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	<title>Andrea Beggi</title>
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	<description>&#34;I&#039;m brave but I&#039;m chicken shit&#34;</description>
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	<title>Andrea Beggi</title>
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		<title>Sympathy For The Devil</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2024 13:46:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ieri sono passato davanti al Padiglione Malattie Complesse dell&#8217;ospedale che l&#8217;anno scorso mi ha offerto ospitalità non richiesta per otto cicli di chemioterapia e, come ogni volta che accade, si sono scatenate emozioni diverse e complesse. Mi trovo spesso a riflettere quanto e come mi abbia cambiato questa esperienza, e realizzo che ho scisso il [&#8230;]]]></description>
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<p>Ieri sono passato davanti al Padiglione Malattie Complesse dell&#8217;ospedale che l&#8217;anno scorso mi ha offerto ospitalità non richiesta per otto cicli di chemioterapia e, come ogni volta che accade, si sono scatenate emozioni diverse e complesse.</p>



<p>Mi trovo spesso a riflettere quanto e come mi abbia cambiato questa esperienza, e realizzo che ho scisso il mio vissuto in due parti che non dovrebbero esistere eppure ogni volta le ritrovo che mi sgomitano in testa per reclamare il loro posto.</p>



<p>Accanto a quello che ciascuno può immaginare, come le cose brutte, lo sconforto, la speranza, la sofferenza fisica, l&#8217;altalena emotiva, la preoccupazione, il sollievo, c&#8217;è anche qualcosa che ricordo con un tiepido piacere.</p>



<p>Durante la malattia, mentre soffrivo sia dentro che fuori, sono stato abbastanza fortunato da avere persone che si prendevano cura di me, dal conforto agli spostamenti, dal cibo alle cure; proprio per questo le emozioni, ricordando i giorni di ricovero, sono molte e molto diverse, e per qualche ragione sono riuscito a isolare la parte &#8220;buona&#8221; e a darle dignità ed importanza.</p>



<p>Per questo quando ripasso davanti alle finestre che mi hanno visto preoccupato e in lacrime, sollevato e speranzoso, sofferente e disperato, grato e fiducioso, mi piace ricordare anche quel senso di cura e calore che il personale medico e paramedico è riuscito a trasmettermi, quel prendersi cura di me perfino al di là di quelle che pensavo essere le mie esigenze del momento. E la sensazione è talmente vivida da farmi quasi venire dei sensi di colpa: &#8220;Come puoi associare qualcosa di positivo a un periodo così nero della tua vita?&#8221; &#8211; mi chiede il diavoletto interiore. Eppure mi pace pensare che ogni brutta esperienza vissuta lasci una lezione, una sensazione, un ricordo e che sia importante riconoscerne tutti gli aspetti al di là di quelli preponderanti, come un vecchio quadro senza valore che si rivela un&#8217;opera d&#8217;arte grattando via il soggetto che qualche pittore da quattro soldi ha dipinto con i suoi sgangherati scarabocchi.</p>



<p>Non è finita, naturalmente; non sono &#8220;guarito&#8221;, sono in &#8220;remissione&#8221;: un limbo in cui dovrò stare per altri 4 anni, dopodiché vedremo se sarà l&#8217;inferno o il paradiso.</p>



<p></p>
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		<title>VentiVentitrè</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jan 2024 11:07:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[Si chiude un anno sciagurato. Malgrado si dica spesso che il tempo felice vola e quello infelice trascorre lentamente, la sensazione che mi è rimasta è che, mentre lo stavo vivendo, quest&#8217;ultimo anno fosse lentissimo ma guardato a posteriori sia trascorso invece in un attimo. Non so bene se dipenda dal fatto che quando avevo [&#8230;]]]></description>
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<p>Si chiude un anno sciagurato. </p>



<p>Malgrado si dica spesso che il tempo felice vola e quello infelice trascorre lentamente, la sensazione che mi è rimasta è che, mentre lo stavo vivendo, quest&#8217;ultimo anno fosse lentissimo ma guardato a posteriori sia trascorso invece in un attimo. Non so bene se dipenda dal fatto che quando avevo 15 anni un anno ne durava tre e ora dura 10 minuti, fatto sta che sembra la settimana scorsa che mi accorgevo che qualcosa non andava, e tra allora ed oggi c&#8217;è un viaggio che ho raccontato in un altro post, viaggio che mi ha segnato, depresso, svuotato, debilitato, ma anche maturato, risollevato,  riconciliato, reso grato. </p>



