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	<title>Valore Alimentare</title>
	
	<link>http://www.valorealimentare.it</link>
	<description>biologico, alimentazione e salute</description>
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		<title>Come affrontare le piogge di settembre</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 13:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orto e giardino]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Pistis]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda decade]]></category>
		<category><![CDATA[autunno]]></category>
		<category><![CDATA[equiseto]]></category>
		<category><![CDATA[funghi]]></category>
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		<category><![CDATA[propoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Orto
In questa seconda decade è possibile sfruttare ancora il calore della terra; infatti l&#8217;onda termica del sole è ancora presente nelle profondità del suolo. Se il terreno è umido a sufficienza, allora le radici crescono con forza e si sviluppano bene. E&#8217; infatti auspicabile che le irrigazioni siano costanti.
È un buon aiuto se nell&#8217;acqua d&#8217;irrigazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Orto</h3>
<p>In questa seconda decade è possibile sfruttare ancora il calore della terra; infatti l&#8217;onda termica del sole è ancora presente nelle profondità del suolo. Se il terreno è umido a sufficienza, allora le radici crescono con forza e si sviluppano bene. E&#8217; infatti auspicabile che le irrigazioni siano costanti.</p>
<p>È un buon aiuto se nell&#8217;acqua d&#8217;irrigazione mettiamo del <strong>macerato di ortica</strong>: 1 litro di macerato diluito in 20 litri di acqua. Per preparare il macerato di ortica basta raccogliere 1 kg di ortica fresca e metterlo a macerare con 10 litri di acqua, in un secchio con un coperchio; di tanto in tanto mescolare ed in tre giorni il macerato è pronto.<br />
Il macerato di ortica non si conserva per cui va usato entro una settimana. Il macerato di ortica così utilizzato aiuterà lo sviluppo delle parti verdi delle piante. Ne trarranno beneficio<strong> tutti i cavoli, le erbette da costa e gli spinaci</strong>. Non è da usare su cipolle e porri.</p>
<p>Nelle aree dove è piovuto molto, il macerato di ortica è meglio non usarlo. Al suo posto si può utilizzare il <strong>macerato di equiseto</strong> (Equiseto Arvense o coda cavallina). L&#8217;equiseto lo si trova lungo i fossi, oppure in erboristeria. In quest&#8217;ultimo caso si trova secco e ne basteranno 200 grammi invece di 1 kg di equiseto fresco.</p>
<h3>Giardino</h3>
<p>Nel nostro giardino se le piogge  sono arrivate, allora possiamo essere un po&#8217; più sereni. Con l&#8217;abbassamento delle temperature gli acari ed altri insetti non creano più danni.</p>
<p>Tuttavia le piogge precipitate sono capitate in giorni di perigeo (quando la luna è più vicino alla terra) e con un nodo discendente di Marte (punto in cui il piano di rotazione di marte si interseca con il piano di rotazione della terra), ne consegue che l&#8217;impulso di acqua è veramente notevole!</p>
<p>Da un punto di vista pratico si sviluppano con molta forza<strong> funghi e lumache</strong>! Prepariamoci dunque a spruzzare il <strong>macerato di equiseto</strong>, come nel caso dell&#8217;orto, oppure irroriamo il<strong> Propoli</strong> in soluzione idroalcolica alla dose di 25 ml per 10 litri di acqua. Questi trattamenti argineranno le malattie fungine se ripetuti per tre volte alla distanza di 3-4 giorni. Per le lumache, limacce e chiocciole possiamo prendere le esche a base di solfato ferroso (Ferramol), esche consentite in agricoltura biologica.</p>
<h3>Frutteto Familiare</h3>
<p>Viste le piogge e l&#8217;umidità notturna, faremo due tipi di considerazioni:</p>
<p>- Se siamo di fronte alle piante dove la raccolta è già stata eseguita, allora possiamo star sereni e fare un trattamento di copertura con la <strong>poltiglia bordolese</strong> (vedi dosi indicate sulla confezione). Ciò servirà a mantenere una bella foglia capace di fare la giusta fotosintesi nel periodo di accumulo di energia nella radice.</p>
<p>- Se invece dobbiamo ancora raccogliere la frutta o l&#8217;uva, allora dobbiamo fare i trattamenti con il<strong> Propoli in soluzione idroalcolica</strong> alla dose di 25 ml per 10 litri di acqua. Questi trattamenti argineremo le malattie fungine se ripetuti per tre volte alla distanza di 3-4 giorni. Cercheremo di bagnare bene le  foglie, i rami e i frutti. In caso di forte pioggia, potremo aggiungere alla soluzione ogni 10 litri il succo di 2 limoni centrifugati (sia le bucce, i semi e la polpa) e filtrati con una calza. Con questo intervento disinfetteremo in modo naturale i frutti che potranno essere raccolti anche dopo 2 giorni dal trattamento.</p>
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		<item>
		<title>Dialogo sullo SprEco di Massimo Cirri e Andrea Segrè</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 08:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetta Frare]]></category>
		<category><![CDATA[Ecolibrarsi]]></category>
		<category><![CDATA[consumo consapevole]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>

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		<description><![CDATA[Andrea Segrè è l&#8217;inventore di Last Minute Market, un&#8217;esperienza di lotta allo spreco condotta dai ricercatori della Facoltà di agraria dell&#8217;Università di Bologna (da lui presieduta) che in pochi anni ha rimesso in circolo beni alimentari e non solo, messi fuori dal mercato convenzionale perché non più commercializzabili. Attraverso questo contatto tra aziende e organizzazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-2249" title="libro-cirri-segre" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2010/09/libro_cirri.jpg" alt="" width="150" height="216" /><strong>Andrea Segrè</strong> è l&#8217;inventore di Last Minute Market, un&#8217;esperienza di<strong> lotta allo spreco </strong>condotta dai ricercatori della Facoltà di agraria dell&#8217;Università di Bologna (da lui presieduta) che in pochi anni ha rimesso in circolo beni alimentari e non solo, messi fuori dal mercato convenzionale perché non più commercializzabili. Attraverso questo contatto tra aziende e organizzazioni di solidarietà si sono ridotti gli sprechi e nel contempo si sono attuate azioni di aiuto concreto verso migliaia di persone.</p>
