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	<title>Aldo Pecora - www.aldopecora.it</title>
	
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	<description>"chi non si indigna non vale niente"</description>
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		<title>Prima di Ammazzateci Tutti c’era un bambino con un pc in rete: io, Aldonline.</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 16:46:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Pecora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inizia una nuova, bella, avventura: da oggi scriveró per &#8220;CheFuturo!&#8220;, la nuova web-zine ideata e diretta dal vulcanico Riccardo Luna. Racconteremo storie di persone normali, che fanno cose normali, per rendere l&#8217;Italia un Paese normale.
Parto da me. Buona lettura.
Avevo sei anni. Anzi, sei anni e mezzo (quando sei bambino ci tieni a specificarlo quel “e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;">Inizia una nuova, bella, avventura: da oggi scriveró per &#8220;<strong><a href="http://www.chefuturo.it" target="_blank">CheFuturo!</a></strong>&#8220;, la nuova web-zine ideata e diretta dal vulcanico <strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/riccardo-luna" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con riccardo luna">Riccardo Luna</a></strong>. Racconteremo storie di persone normali, che fanno cose normali, per rendere l&#8217;<a href="http://www.aldopecora.it/tag/italia" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con italia">Italia</a> un Paese normale.<br />
Parto da me. Buona lettura.</span></p>
<p><a href="http://www.aldopecora.it/prima-di-ammazzateci-tutti-cera-un-bambino-con-un-pc-in-rete-io-aldonline/985/aldo-pecora_avatar-340x340" rel="attachment wp-att-991"><img class="alignleft size-medium wp-image-991" title="Aldo-Pecora_avatar-340x340" src="http://www.aldopecora.it/wp-content/uploads/Aldo-Pecora_avatar-340x340-300x300.png" alt="" width="300" height="300" /></a>Avevo sei anni. Anzi, sei anni e mezzo (quando sei bambino ci tieni a specificarlo quel “e mezzo“). Ogni sabato, subito dopo il telegiornale, guardavo il programma “Scommettiamo che…” condotto da Fabrizio Frizzi.</p>
<p>Quella sera – non lo dimenticherò mai – in apertura del programma Frizzi e la Carlucci esordirono dando la notizia di quanto era successo nel pomeriggio a Palermo. Il giudice <a href="http://www.aldopecora.it/tag/giovanni-falcone" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con giovanni falcone">Giovanni Falcone</a> era stato ucciso, e con lui la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo ed Antonio Montinaro. Una strage. Li hanno fatti saltare in aria imbottendo con   quattrocento chili di tritolo l’autostrada A29, all’altezza dello svincolo di Capaci.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://www.chefuturo.it/2012/04/prima-di-ammazzateci-tutti-cera-un-bambino-con-un-pc-in-rete-io-aldonline/" target="_blank">Continua a leggere l&#8217;articolo su &#8220;CheFuturo!&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Un grande Museo a Polistena intitolato allo scultore Giuseppe Niglia</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 18:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Pecora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 12 aprile si è tenuto a Polistena (RC) un importante convegno sullo scultore Giuseppe Niglia. Pubblico di seguito la lettera che ho inviato agli organizzatori.
Carissimi,
Vi ringrazio per il gradito invito ma purtroppo, a seguito di alcuni gravi episodi che hanno compromesso la serenità mia e dei miei cari, non potrò rientrare in Calabria per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;"><em>Il 12 aprile si è tenuto a <a href="http://www.aldopecora.it/tag/polistena" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con polistena">Polistena</a> (RC) un importante convegno sullo scultore <strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/giuseppe-niglia" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con giuseppe niglia">Giuseppe Niglia</a></strong>. Pubblico di seguito la <a href="http://www.aldopecora.it/tag/lettera" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con lettera">lettera</a> che ho inviato agli organizzatori.</em></span></p>
<p>Carissimi,<br />
Vi ringrazio per il gradito invito ma purtroppo, a seguito di alcuni gravi episodi che hanno compromesso la serenità mia e dei miei cari, non potrò rientrare in <a href="http://www.aldopecora.it/tag/calabria" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con calabria">Calabria</a> per un po&#8217; e, quindi, non mi è possibile presenziare all&#8217;importante evento da voi promosso.</p>
<p>Da bambino ho avuto la fortuna e l&#8217;onore non solo di conoscere personalmente il nostro illustre concittadino, ma anche &#8211; poiché amico e compagno di classe del figlio <strong>Leon Giulio</strong> &#8211; i luoghi privati dove Giuseppe Niglia concepiva e realizzava la sua professione artistica.<br />
Ho potuto vedere, ammirare, toccare tutte quelle opere d&#8217;arte di cui forse questi era geloso custode, ovvero tutte quelle opere che ha deciso di tenere presso la propria dimora, in <strong>Calabria</strong> e a <strong>Roma</strong>.<br />
Un<strong> grande privilegio</strong>, una possibilità ad oggi concessa a pochi.</p>
<p><strong>Oggi all&#8217;ingresso del Palazzo municipale di Polistena</strong> si trova una delle ultime sculture bronzee realizzate da Giuseppe Niglia. Credo rappresenti un lavoratore, che fatica a trascinare il peso di una valigia.<br />
Negli occhi di quell&#8217;uomo vi è il dramma di un intero popolo, di tutti quei polistenesi e calabresi che negli anni hanno amaramente lasciato la propria terra. E poi quella valigia, piccola ma evidentemente greve, che pare essere inchiodata per terra. In quella valigia ci sono le nostre radici, i nostri affetti, il nostro essere ciò che siamo.<br />
<strong>Quell&#8217;uomo é distrutto, perché sa che sta anteponendo il suo futuro a quello della propria terra.</strong> Quell&#8217;uomo sa che lavorerà ogni giorno della sua vita, come operario, meccanico, o magari in fabbrica, o come manovale, per lo più in nero.<br />
Sa che farà nascere e crescere i propri figli nel migliore dei casi ad almeno mille chilometri da dov&#8217;è nato lui, sa che non parleranno una parola del suo bellissimo dialetto, sa che studieranno, andranno all&#8217;università, ed una volta diventati uomini e donne potranno riscattare tutto il suo sudore ed i suoi sacrifici diventando importanti dirigenti di una multinazionale, o primari ospedalieri, insegnanti, magistrati, politici. Uomini e donne nelle cui vene scorrerà sangue calabrese, ma che purtroppo in Calabria ci torneranno solo una volta l&#8217;anno.<br />
Ecco il perché dell&#8217;espressione di quell&#8217;uomo e di quella valigia: lui ha già visto tutto, il suo destino é già segnato.</p>
<p><strong>Mi piace pensare che un giorno quell&#8217;uomo ed i suoi figli vorranno riallacciare i nodi del loro futuro a quelli del loro passato.</strong> Che vorranno far rientro a Polistena, <a href="http://www.aldopecora.it/tag/cinquefrondi" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con cinquefrondi">Cinquefrondi</a>, Melicucco, San Giorgio Morgeto, Cittanova, Palmi, Reggio.<br />
Che possano aiutare tutti quelli che erano rimasti lì, a guardare al paese ed alla vita in un&#8217;ottica nuova. Dove non vince il più scaltro, dove &#8220;u malandrinu&#8221; é relegato ai margini dell&#8217;agire civile, dove coloro i quali si adoperano per l&#8217;emancipazione culturale e sociale, nelle istituzioni, nelle arti e nella società civile non suscitino invidia ma ammirazione. Dove vivere onestamente sia davvero utile.</p>
<p>E mi piace pensare che il Comune, la famiglia Niglia (cui rinnovo la mia stima e la mia vicinanza in questa occasione), gli illustri rappresentanti delle agenzie culturali che partecipano all&#8217;iniziativa nonché tutti gli intellettuali polistenesi vorranno adoperarsi per far conoscere ed esaltare ciò che a mio avviso é il più grande tesoro dei polistenesi, ovvero nostro il <strong>patrimonio artistico e culturale</strong>, un patrimonio che lungo i secoli, dalla Magna Grecia ad oggi, ci ha resi attori protagonisti della storia calabrese ed italiana.<br />
Sogno ed auspico l&#8217;apertura di<strong> un grande <a href="http://www.aldopecora.it/tag/museo" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con museo">Museo</a></strong>, con sede magari a <strong>Palazzo Sigillò</strong>, che sia la naturale congiunzione a Locri e Reggio Calabria; un luogo dove, soprattutto i giovani, possano ammirare le opere di Renda, Jerace, Pesa, Morani, Tigani, Niglia, ascoltare le musiche di Valensise.<br />
E sogno ed auspico che quel luogo potrà chiamarsi &#8220;<strong>Museo Giuseppe Niglia</strong>&#8220;.</p>
<p>Viva cordialità,</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.aldopecora.it/tag/aldo-vincenzo-pecora" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con aldo vincenzo pecora">Aldo Vincenzo Pecora</a></p>
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		<title>In replica all’imputato Paolo Pollichieni ed al suo alfiere Agostino Pantano</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 15:54:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Pecora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avendo dovuto trascorrere in assoluta solitudine queste festività pasquali, ho potuto meditare e ragionare a lungo circa gli ultimi fatti, e ho deciso che è bene e necessario rompere il silenzio che mi ero imposto in ossequioso rispetto delle autorità e delle indagini in corso, e puntualizzare alcune cose molto importanti. Per spiegare, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aldopecora.it/in-replica-allimputato-paolo-pollichieni-ed-al-suo-alfiere-agostino-pantano/913/corrieredellacalabria06042012" rel="attachment wp-att-915"><img class="alignleft size-medium wp-image-915" title="corrieredellacalabria06042012" src="http://www.aldopecora.it/wp-content/uploads/corrieredellacalabria06042012-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a>Avendo dovuto trascorrere in <strong>assoluta solitudine</strong> queste festività pasquali, ho potuto meditare e ragionare a lungo circa gli ultimi fatti, e ho deciso che è bene e necessario rompere il silenzio che mi ero imposto in <strong>ossequioso rispetto delle autorità e delle indagini in corso</strong>, e puntualizzare alcune cose molto importanti. Per spiegare, ma anche per <strong>mettere a tacere le malelingue e gli sciacalli.</strong><br />
L&#8217;occasione mi è data da una signora che mi ha scritto &#8211; magari in buona fede &#8211; dopo aver letto lo &#8220;speciale&#8221; pubblicato nell&#8217;ultimo numero del <strong>&#8220;Corriere della <a href="http://www.aldopecora.it/tag/calabria" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con calabria">Calabria</a>&#8221;</strong>, discutibile settimanale calabrese diretto dal famoso giornalista/dossierista/lobbysta <strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/paolo-pollichieni" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con paolo pollichieni">Paolo Pollichieni</a></strong>.<br />
