<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-32051541</atom:id><lastBuildDate>Mon, 17 Nov 2025 07:59:20 +0000</lastBuildDate><category>primi</category><category>pesce</category><category>secondi</category><category>carne</category><category>nessuna ricetta</category><category>antipasti</category><category>dolci</category><category>pasta &quot;indoor&quot;</category><category>tradizione</category><category>pasta</category><category>verdura</category><category>verdure</category><category>frutta</category><category>indirizzi</category><category>vino</category><category>riso</category><category>memoria</category><category>cioccolato</category><category>formaggi</category><category>pane</category><category>pizza</category><category>salumi</category><category>pasticceria</category><category>ricette sparse</category><category>legumi</category><category>Cina</category><category>Omaggi</category><category>montagna</category><category>polenta</category><category>svizzera</category><category>uova</category><category>Natale</category><category>Dieta</category><category>agnello</category><category>arrosto</category><category>fastfood</category><category>fingerfood</category><category>frittura</category><category>minestre</category><category>panini</category><category>tradizioni</category><category>zuppe</category><category>Cabernardi</category><category>CiboePoesia</category><category>bilanci settimanali</category><category>birra</category><category>carnevale</category><category>funghi</category><category>insalate</category><category>metafore</category><category>passione</category><category>secondi carne</category><category>stranezze</category><category>Hong Kong</category><category>Marche</category><category>antipasto</category><category>bretzel</category><category>brodo</category><category>casualità</category><category>crocette</category><category>distinti salumi</category><category>facebook</category><category>focaccia</category><category>foodblog</category><category>frittate</category><category>gelato</category><category>il maggio</category><category>ironblog</category><category>liber liber</category><category>lievitati</category><category>liquori</category><category>marmellate</category><category>olio</category><category>pasqua</category><category>paté</category><category>pecore</category><category>piccione</category><category>porcini</category><category>riflessioni</category><category>ruzzola</category><category>salse</category><category>secondi impasti antipasti</category><category>sgre</category><category>sifone</category><category>street-food</category><category>tonno</category><category>torte</category><category>valbavona</category><category>vecchie ricette</category><category>zucca</category><title>una colica d&#39;acqua</title><description></description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Loste)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>358</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-4401873748344634111</guid><pubDate>Mon, 18 Jul 2011 18:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-18T20:19:00.210+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pizza</category><title>Iamme ah</title><description>&lt;div&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEixOBqZM_7ez2w9HXJ_UWOG_mXsIdd_nfPq9SHH3MhO_jswNjwH3YBdiV8uhfENRbJIgqEg8VDT6bIky58F5dE2C2W3nB2oY71otKgZVtnrdHkGcuNqE5_UCUaKh8tIKx0ql76v/s1600/pizza3+109+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 195px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEixOBqZM_7ez2w9HXJ_UWOG_mXsIdd_nfPq9SHH3MhO_jswNjwH3YBdiV8uhfENRbJIgqEg8VDT6bIky58F5dE2C2W3nB2oY71otKgZVtnrdHkGcuNqE5_UCUaKh8tIKx0ql76v/s1600/pizza3+109+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5630352635987275618&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non credo che andassi già a scuola, o forse si. E comunque se andavo a scuola avrò fatto si e no la seconda elementare se non la prima. Non mi ricordo molto, ma quel poco che la mente ha conservato è una fotografia nitida dai contorni sfocati. Se muovo lo sguardo della memoria, quello che metto a fuoco sono altri ricordi, altri momenti della stessa casa che, per osmosi, si associano a questo ricordo. Pensieri più che altro, vaghe associazioni di sapori, colori: una scatola marrone con il disegno della pizza sopra, il profumo che usciva dal forno. Buono, una falsa sensazione di piacere che oggi trovo solo in rarissime pizzerie.&lt;br /&gt;Pizzerie che nella mia infanzia non esistevano. Non chiedetemi perché, ma per la prima pizza al piatto ho aspettato di essere diciassettenne, fine anni settanta o giù di lì. Prima di quel tempo, la pizza era rarissima e solo al taglio quando passavo le estati a Viareggo, o quella in scatola della &quot;Catarì&quot; che preparò quella volta mia madre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da lì in poi è stato un po’ come quando tutti dicono che un certo film è bello, bellissimo, ma a te non piace proprio. Te ne stai zitto ecco. Magari non commenti, o lasci che il dubbio venga interpretato, ammiccando distratto per far capire che non era proprio ‘sto granché. Per la pizza è andata un po’ così, tendenzialmente pochi posti che mi dessero soddisfazione, parlo sempre delle mie zone si intende, e quando ne trovai uno che mi piaceva, anche se era un filino fuori mano, mi chiuse le porte in faccia dopo un paio di anni diventando un semplice bar. Da lì ho cominciato a farmela, chiaramente seguendo le istruzioni, che oggi considero “bestemmie”, che un qualsiasi mortale trova sui pacchi di farina: venticinque grammi di lievito per mezzo chilo di farina, oggi ci impasterei trentatre chili virgola tre periodico di farina.&lt;br /&gt;Diciamo che rimaneva giusto il piacere dello stare insieme, e di qualche amico d’oltralpe che apprezzava oltremodo. Io continuavo a nicchiare, ammiccavo storcevo la bocca e biascicavo qualche si, senza vantarmi troppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi ho aperto questo blog, un paio di mesi dopo ho anche messo la ricetta, di quel tempo, della pizza. Un post di qui mi vergogno profondamente, oggi, ma che non cancello, perché è il segno che solo i coglioni non cambiano mai idea. Da lì ho iniziato a cercare informazioni, a sperimentare ricette, a spiare i forum o blog di altri, a provare pizzeria vere, a chiedere, &quot;Huè guagliò mo basta addumannà !!&quot;  . Diciamo che ad un certo punto, dopo qualche anno, sono arrivato a qualcosa che ho considerato “straordinario”. Una domenica decido che si pranza con la pizza, una &lt;a href=&quot;http://aniceecannella.blogspot.com/2008/08/e-dopo-la-bianca-vi-presento-la-rossa.html&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;ricetta di Paoletta&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; rivista e rimaneggiata, 36 ore di maturazione dell’impasto, in teglia con forno elettrico. Una sorta di apoteosi, godimento allo stato puro, quasi. Esco in giardino tutto soddisfatto e il vicino: l’amico Massimo, con cui condividiamo la passione per il cibo, sforna una delle prime pizze cotte con il suo nuovo forno a legna, e me la passa da sopra la rete che divide i due nostri giardini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo addosso mi è crollato: fragrante un cornicione che si scioglieva in bocca, un calcio nel basso ventre e mentre in ginocchio cerchi di riprenderti uno dritto in bocca, chiaramente una metafora, il calcio, non la pizza. E allora giù sotto a riprovare, pietre refrattarie, alta idratazione, maglia glutinica accentuata, glutine inesistente, puntata corta, puntata lunga, frigo, temperatura ambiente; e se mi son dimenticato qualcosa mettetecelo voi che comunque, io, l&#39;ho sperimentato. Dall’altra parte della recinzione nel frattempo si sfornavano pizze che avevano una curva di miglioramento come le mie, ma che erano partite molto più avanti. E allora ? E allora ...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:150%;&quot;&gt;Mi son comprato il forno a legna&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgzo_WF4kDRqTk312ka-UT3Dvck2904qym6Pq2ysJqV079-5FmRVkapNMUPcjxGuyjQf0FzZNZvtm2f8jaCBoMkmSxekg_TDuSYn3PyPLJw8BZJ2GpGdiViqhqZgQQ5f9p9bG48/s1600/pizza3+114+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 569px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgzo_WF4kDRqTk312ka-UT3Dvck2904qym6Pq2ysJqV079-5FmRVkapNMUPcjxGuyjQf0FzZNZvtm2f8jaCBoMkmSxekg_TDuSYn3PyPLJw8BZJ2GpGdiViqhqZgQQ5f9p9bG48/s1600/pizza3+114+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5630352645450422226&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E ora volete la ricetta !? Si ma quale ? La 1, la 2, la 3 o la 4 o ... eh si perché ne ho provate tante:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1&lt;br /&gt;Impasto a mano, maturazione di 48 ore, puntata di 40 ore in frigo a 6°C, staglio e appretto a temperatura ambiente: cornicione enorme, da arrampicarcisi su e tentare il suicidio, bolle come quelle che i pagliacci fanno al circo, centro evidente e spesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2&lt;br /&gt;Impasto a macchina, maturazione di 30 ore, puntata di 40 minuti, staglio e appretto in frigo a 6°C, 4 ore prima della cottura rigenero e temperatura ambiente: cornicione evidente, non ci sali ma ci resti aggrappato con le mani. bella &quot;leopardatura&quot; con tanto di ruggito, centro sottile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3&lt;br /&gt;Impasto a mano, maturazione di 14 ore, puntata di 9 ore a 19°C, staglio e appretto a temperatura ambiente. Cornicione alto e fragrante meno evidente che nelle maturazioni lunghe, ma se lo metti in bocca scompare velocemente, sciolto senza riserva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4&lt;br /&gt;Impasto a macchina, maturazione 14 ore puntata di 40 minuti a temperatura ambiente, staglio e appretto di 9 ore a 19°C, 4 ore prima della cottura rigenero del panetto e fine appretto a temperatura ambiente: cornicione evidente e &quot;leopardato&quot; pizza fragrante e centro consistente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5&lt;br /&gt;Impasto a macchina, maturazione 12 ore puntata di 40 minuti a temperatura ambiente, staglio e appretto di 8 ore in frigo a 6°C e 4 ore a temperatura ambiente: cornicione meno evidente di tutte, pizza morbida che puoi piegare a portafoglio senza problemi, centro sottile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgdJivigZ-N4_YA0oGiPA69a2bJbf82otjatG2lxwH1-xfBT1UNeMKiHW9OOCnXK8tBmGHZYW4a5gfjjSxFc-D7WZvjg-qA21DADG3LEYWyZnGhQBJFyG0gasrWf7YJid4vB6Pr/s1600/pizza2+098+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 515px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgdJivigZ-N4_YA0oGiPA69a2bJbf82otjatG2lxwH1-xfBT1UNeMKiHW9OOCnXK8tBmGHZYW4a5gfjjSxFc-D7WZvjg-qA21DADG3LEYWyZnGhQBJFyG0gasrWf7YJid4vB6Pr/s1600/pizza2+098+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5630352634396655698&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E allora prendiamo la numero 3:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1600 gr di farina non troppo forte W 250/260 (Spadoni da supermercato se non avete una Caputo Pizzeria)&lt;br /&gt;1000 gr di acqua&lt;br /&gt;1,2  gr di lievito di birra (in inverno raddoppiate)&lt;br /&gt;50 gr di sale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sciogliete il sale nell&#39;acqua aggiungete metà della farina non setacciata e impastate fino ad ottenere una crema liscia e uniforme. Aggiungete il lievito di birra che avrete spezzettato in poca farina, poi continuate con la restante farina aggiungendo un cucchiaio alla volta, aggiungete il cucchiaio successivo solo quando l&#39;impasto avrà preso il precedente. Occorreranno circa 20 minuti, e se siete bravi vi avanzerà anche un po&#39; di farina. L&#39;impasto deve risultare morbido e non troppo liscio. Mettete in un contenitore ermetico e lasciate riposare in un luogo fresco max 19°C. Dopo otto ore circa formate i &quot;panielli&quot; di ca. 240 gr (ne vengono 10 con queste proporzioni). Lasciate ancora maturare, sempre in contenitore ermetico, per altre 6 ore a temperatura ambiente non superiore a 25°C. Stendete a mano (Vietato il mattarello) condite a piacere e poi infornate per 60/90 secondi a seconda della temperatura del forno a legna 350°C / 400°C&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo tipo di impasto potrebbe essere anche usato in forno elettrico, usando una pietra refrattaria come base che deve essere portata almeno a 200°C, posizionatela a max 10 cm dalla resistenza a cielo del forno. Infornate la pizza quando la resistenza è accesa, in tre minuti dovreste avere una pizza simile a quella cotta in un forno a legna ma simili solo in parte.&lt;br /&gt;Per essere tranquilli in un elettrico &lt;a href=&quot;http://unacolicadacqua.blogspot.com/2010/01/raccontami-una-storia.html&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;&lt;b&gt;seguite questa ricetta&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; o &lt;a href=&quot;http://profumodilievito.blogspot.com/2007/09/la-pizza-al-piatto-con-metodo-poolish.html&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;quella del &quot;Maestro&quot; Adriano&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhRUtgNOqhRkzGns5vIAROuVygnAlj2nWe6o7cyD3e6EiAAslIKtRh5iDFGpvDj3y3nVpZ6bTbgMUWFJzwXelv92_BpCZHxOwbaeMGwrryoZlrralOKKAZ_u1bWFC7RmA8PtaNW/s1600/pizza2+097+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 195px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhRUtgNOqhRkzGns5vIAROuVygnAlj2nWe6o7cyD3e6EiAAslIKtRh5iDFGpvDj3y3nVpZ6bTbgMUWFJzwXelv92_BpCZHxOwbaeMGwrryoZlrralOKKAZ_u1bWFC7RmA8PtaNW/s1600/pizza2+097+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5630352643511121442&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iamme ah&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/07/iamme-ah.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEixOBqZM_7ez2w9HXJ_UWOG_mXsIdd_nfPq9SHH3MhO_jswNjwH3YBdiV8uhfENRbJIgqEg8VDT6bIky58F5dE2C2W3nB2oY71otKgZVtnrdHkGcuNqE5_UCUaKh8tIKx0ql76v/s72-c/pizza3+109+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>100</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-2045578907326049775</guid><pubDate>Thu, 07 Jul 2011 04:51:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-07-07T07:24:19.925+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">antipasti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pesce</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">primi</category><title>Incatenato ai ricordi</title><description>&lt;div&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgAQEzcNXuqfVRp5jw_KLopRayTsWU1uR9sEI0vdeStNf4V5QvIuzHtp6dhG70jdTZuoWbJp8RqaJkLbTwXtBErt9Rr_gQXQ1CWZmw-G2Qxw6xkE0heiysbDVMf87-952qxthUE/s1600/boulgur+005+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 523px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgAQEzcNXuqfVRp5jw_KLopRayTsWU1uR9sEI0vdeStNf4V5QvIuzHtp6dhG70jdTZuoWbJp8RqaJkLbTwXtBErt9Rr_gQXQ1CWZmw-G2Qxw6xkE0heiysbDVMf87-952qxthUE/s1600/boulgur+005+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5626471373040700722&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;C’è un’aria che pesa. Che pesa come tutte le sfighe del mondo. Un cielo più basso dei minareti delle moschee, nero, rotondo di nuvole gonfie, come i grassi osti dei locali che affollano questa viuzza, stretta e scoscesa.&lt;br /&gt;Arranco tra la cacofonia  di tutte le voci che mi urlano contro, raccolte in questo unico suono, che ogni tanto si mischia  al clangore dei taxi intasati nelle vie laterali. Il giallo è il colore vincente fra le auto in coda perenne in questa città. Giallo canarino carico, giallo antico, giallo arrugginito, giallo fiammante pronto allo sfregio, giallo taxi e giallo privato.  Tassisti, ex tassisti, finti tassisti e taxi di seconda mano. E poi mani inchiodate sui clacson, braccia come appendici dei volanti, o volanti appendici di braccia al volante stesso. Si consumano più trombe di clacson che chili di olio ad Istanbul.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni tanto la  mia guida mi indica qualcosa da guardare, veloci attraversiamo strade e stradine lui parla, cita la storia, tutta la storia di cui questo posto è impregnato. Tremila anni sotto ai miei passi, tremila anni tra le mura rifatte. Cammino qui “sull’opposto del cieco”  dove l’oracolo ha indicato il punto della fondazione di questa città, la città del re Byzas. Ogni tanto tra questi pezzi, oramai moderni, di storia antica, si affaccia il corno d’oro, lontano, sinuoso come un grande serpente, si infila nella terra. Non brilla al sole di questo tramonto grigio, come nelle cartoline che ogni tanto si affacciano, sembra più una grande pozza di melma nera e marrone, attraversata da un paio di ponti, da un paio di navi, da un paio di mondi. Rimane lì, del tutto anonimo a quell’aurea disegnata dai libri di storia, dai romanzi, e dalle leggende. Neanche la catena che lo chiudeva riesci ad immaginarti più, incastrata oramai tra il traffico e i palazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un profumo di pioggia imminente mi assale, lo respiro preoccupato. Guardo Mustafà correre davanti a me, driblare il flusso umano che ci viene incontro: siamo gli unici in pausa pranzo, per tutto il resto del mondo è l&#39;ora del pranzo. Non è un quartiere di affari, è un posto per turisti segnato dai pantaloni corti, le  snickers degli americani,  le ciabatte dei tedeschi, le tuniche dei locali. Accelero il passo, una grossa goccia mi colpisce precisa, vedo Musta indicarmi qualcosa, lo sguardo soddisfatto da scopritore che cerca consenso. Seguo il suo braccio, la mano e poi il dito, oltre: la grossa torre di Galata, rotonda con il suo tetto a cono, troneggia presuntuosa, affacciandosi sulla piazza, mi volto verso il mare e verso il &quot;corno&quot;, certo che una catena da qui fin dall&#39;altra parte !  E poi arriva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scroscio d&#39;acqua mi sorprende quasi al centro della piazza. Corro e forse per una teoria fisica che non ho ancora capito, peggioro le cose. Prendo una strada, ora, in leggera discesa, mi sembra che Mustafà si sia infilato giù di qua, ma non lo vedo. La pioggia ha fatto saltare gli “schemi di gioco”: lo strombazzare del traffico ha raggiunto livelli allarmistici, la gente corre in maniera disordinata, le tende, le pensiline, i rifugi alla pioggia sono assaltati, lungo il bordo del marciapiede già scorre un fiumiciattolo di acqua che trascina con sé la lordura delle strade. Cerco con lo sguardo un ancora di salvezza, la giacca è ormai zuppa e sento la sensazione decisa del bagnato sulle spalle. Poi l’ancora mi afferra per un braccio,  un uomo grosso e ingombrante vestito di una maglietta che una volta è stata bianca, mi butta dentro ad un locale: una sorta di budello lungo e stretto un bancone nel fondo circondato dai fumi della cucina, qualche tavolo lungo le pareti e uno stretto passaggio al centro. I tavoli sono tutti occupati in uno se ne sta seduto Mustafà mi sorride beato, miracolosamente asciutto e mi indica un grosso piatto di:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:150%;&quot;&gt;Boulgur di pesce e verdure&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhc9ODxqi72K-lhoimDeH1pJPhLRneUE1Q9oZbn5gvN2U2RJXFxccSvLCFvzkx8NiAVvg07xDLdA3_QemacRKhtE95a2S5zv-cr0sPOHABwYSiof3EGGjew56pvA6Nc8hDXDxYS/s1600/boulgur+004+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 399px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhc9ODxqi72K-lhoimDeH1pJPhLRneUE1Q9oZbn5gvN2U2RJXFxccSvLCFvzkx8NiAVvg07xDLdA3_QemacRKhtE95a2S5zv-cr0sPOHABwYSiof3EGGjew56pvA6Nc8hDXDxYS/s1600/boulgur+004+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5626471378605147634&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;O come preferite chiamarlo:  bulgur, bulghur,  boulghour,  boulgour,  boulgoul,  boulghoul,  bulghul o bulgul non è altro che il grano cotto al vapore, essiccato e poi ridotto in piccoli pezzi. Lo lasciate ammollare in acqua fredda per una decina di minuti e poi lo lessate in una quantità di acqua pari al doppio del suo volume per una quindicina di minuti, scolate e  lasciate riposare per qualche minuto e poi lo servite caldo come se fosse un pilaf o freddo come taboulé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia ricetta prevedeva una cottura in un fumetto di pesce, nessun tipo di “sgranatura” che consiglio nel caso di taboulé, un ripasso in padella a fiamma viva, dove precedentemente avevo cotto in poco olio delle zucchine a tocchetti, aggiungendo a fine cottura dei pomodorini datterini che hanno appena sentito il calore,  salatura in ultimo per evitare i liquidi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhG2vkSkpsylgqQ8B9by9a-MkP851nf4KgKeb0Oj-4pcOPYcKUf5tAl-bWrlZy1lbC37xeGn_NDjZKt3hOHqhP9lWkXuvuJxSx3S873pde8lZ4qkjvNnD-a7kx82WzeBl3sVJuL/s1600/boulgur+001+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 354px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhG2vkSkpsylgqQ8B9by9a-MkP851nf4KgKeb0Oj-4pcOPYcKUf5tAl-bWrlZy1lbC37xeGn_NDjZKt3hOHqhP9lWkXuvuJxSx3S873pde8lZ4qkjvNnD-a7kx82WzeBl3sVJuL/s1600/boulgur+001+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5626471369740064834&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver fatto insaporire il Boulgur, l’ho servito accompagnandolo ad una insalata di mare tiepida fatta di seppie, mazzancolle, cannocchie, “moscioli”, vongole e polipo. Tutto condito con un ottimo olio extravergine di Cartoceto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/07/incatenato-ai-ricordi.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgAQEzcNXuqfVRp5jw_KLopRayTsWU1uR9sEI0vdeStNf4V5QvIuzHtp6dhG70jdTZuoWbJp8RqaJkLbTwXtBErt9Rr_gQXQ1CWZmw-G2Qxw6xkE0heiysbDVMf87-952qxthUE/s72-c/boulgur+005+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>21</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-864221101959691435</guid><pubDate>Mon, 20 Jun 2011 19:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-06-21T11:21:11.622+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">antipasti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pane</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sifone</category><title>Magari serve</title><description>&lt;div&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEirelRfGxjqP6AVZaX2ph2i-clIrpuoOwJOzagk14mfPvT8KVZw7AqKXhRMtcWrk4Yj1Exe6iDiRFsxHeNBuUmnsdSfrZTEXz-fRDjNuOdiMnnAsW-mUgqkYzXqI26laglpc_Il/s1600/freselle+002+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 401px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEirelRfGxjqP6AVZaX2ph2i-clIrpuoOwJOzagk14mfPvT8KVZw7AqKXhRMtcWrk4Yj1Exe6iDiRFsxHeNBuUmnsdSfrZTEXz-fRDjNuOdiMnnAsW-mUgqkYzXqI26laglpc_Il/s1600/freselle+002+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5619993318286007602&quot; /&gt;&lt;/a&gt;È ritornato il sole. Un sole che ancora non bolle, un sole fresco, piacevole. La galleria in cui mi infilo me lo nasconde di nuovo, come ha fatto quella prima, e quella prima ancora. Riappare alla fine, come se mi aspettasse dall’altra  parte del buco, per accompagnarmi in questa giornata. Lui per una strada io per quella opposta.  Vado verso il mare, ma per fermarmi prima, pochi chilometri dalla costa, in mezzo alle colline. Un altro mare fatto di vigne, poi campi di grano, strisce di macchia a circondare i &quot;fossi&quot; che abitano le depressioni di questa terra. Poi di nuovo su a risalire: grano, vigne, stradina, paese, e poi di nuovo giù, ancora così fino al mare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un senso di ansia mi prende alla gola, un lieve fastidio che mi fa tirare un paio di bei respiri . Mi capita quando devo incontrare persone che non conosco o che conosco poco. Un senso di ansia che mi divide, tra l&#39;io che dice ma che ti frega. E quello che dice: tornate a casa, lascia perdere, che ti frega! In effetti. Magari alzo il telefono e chiamo: un imprevisto, mi hanno anticipato il volo di domenica sera, sto male, la mamma, il figlio quello piccolo che fa sempre più effetto rispetto al grande.  Macché, sto benissimo stanno tutti bene. O meglio io ho questo velo di ansia e questo senso di colpa per il tempo che sto rubando a quelli lasciati a casa. Ecco, è anche il senso di colpa a pesare: un furto di due settimane, il doppio rispetto alla consuetudine ricorrente di lavoro in trasferta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A che servirà ? Ma servirà ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magari si.&lt;br /&gt;Magari serve a conoscere posti nuovi, dove non passerei neanche se mi pagassero, ma dove adesso passo, causa mia distrazione, forzatamente guidato dalla voce della scatoletta attaccata al cruscotto.&lt;br /&gt;Magari serve a scoprire un posto che sicuramente non conosco e che forse avrei dovuto conoscere, e che se avessi conosciuto, avrei riconosciuto.&lt;br /&gt;Magari serve a riabbracciare &lt;a href=&quot;http://corsidicucinaepanificazione.blogspot.com/&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;un paio di vecchi amici&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; abbastanza nuovi, che conosco da quando sono qui, a scrivere.&lt;br /&gt;Magari serve a conoscere &lt;a href=&quot;http://lacquadorosa.blogspot.com/&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;chi conosco da tempo, ma non ho ancora mai conosciuto, se non per quello che scrive&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;O magari serve per imparare a fare le:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:150%;&quot;&gt;Freselle&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjhjdCjJmO30s4rkdjMJUgNLjYDg4f4pbE8fxu4avRmnXDQPy5aUpBZirS13q4H2X2-dQDYp__kcc25eIbZdr_XhTvrErgW_QJS7JfUSsa0Q1xHDQx2sfxUbCg_KYDij6K05YtM/s1600/freselle+001+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 401px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjhjdCjJmO30s4rkdjMJUgNLjYDg4f4pbE8fxu4avRmnXDQPy5aUpBZirS13q4H2X2-dQDYp__kcc25eIbZdr_XhTvrErgW_QJS7JfUSsa0Q1xHDQx2sfxUbCg_KYDij6K05YtM/s1600/freselle+001+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5619993320019591746&quot; /&gt;&lt;/a&gt;(direttamente dai corsi di &lt;a href=&quot;http://aniceecannella.blogspot.com/&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; &gt;&lt;b&gt;Paoletta&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; e &lt;a href=&quot;http://profumodilievito.blogspot.com/&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; &gt;&lt;b&gt;Adriano&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;Ingredienti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;600 gr di farina così miscelata: 525 gr di “00” per pane + 75 gr di rimacinata di grano duro&lt;br /&gt;120 gr di LM appena rinnovato&lt;br /&gt;5 gr di lievito di birra fresco (LB) (aumentare fino a 10 gr in inverno)&lt;br /&gt;14 gr di sale&lt;br /&gt;1 cucchiaino di malto&lt;br /&gt;420 gr di acqua a Temperatura Ambiente (TA)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sciogliere il LM a piccoli pezzetti in 350 gr di acqua direttamente nel bicchiere della macchina ( o in una ball capiente se si impasta a mano).