<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:blogger='http://schemas.google.com/blogger/2008' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670</id><updated>2024-10-05T04:11:18.547+02:00</updated><category term="PUBBLICO"/><category term="francesco terzago"/><category term="vermena"/><category term="#LitBlogStorm"/><category term="blog letterari"/><category term="generazione entrante"/><category term="padova"/><category term="social network"/><category term="#paroleorrende"/><category term="10 consigli"/><category term="11 settembre"/><category term="250paroleminuto"/><category term="396librianno"/><category term="Benjamin"/><category term="Carmilla"/><category term="Casadei"/><category term="Con Altri Mezzi"/><category term="Corriere della sera"/><category term="Critica Letteraria"/><category term="Daniel Libeskind"/><category term="Domenico Ingenito"/><category term="Enrico Medi"/><category term="Finzioni"/><category term="GAMMM"/><category term="Gamberi Fantasy"/><category term="Gilles Clément"/><category term="Internazionale"/><category term="Kile Scott"/><category term="Klit"/><category term="LIPS"/><category term="Librigame"/><category term="Malcom Miles"/><category term="Marc Augè"/><category term="Mattino di Padova"/><category term="Memoria di Luce"/><category term="Nuova Poesia Civile"/><category term="Ozymandias"/><category term="P. B. 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A un certo punto della vita ci si perde, non è quel tipo di metafora, non sto parlando di droghe, sto parlando del loop, è un processo graduale che trasforma la vita da lineare a circolare - cede qualche cosa nel nostro orgoglio, ci si rassegna con gradualità, stabilita una forma la ripetiamo, la ripetiamo e la ripetiamo, come macchine. Rinunciamo a ogni rivoluzione portatile, ovvero a infrangere un&#39;abitudine scientemente, a dirci no, ora cambio, affronto l&#39;ignoto, non parlo di partire per l&#39;Alaska con un biglietto di sola andata (anche se lo consiglio a tutti, anche a me stesso) ma di cose più piccole, almeno per iniziare, cambiare la penna con cui si scrive abitualmente, prenderne un&#39;altra totalmente diversa - anche se ciò sembri inutile. La nostra galera sono le abitudini, alcune capaci di arrivare così in profondità da alterare - forse irrimediabilmente - gli elementi portanti del nostro spirito. Se esiste un limbo è qui, ci siete dentro, ci siamo dentro. Non c&#39;è possibilità di abiura, di fuga. Di evaporazione. C&#39;è, però, qualcosa di eroico in quello che vi sto raccontando. Spesso mi fermo a riflettere, guardando una persona in stazione, al bar, immobile su una panchina nella piazza del mercato; che cosa avrebbe potuto fare, che cosa avrebbe potuto dire, sarebbe potuta essere determinante, almeno, soprattutto, per se stessa? La sento parlare dell&#39;uomo che non riesce a lasciare perché le è entrato nella pelle, del tempo, della tazzina del caffè che andrebbe scaldata con il vapore, di come era bello l&#39;amore, di come le manchi qualcosa, di come le cose non si possano fare, nemmeno disegnare. Stiamo fermi, nostro malgrado, con la mente da qualche parte, in un luogo della memoria, è la nostra prigione mentale. C&#39;è, però, qualcosa di eroico in tutto questo, ciò che ci affascina degli eroi è ciò che avrebbero potuto fare se non fossero stati sconfitti dalla storia, da una malattia, dal bere, da un incidente, dal vizio - da loro stessi... E credo che questo, dopo tutto, valga per ognuno, anche se ce lo dimentichiamo. Pensare a questo mi rende sereno e triste, allo stesso tempo e mi piacerebbe capire come scriverne qualcosa di buono.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/5507496801187756286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/5507496801187756286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2016/11/il-loop-non-bisogna-rinunciare-alle.html' title='Il loop, non bisogna rinunciare alle rivoluzioni portatili'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-8849313223066061682</id><published>2016-05-01T15:19:00.002+02:00</published><updated>2017-03-02T15:51:07.025+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Benjamin"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Enrico Medi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="lavoro"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="primo maggio"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><title type='text'>Primo maggio 2016, non siamo più quel lavoro</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;

&lt;div&gt;
La mitologia del lavoro che oggi si vivifica, grazie a sindacati che vedono la maggior parte dei loro aderenti raggiunta la soglia della pensione, come sopravvivrà a un mondo dove l&#39;automazione e le intelligenze artificiali renderanno l&#39;intervento umano sempre più limitato e persino ininfluente, almeno in ogni processo produttivo non intellettuale o di carattere relazionale. Domani si potrà dispensare le persone da ogni mansione routinante e logorante e, anziché profittare di una ricorrenza simile, per discutere delle forme future del lavoro, dei suoi aspetti, della identità, vedo affollarsi sui giornali, sulle bacheche dei social network immagini dei primi del Novecento di operai, catene di montaggio, miniere, torni manuali e presse.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Non siamo più quel lavoro. Il mondo in cui viviamo è quello dell&#39;esclusione, un mondo che dà compimento a una gestione razionale dei processi produttivi. L&#39;esclusione di cui parlo riguarda tutto ciò che, in virtù del progresso tecnologico, si fa superfluo. Pare però che la risposta, per molti, sia una specie di luddismo nostalgico: l&#39;innovazione non può essere arrestata né rallenterà - è ora di farsene una ragione. Il problema è, semmai, che questa è guidata in buona sostanza dalle forze del capitale senza che un discorso politico e ideologico - diffuso - la riguardi, siamo ostaggi di soggetti sovranazionali che non incontrano, su questo stesso livello, una concreta opposizione ai loro disegni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Del resto nell&#39;epoca del &lt;i&gt;pensiero unico&lt;/i&gt; - l&#39;uomo prende parte alla società solo a mezzo del lavoro e il lavoro è la liturgia del denaro, per dirla à la&amp;nbsp;&lt;b&gt;Benjamin &lt;/b&gt;e alla &lt;b&gt;Agamben&lt;/b&gt;. Il lavoro è un dispositivo di controllo che uniforma la vita spirituale di ognuno di noi - le nostre urgenze si traducono nel perverso meccanismo che vede i nostri sforzi concentrati sul far coincidere l&#39;attività professionale con il valore intrinseco della nostra esistenza - buono e ricco tendono, così, pericolosamente a sovrapporsi - è, né più né meno, la protestantizzazione della società. Per questo motivo mi ripeto spesso le parole di &lt;b&gt;Enrico Medi&lt;/b&gt;, un fisico cattolico: &quot;bisogna liberare l&#39;umanità dalla servitù del lavoro&quot; e tornare all&#39;attività intellettuale, all&#39;opera; il pericolo è, altrimenti, che ogni frutto dell&#39;ingegno che non si possa economizzare, ridurre alla squallida misura, veda il suo prestigio del tutto offuscato.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/8849313223066061682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/8849313223066061682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2016/05/primo-maggio-2016-non-siamo-piu-quel.html' title='Primo maggio 2016, non siamo più quel lavoro'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-5492840469877629669</id><published>2015-08-13T02:42:00.000+02:00</published><updated>2017-03-02T15:37:17.306+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Casadei"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Corriere della sera"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="crisi editoriale"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Critica Letteraria"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="dittatura delle abitudini"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="francesco terzago"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="poesia italiana contemporanea"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tradizione"/><title type='text'>La poesia c&#39;è e non se ne va da nessuna parte</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;
La più recente polemica letteraria estiva ha riguardato la situazione editoriali della poesia, e implicitamente, il rapporto che lega questo genere al pubblico. Senza che io stia a ripercorrere ogni tappa di questa discussione mi sembrerebbe sensato soffermarmi su alcuni punti:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. nel 2015 parlare di &lt;i&gt;ricostituire un pubblico competente &lt;/i&gt;suona francamente pretenzioso. La «Dittatura della abitudini» di &lt;b&gt;Charles Duhigg&lt;/b&gt; suggerirebbe che alcuni comportamenti, e soprattutto certe propensioni al consumo, siano definite in età scolare perché è questo il periodo della vita di un individuo segnato dal numero maggiore di cambiamenti. Questo, la nascita di un figlio e una patologia grave. Eppure non sono sicuro che ripartire dalla scuola sia l’unica via praticabile e, inoltre, solleva alcuni problemi etici: promuovere lo studio di certi autori e di tal&#39;altri no presume dei criteri, la domanda alla quale ancora non ci è stato possibile dare una risposta definitiva è quali questi criteri siano. Un altro rischio sarebbe quello di considerare la poesia alla stregua di qualsiasi altro oggetto di consumo – un oggetto di consumo si deteriora con l’utilizzo, la poesia non è deteriorabile. Concludendo, non è ancora evidente quali soggetti economici ne trarrebbero giovamento, ed è probabile che questi non siano le piccole case editrici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2. Le dinamiche sociali del mondo della letteratura sono molto simili a quelle di una chiesa: c&#39;è una liturgia, un credo, anche un culto dei santi. Critiche che riguardino il dogma sono mal digerite. La domanda cruciale, ovvero che cosa possa abbattere il confine che separa i secoli - consacrando un autore alla storia - di solito riceve una risposta assertoria, &lt;i&gt;ai posteri l&#39;ardua sentenza&lt;/i&gt; che potrebbe essere sostituita con la seguente espressione: &lt;i&gt;è così perché è così&lt;/i&gt;. Eppure non c’è nulla di male nel domandarsi, con umiltà, quali siano i tratti che distinguono i versi che appartengono al nostro patrimonio comune, distinguendosi per la loro universalità. Forse degli elementi che li accomunano esistono. Certo, una ricerca di questo tipo dovrebbe partire da alcune premesse, per esempio che il concetto di &lt;i&gt;patrimonio comune&lt;/i&gt; ne presuppone un altro, ovvero quello di &lt;i&gt;tradizione inventata&lt;/i&gt;. &quot;Per &lt;i&gt;tradizione inventata&lt;/i&gt; si intende un insieme di pratiche, in genere regolate da norme apertamente o tacitamente accettate, e dotate di una natura rituale o simbolica, che si propongono di inculcare determinati valori e norme di comportamento ripetitive nelle quali è automaticamente implicita la continuità col passato&quot; [1].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3. &lt;b&gt;Casadei&lt;/b&gt;, nel suo intervento sul «Corriere della Sera» &quot;La poesia è viva, ma ora bisogna ricostruire un pubblico competente&quot; (che potete leggere &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/la-lettura/15_agosto_10/poesia-viva-casadei-lettura-4e7f753e-3f4e-11e5-9e04-ae44b08d59fb.shtml&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;)&amp;nbsp;scrive di &lt;i&gt;pubblico competente&lt;/i&gt; ma quali siano nello specifico queste competenze non ci è dato saperlo. Se, forse, ci è possibile dedurle ciò che mi preoccupa è il discorso politico sotteso, ovvero che si debba imporre dei modelli interpretativi: fare sì che gli studenti guardino il mondo indossando le nostre stesse lenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quale dovrebbe essere un pubblico competente ancora non lo sappiamo. Quale equipaggiamento debba ricevere nemmeno. Ecco, cari, amici, dovremmo favorire le riflessioni che riguardino il &lt;i&gt;bello &lt;/i&gt;ma non obbligare gli altri ad accettare i nostri canoni estetici soprattutto se sono fragili. Forse, e nemmeno ce ne accorgiamo, le motivazioni che ci muovono potrebbero risiedere nel pallido tentativo di consacrare alcuni nomi alla storia e decidendo l&#39;oblio di altri, definendo delle gerarchie dove noi stessi, come autori, possiamo essere collocati - c&#39;è un evidente problema di conflitto di interessi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4. Ritengo che la contiguità biologica tra autori, quali propaggini ultime di una sorta di organismo, un albero, abbia visto ridimensionata la sua importanza nell&#39;epoca in cui stiamo vivendo - affinità biologiche, questo sì ma non dipendenze reciproche ed esplicite o, anche peggio, implicite.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi non possiamo decidere quanto sia giusto che i più giovani leggano o, se decidiamo di operare delle scelte in tal senso, dobbiamo anche essere disposti a considerarne i limiti e di assumercene ogni responsabilità. Non voglio ridurre l&#39;importanza che ha l’insegnamento - abbiamo oggi più che mai bisogno di buoni insegnanti - vorrei però che ci chiedessimo quali siano le urgenze che ci stanno muovendo e le conseguenze che queste potrebbero avere, non facciamo sì che gli studi umanistici si tramutino in una dottrina favorendo quel processo secondo il quale, come evidenziava &lt;b&gt;Illich&lt;/b&gt;, &quot;La scuola è l&#39;agenzia pubblicitaria che ti fa credere di avere bisogno della società così com&#39;è&quot;. Dobbiamo considerare la scuola il luogo deputato alla crescita spirituale degli individui e non quello dove essi subiscono un processo di omologazione. Rimpiango la Scuola catechetica di Alessandria dove, per lo meno, erano insegnate le sette arti liberali: retorica, logica, grammatica, matematica, astronomia, geometria, musica. La rimpiango soprattutto in un momento come quello attuale, dove l&#39;unica lingua capace di attrarre a sé, per motivi di prestigio, l&#39;interesse di persone provenienti da generazioni tra loro distanti e di diversa estrazione sociale, è una &lt;i&gt;lingua cucula&lt;/i&gt;: l&#39;inglese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5. Quello allora che vi chiedo è uno sforzo teoretico che, oggi, rimane quasi del tutto inespresso benché io creda si possa rintracciare nel lavoro di alcuni giovani accademici. In un momento storico come questo, di palingenesi, un momento in cui le istituzioni culturali del mondo moderno affannano e un nuovo mondo sta prendendo forma, non possiamo ignorare la necessità di rinnovare i nostri strumenti di indagine; esisteranno degli autori e delle poesie capaci di rappresentare non solo i luoghi dai quali proveniamo ma anche quelli in cui siamo diretti, che abbiano, latenti, le forze capaci di esprimere anche i secondi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mondo è sempre più piccolo, i mezzi di trasporto e comunicazione sempre più rapidi, la multiculturalità e le sfide che ne dipendono, un dato di fatto. Culture residuali da un lato e della società mobile e secolarizzata si fronteggiano e questo può farci sentire smarriti. Eppure la poesia, di epoca classica o coeva, è il frutto di esseri umani che, sebbene distanziati dalle epoche, hanno conosciuto le stesse angustie. Io penso che esistano dei messaggi, delle formule, di attraversare intatte le epoche, di esprime la condizione dell’inattualità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Sempre nell&#39;articolo di &lt;b&gt;Casadei &lt;/b&gt;si afferma la &lt;i&gt;grandezza &lt;/i&gt;di testi come &quot;primavera hitleriana&quot;. Non ho nulla contro quest&#39;affermazione per quanto io reputi difficile che sia di facile dimostrazione. Il nostro compito sarebbe quello di leggere il libro del mondo, dedicando le nostre energie a ciò che si trova al di là dei confini dell&#39;accademia e della repubblica delle lettere, dare una spiegazione di &#39;grandezza&#39; non è semplice eppure ognuno di noi è cosciente del fatto che esistono testi &lt;i&gt;grandi &lt;/i&gt;anche in virtù del fatto che hanno la capacità di raggiungere un pubblico molto differenziato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse sono gli strumenti linguistici le fondamenta sulle quali edificare qualsiasi successivo discorso critico; l&#39;impressione che ho è che per alcuni la poesia sia l’atto di un culto, quello che, secondo Benjamin, non può conoscere abiura: il capitalismo. In questo nuovo millennio, il ruolo sociale del letterato non può corrispondere a quello di una élite capace di imporre dei canoni ma, semmai, di diffondere una cultura degli strumenti, di regole e non norme.