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	<title>Altriabusi</title>
	
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	<description>Letteratura e attualità</description>
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		<title>“El especialista de Barcelona” rimane inedito per volontà dello Scrittore</title>
		<link>http://www.altriabusi.it/2012/05/10/lespecialista-de-barcelona-rimane-inedito-per-volonta-dello-scrittore/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 12:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[SMS]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo inedito]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo da Aldo Busi e volentieri pubblichiamo:
Visto che ad altriabusi.it scrissi di aver terminato un romanzo, El especialista de Barcelona, ora per correttezza aggiungo che ho deciso di non pubblicarlo. A parte che non mi piace e che mi sembra un&#8217;opera fallita e barbosa, fosse o sia pure un capolavoro, a maggior ragione non ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Riceviamo da Aldo Busi e volentieri pubblichiamo:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Visto che ad altriabusi.it scrissi di aver terminato un romanzo, <em>El especialista de Barcelona</em>, ora per correttezza aggiungo che ho deciso di non pubblicarlo. A parte che non mi piace e che mi sembra un&#8217;opera fallita e barbosa, fosse o sia pure un capolavoro, a maggior ragione non ci sarebbe alcuna ragione per darla all&#8217;Italia, tanto varrebbe non averla scritta. Qui, fatte le mie scuse a chi magari avrebbe voluto leggerlo, si esaurisce anche ogni mio senso del dovere civico. <span style="color: #888888;">A.B.</span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lezione di congiuntivo al bar di Regina (2) – Botta e risposta tra un insegnante di lettere e lo Scrittore</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 14:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'inconsapevole saggezza del prezzemolo]]></category>
		<category><![CDATA[congiuntivo]]></category>

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		<description><![CDATA[Su cortese licenza di Aldo Busi, e in relazione al post precedente, pubblichiamo il botta e risposta via mail tra un insegnante di lettere e lo Scrittore.
 La mail dell’insegnante: Un piccolo appunto, casomai qualche linguista ci mettesse bocca. Quando scrivi:&#8221;Il congiuntivo si usa anche per dare ordini o suggerimenti o consigli nel tempo detto imperativo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Su cortese licenza di Aldo Busi, e in relazione al post precedente, pubblichiamo il botta e risposta via mail tra un insegnante di lettere e lo Scrittore.</em></p>
<p style="text-align: justify;"> <em>La mail dell’insegnante</em>: Un piccolo appunto, casomai qualche linguista ci mettesse bocca. Quando scrivi:&#8221;Il congiuntivo si usa anche per dare ordini o suggerimenti o consigli nel tempo detto imperativo, cioè che impera, che comanda, che impone o che suggerisce a un altro una certa azione&#8221; giova forse osservare che l&#8217;imperativo è un modo, non un tempo: &#8220;va&#8217;&#8221;, &#8220;andate&#8221;; &#8220;fa&#8217;&#8221;, &#8220;fate&#8221;. Il congiuntivo &#8220;abbia (Lei) &#8220;abbi tu)&#8221; ecc. ecc. è invece un congiuntivo esortativo. Non impera ma esorta, invita.</p>
<p style="text-align: justify;">Io rimodulerei la frase così: &#8220;Il congiuntivo si usa anche per invitare, dare suggerimenti o consigli nella funzione detta esortativa, cioè che esorta, che invita, che comanda, che suggerisce a un altro una certa azione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> La risposta di Aldo Busi</em>: <strong>Come sempre, non capisci chi sta parlando a chi e in che circostanza, non afferri la portata rivoluzionaria del parlato e del superficiale per arrivare al sodo della profondità altrui cui la &#8220;grammaticologia&#8221; ispirerebbe solo terrore e diffidenza: ci mancava solo che invece di &#8220;tempo&#8221; usassi &#8220;modo&#8221; e &#8220;funzione&#8221; e &#8220;esortativa&#8221; a due straniere senza istruzione primaria nemmeno nella loro lingua e mi avrebbero mandato a cagare e avrebbero fatto bene. Nella mia nota a Cavalli per la pubblicazione mi raccomando, per esempio, di non mettere tra virgolette i termini in rilievo del discorso, proprio come gli sono stati inviati e detti, perché loro due li capivano proprio così, senza virgolette o corsivo. Quando diventerò uno statale con dei doveri istituzionali, riformulerò la frase come dici tu. Ma grazie, A.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lezione di congiuntivo al bar di Regina</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 07:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'inconsapevole saggezza del prezzemolo]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo:
Ah, quanto mi piace insegnare e che gioia mi dà tuttora constatare che ciò che insegno va a segno! Stamane ho iniziato la giornata alla grande: sono appena rientrato dal bar tabaccheria di Regina, che apre alle cinque, ero rimasto senza sigarette e senza caffè da ieri e ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo da Aldo Busi e, grati, pubblichiamo:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ah, quanto mi piace insegnare e che gioia mi dà tuttora constatare che ciò che insegno va a segno! Stamane ho iniziato la giornata alla grande: sono appena rientrato dal bar tabaccheria di Regina, che apre alle cinque, ero rimasto senza sigarette e senza caffè da ieri e ho fatto il pieno, ne ho bevuti cinque. Conosco Regina da una decina di anni, da quando ha preso in gestione col marito il bar del Total, che sta aperto ben diciannove ore al giorno ed è il ritrovo degli operai di tutte le nazionalità e dove regna sovrana la quiete più assoluta, non c’è consumazione che non sia accompagnata dal suo scontrino, ha tre tavolini fuori dove ci si mette a fumare, ognuno per conto suo, senza alcun tipo di conversazione, perché gli uomini non parlano o quelli che si servono lì non ne hanno il tempo, arrivano, consumano e se ne vanno al lavoro; Regina è di origine brasiliana e le ragazze che fanno i turni sono croate o rumene, rare le italiane, sempre belle&#8230; e secondo me bellissime tanto sono inappariscenti, visto che neppure si truccano&#8230; e gentili, ma di polso, gli uomini non si permettono alcuna confidenza e non ho mai saputo di una battuta pesante, ovvio che il bar ha molto successo, perché il sorriso di prima mattina o prima di andare a letto di una ragazza così nostrana e così irraggiungibile non ha prezzo. Va be’, io ho una adorazione per Regina, e anche per Monica, la sua socia, sono sempre così alla mano con tutti, mai un gesto di stizza o un pettegolezzo maligno, accolgono con lo stesso calore il clandestino giornaliero e il travestito sottosopra che ha fatto la notte e si prepara