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			<title>IL VOTO AMMINISTRATIVO BOCCIA I PARTITI CHE SOSTENGONO L’EUROPA DEI TECNOCRATI .</title>
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			<description>In queste settimane si sono svolti dei referendum elettorali in molti Paesi europei. Si comincia...</description>
			<content:encoded><![CDATA[In queste settimane si sono svolti dei referendum elettorali in molti Paesi europei. Si comincia con le lezioni presidenziali in Francia, dove, soprattutto al primo turno, si è assistito a una specie di sondaggio di opinione, un arretramento vistoso dei partiti dell’Ump di Sarkozy e socialista di Hollande, invece un grosso successo della candidata di Destra Marine Le Pen col 19% di voti, tra l’altro, salutata dai media come la vera vincitrice delle elezioni, e poi del candidato comunista Jean-Luc Melenchon, 11% , questi ultimi, insieme arrivano al 30% dell’elettorato francese. Per il professore Introvigne, le elezioni francesi significano “che esiste una percentuale molto rilevante di elettori che non ama la tecnocrazia, la burocrazia di Bruxelles, le ricette lacrime e sangue della Banca Centrale Europea, i partiti ridotti a comitati elettorali che anziché proporre valori e identità si presentano ciascuno come il migliore interprete delle volontà dei «mercati» internazionali, inflessibili carnefici sempre pronti a far fare «la fine della Grecia” a chi capisce male o in ritardo i loro segnali”. (M. Introvigne, Alla Francia non piace l'Europa dei mercati, 24.4.12 labussolaquotidiana.it). Ma secondo Introvigne, non bisogna fare l’errore di attribuire a questi successi elettorali, un significato di anti-politica, bensì di ultra-politica. Per intenderci, “Melenchon non è Beppe Grillo”.<br />&nbsp;Qualcosa di simile è accaduto nelle recenti elezioni in Grecia dove i due partiti maggiori, che appoggiano le misure economiche degli eurocrati di Bruxelles, i conservatori di Nea Demokratia e i socialisti del Pasok, sono stati penalizzati, insieme hanno perso quasi 40 punti percentuali rispetto alle politiche del 2009. Sono stati premiati invece, la sinistra radicale di Syriza e l’estrema destra di Alba Dorata (Chris Avghi). <br />&nbsp;Mentre le ultime elezioni amministrative in Italia com’era prevedibile hanno bocciato i partiti che sostengono il governo Monti-Napolitano e quindi l’Europa dei tecnici. <br />&nbsp;Già Angelo Panebianco qualche giorno prima delle elezioni, ci aveva messi in guardia, attenzione “non sono solo amministrative (…) A volte i risultati delle amministrative anticipano quelli delle successive elezioni politiche e a volte no”<br />&nbsp;Sulle elezioni pesano come macigni le incognite riguardanti i maggiori partiti dell’attuale maggioranza, il Pdl il Pd, il Terzo Polo e poi la Lega, le altre forze di sinistra. Da un lato gli scandali da fronteggiare, dall’altro lato, in primo luogo, “la crisi del sistema politico, determinata dalla fine (o dalla forte attenuazione) della ventennale contrapposizione fra berlusconiani e antiberlusconiani. È la crisi del bipolarismo all'italiana: ci si aspetta che essa inneschi a breve termine una ristrutturazione/ricomposizione delle forze politiche fin qui dominanti”. (A. Panebianco, Che significato dare al voto, 6.5.12 Il Corriere della Sera).<br />&nbsp;Certo, occorre tenere conto che il voto sarà influenzato, come è ovvio, dalle specificità locali, anche se a volte, si tende a enfatizzarlo, facendolo diventare qualcos’altro, “però, è anche vero che, soprattutto in tempi di crisi, una parte almeno , degli elettori, anche in un voto amministrativo, risponde a stimoli e pressioni di ordine generale. La complicazione è data dal fatto che sono congiuntamente in atto due crisi, fra loro distinte, anche se collegate, entrambe suscettibili di influenzare il voto”. Credo che persino nel mio Comune di residenza il voto amministrativo, in questo frangente storico, certamente è stato influenzato dalle caratteristiche che ha bene elencato Panebianco. Anche a S. Teresa di Riva, nel messinese, i partiti dell’ABC (Alfano, Bersani, Casini) che appoggiavano i due candidati a sindaco Morabito e Lo Schiavo sono stati penalizzati e inesorabilmente sconfitti. La gente ha inteso rompere con le vecchie logiche e pratiche consociative premiando il terzo candidato, Cateno De Luca di Sicilia Vera, un movimento autonomista, che magari dopo tanti anni di politica stagnante (per non dire altro), offre maggiore garanzia per l’attuazione di una buona politica al servizio del bene comune. <br />&nbsp;La crisi economica gioca un ruolo fondamentale, soprattutto quello che l’Unione Europea fa o non fa per contrastarla. L’ostilità verso l’UE e in particolare verso la Germania è in forte crescita, naturalmente in queste elezioni amministrative (ricordo,parziali), ma anche nelle altre elezioni, sono fortemente emersi questi sentimenti di ostilità. <br />&nbsp;Pertanto anche le nostre elezioni amministrative sono state un test sul futuro dell’Europa. Inoltre, per l’editorialista del Corriere, la protesta del movimento grillino dell’antipolitica è solo una faccia del problema. Esiste in Italia, ma anche in altri Paesi europei, la ricerca di sbocchi politici, di rappresentanza, che prima o poi finiranno per trovarli, si spera che non vengano trovati, magari in movimenti non proprio ortodossi come quelli filo-nazisti. &nbsp;<br />&nbsp;Del resto conclude Panebianco, “L'interdipendenza, anche politica, in Europa è ormai tale che persino elezioni comunali non sono senza effetti sugli equilibri europei. In fondo, vale per l'Europa ciò che vale per i partiti italiani. L'una e gli altri o riescono a trovare soluzioni credibili, serie, per i problemi che ci attanagliano o riceveranno schiaffi sempre più forti da elettori disorientati e alla ricerca di alternative più o meno illusorie”.<br />&nbsp;Quindi i “buoni europei”, cominciando da la Place de la Concorde al Partenone, ai canali di Amsterdam alla Porta di Brandeburgo, ma anche da Roma e a Lisbona, passando per Madrid sono stanchi di prendere schiaffi, e reagiscono nell’unico modo possibile, astenendosi, oppure votando contro l’Europa tecnocratica, che in un precedente mio intervento ho definito una vera e propria,Unione sovietica.<br />&nbsp;E tra i tanti europei che hanno protestato penso, a tutti quelli che come me, che dopo aver lavorato una vita immaginavano di aver maturato diritti inalienabili, e che ora, vedono prolungata nel tempo l’età pensionabile, per colpa delle classi politiche oggettivamente ladre, che nei decenni passati hanno sperperato tutte le risorse pubbliche. 
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			<category>Cultura</category>
			
			<author>domenicobonvegna@alice.it</author>
			<pubDate>Sun, 13 May 2012 20:00:00 +0200</pubDate>
			