Un settimanale diretto da un signore (da me già querelato anche per altri fatti passati e per quelle diffamazioni e per tali reati in atto<strong> imputato</strong> presso il Tribunale di Cosenza, repetita iuvant) che in barba ai codici deontologici ed anche alle leggi penali e civili, ha avviato di recente una scellerata <strong>campagna di odio e delegittimazione</strong> contro di me. Ed i motivi, come ho già scritto, sono ben individuabili nel tempo e nello spazio.</p>
<p>Capisco l&#8217;entità del regalo che faccio al Pollichieni in questo modo, dando a lui anche troppo spazio su questo umile blog, che lui segue con affetto e che conta di certo molti piú lettori del suo giornale. Ma purtroppo la spregiudicatezza di questo individuo non mi lascia altra scelta.</p>
<p>Ma per ricostruire bene tutto quanto accaduto finora é bene andare per ordine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>EPISODIO 1: LO &#8220;SCOOP&#8221; </strong></span><br />
<strong>17 febbraio 2012.</strong> Il settimanale di Pollichieni (dico &#8220;di&#8221; perché Pollichieni non è solo il direttore ma anche il proprietario) pubblica e rilancia in prima pagina uno &#8220;scoop&#8221;, dal titolo &#8220;<em><strong>La residenza di Pecora? Nella casa del boss</strong></em>&#8220;, a firma di <strong>Agostino Pantano</strong>.<br />
<strong>Sì, quello stesso Pantano già censito dall&#8217;Osservatorio &#8220;Ossigeno per l&#8217;Informazione&#8221; tra i cronisti minacciati.</strong><span style="text-decoration: underline;"> <span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">Non so se l&#8217;Osservatorio diretto da Alberto Spampinato sia però al corrente anche del fatto che &#8211; a quanto sarebbe stato accertato dalle indagini di polizia &#8211; lo pneumatico del povero giornalista di San Ferdinando sarebbe rimasto vittima di <strong>un chiodo</strong> (magari un chiodo pregiudicato e lasciato ad attenderlo in mezzo alla strada dalla &#8216;ndrangheta) e non invece di un punteruolo probabilmente conficcatogli dolosamente in segno di sfregio.</span> E un altro episodio riguardante il Pantano è raccontato anche dal bravo collega <strong>Walter Molino</strong> nel libro &#8220;Taci, infame&#8221;: &lt;&lt;[...] in ambienti investigativi neppure troppo a mezza voce, si racconta un&#8217;altra storia: che siano state le forze dell&#8217;ordine a non trovare alcun rielievo minatorio in una testa di pesce sul parabrezza. Forse, fosse stato un pesce spada ma pare si trattasse di <strong>sardine</strong>. Magari è per questo che non c&#8217;è una denuncia[...]&gt;&gt;.</span></p>
<p>Circa l&#8217;articolo su citato, nella sua ampia ricostruzione il Pantano presentava quella che invero era la notizia &#8211; il sequestro di alcuni immobili al clan Longo di Polistena effettuato in data <strong>07/02/2012</strong> &#8211; come marginale, perché lo “scoop” era che, appunto a quanto da lui accertato, in uno di quegli immobili risultasse posta la mia residenza anagrafica.<br />
In proposito ritengo utile specificare che la mia famiglia vive in affitto in un appartamento di quel palazzo sin dal <strong>1998</strong> (avevo dodici anni quando traslocammo lì) mentre, com&#8217;è noto, <strong>io dal 2004 (cioé da quando avevo diciotto anni) vivo a Roma</strong> (prima per motivi di studio ed ora lavorativi in quanto dal 2009 collaboro con Rai Educational).<br />
Certo, secondo il Pantano ed il suo giornale forse dovrei provare un qualche imbarazzo (essendo io il fondatore e presidente di <strong>“<a href="http://www.aldopecora.it/tag/ammazzateci-tutti" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ammazzateci tutti">Ammazzateci Tutti</a>”</strong>) a risiedere anagraficamente in un immobile che da alcune settimane è stato sottoposto a sequestro giudiziario perché risultato riconducibile nella proprietà alla locale &#8216;ndrina, ma è altrettanto notorio che <strong>questa palazzina non è mai stata precedentemente sottoposta ad alcun provvedimento di sequestro, neanche parziale</strong>. E mi pare che la famiglia Longo sia nota alla <a href="http://www.aldopecora.it/tag/giustizia" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con giustizia">giustizia</a> ed alle cronache da decenni, e non da qualche mese.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Detto ciò, non posso non costatare la tempestività del Pantano, il quale non più di una settimana dopo che la stampa ha appreso del sequestro della palazzina, questi era già a conoscenza che lì vi “risiedesse” il sottoscritto.</span><br />
<strong>Il Pantano ed il Corriere della Calabria sbattono il mostro in prima pagina senza alcun diritto di replica.</strong> Il giusto dovere di cronaca, infatti, imporrebbe un pezzo limitato al sequestro dell&#8217;immobile, magari citando anche il fatto che, <span style="text-decoration: underline;">secondo le sue fonti (questo é un passaggio molto importante, perché non so come questa notizia sia arrivata al nostro eroe)</span>, tra gli altri inquilini vi sarebbe anche la mia famiglia d&#8217;origine. Ma per rispondere pienamente ai doveri etici e professionali – una volta venuto a conoscenza dello “scoop”- <strong>sarebbe stato utile se non necessario sentire in merito anche il sottoscritto</strong>, non solo in quanto &lt;&lt;grande personaggio&gt;&gt; (come il Corriere stesso mi definisce), ma soprattutto in qualità di collega.<br />
Pantano, invece, é andato ben oltre, abiurando ad ogni deontologia della professione giornalistica nonché della ragionevolezza umana che si imporrebbe nel trattare un caso del genere, ed ha deliberatamente<strong> esposto me e la mia famiglia a rischi inimmaginabili</strong>.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Nel corpo dell&#8217;articolo, infatti, pubblicava senza alcuna autorizzazione:</span><br />
1. <strong>Una mia fotografia, ponendovi tendenziosamente accanto una foto segnaletica del sig. Longo Vincenzo, presunto capo della omonima famiglia di Polistena oggetto della cd. “Operazione Scacco Matto” ed altre, in atto detenuto in regime di 41-bis;</strong> ma che io neanche conosca di vista, per mille ovvi motivi, Longo Vincenzo, né sia da lui conosciuto, con amplissima facoltà di prova contraria, non ha minimamente turbato Pantano ed il suo misterioso ed evidentemente forzato disegno criminale.<br />
2. <strong>La fotografia “storica” dello striscione che ha dato origine al movimento “Ammazzateci tutti”</strong>, ma che il movimento antimafia “Ammazzateci tutti” non c’entri niente con questo articolo non turba minimamente il Pantano e la sua furia diffamatoria, mettendo nel mirino della sua “macchina del fango” anche il generoso e meritevole di rispetto movimento dei ragazzi antimafia che tanto riscatto ha dato alla Calabria, espandendosi ed essendo oggi presente in tutta <a href="http://www.aldopecora.it/tag/italia" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con italia">Italia</a>;<br />
3. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Una foto del palazzo in cui esiste l’appartamento in affitto in cui risiede la mia famiglia (unitamente ad altri 15 inquilini privati o professionali, di cui Pantano non fa assolutamente menzione), foto peraltro risalente non all’epoca attuale, ma verosimilmente al periodo delle scorse Elezioni Provinciali di Reggio Calabria (aprile-maggio 2011), come si può evincere dai manifesti elettorali visibili in basso a destra nella foto e dalla presenza di un negozio che da tempo ha chiuso;</strong></span><br />
4. <strong>Una foto del citofono del palazzo in cui abita la mia famiglia (effettuata a distanza ravvicinatissima)</strong>, che di per sé già prova la violazione del domicilio familiare, ma che è altresì prova della tendenziosità e della malafede dell’articolista, in quanto <strong>vengono adeguatamente oscurati tutti gli altri nomi posti sui citofoni meno che quello della mia famiglia</strong>, che evidentemente a giudizio del Pantano non ha, stranamente, pari <strong>diritto alla privacy</strong> rispetto alle altre famiglie (sul citofono infatti non c’era il mio nome e cognome, ma tanto non è bastato al diffamatore per fermarlo, ed il cognome dei miei genitori è stato parimenti usato per il sempre più evidente e preoccupantemente spregiudicato disegno diffamatorio del Pantano). <span style="text-decoration: underline;">Altra “stranezza” da rilevare: il Pantano trova sullo stesso citofono due volte il cognome “Pecora”, ma curiosamente indovina quale fosse quello riferito alla mia famiglia e quale invece ad altri parenti, quest’ultimo opportunamente oscurato.</span></p>
<p><strong>Per tutti questi gravissimi fatti posti in essere dal Pantano, essendo io &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; giornalista pubblicista, mi sono immediatamente appellato alla cosiddetta &#8220;giustizia interna&#8221; e quindi ho chiesto formalmente tutela al mio Ordine ed al mio Sindacato, oltre che ovviamente aver dato ampio mandato ai miei legali di tutelarmi in tutte le sedi civili e penali.</strong><br />
Si attendono cortesi quanto più auspicabili riscontri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>EPISODIO 2: LE <a href="http://www.aldopecora.it/tag/minacce" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con minacce">MINACCE</a> E I FINTI GIORNALISTI SOTTO CASA </strong></span><br />
Purtroppo nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione dell&#8217;articolo sono accaduti altri due eventi rilevanti.<br />
Il <strong>20 febbraio 2012</strong>, mentre mi trovavo in Calabria per <strong>impegni già noti</strong>, ovvero l&#8217;intitolazione dell&#8217;Aula bunker del tribunale di <strong>Palmi</strong> (RC) al giudice <strong>Antonino Scopelliti</strong> (del cui delitto irrisolto mi ero occupato nel libro-inchiesta “Primo sangue”) ho ritrovato sulla maniglia della mia macchina un <strong>biglietto contenente gravi minacce di morte</strong> (vicino l&#8217;auto i Carabinieri hanno anche rinvenuto <strong>alcuni proiettili esplosi</strong>).<br />
Vorrei essere io il primo a credere che queste minacce non siano in qualche misura collegate all&#8217;articolo del Corriere della Calabria, ma così purtroppo non parrebbe perché oltre a dirmi che <span style="text-decoration: underline;">il giudice Scopelliti mi aspetta a braccia aperte</span> (minacciando anche due magistrati antimafia reggini, <strong>Gratteri</strong> e <strong>Creazzo</strong>), <strong>l&#8217;anonimo autore delle minacce fa esplicito riferimento anche ad un certo &#8220;Pantano&#8221;</strong> (&#8220;<span style="text-decoration: underline;">che bella foto ti ha fatto Pantano&#8221;</span>).</p>
<p><strong>22 febbraio 2012.</strong> Sempre a <strong>Cinquefrondi,</strong> solo due giorni più tardi l&#8217;accaduto, intorno<strong> alle 19.30 della sera</strong>, non appena parcheggiata la macchina di mia madre e sceso dall&#8217;autovettura <strong>notavo due sconosciuti uscire improvvisamente via dalla loro auto e correre verso di me</strong> (importante segnalare che la loro macchina era parcheggiata col <strong>motore acceso</strong> davanti al portone di casa della mia famiglia).<br />
<strong>Come ho detto ai Carabinieri nonché in diverse occasioni pubbliche</strong> (cito, su tutte, il mio intervento il 12 marzo all&#8217;Università di <strong>Chieti</strong> in presenza dell&#8217;<strong>On. Angela Napoli</strong> e del <strong>senatore Giuseppe Lumia</strong>), nell&#8217;immediato ho temuto il peggio, fino a quando &#8220;fortunatamente&#8221; non ho visto piantarmi in faccia la luce accecante del faro di una telecamera ed un microfono (<span style="text-decoration: underline;">attrezzature non amatoriali ma certamente professionali e dal valore di diverse migliaia di euro</span>).<br />
