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	<title>Young Digital Lab</title>
	
	<link>http://www.youngdigitallab.com</link>
	<description>Una tavola rotonda dedicata alla comunicazione al tempo del social Web</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 May 2013 13:06:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>La visual brand image tra Vine e D-still: il potere dell’UGC</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/YoungDigitalLab/~3/MFwikHFxanw/</link>
		<comments>http://www.youngdigitallab.com/social-media/visual-brand-image-vine-dstill/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 12:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gessica Bicego</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Nel 2013 i video sono forse uno dei mezzi più potenti per la creazione di campagne marketing di &#8230; <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/visual-brand-image-vine-dstill/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/visual-brand-image-vine-dstill/">La visual brand image tra Vine e D-still: il potere dell&#8217;UGC</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center"><img class=" wp-image-12170 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/user-generated.png" alt="user generated" width="466" height="329" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2013 i <strong>video sono forse uno dei mezzi più potenti per la creazione di campagne marketing</strong> di ispirazione viral.</p>
<p><span id="more-12094"></span></p>
<p>Ma che si tratti di video personali lanciati nel calderone del web, o di iniziative marketing pianificate ed elaborate con coscienza di causa, è difficile riuscire ad esplodere, ad elevarsi sopra i milioni di contenuti che il mondo digital ogni giorno mette in luce – e sopra alle 72 ore di video caricate su Youtube ogni minuto.</p>
<p>Un problema non solo quantitativo ma soprattutto qualitativo; anche di questo parleremo durante il prossimo <a href="http://www.youngdigitallab.com/eventi/young-digital-lab-milano-may/">Young Digital Lab</a>, il 23-24 maggio a Milano.</p>
<p dir="ltr">Nasce quindi un dubbio: se i video sono uno dei canali che crea più engagement – ma di certo non rappresenta un mezzo innovativo – quale ingrediente dobbiamo aggiungere per farlo diventare tale?</p>
<p dir="ltr">La risposta è semplice: <strong>UGC, User Generated Content</strong>. Un metodo sicuramente non innovativo che tuttavia rispecchia la realtà del web 2.0, dove l’advertising si sposta da un’ottica top-down – dove il contenuto vengono spinti verso utenti osservatori – a quella bottom up – dove i contenuti vengono modificati, discussi o addirittura generati dagli stessi utenti della rete.</p>
<p dir="ltr">Sono logiche che nascono in modo organico nel web: risale al 2009 un&#8217;interessante progetto di video/UGC per celebrare la morte di Michael Jackson: <a href="www.eternalmoonwalk.com/" target="_blank">The Eternal Moonwalk</a>.</p>
<p dir="ltr"><img class="wp-image-12167 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Eternal-Moonwalk3.png" alt="" width="518" height="349" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">I brand che vogliono farsi notare online sono stati i primi a cercare questa innovazione, e per farlo<strong> investono nelle novità tecnologiche</strong>. Una linea di pensiero ormai radicata che sta modificando la realtà digital – sia che si tratti di &#8220;vecchi&#8221; colossi come Youtube o nuove realtà/startup.</p>
<p dir="ltr">Passiamo ad analizzare nel dettaglio quello di cui stiamo parlando.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Youtube: Capture Me</strong></h2>
<p>Youtube ad esempio ha lanciato poche settimane fa la nuova app <a href="http://www.youtube.com/capture">Capture Me</a>, un servizio mobile che permette di registrare video dal proprio telefono,<strong> applicare piccole correzioni e caricare automaticamente l’elaborato sui diversi canali social</strong>. Niente di nuovo insomma, il risultato per quanto interessante non aggiunge carne sul fuoco.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/capture" rel="attachment wp-att-12096"><img class="size-medium wp-image-12096 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Screen-Shot-2013-04-15-at-2.29.54-AM-500x185.png" alt="capture me" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>VINE: We Can Be Heroes, Just For 6 Seconds</strong></h2>
<p dir="ltr">Fortunatamente (o forse no) siamo nell’epoca delle startup, elementi in continua crescita che molto spesso non rispondono a bisogni ma ne creano di nuovi.</p>
<p dir="ltr">Molte di queste vedono la luce per poco tempo, sono destinate a scontrarsi contro il difficile muro dell’inutilità. Altre invece emergono dalla folla e diventano dei cult, basti pensare a Instagram o Pinterest, il fenomeno social del 2012.</p>
<p dir="ltr">Questa volta è il turno di Vine, un’app mobile per dispositivi iOS che permette di registrare e condividere brevi video. <strong>Vine permette infatti all’utente di registrare microvideo della durata di 6 secondi,</strong> realizzati tenendo premuto il dito sullo schermo. Togliendolo la registrazione si blocca ma riprende tornando a premere. Questa piccola modifica al normale modo di riprendere la vita reale è valsa molto alla startup che è stata acquisita da Twitter.</p>
<p dir="ltr">Nata per permettere agli utenti di creare contenuti personali, piccole finestre sulle vite delle persone &#8211; come dice il<a href="https://vine.co/blog/introducing-vine"> blog ufficiale</a> - messaggi veloci di facile condivisione la cui natura di realizzazione consente la creazione di giochi di immagini, susseguirsi di loop che portano a risultati finali ai limiti tra ludico e artistico. Un esempio? Mark Weaver, designer newyorkese, ha utilizzato Vine per creare filmati in Stop Motion con strutture in Lego, semplici ed efficaci, visibili nel suo <a href="http://legovines.tumblr.com/">tumblr</a>.</p>
<div style="text-align: center"><iframe class="vine-embed" src="https://vine.co/v/bHrAxpDqAKB/embed/postcard" width="320" height="320" frameborder="0" allowTransparency="true"></iframe><script async src="//platform.vine.co/static/scripts/embed.js" charset="utf-8"></script></div>
<p dir="ltr">C’è invece chi sceglie Vine come mezzo per trovare nuovi aspiranti creativi, come l’agenzia <a href="http://www.ddb.be/">DBB Belgio</a> che al posto del classico curriculum ha deciso di chiedere qualcosa in più. Un metodo alternativo di assunzione che richiede agli interessati la realizzazione di brevi video, solamente 6 secondi per convincere il direttore creativo dell’azienda di avere le carte in regola per un lavoro simile.</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/DDBBrussels/app_127086620771625" rel="attachment wp-att-12103"><img class="size-medium wp-image-12103 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Screen-Shot-2013-04-12-at-2.15.23-AM-500x299.png" alt="DBB Vine" /></a></p>
<p dir="ltr">Piccoli esempi che mostrano il livello di successo di questa semplice app, che pur mostrando delle problematiche – ad esempio la limitazione al sistema IOS – è riuscita a coinquistare una fetta del pubblico geek e non.</p>
<p dir="ltr">Potevano le aziende farsi sfuggire un simile canale artistico dalle potenzialità virali? Possiamo trovare la risposta in <strong>questi esempi di campagne su Vine:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">#1: Taco Bell lancia un nuovo prodotto</p>
<div style="text-align: center"><iframe class="vine-embed" src="https://vine.co/v/bvlaYggdIiU/embed/postcard" width="320" height="320" frameborder="0" allowTransparency="true"></iframe><script async src="//platform.vine.co/static/scripts/embed.js" charset="utf-8"></script></div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center"></div>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">#2: Toyota lancia il primo spot dedicato a Vine</p>
<div style="text-align: center"><iframe class="vine-embed" src="https://vine.co/v/bJJabDT9eZU/embed/postcard" width="320" height="320" frameborder="0" allowTransparency="true"></iframe><script async src="//platform.vine.co/static/scripts/embed.js" charset="utf-8"></script></div>
<div style="text-align: center"></div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left" dir="ltr">#3: Dove sceglie un primo post simpatico e&#8230; off topic!</p>
<div style="text-align: center"><iframe class="vine-embed" src="https://vine.co/v/b52z6ljw1F1/embed/postcard" width="320" height="320" frameborder="0" allowTransparency="true"></iframe><script async src="//platform.vine.co/static/scripts/embed.js" charset="utf-8"></script></div>
<div style="text-align: center"></div>
<div style="text-align: center"></div>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">#4: Bacardi UK spiega come preparare un perfetto Cuba Libre in 6 secondi</p>
<div style="text-align: center"><iframe class="vine-embed" src="https://vine.co/v/bnqj5qmnIwQ/embed/postcard" width="320" height="320" frameborder="0" allowTransparency="true"></iframe><script async src="//platform.vine.co/static/scripts/embed.js" charset="utf-8"></script></div>
<div style="text-align: center"></div>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>D-STILL: Video storie collettive</strong></h2>
<p dir="ltr">Immaginate un particolare evento dove <strong>ognuno di noi diventa reporter</strong>. Quello che già accade con i social network, ad esempio con il live tweeting.</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.d-still.com/">D-still</a> è un giovane progetto italiano, un&#8217;app che permette di creare storie e che utilizza questo<strong> concetto di reportistica collettiva applicandola al campo visual</strong>. Il funzionamento è molto semplice. Basta contattare l&#8217;azienda all&#8217;indirizzo mail mystory@d-still.com per aprire una storia, in questo modo genereremo un thread al quale gli utenti potranno aggiungere i propri video.</p>
<p dir="ltr">Il creatore della storia può inoltre impartire delle istruzioni, richiedendo ad esempio la ripresa in due fasi, o particolari richieste sulla locaton della ripresa. Il risultato è un video collettivo, un film creato in tempo reale che riassume in una sola storia i contenuti di diversi utenti.</p>
<p dir="ltr">Anche in questo i casi i brand la fanno da padrone. Tra le storie attualmente aperte troviamo due nomi: Nivea e Vanity Fair. La prima con l&#8217;iniziativa <a href="http://www.nivea.it/consigli/ext/it-IT/D-still">Più di Mille Parole</a> cerca di coinvolgere gli utenti per la creazione di una video storia collettiva su  piccoli gesti d&#8217;amore dedicati o provenienti da una persona cara.</p>
<p dir="ltr"><img class="size-full wp-image-12165 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/NIVEA.png" alt="NIVEA" /></p>
<p dir="ltr">Vanity Fair, come Nivea, si concentra sul tema dell&#8217;amore e nel San Valentino del 2013 decide di utilizzare questo nuovo canale per la creazione di un video dedica esteso fornendo specifiche istruzione sulla realizzazione.</p>
<p dir="ltr">Il progetto <a href="http://www.vanityfair.it/partner/lovebox/">Love Box</a>, realizzato insieme a Coin, porta ad una storia collettiva con 341 attori.</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.vanityfair.it/partner/lovebox/" rel="attachment wp-att-12152"><img class="size-medium wp-image-12152 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Screen-Shot-2013-04-22-at-2.23.26-AM-500x367.png" alt="" /></a></p>
<p dir="ltr">I risultati di queste sperimentazioni non sono entusiasmanti in termini di numeri.</p>
<p dir="ltr">Il motivo? Forse l&#8217;innovazione non è nel DNA dell&#8217;Italia. Ma l&#8217;importante è provarci.</p>
<p dir="ltr">Gessica Bicego</p>
<p>PS: un grazie alle <a href="http://www.girlgeekdinnersverona.com/" target="_blank">Geek Girls di Verona</a> per le segnalazioni!</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/visual-brand-image-vine-dstill/">La visual brand image tra Vine e D-still: il potere dell&#8217;UGC</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Social Media Marketing o Social Meme Marketing?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/YoungDigitalLab/~3/3IiMPb44fNY/</link>
		<comments>http://www.youngdigitallab.com/social-media/social-meme-marketing/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 12:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Ghedin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In che modo la memetica e i fenomeni virali nati in modo organico all&#8217;interno della biosfera di Internet stanno influenzando &#8230; <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/social-meme-marketing/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/social-meme-marketing/">Social Media Marketing o Social Meme Marketing?</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="wp-image-12044 aligncenter" title="Social Media Marketing" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Social-Media-Marketing.png" alt="Social Media Marketing" width="506" height="382" /></p>