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			<title>UN MANUALE IN DIFESA DEGLI ITALIANI ONESTI.</title>
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			<description>Nei miei abituali raid presso la solita libreria remainders di Milano mi è capitato tra le mani un...</description>
			<content:encoded><![CDATA[Nei miei abituali raid presso la solita libreria remainders di Milano mi è capitato tra le mani un libro molto interessante dal titolo altisonante, Manuale di sopravvivenza a uso degli italiani onesti, di Sergio Ricossa, accademico dei Lincei e professore emerito di Politica Economica nell’Università di Torino. Il testo è stato scritto nel 1997, ripubblicato da Rubbettino Editore nel 2011, sembra scritto oggi in tempi di crisi economica, di sacrifici e di governo tecnico, per questo consiglio di leggerlo. Il protagonista del manuale non è “l’onesto massimo, colui che giunge a toccare la santità e l’eroismo, e se occorre affronta il martirio”, ma “l’onesto medio”, è quello che paga le imposte, magari pronto a sostenere la propria causa, ma senza martirio. Il manuale a tratti è ironico, divertente, e soprattutto provocatorio, è una lettura di cui dovrebbe avvalersi ogni generazione, per tentare di sottrarsi alle astuzie dei furbi. L’agile testo di Ricossa è arricchito da una nutrita galleria di personaggi: da Napoleone a Cavour, da Croce, Gentile, Togliatti al banchiere Mattioli. La penna di Ricossa coglie impietosamente contraddizioni e debolezze, a cui i luoghi comuni assicurano solitamente impunità. <br />&nbsp;Leggendolo ognuno potrà trarre degli spunti utili per difendersi da certi “furbi” che navigano negli ambienti della politica, dell’economia, del fisco, delle leggi, a scuola. La lettura di certi passaggi del manuale, ha rafforzato le mie convinzioni sulla vera politica, soprattutto in questi giorni in cui raccoglievo qualche notizia sulle candidature per le prossime amministrative del mio comune di residenza. Dobbiamo pretendere “governanti dediti a una buona, ma ordinaria amministrazione, senza velleità di alcun genere (…) Guai a cadere vittime dello sfruttamento delle buone intenzioni”. E tutti, diventando degli scolari, dovremmo chiedere ai presunti maestri di spiegarci una buona volta: che cos’è il bene comune? E’ il bene di tutti, nessuno escluso? E’ il ben di ogni individuo nella società? Bisogna stare attenti a quelli che vogliono amministratori perfetti, puri e casti: “ne consegue che è vano illudersi di potersi affidare all’eccellenza dei comportamenti - scrive Lorenzo Infantino nella prefazione&nbsp; - il primo e più profondo problema della vita collettiva consiste nel fare in modo che vengano ridotte al minimo le occasioni in cui sia possibile danneggiare il prossimo”. Il debole, l’onesto medio, deve sempre diffidare dall’”eroe” che molto spesso non è tale e che, sulla smisurata fiducia che pretende, edifica le sue imprese e realizza i suoi abusi”. <br />&nbsp;Soprattutto in campo politico troviamo i “mestieranti”, che sono solo delle “maschere sociali: ridicole per l’inanità di quel che declamano, tragiche per le conseguenze di medio e lungo termine prodotte da ciò che suggeriscono”. Nell’ampio territorio dei furbi sono quelli che sistematicamente utilizzano l’impostura intellettuale come mezzo di accaparramento del potere.<br />&nbsp;Certo, il manuale, non ha la pretesa di rispondere a tutte le obiezioni, lo scrive Ricossa, insieme bisogna usare il proprio cervello e soprattutto non dobbiamo sentirci come l’ultimo dei Mohicani. Il manuale non dice di fare i furbi ma di restare onesti, ma con giudizio. Non dice di imitare un certo “Alessandro Guiccioli, che nel 1795 a Ravenna tenne le coccarde tricolori ben nascoste e decise di attendere Napoleone per prender parte&nbsp; alle ruberie, che l’imperatore autorizzerà”. E’ evidente che il suo programma è disgustoso.<br />&nbsp;A pagina 51, Ricossa, scrive che “l’onesto medio deve temere i buoni sentimenti. I furbi cominciano lodando l’onestà e l’onesto”.” I furbi amano le parole astratte, come solidarietà, onestà, umanità, pace, paradossalmente, per Ricossa, si dovrebbe far pagare una soprattassa per ogni parola astratta. Spesso i buoni sentimenti sono conditi di melassa, ci sono i rivoluzionari del bene, così per la salute d’Italia, si ammette ogni tipo di nefandezza. “Se i problemi d’Italia si risolvessero con qualche fucilato o impiccato, li avremmo risolti da un pezzo. Li avremmo azzerati, da secoli, con poca spesa”. Ma “i buoni sentimenti, melassosi o pepati, non sono rimedi: sono trappole, magari trappole mortali”. I furbi si vantano di raddrizzare i gobbi, li stringono nel torchio e dopo il crich, li fanno morire, in pratica, quello che sta facendo il governo Monti-Napolitano.<br />&nbsp;Il professore Ricossa loda il dopoguerra nel 1945, quando l’Italia sconfitta, “rinunciò per qualche tempo alla sua consueta megalomania. Concentrò il pensiero sulla ricostruzione, e si ricostruì”, anche se poi nel 1960, rispuntò il vizio dei colori vistosi: il rosso, il comunismo che voleva fare la società perfetta. Oggi la zoppicante Italia unita, insegue l’Europa unita; altra parola talismano: l’unità. Certo, qualunque unificazione è fascinosa.“Il comunismo, religione di perfettisti, in Italia intitolò il suo giornale: “l’Unità”. Il partito unico (una contraddizione in termini) fu richiesto dai perfettismi fascista, nazionalsocialista e comunista sovietico”.<br />&nbsp;Ricossa auspica provocatoriamente per l’onesto medio un governo che non esageri nel governare (…) un governo che si contenti di governare meno, molto meno del massimo sopportabile dai governati. Nel libro di Ricossa affiora lo slogan caro in certi ambienti cattolici: meno Stato più società.<br />&nbsp;Il manuale si basa sui dipoli, a pagina 73, c’è quello forse più diffuso: destra e sinistra. La sinistra è come le prostitute che dicono ai giovani: se non ti fermi, non sei un uomo. La sinistra dice ai giovani: “se non vieni con me non hai cuore”. I buoni sentimenti sono diffusi tra i politici, in particolare tra quelli di sinistra. Sempre nel clima provocatorio, il professore Ricossa, sentenzia che la sinistra non esiste. Nemmeno la destra, esiste. Il dipolo sinistra-destra appartiene al gergo dei ciurmatori della politica. Sono interessanti alcuni passaggi storici del manuale, i bolscevichi e i fascisti, sono la sinistra e la destra? Macchè. Bolscevichi e fascisti sono accumunati dall’odio per la borghesia. Ricossa cita alcuni personaggi, comincia da Mussolini che si augurava di fare una “rivoluzione spietata, che quella del camerata Lenin sarebbe stata al confronto uno scherzo innocente”. E poi Bottai: “noi fascisti siamo più socialisti dei bolscevichi”. Del resto don Sturzo dirà: “il bolscevismo è un fascismo di sinistra, e il fascismo un bolscevismo di destra”. Anche se poi, la parentela tra fascisti e comunisti, non impedì di uccidersi a vicenda. Nel 1943, “un anno prima di essere assassinato dai “rossi”, Gentile cercò ancora di spiegare ai suoi parenti-nemici che il fascismo corporativo era null’altro che una forma di superiore di comunismo”. Altra figura patetica è quella del romagnolo Nicola Bombacci, il fassista, che nel 1918, parla da romagnolo bolscevico: “se entro tre mesi noi non costituiremo anche in Italia i Soviet, voi mi dovrete tagliare la testa!”. Poi nel 1921 fonda, con Gramsci, Togliatti e altri, il Partito comunista d’Italia, nel 1936 crea e dirige, “La Verità”, filofascista. Nel 1943, aderisce alla RSI, e nel 1945, muore fucilato con Mussolini dai comunisti. L’ultimo suo grido: “Viva il socialismo!”<br />&nbsp;Penso di continuare, il manuale di Ricossa merita una seconda puntata: ci attendono temi come il fisco, le leggi, la scuola.
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			<category>Cultura</category>
			
			<author>domenicobonvegna@alice.it</author>
			<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 20:00:00 +0200</pubDate>
			
