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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026</atom:id><lastBuildDate>Tue, 09 Mar 2010 12:04:47 +0000</lastBuildDate><title>VOX POPULI il blog</title><description>Versione online del mensile di Azione Giovani Salerno, con articoli dall'edizione corrente, di archivio, o con flash di aggiornamento.</description><link>http://www.voxpopuli.info/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>485</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/VoxPopuliIlBlog" /><feedburner:info uri="voxpopuliilblog" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><feedburner:emailServiceId>VoxPopuliIlBlog</feedburner:emailServiceId><feedburner:feedburnerHostname>http://feedburner.google.com</feedburner:feedburnerHostname><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-9091620972022150359</guid><pubDate>Tue, 09 Mar 2010 12:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-09T13:04:47.568+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mondo</category><title>Nuovo round di negoziati fra il Marocco e il Sahara Occidentale</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.puntoeuropa.it/saharawi/photocamps.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="144" src="http://www.puntoeuropa.it/saharawi/photocamps.gif" vt="true" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Dopo la situazione di stallo in seguito agli ultimi negoziati dell’agosto 2009, sono ripartiti, sotto l’egida delle Nazioni Unite, i colloqui tra Marocco e Sahara Occidentale. Christopher Ross, inviato speciale del segretario generale dell’ONU, ha invitato le parti a incontrarsi nei pressi di New York con lo scopo di riavviare le trattative. L’esito dei due giorni di incontro non ha portato ad una soluzione della controversia, in quanto le parti risultano ancora molto distanti. &lt;br /&gt;
La proposta del Fronte Polisario (Fronte popolare di liberazione di Seguìa el Hamra e del Rìo de Oro) parte dal referendum come unico strumento in grado di garantire l’esercizio dell’autodeterminazione del popolo saharawi, appoggiato da numerose risoluzioni; il progetto del Marocco si articola a partire dalla sovranità del Marocco. (1)&lt;br /&gt;
Da un lato, dunque, una parte richiede ancora una consultazione della popolazione, rimandata da più di dieci anni, mentre l’altra non prevede alternativa ad un’autonomia “concessa” dal Regno ad un “suo” territorio. &lt;br /&gt;
La questione del Sahara Occidentale è rimasta irrisolta dagli anni ‘70, quando si levò un’ondata di ribellione contro il tentativo da parte del Marocco di annettere il territorio, in seguito al ritiro della Spagna. Il popolo saharaoui attraverso il suo legittimo rappresentante, il Fronte Polisario, ha lottato, e ancora lotta, contro l’oppressione e l’occupazione militare marocchina e opera instancabilmente, attraverso mezzi pacifici, per le sue legittime rivendicazioni: l’autodeterminazione e la libertà. &lt;br /&gt;
Durante i tentativi di risoluzione del conflitto, occorre evidenziare l’importanza e il coraggio delle scelte dei leader del Fronte Polisario che hanno optato per una trasformazione da movimento armato a partito indipendentista. In questo passaggio fondamentale, il cessate il fuoco ha sospeso un conflitto che durava da quindici anni e doveva precedere il referendum previsto per il 1992. Da allora, nonostante i rallentamenti e gli ostacoli posti dal Marocco ad ogni nuovo accordo stipulato, il Fronte Polisario non lo ha mai interrotto. &lt;br /&gt;
Il processo di autodeterminazione del Sahara Occidentale passa attraverso l’applicazione integrale del piano di pace dell’Onu (MINURSO) che contempla lo svolgimento di un referendum di autodeterminazione. Questa dovrebbe essere la giusta via per sedare i conflitti, e quella auspicata dal popolo saharaoui.&lt;br /&gt;
Le Nazioni Unite condannano il tentativo del Marocco di acquisire sotto la propria sovranità parti del territorio occupato, lo sfruttamento e il danneggiamento delle risorse naturali, gli spostamenti forzati di popolazione e specialmente gli insediamenti di popolazione marocchina nei territori di quello che dovrebbe costituire uno Stato autonomo e diverso dal Marocco, e infine la violazione dei diritti umani.&lt;br /&gt;
Fin dal 1974 la missione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in visita nell’ex Sahara spagnolo ha constatato che la popolazione o, per lo meno, la quasi totalità delle persone da essa incontrate si è pronunciata categoricamente in favore dell’indipendenza e contro le rivendicazioni territoriali del Marocco e della Mauritania.&lt;br /&gt;
Da allora le dichiarazioni di Stati e di organizzazioni internazionali in favore della rappresentatività del movimento di liberazione nazionale del Sahara Occidentale, il Fronte Polisario, si sono moltiplicate, oltre alle prese di posizione molto nette in questo senso dell’Organizzazione dell’Unità Africana. &lt;br /&gt;
Il riconoscimento del Fronte Polisario come legittimo rappresentante del Sahara Occidentale è importante in quanto permette di identificare l’ente che ha diritto a partecipare alle conferenze internazionali (specialmente quelle di codificazione), sia pure senza diritto di voto, e l’ente da prendere in considerazione ai fini della futura indipendenza del territorio.&lt;br /&gt;
A pochi chilometri dalla città di Tifariti, le autorità occupanti hanno eretto un obbrobrioso muro lungo più di 2.700 km, che separa uno stesso popolo da più di trent’anni. Lungo il muro della vergogna sono disseminati i più terribili mezzi di distruzione: mine antiuomo di ogni tipo, che provocano morte e disperazione tra la popolazione, oltre alle disastrose conseguenze ecologiche che ne conseguono per gli animali e la fauna del territorio. Esso è il simbolo dell’occupazione e della logica della forza, è un affronto per la coscienza del mondo intero e per la dignità dell’uomo. Rivela la vera faccia dell’occupazione illegale del Sahara Occidentale, della politica espansionista del Marocco e delle violazioni dei diritti umani (2).&lt;br /&gt;
Numerose istituzioni ed organizzazioni governative e non governative che operano per la difesa dei diritti umani hanno denunciato le innumerevoli violazioni dei diritti umani perpetrate dal Marocco nel Sahara Occidentale e che quelle violazioni abbiano radici nella violazione del diritto del popolo Saharawi all’autodeterminazione. &lt;br /&gt;
Il mondo intero, e, in primo luogo, le Nazioni Unite con la presenza sul campo della MINURSO, si sono resi conto della ferocia di questa repressione contro il popolo Saharawi. Prigioni medievali stipate di prigionieri politici, torture, sparizioni, detenzioni e processi arbitrari, ricordano quotidianamente una brutale occupazione coloniale. (3)&lt;br /&gt;
L’inizio del conflitto, e la sua continuazione, hanno costretto migliaia di donne, vecchi e bambini Saharawi, all’esilio e, poi, alla resistenza contro l’occupazione della loro terra. La durezza delle condizioni di vita della popolazione nei campi di rifugiati Saharawi ed in alcune zone liberate della RASD (4), sono aggravate dall’asprezza dell’ambiente geografico.&lt;br /&gt;
L’occupazione del Sahara Occidentale, il rifiuto di dare giustizia alla sua gente si traducono in una repressione feroce esercitata nei confronti della popolazione civile. &lt;br /&gt;
Amnesty International ha recentemente richiamato l’attenzione sulle persecuzioni che hanno visto come vittime difensori dei diritti umani, come Brahim Sabbar e Ahmed Sbai e la candidata al premio Nobel per la pace,Haminatou Haidar, che recentemente ha vinto il premio “Robert Kennedy” per i diritti umani e quello della Train Foundation di New York, il “Civil Courage Prize” (5) . Dopo il ritiro dell’ultimo premio le autorità marocchine hanno arrestato Haminatou, in quanto aveva indicato il Western Sahara nei suoi documenti di sbarco. Le hanno ritirato il passaporto e spedita, contro ogni regola, apolide, alle Canarie, ma Haminatou ha iniziato uno sciopero della fame, sostenuta dall’opinione pubblica di tanti paesi, riuscendo a rientrare. (6) &lt;br /&gt;
L’appoggio riservato dal marocchino medio alle rivendicazioni palestinesi per avere uno Stato, diventa intolleranza e disprezzo per quelle saharawi, come se i principi universali con cui si difendono le cause altrui non fossero ugualmente validi nel proprio paese. &lt;br /&gt;
Il Fronte Polisario rimane dell’idea che l’unica soluzione accettata dalla popolazione sarà la realizzazione del referendum, dopo il quale qualsiasi esito verrà accettato, anche nel caso di integrazione al Marocco. Nel caso estremo in cui il conflitto dovesse riprendere, l’identità saharaoui si radicalizzerebbe (se la popolazione fosse ancora disposta a vivere nei campi profughi e a lottare per l’indipendenza) o si affievolirebbe in caso contrario. &lt;br /&gt;
Quella sul referendum è una vera e propria scommessa, poiché la Rasd potrebbe uscirne legittimata come nuovo Stato, oppure potrebbe sparire del tutto. &lt;br /&gt;
Le Nazioni Unite hanno annunciato la prossima visita del mediatore Ross nella regione per consultazioni con tutte le parti in causa in vista di nuove trattative. Probabilmente la sfida più grande sarebbe lo svolgimento del referendum, poiché permetterebbe di valutare quanto il progetto politico proposto finora dal Fronte Polisario sia effettivamente considerato il migliore per il futuro del Paese.&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;di &lt;a href="http://www.eurasia-rivista.org/"&gt;Chiara Cherchi&lt;/a&gt; &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;NOTE:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(1) Risoluzione 1754 (2007) del Consiglio di Sicurezza. (Fonte: Archivi delle Nazioni Unite);&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(2) Reporters sans Frontières, Maroc, Annuel Rapport;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(3) Tratto da www.amnisty.org;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(4) La RASD, Repubblica Arba Saharawi Democratica, fondata il 27 febbraio 1976, la Repubblica ha un governo in esilio, guidato da Mohammed Abdelaziz;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(5) www.PeaceReporter.it;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(6) www.il sole24ore .com.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-9091620972022150359?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/tV8jblYDlKg" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/tV8jblYDlKg/nuovo-round-di-negoziati-fra-il-marocco.html</link><author>voxpopuli@agsalerno.org (Redazione)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/03/nuovo-round-di-negoziati-fra-il-marocco.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-2465634919199604450</guid><pubDate>Mon, 08 Mar 2010 12:43:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-08T13:43:44.667+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fuori testo</category><title>Aboliamo l'8 marzo</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2010/03/1-300x300.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kt="true" src="http://donne.manageritalia.it/wp-content/uploads/2010/03/1-300x300.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;Basta mimose, basta parole, più fatti.&lt;/strong&gt; È una provocazione, certo, quella di abolire la ricorrenza dell’8 marzo. Eppure, diciamocelo una volta per tutte, questa festa serve solo a mettersi a posto la coscienza. Occorre al contrario un impegno quotidiano e concreto per superare l’attuale cultura che impone alla donna ruoli ormai anacronistici, all’interno della coppia e nell’organizzazione familiare e aziendale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Purtroppo la strada della parità è ancora lunga&lt;/strong&gt;, come dimostra una recente indagine di Manageritalia effettuata su un campione di 1.242 manager (di cui il 20% donne). Per l’88% degli intervistati, infatti, alle donne viene ancora delegata in toto la cura e l’educazione dei figli, la gestione delle faccende domestiche e l’assistenza degli anziani. Insomma, la distribuzione dei compiti all’interno della famiglia è del tutto sbilanciata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per i manager è inoltre auspicato e ritenuto possibile un miglioramento dell’organizzazione del lavoro per andare incontro alle esigenze dei singoli, donne, ma anche uomini, riuscendo allo stesso tempo a migliorare clima e produttività (77%) o comunque ottenendo gli stessi risultati (64%). Un problema, quello della conciliazione di vita personale e professionale, che tocca soprattutto le donne (68%), ma anche gli uomini (40%), anche se poi condiziona l’accesso e/o la permanenza al lavoro solo delle prime.&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;da &lt;/em&gt;&lt;a href="http://donne.manageritalia.it/"&gt;&lt;em&gt;Redazione Donne Manager&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-2465634919199604450?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/04YXHegmIy4" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/04YXHegmIy4/aboliamo-l8-marzo.html</link><author>voxpopuli@agsalerno.org (Redazione)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/03/aboliamo-l8-marzo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-2885505707889943083</guid><pubDate>Mon, 08 Mar 2010 12:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-08T13:31:34.772+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica</category><title>Quei politici pagati dalle banche</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.misconrauticampania.it/foto%20signoraggio%20bancario.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" kt="true" src="http://www.misconrauticampania.it/foto%20signoraggio%20bancario.jpg" width="160" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;La scorsa settimana un’inchiesta del giornale Das Magazine ha denunciato che personaggi politici svizzeri fanno parte di commissioni bancarie che si riuniscono una o due volte l’anno e per le quali percepiscono anche 70 mila euro l’anno. Ma non si tratta di un compenso, piuttosto &lt;strong&gt;è un investimento che la banca fa per assicurarsi che costoro difendano, quando ce ne sia bisogno, i propri interessi in parlamento&lt;/strong&gt;. Lo stesso fenomeno si riscontra un po’ dovunque in occidente, membri del parlamento britannico sono direttori onorari del consiglio d’amministrazione di molte banche. Negli Stati Uniti poi è normale che le cariche di stato più alte, come il ministro del tesoro ed il governatore della Riserva Federale, vadano ad ex banchieri di Wall Street, gente con alle spalle una brillante carriera nel settore privato. Naturalmente ciò crea un conflitto d’interessi che però, sebbene tutti conoscano, nessuno ha il coraggio di denunciare. &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Il pericolo peggiore prodotto dal rapporto incestuoso tra settore privato e politica non è però la corruzione, che sicuramente esiste, nè il conflitto d’interessi, di cui abbiamo avuto prova con il crollo della Lehman Brothers ed il salvataggio della Aig, ma la perdita da parte dello stato di quella posizione di organismo super partes&lt;/strong&gt; dalla quale perseguiva gli interessi della comunità e non quelli dei singoli gruppi. Gran parte degli squilibri economici degli ultimi vent’anni sono sicuramente relazionati a questo fenomeno. Basta ricordare la storia della Enron che pagò una grossa fetta della campagna elettorale di George W. Bush. In cambio ottenne la deregulation dell’industria elettrica in California. La speculazione selvaggia che seguì, però, porto questo stato sull’orlo della bancarotta e segnò la fine della Enron. Gli interessi delle lobby finanziarie molto spesso non coincidono con quelli delle nazioni perchè queste non hanno una visione di grand’angolo dell’economia come dovrebbero avere i politici, questa la lezione del fallimento della Enron. &lt;br /&gt;
Ci troviamo di fronte ad una situazione analoga, le lobby finanziarie occidentali sono riuscite ad evitare una riforma conservatrice della deregulation sfruttando quei legami “professionali” che hanno sapientemente creato con i politici negli ultimi vent’anni. Ciò significa che nulla è stato fatto per evitare che si formi un’altra bolla simile a quella dei muti subprime. Lo ha ricordato questa settimana l’ex braccio desto di Henry Paulson, Paolo Pellegrini, quando ha affermato che i problemi strutturali che hanno creato la grande recessione rimangono tutti irrisolti. Essenzialmente li abbiamo messi da parte indebitandoci ulteriormente. Per il momento la Cina sostiene la ripresa mondiale ma fino a quando potrà esportare in un mercato ormai saturo di prodotti? Lo squilibrio, secondo Pellegrini, continua a poggiare su un assunto surreale: l’occidente si indebita e consuma mentre ad oriente si risparmia e si produce.&lt;strong&gt; Se le cose non cambiano, dunque, dobbiamo prepararci per un’altra grande depressione&lt;/strong&gt;. &lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;di &lt;a href="http://www.lorettanapoleoni.com/"&gt;Loretta Napoleoni&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-2885505707889943083?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/roVHE4enHHk" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/roVHE4enHHk/quei-politici-pagati-dalle-banche.html</link><author>voxpopuli@agsalerno.org (Redazione)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/03/quei-politici-pagati-dalle-banche.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-4122462391108940202</guid><pubDate>Mon, 08 Mar 2010 12:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-08T13:24:47.677+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ambiente</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">attualità</category><title>No agli OGM, sì all'agricoltura identitaria, culla della biodiversità</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://agricolturaonweb.imagelinenetwork.com/ILN3/c_materiali/agricolturaonweb/ArticoliImg/terreno-agricolo-chema.force.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="159" kt="true" src="http://agricolturaonweb.imagelinenetwork.com/ILN3/c_materiali/agricolturaonweb/ArticoliImg/terreno-agricolo-chema.force.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Ogm, ovvero gli Organismi geneticamente modificati. Una parte del mondo agricolo ce li vorrebbe imporre, dopo aver assistito al fallimento di queste coltivazioni in mezzo mondo. &lt;strong&gt;Noi diciamo e diremo di no. I Contadini che li seminano non guadagnano di più, nel mondo scientifico non tutti sono d'accordo sul fatto che siano innocui &lt;/strong&gt;e ricordiamoci che dove ci sono gli Ogm, finisce che questi se li mangiano i poveri, mentre i ricchi si comprano prodotti biologici. Ci muoveremo in tutte le direzioni a nostra disposizione per far sì che gli Ogm non attentino alla nostra &lt;strong&gt;agricoltura identitaria, culla della biodiversità &lt;/strong&gt;che intendiamo preservare. Per questo avvieremo la procedura per richiedere la clausola di salvaguardia con cui bloccare la commercializzazione e la coltivazione di questi prodotti nei nostri territori. E valuteremo anche l'ipotesi di un referendum per consultare i cittadini: il volere del popolo è sovrano, e a noi risulta che la stragrande maggioranza degli italiani è contraria agli Ogm. Collaboreremo con chiunque vorrà essere al nostro fianco in questa battaglia. Non è vero, come vorrebbero farci credere, che l'uso della patata transgenica Amflora sarà destinata solo ad usi industriali, visto che verrà utilizzata anche per i mangimi animali. Questo significherebbe introdurre nella nostra catena alimentare gli organismi geneticamente modificati. &lt;strong&gt;Per dodici anni la Commissione ha continuato a dire no a queste coltivazioni in modo prudenziale; ora, invece, si decide di aprire la strada agli Ogm. È singolare che finora si sia tenuta una determinata linea, per poi abbandonarla improvvisamente. &lt;/strong&gt;La nostra non è una presa di posizione ideologica bensì il frutto di un'analisi approfondita dei diversi aspetti della questione. &lt;strong&gt;Sul fronte economico, l'argomentazione secondo la quale migliorerebbe il reddito degli agricoltori è assolutamente infondata&lt;/strong&gt;: gli agricoltori sono alle prese con le medesime difficoltà legate alla difficile congiuntura del settore con o senza Ogm, e anzi nelle Borse, come quella di Milano, Ogm-free prodotti come il mais e il grano registrano prezzi più elevati rispetto a Borse, come quella di Chicago, che trattano commodities Ogm. &lt;strong&gt;Il problema, semmai, è quello di un mercato asfittico che bisogna rivitalizzare&lt;/strong&gt;. Verrebbe la tentazione di chiedere una fideiussione sui loro capitali a coloro che raccontano favole agli agricoltori sugli Ogm panacea di tutti i mali. Inoltre, i cibi Ogm diventerebbero i cibi dei poveri, mentre quelli biologici alimenti per i ricchi. Ancora più odiosa è la teoria secondo la quale gli Ogm aiuterebbero a eliminare la fame nel mondo: il problema non è l'aumento della produzione, che può aversi tranquillamente senza Ogm, ma quali politiche mettere in atto per far sì che il cibo arrivi alle popolazioni più sfortunate del pianeta. &lt;strong&gt;Tra l'altro, la produzione degli Ogm è destinata perlopiù all'Occidente obeso, non certo a quella parte del mondo che muore di fame.&lt;/strong&gt;E anche dal punto di vista della salute, la comunità scientifica è divisa, ma diversi studi dimostrerebbero ripercussioni sul sistema immunitario e alcune malattie, anche gravi. Per quanto riguarda l'aspetto ambientale, è opinione diffusa che non vi sia alcuna garanzia assoluta che le coltivazioni Ogm non vadano a intaccare il terreno circostante. Non vogliamo che i nostri territori, che si fondano sulla biodiversità e il rispetto dell'ambiente, siano contaminati da organismi che rischiano di avere impatti devastanti sull'intero ecosistema e di inquinare una agricoltura ricca e diversificata come la nostra.&lt;br /&gt;
