essere umano è costretto a rivedere il senso della propria esistenza, in particolar modo quando ogni elemento materiale sinonimo di stabilità e certezza è andato perduto. Le uniche solide fondamenta da cui ripartire sono i valori immateriali come amore, amicizia e solidarietà. Solo attorno ad esse può essere costruita una struttura stabile che le sostenga, che ne protegga il nucleo essenziale con “rami” nei quali scorre energica linfa vitale.</p>
<p>L’installazione <em>Untitled</em> di <strong>Silvia Venturi </strong>è collocata all’interno dell’area del chiostro del Palazzo Renata di Francia, sede del Rettorato dell’Università degli Studi di Ferrara, lungo il camminamento lastricato che attraversa il cortile. La posizione scelta da Venturi non è affatto casuale: il camminamento è immaginato dall’artista come una sorta di prolungamento della crepa ancora visibile sulla parete verticale corrispondente, una ferita che ricorda la sentita urgenza di ritorno alla normalità. All’interno del chiostro una serie di oggetti dipinti di bianco sono agganciati a dei palloncini, anch’essi di colore bianco, trattenuti a terra dal peso degli stessi. Questi oggetti rappresentano idealmente pezzi della vita delle persone; evocata, nel bianco della pittura, quasi sotto forma di fantasma. Dietro ogni oggetto si cela una storia personale o collettiva che è come se venisse trattenuta e salvata dal palloncino. Salvare un oggetto equivale a trattenere il ricordo e a non disperderne la memoria, a recuperare e mettere in salvaguardia quante più cose siano significative per se stessi e per la collettività, a non dissipare parte della propria identità culturale.</p>
<p>L’intervento dal titolo <em>Walk the Line, </em><em>a cura di <strong>LaCruna</strong>, gruppo formato da Elisa Leonini e Silvia Sartori,</em> è un’indagine sul rapporto tra corpo umano e corpo architettonico, rappresentato dalle linee di tre grafici, di condizioni limite, rilevate durante un sisma. L’opera pensata dalle artiste per il Teatro Comunale sottintende una sorta di cardio-architettura. All’ingresso del teatro appare la “linea del cuore” un elettrocardiogramma in stato di shock che, idealmente, si divide in due arterie all’interno della platea; da una parte la “linea della scossa” come traccia prodotta dal sisma, dall’altra la “linea del suono”, rilevazione audio dell’evento sismico. Nell’apice di questo flusso grafico lo spettatore “percorre la linea” atemporale dell’arte.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Aniballi e l&#8217;estetica dell&#8217;anatomia</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 19:39:50 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[&#160; La valenza del mezzo espressivo – il valore della pittura &#160; Il ritorno della mano nelle arti dell’ingegno è un fenomeno che accomuna oggi molti artisti. Cosa risponde a chi taccia questa espressività come obsoleta e incapace di rendere la complessità dell’oggi? &#160; La manualità, perfino lo sfoggio di tecnica se necessario, valgono in &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4864" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Aniballi e l&#8217;estetica dell&#8217;anatomia"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #000000;"><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PENSIERI-NASCOSTI-2013-alluminiatura-tecnica-mista-93x167.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4867" title="PENSIERI-NASCOSTI-2013-alluminiatura-tecnica-mista-93x167" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PENSIERI-NASCOSTI-2013-alluminiatura-tecnica-mista-93x167-167x300.jpg" alt="" width="167" height="300" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PENSIERI-NASCOSTI-2013-alluminiatura-tecnica-mista-93x167-167x300.jpg 167w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PENSIERI-NASCOSTI-2013-alluminiatura-tecnica-mista-93x167-571x1024.jpg 571w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PENSIERI-NASCOSTI-2013-alluminiatura-tecnica-mista-93x167.jpg 800w" sizes="(max-width: 167px) 85vw, 167px" /></a>La valenza del mezzo espressivo – il valore della pittura</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Il ritorno della mano nelle arti dell’ingegno è un fenomeno che accomuna oggi molti artisti. Cosa risponde a chi taccia questa espressività come obsoleta e incapace di rendere la complessità dell’oggi?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">La manualità, perfino lo sfoggio di tecnica se necessario, valgono in quanto apportatrici di invenzioni, cioè rielaborazioni attive e consapevoli di un patrimonio preesistente. La complessità è di tutte le epoche, e la manualità non è indifferente, anzi ne segue gli sviluppi e gli ampliamenti concettuali.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #000000;">La ricerca sul soggetto</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Per la sua ultima mostra alla Galleria imolese Il Pomo da DaMo ha compiuto una scelta chiara, prediligendo un soggetto femminile che pare teso tra la caduta e la volontà di trasformarsi in icona. Qual è l’interrogativo cogente alla base della sua ricerca?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Più che interrogativo lo definirei una tensione, una reciprocità: quella che esiste  fra realtà e la rappresentazione,  sublimazione e desiderio. Vorrei che le mie figure venissero viste come “stati”, condizioni particolari dell&#8217;Essere. Un essere unico e indivisibile, di cui percepiamo i pensieri più nascosti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #000000;"><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NUDO-3-2009-50X70-carboncino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4868" title="NUDO-3-2009-50X70-carboncino" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NUDO-3-2009-50X70-carboncino-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NUDO-3-2009-50X70-carboncino-207x300.jpg 207w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NUDO-3-2009-50X70-carboncino-708x1024.jpg 708w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NUDO-3-2009-50X70-carboncino.jpg 800w" sizes="(max-width: 207px) 85vw, 207px" /></a>L’uso delle maschere</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Termine abusato e spesso appiattito nell’uso, la maschera pare avere all’interno delle sue opere una componente apotropaica, di svelamento dell’Io sottostante; in più concorre alla definizione di una ambiguità molteplice ed incline alla carne, dove lo spirito si rivela solo attraverso la sua invocazione primordiale, sempre indicata ma mai palesata. Tuttavia questa maschera non si definisce mai esplicitamente nell’uno ma sfuma i tratti rendendo l’espressività del volto mutevole. Quale divenire conservano questi volti?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">La maschera è tale perché si associa ad un nome. Il divenire di una cosa che non è nominabile, la cui identità si sposta, e un processo di conoscenza una continua scoperta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #000000;">La componente mistico – sacrale</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Figure brune che ricordano tribù aborigene o corpi bruciati i soggetti sono pervasi da un simbolismo non casuale dove aureole e cabala sembrano conversare introducendo una spiritualità ibridata: personale, della cultura, meta – testuale. Vorrebbe parlarne?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Oggi è difficile se non impossibile appoggiarsi ad una  spiritualità condivisa, ad un sacro in senso proprio. Il mio tentativo – spero riuscito – è quello di riattribuire alla figura un&#8217;anima. Non alleggerendone i connotati ma, al contrario, indurendoli, dotandoli di una sensualità forte ed impenetrabile. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #000000;"><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PENSIERI-NASCOSTI-particolare.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4869" title="PENSIERI-NASCOSTI-particolare" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PENSIERI-NASCOSTI-particolare-300x246.jpg" alt="" width="300" height="246" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PENSIERI-NASCOSTI-particolare-300x246.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PENSIERI-NASCOSTI-particolare.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>L’inserimento di oggetti all’interno delle opere &#8211; la camera dell’anatomia</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Come ex voto in un’edicola, all’interno della bidimensionalità della tela, vengono innestate delle piccole finestre a vetro attraverso cui lo spettatore può osservare ossa, pesetti e piccoli oggetti come dentro una camera anatomica. Quale valore assumono questi innesti e con quale criterio vengono selezionati? E legato a questo, vanno letti in rapporto all’opera o devono essere considerati come organismi a se stanti?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Concettualmente essi vivono in rapporto all&#8217;opera, compositivamente sono estranei e funzionano come una sorte di suggeritore, di “memoria  esterna” collegata al soggetto, ma separabile da esso in qualunque momento.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #000000;">Disegnare con la parte destra del cervello</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Da quali studi, rimandi teorici, indagini prende le mosse per la creazione delle sue opere?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Conosciamo la duplice natura del pensiero umano: quello verbale – analitico, situato sopratutto nell&#8217;emisfero sinistro e quello visivo – percettivo, situato in particolare nell&#8217;emisfero destro; sono processi che vanno educati e sensibilizzati  quotidianamente.  E&#8217; nell&#8217;ambito del comune vivere che ricerco le tensioni emotive che mi portano successivamente ad un indagine interiore, in cui lo spazio è senza tempo; un incontro simbiotico fisico e spirituale.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline; color: #000000;"><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/OPPOSTI-MENTALI-VII-2011-70X50-carboncino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4870" title="OPPOSTI-MENTALI-VII-2011-70X50-carboncino" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/OPPOSTI-MENTALI-VII-2011-70X50-carboncino-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/OPPOSTI-MENTALI-VII-2011-70X50-carboncino-300x213.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/OPPOSTI-MENTALI-VII-2011-70X50-carboncino.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Le prospettive della ricerca pittorica</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Nel rapsodico universo dei linguaggi espressivi la pittura sembra reggere il colpo dell’ingresso nel contemporaneo ma pare avere a un tempo l’esigenza di rinvigorirsi, di riprendersi il primato di maestra delle arti visive. Pensa che questo sia possibile e se si come?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">La pittura non ha tempo. Vive nel limbo dell&#8217;immortalità perché attinge l&#8217;energia pura, direttamente nell&#8217;individuo che lo porta al fare. Operatività manuale  è lo specchio del suo pensiero. Nel vasto universo espressivo non esistono sudditanze, ma tutto si confina nel profondo dell&#8217;artista il quale è destinato a liberare tutto il suo potenziale creativo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A Suzzara l’arte riscopre la sua vena democratica e progettuale</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 19:38:45 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[Paola Pluchino. Un Premio storico, quello di Suzzara. Ideato nel 1948 da Dino Villani (il padre della pubblicità italiana) con il sostegno dell’allora sindaco della città e di Cesare Zavattini. Dopo Renato Guttuso, Giuseppe Zigaina, Renato Birolli, Domenico Cantatore, Giulio Turcato, Antonio Ligabue e i maestri contemporanei Mauro Staccioli, Giosetta Fioroni, Concetto Pozzati, Gianni Colombo, &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4857" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "A Suzzara l’arte riscopre la sua vena democratica e progettuale"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><strong>Paola Pluchino</strong>. Un Premio storico, quello di Suzzara. Ideato nel 1948 da Dino Villani (il padre della pubblicità italiana) con il sostegno dell’allora sindaco della città e di Cesare Zavattini. Dopo Renato Guttuso, Giuseppe Zigaina, Renato Birolli, Domenico Cantatore, Giulio Turcato, Antonio Ligabue e i maestri contemporanei Mauro Staccioli, Giosetta Fioroni, Concetto Pozzati, Gianni Colombo, per questa quarantottesima edizione si è optato per la chiamata diretta agli artisti nati i cui lavori e progetti sono ospitati presso la Galleria del Premio Suzzara. Paola Anziché, Sergio Breviario, Ettore Favini con Antonio Rovaldi e Stegania Galegati Shines sono i quattro vincitori che realizzeranno le proprie opere nel 2014. I tre curatori del premio, &#8211; Paola Boccaletti, Elisabetta Modena e Marco Scotti &#8211;  raccontano il significato del premio e le sue prospettive.</p>
<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION-2pozzi-you-as-a-gravity-monument-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4859" title="IN CONVERSATION 2pozzi-you-as-a-gravity-monument-2" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION-2pozzi-you-as-a-gravity-monument-2.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Il tema individuato per l’edizione 2013 &#8211; La terra si muove con il senso – si lega ai recenti fatti che hanno colpito il territorio del Nord Italia. Ci spiegate quali riflessioni conserva e muove questo soggetto?</strong></p>
<p>«L’edizione del Premio Suzzara di quest’anno non poteva non prendere in considerazione quanto accaduto nel maggio del 2012 anche in queste terre: il terremoto dell’Emilia ha interessato diversi centri del mantovano e il museo direttamente. La mostra è articolata in due sezioni: la presentazione dei progetti del concorso a invito per 14 artisti nati dopo gli anni ’70 intitolato significativamente RIGENERAZIONE, che porterà alla realizzazione dei quattro progetti vincitori nel territorio dell’Oltrepò Mantovano nel corso del 2014, e Progettare il momento. Dell’effimero e del suo contrario in cui Mario Airò, Elisabetta Di Maggio, Eva Marisaldi e Liliana Moro sono stati invitati a pensare appositamente negli spazi museali del Premio.  Questi quattro lavori sono dedicati al tema della provvisorietà e della precarietà, del continuo mutare anche di cose immaginate come stabili e durature, di punti di riferimento vissuti come imprescindibili e saldi che cambiano quando meno te lo aspetti. Per questo, insieme al conservatore della Galleria, Marco Panizza, abbiamo scelto di intitolare l’intera edizione La terra si muove con il senso, cercando di seguire la storia di un premio così fortemente connotato e radicato nel contesto».</p>
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<p><strong>Quali elementi di continuità col passato e quali invece di rottura avete inserito nell’edizione di quest’anno? </strong></p>
<p>«La continuità è data dalla straordinaria capacità degli artisti invitati a confrontarsi con il contesto, con la storia, la tradizione e la collezione di un Premio significativo come il Suzzara. L’innovazione e la rottura sono invece dettate paradossalmente da una scelta di continuità con la reintroduzione di un concorso rivolto ad alcuni dei migliori artisti italiani nati dopo il 1970 che realizzeranno nel territorio mantovano quattro progetti di arte pubblica entro il 2014: quest’anno il Suzzara si apre dunque al territorio e si svilupperà nell’arco di due anni».</p>
<p><strong>In che modo le vostre abilità di curatori si sono combinate tra voi per la supervisione del Premio di quest’anno?</strong></p>
<p>«Curare una mostra a più mani permette di confrontarsi, di aprirsi alla discussione e alla varietà di proposte e linguaggi interpretati dalle scelte curatoriali individuali. Per quanto ci riguarda tutte le scelte sono state condivise e le diverse sensibilità si sono sposate in un progetto che riteniamo possa costituire tramite il lavoro degli artisti una risorsa non solo per il museo, ma anche per la comunità e per la sua capacità di rimpossessarsi di un territorio così fortemente colpito dal terremoto del maggio 2012».</p>
<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION-2Elisabetta-di-Maggio-parigi-2008-sapone-di-marsiglia-tagliato-a-mano-con-bisturi.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4860" title="IN CONVERSATION 2Elisabetta di Maggio parigi-2008-sapone-di-marsiglia-tagliato-a-mano-con-bisturi" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION-2Elisabetta-di-Maggio-parigi-2008-sapone-di-marsiglia-tagliato-a-mano-con-bisturi.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Volete illustrarci i progetti presentati dai quattro artisti all’interno della Galleria?</strong></p>
<p>«Gli artisti invitati si sono relazionati con gli spazi e la collezione della Galleria del Premio, si sono confrontati con la struttura del museo e il suo allestimento &#8220;permanente”, e il risultato è stato la loro ridefinizione e in alcuni casi riscoperta. Nello spazio che ospita i fondi librari, Mario Airò incentra il proprio lavoro su un oggetto comune come un libro, tramutandolo in soggetto intorno al quale costruire una vera e propria ambientazione poetica e una nuova lettura dello spazio. Anversa, opera prima – e ultima a essere pubblicata &#8211; dello scrittore cileno Roberto Bolaño, scritta per frammenti come immagini tra prosa e poesia, è messo in scena attraverso i significati personali che può assumere un libro a fronte di un’intera biblioteca. Il video di Jesse Perret poi, giovane artista il cui lavoro è stato prodotto da Airò all&#8217;interno del progetto Penso con le mie ginocchia e portato a Suzzara, propone un racconto visionario dedicato all&#8217;installazione di una fragile scultura di vetro in una grotta. Eva Marisaldi e Liliana Moro allestiscono i propri interventi nelle stanze che un tempo erano uffici comunali e ora sono stati recuperati come spazi espositivi. Marisaldi celebra il Dopolavoro come una festa e, riconoscendo nei nostri tempi segnati dalla precarietà la difficoltà nel distinguere il momento del lavoro da quello dello svago, affronta una tematica da sempre legata alla storia del Premio attivando nuovi processi mentali. Liliana Moro concentra la propria ricerca sul tema dell&#8217;effimero inteso come mobilità, situazione di passaggio, instabilità, e crea nuove relazioni con gli oggetti da lei assemblati, le opere già presenti in Galleria e lo spazio nel quale sono posti. Elisabetta Di Maggio propone poi all&#8217;interno della collezione un minuzioso e delicato lavoro manuale il cui risultato è l’incisione della mappa della città di Suzzara su un lastricato fatto di sapone di Marsiglia. Tutti questi lavori sottolineano non solo la fragilità della nostra storia, ma quella della stessa opera d&#8217;arte, e dell&#8217;illusione di eternità che storicamente nutre».</p>
<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION2anzichc3a9-il-giardino-di-euterpe-500mt-2013.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4861" title="IN CONVERSATION2anzichc3a9-il-giardino-di-euterpe-500mt-2013" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION2anzichc3a9-il-giardino-di-euterpe-500mt-2013.jpg" alt="" width="300" height="243" /></a>L’attenzione nei confronti dell’invasione spaziale ad opera di nuove generazioni di artisti è anche il leit motiv del concorso RIGENERAZIONE nato in seno al Premio Suzzara. Che tipo di opere portano in esposizione i 14 artisti nati dopo il 1970?</strong></p>
<p>«I progetti presentati sono ovviamente eterogenei, e fin dalla scelta degli artisti da invitare la nostra intenzione di curatori era quella di presentare diverse ricerche e linguaggi, che avrebbero portato ad altrettanto diverse interpretazioni del tema e del rapporto con il contesto. Gli spazi sui quali sono stati invitati a ragionare sono la Galleria del Premio Suzzara, l’Ecomuseo delle Bonifiche di Moglia, il Museo Civico Polironiano di San Benedetto Po e il Sistema Parchi dell&#8217;Oltrepò Mantovano. Gli artisti chiamati a partecipare al concorso per la realizzazione di quattro interventi e installazioni artistiche nel territorio dell’Oltrepò Mantovano sono Paola Anziché, Sergio Breviario, David Casini, Ettore Favini &amp; Antonio Rovaldi, Stefania Galegati Shines, Alice Guareschi, Ozmo, Diego Perrone, Luca Pozzi, Laura Renna, Matteo Rubbi, Sissi e Luca Trevisani. La mostra dei progetti è allestita nella grande sala della Galleria attualmente occupata dalla struttura in tubi innocenti che ospitava le opere &#8220;salvate” da chiese ed edifici sacri dopo il terremoto, mentre le quattro opere vincitrici (Anziché, Breviario, Favini con Rovaldi e Galegati Shines) verranno realizzate nel corso del 2014 e saranno documentate attraverso una pubblicazione. Nell’elaborazione delle loro proposte, agli artisti è stato chiesto di progettare opere che potessero interagire con la comunità locale e che fossero espressamente pensate per le quattro aree culturali e territoriali individuate. La giuria composta dai quattro responsabili degli enti e dai critici e studiosi Roberto Pinto e Marco Bazzini, ha considerato la capacità dei progetti in gara di rapportarsi con il contesto, l’originalità delle ricerche e la fattibilità delle proposte – che saranno realizzate e &#8220;adottate” dai quattro luoghi, ma soprattutto la loro capacità di produrre valori aggiunti e di caratterizzarsi come risorse per il territorio».</p>
<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATIONE-2colombo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4862" title="IN CONVERSATIONE 2colombo" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATIONE-2colombo.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Un evento si fluidifica all’interno di un divenire temporale che oggi ha dei confini sfumati. Quale scia proietta questo premio sul domani?</strong></p>
