<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281</atom:id><lastBuildDate>Sun, 15 Feb 2015 01:04:07 +0000</lastBuildDate><category>Adriatico est</category><category>Adriatico ovest</category><category>It&#39;s a hard pop life</category><category>It&#39;s a hard tough life</category><category>There&#39;s nothing as queer as folk</category><category>Glazba</category><category>Esperiti</category><category>o jeziku i t.d.</category><category>Diorami</category><category>the ultimate housewife</category><category>Prozivanje</category><title>u Jadranu istina</title><description></description><link>http://jadranski.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Jadran)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>230</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-8599836429985081032</guid><pubDate>Tue, 22 May 2012 18:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-05-22T20:47:41.521+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">It&#39;s a hard pop life</category><title>Sabato su Raidue ore 21:00, non mancate!</title><description>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://at-communication.com/upload/Image/Azerbaijan_4KS0NG_Eurovision-2012.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;161&quot; src=&quot;http://at-communication.com/upload/Image/Azerbaijan_4KS0NG_Eurovision-2012.jpg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;Sabato prossimo si terrà a Baku, capitale dell’Azerbaijan, la finale del più amato spettacolo televisivo europeo: l’Eurovision Song Contest, altrimenti detto “Eurofestival” qui in Italia. Il vantaggio di questa edizione è che non solo d’ora innanzi ci ricorderemo la capitale dell’Azerbaijan, ma conosceremo l’esistenza stessa di questo paese caucasico. (Che poi, se vogliamo dirla tutta, come mai l’Azerbaijan partecipa all’Eurofestival? Della serie, più si è meglio è...)&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;Per prepararci allo show di sabato sera, ho preparato una &lt;a href=&quot;http://urli.st/hXr&quot;&gt;urlist&lt;/a&gt; delle canzoni dei concorrenti balcanici (nel senso più ampio del termine) e passerò qui di seguito in rassegna i partecipanti targati ex-YU. Ricordo che in questi giorni ci saranno le semifinali, perciò è probabile che non tutti si esibiranno sabato.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;Slovenia&lt;/b&gt;: Eva Boto canta &lt;i&gt;Verjamem&lt;/i&gt; (Credo). La canzone è orecchiabile e nelle tipiche corde dell’Eurofestival, ma ha quel tocco di Enya/Signore degli Anelli che la rende ricordabile nel mare magnum musicale. Eva ha solo 16 anni ed è arrivata all’Eurovision attraverso un talent show.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;Croazia&lt;/b&gt;: Nina Badrić canta &lt;i&gt;Nebo&lt;/i&gt; (Cielo). Riesumata dagli anni ‘90, senza infamia e senza gloria, Nina presenta una canzone struggente di un tedio da guinness dei primati.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;Bosnia Erzegovina&lt;/b&gt;: Maya Star canta &lt;i&gt;Korake ti znam&lt;/i&gt; (Riconosco i tuoi passi). Giovane e promettente cantautrice, Maya ha già partecipato all’ESC nel 2011 con Dino Merlin. Il video della canzone vorrebbe essere un omaggio romantico alla Bosnia, ma sin dai primi secondi si trasforma nella versione horror di un film di Kusturica: che cosa ci fa una dolce pulzella fresca di piega a suonare il piano in una fonderia?!&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;Serbia&lt;/b&gt;: Željko Joksimović canta &lt;i&gt;Nije Ljubav Stvar&lt;/i&gt; (L’amore non è una cosa). Zeljko è un veterano dell’Eurofestival, ha già partecipato in prima persona e come autore diverse volte. Ho sentito dire che questa canzone è tra le più papabili per la vittoria; da qualche settimana è stata messa in rete una seconda versione del brano in russo, al posto dell’ormai canonico inglese, mossa “politica” per guadagnare punti a est e aggiudicarsi questa edizione?&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;Montenegro&lt;/b&gt;: Rambo Amadeus canta &lt;i&gt;Euro Neuro&lt;/i&gt;. Rambo Amadeus è una figura cult della musica iugoslava e si presenta con una canzone che tratta blandamente della crisi economica in Europa. Politica all’acqua di rose, insomma. Il video rappresenta il contrasto tra la “balcanicità” tradizionale e il nuovo stile di vita occidentale. Sinceramente, non capisco come questa canzone sia arrivata all’Eurofestival.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;Macedonia&lt;/b&gt; (o meglio, &lt;b&gt;FYROM&lt;/b&gt;): Kaliopi canta &lt;i&gt;Црно и бело&lt;/i&gt; (Bianco e nero). Kaliopi è uno dei volti più noti e più longevi della scena pop macedone, è quasi strano che non abbia partecipato prima per il suo paese.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;Anche quest’anno noto con estremo piacere che i partecipanti dell’ex Iugoslavia sono tra i pochi a presentare canzoni nelle rispettive lingue, in barba all’appiattimento generale sulla lingua inglese, puntualmente stuprata da pronunce imbarazzanti e sintassi creative.&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2012/05/sabato-su-raidue-ore-2100-non-mancate.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-8824813611531792950</guid><pubDate>Tue, 15 May 2012 09:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-05-15T22:14:23.153+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Esperiti</category><title>Missione Fiume</title><description>&lt;a href=&quot;http://www.jadran-hoteli.hr/images/jadran-hotel.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200&quot; src=&quot;http://www.jadran-hoteli.hr/images/jadran-hotel.jpg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;La scorsa settimana sono stato a Fiume per un convegno universitario dopo tanti anni passati sfiorandola senza fermarmici. La mia idea del luogo era rimasta ai ricordi lontani di una città eccessivamente cementificata secondo il classico taglio estetico dell’industrializzazione socialista; ho trovato invece una cittadina con una forte volontà di rinnovamento, molte opere di ristrutturazione e recupero e un centro pedonale davvero grazioso, pieno di caffè e negozi brulicanti di persone, anche la zona universitaria mi ha colpito con tutti i locali dedicati agli studenti. Quanto all’aspetto accademico, il livello generale non era quello dei convegni “occidentali” (ma se è per questo, nemmeno molte conferenze italiane), ma era evidente la volontà di alzare il livello e aumentare la presenza di relatori dall’Europa occidentale per incrementare la visibilità nell’ambito accademico internazionale. Un problema alla batteria della macchina ha permesso a me e alle mie colleghe con cui ero in “missione” di stabilire nuovi contatti e, soprattutto, di sperimentare il grande altruismo e la cordialità disinteressata di cui vado così fiero nella mia anima croata.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;Questa occasione è stata particolarmente speciale perché era la prima volta che sono stato in Croazia in veste accademica, è come se si fosse gettato un ponte tra la la mia identità intellettuale anglo-italiana e la mia emotività adriatica; è stato toccante quando una delle mie colleghe mi ha detto che conoscendo quei posti e interagendo con le persone locali ha avuto l’impressione di ricomporre i pezzi del puzzle della mia personalità. E penso che, avvicinandomi ai trent’anni, è proprio da questo punto che devo cominciare a lavorare per diventare finalmente adulto: il mio contesto, o meglio, i miei contesti.&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2012/05/missione-fiume.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-2842224663044418032</guid><pubDate>Mon, 23 Jan 2012 12:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-23T13:40:06.457+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><title>La Croazia ha detto «da»</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;Con il referendum di ieri circa il 67% dei croati si è espresso favorevole all&#39;adesione della Croazia all&#39;Unione europea. Considerando il periodo di crisi che sta attraversando il continente e le sue istituzioni, direi che il risultato è più che soddisfacente, segna inoltre il superamento della retorica nazionalista dominante sino agli scandali che hanno portato al crollo dello scorso governo dell&#39;HDZ. È ormai ufficiale che il &lt;b&gt;primo luglio 2013&lt;/b&gt; la Croazia diventerà il secondo paese dell&#39;ex Iugoslavia, dopo la Slovenia nel 2004, a entrare nell&#39;UE. Emblematico il titolo in prima pagina sul quotidiano &lt;b&gt;Večernji List&lt;/b&gt;: «La giornata decisiva: l&#39;Europa o i Balcani», come in una sorta di polarità tra sviluppo/pace/civiltà da una parte e isolazionisimo/guerra/inciviltà dall&#39;altra.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;Va anche aggiunto che il fronte del no si è mosso nel modo più goffo e inefficiente. Seppur ci possano essere argomenti razionali e convincenti per votare contro, sono stati lanciati i messaggi più insulsi, spesso ridicoli se non addirittura inventati, come il presunto divieto europeo di vendere formaggi e funghi nei mercati o di esporre la bandiera croata (mai togliere ai croati le loro bandiere!).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;Forse per chi è nato e cresciuto in un paese membro dell&#39;UE – abituato ai weekend a Londra con i voli low cost, agli Erasmus e allo shopping oltrefrontiera – è difficile comprendere cosa significhi oggi non farne parte. Giusto per fare un esempio, basta chiedere a un cittadino albanese, che può aspettare anche mesi prima di avere un visto turistico per la Gran Bretagna.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;Per quanto mi riguarda, non vedo l&#39;ora di andare da casa mia, in Italia, a casa mia, in Croazia, senza fermarmi alla frontiera.&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2012/01/la-croazia-ha-detto-da.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>7</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-211254131285322451</guid><pubDate>Sat, 31 Dec 2011 14:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2012-01-01T15:15:09.585+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">o jeziku i t.d.</category><title>Le lingue dell&#39;ex Iugoslavia 4: il macedone.</title><description>&lt;div style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f8/Flag_of_Macedonia.svg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;100&quot; src=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f8/Flag_of_Macedonia.svg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;La Macedonia, una delle repubbliche dell&#39;ex Iugoslavia indipendente dal 1991 come Slovenia e Croazia, ha sempre avuto un problema di nomi. Sembra assurdo, ma spesso solo il chiamare le cose in un modo invece di un altro può provocare incidenti diplomatici imbarazzanti; e la Macedonia ne è l&#39;esempio. La Grecia si è sempre opposta al conferimento del nome &quot;Macedonia&quot; al nuovo stato, perché con questo toponimo riconosce soltanto l&#39;attuale regione greca della Macedonia (&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;el-GR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Μακεδονία&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;) oppure l&#39;antico regno ellenistico di Filippo II e Alessandro il Grande; per questo motivo, in ambito internazionale il paese è conosciuto con la sigla FYROM, ossia &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Former Yugoslavian Republic of Macedonia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;(ex Repubblica Iugoslava di Macedonia) oppure con il nome della capitale Skopje. Dal punto di vista linguistico, che qui ci interessa di più, la situazione non è molto diversa, perché la Bulgaria si oppone al riconoscimento di una &quot;lingua macedone&quot; preferendo diciture più sofistiche come &quot;bulgaro macedone&quot;, &quot;dialetto bulgaro di Macedonia&quot;, &quot;varietà macedone della lingua bulgara&quot; ecc. Difatti, da un lato va detto che è impossibile parlare del macedone trascurando il bulgaro, ma dall&#39;altro esiste una lingua standard ufficiale riconosciuta dai suoi parlanti almeno dai tempi della Repubblica Federale di Iugoslavia. Per fortuna noi linguisti, almeno quelli seri, non abbiamo bisogno di leggi o accordi internazionali per discutere delle lingue, dato che &quot;ci limitiamo&quot; ad analizzare l&#39;atto linguistico scevro dalle etichette politiche (e anche quando le usiamo è solo nel modo più neutro e intuitivo per motivi di immediatezza, come abbiamo visto per &quot;croato&quot; e &quot;serbo&quot;).