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<tagline mode="escaped" type="text/html">Scorci della mia vita burundese. 
&lt;br&gt;
Per saperne di più sul mio progetto potete cliccare &lt;a href="http://www.exallievirossi.com/Static.aspx?f=elearning.htm"&gt; qui.&lt;/a&gt;
&lt;a href="http://www.paolobrunello.it/blog/mappa_progetto_Burundi2.0.pps"&gt;Questa&lt;/a&gt; invece è una mappa mentale animata del mio progetto, in PowerPoint.</tagline>
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<title mode="escaped" type="text/html">...Grande é a poesia, a bondade e as danças... Mas o melhor do mundo são as crianças...</title>
<content mode="escaped" type="text/html" xml:base="http://www.paolobrunello.it/blog/blogger.html" xml:space="preserve">Ogni mattina faccio circa un chilometro per andare a scuola: una stradaccia sterrata che è un gusto per la mia mountain bike. La rifaccio quattro volte al giorno quella strada ed è un po' come un autolavaggio dello spirito. Sì perché ogni volta da tutte le corti sbucano fuori un sacco di bambini che mi chiamano ripetutamente per nome, chi Paolo, chi Paoro, chi Pauro, e mi rincorrono per battere un cinque, che mi urlano «Trai! Trai!» che in kirundi significa «Salta! Salta!» con la bici, come faccio qualche volta, sollevando un po' entrambe le ruote: niente di speciale, ma a loro sembra un'acrobazia da circo. Tanto basta per diventare l'idolo degli under 10 del quartiere. Nemmeno a videoregistrarli renderebbe l'idea: bisogna venire qui. Beh, vi assicuro che sentirsi osannare 4 volte al giorno da una trentina di bambini entusiasti fa molto bene allo spirito, ricarica le batterie, soprattutto se uno è un esibizionista egocentrico come me. :-)&lt;br /&gt;Lo stesso quando vado a correre: è l'effetto pifferaio magico: entri in un sobborgo e ne esci con un nugolo di una quarantina di marmocchi che ti seguono urlandoti dietro in kirundi frasi per me ancora incomprensibili, a parte la solita, triste: «Muzungu, donne-moi l'argent!» cioè «Bianco, dammi dei soldi». Per un po' me li gusto con la coda dell'occhio, come un orco li metterebbe all'ingrasso, e poi... ZAC! mi giro di scatto e lancio un urlo terrificante per fargli paura, per gioco, e vederli sgattaiolare ovunque per poi riprendere tranquillamente la mia corsa con un sorriso ebete stampato in faccia. E allora, puntualmente, mi torna in mente quel verso di Pessoa che lessi un giorno in un museo in Portogallo: "...Grande è la poesia, la bontà e le danze... ma il meglio al mondo sono i bambini..." [Fernando Pessoa, &lt;a href="http://webalia.com/EP/poesia/conocidos/0010010100802525.html"&gt;Liberdade&lt;/a&gt;]&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/andre.JPG" /&gt;&lt;br&gt;André, presidente del mio fan club&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/schoolkids.JPG" /&gt;&lt;br&gt;La "cricca" di scuola&lt;br /&gt;&lt;table border=0&gt;&lt;br /&gt;&lt;tr&gt;&lt;br /&gt;&lt;td&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/trespolo.JPG" /&gt; &lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;br /&gt;&lt;td&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/agripine.JPG" /&gt;&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;br /&gt;&lt;/tr&gt;&lt;br /&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/gitega.JPG" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;br /&gt;&lt;td&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/ciupaciups.JPG" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;br /&gt;&lt;tr colspan=2&gt;&lt;td&gt;Dall'orfanotrofio di Kirundo, a un'ora da qui: &lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;br /&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/orfanelli2.JPG" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/sguardi.JPG" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;br /&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/orfanelli.JPG" /&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/vasino.JPG" /&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;table border=0&gt;&lt;br /&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/cucchiaio.JPG" /&gt; &lt;/td&gt;&lt;br /&gt;&lt;td&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/vispo.JPG" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/lettino.JPG" /&gt;</content>
