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	<title>ACTA in rete</title>
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	<description>Associazione di freelance</description>
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	<title>ACTA in rete</title>
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		<title>12 giugno, sciopero generale della cultura: Redacta c’è</title>
		<link>https://www.actainrete.it/2026/06/04/12-giugno-sciopero-generale-della-cultura-redacta-ce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redacta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 09:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[piattaforma]]></category>
		<category><![CDATA[redacta]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero generale della cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sebben che siam freelance, paura non abbiamo, anche noi scioperiamo Per oltre un anno come Redacta abbiamo lavorato – insieme ad associazioni, sigle e sindacati – a una piattaforma trasversale per uno sciopero dei settori culturali e creativi. Convocate da Mi riconosci?, ci siamo incontrate, online e di persona, per discutere dei problemi comuni ed [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it/2026/06/04/12-giugno-sciopero-generale-della-cultura-redacta-ce/">12 giugno, sciopero generale della cultura: Redacta c’è</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it">ACTA in rete</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="ttr_start"></div><h3><i><span style="font-weight: 400;">Sebben che siam freelance, paura non abbiamo, anche noi scioperiamo</span></i></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Per oltre un anno come Redacta abbiamo lavorato – insieme ad associazioni, sigle e sindacati – a una </span><b>piattaforma trasversale per uno sciopero dei settori culturali e creativi</b><span style="font-weight: 400;">. Convocate da </span><i><span style="font-weight: 400;">Mi riconosci?</span></i><span style="font-weight: 400;">, ci siamo incontrate, online e di persona, per discutere dei problemi comuni ed elaborare rivendicazioni e proposte. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Siamo lavoratrici di tanti settori diversi della cultura e della creatività, con infiniti inquadramenti ma quello che ci unisce è molto più forte: la </span><b>consapevolezza</b><span style="font-weight: 400;"> che i nostri sono lavori esattamente come gli altri. </span><b>Sono lavori</b><span style="font-weight: 400;"> e come tali vanno retribuiti, rispettati, tutelati.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Lo sciopero è lo strumento di ricomposizione politica e di rivendicazione sindacale che mette in fila le nostre istanze e le nostre proposte; perché siamo stanche di sentirci dire che siamo fortunate, che lavorare per passione è come non lavorare proprio, e sulla base di questa retorica vederci negate le basilari e complementari forme di riconoscimento – culturale, economico, politico. </span></p>
<h3><b>Siamo lavoratrici e lavoratori, il nostro riconoscimento passa da inquadramenti contrattuali corretti, compensi dignitosi, contratti equi, diritti, un welfare universale, il rispetto della salute psicofisica, un’economia che supporti la cultura.<br />
</b><b>Venerdì 12 giugno scioperiamo per tutto questo.</b></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Con le </span><a href="https://www.miriconosci.it/dodici-giugno-sciopero-cultura/"><span style="font-weight: 400;">proclamazioni dei sindacati</span></a><span style="font-weight: 400;"> FP CGIL, Nidil CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS lavoro privato, CLAP e USI cts scioperano tutti gli ambiti dei settori creativi e culturali. E noi, insieme ad altre sigle, aderiamo all’appello.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Come scioperiamo noi freelance? </span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Storicamente, il diritto di sciopero appartiene al lavoro dipendente: è un diritto costituzionale garantito dall’art. 40, che consente a chi lavora di astenersi dal lavoro in modo collettivo per tutelare i propri interessi. Ma tutto il lavoro, anche se non subordinato, gode comunque della libertà di associazione, e nello specifico di quella sindacale.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Insomma, se vi state chiedendo se, da lavoratrici autonome, potete scioperare, </span><b>la risposta è sì</b><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Ok, ma come si fa? </span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">L’“immaginazione al potere”, dicevano negli anni Settanta. “L’immaginazione ha il potere”, diciamo noi da qualche tempo. Per esempio, quello di inventare nuove forme di lotta.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Le possibilità sono molte, si può:</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">– </span><b>scendere in piazza</b><span style="font-weight: 400;"> e partecipare alle </span><b>manifestazioni </b><span style="font-weight: 400;">che si terranno il 12 giugno in diverse città d’Italia;<br />
</span><b>– non aprire nuovi progetti</b>;<br />
<b>– non fare call</b><span style="font-weight: 400;">;<br />
</span><b>– non lavorare su progetti già aperti</b>;<br />
<b>– </b>impostare una <b>mail di risposta automatica</b> per segnalare che non lavorate perché aderite allo sciopero e perché lo fate. Ecco un esempio:</p>
<blockquote><p><em><span style="font-weight: 400;">Buongiorno,</span> <span style="font-weight: 400;">anche io oggi, insieme a tante altre lavoratrici e lavoratori, aderisco allo sciopero generale della cultura, perché come chiunque lavora in questo Paese pretendo:<br />
</span><span style="font-weight: 400;">riconoscimento,<br />
</span>un salario dignitoso,</em><br />
<em>la tutela della mia salute psicofisica,</em><br />
<em><span style="font-weight: 400;">un welfare universale che mi protegga con misure di sostegno al reddito,<br />
alla genitorialità e una pensione sicura,<br />
</span><span style="font-weight: 400;">uno Stato che investa in cultura e non in armi.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Sono richieste minime, per diritti e tutele che ancora non abbiamo.</span> <span style="font-weight: 400;">Speriamo che anche tu stia dalla nostra parte.</span> <span style="font-weight: 400;">Se vuoi maggiori informazioni sullo sciopero, trovi </span><a href="https://www.miriconosci.it/dodici-giugno-sciopero-cultura/"><span style="font-weight: 400;">qui</span></a><span style="font-weight: 400;"> le ragioni della proclamazione e </span><a href="https://drive.google.com/file/d/1HhEO5RTD21WPC99RgG4japtZ1TodKt20/view"><span style="font-weight: 400;">qui </span></a><span style="font-weight: 400;">l’indizione.</span></em></p></blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">– Non da ultimo, impostare soltanto un messaggio di firma in calce alle mail che rimanda alle motivazioni dello sciopero. </span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Che cosa contiene la piattaforma?<br />
</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La cultura non è petrolio, non è una risorsa naturale da estrarre, ma il risultato del lavoro quotidiano di migliaia di persone che la producono, la tutelano, la trasmettono e la rendono accessibile. Eppure chi lavora nel settore culturale e creativo vive spesso condizioni di precarietà, bassi salari, scarse tutele e frammentazione contrattuale, magari con contributi versati in casse diverse. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La necessità di uno sciopero ampio e condiviso nasce dall’urgenza di riconoscere la trasversalità dei problemi che affliggono i nostri settori, superando le differenze di inquadramento. Lo sciopero è proclamato per denunciarli e, allo stesso tempo, proporre una </span><a href="https://drive.google.com/file/d/1HhEO5RTD21WPC99RgG4japtZ1TodKt20/view"><span style="font-weight: 400;">piattaforma</span></a><span style="font-weight: 400;"> comune. Vi presentiamo sinteticamente i 5 punti che la compongono, mettendo in luce gli aspetti che più ci riguardano. </span></p>
<h2><b>1. Riconoscimento e dignità del lavoro culturale</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Il primo obiettivo è affermare che </span><b>il lavoro culturale è lavoro</b><span style="font-weight: 400;"> a tutti gli effetti e deve essere riconosciuto come tale. Occorre regolamentare tutte le professioni del settore e contrastare la convinzione che si tratti di attività svolte per passione o vocazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per raggiungere il riconoscimento del lavoro creativo e culturale è necessario, tra le altre cose, contrastare l’abuso di volontariato e stage, impedendo che queste forme sostituiscano il lavoro correttamente retribuito, monitorare i datori che ricorrono alle </span><b>false partite IVA</b><span style="font-weight: 400;"> e </span><b>ampliare i diritti del lavoro autonomo</b><span style="font-weight: 400;">.</span><span style="font-weight: 400;"> A queste si uniscono rivendicazioni specifiche degli altri settori coinvolti.</span></p>
<h2><b>2. Retribuzione e lavoro dignitosi</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La qualità e la complessità delle competenze richieste nel settore culturale non trovano riscontro nei salari e nelle condizioni contrattuali effettive. Molti lavoratori e lavoratrici sono sottoinquadrati, impiegati con contratti inadeguati o retribuiti in misura insufficiente per condurre una vita dignitosa.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Per questo è necessario introdurre un </span><b>salario minimo legale </b><span style="font-weight: 400;">e garantire che il lavoro precario non venga utilizzato come strumento per comprimere il costo del lavoro: i costi della flessibilità non devono ricadere sulle lavoratrici, per questo </span><b>il lavoro autonomo, atipico e parasubordinato deve avere retribuzioni lorde maggiori rispetto a quelle dei dipendenti</b><span style="font-weight: 400;">, retribuzioni che compensino la discontinuità lavorativa e le minori tutele e allo stesso tempo disincentivino il ricorso senza controllo a forme contrattuali non adeguate. </span></p>
<h2><b>3. Rispetto della salute psicofisica</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Le condizioni di precarietà, la competizione permanente, le discriminazioni e la mancanza di tutele producono conseguenze profonde sulla salute mentale e fisica di chi lavora nella cultura. È necessario garantire la </span><b>sicurezza nei luoghi di lavoro</b><span style="font-weight: 400;"> e di formazione, rafforzare i controlli e la prevenzione, monitorare i rischi da stress lavoro-correlato, </span><b>contrastare ogni forma di molestia, discriminazione e violenza</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h2><b>4. Welfare universale</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La precarietà strutturale che caratterizza gran parte del lavoro culturale rende indispensabile un sistema di welfare capace di garantire </span><b>continuità di reddito e protezione sociale a tutte e tutti</b><span style="font-weight: 400;">, indipendentemente dalle forme contrattuali.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Occorre introdurre strumenti efficaci di sostegno al reddito, nella prospettiva di un reddito universale di base. Bisogna inoltre estendere le tutele legate alla genitorialità, garantire il diritto all’indennità di malattia e infortunio per tutte e tutti e una pensione dignitosa, costruendo un sistema previdenziale solido, che non penalizzi chi ha carriere frammentate e versa in casse diverse.</span></p>
<h2><b>5. Contro l’economia del riarmo e l’art-washing</b></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La crescita della spesa militare e la riduzione delle risorse per cultura e welfare sono due facce di un modello economico che respingiamo. In questo contesto, le istituzioni culturali rischiano di diventare strumenti di legittimazione politica di guerre, occupazioni e pratiche coloniali. Noi rifiutiamo questo art-washing e difendiamo il diritto a esprimere dissenso e a organizzarsi collettivamente.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Un’occasione per parlarne dal vivo</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Una tappa a cui Redacta sarà presente è a Bologna, sabato 6 giugno alle 18.00, presso RitmoLento (Via San Donato 149), ma vi invitiamo a controllare la pagina Instagram di </span><i><span style="font-weight: 400;">Mi Riconosci?</span></i><span style="font-weight: 400;"> per le altre date in altre città e le piazze convocate. </span></p>
<h2></h2>
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			</item>
		<item>
		<title>PRIMA ERO NECESSARIO, ORA SONO UN BENE DI LUSSO. CHE POCHI ACQUISTANO.</title>
		<link>https://www.actainrete.it/2026/06/03/prima-ero-necessario-ora-sono-un-bene-di-lusso-che-pochi-acquistano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ACTA Ricerche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 15:20:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca ACTA su IA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>X.X. fa l’animatore 2D frame by frame da un decennio. Desidera mantenere l’anonimato… e leggendo questo post capirete perché. D. Qual è l&#8217;impatto dell&#8217;IA sul tuo lavoro? F. Ad oggi l&#8217;IA non ha impattato tecnicamente sul mio lavoro -non esiste ancora un modo per replicare professionalmente la tecnica dell’animazione frame by frame. Però l&#8217;impatto sul [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="ttr_start"></div><h2><strong>X.X. fa l’animatore 2D frame by frame da un decennio. Desidera mantenere l’anonimato… e leggendo questo post capirete perché.</strong></h2>
<p><em><strong>D.</strong> Qual è l&#8217;impatto dell&#8217;IA sul tuo lavoro?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Ad oggi l&#8217;IA non ha impattato tecnicamente sul mio lavoro -non esiste ancora un modo per replicare professionalmente la tecnica dell’animazione frame by frame.<br />