<p>In che modo la memetica e i fenomeni virali nati in modo organico all&#8217;interno della biosfera di Internet stanno influenzando – inevitabilmente ed inesorabilemente – il marketing moderno?</p>
<p><span id="more-12041"></span></p>
<p>La riflessione nasce dal successo incredibile recentemente registrato da due pagine Tumblr in particolare. E <strong>con successo intendo visibilità, media coverage, accessi al sito</strong>. Insomma tutte quelle metriche che decretano il successo o meno delle campagne di digital marketing.</p>
<p>Ok, poi bisogna anche vendere, ma in molti casi ci si basa solo su queste cose qua.</p>
<p>Dicevo, mi ha colpito il successo planetario di fenomeni come <a href="http://actresseswithoutteeth.net/" target="_blank">Actresses Without Teeth</a> e <a href="http://sportballsreplacedwithcats.tumblr.com/" target="_blank">Sport Balls Replaced With Cats</a>. Ho avuto modo di seguire da vicino l&#8217;esplosione di quest&#8217;ultimo, in quanto uno dei due creatori, che ne ha studiato il lancio, è <a href="http://www.linkedin.com/in/luigitarini" target="_blank">Luigi Tarini</a>, amico e collaboratore di YDL.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-12043 aligncenter" title="Sports Balls Replaced With Cats" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Sports-Balls-Replaced-With-Cats.png" alt="Sports Balls Replaced With Cats" width="582" height="563" /></p>
<p>La pagina – forte di una serie di immagini e di un payoff molto chiaro: <em>Just a bunch of athletes competing for the sweetest kittens</em> – <strong>nei primi 4 giorni di vita ha registrato 100 mila visite</strong>. Il quinto giorno ha sfondato i 350 mila accessi, dopo essere citata da <a href="http://mashable.com/2013/04/10/sports-balls-replaced-with-cats-tumblr/" target="_blank">Mashable</a> a <a href="https://twitter.com/CBSSports/status/322037327415369728" target="_blank">CBS Sport News</a>, da <a href="http://www.collegehumor.com/pictures/gallery/6883111/10-sports-balls-replaced-with-cats" target="_blank">College Humor</a> a Buzzfeed, passando per Yahoo Sport News, New York Daily, TIME. Senza dimenticare l&#8217;<a href="http://www.huffingtonpost.co.uk/2013/04/11/sports-balls-replaced-with-cats-funny-pictures_n_3061082.html" target="_blank">Huffington Post</a>.</p>
<p>Dunque si pensava: <strong>e se questa pagina l&#8217;avesse lanciata un brand?</strong> Voglio dire, parliamo di un Tumblr che ha raggiunto (senza alcun investimento, se non il tempo di photoshoppare gattini) punte di 2000 accessi al minuto. Anche solo avere un bel &#8220;powered by&#8221; nell&#8217;header sarebbe stato l&#8217;affare dell&#8217;anno.</p>
<p>È risaputo (da un bel po&#8217;, come <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/mi-fai-un-link-un-mercato-da-milioni-di-like/" target="_blank">scrivemmo qui</a>) che oggi esistono pagine nei social network che generano numeri spaventosi <strong>condividendo quelle che si possono definire &#8220;cazzate&#8221;</strong>: dai contenuti acuti e coerenti di pagine come <a href="https://www.facebook.com/IlMilaneseImbruttito" target="_blank">Il Milanese Imbruttito</a> e <a href="https://www.facebook.com/CoattiInsospettabili" target="_blank">Coatti Insospettabili</a>, fino a quelli più trash e generalisti, come questa pagina:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="wp-image-12075 alignnone" title="Facebook Marketing" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Facebook-Marketing.png" alt="Facebook Marketing" width="566" height="334" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ed esistono pagine di questo tipo che ovviamente mettono in vendita questi numeri spaventosi, postando link o altri contenuti &#8220;brandizzati&#8221; dietro compenso da parte di aziende.</p>
<p>Ma non vogliamo parlare di questo: bensì, al contrario, di <strong>come i brand possono creare un tipo di comunicazione simile</strong>, fondendo la propria identità con l&#8217;irresistibile leggerezza del Social World.</p>
<p>Andiamo dunque a scoprire alcune aziende che utilizzano in modo brillante le logiche della memetica, al fine di aumentare l&#8217;egnagement rate e – si spera – le vendite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Best practices: Chupa Chups (Francia), Newcastle (UK), Brahma (Brasile)</h2>
<p>L&#8217;attività di Facebook marketing di <a href="https://www.facebook.com/chupa.chups" target="_blank">Chupa Chups</a> in Francia è uno degli esempi più interessanti in questo senso. La pagina è gestita dall&#8217;agenzia <a href="http://www.isobar.fr/" target="_blank">Isobar France</a>, il prodotto è piuttosto noto a tutti, ed i contenuti sono creati per inserirsi in quel flusso di condivisioni spontanee di quelle che potremmo definire, appunto, &#8220;cazzate&#8221;.</p>
<p>O per essere più tecnici, meme. In questo caso brandizzati:</p>
<p style="text-align: left;"><img class="wp-image-12058 aligncenter" style="border: 2px solid black;" title="Chupa Chups France 1" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Chupa-Chups-France-1.png" alt="" width="562" height="322" /></p>
<p style="text-align: left;">Questo post sfrutta un tema piuttosto noto – oramai un classico della memetica – ossia la <em>duckface</em>:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="wp-image-12061 aligncenter" style="border: 2px solid black;" title="Chupa Chups France 2" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Chupa-Chups-France-2.png" alt="Chupa Chups France " width="537" height="274" /></p>
<p style="text-align: left;">Ecco poi uno dei post di maggior successo della pagina (con oltre 1K share) ancora una volta a tema <em>cute babies</em>:</p>
<p style="text-align: left;"><img class="alignnone" style="border: 2px solid black;" title="Chupa Chups Facebook 3" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Chupa-Chups-Facebook-3.png" alt="" width="569" height="334" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bene, ora cambiamo decisamente target: un utilizzo davvero intrigante del medium Facebook lo fa la storica birra scura inglese <a href="https://www.facebook.com/newcastle" target="_blank">Newcastle Brown Ale</a>.</p>
<p>Parliamo di un brand che ha sempre fatto dell&#8217;ironia un vessillo: rimarrà nella storia la campagna di outdoor lanciata qualche anno fa negli USA, con uno dei payoff pubblicitari più divertenti che si siano mai visti:</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-12065 aligncenter" style="border: 1px solid black;" title="Newcastle Advertising" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Newcastle-Advertising.png" alt="Newcastle Advertising" width="538" height="508" /></p>
<p>Ed in modo altrettanto geniale, <strong>sono riusciti a trasportare tutto l&#8217;acume e l&#8217;auto-ironia che caratterizzano il brand</strong> nella pagina Facebook. Innanzitutto con le cover, dal copy davvero memorabile:</p>
<p><img class="aligncenter" title="Newcastle Timeline Cover" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Newcastle-Timeline-Cover.png" alt="" width="514" height="303" /></p>
<p style="text-align: left;">E poi con i contenuti editoriali, che trattano una serie di temi noti alle grandi masse di Internet. Come appunto i gattini:</p>
<p><img class="wp-image-12062 aligncenter" title="Newcastle Facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Newcastle-Facebook.png" alt="" width="545" height="350" /></p>
<p>Oppure la sacrosanta guerra contro gli hashtags su Facebook:</p>
<p><img class="wp-image-12063 aligncenter" title="Newcastle Facebook 1" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Newcastle-Facebook-1.png" alt="" width="544" height="349" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rimaniamo sullo stesso target (bevitori di birra) ma cambiamo continente: andiamo in Brasile, a vedere che tipo di strategia ha adottato il brand di <a href="https://www.facebook.com/brahmaoficial" target="_blank">birra Brahma</a>.</p>
<p>Ancora una volta, è la memetica a farla da padrona:</p>
<p><img class="wp-image-12071 alignnone" title="Brahma Facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Brahma-Facebook1.png" alt="Brahma Facebook" width="564" height="349" /></p>
<p>Costanza nel posting e coerenza nei contenuti (anche a livello grafico) rendono questa pagina un esempio davvero molto interessante, e la cosa si riflette nei numeri: <strong>quasi 3 milioni di fan ed oltre 250 mila utenti che ne parlano</strong>.</p>
<p>Curiosità: di recente sono stati obbligati ad inserire la dicitura <em>beba com moderação</em> in ogni immagine:</p>
<p><img class="wp-image-12068 aligncenter" title="Brahma Facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Brahma-Facebook.png" alt="Brahma Facebook" width="563" height="349" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dato che le birre sembrano essere un terreno molto fertile per questo tipo di comunicazione, non possiamo non citare la pagina (non necessariamente ufficiale) della birra low-cost <a href="https://www.facebook.com/pages/Finkbr%C3%A4u/59415498664" target="_blank">Finkbräu</a>, (quella del Lidl, per intenderci).</p>
<p>Pur avendo appena 2.000 fan ed una gestione piuttosto discutibile in termini di strategia complessiva, ogni tanto vengono prodotti dei contenuti davvero notevoli, anche se non molto politically correct:</p>
<p><img class="wp-image-12059 aligncenter" title="Finkbrau Facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Finkbrau-Facebook.jpg" alt="Finkbrau Facebook" width="530" height="412" /></p>
<p>Come avrete capito, si tratta di product placement del prodotto all&#8217;interno di immagini celebri o ambigue, come in questo caso:</p>
<p><img class="wp-image-12067 aligncenter" title="Finkbrau Facebook 1" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Finkbrau-Facebook-1.jpg" alt="" width="560" height="470" /><br />
Detto ciò, procediamo pure con la nostra riflessione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>4chan e la brand exposure</h2>
<p>Abbiamo parlato un po&#8217; di tempo fa di come <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/business-meme-nonsense-marketing/" target="_blank">4chan, Reddit, 9GAG</a> e tutti quei forum che producono meme – con un sistema simile a quello delle catene di montaggio – stiano modellando le logiche di digital marketing moderno, in certi casi molto profondamente.</p>
<p>Prendiamo questo esempio: la catena di ristoranti di grilled-chicken Nando&#8217;s gioca moltissimo con l&#8217;ironia e con la memetica nelle sue varie brand page (in particolare quella <a href="https://www.facebook.com/Nandos.Restaurants" target="_blank">inglese</a> e quella <a href="https://www.facebook.com/nandospak" target="_blank">pakistana</a>), spingendo molto sul gioco di parole &#8220;chick&#8221; – in inglese sia <em>gallina</em> che <em>ragazza</em>.</p>
<p>Al punto che in rete <strong>gira una vignetta dal doppio senso piuttosto spinto</strong>, in perfetta grafica Nando&#8217;s, prontamente ripresa dalla pagina (non ufficiale ma seguitissima) di <a href="https://www.facebook.com/pages/4chan/176890359032890" target="_blank">4chan</a> su Facebook.</p>
<p>Non conta se l&#8217;immagine sia stata prodotta ufficialmente dal brand o meno: in questo caso <strong>la brand exposure è stata elevatissima</strong>, nel bene (awareness) e nel male (critiche).</p>
<p><img class="wp-image-12047 aligncenter" title="Nando's" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Nandos.png" alt="Nando's" width="546" height="370" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Del resto quello che succede su Internet non è sempre controllabile. Anche questa, tecnicamente, è brand exposure per PlayStation, giusto? Ed è anche gratuita; ma si può definire utile?</p>
<p><img class="wp-image-12048 aligncenter" title="GTA" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/GTA.png" alt="GTA" width="546" height="373" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il meglio della settimana: Gibson Guitar UK</h2>
<p>L&#8217;ultimo colpo di genio – che usiamo come chiusura per il post – l&#8217;ha avuto la Facebook page inglese dello storico produttore di chitarre elettriche <a href="https://www.facebook.com/GibsonGuitarUK" target="_blank">Gibson</a>. In questo caso viene sfoderata una proverbiale auto-ironia, <strong>unita ad una profonda comprensione delle logiche virali</strong>. Incluso la photoshoppata di bassissima fattura:</p>