<strong>Ho cercato invano di chiedere loro chi fossero, se fossero giornalisti e per chi lavorassero.</strong><br />
Avendo a che fare con due sconosciuti che &#8211; magari anche sorridendomi &#8211; <strong>avrebbero potuto farmi del male (chi li conosceva?!)</strong>, <span style="text-decoration: underline;">ho deciso di mantenere i <strong>nervi ben saldi</strong>, cercando IO, PER OVVIE RAGIONI, di instaurare con loro un minimo di &#8220;complicità&#8221; e spiegando all&#8217;&#8221;intervistatore&#8221; (che si scoprirà non essere giornalista) che non c&#8217;era alcun motivo di fare un &#8220;<strong>blitz</strong>&#8221; e che avrei risposto ad ogni domanda se mi avesse prima contattato (presentandosi con nome e cognome nonché nome della testata e/o della tv per cui lavorava) per rilasciare l&#8217;intervista in maniera pacifica e tranquilla. Come ho sempre fatto con tutti.</span><br />
<strong>Invece no, questi insisteva e diceva di voler &#8220;intervistare il paladino della legalità che vive nella casa del boss&#8221;</strong>. Chiaro, dunque, anche in questo caso il riferimento all&#8217;articolo del Pantano.<br />
Dopo l&#8217;intervento dei <strong>Carabinieri</strong> il finto giornalista <span style="text-decoration: underline;">e il suo collaboratore (mai citato, stranamente, dal Pantano)</span> saranno trattenuti in Caserma e <strong>gli verranno sequestrati il nastro e tutte le apparecchiature (compresa una penna con videocamera-spia nascosta, e non una semplice &lt;&lt;pen-drive&gt;&gt; come hanno fatto mettere a verbale, scovatagli dopo essere stati perquisiti).</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>EPISODIO 3: IL NUOVO &#8220;SCOOP&#8221; DI POLLICHIENI E PANTANO. &#8220;ERA TUTTA UNA BURLA!&#8221;</strong></span><br />
<strong>6 aprile 2012.</strong> Il Corriere della Calabria dedica<strong> copertina e ben dieci pagine</strong> interne a <strong>&#8220;L&#8217;Antimafia in commedia&#8221;</strong>.<br />
Un <strong>editoriale del direttore</strong> ed uno lungo speciale sempre a firma del solito <strong>Agostino Pantano (quello della minacciosa testa di sardina e del chiodo pregiudicato)</strong> con tanto di <strong>fotogrammi tratti dal nastro dell&#8217;&#8221;intervista&#8221;</strong>, che nel frattempo il 29 marzo (apprendo dalle loro stesse pagine) era stato <strong>dissequestrato</strong> dalla Procura della Repubblica di Palmi (RC) e restituito al proprietario.<br />
<strong>Infatti, guardate un po&#8217;, a chi è stato fatto arrivare subito il video dissequestrato? Domanda retorica: al Corriere della Calabria.</strong><br />
Inutile constatare nuovamente, anche in questo caso, la<strong> strana tempestività</strong> con la quale si muovono i signori Pollichieni e Pantano. E l&#8217;ancor più s<strong>trana stretta, strettissima collaborazione, con &#8220;quel burlone&#8221; del sig. Michele Macrì, ovvero colui il quale aveva fatto oltre 50 chilometri, per venire da Gioiosa Ionica, Bovalino, Siderno, Locri (questo ancora non l&#8217;abbiamo capito) ad  aspettarmi fino a tarda sera sotto casa della mia famiglia. A questo piccolo particolare, però, Pantano e Pollichieni non fanno alcun cenno.</strong><br />
E qual&#8217;è la tesi dei nostri eroi? Che quella di quella sera <strong>non era un&#8217;<a href="http://www.aldopecora.it/tag/aggressione" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con aggressione">aggressione</a>, ma una simpatica chiaccherata.</strong><br />
Macrì sarà contento, certamente sarà uno dei tanti che dovrà risarcirmi in Tribunale per quanto ha fatto, e magari dovrà rispondere anche di esercizio abusivo della professione giornalistica, ma è stato &#8220;adottato&#8221; ed osannato da due giornalisti professionisti di primo piano, e certamente si sarà procurato <strong>un po&#8217; di gloria</strong> (bella quella foto in posa messa in copertina, dove sorride, il nostro eroe).</p>
<p>Ma torniamo nel merito della coraggiosissima inchiesta del Pantano.<br />
<strong>Nessun cenno</strong> &#8211; in quelle dieci (diconsi d-i-e-c-i) pagine &#8211; ai miei ripetuti, cortesi, inviti a farmi dire da quei simpatici signori chi fossero e per chi lavorassero.<br />
<strong>Nessun cenno al fatto che il &#8220;cameraman&#8221; (che aveva il capo totalmente coperto da un cappello di lana ed una sciarpona intorno al collo tirata fin sulla bocca) per diversi minuti si era piazzato praticamente davanti al portone del palazzo, impedendomi di fatto di citofonare.</strong><br />
<strong> E nessun cenno al fatto che detto &#8220;cameraman&#8221; (cui, ripeto, il Corriere della Calabria stranamente non fa mai cenno) è stato portato in caserma per l&#8217;identificazione perché privo di documenti di riconoscimento.</strong><br />
Ed ovviamente, inutile dirlo, del mio e nostro più che comprensibile stato di preoccupazione derivante delle minacce giuntemi soli due giorni prima non se ne fa più cenno. Mandiamo tutto in vacca, come si dice!</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><br />
CONCLUSIONI (PER ORA)</strong></span><br />
<strong>Perché tutte queste attenzioni ad Aldo Pecora</strong> a scapito di altri fatti ben più importanti (come il ciclone scatenato dalle indagini su<strong> Belsito</strong> ed i suoi presunti rapporti con la &#8216;ndrangheta, ad esempio, giusto per citare un importante fatto al quale sarebbe stato opportuno dedicare uno spiegamento di forze almeno pari a quanto generosamente fatto con me)?<br />
A mio avviso, il<strong> gioco</strong> che adesso stanno disperatamente tendando di mettere in atto il Pollichieni ed il suo prode alfiere Pantano è questo:<br />
1. Innanzitutto lorsignori <strong>sanno che pubblicando deliberatamente l&#8217;indirizzo di casa della mia famiglia</strong> (con tanto di numero civico e fotografie del palazzo e del citofono!!!) hanno <strong>violato non di poco le vigenti leggi a tutela della privacy</strong> non solo mia, ma SOPRATTUTTO, della mia famiglia.<br />
Quindi, probabilmente su consiglio dei loro legali, ora tentano in maniera avventata di <strong>riparare ai loro danni e costruire a tavolino ben due &#8220;leader&#8221;</strong>! Poiché qualora nel mio caso un giudice potrebbe considerarmi &#8220;personaggio pubblico&#8221; (come per i politici di fama nazionale, ma sarebbe gravissimo in quanto data la mia situazione il venir meno del diritto alla riservatezza potrebbe risultare fatale<span style="color: #000000;">), stessa cosa non varrebbe per <strong>mio padre</strong> ed i membri della mia famiglia, che sono<strong> privati cittadini.</strong></span></p>
<p>2. Vogliono<strong> ridurre la gravità dei fatti, sviare le attenzioni di opinione pubblica ed inquirenti</strong> dal fatto che certamente a causa della pubblicazione dell&#8217;indirizzo, oramai la nostra serenità e la nostra sicurezza sono drammaticamente compromesse (tant&#8217;é che io da oltre un mese non sto più scendendo in Calabria), e che quindi la Giustizia di questo dovrà tener conto, e che loro &#8211; Pollichieni e Pantano &#8211; dovranno ampiamente <strong>risarcire ogni danno</strong> cagionatoci.</p>
<p>3. <strong>Vorrebbero far credere che io abbia approfittato di una situazione apparentemente &#8220;tranquilla&#8221;</strong> (e per farvelo credere, hanno guarda caso scelto fotogrammi dove io, mio padre e mio fratello Alessandro sembriamo anche sorridenti) chissà per quali secondi fini, magari per farmi <strong>pubblicità</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Una trovata pubblicitaria alla quale, é implicito, allora si sarebbero prestati anche i due carabinieri che sono intervenuti chiedendo al Macrì ed al suo collaboratore di seguirli in Caserma, il Comandante della Stazione di Cinquefrondi che ha chiesto la<strong> perquisizione</strong> dei due, rinvenendo anche una seconda telecamera, nascosta, ed addirittura anche il magistrato che ha convalidato il sequestro. <strong>Perbacco!<br />
</strong></span><strong>Complici inconsapevoli, dunque, ma anche vittime ignare, soprattutto. Perché il subdolo tentativo di Pollichieni&amp;Co. ora é tirare in ballo don Luigi Ciotti, Nando dalla Chiesa, <a href="http://www.aldopecora.it/tag/maria-falcone" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con maria falcone">Maria Falcone</a>, Ferdinando imposimato, Pino Masciari, <a href="http://www.aldopecora.it/tag/michele-cucuzza" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con michele cucuzza">Michele Cucuzza</a>, <a href="http://www.aldopecora.it/tag/rosanna-scopelliti" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con rosanna scopelliti">Rosanna Scopelliti</a> e don <a href="http://www.aldopecora.it/tag/luigi-merola" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con luigi merola">Luigi Merola</a></strong><strong>, ovvero gli esponenti de &lt;&lt;l&#8217;antimafia nazionale&gt;&gt; (come li definisce il Corriere della Calabria), e tutti quelli che stanno sottoscrivendo il loro appello &#8220;<a href="http://www.siamotuttialdopecora.org" target="_blank">Siamo tutti Aldo Pecora</a>&#8220;, i quali in buona fede sarebbero tutti vittime di una bufala.  </strong>Anche qui, come se non bastasse, rigirano la frittata e, strumentalizzando non solo i miei guai ma anche chi mi é stato vicino, cercano di far passare il messaggio che a strumentalizzare tutto e tutti sia stato quel farabutto di Aldo Pecora! <strong>Metodo Pollichieni, collaudato.</strong></p>
<p>Questo è quanto. E non avrei voluto e dovuto affidare alla rete questa mia &#8220;replica&#8221; (che certamente il Corriere della Calabria non pubblicherà mai), perché credo che i processi vadano fatti in tribunale e non sui giornali. <strong>Per una volta, peró, sono stato costretto a fare diversamente da quanto predico e pratico, perché &#8220;non si sa mai&#8221;. A futura memoria.</strong></p>
<p>Il giornalista/dossierista/lobbysta Paolo Pollichieni non è nuovo a queste sortite, è il suo modus operandi da sempre. Basta vedere come ha gestito nei mesi scorsi la vicenda <strong>Cisterna</strong> e, prima ancora l&#8217;indagine &#8220;<strong>Why not</strong>&#8221; e quelle seguenti al delitto <strong>Fortugno</strong>.<br />
<strong>Pollichieni è evidentemente abituato a fare così. Lui è tutto e tutto può: investigatore, avvocato di parte, pubblico ministero, giudice, boia.</strong><br />
Piaccia o no, io, noi, siamo orgogliosamente diversi da lui. <strong>Rispettiamo le istituzioni e le indagini</strong>, e perciò tutte le nostre ragioni saranno fatte valere nelle<strong> opportune sedi</strong> dai nostri rispettivi legali.</p>
<p>Di tutta questa faccenda <strong>una cosa è certa</strong>, ed io l&#8217;ho comunque capita da un pezzo: quando sono in Calabria <strong>chiunque, ed in qualunque momento, può raggiungermi ed attendermi sotto casa dei miei.</strong> Che sia con un una telecamera o con una pistola fa poca differenza. <span style="text-decoration: underline;">Spero che questo convincimento sia al più presto fatto proprio anche da chi dovrebbe garantirmi le condizioni minime di sicurezza.</span><br />