Però l&#8217;impatto sul numero di richieste lo sto sentendo tantissimo.</p>
<p>La maggior parte degli studi di animazione che prima mi davano lavoro ora stanno ricevendo dai loro clienti richieste di prodotti molto più veloci o addirittura in pieno “stile IA” per sentirsi al passo con i tempi.<br />
Quindi, al di là del fatto che la tecnica che uso ad oggi non è replicabile, il cliente finale, sapendo che esistono alternative più rapide, può optare per quelle.<br />
Se prima il mio lavoro era quasi necessario adesso è diventato un bene di lusso.<br />
Mi sento un po&#8217; la boutique di Chanel accanto al supermercato.<br />
E non mi sono mai voluto sentire così! Non volevo sentirmi così costoso agli occhi di un cliente. Però la realtà è questa: di fronte a un prodotto fatto con l&#8217;IA che veicola il messaggio con una qualità accettabile, e che esteticamente per il pubblico di massa funziona, il cliente si accontenta pur di risparmiare sulla produzione.<br />
Sto continuando a lavorare solo perché ci sono ancora studi che danno molto valore al fatto a mano.<br />
Però, per farvi una percentuale banale: prima il mio fatturato era composto per il 30% da progetti importanti, di clienti o studi che tenevano molto alla qualità artigianale, e per il 70% da lavori minori, animazioni semplici che puntano solo al messaggio e non alla autorialità del prodotto.<br />
Quel 70% mi sta venendo a mancare quasi completamente.<br />
Mi rimane solo il segmento d&#8217;élite, che però è sempre stata la fetta più piccola del fatturato.</p>
<p>Inoltre ho notato che anche in alcuni lavori importanti, ci sono fasi di lavoro che sono state sostituite dall’IA.<br />
A volte mi arrivano illustrazioni e storyboard fatti con l&#8217;IA, e io devo animarli. Il mio lavoro non cambia, ma lo studio ha già risparmiato molto in tempo e risorse. E non sono sicuro che si sia fatto pagare di meno dal cliente finale…</p>
<p><em><strong>D.</strong> Sei convinto che gli studi ci guadagnino, senza che i committenti chiedano riduzioni di prezzo?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Credo di Sì! Normalmente un cliente porta allo studio uno script e chiede un video: si fida del portfolio, dello showreel, e non entra nel merito di come vengono realizzate le fasi intermedie, lo storyboard, le illustrazioni, non viene quasi mai esplicitato come sono stati prodotti né da chi. Noi freelance spesso non siamo nemmeno accreditati.<br />
Di conseguenza non credo che il cliente si interessi di sapere se il PDF dello storyboard è stato fatto con l&#8217;IA o meno. Il preventivo credo resti lo stesso.<br />
E capisco quindi quanto faccia gola a uno studio pagare solo le persone strettamente indispensabili e fare il resto con dei prompt.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Puoi spiegarci meglio cosa significa lavorare frame by frame?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Significa fare animazione 2D in modo tradizionale. 12 disegni al secondo come si faceva una volta, prima su carta, ora in digitale, ma la tecnica è la stessa.<br />
L&#8217;IA e le tecniche più automatizzate nel mondo dell&#8217;animazione consistono invece nel prendere un disegno già fatto e spostarlo per simularne il movimento, ma questo limita i movimenti e spesso l’oggetto o il personaggio, perdono consistenza durante il movimento.<br />
Quando un cliente mi chiama è perché ha bisogno di movimenti che l&#8217;IA o i software automatizzati non riescono ancora a calcolare. Almeno a oggi.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Quanto il cliente percepisce questa differenza? Chi è il cliente che cerca ancora questa qualità?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Provo con un esempio semplice. Se ho bisogno di un tavolo da pranzo e mi interessa solo la sua funzionalità, un tavolo Ikea andrà benissimo. Se invece sono una persona che dà valore all&#8217;artigianato vorrò un tavolo intagliato a mano, da un artigiano specifico, con materiali particolari e dalle misure perfette per il mio soggiorno… la funzionalità non cambia, ma cambia il valore intrinseco che attribuisco all&#8217;oggetto. Nei prodotti video è la stessa cosa.<br />
Quando vedo un cliente il cui unico obiettivo è mandare un messaggio diretto, e di fronte a vari stili e tecniche punta solo al risparmio, quello è il cliente che vuole solo il tavolo Ikea.<br />
Fino a due anni fa, anche quel tipo di richiesta ero io a farla, magari semplificando o riducendo il lavoro. Oggi invece possono farselo da soli, accontentandosi magari di un prodotto mediocre, ma estremamente economico.<br />
A me rimane solo il lavoro dell&#8217;artigiano, che va bene, mi rende orgoglioso, ma non è abbastanza per coprire il fatturato annuo. I clienti che vogliono il tavolo intagliato sono uno su dieci, se non meno.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Come pensi di attrezzarti rispetto a questo cambiamento?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Ho un paio di idee. La prima è staccarmi il più possibile dal lavoro commissionato e intraprendere una strada più indipendente: producendo i miei progetti personali e cercando di venderli direttamente al cliente finale. Devo trasformare tutto questo tempo libero in un investimento. Diventare, se vogliamo, più artista che artigiano.<br />
L&#8217;IA non riesco ad abbracciarla, e non solo per questioni etiche o ambientali. Per come lavoro io, in tradizionale, a oggi non mi può aiutare in nessun modo. Reinventarmi da zero adesso mi spaventa molto di più che fare l&#8217;imprenditore creativo indipendente. Non so se l&#8217;anno prossimo sarà peggio di questo, e quello dopo ancora peggio. Probabilmente saremo tutti costretti a rivedere le nostre posizioni. Spero di no.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Dal punto di vista dei diritti d&#8217;autore, ti preoccupa che l&#8217;IA possa &#8220;rubarti&#8221; le qualità che hai messo in rete?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Onestamente no, non mi ha mai preoccupato. Il ragazzino che ti copia spudoratamente è sempre esistito. Il fatto che lo faccia una macchina non cambia molto per me. Il valore intrinseco di un&#8217;opera sta nell&#8217;originalità, e io cerco il cliente che ci tiene che sia un Gucci originale, non la replica. Torniamo sempre lì: non è solo il risultato finale, è il valore del chi e del come. E secondo me è quello il futuro che ci aspetta, di fronte a un&#8217;IA sempre più “competente”</p>
<p><em><strong>D.</strong> La chiave è diventare autori riconoscibili, trovare un mercato che apprezzi questo.</em></p>
<p><strong>F.</strong> Sì, anche se mi rendo conto che questa strada è percorribile da pochissime persone.<br />
Mi dispiace molto, perché ho tantissimi colleghi che rispetto e che sono felicissimi di stare all&#8217;interno di una produzione a catena di montaggio, senza chissà quale ambizione autoriale.<br />
Fino a ieri era una scelta rispettabilissima. Oggi invece mi sembra che non basti più: potresti essere sostituito dall’IA.<br />
E statisticamente in pochi (forse uno su cento) riescono a fare questo grande passo da lavoratore ad autore.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Ci sarà quindi un ridimensionamento notevole del lavoro nel settore.</em></p>
<p><strong>F.</strong> Sì. Viviamo in una società in cui il risultato finale è quello che conta, mentre il chi e il come conta sempre meno. Gli stessi guru dell&#8217;IA promuovono questo atteggiamento: il messaggio è sempre &#8220;puoi ottenere questo risultato in pochissimo tempo, senza tutto quel percorso che facevi prima&#8221;, come se il viaggio per arrivarci fosse solo una perdita di tempo. E questo è, secondo me, la cosa più grave anche per le generazioni future.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Questa evoluzione danneggia di più i freelance o i dipendenti?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Nell&#8217;immediato i freelance, sul lungo termine i dipendenti. Noi freelance vediamo subito il cambiamento, perché abbiamo un confronto diretto col cliente che ci dice che l&#8217;IA è uno strumento che approva e che vuole utilizzare. Però siamo liberi di andare a cercare gli studi e i clienti che valorizzano ancora il fatto a mano. Il dipendente invece, nell&#8217;immediato, viene tenuto perchè sotto contratto o perchè si sta cercando all’interno dello studio come adattare la sua figura al nuovo mercato… ma quando verrà eliminato dalla pipeline, senza esperienza nel mondo del freelancing, si ritroverà davvero in difficoltà.<br />
Noi freelance siamo abituati a reagire, a cercare il lavoro giusto per le nostre skill. Il dipendente esegue quello che gli viene chiesto, e se il capo un giorno decide che non ha più bisogno di lui, non so con quanta facilità riuscirà a rimettersi in piedi. Sono più preoccupato per loro che per i miei colleghi freelance; siamo sempre stati un po&#8217; dei pirati, abituati ad arrangiarci.</p>
<p><em><strong>D.</strong> C&#8217;è spazio anche per qualcuno che, usando l&#8217;IA, fa il prodotto completo per il cliente piccolo?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Avranno sicuramente un loro mercato. Però, per quanto posso osservare, tutte le persone arrivate a un certo livello di esperienza e qualità non riescono a utilizzare l&#8217;IA o non ci vedono niente di attraente. Chi la usa è perché non ha ancora abbastanza esperienza, o non ha voglia di imparare, o ha quello che si chiama una skill issue, non sa fare una cosa e invece di pagare un collega specializzato, la compensa con l&#8217;IA. Mi sembra abbastanza palese che chi la usa è perché non ha mai avuto la passione o la voglia di arrivare a una certa qualità con le proprie forze. Non ho mai sentito nessuno con dieci anni di esperienza dire &#8220;finalmente con l&#8217;IA non devo più fare tutto quello che ho imparato&#8221;. Sono sempre persone che non ci sono ancora arrivate a quel livello, e la usano per compensare. Questo si riflette anche sui clienti.</p>
<p><em><strong>D.</strong> In altri lavori ci sono parti routinarie che si affidano all&#8217;IA senza per questo fare tutto con l&#8217;IA. Accade anche nel tuo caso?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Come ho detto prima nell’animazione 2D frame by frame, siamo ancora lontani da risultati accettabili, ma per quanto riguarda l’illustrazione l’impatto è già concreto.<br />
Vi faccio un esempio.<br />
Questa è un&#8217;illustrazione che ho fatto sotto commissione, colorata in modo molto semplice e con luci e ombre appena abbozzate, adeguata al budget che mi era stato pagato dal cliente.<br />
Se do l’outline in pasto all’IA e gli chiedo di colorarla, in pochi secondi mi da un risultato che va ben oltre il livello di rifinitura che mi ero prefissato per il budget a disposizione.<br />
Quindi, pensandoci in modo puramente pragmatico: potrei andare da un cliente, farmi pagare per un&#8217;illustrazione completa ed elaborata, arrivare allo step dell’outline, chiedere all’IA di colorarla e guadagnare molto di più con la metà dello sforzo.<br />
Il disegno dell’outline resta mio -non ha cambiato una virgola, ma lo ha completato, colorato e ne ha anche finalizzato luci e ombre in modo molto accattivante.<br />
Potrei farlo. Ma mi sento davvero sporco all&#8217;idea.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Quindi la cosa giusta sarebbe esplicitare quando si usa l&#8217;IA?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Dovrebbe essere così, sì. Però nella pratica come si fa?<br />
Se scrivo &#8220;con l’aiuto dell&#8217;IA&#8221;, chi guarda non ha modo di sapere in quale percentuale.<br />
Quella dicitura potrebbe giustificare benissimo anche chi ha messo solo l&#8217;idea e ha fatto fare tutto il resto alla macchina. Il mondo dei social è pieno di persone convinte che l&#8217;idea valga abbastanza da definirsi artisti pur avendo delegato tutto il resto. Io non sono d&#8217;accordo, ma parliamo di pura etica e in un mercato in cui l&#8217;etica conta pochissimo.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Mettendomi nei panni dell&#8217;azienda: a me interessa il prodotto finito. Se è originale e in parte rifinito con l&#8217;IA, e soddisfa le mie esigenze, perché no?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Perché a quel punto andiamo in una direzione in cui anche quando il 99% del prodotto è fatto dall’IA diventa accettabile.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Ma io non sarei in grado di usarla, ci vuole qualcuno che sappia guidarla, che conosca il settore.</em></p>
<p><strong>F.</strong> Sì, però di fronte a chi mi dice &#8220;ho dovuto studiare i prompt per ottenere quel risultato&#8221;, io rispondo: pensa quanto ho dovuto studiare io per farlo a mano. Tu ci hai messo un mese per imparare i prompt, io ci ho messo vent&#8217;anni. E aggiungo, in modo un po&#8217; provocatorio: tu hai imparato a usare i prompt perché è quello che l&#8217;IA richiede oggi. Ma se domani esistesse un&#8217;IA a cui basta parlare normalmente, senza nemmeno scrivere i prompt, la useresti? Ovviamente sì. Quindi non vantatevi di aver studiato i prompt, li avete studiati perché al momento è un limite dello strumento, non perché vi importi del processo. Se poteste evitarlo, lo evitereste.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Già adesso chi fa corsi di prompting consiglia di dare l&#8217;immagine all&#8217;IA e farsi costruire da lei il prompt, per poi lavorare su quello.</em></p>
