<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:blogger='http://schemas.google.com/blogger/2008' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700</id><updated>2024-11-01T03:38:52.185-07:00</updated><title type='text'>Undicesimo: non commentare</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>30</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-4061301925790860341</id><published>2012-09-27T01:04:00.002-07:00</published><updated>2012-09-27T01:04:43.644-07:00</updated><title type='text'>TRENTA</title><content type='html'>Il computer era acceso. Federica digitò l&#39;indirizzo del blog
  di Francesco. Un amico di Lorenzo. O un suo rivale, se la
  si voleva vedere così. Insomma, un altro blogger di quelli
  che andava per la maggiore. Cliccò sul link dell&#39;ultimo post,
  aspettò che si aprisse il form dei commenti e poi, loggata con l&#39;account di Lorenzo, digitò una sequenza di numeri:&lt;br /&gt;
2 - 6 - 15 - 67 - 4&lt;br /&gt;
6 - 9 - 9 - 1 - 18&lt;br /&gt;
3 - 11 - 24 - 47 - 2&lt;br /&gt;
1 - 1 - 1 - 1 - 1&lt;br /&gt;
5 - 2 - 31 - 74 - 7&lt;br /&gt;
9 - 13 - 5 - 66 - 12&lt;br /&gt;
2 - 3 - 17 - 74 - 2&lt;br /&gt;
4 - 12 - 3 - 2 - 5&lt;br /&gt;
3 - 8 - 28 - 56 - 0&lt;br /&gt;
0 - 0 - 0 - 0 - 0&lt;br /&gt;
4 - 7 - 34 - 22 - 3&lt;br /&gt;
«Bene. Ora non mi resta che uscire, liberarmi della pistola
  e dei guanti e poi rientrare. Roba di un quarto d&#39;ora al
  massimo. Che dici, mi verrà bene la parte della vedova
  inconsolabile? Tipo, quella che torna da un viaggio di
  lavoro con tuo figlio in grembo, ti trova morto stecchito e
  chiama la polizia in preda alla disperazione? Io dico di sì».&lt;br /&gt;
Lorenzo la guardò.&lt;br /&gt;
Lei alzò la pistola, mirò alla fronte e gli sparò in mezzo agli
  occhi.&lt;br /&gt;
FINE</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/4061301925790860341/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/09/trenta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/4061301925790860341'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/4061301925790860341'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/09/trenta.html' title='TRENTA'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-8209419478587930268</id><published>2012-09-24T00:32:00.000-07:00</published><updated>2012-09-24T00:32:44.119-07:00</updated><title type='text'>VENTINOVE</title><content type='html'>«Non lo farai più, vero? Non mi farai arrabbiare? Perchè la storia non è finita, e a me non piace lasciare le storie a metà».&lt;br&gt;
Lorenzo era caduto dalla sedia, tenendosi la gamba con entrambe le mani. Gli veniva da vomitare. Federica sorrise e ricominciò a parlare.&lt;br&gt;
«Per esempio, non mi chiedi chi è qualcuno e chi è qualcun altro?»&lt;br&gt;
Lorenzo la guardò. Non rispose.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
«Ok. Sei noioso oggi, però. Allora, qualcuno è indovina chi? Il tuo amico Mario, ovviamente!»&lt;br&gt;
«Cosa?»&lt;br&gt;
«Eh, cosa, cosa... Vedi che la voce ti torna, quando vuoi? Abbiamo organizzato tutto insieme, Mario ed io. Perché lui non è un bacchettone come te. Gli piace divertirsi, a lui. Poi abbiamo tirato a sorte. Con una moneta da cento lire, pensa. Per stabilire chi di noi due sarebbe rimasto vivo. E sai cosa?»&lt;br&gt;
Lorenzo ebbe un singulto. Vomitò per terra. Federica sparò di nuovo, mirando all&#39;altra  gamba. Il  ginocchio sinistro fece un salto all&#39;indietro, piegandosi in una posizione innaturale. Federica ricominciò a parlare come se niente fosse.&lt;br&gt;
«Dicevo: sai cosa? Sono uscita io, pensa! Io, che sarei qualcun altro, evidentemente. E mi è toccato tagliargli la gola prima che lui facesse fuori me. Tutto per avere la soddisfazione di esserti accanto in questo momento, amore mio».&lt;br&gt;
Lorenzo aveva la vista annebbiata. Provò a tirarsi su, ma tutto quello che ottenne fu di spostare le gambe in una posizione ancora più dolorosa. Gli sfuggì un gemito, mentre il sangue si allargava in una pozza scura sul pavimento. Federica si alzò e andò verso il computer.&lt;br&gt;
«E adesso, amore mio, il gran finale»</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/8209419478587930268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/09/ventinove.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/8209419478587930268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/8209419478587930268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/09/ventinove.html' title='VENTINOVE'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-3414013559298883731</id><published>2012-09-21T06:26:00.000-07:00</published><updated>2012-09-21T06:26:58.574-07:00</updated><title type='text'>VENTOTTO</title><content type='html'>Lorenzo restò in silenzio. Soppesava le parole di Federica cercando di coglierne il senso. Lei sorrideva.&lt;br/&gt;
«Dai, che hai iniziato a capire. Vuoi andare avanti tu?»&lt;br/&gt;
«Ognuno di loro ne ha ammazzato un altro...»&lt;br/&gt;
«Vedo che stai migliorando...»&lt;br/&gt;
«...senza sapere che sarebbe stato a sua volta ucciso...»&lt;br/&gt;
«Bingo! Giovanna ammazza Fabrizio, Renato ammazza Giovanna, Fabio ammazza Renato, Andrea ammazza Fabio, Giampiero ammazza Andrea, Jacopo ammazza Giampiero, qualcuno ammazza Jacopo, qualcun altro ammazza il qualcuno di prima. Carina la filastrocca, no?»&lt;br/&gt;
«Sei pazza».
&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;«Altroché. Tanto pazza da fare un figlio con uno come te, amore mio».&lt;br/&gt;
«Ma perché? Che senso ha?»&lt;br/&gt;
«Vedi? Questo è il tuo limite. Sempre là a cercare un senso per tutto, a spaccare il capello in quattro... A volte il senso delle cose è molto diverso da quello che uno immagina. Come dire... è oltre, non trovi?»&lt;br/&gt;
«Sei pazza».&lt;br/&gt;
«Ti stai ripetendo, tesoro. E non mi piaci quando ti ripeti».&lt;br/&gt;
Dalla pistola partì un colpo. Lorenzo si accorse dal rumore sordo che aveva il silenziatore. Poi sentì il dolore bruciargli nella gamba destra, appena sotto al ginocchio.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/3414013559298883731/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/09/ventotto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/3414013559298883731'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/3414013559298883731'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/09/ventotto.html' title='VENTOTTO'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-2972167635743303534</id><published>2012-09-19T06:39:00.000-07:00</published><updated>2012-09-19T06:41:00.248-07:00</updated><title type='text'>VENTISETTE</title><content type='html'>Lorenzo rimase inchiodato alla sedia. Gli sembrava di fare fatica a respirare. Federica  si  sedette  per  terra, incrociando le gambe, a tre metri da lui. Contunuava a puntargli addosso la pistola.&lt;br /&gt;
«Quanto credi che ci voglia per convincere un essere umano a ucciderne un altro?»&lt;br /&gt;
«Fede, io proprio non riesco a capire...»&lt;br /&gt;
«Ti ho fatto una cazzo di domanda, imbecille! Tu degni di rispondermi o devo spararti in faccia per convincerti?»&lt;br /&gt;
&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;«Ok, ok. Calmati. Credo...  credo che sia difficile. Difficilissimo...»&lt;br /&gt;
«Giusto. Difficilissimo. A meno che...»&lt;br /&gt;
«A meno che?»&lt;br /&gt;
«A meno che non si trovi il pulsante giusto da premere. Prendi Sweetgiovy, ad esempio...»&lt;br /&gt;
«Sweetgiovy? Ma lei è stata...»&lt;br /&gt;
«...ammazzata, certo. Ma per seconda. Chi credi che l&#39;abbia fatto fuori, il primo?»&lt;br /&gt;
«Io non...»&lt;br /&gt;
«Tu non? Tu non sai un cazzo, allora. Non stai attento a quello che hai davanti. Altrimenti avresti saputo che Zorroweb l&#39;aveva umiliata, la tua amica Giovanna. Che l&#39;aveva  fotografata nuda e poi aveva minacciato di sputtanarla in tutte le chat per single del pianeta. A meno che lei non accettasse di fare quei giochini con lui. Quelli con  la  webcam. Perché era cazzuto, Zorroweb, e gli piaceva divertirsi. Ma a volte, a forza di divertirsi, ci si può imbattere in qualcuno che non ha tutte le rotelle a posto, che ha solo bisogno di essere incoraggiato e allora...»&lt;br /&gt;
«E tu...»&lt;br /&gt;
«Sì, io. Mi è bastato incontrarla. Parlarle. Spiegarle che stava nascendo una specie di club esclusivo. Roba per pochi, pochissimi. Un nuovo gioco di ruolo sul web: ammazzi qualcuno e entri a far parte di una ristrettissima cerchia di eletti. Quelli che hanno voglia di condividere un brivido segreto davvero unico».&lt;br /&gt;
«E&#39; assurdo...»&lt;br /&gt;
«E&#39; un gioco, amore. E a te non piacciono i giochi. Non li hai mai capiti. Eri troppo impegnato a favoleggiare sul mondo, con quel cazzo di blog...»&lt;br /&gt;
«Quindi Sweetgiovy...»&lt;br /&gt;
«...ha ammazzato Zorroweb. Ha accettato di giocare. Senza sapere, però, che il gioco non sarebbe finito là...»&lt;br /&gt;
«Cioè?»&lt;br /&gt;
«Cioè che qualcuno, di lì a poco, avrebbe ucciso lei».</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/2972167635743303534/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/09/ventisette_19.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/2972167635743303534'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/2972167635743303534'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/09/ventisette_19.html' title='VENTISETTE'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-7172356177317157113</id><published>2012-09-17T10:18:00.002-07:00</published><updated>2012-09-17T10:21:33.273-07:00</updated><title type='text'>VENTISEI</title><content type='html'>«Così ci sei arrivato, fenomeno?»&lt;br /&gt;«Fede...»&lt;br /&gt;«So come mi chiamo, grazie tante».&lt;br /&gt;«Fede, ma che cazzo succede?»&lt;br /&gt;«No, tesoro, non alzarti. Sai com&#39;è, non vorrei essere costretta a farti saltare il cervello...»&lt;br /&gt;«Non è possibile...»&lt;br /&gt;«Dici di no? Non è possibile, vero? Certo, perché Federica è buona. Un pezzo di pane. L&#39;amica del cuore a cui si può raccontare tutto. Quella che capisce. Non è così, Lore&#39;?»&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;«Io...»&lt;br /&gt;«Oggesù, che fai, biascichi adesso? Tu, il famoso blogger? Coraggio, fatti uscire dalla bocca qualcosa di brillante. Così mi deludi, cazzo. Mica te le sarai scopate a forza di puntini di sospensione tutte quelle di cui mi raccontavi, no? Dai, fammi sdilinquire un po&#39; anche a me».&lt;br /&gt;«Fede, li hai ammazzati tutti? Ma perché...»&lt;br /&gt;«Ommadonna, vedo che siamo ancora lontani... Ti facevo più sveglio, sai?»&lt;br /&gt;«Cosa?»&lt;br /&gt;«Cosa? Te lo dico io cosa, cervellone. Non posso averli ammazzati tutti. A volte ero fuori. A volte eravamo insieme, ricordi?»&lt;br /&gt;«Allora chi...»&lt;br /&gt;«Niente, sei senza speranza. Mettiti comodo. E vedi di non muoverti. Devo raccontarti una storia».</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/7172356177317157113/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/09/ventisei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/7172356177317157113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/7172356177317157113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/09/ventisei.html' title='VENTISEI'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-4299040799384922185</id><published>2012-08-22T02:27:00.006-07:00</published><updated>2012-08-22T02:54:36.499-07:00</updated><title type='text'>VENTICINQUE</title><content type='html'>Adesso a Lorenzo sembrava di vedere tutto chiaro. Cinque numeri. Il primo, fatta eccezione per la serie sbagliata e per gli zeri dell&#39;ultima serie, andava da uno a sei. E lui aveva aperto il blog da sei anni. Nella prima sequenza il primo numero era due: il secondo anno del blog. Poi il secondo numero, che andava da uno a dodici, tranne la sequenza falsa. Doveva rappresentare il mese: sei. Giugno. Erano quel nove e quel  tredici  ad  averlo  ingannato,  altrimenti  ci  sarebbe arrivato da un pezzo. Il terzo numero poteva indicare un  post di quell&#39;anno e di quel mese. Quindici. Il quindicesimo post del mese di giugno del secondo anno. Ci mise un po&#39; a trovarlo, ma quando l&#39;ebbe davanti agli occhi si illuminò.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt; Lesse  velocemente finché non trovò il passaggio  che  gli interessava: &quot;...come  se  qualcuno venisse evirato e si lamentasse perché gli fanno  il solletico...&quot;. Evirato. Come la prima vittima. Iniziò a contare le parole del post. &quot;Evirato&quot; era la sessantasettesima. Esattamente come nella prima sequenza: sessantasette. Infine l&#39;ultimo numero. Facile: il numero  del commento. Quattro. E il quarto commento era di Zorroweb. La  prima  vittima, a cui avevano tagliato il pene.&lt;br /&gt;Tutto corrispondeva: 2 - 6 - 15 - 67 - 4.&lt;br /&gt;Lorenzo aveva la bocca secca. Si sarebbe alzato a prendere un bicchiere d&#39;acqua, ma a quel punto staccarsi dal monitor era letteralmente impossibile.&lt;br /&gt;La seconda sequenza: 6 - 9 - 9 - 1 - 18. Settembre del sesto anno, nono post: &quot;Martellanti anatemi delle gerarchie ecclesiastiche echeggiano...&quot;. Martellanti, prima parola. E il diciottesimo commento era di Sweetgiovy, uccisa a martellate.