&lt;br /&gt;In un contenitore a parte sciogliere nella restante acqua il LB e il malto.&lt;br /&gt;Aggiungere metà della farina nel contenitore grande e avviare la macchina a vel.1 con la foglia (a mano impastate con una spatola direttamente nel contenitore) quando la farina sarà assorbita aggiungete la restante acqua con LB e la metà (25% del tot) della restante farina. Continuate ad impastare fino all&#39;assorbimento. Aggiungete il sale e la farina rimanente, fate assorbire. A macchina inserite il gancio e fate andare a vel. 2 per 15 minuti finché l&#39;impasto non pulisce la tazza e incorda. A mano trasferite sul piano di lavoro appena infarinato e lavorate a mano e spatola incorporando più aria possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Disponete sul piano di lavoro e lasciate riposare per 30&#39;. Diamo una prima piegatura di sovrapposizione e lasciamo riposare per altri 30&#39;. Torniamo ad allargare senza sgonfiare l&#39;impasto e facciamo le pieghe di “tipo 1” e mettiamo a lievitare, in un contenitore chiuso da pellicola a TA, fino a oltre il raddoppio 3-4 ore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allarghiamo l&#39;impasto con delicatezza e poi formiamo dei panetti da 100gr circa e lasciamo lievitare sul piano coperti per 50 min circa. Foriamoli inserendo un dito con decisione, e poi giriamoli sul dito per formare l&#39;anello, allarghiamo molto il foro e rotoliamo l&#39;anello tra le mani. Mettiamo su una placca con carta forno. Lasciamo raddoppiare, poi inforniamo a 230° per ca. 20&#39;.&lt;br /&gt;lasciamo intiepidire e tagliamo a metà, facciamo asciugare in forno con tagli rivolto in alto a 150° per circa 25&#39; con sportello a fessura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjcrK6ofC9OIEkoChILZ78PYennuN0x9_r0XtDyoIsjQIKt897gQ42ZwVOeqLETSK3WUzpfweg4vzj4ydcc_0ffyKWnOencxrLLJBumr_i-r7ryEi4MmWhb4d8tbDMooAFNcj6Y/s1600/freselle+003+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 428px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjcrK6ofC9OIEkoChILZ78PYennuN0x9_r0XtDyoIsjQIKt897gQ42ZwVOeqLETSK3WUzpfweg4vzj4ydcc_0ffyKWnOencxrLLJBumr_i-r7ryEi4MmWhb4d8tbDMooAFNcj6Y/s1600/freselle+003+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5619993309066639586&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Nella foto sono condite con i classici pomodorini aggiunti di olive taggiasche, In seconda battuta con melanzane grigliate e condite con olio e una spruzzata di aceto di vino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tazzina?&lt;br /&gt;Nella tazzina giace una spuma di pomodoro, siffatta: Fate a pezzi 400gr di pomodori ramati, scottatoli in una scodella antiaderente a fuoco medio per un 15 minuti. Passate il pomodoro con il passa verdure, e poi con un colino finissimo. Rimettete sul fuoco finché non raggiunge il bollore e fate andare per 10 minuti a fuoco basso. Pesate 200 gr di salsa (dovreste averne tanta così), conditela con sale, pepe (macinato finissimo), olio al peperoncino, mezzo cucchiaino di zucchero e, se piace, un poco di salsa Worcestershire. Incorporate 1 foglio di colla di pesce, che avrete ammollato in acqua fredda, ben strizzato. Lasciate raffreddare e poi inserite tutto in un sifone, caricate con una cartuccia e riponete in frigo capovolto per almeno 2 ore. Al momento di servire decorate con pomodorini secchi o confit.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/06/magari-serve.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEirelRfGxjqP6AVZaX2ph2i-clIrpuoOwJOzagk14mfPvT8KVZw7AqKXhRMtcWrk4Yj1Exe6iDiRFsxHeNBuUmnsdSfrZTEXz-fRDjNuOdiMnnAsW-mUgqkYzXqI26laglpc_Il/s72-c/freselle+002+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>11</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-3229808753688517263</guid><pubDate>Sun, 12 Jun 2011 22:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-06-13T06:45:06.025+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cabernardi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">dolci</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">frutta</category><title>La prima volta</title><description>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhQPG7iDJ3LVpbvbZxE9RfescmUz5qj2xDvw6xykpqC4tx-cwriCjrUaCLlkct8DfC_sfuiMbAlruMjlmR8-RCSiulCOCLcZ2hGv1wZkF5VlB2mKnq9rxHVhSvhNEE4hafnvHzO/s1600/strudel+ciliege008+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 401px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhQPG7iDJ3LVpbvbZxE9RfescmUz5qj2xDvw6xykpqC4tx-cwriCjrUaCLlkct8DfC_sfuiMbAlruMjlmR8-RCSiulCOCLcZ2hGv1wZkF5VlB2mKnq9rxHVhSvhNEE4hafnvHzO/s1600/strudel+ciliege008+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5617046855444481938&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il maresciallo sta camminando su e giù lungo la stanza, misura a grandi passi l’ufficio: tre passi e mezzo soltanto.  Da una parte la sua scrivania, di lato a questa, sulla sinistra, la finestra che da sul giardinetto della caserma, dalla parte opposta un piccolo tavolino con una macchina da scrivere, e una sedia che sembra di quelle dei banchi di scuola. Sopra la sedia un altro carabiniere, le spalle della giacca con una punta di freccia rossa. Di fronte alla scrivania, tra la finestra e il banchetto di scuola ci siamo noi quattro. Fa caldo il sole di agosto picchia di brutto nel pomeriggio pieno, le cicale &quot;ragliano&quot; che sembrano un macchinario a motore: la finestra che da sul giardinetto è aperta, ogni tanto folate di vento caldo vengono dentro, a farmi sudare più di quanto già non faccia. Con la coda dell’occhio osservo la strada oltre il giardinetto, se qualcuno dovesse passare, potrebbe anche vederci, vedermi. E se qualcuno mi vede in caserma, e lo dice a mio padre, mio padre mi ammazza. Sicuramente mi ammazza. Oppure mi riempie talmente di botte che, forse, sarebbe meglio se mi ammazza. Quelle morti, subito, istantanee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco adesso se potessi rimettere indietro l’orologio del tempo … Ci deve essere un modo per fermarsi, per dire: “no fermi, non vale”. Come quando giochiamo a nascondino e uno non riesce a trovare un nascondiglio, e allora si ferma tutto il gioco. E no, appunto, non vale. Si, non vale neanche fermare il gioco. Se in 100 secondi non riesci a trovare un nascondiglio, sei tu che hai problemi, mica il gioco. Comunque rimetterei indietro l’orologio del tempo, fino a ritrovarmi sulle scalette della chiesa quando qualcuno ha detto, “andiamo giù a Camartoni a fregare le ciliegie da Mazzi&quot; Ecco io se potessi adesso direi “No, raga. Aspettate.” Invece siamo partiti, la strada in discesa ha aiutato lo slancio e neanche in cinque minuti ci infilavamo tra le vecchie case della Croce. L’orto di Mazzi in bella vista, la recinzione con la rete a rombi larghi che poco può contro lo slancio di questi dodicenni eccitati dal &quot;vietato&quot;. Un salto e via chi si arrampica sull&#39;albero, chi sotto tiene la maglietta allargata per raccogliere i frutti, le foglie, i rami. Ma come i rami? Ma come ti è venuto in mente di spezzare un ramo? Per far prima ! Per far prima? Ma sei deficiente ?! I rami ? Se c&#39;è una cosa che ti insegnano a non rompere i rami degli alberi da frutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ che a dodici anni se non sei stupido, sei deficiente, se poi di dodicenni ne metti insieme quattro non fai 12x4=48 per qualche strano motivo di matematica che si mischia ai neuroni 12x4 in questo caso fa un 8 scarso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Signor poliziotto …!” Qualcuno rompe la sequenza dei miei pensieri. A parlare credo sia stato Massimino. Non ha fatto in tempo a finire “…ziotto” che il maresciallo che camminava per la stanza in maniche di camicia rimboccate, la giacca appoggiata sulla sedia, è diventato tutto rosso e si è messo a urlare. Urla che sembra matto, mi urla in faccia convinto che a parlare sia stato io. Urla talmente tanto che mi tremano le gambe. Il mucchio di ciliegie appoggiato sopra la sua scrivania è scomparso dietro di lui. Ciliegie calde prima, figurati adesso, caldo su caldo. Il ramo spezzato, invece, lo tiene in mano, ancora,  il signor Mazzi, in piedi dietro di noi. Sembra un bastone tipo quello del papa, solo che è pieno di foglie, che si stanno appassendo, e di ciliege. Ogni tanto una ciliegia cade e allora il signor Mazzi la raccoglie e la tiene nella mano libera. Intanto le urla continuano &quot;CA-RA-BI-NIE-RE, CA-RA-BI-NIE-RE &quot;Se continua ad urlare giuro che mi metto a piangere. Speriamo che passi mio padre, così mi vede mi ammazza ed è tutto finito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi è un attimo, si sente solo il suo respiro, son tutti in silenzio, non che prima parlasse qualcuno, ma adesso non respirano neanche. Aspettano qualcosa, qualcosa da me,  perché tutti gli occhi sono puntati su di me: i miei amici mi guardano, il carabiniere alla macchina da scrivere mi guarda, il signor Mazzi mi guarda e anche il maresciallo mi guarda. Io lo guardo mentre piegato sopra di me, paonazzo dall’arrabbiatura, punta il dito indice all’altezza dei miei occhi. Suggerite ! Ecco mi passa per la testa lo stesso pensiero che ho, quando la prof mi chiama alla lavagna per l’interrogazione: suggerite per favore ! Ma per quanto resto in ascolto non sento nessun sussurro. Ha fatto una domanda.  Si sicuramente ha chiesto qualcosa. Ma cosa ? Una goccia di sudore mi scivola lungo la schiena, sempre più veloce, e per come sono seduto rigido e teso in avanti, non c’è nulla a fermarla, si infila nelle mutande e arriva fin giù dentro alle chiappe. Ingoio, prendo fiato e …&lt;br /&gt;“Sc... scusi … signor ... Poliziotto, mi ripete la domanda ?!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’avessi mai detto in due secondi due, ci ritroviamo tutti fuori dalla caserma, con il maresciallo che ci urla dietro,  strappa i fogli dalla macchina da scrivere per tirarceli. Abbasso la testa mentre un foglio mi si volteggia davanti c’è scritto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“lajsd kjaskjqj kjsadlkudo  lakjsdaklsu  kasjlkjdlqkje iqjkajkj  jkaljsda jkdhqo khsakjh pakshdiuywp​qiw djaskj dqwi ojdoijdkajio hjw d oi jdijo ….” ma che lingua è ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Restiamo in mezzo alla strada la porta della caserma sbarrata, tesi, disorientati, ma anche rilassati, il signor Mazzi col ramo in mano ci guarda la faccia in una smorfia di diniego. Ma come poliziotto ? Quello è un carabiniere !&lt;br /&gt;Visto mai un carabiniere nei telefilm: Staschi e Ach sono poliziotti, Ponciarelli è un poliziotto, Kogiac era un poliziotto, e anche sulle strade di San Francisco, dove c&#39;è quello con il naso grosso, tutti poliziotti, mai visto un carabiniere.&lt;br /&gt;Tutti annuiamo alle affermazioni esperte di Massimino. Il signor Mazzi butta il ramo e se ne va. E con le ciliegie che ci facciamo ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;font style=&quot;font-size:150%;&quot;&gt;Strudel di ciliegie con crema frangipane&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiSstqe377Z_V-6m7OGTgW8Ba3PDScArIEYKQb1_5tGrzdnwShaI95T90n8Eeb9HntVh7HyBoc59ZZCsCeMyMmEKXgiZiJP8DGA1r8LueNCL2ckdUOb68kITbTusk4rYnBtgtrD/s1600/strudel+ciliege006+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 401px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiSstqe377Z_V-6m7OGTgW8Ba3PDScArIEYKQb1_5tGrzdnwShaI95T90n8Eeb9HntVh7HyBoc59ZZCsCeMyMmEKXgiZiJP8DGA1r8LueNCL2ckdUOb68kITbTusk4rYnBtgtrD/s1600/strudel+ciliege006+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5617046863999602930&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;font style=&quot;font-weight:bold;&quot;&gt;Per la pasta tirata dello strudel&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;150 gr di farina per dolci&lt;br /&gt;80 gr di acqua tiepida&lt;br /&gt;1 cucchiaio di olio di oliva&lt;br /&gt;1 pizzico di sale&lt;br /&gt;1 cucchiaio di aceto di vino bianco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una scodella impastate gli ingredienti fino ad ottenere un impasto liscio e morbido, che farete riposare in frigo per una mezz&#39;ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font style=&quot;font-weight:bold;&quot;&gt;Per la crema frangipane&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;125 gr di mandorle macinate (o farina di mandorle se preferite minor consistenza)&lt;br /&gt;100 gr di burro&lt;br /&gt;125 gr di zucchero&lt;br /&gt;50 gr di farina setacciata&lt;br /&gt;1 uovo intero &lt;br /&gt;1 tuorlo&lt;br /&gt;Con una spatola amalgamate il burro morbido con lo zucchero, aggiungete  le mandorle, incorporate l&#39;uovo e il tuorlo, e poi la farina. Inserite tutto in una sac à poche e lasciate per mezz&#39;ora in frigo, per riacquistare consistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEicoMXqt5BUNpmMyPxqrIPyo9uWkTeOpB2O5NvVcaB1ehUPqt4iD8No5aXJib1lQI8KVaXg8uVIOA70ZNhrw6RCb1WS8k_5k5jpaeCTzvNYfGJOuWKn0xB1qEEpBDE4WSHl8ja0/s1600/strudel+ciliege001+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 219px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEicoMXqt5BUNpmMyPxqrIPyo9uWkTeOpB2O5NvVcaB1ehUPqt4iD8No5aXJib1lQI8KVaXg8uVIOA70ZNhrw6RCb1WS8k_5k5jpaeCTzvNYfGJOuWKn0xB1qEEpBDE4WSHl8ja0/s1600/strudel+ciliege001+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5617046872326997794&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;font style=&quot;font-weight:bold;&quot;&gt;Preparazione finale&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;400 gr di ciliegie snocciolate&lt;br /&gt;2 cucchiai di mandorle tritate o pan grattato&lt;br /&gt;Burro fuso  per spennellare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tirate la pasta con il mattarello stendendola su di un canovaccio infarinato, lavoratela a lungo fino a renderla sottile e trasparente, se la pasta resta troppo spessa risulterà dura dopo la cottura. Imburrate tutta la pasta con un pennello e del burro che avrete fatto fondere. Cospargete 1/3 della pasta con un po&#39; di farina di mandorle o del pan grattato, disponete un poco di crema frangipane sopra alla zona dove avete cosparso le mandorle, stendete le ciliegie, ricoprite con la restante crema frangipane (io per la cronaca ho anche aggiunto gocce di cioccolato) e richiudete a rotolo, avendo cura di imburrare ancora mentre arrotolate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infornate a 180 gradi, per circa 40 minuti a metà cottura spennellate lo strudel, con un rosso d&#39;uovo a cui avrete aggiunto due cucchiai di zucchero di canna, che deve rimanere consistente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io dovrei confessare altre piccole cose:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;la distruzione di tutti i vetri delle finestre di una casa che consideravamo &quot;abbandonata&quot;, i proprietari vivevano a Ferrara e quella era la loro casa di vacanza;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;il furto di varie cose nell&#39;alimentari del paese, un estate venimmo colpiti dal raptus cleptomane;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la distruzione della tenda in plastica dello stesso alimentari, andavano di moda gli &lt;a href=&quot;http://www.murialdo.it/index.php?method=section&amp;amp;action=zoom&amp;amp;id=6372&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;font class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;Scoubidou ve li ricordate ?&lt;/font&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Per tutto quanto sopra, abbiamo sempre avuto colloqui con la &quot;polizia&quot; locale. E voi avete mai combinato qualcosa da ragazzini ? Un po&#39; di sano coming-out coraggio !</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/06/la-prima-volta.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhQPG7iDJ3LVpbvbZxE9RfescmUz5qj2xDvw6xykpqC4tx-cwriCjrUaCLlkct8DfC_sfuiMbAlruMjlmR8-RCSiulCOCLcZ2hGv1wZkF5VlB2mKnq9rxHVhSvhNEE4hafnvHzO/s72-c/strudel+ciliege008+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>19</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-6023928309473255102</guid><pubDate>Mon, 06 Jun 2011 02:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-06-06T20:21:50.221+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pesce</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">primi</category><title>Dormiveglia</title><description>Socchiudo gli occhi, un senso di ansia, leggera, mi ha colto nel sonno. Un sonno veloce, rapido, un dormiveglia più veglia che dormi. Guardo fuori dal finestrino, il treno corre lungo la statale, ogni tanto supera auto che tentano, invano, una gara senza storia. Dai finestrini di quelle auto a volte si affacciano faccette di bimbi  curiosi, che guardano la macchia di colore correre avanti. Qualcuno saluta, qualcuno fa linguacce, smorfie, facce, mentre la macchia rosso accesso e grigio lucente si allunga verso il mare. Oltre la strada l&#39;ondeggiare morbido delle colline della mia terra, inframezzato da interruzioni di cemento che passano come in un film di un secolo fa. Mi sistemo sul sedile, e resto a fissare la risacca verde dei campi contro il cielo azzurro. Un cavallo nero, enorme, mi galoppa incontro, ci incrociamo veloci, lui immobile, sospeso nel suo galoppo illusorio, mentre il treno si infila nella raffineria di Falconara. Respiro quel vago odore pungente che ha segnato la mia infanzia, una sapore dolciastro in bocca, una via di mezzo tra liquirizia e asfalto. La fiamma sulla torre brucia lenta confondendosi con il rosso del tramonto verso le montagne lontane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il treno rallenta le prime case appaiono ai lati. Una volta qui c&#39;era un passaggio a livello, proprio all&#39;ingresso della città. Ogni volta che passavamo era chiuso, in attesa di un treno in partenza o di uno in arrivo. La stazione di Falconara mi scappa via veloce, senza neanche darmi il tempo di riconoscerla. Poco più avanti riconosco la fermata del bus della mia scuola. Da li attraversavo la statale &quot;stai attento alle macchine mi raccomando !&quot; ed entravo in città. Il negozio di dischi dove passavo dei lunghi quarti d&#39;ora a guardare le copertine degli album appesi in vetrina, i nomi impossibili che cercavo di memorizzare, per poi &quot;rivendermeli&quot; a scuola, per non essere meno degli altri. Poco più in là il negozio di abbigliamento della &quot;fiorucci&quot; dai prezzi impossibili. Mia madre che ci scopiazzava i capi esposti in vetrina, cuciva giacconi, camice, maglioni fu con uno dei suoi giacconi che feci l&#39;inverno del  secondo ragioneria: uno splendido &quot;fiorucci&quot; tarocco, prima che arrivassero i cinesi. Più avanti la chiesa dove giocavano a pallavolo, loro gli altri, io non sono mai stato bravo abbastanza per meritarmi un&#39;entrata in campo. Oltre la chiesa a sinistra la mia scuola, i pomeriggi passati ad aspettare l&#39;inizio delle lezioni, quando esisteva ancora il doppio turno. La notte che arriva alla terza ora, il sonno, la fame, la stanchezza, il buio, le lezioni con le luci accese quando a casa si apparecchiava la tavola suonava la campanella. E via ancora: chiesa, destra, negozio, dischi, fermata, bus.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Butto uno sguardo a sinistra, da quella parte il mare si affaccia verso questo treno che scivola oramai stanco della corsa. Qualche barca, un paio di pontili, mi avvicino a quella che una volta era casa mia. La prima volta che presi l&#39;autobus per tornare a casa da scuola non contai le fermate e quando tutti i miei compagni scesero, e da fuori del finestrino  si sbraciavano per farmi scendere, io feci segno di &quot;no&quot; che preferivo andare a casa. Mia madre mi aveva spiegato che non dovevo seguire i miei compagni quando facevano cose strane. Quando  il bus ripartì cominciai a non riconoscere i palazzi che mi scorrevano in faccia: me ne stavo andando verso Ancona. Mi attaccai al campanello della &quot;fermata a richiesta&quot; fino a farmi diventare il pollice bianco, scesi terrorizzato e m&#39;incamminai da dove ero venuto. Mi aspettava un amico, uno solo rimasto per compassione, e quando mi chiese dove ero andato, gli dissi che volevo vedere una cosa laggiù più avanti. Mi vergognavo della mia dabbenaggine. Un pontile mi appare a sinistra davanti, e a destra il sotto passo di Palombina Vecchia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riconosco il posto dove c&#39;era il giornalaio: una casa vecchia di mattoni, dove compravo &quot;Billy Bis&quot; e &quot;Ghibli&quot; e due pacchetti di figurine a settimana: &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=-s70X1_-3xQ&amp;amp;feature=related&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;quelle di UFO&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;. All&#39;angolo c&#39;era, e c&#39;è ancora, un bar, proprio di fronte alla fermata per Ancona, ci compravo solo i biglietti del bus. Il posto puzzava, sapeva di legno marcio e di muffa, e non volevo mangiare o bere niente che venisse da lì. In mezzo all&#39;incrocio la pensilina del sotto passo che porta(va) alla spiaggia, nuova di ferro e con il tetto in vetro, una volta era in cemento bianca e azzurra. Più indietro, poco prima della salita c&#39;è ancora un enorme tiglio quasi in mezzo alla strada, sotto quell&#39;albero si metteva Alfredo il pesciarolo. Il treno è passato ma io chiudo gli occhi e &lt;a href=&quot;http://goo.gl/maps/Dk7t&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;mi fisso quell&#39;incrocio&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; per sempre per tutto il resto del tempo, prima di non ricordarmelo ancora.&lt;br /&gt;Aveva un carretto piatto a due ruote, Alfredo, con il fondo di lamiera, metteva il pesce sopra ad un letto di ghiaccio tritato, che mi ricordava la granita dei gelati al limone, qualche alga lungo i bordi, nascosto al sole all&#39;ombra del tiglio. Un paio di secchi azzurri e vecchi penzolavano, sotto al carretto uno pieno di fogli di carta e buste di plastica, un altro che tutto faceva tranne che raccogliere l&#39;acqua del ghiaccio, che lasciava un lungo rivolo fino alla statale. Non ho mai visto quel carretto muoversi: Alfredo già c&#39;era quando io scendevo per andare a scuola, ed era scomparso quando tornavo. Sembrava che la terra, l&#39;asfalto della strada, lo sputasse e lo risucchiasse ogni volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mia madre scendeva con me e mentre io andavo alla fermata del bus lei si fermava a comprare il pesce. Il pesce di noi montanari scesi al mare, un pesce più povero di quello che il mare già dava, un pesce di poca fantasia i merluzzi da fare lessi o in &lt;a href=&quot;http://unacolicadacqua.blogspot.com/2007/10/l-aggiustastomaco.html&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;minestre aggiustastomaco&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, sempre esclusivamente di venerdì, dopo gli gnocchi del giorno prima, scritto nel libro delle tradizioni, qualche volta apparivano anche:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; &gt;&lt;b&gt;Le seppie con i piselli di mia madre, ma anche i paccheri miei&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhLgdq3bII9rF5BlzcWXqNTQfhlZMYIbqE35-Kzg66dsIZsQJMzyiL6QcjXjOfL94atLNzsAOEnJGg9WoXVJh0gze2Nw1tR3pZPYPC9PkhvnNGrjamrc7zVcjKZ_D22JZ54WY7K/s1600/paccheri+seppie+e+piselli+004+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 401px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhLgdq3bII9rF5BlzcWXqNTQfhlZMYIbqE35-Kzg66dsIZsQJMzyiL6QcjXjOfL94atLNzsAOEnJGg9WoXVJh0gze2Nw1tR3pZPYPC9PkhvnNGrjamrc7zVcjKZ_D22JZ54WY7K/s1600/paccheri+seppie+e+piselli+004+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5614641376610470626&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per 4 persone&lt;br /&gt;vi occorrono 4 seppie di media grandezza, pulite e lavate. Separate i tentacoli e le braccia e divideteli al centro facendone due o tre ciuffi ciascuna, tagliate il resto delle seppie a listarelle. In una casseruola mette a soffriggere due spicchi di aglio in poco evo, quando l&#39;aglio comincia a colorire tuffate le seppie  e lasciatele rosolare ben bene.  Quando il liquido comincerà ad addensare, salate (poco) e pepate (tanto) e poi  sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco e lasciate evaporare completamente. A questo punto aggiungete il pomodoro pelato ne bastano 300gr / 400gr. Fate riprendere bollore e poi chiudete con un coperchio e lasciate andare per 15 minuti a fuoco basso. Dopo questo tempo aggiungete i piselli 250 gr già puliti, incorporate bene al sugo e lasciate andare per un quindici minuti coperti. I piselli debbono restare al dente. Ora aggiungete i paccheri (80 gr a persona) e fateli incorporare al sugo, tenete a parte dell&#39;acqua bollente o del fumetto di pesce sempre bollente che vi servirà da aggiungere durante la cottura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciate cuocere sempre coperto, ogni tanto aggiungete l&#39;acqua o il fumetto se il sugo si addensa troppo e la pasta non è cotta. Se vi siete regolati con acqua e fumetto arriverete alla cottura della pasta con un sugo denso e una pasta impregnata e trasudante il profumo di mare che da quell&#39;incrocio respiravo mentre tornavo a casa da scuola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-kYcxCk_kcKkgP5PUt3YYgJ7S9NwVCRSYQ3_6ngpyX_rwPOW183l7LWY7uyyhJN6okGbvD8d9jFyCC9v3RaeJ4uQUgWbE-qHGjbtsZ-cthhPAIR3g9_cIlRrsgRFh7B4EdKQK/s1600/paccheri+seppie+e+piselli+003+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 392px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-kYcxCk_kcKkgP5PUt3YYgJ7S9NwVCRSYQ3_6ngpyX_rwPOW183l7LWY7uyyhJN6okGbvD8d9jFyCC9v3RaeJ4uQUgWbE-qHGjbtsZ-cthhPAIR3g9_cIlRrsgRFh7B4EdKQK/s1600/paccheri+seppie+e+piselli+003+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5614641370872107394&quot; /&gt;&lt;/a&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/06/dormiveglia.