Per questo vogliamo rafforzare il sistema di certificazioni e di etichettatura, per dare il maggior numero di informazioni ai consumatori sulla presenza di tracce di Ogm negli alimenti. E devo dire che anche la soglia dello 0,9, al di sotto della quale non è necessario indicare la presenza di Ogm nelle sementi, non ci convince. A questo punto, apriamo un ragionamento approfondito anche sulla cosiddetta soglia di tolleranza.&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;di &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.lucazaia.it/"&gt;&lt;em&gt;Luca Zaia&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-4122462391108940202?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/_HVGrULI9MA" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/_HVGrULI9MA/no-agli-ogm-si-allagricoltura.html</link><author>voxpopuli@agsalerno.org (Redazione)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/03/no-agli-ogm-si-allagricoltura.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-5688998052015584253</guid><pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-06T15:14:34.906+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica</category><title>Arrivano i nostri, ma sono Sturmtruppen</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_R_Sqi0a8BRc/SbjOP57bnhI/AAAAAAAAA7Q/TPlDGF2T7Sc/s400/STURMTRUPPEN.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/_R_Sqi0a8BRc/SbjOP57bnhI/AAAAAAAAA7Q/TPlDGF2T7Sc/s320/STURMTRUPPEN.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il timbro mancante di Formigoni in Lombardia, la firma saltata sul listino Polverini nel Lazio, la candidatura del condannato Conte inserita di nascosto a Caldoro in Campania. Siamo al di là del commentabile, anche perché vorremmo sottrarci al gioco facile del “cacciateli tutti e subito” varato dal "Giornale" e da "Libero", che in piena campagna elettorale ha poco senso. Vediamo in questi giorni l’esito di una sorta di “partitocrazia senza partiti”, dove diventa impresa ardua persino gestire il più classico e burocratico degli adempimenti: la formazione e la corretta presentazione delle candidature. C’è un disagio insopprimibile nel nostro mondo. C’è sconcerto e fastidio per la fiera delle dichiarazioni sciocche, delle interviste ridicole, dei filmati in romanesco rubati e sparati su YouTube. Questo modello sfilacciato è l’altra faccia del “partito-caserma”, dove i colonnelli indicano la linea e la truppa esegue: le Sturmtruppen più che “esercito del bene”. Se il dovere indica la necessità di continuare a sostenere i nostri candidati governatori, le nostre liste, le attese del nostro elettorato, il rispetto che abbiamo per tutto ciò impone di richiedere, ora e subito, comportamenti conseguenti a tutta la classe dirigente che si è messa sulla prima linea della campagna elettorale immaginandola come una passeggiata tra i boschi. Non lo è mai stata e comunque non lo è più. Un minimo di lucidità e qualche fanfara in meno aiuterebbero ad affrontare la salita col fiato che richiede.&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;dal &lt;a href="http://www.secoloditalia.it/"&gt;Secolo d'Italia &lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-5688998052015584253?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/KgGcxxX61zU" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/KgGcxxX61zU/arrivano-i-nostri-ma-sono-sturmtruppen.html</link><author>voxpopuli@agsalerno.org (Redazione)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/_R_Sqi0a8BRc/SbjOP57bnhI/AAAAAAAAA7Q/TPlDGF2T7Sc/s72-c/STURMTRUPPEN.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/03/arrivano-i-nostri-ma-sono-sturmtruppen.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-102463153011927940</guid><pubDate>Wed, 03 Mar 2010 15:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-03T16:36:46.336+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">poltica</category><title>Il fantasma di un partito</title><description>&lt;p&gt;&lt;img style="width: 436px" src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/03/27/49ccbc26cfb49_normal.jpg" height="365" /&gt; La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio. Una corte, è stato autorevolmente detto. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma a quel che è dato vedere pare piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica. E tra loro, mischiati alla rinfusa — specie nel Mezzogiorno, che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma— gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, &lt;strong&gt;genti d’ogni risma ma di nessuna capacità&lt;/strong&gt;. E’ per l’appunto tra queste fila che a partire dalla primavera dell’anno scorso si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure (e dunque non mi riferisco certo all’azione del Presidente Fini, il quale, invece, si è sempre mosso allo scoperto parlando ad alta voce), allo scopo di trovarsi pronti, con i collegamenti giusti, quando sarà giunto il momento, da molti dei cortigiani giudicato imminente, in cui l’Augusto sarà costretto in un modo o nell’altro a lasciare il potere. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Da quel che si può capire, e soprattutto si mormora, sono mesi, diciamo dalla famigerata notte di Casoria, che le maggiori insidie vengono a Berlusconi e al suo governo non già dall’opposizione ma proprio dalla sua stessa parte, se non addirittura dalle stesse cerchie a lui più vicine. Al di là di ogni giudizio morale tutto ciò non fa che mettere in luce un problema importante: &lt;strong&gt;perché mai la destra italiana, durante la bellezza di quindici anni, e pur in condizioni così favorevoli, non è riuscita che a mettere insieme la confusa accozzaglia che vediamo?&lt;/strong&gt; Perché non è riuscita a dare alla parte del Paese che la segue, e che tra l’altro è quasi sicuramente maggioritaria sul piano quantitativo, niente altro che questa misera rappresentanza? Certo, hanno influito di sicuro la leadership di Berlusconi e la sua personalità. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il comando berlusconiano, infatti, corazzato di un inaudito potere mediatico- finanziario, non era tale da poter avere rivali di sorta assicurandosi così un dominio incontrastato che almeno pubblicamente ha finora messo sempre tutto e tutti a tacere; la personalità del premier, infine, ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneità all’universo della politica modernamente inteso. E dunque anche alla costruzione di un partito. La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consiglio ; è prima avere un’idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un paese e infine avere il gusto e la capacità di governare: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non è inutile. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma se è vero che il potere e la personalità del leader sono state un elemento decisivo nell’impedire che la Destra esprimesse niente altro che Forza Italia e il Pdl, è anche vero che né l’uno né l’altra esauriscono il problema. Che rimanda invece a caratteristiche di fondo della società italiana che come tali riguardano tanto la Destra che la Sinistra. In realtà, il verificarsi simultaneo della caduta del Muro di Berlino e di Mani pulite ha significato la fine virtuale di tutte le culture politiche che la modernità italiana era riuscita a mettere in campo nel Novecento (quella fascista avendo già fatto naufragio nel ’45). È quindi rimasto un vuoto che il Paese non è riuscito a colmare. Non si è affacciata sulla scena nessuna visione per l’avvenire, nessuna idea nuova, nessun’indicazione significativa, nessuna nuova energia realmente politica è scesa in campo. Niente. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il risultato è che in Italia i capi politici più giovani hanno come minimo superato la cinquantina.&lt;/strong&gt; Ma naturalmente &lt;strong&gt;il vuoto è più sensibile a destra&lt;/strong&gt;, e più sensibili ne sono gli effetti negativi, perché lì la storia dell’Italia repubblicana non ha costruito nulla e dunque non ha potuto lasciare alcun deposito; che invece è rimasto solo nel centro-sinistra, erede di un ininterrotto sessantennio di governo del Paese tanto al centro che alla periferia. Così come nel centro-sinistra sono rimasti quasi tutti i vertici della classe politica che fu cattolica o comunista, portando in dote la propria esperienza e le proprie capacità. Mentre alla Destra è toccato solo il resto: a cui poi, per il sopraggiunto, generale, discredito della politica, non si è certo aggiunto il meglio del Paese. &lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;&lt;em&gt;di &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/" target="_blank"&gt;&lt;em&gt;Ernesto Galli della Loggia&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-102463153011927940?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/ZpUvrVwfbmw" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/ZpUvrVwfbmw/il-fantasma-di-un-partito.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/03/il-fantasma-di-un-partito.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-1369794498614672460</guid><pubDate>Sat, 27 Feb 2010 14:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-27T15:40:57.165+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica</category><title>Destra sociale e sinistra nazionale</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.la7.it/img/video/320X240/30855.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kt="true" src="http://www.la7.it/img/video/320X240/30855.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Esiste una cultura particolare alle origini del Pdl? Certamente no. Il Pdl è senz’altro un partito plurale. Un partito di tutti e quindi un partito di ognuno. Qualcuno ha sollevato un sopracciglio in merito ad alcune dichiarazioni in occasione dell’anniversario della morte di Bettino Craxi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Certi hanno rinfacciato ad altri di aver cambiato il proprio giudizio sull’uomo, alcuni a certi altri di aver abbandonato gli ideali comuni del passato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cosa c’è dell’antico socialismo nei socialisti che oggi rappresentano, anche a livelli apicali, il partito di governo? E cosa c’è del liberalismo tradizionale di cui alcuni altri sono stati in passato risoluti testimoni? Altri erano addirittura comunisti o fascisti, democristiani o radicali. E allora è forse vero che esiste oramai un partito in cui, al di là dei punti programmatici, ognuno può liberamente essere quello che gli pare? Quando in Italia esisteva ancora la satira - sembra un secolo ma si tratta in realtà di pochi anni fa - e la satira era ovviamente di sinistra, facevano in televisione una parodia della “Casa delle libertà” nella quale ognuno faceva quello che gli pareva - in modo volgare e distruttivo ovviamente - giustificandosi col fatto che si trovava, appunto, nella “casa delle libertà”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il fatto che la parodia fosse interpretata da attori di sinistra giustificava forse la lettura un po’ pecoreccia del concetto di libertà; in fin dei conti le libertà a sinistra sono effettivamente vissute così (io sono libero di occuparti la casa e tu sei libero di scrivere sul muro della mia; io sono libero di drogarmi e tu sei libero di sfasciare le vetrine…). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Forse anche il fatto che di satira non ce ne sia più deriva dallo stesso problema: oggi in Italia la satira bisognerebbe farla sulla sinistra, ma i sinistri mancano di autoironia. Ma superata la parodia il concetto rimane: una casa comune dove a parte il dovere di rispettare quello che è di tutti sia un dovere anche il rispetto di ciò che appartiene a ognuno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rileggendo indietro i quindici anni di questa rivista abbiamo riscoperto che quando Craxi cadde in disgrazia, scelse l’esilio e in tale condizione morì, noi, che venivamo da una storia che non aveva condiviso certo i momenti felici della sua ascesa e del suo successo, spezzammo in suo favore lance numerose e alcune di queste sulla schiena dei suoi giudici e giustizieri che alcuni allora avrebbero voluto addirittura al nostro fianco. Non credo fosse scontato scrivere più di dieci anni fa che tra Antonio Di Pietro e Bettino Craxi fosse comunque più rispettabile il secondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Credo, anzi, che ci volesse anche un po’ d’incoscienza. Per fortuna scripta manent e anche se “la ragione è dei fessi” fa piacere averci visto giusto proprio quando tutti gli altri avevano il fumo negli occhi. Per alcuni, già più avanti per esperienza e comprensione delle cose, era facile vedere che tra la nostra Destra sociale e la Sinistra nazionale esisteva un ovvio inseguirsi di termini. Tra chi aveva scritto di “un fascismo immenso e rosso” e chi dipingeva invece il socialismo “in tricolore” le assonanze erano scontate, mancava solo l’opportunità di fare un pezzo di cammino insieme. Come spesso accade, poi, le opportunità arrivano agli uomini quando gli stessi uomini non sono più lì per coglierle. Io preferisco pensare che siano le idee - e i sogni - ad andare molto più veloci del tempo dei mortali. Così è la storia che arriva sempre in ritardo, sulle intuizioni, sulle visioni, sulle immagini ispirate e sui “giochi di parole”. Le parole che ad alcuni servono per imprigionare (in schemi, definizioni, etichette e gabbie) e ad altri invece servono per creare cose nuove. A chi sosteneva che dire “destra sociale” fosse come dire “ghiaccio bollente” o parlare di sinistra nazionale fosse come sentire un “silenzio assordante”, a chi asseriva che la coincidenza degli opposti andasse lasciata alla metafisica, abbiamo tentato di rispondere, non solo con le parole ma nei fatti, che le opposizioni erano solo nella loro testa, che non esiste un corpo che abbia una metà di destra e una di sinistra che si prendono a pugni tra loro, perché un corpo diviso a metà sono solo due pezzi di un cadavere. E il nostro corpo vivo, che era la Patria, non era divisibile in Nazione e Società e non c’era avversione tra lo Stato e il Popolo, come non ce n’è tra tradizione e futuro. A quegli uomini di allora - Bettino Craxi, Giano Accame - come a quelli tra noi che restano, non importava - come diceva il Grande Timoniere - da dove uno venisse… ma dove volesse andare, e soprattutto se ci volesse andare insieme. Noi - tutti noi - partiti da ogni dove, ci siamo ritrovati su una strada che, portandoci lontano da una guerra civile, conduceva dove la Patria poeva essere ritrovata, rinata e rifondata. Stiamo costruendo questo sogno e lo stiamo costruendo insieme. Il braccio sinistro aiutando il braccio destro e viceversa. Una sola testa per immaginare, un solo cuore per sognare. &lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;di &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.area-online.it/"&gt;&lt;em&gt;Marcello De Angelis&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-1369794498614672460?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/uEFLHMI5mqk" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/uEFLHMI5mqk/destra-sociale-e-sinistra-nazionale.html</link><author>voxpopuli@agsalerno.org (Redazione)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/02/destra-sociale-e-sinistra-nazionale.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-8702322760688455093</guid><pubDate>Fri, 26 Feb 2010 08:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-26T09:45:40.359+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cultura</category><title>Educazione siberiana</title><description>&lt;p&gt;&lt;img style="width: 274px" src="http://i43.tinypic.com/4uvsip.jpg" height="387" /&gt; Uno dei casi editoriali del 2009, forse IL caso editoriale del 2009, è stato il libro Educazione siberiana di Nicolai Lilin. Si tratta del racconto autobiografico della gioventù dell’autore, trascorsa in Transnistria, una piccola repubblica balcanica ex-sovietica, fulcro della criminalità siberiana, costretta a rifugiarsi in quella zona, per sfuggire all’internamento in campi di concentramento, da parte della polizia stalinista.    &lt;br /&gt;L’autore è nato e cresciuto in un quartiere della città di Bender, chiamato Fiume Basso, controllato da quella che definisce la “famiglia siberiana”, la comunità criminale composta dagli immigrati Urca, una popolazione della Siberia. &lt;strong&gt;Tale comunità ha un concetto di vita comunitario-anarchico-criminale&lt;/strong&gt;, a causa (o per merito!) del quale ha sempre combattuto contro ogni potere costituito che volesse soggiogarla. Fin dai tempi dell’Unione Sovietica, si è specializzata in assalti ai treni che trasportavano le ricchezze siberiane a Mosca. &lt;strong&gt;A causa delle continue perdite economiche, Stalin deportò tutti i criminali; mentre, chi riuscì a salvarsi emigrò in Transinistria&lt;/strong&gt;, trasformandola in una sorta di zona franca criminale. Tale istinto ribelle la porterà a impugnare le armi e a respingere le truppe rumene che, in seguito al crollo sovietico, cercheranno di impossessarsi della regione, salvo poi ritornare sotto il giogo russo e della repressione di Mosca.    &lt;br /&gt;Il libro si legge in un fiato; infatti, è scritto come un romanzo d’avventura, con la trama che si dipana tra arresti, scontri con poliziotti e altri criminali, illustrazioni di gerarchie e codici criminali ecc. Certamente, non si tratta di un libro che cambierà le sorti dell’umanità, né di quelli che trasmettono chissà quale messaggio; ma, per certi versi è un libro, a mio avviso, da leggere.    &lt;br /&gt;Per prima cosa, per quel sapore tanto anni’80, che ai cultori del genere ricorderà sicuramente il mitico film I Guerrieri della Notte, fatto di giovani criminali ribelli che sfidano la vita a “pugni chiusi e denti stretti”, che non saranno dei gran esempi di virtù; ma, rispetto al piattume giovanile di oggi, almeno sono “qualcosa”…    &lt;br /&gt;Come secondo aspetto, e probabilmente più interessante, ho trovato molte attinenze col contesto della criminalità organizzata italiana; in particolar modo, con la mafia.     &lt;br /&gt;Troppo spesso, a riguardo, si sentono parlare sociologi o politologi che mai hanno vissuto in una realtà come quella siciliana, o se lo hanno fatto, si sono limitati a quella dei salotti buoni palermitani o catanesi. Chi ha vissuto i quartieri popolari delle città della Trinacria – nel mio caso, Cruillas a Palermo – sa benissimo che la mafia vive e prospera, perché gode dell’appoggio del popolo siciliano, il quale si riconosce molto di più nella “sottocultura” mafiosa, che non in quella ufficiale di uno stato italiano, che in questi oltre 60 anni non ha creato altro che sottosviluppo e disoccupazione – e che è ben ricordare ha invaso la Sicilia militarmente, contro il volere del popolo, che, unico caso nazionale, nel secondo dopoguerra diede vita a un esercito popolare per ottenere la secessione da Roma.    &lt;br /&gt;In un contesto culturale nel quale l’offesa più grave che si possa rivolgere a una persona è “muffutu”, cioè spione, non si può seriamente credere che l’omertà sia dovuta principalmente alla paura di ritorsioni. Sicuramente sarà vero per qualcuno; ma, tra i ceti popolari, proprio come nel libro di Lilin, è considerato un “disonore”, parlare con la polizia, peggio che mai fare l’“infame spione”. Altra similitudine è la presenza nel popolo del connubio, strano solo agli occhi di chi giudica da fuori, tra religiosità, quasi al limite del fanatismo, e la normalità/legittimità con cui si picchia o si uccide un altro uomo, soprattutto se questi ha violato le “leggi dell’onore”; oppure, il rispetto che i criminali anziani godono all’interno della comunità – davvero, qualcuno crede che i “padrini” siano dei despoti che nessuno tocca per paura di finire male?    &lt;br /&gt;Inoltre, per chi non avesse vissuto in Sicilia ai tempi della “guerra di mafia”, come invece ha fatto il sottoscritto, e volesse sapere di cosa si sia trattato, legga questo libro, sostituendo alla “Famiglia Siberiana” la mafia palermitana tradizionale, e alla gang del “Seme Nero”, la nuova mafia dei corleonesi.    &lt;br /&gt;In definitiva, e senza svelare troppo della trama del libro, consiglio questo libro – un romanzo, che è un misto tra I ragazzi della Via Pal, I Guerrieri della Notte e Hooligans – a tutti coloro che siano interessati a capire come si forma, e su quali valori si basa, una sottocoltura criminale - che sia quella della criminalità siberiana, o quella della mafia siciliana, poco importa.&lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;&lt;em&gt;di &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.anchesetuttinoino.splinder.com/" target="_blank"&gt;&lt;em&gt;Manuel Zanarini&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-8702322760688455093?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/2MvnfIEoMB0" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/2MvnfIEoMB0/educazione-siberiana.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/02/educazione-siberiana.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-2397171824008356817</guid><pubDate>Wed, 17 Feb 2010 13:44:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-17T14:44:42.690+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cultura</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">attualità</category><title>Acqua privatizzata? No, politicizzata</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/Media/Foto/2010/02/16/acqua--140x180.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ct="true" src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2010/02/16/acqua--140x180.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;La privatizzazione dell’acqua non è andata giù a parecchi italiani. Tanto che il popolo degli scontenti si è dato appuntamento il 20 marzo a Roma per una manifestazione nazionale che vuole chiedere a gran voce al «palazzo» di fare un passo indietro e riportare le risorse idriche sotto il controllo pubblico. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I movimenti per l’acqua pubblica sono sorti spontaneamente un po’ dappertutto, dalla Lombardia, alla Toscana, al Lazio, alla Sicilia, contestano il forte aumento delle tariffe, lievitate del 47 per cento in dieci anni e invocano gestioni più aperte al dialogo con le comunità locali, accusando le aziende di voler lucrare su un bene essenziale. Ma un libro inchiesta in uscita in questi giorni, inquadra la questione sotto una luce diversa. Secondo l’autore, il giornalista Giuseppe Marino, a mettere le mani sull’acqua è stata una casta legata soprattutto alla politica. «Solo sette gestioni su cento sono davvero affidate ad aziende private - spiega Marino - oltre la metà parte è rimasto, senza gara d’appalto, a società interamente pubbliche. La parte restante è costituita da società miste in cui il socio privato è spesso rappresentato dalle ex municipalizzate, dunque aziende che non sono estranee, ancora oggi, all’influenza della politica». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La tesi del libro, (La casta dell’acqua, ed. Nuovi Mondi, 12 euro) è che il dibattito sulla scelta tra gestione pubblica e privata dell’acqua perde di vista il vero problema, l’assenza di regole e parametri che obblighino a una gestione sana dell’oro blu, e la mancanza di un controllore dotato di competenze e poteri di intervento per controllare chi ha in mano gli acquedotti e sanzionare disservizi e storture. La riforma varata nel ’94 ha diviso l’Italia in 91 zone grosso modo corrispondenti alle province e affidato questo compito agli «Ato», una sorta di mini-parlamentini formati dai rappresentanti dei comuni della zona. «Altre poltrone per politici locali - spiega Marino - che costano ai cittadini quasi 50 milioni di euro l’anno e si sono dimostrati incapaci di assolvere ai propri compiti. Nei consigli d’amministrazione delle società che avrebbero il compito di controllare ci sono esponenti della stessa maggioranza che nomina (e domina) gli Ato. E infatti, nonostante i disservizi, raramente dagli Ato arrivano serie contestazioni ai gestori». &lt;br /&gt;
