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	<title>Ultimissime L'altraitalia</title>
	
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		<title>68° anniversario deportazione nei campi di sterminio Nazisti</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 23:27:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Panzera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’ambito del progetto &#8220;Percorsi della Memoria&#8221;, il prossimo 8 marzo a piazza Santa Maria Novella, verranno commemorati il 68° anniversario del trasporto dei fiorentini verso i campi di concentramento e di sterminio nazisti e il terzo anniversario del Patto di Fratellanza fra le comunità di Firenze e Mauthausen. La cerimonia inizierà alle 10 con gli [...]]]></description>
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<p>La cerimonia inizierà alle 10 con gli interventi di Laura Piccioli, Segretaria dell’ANED di Firenze e nipote dell’ex deportato Mario Piccioli. Moderati da Alessio Ducci, presidente dell’ANED di Firenze, interverranno il sindaco Matteo Renzi, che è anche Presidente della commissione per il Patto di Fratellanza Firenze – Mauthausen, Thomas Puenkenhofer, Sindaco di Mauthausen, Andrea Barducci, Presidente della Provincia di Firenze, e Cristina Scaletti, Assessore della Regione Toscana.</p>
<p>Durante la cerimonia – cui parteciperà anche una rappresentanza di circa 100 studenti delle scuole medie e superiori del comune e della provincia di Firenze ed una decina di Gonfaloni dei comuni della provincia oltre a quello del comune, della provincia di Firenze e della Regione Toscana &#8211; il Coro Novecento di Fiesole eseguirà due brani.</p>
<p>Al termine della cerimonia partirà un breve corteo verso il binario 6 della stazione di Santa Maria Novella, per deporre una corona sotto la targa che ricorda la partenza del convoglio.</p>
<p>Gli scioperi del marzo 1944 iniziarono la mattina del 4, quando vennero fatti saltare tratti della linea tranviaria. Il 5 marzo quasi tutta la provincia era in sciopero ed iniziarono i rastrellamenti.</p>
<p>La mattina del 6 il Comando delle Brigate Garibaldi, per alleggerire la situazione a Firenze, decise di attaccare Vicchio di Mugello, operazione che fu conclusa dalle formazioni di Gattaia e Monte Giovi. La sera del 7 ci fu l’attacco e il paese restò nelle mani dei partigiani per molte ore.</p>
<p>In città i fascisti repubblichini sotto la guida di Carità e del prefetto Manganello, il quale aveva minacciato di trucidare gli operai delle Officine Pignone che avevano abbandonato lo stabilimento malgrado che ai cancelli fossero state piazzate le mitragliatrici, iniziarono i rastrellamenti e gli arresti di massa di quanti fossero sospettati di aver preso parte allo sciopero.</p>
<p>Nella notte furono arrestati 5 operai della Pignone, fra cui Luigi Leporatti del comitato di agitazione e membro della cellula clandestina del P.C.I.; 5 del Fabbricane di via Arnolfo, oltre 50 delle vetrerie Taddei di Empoli, 480 lavoratori lanieri di Prato, 24 delle ceramiche di Montelupo Fiorentino. Numerose altre persone furono arrestate e rastrellate in Piazza Dalmazia, in prossimità della Galileo e a San Frediano.</p>
<p>La deportazione più massiccia da Firenze ebbe luogo l’8 marzo 1944 quando la massima parte degli arrestati venne convogliata nei locali al primo piano delle Scuole Leopoldine in Piazza Santa Maria Novella, sotto la stretta sorveglianza delle forze armate tedesche e repubblichine. Al gruppo di arrestati furono uniti numerosi antifascisti detenuti nel carcere delle Murate. I testimoni affermano che nelle scuole Leopoldine furono rinchiusi circa 950 cittadini della Provincia di Firenze. La stessa sera dell’8 marzo furono tutti trasferiti alla stazione centrale e fatti salire su vagoni bestiame che vennero piombati ed avviati verso i campi di sterminio nazisti della Germania ed Austria.</p>
<p>Di essi ne tornarono vivi 38 su 385 deportati della città di Firenze, 9 superstiti su 57 deportati di Empoli, 5 su 21 di Montelupo Fiorentino, Limite s/arno e Vinci nessun superstite di 18 deportati, Cerreto Guidi nessun superstite di 8 deportati, Fucecchio 2 su 9, Prato 17 superstiti di 480 deportati. Di circa 950 deportati ne tornarono soltanto 71 pari al 7%.</p>
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		<title>L’Italia alla riscoperta dei tesori nascosti della cultra Afghana</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 22:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Panzera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Conoscere l’Afghanistan, la sua storia e la sua cultura, per fare cooperazione. Non è casuale che l’evento &#8220;10 anni d’Italia in Afghanistan: i tesori nascosti&#8221; sia stato ospitato ieri sera dalla cornice del museo MAXXI di Roma. &#8220;Il profondo rispetto che abbiamo nei confronti del Paese ci ha indotto a riorientare le nostre politiche di [...]]]></description>
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<p>&#8220;Il profondo rispetto che abbiamo nei confronti del Paese ci ha indotto a riorientare le nostre politiche di cooperazione, a intervenire non solo nell’emergenza, ma anche in quei settori che permettono ai cittadini di riconoscersi nel loro passato, nelle loro tradizioni&#8221;, ha spiegato Elisabetta Belloni, direttore generale della Cooperazione italiana, intervenendo nel corso del dibattito.</p>
<p>L’appuntamento, organizzato dalla Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) del Ministero degli Esteri, ha visto studiosi, archeologi, esperti italiani riportare alla luce &#8220;i tesori nascosti&#8221; d’un Paese lacerato da dieci anni di conflitto, ma crocevia di culture e tradizioni millenarie.</p>
<p>L’architetto Andrea Bruno ha strappato dall’oblio il maestoso minareto di Jam, monumento completamente sconosciuto fino a pochi anni fa. &#8220;Il minareto è un simbolo di autenticità&#8221;, ha ricordato Bruno. &#8220;In Europa esistono forse pochissimi esempi di monumenti rimasti per così tanti secoli lontani dalla vista dell’uomo&#8221;.</p>