<p>«Quello della storia, dell’approccio critico consapevole ai luoghi, alle collezioni e al progetto, e la sensibilità di artisti che hanno saputo comprendere il contesto e produrre valori aggiunti attraverso le proprie ricerche e i propri lavori. Non per nulla questa quarantottesima edizione è stata possibile grazie alla convinzione di molte amministrazioni, che insieme hanno collaborato affinché la cultura potesse ampliare i propri orizzonti e portare la sperimentazione di un museo di arte contemporanea da un luogo fisico definito – il museo – a spazio aperto, il territorio. L’evento infatti si inserisce nel progetto &#8220;Il sesto senso. Conoscenza e uso responsabile del patrimonio culturale e ambientale come diritto di ogni cittadino”, cofinanziato dal Consorzio Oltrepò Mantovano, Fondazione Cariplo e Regione Lombardia, all’interno del più ampio progetto &#8220;Nel segno mantovano. Progetto di governance per lo sviluppo delle identità territoriali”, il cui ente capofila è la Provincia di Mantova, ed è inoltre sostenuto da DOMInUS, Distretto culturale dell’Oltrepò Mantovano per l’Innovazione, l’Unicità e lo Sviluppo, promosso e realizzato da Fondazione Cariplo all’interno del più ampio progetto Distretti Culturali. Avere avuto a supporto di questo lavoro un’intera rete di sostenitori ci ha permesso di creare sinergie sul territorio altrimenti troppo complesse. Probabilmente questa edizione sarà un esempio di buona pratica per i prossimi anni, perché ha dimostrato di per poter progettare su più vasta area costringendo la comunità a ragionare in senso più ampio e condiviso. Non in ultimo ci permetterà di rigenerare nuovi spazi attraverso l’arte contemporanea dando nuovo impulso e stimolo alla creatività e alla cultura locale!»</p>
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<p>GALLERIA DEL PREMIO SUZZARA fino al 3 novembre</p>
<p><em>La terra si Muove con il Senso</em></p>
<p><em>Progettare il momento. Dell’effimero e del suo contrario</em> Mario Airò, Elisabetta Di Maggio, Eva Marisaldi e Liliana Moro</p>
<p><em>RIGENERAZIONE Concorso ad inviti per la realizzazione di progetti per il territorio</em></p>
<p>Paola Anziché, Sergio Breviario, David Casini, Ettore Favini &amp; Antonio Rovaldi, Stefania Galegati Shines, Alice Guareschi, Ozmo, Diego Perrone, Luca Pozzi, Laura Renna, Matteo Rubbi, Sissi e Luca Trevisani</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><sup>* </sup>Intervista pubblicata su Exibart</p>
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		<title>Innovazione e Ricerca</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 19:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[theartship]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[# 15]]></category>
		<category><![CDATA[#15]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Comacchio e il TekneHub]]></category>
		<category><![CDATA[Dip. di Fisica e Scienze della Terra di Unife e INFN sezione di Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Lo sguardo dentro l’opera]]></category>

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				<description><![CDATA[&#8220;Lo sguardo dentro l&#8217;opera&#8221; Mostra in occasione del 40° anniversario dell&#8217;apertura della Casa Museo Remo Brindisi Si tratta di Realtà Aumentata (fruibile attraverso smarthphone e tablet). La mostra sarà permanente e verrà inserita nel percorso museale. Alcuni dei contenuti della Realtà Aumentata riguardano la diagnostica per immagini applicata su alcune opere effettuata dal Dip. di &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4853" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Innovazione e Ricerca"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Lo sguardo dentro l&#8217;opera&#8221; Mostra in occasione del 40° anniversario dell&#8217;apertura della Casa Museo Remo Brindisi</em></p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/remo-brindisi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4855" title="remo brindisi" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/remo-brindisi-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/remo-brindisi-300x198.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/remo-brindisi-1024x678.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Si tratta di Realtà Aumentata (fruibile attraverso smarthphone e tablet). La mostra sarà permanente e verrà inserita nel percorso museale. Alcuni dei contenuti della Realtà Aumentata riguardano la diagnostica per immagini applicata su alcune opere effettuata dal Dip. di Fisica e Scienze della Terra di Unife e INFN sezione di Ferrara.</p>
<p>Il progetto “Lo sguardo dentro l’opera” in collaborazione tra il Comune di Comacchio e il TekneHub &#8211; Laboratorio del Tecnopolo dell’Università di Ferrara- si propone di valorizzare la collezione Brindisi, attraverso un primo nucleo di opere scelte, tramite la Realtà Aumentata che permetterà di visualizzare la sovrapposizione tra elementi reali e virtuali, di scoprire nuovi particolari delle opere d’arte.</p>
<p>Casa Museo Remo Brindisi Lido di Spina (Comacchio) Via Pisano, 51</p>
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		<title>Eventi, mostre, open call</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 19:37:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[theartship]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[#15]]></category>
		<category><![CDATA[Routes]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[opportunità artisti]]></category>

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				<description><![CDATA[Bologna – Mambo &#8211; Museo d&#8217;Arte Moderna Di Bologna La Grande Magia. Opere Scelte Dalla Collezione Unicredit Fino al  16 febbraio 2014 Www.mambo-bologna.org &#160; Reggio Nell&#8217;Emilia &#8211; Palazzo Magnani L&#8217;enigma Escher fino al 23 febbraio 2014 www.palazzomagnani.it. &#160; Roma &#8211; Auditorium &#8211; Parco Della Musica Arte Totale: Il Gruppo 63 fino al 3 novembre 2013 &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4846" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Eventi, mostre, open call"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/Paul-Klee-Was-fehlt-ihm-1930.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4848" title="Paul Klee Was fehlt ihm 1930" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/Paul-Klee-Was-fehlt-ihm-1930.jpg" alt="" width="356" height="599" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/Paul-Klee-Was-fehlt-ihm-1930.jpg 356w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/Paul-Klee-Was-fehlt-ihm-1930-178x300.jpg 178w" sizes="(max-width: 356px) 85vw, 356px" /></a>Bologna – <strong>Mambo &#8211;</strong> <strong>Museo d&#8217;Arte Moderna Di Bologna</strong></p>
<p><em>La Grande Magia.</em><em> Opere Scelte Dalla Collezione Unicredit</em></p>
<p>Fino al  16 febbraio 2014</p>
<p>Www.mambo-bologna.org</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Reggio Nell&#8217;Emilia &#8211; <strong>Palazzo Magnani </strong></p>
<p><em>L&#8217;enigma Escher</em></p>
<p>fino al 23 febbraio 2014</p>
<p>www.palazzomagnani.it.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma &#8211; <strong>Auditorium &#8211; Parco Della Musica</strong></p>
<p><em>Arte Totale: Il Gruppo 63</em></p>
<p>fino al 3 novembre 2013</p>
<p>Www.auditorium.com</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma &#8211; <strong>Maxxi &#8211; Museo Delle Arti Del Xxi Secolo</strong></p>
<p><em>Jan Fabre &#8211; Stigmata. Actions &amp; Performances 1976-2013</em></p>
<p>fino al 31 gennaio 2014</p>
<p>Www.fondazionemaxxi.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roma &#8211; <strong>Gnam &#8211; Galleria Nazionale D&#8217;arte Moderna</strong></p>
<p><em>Duchamp. Re-Made In Italy</em></p>
<p>dal 7 ottobre 2013 al 9 febbraio 2014</p>
<p>Www.gnam.beniculturali.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Genova &#8211; <strong>Palazzo Ducale</strong></p>
<p><em>Robert Doisneau &#8211; Paris En Liberté</em></p>
<p>fino al 26 gennaio 2014</p>
<p>Www.palazzoducale.genova.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Milano &#8211; <strong>Palazzo Reale</strong></p>
<p><em>Warhol</em></p>
<p>fino al 9 marzo 2014</p>
<p>Www.comune.milano.it/palazzoreale/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Milano &#8211; <strong>Palazzo Reale</strong></p>
<p><em>Pollock E Gli Irascibili. La Scuola Di New York</em></p>
<p>fino al 16 febbraio 2014</p>
<p>Www.comune.milano.it/palazzoreale/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book5.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4849" title="book5" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book5.jpg" alt="" width="800" height="800" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book5.jpg 800w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book5-150x150.jpg 150w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book5-300x300.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book5-36x36.jpg 36w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book5-115x115.jpg 115w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></a>Milano &#8211; <strong>Palazzo Reale</strong></p>
<p><em>Il Volto Del ’900. Da Matisse A Bacon. I Grandi Capolavori Del Centre Pompidou </em></p>
<p>fino al 9 febbraio 2014</p>
<p>Www.comune.milano.it/palazzoreale/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Firenze &#8211; <strong>Palazzo Strozzi</strong></p>
<p>fino al 19 gennaio 2014</p>
<p><em>L&#8217;Avanguardia Russa, La Siberia E l&#8217;Oriente. Kandinsky, Malevic, Filonov, Goncarova</em></p>
<p>Www.fondazionepalazzostrozzi.it</p>
<p>Rovereto (TN) &#8211; <strong>Mart</strong></p>
<p><em>L’altro Ritratto</em></p>
<p>fino al 12 gennaio 2014</p>
<p>Www.mart.trento.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Venezia &#8211; <strong>Collezione Peggy Guggenheim</strong></p>
<p><em>Le Avanguardie Parigine Fin De Siècle: Signac, Bonnard, Redon E I Loro Contemporanei</em></p>
<p>fino al 6 gennaio 2014</p>
<p>Www.guggenheim-venice.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bologna &#8211; <strong>Studio Cloud 4</strong></p>
<p><em>Sedizioni</em></p>
<p>fino al 22 novembre 2013</p>
<p>Www.studiocloud4.net</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bologna &#8211; <strong>Raum</strong></p>
<p><em>RAUM &#8211; Ottobre/Novembre/Dicembre 2013</em></p>
<p>fino al 18 dicembre 2013</p>
<p>Www.xing.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bologna &#8211; <strong>Abc</strong></p>
<p><em>Ryan Mendoza &#8211; Chromophobia</em></p>
<p>dal 29 novembre 2013 al 10 gennaio 2014</p>
<p>Www.abcbo.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bologna &#8211; <strong>Museo Civico Medievale</strong></p>
<p><em>Caroline Demarchi &#8211; Mise-en-Bouche</em></p>
<p>fino al primo dicembre 2013</p>
<p>Www.comune.bologna.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bologna &#8211; <strong>(galleria +) oltredimore </strong></p>
<p><em>Maziar Mokhtari _ Yellow Apocalipse</em></p>
<p>dal 16 novembre 2013 all’11 gennaio 2014</p>
<p>it-it.facebook.com/oltredimore</p>
<p>Preview a inviti venerdì 15 novembre dalle ore 18</p>
<p>Inaugurazione sabato 16 novembre dalle 11</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book-8.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4850" title="book 8" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book-8.jpg" alt="" width="500" height="700" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book-8.jpg 500w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book-8-214x300.jpg 214w" sizes="(max-width: 500px) 85vw, 500px" /></a>Bologna – <strong>Mast </strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>I mondi dell’Industria </em></p>
<p style="text-align: right;">Fino al 31 dicembre 2013</p>
<p style="text-align: right;">www.mast.org</p>
<p style="text-align: right;">Modena &#8211; <strong>Fondazione Fotografia Modena</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Walter Chappell &#8211; Eternal Impermanence </em></p>
<p style="text-align: right;">fino al 2 febbraio 2014</p>
<p style="text-align: right;">www.fondazionefotografia.org</p>
<p style="text-align: right;">Imola – <strong>Il Pomo da DaMo</strong><em></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Julia Krahn &#8211; Beyond Belief</em></p>
<p style="text-align: right;">Fino al 3 novembre 2013</p>
<p style="text-align: right;">www.ilpomodadamo.it</p>
<p style="text-align: right;">FIERE</p>
<p style="text-align: right;">Torino – Artissima</p>
<p style="text-align: right;"><em>ARTISSIMA.</em></p>
<p style="text-align: right;">dal 6 al 9 Novembre</p>
<p style="text-align: right;">www.artissima.it</p>
<p style="text-align: right;">Lucca – Sedi Varie</p>
<p style="text-align: right;"><em>Lucca Comics and games</em></p>
<p style="text-align: right;">Fino al 3 novembre</p>
<p style="text-align: right;">www.luccacomicsandgames.com</p>
<p style="text-align: right;">Lione &#8211; Sedi varie</p>
<p style="text-align: right;"><em>12. Biennale di Lione </em></p>
<p style="text-align: right;">Fino al 2 gennaio 2014</p>
<p style="text-align: right;">www.labiennaledelyon.com</p>
<p style="text-align: right;">New Zeland &#8211; Sedi varie</p>
<p style="text-align: right;"><em>SCAPE 7 Public Art Christchurch Biennial</em></p>
<p style="text-align: right;">9 November 2013</p>
<p style="text-align: right;">scapebiennial.org.nz</p>
<p style="text-align: right;">Torino &#8211; Ex Manifatture Tabacchi</p>
<p style="text-align: right;"><em>Photissima Art Fair Torino 2013</em></p>
<p style="text-align: right;">dal 6 all’ 11 Novembre</p>
<p style="text-align: right;">www.photissima.it</p>
<p style="text-align: right;">Firenze &#8211; Fortezza da Basso</p>
<p style="text-align: right;"><em>The New Florence Biennale &#8211; Etica DNA dell&#8217;arte</em><br />
dal 30 novembre all’8 dicembre 2013</p>
<p style="text-align: right;">www.florencebiennale.org</p>
<p style="text-align: right;">Amburgo &#8211; Affordable Art Fair</p>
<p style="text-align: right;"><em>Affordable Art Fair</em></p>
<p style="text-align: right;">dal 14 al 17 Novembre</p>
<p style="text-align: right;">affordableartfair.com</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book10.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4851" title="book10" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book10.jpg" alt="" width="600" height="721" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book10.jpg 600w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/book10-249x300.jpg 249w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></a>OPEN CALL</p>
<p>#Concrete In Design</p>
<p>workshop presso i.lab</p>
<p>des.al/ConcreteInDesign</p>
<p>12/12/2013</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Talento cerca Talento &#8211; Progetta l&#8217;etichetta!</p>
<p>premi in denaro</p>
<p>affordableartfair.com/milano/news/</p>
<p>24/01/2014</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Festival Cabaret Emergente &#8211; Modena 2014</p>
<p>13/01/2014</p>
<p>premi in denaro</p>
<p>www.riccardobenini.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Festival CinemaZERO</p>
<p>22/11/2013</p>
<p>Premi in attrezzature tecniche</p>
<p><a href="http://www.festivalcinemazero.it/">http://www.festivalcinemazero.it/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Be Different: 2° contest internazionale promosso da Giffoni Experience</p>
<p>29/11/2013</p>
<p>Premi in denaro e viaggi</p>
<p><a href="http://www.giffonifilmfestival.it/">http://www.giffonifilmfestival.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Switch on your creativity</p>
<p>29/11/2013</p>
<p>Premi in denaro e mostra</p>
<p><a href="http://www.asianstudiesgroup.net/">http://www.asianstudiesgroup.net</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alessi In Love</p>
<p>03/12/2013</p>
<p><a title="www.alessi.com" href="http://www.alessi.com/">www.alessi.com</a></p>
<p>Workshop LWPK: Fine gennaio 2014 (presso H-Farm e Alessi HQ)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Arte, Patrimonio e Diritti Umani</p>
<p>15/01/2014</p>
<p>Premi in denaro</p>
<p><a href="http://www.unesco.it/">http://www.unesco.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Plastic Interactive Product</p>
<p>15/11/2013</p>
<p>Designer Artisti interattivi</p>
<p>Produzione e commercializzazione dell’opera</p>
<p><a href="http://hiwhim.com/">http://hiwhim.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonti:</p>
<p><a href="http://www.bancadatiartbox.it/">www.bancadatiartbox.it</a> &#8211; www.giovaniartisti.it</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nibiru</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 19:36:38 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[Paola Pluchino. L’antica civiltà sumera offre a noi contemporanei un ricco bagaglio di stimoli e di simbologie. Stranamente, nonostante il lasso di tempo che ci divide sia considerevole le immagini che ci hanno lasciato si mostrano a noi oggi come chiarissime, per narrazione e contenuti. Tra le storie che sulla pietra lì sono raccontate una &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4842" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Nibiru"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/luginanna-custom-size-600-300-brt-51.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4844" title="luginanna-custom-size-600-300-brt-51" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/luginanna-custom-size-600-300-brt-51.jpg" alt="" width="600" height="242" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/luginanna-custom-size-600-300-brt-51.jpg 600w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/luginanna-custom-size-600-300-brt-51-300x121.jpg 300w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></a>Paola Pluchino</strong>. L’antica civiltà sumera offre a noi contemporanei un ricco bagaglio di stimoli e di simbologie. Stranamente, nonostante il lasso di tempo che ci divide sia considerevole le immagini che ci hanno lasciato si mostrano a noi oggi come chiarissime, per narrazione e contenuti. Tra le storie che sulla pietra lì sono raccontate una colpisce per la sua attualità: è Nibiru, il pianeta alato o quello che ritorna, come oggetto triangolare simile ad un astronave. Una strana sinonimia unisce versanti così opposti della cultura, la scienza da una parte e l’arte dall’altra. Della sua profetica potenza immaginifica è sempre stata il volano dell’arte e gli addetti ai lavori sono ormai abituati all’osservazione di fenomeni e prospettive di ricerca che partite dall’arte affascinano poi le altre scienze. Penso soprattutto alle energie futuriste, al fitomorfismo di Mirò, e oggi penso anche e soprattutto alla sound art, novella sperimentatrice di comunicazioni celesti.<br />
Sono passate molte lune e molte processioni, anche di primitivi, poi di artigiani e oggi di artisti, ma ciò che ha accomunato nei secoli questi esploratori del cielo è sempre stata la voglia e l’elasticità mentale di cogliere ciò che non si è mai rivelato completamente, ciò che germina endemicamente tra le piaghe della società, negli interstizi di uno spazio pubblico, tra il passo e quello dopo dell’uomo. Una spinta alla conoscenza che avvicina sempre di più gli antipodi di questa civiltà costringendo lo stesso concetto di tempo ad una sua espansione: non è più solo il tempo a collassare avvicinandosi ma anche i campi del sapere umano. Così oggi agli addetti ai lavori è richiesta ancor più sapienza e &#8211; se ciò fosse possibile – sensibilità per non stupirsi se per avvalorare una tesi sonora si guarda oggi al cielo.</p>
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		<title>BEYOND BELIEF</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 19:35:59 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[Conversazione fra Julia Krahn e Angela Madesani. In occasione della doppia mostra di Julia Krahn a Imola, ai Musei Civici e alla Galleria Pomo da Damo abbiamo chiesto all’artista tedesca, che da oltre dieci anni vive nel nostro paese, di parlare di alcune tematiche portanti della sua ricerca. I tuoi lavori nascono sempre da delle &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4938" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "BEYOND BELIEF"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Conversazione fra Julia Krahn e Angela Madesani</strong>. In occasione della doppia mostra di Julia Krahn a Imola, ai Musei Civici e alla Galleria Pomo da Damo abbiamo chiesto all’artista tedesca, che da oltre dieci anni vive nel nostro paese, di parlare di alcune tematiche portanti della sua ricerca.</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION1-Julia-Krhan-Erde-zu-Erde_2013_Julia-Krahn.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4940" title="IN CONVERSATION1 Julia Krhan Erde-zu-Erde_2013_Julia-Krahn" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION1-Julia-Krhan-Erde-zu-Erde_2013_Julia-Krahn.jpg" alt="" width="567" height="677" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION1-Julia-Krhan-Erde-zu-Erde_2013_Julia-Krahn.jpg 567w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION1-Julia-Krhan-Erde-zu-Erde_2013_Julia-Krahn-251x300.jpg 251w" sizes="(max-width: 567px) 85vw, 567px" /></a><strong>I tuoi lavori nascono sempre da delle domande: quesiti di matrice esistenziale, ma essi non vogliono offrire risposte. Semmai stimolano ulteriori punti interrogativi.</strong></p>
<p>Solo attraverso lo scambio dei diversi punti di vista, delle interpretazioni personali è possibile costruire un percorso, che sempre e comunque costituisce una forma di arricchimento.</p>
<p><strong>Quanto ha pesato e quanto pesa la tua biografia sulla tua ricerca? </strong></p>
<p>Moltissimo.<strong></strong></p>
