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	<title>Tipi d'aMare (per brevità)</title>
	
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	<description>Nomina nuda tenemus</description>
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		<title>Grazie a tutti</title>
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		<comments>http://www.tremaredamore.it/2011/08/10/grazie-a-tutti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 09:09:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie, signori, di aver partecipato così numerosi ieri sera. Grazie per aver osservato, curiosato e fatto domande. Grazie a chi mi ha stretto la mano con un sorriso felice. Grazie a quel bambino così bello che per tutta la serata ha &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/08/10/grazie-a-tutti/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Grazie, signori, di aver partecipato così numerosi ieri sera. Grazie per aver osservato, curiosato e fatto domande. Grazie a chi mi ha stretto la mano con un sorriso felice. Grazie a quel bambino così bello che per tutta la serata ha spalmato paté d&#8217;olive sul pane (anche se alla fine non ha voluto baciarmi sulla guancia).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma grazie anche ai giornalisti della nostra provincia, che non hanno reputato opportuno pubblicare la notizia dell&#8217;evento, nemmeno in un trafiletto ai margini, nemmeno avendo sotto mano un comunicato stampa già pronto per essere usato, senza refusi, senza errori, senza pretese.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie a voi due che per me ci siete sempre, che mi riempite di calore e la gola di risate, che mi travolgete con improbabili confessioni a ore altrettanto improbabili, e che mi aiutate, mi state vicini, mi risolvete problemi e mi spiazzate con la vostra allegra generosità.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie ai vecchi amici, ai vecchi collaboratori, ai vecchi soci &#8211; a tutti quelli che per strada si sono persi senza pronunciare un fiato. A tutti quelli che da me hanno ricevuto qualcosa, hanno preso tempo, razziato risorse, usato testi e parole, chiesto disponibilità, consigli e lavori gratis, ma che al momento di esserci non ci sono stati &#8211; e non hanno saputo trovare nemmeno una buona scusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie a tutti quelli che chiedono oboli, soldi, sorprese, feste, condivisione e amicizia, ma in cambio non sanno nemmeno darti una risposta ad un invito o a una mail.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alle persone che dovrebbero aiutarti ma «ho mal di schiena».</p>
<p style="text-align: justify;">E grazie di cuore a quelli che nel giro di mezzora ti risolvono un casino, ti stampano una locandina, ti trasportano una scala o fanno una telefonata quando ormai più nessuno lo farebbe perché il tempo è poco e la richiesta bizzarra.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie a chi dice la verità a costo di sembrare sgarbato, ma che c&#8217;è, in ogni caso c&#8217;è, e quel modo di esserci diventa l&#8217;unico possibile e autenticamente umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie agli aspiranti amici che piangono sventura dal mattino alla sera, che sono sempre presenti per ammorbare e deprimere, che annegano nei rigurgiti delle proprie parole &#8211; ma poi, tutta quella magnifica esuberanza verbosa si intimidisce e scompare del tutto quando si tratta di dover dare qualcosa agli altri che <em>non</em> siano i rantoli del proprio ego.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie soprattutto a chi chiede piaceri col tono di pretenderli; a voi che blandite, leccate, sorridere e poi criticate: da voi &#8211; signori ai posti di comando, che occupate poltrone e titoli &#8211; non ho ricevuto nulla: né un pagamento, né un educato grazie. Grazie a chi non ha avuto tempo di venire all&#8217;inaugurazione pur avendola imposta, grazie a chi è venuto ma si è limitato a un&#8217;ipocrita stretta di mano. Grazie a coloro per i quali tutto è dovuto. Grazie a coloro i quali non sanno dire grazie.</p>
<p style="text-align: justify;">E infine, per ultimo ma solo per te, il mio grazie più vibrante, quello che viene dalla pancia, dall&#8217;intestino, e non per qualcosa che hai fatto o potrai mai fare, ma per la sola ragione di esserci e di essermi a fianco. Grazie.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 11:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Wittgenstein]]></category>

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		<description><![CDATA[[Il titolo del post è una citazione da Wittgenstein.] Spesso &#8211; da familiari e amici &#8211; mi viene rimproverato di avere un&#8217;attenzione quasi morbosa per le parole che si usano parlando: le mie e quelle degli altri. Ma ho studiato &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/05/28/i-limiti-del-mio-linguaggio-significano-i-limiti-del-mio-mondo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Il titolo del post è una citazione da Wittgenstein.]</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso &#8211; da familiari e amici &#8211; mi viene rimproverato di avere un&#8217;attenzione quasi morbosa per le parole che si usano parlando: le mie e quelle degli altri. Ma ho studiato per anni e anni materie umanistiche, che mi hanno inculcato la convinzione che <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rem_tene,_verba_sequentur" target="_blank">rem tene, verba sequentur</a></em>, che a domanda deve seguire risposta (pertinente), che abbiamo la straordinaria possibilità di disporre <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_italiana#Lessico" target="_blank">dalle 160.000 alle 800.000 parole</a> (anche se, pare, ci accontentiamo di 7.000) ed è un peccato lasciarne inutilizzate, e morte, così tante. Insomma, banalmente: le parole sono importanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla maggioranza delle persone sfugge l&#8217;importanza delle parole. L&#8217;altro giorno sono entrata in una gelateria artigianale, dove molte delle vaschette di gelato recavano la scritta «<em>al gusto di </em>cioccolato», «a<em>l gusto di </em>vaniglia». Non ho potuto fare a meno di pensare che in quel posto, per produrre i gelati, si usassero degli <em>aromi</em> e non le materie prime originali. Impressione confermata dal fatto che il cono, alla fine, era davvero mediocre.