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt; &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Il macedone e il bulgaro fanno sempre parte della famiglia delle lingue slave meridionali, assieme a sloveno e serbo/croato. Entrambe si scrivono in caratteri cirillici – &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;b&gt;solo in cirillico&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;, non c&#39;è &lt;a href=&quot;http://jadranski.blogspot.com/2011/07/le-lingue-in-ex-iugoslavia-3.html&quot;&gt;digrafia&lt;/a&gt; come in serbo – ma il cirillico macedone è praticamente uguale a quello serbo a parte i caratteri &amp;lt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;ѓ&amp;gt; &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;e &amp;lt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;ќ&amp;gt; che sostituiscono &amp;lt;ћ&amp;gt; e &amp;lt;&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;sr-RS&quot;&gt;ђ&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&amp;gt; (corrispondenti a &amp;lt;ć&amp;gt; e &amp;lt;đ&amp;gt; in caratteri latini)&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;. Il lessico del macedone è ampiamente comprensibile da un parlante di serbo/croato o bulgaro; di base il vocabolario è bulgaro, ma nell&#39;ultimo secolo ha subito una forte &quot;serbizzazione&quot; dovuta anche al fatto che durante il periodo iugoslavo i macedoni studiavano in serbo a scuola.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt; &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Le caratteristiche più interessanti di queste due lingue riguardano la declinazione nominale: uno dei tratti principali di tutte le altre lingue slave (non solo del gruppo meridionale) è la complessa flessione nominale, suddivisa in tre generi (maschile, femminile, neutro), due numeri (singolare e plurale, talvolta anche il duale), sette casi (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo, locativo/prepositivo, strumentale) combinati in 4-7 declinazioni (e voi che vi lamentavate del latino e del greco!). In bulgaro e macedone tutto questo sistema si è enormemente semplificato, perché i casi sono (quasi) spariti e i sostantivi si declinano solo per genere e numero, esattamente come in italiano. Altra peculiarità è che bulgaro e macedone, unici tra le lingue slave, hanno gli articoli determinativi che si pospongono come suffissi ai sostantivi come succede in romeno, in albanese e nelle lingue scandinave. Facciamo un esempio: prendiamo le parole macedoni &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;пријател (/prijatel/ &quot;amico&quot;), &lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;пријателка (/prijatelka/ &quot;amica&quot;) e сонце (/sonce/ &quot;sole&quot;), aggiungendo i suffissi determinativi /-ot, -ta, -to/ diventano rispettivamente пријателот (/prijatelot/ &quot;l&#39;amico&quot;), пријателката (/prijatelkata/ &quot;l&#39;amica&quot;) e сонцето (/sonceto/ &quot;il sole&quot;). A differenza del bulgaro, il macedone ha suffissi anche per i dimostrativi, quindi possiamo trovare anche пријателов (/prijatelov/ &quot;questo amico&quot;) e пријателон (/prijatelon/ &quot;quell&#39;amico&quot;).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt; &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;Il fatto che non ci siano i casi porta spesso alcune persone con una conoscenza superficiale di queste lingue a pensare che macedone e bulgaro siano molto &quot;più facili&quot; rispetto alle altre lingue slave. Ma la Dea delle lingue, geniale e birichina, tende a bilanciare i lati complessi e accessibili in ogni sua creazione: se vogliamo, la contropartita di questa minore flessione nominale è un&#39;enorme articolazione dei tempi verbali. Chi conosce almeno un po&#39; una lingua slava sa che il punto essenziale nello studio dei verbi è comprendere la differenza tra aspetto perfettivo e imperfettivo (per spiegare, grosso modo, è quello che in italiano ci fa distinguere tra l&#39;imperfetto e il passato remoto, per esempio tra &quot;mangiai&quot; e &quot;mangiavo&quot;), poi la coniugazione verbale è tutto sommato semplice visto che passato, futuro e condizionale sono in fondo tempi analitici (cioè composti da ausiliare e una forma verbale come infinito o participio). In serbo/croato esistono, inoltre, i tempi imperfetto e aoristo (&quot;passato remoto&quot;) sintetici&amp;nbsp; – ossia non composti con l&#39;ausiliare, la stessa differenza strutturale che c&#39;è in italiano tra &quot;mangiai&quot;, forma sintetica, e &quot;ho mangiato&quot;, forma analitica – ma sono ormai relegati alla lingua scritta letteraria d&#39;epoca e i parlanti preferiscono usare le forme analitiche. In macedone e in bulgaro, invece, le forme analitiche e sintetiche coesistono e hanno il loro uso specifico, quindi le voci sulla tabella della coniugazione sono in numero decisamente maggiore: per fare un confronto, la frase minima &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;ja sam čitao&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;in croato o &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;я читал &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;in russo (&quot;io leggevo&quot;, letteralmente io + [ausiliare] + participio di leggere) in bulgaro si può rendere con &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;аз четях&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt; (/az četjah/, &lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;аз &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;/az/ è il pronome &quot;io&quot;), &lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;аз четох&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt; (/az četoh/), &lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;аз съм чел&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt; (/az sǎm čel/), &lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;аз съм четял&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt; (/az sǎm četjal/) e ognuna di queste forme – le prime due sintetiche, le seguenti analitiche – ha un ruolo sintattico o una sfumatura semantica precisa. E per quanto riguarda i tempi passati il macedone non si ferma a questo: forse per vicinanza ad altre lingue balcaniche non slave (romeno, greco e albanese, la cosiddetta &quot;lega linguistica balcanica&quot; o &lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;Balkansprachbund &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;in tedesco&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;), il macedone è l&#39;unica lingua slava ad aver sviluppato un tempo verbale perfetto che impiega come ausiliare il verbo avere (има &lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;ima&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;) e il participio passato passivo (per esempio, имам видено /imam videno/ &quot;ho visto&quot;), come succede anche in tutte le lingue germaniche e romanze (&quot;ho visto&quot;, &quot;he visto&quot;, &quot;am &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;văzut&quot;,&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&quot;I have seen&quot;, &quot;ich habe gesehen&quot;, &quot;ik heb gezien&quot;). Quindi se avete intenzione di studiare macedone o bulgaro, sappiate che il tempo che risparmierete sulle tabelle delle declinazioni nominali lo spenderete su quelle delle coniugazioni verbali!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt; &lt;!--   @page { margin: 2cm }   P { margin-bottom: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;Buon anno! &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;Sretna nova godina!&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/12/le-lingue-dellex-iugoslavia-4-il.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-6558398995587803008</guid><pubDate>Fri, 16 Dec 2011 18:05:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-16T19:10:15.606+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">o jeziku i t.d.</category><title>La storia della lingua inglese in 10 minuti</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;Segnalo questo fantastico video che in 10 minuti condensa in modo semiserio la storia della lingua inglese. Se continuano a fare video didattici così divertenti, presto mi ritroverò senza un lavoro!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;object class=&quot;BLOGGER-youtube-video&quot; classid=&quot;clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000&quot; codebase=&quot;http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0&quot; data-thumbnail-src=&quot;http://3.gvt0.com/vi/OI5uekd517s/0.jpg&quot; height=&quot;266&quot; width=&quot;320&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/OI5uekd517s&amp;fs=1&amp;source=uds&quot; /&gt;  &lt;param name=&quot;bgcolor&quot; value=&quot;#FFFFFF&quot; /&gt;  &lt;embed width=&quot;320&quot; height=&quot;266&quot;  src=&quot;http://www.youtube.com/v/OI5uekd517s&amp;fs=1&amp;source=uds&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/12/segnalo-questo-fantastico-video-che-in.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-6628441208983475083</guid><pubDate>Mon, 05 Dec 2011 18:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-12-06T09:12:04.479+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><title>Un Mario e due Zoran</title><description>&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt;  &lt;/style&gt;  &lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://4.bp.blogspot.com/-UIj60pEGtQE/TFRk2TN_KEI/AAAAAAAABFc/Shg9CJus0gY/Zoran%252520Milanovic%25252026.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200&quot; src=&quot;http://4.bp.blogspot.com/-UIj60pEGtQE/TFRk2TN_KEI/AAAAAAAABFc/Shg9CJus0gY/Zoran%252520Milanovic%25252026.jpg&quot; width=&quot;133&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Ieri per me è stata una giornata emotivamente impegnativa sul fronte politico. Ho seguito con attenzione il discorso del neopremier &lt;b&gt;Mario Monti&lt;/b&gt; e, senza entrare nel merito delle misure esposte, ho apprezzato soprattutto la forte discontinuità comunicativa rispetto al governo precedente: penso che farà bene agli italiani dopo tutto questo tempo anche se, viste le reazioni di oggi, ci vorrà di sicuro un po’ prima che si abituino a un eloquio così pacato, trasparente e, perché no, quasi didascalico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ammetto di essere molto soddisfatto per il risultato delle elezioni in Croazia e in Slovenia. In quest’ultima, a sorpresa ha vinto il candidato del nuovo partito della sinistra liberale (&lt;span lang=&quot;sl-SI&quot;&gt;&lt;i&gt;Pozitivna Slovenija, &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang=&quot;sl-SI&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;Slovenia positiva)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;b&gt;Zoran Janković&lt;/b&gt;, il famoso sindaco di Lubiana. Pochi scommettevano sulla riuscita di questa impresa, considerando che per i conservatori sloveni è già scandaloso avere un primo ministro con un cognome serbo. Ora vedremo come il nuovo premier comporrà la sua coalizione di governo.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;Trionfo e gaudio per il cambio di rotta in Croazia. Dopo quasi vent’anni di egemonia del partito nazionalista di centrodestra HDZ (&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;Hrvatska demokratska zajednica&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;, unione democratica croata, fondato da Franjo Tuđman in persona), torna al potere il centrosinistra con una coalizione dal nome decisamente poco ortodosso, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;Kukuriku &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;(Chicchirichì): in principio era stato attribuito dai giornalisti dal nome del ristorante dove i rappresentanti delle diverse componenti avevano deciso di correre assieme, ma avendo ottenuto un certo successo mediatico è stato trasformato nel nome ufficiale. Dopo l&#39;arresto dell&#39;ex primo ministro &lt;a href=&quot;http://jadranski.blogspot.com/2011/01/dalle-stelle-europee-alle-celle.html&quot;&gt;Ivo Sanader&lt;/a&gt; per corruzione, la succeditrice dell&#39;HDZ Jadranka Kosor (la prima premier donna della Croazia) non è riuscita a tagliare i legami del suo partito con la criminalità organizzata e a dissipare le accuse di corruzione dirette a tutti i livelli istituzionali, consegnando così il governo del paese all&#39;avversario &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;b&gt;Zoran Milanović&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang=&quot;hr-HR&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: none;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;, 45 anni, che ha saputo circondarsi di una nuova giovane classe politica in netta discontinuità con il passato comunista iugoslavo e nazionalista degli anni &#39;90. Il fattore anagrafico è stato determinante in queste elezioni: guardando i sondaggi, è evidente che il centrosinistra è stato votato da un elettorato tra i 18 e 55 anni di età, in gran parte femminile e urbanizzato, mentre l&#39;HDZ rimane il caposaldo degli ultrasessantenni e dei veterani di guerra. Una nuova generazione di elettori che ha vissuto poco o nulla del comunismo targato SFRJ si è impegnata attivamente per il cambiamento, nonostante la forte crisi che imperversa anche in Croazia e che, in genere, tende a premiare i partiti conservatori. La nuova coalizione di governo ha tra i suoi primi punti quello di accelerare l&#39;ingresso della Croazia nell&#39;Unione europea.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/12/un-mario-e-due-zoran.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-UIj60pEGtQE/TFRk2TN_KEI/AAAAAAAABFc/Shg9CJus0gY/s72-c/Zoran%252520Milanovic%25252026.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-4160660440976028562</guid><pubDate>Fri, 14 Oct 2011 15:15:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-10-14T17:15:33.196+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Diorami</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">It&#39;s a hard tough life</category><title>Anniversario</title><description>&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt; &lt;!