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	<title>Ai.Bi. Amici dei Bambini</title>
	
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	<description>Il diritto di essere figlio</description>
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		<title>Romina, sostenitrice da 9 anni: «Andrei a trovare Miroslav, anche se… ho paura di affezionarmi a lui!»</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/aibi/~3/YetlMqDfCpc/</link>
		<comments>http://www.aibi.it/ita/romina-sostenitrice-da-9-anni-%c2%abandrei-a-trovare-miroslav-anche-se%e2%80%a6-ho-paura-di-affezionarmi-a-lui%c2%bb/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 11:42:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sostegno a Distanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«<strong>Per i suoi 10 anni </strong>gli ho regalato<strong> un orologio colorato: </strong>non solo per guardare l’ora, ma<strong> </strong>come regalo <strong>in ricordo del tempo che abbiamo trascorso e che trascorreremo insieme. </strong>Ogni volta che posso gli mando biscotti, giochi, torte e anche dei <strong>disegni fatti da mio figlio,</strong> <strong>che vede il piccolo come un amico lontano</strong>». <strong><a href="http://www.aibi.it/ita/romina-sostenitrice-da-9-anni-%c2%abandrei-a-trovare-miroslav-anche-se%e2%80%a6-ho-paura-di-affezionarmi-a-lui%c2%bb/">LEGGI TUTTO...</a></strong></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aibi.it/ita/images/Ho-paura-di-affezionarmi-a-lui.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-30057" style="margin: 5px;" title="Ho paura di affezionarmi a lui!" src="http://www.aibi.it/ita/images/Ho-paura-di-affezionarmi-a-lui.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>«Ero uscita per fare spese. Ero in un negozio con il mio bambino, per comprargli dei vestiti. Alla cassa le commesse mi hanno consegnato un opuscolo informativo. Il volantino parlava di sostegno a distanza. Leggendolo, mi si sono aperti gli occhi: ho capito che ci sono tantissimi bambini <strong>meno fortunati dei miei</strong> che hanno bisogno di aiuto. Così mi decisi e attivai un sostegno a distanza».</p>
<p style="text-align: justify;">A parlare è <strong>Romina</strong>, affezionata sostenitrice a distanza. La sua storia di sostegno iniziata circa<strong> 9 anni fa</strong>: «All’inizio sostenevo un bambino moldavo – racconta Romina –. La mia più grande felicità è stata quando ci fecero sapere che poi, fortunatamente, venne<strong> reinserito in famiglia</strong>. I suoi genitori mi hanno mandato anche dei regali: un <strong>portagioie</strong> e delle <strong>cornici </strong>in legno, <strong>fatte a mano</strong>, per ringraziarmi di aver aiutato il loro piccolo <strong>quando loro erano in difficoltà</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">Per una famiglia che sostiene, la meraviglia del sostegno a distanza non risiede che qui. Poter aiutare qualcuno lontano, iniziare un legame che farà del bene e portarlo avanti sapendo che si crea un circolo di gratitudine, di amore, di comprensione e curiosità reciproca. Una relazione che va avanti nel tempo senza il bisogno di chissà che cosa, ma sviluppandosi in gesti quotidiani. Talvolta è fatta anche di difficoltà. «Ora sostengo Miroslav, <strong>un bimbo ucraino di 11 anni</strong> che è <strong>orfano</strong> di padre. All’inizio è stato difficile entrare in sintonia con lui – continua Romina –. <strong>Non sapevo che cosa scrivere</strong> nelle lettere, ogni cosa mi sembrava fuori luogo».</p>
<p style="text-align: justify;">Difficoltà che si superano con gesti autentici, che vengono dal cuore. E con il coinvolgimento di tutta la famiglia. «<strong>Per i suoi 10 anni </strong>gli ho regalato<strong> un orologio colorato: </strong>non solo per guardare l’ora, ma<strong> </strong>come regalo <strong>in ricordo del tempo che abbiamo trascorso e che trascorreremo insieme. </strong>Ogni volta che posso gli mando biscotti, giochi, torte e anche dei <strong>disegni fatti da mio figlio,</strong> <strong>che vede il piccolo come un amico lontano</strong>. Ho fatto recapitare anche due pacchi da 42 kg di vestiti e organizzato un <strong>pizza party in Istituto</strong>, inviando tutto il materiale per fare la pizza!».</p>
<p style="text-align: justify;">Romina fa una confidenza. «Mi piacerebbe molto andare a trovarlo in futuro, anche se… <strong>ho un po’ paura di affezionarmi a lui</strong>! Nonostante la crisi non ho mai pensato di rinunciare al mio impegno; ho detto ai miei figli che toglieremo il superfluo ma continueremo questo gesto d’amore. Bastano piccoli sacrifici per fare grandi cose!».</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>«Cara Sabrina, l’adozione è l’unica scelta per ogni bambino abbandonato»</title>