&lt;br /&gt;Come aveva fatto a non pensarci prima?&lt;br /&gt;Terza sequenza. Novembre del terzo anno, ventiquattresimo post: &quot;...si direbbe:   meglio il curaro che il carcere...&quot;. Quarantasettesima parola, curaro. E il secondo commento era quello di Otaner, ammazzato con una puntura di veleno.&lt;br /&gt;Tutto combaciava. Lorenzo si maledisse per aver avuto la soluzione sotto agli occhi tutto quel tempo e non essere riuscito a vederla.&lt;br /&gt;Quarta sequenza. Prima parola del primo post del primo anno. &quot;Trapanare le orecchie alle gente non è propriamente un&#39;attività edificante...&quot;. Trapano. Il primo commentatore. Il primo in assoluto da quando aveva aperto il blog. Fab3. Morto con un trapano alla tempia.&lt;br /&gt;Quinta  sequenza: &quot;...lapidare una donna perché è  un&#39;adultera...&quot;. Settimo commento: Trullix, il troll. Ucciso a colpi di pietra.&lt;br /&gt;Poi la sesta serie, quella che aveva scombinato tutto. Lorenzo la saltò e passò oltre.&lt;br /&gt;Settima sequenza: &quot;...ennesimo  suicidio  in carcere...&quot;. Settantaquattresima parola: suicidio. Secondo commento: Budweiser, che era stato costretto a tagliarsi le vene.&lt;br /&gt;Ottava sequenza: &quot;...placare la furia fiammeggiante del premier...&quot;. Le fiamme. Il quinto commento era di Dragonfly, morto  bruciato.&lt;br /&gt;Poi la nona sequenza, la  penultima. Agosto del terzo anno, cinquantaseiesima parola   del ventottesimo post: &quot;Sgozzato&quot;. Ma a nessuno era stata tagliata la gola, che lui  sapesse. Chi poteva essere la vittima, il commentatore numero zero? Forse uno che non aveva mai commentato? Che senso aveva? E perché nella versione precedente al posto dello zero c&#39;era il punto interrogativo? E che significava l&#39;ultima serie fatta tutta di zeri?&lt;br /&gt;Lorenzo si sorprese ad ansimare. La tensione lo aveva sopraffatto isolandolo da tutto il resto. Solo allora si accorse del rumore di passi alle sue spalle.&lt;br /&gt;«Fede, amore, sei tu?»&lt;br /&gt;«Sì, tesoro. Sono tornata».&lt;br /&gt;Lorenzo si girò. Davanti a sé vide Federica. Sorrideva. Aveva gli occhi sgranati e indossava un paio di guanti.&lt;br /&gt;Gli puntava addosso una pistola.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/4299040799384922185/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/08/venticinque.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/4299040799384922185'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/4299040799384922185'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/08/venticinque.html' title='VENTICINQUE'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-9138388285468928503</id><published>2012-08-21T00:51:00.003-07:00</published><updated>2012-08-21T00:54:15.355-07:00</updated><title type='text'>VENTIQUATTRO</title><content type='html'>Poi il gatto verde sul comodino iniziò a miagolare. La bocca gli si deformava mentre il suono diventava sempre più stridulo, penetrante, insopportabile. Lorenzo decise di prenderlo per la collottola, ma quando lo toccò si rese conto che il pelo era duro e liscio, come se fosse fatto di plastica. Ci vollero altri due o tre lamenti prima che si rendesse conto di essersi addormentato. E che il miagolio, in realtà, era il suono del telefono.&lt;br /&gt;«Sì, pronto».&lt;br /&gt;«Dormiva?»&lt;br /&gt;«Ma chi...»&lt;br /&gt;«Non mi dica che non mi riconosce più».&lt;br /&gt;«Ah, ispettore, è lei...»&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;«Così dicono. Volevo darle una notizia che potrebbe esserle utile».&lt;br /&gt;«Ha decifrato il codice?»&lt;br /&gt;«Non esageriamo».&lt;br /&gt;«E allora?»&lt;br /&gt;«Allora abbiamo appena arrestato un certo Gaetano Corti. Reo confesso. Uno di quelli che prima combinano un casino e poi non riescono a tenerselo».&lt;br /&gt;«Capisco, ma che c&#39;entra con me?»&lt;br /&gt;«C&#39;entra. Perché tra le varie cose che ha confessato c&#39;è il fatto di aver cercato di sfruttare la faccenda dei numeri per regolare un conto in sospeso allontanando i sospetti da sé».&lt;br /&gt;«Cioè una delle sequenze...»&lt;br /&gt;«La sesta. Non c&#39;entra con le altre. Glielo dico nel caso in cui le fosse venuto in mente qualcosa...»&lt;br /&gt;Lorenzo ebbe la sensazione che qualcosa gli esplodesse nella testa. La sesta sequenza. Quella che non funzionava. Si tirò su, corse alla scrivania. Doveva verificare l&#39;idea che aveva avuto qualche giorno prima. Subito.&lt;br /&gt;Accese il computer, aspettando con impazienza che si avviasse. Poi avviò il browser e aprì la pagina dei commenti per verificare. In cima alla lista ce n&#39;era uno nuovo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 - 6 - 15 - 67 - 4&lt;br /&gt;6 - 9 - 9 - 1 - 18&lt;br /&gt;3 - 11 - 24 - 47 - 2&lt;br /&gt;1 - 1 - 1 - 1 - 1&lt;br /&gt;5 - 2 - 31 - 74 - 7&lt;br /&gt;9 - 13 - 5 - 66 - 12&lt;br /&gt;2 - 3 - 17 - 74 - 2&lt;br /&gt;4 - 12 - 3 - 2 - 5&lt;br /&gt;3 - 8 - 28 - 56 - 0&lt;br /&gt;0 - 0 - 0 - 0 - ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, ci mancavano gli zeri, adesso. E poi un altro punto interrogativo. Si scosse. A quelli avrebbe pensato dopo. Ora bisognava verificare i precedenti. Aveva appena iniziato ad andare a ritroso, quando il telefono squillò di nuovo.&lt;br /&gt;«Pronto?»&lt;br /&gt;«Amore, sono io».&lt;br /&gt;«Fede, stavo per chiamarti».&lt;br /&gt;«Novità?»&lt;br /&gt;«Sì. Forse stavolta ci sono...»&lt;br /&gt;«Davvero?»&lt;br /&gt;«Credo di sì... Il fatto è che nei commenti...»&lt;br /&gt;«Aspetta, mi racconti tutto tra un po&#39;».&lt;br /&gt;«Ma...»&lt;br /&gt;«Ti avevo chiamato per dirti che abbiamo finito prima e sono riuscita ad anticipare il ritorno a oggi. Prendo la macchina e tra un paio d&#39;ore sono da te». </content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/9138388285468928503/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/08/ventiquattro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/9138388285468928503'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/9138388285468928503'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2012/08/ventiquattro.html' title='VENTIQUATTRO'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-3533976857266446608</id><published>2011-11-01T02:27:00.000-07:00</published><updated>2011-11-01T02:59:55.558-07:00</updated><title type='text'>VENTITRE</title><content type='html'>L&#39;uomo e la donna erano seduti l&#39;uno di fronte all&#39;altra.&lt;br /&gt;Lo scantinato era in penombra: la illuminava solo la luce fioca di una lampadina nuda su una parete. Poggiata sul tavolo, in mezzo ai due, c&#39;era una monetina da cento lire. Roba che sembrava arrivare direttamente da un&#39;altra epoca.&lt;br /&gt;«E&#39; arrivato il momento», disse lui.&lt;br /&gt;«Paura?»&lt;br /&gt;«Nessuna. E tu?»&lt;br /&gt;«Nessuna? Stai tremando».&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Aveva ragione. L&#39;uomo si guardò la mano destra, che reggeva una sigaretta accesa, e si accorse di non riuscire a tenerla ferma.&lt;br /&gt;«Testa, fuori io. Croce, fuori te», disse.&lt;br /&gt;«O viceversa», rispose lei.&lt;br /&gt;«Basta che lo decidiamo subito».&lt;br /&gt;«Non ne puoi più...»&lt;br /&gt;«E se anche fosse?»&lt;br /&gt;«Come vuoi. Testa, fuori tu. Croce, fuori io».&lt;br /&gt;«Sì, ma lanciala tu».&lt;br /&gt;Lei fece segno di sì con la testa, prese la moneta tra l&#39;indice e il pollice.&lt;br /&gt;Poi la strinse nel pugno chiuso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lorenzo era esausto. Nei commenti c&#39;erano un sacco di cose che avrebbero potuto essere interpretate come segnali di personalità disturbate. Parole taglienti. Frasi sibilline. Anche minacce, più o meno velate. Non si era mai accorto di quanta aggressività si annidasse là dentro, e vederla tutta insieme iniziava a scuoterlo. Impossibile trovare una traccia. Controllò la sequenza di numeri, l&#39;ultima che aveva ricevuto. Il punto interrogativo. Si chiese ancora una volta cosa potesse significare. Ripeté mentalmente quello che si era detto decine di volte: ogni serie rappresenta un delitto, e ogni delitto si caratterizza per il luogo, l&#39;arma, il movente, l&#39;assassino, la vittima. Quel punto interrogativo potrebbe riferirsi al dove, oppure al come, o magari al perché. Ma sarebbero stati elementi trascurabili, per un pazzo come quello. Dettagli. La domanda aperta, ne era sicuro, doveva essere il chi. L&#39;assassino gli aveva detto che non era sicuro dell&#39;identità della vittima. Stavolta, a differenza delle altre, si trattava solo di aspettare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La moneta cadde sul tavolo, rimbalzò girando su se stessa, si piegò su un lato.&lt;br /&gt;Poi si fermò. Croce. L&#39;uomo sorrise.&lt;br /&gt;«Fuori te», disse.&lt;br /&gt;«Io, fuori», gli fece eco lei.&lt;br /&gt;«Mi spiace».&lt;br /&gt;«Cazzate. Sei sollevato, invece».&lt;br /&gt;«Io... Sì. Sollevato. Adesso...»&lt;br /&gt;«Adesso scelgo io come uscire. Era il patto, ricordi?»&lt;br /&gt;«Era il patto. Ricordo».&lt;br /&gt;La donna si frugò nella tasca della giacca. Ne estrasse un coltello a serramanico. Lo aprì.&lt;br /&gt;«Così, vuoi andartene?», fece lui. Pareva incredulo.&lt;br /&gt;«No. Così te ne vai tu».&lt;br /&gt;Fu un attimo. Lei si sporse in avanti. Gli infilò il coltello nella gola.&lt;br /&gt;Mentre il sangue le schizzava addosso, pensò che lui si fidava, e lei l&#39;aveva imbrogliato.&lt;br /&gt;E che non si sentiva in colpa, neanche un po&#39;.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/3533976857266446608/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/11/ventitre.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/3533976857266446608'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/3533976857266446608'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/11/ventitre.html' title='VENTITRE'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-5745788214543458906</id><published>2011-09-22T06:44:00.000-07:00</published><updated>2011-09-22T08:46:34.362-07:00</updated><title type='text'>VENTIDUE</title><content type='html'>«Trovato qualcosa, amore?»&lt;br /&gt;«Un sacco di roba di cui mi ero completamente dimenticato. Ma niente che c&#39;entri qualcosa con questa storia, temo».&lt;br /&gt;«Nessun commentatore sospetto?»&lt;br /&gt;«Nessuno? Teoricamente una valanga. Ma da qua a dare dell&#39;assassino a qualcuno ce ne corre...»&lt;br /&gt;&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lorenzo teneva la cornetta incastrata tra la guancia e la spalla, mentre le dita pigiavano sulla tastiera.&lt;br /&gt;«Ti ho mai detto che sei bellissima?»&lt;br /&gt;«Mmm, non so. In tutti questi anni me ne hai raccontate tante che anche se me l&#39;avessi detto non me lo ricorderei più».&lt;br /&gt;«Tipo?»&lt;br /&gt;«Tipo che sono stata puntualmente messa a parte di tutte le tue storie. La migliore amica, ricordi?»&lt;br /&gt;«Già. Ma anch&#39;io delle tue. Una migliore amica in genere presuppone un miglior amico».&lt;br /&gt;«Certo. Però le tue storie erano più incasinate delle mie. E pure più torbide, guarda che ti dico. Se ripenso a quante ne ho sentite mi viene la pelle d&#39;oca...»&lt;br /&gt;«Mica vorrai iniziare a giudicarmi adesso, no? In quindici anni non l&#39;hai mai fatto...»&lt;br /&gt;«...e infatti faccio finta di niente. Però io sono sicura di non avertelo mai detto, che sei bellissimo».&lt;br /&gt;«Perché sei scema. E questo te l&#39;ho detto un sacco di volte, sicuro».&lt;br /&gt;«Eppoi, scusa, se mi dici che sono bellissima proprio quando non mi hai davanti che devo pensare?»&lt;br /&gt;«Che sarebbe il caso di tornare, per esempio. Per quanto ne hai ancora?»&lt;br /&gt;«Sicuramente un altro paio di giorni. Forse tre, dipende da quando riesco a chiudere sul prezzo».&lt;br /&gt;«Mmm...»&lt;br /&gt;«...e poi mi fermo un po&#39;».&lt;br /&gt;«Stanca?»&lt;br /&gt;«Non ancora. Ma vorrei evitare di diventarlo proprio quando mi verrà il pancione».&lt;br /&gt;«Mi pare un ottimo proponimento».&lt;br /&gt;«Tu, piuttosto, cerca di riposarti un po&#39;».&lt;br /&gt;«Ci provo. Ma è un tarlo, sai?»&lt;br /&gt;«Lo so, ma ne verrai a capo».&lt;br /&gt;«Dici?»&lt;br /&gt;«Dico».&lt;br /&gt;«Spero tanto che tu abbia ragione».&lt;br /&gt;«Fidati. Me lo sento».</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/5745788214543458906/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/09/ventidue.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/5745788214543458906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/5745788214543458906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/09/ventidue.html' title='VENTIDUE'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-3293223471795450825</id><published>2011-09-02T04:47:00.000-07:00</published><updated>2011-09-02T04:52:20.433-07:00</updated><title type='text'>VENTUNO</title><content type='html'>Jacopo Mazzini, meglio noto sulla rete come &quot;DragonFly&quot;, era a torso nudo, imbavagliato e legato mani e piedi ad una sedia piazzata nel centro esatto del suo salone. Il sangue che gli era venuto fuori dalla faccia e dal torace gli aveva inzuppato i pantaloni e poi aveva iniziato a gocciolare per terra, formando una specie di rigagnolo sulla gamba sinistra e finendo in una pozza in mezzo ai piedi.