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, parafrasando la Stein, un gelato è un gelato è un gelato e se, per due euro e cinquanta, mi hanno gabbato, be&#8217;, poco male. Il male irrompe quando a gabbarci provano i nostri politici, i nostri capi, tutti coloro che hanno l&#8217;autorità di esercitare un potere sulle nostre vite.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri sera ero in piazza Duomo a Milano, alla serata conclusiva della campagna elettorale di Pisapia: il clima che si respirava era allegro, sereno, partecipe. Le persone si divertivano e cantavano. Ho pensato: Milano la sera dovrebbe sempre essere così: vivace e sicura, energica e consapevole. Il discorso di Pisapia, ne ho perso dei pezzi a causa del suo tono pacato e del frastuono generale, ma ho apprezzato sia l&#8217;uno che l&#8217;altro, come espressioni di un potere riflessivo e dolce e di una partecipazione entusiasta e spontanea.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è stato però un passaggio che non ho apprezzato, in quel discorso, e che mi ha messo un po&#8217; in allarme come i cartelli «al gusto di». Ed è stato quando Pisapia ha detto questo: «Dobbiamo riprenderci due parole, due parole che ci hanno scippato. La prima parola è libertà. L’altra è amore. Si dicono “popolo della libertà”. Si dicono “partito dell’amore”. Non ne sono degni. Questa sera noi quelle parole ce le riprendiamo». Sul momento l&#8217;affermazione è stata trascinante. Ma riflettendo con razionalità, ne ho visto la deriva (forse inevitabilmente, trattandosi di una campagna elettorale) demagogica.</p>
<p style="text-align: justify;">Se sorvoliamo sul primo «partito dell&#8217;amore», quello fondato nel 1991, colui che più ha usato e abusato della parole «amore» in politica è stato certamente Berlusconi che, così facendo, ha introdotto in ambito pubblico un elemento retorico, emotivo ed irrazionale che potesse far presa sulla massa, che ne sollecitasse reazioni immediate e superficiali, fondate sull&#8217;impulsività.<br />
Ma la politica non è &#8211; non deve essere &#8211; vuota dicotomia odio-amore, non è manichea suddivisione buoni-cattivi, giusto-sbagliato, santi-eretici. Come correttamente fa notare <a href="http://www.ibs.it/code/9788817043687/carofiglio-gianrico/manomissione-delle-parole.html" target="_blank">Carofiglio</a>: «Il partito dell&#8217;amore è &#8211; fin dalla sua stessa definizione, fin dall&#8217;astuta, ma smascherabile scelta delle parole &#8211; il contrario della buona politica», che è quella fondata sulla riflessione razionale, sull&#8217;argomentazione, sulla partecipazione attiva e consapevole (ragionata) alla <em>res publica</em>. Parlare di amore, in politica, è far leva sull&#8217;impulsiva emotività e non sul pensiero dialettico e argomentato.</p>
<p style="text-align: justify;">Io sono convinta del fatto che Pisapia, dicendo quella frase, fosse motivato da un&#8217;ottima intenzione: quella della re-azione ad un sistema ormai eroso, essenzialmente scorretto. Il vento del cambiamento, ieri sera, soffiava davvero in Piazza Duomo, e il cambiamento non è possibile se, come primo passo, non si re-agisce ad un sistema di cose logoro e malsano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il passo successivo, però, dovrà essere quello &#8211; a mio avviso &#8211; di abbandonare progressivamente le scomode eredità che questi anni di potere scellerato ci hanno lasciato: riappropriandosi, innanzi tutto, di categorie mentali adeguate ad esprimere un vero e fattuale cambiamento che coinvolga tutti; riappropriandosi delle parole adatte ad esprimerlo, e attuando un&#8217;opera di ri-semantizzazione delle parole stesse. Facendo in modo, cioè, che le parole <em>giustizia</em>, <em>uguaglianza</em>, <em>libertà</em>, <em>sicurezza</em>, <em>lavoro</em>, <em>diritti</em> e <em>dignità</em> tornino finalmente a significare qualcosa di concreto che ognuno di noi potrà <em>agire</em> nella propria esistenza e non soltanto subire come specchietti per le allodole di una continua, e continuamente disattesa, promessa politica.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Il (dis)pensatore di malignità</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 10:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Interrompo la carrellata sulla dorata Praha [pronto a breve un edificante post sugli «italiani a Praha»] per rivelare, ahimè poco originalmente, che il cambio di stagione mi rende irritabile. E siccome in questi giorni le cose che mi irritano si &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/04/07/il-dispensatore-di-malignita/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Il-pensatore.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2893" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 2px solid black;" title="Il Pensatore" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/Il-pensatore.jpg" alt="" width="360" height="261" /></a>Interrompo la carrellata sulla <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/03/31/praha-miscellaneous-la-partenza/">dorata</a> <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/04/01/praha-miscellaneous-sul-mangiare/">Praha</a> [pronto a breve un edificante post sugli «italiani a Praha»] per rivelare, ahimè poco originalmente, che il cambio di stagione mi rende irritabile. E siccome in questi giorni le cose che mi irritano si aggiungono alle cose che mi irritano, ecco, ho deciso di esondare e farne un elenco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. </strong>In ambito lavorativo incontro da tempo personaggi che hanno il pregio di sapermi stupire ogni giorno di più. E&#8217; una sfilata continua di figure grottesche, accomunate da logiche imperscrutabili al comune buon senso.<br />
In questi ultimi mesi c&#8217;è stato chi mi ha scritto o chiamato per propormi con urgenza progetti, che mi ha fatto fare chilometri e chilometriche telefonate, strette di mano, elaborazione di documenti, per poi sparire letteralmente nel nulla a metà della corsa. C&#8217;è chi mi ha martellato per settimane per organizzare reading, mostre e collaborazioni in preda a orgiastico entusiasmo, per poi far cadere tutto nel silenzio, senza nemmeno informarmi che le intenzioni erano cambiate. Non c&#8217;è nulla di male nel cambiare idea, nell&#8217;interrompere un progetto, purché si rispetti quel minimo di correttezza ed educazione su cui dovrebbero essere improntati i rapporti professionali. Il più delle volte basta una mail o una chiamata: due righe o trenta secondi per dire <em>non se ne fa più nulla</em>.<br />