<p><img class="wp-image-12049 aligncenter" style="border: 2px solid black;" title="Gibson UK" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Gibson-UK.png" alt="Gibson UK" width="575" height="326" /></p>
<p>La vera forza di questa immagine? Che non è il classico #fail o #win che scalda i cuori principalmente a chi lavora nel social media marketing, come quasi sempre succede, bensì <strong>fa breccia nelle &#8220;abitudini digitali&#8221; di chi condivide i meme semplicemente perché fanno ridere</strong>, anche solo per qualche secondo.</p>
<p>Ancora una volta, è tutta questione di equilibrio.</p>
<p>Guido Ghedin</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/social-meme-marketing/">Social Media Marketing o Social Meme Marketing?</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>YouTube Star all’attacco: l’intervista a Viralbeat per la campagna con1euro</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/YoungDigitalLab/~3/7ssPRSeGd_s/</link>
		<comments>http://www.youngdigitallab.com/social-media/youtube-star-con1euro/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 13:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Ghedin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; Ci sono ben tre motivi per cui questa campagna è interessante: è italiana, è la prima campagna digitale dei &#8230; <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/youtube-star-con1euro/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/youtube-star-con1euro/">YouTube Star all&#8217;attacco: l&#8217;intervista a Viralbeat per la campagna con1euro</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-12010 aligncenter" title="Youtube marketing" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Youtube-marketing.png" alt="Youtube Marketing" width="465" height="324" /></p>
<p>Ci sono ben tre motivi per cui questa campagna è interessante: è italiana, è la prima campagna digitale dei Governo Italiano, e si basa sul coinvolgimento delle YouTube star.</p>
<p>Ecco perché abbiamo deciso di sentire Viola Guastafierro, COO di <a href="http://www.viralbeat.com/" target="_blank">Viralbeat</a>, per capire un po&#8217; meglio come funziona il tutto.</p>
<p><img class="size-full wp-image-12008 aligncenter" title="viola guastafierro" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Viola-Guastafierro.png" alt="viola guastafierro" /></p>
<p>A voi l&#8217;intervista!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– Ciao Viola! Come è nata l&#8217;idea della campagna?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em></em>Innanzitutto devo precisare che <a href="http://www.viralbeat.com/" target="_blank">Viralbeat</a> ha curato la seeding strategy e la distribuzione dei video sul web e non la parte creativa, aspetto che solitamente affidiamo a dei partner creativi che si occupano di progettare l’idea. Noi ne attiviamo poi il contagio sul web!</p>
<p style="padding-left: 30px;"><a href="http://www.youtube.com/user/con1euro" target="_blank">Con1Euro</a> è la <strong>prima campagna di comunicazione del Governo Italiano sul web</strong>. Portare un’istituzione &#8211; e in questo caso l’“istituzione” per eccellenza -, a comunicare <em>con </em>e <em>nella</em> Rete vuol dire tradurre in un registro linguistico del tutto nuovo dei contenuti finora comunicati in maniera assolutamente tradizionale, utilizzando un linguaggio noto e consolidato e strumenti di comunicazione unidirezionali.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Per questo, restando nei limiti e tra i paletti che un cliente di questo tipo necessariamente impone, insieme al team creativo che ha curato il concept della creatività della campagna, abbiamo pensato che a veicolare la notizia della costituzione della Srls sul web dovessero essere personalità emerse dalla Rete, e quindi naturalmente propense a dialogare con gli internauti mediante il loro stile unico e personalissimo.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Visto che la campagna sarebbe girata anche in TV, ci piaceva immaginare <strong>il contrasto creato fra lo stile e il linguaggio di uno YouTuber</strong>, in un contenitore come un passaggio di spot TV, unitamente al classico cartello finale blue con il logo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Le giovani star di YouTube hanno lavorato in autonomia alle idee per i loro video (che poi per esigenze di ottimizzazione delle risorse istituzionali sono andati anche in TV con pillole da 30”) partendo da una domanda molto semplice ed efficace: “Che ci faccio con un euro?”.</p>
<p><img class="wp-image-12009 aligncenter" title="con1euro" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/con1euro.png" alt="con1euro" width="511" height="459" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– Che risultati sta portando?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo scetticismo che potevamo aspettarci nei confronti di una campagna promossa dal Governo Italiano, in un momento storico come quello che stiamo vivendo, non sta precludendo la sua diffusione nella Rete e la soprattutto sua propagazione in tipologie di pubblici diversi.</p>
<p style="padding-left: 30px;">La campagna sta riscuotendo interesse in molte aree della Rete, sia in blog e siti molto settoriali, come quelli che approfondiscono temi legata a economia e finanza, sia in altri più generalisti come quelli che trattano di attualità e società.</p>
<p style="padding-left: 30px;">La diffusione dei video, sostenuta da una campagna di video seeding dedicata su circuito blogger, sta godendo dello sharing spontaneo, totalizzando ad ora circa 100mila views e decine di articoli che parlano di Con1Euro.</p>
<p><iframe width="584" height="329" src="http://www.youtube.com/embed/xOHIWG2WRfs?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– Come è possibile, nel 2013, convincere un ente ad investire su un progetto simile?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Anche le aziende più tradizionali, abituate solo ai media classici, stanno comprendendo l’importanza di comunicare sul web e di farlo in maniera consapevole, scampando ai pericoli di una presenza improvvisata e sprovvista di metodo.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Allo stesso modo anche le istituzioni e gli enti pubblici, seppur con molta cautela, hanno capito che essere fuori dal Web è sacrificare buona parte del potenziale comunicativo di una iniziativa o di una campagna.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Tuttavia sono ancora molte le resistenze verso un mezzo che espone al dialogo e al confronto diretto con i pubblici, che in rete da spettatori diventano interlocutori.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Il modo per “convincere” queste realtà a superare i loro timori è integrare la consulenza strategica con momenti di formazione, spiegando le grandi potenzialità del Web, illustrandone i vantaggi e i benefici, senza tuttavia occultarne i rischi e i pericoli, in modo da renderli consapevoli e informati. La massima trasparenza di solito produce un ritorno di fiducia, che è la condizione necessaria per una proficua collaborazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– Abbiamo parlato altre volte del mondo delle <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/digital-pr-youtube-star-e-sani-principi-di-marketing-il-digital-launch-di-just-dance-3/" target="_blank">YouTube star e delle sue relazioni con il mondo del marketing</a>. Esistono delle case study o benchmark a cui vi siete affidati nella stesura del progetto?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">In realtà l’idea degli YouTubers era solo una delle diverse proposte presentate dal team creativo che ha lavorato alla campagna. È stata scelta quella idea, oltre che per i motivi che ho già elencato, <strong>anche perché permetteva una grande velocità di produzione</strong>, possibile grazie all’expertise che il team creativo della campagna ha accumulato grazie ai molti lavori realizzati sul web.</p>
<p style="padding-left: 30px;">C’è da dire che non è facilissimo coinvolgere e lavorare con gli Youtubers più famosi, ma fortunatamente abbiamo potuto contare sui giusti partner di produzione specializzati in tal senso, molto competenti e con rapporti privilegiati con gli Youtubers. È stata anche una scelta necessaria per gli obiettivi di timing che avevamo nel momento in cui è stata commissionata la campagna. C’era fretta ma un buon coordinamento del lavoro ha permesso di realizzare i video in soli 10 giorni.</p>
<p><iframe width="584" height="329" src="http://www.youtube.com/embed/videoseries?list=PLr_SigScGFspJliqwk_DohhE5-WEUQ1mw&#038;index=2" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– Tra i partecipanti c&#8217;è Daniele, che è già stato ospite di <a href="http://www.youngdigitallab.com/young-digitals/cose-il-viral-marketing/" target="_blank">uno dei nostri eventi</a>. È molto importante mantenere il giusto equilibrio tra &#8220;promozione&#8221; ed &#8220;entertainment&#8221;: in che modo sono stati ingaggiati gli youtubers?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">La formula dell’infotainment è sempre una formula vincente, soprattutto quando si parla ai ragazzi o ai giovani adulti. Gli YouTubers che sono stati chiamati a collaborare rientrano proprio in quest’ultima categoria: sono giovani che hanno fatto delle loro passioni un lavoro <strong>e che pertanto sposano perfettamente il messaggio che loro stessi hanno veicolato</strong>.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Il tema “sociale” della campagna è stato quindi sicuramente il primo fattore che li ha convinti ad entrare nel progetto, unitamente al fatto che prendere parte ad un’attività promossa non da un’azienda “qualsiasi”, ma dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e che coinvolge non solo il web ma anche le 3 principali Reti Rai, è stato sicuramente considerato un elemento di  gratificazione personale oltre che una bella opportunità professionale.</p>
<p><em>– Grazie ragazzi! </em></p>
<p>Guido Ghedin</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/youtube-star-con1euro/">YouTube Star all&#8217;attacco: l&#8217;intervista a Viralbeat per la campagna con1euro</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Brasile: quando il calcio si gioca su Twitter e Facebook (e Instagram)</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/YoungDigitalLab/~3/81cWv_53tog/</link>
		<comments>http://www.youngdigitallab.com/social-media/brasile-football-social-media/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 09:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Fey</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In Brasile il calcio è profondamente diffuso, e molti calciatori &#8220;verdeoro&#8221; hanno incantato ed incantano le platee di tutto il &#8230; <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/brasile-football-social-media/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/brasile-football-social-media/">Brasile: quando il calcio si gioca su Twitter e Facebook (e Instagram)</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="wp-image-12018 alignnone" title="Brazil Facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Brazil-Facebook.png" alt="" width="587" height="473" /></p>
<p>In Brasile il calcio è profondamente diffuso, e molti calciatori &#8220;verdeoro&#8221; hanno incantato ed incantano le platee di tutto il mondo, fino ad essere divenuti delle vere e proprie icone.</p>
<p>Le qualità sul campo delle squadre brasiliane sono note a tutti, non a caso il Corinthians è, attualmente, campione del mondo per club, e poche persone al mondo non conoscono il nome di Pelé, Ronaldo o Kaka.</p>
<p>Ma come si comportano sui social media?</p>
<p>C&#8217;è una premessa da fare: il Brasile, oggi, è un terreno estremamente fertile per quanto riguarda il marketing digitale,<strong> e rappresenta la seconda popolazione su Twitter e Facebook a livello mondiale</strong>, un tema che abbiamo iniziato a trattare <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/social-media-marketing-in-brasile-il-caso-guarana-antarctica/" target="_blank">un po&#8217; di tempo fa</a>.</p>
<p>Basti pensare al main sponsor della nazionale brasiliana, ossia la banca Itaú, estremamente attiva su Facebook e Youtube (attività analizzata in questo post su <a href="http://www.digitalintheround.com/bank-youtube-brazil/" target="_blank">Digital In The Round</a>).</p>
<p>Su queste premesse, abbiamo deciso di analizzare la presenza social (Facebook, Twitter, Instagram) dei principali club brasiliani, e quella di alcuni calciatori particolarmente significativi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I club</h2>