<p><strong>Sei spesso protagonista del tuo lavoro. È un’operazione performativa?</strong></p>
<p>Quando scatto sono completamente sola, è come una performance in cui però manca il pubblico. È una cosa molto intima e non potrebbe avvenire in altro modo. Lavoro su me stessa. Ho fotografato mio padre, mia madre.</p>
<p><strong>Vogliamo parlare di <em>Mutter</em>, madre del 2009. Come è nato questo lavoro in cui tieni tra le braccia un telo bianco come per cullare un bambino, che in realtà non c’è.</strong></p>
<p>Questo lavoro nasce da un quesito sull’esistenza e sulla prosecuzione della stessa. È una domanda sul futuro.</p>
<p>Ritornando a <em>Mutter</em>, non riuscivo a dare una forma al bambino che è in braccio alla donna. Mi interessava cercarlo nelle pieghe del velo. Sentire il peso del bambino che non esiste o forse, semplicemente, non si vede.</p>
<p><strong>Sei colpita dalla figura della Madonna, che torna spesso nei tuoi lavori. Mi pare che nella tua pittura ci sia una forte legame con la pittura antica, rinascimentale.</strong></p>
<p>Amo andare nei musei, studiare l’iconografia, la luce la postura dei dipinti dei pittori che mi interessano. Ma nonostante tutto questo l’immagine della <em>Mutter</em> deriva da quella di un dipinto di anonimo che è riproposta su un santino che faceva parte della mia collezione personale di immagini di questo tipo.</p>
<p><strong>Per esempio nella <em>Mater Dolorosa</em> del 2012, che hai esposto l’anno scorso alla Voice Gallery di Marrakech, in Marocco…</strong></p>
<p>La vergine dolorosa, inoltre, è una figura commovente, e riuscire a piangere è importante. La Madonna è la terra, è il bisogno dell’origine, la voglia di ritornare a farne parte. È il distacco, ma potrebbe anche essere un richiamo alla responsabilità. Per la mostra in Marocco, come base delle posture della Mater Dolorosa, ho creato una serie di immagini e un video. La Vergine cambia spesso la posa delle mani e attraverso il montaggio delle diverse pose si crea una sorta di movimento, che confluisce in un applauso. La colonna sonora è costituita dalla sovrapposizione di diverse frasi sul tema della <em>Mater dolorosa</em>, da me pronunciate. Un rimando alle preghiere dei monaci o a certe litanie musulmane. È curioso il fatto che l’applauso talvolta sembra più una denuncia che una conferma.</p>
<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION1-TAUBE10_08_2013_Julia-Krahn.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4941" title="IN CONVERSATION1 TAUBE10_08_2013_Julia-Krahn" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION1-TAUBE10_08_2013_Julia-Krahn.jpg" alt="" width="567" height="721" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION1-TAUBE10_08_2013_Julia-Krahn.jpg 567w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION1-TAUBE10_08_2013_Julia-Krahn-235x300.jpg 235w" sizes="(max-width: 567px) 85vw, 567px" /></a>Un altro protagonista assiduo del tuo lavoro è il piccione.</strong></p>
<p>Il significato primigenio è quello di messaggero e poi di animale sacrificale. È il simbolo dello Spirito Santo. La prima volta che l’ho utilizzato è stato per <em>L’ultima cena</em>: nel 2011. Sulla tavola vuota era rimasto un solo piccione. La gente mi diceva che avevo commesso un errore, che sulla tavola dell’ultima cena c’era una colomba e non un piccione. Così ho tinto il piccione imbalsamato, che avevo utilizzato, prima di bianco e poi di rosso. In occasione della mostra a Imola lo stesso piccione verrà esposto, ma questa volta ricoperto di foglia d’oro, un riferimento a tutto ciò che di prezioso ci circonda.</p>
<p><strong>Hai realizzato anche un lavoro video con il piccione…</strong></p>
<p>Tutta la mostra che ho fatto recentemente a Berlino aveva per protagonista questo animale. Per l’opera video ho utilizzato come colonna sonora la <em>Passione secondo Matteo</em> di Johann Sebastian Bach. Ne ho scelti vari brani e ho fatto iniziare il video con questo in particolare, secondo la traduzione di Quirino Principe: <em>“Sul calar della sera, quando l’ora è più fresca,</em> <em>la caduta di Adamo fu palese;</em> <em>di sera lo avvilisce il Salvatore.</em> <em>Di sera la colomba ritornò</em> <em>portando in bocca una foglia d’ulivo.</em> <em>O bel momento! Ora della sera!</em> <em>Ora è conclusa la pace con Dio:</em> <em>Gesù ha già portato la Sua croce.</em> <em>La Sua spoglia ha trovato ora la pace.</em> <em>Ah! Tu supplica, prega, cara anima,</em> <em>va’, chiedi, chiedi in dono Gesù morto,</em> <em>oh, preziosa reliquia di salvezza!”.</em>  Mi interessano le parti in cui la Madonna piange e quelle sul tradimento. L’uomo tradisce sempre del resto. L’idea di tradimento c’è anche nel <em>Vitello d’oro</em>, che è talmente bello da sembrare di marzapane, ma in realtà è morto, ucciso dalla violenza dell’uomo. Tornando alla mostra che ho fatto nella chiesa a Berlino: la musica veniva dall’alto da un’installazione audio. La gente si sentiva come in una bolla invisibile di musica fortissima.</p>
<p><strong>Il piccione è un animale quasi sempre detestato nella nostra società. In realtà è molto intelligente.</strong></p>
<p>Infatti è stato utilizzato anche come messaggero.</p>
<p><strong>Non è casuale che tu abbia utilizzato questo animale.</strong></p>
<p>Nasce come animale sacrificale. È il simbolo dello Spirito Santo. A noi piace che sia bianco e non grigio, ma sono entrambi colombi, l’iconografia è quella.</p>
<p><strong>La tua <em>Ultima cena</em> è vuota. Perché hai tolto le presenze umane?</strong></p>
<p>Si tratta di un’immagine che è a tal punto dentro di noi che non sorge neppure il dubbio che le cose stiano proprio così. In realtà si sa poco di quello che si crede di sapere. Cosa fare perché la gente capisca che si tratta di un’ultima cena? Basta pochissimo: un tavolo lungo, coperto da una stoffa bianca a mo’ di tovaglia. A terra creo delle impronte: la traccia di una presenza attraverso l’assenza. L’ultima cena è un’icona. È un’immagine di solitudine, di abbandono. Cristo è stato abbandonato, tradito. Quanta umanità in questo episodio! L’uomo tradisce sempre del resto. L’idea di tradimento è anche in <em>Vitello d’oro</em>, che è talmente bello da sembrare di marzapane, ma in realtà è morto. Quello che mi affascina è che spesso la bellezza sta proprio nel tradimento. L’uomo è affascinato da tutto ciò che è proibito, in tal senso tradisce, va contro i suoi ideali, procurandosi in molti casi sofferenza. Quanto dolore c’è nella bellezza!</p>
<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION1julia-Melancholie-ganz-aufgeblueht.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4942" title="IN CONVERSATION1julia Melancholie-ganz-aufgeblueht" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION1julia-Melancholie-ganz-aufgeblueht.jpg" alt="" width="755" height="600" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION1julia-Melancholie-ganz-aufgeblueht.jpg 755w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/IN-CONVERSATION1julia-Melancholie-ganz-aufgeblueht-300x238.jpg 300w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></a>A Imola c’è una nuova presenza, quella del serpente, un animale fortemente simbolico sia in senso positivo, come immagine di completezza, che negativo, così nella Bibbia. Adamo ed Eva vengono tentati dal serpente e mangiano il frutto proibito. L’avere utilizzato proprio il serpente da parte delle sacre scritture pare sia una polemica contro i miti cananaici, per i quali il serpente rappresentava la divinità suprema.</strong></p>
<p>Ho utilizzato il serpente che è il simbolo del peccato originale in una chiave di denuncia senza alcun significato negativo. Il peccato originale, infatti, ha tolto spazio alla donna. La colpa per la quale la donna dovrebbe soffrire è in realtà una forma di eroismo. Nelle religioni indiane rappresenta Kundalini che è un’energia positiva, e in quasi tutte le culture il serpente è fonte di forza. Una forza che si cerca di controllare e di sottomettere.</p>
<p><strong>Vorrei chiudere questa conversazione parlando di un tuo lavoro che ha suscitato un profondo scalpore, <em>Reinheit Maddalena </em>del 2009. Dove tu sei seduta nuda all’angolo di una stanza. Solo sul tuo capo c’è un</strong></p>
<p><strong>drappo di un colore ocra dorato che si sviluppa nello spazio. Dalle tue gambe, dalla tua vagina esce un rosario a grandi chicchi…</strong></p>
<p>Indubbiamente è un’immagine molto forte. A prima vista può apparire blasfema, pornografica. In realtà è il mio pensiero sulla spiritualità. Il titolo in tedesco significa purezza. Potrebbe trattarsi di una donna che ha appena concepito o partorito…e cosa c’è di più sacro di tutto questo?</p>
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<p>1 Parte di questa intervista è stata pubblicata sulla rivista online <em>Artribune</em>.</p>
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		<title>GIOPOTA</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 19:17:49 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[Giovanni Pota è nato a Caserta nel 1988. Dopo aver conseguito il diploma da tecnico grafico pubblicitario si trasferisce a Milano per lavorare come web designer junior in un’agenzia di comunicazione. Nel 2012 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna all’indirizzo di fumetto e illustrazione per perseguire una carriera da disegnatore.]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/ILLUSTRAZIONE-giopota.jpg"><img class="size-full wp-image-4936 aligncenter" title="ILLUSTRAZIONE giopota" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/ILLUSTRAZIONE-giopota.jpg" alt="" width="707" height="1000" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/ILLUSTRAZIONE-giopota.jpg 707w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/ILLUSTRAZIONE-giopota-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></a>Giovanni Pota è nato a Caserta nel 1988. Dopo aver conseguito il diploma da tecnico grafico pubblicitario si trasferisce a Milano per lavorare come web designer junior in un’agenzia di comunicazione. Nel 2012 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna all’indirizzo di fumetto e illustrazione per perseguire una carriera da disegnatore.</p>
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		<title>La moda e la permeabilità dell’arte</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 19:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[theartship]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[La moda è spesso considerata una materia al limite con il mondo dell’arte e relegata ad un universo in cui frivolezza e superficialità precedono lo studio coscienzioso e ricerca per le belle forme, perlomeno nel senso in cui la paventata upperclass artistica intende e sostiene. Dentro il mare magnum delle maison creative esistono tuttavia dei &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4930" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "La moda e la permeabilità dell’arte"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4932" title="URBAN Greg Rybczynski" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/URBAN-Greg-Rybczynski-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/URBAN-Greg-Rybczynski-200x300.jpg 200w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/URBAN-Greg-Rybczynski-682x1024.jpg 682w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/URBAN-Greg-Rybczynski.jpg 800w" sizes="(max-width: 200px) 85vw, 200px" /></p>
<p style="text-align: left;" align="right">La moda è spesso considerata una materia al limite con il mondo dell’arte e relegata ad un universo in cui frivolezza e superficialità precedono lo studio coscienzioso e ricerca per le belle forme, perlomeno nel senso in cui la paventata upperclass artistica intende e sostiene.</p>
<p>Dentro il mare magnum delle maison creative esistono tuttavia dei lampi di originalità e di gioco all’estremo, dove alla funzione <em>on</em> della vanità si aggiunge e amalgama il raffinato sapore della scoperta, lo stupore della linea tesa o dello spostamento, dell’ordito architettonico o del tratto fumettistico.</p>
<p>Se è vero che l’arte precede la realtà stessa e per questo a volte risulta poco commestibile, la moda procede in senso più democratico modificando canoni condivisi (come un paio di scarpe) attraverso lo spirito del tempo.</p>
<p>Un’operazione che oltre a potersi considerare estremamente contemporanea (pubblica, ironica, altamente comunicativa) svela cosa dell’arte trapassa nella società. In un certo senso essa è la membrana dell’arte che respira, in parte trasforma e rende utile. Qui in galleria le strutture orgogliose, erranti e non allineate di alcuni stilisti visionari, nuove leve che da Londra, dalla Polonia o da Tokyo spingono perché la moda possa essere veicolo dinamico del bello.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La vista, al limite border:solid</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 19:08:43 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[Pierluca Nardoni. Se al giorno d’oggi qualcuno intendesse tracciare una mappa delle tendenze artistiche in corso, si troverebbe di fronte a più di un bivio. Tra soluzioni concettuali e riabilitazioni dei valori sensibili, recuperate manualità e acute spersonalizzazioni, fisici ingombri e brillanti smaterializzazioni, magari ottenute grazie ai mezzi video-acustici, gli artisti odierni sembrano affidarsi volta per &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4923" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "La vista, al limite border:solid"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Alice-Cesari-La-Notte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4925" title="YOUNG2  Alice Cesari, La Notte" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Alice-Cesari-La-Notte-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Alice-Cesari-La-Notte-200x300.jpg 200w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Alice-Cesari-La-Notte-683x1024.jpg 683w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Alice-Cesari-La-Notte.jpg 1262w" sizes="(max-width: 200px) 85vw, 200px" /></a><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Matteo-Babbi-Exit.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4926" title="YOUNG2 Matteo Babbi, Exit" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Matteo-Babbi-Exit-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Matteo-Babbi-Exit-300x225.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Matteo-Babbi-Exit.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Pierluca Nardoni. </strong>Se al giorno d’oggi qualcuno intendesse tracciare una mappa delle tendenze artistiche in corso, si troverebbe di fronte a più di un bivio. Tra soluzioni concettuali e riabilitazioni dei valori sensibili, recuperate manualità e acute spersonalizzazioni, fisici ingombri e brillanti smaterializzazioni, magari ottenute grazie ai mezzi video-acustici, gli artisti odierni sembrano affidarsi volta per volta all’uno o all’altro pacchetto di pratiche, riuscendo nei casi migliori a contaminarli per giungere a una affascinante conciliazione degli opposti. Di fronte a questa esuberante eterogeneità che coinvolge ogni sorta di <em>medium</em>, la scelta di <strong>Matteo Babbi</strong> (1986) e di <strong>Alice Cesari</strong> (1986) di affidarsi, rispettivamente, all’uso quasi esclusivo di pittura e fotografia suona quasi come un castigo. Se poi consideriamo gli scarsi consensi ottenuti in questi anni dal mezzo pittorico su supporti tradizionali, verrebbe quasi da parlare, almeno nel caso di Babbi, di un artista fuori moda. Ma è proprio dalle opere di <strong>Babbi</strong> che dobbiamo partire per comprendere i presupposti di questa mostra dal titolo un po’ arcano, <strong><em>border:solid</em></strong>. Per “bordo solido”, nel linguaggio di formattazione dei siti web, s’intende pressappoco il margine, le linee di contorno con le quali appaiono gli elementi sulla schermata del pc. A voler essere precisi si tratta in realtà di un comando, o quanto meno di un invito ad agire, a tendere l’attenzione verso i bordi, le recinzioni, i perimetri di contenzione delle immagini. Si osservino ora i dipinti in esposizione: guidati da quell’invito balza subito agli occhi l’assenza di cornici, tanto che in sede di allestimento si è resa necessaria una serie di mensole per rendere visibili i quadri, altrimenti destinati ad essere appoggiati sul pavimento. Da qui un senso di precarietà, confermato dal supporto povero e facilmente deformabile del cartone pressato. Sembrerebbe una sistemazione quasi casuale, da riservare a un relitto. Eppure c’è qualcosa di nobile in quei candidi piani d’appoggio e la misura monumentale dei dipinti richiede senz’altro uno sguardo non superficiale. Si scopre allora che Babbi pratica una figurazione con fare largo e impetuoso a ricordo dei Neuen Wilden tedeschi, se non altro per le violente rotture cromatiche. Rispetto a Kiefer e compagni c’è però una maggiore compostezza che consente persino la sfacciata riproposizione di anatomie umane, affrontate con un occhio quasi fotografico. Si veda <em>Salvifico</em>, dove due gambe ossute e fosforiche spuntano dall’alto, prontamente bilanciate da una pioggia di grossi listelli di colore nero che si dispongono sulla composizione come un curioso virus (a voi la scelta se biologico o informatico). E quei curiosi cerotti li ritroviamo anche negli altri lavori in mostra, vera e propria cifra stilistica che oscilla sapientemente tra l’allusione a un linguaggio criptato o cabalistico e l’innesto banale e livellante di tasselli che somigliano ad altrettante censure portate con mano grossolana. Se volessimo cercare un esempio del primo atteggiamento (ma le due caratteristiche sono in continuo dialogo) potremmo accostarci a <em>Exit</em>, un paesaggio sidereo dove le placche nere fanno risaltare per contrasto le liquide increspature della distesa bianca; il desiderio di abbassamento ricompare invece in <em>#0000ff</em>, dove le solite mattonelle di colore hanno ormai contagiato l’intera composizione e sollecitano la dialettica tra la figura resa con piglio mimetico e le bande orizzontali dello sfondo, stese con la sprezzatura di un bambino che impara a dipingere con software sul genere di Paint (si veda il particolare dell’aureola e dei pesci galleggianti sopra di essa). Rifinito e citazionista risulta il profilo dei cervi in <em>Sette fratelli</em>, ma in questo caso la figurazione diventa un pretesto per mettere in campo un concetto, un abbozzo di narrazione, che passa per alcuni documenti conservati in una sorta di tabernacolo e giunge, tramite la documentazione video di un’azione, alla scoperta di una costellazione appena percepibile di fori, praticati dall’artista direttamente sul dipinto. La produzione di Babbi oscilla pertanto in un felice equilibrio tra l’esito prezioso e la ricaduta nel kitsch, tra l’apparente incuria stilistica e il richiamo a un <em>surplus</em> di attenzione e, in fondo, tra la spinta ambientale di questi enormi quadri “mobili” e una inevitabile pesantezza.</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Matteo-Babbi-Sette-fratelli-1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4927" title="YOUNG2 Matteo Babbi, Sette fratelli (1)" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Matteo-Babbi-Sette-fratelli-1-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Matteo-Babbi-Sette-fratelli-1-300x250.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Matteo-Babbi-Sette-fratelli-1.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Messa a confronto con l’ostinata caparbietà del compagno di strada, la ricerca della <strong>Cesari</strong> appare più inquieta e versatile. L’appello a un affinamento dell’organo visivo si fa nel suo caso ancora più evidente, basti pensare al soggetto quasi didascalico della foto di <em>Inoculazioni</em>: si tratta di uno scatto che coglie una ragazza di fronte a uno specchio nell’atto di mettere una lente a contatto. Il gioco concettuale del continuo rimando all’attività oculare viene poi potenziato da alcuni frammenti tratti da copie della fotografia principale che vengono disposti attorno alla foto stessa, tutti tassativamente privi di cornici. Ma l’aspetto speculativo non predomina, controllato da un’attenta regia formale che colloca i lacerti fotografici secondo una struttura elegante ed effimera, pronta a ricevere nuove configurazioni non appena s’alzi una folata di vento. Questa ideale “storia dell’occhio” prosegue occupando due sottili mensole, ossia sfruttando lo stesso espediente che Babbi adotta per sporgere timidamente le sue tele verso lo spazio tridimensionale. Nel caso della Cesari, però, dobbiamo segnalare una fuoruscita più decisa, benché minuta: su un ripiano troviamo infatti una lente d’ingrandimento e un libro di micro-fotografie che ritraggono occorrenze elementari, quasi che la lente ci possa aiutare a decifrare quei minuscoli brandelli di esistenza e a scoprirne le storie nascoste. Sul secondo ripiano un vassoio contiene due lenti a contatto, in una sottile allusione all’iconografia cristiana del martirio di Santa Lucia. Completa l’installazione un piccolo visore binoculare piantato nel muro che sembra suggerire una via artigianale e squisitamente ingenua per attingere alla vista a raggi infrarossi. C’è una forte attitudine narrativa in queste opere, da intendersi sia nel senso di un’allusione all’ambito cinematografico (le foto del libriccino come assurdi fotogrammi, la visione stereoscopica del binocolo), sia nel senso di un recupero della Narrative Art, opportunamente aggiornata alla luce delle odierne risorse tecnologiche. Laddove gli artisti Narrative si limitavano ad aggiungere testi verbali alle loro fotografie, la Cesari dota <em>La notte</em> di una registrazione audio che va a doppiare un testo redatto a mano e completa l’immancabile intarsio di istantanee. Ne emerge un’installazione suggestiva, grazie all’effetto stridente creato dalla giustapposizione di una voce robotica e monocorde (frutto di un software di sintesi vocale) e il tono intimo e confidenziale dello scritto, tratto da una scena del film <em>La notte</em> di Michelangelo Antonioni. Anche in questo caso l’intervento fotografico richiede un supplemento di attenzione per cogliere un lieve reticolo di graffi che sembra voler incidere l’epidermide della carta. E un gioco di “pelli” può dirsi anche la serie <em>Degenerazioni</em>, che parte da un’immagine elegante, degna di figurare sulla copertina di Vanity Fair, ma poi lascia campo libero al lavorio degli acidi, che logorano il ritratto fino a farne una coltura di macchie informi. Il risvolto interessante di questo complesso risiede ancora una volta nella sua peculiarità installativa, dato che le foto si dispongono spesso a palinsesto, come a mostrare gli strati delle loro metamorfosi, tanto che verrebbe quasi voglia di strappare via via le varie falde per scoprire cosa c’è sotto.</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Alice-Cesari-Degenerazioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4928" title="YOUNG2 Alice Cesari, Degenerazioni" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Alice-Cesari-Degenerazioni-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Alice-Cesari-Degenerazioni-200x300.jpg 200w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Alice-Cesari-Degenerazioni-683x1024.jpg 683w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/YOUNG2-Alice-Cesari-Degenerazioni.jpg 1262w" sizes="(max-width: 200px) 85vw, 200px" /></a>Se volessimo cercare un <em>fil rouge</em> che accomuni le produzioni di Babbi e Cesari potremmo forse trovarlo nella volontà di giocare con le regole dei propri mezzi d’espressione, al fine di forzarne i limiti senza tuttavia abdicarli del tutto. Un po’ come accadeva nel gruppo letterario dell’Oulipo che sottoponeva i propri membri a vincoli rigidissimi per cercare nuovi spunti creativi, anche Babbi e Cesari insistono sui limiti, sui “bordi”, appunto, del loro linguaggio. E finiscono per assegnare a mezzi prettamente visivi come la pittura e la fotografia qualche gratificazione tattile e uditiva. Fino al prossimo limite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Testo critico pubblicato in occasione della mostra <strong><em>border:solid </em></strong>presso il concept space<strong><em> </em></strong>Un Altro Studio</p>
