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	<title>Turislucca</title>
	
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	<description>Associazione guide turistiche per Lucca e Toscana</description>
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		<title>Lucca turismo: La porta romana orientale</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 16:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lucca Ore 12.30, via Santa Croce nei pressi di piazza Santa Maria Bianca &#8220;foris portam&#8221;. E&#8217; tardi ! Io e mia moglie non abbiamo ancora fatto la spesa e stiamo &#8220;volando&#8221; in bicicletta da una parte all&#8217;altra della città per assolvere a commissioni rimaste in sospeso per troppo tempo causa impegni di lavoro. Dietro l&#8217;angolo di un palazzo, proprio in piazza, al termine di via dela Rosa, c&#8217; è una buona panetteria. Approfittiamo. Scendiamo dalle bici, le chiudiamo e di corsa Patrizia entra. Io no. Perchè ? Perchè la mia attenzione si è spostata su di un camion parcheggiato di fronte al palazzo che fa angolo, che sta caricando un enorme quantità di detriti da un palazzo che sta restaurando gli interni ed in particolare le cantine. Siamo in Italia e dove si scava si trova. Il capomastro è sulla soglia. Ci guardiamo fissi negli occhi per quasi un minuto. Fosse stata una bella donna ed io più giovane, avrei sicuramente tentato l&#8217;approccio. Ma quello non era il caso e l&#8217;intesa anche se subliminare era di tutt&#8217;altra natura: &#8220;Scusi, avete trovato qualcosa di interessante lavornado nelle cantine ?&#8221; Approccio diretto ma gentile. Con un sorriso di intesa il capomastro replica con poche parole: &#8220;Vuole seguirmi per dare un occhiata ?&#8221; Non me lo faccio ripetere due volte. Pur sapendo che mia moglie da li a qualche minuto mi avrebbe dato per disperso, ho seguito il muratore giù per le scale scavalcando detriti e ballini di cemento. Con malcelato orgoglio il capomastro mi racconta che assieme agli archeologi della soprintendenza è stato coinvolto in una incredibile esperienza di scavi. Accendendo una serie di faretti ben disposti infatti, negli scantinati si rivelano in tutta la loro possenza, gli enormi massi calcarei delle mura romane.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-781" title="26102009(001)" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/11/261020090011-225x300.jpg" alt="26102009(001)" width="225" height="300" /> Secondo il suo racconto l&#8217;ampiezza in larghezza di tale struttura difensiva doveva essere pari a circa quattro metri. Se si considerano le notevoli dimensioni dei conci di pietra e la larghezza delle mura, si riconferma la tesi di una fortificazione possente. Niente a che vedere con le quattro pietre che poco più in là sono state messe a testimonianza di suposte mura romane. Se qualcuno ha voglia di rileggersi cio che avevo scritto su un precedente post che trattava sempre dei ritrovamenti di queste mura in via Guinigi, potrà fare 2+2= 4! Il capomastro mi ha inoltre detto che li accanto, in un altro scantinato, ci sono i cardini della porta orientale romana. Ai piedi delle mura poi sono stati ritrovati scheletri di corpi umani. Probalbilmente inumazioni di epoca successiva. Ma questo dovrà essere scoperto dai paleontologi dell&#8217;università di Pisa. Ho scattato alcune foto con il cellulare di pessima qualità. Me ne scuso, ma meglio che niente. Ringrazio il gentile capomastro e mi avvio verso l&#8217;uscita contento, affascinato e con la mente rivolta a fantasticare un Cesare a cavallo in entrata coi suoi agguarriti pretoriani dalla porta li accanto. E invece chi ti trovo ? Patrizia; che quando si incavola può agilmente sbaragliare un intero manipolo di pretoriani, aquilifero compreso ! Ora si che sono guai, penso. &#8220;Scusa, ma sai ho avuto l&#8217;opportunità di vedere dei resti eccezionali proprio lì sotto, e non ho  perso l&#8217;occasione&#8221; Le dico in tono sottomesso e di scusa. Incredibilmente e dolcemente sfoggia un sorriso e mi dice: &#8220;Lo avevo immaginato quando sei improvvisamente scomparso e vedendo i lavori in corso ho capito dove potevi essere. Dopo mi fai vedere le foto ? Sono curiosa anche io di vedere cosa hanno trovato&#8221; Che angeliche persone che  sono a volte le donne. Che incredibile paese che è l&#8217;Italia. Ti fermi per prendere il pane e &#8230;incontri la storia.</p>
<p>Gabriele</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-782" title="26102009" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/11/26102009-300x225.jpg" alt="26102009" width="300" height="225" /></p>
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		<title>Turismo in Toscana: l’eco del battistero di Pisa</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 20:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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Esistono molte tradizioni legate al turismo in visita ad una città. Molte di queste sono scaramantiche. Si pensi, solo per citarne alcune,  alla enorme quantità di danaro gettata negli ultimi sessanta anni nella fontana di Trevi a Roma, lo sfregamento del muso del porcellino nel mercato nuovo a Firenze, il bacio alla fidanzata sul ponte di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-771" title="Echista battistero pisa" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/10/Echista-battistero-pisa1-300x225.jpg" alt="Echista battistero pisa" width="300" height="225" /></p>
<p>Esistono molte tradizioni legate al turismo in visita ad una città. Molte di queste sono scaramantiche. Si pensi, solo per citarne alcune,  alla enorme quantità di danaro gettata negli ultimi sessanta anni nella fontana di Trevi a Roma, lo sfregamento del muso del porcellino nel mercato nuovo a Firenze, il bacio alla fidanzata sul ponte di rialto a Venezia. Pisa credo però le batte tutte. Nel ristretto spazio di  un unica piazza, senza contare i riti scaramantici degli studenti dell&#8217;ateneo pisano,  ne annovera almeno tre: Lo sfregamento di una luceretola sulla porta bronzea seicentesca dell&#8217;ingresso principale della cattedrale, la interminabile conta dei forellini da parte degli innamorati che si dicono lasciati dagli artigli di lucifero su di una pietra di recupero posta sul fianco sinistro della cattedrale,  ed infine il &#8220;sublime&#8221; rito della eco all&#8217;interno dell&#8217;antico battistero.</p>
<p>Fra i tre, l&#8217;ultimo è sicuramente quello che da sempre  riscuote i più larghi consensi dalla moltitudine di turisti che visitano la piazza. Charles de Brosses, dotto viaggiatore francese del Settecento, così scriveva a proposito della Piazza dei Miracoli e del Battistero: <em>“Non esiste nulla di più perfetto del Battistero, che si trova lì accanto; ha forma circolare, e lo ricopre una graziosa cupola a foggia di turbante; l&#8217;interno è come quello di un tempio pagano, completamente vuoto, e senza altro ornamento che due piani di colonne. Quando si parla all&#8217;interno, la voce riecheggia per alcuni secondi come il suono di una grossa campana, e il suono decresce poco per volta in modo assai piacevole. </em>Il viaggiatore francese provava con la propria voce l&#8217;incredibile armonia risultante dalla forma circolare del battistero unita alla doppia calotta, ottagona nella parte inferiore con  la  semisferica in quella superiore. Oggi che i viaggiatori si sono trasformati in moderni turisti, anche la eco nel battistero è stata normata. Il guardiano che  esegue la eco per conto della primaziale, deve  adempiere  puntualmente al tradizionale rito esattamente ogni trenta minuti. Si chiudono le porte, e chi c&#8217;è c&#8217;è, e chi non c&#8217;è aspetta l&#8217;evento trenta minuti dopo.</p>
<p>Si è costituito così, volente o nolente, il nuovo mestiere tutto italiano (o meglio tutto pisano) dell&#8217; &#8220;echista&#8221; . Un bel mestiere che spesso da soddisfazioni se si ha una bella voce. Chi scrive, può testimoniare che non di rado, turisti che non si aspettavano di ascolatare questo incredibile organo naturale, al termine di una &#8220;celestiale&#8221; scala armonica di note sapientemente cantate da una delicata voce di &#8220;echista&#8221; femmina, sono scoppiati letteralmente in un pianto dirotto. Sono certo che il buon architetto Deotisalvi, autore della fondazione del battistero nel 1152, da lassù o da laggiù ovunque si trovi, ogni volta gongola tutto soddisfatto per la costruzione di questo suo prodigioso, inconsapevole, marchingegno emotivo.</p>
