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	<title>The Lo Re Report</title>
	
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	<description>Attualità politica internazionale, italiana e siciliana a cura di Carlo Lo Re</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 May 2013 14:44:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Comune di Catania e parametrizzazione dei dati: alcune considerazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 14:44:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle scorse settimane, sono stato coinvolto in una polemica inerente una mia analisi dei conti del Comune di Catania apparsa sulla testata per la quale scrivo. L&#8217;articolo &#8211; frutto di numerosi giorni di lettura e comparazione di dati: 15 anni di bilanci del Comune etneo, alcune relazioni della Corte dei conti di Palermo, i tanti [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Nelle scorse settimane, sono stato coinvolto in una polemica inerente una mia analisi dei conti del Comune di Catania apparsa sulla testata per la quale scrivo. L&#8217;articolo &#8211; frutto di numerosi giorni di lettura e comparazione di dati: 15 anni di bilanci del Comune etneo, alcune relazioni della Corte dei conti di Palermo, i tanti numeri a disposizione sul sito del Ministero dell’Interno &#8211; è stato inevitabilmente un risultato di sintesi della mole di informazioni raccolta, visionata, studiata. Che però credo sia a questo punto doveroso rendere tutta pubblica. Lo farò qui sul mio blog, strumento che non ha limiti di battute e sul quale posso largheggiare in ragionamenti ed esposizione appunto dei dati<span id="more-12481"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Comincerò oggi dalla <em>vexata questio</em> della parametrizzazione della spesa corrente del Comune di Catania. L’amministrazione ha obiettato che la spesa corrente del Comune nel 1999 (305 milioni di euro), da me riportata per compararla a quella del 2011 (383 mln), se parametrata e rivalutata, corrisponderebbe a 403 mln. Se poi la rivalutazione fosse riferita dal 1993 al 2011, si otterrebbe il risultato di 485 mln. Personalmente non sono d’accordo e di seguito spiegherò perché.</p>
<p style="text-align: justify">Già un veloce controllo con uno strumento di base come quello a disposizione sul sito web dell’Istat dà numeri un po’ diversi. Quasi 471 mln nel caso 1993-2011 e quasi 393, 5 mln nel caso 1999-2011. Ma attenzione: <strong>la spesa corrente di un ente pubblico non è quella di una famiglia, non ne segue le medesime dinamiche e quindi non si può affatto parametrare e rivalutare con il medesimi criteri</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Infatti, la comparazione nel tempo di numeri come quelli sopra citati attiene ad un’analisi di equivalenza finanziaria che, se descritta in maniera parziale, produce solo incertezze e incongruenze: capitalizzare un valore finanziario ha senso se lo stesso è posto in comparazione con tutti gli altri valori di riferimento. Punto.</p>
<p style="text-align: justify">Il termine di paragone, invece, nel nostro caso è l’efficienza amministrativa data da valori assoluti rispetto ad altri valori assoluti, lontana quindi dalle analisi dell’amministrazione, che si tiene ben lontana dal commentare gli indici tratti dal sito del Viminale, comparazione appunto di valori assoluti su valori assoluti del medesimo periodo. Quale, ad esempio, quello della <strong>pressione fiscale</strong>, passata da 229,99 euro del 1998 a 577,08 del 2011 (valore medio pro capite sulla popolazione della pressione tributaria).</p>
<p style="text-align: justify">In parole povere, un ente pubblico “soffre” l’inflazione a riguardo di alcune uscite (assicurazioni varie, carburante per i mezzi, utenze), ma non certo per la voce più cospicua delle sue spese, ossia il costo del personale, che pesa per oltre un terzo del totale. Ognuno, anzi, può valutate quanto negli anni il costo del lavoro si sia abbassato in Italia, sia per il datore privato che pubblico.</p>
<p style="text-align: justify">Altri dati significativi dell’andamento gestionale del Comune di Catania possono ricavarsi poi valutando la capacità di riscossione delle entrate e di pagamento delle uscite: nel 2011 la riscossione delle entrate si ferma al 42,93% di tutte le entrate proprie accertate, quasi al pari del 1999 senza alcuna valutazione delle risorse tecniche e legislative a disposizione oggi rispetto al passato, mentre il pagamento delle spese impegnate è sceso dal 75,32% del 1999 al 56,62% del 2011. Vorrà forse l’amministrazione attualizzare anche questi dati?</p>
<p style="text-align: justify">Tra l’altro, proprio sui valori assoluti forse è il caso di ricordare che il personale del Comune di Catania è passato dai 5.128 dipendenti del 1997 ai 4.424 del 2002 (fonte: Ufficio stampa del Comune, 17 giugno 2012) e ai 4.010 del 2009 (fonte: Corte dei conti). La spesa per il personale (oggi stimato in circa 3.800 unità, ma non si hanno al momento dati ufficiali aggiornati), invece, ha seguito un andamento inverso, passando dai circa 131 milioni del 1999 (momento in cui il Comune aveva più o meno 5.100 dipendenti) a circa 142 milioni del 2009 (con 4.000 dipendenti, ossia 1.000 in meno, in termini percentuali il 20% in meno). In questo caso la fonte è il Ministero dell’Interno. Del tutto liberi da qualsivoglia retropensiero, non sarebbe male però che l’amministrazione corrente spiegasse ai cittadini come sia potuto accadere.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/05/arrow.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12484" alt="arrow" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/05/arrow.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<div class="shr-publisher-12481"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Caos Quirinale</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 05:29:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal caos vissuto nei giorni scorsi dalla politica italiana per giungere alla scelta di un secondo mandato di Giorgio Napolitano al Quirinale emerge una realtà precisa e dolorosa: oggi il Paese è radicalmente spaccato, diviso il fazioni che si odiano. Concordo in pieno con chi ha evidenziato che, come da Costituzione, il presidente della Repubblica [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Dal caos vissuto nei giorni scorsi dalla politica italiana per giungere alla scelta di un secondo mandato di Giorgio Napolitano al Quirinale emerge una realtà precisa e dolorosa: oggi il Paese è radicalmente spaccato, diviso il fazioni che si odiano. Concordo in pieno con chi ha evidenziato che, come da Costituzione, il presidente della Repubblica dovrebbe essere il garante della medesima e il rappresentante di tutti gli italiani, ma purtroppo in questo momento è difficilissimo che a chiunque possano venire riconosciute tali caratteristiche. Sul perché, poi, si sia giunti a odiarci c&#8217;è da interrogarsi profondamente, a destra come a sinistra. Con mente aperta e coscienza in mano<span id="more-12470"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Ora, sulla rielezione di Napolitano alcuni hanno parlato e scritto di pagina più nera della nostra Repubblica. A prescindere dall&#8217;altissimo valore in sé di Napolitano come uomo e come presidente, non condivido affatto: questo Paese ha vissuto pagine e notti ben più nere. Nel week end quirinalizio, chiamiamolo così, vi sono state (e ancora vi sono) tensioni, rancori, parole grosse, ma, alla fine, nessuno è morto, non vi sono state violenze. Siamo, grazie a Dio, lontani anni luce dai tempi delle Brigate rosse o del terrorismo nero, dai giorni dell&#8217;attentato quotidiano o delle bombe. Siamo lontani anche dai momenti terribili della strategia stragista di Cosa Nostra. Contestualizziamo il tutto e riconduciamo l&#8217;insolita vicenda del Quirinale nell&#8217;alveo della solita anomalia italiana. Ben altre sono le pagine nere di un popolo.</p>
<p>Quanto ai democratici, sono riusciti a trasformare l&#8217;elezione del presidente della Repubblica in un violentissimo congresso del Pd sotto forma (come loro solito) di psicodramma nazionale. Il sospetto (che personalmente ho da anni) che sia proprio il Pd l&#8217;anomalia più grande del Paese a questo punto comincia ad avere diritto di cittadinanza.</p>
<div id="attachment_12472" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/04/images_quirinale.jpg"><img class="size-medium wp-image-12472" alt="Quirinale, Roma" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/04/images_quirinale-300x109.jpg" width="300" height="109" /></a><p class="wp-caption-text">Quirinale, Roma</p></div>
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		<title>10 sagge</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 05:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[I 10 saggi, dice uno di loro, sono inutili. Sicuramente vero. Forse 10 donne, di comprovata intelligenza e umanità, lo sarebbero state meno. Magari queste: Rosy Bindi, Emma Bonino, Margherita Hack, Michela Marzano, Margaret Mazzantini, Loretta Napoleoni, Marcella Panucci, Livia Pomodoro, Franca Rame, Mina Welby.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">I 10 saggi, dice uno di loro, sono inutili. Sicuramente vero. Forse 10 donne, di comprovata intelligenza e umanità, lo sarebbero state meno. Magari queste:</p>
<p style="text-align: justify">Rosy Bindi,<br />
Emma Bonino,<br />
Margherita Hack,<br />
Michela Marzano,<br />
Margaret Mazzantini,<br />
Loretta Napoleoni,<br />
Marcella Panucci,<br />
Livia Pomodoro,<br />
Franca Rame,<br />
Mina Welby.</p>
<div id="attachment_12466" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/04/paintings_pieter_lisaert_iv_la_parabola_delle_vergini_sagge_e_delle_vergini_folli_1620_circa.jpg"><img class="size-medium wp-image-12466" alt="Pieter Lisaert IV, &quot;La parabola delle vergini sagge e delle vergini folli&quot;, 1620 circa" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/04/paintings_pieter_lisaert_iv_la_parabola_delle_vergini_sagge_e_delle_vergini_folli_1620_circa-300x203.jpg" width="300" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Pieter Lisaert IV, &#8220;La parabola delle vergini sagge e delle vergini folli&#8221;, 1620 circa</p></div>
<div class="shr-publisher-12463"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Il rischio coreano</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 08:24:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho l&#8217;impressione che la Casa Bianca stia prendendo un po&#8217; troppo alla leggera quel che sta accadendo nel Nord Est asiatico. L&#8217;escalation di violenza (per ora fortunatamente solo verbale) fra le due Coree non è certo inusuale, ma oggi ha degli elementi nuovi rispetto al passato, da non sottovalutare: il giovane Kim Jong-un, erede della [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ho l&#8217;impressione che la Casa Bianca stia prendendo un po&#8217; troppo alla leggera quel che sta accadendo nel Nord Est asiatico. L&#8217;<em>escalation</em> di violenza (per ora fortunatamente solo verbale) fra le due Coree non è certo inusuale, ma oggi ha degli elementi nuovi rispetto al passato, da non sottovalutare: il giovane Kim Jong-un, erede della dinastia stalinista al potere a Pyongyang dal 1948, si sta dimostrando ben più aggressivo del defunto genitore Kim Jong-il e a Seul il nuovo presidente, la conservatrice Park Geun-hye, figlia del dittatore filo americano Park Chung-hee, che sta rivelandosi una &#8220;sponda&#8221; ben meno arrendevole dei suoi predecessori<span id="more-12454"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Combinati insieme, questi due elementi umani potrebbero scatenare un conflitto che nei decenni passati si è sempre evitato, un conflitto a forte rischio nucleare, visto che Pyongyang da anni è entrata a far parte del ristretto &#8220;club atomico&#8221;. Non è poi facile capire quale possa essere l&#8217;interesse odierno delle potenti multinazionali sud coreane, che sicuramente ambiscono ai mercati &#8220;vergini&#8221; del Nord della penisola e vedono bene una eventuale riunificazione, ma che di certo non vorrebbero vedere azzerati i propri siti di produzione dall&#8217;incoscienza del giovane leader stalinista. Il caos regna, insomma, anche fra gli analisti. Nel mentre, Barack Obama incredibilmente non sembra avere un grande interesse nella vicenda.</p>
<div id="attachment_12459" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/04/pictures_kim_jong_un_4.jpg"><img class="size-medium wp-image-12459" alt="Kim Jong-un" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/04/pictures_kim_jong_un_4-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Kim Jong-un</p></div>
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		<title>Europa, ormai è indispensabile l’unione bancaria (oltre che politica)</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 07:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Da tempo, troppo tempo, i Paesi membri della cosiddetta Eurozona stanno trattando per definire la normativa dell&#8217;unione bancaria da più parti auspicata. Fermo restando che al Vecchio Continente servirebbe soprattutto una vera unione politica dalle Azzorre alla Siberia, i drammatici fatti di Cipro palesano anche la stringente esigenza di quella appunto bancaria. Qualche mese fa [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Da tempo, troppo tempo, i Paesi membri della cosiddetta Eurozona stanno trattando per definire la normativa dell&#8217;unione bancaria da più parti auspicata. Fermo restando che al Vecchio Continente servirebbe soprattutto una vera unione politica dalle Azzorre alla Siberia, i drammatici fatti di Cipro palesano anche la stringente esigenza di quella appunto bancaria. Qualche mese fa si era giunti a una sorta di accordo sui suoi possibili fondamenti: vigilanza centralizzata a cura della Bce, un sistema europeo di garanzie per i depositi oltre i 100mila euro (per quelli sotto in genere, come in Italia, c&#8217;è la garanzia dei singoli Stati) e un fondo europeo per i possibili fallimenti degli istituti di credito<span id="more-12439"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre alla tutela dei risparmiatori (a un simile scopo, in tutta franchezza, credo poco), obiettivo palese di tali scelte è circoscrivere quanto più possibile gli effetti della crisi di una singola banca, evitando che il default di un istituto possa minare la stabilità dell&#8217;intero sistema economico-finanziario continentale. Finora, però, tutto ciò è rimasto sulla carta. Negli anni abbiamo assistito ai tracolli di Islanda (piccolo ma certo importante Paese europeo, per quanto extra Ue), Grecia e ora Cipro, nonché ai ripetuti allarmi su Portogallo, Spagna, Italia e adesso (<em>new entry</em> fra i cosiddetti Pigs) Francia. Che cosa ancora deve accadere di più grave rispetto alla corrente situazione cipriota perché chi deve decidere sull&#8217;attuazione dell&#8217;unione bancaria decida in fretta?</p>
<div id="attachment_12443" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/03/paintings_marinus_van_reymerswaele_il_banchiere_e_sua_moglie_1539_madrid_prado.jpg"><img class="size-medium wp-image-12443" alt="Marinus van Reymerswaele, &quot;Il banchiere e sua moglie&quot;, 1539, Madrid, Prado" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/03/paintings_marinus_van_reymerswaele_il_banchiere_e_sua_moglie_1539_madrid_prado-300x209.jpg" width="300" height="209" /></a><p class="wp-caption-text">Marinus van Reymerswaele, &#8220;Il banchiere e sua moglie&#8221;, 1539, Madrid, Prado</p></div>
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		<title>Catania, l’inganno delle primarie</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 07:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Catania è da anni nella morsa di una crisi economica lancinante e di una criminalità che sta rendendo quotidiana normalità l&#8217;abusivismo e lo sprezzo di ogni regola da parte dei violenti. Catania è una città in piena recessione, che tocca con mano il tracollo del commercio, che vede ogni giorno avanzare nuove forme di povertà. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Catania è da anni nella morsa di una crisi economica lancinante e di una criminalità che sta rendendo quotidiana normalità l&#8217;abusivismo e lo sprezzo di ogni regola da parte dei violenti. Catania è una città in piena recessione, che tocca con mano il tracollo del commercio, che vede ogni giorno avanzare nuove forme di povertà. Catania, diciamolo chiaro, è una città allo stremo, ad appena qualche passo da uno scenario argentino. Eppure nel centrosinistra il dibattito politico ruota tutto attorno alla richiesta di alcuni di primarie per la scelta del candidato sindaco per le prossime elezioni di fine maggio. Ossia, rispetto agli immani problemi della gente, ruota tutto attorno al nulla<span id="more-12415"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente, sono contrario in maniera radicale alle primarie. Proverò a spiegare perché. La Sicilia, e segnatamente Catania, a lungo cuore del sistema di potere di Raffaele Lombardo, sono realtà sicuramente anomale, con uno sviluppo umano, sociale ed economico indietro di decenni al confronto di altre aree d&#8217;Italia e d&#8217;Europa. Il rischio di infiltrazioni &#8220;esterne&#8221; alle primarie del Partito democratico e/o del centrosinistra è quindi sempre consistente. Inutile negarlo, il sistema di controllo del Pd è permeabilissimo, tanto che più che primarie sarebbe bene chiamare le consultazioni dei democratici <em>caucus</em>, diverso istituto americano, meno rigido.</p>
<p style="text-align: justify">Ma facciamo un esempio pratico. Io (&#8220;battitore libero&#8221; di sinistra estrema, cattolico con notorie consolidate amicizie trasversali nella destra politica etnea, nella sinistra e nella galassia delle associazioni di categoria, mai &#8211; dico mai &#8211; che abbia una volta nella vita votato Pd a qualsivoglia elezione) ho votato SEMPRE alle primarie democratiche &#8230; Ho votato (non mi ricordo per chi) all&#8217;esordio delle primarie tanti anni fa (ancora vivevo a Roma), a Catania ho votato per Bersani segretario nazionale, ho votato per la segreteria regionale, per Bersani vs Renzi e per (far finta di) scegliere i candidati a Camera e Senato appena qualche mese fa. Lo stesso identico percorso ha sperimentato (così, per gioco) un mio noto amico e collega culturalmente di destra, ex simpatizzante autonomista. Il rischio infiltrazioni non esisterebbe (o esisterebbe comunque meno) se si trattasse di primarie almeno chiuse, ossia riservate ai soli iscritti al partito. Ma così non è, quindi ovvio che come ho &#8220;sperimentato&#8221; il voto io sicuramente hanno fatto tanti altri.</p>
<p style="text-align: justify">E vogliamo parlare del caso Palermo? Un&#8217;ottimo candidato come Rita Borsellino alle primarie è stata battuta d&#8217;un soffio da un giovane sostenuto da alcuni maggiorenti Pd in quel momento in primissima fila nell&#8217;appoggio alla giunta regionale dell&#8217;inquisito Raffaele Lombardo. È poi accaduto che una parte (alla fine risultata vincente) della città non si sia piegata all&#8217;esito a forte sospetto di doping autonomista (assolutamente legale, per carita, ma certo moralmente poco corretto) delle primarie e abbia votato Leoluca Orlando, facendo carta straccia dell&#8217;inciucio Pd-Mpa e mortificando Cracolici, Lumia e lo stesso Lombardo.</p>
<p style="text-align: justify">Tornando a Catania, per comprendere appieno il dibattito (ancora artificiosamente) in corso ritengo piuttosto utile interrogarsi sul perché chi insiste così tanto nel chiedere (ormai davvero un po&#8217; scompostamente) le primarie del centrosinistra non voglia candidarsi direttamente al primo turno delle elezioni di fine maggio. La spiegazione ufficiale è che si ama troppo la democrazia e il suo presunto corollario diretto delle primarie appunto. A voler pensar male, però, <strong>emerge il sospetto che forse alle primarie un candidato X potrebbe in cuor suo anche aspirare a godere di un ben preciso appoggio esterno, difficile invece da ottenere al primo turno di vere elezioni, perché l&#8217;eventuale sostenitore ha già un suo candidato sindaco (l&#8217;<em>incumbent</em>) da supportare</strong> e &#8211; avendo perso il potere quasi assoluto di qualche anno fa &#8211; non può certo correre il rischio di disperdere energie. Sarà l&#8217;usuale retropensiero italiano, ma ancora il celebre adagio di Andreotti aiuta a capire il Paese. E (soprattutto) le sue periferie più desolate.</p>
<div id="attachment_12424" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/03/pictures_mitt_romney_newt_gingrich.jpg"><img class="size-medium wp-image-12424" alt="L'ultraliberista Mitt Romney e il neocon Newt Gingrich a un dibattito per le primarie repubblicane per le presidenziali Usa 2012." src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/03/pictures_mitt_romney_newt_gingrich-300x169.jpg" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">L&#8217;ultraliberista Mitt Romney e il neocon Newt Gingrich a un dibattito per le primarie repubblicane per le presidenziali Usa 2012.</p></div>
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		<title>Corea del Nord, la sfida nucleare di un regime disconnesso dalla realtà</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 06:21:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il regime nordcoreano ha denunciato come «completamente nullo» il trattato del &#8220;cessate il fuoco&#8221; con la Corea del Sud firmato nel 1953. Pesantemente infastidito dalle esercitazioni degli Stati Uniti proprio con la Corea del Sud, Kim Jong-un ha annunciato di essere pronto «a entrare in guerra con Seul». L&#8217;erede di Kim Jong-il è addirittura arrivato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il regime nordcoreano ha denunciato come «completamente nullo» il trattato del &#8220;cessate il fuoco&#8221; con la Corea del Sud firmato nel 1953. Pesantemente infastidito dalle esercitazioni degli Stati Uniti proprio con la Corea del Sud, Kim Jong-un ha annunciato di essere pronto «a entrare in guerra con Seul». L&#8217;erede di Kim Jong-il è addirittura arrivato a minacciare un attacco nucleare contro i due Paesi alleati. «Nessuno può prevedere che cosa accadrà adesso nella penisola coreana», ha scritto il <em>Rodong Sinmun</em>, quotidiano ufficiale del Partito comunista di Pyongyang, evidenziando che «ora è il momento della battaglia finale»<span id="more-12398"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Tecnicamente le due Coree non hanno mai firmato un vero e proprio trattato di pace, rimanendo quindi in guerra. Nulla di eccessivamente anomalo, per carità. Nemmeno Giappone e Unione Sovietica dopo la fine del secondo conflitto mondiale hanno firmato la pace e, in linea molto teorica, ancora oggi Tokio e Mosca sarebbero in guerra. Ma è ovvio che si tratta di cavilli della Storia. Nel caso coreano, però, preoccupa la retorica visionaria di Pyongyang. Vero che i nordcoreani hanno dichiarato nullo il cessate il fuoco del &#8217;53 circa una dozzina di volte in 20 anni, ma oggi il loro regime ha la bomba atomica. Ed è guidato da un giovane dalle idee assai confuse, per non dire del tutto disconnesso dalla realtà. Il suo popolo è alla fame e, invece di aprire il Paese al mondo esterno, lo chiude ancora di più, minacciando una crisi internazionale.</p>