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<title mode="escaped" type="text/html">A pesca di satelliti</title>
<content mode="escaped" type="text/html" xml:base="http://www.paolobrunello.it/blog/blogger.html" xml:space="preserve">Sono “salpato” alla volta del Burundi alla fine di gennaio con una missione principale: connettere il Lycée Technique A. Rossi di Ngozi ad internet e sfruttarla al meglio. Prima di partire avevo collaudato la parabola VSAT per il collegamento satellitare donata dall’Eutelsat, avevo provato a ripuntarla più volte: non è facile, vi assicuro. Minime variazioni nell’inclinazione o nell’orientamento corrispondono a chilometri sull’orbita dei satelliti geostazionari, che distano circa 36000km dalla superficie terrestre. Pochi giorni dopo la mia partenza, l’antenna è stata spedita qui, dove è arrivata il 9 febbraio. Lungaggini burocratiche inenarrabili hanno ritardato il suo sdoganamento fino al 31 marzo, giorno della sua “liberazione” dal deposito aeroportuale di Bujumbura. Una volta trasportata a Ngozi l’abbiamo montata su di una piattaforma costruita ad hoc e finalmente sabato 9 aprile ho potuto cominciare i tentativi di puntamento verso il satellite W3A. Regolo l’azimuth: 277º Est. Imposto l’inclinazione verticale: 63º scarsi. Nulla. L’analizzatore del segnale rimane piatto come l’elettroencefalogramma di un morto. Armeggio con la polarizzazione, ruotando l’illuminatore. Niente. Eppure dovrebbe essere lì, la frequenza è quella! Sposto un po’ la parabola di qua e di là, su e giù: nada de nada. Mi domando se i cavi siano a posto, tanto immutabile è il segnale sul display. Sono a posto, loro; io invece comincio a incazzarmi di brutto. L’oscurità della sera mi obbliga a rimandare all’indomani. C’è un parametro dell’apparato che non mi convince: chiamo il tecnico dell’Eutelsat in Italia ed effettivamente mi dice di cambiarlo. Quindi la mattina dopo torno alla scuola tranquillo che corretto quello TAC! lo becco subito, ‘sto maledetto satellite. E invece no. Punto e ripunto, ma il display sonnecchia immobile. Come se non bastasse comincia a piovere e io sono in bici, nel fango. Vado a mangiare, col muso. Ritorno nel pomeriggio, con il fedele Dismas, mentre il mio assistente Servillien opta per la pennichella, già rassegnato. Sistematicamente, l e n t a m e n t e, con pazienza, sventagliamo la parabola a Est e ad Ovest di una ventina di gradi e ogni volta alziamo di un grado e dopo un’ora buona…ECCOLO! Tre ondine increspano il display: è proprio lui! Che emozione! Mi sembra di aver pescato il Marlin de “Il vecchio e il mare”: con la stessa pazienza con cui si tira un pesce a riva con la lenza, aggiustiamo il tiro per migliorare la potenza del segnale. Siamo pronti per l’attivazione del collegamento programmata per l’indomani. Lunedì 11 aprile, alle 9:18 il Lycée Technique Alessandro Rossi di Ngozi è la prima scuola pubblica del Burundi ad essere online. [dal "Rossi Life" di maggio, giornalino dell'ITIS A. Rossi di Vicenza]&lt;br /&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/satsearching.JPG" /&gt;</content>
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<title mode="escaped" type="text/html">Black out, light in</title>
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<div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml">