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esclusi alcuni precipui gruppi sociali, certi fatti storici e tradizioni, sono del tutto estranei all&#39;uomo contemporaneo e gli è impossibile interpretarli, sono stati espressi in un codice culturale che lui non conosce. Così, un testo, se posto in relazione a uno specifico contesto storico, acquisisce per l&#39;individuo di quell&#39;epoca un certo significato; eppure esistono poesie che sono capaci, di rigenerarsi e di mantenere inalterato il loro potere espressivo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel nostro paese il 70% delle persone non è capace di comprendere un contratto di lavoro o un programma elettorale, sono gli analfabeti di ritorno, in questo contesto non è ammissibile una posizione che consideri tout court la poesia &#39;facile&#39; di minor pregio, rispetto a quella che - per altro da me amata - si sviluppa in un ambiente ristretto e di persone dotate di competenze letterarie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6. Poesia facile non vuole dire molto, sarebbe necessario definire questo &lt;i&gt;facile&lt;/i&gt;. Pascoli è facile. Ungaretti è facile. &lt;b&gt;Brodskij &lt;/b&gt;è facile. &lt;b&gt;Esenin&lt;/b&gt;. &lt;b&gt;Carver&lt;/b&gt;. &lt;b&gt;Catalano&lt;/b&gt;.&amp;nbsp;Ci riferiamo, con &lt;i&gt;facile&lt;/i&gt;, alle scelte lessicali di un autore - al fatto che il suo idioletto si modelli partendo dal lessico di alta frequenza. Facile, per la somiglianza che questa poesia ha con il più logoro discorso politico. Facile perché si contraddistingue per l&#39;iterarsi dei deittici, degli avverbi di tempo e luogo, dei pronomi dimostrativi; per il ricorrere all&#39;avvicinamento attanziale, all&#39;aneddoto, all&#39;ironia; per l&#39;utilizzo dei luoghi comuni, del paradosso, delle giustapposizioni. O ancora, facile perché, a nostro avviso, in essa si produce una già additata cesura: si rinunci a specifici riferimenti, che sia assente un tributo nei confronti dei padri, delle madri, delle eco stilistiche, quei padri e quelle madri già oggetto di venerazione delle élite cattedratiche del passato e del presente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
-&lt;br /&gt;
[1] Hobsbawm E. J. e Ranger T. (a cura di), 1983, «L&#39;invenzione della tradizione», Giulio Einaudi Editore, 1987 e 1994, Torino.&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/5492840469877629669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/5492840469877629669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2015/08/la-poesia-ce-e-non-se-ne-va-da-nessuna.html' title='La poesia c&#39;è e non se ne va da nessuna parte'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-170477488773826768</id><published>2015-06-20T21:51:00.000+02:00</published><updated>2017-03-02T15:37:44.823+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Internazionale"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="poesia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Roma"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="vermena"/><title type='text'>Satira - Roma</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;line-height: 1.38;&quot;&gt;Roma è dove tutti gli scrittori&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
sono di Roma e ogni persona&lt;br /&gt;
che incontri è uno scrittore di&lt;br /&gt;
Roma, un regista, ovvio, di Roma,&lt;br /&gt;
un critico affermato e puro;&lt;br /&gt;
fumettisti di Roma e artisti&lt;br /&gt;
di Roma. Che se lo chiedi a quelli&lt;br /&gt;
di Roma, la scuola Holden è Roma,&lt;br /&gt;
anche se sta su, a Torino. Tutto&lt;br /&gt;
finisce a Roma e parte da lì,&lt;br /&gt;
e pare che si debba andare, a&lt;br /&gt;
Roma, per godere dei benefici&lt;br /&gt;
dell&#39;ambiente di Roma - sì, come&lt;br /&gt;
gli anziani che vanno alle terme&lt;br /&gt;
di Salsomaggiore. I velleitari,&lt;br /&gt;
a frotte, si trasferiscono a Roma;&lt;br /&gt;
così fanno sacrifici immani&lt;br /&gt;
per mantenersi a Roma o sono&lt;br /&gt;
ben mantenuti a Roma dai padri&lt;br /&gt;
benestanti e pensionati, dunque&lt;br /&gt;
in altre parole: pensare solo&lt;br /&gt;
che a Roma si possa conoscere&lt;br /&gt;
la gente che conta, la gente giusta,&lt;br /&gt;
e si debba fare gruppo, a Roma!&lt;br /&gt;
Il gruppo DI Roma, feste di Roma,&lt;br /&gt;
i reading di Roma con un pubblico&lt;br /&gt;
di venti persone ma paginone&lt;br /&gt;
sul Manifesto e la Repubblica&lt;br /&gt;
(di Roma), gran-successo, gran-successo&lt;br /&gt;
di Roma. Pensare che si pubblichi&lt;br /&gt;
solo con Roma, per Roma, in Roma.&lt;br /&gt;
Il porno, a Roma, è roba per gli&lt;br /&gt;
intellettuali, be’ lo si sdogani.&lt;br /&gt;
Si scrivono molti libri su Roma,&lt;br /&gt;
su altre città ma solo se poste&lt;br /&gt;
in relazione con lei, Roma.&lt;br /&gt;
Roma è come New York, ovvero&lt;br /&gt;
anche meglio di New York, che esiste&lt;br /&gt;
perché così si confronti con Roma.&lt;br /&gt;
Roma Zerocalcare, bravissimo.&lt;br /&gt;
Roma “La grande bellezza” dicendo,&lt;br /&gt;
allo stesso tempo ‘ma non è Roma’,&lt;br /&gt;
“La grande bellezza” non lo è proprio,&lt;br /&gt;
Roma “Amore tossico” che c’era&lt;br /&gt;
la Vicinelli: ‘un ca-po-la-vo-ro,&lt;br /&gt;
ca-po-la-vo-ro’, Caligari anche&lt;br /&gt;
lui di Roma, lo pensano anche i&lt;br /&gt;
sassi, (figurati, quale Lago Maggiore).&lt;br /&gt;
La Letteratura del Novecento&lt;br /&gt;
italiano l’hanno scritta a Roma &lt;br /&gt;
“Quer pasticciaccio brutto de via merulana”&lt;br /&gt;
infatti, Calvino non è poi tutto&lt;br /&gt;
sto che, perché non era di Roma.&lt;br /&gt;
E anche di Montale non ne possiamo&lt;br /&gt;
più, sebbene il Nobel lo consegnino,&lt;br /&gt;
a Roma. Roma è Berlino negli&lt;br /&gt;
anni &#39;80 ma meglio, il clima&lt;br /&gt;
è più mite e si parla l’inglese,&lt;br /&gt;
Roma non è per nulla teutonica;&lt;br /&gt;
Roma, ancora, la grande O di Roma.&lt;br /&gt;
Solo a Roma si studia, e solo&lt;br /&gt;
Roma è Internazionale, quindi,&lt;br /&gt;
con articoli di autori di Roma&lt;br /&gt;
o delle Fiji o dalle riserve&lt;br /&gt;
Sioux.&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/170477488773826768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/170477488773826768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2015/06/satira-roma.html' title='Satira - Roma'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-1727830538312062356</id><published>2014-11-28T14:29:00.002+01:00</published><updated>2017-03-02T15:38:02.086+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="10 consigli"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="francesco terzago"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="LIPS"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="poesia performativa"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Poetry Slam"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="reading poetico"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="scrittura creativa"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="vermena"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Vermena Voice"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="vincere poetry slam"/><title type='text'>10 consigli per vincere un poetry slam</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
Non sono uno slammer eppure ho sempre ritenuto molto importante la voce, in poesia - se vuoi capire se una cosa che hai scritto funziona, leggila ad alta voce, almeno cento volte. Ho cercato di favorire, anche nella mia attività di promozione culturale, i reading poetici, se vuoi conoscere un autore devi sentirlo leggere. Nelle ultime settimane ho cercato di documentarmi, ascoltando ore di registrazioni del &lt;a href=&quot;http://www.lipslam.it/&quot;&gt;LIPS&lt;/a&gt;. Sono sempre più convinto che il Poetry Slam sia un&#39;esperienza molto importante e capace di avvicinare alla poesia un pubblico eterogeneo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo, però, che il poetry slam si sia allo stesso tempo ritagliato una dimensione sua propria, e del tutto autonoma dall&#39;universo delle testualità, un contesto espressivo dove alcuni aspetti stilistici sono prominenti rispetto ad altri - questo è dovuto, in buona parte, alle necessità comunicative dello slammer e il pericolo al quale si incorre è che si nullifichi l&#39;estasi, la dimensione del godimento epifanico che è propria della poesia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel seguente elenco ho cercato di definire, con ironia, delle regole da seguire per chi desideri vincere un poetry slam:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1) Evita tematiche engagé, il tuo scopo è l&#39;intrattenimento. Indulgi nei biografismi qualora questi raccontino la straordinarietà della vita ordinaria, vicende nelle quali, ciascuno degli astanti, possa sentirsi coinvolto - parla delle tue sbronze, delle tue storie d&#39;amore, della tua ultima rissa, della tua famiglia, del lavoro, potrai essere sboccato ma suscita pietà in chi ti ascolti, che ti commiserino o che scoppino in una risata fragorosa - l&#39;importante è coinvolgere il pubblico emotivamente e avere il suo sostegno. Parla, dunque, di un due di picche. Evita toni di protesta o di militanza - i rivoluzionari sono passati di moda. Evita quindi politica e ideali, non sono - generalmente - à la page.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
2) Esprimiti impiegando lo stesso repertorio linguistico dell&#39;uditorio, il linguaggio letterario è di conseguenza bandito, osteggiato, ogni riferimento storico o culturale superfluo, viviamo nel&lt;i&gt; dopo-storia&lt;/i&gt; e nel &lt;i&gt;dopo-politica&lt;/i&gt;, fa&#39; in modo di essere percepito come un membro della loro stessa comunità linguistica - le persone sotto i 50 cambiano canale, quando c&#39;è un documentario sulla Guerra Fredda, un approfondimento scientifico o Barry Lyndon; tu dovrai farti partita di pallone o, nella migliore delle ipotesi, commedia brillante.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
3) Proponi immagini eloquenti e di immediata comprensione, all&#39;interno del medesimo campo semantico si suggerisce di scegliere sempre il termine di più ampia disponibilità es.: qualora io pensi al generico &#39;fiore&#39; sarà bene che io adotti il suo iponimo di più frequente utilizzo: &#39;rosa&#39;, ovvero il fiore par excellence, non certo calendula, sorbo o tarassaco. Si ammettono eccezioni quando il nostro fine retorico sia evidente e contribuisca a favorire il buon esito della performance.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Es.: in una birreria sono graditi quei testi dove siano elencate le birre artigianali più popolari e non certo quelle conosciute dai soli mastri birrai - confezionate in remote regioni dell&#39;Indocina o del Sud America, oppure che si parli del luppolo, i cui fiori femminili sono appunto utilizzati per produrre la bevanda alcolica tonificante per antonomasia.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&quot;Ero solo in riva al mare,&lt;br /&gt;
all&#39;azzurro mar natio,&lt;br /&gt;
e pensavo a te amor mio,&lt;br /&gt;
te lontano a villeggiar&quot;.&lt;/blockquote&gt;
&lt;div&gt;
&lt;b&gt;Umberto Saba&lt;/b&gt;, &quot;Poesie dell&#39;adolescenza e giovanili&quot;, «Il Canzoniere», Volume Primo, Einaudi, 2005, Torino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
4) Chiama le cose con il loro nome affinché il pubblico non sia costretto a un estenuante sforzo interpretativo - evita lo show don&#39;t tell, non funzionerebbe. Limita il più possibile l&#39;utilizzo delle polirematiche, delle locuzioni latine, evita i barbarismi qualora questi non provengano da un precipuo registro specialistico, al quale - oggi giorno - ognuno di noi è avvezzo, quello dell&#39;informatica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
5) Sii paratattico ed evita le dislocazioni a sinistra - rompono il ritmo. Che il tuo stile sia piano e comprensibile ai più; ricorri - in modo esclusivo - alle parole d&#39;uso (e consumo) più frequenti nella nostra lingua (sono circa &lt;a href=&quot;http://www.accademiadellacrusca.it/it/link-utili/banche-dati-dellitaliano-scritto-parlato&quot;&gt;3-4000!&lt;/a&gt;) - non temere il fatto che alcune di queste possano sembrarti logore, abusate - le espressioni del linguaggio giornalistico e del gossip sono rifugio confortevole, dànno riparo; sono consuetudine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
6) Come già accennato, affronta ogni argomento con ironia, affinché gli astanti possano ridere, e ridere, e ridere. Predisponi per l&#39;uditorio frequenti uscite di sicurezza, espressioni che rompano una sequenza malinconica, che questa così degradi e lasci spazio - o si traduca - in qualcosa di leggero, quasi cabarettistico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
7) Abusa delle anafore; consenti all&#39;ascoltatore di disporre spesso di questo saldo appiglio.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&quot;Per me si va ne la città dolente,&lt;br /&gt;
per me si va ne l’etterno dolore,&lt;br /&gt;
per me si va tra la perduta gente&quot;&lt;/blockquote&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;b&gt;Dante&lt;/b&gt;, Commedia, Inferno, III, vv. 1-3&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
8) Non si disdegni la rima, in modo particolare quella facile, per es.: cuore - amore, amare - cantare.&lt;br /&gt;
Potreste, facendo diversamente, sembrare un po&#39; snob, dei radical chic.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
9) La claque è fondamentale (da claquer, battere le mani producendo uno schiocco), assicuratevi che un furgone carico di amici e conoscenti alticci, pronti a guerreggiare in vostro nome, si presenti allo slam - in questo modo avrete buone possibilità di vincere - nello slam ciò che conta è la risposta del pubblico, se il pubblico dovesse essere composto, per assurdo, in modo esclusivo da persone a voi care, la vittoria sarebbe assicurata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
10) Lo slam è una competizione e come tale deve essere inteso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
