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	<title>Altriabusi</title>
	
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	<description>Letteratura e attualità</description>
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		<title>Parigi val bene una massa di derelitti</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 20:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Altriabusi.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotoblog]]></category>
		<category><![CDATA[La manutenzione dell'Occidente]]></category>

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		<description><![CDATA[Fotoblog di Aldo Busi da Parigi, apparso nella rubrica BusiBlog della rivista Rolling Stone il 6 settembre 2010.
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Parigi val bene una massa di derelitti e siamo tutti un bel po&#8217; quel Terzo Mondo che abbiamo sfruttato e schiavizzato, che abbiamo distrutto per crearci&#8230; per inventarci valorizzati e liberi. Sembra di essere a Roma, Milano, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="BusiBlog da Parigi" href="http://www.rollingstonemagazine.it/people/aldobusi/blog/parigi-val-bene-una-massa-di-derelitti" target="_blank">Fotoblog di Aldo Busi da Parigi</a>, apparso nella rubrica BusiBlog della rivista Rolling Stone il 6 settembre 2010.</p>
<p>**</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Aldo Busi a Fiorano Modenese" src="http://www.rollingstonemagazine.it//img/A.jpg/w/200" alt="" width="200" height="267" /></p>
<p>Parigi val bene una massa di derelitti e siamo tutti un bel po&#8217; quel Terzo Mondo che abbiamo sfruttato e schiavizzato, che abbiamo distrutto per crearci&#8230; per inventarci valorizzati e liberi. Sembra di essere a Roma, Milano, a Napoli, a Palermo, a Torino, a Bari, ad Ancona, a Montichiari!</p>
<p><img class="aligncenter" title="B" src="http://www.rollingstonemagazine.it//img/B.jpg/w/200" alt="" width="200" height="150" /></p>
<p>Dai giardini di Boulevard R. Lenoir a quelli di Boulevard J. Ferry e ovunque ci sia una panchina o il riparo di uno scivolo per bambini francesi che qui non vengono più, è un brulicare di diseredati e di profughi a migliaia.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="C" src="http://www.rollingstonemagazine.it//img/Bok.jpg/w/200" alt="" width="200" height="151" /></p>
<p>Quello che spaventa non è la loro presenza, ma l&#8217;assenza di una visione politica ad ogni livello istituzionale che ne conglobi l&#8217;esistenza e l&#8217;assistenza definitiva e pianificata qui e al più presto.</p>
<p><img class="aligncenter" title="D" src="http://www.rollingstonemagazine.it//img/D.jpg/w/200" alt="" width="200" height="150" /></p>
<p>Nessun potere coercitivo potrà fermare questa migrazione non richiesta, e far finta che sia invisibile non basta a cancellarla. Anno dopo anno, quanto prima era criminale da parte dei governi ora è suicidale per l&#8217;intera società europea.</p>
<p><img class="aligncenter" title="E" src="http://www.rollingstonemagazine.it//img/E.jpg/w/200" alt="" width="200" height="150" /></p>
<p>Che ci piaccia o no, qui non ci stiamo più da soli, tanto vale prenderne atto e passare all&#8217;azione politica di vasto e pieno raggio per l&#8217;inserimento degli indesiderati, e pazienza se l&#8217;integrazione è e sarà una chimera: ci sono urgenze prioritarie, loro quanto nostre, rispetto alla retorica di Stato e a quella &#8220;dell&#8217;aiutarli sul posto&#8221;.</p>
<p><img class="aligncenter" title="F" src="http://www.rollingstonemagazine.it//img/F.jpg/w/200" alt="" width="200" height="150" /></p>
<p>Meglio disintegrarci un po&#8217; noi che contare sull&#8217;inverno, la malattia, la follia, il rimpatrio forzato che li porteranno alla morte. Io e milioni di altri contribuenti corretti esigiamo che il 10% delle nostre tasse, salatissime per niente, siano convogliate in questa direzione, altro che l&#8217;8 x mille ai guerrafondai delle religioni!</p>
<p><strong>A.B.</strong></p>
<p><img class="aligncenter" title="G" src="http://www.rollingstonemagazine.it//img/G.jpg/w/200" alt="" width="200" height="150" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aldo Busi: lo Scrittore e il Principe</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 23:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Altriabusi.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Dio e Mammona]]></category>
		<category><![CDATA[La manutenzione dell'Occidente]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un&#8217;intervista a Aldo Busi a cura di Flavio Marcolini apparsa su BresciaOggi il 4 settembre 2010.
