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	<title>Pensieri</title>
	
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		<title>Che fare in questi momenti?</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Mar 2013 09:28:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Come interagiamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[TweetSono giorni folli. Il paese va di male in peggio e sembra che l&#8217;unica cosa che prevalga sia una sorta di ordalia del tutti contro tutti, dove l&#8217;ego del singolo, anche quando motivato da buone intenzioni, sta uccidendo ogni possibilità di portare avanti qualcosa di utile. A volte mi scappa di fare ipotesi o ragionamenti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton458" class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D458&amp;text=Che%20fare%20in%20questi%20momenti%3F&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=horizontal&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D458" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.alfonsofuggetta.org/pensieri/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p>Sono giorni folli. Il paese va di male in peggio e sembra che l&#8217;unica cosa che prevalga sia una sorta di ordalia del tutti contro tutti, dove l&#8217;ego del singolo, anche quando motivato da buone intenzioni, sta uccidendo ogni possibilità di portare avanti qualcosa di utile.</p>
<p>A volte mi scappa di fare ipotesi o ragionamenti sulle strategie politiche che dovremmo perseguire e mi accorgo che ciò che riesco a partorire o è troppo semplicistico o è troppo ingenuo. Mi sento &#8220;poca cosa&#8221; di fronte a raffinati e sferzanti ragionamenti che sento fare a destra e a manca. Peraltro, mi pare che tanta raffinata capacità dialettica e &#8220;politica&#8221; rimanga fine a se stessa, una sorta di esercizio retorico e intellettuale non finalizzato al bene del paese, ma a competere in una sorta di &#8220;beauty contest&#8221; per dimostrare di essere i più intelligenti e i più raffinati. Oppure mi sento sopraffatto dalla rabbia e da una sorta di disperazione distruttiva per le quali ormai non rimarrebbe altro se non distruggere tutto per sperare di far rinascere da zero qualcosa di buono.</p>
<p>Ma ciò che ci serve non è forse proprio il contrario? Un po&#8217; di semplicità e di ingenuità (nel senso vero e profondo del termine)? Non sarebbe il caso di iniziare a dire poche cose in modo semplice e, soprattutto, a metterle in pratica? </p>
<ul>
<li>C&#8217;è una generazione di politici a destra e a sinistra che deve passare la mano. È indubbio che questo accadrà, prima o poi. Il punto è se questi politici lo vogliono favorire oppure rallentare, cercando di conservare il più a lungo possibile il controllo del paese. Più a lungo continuerà questa agonia, maggiore sarà il danno fatto al paese.</li>
<li>L&#8217;Italia è un paese sostanzialmente conservatore e al tempo stesso necessità di azioni che preservano larghe fasce deboli della popolazione che sono in sofferenza, incapaci di &#8220;competere&#8221; e accedere ai livelli di benessere che altri invece sono riusciti ad ottenere. Serve un programma di riforme economiche e sociali, vero, ma che sia comprensibile e sostenibile anche per le fasce più deboli. Al tempo stesso, sono azioni che non possono rifarsi a ricette di un mondo che non c&#8217;è mai stato e non ci sarà mai: la &#8220;sinistra&#8221; classica in Italia non andrà mai oltre il 25-30%, non ha futuro. Bisogna prenderne atto e cambiare linguaggio, stile, messaggio, contenuti. Questo non vuol dire che la sinistra deve diventare uguale alla destra. Vuol dire che bisogna ripensare cosa significa oggi essere centrosinistra, un po&#8217; come fecero Blair e Clinton. Non sto nemmeno dicendo che dobbiamo tornare alla Terza Via. Non parlo di contenuti. Parlo di visione, linguaggio, modalità di comunicazione, modo di porsi e rapportarsi con la società e la realtà.</li>
<li>C&#8217;è un&#8217;ansia e una paranoia su trasparenza e costi della politica. Come accade troppo spesso in Italia, da un estremo siamo passati all&#8217;altro. Ciò che serve è un sano buon senso e tanta onestà, che ci rendano capaci di coniugare la trasparenza con un funzionamento ragionevole e non demagogico delle istituzioni.</li>
<li>Ci sono certamente mille altre cose che si potrebbero scrivere. Ma &#8220;Domine, non sum dignus&#8221;. Forse bisognerebbe iniziare a dire in modo semplice ciò che si pensa e a fare ciò che si dice di voler fare. Bisognerebbe iniziare a far capire che veramente si vuole il bene del paese e non solo perseguire la propria ambizione personale. Sapendo che nessuno è esente dal peccato. Non ci servono né i Savonarola, né gli uomini della provvidenza. Ci servono persone serie e sincere che vogliano veramente bene al paese.</li>