<p>Questa esperienza straordinaria viene presentata attraverso lo sguardo ironico e provocatorio dei due autori (insieme a Segrè, <strong>Massimo Cirri</strong>, conduttore e ideatore della trasmissione radiofonica Caterpillar su Radio Due) e dal loro dialogo serrato, che in maniera divertente esplicita le regole per un consumo consapevole, tra spreco, pubblicità, mercato, solidarietà. Una sorta di &#8220;<strong>elogio allo spreco</strong>&#8220;, se esso può schiudere strade per uno sviluppo solidale e sostenibile.</p>
<h3><strong>Massimo Cirri &#8211; Andrea Segrè </strong></h3>
<h3><strong>Dialogo sullo SprEco<br />
</strong></h3>
<h3><strong>Promomusic</strong></h3>
<h3><strong>12 euro</strong></h3>
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		<item>
		<title>Dal 1 al 3 ottobre: curare e prevenire le malattie degenerative</title>
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		<comments>http://www.valorealimentare.it/07/09/2010/news/dal-1-al-3-ottobre-curare-e-prevenire-le-malattie-degenerative/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 07:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[cascine orsine]]></category>
		<category><![CDATA[malattie degenerative]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[stili di vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre giorni di esperienze e proposte su alimentazione e stile di vita alla Cascina Pirola della Zelata di Bereguardo (PV)
Saranno numerosi gli esperti che interverranno alla tre giorni di incontri su Alimentazione e stile di vita organizzata dall’Azienda agricola biodinamica Cascine Orsine, alla Zelata di Bereguardo (PV). Dal 1 al 3 ottobre, presso la Cascina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Tre giorni di esperienze e proposte su alimentazione e stile di vita alla Cascina Pirola della Zelata di Bereguardo (PV)</h3>
<p>Saranno numerosi gli esperti che interverranno alla tre giorni di incontri su <strong>Alimentazione e stile di vita </strong>organizzata dall’Azienda agricola biodinamica <strong>Cascine Orsine</strong>, alla Zelata di Bereguardo (PV).<strong> Dal 1 al 3 ottobre, presso la Cascina Pirola</strong>,  medici, oncologi, esperti di alimentazione, terapeuti affronteranno l’importante tema della cura e della prevenzione delle malattie degenerative.</p>
<p>Anche due firme autorevoli di Valore alimentare sono state invitate all’importante incontro: il direttore scientifico <a href="http://www.valorealimentare.it/category/autori/matteo-giannattasio/" target="_blank"><strong>Matteo Giannattasio</strong></a>, medico e agronomo, docente del corso “Qualità degli alimenti e salute del consumatore” all’università di Padova e la collaboratrice <a href="http://www.valorealimentare.it/category/autori/irmela-knapp-grazi/" target="_blank"><strong>Irmela Knapp Grazi</strong></a>, autrice della rubrica “Le risorse della terza età”, che, della sua malattia e delle sue esperienze, parlerà come medico e come paziente.</p>
<p>Particolarmente ricco ed interessante l’elenco degli altri relatori: il noto oncologo dell’Istituto dei Tumori di Milano, <strong>Franco Berrino</strong>; <strong>Giancarlo Buccheri</strong>, medico SIMA, membro del consiglio di amministrazione di Weleda;<strong> Giulia Maria Crespi</strong>, nota ambientalista, che racconterà del suo tumore, delle sue scelte e della sua vita; Neva Papachristou, socio fondatore dell’Associazione per la Meditazione di Consapevolezza di Roma, che guiderà con esercizi mirati nella pratica della fiducia e Laura Pallavicini, medico ed euritmista.</p>
<p>I pasti saranno particolarmente curati, grazie all’esperienza di <strong>Hermann Spindler</strong>, responsabile dell’alimentazione al Centro Oncologico Lukas Klinik di Harlesheim (CH) e di <strong>Esterina Respizzi</strong>, maestra cuciniera della Zelata, conoscitrice di una cucina sana e gustosa a base di cereali.</p>
<p><strong>Per iscrizioni:</strong> Associazione Biodinamica, via Vasto 4, 20121 Milano, tel. 02 29002544, <a href="mailto:infor@biodinamica.org" target="_blank">info@biodinamica.org</a>.</p>
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		<item>
		<title>Torta rovesciata di mele alla cannella</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 15:26:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[A scuola di cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Angelo Barontini]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette]]></category>
		<category><![CDATA[autunno]]></category>
		<category><![CDATA[cannella]]></category>
		<category><![CDATA[mele]]></category>

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		<description><![CDATA[Ingredienti:

- Kg 1 di mele renette o golden, pelate, tolto l’interno, tagliate in 8 spicchi
- cannella in polvere
- 2 cucchiai di olio di girasole
- 100 grammi di zucchero di canna
- 30 grammi di zucchero vanigliato
- 1 cucchiaio di acqua circa 300 grammi di pasta brisée
Ingredienti della pasta brisée:
- 200 grammi di farina &#8220;00&#8243;
- un cucchiaio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Ingredienti:</h3>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2223" title="torta-rovesciata-di-mele-alla-cannella" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2010/09/2009_28_ricetta_torta-rovesciata-mele-cannella-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></p>
<p>- Kg 1 di mele renette o golden, pelate, tolto l’interno, tagliate in 8 spicchi</p>
<p>- cannella in polvere</p>
<p>- 2 cucchiai di olio di girasole</p>
<p>- 100 grammi di zucchero di canna</p>
<p>- 30 grammi di zucchero vanigliato</p>
<p>- 1 cucchiaio di acqua circa 300 grammi di pasta brisée</p>
<h3>Ingredienti della pasta brisée:</h3>
<p>- 200 grammi di farina &#8220;00&#8243;</p>
<p>- un cucchiaio raso di zucchero di canna</p>
<p>- un pizzico di sale</p>
<p>- 70 grammi di olio di girasole</p>
<p>- un uovo piccolo intero</p>
<p>- poco latte</p>
<h3>Preparazione</h3>