**
Con la consueta verve polemica, spara a zero sul mondo dell&#8217;editoria e sul governo: «La situazione attuale è davvero desolante»
Scrittore di punta della Mondadori (sarà il primo a vedere tutta la sua produzione riversata in e-book), Aldo Busi interviene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo un&#8217;intervista a <strong>Aldo Busi</strong> a cura di Flavio Marcolini apparsa su BresciaOggi il 4 settembre 2010.</p>
<p>**</p>
<h3>Con la consueta verve polemica, spara a zero sul mondo dell&#8217;editoria e sul governo: «La situazione attuale è davvero desolante»</h3>
<p>Scrittore di punta della Mondadori (sarà il primo a vedere tutta la sua produzione riversata in e-book), Aldo Busi interviene sulla polemica di carta che imperversa sulla stampa della provincia italiana in questa fine estate, tornata ad essere calda per ben altri motivi.</p>
<p>Lo incontriamo nella cucina della sua casa di Montichiari per chiedergli una riflessione sul rapporto fra il potere politico, lo stato dell&#8217;editoria e la responsabilità degli scrittori nel nostro Paese, partendo dalla recente approvazione della legge che consente a questa casa editrice di sanare, pagando una cifra irrisoria, le pendenze fiscali pregresse.</p>
<p>Con una qurantina di opere in catalogo e oltre quattro milioni di copie vendute, il suo è un nome redditizio per le edizioni di Segrate, alle quali è legato da venticinque anni di solida e proficua collaborazione. Ma lui se ne infischia di queste cifre ragguardevoli, pensando piuttosto ad una posterità che ha cercato strenuamente di anticipare per tutta la vita: «La mia letteratura non è scritta solo per vendere, ma per creare una coscienza nel paese, una coscienza ben al di là da venire».</p>
<p>«Io non scrivo più dal 2002 e non intendo per nessuna ragione riprendere &#8211; assicura -. Se mi riguarda personalmente assai poco come scrittore,<strong> questa legge &#8220;ad aziendam&#8221; mi riguarda del tutto però come cittadino e pertanto mi avvilisce come ogni altra &#8220;ad personam&#8221;</strong>. Penso che Berlusconi politico, con l&#8217;abnorme fetta d&#8217;Italia che rappresenta, costituisca a pieno titolo a livello istituzionale la legittimazione della sindrome da anti-Stato che è racchiusa nel Dna dell&#8217;italiano medio. Ma io non usufruisco, nemmeno ora, di alcun minimo privilegio in questo senso, me ne sto lontano scientemente da lui e da quelli come lui in modo netto ed esatto, ben sapendo che l&#8217;unico possibile risultato sarebbe essere infettato con una protezione non richiesta. Io non sono ancillare né alla Mondadori né a Berlusconi né ad alcun altro ente, partito, potere mediatico, chiesa, e se non lo sono stato prima, quando facevo la fame, non vedo perché mai dovrei diventarlo ora, ora che, oltretutto, la mia meravigliosa e inutilizzata opera è stata scritta del tutto».</p>
<p>«Se cercaste nelle librerie della penisola uno a caso fra le decine di miei titoli pubblicati negli Oscar &#8211; informa Busi &#8211; avreste qualche difficoltà a trovarlo. I librai non ne tengono che poche copie e i lettori che li richiedono spesso devono aspettare mesi prima di averli, per cui preferiscono rivolgersi alle biblioteche pubbliche, un po&#8217; come accade per &#8220;La montagna incantata&#8221; di Thomas Mann o &#8220;Alla ricerca del tempo perduto&#8221; di Marcel Proust, capolavori dei quali in un anno si venderanno in Italia tre o quattro copie».</p>
<p>Lo scrittore argomenta con orgoglio tutta la propria distanza estetica, quindi politica, da Berlusconi: «Io non scrivo per Mondadori, io pubblico da Mondadori. Nel piatto di Berlusconi non mangio e non ho mai mangiato, ma non posso evitare che sia lui a mangiare nel mio. E anche chi non mi legge ma mi ha visto lavorare in televisione, dovrà ammettere che il suo testo in testa a me non lo mette nessuno e per nessuna cifra mai».</p>
<p>Il mondo dell&#8217;editoria lui lo conosce a menadito per essere stato non solo autorevole consulente in diversi appuntamenti internazionali, scoprendo narratori di un certo rilievo, ma anche direttore della collana «I classici classici» della Frassinelli che ha fatto conoscere ad almeno due generazioni di lettori «le grandi opere letterarie del passato, altrimenti introvabili o illeggibili in un italiano corrente».</p>