<p><strong>F.</strong> Esatto. Nel momento in cui abbracci quella strada, il tuo obiettivo diventa fare il meno possibile, fino ad arrivare a schiacciare un solo tasto. Vantarsi di aver lavorato &#8220;un pochino&#8221; a me non basta.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Quindi la discriminante è etica più che qualitativa?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Solo etica. Per quanto riguarda l’illustrazione, da un punto di vista puramente estetico, ormai l&#8217;IA fa lavori obiettivamente migliori di quanto potrei sperare di fare io e in molti più stili di quanto potrei mai imparare in una vita intera.<br />
Il pubblico generico davanti a una bella immagine fatta con l&#8217;IA spesso la percepisce migliore di una fatta a mano. Più dettagli, con uno stile riconoscibile ed accattivante…<br />
E anch&#8217;io oggi faccio molta fatica a distinguerle. L&#8217;unica cosa a cui mi attacco è la firma.<br />
Cerco artisti che mostrano i passaggi intermedi, che si filmano mentre lavorano. Perché un po&#8217; di anni fa era palese cosa fosse IA e cosa fosse fatto a mano. Oggi no.<br />
Quindi è solo etica, in un mercato in cui l&#8217;etica conta zero.</p>
<p>Tutto quello che possiamo fare è aggrapparci a quei clienti che ci tengono davvero, col cuore, che le cose siano fatte a mano, non perché siano necessariamente più belle, ma perché lo sono. Punto.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Il cliente di lusso è tale per budget o per sensibilità qualitativa? O entrambe?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Entrambe. L&#8217;animazione tradizionale è sempre stata quella che costa di più, perché ci vuole più tempo e ha una ricerca qualitativa più alta. Però se prima era una necessità per ottenere certi risultati, oggi è diventato puro virtuosismo, come quei registi che si impuntano e girano ancora in pellicola, con tutti i suoi limiti. Non cambia niente per il fruitore medio, ma il valore intrinseco del gesto c&#8217;è.</p>
<p><em><strong>D.</strong> C&#8217;è qualcosa che puoi suggerirci come associazione?</em></p>
<p><strong>F.</strong> Due cose. La prima: educare gli studi di animazione , o forse pretendere da loro , che quando viene coinvolta l&#8217;IA nel proprio lavoro venga esplicitato. Come fino a due anni fa si diceva &#8220;fatto in Photoshop&#8221; o &#8220;in After Effects&#8221;, è giusto dire che è stato usato l&#8217;IA per questa fase. La seconda: sarebbe giusto che i clienti fossero consapevoli del fatto che se uno studio usa l&#8217;IA, i costi dovrebbero essere riequilibrati di conseguenza. Non mi sembra corretto che alcuni studi usino l&#8217;IA, risparmiando su freelance e collaboratori, continuando a farsi pagare come se ci fosse lo stesso numero di persone al lavoro. Questo confonde il mercato sui valori e sui costi reali dei prodotti. So che da un punto di vista etico è difficile imporre qualcosa, ognuno la pensa diversamente, e lo capisco. Però oggettivamente, esplicitare sempre quando viene usata l&#8217;IA metterebbe il mercato in una posizione più chiara: sai con chi stai lavorando, sai quanto costa una cosa, sai con quali studi vuoi collaborare. Probabilmente il cliente medio se ne fregherà comunque, però almeno dal punto di vista del rispetto reciproco tra professionisti sarebbe la cosa giusta.</p>
<p><em><strong>D.</strong> Grazie della testimonianza.</em></p>
<p><strong>F.</strong> Grazie a voi. Purtroppo non ho soluzioni, solo speranze. Vi lascio però con una mia consapevolezza: ogni giorno mi sveglio con un umore diverso su tutto questo.<br />
Ci sono giorni in cui mi arrabbio tantissimo e vorrei gridare sui social che tutto questo è sbagliato. Altri giorni mi sento un ipocrita, perché alla fine l&#8217;IA la uso, in maniera più o meno consapevole, in tanti altri settori della mia vita e sicuramente molti lavori sono finiti o cambiati per questo…<br />
(Traduzioni simultanee, Sottotitoli automatici, o utilizzare Google Gemini per organizzarmi l’itinerario di viaggio delle mie vacanze, giorno per giorno, invece che pagare un agenzia viaggi…)<br />
Riconosco quindi che lamentarmi perché questa pioggia di meteoriti è caduta anche sul mio orticello è un po&#8217; da ipocriti, dovrei stare zitto e adattarmi… ma spero che troveremo delle soluzioni che regolamenteranno questa nuova rivoluzione industriale.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;40 ANNI DI MESTIERE. E 2&#8217;40&#8221; PER TRADURRE 100 PAROLE”</title>
		<link>https://www.actainrete.it/2026/05/27/40-anni-di-mestiere-e-240-per-tradurre-100-parole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ACTA Ricerche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 13:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Compensi]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Traduzioni multimediali]]></category>
		<category><![CDATA[Vita da freelance]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca ACTA su IA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di una traduttrice che racconta cosa succede quando l&#8217;AI viene usata non per supportare il lavoro umano, ma per scomporlo e cronometrarlo, fino a ridurre una professionista esperta a una funzione da completare in 2 minuti e 40 secondi. &#8220;Da 40 anni lavoro come traduttrice. Volevo condividere con voi un’esperienza [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="ttr_start"></div><p><strong>Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di una traduttrice che racconta cosa succede quando l&#8217;AI viene usata non per supportare il lavoro umano, ma per scomporlo e cronometrarlo, fino a ridurre una professionista esperta a una funzione da completare in 2 minuti e 40 secondi. </strong></p>
<h2><em>&#8220;Da 40 anni lavoro come traduttrice. Volevo condividere con voi un’esperienza agghiacciante e intollerabile, lesiva della dignità della persona, per non parlare di quella professionale.&#8221;</em></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Dal 2008 ho lavorato per la una società con sedi in Romania e Filippine. Un’agenzia ottima sotto tutti i punti di vista: correttezza, rispetto, prezzi equi, ottime condizioni lavorative. Purtroppo nel 2021 è stata acquisita da un’azienda che si occupava di IA (parlo al passato). Credevamo di avere migliori condizioni di lavoro e maggiori opportunità, invece…</p>
<p>È entrata con una grande campagna di marketing e di “team building” ma era tutta facciata. Un’impostazione molto americana, tutta finzione. Pian piano ci hanno imposto il loro CAT Tool “Polyglot” basato sulla IA.&#8221;</p>
<h3>Ops! Il tempo è scaduto!</h3>
<p>&#8220;Il concetto era questo: <strong>Ogni traduzione veniva segmentata in 100 parole</strong>: quindi, se era in origine di 2000 parole, risultavano 20 segmenti, caricati su Polyglot e assegnati con il criterio “chi primo arriva”, quindi i 20 segmenti potevano venire assegnati a 20 traduttori diversi che si loggavano al portale e cliccavano sul lavoro disponibile.</p>
<p>A quel punto compariva una finestrella che diceva che “<strong>per quelle 100 parole l’algoritmo aveva previsto che ci voleva 1 minuto e 40 secondi</strong>, ai quali generosamente loro assegnavano un altro minuto, perciò in totale 2 minuti e 40 secondi”. Una volta accettato l’incarico, comparivano le istruzioni relative al testo (e già solo quelle richiedevano qualche minuto di seria lettura).  E accanto alla finestrella, vi era un timer che scandiva i 2 minuti e 40 secondi. Iniziava il conto alla rovescia che non si poteva interrompere. Quindi, se suonava il telefono, o il citofono,  o se banalmente dovevi andare in bagno, non potevi farlo, perché trascorsi i 2 minuti e 40 secondi, compariva una terza finestrella con il messaggio: <strong>“Ops! Il tempo a tua disposizione è scaduto!</strong> La traduzione verrà assegnata a un altro traduttore, ma ti pagheremo le parole tradotte.” Quindi se io avevo tradotto 30 o 50 parole, sicuramente me le pagavano, peccato che si trattasse di centesimi di dollari (nemmeno di Euro!).</p>
<p>Con questo ritmo, <strong>provate a immaginare una giornata di lavoro di 8-9 ore, a botta di 2 minuti alla volta</strong>. Tantissimi argomenti diversi, rimbambimento assicurato. Risultato sicuramente non ottimale. Ho provato a scrivere prima in maniera educata e poi sempre più ferma per evidenziare i problemi legati a questa situazione, ma ovviamente a loro non importava.&#8221;</p>
<h3>Se l’IA viene usata da un chirurgo, non è che pago di meno l’intervento.</h3>
<p>&#8220;Abbiamo capito (confrontandoci con altri colleghi) che questa società cannibalizzava le memorie di traduzione delle agenzie che acquistava: le masticava e le sputava. E così ha fatto. <strong>Dopo aver ricevuto 1 milione di euro dall’UE per le ricerche sull’IA</strong> ha venduto quel che restava dell&#8217;azienda a un’altra grande agenzia internazionale, a mio parere non molto affidabile. Al momento non so che fine abbia fatto. Noi traduttori abbiamo perso il lavoro e soprattutto è stato umiliante essere considerati alla stregua di schiavetti digitali, non diversi dai rider di Glovo/Just Eat ecc., ecc. (ai quali va tutta la mia solidarietà!)</p>
<p>Un’altra agenzia invece utilizza la IA alla stregua di un CAT Tool, ma <strong>il problema è sempre che si tende a ridurre le tariffe dei traduttor</strong>i. E questo non è giusto.</p>
<p>Se l’IA viene usata da un chirurgo, non è che pago di meno l’intervento.</p>
<p>Questo è quanto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="ttr_end"></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it/2026/05/27/40-anni-di-mestiere-e-240-per-tradurre-100-parole/">&#8220;40 ANNI DI MESTIERE. E 2&#8217;40&#8221; PER TRADURRE 100 PAROLE”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it">ACTA in rete</a>.</p>
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			</item>
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		<title>L&#8217;INTELLIGENZA ARTIFICIALE CAMBIA IL LAVORO.  E QUINDI IL SUO VALORE.</title>
		<link>https://www.actainrete.it/2026/05/26/lintelligenza-artificiale-cambia-il-lavoro-e-quindi-il-suo-valore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ACTA Ricerche]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 10:22:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca ACTA su IA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lorenzo, 50 anni, è laureato in informatica e si occupa di software e intelligenza artificiale fin dai suoi studi universitari. Ha lavorato per molti anni nell’ambito delle startup tecnologiche e oggi opera anche come libero professionista con partita IVA, affiancando aziende e team nell’adozione dell’AI nei processi di lavoro e nello sviluppo di prodotti digitali. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it/2026/05/26/lintelligenza-artificiale-cambia-il-lavoro-e-quindi-il-suo-valore/">L&#8217;INTELLIGENZA ARTIFICIALE CAMBIA IL LAVORO.  E QUINDI IL SUO VALORE.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it">ACTA in rete</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="ttr_start"></div><h2>Lorenzo, 50 anni, è laureato in informatica e si occupa di software e intelligenza artificiale fin dai suoi studi universitari. Ha lavorato per molti anni nell’ambito delle startup tecnologiche e oggi opera anche come libero professionista con partita IVA, affiancando aziende e team nell’adozione dell’AI nei processi di lavoro e nello sviluppo di prodotti digitali.</h2>
<ol>
<li><em> Come stai affrontando l’impatto dell’IA?</em></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li>È una trasformazione profonda. Ho fatto software tutta la vita e oggi mi trovo a governare questa trasformazione e a beneficiarne moltissimo. Nell&#8217;ultimo periodo sono riuscito a produrre prototipi, componenti e parti funzionanti di software con una velocità che, fino a poco tempo fa, sarebbe stata impensabile. In questo momento, mentre stiamo parlando, più coding agent stanno lavorando in parallelo su piattaforme software di cui seguo progettazione, direzione e responsabilità tecnica. Questo però non significa che il lavoro sia finito quando il codice viene generato: resta fondamentale verificare, integrare, correggere, rendere coerente e mantenibile ciò che viene prodotto.</li>
<li><strong><br />
</strong><em> E non ti sembra di poter essere sostituito?</em></li>
</ol>
<p><strong><br />
</strong>L No.</p>
<p><strong><br />
</strong><em>D: Quindi comunque ritieni che il vostro lavoro avrà sempre un ruolo fondamentale nel gestire I processi?</em></p>
<p><strong><br />
</strong>L  Sì, ma cambia profondamente. È come se una parte del nostro lavoro si spostasse dal fare direttamente al diventare manager di una schiera di automazioni che dobbiamo governare. Il valore si sposta sulla capacità di definire cosa costruire, governare gli strumenti che producono codice, valutare la qualità del risultato e assumersi la responsabilità tecnica di ciò che viene messo in produzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>D Complessivamente però pensi che questo comporterà una riduzione del lavoro oppure no?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L No, non credo che oggi si possa parlare di una riduzione immediata del lavoro. Nel mio settore, anzi, vedo il contrario: la domanda è aumentata, perché le aziende stanno cercando di capire che cosa diventa possibile fare adesso e come devono cambiare i processi.</p>
<p>Detto questo, alcune aree professionali diventeranno più fragili. Penso soprattutto ai lavori più esecutivi e a chi, per ragioni anche comprensibili, sta facendo resistenza. È normale: un cambiamento così rapido mette in discussione abitudini, competenze e anche identità professionali. Però non credo che questa resistenza sia sostenibile a lungo.</p>
<p>Nel software, chi nei prossimi uno o due anni non impara a usare bene questi strumenti rischia di diventare molto meno efficace. Non dico automaticamente senza lavoro: il mercato italiano è eterogeneo, con organizzazioni che adottano l&#8217;innovazione a velocità molto diverse. Ma meno competitivo sì, perché la differenza in termini di costi, tempi e delivery sarà sempre più difficile da ignorare.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>D Ci sono persone che fanno lavori molto semplici che non avranno più lavoro secondo te?</em></p>
