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		<title>Laurids Gallée</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lucatrombetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>
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		<category><![CDATA[scultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Resina scolpita come pietra, legno lavorato con processi ibridi e tecniche popolari reinventate: nel lavoro del designer austriaco, il progetto diventa un terreno dove digitale e artigianale costruiscono nuove forme di racconto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/design/prodotti/2026/05/25/laurids-gallee-design-artigianale-digitale/">Laurids Gallée</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
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<p>Austriaco, classe 1989, formatosi tra Vienna e la Design Academy di Eindhoven, Laurids Gallée appartiene a quella generazione di designer che usa la materia come strumento analitico più che come mezzo espressivo. Dallo studio di Rotterdam, aperto nel 2017, sviluppa una ricerca al confine tra design, scultura e artigianato, in cui il processo ha un peso pari, se non superiore, al risultato finale. La resina, ultimamente, è al centro del suo lavoro. Non come materiale da stampo, ma come corpo solido da scolpire: blocchi pieni modellati con frese, scalpelli e carteggiature, in un procedimento più vicino alla lavorazione della pietra che alle tecniche industriali. La luce – integrata con Led ad alta efficienza e calcolata con software ottici – attraversa il materiale generando rifrazioni interne, gradienti e vibrazioni cromatiche. «La forma è un risultato», racconta, «guidata dal modo in cui la luce ‘danza’ nella resina».</p>



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        <p></p>
		</p>



<p>Le sue superfici, stratificate e pigmentate, conservano una tensione fisica che sembra quasi geologica: venature, filamenti, piani di colore come sezioni minerali. In parallelo, Gallée porta avanti un lavoro sul legno. Anche qui la tecnica è ibrida: incisioni laser sul massello e un lungo lavoro di pittura a strati, mascherature e vernici. Un procedimento sviluppato durante gli studi come alternativa all’intarsio, non più basato sulla composizione di tasselli ma sulla costruzione di superfici grafiche continue con la stessa complessità visiva: colori pieni, sfumature ad aerografo, pattern che richiamano il folklore dell’Austria settentrionale, in particolare i <em>Bauernmöbel</em> (i mobili contadini dipinti a mano) e la pittura ‘al rovescio’ su vetro, praticata da secoli con disegni medievali. Questo doppio registro – minimale e decorativo, scultoreo e illustrativo – non è una contraddizione ma un metodo: «Non sono definito da un’unica forma o da una sola tipologia di oggetti», ammette. «Diffido dei crea­tivi che trovano una cosa sola e la ripetono per 15 anni».</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="834" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/08-Laurids-Gallee-630x834.jpg?v=545796" alt="" class="wp-image-545796" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/08-Laurids-Gallee-630x834.jpg?v=545796 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/08-Laurids-Gallee-227x300.jpg?v=545796 227w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/08-Laurids-Gallee-768x1016.jpg?v=545796 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/08-Laurids-Gallee-300x397.jpg?v=545796 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/08-Laurids-Gallee-350x463.jpg?v=545796 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/08-Laurids-Gallee.jpg?v=545796 907w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il tavolino Carrera del 2023, composto da sottili tubi di acciaio cromato.</figcaption></figure>



<p>Le idee arrivano da materiali, memorie familiari, tecniche in via di estinzione e da un archivio visivo senza gerarchie, dove convivono bulloni, pitture rupestri e artigianato popolare. Il processo è diviso quasi a metà tra digitale e manuale. I software servono per visualizzare proporzioni e scenari luminosi, la realtà virtuale per testare scala e presenza nello spazio, ma la sostanza del lavoro è fisica, in laboratorio. Dopo i primi riconoscimenti internazionali – arrivati grazie al magazine online <em>Sight Unseen</em> nel 2020 – Gallée ha consolidato la sua presenza nelle gallerie internazionali: Objects With Narratives (Bruxelles), Collectional (Dubai) e, più di recente, Delvis (Un)Limited a Milano. Tra i progetti recenti, una scrivania in radica per Dolce&amp;Gabbana, interamente realizzata da artigiani italiani, e una nuova serie di sculture luminose che presenterà a marzo presso Objects With Narratives. In arrivo anche una collezione di bicchieri in cristallo insieme a maestri vetrai cechi, una delle prime edizioni numerate. «Per me è una novità lavorare su quantità così elevate». Il suo lavoro torna sempre allo stesso punto: alla possibilità di costruire oggetti che siano al tempo stesso superfici luminose, materie dense e sistemi di segni. Una pratica che interroga la natura stessa del design – tra funzione, immagine e racconto – e posiziona Gallée tra le voci più interessanti della nuova scena europea.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="810" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Laurids-Gallee-630x810.jpg?v=545791" alt="" class="wp-image-545791" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Laurids-Gallee-630x810.jpg?v=545791 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Laurids-Gallee-233x300.jpg?v=545791 233w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Laurids-Gallee-768x988.jpg?v=545791 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Laurids-Gallee-300x386.jpg?v=545791 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Laurids-Gallee-350x450.jpg?v=545791 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Laurids-Gallee.jpg?v=545791 933w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Le forme organiche della sospensione Calamus sono il risultato di un lungo processo di levigatura della resina (2025). (ph. Mathijs Labadie)</figcaption></figure>
<hr class="wp-block-separator"><span style="color:#808080">Abitare © RIPRODUZIONE RISERVATA</span><p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/design/prodotti/2026/05/25/laurids-gallee-design-artigianale-digitale/">Laurids Gallée</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
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		<title>Prefab di ultima generazione</title>
		<link>https://www.abitare.it/it/architettura/progetti/2026/05/22/daria-sheina-casa-prefab-keats-island-canada/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca MF Fabris]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[legno]]></category>
		<category><![CDATA[prefabbricazione]]></category>
		<category><![CDATA[ville]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si ispira alle case cubiche di Piet Bom la dimora nelle foreste di Keats Island firmata da Daria Sheina. Che ha utilizzato un sistema di legno prefabbricato, installato in appena due giorni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/architettura/progetti/2026/05/22/daria-sheina-casa-prefab-keats-island-canada/">Prefab di ultima generazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi venti anni le tecnologie applicate al legno da costruzione hanno compiuto balzi notevoli, permettendo di realizzare – velocemente, bene e in modo sostenibile – opere che prima si ritenevano impensabili. Ne è conseguito un adeguamento normativo che, per tutta una serie di fattori, l’Europa ha effettuato più rapidamente di altre realtà mondiali, dando il via libera a un prodotto come il Cross-Laminated Timber (CLT), diventato un alleato formidabile di molti progettisti. Paradossalmente, in paesi come il Canada – dalle cui foreste proviene buona parte del legno usato per produrre il CLT – la revisione legislativa è molto recente. Bisogna tenere conto di tutto ciò per comprendere l’eccezionalità dell’edificio realizzato da Daria Sheina nelle foreste di Keats Island, un’isola posta all’apertura della baia di Howe a una trentina di chilometri da Vancouver. Esperta nell’utilizzo di questa tecnologia, come si evince dal portfolio del suo studio, l’architetta moscovita, trasferitasi nella metropoli del British Columbia da una decina d’anni, è una portavoce dell’architettura ambientalmente responsabile.</p>



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        </div>

        <p></p>
		</p>



<p>La casa, realizzata in due giorni a partire da elementi prefabbricati con una tecnologia CLT elaborata da BC Passive House e trasportati in loco prima via nave e poi in elicottero, poggia su fondazioni in cemento armato puntuali, che hanno avuto un impatto minimo sul sottofondo roccioso del lotto. Strutturalmente riprende e rielabora le case cubiche di Piet Bom per il complesso residenziale Blaakse Bos, realizzato a Rotterdam quarant’anni fa: «È frutto», ricorda Sheina, «di un intricato puzzle di progettazione, ingegneria e logistica, il cui risultato è una dimora che appare allo stesso tempo intenzionale e naturale. I proprietari, Chadd Andre e Sean Sikorski, hanno deciso di chiamarla The Nest, un nome-manifesto che evoca un senso di protezione. Il progetto si è quindi evoluto naturalmente esplorando le qualità proprie del nido: uno spazio accogliente e intimo modellato da movimenti circolari e da una profonda connessione con il luogo».</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="473" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-630x473.jpg?v=545742" alt="" class="wp-image-545742" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-630x473.jpg?v=545742 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-300x225.jpg?v=545742 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-768x576.jpg?v=545742 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-200x150.jpg?v=545742 200w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-100x75.jpg?v=545742 100w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-620x465.jpg?v=545742 620w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-350x263.jpg?v=545742 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina.jpg?v=545742 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il living visto dal mezzanino. Il pavimento verde è di Marmoleum, linoleum di Forbo. (ph. Andrew Latreille)</figcaption></figure>