<p>«Detenendo quasi il 40% del mercato italiano &#8211; afferma &#8211; Berlusconi controlla oggi praticamente tutto quello che gli interessa e che conta in questo settore. E&#8217; riuscito laddove altri hanno fallito. Ha acquisito Einaudi, lasciando ai loro posti &#8211; e quindi comprandosi &#8211; gli intellettuali cresciuti alla scuola dei maestri del dopoguerra e ora divenuti valletti di corte ricattabili come veline qualsiasi. Ha assunto il ruolo di direzione culturale, se si può dir così, della nazione, con una abilità che neanche Arnoldo Mondadori nel ventennio fascista aveva dimostrato, costretto com&#8217;era a reggersi economicamente sul monopolio che gli era garantito dal regime nell&#8217;ambito della sola editoria scolastica».</p>
<p>«Io credo che uno scrittore debba avere anche un potere contrattuale e io il mio me lo sono costruito tutto da solo, da quando, nel 1984, ho firmato per 800 mila lire lorde di allora il primo contratto per &#8220;Seminario sulla gioventù&#8221; con Roberto Calasso dell&#8217;Adelphi. Per quel libro non ci fu nessun battage pubblicitario sulla stampa. Una mia intervista a &#8220;L&#8217;Espresso&#8221;, tutta contro la triade &#8220;Dio patria e famiglia&#8221; che impera da sempre in Italia, bastò per isolarmi e convincere l&#8217;editore ad organizzare per il lancio solo una cena fra pochi intimi lettori, che fra l&#8217;altro sto ancora aspettando vengano raccolti. Quando il romanzo uscì, io ne avevo nel cassetto già altri tre e, venendo a sapere che all&#8217;Adelphi avevano intenzione di pubblicare il secondo solo dopo due anni, passai alla Mondadori, restando negli anni legato e riconoscente alla competenza, capacità e professionalità di un personale che non ha eguali in Italia, a partire dall&#8217;attuale amministratore delegato Maurizio Costa per finire alle ultime maestranze».</p>
<p>Un personale, per Busi, «di serietà incomparabile a quello della compagine governativa. Provi ad immaginare se gli uomini che il premier ha con sé al governo fossero i dirigenti della casa editrice: la Mondadori sarebbe già fallita da un pezzo e le creature che Berlusconi si tira dietro in politica a Segrate al massimo le userebbero per fare i sirenetti nel laghetto delle carpe».</p>
<p>Anche se negli ultimi tempi lo scrittore nota qualche segnale di cedimento. «Fino a dieci anni fa ero di casa a Segrate, ora mi sento sempre più estraneo. Vi si respira un clima di decadenza lavorativa, copertine rosseggianti, nessuna comunicazione fra la distribuzione e le librerie, titoli assenti dagli scaffali, centinaia di aspiranti acquirenti che protestano. Nell&#8217;attesa che il mio contratto forfettario per titoli pregressi scada nel gennaio 2014, non riesco a far capire ai dirigenti che devono interessarsi di più anche a questi aspetti materiali e al catalogo, non solo agli instant book. Come se i miei romanzi non fossero delle novità assolute per i secoli a venire! Non hanno tempo evidentemente per una interlocuzione, non solo intellettuale ma anche commerciale, con me, per esempio sulla qualità del lavoro svolto, sulla grafica e sul paratesto dei volumi, sulla sparizione delle mie opere che figurano in catalogo ma non nelle librerie, quasi le tenessero inerti e inutilizzati ostaggi nei loro magazzini. E così finiscono per onorare sì il contratto, ma disonorando me che non sono messo in grado di andare almeno in pari vendendo i miei libri».</p>
<p>Della sua inossidabile indipendenza Aldo Busi ha fatto da sempre uno stile inconfondibile: «Non sono stato né sono né mai sarò ricattabile da alcuno sotto nessun profilo. Non ho mai sollecitato nessuna recensione né intervista né protezione né prebenda statale, a nessuno. Non mi sono mai servito per promuovere la mia opera della televisione, uno strumento che conosco e so utilizzare peraltro molto bene se altrettanto bene mi pagano, per esempio portando sullo schermo per anni i grandi classici della letteratura di ogni tempo e paese, com&#8217;è accaduto con la trasmissione &#8220;Amici Libri&#8221; a Canale 5, o raccontando su Rai Due a donne e uomini di cultura medio-bassa (come i naufraghi, la presentatrice, gli autori e i telespettatori dell&#8217;ultima edizione dell&#8217;&#8221;Isola dei famosi&#8221;) la bellezza e l&#8217;importanza della passione per la lettura e per una lingua italiana non tribale. Sono televisioni, Mediaset e la Rai, che appaiono oggi indistinguibili nella piattezza dei loro programmi, sempre più interrotti dalle inserzioni pubblicitarie che ultimamente sulle televisioni di stato sono persino più ingombranti che su quelle private».</p>
<p>Ne ha poi anche per la carta stampata: «La situazione è desolante. Il Corriere della Sera ormai ha più soci che lettori e a Repubblica sono giunti al punto di sostituire Baricco con Saviano solo perché Moccia era già impegnato altrove».</p>