<p>Claudio Margottini ha guidato invece i lavori di recupero delle nicchie che ospitavano i Buddah di Bamiyan, fatti saltare in aria dai talebani una decina d’anni fa. &#8220;Abbiamo lavorato fianco a fianco con gli afgani, una comunione d’intenti che ha rappresentato il valore aggiunto del nostro progetto, apprezzato infine a livello internazionale&#8221;, ha sottolineato Margottini.</p>
<p>Agli archeologi italiani che hanno speso il loro impegno in Afghanistan è andato il ringraziamento di Mohammad Musa Maroofi, ambasciatore afgano a Roma. &#8220;Il loro contributo&#8221;, ha osservato il diplomatico, &#8220;è estremamente importante, perché ci riporta indietro nel tempo e ci ricorda chi siamo veramente&#8221;.</p>
<p>Nel corso dell’evento c’è stato spazio anche per &#8220;No Game&#8221;, il cortometraggio realizzato dal regista milanese Giacomo Martelli, con il finanziamento della Cooperazione italiana, per mettere in guardia i bambini afgani dalle mine antiuomo: il &#8220;regalo&#8221; più avvelenato di una guerra. L’opera è priva di dialoghi e sottotitoli: una scelta voluta per superare qualsiasi barriera linguistica e andare dritta al cuore del problema. Il 75 per cento delle vittime delle mine sono bambini che, spesso spinti dalla curiosità o dal desiderio di guadagnare con la vendita delle parti metalliche, si avvicinano a oggetti abbandonati e sconosciuti. &#8220;L’obiettivo&#8221;, ha spiegato il giovane regista milanese (1976), &#8220;era realizzare qualcosa che fosse accessibile a tutti i bambini afgani: non è stato facile, ma siamo riusciti a mandare in onda il cortometraggio su tutte le reti televisive nazionali, a parlare del problema in 60 milioni di case&#8221;.</p>
<p>Giacomo Martelli &#8211; è sua la regia della fortunata serie tv &#8220;Squadra antimafia&#8221; &#8211; ha deciso liberamente di mettere la propria professionalità e il proprio tempo libero al servizio della Cooperazione italiana. Così è stato due volte in Afghanistan accogliendo con entusiasmo l&#8217;idea che giovani registi italiani cominciassero a illustrare questa parte spesso nascosta e a volte immateriale del nostro &#8220;made in Italy&#8221;. Per costruire una library che unisca il talento del cinema con quello delle donne e degli uomini della cooperazione italiana. Dal suo secondo viaggio è tornato con immagini bellissime ed una lirica che viene da lontano, da un mondo senza tempo dove il sorriso e il gioco sconfiggono anche la morte.</p>
<p>Per &#8220;No Game&#8221; &#8211; sue sono la regia e la sceneggiatura &#8211; Giacomo Martelli si è avvalso dell&#8217;aiuto di Michel-Clement Franco in qualità di direttore della fotografia e operatore alla macchina, Graziano Tontodonati per il montaggio e la surpervisione alla postproduzione, Andrea Farri per le musiche ed infine Fabrizio Falcone, produttore esecutivo per la Direzione Generale Cooperazione e Sviluppo del Mae.</p>
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		<title>Irlanda esempio per l’Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 21:15:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Panzera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;L’economia irlandese è una buona dimostrazione di quello che in Italia diciamo spesso ai cittadini: le misure di consolidamento di bilancio, il rigore e le riforme strutturali possono essere difficili da affrontare e sopportare nel brevissimo periodo, ma poi generano effettivamente la ripresa della crescita economica&#8221;. Così il Presidente del Consiglio Mario Monti a margine [...]]]></description>
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<p>Così il Presidente del Consiglio Mario Monti a margine dell’incontro avuto a Palazzo Chigi con il premier irlandese, Enda Kenny.</p>
<p>Monti ha esordito ricordando la &#8220;stima&#8221; che lo lega a Kenny, da quando si conobbero da ministro irlandese l’uno e da commissario europeo l’altro. &#8220;Kenny – ha detto Monti – è autore della svolta dell’economia e della finanza irlandese che ha riscosso molto interesse e molta ammirazione in Europa&#8221;. Una svolta iniziata quando l’Irlanda si trovava in &#8220;condizioni di notevole difficoltà&#8221;. Ecco perché la sua ripresa è &#8220;un caso che stimola l’interesse di tutti e che incoraggia tutti&#8221;.</p>
<p>&#8220;L’economia irlandese – ha infatti ricordato Monti – aveva avuto una caduta del Pil del 7% nel 2009 e poi ha cominciato rapidamente a crescere di nuovo nel 2011 di uno 0,9%, mentre è previsto uno 0,5 nel 2012, secondo le previsioni della Commissione, e questo in anni che certo non sono di forte crescita economica in Europa&#8221;.</p>
<p>Ecco perché, ha sottolineato Monti, &#8220;l’economia irlandese sotto Kenny è una buona dimostrazione di quello che in Italia diciamo spesso ai cittadini: le misure di consolidamento di bilancio, il rigore e le riforme strutturali possono essere difficili da affrontare e sopportare nel brevissimo periodo, ma poi generano effettivamente la ripresa della crescita economica&#8221;</p>
<p>Durante l’incontro, ha aggiunto il Presidente del Consiglio, si è discusso &#8220;nel dettaglio di certi aspetti delle riforme economiche sia irlandesi che italiane&#8221; ed cosa, ha sottolineato, &#8220;molto importante tra Paesi europei che sono così vicini dal punto di vista storico e culturale e da quello degli obiettivi che condividono&#8221;. È importante, insomma, &#8220;imparare gli uni dagli altri nei diversi campi&#8221;.</p>
<p>Posizione condivisa, infine, anche in ambito europeo: a tal proposito Monti ha ricordato che sia lui che Kenny hanno firmato la lettera a Van Rompuy e a Barroso in vista del Consiglio europeo della prossima settimana.</p>
<p>Nel suo intervento, Kenny ha voluto esprimere &#8220;la mia simpatia e le mie congratulazioni per aver portato a crescere la reputazione italiana in questo periodo”.</p>