Per contro, c&#8217;è chi mi sta col fiato sul collo, che ogni giorno mi affligge con questioni sciocche o ridicole (la migliore è stata un&#8217;artista che giorni fa mi ha telefonato in tarda serata per rendermi manifesta la sua preoccupazione di «prendersi la sciatica» com&#8217;è accaduto a una sua amica, e non poter essere presente all&#8217;inaugurazione di una sua mostra).<br />
Che fare con persone del genere, inaffidabili, infantili e impreparate? Io, davvero, non ho una risposta per questa domanda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2.</strong> E&#8217; recentissima la notizia che (un fino a poco tempo fa giustamente ignorato) Domenico Scilipoti <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/04/06/news/il_manifesto_di_scilipoti_e_co_cos_simile_a_quello_degli_intellettuali_fascisti-14578301/" target="_blank">abbia scopiazzato senza fantasia</a> il manifesto del Partito fascista per fondare il suo Movimento Responsabilità Nazionale.<br />
Sentite un po&#8217; qua da chi dobbiamo sorbirci la predica sul concetto di &#8220;responsabilità&#8221;: da un oscuro agopuntore siciliano che il 14 dicembre scorso votò la fiducia a Berlusconi tradendo le file dell&#8217;Idv, nelle quali militava da 12 anni. E che, nei giorni successivi, vide provvidenzialmente balzare agli onori della cronaca la sua trascurata professione, con mirati articoli sugli indiscussi meriti di quest&#8217;antica pratica medica: tra tutti, ne parlò <a href="http://www.corriere.it/salute/10_dicembre_17/agopuntura-occhio-pigro-dipasqua_ece769de-09e8-11e0-b36f-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Il Corriere della Sera</a> proprio il 17 dicembre.<br />
La coincidenza ha il gusto, ad occhi sospettosi, di una ricompensa proditoriamente guadagnata, ma tant&#8217;è. L&#8217;ometto agopuntore balza oggi di nuovo agli onori della cronaca per la sua scarsa originalità e per il cattivo gusto. Soprattutto quando si legge che una delle parti scopiazzate è la seguente: «Responsabilità è concezione austera della vita, <span style="text-decoration: underline;">non incline al compromesso</span>, ma duro sforzo per esprimere i propri convincimenti facendo sì che alle parole seguano le azioni».<br />
Ecco, in questo caso il nostro Scilipoti mostra d&#8217;essere afflitto, oltre che da patologica carenza di fantasia e cattivo gusto, anche da una pressoché totale assenza di senso del ridicolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3.</strong> Non riesco più a tollerare l&#8217;arroganza, in qualsiasi forma essa si manifesti: da chi si crede più bello, a chi si crede più furbo, a chi si crede più intelligente, creativo, simpatico, rubacuori, fotogenico, colto, ricco o geniale (o più facilmente: genio incompreso). Mi stanno tutti in egual misura sul culo.<br />
La goccia che oggi ha fatto traboccare il vaso della mia irritazione è stato leggere di questo scrittorucolo che dai pixel del suo sito elogia spudoratamente il suo ultimo (capo)lavoro, citando a man bassa una serie di critiche entusiastiche che acclamano al miracolo letterario. Ovviamente è scattata la ricerca su Google dei nomi di questi illustri critici, nessuno dei quali appare su siti più autorevoli di Facebook o, se proprio sono personaggi con la maiuscola, Linkedin.<br />
Il motivo per cui non faccio il nome di questo scrittore della domenica è perché, purtroppo, nemmeno nella sua vanesia prosopopea egli s&#8217;innalza dalla massa dei vuoti esaltatori di sé stessi. E&#8217; uno dei tanti che ho incontrato: artisti che credono di essere novelli Picasso, comici che si prendono tragicamente sul serio, cantanti, meteore della televisione, sedicenti registi il cui valore è inversamente proporzionale alla loro boria.<br />
Mi chiedo, senza alcuna retorica ma con una certa urgenza, che fine abbiano fatto l&#8217;umiltà, la moderazione e l&#8217;aurea mediocritas.</p>
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		<title>Praha Miscellaneous: sul mangiare</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 13:02:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Due cose che bisogna sapere sul cibo a Praha: si mangia presto, si mangia bene. Non so come mai non me ne fossi accorta nel mio precedente viaggio, ma la cucina ceca è strepitosa. Greve [*], ma strepitosa. [*] Una &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/04/01/praha-miscellaneous-sul-mangiare/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/images-11.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2858" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Birra!" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/images-11.jpeg" alt="" width="340" height="260" /></a>Due cose che bisogna sapere sul cibo a Praha: si mangia presto, si mangia bene. Non so come mai non me ne fossi accorta nel mio precedente viaggio, ma la cucina ceca è strepitosa. <em>Greve</em> [*], ma strepitosa.</p>
<p style="text-align: justify;">[*] Una sera entriamo a <strong>U Šuterů</strong>, ristorante <a href="http://maps.google.it/maps?hl=it&amp;tab=wl" target="_blank">poco lontano dal centro</a> su cui avevo letto recensioni discordanti. In una tavolata in fondo al locale c&#8217;era un gruppo di italiani attempati che si apprestava a pagare il conto. Prima di sederci, ci avviciniamo e chiediamo loro: «Come avete mangiato?», e un signore barbuto ci risponde, con atteggiamento solenne e teatrale: «Buon cibo, ma greve». Così, &#8220;greve&#8221; è diventato per noi sinonimo di: &#8220;senso di sublime oppressione allo stomaco causato dall&#8217;abbondate cucina ceca tipica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si mangia presto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A Praha bisogna scegliere se andare a cena o andare a vedere uno spettacolo. Considerando che gli spettacoli (teatri, concerti ecc.) iniziano generalmente alle 20.00/20.30 e la maggior parte delle cucine chiude alle 22.00 (anticipando spesso e volentieri alle 21.30/21.45), noi ci siamo ritrovati a dover dare delle priorità. Che &#8211; lo ammetto con contrizione &#8211; quasi sempre sempre sono ricadute sul cibo.<br />
Unica eccezione: una serata al «<strong>black light theatre</strong>», una magia inattesa e coinvolgente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si mangia bene (si spende poco).</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A Praha si può scegliere tra un&#8217;infinità di proposte: ristoranti, osterie, birrerie, baracchini e fast food.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>1. I Ristoranti.</strong></span> Si assestano nell&#8217;olimpo dei ristoranti il già citato <strong>U Šuterů </strong>e il celebre <strong><a href="http://www.uprovaznice.cz/" target="_blank">U Provaznice</a></strong>. Qui il gulash, le selezioni di carni alla griglia, i dolci tipici e la birra sono eccellenti, le quantità pantagrueliche, e l&#8217;atmosfera è rilassata e informale. Il personale non è sempre dei più espansivi ma &#8211; lo rivelerò a tempo debito &#8211; ha tutta la mia solidarietà, data l&#8217;orda di italiani caciaroni che affolla la città.<br />