Quanto al Corriere della Calabria, sono certo che quandanche dovessero vedere il <strong>sangue</strong> di Aldo Pecora per strada scriveranno che é tutto <strong>uno scherzo, una nuova trovata pubblicitaria</strong>.</p>
<p>Roma, lì 9 aprile 2012</p>
<p style="text-align: right;">Aldo Vincenzo Pecora</p>
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		<title>L’imputato Paolo Pollichieni</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 15:40:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Pecora</dc:creator>
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Evidentemente a nulla serve che Pollichieni e parte della redazione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aldopecora.it/l-imputato-paolo-pollichieni/895/pollichieni-paolo" rel="attachment wp-att-896"><img class="alignleft size-full wp-image-896" title="Pollichieni-Paolo" src="http://www.aldopecora.it/wp-content/uploads/Pollichieni-Paolo.jpg" alt="" width="268" height="300" /></a>Mentre il giornalista/dossierista/<wbr>lobbysta <strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/paolo-pollichieni" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con paolo pollichieni">Paolo Pollichieni</a> e soci</strong> la prossima domenica di <strong>Pasqua</strong> mangeranno il capretto con amici e parenti io a causa loro mi trovo costretto a stare <strong>lontano</strong> dalla mia famiglia da oltre un mese, e ho dovuto ridurre drasticamente le mie uscite pubbliche.<br />
Evidentemente a nulla serve che Pollichieni e parte della redazione del suo inquietante settimanale siano <strong>già imputati al <a href="http://www.aldopecora.it/tag/tribunale-di-cosenza" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con tribunale di cosenza">Tribunale di Cosenza</a></strong> per le velenose campagne di diffamazione protratte contro me e <a href="http://www.aldopecora.it/tag/ammazzateci-tutti" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ammazzateci tutti">Ammazzateci Tutti</a> allorquando stavano a &#8216;<a href="http://www.aldopecora.it/tag/calabria" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con calabria">Calabria</a> Ora&#8217;. Loro continuano nei loro criminosi disegni, col chiaro intento di <strong>isolarmi</strong> e rendermi facile bersaglio.<br />
<strong>Quella che impunemente fanno Pollichieni ed altre ambigue realtà editoriali locali in Calabria a mio avviso non é informazione, ma <a href="http://www.aldopecora.it/tag/stalking" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con stalking">stalking</a> ed istigazione a delinquere.</strong> Il metodo ed i mezzi sono identici ed evidentemente efficaci.<br />
E forse alcuni é proprio questo quello che vogliono: alimentare infami campagne di odio, facilitando implicitamente gli intenti di tutti quelli che in Calabria mi preferirebbero <strong>morto</strong> già da un pezzo. E non sono in pochi. Soprattutto da quando io e il Movimento abbiamo iniziato a mettere il naso negli strani <strong>affarucci dei compagni di merenda</strong>, sbugiardandoli, colpendoli nei loro nervi scoperti.<br />
Ho sempre confidato e continuo a confidare nella <strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/giustizia" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con giustizia">Giustizia</a></strong> e nelle<strong> Istituzioni</strong>, e spero che i preoccupanti tentativi di <strong>delegittimazione</strong> di cui sono oggetto ormai da troppo tempo non siano <strong>l&#8217;anticamera di accadimenti ben peggiori</strong>, come la storia purtroppo ci ha abbondantemente insegnato. Ma a questo non so proprio più da chi, da che cosa e come difendermi.<br />
Credo che nella top ten delle domande che mi sono state poste dalle migliaia di studenti che ho incontrato in questi anni in tutta <a href="http://www.aldopecora.it/tag/italia" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con italia">Italia</a> la prima sia: &#8220;Hai paura?&#8221;.<br />
Ho sempre risposto di no.<br />
Oggi, al di là di ogni maschera di parvente serenità che possa riuscire ad autoimpormi, sarei solo un<strong> ipocrita</strong> se riuscissi a nascondere loro la mia <strong>consapevole ed umana preoccupazione.</strong></wbr></p>
<p><em> Roma, lì 6 aprile 2012</em></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.aldopecora.it/tag/aldo-pecora" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con aldo pecora">Aldo Pecora</a></p>
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		<title>Finte “Iene” sotto casa di Aldo Pecora e arrivano i carabinieri</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 16:13:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Pecora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CINQUEFRONDI – Spiacevole incidente ieri sera davanti all’abitazione del leader del movimento “Ammazzateci tutti” Aldo Pecora a Cinquefrondi.
Due giovani uno con il volto nascosto ed un altro con una coppola calabrese in testa calata sugli occhi armati di telecamera hanno aspettato Pecora sotto la sua abitazione con la scusa di fargli un’intervista stile “le iene” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.aldopecora.it/finte-iene-sotto-casa-di-aldo-pecora-e-arrivano-i-carabinieri/885/t_il_quotidiano_della_calabria_rc2" rel="attachment wp-att-888"><img class="size-medium wp-image-888 alignleft" title="Il Quotidiano della Calabria" src="http://www.aldopecora.it/wp-content/uploads/t_Il_Quotidiano_della_Calabria_RC2-300x83.jpg" alt="" width="300" height="83" /></a><strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/cinquefrondi" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con cinquefrondi">CINQUEFRONDI</a></strong> – Spiacevole incidente ieri sera davanti all’abitazione del leader del movimento “<strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/ammazzateci-tutti" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ammazzateci tutti">Ammazzateci tutti</a></strong>” <strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/aldo-pecora" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con aldo pecora">Aldo Pecora</a></strong> a Cinquefrondi.<br />
Due giovani uno con il volto nascosto ed un altro con una coppola calabrese in testa calata sugli occhi armati di telecamera hanno aspettato Pecora sotto la sua abitazione con la scusa di fargli un’intervista stile “le iene” la nota trasmissione di <a href="http://www.aldopecora.it/tag/italia" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con italia">Italia</a> Uno che aveva come oggetto la vicenda della proprietà della casa riconducibile ad una presunta cosca di <a href="http://www.aldopecora.it/tag/polistena" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con polistena">Polistena</a>. Ovviamente tra Pecora ed i due giovani telecronisti è scoppiato un diverbio che ha attirato l’attenzione dei genitori di Pecora e del fratello più piccolo.</p>
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">Il padre preoccupato è sceso subito in strada cercando di allontanare i due giovani reporter mentre la madre telefonava ai <a href="http://www.aldopecora.it/tag/carabinieri" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con carabinieri">Carabinieri</a>.<br />
In pochi minuti una pattuglia della stazione di Cinquefrondi è giunta sul posto ed ha fermato i due giovani che si sono presentati come giornalisti.<br />
Ma quando i militari dell’Arma gli hanno chiesto il tesserino dell’ordine hanno detto di non essere iscritti.<br />
A quel punto i carabinieri li hanno invitati in caserma per identificarli. I due giovani hanno dichiarato che lavorano per <strong>Radio Gru</strong>, un’emittente che ha sede presso un noto centro commerciale di <strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/siderno" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con siderno">Siderno</a></strong>. Notizie che i carabinieri nella serata di ieri hanno cercato di verificare.<br />
Subito dopo il diverbio il padre di Aldo Pecora si è sentito male ed è stato trattenuto per accertamenti in ospedale a Polistena.</p>
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">Resta da capire le ragioni per le quali i due “inviati” che sono giunti sotto casa di Pecora con una Ford grigia e che hanno lasciato con il motore accesso e con uno degli sportelli aperti. La visione di questi particolari ha indubbiamente allarmato il giovane leader di Ammazzateci tutti che appena tre giorni fa aveva ricevuto un messaggio intimidatorio rinvenuto sul parabrezza della sua auto con alcuni bossoli di pistola per terra.<br />
<em></em></p>
<p align="RIGHT"><strong>Michele Albanese<em><br />
</em></strong><em>(da &#8220;Il Quotidiano della <a href="http://www.aldopecora.it/tag/calabria" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con calabria">Calabria</a>&#8221; del 23/02/2012)</em></p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/aldopecora/~4/vddH9kXZVTI" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<title>NOTA UFFICIALE DI ALDO PECORA</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 19:31:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Pecora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DI SEGUITO IL COMMENTO PUBBLICATO DA ALDO SULLA PROPRIA PAGINA FACEBOOK, IN MERITO ALLE NOTIZIE DIFFUSE OGGI DALLA STAMPA NAZIONALE:
oggi avrebbe dovuto essere una bella giornata per la calabria e per la memoria del giudice scopelliti. ed avrei sinceramente preferito che la notizia del &#8220;regalino&#8221; trovato stamane vicino alla mia macchina non trapelasse. è successo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;">DI SEGUITO IL <a href="http://www.aldopecora.it/tag/commento" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con commento">COMMENTO</a> PUBBLICATO DA ALDO SULLA PROPRIA PAGINA FACEBOOK, IN MERITO ALLE NOTIZIE DIFFUSE OGGI DALLA STAMPA NAZIONALE:</span></p>
<p>oggi avrebbe dovuto essere una bella giornata per la <a href="http://www.aldopecora.it/tag/calabria" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con calabria">calabria</a> e per la memoria del giudice scopelliti. ed avrei sinceramente preferito che la notizia del &#8220;regalino&#8221; trovato stamane vicino alla mia macchina non trapelasse. è successo, capita. d&#8217;altra parte ne avevo fatto confidenza ad amici e colleghi e le notizie, si sa, sono come l&#8217;acqua. come ho detto alle agenzie ed alle testate che mi hanno contattato per avere un commento, spero si sia trattato di uno scherzo di carnevale (seppur di cattivo gusto) e preferisco mantenere il riserbo dovuto sulla vicenda, anche e soprattutto in segno di rispetto per il lavoro degli inquirenti.<br />
ringrazio comunque tutti per la vicinanza e la solidarietà.<br />
<a href="http://www.aldopecora.it/tag/aldo-pecora" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con aldo pecora">aldo pecora</a></p>
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		<title>Quei panni che sono costretto a non lavare a casa</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 22:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Pecora</dc:creator>
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10 febbraio 2012
Oggi vi racconterò una storia (anzi, un pezzo di storia, perché per scriverla tutta ci vorrebbe un libro!) come tante ce ne sono in ogni famiglia calabrese e del mondo. Una storia che sinceramene avrei preferito non raccontare, perché riguarda la mia famiglia.