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			<title>L'Adrano degli ex Catania e Pasca blocca sul pari l'ACR Messina</title>
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			<description>Termina 2-2 la gara del San Filippo, sbloccata da una splendida marcatura di Campanella nel primo...</description>
			<content:encoded><![CDATA[Termina 2-2 la gara del San Filippo, sbloccata da una splendida  marcatura di Campanella nel primo tempo. Tra il 62' ed il 65' gli ospiti  a sorpresa ribaltano il risultato, andando a segno su punizione con  Catania e con una conclusione dalla lunga distanza di Pasca. Al 72' il  pari di Cocuzza su rigore. Vano il forcing finale.Il prepartita.  L'ACR è costretto a rinunciare oltre agli squalificati Corona e Cecere  ed ai degenti di lungo corso Caldarella, Irrera e Carrozza anche ad Occhipinti, vittima di un affaticamento, e ad Alizzi,  che ha accusato una lesione muscolare ai flessori della coscia. Ben  cinque gli under nell'undici titolare, uno in più di quelli prescritti  dai regolamenti. Da segnalare il ritorno del colored Coulibaly, mentre Dombrovoschi completa la retroguardia e D'Angelo il tridente d'attacco. Panchina interamente composta da giovani: tra loro anche Bonanno della  formazione &quot;juniores&quot;. Tra gli ospiti spiccano gli ex Pasca e Catania,  mentre un'altra vecchia conoscenza degli sportivi peloritani, Orefice,  è assente per squalifica. Peloritani in campo con la divisa interamente  nera, mentre l'Adrano sfoggia la consueta maglia a righe verticali  bianche e azzurre, i pantaloncini azzurri ed i calzettoni bianchi.  Presenze in lievo calo sugli spalti.
<span style="text-decoration: underline; ">La cronaca.</span> Ritmi  non elevati in avvio, anche se è il Messina a fare la partita. Al 14'  alta sulla traversa la punizione battuta dal limite da Catania, fino a  dicembre in riva allo Stretto e tra i principali protagonisti  dell'ultima stagione nel corso delle gestioni Santarelli e Martorano. Al  18' è <b>D'Angelo</b> a sfiorare il gol con un diagonale, che si spegne di poco a lato. Fuori misura anche la conclusione al 22' di <b>Di Mauro</b>.  Al 25' il preludio del gol, con Coppola che sfiora il palo alla  sinistra di Linguaglossa, su un calcio piazzato dal limite. Due minuti  dopo l'ACR passa in vantaggio: splendida la rete di <b>Campanella</b>,  a segno con un diagonale scagliato dal vertice dell'area. L'esterno ex  Città di Messina si mette in luce anche al 32', ma la sua conclusione  viene ribattuta in calcio d'angolo. Un minuto dopo ottima la risposta di  Linguaglossa, che respinge con i pugni la botta da fuori area di  Cocuzza. Al 39' si spegne di un soffio fuori il tiro dalla distanza di  Arena, un minuto dopo termina a lato anche una spettacolare rovesciata  dell'ex attaccante del Marsala. Squadre al riposo sull'1-0.
Al 5' della ripresa ancora Cocuzza si presenta a tu per tu con il  portiere ospite e sfiora il bis: l'Adrano si salva. Inizia il valzer di  cambi: <b>La Spada</b>, che rimpiazza in panchina lo  squalificato Bertoni, schiera il giovane Biondo, Strano inserisce  Santangelo, mentre già nel primo tempo Cunsolo aveva preso il posto di  Fichera. Al 17', a sorpresa, l'Adrano ottiene il pareggio proprio con  l'ex <b>Catania</b>, che non esulta. Sulla punizione da fuori area imperfetto l'intervento di<b> Rossi Pontello</b>,  che non riesce a trattenere la sfera. Passano tre minuti e l'Adrano  passa addirittura in vantaggio con la marcatura di un altro ex, <b>Pasca</b>,  a segno con una splendida conclusione da oltre i venti metri: pallone  sotto l'ìncrocio, in questo caso il portiere brasiliano non ha  responsabilità. Al 27' Cocuzza riequilibra le sorti di un incontro che  regala emozioni a grappoli, trasformando un calcio di rigore apparso un  po' generoso, conquistato dall'ottimo Campanella. Sedicesima marcatura  stagionale per l'attaccante. Dopo il 2-2 aumenta la spinta dei locali,  mentre gli ospiti rinunciano a Pasca, rimpiazzato da <b>Bruno</b>, e si chiudono nella loro metà campo. Al 37' termina alta sulla traversa la punizione da fuori area di <b>Lo Piccolo</b>. I padroni di casa tentano il tutto per tutto: un altro attaccante, <b>La Corte</b>, prende il posto di Coulibaly. Al 42' si spegne di poco a lato la botta da fuori di <b>D'Alterio</b>: si gioca ad una sola porta. Al 46' il colpo di testa di Di Mauro termina di poco fuori. Al 48' viene espulso<b> Coppola </b>dopo uno scontro a muso duro con un avversario, che aveva commesso fallo su di lui. Finisce <b>2-2</b> e l'ACR scivola in quinta posizione in virtù delle contemporanee affermazioni di <b>Battipagliese</b> e <b>Palazzolo</b>, che otterrà il 3-0 a tavolino per la mancata presentazione del Nuvla San Felice.
<span style="text-decoration: underline; ">Il tabellino.</span><b> ACR Messina-Adrano 2-2</b><br />Marcatore: al 27' Campanella (M), al 62' Catania (A), al 65' Pasca (A), al 72' Cocuzza (M) su rigore.<span style="text-decoration: underline; "><br /></span><i>ACR Messina:</i>  Rossi Pontello ('92), Campanella, Lo Piccolo, Coppola (K), Dombrovoschi  ('93), Impagliazzo ('92), D'Alterio (VK), Coulibaly ('91; dall'85' La  Corte - '93), D'Angelo ('91; dal 67' Di Dio - '93), Cocuzza, Grillo (dal  60' Biondo - '92). In panchina: Clavo ('92), Calcagno ('92), Lo Nardo  ('93), Bonanno ('93). Allenatore: Carmelo La Spada (Alessandro Bertoni  squalificato).<br /><i>Adrano:</i> Linguaglossa ('92), Montella, Fichera  ('91; dal 34' Cunsolo - '92), Arena, Cristaldi (K), Scalia, Strano  ('92), Di Mauro (VK), Pasca (dal 74' Bruno), Catania, Malvuccio ('94;  dal 56' Santangelo - '93). In panchina: Mancari, Pagano ('93), Grasso  ('92), Berbiglia ('92). Allenatore: Giuseppe Strano.<br />Arbitro: Giosuè Mauro D'Apice di Arezzo.<br />Assistenti: Francesco Selvaggio di Enna ed Ylenia D'Alia di Trapani.<br />Note  - Espulso per somma di ammonizioni: Coppola (M). Ammoniti: Impagliazzo  (M), Coulibaly (M) e Di Dio (M); Fichera (A), Cunsolo (A), Scalia (A) e  Santangelo (A). Corner: 6-4. Recupero: 3' e 4'.
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			<category>Calcio</category>
			
			<author>www.messinasportiva.it</author>
			<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 18:00:00 +0200</pubDate>
			
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			<title>Messina ko tra le polemiche in Campania. Per Corona doppietta ed espulsione</title>
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			<description>I giallorossi dicono praticamente addio al primo posto perdendo 3-2 contro il Sant'Antonio Abate....</description>
			<content:encoded><![CDATA[<i>I giallorossi dicono praticamente addio al primo posto perdendo  3-2 contro il Sant'Antonio Abate. Aliperta porta in vantaggio i padroni  di casa, ma nella ripresa si scatena Re Giorgio che sigla due reti.  Rigore tra le proteste (l'attaccante palermitano e Cecere espulsi)  accordato alla formazione di Cimmino che con Vitale (dal dischetto e poi  in azione di rimessa) confeziona una rimonta incredibile.  L'Hinterreggio passa a Nola: i giochi sembrano fatti. </i>
Matura tra le polemiche la terza sconfitta nel girone di ritorno di  un ACR Messina che pare ormai tagliato fuori dal discorso promozione  anche nel caso di una completa restituzione dei punti oggetto della  penalizzazione. Il Sant’Antonio Abate si impone 3-2 al termine di una  gara ricca di emozioni. Non basta la doppietta di Corona, poi espulso: i  campani rimontano negli ultimi 15' e allontanano la squadra di Bertoni  dal sogno primo posto. L'episodio chiave il rigore molto contestato  concesso ai padroni di casa sull'1-2 per gli ospiti. Con l'Hinterreggio  vittorioso a Nola e il Cosenza fermato dalla Battipagliese i giochi  paiono ormai fatti. <br /><br />La cronaca – Sant’ Antonio Abate e ACR  Messina di fronte nella terz’ultima giornata del girone I di Serie D.  Bertoni ritrova Rossi Pontello e Grillo, che hanno scontato le  squalifiche, ma soltanto il portiere brasiliano viene impiegato  nell’undici titolare. Panchina per Grillo, con D’Angelo avanzato nel  tridente con Corona e Cocuzza. Sulla corsia di destra torna ad agire  Campanella. Il Sant’Antonio Abate, finalista di Coppa Italia ma a caccia  di punti per evitare i playout, preme in avvio, rendendosi pericoloso  per due volte con Sifonetti: nella seconda occasione è bravo Rossi  Pontello in uscita a sventare la minaccia. D’Alterio salva  provvidenzialmente su Vitale, pur rischiando l’autorete con la sua  deviazione. All’8’ clamorosa palla gol per i giallorossi: Corona, dal  limite dell’area, centra la traversa. Il primo tempo degli ospiti si  esaurisce, di fatto, qui. Pontello è costretto ancora a intervenire in  uscita su Vitale, poi, dopo una lunga fase priva di emozioni, Campanella  anticipa Aliperta appostato sul secondo palo ed evita il peggio. Il  vantaggio dei campani è soltanto rimandato. Al 41’ Sifonetti lancia in  contropiede Aliperta che si presenta tutto solo davanti a Rossi Pontello  e lo trafigge. Prima della chiusura di frazione la squadra di Cimmino  sfiora addirittura il raddoppio: Sifonetti ruba palla a Coppola e calcia  verso la porta, l’estremo difensore giallorosso si oppone. Si va  all’intervallo sul risultato di 1-0.
Messina con un altro piglio nella ripresa e il pari matura dopo  appena 2’: sugli sviluppi di un corner gran botta di Corona e sfera che  si insacca sotto l’incrocio dei pali. Re Giorgio, scatenato, ci riprova  dopo qualche minuto, ma spara sopra la traversa. All’11’ Bertoni getta  nella mischia un attaccante, Alizzi, in luogo di un difensore,  Occhipinti, con conseguente cambiamento nella disposizione tattica.  Sifonetti crea scompiglio nella difesa giallorossa: subito il gol il  Sant’Antonio Abate si riporta in avanti con continuità e D’Alterio deve  ricorrere agli straordinari per fermare il più ispirato tra i campani.  Corona, però, è in giornata di grazia e lo dimostra nuovamente al 22’,  quando beffa D’Auria con un bel pallonetto siglando la doppietta  personale che vale l’importantissimo 2-1 in favore del Messina. La  reazione dei padroni di casa non si fa comunque attendere e Rossi  Pontello salva in due tempi sulla conclusione di Sifonetti. Al 28’ per  un contatto tra D’Alterio e il neo entrato Martone l’arbitro Vaccher  assegna il calcio di rigore al Sant’Antonio Abate. Inutili le proteste  degli ospiti che peraltro portano al cartellino rosso per Corona. Dal  dischetto Vitale spiazza Rossi Pontello e firma il 2-2. Le proteste dei  giallorossi continuano e Cecere viene allontanato dalla panchina.  Bertoni prova il tutto per tutto e manda in campo anche Grillo. Sul  calcio di punizione eseguito dall’ex Vibonese al 41’ è Lo Piccolo, di  testa, a impegnare D’Auria. Finale amaro: occasionissima per il Messina  con Cocuzza e Coppola che non riescono a ribadire in rete e sul  capovolgimento di fronte Vitale fredda Rossi Pontello per il 3-2 che  decide la partita. La beffa più atroce per i giallorossi che rimediano  una sconfitta che sa di resa. Il sogno promozione si spegne qui, con un  boccone difficile da digerire.
SANT’ANTONIO ABATE-ACR MESSINA 3-2Sant’Antonio  Abate: B. D’Auria, Tommaseo, Cassese, Visciano, D’Aniello, Imparato (25’  st&nbsp; Martone), Morella (35' st Morella), Chierchia, Vitale (49' st  Nettuno), Sifonetti, Aliperta. A disposizione: A. D’Auria, Russo,  Mattera, Laureto. All. Cimmino.ACR Messina: Rossi Pontello,  Campanella (38’ st Grillo), Lo Piccolo, Coppola, Occhipinti&nbsp; (11’ st  Alizzi), Impagliazzo, D’Alterio, Di Dio (23’ st Lo Nardo), Corona,  Cocuzza, D’Angelo. A disposizione: Cecere, Dombrovoschi, Coulibaly,  Biondo. All. Bertoni.Arbitro: Vaccher di Pordenone (assistenti Fazio e Palumbo di Reggio Calabria)Marcatori: 41’ pt Aliperta, 2’ st Corona, 22’ st Corona, 29’ st Vitale su rigore, 45’ st Vitale Espulsi al 29’ st Corona e Cecere (dalla panchina).
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			<category>Calcio</category>
			