<p><em>Oppure, usando un altro approccio, è possibile individuare le mansioni che potranno essere potenziate e sostituite e quelle che invece non sono sostituibili e che quindi rimarranno il vostro vero ambito di lavoro e di professionalità.</em></p>
<p><strong><br />
</strong>L</p>
<p>La domanda sulle mansioni è quella giusta. Non credo sia utile chiedersi se una professione sparirà in blocco. È più corretto scomporre ogni lavoro nei compiti che lo compongono. Alcuni task possono essere automatizzati, altri possono essere accelerati, altri ancora diventano più importanti proprio perché richiedono giudizio, responsabilità, conoscenza del contesto e capacità di valutazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel mio settore, la parte più direttamente esposta è quella esecutiva: scrivere codice, produrre documentazione tecnica di base, generare test, fare refactoring, sistemare bug circoscritti. Tutte attività che fino a poco tempo fa richiedevano molto tempo umano e che oggi possono essere svolte, almeno in parte, con il supporto di strumenti molto potenti.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Questo però non significa che il lavoro dell’ingegnere software sparisca. Si sposta. Diventa più importante saper formulare bene il problema, progettare l’architettura, decidere cosa costruire e cosa non costruire, dare istruzioni precise agli strumenti, verificare che il risultato sia corretto, mantenibile e coerente con il sistema complessivo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi oggi rifiuta questi strumenti perché li ha provati superficialmente e non ne ha visto subito il valore rischia di perdere un’occasione. È un po’ come dire: “ho aperto Excel, ho riempito due celle, non mi è servito, torno a fare i conti a mano”. Può succedere, è comprensibile, ma non è il modo migliore per capire se uno strumento può esserti di aiuto.</p>
<p>Credo che questa resistenza, in parte, passerà da sola: gli strumenti diventeranno più semplici, più integrati negli ambienti di lavoro, meno faticosi da usare. Però nel frattempo chi impara a usarli bene accumula un vantaggio concreto. Chi nei prossimi anni resta legato solo alla parte esecutiva rischia di avere uno spazio più ristretto sul mercato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per un libero professionista il punto è ancora più delicato. Se il suo valore è percepito solo come capacità di eseguire pezzi di codice su richiesta, quella posizione diventa fragile. Se invece porta capacità di capire il problema, trasformarlo in soluzione, governare gli strumenti e garantire il risultato, allora l’AI può diventare un moltiplicatore enorme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>D Quindi, se non ho capito male, non è che cambino le competenze, ma vengono più sfruttate quelle che erano le competenze più alte, mentre quelle più esecutive vengono in gran parte sostituite. </em></p>
<p><strong><br />
</strong>L Esatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D <em>Ma nella formazione di chi sta entrando la parte esecutiva ha comunque un ruolo oppure a questo punto è superata?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L Se si guarda ai percorsi di studio più professionalizzati, universitari, la parte di coding è relativamente marginale nel curriculum accademico.</p>
<p>Nei percorsi universitari di informatica il centro non è mai stato “imparare a scrivere codice”. Certo, si programma, ed è importante farlo. Ma la formazione più importante riguarda i principi: algoritmi, architetture, sistemi operativi, basi di dati, compilatori, metodi di progettazione, qualità del software.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La parte esecutiva serve perché ti fa attraversare concretamente i problemi. Ti dà sensibilità tecnica: capisci cosa vuol dire costruire qualcosa che funziona davvero, dove nascono gli errori, quali vincoli emergono, cosa rende un sistema fragile o mantenibile. Quindi non la eliminerei dalla formazione, anche se nella pratica professionale peserà meno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il valore professionale è sempre di più nella capacità di capire il problema, progettare una soluzione, usare bene gli strumenti, valutare ciò che producono e assumersi la responsabilità del risultato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>D Come si stima il valore dei servizi che produci con l’aiuto dell’IA?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L Ecco la cosa molto difficile ora da capire è come stimare il costo del software.<br />
Il software, da sempre, lo stimiamo in tempo uomo: quanti giorni di analisi, quanti giorni di sviluppo, quanti giorni di test. Solo che questa unità di misura oggi comincia a non reggere più.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se una parte del lavoro che prima richiedeva settimane ora la posso comprimere moltissimo, non posso continuare a ragionare esattamente come prima. Però non posso nemmeno dire che il valore di quello che produco coincida con il tempo materiale che ho impiegato a far uscire il primo prototipo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Faccio un esempio reale. Una piccola realtà in fase di avvio, in un settore industriale verticale, aveva bisogno di un&#8217;applicazione interna per fare valutazioni tecniche e analisi dati sul proprio dominio. Li ho ascoltati, ho usato le meeting notes come base di lavoro e, con alcuni assistenti specializzati nel coding, dopo pochissimo avevo già un prototipo funzionante.</p>
<p>Però non posso dire che il lavoro sia finito lì. Questa prima versione devo dimostrarla, capire se corrisponde davvero al loro bisogno, verificare che i calcoli siano corretti, provarla su casi reali, correggerla, raffinarla. Quella prima iterazione è potentissima, perché mi permette di arrivare subito a qualcosa di concreto, ma non è tutto il lavoro.</p>
<p>Quindi non posso valorizzare solo il tempo che ho impiegato per arrivare al prototipo. Allo stesso tempo, non posso stimarlo come se avessi dovuto costruire la stessa cosa in tre mesi con un processo tradizionale: quella piccola impresa probabilmente non avrebbe potuto permetterselo.</p>
<p>Siamo in mezzo a un cambio di metrica. Il tempo uomo non basta più a spiegare il valore. Bisogna trovare un equilibrio: il cliente può accedere a soluzioni che prima sarebbero state troppo costose, mentre il professionista deve imparare a valorizzare il risultato, la competenza e la responsabilità, non solo il tempo impiegato.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>D possiamo dire che </em><em>c&#8217;è lo spazio per poter avere dei prezzi più bassi e accontentare di più la domanda, ma allo stesso tempo di remunerare in maniera corretta il lavoro.</em></p>
<p><strong><br />
</strong><strong>L </strong>Beh sì, al momento è così. È tutto ancora molto instabile, quindi magari tra un anno il mercato si sarà già assestato in un altro modo. Però oggi chi sa usare bene questi strumenti può fare una cosa che prima era molto difficile: offrire al cliente un costo più accessibile e, allo stesso tempo, aumentare la propria capacità produttiva. Questo perché riesci a seguire più attività in parallelo, a comprimere una parte del lavoro esecutivo e ad arrivare molto prima a qualcosa di concreto. Per il cliente il costo può essere più basso rispetto a un progetto software tradizionale; per il professionista, se riesce a organizzarsi bene, il margine può anche aumentare.</p>
<p>Naturalmente non penso che questa situazione rimanga identica per sempre: man mano che gli strumenti diventeranno più diffusi, anche il mercato cambierà le proprie aspettative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Io auspico anche un effetto più democratico. Per me il coding deve uscire dal silos dell&#8217;ingegneria. Come c&#8217;è stata l&#8217;epoca del personal computer, immagino una fase di personal software, in cui molte persone potranno costruire strumenti su misura per i propri bisogni, senza essere ingegneri.</p>
<p>Diversamente, il software a servizio dei processi aziendali avrà sempre bisogno di competenze specialistiche: qualcuno deve garantire che il sistema funzioni, sia corretto, sia manutenibile e sia affidabile nel contesto in cui viene usato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>D</em></strong><em> , però dal momento che è più semplice fare le cose, non pensi che questa diventerà una scusa per i committenti, per pagare di meno, per dire vabbè, tanto lo fai in mezz&#8217;ora, quindi ti do poco. Come sempre, quando le cose diventano più facili sembra che sia anche giusto pagarle poco.</em></p>
<p><strong><br />
</strong><strong>L</strong> È un fenomeno emergente, ancora non pienamente visibile. Io lo sto sperimentando in prima persona: avendo questa capacità di produzione potenziata, ho meno bisogno di chiedere una mano ai colleghi freelance con cui talvolta collaboro. E dureante le collaborazioni stesse ci troviamo a rivedere insieme le pianificazioni alla luce dell&#8217;efficienza che questi strumenti portano. Anzi, mi auguro che i professionisti con cui lavoro siano sempre più esperti nell&#8217;usarli al meglio, perché è lì che si crea valore comune: si riduce quella coda lunga di piccoli interventi e manutenzioni che nel software ha sempre reso il lavoro inefficiente.</p>
<p>Però il punto resta: l&#8217;ora di lavoro è ancora l&#8217;unità di misura del valore economico ma non funziona più come misura adeguata. Bisogna trovare un equilibrio tra quello che viene consegnato e il contributo effettivo della persona che lo ha reso possibile. E questo equilibrio, oggi, non c’è ancora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>D</em></strong><em> Ci hai parlato molto dei vantaggi, che sono sicuramente enormi. Vedi anche dei rischi o degli svantaggi nel modo di lavorare con l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale ? Aumentano lo stress, le possibilità di errori, di allucinazioni.<br />
O invece sei in grado di gestire anche tutto questo in maniera ormai organizzata?</em></p>
<p><strong><br />
</strong><strong>L</strong> Il nodo vero è quello organizzativo: come strutturare i propri strumenti, il modo in cui li si usa e quali passaggi di controllo introduci. A parità di strumenti, due persone possono ottenere risultati molto diversi, perché contano le competenze, l’esperienza, il metodo di lavoro. È lì che il contributo umano continua a fare la differenza. Io non li vedo come svantaggi, li vedo come elementi da perfezionare, non ancora totalmente efficaci, su cui c&#8217;è ancora bisogno di un apporto individuale per progredire.</p>
<p>Per essere sincero, non mi fido di chi dice “l’ho fatto con l’IA” senza saper spiegare cosa ha fatto. È una dinamica che sto osservando in diversi contesti di sviluppo: colleghi molto bravi, brillanti e velocissimi, che usano questi strumenti per produrre funzionalità a una velocità impressionante. Quando però si passa alla revisione, talvolta emerge una difficoltà a spiegare alcune scelte architetturali. Questo mi fa pensare che non sempre sia stata fatta fino in fondo quella fase di valutazione critica che, per me, è una parte essenziale della competenza ingegneristica.</p>
<p>Il rischio, altrimenti, è costruire un Frankenstein: tante funzionalità cucite una all’altra, magari funzionanti prese singolarmente, ma che si duplicano, si contraddicono, introducono fragilità e rendono difficile mantenere ed evolvere il prodotto.</p>
<p>Per questo, nei processi che coordino, ho introdotto un cambiamento: non valutiamo più solo la funzionalità finale. Prima di costruirla chiediamo un piccolo documento di progetto che spieghi come verrà realizzata, quali scelte sono state fatte e quali punti critici vanno controllati.</p>
<p>Una volta che quel documento è condiviso e approvato, la produzione può anche essere molto automatizzata, perché ci sono test, checkpoint e revisioni che aiutano a garantire la qualità. Il baricentro si sta spostando: diventa centrale la qualità della specifica e del processo con cui arrivi al codice. In questo senso, quando qualcuno dice che “la specifica è il prodotto”, secondo me coglie qualcosa di reale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>D Con questo uso intensivo dell&#8217;IA, aumenta o diminuisce l&#8217;interazione tra colleghi? La relazione con la macchina tende a sostituire quella tra persone?</em></p>
<p><strong><br />
</strong><strong>L </strong>Nel nostro settore c’è sempre stata una certa tendenza a stare meglio davanti alla macchina che nelle riunioni con altre persone. Siamo sempre stati un po’ degli orsi, diciamolo. Quindi sì, il rischio che qualcuno si chiuda ancora di più nel rapporto con lo strumento esiste.</p>
<p>Però potrebbe succedere anche il contrario. Se la parte più esecutiva, il coding, assorbe meno tempo, si può liberare più spazio per il confronto sulle cose che contano davvero: cosa stiamo costruendo, perché lo stiamo costruendo, quali scelte facciamo, quali rischi ci prendiamo, come facciamo a garantire qualità. In teoria, quindi, l’AI potrebbe rendere più preziosa l’interazione tra colleghi, non meno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poi c’è anche il rischio della tana del coniglio, e lì parlo per esperienza personale. Quando ti accorgi che puoi costruire cose a una velocità enorme, puoi finire dentro un tunnel produttivo molto forte. A me è successo: a gennaio, in circa venti giorni, lavorando su side project nel tempo libero ho prodotto una quantità di codice funzionante che con metodi tradizionali avrebbe richiesto anni. Questa esperienza mi è servita moltissimo, perché mi ha fatto capire direttamente la potenza reale e i limiti di questi strumenti. Però mi ha anche tolto tempo libero e relazioni umane. Quindi non la racconterei solo come una storia di efficienza: è anche una cosa da imparare a governare.</p>
<p><strong><br />