<p style="text-align: justify">In Corea del Nord la gente vive nel terrore e non sembra esservi una minima opposizione al totalitarismo. Ma fino a quando il mostruoso sistema potrà reggere? E che cosa accadrà quando collasserà? L&#8217;ipotesi più probabile è un tumultuoso riversarsi di masse umane nell&#8217;opulenta Corea del Sud. Dove, però, al momento quasi nessuno pensa più alla riunificazione, a lungo vagheggiata. Troppo costosa, trascinerebbe il ricco Paese indietro nel tempo quanto a qualità della vita complessiva.</p>
<p style="text-align: justify">Anche in questo caso, la crisi globale influisce assai negativamente sui processi storici. Appena quindici anni fa Seul ancora ragionava su come inglobare il Nord derelitto, ipotizzando le modalità migliori per assorbirlo nel proprio florido contesto. Oggi può solo pensare a come difendersi dall&#8217;eventuale invasione.</p>
<div id="attachment_12403" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/03/north_korea_kim_jong_un_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-12403" alt="Kim Jong-un" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/03/north_korea_kim_jong_un_2-300x179.jpg" width="300" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">Kim Jong-un</p></div>
<div class="shr-publisher-12398"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>La gente ha bisogno di persone serie</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 05:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sentito parlare Antonio Ingroia ieri sera all’Odeon di Catania. Sono uscito dal teatro con una convinzione netta: la gente ha bisogno di persone perbene. La gente ha bisogno di persone serie. Umanamente serie. La gente ha bisogno di Ingroia, di Giannino, di Grillo. Anche di Bersani, per carità. Ma non ne può più di [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ho sentito parlare Antonio Ingroia ieri sera all’Odeon di Catania. Sono uscito dal teatro con una convinzione netta: la gente ha bisogno di persone perbene. La gente ha bisogno di persone serie. Umanamente serie. La gente ha bisogno di Ingroia, di Giannino, di Grillo. Anche di Bersani, per carità. Ma non ne può più di giullari della politica. Non ne può più di collusi con il crimine organizzato. Non ne può più di questa decadenza morale. Che diviene dolente disagio nella carne degli ultimi. Più intenso più si discende nelle viscere delle nostre comunità<span id="more-12382"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Non mi interessa chi vincerà queste elezioni. Ma che Rivoluzione civile, Fare per fermare il declino e Movimento 5 Stelle siano presenti nel nuovo Parlamento questo sì, mi interessa. Facce diversissime di un’Italia pulita e perbene, in un Paese normale sarebbero loro i veri poli di riferimento. In un Paese normale come il nostro non è. Accontentiamoci quindi che entrino almeno alla Camera (l’M5S in realtà non avrà problemi nemmeno ad arrivare in Senato). E che testimonino con forza che l’anomalia, come dice Ingroia, non sono certo i magistrati in politica. L’anomalia sono i criminali in politica.</p>
<div id="attachment_12386" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/la-gente-ha-bisogno-di-persone-serie/pictures_antonio_ingroia-2/" rel="attachment wp-att-12386"><img class="size-medium wp-image-12386" alt="Antonio Ingroia" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/02/pictures_antonio_ingroia-300x158.jpg" width="300" height="158" /></a><p class="wp-caption-text">Antonio Ingroia</p></div>
<div class="shr-publisher-12382"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>“‘Mburugghia peri”, il nuovo gioco di società dei catanesi</title>
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		<comments>http://thelorereport.blogdo.net/mburugghia-peri-il-nuovo-gioco-di-societa-dei-catanesi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 11:36:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche mese, con l&#8217;avvicinarsi delle elezioni amministrative, si è diffuso a Catania un gioco di società che alcuni (ma comprensibilmente non tutti) considerano assai simpatico: insieme a taluni amici l&#8217;ho battezzato &#8216;mburugghia peri, ossia &#8220;lega piedi&#8221;, da &#8216;mburugghiari, che in catanese vuol dire, appunto, ingarbugliare, legare e, per traslato, ostacolare. In che cosa consiste? [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Da qualche mese, con l&#8217;avvicinarsi delle elezioni amministrative, si è diffuso a Catania un gioco di società che alcuni (ma comprensibilmente non tutti) considerano assai simpatico: insieme a taluni amici l&#8217;ho battezzato <em>&#8216;mburugghia peri</em>, ossia &#8220;lega piedi&#8221;, da <em>&#8216;mburugghiari</em>, che in catanese vuol dire, appunto, ingarbugliare, legare e, per traslato, ostacolare. In che cosa consiste? Semplice, individuato un candidato forte di uno schieramento per le prossime amministrative, dalla sua area di appartenenza si lanciano (o vengono lanciati) altri candidati con l&#8217;unico scopo di dare fastidio al rivale (+/-) interno<span id="more-12372"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">E così, da tempo, essendo nota l&#8217;intenzione di Enzo Bianco, senatore Pd di un certo peso politico, di correre per il ruolo di primo cittadino etneo, hanno cominciato a scaldare i motori Giuseppe Berretta (deputato nazionale democratico, cui va comunque dato atto di accarezzare da anni, almeno dal 2009, il sogno di una candidatura a Palazzo degli Elefanti), Maurizio Caserta (ordinario di Economia politica in città, validissimo tecnico che da sindaco studia da circa un anno e mezzo) e, <em>new entry</em> di qualche mese fa, Marisa Acagnino (magistrato, vicina al presidente delle Regione Siciliana, Rosario Crocetta). Tutti palesi <em>&#8216;mburugghiaperi</em> di Enzo Bianco.</p>
<p style="text-align: justify">Ma non si creda che a destra non vi sia la medesima passione ludica. C&#8217;è, c&#8217;è &#8230; L&#8217;<em>incumbent</em> Raffaele Stancanelli (amico dal liceo di Raffaele Lombardo) da tempo guerreggia con la nomenklatura del Pdl siciliano e catanese (fieramente avversa a Lombardo, salvo non muovere un dito per impedire lo scempio dell&#8217;accordo Pdl-Mpa che porterà al Senato l&#8217;ex presidente della Regione, imputato coatto per concorso esterno in associazione di stampo mafiosa). Dopo la sconfitta alle elezioni regionali sono volate parole grosse fra Stancanelli e Firrarello/Castiglione e ora che il sindaco (ex senatore) ha lasciato il Popolo della Libertà per Fratelli d&#8217;Italia l&#8217;occasione è ghiotta per <em>&#8216;mburugghiari i peri</em> anche a lui, complicandogli la campagna per la (improbabile) rielezione. Gira voce da giorni, infatti, confermata dal quotidiano <em>La Sicilia</em> di oggi, che il Pdl candiderà a sindaco di Catania Ida Nicotra, ordinaria di Diritto costituzionale, professionista stimata e conosciuta. In grado, insomma, di ostacolare pesantemente il progetto di Stancanelli di amministrare per un altro quinquennio il capoluogo etneo.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, anche i piedi del sindaco in carica (che certo insieme all&#8217;amico Lombardo avrà sorriso pensando al &#8220;fuoco amico&#8221; in direzione di Bianco) sono a rischio <em>&#8216;mburugghiamentu</em>. Perché il senatore Firrarello in quanto a fantasia strategica non scherza. Anzi, talvolta esagera. Basti pensare che proprio oggi alle 18.00, allo Sheraton di Acicastello, potrebbe (il condizionale è d&#8217;obbligo) lanciare la propria candidatura a presidente della Provincia regionale di Catania. Mossa che renderebbe complessi i piani di Lino Leanza (oggi uomo forte dell&#8217;Udc etnea dopo quasi un decennio alla corte dell&#8217;imperatore di Grammichele), che da mesi guarda con struggimento allo scranno più alto di Palazzo dei Minoriti.</p>
<p style="text-align: justify">Questo &#8211; <em>miserere nobis, Domine</em> &#8211; è lo stato dell&#8217;arte (povera) della politica catanese oggi. E di certo da qui a fine maggio ne vedremo delle belle.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/mburugghia-peri-il-nuovo-gioco-di-societa-dei-catanesi/derby-countys-robbie-savage-left-is-fouled-by-swansea-citys-gorka-pintado-right/" rel="attachment wp-att-12374"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12374" alt="Derby County's Robbie Savage (left) is fouled by Swansea City's Gorka Pintado (right)" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/02/tackle-300x159.jpg" width="300" height="159" /></a></p>
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		<title>Sondaggi politiche 2013: i numeri di Mannheimer</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 07:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco invece il sondaggio Ispo (ossia di Renato Mannheimer) fatto per il Corriere della Sera. In tema di raccolta e analisi delle intenzioni di voto è sempre bene confrontare più fonti.]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ecco invece il sondaggio Ispo (ossia di Renato Mannheimer) fatto per il <em>Corriere della Sera</em>. In tema di raccolta e analisi delle intenzioni di voto è sempre bene confrontare più fonti.<a href="http://thelorereport.blogdo.net/sondaggi-politiche-2013-i-numeri-di-mannheimer/20130208_ispo_mannheimer_italia_/" rel="attachment wp-att-12368"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12368" alt="20130208_ispo_mannheimer_italia_" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/02/20130208_ispo_mannheimer_italia_-221x300.gif" width="221" height="300" /></a></p>
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		<title>Ultimo sondaggio Demopolis prima del black out: Lombardia e Sicilia fondamentali</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 05:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche se in calo rispetto alle settimane scorse, il livello di astensionismo e di indecisione resta piuttosto alto fra gli italiani. Se ci recasse oggi alle urne, circa 11 milioni e mezzo di elettori, ossia il 24% degli aventi diritto, restarebbe a casa. Ma sul voto del 24 e 25 febbraio pesa anche il numero [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Anche se in calo rispetto alle settimane scorse, il livello di astensionismo e di indecisione resta piuttosto alto fra gli italiani. Se ci recasse oggi alle urne, circa 11 milioni e mezzo di elettori, ossia il 24% degli aventi diritto, restarebbe a casa. Ma sul voto del 24 e 25 febbraio pesa anche il numero degli indecisi: oltre 7 milioni di elettori non hanno infatti ancora compiuto una scelta chiara. Sono questi i dati che emergono dall’ultima indagine condotta dall’Istituto Demopolis per il programma <em>Otto e Mezzo</em> de La7, prima del black out previsto dalla legge elettorale<span id="more-12361"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«A dare il segno dell’instabilità del mercato elettorale, in presenza di un’offerta politica non più bipolare come nel 2006 e nel 2008, è anche &#8211; sostiene il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento &#8211; il numero di quanti dichiarano che nei prossimi giorni potrebbero cambiare idea: oltre un quinto degli elettori ammette di prendere oggi in considerazione più di una lista. A rendere più evanescente il consenso contribuisce anche il Porcellum, la legge elettorale in vigore con le liste bloccate: il 47% dei cittadini orienterà la sua scelta prevalentemente sul candidato premier o leader della coalizione, poco più di un terzo sceglierà il partito, meno di un elettore su cinque deciderà il suo voto in base ai candidati in lista per la Camera o il Senato a livello locale».</p>
<p style="text-align: justify">Demopolis ha analizzato il consenso attuale e potenziale alle 2 principali coalizioni: a 16 giorni dal voto, il centro-sinistra si attesterebbe al 33.6%, il centro-destra al 28.5%. Molto significativo appare anche il bacino potenziale dei due schieramenti, che raggiunge il 40% per la coalizione di Bersani e il 34% per quella di Berlusconi-Alfano.</p>
<p style="text-align: justify">«Nell’analisi dei flussi elettorali, principale argine alla rimonta del centro-destra è il Movimento 5 Stelle che &#8211; afferma Vento &#8211; otterrebbe oggi il 18,1%, con un consenso in crescita di circa tre punti nelle ultime due settimane. Grillo appare in grado di intercettare l’insofferenza di buona parte degli elettori che sembrano voler premiare l’assoluta contrapposizione agli schemi tradizionali della politica». In lievissima flessione la coalizione di Mario Monti, attestata oggi al 13.6%, e Rivoluzione civile di Ingroia al 4.1%. All’1.4% la lista di Oscar Giannino Fare per Fermare il Declino.</p>
<p style="text-align: justify">L’attuale vantaggio garantirebbe al Partito democratico di Bersani la maggioranza alla Camera. Secondo la simulazione effettuata dal Barometro Politico Demopolis, il centro-sinistra conquisterebbe infatti 340 seggi. 128 deputati andrebbero invece al centro-destra, 80 al Movimento 5 Stelle, 64 all’area dell’attuale premier. 18 seggi infine a Rivoluzione Civile. Un dato, quello del rassemblement coordinato da Antonio Ingroia, che Demopolis vincola al superamento della soglia del 4%, dato comunque per sicuro da altri istituti di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify">Ma l’esito delle prossime elezioni si giocherà anche sul numero dei seggi attribuiti al Senato in base ai premi di maggioranza regionali. Se si votasse oggi, la coalizione Pd-Sel vincerebbe nella maggior parte delle regioni, mentre il centro-destra conquisterebbe i 14 seggi del Veneto. Se vincesse in Lombardia e in Sicilia, il centro-sinistra avrebbe la maggioranza a Senato con 169 seggi, ma se perdesse invece in entrambe le regioni si fermerebbe a 145 seggi, lontano dalla soglia necessaria di 158 senatori. Vincendo in Sicilia ma non in Lombardia, il centro-sinistra si fermerebbe a circa 154 seggi.</p>
<p style="text-align: justify">La vera partita si giocherà dunque in Lombardia e in Sicilia, le due regioni maggiormente incerte nelle quali l’Istituto Demopolis registra una situazione di sostanziale parità: circa un punto di vantaggio per Bersani su Berlusconi in Sicilia, con il Movimento 5 Stelle di Grillo non molto distante, e appena 1 punto di margine per l’asse Lega Nord-Pdl sul centro-sinistra in Lombardia. Potrebbero quindi essere poche migliaia di voti a determinare il risultato a Palazzo Madama.</p>
<p style="text-align: justify">Gli indecisi, ma anche Grillo e Monti, le principali forze in grado di attingere in modo trasversale ai bacini dei due principali schieramenti, si riveleranno determinanti per l’esito della competizione elettorale. «A 16 giorni dal voto – conclude Pietro Vento – il distacco tra centro-sinistra e centro-destra è di poco più di 5 punti percentuali: circa un milione e 800 mila voti separano oggi le due coalizioni». Comprensibilmente, da Demopolis precisano che il quadro da loro delineato è comunque destinato ad essere profondamente modificato da prossimi 16 giorni di campagna elettorale. Come sempre in Italia vissuta alla stregua del giudizio universale.</p>
<div id="attachment_12364" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/ultimo-sondaggio-demopolis-prima-del-black-out-lombardia-e-sicilia-fondamentali/pictures_pierluigi_bersani_3-2/" rel="attachment wp-att-12364"><img class="size-medium wp-image-12364" alt="pictures_pierluigi_bersani_3" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2013/02/pictures_pierluigi_bersani_3-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pier Luigi Bersani</p></div>
<div class="shr-publisher-12361"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Sondaggio Demopolis: il Pd ormai ha doppiato il Pdl</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 06:54:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se gli italiani si recassero ora a votare per il rinnovo del Parlamento, il Partito Democratico si confermerebbe, con il 32% dei consensi, la prima forza politica del Paese, con un aumento di oltre 5 punti percentuali in due mesi. È uno dei dati più importanti che emergono dal Barometro Politico di dicembre dell’Istituto Demopolis. [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Se gli italiani si recassero ora a votare per il rinnovo del Parlamento, il Partito Democratico si confermerebbe, con il 32% dei consensi, la prima forza politica del Paese, con un aumento di oltre 5 punti percentuali in due mesi. È uno dei dati più importanti che emergono dal Barometro Politico di dicembre dell’Istituto Demopolis<span id="more-12337"></span>.</p>
<p>Senza essere riusciti nell&#8217;intera legislatura a mettere mano alla pessima legge elettorale in vigore (si voterà quindi con il solito &#8220;Porcellum&#8221;), si registra una altissima richiesta di rinnovamento. Nel dettaglio, nonostante una lieve flessione, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo si attesta, con il 19%, al secondo posto, con un elettorato potenziale che premia, nonostante i controversi casi di espulsione di militanti critici, l’assoluta contrapposizione del leader agli schemi tradizionali della politica tricolore.</p>
<p>Doppiato nelle stime elettorali dal Pd, il Popolo della Libertà (seppur diviso al suo interno al limite della scissione), ottiene il 16%, recuperando  circa 2 punti dopo il ritorno al centro della scena mediatica di Silvio Berlusconi. Sono invece tendenzialmente stabili l’Udc di Pier Ferdinando Casini (6.1%) e Sel di Nichi Vendola (6%). In lieve ripresa appare la Lega Nord di Roberto Maroni (5.2%), mentre le altre liste classiche sono tutte sotto il 3%.</p>
<p>Fra le novità, si posiziona attorno al 4% il movimento Verso la terza Repubblica (che include Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo, formazione che qualche mese fa era data al 20% da alcuni sondaggi), nato in attesa che il premier decida in merito a un suo diretto impegno in campagna elettorale. Nonostante le perplessità su molte delle scelte del governo, la fiducia degli italiani in Mario Monti resta piuttosto alta.</p>
<p>«Risulta complesso valutare oggi con esattezza», afferma il direttore dell’Istituto Demopolis, Pietro Vento, «il possibile impatto elettorale di una ampia coalizione di centro che supporti politicamente il progetto di un ritorno dell’attuale premier a Palazzo Chigi nel 2013. Grazie ad un consenso piuttosto trasversale e ad un appeal tra gli elettori non collocati, Mario Monti, con un suo impegno diretto nella campagna elettorale, potrebbe modificare in modo sostanziale gli equilibri del quadro politico nazionale in vista del voto di fine febbraio. Sia pur ridotta rispetto ai mesi scorsi, l’area dell’astensione e dell’incertezza, rimane tuttora molto vasta, soprattutto tra gli elettori di centrodestra: il 28% degli italiani non si recherebbe alle urne, il 19% non ha ancora deciso il proprio voto».</p>
<p>Rimane da valutare l&#8217;impatto sullo scenario di Fare per Fermare il declino, di Oscar Giannino e Michele Boldrin, sul fronte liberale e del <em>rassemblement</em> comunista-Idv attorno al manifesto &#8220;Io ci sto&#8221;, sul fronte di sinistra, con Antonio Ingroia candidato premier, una novità, quest&#8217;ultima, molto forte che potrebbe erodere consensi sia a Sel che al Pd.</p>
<p><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/12/20121220_demopolis_sondaggio_italia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12341" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/12/20121220_demopolis_sondaggio_italia-300x249.jpg" alt="" width="300" height="249" /></a></p>
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		<title>Palestina, dall’Onu un pericoloso mezzo sì</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 08:33:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«The vote has been completed. Please, block the machine». Parole che 30&#8242;anni mi avrebbero riempito di gioia. Oggi non più. Proprio no. Le ha pronunciate lo speaker dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni unite in una giornata senza dubbio storica, con il seggio dell&#8217;Autorità nazionale palestinese all&#8217;Onu come &#8220;Stato osservatore non membro&#8221; che è divenuto realtà dopo [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">«The vote has been completed. Please, block the machine». Parole che 30&#8242;anni mi avrebbero riempito di gioia. Oggi non più. Proprio no. Le ha pronunciate lo speaker dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni unite in una giornata senza dubbio storica, con il seggio dell&#8217;Autorità nazionale palestinese all&#8217;Onu come &#8220;Stato osservatore non membro&#8221; che è divenuto realtà dopo decenni di dibattito in merito<span id="more-12325"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">A 65 anni dalla nascita dello Stato ebraico arriva quindi un mezzo riconoscimento per quello palestinese, con l&#8217;indicazione dei vecchi confini del 1967 (il che già pone una prima perplessità). Con il voto favorevole di 138 Paesi, quello contrario di Usa, Israele e altri nove e 41 astenuti (fra cui Inghilterra e Germania), l’Assemblea ha dato il suo consenso con una maggioranza superiore ai due terzi dei 193 stati membri dell&#8217;Onu.</p>
<p style="text-align: justify">In un momento di gravi difficoltà nell&#8217;area, con il presidente dell&#8217;Autorità, il laico Abu Mazen, di fatto messo all&#8217;angolo e tutto il potere nelle mani degli integralisti islamici di Hamas, con razzi che continuano a piovere su Israele provenienti dalla Striscia di Gaza e con l&#8217;Iran ogni giorno più vicino ad avere la bomba atomica, è stata una scelta prudente quella delle Nazioni unite? O è stato un pericoloso regalo per i seminatori d&#8217;odio che sognano (e pianificano anche) la cancellazione dello Stato ebraico? Personalmente, propendo più per la seconda ipotesi.</p>