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Eppure di buchi neri la gestione ne ha tanti: le bollette sono aumentate ma solo la metà degli investimenti sulla rete idrica sono stati realizzati. Dopo 15 anni dalla riforma che mirava a ridurre le perdite, queste sono ancora calcolate tra il 30 e il 40% (a seconda delle stime) considerando la dispersione dai tubi e l'acqua erogata ma non conteggiata per problemi amministrativi. Inoltre, molte aziende hanno accumulato indebitamenti di decine di milioni di euro. E questo vale sia per società pubbliche, come Gaia, che gestisce l’acqua nella zona di Massa Carrara, sia per quelle miste, come Acqualatina, gestore del Basso Lazio. In più si moltiplicano i tentativi di inserire nelle tariffe costi impropri, dallo scarico delle acque piovane a contributi per le comunità montane. E i “controllori” politici? «Avallano tutto o quasi -accusa Marino- come a Frosinone dove sono stati approvati aumenti retroattivi bocciati poi dal Coviri, la commissione di controllo che pure ha scarsi poteri. E così anche l’acqua è diventata di destra o di sinistra, a seconda della maggioranza che controlla l’Ato e ha piazzato i propri rappresentanti e consiglieri d’amministrazione in decine di poltrone. A volte costose come quelle dell’Arra, la siciliana Agenzia regionale rifiuti e acque alla cui guida è stato nominato il burocrate più pagato d’Italia, che percepisce intorno ai 550mila euro l’anno».&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;di &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/"&gt;&lt;em&gt;Paolo Ligammari&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-2397171824008356817?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/ZrMGFgysibw" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/ZrMGFgysibw/acqua-privatizzata-no-politicizzata.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/02/acqua-privatizzata-no-politicizzata.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-1710433349404308028</guid><pubDate>Wed, 17 Feb 2010 13:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-17T14:34:50.056+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ambiente</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mondo</category><title>Obama dice sì alle centrali nucleari</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/esteri/201002images/obama03G.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ct="true" src="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/esteri/201002images/obama03G.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;Nucleare? Yes we can&lt;/strong&gt;. Il presidente americano Barack Obama, rompe a sinistra l’ennesimo tabù, e annuncia, dopo uno stop lungo trent’anni, la costruzione di nuove centrali atomiche «sicure e pulite». Una mossa per spingere su lavoro e clima, le due parole chiave con cui Obama e i democratici cercano di risalire la china e recuperare elettori in vista del voto di novembre di medio termine. &lt;br /&gt;
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&lt;strong&gt;Per ora l’investimento a favore del nucleare è di otto miliardi di dollari (circa sei miliardi di euro), ma assicura Obama «è solo l’inizio»,&lt;/strong&gt; visto che triplicherà questa cifra. Una scelta drastica che il presidente rivendica essere l’unica coerente con la sua fede ambientalista, sfidando apertamente ogni critica. «Su un tema come l’energia, che condiziona la nostra economia, la nostra sicurezza e il futuro del nostro paese - taglia corto Obama - basta con lo stesso vecchio dibattito di sempre tra destra e sinistra, tra ambientalisti e imprenditori». E poi, ancora più duro, spazza via anni di scontri ideologici sull’atomo. «So che ci sono delle opinioni differenti, ma non possiamo permetterci di non fare passi avanti». &lt;br /&gt;
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Circondato dagli operai di una centrale elettrica del Maryland, il presidente degli Stati Uniti, è chiarissimo. Il suo piano creerà 700mila posti di lavoro e ridurrà la dipendenza Usa dal petrolio straniero. Ma a spingere a favore dell’atomo non ci sono solo esigenze economiche. L’opzione nucleare, sottolinea guardando fisso in camera, è anche la soluzione migliore per «prevenire il cambiamento climatico. Il nucleare - scandisce - rimane la maggiore fonte d’energia che non produce emissioni inquinanti. Una centrale atomica - aggiunge - a parità di energia prodotta, in un anno, è capace di ridurre l’inquinamento che viene di 16 milioni di tonnellate di carbone. Praticamente è come togliere dalla strada 3,5 milioni di macchine». Al problema delle scorie dedica solo un accenno, annunciando che sarà istituita una commissione bipartisan di esperti e politici per esaminare il problema. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il suo scopo è parlare di clima, un argomento molto sentito da un elettorato giovane, che nel 1979, all’epoca dell’incidente di Three Miles Island, la peggiore perdita di materiale radioattivo nella storia degli States, non era nemmeno nato. E magari di Chernobyl non ne ha mai sentito parlare, ma conosce bene le difficoltà con cui l’Occidente, da Kyoto a Copenaghen, sta cercando di limitare i gas inquinanti, responsabili del riscaldamento terrestre. Ma mentre Obama rilancia la sfida, il suo partito perde pezzi. L’ultimo di una lunga serie è Evan Bayh, un senatore democratico moderato dell’Indiana che ha deciso di non ripresentarsi a novembre. Il motivo? I maligni pensano che voglia solo evitare una sonora bocciatura e risparmiarsi per tempi migliori. Il sito internet conservatore Drudge Report lo sfotte dandogli del disertore con il titolo «Bayh, Bayh». Lui contrattacca accusando Capitol Hill, ormai uno sport nazionale: «Amo aiutare la vita dei miei concittadini - ha spiegato davanti alle tv, circondato da moglie e figli commossi - ma non amo il Congresso». Ci si mette pure lui, dopo i ’patriotì del Tea Party che nel fine settimana, dopo aver fatto per mesi fuoco e fiamme contro i politici, tutti, di destra e sinistra, s’incontreranno domani, per la prima volta, con i leader repubblicani del Congresso. Novembre s’avvicina, magari ci scappa qualche candidatura. In politica, non si sa mai.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-1710433349404308028?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/fe8ALv8EtDY" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/fe8ALv8EtDY/obama-dice-si-alle-centrali-nucleari.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/02/obama-dice-si-alle-centrali-nucleari.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-9166702224361043843</guid><pubDate>Tue, 09 Feb 2010 13:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-09T14:35:36.834+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fuori testo</category><title>Foibe ed esodo. Una tragedia italiana</title><description>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_3NS3hfZTCNc/S3FkpgsNxrI/AAAAAAAABBY/WXRY9VXkIrE/s1600-h/21941_1363717257084_1356194610_1039242_7393648_n%5B18%5D.jpg"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; width: 437px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="21941_1363717257084_1356194610_1039242_7393648_n" border="0" alt="21941_1363717257084_1356194610_1039242_7393648_n" src="http://lh5.ggpht.com/_3NS3hfZTCNc/S3Fkp4T4B3I/AAAAAAAABBc/VxEaL0DUTZM/21941_1363717257084_1356194610_1039242_7393648_n_thumb%5B16%5D.jpg?imgmax=800" width="437" height="610" /&gt;&lt;/a&gt; Gli eventi che si vogliono ricordare nell’ambito della Giornata del Ricordo, istituita con la Legge 92/1994, riguardano la sciagura che a più ondate ha colpito cittadini italiani nella fase finale della Seconda Guerra Mondiale, ma anche e soprattutto a conflitto finito.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le cause ovviamente vanno cercate a ritroso nel tempo e senza dubbio grandi sono state le responsabilità dell’Italia (non solo fascista, ma anche della precedente epoca liberale) nel rapportarsi con le comunità slovene e croate che al termine della Grande Guerra si sono trovate all’interno dei confini del Regno d’Italia. D’altro canto va riconosciuto che nel mondo slavo lo sbocco al mare garantito da Trieste, l’Istria, Fiume e la Dalmazia fu uno degli obiettivi prioritari di quel nascente nazionalismo. La precedente situazione di equilibrio sociale (campagne a maggioranza slava, città costiere prettamente italiane) venne alterata dalla presenza invasiva dello Stato fascista con le sue strutture e sovrastrutture, sicché le componenti più accese del nazionalismo slavo avviarono un primo embrione di lotta clandestina già negli anni Venti e Trenta, ancorché destinata ad essere duramente repressa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’invasione della Jugoslavia da parte dell’Italia e dei suoi alleati dell’Asse portarono ad un livello ancora maggiore le contrapposizioni, poiché le cellule nazionaliste slave trovarono nuova linfa nel supporto che ricevevano dalle formazioni partigiane attive nella madrepatria, le quali sotto la guida di Tito coprivano con il velo del comunismo una forma di nazionalismo panslavo che in realtà diventava la sommatoria dei singoli nazionalismi (sloveno, croato e, benché ridimensionato, serbo). &lt;strong&gt;Le occupazioni militari italiane in territorio ex jugoslavo dall’aprile 1941 in poi fecero scoprire alle unità combattenti quanto fosse spietata la lotta partigiana &lt;/strong&gt;e quanto i civili stessi venissero travolti dalle contrapposizioni fra le fazioni che erano finalmente emerse all’interno della dissolta compagine jugoslava (cattolici croati contro ortodossi serbi, comunisti contro cattolici in Slovenia, partigiani contro collaborazionisti, comunisti contro nazionalisti cetnici, federalisti contro indipendentisti in Montenegro, albanesi contro serbi in Kosovo, croati contro ebrei e zingari, ortodossi contro musulmani).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L’8 settembre 1943 segnò il tracollo dello Stato italiano e la dissoluzione delle sue Forze Armate: probabilmente le regioni del confine orientale furono quelle che vissero nella maniera peggiore quelle terribili giornate. &lt;strong&gt;Non trovando più un esercito che li contrastasse o una forza pubblica che li domasse, i nuclei partigiani attivi nell’entroterra istriano e triestino si scatenarono nei confronti dei simboli dell’italianità&lt;/strong&gt;, andando a colpire nelle località più isolate personaggi implicati con l’ex regime, ma anche semplici funzionari statali proprio in quanto simbolo delle istituzioni italiane. Cosa ancor più grave, le stragi ed i rapimenti di persone riguardarono non solo coloro che erano stati aprioristicamente considerati colpevoli, ma anche le loro famiglie: &lt;strong&gt;Norma Cossetto, giovane studentessa di Lettere ed ormai assurta praticamente a simbolo di queste efferatezze&lt;/strong&gt;, è stata, in quanto figlia di un piccolo gerarca fascista di un paesino dell’Istria interna, rapita, violentata e scaraventata in una foiba (una delle cavità di origine naturale che costellano l’Istria ed il Carso e che vennero usate per gettarvi appunto molte delle vittime di questi eccidi, spesso ancora in vita). Solamente alla fine del mese le forze armate tedesche che avevano preso il controllo dell’Italia centro-settentrionale dopo l’armistizio dell’8 settembre riuscirono a riportare l’ordine anche in queste contrade, contribuendo però in prospettiva ad esacerbare ulteriormente gli animi causa le loro dure misure di lotta antiguerriglia.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lo stesso fronte antifascista giuliano si trovò in difficoltà nel periodo 1943-’45, poiché il PCI locale decise, dopo una serie di discutibili assestamenti all’interno della sua classe dirigente, di aderire alle richieste dei partiti comunisti sloveno e croato&lt;/strong&gt;, i quali avevano dichiarato l’annessione dell’Istria alla nascente Jugoslavia socialista e federativa di Tito ed ora facevano la voce grossa anche riguardo a Trieste e Gorizia. Gli altri partiti del CLN rivendicarono invece l’italianità di queste terre ovvero propesero per dei plebisciti che a guerra finita ne decretassero le sorti, ma non trovarono attenzione per queste loro istanze neppure ai vertici del CLNAI, il quale era impreparato riguardo a queste vicende e non riuscì ad assumere una posizione autorevole nei confronti delle delegazioni jugoslave che vennero a parlamentare a Milano.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Su questo sfondo si giunge al collasso della Repubblica Sociale Italiana, all’insurrezione nazionale del 25 aprile ed alla ritirata tedesca, ma contestualmente prende il via “la corsa per Trieste”: da ovest la 2° Divisione neozelandese e da est il IX Corpus partigiano di Tito cercano di raggiungere per primi il capoluogo giuliano, gli uni per assicurarsi un porto da cui rifornire le forze alleate che si installeranno a breve in Austria, gli altri per assecondare le proprie rivendicazioni di stampo nazionalista in base alla politica del fatto compiuto. Il 30 aprile il Corpo dei Volontari della Libertà, cui aderivano le strutture militari cielleniste locali, scatenò l’insurrezione di Trieste, respinse i nazisti in ritirata dall’Istria e costrinse ad arroccarsi in alcune postazioni i tedeschi già presenti in città. Il Primo Maggio entrarono a Trieste, con un giorno d’anticipo sui neozelandesi, le avanguardie titine, dando il via ai terribili Quaranta Giorni. Fino al 10 giugno seguente, infatti, Trieste fu l’epicentro di una serie di deportazioni, processi sommari, esecuzioni arbitrarie e violenze che colpirono non solo gli esponenti rimasti del vecchio regime ed i loro congiunti, ma anche gli stessi esponenti del CLN che rivendicavano l’italianità di Trieste; scene analoghe ebbero luogo a Gorizia, Pola, Fiume e di nuovo nell’Istria interna. Pulizia etnica e genocidio possono forse sembrare termini eccessivi per descrivere questa mattanza, ma è ormai assodato che si trattò di un progetto pianificato e coscientemente portato avanti per colpire una comunità nazionale nei suoi elementi di spicco e per decretarne l’annichilimento instaurando un clima di terrore. L’arbitrato di Belgrado fra angloamericani e jugoslavi pose fine alla presenza jugoslava a Trieste, in cui si instaurava un Governo Militare Alleato, ma nel resto della Venezia Giulia, a Fiume e in Dalmazia la presenza jugoslava era ormai inamovibile.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il Trattato di Pace sottoscritto dall’Italia il 10 febbraio 1947 sancì la definizione del nuovo confine orientale, con Gorizia mutilata del suo entroterra, Trieste ridotta ai minimi termini della sua provincia ed ancora Territorio Libero spartito in una Zona A con un Governo Militare Alleato ed una Zona B sotto amministrazione militare jugoslava, l’Istria, Fiume e la Dalmazia annesse alla Jugoslavia. &lt;strong&gt;Spaventati da quanto patito nei mesi precedenti ed avendo visto il clima oppressivo instaurato dalla Jugoslavia al suo interno, centinaia di migliaia di italiani intrapresero la mesta via dell’esodo&lt;/strong&gt;: si trattava di semplici civili, intere famiglie, gente radicata da generazioni in quelle terre, non più di gerarchi o personaggi compromessi politicamente, giacché di costoro era stata già fatta selvaggiamente piazza pulita. Trieste divenne una delle prime tappe nell’esilio di questi disperati (già nel 1944 vi erano scappati i superstiti dei terrificanti bombardamenti che rasero al suolo Zara per volere di Tito), sicché la situazione confusa e priva di sbocchi occupazionali portò a sua volta migliaia di triestini a scegliere di emigrare. Gli istriani, fiumani e dalmati, che trovarono ricovero nei Campi Profughi ai limiti della decenza igienico-sanitaria allestiti in vecchie caserme disseminate nella penisola italiana, vi giunsero dopo aver attraversato porti e stazioni ferroviarie in cui picchetti di militanti comunisti li accoglievano a sputi e insulti poiché li consideravano alla stregua di fascisti in fuga dai paradisi del socialismo reale&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ed è per onorare le tragedie vissute da queste persone, da questi nostri connazionali, non certo per anacronistici nazionalismi di frontiera ovvero per pretestuosi revisionismi storiografici, che è stato istituito il Giorno del Ricordo che siamo chiamati a celebrare.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;&lt;em&gt;di &lt;a href="www.mirorenzaglia.com" target="_blank"&gt;Lorenzo Salimbeni&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-9166702224361043843?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/ToVyhcOoAuk" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/ToVyhcOoAuk/foibe-ed-esodo-una-tragedia-italiana.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/02/foibe-ed-esodo-una-tragedia-italiana.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-7414912976940992706</guid><pubDate>Mon, 08 Feb 2010 20:28:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-08T21:31:34.434+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cultura</category><title>Come fare paura con un po' di borotalco</title><description>&lt;p&gt;&lt;img style="width: 431px" src="http://www.ansa.it/webimages/large/2010/2/8/c0540d0865d81e6d491d4c73578ddd34.jpg" height="275" /&gt; Presto, un segretario galante. O una Signorina Cuorinfranti (copyright Nathanael West di “Il giorno della locusta”). Serve una “agony aunt” capace di rispondere a ogni assurdo quesito e dirimere ogni controversia. La domanda che ci tormenta, tra corteggiamento e galateo, l’abbiamo trovata in “Paranormal Activity”, il film dell’orrore costato 15 mila dollari e prontamente adottato da Steven Spielberg che vedendolo si spaventò parecchio e decise di distribuirlo nelle sale (dopo opportuno marketing virale e proiezioni notturne per gli studenti dei college). Risultato: tra Stati Uniti e botteghino internazionale il film ha incassato 140 milioni di dollari, gareggiando in redditività con “Gola Profonda” e noi abbiamo un nuovo regista israeliano – si chiama Oren Peli – da tenere d’occhio.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La domanda è la seguente: quando una ragazza che dall’età di otto anni sente attorno a sé rumori e rantoli (voci no, nella fattispecie) deve farsi coraggio e confessare le spiacevoli circostanze al fidanzato? Al primo appuntamento certamente no, sostiene lei, c’è il rischio che il corteggiatore scappi. Prima di andare a vivere insieme magari sì, sostiene lui. Ora infatti i piccioncini dividono una casetta a San Diego, California. E mai una notte che riescano a dormire sonni tranquilli. Avendo fatto cattive letture – ultima tra tutte “L’ospite” di Sarah Waters – in principio avevamo pensato a una casa stregata, del tipo che cerca di espellere gli inquilini poco graditi. O del tipo che – come accade nel “Giro di vite” di Henry James – forse risulta del tutto incolpevole, ma sconta la disgrazia di avere inquilini molto eccitabili.