			<author>www.messinasportiva.it</author>
			<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 18:00:00 +0200</pubDate>
			
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			<title>UN POMERIGGIO PER NON DIMENTICARE UN GRANDE UOMO.</title>
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			<description>Domenica sera l’emittente radiofonica Radio Maria, in una tavola rotonda ha presentato la figura...</description>
			<content:encoded><![CDATA[Domenica sera l’emittente radiofonica Radio Maria, in una tavola   rotonda ha presentato la figura del beato Carlo I Imperatore d’Austria,   l’ultimo imperatore degli Asburgo che è riuscito ad incarnare la santità   attraverso la sua vita di statista e uomo politico, la stessa cosa che   ha fatto il ministro pakistano Shahbaz Bhatti, assassinato il 2 marzo   2011 nelle strade di Islamabad mentre si stava recando nel suo ufficio.<br />  Sabato   21 aprile presso Angelicum, Mondo X in Piazza S. Angelo a Milano,   l’Umanitaria Padana Onlus, Alleanza Cattolica, Associazione Pakistani in   Italia, in collaborazione con l’Associazione Federale delle Donne   Padane,&nbsp; La Bussola Quotidiana e Il Timone, hanno organizzato un intero   pomeriggio dedicato a ricordare il ministro delle minoranze religiose in   Pakistan. Prima degli interventi è stata celebrata da Padre Piero   Gheddo e padre Hajaz Hajat una S. Messa in suffragio di Shahbaz Bhatti.   Subito dopo nell’auditorium ha iniziato i lavori Marco Invernizzi,   responsabile lombardo di Alleanza Cattolica; nel suo breve intervento ha   sottolineato come Shahbaz Bhatti con la sua vita ha ricomposto la   deleteria frattura tra fede e politica, certo parlare di santità in un   politico, oggi può apparire una bestemmia, eppure conoscendo la vita di   Bhatti, questo è stato possibile. Il Servo di Dio Papa Paolo VI, diceva:   “La politica è la più alta espressione della carità”. Il ministro   pakistano&nbsp; è riuscito a fare proprio questo.<br /> &nbsp; Don Piero Gheddo, il   missionario più conosciuto del nostro secolo, che ha personalmente   visitato il Pakistan e conosciuto Khushpur, il villaggio dove è nato e   vissuto Bhatti, ha inteso dimostrare l’importanza dell’organizzazione   cristiana della società in Pakistan: dove c’è l’Islam, la società è   ferma e bloccata, dove invece, vivono i cristiani, cambia tutto, a   cominciare dalle pulizie delle strade e delle case, la libertà delle   donne che sorridono, che si fermano, parlano, si lasciano perfino   fotografare (questo è un crimine altrove), la vivacità dei ragazzi e   ragazze nel gioco, l’unità delle famiglie (rigorosamente monogamiche),   che ha permesso, nonostante la povertà,&nbsp; la fondazione di una società   più evoluta. A questo, afferma Don Piero, ha contribuito, soprattutto,   la presenza delle scuole.   
Mentre nei villaggi musulmani vicini e lontani, non si vedono donne   per le strade, che tra l’altro, sono abbandonate tra sporcizia e   disordine. Per fortuna, ci tiene a ribadire padre Gheddo, non tutti i   Paesi islamici sono così, e porta l’esempio della Libia del dittatore   Gheddafi.<br />   &nbsp;   Subito dopo ha preso la parola, Francesca Milano, giovane e   coraggiosa giornalista del Sole 24 Ore, che ha presentato il suo   volumetto proprio sul politico martire, Shahbaz Bhatti: “Morte di un   blasfemo”, edito da San Paolo, all’inizio di quest’anno. Shahbaz Bhatti è   stato ministro per le Minoranze Religiose del Pakistan dal 2008 al 2   marzo 2011, quando è stato ucciso da un commando terroristico talebano.   Nato nel 1968 da una famiglia cattolica, uomo di profonda fede, di   lungimirante sapienza e di tenace carità, attento ai poveri, agli   oppressi e ai bisognosi, stava sempre con la gente in prima linea,   tessitore instancabile di dialogo interreligioso, ha dedicato tutta la   sua vita affinché fosse garantita la libertà di tutte le minoranze   religiose nel suo Paese. In particolare Shahbaz si è battuto per&nbsp;   revisionare la legge sulla blasfemia e per difendere la povera Asia   Bibi, accusata ingiustamente di aver oltraggiato il Corano. Shahbaz   Bhatti era un uomo molto umile, con una fede profondissima. Non aveva   una sua vita privata, tutto il suo tempo lo dedicava ai cristiani e a   tutti i perseguitati dalla legge della blasfemia e da altre ingiustizie.   “<b>Non ho tempo di metter su famiglia</b>”, diceva a chi glielo   chiedeva. Nonostante fosse un uomo politico, è morto povero, sul suo   conto corrente non c’era una rupia. Ha speso tutta la sua vita per gli   altri. I vescovi del Pakistan hanno chiesto alla santa Sede che venga   proclamato “<b>martire e patrono della libertà religiosa</b>”.<br /> &nbsp; Dopo   la Milano ha parlato il professore Mobeen Shahid, docente presso la   Pontificia Università Lateranense, fondatore dell’Associazione Pakistani   Cristiani in Italia. Mobeen, amico intimo di Shahbaz, ha denunciato   l’ignoranza a livello internazionale sulle condizioni dei cristiani   pakistani. Il professore ha ringraziato tutti gli intervenuti al   convegno, in particolare a Francesca Milano, per il coraggio che ha   dimostrato nello scrivere questo libro sulle condizioni dei cristiani in   Pakistan.   <br /> 
La seconda parte del lungo pomeriggio è stata dedicata ad esponenti   della politica, un omaggio bipartisan della politica e delle   istituzioni, per significare l’attenzione del nostro Paese al tema della   persecuzione dei Cristiani e un tributo d’onore all’esempio di servizio   incondizionato che, con la sua vita e il suo martirio, il ministro   Shahbaz Bhatti ha offerto ai politici di tutto il mondo. <br />     <br />   Per   primo è intervenuto il senatore Antonio Rusconi del Pd, riferendosi alla   libertà religiosa ha detto che “non può essere intesa solo come un dato   culturale, bisogna passare all’azione, affinché si possa fare in modo   che venga rispettata in tutti i Paesi dove viene violata”. Il problema   della libertà religiosa non dev’essere visto come qualcosa che riguarda   persone lontane, “la persecuzione dei cristiani in Pakistan - ha detto   l’esponente del Pd-&nbsp; è un martirio che interpella tutti noi”. Dopo il   senatore, prende la parola l’onorevole Andrea Orsini del Pdl che ha   ringraziato Francesca Milano per aver fatto conoscere la grande figura   del ministro martire pakistano. “L’Islam è una religione nobilissima,   purtroppo, però, nel mondo c’è una deriva estremamente pericolosa, ha   detto l’esponente del Pdl, che ha ricordato, la difficile condizione   delle ragazze musulmane in Italia, in particolare, quelle pakistane .   “La libertà religiosa deve valere a Milano come a Karaci o a Kabul, non   vogliamo più che i cristiani nel mondo subiscano atti di violenza e di   morte solo perché cristiani”. Interviene l’onorevole Laura Molteni della   Lega Nord, nonché esponente dell’Associazione Federale delle Donne   Padane, che ha ricordato come il 900, il secolo delle idee assassine,   hanno perso la vita violentemente quasi 45 milioni di cristiani, un   martirio che continua ancora oggi in molti Paesi islamici. L’esponente   della Lega ha ricordato che spesso gli uomini e le donne provenienti dai   territori con cultura musulmana fanno fatica ad integrarsi o che   addirittura rifiutano l’integrazione. La Molteni a questo proposito ha   fatto riferimento all’inquietante episodio del terrorista islamico che   si è fatto esplodere presso la caserma S. Barbara qui a Milano. Un   episodio che ci ricorda che non bisogna abbassare mai la guardia. Infine   ha sottolineato la grande importanza della risoluzione parlamentare   sulla libertà religiosa, votata in Parlamento da tutti gli schieramenti   politici.<br />   &nbsp;   Intanto, per manifestare la sua solidarietà, come aveva   promesso raggiunge l’Auditorium Angelicum di Piazza S. Angelo,   l’onorevole Umberto Bossi, salutato calorosamente dal pubblico presente.   Sara Fumagalli, coordinatrice dell’Umanitaria Padana Onlus, che poi è   stata l’ispiratrice del convegno, prende la parola e in quindici minuti   intensi, con il libro in mano, riesce a raccontare la vita di Shahbaz&nbsp;   Batthi, all’ex segretario della lega Nord, che qualche attimo prima,   aveva manifestato il desiderio di conoscere questa grande figura. 
Per la verità, non capita tutti i giorni vedere un uomo politico   ascoltare con interesse argomenti come quelli riguardanti la   straordinaria figura di un uomo laico, politico e cristiano che ha   santificato la propria vita mettendosi al servizio di quelli che non   hanno voce…<br />     <br /> 
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			<category>Cultura</category>
			