<p>- Pasta brisée: mescolare tutti gli ingredienti in un recipiente rotondo con un cucchiaio di metallo aggiustando il latte per ottenere una consistenza solida ma malleabile (usare le mani solo all’ultimo per non scaldare la pasta). Fare una palla e avvolgerla con la pellicola. Far riposare in frigorifero per almeno 2 ore prima dell’uso.</p>
<p>- Spianare con un matterello creando un cerchio di 1/2 centimetro di spessore, appena più largo della padella antiaderente. Bucarlo con una forchetta e tenerlo fino all’ultimo nel frigo.</p>
<p>- Scaldare la padella sul fornello a calore dolce inserendo i due cucchiai d’olio e quello d’acqua, lo zucchero di canna e lo zucchero vanigliato.</p>
<p>- Appoggiare sopra gli spicchi di mela tagliati in quarti formando dei cerchi e coprendo bene tutto il fondo.</p>
<p>- Spolverare di cannella.</p>
<p>- Cuocere per 15/20 minuti facendo imbiondire il caramello nel fondo. Far raffreddare per 10 minuti.</p>
<p>- Preriscaldate il forno a 220 gradi.</p>
<p>- Coprire le mele con il disco di pasta brisée e con le dita infilare la pasta fra il bordo della padella e le mele.</p>
<p>- Mettere in forno e dopo 15 minuti abbassare la temperatura a 170 gradi cuocendo ancora per 20 minuti.</p>
<p>- Togliere la padella dal forno impugnandola con un panno asciutto, coprirla con un piatto grande rovesciato e capovolgerla.</p>
<p>Ed inoltre scopri <a href="http://www.valorealimentare.it/24/02/2010/autori/matteo-giannattasio/cannella-proprieta-impieghi-culinari/" target="_blank">le proprietà e gli impieghi culiari della cannella</a></p>
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		<item>
		<title>Le mele</title>
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		<comments>http://www.valorealimentare.it/03/09/2010/rubriche/a-scuola-di-cucina/le-mele/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 15:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[A scuola di cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Frutta e verdura di stagione]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Angelo Barontini]]></category>
		<category><![CDATA[autunno]]></category>
		<category><![CDATA[mela cotta]]></category>

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		<description><![CDATA[La mela è un ingrediente adatto, oltre ai consueti impieghi in pasticceria, anche a preparazioni “salate”.
Per chiarezza e per imparare ad utilizzarla al meglio, dividiamo le varietà di mele presenti sul mercato in alcune categorie secondo gusto e consistenza.
- Gusto acidulo: Granny Smith e Renetta
- Gusto dolce: Pink Lady, Fuji e Golden
- Consistenza farinosa: Stark [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignright size-medium wp-image-2229" title="mele" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2010/09/2009_28_cucina_frutta-stagione-mele-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" />La mela è un ingrediente adatto, oltre ai consueti impieghi in pasticceria, anche a preparazioni “salate”.</h3>
<p>Per chiarezza e per imparare ad utilizzarla al meglio, dividiamo le varietà di mele presenti sul mercato in alcune categorie secondo gusto e consistenza.</p>
<p><strong>- Gusto acidulo: </strong>Granny Smith e Renetta<br />
- <strong>Gusto dolce:</strong> Pink Lady, Fuji e Golden<br />
-<strong> Consistenza farinosa: </strong>Stark e Renetta<br />
-<strong> Consistenza croccante e succosa: </strong>Fuji, Granny Smith e Stayman</p>
<h3>Mela cruda nelle insalate</h3>
<p>In questi casi la mela dovrà dare all’insieme la propria acidità, croccantezza e succosità e quindi sono consigliate mele dal gusto acidulo e/o consistenza croccante e succosa.</p>
<h3>Insieme a queste verdure:</h3>
<p>finocchi, sedano, peperoni, carote, carciofi, cipolle bianche, insalate varie, ravanelli, avocado, rafano, patate bollite, erbe aromatiche.</p>
<p><strong>Insieme anche a: </strong></p>
<p>frutta secca, formaggio, gamberetti bolliti, filetti di pesce azzurro marinato, petto di pollo cotto.</p>
<h3>Condimenti</h3>
<p>Create gli abbinamenti che più vi piacciono e condite secondo necessità, con olio extravergine unito a: aceto di mele, succo di limone, aceto balsamico, aceto di sherry, senape, yogurt magro</p>
<h3>Mela cotta</h3>
<p>Sono consigliate mele dal gusto acidulo e/o consistenza farinosa.</p>
<p>Meglio usare mele dal gusto dolce per le cotture prolungate o per dare contrasto ad ingredienti piccanti o amarotici.</p>
<p>Ecco alcune delle preparazioni più gustose:</p>
<p>- saltate velocemente in padella, come contorno per accompagnare un antipasto o secondo caldo;</p>
<p>- cotte e ridotte in crema, in zuppe o vellutate, unite a verdure farinose;</p>
<p>- nei risotti, a dadini per contrastare un ingrediente di gusto opposto: carciofi, formaggio, rafano, ginger, ecc.</p>
<p>- stufate, come secondo piatto insieme a verdure, o pollame arrosto o stufato.</p>
<p>- come ripieno, per pollame o verdure al forno.</p>
<p>- come salsa cremosa, in accompagnamento a tutti i piatti che necessitano di cremosità dolce e leggermente acidula.</p>
<h3>Ed inoltre scopri la ricetta &#8220;<a href="http://www.valorealimentare.it/03/09/2010/rubriche/a-scuola-di-cucina/torta-rovesciata-di-mele-alla-cannella/" target="_blank">Torta rovesciata di mele alla cannella</a>&#8220;</h3>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/ValoreAlimentare/~4/FrJH3jGsLu8" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La caduta dei capelli</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/ValoreAlimentare/~3/wLE6yzy8RpY/</link>
		<comments>http://www.valorealimentare.it/03/09/2010/rubriche/salute-e-bellezza/la-caduta-dei-capelli/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 12:54:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francesco Garonzi]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[autunno]]></category>
		<category><![CDATA[calvizia]]></category>
		<category><![CDATA[forfora]]></category>
		<category><![CDATA[integratori naturali]]></category>
		<category><![CDATA[seborrea]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>

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		<description><![CDATA[I capelli (e i peli) per l’organismo umano non hanno una funzione vitale. Eppure il valore che l’uomo ha da sempre dato alla capigliatura va ben al di là della sua importanza nell’equilibrio dell’organismo.
