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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;C0MHSXw7fCp7ImA9WhVTFUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1405638310708373968</id><updated>2012-02-29T22:37:18.204+01:00</updated><category term="Auguri Italia" /><category term="Serial killer" /><category term="Livia ed Alessia" /><category term="Gli articoli dei lettori" /><category term="Naufragio Costa Concordia" /><category term="Presunto colpevole" /><category term="Annamaria Franzoni" /><category term="Chico Forti - Presunto colpevole" /><category term="Marco Pantani-il Pirata" /><category term="Mussulmani vs Cristiani" /><category term="Amore Criminale" /><category term="Scaricate gratis Giustizia e Pregiudizio" /><category term="Giustizia - Fatti e Misfatti" /><category term="Marco Simoncelli - Il Sic" /><category term="Newitaliansociety" /><category term="Crimini cinesi" /><category term="Nuova calciopoli?" /><category term="Giallo di Garlasco" /><category term="Sarah Scazzi" /><category term="ragazzi scomparsi" /><category term="L'importanza del Dna" /><category term="Violenze ai minori" /><category term="Attacco alla Libia" /><category term="Articoli con Video" /><category term="Lucia Manca" /><category term="Servizi Sociali e minori... SS" /><category term="Sanità e Sanità" /><category term="Carmela Melania Rea" /><category term="politica ridicola" /><category term="la strage di Oslo" /><category term="Vaticano Docet" /><category term="Depressione" /><category term="Roberto Straccia" /><category term="Violenza donne" /><category term="Proteste studentesche" /><category term="Malore Lamberto Sposini" /><category term="Yara Gambirasio" /><category term="Italian malasanità" /><category term="Festa delle donne" /><category term="Baby prostitute" /><category term="Amanda Knox" /><title>Volandocontrovento - il blog di Massimo Prati -</title><subtitle type="html" /><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1405638310708373968/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>emax/massimo prati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17464939250810319708</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="25" height="32" src="http://4.bp.blogspot.com/_506aGrc8Lic/TUXhDwWJvZI/AAAAAAAAAa8/DKWkwyYUl10/s220/io.jpg" /></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>436</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/Volandocontrovento" /><feedburner:info uri="volandocontrovento" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><feedburner:emailServiceId>Volandocontrovento</feedburner:emailServiceId><feedburner:feedburnerHostname>http://feedburner.google.com</feedburner:feedburnerHostname><entry gd:etag="W/&quot;CkMHRHk9eyp7ImA9WhVTEUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1405638310708373968.post-320275147621603063</id><published>2012-02-25T09:38:00.004+01:00</published><updated>2012-02-25T10:00:35.763+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-25T10:00:35.763+01:00</app:edited><title>Vizi privati e pubbliche virtù. L'anima bigotta dell'uomo normale si nasconde dietro la maschera della normalità</title><content type="html">&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-291edmlLQSA/T0gaor7dsvI/AAAAAAAABNM/LgOk7TxuZYc/s1600/aeiston.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-291edmlLQSA/T0gaor7dsvI/AAAAAAAABNM/LgOk7TxuZYc/s200/aeiston.jpg" width="190" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Romagna c'è un piccolo Comune, Sarsina, conosciuto in tutta Italia sin dall'epoca dell'Impero Romano perché vi è nato &amp;nbsp;Tito Maccio Plauto... e non solo per questo. Famoso è anche il primo Vescovo della città, che, si dice, fu inviato direttamente da Dio a dimorare da eremita in una collina a due chilometri dal paese. Questi si chiamava Vicinio e soleva portare al collo un grande collare di ferro, collare a cui appendeva una catena con dei grossi pesi, una sorta di purificazione continua, una punizione materiale voluta dal santo per chiedere perdono a Dio dei peccati dell'uomo. Il "Collare di San Vicinio" esiste ancora in originale, è nella Basilica che porta il suo nome, ed ogni persona può andare e indossarlo per provare a scacciare i malefici o i cattivi pensieri del suo subconscio. Non è che ve lo mettono al collo con catene e pesi, no, voi abbassate leggermente il capo ed un frate ve lo adagia attorno alla testa senza neppure sfiorarvi. Ultimamente non è giunta voce di indemoniati arrivati a Sarsina con pullman o auto, ma si dice che anni fa alcuni "posseduti", dopo ore ed ore di urla e convulsioni all'interno della Basilica, siano stati ricondotti alla vita normale. Ed in fondo io pure sono stato aiutato da San Vicinio. La prima volta che il collare mi ha sfiorato ho divorziato da mia moglie, la seconda ho tamponato un'auto appena uscito dalla piazza della città. Non sorridete, solo a prima vista i due fatti possono sembrare il frutto di una "sfiga congenita" e non di un aiuto, ma non è così dato che se non mi fossi separato dalla mia prima moglie ora non avrei i miei bimbi. Non è così perché se non avessi tamponato in quel punto "quasi in piano", andavo ai trenta ed a causa di un difetto della vettura i freni avevano smesso di funzionare, sarei arrivato tranquillamente sulla E45, che in quella zona è formata da alti viadotti con pendenze rilevanti, e vista la velocità con cui si affronta la superstrada mi sarebbe stato facile volare di sotto. &lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma ora vi chiederete per quale motivo ho parlato di Sarsina, di una cittadina tranquilla e credente che ha il suo fulcro vitale nella piazza in cui campeggia la Basilica, di una cittadina in cui tutti si conoscono per nome e per viso, in cui la normalità è la base di ogni rapporto. L'ho fatto per agganciarmi ad un uomo che abitava lì, un uomo tranquillo, un uomo sposato che in quel nucleo pacato e cordiale faceva il meccanico. La sua vita a Sarsina scorreva senza alti né bassi, lavorava tutta la settimana, tranne il sabato e la domenica, ed aveva quale unica valvola di sfogo il venerdì sera, giorno che, nonostante avesse quasi cinquant'anni e fosse da tempo sposato, non dedicava alla famiglia ma teneva per sé. Quindi, alla fine di quel giorno, tornava dall'officina, faceva una bella doccia, consumava una cena veloce, dava un bacio alla moglie ed usciva per ricaricare le batterie, svuotate dalla noia e dalla routine quotidiana, fuori da quella città di Santi e Poeti commediografi in cui tutti lo conoscevano.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora, prima di continuare, devo cambiare la scena ed abbandonare il meccanico per spostarmi a Forlì. E se vado in linea d'aria venti chilometri a nord, lo faccio per due motivi. Primo perché non può svagarsi a Cesena un cittadino di Sarsina che vuole allontanarsi dalla sua comunità, non il venerdì sera perché ovunque possa andare incontrerà di certo un amico o qualcuno che conosce. Secondo perché a Cesena non ci sono cinema a "luci rosse". Cosa c'entrano i cinema a "luci rosse"? C'entrano, c'entrano. In questo caso il cinema si chiama "Ariston" ed esiste da sempre, ma a dire il vero quando ero giovane io proiettava un altro tipo di pellicole, c'era una sala apposita nel viale della stazione per quelle particolari, però la crisi e le multisale hanno costretto i gestori a cambiare direzione. E con "i film porno" si supera quasi sempre la crisi. La gente normale va tranquillamente a svagarsi perché si trova in un luogo appartato e lontano da occhi indiscreti, tanto che nel fine settimana, all'ultima proiezione, se non è pieno poco ci manca.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora torniamo al meccanico, perché venerdì 17 febbraio (che si dice in giro essere un giorno altamente sfigato) al cinema Ariston era andato anche lui. Non è una storia interessante detta così, vero? In fondo il vedere film porno è considerato dalla società un fatto assodato. In fondo nessuno più si scandalizza se scopre che il vicino di casa ne guarda uno... insomma, è un fatto capibile e non da condannare a prescindere dato che i "Rocco Siffredi" vanno abitualmente in tivù, e le signorine mediatiche del pomeriggio e della sera gli fanno festa, dato che le "Ciccioline" sono ovunque e dovunque e che le trans vanno pure all'Isola dei Famosi o a svernare nei palazzi del governo. Ma lasciamo stare perché ciò che vi sto raccontando&amp;nbsp;non è come appare. Sì, è vero, il meccanico è andato al cinema per guardarsi un "film porno", ma prima di entrare in sala è passato dal bagno. Lì, fra luci fioche e pochi specchi, si è cambiato d'abito, ha indossato un vestito da donna, s'è truccato a modo e si è pure messo il rossetto sulle labbra. Poi è rientrato pronto per dar sfogo al suo vizio settimanale, quello che lo estraniava dal mondo reale e gli faceva credere di essere chi non era. Quello che lo avrebbe ricaricato per i sette giorni a seguire.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la storia non finisce qui, la storia ora si fa triste perché il gestore ad un certo punto s'è reso conto che&amp;nbsp;a metà proiezione&amp;nbsp;le persone uscivano e se ne andavano senza finire il film. Cosa li stava convincendo a perdere le scene per cui avevano pagato? Ha aspettato ancora un po', poi quando ha visto che più nessuno usciva ha acceso le luci, è entrato in sala e si è accorto che, abbandonata e sistemata a modo su una poltrona delle ultime file, c'era una donna. No, non c'era una donna, c'era l'uomo di Sarsina vestito da donna... ed era morto. A questo punto sono arrivati i carabinieri, il magistrato, l'ambulanza e via dicendo, che hanno chiamato i colleghi della cittadina cesenate affinché avvisassero la moglie dell'accaduto. Immaginatevi lei, svegliata a quell'ora tarda ed ancora assonnata, come può aver reagito ad una notizia del genere. Erano sposati da trent'anni, si erano conosciuti giovani, e mai aveva sospettato di nulla. Ma solo inizialmente ha pensato all'abito da donna ed ai porno, perché poi s'è resa conto che suo marito, il padre dei suoi figli, non sarebbe più tornato, s'è resa conto di aver a che fare con la morte che poco s'intona alla vergogna.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In ogni caso, se è stato un fulmine a ciel sereno per la famiglia, lo è stato anche per la comunita di Sarsina (e non solo). Anche perché il paese è piccolo e la gente, si sa, mormora. Dopo questo c'è ancora da dire che il risultato dell'autopsia sarà disponibile fra un paio di mesi, si pensa ad una partita di "Viagra" proveniente dalla Cina e "tagliata male" (non acquistatene perché c'è gente che a causa di queste pasticche cinesi ci sta morendo), e per finire c'è da dire che se anche io ho scritto questo articolo stando tra il serio ed il faceto, dentro provo una enorme sensazione di schifo. Ma non la provo per quanto fatto da quell'uomo, le decisioni che ha preso quella sera erano sue così come la vita, la provo perché pare appurato che bastasse chiamare un'ambulanza attrezzata, quando lo si è visto star male, per salvargli la vita e farlo tornare dalla sua famiglia. Ma il perbenismo del popolo ha un'anima "bigotta". E quelli così non li si trova solo sulle strade del Centro, solo nelle chiese, solo in tivù quando non è presente Rocco Siffredi, li si trova anche fra quelle persone che frequentano certi locali per dar sfogo ai loro vizi e scappano quando uno di loro si sente male. Persone che per salvaguardare il loro onore fra la gente del paese fuggono nascondendosi nel buio della notte. Primo fra tutti l'uomo che stava con chi poi è morto e con lui fino a pochi minuti prima si stava divertendo.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ce l'ho con le persone che per evitare i pettegolezzi hanno preferito lasciar morire chi, come loro, cercava uno sfogo, un diversivo da contrapporre alla quotidianità. In un cinema "normale" tutti sarebbero accorsi ed avrebbero chiamato il 118 col cellulare. In un cinema a luci rosse, dove di certo erano presenti tanti telefonini, non solo non si è chiesto aiuto ma si è pure scappati. Una omissione di soccorso bella e buona. I gay, le trans, i giochi erotici, gli sexi shop, i giornali porno ed i cinema a "luci rosse", sono tollerati dalla società, che sopra ci lucra, ma sono considerati una vergogna e la ragione per ironizzare, anche e soprattutto dalla maggioranza che ne fa uso. Questo perché la suddetta maggioranza è formata da persone per bene, persone normali con moglie e figli a casa, persone che hanno una reputazione da difendere e che da sempre nascondono il loro segreto dietro ad una maschera fatta di bugie o fra le mura di un ufficio. Persone che per sfogare i loro istinti senza doversi giustificare chattano con le trans in solitudine davanti ad un computer. Persone che all'esterno evitano il tema e se costretti a parlarne si mostrano i più bigotti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E quale migliore città di Sarsina poteva testimoniare questa realtà bigotta? Tito Maccio Plauto scriveva commedie basate sulle debolezze del singolo, sul popolo e sugli equivoci; commedie, come si usava un tempo, in cui gli attori erano tutti uomini ed avevano maschere che coprivano i volti.&amp;nbsp;E gli attori mascherati ci sono anche oggi, anzi sono molto più di un tempo, e tutti convivono coi loro equivoci. C'è chi ha una doppia vita e vive i suoi vizi nelle bugie e nella paura di essere svergognato, c'è chi una doppia vita la vorrebbe ma vi rinuncia per mancanza di coraggio e, anche lui, vive nelle bugie evitando di fare ciò che vorrebbe perché intimorito dalla vergogna, c'è chi dice che mai farebbe certe cose, ma nel buio, anche mentre fa sesso con sua moglie, le sogna e si eccita, c'è chi una vita del genere non l'ha e non vuole averla, dice, e non si vergogna di deridere e prendere in giro chi, lui sempre lo dice, gli è diverso, ma se il suo subconscio riuscisse a parlare le sue guance diventerebbero rosse più del fuoco.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Peccato che un'altra occasione si sia persa. Peccato che quanto accaduto ci dimostri una volta di più che siamo tutti preda dell'inciviltà globale. Questo perché se in quel cinema vi fosse stata presente una sola persona civile, un uomo forse non sarebbe morto...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Uy1CwKbfLlI/T0YcezReZHI/AAAAAAAABNE/ERfG5tYzryA/s1600/dayana-a.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-Uy1CwKbfLlI/T0YcezReZHI/AAAAAAAABNE/ERfG5tYzryA/s200/dayana-a.jpg" width="138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Dayana Arlotti&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I bambini vivono il contatto con il mondo in maniera diversa. Quando sono al di fuori della scuola materna tutto per loro è grande, tutto è a misura d'uomo e questo, a volte, li intimorisce. I bambini vivono le novità in maniera diversa, il timore di quanto non si conosce blocca le gambe e solo la sicurezza che può dare un padre riesce a far superare "il momento". Non è vero che i bambini di cinque anni vivono in modo leggero e spensierato. Quando entrano per la prima volta in mondi sconosciuti, e fuori dalla loro casa ogni mondo è sconosciuto, basta guardarli negli occhi per capire ciò che provano. Dayana Arlotti aveva cinque anni quando per la prima volta ha visto "il mostro stupendo", quel gigante del mare che la faceva sentire piccola piccola, quel gigante del mare che la invitava a salire promettendole sette giorni di giochi e felicità. Chissà i suoi occhi che forma avevano quando, una volta entrata all'interno del mostro fantastico, hanno visto il luccichio, i colori sgargianti della bellezza ruotarle attorno, invaderla e far di lei un nuovo colore. Chissà cosa ha provato quando la nave ha salutato la terra ferma con le sue mastodontiche trombe, chissà cosa ha provato quando l'ha sentita scivolare sull'acqua, leggera come se non avesse peso, ed ha visto le luci del porto allontanarsi sempre di più. Chissà dopo quanto tempo ha ritrovato un minimo di sicurezza interiore.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chissà cosa ha pensato quando ha indossato quel bellissimo "abitino da sera" che la mamma le aveva acquistato per l'occasione, per il gran gala di bordo. Aveva cinque anni, e per una bimba di cinque anni i pizzi, i merletti, i fiocchi, le piroette che alzano la gonna, se immersi nei colori di una sala piena di musica e di allegria hanno il sapore dolce di una bella favola. Hanno il sapore di quelle bellissime favole che si ascoltano ad occhi semichiusi prima di addormentarsi, quelle che a Dayana facevano sognare i castelli ed i balli di Corte, quelle favole che fra qualche anno avrebbe letto da sola sui libri. Perché a cinque anni si sogna di imparare a leggere, di imparare a scrivere, di poter regalare ai propri genitori un foglio adornato di cuori in cui campeggi la scritta "Vi voglio bene".&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chissà cosa ha pensato quando ha visto che tutti le sorridevano, che tutti si divertivano, che non solo lei era immersa nell'euforia di un viaggio speciale, un viaggio da vivere su un "mostro speciale", che non solo lei era parte di quella meravigliosa avventura. Chissà quante parole sono uscite dalla sua bocca, quante sillabe piene di stupore ha detto mentre, ormai sicura, viveva la sua favola accanto all'uomo più importante della sua vita. Di certo il suo volto lasciava trasparire tutto l'amore per quel padre che le stringeva la manina accompagnandola in quella magnifica esperienza e facendola sentire sicura... almeno fino a quando è accaduto quanto non doveva accadere. Chissà come ha vissuto l'urto, lo spostamento della nave, i piatti che cadevano, il buio improvviso e l'agitazione di chi le stava accanto. Chissà cos'ha pensato quando ha capito che il mondo si era inclinato, quando ha visto la tensione salire e la gente correre ed indossare quegli strani giubbotti arancioni. Chissà se ha visto le luci del Giglio ed ha pensato che, in fondo, la terra era ad un passo...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chissà se si è tranquillizzata quando un ragazzo vestito da clown l'ha fatta giocare assieme ad altri bambini... giocare come se nulla stesse accadendo, giocare in maniera irreale con gli occhi e la mente rivolti all'esterno di quella sala. Chissà se mai ha pensato che presto sarebbe salita su una scialuppa. Una di quelle in cui tutti salivano, una di quelle in cui era salita la fidanzata del padre, separato, una di quelle in cui non c'era mai posto per lei... lei che sarebbe dovuta salire per prima. Chissà quanto ha pensato a sua madre, quanta voglia aveva di averla vicina. Sua madre che da riottosa, non volendo lasciarla partire, s'era dimostrata "buona" ancora una volta dandole il permesso di cavalcare quel mostro maledetto, quel mostro che si stava dimostrando incapace di restare in equilibrio sul mare. Chissà quanto ha pianto Dayana mentre seduta in un angolino del ponte quattro, avvolta e scaldata da un cappotto troppo grande per essere suo, aspettava il ritorno dell'uomo che amava. Chissà se ha sperato che qualcuno allungasse una mano amica. Chissà se ha sperato che due braccia la stringessero forte e la salvassero da quell'inferno inclinato. Chissà se si è chiesta il motivo per cui nessuno la portasse con sé... per cui nessuno la portasse in salvo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chissà se ha capito che non avrebbe più abbracciato sua madre, se ha capito che quel buio gelido e bagnato, inizialmente squarciato dalle pale degli elicotteri ma via via sempre più silenzioso, l'avrebbe tenuta con sè. Chissà se ha capito che non avrebbe più rivisto la luce del Sole. Chissà quanto ha sofferto prima di morire.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dayana quindi non c'è più. Ora ne siamo certi. Il suo corpo, ancora vestito con il bellissimo abitino da sera regalatole dalla madre, di quelli che i bimbi indossano solo nelle fiabe, per quaranta giorni è rimasto immerso nell'acqua del mare, chiuso nel ponte quattro, quello delle scialuppe. Ed io mi schifo nel pensiero che nessuno l'abbia presa, pur anche con la forza se lei avesse voluto restare ad attendere il padre, e caricata su una scialuppa. Era una bimba di cinque anni per Dio! Una bimba che non aveva un autonomo potere decisionale, una bimba che forse aspettava solo di essere salvata, una bimba che non doveva in alcun momento rimanera da sola, abbandonata al suo destino. E quando una bimba muore a causa di un "rito cretino", di un comandante senza senno che non sa prendere nel momento giusto le giuste decisioni, di un equipaggio direttivo senza senno che non sa obbligare il suo comandate a fare quanto si deve fare, di una compagnia senza senno che ha dirigenti che nel momento del pericolo tergiversano, non si può solo piangere e pregare.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma è anche troppo facile ora dare la colpa solo ad altri, ai comandanti ed all'equipaggio, quando la colpa è da suddividere in parti uguali anche fra tutti quegli uomini che presi dal panico hanno pensato solo a sé stessi, quelli che si sono spintonati e picchiati per salire per primi sulle scialuppe. Dayana non c'è più e fra qualche giorno l'opinione pubblica la dimenticherà. Ma nella mente di chi quella sera le è passato accanto lasciandola al suo destino, di chi ha visto i suoi occhi impauriti e se n'è andato, Dayana resterà per sempre...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-hwCxbjEOFNA/T0VwtlAOwXI/AAAAAAAABM8/DTSA_xXYlXA/s1600/bocca.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-hwCxbjEOFNA/T0VwtlAOwXI/AAAAAAAABM8/DTSA_xXYlXA/s200/bocca.jpg" width="179" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Qualcosa non torna nel modo di trasmettere al pubblico le informazioni su quanto avviene nelle aule del tribunale di Taranto. Ed è strano ci siano giornalisti che, cambiando a modo certe frasi, cambino così anche le carte e stravolgano il senso dei discorsi. E' strano perché non c'è un senso logico dato che ad oggi l'opinione pubblica nulla può più, dato che "il giudizio finale" spetterà ad una giuria terza e, se possibile, imparziale. Per quale motivo allora lo si fa? Per capire a cosa mi riferisco occorre tornare all'otto di febbraio, il giorno successivo alla terza udienza del processo, quando un giornalista, che ha il compito di riportare a chi lo legge quanto si dice in aula, sotto il titolo: "&lt;b&gt;Concetta: Sabrina prese 2 diari di mia figlia Sarah&lt;/b&gt;", scrisse: "&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;u&gt;... aggiungendo infine un  elemento nuovo. Sabrina avrebbe preso da casa Scazzi due diari di Sarah,  sui quali la 15enne annotava tutto, e di quei diari si sono perse le  tracce, o meglio lei non sa se poi sono stati consegnati agli inquirenti&lt;/u&gt;". Ed a questo punto c'è da dire che la casa di via Deledda è stata perquisita a fondo. Quindi, fossero stati presenti eventuali diari di Sarah, sarebbero in automatico entrati nella disponibilità dei Pm.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: black;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Ma lasciamo stare le perquisizioni e chiediamoci cosa il giornalista ha fatto intendere ai suoi lettori, perlomeno a quelli che non hanno avuto la voglia o la possibilità di leggersi i verbali della terza udienza del processo. E logico che, non avendo in sé le giuste specifiche, lo scritto faccia credere ad una Sabrina Misseri che portò via due diari di sua iniziativa. Chissà mai quali segreti custodivano, viene spontaneo pensare dopo aver letto l'articolo. Ma in realtà non c'è alcun segreto perché i diari non li ha portati via di sua iniziativa. In udienza&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black;"&gt; Concetta Serrano&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;, alla contestazione del Pm che le ricordava un verbale in cui aveva dichiarato essere stata la nipote a chiederle di visionare i diari, ha risposto&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;: "&lt;u&gt;&lt;b&gt;Cioè, stavamo collaborando diciamo...&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;". E nel proseguo dell'interrogatorio, a pagina 119 della trascrizione, si legge: "&lt;u&gt;&lt;b&gt;PM M. Buccoliero&lt;/b&gt;: Certo. Quindi lei (Sabrina Misseri) ha preso&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: black;"&gt; poi&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;u&gt; questi diari, che cosa ha fatto? / &lt;b&gt;C. Serrano Spagnolo&lt;/b&gt;: Ha letto una pagina, due, pero dice Sabrina: - Qui c'è tanto da leggere zia, non fai in tempo a leggerli tutti - non bastava una serata. / &lt;b&gt;PM M. Buccoliero&lt;/b&gt;: Sì. / &lt;b&gt;C. Serrano Spagnolo&lt;/b&gt;: &lt;b&gt;Va bene, allora te li porti a casa così vedi se c'è qualcosa di utile&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;". Questo quanto uscito a processo e confermato dalla madre di Sarah, fra i non ricordo ed i tanti: la mia memoria non è buona, diverse volte nella stessa udienza. I diari li diede lei, nessuno li prese e quanto scritto dal giornalista risulta essere vero a metà e ambiguo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con questa premessa mi accingo a parlare dell'udienza di martedì 21 febbraio. E lo faccio citando ancora una volta lo stesso giornalista ed un titolo: "&lt;b&gt;Testimone: "Sabrina mi disse come era vestita Sarah, ma come poteva saperlo?&lt;/b&gt;", che porta a pensare alla colpevolezza in quanto fa credere che la ragazza si sia tradita parlando di abiti che non poteva conoscere, dato che ha detto di non aver visto la cugina in quelle ore. Ma a leggere altri giornali si viene a sapere che l'amico non era a conoscenza in realtà di come fosse vestita Sarah, si viene a sapere che gli era stato riferito fosse "vestita da mare", non specificamente con il completo rosa e tutto il resto. Si viene informati anche di una contestazione del Pm, che citando un verbale ha ricordato al teste di aver dichiarato di sapere di una maglietta ed un pantaloncino, e dell'aggiustamento fatto dal ragazzo che avrebbe detto essere stata la zia a dirlo telefonicamente alla nipote. Ma lo ha detto perché ha sentito la Misseri parlare con la madre di Sarah al cellulare, lo ha detto perché è stata la stessa Misseri a dirglielo... o lo ha supposto di suo? Ora, per capire cosa in effetti sia uscito in udienza, ci toccherà di aspettare venga depositata la trascrizione. Visti i precedenti, infatti, risulta difficile dar credito al suddetto giornalista.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come sempre più difficile risulta il credere al Petarra, a sua moglie ed anche alla moglie del suo compare. Nel verbale d'udienza del 14 febbraio, a pagina 88, si trova scritto: "&lt;u&gt;&lt;b&gt;PM De Luca&lt;/b&gt;: Ci può dire l'orario di lavoro che svolgeva? / &lt;b&gt;Di Bari Giuseppina&lt;/b&gt;: Di solito dalle 2 alle..., si, &lt;b&gt;tre ore facevamo solitamente&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;". Nello stesso verbale si trova anche, a pagina 76: "&lt;u&gt;&lt;b&gt;PM M. Buccoliero&lt;/b&gt;: Senta, poco fa lei ha detto che con riferimento &lt;b&gt;all'orario di lavoro era dalle 14.00 - 17.00&lt;/b&gt;, si ricorda se l'orario di lavoro era diverso per i mesi estivi e per i mesi invernali? Cambiava qualche cosa? / &lt;b&gt;Trono Pamela&lt;/b&gt;: No, no, no, &lt;b&gt;abbiamo sempre fatto quell'orario&lt;/b&gt;, no&lt;/u&gt;". Peccato che la sua amica abbia detto che in inverno iniziavano alla 14.30 perché alle 14.00 era troppo presto. Ma questo è forse irrilevante al fine della testimonianza, anche se è più facile sia l'orario estivo quello spostato in avanti, non l'invernale quando di prima sera è già buio. Ciò che è rilevante è che ieri è stato escusso il loro datore di lavoro, Giuseppe Olivieri. Questi sotto giuramento ha affermato che le donne lavoravano per lui un'ora a settimana, che avevano le chiavi ed esse stesse gestivano il loro ingresso negli uffici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E qui capiamo che qualcuno è ricaduto nel solito vizietto, quello che non ha solo Michele Misseri ma pare essere esteso a mezza Avetrana. Ciò che nell'udienza del 14 febbraio è parso tassativo,&lt;b&gt; andare al lavoro per le 14.00&lt;/b&gt; e stare a pulire per tre ore, ora non solo è aleatorio ma pare anche inconcludente ai fini di una determinazione sicura dell'avvistamento di Sarah. E che la credibilità dei testimoni stia scricchiolando viene anche dalle dichiarazioni dei due uomini impegnati a pitturare la casa, uomini che hanno affermato di aver visto, a partire dalle sei di mattina per arrivare al momento in cui si è finito il lavoro, solo ed esclusivamente Sarah Scazzi. Come a dire che nelle sette ore passate dal Maresca&amp;nbsp;su un marciapiedi di via Verdi, e nelle nove ore e mezza passatevi dal Petarra, nessun avetranese ha mai percorso a piedi o in bicicletta quella strada. Questo pur se hanno testimoniato di essere stati attenti in quanto, avendo l'impalcatura sul marciapiede, si rischiava di far del male a chi passava sotto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E se inoltre si uniscono due testimonianze agli antipodi, una di Pamela Trono ed una di suo marito, arriviamo al paradosso estremo, quasi al ridicolo testimoniale. Lei sotto giuramento ha dichiarato che il dire a suo marito di controllare il figlio significava stargli vicino, perché non avendo ancora cinque anni temeva cadesse dal divano, dove si era addormentato, e si facesse male. Mentre lui ha detto che dopo aver incrociato la moglie che scendeva per andare al lavoro, ha controllato il figlio e vedendolo dormire è sceso stando fuori casa fino alle 15.30. Come dire, un controllo lampo che lo ha tranquillizzato per più di un'ora e mezza. Ma martedì non si è parlato solo degli orari di lavoro e degli abiti di Sarah, si è parlato anche di verande e cancelletti. Ricorderete tutti la frase mandata in onda da Lamberto Sposini, speriamo torni presto al suo posto, quella in cui si sente Mariangela Spagnoletti dire che Sabrina Misseri al suo arrivo era tranquilla. Riascoltiamola in 28 secondi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-93108bb73d1ac8af" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;
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&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo spezzone di filmato, poi sequestrato dalla procura assieme a tanti altri, è stato probabilmente ascoltato anche dai Pm, dato che a quanto pare martedì si sono affrettati a dire in aula che Mariangela Spagnoletti all'inizio era reticente. Ma in fondo la ragazza, reticente o meno inizialmente, è stata onesta ed ha detto quanto visto, o quanto ricorda di aver visto, e non si può dubitare della sua parola perché non ha alcun tornaconto nella questione. Si può dubitare delle sue sensazioni quando dice "era tranquilla o non era tranquilla", dato che lo stato d'animo può cambiare velocemente ed in soli cinque secondi passare da un estremo all'altro. E d'altronde cosa cambia sia anche vero che Sabrina Misseri si trovasse sulla strada quando lei è arrivata? In fondo le aveva mandato un messaggio diciassette minuti prima per dirle che stava per arrivare. E cosa cambia se pure fosse stata un poco agitata, in fondo Sarah le aveva inviato lo squillo di conferma da dieci minuti, e se mai aveva tardato così tanto tempo un minimo di preoccupazione doveva avercela. Quindi non c'è da fare il peso per capire se siano migliori i ricordi dell'una rispetto a quelli dell'altra. Chi può dire che quelli della Spagnoletti non siano veri? Nessuno. Per contro, se anche la Misseri fosse stata sulla strada, chi potrebbe mai dire che vi fosse arrivata dopo essere uscita dal garage e non dal portoncino? Lo si può ipotizzare perché ha dichiarato di trovarsi sulla veranda? E per quale motivo non può essersi confusa ed aver creduto, e credere, di essere stata ad attendere l'amica in veranda, come le altre volte in cui questa non arrivava dopo diciassette minuti?&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' chiaro anche che la Misseri potrebbe aver mentito di proposito ed essere un'assassina, ma per dimostrarlo servono riscontri reali e veritieri, non mezze verità giornalistiche, non chiacchiere di paese, non sensazioni a pelle o valutazioni personali degli stati d'animo, non scontri offensivi di poco costo fra chi ha preconcetti, ma riscontri processuali in piena regola. Di certo non devono essere come quelli portati dal teste che parla di una sagoma sbiadita e di un'auto chiara poco dopo le due e cinque. Non ci si può basare sulle ombre esili ed impercettibili. Non ci si può basare su uno che dice: "un'auto mi ha 'tagliato la strada' facendomi quasi sbandare", e di questa non ricorda nulla. Perché, a meno che non andasse a 200 chilometri all'ora, una cosa del genere non risulta possibile. Come non ci si può basare sul Petarra che in aula ha detto più "non ricordo" di chi ha passato dieci anni in "coma". Petarra che a più di otto mesi dal fatto rilasciò un verbale spontaneo ai carabinieri per dire che Sarah l'aveva guardata fino alla via Kennedy. Verbale che ora si scopre non essere affatto spontaneo, nonostante vi sia scritto sopra: "Voglio rilasciare dichiarazioni spontanee", perché il teste in aula ha detto, ed è stato costretto a ribadire, di essere stato espressamente invitato&amp;nbsp;ad andare in caserma da un ufficiale degli stessi carabinieri (per fare quelle dichiarazioni perché solo quelle vi sono sul verbale). E non ci si può basare neppure su quelle di chi si dichiara certo che il figlio quel 26 di agosto ha pranzato a casa della fidanzata, salvo non ricordarsi dove il figlio abbia pranzato il 30 agosto e rifugiarsi in un: "come faccio a ricordare dopo tutto questo tempo?".&amp;nbsp; Ed è tutto dire...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Ultimi articoli inseriti:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/02/salvatore-parolisi-e-le-similitudini-al.html"&gt;Salvatore Parolisi. Le similitudini al contrario. Se il Binni è colpevole&lt;/a&gt;...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-il-pigiama-macchiato.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.4 (come analizzare un pigiama senza essere esperti in BPA)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span id="goog_1181642115"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span id="goog_1181642116"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1405638310708373968-2028565230975298483?l=albatros-volandocontrovento.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/byrXLE0OdS6J7-nOvorfPaK2LGI/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/byrXLE0OdS6J7-nOvorfPaK2LGI/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-IgnXe2E9s5s/T0OmLrnp4kI/AAAAAAAABMw/JHVp1T1gc3M/s1600/cicerone.gif" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-IgnXe2E9s5s/T0OmLrnp4kI/AAAAAAAABMw/JHVp1T1gc3M/s200/cicerone.gif" width="162" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Marco Tullio Cicerone è una figura centrale in ogni storia delle teorie estetiche, perché segna il passaggio dalle teorie elleniche ed ellenistiche, finora esaminate, a quelle più propriamente romane, che non hanno caratteristiche di particolare originalità, ma assorbono e adattano una mentalità più rigorosamente teorica, come quella ellenica, alle finalità pratiche della mentalità tipicamente romana.  Già del resto i Greci avevano fatto dell’oratoria e dell’eloquenza strumenti di natura politica; i Romani, e Cicerone in particolare, accentuano la funzionalità concreta nelle attività quotidiane politico-organizzative.  Cicerone, poi, ha un’importanza prevalente nella storia dell’estetica oratoria e nella retorica, in quanto è una figura pressoché completa:  non è soltanto un grande politico, un abilissimo avvocato, ma è anche un notevole filosofo, scrisse pure un poemetto elogiativo su certe vittorie da lui ottenute in oriente.  Tutte quelle che oggi consideriamo scienze umane furono per lui oggetto di studio e, sebbene senza caratteri di spiccata originalità (non è certo all’altezza dei grandi filosofi greci), tuttavia ha una sua ricca ed interessante personalità, che riordina e rielabora le concezioni altrui rendendole proprie o, comunque, con proprie caratteristiche.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/p/dalla-storia-antica-alle-storie-attuali.html"&gt;continua a leggere&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1405638310708373968-3505907724712848844?l=albatros-volandocontrovento.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/q4POoRFwN0vrBDukfaoKejS0CCA/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/q4POoRFwN0vrBDukfaoKejS0CCA/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/q4POoRFwN0vrBDukfaoKejS0CCA/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/q4POoRFwN0vrBDukfaoKejS0CCA/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Volandocontrovento/~4/KYawYOmXCAM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="related" href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/p/dalla-storia-antica-alle-storie-attuali.html" title="Manlio Tummolo. Oratoria e Retorica in Marco Tullio Cicerone" /><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/feeds/3505907724712848844/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1405638310708373968&amp;postID=3505907724712848844&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1405638310708373968/posts/default/3505907724712848844?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1405638310708373968/posts/default/3505907724712848844?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Volandocontrovento/~3/KYawYOmXCAM/manlio-tummolo-oratoria-e-retorica-in.html" title="Manlio Tummolo. Oratoria e Retorica in Marco Tullio Cicerone" /><author><name>emax/massimo prati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17464939250810319708</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="25" height="32" src="http://4.bp.blogspot.com/_506aGrc8Lic/TUXhDwWJvZI/AAAAAAAAAa8/DKWkwyYUl10/s220/io.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-IgnXe2E9s5s/T0OmLrnp4kI/AAAAAAAABMw/JHVp1T1gc3M/s72-c/cicerone.gif" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/02/manlio-tummolo-oratoria-e-retorica-in.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUUERHk4eSp7ImA9WhRaF0U.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1405638310708373968.post-5843672862718130797</id><published>2012-02-21T00:53:00.002+01:00</published><updated>2012-02-21T01:13:25.731+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-21T01:13:25.731+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Carmela Melania Rea" /><title>Salvatore Parolisi e le similitudini al contrario. E' logico che se il Binni è colpevole il Parolisi è di certo innocente</title><content type="html">&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-TJPsL9puW-4/T0LMcZMNy4I/AAAAAAAABMo/hHJrJv21PVQ/s1600/tel..jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-TJPsL9puW-4/T0LMcZMNy4I/AAAAAAAABMo/hHJrJv21PVQ/s200/tel..jpg" width="170" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Capita sempre più spesso che quando un caso d'omicidio sale alla ribalta delle cronache la parola indagato equivalga alla parola assassino. Questo potrà, in un secondo tempo, forse anche risultare vero, non si indagano le persone senza motivo (è chiaro), però quando l'impianto accusatorio non dispone di prove ma solo di indizi di parte, quindi non vagliati da un giudice terzo in un contraddittorio processuale, si dovrebbe fare attenzione a quanto si dice o si scrive. Ed invece le attenzioni dei giornalisti e degli opinionisti sono sempre troppo scarse, per cui mettere in mano ai media tali casi d'omicidio risulta assai pericoloso. Questo perché la nostra informazione trasforma subito il tutto nella solita relazione extraconiugale, passionale, complicata e difficile da gestire, sfociata in un delitto. Insomma, si accomuna senza capire cosa si possa accomunare e cosa no. E dato che per la mente umana difficilmente esiste lo sbaglio mediatico (il pensiero porta la maggioranza a credere che chi è dentro lo schermo non sbagli mai tono o definizione), ciò che viene detto in televisione ai più risulta essere la verità assodata e già verificata. Ancor peggio capita se si mandano in onda interviste in cui l'indagato chiude a volte gli occhi. In questo caso ci sarà una condanna a prescindere di fronte all'opinione pubblica, perché il criminologo di successo dirà a tutti che chiuderli equivale a dire che neppure l'intervistato crede a quanto dichiara, quindi è un bugiardo.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora non discuto sul fatto che chi mente possa fare smorfie o chiudere gli occhi, psicologicamente è appurato e possibile, discuto del fatto sia ormai considerato normale inserire un pregiuzio parlandone a milioni di persone quando sull'indagato di cui si discute non s'è mai fatta una perizia e mai lo si è incontrato, quando non ha subito ancora un processo. Ma a parte questo ormai trascurabile particolare, ora in schermo vi sono altre equazioni che tengono giornalmente banco, e non sono algebriche, sono mediatiche. Sono quelle che vogliono assimilare i delitti Goffo/Rea, gli indagati Binni/Parolisi, e portarli ad essere due oggetti dello stesso insieme. Infatti dopo il militare, ormai famoso in tutto il mondo perché importanti media hanno sposato la causa proposta in varie trance dal legale della famiglia Rea (quella strappalacrime che vuole sia il marito il sicuro assassino della moglie), tocca ora a un altro provare l'ebrezza mediatica, ed esattamente ad Alvaro Binni. Il fatto che sa di scandalo è l'accomunare i due casi senza nessuna cognizione, parlando in mancanza della giusta sequenza "causa/effetto", dato che solo superficialmente&amp;nbsp;possono apparire simili nella forma. Il problema, a leggere gli atti, è che non lo sono affatto nella sostanza.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'omicidio di Rossella Goffo, infatti, è scaturito da ben altre situazioni e connotazioni, e poco si adatta ad essere unito o assimilato a quello di Melania Rea. Non lo si può proprio fare perché, analizzandoli entrambi in maniera consona, si dovrebbe avere l'onestà di dire che se in base alle "prove" portate dalla procura di Ascoli il Binni è colpevole, in base alle stesse "prove" il Parolisi è innocente. Ma questa non è "roba del nostro tempo", oggi ci sono i media-men che fanno una fascina unica e la danno in pasto al pubblico senza prendersi la briga di ragionarci su. Vediamo noi come sono stati trattati i casi dagli inquirenti ascolani e perché sono agli antipodi.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