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Invece del segretario galante entra si presenta un esperto in fenomeni soprannaturali, che spiega la differenza tra fantasmi e demoni. Viene inquadrato dal basso, tramite videocamera, mentre la fidanzata ansiosa fa domande e lo scettico fidanzato riprende la chiacchierata. Roba da dilettante, neanche particolamente dotato, ma qui sta il trucco: altre immagini nel film non si danno. Stufo di non riposare mai, il fidanzato punta la sensibilissima videocamera sul letto coniugale (e occasionalmente in cucina o in salotto). Così finalmente la coppia potrà scoprire cosa la tien desta. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Non è un imperdibile capolavoro, ma un po’ di paura “Paranormal Activity” la fa, usando mezzi che più rudimentali non si potrebbe. Da ombre sul muro della caverna, quando i cacciatori bivaccano attorno al fuoco. Già vedere i due che dormono sotto il lenzuolo, la porta che sbatte, la luce accesa all’improvviso nelle scale che conducono al piano di sotto, dove non dovrebbe esserci nessuno, basta per far scattare l’identificazione dello spettatore. Non vaghiamo nei cimiteri, non apriamo quelle porte, non diamo retta agli sconosciuti, non infiliamo nel videoregistratore cassette di provenienza incerta (che tenerezza, anche i film dell’orrore invecchiano) ma nel nostro letto a dormire ci torniamo ogni sera. Per la scena che fa saltare i nervi, l’unico effetto speciale consiste in una spruzzata di borotalco.&lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;&lt;a href="http://www.ilfoglio.it/"&gt;&lt;em&gt;di Mariarosa Mancuso&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div style="padding-bottom: 0px; margin: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: none; padding-top: 0px" id="scid:5737277B-5D6D-4f48-ABFC-DD9C333F4C5D:9c4108c9-fffa-46ab-a03e-b1e6f1d60c9f" class="wlWriterEditableSmartContent"&gt;&lt;div id="c9e0d5ec-59bb-41c5-93c3-dcc3db601b9e" style="margin: 0px; padding: 0px; display: inline;"&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=K9ZUiHZQy5U" target="_new"&gt;&lt;img src="http://lh6.ggpht.com/_3NS3hfZTCNc/S3Bz5Zn4YgI/AAAAAAAABBQ/1K5MXJAXcUA/video723ddd0417bf%5B6%5D.jpg?imgmax=800" style="border-style: none" galleryimg="no" onload="var downlevelDiv = document.getElementById('c9e0d5ec-59bb-41c5-93c3-dcc3db601b9e'); downlevelDiv.innerHTML = &amp;quot;&amp;lt;div&amp;gt;&amp;lt;object width=\&amp;quot;425\&amp;quot; height=\&amp;quot;355\&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;param name=\&amp;quot;movie\&amp;quot; value=\&amp;quot;http://www.youtube.com/v/K9ZUiHZQy5U&amp;amp;hl=en\&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;\/param&amp;gt;&amp;lt;embed src=\&amp;quot;http://www.youtube.com/v/K9ZUiHZQy5U&amp;amp;hl=en\&amp;quot; type=\&amp;quot;application/x-shockwave-flash\&amp;quot; width=\&amp;quot;425\&amp;quot; height=\&amp;quot;355\&amp;quot;&amp;gt;&amp;lt;\/embed&amp;gt;&amp;lt;\/object&amp;gt;&amp;lt;\/div&amp;gt;&amp;quot;;" alt=""&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-7414912976940992706?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/_wx8IXnUI8s" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/_wx8IXnUI8s/come-fare-paura-con-un-po-di-borotalco.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/02/come-fare-paura-con-un-po-di-borotalco.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-2502792759529033182</guid><pubDate>Mon, 08 Feb 2010 17:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-08T18:35:32.017+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Salerno</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica</category><title>Il partito di famiglia</title><description>&lt;p&gt;&lt;img style="width: 438px" src="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2010/02/08/deluchi--190x130.jpg" height="301" /&gt; Vincenzo De Luca strappa il consenso di Idv e socialisti, mette a pensare anche Sinistra ecologia e libertà (che la settimana prossima scioglierà il nodo sull’appoggio alla sua candidatura alla Regione), ma spacca i giovani del Pd. La nascita ieri mattina del movimento «Giovani per De Luca Presidente», sponsorizzato da De Luca junior, non ha entusiasmato la segreteria regionale dei giovani del Partito democratico. Il neo movimento giovanile rispecchia in pieno la spaccatura interna al Pd. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I franceschiniani dell’area di riferimento dell’onorevole Tino Iannuzzi e del senatore Alfonso Andria, con a capo Mauro Calatola, adesso sono un tuttuno con i deluchiani doc Liliana Bonadies e Fabio Tamburro. Dimenticate le contrapposizioni passate e le pesanti dichiarazioni rilasciate dalla Bonadies stessa (la cui elezione a segretaria provinciale non fu ritenuta valida dalla segreteria regionale) contro «i notabili e i baroni delle tessere di Napoli» dopo l’assalto al congresso dei giovani del Polo Nautico dello scorso luglio, si volta pagina e si corre tutti insieme a sostegno del sindaco di Salerno. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Qualche frizione, però, resta. E forse, non tutti hanno dimenticato la rissa, definita che boicottò il congresso dei giovani. Indiscrezioni fanno trapelare che nessun invito alla riunione salernitana di ieri mattina è giunto alla segreteria giovanile di Napoli, dove domani si terrà, invece, un’altra riunione per organizzare la campagna elettorale per il partito e per il candidato governatore. E dove, guarda caso, in organico non figura nessun rappresentante dei giovani democratici salernitani. Il direttivo giovanile regionale assicura l’appoggio a Vincenzo De Luca. Del resto, l’unico candidato alla corsa per Palazzo Santa Lucia è il sindaco di Salerno. Ma le posizioni tra i giovani esponenti del Pd restano ancora distanti e contrapposte. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tanto che se Piero De Luca ha sostenuto, durante la riunione di ieri mattina tenutasi nella sede del comitato salernitano di suo padre, l’inutilità dei circoli giovanili da aprire nei comuni più grandi della regione, la segreteria regionale fa orecchie da mercante, continuando a lavorare in tal senso. Con l’obiettivo di individuare le sedi da inaugurare e di chiudere la mappa dei circoli entro la fine di aprile. La replica dei giovani per De Luca è, al contrario, l’apertura di comitati simili su tutto il territorio regionale. Comitati e circoli hanno un unico comune denominatore: Vincenzo De Luca, ma mentre i primi sostengono il sindaco di Salerno, i secondi sostengono il Pd.&lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;&lt;a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/" target="_blank"&gt;&lt;em&gt;Angela Cappetta&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-2502792759529033182?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/waUQ_qJczcY" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/waUQ_qJczcY/il-partito-di-famiglia.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/02/il-partito-di-famiglia.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-4759763939078101399</guid><pubDate>Thu, 04 Feb 2010 12:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-04T13:04:29.900+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Salerno</category><title>L’Ideal Standard, il Parco marino e le «pressioni» di De Luca per gli operai</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.ilmattino.it/MsgrNews/HIGH/20100104_deluca.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="246" kt="true" src="http://www.ilmattino.it/MsgrNews/HIGH/20100104_deluca.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Un’inchiesta che poggia «&lt;strong&gt;su basi malferme&lt;/strong&gt;», osservò Lello Di Gioia, vicepresidente della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera quando nel 2006 fu deciso di mandare al macero le intercettazioni telefoniche che riguardavano l’allora deputato diessino Vincenzo De Luca. &lt;strong&gt;Un’inchiesta che rivela ««una gestione illecita e affaristica delle aree del territorio salernitano&lt;/strong&gt;, un mercato intorno a cui si sviluppa l’azione criminosa di soggetti privati e pubblici», come invece proprio di recente al Corriere del Mezzogiorno ha ribadito l’ex pm Gabriella Nuzzi che per ben tre volte chiese e non ottenne l’arresto di De Luca. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È tra questi due estremi che si sviluppa l’inchiesta giudiziaria sul SeaPark nella quale è stato rinviato a giudizio per falso e truffa il candidato a governatore della Regione Campania per il Pd insieme ad altre quarantacinque persone, tra cui l’ex sindaco Mario De Biase, gli ex assessori Franco Mari e Mariano Mucio e il vicesegretario generale del Comune Felice Marotta. Per un beffardo scherzo del destino la seconda udienza del processo avrà inizio il 29 marzo, proprio il giorno in cui i giochi per la Regione saranno definitivamente fatti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tra i rinviati a giudizio c’è anche Giovanni Berritto, segretario provinciale Filcea-Cgil: «È una vicenda che ha origini lontane, risale al 1998 quando l’Ideal Standard decide di chiudere lo stabilimento di via Talamo che si estende su oltre centomila metri quadrati nella zona industriale di Salerno». Duecentoquattro sono i lavoratori che iniziano a temere per il loro futuro. Da lì a poco la crisi travolgerà altre aziende storiche come l’Etheco, la Mcm (la cui vicenda giudiziaria s’intreccerà con il secondo rinvio a giudizio di De Luca) e la Cirio a Pagani. «L’azienda, però - riprende Berritto - cala un asso e dice di avere una proposta alternativa per impegnare i lavoratori in un progetto ludico-turistico». &lt;strong&gt;Si comincia a parlare del Seapark, il parco marino da insediare nell’area dell’ex fabbrica&lt;/strong&gt;. «Noi come sindacato non eravamo d’accordo», ricorda Berritto. E non era d’accordo neanche Fausto Martino, all’epoca assessore all’urbanistica del Comune di Salerno e sentito dal pm come persona informata dei fatti, che incontrò i responsabili dell’Ideal Standard: «’Vogliamo proporre una cessione modale alla società Cecam di Modena, un consorzio di imprese di costruzioni, attraverso il Comune, mi dissero. In pratica, volevano dismettere lo stabilimento e mollare fabbrica ed operai, un tentativo per pagare meno tasse. Io spiegai che non era possibile utilizzare l’area dell’Ideal Standard per il parco acquatico in quanto era destinata a fini industriali».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Successivamente Martino conosce «due personaggi che sembravano usciti da un’operetta, un ex calciatore con le scarpe risuolate che mangiava panini con la mortadella nella Sala del Gonfalone, Gianni Benetti, e una signora dai capelli rossi, Dina Monti. Pronti ad un investimento da 40 miliardi di lire per il Seapark. Comunico le mie impressioni in giunta e &lt;strong&gt;il sindaco De Luca s’arrabbia, dice che sono il solito burocrate che non capisce nulla&lt;/strong&gt;». Le trattative si fanno serrate, intervengono Prefettura, ministero del Lavoro e presidente del consiglio per l’occupazione. «Nel passaggio dall’attività industriale alla realizzazione del parco - riprende Berritto - i lavoratori necessitano di ammortizzatori sociali. Scatta la cassa integrazione guadagni straordinaria. Nel contempo il Comune assicura che se viene presentato un progetto in conformità con i piani urbanistici è pronto a rilasciare le dovute licenze». Il 10 novembre del 1999 suoli e fabbricati dell’Ideal Standard vengono venduti al prezzo di un miliardo e 650 milioni più Iva. Con l’impegno che la società acquirente non alieni l’immobile acquistato per un periodo di cinque anni. E poi c’è la clausola di assumere i lavoratori licenziati. Quattro mesi prima, a Roma, presentazione-show del progetto Seapark . Che a questo punto deve necessariamente traslocare su altri terreni, nei pressi del campo sportivo Volpe. Cioè a più di un chilometro di distanza. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È il 15 dicembre del 2000 quando viene sottoscritto a Roma il progetto di reindustrializzazione. «È a quel punto - ricorda Martino - che viene progettato il frazionamento dei suoli di via Talamo». Una vera e propria svendita dei pezzi di capannone, con relativi operai, che viene bloccata dalla magistratura, intervenuta su denuncia proprio di un gruppo di lavoratori dell’ex Ideal Standard preoccupati per quanto stava accadendo. Lo stabilimento viene sequestrata. E il parco marino? Nel frattempo, sindaco De Biase, la società è venduta ad un nuovo imprenditore, Angelo Tiefenthaler, che non ha nessun collegamento con i vecchi responsabili aziendali. Il progetto del parco marino riparte da zero mentre per i lavoratori dell'Ideal Standard è ancora cassa integrazione anche se la promessa è quella di assumerli nel parco marino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Scaduta la mobilità - spiega Berritto - viene applicata una proroga che è proseguita fino ad oggi, con un solo anno di pausa il 2006. È su questo che si basa l’inchiesta della magistratura, che ritiene fittizio e fraudolento il ricorso alla cassa integrazione per procurare risorse non dovute ai lavoratori. Eppure il parere dell’organismo sindacale è solo consultivo. Sono gli organi di controllo che devono accertare ogni regolarità». Non è dello stesso avviso l’ex pm Nuzzi: «&lt;strong&gt;Quel progetto sull’area dell’ex Ideal Standard era falso, fittizio e irrealizzabile, redatto solo per ottenere indebitamente la riscossione della cassa integrazione&lt;/strong&gt;». E ancora: «È facile dire che politicamente si è voluto aiutare gli operai, ma neanche la migliore amministrazione, in nome di una proclamata efficienza, può porsi al di sopra o contro la legge. Un magistrato non deve guardare all’azione politica, ma al rispetto delle norme. E un sindaco è tenuto ad osservare le procedure». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Poi, quando sfuma definitivamente il progetto del parco marino (la società viene dichiarata fallita nel 2004), l’inchiesta giudiziaria si sposta sull’ipotesi di costruzione della centrale termoelettrica sui suoli Ideal Standard che già tante vittime, tra imprenditori, lavoratori e amministratori pubblici, hanno fatto. Di tutta questa vicenda ciò che maggiormente intristisce Fausto Martino, che nel 2003 decise clamorosamente di dimettersi da assessore in chiaro disaccordo con De Luca sugli sviluppi del piano regolatore, è «&lt;strong&gt;l’uso strumentale che si continua a fare degli operai dell’Ideal Standard&lt;/strong&gt;: ieri adoperati per sollecitare la variante urbanistica, oggi come soggetti per la cui salvaguardia occupazionale ci si è battuti. Ma se davvero è così, perché De Luca non lo dimostra mettendo in rete quelle intercettazioni telefoniche che invece la Camera ha deciso di non diffondere?» &lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/"&gt;&lt;em&gt;Gabriele Bojano&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-4759763939078101399?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/GPumcP-Gg-U" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/GPumcP-Gg-U/lideal-standard-il-parco-marino-e-le.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/02/lideal-standard-il-parco-marino-e-le.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-5131331845831666883</guid><pubDate>Sat, 30 Jan 2010 16:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-30T17:58:12.752+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Salerno</category><title>Regionali Campania: il Pd candida De Luca. Annullate le primarie</title><description>&lt;p&gt;&lt;img style="width: 439px" height="291" src="http://www.sitoflash.it/cronachesalerno/areafiles/articoli/9E776E41-09D5-F928-E155E2FE14F52AD0.jpg" /&gt; &lt;strong&gt;Il sindaco di Salerno è l'unico candidato espresso dal partito Democratico per le prossime elezioni regionali. Sfuma&amp;#160; dunque il confronto con Riccardo Marone, attuale assessore al turismo della Regione Campania&amp;#160; l'altro nome paventato nelle scorse settimane per la sfida contro Stefano Caldoro del Pdl&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, sarà il candidato presidente del centrosinistra alle elezioni regionali della Campania. Lo rendono noto i segretari regionali del Pd, dei Verdi e dell'Api. Quella di De Luca è l'unica candidatura alle primarie del partito che quindi non ci saranno. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;quot;Il comitato organizzatore regionale per le Primarie - si legge nella nota ufficiale - ha comunicato che alle ore 12 sono state presentate le firme a sostegno di un unico candidato, Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno. Per questo, in base alle regole statutarie le primarie non saranno svolte&amp;quot;. La nota è a firma di Enzo Amendola, segretario regionale del Pd, di Francesco Emilio Borrelli, e del commissario regionale dei Verdi Bruno Cesario, coordinatore regionale Alleanza per l'Italia.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;quot;Avendo scelto all'unanimità - continua il comunicato -, nei rispettivi partiti, il metodo delle primarie di coalizione, e preso atto dell' assenza di altre candidature, affidiamo a Vincenzo De Luca il compito di rappresentare la coalizione come candidato presidente. Con Vincenzo De Luca ci impegniamo a lavorare all'ampliamento della coalizione e alla definizione programmatica di un'alleanza in vista delle prossime elezioni regionali&amp;quot;. &amp;quot;Le risultanze di questo lavoro - concludono - saranno valutate nei prossimi giorni negli organismi dirigenti dei partiti&amp;quot;.&lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;&lt;em&gt;da Repubblica.it&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-5131331845831666883?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/H4zFMM5B_AE" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/H4zFMM5B_AE/regionali-campania-il-pd-candida-de.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/01/regionali-campania-il-pd-candida-de.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-7057931140450493500</guid><pubDate>Tue, 19 Jan 2010 13:04:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-19T14:04:18.934+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cultura</category><title>Le opere immortali sono morte. Di indifferenza</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.aneshvarii.eu/home/00img/canova2.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" ps="true" src="http://www.aneshvarii.eu/home/00img/canova2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;Vi siete chiesti perché è impossibile che oggi nasca un capolavoro e diventi un classico? Me lo chiedevo dopo aver letto un piccolo, prezioso libretto, Il reato di scrivere, di J. Rodolfo Wilcock, in questi giorni uscito da Adelphi (pagg. 88, 6 euro).&lt;br /&gt;
Ogni volta che mi capita di parlare di un grande autore del passato - poeta, artista, scrittore o filosofo - c’è sempre qualcuno che domanda: ma oggi può nascere un nuovo Leopardi, un nuovo Nietzsche? Ed io sempre rispondo di no, che non può nascere. Ma, aggiungo: se c’è, passa inosservato. E non perché la mamma dei geni sia diventata sterile, l’umanità sia scemata o il capolavoro sia chimicamente impossibile nella nostra epoca, o a partire da un certo tempo in poi. Ma per una catena di ragioni che si tengono l’una stretta all’altra.&lt;br /&gt;
Innanzitutto perché &lt;strong&gt;non abbiamo più un passato da venerare e un futuro da aspettare&lt;/strong&gt;, e dunque una tradizione in cui selezionare ciò che passa e salvare ciò che resta. &lt;strong&gt;La guerra civile tra passato e futuro si è conclusa con la sconfitta d’ambedue e la vittoria inappellabile del presente&lt;/strong&gt;. Il culto del presente nega il capolavoro, che ha bisogno di sguardi lungimiranti oltre il muro del tempo; il presente non consegna l’Opera alla storia né tantomeno ai posteri, non elegge classici; consuma sul posto l’essere appena appare, fino a farlo sparire. Senza la dimensione della storia e la proiezione nel futuro non è possibile partorire la grande opera. Ma l’oggi non si sacrifica al domani né la vita all’opera, perché la vita e il presente sono l’assoluto. Chi si cura dei frutti oltre il raggio della propria vita corrente se tutto finisce qui e ora? Così la grande opera è frustrata.&lt;br /&gt;
Poi, &lt;strong&gt;un capolavoro o un genio non può emergere perché abbiamo perduto il senso verticale della grandezza e consideriamo solo il senso orizzontale della notorietà&lt;/strong&gt; che si allarga senza innalzarsi, che si globalizza senza eternarsi. È la fama senza gloria, è la celebrità senza il carisma, il divismo senza la divina scintilla. A cui si associa la convinzione che non vi sia alcuna grandezza oggettiva e trascendente, ma tutto sia miserabile, reversibile, opinabile e in definitiva soggettivo e relativo. Dunque il classico o il capolavoro, che è opera assoluta, non può matematicamente emergere in un’era in cui la democrazia forse non si applica ai diritti e nemmeno agli averi ma si accanisce sulla qualità e sulle eccellenze. &lt;strong&gt;Il genio annega nel delirio narcisista dell’egocentrismo di massa&lt;/strong&gt;, nell’invidia egualitaria, nel pari diritto al riconoscimento della genialità e nella congiura della mediocrità organizzata. Nella mediocrazia universale, nell’uguaglianza metafisica delle anime o della loro assenza, il genio è un’anomalia arcaica, frutto iniquo della diseguaglianza e cicatrice deformante della disparità. Il genio è pregiudicato e rinnegato. Funzione del critico e suo pubblico servizio è trascinare anche il genio e il capolavoro nella fossa comune della mediocrità: è inutile che vuoi sfuggire, neanche tu sei destinato a svettare e a restare...&lt;br /&gt;