<p class="mobile-post">Qui dove sono se manca la luce per ore e ore<br/>possono succedere cose strane, degne di stupore.<br/>Può capitare di  s e n t i r e la notte che scende,<br/>inesorabile,<br/>e non poterci fare proprio niente.<br/>Può capitare di stupirsi ancora<br/>di fronte alla magia del mondo che prima s'indora<br/>e poi quatto quatto,<br/>p i  a   n   o      p      i        a         n          o<br/>si scolora.<br/>Vedere quel buio che cala ogni giorno da quando sono al mondo<br/>e oggi soltanto assaporarlo fino in fondo.<br/>Può capitare d'incantarsi al vacillare di una fiamma di candela,<br/>mai così bella com'è bella stasera:<br/>notarne quel blu meraviglioso,<br/>il suo danzare suadente, etereo, armonioso.<br/>«Di luce tremula piccola scia,<br/>rischiari stanotte un'anima, la mia».<br/>Può capitare, se vi arride la fortuna,<br/>di ritrovarvi in un dipinto di Magritte, complice la Luna:<br/>un cielo surreale, nuvole sospese,<br/>batuffoli dispersi al nulla appesi...<br/>e sotto la notte,<br/>alberi neri come macchie esplose in un attimo senza tempo.<br/>Può capitare di chiedersi che Progresso sia<br/>quello che ha bisogno che ogni luce sia spenta<br/>per svelare, oltre la quotidiana tormenta,<br/>tutto il bello che si cela<br/>dentro una semplice candela,<br/>che ci nasconde con tutta la sua luce<br/>quel che stasera l'oscurità ricuce:<br/>il legame primo con Madre Natura,<br/>da troppo sepolto in una cultura<br/>che forse in esso avrebbe la sua cura.</p>
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<title mode="escaped" type="text/html">Della povertà</title>
<content mode="escaped" type="text/html" xml:base="http://www.paolobrunello.it/blog/blogger.html" xml:space="preserve">&lt;p class="mobile-post"&gt;Qui a casa ho 3 guardie, una di giorno, 2 di notte, che però a causa &lt;br /&gt;della turnazione diventano 5 persone. Sono dipendenti di una società &lt;br /&gt;che fornisce questo tipo di servizio qui a Ngozi: servizio considerato &lt;br /&gt;indispensabile da tutti i Bazungu (= i bianchi), ma anche dagli &lt;br /&gt;africani abbienti. I turni sono dalle 7:00 alle 16:30 alle 7:00. I 2 &lt;br /&gt;che fanno la notte si alternanto in turni di 4 ore di sonno/vigilanza. &lt;br /&gt;Così tutti i giorni, con un giorno alla settimana di recupero. Il tutto &lt;br /&gt;per 30.000Fbu al mese, pari a 20 euro circa, pari a 30 birre circa, &lt;br /&gt;pari a 4 baguettes al giorno, pari a 60 kg di fagioli, pari a 50 kg di &lt;br /&gt;riso, pari a ipotetiche 10 ore di navigazione in internet, pari a 9 &lt;br /&gt;polli, pari a 1 capra, pari a 10 kg di carne macellata, pari a 1/3 di &lt;br /&gt;bicicletta nuova... La ditta invece ne intasca 55.000 di franchi burundesi, per ogni guardia in servizio.&lt;br /&gt;Bene: stasera rientro tutto contento dopo un bellissimo giro in &lt;br /&gt;mountain bike, per queste colline di natura e basta, che brulicano di &lt;br /&gt;gente invisibile fino a quando non la sfiori, che ti rapiscono gli &lt;br /&gt;occhi, che ti salutano, sempre, che ti deridono divertiti per come sei &lt;br /&gt;abbigliato e tu ti senti comunque un figo... insomma, rientro gasato e &lt;br /&gt;racconto il giro che ho fatto alla guardia - Emmanuel, 40 anni, 3 &lt;br /&gt;filgli a carico, di 6, 3 e 1 anno. «Mais la-bas c'est chez nous!» Così &lt;br /&gt;scopro che sono passato dalle sue parti, ma soprattutto scopro che 'sto &lt;br /&gt;povero cristo si fa 16km16 a  p i e d i  ogni giorno per venire a &lt;br /&gt;lavorare qui, e gli stessi 16 per tornare a casa. 3 ore andare, 3 ore &lt;br /&gt;tornare. Ora mi chiedo: ma con tutto sto allenamento, possibile che vai &lt;br /&gt;ancora così piano?&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/blog/landscape.JPG" /&gt;</content>
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<div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml">È notte e sono in una bettola di Bujumbura, tipo che sul davanzale ci sono ancora "le bucce" dei gavettoni dei miei aitanti predecessori in questa stanza, if you know what I mean...<br/>Cosa ci faccio qui? Beh, ero venuto a Buja per recuperare l'antenna parabolica che dovrebbe presto consentire la connessione ad internet della scuola per cui lavoro qui a Ngozi: è arrivata il 9 febbraio e finalmente oggi, dopo quasi 50 giorni di burocrazia, dovevo sdoganarla e portarmela via. E invece no. Perché? Perché in Africa l'unico vero imprevisto è che non ci siano imprevisti. Bisogna provarlo, davvero. Questo paese, se non addirittura questo continente, è una palestra della pazienza: altro che monaci tibetani e eremiti! Piuttosto mona, ebeti e termiti. 