<p>Iniziamo con una tab riassuntiva delle presenze, tanto per farci un idea di che numeri girano attorno a questo fenomeno. Le cifre fanno riferimento al 6 aprile 2013:</p>
<p><img class="wp-image-11975 aligncenter" title="Brazil Social Media" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Brazil-Social-Media.png" alt="Brazil Social Media" width="543" height="437" /></p>
<p>Per quanto riguarda Facebook ho preso in considerazione il numero di fan e le people talking about (PTA). Per avere un dato più corretto, <strong>riguardo le interazioni generate dalle singole pagine</strong>, ho calcolato la percentuale di PTA in base al numero di fan.</p>
<p>Il Corinthians è a squadra che può contare sul maggior numero di fan su Facebook seguita da Flamengo e Sao Paulo.</p>
<p><img class="wp-image-11976 aligncenter" title="Corinthians Facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Corinthians-Facebook.png" alt="Corinthians Facebook" width="545" height="320" /></p>
<p>Il “Timao” fa registrare il maggior numero di PTA, ma prendendo in considerazione il dato percentuale sono <strong>Botafogo </strong>(22,1) e <strong>Gremio</strong> (11,4) le squadre che generano la maggior interazione in base al numero di fan.</p>
<h2><img class="size-full wp-image-11977 aligncenter" style="border: 1px solid black;" title="Botafogo Facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Botafogo-Facebook.png" alt="Botafogo Facebook" width="560" height="329" /></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Quali sono i contenuti offerti dalle squadre ai loro fan?</h2>
<p>In generale tutte le pagine prese in esame propongono parecchi contenuti interessanti al fine di aggiornare quotidianamente i fan sulla propria squadra del cuore.</p>
<p>Il Corinthians, per esempio, posta un grande numero di elementi fotografici relativi alla squadra (allenamenti, pre partita etc.) e durante le gare aggiorna in fan in caso di goal. Un mondo intelligente per dialogare con i fan e generare interazioni, tramite una modalità quasi più affine a Twitter.</p>
<p>Corinthians, Palmeiras, Santos e Botafogo permettono ai fan di customizzare il proprio profilo Facebook inserendo all’interno della propria foto l’avatar della propria squadra.</p>
<p><img class="wp-image-11978 aligncenter" title="Palmeiras Facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Palmeiras-Facebook.png" alt="Palmeiras Facebook" width="563" height="347" /></p>
<p>Il Flamengo ha invece inserito un’apposita tab per ospitare un concorso. I fan, rispondendo a delle domande, potevano vincere premi relativi alla propria squadra del cuore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>E gli altri canali?</h2>
<p>Per quanto riguarda <strong>Twitter</strong> il <a href="https://twitter.com/SiteCorinthians" target="_blank">Corinthians</a> è sempre la squadra regina, alle sue spalle troviamo nuovamente il <a href="https://twitter.com/CR_Flamengo" target="_blank">Flamengo</a>.</p>
<p>Interessante analizzare la presenza dei club anche su <strong>Instagram</strong>.</p>
<p>Soltanto 4 su 10 possiedono un account ufficiale. A sorpresa, è il <a href="http://instagram.com/oficialvasco" target="_blank">Vasco Da Gama</a> a poter contare sul maggior numero di fan.</p>
<p><img class="alignnone" title="Vasco Instagram" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Vasco-Instagram.png" alt="" width="583" height="284" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Non solo club</h2>
<p>Ma nel mondo di oggi – dove i calciatori sono quasi più delle pop-star che degli sportivi – è importante non soffermarsi solo sulla presenza digitale delle squadre. Ho dato infatti uno sguardo anche alla presenza social di alcuni famosi calciatori brasiliani, per poter registrare chi utilizza i social nella maniera migliore.</p>
<p>Prendendo in considerazione soltanto i calciatori in attività possiamo registrare come <strong>il vero re di Facebook</strong> sia <a href="https://www.facebook.com/Kaka" target="_blank">Ricardo Kakà</a> con 21.840.510 fan.</p>
<p><img class="wp-image-11980 aligncenter" title="Kakà Facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Kakà-Facebook.png" alt="" width="555" height="317" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dietro di lui il giovane attaccante del Santos <a href="https://www.facebook.com/Neymaroficial" target="_blank">Neymar</a>, con 8.850.362 fan.</p>
<p>Più staccati <a href="https://www.facebook.com/RonaldinhoOficial" target="_blank">Ronaldinho</a> con 7.289. 433 fan e il terzino del Barcelona <a href="https://www.facebook.com/DaniAlvesD2" target="_blank">Dani Alves</a>, con 1.810.120 fan.</p>
<p>Su <strong>Twitter </strong>le gerarchie non cambiano. Il più seguito è <a href="https://twitter.com/KAKA" target="_blank">Kaka</a> con 14.913.860 followers seguito a ruota da <a href="https://twitter.com/Njr92" target="_blank">Neymar</a> con 6.359.188.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="wp-image-11981" title="Neymar Twitter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Neymar-Twitter.png" alt="Neymar Twitter" width="568" height="284" /></p>
<p>Dietro di loro il buon <a href="https://twitter.com/10Ronaldinho" target="_blank">Ronaldinho</a> con 5.612.937, <a href="https://twitter.com/DaniAlvesD2" target="_blank">Dani Alves</a> con 2.069.166 e <a href="https://twitter.com/luis_fabuloso" target="_blank">Luis Fabiano</a> a quota 1 milione e mezzo di followers.</p>
<p>Su Instagram il re è, invece,<a href="http://instagram.com/njunior11" target="_blank"> Neymar</a> con 919.881 follower. Il giovane attaccante è infatti molto attivo su questo social network, dove regala parecchie istantanee della propria vita quotidiana.</p>
<p><img class="size-full wp-image-11982 aligncenter" title="Neymar Instagram" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Neymar-Instagram.png" alt="Neymar Instagram" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A seguire il solito <a href="http://instagram.com/kaka" target="_blank">Kakà</a> con 755.739, <a href="http://instagram.com/marcelotwelve" target="_blank">Marcelo</a> con 301.472 e <a href="http://instagram.com/davidluiz_4" target="_blank">David Luiz</a> con 237,055 followers .</p>
<p>Curioso il caso di <a href="http://instagram.com/_ap9_" target="_blank">Pato</a>. Il suo unico account social ufficiale nel digitale è infatti proprio quello su Instagram.</p>
<p>Possiamo tranquillamente dire che Instagram è uno dei social preferiti dai campioni brasiliani, attraverso il quale è possibile dare un’occhiata anche alla loro vita fuori dal campo.</p>
<p>Anche in questo, lo stato dell&#8217;arte del digital in Brasile è decisamente al passo coi tempi.</p>
<p>Marco Fey</p>
<p><em>PS: potere leggere il post in inglese su <a href="http://www.digitalintheround.com/brazil-football-social-media/" target="_blank">Digital In The Round</a>! </em></p>
<p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/brasile-football-social-media/">Brasile: quando il calcio si gioca su Twitter e Facebook (e Instagram)</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L’innovazione che viene dall’oriente: uno sguardo a Startup Asia 2013</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/YoungDigitalLab/~3/Zw4qpaa-ak4/</link>
		<comments>http://www.youngdigitallab.com/social-media/singapore-startup-asia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 13:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Ghedin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.youngdigitallab.com/?p=11954</guid>
		<description><![CDATA[<p>Il 4 e 5 aprile abbiamo seguito su Twitter e tramite una serie di blog post un evento piuttosto interessante, &#8230; <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/singapore-startup-asia/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/singapore-startup-asia/">L&#8217;innovazione che viene dall&#8217;oriente: uno sguardo a Startup Asia 2013</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-11955 aligncenter" title="startup asia" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/startup-asia.png" alt="startup asia" /><br />
Il 4 e 5 aprile abbiamo seguito su Twitter e tramite una serie di blog post un evento piuttosto interessante, chiamato Sartup Asia, del quale abbiamo parlato su <a href="http://www.digitalintheround.com/singapore-startup-asia/" target="_blank">Digital In The Round</a>. Di cosa si tratta? Ecco la descrizione sulla loro <a href="https://www.facebook.com/startupasia" target="_blank">Facebook page</a>:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>&#8220;Startup Asia is a kick-ass, 2 day conference that is deep dead focused on tech startups and entrepreneurship.&#8221;</em></p>
<p>Che al giorno d&#8217;oggi suona come <strong>un evento imperdibile, se vogliamo capire in che direzione sta andando l&#8217;innovazione oggi</strong>; e grosso modo così è stato. La location scelta per ospitare la conferenza – per il secondo anno – era Singapore, del quale abbiamo già parlato come uno degli hub principali nel mondo del digital in Aisa, quando mostrammo <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/social-media-marketing-asia-made-in-singapore/" target="_blank">serie di campagna sui social media</a> provenienti da lì.</p>
<p>Dunque, Startup Asia è stato organizzato da <a href="www.techinasia.com" target="_blank">TechInAsia</a>, il blog che copre un po&#8217; tutto quello che succede nel settore tech del continente in maggior crescita al mondo.</p>
<p>Senza altri giri di parole, andiamo a vedere chi ha partecipato a Startup Asia, partendo dai vincitori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>#1 Lots of Buttons (Hong Kong)</h2>
<p><img class="wp-image-11961 aligncenter" title="Lots of Buttons" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Lots-of-Buttons.png" alt="Lots of Buttons" width="568" height="333" /></p>
<p>Il vincitore del premio di 10 mila dollari è stata un&#8217;azienda di Hong Kong, che vende bottoni a prezzi competitivi su Internet.</p>
<p>Avete capito bene, i bottoni, quelli usati per camice, maglioni ecc. Un mercato particolare, ma che ha un suo senso, specie se pensiamo <strong>ai fashion designer che abitano in città più piccole e meno connesse</strong>, dove è difficile reperire pezzi di design ed alta qualità.</p>
<p>Il sito offre una serie di oltre <a href="http://thenextweb.com/asia/2013/04/05/lots-of-buttons-an-online-button-shop-yes-wins-tech-in-asias-startup-contest/" target="_blank">15 mila prodotti</a>, ed usa i social network per promuovere il servizio in tutto il mondo, incluso il mercato americano. Ecco la loro filosofia imprenditoriale:</p>
<p><em>“Market in English, ship cheaper than competitors, and be close to China (dove si trova la produzione, ndr).”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>#2 Xunta (China)</h2>
<p><img class="wp-image-11962 aligncenter" title="Xunta" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/04/Xunta.png" alt="" width="524" height="271" /></p>
<p>Il secondo posto è andato a Xunta, un online dating service rivolto al target gay, <strong>lanciato da un ex ingegnere di Baidu (il Google cinese) e già sopra i 60 mila utenti in Cina</strong>, con una rapida espansione in tutta l&#8217;area dell&#8217;Asia pacifica. Ovviamente c&#8217;è anche una versione mobile, molto carina e snella, con un sistema per aggiungere contatti nel mondo reale via QRcode, ed una serie di dinamiche di gaming basate su punteggi.</p>
<p>Potete leggere a riguardo dell&#8217;app – e del mondo LGBT in China – in questo bel post di un blog chiamato <a href="http://shanghaiist.com/2013/04/05/xunta_another_chinese_dating_platfo.php" target="_blank">Shanghaiist</a>.</p>
<p>Piccola nota: è interessante vedere come una dating app abbia vinto la medaglia d&#8217;argento&#8230; dato che l&#8217;online dating è proprio l&#8217;argomento che abbiamo scelto come tema del nostro intervento al <a href="http://www.youngdigitallab.com/young-digitals/digital-in-the-round-shanghai/" target="_blank">barcamp di Shanghai qualche settimana fa</a>, parlando anche di Momo – servizio cinese simile a Xunta, ma meno &#8220;specializzato&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>#3 Pudding (Cambodia)</h2>
<p>Pudding è un sito che aiuta le donne a trovare il jeans adatto al proprio outfit. E fin qui niente di incredibile, direte voi.</p>
<p>La forza di questo servizio? <strong>Che non parte da un database o da un inventario, bensì dal profilo personale e dalla taglia dell&#8217;utente</strong>, per poi offrire una serie di risultati altamente personalizzati, basati su criteri di rilevanza.</p>