<p>Che poi: la porzione sciagurata è solo metà, ma ha condizionato il resto ed ha ancora strascichi in questo momento; mi accorgo con rammarico che quello che mi è capitato ha condizionato così tanto la mia vita che ho la sensazione di aver buttato via il tempo, vivendo in un limbo in attesa di qualcosa che dovesse accadere. Dal 25 novembre 2022 al 15 maggio 2023 sono 171 giorni, 4.104 ore, 246.240 minuti: quasi 15 milioni di secondi in attesa che il caso e la biochimica decidessero cosa sarebbe successo di me.</p>



<p>Della seconda parte posso dire poco: non c&#8217;è rinascita, non c&#8217;è riscatto, solo una acuta consapevolezza dell&#8217;influenza della casualità sulla vita e una maggiore indulgenza verso me stesso, come se quella che avevo prima non bastasse. Ci sono alcune novità sul lavoro, ma le devo ancora digerire; non mi dispiacciono, ma richiedono adattamento, imparare nuove cose e rapportarmi diversamente in alcune situazioni: è presto per capire e valutare.</p>



<p>Il bilancio è negativo: a parte gli ultimi tre mesi, il resto è da buttare via; non da dimenticare ma da archiviare nel cassetto delle cose brutte che non puoi buttare, un po&#8217; come le ricevute dei pagamenti delle multe. Come le multe, serve per fare esperienza ma è una cosa al di fuori del mio controllo che avrei volentieri evitato.</p>



<p>Propositi? Zero: come ho detto l&#8217;autoindulgenza fa da padrona. Aspettative per il prossimo anno? Bassissime. D&#8217;altronde per far meglio basta stare fermi, zitti e non prendere inizative: VentiVentiquattro non hai un gran lavoro da fare. </p>



<p></p>
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		<title>La colonna sbagliata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jun 2023 07:06:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
		<category><![CDATA[pipponi]]></category>
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					<description><![CDATA[Quello che segue è un muro di testo di affari miei, e l’ho scritto giorno per giorno, catturando al volo le mie sensazioni. Ne pubblico uno stralcio (venti e passa pagine di diario quotidiano sono noiose) perché questo posto è la mia scatola dei ricordi e perché ci ho messo un po’ ad accettare l’idea [&#8230;]]]></description>
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<p><em>Quello che segue è un muro di testo di affari miei, e l’ho scritto giorno per giorno, catturando al volo le mie sensazioni. Ne pubblico uno stralcio (venti e passa pagine di diario quotidiano sono noiose) perché questo posto è la mia scatola dei ricordi e perché ci ho messo un po’ ad accettare l’idea di parlare apertamente della questione, ma ho scoperto che farlo mi aiuta. Come altre cose qui, non è scritto per essere letto ma per essere pubblicato, e non so se rendo l’idea della differenza.</em> <em>Quindi ti ripeto l’avvertimento: fatti miei a palate.</em></p>



<p>E’ il 9 gennaio 2023, sono le 10:45 di un luminoso lunedì mattina, ma il meteo mi interessa relativamente perché sto suonando il campanello del reparto della Clinica Ematologica dell’Ospedale Policlinico San Marino di Genova: “Venga verso le 11 per il ricovero”, mi hanno detto al telefono qualche giorno fa. Armato di un borsone, uno zaino, un foglio con il risultato del tampone CoVid19 appena fatto, e un plico di referti, sto per cominciare un viaggio che durerà mesi (nella migliore delle ipotesi) e che avrei volentieri evitato.</p>



<p>Ci è voluto un mese esatto per capire, e alla fine il responso è lì, nero su bianco, asettico. “Linfoma non Hodgkin di tipo B, aggressivo. Stadio IIA”. Da internet :”<em>Il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) è la forma più comune di linfoma non-Hodgkin. È una forma aggressiva caratterizzata da una rapida crescita dei linfociti B: un tipo di globuli bianchi, cellule del sistema immunitario. I linfomi sono tumori dei linfociti</em>”. Stadio IIA vuol dire: “<em>interessamento di due o più stazioni linfonodali sopra o sotto il diaframma, con assenza di sintomi sistemici”</em></p>



<p>La carta non si cura di dirmi le cose in modo delicato: come sto, come la prendo, cosa penso, non sono affari di cui si cura. E io ho sempre trovato un po’ infantili le rappresaglie contro il messaggero: buttare il tipo nel buco come Leonida in “300” non è che risolva i miei problemi; anche se lo mangiassi, ‘sto foglio, non cambierebbe nulla.</p>