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		<title>100 Giorni a palazzo Chigi: Rapporto del governo Monti</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 21:09:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Panzera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Attività dei primi 100 giorni&#8221; è il titolo del rapporto che il Governo Monti pubblica oggi sul sito di Palazzo Chigi &#8220;per fare il punto sull&#8217;azione del governo a tre mesi dall&#8217;insediamento&#8221;. Il dossier è diviso in due parti: la prima descrive e analizza le tre direttrici &#8211; rigore, equità e crescita &#8211; che hanno [...]]]></description>
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<p>Il dossier è diviso in due parti: la prima descrive e analizza le tre direttrici &#8211; rigore, equità e crescita &#8211; che hanno ispirato l&#8217;azione dell&#8217;Esecutivo; il rinnovato rapporto con l&#8217;Europa e con i cittadini.</p>
<p>La seconda parte, incentrata sulle politiche di settore, dà conto dei provvedimenti per il Mezzogiorno, di quelli di politica estera e difesa, sicurezza e giustizia, agenda digitale,scuola,impresa e servizi pubblici locali.</p>
<p>Accompagnano il rapporto – 34 pagine in tutto &#8211; due appendici che elencano rispettivamente l&#8217;attività normativa del governo e le opere infrastrutturali sbloccate dal Cipe.</p>
<p>Tra i numeri cui viene data maggiore enfasi – sulla stampa nazionale e nell’opinione pubblica &#8211; quelli sui risparmi di Palazzo: sarebbero più 43 milioni gli euro tagliati alle spese della Presidenza del Consiglio.</p>
<p>&#8220;Meno spese per quanto riguarda il personale, i trasporti aerei e gli automezzi&#8221;, si legge sul rapporto. &#8220;Nei primi 100 giorni sono state conseguite diverse riduzioni dei costi: 4 milioni di euro per i dipendenti nelle strutture generali stabili (blocco del turnover, congelamento dei contratti, pensionamenti); 12,2 milioni di euro per gli uffici di diretta collaborazione relativi al Presidente, ai Ministri senza portafoglio ed ai Sottosegretari presso la Presidenza del Consiglio. In questi uffici si registra una riduzione di 241 unità in termini di personale addetto; 2,3 milioni di euro per le strutture di missione, con una riduzione di 51 unità di personale; 750 mila euro per esperti e consulenti, il cui numero complessivo è diminuito di 99 unità. Per quanto riguarda i trasporti aerei di Stato, c’è stata una contrazione significativa dei voli pari al 92%, con un risparmio complessivo di 23,5 milioni. Infine, nel servizio automezzi il risparmio ammonta a circa 270 mila euro, su base annua&#8221;.</p>
<p>Il governo dà anche conto del censimento delle auto blu (9.855), dell’attività normativa (8 decreti legge, 2 disegni di legge e 8 ddl di ratifica, 7 decreti legislativi varati nei primi tre mesi), della Deroga al patto di stabilità interno che &#8220;ha fatto ridistribuire 3,7 miliardi di euro&#8221;.</p>
<p>Nel rapporto c’è spazio anche per un capitolo su Pompei così come per il capitolo</p>
<p>Nel paragrafo &#8220;Italia più forte negli scenari internazionali&#8221; si legge: &#8220;in questi primi 100 giorni oltre alla tradizionale attività diplomatica, l’Italia ha svolto iniziative di promozione economica focalizzate su temi e aree geografiche specifiche; un’azione volta a promuovere l&#8217;immagine del Paese credibile e protagonista sulla scena internazionale&#8221;. Seguono approfondimenti su immigrazione, ma anche commercio estero con la &#8220;rinascita&#8221; dell’Ice in primo piano, e sul rilancio del settore turistico.</p>
<p>Presente anche la ricerca, finanziata, si precisa, &#8220;con oltre 1,6 miliardi di euro stanziati dal Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Università e della Ricerca a disposizione degli Enti e delle Istituzioni di Ricerca. Un piano organico che permette ad ogni singolo istituto di procedere nel campo della ricerca&#8221; e la Tav Torino Lione &#8220;un&#8217;opera rappresentativa di tutta l&#8217;Europa, non solo dell’ Italia e della Francia. Si tratta di uno dei segmenti fondamentali di quel Corridoio Mediterraneo su cui l&#8217;Italia sta investendo risorse ingenti&#8221;. Tra i tanti argomenti trattati anche nel rapporto anche il Piano per Pompei.</p>
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		<title>Nasce la voce radiofonica della “Dante Alighieri” di Cambridge</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 20:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Panzera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal prossimo mese di marzo la voce del Comitato della Società Dante Alighieri di Cambridge approderà su Radio Cambridge 105 (http://cambridge105.fm, radiodante@cambridge105.fm) grazie a un programma in italiano e in inglese. La trasmissione andrà in onda il primo e terzo sabato del mese, mezz’ora in lingua italiana e mezz’ora in lingua inglese. Radio Dante Cambridge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/K08aCGZzrLS-Hbdbm_gxQwfYjFo/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/K08aCGZzrLS-Hbdbm_gxQwfYjFo/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/K08aCGZzrLS-Hbdbm_gxQwfYjFo/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/K08aCGZzrLS-Hbdbm_gxQwfYjFo/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><p>Dal prossimo mese di marzo la voce del Comitato della Società Dante Alighieri di Cambridge approderà su Radio Cambridge 105 (http://cambridge105.fm, radiodante@cambridge105.fm) grazie a un programma in italiano e in inglese. La trasmissione andrà in onda il primo e terzo sabato del mese, mezz’ora in lingua italiana e mezz’ora in lingua inglese.</p>
<p>Radio Dante Cambridge analizzerà tematiche quali il cinema, la musica, la moda e la tradizione culinaria italiana, proporrà interviste con personalità locali, scrittori, giornalisti, riflettendo e dibattendo su tutto ciò che ha a che fare con la cultura del Belpaese.</p>