Nell’epoca della riproducibilità dell’opera, il capolavoro segnerebbe poi il collasso della macchina e la smentita della tecnica, provocherebbe il cortocircuito della produzione seriale nel primato dell’irriproducibile. Il capolavoro è difforme, fuori produzione; è come difettato, malato, abnorme rispetto allo standard. Va perciò espulso dal ciclo o riformattato per renderlo compatibile e leggibile dentro il sistema. Un grande, poi, non può più sorgere perché abbiamo perso la capacità di mettere a frutto il dolore e la privazione, o all’opposto di sublimare il piacere e il desiderio. Oggi è più facile esaudire i nostri desideri e rimediare ai nostri difetti, sfamare i nostri appetiti, modificare i nostri limiti o anestetizzare i nostri dolori. Ci mancano dunque le virtuose disperazioni e le promettenti mancanze su cui si fonda la grande opera, quell’intreccio faticoso di sofferenze provate e di soddisfazioni negate su cui cresce il sogno di una vita ulteriore, che poi si riversa nel capolavoro. &lt;strong&gt;Come l’amor platonico, anche l’arte è figlia di Poros e Penìa, nasce dallo scompenso tra ricchezza di mente e povertà di mondo.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Infine, se oggi nascesse un grande o se vedesse la luce un capolavoro, non sarebbe nemmeno riconosciuto. Nella migliore delle ipotesi sarebbe considerato un frutto di stagione di cui cibarsi e poi dimenticare nella collezione incessante delle mode. Nella più frequente delle ipotesi passerebbe inosservato o sarebbe scoraggiato in partenza, non troverebbe approdi e habitat favorevoli né attenzioni e riconoscimenti. Per salvarsi dall’autismo e dalla solitudine, &lt;strong&gt;il genio con il suo capolavoro cercherebbe anzi di nascondere il segno della diversità, curerebbe la genialità come una malattia per farsi accettare dal suo tempo e dal suo prossimo.&lt;/strong&gt; Patirebbe la sua eccellenza come infermità, imperdonabile difformità, e sarebbe istigato a rimuoverla per adeguarsi e farsi integrare. Per le consorterie letterarie e ideologiche l’eccellenza è ingombrante e perciò condannata all’inesistenza. Gli stessi premi letterari, contrariamente alla loro ragione vitale, non sono fondati sulla ricerca e il riconoscimento del merito e dell’eccellenza, ma, al contrario, sull’omogeneità al paesaggio e sulla funzionalità al potere culturale. Non premiano la qualità di un’opera e il valore di un autore, ma la loro collocazione e affiliazione, il loro opportuno situarsi nel tempo, nel luogo e nel modo. Chi è davvero fuori registro e fuori misura per la sua eccellenza, parla un altro linguaggio, patisce il disprezzo, il sarcasmo o più facilmente il silenzio, la finzione d’inesistenza. &lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Il genio è misantropo, ha una tormentata socievolezza, non sa stare in gruppo e fare setta o lobby perché non è come gli altri e tende a isolarsi.&lt;/strong&gt; Con il dolore aggiuntivo di ritrovarsi confuso tra tanti eccentrici privi di genialità che, vedendo disprezzato o disconosciuto il loro presunto talento, traggono alibi e presagio della loro inesistente grandezza. Ma se i geni solitamente sono incompresi, frustrati e sommersi, non tutti gli incompresi, i frustrati e i sommersi sono geni.&lt;br /&gt;
Per questa rete di ragioni non è possibile che nasca e cresca oggi un grande o un capolavoro, o che sia riconosciuto come tale. Né può sperare nella sua morte e confidare nei posteri, perché sarà difficile che qualcuno si applichi a rintracciare nel passato tracce occulte di grandezza, se deve affrettarsi a vivere per non perdere l’assoluta pienezza del presente. Il gigantismo della memoria e l’archiviazione universale paradossalmente favoriscono l’oblio cosmico e scoraggiano la memoria selettiva. Il capolavoro annega nel catalogo generale. Chi ancora sogna la grandezza dell’opera, e non si cura dell’irrisione e della cancellazione, coltiva sogni da pazzo o da bambino. Bisogna perciò confidare nella follìa infantile dei geni che negano la realtà per troppo amor del vero.&lt;br /&gt;
Sarà così per sempre? Non si può dire. Al futuro non possiamo negare a priori le novità rispetto al presente o i ritorni rispetto al passato.&lt;br /&gt;
Ma nel frattempo tutto è permesso eccetto la grandezza. &lt;strong&gt;Nel libero consesso degli uguali, il genio è vietato, il capolavoro è proibito.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;di &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.ilgiornale.it/"&gt;&lt;em&gt;Marcello Veneziani&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-7057931140450493500?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/7gQg-mRgmlk" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/7gQg-mRgmlk/le-opere-immortali-sono-morte-di.html</link><author>voxpopuli@agsalerno.org (Redazione)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/01/le-opere-immortali-sono-morte-di.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-9188479210505550082</guid><pubDate>Thu, 07 Jan 2010 16:17:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-07T17:17:20.742+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fuori testo</category><title>Che il ricordo di Acca Larenzia sia un monito per la politica</title><description>&lt;p&gt;&lt;img style="width: 430px" height="280" src="http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20100107_333333.jpg" /&gt; Ad Acca Larenzia, nel quartiere Tuscolano a Roma, bisognerebbe recarsi un pomeriggio come tanti. Osservare le lapidi, gli eroi rappresentati nei murales e il silenzio che avvolge quella porta blindata che testimonia come la Storia sia passata da quella piazzetta. Bisognerebbe stare lì in un giorno qualunque, perché proprio in un giorno qualunque di trentadue anni fa è accaduto un fatto terribile. Assurdo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Stasera quella stessa piazzetta sarà gremita all’inverosimile. Un intero quartiere di Roma si ferma da più di trent’anni del resto il 7 gennaio. E insieme a loro saranno migliaia le persone provenienti da tutta Italia che ricorderanno la strage che davanti a quel portone nel 1978 si portò via Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, tre giovani militanti del Fronte della gioventù. Due di loro furono crivellati dai colpi esplosi dai Nuclei armati di contropotere territoriale (il casting delle future Br, tanto per intenderci). Stefano invece morì a causa di un colpo esploso da un agente dopo gli scontri tra i giovani missini e le forze dell’ordine che avvennero a margine dell’assalto. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La strage di Acca Larenzia, nella memoria collettiva di una generazione, ha rappresentato uno spartiacque. Per alcuni addirittura il punto di non ritorno, da cui prese vita lo spontaneismo armato a destra. Ma per la stragrande maggioranza di quei ragazzi la consapevolezza che la violenza fosse una trappola ordita contro chi intendeva percorrere l’alternativa politica allo status quo.&amp;#160; Ecco, quella era la stagione dell’odio. E quelli erano i frutti di quegli anni maledetti. Tanti giovani normali come Franco, Francesco e Stefano, ragazzi di destra e di sinistra, caduti in nome di un delirio collettivo dietro al quale si alimentavano i predicatori dell'odio ideologico. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E cosa rappresenta Acca Larenzia oggi? Di sicuro è il giorno del ricordo per un ambiente politico che in quelle piazze scoprì non solo la violenza degli avversari ma anche quella dello Stato. E come a chiudere un cerchio il sindaco di Roma Alemanno – lui stesso ex ragazzo del Fronte - dedicherà oggi quella piazza ai giovani caduti. E sempre Alemanno, così come fece Walter Veltroni, si è impegnato affinché le istituzioni siano presenti alle commemorazioni dei caduti di tutti gli schieramenti: come nel caso di Walter Rossi, il militante di Lotta continua ucciso nel 1977, che lo ha visto al fianco del padre nel giorno dell’anniversario. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ecco perché, proprio davanti a queste lapidi, bisognerebbe portarli tutti i fomentatori di ieri e di oggi. Perché la Storia a volte sembra essere trascorsa invano. Solo pochi giorni fa ad esempio – a poche centinaia di metri dalla sezione del Tuscolano – un attentato incendiario contro un circolo di destra riportava la lancette a modi e toni di una stagione che qualcuno spera che possa ritornare. E solo qualche ora prima un attacco simile era stato compiuto verso una sede di Rifondazione comunista e poi un altro alla sede del circolo Roma nord e un altro ancora alla sede forzanovista di piazza Vescovio. Ma non solo di violenza diretta si nutre l’odio. Anche i toni, le parole fuori senno, le invocazioni che in questa stagione politica sembrano scandire verso il rancore il confronto politico sono ingredienti con i quali si nutre chi ha interesse affinché la spirale dell’odio e della violenza tornino a investire le piazze. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sarebbe bello, a questo punto, che proprio questa data, e quelle facce pulite, divenissero il simbolo di tutto un paese che ripudia la violenza e la discriminazione come arma politica. Sarebbe bello che questa storia – come tutte quelle che hanno creato lutti a destra come a sinistra – venisse raccontata nelle scuole. Sarebbe bello se politici e mezzi di informazione riflettessero sui rischi legati all’esasperazione del conflitto. È vero, gli anni Settanta sono trascorsi, in quel tempo esisteva un certo sostegno verso le frange della lotta armata e un contesto politico eccessivamente autoreferenziale che permetteva l’emersione di una retorica anti-stato. Ma è altrettanto vero che la memoria va esercitata. Perché i venti di antipolitica e dello scontro totale tra avversari stanno tornando e con loro i cattivi maestri. Anche per questo Franco, Francesco e Stefano vanno onorati. Perché la strage di Acca Larenzia e il loro sacrificio restituisca uno slogan all’Italia: mai più.&lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;&lt;em&gt;di &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.ffwebmagazine.it/"&gt;&lt;em&gt;Antonio Rapisarda&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-9188479210505550082?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/JUnbhMNwWRk" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/JUnbhMNwWRk/che-il-ricordo-di-acca-larenzia-sia-un.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/01/che-il-ricordo-di-acca-larenzia-sia-un.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-6022847862243380114</guid><pubDate>Thu, 07 Jan 2010 09:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-07T10:39:50.186+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mondo</category><title>Obama, sogni e realtà</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.clandestinoweb.com/images/stories/111AAANUOVOCLANDESTINO/MONDO/USA/OBAMA/obama_serio.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="173" ps="true" src="http://www.clandestinoweb.com/images/stories/111AAANUOVOCLANDESTINO/MONDO/USA/OBAMA/obama_serio.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;Con la fine dei cosiddetti «anni zero» il primo decennio del XXI secolo ci appare segnato in profondità, quasi dall’inizio alla fine, dall’incubo e timor panico scatenati dal terrorismo islamico principalmente in America e poi nel mondo che, in ampio senso storico, potremmo definire occidentale o cristiano. Ma vorrei circoscrivere il discorso ai fatti incalzanti che, dagli ultimi giorni di dicembre, irretiscono il governo e la società degli Stati Uniti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La grande paura, che paralizzò l’America nel fatidico 11 settembre, spingendo l’amministrazione Bush alla guerra di ritorsione in Afghanistan e alla disastrata guerra preventiva in Iraq, è tornata a flagellare il Natale del 2009 provocando, all’incirca, lo stesso scenario di psicosi che seguì il tragico e riuscito attentato del 2001. Paralisi e blocchi degli aeroporti, fuorvianti allarmi bomba dalla East Coast e perfino dalla California, panico negli stati maggiori dell’amministrazione Obama, messa in cantiere di misure straordinarie di sicurezza e di controllo tecnologico, come i «full body scanners», mai adottati fino ad oggi. Le immagini arrivate da Newark, le riunioni d’emergenza nella Situation Room della Casa Bianca, il linguaggio eccezionalmente alterato e incupito del presidente, ci hanno trasmesso l’atmosfera di un Paese spaventato. Un Paese non si sa se in stato d’assedio o di guerra. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per di più, non tanto sullo sfondo,&lt;strong&gt; il fantasma di un possibile coinvolgimento bellico nei deserti rocciosi dello Yemen, santuari inviolati di Al Qaeda, non più guidata dal guerrafondaio Bush ma minacciata addirittura da un Nobel per la pace.&lt;/strong&gt; Nel frattempo, indicati dalle allusioni dello stesso Obama o dalle parole dei suoi consiglieri e ministri, la lista dei Paesi «in sospetto», i cui cittadini in volo per gli Usa verranno sottoposti a controlli rigidissmi, si è allungata dall’Iran al Sudan, dalla Siria allo Yemen, dal Pakistan alla Nigeria. &lt;br /&gt;
Tutte queste contromisure sono state inoltre appesantite, sul piano psicologico, dal fatto di essere state prese dopo un attentato virtuale, non consumato, che avrebbe potuto provocare la tragedia se il marchingegno distruttivo, nascosto negli indumenti intimi del mancato suicida nigeriano, fosse effettivamente esploso. Niente di lontanamente simile a quanto accadde con il crollo delle due torri di New York. Ma il temibile disvalore aggiunto, se vogliamo chiamarlo così, delle guerre asimmetriche escogitate dalla strategia nichilista di Al Qaeda, è che esse funzionano anche nei casi in cui materialmente falliscono: non producono strage, ma, rasentandola, provocano la ripetizione di una nevrosi di massa evocante stragi già patite e mai dimenticate. Nel recentissimo caso, come vediamo, non s’è ripetuta per fortuna sull’aereo in discesa sul suolo americano una replica minore dell’11 settembre; si è ripetuto, invece, un rilancio maggiore e più esteso delle difese immunitarie di una superpotenza che si sente in guerra con un nemico inafferrabile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;È iniziata così la giostra delle opinioni, fra coloro che approvano le misure più dure dell’amministrazione democratica e quelli che le disapprovano perché lesive dei diritti civili&lt;/strong&gt; e, quindi, contrarie alle speranze suscitate dallo stesso Obama al principio del mandato presidenziale. Sia gli uni che gli altri hanno cominciato a domandarsi se già esista o non esista ancora, dopo un anno di politica estera ondivaga, piena di colpi alterni o simultanei al cerchio e alla botte, una credibile «dottrina Obama» in campo internazionale. &lt;strong&gt;Per molti, la prova del nuove delle intenzioni del neopresidente avrebbe dovuto essere Guantanamo&lt;/strong&gt;. Obama non ha soddisfatto né i sostenitori liberal, che ne aspettavano la chiusura definitiva, né tanto meno i critici conservatori che non hanno approvato le sporadiche liberazioni, con il contagocce, dei prigionieri qaedisti. Oramai Guantanamo, chiusa per due terzi e semiaperta per un terzo, resta una spina nel fianco della diplomazia ammiccante di Obama e quasi un simbolo tangibile delle incertezze della sua poco efficace politica estera. Quando egli afferma: «Colpiremo al Qaeda ovunque, ma anche svuoteremo Guantanamo», fa venire a mente, per modo di dire, la nota circonlocuzione veltroniana elevata all’ennesima potenza. Fatto è che ora, meno che mai, Obama sarà in grado di poter mantenere, entro la scadenza annunciata del 22 gennaio, la più diffusa e proclamata delle sue promesse: i qaedisti yemeniti, liberati dal carcere e rientrati in patria, si sono rimessi subito al servizio delle piazze d’armi terroristiche proliferanti in basi che sfuggono alla presa di un governo «filoamericano» nepotistico e corrotto. Gli stessi che forse hanno addestrato, senza molto profitto, il kamikaze in volo da Amsterdam a Detroit.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La verità è che la forza ostinata e insieme imprevedibile degli eventi, a cominciare dalle nevrosi che la guerra asimmetrica produce nelle nazioni più esposte all’odio dei fondamentalisti, sta imponendo a Obama una graduale revisione delle sue buone ma spesso semplicistiche opinioni sulla complessità del mondo contemporaneo. &lt;strong&gt;Egli non può essere più quello che avrebbe desiderato essere: un riformatore liberal della repubblica imperiale degli Stati Uniti. Ne è anche l’erede. Per ora una «dottrina Obama» non esiste.&lt;/strong&gt; È in corso semmai, forzata dagli eventi, la ricerca da parte di Obama di un compromesso possibile tra sue idee originarie e le sue tremende responsabilità di curatore di una vulnerabile eredità imperiale.&lt;br /&gt;
di &lt;a href="http://www.lastampa.it/"&gt;Enzo Bettiza&lt;br /&gt;
&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-6022847862243380114?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/nyojnmIZvRE" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/nyojnmIZvRE/obama-sogni-e-realta.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/01/obama-sogni-e-realta.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-7373690007281179248</guid><pubDate>Thu, 07 Jan 2010 08:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-07T10:52:41.996+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cultura</category><title>Il mito di Federico II tra storia e leggenda</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.homolaicus.com/storia/medioevo/vespri/images/Frederick_II_and_eagle.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.homolaicus.com/storia/medioevo/vespri/images/Frederick_II_and_eagle.jpg" width="223" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;I suoi nemici lo dipinsero come l´Anticristo, essere demoniaco e maledetto. I sostenitori crearono un´immagine perfetta: principe onnipotente e amico della pace&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con soltanto la cultura politica contemporanea, anche il Medioevo conobbe i toni sferzanti della polemica, in particolare quando erano in gioco le grandi sovranità, il papato e l´impero. «E vidi salir dal mare una bestia che aveva sulle teste nomi di bestemmia»: iniziava così con le parole dell´Apocalisse un testo scritto da un cardinale, Raniero da Viterbo, destinato a demonizzare l´imperatore svevo Federico II (1194-1250). Il quale fu sovente dipinto come l´Anticristo, un essere fra il soprannaturale e il demoniaco e al quale si attribuivano gli epiteti biblici più terribili, quali "dragone", "scorpione" o "martello del mondo". Lo si accusò di avere affermato che Cristo, Mosé e Maometto erano tre impostori che avevano ingannato il mondo. Più di trent´anni dopo la sua morte, il francescano Salimbene non esiterà a demonizzare la memoria di «un uomo pestifero e maledetto, scismatico, eretico ed epicureo, corruttore di tutta la terra, giacché seminò il seme della divisione e della discordia nelle città d´Italia». Persino la sua nascita, a Iesi, fu motivo di sospetti, per il fatto che sua madre, Costanza d´Altavilla (figlia di Ruggero II di Sicilia) «era molto anziana quando l´imperatore Enrico VI la sposò» e per questo motivo «si sparse la voce che, dopo aver simulato la gravidanza, se lo pose sotto le vesti per farlo credere partorito da lei».&lt;br /&gt;
Nessun altro imperatore medievale fu scomunicato due volte (1227, 1239) e deposto da un concilio presieduto da papa Innocenzo IV (Lione, 1245). Come spiega Wolfgang Stürner, autore di un´ampia e chiara biografia di Federico II ora disponibile in traduzione italiana (Federico II e l´apogeo dell´Impero, presentazione di Ortensio Zecchino, Salerno Editrice, euro 84), le ragioni di tale accanimento erano anzitutto di ordine politico: Federico II si era reso colpevole di avere riunito nella sua persona la dignità di imperatore e quella di re di Sicilia, accerchiando così lo Stato della Chiesa a nord con le terre dell´Impero e a sud con il Regno. Ma la Chiesa gli rinfacciava ben altre colpe. Invece di combattere la crociata in Terra Santa, egli «fece pace con i Saraceni senza alcun vantaggio per i Cristiani. E per di più fece invocare il nome di Maometto pubblicamente nel tempio dei Signore» (Salimbene). Di qui anche l´accusa secondo cui l´imperatore aveva un harem. Accuse che, sempre secondo Salimbene, lo resero «inasprito d´animo, come un´orsa inferocita nel bosco perché le hanno rapito i cuccioli».&lt;br /&gt;
A questa visione demoniaca dell´imperatore, i suoi sostenitori riuscirono a contrapporre un´immagine quanto mai positiva, facendo ad esempio nascere alla sua morte la leggenda di un Federico che "vive e non vive", riprendendo il detto della Sibilla. Morto solo in apparenza, continuava a vivere di nascosto, forse nell´Etna, per tornare un giorno a mostrarsi. Anche in vita Federico II era stato avvicinato a Cristo. Per Pier delle Vigne, egli era «il principe onnipotente descritto da Ezechiele e Geremia, il signore del mondo, amico della pace, fondatore del diritto, quintessenza del bene e di tutte le virtù, dominatore degli elementi».&lt;br /&gt;