<p>L&#8217;idea, partita in Cambogia con un team di sviluppo multietnico, si muove oggi verso mercati esteri, in particolare Singapore e USA, come potete leggere in questo post su <a href="http://www.techinasia.com/cambodias-puddding-helps-women-crowdsource-perfect-pair-jeans/" target="_blank">TechInAsia</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un&#8217;altra startup che aveva attirato la nostra attenzione – anche se non è salita sul podio – è la tailandese <a href="http://www.techinasia.com/pombai-bus-tickets-online-thailand/" target="_blank">Pombai</a>. L&#8217;obiettivo è quello di offrire un inventorio di biglietti singoli per il bus, nelle tratte da città a città – modello simile a quello della startup indiana <a href="http://www.techinasia.com/redbus-improves-bus-system-in-india/" target="_blank">RedBus</a>. Ancora una volta, è possibile leggere tutta la storia – comprese <strong>le difficoltà incontrate nel complesso mondo dei trasporti tailandesi</strong> – in questo post su <a href="http://www.techinasia.com/pombai-bus-tickets-online-thailand/" target="_blank">TechInAsia</a>.</p>
<p>E se volete avere uno sguardo più ambio sul vivissimo mondo delle startup tailandesi, potete vedere questa presentazione di <a href="http://thumbsup.in.th/" target="_blank">Thumbsup</a>, una tech community di Bangkok. Tra le altre cose, ci da una serie di indizi su quanto sia esplosivo lo scenario digitale della Tailandia, dove<strong> entro il 2013 si raggiungeranno 7.5 milioni di utenti Android phones</strong>, e dove degli oltre 80 milioni di conti in banca solo il 15% ha una carta di credito associata.</p>
<p>Margini enormi per l&#8217;innovazione, e dunque grande spazio per gli investimenti da parte di venture capitalist:</p>
<p><iframe style="border: 1px solid #CCC; border-width: 1px 1px 0; margin-bottom: 5px;" src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/18182812" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" width="427" height="356"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma dopo tutto questo entusiasmo, <strong>vogliamo aggiungere una nota più riflessiva/critica</strong>, da parte di Andrew Collins, CEO dell&#8217;agenzia Mailman di Shanghai, che ha avuto modo di partecipare alla conferenza come giudice – e si tratta di una riflessione che probabilmente potremo applicare anche ad altri ecosistemi di startup, molto competitivi ed esageratamente ricchi di investimenti:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>&#8220;Mentre l&#8217;ecosistema di Singapore offre un enorme valore per i giovani che vogliono entrare nell&#8217;ambiente startup, sembra che lo stesso sistema &#8220;diluisca&#8221; l&#8217;impegno, la &#8220;fame&#8221; di queste persone per un&#8217;innovazione che sia di livello mondiale. </em></p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Nei pitch sono stati presentati tanti servizi che raggiungono piccoli miglioramenti nel modo di fare qualcosa. Pur concedendo che queste piccole innovazioni possono creare valore – e giustificare a volte l&#8217;investimento – sembrava di essere in un grande gioco, dove se si fallisce nel concretizzate la propria opportunità, tutto sommato, non è così grave.&#8221;</em></p>
<p>Potete approfondire il discorso nel <a href="http://www.mailmangroup.com/2013/04/singapore-when-did-doing-start-ups-become-a-game/" target="_blank">suo post</a> sul blog di Mailman Group.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C&#8217;è ancora molto da dire su Startup Asia, e potete leggervi tutto sul blog di <a href="http://www.techinasia.com/startup-asia-startup-arena-singapore-2013-winner/" target="_blank">TechInAsia</a>. L&#8217;unica cosa che possiamo aggiungere – se proprio di deve – è che il nostro pianeta si sta muovendo molto velocemente, e questo tipo di eventi (in questo tipo di posti) ci possono far capire che direzione si sta prendendo.</p>
<p>A prescindere se sarà un mondo migliore o meno.</p>
<p>Guido Ghedin</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/singapore-startup-asia/">L&#8217;innovazione che viene dall&#8217;oriente: uno sguardo a Startup Asia 2013</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Social media strategy e band emergenti italiane</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/YoungDigitalLab/~3/1ols8Z9Wg3I/</link>
		<comments>http://www.youngdigitallab.com/case-history/social-media-strategy-band/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 10:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Morichi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case History]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Abbiamo più volte parlato di super fan, engagement, community e viralità, ma mai in riferimento alla musica. È &#8230; <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/social-media-strategy-band/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/social-media-strategy-band/">Social media strategy e band emergenti italiane</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center"><img class=" wp-image-11807 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/I-CANI.png" alt="I CANI" width="454" height="335" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo più volte parlato di <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/fan-superfan-engagement/" target="_blank">super fan, engagement, community</a> e viralità, ma mai in riferimento alla musica.</p>
<p><span id="more-11805"></span></p>
<p>È passato esattamente un anno da quando ho condotto una ricerca per l’Università Cattolica di Milano a proposito di Media e Reti sociali. In particolar modo avevo scelto di incentrare la ricerca sul settore delle band emergenti italiane e intitolare il lavoro in questione <strong>“I Cani: il sorprendente successo di una band emergente grazie a una buona politica di Viral Marketing”</strong>.</p>
<p>Vi propongo un sunto dei risultati della ricerca, in quanto a distanza di un anno, dopo l’attento monitoring di numerose Pagine Facebook di band italiane (emergenti), non ho più trovato una pagina gestita con altrettanta cura e astuzia.</p>
<p>Più o meno tutti avrete sentito parlare de I Cani, band romana diventata famosa prima della pubblicazione del suo primo album o dell&#8217;inizio di un tour, grazie alla rete. Il “gruppo italiano del 2012” <strong>ha riempito le pagine di decine di blog prima di approdare su giornali</strong> del calibro del Corriere della Sera, la Repubblica, l’Unità, ponendo l’accento, tuttavia, non sul valore artistico del loro primo lavoro in studio quanto sulle vicende che hanno condotto ad esso, in buona parte slegate dalla musica suonata in sé e per sé. Una pubblicità fatta di passaparola e Facebook, nonostante la band, o chi per lei, mi ha più volte ripetuto che non c&#8217;è mai stata una strategia di fondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Social Media, WOM e superfan.</h3>
<p>In due mesi ho inviato 750 questionari tramite Facebook Inbox a persone “pescate” tra i Like alla pagina ufficiale della band o comparivano in eventi ad essa annessi.</p>
<p>Degli utenti intervistati , il 42% afferma di essere venuto a conoscenza della band perché gliene ha parlato un amico, un altro 42% tramite i social media. Tra coloro &#8220;contagiati&#8221; grazie ai social media, <strong>il 60% ne ha sentito parlare su Facebook, il 12% su Youtube</strong> (tra i suggerimenti) e il 28 % su Internet in generale (blog, siti di musica ecc.).</p>
<p>Il 63% degli intervistati, a loro volta, ha parlato della band con circa 15 persone, un 32% con un numero di persone compreso tra 20 e 30, un 6% con più di 35 persone.</p>
<p>Un 42% degli degli intervistati afferma di aver pubblicato su Facebook una canzone de I Cani almeno 5 volte e un 33% più di 5 volte.</p>
<p>Sempre del campione intervistato, però, solo il 23% ha acquistato l&#8217;album, un 13% ha scaricato la loro musica da iTunes, il 74% ha scaricato musica in altri modi (e non per forza illegali). Nonostante i dati di vendita sembrerebbero apparentemente poco entusiasmanti, dai questionari è emerso un forte attaccamento alla band, al punto che <strong>il 59% del campione ha partecipato a un loro live</strong> e un 39% degli intervistati partecipa attivamente a discussioni sui social media, riguardanti la band.</p>
<p><img class="size-full wp-image-11809 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/Cani-Facebook.png" alt="" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>La carta vincente della non-identità</h3>
<p>A livello macro la strategia è stata la seguente: nessun concerto nella fase in cui montava l’attenzione sulla band, totale anonimato dei membri, voci mai ufficialmente smentite di un eventuale side-project di Max Gazzè (o di un’ancora più improbabile reunion dei vecchi 883 sotto un altro nome).</p>
<p><strong>Sono loro stessi a scherzare sulle voci che circolano</strong>, postando ironici status su Facebook &#8220;I Cani. Gruppo fondato da Antonio Gramsci&#8221;e &#8220;I Cani: l&#8217;unico gruppo paragonabile a chiunque. Tipo il Grande Maestro Amedeo Minghi&#8221;. Introducono così il link della canzone <em>Perdona e dimentica</em> &#8220;Il perdono e la vergogna. La nuova fiction di Canale 5 con Gabriel Garko e Manuela Arcuri. Guarda il video su YouTube&#8221;.</p>
<p><img class="size-full wp-image-11812 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/Cani-foto.png" alt="" /></p>
<p>Il 23% degli intervistati sostiene che <strong>l&#8217;espediente dell&#8217;anonimato abbia suscitato molta curiosità</strong>. Un 25% ritiene che il passaparola sia iniziato proprio grazie alla curiosità suscitata dalla non-identità.<strong> </strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-11810 aligncenter" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/Cani-Facebook-2.png" alt="" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>I testi: uno spaccato di contemporaneità</h3>
<p>Il 72% degli intervistati ritiene, tuttavia, che siano stati indubbiamente il genere musicale e i testi ad aver decretato il successo della band. <strong>La fotografia sociale è esattissima, a partire dai brand</strong>, dalle marche (in <em>Hipsteria</em> si cita American Apparel), dagli oggetti (le reflex, i leggins fluorescenti, le maglie a righe) e i social network (Flickr e Facebook).</p>
<p>I libri letti sono di David Foster Wallace e le canzoni ascoltate di Daniel Johnston. <em>I pariolini di 18 anni</em> «comprano e vendono cocaina, fanno i filmini con le quartine». Ne <em>Le Coppie</em> si trovano anche espressioni utilizzate per diffondere massime di vita, perfette da mettere come status su Facebook: «La statistica afferma che spesso chi dà il primo bacio nel seguito del primo amplesso sarà quello che ne uscirà male».</p>
<p>Oppure: «La statistica afferma che spesso il primo a staccarsi dal primo dei baci è lo stesso che alla fine dirà di troncare». Altre invece si addicono bene a Twitter, come «Vado al parco e leggo David Foster Wallace». Altre parti di testo sembrano <strong>estrapolate da una conversazione in chat tra due adolescenti</strong>: «Caterina tu mi odi e io lo so di non farci bella figura, ma se solo tu fossi stata più attraente, (&#8230;) io non avrei fatto finta di niente».<strong></strong></p>
<p><strong> <img class="size-full wp-image-11811 alignnone" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/Cani-Twitter.png" alt="" /></strong></p>
<p> Se non è content curation questa&#8230; ai Social Media Manager l&#8217;ardua sentenza.</p>
<p>Alessia Morichi</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/social-media-strategy-band/">Social media strategy e band emergenti italiane</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Tra barcamp e dating online, Digital In The Round arriva a Shanghai!</title>
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		<comments>http://www.youngdigitallab.com/young-digitals/digital-in-the-round-shanghai/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 13:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Ghedin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Young Digitals]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Come abbiamo annunciato un po&#8217; di tempo fa, Young Digitals ha dato vita ad un progetto che si &#8230; <a href="http://www.youngdigitallab.com/young-digitals/digital-in-the-round-shanghai/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/young-digitals/digital-in-the-round-shanghai/">Tra barcamp e dating online, Digital In The Round arriva a Shanghai!</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="wp-image-11859 aligncenter" title="Digital In The Round_Shanghai" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/Digital-In-The-Round_Shanghai.png" alt="" width="478" height="325" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come abbiamo annunciato <a href="http://www.youngdigitallab.com/young-digitals/digital-in-the-round/" target="_blank">un po&#8217; di tempo fa</a>, Young Digitals ha dato vita ad un progetto che si chiama Digital In The Round, per parlare e tenere osservati gli scenari digitali in aree del mondo in forte crescita.</p>