<p>Promossa su iniziativa di Giulia Portuese-Williams, segretaria e responsabile PLIDA della &#8220;Dante&#8221; di Cambridge, in collaborazione con i trustees, tra cui Francesca Re Manning, la realizzazione del programma radiofonico va ad aggiungersi alle molteplici attività culturali svolte dal Comitato, tra cui spiccano quelle organizzate d’intesa con la locale prestigiosa Università. </p>
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		<title>Le furbate del MAE ai tempi di Mantica</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 20:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Panzera</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italiani nel mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti si ricorderanno ancora quando il Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri, Senatore Alfredo Mantica, ai tempi dell&#8217;ultimo governo Berlusconi (sembra passato chissà quanto tempo invece di pochi mesi!), cercava di far digerire agli italiani all&#8217;estero, ed alle loro rappresentanze istituzionali (Comites e Cgie), la pillola amara delle ristrutturazioni consolari. Ovvero chiusure e declassamento di [...]]]></description>
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<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FnB40i3oXaBbxRcbKSFC-PA4WKA/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FnB40i3oXaBbxRcbKSFC-PA4WKA/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FnB40i3oXaBbxRcbKSFC-PA4WKA/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/FnB40i3oXaBbxRcbKSFC-PA4WKA/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><p>Molti si ricorderanno ancora quando il Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri, Senatore Alfredo Mantica, ai tempi dell&#8217;ultimo governo Berlusconi (sembra passato chissà quanto tempo invece di pochi mesi!), cercava di far digerire agli italiani all&#8217;estero, ed alle loro rappresentanze istituzionali (Comites e Cgie), la pillola amara delle ristrutturazioni consolari. Ovvero chiusure e declassamento di sedi, assicurando che comunque i servizi ai connazionali non ne avrebbero sofferto.</p>
<p>Infatti ci raccontavano che, laddove venivano chiuse le sedi, si sarebbero aperti degli &#8220;Sportelli consolari&#8221;; ci garantivano che le cancellerie consolari presso le Ambasciate avrebbero sostituito i consolati senza ripercussioni negative per i servizi all&#8217;utenza. Poi, inorgogliti, sia il Sottosegretario che alcuni funzionari del MAE, ci ricordavano che l&#8217;informatizzazione della rete diplomatico-consolare, cioè Internet e le postazioni dei così detti &#8220;Totem&#8221; nelle località più periferiche, avrebbe risolto tutti i problemi della rete e facilitato l&#8217;utenza poiché i connazionali avrebbero potuto usufruire dei servizi consolari a distanza, anche da casa, senza doversi recare personalmente negli Uffici consolari.</p>
<p>Balle! Si, tutte balle e, purtroppo, qualcuno ci aveva creduto! Infatti nel frattempo, dopo la chiusura ed il declassamento di varie sedi consolari, cosa è accaduto? I famosi &#8220;Sportelli consolari&#8221; piano piano stanno scomparendo per mancanza di personale o di soldi; vi sono Agenzie consolari, che avevano sostituito alcuni consolati o vice consolati, che, a loro volta, chiudono bottega o si promette ancora (sic!) di sostituirle con gli Sportelli. Cancellerie consolari, appena costituite, che riducono gli orari di apertura al pubblico. Ed infine vi è un problema di carattere più generale per l&#8217;intera rete consolare, dovuto alla riduzione qualitativa e quantitativa del personale addetto.</p>
<p>In definitiva siamo ormai arrivati ad una situazione che non consente più l&#8217;erogazione di servizi quantomeno decorosi all&#8217;utenza. Che dire, poi, dei benefici mancati che dovevano esserci dall&#8217;informatizzazione, da Internet, nonché dai fantomatici &#8220;Totem&#8221; tanto sbandierati a suo tempo e di cui, peraltro, nessuno più parla?</p>
<p>D&#8217;altra parte non va dimenticato che, sia per il rilascio del passaporto che della Carta di identità, necessita la presenza fisica degli stessi interessati negli Uffici consolari. Inoltre quanti saranno mai gli italiani all&#8217;estero che possiedono un personal computer (PC) e che hanno dimestichezza con Internet? Già a suo tempo il sottoscritto ebbe a ricordare in più occasioni al Sottosegretario Mantica, anche nelle riunioni del Consiglio Generale degli Italiani all&#8217;Estero, che ancora oggi per la stragrande maggioranza degli emigrati PC è un acronimo che significa Partito Comunista.</p>
<p>Una tesi questa che, adesso, è avallata anche da una recente ricerca di Eurispes sul tempo libero degli anziani secondo la quale &#8220;l&#8217;apparecchio tecnologico utilizzato più comunemente anche dagli ultrasessantaquattrenni è, come prevedibile, il cellulare: la maggioranza lo utilizza con regolarità (il 27,2% tutti i giorni, il 26,3% spesso), solo il 6,6% non lo usa mai ed un 6,1% non sa usarlo. Seguono poi il computer ed Internet: circa la metà utilizza questi due strumenti anche se con tempi di fruizione differenti (47,7% e 45,8%), mentre un’altra metà ammette il proprio analfabetismo informatico (il 38,6% per il pc ed il 37,9% per Internet) oppure dichiara di non farne mai uso. I quotidiani online, ancora poco diffusi nella terza età, sono consultati tutti i giorni solo dal 5,3% ed ignorati dalla netta maggioranza degli intervistati (73,6%). Ancor meno frequente risulta l’utilizzo di You Tube e del Social Network per eccellenza, Facebook: li consultano tutti i giorni rispettivamente l’1,8% ed il 4% degli intervistati (non li usa o non li sa usare rispettivamente l’81,9% ed il 77,5%)&#8221;.</p>