C'è da dire che la procura di Ascoli, parlando del caso Goffo, negli ultimi tre mesi ha davvero lavorato in maniera certosina, riuscendo così a scoprire ciò che nei dieci mesi precedenti non sperava neppure esistesse. E, fosse vero quanto emerso, non è di buon auspicio per l'indagato che, per convincere della sua innocenza un giudice, a processo dovrà riuscire a ribaltare un quadro che gli inquirenti hanno chiuso a chiave in cassaforte. Questo perché la Goffo ad Ascoli non conosceva nessun altro che il Binni, e se provata la sua assenza da Ancona già dal 4 Maggio  2010, quando lui è andato a parlarle, e la presenza del suo cellulare sul suolo del Pianoro ascolano nella stessa  giornata, i tanti indizi concordanti non daranno scampo a chi ancora si  ostina a dichiararsi solo un suo ex amico pur si sia rinvenuto, sempre a detta dei Pm, tracce di sperma sulla coperta del letto della donna. Inoltre il Binni ha compromesso la  sua difesa con strane mosse. Ad esempio: mentre il Parolisi s'è preso un giorno di ferie per accompagnare la moglie alle visite mediche, e non ha buchi temporali così ampi in cui collocare un siffatto omicidio (neppure al netto dell'agonia finale), il Binni s'è preso due giorni di ferie, il quattro e il cinque maggio, senza un vero motivo. Mentre il Parolisi è stato notato dondolare la figlia ed a chiesto aiuto tenendola sempre in braccio, il Binni il 4 maggio ha dimenticato i figli a scuola&amp;nbsp;(ha detto di essersi addormentatosi in auto), figli presi in carico da  un'amica che ha provveduto a portarli a casa col suo e ad avvisarlo in un secondo tempo, poi lui ha mandando la moglie a prenderli, ed ha avuto quindi un buco  temporale in cui commettere l'omicidio quantificabile in diverse ore, dalla mattina a pomeriggio inoltrato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, sempre a quanto scrive la procura, il giorno successivo ha potuto muoversi indisturbato e tornare  ancora verso il bosco dell'Impero per finire di sistemare la tomba. E la stessa procura, grazie ai loro tecnici, colloca, per certo ed al 100%, il cellulare del Binni sulla scena  dell'occultamento in quanto solo in quei pochi metri quadrati in cui si  trovava il corpo della Goffo si aggancia una determinata cella, e la mattina del 5  maggio l'uomo l'avrebbe agganciata due volte in un lasso di tempo di tre minuti. Questo l'informazione, se non è tarocca, lo sa per forza, eppure parla di una similitudine in quanto sia l'uno che l'altro sono tornati sul luogo dell'omicidio. Ma è una farsa perché se del Binni c'è quella traccia che lo potrebbe collocare accanto al corpo, del Parolisi a Ripe in realtà non vi è alcun riscontro. E che la si debba ragionare al contrario lo dimostrano gli Atti, basta leggerli e capire le parole. Abbiamo detto che, senza alcun dubbio, per i Pm poco dopo le nove di mattina il cellulare del Binni si trovava per tre minuti (almeno) su quei pochi metri quadrati di bosco dell'Impero in cui poi si sono ritrovati i resti della donna, questo perché qualche metro più a valle o di lato il segnale, data la conformazione del terreno, viene agganciato da altre celle telefoniche. Il loro è un ragionamento giusto? Probabilmente lo è, lo vedremo al processo, ma se i Pm la ragionano così nel caso Goffo, la dovrebbero ragionare così anche in altri casi, non passare di palo in frasca e fare il ragionamento contrario quando si tratta del cellulare di Melania Rea.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per cui, se il ragionamento dei Pm risulta giusto, chi ha indagato sul Binni ci sta dicendo che al momento delle due chiamate (una arrivatagli ed una inviata), in quei tre minuti fatidici, lui era a bosco dell'Impero... ma al contrario, a pari condizioni, per altri Pm della stessa procura Melania non era al monumento ai Caduti quando il  suo cellulare è stato chiamato da quello della madre di Sonia Viviani, a chiamare era la stessa Sonia Viviani, alle 14.53 ed alle 14.56. Non c'era neppure se è vero che ha agganciato, come il cellulare del Binni, due volte su due l'unica cella che lì si aggancia (altre proprio non ci arrivano), non c'era neppure se il luogo combacia perfettamente con le indicazioni del marito e del cane molecolare. E' impossibile fosse lì, ci hanno detto in questo caso gli stessi periti dei Pm, perché quella cella si aggancia solo in quel punto e non in altri, ed è inverosimile la Rea si sia fermata davanti al monumento per tre/quattro minuti. Come vedete&amp;nbsp;si saltella a stambecco e si va per convenienza rendendo il tutto sempre più ridicolo.&amp;nbsp;Da  un lato si usa il "due su due" per accusare un indagato, dall'altro lo stesso "due su due" non lo  si usa per scagionarne un altro. Dov'è dunque la similitudine tanto acclarata in televisione?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui siamo in presenza non di similitudini ma di equazioni di senso opposto, dove alla richiesta di un Binni colpevole deve corrispondere la consapevolezza di un Parolisi innocente. Ed in questo senso non vi sono similitudini neppure in altre teorie mediatiche. La Goffo aveva un marito che la assecondava, che sapeva della storia in cui s'era persa dal 2005 ma la lasciava fare, pur se ancora innamorato dato che per il ventesimo anniversario di matrimonio, nel 2009, le aveva fatto un regalo d'oro con tanto di data incisa. Melania Rea, a quanto ci hanno detto, non aveva storie di alcun tipo ed era innamorata solo del marito. La Goffo era una persona particolare, una di quelle donne al venavil che nessun fedifrago vorrebbe mai incontrare sulla sua strada. Anche lei bugiarda, oltre che ossessiva, s'era inventata un figlio per portar via l'uomo alla legittima moglie. Moglie che fra l'altro aveva chiamato più volte, che aveva minacciato al telefono e che non ne poteva più di sentirla parlare. La Goffo sapeva che il Binni era sposato ed aveva figli, ma questo non le impedì di tampinarlo, e farsi tampinare, avvicinandosi sempre più ossessivamente alla sua casa e minacciando di andare vis a vis dall'altra donna per fare una piazzata. E visto quanto fatto negli anni è certo che sarebbe andata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Melania Rea, al contrario, a fronte del tradimento aveva parlato di divorzio. Al massimo, ma non si sa quanto fosse reale la sua intenzione perché dichiarata solo una volta in un momento d'ira, era riuscita a dire che avrebbe parlato con un pezzo grosso dell'esercito (il classico: ti faccio vedere io!). E Ludovica, l'amante che in una occasione aveva minacciato di chiamare la moglie del Parolisi al cellulare  se lui non avesse risposto entro sera ai messaggi facebook, a fronte del fatto che non ebbe alcuna risposta non fece nessuna chiamata e mai minacciò di andare a casa del caporalmaggiore per fare scenate o quant'altro. Semplicemente gli scrisse che se non fosse andato da lei per Pasqua avrebbe chiuso la relazione. Una gran bella differenza, credo, non certo una similitudine. Forse il Binni era compresso in un imbuto, visto che la Goffo era reale e presente e si avvicinava sempre più alla sua sfera familiare, non certo il Parolisi a cui sarebbe bastato non andare a Pasqua dall'amante per risolvere il suo problema.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma lasciamo gli imbuti e passiamo al modus operandi. La morte della Goffo è da ricondurre ad uno strangolamento. Un metodo facile da attuare, un metodo veloce, silenzioso, che lascia pochi reperti biologici da analizzare. La morte di Melania Rea, al contrario, è da ricondurre ad un'aggressione all'armetta bianca (considerata la lunghezza della lama è anche troppo), 23 coltellate subito, con conseguente dissanguamento in tempi inqualificati dal patologo, 12 in un secondo tempo (ed anche in questo caso non si sa ancora bene quando si siano inferte). Un metodo da militari, si disse, da assalto alla sentinella, si disse, un metodo del cavolo, si scopre bene ragionandoci sopra, che mal si adatta ad una morte voluta da chi ha pochissimo tempo per procurarsi un alibi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per cui si capisce in maniera rapida che i due fatti ben poco si somigliano. Anzi, si può dire che sono esattamente contrari uno all'altro. Ed i media che li accomunano lo fanno solo per convenienza, per fare in modo di tenere "l'animale telespettatore" all'interno della gabbia da loro stessi creata, così che possa essere ancora allevato facendogli credere che la luce del Sole sia quella televisiva...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ngjzip_PLCQ/Tz2II7Zg61I/AAAAAAAABMc/KmDRLn4q-dA/s1600/intercettazioni.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-ngjzip_PLCQ/Tz2II7Zg61I/AAAAAAAABMc/KmDRLn4q-dA/s200/intercettazioni.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel caso Cogne i "media" ci hanno sguazzato per anni, come papere nelle pozzanghere. E, neanche a dirlo, allora come oggi (perché nulla è cambiato ed il tutto pare peggiorato), il cavallo di battaglia furono le intercettazioni telefoniche ed ambientali... chiaramente messe in onda a spizzichi e bocconi, in forma strumentale e non spiegate né nel modo né nella forma così potessero attirare l'opinione pubblica ed&amp;nbsp;apparire&amp;nbsp;per quanto in effetti non erano. Ai lettori ed agli spettatori, infatti, vennero presentate come un atto di accusa, quando, in realtà, se lette nel loro insieme scagionavano la madre di Samuele. Prova di questo ne sia il fatto che il Procuratore Generale di Torino, colui che ha sostenuto l'accusa contro la Franzoni nel processo d'appello, prima di presentarsi in aula rimase settimane intere nel suo ufficio ad ascoltarle e riascoltarle. Erano migliaia e, a parere suo (forse influenzato da quanto riportavano i media), dovevano per forza nascondere la soluzione del mistero. Ma quando si arrivò al processo le uniche che portò erano prive di elementi colpevolisti, anche se lui cercò di incastrare la donna con&amp;nbsp;&lt;b&gt;tredici lettere&lt;/b&gt;. La Franzoni, così come tutta sua famiglia, ha subito intercettazioni ambientali e telefoniche per mesi, per anni, e portare tredici lettere, di logica, doveva apparire ai più quanto non è apparso, un aggrapparsi agli specchi. Ma andiamo oltre. Alcune intercettazioni della madre di Samuele, quelle ambientali fatte in caserma, le ho già inserite in altri articoli, ora vediamo cosa si dicevano i membri della famiglia al telefono o in auto. Partiamo da Giorgio Franzoni, il padre dell'unica imputata, la persona che più ha rivolto frasi ostili contro il RIS di Parma, contro i carabinieri e la Procura di Aosta (che sia uno dei motivi per cui si sono accaniti solo contro sua figlia?). Iniziamo da alcune conversazioni private.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Giorgio Franzoni&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;u&gt;"Il mestolo di rame si ammacca e fa l’impronta... e poi ha tutti quei golamenti che rendono difficile lavarlo...&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Annamaria Franzoni&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;u&gt;L'avesse lavato avrebbe rovinato anche il lavandino perché è talmente grande...&lt;/u&gt;" Intercettazione ambientale n. 236 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorgio Franzoni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;I periti, io l'avevo capito sin dall’inizio, che poi i periti siamo stati noi a chiederli all’avvocato… l'esame più importante è sapere quali vasi del cervello hanno rotto e in funzione di quelli si calcola il tempo. I carabinieri secondo me, nel momento in cui dobbiamo dargli le prove noialtri, potrebbero ringraziarci. Gli inquirenti sono mirati solo e soltanto ad un certo punto a degli interessi. Sì, la giustizia deve ancora venire, però questi inquirenti sono... ma loro sono abituati a lavorare nel marcio, forse in parte sono marci anche loro!&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalle intercettazioni telefoniche, cellulari e fissi, e da quelle ambientali, nell'auto dei Lorenzi ed in caserma, emergevano, fra l’altro, oltre alla ricerca spasmodica della verità, le intenzioni di Giorgio Franzoni di rivolgersi ad alcuni amici politici, ecclesiastici e giornalisti (poi diventati forse nemici), per chiedere un aiuto affinché le autorità lavorassero in direzioni diverse da quelle prese. Era in quei frangenti che Annamaria Franzoni diventava parte attiva interessandosi affinché la verità venisse a galla. Gli inquirenti si soffermarono molto sul fatto che, tranne poche volte, la Franzoni e i suoi familiari non rievocassero il figlio scomparso, loro si aspettavano pianti e lunghe chiacchierate in ricordo di Samuele. Nessun Pm ha mai pensato che certamente avvenivano al momento di andare a letto, quando la coppia si ritrovava senza un figlio accanto. La procura le voleva anche durante la giornata quando, da una certa data in poi, la cosa più importante per tutti era salvare la madre dalle accuse infamanti che le erano state mosse. Ad un certo punto, addirittura, i sospetti crebbero ed aumentarono proprio a causa del fatto che la famiglia si strinse attorno alla madre indagata.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorgio Franzoni rivolto a Stefano Lorenzi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Avete la Bimba da amare!&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Stefano Lorenzi&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Eh, lo so!&lt;/u&gt;" Intercettazione ambientale n. 145&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa fu inserita agli Atti, ma era importante? Vorrei sapeste che le intercettazioni vennero messe in mano anche agli psicologi, che alla pagina 153 della relazione psichiatrica si parla del forte legame e della protezione che tutta la famiglia esercitava sulla donna. In particolare i dottori senza paziente (ricordo che la perizia fu fatta usando le interviste televisive, gli interrogatori, il diario del carcere di Torino e, appunto, le intercettazioni) si soffermarono molto sull'atteggiamento della famiglia Franzoni che, a loro dire, aveva un comportamento strano. Per questo il giudice scrisse: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;... un comportamento che molte volte è andato oltre il semplice esercizio della propria, legittima, difesa, in particolare l'atteggiamento del padre della Franzoni ha certamente influito sul comportamento tenuto dalla “Bimba” durante il processo...&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa frase fu scritta perché tante erano le intercettazioni dove apertamente Giorgio Franzoni accusava la Procura e tutte le Istituzioni di incapacità. Chissà che effetto fecero quelle parole agli inquirenti? In procura potevano restare calmi pensando che fossero solo esternazioni di un uomo che non vedeva decollare le indagini? Un uomo che le vedeva prendere una direzione per lui sbagliata? Io credo di no. Ogni persona che si sente in qualche modo insultata prende provvedimenti, e chi ha il potere li prende di conseguenza. Ma i Pm non fecero la benché minima piega; niente querele, niente denunce, niente di niente se non convincersi sempre più della colpevolezza ed indagare solo in una direzione. Poi, prima del processo in Appello, come detto, il procuratore generale Vittorio Corsi riascoltò e vagliò attentamente tutte le frasi intercettate. Il PG, però, dopo giorni e giorni trascorsi con la cuffia sulle orecchie, riuscì ad estrapolare solo &lt;b&gt;tredici lettere&lt;/b&gt;... quelle che portò in tribunale. Ma vediamo da che contesto scaturirono le tredici lettere. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il contesto è una lunga telefonata fatta dalla Franzoni all'amica Anna Biancardi. Il PG isolò questo spezzone.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Guarda, oggi sono andata a fare una passeggiata... e che non ce la facevo più a stare in casa... e sono riuscita dopo un'ora così, ad estraniarmi un pochino, ad essere più tranquilla... poi tutto ad un tratto mi torna in mente Samuele e dico: &lt;b&gt;Ma cosa mi è succ&lt;/b&gt;... cosa gli è successo (piangendo) perché non è qui con me, l'ho lasciato lassù da solo...&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa è parte dell'intercettazione telefonica n. 315 del 6 Marzo 2002; è stato un lapsus dovuto al pianto o, come sostenne l'Accusa, l'imputata si era tradita? Leggiamo una parte di questa importante telefonata. Annamaria chiama l'amica Anna per ringraziarla di un «sms» inviatole e per chiederle di fare una dichiarazione che deve contrastarne un'altra falsa uscita sui giornali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;...l’unica cosa è che magari mi interesserebbe che tu dicessi quella cosa che avevi detto... che quel giornalista ti aveva detto... se tu ritieni... io ti capisco non… non voglio obbligare assolutamente nessuno... se tu però dici questo ad una persona che dico io… che è di fiducia, mi faresti un piacere... poi chiedi a Paola, ti dice tutto lei… se eventualmente diciamo... se riteniamo che questo venga fuori...&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La telefonata continua con la Biancardi che le sottolinea il suo affetto e, in modo neanche molto velato, le fa sapere che anche fosse colpevole non la lascerebbe sola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Um…Um... perché non è proprio ne per un... ne perché uno abbia paura di mettersi... di esporsi... prendere le parti... perché per quello lo farei di fronte a chiunque, cioè ne, ecco in questo senso voglio dirti… che non è... non voglio prendere parte perché poi dopo come va a finire non si sa e poi chi lo sa, no? Ma perché anche se fosse mai che… purtroppo…una verità nascosta... venisse fuori... ai mie... al mio cuore tu non cambieresti… proprio minimamente capisci? Anzi… ci sarebbe forse solo un grande amore... di più e un non s… questo che ecco per me è proprio importante che tu capisca questo da parte mia...&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora fermiamoci un secondo a ragionare. Perché il PG non fa caso anche ai lapsus dell'amica, ai cambiamenti improvvisi, agli spezzoni di frasi, alle parole mozzate, ma si sofferma solo su quelli della Franzoni? Anche la Biancardi nella concitazione della telefonata esprime concetti in maniera caotica, a volte avulsa. Ma per gli inquirenti la Franzoni, per niente colpita dalle parole dell'altra, cerca di sviare continuando il suo discorso. Ma lo avrà veramente capito il significato di quanto espostole dall'amica? Tutti noi al telefono spesso diciamo: «sì non ti preoccupare», facendo intendere di aver capito quando in effetti non abbiamo capito una «mazza di niente». Ma finiamo la telefonata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Si... si, Anna stai tranquilla, ho capito benissimo il tuo messaggio... io ti dico... se tu mi puoi fare questo piacere… se eventualmente riteniamo di... dover dire questa cosa... solo questo... ma stai tranquilla Anna che io adesso non voglio parlare... non potrei nemmeno perché giustamente ci sono delle indagini in corso... non voglio mettere i bastoni fra le ruote...&lt;/u&gt;"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
Ma poco&amp;nbsp;dopo, com'era logico accadesse,&amp;nbsp;si passa a parlare di chi fa le indagini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Perché a loro, oltre alla carriera che può essere importante per loro…ma non gliene può fregare di meno… perché loro pur di incolpare, sai fa più scalpore che sia stata la madre... che ci siano scandali che ci sia tutto quello che vuoi... e non riescono a trovare niente... più cercano e meno trovano vedi? Non troveranno niente in casa perché penso che c’è tutto quello che può dimostrare di me… c'è tutto nella casa... eh è qui che è tutto il corrotto vedi Anna? Quando ti dico che non ho fiducia in loro c'è un motivo... allora quanto tu vedi che quelli che dovevano fare il loro dovere, il loro lavoro, invece, stanno lì a farsi corrompere dai giornalisti a dare informazioni di qua e... invece di lavorare sodo... di arrivare fino in fondo, di cercare di capire cosa è successo...&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto la Franzoni inizia a parlare del figlio e dell'assassino che pensava si scoprisse subito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Io quando ho saputo di Samuele, di cosa gli era successo (quando le hanno detto che era stato ucciso e non era morto per cause naturali), dalla autopsia che l'ho dovuto accettare... ho detto, sarà questione di ore... sicuramente... poi c'era il funerale e ho detto, spero che al funerale... di sapere cosa è successo… ti dico a volte ho dei tremori... &lt;b&gt;una rabbia che mi viene da spaccarti&lt;/b&gt;... da tirare giù i muri... veramente… cioè, ci fosse Samuele qui accanto a me, è che tutte queste cose non mi toccherebbero... veramente... il problema è che lui non c'è... non ci sarà più… &lt;b&gt;e qualcuno mi ha voluto proprio fare del male&lt;/b&gt;… in tutti i sensi... peggio di così penso che una persona non possa... voler male ad un'altra...&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Franzoni a questo punto si è agitata e l'amica la invita a calmarsi, a calmare l’ansia, e le dice.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Si, ma poi neanche con un'accusa, voglio dire magari... anzi con gran senso di pena dici... caspita... magari è una persona che poteva star male, magari che ne so... mmm... in un momento di partic… di malessere che ne so io cioè io mi rendo conto che chi non ti conosce per ( inc ) sia la risposta più facile… eh, se non l'ha fatto volendo male, l'ha fatto perché magari non era previsto quello che... che è successo perché magari è successo così, è stato davvero un raptus... in ogni caso...&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò, in base a queste affermazioni, la Biancardi non sospettava di Annamaria, le frasi precedenti erano un farle sapere quanto le fosse vicina, erano dettate dall'amicizia. Ma adesso arriviamo alla frase incriminata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Guarda oggi sono andata a fare una passeggiata... è che non ce la facevo più a stare in casa... e sono riuscita dopo un'ora così... ad estraniarmi un pochino, ad essere più tranquilla... poi tutto ad un tratto mi torna in mente Samuele e dico: &lt;b&gt;Ma cosa mi è succ&lt;/b&gt;... cosa gli è successo ( piangendo)... perché non è qui con me, l'ho lasciato lassù da solo… e poi mi viene in mente come l'ho trovato e non riesco a togliermelo dagli occhi… il coraggio che hanno avuto... come hanno potuto... non dava noia a nessuno lui... chi mi poteva dire che s... mi succedeva una cosa così? Ed invece è capitata proprio a me... piovuta dal cielo... capito, in cinque minuti mi han cambiato la vita, me l'han rovinata...&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Biancardi la incoraggia ad essere forte, ad essere l'Annamaria che lei conosce, ed allora la conversazione ritorna al discorso precedente. A quanto avessero lavorato male gli inquirenti a cui non importava nulla del dolore degli altri, al fatto che ogni cosa era fatta per soldi (fuga di notizie date a pagamento ai giornalisti) o per far carriera (interviste televisive). Alla fine il dolore prevarica tutto e la telefonata prende altre pieghe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Non ti preoccupare, no… non... quanto ci si trova... bisogna non lo so, si deve andare avanti per forza perché la vita ce l'hai a meno che non te la togli... perché tanto... non lo so a questo punto può capitare ancora di peggio… perché il futuro senza Samuele è ancora peggio... non lo vedo e non lo sento... però come fai ad essere felice... d'ora in poi sarà tutta un altra cosa...&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per il P.G. questa è una telefonata sospetta in cui la Franzoni si tradisce ammettendo inconsciamente di essere l'autrice del delitto. In mezzo agli strafalcioni grammaticali ed alle mezze parole, che inevitabilmente escono di bocca quando parli ad una amica perché tanto ti capisce ugualmente, c'è la frase «&lt;b&gt;ma cosa mi è succ&lt;/b&gt;...», trasformata in «cosa gli sia successo...». A me il pensiero colpevolista del PG è parso da subito un'assurdità. Dire «&lt;b&gt;ma cosa mi è succ...&lt;/b&gt;» è come dire «non mi rendo ancora conto di quello che mi è capitato». Pensare poi che al figlio è andata ancora peggio, perché purtroppo è morto, è spontaneo, ed allora si passa a dire «cosa gli è successo...». D'altronde il fatto che inquirenti e psichiatri siano convinti, per loro stessa ammissione tanto da scriverlo sulle perizie, che Annamaria sia una donna che pensa solo a sé e che miri ad accentrare l'attenzione sulla sua persona, dovrebbe essere la prova che la scagiona per aver detto quella mezza frase. Se il Procuratore avesse voluto essere &lt;b&gt;onesto al 101%&lt;/b&gt; avrebbe dovuto sottolineare anche altre due frasi presenti nella telefonata. La prima è quella in cui la Franzoni dice all'amica: «&lt;b&gt;qualcuno mi ha voluto proprio fare del male&lt;/b&gt;...»; perché il PG non sottolinea che anche in quella circostanza la donna pensa a quanto le è capitato usando il pronome personale «&lt;b&gt;mi&lt;/b&gt;», come fatto nella frase successiva?&amp;nbsp;Volendo seguire il ragionamento del Procuratore la donna avrebbe dovuto dire «&lt;b&gt;qualcuno gli ha voluto proprio fare del male&lt;/b&gt;».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda frase che non ha considerato è quella in cui dice: «&lt;b&gt;ti dico, ha volte ho dei tremori... una rabbia che mi viene da spaccarti...&lt;/b&gt;». Perché il dottore in questo caso non ha pensato che la Franzoni volesse spaccare in due l'amica? Il P.G. non cade in contraddizione estrapolando solo le tredici lettere che più gli fanno comodo? Come mai le contraddizioni valgono quando si parla della madre di Samuele e non quando ad avercele, e sono state davvero tante, sono quelli che devono cercare la verità. Il PG lavora solo su un: "&lt;b&gt;ma cosa mi è succ&lt;/b&gt;...", solo su tredici lettere, solo su due secondi scarsi di conversazione, ma volete sapere quanto dura in realtà tutta la telefonata fra la Franzoni e l'amica? Più di venti minuti. Venti minuti in cui le due donne parlano continuamente, senza interruzioni, in maniera molto amichevole; mentre Annamaria Franzoni a volte sparla degli inquirenti, di cui non ha più alcuna fiducia, e piange la morte del figlio, l'amica la rincuora e la incita ad aver fiducia nella Giustizia, a non abbattersi. E' una telefonata dolorosa che intristisce anche chi la ascolta. Una telefonata che non avrebbe mai dovuto essere presa e portata a diventare un atto di accusa! Solo chi è vittima del pregiudizio la può usare per chiedere una condanna. Solo chi è vittima del pregiudizio può aver creduto al Procuratore Generale. Ma tant'è che loro giudicano, loro conoscono, loro capiscono, loro sono «invincibili ed eterni», perché in psichiatria ed in magistratura ogni giudizio, in mancanza di confessione, è plausibile ed anche sbagliabile e spiegabile. Se uno piange lo fa per convenienza, oppure per dolore, basta scegliere ciò che fa più comodo. Se al contrario uno ride lo fa per coprire una sofferenza, o forse perché è felice, continuate voi a scegliere cosa vi pare meglio. Si può dire tutto ed il contrario di tutto senza essere perseguiti da niente e da nessuno, si può incarcerare senza vere prove e lasciare libero chi ha ammesso le proprie colpe... il tutto senza rimorso alcuno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma torniamo a parlare di Giorgio Franzoni. La prima volta che venne intercettato, parlando col genero, aveva proclamato che lui era uno di quelli che se l'avesse sfiorato l'idea che fosse stata sua figlia sarebbe stato il primo a denunciarla; Stefano aveva replicato che a sua volta, se solo avesse saputo che era stata sua moglie, avrebbe detto ai carabinieri le cose per come stavano. Subito dopo il Franzoni aveva usato un tono sarcastico per raccontare quella che secondo lui era l'ipotesi che nei giorni precedenti avevano fatto gli inquirenti. Nella prossima intercettazione, come leggerete, ci sono risate finali definite "a crepapelle"... ma non fate come vi dissero di fare i media in quegli anni, questa volta non giudicatele prima di averne capito il senso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorgio Franzoni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Devono aver ragionato che, se il tuo pigiama era sotto il cuscino, voleva dire che non eri andato a letto quella notte e che, arrivato tardi, hai sorpreso tua moglie con l'amico e così vi siete “menati” e la Bimba si era sentita male, il fatto che la guardia medica ti abbia visto vestito conforta la loro ipotesi che non ti sei andato a letto; ad un certo punto tu sei andato a lavorare e a quel punto la Bimba per salvare il tutto ha cominciato a litigare con l'amico ed ha ammazzato Samuele. Avranno pensato che è stata la Bimba o l'amico... assieme o separati...&lt;/u&gt;" (da qui la risata definita "a crepapelle") &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per capirne il senso occorre prima capire perché è uscito questo discorso e perché ci sono state le risate. Per far questo occorre tornare ai giorni precedenti l'intercettazione. La Procura, chissà mai il perché, aveva lasciato uscire sui giornali una chiacchiera da gossip... leggiamo un articolo di «Repubblica» firmato da Giuseppe D'Avanzo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Il pigiama di Stefano Lorenzi piegato sotto il cuscino. Malaugurato dettaglio per l'inchiesta. Conviene muovere da qui perché la posizione di quel pigiama, nel momento in cui viene scoperto alle 10 del mattino, alimenta la cabala induttiva dei carabinieri. Suona così: - quella notte (29/30 gennaio) Stefano Lorenzi non dorme a casa (il pigiama è sotto il cuscino quindi non è stato utilizzato). Torna alle 5 del mattino. Trova la moglie Anna Maria a letto con l'amante. Marito e moglie litigano. Anna Maria ha un collasso nervoso. Insieme chiamano la Guardia medica. Il litigio riprende dopo l' intervento dell'equipe e si conclude con Stefano che sbatte la porta e va via alle 7,30. Anna Maria rimasta sola in casa uccide Samuele per vendetta, per disperazione, Dio solo sa perché-. Anche se la trama eclissa i fatti (non c'è nessun amante), la ricostruzione si sedimenta. Per due giorni i carabinieri venuti da Aosta a Cogne lavorano prigionieri di quel tableaux. Racconta Stefano Lorenzi: “Nei primi interrogatori mi chiedevano: - dove hai lasciato il pigiama?- Io avevo come una nebbia nella testa, eppoi che interesse poteva avere il mio pigiama? Dov'era? Non lo ricordavo. Era morto mio figlio santa pazienza! Soltanto qualche giorno dopo, ripercorrendo il film di quelle ore, mi è ritornato in mente. Arrivava la Guardia medica. Non volevo ricevere il medico in pigiama e mi sono vestito. L'ho ripiegato sotto il cuscino, mentre d'abitudine lo lascio sul letto o in bagno ché poi se ne occupa Anna Maria”. A quel punto i carabinieri hanno già interrogato ad Aosta Mario Ronc (è l'imprenditore presso il quale lavora Stefano Lorenzi). Ronc conferma ai militari che Stefano non fa i turni di notte. Potrebbe essere sufficiente ma non lo è! Un ufficiale avvicina Stefano e gli dice: “Sua moglie ha un amante? Me lo dica, non è poi così inusuale avere un amante...”. Stefano è umiliato da quella domanda&lt;/u&gt;".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed ecco spiegato il senso della conversazione e le risate. Una falsa pista, percorsa giustamente dai carabinieri, viene trasferita, immotivatamente e senza scrupoli, ai media entrando nelle case di tutti. Questo ci fa capire in quale contesto operavano gli investigatori. Quelli seri a cercare percorsi da seguire, a volte sbagliando ma sempre lavorando onestamente, gli altri a parlare ai giornalisti così... giusto per avere qualche euro in più nelle tasche. Ma nelle carte dei giudici non si fa mai riferimento a questo, lì si parla solo di ricerca d'appoggio mediatico da parte di Annamaria. Ma lasciamo da parte i tanti «pettegolezzi della Procura» e torniamo alle intercettazioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorgio Franzoni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Ascolta... ti ricordi grosso modo dov'era... com'era il tuo pigiama quando sei entrata in camera?&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Annamaria Franzoni &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;No, non l'ho visto, me l'han chiesto anche oggi, io non l'ho visto, non ci ho proprio fatto caso&lt;/u&gt;" &lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorgio Franzoni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Non dire quelle cose Bimba, non fare quelle affermazioni lì... non devi dire se te l'han chiesto o no, no... dì che te l'ha chiesto tua madre&lt;/u&gt;"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