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		<title>Sdoganare i confini dell’arte grazie a coraggio, preparazione e ironia</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 19:03:41 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[A Ferrara grazie alla mostra Now! Giovani Artiste Italiane Esistono dei luoghi che pur appartenendoci non conosciamo, dei pezzi di storia che si incastonano e nascondono alla gente, che silenziosamente attraversano i secoli. L’ex Refettorio nel complesso di San Paolo a Ferrara è uno di questi, luogo eccezionale e raccolto, riscoperto grazie ad una mostra &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4918" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Sdoganare i confini dell’arte grazie a coraggio, preparazione e ironia"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Ferrara grazie alla mostra Now! Giovani Artiste Italiane</em></p>
<p><em></em>Esistono dei luoghi che pur appartenendoci non conosciamo, dei pezzi di storia che si incastonano e nascondono alla gente, che silenziosamente attraversano i secoli. L’ex Refettorio nel complesso di San Paolo a Ferrara è uno di questi, luogo eccezionale e raccolto, riscoperto grazie ad una mostra di giovani artiste (Now! Giovani Artiste Italiane) che qui hanno esposto fino al 27 ottobre.</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/1-Laurina-Paperina-How-To-Kill-The-Artists-still-da-video-Yves-Klein.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-4920" title="1 Laurina Paperina, How To Kill The Artists (still da video-Yves Klein)" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/1-Laurina-Paperina-How-To-Kill-The-Artists-still-da-video-Yves-Klein-1024x605.jpg" alt="" width="620" height="366" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/1-Laurina-Paperina-How-To-Kill-The-Artists-still-da-video-Yves-Klein-1024x605.jpg 1024w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/1-Laurina-Paperina-How-To-Kill-The-Artists-still-da-video-Yves-Klein-300x177.jpg 300w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></a>Una grande sala a pianta rettangolare col soffitto a cassettoni, immagini di santi sulle mura di pietra rossa, un pavimento scarno e impolverato. In questa cornice &#8211; grazie all’intervento delle curatrici Lola B. Bonora e Silvia Cirelli, all’Udi di Ferrara al Comitato Biennale Donna, alla preziosa partecipazione del Comune di Ferrara, del Dipartimento della Gioventù – Presidenza del Consiglio dei Ministri e dell’Anci che sostengono il più ampio progetto artistico <em>Dentro le mura</em> &#8211;   al pubblico si regala uno spettacolo inusuale e coerente a un tempo: protette dalla conoscenza dei secoli qui le artiste in mostra esprimono le loro linee di ricerca, senza essere costrette in linguaggi indicati a priori, con <span style="text-decoration: underline;">la libertà che alle nuove generazioni</span> – fortunatamente –<span style="text-decoration: underline;"> ancora si concede</span>.</p>
<p>Quattro artiste under 35 che si dividono lo spazio in maniera equilibrata (nota di merito in questo va senz’altro alle curatrici, capaci di superare le difficoltà tecniche di un progetto presentato in un luogo non abitualmente adibito ad esposizioni, anzi, aperto solo per l’occasione). Ci sono i dischi in legno di <strong>Elisa Strinna</strong>, in cui l’animo retrò si fonde con un certo spirito animista producendo una colonna sonora che letteralmente proviene dalla natura. Sua anche la grande proiezione a parete in cui la dicotomia sospensione/caduta viene risolta con un’unica esemplare immagine: un primo piano fisso sui piedi di una bambina penzolano sullo schermo, in <span style="text-decoration: underline;">un onirico gioco di ambiguità e risoluzione</span> (<em>Sospensione</em>).</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/2-Silvia-Giambrone.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4921" title="2 Silvia Giambrone" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/2-Silvia-Giambrone.jpg" alt="" width="610" height="458" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/2-Silvia-Giambrone.jpg 610w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/2-Silvia-Giambrone-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></a>Per la girgerntina <strong>Silvia Giambrone</strong> un’installazione a video (<em>Sotto Tiro</em>, 2013) che forse avrebbe meritato un altro supporto che &#8211; considerato il fondo neutro &#8211; avrebbe preferito una perfetta aderenza alla parete in luogo di un suo scollamento (e conseguente artificializzazione) dell’immagine. Essere sotto tiro è per l’artista una realtà con cui fare i conti in rapporto al bersaglio in cui la mano dell’altro s’allinea con gli occhi, la mente e il cuore dell’interlocutore.</p>
<p>Tre opere quelle presentate da <strong>Laurina Paperina</strong>, punta di traino di questa mostra, con una marmottona gigante (<em>Giant Marmot</em>), <em>Artists Skull</em> dove dato un comune denominatore (il teschio) questo viene di volta in volta declinato sul carattere del soggetto rappresentato, e <em>How to Kill the artists</em> esilarante installazione a tre canali in cui s’inscena fumettisticamente la morte di alcuni dei più fecondi padri dell’arte del Novecento e non solo, da <strong>Diane Arbus</strong> a <strong>Yves Klein</strong>, passando per <strong>Francisco Goya</strong>, <strong>Douglas Gordon</strong> e <strong>Francis Bacon</strong>.</p>
<p>Campeggia infine al centro della sala l’opera Imitazione di <strong>Ludovica Carbotta</strong> cui la materia anestetica e fredda fa i conti con la sua potenza nel divenire oggetto archeologico, acquisendo, nel suo inerme moto sommato al tempo, l’aura rara dell’artisticità.  In un gioco in cui la denuncia, l’indagine, la serietà dell’arte dialogano forse un po’ acerbamente, questa di Ferrara è un esempio che andrebbe sistematizzato, concorrendo così ad instaurare <span style="text-decoration: underline;">un circolo virtuoso</span> dove la giovane creatività sposa e ridona dignità a perle cittadine spesso abbandonate.</p>
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		<title>Le Avanguardie tre volte all’indice (ma con piacere)</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 18:59:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Audrey Coïaniz]]></category>
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				<description><![CDATA[Pierluca Nardoni. Giunto alla sua sesta edizione, il RoBOt Festival si conferma una rassegna capace di calamitare alcune delle migliori forze creative del momento, muovendosi in maniera efficace tra la musica elettronica e le arti visive e performative secondo un’ottica che privilegia gli apporti delle più recenti tecnologie. Tra le proposte più interessanti di quest’anno &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4912" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Le Avanguardie tre volte all’indice (ma con piacere)"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2-robot3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4914" title="SOUND2 robot3" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2-robot3-300x122.jpg" alt="" width="300" height="122" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2-robot3-300x122.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2-robot3-1024x419.jpg 1024w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2-robot3-465x190.jpg 465w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2-robot3.jpg 1311w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2robot1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4915" title="SOUND2robot1" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2robot1-300x124.jpg" alt="" width="300" height="124" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2robot1-300x124.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2robot1-1024x425.jpg 1024w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2robot1-465x190.jpg 465w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2robot1.jpg 1312w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Pierluca Nardoni</strong>. Giunto alla sua sesta edizione, il RoBOt Festival si conferma una rassegna capace di calamitare alcune delle migliori forze creative del momento, muovendosi in maniera efficace tra la musica elettronica e le arti visive e performative secondo un’ottica che privilegia gli apporti delle più recenti tecnologie. Tra le proposte più interessanti di quest’anno va senz’altro segnalato il progetto <em>ADvangarde / Innesti postmediali</em>, nato dall’incontro tra Saul Saguatti (1966), Audrey Coïaniz (1978), ossia i due volti del gruppo Basmati, Pasquale Fameli (1986) e il musicista Bartolomeo Sailer (1971). Ospite di una selezione di artisti presentata a Palazzo Re Enzo, il quartetto mette in campo uno spettacolo coinvolgente che riesce a combinare <span style="text-decoration: underline;">una calibrata ricerca concettuale con la dimensione dinamica e sinestetica del <em>live media</em></span>. Se è vero, infatti, che il progetto si sviluppa con l’intento di rivisitare il cinema delle Avanguardie storiche, i modi in cui quel cinema è riproposto si allontanano dal piglio speculativo del <em>détournement</em> situazionista e dei suoi assurdi montaggi: le immagini di film quali <em>Anémic Cinéma</em> di Marcel Duchamp, <em>Ballet mécanique</em> di Fernand Léger o <em>Le Retour à la Raison</em> di Man Ray vengono volta per volta proiettate sui tre schermi della sala Re Enzo dove subiscono affascinanti metamorfosi grazie a interventi di <em>live painting</em> e di <em>glitch</em>, il tutto accompagnato da una <em>Gymnopédie I</em> di Erik Satie opportunamente distorta per via elettronica. Si tratta pertanto di un’operazione raffinatissima che mescola i diversi <em>media </em>portandoli a ibridarsi gli uni con gli altri, in linea con quella condizione che Rosalind Krauss ha definito <em>postmediale</em>, proprio per indicare l’attuale perdita di specificità dei linguaggi e dei <em>media</em> artistici<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND2%20Le%20Avanguardie%20tre%20volte%20all%E2%80%99indice%20(ma%20con%20piacere).doc#_ftn1">[1]</a>. Va detto però che tra tante ibridazioni c’è anche posto per salvaguardare il video originale, il quale si mantiene integro nell’oasi “protetta” dello schermo centrale. Ma sono gli schermi laterali a proporre le partite più avvincenti, come per esempio quella tra il modello analogico e il modello digitale, dove il primo è ben rappresentato dai disegni su sabbia e dagli inserti oggettuali con i quali la Coïaniz “sporca” le sequenze del film, mentre il secondo emerge in forze dalle manipolazioni <em>glitch</em> cui Fameli sottopone i codici sorgenti delle immagini (e in fondo sono <em>glitch</em> anche i disturbi e le rotture con cui Sailer distorce il pezzo di Satie).<em> ADvangarde / Innesti postmediali</em> vive di questi attriti, riuscendo efficacemente a comporli (e in ciò risiede la sua forza) secondo inediti matrimoni: si pensi alla dialettica tra il castigato bianco e nero del cinema sperimentale e i colori rutilanti delle improvvisazioni sopra descritte, oppure al dialogo tra la memoria del passato conservata nei film e l’attualità bruciante del <em>live</em>, da cui nasce una valida possibilità di riappropriarsi di quel patrimonio visuale ormai sconfinato che corrisponde al <em>database</em> del web<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND2%20Le%20Avanguardie%20tre%20volte%20all%E2%80%99indice%20(ma%20con%20piacere).doc#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p>Esiste inoltre una logica che accomuna nel profondo i diversi livelli di intervento e dobbiamo rintracciarla in quella particolare categoria di segni che Charles Peirce ha denominato “indici”. A una simile tipologia, com’è noto, appartengono tutti quei segni che producono senso tramite un rapporto fisico e diretto con il loro referente, come per esempio le ombre, i sintomi medici e la fotografia. Se il cinema, quale erede del mezzo fotografico, apparirà subito come un naturale portatore di indicalità, non ci aspetteremmo di trovare una simile caratteristica nel <em>live painting</em> e nel <em>glitch</em>. Eppure, quanto il primo è un diretto discendente della gestualità pastosa o guizzante della pittura informale, della quale accentua il quoziente di “traccia” in presa diretta di un movimento corporeo<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND2%20Le%20Avanguardie%20tre%20volte%20all%E2%80%99indice%20(ma%20con%20piacere).doc#_ftn3">[3]</a>, tanto il secondo s’insinua nel codice genetico del messaggio visivo per farne affiorare un campionario di “impronte”, segni tangibili di un intervento che si manifesta nello spettacolo caleidoscopico dei <em>pixel</em>. I tre video si presentano dunque come tre diverse maniere di affrontare il problema dell’indice, oppure, se si vuole, come una triplice “messa all’indice” delle Avanguardie, laddove la messa all’indice non sarà certo da intendersi come un desiderio di abrogare e cancellare ma, al contrario, come un tentativo di rileggere le esperienze avanguardistiche alla luce di una sottile operazione concettuale, senza trascurare un’abbondante dose di piacevolezza estetica.</p>
<div><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2robot2.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-4916" title="SOUND2robot2" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2robot2-1024x415.jpg" alt="" width="620" height="251" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2robot2-1024x415.jpg 1024w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2robot2-300x121.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND2robot2.jpg 1321w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></a><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND2%20Le%20Avanguardie%20tre%20volte%20all%E2%80%99indice%20(ma%20con%20piacere).doc#_ftnref1">[1]</a> Si veda in proposito R. KRAUSS, <em>L’arte nell’era postmediale. Marcel Broodthaers, ad esempio</em>, trad. it. Postmedia, Milano 2005.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND2%20Le%20Avanguardie%20tre%20volte%20all%E2%80%99indice%20(ma%20con%20piacere).doc#_ftnref2">[2]</a> Per un’acuta interpretazione della “logica del <em>database</em>” si veda L. MANOVICH, <em>Il linguaggio dei nuovi media</em>, trad. it. Edizioni Olivares, Milano 2002, pp. 281-302.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND2%20Le%20Avanguardie%20tre%20volte%20all%E2%80%99indice%20(ma%20con%20piacere).doc#_ftnref3">[3]</a> Per una lettura del gesto informale come indice si veda R. KRAUSS, <em>Jackson Pollock: una lettura astratta</em>, in EAD., <em>L’originalità dell’avanguardia e altri miti modernisti</em>, trad. it. Fazi, Roma 2007, p. 242.</p>
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		<title>Pesi e misure del gesto e del suono: Christoph De Boeck</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 18:55:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[theartship]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pasquale Fameli]]></category>
		<category><![CDATA[Sound Forward]]></category>
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				<description><![CDATA[Pasquale Fameli. Intorno alla metà degli anni Sessanta, musicisti d’avanguardia come Alvin Lucier, Max Neuhaus, Takehisa Kosugi e molti altri[1], interessati al rapporto tra suono, corpo e ambiente, hanno colto a piene mani la lezione di John Cage per svilupparla attraverso un vivificante utilizzo dei mezzi elettronici. La traduzione di gesti e movimenti del corpo &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4906" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Pesi e misure del gesto e del suono: Christoph De Boeck"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND-staalhemel_intallation-suspensions-detail.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4908" title="SOUND staalhemel_intallation (suspension's detail)" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND-staalhemel_intallation-suspensions-detail-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND-staalhemel_intallation-suspensions-detail-300x200.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND-staalhemel_intallation-suspensions-detail.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Pasquale Fameli</strong>. Intorno alla metà degli anni Sessanta, musicisti d’avanguardia come Alvin Lucier, Max Neuhaus, Takehisa Kosugi e molti altri<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND%20CHRISTOPH%20DE%20BOECK,%20di%20Pasquale%20Fameli.doc#_ftn1">[1]</a>, interessati al rapporto tra suono, corpo e ambiente, hanno colto a piene mani la lezione di John Cage per svilupparla attraverso un vivificante utilizzo dei mezzi elettronici. <span style="text-decoration: underline;">La traduzione di gesti e movimenti del corpo in sonorità elettroniche</span>, così come l’amplificazione di <em>feedback</em> e risonanze di luoghi e ambienti, non restaurava una primitiva musicalità corporale<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND%20CHRISTOPH%20DE%20BOECK,%20di%20Pasquale%20Fameli.doc#_ftn2">[2]</a> attraverso la tecnologia, ma demoliva completamente la figura tradizionale del compositore, ora chiamato semplicemente a innescare processi di interazione, rendendo i fruitori parte attiva e necessaria per l’attivazione e lo svolgimento dell’evento sonoro. Lungo questo asse, tutt’oggi prolifico, si pone anche la ricerca di Christoph De Boeck (1972), che compie la propria indagine estetica sulle possibili variazioni percettive che le molteplici relazioni tra suono e ambiente possono subire attraverso la presenza e l’azione del corpo umano. In <em>Hortus</em> (2012), infatti, il visitatore è invitato a spostarsi in un giardino in cui una rete di sensori misura le dinamiche del vento e della luce assorbite dalle piante durante i comuni processi di fotosintesi, traducendoli tramite appositi algoritmi in un coro di sintetici cinguettii che riconfigura virtualmente il paesaggio sonoro<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND%20CHRISTOPH%20DE%20BOECK,%20di%20Pasquale%20Fameli.doc#_ftn3">[3]</a> in questione, simulando l’invisibile presenza di uccelli. Un’altra installazione basata sul funzionamento di una rete wireless è <em>Cell</em> (2012), un cilindro in acciaio che nasconde dei sensori dedicati alla misurazione delle variazioni interne all’ambiente: l’amplificazione delle basse frequenze crea un materasso di aria tra l’architettura e il visitatore al suo interno, ponendo così in risalto le strette relazioni esistenti tra la sfera uditiva e quella tattile. Su una logica <a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND1Black-Box-object-installation-2014.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4909" title="SOUND1Black Box, object  installation, 2014" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND1Black-Box-object-installation-2014-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND1Black-Box-object-installation-2014-300x204.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND1Black-Box-object-installation-2014.