<div id="attachment_12328" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/11/pictures_abu_mazen.jpg"><img class="size-medium wp-image-12328" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/11/pictures_abu_mazen-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a><p class="wp-caption-text">Abu Mazen</p></div>
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		<title>Eurogruppo: ancora una fumata nera per la Grecia, ma l’intransigenza della Finlandia davvero non si capisce</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2012 16:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stanotte i ministri delle Finanze dell&#8217;eurozona e il Fondo monetario internazionale non sono riusciti a raggiungere un accordo definitivo sulla Grecia, nonostante una maratona di oltre undici ore di colloqui a Bruxelles. La riunione proseguirà lunedì, come annunciato dal presidente dell&#8217;Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ma intanto si tratta della seconda volta in pochi giorni (il precedente [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Stanotte i ministri delle Finanze dell&#8217;eurozona e il Fondo monetario internazionale non sono riusciti a raggiungere un accordo definitivo sulla Grecia, nonostante una maratona di oltre undici ore di colloqui a Bruxelles. La riunione proseguirà lunedì, come annunciato dal presidente dell&#8217;Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ma intanto si tratta della seconda volta in pochi giorni (il precedente meeting si era tenuto lunedì 12) che l&#8217;accordo salta<span id="more-12310"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Il nodo centrale permane la riduzione del debito pubblico greco al 120% del Pil entro il 2020, come inizialmente concordato dai creditori internazionali. Ma mentre l&#8217;Fmi resta impuntato su tale obiettivo, i ministri delle Finanze dell&#8217;eurozona sono più realisti e vorrebbero posticipare il target di 2 anni.</p>
<p style="text-align: justify">Attenzione, 2 anni in più l&#8217;Eurogruppo non li concederebbe ad Atene per buon cuore, ma per mera convenienza. Secono i calcoli fatti dagli esperti, infatti, pare che soltanto rinunciando i Paesi Ue a una parte del credito vantato verso la Grecia questa possa raggiungere l&#8217;obiettivo del 120% entro il 2020. Per evitare questa opzione, l&#8217;Eurogruppo spinge quindi per spostare il target al 2022, con dei costi supplementari che sarebbero però attorno ai 32.6 miliardi di euro. Il Fmi preferirebbe invece la revisione dei crediti piuttosto che lo spostamento temporale dell&#8217;obiettivo (del resto, in questo caso, a perdere tanti denari sarebbero i Paesi Ue).</p>
<p style="text-align: justify">Sullo sfondo di tale diatriba, colpisce la durezza della posizione non solo della Germania, ma anche dell&#8217;Olanda e della Finlandia. Singolare davvero per Helsinki, essendo la Suomalainen Tasavalta uno Stato legato a triplo filo ad una multinazionale, la Nokia, non certo in ottima salute. A prescindere dalla recente alleanza con Apple per le mappe Nokia Here su iPad e iPhone, il colosso finnico della telefonia è davvero con i piedi d&#8217;argilla e una sua eventuale crisi significherebbe quasi certamente una profonda crisi per l&#8217;intero Paese. Considerassero bene tutto ciò i governanti finlandesi prima di trattare con troppa intransigenza i &#8220;malati cronici&#8221; dell&#8217;economia europea.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/11/flags_eu.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12314" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/11/flags_eu-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
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		<title>Arriva il DebtRank, nuovo indice per valutare il rischio sistemico della finanza globale</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Oct 2012 06:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Contro i rischi della finanza globale, vera responsabile della lunga crisi in corso dal settembre 2008, potrebbe arrivare un indice di valutazione dell&#8217;importanza dei &#8220;nodi&#8221; della rete che collega fra loro le innumerevoli istituzioni per comprendere in anticipo quali di essi, in caso di default, potrebbero innescare una crisi del sistema nel suo complesso. Denominato [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Contro i rischi della finanza globale, vera responsabile della lunga crisi in corso dal settembre 2008, potrebbe arrivare un indice di valutazione dell&#8217;importanza dei &#8220;nodi&#8221; della rete che collega fra loro le innumerevoli istituzioni per comprendere in anticipo quali di essi, in caso di default, potrebbero innescare una crisi del sistema nel suo complesso. Denominato DebtRank, è davvero il primo esempio di una metodologia, certo perfettibile, in grado di stabilire quali siano i <em>nodi sistemici</em> di maggior peso in una rete di dimensioni ormai ciclopiche<span id="more-12179"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Facciamo un esempio pratico. I gravi problemi di Stati come Grecia (Paese medio-piccolo sotto il profilo economico) o Spagna (Paese medio) hanno messo a repentaglio un colosso come l’Unione europea, rischiando altresì di estendere gli effetti nefasti del crollo al resto del pianeta. È ciò che si intende per rischio sistemico, strettamente connesso alla fittissima rete di esposizioni che da decenni ormai collega in maniera inestricabile (o, comunque, ben difficilmente, districabile) le migliaiai di istituzioni finanziarie publiche e private operanti nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify">Uno studio congiunto del Politecnico di Zurigo e dell’Istituto per i sistemi complessi del Cnr di Roma, presentato sulle pagine di <a href="http://www.nature.com/srep/2012/120802/srep00541/full/srep00541.html" target="_blank"><em>Nature Scientific Reports</em></a>, avanza ora l&#8217;ipotesi di un indice in grado di effettuare una valutazione sul rischio sistemico della finanza globale. DebtRank l&#8217;hanno chiamato. Fondamentale l&#8217;individuazione di quelle istituzioni finanziarie «sistemicamente importanti», vale a dire quelle «troppo centrali per fallire», che potrebbero innescare un default (appunto) sistemico.</p>
<p style="text-align: justify">«Per elaborare il nuovo indice», si legge nello studio, «i ricercatori hanno fatto riferimento a una grande mole di dati, ivi compresi quelli (fino a poco tempo fa gelosamente tenuti riservati) delle istituzioni private e degli stati degli Usa che nel periodo marzo 2008 &#8211; marzo 2010, quello più acuto per la gli equilibri finanziari statunitensi, hanno ricevuto aiuti da parte della Us Federal Reserve Bank (Fed) attraverso programmi di prestiti di emergenza, compresa la cosiddetta Discount Window Fed. Si tratta del primo insieme di dati a disposizione del pubblico in merito alle esposizioni finanziarie, giorno per giorno, tra una banca centrale e un ampio insieme di istituzioni nell&#8217;arco di diversi mesi».</p>
<p style="text-align: justify">Sono stati analizzati, ad esempio, i prestiti concessi dalla Fed nel corso del tempo. Dopo di che, i ricercatori sono passati a valutare la distribuzione del debito nel tempo tra le diverse istituzioni, incrociando i dati a disposizione con quelli sulle relazioni di partecipazione azionaria fra le varie istituzioni, onde capire la struttura della rete di dipendenze tra le quelle che hanno ricevuto finanziamenti. Ancora si tratta di una goccia nel mare nell&#8217;immane lavoro di comprendere le perversioni della finanza globale, ma di certo il tentativo è lodevole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_12302" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/10/federal_reserve_building_washington.jpg"><img class="size-medium wp-image-12302" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/10/federal_reserve_building_washington-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Il Federal Reserve Building sulla Constitution Avenue a Washington (AP Photo/J. Scott Applewhite)</p></div>
<div class="shr-publisher-12179"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Il caso Peugeot-Citroen e i limiti dell’Europa</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Oct 2012 08:27:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sostegno pubblico francese per Banque Psa France, finanziaria del colosso automobilistico Peugeot-Citroen. Insomma, classici aiuti di Stato per fronteggiare le crescenti difficoltà di un gioiello nazionale al momento un po&#8217; in affanno. Lo ha dichiarato lo stesso gruppo industriale in un comunicato sui conti preliminari del terzo trimestre 2012, chiusi con ricavi in calo del [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Sostegno pubblico francese per Banque Psa France, finanziaria del colosso automobilistico Peugeot-Citroen. Insomma, classici aiuti di Stato per fronteggiare le crescenti difficoltà di un gioiello nazionale al momento un po&#8217; in affanno. Lo ha dichiarato lo stesso gruppo industriale in un comunicato sui conti preliminari del terzo trimestre 2012, chiusi con ricavi in calo del 3,9% anno su anno a 12.93 miliardi di euro. L&#8217;annuncio che non saranno distribuite cedole per tre anni di fila ha poi messo in crisi il titolo alla Borsa di Parigi<span id="more-12284"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">7 miliardi di euro di garanzie da parte dello Stato francese, quindi, per soccorrere in fretta la casa automobilistica Psa Peugeot Citroen. Inoltre, il piano di salvataggio per la Banque Psa Finance (Bpf) comprende anche 11.5 miliardi in non meglio specificate facilitazioni di cassa dalle banche transalpine.</p>
<p style="text-align: justify">La Bfp è una finanziaria completamente controllata da Psa, nata, sulla scia di tante altre nel mondo, per dare ai potenziali clienti i denari necessari all&#8217;acquisto di una macchina Peugeot o Citroen. La (quasi) banca è in buona salute, ma il suo rating risente dei problemi non da poco della casa centrale, in crisi di vendite in Europa, tanto che qualche mese fa vi è stato il clamoroso annuncio della possibile chiusura di uno stabilimento vicino Parigi, nonché del taglio complessivo di 8.000 posti di lavoro per ridurre le ingenti perdite.</p>
<p style="text-align: justify">Psa ha pubblicato dati molto crudi sulla propria situazione: nella prima metà del 2012, il gruppo ha infatti registrato una perdita di 819 milioni di euro.</p>
<p style="text-align: justify">Dal canto suo, il premier francese Jean-Marc Ayrault ha specificato come, in cambio del sostegno, nel consiglio di sorveglianza della casa automobilistica francese vi sarà un rappresentante dello Stato come consigliere. Nel cda dell&#8217;azienda farà poi il suo ingresso pure un sindacalista, a tutela degli interessi dei lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify">Sugli aiuti da Parigi alla Psa, però, vi è stata subito una levata di scudi da parte di Volkswagen e Bmw, preoccupate (bontà loro) anche per la richiesta francese di porre limiti alle importazioni nell&#8217;Ue di auto sud coreane. Il protezionismo si sa dove comincia, ma non si sa mai dove può andare a finire avranno pensato &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Sullo sfondo vi è poi anche un accordo strategico abbastanza interessante del gruppo francese con la General Motors. Le due società hanno infatti annunciato che svilupperanno un programma congiunto per produrre un piccolo furgone per Opel e Vauxhall, marchi di proprietà Gm, nonché un nuovo crossover compatto della Peugeot. Del resto, già a febbraio di quest&#8217;anno le due aziende hanno firmato un&#8217;intesa grazia alla quale Gm ha una partecipazione del 7% in Peugeot. Scopo dell&#8217;accordo è unificare gli acquisti, arrivando a risparmiare 2 miliardi di dollari l&#8217;anno entro il 2017.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che però mi preme evidenziare è l&#8217;atteggiamento dei competitor tedeschi. Gridare subito allo scandalo, invocare procedure Ue d&#8217;infrazione e addirittura prendere le parti dei coreani contro i francesi francamente mi sembra assurdo. Io sono per gli aiuti di Stato, ma seriamente intesi (alle aziende e alle persone, non alle multinazionali bancarie o alle assicurazioni come fatto da Bush jr negli ultimi mesi alla Casa Bianca). Perché mai, mi chiedo, in Europa li abbiamo vietati? Quale demone ci ha suggerito una simile fesseria?</p>
<p style="text-align: justify">La concorrenza nel medioevo era (a mio avviso giustamente) considerata quasi alla stregua di un peccato dalla Chiesa. Oggi è divenuta un Moloch intoccabile. Grave, gravissimo limite per l&#8217;Europa intera.</p>
<div id="attachment_12290" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/10/pictures_jean_marc_ayrault.jpg"><img class="size-medium wp-image-12290" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/10/pictures_jean_marc_ayrault-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Jean-Marc Ayrault</p></div>
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		<title>Elezioni in Olanda, vince l’Europa</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Sep 2012 08:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sempre grazie a Odino, l&#8217;ultradestra populista di Geert Wilders (Pvv) è venuta fuori bastonata dalle elezioni politiche anticipate olandesi. A vincere sono stati i due partiti filo europei, quello dei liberali (Vvd) del premier uscente Mark Rutte e i laburisti (PvdA) di Diederik Samsom, sotto di appena 2 seggi. Rutte ora formerà il nuovo governo [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Sempre grazie a Odino, l&#8217;ultradestra populista di Geert Wilders (Pvv) è venuta fuori bastonata dalle elezioni politiche anticipate olandesi. A vincere sono stati i due partiti filo europei, quello dei liberali (Vvd) del premier uscente Mark Rutte e i laburisti (PvdA) di Diederik Samsom, sotto di appena 2 seggi. Rutte ora formerà il nuovo governo ed è certo che proporrà un&#8217;alleanza proprio ai laburisti<span id="more-12261"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">In liberali hanno conquistato 41 seggi (ne avevano 31), mentre i laburisti sono arrivati a 39 (ne avevano 30). Insieme i due partiti possono quindi contare su 80 seggi su 150 complessivi della Camera olandese e, per quanto molto diversi, possono comunque pensare ad una convergenza filo Unione europea.</p>
<p style="text-align: justify">Tracollo, invece, per l&#8217;ultradestra populista di Wilders, che in aprile aveva fatto cadere il governo sperando in una virata antieuropeista degli olandesi, che però non è arrivata. I populisti sono drasticamente scesi da 24 a 15 seggi. Sconfitta anche per i cristianodemocratici (da 21 a 13 seggi), tradizionali alleati dei liberali, ovviamente penalizzati dalla loro recente sinergia con Wilders. Nulla di mutato per i socialisti di Emile Roemer (Sp), stabili a 15 seggi. Insomma, ha vinto l&#8217;Europa.</p>
<p><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/09/flags_holland.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12262" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/09/flags_holland-300x181.jpg" alt="" width="300" height="181" /></a></p>
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		<title>“Innocence of Muslims”, una boiata pazzesca</title>
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		<comments>http://thelorereport.blogdo.net/innocence-of-muslims-una-boiata-pazzesca/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2012 07:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premesso che ormai è chiaro come il sole che i disordini di giorno 11 in Libia ed Egitto sono stati dei veri e propri attentati terroristici e per nulla delle proteste di piazza, sono andato a visionare il cortometraggio Innocence of Muslims che, secondo errate ricostruzione della prima ora, sarebbe stato alla base dei sommovimenti [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Premesso che ormai è chiaro come il sole che i disordini di giorno 11 in Libia ed Egitto sono stati dei veri e propri attentati terroristici e per nulla delle proteste di piazza, sono andato a visionare il cortometraggio <em>Innocence of Muslims</em> che, secondo errate ricostruzione della prima ora, sarebbe stato alla base dei sommovimenti di due giorni fa a Bengasi e al Cairo, sommovimenti così bene organizzati (con tanto di lanciarazzi!), da far pensare ad un progetto a lungo studiato proprio per assassinare l&#8217;ambasciatore americano in Libia, John Stevens<span id="more-12253"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Bene, credevo si trattasse del trailer di un film un minimo serio, mentre è un inguardabile sketch di poco più di 5 minuti, ideato e realizzato con il palese scopo di offendere i credenti musulmani tramite una banalissima parodia del Profeta Mohammed (in italiano tradizionalmente tradotto con Maometto, da &#8220;mal commetto&#8221;). Una porcheria indegna, recitata da cani, messa su in maniera sommamente dilettantesca.</p>
<p style="text-align: justify">Il punto della questione è però un altro. Se un sottoprodotto del genere fosse stato realizzato su Gesù Cristo, sul patriarca Abramo o su Buddha, cristiani, ebrei e buddisti in generale si sarebbero fatti quattro belle risate, sommergendo di fischi gli autori. Per buona parte degli islamici, però, ciò non accade, e la loro reazione all&#8217;irriverenza nei confronti del proprio credo è spesso incontrollabilmente violenta. Inammissibile portato dei 600 e passa anni di evoluzione che separano la civiltà cristiana da quella islamica (quella ebraica è &#8220;over quota&#8221;, essendo vecchia di oltre 7.000 anni).</p>
<p style="text-align: justify">Il tutto, coniugato alla sconvolgente miopia geopolitica dell&#8217;amministrazione Obama nel &#8220;seguire&#8221; le vicende delle cosiddette Primavere arabe, ci consegna un mix esplosivo di rara violenza. Proprio quando l&#8217;Iran degli ayatollah è ad un passo dall&#8217;ottenere la bomba atomica. Chi può (ossia Israele). Intervenga. E in fretta anche.</p>
<div id="attachment_12255" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/09/pictures_ambassador_john_stevens.jpg"><img class="size-medium wp-image-12255" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/09/pictures_ambassador_john_stevens-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">John Stevens</p></div>
<div class="shr-publisher-12253"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Ecce Sac: nuovo cda per l’aeroporto di Catania</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Sep 2012 19:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poco prima delle 20.00 è stato eletto il nuovo consiglio d&#8217;amministrazione della Sac, la società di gestione dell&#8217;aeroporto di Catania. Il neo presidente è Giuseppe Giannone, modicano, ex direttore generale di Conad Sicilia, designato dalla Camera di Commercio di Ragusa, mentre l&#8217; amministratore delegato, designato dalla Camera di Commercio di Catania e dall&#8217; Irsap (l&#8217;ex [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Poco prima delle 20.00 è stato eletto il nuovo consiglio d&#8217;amministrazione della Sac, la società di gestione dell&#8217;aeroporto di Catania. Il neo presidente è Giuseppe Giannone, modicano, ex direttore generale di Conad Sicilia, designato dalla Camera di Commercio di Ragusa, mentre l&#8217; amministratore delegato, designato dalla Camera di Commercio di Catania e dall&#8217; Irsap (l&#8217;ex Asi), è Domenico Torrisi, esponente di Federalberghi<span id="more-12233"></span>.</p>
<p>Il segretario generale della Camera di Commercio di Catania, Alfio Pagliaro, è stato invece eletto consigliere, insieme a Giuseppe Consoli, anch&#8217;egli voluto dall&#8217; ente camerale catanese, e a Giovanni Mazzone, designato invece dalla Provincia regionale di Siracusa.</p>
<p>Si è così concluso (per ora, ma nei prossimi giorni non sono da escludersi sorprese) il lungo braccio di ferro per il controllo dello scalo etneo che per mesi ha quasi monopolizzato il dibattito politico-economico a Catania e causato asperrimi scontri nel mondo delle associazioni di categoria. Ancora è presto per dire chi sia uscito vincitore e chi sconfitto dalla sfibrante battaglia, certo che i vertici eletti oggi non sembrano brillare per particolari competenze in campo aeronautico.</p>
<div id="attachment_12243" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/09/images_aeroporto_catania_interno1.jpg"><img class="size-medium wp-image-12243" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/09/images_aeroporto_catania_interno1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Aeroporto di Catania, scorcio degli interni</p></div>
<div class="shr-publisher-12233"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Predonismo autonomista versus decisionismo schmittiano: la candidatura Musumeci oltre le logiche stantie della politica siciliana</title>
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		<comments>http://thelorereport.blogdo.net/predonismo-autonomista-versus-decisionismo-schmittiano-la-candidatura-musumeci-oltre-le-logiche-stantie-della-politica-siciliana/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2012 10:26:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<category><![CDATA[elezioni regionali Sicilia 2012]]></category>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Nelle ultime ore non stanno mancando i problemi e gli ostacoli attorno alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione Sicilia. Mpa/Pds e Grande Sud hanno sostanzialmente rotto le trattative, togliendo il proprio appoggio a Musumeci, accusato di non aver voluto abbracciare il loro progetto sicilianista. Proverò a ragionare sul quadro che si sta delineando, magari con l&#8217;aiuto di qualche retroscena, utile a meglio comprendere quel che sta accadendo<span id="more-12207"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">In via preliminare, corre l&#8217;obbligo di osservare come vi sia una quota parte di cittadini dell&#8217;Isola &#8211; probabilmente anche maggioritaria &#8211; che non si sente per nulla sicilianista. Non occorre, infatti, essere statalisti e centralisti tetragoni come chi scrive per ritrovarsi ben diffidenti e prendere preventivamente le distanze dall&#8217;autonomismo inconcludente e parolaio stile Mpa. E soprattutto, nonostante taluni sondaggi <em>ad usum delphini</em> tentino di dimostrare l&#8217;indimostrabile, non esiste in Sicilia un diffuso sentire indipendentista. L&#8217;idea che l&#8217;Isola diventi Stato a sé è e rimane un irrealizzabile sogno (<em>rectius</em>: incubo) di ambienti mafiosi e paramafiosi o di ambienti pseudo culturali assolutamente minoritari. Per carità, del tutto slegati da quelli criminali, ma non meno velleitari. In entrambi i casi, si tratta di posizioni a dir poco disancorate dalla realtà.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto alla pretesa grottesca di chiedere a Nello Musumeci chissà quale patente di sicilianità, è bene ricordare che Musumeci uscì nel 2005 da Alleanza Nazionale, fondando Alleanza Siciliana, proprio perché l&#8217;allora leader di An, Gianfranco Fini, risultava essere sordo alle esigenze dei territori. L&#8217;impegno politico di Nello Musumeci è stato incontrovertibilmente segnato, <em>ab initio</em>, da una seria attenzione ai tanti problemi del Sud e della Sicilia e nessuno nell&#8217;Mpa/Pds può chiedere all&#8217;esponente de La Destra chissà quale certificazione di meridionalità o, tantomeno, arrogarsi il diritto di rilasciargliela o no.</p>