Forse perchè è tutto ciò che rimane dei nostri pelosi antenati?
Possiamo trovare tracce di riferimenti ai capelli e alle loro cure in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>I capelli (e i peli) per l’organismo umano non hanno una funzione vitale. Eppure il valore che l’uomo ha da sempre dato alla capigliatura va ben al di là della sua importanza nell’equilibrio dell’organismo.</h3>
<p>Forse perchè è tutto ciò che rimane dei nostri pelosi antenati?<br />
Possiamo trovare tracce di riferimenti ai capelli e alle loro cure in tutte le civiltà che hanno popolato il globo.Di volta in volta sono considerati simbolo di forza (il biblico Sansone), di virilità, di rango sociale o religioso, attributo della bellezza femminile (la chioma di Berenice), irresistibile arma di seduzione. Un tempo, se si voleva umiliare un nemico sconfitto, un avversario, o anche una donna che non seguiva la morale corrente, li si rapava a zero. Insomma la chioma è un nostro accessorio e ornamento. Cresce incessantemente, la possiamo modificare a nostro piacimento e investirla dei significati più diversi: è un bene cui teniamo molto per le nostre relazioni, continuamente influenzato dalle mode e dai costumi.</p>
<p><strong>Nella cultura tradizionale l’autunno è la stagione in cui si osserva una maggiore “caduta”</strong>. Nella dinamica del follicolo capillifero entrano in gioco numerosi<strong> fattori sia interni </strong>(ad esempio ormonali)<strong> che esterni</strong>, come il clima (la secrezione della melatonina ad esempio, in grado di influire sull’attività del follicolo, è regolata dal ritmo luce-buio).<br />
Può darsi che le variazioni climatiche stagionali, il periodo dedicato alle ferie, il luogo stesso della villeggiatura contribuiscano a determinare questo fenomeno che tuttavia i cambiamenti di usi e costumi (diversificazione dei tempi e dei luoghi dedicati alle vacanze) rendono meno sincronizzato di un tempo.Si tratta comunque di una manifestazione reversibile, fisiologica, che non deve preoccupare più di tanto.</p>
<h3>Il ciclo di vita del capello</h3>
<p>L’attività del follicolo pilifero si divide convenzionalmente in tre fasi che si susseguono ciclicamente: anagen, in cui il capello continua a crescere, catagen, arresto della crescita, telogen in cui il bulbo del capello si atrofizza. Poi un nuovo bulbo inizia a “germogliare” spingendo il vecchio capello che così cade e il ciclo si ripete. Normalmente si perdono un centinaio di capelli al giorno, che vengono poi rimpiazzati.</p>
<p>Come è facile intuire, la lunghezza del capello dipende dalla durata della fase anagen che può arrivare a 7 anni e più. Nello scalpo umano il follicolo può rimanere quiescente per molto tempo. Il capello cresce in media 0,4 &#8211; 0,5 mm al giorno (1,2 &#8211; 1,5 cm al mese), al vertice più che alle tempie, nella donna più che nell’uomo. Alterazioni delle fasi di questo ciclo comportano cambiamenti nell’aspetto della capigliatura.</p>
<p>Dato che i capelli non sono di vitale importanza, quando l’organismo si trova in condizioni critiche, li “sacrifica” per risparmiare energie ed impiegarle dove è più necessario, un po’ come una nave che deve alleggerire il carico quando imbarca acqua.</p>
<h3>Perché si perdono</h3>
<p>Molte malattie debilitanti comportano una temporanea caduta dei capelli. Il tifo, ad esempio, può provocare la perdita di quasi tutti i capelli che poi ricrescono una volta guariti. Anemie e carenze di ferro possono fare altrettanto. Gli stati di stress prolungato possono a volte influire sulla salute dei capelli. Tipica del post-parto è un’aumentata caduta. La menopausa comporta, ma non sempre, alterazioni dei capelli. Diete non bilanciate e troppo drastiche possono indebolire i capelli.  Vi sono poi numerose affezioni del cuoio capelluto, infettive e non, di competenza specialistica.</p>
<p>Se le condizioni di squilibrio persistono il nuovo capello cresce, ma più sottile, il numero dei follicoli rimane inalterato, ma la massa totale risulta diminuita, provocando non poche preoccupazioni.</p>
<p>La calvizia (la cosiddetta alopecia androgentica) colpisce prevalentemente il sesso maschile ed è, ahimè, geneticamente determinata. A tutt’oggi soluzioni veramente valide non ne sono state trovate e si riescono ad ottenere risultati transitori. Non parliamo nemmeno di terapie potenzialmente pericolose, spesso troppo disinvoltamente pubblicizzate.</p>
<h3>Le risposte delle medicine complementari</h3>
<p>Si possono curare, rinforzare, correggere le eventuali alterazioni (<strong>seborrea, forfora secca o grassa, fragilità, aridità</strong>) o gli squilibri che provocano la caduta (<strong>alimentazione, stress, carenze minerali o vitaminiche</strong> ecc). I rimedi proposti sia dalle tradizioni che dalla moderna fitoterapia o dalle medicine complementari sono innumerevoli.</p>
<p>I trattamenti cosmetici di vario tipo (tinte, colpi di sole, pieghe, lacche, ecc.), se praticati troppo frequentemente, alla lunga danneggiano il fusto del capello rendendolo arido, sottile e fragile.</p>