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhLgdq3bII9rF5BlzcWXqNTQfhlZMYIbqE35-Kzg66dsIZsQJMzyiL6QcjXjOfL94atLNzsAOEnJGg9WoXVJh0gze2Nw1tR3pZPYPC9PkhvnNGrjamrc7zVcjKZ_D22JZ54WY7K/s72-c/paccheri+seppie+e+piselli+004+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>11</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-2835234936906067204</guid><pubDate>Sun, 22 May 2011 21:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-05-23T09:17:54.245+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cioccolato</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">dolci</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">frutta</category><title>Rustico</title><description>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlzQ-6A3bk5ih1DAP9JEVjzxqIVen-1Cxa03fZr5msYEEaBEY8UOF8zJxkldmzVgZ4QR6-eEprnKqXff2FAg2ZvKjhZ3YX7XpvCB59Bp-AKHZYk9_0HrbS-g3T2-VJeHy3fGhg/s1600/pinnella+cioocofra+001.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 441px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlzQ-6A3bk5ih1DAP9JEVjzxqIVen-1Cxa03fZr5msYEEaBEY8UOF8zJxkldmzVgZ4QR6-eEprnKqXff2FAg2ZvKjhZ3YX7XpvCB59Bp-AKHZYk9_0HrbS-g3T2-VJeHy3fGhg/s1600/pinnella+cioocofra+001.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5609251476960040898&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Rustico&lt;br /&gt;Due cose questa parola mi riporta alla memoria. La prima é un sostantivo, un aperitivo che impazzava nei matrimoni degli anni ottanta. Rustici vari, i Rustici dello chef, i nostri Rustici. Rotoli di pasta sfoglia, sempre industriale e congelata, mi rifiuto di pensare che venisse fatta in loco, al cui interno aleggiava la memoria di un  ripieno,che forse un tempo aveva abitato il luogo. Ne restava dunque il vago ricordo, l&#39;eterea memoria, come in quei luoghi abbandonati da persone care o dai ricordi dell&#39;infanzia, dejà-vu infiniti, che si arrolotolano l&#39;un l&#39;altro in un improbabile abbraccio alchemico. L&#39;acciuga era l&#39;inquilino più evidente, non per la quantità, certo che no. Ma il suo sapore deciso ne esaltava anche minime presenze molecolari. L&#39;altro elemento evidente era il &quot;vriustel&quot; esoticamente germanico, invase le patrie terre insieme al &quot;cuore di palma&quot;. Il vriustel della mia giovinezza sapeva di chimico fumo e null&#39;altro, oltre il sapore di fumo era l&#39;unico elemento che si poteva riconoscere,  tradiva la sua presenza, si vedeva, c&#39;era. I peggiori ? I &quot;vuoti&quot;: li infilavi in bocca, lungo gli stretti bordi di piscine impossibili (l&#39;aperitivo in piscina era il top della moda) li masticavi al sole di maggio, perpendicolare sui vassoi di salami sudanti e su mezze forme di grana gocciolante, e non sentivi nulla. Masticavi e masticavi ma niente. E alla domanda del vicino che, tenendo in mano il rustico incriminato, ti chiedeva cosa c&#39;era dentro rispondevi: &quot;vuoto&quot;. Vuoto, forse no, magari c&#39;era qualcosa ma le terminazioni nervose delle papille gustative non erano riuscite a localizzare l&#39;eventuale sostanza. E quindi era vuoto. Restavi a fissare il vicino con una espressione compassionevole, che nascondeva però, un profondo senso di vendetta: dai forza! Mangialo !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rustico.&lt;br /&gt;La seconda cosa che mi torna alla  memoria é la forma aggettivizata di questa parola. La &quot;R&quot; leggermente allungata e calcata come a sottolineare la grezzaggine implicita nel soggetto destinatario. Una sorta di carta vetrata che ti raschiava la pelle per rendere evidente la poca educazione, la poca grazia messa nel fare le cose, la mancanza di attitudine al &quot;self-improvment&quot; direbbero oggi tra i banchi dei master in &quot;business  developpment&quot;. &quot;Quanto sei rustico&quot; mi diceva mia nonna. Rustico non era la negazione assoluta e definitiva, no era un elemento di  classificazione, di definizione che quello che eri, quel che facevi si catalogava in qualcosa di definito, magari anche ben fatto, ma che rimaneva in un aurea di grezzaggine, di poca grazia. Rustico era il contrario di grazioso. Grazioso veniva citato con fare cantilenante e in un sorriso beato, accompagnato da occhi lacrimosi. Rustico aveva una sua struttura ben definita: prima era accompagnato da un suono gutturale &quot;mgh&quot; secco e deciso, la bocca pendeva verso il basso in segno di disapprovazione e il &quot;quanto&quot; si intramezzava nella frase.&quot; mgh! Quanto sei rustico!&quot;&lt;br /&gt;Ma &quot;rustico&quot; non offendeva, lasciava indifferenti, a volte divertiti, del tutto  inoffensivo, quasi quanto &quot;accidioso&quot; ma quella è un&#39;altra storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi magari con il tempo, quando si diventa grandi, adulti consapevoli della società che ci circonda si potrebbe, obbligatoriamente condizionale, diventare anche:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;Dolcemente graziosi&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgcRMOctOdnfsWYYgcJLZbi6EBIaaqC2bGqlhrmOsA5IIOm0SphsYZ7-MknPutUKqm4Otr7opR1vr6twS9tBqWdWzbFTrM0fs86OGXxI7ZlDHDvIbCmdLX8HW5SLm2BSrsCIqPm/s1600/pinnella+cioocofra+004+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 413px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgcRMOctOdnfsWYYgcJLZbi6EBIaaqC2bGqlhrmOsA5IIOm0SphsYZ7-MknPutUKqm4Otr7opR1vr6twS9tBqWdWzbFTrM0fs86OGXxI7ZlDHDvIbCmdLX8HW5SLm2BSrsCIqPm/s1600/pinnella+cioocofra+004+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5609251484844580514&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Mi sono cimentato fuori dalla mia cucina &quot;rustica&quot; e terragna (def.:che sa di terra) un dolce che poco ha a che vedere con me, un po&#39; per la complessità, la lunghezza dei tempi di preparazione e per un ingrediente : il cioccolato bianco, di cui non riesco ad entusiasmarmi. Ma leggendo e navigando nel mondo di Pinella, fantastica e bravissima pasticcera, mi sono innamorato di queste strisci di colore .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Copio e incolla, con venerazione, &lt;a href=&quot;http://idolcidipinella.blogspot.com/&quot;&gt;&lt;b&gt;dal blog di Pinella&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;http://idolcidipinella.blogspot.com/2011/02/millerighe-di-fragola-e-mousse-di.html&quot;&gt;&lt;b&gt;la sua ricetta di &quot;millerighe&quot;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Per il cremoso di fragole&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;400 g di purea di fragole ben setacciata&lt;br /&gt;4  cucchiai rasi di zucchero&lt;br /&gt;3 g di gelatina in fogli da 2 g&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Far idratare i fogli di gelatina in acqua ghiacciata. Versare alcune cucchiaiate di purea in una ciotolina, scaldarla benissimo al microonde e sciogliervi lo zucchero. Nella stessa ciotola contenente la purea calda, aggiungere la gelatina ben strizzata e mescolare per rendere il composto omogeneo. Scaldare pochissimo al microonde la restante purea e versarvi il contenuto della ciotolina amalgamando bene i due contenuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Per la mousse di cioccolato bianco al profumo di limone&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;80 g di latte intero&lt;br /&gt;2 g di gelatina in fogli da 2 g&lt;br /&gt;scorza di un limone&lt;br /&gt;150 g di cioccolato bianco Ivoire Valhrona&lt;br /&gt;160 g di panna semimontata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scaldare il latte con le scorze del limone e lasciarlo in infusione per 30&#39;. Idratare i fogli di gelatina. Eliminare la scorza dal latte, riscaldarlo ancora e aggiungere la gelatina ben strizzata. Ridurre in schegge il cioccolato e farlo fondere al microonde. Passare al setaccio il latte caldo e versarlo in tre riprese al centro del cioccolato fuso emulsionando bene fino ad avere una ganache liscia e brillante. Unire la panna semimontata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjyI3MmwmsrnmssxR90FbMr9azI4gTgArQcsEc8Cp9Mp9LNqGbLTm3j7p5KjFPUe8J9xCrctpFWb9j05JJkxNJl87V9WVefkbep8oOQlBUU6ZCmpYxlfPXY_uzMEx8P6xA0fyop/s1600/pinnella+cioocofra+002+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 446px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjyI3MmwmsrnmssxR90FbMr9azI4gTgArQcsEc8Cp9Mp9LNqGbLTm3j7p5KjFPUe8J9xCrctpFWb9j05JJkxNJl87V9WVefkbep8oOQlBUU6ZCmpYxlfPXY_uzMEx8P6xA0fyop/s1600/pinnella+cioocofra+002+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5609251480496060002&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;Preparazione dei bicchierini&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Preparare dei bicchierini alti e stretti come quelli classici da spumante oppure da cocktail. (oppure come i miei) Velare il fondo con un cucchiaio di salsa di fragole. Riporre in abbattitore oppure in frigorifero.&lt;br /&gt;Stratificare la mousse al cioccolato e riporre ancora in frigo. Velare di nuovo con le fragole solo a perfetto raffreddamento allo scopo di mantenere una certa nitidezza nella stratificazione.&lt;br /&gt;Ultimare con uno strato di mousse al cioccolato.&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Io ho aggiunto delle scorzette di limone candite: fate bollire le scorzette per 3 minuti in acqua, scolate e lasciate freddare, preparate uno sciroppo con 150gr. di zucchero semolato e 50gr. di acqua, portate a bollore e immergete le scorzette per 2 minuti, scolatele e lasciatele raffreddare. Ripetete l&#39;operazione per 3 o 4 volte.</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/05/rustico.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlzQ-6A3bk5ih1DAP9JEVjzxqIVen-1Cxa03fZr5msYEEaBEY8UOF8zJxkldmzVgZ4QR6-eEprnKqXff2FAg2ZvKjhZ3YX7XpvCB59Bp-AKHZYk9_0HrbS-g3T2-VJeHy3fGhg/s72-c/pinnella+cioocofra+001.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>9</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-2019469592186767523</guid><pubDate>Sun, 15 May 2011 18:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-05-15T20:20:14.021+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pasta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">primi</category><title>Vicini</title><description>Profuma di una tarda primavera, l&#39;aria della mattina. Un velo di grigio nasconde l&#39;alba, lontano grandi nuvole-pesce galleggiano sopra le colline. Mi siedo nel fresco della terrazza, il profumo del caffè lascia il posto a quello della terra, un profumo gonfio di pioggia imminente. La brezza del mattino ne ha i segni inconfondibili, il volo delle rondini si é fatto più basso, fino a rasentare i tetti delle case, il gatto dei miei nipoti continua a girarmi intorno, si accoccola sul tavolo a poca distanza dalla mia tazza di caffè; ce ne restiamo silenziosi ad osservare le grandi nuvole-pesce che si allungano sotto l&#39;effetto del vento, si schiacciano, si assottigliano e poi scompaiono trasformandosi nel velo uniforme che copre il cielo. Il gatto si Volta verso di me, come a chiedermi che fine possa aver fatto l&#39;enorme pesce, sorseggio l&#39;ultimo sapore, oramai , di caffè, mentre un&#39;espressione incerta e dubbiosa mi si disegna in viso. Restiamo assorti nelle nostre teorie meteo-ittiche non dico una parola, figuriamoci lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una folata di vento Più forte delle altre risveglia il volo delle rondini, lo alza di una decine di metri ma loro picchiano di nuovo verso il basso e tornano a poco metri da noi. Il gatto le osserva, facendo roteare la testa mentre segue il loro volo, ho la sensazione che sia affamato per come reagisce all&#39;avvicinarsi di una rondine più delle altre e al suono della tazzina di caffè che si posa sul tavolo. Ci guardiamo ma senza troppe smancerie, lui lo sa che con me non attacca, le facce piagnucolose di gatto affamato non mi fanno effetto, sono vecchia scuola: topi, sorci, uccelli caduti dai nidi, lucertole, e rospi se proprio siam presi dalla fame. Niente paté al salmone in versione sformatino nouvelle cousine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una goccia di pioggia piomba a due centimetri dal mio caffè finito, osservo in giro e ad un paio di metri a terra ce ne un&#39;altra. Il gatto le ha sentite anche lui, si da una stirata allungando le zampe davanti mentre con il muso quasi sfiora il tavolo sul quale ha passato gli ultimi venti minuti. Capisce che il minimo sindacale gli é già stato concesso e allora scivola a terra passando dalla sedia al mio fianco, le gocce di pioggia stanno aumentando e cominciano a lasciare il segno anche sui miei vestiti. Mi alzo dal tavolo, raccolgo la tazza, faccio un cenno al gatto, e per un attimo ho la sensazione che voglia darsi una sfregata sulla mia caviglia sinistra, ma, probabilmente, percepisce la mia sottile disapprovazione e con un cenno della testa si avvia al riparo verso la casa dei suoi padroni. La pioggia sta iniziando sul serio, le nuvole si raggomitolano l&#39;una sull&#39;altra, osservo la collina di fronte, e faccio un fischio al gatto. Lui si ferma si volta e mi guarda, gli faccio cenno verso est, sopra la collina tre grandi nuvole-pesce si sono fermate ad osservare la pioggia che sta arrivando qui da noi. Mi infilo sotto la veranda mentre uno scroscio lo sorprende ad osservare i pesci: ti piacerebbe eh ?!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight:bold;&quot;&gt;Un gatto aspetta, le acciughe scappate&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgevU0C8qMcAztodlQdxdOurno9SEVbnURY_8itgO4tUTUIWUCKSaL0RfUsQ4Lwox73huYkr4yj1Xlz9OYDtZPSoLmAheY0vucDCEI7TcXNZQ4PemWQ_Q4w1F3VGnt6l5W71FBQ/s1600/acciuga+scappata+001+copy.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 401px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgevU0C8qMcAztodlQdxdOurno9SEVbnURY_8itgO4tUTUIWUCKSaL0RfUsQ4Lwox73huYkr4yj1Xlz9OYDtZPSoLmAheY0vucDCEI7TcXNZQ4PemWQ_Q4w1F3VGnt6l5W71FBQ/s1600/acciuga+scappata+001+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5606988284928801858&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lesso delle linguine Ma-Kaira in acqua abbondante, quando sono al dente le scolo e  le salto in padella per pochissimo tempo (meno di un minuto) con un paio di cucchiai di colatura di alici e pinoli tostati. Spengo la fiamma e passo gli spaghetti in una pirofila, aggiungo olive taggiasche denocciolate e pestate al mortaio grossolanamente, pomodorini secchi sott&#39;olio, e un paio di cucchiai per persona di mollica di pane tostata (in padella o al grill). Aggiungo prezzemolo tritato e una grattata di parmigiano. Servo tiepidi, in estate anche a temperatura più bassa se non freddi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight:bold;&quot;&gt;Per i pomodorini secchi sott&#39;olio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Taglio a metà i pomodorini piccadilly o ciliegino, li dispongo su di una placca coperta da carta forno. Metto in forno a 65°/75° gradi finché non saranno giustamente disidratati: 4/6 ore, a me non piacciono eccessivamente secchi, lascio raffreddare e poi li metto in vaso con origano un paio di spicchi d&#39;aglio e un peperoncino coperti da olio evo. Dopo una settimana passata in frigorifero sono pronti ad essere utilizzati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhOdbWJF0HMj4X5Q-V24tPca1g9_MOQLa-vMzQnEFAO7nKhL2nAHsZ5uyCLqhZiDnwifWOYEy0RqW9N6LYhooUd9jY07ubrAingOA4lbd-1xVLzLnSH1vFsa8Bq6OVf554gU-ke/s1600/acciuga+scappata+002.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 362px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhOdbWJF0HMj4X5Q-V24tPca1g9_MOQLa-vMzQnEFAO7nKhL2nAHsZ5uyCLqhZiDnwifWOYEy0RqW9N6LYhooUd9jY07ubrAingOA4lbd-1xVLzLnSH1vFsa8Bq6OVf554gU-ke/s1600/acciuga+scappata+002.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5606988287014544882&quot; /&gt;&lt;/a&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/05/vicini.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgevU0C8qMcAztodlQdxdOurno9SEVbnURY_8itgO4tUTUIWUCKSaL0RfUsQ4Lwox73huYkr4yj1Xlz9OYDtZPSoLmAheY0vucDCEI7TcXNZQ4PemWQ_Q4w1F3VGnt6l5W71FBQ/s72-c/acciuga+scappata+001+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>8</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-7401817418355847056</guid><pubDate>Tue, 19 Apr 2011 18:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-19T22:29:00.913+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">antipasti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pasqua</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pizza</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tradizione</category><title>Ultimate</title><description>Fossi il bambino che sono stato, fosse il tempo del tempo passato.&lt;br /&gt;Mi stropiccerei gli occhi, nella luce grigia di un mattino di quasi primavera, nel risveglio caldo di coperte e di imbottite in una stanza fredda di sole che deve arrivare. Guarderei l’espressione beata dei miei fratelli dormire al mio fianco, la testa ribaltata all’indietro, la bocca spalancata. Scivolerei silenzioso dal letto enorme sul pavimento gelato, a piccoli passi scalzi correrei in cucina, nel caldo abbraccio della stufa accesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fossi l’uomo che sono, fosse il tempo che è.&lt;br /&gt;Mi piegherei sul sonno dei mi figli le bocche spalancate in un sonno senza pensieri. Me ne scenderei in cucina quando ancora la luce del mattino e solo una striscia grigia contro il profilo della collina di fronte. Il piacere di preparare la colazione a chi ancora dorme di sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fossi l’uomo che sarò, fosse il tempo che verrà.&lt;br /&gt;Mi asciugherei gli occhi dalle lacrime della stanchezza, nel buio di un giorno che non arriva, resterei solitario ad aspettare un sole distante. Il tepore tiepido di un caffè che si fredda, la solitudine che imprigiona i pensieri. Chissà se ci sarà ancora:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;La colazione di Pasqua&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhQ4hsFgR3-v2Nt2LOQ-3ODjHkmaLO7ydkbKKNCPeEWG-0tNlTYuDR1ON7La5pBe-UV1Zsw_4orgEdvZj9FKIrYxqJWhyqc3LE99ykz2sTGZEsDp_0Fq-StrhvpiSQTPPBYg3_c/s1600/colazione+Pasqua-3.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 381px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhQ4hsFgR3-v2Nt2LOQ-3ODjHkmaLO7ydkbKKNCPeEWG-0tNlTYuDR1ON7La5pBe-UV1Zsw_4orgEdvZj9FKIrYxqJWhyqc3LE99ykz2sTGZEsDp_0Fq-StrhvpiSQTPPBYg3_c/s1600/colazione+Pasqua-3.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5597316715300076866&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di tutto quello che c&#39;è nel piatto vi sparo la versione definitiva e ultima della pizza di Pasquaal formaggio, come si fa nell&#39;entroterra marchigiano, questa ricetta annulla e sostituisce tutte le altre di questo blog, e giuro che non la modificherò più, essendo la mia ricerca della perfezione conclusa e giunta al termine.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;gr 320 di lievito madre rinnovato due volte (con un giorno di riposo ad ogni rinnovo)&lt;br /&gt;gr 350 di farina tipo Manitoba&lt;br /&gt;gr 350 di farina tipo &quot;0&quot;&lt;br /&gt;gr 80  di pecorino romano grattugiato&lt;br /&gt;gr 250 di parmigiano reggiano stagionato (almeno 24 mesi) grattugiato&lt;br /&gt;gr 250 di pecorino fresco tagliato a pezzi&lt;br /&gt;gr 70  di strutto&lt;br /&gt;gr 50  di olio evo&lt;br /&gt;gr 18  di sale&lt;br /&gt;gr 10  di pepe&lt;br /&gt;gr 12  di zucchero&lt;br /&gt;nr 7   uova intere&lt;br /&gt;gr 140 di acqua&lt;br /&gt;gr 12 di lievito secco&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sciogliete il lievito madre nell&#39;acqua tiepida insieme allo zucchero e al lievito secco. Iniziate ad impastare (con la macchina a vel 1 e con il gancio, altrimenti a mano) e aggiungete farina poco alla volta e le uova alternandole con la farina, lasciandovi qualche cucchiaio di farina da parte. Aggiungere i formaggi grattugiati, e una volta incorporati, anche il sale e il pepe. Aggiungere l&#39;olio e lo strutto avendo cura che il primo si sia ben assorbito e aggiungendo un poco di farina messa da parte in precedenza. Lasciare impastare (aumentando la vel a 1,5) fino ad incordatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mettere l&#39;impasto in una ciotola e tenerlo ad una temperatura di 26° fino al raddoppio (circa 1/1,5 ore).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ribaltare l&#39;impasto su un piano infarinato, spezzarlo (con questa quantità vi verranno 3 pizze di media grandezza), sgonfiarlo e &lt;a href=&quot;http://profumodilievito.blogspot.com/2007/10/le-pieghe.html&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; &gt;dargli le pieghe&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; . Prima di effettuare le pieghe disporre il pecorino fresco a pezzettoni, in modo che le pieghe lo incorpori all&#39;impasto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo punto mette l&#39;impasto nei contenitori imburrati o &quot;instruttati&quot;, e lasciate a lievitare a temperatura di 22° 26° per almeno 3/4 ore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infornare a 200°/210° per 20 minuti e poi abbassate a 180° per altri 35/40 min. Provare la cottura con uno spiedino di legno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiJuHya1NvKP_plXq-TOCB8tCm2_ijenGCQysNX-fKhtqvR20Z0GwaLN_535vitzW8DGZQGs-yC2xb4TzkfmnT5IGJuFtwrk6S9q_4DajwD8i8Ysdcp0dFI9XyhyphenhyphenGdcWqI4hG3V/s1600/colazione+Pasqua-0.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 540px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiJuHya1NvKP_plXq-TOCB8tCm2_ijenGCQysNX-fKhtqvR20Z0GwaLN_535vitzW8DGZQGs-yC2xb4TzkfmnT5IGJuFtwrk6S9q_4DajwD8i8Ysdcp0dFI9XyhyphenhyphenGdcWqI4hG3V/s1600/colazione+Pasqua-0.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5597316708203342818&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A questa colazione mancano solo le uova sode colorate, voi aggiungetele, e tenete viva questa tradizione di una terra che pian piano scomparirà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiekzXRuqUgRAQ5wgB1VmERuiYGw0PVZoqktRGDrJoqpkB8_mxzb6B55ElSsLLiKCljBY4rJEyoh62oFR6FaG73wIAQzDy5fCQgj9U7D6K_CVMQb2NNDnwQ-26yGfqMSqxrXZHG/s1600/colazione+Pasqua-4.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 446px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiekzXRuqUgRAQ5wgB1VmERuiYGw0PVZoqktRGDrJoqpkB8_mxzb6B55ElSsLLiKCljBY4rJEyoh62oFR6FaG73wIAQzDy5fCQgj9U7D6K_CVMQb2NNDnwQ-26yGfqMSqxrXZHG/s1600/colazione+Pasqua-4.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5597316699079130850&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se siete curiosi chiedete. Buona Pasqua&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/04/ultimate.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhQ4hsFgR3-v2Nt2LOQ-3ODjHkmaLO7ydkbKKNCPeEWG-0tNlTYuDR1ON7La5pBe-UV1Zsw_4orgEdvZj9FKIrYxqJWhyqc3LE99ykz2sTGZEsDp_0Fq-StrhvpiSQTPPBYg3_c/s72-c/colazione+Pasqua-3.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>19</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-3280325906601049979</guid><pubDate>Tue, 12 Apr 2011 04:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-12T12:16:25.396+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">indirizzi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Marche</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tradizione</category><title>Fame</title><description>Ho fame.&lt;br /&gt;Il pensiero mi si fissa nella mente all’improvviso , inaspettato. Freno nel caldo della a-quattordici direzione nord, estate anticipata anche nel traffico, condizionato dai lavori della terza corsia che durano da un anno e lo faranno per altri tre.&lt;br /&gt;Non è una fame da cibo però. Nel senso che se penso di fermarmi al prossimo autogrill a mangiare un panino tra Civitanova e Porto Recanati, la fame mi passa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La coda avanza con una lentezza pachidermica, la radio racconta di come affrontare l’adolescenza dei propri figli, sento gli occhi di Lella, al mio fianco, che scrutano la mia espressione. Uno psicologo elenca le cinque cose che un genitore dovrebbe fare, ad ogni voce dell’elenco il mio sorriso si allarga: “celo tutte”. Guardo mia moglie, questo non vuol dire che siamo bravi genitori, è come quando vai a fare una prova da sforzo cardiovascolare, il mio amico cardiologo mi ricorda sempre, che si va tutto bene, ma che il giorno dopo potrei morire d’infarto. Son soddisfazioni !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il senso di fame sta tornando, mentre il monte Conero mi appare di fronte sulla destra, la sua gobba possente che si tuffa nel mare di un azzurro assurdo, se guardo lontano il cielo e il mare sono un tutt’uno. E quel senso di fame si acuisce.&lt;br /&gt;Accelero, ora so dove andare: il sole, il mare una giornata come questa non possono che portarti laggiù, come quando eri ragazzo.&lt;div&gt;Avranno aperto ? Il dubbio aleggia nell’aria. Qualcuno avrà aperto con una giornata così come fai a non andare a:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; &gt;PORTONOVO&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjBtAi4wAELbc4CVIXr51QzAsphNQ5dyk6qOY1XZinBoBRXynrxBrEtR_dD5gITNwNqEyflvPfbhhQxbGqbtTgyz8P6AbsaFs5zILqLqgMa4O3ds-CRdAv6K0RTyq8Ie9z-JrPG/s1600/portonovo-5.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 132px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjBtAi4wAELbc4CVIXr51QzAsphNQ5dyk6qOY1XZinBoBRXynrxBrEtR_dD5gITNwNqEyflvPfbhhQxbGqbtTgyz8P6AbsaFs5zILqLqgMa4O3ds-CRdAv6K0RTyq8Ie9z-JrPG/s1600/portonovo-5.