3 ore d'attesa per ottenere, supplicandola, la firma di autorizzazione al prelievo del direttore della dogana. Peccato che i dipendenti del deposito dei pacchi oggi avessero consiglio di direzione, pertanto ne hanno approfittato per una bicchierata post riunione, chiudendo prima gli uffici. Ciò ha comportato che non potessi prelevare l'antenna: tant pis, visto che ero già fuori tempo massimo per risalire a Ngozi; infatti la strada per l'interno del paese viene chiusa alle 16:30 per questioni di sicurezza. Le volte precedenti sono passato all'ultimo minuto: EXTENDED TIME! tipo videogioco Rally anni '80. Ma l'inspiegabile è: perché 'sti africani non sono come i napoletani? Perché qui rincoglioniti e attendisti e lì scaltri e geniali? Perché due versioni così diverse dell'arte di arrangiarsi? Si direbbe che anche la selezione naturale ha gettato la spugna. Natura fa rima con cultura, molto. E il fascino magico del confronto culturale è proprio che immergendosi in una cultura altra si scorge la propria in 3D, come con gli stereogrammi, che per vederli devi guardarci attraverso, al di là, fissare un punto dietro il foglio che hai davanti: avete presente? Quel punto, quella cultura, non la vedi, non la puoi vedere perché la visuale è completamente occupata dalla tua di cultura, che prima era una massa informe e piatta di puntini colorati e adesso diventa una figura definita, tridimensionale. E coerentemente non è facile riuscire a vederla, tocca storcere gli occhi ed è fastidioso. L'ortogonalità per esempio. Voi credete che sia una questione di percezione, che è il nostro occhio, come organo di senso, che è in grado di percepire immediatamente un minimo disallineamento tra due linee parallele o ortogonali. 'sti cazzi: quel fastidio innato che si prova di fronte agli 87º e ai 92º è il sedimento di secoli e secoli di estetica, dai greci innanzi. Qui pare non esistere. Non avete idea della pervasività e della rilevanza delle conseguenze di questo "dettaglio". Uno apprezza il valore della precisione. Prima di tornare in Italia a Natale, il mio chauffeur e ormai amico Vénant mi chiede di portargli un K-way al mio ritorno qui. Gli chiedo: "Di che colore lo vuoi?" "Ah, il colore non serve a niente."<br/>l'illuminante sua risposta. Mi fa venire in mente quando ero in Burkina Faso nel 2002: era passato da poco il primo anniversario dell'11 settembre e un mio conoscente indossava una T-shirt con l'immagine di Bin Laden sullo sfondo delle torri in fiamme. Non era certo un fanatico per cui gli ho chiesto come mai: "Lo so, mi imbarazza un po', infatti la uso solo in casa, ma è una T-shirt nuova, non posso mica buttarla via solo perché c'è l'immagine di Bin Laden sopra!". È il primato della funzione. Per fortuna a volte funzione e bellezza coincidono. <img src="http://www.paolobrunello.it/blog/mercato.JPG"/>
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<title mode="escaped" type="text/html">Una bella gita...</title>
<content mode="escaped" type="text/html" xml:base="http://www.paolobrunello.it/blog/blogger.html" xml:space="preserve">Sabato mattina, svegliato dal sole, parto con Concetto alla volta di Rwegura, dove c'è una delle maggiori piantagioni di tè del Burundi. Ci sono già stato ma oggi è una giornata meravigliosa e il tè con il sole da il meglio di sé. La strada si snoda nel verde come un nastro d'asfalto sgualcito: qualche buca, qualche piccola frana, un tronco, cespugli, qualche morso di gigante sul ciglio. Tutt'attorno il Burundi, queste colline lussurreggianti, multicolori, che non mi stufano, che mi commuovono ogni volta. Il verde rilassa, mi sciolgo e avverto dentro il canto lieve e primordiale della natura. Lungo la strada figure snelle e variopinte trasportano sul capo ogni genere di cosa: cesti, matasse di fagioli, c'è persino uno con un tubo di ghisa, di quelli da fognature. Donne e bambini con fascine di legno più lunghe di loro camminano a piedi nudi, eretti: equilibri perfetti che mi ricordano le sculture di Calder.