</ul>
<p>E forse è proprio questo il problema: siamo diventati tutti molto egoisti, ambiziosi e ipocriti. Un amico mi diceva che sono un &#8220;moralista&#8221;. Può essere. Ma non è forse vero che prima ancora che una crisi economica, stiamo vivendo una crisi profonda di valori, di ideali, di visione? Non è forse questa una crisi &#8220;morale&#8221;? </p>
<p>Probabilmente, la prima cosa che dovremmo fare e dimostrare che vogliamo combattere questi vizi. Forse su questo potremmo ricominciare a ricostruire qualcosa di sano.</p>
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		<title>Perché fare “bene” il bene</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jan 2013 20:13:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi siamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[TweetForse starò invecchiando, ma mi ritrovo spesso a pensare al senso delle cose che faccio, al loro valore, a giudicare me stesso e le mie azioni. Non voglio essere presuntuoso. So di sbagliare spesso, ma sono anche convinto di metterci sempre del mio meglio per fare seriamente e in modo intellettualmente onesto ciò in cui [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton455" class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D455&amp;text=Perch%C3%A9%20fare%20%26%238220%3Bbene%26%238221%3B%20il%20bene&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=horizontal&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D455" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.alfonsofuggetta.org/pensieri/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p>Forse starò invecchiando, ma mi ritrovo spesso a pensare al senso delle cose che faccio, al loro valore, a giudicare me stesso e le mie azioni. Non voglio essere presuntuoso. So di sbagliare spesso, ma sono anche convinto di metterci sempre del mio meglio per fare seriamente e in modo intellettualmente onesto ciò in cui credo. Mi piace l&#8217;espressione &#8220;penso quello che provo, dico quello che penso, faccio quello che dico&#8221;.</p>
<p>Vedendo il comportamento di troppe persone, i valori che sembrano prevalere oggi sono la bugia interessata, una inarrestabile voglia di prevaricare e sfruttare chi ti sta vicino, l&#8217;incapacità di riconoscere i limiti e gli errori propri e la bellezza e la bravura altrui, un continuo millantare ciò che non si è. E soprattutto l&#8217;ipocrisia di chi cerca sempre di far passare per &#8220;bene comune&#8221; quello che è solo e soltanto il proprio interesse personale.</p>
<p>Mi pare stiamo tutti rinchiusi su noi stessi, spaventati e vuoti, paurosi di non essere più nulla se non per ciò che riusciamo ad ottenere o per i simboli del presunto successo che riusciamo a ostentare. E per questo facciamo di tutto pur di apparire e essere qualcosa. È come se scordassimo e seppellissimo i nostri ideali, la bellezza della sincerità e della semplicità, la gioia della schiettezza, l&#8217;emozione della consapevolezza di aver fatto onestamente la cosa giusta. Costi quel che costi pur di apparire e arrivare. Ci siamo venduti all&#8217;ansia e alla paura. <strong>È come se fossimo morti, morti al nostro vero io</strong>. E io non voglio morire. Non voglio essere vittima delle cose, dei modi di fare che passano per &#8220;moderni&#8221; e che invece sono falsi, vuoti, l&#8217;opposto della vita, della vera vita sincera e onestamente vissuta.</p>
<p>Tempo fa <a href="http://www.alfonsofuggetta.org/pensieri/?p=20">postai su questo blog</a> uno straordinario passaggio de <em>La Montagna Incantata</em> di Thomas Mann. Sono andato a rileggerlo e mi permetto di riproporvelo.</p>
<blockquote><p>Voglio essere buono. Non voglio concedere alla morte il dominio sui miei pensieri! In questo infatti consistono, in nient’altro, la bontà e l’amore del prossimo. La morte è una grande potenza. Alla sua presenza ci si leva il cappello e si cammina oscillando in punta di piedi. Essa porta la solenna gorgiera del passato, e in suo onore l’uomo si veste severamente di nero. La ragione le sta dinanzi da sciocca, perché non è che virtù, la morte invece è libertà, leggerezza, assenza di forma e piacere. Piacere, dice il mio sogno, non amore. Amore e morte: ecco una rima mal riuscita, insulsa, sbagliata. L’amore è l’opposto alla morte, esso solo, non la ragione, è più forte di essa. Esso solo, non la ragione, suggerisce pensieri di bontà. Anche la forma è fatta soltanto di amore e bontà: forma e civiltà di una gentile e intelligente comunità e del bello stato degli uomini … nella silenziosa visione del pasto cruento. Oh, questo si chiama sognare chiaramente, governare bene! Ci voglio pensare. Voglio restare fedele alla morte dentro al mio cuore, ma rammentare con chiarezza che la fedeltà alla morte e al passato è soltanto cattiveria e tetra voluttà e misantropia, se determina il nostro pensare e governare.</p>