<p style="text-align: justify">E veniamo ora ad alcuni retroscena che possono aiutarci a capire più a fondo i convulsi giorni di fine agosto che la politica siciliana sta vivendo. Al netto delle richieste fintamente ideali dei lombardiani, molto più prosaicamente la rottura fra Mpa/Pds e Grande Sud da un lato e l&#8217;esponente conservatore dall&#8217;altro potrebbe anche essere legata all&#8217;usuale gioco di spartizione di poltrone e posti di potere che avviene durante tutte le trattative fra potenziali alleati elettorali. Secondo rumor più che fondati, Mpa/Pds e Grande Sud avrebbero avanzato richieste così inaccettabili da provocare il (comprensibile) rifiuto delle controparti: 5 posti su 8 nel listino del presidente, la vicepresidenza della Regione, la presidenza dell&#8217;Ars e l&#8217;assessorato all&#8217;Economia. Condizioni capestro oggettivamente inaccettabili per il Pdl, movimento che, a torto o a ragione, si sente ancora il player più importante della politica siciliana.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto poi alle garanzie che sembra siano state richieste da Mpa/Pds e Grande Sud per le prossime elezioni nazionali, è chiaro che nessuno può darne in questo momento. Non si sa nemmeno con quale legge elettorale si andrà a votare, figuriamoci se Nello Musumeci o Giuseppe Castiglione sono mai in grado di impegnarsi affinché i partitini autonomisti siciliani possano tornare in Parlamento. Suvvia, un minimo di realismo e serietà.</p>
<p style="text-align: justify">Tra l&#8217;altro, su tale terreno, invero assai instabile, il gioco di Lombardo e Micciché risulta essere anche assai rischioso. Possono pure rompere con il centrodestra, ma davvero la strada per Roma nel 2013 si farebbe assai in salita per loro. Per inciso, Micciché ha un ottimo rapporto personale con Silvio Berlusconi, perché non farsi garantire per le legislative direttamente dal fondatore del forzismo? Raggiungerebbe sicuramente il risultato e sgancerebbe il futuro della sua creatura da quello dell&#8217;Mpa-Pds. Cosa non da poco. Come è storicamente stato per tutti gli alleati, anche per Micciché l&#8217;abbraccio di Lombardo prima o poi sarà letale. Un politico accorto e capace come l&#8217;ex uomo Cipe come fa a non accorgersene? Perché sta dando ancora fiducia al leader autonomista? Mistero &#8230; Ben poco glorioso, <em>of course</em> &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, altro che questioni ideali e difesa della Sicilia. Dietro il cammino accidentato della candidatura Musumeci alla presidenza come sempre vi stanno le poltrone da occupare. E così, la trattativa per condurlo a Palazzo d&#8217;Orléans nei giorni si è trasformata in scontro più o meno aperto fra prassi politiche enormemente diverse: l&#8217;usuale predonismo autonomista <em>versus</em> il decisionismo schmittiano di un Nello Musumeci che, pur esponente di un partito minuscolo a livello nazionale, sa di poter contare in Sicilia su di una stima diffusa e su di un personale <em>appeal</em> elettorale che ne fanno l&#8217;uomo da battere anche senza l&#8217;appoggio dei sicilianisti.</p>
<p style="text-align: justify">Anzi, non è da escludersi che senza la zavorra di Lombardo e senza accanto un personaggio certo perbene, ma comunque ingombrante come Micciché, Nello Musumeci possa avere meno difficoltà a gestire la campagna d&#8217;autunno. Se è possibile quantificare la &#8220;dote&#8221; elettorale di Lombardo più o meno in un 15% dei voti espressi dai siciliani, il 5% andrebbe comunque a Rosario Crocetta, in ossequio alla tradizionale prassi lombardiana di dividere scientificamente i consensi gestiti dal proprio gruppo di potere, giocando con più &#8220;mazzi di carte&#8221;, per così dire. Ma con Lombardo alleato Musumeci perderebbe un buon 3% di voto d&#8217;opinione, quello di chi vede come il fumo negli occhi l&#8217;Mpa/Pds. Di contro, è lecito sperare che, senza Lombardo, Musumeci acquisti un 3% almeno di voto d&#8217;opinione. A conti fatti, quindi, l&#8217;assenza di Lombardo dal <em>rassemblement</em> a sostegno di Musumeci può costare al politico catanese circa il 4% dei voti, con l&#8217;effetto però di un drastico calo del risultato percentuale necessario per vincere. Invece che puntare al 34%, dovrà porsi l&#8217;obiettivo di arrivare al 30%. Poco male, è certamente realistico ritenere che possa farcela.</p>
<p style="text-align: justify">Raffaele Lombardo e i suoi uomini di fiducia da un paio d&#8217;anni, ad inchiesta Iblis ormai conclamata ed universalmente conosciuta, accortisi dell&#8217;inevitabile perdita del potere quasi assoluto conquistato nel 2008, stanno tentando di contrabbandare la tesi dell&#8217;imprescindibilità di Lombardo nelle alleanze elettorali necessarie a vincere le competizioni per la Regione o i Comuni dell&#8217;Isola. Ma, come il caso Orlando a Palermo ha palesemente dimostrato, tale teoria è del tutto destituita di fondamento. Lombardo<em> prova</em> a rendersi indispensabile logorando gli altri, ma, nonostante i tentativi di accreditarsi quale vitale ago della bilancia della politica siciliana, i fatti dicono esattamente il contrario. Anzi, da una <em>conventio ad excludendum</em> nei suoi confronti la vita pubblica siciliana potrebbe solo trarre enormi benefici.</p>
<p style="text-align: justify">Ora, se Nello Musumeci si fosse impantanato chiedendo altro tempo per decidere, probabilmente il tentativo degli autonomisti sarebbe andato in porto e sarebbero riusciti a condizionare pesantemente anche questa campagna elettorale. Ma così non è stato, Musumeci, in una conferenza stampa da poco conclusasi a Palermo, ha confermato la sua candidatura e l&#8217;attacco lombardiano è stato rintuzzato. Resta da capire che quadro generale uscirà dalle elezioni di fine ottobre, che composizione dell&#8217;Ars, che maggioranza per il presidente eletto. Il piano B di Lombardo, è comprensibile, non può non prevedere un&#8217;Assemblea ingovernabile nella quale i suoi voti siano determinati. <em>Business as usual</em> &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Da ultimo, una considerazione in merito alle scelte di Grande Sud. In un quadro politico regionale dove la norma è trattare con gente sleale la tentazione anche dei migliori è di pensare che tutti siano sleali. Micciché non cada in questa trappola, si liberi dai tentacoli dell&#8217;Mpa/Pds e appoggi Musumeci. Uomo noto anche per la qualità di tenere fede ai patti. Non avrà a pentirsene. Dell&#8217;aver seguito Lombardo, invece, mi pare si sia già dovuto (amaramente) pentire più volte.</p>
<div id="attachment_12226" class="wp-caption aligncenter" style="width: 209px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/DSC_2568.jpg"><img class="size-medium wp-image-12226" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/DSC_2568-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Nello Musumeci</p></div>
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		<title>Sicilia: per le regionali è tutti contro tutti, ma dal caos lentamente emerge un accenno di cosmos</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Aug 2012 15:27:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre ancora la Regione tarda a indire i comizi elettorali, il risiko delle alleanze e delle candidature in Sicilia è in pieno svolgimento. Nel centrosinistra la divisione impera, con almeno 3 candidati certi (Rosario Crocetta, sostenuto dal Pd filo Lombardo, Claudio Fava, di Sel, ed il grillino Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle) ed un [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Mentre ancora la Regione tarda a indire i comizi elettorali, il risiko delle alleanze e delle candidature in Sicilia è in pieno svolgimento. Nel centrosinistra la divisione impera, con almeno 3 candidati certi (Rosario Crocetta, sostenuto dal Pd filo Lombardo, Claudio Fava, di Sel, ed il grillino Giancarlo Cancelleri, del Movimento 5 Stelle) ed un altro probabile (di Idv e Fds). Ma è la lotta interna al centrodestra il vero fulcro della politica isolana di queste settimane, perché dallo scontro in corso potrebbe uscire il futuro inquilino di Palazzo d&#8217;Orléans, atteso che la frammentazione è per la sinistra un handicap al momento troppo grande per poter parlare di sue possibilità di vittoria<span id="more-12186"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Posto, infatti, che il presidente della Regione sarà eletto con grossomodo il 30% dei consensi, è ovvio che il polo che andrà alle urne meno diviso avrà assai più chance di portare a casa il risultato. Perché con un sistema elettorale che non prevede ballottaggio, il cartello più coeso ha sicuramente maggiori opportunità di successo. In quest&#8217;ottica, è chiaro che le possibilità di vittoria di Crocetta, candidato di un&#8217;area eccessivamente frammentata, dipendono dalla speculare frammentazione del centrodestra. Se questo arriverà alla presentazione delle liste spaccato, l&#8217;ex sindaco di Gela potrà ritenersi con la vittoria in tasca. Ma se il centrodestra dovesse ricompattarsi, ben difficilmente l&#8217;europarlamentare democratico potrebbe spuntarla.</p>
<p style="text-align: justify">La partita fondamentale, quindi, la si gioca in campo conservatore. Proviamo allora a capire come stanno andando le trattative, soprattutto quelle che ruotano attorno a Gianfranco Micciché. Da oltre un mese l&#8217;ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha rotto gli indugi, buttando sulla bilancia il peso della sua candidatura. Di fronte al <em>niet</em> forte del Pdl, però, Micciché sembrerebbe tentato di attivare il cosiddetto piano B, appoggiando o Nello Musumeci o Stefania Prestigiacomo, due nomi assolutamente autorevoli sui quali i coordinatori regionali del movimento berlusconiano potrebbero trovare un&#8217;intesa.</p>
<p style="text-align: justify">Ma se l&#8217;accordo con il Pdl dovesse rivelarsi impossibile, Micciché potrebbe anche giocare la carta di un <em>rassemblement</em> inedito dalle chance non bagatellizzabili. Di certo si sa che Micciché e Giovanni Pistorio, senatore Mpa (entità in transizione verso il Partito dei Siciliani) fedelissimo di Raffaele Lombardo, dialogano strettamente. Lo stesso accade fra Micciché e Nello Musumeci, legati da reciproca stima. Attorno ad un nucleo formato da Grande Sud-Mpa/Pds-La Destra si aggregerebbe di certo anche il Pid di Saverio Romano e la parte di (ex?) Pdl vicina all&#8217;ibleo Innocenzo Leontini, felice di abbandonare l&#8217;idea di un suo (del tutto improbabile) impegno diretto. Ottimo candidato di un simile cartello potrebbe essere proprio Nello Musumeci, amministratore di provate capacità. A questo punto il Pdl potrebbe accodarsi da buon ultimo o tentare la sorte con una candidatura solitaria di Francesco Cascio. Che sicuramente avrebbe più opportunità delle ipotesi Lagalla-Recca, perdente <em>ab initio</em> per assoluta mancanza di appeal elettorale da parte dei due rettori.</p>
<p style="text-align: justify">In questo caos, saranno servite le parole di qualche giorno fa di Stefania Prestigiacomo? L&#8217;ex ministro dell&#8217;Ambiente ha evidenziato che «per la Regione ci vuole un governo politico. Ed il centrodestra deve ritrovare l&#8217;unità intorno ad una candidatura di prestigio, con personalità che in questi anni hanno dimostrato il loro valore e le loro capacità». La Prestigiacomo ha posto l&#8217;accento su di un aspetto fondamentale, ormai quasi dimenticato: la necessità di riaffermare il primato della politica dopo una lunga parentesi (pseudo)tecnica devastante per l&#8217;Isola. Insomma, che sia Micciché, che sia Crocetta, che sia Musumeci o la Prestigiacomo, il prossimo presidente della Regione dovrà tentare di tutto per dare soluzioni politiche condivise agli enormi problemi dei siciliani. Archiviando più in fretta possibile lo stile sommamente inconcludente della giunta Lombardo.</p>
<div id="attachment_12193" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/pictures_nello_musumeci_6.jpg"><img class="size-medium wp-image-12193" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/pictures_nello_musumeci_6-300x254.jpg" alt="" width="300" height="254" /></a><p class="wp-caption-text">Nello Musumeci</p></div>
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		<title>Il pessimismo ben temperato dei finnici</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Aug 2012 13:17:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il governo finlandese sostiene di essere preparato ad ogni immaginabile evoluzione della crisi economico/finanziaria in corso, compresa l’eventuale implosione dell’unione monetaria. Lo ha evidenziato il ministro degli Esteri di Helsinki, Erkki Tuomioja (socialdemocratico molto a sinistra, già presidente del Consiglio Nordico nel 2008), in un’intervista data al prestigioso quotidiano inglese Daily Telegraph oggi in edicola. [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il governo finlandese sostiene di essere preparato ad ogni immaginabile evoluzione della crisi economico/finanziaria in corso, compresa l’eventuale implosione dell’unione monetaria. Lo ha evidenziato il ministro degli Esteri di Helsinki, Erkki Tuomioja (socialdemocratico molto a sinistra, già presidente del Consiglio Nordico nel 2008), in un’intervista data al prestigioso quotidiano inglese <em>Daily Telegraph</em> oggi in edicola<span id="more-12181"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«La Finlandia &#8211; ha dichiarato Tuomioja &#8211; ha un piano operativo per ogni eventualità», compresa una spaccatura dell’Eurozona, anche se si tratta di «qualcosa che nessuno auspica, nemmeno gli euroscettici Veri Finlandesi, figuriamoci il governo. Però dobbiamo essere preparati».</p>
<p style="text-align: justify">Tuomioja ha però anche completato il suo ragionamento sottolineando che vi è la consapevolezza che «una rottura dell’Eurozona nel breve e nel medio termine periodo costerebbe più che gestire la crisi». Come dire, pessimismo sì, ma ben temperato.</p>
<div id="attachment_12183" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/pictures_erkki_tuomioja.jpg"><img class="size-medium wp-image-12183" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/pictures_erkki_tuomioja-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Erkki Tuomioja</p></div>
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		<title>Ikea, il brand vale 9 miliardi</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Aug 2012 08:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente si riesce a sapere quante vale il marchio Ikea, il colosso svedese del mobile fai da te. Si tratta di ben 9 miliardi di euro. Il valore del brand, uno dei più noti al mondo, è stato svelato da una transazione interna svoltasi a gennaio, ma emersa solo in questi giorni: la Fondazione Interogo, [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Finalmente si riesce a sapere quante vale il marchio Ikea, il colosso svedese del mobile fai da te. Si tratta di ben 9 miliardi di euro. Il valore del brand, uno dei più noti al mondo, è stato svelato da una transazione interna svoltasi a gennaio, ma emersa solo in questi giorni: la Fondazione Interogo, con sede legale a Vaduz, nel Liechtenstein, che era la proprietaria dei diritti intellettuali di Ikea, ha ceduto il nome alla filiale Inter Ikea System<span id="more-12172"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;operazione è stata concretizzata in due mosse: un aumento di capitale della controllata da parte della Fondazione Interogo per 3.6 miliardi di euro e un prestito da 5.4 miliardi che la Fondazione ha concesso alla stessa Inter Ikea System. Totale 9 miliardi di euro tondi, valutazione indicata da un pool di esperti indipendenti dall&#8217;azienda.</p>
<p style="text-align: justify">Dalla multinazionale si precisa che si è trattato «di una transazione interna, senza effetti esterni e tendente a semplificare la struttura del gruppo». Del resto, Ikea, nata nel 1943 da Ingvar Kamprad, non è nemmeno quotata in Borsa ed è di fatto controllata da una holding e alcune fondazioni. Per inciso, che Kamprad si sia sempre opposto allo sbarco in Borsa della sua creatura, nonostante le dimensioni globali raggiunte da tempo, la dice lunga sulla cautela e lungimiranza dell&#8217;uomo più ricco d&#8217;Europa.</p>
<div id="attachment_12175" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/pictures_ingvar_kamprad.jpg"><img class="size-medium wp-image-12175" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/pictures_ingvar_kamprad-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Ingvar Kamprad</p></div>
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		<title>Sac, ancora una fumata nera</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Aug 2012 05:29:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Altra fumata nera ieri per la Sac, la società di gestione dell&#8217;aeroporto di Catania. Nessun accordo fra i soci per la nuova governance e, cosa ben più grave, nemmeno per il bilancio, che risulta ancora non approvato. Che continui la bagarre sulla presidenza, in tempi di campagna elettorale già furibonda, lo si può anche capire. [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Altra fumata nera ieri per la Sac, la società di gestione dell&#8217;aeroporto di Catania. Nessun accordo fra i soci per la nuova <em>governance</em> e, cosa ben più grave, nemmeno per il bilancio, che risulta ancora non approvato. Che continui la bagarre sulla presidenza, in tempi di campagna elettorale già furibonda, lo si può anche capire. Ma che non si abbia il minimo senso di responsabilità nei confronti della vitale questione bilancio mi sembra davvero inaudito<span id="more-12163"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Ieri, per entrare nel merito dei diversi comportamenti in seno al cda, oltre all&#8217;ormai usuale bagarre sul futuro presidente ed al consueto stallo (4 voti contro 4) sui nomi proposti, alcuni soci (per l&#8217;esattezza le Camere di commercio di Siracusa e Ragusa e le Province di Siracusa e Catania) il bilancio lo hanno votato. Gli altri (Camera di commercio di Catania ed Asi di Catania, gestite da commissari non lontani da Raffaele Lombardo) no. Per la precisione e per la verità (micro)storica.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, davvero non è da escludersi un intervento del presidente dell&#8217;Enac, Vito Riggio. Che, di fronte alle palesi difficoltà appunto nell&#8217;approvare il bilancio, nonché di fronte allo spettacolo francamente poco edificante che la società sta dando nel gestire il rinnovo dei suoi vertici, potrebbe anche decidere di avviare l&#8217;iter per il ritiro della concessione quarantennale. Sarebbe un duro colpo per l&#8217;economia catanese. L&#8217;ennesimo dovuto alla peggiore classe politica che la Sicilia abbia mai avuto nella sua storia recente.</p>
<div id="attachment_12167" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/images_aeroporto_catania_interno.jpg"><img class="size-medium wp-image-12167" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/images_aeroporto_catania_interno-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Interno dell&#039;aeroporto di Catania Fontanarossa</p></div>
<div class="shr-publisher-12163"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Regionali siciliane, sondaggio Demopolis: grande frammentazione e balzo in avanti di M5S</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Aug 2012 05:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novità di rilievo per la politica siciliana dall&#8217;ultimo sondaggio Demopolis, appena reso noto. Intanto, preseguendo in un trend ormai lungo mesi e mesi, se si votasse oggi, appena il 61% degli elettori dell&#8217;Isola si recherebbe alle urne per l’elezione del nuovo presidente della Regione e per il rinnovo dell’Ars. 4 elettori su 10 resterebbero a [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Novità di rilievo per la politica siciliana dall&#8217;ultimo sondaggio Demopolis, appena reso noto. Intanto, preseguendo in un trend ormai lungo mesi e mesi, se si votasse oggi, appena il <strong>61%</strong> degli elettori dell&#8217;Isola <strong>si recherebbe alle urne</strong> per l’elezione del nuovo presidente della Regione e per il rinnovo dell’Ars. 4 elettori su 10 resterebbero a casa, a conferma di una crescente insofferenza verso la classe politica nel suo insieme: la <strong>fiducia</strong> dei siciliani nei partiti è infatti crollata dal 22% del 2006 al miserrimo <strong>4%</strong> odierno. A tutto vantaggio della cosiddetta &#8220;antipolitica&#8221;<span id="more-12146"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«All’indomani delle dimissioni di Raffaele Lombardo – ha affermato il direttore dell’Istituto Demopolis, Pietro Vento – il quadro delle intenzioni di voto dei siciliani appare decisamente confuso e frammentato: al dato dell’astensione dichiarata va aggiunto il numero di quanti non saprebbero per chi votare: il <strong>28%</strong> dell’elettorato <strong>non esprime oggi una specifica intenzione di voto</strong>».</p>
<p style="text-align: justify">Da notare come, a meno di tre mesi dalle elezioni di fine ottobre, i quattro principali partiti non abbiano ancora deciso con chi allearsi. E neppure hanno identificato un loro candidato per Palazzo d’Orléans. Fattori che, accanto al numero altissimo di indecisi e potenziali astensionisti, incidono significativamente sulle stime di voto degli elettori.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo il Barometro Politico Demopolis, se ci si recasse oggi alle urne per le elezioni regionali, l’<strong>Mpa</strong> del presidente uscente otterrebbe il <strong>16%</strong>, appena sopra i due principali partiti nazionali, che pagano più degli altri in Sicilia l’astensionismo e l’onda nazionale dell’antipolitica, ma anche le proprie incertezze e le troppe divisioni interne: il <strong>Pd</strong> si posiziona infatti al <strong>15.2%</strong>, mentre il <strong>Pdl</strong> (brand che probabilmente a fine ottobre in Sicilia avrà la sua ultima apparizione alle urne, prima di essere archiviato) al <strong>15%</strong>. Appare stabile al <strong>7.5% Grande Sud</strong> di Gianfranco Micciché, dato comunque destinato a mutare durante la campagna elettorale.</p>