<p>Ebbene, se queste sono le percentuali di conoscenza ed utilizzo del computer e di Internet per gli italiani residenti in Italia, è facile immaginare che per gli emigrati italiani di prima generazione, considerata la loro tipologia, la dimestichezza con questi strumenti informatici è sicuramente ancor minore. Allora come si fa nel Ministero degli Affari Esteri a &#8220;vendere&#8221; l&#8217;informatizzazione della rete per giustificare la chiusura e/o la declassificazione degli Uffici nelle aree geografiche con maggior presenza di emigrati, asserendo che non vi saranno disagi per l&#8217;utenza e che, anzi, migliorerà la qualità dei servizi, quando proprio gli emigrati di prima generazione sono tra i maggiori fruitori dei servizi consolari? Boh!</p>
<p>Meno male che il governo Berlusconi non c&#8217;è più e quindi neppure il Sottosegretario Mantica ed oggi il nuovo Ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi, subentrato a Franco Frattini, tra i suoi primi provvedimenti, ha preso anche quello di congelare l&#8217;ennesima ristrutturazione delle rete diplomatico-consolare annunciata dal precedente governo poco prima della sua caduta.</p>
<p>Una ristrutturazione che in Svizzera, per esempio, avrebbe comportato la chiusura delle tre Agenzie consolari di Neuchatel, Sion e Wettingen riducendo la rete a tre Consolati Generali (Ginevra, Lugano, Zurigo), due consolati (Basilea, San Gallo) ed una Cancelleria Consolare (Berna) per servire una comunità italiana di oltre mezzo milione di persone! Un rischio che, come ricordato precedentemente, per ora è stato scongiurato grazie al Ministro Giulio Terzi!</p>
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		<title>Romania: La rivolta creativa e il ritorno al politico</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 13:56:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Panzera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità nel mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Le manifestazioni di piazza iniziate in Romania a metà gennaio che hanno condotto alle dimissioni del capo del governo Emil Boc, si sono momentaneamente arrestate a causa delle condizioni atmosferiche che hanno letteralmente bloccato il Paese. Sebbene le voci di piazza protestassero anche contro le dure misure di austerità imposte dal governo Boc, chiedendone le [...]]]></description>
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<p>Sebbene le voci di piazza protestassero anche contro le dure misure di austerità imposte dal governo Boc, chiedendone le dimissioni, la natura della protesta è stata in sé più complessa ed ampia proprio perché ha coinvolto l&#8217;intera società romena. Quale è stato quindi il significato di questa protesta per la Romania e quali i possibili risvolti futuri?&#8221;. Cristina Bezzi ne ha parlato con l&#8217;antropologo Vintila Mihailescu, tra i più lucidi intellettuali romeni, in una intervista realizzata per l&#8217;Osservatorio Balcani e Caucaso.</p>
<p>&#8220;Nato nel 1950&#8243;, spiega la giornalista nell&#8217;articolo, che riportiamo di seguito integralmente, Mihailescu &#8220;è stato direttore del Museo del contadino di Bucarest ed attualmente è direttore del master in antropologia presso la Facoltà di scienze politiche a Bucarest. Dal 1998 scrive regolarmente sulla rivista indipendente di cultura e critica Dilema Vechie.</p>
<p>D. Il popolo romeno non è così abituato alle proteste di piazza&#8230;</p>
<p>R. La rivolta di gennaio ha sorpreso tutti, credo anche gli stessi manifestanti, perché è da molti anni che non si scendeva in piazza. I sindacati sono praticamente inesistenti quindi la capacità di mobilitazione per una protesta, uno sciopero, una manifestazione era andata persa. Quello che è stato speciale è che la protesta è stata assolutamente spontanea e che ha mobilitato moltissime persone in pochi minuti; è stato un innescarsi brusco dei malcontenti popolari che durano oramai da alcuni anni. La scintilla è stata un gesto del presidente Basescu, che ha innervosito tutto il Paese obbligando alle dimissioni, in diretta TV, un funzionario ammirato da tutti per aver messo in piedi, in Romania, il sistema del pronto soccorso. Un sistema che funziona molto bene ed è un modello esemplare per tutta Europa. E che per i cittadini rappresenta il diritto alla vita, la garanzia che se ti succede qualcosa c&#8217;è un servizio che funziona. Era uno dei pochi servizi nel Paese che funzionava e di cui tutta la gente era contenta. Nel momento in cui il presidente ha fatto questo gesto &#8211; in modo tra l&#8217;altro arbitrario, eccessivo e tiranno &#8211; la gente si è sentita letteralmente in pericolo di vita. Una volta scesi in strada, immediatamente dopo le dichiarazioni di Basescu, di fatto non si protestava più solo per il sistema sanitario, ma anche per tutti i problemi che vi sono nel Paese.</p>
<p>D. Si è fatto spesso un paragone con le proteste dell&#8217;89, così come tra le figure di Ceausescu e Basescu. Che pensa al riguardo?</p>
<p>R. È un paragone metaforico e superficiale, fatto in particolare perché le proteste sono iniziate in Piazza Università, come nell&#8217;89. Ma non sono la stessa cosa. In primo luogo perché le proteste attuali hanno mobilitato molte persone ma non tutto il Paese. Nell&#8217;89 invece l&#8217;intera Romania si era mobilitata e nell&#8217;89 la gente sapeva molto bene che cosa voleva, aveva un programma, voleva abbattere il regime, aveva richieste molto chiare. Adesso invece siamo di fronte a proteste dalla natura più &#8220;psicologica&#8221; che non politica, in cui si esprime malcontento, ma non si può dire vi sia un programma politico chiaro. In piazza si diceva &#8220;Vogliamo le elezioni anticipate, vogliamo la destra e non la sinistra, o vogliamo un &#8216;altra costituzione&#8230;&#8221; ma non esistono richieste politiche chiare.</p>
<p>D. Questo anche per quanto riguarda il paragone tra Ceaucescu e Basescu?</p>
<p>R. Certo. Anche Basescu ha avuto degli &#8220;eccessi dittatoriali&#8221;, ha fatto cioè scelte arbitrarie e da solo, ma da qui a dire che viviamo in una società come ai tempi di Ceaucescu è un&#8217;aberrazione. Viviamo comunque in una società democratica: possiamo parlare al telefono liberamente, ai tempi di Ceaucescu questo non sarebbe stato possibile. Avresti avuto in un attimo la Securitate a bussare alla tua porta.</p>