<p><em>Per rispetto alla bontà e all’amore l’uomo ha l’obbligo di non concedere alla morte il dominio sui propri pensieri.</em></p>
<p>E con ciò mi sveglio …  Su, su! Aprire gli occhi! Sono tue queste membra, queste gambe nella neve! Devi contarle e alzarti. Guarda! … Il tempo è bello.</p></blockquote>
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		<title>Il tempo che ci è dato</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 17:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[TweetQuesti sono gli auguri che ho fatto oggi ai miei colleghi del CEFRIEL. Li estendo a tutti. Oggi mi è venuto di scrivere questo tweet: A volte viene quella sensazione del tempo che passa e del non riuscire a fare tutto ciò che il cuore vorrebbe. — Alfonso Fuggetta (@AlfonsoFuggetta) December 21, 2012 L&#8217;ho scritto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton452" class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D452&amp;text=Il%20tempo%20che%20ci%20%C3%A8%20dato&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=horizontal&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D452" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.alfonsofuggetta.org/pensieri/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p>Questi sono gli auguri che ho fatto oggi ai miei colleghi del CEFRIEL. Li estendo a tutti.</p>
<p><em>Oggi mi è venuto di scrivere questo tweet:</em></p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p><em>A volte viene quella sensazione del tempo che passa e del non riuscire a fare tutto ciò che il cuore vorrebbe.</em></p>
<p><em>— Alfonso Fuggetta (@AlfonsoFuggetta) <a href="https://twitter.com/AlfonsoFuggetta/status/282032099844841472" data-datetime="2012-12-21T07:57:47+00:00">December 21, 2012</a></em></p></blockquote>
<p><script type="text/javascript" src="//platform.twitter.com/widgets.js"></script></p>
<p><em>L&#8217;ho scritto perché troppe volte ho la sensazione di non riuscire a fare tutto quel vorrei, che il tempo scorra e che io stia perdendo le occasioni giuste. Ho sempre il dubbio di non fare le scelte migliori e di vedermi sfuggire la vita senza riuscire a raggiungere quelle mete che mi stanno veramente a cuore. Dopo tutto, gli anni iniziano ad essere tanti.</em></p>
<p><em>Penso sia umano. Certamente, se questi pensieri diventassero dominanti, saremmo solo degli infelici, magari arrivisti e irrispettosi di tutto e di tutti, interessati solo a soddisfare le nostre ansie, manie o voglie. Ma, come tante cose, se preso nella giusta dose, il desiderio di raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri sogni è non solo legittimo, ma anche benefico: se non avessimo questi sogni e obiettivi, che vita sarebbe mai la nostra?</em></p>
<p><em>Come al solito, la saggezza sta nel bilanciare sogno e realtà, ambizione e rispetto, ansia e pazienza, illusione e praticabilità, ritorno a breve e lungimiranza.</em></p>
<p><em>Credo che i maggiori danni e pericoli nascano dagli sprovveduti e dagli arrivisti che, magari anche solo per il più piccolo dei vantaggi personali, mancano di rispetto o, peggio, calpestano, ingannano o prevaricano coloro che stanno loro intorno. Ma è anche vero che non serve a nulla – anzi è deleterio – accontentarsi di ripieghi o soluzioni placebo, che tranquillizzano l&#8217;ansia a breve, ma non permettono di essere veri, autentici e realmente felici.</em></p>
<p><em>In questo giorno, ultimo di lavoro prima delle vacanze natalizie, vorrei salutarvi con i migliori auguri per il Natale e per il nuovo anno. Vorrei in particolare augurarvi tanta saggezza per utilizzare bene il tempo che ci è dato, sapendo sempre scegliere in modo avveduto né l&#8217;illusione a breve o un mediocre interesse del momento, né il quieto vivere e la rassegnazione.</em></p>
<p><em>Un caro saluto a voi e ai vostri cari,</em></p>
<p><em>Alfonso</em></p>
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		<title>Alla ricerca di segni di speranza</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2012 19:29:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Che facciamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Chi siamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Come interagiamo?]]></category>

