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		<title>Blog</title>
		<description><![CDATA[Visiogeist Edizioni, i libri che traducono le parole in immagini. Perchè non si possono più scrivere i libri come 500 anni fa.]]></description>
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		<lastBuildDate>Fri, 23 Oct 2026 18:54:20 +0200</lastBuildDate>
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			<title>i tatuaggi dei tamarri</title>
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			<description><![CDATA[<div class="element element-textarea first last">
	<div><p>i tamarri si fanno tatuare le date di nascita dei figli, perché altrimenti non se le ricordano</p></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 28 Aug 2026 19:08:38 +0200</pubDate>
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			<title>età adulta</title>
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			<description><![CDATA[<div class="element element-textarea first last">
	<div><p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: 'Segoe UI',sans-serif; color: black;">Il vero ingresso nell’età adulta è quando non ti rapporti più con il futuro ma con il presente</span></p></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 23:51:16 +0200</pubDate>
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			<title>l'infinito</title>
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			<description><![CDATA[<div class="element element-textarea first last">
	<div><p>a me l'infinito mi schiaccia sempre un po'</p></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 23:50:27 +0200</pubDate>
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			<title>i figli e il gatto di schroedinger</title>
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			<description><![CDATA[<div class="element element-textarea first last">
	<div><p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: 'Segoe UI',sans-serif; color: black;">i figli sono come il gatto di Schrödinger</span>: puoi dire che si può vivere senza averne se ne hai avuti, ma non puoi dirlo se non ne hai avuti</p></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 12:27:30 +0200</pubDate>
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			<title>frutti di mare</title>
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			<description><![CDATA[<div class="element element-textarea first last">
	<div><p> </p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: 'Segoe UI',sans-serif; color: black;">I frutti di mare </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: 'Segoe UI',sans-serif; color: black;">sono come il sesso: </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: 'Segoe UI',sans-serif; color: black;">fatica,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: 'Segoe UI',sans-serif; color: black;">anche rischio,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10.0pt; font-family: 'Segoe UI',sans-serif; color: black;">ma risultato così così </span></p></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 12:26:05 +0200</pubDate>
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			<title>Odiare chi può fare ragebait su Lucy a 30 anni</title>
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			<description><![CDATA[<div class="element element-textarea first last">
	<div><div style="font-family: 'Segoe UI Historic', 'Segoe UI', Helvetica, Arial, sans-serif; color: #080809; font-size: 15px; white-space: pre-wrap;" dir="auto">A me pare che l'articolo di Camilla Burelli abbia ottenuto i risultati che si prefiggeva: far discutere tutti di un argomento (il carovita a Milano, il declassamento di una certa borghesia), e attirare l'attenzione sulla testata che l'ha pubblicato. Lo ha fatto indubbiamente alle spese dell'autrice, che per un po' resterà davanti a un certo tipo di ventilatore.</div>
<div style="font-family: 'Segoe UI Historic', 'Segoe UI', Helvetica, Arial, sans-serif; color: #080809; font-size: 15px; white-space: pre-wrap;" dir="auto">Lo ha fatto non perché sia un pezzo completo (non lo pretendeva) o ben scritto (valeva la pena di scriverlo meglio?): il motivo per cui tutti ne stiamo parlando è che ci ha fatto incazzare; e l'incazzatura, ormai lo sappiamo, qua sopra è l'amo che funziona meglio. Persino meglio del sesso, sì.</div>