E&#8217; in uso lasciare la mancia (solitamente il 10-20%) ma, anche così, difficilmente si arriva a spendere, per una cena completa, più di 10-15 € a testa.<br />
La <strong>mancia</strong>, poi, ha una qualità tutta emotiva: più mangi bene, più ne lasci. Più ne lasci, più il personale ti sorride e ti invita a ritornare. A noi è successo così, e la seconda volta al <em>Provaznice</em> i camerieri si fermavano al nostro tavolo per spiegarci con dovizia di particolari &#8211; e caparbia ostinazione &#8211; le coniugazioni dei verbi cechi. Che, per dire, sono abbastanza un casino.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>2. Le birrerie.</strong></span> Tra le birrerie più celebri e antiche di Praha svetta <strong>U Fleků</strong>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/U_Fleků" target="_blank">storico locale</a> ormai meta di turisti. E&#8217; vero quel che si legge su internet: se non si sta attenti, può trasformasi in una &#8220;trappola&#8221;: i camerieri, infatti, passano continuamente (e insistentemente) tra i tavoli proponendo bevande e cibi con l&#8217;aria di offrirli, ma che conteggeranno profumatamente nel conto finale. Noi abbiamo bevuto soltanto birra, una lager scura di produzione propria. In assoluto, una delle bevande migliori che io abbia mai assaggiato.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>3. I baracchini.</strong></span> Per strada, nel centro storico, è possibile trovarne molti. Sconsiglio appassionatamente i baracchini che si trovano nei pressi della Piazza della Città Vecchia (<span style="color: #333333;"><strong><em>Staroměstské náměstí</em></strong></span>): offrono hot dog stopposi e insipidi. Consiglio invece quelli che si trovano in <em><strong>Václavské náměstí</strong></em>, la grande via dello shopping che conduce al National Museum, o quelli che si trovano nei pressi della Torre delle Polveri, vicino al centro commerciale «Kotva», in <em><strong>Náměstí Republiky</strong></em>. Con poche decine di corone (un paio di euro), è possibile mangiare al volo buonissime specialità della cucina ceca (salsicce, spatzle con bacon e crauti, patate e dolci. E un insuperabile, autentico prosciutto di Praga, affettato a mano sul momento).</p>
<p style="text-align: justify;">Anche se sul Web si trovano buone recensioni, <a href="http://www.uknihovny.cz/" target="_blank">evitate questo posto</a>: benché i prezzi siano in linea con gli altri ristoranti, la qualità è nettamente peggiore. Porzioni piccole, carni stoppose e birra pesante.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/TipiDamare?a=k2Sck2TiNow:2JDNeAhNupU:D7DqB2pKExk"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/TipiDamare?i=k2Sck2TiNow:2JDNeAhNupU:D7DqB2pKExk" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/TipiDamare?a=k2Sck2TiNow:2JDNeAhNupU:qj6IDK7rITs"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/TipiDamare?d=qj6IDK7rITs" border="0"></img></a>
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		<title>Praha Miscellaneous: la partenza</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 09:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[correttezza informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[impressioni]]></category>
		<category><![CDATA[partenza]]></category>
		<category><![CDATA[Praha]]></category>
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		<description><![CDATA[Tornare a Praha dopo 12 anni è come uscire finalmente dalla nebbia: ci sono le cose che avevi amato follemente a 20 anni &#8211; e di cui ti eri costruito nel ricordo un&#8217;immagine sfuocata e onirica &#8211; che improvvisamente prendono &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/03/31/praha-miscellaneous-la-partenza/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/20070801173009_praga_orologio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2851" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Orologio astronomico - 12 anni dopo" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/20070801173009_praga_orologio.jpg" alt="" width="346" height="278" /></a>Tornare a Praha dopo 12 anni è come uscire finalmente dalla nebbia: ci sono le cose che avevi amato follemente a 20 anni &#8211; e di cui ti eri costruito nel ricordo un&#8217;immagine sfuocata e onirica &#8211; che improvvisamente prendono vita davanti ai tuoi occhi, riempiendoli e straripandoli di rinnovata meraviglia. E&#8217; sempre una città bellissima &#8211; e il tono è lo stesso di chi dice <em>è sempre una donna bellissima</em>: nonostante l&#8217;età, nonostante i cambiamenti. Ma, uscendo dalla nebbia e uscendo dai ricordi, capita che le cose che tanto ci avevano emozionato tempo prima, emergano per quello che sono, spogliate di magia. Il che non significa necessariamente meno belle ma soltanto: più reali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La partenza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo deciso di partire venerdì notte per il martedì dopo: un colpo di testa, una ridarola incontenibile. «Allora prenoto? Schiaccio il tasto?», «No no, aspetta! Sicuro che possiamo farlo? Lo facciamo? Schiaccia! Schiaccia!», e giù risate.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono scelta fin dall&#8217;inizio il ruolo di ricercatrice ufficiale di informazioni su internet, forte anche della mia precedente esperienza ceca: cosa vedere, dove mangiare, quali locali provare. Ho elaborato quindi una dettagliata relazione di una decina di pagine fitte: i posti più gettonati, le critiche positive e quelle negative, i consigli generali sulle usanze locali e via dicendo.<br />