<p>Volgendo uno sguardo al panorama internazionale, Busi non avverte la presenza di scrittori degni di nota né vede giovani in grado di provare a continuare il suo lavoro. «In questi giorni sto rileggendo l&#8217;&#8221;Iliade&#8221; e l&#8217;&#8221;Odissea&#8221; di Omero, due grandi poemi considerabili un unico grande romanzo fondativo per la civiltà occidentale, certamente superiore all&#8217;insieme dei libri raccolti nella Bibbia: per me o uno scrittore è Omero o Busi o non è niente».</p>
<p>«Sul piano politico &#8211; osserva &#8211; trovo di grande attualità il messaggio contenuto nei trattati di Vittorio Alfieri &#8220;Della tirannide&#8221; e &#8220;Del principe e delle lettere&#8221;. Come consiglia l&#8217;astigiano, l&#8217;unica salvezza della libertà dello scrittore è non avere per alcuna ragione avere a che fare con il principe, ma certo lui non poteva immaginare che ci sarebbe stata un&#8217;epoca in cui il principe sarebbe stato anche l&#8217;unico editore del regno. Basta sostituire il sostantivo &#8220;premier&#8221; a &#8220;principe&#8221; perché quei saggi stigmatizzino proprio la situazione odierna in Italia. Più arduo è invece affrontare il pamphlet &#8220;Dei delitti e delle pene&#8221;, di un Cesare Beccaria che per lingua e interpretazione concettuale risulta assai oscuro e complesso per il lettore comune dei nostri giorni».</p>
<p>«Quello che ci resta da leggere &#8211; per Busi &#8211; sono quei due o tre libri dell&#8217;Illuminismo, un&#8217;epoca che in realtà l&#8217;Italia deve ancora attraversare ideologicamente, subalterni come siamo da sempre allo strapotere clericale in tutte le sue forme e diramazioni».</p>
<p>Sul suo futuro è di una icasticità disarmante: «Se avessi un romanzo da consegnare a qualche stampatore, potrei riassumere catullianamente, &#8220;né con la Mondadori né senza la Mondadori&#8221;. Né con la Mondadori perché il suo editore-premier Berlusconi è la negazione fattasi persona del senso e del destino e della speranza della mia opera in questo paese, né senza la Mondadori perché da un punto di vista della correttezza economica (non da ora, bensì dal lontano 1985) e della competenza dei suoi editor, migliore casa editrice in Italia non c&#8217;è».</p>
<p>«Ma non scrivo più &#8211; conclude Aldo Busi -. <strong>E non scriverò più perché non voglio dare l&#8217;ennesimo capolavoro a un paese e a un editore, chiunque esso sia, che non saprebbe cosa farsene</strong>».</p>
<p><em>Flavio Marcolini</em></p>
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		<title>La posta del cuore di Aldo Busi, settembre 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 06:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Altriabusi.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere & Cartoline]]></category>
		<category><![CDATA[Eros e inciviltà]]></category>

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		<description><![CDATA[
[...] una virgola messa male o superflua altera il senso del mondo e dà adito al caos sociale, dato che, prestando il fianco a interpretazioni arbitrarie, legittima la violenza dei crudeli in cerca di un cavillo [...]
Segnaliamo che è online, sul sito della rivista Rolling Stone, la posta del cuore di Aldo Busi di settembre 2010.
Buona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/busi-cuore-culo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1511" title="La posta del cuore di Aldo Busi, rivista Rolling Stone" src="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/busi-cuore-culo.jpg" alt="La posta del cuore di Aldo Busi, rivista Rolling Stone" width="250" height="188" /></a></p>
<blockquote><p>[...] una virgola messa male o superflua altera il senso del mondo e dà adito al caos sociale, dato che, prestando il fianco a interpretazioni arbitrarie, legittima la violenza dei crudeli in cerca di un cavillo [...]</p></blockquote>
<p>Segnaliamo che è online, sul sito della rivista Rolling Stone, la <a title="Posta del cuore di Aldo Busi, settembre 2010, rivista Rolling Stone" href="http://www.rollingstonemagazine.it/magazine/la-posta-del-cuore-di-aldo-busi-settembre-2010" target="_blank">posta del cuore di Aldo Busi di settembre 2010</a>.</p>
<p>Buona lettura.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Né con la Mondadori né senza</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 14:02:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Altriabusi.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Dio e Mammona]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un&#8217;intervista a Aldo Busi a cura di Marco Cavalli, apparsa sul settimanale Oggi.
**
Dopo la querelle sulla legge “ad aziendam” sollevata da Vito Mancuso su “Repubblica” e la conseguente polemica sul conflitto di interessi, da che parte si schiera Aldo Busi? Dentro o fuori la Mondadori?