<p>Si noti quindi quanti incredibili altrettanto  inconsapevoli eventi hanno portato, questa  incomparabile e magnifica piazza, a dispensare come veri &#8221; miracoli&#8221; della natura, non solo una torre che ancora sfida le leggi della gravità naturale, ma anche un batistero che sfida  quelle della armonia musicale.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Toscana e turismo: la difficoltà di definirsi “escort”</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 12:30:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; assodato che viviamo tempi nei quali l&#8217;ipocrisia serpeggia all&#8217;angolo di ogni strada. In Italia poi, credo che ci si possa definire maestri nel camuffare situazioni e cose con terminologie che riescano a coprire i veri fini o comportamenti di questi o queste. Gli esempi potrebbero essere infiniti: dai più innoqui, come le innumerevoli definizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; assodato che viviamo tempi nei quali l&#8217;ipocrisia serpeggia all&#8217;angolo di ogni strada. In Italia poi, credo che ci si possa definire maestri nel camuffare situazioni e cose con terminologie che riescano a coprire i veri fini o comportamenti di questi o queste. Gli esempi potrebbero essere infiniti: dai più innoqui, come le innumerevoli definizioni attribuibili ai genitali maschili e femminili, oppure  l&#8217;attività dello spazzino che viene definito  &#8220;operatore ecologico&#8221;, al carceriere questurino ora definito operatore penitenziario, sino ai soldati in armi di tutto il mondo chiamati in alcuni casi opearatori di pace. Alla luce di quanto si legge oggi sulle cronache politiche  e scandalistiche in Italia,  ad esempio, alcune categorie che lavorano nel campo del turismo si trovano attualmente in forte imbarazzo nel poter definire il proprio ruolo di attività. Un esempio. Solo l&#8217;altro giorno sono entrato in un noto ristorante locale per entrare in contatto con il gruppo al quale dovevo fare da guida. Con spontaneità e disinvoltura ho chiesto al proprietario: &#8221; Scusi, mi sa indicare la escort&#8221; . Con malcelato imbarazzo il proprietario con un sorrisino mi ha risposto &#8220;Vorrà intendere l&#8217;accompagnatrice del gruppo mi auguro !&#8221;.  Lo stesso lieve imbarazzo l&#8217;ho  percepito quando ho chiesto ad una giovane e piacente ragazza che da apprendista si stava formandoin uno dei molti (troppi !) uffici informazioni: &#8221; Scusi signorina, ma lei è una stagista?&#8221; Che tempi! Ma che dire, ormai non c&#8217;è che da riderci sopra e &#8230;..sperare, sperare, sperare.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Itinerari fiorentini:Il giardino “segreto” di Annalena</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 07:00:30 +0000</pubDate>
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Essere turista in casa propria. Non solo è possibile ma è naturale, quasi consequenziale alla mia professione di guida turistica, quando per casa propria si intende la Toscana. Una regione che non finisce mai di sorprenderti grazie al suo inesauribile patrimonio di luoghi storici ed opere d&#8217;arte. Firenze, la fascinosa, la bella ed intrigante &#8220;antica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-757" title="Giardino di Annalena" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/09/3961794041_06441768fc1-300x225.jpg" alt="Giardino di Annalena" width="300" height="225" /></p>
<p>Essere turista in casa propria. Non solo è possibile ma è naturale, quasi consequenziale alla mia professione di guida turistica, quando per casa propria si intende la Toscana. Una regione che non finisce mai di sorprenderti grazie al suo inesauribile patrimonio di luoghi storici ed opere d&#8217;arte. Firenze, la fascinosa, la bella ed intrigante &#8220;antica signora&#8221;, riesce ancora ad ammaliare i suoi più fedeli amanti con inaspettate sorprese. Io sono uno di quelli ( amante, si intende !).  Firenze questa volta si è concessa mostrando uno degli aspetti più intimi: i suoi giardini privati.</p>
<p>Grazie all&#8217;Associazione delle dimore storiche, domenica 27 settembre, sotto un incredibile caldo autunnale, molti portoni cittadini delle più importanti dimore storiche, hanno aperto i battenti per rivelare a tutti i propri giardini segreti.  La lista è lunga, e qui, per brevità di tempo e per non annoiare troppo, descriverò quello che per me è stato il più intrigante: il giardino di Annalena.</p>
<p>Si trova  in oltrarno, sulla riva sinistra, di fronte all&#8217;ingresso secondario del giardino di Boboli. Deve il suo nome a colei che nel 1441, figlia di Galeotto Malatesta, vi fondò un  monastero. In seguito alle guerre fra Firenze e Siena nel 1554, Cosimo de Medici vi fondò una linea di fortificazioni. Con la successiva  demolizione di queste, il luogo rimase abbandonato sino al 1791, quando il Marchese Tommaso Corsi lo acquistò. Tra il 1801 e il 1810 venne realizzato dal paesaggista Giuseppe Manetti, su di un terreno di mezzo ettaro, un giardino di ispirazione inglese. In realtà conserva la piacevolezza  delle basse siepi a forma di labirinto di  mortella che compongono una serie di  giardini che ricordano quelli all&#8217;italiana, che si avvicendano  uno dopo l&#8217;altro con piacevole sorpresa del visitatore. Quà e là, nascoste dalle verdi siepi, si scoprono sinuose statue in terracotta di muse o antichi reperti di spoglio.  Il giradino si avvale  inoltre di due particolari caratteristiche, abilmente sfruttate dal Manetti: la sopraelevazione  sulle due strade che lo fiancheggiano e l&#8217;andamento scosceso con collinette derivanti dai detriti delle demolizioni precedenti. Da una parte di questo, bordeggiando il muro di cinta, l&#8217;affaccio è su Boboli, dalla parte di via dei serragli invece, sul parco della proprietà Torrigiani. Non so se vi capiterà di entrarci un giorno, ma se per caso avrete questa fortuna, sfruttatela romanticamente con un compagno o una compagna: Annalena vi rimarrà nel cuore.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>I giardini segreti: itinerari nascosti a Lucca</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 07:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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Ieri, dopo una vera e propria maratona lavorativa, assaporando un meritato gelato con mia moglie, ho scoperto casualmente grazie ad un cartello posticcio posto all&#8217;ingresso di un portone, una lodevole  quanto poco pubblicizzata iniziativa promossa dalle dimore storiche italiane. Alcuni giardini privati del centro storico di Lucca erano aperti per una libera visita dei passanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-748" title="Il guardiano di terracotta" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/09/P10208341-300x225.jpg" alt="Il guardiano di terracotta" width="300" height="225" /></p>
<p>Ieri, dopo una vera e propria maratona lavorativa, assaporando un meritato gelato con mia moglie, ho scoperto casualmente grazie ad un cartello posticcio posto all&#8217;ingresso di un portone, una lodevole  quanto poco pubblicizzata iniziativa promossa dalle dimore storiche italiane. Alcuni giardini privati del centro storico di Lucca erano aperti per una libera visita dei passanti curiosi. Anche la mia curiosità ha vinto la stanchezza. E&#8217; proprio vero che le nostre città  riservano continue sorprese. Quante volte ho passeggiato a fianco di muri anonimi e portoni impenetrabili senza lontanamente immaginare le sofisticate ed equilibrate bellezze che nascondevano gelosamente. Lucca in particolare, quasi fosse una pudica, riservata, bella signora, non ha mai ostentato le sue segrete belle fattezze. Per di più gli spazi verdi all&#8217;interno delle mura sono rari. Una città di impianto medioevale prevedeva solo utili e piccoli orti privati poi trasformatisi in corti. Fra i giardini visitati è d&#8217;obbligo citarne tre: il giardino di palazzo Fontana già Busdraghi in via Busdraghi 7, il giardino di palazzo Massoni in via dell&#8217;angelo custode 24 e  il giardino di palazzo Brancoli Pantera già Massagli in via Vittorio Veneto 44. Fra i tre citati ne descriverò uno solo: quello che mi ha strappato controvoglia le più forti emozioni.</p>