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		<description><![CDATA[TweetIn un post scritto ieri, sfogavo il malessere che provo nell&#8217;incontrare e interagire con tanti personaggi che agitano e popolano i nostri giorni. Gigi e Giulio mi facevano notare che non ci sono solo gli esempi negativi e che quindi dovrei cercare di considerare &#8220;l&#8217;altra metà del cielo&#8221; e riequilibrare un giudizio che ne uscirebbe [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton447" class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D447&amp;text=Alla%20ricerca%20di%20segni%20di%20speranza&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=horizontal&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D447" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.alfonsofuggetta.org/pensieri/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p>In un <a href="http://www.alfonsofuggetta.org/pensieri/?p=441">post scritto ieri</a>, sfogavo il malessere che provo nell&#8217;incontrare e interagire con tanti personaggi che agitano e popolano i nostri giorni. Gigi e Giulio mi facevano notare che non ci sono solo gli esempi negativi e che quindi dovrei cercare di considerare &#8220;l&#8217;altra metà del cielo&#8221; e riequilibrare un giudizio che ne uscirebbe eccessivamente e inutilmente frustrante.</p>
<p>Hanno ragione, provo a rileggere in positivo quanto scrivevo.</p>
<p>Una prima caratterizzazione che trovo sempre affascinante è quella proposta da Tom Kelley nel suo saggio <a href="http://www.tenfacesofinnovation.com/tenfaces/index.htm">&#8220;I dieci volti dell&#8217;innovazione&#8221;</a>. Qualche anno fa, lo regalai a tutti i colleghi del CEFRIEL e devo dire che rileggendo la classificazione di Kelley, rivedo volti di amici e colleghi con i quali interagisco tutti i giorni: l&#8217;antropologo, lo sperimentatore, colui che ha cura degli altri, il cantastorie, &#8230; Non sono solo figure retoriche astratte: sono nomi e visi che riconosco.</p>
<p>Ma se ripenso ai volti che stimo e ammiro, chi trovo? Quali sono i tratti che li caratterizzano?</p>
<ul>
<li>Quelli che ne sanno un sacco, ma ascoltano sempre e non smettono mai di imparare.</li>
<li>Quelli che hanno fatto cose difficili e comunque sanno meravigliarsi e entusiasmarsi per il piccolo passo che fai. E ti aiutano e ti sostengono e ti vengono incontro, neanche fosse la loro realizzazione più grande.</li>
<li>Quelli sinceri e schietti che sanno dire &#8220;ho sbagliato&#8221; oppure &#8220;sto imparando cose che non sapevo&#8221; oppure &#8220;dobbiamo cambiare&#8221;.</li>
<li>Quelli che prima di se stessi si preoccupano dell&#8217;istituzione per cui lavorano e del bene comune.</li>
<li>Quelli che anche quando le cose vanno bene, non smettono di pensare al futuro e a come migliorare le cose.</li>
</ul>
<p>Ma adesso, add yours!</p>
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		<title>Personaggi (vuoti) in cerca di autore</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Nov 2012 14:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Che facciamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Chi siamo?]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton441" class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D441&amp;text=Personaggi%20%28vuoti%29%20in%20cerca%20di%20autore&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=horizontal&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D441" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.alfonsofuggetta.org/pensieri/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p>Sono a Costa Serina, il piccolo eremo dove scappo quasi tutti i sabati per avere qualche ora di silenzio, riposo e riflessione. Questa mattina leggevo Twitter e alcuni articoli di giornale (tra gli altri, <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-11-17/cambio-passo-094258.shtml">il bellissimo articolo</a> di Guido Gentili su Il Sole 24 Ore di oggi), Nel farlo, ripensavo ad incontri, eventi, fatti che ho vissuto in queste ultime settimane. In particolare pensavo ad alcuni volti e personaggi che ho incontrato e incontro e mi è venuta la voglia, con un po&#8217; di presunzione e arroganza, di categorizzarli e definirli utilizzando una serie di figure che mi paiono piuttosto ricorrenti. Eccole:</p>
<p><strong>I &#8220;sotto il vestito niente&#8221;, anche detti <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Quaquaraquà">quaquaraquà</a> arrivisti</strong>. Mamma quanti ce ne sono! Parlano di tutto e di tutti senza capirne niente. Sproloquiano, pontificano, impartiscono lezioni senza capirne in realtà una beata fava. Ti fregano (o cercano di farlo) con l&#8217;eloquenza e un po&#8217; di adulazione, oppure con un modo di fare tronfio e arrogante che dovrebbe servire a &#8220;marcare il territorio&#8221;. Ma quando &#8220;alzi il vestito&#8221; (o nel momento della difficoltà e della sfida), trovi il niente più assoluto.</p>