<p>Nei suoi tre livelli, l’abitazione massimizza la superficie edificabile giocando con l’interazione tra i due volumi geometrici ruotati che permette di ottenere una copertura trasparente aperta verso il cielo, quasi fosse un telescopio, e una porzione di superficie dall’inclinazione perfetta per l’allocazione dell’impianto fotovoltaico. La struttura, completamente realizzata in pannelli di legno massiccio senza uso di acciaio, è rivestita in cedro rosso occidentale che, con la patina del tempo, prenderà il colore dei tronchi delle conifere circostanti. Autosufficiente energeticamente, il rifugio ha una toilette a inceneritore e un sistema di raccolta e filtraggio dell’acqua piovana e presenta interni minimalisti caratterizzati da finiture in legno a vista e pavimenti in Marmoleum verde che riprendono il colore del muschio esterno.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="473" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-630x473.jpg?v=545740" alt="" class="wp-image-545740" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-630x473.jpg?v=545740 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-300x225.jpg?v=545740 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-768x576.jpg?v=545740 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-200x150.jpg?v=545740 200w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-100x75.jpg?v=545740 100w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-620x465.jpg?v=545740 620w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina-350x263.jpg?v=545740 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Dimora-foreste-Keats-Island-Daria-Sheina.jpg?v=545740 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il living, con le grandi finestre scorrevoli. Divano MP-41 di Percival Lafer; tavolini Attila Gnome di Philippe Starck, Kartell. (ph. Andrew Latreille)</figcaption></figure>



<p></p>
<hr class="wp-block-separator"><span style="color:#808080">Abitare © RIPRODUZIONE RISERVATA</span><p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/architettura/progetti/2026/05/22/daria-sheina-casa-prefab-keats-island-canada/">Prefab di ultima generazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
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		<title>Intervista: Third Nature</title>
		<link>https://www.abitare.it/it/architettura/progetti/2026/05/20/third-nature-intervista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sara Banti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Copenhagen]]></category>
		<category><![CDATA[Danimarca]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.abitare.it/?p=545504</guid>

					<description><![CDATA[<p>«Invece di puntare tutto sul gesto artistico, dovremmo comunicare con i cittadini e risolvere i loro problemi. Che significa accettare come parte primaria del nostro lavoro la gestione della complessità» Malene Krüger, Ole Schrøder</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/architettura/progetti/2026/05/20/third-nature-intervista/">Intervista: Third Nature</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quindici anni fa – era il giugno del 2011 – Copenaghen sperimentò un’alluvione che mise sotto scacco l’intera comunità per settimane, causando 800 milioni di danni. Per puro caso, ma forse no, pochi giorni prima del disastro un gruppo di architetti, tra cui Ole Schrøder, aveva proposto la trasformazione in chiave sostenibile di un quartiere a nord della città, Skt. Kjelds, nell’ambito del concorso Europan dedicato agli architetti under 40. Vinto il contest, partì la realizzazione di quello che oggi è uno dei primi distretti climatici in Danimarca, un’area urbana di cento ettari che non si è mai più allagata. Nasce così nel 2012 lo studio Third Nature, che oggi vanta molte altre avventure green, tra cui le cinque strade nel centro di Copenaghen rivisitate proprio in questi giorni a vantaggio di pedoni e ciclisti, le prime di un programma di 15. Abitare ha intervistato il fondatore Ole Schrøder e la ceo Malene Krüger.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="528" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Intervista-Third-Nature-630x528.jpg?v=545853" alt="" class="wp-image-545853" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Intervista-Third-Nature-630x528.jpg?v=545853 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Intervista-Third-Nature-300x251.jpg?v=545853 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Intervista-Third-Nature-768x643.jpg?v=545853 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Intervista-Third-Nature-350x293.jpg?v=545853 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Intervista-Third-Nature.jpg?v=545853 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">La planimetria complessiva dell’imponente operazione Resiliency Island.</figcaption></figure>



<p><strong>Perché a suo tempo siete partiti da Skt. Kjelds?<br></strong>Abbiamo scelto quell’area semplicemente perché ci era facile raggiungerla saltando su una bici. Era un quartiere poco attraente e pieno d’asfalto, e una normativa sollecitava proposte per le zone in cui fosse documentato un venti per cento in eccesso di superfici pavimentate. L’obiettivo era gestire meglio l’acqua piovana, evitare le isole di calore, favorire la biodiversità. Ma ciò che ha convinto il Comune è stata soprattutto la nostra analisi economica: la manutenzione di quelle strade asfaltate finiva per costare all’amministrazione più di un parco.</p>



<p><strong>È stato difficile convincere gli abitanti?<br></strong>Nel processo di trasformazione del quartiere abbiamo coinvolto circa diecimila persone, attraverso più di 170 iniziative guidate dai cittadini. Siamo partiti da una ricognizione sulle necessità reali raccolte attraverso workshop e incontri. Non c’erano negozi né caffè nella zona. Mancavano alberi e panchine. Oggi è un luogo pieno di vita dove la gente cammina nel lato soleggiato della strada, tra la vegetazione, mentre le auto in sosta occupano il lato più in ombra. Non lo chiamano più Skt. Kjelds ma Climate Neighbourhood, perché sono migliorate sia la qualità dell’aria che la biodiversità. Ha cambiato identità. Quando passiamo di lì i bar del quartiere ci offrono caffè e croissant. Grazie a noi hanno raddoppiato il loro giro d’affari!</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="394" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/12-Intervista-Third-Nature-630x394.jpg?v=545863" alt="" class="wp-image-545863" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/12-Intervista-Third-Nature-630x394.jpg?v=545863 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/12-Intervista-Third-Nature-300x188.jpg?v=545863 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/12-Intervista-Third-Nature-768x480.jpg?v=545863 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/12-Intervista-Third-Nature-350x219.jpg?v=545863 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/12-Intervista-Third-Nature.jpg?v=545863 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">L’immagine spiega il funzionamento della Climate Tile, la formella traforata da 62&#215;80 cm con tre possibili spessori, utilizzata per i bordi delle strade. Al suo interno contiene canali che possono indirizzare il 30 per cento dell’acqua piovana in apposite vasche di stoccaggio.</figcaption></figure>



<p><strong>Un progetto che ne ha generati molti altri in città…<br></strong>Sì, e alle scale più diverse. C’è la Climate Tile, un omaggio agli acquedotti romani, la formella di cemento riciclato che abbiamo studiato per i bordi della strada, che al suo interno canalizza l’acqua. C’è l’Adaptation Park, un giardino all’italiana ripensato per poter stoccare l’acqua in eccesso, ispirandosi alle cisterne indiane. E poi Resiliency Island, la grande operazione già in cantiere destinata ad accompagnarci nei prossimi anni, parte di un sistema che proteggerà Copenaghen dall’innalzamento dell’oceano. Ben 60 nuovi ettari di paesaggio che verranno creati con terra e detriti dei cantieri cittadini, partendo dall’analisi della costa e dalla direzione dei venti, non da un disegno estetico. Siamo molto orgogliosi perché già oggi il primo tratto di diga realizzato si sta rivelando un habitat perfetto per alghe e crostacei.</p>