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		<comments>http://www.aibi.it/ita/%c2%abcara-sabrina-ladozione-e-lunica-scelta-per-ogni-bambino-abbandonato%c2%bb/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 11:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere al direttore]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La scorsa Lettera al Direttore</strong>, dal titolo <em>Per un bambino abbandonato di 10 anni è meglio attivare un sostegno a distanza o fare un’adozione?</em>, ha suscitato un dibattito che si è tradotto in sedici commenti e diversi accessi al nuovo <strong>sondaggio</strong> di Ai.Bi., abbinato al tema del titolo. Al 91% i votanti si sono dichiarati favorevoli all'adozione. Il <strong>Direttore</strong> ha voluto aggiungere la sua risposta. <strong><a href="http://www.aibi.it/ita/%c2%abcara-sabrina-ladozione-e-lunica-scelta-per-ogni-bambino-abbandonato%c2%bb/">LEGGI TUTTO...<br />
</a></strong></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="margin: 5px;" src="http://www.aibi.it/ita/images2/lettere_icona.jpg" alt="" width="100" height="100" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La scorsa Lettera al Direttore</strong>, dal titolo <em>Per un bambino abbandonato di 10 anni è meglio attivare un sostegno a distanza o fare un’adozione?</em>, ha suscitato un dibattito che si è tradotto in sedici commenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi ed entusiasti anche gli accessi al nuovo <strong>sondaggio</strong> di Ai.Bi., abbinato al titolo della Lettera. Al <strong>91%</strong> i votanti si sono dichiarati favorevoli all&#8217;adozione, il sostegno a distanza è stato preferito dal restante 9%. <br />
Il <strong>Direttore</strong> ha voluto aggiungere la sua voce alla nostra lettrice Sabrina. Ecco la sua risposta.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aibi.it/ita/images/Marco-Griffini-Ai.Bi_..jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-30042" style="margin: 5px;" title="Marco Griffini, Ai.Bi." src="http://www.aibi.it/ita/images/Marco-Griffini-Ai.Bi_..jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Carissima Amica Sabrina,</p>
<p style="text-align: justify;">il bambino abbandonato, se è adottabile, va <strong>senza alcun dubbio adottato</strong>. La sua è una vera ferita: curarla è il più alto atto di giustizia che si possa compiere per lui e coincide con l’atto più bello che si possa compiere su questa terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ascoltate gli uccelli del malaugurio, che parlano di fallimenti: l’abbandono è un male (forse il più grave che possa mai capitare a una persona umana) e ogni bambino aspetta, giorno dopo giorno qualcuno che possa (non solo in senso metaforico) estirparlo dal suo cuore e farlo guarire. Solo perché qualche adozione fallisce dovremmo in partenza rinunciare? Caso per caso, bisognerebbe esaminare il fallimento adottivo e il destino di ogni bambino coinvolto nel presunto fallimento. Per l’adozione internazionale, parliamo di cifre che sfiorano appena l’1%. È come se dovessimo rinunciare a intervenire su tutti gli ammalati di cancro, solo perché ne guariscono non più del 50%.</p>
<p style="text-align: justify;">Adottatelo quindi con fiducia e serenità. E vedrete che la vostra vita cambierà totalmente. E scoprirete che sarà lui a indicarvi la via da seguire quando nuvole minacciose si addenseranno sulla vostra famiglia. Se sarete previdenti, scoprirete anche come fare del vostro psicologo (colui o colei che vi ha accompagnati nel vostro abbinamento) il miglior amico del vostro bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">Se poi deciderete di non tenere per voi la vostra adozione come un dono esclusivo, ma di testimoniare la vostra scelta adottiva a quanti sono nel dubbio, scoprirete intorno a voi un mondo meraviglioso e difficilmente crederete ai vostri occhi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo però <strong>non vi esclude dal pensare a un sostegno a distanza</strong>: anzi, proprio perché diverrete genitori adottivi dovreste aver già sentito nel cuore il dovere di pensare anche al «vostro altro figlio», quello che è rimasto laggiù, e che non ha avuto ancora la fortuna di venire adottato. E il sostegno a distanza, specialmente il sostegno one to one (che sfortunatamente solo Ai.Bi. per ora ha attivato, almeno a quanto ci risulta), è un aiuto eccezionale per il bambino abbandonato perché mette in movimento tutta la sua capacità di recupero dell’autostima. Il pensiero che qualcuno da lontano abbia voluto cercare proprio lui, in modo del tutto gratuito e senza conoscerlo, riaccende la sua voglia di vivere e nutre la sua speranza di trovare, un domani, nuovi affetti e una nuova famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con questo sostegno a distanza lei accompagnerà l’</strong><strong>«</strong><strong>altro suo figlio</strong><strong>»</strong> <strong>verso una futura adozione</strong>. E lui la accoglierà con maggior entusiasmo: perché, grazie a lei, avrà potuto conoscere già il significato di «un gesto di amore gratuito». Se purtroppo non sarà adottato avrà comunque a fianco una persona preziosa e sensibile, che saprà accompagnarlo con affetto e amicizia. Quindi carissima Amica questo è il mio consiglio: adotti senz’altro quel bambino che la sta aspettando con trepidazione e attivi un sostegno a distanza one to one per un altro bambino abbandonato del Paese del suo futuro figlio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Marco Griffini, presidente di Ai.Bi. Amici dei Bambini</em></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