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5591653666890348306&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scendi giù dalla piazzetta prendi sulla sinistra, certo puoi andare anche diritto verso il &quot;Fortino&quot; e verso &quot;il Clandestino&quot; di Moreno Cedroni, ma mi spiace, la Portonovo vera, quella di noi ragazzi che facevamo &quot;seghino&quot; a primavera per venire fin qui, è quella che scende a sinistra verso Anna, Marcello, Emilia e Giacchetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjzzL-oa8_P0n_59G7o9Kj-IrduE5EVO-ww__9T_w3eJUKlEq_G-BKg89xsqh2ZbOQEyAORk4R0XXfKYLpaiNZ5TGGAEdX9MfKB2YcmPk4GshbW_jicS-03ehxUbaB8vgWSs2jk/s1600/portonovo-6.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 338px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjzzL-oa8_P0n_59G7o9Kj-IrduE5EVO-ww__9T_w3eJUKlEq_G-BKg89xsqh2ZbOQEyAORk4R0XXfKYLpaiNZ5TGGAEdX9MfKB2YcmPk4GshbW_jicS-03ehxUbaB8vgWSs2jk/s1600/portonovo-6.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5591654242024316674&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E&#39; la Portonovo del costume da bagno al posto delle mutande, di un asciugamano nascosto nella borsa della scuola, del &quot;mamma guarda che questo pomeriggio non torno che vado a studiare da un amico&quot;. Dell&#39;autobus che ti porta fino al Poggio e poi giù a piedi, o della vespa &quot;ETR&quot; che l&#39;amico &quot;ricco&quot; sfoggia soddisfatto e che va bé pe&#39; stavolta te porto. E&#39; la Portonovo passata, dove un piatto &quot;de ciavattoni&quot; o de &quot;tajatelle&quot; ce lo facevano per cinquemila lire con l&#39;acqua pure.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhW4LNWkKQflRMaDBzq7ZdR35T5sMPEewkLGIzcQiXNElxhdeORNASlTMQRGnuBpx3XbZpzqZ8Wt25QStJasycWPNgyfPtBDLHjn00ExqvQQSaXCzTkEafg6mwFrQjsjms75MEl/s1600/portonovo-3.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 275px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhW4LNWkKQflRMaDBzq7ZdR35T5sMPEewkLGIzcQiXNElxhdeORNASlTMQRGnuBpx3XbZpzqZ8Wt25QStJasycWPNgyfPtBDLHjn00ExqvQQSaXCzTkEafg6mwFrQjsjms75MEl/s1600/portonovo-3.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5591653662791354290&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E&#39; talmente caldo che rinuncio al tavolo fuori a picco sotto il sole e mi rifugio nel fresco dello chalet. Mi sembra quasi fantastico che chi mi serve al tavolo, possa essere lo stesso che lo faceva più di trenta anni fa: facce scolpite nella memoria del tempo, inconfondibilmente ritrovate ogni volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhCvBqwgVUviZ-pOM_VJEZSVbjNnBgIbvKs5nye8DllA33otmILyUlxKH9mt-A4nyK77vSVFj7hR8imKvVMzW0PVtZhn8SYMDsq0-U_L2CuZWfzzyQgSzBnWKUdPThVxgZ7rZpu/s1600/portonovo-9.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 414px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhCvBqwgVUviZ-pOM_VJEZSVbjNnBgIbvKs5nye8DllA33otmILyUlxKH9mt-A4nyK77vSVFj7hR8imKvVMzW0PVtZhn8SYMDsq0-U_L2CuZWfzzyQgSzBnWKUdPThVxgZ7rZpu/s1600/portonovo-9.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5591661390598529218&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Magari il menù è cambiato ma alcune cose son lì, scolpite sulla pietra come la faccia del cameriere: &quot;i Moscioli con le mollighe&quot;, &quot;i Sardoncini scottadito&quot; e &quot;i Ciavattoni sol sugo de mare&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiSLebxGoTzldNZUTOA33_lJXGZWhO3Q_W80OkUINi4O4c5Z7UCSwhs1cAQY6yEZCFBTrstFelJDMqQtZWktrdgmtqwgDJNRsfG3BdaE7m9TmDPO_B_cbcQLmNe6xC7mYVazNCt/s1600/portonovo-7.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 338px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiSLebxGoTzldNZUTOA33_lJXGZWhO3Q_W80OkUINi4O4c5Z7UCSwhs1cAQY6yEZCFBTrstFelJDMqQtZWktrdgmtqwgDJNRsfG3BdaE7m9TmDPO_B_cbcQLmNe6xC7mYVazNCt/s1600/portonovo-7.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5591654246815779986&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Magari con quelle vecchie cinquemila lire oggi ci fai più poco, magari è il prezzo del biglietto per fermarti lungo la salita, prima di tornare a casa, a guardare un&#39;ultima volta quella striscia di sassi bianchi e quel mare di un azzurro assurdo, che se guardo lontano il cielo e il mare sono ancora un tutt’uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEilSxKlLP3_i1wnh-0CtIQBlyJSyB-hmBtqh_ERI1tp_2XzBacIpX-WBgKPrOToofh44MkSeWniOpAyhjpiXb6rqqOdwXgo7vHiwtbzUgSq03_AI9zP7lGU92iroO8NgI0oFYuM/s1600/portonovo-8.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 338px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEilSxKlLP3_i1wnh-0CtIQBlyJSyB-hmBtqh_ERI1tp_2XzBacIpX-WBgKPrOToofh44MkSeWniOpAyhjpiXb6rqqOdwXgo7vHiwtbzUgSq03_AI9zP7lGU92iroO8NgI0oFYuM/s1600/portonovo-8.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5591654250634224194&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Portonovo  (Ancona)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/04/fame.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjBtAi4wAELbc4CVIXr51QzAsphNQ5dyk6qOY1XZinBoBRXynrxBrEtR_dD5gITNwNqEyflvPfbhhQxbGqbtTgyz8P6AbsaFs5zILqLqgMa4O3ds-CRdAv6K0RTyq8Ie9z-JrPG/s72-c/portonovo-5.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>16</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-7531899179079659334</guid><pubDate>Wed, 06 Apr 2011 04:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-04-06T14:12:36.019+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">frittura</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pesce</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">secondi</category><title>Corsia 1</title><description>All’inizio era nella “pozza”. Ottanta centimetri di acqua invasa da post neonati sguazzanti e schizzanti. Lui quasi decenne, un po’ in disparte, l’acqua a lambirgli la pancia, le braccia conserte, cuffia e occhialini calzati. Espressione tra la commiserazione e l’incazzato, per tutti gli schizzi che gli arrivavano. Quattro lezioni in cui ci si è messo di “buzzo buono”: galleggiamento,  sbattimento, schiumeggiamento, annaspamento; alla quinta lezione è stato trasferito nella piscina grande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non tocco !” mi ha detto al telefono dopo la prima sessione nel piscinone. La voce aveva una nota di leggera preoccupazione, un qualcosa che mi ha fatto dubitare sul fatto che “annaspamento” sia un sinonimo di nuoto. Attaccarsi al bordo alla fine di ogni vasca, con leggera indifferenza da nuotatore navigato, suggerii indifferente al tono preoccupato. Rimorsi a non finire e immagini di affogamenti vari.&lt;br /&gt;“E’ lunga !” è stato il commento dopo la seconda lezione. L’ho rassicurato suggerendogli pause di riposo tra una vasca e l’altra, che saranno mai venticinque metri. Bé io che non ho la tecnica, tengo la prima vasca ma a metà della seconda comincio a sentirmi un filino pesante.&lt;br /&gt;“Vado storto !” terza lezione, commento tombale. Preoccupazione della mamma sulle capacità natatorie del pargolo e su difetti di fabbricazione legati a orecchi, equilibri e chiocciole varie. Nuota te a dorso la prima volta e vammi dritto come un fuso, ho rassicurato per procura telefonica tutta la famiglia.&lt;br /&gt;“Non mi muovo !”  alla quarta lezione immagino una sindrome da regresso natatorio. Mi sorgono dubbi di fisica e di dinamica dei fluidi: può una massa di acqua dieci volte superiore ad un’altra influenzare il movimento di un corpo che in essa viene immerso e subisce una spinta costante?  “Questa rana proprio non mi riesce !”  Ah ecco, era la rana che non lo fa muovere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla quinta lezione presenzio con un giorno di ferie per osservare il giovane natante. Mi seggo sulle gradinate della piscina e lo vedo entrare in acqua nella corsia più lontana da me: la numero otto. Metà dei natanti di quella corsia hanno tutti la cuffia uguale al giovane sotto osservazione, l’altra metà simile. Però riesco comunque ad individuarlo: nel libero, stile che gli si addice di più, invece di fare tutta la vasca fa una sosta alle scalette della piscina: recupero netto di quattro metri complessivi. Nel dorso, che va molto migliorato, rimedia, per ogni vasca, due craniate al bordo di cemento e due invasioni di campo sulla corsia sette, ma non è vietato e non è fallo. Nella rana, nonostante la partenza in “pole”  viene doppiato inesorabilmente, causa gambe non sincronizzate nella spinta e testa che asincrona respira nel momento sbagliato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera me lo prendo in camera sua, lezione di vita natatoria. Le scalette non servono, dal lì manca solo una bracciata e ora sei talmente bravo che puoi farla senza problemi (autostima). Sul dorso guarda il soffitto di tavole di legno, prendi una striscia di tavole e seguila (concentrazione). Per la rana simuliamo fino a notte fonda il movimento prima in piedi nella stanza uno di fronte all’altro e poi su uno sgabello (problem solving).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo qualche lezione ancora nella corsia otto, l’altro giorno mi chiama la genitrice,  con voce fiera mi spiega che è arrivato un altro maestro, ha detto al nostro natante di farsi una vasca a dorso e una a rana. Non ha craniato contro il bordo della piscina e non ha fatto invasioni di campo, il tempo della rana era uguale a quello del dorso e la testa usciva sicura sulla spinta delle gambe. Il nuovo maestro lo ha fatto uscire dall’acqua senza spiegazioni. Mi è stato raccontato che il piccolo pesce aveva un’espressione triste e impaurita tipo “e adesso che ho fatto?” E’ stato invitato a prendere il suo accappatoio e a seguire il nuovo maestro, mentre la maestra di sempre lo salutava con un sorriso, e lui continuava a non capire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il telefono ha squillato dodici minuti dopo la fine della lezione, ho simulato indifferenza e distacco mentre la vocetta del natante diceva tutta soddisfatta: “Papà ?!... Corsia Uno… con quelli grandi!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;&lt;b&gt;Fish&amp;amp;Chips&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj-LylTsHrBFsFTwnWhsjy53QS5UAmNKIAEKeWuHiwc2l40lLIUUn2_KCbRGumEQ7Vi67UD4Iro-s5mPtDQHxQZJrg7643vCmaxvQPk5t3b2xG6-S7I_8uH1yvtEKFiEPjv9Wvq/s1600/fisc%2526cips_3.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 447px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj-LylTsHrBFsFTwnWhsjy53QS5UAmNKIAEKeWuHiwc2l40lLIUUn2_KCbRGumEQ7Vi67UD4Iro-s5mPtDQHxQZJrg7643vCmaxvQPk5t3b2xG6-S7I_8uH1yvtEKFiEPjv9Wvq/s1600/fisc%2526cips_3.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5592402569287784850&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il trucco di questo piatto sta tutto nel farlo sembrare o il più britannico possibile, o l&#39;esatto contrario a seconda dei gusti. Personalmente le poche volte che ho avuto l&#39;ardire di testarlo in terra britannica ho sempre trovato la panatura o la doratura, a seconda, carica di olio. E si che se ben fatto alla fine piace e aggrada tanto quanto un cartoccio di polpette. Ma parliamo della ricetta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight:bold;&quot;&gt;Le patate:&lt;/span&gt; farinose e tagliate abbastanza grandi (diffidate da chi ve le rifila per farle piccole) io le scotte due minuti in acqua bollente, le asciugo bene e le friggo in olio di semi a 180°. Per questo piatto mi piacciono poco croccanti onestamente.&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight:bold;&quot;&gt;Per il pesce:&lt;/span&gt; Merluzzo tutta la vita, se possibile tranci di filetto di animale di grandi dimensioni, carne più consistente, altrimenti filetti interi di merluzzetti locali (quelli in foto) ATTENZIONE: estremamente delicati e a rischio di rottura, ma di una dolcezza impagabile. A mali estremi anche filetti congelati, ma proprio estremi.&lt;br /&gt;Il filetto di pesce, dopo esser stato asciugato anche esso, va passato nella pastella. Io preferisco la pastella alla panatura.&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight:bold;&quot;&gt;Per la pastella:&lt;/span&gt; un uovo che va battuto con un pizzico di sale, 100 gr di farina &quot;00&quot; e acqua gassata (la più gassata che trovate in commercio) e ghiacciata, talmente ghiacciata che io la metto in congelatore per un 40 minuti e poi la utilizzo fino ad avere una consistenza bella cremosa della pastella. Passo il pesce velocemente e lo friggo prima che si alzi la temperatura della &quot;crema&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgznzSS3uzAVpmfHA-eU0EclWeTqlxNFICRFS27_JffUglObNXE1JYYscBSkLVtyUKcCYCYMq-etWxvHtET2FlS1hvLbXwlKip4gkSd-doBC1fN9E-V33BaBzOz1DMyNC7I7IGa/s1600/fisc%2526cips_1.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 437px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgznzSS3uzAVpmfHA-eU0EclWeTqlxNFICRFS27_JffUglObNXE1JYYscBSkLVtyUKcCYCYMq-etWxvHtET2FlS1hvLbXwlKip4gkSd-doBC1fN9E-V33BaBzOz1DMyNC7I7IGa/s1600/fisc%2526cips_1.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5592402571584004530&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Servo subito senza salse e senza limone ma con una spolverata di sale appena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The little big Fish !!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiLvwZ5NFQm5hsCj2HktJjzLnZcM_T3eowZK8UUHoRu78KUrUCPu34zii5trQrRm4Bht30uXwbJG77NAGVqbtrFsMFzzmaBVKZsQ2tC0sj4HgL1190owjLTuwaicpbCbpUrlJKz/s1600/fisc%2526cips_2.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 305px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiLvwZ5NFQm5hsCj2HktJjzLnZcM_T3eowZK8UUHoRu78KUrUCPu34zii5trQrRm4Bht30uXwbJG77NAGVqbtrFsMFzzmaBVKZsQ2tC0sj4HgL1190owjLTuwaicpbCbpUrlJKz/s1600/fisc%2526cips_2.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5592402578161602498&quot; /&gt;&lt;/a&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/04/corsia-1.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj-LylTsHrBFsFTwnWhsjy53QS5UAmNKIAEKeWuHiwc2l40lLIUUn2_KCbRGumEQ7Vi67UD4Iro-s5mPtDQHxQZJrg7643vCmaxvQPk5t3b2xG6-S7I_8uH1yvtEKFiEPjv9Wvq/s72-c/fisc%2526cips_3.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>17</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-4331034604791113367</guid><pubDate>Sun, 27 Mar 2011 23:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-03-28T06:02:14.529+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cina</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pane</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pizza</category><title>Bread of Life</title><description>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg20UyDHRnaJtVmy7TQDcdmaIclHi-NeOMhkUVGu1oWunhbehYuiwGTu99JTtwIbh3HECZF4LshNFVquNFS_aXgkQiHtGY1YcUNQwrvDytRDJDBbfato7xF2h4cG18errQ9GY2I/s1600/Breadoflife-3.jpg&quot; onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 400px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg20UyDHRnaJtVmy7TQDcdmaIclHi-NeOMhkUVGu1oWunhbehYuiwGTu99JTtwIbh3HECZF4LshNFVquNFS_aXgkQiHtGY1YcUNQwrvDytRDJDBbfato7xF2h4cG18errQ9GY2I/s1600/Breadoflife-3.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5588972047221191346&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tassista si ferma di fronte a me, stand numero due di Hung Hom, direzione penisola. Da poco è iniziato a piovere, una pioggia leggera ma insistente. Aspetto che il tassista scenda per prendere la mia valigia e caricarla nel bagagliaio. Ma invece di fare tutto quello che viene in mente a me, si mette a mangiare da una tazza di cartone apparsa dal nulla. I bastoncini infilano noodles in bocca come una linea di montaggio, immagino il rumore del risucchio che li fa sparire come fossero animati di vita propria, busso un paio di colpetti sul vetro, si volta mi guarda come se fossi un imbecille sotto la pioggia, senza ombrello e senza giacca a vento. Gli urlo in inglese se può scendere a caricare la mia valigia. In tutta risposta vedo il cofano rosso aprirsi invitante, rinuncio, smoccolo e giro intorno all&#39;auto, sbatto la mia valigia nel bagagliaio con cattiveria, le sospensioni oscillano, per un attimo mi sfiora il desiderio che un angolo tagliente riesca a sfondare, la bombola di gas che alimenta tutti i taxi di Hong Kong. Un&#39; esplosione, una palla si fuoco e ciao noodles.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salgo, il tempo di chiudere la portiera e dò l&#39;indirizzo del mio albergo al mangiatore di spaghetti di riso. Quello non capisce, ripeto: Nome_dell_albergo, Strada_dell_albergo, che per un intersezione interplanetaria hanno lo stesso identico nome: Nathan, hotel il primo road il secondo.&lt;br /&gt;Niente.&lt;br /&gt;Caccio il telefonino apro &quot;Google Maps&quot; zummo sul mio albergo in modo che i caratteri cinesi siano ben visibili. Fuori la pioggia è aumentata, figure confuse corrono oltre il parabrezza del taxi, le gocce riempiono l&#39;abitacolo del loro trambusto, un paio di mani sono rimaste paralizzate su altrettanti clacson, che tutto possono, tranne che agitare il mangiatore di spaghetti cinesi. Guarda il mio telefonino senza guardarlo. E poi come se calasse un carico da undici all&#39;ultima mano di briscola al bar, mi spiega che se pronunciassi meglio i nomi in inglese lui avrebbe capito sicuramente. Mette la prima, parte e nel farlo riempie di totale soddisfazione i suonatori di clacson, convincendoli che lo strumento infernale ha veramente superiori poteri nel far smuovere il traffico di questa città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Affondo triste nel sedile nero, stile divano di nonna in puro &quot;scai&quot;, al mio fianco giace abbandonata una copia del China Daily, la data è quella di oggi, ma sono talmente incazzato che leggo senza leggere, d&#39;altronde se la pronuncia non è perfetta non oso immaginare il resto. Ogni volta che abbasso il giornale per voltare pagina vedo lo sguardo soddisfatto del &quot;driver&quot; spiarmi sullo specchietto &quot;fish-eye&quot;.  Scorro il summary delle tragedie del mondo e alla terza o alla quarta pagina scopro che è morta Liz Taylor, per un attimo non capisco, non ricordo se era morta da molto, e allora questo è un anniversario, oppure no.&lt;br /&gt;No. Se ne è andata mentre ero in giro per la Cina. La foto a colori mostra fans piangenti che carezzano la sua stella sul marciapiede di Hollywood. Invece la foto sulla pagina appena a destra ma in bianco e nero, mostra la cartina del Myanmar e il titolo informa di almeno settantacinque morti per una scossa di terremoto, almeno, forse, comunque in bianco e nero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mangiatore di spaghetti ha parlato. Lo guardo nello specchietto mentre mi sento chiedere un &quot;Sorry ?&quot; gentile, lui fa la faccia sofferente e mi chiede quanti bagagli ho caricato. Sfoggio il più stronzo dei miei sorrisi &quot;I don&#39;t remember. If you don&#39;t load them, you never know how many there are&quot;. Stavolta ho la sensazione che la pronuncia sia stata quasi perfetta, la sua faccia vale quanto un otto stampato sul registro di quando andavo a scuola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scompaio di nuovo dietro il giornale, fuori mi corrono incontro i grattacieli della penisola, le insegne dei negozi mi passano sopra, protese in mezzo alle strade come braccia allargate alla ricerca di clienti. La cacofonia ovattata di questa fornace umana mi ronza in testa come un acufene, è questione di stile di Lifestyle o di Lifefood come recita il paginone centrale del giornale, diagnostica il male del vivere moderno, consiglia la cura anche per la l&#39;anima, sopratutto per l&#39;anima. Grazie già fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;Bread of Life &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;488&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/WD2r6t_UI-w&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen=&quot;&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/03/bread-of-life.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg20UyDHRnaJtVmy7TQDcdmaIclHi-NeOMhkUVGu1oWunhbehYuiwGTu99JTtwIbh3HECZF4LshNFVquNFS_aXgkQiHtGY1YcUNQwrvDytRDJDBbfato7xF2h4cG18errQ9GY2I/s72-c/Breadoflife-3.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>8</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-7987811037721529834</guid><pubDate>Mon, 14 Mar 2011 06:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-03-14T11:10:08.037+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cabernardi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">carne</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">secondi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tradizione</category><title>Un campo di papaveri</title><description>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg_-KigzYL62WWcw56ni6lWGpLOCYeLzJXLL_mgEaPMGOfxOcoQNGOz3z1qOLltGK7ukErreDOcxSzn2eMS28M6IHxKtJ6ePCSPkZQP31zeLrWb1u-ZBBPYXywxwp9OwLZyeVFg/s1600/CHECCO.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width:400px; height: 267px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg_-KigzYL62WWcw56ni6lWGpLOCYeLzJXLL_mgEaPMGOfxOcoQNGOz3z1qOLltGK7ukErreDOcxSzn2eMS28M6IHxKtJ6ePCSPkZQP31zeLrWb1u-ZBBPYXywxwp9OwLZyeVFg/s1600/CHECCO.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5581060064108302194&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;C’erano quattro piccoli sassolini incastrati tra le pieghe della ferita,  poi altri più piccoli che l’ultimo goccio d’acqua della bottiglia non era riuscito a togliere. Usando la punta di un mignolo staccò un paio di pietruzze, le più grandi, le altre si continuavano a mischiare con il sangue che tornava ad uscire copioso, dal ginocchio devastato dalla caduta. Caduta ! No non era stata una caduta era stato un tuffo spettacolare ma non era servito a niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era andata bene per quasi tutta la partita, loro se ne erano stati rintanati nella loro metà campo a difendersi dagli assalti dei suoi compagni. Lui era restato fra i pali della porta a guardarli giocare, attento ad ogni traiettoria della palla. Aveva scambiato due chiacchiere con il suo stopper: si era informato se quella sera si sarebbero ritrovati al “circolo”: il bar del paese. Si chiamava così perché era il circolo sociale dei lavoratori della miniera e potevi entrare solo se tesserato, ma entravano tutti. Il sabato sera si ballava pure, e anche quel sabato. Quando lo stopper si era allontanato, risalendo fin quasi al centro campo lo aveva provato a chiamare, non tanto per la compagnia ma perché uno stopper a centro campo non è uno stopper.&lt;br /&gt;Così aveva chiacchierato con Franco che dalle tribune era venuto a vedere la partita dietro la rete della sua porta. Più che chiacchierare aveva risposto a monosillabi alle sue insistenti domande: chiedeva di tutto, qualsiasi cosa gli passasse per l’anticamera del cervello. Ma la cosa che proprio aveva colpito Franco, erano i suoi guanti di pelle. Non si capacitava proprio del perché avesse bisogno di quei guanti con il caldo che faceva quel giorno. Franco era proprio indietro, non li metteva mica per il freddo, che ne sapeva lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La domenica prima l’Ambrosiana Inter aveva vinto il suo quinto scudetto, aveva giocato a Bologna in casa dei leoni e aveva vinto per due a zero, quando la domenica, ancora prima, aveva perso in casa con il Novara e la Bologna era andata a vincere a Genova contro il Liguria. Facile certo, quelli erano già retrocessi, morti, scomparsi, in serie B. Si erano ritrovati all’ultima di campionato con gli stessi punti, l’Ambrosiana e la Bologna, e lo scontro diretto in casa loro. Da infarto. Aveva sentito la partita alla radio e nella canicola del due giugno del quaranta, Perucchetti le aveva parate tutte, non se ne era fatta passare neanche una. E in quella partita, portava un paio di guantoni, così aveva detto il radio cronista, nonostante il caldo. Magari non di pelle come quelli che indossava lui, che erano di suo padre.&lt;br /&gt;Ma vuoi mettere, qui fra questi due pali, biondo con gli occhi azzurri, i guanti infilati e lei sulla gradinata, che continua a fissarlo, a non staccargli gli occhi di dosso. Lui che si muove saltellando, poi si pianta al centro di quella riga tirata con il piede nella polvere di giugno. Le gambe piegate, i muscoli tesi pronto a tuffarsi in un volo plastico e leggero, sulla palla che arriva. Disteso verso l’angolo in alto a sinistra della porta, la dove c’è lei seduta sulla gradinata. Un vestitino bianco con dei grandi fiori rossi, come i papaveri nei campi di grano qui sotto, le ginocchia raccolte fin quasi al petto, ogni tanto la testa che si piega in uno sguardo sognante e lontano. E allora lui si ferma a fissarla, la guarda negli occhi, perché da qui, da questi due pali, è più facile farlo, che non quando gli sta vicino e si vergogna come un cane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le palle non arrivavano, Giovanni lo stopper, era riuscito a bloccare tutte le discese del centravanti avversario, ma ogni volta aveva faticato più di quella prima. Se stai al centro campo non fai lo stopper, e per fermare gli avversari devi correre come un deficiente. Ecco era un deficiente, lo aveva chiamato e richiamato, gli aveva detto di rientrare, di stare più vicino. Aveva urlato anche all’allenatore ma quello aveva fatto un gesto con la mano come per dire: ma dai tanto è finita. Finita un par di palle, appunto. Aveva visto il loro terzino destro rubare palla sulla sua fascia, proprio sotto le case del paese, una manciata di secondi dalla fine. Era venuto giù diritto come un fuso, passando sotto al proprio pubblico, che stava in piedi sul terrapieno sopra al campo. Quelli avevano urlato come i matti, fin quasi a farsi scoppiare le vene del collo. Giovanni aveva tagliato la metà campo con una diagonale verso la sinistra ad intercettare quel terzino. Rosso e sudato, gli occhi strabuzzanti. Il pubblico aveva urlato di più, e il terzino si era allungato la palla di un metro, persa! Invece no, quel metro di spazio gli era servito a saltare le gambe di Giovanni, che in scivolata, sfinito, cotto e spompato, puntava diritto le caviglie dell&#39; avversario. Il terzino era passato, più fresco di novanta minuti passati a giocare corto invece che a recuperare. Era passato e correva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver saltato i tacchetti di Giovanni, aveva corretto la sua traiettoria centrandola appena verso il suo centravanti, il quale tranquillo come se si fosse alzato da un tavolo di bar, si stava preparando al cross. Neanche l&#39;ombra dei suoi compagni, neanche un difensore a tenerlo, non tanto marcato, ma anche solo &quot;osservato&quot;, macché erano tutti verso la metà campo in recupero rossi come pomodori maturi in mezzo ad un campo, ma di calcio. Lui si era spostato sulla destra per coprire lo specchio della porta da quel lato, pronto al tiro dell’attaccante. Invece quel terzino del cavolo, con l’ultimo filo di respiro rimastogli in gola, aveva caricato il destro, e mollato un tiro che aveva preso anche un effetto di esterno.