Il Franzoni qui fa intendere di sospettare ci siano in corso intercettazioni, in quanto non vuole che si parli degli inquirenti; addirittura le consiglia di dire, quando fa un discorso riguardante gli interrogatori, che le domande non le ha fatte la Procura ma sua madre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Annamaria Franzoni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Ah…ah...&lt;/u&gt;" (Come a dire ho capito)&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorgio Franzoni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Anche lì, se ci sono qualche impronta… magari che ci siano di sangue sulla maglia, eh! Questo dimostra che tu l'hai preso su, eh! Perché tu l'hai preso&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Annamaria Franzoni &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;No, io non l'ho preso&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorgio Franzoni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;L'hai toccato, l'hai toccato, si, con la mano&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questo caso, sicuramente, riporta alla figlia i consigli di un avvocato (non c'è neppure da chiedersi chi) e le dice che deve dire di aver toccato il pigiama, di averlo preso e spostato in quanto, se vi fossero state ditate, si sarebbero potute giustificare. Il padre non ci fa una bella figura, sembra che non creda all'innocenza della figlia pur se lei continua a dirgli il contrario. Ma anche da altre intercettazioni nascono problemi per la donna; notate i numeri fra parentesi e chiedetevi quante ne abbiano fatte. Qui vi riporto ciò che il giudice ha trascritto nelle motivazioni:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Nel corso delle intercettazioni sull'autovettura Giorgio Franzoni aveva detto più volte che “era tutto un complotto, in particolare del RIS e dei C.C. di Aosta” (intercettazioni n.511, 732, 753), che il pigiama e le prove erano stati manomessi dai carabinieri, che bisognava “avere fantasia” nel difendersi per mettersi al riparo (n. 310), che Paola (Croci) era “persona in grado di gestire” e che sta organizzando, le intercettazioni telefoniche provavano i contatti avuti con la medesima e le sollecitazioni ad andare ad esporre agli inquirenti piste alternative (n. 485, n. 511, n. 747), che “nessuno aveva capito la loro strategia di adoperare una agenzia di stampa non conosciuta e di parlare solo con chi gli dava credito” (n. 485, n. 568), che “la Bimba doveva ricordare alla madre Chiara di telefonare ad una certa persona per chiederle di contattare un certo politico a cui dire di mettere un po' d'ordine nel RIS attraverso il generale “Siracusa” (n. 813); che era necessario incontrare l'avvocato Taormina all'insaputa dell'avvocato Carlo Federico Grosso affinché facesse intervenire il Ministero della Difesa che difendeva il RIS ed i C.C. di AOSTA, in quanto loro sospettavano che ci fosse un complotto (Stefano Lorenzi aveva aggiunto: “che dia la botta finale al R.I.S.”), discorsi fatti in presenza della consenziente Franzoni (n. 753) la quale come ricordato dal PG aveva anche telefonato ad un giornalista del Corriere per dirgli, ai fini di una eventuale pubblicazione, di aver saputo che il generale Siracusa aveva bastonato i RIS&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Certo che a parole il padre di Annamaria Franzoni ne fa di cose... ma che risultato ha portato a casa usando questi termini? Proseguiamo con l'intercettazione che più ha sbizzarrito la fantasia dei Pm.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Giorgio Franzoni&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Il caso lo risolveremo noi... è che bisogna lavorare più di fantasia e scrivere un libro dal primo giorno&lt;/u&gt;. Questa una delle intercettazioni criptiche a cui il più delle volte seguiva la frase: "&lt;u&gt;certo che ne abbiamo di segreti, lo sappiamo anche noi a sapere quello che sappiamo noi, tu non sai che io so quello che tu non sai che io so!&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed il mistero a questo punto s'infittì e la Procura cercò un decifratore di frasi. Che fosse un codice segreto? Che fosse solo uno scioglilingua? Chi lo sa? Ora passiamo alle premonizioni portate ad essere colpevoliste. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Stefano Lorenzi&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;u&gt;Io quella mattina mi sentivo male... mi sentivo qualcosa perché avevo paura che, in un momento o l'altro, mi dovevi chiamare e sapevo che il cellulare si stava scaricando, mi è andata bene che il cellulare era ancora un po' carico... e così ho chiamato convintissimo che stavi di nuovo male. E me lo sentivo, eh mi hai detto: “Stefano Samuele è morto! E' successo un disastro vieni su subito vieni su subito!”. Eh, io mi sentivo quello...&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa è una intercettazione importante? Anche a me capita a volte di «sentire» che qualcosa sta per accadere a casa mia... ed allora? Nelle motivazioni c'è anche un altro discorso registrato, questa volta a parlare è Annamaria. Volete sapere il motivo per cui è stato inserito? Per accorciare il tempo di andata e ritorno impiegato nell'accompagnare il figlio maggiore a scuola. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Mi hanno detto tutto, non ci volevo credere... in quel poco tempo... in cinque minuti me l'hanno assassinato... come facevano loro a sapere che lui era lì, conoscevano l'ambiente di casa, perché la camera era sotto... è una cosa mirata perché non è così ovvio a casa mia tu entri... era uno che mi spiava, era uscito Stefano, sono uscita anch'io, ho lasciato la TV accesa... però adesso mi devo sforzare a pensare a chi può essere stato&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;In cinque minuti me l'hanno assassinato&lt;/u&gt;", questa la frase incriminata ed usata per accorciare i tempi. Ma chiunque quando parla ad un amico o ad un familiare accenna ai minuti parlando «a grandi linee». Chi di voi ha mai detto: «&lt;u&gt;Vado in centro con l'autobus, tanto impiega sette minuti e dodici secondi ad arrivare&lt;/u&gt;». Non dite anche voi, come tutti: «&lt;u&gt;Vado con l'autobus perché in cinque minuti arriva in centro&lt;/u&gt;». Ma la Procura e la Corte non parlano come "tutti", loro cercano di accorciare i tempi di uscita e di rientro, ed il motivo è chiaro: diminuendo i minuti passati all'esterno si aumentano quelli all'interno e si alzano le probabilità che sia stata la Franzoni a commettere l'omicidio. Però poi ci parlano di una «fredda e lucida assassina». Se fosse stata lucida e fredda non avrebbe dilatato i tempi parlando di dieci minuti?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste sono alcune delle intercettazioni riportate nelle motivazioni. A mio parere le uniche che hanno un minimo valore sono quelle riguardanti il Giorgio Franzoni, che con il suo fare saccente ha istigato la Procura proprio come si istiga un dobermann. Però chi lavora per la «Giustizia» ha il dovere di non tener conto di certe frasi e di concentrarsi su quelle utili all'inchiesta, se ve ne sono. Se non lo fa e si accanisce significa che è l'uomo in proprio a voler fare giustizia, una sua giustizia... e da una «giustizia» così non si tira fuori neppure il brodo per il semolino.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ZDSVHLgyBIY/Tzwn3cmwi1I/AAAAAAAABMU/ATdbNXbG_hc/s1600/MarcoPantani.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-ZDSVHLgyBIY/Tzwn3cmwi1I/AAAAAAAABMU/ATdbNXbG_hc/s200/MarcoPantani.jpg" width="144" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;Marco Pantani in maglia gialla&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 14 Febbraio del 2004 Marco Pantani, un campione del ciclismo mondiale che da quasi cinque anni era costretto a vivere al margine della società civile,&amp;nbsp;venne trovato privo di vita. Incredibile che uno come lui, considerato il più Grande in base a quanto affermato da tutti i migliori ciclisti di ogni epoca, avesse subito nel 1999 il trattamento riservato duemila anni fa ai condannati a morte. Linciato e denigrato sulla pubblica piazza dai media e da quelle stesse persone che aveva contribuito ad arricchire ed a far diventare famose. Dopo questo trattamento, non avendo&amp;nbsp;più la mente sgombra da ombre, Marco non riuscì più a stare bene in quella casa con le ruote che era stata sua e dalla quale si era allontanato perché schifato. Quella casa occupata anche da chi non era degno di viverci. Quei pochi che si sono chiesti il vero motivo della sua esclusione al Giro d'Italia del '99 lo hanno fatto a posteriori. Quando accadde il fattaccio a nessuno, stranamente, fu possibile fare un breve ragionamento, e subito dopo l'annuncio della sua estromissione i quotidiani sportivi gli spararono addosso titoloni fatti solo del pregiudizio mass-mediatico... chi li impose? Eppure ci voleva poco a capire che quell'anno si poteva scommettere anche sul ciclismo, che la vittoria di Marco, certa e scontata sin dall'inizio, sarebbe costata oltre duemila miliardi di lire ai bookmakers regolari e clandestini, una cifra da capogiro che non si voleva pagare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quindi il ragionamento, se iniziato, avrebbe dovuto portare lontano e forse alla verità. Quella mattina sarebbe partita la penultima tappa, l'ultima vera, ed il controllo a sorpresa effettuato due giorni prima aveva detto che l'ematocrito di Marco era perfetto. E con l'ematocrito perfetto aveva vinto le ultime due tappe lasciando gli avversari ai piedi delle salite. Ricordo a tutti che i ciclisti trovati con l'ematocrito alto non sono considerati dopati ma a rischio di salute, quindi vengono fermati per quindici giorni a titolo precauzionale. Il valore con cui al periodo si poteva correre senza rischi era 50, più un uno per cento di tolleranza, e Marco si disse avesse raggiunto i 52, per cui lo si fermò per quindici giorni. Sembra semplice a dirsi così, ma in realtà cosa capitò quel giorno? Non è vero che i prelievi eseguiti il 4 giugno, dopo la tappa vinta, avessero dato esito positivo, come scritto da più parti, in realtà accadde che alle 7.00 della mattina del 5 giugno, quella della partenza della penultima tappa, gli analisti dell'UCI, tre medici più il loro capo (per la precisione ed alla faccia), si presentarono nella camera di Pantani, altri medici andarono a controllare ulteriori nove ciclisti (che da giorni non contavano più nulla in classifica e non avevano faticato come Marco nelle ultime due tappe) per un prelievo a sorpresa. Non prelievi sorteggiati a caso, come dovrebbe essere per restare nelle regole, bensì prelievi mirati. Per cui venne prelevato il sangue ad una decina di ciclisti ed alle 9.30 vi fu la sentenza. Tutti i corridori controllati gravitavano fra valori che andavano tra il 49.5 ed il 50.5 (valori consentiti) tranne uno, Marco Pantani che le macchine dicevano avesse, come detto in precedenza, 52, e questo gli costò il ritiro e la maglia rosa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed ecco che l'unico modo per farlo perdere fu trovato. Quindi non era vero non ci fosse alcuna possibilità che perdesse il Giro D'Italia, come dicevano tutti fino a quella mattina (tutti tranne alcuni carcerati che sapevano di dover puntare su altri corridori perché Marco avrebbe perso) una possibilità c'era, quella che puntualmente si è verificata. Forse tutto venne da sé, senza bisogno di imbrogli. Forse bastò controllare nuovamente i valori del sangue, dopo due tappe ad alta quota vinte, e sperare che la fatica di quegli ultimi due giorni, in cui aveva staccato tutti portandosi al comando con più di cinque minuti di vantaggio sul secondo, e le tre notti passate in altura lo fregassero (l'ematocrito aumenta in alta quota). Oppure c'era qualcuno d'accordo, qualcuno che non gli ha permesso di smaltire le tossine del giorno precedente... chissà. Leggiamo cosa dissero, dopo il responso dell'UCI, i responsabili della sua squadra: "&lt;u&gt;Marco non riesce a capire, e non riusciamo neppure noi a farlo, cosa sia successo. Aveva già fatto due controlli prima e rientrava nella norma. O c'è una spiegazione scientifica, e do la parola al medico, oppure c'è un'altra ipotesi: se qualcuno voleva fare un attentato al ciclismo c'è riuscito perfettamente&lt;/u&gt;". Il medico, a cui fu data la parola, andò sul morbido e non accusò nessuno: "&lt;u&gt;Do una mia interpretazione: ha dormito due notti in altura, passando dal freddo al caldo, bevendo poco. Mettendo insieme sforzi, disidratazione, altura, si può arrivare a questo valore anomalo. La sera precedente l'avevo controllato ed era a posto, così com'era a posto l'altro corridore, Velo, i cui valori rientravano nei limiti consentiti. Faremo comunque accertamenti&lt;/u&gt;". Altri dissero: "&lt;u&gt;Era tanto tranquillo che se il giudice con i risultati fosse arrivato tre minuti più tardi l'avrebbe trovato a far colazione. Complotto? In questi momenti si pensa a tutto. Il ritiro della squadra? Sono uomini prima che corridori, hanno sposato in toto la causa di Pantani, sono solidali con lui e patron Cenni ha avallato la decisione. Andare al Tour? Se glielo propongo adesso mi manda a quel paese. Credo invece che quando tornerà a casa segherà in due la bici. A prescindere da ogni considerazione dico che la gente aveva il diritto di vedere Pantani sul Mortirolo&lt;/u&gt;".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fu quindi davvero solo un caso che alla penultima tappa lo svegliassero di prima mattina per fargli le analisi? Fu davvero solo un caso che non gli fecero scegliere la provetta, com'era prassi, ma decisero loro in quale mettere il sangue? Fu un caso che in quel Giro d'Italia Marco fosse il portavoce di tutti i corridori e si battesse contro i controlli a sorpresa, quelli effettuati fra le due e le quattro di notte? Nulla fu fatto per caso, neppure nei giorni successivi quando, dopo una batosta psicologica del genere, nessuno pensò a lui uomo, nessuno pensò alla delusione del ciclista che capì di vivere in un mondo marcio in cui tutti gli chiedevano solo di giustificare quel valore e parlavano di doping... e pensare che l'anno successivo si variarono i parametri e Marco Pantani sarebbe risultato negativo ed avrebbe partecipato tranquillamente alla tappa. Perché l'anno successivo si cambiarono le regole? Perché la stampa non capì, o forse non volle capire, che il mostro da combattere non era il doping, non fu trovato dopato, ma chi gravitava nel mondo parallelo e miliardario delle scommesse? I giornali in rosa gli spararono addosso senza alcun rimorso o remora, la sua casa fu circondata da nugoli di giornalisti che volevano immortalarlo nel momento peggiore della sua vita, lui si chiuse in sé credendo che un trattamento del genere, dopo quanto aveva fatto per la sua categoria e per l'Italia sportiva, non lo meritava. Marco non era psicologicamente forte, non quanto le sue gambe, e cadde in depressione. Non era quell'automa che altri pensavano, aveva un'anima sensibile che lo portò a vedere il lato negativo impedendogli di rialzarsi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ed il non essere creduto gli incupì gli occhi e lo spirito. Le sue parole furono: "&lt;u&gt;Sono ripartito dopo dei grossi incidenti ma moralmente questa volta credo che abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile.&lt;/u&gt;&amp;nbsp;Non lo avessero tartassato e rovinato mentalmente&amp;nbsp;quel 1999 sarebbe stato l'anno del nuovo bis. Non c'era nessuno come lui, avrebbe rivinto Giro e Tour ed ora racconteremmo un'altra storia. Ma al tour de France, pur potendo, non volle partecipare, troppo brutta la ferita che si portava appresso, e lasciò il mondo della bici cercando di ritrovare quella serenità che lo rendeva forte. Ma non la trovò, e dal duemila in poi i suoi occhi da pirata scomparvero e non si videro più. In quei giorni iniziò a chiedere aiuto alla droga... ma solo perché non c'era in Terra chi lo volesse aiutare, chi lo volesse difendere. Al suo funerale troppe persone erano presenti, troppe persone furono intervistate e troppe persone lo chiamarono amico... ma i veri amici ti aiutano e lottano con te contro i giganti del potere se occorre, quelli che aveva Marco si sottomisero al potere e per il quieto vivere volevano che anche lui si sottomettesse. Ed è tutto dire che l'unico ad alzare un dito non sia stato un suo amico ma un galeotto della peggior risma, Renato Vallanzasca, che ne 2007 fece sapere alla madre di Marco che al carcere di Milano nel '99 c'era un uomo legato alle scommesse clandestine che gli aveva assicurato che suo figlio quel giro d'Italia non lo avrebbe vinto. Il bel Renato non aveva certo paura della malavita o del potere costituito, e forse per questo parlò. Ma fa specie sapere che un Pm di Trento sapesse da tempo, perché il carcerato lo aveva avvisato, e che nulla abbia mai fatto per ristabilire la verità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si sa che al mondo ci sono giochi di potere che fanno paura e sono difficili da smantellare, quelli legati a doppio filo col denaro, sporco o pulito poco importa, ma se la stampa nel '99 avesse dato giuste informazioni anziché scrivere stupidità? Se avesse aiutato il Pirata perorando la sua causa anziché infossarlo? I suoi fans erano milioni e forse si sarebbero aperti tanti armadi. Sono passati tredici anni da quel maledetto giorno di giugno ed ancora la verità ufficiale nasconde a doppia chiave la realtà ed i fantasmi del passato... ed ancora la stampa parla di un Pantani dopato quando mai durante le corse fu trovato dopato. Ma i fantasmi fanno paura, si sa, e chi sa dove si nascondono cerca di star loro alla larga...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Ultimi articoli inseriti:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-K7Ra-KZJb_8/TztyNEhdMeI/AAAAAAAABMM/yvyhg9npQTw/s1600/noncipiove.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="196" src="http://4.bp.blogspot.com/-K7Ra-KZJb_8/TztyNEhdMeI/AAAAAAAABMM/yvyhg9npQTw/s200/noncipiove.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Estratto dell'interrogatorio del teste &lt;u&gt;&lt;b&gt;Antonio Petarra &lt;/b&gt;&lt;/u&gt;reso ai Pm il &lt;b&gt;9 dicembre 2010&lt;/b&gt;: "&lt;u&gt;Ricordo che mentre ero a lavoro e quando già il mio compagno Maresca era andato via, sapendo che mia moglie doveva iniziare a lavorare alle 14.00 ho guardato l'orologio per capire se era tardi o meno, mi sono reso conto che erano circa le &lt;b&gt;13.45&lt;/b&gt;. Questa operazione di guardare l'orologio l'ho fatta anche perché mia moglie mi aveva chiamato dal balcone per dirmi che era tardi e doveva andare al lavoro. A questo punto ho smesso di lavorare e sono rientrato in casa per accudire mio figlio (...) sono salito quindi immediatamente sopra per controllare mio figlio. Mia moglie intanto era andata via, atteso che doveva iniziare come detto il lavoro alle ore 14.00 in punto e atteso che prima doveva passare a prendere la moglie di Maresca, atteso che, insieme, dovevano andare a lavorare da Olivieri. La strada che mia moglie doveva fare per andare a prendere la Maresca era una strada opposta a quella dov'è situato il negozio di Olivieri, per cui, per essere puntuale al lavoro, doveva anticipare di diversi minuti la partenza da casa. Appena sono salito in casa mia moglie è scesa per andare subito al lavoro. &lt;b&gt;Dopo pochi minuti&lt;/b&gt; che sono salito di sopra e mi sono reso conto che mio figlio dormiva, sono sceso nuovamente in strada per pulire il marciapiede, raccogliere gli attrezzi e lasciare tutto in ordine. &lt;b&gt;In questo momento vedevo nuovamente Sarah&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;che già aveva visto due volte al mattino fra le 08.30 e le 09.00 n.d.e&lt;/i&gt;.) che passava da via Verdi e andava verso viale Kennedy. Ricordo che era vestita con una maglietta rosa, uno zainetto nero e degli infradito. (...) Non ricordo se l'ho vista uscire da via Vico Verdi, ma certamente da lì usciva perché lì è situata la sua abitazione. Senza dubbio è passata da via Verdi davanti a me in direzione viale Kennedy&lt;/u&gt;"&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Questo quanto dichiarò l'uomo ai Pm. Sua moglie, Trono Pamela, interrogata dopo le dichiarazioni del marito, confermò i fatti dicendo di essere uscita all'incirca sulle 13.50, di essere andata prima a prendere la collega e poi al lavoro. La collega, Giusi di Bari, firmò il verbale dopo aver detto che la Trono era arrivata a casa sua alle 13.55, e che per andare dalla sua abitazione al lavoro non servivano più di 2/3 minuti. In base a quanto testimoniato, quindi, vista l'uscita della moglie alle 13.50, visti i pochi minuti in cui il Petarra è rimasto in casa dopo questo orario, visto il ritorno all'esterno e l'inizio della sistemazione, si può affermare che lui testimonia di aver visto la ragazza sulle &lt;b&gt;13.55&lt;/b&gt;, non prima. Ora passiamo oltre e, vista la versione sopra scritta differente da quella fornita ai carabinieri mesi prima, consideriamo sbagliato il suo primo verbale, quello in cui parlava delle 12.45. Considerarlo sbagliato, però, fa presupporre che lui e il suo amico Maresca (andatosene alle 13.15), in quell'orario non avessero visto nulla. E questo è stranissimo perché in quell'orario avrebbero comunque dovuto vedere Sarah tre volte. Se non tre, almeno una su tre.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dovevano vederla mentre tornava verso casa a piedi (possibile non l'abbiano vista passare?) e mentre in auto col padre si recava e tornava dal fare la spesa. Dovevano, eppure a quanto pare non l'hanno vista, né a piedi né in auto. Ma le strade in quel punto sono strette ed a senso unico, in auto si va piano e se una sbuca e svolta dalla strada vicina alla casa davanti alla quale due testimoni stanno lavorando, e passa a non più di un metro da loro, questi devono vederla. Non erano ai bordi del Grande Raccordo Anulare, erano in via Verdi ad Avetrana. Eppure il Petarra e il suo compare non l'hanno vista. Ma lasciamo perdere momentaneamente la questione e torniamo al processo per verificare quanto sia importante e vera la sua testimonianza. Partiamo col dire che non sono un veggente ma mi baso sulla logica, e questa, come da me ampiamente previsto &lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/02/sarah-scazzi-mentre-qualcuno-mente-ce.html"&gt;nell'articolo di una settimana fa,&lt;/a&gt; voleva che il Petarra abbassasse ulteriormente gli orari... e lui li ha abbassati. Come ho scritto nell'articolo citato non poteva fare diversamente. Sarah, per far tornare i conti, non doveva essere passata alle 13.55, come da lui verbalizzato quando ha ricostruito i fatti aiutato dai Pm (parole sue non mie), ma fra le 13.45 e le 13.50.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, cambiando per la terza volta versione, ha detto che non l'ha vista dopo l'uscita della moglie e dopo aver controllato il figlio dormiente,  no, questa volta &lt;b&gt;l'ha vista prima che la moglie partisse&lt;/b&gt; e prima ancora di tornare in casa. Ed è stato categorico perché ad una domanda della Difesa ha risposto: "&lt;u&gt;L'orario è quello, non ci piove, l'ho vista passare&lt;/u&gt;". E pensare che il 29 aprile del 2011 è andato dai carabinieri per far verbalizzare che era rimasto in strada, a guardare la ragazza che camminava, fino al momento in cui aveva svoltato in viale Kennedy. Ma non aveva fretta perché sua moglie doveva partire per il lavoro e già l'aveva chiamato dal balcone? Ed uno che ha fretta si ferma e resta ad osservare il dietro di una ragazzina che cammina per strada? Insomma, non l'ha vista tornare a casa, &lt;b&gt;a piedi&lt;/b&gt;, per il pranzo, neppure il Maresca l'ha notata, non l'ha vista in auto con suo padre quando è andata dal maccellaio, nè all'andata nè al ritorno (non ha visto neanche suo padre e nemmeno l'auto... e neppure il Maresca li ha notati), ha cambiato tre versioni, e con l'ultima ha sistemato l'orario dell'acqua bollente e del pranzo, e si dichiara certo di averla vista alle 13.45 o poco più? E su questo non ci piove? Mi deve scusare il signor Antonio Petarra, ma per quanto mi riguarda ha esaurito i bonus sulla fiducia ed a casa sua diluvia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Solo chi ha già un colpevole in mente, nonché un'idea strana della giustizia, può pensare che il tutto sia venuto da sé, che i ricordi dei testimoni si siano affinati nel tempo (a quasi diciotto mesi?). Possibile non ci si renda conto che si va avanti a forza di aggiustatine? Una aggiustatina qua, una accorciatina la, prima si mangia, poi non si mangia più e si scalda l'acqua, poi questa bolle ed il vicino vede nell'orario giusto... ma non vede quanto avrebbe dovuto vedere fra le 12.45 e le 13.15, perché lui ha occhi solo per ciò che serve. Ed ora va tutto quasi bene, ora basta rendere inattendibili i fidanzatini e sperare nella "carità del giudice", perché quando la ragazza è uscita l'acqua bolliva, l'ha detto sua madre martedì scorso (peccato che nella prima testimonianza avesse detto stessero mangiando e nella seconda che stava mettendo l'acqua a bollire), perché ora la badante senza orologio ha parlato di una uscita avvenuta alle 13.45 (peccato che la prima volta abbia detto stessero mangiando e la seconda che l'acqua doveva ancora bollire), perché ora il Petarra ha parlato di un avvistamento avvenuto dalle 13.45 alle 13.50. Per cui la procura si frega le mani crogiolandosi in una "giustizia tutta sua". Finalmente Sarah è uscita alle 13.45 ed è giunta, quindi, dalla cugina ben prima delle 14.00. Per finire l'opera presto elimineranno dalla scena il Giangrande e la fidanzata, la prossima settimana ci saranno testimoni atti a renderli inattendibili (non è profezia ma logica), gli unici che da subito han detto di aver visto la ragazza camminare veloce sulle 14.30, ed il puzzle sarà completo e si riuscirà anche a giustificare in chiave colpevolista la telefonata delle 13.59 a cui Cosima Serrano non ha risposto (se Sarah fosse arrivata alle 14.00 o poco più non si sarebbe potuto dire che la zia era impegnata in una discussione con la nipote e che per questo non avesse risposto).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come ho già scritto questo processo è un libro aperto e già letto, un libro con le pagine ingiallite dal tempo, un libro che narra una storia già vista nei tribunali italiani. La procura non ha nulla di nuovo da portare a colpa, come si enunciava da più parti, e cerca di fare in aula ciò che ha fatto prima del processo, vuol far stare il tutto sotto la stessa corta coperta. Per riuscirci aggiusta, tira e lima. Ed è fortunata perché ha trovato testimoni che non han paura di far la fine del Misseri, perché se i media volessero a questo punto il Petarra ed altri (intoccabili) potrebbero farla davvero visti i continui cambiamenti. Ma perché fargliela fare, di Misseri ce n'è uno tutti gli altri hanno l'ombrello... e su questo non ci piove.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-CsVU9ifeeLk/Tzp80Pdr-lI/AAAAAAAABME/JqIbDxLUYTI/s1600/whitney.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-CsVU9ifeeLk/Tzp80Pdr-lI/AAAAAAAABME/JqIbDxLUYTI/s200/whitney.jpeg" width="160" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Whitney Houston&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Ci sono artisti che non hanno epoca e non hanno età. Artisti immensi in vita, artisti stupendi come "statue di cristallo immerse nella luce", artisti che purtroppo, proprio come statue di cristallo, se toccati nel punto giusto, nel punto debole, sono incredibilmente fragili. Con ciò dimostrando che una "star" non è solo "fama e denaro", che anche l'animo di chi crediamo aver tutto non si nutre e soffre se manca dell'amore e dell'amicizia giusta, che la paura del domani crea solitudine in ogni persona umana, che c'è solitudine anche davanti a centinaia di migliaia di persone e che da soli non la si può domare, perché il successo è una bestia che più passano gli anni e più è difficile da cavalcare, specialmente in pubblico. Whitney Houston, come tanti personaggi famosi, con l'avanzare della fama e degli impegni aveva deciso di domare e cavalcare la vita con l'uso di droghe. Ma lo aveva deciso davvero lei? Ora tutti incolpano l'ex marito di questo, come se la colpa di quanto accade all'acqua di un fiume che si disperde di lato sia di una sola sponda e non di entrambe. Nessuno vuole ammettere che la stessa diva sia stata la vera causa dei suoi mali, quindi della sua morte, e come capita sovente quando a morire sono i grandi artisti tutto si ritorce contro altri e tutto si avvolge di un alone misterioso.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vien facile il pensare che qualcuno non la racconti giusta, che non sia l'artista stesso, messo sotto pressione, a cercare di non implodere grazie ad un aiuto esterno. Vien facile pensare siano altri a convincerlo che una pillolina in più non danneggia e fa star meglio. Questo perché il leitmotiv in sottofondo ad ogni morte famosa è sempre lo stesso, cocktail di barbiturici, di pasticche similari o droghe. Per alcuni pare quasi essere una formula magica. E Whitney Houston non ha trasgredito alla formula vincente, quella che vuole si venda meglio l'artista entrato nella leggenda, l'artista modo in circostanze misteriose. Perché certe morti creano il mistero ed è il mistero a creare la leggenda... e chi è leggenda, si sa, non muore mai. Ora si dirà che non è stata vittima di un incidente, non ci sono segni sul corpo, che è strano morire a pochi giorni dall'aver detto di voler cambiare religione, e non è che una come lei potesse diventare islamica senza creare scompigli (sia nei suoi produttori sia negli ambienti islamici a cui una donna così emancipata non piaceva affatto), che un'ora prima sorrideva a tutti ed era felice. Si getteranno i sospetti su quella stanza da bagno, la stessa che il giorno prima aveva visto sentirsi male la figlia di Whitney. Come mai due quasi identici malori a distanza di un giorno uno dall'altro? Qualcuno ha modificato le condutture ed anziché aria calda entrava gas soporifero? E' per questo che è affogata mentre si stava rilassando in una vasca da bagno colma d'acqua?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
Non ci sarà mai una vera risposta, lo sappiamo già, ma il giallo crescerà negli anni al pari dei fans che si appassioneranno e riempiranno internet di pagine e pagine di ipotesi e false certezze. Si arriverà ad additare la guardia della sicurezza che l'ha soccorsa, la sua aiutante che si trovava nella camera attigua, la sua famiglia, e tutti subiranno il sospetto fino a quando un libro uscirà e qualcuno ci racconterà le ultime ore della "star", i suoi ultimi approcci col mondo esterno. Ci parleranno dei litigi col manager, col produttore, con il cameriere del bar, con la cliente che voleva l'autografo o che la guardava "storta". Ci racconteranno i suoi sorrisi, i suoi musi lunghi, le sue giornate in clinica passate per disintossicarsi dalla droga, giornate trascorse fra momenti di noia e felici canzoni dal vivo. Tutto sarà predisposto ad arte e tutto sarà perfetto per far guadagnare, a chi digerisce anche le pietre, milioni di dollari. Perché in fondo, senza voler essere volgari, chi ha in mano il marketing dell'azienda spettacolo sa che una diva che muore in circostanze misteriose è come il maiale per i contadini. Non si butta nulla e tutto è buono... anche il sangue se cotto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' la dura legge del denaro che ulula alla Luna e cambia le persone. La stessa che fa dimenticare l'infanzia e la storia che ha accompagnato ogni "star" dalla nascita al successo. Whitney, nata nel '63 in una cittadina del New Jersey, ha iniziato a cantare sin da giovanissima. Sua madre era parte di un gruppo soul che supportava i migliori cantanti dell'epoca, due furono Aretha Franklin ed Elvis Presley, e la portava con sé quando andava a cantare nei locali notturni. All'età di nove anni entrò nel coro della&amp;nbsp;&lt;u&gt;New Hope Baptist Church&lt;/u&gt; ed ad undici ne diventò la solista. A quattordici anni iniziò ad cantare nei dischi di altri come supporto, la sua meravigliosa voce da quindicenne la si può ascoltare in un 45 giri di Chaka Khan, in un disco del 1978. In quel periodo le offrirono il suo primo contratto discografico, ma sua madre non lo accettò perché voleva che prima finisse gli studi. La scuola era importante, ma non era il suo unico impegno. A diciassette anni&amp;nbsp;iniziò la carriera da modella e continuò a seguire la madre ed a cantare assieme a lei; solo dopo aver conseguito il diploma scolastico i suoi genitori le fecero firmare un contratto, la sua prima canzone da solista è datata 1981 ed è inserita in un album di Paul Jabara.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma il suo destino era segnato. Nel 1983 cambiò manager e dopo aver duettato con Teddy Pendergrass, ed essersi fatta notare ulteriormente, nel 1985 incise il suo primo album, "Whitney Houston", che per 14 settimane consecutive restò al primo posto della classifica americana (29 milioni le copie vendute). Da qui l'escalation fu continua ed inarrestabile, fino a quando un giorno debuttò come attrice in: "&lt;u&gt;La guardia del corpo&lt;/u&gt;", coprotagonista assieme a Kevin Costner, e rilanciò sia la canzone incisa a quindici anni assieme a Chaka Khan, sia "&lt;u&gt;I will always love you&lt;/u&gt;", anche questo un brano dei primi anni '70 (allora cantato da Dolly Parton), che con la sua voce diventò la colonna sonora più venduta di tutti i tempi (42 milioni di copie). Lasciamo perdere la sua vita successiva fatta ancora di successi cinematografici e sonori ma anche di bizzarrie continue. Divenne inaffidabile, diverse volte rifiutò di cantare ai suoi concerti, ne disdisse anche a soli dieci minuti dell'esibizione, ebbe una causa in tribunale col padre, morto prima della sentenza, andò molte volte in cura riabilitativa per disintossicarsi dalla droga, si è lasciò col marito in maniera non proprio normale ed iniziò a volere accanto solo "ragazzi giovani".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lasciamo perdere questi lati che non ci appartengono, lati personali che non ci devono interessare. Whitney Houston ha dimostrato che la vita delle persone, siano artisti o meno, non è mai una unica. Lei è stata una bambina prodigio, una ragazza normale, una star di prima grandezza, una diva in decadenza, una riscoperta ed ora è leggenda. Nessuno potrà mai dire che quanto le è capitato sia opera di altri, e se qualcuno lo dirà lo dirà mentendo. Lei stessa in una intervista disse: "&lt;b&gt;&lt;u&gt;Nessuno mi fa fare niente che non voglia. Ogni cosa che faccio è una mia decisione. Quindi sono il mio più grande diavolo. Sono il mio miglior amico o il mio peggior nemico&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed in questa frase c'è tutta l'essenza della vita, non solo della sua ma di quella di ogni essere umano. Noi tutti siamo gli artefici principali di quanto ci accade, ed il farci vedere felici non sempre significa che lo siamo. Certo, ci piacerebbe poter fermare l'aereo, scendere e restare abbracciati per l'eternità a chi si sogna essere il vero amore. Ma la vita non è un film, la vita non si ferma, la vita prima o poi finisce, ci saluta e come è venuta se ne va.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Goodbye Whitney, ti ameremo per sempre anche noi, ti ascolteremo cantare e non ti dimenticheremo. Ma questo lo sapevi anche prima di entrare in quel bagno, in quella vasca...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-9550bd836d9beae8" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;div style="color: blue;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-fmC4kNrzVFk/TzYx_dTAbxI/AAAAAAAABL8/iYh-YDLhFgw/s1600/pendolimagici.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="188" src="http://1.bp.blogspot.com/-fmC4kNrzVFk/TzYx_dTAbxI/AAAAAAAABL8/iYh-YDLhFgw/s200/pendolimagici.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Probabilmente sono pochi i lettori che hanno letto la notizia dell'omicidio di Felice Brandi. Quest'uomo, uscito con gran fatica dal tunnel della droga, era conosciuto a Tolentino perché figlio e fratello di persone note, persone che ancora oggi possiedono esercizi commerciali frequentati. Lui stesso aveva gestito per anni un bar, tanto che ancora c'era chi lo chiamava "il barista". Capitò che la sera del 30 luglio del 2010, alle 22.00, venne accoltellato nella sua abitazione, ventiquattro furono i fendenti che lo colpirono (vi ricorda qualcosa?). Il coltello usato aveva una lama sui dieci centimetri, e solo cinque ferite erano abbastanza profonde. La più incisiva fu quella infertagli al collo, quasi avessero tentato di sgozzarlo (vi ricorda qualcosa?). L'assassino non finì l'opera, se ne andò lasciandolo agonizzante tanto che morì dissanguato (vi ricorda qualcosa?). I carabinieri, chiamati successivamente dal fratello che dopo svariate telefonate senza risposta fece la macabra scoperta, partirono con le indagini avendo la certezza che fosse stata la vittima ad aprire la porta all'assassino, oltre a questo solo il corpo straziato e la testimonianza di un vicino che aveva sentito due o tre minuti di rumori, da ricondurre ad una lotta, ed una frase pronunciata dallo stesso Felice Brandi: "Perché mi fai questo?".