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	<title>Trenca che ti passa</title>
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	<description>Storie, eventi e personaggi di questo pazzo mondo...</description>
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		<title>Terremoto in Emilia: i veri eroi del sisma sono i cani</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2012 10:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Macerie, calcinacci e muri che vengono giù come polistirolo. Immagini impresse nella memoria degli italiani, ma soprattutto degli emiliani che purtroppo faranno fatica a dimenticare il terremoto che ha colpito la regione tra maggio e giugno. In questo sisma, a contribuire maggiormente al recupero delle persone sono stati i cani delle unità cinofile delle forze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/cane_terremoto.jpg" width="240" />
		</p><p style="text-align: justify;"><em>Macerie, calcinacci e muri che vengono giù come polistirolo. Immagini impresse nella memoria degli italiani, ma soprattutto degli emiliani </em><em><span id="more-1275"></span></em><em>che purtroppo faranno fatica a dimenticare il terremoto che ha colpito la regione tra maggio e giugno. In questo sisma, a contribuire maggiormente al recupero delle persone sono stati i cani delle unità cinofile delle forze dell’ordine. Storie di piccoli eroi a quattro zampe, veri protagonisti delle ricerche post emergenza.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/volontari_terremoto.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1283" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="volontari_terremoto" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/volontari_terremoto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>LA CARICA DEI VOLONTARI </strong>- Immagini dense di speranza e <strong>cariche di solidarietà</strong> si affiancano a quelle terrificanti di <strong>città martoriate</strong> come bombardate da un nemico silenzioso che attacca all’improvviso. Un rivale che lascia ogni uomo impotente, poiché nulla può fare di fronte alla sua forza distruttrice. Un evento che ha riportato alla mente, purtroppo le già tristi vicende accadute negli ultimi tempi a <strong>L’Aquila soltanto tre anni fa.</strong> Tendopoli, sfollati e una gara di solidarietà per cercare di alleviare in parte le necessità dei terremotati, sono state, anche in questo caso, le istantanee che hanno raccontato l’evento. <strong>Ognuno ha contribuito</strong> come poteva: chi ha inviato materiale sanitario, chi ha organizzato raccolte fondi per l’acquisto di condizionatori, chi invece ha inviato provviste alimentari, ed altri si sono messi a disposizione. <strong>Migliaia i volontari</strong> giunti in Emilia da tutta l’Italia, che senza sosta hanno dato il <strong>proprio contributo,</strong> sperando di ritrovare qualche persona ancora viva sotto le macerie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/cane_terremoto.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1276" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="cane_terremoto" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/cane_terremoto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>PROTAGONISTI A QUATTRO ZAMPE </strong>– Numerose le <strong>squadre cinofile</strong> entrate in azione nelle zone colpite dal terremoto, con l’intento di salvare vite umane nelle lunghe ore dopo gli eventi sismici. Insieme al Soccorso Alpino, ai Vigili del Fuoco e alle altre Forze dell’Ordine, i cani hanno offerto il <strong>loro infallibile fiuto</strong>, intrufolandosi sotto le macerie e cercando di captare respiri e suoni impercettibili all’orecchio umano. Un apporto fondamentale che ha portato il suo risultato. Nei comuni più colpiti dal sisma: <strong>Medolla</strong> e <strong>Cavezzo</strong>, i cani hanno salvato la vita a diverse persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA STORIA DI ZAGOR</strong> &#8211; La B.B.G. di San Giacomo Roncole è una fabbrica che è crollata a seguito di una violenta scossa, qui lavora come operaio Michele Cesarini Sforza. Dopo il crollo del capannone, ha compreso subito la gravità della situazione e si è precipitato a casa a prendere <strong>il suo amico Zagor</strong>. Il cane fiutando è riuscito ad estrarre dalle macerie <strong>due corpi</strong>, che purtroppo sono morti poco dopo per la gravità delle ferite riportate. Un altro cane invece ha salvato la vita ad una donna di 65 anni intrappolata sotto le macerie a Cavezzo. La donna era sotto un mobile della cucina, in una palazzina di quattro piani che era stata dichiarata inagibile. Una foto che ha fatto commuovere il popolo del web è stata un’unità cinofila <strong>stremata mentre riposa</strong> sulle brandine in una tenda improvvisata, dopo ore di ricerche tra le macerie. L’immagine postata su Facebook era eloquente. Toccante anche il commento: “<em>Loro erano lì a lavorare per salvare le nostre vite. Hanno trovato e salvato una signora dopo 12 ore. Non chiedono mai niente se non una ciotola d’acqua, una di cibo e delle coccole. Pensateci quando credete siano un fastidio!!!</em>”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/cani-terremoto3.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1278" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="cani-terremoto3" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/cani-terremoto3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>LA PREPARAZIONE</strong> – L’impiego dei cani avviene dopo mesi o <strong>anni di addestramento</strong>. In particolare sia i Vigili del Fuoco che il Soccorso Alpino insegnano a cercare le persone sepolte da frane o da valanghe. Fa rabbia sapere che la maggior parte delle volte le pagine dei giornali siano riempite da notizie che hanno per protagonisti questi animali, solo perché <strong>vittime della cattiveria</strong> umana: dal fenomeno dell’abbandono estivo alla soppressione brutale dei randagi, avvenuta prima degli Europei di Calcio in Ucraina e Polonia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL SISMA IN EMILIA</strong> – Gli eventi sismici della <strong>pianura padana emiliana</strong>, si sono concentrati in particolare nelle province di Modena e Ferrara, ma hanno avuti effetti sull’intera regione, in quasi tutto il Nord Italia, in Toscana e nelle Marche. <strong>Violentissime le scosse</strong> che hanno toccato punte anche di 6,0 di magnitudo. Il 4 giugno è stata la giornata del lutto nazionale per le vittime del terremoto. Circa trenta le vittime accertate dopo le tremende scosse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/cani_terremoto2.jpg" target="_blank"><img class="size-thumbnail wp-image-1277 alignright" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="cani_terremoto2" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/cani_terremoto2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L’IMMAGINE SIMBOLO &#8211; </strong>Una delle immagini più commoventi del sisma in Emilia-Romagna resta tuttavia, quella dell<strong>’anziana donna</strong> di 88 anni che viene portata fuori da un Vigile del Fuoco mano per mano. La signora, rimasta nella sua abitazione durante il sisma che ha devastato il centro storico di Finale Emilia, era stata trovata da un Vigile del Fuoco ed era stata portata via dalla zona rossa. Per tutto il tragitto però la donna aveva manifestato il proprio dissenso ad abbandonare la propria casa. Soltanto <strong>l’affetto del Vigile del Fuoco</strong> l’ha convinta ad uscire dalla zona pericolosa prima di essere assistita dalla Croce Rossa.</p>
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		<title>Hockey su pista: Mirandola vince lo scudetto della rinascita</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2012 09:51:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La rinascita di Mirandola passa anche per una partita di hockey su pista. Giovani sportivi più forti del terremoto hanno conquistato lo scudetto under 15 battendo in finale il Trissino. LO SCUDETTO DELLA RINASCITA &#8211; L’Uvp Mirandola è Campione d’Italia under 15 di hockey su pista. E’ la risposta migliore da parte di giovani adolescenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/Mirandola-Hockey.jpeg" width="240" />