Sin da piccolo sono sempre stato orgoglioso delle mie radici, del [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.aldopecora.it/quei-panni-che-sono-costretto-a-non-lavare-a-casa/864/casapecora-2" rel="attachment wp-att-876"><img class="alignleft size-medium wp-image-876" title="Casa Pecora" src="http://www.aldopecora.it/wp-content/uploads/casapecora1-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a><em>10 febbraio 2012</em></p>
<p>Oggi vi racconterò una storia (anzi, un pezzo di storia, perché per scriverla tutta ci vorrebbe un libro!) come tante ce ne sono in ogni famiglia calabrese e del mondo. Una storia che sinceramene avrei preferito non raccontare, perché riguarda la mia famiglia.</p>
<p>Sin da piccolo <strong>sono sempre stato orgoglioso delle mie radici, del sangue che mi si era mescolato nelle vene</strong>. Polistenese, oppidese, taurianovese, e reggino di nascita. E soprattutto, sono sempre stato orgoglioso <strong>del mio nome</strong>: <a href="http://www.aldopecora.it/tag/aldo-vincenzo-pecora" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con aldo vincenzo pecora">Aldo Vincenzo Pecora</a>. <strong>Aldo</strong> come il nonno paterno, da sempre nell&#8217;immaginario mio e dei miei fratelli unico riferimento riconducibile all&#8217;incarnazione di un nonno, perché l&#8217;altro nonno, <strong>Vincenzo</strong>, il papà di mamma, fabbro ed esempio di onestà ed umiltà, per un brutto male era volato in cielo sei mesi prima che io nascessi.</p>
<p>E sono sempre stato orgoglioso del mio cognome, <strong>Pecora</strong>, che ho difeso anche a pugni quando alle scuole elementari e medie, per ovvi motivi, ero facile oggetto di scherno da parte degli altri bambini.<br />
Di quel <strong>cognome particolare e simpatico</strong> ne ho fatto un punto di forza, contribuendo nel mio piccolo anche a renderlo in qualche maniera “noto” per i fatti che molti di voi conoscono.</p>
<p>Ma prima di me tanti altri Pecora hanno reso onore alla famiglia.<strong><br />
Il mio trisavolo, <a href="http://www.aldopecora.it/tag/giuseppe-pecora" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con giuseppe pecora">Giuseppe Pecora</a> senior</strong>, originario di <strong>Sambatello</strong>, con i suoi fratelli si trasferì nella Piana di Gioia Tauro, prima a <strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/cinquefrondi" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con cinquefrondi">Cinquefrondi</a></strong> e poi a <strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/polistena" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con polistena">Polistena</a></strong>, dove acquistò <strong>un palazzotto al centro del paese</strong>. I Pecora erano noti per il <strong>commercio delle stoffe</strong>, ma non persero mai il contatto con la terra ed investirono tutti i loro risparmi nell&#8217;acquisto di<strong> terreni agricoli </strong>in periferia. Dicono ancora oggi nel paese che era più il grano, le verdure, la frutta e l&#8217;olio che davano (a quintali) a chi ne aveva bisogno di quello che ogni tanto riuscivano a tenere per sè.</p>
<p><strong>Sono orgoglioso perché i Pecora, per la maggior parte, siamo stati da sempre votati all&#8217;operosità, al sacrificio ed alla generosità, senza mai ostentare soprattutto le buone azioni.</strong><br />
Con l&#8217;arrivo della vecchiaia, Giuseppe passò il testimone alla seconda generazione di Pecora (parlo del mio “gregge”): i due figli <strong>Giovanni senior</strong> e <strong>Domenico</strong>, i quali continuarono a gestire i commerci e le terre, spaccandosi la schiena fino all&#8217;ultimo dei loro giorni.</p>
<p>Negli anni a venire, dopo la seconda guerra mondiale ed il boom economico, i tempi cambiarono molto rapidamente ed altrettanto rapidamente iniziò la <strong>parabola discendente</strong> della nostra famiglia.<br />
La secolare tradizione del commercio e dell&#8217;agricoltura sarà interrotta dal <strong>giovane <a href="http://www.aldopecora.it/tag/aldo-pecora" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con aldo pecora">Aldo Pecora</a> senior, mio nonno</strong>, unico figlio di Giovanni ed unico Pecora di terza generazione, in quanto lo zio Domenico non ebbe figli. <strong>Chiuse il negozio</strong> al pian terreno del palazzotto per metterci un biliardo, si sposò con una giovane ragazza taurianovese di nome Rita, <strong>vendette (anzi svendette) le terre del padre</strong> ed appena fu possibile trovò lavoro come <strong>impiegato amministrativo</strong> all&#8217;ospedale di Polistena. Dal matrimonio con mia nonna nasceranno <strong>tre figli: Giovanni</strong> (mio padre, informatico ed insegnante), <strong>Giuseppe</strong> (mio zio, maestro elementare) e <strong>Maria Rosaria, detta Rossana</strong> (prima figlia a sposarsi, a soli diciotto anni).</p>
<p><strong>Circa ventotto anni fa</strong>, nonno Aldo (quasi prossimo al pensionamento) e nonna Rita chiesero un ingente <strong>prestito bancario</strong> ponendo a garanzia un&#8217;<strong>ipoteca sulla loro casa</strong>. Sì, un&#8217;ipoteca sull&#8217;appartamento sito proprio in quel palazzotto che era ormai <strong>“Casa Pecora” da oltre un secolo</strong>. La casa in cui erano nati i miei bisnonni ed i loro figli.</p>
<p>I motivi per i quali i nonni richiesero quel prestito sono <strong>ben determinabili</strong>, anzi, ritengo di conoscerli benissimo, e <strong>quel che è certo è che di tutte quelle decine e decine di milioni di lire i due figli maschi non beneficiarono di neppure cento lire.</strong><br />
Purtroppo, come prevedibile, quel debito non fu onorato e qualche anno <strong>più tardi, nel 1987, “Casa Pecora” finì all&#8217;asta per insolvenza</strong>. Una <strong>tragedia</strong> e un <strong>disonore</strong> che, non potendovi porre rimedio, la mia famiglia ha accettato e sopportato per venticinque, lunghi, anni. Venticinque anni vissuti con l&#8217;incubo che chiunque ed in qualunque momento avrebbe potuto lasciare i nonni in mezzo ad una strada, con l&#8217;onta ancor più grave che <strong>una storia secolare di onestà e sacrificio si era già ridotta in un cumulo di polvere.</strong></p>
<p>Per fortuna la provvidenza ha voluto che in questi venticinque anni ogni asta andasse deserta e di conseguenza anche <strong>il prezzo della casa continuava a diminuire sempre di più</strong>. Va da sé che <strong>nonno</strong>, con la più che decorosa pensione che percepiva e con tutti i figli che oramai a loro volta avevano messo su famiglia, <strong>avrebbe certamente potuto riscattare con estrema facilità la propria casa e, soprattutto l&#8217;onore di tutta la famiglia.</strong><br />
Ma ciò non è mai stato fatto, ed io sinceramente ancora oggi non riesco a capirne il perché.</p>
<p>Poi, <strong>la scorsa primavera</strong> (tra aprile e maggio del 2011), mio padre riceve una telefonata da un suo amico d&#8217;infanzia: <strong><em>“Giovanni, vieni subito da me che devo parlarti di una cosa importantissima”</em></strong>. Mio padre, non immaginando neppure di cosa si trattasse, si precipita dall&#8217;amico e scopre che questi “per sbaglio” stava per acquistare ad un&#8217;asta giudiziaria proprio la casa dei miei nonni, in quanto vi era un errore nella trascrizione dei numeri civici e riteneva che l&#8217;appartamento in questione fosse non quello ma un altro, disabitato, sito pochi metri più avanti.<br />
“<em>Invece dopo i controlli catastali ho scoperto che era la casa dei tuoi genitori, e quindi sappi che io ovviamente non la acquisterò, ma è probabile che, a questi prezzi, la casa sia appetibile e possa interessare a molte altre persone”.</em><br />
Il <em>redde rationem</em> era ormai vicino: se nessuno della famiglia riuscirà a comprarla, “Casa Pecora” rimarrà un ricordo ed i nonni finiranno in mezzo alla strada.<strong><br />
In verità, so che vi erano un po&#8217; di soldini depositati in un libretto di risparmio postale dei nonni, riservato alle emergenze. Qualcosa come quindicimila euro. Per salvare la casa ne sarebbero serviti tre volte tanto, ma non era un&#8217;impresa colossale.</strong></p>
<p>Gettai il cuore oltre l&#8217;ostacolo e<strong> misi “sul piatto” tutti i risparmi che negli ultimi anni, col lavoro e tanti sacrifici, avevo messo da parte per acquistare finalmente un&#8217;automobile nuova (visto che la mia era andata distrutta dolosamente)</strong>, manifestando questa mia disponibilità e chiedendo per iscritto il consenso e l&#8217;aiuto del resto della famiglia. La rimanente parte avrei potuto ottenerla accendendo a mia volta un <strong>prestito bancario.<br />
</strong><strong>Ottenni il consenso dei nonni (che però dissero di “non avere soldi”)</strong>, di mio padre e di mio zio (che però stava già affrontando a sua volta un mutuo e quindi non poteva gravare più di tanto sul bilancio della sua famiglia). <strong>Non pervenuta la terza figlia, Maria Rosaria detta <a href="http://www.aldopecora.it/tag/rossana-pecora" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con rossana pecora">Rossana Pecora</a>, risultata nota alle forze dell&#8217;ordine per vari presunti reati in concorso con il marito Giorgio Cannata ed il figlio <a href="http://www.aldopecora.it/tag/marco-cannata" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con marco cannata">Marco Cannata</a>, e con la cui famiglia, per ovvi motivi, si era interrotto ogni rapporto.</strong><br />
Dopo aver formalizzato l&#8217;offerta d&#8217;acquisto e versato gli assegni all&#8217;ufficio esecuzioni del Tribunale di Palmi, la prima cosa che ho fatto è stata andare dai nonni, e dirgli <em>“Questa casa è rimasta e rimarrà per i prossimi secoli Casa Pecora, godetevi serenamente la vostra vecchiaia”</em>. <strong>Rimanemmo d&#8217;accordo che, secondo <a href="http://www.aldopecora.it/tag/legalita" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con legalità">legalità</a>, avremmo stipulato un contratto di comodato d&#8217;uso gratuito. L&#8217;unica cosa che avevo chiesto (ed ottenuto il consenso) era di avere la disponibilità appena possibile del garage al piano terra, da loro utilizzato come deposito di cianfrusaglie, per ristrutturarlo e metterlo in locazione, in modo da non rimanere soffocato ogni mese dalle rate del mutuo.</strong></p>
<p>Poi, purtroppo, <strong>a fine settembre dello scorso anno nonna Rita è stata colpita da un doppio infarto ischemico, </strong>e da allora questa storia ha preso una piega imprevedibile. Avvisati per puro caso ben ventiquattro ore dopo l&#8217;accaduto da alcuni parenti, io e mio fratello <strong>Patrick</strong> (che la sera prima aveva festeggiato i suoi diciotto anni) ci siamo precipitati all&#8217;<strong>Ospedale di Polistena</strong> e poco dopo siamo stati inspiegabilmente <strong>aggrediti unitamente a mia madre da Rossana Pecora </strong>(capite adesso perché fino ad ora ho volentieri evitato di definirla “zia”).<strong><br />
Addirittura mio padre per poter visitare la propria madre ha dovuto richiedere l&#8217;intervento delle forze dell&#8217;ordine!</strong><br />