--   @page { &lt;span style=&quot;background: none repeat scroll 0% 0% yellow;&quot; class=&quot;goog-spellcheck-word&quot;&gt;margin&lt;/span&gt;: 2cm }   P { &lt;span style=&quot;background: none repeat scroll 0% 0% yellow;&quot; class=&quot;goog-spellcheck-word&quot;&gt;margin&lt;/span&gt;-&lt;span style=&quot;background: none repeat scroll 0% 0% yellow;&quot; class=&quot;goog-spellcheck-word&quot;&gt;bottom&lt;/span&gt;: 0.21cm }  --&gt;  &lt;/style&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt; &lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;Non ha nulla a che vedere con il tema conduttore di questo blog, ma ho voglia di lasciare una riga  per celebrare l’evento. Per quanto mi sia difficile concepire l’idea, ieri erano esattamente dieci anni da quando ho fatto &lt;i&gt;coming out&lt;/i&gt; con i miei genitori. È stato un periodo doloroso, straziante, in gran parte ancora incompiuto. Tuttavia c’è da festeggiare. Tanto. Mi era stata promessa una vita di solitudine, sofferenza e soprattutto senza amore a parte quel poco che avrei potuto elemosinare dai miei consanguinei. E invece eccomi qui dieci anni dopo, circondato dall’affetto delle persone che già allora erano nella mia vita e che hanno cementato il loro legame con me in questi anni  assieme, e di tutte quelle che si sono aggiunte e che continuano ad arricchirmi ogni giorno. E oltre a questo, che per me è già tanto, la serenità di aver compreso di avere una collocazione nel mondo al fianco di una persona che condivide i miei sentimenti. Se ripenso a me stesso in quel periodo – la paura, l’incertezza e lo smarrimento – non posso nemmeno credere di aver potuto raggiungere tutto questo, perché tutto mi sembrava inavvicinabile e la migliore delle ipotesi di allora non può nemmeno sfiorare quello che ho adesso. Mi sento così fortunato e ringrazio tutti voi per avermi accompagnato e per continuare a farlo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/10/anniversario.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-6670203749272739742</guid><pubDate>Sat, 10 Sep 2011 13:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-09-10T15:10:10.592+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Diorami</category><title>Il dogma</title><description>&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt;	&lt;!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--&gt;	 &lt;/style&gt; &lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;Ieri era il compleanno di mia sorella, per festeggiarla io e i miei genitori abbiamo deciso di farle una sorpresa e raggiungere lei, cognato e nipote in un&#39;amena località di villeggiatura nelle Alpi slovene. Io non sono un grande amante della montagna, sono decisamente un tipo da mare soprattutto in estate, ma va riconosciuto che quel posto era incantevole. Alla fine del pranzo a base di &lt;/span&gt;&lt;i style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;golež&lt;/i&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;(il corrispettivo sloveno di &lt;/span&gt;&lt;i style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;gulaš&lt;/i&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;) di cervo, durante il rituale dell’apertura dei regali, credo di aver assistito a una sorta di scatto evolutivo di mio nipote, che ha ormai superato i due anni. Il mio regalo consisteva di un pacchetto vero e proprio più un piccolo &lt;/span&gt;&lt;i style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt;souvenir&lt;/i&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;&quot;&gt; comprato nella mia recente trasferta a Nizza, una saponetta di sapone artigianale di Marsiglia all’olio di oliva (un vero toccasana per la cute del corpo, consigliatissima). Quando mia sorella ha estratto la saponetta dalla sua bustina per annusarne il profumo, mio nipote ha voluto prenderla in mano, perché non aveva capito esattamente cosa fosse: una volta afferrata, sentito l’invitante aroma di olio, l’istinto di sperimentare gli ha fatto tirare fuori la lingua per dare una leccata a quel curioso oggetto, per verificare se fosse commestibile. Ma la sua prova empirica è stata prontamente interrotta da mia madre, che gli ha stretto il braccino e ha detto perentoria «No, non si mangia il sapone». Sarà stato forse un mio riflesso psicologico, ma in quel momento mi è parso di vedere negli occhi di mio nipote una nuova consapevolezza: ci sono cose che non vanno fatte semplicemente perché “non si devono fare”. Naturalmente io non sono contento che mio nipote si mangi il sapone, ma dato che è un bambino sano mi fido dei suoi sensori biologici, quindi immagino che una volta appoggiata la lingua le sue papille gustative avrebbero comunicato al cervello che quella sostanza non è commestibile. Ora, invece, non metterà mai più una saponetta (o perlomeno quella saponetta) in bocca per il semplice fatto che l’autorità, impersonata in quella situazione dalla nonna, gli ha detto di non farlo. Da ieri mio nipote sa che cos’è un &lt;b&gt;dogma&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/09/il-dogma.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-862580880214695445</guid><pubDate>Mon, 01 Aug 2011 16:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-08-02T10:33:30.339+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><title>Riflessioni croate</title><description>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;http://www.mundimitar.it/ambasciata_croata/sahovnica.gif&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 77px; height: 95px;&quot; src=&quot;http://www.mundimitar.it/ambasciata_croata/sahovnica.gif&quot; alt=&quot;&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Ed eccomi tornato dalla consueta trasferta croata. Dato che il tempo non è stato dei migliori, invece di buttarmi tra le solite due-tre spiagge ho trascorso più tempo con i parenti e ho avuto modo di girare l’isola in lungo e in largo. Rispetto ai miei ricordi di infanzia la componente turistica dell’isola è cambiata moltissimo, da angolo di Adriatico incontaminato si è trasformata in una specie di piccola Sardegna con tanto di turismo VIP e pacchetti&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt; low cost&lt;/span&gt;. Da un lato sono molto contento di questo processo, perché per un posto così remoto questa trasformazione ha ingenerato un aumento del tenore di vita di quasi tutti i residenti, soprattutto i più giovani, che non si sono più ritrovati nelle condizioni che ai tempi avevano portato mia madre a scappare dal luogo in cui era nata; dall&#39;altro rimane comunque la nostalgia delle spiagge deserte e la familiarità dell&#39;ambiente, anche se forse è solo un ricordo offuscato dell&#39;infanzia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Forse il cambiamento più significativo di questo lungo periodo riguarda le provenienze del turismo isolano. Se fino agli anni Ottanta il grosso era costituito dalla diaspora dei locali che si erano trasferiti all’estero (Italia, Germania, Austria e Stati Uniti), la vera prima ondata di turismo vero e proprio è stata quella dei friulani, veneti e austriaci attratti dalla relativa vicinanza, dai prezzi modici e dalla distanza dalla già affollata Istria; frequentatori assidui (oggi si direbbe “fidelizzati”), tanto che era facile ritrovare in una spiaggia le stesse persone incontrate l’anno precedente. Con il volgere del decennio, dopo il logico declino delle presenze straniere a causa della guerra, l’indipendenza ha dato un nuovo impulso all’industria turistica, anche se gli effetti nella mia isola si sarebbero sentiti solo con l’approssimarsi del nuovo millennio: negli anni Novanta ricordo solo l’entrata in scena di un nuovo gruppo, i francesi, probabilmente affascinati dai grandi campeggi per naturisti che allora andavano ancora in voga.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Come già detto, il vero boom turistico dell’isola si è verificato negli anni successivi al 2000 e le nazionalità degli ospiti si sono decisamente ampliate. Agli sloveni che vengono a trovare i &quot;cugini sfigati&quot;, si sono aggiunti altri abitanti dell’Europa orientale, come ungheresi, polacchi, ma soprattutto cechi; è ormai anche consueto vedere nei campeggi e per le strade gli enormi camper scandinavi. Gli &lt;/span&gt;&lt;i style=&quot;font-family: trebuchet ms;&quot;&gt;habitué&lt;/i&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt; perseveranti sono molto pochi rispetto al passato, si sono spostati perlopiù in altre zone meno battute a sud del litorale adriatico. Gli italiani rimangono una fetta sostanziosa dei villeggianti, ma oltre ai vicini veneti e friulani si incontrano tante persone provenienti dal Nordovest e dal Centro. A proposito, vorrei spendere qualche parola sull&#39;atteggiamento peculiare di questa nuova clientela italiana: ho notato che per molti di questi la Croazia è una specie di paese del terzo mondo stravolto dalla fame e bisognoso del loro intervento umanitario: tra i vari commenti in stile «Poverini, hanno tanti ristoranti e i supermercati pieni, ma a casa il loro frigorifero è vuoto» (sulla base di che cosa?!) ha vinto il quarantenne romano stupito dal fatto che i croati avessero «perfino» i cellulari. Chissà, forse si aspettavano scene &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=ACt0lKAIMHU&amp;amp;feature=related&quot;&gt;di questo tipo&lt;/a&gt;, ma saranno rimasti delusi.&lt;br /&gt;Ovviamente non sono solo questi italiani, che fanno sorridere per la loro ingenua ignoranza, ad avere un comportamento bizzarro: i più cafoni, bisogna ammetterlo, sono spesso gli stessi croati dell’interno che si trasferiscono sul litorale per l’estate, altro fenomeno recente. Con la scusa di «essere a casa loro» – frase ripetuta di continuo nei confronti degli “stranieri”, qualunque cosa possa significare – non si preoccupano di compiere veri atti di sfregio ambientale: dai più piccoli, come lo scarico dei rifiuti in mare, ai più grandi, come la costruzione di enormi mostri architettonici nei piccoli centri storici. Su questo fronte mi auguro che la progressiva vicinanza della Croazia all’Unione europea possa tradursi in una maggiore consapevolezza ecologica.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/08/riflessioni-croate.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-8557592848929797447</guid><pubDate>Sat, 16 Jul 2011 09:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-16T12:07:15.664+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">o jeziku i t.d.</category><title>Le lingue in ex Iugoslavia 3</title><description>&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Prima di partire per il mio consueto periodo rigenerante in Croazia, mi sembrava giusto almeno completare il discorso su serbo e croato (e bosniaco e montenegrino). Abbiamo visto nel post precedente che, nel continuum linguistico serbo/croato, il serbo standard e il croato standard sono due varianti dello stesso sistema distinguibili per l’esito del fonema &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;jat&lt;/span&gt; del paleoslavo. In realtà questo non è l’unico discrimine – pur rimanendo quello sostanziale – perché esistono altre differenze sul piano fonologico, grafico e lessicale che ora vedremo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Grafia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si dice che distinguere croato e serbo alla lettura sia semplicissimo perché il primo si scrive in caratteri latini, mentre il secondo in caratteri cirillici. E invece no, o meglio, non esattamente: il serbo è uno dei pochi esempi di &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;digrafia&lt;/span&gt;, ossia è una lingua che può essere scritta in due alfabeti (latino e cirillico) in tutti i contesti comunicativi. Durante il periodo iugoslavo, per questioni di uniformità e mutua comprensione con croati e sloveni l’alfabeto latino era preferito in Serbia, tanto che si prevedeva che prima o poi il cirillico sarebbe caduto in disuso. Con i nazionalismi degli anni Novanta, il cirillico è tornato in auge come elemento distintivo nei settori più reazionari della società, tanto che ora è possibile distinguere la stampa conservatrice e quella progressista proprio per l’alfabeto usato.