<p>Chi passa dalla Piazza San Pietro Somaldi e si avvia passeggiando verso via Fillungo o verso piazza anfiteatro non può fare a meno di notare un alto muro che fa angolo fra la scelta da prendere fra una direzione delle sopradette o l&#8217;altra. Sopra il muro vi è una verde pergola a tettoia che fa intuire un camminamento sopraelevato ad un giardino. Su tale camminamento, come a guardia del palazzo, fa bella mostra di se un cane di terracotta. Quante volte ho alzato il mio sguardo in su verso quell&#8217;improbabile statico  guardiano, non ve lo saprei dire. Ne ero quasi geloso perchè lui da lassù, poteva vedere ciò che proteggeva, ed io no. Ieri, dopo tanti anni di guida che consuma le strade e gli angoli anche di quei muri, sono finalmente entrato. I muri alti, in parte raffozati da archi a loggia affrescata, sostenuti da piccole ed eleganti colonne in arenaria, nascondevano un angolo di  paradiso privato. Quattro piccole aiuole mistilinee agli angoli del giardino con alberi da frutto, una aiuola circolare al centro con un albero ai cui piedi erano adagiati con elegante casualità resti marmorei classici e sullo sfondo una serie di colonne che sormontavano antichi vasi all&#8217;etrusca in terracotta. Ma l&#8217;elemento che rendeva il tutto fantastico ed al contempo elegante erano le diverse pergole di uva e piante rampicanti che  ricoprivano buona parte dei terrazzi che si affacciavano su quell&#8217;incredibile angolo di città.  Gelosia  e invidia !  Sentimenti che non mi sono propri ma che in quell&#8217;occasione  ho provato con inusuale intensità gardando l&#8217;espressione sognante di mia moglie che non parlava ma contemplava. Bellissimo, e aimè irragiungibile ed anche difficile decrivere a parole. Mi riprometto quindi di scattare alcune foto  del giardino appena avrò una nuova occasione . La visita si ripeterà il 27 settebre 2009.</p>
<p>Gabriele</p>
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		<title>Lucca, i potenti e la festa della Santa Croce.</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 12:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
L&#8217;Italia, nell&#8217;immaginario del turista straniero, è fatta anche di folclore. Molto di questo folclore, sopratutto nelle feste di popolo, è legato anche alle manifestazioni religiose di una nazione da sempre devota al culto dei Santi o di Maria, la madre di Cristo. Lucca, nel nord ovest della Toscana, vede invece il suo momento di unione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-730" title="P1020823" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/09/P1020823-225x300.jpg" alt="P1020823" width="225" height="300" /></p>
<p>L&#8217;Italia, nell&#8217;immaginario del turista straniero, è fatta anche di folclore. Molto di questo folclore, sopratutto nelle feste di popolo, è legato anche alle manifestazioni religiose di una nazione da sempre devota al culto dei Santi o di Maria, la madre di Cristo. Lucca, nel nord ovest della Toscana, vede invece il suo momento di unione fra popolo, religione e istituzioni locali, sia laiche che religiose, nella devozione verso il Volto Santo di Cristo. Caso unico nei paesi di confessione cristiana, il Volto di Cristo esemplato in un crocifisso di legno che la tradizione e la leggenda vogliono far risalire alla mano di Nicodemo, è l&#8217;elemento catalizzatore attraverso il quale i lucchesi da generazioni fanno il punto della loro situazione. La processione si snoda la notte del tredici di settembre per le vie del centro cittadino e vi partecipano tutti coloro che vogliono testimoniare non solo la loro fede, ma anche la loro appartenenza laica alla comunità locale, in questo modo testimoniando anche la fedeltà alle istituzioni.  Anche i personaggi del potere, fossero un tempo imperatori, principi o alti prelati, come oggi invece siano essi presidenti, sindaci o vescovi,  dimostravano  con la loro presenza oltre  la propria  devozione all&#8217;immagine ritenuta divina, anche quella della loro dipendenza dalla volontà del popolo.  La presenza di un numero notevole di ceri che sfilavano lungo le strade era la dimostrazione, d&#8217;altro canto, della fedeltà del popolo a queste istituzioni. Oggi a Lucca , come un tempo, il consenso popolare pur esprimendosi anche con altri mezzi più sofisticati ma non sempre veritieri e duraturi come i sondaggi o i voti elettorali,  ha la sua riprova nella partecipazione alla &#8220;luminara&#8221;. Proprio quest&#8217;anno giungerà a Lucca un lucchese nel mondo: Martinelli, il quale ha raggiunto la più alta carica nel paese di adozione: la presidenza della nazione del Panama. Un tempo Lucca era una piccola capitale e come tale i suoi governanti erano  soliti tenere rapporti di livello internazionale sia a livello politico che culturale con i potenti del  mondo intero. Oggi Lucca manifesta invece il suo provincialismo attraverso polemiche speso sterili che nulla portano al beneficio e all&#8217;immagine della città. Mi riferisco in questo caso alle polemiche proprio riguardanti la partecipazione dello stesso Presidente Martinelli alla tradizionale processione in onore del Volto Santo. La stampa locale e sopratutto i politici delle contrapposte aministrazioni locali (comune  e provincia) non hanno mancato in ogni occasione possibile di gettare fango, non solo l&#8217;uno contro l&#8217;altro ma anche (e questo mi pare troppo) su colui che voleva venire da lucchese fra i lucchesi a gioire del successo raggiunto e ringraziando di ciò Il Volto Santo. Una passerella per un politico panamense ? Che senso avrebbe vantarsi là dove non si ricevono voti,  ma altresì tuttalpiù amichevoli consensi da coloro che si ritengono amici del paese di origine. Ben vengano quindi tutti coloro che vorranno presenziare a questa festa dei lucchesi ora e sempre, a gloria dei lucchesi stessi e sopra tutto del Volto Santo che li protegge.</p>
<p>Gabriele</p>
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		<title>Dalla Cina con furore (ma senza idee !): architetti cinesi in in tour turistico a Lucca in cerca di una villa da copiare</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 15:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo lunghino, ma rende ciò che è accaduto qualche giorno fa proprio qui nella &#8220;serenissima&#8221; e paciosa ex repubblica di Lucca. Un team cinese composto da imprenditori, sales managers, architetti, interior designers e interprete, mi si sono presentati  chiedendomi espressamente di poter visitare Ville lucchesi e toscane, con il preciso intento di poterle riprodurre a Shanghai in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Titolo lunghino, ma rende ciò che è accaduto qualche giorno fa proprio qui nella &#8220;serenissima&#8221; e paciosa ex repubblica di Lucca. Un team cinese composto da imprenditori, sales managers, architetti, interior designers e interprete, mi si sono presentati  chiedendomi espressamente di poter visitare Ville lucchesi e toscane, con il preciso intento di poterle riprodurre a Shanghai in un enorme appezzamento di terra nella zona residenziale della città. Ero convinto di trovarmi al cospetto di professionisti con un bagaglio culturale architettonico europeo quantomeno sufficiente a distinguere, non tanto la villa di tipologia medicea da quella lucchese, ma quantomeno un castello della Loira da una villa Italiana. Dopo aver introdotto storicamente la città e le vicende che hanno portato i mercanti lucchesi a costruire ville nella campagna, sono rimasto totalmente disorientato quando mi hanno chiesto di fermare il bus per fotografare le ville liberty che circondano l&#8217;anello delle mura cittadine lungo la circonvallazione. La domanda diretta è stata: &#8221; ma queste sono ville italiane ? E di che epoca sono? Che differenza c&#8217;è fra queste, le ville toscane e le case degli italiani ? &#8221; Panico! Da dove dovevo cominciare, o meglio, ricominciare ? Dopo una corretta ma sintetica risposta ho proseguto il tour decidendo di mostrare la trasformazione in chiave moderna di una di queste ville. Villa Guinigi sulle colline di Matraia. Esempio classico di villa lucchese nella sua sobria architettura rinascimentale fatta di pietra arenaria e intonaco chiaro. Più che l&#8217;esterno, il design interno spregiudicatamente moderno, ha riscosso consensi unanimi. Solo l&#8217;architetto dell&#8217;esterior design appariva, più che pensieroso, direi abbacchiato. In uno dei casali esterni