<p><strong>Quali sono i principali ostacoli in cui vi imbattete nel vostro lavoro di transizione green?<br></strong>Fin dai suoi esordi l’urbanistica moderna lega la pianificazione alla presenza dell’automobile, e ancora oggi si continua a prevedere troppi posti auto, il che autorizza una circolazione veicolare invasiva. Si piantano tanti alberi, ma sono troppo piccoli e spesso non sopravvivono. In generale mancano una visione complessiva della città e un modo sistemico di affrontare il progetto urbano. Le compagnie di servizi che agiscono nel sottosuolo per esempio sono tante e non si coordinano tra loro, questo genera molti lavori di scavo inutili e costi fuori controllo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="394" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/15-Intervista-Third-Nature-630x394.jpg?v=545867" alt="" class="wp-image-545867" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/15-Intervista-Third-Nature-630x394.jpg?v=545867 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/15-Intervista-Third-Nature-300x188.jpg?v=545867 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/15-Intervista-Third-Nature-768x480.jpg?v=545867 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/15-Intervista-Third-Nature-350x219.jpg?v=545867 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/15-Intervista-Third-Nature.jpg?v=545867 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">L’ex impianto di trattamento delle acque reflue Verket a Ulricehamn, in Svezia, verrà trasformato in area ricettiva dove sperimentare la connessione tra habitat e acqua. L’apertura al pubblico della prima fase è avvenuta lo scorso ottobre.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="350" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/16-Intervista-Third-Nature-630x350.jpg?v=545868" alt="" class="wp-image-545868" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/16-Intervista-Third-Nature-630x350.jpg?v=545868 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/16-Intervista-Third-Nature-300x167.jpg?v=545868 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/16-Intervista-Third-Nature-768x427.jpg?v=545868 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/16-Intervista-Third-Nature-350x195.jpg?v=545868 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/16-Intervista-Third-Nature.jpg?v=545868 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Commissionato a Third Nature dalle città di Copenaghen e Frederiksberg, il progetto The Green Spine immagina un asse pedonale e ciclabile lungo quattro chilometri immerso nel verde che collega i due centri. Grazie a un tunnel eliminerebbe il 60% del traffico veicolare.</figcaption></figure>



<p><strong>Cosa si può fare per migliorare e sveltire i processi?<br></strong>Occorre pensare più in grande. Per accelerare i tempi c’è bisogno di collaborazione tra l’amministrazione, le società di servizi, le imprese private e le comunità: dal masterplan alla realizzazione oggi passano troppi anni. Ma anche noi progettisti abbiamo delle responsabilità. Invece di puntare tutto sul gesto artistico, dovremmo soprattutto comunicare con i cittadini e fornire soluzioni ai loro problemi. Il che significa accettare come parte primaria del nostro lavoro la gestione della complessità.</p>



<p><strong>Di recente il Danish Architecture Center ha ospitato la vostra installazione sui funghi, un’altra sfaccettatura della sostenibilità.<br></strong>Sì, abbiamo dimostrato come in soli 30 metri quadrati di ‘urban farm’ – in cui si coltiva il fungo <em>Grifola Frondosa</em>, o <em>maitake</em>, usando fondi di caffè e segatura di legno – si possa produrre una quantità di nutrienti che attraverso l’allevamento di bovini comporterebbe un consumo di suolo cento volte superiore. La Danimarca ancora oggi è un paese per il 63 per cento agricolo, ma dobbiamo iniziare a farci delle domande. Con l’installazione Habitat 25 ci abbiamo provato, in collaborazione con l’urban farmer e innovatore Lasse Antoni Carlsen.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="418" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Intervista-Third-Nature-630x418.jpg?v=545856" alt="" class="wp-image-545856" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Intervista-Third-Nature-630x418.jpg?v=545856 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Intervista-Third-Nature-300x199.jpg?v=545856 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Intervista-Third-Nature-768x510.jpg?v=545856 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Intervista-Third-Nature-350x232.jpg?v=545856 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-Intervista-Third-Nature.jpg?v=545856 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">L’installazione allestita nel centro di Copenaghen dimostra il vantaggio della coltivazione verticale di funghi, in termini di risparmio di suolo. (ph. Anders Sune Berg)</figcaption></figure>



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<p><strong>Third Nature</strong>, le opere principali:</p>



<p class="wp-block-sg-block-simple-block custom-block">        <div class="gal_thumbs_sc">
            <ul>
				                    <li>
                        <a href="https://www.abitare.it/it/gallery/architettura/progetti/third-nature-le-opere-principali/" target="blank">
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                            <img loading="lazy" decoding="async" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Intervista-Third-Nature-200x150.jpg?v=545854" width="200" height="150" alt="Third Nature">
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                            <img loading="lazy" decoding="async" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Intervista-Third-Nature-200x150.jpg?v=545855" width="200" height="150" alt="Third Nature">
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        </div>

        <p></p>
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<p></p>
<hr class="wp-block-separator"><span style="color:#808080">Abitare © RIPRODUZIONE RISERVATA</span><p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/architettura/progetti/2026/05/20/third-nature-intervista/">Intervista: Third Nature</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quiete senza enfasi</title>
		<link>https://www.abitare.it/it/habitat/landascape-design/2026/05/18/erik-dhont-paesaggista-belga-studio-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[matteo.poli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 10:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Landscape design]]></category>
		<category><![CDATA[Belgio]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[paesaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.abitare.it/blog-it/2025/11/26/paesaggi-eterni/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per il paesaggista belga Erik Dhont, che l’estate scorsa ha aperto una sede a Milano, l’intervento sul territorio non deriva da gesti astratti, ma dalla comprensione delle forze che lo governano</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/habitat/landascape-design/2026/05/18/erik-dhont-paesaggista-belga-studio-milano/">Quiete senza enfasi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>«I vincoli non sono dei limiti. Sono i punti di partenza che rivelano la struttura di un luogo». Nascono da questo presupposto gli interventi misurati, capaci di intensificare lo spazio senza sovraccaricarlo, del paesaggista belga Erik Dhont. Per lui – che compone i paesaggi come successioni di luoghi con intensità diverse – soglie, aperture e tracciati calibrati costruiscono una narrazione che si dispiega camminando. Questa logica, riconoscibile tanto nei giardini residenziali quanto nei progetti pubblici, trasforma l’esperienza del luogo in un processo di scoperta graduale, scandito da variazioni di luce, densità vegetale e rapporti tra pieni e vuoti. Fondamentali nei suoi progetti sono anche la gestione dell’acqua, la rigenerazione dei suoli e il controllo della luce e dell’ombra, che informano scelte vegetali capaci di attivare dinamiche ecologiche e dalla manutenzione contenuta. «Lasciare spazio al vivente richiede un equilibrio delicato, ma resta essenziale per costruire il futuro dei nostri paesaggi». Così il contributo di Dhont sembra risiedere in una speciale capacità di concepire il paesaggio non come sfondo ma come un quadro operativo in cui la logica territoriale si traduce in un assetto capace di durare, funzionare e orientare nel tempo l’evoluzione degli spazi abitati.</p>



<p class="wp-block-sg-block-simple-block custom-block">        <div class="gal_thumbs_sc">
            <ul>
				                    <li>
                        <a href="https://www.abitare.it/it/gallery/habitat/landascape-design/erik-dhont-paesaggista-belga-studio-milano/" target="blank">
                            <img loading="lazy" decoding="async" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/01-Erik-Dhont-200x150.jpg?v=545693" width="200" height="150" alt="Erik Dhont Paesaggista Belga">
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                            <img loading="lazy" decoding="async" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Erik-Dhont-200x150.jpg?v=545694" width="200" height="150" alt="Erik Dhont Paesaggista Belga">
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                        <a href="https://www.abitare.it/it/gallery/habitat/landascape-design/erik-dhont-paesaggista-belga-studio-milano/" target="blank">
                            <img loading="lazy" decoding="async" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Erik-Dhont-200x150.jpg?v=545695" width="200" height="150" alt="Erik Dhont Paesaggista Belga">
                        </a>
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					            </ul>

            <a href="https://www.abitare.it/it/gallery/habitat/landascape-design/erik-dhont-paesaggista-belga-studio-milano/" title="Il paesaggista belga Erik Dhont" target="blank"><strong>Vai alla gallery</strong></a>