Quello ed i giorni a seguire sono stati giorni terribili, perché al dramma familiare di una madre e nonna gravemente malata si sono aggiunte inenarrabili gravissime vicessitudini poste in essere contro la mia famiglia dalla “signora” Pecora-Cannata e dai suoi congiunti in tutti gli ospedali dove è stata ricoverata la nonna. <strong>Parallelamente, da quel momento la famiglia Cannata ci renderà impossibile, di fatto, ogni contatto con mio nonno.</strong></p>
<p><strong>Ed è qui che questa storia diviene sempre più strana</strong>. Allorquando mio padre ha dovuto far fronte alle prime spese necessarie al trasferimento di nonna presso una clinica specializzata, <strong>abbiamo scoperto che quel libretto di risparmio postale dei nonni riservato alle emergenze era stato prosciugato. Non c&#8217;era più nulla! Oltre quindicimila euro si erano volatilizzati in meno di un anno.</strong><br />
Non di meno scopriremo grazie a dei conoscenti che <strong>nonno Aldo</strong> (da alcuni anni anche con la pensione d&#8217;accompagnamento per invalidità) non solo a<strong>veva recentemente fatto richiesta in assoluto segreto di un prestito di diecimila euro (10.000 euro!) cedendo un quinto della propria pensione, ma si era recato a Palmi per aprire un conto corrente bancario cointestato assieme alla nipote <a href="http://www.aldopecora.it/tag/luana-cannata" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con luana cannata">Luana Cannata</a>.</strong></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Cioè, nello stesso periodo in cui rischiava di perdere la casa, tra risparmi, pensioni e strani prestiti svanivano nell&#8217;aria qualcosa come trentamila euro.</strong></span></p>
<p>Ovviamente, data la situazione e conoscendo i propri polli, mio padre e mio zio hanno deciso di tutelare mio nonno dalla <strong>dilapidazione del proprio patrimonio residuo </strong>appellandosi formalmente e con procedura d&#8217;urgenza al <strong>giudice tutelare</strong> affinché procedesse alla nomina di un<strong> “Amministratore di sostegno”</strong>, ovvero di un istituto giuridico di recente istituzione atto a tutelare civilmente gli interessi patrimoniali di ordinaria e straordinaria amministrazione di chi e<strong>videntemente non è in grado di ottemperare autonomamente alle proprie necessità. </strong>Preciso anche che in fase di richiesta i due fratelli hanno manifestato disponibilità al giudice affinché tale ruolo potesse essere svolto da mio padre, il quale ha comunque significato per iscritto la propria preferenza verso la nomina di persona estranea alla famiglia.</p>
<p>In autunno ormai inoltrato, come ogni procedimento<strong>, il giudice convoca tutte le parti, ovvero mio nonno ed i suoi tre figli. In udienza nonno arriva accompagnato dalla figlia, e dichiara (anche per il tramite dei suoi avvocati, che sono anche per uno strano caso del destino i medesimi della figlia) di essere sano come un pesce, di poter “giocare al pallone” e che i diecimila euro del prestito li ha dati alla nipote Luana Cannata. Non solo, gli avvocati (che, ripeto, sono i medesimi avvocati che difendono la figlia) hanno anche informato il giudice che nonno Aldo aveva già sporto diverse denunce contro mio padre, me e tutta la mia famiglia.</strong></p>
<p>Quindi, ricapitolando. <strong>Nonno e nonna rischiavano da venticinque anni di perdere la loro casa.<span style="color: #800000;"> In meno di un anno spariscono quindicimila euro dal libretto di risparmio postale, ed è tutto normale, e un nonno consegna vigliaccamente e segretamente diecimila euro ad una dei suoi nove nipoti</span></strong><span style="color: #800000;">. Mentre quel povero coglione di nipote che aveva ridato serenità alla sua vecchiaia e salvato l&#8217;onore di un nome che evidentemente, lui sì, merita di portare, si beccava solo le rogne del mutuo e anche diverse denunce proprio da parte sua.</span></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong><em>Grazie, nonno! Autorizzo sin d&#8217;ora chiunque dei miei eventuali figli e nipoti a dichiararmi immediatamente interdetto e farmi morire solo come un cane qualora potessi mai far loro la metà della metà di quello che avete fatto a me.</em></strong></span></p>
<p>Da quel giorno porto nel cuore una <strong>ferita mortale</strong>, che non basterà una vita per rimarginarla. <strong>Mai, mai, mai avrei potuto minimamente immaginare che mio nonno, il mio sangue, il mio nome, potesse riservarmi un trattamento simile. E&#8217; orrendo, è assurdo. Ma così è.</strong><br />
Ed è pacifico che, considerando irrimediabilmente rotto ogni rapporto affettivo anche con lui, se non fosse stato per lo stato di salute della nonna avrei dovuto subito indicargli la casa di riposo più vicina e richiedergli formalmente le chiavi di casa.<strong><br />
Ma sono un essere umano, non una bestia.</strong> E infine, dopo diversi tentativi formali ed informali portati avanti con somma pazienza dall&#8217;avvocato <strong>Giulio Varone</strong>, constatato lo<strong> sterile e deleterio ostruzionismo di padre e figlia e dei loro legali</strong>, sono stato costretto a richiedere l&#8217;intervento dell&#8217;<strong>ufficiale giudiziario</strong> per l&#8217;immissione in possesso del <strong>solo garage e piano terra (come sarà effettuato il prossimo 15 febbraio).</strong><br />
D&#8217;altra parte, <strong>sono il povero nipote volenteroso e coglione di sempre. Ed ho un cuore, io.</strong></p>
<p>Tra l&#8217;altro, mi risulta che la casa in questione già da un paio di mesi non sia abitata dai nonni, i quali starebbero giovando delle <strong>amorevoli cure della figlia e dei nipoti prediletti.</strong><br />
Eh sì, d&#8217;altra parte, il povero nipote coglione e la sua famiglia hanno scelto chiaramente una <strong>strada di vita</strong>, e fino ad oggi la stampa locale e nazionale lo ha dignitosamente seguito per fatti ben noti.<strong><br />
Anche altri, suvvia, sono già finiti sui giornali locali e non, ma per presunti fatti disdicevoli, graziati da omissis e protetti da anonime iniziali.</strong></p>
<p>A chi ha avuto la pazienza di leggere tutta questa storia, specifico che ho scritto tutto ciò solo perché la “signorina” <strong>Luana Cannata, quella dei diecimila euro</strong>, da ieri ha avviato una campagna di spamming incitando all&#8217;odio contro il sottoscritto perché secondo lei, che mente sapendo di mentire e che si è assunta ogni responsabilità penale e civile di ciò che ha fatto, starei “sfrattando di casa i miei nonni” e quindi non sarei in qualche modo degno di occuparmi di antimafia.</p>
<p>Ci sono tante cose che ho ritenuto doveroso e dignitoso <strong>non scrivere</strong>, perché non è questa la sede e perché, nonostante tutto,<strong> vorrei che questa sia la prima e ultima volta che porto i panni sporchi fuori da casa mia. Sono stato costretto a farlo, per difendermi da una sequela di accuse ignobili ed infami, ed il Signore Iddio mi è testimone di quanto io in questo momento possa esserne felice e/o compiaciuto.</strong></p>
<p>Una volta uno stretto congiunto della Cannata, dopo avermi aggredito fisicamente mi disse <strong><em>“Prima o poi qualcuno te la farà abbassare la cresta. Ricordatelo”</em></strong>. Lo/li aspetterò con il sorriso, come ne aspetto tanti altri.<br />
Nel frattempo spero che quanto raccontato possa servire a <strong>far abbassare a questa gente non la cresta ma la testa, per la vergogna, ogni qual volta metterà piede fuori di casa.</strong><br />
Nell&#8217;attesa che la <strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/giustizia" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con giustizia">giustizia</a> </strong>faccia il suo corso e che loro, e chiunque presterà il fianco (legali in primis) a questa <strong>ignobile sceneggiata di menzogne</strong>, abbiano tutte le <strong>condanne</strong> che meritano.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Aldo Vincenzo Pecora</em></p>
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		<title>Pappano in Web</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 16:32:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Pecora</dc:creator>
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Antonio alias &#8220;Tony&#8221; Pappano è un pianista e tra i più grandi direttori d&#8217;orchestra sul panorama internazionale, ed è più facile trovare un uomo onesto in Parlamento che un biglietto per uno dei suoi concerti.
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<p><strong><a href="http://www.aldopecora.it/pappano-in-web/853/pappanoinweb" rel="attachment wp-att-855"><img class="alignleft size-full wp-image-855" title="PappanoinWeb" src="http://www.aldopecora.it/wp-content/uploads/pappanoinweb.jpg" alt="" width="378" height="330" /></a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Pappano" target="_blank">Antonio<em> alias &#8220;Tony&#8221;</em> Pappano</a></strong> è un pianista e tra i più grandi direttori d&#8217;orchestra sul panorama internazionale, ed è più facile trovare un uomo onesto in Parlamento che un biglietto per uno dei suoi concerti.<br />
Da oggi sarà lui a trovare noi,<strong> gratuitamente</strong> e direttamente sui nostri pc e tablet grazie a &#8220;<span style="color: #800000;"><a href="http://www.telecomitalia.com/pappanoinweb" target="_blank"><span style="color: #800000;"><strong>PappanoinWeb</strong></span></a></span>&#8220;, la nuova geniale iniziativa di <strong><a href="http://www.telecomitalia.it" target="_blank">Telecom Italia</a></strong> e dell&#8217;<strong><a href="http://www.santacecilia.it/" target="_blank">Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma</a></strong> per avvicinare il grande pubblico della Rete alla grande <a href="http://www.aldopecora.it/tag/musica" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con musica">musica</a> classica.<br />
Cosa dovrete fare? Nulla. Semplicemente mettervi comodi e collegarvi qui sul mio sito a partire da <strong>lunedì 23 gennaio alle 21.00</strong> (vi sono concerti programmati fino al 5 marzo).<br />
Potrete assistere gratuitamente al concerto e condividere con gli altri internauti in ascolto ogni vostra impressione ed emozione sulla <strong>chat</strong> dedicata oltre che, ovviamente, su <strong>facebook</strong>, <strong>twitter</strong> e tutti i principali social network.<br />
E per quelli che &#8220;la cultura non è mai troppa&#8221;, prima dei concerti saranno trasmesse in diretta <a href="http://www.aldopecora.it/tag/streaming" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con streaming">streaming</a> anche delle &#8220;guide all&#8217;ascolto&#8221; a cura di Giovanni Bietti e dello stesso Pappano.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong><a href="http://www.aldopecora.it/pappano-in-web/853/leaflet-pappano-web-6" rel="attachment wp-att-854"><span style="color: #800000;">Clicca qui il programma completo degli appuntamenti</span></a></strong></span>.<br />
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		<title>Ogni cosa che vale merita tutto te stesso.</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 14:44:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Pecora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa ho ricevuto un sms dal mitico Riccardo Luna: “Ci vieni al Big Bang a portare qualche idea?”.