ristrutturati è poi esploso un acceso dibattito. Alla vista di un muro che presentava un riquadro dove veniva mostrata la stratificazione di pietre e mattoni che costituivano l&#8217;originale struttura muraria, fra tre degli esperti devono essere volate parole grosse a giudicare dalle espressioni mimiche delle loro faccie e dai suoni sibilanti della lingua mandarina. Mi è stato poi spiegato che la difficoltà stava, non tanto nel riprodurre quell&#8217;effetto, ma piuttosto nel giustificarne la ragione o l&#8217;utilità ad un ricco compratore cinese completamente a digiuno della storia italiana, toscana, e delle realtive stratificazioni architettoniche e culturali. Per loro quello appariva solo un muro non finito a regola d&#8217;arte. Problemi grossi, non c&#8217;è che dire. Al termine di un numero imprecisato di visite a ville e dimore d&#8217;epoca, la ciliegina è arrivata quando mi hanno chiesto supplichevoli di poter visitare sapete cosa? l&#8217;interno di casa mia! Il garbato ma deciso rifiuto che ha fatto seguito a questa corale richiesta ha posto fine alla gita di istruzione e al mio contatto con la Cina in terra di Toscana. A questo punto da operatore culturale turistico quale mi reputo di essere, la domanda sorge spontanea. Quale futuro, guardando verso est, per il turismo incoming del futuro ?</p>
<p>Gabriele</p>
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		<title>Itinerari d’arte a Lucca:galleria di arte contemporanea</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 13:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/06/p10203001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-676" title="p10203001" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/06/p10203001-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Una galleria d&#8217;arte dove si invita le guide turistiche a non descrivere le opere esposte. Esiste ? Si, a Lucca nella nuovissima esposizione di arte contemporanea di palazzo Boccella presso la Madonna dello Stellare è stato organizzato un apposito incontro con le guide locali per educarle ad un approccio diverso alle opere esposte. Il museo stesso è concepito infatti più che un tradizionale museo dove vengono conservate ed esposte cronologicamente opere d&#8217;arte,  pittosto come un ospitale contenitore che induce il turista a confrontarsi con esse. In questo luogo storico pieno di fascino, non si pretende di dare o ricevere spiegazioni che rientrino nei canoni dell&#8217;estetica classica, ma piuttosto di suggerire emozioni ed eventualmente crerae un pensiero critico soggettivo. Le guide lucchesi sono state invitate dal curatore del museo maurizio Vanni, a seguirlo in un percorso  visivo più che dialettico, volto invece a rompere gli schemi preconcetti dei codici estetici ai quali normalmente le guide sono solite riferirsi. Al termine di un viaggio attraverso le opere pittoriche astratte degli artisti prevalentemente romani del dopo guerra, detti del &#8220;<strong><a href="http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_221500078/Gruppo_Origine.html">gruppo origine</a></strong>&#8220;, l&#8217;entusiasmo ha sostituito totalente l&#8217;iniziale diffidenza e perplessità . Il primo passo rivolto a chi dovrà invitare i propri turisti a percepire, a sfidare, a estendere i propri concetti di percezione e non solo ascoltare per tentare  di comprendere, è stato fatto. Burri, Matta, Capogrosi e Colla ed i padri dell&#8217;astrattismo come kandisky.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/06/p1020298.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-674" title="p1020298" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/06/p1020298-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>  Non è certo un percorso semplice e rapido, ma il ghiaccio è rotto. Lo spazio museale d&#8217;altro canto è di primissima qualità è invita alla fascinazione. Novanta tipi di diversa intensità di luce di bianchi, possibilità computerizzata di diffondere in rete gli eventi esposti nel palazzo, spazi di ristorazione, book shop, sale per bambini e sale wi fi, insomma il futuro è già presente.</p>
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		<title>Turismo in provincia di Lucca: la Versilia e Viareggio</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 12:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La parola d&#8217;ordine è &#8220;cambiare&#8221; per non annoiarci mai. Una guida turistica può cambiare itinerari, argomenti e paesaggi. Così un gruppo padovano mi ha dato la possibilità di fare tre tappe versiliesi di tutto rispetto: Camaiore, Pietrasanta e Viareggio. Non vi preoccupate, non è tutta storia dell&#8217;arte quella che esce dal mio sacco. C&#8217;è anche gastronomia, natura e tempo libero. Per quanto riguarda  la gastronomia abbiamo fatto una sosta a Viareggio al risorante Tito del molo. Proprio li, a due passi dal molo appunto, la tradizione viareggina del <a href="http://vimeo.com/4282115">pesce fresco</a> la si può toccare e vedere con mano, e se hai qualche soldino da spendere la si può anche gustare. Per vederla basta dare un occhiata alle donne che offrono in vendita il variopinto pesce fresco a Km &#8211; 0 (siamo infatti direttamente sul mare!) che i loro mariti hanno pescato la notte stessa. Ma se come me, dopo un lauto pranzo, vi incamminate a passo lento lungo il molo verso l&#8217;imboccatura del porto, potrete vedere i numerosi pescatori che con le loro canne e con tecniche diverse ingaggiano vere e proprie lotte con mormore, branzini, saraghi e sopratutto muggini. Proprio mentre osservavo uno di questi sportivi intrepidi stacanovisti della lenza sotto il sole cocente, ho assistito ad una duello e la successiva cattura con un mostro di due chili: Un muggine .<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/p10202301.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-657" title="p10202301" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/p10202301-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Quindi, amici miei, anche nei momenti di pausa, come prova la mia foto, una guida ha sempre qualcosa da vedere e far vedere ai suoi clienti.</p>
<p>Gabriele</p>
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		<title>Itinerari turistici d’arte: Civitali e Stagi due scultori rinascimentali fra Lucca e Pisa</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 16:11:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il titolo di cui sopra non ha la pretesa di un saggio storico artistico. In realtà vorrei proporre solo alcune pillole di bellezza scultorea che potrebbero benissimo essere adottate come esercizio dialettico e retorico per guide abilitate nelle due provincie. Oltretutto ciò di cui voglio parlare può essere visitato da un qualsiasi turista che, facendo i pochi chilometri che separano la cattedrale di Pisa da quella di Lucca, volesse osservare alcuni dettagli di due altari, opere superbe dei due artisti in questione. Il riferimento è rispettivamente all&#8217;altare di San Biagio  di Stagio Stagi posto nella parete est del transetto sinistro della cattedrale pisana e quello di San Regolo, posto sempre nella parete est del tranetto sinistro ma questa volta della cattedrale lucchese.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/p1020120.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-651" title="p1020120" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/p1020120-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Dopo le alterne vicende politico militari che nello scorcio del quattrocento avevano duramente provato le ormai residue forze della gloriosa repubblica marinara, la cattedrale pisana si accingeva ad un sostanziale ammodernamento di parte degli antichi e numerosissimi altari che ricoprivano in modo disomogeneo le pareti dell&#8217;edificio. Fu incaricato nel 1485 a questo scopo, lo scultore ed architetto lucchese Matteo Civitali, al quale vennero commissionati la bellezza di ben ventidue altari. Civitali però non portò mai a termine la commissione, riuscendo ad elaborare solo un altare e alcuni pezzi marmorei, ora il tutto ricomposto e custodito nel museo della cattedrale. Ciò fu presumibilmente dovuto all&#8217;inasprimento dei rapporti fra Lucca e Firenze che culminarono con la caduta militare di Pisa. Lucca era geograficamente accerchiata. Tuttavia anche dopo questi tragici avvenimenti, il gusto classico di impianto quasi archeologico lasciato in eredità dal Civitali ad una schiera di scultori attivi fra Lucca, Pietrasanta e Carrara, aveva evidentemente lasciato il segno. E&#8217; infatti su questo modo che guarda all&#8217; &#8220;antico&#8221; ma già di impronta  manierista, che si affacciano proprio in questa cattedrale nei primi anni venti del cinquecento, le personalità artistiche del fiorentino Pandolfo Fancelli e del pietrasantino Stagio Stagi. Il primo sperimentale altare che elaboreranno assieme in vista della realizzazione dei successivi è proprio quello che ci interessa: l&#8217;altare di San Biagio, protettore della gola (e quindi lo eleggerei ad onorem patrono delle guide turistiche !) e patrono guarda caso di Pietrasanta.</p>