<div style="font-family: 'Segoe UI Historic', 'Segoe UI', Helvetica, Arial, sans-serif; color: #080809; font-size: 15px; white-space: pre-wrap;" dir="auto">Mi metto ora nei panni di un editor che riceve un pezzo del genere, e ne coglie al volo i punti 'deboli' (in teoria: in realtà sono i punti forti!), quelli che più attireranno la rabbia del pubblico, e l'attireranno verso una persona in carne e ossa, colpevole di maneggiare non perfettamente l'autoironia: cosa faccio? Proteggo la persona, le spiego dove si sta esponendo troppo, e a furia di interventi e riscritture ottengo il solito pezzo corretto che non si filerà nessuno? Oppure la mando allo sbaraglio, alla grande sorella, a te arriverà la merda, ma a noi le impressions, i retweet, i link, ed è tutto quello che ci serve?</div>
<div style="font-family: 'Segoe UI Historic', 'Segoe UI', Helvetica, Arial, sans-serif; color: #080809; font-size: 15px; white-space: pre-wrap;" dir="auto">Se siete qui, sapete più o meno come funzionano i social: e se lo sapete, vi rendete conto che non è nemmeno una domanda. Andiamo avanti tutti a pane e ragebait, anch'io quante volte potevo scegliere tra un titolo onesto e uno che dice il contrario di quel che penso, generando un senso di smarrimento e curiosità, e ho scelto il secondo e non ci ho nemmeno guadagnato qualcosa di tangibile, solo un po' di stizza nei commenti? E siamo ancora esseri umani: per notare la differenza andate su threads, dove ormai ci sono solo dei bot che passano il tempo a scandalizzarsi a vicenda ("Ho regalato caramelle alla soda caustica al figlio della mia domestica, cosa ne pensate?") Magari il destino dei contenuti qua sopra è questo, magari posteri leggeranno di questo genere letterario nato sull'internet, in cui gli autori si travestivano da persone odiose per assumere punti di vista il più possibile controversi e fastidiosi. (In realtà a volte non si mascheravano affatto, ma i posteri non lo sapranno mai, non riusciranno a immaginarselo).</div>
<div style="font-family: 'Segoe UI Historic', 'Segoe UI', Helvetica, Arial, sans-serif; color: #080809; font-size: 15px; white-space: pre-wrap;" dir="auto"> </div>
<div style="font-family: 'Segoe UI Historic', 'Segoe UI', Helvetica, Arial, sans-serif; color: #080809; font-size: 15px; white-space: pre-wrap;" dir="auto">Leonardo Tondelli</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 20:13:37 +0200</pubDate>
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			<title>la scelta di Elena</title>
			<link>https://www.visiogeist.com/blog/item/la-scelta-di-elena</link>
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			<description><![CDATA[<div class="element element-textarea first last">
	<div><div style="font-family: 'Segoe UI Historic', 'Segoe UI', Helvetica, Arial, sans-serif; color: #080809; font-size: 15px; white-space-collapse: preserve;" dir="auto">Mi chiamo Elena, ho 38 anni. Tre anni fa ho fatto quello che tutte le riviste femminili ti dicono di fare: ho "scelto me stessa". Ho lasciato Andrea, mio marito da cinque anni (e fidanzato da dieci). Andrea non mi picchiava, non mi tradiva, non mi mancava di rispetto. Il crimine di Andrea era essere noioso. Era l'uomo del "venerdì pizza e film", del "sabato spesa all'Esselunga", delle vacanze sempre nello stesso posto in Liguria. A 35 anni mi sono guardata allo specchio e mi sono detta: "Davvero finisce tutto qui? Davvero non proverò più quel brivido, quella passione che ti toglie il fiato?". Mi sentivo in gabbia. Volevo Mangia Prega Ama. Volevo l'imprevisto. Così gli ho detto che non lo amavo più. Gli ho spezzato il cuore con una freddezza chirurgica, convinta di andare incontro alla mia "vera vita".</div>