</blockquote>
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		<title>André e Sara dal Brasile: farsi carico a 20 anni del futuro dell’adozione</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Ho fatto l’iscrizione per entrare nel Consiglio degli Avvocati, il nostro albo professionale – dice André –. Tornato in Brasile sosterrò l’esame. Mi piacerebbe lavorare da legale nel ramo adozioni. Nel 2009 il Brasile ha migliorato la legislazione sull'adozione, adesso è estremamente più specifica. Eppure <strong>manca personale legale che sappia occuparsene</strong>». <strong><a href="http://www.aibi.it/ita/andre-e-sara-dal-brasile-farsi-carico-a-20-anni-del-futuro-dell%e2%80%99adozione/">LEGGI TUTTO...</a></strong></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.aibi.it/ita/images/Dieci-giovani-dal-Brasile.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-29151" style="margin: 5px;" title="Dieci giovani dal Brasile" src="http://www.aibi.it/ita/images/Dieci-giovani-dal-Brasile.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>André e Sara</strong>. Un <strong>avvocato</strong> e una <strong>giornalista</strong>. Hanno 22 e 27 anni, sono laureati in giurisprudenza e in giornalismo. Entrambi hanno origini italiane. Il 18 gennaio sono atterrati in Italia, a Milano, assieme a una delegazione di altri 8 giovani laureati o studenti universitari, per seguire un corso di formazione alla cooperazione finanziato dal programma intergovernativo Italia/Brasile <em>Giovani Altrove</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Entusiasti dell’interscambio culturale e perplessi per la nevicata di quest’anno</strong>: ecco il ritratto dei due giovani André e Sara, provenienti da storie familiari vicine al mondo dell’adozione e del sostegno a distanza. Li intervistiamo. Tra qualche timidezza iniziale e qualche difficoltà di lingua, alla fine ci mettiamo d’accordo: loro parleranno un poco di italiano e noi un poco di brasiliano, e ci capiremo. Iniziamo a conoscerli. «Ho fatto l’iscrizione per entrare nel Consiglio degli Avvocati, il nostro albo professionale – dice André –. Tornato in Brasile sosterrò l’esame. Mi piacerebbe lavorare da legale nel ramo adozioni. Nel 2009 il Brasile ha migliorato la legislazione sull&#8217;adozione, adesso è estremamente più specifica. Eppure <strong>manca personale legale che sappia occuparsene</strong>». Come ti vedi un domani? «Mi piacerebbe fare un concorso pubblico da <strong>procuratore della Repubblica</strong>, in Brasile, oppure diventare <strong>difensore pubblico</strong>, a disposizione di persone che non possono permettersi il pagamento di un avvocato». Quando aveva 12 anni André accompagnava la nonna, italiana di nascita, che svolgeva lavori di traduzione per Ai.Bi. e da allora il mondo dell’adozione ha iniziato a piacergli. Così lo scorso anno ha colto la palla al balzo ed è entrato nel progetto <em>Giovani Altrove</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sara invece ha madre brasiliana e padre italiano di origini venete</strong>. A Milano svolge un breve stage di giornalismo e comunicazione. Sua madre ha lavorato a contatto con Ai.Bi. a Senhor de Bonfim, Bahia e così Sara è stata attratta dalla prospettiva di lavorare per i bambini. Non ha mai lavorato finora con organizzazioni no-profit ma, incuriosita dalla nuova esperienza, ha lasciato il vecchio lavoro di ufficio stampa per un’azienda brasiliana («Non mi piaceva più», ha confidato) ed è partita per l’Italia. «Mai lavorato prima d’ora per i bambini, ma è interessante, soprattutto è importante – dice –.<strong>È il potere della parola</strong>. Credo che sia molto importante comunicare al cuore e alla testa delle persone una realtà come quella dell’abbandono e dell’adozione. Far conoscere agli altri: <strong>è il primo passo per cambiare le cose</strong>, no?». Che giornalista vorresti essere un giorno? «Vorrei lavorare con gli immigrati. Mi interessa molto quell’argomento: non so bene ancora in quale settore, ma mi piace lavorare con <strong>le diversità culturali</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>RDC: Progetto Maman Kulutu</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 08:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Crespan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dai Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Rep. Dem. Congo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.aibi.it/ita/images/DSCN6262.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-30045" title="DSCN6262" src="http://www.aibi.it/ita/images/DSCN6262-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana stiamo iniziando un nuovo progetto a noi molto caro.<br />
La nostra attenzione si e&#8217; rivolta al Comune di Makala, uno dei piu&#8217; poveri della citta&#8217; di Kinshasa.<br />