10.1) infrangete a piacimento ognuna di queste regole, o più di una, o tutte quante.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/1727830538312062356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/1727830538312062356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2014/11/10-consigli-per-vincere-un-poetry-slam.html' title='10 consigli per vincere un poetry slam'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-7340079402260989764</id><published>2014-09-20T11:43:00.000+02:00</published><updated>2017-03-02T15:38:15.183+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="non mangiare verdure"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Vegan"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="vegetariani"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="verdure"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="vermena"/><title type='text'>Perché non dovremmo mangiare frutta e verdura. Non serve la scienza per capirlo, basta il buonsenso</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;Sono arcistufo che ogni giorno debbano morire, in gran numero, delle creature innocenti e, tutto questo, a causa dell&#39;ingordigia dei ruminanti.&amp;nbsp;Sono convinto che questo pensiero lo abbiano avuto anche molti di voi - che cosa ci differenzia da uno stelo d&#39;erba, da un albero o da una mammola? Il regno vegetale è pacifico e laborioso. Le piante vivono in modo sano, senza vizi, morigerato; hanno un&#39;alimentazione ricca di sali minerali. Le piante bevono molta acqua, sino a decine di litri al giorno, devono avere reni molto puliti. Stanziali, solo da giovani, quando vanno libere per il mondo, condotte da ogni brezza imprevedibile. Non credo che una mucca potrebbe fare lo stesso, sollevarsi da un prato come fanno le appendici piumose di un soffione. La mucca, al più, muggisce e, se ciò non bastasse, insozza tutto di letame.&amp;nbsp;Il regno vegetale non è rumoroso né violento (anche se esistono delle eccezioni) - e allora io dico: basta mangiare l&#39;insalata, i cetrioli, il finocchi, la soia, gli asparagi o la rucola perché approfittiamo - in modo barbaro - della loro remissività. Le piante sono fragili; inermi. Zucchine; meloni, fragole, arance... Frutti od ortaggi, nessuno di loro è escluso... Preapare&amp;nbsp;mostarde e marmellate è un&#39;atrocità, chi cuocere per ore degli esseri ridotti a pezzi e scorticati. E quando, ancora vive, le verdure, sono messe in fette sulla graticola. Rattrappiscono con lentezza, senza possibilità di fuga per le effimere gioie del palato.&lt;/span&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/7340079402260989764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/7340079402260989764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2014/09/perche-non-dovremmo-mangiare-frutta-e_20.html' title='Perché non dovremmo mangiare frutta e verdura. Non serve la scienza per capirlo, basta il buonsenso'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-5804858267325360905</id><published>2014-09-02T11:00:00.000+02:00</published><updated>2017-03-02T15:38:23.959+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="250paroleminuto"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="396librianno"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="francesco terzago"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tempotiranno"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="vermena"/><title type='text'>Tecnica infallibile per leggere quasi 400 libri all&#39;anno - tutto ciò che gli scrittori non vogliono dirvi!</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;
Spesso ci sentiamo dire che nel nostro paese si legge poco e male, questo è, senza ombra di dubbio, vero però sarebbe interessante iniziare ad affrontare questo problema tenendo conto di alcuni dati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
&lt;b&gt;Il tempo è tiranno&lt;/b&gt;, dice il detto, e allora cerchiamo di comprendere quante ore di intrattenimento ci garantisca la lettura di un buon libro. In media una persona riesce a leggere&lt;b&gt; 200/250 parole/minuto, circa 1200 caratteri&lt;/b&gt;, superata una certa soglia, poniamo per ipotesi che si tratti delle 400 p.m. [1], la capacità di comprendere ciò che stiamo leggendo cala in modo drastico - immaginiamo ora l’esistenza di un ‘lettore ideale’ [2], qualcuno che riesca a leggere in modo continuato, senza distrazione alcuna, qualcuno insomma, che non si fermi ogni cinque, dieci minuti a controllare Facebook o Whatsapp, che non riceva telefonate, email; ecco qualcuno che si può concedere il lusso di isolarsi completamente dal mondo circostante e leggere, leggere e basta [3].&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Questa persona, oltretutto, può dedicare al leggere 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana, il nostro è il lettore di professione. Certo, il week end lo concede alle amicizie, alla ragazza, alle gite al mare o in montagna. Il nostro lettore ideale ha una media di parole/minuto diciamo buona, facciamo 250, del resto è molto più allenato di voi o me, dunque, è un maratoneta della lettura. Quanti libri costui riesce a finire in una settimana?&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Ipotizzando che una parola contenga, mediamente, 6 caratteri (incluso uno spazio) ogni ora il nostro lettore ideale può leggere 6X250X60 caratteri (‘c’ d’ora in poi), in un giorno sono ben 720.000c e in una settimana la vertiginosa cifra di 3.600.000c che equivalgono a 2000 cartelle [4] (ca. d’ora in poi)… Ora, il fatto è che non sono del tutto sicuro che esista uno standard univoco [5], una normativa che prescriva quanti caratteri debba avere la pagina di un libro, si può andare dai 1500 ai 2500c passando per i 1800, tutto dipende dalle scelte che ogni casa editrice opera, collana per collana.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Così, se&lt;i&gt; in medio stat virtus&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&lt;b&gt;la pagina di un romanzo avrà, su per giù, 2000c&lt;/b&gt; (si consideri sempre spazi inclusi). Fanno, ne consegue, 360 pagine al giorno che, moltiplicate 5, equivalgono a 1800 a settimana.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Qui sorge un altro problema, quale è la lunghezza media di un libro? Io credo che si vada dalle 150 alle 250 pagine, quindi in questo caso assumiamo 200. 1800 pagine alla settimana fanno &lt;b&gt;9 libri&lt;/b&gt;… Tenendo conto del &lt;i&gt;full-time equivalent&amp;nbsp;&lt;/i&gt;[6], il quale fa corrispondere&lt;b&gt; un anno lavorativo a circa 220 giorni, otteniamo 396 libri all’anno&lt;/b&gt;.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Ora, ci sono tanti letterati che misurano il loro prestigio, e il peso della loro autorità, nel numero di libri letti, vantano biblioteche vaste, loro, (un fondo bibliotecario equivale a 5000 volumi [7] e loro superano questa soglia con abbondanza), chi possiede 7000 libri, chi 10.000, chi azzarda 15.000…&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
Li avranno mai letti? E che vita hanno avuto? Hanno avuto una vita? Forse dovrebbe essere la qualità del leggere l&#39;unica cosa a doverci interessare.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
-&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
[1] Per una volta su Wikipedia si trovano cose interessanti: Cunningham, A. E., Stanovich, K. E., &amp;amp; Wilson, M. R. (1990). Cognitive variation in adult college students differing in reading ability. In T. H. Carr &amp;amp; B. A. Levy (Eds.), Reading and its development: Component skills approaches (pp. 129–159). New York: Academic Press.&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;
Al seguente link una bibliografia in inglese che tratta l&#39;argomento:&amp;nbsp;http://www.udel.edu/ETL/people/venezky/Bib_decoding.html&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
[2] Fa molto à la Chomsky, lo so, scusate.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
[3] Presentatemelo.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
[4] Ho considerato che una cartella standard siano 1800 caratteri spazi inclusi. Mi chiedo per quale motivo, quando, con l&#39;azienda per la quale lavoro, si contatti un&#39;agenzia di traduzione si parli di 1200c. - mistero della fede.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
[5] Qualcuno potrebbe indicarmi una norma ISO di riferimento? Esiste una ISO per qualsiasi cosa, a questo mondo, ne esisterà una anche per le cartelle editoriali...&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
[6]&amp;nbsp;http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Glossary:Full-time_equivalent&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
[7] Su questa informazione potrei sbagliarmi, se non erro era la definizione che mi era stata data quando, nell&#39;ambito di un progetto di Servizio Civile Nazionale, collaboravo con le biblioteche dell&#39;Università degli Studi di Padova.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/5804858267325360905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/5804858267325360905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2014/09/tecnica-infallibile-per-leggere-quasi.html' title='Tecnica infallibile per leggere quasi 400 libri all&#39;anno - tutto ciò che gli scrittori non vogliono dirvi!'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-9162985163884414251</id><published>2014-08-14T11:05:00.003+02:00</published><updated>2017-03-02T15:38:39.264+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ParcoPoesia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Rimini"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Terzago"/><title type='text'>Parco Poesia, tra palingenesi e scoutismo</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;

Devo fare una premessa, una premessa che si può riassumere in una manciata di righe: il mio giudizio nei confronti di Parco Poesia è, nella sostanza, abbastanza positivo. Problemi ci sono in ogni cosa (nella quale c’entri il genere umano), non si può sfuggire. Semmai, il fatto è che si radicalizzino, si amplifichino quando si è costretti a una condizione di centralità, di riferimento (la DC, in modo analogo, &amp;nbsp;che fu &lt;i&gt;costretta &lt;/i&gt;a governare, come molti hanno scritto). Il pubblico di &lt;b&gt;Parco Poesia&lt;/b&gt; dovrebbe avere delle alternative, dovrebbe poter pensare &lt;i&gt;vado a Parco Poesia o vado a _ _ _&lt;/i&gt;. Parco Poesia ha fatto un ottimo lavoro, ha costruito, con tenacia e perseveranza, qualcosa di unico a livello nazionale. Sia chiaro, dovrebbero essere gli altri, quelli che se ne lamentano, a trovare la forza di organizzarsi, di proporre un modello alternativo, sarebbero loro a dover definire i confini di un evento differente, di una nuova iniziativa. La stagnazione non è mai un bene. Serve sempre, io credo, qualcuno che cerchi di fare la stessa cosa che fai tu, o qualcosa di molto simile. Serve qualcuno che tenti di metterti &#39;i bastoni tra le ruote&#39;, che provi a dimostrare, nei fatti, che tu stai sbagliando e che lui potrebbe fare meglio o in modo diverso rispetto a te. Parco Poesia avrebbe bisogno di un antieroe, qualcuno che lo obblighi a evolversi in modo ancor più rapido. Parco Poesia ogni anno conosce rinnovamenti grandi e piccoli, ma l&#39;idea che ne sta alla base è di non cambiare e questo è, per certi versi un bene, per altri un male.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;background-color: white; color: #252525; font-family: sans-serif; font-size: 14px; line-height: 22.4px;&quot;&gt;⁂&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
Parco Poesia ha un grande vantaggio, è capace di mettere a disposizione dei poeti alcune efficaci forme di appagamento: 1) riconoscimento reciproco, 2) pubblico, 3) la presenza dei &lt;i&gt;big &lt;/i&gt;per i &lt;i&gt;wannabe &lt;/i&gt;e dei &lt;i&gt;wannabe &lt;/i&gt;per i &lt;i&gt;big&lt;/i&gt;, 4) è altrettanto capace di proporre una visione di &lt;i&gt;società poetica &lt;/i&gt;dove chiunque, basta che lo desideri ardentemente, possa arrivare da qualche parte. L&#39;importante è prendere parte a un rito, che si vivifichino certi legami interpersonali, essere ossequiosi nei confronti delle figure di rilievo presenti, che si riconosca, di loro, la centralità e la rilevanza delle loro riflessioni (e sia chiaro, questo accade in ogni società umana &lt;i&gt;normale&lt;/i&gt;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Parco Poesia è capace di garantire, a ognuno dei giovani che vi partecipi, un quarto d’ora di celebrità. Parco Poesia riesce a diffondere e promuovere desiderio di realizzazione, che questo avvinca l&#39;individuo, o una camarilla, poco importa. Così, seppur in modo involontario, Parco Poesia anestetizza, rimanda, posticipa quello che potrebbe essere un lecito conflitto generazionale originato dal disaccordo, da una differente visione del mondo; lenisce dolori, pone un unguento magico su ferite talvolta profonde, le quali però non guariscono, smettono solo di sanguinare e, soprattutto, imbrattare. Questo sentimento di speranza, che oscura le urgenze impresse dall&#39;incertezza della situazione coeva, si traduce in un sopore, in un limbo, si fa, nel peggiore dei casi, vero e proprio dispositivo di controllo, al pari della catarsi che contraddistingue alcune manifestazioni studentesche. &#39;Convivenza&#39; significa &lt;i&gt;compromesso&lt;/i&gt;, convivere con l&#39;autorità (authority) ci sottopone ai processi di persuasione che essa esercita involontariamente; allo stesso tempo non possiamo ignorare dinamiche quali la &#39;Social proof&#39; e il &lt;i&gt;liking&lt;/i&gt;, sempre tenendo conto di come questi termini vengono impiegati nell&#39;ambito della psicologia sociale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse Parco Poesia è soggetto al problema stesso che si riscontra nelle accademie d&#39;Italia. La ragione potrebbe essere semplice: molti dei giovani che partecipano a Parco Poesia sono, oggi, giovani accademici, avvezzi alla frequentazione di un luogo – il &#39;tempio&#39; del Sapere, dove il loro coinvolgimento, troppo spesso, dipende dal fatto che si siano dovuti sottomettere a qualche cattedratico. Ognuno di noi ha un amico che, pur di accedere a una scuola di dottorato, si è dovuto dedicare a un progetto di ricerca per il quale non nutriva il benché minimo interesse, anzi, se avesse potuto seguire le sue inclinazioni ben altre ricerche avrebbe deciso di intraprendere, così abbiamo persone che volevano occuparsi delle vicende editoriali di Urania, o di autori come la &lt;b&gt;Le Guin&lt;/b&gt;, costrette a spendere tre anni cruciali della loro vita tra le pagine di Summonte e Pontano (e mi chiedo quale beneficio ne tragga la società, quando le energie delle sue menti più giovani e brillanti, sono sacrificate nel perseguimento di un futile scopo).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo sia doveroso considerare il fatto che ci muoviamo con fatica in un contesto che è, nella sua stessa anima, affetto da un duro conservatorismo (e in questo caso non mi riferisco a Parco Poesia, ma ai mutamenti che la società occidentale sta sperimentando). L&#39;unica soluzione possibile potrebbe corrispondere a un progetto che si rivolga, in forma esclusiva, a chi appartenga alla nostra coorte, ovvero a quell’aggregato di individui che hanno “sperimentato lo stesso evento e nello stesso intervallo di tempo” (Ryder). Mi riferisco a tutti coloro che sono cresciuti, per un privilegio anagrafico, in quel periodo dell&#39;età contemporanea che è stato segnato dalla &lt;i&gt;rivoluzione digitale&lt;/i&gt;, dalla ‘morte delle ideologie’, dalla &lt;i&gt;fine della storia&lt;/i&gt;, e della &lt;i&gt;cultura&lt;/i&gt;, elementi che hanno contribuito al drastico mutamento dei tempi e delle forme di fruizione del Sapere – dovremmo darci un&#39;organizzazione e dei fini da perseguire, dovremmo stabilire delle strategie e scegliere quali strumenti adottare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ci troviamo infatti dinnanzi a una impetuosa forza generatrice, una ‘kultur’ della globalizzazione, del cosmopolitismo blasé. Siamo spaventati da un futuro incerto e, intimoriti dalle sfide che questo rappresenta, ci limitiamo a una immobilità trasognante, siamo atterriti ed è comprensibile, siamo alla costante ricerca di riferimenti immutabili, di monadi; qualcosa che abbia la capacità di resistere, adamantino, e che ci attenda al di là dei limiti dell&#39;ordinarietà; e nel frattempo vagheggiamo, forse, una “età dell’oro” giacché guardiamo con nostalgia momenti storici e realtà a noi del tutto sconosciute (e non me ne escludo) non accorgendoci che la ragione ultima del vivere è il cambiamento, l&#39;adattamento. Forse le incertezze date dal periodo nel quale viviamo fanno sì che le nostre forze vengano dissipate osservando l&#39;oscurità nel vano tentativo di imbatterci nel fulgore di una stella fissa, di un&#39;epifania capace di imprimersi, in modo indelebile, nella nostra anima, una rivelazione capace di attribuire un senso ai nostri dolori e alle nostre fatiche. Per quanto oggi, più che in passato, l’accademia si mostri in tutta la sua fragilità, e sia incapace di interpretare i bisogni, anche di carattere spirituale, del paese, l’accademismo è per alcuni l&#39;unica strada percorribile, qualora si voglia dedicare la propria vita alla Letteratura. Eppure è pericoloso ritenere che sia la frequentazione dell&#39;Accademia (un certo entrismo) ciò che possa legittimare le nostre opinioni estetiche perché così ci sottoponiamo al pericolo di morire per epigonismo. Non possiamo dimenticarci del fatto che la Letteratura è, oggi come in passato, costretta a competere con un numero sempre maggiore di prodotti di intrattenimento: App per cellulari, contenuti multimediali pubblicati su YouTube, videogame, film etc. La Letteratura non basta, e non può bastare a se stessa, è ahinoi immersa in un mondo complesso e difficile di cui è, alla fine, mera espressione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