			<author>domenicobonvegna@alice.it</author>
			<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 04:00:00 +0200</pubDate>
			
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			<title>L'ACR fa valere in extremis la legge del San Filippo grazie a Corona</title>
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			<description>Tredicesima affermazione casalinga per i peloritani, che trovano il definitivo 2-1 con Re Giorgio...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<i>Tredicesima affermazione casalinga per i peloritani, che trovano  il definitivo 2-1 con Re Giorgio al 93'. In precedenza il positivo  Mallardo aveva replicato alla quindicesima marcatura stagionale di  Cocuzza. I campani hanno offerto una buona prestazione, pagando la  scarsa incisività sotto porta.</i><b><br /></b><br /><span style="text-decoration: underline; ">Il prepartita.</span>  L'ACR Messina schiera quattro under di movimento in virtù della   squalifica di Rossi Pontello, fermato dal Giudice Sportivo al pari di   Grillo. Confermato il 3-4-3, con l'inserimento di Dombrovoschi come  esterno di  centrocampo. D'Angelo completa il tridente d'attacco con  Cocuzza e Corona. Panchina composta interamente da juniores per gli  ospiti. Inusuale scelta cromatica per i peloritani, che abbinano alla  maglia ed ai calzettoni neri i pantaloncini bianchi. Divisa interamente  bianca con calzoncini neri per la Battipagliese. Prima del calcio  d'inizio il San Filippo osserva un minuto di silenzio in onore di  Piermario Morosini e di Ciccio Currò; lutto al braccio per Coppola e  compagni dopo la morte dello storico massaggiatore del Messina. Presenze  in leggero calo sugli spalti rispetto alle precedenti uscite.
<span style="text-decoration: underline; ">La cronaca.</span> Al 4' la  prima palla gol: Loccisano blocca il colpo di testa di Corona, che  aveva provato a sfruttare un cross dalla destra di Dombrovoschi. All'8'  pregevole azione avviata e conclusa da Cocuzza, proseguita con il lancio  in profondità di Corona per D'Angelo: l'ex attaccante del Marsala  spedisce il pallone in rete ma l'esultanza viene bloccata dalla  segnalazione di fuorigioco da parte del guardalinee. Al 15' insidiosa  sortita di Panico che si invola solitario verso la porta difesa da  Cecere ma poi perde il tempo per la conclusione, con Impagliazzo che  agevola l'uscita del portiere. Gli ospiti continuano a pungere: al 20'  Mallardo sfugge ad un paio di difensori ma poi conclude di un soffio a  lato. Al 25' pregevole iniziativa di Sasso, la cui conclusione da fuori  area viene deviata in corner da Cecere. Al 28' è il Messina a sfiorare  il vantaggio, con la deviazione sotto misura di Cocuzza, che ha  sfruttato una respinta corta della difesa sul cross di Lo Piccolo dalla  sinistra. Subito dopo sorvola la traversa la botta al volo di D'Angelo  su assist del solito Cocuzza. Al 36' Cecere blocca la conclusione  centrale dalla distanza del solito Mallardo. Al 39' Coppola prova a  risolvere un batti e ribatti in area ma il suo tiro sorvola di poco la  traversa. La supremazia territoriale mostrata nel primo tempo non basta  alla Battipagliese, che al 41' è costretta ad incassare lo svantaggio: è  il solito Cocuzza, alla quindicesima marcatura stagionale, a liberarsi  in area ed a battere imparabilmente Loccisano. Squadre al riposo  sull'1-0.
La ripresa si apre con una parata di Cecere, che blocca a terra la  punizione dal limite di Odierna. L'estremo difensore peloritano si  ripete al 3' su Mallardo, deviando in corner una conclusione del solito  Mallardo, ed al 4' su Carbonaro, anticipato di piede in extremis. Al 7'  pregevole spunto sulla sinistra di Cocuzza: sul cross in mezzo Corona  sfiora il raddoppio. La Battipagliese si fa preferire sul piano del  gioco e colleziona calci d'angolo (già sei dopo dieci minuti della  ripresa) ma ha il torto di non finalizzare, anche per merito di un  eccellente Cecere. Sul fronte opposto al 12' va ancora una volta vicino  al colpo grosso il solito Cocuzza, che si libera bene e poi conclude di  poco a lato. Al 13' altra macroscopica opportunità non sfruttata da  Corona, che di testa sotto porta conclude a lato. A metterci una pezza è  il solito Cecere, che blocca in tuffo anche la conclusione di  Carbonaro. Al 19' fuori misura la deviazione al volo di D'Angelo. Il  costante predominio ospite non sortisce particolari effetti, anche  perchè i campani peccano in fase di finalizzazione. Al 32' grave  disattenzione della retroguardia peloritana che su un lancio in  profondità si fa beffare da Mallardo, che sigla il pareggio:  nell'occasione grave l'indecisione di Occhipinti e Cecere in uscita.  Bertoni prova a vivacizzare la manovra, inserendo Coulibaly, Biondo ed  Alizzi. Al 40' Cecere blocca a terra una conclusione rasoterra dal  limite di Odierna. Al 43' viene annullata la rete del possibile 2-1 di  Corona per fuorigioco. Finale arrembante dei locali, che al 93' trovano  il vantaggio con Corona su un assist pregevole di Alizzi. Nonostante il  maxi-recupero la dodicesima rete di Re Giorgio vale tre punti. La  tredicesima vittoria casalinga stagionale consente all'ACR di tenere il  passo delle battistrada Hinterreggio e Cosenza e di riconquistare  l'ultimo gradino del podio, utilissimo in ottica play-off.
ACR Messina - Battipagliese 2-1Marcatore: al 41' Cocuzza (M), al 77' Mallardo (B), al 93' Corona (M). ACR Messina (3-4-3):  Cecere, Dombrovoschi ('93; dall'81' Biondo - '92), Impagliazzo ('92),  Coppola (K; dall'85' Alizzi), Occhipinti, Lo Piccolo, D'Alterio, Di Dio  ('93), Corona (VK), Cocuzza, D'Angelo ('91; dal 76' Coulibaly - '91). In  panchina: Clavo ('92), Calcagno ('92), Campanella, Lo Nardo ('93).  Allenatore: Alessandro Bertoni.Battipagliese:  Loccisano ('93), De Feo ('91), Carbonaro, Sasso, Sparano ('91), Troisi,  Odierna ('93), Panico (K), Cataruozzolo ('92; dal 49' Magliano - '94),  Mallardo (VK), Guerrera (dall'84' Volzone - '93). In panchina: Grippo  ('92), Renna ('93), Pappalardo ('92), Ripoli ('93), Buonfiglio ('91).  Allenatore: Andrea Ciaramella.Arbitro: Antonello Mangino della sezione di Tivoli.Assistenti: Gilda Conticelli di Trapani ed Andrea Pace di Palermo.Note  - Corner: 1-8. Ammoniti: al 46' pt Corona (M), al 46' st Impagliazzo  (M), al 56' Di Dio (M), al 74' Dombrovoschi (M). Recupero: 2' e 6'.
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			<category>Calcio</category>
			
