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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 15:38:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ho sempre avuto una paura irrazionale della fine delle cose. quando ero più piccola, la parola &#8220;fine&#8221; per me era più brutta in assoluto. quando finiva un film, che mi fosse piaciuto o meno, avevo sempre 2 minuti di tristezza, sul mio divano e le gambe incrociate, perché si era appena smaterializzato tutto.
quando  finisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ho sempre avuto una paura irrazionale della fine delle cose. quando ero più piccola, la parola &#8220;fine&#8221; per me era più brutta in assoluto. quando finiva un film, che mi fosse piaciuto o meno, avevo sempre 2 minuti di tristezza, sul mio divano e le gambe incrociate, perché si era appena smaterializzato tutto.<br />
quando  finisce una serata, e torno a casa, ho sempre un minuto di &#8220;oh, peccato. è finito&#8221;. quando finisce una fiera, un libro, una vacanza, un viaggio in macchina, un esame che stai preparando, ho sempre in mente la piccola paura del &#8220;e adesso?&#8221; e mi è sempre restata.<br />
 è come una irragionevole sensazione che non ci sia niente dopo, ed è per questo che adoro avere molti impegni piuttosto che non averne. anche perché poi, non so se l&#8217;avete notato, ma la parte finale delle cose è sempre quella che arriva più velocemente o quella che non ti aspetti mai, e non si controlla mai. comunque, in ogni caso, la fine di una cosa è sempre l&#8217;inizio di un&#8217;altra.</p>
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		<title>dei rubinetti</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 16:56:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una costante della mia vita è andare in bagno. Già, come tutti. Sono molto curiosa del bagno come ambiente in generale, e anche se mi trovo in un ristorante cinese dove il bagno è sotto una rampa di scale buia, vado comunque a esplorare. Mi piace vedere che porte hanno usato, che maniglie, se c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una costante della mia vita è andare in bagno. Già, come tutti. Sono molto curiosa del bagno come ambiente in generale, e anche se mi trovo in un ristorante cinese dove il bagno è sotto una rampa di scale buia, vado comunque a esplorare. Mi piace vedere che porte hanno usato, che maniglie, se c&#8217;è il sapone, del profumo del sapone. Poi c&#8217;è il rubinetto. I rubinetti mi mettono sempre una certa soggezione, a volte mi trovo davanti quelli familiari con una manopola rotonda e un pallino blu al centro e dico ok, qui basta ruotare. A volte c&#8217;è una maniglia da sollevare, molto semplice, ma a volte non c&#8217;è nulla. E io inizio a battere le mani e a gesticolare sotto il rubinetto per sperare che qualche fotocellula si attivi e faccia sgorgare l&#8217;acqua. A volte cado rovinosamente nella trappola perché ahimè c&#8217;è un orrendo pulsantone di gomma sotto il lavandino, rosso o verde, da schiacciare per far uscire l&#8217;acqua. A volte invece tutto quel gesticolare funziona e fa partire l&#8217;acqua, ma non sempre: ci sono volte in cui bisogna tenere le mani vicine ferme per qualche secondo prima che parta, come se si stesse pregando. A volte ti si parano davanti delle leve enormi che tu provi a sollevare con tutta la forza che hai ma in realtà bisogna solo ruotarle, intuitive come  la formula di Lagrange. Ma è sicuro che, quando ti metti a gesticolare c&#8217;è sempre qualcuno che ti osserva sulla porta e ti chiede se il bagno è occupato o libero, e tu mentre la guardi un po&#8217; sorridente per l&#8217;imbarazzo, immobile, e le stai dicendo che è libero, senti l&#8217;acqua che cade sulle mani.</p>