<p><strong>I demagoghi</strong>. Qui siamo maestri. Li si chiami demagoghi o populisti, siamo pieni di gente che promette l&#8217;inverosimile pur di imbambolare il prossimo e catturare un po&#8217; di facile consenso. Per carità, la politica e il management (seri)  necessitano anche dell&#8217;arte di ottenere il consenso. Ma c&#8217;è modo e modo … Quando si esagera, catturare il consenso diviene inevitabilmente &#8220;prendere per i fondelli&#8221;.</p>
<p><strong>I furbi galleggianti</strong>. Questi sono quelli onnipresenti e che non spariscono né affondano mai. Spesso sono molto intelligenti e hanno un istinto quasi innato nel saper fiutare il vento e trovare i giusti approdi o le ancore di salvezza più appropriate così che cascano sempre in piedi.</p>
<p><strong>I leccapiedi</strong>. È la versione &#8220;fessa&#8221; e stupida dei furbi galleggianti. Non avendo l&#8217;intelligenza e la furbizia di questi ultimi, né il coraggio o l&#8217;intelligenza di una propria idea o posizione, non trovano altra soluzione se non &#8220;andare di lingua&#8221; nella speranza di conquistare o mantenere una qualche posizione.</p>
<p><strong>Quelli che sono dominati dalla paura. </strong>Questa è una categoria di persone che mi fa soffrire molto. Perché spesso dietro queste persone si nascondono talenti o cuori appassionati. Ma sono soffocati dalla paura, o da complessi di inferiorità che li bloccano e limitano. Che tristezza! E che voglia di abbracciarli per dire loro &#8220;dai, tira fuori quello che di buono hai dentro, non aver paura!&#8221;</p>
<p><strong>Gli autoritari non autorevoli</strong>. Questa è una razza pericolosa. Sono quelli che pensano di comandare solo perché hanno un qualche mandato. Non ho dubbio alcuno che ci siano momenti nei quali è obbligatorio e vitale saper prendere decisioni anche contro tutto e tutti. È il compito, la responsabilità e il dovere di un &#8220;capo&#8221;. Ma quando l&#8217;unico elemento di legittimazione risiede nel livello gerarchico, senza che ci sia neanche un briciolo di autorevolezza e credibilità, allora la corsa verso il precipizio è pressoché certa.</p>
<p><strong>Quelli che ti prendono per il culo e pensano che non te ne accorgi</strong>. È uno degli archetipi standard dell&#8217;italiano che si arrangia. Non li sopporto perché spesso si fingono tuoi amici e invece sono solo degli interessati egoisti e falsi.</p>
<p><strong>Quelli che si credono furbi e sono invece i perfetti stupidi di Cipolla</strong>. Questo è il regno così splendidamente dipinto da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_M._Cipolla">Carlo Maria Cipolla</a>, quello degli stupidi, cioè di coloro che senza accorgersene (stupidamente, appunto), fanno del male a se stessi e agli altri. E si credono (sempre molto stupidamente) anche parecchio furbi!</p>
<p><strong>Quelli che si credono infallibili e non sanno dire &#8220;ho sbagliato, chiedo scusa.&#8221; </strong>Sono in realtà persone deboli, perché solo un debole non sa riconoscere i propri errori. Oppure sono persone in malafede o cieche, prepotenti che vogliono prevaricare e imporre il proprio pensiero sempre e comunque. </p>
<p><strong>Quelli che vogliono essere qualcuno prima che servire una causa veramente utile al paese</strong>. Vogliamo chiamarli arrivisti, ambiziosi ed egocentrici? Mi diceva un saggio collega anziano del Politecnico parlando di uno che voleva candidarsi rettore, ”quello è uno che non vuole <strong>fare</strong> il rettore; vuole <strong>essere</strong> rettore&#8221;. Quanto è diffusa questa malattia &#8230;</p>
<p><strong>Quelli in cerca di un lavoro o di un reddito</strong>. Ebbene sì, ci sono quelli senza lavoro che cercano un lavoro. Sono sempre in movimento, in perenne moto Browniano e ti chiedi come diavolo facciano a trovare il tempo per fare tutto ciò che fanno. Poi ci pensi e ti rendi conto che non hanno un lavoro o l&#8217;hanno solo in parte e che tutto questo loro agitarsi ha in realtà come priorità principale proprio trovare una occupazione. Dopotutto, giustamente, tutti abbiamo famiglia.</p>
<p><strong>Quelli snob che giudicano tutto e tutti stando bene attenti a non sporcarsi mai le mani</strong>. È la categoria di quelli che hanno sempre ragione soprattutto perché non si mettono mai in condizione di poter sbagliare e quindi non corrono mai veramente il rischio di aver torto. Come diceva il proverbio, &#8220;sol chi non fà non sbaglia&#8221;. Ah ma quanto pontificano questi! Non si stancano mai e non sbagliano mai. Beati loro.</p>