<div style="font-family: 'Segoe UI Historic', 'Segoe UI', Helvetica, Arial, sans-serif; color: #080809; font-size: 15px; white-space-collapse: preserve;" dir="auto">Il mio segreto inconfessabile, quello che mi fa piangere di rabbia mentre scorro le app di incontri, è che ho scambiato un diamante grezzo per dei coriandoli colorati. In questi tre anni ho avuto la passione. Ho avuto le farfalle. Ho avuto Marco, il musicista che spariva per tre giorni e mi faceva impazzire di gelosia. Ho avuto Luca, il manager affascinante che mi portava a cena nei posti stellati e poi mi ha detto che non voleva impegnarsi perché "era uno spirito libero". Ho avuto brividi, sì. Brividi di freddo, di ansia, di insicurezza. Ho scoperto che là fuori è una macelleria. Che a 38 anni gli uomini "liberi" sono spesso tali perché incapaci di amare, o perché cercano la ventenne da plasmare.</div>
<div style="font-family: 'Segoe UI Historic', 'Segoe UI', Helvetica, Arial, sans-serif; color: #080809; font-size: 15px; white-space-collapse: preserve;" dir="auto">La settimana scorsa ho incontrato Andrea al supermercato. Era con una donna. Non era una modella. Era una ragazza normale, carina, con un cappotto beige. Ridevano. Lui spingeva il carrello e lei gli indicava qualcosa sullo scaffale. In quel momento, vedendo la mano di lui posarsi sulla schiena di lei con quel gesto automatico, protettivo e familiare che conoscevo così bene, mi sono sentita morire.</div>
<div style="font-family: 'Segoe UI Historic', 'Segoe UI', Helvetica, Arial, sans-serif; color: #080809; font-size: 15px; white-space-collapse: preserve;" dir="auto">Ho capito che la "noia" di Andrea non era mancanza di fantasia. Era costanza. Era la certezza che se stavo male, lui c'era. Che se la macchina si rompeva, lui arrivava. Che la sua prevedibilità era il pavimento solido su cui potevo camminare a occhi chiusi. Io ho distrutto la mia casa perché volevo guardare il cielo, e ora sono sotto la pioggia, senza riparo. Lei, quella donna sconosciuta, si è presa il premio. Si è presa l'uomo che ti porta la colazione e ti ascolta davvero. Io mi sono tenuta l'illusione dell'eterna adolescenza.</div>
<div style="font-family: 'Segoe UI Historic', 'Segoe UI', Helvetica, Arial, sans-serif; color: #080809; font-size: 15px; white-space-collapse: preserve;" dir="auto">Torno a casa, nel mio appartamento da single "moderna e indipendente", e il silenzio rimbomba. Non c'è nessuno a cui chiedere "com'è andata la giornata?". C'è solo il mio telefono che vibra per un match su Tinder. Un altro sconosciuto a cui dovrò raccontare la mia vita da capo, sperando che non sia un altro psicopatico. Mi chiamo Elena, ho 38 anni. E ho imparato troppo tardi che la pace non è assenza di emozioni, è la forma più preziosa di amore. E io l'ho buttata via.</div>
<div style="font-family: 'Segoe UI Historic', 'Segoe UI', Helvetica, Arial, sans-serif; color: #080809; font-size: 15px; white-space-collapse: preserve;" dir="auto">Iscriviti all’Anonima Ipocondriaci. Inviaci un messaggio</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 01:33:03 +0100</pubDate>
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			<title>Buen camino - la recensione</title>
			<link>https://www.visiogeist.com/blog/item/buen-camino-la-recensione</link>
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			<description><![CDATA[<div class="element element-textarea first last">
	<div><p data-start="144" data-end="527"><em data-start="144" data-end="157">Buen Camino</em> di Checco Zalone sorprende fin dal primo fotogramma: ci si aspetterebbe una commedia leggera, ma ciò che si dispiega sullo schermo è un’opera dalla struttura profondamente autoriale,  un <strong data-start="608" data-end="625">bildungsroman </strong> che non si limita a trasporre il viaggio iniziatico in immagini, ma ne rideclina i codici in un quadro postmoderno in cui la formazione non approda a una sintesi, bensì a una consapevolezza inquieta e provvisoria, un’opera che destabilizza i confini tra produzione popolare e ricerca liminale.</p>
<p data-start="144" data-end="527">Come notava Bazin, “il cinema non riproduce il reale, lo <em data-start="1028" data-end="1036">rivela</em>” – e in <em data-start="1045" data-end="1058">Buen Camino</em> la rivelazione avviene attraverso l’interferenza del comico. La risata non è un fatto accessorio, ma una frattura: un punto in cui il tessuto del mondo cede e lascia emergere ciò che sfugge alla superficie.</p>