&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Il fatto che non vi fossero effrazioni li condusse a sospettare di tutti, familiari e conoscenti. Furono eseguite diverse perquisizioni, senza tuttavia alcun esito positivo. Però uno dei suoi "amici",&amp;nbsp;Sauro Muscolini,&amp;nbsp;qualche discussione con lui l'aveva avuta, inoltre aveva precedenti per droga; questo attirò l'attenzione, ma anziché arrestarlo i carabinieri decisero di pedinarlo. Fu così che a quaranta giorni dall'omicidio lo videro entrare in un garage non suo. Lo fermarono mentre fra le mani teneva stretti un coltello e degli abiti insanguinati, il coltello che aveva colpito e ucciso Felice Brandi e gli abiti che lo stesso Muscolini indossava la sera dell'omicidio. Caso chiuso? No perché lui non confessò, se ne stette zitto zitto e dopo l'incontro col suo avvocato affermò di non aver ucciso l'amico, anzi disse di essersi macchiato del suo sangue perché lo aveva soccorso (peccato che nessuno abbia avvisato il 118 quella sera). Il tutto è comunque una brutta storia, storia che dovrà essere vagliata dai giudici. Il processo, iniziato lo scorso novembre, si sta celebrando in questi giorni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa c'entra questo, a parte un modus operandi simile, con l'omicidio di Melania Rea? Fino ai giorni passati non c'entrava nulla. Ma ora, con l'entrata in scena della psico-criminologa Margherita Carlini, che ha stilato una relazione fra il serio e il faceto su Salvatore Parolisi schierandosi di fatto con il legale Mauro Gionni, c'entra. La stessa Carlini, infatti, tre mesi fa è entrata a far parte del collegio difensivo di Sauro Muscolini, dimostrando con questo di credere alla sua innocenza (ha potuto parlargli spesso in carcere), e si è dichiarata felice dopo l'audizione&amp;nbsp;dell'imputato&amp;nbsp;davanti ai giudici, imputato che si è dichiarato nuovamente innocente, perché, ha detto alla stampa, "&lt;u&gt;finalmente si è dato voce a chi è stato dipinto come un mostro&lt;/u&gt;".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi la dottoressa Carlini è una persona garantista, una di quelle persone serie che prima di dipingere a mostro un imputato necessita di certezze o, almeno, di aver sentito in tribunale la sua versione dei fatti. Ora però è capitato che la professionista marchigiana, che si occupa di violenza sulle donne tenendo conferenze sul tema ed apparendo anche saltuariamente in televisione, grazie ai rapporti amichevoli che intrattiene con l'avvocato della famiglia Rea, Mauro Gionni, abbia deciso di provare a spingere Salvatore Parolisi nell'imbuto ipotizzato da due procure, di fatto non parlandogli mai e dipingendolo come "&lt;u&gt;un mostro violento narcisista e senza cuore&lt;/u&gt;" solo in base a statistiche elaborate a modo. Quindi, smentendo il comportamento chiesto all'opinione pubblica, comportamento voluto e tenuto col caso che vede imputato il suo cliente Sauro Muscolini, e basandosi su registrazioni televisive e testimonianze che non esistono, ha scritto, in una relazione in cui esaspera i concetti ripetendo costantemente le stesse frasi, quasi a voler convincere prima sé stessa che gli altri, che "il marito assassino" si adatta perfettamente alla figura di Salvatore Parolisi. Lui, per la professionista, è un uomo narcisista e violento, Melania, invece, era una donna succube che una volta ribellatasi al suo status consolidato è stata punita in maniera definitiva.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'intento dichiarato dello scritto è il convincere chi lo leggerà, se mai dopo le prime righe e ripetizioni volesse continuare fino all'ultima parola, che il marito di Melania era un uomo che psicologicamente la violentava ogni giorno. Per raggiungere più lettori, e quindi lo scopo, si è coinvolta la sfera delle amicizie locali dell'avvocato Gionni, quella giornalistica, che ha completato il tutto con un'intervista accomodante e priva di critiche. In poche parole si è costruito un sostegno per enfatizzare quanto dalla psicologa affermato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma la dottoressa nella sua relazione ha spaiato le carte aggiustandole, con elementari teorie di base, al fabbisogno mecenate clientelare. Ad esempio lo ha fatto parlando delle armi bianche, scrivendo che uccidere con queste prevede un contatto profondo col corpo della vittima, un contatto molto intimo con forte carica di emotività, quindi che gli omicidi perpretati in tale maniera sono da relegare alla sfera degli omicidi intimi fra i partners. E qui, considerando le 24 coltellate subite dal Brandi, c'è da credere che se Sauro Muscolini venisse condannato a causa degli abiti insanguinati e del coltello in suo possesso, e proveniente da casa sua, significherebbe che i giudici non ci capiscono una mazza di assassini, per lo meno ne capiscono meno di lei. Come poco capiscono quelle stupide telecamere di sorveglianza che riprendono risse in cui i cosiddetti "branchi", spesso drogati, accoltellano a destra e a manca durante una colluttazione frenetica e forsennata... forse lo fanno per stare in intimità con le loro vittime. Ma non è l'unico punto della relazione che cede e cade in frantumi, perché poi la dottoressa passa a farci ragionare su "la violenza in genere". Per darci da bere la verità di parte cerca conferme nei dati ISTAT del 2006 (&lt;a href="http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070221_00/testointegrale.pdf"&gt;qui il rapporto ISTAT citato&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C'è da dire che siamo davanti ad una topica, perché i dati inseriti nel rapporto ISTAT non si adattano alla coppia in questione neppure basandosi su dicerie (aveva solo 5 euro nel portafoglio, non aveva carte di credito, era lontana dagli affetti familiari e non aveva amicizie con cui confidarsi), e vediamo il perché non si adattano. L'ISTAT si sofferma sulle violenze psicologiche con una spiegazione e una tabella (pag.21) in cui si parla di quella subita dai partner maschili, siano mariti o conviventi. In questa il 46,7% delle donne violentate psicologicamente vive nell'isolamento (limitazione di avere rapporti con la famiglia di origine e con amici), il 40,7% vive sotto controllo continuo (il partner le impone come vestirsi, pettinarsi, ed inoltre la segue e si arrabbia se la vede parlare con un altro uomo), il 30,7% vive nella violenza economica (alla donna è impedito di conoscere il reddito familiare, di usare denaro ed è controllata quando lo spende), il 23,8% viene svalorizzato (il marito la offende, la umilia anche di fronte agli altri, la critica per come si occupa della casa e dei figli), ed infine il 7,8% vive sotto ricatto con la costante minaccia di vedersi distrutto qualcosa di caro o di veder far del male ai figli (le percentuali sommate superano il 100% in quanto ci sono donne che subiscono più tipi di violenza).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo scrive l'ISTAT nella parte richiamata dalla dottoressa, il problema è che inserisce nella sua relazione cose che in un eventuale contraddittorio risultano facilmente smentibili. Per prima cosa la famiglia Rea era più che presente dove la figlia viveva, Melania faceva spesso ritorno a Somma Vesuviana e le telefonate fra madre e figlia erano quotidiane. Quindi l'isolamento asserito dalla Carlini è da escludere. Seconda cosa nessuno ha mai parlato di una Melania sotto controllo continuo, non era Parolisi quello che la seguiva e faceva piazzate se la vedeva parlare con un altro. Quindi è da eliminare anche questa considerazione. Terza cosa c'è la testimonianza del marito che in momenti non sospetti dice di averle lasciato 150 euro la mattina stessa. Fra l'altro è uso comune alla maggioranza delle famiglie il tenere qualche euro in casa, in un cassetto, in un barattolo, ed anche pur avendone a disposizione non tutte le donne escono, se non devono fare acquisti, portandoseli appresso (specialmente se lasciano la borsetta in un punto della casa e il portafoglio in un altro), e c'è da chiarire che non tutte le famiglie hanno più carte di credito (visto i costi fissi ad ogni traslazione) e nessuna sua amica ha mai detto di aver ricevuto confidenze in cui lei parlasse della costrizione di dover vivere nell'ingerenza. Il Parolisi era tirato coi soldi, tanti uomini lo sono, ma non pare proprio lasciasse la moglie "al verde" e le impedisse acquisti. La borsetta firmata Alviero Martini, da lui regalatale, smentisce tante dicerie. Quarta cosa, vi sono più testimonianze dei folignanesi che parlano di una Melania visibile in paese, di una Melania che va a lavorare all'uncinetto in un negozio vicino casa, di una Melania che da ricette napoletane alle conoscenti, che va in parrocchia dove è attiva e partecipe, che frequenta i condomini in maniera assidua (tanto che dai media sono stati apostrofati quali migliori amici), ed i vicini frequentano casa sua. E, in ulteriore analisi, non è assolutamente vero non si confidasse con nessuno. Del tradimento lo sapevano praticamente tutti, anche i familiari, dei suoi problemini fisici lo sapevano sia i familiari che le amiche, e queste sapevano anche delle sue insicurezze, quelle che l'avevano portata a dire che forse la colpa dei tradimenti era sua dato che aveva lasciato il marito solo a Folignano per nove e più mesi. Questi dati, impossibili da smentire, rendono incomprensibile il motivo per cui la Carlini neghi nella sua perizia verità assodate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ad essere buoni si potrebbe dire che non ha capito bene quanto scritto nella statistica ISTAT, ma ad essere meno buoni c'è da dire che ne ha citata un'altra adattandola all'uopo, e non può essere non ne abbia capite due contemporaneamente. Parlo delle&amp;nbsp;&lt;b&gt;127&amp;nbsp;&lt;/b&gt;donne uccise nel 2010, meglio dire 129, e di una statistica&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;u&gt;elaborata e creata dalle volontarie&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;dell'associazione onlus "&lt;a href="http://www.casadonne.it/cms/"&gt;&lt;b&gt;Casa delle donne&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;" (&lt;a href="http://www.centrodonnalisa.it/materiali/femminicidio_2010.pdf"&gt;qui la statistica&lt;/a&gt;), in base ai fatti criminali riportati dalla stampa, quindi una statistica priva di finalità a scopri forensi, che solo se non analizzata da il risultato sperato.&amp;nbsp;La dottoressa Carlini l'ha utilizzata per come è scritta, restando in superficie, non approfondendola e scrivendo che&amp;nbsp;più della metà delle vittime sono state uccise dai partner, mariti o conviventi, nell'ambito di una relazione sentimentale, che 7,5 donne su dieci prima della morte hanno subito violenze fisiche e psicologiche da chi poi è diventato loro carnefice. La statistica solo se letta distrattamente e senza approfondimenti da l'idea di dire questo, però, non essendo opera di una organizzazione statale ma di una associazione che tutela le donne (ce ne fossero di più) va presa per ciò che è, un elenco di crimini accomunati da un unico denominatore, la figura femminile, e per questo visti in maniera parziale e non equa. E c'è da dire che, se presa per come scritta lasciando a chi l'ha stilata la responsabilità nel caso di errori, diventa strumentalizzabile ed usabile ad ogni esigenza.&amp;nbsp;Ma se al tempo la stampa l'ha data in pasto al pubblico senza controllarla, non era compito che le spettava in quel caso, chi scrive una relazione che verrà letta dai giudici non può permettersi di inserire false informazioni, e professionalità vorrebbe si perdessero poche ore per verificare se davvero tutto è come scritto. Questo perché, in effetti, la statistica non &amp;nbsp;è affatto come sembra. Per capire quanto sia reale e veritiera&amp;nbsp;elaboriamola ed analizziamola insieme.&amp;nbsp;Abbiamo detto che nel 2010 sono state uccise 127 donne, di queste il 78% italiane. Ed allora vediamo uno&amp;nbsp;ad uno i crimini subiti dalle vittime italiane.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Iniziamo dalle donne che nulla possono c'entrare col caso di Melania Rea, quelle uccise per motivi economici e non per questioni sentimental-narcisiste. Nell'elenco ne troviamo&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;u&gt;dieci&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;, e sono:&amp;nbsp;&lt;b&gt;Francesca Bova&lt;/b&gt;, 30 anni di Savona (uccisa perché ricattava il suo assassino),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Santina Rizzo&lt;/b&gt;, 63 anni di Nocera Inferiore (era una prostituta uccisa da un cliente),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Annunziata Valente&lt;/b&gt;, 73 anni di Napoli (uccisa da un ragazzo per denaro),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Adele Mazza&lt;/b&gt;, di Teramo (prostituta saltuaria uccisa per motivi economici),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Maria La Spina&lt;/b&gt;, 71 anni di Catania (uccisa dal nipote a causa dei soldi),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Sebastiana Delogu&lt;/b&gt;, di Nuoro (l'ha uccisa il fratello, che ha ammazzato anche il cognato, per questioni ereditarie),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Francesca Gattuso&lt;/b&gt;, di Reggio Calabria (uccisa pare dal marito, c'è un processo da fare, per intascare 750.000 euro di assicurazione),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro&lt;/b&gt;, di Lucca (ad ucciderle, anche qui ci sarà un processo, pare sia stato l'ex amante della Carmazzi che le aveva raggirate lasciandole sul lastrico),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Petronilla Sanfilippo&lt;/b&gt;, 55 anni di Milano (invalida, ad ucciderla il suo aiutante - convivente, che si dichiara innocente ma dopo l'omicidio fu trovato lontano da casa ed in possesso dei soldi, del bancomat e dell'auto della donna. Anche qui sarà un processo a stabilire la verità).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proseguiamo passando all'elenco degli omicidi suicidi, quei casi in cui oltre ad aver ucciso la donna l'uomo ha rivolto l'arma contro sé stesso cercando di togliersi la vita, anche questi in realtà non attinenti all'omicidio di Melania Rea visto che nessuno si è suicidato a Ripe. Sono&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;u&gt;diciotto&lt;/u&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;le donne uccise, nell'elenco troviamo:&amp;nbsp;&lt;b&gt;Jenny dal Vecchio&lt;/b&gt;, 33 anni di Mantova (uccisa dall'amante poi suicidatosi),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Dubrilla Moschini&lt;/b&gt;, 59 anni di Rovigo (dopo averla uccisa il marito, a causa dei debiti della sua azienda non avevano più un euro, si è tolto la vita),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Stefania Moranda&lt;/b&gt;, di Brescia (il marito non accettava la separazione, il suicidio lo ha tentato ma è stato salvato),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Iolanda Lombardi&lt;/b&gt;, 74 anni di Potenza (uccisa dal marito poi suicida),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Lauretta Mazzol&lt;/b&gt;a, di Bergamo (uccisa dall'amante salvato in estremis dal suicidio),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Luana Bussolotto&lt;/b&gt;, di Vicenza (soffocata dal fidanzato che poi ha tentato di togliersi la vita),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Elsa Bellotto&lt;/b&gt;, di Venezia (uccisa dal marito che poi si è sparato un colpo alla testa),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Corrada Raspone&lt;/b&gt;, 41 anni di Siracusa (il marito, all'ennesimo litigio per questioni economiche, l'ha accoltellata e poi si è ucciso),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Alessandra Biagi&lt;/b&gt;, di Lucca (ad ucciderla il suo ex fidanzato bosniaco che poi si è tolto la vita),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Debora Palazzo&lt;/b&gt;, 20 anni di Cremona (l'ex fidanzato le ha dato appuntamento per un ultimo chiarimento, poi l'ha uccisa e si è ucciso),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Roberta Vanin&lt;/b&gt;, 43 anni di Venezia (uccisa dall'ex compagno che poi ha tentato il suicidio, salvato in estremis),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Eleonora Noventa&lt;/b&gt;, 16 anni di Venezia (uccisa dal trentenne che aveva lasciato e che dopo l'omicidio si è suicidato),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Catia Carbini&lt;/b&gt;,&amp;nbsp; 47 anni di Roma (uccisa dal marito, poi suicidatosi, che non voleva separarsi),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Carmela Scimeca&lt;/b&gt;, 47 anni di Trapani (il marito non accettava la separazione e l'ha uccisa di fronte a un figlio prima di uccidersi),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Emma Murante&lt;/b&gt;, 45 anni di Napoli (ad ucciderla il convivente che poi ha tentato di togliersi la vita),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Elisabetta Tognotti,&lt;/b&gt;&amp;nbsp;45 anni di Livorno (prima il marito ha ucciso la moglie poi si è suicidato),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Caterina Tugnoli&lt;/b&gt;, 42 anni di Bologna (ad ucciderla il suo ex convivente, guardia carceraria, che poi l'ha abbracciata e si è tolto la vita),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Vincenzina D'Amico&lt;/b&gt;, 53 anni di Cuneo (l'ex convivente, separato da quattro mesi, ha sparato quindici colpi alla donna prima di uccidersi).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi passiamo ai delitti perpetrati per vendetta, questi non si sa se si infilano o meno nel caso trattato, sono&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;u&gt;sette&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;le donne uccise:&amp;nbsp;&lt;b&gt;Giovanna Piattelli,&amp;nbsp;&lt;/b&gt;59 anni di Pistoia&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;(uccisa da chi la riteneva responsabile del suo licenziamento),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Monica Anelli&lt;/b&gt;, 40 anni di Rimini (uccisa dallo zio per questioni economiche, lui s'è suicidato la sera stessa),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Teresa Buonocore&lt;/b&gt;, 51 anni di Napoli (a farla uccidere da dei sicari l'uomo che lei aveva denunciato e mandato in galera per aver stuprato sua figlia di otto anni),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Anna Spiridigliozzi&lt;/b&gt;, 33 anni di Frosinone (uccisa da un parente acquisito di sua sorella per un investimento immobiliare non fatto),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Anna Maria Lotti&lt;/b&gt;, di Firenze (accoltellata assieme alla figlia, quest'ultima si è salvata in ospedale, da un vicino di casa che avevano denunciato per stalking),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Eliana Fermiano&lt;/b&gt;, 22 anni di Latina (uccisa, con la complicità di un amico che l'ha portata da Roma a Napoli, amico mai rintracciato, dall'ex convivente che si trovava agli arresti domiciliari perché l'anno precedente aveva cercato di ucciderla),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Anna Rosa Fontana&lt;/b&gt;, 38 anni di Matera (nel 2005 l'ex convivente tentò di ucciderla. Condannato a otto anni ed uscito per buona condotta, l'ha uccisa nel 2010).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora verifichiamo quanti omicidi siano il frutto di aggressioni dovute ad ira incontrollabile. Sono&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;u&gt;quindici&lt;/u&gt;&lt;/b&gt; le donne uccise, ed esattamente:&amp;nbsp;&lt;b&gt;Filomena Rotolo&lt;/b&gt;, 42 anni di Taranto, (clochard uccisa da un clochard),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Rosa Piacente&lt;/b&gt;, 46 anni di Milano (uccisa per screzi dal vicino di casa),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Silvana Scarlata&lt;/b&gt;, di Siracusa (uccisa da un collega che con cui aveva litigato per motivi di lavoro),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Daniela Gardoni&lt;/b&gt;, di Mantova (qui il suo ex marito, dopo aver perso la causa di separazione, ha fatto una strage uccidendo anche la vicina di casa,&amp;nbsp;&lt;b&gt;Maria Bianchera&lt;/b&gt;&amp;nbsp;di 71 anni. Spostatosi poi al paese limitrofo, dato che c'era, ha ucciso anche un uomo che da tempo gli stava sulle scatole),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Rita Bestetti&lt;/b&gt;, 66 anni di Monza (uccisa da un amico del figlio che aveva tentato un furto in casa sua ed era stato scoperto),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Raffaella Ingrassia&lt;/b&gt;, 44 anni di Firenze (uccisa da un collega di lavoro perché non accettava la sua corte),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Anna Maria Tarantino&lt;/b&gt;, 44 anni di Roma (uccisa da un amico perché non ha accettato le sue proposte sessuali),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Chiara Brandonisio&lt;/b&gt;, 34 anni di Bari (uccisa da un uomo conosciuto su facebook),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Silvana Mannino e Rita Pulvirenti&lt;/b&gt;, di Ancona (madre e figlia uccise dall'ex fidanzato di un'altra figlia, ferita ma salvata. L'assassino si è consegnato ai carabinieri),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Anna Perrucci&lt;/b&gt;, 33 anni di Foggia (uccisa da un parente acquisito per rancori familiari),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Teresa Balsecchi&lt;/b&gt;, 50 anni di Lecco (uccisa da un ragazzo marocchino entrato in casa sua per rapire la figlia, figlia che a sua volta è rimasta ferita nel tentativo di difendere la madre),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Pierina Alietti&lt;/b&gt;, 59 anni di Como (ad ucciderla un vicino di casa dopo un litigio),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Paola Carosio&lt;/b&gt;, 44 anni di Genova (uccisa dal convivente che non ha confessato ma è come se lo avesse fatto perché, tornato libero dopo l'arresto, ha minacciato telefonicamente un'altra donna parlandole della prima che, le ha detto, aveva ammazzato).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Verifichiamo anche quanti omicidi siano scaturiti da aggressioni familiari a causa di problemi psichici o per mettere in atto una sorta di eutanasia. Le vittime sono&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;u&gt;ventisette&lt;/u&gt;:&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;b&gt;Carmela Gallidoro&lt;/b&gt;, 83 anni di Bari (uccisa dal figlio malato mentale),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Rosaria Vanocore e Renata Maria Comunale&lt;/b&gt;, 50 e 25 anni di Salerno&amp;nbsp;&amp;nbsp;(uccise dal suocero della prima, nonché nonno della seconda, perché lasciavano sempre il cancello aperto),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Filomena Ferrucci&lt;/b&gt;, un'anziana di Benevento (uccisa dal figlio con problemi psichici),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Maria Concetta Sacco&lt;/b&gt;, di Catanzaro (ad ucciderla il figlio con problemi psichici),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Maria Gerace&lt;/b&gt;, 84 anni di Reggio Calabria (uccisa dal figlio, che ha ammazzato anche il fratello, sempre per questioni ereditarie),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Concetta Castino&lt;/b&gt;, 84 anni di Torino (soffocata dal nipote perché convinto volesse morire),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Cristina Rolle&lt;/b&gt;, di Torino (il marito le ha sferrato 50 coltellate nella sede delle assistenti sociali che da due anni seguivano la loro difficile separazione),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Irene Tebaldini&lt;/b&gt;, 87 anni di Brescia (uccisa dal figlio per farla smettere di soffrire in quanto malata terminale),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Nunziata Pluchino&lt;/b&gt;, 65 anni di Ragusa (uccisa dal figlio colpito da un raptus omicida),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Maria Bongiovanni&lt;/b&gt;, 81 anni di Palermo (uccisa dal figlio per motivi di salute, entrambi soffrivano e dopo aver ucciso la madre lui si è suicidato),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Maria Libera Marucci&lt;/b&gt;, 74 anni di Benevento (uccisa dal figlio perché non si decideva a dargli l'eredità),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Franca Pisano&lt;/b&gt;, 72 anni di Alessandria (uccisa dal figlio con problemi psichici),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Carla Ruffato&lt;/b&gt;, 83 anni di Brescia (uccisa dal nipote malato mentale),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Emilia Tortorella&lt;/b&gt;, 74 anni di Chiasso (uccisa dal marito ottantenne perché malata),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Jolanda Ripamonti&lt;/b&gt;, 85 anni di Legnano (uccisa dal marito per non farla più soffrire dati i gravissimi problemi di salute),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Michela Corna&lt;/b&gt;, 69 anni di Milano (uccisa dal marito in cura per problemi psichiatrici),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Artichiana Mazzucchelli&lt;/b&gt;, 81 anni di Genova (malata terminale gettata dalla finestra dal nipote),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Francesca Benetti&lt;/b&gt;, 72 anni di Modena (ad ucciderla il figlio, che ha assassinato anche il padre, affetto da problemi psichici),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Spirita Regis&lt;/b&gt;, 68 anni di Torino (uccisa dal figlio, poi suicidatosi, in cura presso i servizi psichiatrici),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Rosa Reiterer&lt;/b&gt;, 75 anni di Bolzano (uccisa dal genero che si è sentito preso in giro quando lei lo ha canzonato per essere andato a fare un lavoro idraulico con un martello), (&lt;b&gt;Licia Lambertini&lt;/b&gt;, 66 anni di Livorno (in questo caso era la moglie in cura psichiatrica ed il marito l'ha uccisa per non vederla più in quello stato),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Angelica Cappelli&lt;/b&gt;, 13 anni di Roma (il padre, maresciallo dei carabinieri, l'ha sorpresa su facebook, ha ucciso lei e ferito un altra figlia poi si è tolto la vita),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Giuseppina Limoncelli&lt;/b&gt;, 66 anni di Ancona (uccisa dalla figlia e dal genero ubriachi),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Augusta Mattioli&lt;/b&gt;, 80 anni di Bologna (ad ucciderla il figlio che ha bruciato la casa per motivi economici),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Natalina Rognoni&lt;/b&gt;, 91 anni di Novara (ad ucciderla il figlio per non vederla più soffrire),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Adelina Ciavatta e Maria Giagnacovo&lt;/b&gt;, di Campobasso (il figlio della Ciavatta ha ucciso la madre e la cugina poi si è ucciso, sconosciuto il movente),&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora mettiamo a lato&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;u&gt;dieci&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;omicidi.&amp;nbsp;&lt;b&gt;Uno&lt;/b&gt;&amp;nbsp;da addebitare al serial killer di Udine, Ramon Berloso, che nel 2010 contattava le prostitute e dava loro appuntamento per poi ucciderle. Prima di venire arrestato uccise&amp;nbsp;&lt;b&gt;Ilenia Vecchiato ed Alexiu Diana&lt;/b&gt;, ma nel nostro elenco inseriamo solo la prima perché italiana,&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;u&gt;due&lt;/u&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;a carico di Gaetano De Carlo che in un giorno ha ucciso entrambe le ex fidanzate,&amp;nbsp;&lt;b&gt;Maria Montanaro e Sonia Balconi.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;A questi aggiungiamo&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;u&gt;sette&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;delitti ancora irrisolti, quello di&amp;nbsp;&lt;b&gt;Santina Ladisi&lt;/b&gt;, 80 anni di Bari, di&amp;nbsp;&lt;b&gt;Sebastiana Melis&lt;/b&gt;, infermiera in pensione di Genova, di&amp;nbsp;&lt;b&gt;Rossella Goffo&lt;/b&gt;, 46 anni funzionaria della prefettura di Ancona, di&amp;nbsp;&lt;b&gt;Rosangela De Donà&lt;/b&gt;, 58 anni di Biella, di&amp;nbsp;&lt;b&gt;Sarah Scazzi&lt;/b&gt;, quindicenne di Avetrana, di&amp;nbsp;&lt;b&gt;Yara Gambirasio&lt;/b&gt;, tredicenne di Brembate di Sopra, e di una&amp;nbsp;&lt;b&gt;donna ancora sconosciuta&lt;/b&gt;&amp;nbsp;trovata sulla spiaggia in provincia di Cosenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E per finire finalmente arriviamo all'elenco che pare ci interessi, quello che costituirebbe oltre il 50% dei femicidi italiani. Qui trovano posto&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;u&gt;quindici&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;delitti passionali, quelli di:&amp;nbsp;&lt;b&gt;Anna Maria Chesi&lt;/b&gt;, di Como (strangolata&amp;nbsp;per gelosia&amp;nbsp;dal compagno reo confesso),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Maria Russo&lt;/b&gt;, di Modica (strangolata dal marito al culmine di una delle solite liti, ha confessato subito l'omicidio),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Beatrice Sulmoni&lt;/b&gt;, di Obino Castelsanpietro (uccisa dal marito perché voleva separarsi, ha confessato),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Carmela Cerillo&lt;/b&gt;, di Udine (il marito al culmine dell'ennesimo litigio per gelosia l'ha strangolata e poi ha chiamato i carabinieri),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Emanuela Vallecchi&lt;/b&gt;, di Gela (dopo l'ennesima lite il marito le ha sparato, poi ha portato con sé la figlia di due anni. Trovato in lacrime dopo un'ora ha confessato),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Maria Antonietta Calò&lt;/b&gt;, 54 anni di Brindisi (uccisa dal marito settantenne dopo l'ennesima furiosa lite),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Simona Melchionda&lt;/b&gt;, di Novara (uccisa dall'ex amante, un carabiniere, con la sua arma d'ordinanza perché lei lo aveva lasciato),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Mara basso&lt;/b&gt;, 58 anni di Genova (uccisa dal marito, maresciallo dei carabinieri che si occupava proprio di violenze in famiglia, perché non accettava la separazione),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Giuseppa Sajeva&lt;/b&gt;, 38 anni di Catania (bruciata viva dal marito dopo l'ennesima furiosa lite perché non accettava la separazione),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Cesarina Bonioti&lt;/b&gt;, di Pisa (uccisa dal marito tornato a casa ubriaco, che non ricorda nulla e si proclama innocente. Ma i vicini li hanno sentiti litigare),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Teresa Patania&lt;/b&gt;, 30 anni di Milano (uccisa dal marito dopo la separazione ed il mancato affidamento dei tre figli),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Silvia Maria Betti&lt;/b&gt;, 48 anni di Treviglio (uccisa dal marito dal quale si stava separando),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Paola Carlevaro&lt;/b&gt;, 40 anni di Alessandria (strangolata nel sonno dal marito che ha subito chiamato i carabinieri, i motivi restano oscuri),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Eleonora Liberatore&lt;/b&gt;, 37 anni di Cesena (uccisa dall'ex convivente albanese, lasciato sei mesi prima e denunciato diverse volte per stalking),&amp;nbsp;&lt;b&gt;Tiziana Falbo&lt;/b&gt;, 37 anni di Cosenza (ad ucciderla il convivente che però afferma di averle infilato un cacciavite nel petto mentre la donna è stata strangolata, oscuro il movente).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora facciamo un calcolo. Le donne italiane uccise sono &lt;b&gt;&lt;u&gt;102&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;, le donne straniere, non considerate in questo articolo (ma non spostano nulla a livello di media percentuale perché in maggioranza uccise da stranieri) sono &lt;b&gt;&lt;u&gt;27&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;otto&lt;/b&gt; romene, &lt;b&gt;tre&lt;/b&gt; albanesi, &lt;b&gt;due&lt;/b&gt; brasiliane, &lt;b&gt;due&lt;/b&gt; polacche, &lt;b&gt;due&lt;/b&gt; filippine, &lt;b&gt;una&lt;/b&gt; rom, &lt;b&gt;una &lt;/b&gt;cubana, &lt;b&gt;una&lt;/b&gt; pakistana, &lt;b&gt;una&lt;/b&gt; russa, &lt;b&gt;una&lt;/b&gt; ecuadoregna, &lt;b&gt;una&lt;/b&gt; marocchina, &lt;b&gt;una&lt;/b&gt; nigeriana, &lt;b&gt;una&lt;/b&gt; cinese, &lt;b&gt;una &lt;/b&gt;della ex Jugoslavia e &lt;b&gt;una&lt;/b&gt; di cui non si conosce la nazionalità. Il totale va a 129, e non a 127, perché nella statistica della "Casa delle donne" non figurano né Sarah Scazzi né Yara Gambirasio (quest'ultima ritrovata a febbraio del 2011), e già ad un'occhiata sommaria ci si accorge che 15 delitti su centouno non possono essere "più della maggioranza", come scritto dalla Carlini, ed anche volendo essere magnanimi ed accomunare i delitti passionali agli omicidi suicidi (togliendo i due in cui i coniugi anziani erano in cattive condizioni di salute) si arriverebbe ad un totale di 31 omicidi, che in percentuale sono circa il 30% del totale.&amp;nbsp;Quindi la statistica non è reale e non raggiunge le percentuali inserite dalla Carlini neppure aggiungendo gli omicidi/suicidi delle coppie sofferenti ed avanti con l'età.&amp;nbsp;Ma a parte questo, per tornare alla relazione, c'è un particolare da notare, ed è che in tutti crimini i mariti (quelli non morti ovviamente), tranne uno che comunque i vicini hanno sentito tornare ubriaco e litigare, si sono costituiti ed hanno confessato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre non si capisce quale dei casi sopracitati possa adattarsi all'omicidio di Melania Rea, allo status della coppia Melania-Salvatore. La dottoressa ha usato la sua qualifica che infonde fiducia in chi legge, ma già ad un primo sommario approfondimento i dati sembrano confermare che quello di Teramo è un caso esattamente opposto ad ogni altro. Ogni donna presente nella statistica aveva già in atto la separazione, con carte scritte ed inviate (Melania non solo non l'aveva chiesta ma non sapeva neppure di doverla chiedere), oppure già da tempo era separata. I coniugi non separati della statistica avevano litigi continui testimoniati dai vicini e dai parenti (e nessun vicino della coppia Melania - Salvatore ha mai parlato di litigi in casa), e gli omicidi sono scaturiti alla fine dell'ennesimo litigio. In nessuno dei casi citati vi è stato il ritorno del partner sul luogo del delitto, per depistare, in nessun caso vi è stata la stessa efferata aggressione, con 24 coltellate. Coltellate ricevute, invece, da Felice Brandi, in una maniera simile a quella usata con Melania, da un aggressore esterno ma conosciuto, probabilmente da ricondurre alla cerchia di amicizie dell'uomo e forse alla mano di una persona che mentre colpiva era drogata. Questo ritenevano i carabinieri in fase di indagine ed ora ritiene l'Accusa che cerca la condanna del Muscolini, il cliente della Carlini da non dipingere quale "mostro".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Insomma, la relazione della psicologa se approfondita vale quanto dimostra di valere, una formula magica e un pendolino, e non si capisce per quale motivo sia nata. Oddio, visto l'accanimento dei legali della famiglia Rea, che paiono colpiti dal fuoco di Sant'Antonio e solo a sentir nominare il nome del Parolisi vanno in agitazione, tanto da oscurare il lavoro della procura occupandone il posto, il motivo pare di capirlo. Vi è timore che il padre della piccola Vittoria esca dal carcere già al primo processo. Ciò che ancora non si è capito è se è questo l'unico motivo, se davvero lavorino solo per la famiglia Rea e non anche per qualcun altro...&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-80Slgs-4qig/TzL1KjE6l0I/AAAAAAAABL0/hdeV7boUq_8/s1600/pinocchio.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://4.bp.blogspot.com/-80Slgs-4qig/TzL1KjE6l0I/AAAAAAAABL0/hdeV7boUq_8/s200/pinocchio.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Finalmente il processo contro Sabrina Misseri, al momento sua madre risulta abbastanza snobbata, entra nel vivo e si addentra nel presunto movente ipotizzato. Finalmente c'è chi testimonia che la ragazza, presunta assassina, s'era invaghita persa dell'Ivano Russo. Lui, lo ricorderete, è il ragazzo ormai conosciuto da tutti, quello con la barba incolta ma curata, quello che girava col "Pisello". Era ora che qualcuno ci facesse sapere come trattasse in realtà l'imputata. "&lt;u&gt;Faceva il finto tonto con lei&lt;/u&gt;", ha dichiarato Claudio Scazzi, "&lt;u&gt;ma Sabrina mi diceva che erano meglio le coccole che niente&lt;/u&gt;". E come darle torto povera ragazza. Da mesi girava col "figo del paese" e di certo sperava di arrivare ad ottenere qualcosa di più che una semplice amicizia. Aveva ventidue anni, ed a quell'età o&amp;nbsp;a chi ti piace "la dai" o questo ti emargina e "la cerca" da un altra parte. Può mai pensare una ventiduenne che un ragazzo di ventisette anni non necessiti di sfoghi sessuali? Può pensare che la porti a zonzo per mesi e mesi solo per "carità cristiana"? Ma lui faceva il finto tonto, e quando si è accorto che lei voleva qualcosa di più l'ha lasciata. Si può immaginare quanto Sabrina abbia sofferto, chiunque di noi è stato, almeno una volta nella vita, lasciato/a.