&lt;br&gt; &lt;img src="http://www.paolobrunello.it/HTML/trasportolegna.JPG" /&gt;&lt;br&gt; Bici stracariche ci sfiorano lanciate in discesa, bici stracariche sfioriamo lanciati in salita: una processione di Sisifo, alacremente intenti a tirareaccampà. Anzi, a spingereaccampà. &lt;br /&gt;Arriviamo alla piantagione e gli occhiali da sole diventano un insulto alla vista: il verde tenerissimo del tè ci circonda, ci invita a gettarcisi sopra, tanto soffice appare il suo manto. La terra è madre, come solo in Toscana. Tra le morbide forme di questa natura accoccolo il mio sguardo e godo. Le sue curve delicate ed armoniose dissolvono ogni tensione e mi sento felice. Mi ergo sul retro del pick up e mi sembra di essere su di una biga, solcando questo mare verde dalle onde gigantesche e immobili. Mi ricorda quando facevo sled-dog tra le nevi del Klondike, ai primi del secolo scorso. Invidio i pesci e il loro fish eye: il mio campo visivo mi sta stretto, vorrei poter cogliere questo tutto in una volta.&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.paolobrunello.it/HTML/rwegura.JPG" /&gt;</content>
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<title mode="escaped" type="text/html">Primo Report dal Burundi</title>
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<div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml">Ciao cari,
<br/>il Burundi è bello, lussurreggiante di ogni sfumatura di verde, rosso, marrone. Le burundesi anche, ma solo marrone.
<br/>La situazione politica sembra lasciar spazio ad un certo ottimismo: i partiti Tutsi, che avevano osteggiato fino all'ultimo la nuova costituzione, l'hanno ora accettata: il 26 novembre un referendum popolare dovrebbe ratificarla. Vedremo.
<br/>Io sto benissimo: per adesso sono in albergo, ma spero di trovare presto un alloggio indipendente e meno caro: oggi ho visto una casa a 50m dalla scuola che sarebbe perfetta.
<br/>Mangio gran bene: i camerieri dell'hotel sono diventati i miei proff di kirundi e ho imparato ad ordinarmi il cibo: filetto a mezzogiorno e pesce la sera o viceversa: pas mal, n'est-ce pas?
<br/>Il progetto con la scuola procede bene: ho tenuto le mie prime lezioni di informatica ai proff dell'istituto gemellato con il Rossi di Vicenza e mi pare che stiano apprezzando, a giudicare dalle poche assenze. Sto sperimentando qualche innovazione didattica anche rispetto ai corsi analoghi che tenevo in Italia. Abbiamo finito di cablare il laboratorio di informatica e adesso tutti i PC sono in rete. Ho perfino un assistente, che è appena stato nominato tecnico di laboratorio per l'informatica, ed è un tipo giovane e sveglio con cui mi trovo molto bene. Finalmente voglio quello che faccio: era tanto tempo che non mi sentivo così sereno.
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<br/>Il clima qui è ottimo, primaverile, tipo aprile-maggio da noi: siamo a 1800 m e si mangia all'aperto, con una camicia e una felpa la sera.
<br/>Shock vari:
<br/>- il guardiano di notte del nostro hotel, che sta sveglio tutta la notte davanti al cancello, con qualsiasi tempo e con un giaccone che non è nemmeno impermeabile piglia 15000 franchi burundesi al mese, circa 11 euro, cioè il costo di una notte nella mia stanza o di 1 pranzo e 1 cena. Stesso trattamento per le donne di servizio, che oltre a rifare le camere, ti lavano e stirano la roba sporca, tutta a mano, ovviamente. E il nostro è il migliore e più "lussuoso" albergo della città. Il fac totum (cucina, pulisce, fa la spesa) di una famiglia benestante locale prende 10000 franchi al mese. Una birra ne costa 800.
<br/>- la prima e spesso unica espressione che i bambini imparano in francese è "donne moi l'argent" - dammi i soldi.
<br/>- Bush ha vinto le elezioni americane.
<br/>- gli autisti ti accompagnano e ti aspettano per 4 ore per poi riaccompagnarti a casa: durante quel tempo riescono a non fare assolutamente niente, neanche le unghie.
<br/>- gli ultimi 15 gg del Ramadan i musulmani devoti pregano ininterrottamente da mezzanotte alle 4:30 del mattino, per poi digiunare tutto l'indomani fino al tramonto
<br/>- la ragazza della reception dell'hotel è Tutsi, durante la guerra ha perso 15 parenti (per lo più arsi vivi) tra cui madre e sorella, morte invece entrambe per infarto. La sorella perché le hanno annunciato la morte del marito in un incidente ferroviario, a Londra.