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>non troppo diversa si basa anche <em>Time Code Matter</em> (2007), una sorta di arena costeggiata da fogli di acciaio massiccio posti in vibrazione da onde sonore a bassa frequenza che si amplificano all’avvicinarsi del fruitore, aumentando la velocità delle vibrazioni; quasi concretizzando ormai lontani, ma quanto mai attuali, assunti futuristi<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND%20CHRISTOPH%20DE%20BOECK,%20di%20Pasquale%20Fameli.doc#_ftn4">[4]</a>, la potenza cinetica e dinamica del suono viene posta in risalto, ancora una volta, <span style="text-decoration: underline;">attraverso la necessaria mediazione del corpo in movimento</span>. Su un più alto livello di rarefazione si pone invece il funzionamento di <em>Staalhemel</em> (2009), un vero e proprio “cielo d’acciaio” composto da ottanta elementi metallici appesi che vengono percossi da piccoli martelli attivati dalle onde cerebrali del visitatore mediante uno scanner portatile EEG. Si tratta di una sorta di traduzione sonora dell’attività cerebrale, quasi una potenziale “musica di testa” che viene condotta dall’intimità e dall’impercettibilità del pensiero alla pur evanescente ma incisiva fisicità del rumore percussivo. È possibile individuare in quest’opera una rivisitazione estesa su scala ambientale di una delle più note operazioni di Alvin Lucier, <em>Music for Solo Performer</em> (1965), dove l’amplificazione delle onde alfa rilevabili sulla calotta cranica dell’individuo dava vita a una sessione di pura improvvisazione musicale elettronica. <a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND-taalhemel-installation-2009.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4910" title="SOUND taalhemel, installation, 2009" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND-taalhemel-installation-2009-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND-taalhemel-installation-2009-300x225.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/SOUND-taalhemel-installation-2009.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>L’indagine di Christoph De Boeck sul rapporto tra suono e corpo non può non interrogare anche la sfera della vocalità, luogo di origine e sviluppo di uno degli strumenti più efficaci e duraturi dell’interazione umana, il linguaggio. Con <em>Language I</em> (2009), infatti, De Boeck appronta <span style="text-decoration: underline;">un sistema sonoro che simula la struttura discrezionale alla base di </span><span style="text-decoration: underline;">ogni codice linguistico generando flussi asemantici che si sottraggono a qualunque possibilità di interpretazione logica</span>: il susseguirsi automatizzato degli elementi produce sequenze ritmico-fonetiche che vogliono offrirsi come presupposti formali del linguaggio, come qualità minime, elementari e primitive dell’espressione vocale, antistanti a qualsiasi forma di codifica sintattica e lessicale.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND%20CHRISTOPH%20DE%20BOECK,%20di%20Pasquale%20Fameli.doc#_ftnref1">[1]</a> Su questi e altri autori affini si veda M. NYMAN, <em>La musica sperimentale</em> (1974), trad. it., Shake, Milano 2011.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND%20CHRISTOPH%20DE%20BOECK,%20di%20Pasquale%20Fameli.doc#_ftnref2">[2]</a> La musica trova, infatti, le proprie origini nel movimento del corpo umano e nella sua interazione con l’ambiente. Per approfondimenti sull’argomento si vedano A. SCHAEFFNER, <em>Origine degli strumenti musicali</em> (1936), trad. it., Sellerio, Palermo 1996, e C. SERRA, <em>Musica Corpo Espressione</em>, Quodlibet, Macerata 2008.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND%20CHRISTOPH%20DE%20BOECK,%20di%20Pasquale%20Fameli.doc#_ftnref3">[3]</a> Per chiarimenti e approfondimenti in merito al concetto di “paesaggio sonoro” e per tutte le problematiche a esso correlate si rimanda a R. MURRAY SCHAFER, <em>Il paesaggio sonoro</em>, trad. it., Ricordi &#8211; Unicopli, Milano 1985.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/SOUND%20CHRISTOPH%20DE%20BOECK,%20di%20Pasquale%20Fameli.doc#_ftnref4">[4]</a> L’esaltazione del dinamismo e del rumore, spesso intrecciati in una stimolante configurazione sinestetica, emerge in numerosi punti della teoria futurista, costituendone uno degli assunti fondamentali. A titolo esemplificativo si vedano almeno C. CARRÀ, <em>La pittura dei suoni rumori e odori</em>, Manifesto futurista, Direzione del Movimento Futurista, Milano, 11 Agosto 1913; L. RUSSOLO, <em>L’Arte dei Rumori</em>, Edizioni futuriste di “Poesia”, Milano 1916; F.T. MARINETTI, <em>La declamazione dinamica e sinottica</em>, Manifesto futurista, Direzione del Movimento Futurista, Milano, 11 marzo 1916. Per altri importanti manifesti futuristi si veda L. DE MARIA (a cura di), <em>Marinetti e i futuristi</em>, Garzanti, Milano 1990.</p>
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		<title>L’Art à vif : l’exposition « les couples imaginaires » d’Olivier Ciappa vandalisée à Paris</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 18:43:31 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[#15]]></category>

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				<description><![CDATA[Margaux Buyck. Si il y a une exposition parisienne qui  a fait parler d’elle c’est bien celle d’Olivier Ciappa, les couples imaginaires. Point d’artistes iconoclastes, de pissotière à l’envers ou de critique hurlant au scandale et à la mort de l’Art, juste des clichés en noir et blanc de couples pudiques, de familles réelles ou &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4899" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "L’Art à vif : l’exposition « les couples imaginaires » d’Olivier Ciappa vandalisée à Paris"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Margaux Buyck</strong>. Si il y a une exposition parisienne qui  a fait parler d’elle c’est bien celle d’Olivier Ciappa, <em>les couples imaginaires</em>. Point d’artistes iconoclastes, de pissotière à l’envers ou de critique hurlant au scandale et à la mort de l’Art, juste des clichés en noir et blanc de couples pudiques, de familles réelles ou imaginaires. On aurait même pu reprocher à l’artiste d’user et d’abuser de tendresse et d’un tantinet de mièvrerie si ses photographies ne relevaient pas d’un combat plus profond, celui de la lutte contre l’homophobie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUMphotographie-vandalisée.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4901" title="PUNCTUMphotographie vandalisée" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUMphotographie-vandalisée-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUMphotographie-vandalisée-300x300.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUMphotographie-vandalisée-150x150.jpg 150w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUMphotographie-vandalisée-36x36.jpg 36w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUMphotographie-vandalisée-115x115.jpg 115w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUMphotographie-vandalisée.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Les paroles s’envolent les photos restent</strong></p>
<p>A chaque événement médiatique ses photographies significatives qui serviront de point d’ancrage pour les générations futures. Les anti-mariages homosexuels ont les leurs : une marée humaine bardée de bleu et de rose, une ex-reine des folles nuits parisiennes militant corps et âme pour la cause, une femme politique s’évanouissant à cause des gaz lacrymogènes…</p>
<p>De l’autre côté du front, on retrouve tout d’abord un cliché du photographe de l’AFP, Gérard Julien ayant créé un engouement sans précédent et que les français connaissent à présent sous le nom du <em>baiser de Marseille</em>. On y voit deux jeunes filles (hétérosexuelles) s’embrassant face à des manifestants hostiles au mariage homosexuel. Lorsque l’on observe cette photographie une multitude de références nous viennent à l’esprit. On pense bien sûr au fameux baiser de Doisneau, à cette étreinte mise en scène. Puis l’on retrouve ce militantisme empreint de tendresse ostentatoire comme dans le célèbre cliché de <em>la fille à la fleur</em> de Marc Riboud devenu une icône des Sixties. La sympathie du spectateur va naturellement vers cette jeunesse insolente qui gifle par un baiser les esprits réfractaires, s’opposant à une autre génération représentait pas les femmes au second plan.</p>
<p>Une autre image loin du <em>baiser de Marseille</em>, traduisant une violence insoutenable est tristement passée à la postérité : la gueule cassée de Wilfrid Bruijn,  photographiée quelques temps après que le jeune homme et son compagnon aient été tabassés en pleine rue parce qu’ils se tenaient la main. La communauté gay s’empare de ces images et en fait de véritables étendards. Face aux multiples discours et débats, à la rue qui gronde, il semblerait que les partisans du mariage pour tous aient choisi un autre type d’expression, celui de la photographie.  L’image pour témoigner de la violence et de la discrimination mais surtout pout traduire la simplicité de leur vie, la vérité de leurs sentiments et leur volonté d’être perçu comme tout un chacun… C’est dans cette dualité d’expressions de sentiments simples, de mise en avant du quotidien confrontée à une incompréhension et une violence sourde que s’inscrit le travail d’Olivier Ciappa.</p>
<p>Au moment du débat sur le mariage et l’adoption homosexuelle en France, le jeune photographe poste sur internet un autoportrait le représentant endormi aux côtés de son compagnon et d’un bambin. Le cliché crée le buzz et fait le tour des réseaux sociaux. Il devient alors l’étendard des partisans du mariage pour tous. Réalisant que sa photographie s’est transformée en un objet militant, Ciappa décide  alors de transformer l’essai et de produire une série de photos de couples homosexuels, de familles homoparentales réelles ou fictives. Il met alors en scène des tandems inattendus de personnalités connues des français (l’actrice Eva Longoria, le nageur Florent Manaudou, la femme politique Roselyne Bachelot…), d’origines, de cultures, d’âges et d’horizons différents.</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUMAnne-Marivin-et-Axelle-Lafont.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4902" title="PUNCTUMAnne Marivin et Axelle Lafont" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUMAnne-Marivin-et-Axelle-Lafont.jpg" alt="" width="281" height="180" /></a>L’artiste part du principe que « l’homophobie est d’abord le symptôme d’une grande méconnaissance de l’homosexualité, d’une vision faussée, fantasmée parfois ». Il propose alors au spectateur des clichés d’une grande sobriété, d’un militantisme feutré, représentant des scènes du quotidien où des couples et des familles partagent des moments d’intimité et de tendresse. Il s’agit pour l’artiste et les associations qui le soutiennent « d’apaiser une société en tension avec ses minorités », de lui offrir un autre regard sur l’homosexualité. Point de symbolique intellectuelle dans ces œuvres, ni « d’Art en colère ».</p>
<p>En ce sens on pourrait rapprocher le travail d’Olivier Ciappa, d’une œuvre très médiatisée de l’artiste américain Derek Gores : <em>Love and Only Love</em>. Dans ce collage entièrement réalisé avec l’utilisation de tracts anti-gays, l’artiste représente une journée ordinaire au parc de deux jeunes femmes avec leur petite fille. Les deux artistes mettent en exergue une vie simple, ordinaire : un défi aux discours haineux, à la menace sous-jacente de l’homophobie qui tend à stigmatiser la communauté homosexuelle.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUM-Roselyne-Bachelot-Audrey-Pulvar.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4903" title="PUNCTUM Roselyne Bachelot Audrey Pulvar" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUM-Roselyne-Bachelot-Audrey-Pulvar-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUM-Roselyne-Bachelot-Audrey-Pulvar-300x192.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUM-Roselyne-Bachelot-Audrey-Pulvar.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>L’art outragé, la parole libérée</strong></p>
<p>Après neuf mois, d’une forte médiatisation au travers des réseaux sociaux et de la presse, Ciappa se voit proposer d’exposer ses œuvres dans les espaces intérieurs et extérieurs des mairies de la capitale. La mairie du 3<sup>e</sup> arrondissement expose ainsi à partir du 16 juin l<em>es couples imaginaires</em> accrochés au pourtour du square du Temple situé devant la mairie. Dans la nuit du 21 et 22 juin une douzaine de clichés est vandalisée. Les yeux et les visages des modèles sont lacérés ou méthodiquement découpés au cutter. La nuit suivante, le reste de l’exposition est également victime des vandales, trois personnes sont alors arrêtées. Malgré le fait qu’aucune photographie ne soit indemne, le vernissage prévu pour le 26 juin est maintenu. Au côté des nouveaux tirages sont exposées les photographies vandalisées comme autant de « pièces à conviction » de la haine homophobe. L’artiste au lieu de camoufler ses cicatrices les exhibe et met en scène ce vandalisme de l’intolérance. Le vernissage s’est transformé en un véritable rassemblement populaire, en soutien à l’artiste bien sûr mais plus largement à la communauté homosexuelle attaquée à travers la destruction de ces photographies. En réaction les mairies de Paris ont décidé de prolonger les expositions et le projet ne s’arrête pas là. En septembre 2013, l’exposition a investi des lieux extérieurs à Paris et en banlieue, puis voyagera dans toute la France. L’artiste se dit également disposé à exporter son exposition à l’étranger.</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUM-Florent-Manaudou-Frederick-Bousquet.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-4904" title="PUNCTUM Florent Manaudou Frederick Bousquet" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUM-Florent-Manaudou-Frederick-Bousquet-300x290.png" alt="" width="300" height="290" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUM-Florent-Manaudou-Frederick-Bousquet-300x290.png 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUM-Florent-Manaudou-Frederick-Bousquet-36x36.png 36w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/PUNCTUM-Florent-Manaudou-Frederick-Bousquet.png 650w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Passé le choc de la destruction de ces œuvres, on ne peut s’empêcher de constater que ces événements ont porté sur le devant de la scène un artiste jusqu’à présent méconnu du grand public. Celui-ci a bénéficié d’un coup de projecteur médiatique formidable autour de son travail. Olivier Ciappa persiste et signe en réalisant le dessin du nouveau timbre Marianne choisi cette année par les lycéens français. Il explique s’être inspiré du visage de la leader des Femen, Inna Schevchenko. Cette dernière représente selon lui une vision moderne de <em>la Liberté guidant le peuple</em> de Delacroix. Cette déclaration a soulevé, dès le dévoilement du nouveau timbre, une vague de contestations de certains partis politiques. L’artiste se retrouve une nouvelle fois à l’intersection entre Art et militantisme, une fois encore à la limite de la récupération politique. Or, Olivier Ciappa retombe toujours sur ses pattes, déplorant  cette « fausse polémique ». Il profite de ce nouveau coup de projecteur médiatique pour dénoncer l’absurdité des extrêmes qui se brûlent une fois de plus les doigts en s’attaquant à son travail. C’est en effet ce que l’on peut retenir de cet artiste de 34 ans : ses œuvres au premier abord empreintes d’une sorte de candeur, d’une simplicité extrême se révèlent être de véritables bombes à retardement explosant à la figure de ses détracteurs trop zélés… A suivre.</p>
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		<title>Ars combinatoria, strumento per la ricerca sul teatro d’infanzia</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 18:39:42 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[(dai cinque ai novantanove anni) David the Leprechaun. Sono tre storie che nascono dalle Americhe, quella di un anello evanescente, di un orso custode e di un maglione con doppia personalità. Tre oggetti altamente simbolici che hanno protetto la vita degli attori e che hanno portato in scena (a Piacenza il 26 ottobre, prossimamente a Roma) &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4895" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Ars combinatoria, strumento per la ricerca sul teatro d’infanzia"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><em>(dai cinque ai novantanove anni)</em></p>
<p><em></em><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/Peanuts-Prove-dello-spettacolo.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-4897" title="Peanuts Prove dello spettacolo" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/Peanuts-Prove-dello-spettacolo-1024x678.jpg" alt="" width="620" height="410" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/Peanuts-Prove-dello-spettacolo-1024x678.jpg 1024w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/Peanuts-Prove-dello-spettacolo-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></a>David </strong><em><strong>the Leprechaun</strong>. </em>Sono tre storie che nascono dalle Americhe, quella di un anello evanescente, di un orso custode e di un maglione con doppia personalità. Tre oggetti altamente simbolici che hanno protetto la vita degli attori e che hanno portato in scena (a Piacenza il 26 ottobre, prossimamente a Roma) uno spettacolo per bambini “dai cinque ai novantanove anni”, per ricordare che la vita è un’eterna crescita la cui origine ci accompagna e protegge sempre.</p>
<p>Ideato dal giovane regista colombiano Giovanni Covelli, ricercatore presso l’Università di Bologna, grazie alla collaborazione attoriale di  Laura Balcàzar, Letizia Binda-Partensky, Marianela Grisolia e con i costumi di Zeinab Heidary Firooz, lo spettacolo fa leva sulle madeleine della memoria, costruendo un’ interazione col pubblico cui si affida lo sviluppo della stessa trama narrativa.</p>
<p>A seguire la nota di regia che svela in parte le intenzioni del regista, con la speranza che l’attenzione per l’educazione culturale della cosiddetta generazione Z possa trapassare anche nel mondo ingrigito e spesso poco giocoso degli adulti.</p>
<p>Lo spettacolo <em>Tre, Due, Una storia: Cuéntame Que Te Cuento</em>! è stato selezionato all’interno del PREMIO SCENARIO infanzia 2012.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">NOTE DI REGIA</span></p>
<p>Il progetto di creazione nasce dal bisogno del gruppo di parlare di sé e di raccontarsi attraverso i linguaggi teatrali. L’equipe di lavoro, composta da tre latinoamericani e una canadese, vuole rendere conto delle sue origini e delle trasformazioni vissute nel proprio percorso di vita.</p>
<p>Ci interessa esplorare il modo in cui, un occhio esterno può raccontare le nostre vite e le nostre biografie, per questo abbiamo scelto di intraprendere la creazione attraverso un oggetto che ci ha accompagnato fin dalla nostra infanzia e che insieme a noi è cresciuto e si è trasformato. Partiamo dunque da materiali reali, da documenti e interviste di famiglia, base per l’elaborazione degli avvenimenti, di cui questi oggetti divenuti sacri sono testimonianza.</p>
<p>Vogliamo avvicinarci il più possibile al mondo immaginario di bambini e ragazzi, non elaborando concetti precostituiti, ma riprendendo ricordi e sensazioni della nostra stessa infanzia, che sono parte della nostra memoria.</p>
<p>Lo spettacolo si costruisce su una <em>drammaturgia combinatoria</em>, le partiture sono fisse ma gli spettatori avranno la possibilità di scegliere quello che stanno per vedere, attraverso un meccanismo di votazione, che darà vita a un intreccio di storie diverse.</p>
<p>Questo esercizio scenico di drammaturgia combinatoria risponde alla percezione frammentata della realtà contemporanea alla quale apparteniamo. Non ci interessa criticare questo modo di vedere la realtà, ma lo usiamo come materiale per risemantizzare questa percezione “da zapping”, attraverso il nostro strumento comunicativo: il teatro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Violentare il colore</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 18:34:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[#15]]></category>
		<category><![CDATA[abc via farini]]></category>
		<category><![CDATA[Ryan Mendoza]]></category>

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				<description><![CDATA[Ryan Mendoza a Bologna  Tra le note di un jazz anni sessanta dai toni caldi e pastosi la mostra di Ryan Mendoza promette di trasportarci indietro, in avanti, in quelle regioni private e vischiose che stanno tra lo spirito errante e la sua vividissima carne. Una mostra d’apertura, questa della nuova galleria ABC che ripercorre &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4887" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Violentare il colore"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ryan Mendoza a Bologna </em></p>
<p><em></em><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NEW-VIOLENTARE-Ryan-Mendoza-Work-in-progress.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4889" title="NEW VIOLENTARE Ryan Mendoza, Work in progress" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NEW-VIOLENTARE-Ryan-Mendoza-Work-in-progress.jpg" alt="" width="317" height="389" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NEW-VIOLENTARE-Ryan-Mendoza-Work-in-progress.jpg 317w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NEW-VIOLENTARE-Ryan-Mendoza-Work-in-progress-244x300.jpg 244w" sizes="(max-width: 317px) 85vw, 317px" /></a>Tra le note di un jazz anni sessanta dai toni caldi e pastosi la mostra di Ryan Mendoza promette di trasportarci indietro, in avanti, in quelle regioni private e vischiose che stanno tra lo spirito errante e la sua vividissima carne.</p>
<p>Una mostra d’apertura, questa della nuova galleria ABC che ripercorre con un consistente nucleo di opere inedite (circa 15 opere) il cammino dell’artista americano come appropriazione del soggetto da parte dell’artista attraverso l’uso tensivo del colore. Una <em>Chromophobia</em> dal chiaro intento apotropaico, ricche come sono le sue tele di pulsioni barocche e rinascimentali, di soffi vitali che proprio al colore affidano il portato emotivo della sua ricerca.</p>