<p>D. Gli intellettuali hanno avuto un ruolo particolare nella protesta? Quale?</p>
<p>R. Essenzialmente si deve capire che questa è una rivolta &#8220;work in progress&#8221;, non esisteva fin dall&#8217;inizio una lista chiara di cose contro cui protestare, ma questa si è creata durante il percorso. Cioè la protesta del primo giorno e quella del terzo e quella della terza settimana non sono la stessa cosa. Solo ora, almeno fino a quando le condizioni climatiche e la neve non hanno iniziato a peggiorare, hanno iniziato a crearsi alcuni gruppi che iniziano a formulare delle richieste politiche chiare.</p>
<p>D. Sono gruppi che hanno un&#8217;appartenenza politica, partitica?</p>
<p>R. C&#8217;è un altro elemento interessante da rilevare. Si può dire vi siano state praticamente due rivolte. Da una parte vi sono persone in età matura, alcuni sono pensionati o vicini alla pensione, che esprimono rivendicazioni legate alle pensioni, alle leggi di austerità e a situazioni di povertà. Una protesta quindi incentrata sul presente. Dall&#8217;altra ci sono gruppi di giovani che sono più attivi e più organizzati, che vedono le cose in modo più ampio, più in prospettiva. La prima richiesta del primo gruppo era un cambio di governo, mentre per i giovani questo punto era importante ma non fondamentale. Perché guardando le cose in prospettiva non ha nessun senso cambiare un governo con un altro che poi farà lo stesso lavoro. Quello che loro desiderano è piuttosto un cambio fondamentale della classe politica e non solo del governo. Un cambiamento nello stile di fare politica e non solo della strategia attuale. Quindi sono richieste più generali e che prevedono una lotta più lunga.</p>
<p>D. Ma questi giovani si stanno organizzando in gruppi politici con un programma pragmatico o no?</p>
<p>R. No, no. I giovani, ma non solo i giovani, anche tutti coloro che erano in piazza, non hanno permesso ai politici di infiltrarsi in nessun modo. Alcuni membri dell&#8217;opposizione ci hanno provato, anche i sindacati e alcuni personaggi pubblici, hanno provato a scendere in piazza e a dire &#8220;Sono con voi, dai che facciamo assieme&#8221;. Sono stati però allontanati dalla piazza. La gente ha voluto rendere chiaro che non ha più nessuna fiducia negli uomini politici.</p>
<p>D. In un articolo sulla rivista Dilema Vechie lei ha parlato di &#8220;rivolta creativa&#8221;, che cosa intendeva dire con questo?</p>
<p>R. Quello che a me sembra la cosa più particolare e significativa di questa rivolta e allo stesso tempo la più importante è il fatto che i giovani desiderano, sentono la necessità di una comunicazione politica; e proprio per questo chiedono di cambiare il linguaggio di questa comunicazione. Si è arrivati ad un certo punto ad una rottura drammatica tra la popolazione e la classe politica, abbiamo iniziato a non parlare più la stessa lingua, a non comprenderci più da nessun punto di vista. La cosa grave è che i messaggi da parte del potere sono stati, negli ultimi tempi, sempre più frequentemente dei messaggi di disprezzo, un disprezzo assolutamente incredibile: &#8220;I romeni sono stupidi, la popolazione è stupida, la società non ci merita, siete dei vermi, siete dei plebei&#8230;&#8221; e queste sono espressioni dei politici, non le ho inventate io! Nel momento in cui qualcuno che ti rappresenta dice che il popolo che lui conduce è un popolo di vermi, di stupidi, di pigroni&#8230; non puoi più avere un dialogo sociale e politico. La mancanza di comunicazione tra classe politica e società è una storia vecchia, ma che si può dire si sia accentuata rapidamente negli ultimi mesi. Per questo parlo di rivolta creativa, per indicare il modo in cui i giovani, gli uomini in piazza, sono sulla via per cambiare questo linguaggio, per spiegarci: &#8220;Non vogliamo più parlare la vostra lingua&#8221;. C&#8217;è una straordinaria creatività negli slogan delle manifestazioni, la maggior parte delle volte sono ironici, cambiano da un&#8217;ora all&#8217;altra&#8230; potrei dire che è una sorta di commedia che si sviluppa in strada, nella quale si inventano nuovi messaggi, nuovi slogan. Ci sono milioni di slogan e ogni volta che si scende in piazza ve ne sono di nuovi. In questo caso l&#8217;espressività massima è stata quella di reinventare un linguaggio nuovo con il quale si possa comunicare. Perché ho parlato di rivolta creativa? Perché assomiglia molto a quello che oggi si chiama la città creativa o l&#8217;urban art e molti di questi giovani che protestano sono stati impegnati in alcune Ong di rivitalizzazione urbana, è una sorta di strategia di rivitalizzazione urbana, ma che adesso è a livello politico e nazionale e non solo a livello di quartiere.</p>
<p>D. I media hanno fatto un paragone tra la protesta romena e la primavera araba. È opportuno questo paragone?</p>
<p>R. Non c&#8217;è nulla in comune. Queste manifestazioni hanno avuto un carattere quasi ludico, determinato ma non violento, non hanno nulla a che fare con i massacri della Primavera araba. Lì si è lottato con le armi, la gente è morta, è stata praticamente una guerra civile.</p>
<p>D. In generale, i mass media romeni come si sono comportati? Come hanno letto e raccontato questa protesta?</p>
<p>R. Ci sono due gruppi di mass media in Romania. Un gruppo che, sebbene sia composto da televisioni pubbliche, è interamente subordinato al potere politico. Queste televisioni hanno raccontato che si è praticamente trattato solo di due tre hooligan e hanno mostrato le immagini di questi giovani che lanciavano pietre e molotov. Non hanno mostrato che in piazza c&#8217;era il popolo, che la popolazione era scontenta. Un secondo gruppo invece ha raccontato del malcontento e ha mostrato come tutta la popolazione fosse in strada. Se guardavi le due versioni sembrava che si parlasse di due situazioni totalmente diverse.</p>