<br/>Embè?
<br/>La madre perché le hanno annunciato che avevano bruciato tutti i Tutsi della classe di suo figlio, lui incluso. Il figlio in realtà era stato preavvisato da un amico Hutu, per cui era riuscito a sfuggire all'agguato. È rimasto nascosto nella macchia per 3 mesi e così si è perso anche il funerale. Ma lo shock è un altro: lei dice che non può avercela con gli Hutu, perché la sua bisnonna materna era Hutu. Altrimenti sì. Io ancora non riesco a distinguerli.
<br/>- "UNA STORIA BURUNDESE": il 26 novembre si terrà un referendum popolare per ratificare la nuova costituzione del paese. È un passaggio fondamentale per il processo di pacificazione del Burundi. La campagna di sensibilizzazione e informazione della popolazione è cominciata ieri sera. 13 giorni per avvisare 3 milioni di aventi diritto al voto, sparsi nelle capanne delle aspre colline del Burundi, che devono registrarsi per potere esercitare questo loro diritto-dovere, che per lo più non sanno di avere. Berlusconi cercasi. ;-)
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<br/>a presto,
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<br/>Paolo
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<content mode="escaped" type="text/html" xml:base="http://www.paolobrunello.it/blog/blogger.html" xml:space="preserve">(...)La cosa più eccitante è stato il viaggio in matatu da Nairobi allo UN compound: che metafora, c h e  m e t a f o r a! Questa foresta che sembra un fegato che filtra chi viene dalla città, l'ambasciata canadese con piscina e campi da tennis in bella mostra, protetti da questa security che scimmiotta le divise americane - quelle della polizia o quelle del baseball? - con tanto di "pugno di ferro" che mi ricordava le protezioni artigianali delle tute bianche del G8 di Genova. Poi scendi dal matatu, ignori quei quattro straccioni con le bancherelle tascabili, che, diciamocelo: lì proprio stonano! Ma non si dice, non sia mai, che "è per loro e/o grazie a loro che siamo qui"  e poi imbocchi la stradina con il distributore esclusivo ma politically correct (Afrigas, right? Non Esso, BP or something "We foster autoctone development..."). Perfino le palme lungo la strada sono "in tinta": lisce e perfette che sembran finte. Finché arrivi alla stradina sulla destra, preceduta da un cartello immacolato, campionario dei loghi ONU: ricorda un po' quelli dei centri commerciali, no? Human Rights secondo piano a destra, UNESCO blocco C, dietro la caféteria. E chi c'è di fronte? Chi c'è? Noooo, non dirmi! L'ambasciata americana! Che caso! Pura coincidenza neh? Le entrate appena disallineate che se ti molli in bici dall'ONU entri di slancio nell'ambasciata Usa senza neanche pedalare. Ops! No, un attimo. Si sono sbagliati, saresti in contromano, qui si guida a sinistra. O forse la direzione preferenziale è l'opposta? Illazioni.&lt;br /&gt;Dietro le reti alcune persone ricurve curano la terra scura come loro: "We provide job opportunities to the locals...". Poi entri come in aeroporto, non-luogo per eccellenza, a s t r a t t o, in senso letterale, ab solutum dal contesto. Scanner, metal detector... chissà perché tutta sta gente che fa del bene teme che qualche beneficiario pazzo voglia attentare alla propria incolumità. O forse non si fidano dei propri "supporter"? Alla fine, dopo un po' di coda finalmente l'agognato pass in cambio della propria identità, come caparra. Emozionato, imbocchi la via tra i pennoni bianchi, alla cui sommità sventolano le bandiere di tutte le nazioni, insieme ma libere, a tracciare la sinuosa strada verso la Pace univers... STUMP! Toh, un blocco di cemento. In mezzo. Ah, già, Israele... Fortunatamente non parlo arabo e non sono incinta quindi passo tranquillamente... Proseguo nel silenzio ovattato rotto solo dallo gorgoglìo discreto dei ruscelli artificiali. Non sono mai stato al Club Med, ma me lo immagino un po' così, d'inverno: che pace! Sono in orario, però devo sbrigarmi a trovare il blocco C se voglio essere puntuale. Arrivo alla caféteria e mi