<p>È buffo pensare che c’è una una concatenazione causale che parte una mattina in cui ti svegli con un lato del collo un po’ gonfio e arriva a un mese dopo quando ti avranno visitato, bucato, ecografato, irraggiato, risuonato, TACcato, iniettato del liquido radioattivo, elettrocardiografato e si saranno presi pezzi di te che comprendono: un po’ di tonsilla, un po’ di osso dell’anca, un sorso di liquor cerebrospinale, sangue, pipì e cacca. Mi hanno inserito un tubetto che parte vicino all’ascella e arriva fino al cuore (PICC); lo terrò per mesi.&nbsp;Tranne il cardiologo, completamente sprovvisto di empatia e lievemente isterico, ho incontrato medici che mi hanno messo a mio agio e mi hanno spiegato ogni cosa.</p>



<p>Che poi: sapere non è neppure la parte più brutta; era peggio quando non era ancora chiaro cosa fosse esattamente, e dipingevo di volta in volta scenari che andavano dall’apocalisse (“muoio entro un anno”) alla spensieratezza (“un po’ di cure e starò meglio di prima”). Una volta capito dove volesse andare a parare ‘sta stronza di malattia mi sono tranquillizzato e i fantasmi sono andati via, anche perché poteva andarmi molto peggio. Adesso che so con certezza, sono in una fase abbastanza serena: so che c’è una cura da fare, che è lunga, che richiede pazienza, che porterà con sé fatica, dolore e probabilmente sofferenza. Ho corso delle maratone, so cos’è una cosa lunga, faticosa e dolorosa: non ho paura di affrontare un percorso. Non è stato sempre così: nel momento di incertezza ho attraversato una fase in cui avevo in testa un <em>rave</em> di emozioni. Dalla rabbia contro il Karma (“sono una brava persona, che vuoi da me?”) e contro l’ingiustizia (“perché a me?”), alla FOMO (“se muoio mi perdo la vita futura di mia figlia”), all’esasperazione preventiva del dover dare spiegazioni alle persone. Mi agitano anche cose che si possono considerare meno importanti in queste circostanze: “non voglio smettere di lavorare”, o addirittura stronzate tipo: “non c’è parcheggio in ospedale, come faccio?”.</p>



<p>E, invece, non c’entrano il destino, il Karma, la fede, la sfiga o una qualche punizione: è solo statistica. A qualcuno questa cosa deve accadere e io sono capitato nella colonna sbagliata del file Excel del Gestore Del Caos. E’ il caso, un lancio di dadi, una moneta che atterra sul lato sfavorevole. La cosa peggiore è la paura di lasciare mia figlia, di non essere più nella sua vita, di non esserci per lei; comunque, nella più banale delle manifestazioni paterne: meglio a me che a lei. L’ho detto a poche persone: mia sorella, mia madre, pochissimi amici e colleghi. Non ho voglia di spiegare, non devo nulla a nessuno, mi stancano i discorsi inutili e la commiserazione, e chi sa non mi ha deluso, per fortuna.</p>



<p>La retorica del combattente, del coraggio, della battaglia da affrontare, sono tutte stronzate. Come dice meglio di me <a href="https://www.corriere.it/cronache/23_maggio_06/michela-murgia-intervista-613411b8-eb75-11ed-b6da-0a1fd7305281.shtml">Michela Murgia</a>: non voglio le guerre nel mondo, figurati se le voglio dentro di me; il cancro non è qualcosa che ho, è qualcosa che sono, e io non posso fare la guerra contro me stesso. E il coraggio? Il coraggio presuppone di fare delle scelte, ma io non ho scelte: devo fare quello che mi dicono i medici, e muto. Non ci sono alternative, accetto quello che viene: io non sono coraggioso, seguo un sentiero tracciato da altri, e ai lati ci sono dei precipizi.</p>



<p>Come mi cureranno? La terapia di prima linea del DLBCL è uno schema di chemio-immunoterapia chiamato R-DA-EPOCH: etoposide, prednisone, vincristina, ciclofosfamide, doxorubicina e rituximab. DA sta per “dose adjusted”: i medici aumenteranno progressivamente le dosi di questo mojito finché il mio corpo sarà in grado di tollerarlo. Ognuno di questi ingredienti ha una serie di effetti collaterali che non sono una passeggiata nel parco, mi son fatto l’idea che per ammazzare il tumore debbano quasi ammazzare me, ma sono pronto: ho fiducia nella medicina e nella scienza.</p>



<p>Comunque, per farla breve e considerando tutti i fattori che influenzano i rischi, al momento ho il 27% di probabilità di essere morto tra 5 anni. <strong>BUM</strong>.</p>



<p>—-</p>



<p>Fast forward a maggio, dopo sei ricoveri da cinque giorni ciascuno attaccato 24 ore su 24 a tre o quattro pompe con un minimo di otto sacche di medicinali appese al trespolo. Sono pelato, glabro, costantemente debole, soffro spesso di dolori allo stomaco e alla bocca, e di una serie di inconvenienti più o meno imbarazzanti sui quali sorvolerò. Ho perso circa 10 chili, prendo una quantità di medicinali imbarazzante e la mia pancia è martoriata dalle iniezioni quotidiane.</p>