<p>D. Vede possibile un&#8217;espansione della protesta dalla Romania ai Paesi limitrofi?</p>
<p>R. Questo è molto difficile da dire. Io personalmente ho avuto alcuni segnali da alcuni amici dalla Bulgaria e dalla Serbia che chiedevano ammirati che cosa stava accadendo, ma questo non significa che le cose si possano espandere così rapidamente. D&#8217;altra parte la domanda principale non è tanto se la protesta si vada ad espandere al di fuori della Romania, ma piuttosto se e in che forma continuerà in Romania. In questo momento le proteste di piazza si sono fermate a causa delle condizioni atmosferiche, quello che è interessante sarà vedere se le proteste riprenderanno e in che forma. Il mio parere è che continueranno come una sorta di &#8220;vigilanza&#8221;, di &#8220;cane da guardia&#8221;, al primo errore dei politici le persone potrebbero uscire di nuovo in strada, ma in questo momento tutto è in stand-by. Secondo il mio parere le rivolte continueranno, ma non necessariamente come una &#8220;rivolta in strada&#8221;, bensì come una &#8220;rivolta di strada&#8221;, cioè una rivolta della società ma che non sarà tutto il tempo legata a manifestazioni di strada, potremo dire una rivolta &#8220;cronica&#8221; anziché &#8220;acuta&#8221;.</p>
<p>D. Vede in questa protesta i semi di un nuovo movimento sociale e politico in cui le nuove generazioni potrebbero assumere un ruolo più attivo?</p>
<p>R. Categoricamente sì. Anzi anche più di questo e credo che questa sia la cosa più importante, cioè il fatto che possiamo parlare di un ritorno dei giovani al politico, non per forza alla politica ma almeno al politico. Come è successo anche in altri Stati, i giovani si sono depoliticizzati, non erano più interessati alla politica, la percentuale di non votanti tra i giovani è molto alta. Questa rivolta mostra un inizio di ritorno dei giovani al politico e ad una coscienza politica. Io, che sono professore all&#8217;Università e incontro molti studenti, penso che fino a questo momento non si possa parlare di una vera e propria coscienza politica da parte dei giovani. Da questo punto di vista questa rivolta è stata importante non tanto per il numero di persone uscite per strada, ma per i cambiamenti che andrà a produrre nel medio e lungo termine.</p>
<p>D. Tra i vari slogan ce ne è uno che crede abbia rappresentato maggiormente questa protesta?</p>
<p>R. No, assolutamente no, gli slogan sono molto diversi e tutti sono rappresentativi. Anzi direi che è proprio il contrario. Non è rappresentativo uno slogan, ma è rappresentativa la diversità degli slogan&#8221;.</p>
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		<title>Summer School per giovani Campani nel mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 13:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Panzera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiani nel mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Comune di Molinara ha lanciato un bando di selezione per l’ammissione di 15 partecipanti alla prima edizione della “Summer School per Giovani Campani nel Mondo” autorizzato e finanziato dalla Regione Campania – Assessorato del Lavoro/Servizio Emigrazione e Immigrazione. Il Comune, attraverso la Società in House &#8220;Multiservices SRL&#8221;, organizzerà un corso residenziale della durata di [...]]]></description>
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<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ibqj9Hr1sQTuj7qJ-bcmwjWnpo4/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/ibqj9Hr1sQTuj7qJ-bcmwjWnpo4/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><p>Il Comune di Molinara ha lanciato un bando di selezione per l’ammissione di 15 partecipanti alla prima edizione della “Summer School per Giovani Campani nel Mondo” autorizzato e finanziato dalla Regione Campania – Assessorato del Lavoro/Servizio Emigrazione e Immigrazione.</p>
<p>Il Comune, attraverso la Società in House &#8220;Multiservices SRL&#8221;, organizzerà un corso residenziale della durata di due settimane, che si propone di far acquisire ai giovani campani -non residenti in Italia, impegnati nella vita associativa delle Organizzazioni dei Campani emigrati &#8211; competenze e strumenti utili per le varie attività per i propri circoli.</p>
<p>In particolare, la Summer School si propone di &#8220;fornire le conoscenze e competenze affinché si possa formare un gruppo di youth leader attivi nei circoli degli emigrati atto a promuovere il settore più tipico dell’enogastronomia campana legato ai territori da cui i loro nonni o bisnonni hanno dovuto “scappare” a causa di forti disagi sociali. L’idea è di formare il “comunicatore eno-gastronomico” una figura in grado di operare in ruoli diversi per la promozione sia in aziende della ristorazione, del catering, del turismo in genere, delle produzioni tipiche, delle catene alberghiere e degli enti pubblici e privati legati al comparto alimentare per ricostruire un legame con le loro terre di origine&#8221;.</p>
<p>Possono partecipare al bando giovani che abbiano un’età compresa tra i 18 e 28 anni; non siano residenti in Italia; siano figli di emigrati Campani di prima, seconda o terza generazione;</p>
<p>Per assicurare la partecipazione di tutte le aree di emigrazione dei campani nel mondo i partecipanti saranno così selezionati: 4 dall’Oceania, 7 dalle Americhe e altri 4 dall’Europa.</p>
<p>Il corso si suddividerà in lezioni di italiano per livello elementare e intermedio (20 ore), lezioni di cultura e simbologia dei cibi (10 ore), lezioni di alimentazione e salute (10 ore), workshop di enogastronomia sulle produzioni tipiche regionali (20 ore), Seminari di enogastronomia, ristorazione cucina tipica (6 ore); Olio extravergine e vino del Sannio (seminario di assaggi/degustazione) (6 ore); Tirocini pratici-applicativi (8 ore).</p>