<p>Di dimensioni relativamente piccole rispetto ad altri esempi coevi, l&#8217;altare si caratterizza oltre che per le complesse ma armoniche forme geometriche rinascimentali, soprattutto per la notevole qualità delle decorazioni a grottesche e l&#8217;eleganza delle figure. I dettagli degli intrecci dei fogliami con figure simboliche che alludono alla passione di Cristo ed altre zoomorfe riportate nell&#8217;opera con certosina perizia , rendono i candidi marmi vibranti di infinite curiosità dove l&#8217;occhio dell&#8217;osservatore quasi si perde.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/p1020122.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-652" title="p1020122" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/p1020122-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> Ma il dettaglio dove più che in altri il mio occhio è rimasto sorpreso, è quello dove le braccia tese dei due angeli posti al di sopra della nicchia dove si trova il Santo, emergono in un virtuosismo oserei dire &#8220;neoclassico&#8221;, degno precursore di un Canova. Le braccia infatti sono l&#8217;elemento catalizzante di questa parte del monumento, poichè nella loro estensione verso il centro in misura sproporzionata, sembrano quasi emergere delicatamente con il loro bassissimo rilievo da un marmo paragonabile al latte.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/p1020240.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-647" title="p1020240" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/p1020240-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Facciamo ora un balzo a Lucca. L&#8217;altare dedicato a San Regolo di Matteo Civitali si impone per monumentalità rispetto agli altri presenti in chiesa. L&#8217; opera realizzata negli  anni ottanta del quattrocento, a detta dei critici, portò l&#8217;artista lucchese alla notorietà come scultore capace di cimentarsi con impianti monumentali complessi ed articolati. Qui infatti si fonde in senso verticale la sapiente conoscenza dell&#8217;architetto classico con l&#8217;ineguagliabile perizia del ritrattista di figure e narratore di storie. La parte superiore dell&#8217;altare sa di monumento sepolclare con l&#8217;effige del Santo steso e affiancato dai classici putti reggi torcia. La parte inferiore invece si ricompone in un altare con una predella che ha nello scorrere delle storie del santo incorniciate in pochi riquadri quasi dell&#8217;incredibile in tema di modernità rinascimentale e freschezza narrativa. Vorrei qui far notare gli interni di palazzi d&#8217;epoca, come nella scena dell&#8217;offerta della testa del Battista al banchetto dove il menestrello quasi fa sentire la sua musica, il nano (assoluto protagonista con il cagnolino ai piedi ricorda un precursore  del Morgante fiorentino) che assiste al martirio di San Sebastiano, ed il carnefice in secondo piano che ricorda col cappello con la piuma e la balestra un novello Guglielmo Tell.<a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/p1020137.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-648" title="p1020137" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/p1020137-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Due opere estremamente diverse nella composizione e nel contesto nel quale si trovano, ma comunque assolute protagoniste, e non comprimarie, di un epoca e di aree geografiche contigue.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Turismo a Lucca: Itinerari contemporanei</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 06:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MI è già capitato di scrivere un articolo, in verità ironico, sulla Lucca del futuro. Tuttavia devo oggi costatare seriamente che, per un incredibile mix di circostanze forse casuali, all&#8217;interno della cerchia di mura cittadine e più precisamente nella zona est al di là dei limiti &#8220;turistici dell&#8217;anfiteatro, Duomo, piazza San Michele e Chiesa di San Frediano, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/3351052769_b79a06f53c_m1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-631" title="3351052769_b79a06f53c_m1" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/3351052769_b79a06f53c_m1.jpg" alt="" width="180" height="240" /></a>MI è già capitato di scrivere un articolo, in verità ironico, sulla <a href="http://www.turislucca.com/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=359">Lucca del futuro</a>. Tuttavia devo oggi costatare seriamente che, per un incredibile mix di circostanze forse casuali, all&#8217;interno della cerchia di mura cittadine e più precisamente nella zona est al di là dei limiti &#8220;turistici dell&#8217;anfiteatro, Duomo, piazza San Michele e Chiesa di San Frediano, si sta attuando una incredibile modernizzazione delle attività culturali.  Negli ultimi anni sono nati infatti nuovi spazi di aggregazione, sopratutto per giovani, quali in ordine di tempo il restauro e l&#8217;utilizzo come aule di studio e di postazione per computers del chiostro dei serviti oggi detto <a href="http://www.luccagiovane.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/31">Agorà</a>, poi il parziale restauro del palazzo Guinigi dove si tiene annualmente la fantastica mostra del <a href="http://www.luccadigitalphotofest.it/">Lucca Digital photo Festival</a>, il restauro completato del chostro di San Micheletto in via Elisa e l&#8217;utilizzo di questo sia come sede del <a href="http://www.fondazioneragghianti.it/ita/lastoria.asp">centro studi ed esposizione per l&#8217;arte Ragghianti</a> che come sede dell&#8217;università <a href="http://www.imtlucca.it">Industrial marketing and tecnology</a>, il Campus della stessa IMT la Stecca presso l&#8217;ex convento dei francescani, ed ultimo in ordine di tempo il <a href="http://www.luccamuseum.com">Museo di arte contemporanea di palazzo Boccella</a> presso la Madonna dello stellare. Cosa centrano questi luoghi con un il turismo? Centrano eccome ! Si pensi solamente agli itinerari innovativi che possiamo concretizzare collegado questi luoghi con un tema che potrebbe essere Lucca fra passato, presente e futuro mostrando finalmente il volto di una Lucca rivolta al futuro e non solo al passato. Per quanto mi riguarda ho già portato con successo molti piccoli gruppi familiari e studenteschi americani a visitare alcuni di questi luoghi proprio conquesto tema di fondo. La mia atenzione oggi però va sopratutto sul L.U.cc.A, il museo di arte contemporanea, con il quale certamente avremo modo di collaborare. E&#8217; una struttura nuovissima ed iper tecnologica legata comunque con un buon mix alla struttura cinquecentesca. Oltre all&#8217;ambiente ciò che interessa sono i contenuti. Il museo infatti si ripropone di cambiare le esposizioni tema delle mostre ogni tre mesi, così da creare un continuo e dinamico interesse verso questa nuova realtà. Vedremo, ma io ho fiducia.</p>
<p>Gabriele</p>
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		<title>New!!! Museo di arte contemporanea a Lucca</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 21:21:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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E&#8217; stato innaugurato il museo di arte contemporanea a Lucca. Una esperienza lucchese da non perdere.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/lucca_museum_intro1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-620" title="lucca_museum_intro1" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/lucca_museum_intro1-300x87.jpg" alt="" width="300" height="87" /></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/lucca20museum1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-618" title="lucca20museum1" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/lucca20museum1-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a>E&#8217; stato innaugurato il <a href="http://www.luccamuseum.com">museo di arte contemporanea a Lucca</a>. Una esperienza lucchese da non perdere.</p>