a fare l’alba, sono tutte donne che arricchiscono la vita sociale e economica del paese, brave, perbene, delle gran lavoratrici con un passato di sacrifici e di strenua difesa della loro dignità e, come tutti coloro che hanno sofferto rinunciando alle loro radici, possiedono un senso dell’umorismo e della disinvoltura sdrammatizzante ignoto agli stanziali che si sono ritrovati tutto attorno alla culla e da lì non si sono mai spostati coltivando il tratto più sintomatico della mediocrità: la suscettibilità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Be’, siccome non c’era ancora nessuno, tra un caffè e l’altro, chiedo a Regina come sta il suo bambino, che ora ha dodici anni e che ho visto solo una volta, un cinque anni fa; mi dice che sta bene, che gioca a calcio, che è alto come lei e che non dice mai una parolaccia, che gli piace tanto andare a scuola e che persino gli insegnanti sono stupiti di quanto sia educato e volonteroso e che le hanno detto che “è un bambino fino”, la correggo, “Si dice fine, riferito a una persona” e nel dire così sia lei che la giovane aiutante croata o kosovara o rumena o serba ma che importa, mica devo farle le carte di soggiorno che peraltro ha già da quel dì, per me fino a che sta qui è una monteclarense come tutte le altre, si fermano incantate nemmeno le avessi toccate con la bacchetta magica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Una persona educata è fine, essere fine singolare o fini d’animo al plurale,il sale, per esempio, che è una cosa sottile sottile, è fino”, continuo, e Regina, “Ma fine non si dice di una donna? Sai, io ho imparato l’italiano di giorno in giorno, oltre che da mio figlio, che lo insegna anche a suo padre che in casa ha sempre parlato dialetto”, “Fine va bene sia per il femminile che per il maschile, un ragazzo fine, una ragazza fine, il sale invece è fino e la sabbia è fina”, e l’aiutante mi dice, “Io vorrei tanto imparare quei vostri verbi così difficili!”, e tra il quarto e il quinto caffè, spiego a entrambe alcune nozioni elementari del congiuntivo, “Per esempio: se io volessi, e sottolineo adesso, bere anche cinque grappini, significherebbe che ho un problema di alcolismo; se, l’anno scorso, avessi voluto bere cinque grappini appena sveglio, avrebbe significato che avevo un problema di alcolismo. Poi, facciamo un esempio del tutto diverso ma sempre col congiuntivo: io vado al cinema, ma non so se tu voglia&#8230; non se tu vuoi&#8230; venire con me. Non è sempre vero, ma di solito quando una frase inizia con se ci vuole il congiuntivo tranne nei casi in cui&#8230; ” e continuo a spiegare per filo e per segno, entrambe immobili che riproducono le frasi con le labbra senza emettere i suoni, “Il congiuntivo si usa anche per dare ordini o suggerimenti o consigli nel tempo detto imperativo, cioè che impera, che comanda, che impone o che suggerisce a un altro una certa azione. Guardate che nemmeno gli italiani lo sanno coniugare. Proprio ieri, il mio insegnante di ginnastica, con quale ci si dà del lei, mi chiama e mi fa, ‘Sono un po’ in ritardo, abbi pazienza’ e quando è arrivato gli ho spiegato che abbi lo dice a sua sorella, a me deve dire abbia, facendogli altri esempi intanto che stendeva i tappetini.” E glieli ripeto anche a loro due. Poi, come vedo che la porta del bar si sta aprendo e cominciano a entrare in cinque, faccio in tempo a spiegargli va’ &#8211; e gli spiego la ragione di quell’apostrofo &#8211; e vada e me ne vado io, abbracciando Regina con gratitudine, come se stringessi a me il discepolo ideale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se ripenso agli occhi rapiti delle due giovani donne e dell’insegnante di ginnastica, vedo che la loro mente ricollocava nel posto giusto cose fino a quel momento nel posto sbagliato, vedo qualcosa illuminarsi in loro come a dirsi ‘ma come è possibile che non ci sia arrivato prima?’, vedo che in un baleno escono sul balcone per riportare in camera un cassettone con la biancheria che gli creava mille problemi anche solo per cambiarsi le mutande e spostare da sopra la testata del letto la scansia coi rasoi e la crema da barba e la lacca per le unghie che normalmente dovrebbe stare sopra il lavabo del bagno e stendere sopra il letto la trapunta che erano costretti, con grande inconfessabile imbarazzo, a usare come tovaglia fino a un istante prima.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il problema è sempre lo stesso: insegnare a chi vuole apprendere è una gratificazione tale per chi insegna e chi apprende che finiscono per rispecchiarsi annullando ogni gerarchia e si perde la cognizione di chi insegna a chi, ma nessuno ha ancora scoperto come e cosa insegnare a chi non vuole apprendere e a chi usa i tuoi insegnamenti solo per perfezionare la sua ignoranza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io ho speso immani energie fisiche e materiali nella mia vita non rassegnandomi a non insegnare innanzitutto il desiderio di apprendere a chi addirittura ha trattato con disprezzo, e senza alcun costrutto per sé e i suoi dislocati mobili mentali, i miei sforzi, anche economici, per migliorare l’assetto della sua abitazione linguistica e pertanto professionale e sociale e politica, e non rimpiango niente e i miei fallimenti non mi hanno affatto reso cinico e rassegnato in generale e mai accetterò di lasciar stare una cateratta che occlude un occhio sano sotto senza fare di tutto per intervenire contando sulla cooperazione dell’orbo, però alla mia età devo imparare a individuare i non discepoli, gli sfruttatori della mia buonafede che ha sempre la meglio su ogni mia stanchezza e nausea pregressa, devo imparare a non insegnare a chi mi prende in giro e ad accettare che i più vivono benissimo col cristallino opacizzato e non vogliono più luce di quella che già hanno, basta non mi rompano i coglioni per avere da me gli strumenti e i costi per l’operazione per poi correre a sputtanarseli in occhiali firmati.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Però, come dire, spero e di riuscirci e di non riuscirci, perché la migliore soluzione non è ancora stata inventata e tra sbagliare perché non fai e sbagliare perché fai non c’è scelta. Ma sarà l’ultima volta &#8211; proprio come la precedente, lo sento, e ne sono terrorizzato, purtroppo invano. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E intanto baci a Regina. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #888888;">Aldo Busi</span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Busi in… Teatro</title>
		<link>http://www.altriabusi.it/2012/04/15/busi-in-teatro/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 21:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Altriabusi.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Busi]]></category>
		<category><![CDATA[Amedit]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[ 

Agire è recitare: chi agisce è un attore.