&lt;span style=&quot;background-color: white; color: #252525; font-family: sans-serif; font-size: 14px; line-height: 22.4px;&quot;&gt;⁂&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
Nei confronti di Parco Poesia nutriamo ogni anno un discreto numero di aspettative, attendiamo questo evento per confrontarci reciprocamente (poeti e poeti) e sentirci a questo modo parte di un parnaso; la rabbia che in alcuni scaturisce, durante e a seguito di quest&#39;evento, ha proprio questa origine. Siamo oramai giunti alla decima edizione di Parco Poesia e credo sia evidente che ci si trovi dinnanzi a un&#39;iniziativa che sia stata capace di consolidarsi, e di coinvolgere il territorio nel quale essa è ospitata. Non credo nella fragilità di Parco Poesia né credo che, allo stesso tempo, chi abbia reso tutto ciò possibile e non – e in questo caso mi riferisco ai finanziatori – alla instancabile Isabella, non conosca il linguaggio della celebrazione; avere qualcuno che investa nelle nostre iniziative è grandioso ma comporta, in genere, taciti accordi, complicità e una comunanza di vedute, almeno per quanto concerne la direzione artistica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per me Parco Poesia sta diventando consuetudine, una buona consuetudine - come lo può essere PordenoneLegge, come lo è PoesiaFestival o come lo fu AbsolutePoetry. Anche se ho partecipato a solo due edizioni di Parco Poesia, trovarmi là fa sì che io mi senta a casa, in un certo senso che io mi senta al sicuro – ci sono momenti di tensione, ci sono incomprensioni; ci sono cose che, per alcuni, non vanno bene e dovrebbero essere cambiate. Quella in cui ci si immerge è un&#39;atmosfera protetta, uno spazio entro cui si ha la possibilità di scattare una fotografia, una fotografia capace di ritrarre quanto stia succedendo, di buono e non, nel ristretto ambito della poesia italiana contemporanea – anche di rendersi conto di quali siano le strade che stanno imboccando gli autori più giovani. Il problema è che, osservando con attenzione, io penso che vi sia il modo di intravedere una mappa entro la quale, ognuno di noi, come in progetto urbanistico, debba trovare una specifica collocazione. Quando ci troviamo a Parco Poesia abbiamo l’impressione di essere entrati a far parte di un ecosistema; c’è armonia, un&#39;armonia a tratti eccessiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed è proprio in questo che si annidano alcuni pericoli, il fatto che, in un modo o nell&#39;altro, Parco Poesia garantisca a ognuno di noi il conforto di una sosta, rinfocola in noi alcune illusioni. Di sicuro, ciò a cui si assiste a Parco Poesia, presuppone un dispendio di energie effimero, se lo si pone a confronto di uno scenario nel quale regni un conflitto aperto e democratico (Parco Poesia non è certo scosso dai traumi, dalle diatribe, dalle polemiche, che caratterizzavano i ritrovi del Gruppo &#39;63, e questo forse non ci dà la possibilità di crescere, di migliorare quanto, in realtà, potremmo) non è possibile parlare di quale collocazione possa avere, nella società nella quale viviamo, lo scrivere versi; riflessioni di ordine politico e sociologico sono tabù, l&lt;i&gt;a sociologia deve stare fuori dalla Letteratura&lt;/i&gt; ecco, questo, personalmente, faccio fatica ad accettarlo. La Letteratura dovrebbe infradiciarsi non di pioggia ma di altre discipline, dalla Sociologia alla Biologia – la Critica Letteraria non è una disciplina autonoma, non basta, e non basterà mai a se stessa. A Parco Poesia, c’è cordialità, c&#39;è pace, si è tutti poeti, tutti poeti a modo nostro, e questo è sufficiente a fare sì che si sia tutti amici, è un raduno scout. Anche coloro che criticano Parco Poesia nel modo più aspro, in un certo senso, sono a esso legati, hanno bisogno di Parco Poesia come, quello stupido primate che chiamiamo homo sapiens, necessita di uno specchio entro cui riflettersi per vedere il suo grugno. La centralità, il potere, di Parco Poesia sta in questo. Parco Poesia è un appuntamento ineludibile, siamo tutti costretti a parlarne (e felici di parlarne). Se però si cercasse una Palingenesi, Parco Poesia non potrebbe essere il luogo adatto al suo manifestarsi, forse quello entro cui cercarne l&#39;origine. È innegabile, infatti, che ogni anno, in occasione di questo festival, ci sia l&#39;occasione di corroborare certi sodalizi, che ci si possa contare e ragionare comunemente come moderni carbonari. Parco Poesia si rinnova ogni anno, le iniziative, pregevolissime, sono numerose, tutto però rientra in un preciso spettro cromatico, ed è innegabile che vi sia una gestione artistica, una regia acuta.&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/9162985163884414251'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/9162985163884414251'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2014/08/parco-poesia-tra-palingenesi-e-scoutismo.html' title='Parco Poesia, tra palingenesi e scoutismo'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-6404161399726020735</id><published>2014-04-01T11:00:00.001+02:00</published><updated>2017-03-02T15:38:58.121+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="#paroleorrende"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="neo-standard"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="questione della lingua"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Repubblica"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="società dello spettacolo"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Vincenzo Ostuni"/><title type='text'>Non esistono #paroleorrende, per Vincenzo Ostuni</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;

&lt;span class=&quot;userContent&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;tn&amp;quot;:&amp;quot;K&amp;quot;}&quot;&gt;Apprezzo molto che &lt;a data-hovercard=&quot;/ajax/hovercard/user.php?id=100001369890784&amp;amp;extragetparams=%7B%22directed_target_id%22%3A0%7D&quot; href=&quot;https://www.facebook.com/vincenzo.ostuni70&quot;&gt;Vincenzo Ostuni&lt;/a&gt;
 abbia riportato in auge, con le sue #paroleorrende, la &lt;i&gt;questione della lingua&lt;/i&gt;, sono felice che, in questi giorni, si tratti un argomento simile alla radio e nelle pagine di &lt;a href=&quot;http://d.repubblica.it/attualita/2014/03/28/news/parole_lingua_italiana_errori-2043518/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Repubblica&lt;/a&gt;. Eppure, l&#39;impressione che ho avuto, è che l&#39;operazione in sé pecchi di un certo sensazionalismo e, soprattutto, non entri nelle &lt;i&gt;ragioni &lt;/i&gt;di certi 
fenomeni linguistici. Tutt&#39;oggi non&amp;nbsp;internet ma la televisione è omologatrice, internet, per lo meno, favorisce la conversazione e l&#39;italiano delle chat, dei &lt;i&gt;tweet&lt;/i&gt;, dei post di Facebook, salvo rari casi, è perfettamente sovrapponibile a quello dei registri del parlato - l&#39;italiano parlato e l&#39;italiano scritto sono due cose differenti, non dimentichiamolo e il problema è quando si confonde dove finisca l&#39;uno e inizi l&#39;altro - oltretutto, con i sistemi di correzione automatica, oggi, più che in passato, è difficile che certi termini siano scritti in modo scorretto.&lt;/span&gt; Internet&lt;span class=&quot;userContent&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;tn&amp;quot;:&amp;quot;K&amp;quot;}&quot;&gt;&lt;span class=&quot;text_exposed_show&quot;&gt;&amp;nbsp;è quel posto dove ognuno di noi 
ha la possibilità di esprimersi, di dare il suo contributo all&#39;insieme dei corpora.
 Con internet è più facile, dal punto di vista socio-linguistico, 
incontrarsi - &lt;i&gt;fare &lt;/i&gt;gruppo. Certo, per questo stesso motivo iterare delle &lt;i&gt;cattive &lt;/i&gt;abitudini non è mai stato così semplice, per quanto dal punto di vista linguistico, buone o cattive abitudini non esistano. Il problema sono i ritmi sostenuti coi quali esprimiamo
 il nostro pensiero, riduciamo le nostre opinioni e speculazioni. A chiacchiericcio, vittime, tutti, nessuno escluso, delle dinamiche della &lt;i&gt;Società 
dello spettacolo&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/6404161399726020735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/6404161399726020735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2014/04/non-esistono-paroleorrende-breve.html' title='Non esistono #paroleorrende, per Vincenzo Ostuni'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-256886083946039594</id><published>2012-11-17T11:30:00.000+01:00</published><updated>2017-03-02T15:39:19.733+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="11 settembre"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="atti vandalici"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Daniel Libeskind"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="danneggiamenti"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="francesco terzago"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Kile Scott"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Malcom Miles"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Marc Augè"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Mattino di Padova"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Memoria di Luce"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Ozymandias"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="P. B. Shelley"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="padova"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Street Art"/><title type='text'>Padova, nemorie di luce - un monumento rigettato</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;

&lt;a href=&quot;http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2012/09/02/news/strage-delle-torri-gemelle-deturpato-il-monumento-1.5629147&quot;&gt;Hanno danneggiato&lt;/a&gt; il monumento Memoria e Luce dedicato ai fatti dell&#39;undici settembre. Si potrebbe pensare che questo sia un sintomo rivelatore, sintomo rivelatore del fatto che l&#39;opera di &lt;a href=&quot;http://daniel-libeskind.com/daniel&quot;&gt;Daniel Libeskind&lt;/a&gt; sia stata, in un certo senso, rigettata dalla nostra città, da Padova. Non certo per il significato che essa veicola, per quella memoria che avrebbe il fine di vivifica, quanto per il motivo che non susciti, nel cuore di chi le passi affianco, una genuina forma di rispetto, è insignificante per il nostro spirito, è un&#39;opera &lt;i&gt;weberianamente &lt;/i&gt;parlando, di natura razionale - non emotiva. Quelle superfici azzurre non fanno parte della nostra identità né si integrano con le linee architettonica del contesto in cui è stata collocata, non parla la lingua di questa città, la lingua che ci è stata impartita sin dall&#39;infanzia, quella, per essere chiari, che accomuna ognuno dei nostri placidi centri storici, dove Medioevo, Rinascimento e Futurismo sono capaci di amalgamarsi – il problema, se non si fosse capito, non è di contenuto ma di forma. Non concordo con l&#39;analisi di &lt;b&gt;Kyle Scott&lt;/b&gt;, Console Generale degli U.S.A. in Italia, anche se la ritengo estremamente interessante, ovvero: che è inevitabile che un monumento, o un&#39;opera di arte pubblica, sia prima o poi soggetta ad atti di vandalismo, nel momento in cui &quot;entra a far parte dell&#39;arredo urbano della città&quot; perché questo ragionamento metterebbe sullo stesso piano opere tra loro estremamente differenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le statue di Prato della Valle (opere laiche) non sono ricoperte da cima a fondo da tag, nemmeno il Santo (opera sacra). Forse parliamo di un monumento che non è stato capace di farsi accettare per il ruolo che il governo cittadino gli aveva destinato – sorge, questo monumento, a un centinaio di metri dalla Cappella degli Scrovegni, a duecento dalla Chiesa degli Eremitani a cinquanta dai resti dell&#39;arena romana. E non sarebbero bastati dieci eventi all&#39;anno, nella superficie che raccoglie nel suo abbraccio di vetro e acciaio, per mutare i sentimenti che la cittadinanza prova nei suoi confronti – anzi, sono proprio gli atti vandalici di cui è stata soggetto a renderlo, almeno agli occhi di qualche ragazzino, un luogo vero e proprio. Fargli compiere un passaggio di stato tra nonluogo e luogo. &quot;Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi né identitario né relazionale né storico, si definirà un nonluogo [...] la surmodernità è produttrice di&amp;nbsp;nonluoghi antropologici e&amp;nbsp;[...], contrariamente alla modernita baudeleriana, non integra in sé i luoghi&amp;nbsp;antichi: questi, repertoriati, classificati e promossi &lt;i&gt;luoghi della memoria&lt;/i&gt;, vi occupano un posto circoscritto e specifico&quot;. come giustamente dice &lt;a href=&quot;http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-dittatura-del-presente-intervista-a-marc-auge/&quot;&gt;Marc Augé&lt;/a&gt; in&amp;nbsp;«Nonluoghi, introduzione a una antropologia della surmodernità», potremmo pensare che l&#39;opera di &lt;b&gt;Daniel Libeskind&lt;/b&gt; è qualcosa di propriamente estraneo alla funzione che, in realtà, le si vorrebbe attribuire; il Comune di Padova spenderà decine di migliaia di euro per riparare ai danni che questa ha subito e provvederà a disporre una sorveglianza stringente: forse telecamere, forse, per qualche tempo, guardie – ma non risolverà in questo modo un problema macroscopico, ovvero, come ci ricorda &lt;a href=&quot;http://www.malcolmmiles.org.uk/Biography.html&quot;&gt;Malcom Miles&lt;/a&gt; in «Art space and the city», che il fallimento di un&#39;opera di arte pubblica dipende principalmente da tre fattori,&lt;br /&gt;
1) il luogo in cui essa viene realizzata,&lt;br /&gt;
2) una cultura dell&#39;arte che è pressoché sconosciuta all&#39;infuori delle Accademie,&lt;br /&gt;
3) il fatto che questo genere di opere parla troppo spesso il linguaggio architettonico della cultura dominante, (o per meglio dire di quella cultura che domina nel mondo dell&#39;Arte) e che, molto spesso, è incomprensibile e alieno ai non addetti a i lavori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vi è poi un altro problema, me ne sono accorto uno degli ultimi giorni che ho trascorso a Padova prima di tornare in Cina - «Memoria e Luce» è un monumento incapace di invecchiare. Il suo aspetto non viene minimamente alterato dai fenomeni atmosferici o dall&#39;inesorabile incedere delle stagione, immutabile - sembra quasi schernirci - l&#39;arena romana, poco distante, ogni volta che la si osserva con attenzione appare differente - sono altre le piante che sono cresciute su quei ruderi, altre le pietre che hanno ceduto al peso stesso della storia - la parete esterna a nord della Cappella degli Scrovegni, nelle stagioni più umide, altera leggermente il suo colore - sembra quasi che anche lei lo senta, il freddo dell&#39;autunno, il gelo dell&#39;inverno - i basamenti delle statue di Prato della Valle, in primavera, possono ricoprirsi di una sottile lanugine - non so se sia un&#39;alga o se sia il muschio - tutte queste mutazioni quasi impercettibili, in un certo senso, ci rassicurano - riconducono il monumento (o l&#39;opera di arte pubblica) alla nostra dimensione, alla dimensione dei viventi, ed è per questo motivo, io credo, che troviamo la forza di empatizzare con loro, perché sono il tentativo, imperfetto - ti lambire l&#39;immortalità nel mondo del tangibile. E sono proprio questi modesti sintomi di fallimento, questo dover riassumere, in un&#39;ultima istanza, tutto quanto al mondo delle cose - che non ci fa provare, nei loro confronti, la repulsione dell&#39;estraneità: non ci sono aliene. Riflessioni di questo genere, io credo, condussero &lt;b&gt;P. B. Shelley&lt;/b&gt; a scrivere i versi seguenti:&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://rpo.library.utoronto.ca/poems/ozymandias&quot;&gt;Ozymandias&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
I met a traveller from an antique land&lt;br /&gt;Who said: &quot;Two vast and trunkless legs of stone&lt;br /&gt;Stand in the desert. Near them on the sand,&lt;br /&gt;Half sunk, a shattered visage lies, whose frown&lt;br /&gt;And wrinkled lip and sneer of cold command&lt;br /&gt;Tell that its sculptor well those passions read&lt;br /&gt;Which yet survive, stamped on these lifeless things,&lt;br /&gt;The hand that mocked them and the heart that fed.&lt;br /&gt;And on the pedestal these words appear:&lt;br /&gt;`My name is Ozymandias, King of Kings:&lt;br /&gt;Look on my works, ye mighty, and despair!&#39;&lt;br /&gt;Nothing beside remains. Round the decay&lt;br /&gt;Of that colossal wreck, boundless and bare,&lt;br /&gt;The lone and level sands stretch far away&quot;.&lt;/blockquote&gt;