<p>La moderna cosmetologia professionale tende oggi ad utilizzare prodotti meno aggressivi. L’hennè è un colorante naturale costituito dalle foglie di Lawsonia inermis che svolge anche un’azione benefica e riequilibrante, così come il colore blu (per tingere di nero i capelli) che si ottiene dalla fermentazione delle foglie di Indigofera tinctoria (l’indaco dei tintori, pianta sacra da millenni) o il nostrano mallo di noce (Juglans regia), allergie permettendo. La medicina ayurvedica con la sua plurimillenaria esperienza, offre molti rimedi per la cura e la bellezza di tutti i tipi di capigliature.</p>
<p>Il massaggio del cuoio capelluto è una ricetta semplice e di facile esecuzione; attiva la circolazione e mantiene in salute il follicolo pilifero, oltre a curare eventuali disturbi. Si applica sulla cute dell’olio di semi spremuti a freddo e possibilmente tiepido distribuendolo uniformemente.</p>
<p>In India si usa quello di sesamo (Sesamum indicum, pianta sacra della tradizione indiana, i semi sono ricchi di calcio e fosforo), ma va bene anche quello di mandorle dolci. Si possono aggiungere alcune gocce di olio di Neem (Azadirachta indica), dotato di notevoli proprietà antisettiche e lenitive, ed olii essenziali che devono essere opportunamente prescritti. Il massaggio si esegue con i polpastrelli delle dita su tutto il cuoio capelluto facendo scivolare delicatamente la cute sul piano osseo; sono sufficienti una ventina di minuti, poi si può procedere al lavaggio o lasciare agire l’impacco per alcune ore.</p>
<p>Nei centri specializzati la tecnica è più raffinata ed adattata alle singole esigenze, ma credo che la semplificazione proposta possa dare buoni risultati.</p>
<p>La medicina omeopatica e quella antroposofica valutano le alterazioni e le malattie dei capelli nel quadro della situazione generale dell’individuo per cui il rimedio si deve adattare al singolo caso. Sono a disposizione ottime linee cosmetiche di uso comune.</p>
<h3>Gli integratori naturali</h3>
<p>Gli estratti di molte piante sono usati come integratori per rinforzare i capelli e ritardarne la caduta.</p>
<p>Fra le più efficaci, attualmente disponibili in varie combinazioni, segnaliamo:<br />
- Bohemeria nipononivea (urticacea giapponese).<br />
- Serenoa repens o Sabal serrulata (chiamata anche palmetto o saw palmetto, impiegata anche nella ipertrofia prostatica benigna).<br />
- Camelia sinensis (tè verde). Cucurbita sp. (zucca, si usa l’olio dei suoi semi).<br />
- Glicine max (soia). Trifolium pratense (trifoglio rosso).</p>
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		<title>Nutrire un bimbo significa educare</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 10:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[A misura di bambino]]></category>
		<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Maria Francardo]]></category>
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		<category><![CDATA[corretta alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[L’alimentazione può offrire ai nostri figli la possibilità di entrare in condivisione con tutti gli esseri viventi
Esiste una qualità “psichica” che lega il bimbo all’alimento: il piacere che egli ricava dalle forme, dagli odori e dai sapori e dal ricevere il cibo da una persona cara. Il cibo porta con sé delle qualità legate alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignright size-medium wp-image-2205" title="nutrire-un-bimbo-educare" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2010/09/2008_24_bambino_nutrire-educare-244x300.jpg" alt="" width="244" height="300" />L’alimentazione può offrire ai nostri figli la possibilità di entrare in condivisione con tutti gli esseri viventi</h3>
<p>Esiste una qualità “psichica” che lega il bimbo all’alimento: il piacere che egli ricava dalle forme, dagli odori e dai sapori e dal ricevere il cibo da una persona cara. Il cibo porta con sé delle qualità legate alla vita interiore che non si esauriscono nella sfera del sentire personale, del piacere o dispiacere, della simpatia o antipatia, ma agiscono fin dentro la vita spirituale dell’uomo.</p>
<p>Sappiamo dalla storia che ai vari popoli è sempre stato indicato il tipo di alimentazione che dovevano seguire. Dietro queste indicazioni si celava una sapienza igienica (ad esempio, la carne di maiale è poco adatta per i climi caldi degli ebrei e degli arabi), ma non solo, c’era anche una sapienza spirituale che i custodi delle varie religioni si tramandavano. Essi mettevano in relazione alcune caratteristiche spirituali di certi popoli con i vari tipi di nutrizione.</p>
<p>Erodoto, il primo grande storico vissuto quattro secoli prima di Cristo, osservava come i popoli consumatori di carne si mostrassero più inclini all’arte della guerra mentre i popoli vegetariani fossero più rivolti a una creatività di tipo spirituale.</p>
<h3>Rispettare i tempi</h3>
<p>Alla caduta dell’istinto alimentare è subentrata l’unilaterità delle nozioni che oggi ci dà la scienza, che sono insufficienti. Per questo motivo oggi dobbiamo avere un rapporto più consapevole con il cibo che tenga conto dell’uomo nella sua totalità e delle sostanze nella loro integrità.</p>