Herman Melville, L’impostore
(in epigrafe a La camicia di Hanta, 2003)
Il teatro come genere letterario entra per la prima volta nella bibliografia di Aldo Busi con Pâté d’homme (1989), una commedia in tre atti mai rappresentata, fatta illustrare dai fumetti di Dario Cioli – forse per ritorsione verso la pigrizia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff0000;"><em> </em></span></p>
<p><a href="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Aldo-Busi2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4439" title="Aldo Busi" src="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Aldo-Busi2.jpg" alt="Aldo Busi" width="300" height="207" /></a></p>
<p><em>Agire è recitare: chi agisce è un attore.</em></p>
<p>Herman Melville,<em> L’impostore</em></p>
<p>(in epigrafe a <em>La camicia di Hanta</em>, 2003)</p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">Il teatro come genere letterario entra per la prima volta nella bibliografia di Aldo Busi con <em>Pâté d’homme</em> (1989), una commedia in tre atti mai rappresentata, fatta illustrare dai fumetti di Dario Cioli – forse per ritorsione verso la pigrizia delle filodrammatiche italiane – e pubblicata da Mondadori in un volume di grande formato. Esperimento mai più ripetutosi, <em>Pâté d’homme</em> (il cui sottotitolo recita: “Tragedia peninsulare in tre atti, due estrazioni, uno strappo e taglio finale”) ha conosciuto un oblio insolito per essere un’opera di Busi. Il testo, al limite del rappresentabile e di una visionarietà poco drammaturgica, presenta situazioni e dialoghi e personaggi che teatralmente non fanno e non si fanno mancare davvero niente: dalla commedia plautina al dramma elisabettiano alla farsaccia passando attraverso il melodramma e persino il teatro nel teatro.</p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">Qualche apparizione tutt’altro che fugace il teatro l’aveva già fatta nella trilogia di romanzi con cui Busi irrompe nella scena letteraria della seconda metà degli anni Ottanta. Tutti i lettori di <em>Seminario sulla gioventù </em>ricordano la citazione beffarda dall’<em>Antigone</em> di Sofocle che chiude il romanzo obbligando il Narratore già con i piedi sul suolo inglese a dare una sfumatura di significato nuova e imprevedibile alla parola “maschera”:</p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>La dogana si fa a Victoria Station direttamente. Ci incolonnano lungo il marciapiede che un cordone separa dal resto del libero passaggio. Tutti superano la barriera senza difficoltà. Il finanziere che capita a me mi chiede prima in inglese e poi in francese quanti soldi ho. Dico trecento sterline. Fa una faccia abbastanza amabile. E cosa ho nella valigia grande e in quella di latta e in quel borsone? Cose personali, grammatiche inglesi. (….)</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>“E in quel pacco?” dice indicando la scatola di Marie, sempre intonsa nel suo spago.</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>“Oh, quella! Non sapevo neanche di averla. Maschere. Un ricordo.”</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>“Che genere di maschere?”</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>“Maschere, cartoncino ritagliato e dipinto. Di bianco.”</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>“Aprire.” (…)</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>“Guardi lei” dico un po’ risentito, sempre in francese. (…) Quello solleva il coperchio e nello stesso istante con l’altra mano si scosta indietro la visiera del berretto. Accorrono tutti.</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>La poliziotta volge lo sguardo altrove.</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>“Maschere, eh? Seguimi.”</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>“Ma insomma, si può sapere perché?”</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>“Dài, dài, muoviti” mi dice un altro dandomi una gomitata nel fegato. “Chiudi il tuo fagotto e vieni con noi.” (…)</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>“Siediti” mi dice il funzionario di prima, apre un cassetto della scrivania e estrae un fascicolo. “Voi sporchi italiani finocchi di merda.” Io sono allibito, senza parole.</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>“E così questa sarebbe una maschera, eh?” dice prendendo uno straccio e ficcando la mano con le dita aperte nella scatola di Marie. E nell’aria, come un pagliaccetto con le molle, scatta un enorme fallo nero di caucciù e la poliziotta, d’istinto, lo afferra al volo per evitare che le si stampi in fronte. “Spaccio di pornografia. Ci sono due settimane di prigione per una cosa così. Maschere! Un fallone di gomma piegato in due!”</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">(<em>Seminario sulla gioventù</em>, Mondadori 2010, pp. 406-407).</p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">È risaputo: ovunque in Busi imperversi il travestitismo, là c’è teatro. In questo senso teatro a profusione se ne trova sia in <em>Vita standard di un venditore provvisorio di collant</em>, sia ne <em>La Delfina Bizantina</em>. Ma se si cerca il teatro nel senso dell’edificio in cui si tengono rappresentazioni, con palcoscenico e platea ben distinti e riconoscibili, per incontrarlo bisogna aspettare il 1996, anno in cui esce il romanzo <em>Suicidi dovuti</em>. L’episodio di cui diamo uno stralcio non è famoso quanto quello di prima da <em>Seminario sulla gioventù</em>, ma in compenso ha una suggestione fortissima che non è improprio chiamare “onirica”, visto che si tratta pur sempre di un sogno a occhi aperti. Stiamo parlando dell’incendio del Teatro Sociale di Pieve di Lombardia – incendio che il sacrestano Pino Pigliacielo, un attimo prima di morire di sua stessa mano, immagina di ordire e di eseguire con dovizia di particolari nel momento in cui il Teatro è gremito da mezzo paese. Fuggendo col pensiero in sella alla sua bici, Pino fantastica di riempirsi gli occhi di una visione babelica e apocalittica degna di un Brueghel: le fiamme che dal Teatro Sociale dilagano di tetto in tetto fino a incendiare tutta Pieve purgandola della sua superflua umanità degradata.</p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>Una folata di vento mi investe mentre mi arrampico sul muretto di cinta della scala esterna del Teatro tenendomi saldo al rientro della porta che dà sul loggione, sarebbe un bel capitombolo di una decina di metri se cadessi sotto, poggio l’altro piede sulla maniglia arrugginita, slancio in alto un braccio, mi aggrappo al bordo dell’oblò, vedi la magrezza quanto serve, stacco i piedi, mi tiro su su su, fatto, sono dentro il sottotetto, la mia vecchia forza non mi ha tradito, non direi che ero come uno scoiattolo, ma mi sono inerpicato su e poi ho sollevato la tanica fino a me con una certa destrezza, bravo Pigliacielo Giuseppe… l’antico nocchio nelle assi c’è ancora, uno sguardo sui ballerini e sull’eterno gioco di potere fra gli uomini al bar del loggione (…) e comincio a versare la benzina intorno in uno scricchiolio che pare squittio di topi, ci sono delle travi verticali che perforano il soffitto e che altro non sono che il proseguimento, o almeno il combaciamento, delle colonne prospicienti ogni palco, il liquido le imberrà lentamente ma inesorabilmente fino a giù, alla prima fila di palchi… (…) Non voglio versare la benzina tutta qui nel sottotetto, mi calo fuori, raggiungo il pianerottolo con un piccolo balzo, mi tolgo la corda dalla vita e la riavvolgo: su tutte le lamiere parcheggiate è calata la nebbia che le luci fredde dei due lampioni laterali al botteghino del Teatro Sociale tinteggiano premendo sulle cose e anche sulle voci e sulla musica un soleggio tenebroso che attutisce il presente, mi sembra che il presente sia ora una cosa del passato, una nebbia non vera, come ricordata un attimo fa e poi più. Che vento all’improvviso scenda dal colle di San Pancrazio!