Traduzione:&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
Incontrai un viaggiatore di ritorno da una terra antica&lt;br /&gt;che disse: “Due immense gambe di pietra, senza tronco,&lt;br /&gt;si ergono nel deserto. Vicino - sulla sabbia,&lt;br /&gt;mezzo affondato, un volto infranto giace, il cui cipiglio&lt;br /&gt;e il labbro corrucciato, e il sogghigno di gelido comando,&lt;br /&gt;dicono che il suo scultore lesse accuratamente le passioni&lt;br /&gt;che ora, impresse su quelle cose senza vita, sopravvivono&lt;br /&gt;alla mano stessa che le sbeffeggiò, al cuore che le alimentava;&lt;br /&gt;e sul piedistallo, queste parole appaiono:&lt;br /&gt;‘Il mio nome è Ozymandias, Re dei Re,&lt;br /&gt;guardate le mie opere, o voi potenti, e disperatevi!’&lt;br /&gt;Nient&#39;altro rimane. Attorno al disfacimento&lt;br /&gt;di quel colossale relitto, sconfinate e nude&lt;br /&gt;le sabbie, uniformi e solitarie, si stendono lontano”.&lt;/blockquote&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/256886083946039594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/256886083946039594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2012/11/padova-memoria-di-luce-daniel-libeskind.html' title='Padova, nemorie di luce - un monumento rigettato'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><georss:featurename>Via Giotto, 5, 35137 Padova PD, Italia</georss:featurename><georss:point>45.413093186187396 11.877937316894531</georss:point><georss:box>45.4103066861874 11.873001816894531 45.415879686187395 11.882872816894531</georss:box></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-1446389704912231847</id><published>2012-10-24T18:23:00.000+02:00</published><updated>2017-03-02T15:39:46.262+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="#LitBlogStorm"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="blog letterari"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Con Altri Mezzi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="francesco terzago"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ipertesti"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Klit"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Librigame"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="social network"/><title type='text'>Il futuro dei blog letterari</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;

&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Internet ci conduce, troppo spesso, a valutare il nostro operato utilizzando dati di natura quantitativa e non qualitativa: ottenere molti &#39;mi piace&#39; o scoprire che una pagina, in poche ore, abbia ricevuto un numero considerevole di visite ci illude del fatto che il successo di quel prodotto corrisponda con la sua qualità intrinseca. Non sono né la diffusione né il quantitativo di condivisioni gli unici parametri da considerare per stabilire il valore di un testo o di un&#39;immagine pubblicata in internet.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
La struttura stessa dei blog&amp;nbsp;tende a gerarchizzare i contenuti secondo il momento della loro pubblicazione e del loro apprezzamento. Questo comporta, in un certo senso, che gli utenti concentrino la loro attenzione solo sui sui contenuti più recenti, su quelli pubblicizzati e su quelli che sono stati condivisi, visualizzati, che hanno ricevuto commenti e &lt;i&gt;like&lt;/i&gt;. Le forme stesse della rete ci abituano alle logiche del consumo - Facebook e gli altri social network non ci stanno regalando nulla. Perché il nostro blog riceva visite, si presume, che sia aggiornato con regolarità, allo stesso tempo che i contenuti che vi compaiono siano dispongano di tag, a questo proposito diventa necessario rivolgere la nostra attenzione a numerosi strumenti che non starò qui a elencare.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/1446389704912231847'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/1446389704912231847'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2012/10/riflessioni-sul-futuro-dei-blog.html' title='Il futuro dei blog letterari'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-1490141452551816423</id><published>2012-10-04T20:00:00.000+02:00</published><updated>2017-03-02T15:40:03.940+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="#LitBlogStorm"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="editoria e poesia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="francesco terzago"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="generazione entrante"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Nuova Poesia Civile"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="problemi generazionali"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Sociologia della Letteratura"/><title type='text'>L&#39;estate dei Festival Letterari è finita, il pubblico non è giovane</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;

Nell&#39;estate appena conclusasi ho avuto la fortuna di essere ospite di alcuni
dei principali festival letterari del nord Italia. Aspettavo, per
questi eventi, una presenza di pubblico molto inferiore rispetto a
quella che ho avuto modo di constatare. Anche quei festival che
non hanno ancora avuto modo di radicarsi nel territorio, come&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://www.klit.it/blog/03-10-2012/il-presente-ed-il-futuro-dei-blog-letterari-secondo-alessandro-puglisi&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;kLit&lt;/a&gt;,
che quest&#39;anno era alla sua prima edizione, sono riusciti a ottenere
un numero di presenze discreto. &lt;a href=&quot;http://www.parolario.it/eventi.htm&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Parolario&lt;/a&gt;, a Como, è stato quello
che, in termini di pubblico, mi ha sorpreso maggiormente - la
presentazione della&amp;nbsp;&lt;span style=&quot;background-color: white; color: #545454; font-family: Arial; font-size: 14.6667px; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;Generazione Entrante&lt;span style=&quot;background-color: white; color: #545454; font-family: Arial; font-size: 14.6667px; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;, di Giuliano Ladolfi Editore, giunta in un
anno alla sua terza ristampa, ha ricevuto un&#39;attenzione che io nemmeno&amp;nbsp;sarei
riuscito a immaginare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando si parla di poesia si pensa a
qualcosa che riguardi, in modo esclusivo, gli addetti ai lavori; la poesia, si dice, non attira pubblico o se lo fa è di poeti. A Como ci attendevano dalle duecento alle trecento persone,
per lo più di mezza età&amp;nbsp;o proprio anziane – non erano&amp;nbsp;tutti cittadini della Repubblica
delle lettere, questo è il dato importante. Abbiamo passeggiato con loro e, giunti sotto a uno
splendido canforo, con il lago di Como che scintillava verde a duecento, trecento metri da noi, presentato la Generazione entrante. A &lt;a href=&quot;http://www.notturnidiversi.it/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Notturni di Versi&lt;/a&gt; le cose sono andate all&#39;incirca nello stesso modo, il pubblico era più eterogeneo, i ventenni 5-6, su un&#39;ottantina di persone. A Vignola, per il &lt;a href=&quot;http://www.poesiafestival.it/wp/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Poesia Festival&lt;/a&gt; – ci siamo
intrattenuti a parlare delle ragioni delle nostre poetiche - qui, un&amp;nbsp;quarto degli spettatori erano nostri conoscenti, va da sé che avessero tra i venticinque e i trentacinque anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bisognerebbe a questo punto&amp;nbsp;ragionare a riguardo del modo in cui gli ingredienti sono amalgamati determinando il pubblico di evento: la popolarità di un&#39;opera, soprattutto ahinoi
di un autore, la capacità di promozione degli organizzatori di un festival, il valore
letterario effettivo (o presunto)&amp;nbsp;delle pubblicazioni.&lt;br /&gt;
&lt;ul style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
&lt;li&gt;persone&amp;nbsp;che dispongono di strumenti&amp;nbsp;critici,
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;lettori forti,
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;lettori occasionali,
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;non-lettori,
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;amanti della porchetta,
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;fan di questo o di quello scrittore.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
Che cosa
porta tutte queste persone in un preciso luogo e per una lettura
di poesia?&amp;nbsp;Che cosa le convince&amp;nbsp;a farsi una, due ore di
macchina, per sentire quello che raccontano tre-quattro ragazzi (tornando alla&amp;nbsp;&lt;span style=&quot;background-color: white; color: #545454; font-family: Arial; font-size: 14.6667px; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;«&lt;/span&gt;Generazione Entrante&lt;span style=&quot;background-color: white; color: #545454; font-family: Arial; font-size: 14.6667px; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;»&lt;/span&gt;). La domanda è cruciale soprattutto
se ragioniamo, appunto,&amp;nbsp;in termini generazionali, per la Generazione entrante
il pubblico è stato quasi sempre composto da persone che non avevano venti-trentenni, ovvero la stessa età degli antologizzati. Le persone che venivano ad ascoltarci erano quasi tutte più grandi di noi,
andavano,&amp;nbsp;in genere,&amp;nbsp;dai quaranta ai settanta. Già questo è un
fatto che meriterebbe una certa attenzione. Come se le maglie della rete dei festival letterari faticassero a raccogliere i &lt;em&gt;pesci più giovani.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/1490141452551816423'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/1490141452551816423'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2012/10/lestate-dei-festival-letterari-e-finita.html' title='L&#39;estate dei Festival Letterari è finita, il pubblico non è giovane'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-3510703214065270543</id><published>2011-09-16T13:55:00.003+02:00</published><updated>2017-03-02T15:42:17.487+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="avanguardia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Domenico Ingenito"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="enjambement"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="generazione entrante"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="neo-avanguardi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="nichilismo"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="prosodia arabo-persiana"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Rumi"/><title type='text'>L’onestà ritmica del silenzio: ai poeti di vent’anni. Di Domenico Ingenito</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;

&lt;b&gt;Domenico Ingenito&lt;/b&gt; (Vico Equense, 1982), poeta, traduttore e fotografo.  Insegna letteratura persiana classica e contemporanea all’Università di  Oxford  (UK) e presso la Harvard Summer School in Studi Ottomani. Ha  pubblicato su diverse riviste e blog, tra cui Poesia, Poeti e Poesia,  Imperfetta Ellisse, La dimora del tempo sospeso, Daemon, Testo a Fronte,  Semicerchio. Vincitore di numerosi premi letterari, traduce da  persiano, portoghese, catalano e spagnolo. Ha pubblicato per  Orientexpress “La Strage dei Fiori – Poesie persiane di Forugh  Farrokhzad” e ha ideato il progetto “Riscrivere Hafez”, proponendo ai  poeti italiani la rivisitazione del massimo poeta persiano di tutti i  tempi. Collabora alla rivista “Il Porto di Toledo – Testi e studi  intorno alla traduzione” (&lt;a href=&quot;http://www.lerotte.net/&quot; rel=&quot;nofollow nofollow&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;www.lerotte.net&lt;/a&gt;).  Una selezione dei suoi testi è in corso di pubblicazione presso Ladolfi  (&quot;La generazione entrante&quot;) e l&#39;annuario di Lietocolle, cui seguirà la  raccolta &quot;Per camminare rapidi sulle acque&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote class=&quot;tr_bq&quot;&gt;
&lt;i&gt;Le  note che seguono sono state scritte su un taccuino a Cracovia, in un  momento di concentrazione peripatetica: scrivendo, camminavo seguendo il  riflesso del sole sui binari del tram. Tornato in stanza, poi, ero  felice. Perché la consapevolezza dell&#39;emergere di un nuovo tempo si  affacciava alla mia coscienza come il fremito della stanza e di tutte le  pareti, la finestra e le lampade al passaggio del tram. Come quei  sussulti leggeri che percepisci dentro, come se il cuore e i polmoni  facessero da cassa di risonanza a un&#39;intuizione luminosa. Seguiranno  anni molto belli.&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
&amp;nbsp;&lt;b&gt;L’onestà ritmica del silenzio: ai poeti di vent’anni.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Nell’eccessiva penuria di intenti e devozioni di cui quest’epoca si ammala, l’arte, forse, va cercata nel tormento estatico dei dissennati. Se invano ormai cerchiamo di vocalizzare il mondo – disperso nell’anonimato del frammento – dobbiamo apprendere da chi, per sorte avversa di follia mentale o disnatura fisica, piange ad ogni fremito di vento. &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Se l’oggetto è il motore della semiosi, se è vero che è la cosa che ci parla, oppure se è davvero la forma ad irretirci con l’alchimia di attrazione e inclinazione, allora la crisi del nostro tempo va cercata nella disarticolata natura dello stare al mondo – per noi – del mondo. La cosa è, di per sé, oggetto splendente e muto che, come il nero materiale radioattivo, emana vertigini di senso incessantemente, con violenza e sorte di progressivo decadimento.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Nel circolo che conduce gli oggetti dalla creazione all’estinzione, è imposto a noi un processo di semiosi potenzialmente illimitata che, sebbene asintoticamente incessante per via dell’impossibilità umana di esperire la fine, è in realtà soggetta a perdita di vigore. L’ossessione dei moderni per l’antico, l’arcaico, l’originario e l’autentico, è segno di un ultimo disperato slancio dell’umano verso il recupero del vigore semiotico del mondo che ci parla e impone d’esser detto nell’alveo dell’esperienza sensibile.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Ma questa forma di evocazione artificiale dell’origine, contrariamente all’atto di invocare una grazia dall’invisibile quando l’umano è posto ai margini di profezie che annunciano la distruzione totale di ogni cosa, non è altro che una violenza perpetrata ai danni dell’oggetto nel momento in cui esso annuncia silenziosamente l’assottigliarsi della sua capacità di significazione.   &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Se le avanguardie del primo Novecento costituiscono un atto estremo e drammatico di evocazione di senso nei confronti dell’oggetto progressivamente ammutolito, le neo-avanguardie tardo-novecentesche deridono l’oggetto sotto l’accusa di impotenza semiotica. Se l’avanguardia nasce in seno al vigore totalitario di piegare il mondo al volere assoluto dell’umano, la neo-avanguardia muove da una ascetica negazione del mondo. Se, nel primo caso, al linguaggio poetico è affidata una sacralità trasformazionale e proiettiva tale da sopperire al tramonto del divino, nel caso delle neo-avanguardie, riconosciuto il destino di dissociazione semiotica tra le parole e le cose, esse convergono verso l’atto di negazione del mondo, ormai impotente, per mezzo del sabotaggio della struttura intima del linguaggio.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Il destino della rima è il principale segnale di questo processo. Essa, infatti, compare in un momento della storia dell’uomo in cui la tensione tra le parole e gli oggetti comincia ad incrinarsi ed emerge la necessità di un legame capace di tenere saldo il rapporto di significazione tra il mondo e il respiro articolato in voce. La rima tra due parole alla fine di un verso, nel proporre l’evidenza di una possibilità di consustanzialità segnica tra la forma e la divergenza semantica, assicura, nel piano macroscopico della pratica letteraria radicata nella società, la stabilità del rapporto tra parole e oggetti esterni al testo. Il fastidio o il disgusto che proviamo oggi nei confronti della rima è dovuto in gran parte al processo di scardinamento del legame tra parole e oggetti del mondo.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