D T</strong>u dici che è importante che le persone abbiano la consapevolezza di quello che fanno, conoscano la struttura che sta dietro quello che vanno a produrre. Se consideri le persone giovani che iniziano adesso, che partono lavorando sin da subito con l&#8217;intelligenza artificiale nella produzione di software, come è possibile che abbiano questa consapevolezza?  C&#8217;è il rischio concreto di codice costruito senza capire davvero come funziona?</p>
<p><strong> </strong></p>
<ol>
<li></li>
</ol>
<p>Sì, il rischio c’è. Ed è giusto porsi il problema, soprattutto per chi entra adesso nella professione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Continuo a vedere enormi vantaggi in questi strumenti, quindi non parlo da una posizione difensiva. I più giovani devono usarli, anzi probabilmente devono imparare a usarli meglio di noi. Però il fatto che una parte del coding venga automatizzata non significa che si possa saltare la disciplina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel software esistono competenze che non sono semplicemente “scrivere codice”. Sono competenze che servono per capire che cosa stai costruendo e perché una soluzione è corretta oppure fragile. Se uno non attraversa almeno in parte quel tipo di complessità, rischia di produrre cose funzionanti in superficie, ma senza capire davvero come stanno in piedi.</p>
<p>In futuro si scriverà molto meno codice a mano e diventa ancora più importante sapere come farlo generare, come assemblarlo, come controllarlo, come integrarlo in un sistema più grande. È una competenza diversa, e richiede comunque studio ed esperienza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è poi un secondo punto: costruire sistemi software complessi non è qualcosa che impari solo da solo, davanti a un modello. Lo impari anche dentro organizzazioni strutturate, lavorando con persone più esperte, vedendo progetti grandi, vincoli reali, errori veri, tempi, responsabilità, specializzazioni diverse. È lì che le competenze si mescolano e maturano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quindi no, non credo che la soluzione sia tornare a lavorare come prima. Ma non credo neanche che basti dare a una persona giovane un modello di AI e lasciarla costruire software da sola. Le eccezioni ci saranno sempre, persone con grandissima autonomia. Ma per la maggior parte dei professionisti servono studio, contesto, confronto e la possibilità di assumersi responsabilità vere nel tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I giovani devono usare l’AI con grande sicurezza, ma devono avere alle spalle una disciplina. Senza quella disciplina possono costruire prototipi, strumenti, prodotti anche brillanti ma difficilmente potranno progettare e costruire software che reggono processi importanti, infrastrutture critiche o prodotti complessi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>D Se non ho capito male vedi il futuro della professione all&#8217;interno di strutture, cioè non per il singolo freelance isolato, ma per uno che lavora dentro un&#8217;organizzazione che poi ci lavori con un rapporto di collaborazione esterna o come dipendente forse non è rilevante, ma comunque dentro un&#8217;organizzazione.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><br />
L </strong> Sì, almeno per il software che conta davvero. È chiaro che con questi nuovi strumenti singoli professionisti o piccoli gruppi potranno produrre molto più di prima, e questo apre spazi nuovi anche per i freelance qualificati. Però la maggior parte del software che entra nei processi reali delle organizzazioni, che deve durare, integrarsi con altri sistemi, essere mantenuto e assumersi responsabilità, difficilmente nasce nel vuoto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non è solo una questione di scrivere codice. È una questione di capire per chi lo stai costruendo, dentro quale contesto, con quali vincoli e con quali conseguenze. Da questo punto di vista il team resta centrale, anche se magari sarà un team diverso da quello tradizionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quindi non direi che il futuro è solo dentro l’azienda o solo fuori. Direi che il futuro è per chi sa lavorare dentro un sistema: come dipendente, consulente, freelance o partner cambia relativamente. Quello che conta è non essere solo un esecutore isolato, ma qualcuno che porta competenza dentro un processo collettivo di costruzione.</p>
<div class="ttr_end"></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it/2026/05/26/lintelligenza-artificiale-cambia-il-lavoro-e-quindi-il-suo-valore/">L&#8217;INTELLIGENZA ARTIFICIALE CAMBIA IL LAVORO.  E QUINDI IL SUO VALORE.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it">ACTA in rete</a>.</p>
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		<title>L’IA secondo una web designer: velocissima, bravissima, ma non sa collegare i puntini.</title>
		<link>https://www.actainrete.it/2026/05/23/lia-secondo-una-web-designer-velocissima-bravissima-ma-non-sa-collegare-i-puntini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ACTA Ricerche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 16:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca ACTA su IA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diamo la parola a Elisa Marras, designer e art director, che lavora da 20 anni e si occupa di comunicazione visiva: identità visiva, progetti editoriali e web per imprese culturali e di prodotto. Elisa usa l&#8217;IA da due anni come amplificatore delle proprie competenze (per ricerche, testi e occasionalmente codice), ma senza mai cedere il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it/2026/05/23/lia-secondo-una-web-designer-velocissima-bravissima-ma-non-sa-collegare-i-puntini/">L’IA secondo una web designer: velocissima, bravissima, ma non sa collegare i puntini.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it">ACTA in rete</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="ttr_start"></div><p>Diamo la parola a <strong>Elisa Marras, designer e art director</strong>, che lavora da 20 anni e si occupa di comunicazione visiva: identità visiva, progetti editoriali e web per imprese culturali e di prodotto. Elisa usa l&#8217;IA da due anni come amplificatore delle proprie competenze (per ricerche, testi e occasionalmente codice), ma senza mai cedere il controllo del processo. In base alla sua esperienza, senza una guida esperta, l&#8217;IA produce solo l&#8217;illusione di un buon risultato.</p>
<p><em><strong>D:</strong> Quando hai iniziato a usare l&#8217;intelligenza artificiale? Per quale attività? Con che programmi?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> Saranno almeno due anni. È un mondo che sta cambiando così velocemente che tutto sembra insieme vecchio e recentissimo. Il primo strumento che <strong>ho iniziato a usare è stato Perplexity,</strong> un motore di ricerca basato sull&#8217;IA. Ho velocemente sostituito Google: che nelle ricerche ti restituisce anche tanti risultati non inerenti, mentre Perplexity supporta la ricerca in linguaggio naturale e risponde esattamente nel merito di ciò che stai cercando, senza presentarti mille opzioni. E mostra sempre le fonti. <strong>Poco dopo ho iniziato a usare ChatGPT,</strong> soprattutto per scrittura e traduzioni. Lo usavo come strumento per arricchire la scrittura di progetti, per avere stimoli e punti di vista diversificati &#8211; gli avevo proprio messo nel prompt di definizione la richiesta di suggerimenti basati su collegamenti logici. <strong>Nell&#8217;ultimo anno sono passata a Claude</strong>, più che altro per motivi politici, perché ChatGPT non mi sembra più affidabile.</p>
<p><em><strong>D:</strong> Quali attività fai concretamente con l&#8217;IA adesso? Quali mansioni stai potenziando o sostituendo?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> Secondo me <strong>si potenziano, non si sostituiscono</strong>. Porto un caso reale, a metà strada tra i due: Io non scrivo codice: vengo chiamata per curare il design e ho sempre collaborato con programmatori per i progetti online. Però lavorando nel web da decenni ho accresciuto delle competenze di base: CSS, PHP, conosco l&#8217;alfabeto. Così l&#8217;ultimo progetto <strong>l&#8217;ho realizzato interamente da sola con Claude:</strong> è stato volutamente un esperimento.<br />
<strong>Ma non ho intenzione di smettere di collaborare con i programmatori</strong>. Il codice non è il mio business, non è la mia formazione, e non mi paragono ai programmatori. Ho potuto realizzare il software nel mio progetto, usando l’IA, grazie a una competenza di base e al fatto che come designer sapevo esattamente cosa volevo ottenere.<br />
Faccio un altro esempio concreto: sto parlando con un prospect, uno studio legale nascente. Hanno creato internamente un documento di presentazione, lo hanno passato all&#8217;IA dicendole &#8220;fammi il sito&#8221; e l&#8217;IA ha creato un sito one-page, anche discreto. Poi in qualche modo sono arrivati a me chiedendomi un&#8217;analisi di questo risultato perché erano dubbiosi. Ho visto i punti di forza e i punti di debolezza. Il sito non aveva elementi distintivi, era molto generico, non faceva emergere una mano o un pensiero capace di descrivere il cliente in modo originale. E poi mancavano dei pezzi: erano presenti nel documento iniziale, erano presenti nel codice, ma invisibili nella pagina. È un difetto tipico: l&#8217;IA costruisce nel codice una struttura logica in cui integra tutti gli elementi che le hai dato, ma non è detto che siano tutti visibili: ad alcuni ha assegnato classi CSS che poi, per una serie di condizionamenti con altre parti del codice, non ha reso visibili. E il mio prospect non se n&#8217;era nemmeno accorto. Questo per dire quanti limiti ci sono, e quanto è necessario un coordinamento umano.</p>
<p><em><strong>D:</strong> Arrivo un po&#8217; alle stesse conclusioni: l&#8217;IA è un grosso aiuto, ma solo se sai dove vuoi andare. Se non sei in grado di giudicare quello che fa, non è davvero un aiuto.</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> Esatto. Fornisce un output che magari appare ben fatto, ma <strong>un esperto vede facilmente tutto quello che manca</strong>, che non funziona, che si è perso per strada.</p>
<p><em><strong>D:</strong> In pratica, per cosa la usi? Cosa le fai fare, al di là di quell&#8217;esperimento?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> C’è molta hype intorno all’uso degli agent, ma il mio uso tipico riguarda <strong>la produzione testuale e le ricerche per la creazione di contenuto</strong>. Mi occupo molto di microcopy e in lingua inglese uso tantissimo la IA per avere subito un riscontro su come possono suonare le cose, che sapore possono avere. L&#8217;IA può aiutare, essendo costruita per simulare una sensibilità linguistica.<br />
<strong>E aggiungo sicuramente lo studio.</strong> Faccio di continuo domande all&#8217;IA sugli strumenti e software che utilizzo, per trovare alternative e soluzioni, tenermi aggiornata. Mi semplifica la ricerca di informazioni e mi trasferisce molte conoscenze. La uso anche per documenti riassuntivi e bozze di preventivi.</p>
<p><em><strong>D:</strong> Ma le traduzioni e le ricerche le controlli, o ti affidi completamente?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> Le traduzioni quando possibile le controllo con un revisore madrelingua. Però intanto l&#8217;aiuto ce l&#8217;hai subito e avanzi. Sulle ricerche mi affido, talvolta con verifiche. Poi revisione, test, miglioramenti completano il processo. Non sempre mi va bene quello che propone, però integro una parte delle cose. È un utilizzo ormai interno al processo che avviene in velocità, ma <strong>sto attenta a non lasciargli appiattire il lavoro</strong>. Avviene con un’interazione simile a lavorare con qualcun altro, o allo specchio. Ed è lì il punto: l’IA lavora a specchio, ti dice le cose come tu le hai già dette, mentre sarebbe preferibile un confronto diverso da te, critico.</p>
<p><em><strong>D:</strong> Quali sono invece gli svantaggi, le criticità, i punti di attenzione?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> La criticità maggiore è l’illusione, da come ti parla, che sia sul pezzo, ma appena approfondisci realizzi che spesso non ha il collegamento tra il punto A e il punto B. Queste verifiche spiazzano, nel mezzo del lavoro: capire che c’è il vuoto tra i due punti ti fa chiedere, con non poca preoccupazione, se anche tutto il lavoro già svolto abbia delle falle. Quindi andare veloci è sempre condizionato dal fatto che devi controllare, devi starci attento perché possono esserci errori.<br />
<strong>Un&#8217;altra attenzione è per la sycophancy,</strong> la tendenza dell’IA a dirti sempre che hai ragione. Se hai un&#8217;idea di business ti dirà sempre che è un&#8217;ottima idea, se scrivi un testo ti dirà che è già una bellissima base. Non ti dirà mai &#8220;ma che cavolo hai scritto&#8221;. È confortante, ma devi sempre tenere a mente che non è reale.</p>
<p><em><strong>D:</strong> Usare bene l&#8217;IA richiede un&#8217;evoluzione delle tue competenze?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> Sì, per forza. E dal confronto con altri lo vedo chiaramente: le persone con un profilo tecnico sono molto più avvantaggiate perché sono consapevoli delle criticità. Altri professionisti, colleghi in ambito creativo, se la bevono molto di più. C&#8217;è chi vuole sposare un’IA&#8230; scherzi a parte il rischio è credere che sia uno strumento molto più risolutivo di quello che è, e <strong>lasciare che abbia lui il controllo invece di mantenerlo tu</strong>. La competenza da affinare è esattamente questa: guidare sempre consapevolmente il processo. Con il livello simulativo che ha l’IA, è facile pensare di potergli lasciare la guida, ma così vai a sbattere.<br />
Un&#8217;altra cosa: <strong>non gli faccio sviluppare immagini.</strong></p>