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		<title>Vampiri in Toscana ? Aspettando la…new moon.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 20:17:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi ha mai pensato ai vampiri in Toscana ? Va be che il carnevale da noi è sentito e che i travestimeti dei più pazzerelloni variano dal macabro al giocoso. Va bene che fra i comics di Lucca e Halloween  a Borgo a Mozzano i canini aguzzi spuntano un pò a tutti, ma una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/new_moon__by_paine3941.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-603" title="new_moon__by_paine3941" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/new_moon__by_paine3941-251x300.jpg" alt="" width="251" height="300" /></a>Chi ha mai pensato ai vampiri in Toscana ? Va be che il carnevale da noi è sentito e che i travestimeti dei più pazzerelloni variano dal macabro al giocoso. Va bene che fra i comics di Lucca e Halloween  a Borgo a Mozzano i canini aguzzi spuntano un pò a tutti, ma una storia su i più antichi vampiri del mondo non me la sarei mai e poi mai immaginata &#8220;nella terra dove il si suona&#8221;  (Dante Alighieri).</p>
<p>Volturi. Nome che a detta di mia figlia dodicenne fa venire i brividi di paura e di eccittazione al tempo stesso. I più antichi e temuti vampiri del mondo. Lo scenario da immaginare non è la lugubre e nebbiosa Transivania, patria del famoso conte Dracula, ma la languida e fascinosa Volterra.  Il povero conte di fronte a un volturo se la farebbe sotto dalla fifa. Esseri dalla forma umana, bellissimi ed algidi nell&#8217;aspetto, sanno essere buonissimi nella vita quotidiana quanto cattivissimi nei confronti di quei vampiri che  non rispettano le vere regole dell&#8217;ordine dei vampiri nel mondo: astenersi dal nutrirsi con sangue umano. Da dove vengono tutte queste stravaganze ? Dal libro di enorme successo della giovane  Stefany Mayer. Il primo libro, Twilight, trasposto sulla pellicola, ha avuto un successo oltre ogni misura sui giovani dagli 11 ai 18 anni. In pratica tutto il popolo che aveva sognato con Harry Potter, oggi si identifica con le pulsioni giovanili e romantiche di Bella e Edward (il vampiro buono e maledetto). Oggi si sta girando &#8220;New moon&#8221; dove alcune scene si dovrebbero svolgere proprio a Volterra. Mi si potrebbe chiedere: &#8220;Ma a te come guida e a noi, che ce ne importa ?&#8221; Be in parte ce ne può importare se abbiamo figli di quell&#8217;età o se abbiamo ancora un pò di spirito e fantasia fanciullesca dentro di noi. Nel frattempo, su mio suggerimento, alcuni miei colleghi che lavorano come guide a Volterra, hanno proposto un tour del vampiro volturo. Risultato ? Un successone ! Schiere uralanti di ragazzine, si aggirano timorose con le nostre guide nei meandri sotterranei della antica città etrusca. E che nessuno rimanga indietro altrimenti&#8230;&#8230;</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/twilight-isabella-edward-101.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-604" title="twilight-isabella-edward-101" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/twilight-isabella-edward-101-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
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		<title>Itinerari turistici in Toscana: i restauri della cattedrale di Lucca</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 08:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; proprio vero che  dei lavori che siano stati iniziati senza vederne mai la fine , si dica: &#8220;Sembrano quelli della fabbrica della cattedrale; lavorano, lavorano e non finiscono mai !&#8221;.  E&#8217; proprio così, almeno per la Cattedrale di San Martino a Lucca possiamo parlare di working in progress. Per costruirla ci sono voluti quasi 500 anni ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/p10201401.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-599" title="p10201401" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/05/p10201401-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>E&#8217; proprio vero che  dei lavori che siano stati iniziati senza vederne mai la fine , si dica: &#8220;Sembrano quelli della fabbrica della cattedrale; lavorano, lavorano e non finiscono mai !&#8221;.  E&#8217; proprio così, almeno per la Cattedrale di San Martino a Lucca possiamo parlare di working in progress. Per costruirla ci sono voluti quasi 500 anni ed ora, per restaurarla e rifarle il maquillage, i ponteggi sono stati allestiti per l&#8217;ennesima volta.</p>
<p>Tuttavia l&#8217;inizio dei lavori di sola ripulitura  risalgono solo (si fa per dire) al 2003. Questi fanno parte di un restauro globale che ha coinvolto tutta la chiesa. I restauri sono partiti, in un primo momento, dalla cappella di San Regolo presso la zona absidale. Questa prima area di interventi sono stati di natura sperimentale e hanno dato la possibilità alla locale Soprintendenza e ai restauratori, di fare saggi di prova in modo tale da poter pianificare e affinare i tempi, le modalità e i costi dei successivi interventi. Motivo di orgoglio per la Soprintendenza è stato scegliere 18 ditte di restauri tutte del territorio lucchese. Ciò ha ancor più legato la storia dell&#8217;edificio al territorio e alla società locale, così come avveniva nel medioevo. La fine dei lavori di ripulitura è prevista alla fine dei prossimi due anni. I ponteggi vengono montati e smontati man mano che i lavori procedono dall&#8217;abside verso la facciata; ecco perchè oggi vediamo l&#8217;altare così vicino all&#8217;ingresso della chiesa. Quando i lavori saranno prossimi alla facciata, il clero non potrà celebrare la sue normali funzioni liturgiche, e le celebrazioni saranno probabilmente spostate nella chiesa urbana di San Frediano, seconda per capienza ed importanza fra le chiese ancora consacrate ed in buono stato della città. Tutti i lavori sono stati pagati dalla <a href="http://www.fondazionecarilucca.it/">Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca</a>. Il transetto nord, interessato da lavori di consolidamento, ha invece lavori indipendenti che vengono pagati dal ministero dei beni culturali. La zona absidale è già stata restaurata e oggi riluce di nuovo splendore e bellezza.  Il restauro ha coinvolto anche i monumenti lapidei risalenti alla metà del quattrocento, ed in particolare quelli compiuti dal maestro lucchese rinascimentale Matteo Civitali, in vista della stupenda mostra a lui dedicata  che si è tenuta nel 2004. . Quando si è messo mano alla ripulitura delle volte presso l&#8217;altare maggiore, i problemi di conservazione degli affreschi erano molteplici. Infatti questi risalivano a varie epoche e mani distinte a causa dei rastauri già avvenuti in epoca ottocentesca. Nel 1854, quando Lucca era da poco entrata a far parte del gran ducato di Toscana, la moda purista che imperversava a quel tempo,in particolare nelle persone degli artisti lucchesi Ridolfi (padre) ed Enrico Ridolfi (figlio), rischiavano di cancellare totalmente gli affreschi tardo quattrocenteschi che necessitavano solo di una rinfrescata. Fortunatamente l&#8217;opposizione del parere di abili restauratori fiorentini come il Pozzali, evitarono la distruzione totale di questi. Furono abilmente sostituiti in toto solo gli affreschi relativi alla volta sopra l&#8217;altare che erano gravemente compromessi. Con l&#8217;ausilio di impalcature aeree sostenute da travi che utilizzavano le antiche buche pontaie di costruzione, il Pozzali restaurava nel 1856 le volte della navata centrale e quelle laterali.</p>