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Immaginava che con lui sarebbe stata dura, ma non fino a questo punto. Per farsi dare la password del suo account aveva dovuto torturarlo minuziosamente per due ore buone, e lui non avrebbe comunque parlato se non l&#39;avesse minacciato di cavargli gli occhi con la punta del coltello.&lt;br /&gt;Il che era seccante. Tanto seccante che in onore di un duro del genere valeva la pena di cambiare un tantino il piano originario.&lt;br /&gt;La figura incappucciata tirò fuori dalla borsa una siringa, estrasse il cappuccio di plastica che copriva l&#39;ago, lo posò sul tavolo accanto a sé e cercò di scandire le parole più che poteva:&lt;br /&gt;«La vedi, questa?»&lt;br /&gt;«Mhpfffhhhh...»&lt;br /&gt;«Ok, lasciamo stare, tanto non ti si capisce. In questa siringa c’è una dose di fentanyl. Tu lo sai cos’è il fentanyl, vero?»&lt;br /&gt;«Hmmmn Hmppdhhhhh...»&lt;br /&gt;«Bravo. Un oppioide. Del resto fai il medico, o sbaglio? Allora, sai perché me l’ero portato dietro, questo oppioide?»&lt;br /&gt;Dragonfly fece segno di no con la testa, ma la figura incappucciata ebbe l&#39;impressione che mentisse, che volesse semplicemente allontanare il terribile pensiero che gli era affiorato.&lt;br /&gt;«Me l&#39;ero portato dietro perché la morte che ti è stata riservata è particolarmente dolorosa, Jacopo».&lt;br /&gt;«Mhfpffffhfffhhhhhhhiiihhh...»&lt;br /&gt;«Shhh, zitto, zitto, tanto nessuno ti sente. Come ti dicevo me l&#39;ero portato dietro, il fentanyl, per addormentarti prima di farti fuori. Però, siccome mi hai fatto davvero incazzare, adesso lo rimetto dov&#39;era».&lt;br /&gt;La figura incappucciata prese il cappuccio di plastica e lo rimise sull&#39;ago; poi, con esasperante lentezza, ripose la siringa nella borsa. Si girò, guardò l’uomo legato alla sedia e notò con una certa sorpresa che pareva rilassato, come se improvvisamente le forze gli fossero venute meno e si fosse completamente svuotato. Sorrise sotto il cappuccio.&lt;br /&gt;«Allora, eroe del cazzo, dov&#39;eravamo rimasti?»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Fammi capire, mi stai chiedendo di aiutarti a leggere cinquantamila commenti?»&lt;br /&gt;«Più o meno sì».&lt;br /&gt;«Il che, immaginando una lunghezza media di duecento battute a commento -e la sto facendo facile- vorrebbe dire una cosa come dieci milioni di battute. No, dico, tu ti rendi conto?»&lt;br /&gt;«Mario, ho bisogno di aiuto. Se vuoi darmelo bene, altrimenti faccio da solo. Non credo ci siano altre strade».&lt;br /&gt;«Stop, fermo là. Non ti sto dicendo che non voglio aiutarti: però, cazzo, vogliamo stabilirlo un ordine di priorità? Che ne so, solo i commenti più lunghi di un tot, oppure solo i post in cui si è scatenato un dibattito tanto acceso da giustificare che uno si prenda la briga di iniziare ad andarsene in giro ad ammazzare la gente, che ne so...»&lt;br /&gt;«Questo è un pazzo, Mario. E i pazzi agiscono secondo una logica che non è né la mia né la tua».&lt;br /&gt;«Sono d’accordo. Quindi?»&lt;br /&gt;«Quindi adesso te lo propongo io, un criterio».&lt;br /&gt;«Sentiamo».&lt;br /&gt;«Tu inizi a leggere partendo dal primo commento, io a ritroso dall&#39;ultimo e ci incontriamo nel mezzo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andò al computer e digitò l&#39;indirizzo del blog. Il cazzone aveva ricominciato a scrivere. Molto bene. Scrisse nel box dei commenti la sequenza dei numeri. Stavolta c&#39;era qualcosa di diverso. Oh, sì che c’era.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 - 6 - 15 - 67 - 4&lt;br /&gt;6 - 9 - 9 - 1 - 18&lt;br /&gt;3 - 11 - 24 - 47 - 2&lt;br /&gt;1 - 1 - 1 - 1 - 1&lt;br /&gt;5 - 2 - 31 - 74 - 7&lt;br /&gt;9 - 13 - 5 - 66 - 12&lt;br /&gt;2 - 3 - 17 - 74 - 2&lt;br /&gt;4 - 12 - 3 - 2 - 5&lt;br /&gt;3 - 8 - 28 - 56 - ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciò la finestra aperta senza inviare il commento. Si alzò dalla sedia, aprì il borsone, ne tirò fuori una piccola tanica. Quando tolse il tappo l&#39;odore di benzina iniziò a spandersi per la stanza. Dragonfly ormai era come un sacco vuoto. Non provò ad emettere un gemito neanche quando il liquido gli venne sparso sulla testa, sul torace, sulle gambe.&lt;br /&gt;La figura incappucciata ripose la tanica nella borsa, tirò fuori dalla tasca i cerini, ne accese uno, lo gettò addosso all’uomo.&lt;br /&gt;Mentre le fiamme iniziavano a divampare tornò al computer e cliccò su OK.&lt;br /&gt;Poi si diresse con calma verso la porta.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/3293223471795450825/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/09/ventuno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/3293223471795450825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/3293223471795450825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/09/ventuno.html' title='VENTUNO'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-7635964289169255832</id><published>2011-08-30T09:01:00.000-07:00</published><updated>2011-08-30T09:41:00.336-07:00</updated><title type='text'>VENTI</title><content type='html'>Non poteva essere quella, la soluzione, e lui avrebbe dovuto saperlo fin dall&#39;inizio. Chiudendo il blog non aveva fatto altro che scappare, fare finta di niente, nascondere la testa sotto la sabbia: mentre invece avrebbe dovuto pensare, studiare, sforzarsi di capire. Per colpa della sua vigliaccheria, della sua smania di tirarsene fuori, era stata ammazzata una persona in più.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lorenzo accese un&#39;altra sigaretta, sdraiato sul letto. Era il momento di smetterla, di assumersi la responsabilità di quello che stava succedendo. Perché era sua, la responsabilità, che lo volesse o no. Erano i commentatori del suo blog, quelli che morivano uno dietro l&#39;altro. Avrebbe potuto chiudere tutti i suoi account: Facebook, Twitter, perfino l&#39;indirizzo e-mail. Avrebbe potuto abbandonare internet per sempre, evitare di toccare un computer per il resto dei suoi giorni, vivere fino alla vecchiaia senza cellulare, ma quel bastardo avrebbe continuato ad ammazzare e a fargli arrivare i nuovi numeri in qualche altro modo.&lt;br /&gt;Magari mandandoglieli per posta, a casa.&lt;br /&gt;Casa. La parola gli suonò improvvisamente strana, come se da un momento all&#39;altro si fosse arricchita di chissà quale significato. Casa.&lt;br /&gt;Lorenzo si bloccò come un robot al quale avessero tolto la batteria. Com&#39;era possibile che non ci avesse pensato prima?&lt;br /&gt;Si alzò di scatto, aprì l&#39;armadio, prese la prima maglietta che gli capitò a tiro. Quel figlio di puttana aveva ammazzato quasi tutti quei poveri cristi dentro casa loro. Come aveva fatto? Gli pareva di ricordare che in alcuni casi la polizia avesse trovato dei segni di effrazione, ma pensandoci bene la cosa sembrava comunque singolare. Entrare cinque o sei volte di seguito a casa di estranei mentre quelli sono dentro, farlo in modo così silenzioso da riuscire a prenderli alla sprovvista, essere sicuri che fossero da soli... Insomma, non era una passeggiata di salute. Sfiorava l&#39;inverosimile.&lt;br /&gt;Magari li conosceva tutti. Magari quei disgraziati gli avevano aperto la porta come si fa con un amico, senza immaginare lontanamente la fine che avrebbero fatto. E magari lui, per confondere le acque, quei segni di scasso li aveva lasciati apposta, dopo aver consumato i delitti.&lt;br /&gt;Doveva essere così. O perlomeno era una possibilità. E comunque valeva la pena di lavorarci.&lt;br /&gt;Si infilò i jeans, andò nello studio, accese il computer.&lt;br /&gt;Fino a quel momento si era scervellato sui numeri. Invece avrebbe dovuto lavorare sui commenti. Leggerli tutti, uno alla volta, perché il colpevole era nascosto là dentro, tra i commentatori.&lt;br /&gt;L&#39;assassino era uno di loro.&lt;br /&gt;Se lo sentiva.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/7635964289169255832/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/08/venti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/7635964289169255832'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/7635964289169255832'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/08/venti.html' title='VENTI'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-2898045936590612041</id><published>2011-07-28T10:51:00.000-07:00</published><updated>2011-07-28T11:01:24.533-07:00</updated><title type='text'>DICIANNOVE</title><content type='html'>La figura incappucciata parlava lentamente, con un tono di voce appena percettibile.&lt;br /&gt;L&#39;uomo era in piedi davanti a lei, in mutande e calzini. Sembrava paralizzato dal terrore.&lt;br /&gt;«Ascolta, Bud: adesso ti faccio una proposta, e mi sa tanto che ti conviene accettarla».&lt;br /&gt;Nella mano destra teneva il taser, puntato sulla pancia flaccida dell&#39;uomo. Con la sinistra iniziò a frugarsi nella tasca dell&#39;impermeabile.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;«Sai cosa sto per fare? Sto per tramortirti con questo aggeggio. Poi ti prendo, ti lego, ti imbavaglio, ti metto nella vasca da bagno, aspetto che ti riprendi e inizio a scioglierti con l&#39;acido. Un pezzetto di carne alla volta».&lt;br /&gt;L&#39;uomo emise un mugolio di disperazione. Le lacrime iniziarono a riempirgli gli occhi. Si chiamava Giampiero Buddico, ma sul web tutti lo conoscevano come Budweiser.&lt;br /&gt;«Ti prego...»&lt;br /&gt;«Giusto. Prega pure, e sarai esaudito. Se stai zitto e buono ti do la chiave per la salvezza. La proposta, ricordi?»&lt;br /&gt;Tirò  fuori la mano dalla tasca. Tra le dita guantate stringeva una lametta da barba.&lt;br /&gt;«Eccola, la chiave per la salvezza. La vedi?»&lt;br /&gt;«Io...»&lt;br /&gt;«Tu, tu, tu. Smetti di parlare di te. Non sei tu il centro del mondo, Bud. Altrimenti il mondo ti verrebbe in soccorso. Che ne so, magari il pavimento mi inghiottirebbe. Invece al mondo non gliene frega un cazzo, di te».&lt;br /&gt;«Io... Che vuoi che faccia?»&lt;br /&gt;«Te lo spiego subito. Adesso vieni in bagno con me e ti ci metti da solo, nella vasca. Poi prendi questa lametta e ti tagli le vene dei polsi. Un bel lavoretto, due tagli belli profondi. E così ti risparmi l&#39;acido».&lt;br /&gt;«Ti prego...»&lt;br /&gt;«Lo sai, Bud? Sei ripetitivo. Le tue preghiere sono state già esaudite. Accontentati».&lt;br /&gt;L&#39;uomo aprì la bocca come per urlare, ma sembrò che la voce non gli uscisse.&lt;br /&gt;«Ah, un&#39;altra cosa. Nell’improbabile ipotesi che a un pusillanime come te venisse l&#39;alzata d&#39;ingegno di mettersi a strillare, il copione sarebbe lo stesso che ti ho raccontato prima: taser, corde, vasca, acido. Che facciamo, andiamo di là?»&lt;br /&gt;Giampiero aveva la faccia piena di lacrime, ormai. Erano scese lentamente dagli occhi, gli avevano riempito le guance paffute e adesso gli cascavano goccia a goccia dal mento.&lt;br /&gt;«Non hai scelta, e lo sai. Dovresti ringraziarmi, per averti dato una possibilità. Dai retta, prenditela. L&#39;acido brucia, cosa credi?»&lt;br /&gt;Budweiser pensò che la figura incappucciata aveva ragione. Non sarebbe mai riuscito a reagire, anche volendo. Non ne era mai stato capace, neppure in circostanze ben più semplici di quella. Il suo destino era segnato. E forse era proprio così, che doveva andare a finire. Tirò su col naso, si asciugò il viso col dorso della mano, si schiarì la voce.&lt;br /&gt;«Dammi quella lametta».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un&#39;ora dopo la figura incappucciata uscì dal bagno. Gli era stato accanto fino all&#39;ultimo, quasi vegliandolo, mentre ammirava il colore del sangue che riempiva la vasca. Ora non restava che collegarsi a Facebook con l&#39;account del vecchio Bud, fare un salto sul wall di Lorenzo e lasciare i numeri del giorno in bella vista. Ridacchiò. Il coglione aveva pensato di risolvere tutto chiudendo il blog. Certo, come no. Digitò le cifre velocemente. Doveva averle ripassate mentalmente centinaia di volte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 - 6 - 15 - 67 - 4&lt;br /&gt;6 - 9 - 9 - 1 - 18&lt;br /&gt;3 - 11 - 24 - 47 - 2&lt;br /&gt;1 - 1 - 1 - 1 - 1&lt;br /&gt;5 - 2 - 31 - 74 - 7&lt;br /&gt;9 - 13 - 5 - 66 - 12&lt;br /&gt;2 - 3 - 17 - 74 - 2&lt;br /&gt;4 - 12 - 3 - 2 - 5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorrise sotto il cappuccio. Quella era la parte più difficile. E adesso era fatta.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/2898045936590612041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/diciannove.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/2898045936590612041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/2898045936590612041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/diciannove.html' title='DICIANNOVE'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-6238600677224105011</id><published>2011-07-22T06:55:00.000-07:00</published><updated>2011-07-22T07:11:45.327-07:00</updated><title type='text'>DICIOTTO</title><content type='html'>Ho come la sensazione che sia il caso di ricapitolare un&#39;altra volta, altrimenti finisce che ci perdiamo e non riusciamo a goderci appieno il gran finale.