        </div>

        <p></p>
		</p>



<p>Nel Crematorium di Aalst, per esempio, minime variazioni di pendenza e zone a regime umido, progettate per gestire l’acqua e modulare la percezione, generano un’atmosfera di intensa quiete senza alcuna enfasi retorica; analogamente, nella Maroquinerie Hermès di Louviers, la trama di prati, frutteti e bacini definisce un paesaggio produttivo che ottimizza comfort climatico, vedute e connessioni interne. Anche nei contesti rurali, come la vasta proprietà di La Concepció a Minorca o il paesaggio collinare della residenza di Siena, Dhont lavora sul rapporto tra muri in pietra, dislivelli, vegetazione spontanea e percorsi, confermando la volontà di valorizzare l’ordine esistente anziché imporre un disegno formale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="473" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/09-Erik-Dhont-630x473.jpg?v=545701" alt="" class="wp-image-545701" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/09-Erik-Dhont-630x473.jpg?v=545701 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/09-Erik-Dhont-300x225.jpg?v=545701 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/09-Erik-Dhont-768x576.jpg?v=545701 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/09-Erik-Dhont-200x150.jpg?v=545701 200w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/09-Erik-Dhont-100x75.jpg?v=545701 100w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/09-Erik-Dhont-620x465.jpg?v=545701 620w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/09-Erik-Dhont-350x263.jpg?v=545701 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/09-Erik-Dhont.jpg?v=545701 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Veduta della tenuta La Concepció a Minorca, ancora in corso d’opera: qui Dhont lavora sul rapporto tra muri in pietra, dislivelli, vegetazione spontanea e percorsi. (ph. Jean-Pierre Gabriel)</figcaption></figure>



<p>La stessa misura si ritrova laddove la costruzione botanica diventa centrale. Nel giardino nel Kent, la piscina lineare si configura come un dispositivo ordinatore che organizza l’intero impianto, inserendosi in un insieme vegetale che guida lo sguardo, la luce e il ritmo della passeggiata. A Marrakech, su un terreno articolato in terrazze, specie mediterranee e nordafricane creano condizioni climatiche locali capaci di rispondere alle situazioni più estreme, mostrando quanto la vegetazione possa operare come infrastruttura e non come semplice ornamento. «I materiali portano memoria. Usarli bene significa rispettare i lunghi processi che li hanno formati», spiega il paesaggista, e lo stesso principio orienta le scelte botaniche basate su durabilità, adattabilità e coerenza con i cicli naturali.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="420" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Erik-Dhont-630x420.jpg?v=545694" alt="" class="wp-image-545694" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Erik-Dhont-630x420.jpg?v=545694 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Erik-Dhont-300x200.jpg?v=545694 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Erik-Dhont-768x512.jpg?v=545694 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Erik-Dhont-350x233.jpg?v=545694 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/02-Erik-Dhont.jpg?v=545694 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il progetto di riqualificazione di un’antica casa padronale nel Kent (2025) prende le mosse dalla riorganizzazione del terreno in pendenza, creando una passeggiata che integra la nuova piscina. (ph. Jean-Pierre Gabriel)</figcaption></figure>



<p></p>
<hr class="wp-block-separator"><span style="color:#808080">Abitare © RIPRODUZIONE RISERVATA</span><p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/habitat/landascape-design/2026/05/18/erik-dhont-paesaggista-belga-studio-milano/">Quiete senza enfasi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>A tutto benessere</title>
		<link>https://www.abitare.it/it/design/prodotti/2026/05/18/estetica-e-benessere-minipiscina-drip-treesse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Abitare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
		<category><![CDATA[piscine]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.abitare.it/blog-it/2025/11/26/equilibrio-di-stili/</guid>

					<description><![CDATA[<p>È un raffinato equilibrio tra tecnologia e design la nuova minipiscina a sfioro Drip di Treesse. Perfetta in&#38;outdoor</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si accomoda in giardino come una scultura, ma la nuova minipiscina a sfioro <em>Drip</em> di Treesse si integra con naturalezza anche negli spazi indoor. Il segno di Marc Sadler ne estende l’effetto benessere all’estetica, esprimendo un raffinato equilibrio tra tecnologia e design. Il volume compatto della vasca è definito da una pannellatura esterna, che supera il livello di gronda a marcarne la presenza monolitica, impreziosita dal tocco degli angolari metallici.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="518" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_tecnica-blu-1200-630x518.jpg?v=545617" alt="" class="wp-image-545617" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_tecnica-blu-1200-630x518.jpg?v=545617 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_tecnica-blu-1200-300x247.jpg?v=545617 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_tecnica-blu-1200-768x631.jpg?v=545617 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_tecnica-blu-1200-350x288.jpg?v=545617 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_tecnica-blu-1200.jpg?v=545617 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Le forme pure e il bordo a sfioro della minipiscina DRIP di Treesse, insieme alla tecnologia dell’idromassaggio Ghost System, offrono un’esperienza di benessere intensa e avvolgente.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="473" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_zenitale-1200-630x473.jpg?v=545618" alt="" class="wp-image-545618" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_zenitale-1200-630x473.jpg?v=545618 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_zenitale-1200-300x225.jpg?v=545618 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_zenitale-1200-768x576.jpg?v=545618 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_zenitale-1200-200x150.jpg?v=545618 200w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_zenitale-1200-100x75.jpg?v=545618 100w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_zenitale-1200-620x465.jpg?v=545618 620w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_zenitale-1200-350x263.jpg?v=545618 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/Treesse_DRIP_zenitale-1200.jpg?v=545618 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /></figure>



<p>All’interno, l’idromassaggio è un’evoluzione del sistema Ghost, brevetto esclusivo di Treesse: con <em>Drip</em> i getti amplificano la propria potenza di erogazione, offrendo un massaggio intenso e avvolgente senza interrompere la purezza delle superfici. Il progetto si completa con i nuovi cuscini ad alta stabilità, pensati per garantire maggiore comfort e allo stesso tempo contribuire a un’estetica sobria e contemporanea.</p>
<hr class="wp-block-separator"><span style="color:#808080">Abitare © RIPRODUZIONE RISERVATA</span><p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/design/prodotti/2026/05/18/estetica-e-benessere-minipiscina-drip-treesse/">A tutto benessere</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
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		<title>Origami abitabile</title>
		<link>https://www.abitare.it/it/architettura/progetti/2026/05/15/studio-forma-co-living-hudson-valley/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Abitare]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[legno]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[ville]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’entroterra di New York, i due fondatori dello studio Forma hanno realizzato durante la pandemia una residenza per le loro famiglie. Con il volume scultoreo e i generosi affacci sulla Hudson Valley, la casa è un manifesto del co-living e dell’abitare minimo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ha una presenza decisa la casa cubica realizzata dallo studio Forma a Hillsdale, tra le colline della Hudson Valley. Eppure il suo impatto sul paesaggio è sorprendentemente minimo: è una piccola opera d’arte abitabile. Esito di un laboratorio architettonico in tempi di pandemia, la residenza di Miroslava Brooks e Daniel Markiewicz – amici di lunga data e cofondatori dello studio con sedi a New York, Los Angeles e Philadelphia – prende forma nel 2020 quando i due architetti acquistano un lotto di 3,6 ettari a due ore dalla Grande Mela. Come molti durante il lockdown, sentono l’urgenza di riconnettersi con la natura. Immaginano così un rifugio da coabitare con le rispettive famiglie, immerso nei boschi lussureggianti dell’Upstate New York.</p>



<p class="wp-block-sg-block-simple-block custom-block">        <div class="gal_thumbs_sc">
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            <a href="https://www.abitare.it/it/gallery/architettura/progetti/studio-forma-co-living-hudson-valley/" title="studio Forma, un co-living nella campagna della Hudson Valley" target="blank"><strong>Vai alla gallery</strong></a>