<p>Altra grande opera di restauro è stata quella del catino absidale barocco con trionfo di santi, compiuto nel 1681 dai pittori lucchesi Coli e Gherardi. Grazie al restauro si sono ravvivati i colori e si è scoperta la vena barocca di questi affreschi rinvenendo anche il tentativo (forse poi abortito) di creare degli effetti a rilievo grazie astucchi aggettanti. Si veda la macchia di non finito ai piedi di un angelo che denota uno di questi tentativi. Nel complesso però tutti coloro che nel succedersi dei secoli operarono in questa area, ebbero come fine quello di creare una decorazione omogenea che non entrasse in contrasto stilistico con le ristrutturazioni precedenti, ma al contrario si legassero sia cromaticamente che formalmente fra di loro. Valga come esempio la creazione da parte del Civitali sullo scorcio del quattrocento, la messa in opera di finestroni, sopra le volte dei transetti, di gusto ancora gotico. Durante la ripulitura delle pareti è stato inoltre restaurato e messo in evidenza un affresco del 1570 opera del Ghirlanda, raffigurante San Pantaleone, cointestatario della Cattedrale assieme a San Martino. Altro resturo di grande effetto è stato compiuto nella Cappella del Sacramento. Questa, già ideata alla fine del quattrocento da Matteo Civitali, fu continuata sia nel seicento che nell&#8217; ottocento sovrapponendo via via, sia stili scultorei che affreschi di varie epoche. Qui si ammirano i due angeli scolpiti in un sol blocco opera di Matteo Civitali. Il soffitto si deve invece al pittore Lucchese Tofanelli, che nell&#8217;ottocento con grande maestria inserì finte statue a monocromo su un fondo verde pastello.</p>
<p>La Grande opera di restauro però, riguarda tuttora le superfici murarie in calcare bianco di Santa Maria del Giudice. Tutta l&#8217;opera di ripulitura è stata effettuata a mano con acqua distillata su tamponi. Là dove i muri si erano anneriti a causa del grasso delle candele che per secoli hanno illuminato la cattedrale, si è dovuto usare anche carbonato di ammonio. Dove invece sono avvenute infiltrazioni di acqua con presenza di calcare negli interstizi delle pietre, si è usato il bisturi. I lavori da compiere sono ancora molti e riguarderanno una superficie di più di 13.000 metri quadri. La fine dei lavori è prevista fra circa due anni.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Itinerari turistici: Lucca e i tortelli</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 13:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avrei potuto intitolare queste poche righe come itinerari del gusto, ma pensandoci bene anche itinerari della tradizione o della nostalgia. Sono una guida turistica della associazione Turislucca e quindi iI turismo c&#8217;entra per forza. I tortelli lucchesi comunque sono per il sottoscritto una pietra miliare nella gastronomia locale. Prima del farro (cibo per poveri scomparso dalle nostre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/normal_dscn34951.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-586" title="normal_dscn34951" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/normal_dscn34951-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Avrei potuto intitolare queste poche righe come itinerari del gusto, ma pensandoci bene anche itinerari della tradizione o della nostalgia. Sono una guida turistica della associazione <a href="http://www.turislucca.com">Turislucca</a> e quindi iI turismo c&#8217;entra per forza. I tortelli lucchesi comunque sono per il sottoscritto una pietra miliare nella gastronomia locale. Prima del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Farro">farro</a> (cibo per poveri scomparso dalle nostre tavole dal dopo guerra e riesumato per pura moda del casual dalle nuove generazioni), prima della <a href="http://www.ricettepercucinare.com/ricetta_toscana-garmugia_lucchese.htm">garmugia</a> (brodetto gustoso ma leggero di verdure fresche primaverili) o della stessa torta coi becchi, regna sovrano per il ghiotto lucchese il tortello condito al ragù. Vera festa per gli occhi, per il palato e per lo stomaco, molto meno per il fegato e per la linea.</p>
<p>Ricordo con nostalgia i giorni di novembre, quando bambino e poi ragazzo, aspettavo che mio zio sbottasse il vino novo del suo podere di campagna lucchese ad &#8220;Arsina&#8221;, per poter assaggiare, in un banchetto luculliano, i tortelli fatti dalla Franca, sua contadina. La consitenza della pasta fatta a mano sotto i denti, il gusto aromatico, quasi esotico (o erotico ?) del &#8220;pepolino&#8221; (varietà di timo), il ragù di carne bianco, si impongono ancora prepotentemente nei miei ricordi gustativi ponendo un &#8220;post quem&#8221; invalicabile. Solo quelli per me erano i veri tortelli lucchesi. Oggi alla ricerca di quei sapori vagheggiati, potrei comunque indicare alcuni locali dove si mantiene degnamente quasta tradizione culinaria basata sul tortello. Se volete, ma solo se me lo chiederete espressamente, farò in un altro blog una mera lista con relative stelle di qualificazione al merito. Al momento mi limito a dare una delle molte<a href="http://www.cookaround.com/yabbse1/blog.php?b=9413"> ricette che esistono sui tortelli. Linkate pure</a>.</p>
<p>Gabriele</p>
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		<title>Santa Zita:tradizione, storia e scienza</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 19:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La tradizione di Santa Zita, come gridano le venditrici dalle bancarelle lungo le strade, si perpetua da secoli a Lucca con un fiore di stagione dai petali bianchi che emana un delicata fragranza: la giunchiglia. Ogni 25/27 aprile si celebra la festa in onore di questa servetta lucchese del XIII secolo.  Secondo una antica leggenda fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/mercato-santa-zita1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-579" title="mercato-santa-zita1" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/mercato-santa-zita1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La tradizione di Santa Zita, come gridano le venditrici dalle bancarelle lungo le strade, si perpetua da secoli a Lucca con un fiore di stagione dai petali bianchi che emana un delicata fragranza: <a href="http://www.legambientearcipelagotoscano.it/biodiversita/flora/habitat/zoneumide/narcissus%20tazetta%20giunchiglia.jpg.JPG">la giunchiglia</a>. Ogni 25/27 aprile si celebra la festa in onore di questa servetta lucchese del XIII secolo.  Secondo una antica leggenda fra i vari miracoli che le vengono attribuiti, il più celebre fu quello che la salvò dall&#8217;ira del suo tirchio padrone spietato nei confronti dei mendicanti, tramutando il pane che voleva donare ai poveri, in fiori belli e profumati. E&#8217; proprio grazie a questo miracolo che la si festeggia ogni anno, per la gioia di grandi e piccini, con il colorattissimo mercato di fiori che viene allestito in piazza dell&#8217;anfiteatro nel centro della città. Chi volesse omaggiarla di persona, può farlo entrando nella chiesa di san Frediano. La straordinaria chiesa romanica accoglie ed espone il suo corpo naturalmente mummificcato alla devozione dei fedeli sin dalla sua morte  avvenuta nel 1278. Proprio quest&#8217;ultima singolare circostanza ha dato la possibilità ai ricercatori antropologi dell&#8217;università di Pisa di studiare scientificamente le sue spoglie. Ciò ha consentito di comprendere lo stile di vita, la tipologia e alcuni fatti storici dei lucchesi di quell&#8217;epoca. Risulta infatti interessante leggere il <a href="http://www.paleopatologia.it/articoli/aticolo.php?recordID=60">rapporto scientifico dell&#8217;università pisana riguardo alle ricerche su Zita</a> (la vergine e pura). Può anche risultare una interessante curiosità andare a scoprire in quanti luoghi italiani la sua devozione abbia attecchito generando straordinari edifici di culto e bellezza artistica. Fra tutti voglio citare in sicilia la palermitana chiesa barocca di<a href="http://xoomer.virgilio.it/francesco_toscano/Chiese%20di%20Palermo/pg011.html"> Santa Cita </a>(o Zita). Esaltazione del barocco meridionale, gli amanti delgli stucchi e della scultura qui troverano l&#8217;opera e la maestria del grande scultore siciliano Serpotta.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>Living in a different dimention</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 20:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ditemi un pò chi secondo voi è, in questa foto che ho scattato di recente, il più forte o il più bello ?  Nella società moderna non tutto marcia secondo una logica fatta di immagini o apparenze. Non siete daccordo ? In questi ultimi tempi &#8220;se ne vedonono di tutti i colori&#8221; e onestamente, come guida turistica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/living-in-a-different-dimention.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-572" title="living-in-a-different-dimention" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/living-in-a-different-dimention.jpg" alt="" width="500" height="432" /></a>Ditemi un pò chi secondo voi è, in questa foto che ho scattato di recente, il più forte o il più bello ?  Nella società moderna non tutto marcia secondo una logica fatta di immagini o apparenze. Non siete daccordo ? In questi ultimi tempi &#8220;se ne vedonono di tutti i colori&#8221; e onestamente, come guida turistica abituato a far vedere l&#8217;Italia sotto la prospettiva del bello e dell&#8217;armonico, non so più dove giunge il limite del primo e del secondo aggettivo di fronte a una foto vera come questa.</p>