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		<title>7 parole</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 15:56:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[e quindi in agosto, la gente cosa fa? insomma io non so cosa faccia la gente in agosto. ma posso immaginare cosa faccio io, in agosto, se non ho niente da fare. come prima cosa, sto in camicia. in camicia e basta. perché è fresca e me ne sto lì a leggere sms sul cellulare. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e quindi in agosto, la gente cosa fa? insomma io non so cosa faccia la gente in agosto. ma posso immaginare cosa faccio io, in agosto, se non ho niente da fare. come prima cosa, sto in camicia. in camicia e basta. perché è fresca e me ne sto lì a leggere sms sul cellulare. ne mando uno, ne ricevo un altro, una catena di sms.  poi telefono per fare qualcosa la sera, telefono per chiedere come stai, il cellulare insomma. poi, quando ho voglia di bermi una birra, lo abbandono sul divano e lascio che stia lì, così da tornare e avere magari un sacco di appuntamenti sbocciati sullo schermo del telefono. poi penso alla spagna. penso al fatto che le vacanze spagnole vadano molto di moda. barcellona, madrid, boom, per me non sono state neanche niente di speciale. insomma carino sì, ma niente di eclatante. mentre bevo la mia corona, sto lì, occupo il tempo con estrema lentezza, e basta, tanto è agosto, cosa c&#8217;è da fare. vai al mare, bevi una birra, torni a casa, bevi una birra, pensi a settembre e a quando tornerai, al fatto che ci saranno milioni di studenti erasmus spagnoli, al fatto che avrai finalmente una maglia a maniche lunghe e non un cavolo di vestitino marrone o una camicia larga di lino. poi insomma, è agosto, è veramente un mese inutile. luglio è già meglio, giugno è carino, maggio è da panico ma agosto, gente, cosa volete fare in agosto. niente. devo decidere quale smalto mettermi, ma in ogni caso mi devo guardare un video dei lunapop, è qualcosa che mi fa ricordare che quando avevo 15 anni l&#8217;estate me la passavo un mese al mare e un mese in giro per l&#8217;europa con i miei.</p>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 08:17:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il mio rispetto nei confronti del genere umano, oggi, si è abbassato drasticamente &#8211; immaginatelo come un bicchiere pieno di liquido dorato, pieno circa a metà, bene &#8211; ora segna poco meno di un quarto e il rabbocco del mio bicchiere di rispetto avviene molto raramente, quindi penso che resterà così per un po&#8217;.
Mi sento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio rispetto nei confronti del genere umano, oggi, si è abbassato drasticamente &#8211; immaginatelo come un bicchiere pieno di liquido dorato, pieno circa a metà, bene &#8211; ora segna poco meno di un quarto e il rabbocco del mio bicchiere di rispetto avviene molto raramente, quindi penso che resterà così per un po&#8217;.<br />
Mi sento come se mi avessero stretto un laccio emostatico attorno al mio organo principale, il cuore, come se me l&#8217;avessero strizzato e fatto sgocciolare via tutto il sangue che c&#8217;era dentro, lasciandolo sgonfio e spompato, e mi sento come se l&#8217;avessero ricoperto di benzina e bruciato, tanto da lasciare nient&#8217;altro che un arido cuore nero, secco, che perde briciole ed è ruvido al tatto.<br />
Sento che il filo che collegava il mio cuore al mio stomaco, quello che serviva per avvertirsi l&#8217;un l&#8217;altro quando uno dei due era agitato, ora non è che un gomitolo informe di filo spezzato, caduto in qualche angolo remoto della mia pancia, come un mucchietto di polvere e tutta la colonia di farfalle dentro al mio stomaco è morta di sete, perché non alimentata da troppo tempo e tutte le farfalle sono ammonticchiate per terra in una montagnetta di ali e antenne casuali.<br />
La leggera ombra a forma di cuore che compariva nelle mie pupille, di tanto in tanto, ora si è trasformata in una perfetta ombra circolare nera, e non ricorda minimamente quell&#8217;accenno di forma che si riproponeva ogni tanto, in occasioni speciali, e la sensazione di brillantina argento che mi circondava e rinfrescava il cervello ora si è totalmente prosciugata e il mio cervello è caldo, in sovraccarico, e in frigorifero non c&#8217;è neanche più una riserva di quella brillantina fredda ed è rarissimo riuscire a ricrearla. La mia anima si è raffreddata e solidificata sotto forma di un enorme tronco di ghiaccio, crepato, e basterebbe il tocco della coda di un gatto per farla frantumare in mille pezzi. la macchina dello zucchero, quella utile per le frasi d&#8217;amore, non