È interessante notare come, nella prassi dei neo-avanguardisti, l’uso della rima sia esclusivamente relegato all’ambito del discorso ironico, ludico, oppure, quando emarginato dalla legittimità poetica, sentimentalistico – ovvero, la canzonetta e la versificazione a-letteraria. Il ludismo, quindi, diventa carattere prominente della pratica neo-avanguardista proprio perché è esercitato in seno a quel sabotaggio del linguaggio che è strumento non solo di negazione del trascendente, ma anche, e soprattutto, del mondo in quanto fonte potenzialmente illimitata di senso.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Il risultato è che, in poco meno di un secolo, siamo passati dall’espressione del sentimento di crisi nei confronti della perdita del senso, all’attivo sabotaggio del senso stesso. Ironia della sorte è che questo processo di decostruzione nichilistica ha preso piena forma proprio in quel laboratorio di rivendicazioni libertarie e di propositi di trasformazione e rinnovamento sociale che sono stati gli anni Sessanta. Morto Pasolini, ultimo antropologo italiano del Novecento ad aver denunciato a piena voce la tragedia del nichilismo neo-avanguardista, si è aperto il sipario del deserto berlusconiano, dal quale solo oggi, pare, riusciamo timidamente a uscire.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Se il Fascismo è stato, da un punto di vista strutturale, quindi indipendentemente dall’etica e dagli intenti sei singoli autori, l’analogo politico dell’ideale avanguardista di fare della lingua uno strumento di intervento attivo sul mondo, le neo-avanguardie hanno preso piede nel trentennio nichilista che ci stiamo lasciando alle spalle. Le responsabilità del pensiero politico di sinistra, che ha fatto della negazione il proprio vessillo piuttosto che l’affermazione, sono incommensurabili. Il berlusconismo stesso si è formato proprio nel terreno del nichilismo etico ed estetico cui si sono prestate le sinistre. Ovviamente, quando parlo di sinistra, non intendo l’entità attoriale politica in senso stretto, ma l’atteggiamento culturale dominante che dagli anni Sessanta in poi si è impegnato nella riformazione libertaria della società italiana. Sebbene sia naturale che ogni forma di protesta faccia della negazione il proprio punto di partenza, affinché la sua forza propulsiva perduri efficacemente nel tempo, essa ha bisogno di rifondare una solida struttura etica ed estetica.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Quello che caratterizza in parte il trentennio nichilista è basato su una forma di ludismo cinico nei confronti del bene e del bello come ideali umanistici da affermare e sostenere. Lo stato in cui versa il sistema accademico italiano – che in quanto realtà universitaria si offre allo sguardo come legame tra il versante politico e quello culturale, se non spirituale, di una nazione – non si discosta molto dalle condizioni del bordello mediatico berlusconiano. Con la differenza che, se quest’ultimo è il prodotto di un edonismo imbarazzantemente regolato dalle leggi di mercato, il sistema universitario, così come l’élite culturale e letteraria, continua a proporsi come presenza necessaria e imprescindibile allo sviluppo intellettuale della società italiana.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Sebbene siano chiare le posizioni politiche dei dirigenti culturali che hanno partecipato al ’68 e che oggi amministrano gli spazi del sapere, la finalità del loro agire scientifico, etico ed estetico pare arenata nel circolo vizioso dei giochi di potere, del ludismo narcisistico, del cinismo spirituale e della ricerca accademica fine a se stessa. Soprattutto per quanto concerne gli studi letterari, la frivolezza decostruttivista dello sguardo estetico sul nostro tempo si accompagna con il frigido filologismo che fa del proprio oggetto di studio una collezione d’ossa le cui ragioni d’esistenza sono legate all’affastellamento di dati posti in offerta al tempio mondano della scienza, oppure all’accumulo di massa critica usata come moneta di scambio per l’acquisizione di potere all’interno della gerarchia accademica.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Nel corso degli ultimi dieci anni ho avuto l’opportunità di osservare da vicino la realtà di tre importanti atenei italiani, centinaia di docenti, ricercatori e assegnisti. Devo confessare che, solo in pochi casi, le dita di una mano, e parlo di persone, ho avuto la certezza di incontrare umanisti intellettualmente onesti, attivamente coscienti della portata etica del proprio oggetto di studio e mossi non da tornaconto narcisistico, politico o da inerzia critica. Sono loro gli “imperdonabili” del nostro tempo.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Derisi dai colleghi, quando non osteggiati con sfrontatezza, esclusi dalla dirigenza didattica e amministrativa, succubi della volontà dei loro sedicenti maestri che esercitano su di loro un autoritarismo mai coronato da autorevolezza. Eppure, i loro gesti, nei rari momenti di libertà che è concessa loro, sono segnati da una grazia amorevole che non ha pari. Spesso inconsapevolmente, hanno firmato il giuramento d’Ippocrate dell’insegnamento, nello sforzo pedagogico di formare esseri umani e non presenze di carne che assicurino un posto in poltrona. Tutti gli altri, invece, sono vittime tristi del proprio cinismo, abbrutiti nello spirito e nel corpo dalla afasia etica che hanno abbracciato quando hanno visto nell’insegnamento nient’altro che una fonte di guadagno – per quanto misero – quando non un ostacolo alla loro egocentrica scalata gerarchica.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Sebbene nell’Italia di oggi siano molte le categorie sociali che collaborano alla rovina del nostro paese, questi ultimi costituiscono la più pericolosa perversione del trentennio nichilista, in quanto spargitori di sale, pestilenza e agonia spirituale nei campi dove dovrebbero sbocciare le nostre menti più brillanti.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Per quanto denunce di questo tipo siano state formulate già da diversi anni, la tendenza analitica si limita generalmente a ridurre le cause di questa crisi di oggi a fattori di natura socio-economica e politica in senso stretto, senza mai contestualizzarla nel più ampio spazio del nichilismo ontologico degli ultimi trenta anni, alimentato in primo luogo dal sabotaggio della lingua e dalla negazione del mondo in quanto oggetto di contemplazione estetica e spazio di esercizio etico.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Se il mandato dei poeti ha acquisito conformazioni di diversa natura a seconda dei luoghi, dei tempi e dei contesti socio-antropologici, fino a perdere buona parte della propria ragione d’essere nella città italiana del Novecento, nel nostro tempo, oggi, è necessario che l’atto di scrittura si offra nuovamente come onesto spazio di partecipazione alla sacralità del rapporto tra le parole e le cose. Uno spazio in cui anche la disforia, il malessere esistenziale, l’ironia sardonica, la scissione etica e il disorientamento afasico dinanzi al mutismo degli oggetti e all’impoverimento del vigore ritmico e figurativo della lingua abbiano piena dignità di essere esperiti. A patto, però, che non diventino i cardini fondativi di una estetica negativa in cui il ludismo cinico risulta essere l’unico atteggiamento assimilabile nei confronti del tempo della decadenza.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
A questo punto, un intento estetico che oggi abbia intenzione di contrastare la portata nichilistica della frangia più infruttuosa delle neo-avanguardie al fine di recuperare il dialogo tra le parole e le cose del mondo in rinnovato dialogo con gli oggetti, senza però ricadere nell’assertivismo di canoni formali ideologicamente imposti all’atto di scrittura, deve costituirsi a partire da una proposta relativa a un generale atteggiamento da assumere, piuttosto che a una maniera da difendere o imporre.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
“Onestà”, forse, è il primo termine di un vocabolario intimo che potrebbe definire i termini di questo atteggiamento estetico da riconoscere, difendere e portare avanti, prezioso come spazio di non inferno nell’inferno dei viventi.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Una scrittura onesta è, in primo luogo, il risultato di un atteggiamento onesto nei confronti della parola e del mondo, i quali, piuttosto che essere negati o ridicolizzati, dovrebbero essere costantemente interrogati in una forma di partecipazione sim-patica anche nel momento del naturale conflitto dell’io nei confronti del linguaggio e delle forme del mondo. Ed è proprio in questa situazione critica, cioè quando il mutismo degli oggetti, l’apparente vanità della loro presenza e l’incapacità espressiva del linguaggio spingono il poeta verso l’esercizio di un cinismo nichilistico, che l’onestà diventa necessaria in quanto strumento di attesa, comprensione e accoglienza.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Si tratta, quindi, del recupero di una forma di attenzione e contemplazione anche quando il tutto chiama alla negazione ludica. Onestà significa anche non evadere mai da questo conflitto, consustanziale alla natura stessa del fare poesia, ché le spade, anche quando insanguinate, brillino nella doratura della cortesia.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Sebbene il mondo si presenti solo in rarissime occasioni ormai (ma più per ragioni d’ordine ontologico ch storico-ambientale) come ordine e bellezza da esaltare nel potere estatico della parola, di esso e del linguaggio va tenuta sempre presente la possibilità latente di emanare grazia e bellezza indipendentemente dalla frustrazione in cui versano gli occhi e le labbra dell’io quando si apprestano a vedere e a pronunciare.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
In poesia, uno dei primi atti di ribellione sanguinaria di cui io abbia notizia, è stato espresso in persiano, nell’Anatolia del tredicesimo secolo, dal mistico Rumi:&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Oltre i lacci dei versi e dei sonetti, o sovrano, sultano dell’Eterno,&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
lunga breve lunga lunga, lunga breve lunga lunga, questo metro così mi ha ucciso.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Le rigorose regole della prosodia arabo-persiana, quantitativamente basate sull’alternanza di sillabe brevi e lunghe, non possono in alcun modo essere trasgredite perché, in quel contesto, è la presenza del metro ad essere imprescindibile affinché il discorso possa essere considerato poetico.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Il poeta persiano, quindi, non ha altra scelta se non il rispetto di quelle norme che, benché stringenti, se evase rendono impossibile l’esistenza stessa del testo poetico.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Lo stratagemma rivoluzionario, e, oserei dire, avanguardistico, di &lt;b&gt;Rumi &lt;/b&gt;risulta nell’azzeramento del discorso alla menzione delle sillabe, lunghe o brevi, che costituiscono il metro da lui impiegato nel sonetto di cui il verso fa parte.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Così facendo, &lt;b&gt;Rumi &lt;/b&gt;riporta il verso al grado zero della struttura formale del poema alla fine di comunicare la crisi dell’io nei costrutti di un linguaggio formalmente troppo limitato perché in esso prenda forma l’eccesso di presenza e slancio spirituale che preme per essere detto.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
La lingua poetica, qui, è scarnificata fino a mostrare l’ossatura che ne consente le condizioni d’esistenza. Così come ci si chiede per quale motivo i poeti persiani abbiano mantenuto per un millennio la stessa manciata di forme metriche senza pervenire molto prima al verso libero, allo stesso modo, c’è da chiedersi per quale motivo &lt;b&gt;Rumi&lt;/b&gt;, pur esprimendo il tono drammatico del conflitto con il linguaggio, non si sia disfatto completamente di quella ossatura formale che tanto lo soffoca. La ragione che impedisce a &lt;b&gt;Rumi &lt;/b&gt;di pronunciare il proprio conflitto con la lingua spezzando l’ossatura stessa del discorso poetico, il metro del suo sonetto, può essere ascritta al tipo di atteggiamento che fin qui abbiamo chiamato onestà.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
È opportuno però chiarire le differenze del sistema in cui &lt;b&gt;Rumi &lt;/b&gt;si muove rispetto all’orizzonte contestuale della nostra contemporaneità. In ambito persiano, l’onesta accettazione del discorso poetico nell’alveo dell’aderenza alle regole formali affermate dalla tradizione fa parte di una generale percezione di sacralità nei confronti del linguaggio umano, associato al logos coranico. In ambito islamico medievale, la parola, in quanto attualizzazione della matrice assoluta della creazione dell’universo, è concepita come ipostasi del divino, e “presso” di quello risiede proprio come il logos giovanneo che nella nostra tradizione si traduce in carne e non in libro. Alla parola poetica, quindi, è affidato non solo il mandato di sorreggere e innervare l’ordine socio-politico, ma anche la necessaria prossimità osmotica con la struttura stessa dell’universo sensibile, in quanto, quest’ultimo, è espressione di una matrice verbale che, sebbene creata, deriva dall’Eterno direttamente e senza mediazioni.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Nel caso di &lt;b&gt;Rumi&lt;/b&gt;, l’onestà come necessità è parte di un atto di fede nella natura trascendentale del linguaggio, il quale, se intaccato nella sua natura formale così come è stata definita da una tradizione che in quelle stesse forme ha negoziato il patto etico tra la scrittura e l’ordine sociale come riflesso dell’ordine metafisico, instaurerebbe una frattura nell’essere che sarebbe inconcepibile per la mentalità dell’uomo medievale.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Il fatto che nel nostro tempo la realtà non sia più percepita secondo un ordine metafisico e logo-centrico, così come la poesia non assolve più una funzione socio-politica, ma si situa, per prassi, ai margini della nostra esistenza mondana, ci impedisce di derivare l’onestà nei confronti della parola da un atteggiamento fideistico che tragga legittimità dall’orizzonte delle religioni rivelate.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Per questo motivo, oggi, l’aderenza a un canone formale non è più difendibile proprio perché l’ordine dell’onestà non può più essere fideisticamente prescritto e assimilato nel tessuto di un’esperienza condivisa del sacro.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Se, al tempo di &lt;b&gt;Rumi&lt;/b&gt;, l’onestà letteraria si risolveva in una forma di rispetto necessario nei confronti delle forme classiche, nel nostro tempo essa diventa una questione di sopravvivenza, nella quale non sono le forme del discorso ad assicurare il recupero di un’etica della significazione, ma l’esercizio di un rispetto del rapporto tra lingua e mondo. Rispetto che, qualunque sia la forma concessa dalla pratica di estetiche personali o condivise da una cerchia ristretta di persone, ci impone l’abbandono del nichilismo e l’accettazione del valore positivo delle forme del mondo e dell’espressione.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Ciononostante, benché l’oggetto ci parli in modo indipendente dalla nostra comprensione e ci chieda di essere detto ormai seguendo una qualsiasi delle forme dell’esprimibile, la questione della forma si impone alla nostra attenzione quantomeno al fine di definire il discrimine tra ciò che è poesia da ciò che non lo è.