<p><em><strong>D:</strong> Perché?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> Perché per la mia metodologia di lavoro, il processo sarebbe troppo lungo. Le prove che ho fatto hanno avuto un risultato iniziale scarso; so che potrei arrivare a qualcosa di buono, avendo visto ottimi esempi, ma il lavoro necessario è enorme, servono tantissimi passaggi. Ci ho provato un paio di volte e ho mollato perché non valeva la pena spendere tanto tempo rispetto a lavorare senza IA. Dovrò migliorare il prompt design in questo ambito o attendere l’evoluzione delle IA. Inoltre per i miei progetti lavoro con fotografi e scatti reali. <strong>Le uniche immagini AI generated che trovo ottime sono quelle per gli allestimenti e i rendering</strong> di presentazione in generale, lì è un&#8217;altra storia.<br />
Per progettare un allestimento ma soprattutto per mostrare il progetto e l&#8217;insieme architettonico al cliente si usano i rendering, piuttosto laboriosi da realizzare. Con l&#8217;IA puoi saltare la (lunga e costosa) modellazione 3D: bastano piante e alzate del tuo progetto, quindi disegno 2D, per avere un rendering. Un’alternativa utilissima se non si può collaborare con un renderista, o non si conosce la modellazione 3D e non si vuole passare ore a simulare il 3D.<br />
<strong>Nei task mono-funzione di questo tipo l’IA è una miniera</strong>, ti fa sicuramente andare più veloce. La grande discriminante è nei processi complessi, lunghi, in cui hai bisogno di un collaboratore che ti aiuti davvero.</p>
<p><em><strong>D:</strong> Nei processi complessi all&#8217;IA affidi solo i monotask?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> Direi di sì, ma perché è un modo comodo per suddividere il lavoro. Sto studiando c<strong>ome usare meglio gli agent,</strong> ma ho già visto che la complessità è dove la musica cambia totalmente. Emerge con evidenza quanto l’IA non sappia collegare i puntini, quanto si perda: <strong>la memoria ha un limite anche all&#8217;interno della stessa chat</strong>. Tornando all’esempio della costruzione di un sito, dopo ore, migliaia di righe di codice, messaggi, screenshot, alla fine non riusciva più a tirar fuori qualcosa di corretto. Una tecnica che adotto (probabilmente la conoscete) dopo un certo tempo di lavoro è fargli fare un riassunto di tutto quello che è stato fatto, con le criticità e come sono state superate, e usarlo come prompt per la chat successiva. Però ha proprio dei limiti strutturali.</p>
<p><em><strong>D:</strong> Qual è l&#8217;impatto che questo sta avendo sulla tua professione, in generale?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> Vedo due aspetti. <strong>Quello vantaggioso è l’aiuto nei monotask,</strong> e immagino migliorerà velocemente anche il supporto ai progetti complessi. <strong>Quello svantaggioso è la potenziale tendenza delle aziende a fare le cose internamente, affidandosi troppo all&#8217;IA</strong>. Forse andremo incontro a un periodo di produzioni molto scadenti. Alcune aziende non si accontenteranno, le più sofisticate vedono le differenze. Altre penseranno di potersi far fare il logo dall&#8217;IA, l&#8217;identità o il sito dall’IA. Come quello studio legale di cui parlavo: loro si sono posti il dubbio, hanno voluto far verificare la bozza IA a un professionista. Non so quante aziende avranno questa intelligenza.</p>
<p><em><strong>D:</strong> I tuoi timori per il futuro?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> Che i clienti si accontentino di soluzioni veloci e a basso costo. Con una conseguente <strong>svalutazione della professione</strong>. Però voglio rimanere positiva. Dipende anche dal livello in cui sei posizionato professionalmente. Penso che per i giovani sia più difficile.</p>
<p><em><strong>D:</strong> Cosa succede per chi sta entrando nel mercato del lavoro adesso?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> Ho già sentito voci interne alle aziende dire che <strong>i junior sono più sostituibili, </strong>perché con competenze ancora basse sono facilmente rimpiazzabili dall&#8217;IA. Un senior no. La cosa assurda è che i senior di oggi possono gestire i progetti senza che l’azienda paghi i junior:<strong> basta un senior e l&#8217;IA</strong>. Ma così domani, quando il senior andrà in pensione, <strong>il junior che avrebbe dovuto diventare senior nel frattempo, ci sarà?</strong> Chi si occuperà della formazione dei junior? Questa è una criticità seria.</p>
<p><em><strong>D:</strong> Hai notato da parte dei clienti l&#8217;atteggiamento per cui, visto che usi l&#8217;IA e le cose le fai più facilmente, dovresti farli pagare di meno?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> No, per adesso no. Però attualmente ho il caso dello studio legale che citavo prima: alla fine mi hanno chiesto un preventivo per il sito. Ce l&#8217;hanno da un giorno. Vediamo cosa decidono.</p>
<p><em><strong>D:</strong> Per concludere, secondo te ormai per lavorare è necessario saper usare l&#8217;IA?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> Certo, perché questo nuovo strumento è entrato in maniera così massiccia nel mondo del lavoro che <strong>non possiamo far finta che non sia successo</strong>.<strong> Dobbiamo integrarlo e cercare di non perdere il controllo</strong>. Per certe professioni l&#8217;impatto sarà più traumatico: le traduzioni, per esempio. Su altre attività dobbiamo assolutamente continuare ad avere il controllo: si ottengono risultati decisamente migliori, non paragonabili, quando c&#8217;è un&#8217;intenzione umana a guidare il processo e a controllare il risultato finale.<br />
Nello sviluppo di codice i programmatori useranno l&#8217;IA dimezzando il tempo di lavoro, sta già accadendo. Il mio esperimento con Claude mi ha permesso di fare qualcosa &#8211; 1200 righe di PHP, 1400 di CSS, Javascript &#8211; che non saprei fare da sola. Ho gestito il processo e ottenuto quello che volevo, ma un programmatore avrebbe fatto in una settimana ciò che a me è costato tre. <strong>Se hai già una competenza specifica, l&#8217;IA ti fa andare più veloce</strong>. Se non ce l&#8217;hai, l&#8217;IA ti simulerà qualcosa, il rischio e prendere ciò che è apparentemente buono e poi avere dei problemi. Dipende anche da quanto professionisti e aziende si accontenteranno.</p>
<p><em><strong>D: I</strong> tuoi colleghi la stanno usando?</em></p>
<p><strong>ELISA:</strong> Tantissimo. Alcuni mi raccontano che non rispondono più alle mail da soli, che per qualunque cosa fanno rispondere l&#8217;IA. <strong>Mi sembra il segnale di un impigrimento mentale</strong>. Il rischio è non essere più capace di scrivere una mail, in un tempo anche relativamente breve. Nelle produzioni video, una collega mi diceva che ormai da un anno vengono usate voci sintetiche al posto degli speaker. Non pensavo che la qualità fosse già così alta.<br />
Mi hanno fatto provare un sito dove è possibile scrivere un testo e farlo pronunciare immediatamente (questa la novità) da una voce sintetica prodotta usando il campionamento di soli quattro secondi di una voce umana qualsiasi. <strong>Ho sentito la mia voce leggere un testo che io non avevo mai visto.</strong> In un secondo. Chiunque abbia un nostro vocale può realizzarlo. <strong>Questi aspetti deep fake sono davvero inquietanti.</strong></p>
<div class="ttr_end"></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it/2026/05/23/lia-secondo-una-web-designer-velocissima-bravissima-ma-non-sa-collegare-i-puntini/">L’IA secondo una web designer: velocissima, bravissima, ma non sa collegare i puntini.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it">ACTA in rete</a>.</p>
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		<title>ISCRO: la storia di chi ha perso metà indennità per mezza giornata di lavoro</title>
		<link>https://www.actainrete.it/2026/05/22/iscro-la-storia-di-chi-ha-perso-meta-indennita-per-mezza-giornata-di-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ACTA]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 10:01:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ammortizzatori sociali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo la lettera di Stefano, che mette in luce una delle trappole nascoste nelle regole che governano l&#8217;ISCRO: una singola prestazione occasionale durante il periodo di fruizione può far decadere il diritto all&#8217;indennità già riconosciuta. Un meccanismo che vale la pena conoscere. Magari prima che capiti anche a voi. La testimonianza di Stefano: sei euro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="ttr_start"></div><p>Pubblichiamo la lettera di Stefano, che mette in luce una delle trappole nascoste nelle regole che governano l&#8217;ISCRO: una singola prestazione occasionale durante il periodo di fruizione può far decadere il diritto all&#8217;indennità già riconosciuta. Un meccanismo che vale la pena conoscere. Magari prima che capiti anche a voi.</p>
<h3>La testimonianza di Stefano: sei euro di contributi, 2.400 euro di penale</h3>
<p>A ottobre 2025 ho presentato domanda per il contributo ISCRO relativo ai redditi 2024, anno in cui ho subito un notevole calo di fatturato rispetto ai due anni precedenti.<br />
Il 24 novembre 2025 la domanda è stata accolta per un importo lordo di 4.838,40 euro.<br />
Ho ricevuto entro la fine di dicembre tre rate da circa 800 euro ciascuna. Delle tre rate rimanenti, a fine febbraio, nulla.<br />
Dopo aver scritto all&#8217;Inps un paio di volte ricevo ad aprile questa risposta.</p>
<blockquote><p>Buongiorno, alla data del 24.11.2025 è stata rilevata attività lavorativa con l&#8217;azienda RAI . Come da circolare 84 del 2024 è necessaria la non iscrizione del richiedente l’indennità ISCRO ad altre forme previdenziali obbligatorie. I richiamati requisiti, ai sensi del comma 146 dell’articolo 1 in argomento, devono entrambi sussistere – oltre che alla data di presentazione della domanda – durante l’intero periodo di fruizione della prestazione ISCRO, pena la decadenza dalla stessa (cfr. il successivo paragrafo 6 della predetta circolare). E&#8217; stato pertanto confermato l&#8217;esito istruttorio negativo. La domanda è destinata a decadere. Cordialità.</p></blockquote>
<p>Quindi, per aver lavorato mezza giornata per la RAI che ha versato all&#8217;Inps per quella prestazione circa 6 euro, ho perso il 50% dell&#8217;importo ISCRO.<br />
Purtroppo quanto riportato nella circolare 84 del 2024 prevede esattamente questo: la decadenza.</p>
<h3>ISCRO: i limiti di uno strumento pensato male</h3>
<p>La vicenda di Stefano mette in luce uno dei limiti più insensati della normativa ISCRO: il vincolo che esclude dalla misura chiunque sia iscritto a più forme previdenziali obbligatorie.<br />
È una regola che colpisce in modo sistematico proprio i lavoratori più fragili, quelli che per sopravvivere sono costretti a costruirsi un reddito mettendo insieme più attività, più committenti, più casse previdenziali. In un mercato del lavoro autonomo sempre più frammentato, la pluricommittenza non è una scelta di comodo ma spesso una necessità. Escludere questi lavoratori dall&#8217;unico strumento di sostegno al reddito previsto per i freelance significa penalizzare chi ne avrebbe più bisogno.<br />
Il caso di Stefano è però ancora più paradossale. Non aveva una doppia cassa al momento di maturare il diritto: aveva i requisiti, ha presentato domanda regolarmente, la domanda è stata accolta per il 2024. Il problema è sorto dopo, durante il periodo di fruizione, per una singola prestazione lavorativa nel 2025 &#8211; mezza giornata per la RAI, con contributi versati per circa sei euro &#8211; che ha fatto scattare automaticamente la decadenza, tagliando il 50% dell&#8217;importo già riconosciuto.<br />
Detto altrimenti: Stefano non ha violato lo spirito (di per sé discutibile) della norma. Ha semplicemente fatto quello che qualsiasi lavoratore autonomo in difficoltà dovrebbe fare: cercare altri lavori in un momento di crisi. Evidentemente un errore imperdonabile. Quella mezza giornata di lavoro gli è costata quasi 2.400 euro.<br />
Una norma che punisce chi si attiva per uscire dalla crisi invece di premiarla è una norma che va cambiata. O almeno ripensata da qualcuno che abbia mai sentito parlare di lavoro autonomo.</p>
<div class="ttr_end"></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it/2026/05/22/iscro-la-storia-di-chi-ha-perso-meta-indennita-per-mezza-giornata-di-lavoro/">ISCRO: la storia di chi ha perso metà indennità per mezza giornata di lavoro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it">ACTA in rete</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Come capponi in viaggio verso il brodo</title>
		<link>https://www.actainrete.it/2026/05/14/come-capponi-in-viaggio-verso-il-brodo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redacta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 07:05:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Prontuario Redacta]]></category>