<p style="text-align: justify">In crescita, al <strong>12.5%</strong>, l’<strong>Udc</strong> di Gianpiero D’Alia, decisivo ago della bilancia tra Pd e Pdl negli scenari di coalizione per la presidenza della Regione. Ma ecco la vera sorpresa: pur senza candidati al momento visibili, secondo Demopolis si attesterebbe al <strong>9.5%</strong> il<strong> Movimento Cinque Stelle</strong> di Beppe Grillo, che catalizza il voto di protesta e che su base nazionale era stato recentemente accreditato del 18% circa delle simpatie. La stima per il momento è piuttosto alta, anche per la risonanza mediatica del recente successo alle amministrative nel Centro Nord del Paese, ma l&#8217;M5S ormai pare proprio essere presente anche in Sicilia, per quanto ancora non ben strutturato.</p>
<p style="text-align: justify">Sotto la soglia del 5%, ma sicuramente in lizza per il <em>Great Game</em> delle alleanze, gli altri partiti. <strong>3.6%</strong> per <strong>Sel</strong> di Nichi Vendola, <strong>4.1%</strong> per l’<strong>Idv</strong> di Antonio Di Pietro, <strong>1.3%</strong> per <strong>Fds</strong> (<strong>Comunisti Italiani</strong> più <strong>Rifondazione</strong>). Sul versante opposto, nel centrodestra, risale il <strong>Pid</strong>, posizionandosi al <strong>3%</strong>, stesso risultato, sempre in salita rispetto alle precedenti rilevazioni, de <strong>La Destra</strong> di Nello Musumeci, un leader sicuramente in grado di attrarre, specie in provincia di Catania, consensi più ampi e trasversali, ben oltre la propria area di riferimento. <strong>4.5%</strong> infine per <strong>Fli</strong>, mentre ottengono insieme il <strong>2.5%</strong> <strong>Api</strong> e <strong>Mps</strong>. Risultano al momento sotto il 2% altre liste minori.</p>
<p style="text-align: justify">Per Pietro Vento, «Il “dopo Lombardo” sembra caratterizzato da uno scenario di grande frammentazione, mai registrato in passato: con nessun partito che supererebbe oggi nell’Isola il 16% nei consensi. Appena 6 liste raggiungerebbero, senza accordi tecnici, la soglia richiesta del 5% necessaria per l’accesso ad un Assemblea Regionale Siciliana che rischia di uscire dal voto di fine ottobre ancora più ingovernabile dell&#8217;attuale. Il quadro che emerge dall’indagine Demopolis appare destinato a modificarsi in modo sostanziale nelle prossime settimane, quando gli indecisi cominceranno ad orientarsi ed i principali partiti sceglieranno il loro candidato alla presidenza della Regione, compiendo le proprie scelte in termini di alleanze e coalizioni in vista di una durissima campagna elettorale che appare sempre più piena di incognite per l’intera classe politica siciliana». Come dire che davvero da qui a fine ottobre non vi è certezza per nessuno.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/20120802_demopolis_sondaggio_sicilia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12149" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/08/20120802_demopolis_sondaggio_sicilia-300x238.jpg" alt="" width="300" height="238" /></a></p>
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		<title>Nomura: piccolo scandalo, grandi rischi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jul 2012 15:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Giappone è scosso da un brutto scandalo finanziario la cui eco fatica a giungere in Europa, ma che la sua importanza ce l&#8217;ha eccome. La vicenda degli insider trading sui collocamenti azionari ha infatti azzerato i vertici della Nomura Holding, con il ceo Kenichi Watanabe e il coo Takumi Shibata che si sono dovuti [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il Giappone è scosso da un brutto scandalo finanziario la cui eco fatica a giungere in Europa, ma che la sua importanza ce l&#8217;ha eccome. La vicenda degli insider trading sui collocamenti azionari ha infatti azzerato i vertici della Nomura Holding, con il ceo Kenichi Watanabe e il coo Takumi Shibata che si sono dovuti dimettere, sostituiti (dal primo agosto) da Koji Nagai (al momento dg) e Atsushi Yoshikawa (oggi ceo per le Americhe). La banca d&#8217;affari giapponese ha poi anche comunicato l&#8217;impressionante calo del 90% dell&#8217;utile netto nel secondo trimestre 2012 ad appena soli 1.89 miliardi di yen (che corrispondono a 18 milioni di euro, una inezia per un colosso delle dimensioni di Nomura)<span id="more-12134"></span>. Il crollo è stato parzialmente causato dalla perdita lorda di 12.1 miliardi di yen nelle operazioni estere, che sono andate in rosso per il nono trimestre consecutivo (ossia oltre 2 anni). Non sarebbero invece al momento calcolabili i danni dello scandalo in corso, anche perché si attendono le decisioni &#8220;disciplinari&#8221; delle autorità nipponiche.</p>
<p style="text-align: justify">Come si sa, il Giappone ha una normativa molto leggera sull&#8217;insider trading, un illecito che l&#8217;Unione Europea ha invece codificato in profondità (assai meno lo hanno fatto gli Usa). La Nomura è stata ora scoperta essere una specie di campione della specialità, tanto che il governo di Tokio ha dovuto promettere di varare (ma solo l&#8217;anno prossimo) una legge più severa in merito. Per ora, quindi, solo il vertice della banca paga i misfatti, con delle classiche dimissioni di massa dei capi.</p>
<p style="text-align: justify">Ma l&#8217;<em>affaire</em> Nomura è importante non tanto per le conseguenze che potrà avere in Giappone, quanto perché è indice di una mancata &#8220;conversione dei cuori&#8221; (e delle menti) di chi si occupa di mercati azionari. Nel settembre 2008 la banca d&#8217;affari nipponica fu veloce ad acquisire i business asiatici ed europei della Lehman Brothers, appena fallita. L&#8217;intenzione era di trasformare la Nomura in un protagonista di rango della finanza mondiale, tanto da concedere ai manager ex Lehman Bros ruoli di grande potere decisionale. Che dopo un disastro di quelle dimensioni non si sia avvertito il dovere di evitare come la peste comportamenti così contrari all&#8217;etica come l&#8217;insider trading è quindi un pessimo segnale. Lo scandalo Nomura in sé è piccolo visto da Bruxelles o da Roma, ma il rischio implicito è grande. Nel senso che, nonostante la lunga crisi nella quale tutti ancora ci dibattiamo, davvero i signori della guerra finanziaria globale sembrano non aver imparato nulla dai fatti del 2008.</p>
<div id="attachment_12139" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/07/pictures_kenichi_watanabe.jpg"><img class="size-medium wp-image-12139" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/07/pictures_kenichi_watanabe-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Kenichi Watanabe</p></div>
<div class="shr-publisher-12134"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Dall’Mpa al Partito dei Siciliani, la (pseudo) montagna ha partorito la pulcetta</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jul 2012 07:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E così, in sordina, nel silenzio quasi anche dei media siciliani, si è conclusa la parabola dell&#8217;Mpa, quel Movimento per le Autonomie che nelle intenzioni dei fondatori avrebbe dovuto soppiantare la Lega Nord (che, peraltro, &#8220;si è soppiantata&#8221; da sola a forza di scandali economici), diffondendo in tutta Italia il verbo localista. Come dimenticare le [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">E così, in sordina, nel silenzio quasi anche dei media siciliani, si è conclusa la parabola dell&#8217;Mpa, quel Movimento per le Autonomie che nelle intenzioni dei fondatori avrebbe dovuto soppiantare la Lega Nord (che, peraltro, &#8220;si è soppiantata&#8221; da sola a forza di scandali economici), diffondendo in tutta Italia il verbo localista. Come dimenticare le ripetute inaugurazioni in pompa magna della sede milanese?!? E i congressi nazionali con folle oceaniche di famiglie (dai pupi in fasce ai nonni con Algasiv in valigia &#8230;) &#8220;precettate&#8221; dall&#8217;inflessibile segreteria politica del <em>líder máximo</em>? Nulla di tutto ciò all&#8217;ultima (nel senso di definitiva, conclusiva, di sbaraccamento) assembla federale, tenutasi qualche giorno fa nell&#8217;odiata Roma<span id="more-12125"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;Mpa chiude, insomma. A riprova delle scarse capacità strategiche di Raffaele Lombardo (che, lo ripeto da anni, è un grande tattico della politica, ma manca di pensiero strategico di lungo periodo), il movimento autonomista non è riuscito a sfondare fuori dall&#8217;Isola e nella sua forma attuale &#8211; con un brand ormai <em>naturaliter</em> accostato all&#8217;inchiesta Iblis &#8211; è più un peso che altro.</p>
<p style="text-align: justify">Ad un progetto politico oggettivamente molto debole agli occhi dell&#8217;elettore medio nazionale, si sostituirà, quindi, stando alle dichiarazioni ufficiali, il Partito dei Siciliani. Ossia un progetto politico che si rileverà molto probabilmente assai debole agli occhi dello stesso elettore medio regionale. Come sempre accade in siffatte vicende, la montagna, o pseudo tale, ha partorito il topolino. Anzi, di meno: la pulce.</p>
<div id="attachment_12127" class="wp-caption aligncenter" style="width: 242px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/07/pictures_raffaele_lombardo_6.jpg"><img class="size-medium wp-image-12127" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/07/pictures_raffaele_lombardo_6-232x300.jpg" alt="" width="232" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Raffaele Lombardo</p></div>
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		<title>Ci sarà ancora il “Vatikan” nel futuro dell’uomo?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2012 09:50:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho aspettato un po&#8217; di tempo per recensire questo romanzo breve per evitare la concomitanza con le punte di massima &#8220;audience&#8221; dello scandalo sulle carte trafugate dagli uffici di Sua Santità Benedetto XVI, ma Vatikan di Pierfrancesco Prosperi (Tabula fati, Chieti) merita eccome un po&#8217; di attenzione, essendo un esercizio di science fiction davvero riuscito. [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ho aspettato un po&#8217; di tempo per recensire questo romanzo breve per evitare la concomitanza con le punte di massima &#8220;audience&#8221; dello scandalo sulle carte trafugate dagli uffici di Sua Santità Benedetto XVI, ma <a href="http://www.edizionitabulafati.it/vatikan.htm%20" target="_blank"><em>Vatikan</em></a> di Pierfrancesco Prosperi (<a href="http://www.tabulafati.it/" target="_blank">Tabula fati</a>, Chieti) merita eccome un po&#8217; di attenzione, essendo un esercizio di <em>science fiction</em> davvero riuscito. Condotto su due diverse linee temporali (2032, con la Santa Sede sull’orlo della bancarotta, e 2051, con il Vaticano di nuovo all&#8217;apice della potenza), il racconto prende le mosse dall&#8217;invenzione di un nuovo tipo di propulsione spaziale in grado di fare attraversare intere galassie ad astronavi con equipaggio umano e dalla relativa scoperta di rovine cristiane su di un lontanissimo pianeta ormai disabitato. Dopo il riacquisito prestigio internazionale proprio a seguito dell&#8217;incredibile ritrovamento, una serie di delitti sconvolge però la Santa Sede. Sullo sfondo l&#8217;idea di un sinistro complotto, troppo grande per gli inquirenti, sia vaticani che italiani<span id="more-12109"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Qualche parola sulla genesi di questo volume può essere d&#8217;aiuto. L&#8217;idea iniziale si trova in <em>Il pianeta delle croci</em>, racconto breve a firma Piero Prosperi apparso sul n. 3 della rivista <em>Interplanet</em>. Successivamente, l&#8217;autore ebbe a scrivere la sceneggiatura di un fumetto di fantascienza (<em>L&#8217;ultima verità</em>), prodotto sì, ma mai pubblicato per timore da parte dei vertici della casa editrice d&#8217;essere accusati di blasfemia (per inciso, sarebbe bello, ad oltre 40&#8242;anni dalla realizzazione, alfine vederlo stampato).</p>
<p style="text-align: justify">Che il Cristianesimo possa essere diffuso su altri pianeti è questione sulla quale è in linea teorica è lecito dibattere, declinando in vari modi il delicato tema. Prosperi sceglie il romanzo di fantascienza, nobilissimo ramo della letteratura che ragiona e fa ragionare sul futuro dell&#8217;uomo. <em>Vatikan</em> (su cui non scrivo altro per non rovinare il piacere della lettura), nella fattispecie, ragiona sul futuro del Papato e della Santa Sede. Esigenza che negli ultimi mesi invero abbiamo avvertito non poco.</p>
<p><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/07/prosperi_vatikan.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12114" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/07/prosperi_vatikan.jpg" alt="" width="200" height="292" /></a></p>
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		<title>La regina e il terrorista</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jun 2012 10:28:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[
<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Grande davvero la potenza simbolica di questa foto. Io credo che l&#8217;immagine sia in agonia da anni ed anni, ma una simile fotografia ha una forza di testimonianza storica dirompente. Gli anni di piombo nordirlandesi &#8211; cui personalmente ho dedicato studio, fatica, riflessioni ed un viaggio giovanile indimenticabile &#8211; hanno prodotto oltre 3.000 morti e decine di migliaia di feriti e mutilati. Ma il &#8217;900 volge ormai al termine e con esso i suoi scontri, le sue faide sanguinarie, i suoi odii anche in piena Europa. La regina Elisabetta che stringe la mano a Martin McGuinness (oggi vice premier dell&#8217;Ulster, ieri fra i massimi capi militari dell&#8217;Ira) sancisce la fine di un secolo mica poi tanto breve, chiudendo un&#8217;era per il Regno Unito.</p>
<div id="attachment_12105" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/06/20120627_queen_elisabeth_martin_mcguinness_belfast_lyric_theatre.jpg"><img class="size-medium wp-image-12105" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/06/20120627_queen_elisabeth_martin_mcguinness_belfast_lyric_theatre-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></a><p class="wp-caption-text">Belfast, Lyric Theatre, 27 giugno 2012: la regina Elisabetta e il vice premier dell&#039;Ulster, Martin McGuinness, si stringono la mano davanti a Peter Robin, primo ministro delle Sei Contee (Ansa/Paul Faith)</p></div>
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		<title>Sicilia, il futuro è nel destracentro?</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jun 2012 08:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pomeriggio intenso e ricco di spunti, proposte e novità come non si vedeva da tempo quello di ieri per la politica siciliana. Proverò a farne una cronaca, fermo restando che su Twitter e Facebook ho &#8220;postato&#8221; le news in tempo reale, man mano che venivano fuori. La notizia più importante è certo l&#8217;endorsement di Adolfo [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Pomeriggio intenso e ricco di spunti, proposte e novità come non si vedeva da tempo quello di ieri per la politica siciliana. Proverò a farne una cronaca, fermo restando che su Twitter e Facebook ho &#8220;postato&#8221; le news in tempo reale, man mano che venivano fuori. La notizia più importante è certo l&#8217;endorsement di Adolfo Urso a Nello Musumeci. Il leader di Fareitalia ha infatti proposto la candidatura di Musumeci, vicesegretario nazionale de La Destra e indimenticato coprotagonista della cosiddetta Primavera di Catania, alla presidenza della Regione Sicilia<span id="more-12088"></span>. L&#8217;occasione è stato il meeting &#8220;Dal territorio una nuova alleanza per la Sicilia&#8221;, evento di presentazione da parte di <a href="http://www.fareitalia.com/" target="_blank">Fareitalia</a> di Alleanzasicilia, al Palazzo della Cultura di Catania, con il sindaco di Ragusa, Nello Di Pasquale (che ha lanciato la sua nuova sigla, Territorio), il presidente della Provincia di Enna, Giuseppe Monaco, il coordinatore regionale di Fareitalia, Giuseppe Scalia, quello provinciale etneo, Fabio Fatuzzo, e &#8211; ovviamente &#8211; lo stesso Musumeci.</p>
<p style="text-align: justify">Ragionando sulle prossime elezioni regionali di fine ottobre, Urso ha parlato di «un nuovo <em>rassemblement</em> civico che promuova un governo di emergenza con un programma di riforme radicali che faccia risorgere la Sicilia dal baratro in cui è precipitata. Nello Musumeci può essere un candidato capace di interpretare l&#8217;esigenza di buon governo e di cambiamento: buoni amministratori e società civile, buona politica e impresa. Devono scendere in campo le energie migliori a prescindere dagli schieramenti».</p>
<p style="text-align: justify">Ben consapevole di come le sigle partitiche degli ultimi anni siano del tutto usurate, Urso ha puntato l&#8217;attenzione sull&#8217;opportunità di costituire una lista civica «aperta a tutti, anche se non sarà una scialuppa di salvataggio. Non candideremo nessuno dei deputati uscenti e ovviamente nessun indagato. Liste pulite fatte di giovani, donne e uomini liberi e forti».</p>
<p style="text-align: justify">Dal canto suo, Nello Musumeci sulla proprosta di Urso ha semplicemente replicato che «se un simile progetto dovesse trovare le convergenze giuste per dare vita ad un vero cambiamento in Sicilia, dire di no sarebbe da disertori». Come dire che valuterà se vi siano realistiche condizioni per rivoluzionare l&#8217;Isola da Palazzo d&#8217;Orléans &#8211; facendo ripartire lo sviluppo e creando vera occupazione &#8211; o meno.</p>
<p style="text-align: justify">Nel frattempo, a Palermo si svolgeva la direzione regionale del Popolo della Libertà ed anche in questa sede le novità non sono mancate. Primarie di coalizione per la scelta del candidato alla presidenza della Regione e alleanza con i moderati, guardando verso il Nuovo Polo per la Sicilia (cartello fra Mpa, Mps, Fli e Api). Queste sono state le linee guida per il futuro del centrodestra siciliano illustrate dal coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione. Ovviamente, stupisce non poco l&#8217;apertura di Castiglione ad un <em>rassemblement</em> che include anche il Movimento per le Autonomie dell&#8217;arcinemico Raffaele Lombardo, ma nei prossimi giorni sarà certamente possibile capire qualcosa in più della nuova strategia della formazione berlusconiana.</p>
<p style="text-align: justify">Sempre a Palermo,  il Nuovo Polo all&#8217;Assemblea Regionale Siciliana ha assunto la precisa fisionomia di una federazione di gruppi parlamentari. Quattro partiti (Mpa, Fli di Fini, Api di Rutelli e Movimento Popolare Siciliano) che sommati &#8220;pesano&#8221; 24 deputati (come nell&#8217;Isola vengono chiamati i consiglieri regionali). Una sorta di gruppo ultrà pro Raffaele Lombardo, a difesa del governatore inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa, ma nato anche per pilotare il suo annunciato disimpegno dalla politica, almeno nella veste di candidato.</p>
<p style="text-align: justify">In tutto questo, è giusto evidenziare un aspetto: Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania, al momento sembra proprio fare un figurone come stratega politico. Negli anni, con lo scontro fra Mpa e Pdl al calor bianco, ha tenuto duro al Comune sull&#8217;alleanza con l&#8217;Mpa ed ora Giuseppe Castiglione, con la sua apertura al Nuovo Polo, sostanzialmente gli dà ragione. Quanto poi alla candidatura di Nello Musumeci a presidente della Regione, Stancanelli l&#8217;aveva avanzata (ben poco ascoltato, ad onor del vero) una quindicina di giorni fa. Chiaro il desiderio di vedere &#8220;allocato&#8221; altrove un pericolosissimo competitor per la poltrona di Palazzo degli Elefanti, ma intanto oggi può sorridere scandendo il più classico degli &#8220;lo avevo detto io&#8221; &#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Più in generale, dall&#8217;apertura di Giuseppe Castiglione al Nuovo Polo è possibile evincere come il Pdl stia valutando di affrontare le regionali d&#8217;autunno considerando il peggiore degli scenari possibili. I sondaggi lo danno in caduta libera, sia a livello nazionale, che siciliano. Mentre danno in fortissima ascesa il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo (anche se non in Sicilia) e l&#8217;Italia dei Valori (in questo caso anche in Sicilia) ed in crescita la sinistra comunista di Sel e della FdS (Rifondazione Comunista più Comunisti Italiani). Serve quindi uno sforzo ecumenico considerevole per ricompattare le varie anime del centrodestra isolano ed affrontare delle elezioni che sono senza dubbio le più difficili dell&#8217;era berlusconiana.</p>
<p style="text-align: justify">Altra considerazione: se il centrodestra alle regionali dovesse andare con più candidati, rischierebbe di regalare Palazzo d&#8217;Orléans alle sinistre. Che però, dal canto loro, al momento non brillano per unità, con le &#8220;fughe in avanti&#8221; di Claudio Fava e Rosario Crocetta. Atteso che il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, non ha nessuna intenzione di candidarsi, per il centrodestra siciliano l&#8217;unica scelta credibile è quella di Nello Musumeci. Certo, questo implica la sua trasformazione in <em>destracentro</em>, boccone amaro per la vasta palude moderata. Ma la figura dell&#8217;ex presidente della Provincia etnea è probabilmente l&#8217;unica (o quasi) in grado oggi di aggregare un&#8217;area politica che un tempo si riteneva invincibile e che al momento deve fare i conti assai attentamente per non dover vedere sigle eccellenti fuori dall&#8217;Ars.</p>
<div id="attachment_12097" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/06/DSC_2566.jpg"><img class="size-medium wp-image-12097" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/06/DSC_2566-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Nello Musumeci</p></div>