&lt;br /&gt;Gli alfabeti latino e cirillico non sono gli unici usati per trascrivere il serbo/croato, fino agli anni Trenta dello scorso secolo si potevano ancora trovare testi scritti in glagolitico in Croazia (di cui si è parlato &lt;a href=&quot;http://jadranski.blogspot.com/2008/06/cosa-c-scritto-qui-sinistra.html&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;) e in &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;arabica&lt;/span&gt; (l’alfabeto arabo adattato) in Bosnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Lessico e morfologia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Elencare tutte le parole che differiscono tra serbo e croato standard non avrebbe tanto senso ai fini di questo ciclo di post, e forse non sarebbe proprio possibile, per cui mi limito ad accennare le variazioni più razionalizzabili in termini fonologici. Un numero minuscolo di vocaboli contenenti il fonema /f/ in serbo hanno un corrispettivo con /v/ in croato, l’esempio più comune è la parola “caffè”, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;kafa&lt;/span&gt; in serbo e &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;kava&lt;/span&gt; in croato. Viceversa, alcune parole che in croato hanno la /h/ in serbo hanno la /v/, per esempio &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;buha&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;duhan&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;kuhati&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;suh&lt;/span&gt; (“pulce”, “tabacco”, “cucinare”, “asciutto”) in croato sono &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;buva&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;duvan&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;kuvati&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;suv&lt;/span&gt; in serbo. Un altro gruppetto di parole che termina in /ol/ in croato, non presenta in serbo la /l/ (anche se nella declinazione ricompare): così i croati &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;sol&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;stol&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;vol&lt;/span&gt;,(“sale”, “tavolo”, “bue”) diventano &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;so&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;sto&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;vo&lt;/span&gt; in serbo. In croato tendenzialmente si preferisce il suffisso &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;-ica&lt;/span&gt; per creare il femminile delle parole che indicano occupazione, mentre in serbo si usa perlopiù &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;-ka&lt;/span&gt; oppure &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;-kinja&lt;/span&gt;: così, in croato abbiamo &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;studentica&lt;/span&gt; e &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;profesorica&lt;/span&gt; (“studentessa” e “professoressa”) mentre in serbo &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;studentkinja&lt;/span&gt; e &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;profersorka&lt;/span&gt;. Molti verbi derivati da radici latine hanno un suffisso in &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;-irati &lt;/span&gt;in croato (calcato sui verbi in &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;-ieren&lt;/span&gt; in tedesco), mentre in serbo gli stessi terminano in &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;-isati&lt;/span&gt; oppure &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;-ovati&lt;/span&gt;: per esempio &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;kontrolirati&lt;/span&gt; e &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;organizirati&lt;/span&gt; (qui direi che non serve la traduzione) in croato, sono &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;kontrolisati&lt;/span&gt; e &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;organizovati&lt;/span&gt; in serbo.&lt;br /&gt;Un altro punto secondo me interessante riguarda alcuni toponimi entrati in croato tramite il latino e in serbo tramite la matrice greco-russa: &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Atena/Atina &lt;/span&gt;(Atene), &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Betlehem/Vitlejem&lt;/span&gt; (Betlemme) &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Europa/Evropa&lt;/span&gt; (Europa), &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Cipar/Kipar&lt;/span&gt; (Cipro).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Neologismi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A parte le differenze sistematiche elencate sopra, che probabilmente riguardano una porzione esigua del vocabolario serbo/croato, la differenza principale consiste nel fatto che se in serbo ci sono molte parole con radici greco-latine o comunque straniere (quelle che loro chiamano “internazionalismi”), in croato si raccomanda l’uso di parole esclusivamente slave. C’è sempre stata una certa tendenza purista in Croazia, assopita durante l’era di Tito ma riesplosa durante i conflitti degli anni Novanta con la conseguente creazione di numerosi neologismi dall’esito più o meno fortunato. Quindi se in un giornale serbo su leggono parole comprensibili a un parlante italiano come &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;geografija&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;kompjuter&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;avion&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;aerodrom&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;univerzitet&lt;/span&gt; in quello croato ci si imbatte in &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;zemljopis&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;računalo&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;zrakoplov&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;zračka luka&lt;/span&gt;, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;sveučilište&lt;/span&gt;. L’emblema di questo processo è di sicuro la denominazione dei mesi, che merita un post specifico. Va detto, però, che a vent’anni dall’indipendenza questo impulso purista sta progressivamente scemando, quindi anche se al telegiornale possiamo ascoltare &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;zrakoplov&lt;/span&gt; la maggior parte dei parlanti in Croazia continua a usare &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;avion&lt;/span&gt; comunemente. Spero che col passare del tempo certe ridicole invenzioni lessicali, come &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;zrakomlat&lt;/span&gt; (&quot;fendiaria&quot;) per &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;helikopter&lt;/span&gt; e &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;brzoglas&lt;/span&gt; (&quot;velocifono&quot;) per &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;telefon&lt;/span&gt;, possano cadere nell’oblio che meritano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Bosniaco e montenegrino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Come riflesso del nazionalismo linguistico croato e serbo si è inserita l’aspirazione di alcuni bosniaci e montenegrini a vedere le loro varianti assurgere allo status di lingua al pari delle “sorelle maggiori” (le quali già non sono considerate entità distinte da nessun linguista degno di questo nome). Entriamo più nello specifico. Con “bosniaco” si intende la variante del serbo/croato parlato dai &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;bosgnacchi&lt;/span&gt;, ossia i musulmani della Bosnia: linguisticamente non esistono veri tratti caratterizzanti rispetto al dialetto serbo e al croato, condivide alcuni aspetti di entrambe le varietà con qualche parola in più di origine ottomana (turca o araba), ma in fondo niente di così sostanziale: nell’uso quotidiano sono molto meno di quello che riportano certe grammatiche. Alcuni estremisti hanno proposto la riesumazione dell’arabica, l’alfabeto arabo adattato alla fonologia del serbo/croato, ma ovviamente la proposta ha lasciato il tempo che ha trovato. Il cosiddetto montenegrino, poi, mi risulta ancor più un enigma: è una variante ijekava (si veda &lt;a href=&quot;http://jadranski.blogspot.com/2011/06/le-lingue-in-ex-iugoslavia-2-dialetti.html&quot;&gt;govori&lt;/a&gt;) del serbo, ma lessico, morfologia e sintassi sono assolutamente identiche. Suppongo che ci sia un accento diverso, ma se è per questo cambia anche da Mestre centro a Marghera; non ci sono comunque i fondamenti per una trattazione separata.&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/07/le-lingue-in-ex-iugoslavia-3.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>6</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-3121222486016342678</guid><pubDate>Mon, 04 Jul 2011 07:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-04T10:56:48.977+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">There&#39;s nothing as queer as folk</category><title>Arrestiamoli tutti!</title><description>&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;«Mladić was not alone», &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Mladić non era da solo, ci ammonisce&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt; Nerzuk Ćurak in un &lt;a href=&quot;http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/jul/03/mladic-balkans-war-criminals-communities&quot;&gt;articolo&lt;/a&gt; pubblicato ieri sul Guardian che ha suscitato un certo clamore nei media e nella blogosfera specializzata in vicende balcaniche. Nel caso non fosse chiaro il messaggio, il sommario ci informa che «la giustizia nei Balcani deve riguardare non solo i criminali di guerra, ma le loro intere comunità». Quindi, secondo l&#39;autore dell&#39;articolo, &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;professore della facoltà di Scienze Politiche dell&#39;Università di Sarajevo&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;, arrestare i vari &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Mladić, Karadžić e compagnia bella non è sufficiente: dobbiamo far sapere a tutti i serbi (perché è a loro che si rivolge &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Ćurak) che sono stati tutti collusi con i criminali, in modo diretto e indiretto, quindi bisogna trovare il modo di fargliela pagare!&lt;br /&gt;E noi occidentali che abbiamo perso tutto questo tempo alla caccia di un drappello di delinquenti, quando la soluzione era così semplice: punirli tutti! Se non altro come misura preventiva, metti che siano rimasti ancora fan di quella gente, con una bella condanna a tappeto impareranno che non ci si comporta così. Suppongo che probabilmente ci spiegherà &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;in un altro illuminante articolo &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;come sia possibile punire un paese, o un popolo, intero.&lt;br /&gt;Quello che mi stupisce è che il Guardian attribuisca autorevolezza a queste tesi deliranti spacciate per profonde riflessioni liberali.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/07/arrestiamoli-tutti.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-8768866215596735833</guid><pubDate>Sat, 25 Jun 2011 13:43:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-06-25T15:54:19.314+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><title>20 anni</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms;&quot;&gt;Per alcuni sembra impossibile che siano passati già due decenni, per altri è un&#39;epoca così lontana da entrare nella dimensione del passato remoto. Esattamente venti anni fa, Slovenia e Croazia dichiaravano la loro indipendenza dalla Iugoslavia; e da allora tutto il resto. Non so con quanto orgoglio posso dire «Io c&#39;ero».&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/06/20-anni.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-6694903536327235247</guid><pubDate>Sat, 11 Jun 2011 13:26:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-06-11T15:58:50.145+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico ovest</category><title>Croazia nell&#39;UE!</title><description>&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Quando ormai la gente neanche ci pensava più, ieri a sorpresa il presidente della Commissione Europea Barroso &lt;a href=&quot;http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-13725558&quot;&gt;ha annunciato&lt;/a&gt; che nel 2013 la Croazia sarà il ventottesimo paese dell&#39;Unione Europea. Leggendo i giornali croati, i siti dei sedicenti balcanofili italiani e i commenti su facebook e twitter mi è dispiaciuto constatare la disillusione generale per questa notizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È innegabile che l&#39;Unione Europea stia attraversando un periodo critico sotto vari punti di vista, tuttavia sono convinto che per gli stati dell&#39;ex Iugoslavia sia l&#39;unico modo per eliminare i confini insensati e annullare i conflitti che quando puntualmente si ripresentano si portano via qualche vita. Davvero, di tutto il resto mi importa ben poco.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/06/croazia-nellue.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-2938685096789047313</guid><pubDate>Wed, 01 Jun 2011 20:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-06-01T22:23:43.158+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">o jeziku i t.d.