		<category><![CDATA[acta ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[coalizione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[redacta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.actainrete.it/?p=30539</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. […] e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it/2026/05/14/come-capponi-in-viaggio-verso-il-brodo/">Come capponi in viaggio verso il brodo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it">ACTA in rete</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="ttr_start"></div><p style="text-align: right;"><em><span style="font-weight: 400;">Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. […] e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.</span></em></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Si parla di </span><i><span style="font-weight: 400;">Promessi sposi</span></i><span style="font-weight: 400;"> in questi giorni.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Si parla di Salone del libro di Torino in questi giorni.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Si parla di contestazioni alla Biennale di Venezia in questi giorni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E anche noi vogliamo dire la nostra.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Partiamo dai </span><i><span style="font-weight: 400;">Promessi sposi</span></i><span style="font-weight: 400;">. Dai poveri capponi, personaggi minori ma passati alla storia per la loro proverbiale miopia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco, ci pare di assistere troppo spesso a polemiche senza respiro e lungimiranza – e il SalTo è una cornucopia di queste polemiche – sulla situazione delle lavoratrici e dei lavoratori del settore editoriale, in particolare delle figure autoriali: sentiamo dire che la “colpa” delle condizioni di vita di chi lavora nel settore sarebbe da attribuirsi a&#8230; chi lavora nel settore e, in particolare, alla sua provenienza sociale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Di recente, in un incontro pubblico a Torino, abbiamo sentito dire anche dai “Renzo” della situazione (gli studi editoriali) che la colpa delle tariffe basse sarebbe di nuovo dei e delle freelance (sempre loro, mannaggia!). Freelance che spesso lavorano proprio per quegli stessi studi. Che li sottopagano.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Se la denuncia dei problemi e la loro condivisione è sacrosanta, ed è il primo passo per una lotta collettiva, l’individuazione delle cause di quei problemi ci pare molto spesso fuori fuoco.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Il rischio è darsi la colpa a vicenda, come capponi che si sbecchettano senza curarsi del fatto che finiranno tutti ugualmente nel brodo dell’Azzeccagarbugli. Con Renzo raggirato.<br />
</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Noi, invece, pensiamo che la situazione sia figlia di un sistema iniquo e insostenibile che si regge sullo sfruttamento. E che la causa delle nostre condizioni sia il comportamento di chi quel sistema lo ha creato e lo difende.</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, continuiamo a pensare che la causa del problema non sia chi accetta tariffe basse e condizioni ingiuste (sia che si trovi in una posizione privilegiata che gli consente di farlo, sia che non abbia alternative), ma piuttosto chi quelle tariffe e quelle condizioni le propone e le impone. Impunemente, perché </span><a href="https://www.actainrete.it/2025/12/08/il-sindacato-e-i-colossi-della-cultura/"><span style="font-weight: 400;">può</span></a><span style="font-weight: 400;"> farlo. </span></p>
<h3><span style="font-weight: 400;">Un secondo problema che ci allontana dal risolvere il primo è la difficoltà di un discorso politico su questo tema. Fare politica con le stories non è fare politica. È alzare polvere. È attirare l’attenzione per prendere la parola invece che usare quel palcoscenico per parlare davvero.</span></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Difficoltà, sì, ma non assenza. </span><span style="font-weight: 400;">Perché noi di Redacta un discorso politico lo portiamo avanti. Abbiamo una voce costante e precisa, una voce che negli anni è cresciuta. Basta ascoltarla. </span><span style="font-weight: 400;">Basterebbe unirsi a quella voce o quanto meno sentire cos’ha da dire.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Portiamo avanti indagini sulle condizioni di vita, sulle tariffe e (a breve) sulle forme contrattuali e sulla contrattazione individuale. Non solo: Acta Ricerche ha appena avviato una vasta indagine sull’impatto dell’AI sul lavoro (a proposito, </span><a href="https://www.actainrete.it/2026/05/11/prompt-o-profit-come-cambia-il-tuo-lavoro-con-le-ia/"><span style="font-weight: 400;">compilatela</span></a><span style="font-weight: 400;">!).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Raccogliamo dati per capire meglio chi siamo, quali sono i nostri problemi e come possiamo risolverli, anche creando conflitto quando serve. Non siamo un osservatorio: noi studiamo e lottiamo, la teoria e la pratica non vanno disgiunte.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">I dati ci servono per orientare la nostra azione: ci offrono una base per  confrontarci tra noi e con esperti/e in sociologia, in diritto del lavoro ecc. e poi proporre soluzioni. Oltre all’analisi, ci mettiamo un po’ di fantasia: nuove leggi per ampliare le tutele, cause pilota per far applicare i diritti che già abbiamo, segnalazioni all’Antitrust… Facciamo alleanze con altre associazioni e sindacati come noi, nel settore dei libri, nel settore più ampio della cultura, nel settore del lavoro intellettuale, anche su scala europea.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proprio da un vasto lavoro di ricerca, di confronto e di “fantasia” è nata la nostra Guida ai compensi dignitosi, un tariffario condiviso su cui basare la contrattazione individuale per ottenere cifre che riteniamo giuste. In vista, un domani, di una contrattazione collettiva.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma: noi non abbiamo alcuna voglia di lamentarci. O almeno, va bene lamentarsi; e  poi? </span><span style="font-weight: 400;">La pratica del vittimismo si riduce a propaganda. Ed è un sistema che sul lungo termine – è sotto gli occhi di tutte e tutti – non funziona e non produce nulla di buono.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La fantasia al potere? </span><span style="font-weight: 400;">La fantasia <em>ha</em> il potere. Di creare mondi nuovi in cui vorremmo vivere: con più diritti, con più tutele, con più solidarietà, con più giustizia sociale.</span></p>
<h3><span style="font-weight: 400;">Ma per raggiungere questi mondi bisogna quanto meno partire da qualcosa: mettersi insieme.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ed è questo che funziona, come abbiamo visto a </span><a href="https://ilmanifesto.it/contro-genocidio-e-precariato-la-protesta-ferma-la-biennale"><span style="font-weight: 400;">Venezia</span></a><span style="font-weight: 400;">, dove le manifestazioni erano sì contro la guerra, ma anche contro l’economia di guerra che deprime, tra le altre cose, il lavoro nei settori culturali e creativi.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Per arrivare a quella manifestazione c’è voluto qualcosa di molto semplice: parlarsi, mettersi insieme, organizzarsi.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">Quand’è che i capponi di Renzo si accorderanno per volarsene via liberi?</span></h3>
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		<title>PROMPT O PROFIT? COME CAMBIA IL TUO LAVORO CON LE IA?</title>
		<link>https://www.actainrete.it/2026/05/11/prompt-o-profit-come-cambia-il-tuo-lavoro-con-le-ia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ACTA Ricerche]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 08:29:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.actainrete.it/?p=30518</guid>

					<description><![CDATA[<p>Parte la nostra ricerca sull’impatto delle IA sui nostri lavori: indipendenti e quindi poco protetti. Ci interessa la tua esperienza: diretta, concreta, vissuta. Sono state pubblicate molte ricerche sull&#8217;IA, riconducibili a due filoni principali: l&#8217;esposizione potenziale delle professioni all&#8217;IA &#8211; stime sulle quote di attività teoricamente automatizzabili; la diffusione dell&#8217;IA nelle imprese: adozione, strategie organizzative, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="ttr_start"></div><h3><strong>Parte la nostra ricerca sull’impatto delle IA sui nostri lavori: indipendenti e quindi poco protetti. Ci interessa la tua esperienza: diretta, concreta, vissuta.</strong></h3>
<p>Sono state pubblicate molte ricerche sull&#8217;IA, riconducibili a due filoni principali:</p>
<ol>
<li>l&#8217;esposizione potenziale delle professioni all&#8217;IA &#8211; stime sulle quote di attività teoricamente automatizzabili;</li>
<li>la diffusione dell&#8217;IA nelle imprese: adozione, strategie organizzative, impatto sul mercato. Ricerche riferite principalmente a grandi organizzazioni e condotte dalla prospettiva dell&#8217;impresa.</li>
</ol>
<p>La nostra ricerca assume invece <strong>la prospettiva dei lavoratori cognitivi e creativi</strong>, e vuole capire che cosa sta cambiando per loro. Ci interessano le esperienze concrete, non le previsioni degli esperti o i comunicati delle Big Tech.<br />
Nella consapevolezza che le situazioni sono estremamente differenziate &#8211; tra dipendenti e freelance, tra professioni e specializzazioni diverse &#8211; chiediamo a chi lavora ogni giorno con l&#8217;IA (a chi la usa con soddisfazione e a chi la detesta, a chi la usa su sua iniziativa e a chi è costretto) come sta trasformando il loro modo di lavorare.<br />
Vogliamo sapere <strong>cosa è cambiato nelle tue attività quotidiane</strong>, nei rapporti con clienti e colleghi, se l&#8217;IA valorizza o sostituisce, cosa ci si è guadagnato &#8211; in tempo, in autonomia, in reddito &#8211; e quanto ci si è perso &#8211; commesse annullate, calo dei compensi, costo degli abbonamenti, stress. E quali sono le aspettative sul futuro.<br />
I dati sono completamente anonimi. <strong>I risultati saranno pubblici e serviranno a costruire proposte concrete</strong> su formazione, contrattazione e regolamentazione.</p>
<p>Tu investi 15 minuti, noi ci lavoreremo nelle prossime settimane.<br />
Per trasformare i problemi nella “Piattaforma Acta sulle IA”.</p>
<h3><a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfiJndQYiQux_UFQ_enTr63LtXpdSYj-8UwK6DkstlqtPoyag/viewform">Vai subitooo al questionario!</a> (e non usare la IA <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/12.0.0-1/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> )</h3>
<div class="ttr_end"></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it/2026/05/11/prompt-o-profit-come-cambia-il-tuo-lavoro-con-le-ia/">PROMPT O PROFIT? COME CAMBIA IL TUO LAVORO CON LE IA?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it">ACTA in rete</a>.</p>
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		<title>Una lettera a PresaDiretta sui compensi nella traduzione</title>
		<link>https://www.actainrete.it/2026/05/07/una-lettera-a-presadiretta-sui-compensi-nella-traduzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ACTA Tramiti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 07:28:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Compensi]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[aniti]]></category>
		<category><![CDATA[compensi]]></category>
		<category><![CDATA[Freelance]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[Lettera]]></category>
		<category><![CDATA[presadiretta]]></category>
		<category><![CDATA[Strade]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[tramiti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.actainrete.it/?p=30513</guid>

					<description><![CDATA[<p>Aggiornamento Dopo aver ricevuto questa lettera, PresaDiretta ha rimosso dal sito di Rai Play la parte della puntata che conteneva l&#8217;errore sulle tariffe di post-editing. STRADE – Traduttrici e traduttori editoriali SLC-CGIL AITI – Associazione Italiana Traduttori e Interpreti ACTA-TRAMITI &#8211; Traduttrici e Traduttori Multimediali Italiani Roma/Bologna/Milano, aprile 2026 Alla Redazione di PresaDiretta RAI 3 [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="ttr_start"></div><blockquote>
<h3 align="justify"><strong>Aggiornamento</strong></h3>
<h3 align="justify">Dopo aver ricevuto questa lettera, PresaDiretta ha rimosso dal sito di Rai Play la parte della puntata che conteneva l&#8217;errore sulle tariffe di post-editing.</h3>
</blockquote>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>STRADE – Traduttrici e traduttori editoriali SLC-CGIL</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>AITI – Associazione Italiana Traduttori e Interpreti</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ACTA-TRAMITI &#8211; Traduttrici e Traduttori Multimediali Italiani </b></span></span></span></p>