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		<title>Sondaggio Demopolis: 10 milioni di elettori in fuga da Pdl e Lega</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jun 2012 14:55:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Erano in 16 milioni e 700 mila gli elettori che nel 2008 avevano votato Pdl e Lega Nord, decretando un successo strepitoso per il centrodestra italiano, ma ora solo circa 7 milioni confermerebbero tale scelta in caso di elezioni politiche. Questo è il risultato di una indagine di Demopolis svolta per il settimanale l’Espresso in [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Erano in 16 milioni e 700 mila gli elettori che nel 2008 avevano votato Pdl e Lega Nord, decretando un successo strepitoso per il centrodestra italiano, ma ora solo circa 7 milioni confermerebbero tale scelta in caso di elezioni politiche. Questo è il risultato di una indagine di Demopolis svolta per il settimanale <em>l’Espresso</em> in edicola da stamattina<span id="more-12082"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«Sono oggi quasi 10 milioni &#8211; afferma il direttore dell’istituto, Pietro Vento &#8211; gli “esuli” di Pdl e Lega: 38 su 100, tra quanti non confermerebbero il voto del 2008, resterebbero oggi a casa; 33 si dichiarano indecisi sulla scelta da compiere, probabilmente in attesa di una proposta politica convincente, del tutto differente da quelle del passato. Oltre un quinto opterebbe per il Movimento 5 Stelle di Grillo; il 7% per altri partiti».</p>
<p style="text-align: justify">Com&#8217;è comprensibile, la crisi dell’asse di centrodestra e la crescita davvero esponenziale dell’astensionismo hanno creato un bacino potenziale di estremo appeal politico, soprattutto per l’area moderata. Il 12% dei cittadini si dichiara infatti interessato a votare per un eventuale partito di centro. Una percentuale ben più rilevante, però, sempre secondo Demopolis, manifesta una disponibilità potenziale, ma solo a condizione che si tratti di una forza politica con volti realmente nuovi e competenti.</p>
<p style="text-align: justify">«È ovviamente troppo presto per misurare il consenso elettorale ad un eventuale nuovo partito moderato di Monti o di Montezemolo. L&#8217;espressione concreta del voto – conclude il direttore di Demopolis &#8211; dipenderà infatti dalla sua collocazione, dal sistema elettorale con cui si tornerà alle urne, ma soprattutto dall&#8217;effettiva novità percepita del progetto politico». Ed in tal senso l&#8217;M5S sembra proprio non avere rivali.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/06/20120601_demopolis_sondaggio_italia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12084" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/06/20120601_demopolis_sondaggio_italia-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
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		<title>Squinzi a Catania: «quella della pubblica amministrazione è la madre di tutte le riforme»</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2012 14:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stamattina il neopresidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è intervenuto all&#8217;86° assemblea dei soci di Assindustria Catania, fornendo tutta una serie di interessanti spunti di riflessione sulla realtà politico-economica italiana di oggi (chi fosse interessato può leggere la mia diretta Twitter: twitter@CarloLoRe). Nell’analisi di Squinzi, in Italia la bassa crescita è sostanzialmente dovuta al fatto che [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Stamattina il neopresidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è intervenuto all&#8217;86° assemblea dei soci di Assindustria Catania, fornendo tutta una serie di interessanti spunti di riflessione sulla realtà politico-economica italiana di oggi (chi fosse interessato può leggere la mia diretta Twitter: <a href="https://twitter.com/#!/CarloLoRe" target="_blank">twitter@CarloLoRe</a>). Nell’analisi di Squinzi, in Italia la bassa crescita è sostanzialmente dovuta al fatto che è sempre più difficile fare impresa, anche per una pressione fiscale sempre più forte. «Occorre fermare l’emorragia e ritrovare la fiducia», ha dichiarato il leader degli industriali, «credendo fortemente in quel che facciamo, al Nord come al Sud»<span id="more-12074"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Squinzi ha anche espresso un concetto abbastanza in controtendenza rispetto al comun sentire degli ultimi mesi, a proposito dell’Europa, che alcuni oggi avvertono quasi come un problema: «è chiaro che l&#8217;Europa “impatta” moltissimo sull&#8217;Italia ed anche sul Mezzogiorno», ha spiegato, «ma noi dell’Europa abbiamo bisogno, perché è la leva d’Archimede per il futuro. Come abbiamo bisogno di infrastrutture, ma concrete, non le megainfrastrutture spesso pensate e mai realizzate». Che sia stata una frecciatina contro l&#8217;ossessione di alcuni, dalle parti di Palazzo d&#8217;Orléans, attorno al Ponte di Messina?</p>
<p style="text-align: justify">Il presidente di Confindustria ha poi toccato il delicato tema della riforma della pubblica amministrazione, «la madre di tutte le riforme da fare in Italia, dove servono subito sburocratizzazione, semplificazione ed un quadro normativo più favorevole per le aziende. In sintesi, un modello più trasparente e responsabile di PA, insieme a un fisco stabile ed omogeneo, che consenta ai migliori di avere la possibilità di vincere, non ai più furbi». Parole sante. Con una valenza ancora maggiore perché dette in una terra dove molti, credendo di essere furbissimi, hanno contribuito a lasciare alle nuove generazioni un deserto di povertà e sottosviluppo.</p>
<div id="attachment_12077" class="wp-caption aligncenter" style="width: 300px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_giorgio_squinzi.jpg"><img class="size-full wp-image-12077" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_giorgio_squinzi.jpg" alt="" width="290" height="174" /></a><p class="wp-caption-text">Giorgio Squinzi</p></div>
<div class="shr-publisher-12074"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Pd siciliano, una proposta oltre il caos</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 11:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;attesa, discussa, combattuta assemblea regionale del Partito Democratico siciliano ieri ha fornito uno spettacolo indegno di una formazione che, almeno nelle premesse, è il frutto della migliore idea politica mai sorta in Italia dal referendum che la volle Repubblica. Clima tesissimo, da vera e propria resa dei conti fra &#8220;bande&#8221; rivali, e soluzione finale di compromesso (il &#8220;direttorio&#8221; da affiancare al segretario Giuseppe Lupo) che confermano un <em>chaos</em> difficile da ricondurre a <em>kosmos</em>, davvero difficile<span id="more-12062"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Perdura, quindi, l&#8217;anomalia Pd in Sicilia (oltre che nel resto del Paese, ma questo è un discorso diverso), che rischia di passare dal 7.75% alle recentissime elezioni per il Consiglio comunale di Palermo a un risultato inferiore al 5% che lo escluderebbe dall&#8217;Assemblea Regionale Siciliana. Uno scenario che non è fantapolitico, ma realistico, tanto che i democratici stanno già febbrilmente ragionando sulle alleanze possibili, onde garantirsi dal tracollo eventuale, dovuto (ormai non vi è ombra di dubbio in merito) all&#8217;innaturale appoggio alla giunta Lombardo, digerito malissimo dall&#8217;elettorato di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, un caro amico catanese, di cui per motivi di privacy non faccio il nome, esponente della sinistra più razionale della città, ha avuto una idea che mi sento di rilanciare come proposta alla dirigenza regionale democratica. Per recuperare credibilità agli occhi dell&#8217;elettorato, al Pd serve una decisione drastica: impedire che alle prossime elezioni regionali si ricandidino nel partito gli attuali rappresentanti a Palazzo dei Normanni. Che saltino tutti &#8220;un giro&#8221;, per così dire, i protagonisti del caos di questi anni, sia quelli pro che quelli contro il sostegno al governo Lombardo. Si otterrebbe l&#8217;immediato svecchiamento dei consiglieri &#8230; pardon, deputati regionali, nonché un raffreddamento sicuro dello scontro interno e forse la possibilità (certo, evitando accuratamente di presentarsi ad ottobre alleati dell&#8217;Mpa) di recuperare il rapporto con l&#8217;elettorato.</p>
<p style="text-align: justify">Si tratterebbe di una particolare forma di &#8220;rottamazione&#8221;, non indolore, ma certo meno cruenta dell&#8217;affrontare da soli le urne e rischiare di non entrare nemmeno all&#8217;Ars. Perché, se c&#8217;è una cosa evidente che il recente voto amministrativo ha insegnato, è che la gente in Italia non è più disposta a farsi prendere in giro dai partiti e dai politici. Soprattutto la base elettorale di un partito come il Pd, tendenzialmente più colta ed informata di quella del centrodestra. Insomma, per i democratici siciliani l&#8217;alternativa al rinnovamento vero, alla radice, è rischiare la scomparsa. Lo comprendano. A Palermo come a Roma. A Catania come a Piacenza.</p>
<div id="attachment_12067" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_antonello_cracolici_raffaele_lombardo.jpg"><img class="size-medium wp-image-12067" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_antonello_cracolici_raffaele_lombardo-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a><p class="wp-caption-text">Antonello Cracolici e Raffaele Lombardo</p></div>
<div class="shr-publisher-12062"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>L’escluso</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 06:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Aristotele, nella sua “Metafisica”, spiega diffusamente uno dei principi base della logica occidentale, quello del terzo escluso. Per quanto riguarda i laboratori politici in corso oggi in Italia, invece, potremmo parlare di chi ormai è dal Terzo (Polo) escluso. Il riferimento &#8211; maligno come sempre, lo ammetto &#8211; è a Raffaele Lombardo, che nel mentre snobba il progetto di trasformazione dell’Unione di Centro in Partito della Nazione («la cosa mi interessa molto poco, noi non ci saremo» è stata la sua lapidaria posizione, espressa in tempi non sospetti, ossia ben prima delle recenti amministrative) in realtà semplicemente cerca di metabolizzare il fatto che a Roma la sua presenza ai vertici del <em>rassemblement</em> centrista da tempo non sembra essere più gradita<span id="more-12049"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo il siluro di Massimo D’Alema qualche settimana fa («mi pare evidente che la Regione Sicilia non possa essere governata da chi è sotto processo, ma credo che di questo sia consapevole anche Lombardo»), è poi oltremodo chiaro come anche l’alleanza con il Partito Democratico sia alle battute finali (e il capogruppo Pd all’Ars, Antonello Cracolici, pur se a malincuore, sembra già aver iniziato le grandi manovre di smarcamento, anche in considerazione del tracollo elettorale del Pd alle amministrative palermitane).</p>
<p style="text-align: justify">E così, non potendo fare la figura di chi pietisce alleanze e sponde romane, il leader autonomista tenta di sminuire un progetto politico della portata del Pdn, forse l’unica carta ormai disponibile ai terzopolisti dopo il mezzo flop di elezioni locali che davvero non hanno risparmiato nessuno quanto a delusioni. E noi, dopo Aristotele, siamo costretti a scomodare un altro grande greco dell’antichità: l’Esopo della volpe e l’uva …</p>
<div id="attachment_12052" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/paintings_raffaello_sanzio_aristotele_particolare_de_la_scuola_di_atene.jpg"><img class="size-medium wp-image-12052" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/paintings_raffaello_sanzio_aristotele_particolare_de_la_scuola_di_atene-300x147.jpg" alt="" width="300" height="147" /></a><p class="wp-caption-text">Aristotele ritratto da Raffaello ne &quot;La scuola di Atene&quot;</p></div>
<div class="shr-publisher-12049"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Elezioni amministrative: trionfa Grillo, collassano Lega Nord, Pdl e (un po’ anche il) Pd</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2012 05:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">I ballottaggi di ieri hanno sancito un dato politico nazionale importante: dopo quello del Pdl due settimane fa, è stato certificato il collasso della Lega Nord e lo stato di salute non certo esaltante del Pd. In Sicilia, poi, tranne in rari casi, che vedremo, il Pd si è sciolto come neve al Sole (basti condiderare i pochi consiglieri ottenuti in una città importante come Palermo). Di contro, escono di molto rafforzati da queste amministrative l&#8217;Idv, l&#8217;M5S e la sinistra comunista di Fds<span id="more-12032"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">La voglia di cambiamento è tanta fra gli italiani. Che, per esempio, hanno bocciato 7 candidati leghisti su 7 ai ballottaggi. Uno smacco terribile per il partito federalista. Che paga non solo gli scandali di casa Bossi, ma anche l&#8217;appiattimento di anni ed anni sulle perniciose politiche berlusconiane. Ma non è che Pdl e Pd stiano poi tanto meglio. Il Paese, complice l&#8217;illogico rigore fiscale di Mario Monti, oggi è fortemente orientato a premiare le formazioni di Di Pietro e Grillo. Se ne facciano una ragione tutti i loro avversari. Se Pizzarotti (a proposito, non che vi sarebbe qualcosa di male, per carità, ma vi è per caso qualche parentela con l&#8217;omonimo gruppo imprenditoriale noto per le autostrade che realizza?) governerà bene Parma, nel 2013 Grillo sarà l&#8217;uomo da battere.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto alla Sicilia, come sempre qui il discorso è più complesso. Al netto dell&#8217;astensionismo (quasi la metà degli aventi diritti non ha votato), vi sono risultati eclatanti ed assai indicativi. Come il trionfo di Orlando a Palermo, che con il 72.43% delle preferenze ha umiliato l&#8217;antagonista Ferrandelli ed il Pd di marca lombardiana che lo ha sostenuto.</p>
<p style="text-align: justify">Ed eccoci al cuore della questione politica siciliana: l&#8217;eterna anomalia Pd. Un partito spaccato su due fronti contrapposti impossibili da ricompattare, quello filo Raffaele Lombardo (Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, ma non solo) e quello orgogliosamente anti Lombardo (<em>in primis</em> Enzo Bianco).</p>
<p style="text-align: justify">Bene, a leggere con attenzione questi risultati elettorali, il vero vincitore in Sicilia risulta essere &#8211; oltre Orlando, ovviamente &#8211; proprio l&#8217;ex sindaco di Catania. Un uomo che ha lottato con forza contro l&#8217;innaturale alleanza del suo partito con quello del presidente della Regione. Un uomo che alla lunga ha dimostrato la giustezza della propria posizione semplicemente contando i voti dei siciliani. Che hanno penalizzato in maniera radicale il Pd filo Lombardo, premiando di contro quello anti (unica eccezione di rilievo a Caltagirone, dove la candidata Pd, fieramente avversa all&#8217;Mpa, è stata sconfitta duramente). Come nel caso eclatante di Paternò, che ha visto vincere Mauro Mangano, presidente regionale dei Liberal Pd, l&#8217;associazione di ispirazione liberal-democratico-repubblicana creata da Bianco.</p>
<p style="text-align: justify">Ma attenzione: ieri pomeriggio, a poche ore dalla chiusura dei seggi, era già tutto un fiorire di dichiarazioni di esponenti Pd finora pro Lombardo intenti a sperticarsi in lodi per Mangano, incuranti del ridicolo che stava velocemente ricoprendoli. La vittoria di Mangano a Paternò, storica roccaforte del centrodestra etneo più becero, è innanzitutto la sconfitta di quei politicanti Pd che hanno negli anni sostenuto Lombardo. Patetico il tentativo a spoglio in corso di saltare sul carro del vincitore. Una volta, almeno, si attendeva qualche giorno per cimentarsi nell&#8217;acrobatico gesto.</p>
<p style="text-align: justify">Da ultimo, una considerazione da massaia di Voghera: se il Pd fosse un partito serio, oggi il suo segretario nazionale, Bersani, dovrebbe espellere tutti i tesserati siciliani di ogni ordine e grado schierati a sostegno di Raffaele Lombardo. Andassero a candidarsi nell&#8217;Mpa alla prossima tornata. Che, per le regionali, dovrebbe essere ad ottobre. Impossibile dire ora chi vincerà. Ma un dato appare scontato: il travaso di voti dal Pd all&#8217;Idv. E, se otterranno la necessaria visibilità in campagna elettorale, forse anche un po&#8217; alla Federazione della Sinistra e all&#8217;M5S.</p>
<div id="attachment_12043" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_beppe_grillo_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-12043" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_beppe_grillo_2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Beppe Grillo</p></div>
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		<title>Sondaggi, Grillo al 12% (quasi 4 milioni di potenziali elettori)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più di 7 italiani su 10 oggi si sentono poco o per niente rappresentati dal partito che hanno votato alle elezioni politiche del 2008. E la crescente insofferenza verso i partiti politici che hanno (s)governato il Paese negli ultimi anni sta avendo come corollario la notevole crescita del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Più di 7 italiani su 10 oggi si sentono poco o per niente rappresentati dal partito che hanno votato alle elezioni politiche del 2008. E la crescente insofferenza verso i partiti politici che hanno (s)governato il Paese negli ultimi anni sta avendo come corollario la notevole crescita del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che – secondo il Barometro Politico dell’Istituto Demopolis – passa dal 2.4% del giugno 2010 al 7.8% dell’aprile scorso, per attestarsi oggi al 12%<span id="more-12025"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«È l’effetto, anche emulativo, della risonanza mediatica che ha seguito il recente successo alle amministrative &#8211; afferma il direttore dell’Istituto di ricerche Pietro Vento &#8211; di fronte all’assenza di concreti e percepibili segnali di rinnovamento da parte dei partiti tradizionali, il movimento di Grillo diviene oggi, virtualmente, la terza forza politica nel Paese, con un bacino potenziale che tocca il 20%: un italiano su cinque prenderebbe in considerazione l’ipotesi di un voto al movimento del comico genovese. Il 43% di chi voterebbe oggi il Movimento 5 Stelle attribuisce la propria scelta all’esigenza di contribuire ad un radicale cambiamento della classe politica; il 28% perché non si sente più rappresentato da alcun altro partito, il 19% per dire “basta” alla politica economica dell’Unione Europea e del Governo Monti».</p>
<p style="text-align: justify">Significative sono però le differenze nella penetrazione territoriale dei &#8220;grillini&#8221; registrate da Demopolis. Il movimento appare infatti in ulteriore crescita al Nord, dove raggiunge il 16%, e nelle regioni del Centro, mentre si posiziona intorno al 6% al Sud e nelle Isole. Segno di come ancora nel Meridione d&#8217;Italia il voto sia legato a dinamiche clientelari difficili da modificare.</p>
<p style="text-align: justify">Cinque Stelle sembrerebbe avere il suo bacino più forte nell’elettorato sotto i 50 anni, ottenendo consensi superiori alla media tra i laureati e soprattutto tra i navigatori abituali della Rete (21%). 1 su 5, se ci recasse ora alle urne per il rinnovo del Parlamento, sceglierebbe Grillo. Per inciso, gli elettori grillini, assai critici verso il sistema, rivelano un grado di attenzione verso la politica nettamente superiore al dato medio nazionale. E ciò sconfessa abbastanza la tesi di chi legge il movimento alla stregua di un fenomeno meramente qualunquista.</p>
<p style="text-align: justify"> L’Istituto Demopolis ha analizzato infine la provenienza del consenso per i grillini in base al voto espresso alle politiche del 2008. Su quasi 4 milioni di elettori stimati oggi per il Movimento 5 Stelle, circa 1/5 proviene dall’area del non voto. 24 su 100 avevano votato per il Pd nel 2008, 22 per il Pdl: in buona parte elettori delusi, indifferentemente di centrodestra e di centrosinistra. Ma Grillo inizia a sottrarre consensi anche all’Idv di Antonio Di Pietro e risulta financo avvantaggiato dalla crisi della Lega Nord, con il 18% delle simpatie sottratto proprio al partito di Bossi e Maroni.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/20120518_demopolis_sondaggio_grillo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12028" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/20120518_demopolis_sondaggio_grillo-300x172.jpg" alt="" width="300" height="172" /></a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Sicilia, in articulo mortis la giunta Lombardo vorrebbe reintrodurre la Cassazione regionale</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 16:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con l&#8217;occasione del 66° anniversario dello Statuto siciliano, la Regione ha presentato oggi lo schema di norme di attuazione dell&#8217;articolo 23 dello Statuto, appunto, quello che prevederebbe per gli organi giurisdizionali centrali delle rispettive sezioni in Sicilia. «Il consenso registrato sulla proposta testimonia l&#8217;attualità e la necessità di avere in Sicilia una sede della Corte [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Con l&#8217;occasione del 66° anniversario dello Statuto siciliano, la Regione ha presentato oggi lo schema di norme di attuazione dell&#8217;articolo 23 dello Statuto, appunto, quello che prevederebbe per gli organi giurisdizionali centrali delle rispettive sezioni in Sicilia. «Il consenso registrato sulla proposta testimonia l&#8217;attualità e la necessità di avere in Sicilia una sede della Corte di Cassazione», ha dichiarato l&#8217;assessore regionale per l&#8217;Economia, Gaetano Armao, al convegno di Villa Malfitano &#8220;Per la Corte di Cassazione in Sicilia&#8221;. «Per questo motivo abbiamo formalizzato questa richiesta allo Stato, per il tramite della Commissione paritetica, che non comporta oneri aggiuntivi per la Sicilia e servirà per ridurre i costi di accesso alla giustizia che i siciliani devono sopportare per far valere le proprie ragioni alla Corte di Roma», ha proseguito Armao. Sarà, ma a me questo discorso proprio non convince<span id="more-12012"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«L&#8217;istituzione delle sezioni della Cassazione in Sicilia», ha concluso l&#8217;amministrativista, «non può essere liquidata come mero rivendicazionismo o semplice nostalgia della Cassazione a Palermo che ha operato sino al 1923, ma va ricondotta alla richiesta di integrale attuazione dello Statuto che il Governo regionale sta portando avanti ed in ogni sede». Breve annotazione storica: l&#8217;abolizione nel marzo del 1923 della Cassazione a Palermo (insieme a quelle di Firenze, Napoli, Roma e Torino) fu uno dei primi atti di governo pesanti di Benito Mussolini. Fino ad allora, si badi bene, la Cassazione di Palermo aveva reso arduo qualsiasi serio contrasto al fenomeno mafioso. Davvero si sente il bisogno di tornare a tale modello deteriore?</p>