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Ma ad Avetrana la storia a quanto pare è più complessa perché il "figo" era un pescatore che catturava pesci nel silenzio, lo stesso Claudio Scazzi ha detto che temeva che nella sua rete finisse anche la sorella, pure se lei, che con fratello aveva un rapporto particolare, mai gli aveva detto di avere una cotta per il bel Ivano. Però c'è il particolare della frase&amp;nbsp;sul diario, interpretabile in varie maniere a dire il vero, che pare portare ad una infatuazione. Di contro c'è la testimonianza della madre che riferisce quanto diceva Sarah a Sabrina dopo le telefonate che si scambiava col ragazzo, in quelle in cui veniva trattata male: "&lt;u&gt;se io fossi in te lo manderei via a calci in...&lt;/u&gt;", quasi neppure lei sopportasse il modo di fare dello sciupafemmine di Avetrana. Ma c'è anche una stranezza che pare non capibile, ci sono quindici sms scambiati fra Ivano e Sarah, due dei quali inviati da Claudio Scazzi, avvolti nel mistero, messaggi di cui non si sa nulla.&amp;nbsp;Ma come? Tra i due ci sono stati tredici messaggi in tre giorni e nessuno ne conosce il contenuto? Eppure il telefono di lui ha ridato tutto ciò che poteva ridare, sia gli sms inviati a Sabrina che le tredici foto cancellate, è possibile dunque non si sappia cosa si siano scritti lui e Sarah?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si può credere. Per cui c'è da pensare che in procura siano informati e sappiano con esattezza ciò che si trova scritto in ogni messaggio. Ma se lo sanno, e non hanno portato gli sms al giudice, significa che questi non sono importanti, che non ce n'è uno che dia ad intendere ci fosse una qualche infatuazione da parte della ragazzina. Quindi ha ragione Ivano quando dice che lei lo vedeva come un "fratello maggiore"? Questo dice lui, ma appare chiaro che ci troviamo di fronte ad un bivio. O Sarah stava prendendosi una cotta, ed Ivano da buon pescatore la assecondava in attesa di tirare la lenza, o Sarah vedeva realmente nel ragazzo solo una figura fraterna e lui l'aiutava a superare la lontananza da suo fratello. E qui entra in ballo la nuova testimonianza di Claudio Scazzi. Nuova perché, come contestatogli dalla Difesa, in fase di indagini sia ai carabinieri che ai Pm aveva dichiarato ben altro. E mentre prima mai aveva parlato di confidenze fattegli da Ivano su possibili screzi fra le due cugine, in tribunale le sue parole si sono modificate e davanti alla Corte ha detto: "&lt;u&gt;Ivano mi disse che aveva assistito a screzi tra Sabrina e Sarah per questioni che riguardavano proprio lui&lt;/u&gt;". In fondo è una leggera modifica quella fatta dal fratello di Sarah, ma può aiutare la procura che fino a ieri non riusciva a trovare sbocchi testimoniali che portassero acqua al suo mulino. Ma c'è qualcosa che non va, c'è che a questo punto uno dei due, o Claudio o Ivano, mente sapendo di mentire. Non può essere altrimenti dato che una settimana fa il bel avetranese aveva escluso screzi da addebitarsi alla sua figura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma lasciamo chi mente a meditare e passiamo ad altro perché, a fronte di questa piccola modifica, è uscito, nascosto fra le righe del copione, un particolare che smazza le carte e costringe a ridarle. La madre di Sarah ha parlato alla Corte della sera in cui, in diretta televisiva, vi fu la confessione di suo cognato. Fino ad ora si era saputo di una Sabrina Misseri tesa e pensierosa per la sorte di suo padre, dal pomeriggio sotto interrogatorio. Fino ad ora ci avevano fatto intendere che la sua preoccupazione derivasse dalla paura di una sua confessione. Da qui il non presentarsi di fronte alle telecamere ed il restarsene in disparte. Iniziando col dire che è probabile che ad un certo punto della serata in lei ci sia stata, non vedendo rientrare i genitori e sapendoli ancora in procura, una qualche preoccupazione, meglio pare la parola apprensione (chi di noi non l'avrebbe avuta non vedendo tornare i propri), ora c'è da registrare sulla pagina "note stonate" che, al contrario, Sabrina Misseri quella sera prima della diretta era euforica e sorrideva a destra e a manca. Roba che sono rimasti sbalorditi anche gli operatori di "Chi l'ha Visto?". E questo, che a prima vista può sembrare una testimonianza contro la ragazza, in realtà a cosa porta? Porta a chiedersi dov'è l'agitazione, manifestatasi poi in conseguenza alla notizia dell'arresto del padre, che avrebbe dovuto avere la ragazza dalla mattina, da quando cioè i suoi genitori erano partiti per recarsi in procura. Se teneva l'animo e la coscienza sporca doveva averne tanta di agitazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma ad ascoltare la madre di Sarah, a quanto pare, non c'era agitazione nella nipote, tutt'altro. Addirittura, ha detto Concetta Serrano, quella sera mancavano solo i palloncini per poter dire di essere ad una festa. E questo risulta molto strano se rapportato ad una persona che in quegli istanti poteva, da un momento all'altro, veder crollare il castello&amp;nbsp;costruito su&amp;nbsp;menzogne ed appoggi paterni. Come risulta strano che l'acqua per la pasta, che da qualche tempo nelle testimonianze segna il momento in cui sarebbe uscita di casa Sarah, a novembre 2010, davanti ai Pm, non bollisse, mentre ieri, in tribunale, già era pronta per gli spaghetti. E questo cambiamento, leggero ed all'apparenza innocuo come quello portato da Claudio Scazzi, ha fatto recuperare alla ricostruzione della procura almeno cinque minuti. Ed accomunato al cambiamento portato in aula dalla Pantir, questo un po' meno leggero ed innocuo, che ha fornito un nuovo orario regalando altri dieci minuti alla suddetta ricostruzione, ha fatto in modo di poter recuperare quei quindici minuti che potrebbero rendere più veritiero l'insieme prefigurato e fino a ieri impossibile da accettare. Così è capitato che dopo aver parlato ai carabinieri ed ai giornalisti delle 14.30, dopo aver cambiato non inserendo orari ma parlando di acqua da bollire (il 14 dicembre 2010), ieri la badante abbia anticipato ulteriormente i tempi di uscita di dieci minuti portandoli sulle 13.45. E con questo orario ci potremmo anche stare, perché significherebbe non più iniziare a pranzare sulle 14.15/14.20 ma sulle 14.00/14.05. Avranno mica letto il mio articolo del 28 novembre per caso?&amp;nbsp;(&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/11/sarah-scazzi-le-nuove-testimonianze.html#more"&gt;clicca per leggerlo&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma questo anticipo fa sorgere un nuovo problema che pretende soluzione. La moglie del Petarra, per far coincidere il tutto, dovrebbe essere uscita di casa dieci minuti prima di quanto verbalizzato da lei e dal marito. Porteranno anche loro un nuovo orario a processo? Lo porterà anche la collega di lavoro della donna che ha già da tempo confermato quello inserito sui verbali? Dovranno farlo se vogliono che tutto l'incastro della procura sia sistemato a modo. Non c'è verso di fare diversamente dato che le chiamate fatte da Sabrina Misseri a sua zia Concetta (fra le 14.44 e le 14.49 del 26 agosto), tre o quattro ha detto la madre di Sarah, non si possono spostare e risultano tutte senza risposta segnando il punto finale delle azioni in movimento di casa Scazzi, "cucinare, pranzare, pulire", stabilizzando l'esito ultimo di queste antecedente alle 14.50. E dato che il tempo per iniziare e completare tali azioni va dai 65 ai 75 minuti, in meno non ci si può proprio riuscire, ecco che fissando l'orario sulle 14.45, ed aggiungendovi il minore dei tempi, si giunge all'orario finale esatto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo era ciò di cui l'Accusa aveva necessità e questo, grazie a leggere variazioni all'unisono, è quanto pare uscito dall'aula. Certo che il modificare versione in maniera continua sembra una malattia del luogo, quasi a far capire il motivo per cui anche il Misseri ad ogni interrogatorio aggiungesse parole nuove. E la prossima settimana toccherà al Petarra... lui già toccato dal virus.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In ogni modo già da martedì prossimo si spera in qualcosa di più sostanzioso, di più vivo e pressante. Soprattutto si spera che i giudici non debbano nuovamente rivolgersi a Filomena Rorro, ascoltata di straforo perché tirata in ballo da Concetta Serrano, che ha chiarito loro il motivo per cui Alessio Pisello poco dopo le sedici del 26 agosto già sapeva quali erano gli abiti indossati da Sarah. Lei ha parlato dei verbali firmati dall'amico di comitiva. E questo in un processo del genere è cosa allucinante in quanto ciò che si voleva sapere è frutto di interrogatori controfirmati dai procuratori... li avranno letti? Tutti i presenti in aula, tranne i giudici, avrebbero dovuto essere informati del fatto che lui ha dichiarato di averlo saputo dalle attuali imputate (e saranno loro a spiegare se fu la romena ad informare Sabrina degli abiti, in uno dei passaggi in casa della zia, o se la piccola l'abbiano vista, perché uccisa da loro stesse, prima delle 14.40) per quale motivo serviva alla procura che&amp;nbsp;un punto del genere&amp;nbsp;lo chiarisse la Rorro? Forse non vi era scritto nulla sul copione...&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: blue; text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: blue; text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: blue; text-align: left;"&gt;Speciale Annamaria Franzoni:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/09/annamaria-franzoni-un-anno-e-quattro.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.1 (come far stare 3 minuti e mezzo in poco più di due)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-MyChMTSjciM/TzFTDjZH9ZI/AAAAAAAABLs/4KAo6Kwp-S4/s1600/mafiaalnord.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-MyChMTSjciM/TzFTDjZH9ZI/AAAAAAAABLs/4KAo6Kwp-S4/s200/mafiaalnord.jpg" width="191" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Mafia al nord&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;u&gt;Non mi sono mai accorto in tutti questi anni di infiltrazioni mafiose nel Comune di Salemi, e comunque non sono verificate in alcun atto e non sono mai stato condizionato nella mia attività. Ho sbagliato a candidarmi a sindaco e adesso me ne vado sollevato&lt;/u&gt;". Queste le parole del noto art-show-politic-man, Vittorio Sgarbi, l'uomo che usa la parola "capra" come fosse un veleno capace di uccidere l'ignoranza e le idee, giuste o sbagliate che siano, delle altrui persone. D'altronde il soggetto non è nuovo ma usato e abusato, e le offese le dispensa a piacere ed in base a come gira il vento. E non solo ai vip televisivi e ai politici, in quel caso gli si potrebbero perdonare, ma anche alle persone comuni. Nel '96 reagì violentemente e si accanì contro l'elettorato veneto, reo di non averlo eletto, dicendo ad un giornalista: "&lt;u&gt;Gli elettori veneti sono dei deficienti, egoisti, stronzi, destrorsi, unti, razzisti, evasori. Hanno scelto la Lega? Complimenti perché ora si ritrovano a essere governati dai meridionali democristiani e dai comunisti. Voglio fare un'Anti-Lega al Sud, incitando i meridionali a non comprare più prodotti veneti. Questi qui ormai coltivano il razzismo puro. Questa gente non è stupida. È peggio, è ignorante e plebea. Il concetto di fondo è che questi elettori sono tutti delle teste di cazzo&lt;/u&gt;". Certo, come si può leggere le sue parole hanno sempre un certo fascino, in fondo lui è l'unico intelligente e gli altri son tutti ignoranti (ed anche qui si potrebbe leggere un minimo di razzismo). Fra l'altro in quel momento storico avevano una loro dimensione. Anni prima o anni dopo, per dire, non le avrebbe potute dire, perché pure lui era comunista, o almeno fingeva di esserlo, anche lui era democristiano.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma non c'è da restarne stupiti, in fondo ormai è dimostrato che il Vittorio Sgarbi altro non è che "un libero pensiero a parte" a cui piace di cambiare squadra... anche a partita in corso. &lt;u&gt;Per questo nel tempo ha avuto i voti e i favori dei comunisti, dei socialisti, dei Democristiani, del Movimento Sociale, dei liberali, dei federalisti, dei radicali, dei berlusconiani, dei repubblicani, degli uomini di Casini e di altri&lt;/u&gt;. Con questi ultimi, Casini ed altri, è stato eletto a Salemi, città in cui ha portato una nuova aria e dei nuovi assessorati. Ad esempio nominò il cantante Morgan assessore all'ebbrezza, gli artisti Graziano Cecchini, Oliviero Toscani e Peter Glidewell, "assessori del nulla", ed all'assessorato antimafia mise un semplice poliziotto. Nonostante queste provocazioni, lo erano solo fino a un certo punto, i suoi movimenti, in maggioranza ispirati proprio dagli assessori al nulla, parevano veramente cercare una miglioria di quella zona siciliana. Fu così che su proposta di Oliviero Toscani, in quel momento promosso ad "assessore alla Creatività", cercò di vendere, ad un euro l'uno, gli immobili crollati durante il terremoto del Belice. Insomma si voleva creare una sorta di nuovo paese, per questo cercarono di incentivare e coinvolgere personaggi del calibro di Massimo Moratti (Saras ed Inter FC), Peter Gabriel, Lucio Dalla, Renato Brunetta. Oltre a questi si cercarono molti altri acquirenti all'estero, perché i ruderi, si disse, valicano i confini di nazione, professione e colore politico. E sarebbe stata forse una mossa giusta se non ci fosse stata l'altra parte della medaglia, per cui una volta ristrutturati e splendenti chi li possedeva poteva pure venderli. Ma la burocrazia siciliana fermò il rilancio è le acquisizioni private. Se in tanti avessero aderito sarebbe aumentato anche il valore di mercato di altri immobili in costruzione, quelli meno nobili, rendendone impossibile l'acquisto per i residenti già in difficoltà economiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma anche se questo progetto è di fatto in stand by, e forse senza alcuna prospettiva futura, Sgarbi ha creato, e cercato di creare, altro a Salemi. Ora la città possiede il "Museo della Mafia", inaugurato addirittura dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, e se fosse rimasto in carica presto sarebbe iniziata, a spese dell'Emiro del Qatar, Sheik Hamad Ben Kaliffa Al Thani, la costruzione di una mega-galattica "Moschea" in cui potevano confluire tutti gli islamici siciliani. Per questo a fine gennaio si era incontrato con una delegazione del paese arabo, guidata dallo sceicco Hamadi Ahmad, presidente della Qatar Carity Fondation, e da rappresentanti dell'Ucoii, l'Unione della Comunità e delle Organizzazioni islamiche italiane. "&lt;u&gt;La Sicilia, disse, è entusiasta di accogliere l'Islam. Nulla è più importante che trovare sentimenti e convinzioni comuni nelle diverse religioni che contemplano un unico Dio. Anche per questo, così come nelle nostre città ci sono luoghi di culto cristiani, mi sembra importante che per i cittadini di cultura e lingua araba si provveda a costruire una moschea a Salemi&lt;/u&gt;". A sentirlo parlare pareva quasi un autentico siciliano investito del volere di tutti i siciliani.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Purtroppo per lui la Moschea, se nascerà, sarà costruita sotto il vigile controllo di un nuovo sindaco, un sindaco che viva il territorio, si spera, un sindaco che sia presente, vigile, ed assieme ad altri controlli non vi siano infiltrazioni... in Comune. Non come il nostro critico, e non solo d'arte, che ha una immagine, da tutelare con "gli ascolti", e poco tempo a disposizione per capire e cercare di controllare quanto gli capita attorno. A Oliviero Toscani, anche lui partito di slancio con la nuova avventura siciliana, bastarono pochi mesi per capire. Ed infatti sbatté la porta e si sfogò denunciando pubblicamente i misfatti cittadini e regionali. Leggiamolo:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;u&gt;Vi ricordate la proposta di vendere le case di Salemi abbandonate a un euro? Tutto bloccato. E quella fu una mia idea. Non di Vittorio Sgarbi. Vittorio non ha idee, ma fa il critico d'arte. Lui ha bisogno che prima l'arte sia fatta e poi la critica. Sgarbi non ha idee, ma critica per mestiere le idee altrui. Un altro esempio? Ho fatto arrivare da New York a Salemi l'archivio cinematografico della Kings Video. Quei film sono lì, lasciati a marcire. Potevo regalarli a Milano o a Padova. Una delle più belle collezioni di film indipendenti al mondo. Sta marcendo, come tutto quello che c'è in Sicilia. La mafia è burocrazia. Sono la stessa cosa. Anche Sgarbi non la chiama più mafia, ma così. E' impossibile ragionare con i corridoi del potere siciliano, con questi uomini 'panzoni' che si parlano tra loro nelle orecchie. Questa è la mafia: è la Sicilia del potere che non conclude niente e cerca sempre i finanziamenti della UE per mettere in piedi progetti che mai e poi mai verranno alla luce. Sti coglioni mi hanno fatto perdere un sacco di tempo. E che si sappia: io non ci ho guadagnato nulla. Ho viaggiato e ho promosso Salemi a spese mie e ho fatto l'assessore gratis. Lì sono tutti collusi, anche chi non vuole. Non c'è niente da fare. È come l'aria cattiva. Anche se non ti piace, per sopravvivere devi respirarla. Non c'è niente da fare. A Salemi ci sono &lt;b&gt;20 vigili&lt;/b&gt; che non fanno un cazzo tutto il giorno. Assunti in un modo che non c'è bisogno di spiegare. Sempre lì ci sono &lt;b&gt;200 impiegati comunali&lt;/b&gt; assunti dalla politica e che paghiamo noi cittadini. A Seregno, che è grande dieci volte Salemi, sono &lt;b&gt;38 gli impiegati&lt;/b&gt;. Perché? Io tutto questo l'ho denunciato. Mia moglie, che è norvegese, mi ha definito un pazzo&lt;/u&gt;".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era arrabbiato nel 2008 il Toscani, arrabbiato nero. Lui che non si scandalizza di nulla, lui che di solito lo scandalo lo crea per incentivare le vendite delle mega industrie del nordest, era rimasto scandalizzato da cosa si combinasse nei palazzacci di Salemi e della Sicilia. Quasi non sapesse di dover andare a combattere contro un mostro dipinto a piovra ma chiamato governo e burocrazia, si è arreso. Ma Sgarbi no, lui non si era arreso. Nel 2010, addirittura, aveva mandato tutti a quel paese, e le dimissioni, dopo averle presentate, le aveva ritirate a patto che chi indagava sulla sua maggioranza non gli rompesse più le scatole (ho usato parole mie per non usare le sue). Quindi non è affatto strano non si sia accorto di nulla. Anzi, a quanto pare lui era convinto di aver accanto fior fior di galantuomini. Forse per questo sul sindaco di Castelvetrano, Gianni Pompeo (non interessato a far parte di una giuria da show televisivo pomeridiano), disse:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;u&gt;Prendo atto della rinuncia dell'onorevole Italo Bocchino a far parte della Commissione di valutazione delle candidate al concorso di Vice Sindaco di Salemi. Avendo appreso di un suo non interesse, ritiro anche la nomina del sindaco di Castelvetrano Gianni Pompeo, compiacendomi di non dover ricorrere alla collaborazione di una persona di cui, attraverso la stampa, ho appreso delle frequentazioni, anni fa, presso il Circolo Mokarta di Mazara del Vallo, con Filippo Guttadauro, cognato di Matteo Messina Denaro, con il quale pare condividesse la passione per le carte da gioco. Raccomando al collega di evitare, per l'avvenire, simili frequentazioni e di intensificare quelle con Pino Giammarinaro, acclaratamente meno pericoloso&lt;/u&gt;".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Giammarinaro era colui che aveva fortemente voluto&amp;nbsp;Vittorio Sgarbi&amp;nbsp;a Salemi, chi lo sosteneva in Comune. Per il critico era meno pericoloso di altri, quindi lo sapeva che non era un santo. Perché lo avesse giudicato tale avrebbe detto: "acclaratamente onesto" e non "acclaratamente meno pericoloso"? Meno pericoloso non significa non essere pericoloso, significa esserlo meno a confronto di altri. Ma vediamo cosa sostiene di aver appurato la Questura di Trapani.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;u&gt;L'indagine che ha portato al provvedimento su Giammarinaro è stata condotta dal 'gruppo di lavoro' della Divisione Anticrimine della Questura e dei Finanzieri del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, coordinata dal dirigente Giuseppe Linares (per anni a capo della Squadra mobile di Trapani), ed è firmata dal questore Carmine Esposito. Il sequestro dei beni è stato adottato sulla base delle norme del "pacchetto sicurezza" del ministro degli Interni, Roberto Maroni. Società, immobili, auto, natanti. Beni che l'ex deputato regionale non poteva gestire. Gli inquirenti avevano anche scoperto il ruolo occulto che Giammarinaro avrebbe avuto nella vita amministrativa di Salemi. Circostanza che è stata più volte respinta dal sindaco Vittorio Sgarbi che ha anche attaccato gli inquirenti accusandoli di aver falsato le indagini. Per Sgarbi Giammarinaro era niente più che un alleato politico, e se proprio c'è stata ingerenza, sostiene Sgarbi, è stata per far fare uno spettacolo in piazza a dei ragazzi. Ma Giammarinaro, in base alle risultanze investigative, era anche presente nella gestione della sanità in provincia di Trapani nel periodo in cui era sorvegliato speciale. Dalle nomine dei primari, agli appalti, alle cariche interne all’Asp&lt;/u&gt;".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Insomma, Vittorio Sgarbi si è fidato degli alleati politici meno pericolosi, in primis quelli del partito di Casini che lo sostenevano, e trovando una città allo sfascio ha cercato di riportarla ai fasti di una volta. Ma per far questo passava una buona fetta del suo tempo sugli schermi, non recepiva il pericolo e difendeva chi già negli anni '90 aveva avuto problemi legati alla mafia. Ora si è dimesso, Salemi forse sarà commissariata e lui non difende più nessun politico, anzi ringrazia chi ha indagato e dichiara la sua sconfitta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"&lt;u&gt;Ringrazio i commissari del Viminale che mi hanno rivelato forze occulte che mi minacciavano durante il mio mandato da sindaco. E' inutile, in Sicilia non c'è speranza di fare niente. Io ho portato qui Caravaggio, Cezanne, Picasso e altre decine di artisti ma, evidentemente, gli ispettori non si sono accorti di nulla ma mi hanno rivelato queste forze occulte. In Sicilia non c'è spazio per le novità. A Salemi non è possibile fare il sindaco, evidentemente c'è una forza occulta che lo ostacola. Tornerò al nord perché qui non si può far niente&lt;/u&gt;".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quindi vuol tornare al nord, in quel nord fatto di elettori stupidi ignoranti e plebei. In quel nord in cui, come lui stesso disse, in fondo sono tutti "teste di cazzo". Forse è il caso di spiegargli che farebbe meglio a lasciar perdere la politica, perché la stessa mafia che ha trovato, senza vederla, a Salemi, è presente anche al nord. Avrà altre facce, altri modi di fare ed altri "stili", forse anche altri nomi, ma il risultato finale non si discosta molto da quello che si ottiene in ogni punto d'Italia, sia settentrionale che meridionale. E la gente comune, gli elettori, sono i primi a subirla sulla loro pelle... loro, pur non vivendo all'interno dei Comuni, se ne accorgono quando c'è qualcosa che non va...&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: blue; text-align: left;"&gt;Speciale Annamaria Franzoni:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-gZoRlh2rkP4/TyxZMfjcwPI/AAAAAAAABLc/_y9tYs8IKIQ/s1600/tormenta.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="132" src="http://2.bp.blogspot.com/-gZoRlh2rkP4/TyxZMfjcwPI/AAAAAAAABLc/_y9tYs8IKIQ/s200/tormenta.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;Il treno bloccato sette ore a ridosso di Cesena&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Io sono di Cesena e posso testimoniare che la tormenta di neve abbattutasi mercoledì scorso sulla città è stata fantasticamente disastrosa. Ma posso anche dire che lei non ha nessuna colpa, che il suo "essere naturale conseguenza di un'estate troppo lunga e calda" la scagiona da tutto il male fatto. Iniziata il martedì sera, dolcemente leggera e soffice come una buona tormenta deve inizialmente essere per poter poi adempiere al suo compito, ha volpescamente finto di svanire e trasformarsi in pioggia proprio all'alba di mercoledì. Io le ho percorse le strade di prima mattina, e posso dire che erano sgombre e che c'era chi credeva tutto fosse già finito, persone a cui ho detto e dedicato la parola "illuso". Ed infatti un'ora dopo, vedendo le strade stracolme di auto e viaggiatori, la tormenta ha soffiato nel vento il suo grido di battaglia lanciando fiocchi di grosse dimensioni su chi, purtroppo ed oramai, aveva deciso di trattare quella giornata come fosse una qualsiasi giornata. Ed è stato in quelle prime ore che si è capito che le tormente di neve sono più furbe degli uomini e più veloci di chi deve, per questi, decidere cosa sia meglio fare.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Ad esempio chi mercoledì notte ha dato l'ok facendo partire i treni da Bologna non ci ha capito una mazza. Ed infatti il primo si è bloccato e per sette ore i viaggiatori sono rimasti al freddo. Oggi è capitato ad un altro, quasi nello stesso punto, e fortuna che la neve caduta in giornata non è paragonabile a quella di mercoledì ed il disagio è durato solo un'ora e mezza. Ma anche chi ha lasciato uscire i mezzi pesanti dalle autostrade, di fatto bloccando le strade del comprensorio cesenate, non ci ha capito molto. Così come chi ha lasciato che sulla E45 circolassero mezzi senza catene in zone che le prevedono anche in primavera. E fortuna che la Polstrada è riuscita a recuperare gli automobilisti ed i camionisti rimasti bloccati al gelo, a portarli nei vari alberghi o in luoghi attrezzati per l'occasione, in modo da farli dormire al caldo. Insomma hanno sbagliato un po' tutti e ciò che voglio dire è che la tormenta ha fatto la sua parte, non ne conosce altre, mentre non tutti gli uomini hanno fatto la loro. Non li voglio paragonare ad un ormai famoso comandante di navi da crociera, ma le decisioni sbagliate e la titubanza nel dare ordini sono state letali anche sulla terraferma (e speriamo non capiti il morto da qui alla prossima settimana).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;E per tornare a chi governa la città c'è da dire, ad esempio, che già sulle undici di mercoledì mattina si capiva che nel pomeriggio ci sarebbe stato un ordine dal cielo pari o superiore a quel "scatenate l'inferno" di Gladiatore memoria. A quel punto era chiaro che gli uomini della Rocca avevano già perso non anticipando alla sera precedente le decisioni. Però potevano limitare i danni invitando le scuole e gli asili a comunicare coi genitori e ad evitare che l'orario si prolungasse anche nel pomeriggio. Certo, nei "giorni della merla" il sindaco aveva chiesto ai cittadini di aiutare il Comune, in caso di abbondanti nevicate, per far sì di alleviare i disagi. Ma cosa può fare chi si trova a passare su strade che alle tredici sono ghiacciate ed impraticabili (e parlo della via Emilia e delle sue traverse, non della strada che porta a Capannaguzzo), e non ha alternativa se non quella di andare avanti perché impossibilitato a tornare indietro? Forse la soluzione giusta per i genitori era il fregarsene dei propri figli e lasciarli in cura alle maestre fino a quando non si fosse calmata la tormenta? Perché c'è da dire che chi come me mercoledì si è trovato a dover andare a recuperare i propri bimbi, da una scuola e da un asilo, nel momento peggiore della giornata, si è trovato spiazzato nel vedere che la neve impediva di poter arrivare a ridosso dell'istituto (quando in mattinata, al telefono, si era saputo che per certo quegli spazi sarebbero stati liberati), nel cercare di entrare in parcheggi di enormi dimensioni, pur se lontani, impraticabili alle auto, nel cercare di scalare cavalcavia bloccati da vetture in panne, nel camminare con le gambe sommerse dalla neve perché, umanamente, nessuno a mano avrebbe potuto pulire i viali con un tempo del genere.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Eppure la protezione civile già da giorni aveva avvisato che ci sarebbero state un minimo di 48 ore di disagi. Questo il comunicato inserito nel sito del Comune a fine gennaio:&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;"&lt;u&gt;Per i prossimi giorni, a partire già da martedì 31 gennaio, i servizi meteo  annunciano consistenti abbassamenti della temperatura e la forte possibilità di  nevicate. In particolare, l’agenzia regionale della Protezione Civile ha  attivato la fase di attenzione per il periodo che va&lt;b&gt; dalle ore 13 di martedì 31  gennaio alle ore 13 di giovedì 2 febbraio&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;"&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Ora io non voglio far naufragare nessuno, Cesena non è la Costa Concordia, la neve non la affonderà ed in fondo il disagio che si prova in città non è null'altro che il recupero di una vita antica fatta di bei paesaggi, silenzio, e fra qualche giorno anche belle camminate fra la neve. Ma chi non abita in città e si trova isolato in collina ha diritto di avere una voce che si alzi e parli a loro nome. Quindi bisogna dire che al momento in Romagna ci sono paesi nascosti al mondo da una coltre bianca, paesi in cui la neve ha pareggiato tutto ed impedisce di individuare le strade, e per questo le macchine spalaneve non vi si avventurano, bisogna dire che ci sono persone al momento in situazioni critiche che non si sa quando si riuscirà ad aiutare. Questo perché se non si agisce in fretta, in caso di una nuova tormenta (già mezza annunciata per domani), la loro sventura raddoppierà in poche ore. Cesena ha quasi 600 chilometri di strade ed è capibile la difficoltà nel doverle rendere tutte praticabili, ciò che non è accettabile è che le difficoltà si trasformino in impossibilità.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Con la speranza che si riesca ad arrivare ad ogni persona finora intrappolata dalla neve, faccio mio e pubblico l'appello del sindaco affinché venga accettata la richiesta di inviare l'esercito ad aiutare nel ripulire le strade di collina. Inoltre invito chi può sopportare la fatica, chi ha situazioni familiari che glielo consentono, chi volesse spalare neve dai marciapiedi ed aiutare a liberare i cassoni dell'immondizia (intrappolati in gabbie di ghiaccio), ad andare sia oggi che domani, quindi sabato 4 febbraio e domenica 5, alla sede del proprio quartiere munito di pala o quanto crede idoneo, lì ci sarà un responsabile comunale che coordinerà i lavori. L'orario di inizio è previsto per le nove, ma se andate alle dieci o alle undici o anche più tardi (magari con qualche caffè) non vi manderanno via, anzi. Informo altresì che sono state firmate altre ordinanze e le scuole, inizialmente chiuse fino a sabato, resteranno chiuse anche lunedì 6 Febbraio, che il consueto "Mercato del Sabato" non ci sarà a causa della neve ammassata sotto la Rocca e che la partita di serie A "Cesena - Catania" è stata rinviata. Per finire, invitandovi a restare a casa fino a quando la situazione non migliorerà, lascio la parola al sindaco Paolo Lucchi, com'è giusto che sia, che giovedì ha voluto spiegare alcuni dei motivi che hanno creato la situazione allucinante del giorno precedente. E' da apprezzare perché, pur minimizzando (giovedì mattina di tante situazioni non era ancora a conoscnza), ci mette sempre la faccia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-a8f72190ab995668" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;
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&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Speciale Annamaria Franzoni:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/da-amanda-knox-ad-annamaria-franzoni.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.2 (come preparare un bimbo per la scuola in 7 minuti scarsi)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-come-contaminare-una.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.3 (come contaminare la scena del crimine e far finta di nulla)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-il-pigiama-macchiato.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.4 (come analizzare un pigiama senza essere esperti in BPA)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/11/annamaria-franzoni-e-ora-che-qualche.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.5 (come far passare per malato chi per i giudici non lo è)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/11/annamaria-franzoni-il-puzzle-incantato.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.6 (come modificare i verbali di interrogatorio)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/12/annamaria-franzoni-gli-zoccoli-della.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.7 (gli zoccoli della discordia ed i testi alla non ricordo ma...)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/12/annamaria-franzoni-e-la-perizia.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap. 8 (la perizia ridicola del bimbo morto ma ancora vivo)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-gli-errori-analitici.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap. 9 (gli errori del Ris e le anticipazioni rilevanti...)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-finalmente-ce-unarma.html"&gt;Annamaria Franzoni Cap 10 (la vera arma del delitto...&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-dieci-anni-dalla.html"&gt;Annamaria Franzoni Cap 11 (una condanna nata dalle chiacchiere di paese)&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Carmela%20Melania%20Rea"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tutto Carmela Rea&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Yara%20Gambirasio"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tutto su Yara Gambirasio&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Livia%20ed%20Alessia"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tutto su Livia ed Alessia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Amanda%20Knox"&gt;Amanda Knox&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/"&gt;Torna alla home page&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;object data="http://webtv.cesenadialoga.it/webtv/resources/player.swf" height="360" type="application/x-shockwave-flash" width="480"&gt;&lt;param name="movie" value="http://webtv.cesenadialoga.it/webtv/resources/player.swf" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="flashvars" value="file=livestream&amp;streamer=rtmp://webtv.cesenadialoga.it/live&amp;image=http://webtv.cesenadialoga.it/webtv/themes/cesena/media/screenLogo.png&amp;logo.file=http://webtv.cesenadialoga.it/webtv/themes/cesena/media/overlayLogo.png" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Webcam in movimento. La neve a Cesena in tempo reale (&lt;a href="http://webtv.cesenadialoga.it/webtv/channel.mmp?channelId=41&amp;amp;videoId=25"&gt;da Cesena web&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1405638310708373968-3965473914278274328?l=albatros-volandocontrovento.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/pOAmmFjCOIN68VkD-7G2PMAmvdU/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/pOAmmFjCOIN68VkD-7G2PMAmvdU/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/pOAmmFjCOIN68VkD-7G2PMAmvdU/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/pOAmmFjCOIN68VkD-7G2PMAmvdU/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Volandocontrovento/~4/uzddMO1548E" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/feeds/3965473914278274328/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1405638310708373968&amp;postID=3965473914278274328&amp;isPopup=true" title="35 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1405638310708373968/posts/default/3965473914278274328?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1405638310708373968/posts/default/3965473914278274328?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Volandocontrovento/~3/uzddMO1548E/neve-cesena-le-tormente-di-neve-sono.html" title="Neve a Cesena. Le tormente di neve sono più furbe degli uomini... ma prima o poi passano (webcam in movimento, tempo reale a Cesena)" /><author><name>emax/massimo prati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17464939250810319708</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="25" height="32" src="http://4.bp.blogspot.com/_506aGrc8Lic/TUXhDwWJvZI/AAAAAAAAAa8/DKWkwyYUl10/s220/io.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-gZoRlh2rkP4/TyxZMfjcwPI/AAAAAAAABLc/_y9tYs8IKIQ/s72-c/tormenta.JPG" height="72" width="72" /><thr:total>35</thr:total><feedburner:origLink>http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/02/neve-cesena-le-tormente-di-neve-sono.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0cERn4zeyp7ImA9WhRbEkU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1405638310708373968.post-1478382042801025151</id><published>2012-02-03T16:37:00.001+01:00</published><updated>2012-02-03T18:10:07.083+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-02-03T18:10:07.083+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Carmela Melania Rea" /><title>Melania Rea. Come depistare l'opinione pubblica gettando fango ed usando parole inutili per creare concetti assurdi</title><content type="html">&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-cmSyubR5yCs/Tyv4YsB03-I/AAAAAAAABLU/UPwjs6mG-dc/s1600/paroleinutili.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="195" src="http://2.bp.blogspot.com/-cmSyubR5yCs/Tyv4YsB03-I/AAAAAAAABLU/UPwjs6mG-dc/s200/paroleinutili.