viene azionata da troppo tempo e le ultime riserve di monetine che erano all&#8217;interno sono state tutte rubate da 3 ladri incappucciati e infine, la signora Pazienza, portinaia della situazione, si è congedata tempo fa dicendo di tornare subito, che doveva solo sbrigare alcune faccende, ma la sua sedia è ancora vuota e la tv che guardava abitualmente trasmette solo canali disturbati che producono fruscii. L&#8217;unica cosa ancora funzionante, praticamente impossibile da abbattere, è Ricordo, un diario enorme e polveroso resistente a ogni carestia, in una piccola stanza nel retro, poco illuminata, ma con una piccola finestra dalla quale entra un po&#8217; di vento, che autonomamente fa sfogliare le pagine, di tanto in tanto, come una cosa perfettamente casuale, e suggerisce testi e immagini che vengono proiettate in tutto l&#8217;interno del mio corpo su grandi schermi, dove solitamente c&#8217;è un sacco di gente che urla e applaude, ma oggi, nonostante il volume sia alto come al solito, si sente solo un eco e un rimbombo, prolungato, sempre uguale, e non si vede nessuno a rivedere con gusto  quelle immagini, nonostante loro scorrano nitide come hanno sempre fatto.</p>
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		<title>polvere</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 19:33:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[quando una coppia sta assieme da un pochino di tempo, diciamo pure 20 mesi, capita che nel tempo trascorso abbia depositato una specie di polvere personale in giro. in certi negozi che frequenta abitualmente, certi ristoranti, certi angoli del letto, si vede la polvere lampante, come un deposito amoroso, una specie di marchio sul territorio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>quando una coppia sta assieme da un pochino di tempo, diciamo pure 20 mesi, capita che nel tempo trascorso abbia depositato una specie di polvere personale in giro. in certi negozi che frequenta abitualmente, certi ristoranti, certi angoli del letto, si vede la polvere lampante, come un deposito amoroso, una specie di marchio sul territorio. e capita che poi, quando questi posti non sono più frequentati per mesi, per non importa quali motivi, la polvere rimanga lì  e nascosta, in ombra, e nessuno la vede. certe coppie sono auto-fiorenti, depositano polvere dappertutto indistintamente e lasciano profumi e marchi così spesso che finiscono per appropriarsi del mondo, e ogni luogo, per loro, diventa importante: senza alcuna differenza. ci sono altre coppie invece che sono più lente e hanno bisogno di frequentare almeno due, tre, quattro volte quello stesso posto e capire il fatto che se ci sono tornate così tante volte vuol dire che si trovano in un posto speciale, e quindi possono depositare la polvere. dopo un periodo di grigiume, o piattezza generica, capita che tornare nei posti impolverati faccia bene, e faccia ricordare un po&#8217; di come si era l&#8217;ultima volta che si era lì, e magari di essere più volenterosi, più coppia, più qualcosa. altre volte invece non ha alcun effetto: e serve solo a evocare un ricordo e confrontarlo con quello che si ha in quel momento. </p>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 08:24:21 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>poi un giorno vi svegliate, e avete una barca di nuove idee.</p>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 09:14:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[e poi a volte ti capita di pensare che è tutto monotonia, come le coccole prima di dormire o il bacio del buongiorno, che prima c&#8217;erano sempre e dopo ci sono un po&#8217; meno, perché anche se si addormenta prima di te non importa. i soprannomi, le scelte mediate, i libri prestati, tutta una serie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e poi a volte ti capita di pensare che è tutto monotonia, come le coccole prima di dormire o il bacio del buongiorno, che prima c&#8217;erano sempre e dopo ci sono un po&#8217; meno, perché anche se si addormenta prima di te non importa. i soprannomi, le scelte mediate, i libri prestati, tutta una serie di cose che prima erano carine e adesso ti sembrano un po&#8217; meno carine. si passa la settimana quasi in silenzio per poi aspettare quando ci si vedrà, i silenzi si romperanno e si creerà un gran rumore che a volte ti piace, a volte no. tutta una familiarità completa, circolare, attorno a voi due che vi deposita una patina protettiva da tristezza e problemi irrisolti, ma vi porta, sometimes, in una specie di limbo annoiato dove forse è la situazione che ti annoia, non la tua coppia. e poi si ricomincia da capo, col gran rumore, e con i pensieri che forse è solo, davvero, la situazione, perché quel rumore alla fine ti piace ma a volte, quando non ti piace, pensi solo che sia questione di tempo.