<p><span id="more-11856"></span></p>
<p>Il 21 febbraio abbiamo fatto il <a href="http://www.digitalintheround.com/eye-on-china-social-media-business/" target="_blank">primo evento in assoluto</a>, al Talent Garden a Milano; sabato scorso, 23 marzo 2013, <strong>Digital In The Round ha dato vita al suo primo (per quanto piccolo) evento all&#8217;estero</strong>.</p>
<p>Si trattava della presentazione del progetto DITR e di uno speech al Barcamp di Shanghai, evento organizzato da <a href="http://www.techyizu.org/" target="_blank">Techyizu.org</a>, un gruppo di techies (cinesi e non) che vivono in quell&#8217;enorme metropoli internazionale che risponde al nome di un celebre gioco – quello dei bastoncini che non devono muoversi, avete presente?</p>
<p><img class="aligncenter" title="Barcamp Shanghai" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/Barcamp-Shanghai.png" alt="" width="527" height="199" /></p>
<p>Bene, all&#8217;evento ha partecipato come relatore <a href="http://vimeo.com/carlon" target="_blank">Andrea Carlon</a>, nostro amico e portavoce del progetto in Cina, ed erano presenti anche <a href="http://cn.linkedin.com/pub/giulia-la-paglia/18/822/b18" target="_blank">Giulia La Paglia</a> – tra i principali contributor di Digital in The Round, from Shanghai – e <a href="https://www.facebook.com/orsacchini" target="_blank">Paolo Orsacchini</a> – visual director degli eventi di Young Digitals.</p>
<p>Sulla pagina Facebook di DITR potete vedere <a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.525407850831371.1073741825.490907870948036&amp;type=1" target="_blank">un po&#8217; di belle foto</a> dall&#8217;evento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Dating online: a global view</h3>
<p>Ma di cosa si è parlato durante questo intervento? Orbene, si è parlato di un tema molto interessante, tanto che abbiamo pensato valesse la pena farne cenno anche qui, sul blog di YDL.</p>
<p>Il tema è il dating online. E più che il dating online,<strong> il modo in cui si sta evolvendo, molto rapidamente e molto profondamente</strong>. E soprattutto – visto che questa piccola ricerca nasce in seno a Digital In The Round – il fatto che i pionieri di questa evoluzione non sono necessariamente paesi occidentali. Bensì India e Cina.</p>
<p>Queste sono le slides dell&#8217;evento, hope you like them:</p>
<iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/17673092" width="584" height="476" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe><br/><br/>
<p>Dunque, su queste pagine abbiamo già parlato di quanto il sesso, <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/il-giorno-che-il-porno-arrivera-nei-social-media/" target="_blank">il porno ed il dating online</a> siano stati – e siano tutt&#8217;ora – fondamentali per lo sviluppo di Internet e del Social Web per come lo conosciamo. Oggi il trend è chiaro: <strong>il dating online sta integrando molte delle funzionalità tecniche e &#8220;relazionali&#8221;</strong> dei social network.</p>
<p>Ma la cosa che ci ha colpito è che oggi gli innovatori nel settore non sono tanto i grandi nomi storici (come Match.com e Kiss.com, che negli anni &#8217;90 sono stati pionieri), e nemmeno le piattaforme di social networking più popolari, nonostante da Myspace e Friendster in poi (si parla di 2002/2003) <strong>i social network siano stati uno dei terreni più interessanti</strong> nei quali cercare l&#8217;anima gemella (e succede su Facebook come su <a href="http://www.odnoklassniki.ru/" target="_blank">Odnoklassniki</a>, social network russo che su questa esigenza ha fatto buona parte della propria fortuna).</p>
<p>L&#8217;innovazione arriva invece da servizi locali e specifici, preferibilmente improntate su forti logiche social e mobile.</p>
<p>Si parte da due esempi molto ficcanti: il primo è <a href="http://www.immomo.com/?v=en" target="_blank">Momo app</a>, e viene dalla Cina. Si tratta di uno dei primi servizi di <strong>dating online basati esclusivamente su un&#8217;applicazione mobile, e geolocalizzata</strong> (più info <a href="http://www.digitalintheround.com/mig33-papa-momo-social-mobile/" target="_blank">in questo post</a>).</p>
<p>La descrizione è chiara:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>&#8220;Momo is a location-based social network, a fun and simple way to connect with people nearby. We are living on a lonely planet, and this is not the way it’s supposed to be.&#8221;</em></p>
<p><em></em> <img class="size-full wp-image-11864 aligncenter" title="MOMO" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/MOMO.png" alt="" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il secondo è <a href="http://www.fropper.com/" target="_blank">Fropper</a>, un social network popolare in India che fonde in modo piuttosto organico le funzionalità social (profili completi, photo sharing, chat, statistiche di profilo) a quelle dei siti di online dating, andando ad offrire un servizio ibrido che vada al di là del semplice &#8220;cercare l&#8217;anima gemella&#8221;.</p>
<p><img class="wp-image-11866 aligncenter" title="Fropper" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/Fropper.png" alt="" width="584" height="446" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altri esempi interessanti sono <a href="www.jiayuan.com/" target="_blank">Jiayuan</a>, uno dei principali portali di dating online in Cina, che da la possibilità di fare login tramite tutti i principali profili di social network cinesi, come QQ, Sina Weibo e Kaixin001:</p>
<p><img class="wp-image-11867 aligncenter" title="Jiayuan" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/Jiayuan.png" alt="" width="555" height="211" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oppure <a href="http://mamba.ru/" target="_blank">Mamba.ru</a>, principale portale di dating russo che prevede la possibilità di usare il proprio profilo Facebook, Vkontakte, Twitter, Google and so on.</p>
<p>O ancora <a href="http://lovetime.com/" target="_blank">Love Time</a>, portale nato in Thailandia (con sedi in Russia e Cambogia) che – oltre a prevedere il Facebook login – <strong>integra una serie di funzionalità molto community-oriented</strong>, come forum, o dinamiche interne di gaming.</p>
<p><img class="wp-image-11868 aligncenter" title="Love Time" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/Love-Time.png" alt="" width="551" height="164" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per arrivare ad uno degli ultimi esempi, made in USA, ossia <a href="http://www.bangwithfriends.com/" target="_blank">Bang Your Friends</a>, applicazione Facebook-based che permette di vedere quali amici&#8230; sono al momento disponibili:</p>
<p><img class="wp-image-11869 aligncenter" title="Bang Your Friends" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/Bang-Your-Friends.png" alt="" width="527" height="438" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che ne pensate, dunque? Dal nostro punto di vista, la riflessione più interessante è stata una in particolare: nel 2013, se volgiamo andare ad esplorare i nuovi trend in materia di servizi web e social media, non è necessariamente all&#8217;America che dobbiamo guardare!</p>
<p>Guido Ghedin</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/young-digitals/digital-in-the-round-shanghai/">Tra barcamp e dating online, Digital In The Round arriva a Shanghai!</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Riflessioni (non impulsive) sul Real-Time Marketing</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 14:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pietro Lechiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Case History]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Mentre, come ogni mattina, leggevo un po’ di news dal mio reader, mi sono imbattuto in un post  che espone i nuovi &#8230; <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/real-time-marketing/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/real-time-marketing/">Riflessioni (non impulsive) sul Real-Time Marketing</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3></h3>
<p><img class="size-full wp-image-11796 aligncenter" title="Real Time Marketing" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/Real-Time-Marketing.png" alt="Real Time Marketing" /></p>
<p>Mentre, come ogni mattina, leggevo un po’ di news dal mio reader, mi sono imbattuto in un <a href="http://wearesocial.it/blog/2013/03/5-caratteristiche-marketing-futuro/" target="_blank">post</a>  che espone i<strong> </strong><strong>nuovi scenari di marketing</strong> emersi durante il noto evento <strong>SXSW</strong>.<span id="more-11795"></span></p>
<p>Tra i 5 punti esplosi l’attenzione è caduta sul “<strong>Real-Time Marketing</strong>”, quel fenomeno, – relativamente nuovo  – che vede un brand produrre dei contenuti che sfruttano un particolare momento “sociale” per attirare visibilità e interazioni. Ne abbiamo parlato di recente, ad esempio, in merito alle azioni di digital marketing relative ad <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/elezioni-social-media-marketing/" target="_blank">eventi politici</a> o ad <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/digital-strategy-news/" target="_blank">importanti eventi mediatici</a>.</p>
<p>Un famosissimo esempio può farci capire bene di cosa parliamo:</p>
<div data-jsid="message"><img class="size-full wp-image-11831 aligncenter" title="OREO" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/OREO1.png" alt="" /></div>
<p>Con <a href="https://twitter.com/Oreo/status/298246571718483968" target="_blank">questo tweet Oreo</a>, durante lo scorso Super Bowl, ha saputo sfruttare a proprio vantaggio i 34 minuti di blackout che hanno caratterizzato il popolarissimo evento sportivo.</p>
<p>Nonostante l’ottima realizzazione di copy e visual, cosa determina la forza di questo tweet?</p>
<p>Oreo ha dimostrato di “essere sul pezzo” attraverso un’azione tempestiva. Da ciò mi vengono in mante tre considerazioni:</p>
<ul>
<li><strong>Essere sul pezzo</strong> è un grande strumento d’ingaggio nei confronti degli utenti del web.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Essere sul pezzo prima degli altri</strong> è un grande strumento di visibilità.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Essere sul pezzo meglio degli altri</strong> (il tweet di Oreo non è stato di certo l’unico esempio di tweet di questo tipo) permette di salire alla ribalta ed essere seguiti ed apprezzati.</li>
</ul>
<div>Tenendo sempre in mente che essere sul pezzo nel modo sbagliato, al contrario, può essere un <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/come-fare-quando-la-cazzata-e-fatta/" target="_blank">grande danno</a> per il brand&#8230;</div>
<h3></h3>
<h3>Cosa serve per fare Real-Time Marketing?</h3>
<p>Gli esempi attuali di <strong>marketing in real-time</strong> sono esempi che raramente si spingono oltre la produzione di contenuti e raramente hanno obiettivi diversi dal branding. Sono escluse chiaramente da questo discorso le operazioni di<em> </em><em>customer care</em> o le offerte in tempo reale tipiche ad esempio del settore viaggi.</p>
<p>Le ragioni sono semplici. Per realizzare azioni di questo tipo servono una serie di elementi.</p>
<h3></h3>
<h3>Flessibilità, Pianificazione, Organizzazione, Operatività</h3>
<p>La <strong>flessibilità</strong> è una delle caratteristiche non semplici da trovare nei dipartimenti marketing delle grandi aziende, più facile in quelle medio-piccole. Questo non dipende dalla bontà delle risorse che ci lavorano, ma spesso dai livelli di struttura e delle prassi che rendono difficile portare a termine un iniziativa in tempi stretti.</p>
<p>Un’ottima <strong>pianificazione</strong> è altresì necessaria. Per “essere sul pezzo” bisogna lavorare d’anticipo e avere a disposizione tutto ciò che occorre per portare a termine l’operazione.</p>
<p>Bisogna di conseguenza mettere a punto una solida <strong>organizzazione</strong>. La presenza  sui social network dei grossi brand è spesso affidata ad agenzie esterne. Bisogna lavorare in sintonia con quest’ultime, fornire materiali e direttive per tempo, guidare e agevolare il loro lavoro, affidarsi e sapersi fidare.</p>
<p>Arriviamo, infine, all’<strong>operatività</strong>. Per essere tempestivi bisogna aver padronanza di tempi e strumenti necessari per attività svolta.</p>
<h3></h3>