</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>Do fuoco. (…) Certo il vento facilita tutto, si estenderà il fuoco, forse prenderà anche il maniero dei D. e la dimora dei T. e anche la mia casetta (…). E se il fuoco attecchisce lì, si attacca anche al Museo Risorgimentale, alla chiesa del Suffragio, con una giravolta prenderà sotto l’asilonido Mafalda di Savoia, scenderà di nuovo in piazzetta del Teatro Sociale e per non lasciare indietro niente, invierà una scintilla anche all’Ancr, e da lì all’ex Municipio, il quale essendo dirimpetto alle suore del Sacro Cuore di Gesù arriverà alla farmacia e da lì alla Basilica, al Sacro Redentore d’oro sulla cupola…</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">(<em>Suicidi dovuti</em>, Mondadori, pp. 377-381).</p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">Antecedente a <em>Suicidi dovuti</em> è un importante lavoro: la traduzione del dramma <em>Intrigo e amore </em>(1784) di Friedrich Schiller concepita espressamente per un allestimento curato nel 1993 dal regista Nanni Garella. Nell’introduzione al testo da lui tradotto, Busi ne sottolinea la committenza teatrale e la conseguente decisione di avvalersi “di tutti gli insoliti <em>difetti</em> (i pregi li si dà per scontati) di un’operazione non destinata soltanto alla lettura privata o a un seminario con collazione dei testi, ma principalmente a una recita con voci più o meno alte o sussurrate in un contesto scenografico per un pubblico, si spera, pagante, possibilmente da tenere inchiodato alla sedia dal levarsi del sipario all’arrivo del taxi a notte invero fonda”. La versione italiana realizzata da Busi si rivolge dunque al lettore non meno che agli attori, e infatti è disseminata di sottolineature, incisi, indicazioni segnaletiche e altri grafismi da regista navigato più che da traduttore letterario. Una delle note più saporose e originali riguarda una curiosa dimenticanza di cui Schiller si è reso responsabile e su cui Busi si sofferma suggerendo da par suo come porvi rimedio:</p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>Accade alla signora Miller la stessa sorte di molte mogli distrattamente dimenticate dai mariti nelle aree di sosta degli autogrill, con la differenza che, quasi sempre, gli stessi mariti, una volta percorsi i cinquecento chilometri di media per fare rientro, messa l’auto in garage, salite le scale, aperta la porta, acceso il televisore, stappata una lattina, messisi a letto e sentendosi insolitamente bene si avvedono di ciò che gli mancava e, ahiloro, devono correre a ripescarlo, mentre a Schiller questa resipiscenza non torna proprio: si dimentica la signora Miller strada facendo e ce la lascia.</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>L’ultima notizia che abbiamo di lei è che si trova ai lavori forzati in un filatoio, e non si capisce perché a un certo punto dell’ultimo atto Miller la chiami e lei non si faccia viva (a meno che non la chiami proprio perché, una volta tanto, è sicuro che non si affaccerà e la cosa gli piace troppo per non scapricciarsi a chiamarla per niente).</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>Siccome Nanni Garella aveva l’intenzione di farla resuscitare in qualche modo, io avevo suggerito quanto segue e non so se sarà stato adottato questo o un altro o nessuno stratagemma:</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>Alla fine del quinto atto, la signora Miller appare sulla scena ma fuori dalla stanza ed è vestita con i cenci del penitenziario e tutta scarmigliata; entra nella casa come se fosse riuscita a farsi largo fra la calca fuori senza prestare attenzione a niente e a nessuno e, trovandosi in una specie di tinello e dunque non insieme agli altri nella scena in svolgimento, sente la voce del presidente che dice “Figlio, che succede… Non voglio affatto pensare che…” e si immagina, nella sua totale grullaggine migliorista, chissà che (e, comunque, solo confetti rosa). Di corsa sale le scale verso la sua camera da letto o, in mancanza di un piano superiore, dopo una pausa brevissima, la vediamo in un cono di luce, completamente separata dalla scena madre che si svolge contemporaneamente: si toglie i cenci in fretta e furia, si lava come i gatti faccia e ascelle, prende il suo abito migliore (ha tutto il tempo per farlo), lo scarta per uno che reputa più adatto, si siede al tavolino della toilette, si pettina, si trucca con rossetto sulle labbra e, dopo essersi passata la cipria, si imbelletta i pomelli, si rimira nello specchio, si mette collana e orecchini e braccialetti, si dà numerose spruzzate di profumo e, dopo una pausa in cui è scomparsa nel buio del cono di luce che si è spento, piomba sulla scena madre alla battuta del presidente “Mi ha perdonato!” e resta impietrita col suo sorriso di circostanza stampato mentre cala il sipario.</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;"><strong>Che è poi l’espressione che mettono su per il resto della loro vita e si portano nella tomba tutte le mogli che hanno avuto la sventura di essere ripescate da simili gaffeurs.</strong></p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">(da una nota a Friedrich Schiller, <em>Intrigo e amore (un dramma in cinque atti di nobiltà vs. borghesia)</em>, trad. di Aldo Busi, Rizzoli 1994).</p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">Sempre per il teatro, committente la compagnia milanese Illustre Teatro, Busi traduce nel 2000 i due celebri dialoghi del Ruzante, <em>Parlamento</em> e <em>Bilora</em>, risolvendo il pavano, cioè la lingua rustica e ormai infrequentabile dell’originale, in un parlato italiano di fluente modernità e pronto per essere messo in scena. Anche questa traduzione (edita da Mondadori nel 2007) come quella da Schiller è simultaneamente un testo da leggere e un copione da rappresentare con tanto di sceneggiatura tecnica, cioè appunti sui movimenti degli attori, annotazioni sui costumi e sulla scenografia. Finora né <em>Parlamento</em> né <em>Bilora</em> sono mai stati messi in scena nella versione di Busi.