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Nelle pagine 166/167 delle motivazioni del Gip di Teramo, Giovanni Cirillo, si legge: "&lt;u&gt;I movimenti di Salvatore Parolisi, dal pomeriggio del 18 aprile al ritrovamento del cadavere della moglie, sono i seguenti. - La notte tra il 18 e il 19 aprile rientrava con Gennaro Rea alla casa di Folignano verso le 03:00, di ritorno dal Pianoro San Marco, dormendo sul divano letto posto nel soggiorno assieme a Rea Salvatore, fratello di Gennaro. - La mattina del 19 aprile faceva ritorno al Pianoro intorno alle ore 09:00 insieme a Rea Michele, Rea Salvatore, Rea Gennaro; verso le ore 11:00 circa, si allontanava alla volta della caserma Clementi asseritamente per organizzare una squadra di soccorso con i suoi commilitoni, da impiegare nelle ricerche, rifiutando di essere accompagnato da altre persone, paventando potenziali difficoltà di accesso in caserma da parte di civili. Non è noto a che ora sia giunto in caserma, ma il primo a vederlo è stato Pagano Raffaele intorno alle 12:00/12:30; quindi Caterino Nicola ha dichiarato di essere rimasto in compagnia di Parolisi, in caserma, dalle ore 13:30 alle&amp;nbsp;successive&amp;nbsp;ore 19:00 (orario confermato anche da De Sefano Barbato). - Faceva rientro al Pianoro nel tardo pomeriggio assieme ad alcuni colleghi, coi quali si intratteneva fino alle ore 22:00 circa, per poi far rientro tutti assieme a casa; - La notte del 19 e il 20 aprile dormiva con Gennaro Rea nel divano letto posto vicino all'ingresso. - La mattina seguente, 20 aprile, si svegliavano alle 06:30 circa, e intorno alle 08:30 tutti tornavano al Pianoro per proseguire le ricerche, Parolisi alla guida della propria vettura. - Prima di mezzogiorno, secondo Gennaro Rea, dopo un'ora, secondo Michele Rea, Parolisi Salvatore si allontanava per far ritorno a casa, dove aveva intenzione di prendere la figlioletta e portarla&amp;nbsp;con sé&amp;nbsp;in caserma..."&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Questo documento, a disposizione di tutti, chiarisce quanto in quei giorni il caporalmaggiore sia rimasto quasi sempre a contatto di svariate persone e, come sostenuto anche dal Gip, che il buco temporale in cui avrebbe potuto agire per depistare, l'unico momento in cui "è rimasto solo", per capirci, sia da considerare quello del 19 aprile, dalle 11.00 (orario in cui si allontana dal Pianoro) alle 12.00/12.30 (orario in cui viene visto all'interno della caserma). I tabulati poi ci dicono che in quel periodo, dalle 11.25 alle 11.47, era in zona Folignano e stava parlando al cellulare con l'amante (per chiederle di cancellare il profilo facebook). Motivo per cui, essendo frasi scritte in un atto pubblico, si deve ritenere che le verifiche dei carabinieri e dei Pm, fatte incrociando le varie testimonianze e controllando i tabulati, siano certe e provate. Non è credibile che ora si cambino le carte in tavola, come fatto con le ritrattazioni sulla domenica passata al Pianoro che dal 3 aprile si è trasformata nel 10 aprile, e si modifichino orari o date. Pertanto l'assodato non lo si può modificare, e non lo possono fare neppure i giornalisti (se seri e neutrali).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Giornalisti che pochi giorni fa ci hanno aggiornato sui nuovi scoop ed avvenimenti. Così dopo l'arma, trovata ma non trovata, dopo le borse gialle, scambiate ma non scambiate,&amp;nbsp;dopo i trolley, nascosti ma non nascosti,&amp;nbsp;dopo gli occhiali, scambiati ma non scambiati, dopo i pantaloni, senza riga ma con la riga, dopo la maglia, con la scritta ma senza scritta, dopo la tuta, mancante ma non mancante, dopo i panni insanguinati, trovati ma non trovati, dopo i capelli, che non c'erano ma c'erano (e mi scuso se non ne inserisco altri ma non ho un libro a disposizione), si è arrivati a parlare di "roba grossa", roba da luci rosse, roba di transessuali sapete? Avete presente quelli frequentati da un noto politico romano, da un noto rampollo dell'alta borghesia, da migliaia di manager sparsi per l'Italia, da decine di migliaia di uomini che ogni notte li cercano nei viali cittadini... e non in maniera virtuale? Insomma, il caporalmaggiore, se già non lo era, ora sta a posto e sistemato per benino e coi fiocchi. E se prima era moralmente criticabile per il suo lato fedifrago, ora lo si può crocifiggere anche dal lato gay. Inoltre adesso, finalmente, sappiamo che, almeno per i giornalisti, le giornate del "militare" trascorrevano frenetiche e mai in monotonia.&amp;nbsp;Proviamo a ricostruirne una "tipo" per come ce le hanno proposte le testate ascolane, abruzzesi e nazionali.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Non appena alzato lavaggio rapido e, prima di andare al lavoro (mentre Melania accudiva la bimba e puliva casa), un passaggio su internet per salutare i suoi amichetti. Poi partenza in auto, con annessa telefonata all'amante, ed arrivo in caserma con colazione e subitanea accensione del computer in uso alla sua squadra, con relativo collegamento internet attivato. Uscita all'esterno e pochi ordini alle allieve prima di precipitarsi a controllare le mail. Rapido sguardo dalla finestra per contare, in una sorta di appello mentale, le sue sottomesse, e veloce corsa in un angolo appartato dove poter chiamare nuovamente l'amante e restare a fare "picci picci" con lei per almeno un'oretta. Finita la chiamata "urla sparse", atte a far capire chi è l'uomo che comanda il plotone, e prima di pranzo nuovo passaggio al computer per visionare gli ultimi film hard arrivati nei siti porno (siti già piazzati in precedenza nella cartella "preferiti"). Poi di corsa alla mensa. Qui, fra il primo il secondo ed il contorno,&amp;nbsp;"chattata gay libera" con cellulare apposito collegato ad internet tramite il wirelles interno alla caserma. Finito il dolce e bevuto il caffè rapido ritorno dalle sue allieve, non prima di aver messo il cellulare dedicato "sotto carica", ed istruzioni a queste su come si comporta moralmente un militare.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Poi, in svelta successione, quattro chiacchiere coi commilitoni, per mantenere sane le pubbliche relazioni sul luogo di lavoro, e nuova telefonata, questa volta alla moglie (ma per sapere come sta la bimba non come se la passa lei). Veloce sguardo sugli esercizi ginnici delle sue ragazze e rientro all'interno dell'edificio per ricontrollare le mail e fare un nuovo saluto a "Barbarella supersexi", la trans più bella di internet. A questo punto "passaggio manuale" all'interno del bagno (o passaggio pilotato in un angar con allieva o collega), gli ormoni saliti al cielo devono spargersi sulla terra in un modo o in un altro, e non appena finito ramanzina alla squadra sul tema: "anche le donne possono essere uomini ed anche gli uomini possono essere donne". Saluto finale, prima di uscire per far rientro a casa, e cambio emozionale repentino tramite le canzoni a tutto volume di Gigi D'alessio (così si piange un poco), in modo da tornare ad essere il marito perfetto. Bacio familiare e gattuzzoline alla figlia prima di infilarsi la tuta ed andare a correre, portandosi appresso il telefonino dedicato, per poter riparlare un ultima volta con l'amante. Poi cena e paroline affettuose alla moglie, moine e sorrisini prima di mandare a letto la figlia e la consorte ed avere ancora un paio d'ore da dedicare ad internet, ai siti porno ed a facebook. Quindi a notte inoltrata riposo, giusto per ricaricare le batterie e ripartire pimpante la mattina successiva.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Questo è quanto ci ha propinato nel tempo la stampa, chiaramente l'ho accentuato per meglio far capire, ma se vi andasse di fare una ricerca e di accomunare gli articoli degli ultimi nove mesi, potreste scoprire che ho lasciato per strada diverse cose. E, fateci caso, quanto uscito è sempre e solo da riferirsi al Parolisi, mai alla coppia Salvatore e Melania, mai alla famiglia Salvatore-Melania-Vittoria, quasi che il militare non ne avesse alcuna di famiglia e non avesse voglia di restare a giocare con la figlia. Alcuni giornalisti ci hanno raffigurato una persona&amp;nbsp;a cui il tempo a disposizione in una giornata non bastava mai. Una persona a cui non interessava neppure il suo lavoro, dato che lo scoperchiare il suo mondo fatto di amanti, transessuali e film porno, glielo avrebbe fatto perdere (così ci ha detto il legale di parte). Ci hanno raffigurato, seppure a rate perché in un'unica soluzione non sarebbe stato digeribile, il diavolo in persona coi suoi mille e più vizi, ed alcuni ancora ce li hanno risparmiati, ma presto usciranno perché son talmente tanti i vizi che si possono accollare ad ognuno di noi...&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;E volendo parlare di siti strani ed informatica, fra l'altro, c'è da dire che quello del militare non è il primo computer che va in mano ai tecnici della procura, non si possono chiamare in altro modo gli uomini incaricati dai Pm, e che una volta preso in carico ed analizzato da periti esterni cambia diametralmente di sostanza e di risposta. Anche a Garlasco vi fu un computer con film porno e migliaia di piedi che denotavano un movente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Ma ciò che pare più strano è che questi vizi capitali escano in successione a certe situazioni processuali rivelatesi controproducenti per l'immagine dei Rea, quasi a voler far dimenticare ai lettori che una figlia da mesi non può vedere il proprio padre, quasi a voler convincere che questo padre fa talmente schifo che non merita più di vedere la figlia. Voglio dire che per far diventare la questione trans una sorta di movente, ciò che vorrebbe farla diventare l'avvocato Mauro Gionni, che lo ha dichiarato pubblicamente ai giornalisti ascolani ed abruzzesi, bisognerebbe prima dimostrare che Melania,&amp;nbsp;in un orario compatibile col delitto, ad esempio prima della gita al pianoro o, al limite, la sera precedente,&amp;nbsp;ha controllato il computer del marito e scoperto le chat, perché in caso contrario nulla di quanto afferma e fa scrivere il legale è verosimile ed il suo comportamento è solo mediatico, non professionale e messo in atto per raccogliere consensi, quelli perduti con la questione visite non visite fra padre e figlia, nell'opinione pubblica emotiva e distratta.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;Così anche i giornalisti abruzzesi dovrebbero, prima di scrivere quanto loro riferito da altri, controllare gli Atti pubblici e verificare se è possibile che il Parolisi possa essersi messo a chattare la mattina del 20 aprile, quando aveva in casa quattro membri della famiglia Rea, quando, dopo essere tornato ed aver preparato la figlia, è andato in caserma... e qui la mattina è finita. Ma anche nel pomeriggio ha avuto qualcuno accanto dato che è rimasto sempre, per ordini superiori, con un amico commilitone (chattavano insieme?). E professionalità vorrebbe che in caso di dubbio certe frasi e certi titoli a sensazione fossero almeno scritti usando una forma condizionale. In caso contrario i mitomani si moltiplicheranno passando dai venti che hanno scritto di aver visto il Parolisi fuggire da Ripe (nonché nascondere armi e panni sanguinolenti), di fatto persone condizionate da quanto letto ed ascoltato sui media (parole della procura), ai cento che diranno di aver chattato con lui in una linea erotica alle quattro di notte... l'unico orario che certi giornalisti gli hanno lasciato, per il momento, scoperto da impegni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Speciale Annamaria Franzoni:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/09/annamaria-franzoni-un-anno-e-quattro.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.1 (come far stare 3 minuti e mezzo in poco più di due)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/da-amanda-knox-ad-annamaria-franzoni.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.2 (come preparare un bimbo per la scuola in 7 minuti scarsi)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-come-contaminare-una.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.3 (come contaminare la scena del crimine e far finta di nulla)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-il-pigiama-macchiato.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.4 (come analizzare un pigiama senza essere esperti in BPA)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/11/annamaria-franzoni-e-ora-che-qualche.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.5 (come far passare per malato chi per i giudici non lo è)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/11/annamaria-franzoni-il-puzzle-incantato.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.6 (come modificare i verbali di interrogatorio)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/12/annamaria-franzoni-gli-zoccoli-della.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.7 (gli zoccoli della discordia ed i testi alla non ricordo ma...)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/12/annamaria-franzoni-e-la-perizia.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap. 8 (la perizia ridicola del bimbo morto ma ancora vivo)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-gli-errori-analitici.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap. 9 (gli errori del Ris e le anticipazioni rilevanti...)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-finalmente-ce-unarma.html"&gt;Annamaria Franzoni Cap 10 (la vera arma del delitto...&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-dieci-anni-dalla.html"&gt;Annamaria Franzoni Cap 11 (una condanna nata dalle chiacchiere di paese)&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Leggi anche:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/yara-gambirasio-che-fine-fanno-le.html"&gt;Yara Gambirasio. Che fine fanno le tredicenni se...&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/roberto-straccia-le-mucche-volano-alte.html"&gt;Roberto Straccia. Le mucche volano alte nel cielo...&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Annamaria%20Franzoni"&gt;Tutto su Annamaria Franzoni&lt;/a&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Sarah%20Scazzi"&gt;Tutto su Sarah Scazzi&lt;/a&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Carmela%20Melania%20Rea"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tutto Carmela Rea&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Yara%20Gambirasio"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tutto su Yara Gambirasio&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Livia%20ed%20Alessia"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tutto su Livia ed Alessia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Amanda%20Knox"&gt;Amanda Knox&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/"&gt;Torna alla home page&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1405638310708373968-1478382042801025151?l=albatros-volandocontrovento.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-wvZpDwiS70M/TysjGNkp57I/AAAAAAAABLE/_oFd5DAev9U/s1600/emanuelaorlandi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-wvZpDwiS70M/TysjGNkp57I/AAAAAAAABLE/_oFd5DAev9U/s200/emanuelaorlandi.jpg" width="160" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Emanuela Orlandi&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Tutto ha inizio domenica 3 luglio 1983. Papa Giovanni Paolo II, come di consueto, prima di recitare l'Angelus tiene un discorso su quanto accaduto al mondo. E' mezzogiorno passato da poco quando, dopo aver parlato dei mali presenti sulla Terra, rivolge un appello affinché chi ha rapito Emanuela Orlandi la liberi. Solo dopo le sue parole parte il giallo che ancora oggi non ha trovato soluzione. Chi gli ha scritto il discorso? Chi gli ha parlato della ragazza e, soprattutto, chi gli ha detto che era stata sequestrata? Fino a quel giorno Emanuela, per le forze dell'ordine italiane, se n'era andata di sua spontanea volontà, ed anche le telefonate ricevute dalla famiglia portavano in questa direzione. Un ragazzo, che disse di avere sedici anni e di chiamarsi "Pierluigi", aveva chiamato due giorni dopo la scomparsa ed aveva detto di averla vista in Piazza di Spagna assieme ad un'altra ragazza. Aveva parlato degli occhiali da astigmatici, di cui la Orlandi si vergognava, e del flauto che la stessa suonava. Particolari veri che non tutti potevano conoscere. A ruota fu la volta di un uomo qualificatosi come "Mario". Anche lui conosceva questi particolari e, fatto importante, entrambi l'avevano descritta pur non essendo Roma ancora tappezzata delle sue fotografie (lo sarà solo dopo l'appello del Papa). Quindi, anche se la famiglia non credeva ad un allontanamento volontario, per tutti Emanuela non era stata rapita... per tutti tranne per chi scrisse il discorso che precedette l'Angelus.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo l'appello vaticano iniziarono i depistaggi. Iniziarono le rivendicazioni, si parlò di "Lupi grigi" e servizi segreti della Germania dell'est, si toccò ogni punto possibile ma, ad essere onesti, non si indagò mai su l'unico punto che avrebbe potuto condurre ad una svolta. Non si indagò mai sulla malavita romana e non si invase mai la sfera di competenza della Santa Sede. Sì perché Emanuela era una cittadina della Città del Vaticano. E c'è da chiedersi: "Ha avuto rilevanza la cittadinanza sul suo sequestro?". Prima di lei a Roma era stata rapita un'altra quindicenne, Mirella Gregori, ed anche di lei non si ebbero più notizie. Ma i due sequestri sono o no collegati? Forse sì perché un collante pare esserci. Mirella uscì di casa dicendo che si sarebbe incontrata con un vecchio compagno di classe (un compagno delle scuole medie? Chi?), da quel momento di lei non si ebbero più notizie. Aveva mentito alla famiglia? Doveva incontrare qualcun altro? Chi la incontrava spesso, a detta della madre, era un cero Roul Bonarelli, al tempo addetto alla sicurezza del Papa ed ora vice ispettore della gendarmeria vaticana.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-qY_h-GW2MSw/TysjXqS69WI/AAAAAAAABLM/baLV10w-4qI/s1600/mirellagregori.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-qY_h-GW2MSw/TysjXqS69WI/AAAAAAAABLM/baLV10w-4qI/s200/mirellagregori.jpg" width="159" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Mirella Gregori&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma come faceva un uomo del Vaticano ad incontrare la Gregori che aveva solo quindici anni? Semplice. Il Bonarelli non è svizzero, è italiano, e non era fisso giorno e notte al Vaticano, dove aveva un ufficio a venticinque metri dalla casa degli Orlandi, e frequentava giornalmente un bar frequentato anche da Mirella Gregori. Quindi il Bonarelli conosceva sia la Gregori che l'Orlandi di cui, si può dire, durante il giorno era vicino di casa. Quindi è lui il collante che accomuna le due ragazzine, un collante conosciuto anche nella Santa Sede dato che la sera prima di essere interrogato dai magistrati italiani vi fu un noto personaggio vaticano, Monsignor Bertani (cappellano del Papa), che gli ricordò di dover mentire agli inquirenti romani e non dir nulla di quanto scoperto dalla Segreteria di Stato, anzi di dire che al Vaticano non s'era fatto niente perché il sequestro era avvenuto in terra italiana. Se a questa richiesta si aggiunge la reticenza di tanti Cardinali (potenti), primo fra tutti Giovan Battista Re, che si rifiutarono di venire interrogati, ecco che abbiamo la quasi certezza di un giallo nato fra le mura vaticane e, molto probabilmente, sfuggito di mano a chi tirava le fila che, per compattare e risistemare il tutto, ha chiesto aiuto a chi più ci sapeva fare, alla malavita romana ben inserita nei meandri papali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ora io lascerei da parte ogni forma di depistaggio, si rischia solo la confusione mentale ed il ritorno alle idee senza sbocco, per cui non voglio addentrarmi in quanto di losco capitava negli anni '80 al Vaticano, capita ancora?, non voglio parlare di Marcinkus e di complotti d'alto bordo perché, a parer mio, i complotti iniziarono dal 3 luglio in poi, quando ci fu chi scrisse il discorso del Papa includendovi il sequestro di Emanuela Orlandi. Lascerei da parte anche chi parla di complotti internazionali seri e crede Emanuela sia ancora viva, chi difendeva Ali Agca, l'attentatore che due anni prima ferì il Papa, poi diventato avvocato della madre di Emanuela, lascerei da parte Mario Meneguzzi, zio materno della ragazza, che al tempo disse di non conoscere un tale agente del SISDI quando il tale agente era stato il fidanzato di sua figlia, lascerei da parte il fatto che la sorella maggiore di Emanuela, Natalina, lavorasse in una sezione del Parlamento italiano assieme ad Antonio Morrone, il dirigente che inviò al Vaticano le rogatorie per poter interrogare alcuni alti prelati e che al tempo stesso, coprendo pure l'incarico di magistrato unico alla Santa Sede, firmò i documenti in cui negava la disponibilità agli interrogatori. Un fatto unico essere allo stesso tempo sia il richiedente che il negatore. Ma lascerei da parte anche i telefonisti che ben conoscevano Emanuela. Uno di questi, portato al grande pubblico con la scritta "Esclusiva Chi L'ha Visto?", si è scoperto essere chiuso in carcere al momento del sequestro ed impossibilitato a telefonare (in trasmissione il particolare lo si è taciuto).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma non voglio parlare neppure del cameriere polacco del Papa, un pedofilo spostato dalla Santa Sede con strane promozioni e poi arrestato per aver abusato di decine di minorenni... oppure ne dovrei parlare? Forse ne dovrei parlare perché in giro se ne parla. Il prelato in questione, Juliusz Paetz, al tempo della scomparsa della Gregori e della Orlandi non era più a Città del Vaticano, al contrario di quanto scrivono ancora oggi i giornalisti, perché il 13 marzo del 1983 aveva preso possesso del suo nuovo incarico di vescovo a Poznan, in Polonia. Ma il fatto che mancasse dall'Italia al momento del rapimento non sta a significare non ne fosse coinvolto o non sapesse. Al contrario Paetz è molto probabile sappia cosa capitato la sera del 22 giugno di quel maledetto 1983, lui fino a pochissimi mesi prima era vissuto in quelle stanze (e per anni ed anni) e conosceva bene i personaggi che le comandavano. Dico questo perché dopo essere stato denunciato di pedofilia dai suoi chierichetti, dopo aver egli stesso esercitato pressioni e mandato nelle missioni in Zambia chi lo osteggiava, si dimise (nella lettera di dimissioni scrisse che i toccamenti erano stati fraintesi in quanto frutto del suo altruismo) e finì col venire esautorato&amp;nbsp;delle sue funzioni sacerdotali. Ma a questo punto, improvvisamente, si ribellò ai comandi vaticani e capitò che,&amp;nbsp;con grande sconcerto del nuovo vescovo di Poznan che ancora oggi ha la bocca aperta per lo stupore, la Santa Sede fece dietro-front. Così dal 17 giugno 2010 Juliusz Paetz può nuovamente fare quanto faceva prima. Cosa c'è di strano? C'è che chi gli ha restituito i suoi poteri è il sempiterno Giovan Battista Re, lo stesso che non ha voluto che i prelati vaticani rispondessero alle domande degli inquirenti romani nel 1983.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' tutto un caso fortuito o c'è chi ha una forte arma in mano e può usarla contro i poteri forti?&amp;nbsp;Per me è chiaro che siamo in presenza di un intreccio particolare. E' chiaro che chi comanda in realtà a Città del Vaticano (ed ho taciuto l'ordine d'arresto americano per il Cardinale Ratzinger, in quanto una volta diventato Papa è stato annullato) sa bene cosa è capitato ad Emanuela Orlandi e sa bene perché è sparita. E' chiaro che sa bene anche a chi hanno dato l'incarico di farla sparire, non si regala una tomba pregiata senza un valido motivo, e sa bene che i depistaggi sono partiti dall'interno delle mura vaticane&amp;nbsp;dopo l'appello del Papa, un appello studiato a tavolino. Questo lo ha sempre saputo anche la famiglia Orlandi, a cui va tutta la mia solidarietà anche se si è dimostrata a volte omertosa non dicendo tutto e continuando a coprire il Vaticano. Però sono da capire, il loro comportamento è da addebitarsi agli stessi prelati che nel tempo l'hanno convinta del fatto che Emanuela fosse viva e sarebbe tornata a casa. Ma Emanuela non tornerà, come pure non tornerà Mirella Gregori, perché chi muore non può tornare in vita. Da tempo a questa conclusione è arrivato anche il fratello, Pietro Orlandi, che in collaborazione con la trasmissione "Chi L'ha Visto?" sta cercando il modo di scardinare alcune difese Papali. Per questo motivo, e solo per questo, è giusto firmare la petizione per far sì che si apra la tomba del De Pedis all'interno della Basilica di Sant'Apollinare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chissà mai che i vari burattinai ecclesiastici non si siano ritenuti troppo furbi, chissà mai non abbiano pensato di chiudere in quella tomba i loro segreti ed i corpi di due quindicenni. Troppo insensato? Ed allora non c'è nulla da temere, si apra quel sarcofago, la si smetta in Vaticano di dir panzane ed i dubbi spariranno, forse.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="mailto:petizione.emanuela@libero.it"&gt;Qui puoi firmare la petizione&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(invia una mail con i tuoi dati personali, nome cognome e città scrivendo "Aderisco alla petizione a Papa Benedetto XVI per la verità su Emanuela Orlandi")&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/groups/233131686753398/"&gt;Gruppo facebook petizione&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Speciale Annamaria Franzoni:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/09/annamaria-franzoni-un-anno-e-quattro.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.1 (come far stare 3 minuti e mezzo in poco più di due)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/da-amanda-knox-ad-annamaria-franzoni.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.2 (come preparare un bimbo per la scuola in 7 minuti scarsi)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-come-contaminare-una.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.3 (come contaminare la scena del crimine e far finta di nulla)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-il-pigiama-macchiato.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.4 (come analizzare un pigiama senza essere esperti in BPA)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/11/annamaria-franzoni-e-ora-che-qualche.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.5 (come far passare per malato chi per i giudici non lo è)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/11/annamaria-franzoni-il-puzzle-incantato.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.6 (come modificare i verbali di interrogatorio)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/12/annamaria-franzoni-gli-zoccoli-della.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.7 (gli zoccoli della discordia ed i testi alla non ricordo ma...)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/12/annamaria-franzoni-e-la-perizia.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap. 8 (la perizia ridicola del bimbo morto ma ancora vivo)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-gli-errori-analitici.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap. 9 (gli errori del Ris e le anticipazioni rilevanti...)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-finalmente-ce-unarma.html"&gt;Annamaria Franzoni Cap 10 (la vera arma del delitto...&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-dieci-anni-dalla.html"&gt;Annamaria Franzoni Cap 11 (una condanna nata dalle chiacchiere di paese)&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Leggi anche:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/yara-gambirasio-che-fine-fanno-le.html"&gt;Yara Gambirasio. Che fine fanno le tredicenni se...&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Carmela%20Melania%20Rea"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tutto Carmela Rea&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Yara%20Gambirasio"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tutto su Yara Gambirasio&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Livia%20ed%20Alessia"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tutto su Livia ed Alessia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Amanda%20Knox"&gt;Amanda Knox&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/"&gt;Torna alla home page&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/SwpMSCvVw8R_H6MnI5okzERQZTk/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/SwpMSCvVw8R_H6MnI5okzERQZTk/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
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&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-E4kDQB0mSio/TykPIrGsnVI/AAAAAAAABK8/gpIF-50bSqQ/s1600/il+testimone.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="195" src="http://1.bp.blogspot.com/-E4kDQB0mSio/TykPIrGsnVI/AAAAAAAABK8/gpIF-50bSqQ/s200/il+testimone.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come dar torto a chi si lamenta? Hanno ragione, com'è possibile che una volta giunti ad inizio proiezione, l'aula del tribunale di Taranto si riveli "moscia", lenta e per nulla coinvolgente? Sarà colpa delle star che non hanno un buon copione? Degli sceneggiatori che hanno perso la verve e continuano a scrivere le stesse battute? Non so cosa dire, so che dal kolossal processuale più ricco degli ultimi cento anni tutti si aspettavano qualcosa di più. Che ne so... un colpo di scena, un arresto in aula, un litigio fra Accusa e Difesa, una domanda bocciata dalla Corte, un allontanamento a male parole. Ed invece tutto scorre come se si stesse processando una coppia che ha commesso il reato di "atti osceni" in luogo privato. Dove gli atti osceni non si sono visti ma si sono resi pubblici per far vergognare i protagonisti. Pare quasi un film a luci rosse proiettato nel teatro di una parrocchia. Non è la pellicola adatta ad un luogo del genere, ma la si proietta ugualmente perché serve a far capire meglio ai nuovi fedeli (che da più di un anno la vedono non capendoci una mazza). Ed è così, nella parrocchia di Taranto si sta proiettando una "decima visione", un film già da tempo conosciuto e non capito (anche se c'è chi pensa di essere giunto alla giusta soluzione). La procura insiste ad offrire sempre il solito piatto di minestra, che alla lunga stanca e perde sapore, e la storia si snoda monotona senza che la colonna sonora alzi mai i toni.&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A me, ad esempio, l'unico sussulto emotivo non l'ha dato la trama del kolossal, ma Maristella Massari, una giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno che ha scritto un articolo stupendo sulle donne finora entrate nell'aula di quel tribunale. Vi consiglio di leggerlo perché ne vale la pena. Per invogliarvi inserisco l'ultima parte: "&lt;u&gt;Le signore tra il pubblico, ammesse a seguire i lavori del dibattimento, hanno già deciso. Sarà per quello sguardo magnetico, o per quell'aria da finto bullo che si porta dietro. Sembra di essere stati ingoiati dalla trama di una agghiacciante soap. Lui, barba sapientemente incolta e occhialoni da notte degli Oscar, è la vera guest star dell'udienza. Al suo arrivo a palazzo di giustizia, scortato a francobollo dalla fida fidanzata Virginia, è tutto un codazzo e un luccicare di flash. Le signore se lo vedono sfilare sotto il naso e scattano in piedi come non faranno nemmeno di fronte alla Corte. E' la prova regina. Nessuna curiosità per il processo e per le dinamiche giudiziarie di un caso che, in Italia, al momento non ha davvero uguali. Sono tutte lì per lui, attratte come falene dalla luce di una (fioca?) lampadina&lt;/u&gt;". Un grazie a Maristella Massari che con poche e bellissime parole ha saputo trasportarmi all'interno di quell'aula (&lt;a href="http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=486322&amp;amp;IDCategoria=2699"&gt;qui trovate l'articolo completo&lt;/a&gt;).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo averlo letto mi son chiesto se può un unico articolo di giornale compensare i fan della spesa sostenuta. Per seguire al meglio il kolossal, propagandato a più riprese dalla "Dea Tivù", la maggioranza dell'opinione pubblica ha acquistato televisori da cinquanta pollici, poltrone in pelle a più posti, leccornie di tutti i tipi, ed ha sintonizzato le parabole su quelle televisioni private che incollano con l'Attack gli inviati speciali sui marciapiedi accanto ai tribunali (ad alcuni la municipale di Taranto ha già messo le ganasce ai piedi ed attaccato decine di multe sulla fronte). Inoltre una buona parte di lavoratori ha programmato una serie di giornate con permessi, e se questo venisse alle orecchie di mister Monti ci aumenterebbe di altri 5 centesimi la benzina... insomma, dopo tanto clamore ci troviamo ad avere un programma stantio basato su vecchie ed obsolete storie, anche pornografiche. Infatti, dopo averci fatto sospirare per settimane l'interrogatorio del belloccio barbuto, ci siamo accorti che nessuno in realtà ha seguito il nuovo copione, nessuno ha alzato la mano chiedendo al giudice di fare la cosa mediatica giusta, incarcerare il testimone per mancanza di "verve" accusatoria.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché è chiaro che il non dire di aver percepito in Sabrina Misseri una gelosia verso Sarah, in risposta ad una domanda posta dalla Difesa, non agevola l'Accusa che della gelosia vuol farne la sua arma vincente. Possibile che, essendo continuamente a contatto delle due cugine, non si sia accorto di una gelosia del genere: "se non mi vuoi è colpa sua ed io la ammazzo!". Pare proprio non si sia accorto di nulla visto che questo cocco di mamma è andato a dire in tribunale che la Misseri non voleva che ragazzina lo abbracciasse per evitare le "chiacchiere di paese", che Sarah lo vedeva come un fratello maggiore. E delle nuove foto? Quelle che ultimamente ci hanno fatto sperare in un colpo di scena? Niente di importante. Il bel Delon ha detto che su tredici una decina (compresa quella del pigiama) le avrebbe fatte la stessa Sarah un giorno in cui era rimasta a dormire in via Deledda, un giorno in cui lui si stava facendo torturare, per diventare bello bello (come altre che assiduamente frequentavano la stanza dell'imputata), dalle sapienti mani della sua trombamica. Trombamica che, ci dicono le cronache, ha fatto una smorfia sarcastica quando il bell'uomo ha detto che con lei usava la parola "amore" solo per scherzare e non perché la considerasse una donna da amare.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Smorfia passata sulla faccia dell'Ivano quando, dopo aver testimoniato di non aver mai avuto rapporti sessuali con la Misseri, il Pm Buccoliero gli ha ricordato l'episodio dell'auto appartata. E qui in tribunale si è alzato un vocio, sono volati i tappi delle bottigliette d'acqua gasata, dei "sali", e le sue fans hanno avuto malori e svenimenti. Svenimenti rientrati quando il "ragazzo avetranese tipo" ha minimizzato l'accaduto dicendo: "Si l'ho penetrata, ma leggermente, piano piano... insomma l'ho tolto subito". (Ad esser maliziosi ci sarebbe da chiedersi in quel momento di intimità cosa gli sia "venuto"... in mente). Da questo minimo accoppiamento, a cui non voleva che la Misseri desse seguito (lui sì che capisce le ragazze), si è passati a parlare del diario non consegnato ai carabinieri a causa di una frase che lo coinvolgeva. "Un accordo intercorso fra la madre di Sarah e la nipote" - ha detto - "ed il messaggio che mi informava l'ho cancellato per paura". Ci sarebbe stato da chiedersi il motivo del timore se non aveva nulla da nascondere. Ma il copione non prevedeva domande, quindi i Pm hanno girato pagina per far uscir fuori le decine di telefonate intercorse fra lui e l'imputata dopo la scomparsa della piccola, telefonate partite dal cellulare di Cosima ed arrivate a quello del fratello di Ivano. Furbi i piccioncini vero? Speravano forse che i Pm pensassero ad una tresca extraconiugale di Cosima Serrano?&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E qui c'è da far mente locale e chiedersi il motivo per cui i Pm, che questi tabulati ritengono importanti visto che li hanno consegnati al giudice, non siano intervenuti a mani basse incriminando il ragazzo per complicità. L'avessero fatto si sarebbe ravvivata la scena del kolossal senza far nulla di eclatante o fuori dalle regole... in fondo è possibile che le telefonate nascoste possano accusare solo Sabrina Misseri e non il bell'Ivano? Anche perché lui ha cancellato i messaggi e le foto, lui non ha detto ai carabinieri del diario trattenuto, ed il comportamento di chi ha la coscienza tranquilla dovrebbe essere collaborativo, non evasivo ed improntato al depistaggio. Ma nulla di tutto questo si è fatto ed "il testimone" è stato congedato dalla Corte fra i gridolini gioiosi delle sue fans che se lo son visto passare accanto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In definitiva, se si dovessero tirate delle somme su quanto accaduto sinora, il kollossal è una barba noiosa che non ha riservato emozioni. Le amiche del pub, in aula a metà gennaio, hanno detto di sapere di una storia fra l'avetrans gigolò e l'imputata, ma è roba vecchia che solo il bello del paese non sapeva ed ancora non sa. Oltre a questo hanno confermato che le lacrime di Sarah, quelle dirompenti di cui ci parlava la stampa un anno fa, in sostanza erano una sola e misera lacrimuccia neppure tanto evidente. Nessuna di loro, a domanda della Difesa, ha detto di aver notato gelosie nel comportamento, pur se dispotico, della Misseri. Per cui, ad essere realisti, loro come l'Ivano nulla di nuovo han portato alla luce ed il kolossal langue senza neppure un colpo di scena. La speranza è che qualcosa di forte accada alla prossima udienza In caso contrario vi consiglio di spegnere la televisione e di aspettare il prossimo articolo di Maristella Massari.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Speciale Annamaria Franzoni:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/09/annamaria-franzoni-un-anno-e-quattro.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.1 (come far stare 3 minuti e mezzo in poco più di due)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/da-amanda-knox-ad-annamaria-franzoni.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.2 (come preparare un bimbo per la scuola in 7 minuti scarsi)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-come-contaminare-una.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.3 (come contaminare la scena del crimine e far finta di nulla)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-il-pigiama-macchiato.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.4 (come analizzare un pigiama senza essere esperti in BPA)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/11/annamaria-franzoni-e-ora-che-qualche.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.5 (come far passare per malato chi per i giudici non lo è)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/11/annamaria-franzoni-il-puzzle-incantato.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.6 (come modificare i verbali di interrogatorio)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/12/annamaria-franzoni-gli-zoccoli-della.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.7 (gli zoccoli della discordia ed i testi alla non ricordo ma...)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/12/annamaria-franzoni-e-la-perizia.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap. 8 (la perizia ridicola del bimbo morto ma ancora vivo)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-gli-errori-analitici.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap. 9 (gli errori del Ris e le anticipazioni rilevanti...)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-finalmente-ce-unarma.html"&gt;Annamaria Franzoni Cap 10 (la vera arma del delitto...&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-dieci-anni-dalla.html"&gt;Annamaria Franzoni Cap 11 (una condanna nata dalle chiacchiere di paese)&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Leggi anche:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/yara-gambirasio-che-fine-fanno-le.html"&gt;Yara Gambirasio. Che fine fanno le tredicenni se...&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;span style="color: blue;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/marco-simoncelli-al-compleanno-di-marco.html"&gt;Il Sic. Un compleanno piegando a mille all'ora (video)&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/appello-monti-obiettivo-100000-firme.html"&gt;100.000 firme da inviare al premier Mario Monti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Carmela%20Melania%20Rea"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tutto Carmela Rea&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Yara%20Gambirasio"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tutto su Yara Gambirasio&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Livia%20ed%20Alessia"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;Tutto su Livia ed Alessia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/search/label/Amanda%20Knox"&gt;Amanda Knox&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/"&gt;Torna alla home page&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1405638310708373968-3271761704777759992?l=albatros-volandocontrovento.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