<p>Soffro di una forte parestesia alle dita delle mani, da mesi mi fanno male e sono insensibili come se fossero congelate; abbottonare la camicia è una vittoria da conquistare con fatica. La debolezza è devastante: una rampa di scale mi fa ansimare, mi viene la tachicardia, i brividi e devo fermarmi finché non mi torna il fiato. Mi gira la testa anche solo ad alzarmi dal divano, ho pressione bassa e difficoltà di concentrazione. Sono fortemente immunodepresso, quindi devo evitare i posti affollati, avere contatti con il minor numero possibile di persone e cercare di non ammalarmi di altre patologie. Un&#8217;altra malattia o un’infezione sarebbero un disastro: oltre alle conseguenze dovute al sistema immunitario malfunzionante, la terapia si interromperebbe fino alla risoluzione, e non me lo posso permettere. Un mio vicino di letto ha perso 15 giorni per un’infezione intestinale.&nbsp;Una cosa particolarmente fastidiosa, anche se sembra una stupidaggine in confronto al resto, sono le periodiche alterazioni al gusto: dopo ogni ciclo, per qualche giorno, ogni cibo mi risulta indigesto, nauseabondo, e con un deciso sapore di cartone (mai mangiato cartone, ma ci siamo capiti). Dopo 3 o 4 giorni trascorsi a masticare pacchi Amazon, per fortuna torno a gustare i cibi, ma è davvero una cosa che mi pesa. Insomma: non sono un fiore.</p>



<p>Dopo ogni ciclo, trascorsa circa una settimana, arrivano una fase di debolezza e malessere estremo che durano qualche giorno, lasciandomi uno straccio. Nel corso dei mesi gli effetti della chemioterapia si sono sommati e i periodi di nadir (così si chiamano) diventano sempre peggio. L’ultimo, il sesto, sarà devastante. Un venerdì sera i primi accenni: mi gira la testa e le scale di casa mi fanno venire il fiatone; il giorno successivo mi sveglio tardissimo e sono malfermo sulle gambe. Domenica un mezzo disastro: alle 2 del mattino mi alzo dal letto perché ho male ovunque, scendo, guardo un film inutile e mi addormento male sul divano; sono uno straccio per tutto il giorno, anche se mi distraggo perché un paio di amici sono passati per un caffè. Vado a dormire prima delle 19 senza cenare e dormo 13 ore filate. Lunedì va leggermente meglio ma la debolezza è arrivata anche se non ancora nel suo pieno splendore. Seguiranno giorni che ricorderò come i più duri di questo brutto periodo.</p>



<p>Intanto aspetto gli esami di controllo, una TAC e, soprattutto una PET, che sarà il momento della verità: vedrò se la terapia ha dato qualche frutto. Non nascondo che c’è un verme di apprensione dentro di me, ma per ora cerco di stare tranquillo. Come ho detto: non è una battaglia, vivo e prendo giorno per giorno quello che arriva senza tante possibilità di scelta. La maratona sta continuando e per ora sono in modalità autopilota, la fatica comincia a farsi sentire ma sono anche conscio che ho superato da un pezzo la metà del percorso. Resta da vedere se all’arrivo mi daranno una medaglia oppure se sarò squalificato e mi faranno ricominciare da capo.</p>



<p>Faccio la TAC il 10 maggio, e torno a casa esausto; è la tendenza di questi giorni, sono sempre stanco, debole, con un malessere generale difficile da descrivere che mi affligge da giorni. Ho anche dolore e un senso di oppressione al petto, e scopro presto il perché: la TAC rivela che ho vinto un’embolia polmonare; ecco spiegati i sintomi che mi perseguitano la notte. La settimana continua abbastanza male: la debolezza non mi lascia e la parestesia alle mani è sempre peggio, sono davvero stufo. Trascorrono brutte giornate ma comincio a stare un po’ meglio. Il 15 maggio faccio la PET, e il medico mi commiata con un pollice alzato che, immagino, dovrebbe essere di buon auspicio.</p>