</p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">Nel 2003 Busi pubblica <em>Guancia di Tulipano</em>, adattamento d’autore di un melologo tratto dalle didascalie dell’opera di Giovanni Spontini <em>Lalla Rükh </em>andata in scena nel Palazzo Imperiale di Berlino nel 1821. Con  <em>Guancia di Tulipano</em> siamo all’intersezione del teatro con la musica e con la danza, in un mèlange dagli esiti quanto mai incerti. Il melologo di Spontini è una specie di opera musicale giocosa e molto raffinata che narra la storia di una principessa orientale promessa sposa di un principe indiano. Partita per raggiungere il futuro marito, la fanciulla si innamora strada facendo del cantastorie di corte inviatole per intrattenerla proprio dal futuro sposo. Al termine del viaggio, <em>Guancia di Tulipano</em> scopre che il menestrello e il principe sono la stessa persona. Rimusicato per l’occasione da Azio Corghi per la Fondazione Pergolesi-Spontini, <em>Guancia di Tulipano</em> viene rappresentato a Jesi il 10 luglio 2003, con Busi in scena nel ruolo di voce recitante e solista. Come lui stesso rimarca nelle righe preliminari: “La sintassi del mio testo è in funzione della sua recita per lettore solista;  con i puntini di sospensione voglio innanzitutto evidenziare le pause e suggerire il cambiamento sia di timbro/registro sia di voce narrante; le fiabe di questa festa teatrale sono suddivise e numerate secondo le parti riservate nello spartito spontiniano al canto e alle danze, che niente hanno a che fare ancora con la nozione storica di balletto.”</p>
<p style="padding-top: 8px; padding-right: 0px; padding-bottom: 8px; padding-left: 0px; text-align: justify; margin: 0px;">Redazioni AltriAbusi/Amedit</p>
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		<title>Busi intervista Bene su “Amedit”</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 23:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Altriabusi.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Busi]]></category>
		<category><![CDATA[Amedit]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Bene]]></category>

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		<description><![CDATA[Prosegue la collaborazione tra altriabusi.it e la rivista trimestrale “Amedit”. L’ultimo numero, da poco pubblicato e consultabile anche online e in versione e-book, contiene un servizio su Aldo Busi e il teatro e una chicca davvero speciale: per gentile concessione di Aldo Busi, una sua &#8220;intervista&#8221; a Carmelo Bene. E’ possibile accedere direttamente all’articolo cliccando sull’icona sottostante. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Prosegue la collaborazione tra altriabusi.it e la rivista trimestrale “Amedit”. L’ultimo numero, da poco pubblicato e consultabile anche online e in versione <a style="font-style: italic; text-align: justify;" href="http://it.calameo.com/read/0010965224a3061ede069" target="_blank">e-book</a><span style="font-style: italic; text-align: justify;">, contiene un servizio su Aldo Busi e il teatro e una chicca davvero speciale: per gentile concessione di Aldo Busi, una sua &#8220;intervista&#8221; a Carmelo Bene. E’ possibile accedere direttamente all’articolo cliccando sull’icona sottostante. Buona lettura!</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-style: italic; text-align: justify;"><br />
</span></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://amedit.wordpress.com/2012/03/23/busi-intervista-proprio-bene/" target="_blank"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4428" title="Amedit Marzo 2012" src="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Amedit-Marzo-2012-211x300.jpg" alt="Amedit Marzo 2012" width="211" height="300" /></a><br />
</em></p>
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		<title>Ingordi tutti – Aldo Busi legge un brano da “El especialista de Barcelona”</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 19:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Altriabusi.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[El especialista de Barcelona]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuovo filmato di Giannialan che integra il post precedente e regala un&#8217;anteprima imprevedibile (perché d&#8217;autore e su video) dell&#8217;ancora per il momento inedito romanzo El especialista de Barcelona. In calce, consueta traduzione italiana dei primi minuti in dialetto monteclarense.




Busi: Ma dovremo pur dirgli quel che sto facendo… Sto dando le ultime limatine a El especialista de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Nuovo filmato di Giannialan che integra il post precedente e regala un&#8217;anteprima imprevedibile (perché d&#8217;autore e su video) dell&#8217;ancora per il momento inedito romanzo</em> El especialista de Barcelona.<em> In calce, consueta traduzione italiana dei primi minuti in dialetto monteclarense.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em>
</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://youtu.be/TgigSnHkv-Q" target="_blank"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4415" title="Aldo Busi  legge El especialista de Barcelona" src="http://www.altriabusi.it/wp-content/uploads/Aldo-Busi-legge-El-especialista-de-Barcelona-300x220.jpg" alt="Aldo Busi  legge El especialista de Barcelona" width="270" height="198" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Busi:</strong><strong> </strong>Ma dovremo pur dirgli quel che sto facendo… Sto dando le ultime limatine a <em>El especialista de Barcelona</em> … No, è che ho un&#8217;unghia incarnita, ormai sono più incarnito che carne… Allora ogni tanto devo andarci “dentro”, e anche a quelle dei piedi… Pffff!</p>
<p><strong>Voce fuori campo</strong>: [<em>sogghigna</em>]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Busi: </strong>Allora? Sei ancora a riprendermi? Ma non vedi che non sto facendo niente? Cosa dicono questi qui (<em>rivolto agli spettatori del video</em>)?</p>
<p><strong>Voce fuori campo</strong>: Anche i tuoi silenzi parlano!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Busi: </strong>Sì, anche i miei silenzi parlano&#8230; Quasi quasi… Guarda, diamogli qualcosa. Diamogli un’anticipazione del romanzo. Letta da me.</p>
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		<title>Aspettando “El especialista de Barcelona” – Un’intervista ad Aldo Busi</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 17:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un&#8217;intervista ad Aldo Busi a cura di Flavio Marcolini raccolta il 12 febbraio 2012, pubblicata il 25 febbraio sulla rivista bresciana &#8220;Primo Piano&#8221; e riproposta oggi, 22 marzo, su Dagospia.
Nella sua casa di Montichiari Aldo Busi mi accoglie in cucina, con il mestolo in una mano e la forchetta nell&#8217;altra. &#8220;Sono l&#8217;unico che compra la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Pubblichiamo un&#8217;intervista ad Aldo Busi a cura di Flavio Marcolini raccolta il 12 febbraio 2012, pubblicata il 25 febbraio sulla rivista bresciana &#8220;Primo Piano&#8221; e riproposta oggi, 22 marzo, su Dagospia.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua casa di Montichiari Aldo Busi mi accoglie in cucina, con il mestolo in una mano e la forchetta nell&#8217;altra. &#8220;<strong>Sono l&#8217;unico che compra la carne da bollire solo per il brodo</strong>&#8221; esordisce. &#8220;<strong>Un lusso per pochi, a 6 euro e 90 al chilo. La carne la regalo ai vicini e bevo il brodo come lassativo</strong>&#8220;.<br />
Il brodo è sul fuoco, ma oggi il piatto è un altro. &#8220;<strong>Spaghetti con baccalà, uvetta e pinoli</strong>&#8221; avverte sorvegliandone la cottura.