		</p><p style="text-align: justify;"><em>La rinascita di Mirandola passa anche per una partita di hockey su pista. Giovani sportivi più forti del terremoto hanno conquistato lo scudetto<span id="more-1265"></span> under 15 battendo in finale il Trissino.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LO SCUDETTO DELLA RINASCITA</strong> &#8211; L’<strong>Uvp Mirandola</strong> è Campione d’Italia <strong>under 15</strong> di hockey <a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/terremoto_mirandola.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1267" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="terremoto_mirandola" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/terremoto_mirandola-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>su pista. E’ la risposta migliore da parte di giovani adolescenti che hanno vissuto la paura del terremoto. I loro pattini sono stati velocissimi e dopo essersi<strong> laureati Campioni d’Italia</strong> puntano ora a rialzare la testa e sconfiggere l’altro avversario: il terremoto. Saltato fuori all’improvviso ha sconvolto non poco le loro giovani vite. Lo scudetto di questi ragazzi <strong>ha il sapore di una rinascita</strong>, di una generazione che non si sta piangendo addosso, ma che riesce in quello che meglio sa fare: in questo caso giocare ad hockey.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA SPINTA DEI PROPRI CARI </strong>- Sono stati proprio <strong>i genitori</strong> dei ragazzi a volere che i loro figli andassero in Veneto a giocare, sfruttando il pretesto della partita <strong>per farli allontanare</strong> dai luoghi della tragedia. «<em>Mi hanno pregato di portarli via</em> – ha raccontato il tecnico Massimo Barbieri – <em>così abbiamo recuperato tutti con il pulmino della società. Nel frattempo a Breganze, nel vicentino, era partita la gara di solidarietà. I dirigenti del club avevano deciso di ospitarci fino al termine delle finali giovanili, che avrebbero avuto luogo a Trissino e Valdagno</em>». Ospitati nel palazzetto di Breganze ed <strong>adottati da tutto il Veneto hockeistico</strong>, hanno così potuto preparare al meglio il match rafforzando ancor più lo spirito di squadra. I giorni passati a stretto contatto sembrano essere stati <strong>la medicina migliore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/Mirandola-Hockey.jpeg" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1266" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Mirandola-Hockey" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/Mirandola-Hockey-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /></a></strong><strong>LA SQUADRA</strong> &#8211; L’Uvp Mirandola è <strong>nata lo scorso anno</strong> dalla fusione della Villa d’Oro Modena e del Pico Mirandola: «<em>Due ragazzi di Mirandola</em> – ha continuato il coach – <em>oggi vivono in tenda, qualche giorno prima della finale hanno visto crollare la loro casa</em>». Al loro rientro, nemmeno il tempo di godersi la vittoria che <strong>una nuova scossa di terremoto</strong> li ha fatti ripiombare nella paura. L’esperienza di Trissino però non è passata inosservata agli occhi di tutti gli sportivi italiani, poiché come ha concluso Barbieri: «<em>Mi stanno chiamando da tutta l’Italia hockeistica, dicendo che ci vogliono ospitare</em>».</p>
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		<title>Paralimpiadi di Londra: la disabilità non fa rima con privazione</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jul 2012 15:17:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le Paralimpiadi che si terranno a Londra quest’estate saranno imponenti. La manifestazione partirà subito dopo la fine dei Giochi Olimpici. Oltre 4.000 atleti arriveranno a Londra per dimostrare che la disabilità non fa rima con rinuncia e privazione. I Giochi Paralimpici di Londra, rappresentano la XIV edizione della manifestazione dedicata agli atleti con disabilità fisiche. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/paralimpiadi_2012.jpg" width="240" />
		</p><p><em>Le Paralimpiadi che si terranno a Londra quest’estate saranno imponenti. <span id="more-1251"></span>La manifestazione partirà subito dopo la fine dei Giochi Olimpici. Oltre 4.000 atleti arriveranno a Londra per dimostrare che la disabilità non fa rima con rinuncia e privazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>Giochi Paralimpici di Londra</strong>, rappresentano la XIV edizione della manifestazione dedicata agli atleti con disabilità fisiche. L’<strong>Olimpiade estiva parallela</strong>, dedicata a chi, pur costretto a vivere una vita diversa non si è <strong>mai sentito inferiore</strong>, e non ha voluto rinunciare alle proprie passioni.<a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/paralimpiadi_2012.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1253" style="margin: 6px; border: 1px solid white;" title="paralimpiadi_2012" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/paralimpiadi_2012-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I NUMERI</strong> &#8211; Una manifestazione che vede la partecipazione di atleti da ogni parte del mondo, con numeri che aumentano in ogni edizione. <strong>Dal</strong> <strong>29 agosto al 9 settembre</strong> nel Regno Unito parteciperanno <strong>4.200 atleti</strong> di <strong>165 Paesi</strong> (19 nazioni e quasi 300 atleti in più rispetto a Pechino 2008) che gareggeranno in <strong>21 sport</strong>, qualcuno studiato proprio per persone con disabilità. La nostra <strong>Nazionale Olimpica</strong> sarà composta da circa <strong>90 atleti</strong>, un record.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE ORIGINI</strong> – L’origine di questa kermesse <strong>risale al 1948</strong>, quando un medico tedesco fece gareggiare 16 veterani di guerra con il tiro con l’arco, considerato l’evento sportivo precursore della Paralimpiade. Il debutto ufficiale fu alle <strong>Olimpiadi di Roma nel 1960</strong>, dove 400 atleti in carrozzina gareggiarono in otto sport. Da quell’anno la manifestazione si è ripetuta sempre nello stesso anno delle Olimpiadi. Dal <strong>1976</strong> con l’edizione in Svezia si è aggiunta anche l’<strong>edizione invernale</strong> (i prossimi saranno in Russia tra due anni).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/EstherVergeer.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1254" style="margin: 6px; border: 1px solid white;" title="British Open Wheelchair Championship" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/07/EstherVergeer-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>LA STORIA DI ESTHER </strong>–<strong> </strong>Sono moltissime le storie di persone che pur essendo <strong>disabili</strong> sono riusciti ad ottenere risultati memorabili nello sport, diventando delle <strong>vere leggende</strong> per una determinata disciplina sportiva. E’ il caso di <strong>Esther Vergeer</strong> tennista olandese.<strong> </strong>Lo <strong>sport</strong> è sempre stata <strong>la sua passione</strong>, un amore che è andato ben oltre la paraplegia. Dall’età di <strong>8 anni</strong> è bloccata in carrozzina. Cresciuta con la racchetta in mano, <strong>è la numero 1</strong> del ranking mondiale dall’aprile 1999, ha vinto <strong>42 prove del Grande Slam</strong>, 21 Tornei di fine anno e 6 medaglie Paralimpiche, di cui 5 d’oro. E’ considerata la giocatrice che più ha dominato questo sport. E’ <strong>imbattuta da 452 incontri</strong> e non subisce una sconfitta in singolare dal 2003.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA PARAPLEGIA</strong> – A causa di un intervento chirurgico vicino al midollo spinale, all’età di 8 anni resta <strong>bloccata sulla sedia a rotelle</strong>. Durante la riabilitazione impara a giocare a pallavolo, basket e tennis. Inizia a far parte del team olandese di basket in carrozzina, vincendo gli Europei nel  1997. <strong>Dal 1998 si dedica al tennis</strong>, la sua prima grande vittoria è agli US Open nello stesso anno. Ai Giochi Paralimpici di Sidney vince due ori nel singolo e nel doppio, così come ad Atene 2004, mentre a Pechino 2008 si ferma ad un oro ed un argento (nel doppio). A <strong>Londra</strong> tenterà l’impresa di <strong>conquistare altre due ori</strong> per migliorarsi. In realtà la sua vittoria Esther l’ha già ottenuta: quella di dimostrare al mondo intero che <strong>convivere con la paraplegia è possibile</strong> anche senza abbandonare le proprie passioni.<strong></strong></p>
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		<title>Dittatori: chi sono e com&#8217;è cambiata la figura nel tempo?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jun 2012 13:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Primavera Araba del 2011 ha portato un effetto domino, causando la fine di numerosi regimi totalitari nord africani. Ma chi sono oggi i dittatori e com’è cambiata la loro figura con il tempo? Esistono ancora Stati che sottostanno al potere assoluto di un despota? Nel corso dei secoli la storia ha visto il susseguirsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/06/dittatori.jpg" width="240" />