<h3>Come può svilupparsi il Real-Time Marketing?</h3>
<p>Per ora le operazioni di real-time marketing si limitano per lo più ad obiettivi di <strong>engagement</strong>, ma per essere davvero una variabile concreta dei<strong> </strong><strong>nuovi scenari di marketing</strong> la sfida è quella di vedere applicate queste dinamiche anche a scopi di <strong>vendita,</strong><strong> </strong>di<strong> </strong><strong>lead generation,</strong><strong> </strong>di <strong>promotion.</strong></p>
<p>Insomma, se lo strumento che abbiamo in mano è davvero così potente perché non provarci?</p>
<p>Di esempi simili ce ne sono già molti a disposizione per quanto riguarda le iniziative di carattere “<em>seasonal</em>” che, anche se in un grado minore rispetto all’esempio di Oreo, hanno un’alta componente di real-time anch’esse.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-11832" title="FIAT" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/FIAT1.png" alt="" /></p>
<p>Nell’immagine viene mostrata l’offerta speciale di <strong>Fiat</strong> in occasione della festa della donna.</p>
<p>L’operazione, riuscita per metà (da un lato l’offerta è stata ampiamente richiesta dagli utenti di Facebook, dall’altro qualcuno ha ritenuto “il tono” offensivo tanto da spingere a rimuoverla), è da ritenersi molto intelligente: <strong>si è unito un dato di mercato abbastanza significativo</strong>, una grossa percentuale di donne acquista i sensori di parcheggio, <strong>ad un “momento” importante per una parte di target cucendo una promozione ad hoc. </strong></p>
<p>Per non parlare della visibilità/viralità dell&#8217;azione, finita in prima pagina dal Corriere.it all&#8217;Huffington Post, passando per il sottobosco dei marketing blog.</p>
<h3></h3>
<h3>Quanto sono importanti i dati nel Real-Time Marketing?</h3>
<p>I dati sono già una prerogativa importante di quello che possiamo considerare real-time marketing in senso classico, quello dei <strong>sistemi di CRM o di contact center dove viene fornito supporto ad un cliente</strong> o proposta un’offerta tagliata su misura.</p>
<p>In questo caso però parliamo di una sua evoluzione che può essere fortemente caratterizzata da una di quelle sfide più importanti del social marketing: quella di saper utilizzare quei “data” quali-quantitativi (che siano <em>big</em> o <em>smart</em>) che costituiscono una grande fonte di opportunità.</p>
<p>Quei dati ricavabili analizzando e interpretando le conversazioni che popolano il social web.</p>
<p><strong>Capire e controllare in tempo reale ciò che sta accadendo, </strong>indagare i bisogni, sfruttarne il potere “<a href="http://www.treccani.it/vocabolario/predittivo/" target="_blank">predittivo</a>”<strong> </strong>significa avere in mano de strumenti importanti per servirsi e potenziare il potere del real-marketing.</p>
<h3></h3>
<h3>Come comunicare il Real-Time Marketing?</h3>
<p>Come accennato prima durante il Super Bowl 2013 il tweet di Oreo non è stato l’unico tweet inviato da un <em>brand</em><em> </em>sfruttando il momento di blackout, ecco per esempio il <a href="https://twitter.com/tide/status/298247327771144192" target="_blank">tweet di Tide</a>:</p>
<p><img class="size-full wp-image-11830 aligncenter" title="TIDE" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/03/TIDE1.png" alt="" /></p>
<p>Notate delle differenze sul tipo di linguaggio? E notate delle differenze rispetto alla <em>Facebook Offer </em>di Fiat nel giorno della Festa delle donne?</p>
<p>Fino ad oggi il modo di comunicare il <em>real-time </em>nelle ricette editoriali dei brand è quasi sempre uniforme ed è guidato da:<strong> </strong><strong>ironia, sarcasmo, doppi sensi, giochi di parole/immagini.</strong></p>
<p>Probabilmente ad influenzare particolarmente questa scelta è stato<strong> </strong><strong>il linguaggio di Twitter. </strong></p>
<p>Su Twitter è uso comune commentare in 140 caratteri il nostro punto di vista nei confronti degli eventi che ci circondano. Sebbene ogni utente esprima la sua opinione a suo modo, fra tweet riflessivi, profondi, piccati, metaforici e via di seguito, <strong>tweet di natura ironica, sarcastica e</strong><em><strong>calembour sono</strong></em><strong> </strong><strong>quelli che ricevono più attenzioni e interazioni</strong> (quelli che aumentano l’<a href="http://www.kaushik.net/avinash/best-social-media-metrics-conversation-amplification-applause-economic-value/" target="_blank">Amplification Rate</a> per dirla con Avinash Kaushik) e che sopratutto vagano di più nel web rispetto a contenuti di tipo differente, sfruttando quel potenziale di <strong>viralità</strong> intrinseco ai social media.</p>
<p>È evidente che quest’ultimo passaggio non sia sfuggito ai Community e Social Media Manager di tutto il mondo che molto spesso hanno saputo padroneggiare in maniera straordinaria il real-time (vedi tweet Oreo, sopra), ma è altrettanto vero che questo tipo di linguaggio è cucito su misura se l’obiettivo è di <em>engagement</em>, tuttavia, <strong>può convincerci di meno se utilizzato per offrirci l’acquisto di un prodotto come successo nel caso di Fiat.</strong></p>
<p>La prossima sfida da affrontare in questo caso, se vogliamo allargare gli obiettivi di marketing real-time, è probabilmente quella di creare e concretizzare nuovi modi di “essere sul pezzo”, fare colpo sul proprio pubblico e soddisfarlo.</p>
<p>Pietro Lechiara</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/real-time-marketing/">Riflessioni (non impulsive) sul Real-Time Marketing</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La campagna virale Ceres “Don’t Drink and Vote”: intervista all’agenzia BCUBE</title>
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		<comments>http://www.youngdigitallab.com/social-media/ceres-viral-bcube/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 13:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Ghedin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Non è mai facile dare una definizione di viral marketing. Ma la campagna di cui parliamo oggi può &#8230; <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/ceres-viral-bcube/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/ceres-viral-bcube/">La campagna virale Ceres &#8220;Don&#8217;t Drink and Vote&#8221;: intervista all&#8217;agenzia BCUBE</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img class="wp-image-11761 aligncenter" title="CERES" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/02/CERES.png" alt="CERES" width="469" height="324" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è mai facile dare una definizione di viral marketing. Ma la campagna di cui parliamo oggi può sicuramente aiutarci in questo difficile compito.</p>
<p><span id="more-11760"></span>Si tratta dell&#8217;ultima iniziativa di Ceres &#8220;Don&#8217;t Drink and Vote&#8221;, che negli ultimi giorni, rimbalzando tra cartelloni e social network, è finita sulle bocche (e nei newsfeed) di tutti.</p>
<p>Una campagna che potremmo definire di newsjacking, dato che sfrutta il tema delle elezioni politiche (tema che spesso offre spunto a brillanti iniziative di marketing, come abbiamo visto <a href="http://www.youngdigitallab.com/case-history/elezioni-social-media-marketing/" target="_blank">in questo post</a>) per lanciare <strong>un messaggio deciso, simpatico, e – soprattutto – che integra in modo perfetto il prodotto</strong>.</p>
<p>Ne parliamo con il team dell&#8217;agenzia milanese <a href="http://bcubeitalydemo.lbdevelop.com/" target="_blank">BCUBE</a> che ha seguito il progetto: Andrea Stanich – copy e Client Creative Director – e Sergio Spaccavento – art e Associative Creative Director. Here we go!</p>
<img class=" wp-image-11770 " title="BCUBE" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/02/BCUBE1.png" alt="" width="562" height="272" /> Andrea Stanich e Sergio Spaccavento
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– Per iniziare, introducete brevemente BCUBE ai nostri lettori.</em></p>
<p>Bcube è l’agenzia di comunicazione per cui lavoriamo. Il CEO e direttore creativo esecutivo è Francesco Bozza,  il managing director è Gianluca Tedoldi. Siamo una quarantina  di professionisti e siamo piuttosto bravi a fare il nostro lavoro. Dev’essere per forza così se nel nostro portfolio ci sono brand enormemente più famosi di noi: BMW, MINI, Coca-Cola, Adidas, e Ceres, ovviamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– Passiamo a Ceres, e parliamo subito della campagna relativa alle elezioni: come nasce un progetto simile? Era pianificata da tempo o è un&#8217;idea nata all&#8217;improvviso e subito accettata? </em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Abbiamo controllato: il primo documento in cui presentiamo l’idea di una campagna legata alle elezioni è del 10 ottobre 2012.  In quella presentazione era abbozzato tutto il piano di comunicazione per il 2013. Alcune idee sono state accantonate, altre sono sopravvissute, altre ancora le stiamo mettendo a punto. Vedete, <strong>il caso di Ceres è la dimostrazione del fatto che per fare campagne di successo non basta una buona creatività</strong>. Servono buoni clienti. E Ceres è un cliente ottimo. Straordinariamente ricettivo, molto coraggioso, ma anche molto esigente: se si innamora a prima vista di un’idea (come in questo caso) non è comunque un amore cieco.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Ci sono in gioco investimenti, numeri, una leadership nel segmento delle birre speciali conquistato in decenni. Prima di vedere la luce, anche questa campagna è stata ponderata e calibrata a lungo. Anzi, letteralmente, fino al giorno prima di uscire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– La campagna di outdoor è letteralmente esplosa in rete, in particolar modo su Facebook: in che modo èstata pensata l&#8217;integrazione tra mondo reale e digitale?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">La risposta è che nel 2013 il reale è digitale e il digitale è reale. Non c’è confine. Punto. Questo è il nostro modo di lavorare su ogni brand e praticamente su ogni progetto. Non si può più parlare di integrazione. Le affissioni Ceres sono nelle metropolitane di Milano, <strong>dove passano ogni giorno migliaia di persone con in tasca una connessione a internet e una macchina fotografica</strong>.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Sapevamo con certezza che i manifesti cartacei sarebbero diventati tweet, post e banner virali? No. Ma eravamo pronti a scommetterci, e abbiamo vinto la scommessa.</p>
<p><img class="size-full wp-image-11762 aligncenter" title="ceres Facebook" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/02/ceres-Facebook.png" alt="ceres Facebook" width="424" height="581" /></p>
<p style="padding-left: 30px;">Ora, ovviamente, stiamo lavorando anche in modo tradizionale, postando la campagna sulla fanpage ufficiale di Ceres. Ma volete sapere una cosa? L’affissione che titola “Prima si vota, poi si beve. Non come le altre volte” è quella che ha il numero più alto di condivisioni. E quel manifesto <strong>è stato postato ufficialmente da Ceres solo giovedì 7 febbraio, quando ormai si era già diffuso in modo spontaneo</strong>. Il lavoro l’hanno fatto tutto i passeggeri ATM milanesi, e poi utenti illustri come Giorgio Gori, Nicola Savino, Gad Lerner, lo ZOO di 105, Il Post, Giornalettismo, Dissapore e alcune centinaia di blogger e tweeter – a cui va tutta la nostra gratitudine!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– La comunicazione del Ceres, in particolar modo <a href="https://www.facebook.com/officialceresbeer" target="_blank">su Facebook</a>, si basa su una serie di driver principali: su tutti la musica ed il tema degli eroi. In che modo questa campagna si integra con il flow di contenuti di brand?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Si integra perfettamente con il posizionamento “Inglorious Heroes”. I giovani italiani affrontano ogni giorno il disinteresse – o la strumentalizzazione – della politica nei loro confronti, la povertà delle prospettive, la gerontocrazia, il malcostume e diffuso. Non rassegnarsi e, anzi, conservare quel minimo di fiducia nel futuro necessaria ad andare a votare, oggi è davvero un atto eroico. Da premiare, anche con una birra.</p>
<p style="text-align: center;"><img class=" wp-image-11763 aligncenter" title="ceres Facebook page" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/02/ceres-Facebook-page.png" alt="" width="540" height="368" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>– La campagna gioca tra newsjacking e semantica, tra ironia e dovere civico: può essere un rischio per un brand di birra avvicinarsi ad un tema così serio? Per quanto in Italia la politica non sia sempre così seria&#8230;</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">No. Noi non ci schieriamo, non facciamo lezioni. Usiamo un linguaggio autentico, senza giochi di parole furbetti, e un tono di voce ironico ma estremamente rispettoso dell&#8217;intelligenza del nostro pubblico, che trattiamo sempre da pari a pari.</p>