</p>
<p style="text-align: justify;">64 anni il 25 febbraio, un nuovo romanzo che continuamente bulina (ma non dice che il titolo, <em>El especialista de Barcelona</em>), un processo per presunta diffamazione di Miriam Bartolini (alias Veronica Lario, ex moglie di Silvio Berlusconi) fissato per il 7 marzo che sul sito www.altriabusi.it sta convogliando centinaia di sottoscrizioni di solidarietà, giorni interi spesi a dribblare le attenzioni della stampa nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Faccio una vita monastica</strong> &#8211; racconta &#8211; <strong>vivendo alla grande una vita che nessuno ha mai provato a fare nemmeno per un&#8217;ora. Una vita da uno che è omosessuale più per scelta politica che erotica, anche se per una manciata di anni mi sono divertito come un riccio ibridato con un porcello, uno di sinistra in una nazione dove la sinistra è una piccola parte della destra, uno anticlericale, uno che paga tutte le tasse in un paese di evasori e non accetta lavoro in nero</strong>&#8220;. E intanto apparecchia lesto piatti, bicchieri e posate.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Molti dicono che battaglio indefesso come altri respirano, ma io non me ne accorgo. Sarà che pulso di vita un po&#8217; più del normale, mi hanno trovato anche il battito accelerato all&#8217;ultimo elettrocardiogramma, buon segno, colpetto in arrivo</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Nessuno mi chiama perché tutti pensano che i miei telefoni siano sotto controllo, voce che ho messo in giro io&#8221; sorride. &#8220;Meglio, se sono controllati: almeno chi orecchia può imparare qualcosa di bello. Non avere niente da nascondere ma tutto da rivelare ha i suoi irresistibili estetismi</strong>&#8220;. Grattugia il parmigiano con lena paesana.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi scende le scale e ne riemerge con un Barbera d&#8217;Alba Riverdito. &#8220;<strong>E&#8217; dei Butti, neh! Finirà magari anche questo nel romanzo, come la Bialetti da otto, il Vim, la Ryanair e l&#8217;aeroporto di Orio al Serio, tutti marchi ai quali bisogna essere grati citandoli quando si può. Preferirei citare l&#8217;aeroporto di Montichiari-Munticiàr, sia chiaro, ma non posso fare l&#8217;apologia dei cimiteri detti anche cattedrali nel deserto ovvero, in questo caso, nel dormitorio</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">In preparazione al processo, con certosina pazienza sta compulsando testi sull&#8217;età di Berlusconi, i retroscena, i particolari, le implicazioni, le alleanze delle sue carriere di imprenditore e di politico: &#8220;<strong>Ne ho piene le storie di questa magistratura, fatta per lo più di gente smaniosa di giudicarmi, come già accaduto, consultando il catechismo invece del codice penale. Già a vedere un crocefisso in un&#8217;aula giudiziaria mi viene l&#8217;orticaria e mi tocco</strong>&#8221; commenta.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Col Dna cattolico in circolo, i reati vengono rimossi, i peccati perdonati e niente cambia mai. Invece solo se i reati corrispondono a leggi liberamente concordate, laiche e immanenti, risulta evidente la necessità della responsabilità civile dei delitti, che sono quelli commessi non solo dai delinquenti ma anche dai giudici che sbagliano condannando innocenti o emanando sentenze smaccatamente politiche. Comunque, sono stufo anche di sentir parlare della sconveniente banalità del bene: per molti disgraziati non sarebbe più semplice chiedere di fare il lavapiatti invece che il pizzo ai ristoranti che taglieggiano?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come fai a dormire sapendo che il prezzo del tuo sonno, del tuo benessere, del tuo annidarti in un clan, del tuo avere santi in paradiso e dappertutto è il dolore della famiglia a cui hai fatto del male e che quale mezzo di sopravvivenza non ha che se stessa? Dopo Tangentopoli la magistratura ha inanellato quasi solo sentenze o futili o inutili. Di esemplare ce n&#8217;è una ogni 20 anni, l&#8217;ultima è quella della ThyssenKrupp, adesso sto aspettando quella per le vittime dell&#8217;amianto, sempre a Torino.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per lo più la giustizia si limita a paralizzare corpi già semiparalizzati da incidenti stradali, emettendo sentenze definitive in media dopo 12 anni dal fatto. E pensare che la giustizia si alimenta con le nostre tasse, proventi dell&#8217;economia sana del paese. Che poi io mi chiedo, se da statistiche il 40% del fatturato è frutto di economia criminale significa che un 40% di criminalità c&#8217;è in tutti i settori della vita produttiva e istituzionale e sindacale e di massa spicciola. Avrà mai il restante 60% la forza di unirsi ed espellere le mele marce? O finirà per marcire pure lui? Marcire tutti assieme appassionatamente è tanto più comodo!</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Io sono un uomo d&#8217;ordine, per quanto orribile sia questa espressione fascistissima, però né fanatico né antidemocratico, nel senso che il primo a sottoporsi a un ordine terzo e non personalistico sono proprio io&#8221; dichiara. &#8220;E non posso tollerare in cabina di comando uomini che stanno all&#8217;Italia come il comandante Schettino alla Costa Concordia</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo cruccio è questo: &#8220;<strong>Continuo a chiedermi come abbia fatto questa gente ad arrivare ai posti chiave. Possibile che non ce ne sia altra? Per stare lì bisogna sentirsi a proprio agio nel sistema delle convenienze reciproche, mafia inclusa, anche se poi il problema, ormai, non è stabilire chi è mafioso, ma chi non lo è.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi invece mantiene la propria testa vigile e il cuore incorrotto fa la fine di Impastato, Ambrosoli, Livatino, Falcone, Borsellino, don Diana&#8230;. Perché un deficiente o un pregiudicato qualsiasi siede in Parlamento e io a casa mia? Assurdo, no? No: nel deficiente e nel pregiudicato innalzato agli onori l&#8217;italiano riconosce se stesso e le sue aspirazioni più segrete, in me il babau della sua coscienza sporca</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sugli italiani è durissimo. &#8220;<strong>Siamo un popolo che le rogne se le va a cercare. Al cimitero di Monza, tanto per restare nell&#8217;aria che tira in zona, hanno deciso di non dare più sepoltura ai musulmani, costringendoli ad andare a quel paese, cioè fino a Segrate. Ma questo è cercare il freddo per il loculo, la buca che ti scavi con le tue stesse mani. Possibile che non calcolino le conseguenze &#8211; in termini di esclusione, conflitto, sete di vendetta &#8211; che provvedimenti del genere finiscono per generare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Insomma, alla Santanché a faccia scoperta come vicina di casa preferirò sempre mille volte cento splendide mamme musulmane col burqa, anche se sono contrario a questo tipo di abbigliamento femminile, troppo provocante nelle nostre contrade, troppo sexy, perché ti immagini solo seni naturali e labbra non a canotto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ah! Pensa, per esempio, che una gazzetta brianzola mi ha definito ‘l&#8217;opinionista bresciano&#8217;: non meriterebbe di venir chiusa con ordinanza ministeriale? No: basta continui a essere così involontariamente comica, mi ci abbono. Magari adesso salta fuori che per qualcuno lì del tribunale io sono un giornalista, ne vedremo e sentiremo delle belle, soprattutto quando toccherà a me prendere la parola</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo governo non è che un dettaglio nel suo fosco quadro, anche se con un imprevisto ribaltamento finale: &#8220;<strong>I sacrifici chiesti da Monti non solo non sono equi ma sono anche inutili perché al momento non controbilanciati dal corrispettivo sacrificio richiesto ai politici, al vampirismo delle banche e ai grossi capitali almeno finanziari, sacrifici che resteranno inutili come i precedenti perché la classe dirigente non cambia né cambia atteggiamento nei confronti della politica e domani piegherà di nuovo il capo di fronte alle lusinghe del prossimo acquirente che le racconterà insulse barzellette per scatenare la gara a chi si fa vedere a sghignazzare di più in culo ai lavoratori che non hanno nemmeno più i denti per far finta di ridere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tuttavia, Mario Monti è un vero cervello politico che non può essere giudicato per le cose a metà del momento o certi ministri discutibili come quello dell&#8217;Ambiente, Monti ha una visione progettuale ben più vasta, solo che troppe sono le servitù verso la classe politica che lo tiene sotto mira di cui deve liberarsi e man mano che lo farà&#8230; e lo farà&#8230; la sua azione sarà determinante per far uscire l&#8217;Italia dal medioevo della modernità, io mi aspetto grandi sorprese, una più antidemagogica e antipopulista dell&#8217;altra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spero ardentemente che dica no alle Olimpiadi di Roma, per esempio, e a cinque miliardi di euro&#8230; che diventerebbero minimo il doppio&#8230; buttati nelle ganasce delle mafie più incompetenti, rapaci e rovinose, e magari questo governo si rivelerà non essere poi così fotocopia delle veline del Vaticano e del precedente governo Fininvest. Io ho molta fiducia in lui, e già mi sembra un mio miracolo personale che il mio istinto politico non mi porti a diffidarne.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come dire? E&#8217; troppo intelligente per essere disonesto e troppo coraggioso per essere un incapace, ecco. Diamogli tempo, gli altri ce ne hanno già tolto abbastanza e continuerebbero solo a togliercene, e magari questi sacrifici iniqui e inutili cominceranno a esserlo di meno</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Qui, invece, il problema centrale è la malversazione&#8221; osserva. &#8220;Come Beccaria, sono a favore della pena di morte in un unico caso, quando i beni e i denari pubblici vengano scientemente scialacquati o infilati in tasche private&#8221;.<br />
&#8220;Mi piacerebbe scrivere un romanzo in una lingua straniera &#8211; </strong>rivela<strong> &#8211; per illudermi di non aver scritto gli altri 40 nella lingua di un paese vecchio, improduttivo, molliccio, meschino e vile</strong>&#8220;.