&lt;br /&gt;Abbiamo cinque efferati delitti che si possono riassumere più o meno così:&lt;ol&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;Fabrizio Gescati, alias ZorroWeb, evirato;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;Giovanna Bianchi, alias SweetGiovy, uccisa a martellate;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;Renato Sacco, alias Otaner, avvelenato con una puntura di curaro;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;Fabio Tregli, alias Fab3, ammazzato per trapanazione del cranio;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;Andrea Trulli, alias Trullix, lapidato.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/ol&gt;&lt;br /&gt;L’autore di questi crimini, come avviene in ogni giallo che si rispetti, è sconosciuto; però abbiamo acquisito alcuni elementi che potrebbero venirci in soccorso per cercare di immaginarne l&#39;identità e/o il movente:&lt;ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;le vittime sono accomunate dall&#39;abitudine di leggere e commentare lo stesso blog;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;a Lorenzo, proprietario del suddetto blog, dopo ciascun delitto viene inviato dall&#39;account della vittima un commento consistente in un codice numerico;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;il codice numerico, che nessuno ha ancora decifrato, dovrebbe simboleggiare in qualche modo i crimini già avvenuti, e soprattutto annunciare il successivo.&lt;br /&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;Ci siamo? Bene, andiamo avanti, perché nel corso della lettura abbiamo appreso altre notizie sparse che potrebbero tornarci utili:&lt;ul&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;man mano che la storia va avanti Lorenzo si innamora della sua migliore amica, Federica, la quale a un certo punto gli confessa di essere rimasta incinta;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;a Lorenzo capita di fare dei sogni strani, probabilmente -ma non è detto- causati dallo stress che gli è piovuto addosso;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;Lorenzo è amico di un certo Mario, giornalista, che cerca inutilmente di dargli una mano a decifrare il codice;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;per i primi due delitti vengono inizialmente arrestati due innocenti: il primo è un integralista religioso, incastrato con un falso indizio da un personaggio misterioso; il secondo è un malcapitato che si trova a passare fuori dalla porta della vittima, avendo un appuntamento al buio con lei, proprio mentre viene uccisa; entrambi vengono successivamente rilasciati, anche grazie all&#39;intervento di Lorenzo che riesce a scagionare il primo;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;dopo l&#39;omicidio di Fab3 e prima di quello di Trullix c&#39;è un delitto &quot;fasullo&quot;: un tizio, dopo aver letto degli omicidi sul giornale, e avendo scoperto che la sua ragazza lo tradisce con un lettore del blog, decide di ammazzarlo e di far ricadere la colpa sul serial killer; per farlo, inserisce una stringa di numeri a caso nel codice, incasinando i ragionamenti con cui Lorenzo cerca di comprendere la logica della sequenza proprio quando è a un soffio dalla soluzione;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;ogni tanto si assiste al dialogo tra un uomo e una donna che non si sa chi siano -del resto non è che uno può dirvi tutto-, e che sembrano raccontarsi cose molto losche;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;il commissario di polizia che è incaricato del caso brancola nel buio, e alla fine chiede apertamente l&#39;aiuto di Lorenzo per decifrare il codice;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;a un certo punto Lorenzo, esasperato dalla situazione e desideroso di farla cessare in qualche modo, decide di chiudere il blog, sperando che in questo modo il fantomatico killer smetta di ammazzare i suoi lettori.&lt;br /&gt;&lt;/ul&gt;&lt;br /&gt;Questi, in linea i massima, sono gli elementi essenziali della vicenda: a tutti gli altri, forse, non ho accennato perché non sono importanti.&lt;br /&gt;O forse, chissà, solo per mettervi fuori strada.&lt;br /&gt;Che ne dite, possiamo andare avanti?</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/6238600677224105011/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/diciotto.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/6238600677224105011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/6238600677224105011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/diciotto.html' title='DICIOTTO'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-95670147463802312</id><published>2011-07-18T05:54:00.001-07:00</published><updated>2011-07-18T08:40:13.265-07:00</updated><title type='text'>DICIASSETTE</title><content type='html'>Lorenzo era alla tastiera da più di un&#39;ora e aveva scritto sì e no una trentina di parole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&quot;&lt;span style=&quot;font-style:italic;&quot;&gt;Quando ho aperto questo blog, sette anni fa, non avrei mai immaginato che potesse diventare quello che è ora. Non pensavo neppure che qualcuno lo avrebbe letto, per la verità&lt;/span&gt;&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le parole gli venivano fuori dalle dite stentate, faticose. Era sempre così, quando scriveva qualcosa di cui non era del tutto convinto. Normalmente in quei casi lasciava perdere il post. Ma stavolta era diverso. Stavolta non c&#39;era scelta.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&quot;&lt;span style=&quot;font-style:italic;&quot;&gt;E&#39; diventato un posto terribile, questo blog. Un posto che qualcuno ha deciso di usare per mettere in vetrina la sua follia. Un posto che in qualche modo è servito per ammazzare degli esseri umani&lt;/span&gt;&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non è colpa tua». Federica glielo andava ripetendo da giorni. «Non puoi prenderti sulle spalle tutte le colpe del mondo». Era facile a dirsi. Ma convincersene era un altro paio di maniche. Lei non sapeva cosa si provasse a lavarsi i denti, spegnere le luci, andare a letto e non riuscire a dormire, perché davanti al monitor c&#39;era una sfilza di numeri nuovi di zecca in agguato, pronta a spuntare fuori da un momento all&#39;altro per annunciare altro sangue, altre viscere, altro orrore, altri morti. Praticamente non dormiva da giorni, e nei rari momenti in cui si assopiva faceva dei sogni terrificanti. Aveva smesso di mangiare. Beveva un numero indefinito di caffè e fumava due pacchetti abbondanti di sigarette al giorno. L&#39;unico pensiero razionale che gli restava era far cessare quel delirio, in un modo o nell&#39;altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&quot;&lt;span style=&quot;font-style:italic;&quot;&gt;Forse se chiudo il blog questa follia non avrà più alcuna ragione di essere. Forse se ammetto pubblicamente di avere perso tutto questo finirà&lt;/span&gt;&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Non servirà a niente», gli aveva detto Mario. «Dai retta: lo fai incazzare e basta. Sarebbe troppo facile, così. Troverà un altro modo per andare avanti».&lt;br /&gt;Ma lui sentiva di doverlo fare. Semplicemente, non sopportava più quella tensione. Ancora qualche giorno e si sarebbe spezzato come un ramoscello. Crac.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&quot;&lt;span style=&quot;font-style:italic;&quot;&gt;Ebbene, ho perso. Bisogna saperlo ammettere, quando si perde. Chiunque sia il fenomeno che ha avuto l&#39;alzata d&#39;ingegno di montare questo orrore, sappia che ha vinto lui. Su tutta la linea&lt;/span&gt;&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrivere quattro parole in croce non era mai stato così difficile. Neanche alle elementari, quando doveva mettere insieme dieci pensierini e gli veniva il vuoto in testa e il foglio bianco lo paralizzava l’unico concetto compiuto che riusciva a elaborare era &quot;Il limone è aspro&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&quot;&lt;span style=&quot;font-style:italic;&quot;&gt;Questo blog chiude qua. Ho già disattivato i commenti. Mi scuso con tutti quelli che ho deluso. Ma sono quello che sono. Niente di più&lt;/span&gt;&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accese un&#39;altra sigaretta, aspirò, provò un vago senso di nausea. Guardò il monitor, rilesse e pensò che non c&#39;era una sola parola che lo convincesse.&lt;br /&gt;Ebbe la tentazione di cancellare tutto, ma durò un attimo.&lt;br /&gt;Scosse la testa, prese un&#39;altra boccata.&lt;br /&gt;Poi cliccò su &quot;pubblica&quot;.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/95670147463802312/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/diciassette.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/95670147463802312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/95670147463802312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/diciassette.html' title='DICIASSETTE'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-1473636709774782007</id><published>2011-07-16T11:28:00.000-07:00</published><updated>2011-07-16T11:34:46.656-07:00</updated><title type='text'>SEDICI</title><content type='html'>«Avanti, figlio di puttana, che aspetti?»&lt;br /&gt;Il ragazzo era legato alla sedia con le mani dietro la schiena. La figura incappucciata era in piedi davanti a lui. Aveva un paio di guanti neri e stringeva tra le mani una pietra grossa come un melone.&lt;br /&gt;«Tanto non ce l&#39;hai, i coglioni per farlo. L&#39;ho capito chi sei, cosa credi?»&lt;br /&gt;Il ragazzo si chiamava Andrea Trulli e su internet era conosciuto come Trullix. Aveva solo diciassette anni, ma si era già guadagnato la fama di miglior troll della blogosfera.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il suo passatempo preferito era quello di prendere di mira un blog, generalmente uno di quelli più letti, e poi iniziare a postare una serie di commenti indisponenti e fastidiosi. Gli altri lettori, naturalmente, gli rispondevano per le rime, e a quel punto lui rilanciava, replicando ad ognuno in modo tanto meticoloso quanto sgradevole; loro reagivano, lui rispondeva ancora e così via, finché l&#39;intero blog non si trasformava in una specie di ring nel quale aveva luogo un colossale combattimento dialettico tra lui e tutti gli altri. Al proprietario, preso atto che la cosa non si smorzava, non restavano che due strade: iniziare a cancellare tutti i suoi interventi uno per uno -ed a quel punto Trullix ne scriveva uno ogni cinque minuti, costringendo il malcapitato a stazionare per intere giornate davanti al computer-, oppure decidere di iniziare a moderare i commenti, cioè prendersi la briga di leggerli uno per uno ed approvarli prima che fossero pubblicati.&lt;br /&gt;«Un cagasotto, ecco cosa sei. Un cagasotto che se ne tornerà a casa a piangere dalla mamma».&lt;br /&gt;La figura incappucciata iniziò a tremare. Il ragazzo aveva ragione: non aveva le palle per farlo. Non così. Le mani gli si fecero deboli, tanto che la pietra quasi gli cadde sul pavimento.&lt;br /&gt;«Vattene, dai retta. Vattene via. Fai una figura migliore. Cazzone che non sei altro...»&lt;br /&gt;«Zitto, perdio. Stai zitto o ti ammazzo».&lt;br /&gt;«Mi ammazzi? Ah ah ah! Ma se è dieci minuti che ci provi, imbecille...»&lt;br /&gt;Il ragazzo aveva talento, questo era fuori discussione. Lo guardava negli occhi, attraverso i buchi nel cappuccio, e il suo sguardo era penetrante come una lama. La figura incappucciata penso che uno così avrebbe potuto convincere chiunque. Non era una questione di età, ma una cosa che aveva a che fare col carattere, con la personalità. Il tremore si fece più forte. Non ce l&#39;avrebbe mai fatta.&lt;br /&gt;Alla fine, invece, fu proprio una questione di età. Il ragazzo era giovane. Non gli bastò salvarsi. Volle strafare.&lt;br /&gt;«Che poi, se sei quello che dico io, sai cosa si dice in giro? Si dice che la tua donna lo prenda nel culo da mezzo quartiere...»&lt;br /&gt;«Non ti permettere...»&lt;br /&gt;«...e che tu lo sai, e non dici niente perché sei una mezza calzetta. Non è vero, che è così?»&lt;br /&gt;«Ti ho detto smettila...»&lt;br /&gt;La rabbia iniziò a montare e a prendere il posto della paura. Le mani diventarono più salde. Sotto il cappuccio la mandibola si contrasse, i denti si strinsero.&lt;br /&gt;«E dicono che urli come una gallina, quella troia, lo sai? Sai chi me l&#39;ha detto?»&lt;br /&gt;«Ti conviene smetterla, stronzetto...»&lt;br /&gt;«E se non la smetto? Che fai, se non la smetto? Mi fai la bua, senzacoglioni che non sei altro?»&lt;br /&gt;«Io ti...»&lt;br /&gt;«...tu fai pippa, ecco cosa fai. Che poi è quello che fai sempre. Mi sa che domani una bottarella gliela do pure io, perché dicono che è proprio una bella scopata...»