Con questo nuovo intervento vogliamo migliorare le condizioni igienico-sanitarie delle donne e dei bambini del quartiere di Ntampa dove e&#8217; presente il nostro Centro partner Maman Kulutu.<br />
Il Centro e&#8217; un punto di riferimento per tutte le donne del quartiere in quanto e&#8217; l&#8217;unico punto sanitario presente nell&#8217;area. Molte donne vengono a partorire qui. Nostro obiettivo e&#8217; quello di migliorare il servizio di assistenza ai bambini prematuri attraverso la ristrutturazione della sala prematuri e la successiva installazione di un&#8217;incubatrice che potra&#8217; essere molto utile per assistere i casi difficili.</p>
<p>Abbiamo visitato il Centro alla presenza dei responsabili della struttura e dell&#8217;ingegnere che seguira&#8217; i lavori per spiegare le varie fasi dei lavori e i risultati attesi.<br />
I sorrisi e la felicita&#8217; di tutti i presenti sono stati il piu&#8217; bel dono che potessimo ricevere.</p>
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		<title>Marocco: Nuovo anno, nuova formazione Cariplo</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 08:16:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Crespan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dai Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Marocco]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche il 2012 si è aperto con una nuova formazione nel quadro del progetto Cariplo “Hata ana mawjoud. Ci sono anch’io”, di inserimento socio-professionale di giovani care-leavers. Questa è stata la volta di una formazione sulla gestione finanziaria e amministrativa di un’associazione no-profit e sulle modalità di rendicontazione di un progetto finanziato. Hanno gestito la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche il 2012 si è aperto con una nuova formazione nel quadro del progetto Cariplo “Hata ana mawjoud. Ci sono anch’io”, di inserimento socio-professionale di giovani care-leavers. Questa è stata la volta di una formazione sulla gestione finanziaria e amministrativa di un’associazione no-profit e sulle modalità di rendicontazione di un progetto finanziato. Hanno gestito la formazione 3 formatori: uno marocchino (che si è concentrato sugli aspetti legislativi relativi alla fiscalità marocchina e alle procedure specifiche di gestione amministrativa di un’associazione in Marocco) e gli altri 2 italiani (che si sono concentrati sulla rendicontazione di un progetto finanziato da un determinato donatore, nell’ambito di una raccolta fondi). La formazione si è svolta nel corso della scorsa settimana, alla presenza di 15 partecipanti tra personale dell’association de bienfaisance SIDI Bernoussi e del Centro Lalla Meriem.</p>
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		<title>La crisi cambia volto alla generosità</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 2009 un italiano su due aveva fatto almeno una donazione nel periodo natalizio, <strong>nel 2011 solo uno su tre</strong>. Il drastico calo dei benefattori (dal 49% di due anni fa, al <strong>33% attuale</strong>) è il dato più vistoso che emerge un’indagine che, confermando la tendenza già evidente nel 2011, certifica la contrazione, anche sul fronte della generosità, prodotta dalle difficoltà economiche che il Paese attraversa. <strong><a href="http://www.aibi.it/ita/la-crisi-cambia-volto-alla-generosita/">LEGGI TUTTO...</a></strong></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aibi.it/ita/images/La-crisi-cambia-il-volto-delle-donazioni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-30013" style="margin: 5px;" title="La crisi cambia il volto delle donazioni" src="http://www.aibi.it/ita/images/La-crisi-cambia-il-volto-delle-donazioni.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Nel 2009 un italiano su due aveva fatto almeno una donazione nel periodo natalizio, <strong>nel 2011 solo uno su tre</strong>. Il drastico calo dei benefattori (dal 49% di due anni fa al <strong>33% attuale</strong>) è il dato più vistoso che emerge dall’annuale ricerca della società Ipr Marketing (www.iprmarketing.it) per Il Sole 24 Ore sulle erogazioni al non profit. Un’indagine che, confermando un trend già evidente nel corso del 2011, certifica la contrazione, anche sul fronte della generosità, prodotta dalle difficoltà economiche che il Paese attraversa.</p>
<p style="text-align: justify;">La rilevazione è stata compiuta su un campione di <strong>mille cittadini residenti</strong> (per la scheda metodologica, www.agicom.it) e con un set di domande coerente rispetto alle passate edizioni, così da consentire una valutazione comparata a medio termine.</p>