</p>
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		<title>this is only a feeling</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 18:08:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[siete un bambino e avete un piattino di carta con una crêpe dentro. state attraversando una gelateria pienissima di gente, in un paesino dove la gelateria è l&#8217;unica cosa che c&#8217;è. vi fate strada in mezzo a cinquanta persone, fila alla casa, gente che sventaglia scontrini, gente che urla gusti come fragola e nocciola e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>siete un bambino e avete un piattino di carta con una crêpe dentro. state attraversando una gelateria pienissima di gente, in un paesino dove la gelateria è l&#8217;unica cosa che c&#8217;è. vi fate strada in mezzo a cinquanta persone, fila alla casa, gente che sventaglia scontrini, gente che urla gusti come fragola e nocciola e se per caso qualcuno vi sgomitasse cadrebbe tutto rovinosamente per terra. non potete tenere bene il piattino di carta perché la crêpe è bollente e dovete tenerlo dai bordi, e il piatto si piega un po&#8217;. lo zucchero a velo vi entra nelle narici del naso per lo sforzo e vi sentiti eternamente precari. siete piccoli, bassi, e avete le scarpe scomode, dovete assolutamente attraversare quella gelateria ed uscire all&#8217;aria aperta. la luce è forte e scalda, e le pareti bianche della gelateria vi danno fastidio. </p>
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		<title>il narratore</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 09:34:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[quando rivivete i ricordi, li vivete in prima o terza persona?
per esempio, io spesso preferisco riguardare tutta la scena dall&#8217;esterno. quindi vedo me stessa, nel ricordo, vedo chi c&#8217;era con me e rivivo tutto come osservatore. mi vedo strana, dall&#8217;esterno, ma immaginarmi tutto il contesto con me dentro mi lascia impressa nella memoria un&#8217;immagine molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>quando rivivete i ricordi, li vivete in prima o terza persona?<br />
per esempio, io spesso preferisco riguardare tutta la scena dall&#8217;esterno. quindi vedo me stessa, nel ricordo, vedo chi c&#8217;era con me e rivivo tutto come osservatore. mi vedo strana, dall&#8217;esterno, ma immaginarmi tutto il contesto con me dentro mi lascia impressa nella memoria un&#8217;immagine molto precisa.<br />
a volte invece, quando si tratta di un odore o di un panorama o di un&#8217;immagine cerco di immedesimarmi proprio in quella passata-me stessa, cerco di riacquistare la vista che avevo in quel momento e cerco di riascoltare i suoni che c&#8217;erano. è più intenso, ma con meno trasporto: se voglio ricordarmi il vento che c&#8217;era a capo mannu su quella scogliera a picco mi sforzo e mi teletrasporto lì, così lo sento di nuovo, una seconda volta, e poi ritorno qui in camera mia, sempre io.<br />
se voglio ricordarmi una cena romantica o un concerto, mi teletrasporto su un elicottero e guardo tutto dall&#8217;alto.</p>