<p><strong>Questa consapevolezza diventa fondamentale nell’alimentare e nell’educare</strong> <strong>durante l’infanzia:</strong> il bambino è un essere che cresce individualmente nel tempo, ma quel tempo ha un valore grande che è soggettivo. Occorre quindi un rispetto dei tempi di quel singolo bambino. Per fare un esempio elementare, sappiamo che durante lo svezzamentoè utile introdurre la carota, la regina della nutrizione infantile. Se troviamo la carota non digerita nel pannolino, comprendiamo che occorre attendere, magari solo un paio di settimane e tutto sarà differente. Un altro esempio è la somministrazione della vitamina D che anticipa tutto il processo e anticipa tutto il processo di ossificazione e ancor più la dentizione: introdotta troppo precocemente peggiora il sonno del bambino e lo stimola a camminare e a parlare troppo presto.</p>
<p><strong>Il senso profondo dell&#8217;educazione non è fornire delle nozioni, </strong>delle regole, ma, offrire degli strumenti perché si possa poi liberamente usarli quando verrà il momento giusto. Che si tratti di videogiochi o di prosciutto non c’è molta differenza: abbiamo il dovere di valutare se è giunto il tempo per quest’esperienza. Se c’è una cosa che fa male al bambino è l’educazione permissiva che lo sottopone ad un inquinamento emotivo: la necessità di fare delle scelte che non può ancora fare danneggia l’aspetto più elevato e profondo del sistema immunitario e dunque provoca conseguenze anche sul piano fisico.</p>
<h3>La responsabilità di scegliere</h3>
<p>In varie occasioni abbiamo accennato a come il sistema immunitario ci consenta di riconoscere ciò che ci appartiene da ciò che non ci appartiene. In immunologia si dice riconoscere il Self dal notSelf.</p>
<p>Noi educatori dobbiamo assumerci la responsabilità di fare delle scelte, non dobbiamo accettare passivamente ciò che il bambino chiede arbitrariamente: se accettiamo le sue richieste lo facciamo uscire dal suo mondo libero e lo incateniamo al mondo delle necessità, incarnate questa volta dai grassi saturi di quel gelato o dai coloranti di quella merendina.</p>
<p>La domanda è sempre: “Ma come farà a non isolarsi dai suoi amichetti?”<br />
La domanda è mal posta perché rischiamo di far vincere le nostre paure e incertezze. Il rischio infatti non è quello di isolarsi dai propri amici e coetanei ma di estraniarsi dalle forze della natura. E qui emerge un altro aspetto del cibo: quello sociale.</p>
<h3>Partecipare alla vita attraverso il cibo</h3>
<p>Noi prendiamo dalla terra il cibo, entriamo in rapporto sostanziale con i regni della natura e, tramite essi, con la terra nel suo insieme. Questo rapporto non è solo una risposta ai nostri bisogni, ma tramite esso si entra in contatto, in un certo senso, con una sfera più vasta alla quale tutti gli uomini sono connessi.</p>
<p><strong>Possiamo vedere il cibo come quell’insieme</strong> di sostanze che nascono dalla terra e possono essere date a tutti gli uomini. Ogni particella di cibo è una parte della vita di tutta la terra ed è comune a tutti gli uomini. A questa sostanza comune noi imprimiamo il suggello della nostra individualità fin nella sostanza fisica, fino a creare la nostra propria proteina assolutamente individuale. Questa diversificazione non è portata dal cibo ma dall’essere umano stesso. Possiamo ora concepire l’alimentazione come incontro di queste due forze: ciò che viene dalla terra e che è comune a tutti gli uomini e ciò che viene da ciascuno di noi come elemento individualizzante. Dobbiamo conquistare questa consapevolezza: che attraverso il cibo l’uomo entra in rapporto con la vita di tutta la terra.</p>
<p><strong>Alimentarsi è un processo grazie al quale </strong>l’uomo è in partecipazione con gli altri ma che lo riguarda come persona.<br />
Nel rapporto con il cibo noi possiamo essere massimamente sociali o massimamente antisociali.<br />
È possibile che l’uomo, attraverso l’alimentazione, sperimenti nella maniera più consapevole non solo il legame con la terra, ma anche il legame con tutti gli altri uomini.</p>
<p>È purtroppo anche possibile che l’uomo sviluppi i più alti istinti di antisocialità. Non c’è nulla come il rapporto con il cibo che possa scatenare questa forza. L’uomo ha questa tendenza egoistica nei confronti dell’alimentazione e di questo occorre prendere coscienza, soprattutto nell’educare.</p>
<p>Messaggi ambivalenti, cedimento all’omologazione della società televisiva portano il sistema immunitario all’indebolimento perché esso ha bisogno di scegliere ciò che fa parte di noi e ciò che dobbiamo respingere. Questo vale per i coloranti delle merendine come per le parole astruse dette da chi non le conosce a fondo. Dobbiamo proteggere i nostri figli da una serie di spot e messaggi contrastanti, presenti nel mondo ma anche nel nostro comportamento.</p>
<p><a href="http://www.valorealimentare.it/03/02/2010/rubriche/a-scuola-di-cucina/medaglioni-di-ceci/" target="_blank">Una ricetta per i bambini &#8220;I medaglioni di ceci&#8221;</a></p>
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		<title>Pasta per tronchi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 09:26:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tronco degli alberi, dall’apparenza dura e quasi pietrificata, è in realtà qualcosa di molto vivo. È come un suolo agricolo, che appare come un morto minerale, ma che è invece composto per la maggior parte di aria, acqua e microscopici esseri viventi.