</category><title>Le lingue in ex Iugoslavia 2: dialetti</title><description>&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Iniziamo con la questione più controversa. Per anni abbiamo sentito parlare di lingua serbocroata, poi sono spuntati fuori serbo, croato, bosniaco, montenegrino... In molte facoltà italiane esiste la cattedra di «Lingua serba e croata», mentre spesso nelle pubblicazioni inglesi di linguistica si trova semplicemente la sigla «BCS» (Bosnian/Croatian/Serbian), in rigoroso ordine alfabetico per non offendere nessuno. In realtà, tutte queste denominazioni hanno ragioni più politiche, o pratiche, che linguistiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per comprendere questa situazione linguistica, bisogna comprendere che si tratta di un &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;diasistema policentrico di dialetti&lt;/span&gt;, ossia un gruppo di “parlate” (uso il termine più vago possibile) mutuamente intelligibili con standard diversi a seconda della zona dei parlanti, a differenza dell’italiano, per esempio, che ha varietà regionali (e non mi riferisco ai “dialetti”, ma proprio ai modi diversi di parlare l’italiano nelle varie zone) e una sola lingua standard proveniente dalla tradizione letteraria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sociolinguistica ci ha insegnato che è difficile tracciare una linea netta che separi i concetti di “lingua” e “dialetto”, è che perlopiù è uno sforzo inutile. A sorpresa, invece, in serbo/croato (per praticità userò questa formula) la parola &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;dijalekt&lt;/span&gt; ha un significato specifico nell’ambito linguistico, da approfondire assieme ad altre due parole – &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;govor&lt;/span&gt; e &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;narječje&lt;/span&gt; – che a loro volta si potrebbero tradurre con “dialetto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Govor&lt;/span&gt; (in serbo &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;izgovor&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;Letteralmente “accento”, indica l’esito della pronuncia del fonema &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;jat&lt;/span&gt; del paleoslavo (trascritta &amp;lt;ě&amp;gt; oppure &amp;lt;æ&amp;gt;) secondo le tre varianti: in &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;ijekavo&lt;/span&gt; si pronuncia /ije/ o /je/, in &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;ekavo&lt;/span&gt; si pronuncia /e/ e &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;ikavo&lt;/span&gt; si pronuncia /i/. Con un esempio forse è ancora più semplice da spiegare: la parola “fiume” è &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;rijeka&lt;/span&gt; in ijekavo, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;reka&lt;/span&gt; in ekavo e &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;rika&lt;/span&gt; in ikavo. Questa differenza si applica sistematicamente a una buona porzione del vocabolario serbo/croato, ma non compromette la comprensione tra i parlanti delle tre varietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Narječje&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si riferisce a una serie di caratteristiche morfologiche e sintattiche (grammaticali) riassumibili secondo le diverse forme del pronome interrogativo “che cosa?”: &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;štokavo&lt;/span&gt; (da &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;što?&lt;/span&gt;), &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;čakavo&lt;/span&gt; (da &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;ča?&lt;/span&gt;) e &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;kajkavo&lt;/span&gt; (da &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;kaj?&lt;/span&gt;). Qui le differenze si fanno più significative e possono compromettere l’intelligibilità reciproca tra i parlanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Dijalekti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Semplicemente incrociando i &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;govori&lt;/span&gt; con i &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;narječja&lt;/span&gt; in una tabella come questa di sotto, possiamo infine vedere quali sono i &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;dijalekti&lt;/span&gt; dell’area serba/croata.&lt;br /&gt;&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt;.nobrtable br { display: none &lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;nobrtable&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;table border=&quot;1&quot;&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;narječje/govor&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;ekavski&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;ijekavski&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;ikavski&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;štokavsko&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;o&lt;/td&gt;&lt;td&gt;o&lt;/td&gt;&lt;td&gt;o&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;čakavsko&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;o&lt;/td&gt;&lt;td&gt;x&lt;/td&gt;&lt;td&gt;o&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;kajkavsko&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;o&lt;/td&gt;&lt;td&gt;x&lt;/td&gt;&lt;td&gt;x&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Le caselle con una x indicano combinazioni inesistenti o linguisticamente irrilevanti. Ora posso svelare l’arcano: lo &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;štokavo&lt;/span&gt; è la base della lingua standard, per cui croato, serbo, bosniaco e montenegrino, a prescindere dalle rivendicazioni politiche, rientrano tutte in questo grande gruppo, in cui la polarità principale si stabilisce tra il “croato standard” (&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;štokavo ijekavo&lt;/span&gt;) e “serbo standard” (&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;štokavo ekavo&lt;/span&gt;), che approfondiremo nel prossimo post.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli altri due &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;narječja&lt;/span&gt; si parlano in Croazia e, sebbene in passato godessero di un certo peso culturale (il &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;čakavo&lt;/span&gt; è stata la prima lingua letteraria del gruppo), ormai hanno perso il loro status ufficiale, anche perché la maggior parte dei parlanti parla perfettamente anche in štokavo ijekavo (“croato standand”). Il &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;čakavo&lt;/span&gt; si parla in Istria, sulla costa dalmata e nelle isole; è infatti la mia lingua “di famiglia”. Il &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;kajkavo&lt;/span&gt; è parlato invece a Zagabria e nelle zone più interne della Croazia. Entrambi hanno molti tratti in comune con lo sloveno (che richiede un post specifico), ma non gli stessi, per cui paradossalmente un ipotetico parlante monolingue di &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;čakavo&lt;/span&gt; può comprendere meglio uno sloveno che un ipotetico parlante monolingue di &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;kajkavo&lt;/span&gt; e viceversa. Nonostante il luogo comune vorrebbe che &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;čakavo&lt;/span&gt; e &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;ikavo&lt;/span&gt; combacino, molte varietà, come la mia, sono &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;ekave&lt;/span&gt;; il &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;kajkavo&lt;/span&gt; è solo &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;ekavo&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/06/le-lingue-in-ex-iugoslavia-2-dialetti.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-975978748285497964</guid><pubDate>Mon, 23 May 2011 21:27:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-05-23T23:28:46.764+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">o jeziku i t.d.</category><title>Una piccola panoramica</title><description>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/80/Slavic_europe.svg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 237px; height: 181px;&quot; src=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/80/Slavic_europe.svg&quot; alt=&quot;&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Già che ci siamo cerchiamo anche di collocare le lingue slave del sud nella storia delle lingue slave. Questo gruppo linguistico si divide in tre rami: orientale (russo, bielorusso, ucraino), occidentale (polacco, ceco, slovacco, sorabo) e meridionale (sloveno, serbo/croato, macedone, bulgaro). Storicamente, le lingue slave hanno iniziato a differenziarsi molto tempo dopo rispetto alle lingue romanze e germaniche, per cui rimane un buon livello di intelligibilità generale; le lingue slave del sud sono state le prime a separarsi dal grande tronco protoslavo, perché i magiari una volta discesi dalle steppe nel IX secolo hanno costituito con i popoli germanici e i romeni una barriera che ha diviso linguisticamente gli slavi meridionali dagli altri. Le lingue slave del sud, per questo motivo, presentano diversi tratti più “conservatori” rispetto agli altri gruppi, soprattutto nella morfologia e nella sintassi: difatti, quando hanno a che fare con le lingue slave del sud, i parlanti delle lingue slave orientali e occidentali riferiscono spesso di trovarle curiosamente “arcaiche”.&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/05/una-piccola-panoramica.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>7</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-5556854362739855552</guid><pubDate>Sun, 22 May 2011 18:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-05-22T20:09:24.638+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">o jeziku i t.d.</category><title>Le lingue in ex Iugoslavia 1</title><description>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;http://www-gewi.uni-graz.at/gralis-alt/2.Slawistikarium/BKS/Dijalekti_Brabec-Hraste-Zivkovic.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 256px; height: 207px;&quot; src=&quot;http://www-gewi.uni-graz.at/gralis-alt/2.Slawistikarium/BKS/Dijalekti_Brabec-Hraste-Zivkovic.jpg&quot; alt=&quot;&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;È da tanto tempo che desideravo fare un ciclo di post su questo tema, ma non avevo mai trovato il tempo o lo stimolo per dedicarmici. Il tutto è partito da un commento del caro &lt;a href=&quot;http://suibhne.wordpress.com/&quot;&gt;Suibhne&lt;/a&gt; su un post di tempo fa (spero che non me ne abbia se gli rispondo solo ora) che si unisce a una serie di domande ricorrenti nella mia esperienza di parlante di una lingua dell’ex Iugoslavia: si sente spesso parlare di serbo, croato, serbocroato, lingua serba e croata, bosniaco, persino montenegrino, poi sloveno e macedone... insomma, sono davvero tante lingue, oppure sono “dialetti”, varianti della stessa lingua? Tra serbi e croati ci si capisce o no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In genere per soddisfare questa curiosità ho a disposizione una risposta semplice e una complessa, a seconda dell’interlocutore e dell’occasione. Nei prossimi post cercherò di essere esauriente ma non troppo didascalico, seguendo questa linea di principio:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Chiarezza&lt;/span&gt;. Cercherò di dare una panoramica sulla situazione linguistica in ex Iugoslavia senza scendere troppo nel dettaglio e con un linguaggio, mi auguro, comprensibile anche da chi non padroneggia la terminologia linguistica. Quindi, al filologo slavo che, di sicuro, capiterà su questo post dico che so benissimo cos’è la sibilarizzazione, la palatalizzazione primaria e secondaria e la iotizzazione, ma non fanno parte dell’intento alla base di questi post.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Onestà&lt;/span&gt;. Purtroppo le grammatiche attuali devono rispondere del valore politico che il dato linguistico ha assunto in quei paesi negli ultimi decenni, per cui si trovano spesso elenchi di differenze tra serbo e croato, per esempio, che includono elementi anche molto forzati. Visto l’ambiente informale del blog, posso tranquillamente essere meno lapidario e dire come stanno davvero le cose.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Scientificità&lt;/span&gt;. Apparentemente questo principio contrasta con il primo punto, ma è necessario, perché l’uso politico della lingua di cui parlavo sopra ha portato allo sviluppo di fantasiose teorie pseudolinguistiche che, pur non avendo nessun fondamento nella disciplina, si sono diffuse anche oltre i paesi coinvolti poiché ideologicamente &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;cariche&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Forse la sto mettendo in modo troppo gravoso, ma ricordo che &lt;span style=&quot;font-weight:bold;&quot;&gt;anche&lt;/span&gt; per queste cose laggiù si sono ammazzati fino a quindici anni fa.&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/05/le-lingue-in-ex-iugoslavia-1.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>5</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-2217227926489341717</guid><pubDate>Fri, 20 May 2011 17:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-05-20T19:57:23.725+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico ovest</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">It&#39;s a hard tough life</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">There&#39;s nothing as queer as folk</category><title>Parliamone</title><description>&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Antefatto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qualche mese sto seguendo per la tesi una ragazza rimasta un po’ indietro con gli esami, ma che si avvia a concludere il ciclo triennale. La tesista è decisamente una tizia svampita, ma ha dato prova che quando vuole è capace di concentrarsi e dare risultati soddisfacenti. Tuttavia, dopo l’ultimo scambio di e-mail in cui le avevo dato alcuni suggerimenti bibliografici, era scomparsa per due settimane. Sino a ieri nel tardo pomeriggio, quando mi è arrivata un’e-mail in cui, riassumendo, cerca di spiegarmi in modo cortese che secondo lei non sto facendo il mio lavoro perché lei non ha mai fatto una tesi prima d’ora e non sa come muoversi, inoltre sperava che il nostro rapporto fosse basato su «istruzioni» (sic) che le avrei via via impartito perché&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;«Mi rendo conto di aver bisogno di indicazioni mirate, ad esempio: per il primo capitolo leggi questo, questo e quest’altro, cerca quest’altro e scrivi questo, questo e quest’altro...»