		</p><p style="text-align: justify;">La <a title="Web e potere: il caso della Rivoluzione Araba" href="http://www.trencachetipassa.it/wb-e-potere-il-caso-della-rivoluzione-araba/" target="_blank"><strong>Primavera Araba</strong></a> del 2011 ha portato un effetto domino, causando la fine di numerosi <strong>regimi totalitari nord africani</strong>. Ma chi sono oggi i dittatori<span id="more-1218"></span> e com’è cambiata la loro figura con il tempo? Esistono ancora Stati che sottostanno al potere assoluto di un <strong>despota</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso dei secoli la storia ha visto il <strong>susseguirsi di molti tiranni</strong>, che inseguendo <strong>un’ideologia</strong> più o meno impossibile sono arrivati a prendere il controllo assoluto del Paese tenendo così tutti i propri connazionali <strong>schiavi del terrore</strong> e della sua politica, che ha volte ha portato anche epiloghi drammatici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TRE COMPONENTI PRINCIPALI</strong> – Alla <strong>base</strong> della dittatura ci sono sempre tre elementi fondamentali: una <strong>persona che voglia comandare</strong>, uno <strong>Stato</strong> che trovandosi<a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/06/dittatori.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1236" style="margin: 6px; border: 1px solid white;" title="dittatori" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/06/dittatori-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> in situazioni disperate <strong>ha bisogno di una figura forte</strong> di riferimento e la <strong>popolazione che creda</strong> alla sua ideologia (che il più delle volte si tramuta in tirannia una volta al potere).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NELL’ANTICHITA’</strong> – La parola deriva da “<strong>dictator</strong>”, che nell’<strong>Antica Roma</strong> era un magistrato straordinario designato (dictus) da uno dei consoli a governare un’emergenza con poteri assoluti. La sua durata era <strong>limitata a sei mesi</strong>. L’ultimo dictator romano fu <strong>Gaio Giulio Cesare</strong>, che eccezionalmente fu dittatore per un decennio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AI GIORNI NOSTRI</strong> – Oggi il significato del termine dittatore non è cambiato. E quando si parla di <strong>tiranni</strong> alla mente tornano i grandi dittatori del XX secolo, su tutti <strong>Adolf Hitler</strong> o <strong>Stalin</strong>, che hanno terrorizzato le popolazioni europee nel Novecento, rendendosi <strong>responsabili di veri genocidi</strong>. La figura del Fuhrer in particolare è il “modello” preso in considerazione per designare la figura di un dittatore. Per questo motivo ogni volta che un tiranno tiene sotto scacco il suo popolo viene bollato come “<strong>nuovo Hitler</strong>”. E’ stato così per <strong>Milosevic</strong> nella ex Jugoslavia, per <strong>Saddam Hussein</strong> in Iraq, per <strong>Gheddafi</strong> in Libia e per gli attuali <strong>Ahmadinejad</strong> e <strong>Khamenei</strong> in Iran. Oggi i dittatori non hanno niente a che vedere con il dittatore romano, né tanto meno con il capo nazista o con Stalin. Il potere assoluto sembra impossibile nella società odierna. Spesso chi va al potere è l’esponente di una rete o di una famiglia allargata, che usa il suo leader per deèpredare le risorse del Paese. E’ questo il caso di<strong> Ben Alì</strong> in Tunisia, Gheddafi in Libia e <strong>Al-Assad</strong> in Siria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/06/dittature.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1237" style="margin: 6px; border: 1px solid white;" title="dittature" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/06/dittature-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>DITTATORI NEL MONDO</strong> &#8211; Guardando la cartina mondiale, è l’<strong>Africa</strong> il continente ad avere il aggior numero di regimi, insieme all’<strong>Asia</strong>. In quest’ultimo continente in particolare c’è il caso della <strong>Cina</strong>, che non è classificabile come dittatura, ma ha al suo interno un <strong>deficit di legittimazione del regime</strong>. La <strong>Corea del Nord</strong> è un altro caso limite, ma resta difficile pensare che <strong>il 28enne Kim Jong-un</strong> faccia la voce grossa. In Europa l’ultimo dittatore è <strong>Lukashenko</strong>, presidente della <strong>Bielorussia</strong> dal 1994, ma c’è anche chi sostiene che <strong>Vladimir Putin</strong> rispecchia l’essenza della definizione romana del termine. Uno zar che <strong>coltiva il potere</strong> e definisce la gerarchia nello Stato in base alla poltrona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> IL VERO DITTATORE</strong> &#8211; C’è inoltre chi considera che sia il <strong>Mercato</strong> il vero grande dittatore della nostra epoca. Una cosa è certa, il tempo romano è scaduto da un pezzo, per questo il dittatore può rappresentare un alibi o una cosolzione per quanti rinunciano ad assumersi le proprie responsabilità.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Neocatecumenali a Napoli: la Buona Novella risuona a Piazza del Plebiscito</title>
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		<pubDate>Tue, 29 May 2012 08:32:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oltre trentamila giovani appartenenti al Cammino Neocatecumenale hanno invaso la città partenopea domenica 20 maggio con canti e balli, arrivati in massa dal centro sud Italia per ascoltare la Parola di Dio e avere discernimento dal Signore sulla propria vocazione. L’INVASIONE PACIFICA &#8211; Nel giorno della Solennità dell’Ascensione il capoluogo campano ha ricevuto migliaia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Neocatecumenali-a-Napoli-3.jpg" width="240" />
		</p><p style="text-align: justify;"><em>Oltre trentamila giovani appartenenti al Cammino Neocatecumenale hanno invaso la città partenopea <span id="more-1177"></span>domenica 20 maggio con canti e balli, arrivati in massa dal centro sud Italia per ascoltare la Parola di Dio e avere discernimento dal Signore sulla propria vocazione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’INVASIONE PACIFICA</strong> &#8211; Nel giorno della <strong>Solennità dell’Ascensione</strong> il capoluogo campano ha ricevuto <a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Neocatecumenali-a-Napoli-5.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1179" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Neocatecumenali a Napoli 5" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Neocatecumenali-a-Napoli-5-150x150.png" alt="" width="100" height="100" /></a>migliaia di ragazzi insieme a <strong>Kiko Arguello</strong>, Carmen Hernandez e Padre Mario Pezzi iniziatori di questo <strong>itinerario di formazione cattolica</strong> nato in Spagna dopo il Concilio Vaticano II. Un incontro voluto dall’Arcivescovo di Napoli, <strong>Card. Crescenzio Sepe</strong>, simile a quello avutosi a Trieste qualche mese fa con i giovani del Nord Italia. Presenti anche giovani di Belgio, Germania, Croazia, Malta, Francia, Albania e Lussemburgo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA MISSIONE DEL CAMMINO</strong> &#8211; In una Napoli con la testa già alla<strong> finale di Coppa Italia</strong>, che si sarebbe giocata la sera contro <strong></strong>la Juventus, nella centralissima <strong>Piazza del Plebiscito</strong> è risuonato l’annuncio della Buona Novella. Giovani che stanno scoprendo, grazie al Cammino, <strong>la bellezza e la ricchezza del proprio battesimo</strong>, della propria fede cristiana e la gioia di <strong>sentirsi figli di Dio oggi</strong>, <strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Neocatecumenali-a-Napoli-4.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1178" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Neocatecumenali a Napoli 4" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Neocatecumenali-a-Napoli-4-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a></strong>rivivendo tappa dopo tappa il proprio battesimo come si faceva nella chiesa primitiva. Ragazzi che si trovano davanti al <strong>mistero dell’amore di Dio</strong>, che li ha voluti, creati uno ad uno per una vocazione: la santità e illuminati nel mistero della Pasqua di Cristo, della morte e risurrezione, strappandoli dal vivere solo per se st<strong></strong>essi. La <strong>gratitudine nasce da questo amore di Dio</strong>, sperimentato nella grazia della comunità cristiana e dei sacramenti, che mette in movimento la famiglia: qui nasce la disponibilità di tante coppie alla missione, l’amore alla vita, e la <strong>gioia di avere figli presbiteri</strong>. La famiglia compie la <strong>prima opera vocazionale</strong> che sbocca in queste chiamate. L’attenzione catechetica posta sulla famiglia e sulla trasmissione della fede ai figli ha fatto sì che le famiglie del <strong></strong>Cammino siano numerose e che i figli, restando fedeli al loro battesimo, si inseriscano in altre comunità neocatecumenali per il loro cammino di fede.<strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ANNUNCIO DEL KERYGMA</strong> &#8211; La catechesi di Kiko e l’annuncio del <strong>kerygma</strong> (cioè la morte e la risurrezione di Gesù Cristo<a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Neocatecumenali-a-Napoli-2.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1181" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Neocatecumenali a Napoli 2" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Neocatecumenali-a-Napoli-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> morto per i nostri peccati) è stata presa dalla Seconda Lettera ai Corinzi di San Paolo (5,14). L’iniziatore del Cammino ha invitato tutti ad accogliere questa rivelazione, poiché «ha il potere di esorcizzare e cambiare la vita di molti. «<em>Tutti gli uomini sono nati con la morte dentro</em> – ha affermato – <em>è il peccato originale entrato nel mondo per invidia del demonio. Per questo si ha paura della morte, si scappa da essa, diventando così schiavi del demonio</em>». Parole piene di speranza anche quelle di Mons. Sepe «<em>Dio si mette in cammino per incontrare l’uomo</em> – ha detto -. <em>Voi del Cammino, quindi, proseguite il cammino di Cristo</em>». In una <strong>Europa che invecchia</strong> e perde i suoi valori, dove gli attacchi alla famiglia e alla persona umana sono all’ordine del giorno, <strong>i giovani rappresentano un grido di speranza</strong>. Oggi più che mai<strong> è indispensabile appoggiarsi alla figura di Cristo</strong> asceso al cielo e smetterla di guardare alla propria realtà di peccatore. L’uomo si sente impotente davanti alla sofferenza e altro rimedio non trova che la morte (sia essa interiore o fisica), poiché <strong>solo Cristo dà pieno senso alla vita</strong>. Solo così gli uomini poggiano le basi per costruire una società nuova che può guardare avanti con fiducia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Neocatecumenali-a-Napoli-1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1180" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Neocatecumenali a Napoli 1" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Neocatecumenali-a-Napoli-1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>IL CAMMINO IN CAMPANIA</strong> &#8211; Presente in quasi 200 parrocchie, con oltre <strong>650 comunità</strong> (di cui 200 nella sola diocesi di Napoli). Da tempo questo itinerario di formazione cattolica contribuisce anche alla <strong>Nuova Evangelizzazione con sacerdoti e famiglie in missione</strong>. Il momento più importante dell’incontro è stato quello delle <strong>chiamate</strong>: Kiko ha domandato se c’era qualcuno tra i presenti pronto a mettersi a servizio della Chiesa per formarsi come presbitero, stesso discorso per le ragazze per essere formate per andare nel mondo ad annunciare Cristo. Oltre <strong>200 ragazzi</strong> e 120 ragazze che ora verranno seguiti nei vari centri vocazionali dai loro formatori per valutare la loro vocazione. Alla fine dell’incontro sono stati consegnati oltre <strong>300 rosari</strong> ai ragazzi che hanno accettato di <strong>pregarlo ogni giorno davanti al Santissimo</strong> per le <em>missio ad gentes</em> che il Cammino ha sparso nel mondo nelle zone più secolarizzate. Ai giovani campani sono state affidate le missioni di Nizza, Marsiglia e Losanna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’AIUTO ALLE PARROCCHIE</strong> &#8211; La nuova evangelizzazione del Cammino Neocatecumenale <strong>parte innanzitutto dalle parrocchie dove è presente</strong>. Quelle che accolgono questa realtà post conciliare, e lo fanno con le indicazioni volute dalla Santa Sede ed approvate dallo Statuto, <strong>senza decurtazioni</strong> o interpretazioni personali, rappresentano uno <strong>strumento prezioso</strong>, non l’unico, per<a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Neocatecumenali-a-Napoli-3.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1182" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Neocatecumenali a Napoli 3" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Neocatecumenali-a-Napoli-3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> ravvivare e renderle centri di fede e dunque sorgenti di vocazioni. Non dunque gruppi “in più”, ma una <strong>risposta concreta al processo di secolarizzazione</strong> in atto oggi nel mondo. Il Beato Giovanni Paolo II lo aveva detto: «<em>in una società secolarizzata come la nostra, dove dilaga l’indifferenza religiosa e molte persone vivono come se Dio non ci fosse, sono in tanti ad avere bisogno di una nuova scoperta dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, specialmente di quello del battesimo. Il Cammino è senz’altro una delle risposte provvidenziali a questa urgente necessità</em>». Gli ha fatto eco anche Benedetto XVI affermando che «<em>è una modalità diocesana di iniziazione cristiana, un dono di Dio per la sua Chiesa</em>».</p>
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		<title>Donne e sport: alle olimpiadi le campionesse del coraggio</title>
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		<pubDate>Fri, 25 May 2012 09:21:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per far crollare i pregiudizi ci vuole tempo e soprattutto persone che con tenacia intraprendano scelte coraggiose. Lo sport può essere un buon maestro di vita per chi quotidianamente  è costretto a sottostare a regole ed imposizioni solo perché donna. Le Olimpiadi di Londra sono l’occasione per dimostrare che il futuro del loro Paese passa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Nur-Suryani-Mohamed-Taibi.jpg" width="240" />
		</p><p style="text-align: justify;"><em>Per far crollare i pregiudizi ci vuole tempo e soprattutto persone che con tenacia intraprendano scelte<span id="more-1196"></span> coraggiose. Lo sport può essere un buon maestro di vita per chi quotidianamente  è costretto a sottostare a regole ed imposizioni solo perché donna. Le Olimpiadi di Londra sono l’occasione per dimostrare che il futuro del loro Paese passa proprio attraverso di loro. Viaggio nel sesso debole anche se, visto le storie, meriterebbe un appellativo diverso.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>AFGHANISTAN &#8211; </strong>Non è facile avere una vita normale in un Paese dove il solo <strong>essere donna rappresenta una colpa</strong>. Nell’Afghanistan dei <strong>talebani</strong> il gentil sesso spesso è <strong>maltrattato</strong>, ripudiato e a volte purtroppo anche costretto a fare una vita ai <a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Sadaf-Rahimi.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1203 alignleft" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Sadaf-Rahimi" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Sadaf-Rahimi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>margini della società. La loro <strong>inferiorità</strong> passa purtroppo <strong>solo per essere nate donne</strong>. Se la quotidianità è difficilissima da accettare, lo è ancora di più cercare di imporsi in ambiti, come lo sport, dove sono sempre gli uomini a farla da padrone. <strong>Sadaf Rahimi</strong> ne è sempre stata convinta, una convinzione che oggi porta i suoi frutti, poiché <strong>parteciperà alle Olimpiadi inglesi</strong> del prossimo luglio. Lei è una sportiva, e <strong>lo sport che pratica è il pugilato</strong>. Da quest’anno la categoria femminile di questo sport per la prima volta è stato inserito tra le discipline olimpiche. La situazione in Afghanistan è molto difficile e lo sport è relegato ai margini. Mancano fondi e strutture per allenarsi. «<em>Il mio primo destro è stato quando avevo 11 anni nel mio villaggio. A farne le spese mio cugino di 18 anni</em>. – ha raccontato &#8211; <em>Oggi mi alleno quotidianamente, ma mi sono dovuta comprare perfino i guantoni</em>». Il <strong>paese asiatico</strong> è stato assente solo in 5 su 17 edizioni dei Giochi Olimpici, e <strong>a Pechino 2008</strong> ha conquistato anche la sua prima medaglia:<strong> un bronzo nel taekwondo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INDIA</strong> &#8211; Sempre nel pugilato c’è l’indiana <strong>Mary Kom</strong>, una potenza sul ring che <strong>ha già conquistato 5<a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/mary-kom.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1201" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="mary-kom" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/mary-kom-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> titoli mondiali</strong>, in attività da 12 anni. «<em>All’inizio i ragazzi si prendevano gioco di me</em> – ha detto – <em>ma questa è stata la sfida: se lo può fare un maschio, perché non una donna?