</p>
<p style="text-align: justify;">E ne ha anche per la nostra città. &#8220;<strong>Non esco mai e non ho rapporti di alcun tipo con gli intellettuali bresciani, troppo organici alla Pentecoste, se frequentassi la sacrestia in loco il risultato sarebbe lo stesso. A Brescia non vado da anni, dopo le 13mila preferenze date al figlio di Bossi alle regionali: è più facile che mi vedano a Lourdes a fare shopping di candele già accese usate come peretta</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Non va meglio per Montichiari. &#8220;<strong>I cartelli stradali Montichiari-Munticiàr sono il solo lascito culturale e civile di 13 anni di leghismo. L&#8217;unico atto di riguardo verso di me è stato installare un trasformatore elettrico sotto le mie finestre che mi causa otiti a ripetizione. Gli amministratori vivono come un corpo separato, chiusi nel loro mondo, non ascoltano più nemmeno il livore dei cittadini.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C&#8217;è la strada che attraversa il paese, di sampietrini posati con lo sputo, che è un percorso a ostacoli che a me è già costato i raggi della bici saltati, una mezza caduta a piedi con storta e lo sbandamento di un&#8217;auto che per un pelo sono riuscito a schivare se no mi scagliava contro la porta del macellaio Beni</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Il mio proposito è di andarmene dall&#8217;Italia</strong>&#8221; afferma. &#8220;<strong>Qui quello che potevo fare l&#8217;ho fatto. Ma ho sbagliato, ho scritto in italiano, anziché in un&#8217;altra lingua europea, un italiano che era morto prima di me e lo sarà dopo di me. Quindi sono stato punito con una vita non vissuta in un paese di schiavi felici, ignoranti e sapientoni</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">E racconta che &#8220;<strong>dal tabaccaio stamane su 11 clienti 9 erano lì per i gratta-e-vinci, gli stessi che poi si infilano al bar per attaccarsi ai videopoker. Berlusconi non ha fatto fatica: ha tirato le reti, anche televisive, schiacciando un bottone e vi ha trovati tutti già inscatolati pronti per i suoi scaffali. E io, stupido, a lottare per del pesce che si pasce della sua salamoia</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Qui a Montichiari-Munticiàr l&#8217;unico modo per cambiare aria è tenere chiuse le finestre&#8221; sottolinea. &#8220;Se le apri entrano miasmi fra l&#8217;agro, il mellifluo, il bruciato e il maialesco. Tutti sanno che nella Bassa bresciana orientale si registra il record delle patologie respiratorie infantili e forse non è un caso</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa resta allora? &#8211; per riprendere l&#8217;attacco dell&#8217;incipit di <em>Seminario sulla gioventù</em>. &#8220;<strong>Aldo Busi lui resta, è stata la mia invenzione più potente e imperitura. Io di mio non avevo niente, solo l&#8217;istinto di difendermi dalla castrazione che si voleva farmi subire per i soliti fini superiori. Non mi sono mai disperato, nessuno ha il diritto di farlo, la disperazione manifesta è ignobile in sé, meglio la rabbia che mette a fuoco e fiamme. Ho accettato il fatto che mi respingessero e ne ho fatto una risorsa. Inoltre, per quanto me la tiri, sono molto, molto più amato di quanto voglia ammettere. Amato senza farmelo sapere, ovvio, a parte constatare che, se ancora non mi hanno ammazzato, non è necessariamente perché non valgo nemmeno il costo di una pallottola</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Coltivo un senso del pudore mai entrato nel senso comune&#8221; spiega. &#8220;Così come ho regalato i miei non abbondanti averi a bizzeffe anche quando erano addirittura scarsi, non ho mai frequentato le stanze che contano, contano e poi contano un cazzo. Il mio problema non è mai stato vedermi respingere un favore, visto che neppure ne ho mai chiesto mezzo di mezzo, ma respingere i favori che mi si voleva costringere ad accettare per poi avanzare pretese sulla mia libertà di parola.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La furbizia serve per difendersi, l&#8217;intelligenza per andare all&#8217;attacco. Mi ripugna il pensiero di disporre di qualsiasi cosa ottenuta con il favoritismo, la furbizia, la frode, la sopraffazione, il venir meno alla parola data, il disonore di offendere la fiducia risposta in te da una persona in buonafede, troppo italiano. Mi ripugna lo psicofarmaco di azzerare per un istante la mia mediocrità e cialtroneria ammantandomi di penne non mie, meglio spennato che falsato da un super ego costruito sulla pelle degli altri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per me ogni essere umano è sacro e intoccabile e di per sé non usufruibile nella catena alimentare degli umani stessi, e chiedere compermesso è infinitamente più erotico che violare, asservire, umiliare, e se ti dicono di no, pazienza, è un loro diritto inalienabile. Se mai mi dotassi di un&#8217;arma, sarebbe per usarla su me stesso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; una vita dura così, perché gli italiani capiscono solo la ragione della violenza e del soldo e dell&#8217;accordo sottobanco. La crisi è economica perché è morale, non se ne esce, ma qui si parla solo di economia come se fosse una scienza a sé la cui manutenzione o si morde la coda o si morde la lingua, nel senso che rimuove dal linguaggio ogni implicazione di etica civile. Uno stupidissimo giro dell&#8217;oca per arrivare ad avere un superfluo centesimo di più e a perdere una zecca in vita di relazione. E&#8217; più gratificante stringere la cinghia che allargarla proditoriamente oltre i propri legittimi e legali mezzi, sempre premettendo che inintelligibili leggi ad personam vanno smantellate al più presto, partendo ovviamente dal codice Rocco</strong>&#8220;.</p>
<p>&#8220;<strong>Ma non demorderò</strong>&#8221; assicura. &#8220;<strong>Continuerò a diventare Aldo Busi. Sempre di più. Che poi non è un dono di natura, ma un&#8217;occasione e un talento alla portata di tutti. Certo, bisogna avere un bel po&#8217; di senso dell&#8217;umorismo per anagrammarsi in Diabolus</strong>&#8220;.</p>