&lt;/blockquote&gt;Sarò della vecchia scuola, ma per me questo significa scriverle la tesi, cosa che non ho minimamente intenzione di fare. Considerando che avevamo già delineato un indice e le avevo già dato i riferimenti bibliografici essenziali, cos’altro dovrei fare per lei? Con queste motivazioni le ho risposto all’e-mail dicendole, in sintesi, che invece di perdere tempo a riflettere su quello che io dovrei e non dovrei fare l’avrebbe speso meglio leggendo le fonti indicate e scrivendo qualcosa, qualsiasi cosa. Poi, per essere chiari, le ho incollato le porzioni delle e-mail scorse in merito all’indice e alla bibliografia, con un sottotesto per me evidente: “con tutto questo, perché non stai facendo niente?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho la tendenza a essere abbastanza brusco per e-mail, lo so, ma mai e poi mai offensivo (bisogna anche considerare che ricevo almeno dieci e-mail di studenti al giorno, limitare gli orpelli  è imprescindibile per avere una vita personale). Con gli studenti universitari penso che il mio ruolo non sia quello di consolatore o di sostegno psicologico: non lo voglio, non lo cerco e se, per sbaglio, mi ritrovo in una situazione che richieda questi atteggiamenti provo un profondo imbarazzo più per l’altra persona che per me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Passiamo a oggi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante la lezione della prima ora, noto una signora seduta in fondo alla classe. Essendo un corso con tanti studenti, non mi faccio molte domande sul via vai delle persone presenti. Al termine delle due ore, la tizia mi si avvicina e si presenta come la madre della tesista. Già lì non sapevo se scoppiare a riderle in faccia. Con un finto e fastidioso atteggiamento reverenziale, mi fa sapere che «la piccola», come la chiama lei, è rimasta tanto male nel leggere la mia e-mail, ha perfino pianto! È così preoccupata che io possa essermi offeso da quello che ha scritto (e perché mai?), ma ci tiene a farmi sapere che è ben intenzionata a proseguire con tutto il suo impegno, però – cambia il registro in un lezioso biasimo – io dovrei essere più disponibile, più ricettivo, più comprensivo. Infondo – e qui il tono sfocia nel delirio di una mal celata minaccia – se «la ragazza» fa una buona figura alla discussione della tesi è motivo di orgoglio anche per il sottoscritto. Conclude lanciando quella che per lei sarebbe stata la stoccata finale:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Poi lei le aveva detto solo di cercare i libri, non di leggerli!&lt;/blockquote&gt;Come darle torto, la prossima volta le dirò «Non mettere i libri sotto la gamba del tavolo, aprili, dal verso giusto, e leggili, dalla prima pagina all’ultima, da sinistra verso destra come è consono secondo i nostri usi», non sia mai che si sbagli! Ma a parte il piccolo sfogo, ho rimandato a casa la madre apprensiva dicendo che della tesi, e solo della tesi non dei vari risvolti psicologici, parlo solo con la figlia, che ha l’età per potersela gestire da sola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per favore, parliamone.&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/05/parliamone.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-6600567930730095119</guid><pubDate>Sun, 15 May 2011 19:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-05-17T23:06:59.583+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Glazba</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">It&#39;s a hard pop life</category><title>Eurovisioni 2 – premi speciali</title><description>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;http://apusa.us/wp-content/uploads/2011/05/Moldova-Eurovision-2011-150x150.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 150px;&quot; src=&quot;http://apusa.us/wp-content/uploads/2011/05/Moldova-Eurovision-2011-150x150.jpg&quot; alt=&quot;&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;L’anno scorso avevo stilato una classifica delle performance più convincenti, ma quest’anno, non essendoci stata unanimità in seno alla giuria domestica a parte una generale preferenza per Irlanda, Ucraina, Moldova e Serbia, intendo attribuire i premi speciali di cui tutti gli europei sentono la mancanza, ma che non osano proporre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Premio speciale alla carriera &lt;/span&gt;dei &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=wJEtE4kJvE0&quot;&gt;Blue&lt;/a&gt;, boy band inglese dei primi anni 2000 che con questa partecipazione ha  decretato la propria nemmeno troppo compianta fine. Si sa che per gli artisti britannici l’Eurofestival è l’equivalente del concorso canoro della Sagra del radicchio. Visto il loro look di sabato, non si può certo parlare di “finire in bellezza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Premio speciale Waka Waka&lt;/span&gt; – ovvero premio speciale plagio – a &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=RiYdoYxxxFA&quot;&gt;Stella Mwangi &lt;/a&gt;(Norvegia), che conferma l’adorabile predisposizione dell’Eurovision Song Contest di cogliere sempre le tendenze musicali... con qualche anno di ritardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Premio speciale per il Coraggio&lt;/span&gt; ad &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=UZ3fYE7sjKo&quot;&gt;Anastasiya Vinnikova&lt;/a&gt; che con la canzone dall’eloquente titolo &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;I love Belarus&lt;/span&gt; ci parla della fortuna di nascere in Bielorussia. Se fosse venuta da un altro paese sarebbe stata la classica canzonetta dal nazionalismo spicciolo ma, considerando che la Bielorussia è conosciuta come “l’ultima dittatura europea” e che gran parte della popolazione sta facendo carte false per scappare dal paese più isolato di questo continente, trovo difficile credere alle parole di Anastasiya.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Premio speciale La Strana Coppia&lt;/span&gt; conferito al duo greco &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=pB9NFT_Dk5k&quot;&gt;Loukas Yiorkas e Stereo Mike&lt;/a&gt;. Qualcuno mi spieghi cosa c’entrava il rapper con il neomelodico greco: le rispettive parti della canzone avevano melodia e musica diverse e le transizioni sono state risolte in modo abbastanza goffo, non potevano mandare l’uno o l’altro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Premio speciale LadyGaga&lt;/span&gt;: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=pXouSYabDig&quot;&gt;Jedward&lt;/a&gt; (Irlanda). I due gemellini omozigoti dal ciuffo platino ribelle, noti per aver partecipato all’edizione inglese di X Factor nel 2009, si sono presentati con un look che Raffaella nazionale ha commentato con la frase storica: «Finalmente c’è qualcuno con le spalline più grandi delle mie». Scalmanati e ingestibili come un bambino strafatto di cocaina a Gardaland, hanno rappresentato la nota di colore di questa edizione, facendo passare in secondo piano persino i buffi copricapi dei moldavi. “Ci sono arrivati”.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/05/eurovisioni-2-premi-speciali.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-7799999854083958133</guid><pubDate>Sun, 15 May 2011 16:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-05-15T21:22:17.180+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Glazba</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">It&#39;s a hard pop life</category><title>Eurovisioni</title><description>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;http://eurofestivalit.altervista.org/wp-content/uploads/2011/01/EUROVISION_2011_03.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 188px; height: 267px;&quot; src=&quot;http://eurofestivalit.altervista.org/wp-content/uploads/2011/01/EUROVISION_2011_03.jpg&quot; alt=&quot;&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Nonostante l&#39;agonia in cui versa il blog (in questo periodo sono così impegnato che non riesco spesso nemmeno a ricordare i lavori che &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;dovrei&lt;/span&gt; fare), non potevo perdere l’occasione di parlare del mio evento pop trash preferito. Questa edizione dell’Eurovision Song Contest rimarrà nella mia memoria per diversi motivi. Innanzitutto segna il ritorno dell’Italia come paese partecipante, mettendo fine all’isolamento culturale che si era imposto per oltre un decennio; ciò ha avuto implicazioni pratiche nella mia fruizione dell’evento perché ho potuto seguire il programma comodamente in televisione (Rai5 sul digitale terrestre per le eliminatorie e Rai2 per la finale), senza ricorrere a internet o alla parabola come facevo gli scorsi anni. Inoltre, la telecronaca sopra le righe di Raffaella Carrà ha aggiunto ulteriori note di inaspettata e delirante ilarità. Sono molto contento del secondo posto di Raphael ma, come ho spiegato al gruppo d’ascolto domestico ignaro dei meccanismi politici dell’Eurofestival, mi sembra che questa posizione sia più un incentivo al figliol prodigo affinché ritorni sulla retta via che il risultato di una partita ben giocata; anche se i 12 punti della Romania fanno pensare che Caterina Caselli, la manager dell&#39;artista italiano, si sia spesa in attività diplomatiche. Spero invece che questa medaglia d&#39;argento serva a diffondere la conoscenza del programma e ad accrescere la partecipazione del pubblico. A differenza di molti eminenti commentatori, non ritengo uno scandalo la vittoria dell’Azerbaijan, è da anni che i paesi del Caucaso provano ad aggiudicarsi il primo posto per ospitare l’evento l’anno successivo: per loro è un’occasione di visibilità non indifferente ed è giusto che ne possano godere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo, come direbbe &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;qualcuno&lt;/span&gt; «c’è una punta di amarezza che avvelena il mio cuore»: questa edizione sarà anche ricordata probabilmente come quella con il maggior numero di canzoni in inglese. Questa cosa è per me inammissibile. Sarà deformazione professionale, ma odio perdere l’occasione di sentire altre lingue, soprattutto se si rimpiazzano con quell’inglese impoverito e raffazzonato; per non parlare dell’appiattimento generale ai canoni della musica pop angloamericana, a un certo punto non se ne può più di ascoltare l’ennesimo clone di Justin Timberlake o Beyoncé!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma vediamo cosa ha riservato il menù ex-iugoslavo per questo convivio europeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Slovenia&lt;/span&gt;: Maja Keuc (pronunciato “Kjus” secondo Raffaella) con &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=SGZHr-C-Vs8&quot;&gt;No one&lt;/a&gt;. Devo ammettere che nonostante le premesse questa giovane cantante di talento mi ha deluso, perché alle selezioni aveva portato la sua canzone in sloveno, mentre al festival ha cantato in inglese imitando qua e là Christina Aguilera e Alicia Keys, persino il titolo del pezzo “No one” sa di imazione. Poteva darci molto di più, a ogni modo ha fatto la sua figura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Croazia&lt;/span&gt;: Daria con &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=F4FXdxh0iHE&amp;amp;feature=relmfu&quot;&gt;Celebrate&lt;/a&gt;. È la prima volta che la Croazia si presenta con una canzone in stile Eurotrash e possiamo dire che l’esperimento ha avuto un esito positivo. Il genere è stato evidentemente metabolizzato. Più trash di così era difficile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Bosnia e Erzegovina&lt;/span&gt;: Dino Merlin con &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=sPyVQCmGsYo&quot;&gt;Love in Rewind&lt;/a&gt;. Dino, al secolo Edin Dervišhalidović, a quanto pare è in gara con Goran Bregović per aggiudicarsi il titolo di maggiore &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;habitué&lt;/span&gt; dell’Eurofestival; solo che mentre quest’ultimo si è “limitato” a scrivere canzoni praticamente per chiunque, Dino Merlin si è anche presentato svariate volte come cantante. La canzone secondo me aveva del potenziale come motivetto da canticchiare, ma nel finale si rovina sfociando in una noiosa baracconata. Una piccola puntualizzazione: Raffaella ha presentato Dino Merlin come il «Mameli serbo, perché è l’autore dell’inno nazionale della Bosnia e Erzegovina», ma non è esatto, perché ha scritto il primo inno transitorio del paese all’indomani dall’indipendenza, cambiato in quello ufficiale nel &#39;99.