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Dovremmo, a questo punto, smettere di cedere alla tentazione di ontologizzare il fatto poetico nei termini di una categoria dell’essere nel mondo indipendente da una precisa di discrimine testuale. Siamo troppo abituati a parlare di poesia e poetico in senso lato come sinonimi di bellezza e di bello. La dimensione estetica è un qualcosa di cui la poesia non è altro che una attualizzazione testuale circoscritta da una forma espressiva socialmente negoziata in base al contesto storico e culturale microscopicamente assoluto e macroscopicamente relativo. Ad esempio, le definizioni persiane classiche di poesia, definiscono il testo poetico nei termini di discorso prosodicamente ritmato, rimato ed espresso in distici. Nel caso in cui una sola di tali condizioni non sia rispettata, il discorso esulerebbe inderogabilmente dal perimetro del poetico. Una definizione del genere, fondante per un millennio di poesia persiana composta dall’India ai Balcani, risulta per noi oggi inaccettabile, in quanto assioma derivato da una percezione funzionale del discorso poetico completamente diversa dalla fenomenologia letteraria del nostro tempo.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Se la definizione di poesia è una funzione assiomatica che deriva direttamente dalla visione del mondo contestuale a un luogo e a un tempo, in base a quale visione nostra del mondo possiamo negoziare un assioma che definisca il discorso poetico in quanto forma contrapposta alla prosa e  non come euristica, impressionisticamente ritagliata all’interno del più vasto terreno dell’estetica?&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Credo che la questione della forma sia oggi urgente perché uno dei presupposti delle neo-avanguardie, tuttora ampiamente praticato e supportato da illustri precedenti ottocenteschi, è la possibilità d’essere di una “prosa poetica”. La questione prima da cui una riflessione sull’onestà della poesia dovrebbe essere inaugurata è proprio il chiarimento del rapporto tra prosa e poesia rispetto alla sensatezza o meno di un concetto come “prosa poetica”.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Prima di accantonare momentaneamente la questione, urge sottolineare che qui non sarà messo in discussione il valore estetico di quei passi in prosa erroneamente definiti poetici e che, ciononostante, come le illuminazioni rimbaudiane, raggiungono punte di rara bellezza.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Giorgo Agamben definisce la poesia come un discorso in cui è possibile l’enjambement. La presenza di versi come unità discrete di senso separate da una pausa e la cui compiutezza sintattica può essere in potenza tradita, sfiorando così il confine tra quello che è lecito e quello che rischia di non essere apprezzato esteticamente malgrado la sua liceità, è forse l’unico tratto distintivo che accomuna la prassi poetica di ogni tempo e luogo.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Fino a che punto, nella generale dissoluzione dei tratti formalmente distintivi presupposti alla definizione di poesia, possiamo fare a meno anche del verso? Per rispondere a questa domanda, credo sia necessario riflettere sulla natura del ritmo, che nelle tradizioni poetiche classiche, che si tratti di metrica quantitativa, sillabica o tonale, si basa su quel rapido alternarsi di articolazione di suoni e trattenimento della voce che è anche alla base del linguaggio umano.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
La parola non è altro che la modulazione di voce prodotta da parte dell’apparato fonatorio tramite una complessa successione di riduzione e impedimento degli spazi articolatorii in modo da distinguere ogni fonema da quello che lo segue. Dalle corde vocali alle labbra, l’intero apparato fonatorio, per opposizione articolatoria, trascina la voce verso il silenzio. L’articolazione alveolare della /r/ tramite la lingua, l’occlusione delle labbra per produrre la /u/, etc., non sono altro che un esercizio del silenzio contro la voce. Prosodia quantitativa e prosodia sillabica, per quanto profondamente diverse, riproducono in un piano più esteso questa successione di suoni modulati dal silenzio, nel primo caso con la tensione della brevità sillabica rispetto alla lunghezza, e nel secondo tramite la potenziale negazione della voce presenta tra l’articolazione di una sillaba e l’altra. In questo senso, il ritmo non è altro che un’organizzazione, riconoscibile e reiterabile, di suoni accordati dalla tensione verso l’assenza di suono. Il silenzio alla fine del verso diventa quindi la realizzazione finale di quella tensione verso il silenzio che l’apparato fonatorio sfiora contrapponendo all’emissione di voce. La pausa tra un verso e l’altro è quindi quella espressione positiva del silenzio che articola e conferisce senso ex-negativo al ritmo interno al verso.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Da questo punto di vista, la forma piana del linguaggio naturale, cioè non organizzato in versi, è già di per sé portatrice di ritmo, visto che quest’ultimo è prodotto essenzialmente dalla contrapposizione dei diversi fonemi rispetto alla tensione verso l’assenza di voce su cui poggiano le articolazioni dell’apparato fonatorio. Il discorso piano e il discorso in versi sono quindi scanditi da un ritmo la cui natura essenziale è la stessa. L’unica differenza è che in quest’ultimo il ritmo è scandito secondo macro-strutture regolate da un accordo armonico socialmente prestabilito e, per questo, comprensibili e riconoscibili secondo un’estetica di reiterazione condivisa. Qui, il silenzio alla fine del verso diventa lo spazio necessario affinché l’organizzazione ritmica del verso emerga e si offra al giudizio estetico. Il fatto che nelle religioni tradizionali gli inni sacri siano espressi in versi è simbolicamente riconducibile a una forma di sacrificio rituale della parola: così come il sacrificio di esseri viventi si fonda sulla possibilità di disperdere il capitale materiale accumulato, il verso dell’inno sacro offre all’umano parlante la possibilità di tacere nella pausa tra un verso e l’altro proprio perché l’eloquio è la sua vocazione ontologica.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
La parola umana, però, sebbene basata su una ritmica fonica, si differenzia dal verso degli animali per una sintassi dall’elevata densità simbolica. Nel parlare umano, quindi, al ritmo di suoni si affianca un ritmo di immagini atto a rappresentare referenti reali o fittizi. Un verso poetico deriva dalla combinazione di un’organizzazione fonica, socialmente negoziata, con una serie di immagini retta da una sintassi definita dalla grammatica della lingua in cui la poesia è espressa.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Il silenzio, quindi, è sia assenza di suoni che assenza di immagini, e la pausa alla fine del verso è un silenzio dalla duplice natura che, per via negativa, afferma i margini dello spazio ritmico e dello spazio sintattico. La funzione estetica di un verso, quindi, deriva dal rapporto tra ritmo e sintassi. Eppure, mentre il ritmo prosodico si differenzia dal ritmo del linguaggio piano in quanto organizzato in schemi di alternanza e ripetizione fissati da una convenzione condivisa, la sintassi che sorregge il ritmo di immagini è talmente libera che non solo può discostarsi sensibilmente dalla sintassi grammaticalmente corretta del discorso in prosa, ma può anche scavalcare la pausa alla fine del verso e giungere a compiutezza discreta nello spazio iniziale del verso successivo.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Il discorso in prosa, benché ritmato dall’articolazione fonetica e retto da una sintassi di immagini, a differenza del verso, non prevede la possibilità di scarto tra l’organizzazione ritmica dei suoni e una sintassi che può evadere dai confini della struttura prosodica.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
La possibilità di enjambement, pertanto, è l’unica caratteristica formale in grado di sancire il discrimine tra prosa e poesia.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Alcuni sistemi letterari, come quello persiano, sebbene prevedano la possibilità di enjambement, vedono basato il proprio canone estetico su una relazione armonica tra ritmo prosodico e ritmo d’immagini, in cui quest’ultimo dovrebbe tendere  corrispondere sintatticamente entro i confini del primo. Nonostante questa prescrizione, dettata dall’ideale estetico di una perfetta corrispondenza armonica tra l’espressione vocale e l’espressione semantica del modo con cui la parola rappresenta il mondo, l’enjambement, seppure considerato anti-estetico, è comunque ammissibile. Il fatto che i trattati classici considerino l’enjambement accettabile ma al contempo esteticamente riprovevole, situa l’enjambement ai margini del poetico, in uno spazio in cui il darsi del discorso poetico si afferma indipendentemente dal giudizio estetico.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Pensare alla poesia come testo contraddistinto dalla presenza di enjambements, quindi, può aiutarci a sviluppare una teoria del discorso poetico in modo indipendente dal giudizio estetico e quindi indipendentemente dalle contingenze storico-letterarie.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Per ragioni di diversa natura, l’enjambement, sebbene considerato legittimo, è esteticamente mal tollerato dallo sguardo degli antichi, mentre, in virtù della sua capacità di denunciare la presenza di una critica frattura ontologica tra le parole e le cose, riveste un ruolo di primo piano nelle poetiche moderne e tardo-moderne.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Sebbene anche oggi, i pochi sostenitori del recupero delle forme ritmiche classiche asseriscano che la prosodia deve farsi discrimine tra ciò che è poetico e ciò che non lo è, in realtà tale posizione è figlia di un anacronismo culturale che non tiene conto delle specificità estetiche del nostro tempo.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Rima e metro, infatti, sebbene oggi possano essere legittimamente utilizzati, ormai non possono più farsi discrimine teorico sul discorso poetico perché è venuto a mancare quel contratto sociale che rende necessaria la presenza di forme del ritmo legittimate da un canone letterario condiviso. Per quanto ci si possa dolere e struggere per la mancanza di un canone al quale aderire, questa è la situazione attuale di un processo cominciato con la modernità e portato dalla post-modernità alle sue estreme conseguenze.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Criticare o accettare questa situazione ormai consolidatasi nel corso delle ultime cinque generazioni non porta nulla. Piuttosto, sarebbe bene interrogarsi sulle possibilità espressive di questa a-ritmia che ci parla e riflettere in modo critico su dove situare il discrimine tra poesia e non-poesia.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
La percezione diffusa del tramonto del post-moderno e del progressivo abbandono degli eccessi neo-avanguardistici, basati su un atteggiamento disforico nei confronti del mondo e della lingua, si riflette in buona parte delle poetiche praticate dai poeti italiani che oggi hanno tra i venti e i trenta anni.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Essi, orfani di padri, e figli di un autoritarismo culturale privo di autorevolezza, sono cresciuti in un’epoca di benessere economico contraddistinta dal tramonto definitivo di valori e ideali universalmente condivisibili. Sono forse la prima generazione priva di ideologie, religione e certezze sulle quali costruire un progetto per il futuro.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
I loro genitori tanto hanno minato le basi di un’etica del linguaggio e dell’amore per il mondo nel fallimento della costruzione di una società civile, che adesso la loro voce emerge da una tabula rasa che consente loro di prendere le distanza dal cinismo e, allo stesso tempo, di riflettere su sentimento e significazione senza sentimentalismo e aridi artificialismi. La loro poesia, per quanto diversificata da una ricchezza di possibilità espressive, si configura con la ricerca costante di un focolare all’interno di questo deserto-mondo che hanno ereditato e sul quale – vizio degli anziani dal seme sterile – hanno poca facoltà decisionale.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
È per questo motivo che, nella tabula rasa di questo tempo, chi fa poesia può godere della libertà di riflettere sul fatto poetico senza più il costrittivo laccio ideologico che tanto ha soffocato e inaridito le ultime generazioni.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
L’indipendenza intellettuale e l’apertura mentale dei ventenni di oggi è tale da permettere loro di pervenire a un concetto di libertà letteraria, politica e sociale totalmente nuovo e libero dalle macchinazioni spasmodiche del falso libertarismo tardo-novecentesco, che troppo spesso ha chiamato libertà quello che non era altro che l’abbandono di una riflessione etica.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Questa rinnovata liberà letteraria, però, per essere praticata ha bisogno di un accordo su ciò che è poesia, soprattutto perché negli ultimi decenni ci è stato detto che tutto e poesia e che, in fondo, nulla è poesia. Se questo non è il tempo del ritorno alle forme tradizionali, risulta comunque necessario tornare alla riflessione sulla forma.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
E di natura formale del discrimine tra poetico e non-poetico bisogna parlare al fine di assecondare questo bisogno di comunicazione, scoperta e ricostruzione del focolare perduto. Credo che, a questo punto, definire la poesia come discorso in versi, indipendentemente dal loro contenuto e della loro natura ritmica (quindi parleremmo di poesia unicamente come discorso in cui l’enjambement, scarto tra il ritmo dei suoni e il ritmo delle immagini, è possibile) sia ormai il necessario grado zero di una riflessione che intenda accogliere numerose tendenze estetiche pur mantenendo saldi i termini minimi di un accordo etico.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Onesta, quindi, potrà essere considerata la teoria che fa del verso l’unico discrimine necessario, a partire dal quale la pratica poetica e l’elaborazione di giudizi estetici potranno consolidarsi in una forma di attenzione e rispetto nei confronti del linguaggio e del mondo.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
In un’epoca dominata dal rumore del flusso incessante di informazioni e sollecitazioni sensoriali mediate, concepire la poesia come discorso basato sul verso, e quindi sulla possibilità del salto incarnato dall’enjambement, significa giungere a un riflessione sulla differenza tra voce e silenzio. Se è vero che il silenzio alla fine del verso definisce ex-negativo il ritmo di immagini e di suoni veicolati dal verso stesso, risulta estremamente importante rispettare questo spazio bianco e pervenire alla riflessione sul rapporto tra verso e verso, tra voce e sintassi E, infine, tra testo e mondo, soprattutto nel luogo drammatico in cui l’ultimo verso giunge alla fine e il mondo ricomincia.  &lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: justify;&quot;&gt;
&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;
Solo qui, credo, sperimentata l’angustia, ci nutriremo dell’attenzione necessaria per praticare gli spazi aperti.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/3510703214065270543'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/3510703214065270543'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2011/09/lonesta-ritmica-del-silenzio-ai-poeti.html' title='L’onestà ritmica del silenzio: ai poeti di vent’anni. Di Domenico Ingenito'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-7240535049736604181</id><published>2011-07-21T09:29:00.009+02:00</published><updated>2017-03-02T15:40:44.027+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="francesco terzago"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Gilles Clément"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="padova"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="periferia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconto"/><title type='text'>Istantanea di una città in estate</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;