<p>Ryan Mendoza che ha collaborato con Irvin Welsh, Milan Kundera e Bernard-Henri Lévy, suoi primi sostenitori e che in apertura al catalogo la firma di George W. Bush, analizza introspettivamente il mondo dell’arte attraverso il ritratto, in un dialogo in cui corpi risultano sulla tela come rovesciati, specchiati dal lato della sua materia viva e vivente.</p>
<p>Durante l’inaugurazione sui pavimenti della galleria saranno sparsi alcuni fogli del suo diario <em>Everything is Mine</em> (che sarà edito da Bompiani nel 2014, pubblicato in 4000 copie in mostra solo 200 firmate), così da creare un  gioco alla <em>sintassi in relazione</em> frutto del rapporto mai pago tra artista/soggetto/pubblico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ideata e promossa da ABC con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna, di Genus Bononiae e del CNA graze al sostegno della Galleria Massimo Minini la mostra inaugurerà il 27 novembre e rimarrà aperta fino al 10 gennaio 2014.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CHROMOPHOBIA personale di Ryan Mendoza</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Venerdì 29 novembre 2013, ore 18.30</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>30 novembre 2013|10 gennaio 2014</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dal gusto monocromo</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 18:31:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[#15]]></category>

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				<description><![CDATA[Tra Food Design e promozione dei giovani talenti internazionali a Bologna apre la nuova Galleria  Oltredimore Il 16 novembre la Galleria Oltredimore inaugurerà la sua nuova sede all’interno dell’ area della Manifattura delle Arti, un distretto culturale tra i più estesi in Europa, a due passi dal MAMbo &#8211; Museo d&#8217;Arte Moderna di Bologna e &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4883" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Dal gusto monocromo"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tra Food Design e promozione dei giovani talenti internazionali a Bologna apre la nuova Galleria  Oltredimore</em></p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NEW2-DEL-GUSTOmaziar_mokhtari_former_flour_factory_2013.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-4885" title="NEW2 DEL GUSTOmaziar_mokhtari_former_flour_factory_2013" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NEW2-DEL-GUSTOmaziar_mokhtari_former_flour_factory_2013-1024x364.jpg" alt="" width="620" height="220" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NEW2-DEL-GUSTOmaziar_mokhtari_former_flour_factory_2013-1024x364.jpg 1024w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/NEW2-DEL-GUSTOmaziar_mokhtari_former_flour_factory_2013-300x106.jpg 300w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></a>Il 16 novembre la Galleria Oltredimore inaugurerà la sua nuova sede all’interno dell’ area della Manifattura delle Arti, un distretto culturale tra i più estesi in Europa, a due passi dal MAMbo &#8211; Museo d&#8217;Arte Moderna di Bologna e dalla Cineteca di Bologna.</p>
<p>Nei 150 mq della nuova galleria saranno inaugurate in novembre 2 mostre di taglio diverso che esprimono preliminarmente le volontà dei soggetti coinvolti. Si comincia il 16 novembre con la personale di un giovane artista iraniano Maziar Mokhtari, finalista del Talent Prize 2013, che lavorerà nello spazio con un’installazione video site-specific e presenterà il ciclo di lavori fotografici <em>Yellow Apocalypse</em> dedicato ai muri della sua città natale, Esfahan (testi critici affidati a al poeta iraniano Kayvan Tahmasbian e al curatore e critico italiano Eugenio Viola).</p>
<p>Il 23 novembre sarà la volta dei Panem et Circenses (Ludovico Pensato e Alessandra Ivul) che con il loro progetto <em>trEATticon </em>inaugureranno all’interno della galleria un sistema di mostre temporanee (con cadenza trimestrale) dedicate al Food Design.</p>
<p>Il progetto del duo artistico si svilupperà in tre momenti successivi MATERIA Prima della conoscenza (l’uomo che non sa) , DELETERIA La trasformazione (l’uomo che conosce), AETHERIA La concettualizzazione (l’uomo che va oltre) che indicano la via per un nuovo approccio nel modo di pensare e di agire col cibo, interpretando una prospettiva di ricerca tra le più prolifiche oggi.</p>
<p>Spazio anche al corner del distributore internazionale di editoria MOTTO ai cui titoli la galleria affida la messinscena per talk, dibattiti, lecture e performance dal gusto vagamente Fluxus.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(galleria +) oltredimore</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>+ Maziar Mokhtari _ Yellow Apocalipse</p>
<p>inaugurazione sabato 16 novembre dalle ore 11</p>
<p>16-11-13 | 11-01-14</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>+ Panem Et Circenses _ trEATticon</p>
<p>inaugurazione sabato 23 novembre dalle ore 18</p>
<p>23-11-13 | 22-02-14</p>
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		<title>Favelli, una metafisica degli arredi</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 18:29:44 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[#15]]></category>

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				<description><![CDATA[Pierluca Nardoni. Sin dalle ultime battute del secolo appena trascorso, la ricerca artistica di Flavio Favelli (1967) si presenta come una delle risposte più interessanti al clima post-concettuale degli anni Novanta. Laddove artisti come Cesare Pietroiusti o Emilio Fantin tentavano di fornire una struttura quanto mai immateriale alle loro brillanti “pensate”, Favelli propone opere dal rinnovato &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4878" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Favelli, una metafisica degli arredi"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/MONOGRAFICA-Favelli-Fanta-amica-Fanta-cm.23x36x23-2012-assemblaggio-ceramica-e-vetro_0032.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4880" title="MONOGRAFICA Favelli Fanta amica Fanta cm.23x36x23 2012 assemblaggio ceramica e vetro_0032" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/MONOGRAFICA-Favelli-Fanta-amica-Fanta-cm.23x36x23-2012-assemblaggio-ceramica-e-vetro_0032-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/MONOGRAFICA-Favelli-Fanta-amica-Fanta-cm.23x36x23-2012-assemblaggio-ceramica-e-vetro_0032-300x224.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/MONOGRAFICA-Favelli-Fanta-amica-Fanta-cm.23x36x23-2012-assemblaggio-ceramica-e-vetro_0032-1024x767.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Pierluca Nardoni. </strong>Sin dalle ultime battute del secolo appena trascorso, la ricerca artistica di Flavio Favelli (1967) si presenta come una delle risposte più interessanti al clima post-concettuale degli anni Novanta. Laddove artisti come Cesare Pietroiusti o Emilio Fantin tentavano di fornire una struttura quanto mai immateriale alle loro brillanti “pensate”, Favelli propone opere dal rinnovato spessore fisico, voluminose e ingombranti, restituendo cittadinanza anche a una manualità preziosa e artigianale. Si tratta di mobili e di altri pezzi di arredamento presentati secondo la pratica del <em>ready made</em>, ossia, in fin dei conti, ricorrendo a una delle opzioni stilistiche della cosiddetta Arte concettuale. Tuttavia, lungi dal recuperare l’anima asettica e mentale del modello duchampiano, Favelli sceglie i suoi oggetti per il loro aspetto singolare e raffinato, spesso persino lezioso, attingendo a piene mani dalle botteghe di antiquariato. Queste “buone cose di pessimo gusto” vengono poi smontate, rimontate e assemblate in maniera tale da comporre assurdi matrimoni, capaci di dar vita ad ambienti spiazzanti nei quali la dimensione quotidiana diviene presto un mondo “altro”.</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/MONOGRAFICA-Favelli-palco-buffet.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4881" title="pulpito 009" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/MONOGRAFICA-Favelli-palco-buffet-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/MONOGRAFICA-Favelli-palco-buffet-223x300.jpg 223w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/MONOGRAFICA-Favelli-palco-buffet-764x1024.jpg 764w" sizes="(max-width: 223px) 85vw, 223px" /></a>Tutto sommato non siamo lontani dagli “arredi celibi” che prepara in parallelo Marco Samorè (non per nulla coetaneo del Nostro), anche se nel caso di Favelli sembra più indicato parlare di “arredi onirici”, intendendo con un simile attributo richiamare la lezione della Metafisica. Se infatti è ormai evidente la sostanziale affinità tra gli “spaesamenti” ottenuti in pittura da De Chirico e le libere ricollocazioni di “oggetti trovati” praticate dai dadaisti<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/MONOGRAFICA%20Favelli,%20una%20metafisica%20degli%20arredi.doc#_ftn1">[1]</a>, sarà senz’altro possibile leggere l’oggettualismo di Favelli alla luce dei meccanismi onirici di cui la Metafisica si fa portavoce, vale a dire delle attività note a Freud come “spostamento” e “condensazione”<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/MONOGRAFICA%20Favelli,%20una%20metafisica%20degli%20arredi.doc#_ftn2">[2]</a>. Decisamente “spostate” rispetto al loro <em>habitat </em>risultano allora le sedie, le panche, le testiere di letti de <em>La terza camera</em>, tutte disposte su una pedana bianca e orientate nella stessa direzione, in una immobile attesa. Come non pensare in proposito ai celebri <em>Mobili nella valle</em> dechirichiani? Tra i numerosi esempi di questa modalità d’intervento si ricorda inoltre l’insolito trasloco subito dalle insegne luminose dell’Alfasud e del Totocalcio, simbolicamente collocate sulla facciata del Palazzo comunale di Termini Imerese (<em>Alfasud 1&#215;2</em>). Altrettanto efficaci si rivelano poi le soluzioni che “condensano” elementi estratti dai contesti più disparati: tali unioni danno origine a mostruosi innesti che mantengono pur sempre la possibilità di rintracciare gli ambiti di appartenenza dei singoli frammenti, proprio come accade nei sogni. Pensiamo a <em>Palco-buffet</em>, attualmente nelle collezioni del MAMbo, dove un ripiano di mattonelle bianche e nere viene inserito all’interno di una misteriosa tribuna, conferendole l’aspetto di una gigantesca scacchiera o di un assurdo confessionale; oppure a opere come <em>Gold Cola</em> e <em>Fanta amica Fanta</em>, nelle quali la sapiente ibridazione tra utensili in ceramica e prodotti di ampia diffusione rimescola i quozienti di eleganza e dozzinalità, scoprendo il banale nei primi e l’incanto nei secondi. Altri casi di “condensazione” li troviamo nei <em>collages</em> di francobolli o di comuni carte di cioccolatini, insospettabili riserve di splendori cromatici incorniciati da altezzose cornici in pastiglia.</p>
<p>Tutto è domestico, persino familiare, nell’opera di Favelli, eppure tutto appare subito estraneo, come se lo vivessimo per la prima volta, secondo il copione delle improbabili messe in scena del maestro ideale De Chirico. Anche la collocazione temporale degli <em>assemblages</em> favelliani può definirsi metafisica, nel senso che le loro componenti oggettuali risalgono spesso a un passato imprecisato, definito dal Nostro come inesistente, privato, magicamente sospeso al pari del possibile utilizzo pratico di quelle componenti, sempre sollecitato e immediatamente negato.</p>
<p>Vale la pena a questo punto ricordare il recente orientamento che ha portato Favelli a sperimentare una singolare forma di <em>writing</em>. Si tratta di prelevare scritte “già fatte” da giornali o riviste per dipingerle, opportunamente ingrandite, su alcuni muri significativi della penisola, conservandone però il <em>font</em> originario. Succede, per esempio, che il “Campioni del mondo!” con cui la Gazzetta dello Sport festeggiava una storica vittoria dei mondiali calcistici sia riproposto su un muro di Mirandola, città colpita dal terremoto, al modo di una spensierata esortazione (<em>1982</em>). Ecco dunque emergere un velo di ironia, del resto caratteristica di quella speciale “ars combinatoria” che Favelli condivide con i sogni e le metafisiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/MONOGRAFICA%20Favelli,%20una%20metafisica%20degli%20arredi.doc#_ftnref1">[1]</a> Uno dei primi studiosi a segnalare tale corrispondenza è stato Maurizio Calvesi. Cfr. M. CALVESI, <em>La Metafisica schiarita</em>, Feltrinelli, Milano, 1982, p. 210.</p>
</div>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Desktop/artship/ARTSHIP%2015/MONOGRAFICA%20Favelli,%20una%20metafisica%20degli%20arredi.doc#_ftnref2">[2]</a> Per l’omologia tra queste attività oniriche e l’opera di De Chirico si legga R. BARILLI, <em>L’arte contemporanea. Da Cézanne alle ultime tendenze</em>, Feltrinelli, Milano, 1984, pp. 208 e ss.</p>
</div>
</div>
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		<title>Mercanti di spezie</title>
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				<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 18:25:40 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[Per Artefiera nuove prospettive d’investimento in un’edizione 2014 che guarda all’Est, tra l’Europa e l’Oriente Dal 24 al 27 gennaio si terrà la trentottesima edizione di Artefiera, ormai consolidata kermesse bolognese che quest’anno ospiterà circa 150 espositori, con un aumento del  15/20% rispetto al 2013. L’edizione 2014 avrà una gemella a Shangai nel settembre prossimo &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4872" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Mercanti di spezie"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Per Artefiera nuove prospettive d’investimento in un’edizione 2014 che guarda all’Est, tra l’Europa e l’Oriente</p>
<p align="right"><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/201208161225282613.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4874" title="201208161225282613" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/201208161225282613-300x63.jpg" alt="" width="300" height="63" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/201208161225282613-300x63.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/201208161225282613-1024x217.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Dal 24 al 27 gennaio si terrà la trentottesima edizione di Artefiera, ormai consolidata kermesse bolognese che quest’anno ospiterà circa 150 espositori, con un aumento del  15/20% rispetto al 2013. L’edizione 2014 avrà una gemella a Shangai nel settembre prossimo – Shangai Contemporary -, proponendo un progetto dalla forte attrazione sintetica, tarato sul mercato del collezionismo asiatico. Nella prospettiva di Guido Mologni, curatore dell’iniziativa d’Oriente, la struttura dei padiglioni è chiara: 5 zone &#8211;  100 gallerie d’arte, una Country Guest (forse Giappone o Corea) , uno spazio per Special Project (con progetti allestitivi affidati a curatori esterni), una Promising, sezione di giovani artisti under 35 e una grande Free Trade Zone, ibrido tra una casa d’asta e una fiera – per portare in fiera il mercato del collezionismo. Grande attenzione anche per la mostra <em>Discovering Ink</em>, in regime di coerenza con l’importanza che in Asia viene dato a questo medium.</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/Everything-Illuminates.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4875" title="Everything Illuminates" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/Everything-Illuminates-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/Everything-Illuminates-300x200.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/Everything-Illuminates-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Dopo il diniego del Motor Show 2014 è l’arte &#8211; con i suoi due direttori artistici Giorgio Verzotti e Claudio Spadoni  &#8211; che prova a fare reparto proponendo una manifestazione che affiancherà oltre alle ormai classiche sezioni – Arte moderna e Contemporanea, Solo Show e Under 35, Fotografia e Grafica d’autore, Conversations e Mostre &#8211;  una Special Focus Section –<em> Il piedistallo vuoto</em> &#8211; , selezione di 100 opere di grande formato provenienti dai Paesi dell’Europa dell’Est.  Una sfida quest’ultima affidata a Marco Scotini, curatore indipendente e Direttore di NABA di Milano: « Una ricchezza scoperta dopo lo scioglimento del blocco sovietico in particolare dentro le collezioni italiane (..) che permetterà di invitare a Bologna una costellazione di gallerie sorte nell’est europeo, moltiplicatesi negli ultimi due anni» ma anche « Le maggiori collezioni private:  Sandretto Re Rebaudengo , Collezione Trussardi, La Gaia di Torino, Collezione Maramotti, Unicredit, Antonio dalle Nogare, Gemma Testa, Collezione AGI Verona e Giorgio Fasol» ha detto oggi in conferenza stampa .</p>
<p>Ai tre curatori spetta il compito di gestire il volano di <span style="text-decoration: underline;">un’economia</span> se fosse possibile ancor più volatile, diversificata e fluida, <span style="text-decoration: underline;">segmentata tra</span> piccoli collezionisti e fast consumer<span style="text-decoration: underline;">, esperti compratori e nuovi boho chic </span>(che investono in futures cioè nella giovane arte contemporanea, nei multipli, nella fotografia e grafica d’autore).</p>
<p>Una fiera che non vuole essere solo mercato ma che nelle parole di Claudio Spadoni punta ad un criterio che «Io credo debba essere quello della ricerca della qualità», impostando la fiera  «Con un approccio curatoriale, con il diritto di invitare delle gallerie» ha aggiunto Verzotti.</p>
<p>Tra le importanti collaborazioni torna la Artcity realizzata dal MamBo e da Istituzione Bologna Musei, che punta quest’anno a celebrare il maestro Giorgio Morandi, scomparso cinquant’anni fa «Il valore di Morandi diceva il Longhi l’avremmo conosciuto tra cinquant’anni»  ha detto Gianfranco Maraniello.</p>
<p>Altra novità di quest’anno è la collaborazione con la fiera Mia di Milano che tenta la collaborazione tra una fiera specialistica e una più generalista.</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/201208202035021746.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4876" title="201208202035021746" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/201208202035021746-168x300.jpg" alt="" width="168" height="300" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/201208202035021746-168x300.jpg 168w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/201208202035021746-576x1024.jpg 576w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/11/201208202035021746.jpg 1125w" sizes="(max-width: 168px) 85vw, 168px" /></a>Misurare i flussi di mercato dell’arte italiana in primis ma anche internazionale, proponendo un modello espositivo in cui alla fiera mercato si affiancheranno tavole rotonde, party e visite guidate, pare essere l’ottica all’interno della quale inserire l’iniziativa, con l’obiettivo di differenziare l’offerta sostenendo a un tempo anche il mercato dei piccoli collezionisti. Una percezione che punta a formare il gusto più che la moda e che pare all’oggi essere «Uno degli ultimi sistemi, modi, mezzi, per contrastare e salvare l’identità delle gallerie, quel luogo in cui i collezionisti dibattevo di arte e cultura, dove si formava il gusto e non la moda del fatto artistico (Massimo di Carlo presidente di ASCOM) ».</p>
<p>Le intenzioni, le collaborazioni e i numeri di Artefiera fanno ben sperare anche se il polso della situazione potrà essere valutato scientemente solo all’apertura nel 2014.</p>
<p>Certi che qualche rischio vada corso, per evitare che questa manifestazione così ricca di stimoli e di potenzialità finisca per essere solo un luogo di transito e si appiattisca come mercato “secondario” resta implicito il monito di riprendersi con veemenza il carisma culturale che le spetta.</p>
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		<title>In conversation with: Silvia Celeste Calcagno</title>
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				<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 16:32:34 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[La formazione SCC la domanda d’apertura riguarda la tua formazione artistica, a partire dagli studi compiuti fino alle esperienze che ti hanno portato oggi a scegliere questo tipo di professione.   Sono cresciuta ad Albisola, città d&#8217;arte legata in particolare alla ceramica che ha accolto numerosi artisti come  Lucio Fontana, Asger Jorn , Wifredo Lam, &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4783" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "In conversation with: Silvia Celeste Calcagno"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;">La formazione </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">SCC la domanda d’apertura riguarda la tua formazione artistica, a partire dagli studi compiuti fino alle esperienze che ti hanno portato oggi a scegliere questo tipo di professione.</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-7604A.jpg"><img class="alignleft  wp-image-4786" title="IN CONV 1 7604A" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-7604A-739x1024.jpg" alt="" width="434" height="601" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-7604A-739x1024.jpg 739w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-7604A-216x300.jpg 216w" sizes="(max-width: 434px) 85vw, 434px" /></a>Sono cresciuta ad Albisola, città d&#8217;arte legata in particolare alla ceramica che ha accolto numerosi artisti come  Lucio Fontana, Asger Jorn , Wifredo Lam, solo per citarne alcuni.</p>