&lt;br /&gt;La palla non era veloce, ma era dall&#39; altra parte, lui aspettava il centravanti e invece era stato il terzino a tirare. Fanculo ai terzini!  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si era tuffato, proprio come nei sogni ad occhi aperti, era volato nell’angolo verso la tribuna e aveva visto oltre la rete, il vestito bianco con i papaveri rossi. Aveva sentito la palla sfiorargli la punta delle dita, ma la pelle del guanto non aveva fatto presa su quella liscia del pallone di cuoio. Poi aveva sentito un urlo, una bestemmia, un insulto, il dolore al ginocchio sinistro, la polvere calda di giugno che entrava nel naso, negli occhi e in bocca. Aveva visto l’arbitro con le due braccia alzate, indicare verso la miniera, il suo allenatore che menava calci al secchio dell’acqua, Giovanni che lo guardava sdraiato sulla fascia, e tutta la squadra avversaria raccolta in una massa intricata di teste e mani confuse che saltava in mezzo al campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le altre pietruzze non se ne volevano andare, magari più tardi suo padre, infermiere, ci avrebbe passato una garza sopra, imbevuta di tintura di iodio. Lei invece se n’era andata quasi subito, quando aveva alzato lo sguardo, confuso tra la polvere del campo, le tribune erano quasi vuote, come se la gente non aspettasse altro, e i papaveri su quel vestito bianco non c’erano già più. Aveva aspettato che i suoi compagni se ne fossero andati, i musi lunghi con lui. Era restato sul prato tra il campo e la strada, finché anche anche il rombo sordo del Gilera Sirio dell&#39;allenatore si era perso verso il paese. Si tirò in piedi a fatica, il ginocchio dolorante, era quasi ora di cena, zoppicava vistosamente e il dolore era più di quanto si era immaginato, e forse stava anche aumentando. Fortuna che casa sua era proprio sopra il campo sportivo ! Alzo lo sguardo e nell’ombra degli alberi, che costeggiavano la strada, vide la figura minuta di sua madre che lo stava aspettando, intorno gli trotterellava sua sorella più piccola: due anni appena, l’ultima di loro quattro. Già gli correva incontro a braccia larghe gridando il suo nome: Checco, Checco, Checco…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’aria era tiepida, un cielo terso stava colorandosi di sfumature giallo rossastre, il sole tramontava dietro il monte del Doglio, prese la sorellina per mano. La sera cominciava a profumare di fresco, non sentiva più l’odore della polvere del campo, ma ora era il basilico dell’orto, i fiori di sambuco lungo la strada e quello più dolce della cena che arrivava da casa, fanculo agli stopper!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il Coniglio in Padella&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEix2djbXcb-IyIlZAgAsflh3ZZdEy1rc8y-viF9IS_9_zhyphenhyphen71tbMJzC5sDa09yOmAMxYzU0PD_ABs-QLLc6xZWMOb8rEEq0WvZCott3gmxFdfSTzVWB9MGXsOFaFdJjOg2aOR5F/s1600/coniglio2+1+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 401px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEix2djbXcb-IyIlZAgAsflh3ZZdEy1rc8y-viF9IS_9_zhyphenhyphen71tbMJzC5sDa09yOmAMxYzU0PD_ABs-QLLc6xZWMOb8rEEq0WvZCott3gmxFdfSTzVWB9MGXsOFaFdJjOg2aOR5F/s1600/coniglio2+1+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5581060056648600434&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Prendete un coniglio di quelli buoni, magari di casa come diciamo noi. Dopo averlo lasciato per qualche ora in acqua corrente fredda, lo asciugate bene e con una mannaia lo fate a pezzi, considerate che un coniglio medio vi rende un 12 pezzi circa, più chiaramente il fegato, il cuore e i reni (non si butta nulla, anzi). In una padella (o una casseruola) antiaderente, mettete circa 50/60 ml di olio evo, fiamma media, 4/5 spicchi di aglio &quot;vestiti&quot;, un rametto di rosmarino spezzettato, salvia a piacere, appena l&#39;olio è bello caldo mettete i pezzi di coniglio e alzate la fiamma. Fate rosolare ben bene, 15 minuti, salate, pepate e poi sfumate con 120/150 ml di vino bianco secco. Lasciate evaporare per un minuto, abbassate la fiamma e coprite con un coperchio. Lasciate cuocere per un&#39;ora e mezza circa. Già basterebbe così, ma se volete a 30 minuti dalla fine della cottura, potete aggiungere una manciata di olive per decorare e insaporire questo piatto che è terra di questa terra, come la polvere di quel campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-weight:bold;&quot;&gt;Note a margine: &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-style:italic;&quot;&gt;Checco era mio zio. Era nato nel ’21, ed era un bel ragazzo, alto, biondo e con gli occhi azzurri, ed era un grande portiere. Due giorni dopo quella partita, che magari non fu mai giocata, a tutta la sua generazione sarebbe cambiato il mondo. Non si sposò mai, forse aspettando un campo di papaveri.&lt;/span&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/03/un-campo-di-papaveri.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg_-KigzYL62WWcw56ni6lWGpLOCYeLzJXLL_mgEaPMGOfxOcoQNGOz3z1qOLltGK7ukErreDOcxSzn2eMS28M6IHxKtJ6ePCSPkZQP31zeLrWb1u-ZBBPYXywxwp9OwLZyeVFg/s72-c/CHECCO.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>11</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-4308555055026729812</guid><pubDate>Sun, 06 Mar 2011 10:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-03-06T12:16:05.163+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">carnevale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">dolci</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">frittura</category><title>Son mia de Venezia</title><description>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEha6W_rba7NbcSM2bWdoMem7V0YklGPKHMjfTEdXTYdW8U21ZRUTQT-1eBCYYsJrZeiRdDNZynL-vANy0vrfK3Taq8lxnKWtsuaqkVvs6LItDZ5sirfY5VotpYZpr-O38n-XSXP/s1600/frittoe+1+1+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 267px; height: 400px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEha6W_rba7NbcSM2bWdoMem7V0YklGPKHMjfTEdXTYdW8U21ZRUTQT-1eBCYYsJrZeiRdDNZynL-vANy0vrfK3Taq8lxnKWtsuaqkVvs6LItDZ5sirfY5VotpYZpr-O38n-XSXP/s1600/frittoe+1+1+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5580898085567582530&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;“E tu da cosa sei vestito ?”&lt;br /&gt;A parlare è stato Zorro. Ha la maschera tirata sulla fronte e sulla barba disegnata con un pennarello, ci sono evidenti tracce di zucchero a velo.&lt;br /&gt;Guardo alle sue spalle sul tavolo dei dolci, non ho visto nulla con lo zucchero a velo. E&#39; la festa di carnevale di tutta la scuola e la ricreazione dura di più. Possiamo stare a scuola vestiti con le maschere, e poi mangiare i dolci che le mamme hanno portato, e che i bidelli hanno messo su due tavoli nel corridoio. C&#39;è una confusione terribile, bambini che corrono e si buttano per terra, lotte tra pirati, cauboi che inseguono indiani, coriandoli che volano, e che rimangono attaccati al miele delle castagnole. Ne ho dovuto buttare una perché non riuscivo proprio a staccarli tutti, i coriandoli. Peccato !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Allora ? Da cosa sei vestito?” L’Arlecchino che gli sta di fianco continua ad ingollare un maritozzo ripieno di panna e nutella. E’ un Arlecchino sui generis piuttosto grassottello, ha un manganello di plastica giallo e rosso, infilato nella cintura che è scesa, in maniera preoccupante, sotto il ventre piuttosto prominente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sono vestito da Brighella”&lt;br /&gt;Zorro, mi scruta con aria interrogativa. Arlecchino non fa una piega, la panna sguscia da un lato della bocca, mentre assesta un morso al maritozzo. E’ velocissimo: sposta il boccone sulla destra e poi con la lingua raccoglie la panna che sta per finire per terra.&lt;br /&gt;“E chi sarebbe Brighella ?!”  mi fa Zorro curioso.&lt;br /&gt;“E’ un amico di Arlecchino”  gli rispondo felice che qualcuno finalmente mi rivolga la parola e faccia amicizia con me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zorro mi guarda dubbioso, si volta verso Arlecchino e gli chiede: “Ma lo conosci?” Arlecchino sta finendo il maritozzo e con la bocca piena muove la testa in segno di negazione, ingoia il mezzo maritozzo e sentenzia biascicando che io non faccio la Quinta A.&lt;br /&gt;“E’ che Brighella è amico di Arlecchino nella storia! Non qui a scuola.” tento di spiegare.&lt;br /&gt;“Che storia ?” Chiede Arlecchino, con la bocca ora libera di parlare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La storia delle maschere no !” faccio io “Tu sei di Venezia” e indico Arlecchino “Mentre io venivo da un altro posto vicino a Milano mi pare, e poi ci siamo conosciuti.”&lt;br /&gt;Zorro è costernato, piuttosto confuso. Infila la spada nella cintura del vestito fa cadere il cappello sulle spalle, che rimane legato con il laccetto sul collo.&lt;br /&gt;“Guarda che lui non è di Venezia!”&lt;br /&gt;“Eh no è! Io so de Falcunara alta ! E poi ‘ndo è che ce semo conosciuti ?! Io è la prima volta che te vedo ! ”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo avevo detto a mamma che questa maschera non l’avrebbero capita i miei compagni di classe. Ma lei è andata a cercare sui libri qualcosa di originale che nessuno avrebbe avuto, appunto ! Ha comprato la stoffa e mi ha cucito la maschera, cappello compreso che non mi sono messo e ho lasciato nella cartella, perché sembra un cappello di un cuoco più che un cappello di carnevale. Mi guardo i pantaloni di raso bianco con delle strisce verdi che si ripetono sulla pancia, anche il mantello “dublefas” bianco e verde, che puoi mettere da una parte o dall’altra, è abbastanza ridicolo. Venendo a scuola ho provato a correre per vedere se volava, ma è troppo corto e pesante per poterlo fare. Mentre quello di Zorro vola anche se sta fermo, nero, lunghissimo e leggero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardo Arlecchino che continua a scrutarmi. “Di dove sei ?” gli faccio&lt;br /&gt;“De Falcunara alta !” ammicco con la testa.&lt;br /&gt;“Era buono il maritozzo? “Arlecchino sorride soddisfatto e mi fa cenno di si.&lt;br /&gt;“Ne voi uno ? Ce ne stanne ancora !”&lt;br /&gt;“Nooo, preferisco le castagnole !“&lt;br /&gt;“Booone !” fa Zorro “C’ henne pure quelle co&#39; lo zucchero a velo sopra ! Noi le chiamemo le frittele“&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma allora come a Venezia !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;E frittoe !&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEimUmFu19AZXcUrZHAK-hp80af6JkTeOzgHxe4OJXzxC-yvNy9S1JuM4tjtdI4CqogL13X5mca-l40Qyghc41I9DD8OV9zJQmracNhDDLhBPs-yjGGAG08C7t29bTRssUYE7wAd/s1600/frittoe+1+3+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 375px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEimUmFu19AZXcUrZHAK-hp80af6JkTeOzgHxe4OJXzxC-yvNy9S1JuM4tjtdI4CqogL13X5mca-l40Qyghc41I9DD8OV9zJQmracNhDDLhBPs-yjGGAG08C7t29bTRssUYE7wAd/s1600/frittoe+1+3+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5580898091996890738&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Anche in questo caso voglio sentire le voci fuori dal coro: E Frittoe xze tipiche del Veneto ma ogni casa ha la sua ricetta, quindi prego accomodatevi.&lt;br /&gt;Queste sono fatte battendo 3 uova con 150 gr. di zucchero semolato e un pizzico di sale. Ho aggiunto 50ml di Rhum, 50ml di grappa, 50ml di latte, 50ml di olio evo, il succo di un arancia a cui prima avevo grattugiato la buccia per incorporarla nell&#39;impasto. Ho aggiunto i semi di mezzo baccello di vaniglia, 450gr di farina &quot;00&quot;, 100gr di uvetta ammollata e 50gr di pinoli. Alla fine ho incorporato mezza bustina di lievito chimico per dolci.&lt;br /&gt;Fritte in olio di semi e mangiate passandole prima in zucchero semolato e poi in quello a velo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhXtmHHl6UV1mNa9EEm8ZXGh_-dyX2LadgXEIIVpzNnohCnNvcBlZ7hb0TYaDvxAR2bnUZVSj1hlewOcX3WpnKIlc22itMAtkZmLtrjVla8r2Pzb9ftNVBItis1vZvSR3TuoE5O/s1600/frittoe+2+2+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 420px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhXtmHHl6UV1mNa9EEm8ZXGh_-dyX2LadgXEIIVpzNnohCnNvcBlZ7hb0TYaDvxAR2bnUZVSj1hlewOcX3WpnKIlc22itMAtkZmLtrjVla8r2Pzb9ftNVBItis1vZvSR3TuoE5O/s1600/frittoe+2+2+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5580898091513225826&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tempo fa ne assaggiai una versione in una trattoria tipica della Marca Trevigiana che per poco non mi ha steso in terra. Una morbidezza allucinante e un&#39;occhiatura da sogno, in pratica erano solo crosta, fritta zuccherata e dolce, così soffici da sciogliersi in bocca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella volta mi permisi, malauguratamente, di chiedere la ricetta al &quot;paron&quot; dell&#39;osteria con il risultato che per poco non vengo cacciato a pedate. Sono sicuro che erano una versione con lievito di birra, ma penso con lievitazione lunga fino ad ottenere il &quot;velo&quot; ... ti ho sgamato anche se fai (giustamente) il prezioso !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ah la storia è vera, son sicuro che vado a cercare, a casa di madre da qualche parte ci sta ancora il vestito di Brighella, ma il cappello no, quello l&#39;ho fatto sparire il giorno stesso.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/03/son-mia-de-venezia.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEha6W_rba7NbcSM2bWdoMem7V0YklGPKHMjfTEdXTYdW8U21ZRUTQT-1eBCYYsJrZeiRdDNZynL-vANy0vrfK3Taq8lxnKWtsuaqkVvs6LItDZ5sirfY5VotpYZpr-O38n-XSXP/s72-c/frittoe+1+1+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>11</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-5714100246683804705</guid><pubDate>Wed, 23 Feb 2011 20:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-03-01T16:55:12.860+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">minestre</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">primi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">verdura</category><title>Ci sono</title><description>Ci sono posti che meritano tempo. Posti a cui non basta una volta, forse neanche due, e che alla terza ancora li senti solo sussurrare. Posti introversi con cui è difficile entrare in sintonia. Ci si rispetta si, ma ai primi approcci ci si tiene a distanza, ognuno dalla sua parte, e chi ti conosce ! Posti un po&#39; metereopatici,  che a seconda della stagione,  della luce, appaiono diversi, raccontano altre storie, sfuggono, scappano, lontano dalla confusione chiassosa dei vacanzieri, dei bimbi strillanti. Per riapparire poi, come in un lento risveglio, solo quando la folla è lontana, solo quando a viverli sono le poche persone di se stessi, e qualche foresto rimasto ad aspettarli, a sentirli parlare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me piacciono i posti così, mi fanno sentire a casa anche se a casa non sono. Mi sembrano culle di solitudine dove lasciar fuggire i pensieri. Grandi fogli di carta bianchi, dove le orme del passeggiare lasciano leggeri segni di consapevolezza, come parole illeggibili, che parlano da sole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Posti in cui seduto al sole di un tardo pomeriggio, un libro appoggiato su di una gamba, le dita infilata tra le pagine a mo’ di segno, mi lascio portare lontano. Lo sguardo perso, oltre questa terrazza, la strada sotto dove non passa nessuno. Ancora oltre fino al ruscello di acqua gelata che scende silenziosa dallo “Scalettapass”, e oltre a percorrere con gli occhi i sentieri che salgono lungo le pendici di questa montagna,  dove le ombre di un sole che ora se ne sta andando, me li fanno quasi solo immaginare. Il freddo veloce che mi assale, l’ombra della sera che si allunga tra i tavoli di legno consunto. La giacca a vento infilata di corsa, calda di quel calore di tutto un giorno passato nello zaino. Il bavero tirato su fino alle orecchie e ancora la sensazione di caldo del tessuto che copre il bordo del collo. L’altalena che dondola con un cigolio lento e monotono, mentre fa giocare Matteo. Un pomeriggio passato a tentare di farsi capire da una coppia di bimbi di un biondo brillante, lui vestito fin sopra la punta dei capelli, loro due in maniche corte. E ora che mentre dondola racconta storie e parla e riparla lo farà sicuramente nella lingua dei bambini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cameriera ha ritirato gli ombrelloni, i menù plastificati, i cuscini dalle sedie, ha spogliato dei colori tutto quello che si poteva. Il grigio della sera si intona al grigio dei lunghi tavoloni che sono l’arredo di questa terrazza. Sul tavolo a fianco le carte scivolano veloci, Leonardo che colleziona chiusure una via l’altra, affossando la madre, debole per mancata esperienza d’ osteria. Ad ogni mano mi rinnova l’invito alla scala. Io che tardo ad alzarmi, sorrido e ammicco sornione. Ritardo il momento in cui abbandonerò questo crogiolo di silenzio e pensieri. Adesso mi alzo. Adesso mi sposto di quei venti centimetri che cambiano il mondo, la vista, i rumori, ora lo faccio, più piano tra poco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;La gerstensuppe del Teufi&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhAuq7VFopFFpNHpl4jqLZYaxrBBaim_mj5OUhz7oIVwDE8fM0knkU-eHeOlGLY4HF5lGUovcvhLkxaXnqMHOpf9bo8SZ4wOzTLbGYlWEIa3H9Vlls2u0m0C_5UpeJK8-yLM9uc/s1600/gerstensuppe+3+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 401px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhAuq7VFopFFpNHpl4jqLZYaxrBBaim_mj5OUhz7oIVwDE8fM0knkU-eHeOlGLY4HF5lGUovcvhLkxaXnqMHOpf9bo8SZ4wOzTLbGYlWEIa3H9Vlls2u0m0C_5UpeJK8-yLM9uc/s1600/gerstensuppe+3+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5573094832780790770&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Preparo un brodo di verdure con carote, zucchine, un paio di patate e una foglia di spinacio. Lo filtro e poi in 600 cl di brodo ci cuocio 200gr di orzo perlato che ho lasciato in ammollo per una quarantina di minuti. Ci vorranno altri quaranta minuti di cottura a fuoco lento. A metà cottura salo la minestra, e aggiungo una brunoise di verdura (carote, zucchine e coste di bietola), in venti minuti sarà croccante al punto giusto. Appena prima di impiattare se troppo densa allungo con ancora poco brodo, prima di servire aggiungo un cucchiaio di speck tagliato a listarelle e sciolto in padella con pochissimo olio e cipolla appassita, sfumato alla fine con poco vino bianco.&lt;br /&gt;Se vi piace insaporite con un cucchiaino di parmigiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Aggiornamento &quot;post produttivo&quot; su consiglio di una lettrice, &lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; &gt;@Cinzia consiglia di lasciar riposare questa zuppa qualche ora, se non addirittura una giornata, questo per rendere il tutto più cremoso e denso .&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiOxOVLGzCZ65cEi_SXJFUK_kwZ5tG8xn78YivRy17DdT5AWOA8g2Hk9Vn-G-_BTz7xhyGAXeaEVjb3YRMVSPhO_VKp34l-W5nxqkLS2i5gOghQ682qEvaKrXr44zRK9h_cqOBq/s1600/gerstensuppe+1+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 423px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiOxOVLGzCZ65cEi_SXJFUK_kwZ5tG8xn78YivRy17DdT5AWOA8g2Hk9Vn-G-_BTz7xhyGAXeaEVjb3YRMVSPhO_VKp34l-W5nxqkLS2i5gOghQ682qEvaKrXr44zRK9h_cqOBq/s1600/gerstensuppe+1+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5573094834866651714&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La ricetta originale vi sfido a trovarla, ogni angolo dei Grigioni Svizzeri ne nasconde una, e anche in Veneto ne trovo traccia, quindi fate voi: la mia, la veneta, la grigionese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mischio le carte con fare lento e distratto, di chi ha calpestato le osterie di un tempo, quattro giocatori e venti persone di pubblico arroccate attorno al tavolo. Qui solo il freddo della sera che scende e il profumo della zuppa che sale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/02/ci-sono-posti.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhAuq7VFopFFpNHpl4jqLZYaxrBBaim_mj5OUhz7oIVwDE8fM0knkU-eHeOlGLY4HF5lGUovcvhLkxaXnqMHOpf9bo8SZ4wOzTLbGYlWEIa3H9Vlls2u0m0C_5UpeJK8-yLM9uc/s72-c/gerstensuppe+3+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>15</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-3163698673318637563</guid><pubDate>Sun, 13 Feb 2011 23:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-02-14T00:52:00.684+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">indirizzi</category><title>Coincidenze culinarie</title><description>Brulica di solitudine il posto dove ci fermiamo, è un sabato fiacco. Ma ci piace è accogliente, caldo e familiare. Magari l’esterno confonde: il piazzale grande e comodo per il parcheggio, ricorda una piazza abbandonata dalle giostre alla fine delle fiere. Anche la facciata esterna grande e bianca, e senza il bianco della neve ma con il marrone, dei prati secchi di febbraio, non chiama, non attira come dovrebbe, il viaggiatore casuale che si trovasse a passare per la statale che da Auronzo di Cadore sale verso Misurina, o che, se proprio ci si vuol mettere a far i pignoli, da Misurina scende anche verso Auronzo di Cadore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma aldilà della esterna apparenza, provo un piacevole senso di compatimento per le auto sfreccianti in discesa o in salita che non si fermano qui, e quindi entro. L’ingresso è un piccolo bar senza mescita, di fronte al quale la parte femminea della proprietà, immagino che l’altra metà sia in cucina come sempre, ci attende premurosa e gentile. Ci accomodiamo al tavolo, ormai solito, primo a destra dietro la stufa da “stube”, di cui ora mi accorgo non aver memorizzato il numero ricamato e sopra a lui (il tavolo) appeso. E si perché una mano di gentil donzella ha ricamato in simpatici centrini i numeri della decina o poco più di tavoli che il ristorante conta. Il legno scalda l’anima prima che il corpo e mi accoccolo sulla mia porzione di panca piacevolmente sbracato, ad ascoltare l’offerta in bicchieri dei vini, senza nulla togliere alla bella carta che la patron sommelier ti propone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiprwTo3x_30s-vA2t15yKp6zL02qP_aVRM3EyhAO4K_dTYcKFKweQ4XJl4-giSDRGdMjq7vsqzVj-GyT7EbTqbkLbDfBehAZSutlMmaqdvOsIpG6OqpMiHXHVVp2cg-OMXo7G0/s1600/lalioda+5+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 600px; height: 578px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiprwTo3x_30s-vA2t15yKp6zL02qP_aVRM3EyhAO4K_dTYcKFKweQ4XJl4-giSDRGdMjq7vsqzVj-GyT7EbTqbkLbDfBehAZSutlMmaqdvOsIpG6OqpMiHXHVVp2cg-OMXo7G0/s1600/lalioda+5+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5572909378690754994&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ora potrebbe anche capitarvi che i carboidrati non facciano parte della vostra momentanea dieta, se così fosse Vi metto una mano sulla spalla, avvicino il mio viso al vostro vi guardo diritto nelle palle degli occhi e con fare ammiccante vi dico “lassate perde!” Il pane che La Lioda vi porta a tavola, lo imburrerete con il burro salto , poi ci metterete sopra in ordine casuale speck, prosciutto, salame e se fosse anche una fettina di lardo. Lo mangerete senza aspettare l’antipasto e quando questo vi verrà servito a tavola farete la faccia desolata di chi a finito il pane e ve lo rifarete portare. In sintesi il pane della Lioda è buono , ma tanto buono, così buono che Spaccabal, reduce dall’ennesima visita di non cortesia all’ospedale di Misurina, continua a ripetermi se poi glielo faccio a casa. Si certo, però adesso “lassame magna in santa pace!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj_pZdOuJL_bsvv7d2NrjHDVKumlzN4MkJB8D6Yb7sLw5xzzqT6JdqQcr7KDX8axZ7dlX6VcutSWmpakSG6aPcV_KXM42Jz9xwI6FUP557D-v6RSzZHfSxePxgAQLV_GsJEJOFr/s1600/lalioda+8+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 531px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj_pZdOuJL_bsvv7d2NrjHDVKumlzN4MkJB8D6Yb7sLw5xzzqT6JdqQcr7KDX8axZ7dlX6VcutSWmpakSG6aPcV_KXM42Jz9xwI6FUP557D-v6RSzZHfSxePxgAQLV_GsJEJOFr/s1600/lalioda+8+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5572909374965422866&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Leggo la carta con più attenzione della volta precedente, e scovo tra i primi, oltre a tutto il ben didio della tradizione del Cadore, una zuppa d’orzo che attira la mia attenzione. Domando con fare sicuro se si possa trattare di una “Gerstensuppe”  e sbaglio di una trentina di chilometri: qui è Veneto non SudTirol ne tanto meno Grigioni svizzeri. Mi prendo in silenzio e meritatamente la, peraltro gentilissima, reprimenda che si tratta di un zuppa d’orzo Veneta della più profonda tradizione regionale. Muto, mi taccio con mezzo panino alla semola di polenta su cui giace una fetta di speck morbida di un filo dolcissimo di grasso, annaffio con un Franciacorta di meritevole fattura e ritorno alla contemplazione del vuoto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjYucYAQTGrjO3Top9VI27yy8Ngch-9zvq0zetZT8do53LCLxoesJVNmYrp5qzeWnud6YGelYKR3z6Atn0zh5ZlxGIC1bP60L3Z-AatSIhJauNs3SBisS-0n0HUawYKnNRmUFM9/s1600/lalioda+2+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 450px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjYucYAQTGrjO3Top9VI27yy8Ngch-9zvq0zetZT8do53LCLxoesJVNmYrp5qzeWnud6YGelYKR3z6Atn0zh5ZlxGIC1bP60L3Z-AatSIhJauNs3SBisS-0n0HUawYKnNRmUFM9/s1600/lalioda+2+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5572909380072645842&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Buono lo gnocco di Spaccabal, buone poi le tagliate accompagnate da una patate “cadorino” cotta con speck e cipolla, di buon ricordo i dolci, in particolare lo yogurt con salsa di frutti di bosco calda. Ma, c’è sempre un ma, la zuppa d’orzo, buona, calda, in perfetto equilibrio tra sapori e leggerezza, la zuppa d’orzo , dicevo, sembrava proprio una Gerstensuppe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgb9O9Pzu7yr7wk_hdurp5BNtnWKUG_o-3urrzdVMJrYoomIpEf0HJSu3mfe4Te_OAnVdK1BwKwzXMTcSLg62Lhues-0XRPSEUDoUHppFXh6lpzH4sk-6M2g2qTehGPHX3bcHIb/s1600/lalioda+17+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 264px; height: 600px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgb9O9Pzu7yr7wk_hdurp5BNtnWKUG_o-3urrzdVMJrYoomIpEf0HJSu3mfe4Te_OAnVdK1BwKwzXMTcSLg62Lhues-0XRPSEUDoUHppFXh6lpzH4sk-6M2g2qTehGPHX3bcHIb/s1600/lalioda+17+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5572909374181677730&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà che questi non sono mai stati a Davos, ma non me la raccontano giusta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.ristorantelalioda.it/&quot;&gt;La Lioda&lt;br /&gt;via Pause, 25&lt;br /&gt;Auronzo di Cadore (BL)&lt;br /&gt;tel 0435 99129&lt;/a&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/02/coincidenze-culinarie.