Il tronco è come un terreno vivente, che si è innalzato dal suolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tronco degli alberi, dall’apparenza dura e quasi pietrificata, è in realtà qualcosa di molto vivo. È come un suolo agricolo, che appare come un morto minerale, ma che è invece composto per la maggior parte di aria, acqua e microscopici esseri viventi.<br />
Il tronco è come un terreno vivente, che si è innalzato dal suolo e su cui vivono rami e foglie. Va quindi sostenuto.</p>
<p>La <strong>pasta per tronchi</strong> è una tipica pratica dell’<a href="http://www.valorealimentare.it/04/12/2009/rubriche/bioglossario/che-cosa-e-l-agricoltura-biologica-e-biodinamica/" target="_blank">agricoltura biodinamica</a>. Porta fertilità e vitalità e aiuta soprattutto gli alberi in difficoltà. Si può realizzare con diverse ricette. Per esempio mescolando sabbia, argilla verde e fatta di vacca. Oppure unendo all’argilla altre sostanze organiche piene di principi attivi. È importante aggiungere alla pasta il preparato <a href="http://www.valorealimentare.it/08/04/2010/rubriche/bioglossario/i-preparati-biodinamici/">biodinamico 500</a>, che porta un forte impulso alla fertilità.<br />
Il composto deve avere la consistenza di una crema e va spennellato abbondantemente sul tronco dopo averlo energicamente spazzolato. La spazzolatura, oltre a pulire la corrteccia da parassiti, muschi e residui morti, stimola fortemente il tronco e lo prepara a ricevere le sostanze della pasta.<br />
I periodi migliori per trattare gli alberi con la pasta per tronchi sono la primavera e l’autunno, vi sono anche dei trattamenti estivi e invernali per specifiche esigenze delle piante. Spesso un solo trattamento è sufficiente a riattivare per molti anni le funzioni di un albero in difficoltà.</p>
<p>Per approfondimenti: <a href="http://www.agricolturabiodinamica.it" target="_blank">www.agricolturabiodinamica.it</a></p>
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		<title>Azienda Agricola San Michele a Breda di Piave (TV)</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 09:14:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carlo Triarico]]></category>
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In una terra a dodici chilometri da Treviso e vicinissima al fiume Piave sorge l’azienda gestita da Anito Bonadio e dai suoi amici. È un po’ speciale, innanzitutto perché è nata dalla Libera Associazione Rudolf Steiner, dal nome del padre dell’agricoltura biodinamica. In secondo luogo perché contiene in sé tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img class="alignright size-medium wp-image-2190" title="azienda-agricola-san-michele-carote" src="http://www.valorealimentare.it/wp-content/uploads/2010/09/2010_31_aziende_san-michele-carote-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" />Come avere carote dolci e profumate</h3>
<p>In una terra a dodici chilometri da Treviso e vicinissima al fiume Piave sorge l’azienda gestita da Anito Bonadio e dai suoi amici. È un po’ speciale, innanzitutto perché è nata dalla Libera Associazione Rudolf Steiner, dal nome del padre dell’agricoltura biodinamica. In secondo luogo perché contiene in sé tutte le tipologie di terreno: argilloso, sabbioso,  limoso. Occorre sapere, infatti, che ciascun ortaggio dà il meglio di sé se coltivato in terreni specifici. Gli asparagi e le carote, ad esempio, amano la sabbia, fatta della brillante silice. I cavoli prediligono le argille ricche di humus e di buio calcare. Le leguminose invece non amano i terreni troppo ricchi. Va da sé che un’azienda orticola debba rinunciare a coltivare talune piante, oppure accontentarsi di produrre alcuni ortaggi al meglio e altri in modo mediocre, perché il suolo non è adatto. Nell’azienda San Michele, su di una base di argille pesanti, il Piave ha depositato per millenni materiali diversi, ora sabbie, ora marne, ora fanghi limosi. Così, spostandosi da una parte all’altra dei circa 50 ettari coltivati, ho trovato suoli diversi, ciascuno ideale per coltivare bene un ortaggio.</p>
<h3>Prima e dopo la semina</h3>
<p>Le carote di Anito e dei suoi collaboratori non hanno conosciuto i concimi chimici, non hanno incontrato i defoglianti e gli antiparassitari di sintesi. Sono cresciute un po’ “coccolate”. Già prima di seminarle c’è stata una lunga preparazione dell’ambiente che doveva accoglierle. Il terreno è stato lavorato con rispetto e gli è stato donato del buon letame maturo, 300 quintali per un ettaro. In seguito è stato distribuito un preparato biodinamico, il corno letame, poi sparsi sul suolo abbondanti semi, soprattutto di brassicacee, e si è attesa la loro crescita, fino alla fioritura. Le piante sono state trinciate e sparse al suolo per nutrirlo. Infine, con molta delicatezza, è stata utilizzata una macchina vangatrice che ha interrato tutto. Perché le brassicacee? Le loro radici secernono una specie di disinfettante naturale, che allontana i parassiti dolcemente. A questo punto è stato portato in campo un erpice rotante, che raffina il terreno e prepara il letto per il seme di carota. Poi è passata una baulatrice, una macchina che innalza il terreno a file, perché le piante stiano un po’ più in alto verso la luce. Così il terreno è pronto per la semina. Vero, ma se adesso seminassimo le nostre carote, vedremmo nascere, insieme ad esse, tante piante spontanee che contendono loro il nutrimento e l’acqua. Allora Anito fa finta di seminare, ossia, innaffia come se lo avesse fatto. Subito crescono piante spontanee, che vanno estirpate. La finta semina nel suolo delle nostre carote è stata fatta in un mese per tre volte e per tre volte le piante infestanti sono state innaffiate e poi estirpate. Solo dopo tutto questo lavoro, i semi delle carote sono stati affidati al suolo. In primavera occorre aspettare anche tre settimane perché le carote nascano e in questo periodo bisogna usare una sarchiatrice per eliminare le infestanti. Le macchine sono una risorsa, ma non possono eliminare le erbe che crescono vicinissime alle carote, per non danneggiarle. Se si è lavorato bene rimangono tra le 20 e le 100 piante per ogni metro lineare di carote. Significa, nel migliore dei casi, un milione di piante indesiderate in un ettaro da togliere a mano, una per una. Certo si sarebbe potuto passare un diserbante chimico, che avvelena le erbacce in un istante e costa poco. Ma le erbacce sono state tolte a mano. In compenso è stato distribuito un altro preparato, il <a href="http://www.valorealimentare.it/08/04/2010/rubriche/bioglossario/i-preparati-biodinamici/" target="_blank">cornosilice</a>. Così le carote sono cresciute ricche di zuccheri. Costantemente è stato monitorato l’arrivo di malattie, funghi o insetti. E sono stati usati prodotti naturali ammessi dalle norme sull’agricoltura biologica. Ogni tanto si è dovuto innaffiare, quando non pioveva. Dopo circa tre mesi le nostre carote, 2,5 o 3 tonnellate per ettaro, erano pronte da cogliere, da pulire e confezionare per la partenza.</p>