			<author>www.messinasportiva.it</author>
			<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 18:00:00 +0200</pubDate>
			
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			<title>Roghi, suicidi, insurrezioni: gli effetti dello Stato predatore</title>
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			<description>Ieri sera a Radio Londra il seguitissimo Giuliano Ferrara commentando l’infelice invettiva di...</description>
			<content:encoded><![CDATA[Ieri sera a Radio Londra il seguitissimo Giuliano  Ferrara commentando l’infelice invettiva di Antonio Di Pietro sui tanti  imprenditori che si sono suicidati per le troppe tasse del governo  Monti, forse ha scelto di stare con la minoranza degli italiani. Ma  questo non significa che il direttore de Il Foglio possa essere  arruolato come tanti altri giornalisti a fans del governo Monti.  Tuttavia concordo con lui che cavalcando la tigre della protesta, come  fa Di Pietro, si rischia di essere demagogici e qualunquisti, però come  si fa a non essere tentati di accostare i recenti suicidi o roghi alla  nefasta politica dell’attuale Governo. E’ faticoso convincere i milioni  di italiani, che in queste settimane stanno subendo misure impositive  straordinarie dal governo dei tecnici, che la colpa non è di Monti ma di  altri? Del resto più di un ministro tecnico, si è espresso con frasi  arroganti, per tutti la Fornero, che a proposito della riforma del  lavoro, ha detto che è stata chiamata al governo non per distribuire  caramelle, a fare questo ci pensavano quelli che c’erano prima, i  politici. La ministra non poteva essere più chiara, l’ho sempre pensato  che questi professori sono stati chiamati per fare il “lavoro sporco”.
Certo sarebbe assurdo addossare a Monti tutte le colpe della crisi  economica che sta attraversando il nostro Paese, in particolare il super  debito pubblico, la colpa maggiore è del sistema impositivo del nostro  Stato moloch che da oltre trent’anni attraverso continue tasse vessa i  cittadini italiani. Anche se Monti, come sostengono esperti economisti,  sta certamente consolidando questo Stato predatore, che ha accumulato in  tutti questi anni un debito pubblico stratosferico, probabilmente  risalente “al Regno Sardo – scrive Robi Ronza – quando scaricò sul nuovo  Regno d’Italia il grande debito pubblico che aveva accumulato per  finanziare le sue guerre contro l’Austria. Da allora ad oggi la  pressione fiscale relativamente sempre eccessiva non ha mai smesso di  accompagnare la storia dello Stato italiano”. In questi anni nessun  governo o regime ha potuto o voluto risolvere il problema del debito,  perché questo implicherebbe: a) una rigorosa riforma  dell’amministrazione centrale dello Stato che è di gran lunga la prima  fonte di spese pubbliche improduttive (un ministero inutile, e ce ne  sono diversi, costa molto di più di migliaia di piccoli comuni, i quali  notoriamente costano pochissimo);
b) la rottura del circolo vizioso costituito da aliquote iniquamente  elevate che inducono all’evasione fiscale da un lato, e dall’altro da un  controllo di polizia esercitato da un corpo ad hoc, la Guardia di  Finanza, unico caso al mondo di polizia tributaria con carattere di  forza armata e competenze anche in tema di controllo del territorio e  persino di ordine pubblico (una particolarità&nbsp; da cui viene conferma  ipso facto che lo Stato italiano mette in conto l’eventualità di forme  di resistenza al prelievo delle imposte che potrebbero giungere fino  alla rivolta)”.( Robi Ronza, Lo Stato il grande predatore, 2.4.12  Labussolaquotidiana.it)
E non sono neanche i funzionari di Equitalia, l’Agenzia delle  Entrate, ad essere i responsabili dello stillicidio di suicidi a causa  del sistema impositivo fiscale. E come dare al boia la colpa della pena  di morte. Pertanto ha ragione Attilio Befera a difendere Equitalia  dall’accusa di essere in certo modo moralmente responsabile dei gesti  disperati di imprenditori che non possono sostenere il peso oneroso del  fisco.
&nbsp;Legata alla questione delle troppe tasse da pagare, c’è quello  dell’evasione fiscale dolosa e ingiustificata, che va perseguita come  qualsiasi altro delitto ma ricordiamo che c’è anche l’evasione per  necessità se non per disperazione. Pertanto, conclude Ronza “ il  richiamo al dovere morale dei cittadini di pagare le imposte non  accompagnato da un analogo richiamo al dovere dello Stato di non  depredarli, rischia di essere farisaico o quantomeno di risolversi in un  indebito omaggio a un potere che non se lo merita”. Piuttosto sarebbe  opportuno che l’attuale governo e soprattutto il ceto politico di fronte  ai gravi episodi dei roghi dei suicidi e delle proteste per le troppe  tasse come quelle che sta raccogliendo quotidianamente Il Giornale  dovrebbero riflettere seriamente.
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			<category>Cultura</category>
			
			<author>domenicobonvegna@alice.it</author>
			<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 20:00:00 +0200</pubDate>
			
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			<title>Un brutto Messina cede 4-1 a Cosenza. I giallorossi terminano in nove uomini</title>
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			<description>La squadra di Bertoni vede infrangersi la sua striscia positiva nel big match del "San Vito"....</description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><i>La squadra di Bertoni vede  infrangersi la sua striscia positiva nel big match del &quot;San Vito&quot;.  Longobardi porta in vantaggio i padroni di casa al 41' del primo tempo,  Parisi raddoppia in avvio di ripresa. Impagliazzo riporta gli ospiti in  partita, ma le espulsioni di Rossi Pontello e Grillo decretano la fine  anticipata del match. Arcidiacono (doppietta) chiude i conti nel finale.</i><br /><br />Al <b>“San Vito”</b>  è sfida d’alta quota tra nobili decadute, con tanto di diretta  televisiva. Di fronte Cosenza e Messina, rispettivamente seconda e terza  forza del torneo e lanciate alla rincorsa della capolista Hinterreggio.  I calabresi, privi dello squalificato Castellano e degli infortunati  Ramunno e Gassama, perdono in extremis Mosciaro, rilevato da Marano. Tra  gli ospiti rientra Lo Piccolo, dopo aver scontato il turno di stop  impostogli dal Giudice sportivo. D’Angelo, per via delle scelte legate  agli under, viene utilizzato al posto di Campanella. Stadio solo  rossoblu a causa del divieto di trasferta per i sostenitori peloritani.</p>
<p style="text-align: justify; "><span style="text-decoration: underline; ">La cronaca </span>–  In avvio è monologo cosentino. Al 5’, sugli sviluppi del secondo corner  consecutivo, tiro di Provenzano con Rossi Pontello che para senza  problemi. Due minuti dopo Arcidiacono si incunea in area da sinistra e  il brasiliano è attento in uscita a chiudere lo specchio della porta.  Ancora calabresi pericolosi all’8’: colpo di testa fuori misura di  Provenzano sulla punizione calciata da Romano. Al 17’ Longobardi  costringe l’estremo difensore avversario alla deviazione in angolo e sul  successivo tiro dalla bandierina è miracoloso Rossi Pontello sul tacco  di Provenzano sottomisura. Il Messina si fa vedere finalmente dalle  parti di Franza al 20’, ma Occhipinti, imbeccato da Grillo da calcio  d’angolo, non inquadra lo specchio. Passano tre minuti e Corona  controlla da fuori ma conclude malamente a lato. Il meritato gol del  vantaggio per i padroni di casa matura al 42’: Romano innesca in  contropiede <b>Longobardi </b>che in corsa evita D’Alterio e  poi va al tiro di destro trafiggendo Rossi Pontello. Prima del finale di  tempo Grillo ci prova su punizione, ma la sua conclusione viene deviata  in angolo dalla barriera.</p>
<p style="text-align: justify; ">Tegola per il Messina: ad inizio ripresa Bertoni sostituisce <b>Cocuzza</b>,  alle prese con dei problemi fisici che ne avevano limitato la  prestazione per buona parte del primo tempo, e inserisce Campanella. Al  1’ la squadra di Napoli sfiora subito la rete: Romano spreca  incredibilmente calciando fuori. Il raddoppio, purtroppo per l'ACR, non  tarda però ad arrivare. Al 3’, su punizione di Varriale, è <b>Parisi </b>il  più lesto di tutti a colpire da centro area siglando il 2-0. Quando la  gara sembra ormai compromessa i giallorossi la riaprono al 6’ con <b>Impagliazzo </b>che,  servito da D’Angelo, deposita in rete da pochi passi al termine di una  concitata azione sugli sviluppi di un corner. E’ il secondo gol  stagionale per il difensore nativo di Ischia. Al 9’ botta di Di Dio  dalla distanza e palla sul fondo. Secondo cambio del match all’11’:  fuori D’Angelo, dentro Coulibaly. Al 18’ tiro di Marano da sinistra che  non impensierisce il portiere avversario. Al 21’ su azione di rimessa  dei calabresi Rossi Pontello esce su Longobardi, lanciato in velocità, e  tocca il pallone con le mani fuori area: cartellino rosso per il  brasiliano e Messina in dieci. In campo Cecere che sostituisce Coppola.  Marano calcia fuori sulla successiva punizione. Nonostante l’inferiorità  numerica gli ospiti ci provano e Corona conclude di testa su punizione  di Grillo: Franza in tuffo spedisce in angolo. Messina addirittura in  nove al 31’, quando Bertani ravvisa gli estremi dell’espulsione diretta  per l’intervento in tackle di Grillo su Marano. L’ex Vibonese è al terzo  “rosso” del campionato. Con grande cuore il Messina continua però a  lottare, ma i rossoblu, dopo qualche minuto di confusione, riescono a  chiudere il match al 40’ con <b>Arcidiacono </b>a coronamento  di un’azione insistita di Ciano. Lo stesso Arcidiacono, al 5' di  recupero, supera ancora Cecere e firma la doppietta personale. Cosenza  batte Messina 4-1. Dopo cinque vittorie di fila i giallorossi sono  costretti a fermarsi e il primo posto appare adesso, a quattro turni dal  termine, una chimera se non ci sarà un sostanzioso sconto sulla  penalizzazione. A mantenere accesa la fiammella è anche la sconfitta  della capolista <b>Hinterreggio</b> in casa del <b>Sant'Antonio Abate</b> (0-1, gol di Sifonetti). Ma oggi è soltanto il Cosenza, portatosi a meno tre dalla vetta, a gioire. </p>
NUOVA COSENZA-ACR MESSINA 4-1Nuova Cosenza (4-4-1-1):  Franza, Ciano, Varriale, Salvino, Scigliano, Parisi, Arcidiacono,  Provenzano, Longobardi (29’ st Fiore), Romano, Marano (49' st Potestio).  A disposizione: Della Corte, Terranova, Rapisarda, Biondo, Mosciaro.  All. Napoli.ACR Messina (3-4-3):  Rossi Pontello, D’Angelo (11’ st Coulibaly), Impagliazzo, Coppola (31'  st Cecere), Occhipinti, Lo Piccolo, D’Alterio, Di Dio, Corona, Cocuzza  (1’ st Campanella), Grillo. A disposizione: Dombrovoschi, Lo Nardo,  Biondo, Alizzi. All. Bertoni.Arbitro: Bertani di Pisa (assistenti Torre di Chieti e Foglini di Arezzo)Marcatori: 41’ pt Longobardi, 3’ st Parisi, 6’ st Impagliazzo, 40’ st Arcidiacono, 50' st ArcidiaconoEspulsi al 21’ st Rossi Pontello e al 31’ st Grillo. Ammoniti: Salvino, D’Angelo, Coppola, Romano, Arcidiacono.Note: angoli 7-6 per il Cosenza. Recupero 2’ pt, 5' st.
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			<category>Calcio</category>
			