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiprwTo3x_30s-vA2t15yKp6zL02qP_aVRM3EyhAO4K_dTYcKFKweQ4XJl4-giSDRGdMjq7vsqzVj-GyT7EbTqbkLbDfBehAZSutlMmaqdvOsIpG6OqpMiHXHVVp2cg-OMXo7G0/s72-c/lalioda+5+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>7</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-3156203809957539271</guid><pubDate>Mon, 07 Feb 2011 23:12:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-02-12T11:02:36.675+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">formaggi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pasta</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">primi</category><title>Fuori</title><description>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Mi appoggio a questa colonna, l&#39;intonaco che cade a pezzi, l&#39;odore di muffa e di varechina, il silenzio del corridoio rotto dal brusio ovattato della lezione oltre la porta, e dal fruscio regolare del giornale che il bidello sfoglia. Non é proprio facile starci appoggiati, dove finisce la colonna inizia subito la porta, e per evitare di toccarla, è la porta della mia classe, sono costretto ad appoggiarmi contro lo spigolo vivo, e non è comodissimo. Allora rinuncio ad appoggiarmi me ne sto faccia al muro ad ascoltare il sussurro della lezione e a guardare i disegni che l&#39;intonaco scrostato fa su questa colonna. Una sorta di carta geografica, disegnata dal tempo, dal &quot;vandalismo&quot; di altri prima di me,  dall&#39;incuria. I buchi nell&#39;intonaco come tanti laghetti sulle cui rive passeggio con l&#39;indice e il medio della mia mano destra. Un passo dopo l&#39;altro, un profumo di erba bagnata, il calore di un alba estiva, i passi che affondano in un tappeto di licheni, il rumore di pozze calpestate,  l&#39;omino della mia fantasia si gira ad osservare lo specchio di calce grigia: chissà se ci saranno pesci. Lo lascio passeggiare fino a dove, il mio braccio completamente disteso e io in punta di piedi, riesce ad arrivare. Oltre, i laghetti finiscono, il muro diventa una tavola anonima bianca e pulita.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;C&#39;è qualcosa dentro, non dentro la classe, qualcosa dentro di me che mi dice di stare qui vicino, di non allentarmi , di non andare in mezzo al corridoio o addirittura nella stanzetta del bidello.  Qualcosa che possa trasformare questa inquietudine, questo mattone sullo stomaco, questo torsolo di mela in gola, in qualcosa di meno grave. Si mamma, mi hanno mandato fuori della classe, ma non tanto, appena fuori della porta, proprio dietro. Cosi vicino che ho sentito quello che il maestro ha spiegato. Mi rimetto l&#39;omino in tasca stanco di passeggiare, appoggio la testa alla colonna, proprio di fianco al lago più piccolo. Mi guardo le scarpe, la punta contro un battiscopa grigio di marmo scadente,  sopra una fascia di muro nera dalle pedate di tutta la storia di questa scuola. Chissà che dirà mia mamma. Quanto si arrabbierà, cacciato fuori dalla porta dopo due giorni di scuola, io che neanche sapevo che si potesse andare fuori dalla porta. Chissà. Chissà cosa mi avrà fatto da pranzo. Con la punta della mia scarpa do un paio di colpetti a quel muro nero di &quot;sgommate&quot;.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Non ti è bastato oggi ?&quot; &lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La voce che mi fa la domanda, mi prende alla sprovvista sobbalzo e sbatto contro la porta della classe. Dentro sento la voce del maestro che dice &quot;Avanti&quot;. Il bidello mi guarda severo, dall&#39;alto in basso, uno sguardo che promette altre punizioni. Balbetto una scusa tipo:&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&quot;Ma io non facevo niente !&quot; &lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;La voce che mi esce piagnucola un poco, quasi mi meraviglia sentirla. Da dentro si sente di nuovo &quot;Avanti!&quot; stavolta più deciso. Il bidello mi supera la mano sulla maniglia: &quot;Seee, bonanotte ! Sempre a far niente voi, e intanto la scuola va a pezzi !&quot;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Apre la porta e si affaccia nella mia classe. Io dallo spazio che la porta lascia aperto vedo il mio banco pieno a metà, il mio posto vuoto e il mio compagno che mi guarda. Dietro altre facce, di nomi che ancora non ricordo: terzo giorno di scuola in questa città dove ci siamo trasferiti da poco. Qualche sogghigno lo intravedo, mentre il bidello spiega che nessuno ha bussato, ma che &quot;... è questo alunno che ha mandato fuori dalla porta, signor maestro, che ha preso a calci il muro e anche la porta.&quot; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è vero ! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&quot;Ah bene ! Pure questo ! Gli dica allora che se ne resti fuori dalla porta fino alla fine della scuola, fino all&#39;ora di pranzo!&quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino all&#39;ora di pranzo?! &lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Chissà che dirà mia mamma. Quanto si arrabbierà, cacciato fuori dalla porta dopo due giorni di scuola, io che neanche sapevo che si potesse andare fuori dalla porta. Chissà. Chissà cosa mi avrà fatto da pranzo.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;Cacio e pepe&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgcwxsBNDZV67n2kqsjW_NagenJkXrXwrR-EOY0iF39CdTvCGuIEToqTH9T5zB_CXlEdC7qVhsK87pXbFph7gS24IPQnrNVZtNpbBC6hlx7lexYq04cjyfh-Af7ISG57Yc8Z2Ok/s1600/cacio%2526pepe+2+%25281%2529+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;text-align: justify;display: block; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; cursor: pointer; width: 600px; height: 450px; &quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgcwxsBNDZV67n2kqsjW_NagenJkXrXwrR-EOY0iF39CdTvCGuIEToqTH9T5zB_CXlEdC7qVhsK87pXbFph7gS24IPQnrNVZtNpbBC6hlx7lexYq04cjyfh-Af7ISG57Yc8Z2Ok/s1600/cacio%2526pepe+2+%25281%2529+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5571034887556119202&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;No non ricordo cosa mi fece da pranzo mia mamma ci mancherebbe. Il fatto è che quando a casa mia si facevano gli spaghetti in bianco una spruzzata di pepe la si metteva sempre. Ricordo invece benissimo il fatto raccontato, come se fosse accaduto un attimo fa. Una discussione tra bambini e un calcio mollato ad un mio compagno. Il motivo ? &lt;a href=&quot;http://unacolicadacqua.blogspot.com/2006/08/montanari-si-nasce.html&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;&gt;Questo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; !&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ricetta ? La video ricetta !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;iframe title=&quot;YouTube video player&quot; width=&quot;600&quot; height=&quot;366&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/6Bx4ua5Gz8g&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen=&quot;&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgi10aQSabhaSY_jzj-liwflKfUKxY1AnHVVyp8vfq9Ef7x7XaaLpHA6swe4gwfECF3oh_DQLmlPCPxvlsik-5F32S3hM8NY5I5kSV9CZIefSJSeVvEGobddegxHR1C0wXBsHVs/s1600/cacio%2526pepe+1+%25281%2529+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;text-align: justify;display: block; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; cursor: pointer; width: 600px; height: 393px; &quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgi10aQSabhaSY_jzj-liwflKfUKxY1AnHVVyp8vfq9Ef7x7XaaLpHA6swe4gwfECF3oh_DQLmlPCPxvlsik-5F32S3hM8NY5I5kSV9CZIefSJSeVvEGobddegxHR1C0wXBsHVs/s1600/cacio%2526pepe+1+%25281%2529+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5571035698964899730&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un paio di suggerimenti:&lt;br /&gt;2/3 di parmigiano reggiano e 1/3 di pecorino romano, oppure se amate i sapori decisi il contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del pepe buono e profumato. Lo so che può sembrare stupido, o peggio ancora una  tirata immodestia, ma un pepe di qualità macinato al momento non ha nulla a che vedere con quello dei barattolini del supermercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mai finiti fuori della porta ?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/02/fuori.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgcwxsBNDZV67n2kqsjW_NagenJkXrXwrR-EOY0iF39CdTvCGuIEToqTH9T5zB_CXlEdC7qVhsK87pXbFph7gS24IPQnrNVZtNpbBC6hlx7lexYq04cjyfh-Af7ISG57Yc8Z2Ok/s72-c/cacio%2526pepe+2+%25281%2529+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>7</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-1966809617927945643</guid><pubDate>Sun, 23 Jan 2011 14:56:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-01-24T00:16:02.093+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lievitati</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pane</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pizza</category><title>Raccontami una storia</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Appare quasi all’improvviso, la porta della cucina scorre nel muro e lui è li sulla soglia che si rimbocca una manica della felpa. Fuori il grigiore dell’alba ha lasciato il posto ad un tiepido sole invernale prenatalizio. Lo guardo con attenzione mentre richiude la porta e si dedica a rimboccare la seconda manica, lo fa con fare deciso tirando con la mano e spostando l’altro braccio verso l’alto. Mi chiedo se quell’espressione seria nasconde un velo di contraddizione, magari è arrabbiato: la promessa ieri sera era che lo avrei svegliato presto per preparare la pizza, ma non era il caso alle sei di tirarlo giù dal letto, per fare cosa poi, le pieghe ?! L’ho lasciato dormire fino a che non si è svegliato da solo, si è vestito come il giorno prima, ha deciso lui, non poteva perdere tempo, e ora è qui davanti a me che litiga con le maniche della felpa, mentre lo aiuto a portarle oltre il gomito mi dice “Grazie papà ! Mi metti anche il grembiule?! Che se mi sporco chi la sente mamma!”. Gli metto un grembiule, e mi meraviglio che gli cominci ad andare bene, è quasi giusto. E’ cresciuto !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo metto a preparare gli ingredienti della pizza: tagliare la mozzarella a dadini, ridurre il prosciutto in dimensioni che siano sottomultipli di una fetta, e tutto quello che un bimbo di centotrentasette centimetri riesce a fare. Lavora, felice di essere nella stessa stanza con il suo papà. Non importa cosa facciamo, l’importante è farlo insieme. E mentre lo fa, parla, racconta di tutta la settimana che io non c’ero, della scuola e dei compiti, dei suoi compagni di Michele di Davide del nuovo posto che la maestra gli ha assegnato di banco, del nonno della nonna di suo cugino e di dove sia arrivato con un gioco che faccio finta di capire quale sia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha talmente tanti argomenti che comincio a dubitare che l’arco temporale sia una sola settimana. Magari non è neanche tutto vero, quando sei bambino e sei felice, parli, racconti, inventi, lavori di realtà e condisci di fantasia, amalgami gli ingredienti di una ricetta, di un filtro da far bere a chi ti ascolta, per tenertelo vicino, per fare in modo che il suo livello di interesse non decada, che non si annoi del tuo raccontare, lo facevo io perché non può farlo lui ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua voce è una musica di sottofondo, le parole, il racconto, perdono importanza, non è la storia a colpirmi ma il suono. Il suono della sua voce è quello che conta. Il suono. Perderò sempre il filo di chi mi parla perché io ascolto solo la sua musica, come adesso questa di Matteo che gorgoglia, ride e fa domande. Metto lì dei “certo!” dei “come no!” un po&#39; casuali, e lui riparte e io mi godo questi momenti. Starei ad ascoltarlo per ore. In questi ruoli invertiti, che il tempo ha invertito. Da piccoli loro ad aver bisogno della fiaba della notte, del conforto della voce, del suono prima di addormentarsi. Da grandi tocca a noi. Siamo noi ad aver bisogno delle loro voci, delle loro parole, della loro attenzione, sentire che si, ci sono, e non se ne sono ancora andati. Ancora no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora facciamo così: tu raccontami una storia, che io ti insegno a fare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;La Pizza&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiS0hSKtJhYLTrOpKPQhGV-wOTznNvCEU0bik6qfvxwKHFRPAE6NwPSu0WD_Pyav3ZBcDql85ReESUW_NaSMeRPSvczQyVVFh7EnpJW34wLxyIb-0IQqIcco4iDQpT-At3Z_kIa/s1600/pizza+14+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 401px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5554884712258632594&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiS0hSKtJhYLTrOpKPQhGV-wOTznNvCEU0bik6qfvxwKHFRPAE6NwPSu0WD_Pyav3ZBcDql85ReESUW_NaSMeRPSvczQyVVFh7EnpJW34wLxyIb-0IQqIcco4iDQpT-At3Z_kIa/s1600/pizza+14+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Cominciamo con il dire che il mio stomaco è una cartina di tornasole per la pizza. Io posso mangiarla in 3 posti tre in tutta Italia, se lo faccio in altri posti passo notti insonni a bere quintali di &quot;canarini&quot; e digestioni stagionali per digerire l&#39;ammasso informe che ho ingoiato. Quindi evito. Ero arrivato anche a non farla più in casa non riuscivo a trovare la quadra per una pizza buona e digeribile. Poi un giorno mi imbatto in un &lt;a href=&quot;http://aniceecannella.blogspot.com/2008/08/e-dopo-la-bianca-vi-presento-la-rossa.html&quot;&gt;&lt;strong&gt;post di Paoletta&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; sfuggitomi al momento della pubblicazione, leggo, cerco su internet, leggo ancora, arrivo a leggere un trattato di chimica sul glutine. Poi mi decido&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjaeO0fOOdOAzlpm6U8d92CtXahPy6wp9F4G17SnsVpLkv1wBQRxJ_HxUaqMyHvIfKlJa4eFLscPLk9TUbkbpZMgKzq0hXVE7F2pELhu8fqBwEY2qGo2aBlC1UIkmq68ZCwWe7e/s1600/pizza+1+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 423px; DISPLAY: block; HEIGHT: 600px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5554884717691015922&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjaeO0fOOdOAzlpm6U8d92CtXahPy6wp9F4G17SnsVpLkv1wBQRxJ_HxUaqMyHvIfKlJa4eFLscPLk9TUbkbpZMgKzq0hXVE7F2pELhu8fqBwEY2qGo2aBlC1UIkmq68ZCwWe7e/s1600/pizza+1+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Chiaramente cambio un poco la ricetta della Paoletta e faccio &quot;mea culpa mea grandissima culpa&quot; verso &lt;a href=&quot;http://profumodilievito.blogspot.com/&quot;&gt;&lt;strong&gt;il Maestro&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; che mai potrebbe concepire un impasto senza incordatura, e vado con&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;350 gr di farina di grano tenero 0;&lt;br /&gt;250 gr di Manitoba (se da qualche mulino trovate la manitoba 0, meglio !);&lt;br /&gt;200 gr di rimacinata di grano duro (io uso la Senatore Cappelli) ;&lt;br /&gt;30 gr di fiocchi di patate (anche quelli per puré basta che siano solo patate);&lt;br /&gt;5 gr di lievito secco per pizza ( quello fresco ho scoperto molte volte è andato) comunque si! solo cinque grammi;&lt;br /&gt;10 gr di farina maltata (o un cucchiaino di malto oppure di zucchero);&lt;br /&gt;15 gr di sale che va messi lontano dal lievito (a metà impasto);&lt;br /&gt;30 gr di olio evo&lt;br /&gt;... e per finire 640 gr di H2O (idratazione al 80%)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjsWKYy0nhHqBJTMN7jfquf30U0h2RR869zqIoUWE7LEceIHjbAxyK0wKU7aTk8J85PZBceCfH3C-pVsqNu-sk5O3mz_ihSjBPXvD890ZGDF9i4B2BChpWFOZO1zqv4NfRnNn6j/s1600/pizza+8+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 366px; DISPLAY: block; HEIGHT: 600px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5554884715568931554&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjsWKYy0nhHqBJTMN7jfquf30U0h2RR869zqIoUWE7LEceIHjbAxyK0wKU7aTk8J85PZBceCfH3C-pVsqNu-sk5O3mz_ihSjBPXvD890ZGDF9i4B2BChpWFOZO1zqv4NfRnNn6j/s1600/pizza+8+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Avrete per le mani un impasto appiccicosissimo, che dovrete trattare con una spatola e pianissimo, finché tutti gli ingredienti non saranno ben amalgamati. Non fategli più nulla copritelo con la pellicola e mettetelo in frigo per 24 ore (zona in basso) o in un luogo in cui la temperatura sia tra i 2 e i 6 gradi. Io di questi tempi uso il garage !!&lt;br /&gt;4 ore prima di cuocere stendete l&#39;impasto sulla vostra &quot;spianatora&quot; che avrete cosparso di farina di grano duro rimacinata. non abbiate paura, riuscirete a lavorarlo anche se all&#39;inizio pensate il contrario. Allargate l&#39;impasto e dategli le pieghe classiche (tipo le pieghe finali di un lenzuolo). Dopo due ore dividetelo nei panetti che vi occorrono, 4 per le quantità indicate. e dopo un&#39;altra ora ancora stendetelo sulle teglie senza cospargerle di olio, la pizza risulterà più croccante. Cuocetele alla massima temperatura che il forno vi consente (almeno 250° anche se ne servirebbero di più) prima nella parte bassa del forno e poi in quella alta. Un trucco usate la funzione grill ventilato nella penultima posizione delle griglie per dargli il colpo finale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgrRGI7xXEVRkx11Bw7OSWQNI26wug99L25Wb9tCyU62wZZcsZ6ZGHUcRcakPgr7VtK-5nEk235sxCkigdisknwUm_hb3RT5QLIOgbGtj0hNTbWgOyYM6y7qjochMYH4Xvegd_o/s1600/pizza+6+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 380px; DISPLAY: block; HEIGHT: 800px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5554884718052185010&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgrRGI7xXEVRkx11Bw7OSWQNI26wug99L25Wb9tCyU62wZZcsZ6ZGHUcRcakPgr7VtK-5nEk235sxCkigdisknwUm_hb3RT5QLIOgbGtj0hNTbWgOyYM6y7qjochMYH4Xvegd_o/s1600/pizza+6+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Vi devo dire anche come condirla ? Eh certo ! Poi vi vengo a spazzare pure per terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello sopra che stende la pizza è il mio cantastorie preferito. &lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2010/01/raccontami-una-storia.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiS0hSKtJhYLTrOpKPQhGV-wOTznNvCEU0bik6qfvxwKHFRPAE6NwPSu0WD_Pyav3ZBcDql85ReESUW_NaSMeRPSvczQyVVFh7EnpJW34wLxyIb-0IQqIcco4iDQpT-At3Z_kIa/s72-c/pizza+14+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>19</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-1971499147094367823</guid><pubDate>Sun, 16 Jan 2011 16:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2011-01-18T07:04:35.327+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">indirizzi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">primi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tradizione</category><title>Amicizie</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Salgo in auto giro la chiave ma lei, l’auto, ha un attimo di indecisione. A diciassette gradi sottozero avrei anche io un attimo di indecisione, anzi ce l’ho avuto sulla porta appena affacciato, prima di mettere i piedi sulla neve. Il primo respiro, è stato un pugno nel petto, ora se anche lei, l’auto, ha un attimo di indecisione, vivaddio è comprensibile.&lt;br /&gt;Ma è solo un attimo, poi fedele alla nomea del marchio sulla mascherina del radiatore, si accende in un perfetto teutonico avvio, che farebbe invidia nella più assolata estate.&lt;br /&gt;La retromarcia fa scricchiolare le ruote bloccate dal ghiaccio e l’acqua del tergicristalli, nonostante i sei euro di antigelo, non ha nessuna intenzione di uscirsene al freddo. Le spazzole, a causa dell’automatismo anche in assenza di acqua (beata tecnologia), raschiano il vetro e lasciano un arco di patina ghiacciata che oscura la visuale, definitivamente e per sempre. Scovo un buco di trasparenza in basso a sinistra, e piegato, accucciato tra volante e sportello, ridicolmente mi avvio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vado a trovare una coppia di amici, di quelli che senti poco, ogni tanto quando gli impegni ci fanno respirare. Che una volta chiami tu, una loro, e quando chiami pensi: “chissà magari disturbo” ma poi la voce che ti accoglie è quella allegra e felice dell’amicizia. E così ogni tanto, quando capito in mezzo a &lt;a href=&quot;http://www.davos.ch/&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;color:#000066;&quot;&gt;queste montagne&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, vado a trovarli. Che poi in estate passare da una valle alpina, a quella parallela è un gioco da ragazzi, ma farlo in pieno gennaio con diciassette sottozero, tutta un’altra storia, allora chiedo consiglio sulla strada da seguire. L’aiuto del pubblico dice: Julierpass. Ma si sa, e se non si sa te lo dico adesso: Io chiedo sempre consigli, ma non per ascoltarli. Ma per fare esattamente il contrario di quello che dicono gli altri. Quindi: Fluelapass.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che poi finchè sei in salita, vai! Hai quattro ruote che spingono tutte assieme, quattro gomme con su scritto “winter” che a qualcosa servirà pure, e finché sei in salita, vai! Garantito. Vai talmente bene che ci provi anche gusto, e neanche ti fermi a fare una foto all’ “ospizio” e alla targa con su scritto 2,383 m.u.m. Di solito a queste altezze ci arrivo in funivia, poi scendo, mi allaccio il casco, stringo i ganci degli scarponi, “clack, clack” gli sci ben saldi, e giù: mi tuffo tra il biancore disteso fino a valle. Ora fare la stessa cosa con questa bestia di cinque metri, sembra un filino più complicato, anche se la pista c’è, questa bianca e ghiacciata mica sarà la strada ! No è sicuramente la pista, che dal Fluelapass scende in Engadina. Il fatto che dopo i primi due chilometri da blu diventi rossa e poi improvvisamente nera, e senza parapetti, è solo un dettaglio. Ci sono anche i pali ! Ma quelli servono a capire che se stai tra una fila e l&#39;altra, forse ne esci vivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sudo. Sento una maledetta goccia di sudore correre lungo tutta la schiena e infilarsi tra i muscoli dei glutei, proprio lì si dove adesso non posso grattarmi. Le mani serrate sul volante. Viaggio a un venti ventidue all’ora di velocità di picco, in discesa, giusto per evitare un eventuale noiosissimo rimpatrio della salma, che nel lungo viaggio verso casa causerebbe innumerevoli e fastidiose palpate al basso ventre. Scendo a zig-zag lungo la pista, e come raccomandano i maestri di sci locali ai bambini, mi tengo ben stretto “a monte”. Ora che “a monte” in questo caso corrisponda anche a “contromano” è un dettaglio poco rilevante in una situazione di questo tipo. e se incrociando un paio di auto che salgono dal labiale riconosco un &quot;fanculo&quot; in germanico-svizzero, è un dettaglio sorvolabile. Vuoi mettere quello strapiombo che una volta a destra e una a sinistra se ne sta li fermo ad attendere come una pianta carnivora?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scendo fiducioso della mia tecnica di guida, un tornate poi l’altro, seconda innestata, e piede destro ben lontano dal freno. Se nonché, poteva mica andare tutto liscio fino giù in fondo ?! Faccio l’ennesima curva e una signora indigena con twingo del novantasette gommata nel novantotto, roba slick tipo formula uno, è ferma di traverso lungo il pendio in salita, che questa mica è una discesa! Tocco il freno come se accarezzassi la testolina di un neonato nella culla. La velocità passa da ventidue a quarantasette in un baleno. A terra la lastra è bianca e lucida, a venti metri la twingo ferma, color ramarro morto, mi viene incontro paurosamente. La signora prende il bastone da passeggio e tipo equilibrista da circo che cammina sul pallone rosso, si allontana nel retro di un furgone fermo dietro la sua twingo verde rospo. Non c’è cazzi il contachilometri dice zero, ruote ferme, il gps del navigatore balla tra quarantasette e quarantotto, (beata tecnologia !)