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&lt;div style="text-align: center;"&gt;
&lt;span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/p/dalla-storia-antica-alle-storie-attuali.html"&gt;RECENSIONE DE&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;u&gt;“&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;u style="font-weight: bold;"&gt;I VINTI CHE AVEVANO RAGIONE&lt;/u&gt;&lt;u&gt;”&lt;/u&gt;&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;
&lt;span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;DI PIERO RISOLUTI - ED. ARMANDO ( Roma, 2011)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-XEBzVkVR9Xk/Tyb1zUgu-VI/AAAAAAAABKw/Nqj3dfbtY1s/s1600/i_vinti_che.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-XEBzVkVR9Xk/Tyb1zUgu-VI/AAAAAAAABKw/Nqj3dfbtY1s/s200/i_vinti_che.jpg" width="136" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Finalmente sono riuscito a leggere questo libro, che attendevo con ansia. Ciò che mi ha colpito di più, era il titolo “I VINTI che avevano ragione”, e la copertina con la fotografia di Aleksandr Kerenskij, già ministro nei Governi Provvisori della Russia post-zarista, e poi, per brevissimo periodo, primo presidente della Repubblica (democratica) Russa, il classico “Vinto” che risultò poi aver piena ragione. Consiglio, dunque, chiunque si occupi di storia in generale e del XX secolo in particolare, di leggere questo testo con la dovuta attenzione. Esso coinvolge sia una concezione filosofica della storia (possono i “Vinti” aver avuto ragione, se furono “vinti”?), sia una concezione storiografica in senso stretto (possono i “Vinti” avere una loro storia, una loro versione dei fatti ?). Sono due punti di vista, di merito e di metodo, essenziali, in quanto, se si fonda la storia sul successo, il “Vinto” non potrebbe mai aver ragione. Ma il vincitore, fin quando “vince” ha, dunque, “ragione”? Potrebbe esserci una ragione che dura finché si vince, e non si ha più quando si perde?&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/p/dalla-storia-antica-alle-storie-attuali.html"&gt; Leggi la recensione...&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1405638310708373968-9179878419755772157?l=albatros-volandocontrovento.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/3ZDCxdID04USugZs062V6yPXXZ4/0/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/3ZDCxdID04USugZs062V6yPXXZ4/0/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;
&lt;a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/3ZDCxdID04USugZs062V6yPXXZ4/1/da"&gt;&lt;img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/3ZDCxdID04USugZs062V6yPXXZ4/1/di" border="0" ismap="true"&gt;&lt;/img&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/Volandocontrovento/~4/egUO4k4BvFU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/feeds/9179878419755772157/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://www.blogger.com/comment.g?blogID=1405638310708373968&amp;postID=9179878419755772157&amp;isPopup=true" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1405638310708373968/posts/default/9179878419755772157?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/1405638310708373968/posts/default/9179878419755772157?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/Volandocontrovento/~3/egUO4k4BvFU/i-vinti-che-avevano-ragione-recensione.html" title="I VINTI CHE AVEVANO RAGIONE - Recensione di Manlio Tummolo" /><author><name>emax/massimo prati</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17464939250810319708</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="25" height="32" src="http://4.bp.blogspot.com/_506aGrc8Lic/TUXhDwWJvZI/AAAAAAAAAa8/DKWkwyYUl10/s220/io.jpg" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-XEBzVkVR9Xk/Tyb1zUgu-VI/AAAAAAAABKw/Nqj3dfbtY1s/s72-c/i_vinti_che.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/i-vinti-che-avevano-ragione-recensione.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CkcMR3Y8cCp7ImA9WhRUGU4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-1405638310708373968.post-529405459692600634</id><published>2012-01-30T13:25:00.001+01:00</published><updated>2012-01-30T14:28:06.878+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2012-01-30T14:28:06.878+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Annamaria Franzoni" /><title>Annamaria Franzoni. A dieci anni dalla morte di Samuele solo le chiacchiere possono far credere sua madre colpevole</title><content type="html">&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;
&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-he3HL8kptk8/TyZvnbwevyI/AAAAAAAABKo/hiq4Fu9aBJw/s1600/samuele.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-he3HL8kptk8/TyZvnbwevyI/AAAAAAAABKo/hiq4Fu9aBJw/s200/samuele.jpg" width="140" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Samuele Lorenzi&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Dieci anni fa moriva Samuele Lorenzi, assieme a lui la giustizia ed i media italiani che, comportandosi da buoni cagnolini ubbidienti, parlavano in video basandosi sulle carte portate dall'Accusa senza&amp;nbsp;approfondirle e&amp;nbsp;controllarle in maniera logica. Questo ha generato un odio viscerale verso la madre del piccolo, un pregiudizio quasi globale che l'ha accompagnata negli anni ed ancora resiste. Sarebbe bastato poco per far sì che la situazione si capovolgesse diventandole favorevole. Ai media sarebbe bastato leggere e verificare quanto la procura forniva loro. Pochi giornalisti l'hanno fatto, di questi alcuni hanno poi scritto libri che riportano i mille dubbi di quell'inchiesta, dubbi ancora oggi integri ed esistenti. Gli altri, non in grado di spiegare ai telespettatori, si sono adagiati sul pregiudizio e sui sorrisini ironici dei loro ospiti fissi, ripresi in schermo quanto c'era in studio chi sosteneva una ricostruzione diversa. Negli articoli sul "caso Cogne", presenti su questo blog, ho dimostrato, partendo dalla falsa ricostruzione dei Pm sulle prime telefonate di aiuto, che nulla di quanto portato dalla procura poteva essere idoneo a condannare, così come non lo era nulla di quanto accertato in tribunale (ed accertato è parola grossa da usare), eppure la condanna è arrivata ugualmente. E' probabile che l'odio viscerale nato negli anni sia stata la base di partenza della pena inflitta? Per averne il dubbio basta pensare ai giudici popolari preposti a decidere. Ad uno in particolare, uscito di scena solo dopo una sfuriata dell'avvocato Taormina, che continuamente scuoteva la testa in segno negativo quando parlava la Difesa, qualsiasi cosa dicesse.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Facciamo un salto nel passato ed andiamo a conoscere alcuni personaggi che hanno inserito la convinzione colpevolista nella mente degli italiani. Partiamo da cosa disse un noto psico-criminologo per smontare una delle tesi difensive. La madre di Samuele in quel periodo&amp;nbsp;aveva additato quale probabile omicida una sorta di «voyeur» (la Franzoni fece intendere chiaramente che il suo pensiero fosse rivolto al vicino di casa che le chiacchiere di paese dicevano fosse un guardone), il dottor Bruno però si inalberò a questa soluzione e disse:&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
«&lt;u&gt;È un'ipotesi assurda, contrasta con tutto quello che sappiamo dei voyeur, persone che hanno paura di agire, tant'è vero che si limitano a guardare&lt;/u&gt;»&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ed ecco che grazie al dottor Francesco Bruno scoprimmo che in Val d'Aosta i «guardoni» non uccidono ma, timidamente, si limitano a guardare. Invece in zona Firenze è diverso. Lì i «voyeur» sono spietati assassini, oserei dire «mostri», che staccano a morsi, o col bisturi, pezzi di carne. Ma non c'è bisogno di scomodare il «mostro», basta fermarsi nei tribunali di Cuneo e Torino per trovare assassini guardoni. Certi giudici non ne capiscono niente di voyeur, lo dimostra la condanna in Cassazione di Sebastiano Natale. Questo era uno «spione» che girava con la pistola; il primo Novembre del Duemila, verso l'una di notte, uccise un ragazzo e ferì gravemente la sua fidanzata. La coppia si era appartata vicino ad un Santuario ed era in intimità. Ma oltre a questo, recente, Francesco Bruno dovrebbe ricordare bene lo storico «delitto di via Puccini» a Roma, visto che anche lui era parte di una trasmissione televisiva incentrata su questo pluriomicidio. Di certo è una storia molto diversa. L'assassino in quel caso era un «Marchese» di nome Camillo che amava fare accoppiare la sua donna con altri uomini per «goderne guardandola godere».&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
L'opinione del dottor Bruno, anche in quell'occasione, fu diversa dalle altre. Lui, quale psichiatra, tendeva a credere che il marchese durante gli incontri erotici si immedesimasse in sua moglie ed immaginasse di essere «penetrato» dall'uomo. Ma un «sessuologo» specializzato (interpellato ed intervistato), al contrario dava una spiegazione completamente opposta; secondo lui si immedesimava negli uomini e possedeva la sua donna tramite essi non riuscendo a farlo personalmente. Chiaramente la spiegazione giusta non era quella di Francesco Bruno, questo perché pensandola a modo suo il Camillo non avrebbe amato la moglie ma ogni volta un uomo diverso, cioè chi la faceva sua.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
La situazione era sicuramente diversa, ma solo fino ad un certo punto. Gli psicologi in quel contesto parlando di «voyeur» scrissero:&amp;nbsp;«&lt;u&gt;I riscontri criminali e psicologici non hanno nulla di nuovo. La creatività dei voyeur comporta una analisi abbastanza semplice, si sa bene che il loro "gioco" rischia di divenire omicida se contrario alla loro volontà&lt;/u&gt;».&amp;nbsp;Quindi, in antitesi a quanto asserito dal dottor Francesco Bruno, se il loro gioco assume sembianze contrarie alla loro volontà rischia di divenire «omicida».&amp;nbsp;Ed allora mettiamo in ipotesi che un «voyeur» abbia, oltre a quel disturbo, anche altre devianze psicologiche, ad esempio fissazioni. Mettiamo che queste lo portino a credere che una donna spiata da tempo si affacci alla finestra non per dare aria alla casa ma per «farsi vedere». Mettiamo che i mezzi sorrisi che questa gli riserva durante il giorno, quelli che in un minuscolo paese di 1500 anime (quale è Cogne) si fanno per educazione quando si incontra una persona conosciuta, vengano intesi come una sorta di provocazione, un cenno di intesa volto a far sì che chi li riceve sia spinto a «farsi avanti». Quest'uomo in che modo reagirà a ciò che crede siano «stimoli»? Potrebbe cercare di trovarsi faccia a faccia con l'oggetto del suo desiderio? Potrebbe «infilarsi» in una casa non sua convinto di essere stato cercato e portato ad entrare se vede la donna non chiudere la porta a chiave come di solito fa? Quale psicologo se la sente di rispondermi?&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ma il dottor Francesco Bruno ci ha regalato negli anni innumerevoli perle di saggezza. Leggiamone un'altra.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Alla domanda: «&lt;u&gt;Professor Bruno, secondo lei la Franzoni è colpevole?&lt;/u&gt;», segue una chiara risposta.&amp;nbsp;«&lt;u&gt;Ritengo che lei sia stata responsabile di quanto avvenuto, su questo, purtroppo, non ho dubbi&lt;/u&gt;». "&lt;u&gt;Perché quel «purtroppo»?&lt;/u&gt;"&amp;nbsp;«&lt;u&gt;Semplicemente perché mi sarebbe piaciuto avere delle perplessità. Si possono avere dei dubbi umani, ma non scientifici. Sono altre sì profondamente convinto che si tratti di un insieme di cause patologiche, come la casistica insegna nei figlicidi compiuti dalla madre&lt;/u&gt;»&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Si possono avere dubbi umani ma non scientifici e la casistica insegna, dice il dottore. Ed allora vorrei rileggesse un passo di quanto scriveva Sigmund Freud nel lontano 1915 (Metapsicologia).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
«&lt;u&gt;Più volte è stata avanzata l'esigenza che una scienza sia costruita in base a concetti chiari ed esattamente definiti. In realtà nessuna scienza, neppure la più esatta, prende le mosse da definizioni siffatte. Il corretto inizio dell'attività scientifica consiste piuttosto nella descrizione di fenomeni che poi vengono raggruppati &amp;nbsp;progressivamente, ordinati e messi in connessione tra loro&lt;/u&gt;»&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
A detta di Freud, quindi, la Psicoanalisi, così come altre scienze, non è esatta ma si basa su un'insieme di eventi accaduti e messi in connessione fra loro. Per cui, dato che mai nessuna madre è riuscita a non confessare un figlicidio, quali eventi accaduti e connessi fra loro ha considerato il dottor Bruno? Ma neppure il medico legale, o patologo che dir si voglia, opera in base ad una scienza esatta, come lui anche gli analisti del RIS. Queste discipline scientifiche sono tutte soggettive e pertanto opinabili, dato che i risultati ottenuti possono portare menti diverse in diverse direzioni. Quindi lo stesso dottor Bruno, credo lo sappia bene, opera e parla in base ad una scienza probabile ma non esatta; a questo proposito vorrei fargli sapere che, al contrario, la matematica è una scienza esatta in quanto verificabile tramite risultati impossibili da alterare, ed abbiamo visto che sugli orari delle prime telefonate da ragione ad Annamaria Franzoni e non alla Procura.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
La casistica insegna, ribadisce il dottore, ma cosa insegna? Insegna che ci sono persone con «pregiudizi» che parlano e sorridono in maniera ironica in televisione; persone che danno per certo un figlicidio quando non è certo e senza avere tutti gli elementi in mano.&amp;nbsp;Detto questo però, voglio chiarire a tutti che io non discuto il valore delle persone. Di certo il dottor Francesco Bruno, così come gli altri che ho criticato e criticherò, avendo dimostrato nel tempo le sue qualità è al di sopra della media. Discuto il fatto che chi ha frequentato tanto gli schermi televisivi mancasse di giuste informazioni sul caso in questione. Il sapere degli uomini deriva dai fatti accaduti nel tempo, da quanto hanno personalmente visto, da quanto hanno letto e studiato sui libri... ma la maledetta storia di Samuele non ha alcuna attinenza con altre dello stesso genere, non c'è in casistica. Se un domani la Franzoni confessasse di aver ucciso suo figlio diverse regole statistiche cambierebbero perché la casistica, al contrario di quanto si è detto, ha insegnato a tutti che non esistono madri assassine che non confessino nel breve periodo (max sei mesi o un anno). Pertanto chi parla ed ha parlato attraverso i video e i giornali dei casi di cronaca,&amp;nbsp;non segue la giusta etica professionale se&amp;nbsp;porta la gente a credere ad una verità chiaramente di parte.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ma usciamo dai media ed andiamo fra il pubblico. C'è stata una testimone che pur non abitando a Cogne ha avuto un ruolo di primo piano nelle fasi iniziali delle indagini. Vediamo cosa riportò agli inquirenti chi viveva a 450 chilometri di distanza dalla Val D'Aosta.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
"&lt;u&gt;...era un po' depressa perché aveva l'idea fissa che il figlio piccolo, Samuele, avesse qualche “problemino”, l'ho saputo dalla madre... io dico: ''i suoi figli stanno tutti bene?'' Dice lei “Ma, c'ho Annamaria, quella spo...'' (che io non sapevo neanche che era sposata in Valle d’Aosta) "che ha qualche problemino… perché vede il figlio non... non le sembra no... insomma sembra che abbia dei problemi sto bimbo". Dico: "ma li ha o non li ha?". Dice: "no, è una fissazione che si è messa in testa lei... basta&lt;/u&gt;" (trascrizione in atti, f. 67/6). La Vaccari aveva aggiunto che questa cosa la sapevano in centomila, non solo lei, perché la Magliozzi ne aveva parlato a Monte Acuto.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Chi ha reso queste dichiarazioni spontanee è Maria Vaccari, residente a San Benedetto Val di Sambro e conoscente da circa venticinque anni della madre dell'imputata, Chiara Magliozzi, in quanto per via dei numerosi figli avuti si erano sovente incontrate al consultorio. La Vaccari va spontaneamente dal carabiniere Mariottini Sauro, della locale Stazione, per raccontare i fatti di cui si diceva a conoscenza. Dopo questa prima deposizione viene sentita dai C.C. del R.O. di Aosta il 4.3.02 ed il 14.5.02, in entrambe le circostanze dichiara le stesse cose. In un normale processo le parole riferite e riportate di bocca in bocca non hanno peso, perché è come giocare a «telefono senza fili» dove la prima persona dice una cosa e l'ultima ne dice un'altra, ma in questo caso no. Addirittura la chiamano ad Aosta ben due volte per farla testimoniare. C'è da dire che con questa testimone i Pm ed i giudici hanno dimostrato di non sapere dove abiti "la logica" e di essere persone a cui non piace farsi domande. Sarebbe bastato si fossero chiesti come fosse possibile che se a Monte Acuto lo sapevano in centomila si fosse presentata solo lei dal Mariottini? Come poteva essere che fossero talmente intime se la Vaccari neanche sapeva che la figlia della Magliozzi si fosse sposata, fra l'altro da ben nove anni, ed abitasse in Val D'Aosta? Domande facili in fondo, a cui la madre di Annamaria aveva risposto dicendo che quella donna non era sua amica ma una semplice conoscente... ma chi l'ascoltò?&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
«&lt;u&gt;La madre aveva negato recisamente di aver detto alla Vaccari che sua figlia era preoccupata per il bimbo più piccolo, perché non l'aveva mai vista preoccupata; aveva ammesso di aver parlato dei figli con la Vaccari, ma si era limitata a dirle che stavano tutti bene, commentava che, forse, "questa signora" lo aveva sognato dopo aver letto i giornali; che era una persona sempre depressa e che con lei non avrebbe mai parlato di argomenti del genere...&lt;/u&gt;»&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Questa volta, al contrario di quanto accaduto per gli alibi dei vicini di casa, ritenuti validi a prescindere dal fatto che fossero i familiari a testimoniare uno in favore dell'altro, ciò che dice la madre non ha alcun valore. Eppure l'hanno interrogata in Val D’Aosta e non in Emilia. Due pesi e due misure? Leggete cosa hanno scritto i giudici.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
«&lt;u&gt;Le dichiarazioni della Vaccari vanno ritenute del tutto attendibili; la Magliozzi non aveva negato di aver avuto con la predetta un colloquio durante il quale avevano parlato dei figli, argomento alla base della loro pluriennale conoscenza, che favoriva anche una certa confidenza al riguardo; la Vaccari, che nemmeno conosceva Annamaria, non poteva sapere che questa fosse stata a Monte Acuto il Natale precedente e che il figlio avesse avuto qualche problema di salute; soprattutto parlando della questione, la Vaccari aveva riferito proprio di un "problemino", lo stesso termine che aveva usato anche la stessa Magliozzi, il che induce ad escludere che la Vaccari si fosse inventata i fatti o si fosse limitata a riferire voci di paese; di tal ché appare giustificato ritenere che, con la stessa precisione, la predetta avesse riferito anche della "fissazione che si era messa in testa" la figlia della Magliozzi, come quest'ultima le aveva confidato&lt;/u&gt;».&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Erano sicuri i Pm ed i giudici di conoscere bene la Vaccari? Erano certi che la stessa non avesse letto sui giornali di quel «problemino» o che, essendo una che cerca di «portare via i denti» (come si dice in Emilia Romagna delle persone che chiacchierano sugli altri), non avesse appreso della storia dalla maldicenza popolare? Erano sicuri che non l'avesse recepita in maniera diversa da come le era stata raccontata, così da trasformare una «collinetta appenninica» nel «Monte Bianco»? La Vaccari disse di non sapere che Annamaria Franzoni fosse sposata, disse di non aver neppure saputo avesse trascorso le feste natalizie nella sua zona. Ma Monte Acuto e Val di Sambro non sono Milano, tutti sanno tutto di tutti e di certo si viene a sapere se c'è qualche persona nuova in giro, per strada. Più che una città è un paesino di soli 4500 abitanti, compresi bimbi, anziani, e quelli che abitano nella «frazione» di Monte Acuto. Chi trascorre oltre venti giorni nel paese dei genitori, a Natale per giunta, non resta di certo chiuso in casa, gira ed è visibile, va in chiesa... e le chiacchiere volano.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ma, oltre a questo, che fosse un teste inattendibile ci è confermato dalle sue stesse parole... possibile che in Procura non le abbiano soppesate? Lei ha affermato che lo sapevano in centomila perché la Magliozzi ne aveva parlato a Monte Acuto, e qui sta l'inghippo. Chi le ha detto che ne aveva parlato in paese? L'aveva seguita e sentita parlare&amp;nbsp;dello stesso argomento&amp;nbsp;con tanti? L'unico ed indispensabile modo di venire a conoscenza del fatto che ne avesse parlato era che la stessa Vaccari ne avesse parlato con tanti, visto che ha dichiarato che lo sapevano in centomila.&amp;nbsp;Ma se anche fosse stato vero, nessuno avrebbe comunque avuto la sicurezza che la Magliozzi avesse usato davvero quei termini poi riportati, perché chiunque chiacchiera troppo, per aumentare la veridicità delle proprie confidenze, può dire: me lo ha detto la madre.&amp;nbsp;Quindi la logica dice che la teste attendibile aveva parlato con centomila persone e che le sue parole erano il frutto amaro di quella pianta sempre lussureggiante chiamata ciarliera. Quella pianta che cresce e ingigantisce grazie proprio alle chiacchiere che cambiano e si modificano quando passano di bocca in bocca.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
A parte questo non irrilevante particolare occorre stabilire se è vero che nessuno, prima della sua testimonianza, ha mai parlato della «testa grossa». Inoltre occorre chiedersi perché, se lei conosceva così a fondo la Magliozzi tanto da esserne in confidenza, non ha parlato anche della «fimosi» e «delle intolleranze alimentari» di Samuele? Queste sì vere preoccupazioni del Lorenzi. Forse perché sui giornali di quel periodo questi problemini non sono mai finiti? Ma vediamo chi prima di lei ha parlato della "testa grossa".&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
«&lt;u&gt;Croci Paola, amica della Franzoni, sentita lo stesso giorno del fatto (quindi il 30 Gennaio 2002), ha dichiarato: “In tre occasioni, Annamaria, sorridendo, mi ha detto che Samuele aveva la testa grande e che sembrava un nanetto, io a questa affermazione le rispondevo che, secondo me, era normale e che con il passare degli anni le sarebbe apparso diverso… una volta di sicuro eravamo all'asilo a Cogne, nell'inverno del 1999, perché Samuele aveva iniziato da poco a camminare, un'altra volta eravamo sempre vicino all'asilo, non mi ricordo il periodo, l'ultima volta alla festa di compleanno di Truk Margaux, figlia del segretario comunale… secondo me, effettivamente aveva la testa un po' sproporzionata e un po' più grande del normale, ma non glielo ho mai detto... il fatto che lei me lo dicesse sorridendo e che non approfondisse mai il discorso... penso che per lei non fosse così importante... aggiungo soltanto che considero Annamaria una brava mamma, molto attenta con i suoi bambini e che si dedica solo alla famiglia e mi ha sempre detto che avrebbe voluto tanti figli perché lei viene da una famiglia molto numerosa in quanto sono 11 tra fratelli e sorelle&lt;/u&gt;»&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ne avevano già parlato il trenta Gennaio, lo stesso giorno dell'assassinio, ed una decina di giorni dopo c'era chi l'aveva riportato in schermo e sui giornali. Quindi perché scrivere che la Vaccari a fine febbraio non può aver riportato voci popolari? Facile, perché la sua era l'unica testimonianza che non parlava «dei problemini» in maniera sorridente, era l'unica che sembrava fornire una parvenza di movente, l'unica che, se aggiustata «a modo», giustificava all'apparenza l'omicidio di Samuele. Ma quanti bambini nei primi anni hanno la cosiddetta «testa grossa», e non è di certo un problema, o sono affetti da altre e più gravi patologie. Provate ad entrare nel reparto pediatrico di un qualsiasi ospedale e vi troverete mamme premurose, non assassine. Se poi gli parlaste capireste che il bambino con qualche «problemino» è trattato meglio del bambino affetto da «sanismo».&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
A tal proposito parliamo degli interrogatori e delle intercettazione fatte presso la caserma di Saint Pierre; attenzione, anche questi passaggi sono inseriti nelle motivazioni per far capire l'apprensione di Annamaria Franzoni e non la dolcezza che le dava avere accanto Samuele.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
«&lt;u&gt;...alla sera gli davo la camomilla... lui si metteva la cremina poi si guardava allo specchio che era tutto bianco... si divertiva, sempre sorridente proprio... ti dava una gioia, piaceva a tutti, era curioso rideva sempre; Mamma bi... ba... bi... ghe..&lt;/u&gt;.»&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
«&lt;u&gt;...mi manca il piccolo... sono stata una buona mamma per lui... anche lui lo sapeva… mi cercava… voleva sempre tanto stare con me... era allegrissimo, buonissimo, un animo generoso a volte un po' testone, mi chiedeva di fare i dolci, faceva i suoi misti di Coca Cola e Fanta, era felice...&lt;/u&gt;»&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
«&lt;u&gt;Perché sono state fatte queste insinuazioni in cui si diceva che lui poteva essere un bambino magari non normale, cosa che se lo fosse stato, secondo me, gli si vorrebbe ancora più bene che ad un bambino proprio perfetto, proprio perché ha più bisogno di aiuto. Ma questo non era. Lui era solo un bambino bellissimo, dolcissimo, affettuosissimo e felice... quella persona che dice che ero attenta a misurargli la febbre continuamente dice un falsità tremenda e tra l'altro con quella persona io non ho mai avuto a che fare, non ci siamo neanche mai trovati, se non forse ad una festa, ma insieme a tante persone...&lt;/u&gt;».&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Questo diceva Annamaria Franzoni. I giudici l'hanno dipinta come una «assassina crudele fredda lucida e spietata», ciò significa che nessuno di chi doveva giudicarla l'ha mai pensata possedere il dono della «dolcezza»... perché? Forse a causa di quelle intercettazioni fatte in maniera «spasmodica» alla famiglia Lorenzi, quelle intercettazioni che offendevano chi lavorava in procura non dando mai il risultato sperato, la confessione. In ogni intercettazione Stefano e sua moglie, al contrario di quanto speravano i Pm, facevano congetture e supposizioni su chi potesse essere stato a massacrare il loro figlio, su quale potesse essere l'arma usata. Annamaria a volte stava male, cambiava d'umore. Cosa c'era di strano in questo? Oltre che aver perso un figlio veniva additata quale sua carnefice, è strano che si chiedesse il perché di tanto astio? Anche la vicina di casa si chiedeva il perché delle accuse mossegli dalla Franzoni, non riuscendo a capirne il motivo, ma la Procura non ha mai pensato di continuare ad indagarla nonostante i due «profili», nelle intercettazioni, fossero sostanzialmente identici. In quelle fatte ai vicini, però, gli inquirenti non venivano additati quali incapaci e buoni a nulla. Perché mai continuarle?&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ed ecco che a processo si sommano le testimonianze e le intercettazioni e si scrive: «In via di anticipazione si può ricordare che i periti psichiatri hanno osservato come la Franzoni abbia sempre rievocato il figlio soltanto in chiave positiva, con una tendenza alla rimozione delle cose spiacevoli, accompagnata da meccanismi di idealizzazione... le risultanze inducono a ritenere verosimile l'esistenza di una preoccupazione della Franzoni per il figlio Samuele, quale riferita a Cogne dal ristretto gruppo di conoscenti della Franzoni, ed a Monte Acuto dalla Vaccari, che lo aveva appreso da fonte più che attendibile».&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Con questa frase si raggiunge l'apice dell'incongruenza. Gli psicologi del Pg ed il giudice, partendo dal fatto che la madre non ha mai parlato in maniera negativa del figlio, riescono a ritorcergli contro il suo amore per lui ed a dichiarare che per questo quanto si dice di male su di lei è vero. La «fonte» Vaccari, quindi, è «più che attendibile» ed il fatto che la Franzoni abbia sempre parlato di Samuele in chiave positiva, a volte idolatrandolo,&amp;nbsp;dimostra quanto fosse preoccupata della sua "testa grossa". &lt;br /&gt;
E noi ancora ci fidiamo di chi deve giudicare?&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Povero Samuele, speriamo che in questi dieci anni tu non abbia avuto modo di ascoltare tante cattiverie, speriamo che un giorno ci sia chi possa renderti giustizia. Una giustizia non fatta dalle chiacchiere televisive o processuali da chi è esperto in tutto e predica il niente, non fatta di indagini approssimative spinte in una sola direzione dall'incompetenza di alcuni Pm, ma una Giustizia fatta di una unica, pura e semplice, verità.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-finalmente-ce-unarma.html"&gt;Annamaria Franzoni (Cap 10). La vera arma del delitto...&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;div&gt;
&lt;div&gt;
&lt;span style="color: blue;"&gt;Sullo stesso argomento:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/09/annamaria-franzoni-un-anno-e-quattro.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.1 (come far stare 3 minuti e mezzo in poco più di due)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/da-amanda-knox-ad-annamaria-franzoni.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.2 (come preparare un bimbo per la scuola in 7 minuti scarsi)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-come-contaminare-una.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.3 (come contaminare la scena del crimine e far finta di nulla)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-il-pigiama-macchiato.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.4 (come analizzare un pigiama senza essere esperti in BPA)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
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&lt;div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;
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&lt;br /&gt;
&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-mkN_audkxQs/TyJVrdBLppI/AAAAAAAABKg/X1AWGsxhNZ4/s1600/raschietto.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="193" src="http://2.bp.blogspot.com/-mkN_audkxQs/TyJVrdBLppI/AAAAAAAABKg/X1AWGsxhNZ4/s200/raschietto.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Raschietto per togliere pellicole sci&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Il 30 gennaio 2002 Samuele Lorenzi venne trovato moribondo sul letto dei suoi genitori, coperto col piumone fin sopra la testa, da sua madre tornata dall'aver accompagnato il figlio maggiore alla fermata dello scuolabus. In soli sette minuti, tanto durò l'assenza della donna, qualcuno fece scempio di un bimbo di tre anni colpendolo per ben diciassette volte, con un oggetto mai identificato, al capo ed alla fronte. Un oggetto che il patologo così descrisse: "&lt;u&gt;Sulla base di quanto significato e discusso, in risposta ai proposti quesiti, ritengo si debba rispondere, in sintesi, nei termini seguenti: -Samuele Lorenzi venne a morte per trauma cranico aperto di vaste proporzioni con sfacelo traumatico fratturativi del neurocranio, perdita di sostanza cerebrale, imponente e rapida anemia meta emorragica, shock ipovolemico, edema cerebrale maligno -. Le lesioni sono da attribuirsi all’azione ripetuta di un corpo contundente che presenta le seguenti caratteristiche: &lt;/u&gt;&lt;/div&gt;