&lt;br /&gt;Il livello di guardia era stato superato. La figura incappucciata alzò la pietra sopra la testa e la sbattè sulla faccia del ragazzo con tutta la forza che aveva. Qualcosa gli schizzò in faccia. Qualcosa di bianco. Schegge di denti, forse. Il ragazzo emise un suono buffissimo, a metà tra un rantolo e una risata.&lt;br /&gt;La figura incappucciata colpì ancora una, due, dieci volte, finché la faccia del ragazzo si trasformò in una maschera di sangue e carne.&lt;br /&gt;A quel punto il tremore ricominciò. Sforzandosi di non vomitare fece quattro passi fino al computer, entrò nel blog, cliccò sul tasto dei nuovi commenti. Scrisse la sequenza che aveva imparato a memoria e aggiunse la nuova riga.&lt;br /&gt;2 - 6 - 15 - 67 - 4&lt;br /&gt;6 - 9 - 9 - 1 - 18&lt;br /&gt;3 - 11 - 24 - 47 - 2&lt;br /&gt;1 - 1 - 1 - 1 - 1&lt;br /&gt;5 - 2 - 31 - 74 – 7&lt;br /&gt;9 - 13 - 5 - 66 – 12&lt;br /&gt;2 - 3 - 17 - 74 - 2&lt;br /&gt;Prima di confermare l&#39;invio ebbe la lucidità per pensare se fosse il caso di cancellare la sequenza precedente.&lt;br /&gt;Poi ricordò il discorso della farfalla e dell&#39;incidente d&#39;auto.&lt;br /&gt;Forse era davvero giusto così.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/1473636709774782007/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/sedici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/1473636709774782007'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/1473636709774782007'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/sedici.html' title='SEDICI'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-4270813123007486139</id><published>2011-07-13T06:57:00.000-07:00</published><updated>2011-07-13T07:18:43.672-07:00</updated><title type='text'>QUINDICI</title><content type='html'>«E adesso?»&lt;br /&gt;«E adesso niente. Va bene così».&lt;br /&gt;«Ma...»&lt;br /&gt;«Niente ma. Poteva succedere».&lt;br /&gt;«Sì, però...»&lt;br /&gt;«Conosci la storia della farfalla e dell&#39;incidente d&#39;auto?»&lt;br /&gt;«No».&lt;br /&gt;«Una farfalla entra in una casa da una finestra aperta. Dentro la casa c&#39;è un ragazzo che sta per andare a scuola. La farfalla è bella, e colorata, e leggera, e il ragazzo si attarda a guardarla. Va a finire che fa tardi a scuola, e la professoressa lo manda dal preside perché è l&#39;ennesima volta che succede».&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;«Non credo di capire...»&lt;br /&gt;«Fammi finire. Il preside manda a chiamare i genitori. Il padre non può, perché ha una riunione importante, e chiede alla moglie se può andare lei. La moglie si arrabbia e iniziano a discutere, perché certe cose toccano solo a lei e davvero non ne può più. La discussione degenera, lei gli attacca il telefono in faccia e lui si sente in colpa. Così decide di andare a fare due passi prima della riunione».&lt;br /&gt;«Senti, io non capisco dove vuoi arrivare, ma...»&lt;br /&gt;«Fammi finire, ti ho detto. Il tizio esce dal portone dell’ufficio e si incammina sul marciapiede. Poi decide di andarsi a prendere un caffè. Mentre fa per attraversare la strada suona il cellulare. Spera che sia la moglie, gli dispiace un sacco di averci discusso. Tira fuori il telefonino dalla tasca e mentre guarda chi è che lo sta chiamando attraversa automaticamente la strada senza accorgersi che il semaforo è rosso. L&#39;auto che sta passando lo vede all&#39;ultimo, fa una sterzata brusca per evitarlo e prende in pieno uno scooter che lo stava sorpassando a sinistra. Il ragazzo sullo scooter muore sul colpo. Senza sapere nulla del ragazzo, del preside, di suo padre, di sua madre, della discussione, del telefonino. E soprattutto della farfalla».&lt;br /&gt;«E quindi? Che cazzo c&#39;entra, scusa?»&lt;br /&gt;«Non puoi controllare tutto. Rassegnati. Ecco che c&#39;entra».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente. Non gli riusciva di trovare la minima correlazione tra quei numeri.&lt;br /&gt;Le aveva provate tutte, dai versetti della bibbia alla sequenza di Fibonacci, ma non c&#39;era modo di cavarne qualcosa.&lt;br /&gt;Iniziò a venirgli il dubbio che fosse tutta una burla. Che in realtà quel codice non significasse un bel niente. Che quel pezzo di merda si divertisse a mandarglieli tanto per farlo star male, spassandosela come un matto al pensiero di farlo impazzire senza costrutto.&lt;br /&gt;Aveva la scrivania piena di fogli di carta scarabocchiati, di libri, di giornali risalenti ai giorni degli omicidi. Aveva perfino comprato una calcolatrice scientifica, di quelle piene zeppe di simboli strani che manco capiva cosa significassero.&lt;br /&gt;Niente. Eppure una chiave doveva esserci.&lt;br /&gt;Decise di alzarsi e di andare a mangiare un boccone. Fu allora che gli venne in testa un&#39;idea. Si bloccò come il fermo immagine di un film, con gli occhi sbarrati e le sopracciglia alzate. Afferrò un foglietto e guardò i numeri uno per uno, partendo dalla prima fila. Effettivamente poteva funzionare. Gli si stampò in faccia uno strano sorriso. Certo, bisognava verificarlo e ci sarebbe voluto un po&#39; di tempo, ma in fondo neanche troppo...&lt;br /&gt;No. Non poteva essere. L&#39;ultima riga era del tutto incompatibile. Inutile perdere tempo a controllare. Il sorriso gli sparì dalle labbra, le sopracciglia si rilassarono.&lt;br /&gt;Mentre andava verso la cucina a prepararsi un panino scosse la testa e abbandonò l&#39;idea che aveva cullato per qualche secondo.&lt;br /&gt;Senza immaginare che avrebbe potuto essere quella giusta.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/4270813123007486139/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/quindici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/4270813123007486139'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/4270813123007486139'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/quindici.html' title='QUINDICI'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-9034787319879891097</id><published>2011-07-10T07:46:00.000-07:00</published><updated>2011-07-16T11:26:34.652-07:00</updated><title type='text'>QUATTORDICI</title><content type='html'>Gaetano aveva studiato tutto nei minimi dettagli. Avrebbe funzionato. E così quel pezzo di merda avrebbe avuto quello che meritava. Gli veniva il sangue agli occhi solo a pensarci: lui, il suo miglior amico, che scopava con la sua ragazza da sei mesi. Come se niente fosse. Ogni volte che partiva i due stronzi si mandavano un sms, si incontravano a casa di lui e si saltavano addosso come due scimmie del cazzo. Due babbuini in calore. Alle sue spalle.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E poi, di punto in bianco, a lei era venuta la smania di confessare. Non ce la faceva a tenersi tutto dentro, aveva detto. Aveva sbagliato. Implorava il suo perdono. Era tutta colpa sua, di Luca. Era lui che l&#39;aveva convinta. Era lui che l&#39;aveva circuita. Era lui che l&#39;aveva come avvelenata e lei non aveva saputo ribellarsi ma adesso basta, aveva capito, gli chiedeva scusa in ginocchio e lo implorava di restare con lei.&lt;br /&gt;Gaetano aveva deciso di crederle. Contro ogni evidenza. Però sentiva che non ce l&#39;avrebbe fatta a mandarla via così, a non vederla più. Ti credo, le aveva detto. Non ne parliamo più, è finita, dimenticata, sepolta per sempre.&lt;br /&gt;Però lui, quel bastardo, l&#39;avrebbe pagata. Oh, sì, l&#39;avrebbe pagata cara. &lt;br /&gt;Con Luca si conoscevano da vent&#39;anni. Tranne il fatto che trombava con Agnese, sapeva tutto di lui. Tutto. I suoi gusti musicali, i piatti preferiti, le ambizioni professionali. Conosceva perfino la password della sua mail. E pure il blog che leggeva. Guarda caso, quel blog.&lt;br /&gt;Quella sera sarebbe andato a fargli un&#39;improvvisata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Mario?»&lt;br /&gt;«Naaa, Mario no. Scusa, puoi chiamare un bambino Mario? Mario è un nome da grande. Sono tutti grandi, quelli che si chiamano Mario...»&lt;br /&gt;«Certo, come no... E non sono mai stati bambini, vero?»&lt;br /&gt;«No, mai. Tutti nati direttamente coi baffi e la valigetta...»&lt;br /&gt;«Mah, a me piace...»&lt;br /&gt;«E poi potrebbe pure essere femmina. Cioè, se fosse femmina Mario sarebbe un tantino esagerato, o sbaglio?»&lt;br /&gt;Lorenzo e Federica erano sdraiati sul letto, nudi. Lei aveva la testa sulla spalla di lui. I capelli sciolti le cascavano sulle sue braccia. Lui la guardò e pensò che era bellissima. Si chiese come fosse stato possibile non accorgersene, per tutti quegli anni.&lt;br /&gt;«Ci pensi che siamo qua a scegliere il nome di nostro figlio?»&lt;br /&gt;«Ci penso sì...»&lt;br /&gt;«Se te lo avessero raccontato tre mesi fa...»&lt;br /&gt;«...mi sarei fatta una risata...»&lt;br /&gt;«Una risata? Io me la sarei fatta addosso, a forza di ridere...»&lt;br /&gt;«Apperò... Adesso invece non ridi più, eh?»&lt;br /&gt;«No. Sai cosa?»&lt;br /&gt;«Sì che lo so. Anch&#39;io».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Arrivo...»&lt;br /&gt;Mentre si avviava verso la porta Luca si chiese chi potesse essere, a suonare a quell&#39;ora. Magari quella del piano di sotto che voleva farsi una cannetta. Che detto per inciso ci aveva pure due belle tette e prima o poi poteva pure andare a finire che ci scappava qualcosina...&lt;br /&gt;Quando aprì e vide Gaetano rimase interdetto.&lt;br /&gt;«Ehi, che sorpresa, ma cosa...»&lt;br /&gt;Lui fece un passo avanti, lo spinse dentro e gli piantò nella gola il coltello che aveva in mano.&lt;br /&gt;Luca cascò per terra senza fare un fiato.&lt;br /&gt;Gaetano si chiuse la porta alle spalle, delicatamente. Poi si diresse verso lo studiolo in cui Luca teneva i libri e la scrivania col computer. Lo trovò acceso. Si collegò al blog, cliccò sul box dei commenti, si loggò con la password dell&#39;amico.&lt;br /&gt;Poi tirò fuori dalla tasca il foglietto con i numeri che aveva appuntato. Quelli che aveva letto su quell&#39;inchiesta del giornale. Che poi tutti avevano smentito, dicendo che se li erano inventati e quelli veri erano altri, ed anzi che tutta &#39;sta storia dei numeri era una bufala. Sì, come no. Li ricopiò accuratamente per non sbagliare, e alla fine aggiunse un&#39;altra serie simile alle precedenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 - 6 - 15 - 67 - 4&lt;br /&gt;6 - 9 - 9 - 1 - 18&lt;br /&gt;3 - 11 - 24 - 47 - 2&lt;br /&gt;1 - 1 - 1 - 1 - 1&lt;br /&gt;5 - 2 - 31 - 74 – 7&lt;br /&gt;9 - 13 - 5 - 66 – 12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricontrollò un&#39;ultima volta. Cliccò su ok.&lt;br /&gt;Un altro dei delitti del serial killer. &lt;br /&gt;Un altro povero commentatore di quel blog maledetto stroncato dal pazzo assassino.&lt;br /&gt;Silenziosamente, tornò da dove era venuto.&lt;br /&gt;Da quando aveva suonato al campanello erano passati meno di dieci minuti.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/9034787319879891097/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/quattordici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/9034787319879891097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/9034787319879891097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/quattordici.html' title='QUATTORDICI'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-2450247013387594365</id><published>2011-07-08T07:19:00.001-07:00</published><updated>2011-07-08T07:29:05.278-07:00</updated><title type='text'>TREDICI</title><content type='html'>«Cosa devo fare con lei?»&lt;br /&gt;«Mi perdoni, commissario, ma non credo di capire».&lt;br /&gt;«Ah, no? Be&#39;, glielo spiego subito. Abbiamo un&#39;evirazione, una ammazzata a martellate, un avvelenamento col curaro e un tizio a cui hanno trapanato il cranio con un Black &amp; Decker...»&lt;br /&gt;«E io cosa...»&lt;br /&gt;«Aspetti, aspetti, non ho mica finito. Tutti e quattro sono assidui lettori di un blob, un blog, insomma ci siamo capiti, che incidentalmente è il suo, e come se non bastasse l&#39;assassino le manda degli indizi sotto forma di codici numerici che lei sostiene di non saper interpretare. Ecco, ora le ripeto la domanda: cosa devo fare con lei?»&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;«Be&#39;, credermi, suppongo. Pensa che se c&#39;entrassi qualcosa con questa storia avrei messo in piedi tutto &#39;sto casino? Per fare cosa? Per darmi la zappa sui piedi da solo?»&lt;br /&gt;«Intendiamoci: io non penso affatto che lei c&#39;entri qualcosa. Non conoscerò internet, ma questo non significa che sia uno scemo. Però, nei limiti del possibile, noi ci aspettiamo che lei ci dia una mano».&lt;br /&gt;«E come?»&lt;br /&gt;«Con quei numeri, per esempio».&lt;br /&gt;«Ma io non ho idea...»&lt;br /&gt;«Noi sì. Cioè, no, ma perlomeno crediamo di aver capito il meccanismo».&lt;br /&gt;«Vale a dire?»&lt;br /&gt;«Allora, dopo il primo omicidio l&#39;assassino manda due sequenze di numeri, una dietro l&#39;altra. Ci siamo?»&lt;br /&gt;«Sì».&lt;br /&gt;«Ma dal secondo in poi ne aggiunge una sola alla volta. Perché, secondo lei?»&lt;br /&gt;«Effettivamente ci ho pensato anch&#39;io, ma...»&lt;br /&gt;«Glielo dico io: ogni sequenza di numeri rappresenta un delitto. La prima volta l&#39;assassino ne manda due: quello che ha appena commesso...»&lt;br /&gt;«...e quello successivo...»&lt;br /&gt;«Bravissimo. Infatti dal secondo in poi viene aggiunta solo una stringa...»