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Serbia&lt;/span&gt;: Nina con &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=BNjclETqN5I&amp;amp;feature=iv&amp;amp;annotation_id=annotation_884538&quot;&gt;Čaroban&lt;/a&gt; (magico). Piacevole sorpresa dalla Serbia, sarà il caschetto biondo, sarà il look &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;rétro&lt;/span&gt;, sarà la qualità vocale, sarà che ha cantato in serbo. In genere quando la Croazia non arriva in finale, o ha un pezzo impresentabile, faccio il tifo per la Slovenia, ma questo motivetto à la Motown mi si è piantato in testa, così tutto il mio sostegno è passato a Nina, che secondo me si meritava un posto migliore in classifica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Montenegro&lt;/span&gt;: Vlatko Ilievski con &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=sNMyP_F7zyE&quot;&gt;Русинка&lt;/a&gt; (Rusinka, la russa). Canzone imbarazzante, non so se più per la ripetitività o per il testo. Non può che essere stata scritta con i postumi di una sbornia da vodka. Immagino una scena del tipo: «Vlatko, hai preparato la canzone per l’Eurovision?» «Ah, l’Eurovision (... azz... emmo’ che faccio... e che mal di testa...)» «Dicci almeno di cosa parla!» (Vlatko guarda la bottiglia vuota) «Parla di... una ragazza russa... sì, una ragazza russa! Adesso vi mando il testo per e-mail», aggancia il telefono, butta giù le prime due rime generiche su un umano di sesso femminile, aggiunge le uniche due parole russe che conosce (tra cui “vodka”), va in bagno, vomita, torna e invia pensando «Speriamo che non se ne accorgano...».&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/05/eurovisioni.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>4</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-9013201388088767833</guid><pubDate>Tue, 26 Apr 2011 21:16:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-27T00:16:24.154+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico ovest</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">There&#39;s nothing as queer as folk</category><title>Goran non butta via niente</title><description>&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Un mio amico mi dice «senti questa splendida canzone che Goran Bregović ha scritto per Carmen Consoli, la conoscevi?»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/8n-X9xP0vBQ&quot; allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; width=&quot;640&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Io rispondo: «Mmm... non esattamente così», e penso a questa canzone dell&#39;ultimo album di Severina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/qlaS0GPLRpg&quot; allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;&lt;br /&gt;Del resto, non è una novità che la musica di Bregović sia a impatto zero, ossia si ricicla il riciclabile. &lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/04/goran-non-butta-via-niente.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://img.youtube.com/vi/8n-X9xP0vBQ/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-1000651518650945079</guid><pubDate>Mon, 11 Apr 2011 21:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-11T23:44:42.906+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Glazba</category><title>Lepa Brena</title><description>&lt;span style=&quot;font-style: normal; font-family:trebuchet ms;&quot; &gt;Con immensa desolazione, mi pento e mi dolgo di non aver mai parlato in questi anni di blog della più famosa pop-star dell’ex Iugoslavia: &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal; font-family:trebuchet ms;&quot; &gt;&lt;b&gt;Lepa Brena&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal; font-family:trebuchet ms;&quot; &gt;. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal; font-family:trebuchet ms;&quot; &gt;Fahreta Jahić&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal; font-family:trebuchet ms;&quot; &gt; (il vero nome tradisce le origini bosgnacche) è nata a Tuzla, in Bosnia, ma la sua vita artistica inizia all’arrivo in Serbia, prima a Belgrado e poi a Novi Sad. Ha pubblicato ben 17 album e ha recitato in alcuni film, si ricorda in particolare la serie &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal; font-family:trebuchet ms;&quot; &gt;&lt;b&gt;Hajde da se volimo &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal; font-family:trebuchet ms;&quot; &gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal&quot;&gt;(‘Dài, amiamoci’) con quelle goffe trame per giustificare la sequela di videoclip musicali in ambienti esotici. Uno dei momenti più spettacolari della sua carriera è stata la discesa trionfale da un elicottero all’inizio di un concerto a Sofia. Alcuni ritengono Brena la capostipite del filone più pop della musica &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i  style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal&quot;&gt;turbofolk&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal; font-family:trebuchet ms;&quot; &gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal; font-family:trebuchet ms;&quot; &gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni ‘80 Lepa Brena è stata una specie di Sabrina Salerno dell’est: entrambe incarnavano (mai verbo fu più appropriato) l’ideale femminile del tempo, si presentavano mediamente discinte e cantavano motivetti orecchiabili. Ma le mode passano, le nuove leve premono per farsi spazio e gli stati crollano: nei primi anni Novanta tutto questo è piombato addosso alla cantante, ritrovatasi baluardo nazionale di un paese dilaniato dalla guerra. Passano quattro anni di silenzio, in cui si ritira con la famiglia (ha sposato il famoso giocatore di tennis Slobodan Živojinović) negli Stati Uniti, al ritorno prende la cittadinanza serba e canta &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i  style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal&quot;&gt;Ja nemam drugi dom &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal; font-family:trebuchet ms;&quot; &gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal&quot;&gt;(&quot;non ho altra casa&quot;), come se non fosse stata abbastanza eloquente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal; font-family:trebuchet ms;&quot; &gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la dissoluzione delle repubbliche iugoslave, Lepa Brena è entrata, volente o nolente, nell’iconografia dell’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i  style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal&quot;&gt;ancien régime&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style=&quot;font-style: normal; font-family:trebuchet ms;&quot; &gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal&quot;&gt;: nonostante i dischi più recenti, la sua figura è paragonabile a un cimelio vivente di un’epoca trascorsa. Ma ci piace ricordarla così&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/CjWraLxnFF8&quot; allowfullscreen=&quot;&quot; frameborder=&quot;0&quot; height=&quot;390&quot; width=&quot;480&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/04/lepa-brena.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://img.youtube.com/vi/CjWraLxnFF8/default.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>2</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-3137362858114027046</guid><pubDate>Tue, 22 Mar 2011 12:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-03-30T22:39:27.662+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">o jeziku i t.d.</category><title>Linguistic debunker</title><description>&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; font-family: trebuchet ms;&quot;&gt; C’è un’affermazione ricorrente nei linguisti amatoriali (e non solo, ahimè) che si è ormai trasformata in una vera &quot;leggenda metropolitana&quot; linguistica con un certo alone di scientificità. Poco tempo fa l’argomento era saltato fuori in un post di &lt;a href=&quot;http://fabristol.wordpress.com/&quot;&gt;Fabristol&lt;/a&gt;, che non è un linguista ma mi stupisce per la sua sensibilità alla materia e intuizione, per cui ho pensato di scriverci un breve &lt;i&gt;memorandum &lt;/i&gt;per chi fosse interessato.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; font-family: trebuchet ms;&quot;&gt;L’affermazione di cui sopra è: «L’inglese è stato talmente influenzato dalle lingue romanze da aver assunto da loro anche l’affisso plurale &lt;i&gt;-s&lt;/i&gt;», oppure «la prova che l&#39;inglese è praticamente una lingua romanza è il modo in cui si costruisce il plurale dei nomi» &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;et similia&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; font-style: normal; font-weight: normal; font-family: trebuchet ms;&quot;&gt;Proviamo a confrontare le seguenti due tabelle. Nella prima si elencano singolare e plurale di una parola a caso, “amico”, nelle lingue romanze e in inglese (in latino si mostra il caso accusativo).&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt;.nobrtable br { display: none }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;nobrtable&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;table border=&quot;1&quot;&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;latino&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;amicum/amicos&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;francese&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;ami/amis&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;spagnolo&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;amigo/amigos&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;portoghese&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;amigo/amigos&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;catalano&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;amic/amics&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;inglese&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;friend/friends&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Nella seconda si fa lo stesso con alcune lingue germaniche (in tedesco nel caso nominativo/accusativo, in svedese la forma indeterminata e in islandese nominativo della forma indeterminata).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt;.nobrtable br { display: none }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;nobrtable&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;table border=&quot;1&quot;&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;tedesco&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Freud/Freunde&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;olandese&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;vriend/vrienden&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;svedese&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;vän/vänner&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;islandese&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;vinur/vinir&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;inglese&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;friend/friends&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Fin qui l’affermazione sembra ineccepibile, perché nelle lingue romanze occidentali (per questo sono stati esclusi italiano e romeno) troviamo la &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;-s&lt;/span&gt; mentre in quelle germaniche no.&lt;/span&gt;  &lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Ma non è così, per verificarlo basta ampliare la prospettiva prendendo in considerazione varie altre lingue indeuropee. In questo caso per ovvi motivi si sono scelte parole diverse (greco e sanscrito sono traslitterati, il caso scelto per tutte le lingue è l&#39;accusativo, spesso uguale al nominativo).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type=&quot;text/css&quot;&gt;.nobrtable br { display: none }&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;nobrtable&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;table border=&quot;1&quot;&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;greco moderno&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;antra/antres&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;lettone&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;vīru/vīrus&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;lituano&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;vaĩką/vaikus&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;serbo/croato&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;nebo/nebesa&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;inglese antico&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;stān/stānas&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;sanscrito&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;kāmas/kāmās&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Come si può vedere anche in altre lingue indeuropee troviamo &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;nei casi diretti&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt; il morfema &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;-s&lt;/span&gt; al plurale, frutto dell&#39;evoluzione della flessione di una categoria di sostantivi maschili e, in minor misura, neutri nel cosiddetto &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;proto-indoeuropeo&lt;/span&gt;. Anche nelle altre lingue germaniche, in realtà, è sopravvissuta questa caratteristica della declinazione, ma a causa di un fenomeno fonologico chiamato &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;rotacismo&lt;/span&gt; la -s si è evoluta in &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;-r&lt;/span&gt;. Questo passaggio da /s/ a /r/ è comune in molte lingue indeuropee, anche in latino dove troviamo flo&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;s&lt;/span&gt;/flo&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;r&lt;/span&gt;es, genu&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;s&lt;/span&gt;/gene&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;r&lt;/span&gt;a ecc. Per far vedere che il plurale in -s non è un &quot;prestito neolatino&quot; ho anche aggiunto un esempio in inglese antico (secoli V-XII), periodo in cui le lingue romanze avevano ancora un influsso minimo nella lingua di Shakespeare. Quello che è successo in inglese, e non nelle altre lingue germaniche, è che la desinenza maschile in -as si è via via estesa a tutti i sostantivi (eccetto un minimo gruppo di irregolari).