</em>». Mary Kom vive nel Manipur, in India nordorientale, uno degli stati meno sviluppati del Paese. <strong>Il suo obiettivo</strong> però non è la gloria sportiva, ma quello di <strong>uscire dalla povertà</strong>. Secondo il suo allenatore, l’inglese Charles Atkinson, questa è la vera ragione del suo successo, poiché crede fermamente che «<em>i lottatori viziati non sempre sono i migliori. I combattenti affamati riescono da sé. Lei viene da un passato di estrema povertà</em>». In attesa di vederla sul ring a Londra è già una <strong>beniamina per la sua gente</strong>, soprattutto per i bambini che fanno parte della sua scuola di boxe.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MALESIA</strong> – <strong>Nur Suryani Mohd Taidi</strong> è una donna di 29 anni, che di mestiere fa la tiratrice e a Londra parteciperà alla gara di <strong>carabina da 10 metri</strong>. Arriverà in Gran Bretagna alla<strong> 33esima settimana di gravidanza</strong> non potendo così tirare nella gara poiché si dovrà essere distesi a pancia in giù. Ha avuto l’<strong>ok dai medici</strong> per gareggiare e sarà una delle atlete malesi ad andare subito nel <a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Nur-Suryani-Mohamed-Taibi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1202" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Nur-Suryani-Mohamed-Taibi" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/Nur-Suryani-Mohamed-Taibi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Regno Unito per potersi ambientare ed evitare stress al suo bimbo. La sua gravidanza dovrebbe concludersi i primi giorni di settembre. <strong>Lei è tranquilla</strong> ed afferma «<em>All’Olimpiade so che non sarò sola</em>», ma il suo piccolo dovrà restare calmo nel momento in cui si troverà nella Royal Artillery Barracks. I <strong>tiratori infatti sparano in apnea</strong>, cercando di annullare qualsiasi movimento del corpo. «<em>Glielo sto ripetendo ogni giorno</em> – continua &#8211; <em>In quell’ora e un quarto dovrai stare calmo, niente calci o capriole. Fallo per mamma</em>». La giusta ricompensa per gli assurdi pregiudizi. Dalla sua parte Suryani ha suo marito: «<em>E’ convinto che questa gravidanza stia tirando fuori il meglio di me, come persona e come atlet</em>a». La sua carriera ha inizio a 15 anni, e oggi potrebbe diventare la <strong>prima donna malese a conquistare una medaglia d’oro</strong> alle Olimpiadi. «<em>Forse diranno che partirò avvantaggiata,</em> &#8211; conclude &#8211; <em>perché saremo in due</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ARABIA SAUDITA</strong> – L’altra faccia della medaglia non è confortante, ci sono <strong>Stati</strong> che ancora <strong>non permettono la partecipazione delle proprie atlete</strong> alle Olimpiadi di Londra: tra questi l’Arabia Saudita. L’associazione Human Rights <a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/arabia-saudita.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1200" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Arabia Saudita" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/arabia-saudita-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Watch ha invitato il Comitato Olimpico Internazionale a porre fine a questa disparità. Nel 1999 il Cio escluse l’Afghanistan alle Olimpiadi di Sydney 2000 per la discriminazione dei talebani contro le donne. Nel paese arabo <strong>le donne non possono allenarsi</strong>, violando così la carta olimpica di uguaglianza. Sempre secondo la stessa associazione il <strong>Ministero dello Sport saudita</strong> non incoraggerebbe nemmeno lo sport femminile, anzi <strong>ostacolerebbe addirittura di fare educazione fisica nelle scuole</strong> del Regno. Le bambine e le ragazze non possono praticare sport nelle fasi di crescita, mentre le donne possono frequentare le palestre per il fitness, ma nella maggioranza <strong>non hanno impianti</strong> sportivi, piscine o spazi per giochi di squadra. A Londra non ci saranno nemmeno atlete del <strong>Qatar</strong> e del <strong>Brunei</strong>. A differenza dell’Arabia Saudita però il Qatar ha sostenuto lo sport per le donne nel corso dell’ultimo decennio.</p>
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		<title>Figli d&#8217;arte nello sport: passioni contagiose di padre in figlio</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:38:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una passione che si tramanda di padre in figlio, è quello che succede spesso anche nel mondo dello sport. Nonni, padri e figli accomunati dallo stesso sentimento verso questa o quell’altra disciplina sportiva. E’ facile riconoscere i figli d’arte nello sport scorrendo la lista dei partecipanti alla gara. Non essendo sinonimo di clonazione, il cognome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/mazzola.jpg" width="240" />
		</p><p style="text-align: justify;">Una passione che si tramanda di padre in figlio, è quello che succede spesso anche nel mondo dello sport. <span id="more-1128"></span>Nonni, <strong>padri e figli</strong> accomunati dallo <strong>stesso sentimento</strong> verso questa o quell’altra disciplina sportiva. E’ facile riconoscere i <strong>figli d’arte nello sport</strong> scorrendo la lista dei partecipanti alla gara. Non essendo sinonimo di clonazione, il <strong>cognome</strong> può rappresentare uno <strong>scomodo fardello</strong> da scrollarsi di dosso, se il suo predecessore è stato un grande talento. Per questo motivo <strong>le aspettative dei tifosi</strong> possono essere deluse. Ci sono giovani che hanno ha deciso di dedicarsi alla stessa disciplina di mamma o di papà e chi invece ha avuto la vocazione per un’altra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/mazzola.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1164" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="valentino e sandro mazzola" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/mazzola-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>MAZZOLA E GLI ALTRI</strong> &#8211; Nel calcio tra i più famosi c’è <strong>Sandro Mazzola</strong>, bandiera dell’Inter negli anni ‘60 e ‘70, <strong>figlio del compianto Valentino</strong>, attaccante del Grande Torino, morto nella tragedia del Superga del 1949, da molti considerato come il miglior calciatore italiano di tutti i tempi. <strong>Paolo Maldini</strong> storico terzino del Milan (dove ha trascorso tutta la sua carriera) è <strong>figlio di Cesare</strong>, anch’esso difensore che ha militato nella Triestina, nel Milan e nel Torino, ed allenatore dalla gloriosa Nazionale Under 21 vincitrice di tre europei dal 1992 al 1996. A proposito di allenatore c’è anche <strong>Filippo Mancini</strong>, centrocampista e classe 1990, <strong>figlio di Roberto</strong>, attuale ct del Manchester City. Dopo quindici anni trascorsi a Genova, sponda sampdoriana, il “Mancio” approda alla Lazio per poi chiudere la carriera in Inghilterra al Leicester. Tra le sue vittorie gli <strong>scudetti</strong> in Italia con<a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/cesare-e-paolo-maldini.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1168" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="cesare e paolo maldini" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/cesare-e-paolo-maldini-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Sampdoria, Lazio e in Inghjilterra con il Manchester City e il <strong>terzo posto ai Mondiali</strong> di Italia ’90 con la nazionale di Vicini. Figlio di Campione del Mondo è invece <strong>Daniele Conti</strong> secondogenito di <strong>Bruno</strong>, un nome storico per la Roma giallorossa con oltre 400 presenze. <strong>Medaglia d’oro in Spagna ’82</strong> con la nazionale di Bearzot. Daniele è un difensore e capitano del Cagliari dove gioca dal 1999, mentre suo padre attualmente è responsabile dell’area giovanile della Roma. L’estremo difensore <strong>Carlo Cudicini</strong>, è in forza al Tottenham, dopo un decennio di militanza al Chelsea. Prima di sbarcare oltremanica ha giocato anche nel Milan, nel Prato e nella Lazio. Il <strong>suo babbo Fabio</strong> fu anch’egli portiere negli anni ’60 e ’70 nella Roma e nel Milan dove vinse due coppe Italia con entrambe le squadre e uno scudetto con i rossoneri. <strong>Soprannominato “Ragno Nero”</strong> per via della calzamaglia che indossava.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/axel_eddy-merckx.