Ho scrupolosamente segnato tutto: se di un locale leggevo quindici impressioni entusiastiche e una perplessa, appuntavo tra parentesi che non tutti erano convinti della validità del posto. Insomma: una sorta di cartina al tornasole delle informazioni che si leggono sul Web, un modo concreto per testarne l&#8217;affidabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che andrò a raccontarvi nei prossimi giorni è il sunto-verità del mare magnum di informazioni che si trovato sul Web (con, in più, qualche riflessione personale su com&#8217;è diventata Praha 12 anni dopo).</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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		<title>L’indignazione di una persona qualunque</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 12:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[vergogna]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono colpevole di essermi interessata solo a intermittenza della politica, di chi ci governa e del malcostume dei vertici del potere. Protetta e isolata nel mio mondo di libri, citazioni e arte, ho sempre avuto l&#8217;impressione che la politica fosse &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2011/01/28/lindignazione-di-una-persona-qualunque/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono colpevole di essermi interessata solo a intermittenza della politica, di chi ci governa e del malcostume dei vertici del potere. Protetta e isolata nel mio mondo di libri, citazioni e arte, ho sempre avuto l&#8217;impressione che la politica fosse una cosa sporca, nella quale non volevo mettere il naso. Ora, però, non è più possibile girare la testa dall&#8217;altra parte e dire <em>non voglio vedere</em>. Più è sporca, più è impossibile farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad aprirmi gli occhi, ancora una volta è stato un libro. Acquistato in tutta fretta in un autogrill, <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/libri/articoli/articolo495041.shtml" target="_blank"><em><strong>La manomissione delle parole</strong></em></a> di Gianrico Carofiglio ha saputo toccare le corde giuste, quelle mie più sensibili: il depauperamento e la degenerazione del linguaggio, che rappresenta il depauperamento e la degenerazione del senso civico e morale della nostra società.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono una persona qualunque, e la mia indignazione per quello che oggi passa alle cronache come il «Rubygate» è l&#8217;indignazione di una persona qualunque. Datele dunque il peso che merita, che è il peso di una, nessuna e centomila altre indignazioni. Non vale di più, e neanche di meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dai pruriti voyeur, dai quali nessuno di noi sfugge.<br />
<a href="http://www.elpais.com/fotogaleria/imagenes/censuradas/Berlusconi/elpgal/20090605elpepu_1/Zes/4" target="_blank">Immagini</a> <a href="http://www.elpais.com/fotogaleria/imagenes/censuradas/Berlusconi/elpgal/20090605elpepu_1/Zes/5" target="_blank">come</a> <a href="http://www.elpais.com/fotogaleria/imagenes/censuradas/Berlusconi/elpgal/20090605elpepu_1/Zes/3" target="_blank">queste</a> mi indignano. Turbano il mio senso del pudore, entrano in contrasto con l&#8217;idea che io ho del potere politico (e che non si discosta molto da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=rSKbT4kongk" target="_blank">questo discorso di Pertini</a>), dell&#8217;essere donna e della sacralità del corpo. Non voglio fare riflessioni sullo statuto morale della prostituzione. Voglio spingermi oltre.<br />
Sono contraria, e lo sono sempre stata, all&#8217;idea &#8211; imperante nella nostra società &#8211; di &#8220;interscambiabilità&#8221; dell&#8217;individuo: se non sei tu, sarà qualcun altro. Se non riesco a corrompere te, ci sarà qualcun altro da corrompere. Se inizio una relazione, ma questo richiede un impegno e una responsabilità che non intendo assumermi, passo al prossimo partner, così da avere l&#8217;impressione di un eterno inizio entusiasmante. Perché intanto ci sarà sempre qualcun altro con cui continuare ad essere euforicamente immaturi. Se tu dici di no al mercimonio del tuo corpo per entrare in tv, pazienza; ce n&#8217;è un&#8217;altra che fa la fila dietro di te, pronta a piegarsi ad ogni compromesso. In tutta questa girandola di facce, corpi e culi, nessuno spazio è dato all&#8217;altro come &#8220;individuo&#8221;.<br />
Riflettendo sul tema dell&#8217;«altro», Kapuscinski affermava che ogni volta che l&#8217;uomo si è incontrato con l&#8217;altro uomo, ha sempre avuto davanti a sé tre possibilità: fargli la guerra, isolarsi o stabilire un dialogo. Io aggiungerei una quarta modalità, che emerge con prepotenza nella società attuale: usarlo. Come fosse un macchinario, un&#8217;estensione del proprio ego e dei propri bisogni, annullandone ogni umanità, autonomia e dignità. Nel caso specifico del &#8220;Rubygate&#8221;, tutti usano tutti, e non credo che sia più condannabile il potente che &#8220;usa&#8221; le puttane rispetto alle puttane che &#8220;usano&#8221; il potente. E&#8217; un perfetto &#8220;passo-a-due&#8221; in cui entrambe le parti, nella piena facoltà delle proprie attività intellettuali e morali, decidono che questo tipo di scambio è equo, giusto e, anzi, desiderabile per ottenere i propri scopi. Che poi, tra gli scopi emersi leggendo <a href="http://violapost.files.wordpress.com/2011/01/intercettazionicens1.pdf" target="_blank">le prime intercettazioni dell&#8217;affaire Ruby</a>, ci siano «nove paia di scarpe» acquistate in cambio di una notte di orgiastica baldoria, be&#8217;, mi riempie di costernata e infelice incredulità.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alle sconce immagini di uomini e donne nude che affollano i palazzi del potere, la mia indignazione si rivolge al potere stesso, quel potere che, accecato dall&#8217;illusione di onnipotenza, pensa di poter gettare fumo negli occhi, che non dialoga con le parti avverse, che non si mette in discussione e che pensa di poter manipolare coscienze e opinione pubblica esercitando l&#8217;arroganza, l&#8217;insulto e la falsità.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni, seguendo con attenzione dibattiti, talk show e telegiornali, mi sono resa conto che le parti chiamate in causa (mi riferisco ovviamente a Berlusconi e al suo entourage) mai una volta hanno risposto alle accuse mosse contro di loro, ma hanno sempre spostato l&#8217;attenzione su altri temi (la presunta persecuzione giudiziaria, le &#8220;calunnie&#8221; degli avversari, i significati faziosi di &#8220;democrazia&#8221; e &#8220;privacy&#8221;), non pertinenti. Faccio un esempio, e vado a pescarlo direttamente su <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/caso_ruby_berlusconi_io_aggredito_e_lei_mi_ha_aiutata_e_galantuomo/cronaca-berlusconi-marocchina-minorenne-ruby/29-10-2010/articolo-id=483460-page=0-comments=1" target="_blank">Il Giornale</a>.<br />