 Ho deciso di esserci, anche se in tasca non ho la stessa tessera di partito di Matteo Renzi (a dire il vero non ho proprio alcuna tessera di partito), perché credo che ovunque ti chiedano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.aldopecora.it/ogni-cosa-che-vale-merita-tutto-te-stesso/820/mani" rel="attachment wp-att-822"><img class="alignleft size-full wp-image-822" title="&quot;Ogni cosa che vale merita tutto te stesso&quot;" src="http://www.aldopecora.it/wp-content/uploads/mani.jpg" alt="" width="282" height="279" /></a><span style="color: #800000;">Qualche giorno fa ho ricevuto un sms dal mitico <a href="http://www.aldopecora.it/tag/riccardo-luna" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con riccardo luna">Riccardo Luna</a>: “Ci vieni al <a href="http://www.aldopecora.it/tag/big-bang" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con big bang">Big Bang</a> a portare qualche idea?”.</span><br />
<span style="color: #800000;"> Ho deciso di esserci, anche se in tasca non ho la stessa tessera di partito di <a href="http://www.aldopecora.it/tag/matteo-renzi" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con matteo renzi">Matteo Renzi</a> (a dire il vero non ho proprio alcuna tessera di partito), perché credo che ovunque ti chiedano di condividere qualche idea con chi fa politica non ci si debba tirare indietro. Perché le idee non servono a niente se le tieni solo per te.</span><br />
<span style="color: #800000;"> A chi interveniva alla manifestazione si è chiesto di dire in cinque minuti cosa farebbe se fosse Presidente del Consiglio. E siccome vedo lontana questa ipotesi ho scelto di provare ad immaginare l&#8217;<a href="http://www.aldopecora.it/tag/italia" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con italia">Italia</a> tra venti o trent&#8217;anni, e di raccontare ad un ipotetico figlio cosa la mia generazione farà per “aggiustare” questo Paese.</span><br />
<span style="color: #800000;"> Nonostante abbia letto molto meno di quello che avevo scritto, non sono riuscito comunque a contenere l&#8217;intervento nei cinque minuti.</span><br />
</em></p>
<p><span style="color: #800000;">&#8212;&#8211;</span></p>
<p><strong>30 ottobre 2030 (o 2035, o 2040&#8230;).</strong></p>
<p>Figlio mio, oggi è il tuo compleanno. Mentre sei lì che sorridi a tua moglie e coccoli quelle meraviglie della vita, i miei primi due nipotini, ti osservo. E sono felice.<br />
Quando avevo più o meno la tua età, avevo già lasciato la mia amatissima <a href="http://www.aldopecora.it/tag/calabria" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con calabria">Calabria</a> da un pezzo. Molti credevano che la mafia fosse invincibile, che per noi, lì, non ci sarebbe stato alcun futuro.<br />
I sacrifici dei miei genitori purtroppo non erano bastati a consegnarci una società migliore di quella che avevano ereditato. La loro generazione aveva iniziato a perdere anche il coraggio di sperare, ed a malincuore ci consegnava un biglietto di sola andata per Roma, Milano, Firenze, Torino.<br />
Poi un giorno siamo tornati. Siamo tornati quando la &#8216;ndrangheta scriveva a suon di pallottole una delle più terribili pagine di storia della mia terra. Il destino della Calabria e del Sud sembrava ormai segnato.<br />
Noi volevamo cambiarlo, quel destino. Volevamo prenderci la nostra rivincita. Volevamo riscattare la nostra storia e liberare il nostro futuro. Il vostro futuro.<br />
Ho rimediato un lenzuolo e ci ho spruzzato tutta la mia rabbia e la mia indignazione. Quattro parole: <em>“E adesso <a href="http://www.aldopecora.it/tag/ammazzateci-tutti" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ammazzateci tutti">ammazzateci tutti</a>”</em>. Eravamo in sette a reggere quello striscione, e quasi non ci rendevamo conto della piccola grande rivoluzione che avevamo innescato. In pochi anni saremmo diventati decine, centinaia, migliaia.</p>
<p>Quando avevo più o meno la tua età, mentre nel Paese si discuteva se andare in pensione a sessantacinque, sessantasette o settant&#8217;anni, se volevi lavorare ti chiedevano di aprire una Partita Iva, così tu costavi all&#8217;azienda la metà di quello che ti dava ed a te rimaneva in tasca la metà di quello che ti davano. Di fatto lavoravi come un dipendente, anche se non lo eri. Ti recavi quotidianamente in ufficio, anche se non eri obbligato a farlo. Era così dappertutto, anche per lavorare alla “Tv di Stato” (eh sì, allora la chiamavamo ancora così).<br />
Niente tredicesima, quattordicesima, niente maternità, malattia, premi di produzione.</p>
<p>Quando avevo più o meno la tua età, le banche davano un mutuo o un piccolo prestito solo se i tuoi nonni garantivano per noi, con la cessione di una parte del loro stipendio, o con una ipoteca sulla casa. Tu e i tuoi fratelli sareste potuti nascere molto prima, ma non ci è stato possibile.<br />
Per molti anni gli italiani non facevano più figli. Eravamo una delle popolazioni più vecchie del pianeta.</p>
<p>Quando avevo più o meno la tua età, un Governatore diceva che la sanità era la nostra Fiat. Per forza, era lottizzata! I direttori generali ed i primari non venivano scelti in base al curriculum o con concorso, ma per nomina politica. La salute è rimasta per anni solo una questione di affari per pochi, e quei medici davvero bravi lasciavano l&#8217;Italia per andare a Parigi, New York, Tokyo, Mosca.<br />
E&#8217; bastato riuscire a fare contratti competitivi a quei medici &#8211; che erano diventati i migliori medici all&#8217;estero &#8211; per riportarli finalmente qui.<br />
Oggi abbiamo una sanità pubblica efficiente, tra le migliori al mondo. E per curarci non siamo costretti a nessun viaggio della speranza.</p>
<p>Quando avevo più o meno la tua età, qualcuno credeva che il Sud fosse la zavorra dell&#8217;Italia, e che per risolvere il problema bisognava separare il Paese in due.<br />
Noi cittadini del Sud abbiamo accettato quella sfida, e non abbiamo chiesto nulla. Sapevamo che gran parte del debito pubblico non era colpa nostra, ed abbiamo preteso che non fossimo di nuovo noi a pagare. Come era già avvenuto.<br />
Oggi noi siamo interlocutori privilegiati dei Paesi del Mediterraneo, e se non avessimo scommesso sull&#8217;Unità nazionale loro, quelli del Nord, oggi sarebbero nient&#8217;altro che i terroni di francesi e tedeschi.</p>
<p>Quando avevo più o meno la tua età, avevo letto da qualche parte che “ogni cosa che vale merita tutto te stesso”. Ho continuato a ripetermelo sempre, come un disco rotto. E&#8217; diventata la metafora della mia vita. Ogni cosa che vale merita tutto te stesso.</p>
<p>Abbiamo affrontato anni terribili, ed una crisi che rischiava di cancellarci dal mondo. Abbiamo rischiato di mandare per aria millenni di storia. Ci siamo andati molto vicino.<br />
Ben presto abbiamo capito che era necessaria una pacificazione nazionale. Dovevamo raggiungerla al più presto.<br />
Ci siamo battuti per abbattere ogni steccato ideologico, concentrandoci nello scoprire e valorizzare ciò che ci univa piuttosto che ciò che ci divideva.<br />
Abbiamo scommesso sulle nostre idee e sui nostri sogni, sapendo che erano scritti sul nostro cuore prima ancora che sulla tessera di un partito.</p>
<p>Oggi il nostro Paese è solido.<br />
Abbiamo creduto nell&#8217;Europa, sognavamo un grande Paese, unito nella cristianità ma rispettoso di tutte le identità, culture e religioni.<br />
Tutti siamo cittadini italiani ed europei e non importa dove siamo nati. Tu parli la tua lingua, ma a scuola ti hanno insegnato anche l&#8217;arabo ed il cinese, così che potrai misurare pienamente nel mercato globale la tua esperienza e le tue capacità.<br />
Abbiamo creduto nella forza di una moneta unica, l&#8217;euro, che ci ha resi davvero competitivi sul mercato globale. (Chissà se potrò raccontartelo davvero, chissà se lo avrai ancora, l&#8217;euro).<br />
Abbiamo investito sulla scuola. L&#8217;abbiamo voluta efficiente ed abbiamo fatto sì che ogni studentessa o studente universitario già prima della laurea potesse maturare crediti formativi iniziando subito ad insegnare. Abbiamo ri-contrattualizzato i docenti più anziani e li abbiamo affiancati a nuovi arrivati, perché imparassero prima e meglio a fare questo lavoro. Così siamo riusciti a riportare l&#8217;età media del corpo docente italiano sugli standard europei.<br />
Abbiamo scommesso sulla cultura e sul turismo (pensa, per “fare cassa” qualcuno aveva immaginato di poter vendere il Colosseo, la Torre di Pisa e Pompei&#8230;!).<br />
Abbiamo creduto nell&#8217;agricoltura e nella <em>green economy</em>. Oggi grazie al nostro sole tu non sai cosa sia una “bolletta” o cosa voglia dire fare rifornimento di carburante.</p>
<p>Oggi il nostro Paese è più consapevole.<br />
E&#8217; bastato rendere obbligatorio l&#8217;insegnamento della Costituzione e della Carta Europea in tutte le scuole. Oggi sai scegliere, non voti con leggerezza come se fosse un televoto. Voti consapevolmente e liberamente chi ritieni possa meritare la tua fiducia.<br />
E&#8217; bastato ridare un senso alla parola “Merito”.<br />
Oggi conta più la lunghezza del curriculum che quella della minigonna.<br />
A scuola non ti danno più un diploma se prima non hai avuto l&#8217;opportunità di scegliere che strada vuoi seguire nella tua vita.<br />
Abbiamo liberalizzato le professioni, abbiamo abolito le caste e tutti gli ordini professionali.<br />
Abbiamo ridotto la prima aliquota Irpef, abbiamo istituito un “fondo di fiducia” per te ed i tuoi coetanei, versando annualmente sin dalla vostra nascita un contributo all’INPS (già, l&#8217;Inps! Chissà se ancora esisterà), così che quando hai iniziato a lavorare hai avuto l&#8217;opportunità di poterne usufruire costando meno sia al tuo datore di lavoro che allo Stato.<br />
Oggi abbiamo uno Stato più efficiente e meno invadente.<br />
Ti abbiamo dato l&#8217;opportunità di far valere le tue competenze, nel privato e nel pubblico. Abbiamo detto basta alle clientele, alle intromissioni della politica, ed abbiamo dato a te l&#8217;opportunità di investire sulla formazione permanente, di migliorarti. Ti abbiamo dato fiducia, ed oggi a te sembra normale poter essere dirigente di un Ministero anche se hai poco più di vent&#8217;anni e la tua unica raccomandazione sei tu.</p>
<p align="LEFT">Finalmente l&#8217;Italia ha avuto a Capo del Governo una persona che ha iniziato a guardare agli interessi del Paese e non ai propri.<br />
Oggi abbiamo un Presidente del Consiglio che anche lui ha settantacinque anni, ma che ama questo Paese, come lo amavano Einaudi, De Gasperi, e Pertini.<br />
Vedi, figlio mio, non basta essere giovani per avere buone idee.</p>
<p align="LEFT"><em>(Renzi, quando tu volevi le primarie per fare il capoclasse alle scuole medie io non ero neanche nato. E questo non mi rende certo migliore di te).</em></p>
<p align="LEFT">Ed ho capito che non basta essere giovani per meritare spazio proprio quando avevo più o meno la tua età e cercavo di sollecitare l&#8217;opinione pubblica su una tragedia democratica: quello calabrese era divenuto il “consiglio regionale più inquisito d&#8217;Italia”. Noi volevamo più etica, più <a href="http://www.aldopecora.it/tag/legalita" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con legalità">legalità</a>, soprattutto in quella regione dove la commistione tra malapolitica, malaffare e mafia stava incancrenendo pure l&#8217;aria che respiravamo.<br />
I vecchi volponi del Palazzo, per i quali stavamo diventando pericolosi, si sono guardati bene dallo sporcarsi le mani, ed hanno provato a metterci l&#8217;uno contro l&#8217;altro. Divide et impera.<br />
E fu così che molti nostri coetanei &#8211; cresciuti giocando al “fotticompagno”- ci dichiararono guerra in cambio di un contrattino di segreteria e un po&#8217; di visibilità e spazio nel partito.<br />
Vedi, quelli non erano affatto giovani. Avranno avuto anche la nostra età, ma dentro erano più vecchi dei loro capi.<br />
Fu allora che smisi di credere nei partiti. Ma, nonostante tutto, noi abbiamo continuato le nostre battaglie anche per loro, anzi, per i loro figli. Perché ogni cosa che vale merita tutto te stesso.</p>
<p>Oggi il nostro Paese è più ricco.<br />
E&#8217; bastato capire che tante piccole medie imprese fanno dell&#8217;Italia un grande sistema Paese. Le abbiamo patrimonializzate e rese competitive sui mercati internazionali.<br />
Abbiamo investito in tecnologia ed innovazione. Abbiamo promosso la creazione di incubatori d’impresa pubblica-privata, per stare accanto alle <em>start-up</em>. Ed abbiamo istituito delle Zone Franche, dove le imprese che nascevano in aree ad alto tasso di disoccupazione e di criminalità usufruivano di sgravi fiscali, e per ogni posto di lavoro creato noi abbiamo aperto loro un credito d&#8217;imposta.<br />
Abbiamo ridotto le tariffazioni dei notai ed i costi ordinari di avvio d&#8217;impresa.<br />
E così, anche le grandi imprese italiane che nel frattempo erano andate a produrre altrove, sono tornate qui.</p>
<p>Oggi il nostro Paese è più giusto.<br />
E&#8217; bastato introdurre l&#8217;inversione dell&#8217;onere della prova, ovvero non abbiamo voluto colpire solo quei cittadini che dichiaravano di essere ricchi, ma soprattutto chi era ricco e non lo dichiarava.<br />
Perché il nostro nemico non è mai stata la ricchezza, ma la povertà.<em><br />
</em>Abbiamo iniziato a sequestrare centinaia di migliaia di auto e ville di lusso, a colpire i patrimoni. E l&#8217;evasore, per poterne rientrare in possesso, doveva risarcire il fisco ed iniziare a pagare le tasse per quello che era il suo reale tenore di vita.<br />
Lo Stato ha iniziato a confiscare, a riprendersi il maltolto. E non lo abbiamo fatto solo contro i mafiosi, ma anche e soprattutto contro i corrotti. Abbiamo risparmiato miliardi in affitti. Le loro immense ville oggi sono caserme dei <a href="http://www.aldopecora.it/tag/carabinieri" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con carabinieri">Carabinieri</a>, uffici pubblici, scuole, associazioni, e le loro automobili le abbiamo date ai poliziotti.</p>
<p>Oggi l&#8217;Italia è un grande Paese, ma non accontentarti mai.<br />
Puoi migliorarlo, puoi renderlo ancora più solido, consapevole, ricco, giusto.<br />
Ti diranno che è inutile, che tanto non cambierà mai nulla.<br />
Tu continua a crederci. Insisti. Combatti.<br />
Ogni cosa che vale merita tutto te stesso.</p>
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		<title>Speciale “Settimana della Legalità”. Le mie puntate per Rai Scuola in prima serata</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 09:37:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Pecora</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è una bella novità. Anzi, due.