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1167" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="axel_eddy merckx" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/axel_eddy-merckx-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>IL FIGLIO DEL “CANNIBALE”</strong> &#8211; Il calcio, ovviamente, non è l’unico sport dove i figli hanno seguito le orme dei propri genitori. Nel ciclismo ad esempio, c’è stato <strong>Axel Merckx</strong>, figlio del “<em>Cannibale</em>” <strong>Eddy</strong>. Axel ora è un dirigente, dopo essersi ritirato dalle corse nel 2007. Il suo miglior piazzamento al Giro d’Italia resta un 19esimo posto nel 1999. Nel suo palmares il campionato nazionale belga del 2000, il <strong>bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004</strong> nella prova in linea, e qualche tappa vinta nei vari giri in Francia e Germania. <strong>Non regge il confronto con papà Eddy</strong>, che tra gli anni ’60 e ’70 vinse quattro Campionati del Mondo, oltre a 7 Milano-Sanremo, 5 Giri d’Italia e altrettanti Tour de France.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>FIGLI DELLA VELOCITA’</strong> &#8211; Nell’automobilismo invece c’è <strong>il figlio di Gilles Villeneuve: Jacques</strong>, che ha militato in Formula<a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/gilles-e-jaques-villeneuve.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1170" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="gilles-e-jaques-villeneuve" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/gilles-e-jaques-villeneuve-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Uno fino al 2006 vincendo anche un Mondiale nel 1997 su Williams. Impresa che non riuscì a  papà Gilles (il cui miglior risultato fu un secondo posto finale). Il suo amore per la velocità si interruppe in un pomeriggio del maggio 1982 a seguito di un incidente durante le qualifiche del Gran Premio del Belgio. Nelle moto invece c‘è <strong>Kenny Junior</strong>, <strong>figlio di Kenny Roberts Senior</strong> (vincitore di tre mondiali su Yamaha). Kenny Jr invece è stato campione del mondo soltanto una volta, nel 1992, nella classe 250.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IN PISCINA E A CANESTRO</strong> &#8211; In <strong>piscina</strong> la figlia d’arte più famosa è <strong>Tania Cagnotto, figlia di Giorgio</strong>, che nei tuffi è stata la prima donna ad aver conquistato una medaglia mondiale. Suo padre, e suo allenatore, fu uno dei migliori tuffatori degli anni settanta. <strong>La mamma Carmen Casteiner</strong> dominava nello stesso sport sempre nel periodo in cui gareggiava Giorgio. Nel <strong>basket</strong>, infine, c’è <strong>Andrea, figlio di Dino Meneghin</strong>, ritiratosi nel 2006, dopo una lunga carriera divisa tra la Fortitudo Bologna e Varese. Il 1999 è l’anno magico, agli Europei in Francia vince l’oro e con Varese conquista campionato e supercoppa italiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/francesco_cristian_totti.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1172" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="francesco_cristian_totti" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/francesco_cristian_totti-150x150.jpg" alt="" width="110" height="110" /></a>E IL FUTURO?</strong> &#8211; Il ricambio generazionale porta così ad immaginare cosa succederà tra qualche decennio quando <strong>i figli dei vari Francesco Totti</strong>, David Bechkam, <strong>Ronaldo</strong> o Gianluigi Buffon scenderanno in campo (sempre che sceglieranno il rettangolo di gioco). Riusciranno ad eguagliare, o a <strong>fare meglio dei loro papà?</strong></p>
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		<title>Famiglie numerose: la missione della Verità</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:35:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Il futuro dell’Europa passa per la famiglia” è stato lo slogan della Giornata della Famiglia che si è tenuta a Madrid nel dicembre 2009. Una lunga sfilata di passeggini e carrozzine quel giorno a Plaza de Lima ha fatto da cornice all’evento, che ha visto la partecipazione di oltre mezzo milione di persone accorse da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/famiglie_numerose.jpg" width="240" />
		</p><p style="text-align: justify;">“<em>Il futuro dell’Europa passa per la famiglia</em>” è stato lo slogan della <strong>Giornata della Famiglia</strong> che si è tenuta a <strong>Madrid</strong> nel dicembre <strong>2009</strong>. <span id="more-1130"></span>Una lunga sfilata di passeggini e carrozzine quel giorno a <strong>Plaza de Lima</strong> ha fatto da cornice all’evento, che ha visto la partecipazione di <strong>oltre mezzo milione di persone</strong> accorse da tutta l’Europa, per testimoniare che questa realtà, <strong>piccola Chiesa domestica</strong>, <a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/famiglie.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1157" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="famiglie" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/famiglie-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>rappresenta il nucleo fondamentale per ogni società. Non si può pensare ad un futuro senza fondare le proprie radici su queste cellule. La frase, scelta come tema della giornata, in realtà faceva riferimento ad una pronunciata da Giovanni Paolo II proprio all’ombra dello stadio Santiago Bernabeu ventisette anni prima. Ma come sta cambiando la concezione negli ultimi tempi? Tra famiglie “allargate”, divorzi in crescita, calo delle nascite e attacchi all’unità della famiglia può rappresentare ancora il cuore di ogni Paese? Viaggio nell’universo familiare italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA CELLULA VITALE</strong> &#8211; La Dottrina Sociale della Chiesa classifica la <strong>famiglia</strong>, basata sul <strong>matrimonio tra un uomo e una donna</strong>, come cellula vitale per la società, essendo importante sia per la singola persona, che per la società, in quanto è proprio in questo ambiente che <strong>si formano le generazioni di domani</strong> ed è da qui a volte che nascono<a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/bambini-giovanni-paolo-ii.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1152" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="bambini giovanni paolo ii" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/bambini-giovanni-paolo-ii-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> e maturano le vocazioni per la vita consacrata o per il matrimonio. Un punto fermo su cui poggiare le fondamenta per le società del futuro. Lo stesso Giovanni Paolo II la definì “<strong>Trinità in missione</strong>”. Durante una sua omelia affermò che ogni famiglia umana, ogni famiglia cristiana, si trova in missione. «<em>Questa è la missione della verità. <strong>La famiglia non può vivere senza verità</strong> (&#8230;). Se manca la verità nella relazione, nella comunione delle persone &#8211; marito, moglie, padri, madri, figli &#8211; se manca la verità si rompe la comunione, si distrugge la missione. Voi tutti sapete bene come questa comunione della famiglia sia veramente sottile, delicata, facilmente vulnerabile (&#8230;). <strong>La famiglia è in missione</strong>, e questa missione è fondamentale per ogni popolo, per l’umanità intera; è la missione e la testimonianza dell’amore e della vita</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/famiglie_numerose.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1154" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="famiglie_numerose" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/famiglie_numerose-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>UN TRISTE CALO</strong> &#8211; L’Italia, come del resto l’Europa, ha subìto negli ultimi decenni una <strong>triste discesa delle unioni</strong>. Facendoci aiutare dalla statistica, i numeri, seppur freddi, testimoniano la realtà. Se nel <strong>1963</strong> si è toccato il <strong>picco</strong> <strong>massimo</strong> <strong>delle unioni</strong> <strong>religiose</strong> (con oltre 410.000 matrimoni), il dato è andato via via scendendo sino a giungere al <strong>2008</strong> con il <strong>picco massimo delle unioni civili</strong> (oltre 90.000). I dati del 2009 parlano di un totale di quasi 230.000 unioni tra religiose e civili. Alla già triste tendenza di non scegliere più il matrimonio, sia esso civile o religioso, come vincolo di unione eterna, c’è anche la <strong>diminuzione del tasso di natalità</strong>. Al crescere della popolazione nazionale non si accompagna una costante crescita della natalità. Se subito dopo la <strong>fine della Seconda Guerra Mondiale</strong> il coefficiente di natalità era ai massimi di sempre (<strong>22,7%</strong> nel 1946), nel <strong>2010</strong> si ferma al <strong>9,3%</strong>. A parte il “ritorno alle nascite” durante il boom economico nella seconda metà degli anni sessanta, l’indicatore è inesorabilmente diminuito. Oggi le <strong>famiglie numerose</strong> della prima metà del Novecento rappresentano <strong>una rarità</strong>, e sembrano aver lasciato il posto solo a qualche “temerario”, che in virtù della propria vocazione crede che la propria felicità sia quella di essere <strong>aperti alla Volontà di Dio</strong>, lasciando così nelle mani del Signore la possibilità di agire se e nel numero dei figli che ha già pensato per ognuno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> LA SITUAZIONE ODIERNA</strong> – Dall’incontro di Madrid sono trascorsi oltre due anni e mezzo. L’<strong>Europa</strong> oggi ha l’indice di <strong>natalità</strong> all’<strong>1,6</strong>. Trattandosi <a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/natalita.