<p><iframe width="584" height="329" src="http://www.youtube.com/embed/2bszRp6EOw8?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="padding-left: 30px;">L’unico messaggio che diamo è di evitare l’astensione. Insomma votate vi chi pare ma votate, attivatevi, abbiate un ruolo attivo nella società.</p>
<p><em>– Ultima domanda: non è la prima volta che Bcube produce per Ceres campagne fortemente creative e – soprattutto – di grande successo virale online: pensiamo al video &#8220;Una sconcertante verità&#8221;, o alla campagna Heroes for Ceres con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=hBmE8oPUSdg" target="_blank">Marcello Macchia</a>. Quali risultati portò quell&#8217;iniziativa? Che ripercussioni hanno campagne virali di questo tipo nel posizionamento attuale del marchio?</em></p>
<p style="padding-left: 30px;">Portò ottimi risultati con circa un milione di contatti sul digitale, e ci aiutò enormemente a creare una fan-base.</p>
<p style="text-align: center;"> 
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=gx3ICbD2sNI">http://www.youtube.com/watch?v=gx3ICbD2sNI</a></p>
</p>
<p style="padding-left: 30px;">Questa iniziativa, ed il relativo successo virale, ci servirono poi per accompagnare passo passo lo zoccolo duro dei consumatori di Ceres nella <strong>transizione verso un nuovo stile di comunicazione</strong>, nella quale il brand si propone con qualche contenuto in più.</p>
<p>– Grazie!</p>
<p>Per concludere, ecco il team che ha contribuito al successo della campagna &#8220;Don&#8217;t Drink and Vote&#8221;:</p>
<p>Executive Creative Director: Francesco Bozza<br />
Art e Direttore Creativo Associato: Sergio Spaccavento<br />
Copywriter e Client Creative Director: Andrea Stanich<br />
Copywriter: Silvia Savoia<br />
Art Director: Alessandro Sciarpelletti<br />
Account Director: Edi Borrelli<br />
Account Executive: Giorgia Benetti<br />
Producer: Sveva Spalletti<br />
CdP, disegni e animazione: Sergio La Macchia<br />
Sound: Roberto Grassi @ The Log Audio Post &amp; Production<br />
Agenzia Digital: Bright.ly</p>
<p>Guido Ghedin</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/social-media/ceres-viral-bcube/">La campagna virale Ceres &#8220;Don&#8217;t Drink and Vote&#8221;: intervista all&#8217;agenzia BCUBE</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Facebook, la Graph Search ed un meraviglioso viaggio nella semantica</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/YoungDigitalLab/~3/6xe94tJFAiU/</link>
		<comments>http://www.youngdigitallab.com/facebook/graph-search-semantica/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 09:57:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bruschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Facebook]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.youngdigitallab.com/?p=11752</guid>
		<description><![CDATA[<p>Il 15 gennaio Facebook ha annunciato il suo nuovo motore di ricerca che si chiama Graph Search e io ci &#8230; <a href="http://www.youngdigitallab.com/facebook/graph-search-semantica/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a></p><p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/facebook/graph-search-semantica/">Facebook, la Graph Search ed un meraviglioso viaggio nella semantica</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="wp-image-11753 aligncenter" title="Graph Search" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/02/Graph-Search.png" alt="Graph Search" width="458" height="345" /><br />
Il 15 gennaio Facebook ha annunciato il suo nuovo motore di ricerca che si chiama Graph Search e io ci ho un po’ pensato su prima di iniziare a scrivere. Mi mancava un pezzo del puzzle. Ora vi spiego.</p>
<h2><span id="more-11752"></span>Facebook goes semantic</h2>
<p>Questo Graph Search non è ancora attivo ma lo sarà presto, o è sufficiente chiedere <a href="https://www.facebook.com/about/graphsearch" target="_blank">di provarla</a>. È un motore di ricerca che funziona all’interno di Facebook e restituisce risultati cuciti su misura per te. Puoi ricercare fra i tuoi amici – o fra chi ha reso le proprie informazioni pubbliche – query del tipo “People (o Friends) who listen to Eros Ramazzotti”. È una ricerca che non farei mai, però si può.</p>
<p>Oppure “Friends who like Ask the dust” e così via. C’è una ricerca d’esempio nella <a href="https://www.facebook.com/about/graphsearch" target="_blank">pagina di presentazione</a>. Almeno per me, proponeva gli amici che vivono nella mia città &#8211; cosa un po’ pleonastica, ma tant’è.</p>
<p>Per fare queste ricerche Facebook sfrutta i dati che gli utenti hanno scelto di condividere – leggi anche “codificare” – liberamente e con essi fa delle ricerche a tutti gli effetti semantiche. La città in cui uno vive è nei dati personali e quindi può essere facilmente sfruttata.</p>
<p>Mi immagino anche che ricerche come “People who are single and live in [city]” saranno al top, visto che lo status di coppia come sappiamo bene è una delle cose che ha fatto davvero esplodere FB (e visto il recente rumore attorno ad un&#8217;app come <a href="http://www.bangwithfriends.com/" target="_blank">Bang With Friends</a>, che permette di trovare gli amici di Facebook che &#8220;ci stanno per una notte&#8221;).</p>
<p><img class="wp-image-11754 aligncenter" title="Bang Your Friends" src="http://www.youngdigitallab.com/wp-content/uploads/2013/02/Bang-Your-Friends.png" alt="Bang Your Friends" width="566" height="377" /></p>
<p>Tornando al tema del post, certo, poi ci sono i Like. “Friends who like Eros Ramazzotti” per esempio può essere una delle ricerche – seguita subito dopo dal tasto Unfriend, eccetera.</p>
<p>Guardando la presentazione della cosa però sono stato attirato da una frase: “Explore new places to eat and new bands to listen to—all through people you know.” Le parole “eat” e “listen” mi hanno incuriosito. Mancava ancora un pezzo.</p>
<h2></h2>
<h2>Everybody goes semantic!</h2>
<p>Quando ho letto l’annuncio ho pensato subito a un altro strumento, anch’esso lanciato da poco, cioè il <a href="http://www.google.com/intl/it/insidesearch/features/search/knowledge.html">Knowledge Graph </a>di Google. Mi è anche venuto in mente il caro Tim Berners-Lee, l’inventore del Web. Lui è da anni che dice che la Rete deve diventare semantica. Semantic Web lo chiama.</p>
<p>Non più ricerche sintattiche che vanno semplicemente a frigare le pagine web contando l’occorrenza delle parole chiave della nostra query, ma qualcosa di più.</p>
<p>Se a Google chiediamo “Quali sono i dieci fiumi più lunghi del mondo” quello <strong>ci guarda storto, perché è una domanda complessa</strong>. Al massimo può rimandarci a una pagina web che s’intitola “I fiumi più lunghi del mondo” dove effettivamente sono elencati i dieci fiumi più lunghi, ma solo perché qualcuno si è preso la briga di farla questa pagina, e di metterci dentro i dati che ci interessano.</p>
<p>Col Web Semantico invece a questa domanda il motore di ricerca può rispondere, se i dati sono codificati correttamente. Il sistema saprà che la parola “fiume” è associata a una determinata cosa e che uno dei suoi attributi è “lunghezza”, che può essere espressa in varie unità di misura. E così via.</p>
<p>Non è una cosa facile e infatti la <a href="http://www.w3.org/">W3C</a>, la fondazione di Berners-Lee, ci sta lavorando da più di un decennio per riuscire a farlo.</p>
<p>Google con il suo Knowledge Graph si sta muovendo in questo senso. Forse vi sarete accorti che la pagina di ricerca è cambiato qualcosa. Se cercate Emily Dickinson sulla destra appaiono subito alcune informazioni: alcune immagini, una piccola descrizione, alcuni dei suoi titoli e la sezione “People also search for”.</p>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh4.googleusercontent.com/tRbTrwXhX-8F4xotz9_iNsRuBePwAeY49I_jlvvFGL4RLCcUMk5zQYljDpoceYqBgDnWem8_c47YjsD_i8s6PiNgl7TF0oLLtOl4DcNQ4Hi7K-y_tWVw2wzTrg" alt="" width="464px;" height="802px;" /><br />
La sezione “Books” appare solo se abbiamo impostato il browser nella lingua inglese, questo perché Google va a pescare da diverse fonti sparse per il Web – come Wikipedia, Freebase, CIA World Factbook: maggiori informazioni <a href="http://googleblog.blogspot.co.uk/2012/05/introducing-knowledge-graph-things-not.html">qui</a> – e probabilmente nella lingua italiana quelle informazioni non sono state codificate a dovere, oppure non è stato ancora settato l’accesso a quei dati per la nostra lingua.</p>
<p>Non solo, se noi cerchiamo Eros Ramazzotti al posto di “Books” abbiamo la sezione “Albums”, perché la ricerca semantica di Google funziona e “capisce” che Eros Ramazzotti è un cantante e che ha fatto degli album, piuttosto che scrivere libri – il “grazie al cielo” è superfluo.</p>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh6.googleusercontent.com/42oREW2LP9O5DF-m835-I3QdC-D5soTezP-AcAD3MVhVloPhjq8BNOm1gOxeCw3vnPd9qb99jXxn2KGGgInarePbUvJAHw5-S1N5qg7GDUtotk7bQfJvoHpLdg" alt="" width="446px;" height="153px;" /><br />
La sezione “People also search for” è la più interessante. È grazie a essa che si può finire per scoprire cose nuove. Se si cerca John Fante nelle ricerche correlate il primo ad apparire è Charles Bukowski e il secondo è Knut Hamsun.</p>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh4.googleusercontent.com/AeP1brGqRhVbPDBrB1sTDieV-NqDZejcYs1NJr4ACIBFiNz8RbF9CAw0hvKfgD9P6zsJkzB5uBPs2TPwgRBJq7YFHpKxcVjL1JzITD5CmjYj9AyBuYvd4FgFOQ" alt="" width="446px;" height="144px;" /><br />
Perché? Perché forse non tutti lo sanno ma Bukowski andava in giro per la casa ubriaco inveendo contro la sua ragazza di turno e gridando “John Fante è il mio Dio!”: Fante ispirò la scrittura di Bukowski con la sua prosa netta, precisa e ironica. Allo stesso modo Fante considerava Hamsun – autore norvegese premio nobel nel 1920 – come il suo mentore e se leggete il suo libro Fame scoprirete da dove esce fuori all’origine tutto quanto.</p>
<h2></h2>
<h2>Noi: il pezzo che mancava</h2>
<p>Il pezzo che mi mancava in tutto questo è: come farà Facebook a codificare i suoi dati per far funzionare davvero la sua ricerca semantica? Non può certo prenderli dal CIA World Factbook o da Wikipedia.  La risposta l’ho avuta il 30 gennaio. In <a href="http://www.insidefacebook.com/2013/01/30/facebook-introduces-new-structured-status-updates-to-help-users-share-what-theyre-feeling-watching-eating-and-more/">questo articolo</a> si legge la nova struttura che avranno gli update di status.</p>
<p><img class="aligncenter" src="https://lh4.googleusercontent.com/CblUcwCu86KXtJEDLyumWjTQvqzSPoWYwCGk5QzlNVW-aFdWqZKVryCLhFceYiB_gASbj_hAtroO71Y7mwryLyP8WXXasrCYGz7ede5PkULNBMiDauWPw56piw" alt="" width="487px;" height="325px;" /><br />
Presto ci saranno fornite molte più opzioni per esprimere ciò che stiamo facendo. Per esempio “listening to”, “eating” ma anche il più soggettivo “feeling”. Saremo noi che codificheremo puntualmente, con precisione, passo passo, una valanga di dati.</p>
<p>Informazioni che poi varranno oro per FB, perché <strong>lo aiuteranno a targhettizzare ancora meglio i suoi ads, a scoprire più cose sui suoi utenti</strong> – e anche a farle scoprire a quelli che di noi sono instancabili voyeurs.</p>
<p>In questo modo Facebook riuscirà a fare ciò che il W3C di Berners-Lee cerca di mettere in piedi da dieci anni, cioè codificare puntualmente tutte, o quasi tutte, le informazioni che passano per il social network e renderli disponibili per una ricerca semantica precisa e affidabile. Saremo noi i veri tecnici di Facebook che permetteremo tutto ciò, spesso inconsapevolmente.</p>
<p><strong>FB sta mettendo in piedi uno strumento impeccabile e potente</strong>. L’unica cosa che mi dispiace è che  tutti i dati che si otterranno da esso rimarranno chiusi, come al solito, com’è sempre stato, dentro al social network stesso, come in un labirinto.</p>
<p>Nota della redazione: nessun esemplare di Eros Ramazzotti è stato maltrattato durante la stesura di questo articolo.<strong id="internal-source-marker_0.4077581528108567">  </strong></p>
<p>Marco Bruschi</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.youngdigitallab.com/facebook/graph-search-semantica/">Facebook, la Graph Search ed un meraviglioso viaggio nella semantica</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.youngdigitallab.com">Young Digital Lab</a>.</p>]]></content:encoded>
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