<p style="text-align: justify;">Al netto del calo nelle elargizioni, largamente prevedibile, non mancano i tratti di discontinuità e le vere e proprie sorprese, sia nel <strong>grado di fedeltà</strong> alle organizzazioni scelte (in calo di 6 punti), sia nelle <strong>modalità di elargizione</strong>, sia, infine, per quanto riguarda i <strong>settori beneficiari</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">«Alla riduzione delle risorse non corrisponde un impoverimento della sostanza qualitativa dell’indagine», commenta <strong>Antonio Noto</strong>, direttore di Ipr Marketing e curatore del rapporto. «C’è un principio di trasformazione che interessa, in primo luogo, la variabile generazionale, dato che <strong>gli anziani sono ancora i maggiori donatori</strong>, ma la loro contrazione è più marcata e si accompagna a significativi cambiamenti nella pratica filantropica». <strong>Il quadro, dunque, appare in evoluzione</strong> e, più che una vera disaffezione verso il non profit, a parte le difficoltà derivanti dalla crisi economica, sembra delineare <strong>una ricerca di nuovi orizzonti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le organizzazioni beneficiarie sono <strong>le stesse di un anno prima</strong> nel <strong>76%</strong> dei casi (la quota di fedeltà era però dell’82% nell’edizione 2011), e la quota scende al 45% tra i giovani al di sotto dei 35 anni. L’importo resta <strong>sotto i 20 euro per quasi la metà dei donatori</strong> (46%),mentre aumenta la propensione a elargire somme tra i 20 e i 50 euro e si riduce in misura quasi corrispondente la percentuale dei versamenti trai 50 e i 100 euro. In definitiva si assiste a <strong>una contrazione soprattutto nella fascia media degli importi</strong>, mentre risulta addirittura <strong>in crescita (dal 3 al 5%) il drappello dei grandi benefattori, che versano più di 2oo euro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">«La donazione &#8211; commenta Noto &#8211; sembra volersi liberare progressivamente dai connotati di prossimità e familiarità, per <strong>acquisire quelli della diversità e della sperimentazione</strong>. L’abbandono delle pratiche consolidate si manifesta tanto nelle modalità di contatto, quanto nella selezione e contribuzione alle buone cause. La conoscenza diretta continua a costituire il canale privilegiato di avvicinamento a queste realtà, ma <strong>cresce di dimensione l’accesso attraverso la comunicazione pubblicitaria</strong>. I soggetti destinatari tendono a rimanere gli stessi, ma tra i nuovi donatori <strong>prevale l’inclinazione al cambiamento</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dettaglio, per quanto riguardale modalità di pagamento i bollettini postali, vittime lo scorso anno di una forte riduzione per effetto dello stop governativo alle tariffe agevolate, si riprendono la leadership, a pari merito con i versamenti in contanti (34%) , ma anche gli sms solidali confermano l’elevato gradimento (33%), frutto anche dell’indubbia semplicità e immediatezza del meccanismo. Un risultato da segnalare è <strong>la riduzione, dall&#8217;8 al 5%, dei pagamenti via Internet</strong> con carte di credito, a conferma di una persistente inclinazione a utilizzare modalità di donazione &#8220;classiche&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Analogamente, tra le modalità di informazione che portano alla scelta delle Onlus beneficiarie, <strong>prevale ancora la conoscenza diretta</strong>, così come migliora il risultato degli <strong>eventi di piazza</strong>, anche se, come detto, cresce pure l`effetto delle campagne pubblicitarie via posta.<br />
Riguardo, invece, alle sollecitazioni pervenute dagli enti non profit, la crisi non pare aver influito in maniera sensibile sul loro livello, reso tendenzialmente stabile anche da un robusto sistema di relazioni valoriali.</p>
<p style="text-align: justify;">«<strong>Il concorso di tutti questi elementi potrebbe condurre in futuro</strong> &#8211; conclude Noto &#8211; a una <strong>ridefinizione più marcata della pratica del dono</strong>. Ma sarà ancora il quadro economico generale, con ogni probabilità, a definire le coordinate e gli orizzonti del cambiamento».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>(Da Il Sole 24 Ore, Elio Silva, 6 febbraio 2012)</em></p>
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		<title>Carlo, 76 anni e Luisa, 73: «Con Andrej abbiamo trascorso 4 giorni indimenticabili»</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:32:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sostegno a Distanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«<strong>Quando ci siamo recati in Bulgaria</strong>» prosegue Carlo, «abbiamo trascorso <strong>4 giorni indimenticabili</strong>. Io e mio cognato siamo stati lì al <strong>compleanno</strong> del ragazzo che sosteniamo e abbiamo organizzato <strong>una festa per lui</strong>. Poi lo abbiamo portato a fare un giro fuori dall’istituto, per farlo stare tutto il tempo con noi». <strong><a href="http://www.aibi.it/ita/carlo-76-anni-e-luisa-73-%c2%abcon-andrej-abbiamo-trascorso-4-giorni-indimenticabili%c2%bb/">LEGGI TUTTO...</a></strong></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.aibi.it/ita/images/Sostegno-a-Distanza.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-30008" style="margin: 5px;" title="Sostegno a Distanza" src="http://www.aibi.it/ita/images/Sostegno-a-Distanza.