<h3>Come si lavora nel convenzionale</h3>
<p>Non lontano, in un’azienda industriale, sono cresciute altre carote. Non c’è stato bisogno di spargere il compost per fertilizzare, niente preparati biodinamici, nessun sovescio di brassicacee, nessun interramento delle sostanze ma una distribuzione di sali chimici che sono entrati di forza a far crescere le piante e che conferiscono un riconoscibile sapore metallico. Certamente non occorre fare le false semine per combattere le erbe infestanti ma si semina direttamente. Sono cresciute subito tantissime erbe infestanti, che sono stare abbattute con un diserbante liquido, che avvelena e uccide le piante in poche ore. In questo modo non c’è stato nemmeno bisogno di togliere le infestanti a mano: un milione di volte meno faticoso. Le malattie sono state combattute coi pesticidi. Infine si sono raccolte tante, tante carote. Il sapore è un po’ sgradevole, ma a raccoglierle piccole non si sente così tanto.</p>
<h3>La differenza</h3>
<p>Ma ritorniamo al campo della San Michele perché li sono cresciute due carote bio, di quelle coltivate con amore. Una si è sviluppata un po’ meno, l’altra è bella e grossa. Si sa, non tutti cresciamo con la stessa forza. Sono state entrambe raccolte e portate nel magazzino della nostra azienda bio. La carota grossa e forte era orgogliosa del suo dolce sapore, pronta per essere scelta. E invece…il compratore, memore che le carote industriali hanno un saporaccio metallico tanto più sono grandi, ha lasciato la carota migliore in magazzino e ha scelto la più piccola. Le carote grosse non si vendono facilmente. Dieci e lode ancora a chi acquista biologico e biodinamico. Anche per questo io racconto delle piante, degli animali e degli uomini di queste aziende coraggiose.</p>
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		<title>Settembre: mese della semina!</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 07:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orto e giardino]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Pistis]]></category>
		<category><![CDATA[Prima decade]]></category>
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		<description><![CDATA[Orto
Ora il sole è discendente, ed anche la sua luminosità è diminuita. Da ora in avanti, per la maggior parte degli ortaggi, non ha più senso guardare la luna (crescente e calante) perché non si hanno più rischi di montate a seme. Tuttavia è bene osservare, se possibile, come la luna si pone rispetto alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Orto</h3>
<p>Ora il sole è discendente, ed anche la sua luminosità è diminuita. Da ora in avanti, per la maggior parte degli ortaggi, non ha più senso guardare la luna (crescente e calante) perché non si hanno più rischi di montate a seme. Tuttavia è bene osservare, se possibile, come la luna si pone rispetto alle radiazioni stellari: in questo caso faremo attenzione ai giorni di “terra”, favorevoli per gli ortaggi da radice (carote, ravanelli), ai giorni di “acqua” favorevoli per gli ortaggi da foglia, ai giorni di “aria -luce” per gli ortaggi da fiore, fiori ed aromatiche e ai giorni di “calore” per gli ortaggi da frutto (fagioli, cetrioli, zucchine ecc.). Nel caso non potessimo rispettare tali giorni nella semina, allora cercheremo successivamente di zappare e lavorare il terreno sottostante nel giorno ottimale: così facendo favoriremo la qualità dei quell&#8217;ortaggio. In questo mese possiamo seminare quasi tutto, eccetto zucchine, piselli, cetrioli (eccetto per il sud Italia) e naturalmente le solanacee, avide di calore; molto favorevoli sono le semine di ravanelli, cime di rape, rape dal colletto viola, rucola, e anche i trapianti di tutte le varietà di cavoli e di tutti i gli ortaggi da foglia.</p>
<h3>Giardino</h3>
<p>Al ritorno delle vacanze nel giardino potremmo avere delle sorprese. Infatti con il caldo umido è probabile che nelle aree di scarsa circolazione di aria si siano sviluppate soprattutto le cocciniglie e la Metcalfa Pruinosa. Non confondiamo la cocciniglia con le coccinelle! Le cocciniglie sono insetti che formano uno scudetto bianco sulle foglie e succhiano la linfa alla pianta, sono insetti molto dannosi e difficili da controllare; mentre le coccinelle sono coleotteri gialli o rossi puntellati di puntini neri, sono molto utili perché sono in grado di parassitizzare gli afidi. Se trovate delle piante secche come se fossero bruciate dal sole e di cui siete certi che non si tratta di un problema idrico, allora è probabile che si tratti di acari(invisibili ad occhio nudo). Per tutti questi insetti possiamo fare un trattamento alla sera tardi con olio bianco estivo alla dose di 150 gr più 20 ml di piretro naturale per 10 litri di acqua: bagnare molto bene la pianta sia sopra che sotto le foglie non tralasciando neanche i rami, attenzione ai fiori perché questa miscela brucia e macchia i petali. Purtroppo questi parassiti sono sempre ogni anno più tenaci ed è molto difficile controllarli con altri mezzi che garantiscano dei buoni risultati.</p>
<h3>Frutteto Familiare</h3>
<p>Siamo vicini alla raccolta delle mele. Per una buona conservabilità è preferibile effettuare la raccolta in giorni di calore – frutti: è buona cosa eseguire questa operazione di mattina purché la rugiada si sia ritirata.<br />
Di straordinaria importanza è la spruzzatura del preparato biodinamico cornosilice o 501, fatta di mattina presto, nebulizzato finemente sulla chioma dell&#8217;albero. Alla dose di 2 grammi per 40 litri di acqua tiepida molto pulita; dinamizzata energicamente per un&#8217;ora. Questo preparato permetterà alla pianta di utilizzare al meglio le forze solari e concentrare le forze di maturazione dei frutti con il risultato di un aumento degli aromi, degli zuccheri e del valore alimentare!</p>
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