&lt;u&gt;&lt;b&gt;-facile ed agevole impugnabilità &lt;br /&gt;-rigidità &lt;br /&gt;-di buona consistenza &lt;br /&gt;-dotato di margini acuti rettilinei e spigoli vivi.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ora notate la forma della piastra ramata e ditemi se non è compatibile con le ferite inferte al capo di Samuele. E' compatibile? Certo che è compatibile. Io credo proprio che questa sia l'arma del delitto. Chi di voi sa cos'è? Se non andate a sciare non potete conoscerla perché si usa nelle zone dove la neve è parte integrante del territorio. E la Val D'Aosta fa della neve la sua risorsa primaria.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Signori, questo è un «Raschietto riscaldante». A cosa serve è facile da dirsi; aiuta a togliere la colla usata per incollare le pellicole messe sulla parte inferiore degli sci. E’ riscaldante perché una volta collegato ad una presa elettrica rende incandescente, tramite una resistenza posta dentro il manico, una piastra in rame situata all'estremità di un tubo in acciaio inox rinforzato. Vediamo cosa consigliano le aziende produttrici di pelli adesive.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;u&gt;&lt;b&gt;Rimozione della colla e re-incollaggio: &lt;/b&gt;&lt;/u&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sporcizia, l'invecchiamento della colla, una colla che rimane anche sullo sci o mal distribuita sulla superficie della pelle; sono tutti casi in cui occorre provvedere alla fastidiosa operazione di re-incollaggio. Come togliere la colla: «&lt;u&gt;Per togliere la colla esistono diversi metodi, tutti efficaci ma con diversi pro e contro. Occorre anzitutto eseguire le operazioni in un locale ben areato, a causa delle esalazioni della colla sciolta. Un metodo professionale consiste nell'usare un apposito idoneo strumento (raschietto riscaldante), possibile anche l'auto-costruzione, costituito da un saldatore elettrico con una grossa spatola. La spatola scaldandosi permette di sciogliere la colla e staccarla dalla pelle&lt;/u&gt;».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non è difficile supporre che in Val D'Aosta, «patria dello sci alpino», tanti ne posseggano uno. Lo avranno certamente gli albergatori (un vicino di casa dei Lorenzi era albergatore), per metterlo a disposizione dei clienti sciatori al ritorno da una giornata trascorsa sulla neve, certamente chi lavora come guarda-parco (un vicino di casa dei Lorenzi è guardaparco), perché in inverno deve usare per forza gli sci, ma anche i tanti sciatori normali. I valdostani, siano come siano, sciano. Ed allora come mai nessuno ha pensato quale arma del delitto, vista la zona in cui è avvenuto, ad un raschietto? Fra l'altro la maggior parte è stata venduta alla fine degli anni novanta ed all’inizio degli anni duemila, ora si trovano solo su ordinazione e solo in una catena di ipermercati... quale? La «Decathlon». Ad Aosta non c'era al tempo un negozio con questo marchio, ma in provincia di Torino, quindi a meno di un'ora di auto, ve n'erano ben due (uno a Grugliasco l'altro a Moncalieri). Perciò cosa pensare? E' più probabile che la madre, in un impeto di rabbia, abbia ucciso con un pentolino o con un mestolo... o che qualcun altro abbia usato un raschietto? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire il motivo per cui non si è mai giunti ad identificare un'arma appropriata. Chi doveva dare un responso significativo era, di logica, il patologo. Ma il patologo incaricato fu il dottor Francesco Viglino, lo stesso che ha cambiato tre volte l'ora della morte, fino a riuscire nell'intento di aiutare la procura dichiarando che non si poteva stabilire un'orario certo (perché non presente al momento dei soccorsi, scrisse un giudice... burlone), lo stesso che parlando di Glasgow Come Scale dichiarò che il bimbo era a livello 3 del punteggio, per lui quindi in coma definitivo, e cioè morto, quando le testimonianze dei primi soccorritori lo inserivano a livello 5, quindi moribondo ma ancora vivo e non in coma. Il Viglino fu lo stesso che partecipò alla prima perizia psichiatrica della Franzoni, sempre per conto della procura (perizia favorevole alla Franzoni ma contestata dai consulenti dei Pm, quindi anche dal Viglino), e lo stesso che fece sorridere tanti patologi italiani perché riferendosi alle ferite riscontrate sulla testa di Samuele scrisse: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;L'esperienza medico legale mi permette di affermare che l'aspetto morfologico delle ferite solo raramente riproduce in modo attendibile il tipo o il disegno dello strumento contundente; il mezzo contundente non può quindi essere identificato con precisione ma può essere solamente definito con caratteristiche&lt;/u&gt;".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mi permetta il dottor Viglino di dissentire ancora una volta con la sua tesi, fra l'altro oasi nel deserto; non si può dire che un'arma non lascia la stessa impronta che lascia un dito sul vetro. E' chiaro che il ragionamento gli è stato dettato dall'impossibilità di avere qualcosa di «razionale» da confrontare alle ferite, visto che il pentolino ed il mestolo non erano sicuramente compatibili (eppure i giudici hanno accettato di condannare in base al pentolino). Ci fosse stata una ferita da arma da taglio sarebbe certamente risalito al tipo di coltello usato (a serramanico, da cucina, a lama ricurva, a doppia lama, ecc...), ci fossero stati colpi inferti con un martello avrebbe potuto comprendere a quale mestiere fosse collegato (se a un carpentiere, a un falegname, a un fabbro, a un muratore, a un alpinista, a un carrozziere, a un giudice, ecc...). Se fosse stato usato veramente un pentolino avrebbe potuto calcolarne il diametro, partendo da una qualsiasi ferita semi-circolare, ed avrebbe potuto ricavarne lo spessore del bordo e capire a che tipo appartenesse (da latte, da the, da cioccolata, da bagno maria ecc...); avrebbe potuto, avendo anche solo una vaga idea dell'oggetto usato, fare tanto. Di certo non avrebbe mai scritto che l'aspetto morfologico delle ferite raramente riproduce il tipo o il disegno dello strumento contundente. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma nonostante tutto il dottore in questione, come abbiamo visto ad inizio articolo, ha scritto alcune cose sensate che possono portare ad un oggetto da analizzare. Lui descrive l'arma usata in questo modo: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&lt;u&gt;Di facile ed agevole impugnabilità, di rigidità, di discreta pesantezza, di buona consistenza, con margini acuti rettilinei e spigoli vivi...&lt;/u&gt;»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il pentolino non ci sta dentro, come fa ad avere margini acuti e rettilinei, ma il raschietto con la punta ramata rispetta al 100% tali caratteristiche. Ma c'è di più. C'è che all'altezza dell'occhio destro di Samuele si trovò una ferita ad angolo, quasi a forma di sette. Se avete osservato bene la punta del raschietto avete capito che può lasciarla. Ed inoltre, passando oltre, c'è da considerare che la testa di Samuele venne lavata e rilavata con acqua e con liquidi disinfettanti. Ora leggete.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Di nessun aiuto tecnico per l'identificazione del mezzo era stata la ricerca di tracce condotta sulle ferite con l'ausilio del SEM e l'annessa microanalisi; i dati rilevati erano di scarsa significatività probatoria in quanto le ferite erano state più volte lavate. Le lesioni avevano subito marcato inquinamento ambientale in corso di elitrasporto; l'esame microanalitico non aveva dato luogo a rilievi significativi in merito a materiali atti ad indirizzare circa la natura del mezzo; in un solo caso si era rilevata la presenza di una piccola particella di rame, ma il reperto non era significativo in quanto eccezionale e non ripetuto in sede di altre ferite, oltre la ferita numero12&lt;/u&gt;". &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pertanto il fatto che tutti si siano dannati a cercare un oggetto in rame, o placcato rame, è stato dettato da qualche mistica intuizione della Procura? Sia come sia, in tutti i casi, la punta del raschietto è placcata in rame, quindi intuizione o meno, si siano trovati residui oppure no, quest'oggetto ha anche la caratteristica ricercata dai Pm e dal Pg che hanno sempre parlato di pentolini o mestoli in rame.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma la descrizione più chiara e completa è quella del RIS di Parma (non credetemi). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Il R.I.S., sin dalla prima relazione, aveva sostenuto trattarsi di oggetto di media pesantezza, provvisto di manico (relazione 28.2.02); nella relazione finale aveva riferito gli esiti di esperimenti atti ad individuare la possibile arma del delitto, tenuto conto delle caratteristiche delle ferite della vittima e della possibilità di produrre una analoga distribuzione di sangue. L'arma, si legge, è un utensile da giardinaggio lungo circa 28 cm., con manico e dotato da un lato di una testa con due punte a sezione triangolare, e dall'altro di una punta a cucchiaio&lt;/u&gt;". &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un oggetto dal doppio, anzi triplo uso visto i diversi lati, un oggetto di quelli che i giardinieri valdostani tengono a portata di mano quando necessitano di fare uno spuntino o quant'altro. Il riferimento ai giardinieri non fu casuale; anche qui si tendette a portare gli indizi verso la Franzoni che, come detto dai testimoni e dagli amici, era solita ordinare il giardino e piantare fiori per abbellirlo. Dunque gli uomini dell'ex Tenente Colonnello Garofano descrissero l'arma certa nei minimi particolari. Dissero che da un lato aveva un manico, da un lato una testa con due punte triangolari, da un lato un cucchiaio... ma si potrebbe andare oltre ed affermare che avesse da un lato anche una forchetta, da un altro un frullatore, da un altro un macina-caffè, da un altro uno scolapasta, da un altro ancora un bicchiere, da un altro ennesimo lato una bottiglia di grappa, e chi più lati ha più oggetti ci metta. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come si può immaginare l'arma in questione in quel periodo accese la fervida fantasia degli inquirenti che si sbizzarrirono nel cercare di trovarle una adeguata collocazione all'interno dell'assassinio. Vista però la difficoltà di reperire un oggetto con tanti lati si tornò a parlare del vecchio e caro «pentolino». Ma lasciamo perdere l'ironia e diamo a Cesare «Garofano» quel che è suo. Parte della perizia del RIS è stata azzeccata. Infatti la lunghezza è compatibile, le due punte a sezione triangolare ci sono, la lama del raschietto può lasciare questi calchi dove colpisce, se poi chi picchia colpisce la testa con la parte tonda del tubo in acciaio, l'impronta che rimane impressa può dare l’idea di un colpo dato con un cucchiaio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi, per tornare ai fatti, non sarebbe stato poi così complicato trovare un'arma per l'omicidio di Samuele. Ma questo non è stato fatto ed il dottor Vittorio Corsi, Pg in Appello, quando in aula parlò di un pentolino sembrò camminare sul ghiaccio aostano con le scarpe bianche della «Prima Comunione». Leggiamolo: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&lt;u&gt;...il far ricadere la scelta, per commettere un omicidio, su di uno strumento che solo impropriamente viene utilizzato come arma, è condotta tipica di chi solo, come l'odierna ricorrente, può aver agito in virtù di una condotta aggressiva d'impeto che ha determinato una individuazione casuale e repentina di un oggetto idoneo ad uccidere fra quelli a portata di mano; è chiaro che un eventuale aggressore esterno non potrebbe essersi armato di uno strumento casualmente prelevato all'interno dell'abitazione dei Lorenzi dal momento che, in tal caso, questi ultimi avrebbero apertamente evidenziato detta sottrazione agli inquirenti&lt;/u&gt;". &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora è chiaro perché un eventuale aggressore esterno non poteva esserci. Chi mai girerebbe per la valle con un pentolino in mano? Ed allora mi chiedo il motivo per cui Stefano Lorenzi non è stato condannato per favoreggiamento. Se fosse mancato un oggetto dalla casa i familiari lo avrebbero apertamente evidenziato, disse il Pg, quindi se fosse mancato un pentolino Stefano Lorenzi avrebbe dovuto dirlo... ma non l'ha detto. Però la Franzoni, per l'Accusa e la Corte, agì d'impeto e ne prese uno, individuato casualmente, facendolo poi sparire... pertanto mancava un pentolino. Ma suo marito non ha mai detto che qualcosa mancasse. Però la Franzoni è stata condannata, perciò il pentolino mancava e Stefano Lorenzi ha mentito. In questo caso i giudici avrebbero dovuto considerarlo colpevole quanto la moglie. Per quale motivo l'uomo è libero dato che ha omesso di parlare del pentolino mancante? Vediamo, forse il Pg sapeva qualcosa in più, leggiamolo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;u&gt;Quanto poi alla questione sollevata dalla difesa circa il mancato ritrovamento dell'arma, se è vero che gli operanti hanno compiuto una accurata indagine in tal senso, il che sembrerebbe all'apparenza favorire l'assunto difensivo dell'allontanamento da parte di un presunto aggressore esterno in possesso dell'arma sporca di sangue, il dubbio avanzato dal difensore non è tale da svilire la portata accusatoria dell'elemento indiziario in esame, a fronte della concreta possibilità avuta dalla Franzoni di provvedere all'occultamento del mezzo impiegato per uccidere il figlio; basti pensare al lasso temporale avuto a sua disposizione al momento del rientro in casa, dopo aver accompagnato Davide alla fermata dell'autobus, ovvero tra le ore 8.24/25 e le 8.27, lasso temporale che se non è stato verosimilmente congruo per attuare l'azione omicida assume rilievo per una mera attività di occultamento di un oggetto, magari già precedentemente lavato o avvolto in qualche indumento per evitare che lasciasse tracce". &lt;/u&gt;&lt;u&gt;L'occasione per la Franzoni, effettivamente esistita nella fase successiva ai soccorsi, di allontanarsi dalla propria abitazione, azzera il valore di un'affermazione, che rimane solo teorica, dell'impossibilità materiale da parte della prevenuta di aver proceduto a far sparire l'arma, tanto più che risponde ad una regola di comune esperienza il fatto che una donna, allorché esca di casa, porti con sé una borsa che, nella specie, doveva identificarsi con lo zainetto di cui l'indagata ha ripetutamente parlato nelle proprie dichiarazioni&lt;/u&gt;". &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Allora la poca professionalità dei carabinieri di Cogne c'è stata per colpa della Franzoni. Doveva essere lei a dir loro di non far entrare nessuno in casa per mantenere congelata la scena del delitto, doveva essere lei a dir loro di farla accomodare in caserma con lo zainetto al seguito. Mi pare giusto che paghi viste queste mancanze. Perché non ha ricordato ai carabinieri come ci si comporta di solito dopo un ritrovamento del genere? D'altronde una mente lucida, fredda e spietata come la sua, non si fa condizionare dagli eventi, in fondo le avevano ucciso «solo» un figlio, e che sarà mai? Il pregiudizio nato contro la donna non ha mai conosciuto vergogna, tanto che anche le mancanze degli inquirenti vennero addossate a lei, all'unico indagato portato a processo. C'è da chiedersi se sia un italico malcostume o una prassi giuridica consolidata nel tempo. Ma torniamo ad occuparci di quanto è stato affermato in quell'Aula; per parlarci chiaro l'imputata avrebbe occultato il pentolino dentro lo zainetto, quindi, allontanatasi dalla casa, si sarebbe disfatta della prova principale gettandola. Questo in sintesi quanto portato dall'Accusa ed accettato dai giudici. La Franzoni per la procura aveva gettato il pentolino... già, ma dove? Nel parcheggio dell'ospedale? In un fosso?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proviamo a ragionare con logica ripartendo dall'inizio. Un pentolino lungo 28 centimetri, questa la misura considerata dal Ris, porta via spazio e si nota in uno zainetto. Pertanto è facile pensare che se i carabinieri avessero visto sporgenze o rigonfiamenti lo avrebbero perquisito. Al limite nei giorni successivi avrebbero ricordato per certo di averlo notato «pieno» o con sporgenze; quella mattina sono rimasti con la Franzoni troppo tempo per pensare non si siano accorti di quanto fosse o non fosse «gonfio». Inoltre, se questa è la teoria accusatoria, anche Stefano Lorenzi doveva, per logica conseguenza, essere, come detto in precedenza, indagato. E non solo per «favoreggiamento» ma anche, e soprattutto, per «concorso in omicidio e occultamento». Lo è stato? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non tutti sanno che da Cogne all'ospedale di Aosta ci sono meno di trenta chilometri e che la strada è praticamente dritta. Come mai nessuno l'ha percorsa a bassissima velocità, o a piedi, cercando di vedere se in un fosso vi fosse un pentolino? Come mai nessuno ha passato al setaccio il reparto dell'ospedale ed il piazzale dello stesso? Come mai nessuno, neppure gli «operatori ecologici», hanno rinvenuto una simile arma? Eppure in quel maledetto periodo si parlava solo di quanto accaduto a Cogne e del pentolino. Se qualche operatore ecologico della Val D’Aosta ne avesse trovato uno ne avrebbe di certo parlato. Perché non ci sono stati avvistamenti? Perché quelli del RIS, che hanno setacciato le discariche portando via oltre trenta sacchi di materiale da analizzare, non hanno mai dichiarato di aver rinvenuto un simile oggetto? Se Annamaria lo avesse buttato in qualche cassonetto l'avrebbero dovuto trovare, Cogne ed Aosta sono piccolissime come località, non stiamo parlando di Milano, di Roma, di Napoli. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ragionando con la malizia di un buon avvocato, se l'arma non era un pentolino o un mestolo, e non lo era di certo, che svantaggi aveva la Franzoni a non dire: "mi è sparito un utensile da giardino ramato?". Se avesse ucciso suo figlio era la cosa più logica da fare. Ma non la si è fatta e la Difesa disse: "non c'è arma in casa e lei non è colpevole". L'accusa invece affermò che "un'arma mancante non era indizio di innocenza, che l'aveva fatta sparire". Praticamente la Franzoni è stata considerata alla stregua di Silvan, in grado con un "sim sala bim" di far sparire gli oggetti non solo dalla casa ma anche dalla regione (sarà finito in Svizzera?).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il tutto è parso quasi una questine d'onore; Annamaria Franzoni non ha ammesso di essere colpevole perché altrimenti «perdeva la faccia». Ma davvero è lei che ha perso la faccia? Io credo di no. Lei si è assestata su una posizione e l'ha seguita fino in fondo, fino alla galera. Ma se le indagini avessero seguito un iter logico, gli inquirenti si sarebbero accorti, al pari dei primi giudici che hanno preso in mano le carte della procura, che c'erano anche altre strade da seguire. Strade che ben si intrecciavano con un'arma quale il "raschietto riscaldante". Strade che descriverò nel prossimo articolo.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="color: blue;"&gt;Sullo stesso argomento:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/09/annamaria-franzoni-un-anno-e-quattro.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.1 (come far stare 3 minuti e mezzo in poco più di due)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/da-amanda-knox-ad-annamaria-franzoni.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.2 (come preparare un bimbo per la scuola in 7 minuti scarsi)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-come-contaminare-una.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.3 (come contaminare la scena del crimine e far finta di nulla)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/10/annamaria-franzoni-il-pigiama-macchiato.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.4 (come analizzare un pigiama senza essere esperti i BPA)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/11/annamaria-franzoni-e-ora-che-qualche.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.5 (come far passare per malato chi per i giudici non lo è)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/11/annamaria-franzoni-il-puzzle-incantato.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.6 (come modificare i verbali di interrogatorio)&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/12/annamaria-franzoni-gli-zoccoli-della.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap.7 (gli zoccoli della discordia ed i testi alla non ricordo ma...)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/12/annamaria-franzoni-e-la-perizia.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap. 8 (la perizia ridicola del bimbo morto ma ancora vivo)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2012/01/annamaria-franzoni-gli-errori-analitici.html" target="_blank"&gt;Annamaria Franzoni Cap. 9 (gli errori del Ris e le anticipazioni rilevanti...)&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;
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&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-xZka_qBy5GQ/TyGzPe0I8DI/AAAAAAAABKY/bYwCJH8cPAA/s1600/p.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="137" src="http://2.bp.blogspot.com/-xZka_qBy5GQ/TyGzPe0I8DI/AAAAAAAABKY/bYwCJH8cPAA/s200/p.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
Tutto ciò che si poteva fare per trovare i corpi privi di vita di Livia ed Alessia lo si è fatto, ed il risultato è sotto gli occhi di tutti. Nessun corpo si è trovato in terra Svizzera e nessun corpo attribuibile a loro, ma anche nessun vestito e nessuna valigia, ha restituito il Mediterraneo. Nonostante questa verità c'è chi ancora ammonisce, cercando di zittire ed a volte deridere pateticamente, le persone che le credono vive. Come se quanto inculcato nel loro cervello dai media debba essere la pura e sola verità. Un paradosso allucinante che si basa su una convinzione dettata dal Matthias Schepp in una lettera, in una frase che cita esattamente: "Ora riposano in pace". Non ha scritto: "Le ho uccise ed ora riposano in pace", ha scritto: "Ora riposano in pace". Eppure quelle quattro parole sono bastate a far chiudere la speranza di una loro futura vita. Soprattutto perché a questa si è aggiunta l'esagerazione di parole dei media, spinte dalla pista del traghetto, e l'incompetenza degli investigatori che si sono adagiati cercandole sotto terra, nei laghi e nei mari, dando alla fine il loro responso funesto nonostante l'insuccesso del non ritrovamento. L'opinione pubblica non ha ancora capito che questi soggetti, a partire dai procuratori per arrivare ai giornalisti, non sono "oracoli", non sanno usare la palla di cristallo e convincono la "massa", portandola a credere ad un fatto incredibile, solo stuzzicando l'emotività del momento. Ma ormai il momento è passato. Davvero credete ancora siano morte? Davvero credete che il mare a quest'ora non le avrebbe restituite?&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Si è detto che il padre le avrebbe addormentate con del veleno e dopo averle sistemate all'interno di due valige gettate in acqua. Niente sangue dunque. E senza sangue niente predoni dei mari che se le siano potute mangiare. Da quel giorno è passato un anno ormai, eppure di quelle due valige e dei corpi delle bimbe non c'è ombra. Si sono liquefatte? Sono diventate cenere? Non è possibile. Sapevate che i pescatori italiani, e questo da anni, con le reti a strascico recuperano i corpi morti dei clandestini? Sono centinaia i cadaveri ripescati. Di questo i media non ne parlano. Ma c'è di più. C'è che nelle coste italiane, come in tutte quelle che si affacciano sul Mediterraneo, ogni anno vengono ritrovati centinaia di cadaveri portati a riva dal mare. Detto questo come la mettiamo? Possibile che gli unici corpi non restituiti siano quelli delle gemelline svizzere? No, lo ripeto, non è possibile. Motivo per cui, la logica lo dice non io, Livia ed Alessia non sono mai state gettate in acqua e quanto ci hanno propinato, fino al momento del silenzio e dell'oblio, è fumo irrespirabile prodotto da un olio di frittura che la stampa e le varie procure per troppo tempo hanno usato. E chi parla tanto per parlare, chi dichiara la sua certezza funerea, non si sa bene su quali basi, farebbe meglio a tacere ed a smettere di credere a chi non ha neppure mai provato a cercarle vive. Perché vive non sono mai state cercate da nessuna procura!&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
D'altronde chi non è abituato ad indagare non può esserne capace. E meno che meno può essere in grado di coordinare chi indaga in altre nazioni. Può solo seguire una scia, se si vede, una scia creata con tabulati e prelievi bancari inconcepibili. Questo il Matthias Schepp lo sapeva molto bene. Sapeva che per non far trovare le piccole doveva "essere l'esca". Lo immaginate? Lui che passa dalla Francia e fa il giro dell'oca, con tanto di passaggio in Corsica, con tanto di cartolina ricordo e prelievi sotto le telecamere, non sia mai che con un colpo di genio i poliziotti svizzeri avessero fatto ricerche dalla parte opposta, in Germania per dire, prelievi che avevano quale unico scopo il ravvivare la schiuma della scia, il renderla visibile. Così lo si rintraccia al confine della Svizzera, grazie ad un cellulare che poi sparisce, a Montelimar, a Marsiglia, in Corsica ed ancora a Nizza. Lui si cambia gli abiti, una volta veste di scuro ed una volta di chiaro, ma di questi non si ha traccia da nessuna parte, spariti anche loro. Poi ha una necessità impellente, quella di avere un giorno e mezzo libero da avvistamenti, vuole stare trenta ore lontano da bancomat e telecamere... per far cosa? Cosa si può fare in trenta ore?&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Avendo un'auto a disposizione si può far tanto. In sei ore e mezza si può arrivare in Austria o in Germania, sempre per dire, e dopo aver trascorso un pomeriggio piacevole ed essersi riposati, si può ripartire alle tre o alle quattro di notte ed essere a Vietri sul Mare per il primo pomeriggio, giusto in tempo per pranzare e farsi ancora notare. Insomma, una sorta di giro dell'oca organizzato. E' chiaro che se avesse avuto necessità di andare in Austria o in Germania, lo Schepp non avrebbe potuto riprendere la strada per la Svizzera, a quel punto in quella nazione era ricercato, quindi l'unica via percorribile era quella italiana e quella potrebbe aver fatto. E' davvero incredibile che questo sia potuto accadere? Può essere, ma può essere anche il contrario visto che in Italia dalla mattina del due febbraio al pomeriggio del tre non ha lasciato tracce. Ed allora cosa fare in questo caso? Ci sono aeroporti in quelle nazioni ad est della Svizzera? E' così impossibile controllare la lista passeggerri dei voli in partenza la sera del due febbraio, o quelli della mattina del tre, per vedere se si sono imbarcate due bimbe ed eventualmente verificare chi sono, dove abitino e con chi?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche perché resta aperto, fino a quando non ci sarà chi darà una vera conferma ufficiale sul dna, il capitolo sul suicidio. Era Matthias Schepp quello stritolato dal treno alla stazione di Cerignola? Se sì perché quando ha parlato col ristoratore di Vietri il suo accento era francese, mentre Irina e i suoi familiari ci hanno detto che aveva un accento tedesco? Ed inoltre, nel caso fosse davvero lui su quei binari, il suo è stato un suicidio o qualcuno lo ha spinto proprio mentre il treno passava? Perché non si è gettato davanti alla locomotiva, un colpo e sei subito morto, ed ha preferito sbatterle contro lateralmente, così rischiando di subire parecchi secondi di atroci sofferenze? Troppe domande e poche risposte si agitano nei contorni di questo strano ed inconsueto caso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ormai è passato un anno dal rapimento di Livia ed Alessia, e come volevasi dimostrare il clamore mediatico è scemato lasciando posto ad un enorme ed assoluto silenzio. Nessuno parla più delle figlie di Irina Lucidi e nessuno si incarica di fare un qualche viaggio e una qualche ricerca neppure nei luoghi più probabili in cui le gemelline potrebbero essere. E non parlo solo di chi in Svizzera finge di continuare le indagini, parlo anche degli editori che preferiscono mantenere giornalisti da scrivania piuttosto che pagar viaggi a giornalisti d'assalto (hanno ragione, non ne esistono più da tanto e sul libro paga non ne hanno). Per cui arrendetevi alla verità mediatica... ad oggi Livia ed Alessia riposano in pace.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed è vero che riposano in pace, c'è solo da trovar qualcuno che ci dica in quale parte del mondo e con chi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;
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&lt;div&gt;
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&lt;div style="text-align: left;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Z5flXMrt_A4/TyEylaleBdI/AAAAAAAABKQ/yLbwDAe7zlc/s1600/amorebouguereau.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-Z5flXMrt_A4/TyEylaleBdI/AAAAAAAABKQ/yLbwDAe7zlc/s200/amorebouguereau.jpg" width="117" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;
Prima di parlare delle strane novità sul caso di Yara Gambirasio parliamo di Merihija. Lei è stata fortunata perché ha fatto un errore, ha scritto un numero di telefono sul suo diario. Non lo avesse scritto ora sarebbe ancora tra le mani del suo carnefice. Merihija è nata in Italia tredici anni fa, quindi è italiana, da una famiglia kosovara. Ha due sorelle più grandi e delle buone amicizie, ma è un'adolescente e, come tutte le adolescenti, crede che l'amore sia puro e genuino, crede agli uomini e da loro fiducia. E lei, si dice, è scappata di casa per amore di un venticinquenne romeno che le aveva detto di avere diciassette anni ed una casa dove vivere. Come spesso accade lo aveva conosciuto via internet, e come spesso accade poche parole sono bastate a farle perdere la testa ed a cercare di incontrarlo. Questa situazione non capita solo alle ragazzine che vivono nel disagio, è bene saperlo, capita a chiunque pensi di vivere il disagio. Non è una malattia, è una condizione quasi normale a tredici anni e non tocca solo le ragazze ma anche i ragazzi. E non è, come a prima vista si può pensare, neppure solo una questione di famiglia, luogo in cui nell'adolescenza il disagio rischia di amplificarsi a causa delle imposizioni dei genitori, è una questione naturale a cui un padre, una madre ma anche una sorella o un fratello, deve cercare di porre rimedio prima che si amplifichi.&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Merihija ha fatto un errore che, è molto probabile, le ha salvato la vita. Il numero scritto sul diario, quello che chiamava quando voleva incontrarsi con chi credeva volesse vivere con lei una storia d'amore, era di un amico del suo rapitore. Ed è da questo punto che occorre partire per capire la malafede dell'uomo, perché non le ha dato il suo di numero? Questo dimostra che aveva brutte intenzioni sin dall'inizio. Fortuna ha voluto che grazie a quel numero le forze dell'ordine rintracciassero l'amico 
del rumeno, forse un complice. Questo inizialmente ha negato di conoscerlo, ma dopo un serrato 
interrogatorio ha ceduto accompagnandoli in un monolocale di Milano. Lì stava ancora la ragazzina che, si è detto, in quei giorni era stata costretta a prostituirsi da chi credeva il "suo
 amore" e da un viados (entrambi sono in carcere). Una storia tragica 
che, seppure finita bene, lascierà segni indelebili nella psiche della 
ragazza e dei suoi familiari. Ora c'è da capire se lei fosse d'accordo e quindi sia salita in auto sapendo di allontanarsi da casa per sempre, per me poco probabile, se sia stata attirata in un tranello con la promessa di un giorno di libertà o se è stata costretta a seguire l'uomo con la forza. In questi ultimi due casi sarebbe un rapimento in piena regola, non solo una circonvenzione di incapace. Un sequestro di persona messo in atto per inserire la ragazza nel giro della prostituzione.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Dico questo perché nessuno nel riportare la notizia ha fatto un ragionamento logico, nessuno si è chiesto il motivo per cui la tredicenne fosse in un monolocale di Milano quando a quell'età avrebbe reso molto di più in altri siti. Visti i pochi giorni trascorsi dalla scomparsa, il 21 gennaio, al ritrovamento, il 24 gennaio, io sono propenso a credere che per la ragazzina quel monolocale fosse un luogo di passaggio e non un punto di arrivo. Esattamente come un limbo di terra della Florida viene utilizzato da chi rapisce le adolescenti di quella nazione (&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/03/aaa-vendesi-adolescente-sequestrata.html"&gt;qui la storia di &lt;i&gt;&lt;b&gt;Sahuna Newell&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, rapita, violentata e venduta&lt;/a&gt;). Ed il pensiero ritorna anche alle tredicenni che&lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/03/yara-gambirasio-tentare-di-rapire-una.html"&gt; Zoran Petrovic&lt;/a&gt;, autista serbo regolarizzato da anni in Italia, &lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/03/yara-gambirasio-tentare-di-rapire-una.html"&gt;tentò di rapire a Vicenza&lt;/a&gt; l'estate scorsa. In quel caso non si trattava di amore finto o promesso ma di sequestro di persona a scopo di... già, a quale scopo visto che erano due le ragazzine che voleva rapire e non una? Nessuno, neppure il giudice, si è fatto spiegare dal Petrovic, accontentandosi della solita scusa di un supposta prossima violenza sessuale (e vorrei guardare in faccia chi gli ha creduto), perché vollesse rapire le tredicenni, dove e a chi le volesse portare una volta caricate sul furgone. Ricordo a tutti che c'era un uomo con lui (come c'era il viados a Milano), un uomo che osservava la scena ad una cinquantina di metri scarsi e si è defilato quando il sequestro è saltato. Ricordo anche che il serbo è stato condannato a soli quattro anni, e con i benefici diventeranno due di carcere ed uno di domiciliari (una pena irrisoria).&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ed ora, dopo aver capito che anche l'Italia è terra in cui si sequestrano minorenni, e non serve conoscerle per caricarle in un auto o in un furgone (e mi scuso con quelle di cui non ho scritto perché sono tante), il pensiero si sposta su Yara Gambirasio, pure lei tredicenne e pure lei rapita. Yara, uccisa perché si è ribellata alla violenza sessuale, Yara che ancora non sappiamo se mai sarebbe tornata a casa nel caso avesse accettato di sottomettersi, Yara a cui non si riesce di dare giustizia. E' di questi giorni un ritorno di fiamma che ha riportato i riflettori sull'unico ragazzo iscritto a suo tempo nel registro degli indagati. Un ritorno voluto dalla stampa che "rivela" il pianto scaturito quando parlava con la fidanzata e le diceva che la ragazzina di Brembate era stata uccisa davanti al cancello. Di certo è facile sparare sugli inquirenti, e lo è perché migliaia sono stati gli errori fatti in partenza, errori che hanno ritardato e modificato il corso delle indagini (e non è che il tempo li abbia aiutati a non farne). Ma se questa frase e questo pianto risultassero autentici, se davvero esistessero, il marocchino non se ne starebbe a casa sua o a stendere pavimenti nei capannoni. Con lui si è sbagliato tante volte, non solo una. L'auto perquisita in ritardo, il furgone intestato al cugino imbarcato e sbarcato in Marocco... ma anche il suo arresto per colpa di una traduzione sbagliata è stato uno sbaglio. Questi gli sbagli degli inquirenti a cui si devono aggiungere quelli dei media, media che da tempo immemore, ciclicamente, riprendono il ragazzo per i capelli sbattendolo in prima pagina per poi sentirsi dire dalla Pm che nulla è come lo hanno riportato.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Questo capita perché non si sa cosa scrivere e piuttosto che inserire notizie su altri argomenti, vere ma poco lette, si decide che è meglio una notizia farlocca ma con più seguito. Farlocca come quella che annunciava in cinque giorni il nome dell'assassino. Quella che ci fece sapere che gli agenti della Questura di Bergamo erano a disposizione continua del Pm per una settimana. Quella che voleva il caso essere ad una svolta perché il dna aveva dato riscontri compatibili, quella data, in esclusiva nazionale ed internazionale, da un giornalista di Quarto Grado il 28 ottobre, quella poi ripresa ed ampliata in seguito, fino a far parlar la gente di figli illegittimi, da Chi l'ha Visto?. Io a dire il vero &lt;a href="http://albatros-volandocontrovento.blogspot.com/2011/11/yara-gambirasio-ed-il-caso-ormai.html"&gt;l'avevo scritto che la logica si scontrava con le affermazioni sicure&lt;/a&gt; e che nulla era imminente, e mi spiace dirlo (avrei preferito avessero ragione i media) ma siamo a fine gennaio e sono passati tre mesi dal momento in cui mancavano cinque giorni... e pare di essere ancora agli albori della costosa indagine bergamasca. Forse per questo Fulvio Gambirasio ha assunto un consulente molto speciale e bravo dandogli l'incarico di verificare se possano esservi spiragli toccati dalle indagini ma non esplorati. Un po' come fatto dallo stesso nel caso della scomparsa di Elisa Claps.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ma ecco la doccia fredda che renderà ancor più criticabile la procuratrice Letizia Ruggeri. Al consulente non verranno consegnati i faldoni che comprendono tutti gli atti investigativi, a partire dalla stessa sera del sequestro, lo ha deciso proprio il Pm. Eppure è stato nominato in piena regola e quindi, di logica, è qualificato ed affidabile (anche perché è un ex del Ris), quindi se nulla deve uscire allo scoperto, pena la rovina dell'indagine, nulla lui farà uscire allo scoperto. Ma non c'è protesta che tenga e questo rifiuto è un ulteriore smacco per chi, i genitori di Yara, da quattordici mesi assiste impotente e senza batter ciglio, per chi attende una risposta che dalle istituzioni mai si è fatta vedere o sentire. Ed impedir loro di cercarsela da soli, tramite un legale ed un consulente in gamba, credo sia irriguardoso e senza giustificazioni. Inoltre, a parer mio, sino a quando non si seguirà una pista giusta, addentrandosi nel macabro e squallido marciume e lasciando perdere improbabili lindi orchi di paese, (fosse stato uno del luogo già starebbe in galera), non si arriverà mai da nessuna parte. I segnali per capire i motivi del sequestro ci sono stati, basta recepirli, farli propri ed indagare in una sola direzione, perché non lo si fa?&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Dopo questo c'è da dire che se la procura non riesce a seguire una pista del genere, chissà mai quali siano i misteriosi motivi, i media fanno anche peggio e, invece di cercare ed entrare nei percorsi alternativi, enfatizzano le piccole notizie e spolverano, riverniciandole e dandole per nuove, le vecchie ormai trite e ritrite e destinate ad essere smentite.&amp;nbsp; &lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-alig