<p align="right"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Roma/Bologna</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">/Milano</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">, aprile 2026</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Alla Redazione di PresaDiretta</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">RAI 3</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Oggetto: </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Puntata del 22 marzo – Traduzione, interpretariato e intelligenza artificiale</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Gentile Redazione,</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">scriviamo a nome di STRADE, associazione legata alla sezione Traduttori e Traduttrici editoriali SLC-CGIL, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: line-through;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">e</span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"> di AITI – Associazione Italiana Traduttori e Interpreti</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">, e di Tramiti, sezione di ACTA (associazione dei freelance) dedicata a traduttrici e traduttori multimediali,</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"> in riferimento alla puntata di PresaDiretta andata in onda il 22 marzo scorso, dedicata all’impatto dell’intelligenza artificiale sulle professioni intellettuali.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Abbiamo seguito con piacere la puntata: è significativo che un programma con il vostro peso mediatico abbia scelto di dedicare tempo e attenzione a un tema tanto complesso. Si tratta di un ambito su cui le nostre associazioni lavorano da anni, raccogliendo dati, esperienze e casi concreti sul campo. Ed è proprio questa familiarità diretta con la materia che ci spinge a condividere con voi alcune criticità che, a nostro avviso, meritano un approfondimento.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Alcune informazioni circolate durante la diretta hanno contribuito a diffondere un’immagine distorta del nostro lavoro. Un esempio concreto: i compensi citati in trasmissione erano fino a dieci volte superiori alla media reale, basti pensare al settore della traduzione editoriale dove i redditi annui superano raramente i 12.000 euro.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Non è un problema che riguarda solo la nostra categoria bensì lo stesso meccanismo che investe molte professioni intellettuali nell’era della trasformazione digitale. Ma al di là dei numeri, c’è una questione più ampia e più urgente su cui vorremmo portare la vostra attenzione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>La velocità non è sinonimo di qualità</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">È opportuno sottolineare come la narrazione pubblica sull’intelligenza artificiale (IA) applicata alla traduzione tenda spesso ad associare rapidità e facilità di accesso a una garanzia implicita di affidabilità. Si tratta di un’equivalenza che la nostra esperienza professionale non ci consente di condividere – e le cui conseguenze si estendono ben oltre la sfera dei professionisti del settore, investendo chiunque si trovi a leggere, firmare, applicare o affidarsi a un testo tradotto.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel concreto:</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Traduzione editoriale. </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">L’IA generativa applicata alla traduzione editoriale appiattisce e impoverisce la resa dell’originale: non coglie le sfumature, le emozioni, le intenzioni dietro le parole, non contestualizza, genera un testo attraverso modelli probabilistici opachi e favorisce la diffusione di stereotipi, con implicazioni sulle capacità espressive e cognitive.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Traduzione specialistica </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">(economia, finanza, giornalismo, arte). L&#8217;apparente plausibilità non garantisce la reale equivalenza del testo tradotto con l&#8217;originale. Le ricadute possono riguardare la reputazione di autori ed emittenti, la conformità normativa, la leggibilità e la comprensione per i lettori che devono prendere decisioni concrete sulla base dei testi tradotti</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: small;">.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Traduzione giuridica. </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Il ricorso a sistemi automatici non associato a feedback umano espone a rischi concreti in termini di responsabilità legale, ambiguità interpretative e possibili conseguenze giuridiche rilevanti. Un termine reso in modo impreciso può cambiare il senso di un contratto o di una sentenza.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Traduzione tecnica e tecnico-scientifica. </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">L’apparente correttezza terminologica non garantisce l’affidabilità complessiva del testo. Le ricadute possono riguardare la sicurezza, la conformità normativa e l’uso finale dei prodotti: manuali, schede tecniche, istruzioni per la sicurezza.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Traduzione medica e sanitaria. </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Qui i rischi di una cattiva traduzione si ripercuotono sulla salute dei pazienti e sulla sicurezza delle loro scelte: un errore non è solo linguistico, può diventare clinico.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Traduzione multimediale. </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Alle prese con le traduzioni dei dialoghi di film e serie TV o dei testi dei videogiochi, i sistemi automatici ignorano completamente il contesto audiovisivo, che fornisce invece informazioni fondamentali per una resa corretta ed efficace. Inoltre, non rispettano i requisiti di coerenza terminologica e stilistica, né i vincoli tecnici, come i limiti di tempo e caratteri.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Interpretariato (di conferenza, giuridico, sanitario, umanitario). </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">In assenza di mediazione umana si perdono elementi fondamentali: il contesto, l’intenzione, le sfumature pragmatiche, la gestione dell’interazione in tempo reale. In un’aula di tribunale o in un colloquio medico, questi elementi non sono dettagli.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Non si tratta di essere contrari all’innovazione, ma di capire perché l’intervento umano resta indispensabile. Il dibattito attorno all’IA applicata alla traduzione e all’interpretariato non è tra chi “usa la tecnologia” e chi la rifiuta: è tra chi sa riconoscere i limiti di uno strumento e chi li ignora. Noi proponiamo un concetto diverso da quello di “human in the loop”, una presenza marginale, un correttore di bozze del software. Ciò che serve, soprattutto nei contesti ad alto rischio, è un </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>human in the core</b></i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">. Il professionista non è un’aggiunta opzionale al processo: è il suo centro di gravità.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Coinvolgere le associazioni di categoria: un valore per tutti</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Quando si preparano trasmissioni su temi come questo – temi che raggiungono un vasto pubblico e che possono orientare l’opinione su settori professionali interi – le associazioni professionali non sono solo portavoce della categoria, ma anche fonti preziose. Possono offrire dati aggiornati, casi reali, buone pratiche, e contribuire a restituire un’immagine completa e realistica della professione. Non farlo espone la narrazione al rischio di costruire </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>bias</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"> comunicativi involontari: l’IA che “fa tutto”, il traduttore che sarà “presto sostituito”, il lavoro intellettuale che è diventato “automatizzabile”. Semplificazioni che, replicate dai media, si solidificano in percezione comune.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Tradurre non significa sostituire parole con altre. Significa mettere in dialogo culture, sistemi concettuali, registri linguistici che non hanno sempre un equivalente diretto. Per quanto avanzati, i sistemi di IA applicati alla traduzione operano equivalenze linguistiche: mancano il vero obiettivo, che è la mediazione culturale. La velocità o la facilità di accesso a uno strumento non garantiscono un risultato corretto e coerente dal punto di vista linguistico e culturale. Anzi: spesso la disinvoltura con cui si ricorre alla traduzione automatica è inversamente proporzionale alla consapevolezza dei rischi che comporta.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Per questa ragione, ci permettiamo di avanzare una proposta concreta: un incontro con rappresentanti di STRADE</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">, AITI e Tramiti</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">, nell&#8217;ottica di un confronto costruttivo su come affrontare questo tema con la complessità che merita. Le nostre associazioni sono disponibili a mettere a disposizione della redazione dati aggiornati, esperienze dirette e riflessioni sviluppate nella pratica professionale – un contributo che potrebbe restituire una rappresentazione più accurata e completa dell’impatto dell’IA Generativa sulle nostre professioni e sulle nostre vite.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Grazie per l’attenzione.</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">Con cordiali saluti,</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>STRADE – Traduttrici e traduttori editoriali SLC-CGIL</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">www.traduttoristrade.it</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>AITI – Associazione Italiana Traduttori e Interpreti</b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">www.aiti.org</span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ACTA-TRAMITI &#8211; Traduttrici e Traduttori Multimediali Italiani </b></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Aptos, serif;"><span style="font-size: medium;">www.actainrete.it/2023/04/20/siamo-acta-siamo-tramiti/</span></span></span></p>
<div class="ttr_end"></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it/2026/05/07/una-lettera-a-presadiretta-sui-compensi-nella-traduzione/">Una lettera a PresaDiretta sui compensi nella traduzione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it">ACTA in rete</a>.</p>
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		<title>Venite a Bologna. Abbiamo un piano!</title>
		<link>https://www.actainrete.it/2026/04/29/venite-a-bologna-abbiamo-un-piano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ACTA]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:36:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Vita da freelance]]></category>
		<category><![CDATA[ACTA]]></category>
		<category><![CDATA[AVTE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 6 maggio a Bologna, alla Casa di quartiere Katia Bertasi, il Consiglio Direttivo di Acta sarà aperto a tutte le persone socie. Il primo punto all’ordine del giorno sarà la discussione pubblica di una piattaforma per riformare lo Statuto del lavoro autonomo, la legge che nel 2017, anche grazie al contributo di Acta, ha [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="ttr_start"></div><p align="left"><span style="font-size: medium;">Il 6 maggio a Bologna, alla Casa di quartiere Katia Bertasi, il Consiglio Direttivo di Acta sarà </span><span style="font-size: medium;"><b>aperto a tutte le persone socie</b></span><span style="font-size: medium;">. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Il primo punto all’ordine del giorno sarà la discussione pubblica di </span><span style="font-size: medium;"><b>una piattaforma per riformare lo Statuto del lavoro autonomo<!-- https://www.actainrete.it/2017/05/10/lo-statuto-del-lavoro-autonomo-e-legge/ --></b></span><span style="font-size: medium;">, la legge che nel 2017, anche grazie al contributo di Acta, ha costruito un sistema di tutele per le persone freelance. Sono passati quasi 10 anni, i mercati e le tecnologie sono cambiate, come i committenti, e così le esigenze di tutela. C’è bisogno più che mai di un progetto ambizioso, che coinvolga realtà diverse per rivendicare nuovi diritti, far valere quelli che rimangono ancora sulla carta e correggere le asimmetrie negoziali. Fortunatamente noi&#8230; </span><span style="font-size: medium;"><b>Abbiamo un piano</b></span><span style="font-size: medium;">! </span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Nella seconda parte della mattinata allargheremo il diaframma sul livello europeo. In questo ultimo anno, grazie a una sempre più stretta collaborazione con <a href="https://avteurope.org/">Avte</a> <!-- mettiamo un link? non so quale sia meglio però -->(Audiovisual Translators Europe), abbiamo toccato con mano </span><span style="font-size: medium;"><b>quanto si è più forti quando si stringono alleanze che attraversano i confini</b></span><span style="font-size: medium;"> e&#8230; c’è una grossa novità, nelle prossime settimane si potrebbe aprire il campo a </span><span style="font-size: medium;"><b>una grande vertenza europea</b></span><span style="font-size: medium;">. A Bologna vedremo di cosa si tratta e immagineremo insieme come, e con chi, incidere anche a Bruxelles, Zagabria, Sofia, Parigi, Berlino e così via. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Dopo pranzeremo insieme </span><span style="font-size: medium;">all’Osteria Sociale dentro la Casa di Quartiere</span><span style="font-size: medium;"><!-- all&apos;Osteria sociale dentro la Casa di Quartiere -->: prezzi popolari e opzioni vegetariane disponibili. La seconda parte della giornata sarà dedicata a un </span><span style="font-size: medium;"><b>brainstorming sui testi del nuovo sito di Acta</b></span><span style="font-size: medium;"> (dopo una lunghissima attesa sta per arrivare). Con la guida del nostro gruppo comunicazione, affronteremo alcuni snodi cruciali che riguardano le parole per dire chi siamo e cosa facciamo. </span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Ricapitolando, l’ordine del giorno è: </span></p>
<blockquote>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">10.00-10.15 Apertura Consiglio direttivo </span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">10.15-12.00 Abbiamo un piano! </span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">12.00-13.00 Cosa bolle in pentola in Europa? </span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">13.00-14.30 Pranzo conviviale </span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">14.30-16.30 Brainstorming sui testi del nuovo sito </span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">16.30-17.00 Varie ed eventuali </span></p>
</blockquote>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Sembra lungo? Sembra denso? È il minimo! </span></p>
<p align="left"><span style="font-size: medium;">Vi aspettiamo a Bologna, scriveteci a </span><a href="mailto:info@actainrete.it"><span style="color: #1155cc;"><span style="font-size: medium;"><u>info@actainrete.it</u></span></span></a><span style="font-size: medium;"> per confermare la vostra presenza.</span></p>
<div class="ttr_end"></div><p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it/2026/04/29/venite-a-bologna-abbiamo-un-piano/">Venite a Bologna. Abbiamo un piano!</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.actainrete.it">ACTA in rete</a>.</p>
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