Nel riportare la risposta di Berlusconi all&#8217;accusa di aver fatto pressioni alla Questura di Milano per il rilascio di Ruby, il giornalista utilizza un verbo decisamente eloquente: <em>liquida</em>. «&#8221;Una balla inventata dai giornali&#8221;, il presidente [...] liquida così l&#8217;accusa». Il verbo &#8220;liquidare&#8221;, qui usato in senso chiaramente figurato, significa &#8220;<a href="http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/L/liquidazione.shtml" target="_blank">eliminazione, soppressione di un nemico</a>&#8220;, addirittura &#8220;<a href="http://www.ildizionario.eu/significato/l/dizionario-liquidare.asp" target="_blank">porre nel nulla</a>&#8220;. Interessante anche l&#8217;<a href="http://www.homolaicus.com/linguaggi/sinonimi/hypertext/0869.htm" target="_blank">elenco dei sinonimi e dei contrari</a> (tra i contrari anche &#8220;fondare&#8221;, &#8220;mettere in piedi&#8221;). Ad ogni modo, in nessun dizionario appare il significato di &#8220;argomentare&#8221;, &#8220;rispondere&#8221; o &#8220;controbattere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente ho avuto ottimi insegnanti a scuola. Il più delle volte si incazzavano quando «a domanda» non seguiva «risposta», ovvero quando le nostre risposte, da alunni svogliati e impreparati quali talvolta eravamo, cominciavano con la storiella della rava e della fava, senza condurre da nessuna parte. Ecco, è la stessa cosa che sta avvenendo in questo momento: a quel magnifico ma ormai logoro affabulatore che è Berlusconi non ho sentito dare ancora una riposta pertinente a una domanda specifica. Ho solo avvertito il tono petulante e aggressivo del bambino che punta il dito e dice «Non è vero, gné gné. Ce l&#8217;hanno tutti con me!».<br />
Qualcuno una volta mi disse: «Se nessuno ti capisce, prova a parlare più chiaramente». Ecco, signor Presidente, se con lei sono tutti brutti e cattivi, faccia un gesto di maturità: ci dica per filo e per segno quali sono le bugie su di lei, ci dica che non fa festini a luci rosse in un&#8217;abitazione usata anche a scopi istituzionali, che nei suddetti festini non circolano né puttane, né droga, né minorenni, né magnaccia. Non chiedo altro che una risposta pertinente e articolata. Questo basterebbe a farmi sentire meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente la serie di riflessioni innescate da Carofiglio e dal Rubygate non si limitano alle poche considerazioni svolte qui. Mi è capitato di pensare alle derive di una società moralmente addormentata come la nostra, apparentemente incapace di indignarsi e ribellarsi attivamente; e anche accecata dall&#8217;apparenza, dalla smania di possesso materiale, dall&#8217;indifferenza per l&#8217;individuo, per la sua unicità e bellezza; alla svalutazione del sesso, all&#8217;esibizione di corpi di carne svuotati da ogni vento (o anche solo brezza) spirituale; dalla povertà di contenuti dimostrati da tutte le persone coinvolte in questo pasticcio, dalla loro pochezza lessicale, culturale, intellettuale e morale; dalle storie di miseria familiare e relazionale, figli malmenati, genitori opportunisti e cinici, mogli amanti mariti abbandonati, ritrattazioni, bugie, finti fidanzati, esternazioni pubbliche, sensazionalismi patetici, lacrime in tv, ricatti, copioni mal digeriti, querele e controquerele, andirivieni negli studi televisivi, urla scomposte e strumentalizzazioni &#8211; dall&#8217;una e dall&#8217;altra parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per tutte queste riflessioni ora manca lo spazio. Che non può e non deve più essere uno spazio solo di carta, come i buoni propositi del 31 dicembre, ma dev&#8217;essere azione, consapevolezza e reale impegno a creare, pezzo per pezzo, un mondo nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Dove sbagliano le donne</title>
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		<comments>http://www.tremaredamore.it/2010/09/20/dove-sbagliano-le-donne/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 12:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Leggo due post (qui e qui) che mi fanno riflettere per l&#8217;ennesima volta sull&#8217;intramontabile classico: il rapporto uomo-donna. Lascio un paio di riflessioni sul tema: dove sbagliano le donne (secondo laVale). Comunicazione. Le donne parlano troppo. Sempre, in ogni contesto. &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/09/20/dove-sbagliano-le-donne/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/adam-eve-1507.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2798" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Adamo ed Eva" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/adam-eve-1507.jpg" alt="" width="298" height="374" /></a>Leggo due post (<a href="http://splendidiquarantenni.wordpress.com/2010/09/18/le-crude-regole-per-tenersi-un-uomo/" target="_blank">qui</a> e <a href="http://killercat.blogspot.com/2010/09/decalogo-per-fare-felice-una-donna.html" target="_blank">qui</a>) che mi fanno riflettere per l&#8217;ennesima volta sull&#8217;intramontabile classico: il rapporto uomo-donna. Lascio un paio di riflessioni sul tema: dove sbagliano le donne (secondo laVale).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Comunicazione.</strong><br />
Le donne parlano troppo. Sempre, in ogni contesto. Parlano (troppo) con le altre donne, con il loro partner, con l&#8217;animale di casa, al telefono, quando litigano, quando sono turbate, quando sono infervorate per una causa politica. E, soprattutto, parlano troppo quando sono innamorate.<br />
Mia madre parla troppo. Alcune delle donne con cui lavoro parlano troppo. La tizia da cui compro biancheria intima parla troppo.<br />
Da un lato si sentono <em>legittimate</em> a parlare troppo, perché ormai tutti sanno la storia che nel cervello femminile lo spazio dedicato al linguaggio è maggiore che in quello maschile, e quindi&#8230; Dall&#8217;altro, sono perversamente convinte che <em>ogni cosa</em> debba essere detta, analizzata, sezionata, centrifugata e poi: propinata, mangiata e digerita nell&#8217;arco di una conversazione, di una relazione, di un&#8217;amicizia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Azione.</strong><br />
Quando le donne s&#8217;infilano in una relazione più o meno stabile, iniziano un balletto di azioni e comportamenti a mio avviso tanto deleteri quanto oramai convenzionali e più o meno socialmente accettati (almeno, nella cerchia delle amicizie femminili, che ci costruiscono sopra ore e ore di discussioni accesissime e appassionate).<br />