 
A parte il fatto che, non scrivendo più da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo un&#8217;intervista a Aldo Busi a cura di Marco Cavalli, apparsa sul settimanale Oggi.</p>
<p>**</p>
<p><strong>Dopo la querelle sulla legge “ad aziendam” sollevata da Vito Mancuso su “Repubblica” e la conseguente polemica sul conflitto di interessi, da che parte si schiera Aldo Busi? Dentro o fuori la Mondadori?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>A parte il fatto che, non scrivendo più da dieci anni e non intendendo ricominciare per niente al mondo, potrei rispondere dannunzianamente “Me ne frego!” e chiuderla qui, la mia risposta catullianamente è: né con la Mondadori né senza la Mondadori. Né con la Mondadori perché il suo presidente e premier Berlusconi è innanzitutto la negazione fatta persona della mia opera, come progetto civile a medio termine di un Paese, e poi… o quindi… è negazione del senso dello Stato e dei limiti legislativi di un’azienda, che non può scavalcare le regole comuni che vincolano le altre aziende di comuni imprenditori che non hanno santi nel paradiso governativo di uno Stato, e in particolar modo di una casa editrice, poiché essa non vende saponette, o non solo, ma sapere, cultura, libertà di coscienza, sviluppo civile e costituzionale, apprendimento al diritto e al dovere individuale e politico. Né senza la Mondadori per la correttezza dei suoi editor migliori e dei suoi pagamenti. La verità è che per i mondadoriani Berlusconi premier è una disgrazia. La recente lettera di Marina Berlusconi a Saviano in difesa della libertà d’opinione dell’editore Silvio Berlusconi di contrastare ideologicamente, quale primo ministro Berlusconi Silvio, l’eco mondiale del libro di un suo autore è un capolavoro di paradosso impensabile in ogni altra precedente epoca della storia dell’editoria, e infatti non pertiene in senso stretto all’editoria bensì all’ingenuità di una figlia che difende pubblicamente il perfetto e immacolato papà  e intanto contribuisce a distruggere l’immagine di una azienda peraltro sua, un colpo terribile alla credibilità di un marchio, per l’appunto il colpo di qualcuno che non capisce niente di editoria, proprio come il padre. Ed è un mistero che il Berlusconi imprenditore abbia alla Mondadori, a vari livelli, dei lavoratori, alcuni dei quali sono geni assoluti, mentre in politica non ha che mezze calzette. Non esiste un equivalente politico di Maurizio Costa o di Mara Samaritani o di Antonio Riccardi o di Andrea Cane o di Riccardo Cavallero o di Claudia Scheu  o di Cesare Salami o di Gian Arturo Ferrari o di Gabriella Ungarelli o di Oriana Daturi nel governo Berlusconi. E poi vogliamo mettere l’efficienza a partire dai vigilantes, dai portieri, dai fattorini, dagli inservienti della mensa? Tuttora, il centralino di Segrate risponde entro il terzo squillo, se chiami la Feltrinelli possono passare interi cd dei Beatles fino a farti trapassare del tutto, per non parlare di quello della Rcs e di una certa sua intrafficatissima editor del tutto via, che non risponde mai al telefono, nemmeno per ovviare a cazzate partite da lei che ledono la dignità e la volontà di un suo autore, un vero e proprio caso umano degno di un corto al Festival di Lavacachetàcagà per affogare del tutto la legge Basaglia. Ma ora, ritornando a una impossibile comparazione tra la qualità dei professionisti di Segrate e quelli del Pdl o della Lega o di An, mi dice lei che cosa c’entra uno come Bondi con il ministero dei Beni culturali? Ce l’ha messo forse perché scrive poesiole di trepidante turbamento petrarchesco? Allora poteva insediarci Calderoli, che veste dei pinocchietti verde pisello che Collodi per Lucifero se li sogna! Se Berlusconi impiegasse alla Mondadori gli uomini che ha al governo o anche solo gli stornellatori al soldo della sua grandezza che ha in parlamento, andrebbe in fallimento. Per fare editoria di successo ci si serve di avvocati del diavolo, non di ruffiani.</p>
<p><strong>Quindi lei non attaccherebbe la Mondadori?</strong></p>