<p><strong>Gli ideologi, detti anche &#8220;martelli che vedono solo chiodi.&#8221;</strong> Ne incontro tanti. Io stesso corro spesso il rischio di esserlo e lo sono stato. Per esempio, da &#8220;giovane&#8221; usavo le Reti di Petri (un formalismo per la specifica di sistemi) per qualunque problema. Finché un collega americano mi disse &#8220;Alfonso, per un martello il mondo è fatto solo di chiodi&#8221;. E capii quanto ero stupido e cieco. E quanto ideologico era il mio modo di affrontare i problemi: vedevo tutto solo dal mio punto di vista o, peggio, pensando che la mia soluzione fosse universale e taumaturgica.</p>
<p><strong>Quelli che l&#8217;onestà intellettuale non sanno neanche cosa sia. </strong>Quanto è difficile essere intellettualmente onesti! Saper riconoscere che &#8220;bianco è bianco e nero è nero&#8221; indipendentemente da chi lo dice o dal vantaggio personale o dalle circostanze del momento. Invece, tutti i santi giorni vedi quelli che prima criticano tizio perché dice o fa una cosa e poi la fa lui esattamente uguale. Ma a quel punto è &#8220;giusta&#8221; perché la fa lui! Che tristezza.</p>
<p><strong>Quelli che vivono in the past e che non vogliono cambiare. </strong>Sono i nostalgici o quelli che amano la comodità dello status quo. Non vogliono cambiare, anche se poi si lamentano di come vanno le cose. Ma per questi l&#8217;unica soluzione possibile è qualche intervento che imponga come inevitabile lo status quo che a loro va bene. Lo vedo in tante aziende che, per esempio, rifiutano le innovazioni digitali perché &#8220;distruggono il loro business&#8221; e quindi richiedono di bloccarle per salvare il loro modo di fare. Mica si pongono il problema di cambiare per adeguarsi ad un mondo che cambia! No, è il mondo che non deve cambiare e continuare a funzionare come sempre è successo nel passato.</p>
<p><strong>Quelli che sono nuovi e svegli solo perché sono giovani</strong>. Questa è la moda del momento: l&#8217;essere giovani come valore in sé, anche se dici una marea di scemenze. Certamente, ci sono brontosauri inamovibili che bloccano ricambio e innovazione. Ma se questo è il problema, la soluzione di premiare i giovani solo perché sono giovani è solo un mezzo placebo. Bisogna premiare l&#8217;intelligenza, la voglia di fare, il coraggio, la curiosità, non l&#8217;età di una persona. Luigi Dadda, scomparso pochi giorni fa, aveva oltre 80 anni. Ma quando veniva in dipartimento sembrava il più giovane di tutti noi, per la sua curiosità e voglia di fare. Al contrario, ci sono ventenni che sono già vecchi dentro, perché non hanno più passione, voglia di fare, aspirazioni.</p>
<p><strong>Quelli che si capisce che l&#8217;unico oggetto del proprio amore è se stessi</strong>. È la categoria che più fa danni: sono quelli che, al di là delle chiacchiere e dei proclami, pensano solo a se stessi, al proprio tornaconto, ai propri interessi. Sono quelli che amano solo se stessi. </p>
<p>Noi invece abbiamo un disperato bisogno di qualcuno che operi non per la propria ambizione personale, ma in modo realmente disinteressato, dimostrando ogni giorni con i fatti di amare veramente questo paese e di saper lavorare con impegno per &#8220;fare il suo bene&#8221;. Sul serio. Speriamo che prima o poi diventi la specie dominante.</p>
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		<title>How we compete</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 22:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Homo faber]]></category>

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		<description><![CDATA[TweetDal saggio, How we compete di Suzanne Berger: The institutions that nourish research and development, like those that support education and those that sustain the public’s commitment to the openness of the economy, are foundations of a productive and innovative society. These foundations need to be able to bear the weight of adjustment to earth-shuttering [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton432" class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D432&amp;text=How%20we%20compete&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=horizontal&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D432" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.alfonsofuggetta.org/pensieri/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p>Dal saggio, <em>How we compete</em> di Suzanne Berger:</p>
<blockquote>