L&#8217;uomo in questione diventa il centro del loro mondo, e da lui si aspettano tutto un insieme di gesti stereotipati che non hanno altra funzione se non quella di rassicurarle: al mattino lui deve darci il buongiorno con un sms; in pausa pranzo, siccome si tratta appunto di una &#8220;pausa&#8221;, lui deve chiamare; ogni momento libero lo deve passare con noi; deve pagarci la cena, regalarci fiori, ricordare tutto ciò che per noi <em>deve</em> essere ricordato; ci deve fare complimenti, giurare amore eterno, dedicarci canzoni, portarci a spasso; dopo il sesso deve sussurrarci frasi romantiche, e prima di addormentarsi deve mandarci un altro sms &#8211; quello della buonanotte.<br />
Se, dio non voglia, il poveretto per un paio di volte non fa quel che ci si aspetta da lui (e fondato su un coacervo di fantasie malsane e irrealistiche fomentate in gran parte dal cinema), la donna diventa rognosa, petulante, capricciosa, ossessiva, pretenziosa e assillante. Si comporta come se non avesse un briciolo di autostima, come se il suo mondo sorgesse e tramontasse attorno al malcapitato. Cosa che, diciamocelo, è avvilente. Cosa che, ammettiamolo, tutte, una volta nella vita, abbiamo sperimentato in prima persona. Più o meno attorno ai 15/20 anni. Poi, in teoria, dovremmo essere cresciute.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Amore.</strong><br />
Le donne parlano troppo d&#8217;amore. Le donne pensano troppo all&#8217;amore. Le donne hanno aspettative eccessive sull&#8217;amore.<br />
Esempio: io millanto di saper cucinare la torta al cioccolato più buona che essere umano potrà mai mangiare. In questa magnifica torta l&#8217;ingrediente &#8220;cioccolato&#8221; è il principale ma, se non ci fossero anche gli altri e nella giusta quantità, farebbe schifo. La nostra vita è una torta al cioccolato (o alle prugne o alla cannella, fate voi), e possiamo anche dirci che per noi l&#8217;ingrediente principale è il cioccolato (l&#8217;amore) o la cannella (il lavoro) o le prugne (gli amici), ma ciò che la rende davvero buona, davvero degna d&#8217;essere mangiata, assaporata e goduta, è l&#8217;<em>insieme equilibrato</em> di tutte queste cose.<br />
Non penso di dire niente di nuovo o rivoluzionario, ma va da sé che se in questo momento della mia vita il lavoro ha un retrogusto lassativo e io riverso tutte le mie ansie, i miei bisogni di realizzazione e i miei sogni di felicità sul partner, ecco, rovino la torta. Perché l&#8217;amore non è la panacea di ogni male, non è il passepartout per il paradiso. E&#8217; <em>una</em> relazione, realizza <em>un</em> aspetto del mio essere &#8211; ma non esaurisce tutto il mio essere, non sostituisce le altre relazioni. Quando questo accade, impoveriamo la nostra vita, mortifichiamo noi stesse, diamo un calcio in culo alle nostre potenzialità, finendo per esaurire chi ci sta attorno.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Bestseller? Come non detto…</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 10:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che un tascabile arrivi a costare 21.50 € è uno scandalo, a prescindere da qualunque considerazione relativa al numero di pagine, novità, bontà della traduzione e successo editoriale. Non solo: a conti fatti e libro consumato, aver sborsato 21 euro &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/09/06/bestseller-come-non-detto/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1299" title="grasse risate" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/risata1.gif" alt="grasse risate" width="250" height="190" />Che un tascabile arrivi a costare 21.50 € è uno scandalo, a prescindere da qualunque considerazione relativa al numero di pagine, novità, bontà della traduzione e successo editoriale. Non solo: a conti fatti e libro consumato, aver sborsato 21 euro e 50 per un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Uomini_che_odiano_le_donne" target="_blank">presunto bestseller</a>, mi rompe assai.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho resistito alla tentazione per settimane poi, una decina di giorni fa, ho ceduto. Sembrava che il libro mi occhieggiasse teneramente dagli scaffali, e non ho potuto che prenderlo e farlo mio. D&#8217;altra parte, ho la passione per i gialli, per i gialli svedesi in particolare (il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Henning_Mankell" target="_blank">Mankell</a> di Wallander, soprattutto) e per i malloppi superiori alle 500 pagine, e quel titolo ammiccante &#8211; <em>Uomini che odiano le donne</em> &#8211; sembrava una promessa di lunghe ore di felicità narrativa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Felicità narrativa&#8221; non è esattamente l&#8217;espressione che raffigura le circa dieci ore impiegate a leggere le 676 pagine buttate malamente giù dal fu Larsson. Il romanzaccio, perdonatemi la licenza poetica, è un&#8217;autentica cagata; soldi e tempo buttati letteralmente nel cesso. Il libro ha venduto, pare, cinquecentomila copie e se le ha vendute vuol dire che è piaciuto. E se è piaciuto, la domanda che mi spinge a scrivere è: ma cosa piace alla gente? Cosa diavolo legge la gente?</p>
<p style="text-align: justify;">Passi che piaccia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_solitudine_dei_numeri_primi" target="_blank">Giordano</a>, con la sua esangue trovata matematico-letteraria; passi che piacciano i polpettoni alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%27ombra_del_vento" target="_blank">Zafón</a> o quell&#8217;indecenza lacrimosa di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_cacciatore_di_aquiloni" target="_blank">Hosseini</a>. Possono piacere perché, pur nella loro assoluta mediocrità artistica, hanno una trama originale, in qualche caso uno stile avvincente o anche solo un buon titolo evocativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma un caso mondiale come quello di Larsson mi getta nel più nero sconforto.<br />