<p>Il suo titolo è: Living in a dfferent dimention.</p>
<p>Gabriele</p>
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		<title>Gli eredi toscani del genio di Leonardo da Vinci</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 06:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi avesse una giornata primaverile  da spendere per gustare un pò di Toscana fra colline e uliveti non si dimentichi di Vinci, culla del famoso Leonardo. Pensando alla grandezza dell&#8217;uomo, fa contrasto la semplicità e la dimensione del piccolo borgo che ha come fulcro il castello medioevale dei conti Guidi. Va da se che tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/128800819_5e582ed768_m1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-565" title="128800819_5e582ed768_m1" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/128800819_5e582ed768_m1.jpg" alt="" width="205" height="240" /></a>Chi avesse una giornata primaverile  da spendere per gustare un pò di Toscana fra colline e uliveti non si dimentichi di Vinci, culla del famoso Leonardo. Pensando alla grandezza dell&#8217;uomo, fa contrasto la semplicità e la dimensione del piccolo borgo che ha come fulcro il castello medioevale dei conti Guidi. Va da se che tutto qui parla di Leonardo, anche se in verità, egli ci visse poco e solo nella prima fanciullezza.</p>
<p>Una visita al museo leonardesco che si trova nel castello è d&#8217;obbligo e risulta, per gli appassionati di storia delle scienze maccaniche, molto interessante. Le riproduzioni delle macchine teorizzate dal Da Vinci per i più disparati usi, sono accuratamente esposte e le spiegazioni relative rivelano effettivamente quanto fosse già chiaro nella mente dell&#8217;uomo rinascimentale molto di quanto oggi esiste e funziona nei nostri convulsi tempi moderni. Leonardo però ha, in un certo senso, inconsapevolmente o magicamente lasciato in terra di Toscana dei germi che secoli dopo hanno fruttato. Come una macchina a orologeria , proprio in concomitanza con gli eventi che portarono all&#8217;unità d&#8217;Italia, il fiorentino Meucci pose le basi per la realizzazione del telefono inventando il primo rudimentale apparecchio. Immancabilmente l&#8217;invenzione venne sottratta dal più scaltro e ricco americano Bell. Osservando però tutti i complessi macchinari leonardeschi, con una punta di rammarico, ogni visitatore costata che tutto ciò avrebbe potuto funzionare già nel &#8216;400 se &#8230; avese potuto applicarevi un qualsiasi mezzo di propulsione che non avesse avuto impulso dall&#8217;energia animale. E qui casca l&#8217;asino ! Sempre in Toscana, a Lucca nella 1853, in quella che fu un tempo la piccola repubblica lucchese ma da poco facente parte del gran ducato, due uomini uniscono le loro menti e inventano &#8230; il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Motore_a_combustione_interna">motore a scoppio</a> ! I due uomini si chiamavano Eugenio Barsanti di Pietrasanta e Felice Matteucci di Lucca. Non poca cosa se si pensa a quanto la nostra civiltà debba a questa invenzione. Anche loro tuttavia, non assaporarono la gloria perchè l&#8217;invenzione gli fu strappata per questioni di soldi dal solito furbo e scaltro non italiano di turno.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>I pozzi di Lucca</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 07:39:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/p1010981.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-556" title="p1010981" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/p1010981-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/p1010978.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-557" title="p1010978" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/p1010978-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/pietra-poggia-secchia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-558" title="pietra-poggia-secchia" src="http://www.turislucca.com/wp-content/uploads/2009/04/pietra-poggia-secchia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>&#8220;Secondo un antica tradizione, in tempi molto antichi, Lucca era rifornita di acqua mediante un acquedotto forse sotterraneo che, partendo dalle vicinanze di Moriano, faceva capo a numerose fontane, di alcune delle quali si conoscono ancora i luoghi (vi è da aggiungere però che doveva esistere ancora il tracciato dell&#8217;antico acquedotto romano che secondo il Silva giungeva nei pressi della attuale chiesa di San Frediano n.d.r.).  Prima della fine del medioevo, però, questo acquedotto si guastò e fu pertanto necessario ricorrere a pozzi, che vennero per lo più scavati sotto le cucine degli edifici per poter attingere acqua direttamente dalle finestre mediante carrucole. In molte corti si vedono ancora, murati all&#8217;altezza  delle finestre e sormontate dall&#8217;arpione che sorreggeva la carrucola, bacili di pietra che servivano ad appoggiare le secchie ed eventualmente per riempire un piccolo serbatoio collocato sopra l&#8217;acquaio.&#8221; ( Il brano è tratto da: Il secolo di Castruccio, fonti e documenti di storia lucchese, mpf 1982)</p>
<p>L&#8217; approvvigionamento di acqua cambiò quando nella prima metà dell&#8217;ottocento, prima sotto il principato di Elisa Bonaparte, poi definitivamente sotto il ducato borbonico di Maria Luisa, venne realizzato l&#8217;acquedotto che prende il nome ancora oggi dal suo progettista, l&#8217;architetto Lorenzo Nottolini. Ancora oggi è possibile ammirare le rosse arcate in mattoni che dalle sorgenti di Guamo presso i monti pisani, portano acqua salubre in molte fontane della città.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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		<title>19 Aprile Lucca e la festa della libertà</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 20:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la morte del signore di Lucca Castruccio Castracani, avvenuta il 3 settembre 1328, Lucca passò di possesso dalle mani di una signoria italiana all&#8217;altra, sino a cadere nuovamente nel 1341 sotto la tirannia di pisana retta dal doge Giovanni Dell&#8217;Agnello. Questi pose il suo presidio all&#8217;interno della fortezza dell&#8217;Augusta, possente costruzione voluta dal Castracani come punto di riferimento politico e militare all&#8217;interno della città. Il suo regime dittatoriale prosciugò ben presto sia le finanze sia la forza militare e poitica della nemica di sempre: Lucca. Grazie al contributo di mediazione politica dei fuoriusciti lucchesi e garzie sopratutto ad un riscatto della astronomica cifra di centomila fiorni d&#8217;oro, l&#8217;imperatore Carlo IV di Boemia (quello del famoso &#8220;ponte di Carlo&#8221; a Praga per intenderci) intervenne a favore della città. Sceso con le sue truppe in Italia affrancò la città dal dominioo pisano e da ogni altro dominio in perpetuo.</p>
<p>Carlo IV entrò in Lucca nel febbraio del 1369 e vi soggiornò per oltre un anno eleggendo Lucca come sua città favorita italiana. Nella domenica dopo Pasqua emise un bando che rendeva la città libera e degna dei diritti politici e militari fino a quel momento perduti. Il governocittadino come primo atto dopo la sua ricostituzione, volle istituire una festa che ricordasse nei secoli questa data. Così ogni anno, nella domenica in Albis, la città avrebbe ricordato l&#8217;ingresso in Lucca dell&#8217;imperatore con feste e palii oltre che a fare una solenne messa in Duomo. da quel giorno la parola &#8220;Libertas&#8221; campeggia sugli scudi araldici del gonfalone di Lucca.</p>
<p>Gabriele Calabrese</p>
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