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		<title>si chiama Mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 11:14:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[mentre ero in sardegna ho avuto molto tempo per pensare e per leggere. solitamente, quando leggo molto, i miei post migliorano qualitativamente ma anche dal punto di vista della quantità. la sardegna è un&#8217;isola, si sa, con un bel mare e belle spiagge e tutto quello che ne consegue. ma vi voglio raccontare qui di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mentre ero in sardegna ho avuto molto tempo per pensare e per leggere. solitamente, quando leggo molto, i miei post migliorano qualitativamente ma anche dal punto di vista della quantità. la sardegna è un&#8217;isola, si sa, con un bel mare e belle spiagge e tutto quello che ne consegue. ma vi voglio raccontare qui di seguito tutto quello che non è mare e sabbia di quarzo. era la terza volta che tornavo in sardegna, e io e M abbiamo alloggiato solo in bed &#038; breakfast. consiglio questo tipo di sistemazione a chiunque, dai più esigenti agli avventurieri. come prima cosa sono molto più accoglienti degli ostelli. è chiaro, dipende dal tipo di vacanza che volete fare, se volete conoscere, fare &#038; strafare allora ostellatevi pure. noi due, essendo una coppia uscita da un periodo molto stressante per lui e un periodo di vuoto e futilità per lei dovevamo riempirci il tempo di coccole, coccole che fossero case in mezzo alla campagna sarda con vista sul mare o coccole di marmellate fatte in casa la mattina. sono economici e tranquilli, e ultimamente la media della qualità offerta si è alzata molto. i gestori sono in genere molto ospitali. in particolare, a cabras, ne abbiamo trovata una che ci ha adottati come figli, e ci ha consigliato e cullato nel più gentile dei modi. le giornate le passavamo, effettivamente, in spiaggia a leggere libri. M aveva sempre freddo e i bagni in mare duravano poco meno di 6 minuti, io invece con la fisheye subacquea, maschera e boccaglio restavo in acqua molto più tempo, tanto da aver fatto 48 foto sott&#8217;acqua. abbiamo macinato chilometri in macchina, guidavo un po&#8217; io e un po&#8217; lui, su per tornanti e per paesi fantasma come argentiera, dove è rimasto un bar e enormi scheletri di miniere e magazzini a picco sul mare. grigio scuro e marrone, strutture su montagne, vuote dentro, con nastri rossi che volavano al vento arrotolati alle finestre, e cartelli di cantieri. ai piedi di questo mini-colosso minerario c&#8217;era una piccola caletta di mare cristallino. ci siamo persi innumerevoli volte ma siamo riusciti a salvarci anche in mezzo al deserto sardo fatto solo di rotoballe ed erba secca. abbiamo dormito sulla spiaggia, a stintino, e la mattina verso le 5, mentre avevamo appena preso sonno perché disturbati tutta la notte da due gruppi di ragazzi che facevano il bagno notturno e un gran rumore, siamo stati svegliati da un gruppo parrocchiale che raggiunta la spiaggia ha urlato &#8220;ok! ci siamo solo noi, e i gabbiani!&#8221;&#8230;</p>
<p>&#8230;&#8221;e una tenda!&#8221;</p>
<p>eravamo noi, quelli nella tenda. mi sono ascoltata, ridendo, tutte le loro preghiere e dopo aver preso sonno per la noia, mi sono risvegliata nel bel mezzo della loro partita di rugby a mezzo metro dalla nostra tenda. abbiamo dormito in tenda anche l&#8217;ultimo giorno, vicino a una tedesca coi capelli corti che aveva uno zombie tatuato sul braccio. M ha anche provato a fare un po&#8217; di surf, ma non si è rivelato propriamente un successo. in compenso, tutti i surfisti che erano sulla spiaggia quel giorno, hanno passato due ore a cavalcioni sulla tavola, in mare, ad aspettare le onde che non arrivavano. avrei portato a casa un po&#8217; di sassi, perché mio padre, quando ero piccola (ma suppongo anche adesso) ne portava sempre un paio a casa. non ho comprato pecorino sardo da  pastori ma ho mangiato due pizze sarde molto buone. ho mangiato pesce, ho bevuto vino bianco ma ci è anche esplosa una birra in macchina che abbiamo abbandonato in corsa vicino a una profumeria in un paesino dove per trovare un bancomat abbiamo camminato mezz&#8217;ora in tondo. ho bevuto tantissima acqua calda, dato che dopo 1 ora di spiaggia diventava pronta per cuocerci la pasta, ma ho ascoltato per ore il maestrale e tutti gli altri venti. ho sottolineato a matita un sacco di libri e mi sono annotata delle parole chiave per i prossimi post che scrivero&#8217;. ah, sì, la radio sarda lascia un po&#8217; a desiderare, ma tanto sarete occupati a leggere i nomi dei paesi sui cartelli e i cognomi sardi sui tir :) .</p>
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