All´immagine storica di Federico II quale sovrano ideale contribuì molto la sua curiosità intellettuale. Ed è vero che ai misteri della natura Federico II rivolse un´attenzione senza pari, intrattenendo contatti con il più grande matematico dell´epoca, Leonardo Fibonacci da Pisa, e ponendo domande insolite al filosofo arabo Ibn Sab´in o al suo astrologo di corte Michele Scoto: se si poteva localizzare la residenza di Dio, il paradiso, il purgatorio e l´inferno; come comprendere l´origine delle acque dolci e di quelle salate, i vulcani e così via. Non aveva limiti il suo amore per la caccia con i falconi - una delle tante debolezze che gli verranno rinfacciate dal papato - che lo indusse a far tradurre dal suo filosofo di corte, Teodoro, un trattato arabo di falconeria, il Moamin, che rielaborò nel suo libro di falconeria rimasto celebre. La natura cosmopolita della Palermo della sua gioventù lo aveva avvicinato ai poeti della celebre scuola siciliana e gli aveva permesso di circondarsi anche di intellettuali ebrei (Giacobbe Anatoli). Verso gli ebrei manifestò una certa apertura mentale quando (1236) chiese delle prove - una domanda veramente insolita per l´epoca - a coloro che avevano accusato gli ebrei di Fulda di avere ucciso dei ragazzi cristiani. &lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;di &lt;a href="http://www.repubblica.it/"&gt;Agostino Paravicini Bagliani&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-7373690007281179248?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/SuvNWT8vtzE" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/SuvNWT8vtzE/il-mito-di-federico-ii-tra-storia-e.html</link><author>voxpopuli@agsalerno.org (Redazione)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/01/il-mito-di-federico-ii-tra-storia-e.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-4542083105208288344</guid><pubDate>Mon, 04 Jan 2010 11:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-04T12:49:09.008+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politica</category><title>Regionali. S’ode a sinistra uno squillo di tomba</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://media.panorama.it/media/foto/2008/04/04/482f56f0c1dad_normal.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="271" ps="true" src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/04/04/482f56f0c1dad_normal.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;Le regionali sono tradizionalmente un voto anche politico, che spesso ha punito i governi in carica. Ma per le prossime elezioni tutto fa temere che la sinistra, che avrebbe dovuto dare un segnale importante contro la colazione ora alla guida del Paese, invece di dare l’attesa stangata a Berlusconi si ritroverà, ancora una volta, a fare i conti con la propria incapacità e con l’assenza di un vero progetto politico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa crisi è vera su quasi tutte le regioni che vanno al voto, ma qui vogliamo prendere ad esempio due Regioni: Lazio e Puglia. Nel primo caso, la sinistra è silente; nel secondo caso ha molto da dire, ma una parte, cioè la vecchia nomenclatura, ha deciso di suicidarsi e nel farlo tenta di far affogare anche chi, in quella stessa area politica, se la passa bene. Due casi opposti, uguale risultato: il rischio è che la gente perda fiducia nella possibilità di costruire un’alternativa vera al potere berlusconiano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Partiamo da Roma. Mentre campeggiano in tutta la città i poster di Renata Polverini neo candidata alla Regione Lazio per il centrodestra, la sinistra brancola nel buio&lt;/b&gt;. Nessun nome a disposizione. Centro e sinistra tirano per la giacchetta il presidente della provincia Zingaretti, che essendo politico scaltro e avendo capito di avere poche chance ha detto già più volte di no. Se a questo punto dovesse farsi convincere, inutile dire che farebbe una magra figura e sarebbe difficile motivare il cambiamento di idea. Del resto però non sembrano profilarsi altri nomi davvero in grado di creare consenso. Non perché non ce ne siano, ma perché si è arrivati troppo tardi e male a capire chi candidare e perché. &lt;b&gt;La situazione che si è creata è doppiamente drammatica: non solo perché Polverini è un nome forte che piace anche a sinistra, ma anche perché la sinistra sapeva benissimo che si sarebbe trovata in questa situazione&lt;/b&gt;. Lo scandalo Marrazzo sarebbe scoppiato per volere dello stesso Pd che ha fatto in modo che i tempi non coincidessero con la campagna elettorale. Ma se sapevano che Marrazzo cadeva perché non hanno costruito da subito un’alternativa? La risposta non è tanto e solo l’incapacità, ma qualcosa di molto più serio e profondo: la mancanza di una vera e seria prospettiva politica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Il caso Puglia, per molti versi, è ancora più agghiacciante.&lt;/b&gt; Nichi Vendola è stato un presidente molto amato che ha convinto le persone di sinistra e anche molte persone di destra. Eppure, lui che è di Sinistra e Libertà, quindi di una forza politica che ha scelto come opzione dirimente le alleanze tra le opposizioni, ha come avversari principali alcuni esponenti del Pd capeggiati da Massimo D’Alema. Vendola si vuole presentare per il secondo mandato ma ad ostacolare la sua scelta sarebbe l’Udc con cui D’Alema è convinto però che si debba andare in quella regione per poter vincere. Per una convinzione tutta da dimostrare si perde una certezza: la possibilità di far vincere un bravo amministratore, un ottimo politico con cui – peraltro – si era detto di volere costruire un’alleanza anche a livello nazionale. La telenovela la si conosce: si chiede al sindaco di Bari del pd, Emiliano, di andare contro l’amico fraterno Vendola.&lt;b&gt; Emiliano dice di no, poi ancora di no, alla fine dice di sì&lt;/b&gt;. A quel punto si è costretti ad accettare la richiesta di Vendola di andare alle primarie, per fare le primarie ci vuole una legge ad personam che consenta a Emiliano di fare le primarie per le regionali anche se è ancora sindaco. Bersani, che pure è d’alemiano, capisce che così è troppo e dice: stop. No a leggi ad personam. Emiliano si ritira. Ora torna in auge il segretario regionale del Pd Blasi, che dovrà anche lui vedersela con Vendola. Lunedì Bersani ha chiamato a raccolta i suoi per decidere che fare sulla Puglia e sarà una giornata da resa dei conti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Comunque vada a finire Vendola ne esce bene, ma la sinistra nel suo complesso ne esce male&lt;/b&gt;. Chi ha agito contro Vendola, ha questa responsabilità: di avere privilegiato il proprio interesse mettendo in crisi, non tanto un singolo, ma un’opzione politica.&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;em&gt;di &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.mirorenzaglia.org/"&gt;&lt;em&gt;Angela Azzaro&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-4542083105208288344?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/xCD1lYZ8MRk" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/xCD1lYZ8MRk/regionali-sode-sinistra-uno-squillo-di.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2010/01/regionali-sode-sinistra-uno-squillo-di.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-2402410447182002738</guid><pubDate>Thu, 31 Dec 2009 14:29:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-31T15:29:51.913+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fuori testo</category><title>La rivoluzione verde dell'Iran contro il dispotismo</title><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_3NS3hfZTCNc/Szy1WrJJtCI/AAAAAAAABBE/IgX_mFv9z-o/s1600-h/where%20is%20their%20vote%5B15%5D.jpg"&gt;&lt;img title="where is their vote" style="border-top-width: 0px; display: inline; border-left-width: 0px; border-bottom-width: 0px; width: 443px; border-right-width: 0px" height="611" alt="where is their vote" src="http://lh4.ggpht.com/_3NS3hfZTCNc/Szy1XjTpQHI/AAAAAAAABBI/FcUjXOn7AV4/where%20is%20their%20vote_thumb%5B13%5D.jpg?imgmax=800" width="443" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Il 2009 sarà ricordato come l’anno della Rivoluzione verde iraniana&lt;/strong&gt;, delle contestatissime elezioni presidenziali di Ahmadinejad, delle massicce manifestazioni di piazza dei giovani di Teheran e delle cruente repressioni da parte del regime degli ayatollah. Sarà ricordato come l’anno, l’ennesimo anno, di lotta alle dittature e alle tirannie, di battaglie per la libertà di espressione, di parola, di vita. L’anno, l’ennesimo anno, della lotta e delle battaglie in Iran. Sarà ricordato come l’anno della “mano tesa” di Obama ad Ahmadinejad, del decollo nucleare di Teheran e dell’inattivismo occidentale nei confronti della situazione iraniana.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;È dallo scorso giugno che i giovani iraniani animano le piazze&lt;/strong&gt;, è dal 15 giugno – data della prima massiccia repressione - che le proteste di susseguono, sempre più forti, sempre più determinate, sempre più dure. La contestatissima rielezione di Ahmadinejad a presidente della Repubblica islamica dell’Iran e le accuse di brogli, si sono trasformate in occasione per manifestare contro un regime repressivo, oppressivo e autoritario. Un’insurrezione, una ribellione, come poche se ne sono viste negli ultimi trent’anni nella Repubblica islamica, un’inondazione di rabbia contro il governo del presidente Ahmadinejad. &lt;strong&gt;“Morte al governo”, “Morte ai dittatori”, sono gli slogano urlati, da giovani uomini e da giovani donne, con magliette, nastri, bandana e sciarpe verdi&lt;/strong&gt; per palesare l’appoggio al candidato riformista Hossein Moussavi. “Allah-u-Akbar! Allah-u-Akbar!”. “Dio è grande!”: il grido che ha risuonato e continua a risuonare in tutti i quartieri di Teheran, come trent'anni fa durante la rivoluzione contro lo scià. &lt;strong&gt;Dagli studenti ribelli, il dissenso è penetrato negli alti ranghi del potere&lt;/strong&gt;; il regime ha iniziato a perseguitare&amp;#160; gli oppositori politici e gli ayatollah dissenzienti – dall’ex presidente Rafsanjani al leader Moussavi, spingendosi a vietare le manifestazioni in occasioni dei recenti funerali del defunto ayatollah Montazeri.     &lt;br /&gt;Il 2009 iraniano ha visto arresti di massa, inasprimento delle regole sull’abbigliamento e sui comportamenti, blackout studiati di tutti gli operatori di telefonia iraniani, blocchi ad hoc di Facebook, sospensioni di pubblicazioni, allontanamento dei corrispondenti di media stranieri. E ancora: esecuzioni di condanne a morte e aumento delle pene capitali.     &lt;br /&gt;Ma l’anno che volge al termine sarà anche ricordato come l’anno delle donne protagoniste nella Repubblica islamica, l’anno della prima ministro donna, seppur ultraconservatrice; l’anno dell’ex candidata a first lady, la signora Moussavi, diventata una figura politica nazionale, dal ruolo pubblico accattivante e affascinante; l’anno di giovani donne giunte alla ribalta della cronaca, come mai, nella storia della Repubblica islamica, era accaduto. &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;L’anno di Neda, volto e simbolo della Rivoluzione verde, morta mentre lottava per la libertà&lt;/strong&gt;, mentre combatteva contro un regime dittatoriale. La sua uccisione ha fatto il giro del mondo: ripresi da un telefonino, da You Tube ai siti di informazione, gli ultimi istanti della sua vita sono giunti in tutti gli angoli del pianeta, hanno colpito menti e cuori lontani.     &lt;br /&gt;Neda Soltani era lì col padre, &lt;strong&gt;col velo sì, ma coi suoi jeans ben in vista, le sue scarpe da ginnastica ai piedi e donna, sfacciatamente donna&lt;/strong&gt;, pericolosamente donna: una donna che manifesta, che fa sentire la propria voce, una donna che sfugge ai dettami imposti da un regime oppressivo per il quale le donne valgono la metà degli uomini, non hanno diritti di proprietà, hanno pochissimo potere sull’educazione dei figli, hanno limitatissime possibilità di lavoro e sono obbligate a coprire i loro corpi per non corrompere uomini altrimenti virtuosi e morigerati. Neda Soltani è il simbolo dell’Iran che combatte per la libertà e per la democrazia ed è diventata il personaggio dell'anno per il Times di Londra, che l’ha definita “simbolo globale dell'opposizione alla tirannia”, paragonandola al ragazzo cinese in camicia bianca che bloccava il cammino dei carri armati durante le manifestazioni di venti anni fa a piazza Tienanmen.     &lt;br /&gt;Dalla Rivoluzione islamica di Khomeini alle elezioni del 12 giugno scorso, molte cose in Iran sono cambiate. Eppure, inaspettatamente, l’Iran sembra ancora essere quel paese giovane e dinamico, imbrigliato dai legacci del regime teocratico, di trent’anni fa. &lt;strong&gt;Dopo anni di silenzi, il popolo iraniano è tornato a protestare&lt;/strong&gt;. E la leadership della Repubblica islamica rischia di commettere lo stesso errore di allora: «Questo è lo stesso errore che fece lo scià», ha ricordato l’ayatollah Montazeri in una sua fatwa ,«lo scià udì troppo tardi la voce della Rivoluzione». Oggi come allora, il regime iraniano «rischia di non rispondere in tempo alle richieste della nazione». Rischia di non comprendere le istanze, le necessità di un intero popolo.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il paragone che dallo scorso giugno tormenta leader internazionali e opinione pubblica resta uno solo: Tienanmen&lt;/strong&gt;. Seppur con le dovute differenze, seppur con i dovuti distinguo. &lt;strong&gt;I carri armati che a Pechino venti anni fa rivelarono al mondo la debolezza cinese, tornano alla mente in questi mesi di proteste a Teheran&lt;/strong&gt;. E aiutano a comprendere le divergenze che attanagliano le viscere della leadership religiosa e politica iraniana.     &lt;br /&gt;Le manifestazioni, le proteste di piazza, smentiscono fino a mortificare la tesi della stabilità e invulnerabilità di un regime che vuole&amp;#160; a tutti i costi mostrarsi coeso e imbattibile. I tempi sembrano maturi per un rovesciamento dei poteri, per un lento e graduale avvento di una democrazia vera, legittimata da libere e oneste elezioni. Ma col nostro aiuto. &lt;strong&gt;Gli iraniani hanno dimostrato di non aver bisogno del sostegno esterno, soprattutto americano, per far sentire la loro voce&lt;/strong&gt;. Hanno confidato in Bush e sono rimasti amaramente delusi. Hanno desistito dal credere in Obama. &lt;strong&gt;Ma ora hanno bisogno del nostro supporto.&lt;/strong&gt; L’Occidente, demoralizzato dalla sconfitta del moderato Moussavi, non ha saputo comprendere e cogliere, finora, la grande opportunità che il popolo iraniano sta costruendo, per se stesso e per noi: una opportunità di cambiamento, di rinnovamento.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;È nostro compito osare, categoricamente ed energicamente.&lt;/strong&gt; Per impedire un maggiore brutale bagno di sangue, per assicurare protezione ai manifestanti, per schierarci apertamente dalla parte dei giovani di Teheran, costretti all’interno di regole assolute e incontestabili imposte da una minoranza a una maggioranza. Per schierarci a favore della libertà e della democrazia, contro ogni forma di assolutismo, contro ogni forma di totalitarismo, contro ogni forma di regime che imbavaglia la libertà, che viola quei diritti inalienabili dell’uomo. Per rafforzare, con tutti i nostri mezzi, la società civile iraniana in rivolta. L’abbiamo fatto in passato con l’Unione Sovietica, possiamo riuscirci con l’Iran. La rivolta popolare lascia intravedere una possibilità di successo anche maggiore rispetto a quella offerta da una eventuale vittoria di Moussavi. &lt;strong&gt;Ma l’Occidente è troppo impegnato a cedere negoziando sul nucleare iraniano per accorgersene&lt;/strong&gt;, per intravedere un percorso, forse più lungo, ma sicuramente più concreto, di successo democratico.&lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;&lt;em&gt;di &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.ffwebmagazine.it/"&gt;&lt;em&gt;Tonia Garofano&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="wlWriterEditableSmartContent" id="scid:0767317B-992E-4b12-91E0-4F059A8CECA8:bd6967bc-8feb-4a1a-8057-ac97c3498ac1" style="padding-right: 0px; display: inline; padding-left: 0px; float: none; padding-bottom: 0px; margin: 0px; padding-top: 0px"&gt;Technorati Tag: &lt;a href="http://technorati.com/tags/Iran" rel="tag"&gt;Iran&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Mahmoud+Ahmadinejad" rel="tag"&gt;Mahmoud Ahmadinejad&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Moussavi" rel="tag"&gt;Moussavi&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/protesta" rel="tag"&gt;protesta&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/repressione" rel="tag"&gt;repressione&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Teheran" rel="tag"&gt;Teheran&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Neda" rel="tag"&gt;Neda&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-2402410447182002738?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/fHb0cBE7Nmo" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/fHb0cBE7Nmo/la-rivoluzione-verde-dell-contro-il.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2009/12/la-rivoluzione-verde-dell-contro-il.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-6370059727692804416</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2009 11:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-29T14:55:50.500+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">attualità</category><title>Intervista a Saviano: “La lotta alla mafia non ha colore”</title><description>&lt;p align="left"&gt;&lt;img style="width: 446px" height="329" src="http://blog.panorama.it/italia/files/2009/12/saviano-large.jpg" /&gt; Perfino la bomba. Una stupida bomba anarchica, fortunatamente non esplosa, all’Università Bocconi. E un clima che volge al peggio. Con un premier sporcato dal sangue, un matto in mezzo e l’Italia che ancora una volta si divide: i “cattivi ” al potere e i “buoni” nella malinconia narcisista.     &lt;br /&gt;La responsabilità della parola è forte: la sua lo è per la diffusione che ha raggiunto. E questa conversazione con l’autore di Gomorra fa seguito a &lt;a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/12/09/maroni-gomorra-e-una-foto-invecchiata/"&gt;un’intervista di Panorama a Roberto Maroni&lt;/a&gt;, il ministro dell’Interno che ha fatto quartiere a Caserta, giusto per imporre la presenza dello Stato in quella che fino a ieri era terra di nessuno. O ancora oggi?     &lt;br /&gt;La parola a Saviano.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Maroni ha fatto la sua recensione a Gomorra nel modo più lusinghiero: scatenando il fuoco contro la camorra. Cos’altro resta da fare per far sì che il suo libro diventi inattuale?      &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Maroni ha il merito di avere iniziato un’azione indubbiamente più forte di quanto sia stato fatto in precedenza. E sul fronte antimafia è uno dei migliori ministri degli Interni di sempre. Mi riferisco in primo luogo al Casertano, finora quasi ignorato dall’intervento statale centrale. Dico però che è solo l’inizio, perché nel Casertano c’è ancora molto da fare. I due latitanti più importanti sono ancora liberi, Michele Zagaria e Antonio Iovine; aziende legate alle organizzazioni continuano a fare affari; il ciclo del cemento e dei rifiuti è ancora nelle loro mani. Basta parlare con i responsabili della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, e non solo. Il lavoro di Maroni è stato ed è fondamentale, però non pensiamo neanche lontanamente che si sia sconfitta la camorra. È un inizio, insomma, ma non basta. Il problema è un altro. Questo governo agisce, e spesso con successo, soprattutto a livello di ordine pubblico. In primo luogo con gli arresti. Potere mostrare i camorristi e i mafiosi arrestati diviene prova dell’efficacia della lotta alla mafia. Ma questo governo non ha approntato strumenti per colpire il punto nevralgico delle organizzazioni criminali: la loro forza economica.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma i sequestri non ci sono?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Sì, certo, i sequestri di beni ci sono, però i sequestri dei beni materiali sono il risultato di imprese che invece ancora proliferano e di un sistema economico che non è stato affatto aggredito. E poi i sequestri spesso vengono sbandierati due tre volte nella cronaca, quando invece sono parti di una stessa operazione.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cioè che cosa accade?      &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Prima i beni vengono congelati, poi viene fatta la richiesta di sequestro, e alla fine il sequestro viene effettuato. Questi tre passaggi generano tre notizie, facendo spesso sembrare che le azioni contro l’impero economico sono state tre anziché una. Inoltre la parte maggiore dei beni in Campania e in Calabria non è realmente riutilizzata. Su questo so che Maroni sta lavorando. E spero nella sua efficienza, perché per ogni bene non assegnato, e ce ne sono decine e decine, il simbolo mafioso si va affermando: come dire “ecco che cosa fa lo Stato, ci porta via e lascia tutto in rovina”. Le organizzazioni vogliono questo, infatti distruggono spesso i beni.     &lt;br /&gt;Magari il ministro Maroni un suo consiglio potrebbe accettarlo, no?     &lt;br /&gt;Allora: un po’ di idee da condividere con Maroni le avrei. Sul piano legislativo sarebbe gravissimo rimettere all’asta i beni dei mafiosi. Perché li acquisterebbero loro, di nuovo, o quantomeno tornerebbero in loro proprietà. Lo scudo fiscale, per esempio, fa rientrare capitali con origine illecita o sospetta in Italia e per le mafie è un favore. Questa è la valutazione di moltissimi investigatori antimafia, non solo la mia. Bisognava fare altro, intervenire altrove sul piano legislativo.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per esempio?