        </div>

        <p></p>
		</p>



<p>Il sogno si trasforma però in un’odissea progettuale lunga cinque anni, fatta di sperimentazione e perseveranza. «Questa casa è stata la nostra risposta creativa ai vincoli imposti dalla realtà, che ci hanno spinti a ragionare fuori dagli schemi. Optando per un volume compatto in un contesto rurale», raccontano Brooks e Markiewicz. L’impronta a terra di soli 65 metri quadrati e uno sviluppo verticale su tre livelli hanno ridotto drasticamente le operazioni di scavo e i relativi oneri, senza sacrificare l’estetica e l’abitabilità. «Da newyorkesi sappiamo che lo spazio è una risorsa preziosa e che si possono ottenere ottimi risultati anche in un volume contenuto. Inoltre, in un momento segnato da prezzi immobiliari inaccessibili, la comproprietà ci è apparsa una scelta molto sensata», spiegano.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="418" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Residenza-New-York-studio-Forma-630x418.jpg?v=545634" alt="" class="wp-image-545634" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Residenza-New-York-studio-Forma-630x418.jpg?v=545634 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Residenza-New-York-studio-Forma-300x199.jpg?v=545634 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Residenza-New-York-studio-Forma-768x510.jpg?v=545634 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Residenza-New-York-studio-Forma-350x232.jpg?v=545634 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Residenza-New-York-studio-Forma.jpg?v=545634 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">La sagoma particolare delle finestre diventa anche nella cucina un elemento generatore di soluzioni formali per l’intero ambiente. Sedie di legno e metallo Series 7 di Arne Jacobsen, Fritz Hansen; lampadario a sospensione Rice Paper Shade, HAY. (ph. Devon Banks)</figcaption></figure>



<p>Rivestita esternamente da tavole di cedro scurito, l’abitazione – tre camere da letto ciascuna con bagno e un luminoso living a doppia altezza più cucina, per un totale di 140 metri quadrati – cambia aspetto a seconda dell’angolazione da cui la si osserva. A ovest l’allineamento delle aperture svela la scansione su tre livelli della zona notte, definendo una facciata compatta e saldamente ancorata al terreno. A est sopra al portico c’è la zona giorno. Qui la composizione si fa più dinamica e rivela soluzioni inattese. Come un origami, il cubo sembra infatti smaterializzarsi lungo le diagonali, dando vita ad aperture pentagonali in corrispondenza del portico. Lasciato al vivo, questo spazio-filtro introduce al gioco di contrasti che oppone l’involucro – dalle tonalità fredde e cupe – ai caldi e accoglienti interni, caratterizzati da superfici di legno naturale. Fra gli arredi su disegno spicca il camino incassato a parete, che da un lato funge da piano di lavoro in continuità con la cucina, dall’altro incorpora una panca con vano contenitore. E poi, aperture calibrate per inquadrare il panorama, finiture speciali – come il terrazzo grigio dei bagni – e ricercati pezzi di design: ogni dettaglio coniuga vivibilità, efficienza e flessibilità d’uso. Pur entro limiti progettuali ben definiti: una dichiarazione d’intenti che risuona anche nel nome dello studio americano.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="278" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Residenza-New-York-studio-Forma-630x278.jpg?v=545633" alt="" class="wp-image-545633" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Residenza-New-York-studio-Forma-630x278.jpg?v=545633 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Residenza-New-York-studio-Forma-300x132.jpg?v=545633 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Residenza-New-York-studio-Forma-768x339.jpg?v=545633 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Residenza-New-York-studio-Forma-350x154.jpg?v=545633 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Residenza-New-York-studio-Forma.jpg?v=545633 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Collocato davanti alla finestra del soggiorno, il camino fa da baricentro tra l’area pranzo e il living. Le viste panoramiche spaziano in ogni direzione, incorniciando le Catskills a ovest, i Berkshires a est e lo stagno adiacente alla proprietà, direttamente apprezzabile dal piano di lavoro. (ph. Devon Banks)</figcaption></figure>
<hr class="wp-block-separator"><span style="color:#808080">Abitare © RIPRODUZIONE RISERVATA</span><p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/architettura/progetti/2026/05/15/studio-forma-co-living-hudson-valley/">Origami abitabile</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
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		<title>Luce, comfort e sostenibilità</title>
		<link>https://www.abitare.it/it/architettura/progetti/2026/05/04/edificio-supersostenibile-mobilis-anderlecht/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Abitare]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[edifici direzionali]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[vetro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Flessibile e riconfigurabile, il complesso polifunzionale Mobilis ad Anderlecht ha guadagnato la certificazione Breeam Outstanding. Grazie alle scelte in materia energetica e alle facciate vetrate di AGC Glass Europe</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/architettura/progetti/2026/05/04/edificio-supersostenibile-mobilis-anderlecht/">Luce, comfort e sostenibilità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Parcheggiati in buon ordine, gli ultimi modelli automobilistici di Volkswagen, Škoda e Seat/Cupra fanno bella mostra di sé dietro le ampie vetrate di Mobilis, nel contesto urbano di Arderlecht, in Belgio. Commissionato da D’Ieteren e progettato dal team composto da XDGA, Boydens e UTIL, l’edificio polifunzionale è infatti frutto di un approccio innovativo alla progettazione degli spazi: grazie a soluzioni ingegneristiche all’avanguardia, la struttura di calcestruzzo e acciaio consente una riconfigurazione continua degli spazi che li rendono capaci di rispondere alle esigenze dei suoi utenti nel tempo. Una caratteristica sintomo di sostenibilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="354" class="wp-image-545536" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/01-AGC-MOBILIS-13-3314-1-630x354.jpg?v=545536" alt="" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/01-AGC-MOBILIS-13-3314-1-630x354.jpg?v=545536 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/01-AGC-MOBILIS-13-3314-1-300x169.jpg?v=545536 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/01-AGC-MOBILIS-13-3314-1-768x432.jpg?v=545536 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/01-AGC-MOBILIS-13-3314-1-350x197.jpg?v=545536 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/01-AGC-MOBILIS-13-3314-1.jpg?v=545536 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" />
<figcaption class="wp-element-caption">La particolare configurazione a gradini delle lastre, che alterna pannelli interni ed esterni, consente una perfetta integrazione tra struttura e involucro.</figcaption>
</figure>



<p class="wp-block-sg-block-simple-block custom-block">        <div class="gal_thumbs_sc">
            <ul>
				                    <li>
                        <a href="https://www.abitare.it/it/gallery/architettura/progetti/edificio-supersostenibile-mobilis-anderlecht/" target="blank">
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            <a href="https://www.abitare.it/it/gallery/architettura/progetti/edificio-supersostenibile-mobilis-anderlecht/" title="Edificio supersostenibile Mobilis ad Andrelecht" target="blank"><strong>Vai alla gallery</strong></a>

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        <p></p>
		</p>



<p>Ma non è l’unica: le strategie energetiche adottate – geotermia, pannelli solari, ventilazione naturale e sistemi di recupero dell’acqua piovana – concorrono a rendere Mobilis un edificio a energia neutra, tanto da meritare la certificazione Breeam Outstanding, il più alto standard in termini di sostenibilità e circolarità. Contribuisce a questo importante traguardo anche la facciata. Realizzata dall’azienda belga Polypane e dal facciatista Groven+, utilizza vetro AGC <em>Low Carbon Energy 72/38</em> incollato strutturalmente a profili in acciaio inox per creare un effetto tridimensionale ‘a fisarmonica’. Isolamento termico, trasparenza e controllo solare garantiscono comfort in tutte le stagioni a uffici, spazi di co-working, attività produttive urbane, aree fitness e ristorazione, anche loro ospiti di Mobilis.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="945" class="wp-image-545538" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/04-AGC-MOBILIS-08-2998-1-630x945.jpg?v=545538" alt="" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/04-AGC-MOBILIS-08-2998-1-630x945.jpg?v=545538 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/04-AGC-MOBILIS-08-2998-1-200x300.jpg?v=545538 200w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/04-AGC-MOBILIS-08-2998-1-768x1152.jpg?v=545538 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/04-AGC-MOBILIS-08-2998-1-300x450.jpg?v=545538 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/04-AGC-MOBILIS-08-2998-1-350x525.jpg?v=545538 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/04-AGC-MOBILIS-08-2998-1.jpg?v=545538 800w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" />
<figcaption class="wp-element-caption">Il vetro AGC Low Carbon Energy 72/38 è incollato strutturalmente a profili in acciaio inox per creare un effetto tridimensionale ‘a fisarmonica’.</figcaption>
</figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="420" class="wp-image-545540" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/06-AGC-MOBILIS-23-3352-1-630x420.jpg?v=545540" alt="" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/06-AGC-MOBILIS-23-3352-1-630x420.jpg?v=545540 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/06-AGC-MOBILIS-23-3352-1-300x200.jpg?v=545540 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/06-AGC-MOBILIS-23-3352-1-768x512.jpg?v=545540 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/06-AGC-MOBILIS-23-3352-1-350x233.jpg?v=545540 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2021/05/06-AGC-MOBILIS-23-3352-1.jpg?v=545540 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" />
<figcaption class="wp-element-caption">Il vetro AGC Low Carbon Energy 72/38 combina isolamento termico, trasparenza e controllo solare, garantendo comfort in tutte le stagioni.</figcaption>
</figure>
<hr class="wp-block-separator"><span style="color:#808080">Abitare © RIPRODUZIONE RISERVATA</span><p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/architettura/progetti/2026/05/04/edificio-supersostenibile-mobilis-anderlecht/">Luce, comfort e sostenibilità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
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		<title>Una Biennale che sussurra</title>
		<link>https://www.abitare.it/it/eventi/2026/05/01/biennale-arte-venezia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Irene Guzman]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.abitare.it/?p=545548</guid>