<p>Nel pomeriggio arriva il referto non ufficiale: SEMBRA SIA SPARITO TUTTO (meu amigu Charlie Brown). Sto assorbendo questa rivelazione con emozioni miste e piantino liberatorio. Il referto reciterà: <em>“Rispetto al precedente controllo, il quadro globale attuale non ha documentato la presenza di lesioni (omissis) di chiaro significato patologico evolutivo”</em>. Nel referto della visita successiva compaiono le parole: “<em>remissione completa”</em>, che alle mie orecchie suonano meglio dell’assolo di Comfortably Numb. (<em>There is no pain, you are receding</em>). Mi rimangono due trattamenti di immunoterapia con gli anticorpi monoclonali da fare in day hospital a distanza di un mese l’uno dall’altro. “Consolidamento”, lo chiamano, e scoprirò che, per fortuna, non ha effetti collaterali. Dopodiché fisioterapia per riprendermi da sei mesi di quasi immobilità e controlli periodici; per i primi due anni ogni tre mesi, poi meno frequenti fino al quinto anno. Tanto si riserva la medicina per dichiarare l’eventuale guarigione; fino ad allora, salvo ricadute, sarò “in remissione”.</p>



<p>Ora, dopo quasi due mesi dall&#8217;ultima chemio, sto molto meglio anche se provato e fuori forma per la sedentarietà forzata. Cosa succederà non lo so, ho pagato un prezzo salato per arrivare a questo punto, e poteva anche andare peggio. Ho avuto la fortuna di riuscire a concentrarmi sui piccoli passi, perché è un attimo sentirsi soli, al buio, al freddo e senza speranza, facendosi prendere dallo sconforto.</p>



<p>Ho imparato qualcosa? Ho scoperto che le stelline da brodo con il pomodoro, mangiate nella ciotola con il cucchiaione, sono un comfort food. Sto ancora elaborando, e per ora mi è chiarissimo che in qualsiasi momento ti può cadere una tegola in testa senza il minimo preavviso, che sono circondato da persone che mi hanno supportato ed aiutato (specialmente mia moglie Nives, che non smetterò mai di ringraziare), che basta un attimo per rivedere tutte le priorità e che le cose che sembrano importanti oggi, domani potrebbero non esserlo più.</p>
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		<title>Managed Service Provider: cosa sono e quali sono i loro vantaggi.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 08:40:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;annosa risposta alla domanda: &#8220;Che lavoro fai?&#8221;. TLDR: &#8220;Mi occupo di servizi informatici.&#8221; La risposta più complicata è: &#8220;Disegnare, descrivere e quotare i servizi gestiti che la mia azienda eroga in modalità Managed Service Provider.&#8221; Ma cos&#8217;è un Managed Service Provider? Cerco di spiegarlo in questo pippone. Un Managed Service Provider struttura la propria attività [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>L&#8217;annosa risposta alla domanda: &#8220;Che lavoro fai?&#8221;. TLDR: &#8220;Mi occupo di servizi informatici.&#8221; La risposta più complicata è: &#8220;Disegnare, descrivere e quotare i servizi gestiti che la mia azienda eroga in modalità Managed Service Provider.&#8221; Ma cos&#8217;è un Managed Service Provider? Cerco di spiegarlo in questo pippone.</em></p>



<p>Un <strong>Managed Service Provider</strong> struttura la propria attività per offrire servizi tecnologici più economici di quanto costerebbe a un&#8217;azienda fare da sola, a un livello di qualità più elevato e con maggiore flessibilità e scalabilità. Ciò si ottiene attraverso <strong>efficienze di scala</strong>, in quanto un MSP è in grado di assumere specialisti i cui costi le imprese più piccole potrebbero non essere in grado di giustificare, e attraverso <strong>l&#8217;automazione e le tecnologie</strong> che le aziende clienti potrebbero non avere l&#8217;esperienza per implementare da sole.</p>



<p>Ciò che differenzia un MSP dalle tradizionali società di outsourcing è che quando un&#8217;azienda esternalizza un reparto o una funzione IT, la società di outsourcing assume quei dipendenti o li sostituisce con un numero approssimativamente equivalente di propri dipendenti. <strong>Un MSP, tuttavia, non si concentra sui lavori stessi, ma sui risultati finali che il cliente cerca</strong>. Ad esempio, un&#8217;azienda potrebbe utilizzare un MSP per gestire le chiamate di supporto con un determinato livello di servizio e tempo di risposta. Finché il fornitore di servizi gestiti soddisfa tali metriche, non importa se utilizza personale dedicato, l’automazione o qualche altro sistema per gestire le chiamate per quel cliente: l&#8217;MSP decide il modo migliore per erogare il servizio necessario.</p>



<p>Può accadere che un MSP (come ha fatto anche la mia azienda) si evolva per offrire anche servizi che supportino la pianificazione aziendale strategica e a lungo termine, tra cui: consulenza sulla trasformazione digitale, audit di conformità, <em>roadmap</em> tecnologiche, valutazioni delle esigenze di business del cliente e servizi di <em>supply chain finance</em>.</p>