<p>La mia formazione è iniziata al Liceo Artistico, ho poi frequentato l&#8217;Accademia Ligustica di Belle Arti e contemporaneamente mi sono diplomata Ceramista Designer in Grès. Quest&#8217;ultima esperienza, fondamentale per la mia crescita artistica, ha consolidato il mio livello tecnico e sviluppato ulteriormente il mio percorso creativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Quindi la scelta della ceramica come mezzo d’espressione viene dalla tua terra, dalle tue tradizioni? </span></p>
<p>Certamente sì, come ho detto la città in cui sono nata mi ha permesso di “respirare arte” sin da bambina, mentre la scelta  di utilizzare il grès come mezzo d’espressione è nata solo dopo la conoscenza approfondita delle sue potenzialità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> E qui in Emilia Romagna hai trovato la stessa atmosfera?  </span></p>
<p>Il mio lavoro ha riscontrato un grande interesse di pubblico e critica, ho avuto il piacere di vedere persone abituate e attente a recepire il messaggio creativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">La mostra</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Come nasce l’idea della mostra e che tipo di scelta allestitiva è stata adottata? </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>Questa mostra è nata in maniera molto disinvolta. Sono stata contattata da Daniela Giovannini (direttore della Galleria il Pomo da Damo n.d.r.) che entusiasta del mio lavoro artistico ha reso immediatamente disponibile la galleria e il relativo Art Director Massimiliano Renzi per sviluppare il mio progetto.</p>
<p>La &#8220;libertà&#8221; che ho avuto nel gestire lo spazio ha reso tangibile il dialogo tra l&#8217;ambiente e le opere, la forza che trasuda da esse è direttamente proporzionale all&#8217;allestimento delle stesse. Credo da sempre che sia fondamentale assimilare il luogo, le luci, le ombre, senza trascurare nessun dettaglio, così da non dover forzare il contenuto all&#8217;interno del contenitore. Il caso ha voluto che non solo abbia trovato affinità personali con Daniela Giovannini e Moreno Marani, persone splendide, ma che anche la galleria stessa fosse coerente con la mia idea progettuale.</p>
<p><em>Celeste, so happy</em>  era già in gestazione mentre presentavo &#8220;Nerosensibile&#8221; con la curatela di Luca Beatrice, presso lo spazio Lucio Fontana ad Albissola, ma ha preso corpo a Dicembre attraverso le prime constatazioni fotografiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">La coazione a ripetere</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-DSC_7630A.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-4787" title="IN CONV 1 DSC_7630A" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-DSC_7630A-740x1024.jpg" alt="" width="620" height="857" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-DSC_7630A-740x1024.jpg 740w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-DSC_7630A-217x300.jpg 217w" sizes="(max-width: 709px) 85vw, (max-width: 909px) 67vw, (max-width: 984px) 61vw, (max-width: 1362px) 45vw, 600px" /></a>Nel tuo modus operandi privilegi 2 media: il video e la fotografia. Entrambi vengono impiegati per ripetere e rinsaldare una narrazione a ciclo continuo (quello che Luca Beatrice nel catalogo a corredo della mostra ha brillantemente definito perpetuazione dell’immagine in formelle di gres). Qual è lo zoccolo duro e quali sono i temi della tua ricerca</span><span style="text-decoration: underline;">?</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>La mia poetica inganna e gioca con le contraddizioni, da una parte la materia per antonomasia, la ceramica; dall&#8217;altra la leggerezza, l&#8217;immagine fotografica e il video. Spesso nelle mie opere, anche risultato di lunghe sperimentazioni tecniche, la terra acquista un’ estrema levità misurandosi e infine sublimandosi con l&#8217;immagine. Le trame delle mie opere, installazioni performative, custodiscono la stessa dicotomia: bellezza e dolore, carnalità e anima, sangue e pensiero.</p>
<p>Analizzo tramite una costante reiterazione l&#8217;ossessiva riproduzione fotografica di me stessa, notifico la vita attraverso la morte, il sonno attraverso l&#8217;incubo, il dolore attraverso il corpo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">La tecnica</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">L’uso del gres e della porcellana e di una complessa tecnica di fotoceramica sperimentale rendono i tuoi lavori interessanti anche sotto il profilo del processo. Vuoi parlare di questo approccio?</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>Sì, tengo a precisare che il processo alchemico che adotto è completamente nuovo, distante dalla fotoceramica tradizionale, questo si svela nel risultato finale che dilata il vigore del mezzo. La fotografia e il grès si congiungono e ciascun materiale approfitta delle particolarità dell&#8217;altro.</p>
<p>Queste caratteristiche danno vita ad un unicum artistico, opere mai replicabili in edizioni numeriche, come accade in fotografia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Borderline è anche il titolo della mostra allestita al Mar Ravenna. Mi sembra che parte del tuo lavoro (soprattutto quello che riguarda la “passione”) possa avere un collegamento con gli studi sull’isteria, di Charcot alla Salpetriere, non solo a livello tematico ma anche come resa dei soggetti in fase di scatto. Esiste quest’ affinità o la mia è solo una speculazione critica? </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>In quasi tutti i miei recenti  lavori, in effetti c&#8217;è  questo forte collegamento; narrazioni che viaggiano sul limen tra realtà e follia.</p>
<p><em>Celeste</em>, parla il linguaggio del sangue e del vuoto, si muove, si cerca e si perde nella sua stessa immagine riflessa. La sua rabbia, la nevrosi costituiscono anche il leit motive del video <em>&#8220;Celeste, so happy&#8221;</em> dove una donna ripresa di schiena, lava e rilava a ritmi sempre più rapidi e ossessivi lo stesso bicchiere.</p>
<p><em>Celeste</em> è divorata dal nulla che corrode il suo Io esistenziale e la carne stessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Questo rapporto dialettico, confine tra due forze contrastanti è sempre alla base della tua ricerca? </span></p>
<p>E&#8217; spesso alla base della mia ricerca.</p>
<p>Vale la regola degli opposti, il vuoto si trova nel pieno.<sup>1</sup></p>
<p>Il tempo è sospeso.<sup>2</sup></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Hai quindi la necessità di assumere una forza e il suo contrario per poterla indagare?  </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>Frequentemente ho l&#8217;esigenza di misurare la presenza e l&#8217;assenza, lo scarto tra l&#8217;essere e il non essere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8221;  Un giorno strapperò un campo di carne, le mie unghie, le sue ciglia&#8230; l&#8217;abito rosso, le calze nere.  Un giorno brucerò il suo Dio, i miei capelli, il suo sorriso, questo muro grigio&#8230; il giorno bianco. Un giorno dimenticherò  la gelosia, la fiducia&#8230; tutto il rancore, questo amore, il suo corpo, il suo silenzio &#8220;</em> <em>( </em>da<em> Celeste, </em></p>
<p><em>so happy ).</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><sup>1   Luca Beatrice ( dal catalogo della mostra &#8221; Nerosesibile&#8221; luglio 2012)</sup></p>
<p><sup>2  Angela Madesani  ( Silvia Celeste Calcagno, Silvana Editoriale 2013)</sup></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1DSC_7613A.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4788" title="IN CONV 1DSC_7613A" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1DSC_7613A-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1DSC_7613A-217x300.jpg 217w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1DSC_7613A-741x1024.jpg 741w" sizes="(max-width: 217px) 85vw, 217px" /></a><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-DSC_7611A.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4789" title="IN CONV 1 DSC_7611A" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-DSC_7611A-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-DSC_7611A-208x300.jpg 208w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-DSC_7611A-711x1024.jpg 711w" sizes="(max-width: 208px) 85vw, 208px" /></a>Il Soggetto</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Scegliersi come veicolo di una narrazione è una decisione forte che ha dei precedenti storici come Gina Pane e Marina Abramovic evidentemente affini. Tuttavia nei tuoi atti performativi, trapassati su immagine come segno traccia dell’è stato, si condensano stilemi più ovattati e morbidi, quasi purificati e sublimati. Perché hai scelto di usare te stessa per raccontare questa passione?</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>Ho sempre scelto di usarmi come soggetto, non potrei fare altrimenti. In questo modo divento regista delle mie azioni, pongo sotto i riflettori il mio corpo e la fatica dell&#8217;azione reiterata, ma il mio corpo non è mai il primo attore, i veri protagonisti  sono gli stati viscerali profondi che  si rivelano nelle azioni performative dalle quali derivano numerosissime constatazioni, spesso catturate attraverso autoscatti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Quando termini i tuoi lavori ti senti meglio? Esiste una componente di transfer tale per cui innestarle su un supporto esteriore coincide con il loro abbandono? </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>Non essendo una scelta ma un&#8217;esigenza, il transfer è sempre presente e mi permette di districare nodi come avviene in un percorso analitico, durante il quale non sempre l&#8217;emozione è positiva, ma sicuramente liberatoria, parlo della fase performativa  legata alle constatazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-7-Silvia-Celeste-Calcagno-CELESTE-SO-HAPPY-frame-time-251.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4790" title="IN CONV 1 7) Silvia Celeste Calcagno -  CELESTE, SO HAPPY (frame) time 2',51''" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-7-Silvia-Celeste-Calcagno-CELESTE-SO-HAPPY-frame-time-251-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-7-Silvia-Celeste-Calcagno-CELESTE-SO-HAPPY-frame-time-251-300x168.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-7-Silvia-Celeste-Calcagno-CELESTE-SO-HAPPY-frame-time-251-1024x575.jpg 1024w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-7-Silvia-Celeste-Calcagno-CELESTE-SO-HAPPY-frame-time-251-195x110.jpg 195w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>La mostra </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Questa mostra de Il Pomo da Damo cosa ha avuto di diverso rispetto alle altre mostre che hai fatto con Luca Beatrice nel tuo paese d’origine, cosa ti lascia e che cosa di questo  porti con te per i tuoi progetti futuri. In legamento, che tipo di onorificenze e quale tipo di soddisfazioni ti riserva il futuro prossimo</span>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni progetto, ha un diverso sentire, <em>Celeste, so happy</em> è stato presentato in contemporanea a Imola e a Milano, al MIA Milan Image Art Fair, in concomitanza con l&#8217;uscita del  libro &#8221; Silvia Celeste Calcagno&#8221; edito da Silvana Editoriale a cura di Angela Madesani.</p>
<p>Queste  corrispondenze hanno dato vita ad una sorta di circuito che ne ha incrementato l&#8217;importanza. Non credo si possano fare paragoni tra spazi fisici, mentali e temporali differenti, ognuno ha un valore intrinseco molto soggettivo legato al momento, quasi all&#8217;attimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-3-Silvia-Celeste-Calcagno-CELESTE-SO-HAPPY-frame-time-251.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4791" title="IN CONV 1 3)  Silvia Celeste Calcagno -  CELESTE, SO HAPPY (frame) time 2',51''" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-3-Silvia-Celeste-Calcagno-CELESTE-SO-HAPPY-frame-time-251-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-3-Silvia-Celeste-Calcagno-CELESTE-SO-HAPPY-frame-time-251-300x168.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-3-Silvia-Celeste-Calcagno-CELESTE-SO-HAPPY-frame-time-251-1024x576.jpg 1024w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONV-1-3-Silvia-Celeste-Calcagno-CELESTE-SO-HAPPY-frame-time-251-195x110.jpg 195w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Pensi sia necessario per un’artista ma anche per le realtà culturali riuscire a mettersi sempre in rete, pensi possa produrre migliori risultati rispetto a delle idee singolari? </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>Nel  mio lavoro è fondamentale la coerenza e l&#8217;autenticità di un progetto che viene immediatamente avvertito da chi è predisposto a percepire. Certamente tutti i canali di comunicazione costituiscono un veicolo importante.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">In che modo ti rapporti con i curatori? </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>Considero la curatela indispensabile per la buona riuscita di un evento; ma c&#8217;è di più: analizzando la mia esperienza, il rapporto che instauro con chi si &#8220;prende cura&#8221; di un mio progetto diventa momento di crescita personale ineluttabile.</p>
<p>L&#8217;incontro con Luca Beatrice è stata una svolta nel mio percorso.</p>
<p>L&#8217;analisi del lavoro sviluppata con Angela Madesani e i nostri incontri, mi hanno permesso di riflettere su quello che è stato il mio cammino negli ultimi due anni, la sua capacità di entrare con professionalità e sensibilità estrema al fulcro del mio sentire non solo ha dato vita a questa puntuale edizione ma mi ha concesso uno studio  ancora più minuzioso del mio percepire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONVERSATION-1-CALCAGNO-DSC_7415A.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4793" title="IN CONVERSATION 1 CALCAGNO DSC_7415A" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONVERSATION-1-CALCAGNO-DSC_7415A-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONVERSATION-1-CALCAGNO-DSC_7415A-218x300.jpg 218w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IN-CONVERSATION-1-CALCAGNO-DSC_7415A-744x1024.jpg 744w" sizes="(max-width: 218px) 85vw, 218px" /></a>I progetti </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Parliamo dei tuoi progetti futuri, cosa ha in cantiere Silvia Celeste Calcagno? </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>Ho ricevuto in questi giorni un importante riconoscimento al MIC Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza. Questo é un passo considerevole soprattutto perché ho partecipato con un&#8217;opera particolare che legava in un unicum vari linguaggi. Il mio lavoro vive di contaminazioni che sono alla base delle mie installazioni.</p>
<p>La regola degli opposti della quale ti parlavo prima vale anche in questi casi; ho esposto un&#8217;installazione ceramica al MIA e un&#8217;altra che fondeva grès, fotografia, proiezione e sonoro al MIC, un connubio singolare che però è stato capito e premiato. Le mie opere non si etichettano facilmente, non appartengono totalmente al mondo della fotografia, né a quello della ceramica ma ad una nuova visione partecipativa. Incessantemente l’ansia concettuale primeggia.</p>
<p>In autunno mi confronterò con un materiale nuovo, il marmo. Farò quest&#8217;esperienza al Loft Miramarmi di Vicenza.  L&#8217; occasione è il risultato del Premio Speciale Artisti in Residenza, che ho ricevuto a Venezia al Laguna Art Prize 2013.</p>
<p>Nella Galleria PH Neutro di Verona, la mia galleria di riferimento, che di recente ha inaugurato la nuova sede, propongo fino al mese di agosto un&#8217; installazione affiancata da altri artisti tra cui Jefferson Hayman e Beth Moon.</p>
<p>Sono stata invitata in Danimarca, patria natia di Asger Jorn,  per un progetto di Residenza d&#8217;Artista frutto di uno scambio culturale con la mia città Albissola  Marina, dove per anni l&#8217;artista danese ha lavorato.</p>
<p>Tra pochi giorni il mio lavoro sarà presente a &#8220;La Voce del Corpo&#8221;, un&#8217;importante evento culturale ideato da Bruno Freddi con la direzione artistica di Vittorio Comi, patrocinato dalla Regione Lombardia, che vede coinvolta la città di Osnago in provincia di Lecco.</p>
<p>Sto  inoltre catalogando parte delle mie opere per il  secondo volume  &#8220;Il Corpo Solitario &#8211; l&#8217;Autoscatto nella Fotografia Contemporanea&#8221; di Giorgio Bonomi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Possiamo dire che hai delle buone basi su cui sviluppare la tua progettualità, solide fondamenta su cui intraprendere un cammino.  Vuoi porgere i tuoi ringraziamenti a qualcuno?</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>Voglio ringraziare i direttori dello spazio espositivo di Imola: Daniela Giovannini e Moreno Marani, persone meravigliose, con le quali si è creato un ottimo rapporto di stima e di affetto che stento a spiegare.</p>
<p>La mia galleria di riferimento PH Neutro Fotografia-Fine Art , con sede a Verona e a Pietrasanta, in particolare la direttrice Annamaria Schiavon Zanetti che crede moltissimo in me, in questo nuovo e anomalo approccio fotografico e alla potenza di questo messaggio sublimato. La direttrice del MIC di Faenza, Claudia Casali, persona di straordinaria competenza per la forza che mi ha sempre trasmesso.</p>
<p>Ringrazio con gioia Matteo Zauli, direttore del Museo Carlo Zauli di Faenza, per aver introdotto in modo sublime il mio lavoro durante la presentazione della mostra qui ad Imola. Matteo, come Claudia, che conoscono bene il ruolo della ceramica nell&#8217;arte contemporanea, hanno capito perfettamente il percorso che ho intrapreso.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">La curiosità</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Se avessi una bacchetta magica e potessi creare il tuo museo immaginario che artisti sceglieresti?</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>Sono molto istintiva e il primo nome che direttamente mi arriva dal cuore alla mente è Gina Pane.</p>
<p>Rappresenta un unicum nella ricerca sperimentale di quegli anni e forse nella storia dell&#8217;arte in generale; mi ha sempre incuriosito la sua capacità di toccare vertici estremi pur  mantenendo una sorta di muro invalicabile teso all&#8217;intimismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Great Britain</title>
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				<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 16:31:53 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[Jeremy Deller. English Magic di Marco Scotti #Williams Fairey Brass Band – Voodoo Ray  Cosa significa rappresentare la propria nazione all&#8217;interno di un padiglione alla Biennale di Venezia? Un dibattito che storicamente accompagna la Biennale stessa ma che tuttavia ritrova in fondo nell&#8217;eterogeneità l&#8217;unica chiave di lettura attraverso le partecipazioni nazionali in questa 55 edizione. &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4801" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Great Britain"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Jeremy Deller. English Magic</strong></p>
<p>di Marco Scotti</p>
<p style="text-align: left;" align="right">#Williams Fairey Brass Band – <a href="http://www.youtube.com/watch?v=AAgEo8GYnc4" target="_blank">Voodoo Ray</a></p>
<p style="text-align: left;" align="right"> <a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/2.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4802" title="2" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/2-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/2-300x200.jpeg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/2-1024x682.jpeg 1024w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/2.jpeg 1276w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Cosa significa rappresentare la propria nazione all&#8217;interno di un padiglione alla Biennale di Venezia? Un dibattito che storicamente accompagna la Biennale stessa ma che tuttavia ritrova in fondo nell&#8217;eterogeneità l&#8217;unica chiave di lettura attraverso le partecipazioni nazionali in questa 55 edizione. Edizione in cui il tema scelto dal curatore rimane nei confini dell&#8217;Arsenale e delll&#8217;ex-Padiglione Italia e a cui sono ammesse – come ogni anno &#8211; tutte le nazioni riconosciute dal governo italiano, mentre gli spazi &#8211; diffusi in tutta la città per ospitare tutti gli esclusi dal sistema dei giardini – si presentano non solo ognuno con una propria identità ma con un diverso concetto e idea del padiglione stesso e di una rappresentanza nazionale. Solo un approfondimento monografico può probabilmente restituire la complessità di alcune ricerche: il caso della Gran Bretagna è particolarmente significativo, ad esempio, nel suo mettere in scena una molteplicità di approcci e progetti perfettamente riconducibili all&#8217;interno di un&#8217;unica ricerca. Attraverso un plot narrativo distribuito in cinque parti, una per ogni stanza, il lavoro affidato a Jeremy Deller, a cura di Emma Gifford-Mead, riprende un modello espositivo su cui l&#8217;artista aveva già lavorato con la grande monografica<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftn1">[1]</a> presentata alla Hayward Gallery di Londra, proponendo una molteplicità di linguaggi e interventi.</p>