Il sole di burro si sta spalmando attorno a me,&lt;br /&gt;la luce sta aumentando la sua intensità&lt;br /&gt;come se da qualche parte qualcuno stia&lt;br /&gt;girando un dimmer. Raggiungere il punto&lt;br /&gt;più alto del cavalcavia richiede un minuto&lt;br /&gt;pedalando forte. La maglietta di cotone,&lt;br /&gt;bianco, fa degli otto di vapore. Mi verso sulle spalle&lt;br /&gt;un po&#39; d&#39;acqua della borraccia di plastica.&lt;br /&gt;La foschia fa un nodo tra le piante pioniere&lt;br /&gt;o sono loro a tenerla lì, non capisco. Nella buca&lt;br /&gt;che si vede da quassù,&lt;br /&gt;grande come un campo da calcio, c’è una betoniera&lt;br /&gt;rovesciata, a terra, sembra un insetto nell’ambra,&lt;br /&gt;cumuli di mattoni rotti, un container vuoto&lt;br /&gt;di una compagnia cinese. Ogni superficie&lt;br /&gt;adesso è verde, anche la foschia è&lt;br /&gt;dello stesso colore. C’è dell’acqua, verde anche quella.&lt;br /&gt;L’acqua dorme nel punto più profondo,&lt;br /&gt;in mezzo a tutto quanto. Il tronco dell&#39;albero,&lt;br /&gt;tagliato in due, era ancora visibile&lt;br /&gt;la settimana scorsa, ora non lo è più. Sembrava&lt;br /&gt;un secchio di zinco lasciato alla rovescia&lt;br /&gt;da un operaio. Un tronco separato,&lt;br /&gt;in modo irrimediabile, dall&#39;altra sua metà,&lt;br /&gt;dalle fronde. Le fronde sono morte, sparite.&lt;br /&gt;La benna ha lasciato intatto solo il tronco,&lt;br /&gt;non ha rimescolato la morte con la vita.&lt;br /&gt;Adesso, con una settimana di piogge notturne&lt;br /&gt;è diventato ramaglie che salgono su come antenne.&lt;br /&gt;Un groppo di linfa lo nasconde – forse&lt;br /&gt;non esiste più, è diventato foglie, forse,&lt;br /&gt;anche scostandole, non si troverebbe sotto niente.&lt;br /&gt;Non basterebbe un pomeriggio con un amico,&lt;br /&gt;le vesciche sulle mani e mettere fumo,&lt;br /&gt;come dei diavoli di ferro, per scoprire&lt;br /&gt;che verità ci sia sotto. Cesoie e decespugliatore&lt;br /&gt;sarebbero inutili. Non è messa lì, quella vita,&lt;br /&gt;come un fiocco di muschio&lt;br /&gt;nella ghiaia di un plastico.&lt;br /&gt;Qualcosa, in sostanza, che si tiri su&lt;br /&gt;con un paio di pinze o per il quale&lt;br /&gt;sia sufficiente lavorare al sole&lt;br /&gt;con della birra ghiacciata. Le foglie sono vicine&lt;br /&gt;le une alle altre, impenetrabili, scostandole,&lt;br /&gt;scommetto, altre verrebbero dietro per sostituirle.&lt;br /&gt;Difendono ciò da cui traggono la loro forza,&lt;br /&gt;una forza che arriva e avvolge tutto, con confini&lt;br /&gt;indistinguibili. Una forza nella terra, nelle radici&lt;br /&gt;che scendono dove tutto si assomiglia, dove&lt;br /&gt;le distinzioni si perdono e non hanno più importanza.&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/7240535049736604181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/7240535049736604181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2011/07/istantanea-di-una-citta-in-estate.html' title='Istantanea di una città in estate'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-2441456407986727257</id><published>2011-05-22T12:14:00.004+02:00</published><updated>2017-03-02T15:42:04.046+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="blog letterari"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Carmilla"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="facebook"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Finzioni"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Gamberi Fantasy"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="GAMMM"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mancanza di democrazia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Poesia 2.0"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="social network"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="vibrisse"/><title type='text'>La dieta del silenzio. La noia. Basta con (certi) blog letterari</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;

Internet porta a scrivere in modo compulsivo, continuo. Uno spazio curato da una singola persona, se il suo interesse è quello di raggiungere un numero di utenti considerevole, deve proporre una paio di contenuti al giorno. Articoli di poche righe e appetibili ai motori di ricerca; altrimenti l&#39;autore del blog deve essere &#39;celebre&#39; oppure proporre contenuti multimediali, il solito cretino di turno che va a fare domande scontate e &#39;scottanti&#39; al solito politico decerebrato. Oppure guide. Oppure &lt;a href=&quot;http://metilparaben.blogspot.com/2011/05/generatore-automatico-di-cose-che.html&quot;&gt;generatori casuali di&lt;/a&gt;: così ogni volta che uno aggiorna la pagina del &lt;i&gt;generatore casuale di&lt;/i&gt;: per leggere un altro &lt;i&gt;discorso surreale di&lt;/i&gt; le visite sul blog/sito aumentano. Ce la fanno anche realtà come &lt;a href=&quot;http://www.poesia2punto0.com/&quot;&gt;Poesia2.0&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://www.nazioneindiana.com/&quot;&gt;Nazione Indiana&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://www.absolutepoetry.org/&quot;&gt;AbsoluteVille&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://www.carmillaonline.com/&quot;&gt;Carmilla&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://www.finzionimagazine.it/&quot;&gt;Finzioni&lt;/a&gt;... Perché possono contare su un nutrito numero di penne ma ultimamente avverto una sorta di sfilacciamento, di dispersione; non è sempre possibile avere delle buone idee.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Faccio sempre più fatica a trovare qualcosa che non risponda a una sorta di regola invisibile: del &lt;i&gt;tanto so dove andrai a parare&lt;/i&gt; e questo secondo me è anche dovuto a un deficit di democrazia, alla impermeabilizzazione che l&#39;arrivo dei social network ha comportato (e gli esperimenti di &lt;a href=&quot;http://www.ibridamenti.com/&quot;&gt;Ibrid@menti&lt;/a&gt; a riguardo sono stati molto significativi): una volta il nodo era il blog, era l&#39;arena dove anime differenti e con opinioni discordanti tra loro entravano in conflitto, si combattevano, ora con Facebook ognuno sceglie di chi essere amico e di chi no, con chi parlare e con chi no, ogni tensione così è lenita o peggio, sedata del tutto. Facciamo capannello e ci scegliamo le persone con le quali parlare, il risultato sono tante piccole polis del web convinte, ognuna, di avere ragione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per questo motivo adesso come in passato mi diverto a fare il provocatore, perché oggi più che mai abbiamo bisogno di uno &lt;i&gt;stress-testing&lt;/i&gt;. In ogni spazio che mi viene concesso cerco di parlare con schiettezza e con durezza, rifiutando i toni del politicamente corretto, sono stanco del buonismo imperversante dove, nel momento stesso in cui si dà per appurato che facciamo tutti parte della stessa comunità, quella dei &lt;i&gt;letterati&lt;/i&gt;, non ci è più possibile, per esempio dire: questa poesia fa schifo. Dove ogni cosa è relativa e risponde alla necessità di evitare tensioni, dove ogni cosa ha una dignità artistica nel momento stesso in cui il suo claudicare è sorretto da un intervento critico confezionato da un amico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prego ogni giorno di aprire uno dei suddetti blog e leggere l&#39;articolo del &lt;i&gt;dimmi qualcosa che non so&lt;/i&gt; e, allo stesso tempo, un post cattivo, cattivissimo: c&#39;è una realtà di critica militante che volutamente viene sempre ignorata ma che, per rigore di analisi e capacità comunicativa è impareggiabile. Snobbata e, in alcuni casi, solo per la letteratura della quale tratta, troppo &lt;i&gt;main-stream&lt;/i&gt;, mi riferisco a &lt;b&gt;Gamberi Fantasy&lt;/b&gt;, dovremmo tutti prendere esempio da &lt;a href=&quot;http://fantasy.gamberi.org/&quot;&gt;Gamberi Fantasy&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eppoi ci sono quei contenuti che sono pubblicati in internet benché concepiti per la pagina stampata. Leggere a schermo è stancante e così si dovrebbe scrivere o pezzi brevi o che siano, almeno, &#39;impaginati&#39; bene, metterci, per esempio, qualche immagine e qualche riga bianca per far riposare la vista, qualche ipertesto che consenta approfondimenti: nisba/nada. Poi ci sono realtà come &lt;a href=&quot;http://gammm.org/&quot;&gt;GAMMM &lt;/a&gt;che per dire noi siamo la &lt;i&gt;neo-avanguardia&lt;/i&gt; si ritrova a proporre del materiale scadente solo perché è stato usato paint per realizzarlo. Ma il problema è che tutta la mia stima va a GAMMM perché almeno ci prova (e a volte ci azzecca pure, cheddico, ottenendo anche risultati entusiasmanti) e, nel bene e nel male, dimostra coraggio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E, per concludere, se per stare &lt;i&gt;al passo&lt;/i&gt;, uno deve leggersi ogni pezzo che viene pubblicato nei già citati, aggiungendo la produzione web dei &lt;a href=&quot;http://www.wumingfoundation.com/index.htm&quot;&gt;Wu Ming&lt;/a&gt; e qualche blog personale, penso a quello di &lt;a href=&quot;http://vibrisse.wordpress.com/&quot;&gt;Mozzi&lt;/a&gt; e a quello di &lt;a href=&quot;http://www.robertoferrucci.com/wordpress/&quot;&gt;Ferrucci&lt;/a&gt;&amp;nbsp;il rischio è di essere arrivati a sera con una grande confusione in testa e soprattutto senza aver messo mano a nessuno dei nostri scritti, senza aver scritto una riga che sia una, senza aver aperto un buon libro. E allora una volta all&#39;anno ci dovremmo mettere tutti d&#39;accordo e organizzare un mese di silenzio nel quale, la comunità letteraria italiana, non pubblichi nulla online, una sorta di &#39;ramadan&#39;, farebbe a tutti bene... La noia è sana.&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/2441456407986727257'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/2441456407986727257'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2011/05/la-dieta-del-silenzio-la-noia-basta-coi.html' title='La dieta del silenzio. La noia. Basta con (certi) blog letterari'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7672929830194724670.post-7802547951880482932</id><published>2011-01-16T22:05:00.010+01:00</published><updated>2017-03-02T15:41:21.242+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="battisti"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="biblioteche veneziane"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="censura"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="il gazzettino"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="lello voce"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="nazismo"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="PUBBLICO"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Speranzon"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="tiziano scarpa"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="valerio evangelisti"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Veneto"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Venezia"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="wu ming"/><title type='text'>Via dalle biblioteche Wu Ming, Tiziano Scarpa, Pennac, Evangelisti ecc.</title><content type='html'>&lt;div dir=&quot;ltr&quot; style=&quot;text-align: left;&quot; trbidi=&quot;on&quot;&gt;
&quot;Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini&quot;.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Heinrich Heine,&lt;/b&gt; poeta tedesco del XIX secolo.&lt;br /&gt;
&lt;blockquote&gt;
&quot;Oggi è arrivata la lettera dell&#39;Assessore alla cultura della Provincia di Venezia. Quello che sta sopra a tutti noi, in pratica: il grande capo; è stata recapitata all&#39;Assessore alla cultura del nostro Comune e al Direttore della nostra biblioteca. Sono stati loro due a convocarci. Dopo un breve colloquio, nel quale ci è stato detto che non avremmo dovuto fare storie, ci hanno consegnato una lista di nomi, una lista di scrittori. Dai nostri scaffali dobbiamo togliere quei libri che sono stati scritti da chi si trovi in quell&#39;elenco. Non pensavo che questo fosse il lavoro di un bibliotecario. Si parla di migliaia di libri. Non possiamo nemmeno farli sparire un po&#39; per volta così che le persone non se ne accorgano. Non abbiamo tempo. Se non obbediamo ci potrebbero essere delle ripercussioni. Niente più patrocini dalla Provincia per i nostri eventi. Dal Comune lo stesso, e inoltre, i fondi per le nuove acquisizioni verrebbero ridotti, azzerati per la cooperativa che fa il prolungamento dell&#39;orario di apertura: la nostra giunta comunale è dello stesso schieramento politico dell&#39;Assessore provinciale, dello stesso colore buona parte dei comuni che confinano con il nostro. E poi ci sono i sindacalisti della polizia che si sono messi di mezzo, qualcuno in divisa è già venuto a fare domande, a dire che ce la danno loro una mano, con tutta quella carta - basta che ci sbrighiamo. E ci hanno chiesto se siamo amici dei terroristi. Sembra che vogliano estendere questa politica a tutto il Veneto, la Lega e il PdL vorrebbero organizzare dei roghi, nelle piazze, con i libri degli amici di Battisti, come li definiscono loro. Il Mein Kampf sopravviverà a questa epurazione, come le opere di Céline, di Evola... Forse la differenza tra noi e loro sta tutta qui, nella necessita di sapere e ricordare contrapposta a quella di ignorare e cancellare.&quot;&lt;/blockquote&gt;
&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;/div&gt;
Tutto questo non è ancora successo, ma quella descritta nelle righe precedenti è un&#39;iperbole, una distopia: non ci saranno i roghi, ma i magazzini, nella migliore delle ipotesi, il macero nella peggiore. Si chiama censura. Come in Italia non si vedeva da molto tempo.&lt;br /&gt;
Infatti, come riporta &lt;a href=&quot;http://ilgazzettino.it/articolo.php?id=134755&amp;amp;sez=NORDEST&quot;&gt;Il Gazzettino&lt;/a&gt;, l&#39;assessore alla Cultura della Provincia di Venezia &lt;a href=&quot;http://www2.comune.venezia.it/archivioconsiglio/2000_2005/consiglio/consiglieri/raffaele_speranzon.asp&quot;&gt;Raffaele Speranzon&lt;/a&gt;, ex AN ora PdL, ha inviato una lettera a tutti i dirigenti delle biblioteche civiche e agli assessori alla Cultura dei Comuni del veneziano nella quale dichiara che le opere degli autori, &lt;b&gt;1500 in tutto&lt;/b&gt;, firmatari di un &lt;a href=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/1500_firmatari.html&quot;&gt;appello&lt;/a&gt; del 2004 per la scarcerazione di &lt;b&gt;Cesare Battisti&lt;/b&gt;, non sono più &lt;i&gt;gradite&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e ne auspica la rapida rimozione. Inoltre &lt;b&gt;Speranzon &lt;/b&gt;ha dichiarato: &lt;span class=&quot;testoArticoloG&quot;&gt;&quot;Chiederò di non promuovere la presentazione dei libri scritti da questi autori:  ogni Comune potrà agire come crede, ma dovrà assumersene le  responsabilità. Inoltre come consigliere comunale a Venezia, presenterò  una mozione perché Venezia dia l&#39;esempio per prima&quot;. Solidarietà a questa iniziativa è giunta dal sindacato della polizia Coisp&quot;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;testoArticoloG&quot;&gt;Per saperne di più:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2572&quot;&gt;&lt;span class=&quot;testoArticoloG&quot;&gt;Da Venezia partono i roghi dei libri, vogliamo fare qualcosa? Di Wu Ming.&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;testoArticoloG&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.nazioneindiana.com/2011/01/17/come-ci-vedono-allestero-caricature-e-proiezioni/?utm_source=feedburner&amp;amp;utm_medium=feed&amp;amp;utm_campaign=Feed%3A+NazioneIndiana+%28Nazione+Indiana%29&quot;&gt;Barbara Spinelli, Bernard-Henri Lévy, la proiezione della stampa italiana. &lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;testoArticoloG&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/7802547951880482932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7672929830194724670/posts/default/7802547951880482932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vermena.blogspot.com/2011/01/via-dalle-biblioteche-wu-ming-tiziano.html' title='Via dalle biblioteche Wu Ming, Tiziano Scarpa, Pennac, Evangelisti ecc.'/><author><name>Alberto</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01574270968914108374</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry></feed>