<p style="text-align: justify">Andando nel dettaglio, il testo presentato prevederebbe l&#8217;istituzione in Sicilia delle due sezioni staccate della Corte di Cassazione, una per gli affari civili e una per quelli penali, con la denominazione di &#8220;Cassazione regionale della Sicilia&#8221;. Ovviamente con sede a Palermo. Sarebbe previsto un presidente della sezione della Corte di Cassazione, con assegnati anche due presidenti di sezione, con l&#8217;incarico di presiedere la sezione civile e penale. Quanto ai compiti, la proposta Cassazione regionale della Sicilia dovrebbe giudicare sui ricorsi avverso le sentenze e/o i provvedimenti definitivi emessi dai giudici (ordinari o speciali) che hanno sede nel territorio della regione.</p>
<p style="text-align: justify">Ora, l&#8217;assessore Armao è persona di grande intelligenza. È uno degli amministrativisti più quotati del Paese. Come assessore siciliano all&#8217;Economia sta facendo di tutto per far quadrare dei conti davvero difficili da far quadrare. Con quali esisti lo sapremo fra qualche mese. Non condivido molte delle sue scelte (in primo luogo la radicale trasformazione dell&#8217;Irfis), ma non posso non notare la sua passione nell&#8217;operare. Mi chiedo: possibile che non comprenda appieno la portata antistorica di una simile proposta? Possibile che non veda i rischi intrinseci di tale progetto?</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente, da quando Raffaele Lombardo è divenuto presidente delle Regione Sicilia ho adottato una linea ben precisa nel ragionare (e scrivere) sugli uomini da lui voluti come assessori, dirigenti, consiglieri d&#8217;amministrazione vari: mai metterne in dubbia la buona fede. Mai. Fatta salva questa, quindi, mi chiedo ancora come un giurista del calibro di Gaetano Armao possa non valutare i rischi immani insiti nella proposta di reintrodurre nell&#8217;ordinamento italiano la Cassazione regionale di Palermo ben 89 anni dopo la sua <em>sacrosanta</em> abolizione.</p>
<p style="text-align: justify">Fin qui ho definito quella di Lombardo da presidente della Regione una politica <em>ultrariformista</em>. Giocando sul fatto che per me, massimalista ad oltranza, il termine &#8220;riformista&#8221; ha una valenza oltremodo negativa. Ma se ora la junta, pardon, la giunta siciliana, peraltro con i giorni contati, tenta di far rivivere un cadavere istituzionale vecchio di oltre un secolo mi vedrò costretto a mutare parere. Ed a scrivere di veri e propri &#8220;singhiozzi&#8221; (rigurgiti sarebbe troppo) archeo-reazionari.</p>
<div id="attachment_12018" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/discite_justitiam_moniti_1805.jpg"><img class="size-medium wp-image-12018" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/discite_justitiam_moniti_1805-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Discite Justitiam moniti, 1805</p></div>
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		<title>Siria, Assad prepara un micro Stato alawita</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 16:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sembra ormai sempre più evidente la strategia geopolitica di Bashar al-Assad. Fra un massacro di civili e l&#8217;altro, il presidente siriano sta lavorando, ed anche abbastanza velocemente, per creare un piccolo Stato che sia omogeneamente alawita dove potersi ritirare lui e i suoi fedelissimi nel caso (non improbabile) che la guerra civile dovesse volgere al [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Sembra ormai sempre più evidente la strategia geopolitica di Bashar al-Assad. Fra un massacro di civili e l&#8217;altro, il presidente siriano sta lavorando, ed anche abbastanza velocemente, per creare un piccolo Stato che sia omogeneamente alawita dove potersi ritirare lui e i suoi fedelissimi nel caso (non improbabile) che la guerra civile dovesse volgere al peggio per il suo regime<span id="more-11650"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Osservando con attenzione le mappe del Nord Ovest della Siria, l&#8217;area a più alta concentrazione di alawiti, specie nella catena montuosa Jabal al Nusariyyah (chiamata anche Jabal al Alawiyeen, in arabo &#8220;montagne degli alawiti&#8221; in ambedue i casi), che va da Nord a Sud dal confine turco fino alle colline che stanno sopra la pianura libanese di Akkar, se si traccia un segno verticale si toccano i centri di Tal Kala e Jisr al Shogur. Più giù Hama e Homs. Insomma, vi è qualche elemento per far pensare ad una vera e propria opera di pulizia etnica.</p>
<p style="text-align: justify">L’obiettivo di Assad appare ovvio: creare una enclave sulla costa, una sorta di micro Stato al centro dei territori alawiti dove ritirarsi qualora dovesse perdere Damasco. Si badi bene: lo sbocco sul Mediterraneo sarebbe vitale nell&#8217;ottica di dover ricevere rifornimenti dalle uniche potenze su cui può ancora contare, ossia l’Iran e la Russia. Di più: un piccolo Stato alawita sarebbe null&#8217;altro che tornare agli anni Trenta.</p>
<p style="text-align: justify">Pochi lo ricordano, ma, franato l&#8217;Impero ottomano, i dominatori francesi concessero alla minoranza alawita di organizzare una micro entità statale, con capitale Latakia, proprio sul mare. Ebbe vita breve, appena dal 1930 al 1937: 8 anni. Lo Stato di Assad potrebbe resistere 8 mesi o 80&#8242;anni. La zona si presta benissimo ad una difesa ad oltranza. Nonché a ricevere armi e cibo dagli alleati. Insomma, come ultima carta del regime, non sembra proprio bruttissima.</p>
<p><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/maps_syria.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12008" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/maps_syria-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" /></a></p>
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		<title>Palermo, qualche considerazione a spoglio in corso</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 16:38:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quel che in queste ore sta accadendo a Palermo, metropoli cosmopolita colta e raffinata convertita in discarica a cielo aperto da un&#8217;allegra banda di incapaci, è assai semplice: è stata seppellita dagli elettori della capitale siciliana la follia del Partito Democratico pro Raffaele Lombardo. Con il candidato imposto dagli oltranzisti dell&#8217;accordo con l&#8217;Mpa &#8211; il [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Quel che in queste ore sta accadendo a Palermo, metropoli cosmopolita colta e raffinata convertita in discarica a cielo aperto da un&#8217;allegra banda di incapaci, è assai semplice: è stata seppellita dagli elettori della capitale siciliana la follia del Partito Democratico pro Raffaele Lombardo. Con il candidato imposto dagli oltranzisti dell&#8217;accordo con l&#8217;Mpa &#8211; il giovane Fabrizio Ferrandelli, ex Idv folgorato sulla via di Grammichele vincitore di caotiche primarie contro l&#8217;ottima candidata Rita Borsellino &#8211; che esce incredibilmente ridimensionato rispetto alle (fin troppo generose) previsioni. Per inciso, davvero patetico il tentativo di qualcuno dei maggiorenti Pd di saltare sul carro del vincitore a spoglio appena iniziato. Proprio nullo il senso del ridicolo di questi signori, viene da vergognarsi per loro: un po&#8217; di dignità, suvvia! Ed anche di capacità di capire quando restare in silenzio &#8230; Che non guasta mai.<span id="more-12000"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Probabilmente Orlando non vincerà al primo turno (anche se ancora tutto è da vedere), ma è ovvio che al secondo si imporrà, tornando a sedere a Palazzo delle Aquile. Chiaro segno che in Sicilia la gente è arcistufa della <em>criminale volontà sottosviluppista</em> di una certa politica. Lo accettino gli esponenti del Pdl, in liquefazione in giro per l&#8217;Italia, e dell&#8217;Udc, partiti che dell&#8217;Mpa sono stati per anni colpevoli alleati. E lo accettino soprattutto quegli esponenti democratici siciliani che in questi anni hanno anteposto i propri interessi di corrente al bene comune (che non è difficile da individuare a queste latitudini: semplicemente è una seria, convinta, radicale lotta al crimine organizzato ed ai link che lo fortificano) appoggiando ricette politico-economiche stanno portando allo sbando l&#8217;Isola.</p>
<p style="text-align: justify">Ora c&#8217;è da rifondare tutto, a Palermo come nel resto della Sicilia. Dalla capitale fra quindici giorni può partire la liberazione dell&#8217;Isola dal manipolo di incompetenti che, facendo dell&#8217;ignoranza la propria orgogliosa bandiera, stanno portando alla disperazione milioni di uomini e donne. Con Orlando sindaco a Palazzo delle Aquile può rinascere la speranza dei siciliani per bene. Di quelli che lavorano sodo, che non fanno la fila nelle segreterie politiche, che non accusano Roma o i Savoia della povertà dilagante, che non strizzano l&#8217;occhio alla protesta violenta &#8220;Forconi style&#8221;, che non farneticano di improbabili secessionismi. Una Sicilia diversa è possibile. I palermitani oggi lo hanno (ri)detto chiaro.</p>
<div id="attachment_12003" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_leoluca_orlando.jpg"><img class="size-medium wp-image-12003" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_leoluca_orlando-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Leoluca Orlando</p></div>
<div class="shr-publisher-12000"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>La Grecia è rossa … Ma (purtroppo) anche un po’ bruna</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 13:03:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica internazionale]]></category>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ma che cosa pensavano gli usuali partiti greci (centrodestra e centrosinistra), di poter vincere le elezioni più delicate della storia del Paese dopo il macello sociale che hanno messo in atto negli anni e nei mesi scorsi? I classici politici di governo non sono riusciti a raccogliere abbastanza consensi per formare una coalizione dopo il voto di ieri ed ora siamo al paradosso di Antonis Samaras, il leader di Nuova Democrazia (il partito conservatore) che ha l&#8217;incombenza, più che l&#8217;incarico, di formare il nuovo esecutivo. Nuova Democrazia, per inciso, ha avuto il 18.8% dei voti, con il premio è arrivata appena a 108 deputati, ma ce ne vogliono 151 per un governo<span id="more-11991"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">I conservatori di Nuova Democrazia e i socialisti del Pasok, le formazioni che si sono alternate alla guida della Grecia negli ultimi decenni e che sono, fattore non da poco, gli unici fra i partiti maggiori a sostenere il programma di salvataggio/strozzinaggio targato Ue-Fmi che sta affondando la Grecia, hanno ottenuto insieme meno del 33% dei voti e solo 150 dei 300 seggi parlamentari a disposizione. Un governo di coalizione nazionale solo con loro andrebbe quindi in minoranza ad ogni stormir di fronda.</p>
<p style="text-align: justify">Per riuscire a rinnovare la loro gracile &#8220;grande coalizione&#8221; dovranno quindi ottenere l&#8217;appoggio di altre formazioni, ma l&#8217;impresa appare davvero ardua. Ogni possibile intreccio sembra infatti destinato ad avere vita governativa assai breve. Il rischio è che la Grecia precipiti in una infinita incertezza politica. Il che potrebbe avvicinare il collasso del debito europeo complessivo.</p>
<p style="text-align: justify">Samaras ha in queste ore invocato un governo di unità nazionale per l&#8217;Europa con l&#8217;intento di mantenere il Paese nella zona euro, obiettivo condiviso anche dal leader del Pasok Evangelos Venizelos. Di contro, i partiti minori che hanno vinto le elezioni sono tutti contro il piano di salvataggio Ue-Fmi. Il problema è che sono troppo divisi per poter pensare di formare una coalizione alternativa a quella Nd-Pasok.</p>
<p style="text-align: justify">Nel dettaglio, Nuova Democrazia ha raccolto poco più del 19% dei voti, il Pasok il 13.4% (nel 2009 aveva ottenuto il 44%) e la Coalizione di Sinistra il 16.6% (appena il 5% sempre enel 2009).</p>
<p style="text-align: justify">Dal canto suo, il giovane leader della Coalizione di Sinistra Alexis Tsipras, ha parlato di una rivoluzione pacifica e di sconfitta delle politiche di austerità imposte dalla Germania.</p>
<p style="text-align: justify">Gran brutto segnale, infine, il risultato del partito di estrema destra neonazista Alba d&#8217;Oro, che ha preso circa il 7% dei voti e che entrarà in Parlamento per la prima volta dalla caduta dell&#8217;infame regime dei colonnelli nel 1974. Anche questo è un (pessimo) segno dei tempi. Ed anche per questo bisogna dire &#8220;grazie, signora Merkel&#8221; &#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/flags_greece.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11995" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/flags_greece-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a></p>
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		<title>Maledetto algoritmo</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 06:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Davvero impari ormai la lotta fra i computer ultraveloci che presiedono la moltitudine delle transazioni sui mercati azionari del globo e i pochi esseri umani che ancora resistono nel campo e fisicamente operano nelle sedi delle Borse. È un mercato assolutamente asimmetrico, per mutare l&#8217;aggettivo più in voga fra gli esperti di guerra post attacco a New York. Quello classico, pur con il possente aiuto dell&#8217;informatica, e quello definito dell&#8217;High Frequency Trading (Hft) o High Speed Trading che dir si voglia, in grado di collocare numeri enormi, capire in largo anticipo l&#8217;andamento dei prezzi e condizionarli pesantemente. Se poi ciò sia legale non è ancora dato saperlo, viste la confusione e l&#8217;impreparazione dei contesti legislativi di tutto il mondo. Sullo sfondo, la riproposizione della Tobin Tax, la tassa su ogni transazione finanziaria effettuata in un Paese<span id="more-11956"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">La tassa (che il suo ideatore, per inciso, ha sconfessato prima di morire) avrebbe un&#8217;aliquota assai bassa, del tutto ininfluente sul piccolo risparmiatore, ma, scattando ad ogni singola operazione, i pirati dell&#8217;Hft ne trarrebbero un grosso danno e sarebbero costretti a calmare i propri spiriti belluini. Purtroppo, però, il provvedimento è osteggiato dai big della finanza mondiale, che considerano l&#8217;idea di James Tobin un attacco ai loro supremi interessi. E così, un maledetto algoritmo può bruciare in qualche microsecondo miliardi di dollari di capitalizzazione. Ancora non siamo arrivati agli eccessi narrati da Robert Harris in <em>L&#8217;indice della paura</em>, ma, senza le opportune contromisure, la strada, possiamo starne certi, è quella di un impazzimento totale del mercato. Una entità spesso maligna ed insana di suo, figuriamoci quando è così palesemente &#8220;dopata&#8221;.</p>
<div id="attachment_11983" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_james_tobin.jpg"><img class="size-medium wp-image-11983" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/05/pictures_james_tobin-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">James Tobin</p></div>
<div class="shr-publisher-11956"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Provaci ancora, Loki</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 15:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Finora il titolo più azzeccato fra i tanti articoli che ho letto sul film <em>The Avengers</em> è quello della rivista specializzata francese <em>L&#8217;Écran Fantastique</em>, che senza mezzi termini parla di <em>Thérapie de groupe</em>. Fra mostri interiori da tenere a bada (Hulk), segreti di una super spia (Nick Fury), difficoltà di adattamento dopo 70&#8242;anni di ibernazione (Capitan America), amore e odio verso un fratellastro (Thor), ego dilatato (Iron Man) ed incubi del classico passato che non passa (Vedova Nera), ce n&#8217;è d&#8217;avanzo per mandare l&#8217;improvvisato team dallo strizzacervelli, almeno per una chiacchierata ogni tanto<span id="more-11964"></span>.</p>
<p style="text-align: justify"><em>The Avengers</em>, come tutti i film sui supereroi post 2008, non è il primo <em>Iron Man</em>. Inevitabilmente il capolavoro di Jon Favreau è negli anni divenuto il termine di paragone di ogni <em>comic movie</em> prodotto e nessuno fin qui si è nemmeno lontanamente avvicinato a quelle altezze, ma <em>I Vendicatori</em> di Joss Whedon è bello e curato nei minimi particolari. Peccato per le pessime interpretazioni di Chris Evans (Capitan America) e Chris Hemsworth (Thor), comunque riequilibrate dalle ottime prove di Robert Downey Jr (Iron Man), Tom Hiddleston (uno strepitoso Loki) e Samuel L. Jackson (Nick Fury), tutti e tre in vero stato di grazia.</p>
<p style="text-align: justify">Tante le citazioni. Dalla mitologia scandinava (i mostri meccanici scatenati per i cieli di New York rammentano il serpente Jormungand, o Miðgarðsormr che dir si voglia, ma anche l&#8217;ancor più classico Uroboro), dalla storia del cinema (Loki circondato dagli agenti in assetto di massima sicurezza scortato alla sua cella sull&#8217;Helicarrier dello Shield ricorda il Darth Vader di <em>Star Wars</em> che cammina in mezzo ai soldati, quando poi gli tappano la bocca sembra tanto l&#8217;Hannibal Lecter de <em>Il silenzio degli innocenti</em>), dal fantasy (Iron Man che chiama Occhio di Falco &#8220;Legolas&#8221;) e dai comics (ovviamente).</p>
<p style="text-align: justify">Nel complesso, <em>I Vendicatori</em> è un film per certi versi anche colto, non banale (a parte l&#8217;ennesima distruzione di New York e le scene stile Undici Settembre) e per nulla semplicistico. Il plot regge, è logico ed è alleggerito dalla giusta dose di ironia. Il 3D, invece, per quanto abbia fatto passi da gigante negli ultimi anni, risulta inutile, anzi appesantisce enormemente il film. A parte il fatto che moltissime scene non sono in 3D ed occorre quindi togliere gli occhialini e poi rimmetterli, toglierli e poi rimetterli, con buona pace del relax.</p>
<p style="text-align: justify">Da ultimo, dopo i titoli di coda, il colpo di scena finale, che ovviamente non rivelerò, con l&#8217;apparizione di sfuggita di un classicissimo nemico galattico (non fra i più noti, ma sicuramente fra i più amati dagli intenditori) del Marvel Universe. Un frame che svela l&#8217;arcano dell&#8217;intero film negli ultimi secondi, promettendo un sequel da brivido nel quale i cattivi proveranno a prendersi la rivincita.</p>
<div id="attachment_11967" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/comics_tesseract1.jpg"><img class="size-medium wp-image-11967" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/comics_tesseract1-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">L&#039;agognato Tesseract, ovvero il Cubo Cosmico</p></div>
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		<title>Nuovo sondaggio Demopolis, esplode il non voto</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 17:12:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Risulta assai incerto il quadro odierno delle intenzioni di voto degli italiani. Il Barometro Politico di aprile dell’istituto di ricerche Demopolis fotografa infatti una disaffezione dell’opinione pubblica verso la classe politica che risulta ulteriormente cresciuta rispetto al mese precedente: se ci si recasse alle urne ora per le elezioni politiche, 3 italiani su 10 resterebbero [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Risulta assai incerto il quadro odierno delle intenzioni di voto degli italiani. Il Barometro Politico di aprile dell’istituto di ricerche Demopolis fotografa infatti una disaffezione dell’opinione pubblica verso la classe politica che risulta ulteriormente cresciuta rispetto al mese precedente: se ci si recasse alle urne ora per le elezioni politiche, <strong>3 italiani su 10 resterebbero a casa</strong> e il 22% non saprebbe per chi votare<span id="more-11944"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Andando nel dettaglio, il <strong>Partito Democratico</strong> di Pier Luigi Bersani, pur restando primo partito d&#8217;Italia con il <strong>26%</strong> dei consensi, perde circa un punto percentuale. Il <strong>Popolo della Libertà</strong> di Angelino Alfano si attesta oggi al <strong>23%</strong>. L’<strong>Italia dei Valori</strong> di Antonio Di Pietro sfiora il <strong>9%</strong>, mentre l’Unione di Centro di Pier ferdinando Casini si posiziona all’<strong>8.3%</strong>. Cresce molto, di circa 3 punti, il <strong>Movimento 5 Stelle</strong> di Beppe Grillo, che va al <strong>7.5%</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente travolto dallo scandalo Belsito, la <strong>Lega Nord</strong> appare in crisi e crolla nei consensi al <strong>7%</strong>, con oltre l’80% del suo elettorato, da mesi insofferente, che chiede un profondo rinnovamento dei vertici di partito. Il Barometro Politico di Demopolis registra un evidente flusso in uscita dal partito di Umberto Bossi: un segmento significativo, circa un terzo degli elettori leghisti, confluisce nell’area grigia del non voto, si dichiara deluso, potenziale astensionista: un’area di grande appeal per i nuovi scenari che sembrano ridisegnarsi in Italia in vista delle Politiche del 2013. La Lega viene quindi scavalcata nei sondaggi da <strong>Sinistra Ecologia e Libertà</strong>, al <strong>7.2%</strong> dei consensi, mentre la <strong>Federazione della Sinistra</strong> (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) è al <strong>2%</strong>. Insieme le due formazioni comuniste sono oltre il <strong>9%</strong> dei consensi, segno che resiste nel Paese uno zoccolo duro di elettori di sinistra estrema in cerca di rappresentanza parlamentare.</p>