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Bisogna cominciare a mettere uno spartiacque tra i reati comuni e quelli della criminalità organizzata; togliere ai mafiosi il rito abbreviato, inserito con la menzogna di velocizzare i processi. Non è così, basta seguire la prassi giudiziaria e capirlo. Mi spiego meglio. Nei procedimenti contro la mafia, il rito abbreviato complica tutto. Se su 100 imputati 50 lo scelgono e gli altri no, quando si va in udienza per questi ultimi bisogna riesaminare la posizione degli altri già giudicati e risentire tutti i testimoni. Non vi sarebbe alcun risparmio di tempo. Ci vogliono pene adeguate e nessun beneficio di legge per i reati di mafia.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La destra, lei dice, ha tradito i valori antimafia. Ma come si spiega che proprio questo governo, presieduto dal “presunto mafioso” Silvio Berlusconi, abbia fatto più di ogni altro esecutivo contro la criminalità organizzata?      &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Ho sempre fatto riferimento alla tradizione che fu della destra antimafia. Paolo Borsellino si riconosceva in questa tradizione. E spero e credo che questa tradizione importante sia ancora viva nella base dei militanti, soprattutto nel Sud Italia. Attenti, però: non è soltanto guardando ai numeri o a determinate scelte che si possono stabilire il merito e l’impegno complessivo di un governo. I governi spesso sono costretti ad agire contro le mafie quando queste divengono troppo pericolose per la vita del Paese. Ricordo che Giovanni Falcone fu chiamato da Claudio Martelli a costruire quella che poi sarebbe stata la superprocura antimafia, e questo avveniva durante un governo Andreotti. In un momento in cui ci furono, solo per fare qualche esempio, prima l’uccisione di Libero Grassi e poi, nel marzo 1992, quella di Salvo Lima. E poi c’è un’altra cosa molto semplice da dire, sempre a partire da questo esempio. Ricordo la lezione di Aldo Moro quando disse: “Lo Stato non è un monolite che va verso un’unica direzione”. Questo vale pure per i governi: valeva allora per il ministro della Giustizia Martelli, vale oggi per il ministro dell’Interno Maroni. Dopodiché non tutti gli arresti e i sequestri sono veramente importanti. Molti di questi arrestati venivano ricercati da anni, persino da decenni. Il contrasto antimafia vive anche, e spesso principalmente, di forza propria. Ovvero della continuità del lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, che copre intere legislature. Ovvio che poi qualsiasi governo in carica si fregi del successo ottenuto. Ma quel risultato è il frutto di sforzi che giungono da ben più lontano, indipendenti dalla politica.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Questo dunque non è un governo che mette i mafiosi in trappola?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Intendo dire che non è questo un governo con la priorità antimafia, tutt’altro. Nonostante gli sforzi di Maroni. I problemi stanno altrove, in altri disegni legislativi di cui non è così immediato vedere il nesso con la criminalità organizzata. Ma che portano con sé rischi enormi.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quali rischi?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Per esempio quello che riguarda la legge sulle intercettazioni. Nella lotta alla mafia sono uno strumento indispensabile. E ora diverrebbe talmente difficile poterle fare, e ancor più poterle proseguire per un tempo adeguato a ottenere dei risultati, che la macchina della giustizia viene nuovamente oberata di burocrazia, ossia rallentata. In più si rischia di privare gli inquirenti dell’unico strumento capace di stare al passo con una criminalità che dispone di ogni mezzo moderno. Se i magistrati si trovano davanti a grandi limitazioni nell’uso delle intercettazioni, è come se dovessero tornare a combattere con lo schioppo contro chi possiede nel proprio armamentario ogni dispositivo tecnologico e sofisticato di cui è in grado di usufruire.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Giusto, ma poi le intercettazioni servono solo a far uscire sui giornali gli sms di Anna Falchi con Stefano Ricucci, stiamo freschi…&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Comunque, andiamo avanti. L’altro problema sta in ogni disegno che cerca di accorciare i tempi processuali. Abolito il patteggiamento in appello, resta in vigore il rito abbreviato. Per un mafioso è conveniente: così, fra vari sconti e discrezionalità della pena valutata dai giudici, va a finire che spesso un boss si fa 5 anni di galera. Per lui e il suo potere non sono nulla, anzi sono quasi un regalo. E questa situazione col disegno sul “processo breve” cambia, ma solo in peggio.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quindi che cosa bisognerebbe fare, a suo avviso?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Per i reati di mafia bisogna fare il contrario: creare un sistema più certo e più serio delle pene, tale da rendere non conveniente essere mafiosi. La pena dev’essere comminata in dibattimento, senza possibilità di abbreviazione del rito. Lo Stato non può rinunciare a celebrare processi regolari contro chi si macchia di certi reati e, peggio ancora, inquina il suo stesso funzionamento.     &lt;br /&gt;Una domanda sottovoce: Berlusconi è colluso con la criminalità?     &lt;br /&gt;Rispondo a voce normalissima. Ci sono state inchieste e processi che hanno fatto il loro corso. E spero che potrà essere così ancora adesso. Esistono il diritto, le procedure, mille norme precise che consentono di arrivare a una verità attendibile oppure a stabilire che gli elementi non sono sufficienti per potersi pronunciare. E chiunque voglia farsi un’idea seria e autonoma non deve che fare lo sforzo di andarsi a studiare le carte processuali: tutte. Di una parte e dell’altra.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Torniamo a bomba: perché quando è un governo di centrosinistra a condurre la guerra alla mafia gli si riconoscono tutti i meriti, mentre quando lo fa un governo di destra si fanno tanti distinguo, del tipo: è merito della polizia e della magistratura?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Non sono certo io a operare questo genere di distinguo. Il centrosinistra ha responsabilità enormi nella collusione con le organizzazioni criminali. Le due regioni con più comuni sciolti per mafia sono Campania e Calabria. E chi le ha amministrate negli ultimi 12 anni? Il centrosinistra. Ma io questa cosa l’ho detta e ridetta, l’ho fatta presente in vari articoli e interventi. E per questo mi sono meritato la fama di essere uno che, per interesse personale, infanga la sua terra. Quanto mi ha attaccato il centrosinistra campano, che ancora oggi mi considera un nemico! Solo pochi, pochissimi mi sono stati vicini.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma una vittoria sulla camorra, ottenuta dalla destra come dalla sinistra, oggi è più a portata di mano oppure no?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Prima di parlare di vittoria la invito ad andare a vedere con i suoi occhi. Provi ad andare sulla Napoli-Caserta e veda quante colonne di fumo s’innalzano. Decine e decine di roghi ogni giorno, gestiti dai clan testimoniati nel sito internet &lt;a href="http://www.laterradeifuochi.it"&gt;www.laterradeifuochi.it&lt;/a&gt;. Maroni è l’unico che potrebbe fare qualcosa.     &lt;br /&gt;Lei intende dire che ci sono camorristi conclamati in libertà?     &lt;br /&gt;Spesso capita che lo stesso mafioso in dieci anni venga arrestato anche cinque, sei volte di seguito, e sempre per reati gravissimi. È stata una delle conseguenze della possibilità di patteggiamento in appello, che per fortuna l’attuale governo ha abrogato con il cosiddetto pacchetto sicurezza.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Con quale risultato?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;In pratica, prima succedeva che, trovando un accordo fra avvocato e pubblico ministero, per il mafioso diventava assai più conveniente andare in carcere e uscirne abbastanza presto, piuttosto che scontare una pena lunga: quella che spesso portava il detenuto a collaborare, una condizione preliminare per poter smontare il meccanismo dei clan. Sulla base dei riscontri oggettivi che le dichiarazioni consentono di trovare, e non (come si crede o si vuole far credere) sulla base delle singole dichiarazioni. Comunque il divieto del patteggiamento in appello per i reati di mafia è stato un passo avanti. Purtroppo però sono stati fatti contemporaneamente altri passi legislativi che rendono assai più debole la lotta alla mafia: dei passi indietro.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ma perché nei giornali c’era sempre tanto pudore nel raccontare un eroe come Paolo Borsellino, fino al punto di edulcorarne l’adesione al Msi per farla diventare una generica “simpatia monarchica “? Lei sa che Beppe Alfano, un giornalista siciliano ammazzato dalla mafia, era un militante di destra? Perché si perpetua questa idea infame che solo la sinistra sia vergine e pura, mentre la destra affareggia con i mafiosi?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;È un errore far diventare la battaglia antimafia una battaglia di parte. Bisogna uscire dal luogo comune. Credo lei sappia benissimo che io ho sempre detto, ribadito, sottolineato l’impegno di tanti uomini della destra nella lotta alla mafia. Non solo uomini come Borsellino, ma anche militanti comuni. La lotta alla mafia non è stata e non dev’essere né apparire mai appannaggio di una sola parte politica. Anche perché le mafie non guardano a destra o sinistra, ma soltanto al proprio interesse e all’avvicinabilità dei rappresentanti politici, a qualsiasi livello essi si trovino. La politica collusa non ha colore. In ogni caso, in questo momento moltissimi politici di centrodestra sono coinvolti in inchieste per concorso in associazione mafiosa.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei parla del famoso e contestato “accrocco ” tra i due articoli del Codice penale: il 110 e il 416 bis…&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Sì. E qui vale la stessa cosa che per la sinistra: se la politica vuole dimostrare di fare sul serio, nella sua volontà di lotta alla mafia, deve fare lavorare la giustizia con serenità. Ma questo non è tutto, secondo me. Dovrebbe, a prescindere dagli iter giudiziari, assumersi anche il problema di chi sceglie come proprio rappresentante. Perché proprio questo rientra nei compiti di una politica che decide di agire e di farsi carico attivamente dei problemi del Paese. O, come ho detto tante volte: dovrebbero essere anche gli elettori, i cittadini, a esigere che i candidati della parte che scelgono diano piene garanzie di trasparenza in questo senso.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Perché lei, che non è di sinistra né di destra, passa come un “sincero democratico “, al punto di fare da testimonial per una somarata quale la “difesa della Costituzione”? Lei non è un impiegato della fureria conformista: perché non le lascia fare a Fabio Fazio, queste sparate?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Di Fabio Fazio dico soltanto che gli sono amico e quindi con lui farei volentieri ciò che lei definisce “sparate”. Non mi sono mai scelto gli amici per conformismo. Come scrittore, mi sono formato su molti autori riconosciuti della cultura tradizionale e conservatrice, Ernst Jünger, Ezra Pound, Louis Ferdinand Celine, Carl Schmitt… E non mi sogno di rinnegarlo, anzi. Leggo spesso persino Julius Evola, che mi avrebbe considerato un inferiore.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Questa è bella. E perché avrebbe dovuto considerarla inferiore?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Non dica così, altrimenti certi casalesi del politicamente corretto chissà cosa credono. Il barone parlava di “ceto dello spirito” e lei è pure un bello guaglione…      &lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Come scrittore è lì che mi sono formato, ma questo non significa che oggi mi senta in contraddizione se difendo la Costituzione. Non credo che la Costituzione italiana oggi sia di sinistra o di destra. Mi sembra semplicemente una base per garantire una convivenza equa a tutti i cittadini, per conservare lo stato di diritto che è una condizione indispensabile anche per la lotta alle mafie. E credo pure che il suo richiamo all’unità di questo Paese sia qualcosa d’importante. Personalmente, terrei che continuasse a esistere un paese di nome Italia, e penso che ci terrebbe pure Gabriele D’Annunzio. Non dimentichiamoci che non sono certo le organizzazioni criminali, italiane o straniere, a subire in negativo eventuali riassetti federalistici. So che a lei la parola democrazia fa venire l’orticaria, ma per ora è anche il meglio che abbiamo prodotto.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A ogni modo: non rischia di essere confuso con un firmaiolo d’appelli? Forse ai tempi di Luigi Calabresi le avrebbero chiesto di firmare il famoso appello…&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;No, non sono un firmaiolo. Credo che l’appello di cui mi sono fatto promotore fosse un chiaro invito a ripensare a un certo progetto. Era un invito indirizzato a Berlusconi, non lanciato contro il presidente del Consiglio. Mi spiace doverlo ribadire un’altra volta. Non ho mai inteso la mia lotta come una lotta di parte. Non avrei mai scritto quell’appello, se non fossi convinto che il suo contenuto rappresenta un interesse comune che va al di là degli schieramenti politici.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Però, visto il clima…&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Ecco: proprio visto il clima, non posso che correre il rischio di essere confuso con i firmaioli d’appello. Non temo di schierarmi su una determinata questione, se è questo ciò che in un dato momento la coerenza con le mie idee esige. Ma, proprio per rispondere alla sua domanda provocatoria: io oggi non firmerei nulla che possa essere visto come una delegittimazione dei poteri dello Stato. Per esigere un chiarimento di chi invece potrebbe averne abusato, esistono altri modi, secondo me migliori e più adeguati, a partire dalla stessa informazione, quando è libera e seria.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A proposito, perché in tv lei va solo dai tipi come Fazio o dai soliti “compagnucci “? E mai, proprio mai, da chi canta fuori dal coro? Quelli che cantano fuori dal coro perché sa bene che ci sono. Ricorda “Otto e mezzo”?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Con Che tempo che fa si è instaurato un rapporto di ottima collaborazione, che mi ha consentito di fare una puntata difficile come l’ultimo speciale, dove parlando di libri abbiamo battuto X Factor per numero di spettatori. E questo è merito della loro libertà e capacità di credere in progetti che in televisione sono considerati impossibili e perdenti, e che loro rendono possibili e vincenti. Fazio è stato il primo ad avermi permesso in tv, in prima serata, di parlare dei regimi totalitari comunisti: mi dica chi altro l’ha fatto, al di fuori dei documentari. Prova di reale libertà sia da quelli che lei chiama conformismi, sia dai dettami di una televisione interessata solo all’audience facile. In tv sono andato da Enrico Mentana, e fu una delle puntate in assoluto più viste in Mediaset…     &lt;br /&gt;Altro che. E i ragazzi di Casa Pound, il centro sociale di destra, fecero la ola per la sua chiusa dedicata al poeta.     &lt;br /&gt;… e sono stato anche da Daria Bignardi, che mi invitò prima di tutti. Cerco di non fare troppe uscite perché temo di stancare. Però conto di andare in molte trasmissioni che mi piacciono, e dove invece non sono ancora stato. Ma anche in alcuni tg non ci metterei piede: non perché hanno direttori con certe idee politiche, no; solo perché ottundono, coprono, non lasciano spazio al racconto della realtà, fanno il lavoro di ufficio stampa governativo. Perché fanno pessimo giornalismo, in breve. Non perché non condivida le loro idee. Tutt’altro. La qualità prima di tutto.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Però i conformisti di sinistra non le perdonerebbero una “cantata stonata”. Sono peggio di certi casalesi, loro: sono vendicativi. Pensi se solo lei dicesse: è vero, questo è il governo che più di tutti ha fatto contro la criminalità organizzata. Che cosa accadrebbe?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Lo direi, se fosse vero, e non avrei alcun problema. Ho già raccontato in maniera articolata come la penso. E ho pure ricordato quanto poco rispetto ho ottenuto per quello che lei chiama conformismo di sinistra, continuando a denunciare il malgoverno e la collusione in Campania e pure in Calabria. Devo forse ricordare ancora l’ostilità con la quale sto pagando queste mie ripetute prese di posizione? Devo ricordare che in Campania sono per questo odiato da quasi tutti?     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Una delle sciabolate più efficaci di Saviano fu quella di abituare tutti noi del Sud a uno scandalo: e cioè che non è vero che chi resta sia uno sfigato. Il Sole 24 Ore sta per pubblicare l’elenco delle città italiane e le nostre due saranno messe in coda, mentre Catania torna la Milano del Sud. Per le mostre di Lucio Fontana e di Alberto Burri (quello della copertina di “La Bellezza e l’Inferno”, il suo ultimo libro), per esempio. Ricorda che cosa ha detto Maroni a Panorama ? Che un imprenditore suo compaesano gli ha detto: “Finalmente posso ricominciare a lavorare a casa mia”.&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Magari è così a Catania, ma a Caserta proprio no. Caserta resta uno dei luoghi più corrotti d’Italia. È difficilissimo anche soltanto essere assunti senza una protezione, fosse pure per fare il cameriere per un weekend. Il Sud vive una situazione difficilissima, e le spinte del Nord a volersi occupare solo di se stesso, per non parlare di quelle più chiaramente razziste, non sono certo d’aiuto. Se passa l’idea che tutto ciò che è buono e produttivo sta a Nord, e che basta allontanare la parte malata perché la parte sana sia salva, è finita. Ed è finita, purtroppo, non solo la lotta per recuperare il Meridione, ma perché il Nord è terra d’investimenti e d’infiltrazioni enormi, che ormai c’entrano pochissimo con le residenze forzate o cose del genere.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lei ritiene davvero che oggi la rete affaristico- mafiosa sia così estesa?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;È ridicolo pensare che organizzazioni presenti in tutto il mondo non continuino a occupare massicciamente Milano o l’Emilia-Romagna. Anzi, ogni frazionamento va solo a favore della criminalità globalizzata. A Sud c’è un potenziale enorme. Liberiamolo.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Chissà, forse solo i ricchi potranno salvare il Sud. Perché alla fine il crimine “non conviene”.&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lo dice sempre Andrea Vecchio, il costruttore siciliano che non paga il pizzo al prezzo di vedersi saltare sempre i cantieri. Lei che cosa ne pensa?&lt;/strong&gt; Purtroppo il crimine paga ancora. Paga persino a chi, semplicemente, si appoggia alla forza delle organizzazioni criminali. Paga agli imprenditori “puliti” che si avvantaggiano della loro liquidità, della loro capacità di ottenere monopoli, di abbassare i costi, di fornire i servizi “chiavi in mano “. Non possiamo contare sulle scelte virtuose di chi dispone dei mezzi economici per potersele permettere. Dobbiamo agire in modo che davvero divenga più conveniente fare impresa lontano da ogni collusione. Essere antimafioso deve portare un profitto. Soltanto così sconfiggeremo le alleanze trasversali con i clan. Quindi no, non saranno i ricchi a salvare il Sud; ma la Confindustria può fare più di un esercito di volontari, missionari e associazioni. Questo è certo.     &lt;br /&gt;&lt;a href="http://blog.panorama.it/"&gt;&lt;em&gt;di Pietrangelo Buttafuoco&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="wlWriterEditableSmartContent" id="scid:0767317B-992E-4b12-91E0-4F059A8CECA8:8e39b020-e30b-49ff-9985-c662ab0f8b6d" style="padding-right: 0px; display: inline; padding-left: 0px; float: none; padding-bottom: 0px; margin: 0px; padding-top: 0px"&gt;Technorati Tag: &lt;a href="http://technorati.com/tags/Antimafia" rel="tag"&gt;Antimafia&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/arresto" rel="tag"&gt;arresto&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/boss" rel="tag"&gt;boss&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/camorra" rel="tag"&gt;camorra&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Campania" rel="tag"&gt;Campania&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Gomorra" rel="tag"&gt;Gomorra&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/latitanti" rel="tag"&gt;latitanti&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Lega" rel="tag"&gt;Lega&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Mafia" rel="tag"&gt;Mafia&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/panorama+in+edicola" rel="tag"&gt;panorama in edicola&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Pd" rel="tag"&gt;Pd&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/pdl" rel="tag"&gt;pdl&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/politica" rel="tag"&gt;politica&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Roberto-Maroni" rel="tag"&gt;Roberto-Maroni&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Roberto-Saviano" rel="tag"&gt;Roberto-Saviano&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/scrittore" rel="tag"&gt;scrittore&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Sicilia" rel="tag"&gt;Sicilia&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Sud" rel="tag"&gt;Sud&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/Viminale" rel="tag"&gt;Viminale&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-6370059727692804416?