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1155" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="natalita'" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/natalita-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di un dato statistico, è evidente che la divisione del numero decimale è soltanto riconducibile ad indagini numeriche. Nel Vecchio Continente c’è chi, come l’<strong>Irlanda</strong>, alza l’asticella a <strong>2,07 figli per donna</strong>, o altri, come l’Ungheria, che chiudono il ranking con 1,32. L’<strong>Italia</strong> si posiziona poco più su dei magiari con <strong>1,41 “figli per donna”</strong>. Dagli ultimi dati del 2010 si evince ancora una volta che il tasso di mortalità è superiore a quello di natalità, una tendenza che dal 1993 si è invertita soltanto nel 2004 e nel 2006. Rispetto a qualche anno fa però il nostro Paese sta pian piano alzando la media dei figli per famiglia, complici soprattutto gli immigrati presenti in Italia, ma è ancora presto per parlare di un vero e proprio boom demografico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> IL MANAGER PERFETTO</strong> &#8211; Avere una famiglia numerosa può rappresentare un beneficio anche nel lavoro. Studi provenienti dall’Università di Padova affermano come un <strong>manager dotato di prole numerosa</strong> sia più affidabile sul lavoro e<strong> meno incline ai colpi di testa</strong> di un single. A confermare questa ipotesi l’ex allenatore del Real Madrid Bernd Schuster: per lui il calciatore ideale è coniugato e con tanti eredi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> LE FAMIGLIE ITALIANE</strong> – In Italia da qualche anno è attiva l’<strong>Associazione Famiglie Numerose</strong>. Composta prevalentemente da cattolici, conta circa 4.000 famiglie iscritte che hanno <strong>almeno quattro figli</strong>. «<em>Vogliamo testimoniare la bellezza dell’accoglienza</em> – fa sapere Mario Sberna, presidente dell’associazione – <em>ma anche ottenere benefici pratici, come sgravi fiscali e aiuti sulle utenze domestiche e sui costi dei trasporti pubblici</em>». Nel <a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/famiglia_numerosa.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1160" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="famiglia_numerosa" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/famiglia_numerosa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>nostro Paese le famiglie numerose dovrebbero aggirarsi intorno alle <strong>189.000</strong> (dati Istat 2006). Una realtà che comporta una vita non proprio sobria, dove è <strong>fondamentale l’aiuto da parte di parenti e amici</strong>, e soprattutto tanta pazienza per sopportare le battute sarcastiche o gli sguardi infastiditi della gente troppo spesso all’ordine del giorno. Si accettano regali “utili”: passeggini, pannolini e tutto ciò che può contribuire al miglioramento della vita dei figli. Organizzare weekend o vacanze diventa un’impresa militare. Il <strong>superfluo nella maggior parte dei casi è bandito</strong>, ma l’allegria e la cordialità che si respira all’interno di una famiglia con sei, otto o dieci figli è inconcepibile per chi è abituato alle proprie abitudini vivendo in una casa ordinata e soprattutto silenziosa. E’ proprio in questo contesto familiare che <strong>i figli si responsabilizzano</strong> poiché i fratelli maggiori hanno cura di quelle più piccoli. Una famiglia “allargata” composta però non da componenti extra familiari, ma da figli di varie età che condividono ed aiutano nelle faccende di casa. Secondo Sberna il <strong>blocco psicologico da superare è tra il secondo e il terzo figlio</strong>, fatto il terzo, arrivare a cinque, sei o sette è semplice.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> FAMIGLIE AD GENTES</strong> &#8211; Da tempo anche la Chiesa crede nell’importanza che deriva dalla famiglia cristiana, come <strong>risposta concreta alla Nuova Evangelizzazione</strong>. Dopo i primi esperimenti la Santa Sede annualmente <a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/missio-ad-gentes.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1158" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="missio ad gentes cammino neocatecumenale - benedetto xvi" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/missio-ad-gentes-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>invia famiglie che con i figli (in equipe con i sacerdoti), si consacrano a Cristo per annunciare il Vangelo nelle aree più scristianizzate del Pianeta. Numerosi i movimenti post conciliari che hanno accolto la proposta del Beato Giovanni Paolo II, di poter impiantare una Chiesa lì dove la situazione è difficile. Famiglie ad gentes che si limitano spesso soltanto a <strong>vivere la vita cristianamente</strong> in un Paese dove la Chiesa non esiste più o non è mai esistita. Suscitando spesso il rifiuto da parte degli abitanti del posto, che di fronte alla Verità si sentono giudicati.</p>
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		<title>Robinson, Cesaroni e Simpson: vince la super famiglia indiana</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:00:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le storie delle famiglie numerose sono state spesso raccontate dal cinema, ma soprattutto dalla televisione attraverso film, telefilm e soap opera, cercando di rappresentare un fedele spaccato di vita quotidiana. Qualche tempo fa la rivista americana “Tv Guide” ha stilato una classifica con le 50 famiglie più popolari del piccolo schermo. Al primo posto c’è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/chana-ziona-big-family.jpg" width="240" />
		</p><div style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/robinson.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1136" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="robinson" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/robinson-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></strong> Le storie delle <strong>famiglie numerose</strong> sono state spesso raccontate dal cinema, ma soprattutto dalla televisione attraverso film<span id="more-1126"></span>, <strong>telefilm</strong> e soap opera, cercando di rappresentare un <strong>fedele spaccato di vita quotidiana</strong>. Qualche tempo fa la rivista americana “<strong>Tv Guide</strong>” ha stilato una classifica con le <strong>50 famiglie più popolari</strong> del piccolo schermo. Al primo posto c’è la “<strong>Famiglia Brady</strong>”, una serie andata in onda negli Stati Uniti tra il 1969 e il 1974, conosciuta anche nel nostro Paese, che racconta <strong>le vicende di Mike e Carol</strong>, che rimasti vedovi si incontrano e si sposano, e dei loro sei figli. Piazza d’onore per i “<strong>Robinson</strong>” che racconta le vicende di Cliff e Clair Robinson e dei suoi figli: Sandra, Denise, Theo, Vanessa e Rudy. Al terzo posto invece ci sono i <strong>Bunkers</strong>, con la serie tv che si chiamava “All in the family” conosciuta in Italia come “Arcibaldo”. I <strong>popolarissimi Simpson</strong>: Homer, Marge e figli <strong>sono solo al quarto posto</strong>. Non possiamo non citare altre famiglie rese celebri grazie alla tv: quella mafiosa dei <strong>Soprano</strong>, i <strong>Cunnigham</strong> di “<em>Happy Days</em>”, gli <strong>Ingalls</strong> della “<em>Casa nella Prateria</em>”, la <strong>Ewing</strong> di “<em>Dallas</em>”, fino ad arrivare alle più attuali: la famiglia <strong>Martini</strong> di “<em>Un medico in famiglia</em>” o i <strong>Cesaroni</strong>.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/chana-ziona-big-family.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1135" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="chana ziona - big family" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/05/chana-ziona-big-family-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>LA “BIG FAMILY”</strong> – Non è affatto un film invece quanto succede in India, nello stato del Mizoram. Nel villaggio di <strong>Baktawng</strong> vive la <strong>famiglia più grande del mondo</strong>. Chana Ziona è il capostipite di una discendenza formata da <strong>39 mogli</strong> e <strong>94 figli</strong>, a questi vanno aggiunti i matrimoni dei figli con<strong> 14 nuore</strong> e <strong>33 nipoti</strong>. La famiglia più grande del mondo abita in un enorme <strong>palazzo di oltre 100 stanze,</strong> distribuite su quattro piani, nel quale è compreso un terreno per coltivare patate, ortaggi e tutto quello che serve per sfamare tutti i componenti, e addirittura una scuola riservata a tutti i figli. Le faccende di casa sono svolte dalle mogli, che si organizzano secondo turni gestiti dalle più anziane. Sembra che <strong>per un pasto</strong> si impieghino qualcosa come <strong>60 kg di patate</strong>, <strong>100 kg di riso</strong> e<strong> 30 polli</strong>. Ma non è tutto: infatti Chana non esclude la possibilità di legarsi a nuove mogli, anzi, le sta già cercando.</div>