&lt;br /&gt;«...che è l’indizio per la prossima volta...»&lt;br /&gt;«Vede? Era semplice. Ora, questo implica logicamente...»&lt;br /&gt;«...che abbiamo la possibilità di fermarlo...»&lt;br /&gt;«...a patto che riusciamo a interpretare i numeri, ovviamente».&lt;br /&gt;«Lei mi scarica addosso una bella responsabilità».&lt;br /&gt;«Io? No, non io. E&#39; quello che il nostro amico vuole da lei. Metterla in difficoltà. Farla sentire in colpa».&lt;br /&gt;«E i due che avete arrestato?»&lt;br /&gt;«Rilasciati. Niente prove».&lt;br /&gt;«E&#39; un sollievo...»&lt;br /&gt;«Sì, anche grazie alla sua bravata con la serratura di quel... di quel Rebocchi».&lt;br /&gt;«Ah, lo sa?»&lt;br /&gt;«Certo che lo so. Il fratello è venuto da me e mi ha raccontato tutto, noi abbiamo fatto i rilievi ed effettivamente la sua porta era stata aperta da qualcuno».&lt;br /&gt;«Be&#39;, in tal caso...»&lt;br /&gt;«In tal caso niente. Abbiamo incrociato le testimonianze: al momento del delitto non poteva essere a casa di quel Zorro, là. La serratura, da sola, non sarebbe stata sufficiente a scarcerarlo. Dia retta a me: non si improvvisi detective. Funziona solo nei film. Guardi che in giro c’è uno pericoloso, e anche parecchio».&lt;br /&gt;«Ma sa com&#39;è...»&lt;br /&gt;«Lo so, com&#39;è. Mi creda, lo so benissimo. Pero, per piacere, lei si concentri su quei numeri. 5 - 2 - 31 - 74 - 7. Le dice niente? Be&#39;, si faccia venire in mente qualcosa, perché dentro quei numeri c’è la prossima vittima. Il resto, se non le dispiace, lo lasci fare a noi».</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/2450247013387594365/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/tredici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/2450247013387594365'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/2450247013387594365'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/tredici.html' title='TREDICI'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-7985034367166271750</id><published>2011-07-07T05:49:00.000-07:00</published><updated>2011-07-07T05:54:55.381-07:00</updated><title type='text'>DODICI</title><content type='html'>Quella notte, mentre dormiva abbracciato a Federica, fece un altro sogno.&lt;br /&gt;Camminava su un grande piazzale asfaltato, seguendo una striscia sottile disegnata per terra con il gesso, un po&#39;come fanno i bambini quando giocano agli acrobati e fingono che sotto di loro ci sia il vuoto.&lt;br /&gt;Non riusciva a smettere di seguirla, quella linea, perché per qualche motivo era convinto che alla fine avrebbe trovato la risposta a tutte le domande che l&#39;avevano afflitto nelle ultime settimane.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il pensiero lo rese improvvisamente felice, tanto che a un certo punto iniziò a ballare sopra la striscia, canticchiando e saltando da un piede all&#39;altro come un orso ammaestrato. Dalla tasca dei pantaloni gli cadde una monetina, ma lui tirò dritto e non si fermò a raccoglierla: era troppo felice di quello che avrebbe visto una volta arrivato, per fermarsi adesso.&lt;br /&gt;Iniziò a correre sulla linea bianca, e mentre correva anche il mistero dei numeri gli apparve chiaro. &quot;Ma certo&quot;, pensò, &quot;dev&#39;essere così. Come ho fatto a non pensarci prima?&quot;. Poi sentì i muscoli delle gambe che si contraevano. La sua andatura diventò velocissima, il respiro gli si ingrossò e il sudore iniziò a scorrergli copiosamente sulla fronte, sul collo, sotto la camicia.&lt;br /&gt;Fu quasi per caso che notò di aver appena sorpassato, nella sua corsa sfrenata, una monetina adagiata per terra accanto alla striscia di gesso.&lt;br /&gt;Mentre si fermava sentì che la mente gli si confondeva all&#39;improvviso, e quello che gli pareva di aver capito sui numeri gli sembrò di nuovo oscuro e incomprensibile.&lt;br /&gt;&quot;E&#39; un cerchio&quot;, pensò. &quot;Sto girando in cerchio&quot;.&lt;br /&gt;Poi, subito dopo, si svegliò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La figura incappucciata era pronta a tutto, ma non a quello. Eppure sin dall&#39;inizio aveva messo nel conto che sarebbe potuto succedere, prima o poi. Però da lui non se lo sarebbe mai aspettato.&lt;br /&gt;Fabio Tregli, meglio noto sul web come Fab3, era in piedi al centro della stanza, nudo. Era evidentemente ubriaco e con la mano destra si teneva una pistola infilata in bocca.&lt;br /&gt;«Shhh th hvvhhchnh spphrh».&lt;br /&gt;«No, che non spari. Vieni qua e dammela».&lt;br /&gt;«Spphrh, sphtthnh thhtth…»&lt;br /&gt;La figura incappucciata non colse l&#39;ultima frase. Ma adesso la cosa importava poco. Si trattava di risolvere la faccenda, e alla svelta.&lt;br /&gt;«Non puoi parlarmi con la pistola in bocca, Fab. Non capisco quello che dici. Dai, toglila e raccontami che succede».&lt;br /&gt;«Chh vhhh chh shhcchhdhhh… Nhn vhlh… Nhhhhhh».&lt;br /&gt;«Coraggio. E’ così che si comporta un uomo come te? Ti pare il modo?»&lt;br /&gt;Fabio barcollò. Dagli occhi iniziarono a spuntargli le lacrime.&lt;br /&gt;«Lasciamelo fare. Dai retta, è meglio così. Stai rendendo tutto più difficile».&lt;br /&gt;Dalla bocca di Fabio iniziò a uscire un lamento trascinato, come il pianto di un bambino disperato perché ha appena capito che non partirà per il mare. Il rivolo di saliva che aveva iniziato a colargli lungo la canna della pistola era arrivato fino alla mano, e da là aveva formato un filo che si allungava in modo innaturale verso il pavimento.&lt;br /&gt;Non c&#39;era più tempo. Bisognava rischiare. La figura incappucciata aprì la borsa, tirò fuori il trapano e lo accese. Il ronzio riempì il silenzio della stanza.&lt;br /&gt;«Non sparare, Fab. Non adesso. Tra poco sarà tutto finito».&lt;br /&gt;Dalla bocca del ragazzo uscì una specie di urlo senza vocali. Barcollò di nuovo, il movimento gli fece spostare il braccio e la pistola gli si infilò nella gola. Ebbe un conato di vomito.&lt;br /&gt;La figura incappucciata gli fu sopra in un attimo, gli puntò il trapano alla tempia, affondò.&lt;br /&gt;Poi il sangue schizzò dappertutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lorenzo vide il commento apparire in diretta.&lt;br /&gt;Aveva cercato di riaddormentarsi, ma quel sogno l’aveva stranamente sconvolto.&lt;br /&gt;Così aveva acceso il computer e aveva iniziato a girellare qua e là su internet, tanto per ammazzare l&#39;ora e mezza che mancava fino alle sette.&lt;br /&gt;Aprì la mail con un vago senso di apprensione. Fab3. Quello che gli aveva scritto il primo commento in assoluto, tanti anni fa. Uno dei più acuti, forse il più acuto di tutti. Una simpatica spina nel fianco che lo metteva costantemente in difficoltà con i suoi ragionamenti lucidi e cinici.&lt;br /&gt;Stavolta, però, dal computer di Fab era uscita soltanto una sfilza di numeri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 - 6 - 15 - 67 - 4&lt;br /&gt;6 - 9 - 9 - 1 - 18&lt;br /&gt;3 - 11 - 24 - 47 - 2&lt;br /&gt;1 - 1 - 1 - 1 - 1&lt;br /&gt;5 - 2 - 31 - 74 - 7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tranne l&#39;ultima riga, ormai Lorenzo li aveva imparati a memoria.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/7985034367166271750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/dodici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/7985034367166271750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/7985034367166271750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/dodici.html' title='DODICI'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-5669951247045441526</id><published>2011-07-01T11:32:00.000-07:00</published><updated>2011-07-01T11:39:07.909-07:00</updated><title type='text'>UNDICI</title><content type='html'>«Eppure io te l&#39;avevo detto, che non dovevi farlo».&lt;br /&gt;«Gesù, quanto rompi... Ormai l&#39;ho fatto. E poi non vedo quale sia il problema...»&lt;br /&gt;«Ah, non lo vedi? Allora te lo dico io, dov&#39;è il problema: il problema è che adesso quello è fuori, ecco dov&#39;è il problema...»&lt;br /&gt;«Appunto. E&#39; fuori. Cioè dove sarebbe rimasto fin dall&#39;inizio se non l&#39;avessi fatto. Quindi...»&lt;br /&gt;L&#39;uomo e la donna camminavano uno vicino all&#39;altro, con le mani in tasca, guardando davanti a sé.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lui era nervoso, muoveva gli occhi in tutte le direzioni come per controllare che nessuno potesse sentirli. Lei, invece, pareva più rilassata. La strada era deserta, a quell&#39;ora di notte.&lt;br /&gt;«Certo, come no. Con il piccolo particolare che adesso c&#39;è qualche persona in più che si è accorta di questa storia...»&lt;br /&gt;«Be&#39;, è quello che volevamo, no? Cioè, lo spirito era questo...»&lt;br /&gt;«Lo spirito è che si deve arrivare alla fine. Questo è lo spirito. E&#39; sempre stato questo».&lt;br /&gt;«Nervoso?»&lt;br /&gt;«Falla finita».&lt;br /&gt;«Paura che tutto si interrompa, eh? Magari appena dopo che...»&lt;br /&gt;«Zitta! Non dirlo neanche per scherzo!»&lt;br /&gt;«Eh, eh, ti ho visto, mascherina...»&lt;br /&gt;«Piantala, ho detto! Parli bene, tu...»&lt;br /&gt;«Non ci provare. Non parlo né bene ne male. Parlo da dove sono. Al posto mio anche tu parleresti così».&lt;br /&gt;«Sì, ma io non sono al posto tuo...»&lt;br /&gt;«I patti erano chiari, o sbaglio?»&lt;br /&gt;«Sì. Però io l&#39;ho sempre presa sul serio, e invece tu...»&lt;br /&gt;«Invece io no. E sai perché? perché è uno scherzo. Questo era lo spirito, ricordi? Uno scherzo».&lt;br /&gt;«Sì. Ma uno scherzo serio, però».&lt;br /&gt;«Può essere. Ma tu lo sapevi fin dall&#39;inizio».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Ok, ricominciamo. Proviamo a mettere le sequenze in verticale».&lt;br /&gt;«La prima colonna è due, sei, tre uno; la seconda sei nove, undici, uno; la terza... No, non ha senso neanche così...»&lt;br /&gt;«Eppure ci dev&#39;essere una logica».&lt;br /&gt;Mario e Lorenzo erano seduti alla scrivania, uno di fronte all&#39;altro. Si erano armati di una risma di fogli bianchi, di due matite e di una bottiglia di rum. Erano là da qualche ora, e Lorenzo iniziava ad accusare la stanchezza.&lt;br /&gt;«Magari in diagonale...»&lt;br /&gt;«Ma quale diagonale, Mario? E poi, anche se ci trovassimo una logica aritmetica, che cazzo riusciremmo a sapere?»&lt;br /&gt;«Ah, questo non lo so. Ma intanto una logica la cercherei. Così a casaccio è ancora peggio...»&lt;br /&gt;«Supponi che invece i numeri rappresentino qualcos&#39;altro... Che ne so, come delle coordinate...»&lt;br /&gt;«Mmm delle coordinate spaziali...»&lt;br /&gt;«No. Magari non delle coordinate geografiche. Però delle coordinate di qualcosa...»&lt;br /&gt;«Tipo un libro?»&lt;br /&gt;«Ecco, sì. Tipo un libro. O un&#39;altra cosa del genere...»&lt;br /&gt;«Non lo so... Fammi pensare...»&lt;br /&gt;In quel momento il cellulare di Lorenzo vibrò. Lui guardò l&#39;orologio: erano le quattro e mezza di notte. Federica.&lt;br /&gt;«Amore, che succede?»&lt;br /&gt;«Niente. Ma non vieni a casa?»&lt;br /&gt;«Tra un pochino. Io e Mario stiamo ancora cercando di decifrare quei messaggi».&lt;br /&gt;«Mmm. Volevo aspettarti sveglia, ma casco dal sonno...»&lt;br /&gt;«Certo che caschi dal sonno, guarda che ore sono. Dai, vai a letto, io tra poco arrivo».&lt;br /&gt;«Senti, Lore&#39;, io non ce la faccio ad addormentarmi senza dirtelo...»&lt;br /&gt;«Dirmi cosa?»&lt;br /&gt;«No, dai, non al telefono...»&lt;br /&gt;«Fede, si può sapere che succede? Così va a finire che mi preoccupo...»&lt;br /&gt;«Ah ah. Lo sapevo che ti avrebbe preoccupato...»&lt;br /&gt;«Ma che...»&lt;br /&gt;«Ricordi il mio ritardo? Be&#39;, stasera dopo cena ho fatto il test...»&lt;br /&gt;«Cioè, il test di...»&lt;br /&gt;«...di gravidanza. Volevo aspettarti sveglia per dirti che sono incinta».</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/5669951247045441526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/undici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/5669951247045441526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/5669951247045441526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/07/undici.html' title='UNDICI'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-8485426906292783221</id><published>2011-06-30T03:40:00.000-07:00</published><updated>2011-07-11T05:24:25.193-07:00</updated><title type='text'>DIECI</title><content type='html'>Lorenzo era piegato sulle ginocchia e guardava da pochi centimetri di distanza la serratura della porta di Donato, mentre Francesco teneva in mano la torcia elettrica.&lt;br /&gt;«Sai che non ho capito cosa stai cercando?»&lt;br /&gt;«Aspetta...»&lt;br /&gt;Si alzò in piedi, frugò nella tasca posteriore dei jeans e tirò fuori un fazzoletto di cotone bianco.&lt;br /&gt;«Illumina la serratura il più possibile».&lt;br /&gt;«Meglio di così...»&lt;br /&gt;«Avvicinala ancora un po&#39;».&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lorenzo si fermò ad osservare un punto del tamburo e poi ci passò intorno il fazzoletto, delicatamente. Quando lo mise sotto la torcia notò che in controluce si vedeva una specie di alone grigio.&lt;br /&gt;«Guarda».&lt;br /&gt;«Be&#39;? E&#39; polvere...»