					<description><![CDATA[<p>Installazioni immersive e percorsi sensoriali mettono in scena la resistenza al caos contemporaneo. A Venezia, tra la Biennale d’Arte e le mostre in città</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/eventi/2026/05/01/biennale-arte-venezia/">Una Biennale che sussurra</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>È giunto il momento di ascoltare le tonalità minori, di sintonizzarsi sottovoce sui sussurri e sulle frequenze più basse</em>. Questo l’invito che ha lanciato, prima della sua improvvisa scomparsa nel maggio 2025, la curatrice camerunense Koyo Kouoh, scegliendo il titolo <em>In Minor Keys </em>per la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (9 maggio – 22 novembre 2026). Se in musica la chiave minore evoca registri intimi, melanconici e meditativi, qui diventa una metafora del rallentare il passo e affinare l’ascolto verso le molteplici voci delle pratiche culturali, artistiche e comunitarie che resistono alle logiche di dominio, colonialismo e produttività estrema. </p>



<p class="wp-block-sg-block-simple-block custom-block">        <div class="gal_thumbs_sc">
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            <a href="https://www.abitare.it/it/gallery/eventi/biennale-arte-venezia/" title="A Venezia va in scena la Biennale d’Arte" target="blank"><strong>Vai alla gallery</strong></a>

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        <p></p>
		</p>



<p>Condotta da un team distribuito su quattro continenti, questa edizione riunisce 111 tra artisti, collettivi e organizzazioni, insieme a 99 partecipazioni nazionali (di cui 7 per la prima volta). Il percorso espositivo si dispiega non per sezioni ma per immaginari che scorrono sottotraccia: altari, processioni, scuole concepite come ecosistemi, oasi dedicate al riposo spirituale. Pratiche generative orientate alla collettività, attraversate da un realismo magico che riecheggia le poetiche di Gabriel García Márquez e Toni Morrison. Proprio a loro si è ispirato lo studio Wolff Architects (Città del Capo), con un allestimento che pone al centro il potenziale trasformativo della “soglia”. Come in una jam session jazz, il pubblico è coinvolto in un’esperienza collettiva, emotiva e sensoriale, intrecciando memoria, eredità culturale e geografie relazionali. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="457" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-NABIL-NAHAS-Pavillon-Libanais-2025-Diptyque-01-630x457.jpg?v=545553" alt="" class="wp-image-545553" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-NABIL-NAHAS-Pavillon-Libanais-2025-Diptyque-01-630x457.jpg?v=545553 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-NABIL-NAHAS-Pavillon-Libanais-2025-Diptyque-01-300x218.jpg?v=545553 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-NABIL-NAHAS-Pavillon-Libanais-2025-Diptyque-01-768x557.jpg?v=545553 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-NABIL-NAHAS-Pavillon-Libanais-2025-Diptyque-01-350x254.jpg?v=545553 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/05-NABIL-NAHAS-Pavillon-Libanais-2025-Diptyque-01.jpg?v=545553 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Nabil Nahas, Don’t Get Me Wrong, 2026 Installazione, acrilico su tela, 290 cm (altezza) × 45 metri (larghezza). Dettaglio, dittico: 290 × 400 cm Photo Elie Bekhazi © Nabil Nahas / Courtesy l’artista © LVAA</figcaption></figure>



<p>Tra le opere più monumentali, c’è <em>Don’t Get Me Wrong</em> del libanese Nabil Nahas, composta da grandi pannelli in acrilico che si estendono per 45 metri lungo le Corderie dell’Arsenale. In un momento così doloroso per il suo Paese, l’artista richiama il ruolo storico del Libano come crocevia di civiltà. Luce, suono e immagini sono invece al centro dell’installazione immersiva <em>Sea of Love / Dagat ng Pag-ibig</em> del filippino Jon Cuyson, che rende omaggio alle dimensioni umana, emotiva e culturale del lavoro marittimo attraverso gli oceani del mondo. Ai Giardini, IT NEVER SSST di Miet Warlop è una scultura vivente e musicale ricreata ogni giorno nel Padiglione del Belgio, che diventa spazio energico e rituale. <em>Aeolian Suite</em> di Jenna Sutela crea, all’interno del Padiglione finlandese, un’esperienza multisensoriale, un paesaggio sonoro generato dal vento che esplora il tema del clima, tra dati meteorologici, registrazioni e suggestioni della Commedia dell’Arte. Il progetto <em>Escape Room</em> di Andreas Angelidakis per il Padiglione della Grecia, reinterpreta invece la caverna di Platone nell’epoca della post-verità: tra illusioni digitali e propaganda, mette in discussione verità, storia e identità nazionale. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="473" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Jenna-Sutela-Aeolian-Suite-Pavilion-of-Finland-630x473.jpg?v=545551" alt="" class="wp-image-545551" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Jenna-Sutela-Aeolian-Suite-Pavilion-of-Finland-630x473.jpg?v=545551 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Jenna-Sutela-Aeolian-Suite-Pavilion-of-Finland-300x225.jpg?v=545551 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Jenna-Sutela-Aeolian-Suite-Pavilion-of-Finland-768x576.jpg?v=545551 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Jenna-Sutela-Aeolian-Suite-Pavilion-of-Finland-200x150.jpg?v=545551 200w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Jenna-Sutela-Aeolian-Suite-Pavilion-of-Finland-100x75.jpg?v=545551 100w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Jenna-Sutela-Aeolian-Suite-Pavilion-of-Finland-620x465.jpg?v=545551 620w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Jenna-Sutela-Aeolian-Suite-Pavilion-of-Finland-350x263.jpg?v=545551 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/03-Jenna-Sutela-Aeolian-Suite-Pavilion-of-Finland.jpg?v=545551 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Jenna Sutela, Aeolian Suite, 2026. Work in progress. Padiglione Finlandia alla 61a Esposizione Internazionale d&#8217;Arte La Biennale di Venezia. Photo Hertta Kiiski, Courtesy Frame Contemporary Art Finland</figcaption></figure>