<p><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.mordorintelligence.com/industry-reports/global-managed-services-market-industry" target="_blank">Secondo Mordor Research</a>, <strong>il mercato mondiale dei servizi gestiti crescerà</strong> fino a 274 miliardi di dollari entro il 2026, rispetto ai 152 miliardi di dollari del 2020, sostenuto da una maggiore adozione del modello, che ha ricevuto una spinta negli ultimi anni grazie a molte aziende che si sono rivolte agli MSP per mitigare l&#8217;impatto della pandemia.</p>



<p>Per le aziende che stanno cercando di integrare in un piano unificato diverse soluzioni, fornitori di servizi e piattaforme tecnologiche, rivolgersi a un MSP è la scelta migliore. Un buon fornitore di servizi gestiti eseguirà una valutazione dell&#8217;infrastruttura, dei processi, e delle <em>operation</em> per comprendere i punti critici, determinerà se ci sono aspetti che stanno compromettendo le prestazioni e creerà un piano per i miglioramenti sia immediati che a lungo termine, oltre a fornire personale qualificato per supportare le esigenze dell&#8217;azienda. Inoltre, un fornitore di servizi gestiti condividerà in modo proattivo le <em>best practice</em> e suggerirà modi per contenere la spesa e risolvere i problemi prima che si presentino.</p>



<p>Può capitare che l’adozione del modello “servizi gestiti” incontri resistenze da parte dei dipendenti di un’azienda, ma è importante superare i pregiudizi culturali (“è roba mia, voglio microgestirla”), personali (“se affido a altri la mia infrastruttura perderò il mio lavoro”), e di sicurezza (“non mi fido”), valutando i benefici nella loro interezza.</p>



<p>Ad esempio, <strong>l’aumento di produttività</strong>: essere liberi dalle pastoie della gestione <em>day-by-day</em> aumenta l’efficienza dei processi, concentra il focus sul proprio <em>core business</em>, aiuta a razionalizzare le risorse e permette di fare maggiore leva sui punti chiave che danno un vantaggio rispetto ai propri competitor. Rivolgersi a un MSP permette di dedicare risorse, finora occupate a erogare servizi di base indifferenziati, alle attività ad alto valore aggiunto, che sono lo strumento principale a disposizione delle aziende per ottenere vantaggi competitivi sul mercato.</p>



<p>Altro vantaggio è il <strong>miglioramento della resilienza</strong>: quando si decide di passare a un servizio gestito, si passa da un modello in cui si è responsabili degli asset &#8211; che siano di proprietà, in locazione, <em>on premises</em> o in <em>housing</em> &#8211; a uno in cui si pagano <a rel="noreferrer noopener" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Service_level_agreement" target="_blank">SLA</a> in base ai quali i servizi vengono erogati. La conseguenza di ciò è che tutti i problemi operazionali e (parzialmente) di governance, di eventuali downtime e/o degradi di performance non sono più in carico all’azienda, ma al service provider che è un attore che ha il focus delle proprie operazioni proprio sull’infrastruttura e sui servizi che si è deciso di delegare.</p>



<p>Anche lo stesso CIO può ripensare il suo ruolo, passando da un dominio prettamente tattico/operazionale a uno in cui il suo ruolo diventi più attivo nelle strategie di business aziendale.</p>



<p>Ci sono diversi vantaggi oggettivi che si ottengono rivolgendosi a un <em>Managed Service Provider</em>:</p>



<p><strong>Economia</strong>: Il personale IT può essere costoso da reperire a causa della complessità e della rarità del set di competenze richiesto, e per le PMI i costi di mantenimento di uno staff IT possono essere proibitivi. Tramite un MSP un’azienda può limitare i costi del personale IT interno e destinare più denaro all&#8217;espansione del business. Le aziende che gestiscono l&#8217;IT internamente sono spesso gravate finanziariamente e in termini di tempo dalle attività coinvolte nell&#8217;informatica. Tutto quel tempo e denaro speso per le operazioni e lo sviluppo nell&#8217;area informatica potrebbe invece essere riservato ai punti di forza dell’azienda. Grazie al passaggio al modello basato sui livelli di servizio è anche possibile far fronte a eventuali esigenze stagionali e al loro impatto sulla attività aziendali, senza doversi dotare di risorse parzialmente sottoutilizzate nei periodi più “leggeri” dell’anno.</p>