<p><strong> </strong>La Mondadori è ancora la migliore casa editrice italiana da un punto di vista tecnico e umano, o meglio, tutte le altre sono peggio, cominciando dalla puntualità, dalla correttezza economica dei suoi rendiconti agli autori. La Mondadori non mi ha mai proposto pagamenti in nero, qualcun altro sì. E poi, è anche una questione di simpatia: prima può essere simpatia reciprocamente interessata, ma col tempo si scioglie, è simpatia e basta, e tanti che sono in Mondadori mi stanno antipatici, in primis quelli che occupano una mansione per la quale non sono all’altezza o che ricrea un conflitto di interessi formato bonsai: come si fa a dirigere la collana di scrittori italiani e poi volere fare lo scrittore come Franchini? Chi è al servizio di chi? Amorale e quindi insensato, e anche Ferrari la pensava come me, ma è talmente bravo nel suo genere meridionale che chiudeva un occhio. Già, la simpatia: basta avere conosciuto di persona Carlo Feltrinelli, l’unico editore al mondo che si fa pagare il pranzo da uno scrittore, per trovare irresistibile anche Marcello Dell’Utri alla Direzione Libri, sezione Diari, ovviamente. Detto questo, i grandi lavoratori della Mondadori arnoldiana non sono stati sostituiti con pari grado di <em>know how</em>. La gente, quando non usa più la propria testa ma usa la voce, anche psichica, del padrone e da intellettuale di mondo si trasforma in subordinato che teme di perdere il posto di lavoro alla minima critica sull’operato del padrone visto che è al contempo il Principe, e aspetta soltanto il ventisette del mese. E da un ventisette all’altro cerca di lavorare il meno possibile, ovvero, c’è il meno possibile con la parte che più gli duole e lo spaventa, la propria testa… le interviste rilasciate da alcuni editor mondadoriani in occasione della legge-bavaglio sono state per me un particolare colpo al cuore, al cuore dell’azienda stessa… e quindi tutto comincia a deteriorarsi: dalle copertine all’editing alla stampa fatta a casaccio, dal coordinamento tra una sezione e l’altra, sembra sempre di parlare nel vuoto. Per non parlare della distribuzione per quanto asseriscono gli addetti davanti a computer e quanto asserisco io, autore nell’economica, negli Oscar, con una forte esperienza di strada, di librerie, di commessi di libreria, di centinaia di librerie, conosciuti per nome uno a uno, io che ho accesso dove non l’ha nessun altro, nella loro rete interna per le ordinazioni, con data, quantità, tempi decorsi tra il sold in e il sold out… nessuno vuole farsi una ragione che ho ragione io, abituato a fare la tara della tara della tara, e che ho ragione magari anche per quanto riguarda i codici nuovi delle riedizioni mai pervenuti al terminal, o rimasti in stand by, dei punti vendita, e che la cosa non riguarda me ma l’intero sistema o <em>policy</em>, e ogni volta devo ricominciare daccapo a spiegare, a dare prove, a fondare i miei dati con testimonianze esterne, un tormento. E alla fine, ma alla fine di quinquenni, salta fuori che avevo totalmente ragione io, ma che nessuno se ne era accorto. Senti una puzza che mai si è respirata prima in Mondadori, la puzza del “tengo famiglia” e del non svegliare il can che dorme, fosse pure un chihuahua.</p>
<p><strong>E la sua posizione come autore Mondadori rispetto al conflitto di interessi?</strong></p>
<p><strong></strong>Io non ho scritto l’opera che ho scritto e vissuto la vita… di merda meravigliosa… che ho vissuto per essere ancillare ad alcuno. Se Berlusconi ha creato un conflitto di interessi, se lo piglia lui su per dove più voglia aggradire. Il suo testo in testa a me non me lo mette nessuno, cominciando dalle sue leggi e leggine salvami-da-questo, salvami-da-quello. Ne patirò come uomo e come cittadino, ma la mia opera non c’entra, la sua assoluta autonomia sta scritta nella pietra. Io ho sollevato casini a non finire solo perché mi si voleva mettere in discussione una virgola, si figuri per una richiesta di censura, anche se poi una volta ho ceduto, ma più per gentilezza che per codardia, fosse stato solo per me avrei restituito soldi e rescisso il contratto immediatamente, ma, al solito, ne andavano di mezzo i soliti strainculati lavoratori che tengono famiglia. Si trattava di una qualifica data a Berlusconi in “Casanova di se stessi”, credo fosse “nanerottolo peronista”… E anche per altre ragioni la mia opera, così come non c’entra con Adelphi, non c’entra con la Mondadori.</p>
<p><strong>In che senso la sua opera non c’entra con la Mondadori?</strong></p>
<p><strong></strong>La cosa buffa dell’aver pubblicato da Mondadori è che considero la mia opera inedita. Mi hanno dato dei soldi ma hanno tenuto la mia opera in ostaggio. Perché? Perché non hanno la forza propulsiva per promuoverla, e neppure una testata giornalistica in linea con essa. Non hanno l’intellettualità per capire che tipo di opera è. Non vanno al di là dei gialli, dei libri di cucina e di catechismo o dei “bugiardini” delle pomate per alleviare il prurito vaginale. Tutte cose da vendere a metri o a cubetti, che non entrano nel tessuto connettivo della vita civile italiana. Anche i Meridiani sono diventati la girandola del ridicolo assoluto: c’è Vittorio Alfieri? allora ci sta da dio anche Alberto Bevilacqua o magari De Crescenzo, mentre, tra l’ansia e l’angoscia, si aspetta quello di Buttafuoco o della Fata Turchina. E’ il mercato, bambole!</p>