<p>Il calendario veneziano si arricchisce inoltre di una costellazione di mostre diffuse in tutta la città. Tra queste, <em>Helter Skelter</em> alla Fondazione Prada mette in dialogo Arthur Jafa e Richard Prince, accumunati da uno sguardo radicale sulla manipolazione delle immagini. Alle Gallerie dell’Accademia, con <em>Transforming Energy</em>, Marina Abramović intreccia la propria pratica performativa con i capolavori del Rinascimento, mentre <em>If All Time Is Eternally Present</em>, la Pier Luigi Nervi Foundation trasforma la facciata modernista di Palazzo Nervi Scattolin in uno schermo per opere in movimento di <strong>Kandis Williams, Meriem Bennani &amp; Orian Barki</strong>e<strong>Tai Shani</strong>. La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo inaugura la sua nuova sede veneziana sull&#8217;Isola di San Giacomo con <strong><em>Fanfare/Lament</em></strong>, personale dell’artista britannico Matt Copson, mentre la F<strong>ondazione Dries Van Noten</strong> apre già il 25 aprile negli spazi quattrocenteschi di Palazzo Pisani Moretta con  la mostra <em>The Only True Protest Is Beauty</em>, che esplora la bellezza come forza capace di provocare, far riflettere e generare trasformazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="473" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Study-for-an-Escape-Room-GRECIA-Andreas-Angelidakis-2025-630x473.jpg?v=545552" alt="" class="wp-image-545552" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Study-for-an-Escape-Room-GRECIA-Andreas-Angelidakis-2025-630x473.jpg?v=545552 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Study-for-an-Escape-Room-GRECIA-Andreas-Angelidakis-2025-300x225.jpg?v=545552 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Study-for-an-Escape-Room-GRECIA-Andreas-Angelidakis-2025-768x576.jpg?v=545552 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Study-for-an-Escape-Room-GRECIA-Andreas-Angelidakis-2025-200x150.jpg?v=545552 200w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Study-for-an-Escape-Room-GRECIA-Andreas-Angelidakis-2025-100x75.jpg?v=545552 100w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Study-for-an-Escape-Room-GRECIA-Andreas-Angelidakis-2025-620x465.jpg?v=545552 620w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Study-for-an-Escape-Room-GRECIA-Andreas-Angelidakis-2025-350x263.jpg?v=545552 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/05/04-Study-for-an-Escape-Room-GRECIA-Andreas-Angelidakis-2025.jpg?v=545552 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Studio per an Escape Room, Andreas Angelidakis, 2025</figcaption></figure>



<p></p>
<hr class="wp-block-separator"><span style="color:#808080">Abitare © RIPRODUZIONE RISERVATA</span><p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/eventi/2026/05/01/biennale-arte-venezia/">Una Biennale che sussurra</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
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		<item>
		<title>Futuro anteriore</title>
		<link>https://www.abitare.it/it/design/arti-visive/2026/04/29/felice-gualtieri-visioni-passato-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Abitare]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti visive]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.abitare.it/?p=544295</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rappresentano ‘un mondo che esiste, resiste e si trasforma’, mescolando passato e visioni. Sono le immagini ibride realizzate dall’artista-architetto calabrese Felice Gualtieri. Con il contributo dell’AI</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/design/arti-visive/2026/04/29/felice-gualtieri-visioni-passato-futuro/">Futuro anteriore</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>«Il modo in cui immaginiamo il mondo determina quello che la gente farà», spiega Felice Gualtieri, architetto visionario che, dopo anni passati tra Roma e Torino, ora studia, ricerca e progetta a Trebisacce, in provincia di Cosenza, non lontano dall’antica città greca di Sibari. Computational designer, artista e musicista, è tra i fondatori del gruppo Nooffice che si occupa di architettura e ricerche su post urbanesimo, new media e spazio abitato. Nel 2012 fonda anche LabOFF, laboratorio per l’architettura post urbana incentrato su territori e realtà sociali periferici. Allievo di Franco Purini, si diverte – come un Piranesi 4.0 – a giocare con l’Intelligenza Artificiale realizzando visioni distopiche di città del futuro, immagini che nel suo archivio oggi ammontano a più di 250mila.</p>



<p class="wp-block-sg-block-simple-block custom-block">        <div class="gal_thumbs_sc">
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                            <img loading="lazy" decoding="async" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/02-Felice-Gualtieri-200x150.jpg?v=545141" width="200" height="150" alt="Felice Gualtieri, Visioni Tra Passato E Futuro">
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            <a href="https://www.abitare.it/it/gallery/design/arti-visive/felice-gualtieri-visioni-passato-futuro/" title="Felice Gualtieri, visioni tra passato e futuro" target="blank"><strong>Vai alla gallery</strong></a>

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<p>«Monumenti, città e strutture un tempo erano sempre frutto di saperi condivisi, tradizioni anonime o corporazioni, piuttosto che di soggetti autoriali. La figura dell’‘architetto genio’ si consolida nel Rinascimento con Leon Battista Alberti e con la separazione tra disegno e costruzione. Ma poi da Barthes a Foucault, da Superstudio ad Archigram, si è iniziato a cercare una progettazione più collettiva e relazionale, tornando in qualche modo al passato. Ciò che oggi chiamiamo ‘progetto’ è spesso il risultato di processi distribui­ti», spiega con passione. «L’AI, che non è altro che uno strumento di computazione avanzata, accelera questa tendenza, introducendo modalità generative, predittive e relazionali che ridefiniscono l’atto stesso del progettare. Per realizzare le immagini uso Midjourney, un software di intelligenza artificiale, e un programma di postproduzione. L’interazione avviene attraverso prompt, cui aggiungo reference iconografiche».</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="475" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/06-Felice-Gualtieri-630x475.jpg?v=545145" alt="" class="wp-image-545145" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/06-Felice-Gualtieri-630x475.jpg?v=545145 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/06-Felice-Gualtieri-300x225.jpg?v=545145 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/06-Felice-Gualtieri-768x579.jpg?v=545145 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/06-Felice-Gualtieri-200x150.jpg?v=545145 200w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/06-Felice-Gualtieri-100x75.jpg?v=545145 100w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/06-Felice-Gualtieri-350x264.jpg?v=545145 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/06-Felice-Gualtieri.jpg?v=545145 1200w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">semantics.2025 – ni.c.2.1 [time], parte di una serie che si basa su disegni a china fatti a mano da Gualtieri, ibridati con l’AI.</figcaption></figure>



<p>Nel 2013 Gualtieri torna nella Magna Grecia ionica: mentre molti suoi colleghi partono per l’estero, lui si ritrova in una provincia sperduta, non propriamente il centro di ricerca dell’architettura contemporanea. Inizia a scrivere libri, in tempi pre-Covid – quindi con grande anticipo – immagina studi di progettazione digitali da remoto, dando vita a un ufficio diffuso insieme a colleghi da tutta Italia. «La ricerca informatica è stata sempre alla base dei miei studi applicati all’architettura, mi sono sempre interessato al Bim, Building Information Modeling, unendo la programmazione all’architettura. Poco alla volta ho cominciato a progettare non più per linee, ma per stringhe di codice».</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="474" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/04-Felice-Gualtieri-630x474.jpg?v=545143" alt="" class="wp-image-545143" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/04-Felice-Gualtieri-630x474.jpg?v=545143 630w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/04-Felice-Gualtieri-300x225.jpg?v=545143 300w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/04-Felice-Gualtieri-768x578.jpg?v=545143 768w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/04-Felice-Gualtieri-200x150.jpg?v=545143 200w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/04-Felice-Gualtieri-100x75.jpg?v=545143 100w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/04-Felice-Gualtieri-620x465.jpg?v=545143 620w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/04-Felice-Gualtieri-350x263.jpg?v=545143 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2026/04/04-Felice-Gualtieri.jpg?v=545143 1186w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gli edifici diventano organismi: architecture.2025 – na.6 [time].metamorphosis fa parte di una serie metamorfico-animale.</figcaption></figure>



<p>Autore di <em>Earth System. Contromigrazioni e arte del sé</em> (Meltemi, 2018), un testo incentrato sui rapporti tra urbanesimo e tecnologie digitali, Gualtieri partecipa a convegni e tiene lezioni all’università. Le sue opere sono state esposte a Venezia al Padiglione Italia nel corso della Biennale di Architettura 2025. «Sono immagini che parlano di un tempo non lineare, ma ciclico. Usando l’Intelligenza Artificiale riesco a mettere il futuro nel passato, e viceversa», conclude. «Credo che progettare non sia più disegnare per qualcuno o qualcosa, ma inserirsi organicamente in un sistema già in atto. Prendere parte a un mondo che esiste, resiste e si trasforma. Il futuro del progetto non è né umano né artificiale. È ibrido».</p>
<hr class="wp-block-separator"><span style="color:#808080">Abitare © RIPRODUZIONE RISERVATA</span><p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/design/arti-visive/2026/04/29/felice-gualtieri-visioni-passato-futuro/">Futuro anteriore</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
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		<title>Abitare 654</title>
		<link>https://www.abitare.it/it/in-edicola/2026/04/28/abitare-654-edicola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Abitare]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In edicola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.abitare.it/blog-it/2025/11/26/in-copertina-4/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Edifici e interni che rispettano l’ambiente, arredi, serramenti e climatizzatori ecologici. Intervista ai maestri danesi della transizione urbana Third Nature. Abitare è in edicola dal 29 aprile</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/in-edicola/2026/04/28/abitare-654-edicola/">Abitare 654</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il nuovo numero di <strong><em>Abitare</em> è in edicola da domani 29 aprile</strong>.</p>