La prima è che in vista del lancio sul digitale terrestre del canale tematico &#8220;Rai Scuola&#8221; (già attivo sul satellite al canale 806), Rai Educational realizzerà delle settimane con programmazione &#8220;tematica&#8221; (5 puntate, dal lunedì al venerdì, a partire dalle 20.30)
Le settimane saranno costituite per lo più da materiale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una bella novità. Anzi, due.<br />
La prima è che in vista del lancio sul digitale terrestre del canale tematico &#8220;<strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/rai" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con rai">Rai</a> Scuola</strong>&#8221; (già attivo sul satellite al canale 806), <a href="http://www.aldopecora.it/tag/rai-educational" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con rai educational">Rai Educational</a> realizzerà delle settimane con programmazione &#8220;tematica&#8221; (<strong>5 puntate, dal lunedì al venerdì, a partire dalle 20.30</strong>)<br />
Le settimane saranno costituite per lo più da materiale di repertorio Rai (cinema, documentari, approfondimenti giornalistici, tg) con un &#8220;innesto&#8221; di 30 minuti in prima serata (<strong>alle 21.00</strong>) in cui intervisteremo personalità legate al tema della settimana.</p>
<p>E&#8217; qui la seconda bella notizia: la prima settimana ad andare in onda ha come tema la <strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/legalita" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con legalità">Legalità</a></strong>, e la sua realizzazione è stata affidata al sottoscritto.<br />
Ogni sera, a partire da <strong>lunedì 24 ottobre </strong><span style="color: #888888;"><em>(per vedere la prima puntata clicca nel link in basso)</em></span>, cercheremo di capire come e perchè la legalità può essere coniugata e spiegata anche in diversi ambiti: <strong>lotta alle mafie, educazione, devianze e dipendenze, lavoro, etica e politica</strong>. Lo faremo con <strong>Nicola Gratteri, Pietro Grasso, don <a href="http://www.aldopecora.it/tag/luigi-merola" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con luigi merola">Luigi Merola</a>, Maurizio Landini, <a href="http://www.aldopecora.it/tag/gherardo-colombo" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con gherardo colombo">Gherardo Colombo</a></strong>. Persone che &#8211; ognuna a suo modo &#8211; con il loro lavoro hanno contribuito e contribuiscono a rendere l&#8217;<a href="http://www.aldopecora.it/tag/italia" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con italia">Italia</a> un Paese più giusto.</p>
<p>Ed ora, come è giusto ogni qual volta si raggiunge un obiettivo importante, i <strong>ringraziamenti</strong>.<br />
Innanzitutto grazie a <strong>Fedora</strong>. Una persona straordinaria, una grande professionista. E&#8217; sua la &#8220;colpa&#8221; &#8211; con il concorso doloso della vulcanica <strong>Gelsomina</strong>, ovvero colei che avrei sostituito in redazione (Gels, sì &#8216;nu piezz&#8217;e core) &#8211; del mio arrivo a Rai Educational nel 2009 nella mitica squadra di &#8220;Fuoriclasse&#8221; (programma straordinario, che spero possa ripartire presto) capitanata da <strong>Piero&amp; Pietro</strong>&#8230; i miei primi veri capi!!! [Ma non nascondo la mia preferenza per "Degge", che mi sopporta quasi come un padre]. E grazie anche a <strong>Diego </strong>(Diego, se non ci fossi tu!), a <strong>Mario </strong>(è troppo comunista per accettare complimenti, ma è bravo davvero) ed all&#8217;altissimo <strong>Alberto</strong>, che mi hanno adottato come un fratello minore, consapevoli del mio essere uno &#8220;scassacazzi seriale&#8221;.</p>
<p>Oggi la squadra è diventata più grande, come grandi sono i progetti, e c&#8217;è chi ha deciso di investire sul sottoscritto. E chi fa questo mestiere sa cosa vuol dire riuscire a &#8220;firmare&#8221;! Un grazie grande quanto il Colosseo va perciò al capo, <strong>Stefano</strong>, a <strong>Luigi</strong> ed a <strong>Daniela</strong>, che hanno scelto di rischiare non poco affidandomi non una ma ben dieci puntate (mi occuperò anche della Settimana dello Sport). Spero di riuscire col tempo a meritare davvero la loro fiducia.</p>
<p>Ad maiora!<br />
Aldo</p>
<h2><span style="color: #800000;"><strong>Speciale Legalità &#8211; Parla NICOLA GRATTERI</strong></span></h2>
<p>Autore: <strong><a href="http://www.aldopecora.it/tag/aldo-pecora" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con aldo pecora">Aldo Pecora</a></strong><br />
Regia: <strong>Giorgia Pini, Silvia Di Fonso</strong><strong></strong></p>
<p><a href="http://www.raiscuola.rai.it/video/8206/speciale-legalit%C3%A0-parla-nicola-gratteri/default.aspx"><img class="alignleft size-full wp-image-751" title="Nicola Gratteri" src="http://www.aldopecora.it/wp-content/uploads/gratteri_settimanalegalita.jpg" alt="" width="493" height="267" /></a>Dal traffico internazionale di stupefacenti ai grandi appalti, al grado di pervasività nella società e nelle alte sfere dell&#8217;economia e della politica, la &#8216;ndrangheta, la mafia calabrese, è ritenuta oggi la più potente organizzazione criminale del mondo. Nicola Gratteri è un magistrato da anni in prima linea nel contrastarla. Quasi impossibile vederlo sorridere, vve scortato e non ha più una vita privata. È sorvegliato a vista anche quando va al mare con la moglie e i figli. Non può andare più al cinema, allo stadio o persino fare una passeggiata nel suo paese. Nonostante ciò impiega le sue ferie per andare a incontrare i ragazzi nelle scuole e per presentare i suoi libri.</p>
<p>E&#8217; lui il protagonista del primo Speciale della Settimana della Legalità di <a href="http://www.aldopecora.it/tag/rai-scuola" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con rai scuola">Rai Scuola</a>. Gratteri, oggi procuratore aggiunto alla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio <a href="http://www.aldopecora.it/tag/calabria" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con calabria">Calabria</a>, rimane saldo alle sue radici, si definisce “un agricoltore prestato alla magistratura” e non le manda certo a dire. Dai microfoni di <a href="http://www.aldopecora.it/tag/rai-scuola" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con rai scuola">Rai Scuola</a> si rivolge direttamente alla politica denunciando da un lato le evidenti difficoltà a reperire mezzi e strumenti idonei al contrasto delle mafie e dall&#8217;altro il peso della burocrazia: &lt;&lt;Altro che processo breve e processo lungo. Andrebbero chiusi decine di tribunali in tutta Italia – sostiene Gratteri – dimezzati i magistrati in servizio presso la Procura Nazionale Antimafia e chiusa la Direzione Investigativa Antimafia, che crea un&#8217;inutile sovrapposizione alle prerogative di <a href="http://www.aldopecora.it/tag/carabinieri" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con carabinieri">Carabinieri</a> e Polizia&gt;&gt;.</p>
<p>Ma c&#8217;è ampio spazio nel corso della puntata anche per un Nicola Gratteri inedito, che solo per Rai Scuola accetta di togliere la “corazza” a cui ci ha abituati e condivide le sue emozioni, i ricordi più intimi, dall&#8217;infanzia ai primi anni da magistrato, all&#8217;affetto ed alla riconoscenza che deve alla scuola ed alla famiglia.</p>
<p><a href="http://www.raiscuola.rai.it/video/8206/speciale-legalit%C3%A0-parla-nicola-gratteri/default.aspx"><strong>CLICCA QUI PER VEDERE LA PUNTATA IN STREAMING DIRETTAMENTE SUL SITO DI RAI SCUOLA</strong></a></p>
<p>Ecco il calendario delle prossime puntate:</p>
<p><strong>martedì 25 ottobre 2011, ore 21.00</strong><br />
<span style="color: #800000;"><strong>PIETRO GRASSO</strong></span></p>
<p><strong>mercoledì 26 ottobre 2011, ore 21.00</strong><br />
<span style="color: #800000;"><strong> DON LUIGI MEROLA</strong></span></p>
<p><strong>giovedì 27 ottobre 2011, ore 21.00</strong><br />
<span style="color: #800000;"><strong> MAURIZIO LANDINI</strong></span></p>
<p><strong>venerdì 28 ottobre 2011, ore 21.00</strong><br />
<span style="color: #800000;"><strong> GHERARDO COLOMBO</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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