<p><strong>Però lei ha manifestato in più occasioni il suo attaccamento al marchio Mondadori.</strong></p>
<p><strong></strong>Io, firmando nel 2003 il mio contratto forfettario per i titoli pregressi, ho pagato il mio obolo morale ai dipendenti della Mondadori che conosco dal 1985, anche se loro si sono dimostrati tutto sommato incapaci di promuovere i miei libri. E io mi sono sentito ingiustamente in colpa perché per quei libri… non per quel contratto, intendiamoci… ho ricevuto anticipi enormi &#8211; secondo me equi, visto che non ho scritto se non capolavori. Il fatto è che se uno non sa fare la distinzione tra un autore e uno scrittore, poi non sa neppure venderli. Succede così che la Mondadori mi fa un contratto di dieci anni a un tot di soldi, e una volta stampati i miei libri sono io che devo controllare che vengano distribuiti e ristampati, perché vorrei avere la possibilità di andare almeno in pari con la retta annuale, per quanto modesta ma tutto è relativo. Invece i sette-otto anni dalla firma di questo contratto con la Mondadori li ho passati a lottare con un editor della Mondadori perché non mi andava di venir pagato a fronte di libri che non erano reperibili sul mercato o che, se reperibili, non venivano per mesi e mesi e mesi riforniti dietro richiesta dei librai. Se un titolo va esaurito, non lo ristampano. E se non glielo dico io, nessuno alla Mondadori ci arriva, e Costa lo sa e di questo mi ha infine formalmente chiesto scusa. Non ci arriva nessuno perché il catalogo, cioè la cosiddetta economica, non interessa più agli editori, che puntano al bestseller e s-ciao. Non solo non interessa più Aldo Busi: non interessano più Proust e Balzac e Dostoevskij. I titoli corrispettivi sono stati tagliati della metà nelle stesse librerie Feltrinelli, ormai dei semplici empori dove stupisce che in prima linea abbiano dimenticato di esporre l’ultima variante di zabaione di Antonella Clerici insieme al soufflé venato di cristologia, laica a puntino, di Corrado Augias.</p>
<p><strong>L’editore guarda solo al mercato e alle vendite.</strong></p>
<p><strong></strong>L’editoria, non solo quella italiana ma mondiale, si indirizza a un non lettore. Gira e rigira, è la demagogia del cliente, è l’acchiappare gli sfigati e le sfigate che nel libro cercano il passatempo, la consolazione, la cabala rivelata dell’amore, del sogno nel cassetto ovvero dell’assassinio di una vita, il chip misticheggiante per far ripartire alla meglio la loro arrugginita macchina ghiandolare. Io mi indirizzo a un lettore, a una mente formata su un corpo formato, un corpo che si accetta per quel che è e che già <em>si sente </em>o che non è alla ricerca di stampelle anche solo per fare il prossimo passo. Se uno non è un lettore come lo sono io, non riesce ad andare oltre le prime tre pagine di un mio libro. Perché io non faccio l’occhiolino nemmeno restringendo il linguaggio alla comprensione standard del non lettore medio, e anche se concerto trame e metto in scena personaggi non è certo per vedere come va a finire che uno mi legge, magari, fino in fondo. E poi sono contro il familismo, contro la coppia a tutti i costi, contro la Chiesa, contro il machismo, contro la subcultura gay e dell’eterone, il sessismo, la pornografia del sentimentalismo e del perdonismo a spese della vittima del reato spacciato per peccato redimibile. Nei miei romanzi c’è un impianto tale che o te ne senti rigenerato (e quindi ci devi mettere un minimo di vita tua) o non ne esci vivo. È il lettore che deve andare verso la mia opera, il percorso inverso non si dà. Io non rifuggo da un Principe che vorrebbe tanto proteggermi quanto sproteggermi per cadere poi nelle fauci del cosiddetto mercato. Non ho mai contemplato nemmeno da bambino di poter vivere di diritti d’autore, e quando ho pubblicato il primo ne avevo già pronti altri tre, francamente non pensavo nemmeno di poter mai essere pubblicato, e sul mio primo passaporto non ho fatto mettere “Scrittore” ma “Barista”, il mio ferreo principio di realtà già allora andava ben oltre l’aspirazione. Ero un genio da sempre, e già lo sospettavo, ma ancora non sapevo fino a che punto.</p>
<p><strong>Quella del mercato è una legge cui devono ubbidire tutti gli editori e non solo loro.</strong></p>