&lt;br /&gt;«Non solo. Guarda meglio. Vedi questi granelli più scuri? E&#39; limatura di ferro».&lt;br /&gt;«E quindi?»&lt;br /&gt;«E quindi qualcuno ha aperto la porta con un grimaldello».&lt;br /&gt;«Sicuro?»&lt;br /&gt;«Probabile. Anche perché questo spiegherebbe tutto».&lt;br /&gt;«Aspetta, aspetta. Se qualcuno avesse forzato la serratura Donato l&#39;avrebbe trovata danneggiata e se ne sarebbe accorto, o sbaglio?»&lt;br /&gt;«Sbagli. La serratura non è stata scassinata. E&#39; stata aperta. Si chiama lockpicking, lo so perché avevo un amico che lo praticava».&lt;br /&gt;«Begli amici hai...»&lt;br /&gt;«Ma che hai capito? Lo faceva a livello amatoriale, a casa sua, su serrature comprate apposta...»&lt;br /&gt;«Ah. La gente non ha proprio niente da fare, eh?»&lt;br /&gt;«Se diventi abbastanza bravo riesci ad aprire una serratura senza romperla, e quindi puoi richiuderla tranquillamente. L&#39;unica cosa che non puoi fare è dare le mandate».&lt;br /&gt;«Ok, diciamo che ti seguo. Però perché la polizia non se ne sarebbe accorta?»&lt;br /&gt;«Perché non ha cercato. E non ha cercato perché tuo fratello non ha detto a nessuno di aver trovato la porta senza le mandate che gli pareva di aver dato. Ricordi? Lo ha detto a te mentre apriva...»&lt;br /&gt;«...e poi se n’è dimenticato».&lt;br /&gt;«Ancora scettico?»&lt;br /&gt;«No. E&#39; andata come dicevi tu».&lt;br /&gt;«Qualcuno è entrato a casa di tuo fratello e ha messo il rasoio sporco di sangue nel suo armadio. Poi ha chiamato la polizia e lo ha denunciato».&lt;br /&gt;«Bene. E adesso che si fa?»&lt;br /&gt;«Non ne ho idea».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel buio del prato si vedeva solo la luce intermittente che veniva fuori dal led del cellulare appoggiato sull&#39;erba.&lt;br /&gt;Renato era là accanto, sdraiato per terra, imbavagliato e legato stretto mani e piedi. Pareva stranamente tranquillo, come se fosse rassegnato a qualcosa di ineluttabile e tremendo.&lt;br /&gt;Era bastato aspettare che gli scappasse la pipì, cosa che non tarda a succedere quando uno beve qualche birra in più, e sperare che preferisse farsi una passeggiata nei campi piuttosto che entrare in quello schifo di bagni chimici: un colpo in testa  forte abbastanza da fargli perdere i sensi, poi le manette e poi una cinquantina di metri di trascinamento, oltre i cespugli, dove nessuno avrebbe potuto vederli.&lt;br /&gt;La figura incappucciata aprì la valigetta, tirò fuori la siringa, si girò verso Renato.&lt;br /&gt;Lui fece segno di no con la testa ma fu un gesto poco convinto, come quello di chi sa che la sua sorte è segnata e non c&#39;è più niente da fare. Non provò neanche a gridare: con la musica punk a tutto volume che veniva fuori dal centro sociale non l&#39;avrebbe sentito nessuno anche se avesse potuto farlo con la bocca spalancata.&lt;br /&gt;La figura incappucciata gli puntò la siringa sul collo e spinse. Sentì l&#39;ago che trapassava la trachea con un rumore secco. Poi premette lo stantuffo e il liquido giallo entrò.&lt;br /&gt;Renato emise un suono roco e aspirato, mentre la gola gli si gonfiava e l&#39;aria ci passava dentro sempre più a fatica. Poi la trachea si chiuse e il suono cessò. Lui si dibatté per qualche secondo. Poi si irrigidì.&lt;br /&gt;La figura incappucciata prese il cellulare. Era già sulla pagina del blog. Si vede che Renato lo aveva guardato poco tempo prima. Il commento che scrisse sotto all&#39;ultimo post era di nuovo una sequenza di numeri:&lt;br /&gt;2 - 6 - 15 - 67 - 4&lt;br /&gt;6 - 9 - 9 - 1 - 18&lt;br /&gt;3 - 11 - 24 - 47 - 2&lt;br /&gt;1 - 1 - 1 - 1 - 1&lt;br /&gt;Cliccò su invio. Poi si tolse i guanti e il cappuccio, li ripose nello zainetto e si avviò verso il centro sociale.&lt;br /&gt;Mentre si avvicinava all&#39;edificio si accorse che avevano appena messo su un pezzo dei Sex Pistols.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/8485426906292783221/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/06/dieci.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/8485426906292783221'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/8485426906292783221'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/06/dieci.html' title='DIECI'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-1851007289685983127</id><published>2011-06-27T07:08:00.000-07:00</published><updated>2011-06-27T07:33:53.481-07:00</updated><title type='text'>NOVE</title><content type='html'>Facciamo mente locale.&lt;br /&gt;Abbiamo due omicidi, uno per evirazione e l’altro a martellate, compiuti il primo su un uomo e il secondo su una donna accomunati dal fatto di essere entrambi lettori dello stesso blog.&lt;br /&gt;Ne consegue logicamente che abbiamo anche un assassino -nel qual caso ci troveremmo di fronte ad un embrione di &quot;serial killer&quot;, tantopiù che  tra le varie cose abbiamo assistito anche alla preparazione di un terzo delitto- o più assassini, oltre a due persone -un integralista ultracattolico e un impiegato afflitto dalla solitudine- ingiustamente accusate dei suddetti crimini.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Poi, siccome non ci facciamo mancare niente, abbiamo una sequenza di numeri che l&#39;assassino -o gli assassini- invia -inviano- appena dopo ciascun delitto al tenutario del blog utilizzando l&#39;account delle vittime: però, siccome si tratta di un codice al momento indecifrabile -e ve lo dico io, che attualmente lo è- tanto vale lasciarlo un attimo da parte e occuparci del resto.&lt;br /&gt;Che altro?&lt;br /&gt;Ah, sì. Abbiamo la migliore amica del blogger, che si sta imprevedibilmente trasformando nella sua ragazza proprio sotto i nostri occhi, un giornalista scettico, un commissario di polizia che ancora non si è capito se sia uno che la sa lunga o se dorma in piedi, il fratello dell&#39;integralista di cui abbiamo parlato qualche riga fa, una bambina che vive dentro agli incubi e una signora gentile che ha involontariamente causato l&#39;arresto del povero impiegato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fanno in tutto tredici personaggi, adottando l&#39;ipotesi -per ora teorica- che l&#39;assassino sia uno solo, o addirittura dodici, nel caso in cui -come si usa nei romanzi gialli di levatura accettabile- si dovesse scoprire che il serial killer è uno degli altri.&lt;br /&gt;Va da sé che sulla prima eventualità non ci si possa esprimere: se l&#39;assassino è uno di cui fino a questo punto non si è mai parlato significa che potrebbe essere chiunque; ragion per cui, esattamente come abbiamo fatto con il codice numerico, vale la pena di lasciare un attimo da parte -pur senza scartarla definitivamente- tale possibilità e concentrarci sulla seconda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dei dodici personaggi, logicamente parlando, sette non possono essere ritenuti colpevoli: parlo delle due vittime già consumate e della prossima, evidentemente, ma anche del blogger, che era davanti al suo computer al momento del primo delitto, dell’integralista religioso e dell’impiegato, nonché della signora gentile, che si trovava nell&#39;androne del palazzo mentre la seconda vittima veniva presa a martellate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne restano cinque: l&#39;assassino, sempre ammesso e non concesso che sia uno solo e che sia qualcuno di cui si è già parlato, potrebbe essere la fidanzata del blogger, il giornalista, la bambina del sogno, il fratello dell&#39;ultracattolico o il commissario. Non è, ne converrete con me, un ventaglio particolarmente ampio, visto e considerato, tra l&#39;altro, che gli accadimenti a venire potrebbero addirittura restringerlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sin qui la logica. Oppure, per meglio dire, una logica. Perché, permettetemelo, a questo punto avrei voglia di farvi una domanda: avete davvero considerato tutte le possibilità? Siete sicuri di poter escludere che in realtà, nascoste chissà dove, ne esistano altrettante, se non addirittura molte, moltissime in più?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io credo proprio di no.&lt;br /&gt;Va bene, direte voi, ma allora dove sono, queste possibilità?&lt;br /&gt;Via, lo sapete benissimo: si trovano nelle pieghe di tutto quello che non è stato scritto.&lt;br /&gt;D&#39;altra parte non è sempre là dentro, in quello che manca, la soluzione di un mistero?</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/1851007289685983127/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/06/nove.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/1851007289685983127'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/1851007289685983127'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/06/nove.html' title='NOVE'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-2447286591919382578</id><published>2011-06-25T06:37:00.000-07:00</published><updated>2011-06-25T07:06:57.323-07:00</updated><title type='text'>OTTO</title><content type='html'>«Hai un bel coraggio a presentarti qua, lo sai?»&lt;br /&gt;«Senti, Francesco: tu lo sai meglio di me che non c&#39;entro niente con quello che è successo a tuo fratello».&lt;br /&gt;Francesco Rebocchi era il fratello di Donato. Lorenzo era andato a pescarlo fuori dalla parrocchia, dopo il seminario di lettura tradizionale della bibbia. I due fratelli erano molto legati e animati dallo stesso spirito ultracattolico, al punto che dopo l&#39;arresto di Donato Francesco aveva preso in mano la pagina Facebook dell&#39;associazione e aveva annunciato pubblicamente che le riunioni sarebbero proseguite a casa sua.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;«Vabbe&#39;, diciamo che non c&#39;entri niente. Però adesso che vuoi da me?»&lt;br /&gt;«Non è stato tuo fratello, vero?»&lt;br /&gt;«Chiedilo ai poliziotti che l&#39;hanno arrestato. Ne so quanto te».&lt;br /&gt;«Cazzate. Se credessi veramente che tuo fratello sia colpevole non faresti quello che fai per mandare avanti il suo lavoro».&lt;br /&gt;«Mi spiace deluderti, ma io lo faccio per Cristo. Anche se mi rendo conto che uno come te non può capire».&lt;br /&gt;«Ok, come vuoi. Ma che succede se non è stato lui e l&#39;assassino vero ne fa fuori un altro?»&lt;br /&gt;«Succede che mio fratello viene scarcerato. Semplice, no?»&lt;br /&gt;«Semplice un cazzo. Guarda che...»&lt;br /&gt;«Dio santo, proprio non riesci a esprimerti in modo decente, eh?»&lt;br /&gt;«...guarda che il commissario me l&#39;ha detto, come la vedono: sono convinti che sia partito un meccanismo di emulazione».&lt;br /&gt;«Emulazione? E che sarebbe?»&lt;br /&gt;«Sarebbe che se il pazzo omicida là fuori colpisce ancora loro penseranno che si tratta di un altro sciroccato che vuole imitare tuo fratello».&lt;br /&gt;«E quindi?»&lt;br /&gt;«E quindi lui resterà dentro, e quell&#39;altro probabilmente resterà fuori».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa sarebbe stata difficile. Oh, sì, difficile e stimolante. Si passò la lingua sulle labbra, mentre faceva scorrere la corda tra le dita. Era bella ruvida. Meglio di una sciarpina di seta, pensò. Anzi, no. Una cravatta. Una bella cravatta di canapa, un nodino stretto stretto all&#39;ultima moda e buonanotte. Controllò ancora una volta l&#39;evento su Facebook: sabato, ore 23:00, centro sociale Onda. Era quello vicino al raccordo. Quello con un sacco di prati intorno. L&#39;occasione non sarebbe mancata. Bastava stare all&#39;erta e prima o poi si sarebbe presentata da sola. Ridacchiò mentre guardava la lista di quelli che avrebbero partecipato: più o meno a metà, con tanto di foto scattata durante chissà quale vacanza, c&#39;era Renato Sacco, meglio conosciuto sul web come Otaner. Cioè il nome scritto al contrario. Originale, davvero. Un inventore. A forza di scorrere su e giù la corda aveva iniziato a sviluppare calore nella mano. Non era male. La caccia sarebbe iniziata domani sera alle undici. In mezzo a qualche prato fuori da un centro sociale. La preda si chiamava Otaner. Quello che aveva il nome al contrario e che postava sempre su Facebook col cellulare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Senti, facciamola finita e dimmi che posso fare».&lt;br /&gt;«C&#39;è qualcosa che sai? Qualcosa che possa scagionare tuo fratello?»&lt;br /&gt;«Questa è proprio bella. Prima vi scannate sul blog e adesso ti viene la fissazione di salvarlo?»&lt;br /&gt;«Il blog non c&#39;entra niente. Il fatto è che non mi fa per niente piacere sapere che un innocente finisce in carcere. E men che meno che il vero colpevole è a piede libero e continua a ammazzare quelli che leggono il mio blog».&lt;br /&gt;«Potrebbe essere una vendetta di Dio per le tue bestemmie...»&lt;br /&gt;«Certo, come no. Allora, sai qualcosa?»&lt;br /&gt;«L&#39;ultima volta l&#39;ho visto due giorni prima dell&#39;arresto. Siamo tornati a casa insieme dalla lettura della bibbia, ci siamo fatti un piatto di pasta, abbiamo discusso qualche minuto dell&#39;associazione e poi me ne sono andato a casa, a dormire».&lt;br /&gt;«Niente di strano, di insolito?»&lt;br /&gt;«No».&lt;br /&gt;«Pensaci bene».&lt;br /&gt;«Mah, adesso che mi ci fai pensare forse una cosa, ma proprio un&#39;inezia...»&lt;br /&gt;«Cioè?»