<p>Una delle radici di questa ricerca è rintracciabile nell&#8217;impressionante lavoro riportato dal libro <em>Folk Archive</em><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftn2">[2]</a>, testimonianza di un progetto espositivo itinerante realizzato da Deller insieme a Alan Kane nel 2005 a partire dalle collezioni di oggetti e fotografie degli stessi artisti, come risposta alle celebrazioni <em>corporate</em> del <em>Millenium Dome </em>nella Londra del Giubileo. La prospettiva è tuttavia consapevolmente distante dalle definizioni di <em>outsider art,</em> una delle parole che più ritorna nelle letture del percorso espositivo di Gioni in questa Biennale. All&#8217;interno di questa selezione del tutto personale gli artisti di questa <em>folk art,</em> che  non si definirebbero neppure aritsti probabilmente ma piuttosto condividono alcune qualità nella loro produzione, raccontano la Gran Bretagna contemporanea all&#8217;interno di un percorso tra arte e antropologia: come ricordano Deller e Kane “our artists are mostly quite clear on how their work will be read”<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftn3">[3]</a>, non c&#8217;è spazio per la difesa di un&#8217;ambiguità dell&#8217;arte ma piuttosto per una decisa riflessione intorno al ruolo dell&#8217;artista.</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4803" title="1" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/1-300x225.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/1.jpg 790w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Allo stesso tempo all&#8217;interno di <em>English Magic </em>l&#8217;idea di magia introdotta richiama per l&#8217;artista una certa qualità mitologica della cultura popolare, particolarmente per quello che riguarda la musica<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftn4">[4]</a>, uno dei riferimenti ricorrenti nel lavoro di Deller che si è occupato di gruppi quali Manic Street Preachers e Depeche Mode, ed in particolare della loro ricezione  e impatto culturale, ha fatto reinterpretate classici della acid house da una brass band e qui, nell&#8217;ultima stanza, ha ricostruito le tappe del tour di David Bowie/Ziggy Stardust del 1973, attraverso fotografie degli spettatori e una impressionante mappa realizzata da Scott King, la cui melancolia<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftn5">[5]</a> è effetto di una rappresentazione storica e accurata di dati reali e che al di là del dato formale rimanda a un&#8217;impossibile ricostruzione di un contesto politico e sociale. Contesto richiamato direttamente nel racconto, attraverso immagini e date che riportano l&#8217;attenzione sui contemporanei scioperi, proteste, crisi economiche e bombe dell&#8217;IRA. Come non seguire la tesi di Deller, che ricostruisce questo tour come una realtà alternativa per i giovani dei primi anni Settanta?</p>
<p>Proprio questo può offrire una prima chiave di lettura: il padiglione si presenta come un lavoro assolutamente politico, dalla prima sala in cui un&#8217;immaginaria rivolta del 2017 viene inscenata nel paradiso fiscale di St. Helier, Jersey, attraverso i grandi dipinti murali di Stuart Sam Hughes e i banner di Ed Hall, elemento ricorrente in diversi progetti dell&#8217;artista, oppure in cui un&#8217;albanella, raro uccello rapace, si vendica su una Range Rover di passaggio dopo lo scandalo di Sandrigham Estate in cui il Principe Harry era sospettato di averne abbattuto una coppia. La dimensione fantastica è sovrapposta alla ricostruzione storica, i riferimenti anche interni tra autori e linguaggi sono continui &#8211; ad esempio all&#8217;ingresso troviamo altri due stendardi di Ed Hall, che riportano alcune frasi da <em>The Man Who Sold the World</em> di David Bowie – e da una sala all&#8217;altra assistiamo alla rivolta di William Morris contro Roman Abramovic e il suo yacht ancorato in laguna per assistere alla Biennale, mentre sulle pareti e sul testo in catalogo una ricostruzione attraverso documenti della situazione economica russa al momento della presa del potere da parte degli oligarchi è esposta a fianco di lavori dello stesso Morris, socialista e designer.</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/3.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4804" title="3" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/3-200x300.jpeg" alt="" width="200" height="300" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/3-200x300.jpeg 200w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/3-682x1024.jpeg 682w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/3.jpeg 851w" sizes="(max-width: 200px) 85vw, 200px" /></a>La fascinazione dell&#8217;artista per alcuni elementi preistorici, in una declinazione quasi spirituale, qui porta all&#8217;interno del percorso espositivo diverse <em>hand axes</em> ritrovate nella valle del Tamigi, e in particolare in occasione della costruzione degli stabilimenti della casa discografica EMI, che potranno indicare percorsi e addirittura essere prese in mano. Il sistema di rimandi e riferimenti si fa sempre più complesso con il procedere della narrazione, rivolgendosi tanto alle ricerche precedenti di Jeremy Deller quanto a un discorso interno perfettamente chiuso e coerente, che tuttavia di volta in volta riporta fianco a fianco elementi fantastici, immaginari o semplicemente appartenenti a un differente ambito culturale. Impossibile non valutare quindi un discorso autoriale che consideri le modalità di collaborazione e gli artisti che al fianco di Deller hanno contribuito a varie parti della sua rappresentazione. La terza stanza / capitolo è paradigmatica, ripartendo da alcune fotografie di Harrowdown Hill, luogo del suicidio dello scienziato David Kelly<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftn6">[6]</a>, per una riflessione sulla guerra in Iraq che già ha occupato diversi lavori dell&#8217;artista, in particolare <em>It Is What It Is: Conversations About Iraq </em>del 2009, un tour in diversi luoghi &#8211; a partire dal New Museum di New York &#8211; che metteva in scena conversazioni e incontri multidisciplinari sul tema, a fianco di un’installazione consistente nei resti di una macchina distrutta in un attentato avvenuto nel 2007 a Baghdad, lungo Al-Mutanabbi Street. Ma qui la rappresentazione della guerra e dei protagonisti politici connessi alla vicenda è affidata esclusivamente a disegni realizzati da carcerati in gran parte reduci dalle campagne in Iraq e Afghanistan.</p>
<p>Al film English Magic, proiettato nella quarta sala, il compito quindi di riportare insieme le idee presentate in un lungo racconto attraverso immagini dall&#8217;impatto visivo , mentre la Melodians Steel Orchestra interpreta negli studi di Abbey Road (e dal vivo in alcuni momenti delle giornate di apertura) un classico della acid house come <em>Voodoo Ray</em> di A Guy Called Gerald, insieme a <em>The Man Who Sold the World</em> di Bowie e una sinfonia di Ralph Vaughan Williams. In questo equilibrio tra narrazione e ricerca stilistica, rimane perfettta la definizione che ha dato lo stesso Jeremy Deller del suo progetto, un museo personale della storia della nazione<a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftn7">[7]</a>. E sul retro del padiglione si può sempre fermarsi per una pausa davanti a un te,  Earl Grey o English Breakfast.</p>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftnref1">[1]</a><em>    Joy in People</em>. Jeremy Deller, Hayward Publishing, London, 2012.</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftnref2">[2]</a>    Jeremy Deller, Alan Kane, <em>Folk Archive</em>, Book Works, London, 2008.</p>
</div>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftnref3">[3]</a>    op. cit., p. 2</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftnref4">[4]</a>    Hal Foster, <em>History is a Hen Harrier</em>, in <em>Jeremy Deller. English Magic</em>, British Council, London, 2013, p. 7</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftnref5">[5]</a>    Scott King, <em>Finish The Work That You’ve Started” at Herald St, London, </em>“Mousse”,  Giugno 2012</p>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftnref6">[6]</a>    Un lavoro, mai realizzato, dedicato alla figura di David Kelly è esposto nel museo MoRE http://moremuseum.wordpress.com/jeremy-deller-fourth-plinth-proposals/</p>
</div>
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/vaio/Downloads/deller.doc#_ftnref7">[7]</a>    Charlotte Higgins, <em>Jeremy Deller shows a &#8216;wistfully aggressive&#8217; Britain at Venice Biennale</em>, “Guardian”, Tuesday 8<sup>th</sup> May, <a href="http://www.guardian.co.uk/artanddesign/2013/may/28/jeremy-deller-britain-venice-biennale">http://www.guardian.co.uk/artanddesign/2013/may/28/jeremy-deller-britain-venice-biennale</a></p>
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		<title>Del principio</title>
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				<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 16:24:18 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[di Paola Pluchino # Per la recuperata salute di Ofelia – Mozart – Salieri Succede sempre così, un trono non è mai abbastanza grande per due re. Capita spesso che uno soccomba all’altro e che il povero sconfitto, che pure ha aiutato – magari in maniera fondamentale lo sviluppo e il successo dell’altro – sia &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4798" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Del principio"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/images.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4799" title="images" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/images.jpg" alt="" width="274" height="184" /></a>di Paola Pluchino</p>
<p># Per la recuperata salute di Ofelia – Mozart – Salieri</p>
<p>Succede sempre così, un trono non è mai abbastanza grande per due re. Capita spesso che uno soccomba all’altro e che il povero sconfitto, che pure ha aiutato – magari in maniera fondamentale lo sviluppo e il successo dell’altro – sia ricordato a malapena: così senza allori e incensi malvolentieri il pubblico pagherà il dazio della sua memoria. Questa è la storia di Salieri e di Mozart, o meglio è la storia di <strong>Denise Scott Brown</strong> e di suo marito <strong>Robert Venturi</strong>, che pur nei secoli e con le dovute distinzioni si richiamano l’un l’altro raccordandosi nelle quattro mani della creazione artistica.</p>
<p>Lei oggi ha 81 anni e longeva e indipendente gestisce insieme al marito <em>la Venturi Scott Brown and Associates</em> uno dei più rinomati studi di architettura americani, specializzato nell’implementazioni di strutture ricettive accademiche e museali.  Nel 1991 viene conferito al marito il <em>Pritzker Architecture Prize</em>, praticamente il lasciapassare della fama, a lui e non allo studio.</p>
<p>Ad aprile (dopo quasi vent’anni) la Brown decide di rilasciare un’intervista all’<em>Architectural Jounal </em> in cui confessa con amarezza e contrizione la delusione per la scelta di una giuria che fu a suo modo sessista; in quella stessa intervista innerva nel discorso un interrogativo ancora incerto ponendo sul tavolo della conversazione il ruolo delle donne in architettura. Non suo, ma di un gruppo di studentesse di Harvard (le <strong>Women in Architecture</strong>) l’idea di lanciare una petizione e una raccolta di firme, per ovviare all’impropria, monca attribuzione del premio (<em>The Pritzker Architecture Prize Committee: Recognize Denise Scott Brown for her work in Robert Venturi&#8217;s 1991 Prize</em> &#8211; www.change.org).</p>
<p>Fino ad oggi ne sono state raccolte 12.000: sarà l’inizio di un’era <em>nova</em>?</p>
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		<title>Media Lab &#8211; Risonanze Visuali</title>
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				<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 16:21:10 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[Venerdi 5  Luglio ore 18             “L’elettronica dalla musica colta al pop.” Presso Sala Studio di Via Petroni 13/b Relatore della conferenza, che si terrà presso la sala studio di via Petroni 13/b, sarà Davide Rovati che illustrerà un percorso che prende le mosse dalla sperimentazione elettronica di Colonia con la figura di Karlheinz Stockhausen &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4795" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Media Lab &#8211; Risonanze Visuali"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/17-france.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4796" title="17 france" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/17-france-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/17-france-300x166.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/17-france.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></a>Venerdi 5  Luglio </strong></p>
<p><strong>ore 18<span style="text-decoration: underline;">             “L’elettronica dalla musica colta al pop.”</span></strong></p>
<p>Presso<strong> Sala Studio di Via Petroni 13/b</strong></p>
<p>Relatore della conferenza, che si terrà presso la sala studio di via Petroni 13/b, sarà Davide Rovati che illustrerà un percorso che prende le mosse dalla sperimentazione elettronica di Colonia con la figura di Karlheinz Stockhausen e dalla cosiddetta scuola di Parigi con la musique concrète di Pierre Schaeffer per mostrare come queste e altre soluzioni derivate siano poi confluite, opportunamente adattate a strutture tipiche della forma canzone, nella musica di massa costituendo la variegata immagine della più interessante pop music dei giorni nostri.</p>
<p>Davide Rovati (1989) è diplomato in Chitarra Jazz presso il Conservatorio di Bologna G. B. Martini e in Lettere Moderne presso l&#8217;Alma Mater Studiorum. Si interessa di musicologia afroamericana e di popular music. Musicista e compositore, ha collaborato con vari progetti che spaziano dal jazz al rock sperimentale, dal piccolo gruppo alla big band.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ore 21 <span style="text-decoration: underline;">R.A.G.U Ragazzi Alle Gentili Ubicazioni </span></strong></p>
<p>presso<strong> Centro Polivalente del Quartiere Reno Villa Serena</strong> ,via della Barca 1,Bologna</p>
<p>L’iniziativa proseguirà a Villa Serena con un&#8217; esposizione compresa nel macro tema dell&#8217;interazione tra Arte e Nuove tecnologie, che si svilupperà con opere di vario genere, tra fotografie e installazioni, raccolte intorno alla problematica dello Spazio Casa-Famiglia e del risultato che ne scaturisce tramite l&#8217;integrazione di questi con i nuovi media.</p>
<p>Esporranno Anna Arzuffi, Erica e Francesca Battello, Diego Ferrari, Lia Ronchi, Francesca Santambrogio e Ida Ventura -Accademia Carrara di Bergamo.</p>
<p><strong> L’iniziativa si concluderà con il concerto di Suz .</strong></p>
<p>Susanna La Polla, in arte Suz, muove i primi passi musicali tra gli anni ’80 e ‘90:. In Italia è l’epoca notoriamente caratterizzata dalle posse, dalle autoproduzioni indipendenti, dai centri sociali e Bologna è uno dei luoghi nevralgici di questo circuito. Suz esordisce significativamente come corista e vocalist di Papa Ricky, uno dei principali mattatori della scena reggae e raggamuffin nazionale, e alla fine degli anni ‘90 come cantante del gruppo punk rock Sushi à la Suntory insieme a Riccardo Pedrini (Nabat, Wu Ming). A coronamento di questo lungo, articolato e consapevole percorso, nel 2009 Suz pubblica il suo album d’esordio, “Shape of Fear and Bravery” scritto insieme al Reverendo M e all’arpista Duccio Lombardi e prodotto da Ezra al No.Mad Studio di Torino, seguito a breve distanza da “Shape of Fear and Bravery Remixed”, disco in cui alcuni dei brani portanti del debutto vengono riletti da diversi produttori italiani ed internazionali di alto livello, tra i quali Thavius Beck (Saul Williams, Nine Inch Nails), l’ex Sangue Misto Deda aka Katzuma, Gopher D aka Bleso Wastasi e Tayone (Videomind). Nel frattempo Suz entra a far parte del progetto Weight and Treble insieme a Massimo Carozzi (Zimmer Frei, El Muniria) e Manuel Giannini (Starfuckers) esplorando in questo il lato più dub della sua sensibilità musicale. Tra le diverse collaborazioni non si possono non citare quella con lo storico bassista dei Casino Royale AlessioManna e il suo nuovo progetto Black Job, con il produttore e beatmaker Macromarco nel brano “Underworld” e con il dj e producer Ferdinando Miranda aka Dj Pandaj.</p>
<p>Il nuovo atteso album di Suz prodotto da Ezra di No.Mad Records, “One Is a Crowd”, al quale hanno partecipato e lavorato musicisti del calibro di KutMasta Kurt, Angela Baraldi, Alessiomanna, Bruno Briscik e molti altri è uscito il 31 gennaio 2013.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per informazioni</p>
<p>Associazione Culturale Media ,Via Petroni 9 Bologna 051271522</p>
<p><a href="mailto:associazione_media@hotmail.it">associazione_media@hotmail.it</a></p>
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		<title>Ubriacare i sensi</title>
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				<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:43:40 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[#HANDEL – Passacaglia (nel duetto Perlman e Zuckerman) Vivere per molti anni in una città come Bologna ti permette di mutare il tuo atteggiamento maturando una curiosità viscerale e spasmodica nei confronti di tutto ciò che è celato e apparentemente nascosto. È una caratteristica peculiare di questa sede medievale il conservare, nelle nicchie architettoniche e &#8230; <a href="http://theartship.it/?p=4779" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Ubriacare i sensi"</span></a>]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>#HANDEL – Passacaglia (nel duetto Perlman e Zuckerman)</p>
<p><a href="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IMMANENTE-borgo-delle-tovaglie-particolare.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4780" title="IMMANENTE borgo delle tovaglie particolare" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IMMANENTE-borgo-delle-tovaglie-particolare.jpg" alt="" width="455" height="683" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IMMANENTE-borgo-delle-tovaglie-particolare.jpg 455w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IMMANENTE-borgo-delle-tovaglie-particolare-199x300.jpg 199w" sizes="(max-width: 455px) 85vw, 455px" /></a>Vivere per molti anni in una città come Bologna ti permette di mutare il tuo atteggiamento maturando una curiosità viscerale e spasmodica nei confronti di tutto ciò che è celato e apparentemente nascosto.</p>
<p>È una caratteristica peculiare di questa sede medievale il conservare, nelle nicchie architettoniche e nelle sue magnifiche corti interne preziosi tesori e incantevoli scoperte, affascinando colui il quale s’imbatte in questi luoghi per la prima volta.</p>
<p>Questa è la storia d’un incontro inconsueto, tra due sensi – l’olfatto e il gusto – e tre anime: la sede, Borgo delle Tovaglie, lo chef Riccardo Facchini e il profumiere Dr. Gritti.</p>
<p>Via Farini è a Bologna ciò che a Milano è via Montenapoleone e a Roma via Condotti: una via da <em>upperclass </em>dove i cartelli della moda si contendono il primato della vanità a suon stoffe pregiate e pellami riccamente lavorati, tra calzari come sculture e gioielli come ricchi ed opulenti assegni. Per chi s’intende d’avanguardie stilistiche, questa strada, così come il quadrilatero che la contiene è percorsa come un mantra da<em> addicted  </em>di ogni età, ogni giorno. Eppure, pur battuta palmo a palmo questa via non cessa di stupire; poco dopo la Galleria Cavour, dietro un imponente portone, una sera, la sorpresa.</p>
<p>L’occasione era ghiotta e riservatissima, una cena rigorosamente su invito in cui poter sperimentare un originale connubio degustando piatti deliziosi sulle note incantate dei profumi del Dr. Gritti, maison veneziana specializzata in profumi d’<em>élite</em>.</p>
<p>Una creatura culinaria sofisticata e vertiginosa, un esperimento (il primo di una serie) che ha puntato sull’originalità e perché no, sull’essere <em>open minded </em>dei commensali.</p>
<p>Circa venti invitati accolti tra le tovaglie e le magnifiche lampade <em>shabby chic </em>della casa (<em>must have</em> per chi ama il design industriale alle reminiscenze <em>bonheur</em>, acquistabili on line su <a href="http://www.borgodelletovaglie.com/">www.borgodelletovaglie.com</a>).</p>
<p>Niente vino per questa cena, sostituito da eleganti acque profumate.</p>
<p>Un gioco gradevole cui i partecipanti si sono sottoposti volentieri, cercando di cogliere in ogni piatto le affinità cromatiche e sensoriali associate ad ogni profumo, ognuno così ricco di storia, ognuno così evidentemente caratterizzato da una narrazione che era un viaggio, un ricordo, un monito al risveglio delle percezioni che come incontro inusuale prometteva meraviglia.</p>
<p>Un percorso culinario e odoroso studiato a priori, caratterizzato da un crescendo d’intensità dove al rabarbaro si sposava il curry e all’antica Damasco faceva eco l’animalità della carne, le spezie rare.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4781" title="IMMANENTE creazione di Riccardo Facchini" src="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IMMANENTE-creazione-di-Riccardo-Facchini-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IMMANENTE-creazione-di-Riccardo-Facchini-300x225.jpg 300w, http://theartship.it/home/dlyaivxy/public_html/wp-content/uploads/2013/06/IMMANENTE-creazione-di-Riccardo-Facchini-1024x768.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 85vw, 300px" /></p>
<p>Un climax raggiunto con la violenta composizione d’agnello crudo cui si legava per principio contrastante ( e con una punta di blasfemia forse eccessivamente provocatoria) il suono metallico dell’incenso, laddove il fine sembrava trasformarsi in un interrogativo della coscienza.</p>
<p>Sulla via del Minimal un’eccellente tartare di cocomero e olio di lavanda, sofisticatissima delizia per palati fini e menti meditative, considerazioni su un tempio – il corpo – da purificare e celebrare.</p>
<p>Sei portate per altrettanti profumi, in un viaggio che partito dalla Serenissima Venezia ha toccato la storia delle città e che dopo le sue conquiste d’Oriente ha sedotto i commensali, rapiti da quel clima un po’ alla Eyes Wide Shut, un po’ dal raffinatissimo e riuscito connubio.</p>
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