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/3RgNcO1pLPE" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/3RgNcO1pLPE/intervista-saviano-la-lotta-alla-mafia.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2009/12/intervista-saviano-la-lotta-alla-mafia.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-340107196704726791</guid><pubDate>Mon, 28 Dec 2009 14:29:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-29T14:57:42.847+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fuori testo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cultura</category><title>Noi, inutili</title><description>&lt;p&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_LO5DY8CLl10/SwR53K9HRFI/AAAAAAAABYQ/44Tp9jBP910/s1600/Consumismo+by+punk0n3.jpg"&gt;&lt;img style="width: 178px" height="238" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_LO5DY8CLl10/SwR53K9HRFI/AAAAAAAABYQ/44Tp9jBP910/s400/Consumismo+by+punk0n3.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;«Come eravamo inutili…». Scrive Nietzsche. Si riferisce alla sua adolescenza, in compagnia di un suo caro amico. Il tanto enigmatico filosofo si riferisce ad uno specifico “modo di essere”, che tocca il suo punto cardine nel periodo giovanile della vita. Azzardo a dire (rischiando di non essere più letto dopo questo rigo!), che chi non ha mai provato la sensazione a cui si riferisce il filosofo, e alla quale mi rifaccio in questo scritto, non ha mai avuto speranza di essere un uomo libero. Almeno per un attimo.     &lt;br /&gt;La polemica di Nietzsche è ovviamente sociale (nonché culturale, di conseguenza politica), radicata nel sistema che vive, ed è facilmente accostabile alla società che viviamo oggi: egli si scaglia contro l’egualitarismo democratico-borghese e utilitarista, contro l’uomo pratico-moderno (il cosiddetto «&lt;em&gt;homo œconomicus&lt;/em&gt;»), che ha esclusivamente nel materiale la sua ragione di vita. A questo oppone quello che noi, volgarmente, chiamiamo «&lt;em&gt;Superuomo&lt;/em&gt;» (ben lontano dal Superman americano, e ben lungi dall’esseresuper...), ovvero un mito, un punto di riferimento, una figura ideale che rappresenta la vera tensione e volontà di superamento, dove all’utile dell’uomo moderno è opposto l’«inutile» («come eravamo inutili»...), ossia &lt;strong&gt;alle «cose» vengono opposte le «idee», agli «oggetti» i «pensieri», alla pavida morale la virtù del coraggio&lt;/strong&gt;, alla razionalità pratica l’innocenza infantile, alla conservazione passiva la creazione «divina e superumana», al conformismo e all’egoismo l’intransigenza e l’incontrollabilità, al brutto, servile, meschino, basso, timoroso, vile e “normale” oppone l’orgoglio di chi ride di scherno della legge del profitto e della morale piccolo-borghese. In pochissime parole, alla modernità oppone la tradizione.     &lt;br /&gt;Nietzsche, pensando gioiosamente alla sua giovinezza spensierata e pura («come eravamo inutili»...), guarda ai giovani del suo tempo ed alle generazioni future; la sua speculazione filosofica, in questo ambito, si basa sul descrivere quello che ai suoi occhi è il decadente scenario della sua cultura, per invogliare i giovani a ribellarsi alla prassi democratica dell’educazione di massa ed alla sottomissione della cultura e dell’educazione all’economia. Non sarà né il primo né l’ultimo a sviluppare questo pensiero, ma la perdita dello «stupore infantile» della società moderna, a vantaggio della «competenza-efficienza» (che è sempre auto-annullamento ed alienazione...) della società moderna, è spesso presente nei suoi scritti. E con sorprendente vigore denunciati. &lt;strong&gt;Questo «assoggettamento totale» dell’uomo al mero interesse economico è per Nietzsche una vera e propria castrazione dell’evoluzione naturale dell’uomo stesso&lt;/strong&gt;, costretto a vivere «all’altezza del proprio tempo, con cui si conoscono tutte le realtà per arricchirsi, e nel modo più facile». Vittoria della predazione, quindi involuzione, regresso, decadenza. Ecco la modernità, il luogo principe della sovversione («il rovesciamento dei valori»), ove la massa è informe, indistinta, uguale a sé stessa. Nulla, insomma.     &lt;br /&gt;«Non possiamo certo passare sotto silenzio il fatto che molti presupposti dei nostri metodi moderni di educazione portino con sé il carattere dell’innaturalezza, e che le più fatali debolezze della nostra epoca si connettano proprio a questi metodi innaturali di educazione».     &lt;br /&gt;L’uomo utilitario, in un’epoca siffatta, diviene schiavo e soffocato da una morale misera e materialista, drogato dall’educazione di massa, e attuatore dell’idea egualitarista.&lt;strong&gt; L’egualitarismo, che Nietzsche vede come storicizzazione nei secoli della morale cristiana&lt;/strong&gt;, è un potere che opprime l’uomo, l’uomo che vuole essere «libero di e non libero da». Egli vede come anima portante di quest’uomo decadente e simbolo dell’oppressione morale la figura del «prete», ma non solo nell’ambito Chiesa, bensì anche nella figura del politico, e quindi nella cultura, nell’arte, nella scienza. Insomma, &lt;strong&gt;una qualsiasi istituzione moderna è schiava del pensare moderno&lt;/strong&gt; («umano troppo umano»).     &lt;br /&gt;Solo attraverso un grande «no», un grande rifiuto e un inopinabile disgusto verso questa società, una grande rivoluzione sarà in marcia. E solo così, forse, gli uomini potranno nuovamente sentire quella strana e unica sensazione di invincibile libertà, con gli occhi curiosi verso il mondo e il cuore pieno di ardore. Solo così potranno tornare a sentirsi, anche solo per un attimo, «inutili». Inutili per vivere intensamente la loro vita, ed abbracciare altrettanto intensamente la propria morte. «Colui che adempie la sua vita, morrà la sua morte da vittorioso. Così si dovrebbe imparare a morire. Questa è la morte migliore: morire in battaglia e profondere un animo grande». Sembra un’impresa, miei cari uomini liberi, attuare queste parole nella realtà che viviamo, ma non possiamo (non possiamo!) rassegnarci ad un’esistenza del «produci-consuma-crepa». «Siamo così, e non possiamo essere altrimenti», ci ricorda Evola.     &lt;br /&gt;E allora, il Superuomo nietzscheano, il «ricorda chi eravamo» di Re Leonida, il grido di vendetta di Achille e quello di libertà di William Wallace, il «mito della caverna» di Platone, il «cavalcare la tigre» di Evola, o il «verrà il nostro giorno» di Bobby Sands, il «Patria o muerte» del “Che”, o Dante quando ci dice «uomini siate, non pecore matte», e tanti altri, possono essere interpretati anche individualmente, se si tratta di ribellione, in mancanza di una vera guida.     &lt;br /&gt;Può essere chiamato anarchia, fascismo, comunismo, nazionalsocialismo, razzismo, socialismo, esistenzialismo, brigantaggio, populismo, etc.     &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quello che veramente ci deve accomunare è la fede nei confronti di una guerra che, interiore o militante che sia, assume una forma quasi metafisica&lt;/strong&gt;, ma soprattutto deve riconoscersi nello stesso nemico da combattere. Una guerra da combattere anche da soli, se è necessario. Contro tutto e tutti. Una guerra anche già persa, «inutile»... appunto. Noi siamo i ribelli. Gli inutili.     &lt;br /&gt;«&lt;strong&gt;Il ribelle vuole solo rimanere fedele a sé stesso, fedele ad una scelta fatta da ragazzo&lt;/strong&gt;» scrive Massimo Fini. Cercate qualcosa per cui valga la pena vivere, e sarà la stessa cosa per cui varrà la pena morire, altrimenti non sarete pronti e forti e liberi abbastanza per vivere, e qualcun altro troverà “quel qualcosa” per voi. Questo ci insegnano i nostri padri. Così Nietzsche: «La natura mette, di tanto in tanto, al mondo certi uomini cui assegna compiti superiori al comune. Questi hanno un destino speciale: per loro è normale che non valgano le leggi comuni; essi devono far valere le loro idee, la loro forza, e devono usarla».&lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;&lt;em&gt;di &lt;a href="http://augustomovimento..com"&gt;Marco Aurelio Casalino&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-340107196704726791?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/RgjDLns2ieY" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/RgjDLns2ieY/noi-inutili.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/_LO5DY8CLl10/SwR53K9HRFI/AAAAAAAABYQ/44Tp9jBP910/s72-c/Consumismo+by+punk0n3.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2009/12/noi-inutili.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-8796295779776935972</guid><pubDate>Mon, 28 Dec 2009 14:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-28T15:09:53.816+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ambiente</category><title>Lo strappo di “Flopenaghen”</title><description>&lt;p&gt;&lt;img style="width: 228px" height="171" src="http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/Imgs/00_prometeo/clima_ghiacci_web--400x300.jpg" /&gt; L’accordo finale non poteva mancare. Il costo del fallimento per non aver saputo trovare un compromesso sarebbe stato troppo alto per tutte le parti in causa. Per l’amministrazione Obama che, nonostante la continua campagna elettorale interna anche su questi temi, doveva sottolineare, ancora una volta, la propria missione verso un new green deal. Per la Cina e gli altri paesi emergenti protagonisti di questo accordo, che dovevano chiaramente dimostrare di non essere quegli insensibilifree rider continuamente (e mediaticamente) esposti alla critica serrata da parte delle potenze occidentali.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;ASPETTANDO CITTÀ DEL MESSICO&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Molti commentatori si sono soffermati sulla debolezza dell’accordo raggiunto. Di tutto quello di cui si è discusso negli ultimi mesi e di tutte le aspettative è rimasto l’obiettivo di contenereentro i 2 gradi centigradi l'aumento della temperatura media planetaria, insieme all'impegno finanziario verso i paesi più poveri: 30 miliardi di dollari per il triennio 2010-2012 e 100 miliardi all'anno dal 2020 in poi. Degli altri progetti rimane molto poco, oltre alla promessa da parte di tutti i paesi di presentare entro gennaio obiettivi di riduzione per il 2020.   &lt;br /&gt;Tutto questo nella speranza che, durante il prossimo vertice a Città del Messico (Cop 16, 29 novembre – 10 dicembre 2010), possa essere firmato un accordo internazionale legalmente vincolante.    &lt;br /&gt;Rimane significativo che, appena tornato in patria, il presidente Obama abbia voluto sottolineare questo aspetto. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;PRESIDENZA INADEGUATA&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Mentre lasciamo ad altri il commento più approfondito dei risultati raggiunti, riteniamo sia utile soffermarci su alcuni aspetti meno considerati, ma che sono stati comunque fondamentali nel determinare il successo (o meglio, l’insuccesso) dell’iniziativa.   &lt;br /&gt;La Danimarca ha ospitato l’incontro e lo ha fatto con cortesia ed efficienza. Ma, a detta di molti osservatori, non ha dedicato sufficiente attenzione alla scelta della persona che avrebbe dovuto gestire gli incontri. Il presidente della Conferenza svolge un ruolo centrale nell’organizzazione dei lavori, specie di quelli che avvengono al di fuori delle occasioni formali. Per diverse circostanze, questo ruolo non è stato coperto con la dovuta attenzione. Quella che sembrava la persona giusta, Thomas Becker, ovvero il capo negoziatore sui temi del cambiamento climatico per la Danimarca, è stata costretta alle dimissioni due mesi prima dell’incontro per uno scandalo su alcuni rimborsi spesa gonfiati. L’ex primo ministro danese, Anders Fogh Rasmussen, sarebbe stato probabilmente un valida alternativa, ma dal primo settembre di quest’anno è stato nominato segretario generale della Nato.    &lt;br /&gt;Dopo varie vicissitudini, l’ingrato compito di presiedere la conferenza è toccato al ministro per l’Energia e il clima, Connie Hedegaard, la cui inesperienza in fatto di difficoltà negoziali era già stata sottolineata da molti esperti. (1)A riprova della previsione, Connie Hedegaard è stata costretta alle dimissioni nel bel mezzo della Conferenza, lasciando l’incombenza al primo ministro Lars Lokke Rasmussen. Il ministro Hedegaard, che peraltro è di recente nomina a Commissaria Ue per l’azione climatica, la neonata figura creata dal Barroso II, ha dovuto lasciare a due giorni dalla conclusione. Ufficialmente per motivi protocollari (“Troppi capi di Stato e di Governo. È giusto che a presiedere sia il primo ministro”), ma in realtà perché inopinatamente e in maniera sconsiderata sin dalle primissime battute della conferenza aveva rilasciato una bozza di documento negoziale troppo a vantaggio dei paesi industrializzati, con l’unico risultato di indispettire immediatamente tutti gli altri paesi, in particolare quelli dell’Africa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;NASCE IL G2?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un secondo punto di particolare interesse, e che sembra trascurato dalla gran parte delle analisi che sono state condotte finora, riguarda la forma di questo accordo e il modo in cui è stato approvato.&amp;#160; &lt;br /&gt;Fino a Copenaghen, il negoziato era sempre stato interamente gestito dalle Nazioni Unite, utilizzando le forme proprie della diplomazia: i documenti venivano elaborati all’interno dei poteri e delle responsabilità del Segretariato della convenzione o comunque, se elaborati in gruppi ristretti, erano fatti propri dal Segretariato stesso.    &lt;br /&gt;In questo caso, abbiamo assistito per la prima volta a una sorta di outsourcing dell’esperienza negoziale. E non è detto che il meccanismo possa aprire una nuova strada al futuro delle negoziazioni. Cinque paesi (Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Sudafrica) hanno, di fatto, scelto per tutti lasciando gli altri (Europa e Giappone in testa) di fronte all’alternativa tra l’accettare quell’accordo e il non averne alcuno. Il carattere “privatistico” dell’accordo raggiunto non potrà non avere degli effetti anche nel prossimo futuro. Cinque paesi hanno discusso, scritto e infine condiviso un testo finale, che si chiama appunto Copenaghen Accord, mentre l’assemblea Onu (la Conferenza delle parti) si è limitata, alla fine dei suoi lavori, a prendere atto dell’avvenuto accordo (“The Conference of the Parties takes note of the Copenhagen Accord of 18 December 2009.”).    &lt;br /&gt;Europa e Giappone, nonostante i mal di pancia per l’esclusione, hanno deciso di appoggiare la decisione per mancanza di ogni altra alternativa. Non è un caso che il presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, durante una conferenza stampa tenuta alle due di notte, abbia sostenuto che “Un cattivo accordo è meglio di nessun accordo”.    &lt;br /&gt;Non ci sono ragioni per difendere il modo di procedere dei cinque paesi protagonisti dell’accordo. Qualcuno ha indicato il nascente spirito del G2, altri hanno voluto sottolineare il carattere pragmatico delle scelte obamiane e il suo desiderio di apparire ancora una volta come colui che risolve uno stallo che pareva definitivo.    &lt;br /&gt;Un comportamento del genere mette in conto – e se ne disinteressa totalmente – l’ulteriore perdita di leadership delle Nazione Unite e uno schiaffo all’attuale Segretario generale.    &lt;br /&gt;Quello che è meno comprensibile è perché gli Stati Uniti abbiano voluto umiliare in particolare Europa e Giappone, escludendoli dall’accordo iniziale. Voglia di protagonismo climatico? Paura delle pastoie europee? Voglia di affermare che il nuovo ordine mondiale è sempre più bipolare?    &lt;br /&gt;Saranno i prossimi mesi a chiarire meglio il quadro.&lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;&lt;em&gt;di &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.lavoce.info"&gt;&lt;em&gt;Alessandro Lanza&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-8796295779776935972?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/ZqJCocz4IWA" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/ZqJCocz4IWA/lo-strappo-di-flopenaghen.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2009/12/lo-strappo-di-flopenaghen.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-2712504926249612026.post-3173129753626385598</guid><pubDate>Sun, 27 Dec 2009 17:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-27T18:31:48.021+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fuori testo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">media e multimedia</category><title>L’amicizia nell’era di Facebook</title><description>&lt;p&gt;&lt;img style="width: 455px" height="341" src="http://www.bergamosera.com/cms/wp-content/uploads/2009/08/facebook.jpg" /&gt; L’amicizia al tempo di Facebook: non più una frequentazione continua fatta di serate, discussioni, reciproche consolazioni. Casomai, un dialogo virtuale fatto di battute tra individui che quando va bene si sono visti due volte. E allora: se abbiamo 768 «amici» su Fb, in che senso li abbiamo? &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Se siete su Facebook, lo sapete già. E in questi giorni ne avete avuto la conferma. &lt;strong&gt;Quest’anno si sono fatti meno auguri a voce e per telefono e anche per e-mail; e tantissimi via social network, magari urbi et orbi.&lt;/strong&gt; Ci sono stati meno incontri anche brevi per salutarsi. In compenso, nei momenti in cui si riusciva a tirare il fiato, si andava online. Per scambiare due chiacchiere con qualcuno che non fosse un cognato; per annunciare sul proprio status che si era mangiato troppo; per fare battute sugli ultimi strani eventi italiani; per rincuorare tutti, a metà pomeriggio del 25, con dei «forza e coraggio, tra poco è finita». Poi magari ci si è visti con gli amici. I soliti. Non quelli, magari centinaia, che abbiamo su Fb. E che stanno portando la parte più evoluta del pianeta, insomma i 350 milioni di Facebook, quelli di Twitter e gli altri, a ridefinire il concetto di amicizia. Non più legame affettivo e leale tra affini che fa condividere la vita e (nella letteratura classica) la morte. Assai più spesso, un contatto collettivo labile che fa condividere video di Berlusconi, Lady Gaga, Elio e le storie tese. &lt;strong&gt;Non più una frequentazione continua fatta di serate, discussioni, reciproche consolazioni. Casomai, un dialogo virtuale fatto di battute tra individui che quando va bene si son visti due volte&lt;/strong&gt;. Poi ci sono i ragazzini che stanno crescendo insieme ai social network. Ma loro sono — in parte— un’altra storia.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Perché in questi tempi di social networking «l’amicizia si sta evolvendo, da relazione a sensazione. Da qualcosa che le persone condividono a qualcosa che ognuno di noi abbraccia per conto suo; nell’isolamento delle nostre caverne elettroniche, armeggiando con i tanti piccoli pezzi di connessione come una bambina solitaria gioca con le bambole». Eccoci sistemati tutti. Ecco perché, magari, dopo certi pomeriggi domenicali passati a chattare, non ci si sente appagati, casomai lievemente angosciati e col mal di testa. La cupa frase è diWilliam Deresiewicz, ex professore di Yale e saggista, autore di un saggio su The Chronicle of Higher Education e una conferenza sulla National Public Radio dedicata alle «false amicizie». La preoccupazione è di molti, in America e fuori. Se ne è occupato persino il Wall Street Journal. La serie tv di nicchia «In Therapy» ha fornito la battuta-pietra tombale (speriamo di no): «&lt;strong&gt;Le famiglie sono ormai andate e gli amici stanno andando via per la stessa strada&lt;/strong&gt;». Deresiewicz infierisce: «Essendo state relegate agli schermi dei computer, le amicizie sono qualcosa di più di una forma di distrazione? Quando sono ridotte alle dimensioni di un post in bacheca, conservano qualche contenuto? Se abbiamo 768 &amp;quot;amici&amp;quot;, in che senso li abbiamo? Facebook non include tutte le amicizie contemporanee; ma di certo mostra il loro futuro». Morale: «&lt;strong&gt;L’immagine del vero amico, un’anima affine rara da trovare e molto amata, è completamente scomparsa dalla nostra cultura&lt;/strong&gt;».&lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/"&gt;&lt;em&gt;Maria Laura Rodotà&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="wlWriterEditableSmartContent" id="scid:0767317B-992E-4b12-91E0-4F059A8CECA8:4bff929a-fa37-4244-9815-e371f6a3f15e" style="padding-right: 0px; display: inline; padding-left: 0px; float: none; padding-bottom: 0px; margin: 0px; padding-top: 0px"&gt;Technorati Tag: &lt;a href="http://technorati.com/tags/Facebook" rel="tag"&gt;Facebook&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/amicizia" rel="tag"&gt;amicizia&lt;/a&gt;,&lt;a href="http://technorati.com/tags/social+network" rel="tag"&gt;social network&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2712504926249612026-3173129753626385598?l=www.voxpopuli.info' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~4/VqFgqE5591o" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/VoxPopuliIlBlog/~3/VqFgqE5591o/lamicizia-nellera-di-facebook.html</link><author>noreply@blogger.com (тнє.ρяєѕι∂єит)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.voxpopuli.info/2009/12/lamicizia-nellera-di-facebook.html</feedburner:origLink></item></channel></rss>