<p>The institutions that nourish research and development, like those that support education and those that sustain the public’s commitment to the openness of the economy, are foundations of a productive and innovative society. These foundations need to be able to bear the weight of adjustment to earth-shuttering movement in the international economy. […] How to adjust and reinforce these public foundations is too large a task for private initiatives alone to undertake. We recognize that our research at the ground level of the firm does not provide the answers. We only know that even the best of the companies that we have seen in the United States will suffer if there is a failure to renew the stock of public resources on which they continue to draw in building their own capabilities.</p>
</blockquote>
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		<title>“Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 12:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Che facciamo?]]></category>
		<category><![CDATA[Homo faber]]></category>

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		<description><![CDATA[TweetMi ricorda il mio collega Matteo. &#8220;Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall&#8217;angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. È nella crisi che sorge l&#8217;inventiva, le scoperte e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton423" class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D423&amp;text=%26%238220%3BNon%20possiamo%20%20pretendere%20che%20%20le%20cose%20cambino%2C%20se%20continuiamo%20a%20fare%20le%20stesse%20cose%26%238221%3B&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=horizontal&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D423" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.alfonsofuggetta.org/pensieri/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p>Mi ricorda il mio collega Matteo.</p>
<blockquote>
<p>&#8220;Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall&#8217;angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. È nella crisi che sorge l&#8217;inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere &#8216;superato&#8217;.</p>
<p>Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell&#8217;incompetenza. L&#8217; inconveniente delle   persone e delle nazioni  è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c&#8217;è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.</p>
<p>Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l&#8217;unica crisi pericolosa, che  è la tragedia di non voler lottare  per superarla.&#8221;</p>
<p><em>Albert Einstein</em></p>
</blockquote>
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		<title>Quale vita viviamo?</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 21:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sentimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[TweetIl danno più grande che possiamo fare a noi stessi è ingannarci, raccontarci una realtà artefatta che ci faccia stare bene, ci tolga l&#8217;ansia, ci rassicuri. Forse è la sindrome di Matrix, il film, dove le persone vivono una vita finta, ma senza preoccupazioni.&#160; &#160; A me pare che non è anestetizzando i problemi che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton422" class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D422&amp;text=Quale%20vita%20viviamo%3F&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=horizontal&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D422" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.alfonsofuggetta.org/pensieri/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p>Il danno più grande che possiamo fare a noi stessi è ingannarci, raccontarci una realtà artefatta che ci faccia stare bene, ci tolga l&#8217;ansia, ci rassicuri. Forse è la sindrome di Matrix, il film, dove le persone vivono una vita finta, ma senza preoccupazioni.&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
A me pare che non è anestetizzando i problemi che riusciamo a vivere meglio. Magari così troviamo un po&#8217; di pace per qualche ora o anche per un tempo più lungo. Oppure riusciamo a vivere in modo &#8220;decente&#8221;.<br />
&nbsp;<br />
Ma è questo il nostro destino? Vivere una vita finta o mutilata?</p>
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		<title>Perchè si fanno le cose</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 09:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Come interagiamo?]]></category>