<p style="text-align: justify">«L’appuntamento elettorale del 6 e 7 maggio – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento &#8211; si presenta come una prova d’appello per tutti i partiti, chiamati a misurarsi con le dimensioni territoriali, nel difficile tentativo di riqualificare il rapporto, oggi ampiamente compromesso, tra gli italiani e la classe politica. Le amministrative avranno però un valore relativo per l’analisi del consenso, anche perché i cittadini prediligeranno i candidati ai partiti. E influiranno in modo significativo le liste civiche e personali. Occorrerà attendere dunque le Politiche della primavera 2013 per capire davvero quanto pesino Lega Nord e Movimento 5 Stelle, ma anche Pd, Pdl e tutti gli altri partiti dell’attuale scenario politico, dentro e fuori dal Parlamento».</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/20120423_demopolis_sondaggio_italia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11949" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/20120423_demopolis_sondaggio_italia-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" /></a></p>
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		<title>Arrivano il Partito della Nazione e il nuovo Pdl, ma gli italiani non sono più quelli del 2008</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 06:21:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Partito della Nazione dovrebbe a breve prendere il posto dell’Udc. In realtà se ne parla da anni ed ancora non si vede nulla di concreto in merito, ma ormai i tempi sembrano davvero maturi per la metamorfosi. Segno inequivocabile ne è l&#8217;azzeramento dei vertici compiuto venerdì scorso dal segretario nazionale Lorenzo Cesa, negli anni [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Il Partito della Nazione dovrebbe a breve prendere il posto dell’Udc. In realtà se ne parla da anni ed ancora non si vede nulla di concreto in merito, ma ormai i tempi sembrano davvero maturi per la metamorfosi. Segno inequivocabile ne è l&#8217;azzeramento dei vertici compiuto venerdì scorso dal segretario nazionale Lorenzo Cesa, negli anni fedele esecutore dei <em>desiderata</em> casiniani. Insomma, è alle porte un partito dei moderati che potrà accogliere cattolici e liberali, strizzando l’occhio (considerato il brand) anche ai patrioti vari orfani di Alleanza Nazionale<span id="more-11936"></span>.</p>
<p>Intendiamoci, Pier Ferdinando Casini l’idea del Pdn non l’ama tanto. Soprattutto perché non è sua, ma di Bruno Tabacci, un ex Udc fuggito via dall’Unione ai primissimi del 2008 per approdare successivamente nell’Api di Francesco Rutelli. In ogni caso, il progetto è fra i più validi della recente politica italiana e Casini ormai pare intenzionato a condurlo in porto. A questo punto, non resta che attendere l&#8217;evoluzione del Pdl. Angelino Alfano ha parlato di una imminente «iniziativa politica clamorosa». Per non restare troppo dietro Casini. Ed anche per tentare di capitalizzare i guai giudiziari della Lega Nord.</p>
<p>Da genio del marketing qual è, Berlusconi potrebbe ancora stupire l&#8217;Italia con un prodotto politico innovativo. Ma gli italiani, questo è certo, non sono più quelli del 2008. L&#8217;Italia dei Valori, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista più Comunisti Italiani) stanno crescendo molto nei sondaggi. Invertire il trend che vede il centrodestra italiano in disarmo non sarà facile nemmeno per l&#8217;illusionista di Arcore.</p>
<div id="attachment_11938" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/pier_ferdinando_casini.jpg"><img class="size-medium wp-image-11938" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/pier_ferdinando_casini-300x267.jpg" alt="" width="300" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Pier Ferdinando Casini</p></div>
<div class="shr-publisher-11936"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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		<title>Bossi e Lombardo, destini incrociati: finisce nel fango la parabola del federalismo italiano</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 03:57:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È davvero significativa la coincidenza delle dimissioni di Umberto Bossi da leader della Lega Nord e delle (annunciate) dimissioni di Raffaele Lombardo da presidente della Regione Sicilia. Il primo travolto da uno squallido scandalo finanziario che, da quanto fin qui emerso, vedrebbe coinvolto soprattutto il figlio Renzo, detto &#8220;il trota&#8221;. Il secondo messo in grosse [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">È davvero significativa la coincidenza delle dimissioni di Umberto Bossi da leader della Lega Nord e delle (annunciate) dimissioni di Raffaele Lombardo da presidente della Regione Sicilia. Il primo travolto da uno squallido scandalo finanziario che, da quanto fin qui emerso, vedrebbe coinvolto soprattutto il figlio Renzo, detto &#8220;il trota&#8221;. Il secondo messo in grosse difficoltà &#8211; non solo giudiziarie, ma anche di relazione con gli alleati &#8211; da una inchiesta sui rapporti fra mafia e politica in Sicilia che da ormai oltre 2 anni lo stringe in una paralizzante gogna mediatica<span id="more-11918"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">In ogni caso, è possibile trarre una prima conclusione dai destini incrociati di Bossi e Lombardo: davvero sta finendo nel fango la parabola del federalismo italiano. Ossia di una pseudo idea politica che in Italia non avrebbe dovuto mai avere diritto di cittadinanza per quanto è scarsamente utile (per non dire sommamente dannosa), ma che si è per caso fortuito (e grave ignavia dei politici, Gianfranco Fini <em>in primis</em>) imposta, emergendo ormai una ventina di anni fa dalle macerie di Tangentopoli.</p>
<p style="text-align: justify">La Lega Nord &#8211; nata da un uomo dalla scolarizzazione non elevatissima in perenne lotta con le buone maniere &#8211; non si è mai evoluta, rimanendo nel tempo ancorata ad una visione tribale della società e facendo ridere l&#8217;Europa intera con i personaggi pittoreschi che ne hanno veicolato l&#8217;immagine di formazione xenofoba e reazionaria indegna di una democrazia avanzata. Il Movimento per le Autonomie, per quanto fondato da un uomo raffinato (Lombardo è neuropsichiatra forense: per inciso, proprio psichiatria è la specializzazione di Slobodan Molosevic e Radovan Karadzic), si è in breve riempito di militanti dalla ben scarsa cultura e di un po&#8217; di simpatizzanti dai comportamenti al vaglio della Magistratura.</p>
<p style="text-align: justify">Intendiamoci, con il momentaneo appannamento di Bossi e Lombardo l&#8217;Italia non si è liberata della Lega Nord e dell&#8217;Mpa, così come non si è liberata della perniciosa idea federalista/autonomista. Ma il ridimensionamento del fenomeno a questo punto è possibile. Non si dovrebbe sperare troppo nella lucidità degli elettori italiani, ma l&#8217;indecorosa uscita di scena di Bossi e le dimissioni di un Lombardo pressato da inchieste di mafia dovrebbero pur pesare un minimo nelle loro future scelte.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/bossi_federalismo_o_morte.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11927" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/04/bossi_federalismo_o_morte-300x259.jpg" alt="" width="300" height="259" /></a></p>
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		<title>Zygmunt Bauman a Siracusa</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 09:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sociologo e pensatore anglo-polacco Zygmunt Bauman sabato 10 marzo sarà a Siracusa, ospite del Consorzio Universitario “Archimede”, della Facoltà di Architettura e del Collegio Siciliano di Filosofia. Sicuramente un evento per Siracusa e per la Sicilia intera. L&#8217;incontro si terrà al Museo Archeologico “Paolo Orsi” alle ore 10.00. Il filosofo terrà una lectio magistralis [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il sociologo e pensatore anglo-polacco Zygmunt Bauman sabato 10 marzo sarà a Siracusa, ospite del Consorzio Universitario “Archimede”, della Facoltà di Architettura e del Collegio Siciliano di Filosofia. Sicuramente un evento per Siracusa e per la Sicilia intera. L&#8217;incontro si terrà al Museo Archeologico “Paolo Orsi” alle ore 10.00. Il filosofo terrà una <em>lectio magistralis</em> su “Condizione dell’uomo in una società globale”. A Bauman, universalmente noto per le sue ricerche sulle radicali trasformazioni dell&#8217;“l’epoca globale”, si deve il concetto di <em>liquidità</em>: modernità liquida, società liquida, amore liquido, paura liquida sono alcune delle sue declinazioni più vicine a noi<span id="more-11785"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">Quanto Karl Marx profetizzava in embrione ha conosciuto piena estrinsecazione solo negli ultimi due decenni, dopo il crollo del Muro di Berlino. Collassati tutti i contenitori che sino agli anni ’70-’80 del ’900 ci avevano in qualche modo assicurato protezione e tutela, si è palesato il “destino di liquidità” in cui comunque eravamo tutti immersi da molto tempo. Ed è stato proprio Bauman a cogliere la dimensione appunto “liquida” degli ambiti sociali, politici e culturali nell’epoca globale.</p>
<p style="text-align: justify">Archiviate le grandi &#8220;narrazioni ideologiche&#8221;, l&#8217;Occidente ha dovuto fare i conti con la crisi fiscale e con quella del Welfare State. Parallelamente, il neomonetarismo ha attaccato in profondità le politiche keynesiane, favorendo l&#8217;affermazione progressiva di un mercato mondiale nemico dei singoli Stati e delle nazioni. E così, la Globalizzazione trionfante ha fatto voltare pagina alla Storia in maniera definitiva, prospettando all&#8217;uomo il nuovo mondo che oggi tutti viviamo.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto è rapidamente cambiato negli ultimi 20&#8242;anni, geopolitica, politica interna dei vari Paesi, la dimensione economico-finanziaria, gli stessi stili di vita, le aspettative sociali, l&#8217;uomo in sé. Oggi l’emersione rapidissima di nuove economie e di nuovi (e, in alcuni casi, anche sommamente imprevisti) grandi &#8220;spazi imperiali&#8221; (Cina, India, Brasile, Sud Africa) pone l’Occidente intero davanti a sfide inedite. E se abbiamo qualche utile strumento per comprenderle e affrontarle lo dobbamo proprio a Zygmunt Bauman e al suo concetto di <em>liquidità</em>.</p>
<div id="attachment_11788" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/03/pictures_zygmunt_bauman_resized.jpg"><img class="size-medium wp-image-11788" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/03/pictures_zygmunt_bauman_resized-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Zygmunt Bauman</p></div>
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		<title>Super Tuesday: Romney vince, ma Santorum resiste</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 14:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;economista miliardario puntava a un successo netto, al di là di ogni sospetto, ed invece è arrivata una vittoria non esaltante. L&#8217;unica nota positiva del Super Martedì per Romney è l&#8217;aver conquistato, pur se di stretta misura, l’Ohio, uno Stato chiave nel sistema delle primarie americane. Nello specifico, Romney ha vinto in Alaska, Idaho, Ohio, [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>L&#8217;economista miliardario puntava a un successo netto, al di là di ogni sospetto, ed invece è arrivata una vittoria non esaltante. L&#8217;unica nota positiva del Super Martedì per Romney è l&#8217;aver conquistato, pur se di stretta misura, l’Ohio, uno Stato chiave nel sistema delle primarie americane. Nello specifico, Romney ha vinto in Alaska, Idaho, Ohio, Massachusetts (dove è stato ottimo governatore), Vermont e Virginia, mentre a Rick Santorum sono andati North Dakota, Oklahoma e Tennessee. In Georgia, invece, ha vinto con un ampio margine Newt Gingrich, che, pur non avendo più alcuna chance di ottenere la nomination, rimarrà in corsa, togliendo a Santorum i consensi di una parte della destra religiosa (che non ama affatto il mormone laico Romney)<span id="more-11776"></span>.</p>
<p>Venendo ai numeri per la nomination, Romney è sempre più in vantaggio sugli altri, anche se ancora si è molto lontani dalla fine, essendo stati assegnati, Super Tuesday incluso, appena un terzo dei delegati. Gli Stati più popolosi, infatti, California, New York e Texas, voteranno soltanto a primavera inoltrata. Romney di fatto archivia la prima fase delle primarie, con quasi metà degli Stati (23) che hanno votato, con circa 350 delegati, contro i 130 di Santorum, mentre Gingrich è a quota 110 e Ron Paul a 64. Insomma, sono tutti lontanissimi dai 1.144 necessari per essere certi della vittoria alla convention repubblicana di Tampa prevista per fine agosto. A fare bene i calcoli, comunque, mentre Romney potrebbe ancora raggiungere quota 1.144, l’obiettivo è ormai sfumato per Santorum.</p>
<p>Nelle prossime settimane andranno a votare altri Stati del Sud non grandissimi: Alabama, Kansas, Louisiana e Mississippi. Per Romney saranno ancora momenti terribili, in attesa di potersi misurare in California e a New York, Stati che con buona probabilità lo vedranno invece vincente. Sullo sfondo, un Barack Obama gongolante per la debolezza di tutti i candidati repubblicani e pressoché certo di restare alla Casa Bianca per un altro mandato.</p>
<p><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/03/super_tuesday_2012.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11793" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/03/super_tuesday_2012-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a></p>
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		<title>E per ultimo votò Kant</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 13:16:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">L&#8217;ultimo seggio della Federazione a chiudere è stato a Kaliningrad, <em>exclave</em> russa tra Polonia e Lituania, un tempo territorio prussiano noto con il glorioso nome di Königsberg, città natale di Immanuel Kant. Ma l&#8217;impressione generale che si ha di queste elezioni presidenziali è che nessun voto, come pure la somma di tutti, avrebbe potuto cambiare un risultato finale scritto da tempo. Vladmir Putin, ex spia del Kgb, è di nuovo presidente del grande Paese che comanda di fatto senza soluzione di continuità dall&#8217;agosto del 1999<span id="more-11766"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">La percentuale avuta in sé non è altisisma: 63.75% dei voti con un&#8217;affluenza del 65.3% su un totale di 110 milioni di aventi diritto. Nel 2004 Putin aveva conquistato il 71.3% dei voti, quindi i suoi consensi sono in calo. Nessun competitor è però riuscito a fare più dell&#8217;ordinaria amministrazione. Il candidato comunista Ghennadi Zyganov è arrivato secondo con il 17.1%. Terzo posto per il miliardario Mikhail Prokhorov al (6.9%), giunto davanti all&#8217;ultranazionalista Vladimir Zhirinovski (6.7%).</p>
<p>I brogli da più parti paventati magari ci saranno stati davvero. Ma l&#8217;opposizione allo &#8220;zar&#8221; fin qui è stata troppo frammentata e &#8211; tranne Zyganov -  palesemente inadeguata per poterlo minimamente impensierire. Vediamo a questo punto come proseguirà la protesta di piazza, ma è ovvio che la Russia non è l&#8217;Egitto. E Putin non è Mubarak.</p>
<div id="attachment_11769" class="wp-caption aligncenter" style="width: 238px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/03/pictures_vladmir_putin_5.jpg"><img class="size-medium wp-image-11769" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/03/pictures_vladmir_putin_5-228x300.jpg" alt="" width="228" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Vladmir Putin</p></div>
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		<title>Sondaggio Demopolis, crescono incerti e sinistra</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 14:54:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Assai incerto l&#8217;umore politico degli italiani e il conseguente quadro delle loro intenzioni di voto dopo oltre 100 giorni dal varo dell&#8217;esecutivo guidato da Mario Monti. Secondo il Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, infatti, ben il 60% degli elettori non si sentirebbe più rappresentato dal partito votato alle ultime consultazioni politiche, senza sostanziali differenze tra gli [...]]]></description>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Assai incerto l&#8217;umore politico degli italiani e il conseguente quadro delle loro intenzioni di voto dopo oltre 100 giorni dal varo dell&#8217;esecutivo guidato da Mario Monti. Secondo il Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, infatti, ben il <strong>60%</strong> degli elettori <strong>non si sentirebbe più rappresentato dal partito votato</strong> alle ultime consultazioni politiche, senza sostanziali differenze tra gli opposti schieramenti<span id="more-11748"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">«La disaffezione dell’opinione pubblica – ha affermato il direttore di Demopolis, Pietro Vento &#8211; risulta ulteriormente cresciuta nelle ultime settimane: si avverte un diffuso disincanto che sta erodendo il residuo consenso nei confronti dei partiti, il cui peso effettivo, agli occhi dei cittadini, appare oggi decisamente ridimensionato dal Governo dei Professori. In vista delle elezioni del 2013, gli italiani sollecitano maggiore trasparenza nei bilanci dei partiti e tagli concreti dei costi della politica, ma anche una nuova legge elettorale, che restituisca loro la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento».</p>
<p style="text-align: justify">Se ci si recasse oggi alle urne per il rinnovo del Parlamento, <strong>più di un italiano su 4 resterebbe a casa</strong> e il <strong>23% non saprebbe per chi votare</strong>. A risultare maggiormente penalizzati, secondo la fotografia fatta da Demopolis, sono le due forze principali. Il <strong>Partito Democratico</strong>, pur restando primo partito del Paese con il<strong> 27%</strong>, perderebbe circa 2 punti in cento giorni, mentre il <strong>Popolo della Libertà</strong> passerebbe dal 24% al <strong>21%</strong>, il valore più basso della sua storia.</p>
<p style="text-align: justify">«Pesano in modo consistente &#8211; ha spiegato Vento &#8211; gli indecisi, i delusi, i potenziali astensionisti: un’area di grande appeal per i nuovi scenari che, in questi primi mesi di governo Monti, sembrano ridisegnarsi in Italia in vista delle Politiche del 2013».</p>
<p style="text-align: justify">Secondo l’indagine dell’istituto, restano stabili l’<strong>Udc</strong> (<strong>8%</strong>) e l’area di centro (con <strong>Fli</strong> al <strong>3.9%</strong>, <strong>Api</strong> all’<strong>1%</strong> ed <strong>Mpa</strong> all’<strong>1.1%</strong>), mentre si rafforzano nel complesso i partiti a sinistra, critici verso alcune scelte dell’esecutivo: l’<strong>IdV</strong> otterrebbe il <strong>9%</strong>, <strong>Sel</strong> di Vendola il <strong>7.8%</strong> e il <strong>2,2%</strong> andrebbe alla <strong>Federazione della Sinistra</strong> (<strong>Rifondazione Comunista</strong> e<strong> Comunisti Italiani</strong>). Anche la <strong>Lega Nord</strong> trarrebbe beneficio dal ruolo di opposizione, portandosi al <strong>10.2%</strong>. Continua poi la crescita del <strong>Movimento 5 Stelle</strong> di Grillo, ormai al <strong>4.5%</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Infine, <strong>Grande Sud</strong> di Gianfranco Micciché (tentativo di movimento federalista meridionale) sarebbe stabile all&#8217;<strong>1.4%</strong>, così come <strong>La Destra</strong> di Francesco Storace e Nello Musumeci con l&#8217;<strong>1.3%</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Dati alla mano, appare evidente come l&#8217;<strong>area</strong> <strong>comunista</strong> insieme raggiungerebbe il <strong>10%</strong>, risultato che, sommato a quello di Idv e grillini, darebbe un <strong>23.5%</strong> complessivo per le forze di <strong>sinistra</strong> (considerando tale l&#8217;Idv, il che in effetti è una forzatura dovuta alla necessità di semplificazione) davvero impossibile da ignorare. L&#8217;ala di destra del Pd è avvisata &#8230;</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/03/20120301_demopolis_sondaggio_italia.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-11749" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/03/20120301_demopolis_sondaggio_italia-300x267.jpg" alt="" width="300" height="267" /></a></p>
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		<title>Primarie in Arizona e Michigan: Romney allunga su Santorum</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 06:19:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lo Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Presidenziali Usa 2012]]></category>
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<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Allunga il mormone laico Mitt Romney sul cattolico integralista Rick Santorum, che però in alcuni Stati sembra ormai riuscire a battersi ad armi quasi pari con il ricchissimo rivale in queste soporifere primarie repubblicane, non a caso definite dalla Cnn come una sorta di guerra al senso comune degli americani. In Michigan, dove è nato e dove il padre George Wilcken è stato governatore dal 1963 al 1969, Romney ha avuto il 41% dei voti contro il 38% di Santorum il 12% di Ron Paul e il 7% di Newt Gingrich (sempre più in difficoltà). In Arizona Romney ha invece vinto facilmente, raggiungendo il 48% dei consensi contro il 26% andato a Santorum, il 16% a Gingrich e 8% a Paul<span id="more-11738"></span>.</p>
<p style="text-align: justify">A questo punto, è sempre più evidente che le sorti delle primarie si decideranno nel cosiddetto &#8220;supermartedì&#8221; del 6 marzo, con gli elettori di 10 Stati che si recheranno a votare per scegliere quale fra i candidati repubblicani sfiderà a novembre l&#8217;<em>incumbent</em> Obama. Santorum (la cui debolezza in materia di economia diventa ogni giorno che passa più imbarazzante, prova ne sia la disarmante dichiarazione di qualche giorno fa sulla crisi globale originata dall&#8217;aumento del prezzo della benzina) potrebbe anche recuperare su Romney e Gingrich tenterà il tutto per tutto per rimanere in corsa. Scarse le chance del libertario oltranzista Ron Paul, che farebbe bene a lasciare la corsa quanto prima, risparmiando qualche dollaro per la vecchiaia.</p>
<div id="attachment_11743" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/02/pictures_rick_santorum_mitt_romney.jpg"><img class="size-medium wp-image-11743" src="http://thelorereport.blogdo.net/files/2012/02/pictures_rick_santorum_mitt_romney-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Rick Santorum e Mitt Romney</p></div>
<div class="shr-publisher-11738"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->
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