<p>In evidenza, il nuovo campus della Johns Hopkins University di <strong>BIG</strong>, una cascata di volumi trasparenti e sostenibili; i cambi di scala degli architetti messicani <strong>Lanza Atelier</strong>; il Padiglione Centrale della Biennale di Venezia riletto dallo <strong>studio Labics</strong>, il profilo di <strong>Felipe Sanguinetti</strong>, filmmaker per marchi del lusso e del design.</p>



<p>Tra le case, la residenza sul lago Wanaka, in Nuova Zelanda, di <strong>Fearon Hay</strong>, che costruiscono il rapporto con il paesaggio attraverso filtri di diversi materiali e un assetto flessibile, capace di adattarsi al clima; la dimora circolare energeticamente autonoma di <strong>Fernanda Canales</strong> a tre ore da Città del Messico; le geometrie inedite di <strong>Tadao Ando</strong> per una piccola abitazione con atelier nel cuore del Giappone. </p>



<p>Nel dossier, gli <strong>arredi di ultima generazione</strong> tra ricerca estetica e logiche sostenibili, porte e finestre, i climatizzatori a risparmio enegetico.</p>



<p>Puoi scoprire Abitare attraverso <strong><a href="https://www.abitare.it/it/free-digital-edition/2026/04/28/preview-abitare-654" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PREVIEW</a></strong>, un’anteprima digitale gratuita che contiene diverse pagine della rivista.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><a href="https://www.abitare.it/it/free-digital-edition/2026/04/28/preview-abitare-654" target="_blank" rel=" noreferrer noopener"><img loading="lazy" decoding="async" width="350" height="479" src="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2025/11/654-cover-prw-350.jpg?v=545374" alt="" class="wp-image-545374" srcset="https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2025/11/654-cover-prw-350.jpg?v=545374 350w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2025/11/654-cover-prw-350-219x300.jpg?v=545374 219w, https://static2.abitare.it/wp-content/uploads/2025/11/654-cover-prw-350-300x411.jpg?v=545374 300w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a></figure>
</div>


<p><strong>I contenuti del numero 654</strong></p>



<p><strong>COVER STORY<br>Into the Wild<br></strong><em>di Luca Trombetta, foto di Biddi Rowley<br></em>Sul lago Wanaka, in Nuova Zelanda, una casa di Fearon Hay Architects ispirata alle capanne rurali costruisce il rapporto con il paesaggio attraverso filtri di diversi materiali e un assetto flessibile, capace di adattarsi al clima</p>



<p><strong>PROGETTI<br>Villaggio informale<br></strong><em>di Luca Maria Francesco Fabris, foto di Laurian Ghinitoiu<br></em>Da poco inaugurato a Baltimora, il Bloomberg Student Center amplia il campus della Johns Hopkins University con spazi non accademici al servizio degli studenti e della comunità. Lo studio BIG l’ha concepito come una cascata di volumi trasparenti e sostenibili</p>



<p><strong>Lanza Atelier<br></strong><em>servizio di Paola Carimati<br></em>A Città del Messico, gli architetti Isabel Abascal e Alessandro Arienzo allenano l’immaginazione giocando con i cambi di scala. Ma soprattutto mescolando culture</p>



<p><strong>Il tempio dell’arte<br></strong><em>di Sara Banti<br></em>Dopo Palazzo dei Diamanti a Ferrara e il mercato di Traiano a Roma, lo studio Labics rilegge un altro palcoscenico della cultura italiana: il Padiglione Centrale della Biennale di Venezia</p>



<p><strong>Natura in quota</strong><br><em>di Laura Bianchi<br></em>Che siano giardini pensili, percorsi tra grattacieli o semplicemente tetti e scalinate i paesaggi dello studio TROP: terrains + open space generano un equilibrio inedito tra verde e struttura. Scenografici innesti lussureggianti pensati per le aree urbane asiatiche</p>



<p><strong>Felipe Sanguinetti<br></strong><em>di Francesca Esposito<br></em>Lo sbarco in Europa dall’Argentina, una parentesi bohémienne a Parigi e un’esperienza da fotografo. Poi il successo come filmmaker, per marchi del lusso e del design</p>



<p><strong>Tra le onde di Nervi<br></strong><em>di Sara Banti<br></em>A Milano un edificio degli anni Cinquanta firmato da importanti maestri del Moderno viene recuperato. L’intervento – dello studio Park per DomoMedia – consolida una tendenza in atto: valorizzare la qualità del patrimonio per tutelare l’identità delle città. Anche in assenza del vincolo storico-artistico</p>



<p><strong>L’INTERVISTA<br>Third Nature<br></strong><em>di Sara Banti<br></em>«Invece di puntare sul gesto artistico, dovremmo comunicare con i cittadini e risolvere i loro problemi. Il che significa accettare come parte primaria del nostro lavoro la gestione della complessità»</p>



<p><strong>INTERIORS<br>Il cerchio magico<br></strong><em>di Giuseppe Santonocito, foto Rafael Gamo, Camila Cossio<br></em>A tre ore da Città del Messico, in un contesto climatico estremo, Fernanda Canales progetta un dispositivo geometrico energeticamente autonomo dalla doppia vocazione. Di giorno guarda alla montagna e al vulcano, di notte fa della corte interna uno spazio meditativo</p>



<p><strong>Smart Ideas<br></strong><em>di Chiara Maranzana<br></em>Soluzioni sorprendenti e funzionali per piccoli spazi</p>



<p><strong>Fil rouge<br></strong><em>di Maria Chiara Virgili, foto di Nathalie Krag<br></em>Un appartamento nel centro di Firenze fa riemergere le tracce del tempo e le trasforma in elemento decorativo. Alla regia del progetto lo studio Q-bic, autore di un singolare dialogo tra forma, materia e colore</p>



<p><strong>Materioteca<br></strong><em>a cura di Francesca Tagliabue<br></em>Intonaci délabré, cementine e rivestimenti effetto ‘metallo liquido’ aggiungono agli interni un carattere materico dal sapore vissuto</p>



<p><strong>Geometrie inedite<br></strong><em>di Leonardo Lella, foto Shigeo Ogawa<br></em>Immersa in un bosco a Nagano, nel cuore del Giappone, una piccola abitazione con atelier vede Tadao Ando abbandonare il cemento per il legno. Con cui crea sinuosi spazi ambienti contemplativi</p>



<p><strong>DESIGN<br>Business Story<br></strong><em>di Luisa Castiglioni</em><br>Una storia lunga oltre 130 anni, un catalogo ricco di icone e nuove collaborazioni che puntano a lanciare i classici di domani. Dal midollino alle ­­­­­­fibre hi-tech, la quarta generazione di Bonacina proietta nel futuro il suo savoir faire</p>



<p><strong>Dossier Eco-design<br></strong><em>a cura di Francesca Tagliabue<br></em>Il design di ultima generazione calibra ricerca estetica e logiche sostenibilibili.<br>Con materiali naturali, elementi riciclati e riciclabili, e legni certificati</p>



<p><strong>Dossier Serramenti<br></strong><em>a cura di Francesca Tagliabue<br></em>Concealed doors, architectural passages seamlessly integrated into interior design, and large glass surfaces that maximise the amount of daylight flooding in</p>



<p><strong>Dossier Climatizzatori<br></strong><em>a cura di Francesca Tagliabue<br></em>Risparmio energetico, emissioni sonore ridotte e un’estetica minimal pensata per dialogare con ogni stile</p>
<hr class="wp-block-separator"><span style="color:#808080">Abitare © RIPRODUZIONE RISERVATA</span><p>L'articolo <a href="https://www.abitare.it/it/in-edicola/2026/04/28/abitare-654-edicola/">Abitare 654</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.abitare.it/it/">Abitare</a>.</p>
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