Per darvi un&#8217;idea, anche solo approssimativa: la prima «sensazione», che rivela un «pensiero sfuggente» da cui tutta l&#8217;indagine sarà trasfigurata, si manifesta a pagina 335. Fino a quel punto c&#8217;è il nulla, due storielle parallele senza pathos né brividi che si incroceranno solo a pagina 390, tonde tonde. Il caso viene risolto, senza alcun colpo di scena, a pagina 509. Il che significa che per le restanti 167 pagine, Larsson ce la mena senza aggiungere nulla alla vicenda in generale, all&#8217;intreccio sessual-amoroso dei protagonisti o alla storia potremmo dire biografica dei singoli personaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">E notiamo, di sfuggita, che il fu Larsson, prima della prematura dipartita, sul nulla è riuscito a scriverci una trilogia. No, per dire.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Perché Houellebecq</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono una citazionista nata, convinta che siamo ciò che citiamo, e leggere Piattaforma di Houellebecq è stato soddisfacente perché, benché sul romanzo in sé abbia qualche riserva, sforna quasi in ogni pagina sentenze nette, taglienti e lucidissime, che potrebbero avere &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/08/31/perche-houellebecq/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tremaredamore.it/wp-content/piattaforma_petrolio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2772" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 2px solid black;" title="Piattaforma" src="http://www.tremaredamore.it/wp-content/piattaforma_petrolio.jpg" alt="" width="360" height="257" /></a>Sono una citazionista nata, convinta che <em>siamo</em> ciò che <em>citiamo</em>, e leggere <strong><em>Piattaforma</em></strong> di Houellebecq è stato soddisfacente perché, benché sul romanzo in sé abbia qualche riserva, sforna quasi in ogni pagina sentenze nette, taglienti e lucidissime, che potrebbero avere una vita propria indipendentemente dall&#8217;economia della storia.<br />
Sono ampie citazioni, sboccate e corrosive, sulla civiltà occidentale e la sua decadenza inesorabile e suicida.<br />
Le condivido, naturale. Sono non solo vere, ma espresse in un linguaggio abbastanza urtante da spingere anche il lettore più inane a rifletterci sopra. O a rimanere sdegnato, che alla fine è pur sempre un inizio.<br />
Ne ho scelte alcune, le mie preferite.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Sulla morte.</strong><br />
<em> Per farla breve: anche quello, come tutti i cimiteri laici, era di una noia mortale. E confermava l&#8217;irritante consapevolezza che i cattolici rimanessero gli unici ad aver messo in piedi un sistema funerario efficace. Facile, si dirà, visto che il loro metodo per rendere grandiosa e toccante la morte consisteva molto semplicemente nel negarla. Sta di fatto che lì, in quel cimitero, in mancanza di uno straccio di Cristo risorto, ci sarebbe voluta qualche ninfa, qualche naiade&#8230; insomma, un po&#8217; di fica. Così, invece, era impossibile immaginarsi il povero José Martì folleggiare nelle praterie dell&#8217;aldilà; dava piuttosto l&#8217;impressione di essere sprofondato nelle ceneri di una noia eterna.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Sulle relazioni.</strong><br />
<em> Se si pensa al livello delle conversazioni che bisogna subire per portarsi a letto una ragazza, e se si pensa che nella maggior parte dei casi la suddetta ragazza si rivelerà una pessima amante, decisa a spaccarti i coglioni coi suoi problemi e ad attaccarti bottoni infiniti sui suoi ex amichetti [...] e che ti toccherà per forza passare con lei quantomeno il resto della notte&#8230; be&#8217;, credo che a quel punto non ci sia molto da stupirsi se tanti uomini preferiscono togliersi il pensiero sganciando una piccola somma. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Sulla cultura.</strong><br />
<em> Ecco che effetto fa la cultura, mi andavo dicendo, scoccia parecchio ma in maniera utile; ti spedisce a confrontarti con il tuo nulla.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Sull&#8217;amore.</strong><br />
<em> Quando manca l&#8217;amore non esiste nulla da santificare.</em></p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>99 volte</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 18:16:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VforValentina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei primi anni del Novecento Battista prende la via del mare e va in America, apre un saloon in Illinois, si becca una pallottola in pancia, sforna due figlie bionde, fa i soldi e torna in Liguria con tutta la &#8230; <a href="http://www.tremaredamore.it/2010/08/14/99-volte/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin-top: 2px; margin-bottom: 2px; margin-left: 3px; margin-right: 3px; border: 1px solid black;" title="Partir/revenir" src="http://www.andreatta.it/wp-content/uploads/2009/05/latouraine16.jpg" alt="" width="387" height="248" />Nei primi anni del Novecento Battista prende la via del mare e va in America, apre un saloon in Illinois, si becca una pallottola in pancia, sforna due figlie bionde, fa i soldi e torna in Liguria con tutta la famiglia. In Italia è miseria nera, e la sua figlia maggiore, Zenaide, quando sale sulla nave per lasciare definitivamente quella vita, dice a mezza voce: «Goodbye my country», frase che le resterà appesa alle labbra per sempre e cementerà di nostalgia il nostro convivere familiare.<br />
Se la ventenne Zenaide, orgogliosa delle sue calze trasparenti di nylon con la riga dietro, si fosse innamorata nella città di Mark e avesse fatto l’amore con un bell’americano biondo come lei, mia nonna Adele non avrebbe incontrato lo scapestrato Riccardo che, bisogna riconoscerlo, se l’era spassata parecchio in Brasile prima di approdare a Imperia e prendersi per moglie quel donnino minuscolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Riccardo, però, non se l’era solo spassata. Mentre Battista attraversa per la penultima volta l’oceano, senza famiglia e con la pallottola ancora ben incastrata in pancia, Rick finisce il suo apprendistato come cuoco in una sordida cantina di Buenos Aires, ospite di un presunto zio di parentela in realtà ignota. E’ destino, o vocazione forse, che Riccardo scelga allora di vivere viaggiando sui mercantili, cucinando piramidi di insalata russa per equipaggi stranieri e imparando più cose di quante la sua piccola e concreta Adele, a dispetto delle sue origini avventurose, avrebbe mai potuto capire. Come ad esempio la bontà del pollo al curry.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima delusione dell’Italia, una volta rientrati, e di quel paesino ligure in particolare, fu per Zenaide l’impossibilità di trovare negozi che vendessero calze di nylon. La seconda delusione furono la miseria e il lavoro manuale. A cui ne seguirono altre, come la guerra, i tedeschi che bivaccano nelle case, spaccarsi la schiena nella terra delle campagne, i bambini che giocavano a «bum bum» coi fucili dei soldati e qualche drammatico incidente che fortunatamente non provocò mai vittime.<br />
Per Adele, la quieta e silenziosa, il ritorno più che deludente fu scioccante; nel giro di qualche settimana compì il miracolo di dimenticare del tutto la sua lingua madre. Oggi mia nonna compie 99 anni, e di quelle origini americane le è rimasto addosso soltanto il nome: Mary.</p>
<p style="text-align: justify;">V</p>
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