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Carlo ha 76 anni e Luisa 73.</strong> Sono una coppia in gamba che è <strong>impegnata nel sostegno a distanza</strong> <strong>da ben dieci anni</strong>. «Da sempre io e mia moglie», ci racconta Carlo «siamo impegnati nella beneficienza… <strong>seppure i soldi a fine mese non bastano mai</strong>! Una volta incontrato un ente serio e giusto per noi, abbiamo attivato subito un sostegno a distanza. All’inizio sostenevamo <strong>una bambina in Marocco</strong>, Jasmina, ora <strong>un ragazzino bulgaro di 15 anni, </strong>Andrej. Ci siamo <strong>recati in tutti e due i Paesi</strong> per conoscere i nostri “figli”, per chiamarli così. Quanta emozione si prova e quanta commozione nel vedere gli istituti e i tanti bambini abbandonati che, appena ti vedono, ti saltano in braccio come grilli!</p>
<p style="text-align: justify;">«Quando ci siamo recati in Bulgaria» prosegue Carlo «abbiamo trascorso <strong>4 giorni indimenticabili</strong>. Io e mio cognato siamo stati lì al compleanno del ragazzo che sosteniamo e abbiamo organizzato <strong>una festa per lui</strong>. Poi lo abbiamo portato a fare un giro fuori dall’istituto, per farlo stare tutto il tempo con noi.</p>
<p style="text-align: justify;">«<strong>Ricordo il suo stupore</strong> quando, entrati in un centro commerciale, ha visto un ascensore panoramico! Era troppo felice. Gli abbiamo <strong>comprato vestiti e anche un piccolo cellulare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">«<strong>Vorrei tanto tornare a trovarlo</strong>, <strong>ma la crisi è forte</strong> e per due pensionati come noi affrontare un viaggio adesso costa molto. <strong>Speriamo di poterlo fare più in là</strong>». Importante: con il loro sostegno a distanza Carlo e Luisa inviano aiuti anche alla famiglia d’origine del ragazzo. «Nel nostro piccolo <strong>abbiamo aiutato anche il papà del ragazzo bulgaro</strong> che sosteniamo a <strong>ristrutturare il monolocale</strong> in cui viveva in modo da <strong>creare un posto accogliente per ospitare il bambino</strong>. Un piccolo gesto, ma siamo felici di quello che abbiamo e che continuiamo a fare!».</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>14 febbraio S. Valentino: il tuo amore se ne va in Ghana!</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:13:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne ed Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>La festa degli innamorati</strong> è alle porte: anche quest’anno, fare il regalo di San Valentino con Ai.Bi. è <strong>regalare con il cuore</strong>. Invece di un dono materiale, trasforma il tuo regalo di San Valentino in <strong>un aiuto prezioso</strong>: fai una donazione a favore dei bambini abbandonati come regalo al tuo innamorato o alla tua innamorata. <strong><a href="http://www.aibi.it/ita/14-febbraio-s-valentino-il-tuo-amore-se-ne-va-in-ghana/">LEGGI TUTTO...</a></strong></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aibi.it/ita/images/San-Valentino-per-i-bambini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-29998" style="margin: 5px;" title="San Valentino per i bambini" src="http://www.aibi.it/ita/images/San-Valentino-per-i-bambini.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>La festa degli innamorati è alle porte: anche quest’anno, fare il regalo di San Valentino con Ai.Bi. è <strong>regalare con il cuore</strong>. Invece di un dono materiale, trasforma il tuo regalo di San Valentino in <strong>un aiuto prezioso</strong>: fai una donazione a favore dei bambini abbandonati come regalo al tuo innamorato o alla tua innamorata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riceverai una <a title="blocked::http://www.aibi.it/ita/images2/pergamena_big.jpg" href="http://www.aibi.it/ita/images2/pergamena_big.jpg">pergamena</a></strong>, che potrai personalizzare con il suo nome. Quest’anno il tuo regalo di San Valentino andrà a beneficio dei bambini e degli adolescenti del <strong>Ghana</strong>, ospiti presso le strutture di accoglienza. Le loro sono storie di figli senza i genitori o allontanati da casa perché la famiglia non ha le risorse per mantenerli. <strong>Le vostre donazioni possono fare molto per loro</strong>: possono vestirli, nutrirli, farli andare a scuola, possono garantire visite e cure mediche, possono aiutare le loro famiglie d’origine a sostenersi nel lavoro e nell’attività di reddito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ecco alcuni esempi</strong> di ciò che potrai fare per i bambini del Ghana con il tuo prezioso contributo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con una donazione di <strong>15 euro</strong>: regalerai un anno di <strong>assicurazione medica oppure di medicinali</strong> a uno dei bambini abbandonati, ospiti presso il Centro.</p>
<p style="text-align: justify;">Con <strong>25 euro</strong>: assicurerai a uno di loro il <strong>pagamento delle tasse scolastiche</strong> oppure del materiale per la scuola (scarpe, divisa).</p>