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		<title>Ultimi fuochi (fatui) sul sudario di Dalla e su suoi strascichi mediatici</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 14:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Cavalli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla redazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dalla - Busi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ora che le ceneri di Lucio Dalla saranno ormai tiepide, riesumiamo per seppellirlo definitivamente il tormentone sull&#8217;opportunità o meno dei commenti di Aldo Busi riguardo ai funerali del cantante. Una delle numerose obiezioni mosse a Busi fa riferimento all&#8217;omosessualità di Dalla come un particolare tutto sommato irrilevante ai fini del giudizio su di lui e sulla sua carriera. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ora che le ceneri di Lucio Dalla saranno ormai tiepide, riesumiamo per seppellirlo definitivamente il tormentone sull&#8217;opportunità o meno dei commenti di Aldo Busi riguardo ai funerali del cantante. Una delle numerose obiezioni mosse a Busi fa riferimento all&#8217;omosessualità di Dalla come un particolare tutto sommato irrilevante ai fini del giudizio su di lui e sulla sua carriera. Ma se la questione fosse irrilevante, Alemanno ai funerali si sarebbe e sarebbe stato presentato per ciò che era, cioè il compagno di Dalla, mentre tutti sappiamo e abbiamo visto a prezzo di quale distorsione della realtà è stato ammesso a parlare alla cerimonia funebre del suo &#8220;</em>principale&#8221;<em>. Nei suoi interventi Busi non contesta la censura da parte dei preti, bensì l&#8217;autocensura preventiva di Alemanno allorché, per poter dire una parola in pubblico sul compagno defunto, accetta di farsi presentare come un suo &#8220;collaboratore&#8221;. Questo contestava Busi, e l&#8217;autocensura delle migliaia di persone convenute al funerale, nessuna delle quali ha trovato il coraggio o il buon senso di alzare un dito e la voce e dire come stavano realmente le cose. Che questa mancanza di riguardo sia poi fatta passare per &#8220;discrezione&#8221;, serve solo a renderla ancora più colpevole. Busi è stato aspramente criticato anche e soprattutto per aver fatto le sue osservazioni sulla salma del cantante, non prima, quando Dalla (in teoria) avrebbe potuto replicare o dire la sua. Di tutte le obiezioni questa ci sembra francamente la più sciocca. Come si può leggere qui sotto, Busi ha richiamato l&#8217;attenzione sulle responsabilità e sugli oneri che comporta l&#8217;essere omosessuali in Italia molto prima che Dalla morisse. Lo ha fatto, tra gli altri, nel</em> Manuale del perfetto Gentilomo <em>(1999) e ha continuato a farlo occasionalmente in libri e articoli editi in seguito. La domanda che sorge spontanea è: perché Busi, com&#8217;è opinione condivisa dei fan di Dalla, sarebbe tenuto a conoscere le sue canzoni, mentre Dalla non si è mai sentito in dovere di interessarsi, se non all&#8217;opera letteraria di Busi, per lo meno alle sue posizioni tutt&#8217;altro che bisbigliate e evasive e trascurabili in materia di sessualità occultata/millantata/velata? Perché si dà per scontato che Dalla con le sue canzoni si rivolge a tutti, mentre uno Scrittore, malgrado gli oltre quaranta titoli pubblicati, per parlare di omosessualità accortamente velata, cioè per esprimersi su Dalla, dovrebbe indirizzarsi espressamente a lui?</em> <em>Non è che forse aveva ragione a definirlo morto molto prima che gli facessero i funerali?</em> <em>Buona lettura!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Essere omosessuali e tuttavia privilegiare un&#8217;intelligenza della realtà comporta un grado di aggiornamento politico con se stessi al limite della crudeltà verso di sé, però chi è crudo resta vivo, chi è cotto diventa gay e morta lì. Essere omosessuali non è una <em>scelta</em> (e men che meno un <em>optional</em>) che una persona sessuale fa una volta per tutte come accade per gli eterosessuali che non se ne devono mai giustificare pubblicamente e pertanto nemmeno con se stessi. Essere omosessuali <em>dichiarati</em> e <em>in primis</em> dichiarati al fisco, significa una ri-ri-ri-messa in discussione costante di sé e del mondo faticosissima sul piano psichico, psicologico, esistenziale, sociale, antropologico e ideologico (arcano dilemma: do il voto a chi mi vuole in un campo di concentramento ma mi salva il portafoglio o do il voto a chi mi blandisce con la pari dignità politica ma mi farà morire di fame e di fame di sesso?), tanto che sono convinto che <em>stare nascosti</em>, tutto sommato, sia meno doloroso e stressante che <em>venire alla luce</em>. Nascondersi affina sempre meno la nostra sensibilità e le nostre capacità di interagire col mondo fino a ottunderle  completamente e, consapevoli di ciò che potremmo essere, non siamo più consapevoli di ciò che effettivamente siamo diventati: uomini-non. [...]</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per non essere degli omosessuali umiliati e offesi, bisogna essere degli omosessuali che si oppongono a ogni forma di senso di colpa e che, se già ce l&#8217;hanno, adottano immediatamente delle contromisure per disintroiettarlo: per non essere più omosessuali, bisogna essere omosessuali fino in fondo e fino alle estreme conseguenze sociali. E&#8217; questo il primo passo, e solo il primo, per tagliare la cresta al senso di colpa, poiché esso non permette mai di andare fino in fondo a niente, men che meno al tuo fondo individuale, unico e irripetibile, di cui la tua sessualità è solo uno dei tanti tasselli tenuti insieme a infiniti altri. Questo senso di colpa ti concede di stare a galla solo sulla superficie degli altri e solo finché garba a questa superficie, non già nell&#8217;apnea del tuo fondo, di cui ignori ancora tutto, comprese le preziose energie che ti darebbe se tu ti fiondassi dentro senza tante titubanze.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(Aldo Busi, <em>Manuale del perfetto Gentilomo</em>, Mondadori, Milano 2006, pp. 120, 134)</p>
<p style="text-align: justify;">
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