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ fatta, penso, ora prendo &#39;sta scatola verde muffa del novantasette, e la apro come se fosse una busta di patatine. Stante la traiettoria dovrei colpire, in rapida successione, anche il furgone che gli sta fermo dietro un po’ di lato, direttamente sul suo spigolo sinistro anteriore, da lì dovrei rimbalzare e con una leggera carambola e finire in testa coda, per poi precipitare giù nel canalone alla mia destra in retromarcia. Viste le misure del canalone, stimate grossolanamente con la coda dell’occhio, dovrei cappottarmi un quattro o cinque volte prima di arrestare la caduta nel greto del fiume che neanche ha un nome. Probabilmente la neve potrebbe attutire la caduta, se di neve ce ne fosse e non fossero tutte rocce scoperte. Avessi tempo farei un paio di telefonate di conforto. E giù toccate al bassoventre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma eccolo, proprio nel momento in cui caricavamo il colpo di reni stile autoscontro, un po’ di dilettevole all’inutile, ecco la svolta. E’ un po’ come quando stai al ristorante e speri che il cameriere ti porti il piatto, e ogni volta che passa non è mai il tuo, poi ad un certo punto quando stai per incazzarti e per chiamarlo, “paff” eccolo là, il piatto sotto il naso. E allora sei felice come una pasqua e ti passa tutta l’incazzatura, senza il minimo motivo, perché quel piatto era il tuo e doveva arrivare mezz’ora prima. Ecco dunque apparire quattro, ma magari saranno stati anche dodici sassolini, neri svizzeri, che tanto aiutano in questi casi. Le ruote davanti si dividono il tesoro: cinque a una e sette a l’altra e cominciano a frenare, tenk-saaa tenk-saaa… Calzo sul pedale del freno talmente tanto che quando l’ABS entra in funzione il crociato destro ha uno scricchiolio sinistro (beata tecnologia!). Le ruote frenanao e mi fermo ad un cinque centimetri, magari anche dieci, dal carciofo marcio del novantasette. Giro le ruote appena a destra e riparto piano, lungo la discesa. Non ci pensare neanche che mi fermo! La vecchia si affaccia a constatare che la massa muffescente della sua twingo è rimasta intatta, alza la mano in un saluto, forse, anche io alzo la mia mano, ma magari il senso intrinseco del gesto è leggermente diverso. Ho già accumulato un ritardo di quindici minuti sulla tabella di marcia. La coda causata dalla bella &quot;margherita di vacca&quot; verde, consta di sei auto, l&#39;ultima è la Patrouille di soccorso. Appunto. Fosse mai che arrivo in ritardo a Bever, che devo andare al Chesa Salis a mangiare i&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Capuns&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgI6p5UJwyVwmDdRJVTi9i31ivSi_HHaC9UJCQo3vJDl-hjSUaXAFDn_caM-MrSH9eSz6WBcylfTL2EfREVM-nTOYy7YMT_UBkSIx0CvQD9s1beOZfJmItIELVXlwhzpbx1mTf6/s1600/Capuns+2+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 416px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5562768300574851810&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgI6p5UJwyVwmDdRJVTi9i31ivSi_HHaC9UJCQo3vJDl-hjSUaXAFDn_caM-MrSH9eSz6WBcylfTL2EfREVM-nTOYy7YMT_UBkSIx0CvQD9s1beOZfJmItIELVXlwhzpbx1mTf6/s1600/Capuns+2+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;I Capuns sono il piatto tradizionale del Canton Grigioni, qualcuno dice che non sono un piatto ma una filosofia. La ricetta ? See bonanotte!! E&#39; come per il ragù in Emilia: ogni casa la sua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia è tutta fotografica, e comunque mi accuso subito di mancato &quot;sbianchimento&quot; con ghiaccio della bietola, così la piccionaia riposa tranquilla:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhUmkuJtpsFvzibuQ5shXVdFhZn769payyValGOreCpEf_fbnk_UdIPuS0RpO0sGDhmvgkjwOcCQOHFz6DtL0QRGLytyfu_M5UyXx7TLL_EscfZKZmKyQjVxuFmcC6WBUQW1yUK/s1600/impasto+Capuns+1+copy+copy+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 356px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5562768298235135058&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhUmkuJtpsFvzibuQ5shXVdFhZn769payyValGOreCpEf_fbnk_UdIPuS0RpO0sGDhmvgkjwOcCQOHFz6DtL0QRGLytyfu_M5UyXx7TLL_EscfZKZmKyQjVxuFmcC6WBUQW1yUK/s1600/impasto+Capuns+1+copy+copy+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Chesa Salis merita una sosta o una deviazione di viaggio: incastonato nel piccolo paesino di Bever, in alta Engadina, poco lontano da Sankt Moritz ma abbastanza dalle sue frequentazioni modaiole, piacevole in inverno, godibile in estate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh5qxxrKPEH8YKs51fuj-yIc6MJ7wCkxulwSYhMTnLX0cUMYYJJbTGowfs6jH4ajpS8vb8rXyGQR5PsCqdNp98Rw3BH7NsOfocwrXFyke4V5JtPCxgAEr9dK_1zRONj9F0BW7Dg/s1600/bever+1.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 451px; DISPLAY: block; HEIGHT: 600px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5561703664267007010&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh5qxxrKPEH8YKs51fuj-yIc6MJ7wCkxulwSYhMTnLX0cUMYYJJbTGowfs6jH4ajpS8vb8rXyGQR5PsCqdNp98Rw3BH7NsOfocwrXFyke4V5JtPCxgAEr9dK_1zRONj9F0BW7Dg/s1600/bever+1.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi88t2X0MiHRpedleVJhybI539sLHTdz2aEHmPH5vrehDnnMrFoLQgv5VjILtYKT3uZJMRMIKm7YtltO3sYpkb76KUcsbSKIeKo24HwncB1hzr1G9V_gZncl765A584ypy2puk8/s1600/bever+2.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 451px; DISPLAY: block; HEIGHT: 600px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5561703674773122946&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi88t2X0MiHRpedleVJhybI539sLHTdz2aEHmPH5vrehDnnMrFoLQgv5VjILtYKT3uZJMRMIKm7YtltO3sYpkb76KUcsbSKIeKo24HwncB1hzr1G9V_gZncl765A584ypy2puk8/s1600/bever+2.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.chesa-salis.ch/&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;color:#000066;&quot;&gt;Chesa Salis&lt;br /&gt;Bever - CH Gr&lt;br /&gt;(centro del paese)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2011/01/amicizie.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgI6p5UJwyVwmDdRJVTi9i31ivSi_HHaC9UJCQo3vJDl-hjSUaXAFDn_caM-MrSH9eSz6WBcylfTL2EfREVM-nTOYy7YMT_UBkSIx0CvQD9s1beOZfJmItIELVXlwhzpbx1mTf6/s72-c/Capuns+2+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>12</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-7904257764167393384</guid><pubDate>Thu, 23 Dec 2010 14:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-23T15:34:00.211+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">dolci</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Natale</category><title>Ooops: il pranzo di Natale che cucinerò (4)</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Cose da fare prima di Natale:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ritirare la giacca dalla lavanderia;&lt;br /&gt;portare la macchina a Davide;&lt;br /&gt;passare a ritirare il pesce per la cena della vigilia;&lt;br /&gt;preparare il polish per il pane del 25;&lt;br /&gt;ritirare la pasta madre da Gloria (sarà la ventesima volta);&lt;br /&gt;preparare le valige;&lt;br /&gt;fare tutte le raccomandazione del caso a Leo che resta a casa da solo;&lt;br /&gt;caricare i regali in auto;&lt;br /&gt;ricordare a Leo che per prendere un treno occorrono i biglietti;&lt;br /&gt;chiamare Davide e dirgli di venire a prendersi la macchina;&lt;br /&gt;tirar fuori l’arrosto dal congelatore;&lt;br /&gt;montare il cassone;&lt;br /&gt;passare alla Tnt;&lt;br /&gt;dire a Babbo Natale che usare i corrieri espressi sotto Natale è da pirla;&lt;br /&gt;scaricare i regali dall’auto;&lt;br /&gt;cuocere l&#39;arrosto;&lt;br /&gt;ricordarsi le valige prima di partire;&lt;br /&gt;mettere i regali sotto l&#39;albero sopra al biglietto con scritto &quot;metti i regali qui ! Grazie!&quot;&lt;br /&gt;cuocere l&#39;arrosto (che non è così scontato)&lt;br /&gt;cuocere il pane (ancora di meno)&lt;br /&gt;pubblicare il post del dolce del pranzo di Natale;&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Il tiramisù alla Nora&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg33vTti9scnv0hPxNhaZEP6ESkV1l1a6AMUKKOdgVY9d4xuWIEbHlqAKagLwmx6O-U50nhUA5lh4tbiY_It-9J43HBMLvKTrmfBbkoVhS_MEG9OG0Y9GE-0xKsZ-XSNZMj-43S/s1600/Natale+10+secondo+dolce+12+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 401px; CURSOR: pointer&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5552474557220380850&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg33vTti9scnv0hPxNhaZEP6ESkV1l1a6AMUKKOdgVY9d4xuWIEbHlqAKagLwmx6O-U50nhUA5lh4tbiY_It-9J43HBMLvKTrmfBbkoVhS_MEG9OG0Y9GE-0xKsZ-XSNZMj-43S/s1600/Natale+10+secondo+dolce+12+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per 4 persone&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passate al setaccio 200 gr di ricotta vaccina buona. Montate a velo l’albume di tre uova, montate i tuorli delle 3 uova con 120 gr di zucchero, Una volta che i rossi saranno montati aggiungete 50 cl di panna fresca, cuocete a bagnomaria fino a raggiungere una temperatura di 70°, lasciate raffreddare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quattro coppe da spumante dolce, disponete un savoiardo ciascuna, …. Non intero ma fatto a pezzi ! Bagnatelo con una bagna composta da caffè amaro e rum di qualità. Spolverate i biscotti con del cioccolato grattugiato al 50%. Incorporate i tuorli raffreddati alla ricotta, con una frusta amalgamate bene in modo che non appaiano grumi, incorporate gli albumi montati con un movimento rotatorio dal basso verso l’alto per incorporare aria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiSWghdg3BCDEBtixHJMok7iJxvfpA3uZxVO8SEHHJZtvsbmZubuFFD7b0BrA1mcHIEn2tn1VxJoQzFV6o_IlBR3Qw4HHC74P00pXwqExx9ybsrpmwtD0nPjKBpoH9i2HVE4BY3/s1600/Natale+10+secondo+dolce+1+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 401px; DISPLAY: block; HEIGHT: 600px; CURSOR: pointer&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5552474556417626786&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiSWghdg3BCDEBtixHJMok7iJxvfpA3uZxVO8SEHHJZtvsbmZubuFFD7b0BrA1mcHIEn2tn1VxJoQzFV6o_IlBR3Qw4HHC74P00pXwqExx9ybsrpmwtD0nPjKBpoH9i2HVE4BY3/s1600/Natale+10+secondo+dolce+1+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Versate il composto nelle coppe, cospargete metà della superficie con polvere di cacao amaro, e sopra di essa versate, poco prima di servire, una salsa di mirtilli tiepida che avrete preparato cuocendo una confezione di mirtilli freschi per 5 minuti in uno sciroppo di acqua (1 bicchiere) e zucchero (due cucchiai).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendere le chiavi di casa di Treviso.&lt;br /&gt;Dire a Nora che la sua idea di usare la ricotta per il tiramisù è perfetta !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2010/12/ooops-il-pranzo-di-natale-che-cucinero.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg33vTti9scnv0hPxNhaZEP6ESkV1l1a6AMUKKOdgVY9d4xuWIEbHlqAKagLwmx6O-U50nhUA5lh4tbiY_It-9J43HBMLvKTrmfBbkoVhS_MEG9OG0Y9GE-0xKsZ-XSNZMj-43S/s72-c/Natale+10+secondo+dolce+12+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>10</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-7772707027231760761</guid><pubDate>Sun, 19 Dec 2010 22:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-20T16:20:15.873+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">carne</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Natale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">secondi</category><title>Passerà: il pranzo di Natale che cucinerò (3)</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Passerà, lento come sta arrivando, anche questo Natale se ne andrà.&lt;br /&gt;Mi lascerà qualche ruga in più sulla pelle dell’anima. Qualche ricordo che come fotografie non fatte, appenderò sul muro della memoria. Le vedrò sbiadire con il tempo, come la vernice fresca lavata dalla pioggia. Berrò tutti i singoli momenti, gli attimi &lt;span id=&quot;SPELLING_ERROR_0&quot; class=&quot;blsp-spelling-error&quot;&gt;cristallizzati&lt;/span&gt; di qualcosa che il tempo porterà via con l’età dei miei figli. Il Natale non è roba per grandi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guarderò l’adolescenza curiosare nei gesti dell’infanzia, i piccoli segni che solo i bambini sanno ancora curare: il calendario dell’avvento disegnato su un grande foglio bianco. I regali disposti in linea perfetta con le tavole del parquet del pavimento. Le palline color d’oro alternate con quelle rosse e poi con quelle argento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fuori nevica; che ne scenda tanta da non farmi ripartire, che ne scenda poca da farmi ritornare. Qualcuno si alza più presto del solito perché il tempo per stare insieme è prezioso come l’ultima razione di aria da respirare, di acqua da bere, di torta da mangiare. Ci viviamo così accoccolati negli angoli della vita, vestiti con &lt;span id=&quot;SPELLING_ERROR_1&quot; class=&quot;blsp-spelling-error&quot;&gt;calzetti&lt;/span&gt; pesanti, nel caldo di un camino che brucia i minuti, di un piumone che dilata le ore, fermi quasi immobili ad aspettare Babbi Natali bloccati dalle “avverse condizioni meteo” .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci infiliamo in cucina per colazioni che servono a far passare la fame d’amore più che quella di cibo. Ti aiuto perché almeno stiamo insieme, non cucino per poter giocare con te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sdraio a parlare in inglese della tua vita e dei tuoi amici, in un misto di &lt;span id=&quot;SPELLING_ERROR_2&quot; class=&quot;blsp-spelling-error&quot;&gt;ripetizoni&lt;/span&gt;, lezioni, &quot;private &lt;span id=&quot;SPELLING_ERROR_3&quot; class=&quot;blsp-spelling-error&quot;&gt;lessons&lt;/span&gt;&quot;, che ci fa stare ancora insieme fino a cinque minuti prima che tu te ne vada a vivere la tua giovinezza, &lt;span id=&quot;SPELLING_ERROR_4&quot; class=&quot;blsp-spelling-error&quot;&gt;eio&lt;/span&gt; la mia stanchezza. Ci trasciniamo in normalità anormali finché arriva il buio della notte, che è come quello del pomeriggio, ma più buio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti guardo mentre ti stendi nel letto, il pigiama infilato a rovescio, che “così non ti mordono i cani” baci della buonanotte scambiati. Ti ascolto mentre ascolti l’ultimo pezzo di musica. Ti accarezzo i capelli folti nel risveglio della notte, ti abbraccio nel sussurro ricorrente, finché non ti sentirò rispondere nel sonno: &quot;Anche io papà&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passerà e se ne andrà lento come è arrivato questo Natale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Il Cappone alle prugne&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjl5y6M-3MQNNKt21c6ck0SblN5YgBkC31u0-ZzmMyVzzxAgvh5fvDCzaedXLtPvJbHbhvFlLurZQ1bjoV6l2UbJ8_-RpV1oGIdjavwux4lchvP9gniwouzAw3rBjBeilStGTi6/s1600/Natale+10+secondo+dolce+8+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 401px; CURSOR: pointer&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5552472828918705314&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjl5y6M-3MQNNKt21c6ck0SblN5YgBkC31u0-ZzmMyVzzxAgvh5fvDCzaedXLtPvJbHbhvFlLurZQ1bjoV6l2UbJ8_-RpV1oGIdjavwux4lchvP9gniwouzAw3rBjBeilStGTi6/s1600/Natale+10+secondo+dolce+8+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Disossate o fatevi disossare un cappone dal vostro macellaio.&lt;br /&gt;Preparate circa 1 chilo di carne mista (lonza di maiale e manzo), macinata finemente, conditela con sale , pepe e noce moscata, aggiungete 100 &lt;span id=&quot;SPELLING_ERROR_5&quot; class=&quot;blsp-spelling-error&quot;&gt;gr&lt;/span&gt; di parmigiano grattugiato e due uova. Amalgamate molto bene e poi aggiungete 50 &lt;span id=&quot;SPELLING_ERROR_6&quot; class=&quot;blsp-spelling-error&quot;&gt;gr&lt;/span&gt; di uvetta che avrete lasciato rinvenire in mezzo bicchiere di marsala buono. Salate l’interno del cappone disponete il ripieno &lt;span id=&quot;SPELLING_ERROR_7&quot; class=&quot;blsp-spelling-error&quot;&gt;allargandolo&lt;/span&gt; per la larghezza del cappone, aggiungete una fila di prugne secche, chiudete e legate con uno spago o usate una rete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiWshCdcWVcNhGY_dXsVRhbZRxLJSjEBxfbcNmN6Zi1t-9USq-4oF92sEJhruJNygcgVwDYqJEbxjVkwmg3VIKP6D3d009Rs9LrJokfY6KfePpQZeI3HSPRSI2eArAdPx9UKaXn/s1600/Natale+10+secondo+dolce+2+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 297px; CURSOR: pointer&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5552472819364004658&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiWshCdcWVcNhGY_dXsVRhbZRxLJSjEBxfbcNmN6Zi1t-9USq-4oF92sEJhruJNygcgVwDYqJEbxjVkwmg3VIKP6D3d009Rs9LrJokfY6KfePpQZeI3HSPRSI2eArAdPx9UKaXn/s1600/Natale+10+secondo+dolce+2+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Riscaldate il forno a 200°. In una teglia mettete poco olio evo e adagiate il cappone, infornate per 15 minuti, poi girate il cappone e fate andare per altri 15 minuti. Sfumate con un vino bianco secco coprite con carta alluminio, abbassate il forno a 180° e fate andare per almeno un’altra ora e mezza. Se usate un termometro fate arrivare la temperatura interna almeno a 90°.Tenete l’arrosto umido durante la cottura aiutandovi con del brodo se occorre. Servite con patate e topinambur saltate in padella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjz8V1Q_RlqvGxW2LamkqeA8Kpc8BxxNMhovLgK_YHR8BOCoUaFaqLQls11pIxPLjHYjagbQrqbCMxB5nM_hRELlyEkkxT1u0Mce8vg8sxVP9KsS0enj3MGAROGW8dZ__MPoirn/s1600/Natale+10+secondo+dolce+5+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 401px; CURSOR: pointer&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5552472825491270338&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjz8V1Q_RlqvGxW2LamkqeA8Kpc8BxxNMhovLgK_YHR8BOCoUaFaqLQls11pIxPLjHYjagbQrqbCMxB5nM_hRELlyEkkxT1u0Mce8vg8sxVP9KsS0enj3MGAROGW8dZ__MPoirn/s1600/Natale+10+secondo+dolce+5+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2010/12/passera-il-pranzo-di-natale-che.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjl5y6M-3MQNNKt21c6ck0SblN5YgBkC31u0-ZzmMyVzzxAgvh5fvDCzaedXLtPvJbHbhvFlLurZQ1bjoV6l2UbJ8_-RpV1oGIdjavwux4lchvP9gniwouzAw3rBjBeilStGTi6/s72-c/Natale+10+secondo+dolce+8+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>7</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-8514844245071695885</guid><pubDate>Wed, 15 Dec 2010 04:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-16T11:26:03.663+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">brodo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Natale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pasta &quot;indoor&quot;</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">primi</category><title>Il profumo buono: il pranzo di Natale che cucinerò (2)</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhPx_0t-eVl97dKwG6au5-pqhOjVDDiLqKOx1ea92GMWRDRBqLtKNnoRrw-DdnoryS66pKrqd4hu3lqc640cOTVr9sXVzR2qyhyeu3PboXLOVlU8G-qYrki7hYiOFoTNklVXFDt/s1600/Natale+10+primo+6+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 401px; CURSOR: pointer&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5549842017128299458&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhPx_0t-eVl97dKwG6au5-pqhOjVDDiLqKOx1ea92GMWRDRBqLtKNnoRrw-DdnoryS66pKrqd4hu3lqc640cOTVr9sXVzR2qyhyeu3PboXLOVlU8G-qYrki7hYiOFoTNklVXFDt/s1600/Natale+10+primo+6+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stanza è più alta che larga, ingombra di libri fino al soffitto, dallo sportello sotto la scrivania, incassata, incastrata, nella libreria, sbuca, con un sistema di cui il falegname che lo ha costruito va ancora fiero, un semplice ripiano scorrevole, su di esso un giradischi omaggio di “Selezioni dal Reader’s Digest”. E’ grigio, monumentale, grosso e tondeggiante, le casse sbucano tra i libri, con i fili che scorrono nascosti. Vietato toccare. Non è scritto, ma si sa. Causa anche il rivestimento di finta pelle attira le mani di noi bambini, come solo la curiosità infantile sa fare.&lt;br /&gt;La collezione delle “FIABE SONORE” fa bella mostra nell’angolo sinistro di questa libreria. Ne scegli una apri il libro sfili il disco dalla terza di copertina, lo pulisci con al pezzetta rossa, seguendo i solchi stampati nel vinile, come ti hanno insegnato., adagio pianissimo anche se quel pelucchio non molla. lo tiene a mani aperte per il bordo che neanche fosse un piatto pieno da portare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&quot;A mille ce n&#39;è&lt;br /&gt;nel mio cuore di fiabe da narrar (da narrar).&lt;br /&gt;Venite con me&lt;br /&gt;nel mio mondo fatato per sognar…(per sognar)... &quot;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stanza è più alta che larga, satura del profumo di mia nonna. Seduta alla sua poltrona scruta il biancore della neve caduta, guarda il cielo che pesante si libra tra l’orto e il campanile del paese. Il vento che trascina la neve in mucchi ondeggianti, dalle creste taglienti, rafne di neve più alte di me. L’ascolto raccontare del nevone del cinquantasei, i camminamenti che nascondono case e persone, il freddo terribile di quel febbraio. I Natali si rincorrono nella loro normalità, le donne di casa vestite a festa con sopra i grembiuli di cucina, il profumo, leggero, di naftalina dai vestiti della festa, mio padre con la cravatta corta e il nodo enorme, le scarpe nuove e il vestito buono, il panettone sul mobile della sala, il croccante di mia zia, la bottiglia di spumante, rosso per modernità, il giradischi che suona le fiabe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&quot;… che bello se accettasse di divenir mia sposa.&lt;br /&gt;Mi metterò a far la guardia a questa tabacchiera…&lt;br /&gt;La ballerina sospirava sempre reggendosi in equilibrio sulla punta della scarpetta da ballo…”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fiaba continua imperterrita, mio fratello ne segue la storia con il dito sul libro, la neve ha cominciato ad aggrapparsi ai vetri della finestra, si attacca inesorabile, asciutta, secca e ghiacciata come dice mia nonna, troppa per farci andare a messa. In sala si apparecchia, la tovaglia di lino ricamato, dote di nozze di mia zia vedova, il servizio buono e il televisore acceso, perché si ci sarà la neve ma la messa del giorno di Natale tocca sentirla per forza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stanza è più alta che larga, ora profuma di cucina: di arrosto e di brodo caldo, il brodo buono quello per i :&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Cappelletti di Natale &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEik9gI7RXrObth1peSNjop5BsSth-W8kanw4eUov01iOtYUujdlHmJ1_QtuX7Iq0gEXsG3yRzT3yB7UHnz8YBX_QFnENLghh7i7AGM3jIrxQBKKs2sM2lnQVVee8M1AOyZGqnIW/s1600/Natale+10+primo+8+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 401px; CURSOR: pointer&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5549842029247013314&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEik9gI7RXrObth1peSNjop5BsSth-W8kanw4eUov01iOtYUujdlHmJ1_QtuX7Iq0gEXsG3yRzT3yB7UHnz8YBX_QFnENLghh7i7AGM3jIrxQBKKs2sM2lnQVVee8M1AOyZGqnIW/s1600/Natale+10+primo+8+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per il ripieno dei cappelletti:&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;400 gr di polpa di manzo che taglierete a pezzetti e rosolerete, con 2 cucchiai di olio e 50 gr. Burro, lasciate rosolare bene, per una ventina di minuti a fuoco vivo. Poi salate e pepate, sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco e una spruzzata di grappa. Coprite e lasciate cuocere a fuoco lento finché non si asciuga il liquido. Lasciate rafreddare, aggiungete 200 gr di mortadella e 200 gr di prosciutto crudo. Passate tutto al frullatore fino ad ottenere un composto quasi omogeneizzato. Trasferite in una “ball” aggiungete due uova intere, 50 gr di parmigiano reggiano grattugiato, una generosa grattata di noce moscata (generosa !) e la buccia di un intero limone grattugiato. Correggete di sale se occorre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cuocete in un brodo di carne di manzo e gallina, o tacchina come viole la tradizione, se potete chairificatelo come da istruzioni &lt;a href=&quot;http://chefsimon.com/clarifier-consomme.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color:#000066;&quot;&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, altrimenti è buono lo stesso &lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2010/12/il-profumo-buono-il-pranzo-di-natale.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhPx_0t-eVl97dKwG6au5-pqhOjVDDiLqKOx1ea92GMWRDRBqLtKNnoRrw-DdnoryS66pKrqd4hu3lqc640cOTVr9sXVzR2qyhyeu3PboXLOVlU8G-qYrki7hYiOFoTNklVXFDt/s72-c/Natale+10+primo+6+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>7</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-8321437548701644728</guid><pubDate>Wed, 08 Dec 2010 19:20:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-12-08T20:31:18.013+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">antipasti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Natale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">verdura</category><title>Il pranzo di Natale che cucinerò (1)</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Ecco ci risiamo. Nonostante tutte le contro misure che erano state messe in campo, non ci siamo riusciti neanche quest’anno. E si che l’avevamo studiata bene; basso profilo, nessuna pubblicità, niente segni premonitori, nessun accenno, mai pronunciato il suo nome. E nonostante tutto questo, è tornato il Natale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che poi a noi, a me, e a quelli come me, non è che si abbia qualcosa contro il Natale. Ma non scherziamo ! E’ vero che noi, quelli nati con il sei come terza cifra dell’anno, noi, siamo sempre stati i figli della befana. Il Natale si, ma Babbo Natale, a noi ci è arrivato in casa con i nostri i figli, con le loro scuole. Arrivato Babbo Natale, sfrattata la Befana, relegata ad una calzetta di dolcetti che nessuno mangia. Ma che ne sanno oggi dei giochi che portava la Befana negli anni ’60. Certi mangiadischi 45 giri a molla che infilavi partiva e poi schiacciavi il bottone che risputava fuori il disco. Da dove pensi che sia nato il sistema “shuffle” della iPod. Quando il pulsante non funzionava sbattevi il mangiadischi contro tutti i muri di casa finché non si decideva a sputare quel pezzo di vinile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque ecco, nonostante il basso profilo che ci eravamo impegnati a tenere il Natale è tornato. Non che avremmo avuto qualche sparuta speranza di non farlo tornare. Mica ci si può mettere contro il tempo. No, è che quest’anno speravamo di evitare il rumore, il frastuono di sempre. E si perché non ne possiamo più della solita sequela di stron@ate che si accavallano tra televisione, radio e giornali.&lt;br /&gt;Basta con il solito servizio dalla grande mela per intervistare connazionali che fanno lo shopping tra le quinta e park .&lt;br /&gt;Basta con i servizi su quanti regali in meno faremo a testa.&lt;br /&gt;Basta con i servizi su quanto durerà la tredicesima.&lt;br /&gt;Basta con i servizi sugli euro in meno che spenderemo, per i regali, per il cenone, per le vacanze.&lt;br /&gt;Basta su tutti i servizi sui regali in genere.&lt;br /&gt;Basta con le interviste ai bambini per chiedergli cosa hanno chiesto a babbo natale.&lt;br /&gt;Basta con i servizi su cosa mangeremo per il pranzo di natale e poi per il cenone, con il solito alimentarista che spiega come ci dovremmo nutrire, le calorie delle lenticchie, il ferro, il rame e tutti i metalli pesanti.&lt;br /&gt;Basta poi con i servizi sulle dieta post cenone, con l’ alimentarista che mi rispiega che non dovevo mangiare, ma tanto ormai ho magnato, e che ora mi spiega che adesso devo mangiare tanta frutta.&lt;br /&gt;Basta con i servizi sui posti dove andranno in vacanza gli italiani.&lt;br /&gt;Basta anche sui servizi degli italiani che rimangono in città.&lt;br /&gt;Basta con i cinepanettoni, e con i loro trailer che durano quanto il film, chiudete i cinema e riapriteli a febbraio.