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riassumendo, la -s del plurale in inglese non è un &quot;innesto&quot; del latino o francese (o meglio, franconormanno) ma semmai un ramo che si diparte dal tronco comune delle lingue indeuropee.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/03/linguistic-debunker.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-5784419879387172609</guid><pubDate>Sun, 20 Mar 2011 09:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-03-21T14:49:21.155+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Esperiti</category><title>Animali domestici, selvatici ed esotici</title><description>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;http://www.balcanicaucaso.org/var/obc/storage/images/libreria/copertine/la-gatta-di-varsavia.-favole-sul-comunismo-raccontate-da-animali-domestici-selvatici-ed-esotici/420658-1-ita-IT/La-gatta-di-Varsavia.-Favole-sul-comunismo-raccontate-da-animali-domestici-selvatici-ed-esotici_large.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 123px; height: 181px;&quot; src=&quot;http://www.balcanicaucaso.org/var/obc/storage/images/libreria/copertine/la-gatta-di-varsavia.-favole-sul-comunismo-raccontate-da-animali-domestici-selvatici-ed-esotici/420658-1-ita-IT/La-gatta-di-Varsavia.-Favole-sul-comunismo-raccontate-da-animali-domestici-selvatici-ed-esotici_large.jpg&quot; alt=&quot;&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Il libro che di recente ho letto della scrittrice e giornalista croata &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Slavenka Drakulić&lt;/span&gt;, come definirebbe la rinomata critica letteraria Manuela Arcuri, «è bellissimo». La curiosità di questa raccolta, pubblicata in inglese con il titolo &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Two underdogs and a cat&lt;/span&gt;, è che se nell&#39;edizione originale è costituita soltanto da tre racconti, mentre la versione italiana – &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;La gatta di Varsavia&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;(Favole sul comunismo raccontate da animali domestici, selvatici ed esotici)&lt;/span&gt; edita da B.C. Dalai Editore, traduzione di Eva Gilmore – ne contiene ben otto. Ho provato a fare qualche ricerca ma non sono riuscito a capire da dove siano saltati fuori i cinque racconti in più. Così mi sono ritrovato a leggerlo un po’ in inglese e poi in italiano, ma è stato un bell&#39;esperimento, anche perché a mio avviso la traduzione è stata fatta molto bene.&lt;br /&gt;I racconti che compongono questa squisita raccolta costituiscono le memorie di animali vissuti nell’Europa orientale durante il periodo degli stati socialisti: il topolino che dimora nel “Museo del Comunismo” di Berlino, il cane più vecchio di Bucarest, la gatta del dittatore polacco Wojciech Jaruzelski, una talpa berlinese appassionata di archeologia, il famoso pappagallo Koki del Maresciallo Tito, un orso ballerino bulgaro, un corvo albanese che si sottopone a psicanalisi, e una scrofetta che scrive libri di cucina ungherese. Gli animali di Drakulić non sono le versioni puerili degli umani cui ci hanno abituato le fiabe infantili. Sono sì rappresentazioni antropomorfe, ma il loro sguardo è acuto e intelligente: per esempio, la maialina ha conseguito un dottorato di ricerca a Budapest e la gatta polacca mostra una profonda conoscenza storica e fa uso di citazioni colte. Gli animali, che scrivono in prima persona, sono alieni in ogni senso, vivono a fianco degli umani, ma la loro posizione apparentemente secondaria gli permette di avere uno sguardo esterno sui loro eventi.&lt;br /&gt;Questa cornice apparentemente semplice e già vista permette all’autrice di fare il punto della situazione dei paesi ex comunisti dall’89 a oggi, scansando la trattazione occidentale mediamente approssimativa dei paesi dell’Est, e di narrarci le specificità di ogni paese da una prospettiva minuscola – quella degli animali la cui vita è stata sorprendentemente segnata dalla storia umana – che si eleva a rappresentazione generale di un’epoca e dei suoi controversi sviluppi (il rapporto tra democrazia e capitalismo, la giustizia sociale nel nuovo regime e la responsabilità collettiva sempre taciuta). Perché il dramma del comunismo è stato proprio di trattare gli individui come “animali domestici, selvatici ed esotici” a cui togliere la possibilità di essere fautori del proprio destino in nome di una presunta superiorità e lungimiranza del partito “padrone”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Su segnalazione di FdC (grazie!) ho scoperto che i racconti mancanti si trovano nella raccolta &lt;a href=&quot;http://www.amazon.com/Guided-Tour-Through-Museum-Communism/dp/0143118633/ref=sr_1_2?ie=UTF8&amp;amp;qid=1300713354&amp;amp;sr=8-2&quot;&gt;A Guided Tour Through the Museum of Communism&lt;/a&gt;, chissà perché la Baldini Castoldi Dalai non l&#39;ha segnalato.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/03/animali-domestici-selvatici-ed-esotici.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>8</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-4196834368568577198</guid><pubDate>Thu, 03 Mar 2011 18:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-03-03T20:20:41.928+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico est</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico ovest</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">It&#39;s a hard pop life</category><title>Sofia, Tim, Giovanni Rana e Gorenje</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://tv.repubblica.it/mondo/gb-votato-lo-spot-peggiore-e-quello-della-pasta-italiana/58849?video&quot;&gt;Repubblica&lt;/a&gt; ci comunica che recentemente nel Regno Unito è stato eletto come spot più brutto della televisione la pubblicità di un prodotto Rana; purtroppo ho solo 10 minuti di cottura della cena per scrivere questo post e non avrò il tempo di verificare chi ha conferito questo insigne premio e per quale occasione. Queste sono le domande che mi sono posto alla visione del video:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Il signor Rana sarebbe in grado di commerciare in Italia una varietà di tortelli con il ragù &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;dentro&lt;/span&gt;?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;L&#39;attrice che interpreta Sofia aveva la più pallida idea di cosa stava dicendo?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Quanto è poco credibile Tim Lovejoy (famoso presentatore inglese di programmi sportivi) nel ruolo del &quot;provolone&quot;?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Se questo è lo spot più brutto nella televisione inglese, cosa direbbero della stragrande maggioranza delle pubblicità italiane?&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms;&quot;&gt;A queste domande non troveremo risposta, o almeno io, perché tra poco la cena è pronta. Quello che mi interessa sottolineare è che, con sorpresa, ho notato che il frigorifero da cui Sofia estrae i tortelli blasfemi è nientemeno che un modello Gorenje, ossia un caposaldo della &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Yugo experience&lt;/span&gt;. Questa azienda slovena era l&#39;unica industria di elettrodomestici nell&#39;ex Iugoslavia, e ancora oggi non c&#39;è casa che non possa vantare almeno un esemplare targato Gorenje: a casa mia in Croazia, per esempio, ho ben due frigoriferi di quella marca, nello stile più innovativo che poteva permettersi un paese socialista nei primi anni &#39;80. Potete immaginare: sarebbero da portare direttamente in un museo per iugonostalgici.&lt;br /&gt;Ma Gorenje non è solo un simbolo del passato, ma anche l&#39;incarnazione del percorso storico della Slovenia negli ultimi 30 anni: da industria omnicomprensiva (dai televisori ai sanitari) durante l&#39;era iugoslava, ha ristretto il suo mercato ai soli articoli da cucina nei primi anni dell&#39;indipendenza, presentando &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms;&quot;&gt;nei mercati occidentali&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: trebuchet ms;&quot;&gt; prodotti competitivi superando l&#39;estetica tipica dei prodotti dell&#39;Europa orientale. Il risultato, tra acquisizioni e collaborazioni con designer famosi (tra cui lo studio Pininfarina) è che attualmente Gorenje è tra i maggiori produttori di elettrodomestici in Europa. &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Chapeau!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;N.B. Questo post è stato scritto grazie alla segnalazione di Biljana.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/03/sofia-tim-giovanni-rana-e-gorenje.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2771485014014563281.post-3470344508836499470</guid><pubDate>Sun, 27 Feb 2011 19:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-02-27T20:27:05.294+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adriatico ovest</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">It&#39;s a hard tough life</category><title>What it feels like for a girl</title><description>&lt;span style=&quot;font-family:trebuchet ms;&quot;&gt;Ieri sera, scrollandomi lo strato di anzianità che ormai mi si è depositato addosso, sono andato a ballare con le mie amiche di sempre A, Am e B per festeggiare il compleanno di A. Le mie tre amiche sono ragazze molto belle, ma soprattutto la loro forza, l’acume e le tante complesse sfaccettature caratteriali le rendono persone speciali. A me piace chiamarle “le donne del futuro”, un po’ per scherzo ma infondo ci credo. Il locale dove siamo andati lo frequentiamo da sempre, tanto che spesso ci incontriamo amici e conoscenti senza accordo previo; non è una discoteca in stile “jesolano” ma un posto tutto sommato tranquillo pieno di habitué dove si ascolta musica che spazia dal rock al pop più ricercato, una “discoteca di sinistra”, come la chiamerebbero alcuni assuefatti dal discorso politico dominante. Questo per spiegare che non è il classico locale pieno di sbarbati pieni di soldi e calati di chissà cosa che non capiscono su che cielo stanno orbitando, ma almeno l’età media degli astanti dovrebbe assicurare un minimo di lume della ragione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E invece.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il solo fatto di essere carine e non incollate alle braccia dei rispettivi ragazzi, le mie amiche sono state oggetto di diversi approcci tutt’altro che amichevoli da personaggi squallidi, convinti che  una bella ragazza che balla da sola equivalga a un invito a infilarsi nelle sue mutandine. Tuttavia, loro sono abituate, ahimè, a gestire questo genere di situazioni diventate parte integranti del rito serale e quasi non ci prestano più attenzione: tranne quando, come è successo ieri, al rifiuto categorico di corteggiatore davvero molesto, costui ha avuto una reazione che sfiorava la violenza, ma per fortuna tutto si è risolto in pochi istanti e senza problemi. Uno dei versanti più curiosi della vicenda è che il suddetto sarà stato quasi sicuramente tra i primi a scandalizzarsi per il caso “bunga bunga”.&lt;br /&gt;Ecco, ieri ho avuto la prova che se per me la vita non è una passeggiata, per queste mie amiche può essere un po’ più difficile, ed è una cosa terribile: siamo così immersi nel maschilismo che non ci è nemmeno possibile distinguere una situazione diversa dall’attuale.&lt;br /&gt;Concludo con una nota pop. Tornando a casa, ieri mi è venuta in mente la canzone di Madonna che dà il titolo al post, in cui i primi versi recitano:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Girls can wear jeans and cut their hair short, wear shirts and boots, ‘cause it&#39;s okay to be a boy. But for a boy to look like a girl is degrading, ‘cause you think that being a girl is degrading&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;[Le ragazze possono portare i jeans e avere i capelli corsi, indossare camicie e stivali, perché va bene essere un ragazzo. Ma per un ragazzo vestirsi come una ragazza è degradante, perché si pensa che essere una ragazza sia degradante.]&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://jadranski.blogspot.com/2011/02/what-it-feels-like-for-girl.html</link><author>noreply@blogger.com (Jadran)</author><thr:total>2</thr:total></item></channel></rss>