<p style="text-align: justify;">Con <strong>50 euro</strong>: gli regalerai <strong>2 sacchi grandi di riso e altri alimenti</strong> per migliorare il lavoro dei suoi genitori o le attività generatrici di reddito delle famiglie.</p>
<p style="text-align: justify;">Con <strong>75 euro</strong>: darai in dono <strong>3 galline per la vendita delle uova e. 2 caprette per la vendita del latte</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con <strong>100 euro</strong>: procurerai <strong>una mucca per la vendita del latte</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiama lo <strong>02/988221</strong> o compila il modulo online alla pagina <a title="blocked::http://www.aibi.it/sanvalentino" href="http://www.aibi.it/sanvalentino">www.aibi.it/sanvalentino</a></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<item>
		<title>Lima, giovani scrittori raccontano la loro esperienza di abbandono nel manuale Tempo di Crescere</title>
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		<comments>http://www.aibi.it/ita/lima-giovani-scrittori-raccontano-la-loro-esperienza-di-abbandono-nel-manuale-tempo-di-crescere/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maccari</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne ed Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Uno dei momenti più speciali della cerimonia è stato <strong>la testimonianza di due dei giovani</strong> che hanno partecipato alla stesura del manuale. Si chiamano <strong>Rosa</strong> e <strong>Silvio</strong> e nel loro intervento hanno enfatizzato il valore del manuale “<em>Tiempo de crecer</em>”, segnalando la sua rilevanza sia per i contenuti, sia ai fini della comprensione dell’abbandono e della vita dentro e fuori da un istituto. <strong><a href="http://www.aibi.it/ita/lima-giovani-scrittori-raccontano-la-loro-esperienza-di-abbandono-nel-manuale-tempo-di-crescere/">LEGGI TUTTO...</a></strong></p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aibi.it/ita/images/Tempo-di-crescere.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-29993" style="margin: 5px;" title="Tempo di crescere" src="http://www.aibi.it/ita/images/Tempo-di-crescere.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Luce nel cammino è il titolo del progetto in esecuzione finanziato dal <strong>Fondo Italo Peruviano</strong> che si rivolge alla lotta <strong>contro la condizione di esclusione sociale</strong> sofferta dai ragazzi e dalle ragazze adolescenti che risiedono in Centri di Attenzione Residenziale o che sono in procinto di uscirne (questi ultimi sono detti <em>care-leavers</em>, in italiano “in uscita dagli istituti di protezione”). L’obiettivo è quello di aumentare la rilevanza della tematica dei giovani istituzionalizzati e dei care-leavers della zona Sud di Lima, favorendo indirettamente gli adolescenti di tutto il Paese che si trovano nella stessa condizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’implementazione di questo intervento, il 25 gennaio, nel <strong>J.W. Marriott Hotel</strong> di Lima si è realizzato un evento di presentazione del manuale “Tempo di Crescere, Guida per ragazzi e ragazze in procinto di uscire da un Centro di protezione” (<em>Tiempo de crecer – Guía para chicos y chicas próximos a egresar de un Centro de Atención Residencial)</em>, una guida redatta da <strong>8</strong> <strong>giovani che hanno vissuto in prima persona l’esperienza dell’istituzionlizzazione</strong> e che, attraverso consigli e testimonianze preziosi  fornisce un orientamento utile per chi, come loro ha vissuto o sta vivendo una situazione analoga. Il manuale rappresenta <strong>un prodotto innovativo</strong>, con contenuti rivolti a temi utili e necessari quali, fra i tanti, l’ottenimento di una carta di identità, consigli su <strong>metodi di studio</strong> e redazione di un <strong>curriculum vitae</strong> o sull’<strong>amministrazione di risorse proprie</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">All’incontro hanno partecipato <strong>invitati di notevole rilevanza</strong>, fra cui membri di istituzioni pubbliche locali e nazionali provenienti dal <strong>Ministero della Donna e dello Sviluppo Sociale</strong> (MIMDES), il <strong>Programma Integrale Nazionale per il Benessere Familiare</strong> (INABIF), dalla <strong>Segreteria Nazionale delle Adozioni</strong> (SNA), dalle municipalità e dalla Defensoria Municipale del Bambino e dell’Adolescente (DEMUNA). Fra gli ospiti di maggior risalto hanno preso parte poi ONG e associazioni civili, assieme a rappresentanti della Pastorale dell’Infanzia della Chiesa Cattolica peruviana.