<p><strong></strong>Sì, ma non esiste solo il mercato se non produci automobili o mortadelle o telefonia. Fare editoria vuol dire anche dare direttive culturali al Paese in senso subliminale, non certo in senso dittatoriale. Ricordo Valentino Bompiani, la casa editrice Einaudi, lo stesso Arnoldo, il Rizzoli, il Foà che dagli anni Cinquanta-Sessanta, e anche prima, hanno portato in Italia autori americani e inglesi sconosciuti. Insomma, il Paese è quel che è, un’emanazione del Sant’Uffizio con il suo Indice dei libri proibiti. Fino agli anni Ottanta non esisteva un’edizione completa dell’opera di Rimbaud, e Freud era, si può dire, meringa per i tè della sola Renata Colorni, la sua traduttrice per Boringhieri, e l’Adelphi aveva da poco intrapreso la pubblicazione a tappeto di Nietzsche, l’anticristo nipotino di de Sade che si accomoda nella follia, tutta inventata, per ripararsi a modo suo dai fulmini clericali, come il Beccaria che anonimamente stampa “Dei delitti e delle pene” e mette in giro la voce che sia per penna di uno dei Verri&#8230; erano dei fratelli milanesi, non sono dei maiali piacentini&#8230; Sa che la maggioranza degli italiani, anche neolaureati, pensa tuttora che la parola “sadismo” sia un tantino oscuro ma grazioso neologismo inventato da Alfonso Signorini?</p>
<p><strong>L’Einaudi resta un marchio editoriale di grande e riconosciuto prestigio.</strong></p>
<p><strong></strong>L’Einaudi è stata storicamente importante, adesso non lo è più. Allorché Berlusconi compera l’Einaudi e gli einaudiani… perché neanche cambia i dirigenti, li compera in blocco con la casa editrice e tutto… be’, con questo gesto di assolutismo Berlusconi compera tutta l’editoria italiana. Se non compera Laterza è perché la considera irrilevante. E quando uno ha la Mondadori, cioè l’Attualità con tutto il suo ciarpame di antimodernità che conviene al fare fatturato, e l’Einaudi, cioè la Storia, e il suo prestigio per quanto sempre più effimero, è l’unico editore del regno.</p>
<p><strong>Siamo dunque in una situazione senza uscita?</strong></p>
<p><strong></strong>Il problema principale è: che cosa dobbiamo fare per liberarci del Berlusconi politico, che secondo me rappresenta la lebbra del paese e della Mondadori stessa almeno fino a che resta dov’è? Non ci resta che cominciare a togliere potere economico al Berlusconi imprenditore per togliergli il potere politico e decisionale a livello legislativo e di investimento delle risorse pubbliche? Che è una cosa tremenda, perché le sorti dell’economia “in negativo” non dovrebbero decidere le sorti della politica “in positivo”, è un cortocircuito da cui nessuno esce vivo, ma se uno continua a parlare di fare, tra le altre puttanate, il ponte sullo stretto di Messina qualcosa bisognerà pur mettere in cantiere per permettergli di essudare un po’ di stanchezza anagrafica. E poi spegnere le televisioni di Berlusconi, non comprare i suoi libri, comporta un’ulteriore perdita di democrazia perché significa licenziare persone, mandare in cassa integrazione migliaia di lavoratori… Inoltre mi sembra una deficiente focalizzazione politica quella di voler demonizzare Berlusconi, egli non è che il terminal di un modo di pensare che riguarda milioni di elettori, che mi piaccia o no, e se esiste per obbligo l’otto per mille ad alcune religioni, quella cattolica in testa, avranno ben il diritto di farsi sentirsi anche loro, questa maggioranza vociante di furbastri frodatori fiscali nati, omofobi e xenofobi e antieuropei a vocazione catto-tribal-mafiosa, anche se io preferirei personalmente tagliare la lingua a tutti nessuno escluso, più per uggia che per vero rancore. E poi… e i milioni di doppiogiochisti, i Berlusconi mancati che impestano la cosiddetta Sinistra? Tornando alla questione di cosa deve promuovere chi: <em>Repubblica</em>, che avrebbe potuto essere nelle corde per promuovere la mia opera, non l’ha fatto, da Scalfari a Mauro venticinque anni di assordante e stizzoso silenzio… come posso prendermela con i periodici Mondadori, destinati a tutt’altro pubblico meno che a uno pensante? Se non l’ha fatto <em>Repubblica</em>, poteva mai farlo <em>Chi</em> o <em>Men’s Health</em> o <em>Grazia </em>o<em> Panorama Viaggi</em>? Da un punto di vista letterario e, diciamo, di stile dei contenuti, poi, si può dire che a <em>Repubblica</em> Baricco ha sostituito Eco e Saviano ha sostituito Baricco solo perché Federico Moccia era già impegnato altrove, un carillon di puffi a dondolo per amatori della regressione alfabetica all’infanzia. Tanti anni fa scrissi una frase che ben si adatta al momento storico, “E’ ora che gli italiani scendano in piazza contro se stessi”.</p>
<p><strong>Desidera aggiungere qualcosa?</strong></p>
<p><strong></strong>Se i baci non vanno da sé, quelli.</p>
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