<p><strong>Servizio qualificato</strong>: Un MSP offre competenze di alto livello a tariffe accessibili alle PMI. Per la maggior parte delle piccole imprese, le questioni IT sono un&#8217;area di conoscenza secondaria o terziaria e, a meno che un’azienda non sia direttamente coinvolta nel settore IT, è difficile valutare la competenza di un candidato, per non parlare della formazione delle persone sui dettagli del proprio sistema informatico. Quando si esternalizzano le attività IT, le piccole aziende possono avere a loro disposizione lo stesso livello di competenza a cui ha accesso una grande impresa che investa in un reparto IT molto qualificato, e ciò aumenta la competitività senza aumentare i costi.</p>



<p><strong>Pianificazione del budget</strong>: Una volta deciso di esternalizzare l&#8217;IT a un MSP, un’azienda conosce i costi contrattuali con anni di anticipo, e può pianificare un budget preciso destinato alla funzionalità e alla sicurezza dell’IT. Se il sistema informatico è semplice, è possibile cominciare con le necessità minime dell&#8217;IT e scalare man mano che esso cresce in proporzione all’attività.</p>



<p><strong>Accesso a diverse competenze e alle nuove tecnologie</strong>: Quando si esternalizza la gestione dell’IT, le esigenze di manutenzione informatica non sono limitate dalle competenze del personale interno, ma è possibile attingere a servizi avanzati di secondo e terzo livello per uno spettro molto più ampio di tecnologie, anche di nicchia, che deriva dal <em>core business</em> dell’MSP. Nel mondo dell&#8217;informatica emergono ogni giorno nuovi problemi e sfide; un dipendente IT isolato che ha trascorso anni nello stesso ufficio avrà in genere una portata di conoscenza limitata ai problemi noti a quell&#8217;azienda. Al contrario, il personale di un MSP avrà esperienza in una gamma molto più ampia di problemi informatici, avendo servito aziende in diversi settori e con diverse tecnologie.</p>



<p><strong>Formazione tecnica</strong>: Il tempo necessario per formare i neoassunti IT sui dettagli dell&#8217;infrastruttura informatica di un’azienda può consumare risorse che potrebbero essere utilizzate in altre aree, e questo aspetto diventa critico in caso di alto <em>turnover</em> del personale. Con un MSP, si può risparmiare il tempo per la formazione interna, mantenendo un elevata competenza dello staff.</p>



<p><strong>Riduzione dei rischi</strong>: le competenze nel campo security sono molto richieste e possono essere molto costose: un MSP consente ad un’azienda di accedere a una serie di servizi e tecnologie la cui implementazione interna richiederebbe un notevole dispiego di risorse. Alcuni degli aspetti più preoccupanti della tecnologia informatica riguardano problemi di conformità e il cambiamento di leggi e regolamenti a livello nazionale e internazionale. Parte del lavoro di un MSP è quello di tenere sotto controllo questi sviluppi per garantire che i propri clienti siano sempre conformi.</p>



<p>I servizi gestiti differiscono anche dai tradizionali accordi di consulenza IT in quanto la consulenza è in genere basata su progetti, mentre i servizi gestiti sono erogati tramiti accordi contrattuali pluriennali.</p>



<p>I servizi offerti dagli MSP possono includere diversi ambiti che riguardano, tra gli altri, la gestione di: data center, rete locale e geografica, l&#8217;infrastruttura, i backup, la business continuity e il disaster recovery, la connettività, e la sicurezza.</p>



<p>Un possibile modello operativo per l&#8217;erogazione dei servizi gestiti prevede normalmente l’utilizzo di strumenti, di centri di competenza, e di processi di erogazione del servizio condivisi e basati sulle <em>best practice</em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/ITIL" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ITIL v4</a>. Un esempio di schema generale potrebbe essere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>una <strong>fase inziale di definizione del servizio (Service Design), </strong>completa di un’offerta tecnico-economica che prevede un’analisi di dettaglio e la raccolta dei requisiti;</li>



<li>una <strong>fase progettuale (Service Transition)</strong>, successiva alla sottoscrizione di un contratto, che ha l’obiettivo di eseguire tutte le attività necessarie per la presa in carico del servizio da parte del MSP. In sintesi, gli ambiti principali di questa fase sono:<ul><li>affiancamento al personale del cliente o all’attuale fornitore;stesura delle procedure tecniche e del Manuale delle Operazioni;</li></ul>
<ul class="wp-block-list">
<li>configurazione degli strumenti a supporto del servizio (es: strumento di monitoraggio, integrazione tra gli strumenti di <em>trouble ticketing</em>)</li>
</ul>
</li>



<li>una <strong>fase di erogazione dei servizi ricorrenti (Service Operation)</strong> per tutta la durata contrattuale;</li>



<li>una fase di <strong>phase out</strong>, formalizzata da un piano di rilascio, quale passaggio di consegne dei servizi in essere ad altro fornitore o al cliente stesso, al momento della fine del periodo contrattuale.</li>
</ul>