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo evento si è sottolineato <strong>l’impegno dimostrato dagli 8 giovani care-leavers</strong>, senza sottovalutare le varie e delicate tappe che hanno dovuto attraversare per scrivere il manuale e che hanno comportato per loro un non facile confronto con la propria esperienza di abbandono e di istituzionalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei momenti più speciali della cerimonia è stata la testimonianza di due dei giovani care-leavers che hanno partecipato alla stesura del manuale. Si chiamano <strong>Rosa</strong> e <strong>Silvio</strong> e nel loro intervento hanno enfatizzato il valore del manuale “<em>Tiempo de crecer</em>” segnalando la sua rilevanza sia per i contenuti, che ai fini della comprensione delle tematiche dell’abbandono, dell’istituzionalizzazione, e della vita fuori da un istituto. Attraverso le loro parole hanno permesso al pubblico di conoscere il loro notevole coinvolgimento nei due anni di esecuzione del progetto, oltre al ruolo che hanno assunto come <strong>attori di un cambiamento che deve essere valorizzato non solo dall’opinione pubblica</strong>, ma soprattutto <strong>da parte degli organismi pubblici,</strong> per assecondare l’adozione di <strong>politiche più inclusive a favore di questi giovani</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Giunti verso la fine della cerimonia <strong>il pubblico</strong> ha rivolto apprezzamenti positivi sul manuale e ha inoltre auspicato la possibilità di una sua maggiore diffusione. La Municipalità Metropolitana di Lima, attraverso la vicedirezione dell’area Sviluppo Sociale, ha espresso pubblicamente <strong>l’impegno di coinvolgere i giovani attraverso un lavoro di maggiore promozione della guida</strong> all’interno dei centri di accoglienza che si trovano sotto la sua gestione.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Lady Gaga: voglio un figlio da un seme italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maccari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le star e la voglia del figlio</strong>: ovvero quando un desiderio naturale si colora dell’estro artistico e delle stranezze all’ultima voga. Stavolta è il caso di Lady Gaga, al secolo <strong>Stefani Germanotta</strong>, la cantante italoamericana che svetta nelle classifiche dance, cui non manca la stravaganza né il gusto per la provocazione. «Voglio farmi inseminare da un italiano»: questa la dichiarazione shock. <strong><a href="http://www.aibi.it/ita/lady-gaga-voglio-un-figlio-da-un-seme-italiano/">LEGGI TUTTO...</a></strong></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.aibi.it/ita/images/Stefani-Germanotta-alias-Lady-Gaga.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-29987" style="margin: 5px;" title="Stefani Germanotta, alias Lady Gaga" src="http://www.aibi.it/ita/images/Stefani-Germanotta-alias-Lady-Gaga.jpg" alt="" width="100" height="100" /></a>Le star e la voglia del figlio</strong>: ovvero quando un desiderio naturale si colora dell’estro artistico e delle stranezze all’ultima voga. Stavolta è il caso di Lady Gaga, al secolo <strong>Stefani Germanotta</strong>, la cantante italoamericana che svetta nelle classifiche dance, cui non manca la stravaganza né il gusto per la provocazione. «Voglio farmi inseminare da un italiano»: questa la dichiarazione shock di Lady Gaga, espressa in occasione dell’apertura di un ristorante italiano a <strong>Manhattan</strong> in collaborazione con il padre e lanciata da Radio Ibiza, un’emittente spagnola di <em>dance-music</em>. «Voglio un figlio da un italiano, <strong>possibilmente un siciliano</strong>», è la puntualizzazione della popstar, che vuole diventare mamma, dice, entro l’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Unanime il commento dei network d’informazione: «<strong>Non può non sorgere il dubbio</strong> che si tratti di una trovata <strong>pubblicitaria</strong> per la nuova attività commerciale, oppure dell’ennesima <strong>provocazione</strong>. Prima dell’estate scorsa, in occasione del suo passaggio a Roma, Lady Gaga avrebbe consultato <strong>diversi esperti</strong> per sottoporsi a un intervento di fecondazione assistita». Indiscrezioni vogliono che tra i luminari italiani consultati vi sia anche il professor Severino <strong>Antinori</strong>, direttore del centro di ricerca RAPRUI, che, appositamente interrogato, non ha rilasciato dichiarazioni: «<strong>Non parlo dei miei pazienti</strong>», ha risposto.</p>
<p style="text-align: justify;">Voglia di figli quindi, e non di un figlio qualsiasi ma di un bambino dall’identità italiana. In un’ottica di cultura dell’adozione salta subito all’occhio che tali scelte preliminari conducono necessariamente <strong>alla maternità in provetta</strong>: per legge è infatti vietato esprimere preferenze di genere etnico e razziale quando si ha intenzione di adottare. Lo ha ribadito a dicembre il Tribunale di Bologna, sentenziando a sfavore di una coppia che aspirava ad adottare un bambino straniero, <strong>purché cattolico e bianco</strong>. Tra le star internazionali che hanno fatto un’adozione si annoverano <strong>Angelina Jolie e Brad Pitt</strong>, ormai da anni genitori adottivi, e Madonna, al secolo <strong>Veronica Ciccone</strong>, madre di una bambina adottata. Chissà che anche Miss Germanotta, saziata la sua inclinazione per lo scalpore, non si dedichi un giorno alla voglia di un&#8217;adozione internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">(Da Ansa, 30 gennaio 2012)</p>
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