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		<title>La vita è una cosa meravigliosa, parola di Nick</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 08:47:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Predicatore ed oratore motivazionale, Nick Vujicic non ha gambe, né braccia, ma ha una immensa voglia di vivere che da sempre lo contraddistingue. Il prossimo 4 dicembre compirà 30 anni. La storia commovente quanto straordinaria di questo &#8220;piccolo&#8221; uomo. «Considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate», sono le parole che ama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/04/Nick-Vujicic-1.jpg" width="240" />
		</p><p style="text-align: justify;"><em>Predicatore ed oratore motivazionale, <a title="Nick Vujicic" href="http://www.youtube.com/watch?v=z7TZ_Fq4fU0" target="_blank">Nick Vujicic</a> non ha gambe, né braccia, ma ha una immensa voglia di vivere <span id="more-1087"></span>che da sempre lo contraddistingue. Il prossimo 4 dicembre compirà 30 anni. La storia commovente quanto straordinaria di questo &#8220;piccolo&#8221; uomo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/04/Nick-Vujicic-5.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1103" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Nick-Vujicic 5" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/04/Nick-Vujicic-5-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>«<em>Considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate</em>», sono le parole che <strong>ama ripetere nelle sue conferenze</strong> che periodicamente svolge in giro per il mondo. «<em>Come si fa a considerare il nostro dolore, le nostre sofferenze e le nostre lotte &#8220;<strong>una grande gioia</strong>&#8220;?</em>». L&#8217;interrogativo da sempre attanaglia pensatori ed intellettuali di ieri e di oggi, che cercano puntualmente di trovare una <strong>risposta</strong> basandosi solo sulla <strong>propria razionalità</strong>. Anche i genitori di Nick se lo saranno chiesto la mattina del <strong>4 dicembre 1982</strong> quando rimasero senza parole vedendo il proprio figlio nato senza arti. Essendo la famiglia molto religiosa la domanda ricorrente delle persone era: «<em>Se Dio è un Dio d’amore, perché permette una cosa così brutta oltretutto a credenti consacrati?</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA STORIA</strong> &#8211; Nick, <strong>nasce in Australia</strong> a Melbourne, è il figlio maggiore di una <strong>famiglia serba</strong>. La sua malattia è un&#8217;insolita patologia ereditaria: la <strong>tetramelia</strong>. Non possiede le braccia né le gambe se non i suoi piccoli piedi, uno dei quali ha due dita. I primi anni di vita di Nick sono particolari, poiché fu difficile fargli capire che non poteva giocare, colorare, <a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/04/Nick-Vujicic-3.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1102" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Nick-Vujicic 3" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/04/Nick-Vujicic-3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>né correre nel parco come facevano tutti i suoi coetanei. Fortunatamente <strong>riuscì a frequentare la scuola</strong>, poiché la legge scolastica fu modificata e Nick fu uno dei primi disabili ad essere accolto in un istituto normale. Negli anni <strong>ha imparato a scrivere</strong> adoperando le due dita del suo piede sinistro, attraverso un <strong>congegno particolare che si allaccia al suo grande alluce</strong>. All&#8217;età di otto anni inizia a pensare seriamente al suicidio dopo aver implorato Dio di fargli crescere mani e gambe. Dopo aver letto sulla Bibbia il passo di Giovanni, dove Gesù ridona la vista ad un cieco, matura in lui un&#8217;illuminazione: le sue condizioni possono essere d&#8217;ispirazione per numerosi esseri umani. Inizia così la sua <strong>profonda gratitudine verso Dio</strong> di essere vivo. Oggi di fronte a migliaia di persone predica di essere lui stesso <strong>un prodigio in persona</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SENZA PREOCCUPAZIONI</strong> &#8211; Con il tempo ha imparato a utilizzare il computer e a scrivere usando il sistema “punta-tacco”,  <strong>sa scagliare palle da tennis</strong>, rispondere al telefono, sbarbarsi e perfino versarsi un bicchiere d’acqua. Quando la <strong><a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/04/Nick-Vujicic-4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1099" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Nick-Vujicic 4" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/04/Nick-Vujicic-4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></strong>mamma gli fece leggere un articolo sulla storia di una persona che viveva con grandi contrarietà imposte dai suoi handicap, comprese di non essere l’unico ad avere problemi. All’età di diciassette anni, inizia a comunicare con il suo gruppo di p<strong></strong>reghiera, e alla fine <strong>fonda la sua organizzazione no-profit</strong>, <a title="Life Without Limbs" href="http://www.lifewithoutlimbs.org/" target="_blank">Life Without Limbs</a> che cura attualmente con lo slogan “<strong>senza braccia, senza gambe e senza preoccupazioni</strong>”. Qualche anno più tardi Nick consegue un diploma in Ragioneria e Promozione Finanziaria. Dall’età di venticinque anni intende favorire il suo lavoro tramite show televisivi e scrivendo libri. Pur non avendo le gambe, paradossalmente <strong>è sempre in giro per il mondo</strong> incoraggiando comunità religiose cristiane, scuole e meeting aziendali. Ha tenuto discorsi a più di due milioni di persone in dodici Paesi dei vari continenti. Il suo primo libro, uscito nel 2010, ha per titolo “<em>Life Without Limits: Inspiration for a Ridiculously Good Life</em>”. È stato creato anche un breve film sulla sua persona, dal titolo “<strong>Il Circo della Farfalla</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’OTTIMISTA</strong> &#8211; Le sue conferenze sono continue <strong>iniezioni di fiduci</strong>a, poiché afferma che non è per caso o coincidenza <a href="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/04/Nick-Vujicic-2.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1100" style="border: 1px solid white; margin: 6px;" title="Nick Vujicic 2" src="http://www.trencachetipassa.it/wp-content/uploads/2012/04/Nick-Vujicic-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>che accadono cose brutte. «<em>Ho trovato una pace completa nel sapere che Dio non lascia che accada nulla nella nostra vita a meno che non ne abbia un buon motivo</em>». <strong>Nick non è un matto</strong>, ma è convinto che Dio lo stia usando per relazionarsi agli studenti e incoraggiarli attraverso l’evangelizzazione, la sua più grande passione. «<em>Credo che se si ha il desiderio e la passione di realizzare qualcosa e se è nella volontà di Dio, ce la farai, a tempo opportuno. Sappiamo che Dio è con noi e non possiamo fare nulla senza di Lui</em>». Le parole di San Paolo ai Filippesi rappresentano in lui una Verità assoluta: “<em><strong>Tutto posso in colui che mi dà la forza</strong></em>“ (Fil. 4,13).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>UN ESEMPIO</strong> &#8211; Nick è <strong>un esempio per tutti</strong> che spesso ci lamentiamo. Un’ottimista vero per chi si demoralizza in fretta, abituato a non sapere cosa è la vera sofferenza e come  può maturare la vera forza e il vero carattere. Gente come lui <strong>può aiutare ogni uomo attraverso la sua tenacia</strong> e la profondità dei suoi pensieri, poiché non esiste nel mondo un uomo che non abbia sperimentato il dolore. “<em>Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno</em>”. (Rm 8,28)</p>
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