			<author>www.messinasportiva.it</author>
			<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 18:00:00 +0200</pubDate>
			
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			<title>ORGANIZZIAMO LA PROTESTA CONTRO I PARTITI CHE HANNO TRADITO LA FIDUCIA DEGLI ELETTORI.</title>
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			<description>In questi giorni stiamo assistendo a una straordinaria dissoluzione e decadenza dei politici, fino...</description>
			<content:encoded><![CDATA[In questi giorni stiamo assistendo a una straordinaria dissoluzione e decadenza dei politici, fino a casi di vero e proprio nepotismo come pare emerga dall’inchiesta sulla Lega e in particolare sul suo segretario. Mi limito a scrivere in merito alla squallida faccenda quello che ha detto l’onorevole Alfredo Mantovano su La7, «La vicenda della Lega dimostra di nuovo la verità del detto evangelico “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Chi inizia l'esperienza parlamentare agitando un cappio si ritrova con quel cappio intorno al collo. O per dirla con Nenni, chi gioca a fare il più puro, finisce epurato». Ricordate com’è finito Robespierre? Anche se concordo con Gianni Pardo che su legnostorto a proposito di Bossi, scrive: se non possiamo perdonarlo, per i presunti favori ai propri figli possiamo almeno capirlo, visto come vanno le cose in Italia. A volte, i padri “si fanno&nbsp; guidare dall’istinto e dalle cattive abitudini di un Paese che, in questo campo, è un immenso Meridione, altro che Padania”. <br />&nbsp;L’indagine sulla Lega fa emergere prepotentemente la questione del finanziamento pubblico ai partiti, giusto finanziare la politica ma occorre trasparenza e controlli. Attualmente i rimborsi vengono dati senza nessuna presentazione di documenti giustificativi,&nbsp; a differenza della regola più elementare di un'azienda in cui i rimborsi spese vengono dati ai dipendenti solo a fronte di ricevute e scontrini. I rimborsi vengono liquidati per quinquennio, a prescindere dall'effettiva durata della legislatura. Invece bisogna intervenire con pochi strumenti mirati e certi. Occorre documentare tutti i rimborsi, e magari serve anche il controllo della Corte dei Conti sui bilanci dei partiti.<br />&nbsp;Qualcuno propone il finanziamento diretto al politico da parte dei cittadini, in tempo di crisi saranno in pochi a farlo. E poi una simile ipotesi è pericolosa a meno che si voglia ritornare a prima del 1974, quando c’era il partito comunista finanziato dall'Unione sovietica, e gli altri da aziende petrolifere e organismi differenti. Se abolissimo il finanziamento pubblico e ritornassimo a quella situazione, il problema non sarebbe comunque risolto.<br />&nbsp;Comunque sia concordo con Mantovano: “di sicuro non si può andare avanti così, non tanto per un sussulto etico, quanto per l'insostenibilità di un sistema che da una parte chiede ai cittadini sacrifici sul fronte pensionistico e del lavoro, ma poi presenta agli elettori un quadro come quello che sta emergendo in questi giorni”. E se lo dicono anche i politici che cosa devono dire i cittadini? Intanto l’operazione Monti ha mostrato il suo vero volto. Si scarica tutto il peso della cattiva amministrazione dello Stato sui cittadini e si lasciano pressoché indenni i costi della politica e della burocrazia (quello che si taglia è solo un’inezia ), pensate a quanto costa il Quirinale: Re Giorgio ci costa più del doppio della Regina Elisabetta).<br />&nbsp;Infatti nell’ultimo loro libro, che ho letto in questi giorni, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, a distanza di quattro anni dopo La Casta, smascherano punto per punto i tradimenti delle promesse di sobrietà, che avevano fatto la classe politica. Il titolo del libro è significativo, “Licenziare i Padreterni. L’Italia tradita dalla Casta”. Anche se voglio precisare come ho cercato di sostenere nei miei precedenti interventi, la casta non è solo quella dei politici, ci sono faraoni dappertutto, a questo proposito, Alfo Forbice e Giancarlo Zizola fanno riferimento a oltre mille caste del potere pubblico che stanno dissanguando l’Italia. Come non ricordare i baroni dell’università, i sindacati, i giornali, il cinema, il teatro, la Corte dei conti, il Tar, le varie lobby e gli ordini professionali, è un lungo elenco. Certo indagare sulla casta dei politici fa più effetto come stiamo vedendo in questi giorni.<br />&nbsp;Ritornando ai partiti tra le tante misure negative di questi mesi c’è l’operazione che sta passando in questi giorni del ritorno al sistema proporzionale e quindi di grande coalizione per il 2013 tra Pdl e Pd, il governo si farebbe dopo il voto. Un ritorno al peggior passato. I cittadini, in pratica, vengono espropriati del loro diritto di scegliersi il governo che dovrà poi governarli. Comprendo che il bipolarismo spesso è stato rissoso per colpa soprattutto della sinistra, che l’ha utilizzato per fare una guerra personale a Berlusconi, però almeno si votava anche per il governo e il premier. Ora con questo accordo si fa marcia indietro i partiti hanno di nuovo le mani libere nella scelta dei programmi, dei governi e dei premier. <br />&nbsp;Interessante l’analisi di Mario Sechi, direttore de Il Tempo del 6 aprile scorso, provo a fare una sintesi. Siamo di fronte a sistema istituzionale che non regge più per colpa della classe politica che è incapace di riformarsi. I colpi mortali sono stati dati quando Veltroni è costretto a dimettersi per aver per perso le lezioni del 2008, e poi la battaglia tra Berlusconi e Fini, che porta all’uscita dei finiani dal Pdl.<br />“Da allora la maggioranza di centrodestra entra nella fase del «tirare a campare». I due eventi segnano l’avvio dell’autoliquidazione dei partiti. Senza riforme istituzionali, senza una vita democratica al loro interno, con le casse piene di soldi, senza controllo sulle spese e con una gestione monarchica o da clan, i partiti si sono suicidati. Fino a fare - tutti, senza distinzioni - il passo indietro e lasciare a Mario Monti il volante della macchina” (Mario Sechi, Bossi è caduto dal Carroccio, 6.4.12 Il Tempo)<br />&nbsp;Così dal 1994 al 2008 le elezioni hanno dato ai partiti una dote di 2,2 miliardi di euro di rimborsi. Soltanto 579 milioni sono stati spesi per le campagne elettorali, i restanti 1,6 miliardi di euro e «spiccioli» sono rimasti «a disposizione» dei tesorieri e dei leader. “Avrebbero dovuto finanziare solo l’attività politica, hanno finito per essere il forziere personale di tesorieri spregiudicati (il caso di Lusi della Margherita) e leader che hanno interpretato il comando in senso familistico. La vicenda dei finanziamenti leghisti conferma questa degenerazione”.<br />&nbsp;Sechi per le prossime amministrative prevede un’altra scossa, per quanto mi riguarda io mi asterrò, non trovo nessun particolare stimolo ad affrontare un lungo viaggio per andare a votare nella mia Sicilia. Ci sono anche altri strumenti per manifestare, si possono organizzare proteste in piazza, ma si può fare, ancora di più e meglio, l’ha scritto un collaboratore del giornale online legnostorto: aggregare milioni di cittadini intorno ad una forma di dissenso ancora più forte ed incisiva.&nbsp; Pare che il 50% degli elettori è intenzionato a non recarsi alle urne. Bene “Ho una proposta. Perché non incollare sulla scheda (o vergare di proprio pugno) un biglietto in cui è scritto, ad esempio:<br />“Tornerò ad esprimere il mio voto quando avrete ridotto le tasse e quando potrò scegliere premier, maggioranza e programma”.<br />Pensate un momento a ciò che significherebbe trovare nel corso dello scrutinio per esempio dieci milioni di schede, e anche di più, con una tale scritta. Credete davvero che i partiti e le Istituzioni potrebbero ignorare la protesta? Essa varrebbe molto di più di una o più manifestazioni in piazza.<br />Il tempo non ci manca. Ci dividono dodici mesi dalle elezioni politiche del 2013, e se ce la metteremo tutta potremo ancora fare molto”. (Bartolomeo Di Monaco, Vogliamo prepararci alla protesta? 2.4.12 Legnostorto.com)
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			<category>Cultura</category>
			