<p>Ci saranno poi le attività esterne: incontri con i rappresentanti delle istituzioni regionali, visite guidate, escursioni, momenti culturali.</p>
<p>Il progetto avrà durata effettiva di 15 giorni (arrivo il 30 marzo e partenza il 14 aprile 2012).</p>
<p>La domanda di partecipazione al seminario dovrà pervenire entro il 10 marzo redatta secondo il modello in allegato o scaricabile dal sito www.comune.molinara.bn.it all’indirizzo virgilio@comune.molinara.bn.it.</p>
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		<title>Cooperazione USA-UE alla promozione dei diritti delle donne</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 13:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Panzera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica estera]]></category>

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		<description><![CDATA[Dai rapporti con l’America Latina al legame transatlantico, dalla cooperazione tra Stati Uniti e Unione Europea alla promozione dei diritti delle donne, sino alla situazione politica ed economica nei Balcani: questi alcuni dei principali temi trattati nel corso della visita che il sottosegretario agli Affari Esteri, Marta Dassù, ha realizzato a Washington dal 21 al [...]]]></description>
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<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/sApNpTRAZkUlhy_apYvAwngnBbM/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/sApNpTRAZkUlhy_apYvAwngnBbM/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><p>Dai rapporti con l’America Latina al legame transatlantico, dalla cooperazione tra Stati Uniti e Unione Europea alla promozione dei diritti delle donne, sino alla situazione politica ed economica nei Balcani: questi alcuni dei principali temi trattati nel corso della visita che il sottosegretario agli Affari Esteri, Marta Dassù, ha realizzato a Washington dal 21 al 23 febbraio.</p>
<p>Nei due giorni trascorsi nella capitale americana, il sottosegretario Dassù ha avuto incontri con il deputy secretary of State, Bill Burns, e l&#8217;assistant secretary per l’Europa, Phil Gordon: con entrambi ha discusso la situazione dei Balcani ed in particolare le prospettive dei rapporti Serbia-UE.</p>
<p>Marta Dassù ha anche incontrato l’ambasciatore &#8220;at large&#8221; per le questioni femminili globali, Melanne Verveer.</p>
<p>Ha avuto inoltre colloqui con i vertici di alcuni prestigiosi Think Tanks di Washington ed ha partecipato ad una tavola rotonda presso la Brookings Institution sull’impatto della situazione economico-finanziaria sulla politica estera dell’Unione Europea.</p>
<p>&#8220;Ho trovato grande interesse per il ruolo dell&#8217;Italia nei Balcani ed ho registrato piena sintonia sull’importanza del percorso di avvicinamento dei Paesi della regione all’Unione Europea&#8221;, ha detto il sottosegretario Dassù commentando con soddisfazione gli esiti della visita nella capitale Usa. &#8220;Abbiamo anche discusso la possibilità di una serie di programmi congiunti in America Latina, incluso nel settore della sicurezza&#8221;. </p>
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		<title>Paesi vicini pronti a collaborare: A roma l’incontro di Monti</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 13:52:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Panzera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politica italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Economia, lavoro, liberalizzazioni, crisi internazionali: di questo hanno discusso oggi a Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio Mario Monti e il collega spagnolo Mariano Rajoy, che a margine dell’incontro hanno voluto sottolineare la &#8220;vicinanza&#8221; dei due Paesi. &#8220;Italia e Spagna sono due paesi naturalmente vicini e molto uniti dal punto di vista economico e non [...]]]></description>
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<p>&#8220;Italia e Spagna sono due paesi naturalmente vicini e molto uniti dal punto di vista economico e non solo&#8221;, ha esordito il Premier italiano in conferenza stampa. Anche se le sfide che hanno di fronte &#8220;non sono proprio le stesse&#8221;, per Monti Italia e Spagna possono validamente collaborare su molti fronti – lavoro e banche su tutti – scambiandosi informazioni e &#8220;avviando contatti diretti, a livello di tecnici&#8221;.</p>
<p>Entrambi hanno attuate riforme dure, che hanno inciso profondamente sulla vita e sulle tasche dei cittadini: misure che, ha tenuto a sottolineare Rajoy, colpiscono tutti i settori sociali e produttivi in un’ottica di &#8220;lungo periodo&#8221;, così come si addice ai &#8220;governi seri&#8221;.</p>
<p>Sul fronte internazionale, Monti e Rajoy hanno confermato la loro &#8220;preoccupazione&#8221; per quanto sta accadendo in Siria, ma anche in Iran con cui Monti ha auspicato si possa aprire presto un &#8220;vero negoziato&#8221;.</p>
<p>Identità di vedute anche sui temi europei: Italia e Spagna collaboreranno strettamente a partire dalla riunione del Consiglio europeo di inizio marzo.</p>
<p>Inevitabile un riferimento ai dati diramati dall’Ue questa mattina: secondo le previsioni, nel 2012 la crescita del PIL reale su base annua dovrebbe rimanere invariata nell&#8217;UE (0,0%) e ridursi dello 0,3% nell&#8217;area dell&#8217;euro, mentre per l&#8217;Italia la riduzione sarebbe più marcata (1,3%).</p>
<p>Nel 2012 la crescita del PIL dovrebbe essere negativa in nove paesi, tra cui Italia e Spagna, in compagnia di Grecia, Portogallo, Belgio, Cipro, Paesi Bassi, Slovenia e Ungheria.</p>
<p>Nonostante questi dati, Monti ha ribadito che all&#8217;Italia non servirà una nuova manovra per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013.</p>
<p>&#8220;Bisogna essere realisti e sapere che ci aspetta un anno duro&#8221;, ha aggiunto Rajoy ricordando che &#8220;l&#8217;obiettivo della Spagna e di altri paesi è rimettere a posto i conti&#8221;.</p>
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