torna in mente UC San Diego, il campus. Ne approfitto per un pit stop alle toilettes: "Wow, sto pisciando all'ONU!" Non manco di dotarmi di una tripletta di souvenir in cialde, gratuiti, immacolati, e senza peccato - yet - da consumarsi preferibilmente con altre cooperanti, e soltanto dopo champagne e caviale, rigorosamente. Insomma arrivo all'ufficio di Aznar in assetto da intervista, con le frasi fatte pronte, in pole position. Dopo qualche minuto di anticamera lui mi accoglie: partiva per le ferie il giorno stesso. È stato molto gentile a ricevermi. Certo non me l'aspettavo in jeans e giubbottino sportivo. Meglio, preferisco l'informalità. Appena riesco gioco la carta "Lara &amp; Philippe" e lui ricambia i saluti, piacevolmente sopreso. So, many thanks Lara! :-) Faccio un po' di teatro con il registratore e i microfoni, per dare scientificità al tutto e l'intervista comincia. Quello che mi dice è piuttosto vago, da buon politico. Al termine dell'intervista, con nonchalance lo porto a chiedermi di inviargli il mio CV, che - guarda caso - avevo con me nella mia chiavetta USB cosicché tornati in ufficio gliel'ho potuto trasferire direttamente sul PC. "Il mio nome è Obbligazione, Giacomo Obbligazione." ;-? In italiano non fa lo stesso effetto, non c'è che dire, ma hai capito il senso... Il buon uomo mi concede 15 minuti di bonus sul pass per una gitarella nel villaggio. Mi chiedo cosa succederà allo scoccare delle 11:15 se sono ancora dentro, ma scaccio il pensiero. Mi aggiro per il compound, faccio un giretto dentro al supermarket che come il McDonald è uguale ad ogni altro supermarket della Terra. Sbircio lo scarno scaffale dei libri alla ricerca di "Lords of Poverty" e non lo trovo... evidentemente esaurito. Ammiro la pelouse uniforme, che qui in Kenia mi pare la massima manifestazione del dominio dell'uomo sulla natura; non oso calpestarla, sinché non vedo alcune persone che si dirigono bellamente sul colmo della collinetta e mi azzardo. Passo vicino al piccolo monumento di metallo, una specie di logo 3D dell'ONU, decorato all'interno da un mazzo di roselline bianche, fresche; le stesse rose che mi vengono offerte all'entrata dell'aiuola al cui centro campeggia un totem esagonale, custodito da due guardie in guanti bianchi, che reca scritto "Possa la pace prevalere sulla terra" in 6 lingue: ignoro che è l'anniversario dell'attentato all'ambasciata americana di 6 anni prima e il pensiero che sia così tutti i giorni mi lascia tra il divertito e l'incredulo. Chiedo alle signorine se le rose vengano da una delle compagnie nei dintorni di Nairobi, quelle schiaviste e per fortuna mi tranquillizzano, dicendo che l'ONU ha appaltato l'iniziativa ad una ditta che offre un trattamento salariale tra i migliori in Kenya. È meglio che ci credo.  Time is up e chiedo indicazioni per l'uscita alla solenne guardia inguantata, che con un genuino cenno del braccio mi suggerisce di tagliare dritto per il prato, tradendo così l'austerità dell'alta uniforme: che tenero. Ripercorro la flessuosa corsia che si snoda tra i due filari bianchi, ma stavolta le bandiere non ci sono, no matter quanto si sforzi la mia fantasia. E sì che mi risulta che abbiano pagato la quota associativa, no? Un po' mi dispiace, penso che sia un bello spettacolo quando ci sono. Forse però a star lì si sciupano e sarebbe un peccato: sai che spreco!&lt;br /&gt;Mi immagino su di una jeep di quelle grandi e bianche, una Toyota, con Kofi al mio fianco, in una di quelle cerimonie ufficiali in cui le bandiere le issano... percorriamo lenti la navata bianca, lui saluta in giro come dalla papamobile, e con quella stessa lentezza, senza accelerazioni né frenate, andiamo inesorabilmente a sbattere contro al blocco di cemento dell'entrata. Comico no? ;-)&lt;br /&gt;Restituisco il pass e mi riprendo la mia identità di carta, e prima di uscire marco nuovamente il territorio, che l'ONU è anche mia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo</content>
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