&lt;br /&gt;«Quando siamo entrati la porta si è aperta al primo giro di chiave. Lui è rimasto un attimo perplesso e poi mi ha detto: &quot;Strano, ero convinto di aver dato le mandate&quot;. Io gli ho risposto che a me capita un giorno sì e un giorno no, con tutti gli impegni che abbiamo. Poi ce ne siamo dimenticati. Tutto qua».&lt;br /&gt;«Quindi in realtà qualcuno potrebbe essere entrato a casa prima di voi».&lt;br /&gt;«Sì, come no. Magari Arsenio Lupin».&lt;br /&gt;«Tu le hai, le chiavi di casa di Donato?»&lt;br /&gt;«No, no, fermati, adesso che ti viene in mente?»&lt;br /&gt;«Ce le hai o no?».&lt;br /&gt;«Ok, ne ho una copia. Me l&#39;aveva data per le emergenze. Però di aprirla non se ne parla».&lt;br /&gt;«Invece sì. Ti accompagno, la apriamo insieme».&lt;br /&gt;«Ma che... Cos&#39;è, ti sei messo in testa di giocare all&#39;investigatore privato?»&lt;br /&gt;«Ti va di accompagnarmi o no? Guarda che lo fai per tuo fratello, mica per me».&lt;br /&gt;«E va bene. Però ora sto partendo, ho una riunione col gruppo in Umbria. Torno domenica».&lt;br /&gt;«Allora domenica sera, ce la fai?»&lt;br /&gt;«Sì. Tanto non troveremo niente».&lt;br /&gt;«France&#39;, me la togli una curiosità? Ma non te ne frega niente che tuo fratello sia in carcere?»&lt;br /&gt;«Certo che me ne frega. Anche perché sono sicuro che non sia stato lui. E&#39; un uomo buono, cosa credi? Non sarebbe capace di un gesto del genere».&lt;br /&gt;«E allora, scusa, non ti chiedi che cazzo ci faceva quel rasoio nel suo armadio?»&lt;br /&gt;«Siamo solo strumenti nelle mani di Dio, fratello. Non dimenticarlo».</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/2447286591919382578/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/06/otto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/2447286591919382578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/2447286591919382578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/06/otto.html' title='OTTO'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-8539621436006350331</id><published>2011-06-23T04:56:00.000-07:00</published><updated>2011-06-23T05:37:41.701-07:00</updated><title type='text'>SETTE</title><content type='html'>Sentì la prima goccia sulla pelle, alzò gli occhi per guardare il cielo e si accorse che era nero come la pece.&lt;br /&gt;Intorno a lui la campagna si estendeva a perdita d&#39;occhio in tutte le direzioni: se fosse venuto a piovere non avrebbe avuto un posto sotto cui ripararsi. Tranne quell&#39;albero, laggiù.&lt;br /&gt;Le gocce diventarono due, quattro, otto, poi si moltiplicarono e si fecero più grosse.&lt;br /&gt;Iniziò a correre, nella strana luminescenza grigia che sembrava aver avvolto tutto il paesaggio.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Diluviava, ora. La pioggia era diventata pesante e gli picchiava sulle spalle, gli appiccicava la camicia addosso, gli sgorgava a rivoli sulla fronte, gli inzuppava i calzini dentro le scarpe.&lt;br /&gt;Quando arrivò sotto l&#39;albero era senza fiato, come se avesse fatto quella corsa sott&#39;acqua, in apnea.&lt;br /&gt;Seduta ai piedi del tronco c&#39;era una bambina. Aveva addosso un vestitino bianco e ai piedi due scarpine di vernice nera. Sembrava completamente asciutta. Aveva la testa piegata in avanti, tra le gambe, e canticchiava qualcosa tra sé e sé, come se non si fosse accorta del suo arrivo.&lt;br /&gt;«Stella stellina&lt;br /&gt;la notte s&#39;avvicina&lt;br /&gt;la fiamma traballa&lt;br /&gt;la mucca è nella stalla...»&lt;br /&gt;Lorenzo si avvicinò.&lt;br /&gt;«Ehi, bimba...»&lt;br /&gt;Lei continuò a cantare, alzando il tono della voce.&lt;br /&gt;«...la mucca e il vitello &lt;br /&gt;la pecora e l’agnello&lt;br /&gt;la chioccia coi pulcini&lt;br /&gt;la gatta coi gattini...»&lt;br /&gt;Lorenzo fece ancora un passo verso di lei. La pioggia era cessata improvvisamente. Si guardò addosso e scoprì di essere asciutto. La cantilena della bambina era diventata un grido.&lt;br /&gt;«La capra ha il suo capretto&lt;br /&gt;la mamma ha il suo bimbetto.&lt;br /&gt;Ognuno ha la sua mamma&lt;br /&gt;e tutti fan la nannaaaaaaaaaaaaa».&lt;br /&gt;Poi la bambina alzò la testa, di scatto, e Lorenzo si accorsa che al posto della faccia aveva una maschera di porcellana rosa, con i rossi disegnati sulle guance, e due pietre verdi al posto degli occhi. Solo la bocca sembrava di carne.&lt;br /&gt;Lui sentì che il sangue gli si gelava nelle vene. Barcollò, tenendosi a stento in piedi sulle ginocchia che gli tremavano.&lt;br /&gt;Poi la bocca si mosse e la bambina parlò.&lt;br /&gt;«E&#39; colpa tua».&lt;br /&gt;«Ti sbagli. Non è colpa mia. Io non c&#39;entro».&lt;br /&gt;«Pensi che sia finita qua? No, che non è finita».&lt;br /&gt;«Invece sì. E&#39; finita. E&#39; tutto finito».&lt;br /&gt;«Vigliacco».&lt;br /&gt;«Ti prego, io non ho fatto niente, ti prego...»&lt;br /&gt;«Vigliaccoooooooooooooooooooooooo».&lt;br /&gt;Il grido era diventano stridulo e penetrante come una sirena. Lorenzo si coprì le orecchie con le mani, ma il suono sembrava entrargli direttamente nel cervello. Iniziò a urlare anche lui, più forte che poteva.&lt;br /&gt;Poi il grido si fece insopportabile e la bambina esplose, con un curioso suono sordo e soffocato, come di un sacco pieno di stracci che casca dalla finestra. Improvvisamente il silenzio diventò assoluto.&lt;br /&gt;Lorenzo era in ginocchio.&lt;br /&gt;Sentì una sensazione di bagnato addosso, su tutto il corpo. Abbassò la testa, si guardò la camicia.&lt;br /&gt;Era inzuppata di sangue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si svegliò di soprassalto come succede nei film. Uscì dal sogno lentamente, come risalendo da un&#39;immersione. Nella penombra vide la sagoma di Federica che dormiva, accanto a lui. Poi sentì l&#39;umido cuscino: sognando doveva aver pianto.&lt;br /&gt;Non è finita, aveva detto la bambina.&lt;br /&gt;Non è finita.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/8539621436006350331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/06/sette.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/8539621436006350331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/8539621436006350331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/06/sette.html' title='SETTE'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5368315844786990700.post-1384810937207409556</id><published>2011-06-21T02:26:00.000-07:00</published><updated>2011-06-21T03:04:37.909-07:00</updated><title type='text'>SEI</title><content type='html'>Lorenzo tornò dalla questura più confuso che persuaso.&lt;br /&gt;Il commissario lo aveva fatto sedere, gli aveva offerto una sigaretta e poi gli aveva spiegato che per i due delitti erano state arrestate due persone diverse.&lt;br /&gt;Il primo si chiamava Donato Rebocchi, era un attivista ultracattolico ed era stato denunciato da una telefonata anonima che invitava la polizia a controllare la sua camera da letto.&lt;a name=&#39;more&#39;&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lui aveva fatto entrare gli agenti, li aveva invitati ad accomodarsi, aveva preparato un caffè e aveva acconsentito senza problemi -«chi ha Cristo dalla sua parte non ha niente da nascondere», era stata la sua risposta- quando loro gli avevano chiesto di dare un&#39;occhiata in giro.&lt;br /&gt;La perquisizione non era stata una cosa lunga. Nell’armadio, infilata tra due coperte, c&#39;era una busta di plastica con dentro un rasoio incrostato di sangue secco. Era bastata una mezza giornata per accertare che quei residui organici appartenevano a Fabrizio Gescati, meglio conosciuto su internet come ZorroWeb. In quel momento Rebocchi era a Regina Coeli, e la procura indagava per accertare movente e riscontri.&lt;br /&gt;«Certo che lo conoscevo, quel Donato. Cioè, lo conoscevo su internet, non di persona. Era uno dei commentatori più accaniti quando si parlava di aborto, di contraccezione, insomma di quei temi là».&lt;br /&gt;«...e lui, evidentemente, a un certo punto ha deciso di passare dalla teoria alla prassi. Di punirla, diciamo così, in quel modo... Di renderla partecipe di un delitto vero, tale e quale a quelli che lei, secondo lui, sosteneva con quello che scriveva...»&lt;br /&gt;Il secondo arrestato rispondeva al nome di Piero Pieri, quarantaquattro anni, impiegato con mansioni amministrative in un’impresa di pulizie. Single, vita piatta, molte ore passate sui siti internet che offrivano incontri e sulle chat line.&lt;br /&gt;Esaminando il computer di Giovanna Bianchi, la seconda vittima, la polizia aveva scoperto che i due si erano conosciuti su Skype qualche settimana prima, e che avevano un appuntamento al buio a casa di lei, guarda caso, proprio la sera del delitto. Così lo avevano fermato, avevano fatto un paio di domande in giro e avevano trovato un&#39;inquilina del palazzo disposta a giurare sui suoi nipoti di averlo visto entrare, ed anzi di avergli perfino tenuto aperto il portone e di aver scambiato due parole con lui, esattamente nella fascia oraria in cui Giovanna era stata ammazzata.&lt;br /&gt;Pieri sosteneva di aver suonato invano per cinque minuti buoni alla porta della vittima, di non aver ricevuto alcuna risposta e di essersene tornato a casa.&lt;br /&gt;Adesso era a Rebibbia, e anche per lui erano in corso gli accertamenti di rito.&lt;br /&gt;«SweetGiovy, la commentatrice più logorroica del web...»&lt;br /&gt;«Come dice, scusi?»&lt;br /&gt;«Niente... mi lasciava sul blog dei commenti lunghissimi e articolati. Era una di quelle che si appassionava nelle discussioni. Mi perdoni, commissario, ma questa faccenda per me è un incubo, capirà...»&lt;br /&gt;«Posso immaginare, e mi dispiace molto. Se la può consolare, però, credo che siamo arrivati alla fine».&lt;br /&gt;Il commissario gli spiegò che tecnicamente il meccanismo si chiamava &quot;emulazione&quot;: un pazzo scatenato ammazza un tizio e poi scrive su un blog che il tizio in questione seguiva abitualmente una sequenza di numeri, che magari nella sua testa significa pure qualche cosa; a quel punto un altro svalvolato legge la notizia sul giornale, decide che l&#39;idea gli piace, fa un giro su quel blog, sceglie la prima commentatrice disgraziata che gli capita a tiro, la fa secca e manda anche lui un messaggio tale e quale a quello dell’altro, aggiungendoci una sequenza di numeri a caso per sentirsi partecipe dell&#39;enigma.&lt;br /&gt;«Ecco, l’enigma. Più penso a quei numeri e meno ne vengo a capo».&lt;br /&gt;«Dia retta, avvocato: qualunque cosa volesse dire il primo assassino, scervellarsi non serve più a niente. Bisogna solo sperare che a nessun altro venga l&#39;alzata d&#39;ingegno di proseguire l’impresa».&lt;br /&gt;«Un altro... Com’è che l’ha chiamato?»&lt;br /&gt;«Emulatore».&lt;br /&gt;«Ecco, sì. Un altro emulatore, dice?»&lt;br /&gt;«Sì. Ma io starei tranquillo. Una volta arrestati i primi due è molto improbabile che ne venga fuori un terzo. Sa, è una questione di statistiche».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due, sei, quindici, sessantasette, quattro. Ah ah, scemo.&lt;br /&gt;Sei, nove, nove, uno, diciotto. Non ha capito un cazzo, il fenomeno.&lt;br /&gt;Tre, undici, ventiquattro, quarantasette, due. Li sapeva a memoria, impossibile sbagliare.&lt;br /&gt;L&#39;imbecille dell&#39;appuntamento era stato un colpo di fortuna mica da ridere.&lt;br /&gt;Ma la fortuna aiuta gli audaci, no?&lt;br /&gt;Ripassò mentalmente la puntata successiva: quella sarebbe stata ancora più divertente.&lt;br /&gt;Oh, sì, da farsela sotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lorenzo girò la chiave nella toppa, aprì la porta e senti la voce di Federica che veniva dalla stanza accanto.&lt;br /&gt;«Amore, sei tu? Com&#39;è andata?»&lt;br /&gt;Gli suonava strano, sentirsi chiamare amore da lei, la sua migliore amica fin dai tempi del liceo.&lt;br /&gt;Eppure gli piaceva. Lo rassicurava. In qualche modo gli sembrava il punto di arrivo di una vita sentimentale che era stata sempre un casino.&lt;br /&gt;«Un sacco di novità, ora ti dico tutto».&lt;br /&gt;Lorenzo si tolse la giacca, la buttò sulla poltrona e imboccò il corridoio.&lt;br /&gt;Quando arrivò in camera da letto trovò Federica che lo aspettava davanti alla porta.&lt;br /&gt;Era nuda.&lt;br /&gt;«Dai, raccontami».&lt;br /&gt;«Fede...»&lt;br /&gt;«Ok, magari tra un po&#39;».</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/feeds/1384810937207409556/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/06/sei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/1384810937207409556'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5368315844786990700/posts/default/1384810937207409556'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://undicesimononcommentare.blogspot.com/2011/06/sei.html' title='SEI'/><author><name>Metilparaben</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15249381166485007821</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='30' src='//blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh-37m7z2lXddGdndsKnQW-xvyQ2HMfHHNv7UGxeIasukQ8T0BnATYQg7nnROJsJceZHxsdyl8v5asTBDXFiSwdS7dF9LgRuDExmulJtgwtDY4CcHtg6CSZbpNxF8EPCw/s220/n1069748474_6489.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>