			<author>domenicobonvegna@alice.it</author>
			<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 20:00:00 +0200</pubDate>
			
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			<title>L'ACR cala il poker contro il Licata. In gol tutto il tridente e capitan Coppola</title>
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			<description>Peloritani straripanti nel primo tempo, chiuso da un gol di Corona. Nella ripresa a segno anche...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<i>Peloritani straripanti nel primo tempo, chiuso da un gol di  Corona. Nella ripresa a segno anche Grillo dal dischetto, Cocuzza e  Coppola su punizione. Una novità nell'undici proposto da Bertoni, che ha  rilanciato Campanella tra i titolari. Al 19' è cambiato l'altro cursore  di fascia: D'Angelo al posto dell'infortunato Dombrovoschi. </i><span style="text-decoration: underline; "><br /><br />Il prepartita.</span>  Bertoni, costretto a rinunciare allo squalificato Lo Piccolo ed  all'infortunato Caldarella, rilancia dal primo minuto Campanella.  Confermato dal primo minuto Dombrovoschi, che cambia fascia di  competenza; soltanto panchina per D'Angelo. Tra gli ospiti indisponibile  l'ex La Marca, che si accomoda in Tribuna. Panchina del Licata  interamente composta da under: ben cinque i giovani nell'undici titolare  ospite, uno in più di quelli imposti dai regolamenti. L'ingresso in  campo delle due squadre, che avviene con qualche minuto di ritardo, è  salutato dai coriandoli e dai fumogeni della Curva Sud. Messina in  maglia bianca, con calzoncini e calzettoni neri; divisa interamente  gialla per il Licata.
<span style="text-decoration: underline; ">La cronaca.</span> ACR  arrembante fin dall'avvio: al 5' l'estremo difensore ospite si salva per  due volte sulle conclusioni a botta sicura di Cocuzza e Grillo. All'8'  termina ampiamente alta una conclusione di Corona. Al 15' Cocuzza supera  un avversario sulla sinistra ma viene anticipato da Valenti in uscita.  Al 18' pregevole spunto di Corona, fermato in extremis. Bertoni è  costretto ad operare subito il primo cambio: D'Angelo prende il posto di  Dombrovoschi, vittima di un infortunio. Gara a senso unico: al 22'  Valenti si salva su Cocuzza prima e su Campanella poi. Il portiere del  Licata si ripete infine su Corona sugli sviluppi di un corner. Fuori  misura la prima conclusione degli ospiti, al 25', di Riccobono. Pallino  del gioco sempre in mano ai locali, che al 32' sfiorano il vantaggio con  un colpo di testa di Cocuzza, su splendido assist dalla sinistra di  D'Angelo. Sul fronte opposto si spegne a lato la conclusione da fuori  area di Tiscione. Al 34' Grillo sbaglia la misura del cross e viene  anticipato dal solito Valenti in uscita. Al 40' Corona fallisce la  misura della deviazione sotto misura sugli sviluppi di un calcio  d'angolo. Al 45' gli ospiti vanno ad un passo da un clamoroso vantaggio  dopo una respinta corta di Rossi Pontello: la conclusione di Scopelliti  fa la barba al palo. Passano pochi secondi e l'ACR ottiene un meritato  vantaggio con <b>Corona</b>, che sfrutta nel migliore dei modi  un cross di Grillo. Si tratta dell'undicesima rete tra campionato e  Coppa Italia per l'attaccante palermitano. Squadre al riposo sull'1-0.
In avvio di ripresa è ancora determinante Valenti, che si oppone per  due volte a Corona, ad un passo dal raddoppio con un colpo di testa  sotto misura. Ritmi leggermente più bassi rispetto ai primi 45'. Al 12'  l'ACR ottiene un penaly per un tocco di mano in area di Arminio: a  trasformarlo è <b>Grillo</b>, alla seconda marcatura  stagionale. Dopo gli errori dal dischetto di Corona e Cocuzza, Bertoni  ha designato l'ex Vibonese come nuovo rigorista. Al 18' arriva anche il  tris con il solito <b>Cocuzza</b>, che come una settimana fa  contro la Valle Grecanica, sfrutta un'indecisione del portiere  avversario sugli sviluppi di una battuta dalla bandierina: per la punta è  il quattordicesimo gol. Al 20' Rossi Pontello blocca a terra una delle  poche conclusioni in porta del Licata, ad opera di Manfrè. Al 29'  Tiscione centra il palo dalla lunga distanza direttamente su calcio  piazzato da fuori area. Secondo cambio operato dai padroni di casa:  Biondo rimpiazza Cocuzza. Al 36' fa il suo esordio in giallorosso l'ex  mamertino Calcagno. Al 43' viene concessa una punizione a due in area,  sfruttata al meglio da <b>Coppola</b>, con il pallone che  tocca la parte bassa della traversa e si insacca. Come tradizione  esultanza incontenibile del capitano, celebrato dalla Curva Sud. Al 49'  si spegne a lato una botta da fuori di Tiscione. Messina straripante:  dodicesima vittoria casalinga, quinta affermazione consecutiva e  quattordicesimo risultato utile nelle ultime quindici giornate per i  peloritani.
ACR Messina-Licata 4-0Marcatore: al 46' pt Corona (M), al 12' st Grillo (M), al 18' st Cocuzza (M) ed al 43' st Coppola (M).ACR Messina (3-4-3):  Rossi Pontello ('92); Impagliazzo ('92), Occhipinti, D'Alterio;  Campanella, Coppola, Di Dio ('93), Dombrovoschi ('93; dal 19' D'Angelo -  '91); Corona, Cocuzza Salvatore (dal 75' Biondo - '92), Grillo Simone  (dall'81' Calcagno - '92). In panchina: Cecere, Lo Nardo ('93),  Coulibaly ('91), Alizzi. Allenatore: Alessandro Bertoni.Licata:  Valenti ('93), Ignazzitto ('92; dal 63' Lo Monaco - '91), Alletto  ('92), Cricchio ('92), Armenio (VK), Cocuzza Giuseppe, Scopelliti,  Grillo Fabrizio (K), Manfrè ('92; dall'82' Albeggiano - '93), Tiscione,  Riccobono (dal 64' Vella - '91). In panchina: Zummo ('93), Pira ('92),  Rosella ('92), Santamaria ('91). Allenatore: Giuseppe Balsamo.Arbitro: Fabio Ghellere della sezione di Parma.Assistenti: Carmelo Giuffrida e Giuseppe Lizzio della sezione di Acireale.Note  - Giornata tipicamente primaverile. Ammoniti: Alletto (L), Armenio (L),  Cocuzza (M), Valenti (L), Lo Monaco (L) e Campanella (M). Corner: 4-4.  Recupero: 2' e 3'. Spettatori: 1.410 paganti (ai quali va aggiunta la  quota abbonati) per un incasso di 12.000 euro.
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			<category>Calcio</category>
			
			<author>www.messinasportiva.it</author>
			<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 18:00:00 +0200</pubDate>
			
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