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		<description><![CDATA[TweetIeri sera, riflettendo su alcuni fatti ai quali assisto o nei quali mi trovo coinvolto, ripensavo alle motivazioni che guidano le persone nel mondo del lavoro. Ci sono quelli che fanno le cose per proprio interesse personale. Lo vedi, si capisce subito, anche quando ti sparacchiano discorsi sul bene comune o &#8220;l&#8217;interesse dell&#8217;impresa&#8221;. Vedi che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton419" class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D419&amp;text=Perch%C3%A8%20si%20fanno%20le%20cose&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=horizontal&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D419" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.alfonsofuggetta.org/pensieri/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p>Ieri sera, riflettendo su alcuni fatti ai quali assisto o nei quali mi trovo coinvolto, ripensavo alle motivazioni che guidano le persone nel mondo del lavoro.</p>
<p>Ci sono quelli che fanno le cose per proprio interesse personale. Lo vedi, si capisce subito, anche quando ti sparacchiano discorsi sul bene comune o &#8220;l&#8217;interesse dell&#8217;impresa&#8221;. Vedi che fingono. Magari non subito, ma dopo un po&#8217; il bluff viene scoperto.</p>
<p>Ci sono quelli ai quali l&#8217;unica cosa che interessa è evitare i rischi, gestire il potere o la propria posizione. Per questi, meno si fa e meglio è: si evitano così &#8220;rischi inutili&#8221; e ci si &#8220;espone meno&#8221;.</p>
<p>Ci sono quelli che vogliono essere sempre più furbi degli altri, stanno attenti agli equilibri di potere, cercano sempre di &#8220;vendertela giusta&#8221;. Per un po&#8217; magari ci riescono, ma prima a poi il gioco diventa palese.</p>
<p>Ci sono le brave persone, oneste, che fanno correttamente il loro lavoro.</p>
<p>Ci sono gli entusiasti, che buttano il cuore oltre l&#8217;ostacolo.</p>
<p>Soprattutto, ci sono gli &#8220;ingenui&#8221;, quelli che dicono quello che pensano e fanno quello che dicono. In generale, sono considerati dei perdenti. Io continuo a pensare, voglio pensare, che, senza diventare degli sprovveduti, la franchezza, la trasparenza, un po&#8217; di ingenuità e tanto entusiasmo siano le cose che servono senza le quali non abbiamo futuro.</p>
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		<title>Solitude and Leadership</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 10:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Homo faber]]></category>

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		<description><![CDATA[TweetDa leggere. The American Scholar: Solitude and Leadership &#8211; William Deresiewicz: &#8220;My title must seem like a contradiction. What can solitude have to do with leadership? Solitude means being alone, and leadership necessitates the presence of others—the people you’re leading. When we think about leadership in American history we are likely to think of Washington, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="tweetbutton417" class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D417&amp;text=Solitude%20and%20Leadership&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=horizontal&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.alfonsofuggetta.org%2Fpensieri%2F%3Fp%3D417" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.alfonsofuggetta.org/pensieri/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div><p>Da leggere.</p>
<blockquote>
<p><a href="http://theamericanscholar.org/solitude-and-leadership/">The American Scholar: Solitude and Leadership &#8211; William Deresiewicz</a>: &#8220;My title must seem like a contradiction. What can solitude have to do with leadership? Solitude means being alone, and leadership necessitates the presence of others—the people you’re leading. When we think about leadership in American history we are likely to think of Washington, at the head of an army, or Lincoln, at the head of a nation, or King, at the head of a movement—people with multitudes behind them, looking to them for direction. And when we think of solitude, we are apt to think of Thoreau, a man alone in the woods, keeping a journal and communing with nature in silence.</p>
<p>Leadership is what you are here to learn—the qualities of character and mind that will make you fit to command a platoon, and beyond that, perhaps, a company, a battalion, or, if you leave the military, a corporation, a foundation, a department of government. Solitude is what you have the least of here, especially as plebes. You don’t even have privacy, the opportunity simply to be physically alone, never mind solitude, the ability to be alone with your thoughts. And yet I submit to you that solitude is one of the most important necessities of true leadership. This lecture will be an attempt to explain why.&#8221;</p>
</blockquote>
<p> </p>
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