<p data-start="1748" data-end="2095">Metz offre una chiave ulteriore: “il cinema è un linguaggio perché non smette di voler significare”. La comicità zaloniana, traslata in questo contesto, funziona come <em data-start="1915" data-end="1956">dispositivo di significazione differita</em>: ciò che fa ridere nell’immediato ritorna in forma di domanda dopo la risata. Il comico diventa conoscenza, o almeno ne mima il movimento.</p>
<p data-start="1748" data-end="2095">Dal punto di vista formale, Zalone compie scelte che si distanziano dal registro che lo ha reso celebre. L’uso della macchina da presa privilegia una semantica del rallentamento: campi lunghi e piani fissi costruiscono un rapporto meditativo con il paesaggio, che diventa soglia di passaggio. È qui che emergono echi del cinema modernista, non come citazione ma come consonanza: <em data-start="1206" data-end="1219">Buen Camino</em> sembra dialogare implicitamente con <em data-start="1256" data-end="1270">Otto e mezzo</em>, condividendone l’indagine dell’identità come problema aperto e mai definitivamente risolto.</p>
<p data-start="2097" data-end="2434">Di fronte a questo impianto, il riferimento a <em data-start="2143" data-end="2157">Otto e mezzo</em> non riguarda una parentela stilistica, ma una convergenza epistemologica: entrambi i film tentano di mettere in scena l’identità come prisma, non come un dato. L’autoconsapevolezza del protagonista di Zalone non è compimento, ma accettazione del proprio carattere transitorio.</p>
<p data-start="144" data-end="527"><em data-start="2451" data-end="2464">Buen Camino</em> si colloca come oggetto di studio significativo perché tenta una riconfigurazione del comico nel panorama audiovisivo italiano: non più mero intrattenimento, ma strumento di interrogazione. Se l’opera non raggiunge sempre la piena coesione formale, è proprio in queste imperfezioni che si intravede la sua fertilità critica.</p>
<p data-start="2147" data-end="2486">Nel complesso, <em data-start="2162" data-end="2175">Buen Camino</em> non va interpretato come un mero cambio di genere, bensì come <strong data-start="2238" data-end="2300">tentativo di risignificazione del comico nel contemporaneo</strong>. In un contesto culturale che spesso oppone intrattenimento e pensiero, Zalone sembra rifiutare la dicotomia e cercare un territorio terzo, dove ciò che diverte possa anche interrogare; un’opera imperfetta, ma proprio per questo fertile. </p></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 11:08:38 +0100</pubDate>
		</item>
		<item>
			<title>ADHD</title>
			<link>https://www.visiogeist.com/blog/item/adhd</link>
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			<description><![CDATA[<div class="element element-textarea first last">
	<div><p style="margin: 0cm;"><span style="font-family: 'Segoe UI',sans-serif; color: black;">ADHD: Malattia auto diagnosticata da tutti.</span><br style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; text-align: start; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; word-spacing: 0px;" /> <span style="font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; orphans: 2; text-align: start; widows: 2; -webkit-text-stroke-width: 0px; text-decoration-thickness: initial; text-decoration-style: initial; text-decoration-color: initial; float: none; word-spacing: 0px;">Sintomi: stufarsi prima di finire la denominazione della malattia</span></p></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 15:02:33 +0100</pubDate>
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			<title>party gpt</title>
			<link>https://www.visiogeist.com/blog/item/party-gpt</link>
			<guid isPermaLink="true">https://www.visiogeist.com/blog/item/party-gpt</guid>
			<description><![CDATA[<div class="element element-textarea first last">
	<div><p><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'inherit',serif; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;">la mia idea di party tra dieci anni è una serie di agent di chat gpt che parlano tra loro </span></p></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 11:28:47 +0100</pubDate>
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