&lt;br /&gt;Basta con i discorsi a reti unificate, che finché erano due le reti, via, via, ma adesso.&lt;br /&gt;Basta con i servizi sui vip che vanno a Cortina, a Cortina ci vanno solo loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta dai… questo Natale fate i bravi risparmiateci tutti i vostri soliti cilici del Natale. Fateci un regalo grande, diteci solo Buon Natale, il giorno che ci metteremo a tavola con la famiglia e infiliremo le forchette ne:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;L’antipasto: strudel di carciofi e radicchio, con crema di zucca all’asiago e sale nero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjigFzP4VftcwAzO1uWut-H2Rd2RCDXfc8h0QBAJazohC9paXDBjPzkM6Ml4-S7mlj2vhpatmA-CzIxHc5ggVe7YpXGOOAlWNwg9pOzESXkes9EzYmG1o1uu__srBd0DeP6ucYx/s1600/Natale+10+antipaasto+1+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 399px; DISPLAY: block; HEIGHT: 600px; CURSOR: pointer&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5547187856226151570&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjigFzP4VftcwAzO1uWut-H2Rd2RCDXfc8h0QBAJazohC9paXDBjPzkM6Ml4-S7mlj2vhpatmA-CzIxHc5ggVe7YpXGOOAlWNwg9pOzESXkes9EzYmG1o1uu__srBd0DeP6ucYx/s1600/Natale+10+antipaasto+1+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per 4 persone&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per la pasta dello strudel:&lt;/strong&gt;Impastate 250 gr di farina, con 100 gr. di burro, 50 ml di H2O ghiacciata e un uovo, aggiungete un pizzico di sale e poi fate riposare in frigo per un paio d&#39;ore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stendete la pasta e riempitela con due carciofi che avrete scottato in una casseruola a fuoco lento per una decina di minuti profumandoli con aglio e prezzemolo, aggiungete due cespi di radicchio trevigiano, diviso in due, anche questo scottato in padella, 2 minuti per parte. Da ultimo aggiungete dell&#39;Asiago allevo semistagionato (3 mesi) in mancanza di questo va bene anche l&#39;Asiago fresco. Chiudete la pasta in forma di strudel spennellatela di rosso d&#39;uovo e infornate a 200° per 30/40 minuti o finché lo strudel non risulterà bello dorato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per la crema:&lt;/strong&gt;In una casseruola mettete 300 gr di polpa di zucca mantovana, con 200 gr di latte intero e 100 gr di panna fresca. Lasciate sobbolire per una ventina di minuti, a fuoco basso, finchè la zucca sarà disfatta. Passate al frullatore ad immersione,giusto un paio di colpi. Rimettete sul fuoco aggiungete 100 gr di Asiago allevo grattugiato, fate sciogliere. Mettete il preparato nel sifone e caricate con due cariche di gas. Servite caldo con lo strudel cospargendo la crema con sale nero hawaiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjx_MK6TfNeikrJC5-qA9TBN-MQooeTrlyXmyyo-9qsCnKhs8JmA10PL0V96TXB9aY71rXzi5lR1gVvp6vh6VCp1mkWRnUh36X41xCeFth92bhV0hD5k4a9HFmj4jGc89DDMyIG/s1600/Natale+10+antipaasto+2+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 401px; CURSOR: pointer&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5547187851276202770&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjx_MK6TfNeikrJC5-qA9TBN-MQooeTrlyXmyyo-9qsCnKhs8JmA10PL0V96TXB9aY71rXzi5lR1gVvp6vh6VCp1mkWRnUh36X41xCeFth92bhV0hD5k4a9HFmj4jGc89DDMyIG/s1600/Natale+10+antipaasto+2+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vi capita qualche servizio &quot;originale&quot; segnalatemelo pure&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2010/12/il-pranzo-di-natale-che-cucinero-1.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjigFzP4VftcwAzO1uWut-H2Rd2RCDXfc8h0QBAJazohC9paXDBjPzkM6Ml4-S7mlj2vhpatmA-CzIxHc5ggVe7YpXGOOAlWNwg9pOzESXkes9EzYmG1o1uu__srBd0DeP6ucYx/s72-c/Natale+10+antipaasto+1+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>10</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-3366379337020145677</guid><pubDate>Sun, 28 Nov 2010 18:15:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-28T19:33:40.330+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">pesce</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">primi</category><title>Un momento soltanto</title><description>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgUhdbIO93iOhMID-N3r6LLb3vgbcOc_c2ALZDdTNwBAhHZIVvHjPCyia6dIYO2F_S4ejzvX1TwnRUeu4pzN-Htmq1peTs-TH-pc15Bhl4UDTLGKHwalVD133FI_HKvmgxinvFd/s1600/montemarci%25C3%25A0+1.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;text-align: justify;display: block; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; cursor: pointer; width: 600px; height: 450px; &quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgUhdbIO93iOhMID-N3r6LLb3vgbcOc_c2ALZDdTNwBAhHZIVvHjPCyia6dIYO2F_S4ejzvX1TwnRUeu4pzN-Htmq1peTs-TH-pc15Bhl4UDTLGKHwalVD133FI_HKvmgxinvFd/s1600/montemarci%25C3%25A0+1.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5544663725954440594&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Se non qui, se non ora. Se potessi scegliere per un momento, un momento soltanto, non troppo, il minimo per non farmi pentire. Ecco se potessi. Ora vorrei tornare a guardare un sole al tramonto. Mentre si spegne tra il mare e le colline di questa terra.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Se potessi per un solo momento, attraverserei la strada, passerei tra gli ombrelloni ormai chiusi. I passi pesanti sulla ghiaia della spiaggia: “i ssasi”. Arriverei fino alla battigia, là dove si confonde con la linea di scogli. Vicino alla torretta del bagnino, lì, proprio lì, quasi sotto. Mi siederei sul lettino chiuso. Il tramonto alle spalle, il vento che strappa le lacrime agli occhi, le onde. Le onde più sotto che si rincorrono fin contro gli scogli, i loro spruzzi salati, nel tepore di un giorno che muore, nel fresco di una sera che arriva.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Mi perderei tra il rimbombo del mare e il frastuono del vento. Sotto un cielo terso che passa dal rosso, all’arancio fino all’azzurro più evanescente.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Giocherei con i sassi: prima piccoli lanci, timidi tuffi che non lasciano traccia. Poi sempre più grandi, più lontani, in cerca di consapevolezza. Ci giocheresti con me ?&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;No, non a far la rana. Ché oggi le onde ingoiano sassi, come le rane le mosche. No, solo a lanciarli lontano, un tiro via l’altro, finché il braccio non ti comincerà a dolere, lì dove s’attacca alla spalla. Un tiro via l’altro, a prender la mira nel mare. Il punto dove cade, portato a riva dall’onda. Calcolare la velocità del mare e il tempo dal lancio. Più lontano il mio ! Ma forse il tuo !&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj_BuXQN-XmGynFSNPq3wW5sWE32gqwrBjvSRn9ijitDzdLy5JOMyBNfN9UXfDjxWLS2uefYQsISyuDxhYUyH7FwYnFjpoxvdXH4D9KxhuYEPC3NCfn8Sgwl-rKLAyO9lmcBD4k/s1600/montemarci%25C3%25A0+2.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;text-align: justify;display: block; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; cursor: pointer; width: 600px; height: 450px; &quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj_BuXQN-XmGynFSNPq3wW5sWE32gqwrBjvSRn9ijitDzdLy5JOMyBNfN9UXfDjxWLS2uefYQsISyuDxhYUyH7FwYnFjpoxvdXH4D9KxhuYEPC3NCfn8Sgwl-rKLAyO9lmcBD4k/s1600/montemarci%25C3%25A0+2.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5544663736884846578&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Prender la mira con la punta di Ancona, lì tra San Ciriaco e la piattaforma dell’Api. La vedi c’è una nave che aspetta, dritta al mio sasso. Resta immobile nonostante queste onde, che ci fan galleggiare nella sera che arriva. Il sole adesso si è infilato tra le finestre del ristorantino vicino. Gli ruba i colori, e ci porta solo il grigio della sua sagoma indistinta. Lo attraversa come un fuoco che brilla, e strappa le ombre di una coppia che mangia seduta ad un tavolino. Le porta fin qui,  quasi vicine al “moscone”.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Lo vedi? Ora fanno un brindisi, lui solleva il bicchiere, lei lo imita, poi pian, piano le ombre si toccano, si confondono, si piegano a baciare il grigio turbinio delle onde e poi tutto si perde, nella bianca spuma del mare.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Il rosso si è spento in un blu pesante come un drappo di velluto. Non c’è più la coppia seduta al tavolino, con il loro brindisi. Il ristorantino è poco più di un ombra. E i sassi, non vedi più dove vanno a cadere. La nave ha acceso le luci, sempre ferma tra la piattaforma e le luccichio del porto. E anche Ancona, adesso,  sembra ormeggiata al colle del Guasco, mentre più in là il braccio del faro spazza il cielo il sopra il mare.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Se non qui, se non ora. Se potessi scegliere per un momento, un momento soltanto, non troppo, il minimo per non farmi pentire. Ecco se potessi, ora vorrei tornare su quella spiaggia, a tirar sassi alle navi.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:large;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-size:large;&quot;&gt;Le cannocchie con gli spaghetti&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhahjsClzDQwThyphenhyphen24F3SeNx3PU8g7ptb5RKCZ0T6Mx0lCEmrL0_LUGFkDL3ozk_YDz6z3MLIz_2K06Il8bSpxd3XOgRU0pe0VCMpQxu6yF5RQsMH08wPqSQHlM9Q3hpoVr2LMeI/s1600/canocce+3+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;text-align: justify;display: block; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; cursor: pointer; width: 600px; height: 382px; &quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhahjsClzDQwThyphenhyphen24F3SeNx3PU8g7ptb5RKCZ0T6Mx0lCEmrL0_LUGFkDL3ozk_YDz6z3MLIz_2K06Il8bSpxd3XOgRU0pe0VCMpQxu6yF5RQsMH08wPqSQHlM9Q3hpoVr2LMeI/s1600/canocce+3+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5544663716346710994&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Cannocchie, pannocchie, cannocce, cicale, sparnocchie.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Chiamatele come vi pare, compratele ancora vive. Pulitele eliminando le zampe e tagliando il bordo del carapace con una forbice, poi apritele delicatamente estraendo la polpa. Mettete a bollire l&#39;acqua salatela e poi lessateci uno spaghetto che abbia consistenza e ruvidezza (un Ma&#39; Kaira alla chitarra è consigliato).&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEijaEeSMEZWsJCgO7mqWfqhKJiMU-ZYsJ6cD_Kcm-24eHeBqA3P0CLv9EEGBx8FB2ff4UiI31EGlXQztfJLCw61DsXQLs1UrpfKS6XAJXcer4GDCZotcY9c5rYxkrci4V4uqRqL/s1600/canocce+1+copy+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;text-align: justify;display: block; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; cursor: pointer; width: 600px; height: 293px; &quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEijaEeSMEZWsJCgO7mqWfqhKJiMU-ZYsJ6cD_Kcm-24eHeBqA3P0CLv9EEGBx8FB2ff4UiI31EGlXQztfJLCw61DsXQLs1UrpfKS6XAJXcer4GDCZotcY9c5rYxkrci4V4uqRqL/s1600/canocce+1+copy+copy.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5544663678141685858&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Mentre lo spaghetto si lessa, fate rosolare in poco olio evo uno spicchio di aglio e qualche zesta di buccia di limone. Quando l&#39;aglio comincia a rosolare eliminatelo. Un attimo prima di cavare la pasta al dente mettete le cannocchie sul fuoco, e fatele saltare a fuoco vivo, scolate la pasta e saltatela con le cannocchie, spruzzate con una manciata di prezzemolo tritato e ancora olio a crudo. Impiattate e mangiate, fintanto che non comincia dolervi il braccio lì dove si attacca alla spalla.&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhpVktRe9x2oyPBnnRPTgFiEFTn3jn8VElfCL1Uj-ZGAp5gGr97yCYv8ssLxcP_VC5JV-E4RkEJv-Lsmz74h8e1zmJX0Dhi7kMvjVP9pk2rWgzZRMdHas3NAtrBE0wYlGKjt2Cm/s1600/montemarci%25C3%25A0+22.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;text-align: justify;display: block; margin-top: 0px; margin-right: auto; margin-bottom: 10px; margin-left: auto; cursor: pointer; width: 600px; height: 450px; &quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhpVktRe9x2oyPBnnRPTgFiEFTn3jn8VElfCL1Uj-ZGAp5gGr97yCYv8ssLxcP_VC5JV-E4RkEJv-Lsmz74h8e1zmJX0Dhi7kMvjVP9pk2rWgzZRMdHas3NAtrBE0wYlGKjt2Cm/s1600/montemarci%25C3%25A0+22.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5544663759006141586&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se vuoi veder meglio clicca sulla foto</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2010/11/un-momento-soltanto.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgUhdbIO93iOhMID-N3r6LLb3vgbcOc_c2ALZDdTNwBAhHZIVvHjPCyia6dIYO2F_S4ejzvX1TwnRUeu4pzN-Htmq1peTs-TH-pc15Bhl4UDTLGKHwalVD133FI_HKvmgxinvFd/s72-c/montemarci%25C3%25A0+1.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>11</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-2513544395399091110</guid><pubDate>Tue, 16 Nov 2010 20:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-17T00:16:45.453+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">secondi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">verdura</category><title>Minchia !</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Buio. Luci. Buio. Visi.&lt;br /&gt;La testa appoggiata al vetro del finestrino. Il riflesso del mio viso che si confonde con quello della gente sulla banchina in attesa, mentre il treno frena, rallenta, e io sfilo davanti a quelle facce distratte. Le porte si allineano, quasi per magia, con quelle della stazione. La voce femminile, ha annunciato il nome della fermata, prima in cinese e poi in inglese, qualcosa tipo &quot;sailcatzoche&quot;. L&#39;aria compressa apre le porte. Escono in pochi, salgono in molti. Valige trascinate a forza, sbattono, si incrociano. Valigie da emigrazione. Valige da vacanza. Valigie da viaggio breve. Piccola valigia da due notti. Business luggage, in tacchi a spillo, coordinato trolley ventiquattrore piquadro, in misto pelle di vitellino tirato a lucido, regalo dell&#39;ultimo natale. Si parcheggia accanto al mio trolley: puro pvc color celestino stile &quot;celosoloioelaritrovosubitoallariconsegnabagagli&quot; graffiato, e non griffato, da una mezza vita di giri attorno al mondo. Il set piquadro di pelle tirata a lucido, si scosta leggermente schifato dall&#39; insulsa presenza. Il mio trolley celestino, plastica dozzinale, maniglie consunte, affonda le mani in tasca, e si appoggia al tubo di alluminio in precario equilibrio, mentre il treno riparte dalla stazione &quot;sailcatzoche&quot;. Occhiali scuri calati nel buio di questa metro, che corre verso l&#39;aeroporto, stile “bimba non sai con chi hai a che fare”. Armeggia con le rotelle nel tentativo di girarsi verso il coordinato piquadro, mentre il treno, si tuffa veloce in una curva a sinistra, sbuca dalla terra e comincia a correre in mezzo ai palazzi di Lai Chi Kok. La valigia celestina perde l’equilibrio, tenta invano di agganciarsi da qualche parte, ma se tieni le mani in tasca, egli occhiali da sole … con una figura di merda, che “te la raccomando” finisce a terra, pesante come un ubriaco sovrappeso, che sbatte nell’ordine: naso, bocca e denti. Mi alzo e la vado a risollevare per punizione la piazzo faccia al muro, lontana dal coordinato di vitellino piquadro, se sa mai dovessimo pure far danni. Gli assesto una zampata, in quello che dovrebbe essere il suo culo, che la piazza in linea perfetta con la parete del treno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torno al mio posto ora occupato da una coppia che mi osserva felice, sguardo ebete idiota stile: “che ci stava seduto lei qui ?”. Mi seggo dall’altra parte del corridoio, al loro fianco, unica possibilità. La coppia continua ad osservarmi, si scambiano sorrisini e battute, che non sento a causa di Zaz che mi canta nelle cuffie. Ma con la coda dell’occhio vedo i loro movimenti, tra il curioso e l’agitato. Il visetto di lei, seduta vicino al finestrino, che si affaccia sulla spalla di lui. Lui ha un’aria da “tranquilla è tutto sotto controllo”. Marsupio, telefono alla cintura, la stampa dei biglietti del volo nel taschino della camicia, insieme alla penna parker. Lei a l’aria tipo “scusa ma dove siamo”, magliettina Kelvinclain, jeans strappati al ginocchio destro e alla coscia sinistra, nike penultima moda e zainetto… Invicta ! Potrei vincere la lotteria nel riconoscere noi italiani dallo zainetto invicta in giro per il mondo. La bocca di lui si muove, guarda verso di me. Lo guardo. Zaz canta: “Moi aussi j&#39;ai une fée chez moi ….”. Non sento. Lui aspetta una risposta di una presumibile domanda che mi ha fatto e che io non ho sentito, lei di più. Sfilo le cuffie. Questa me la paghi !&lt;br /&gt;“Sorry !?” Mi mastico la prima erre e sputo la seconda con indifferenza. Ora hanno qualche dubbio di più. Non ho mica lo zainetto invicta, eppure sembrava italiano, ma non ha mandato a cagare la valigia in italiano quando l’ha presa a calci ? Boh chissà. Intanto non mollo lo sguardo mentre loro si stanno consultando, e lei diventa tutta rossa: mamma mia che figura.&lt;br /&gt;“Aiutino da casa ?!” Faccio con l’espressione più indifferente che riesco a sparar fuori. Neanche le labbra muovo.&lt;br /&gt;“Aah ma allora è italianoooo !!!”&lt;br /&gt;Perspicace ! Un fulmine ! Quasi avanti direi !&lt;br /&gt;“Tse… Siculo sono ! Di Corleone! “ Rimetto le cuffiette. La “r” di Corleone non si è quasi sentita, strisciata molto meglio di quella del “sorry” di prima. Rimetto Zaz dall’inizio. Minchia siciliano vero sembravo. Mancava solo un bel piatto di … Merdé avercelo adesso un piatto di caponata come dio comanda. Ecco ora mi si pianta anche la voglia. Questa te la farei proprio pagare, tutto il viaggio di rientro con la voglia di caponata. Te la farei proprio pagare se potessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Una caponata&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhePLbXB0zbCS7OaydXO0vA0I_rz6a_iHoDc-dUFaxa1MZTeymoYDWwYCho_mEQm_BvmLIiUgotl3tuSUcezj9WQ4aUjOLoEWL9Sagn8YFc5fqphSXB1wISOCZzXnO69r4qeGrj/s1600/capo+2+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 401px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5497924462358913266&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhePLbXB0zbCS7OaydXO0vA0I_rz6a_iHoDc-dUFaxa1MZTeymoYDWwYCho_mEQm_BvmLIiUgotl3tuSUcezj9WQ4aUjOLoEWL9Sagn8YFc5fqphSXB1wISOCZzXnO69r4qeGrj/s1600/capo+2+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Io la faccio così: pulisco e taglio a cubetti 1 kg di melanzane, le lascio perdere la loro acqua per una ventina di minuti salandole appena. Nel frattempo pulisco e taglio a julienne 500 gr di cuori di sedano che poi lascio appassire in padella con olio evo senza farli soffriggere. Metto da parte e poi nella stessa padella faccio sudare in olio evo due cipolle affettate, una volta che sono appassite aggiungo una manciata di capperi dissalati e altrettanto di pinoli, per i puristi direi 60 gr ciascuno, aggiungo poi una quantità di olive verdi (ascolana) e nere (taggiasche) che potrebbero apparentemente aggirarsi intorno ai 250 gr. A questo punto aggiungo 500 gr di pomodori a cubetti, a cui ho eliminato buccia e semi. Lascio andare a fuoco vivo per una ventina di minuti. Mentre la base va, strizzo le melanzane e le sbollento in acqua, per un minuto. Asciugo e poi friggo in un dito di olio evo, scolo e asciugo in panno assorbente. Ora incorporo le melanzane e il sedano alla base di prima. Correggo di sale se serve. Abbasso il fuoco e aggiungo finalmente 50 gr di zucchero e mezzo bicchiere di aceto di vino. Lascio ancora andare finché non si asciuga e finché l’odore forte di aceto non è scomparso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgOH-yLrhAElBAbBBqR6TNkJOgP6emmCs15AjZ5U3tUFSCexOlf_5V5xumBVN_U-CWlqs7UCi4Bt_adykjNVWNec5elDCOH3yOfxRw7jO_LJlvl_qQkXtQLfodaBvG_4VdZVFe5/s1600/capo+3+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 447px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5497924454413641458&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgOH-yLrhAElBAbBBqR6TNkJOgP6emmCs15AjZ5U3tUFSCexOlf_5V5xumBVN_U-CWlqs7UCi4Bt_adykjNVWNec5elDCOH3yOfxRw7jO_LJlvl_qQkXtQLfodaBvG_4VdZVFe5/s1600/capo+3+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;A questo punto dovete lasciarla freddare, meglio se la mangiate il giorno successivo, ve lo garantisco. Io me la son fatta accompagnata ad un arrosto di pollo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Minchia siculo sono !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2010/11/minchia.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhePLbXB0zbCS7OaydXO0vA0I_rz6a_iHoDc-dUFaxa1MZTeymoYDWwYCho_mEQm_BvmLIiUgotl3tuSUcezj9WQ4aUjOLoEWL9Sagn8YFc5fqphSXB1wISOCZzXnO69r4qeGrj/s72-c/capo+2+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>29</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-32051541.post-5199664202372572749</guid><pubDate>Wed, 10 Nov 2010 04:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-11-10T07:12:32.087+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">dolci</category><title>Incastramenti</title><description>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Non è facile, a volte proprio non lo è. A volte ci si sente incastrati, dal tempo che vola e le cose da fare. Incastrato come un libro in uno scaffale di una libreria, quando l’ultimo libro infilato lo si è infilato di traverso e facendo leva verso gli altri. Che se non fosse legno pesante lo scaffale si sarebbe già aperto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è che non si combina niente si prova a farne tante, a correre di qua e di là ma alla fine hai quella sensazione che tutto è ancora da fare.&lt;br /&gt;Guardo il calendario, cerco un fine settimana che ha attaccato un giorno di festa, ma l’ultimo mi è passato sopra mentre lavoravo dalla&#39;altra parte del mondo. Anche Natale quest’anno ha scelto di arrivare di sabato, a gennaio ho altri programmi e a Pasqua pure, magari per le ferie di agosto trovo un paio di giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fuori piove, l’erba del giardino andrebbe tagliata, le foglie cadute andrebbero raccolte, magari falcio anche quelle e le raccolgo con l’erba. Il tavolo e le sedie della terrazza andrebbero portate in garage, l’ombrellone smontato e anche lui in garage. Piove. Però magari tra poco smette. La libreria è da mettere in ordine, e qui dentro non piove, anche in garage sarebbe il caso di ricavare dei sentieri liberi per attraversarlo anche li non piove, però fuori si. Il prossimo fine settimana. Si ma il prossimo fine settimana c’è l’architetto e la domenica a pranzo da amici, il prossimo ancora a prendere l’olio e poi gli amici che vengono.&lt;br /&gt;“Allora ?!”&lt;br /&gt;“Allora piove, Matti e non posso falciare l’erba, il tavolo e le sedie ...”&lt;br /&gt;“Allora, fammi un dolce !”&lt;br /&gt;“…”&lt;br /&gt;“Quello rotondo tutto arrotolato con dentro la cioccolata e la crema ! Tanto se piove !!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Rotolo antipioggia&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhl37T75ty6BN-mD10cuwa3a6PRmABrX7SByb66NS9j5yTvptBoiGA3D1aDCK_vMBnbwgGlb4wAwuX70FaGJbuGbwTjbDB54b4gbU0QExwxgfCfXaamWD2T_KceLfYrIZN4a_Uk/s1600/ROTOLO-1+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 401px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5529455901612008498&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhl37T75ty6BN-mD10cuwa3a6PRmABrX7SByb66NS9j5yTvptBoiGA3D1aDCK_vMBnbwgGlb4wAwuX70FaGJbuGbwTjbDB54b4gbU0QExwxgfCfXaamWD2T_KceLfYrIZN4a_Uk/s1600/ROTOLO-1+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Batto 3 uova con 60 gr di zucchero semolato e un pizzico di sale. Lascio che la macchina viaggi al massimo dei giri per un 15 minuti, alla fine l’impasto deve scrivere, poi metto a 1,5 di velocità (Kenwood) e incorporo 50 gr di farina setacciata e 15 gr di fecola di patate. Continuo con una spatola di silicone e poi verso in una teglia rettangolare imburrata (45x25). Se non avete un’impastatrice, montate gli albumi fermi con il pizzico di sale e metà dello zucchero, e il resto a parte per incorporare il tutto alla fine. Infornate a 200° per circa 10/12 minuti e comunque fintanto che il colore comincia a virare verso il “bruno”. Per la crema pasticcera e per quella al cioccolato buttate un’ occhio &lt;a href=&quot;http://unacolicadacqua.blogspot.com/2006/10/le-passioni-nascon-da-piccoli.html&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color:#000066;&quot;&gt;qui.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;Rifilate i bordi del pan di spagna, disponete su un foglio di carta forno che vi aiuterà a spostare il dolce. Bagnate con una bagna di alchermes e rosolio, abbondante. Spalmate le creme, lasciandone un poco da parte, arrotolate con attenzione, disponete sul piatto di portata. Spalmate la crema lasciata da parte e attaccate i bordi del pan di spagna che avete prima rifilato, e che avrete passato per 3/4 minuti al grill. Spolverate con zucchero a velo e godetene mentre fuori piove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi7JXPiG7721y_aUF74eAKXxa04XP2ci_-3VM6NCPOsZ3MHQnXdPOJ6WDARZ_s2xXlMGyRc8VYxMxyBSmea2TybZNhRwMbG00YUePGjs2v8vBMKdaVLN9-JsyPeyYvxZRGrizZq/s1600/ROTOLO-2+copy.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 600px; DISPLAY: block; HEIGHT: 293px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5529455898008490450&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi7JXPiG7721y_aUF74eAKXxa04XP2ci_-3VM6NCPOsZ3MHQnXdPOJ6WDARZ_s2xXlMGyRc8VYxMxyBSmea2TybZNhRwMbG00YUePGjs2v8vBMKdaVLN9-JsyPeyYvxZRGrizZq/s1600/ROTOLO-2+copy.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ah giovedì sera verso le 19:30 sono su &lt;a href=&quot;http://www.radioradicchio.it/&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color:#000066;&quot;&gt;Radio Radicchio&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, Omen nomen, a parlare del senso della vita. Non so se sono più fuori io, o loro che chiamano me per parlare del senso della vita.... &lt;/div&gt;</description><link>http://unacolicadacqua.blogspot.com/2010/11/incastramenti.html</link><author>noreply@blogger.com (Loste)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhl37T75ty6BN-mD10cuwa3a6PRmABrX7SByb66NS9j5yTvptBoiGA3D1aDCK_vMBnbwgGlb4wAwuX70FaGJbuGbwTjbDB54b4gbU0QExwxgfCfXaamWD2T_KceLfYrIZN4a_Uk/s72-c/ROTOLO-1+copy.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>15</thr:total></item></channel></rss>