<p>Questo approccio metodologico permette di sfruttare al meglio il patrimonio di conoscenze e competenze di un MSP mettendo a supporto del contratto le esperienze capitalizzate nel tempo, e consente ai clienti di scegliere un partner affidabile per l’erogazione di servizi gestiti a cui affidare la propria infrastruttura.</p>



<p>In conclusione, affidarsi a un Service Provider permette a un’azienda di essere più competitiva, di crescere più in fretta e di innovare nel miglior modo possibile nel proprio settore di mercato.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Jin, che balla per la primavera.</title>
		<link>https://andreabeggi.net/2022/05/30/jin-che-balla-per-la-primavera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2022 14:13:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
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					<description><![CDATA[Il percorso dell&#8217;Acquedotto Storico passa proprio sopra casa mia, ed è lì che, con l&#8217;arrivo della bella stagione, vado a correre la mattina. In uno piccolo slargo ombreggiato dal bosco sovrastante, mi capita ultimamente di incontrare una ragazza. O meglio: una donna orientale a cui, come spesso accade a noi occidentali, non saprei dare un&#8217;età [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il percorso dell&#8217;Acquedotto Storico passa proprio sopra casa mia, ed è lì che, con l&#8217;arrivo della bella stagione, vado a correre la mattina.</p>



<p>In uno piccolo slargo ombreggiato dal bosco sovrastante, mi capita ultimamente di incontrare una ragazza. O meglio: una donna orientale a cui, come spesso accade a noi occidentali, non saprei dare un&#8217;età precisa; più di 18 e meno di 40? Vestita normalmente, telefono d&#8217;ordinanza, cuffiette.</p>



<p>Jin, come ho scelto di chiamarla (non so nulla di lei, non ho idea di come si chiami), ha un&#8217;aria sognante, un sorriso che le illumina il volto e, soprattutto, balla.</p>



<p>Ai mei occhi, profani, sembra che balli ispirandosi alle <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.youtube.com/watch?v=wboApIBBmk4" target="_blank">danze tradizionali</a>: poche e lente movenze accompagnate con le braccia come se queste fossero adagiate sulle nuvole. Sembra celebrare la primavera e il profumo dei gelsomini.</p>



<p>Io passo corricchiando, le faccio un cenno di saluto, che ricambia, e continuo le mie fatiche senza fermarmi (e come potrei senza essere inopportuno, disturbarla o metterla in imbarazzo?). Eppure sono rapito dalla serenità che Jin mi regala con il suo atto spontaneo, con la  sua leggerezza.</p>



<p>Ogni volta che sto per arrivare al solito posto mi chiedo: &#8220;Jin ci sarà? Starà sempre ballando?&#8221;, sperando nel suo leggero sorriso e nella sua danza che, per alcuni istanti, mi dona un senso di pace ed armonia.</p>



<p>Non so nulla di Jin e nulla voglio sapere, preferisco pensare che sia lì perché è felice e perché vuole regalare la sua danza al mondo e a me, che sto passando.</p>
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		<title>Dima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2022 19:27:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
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					<description><![CDATA[Dima ha 9 anni, e non ha mai visto il mare da vicino.Siamo capitati in spiaggia quasi per caso, e non abbiamo nulla: né asciugamano e neppure un costume.Guarda l&#8217;acqua che si muove placida e sorride, cercando lo sguardo di sua madre, come a dire: &#8220;Hai visto? Guarda! Guarda!&#8221;; Gli faccio capire di levarsi le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dima ha 9 anni, e non ha mai visto il mare da vicino.<br />Siamo capitati in spiaggia quasi per caso, e non abbiamo nulla: né asciugamano e neppure un costume.<br />Guarda l&#8217;acqua che si muove placida e sorride, cercando lo sguardo di sua madre, come a dire: &#8220;Hai visto? Guarda! Guarda!&#8221;; Gli faccio capire di levarsi le scarpe e avvicinarsi all&#8217;acqua, tanto ha i pantaloni corti.<br />Avete mai visto i cuccioli di cane che vanno al mare per la prima volta? Si avvicinano sospettosi, per poi retrocedere diffidenti quanto le increspature si avvicinano: una specie di passo a due con l&#8217;acqua per fare conoscenza con l&#8217;ignoto.<br />Dima fa lo stesso: avanza, retrocede, ride e guadagna confidenza ad ogni onda.<br />Il passo successivo è inevitabile: via la maglietta, via i pantaloncini e via in acqua.<br />Ho un sospetto che la madre mi conferma: questo bambino, che abita a sette ore di auto dal mare, sta facendo il primo bagno della sua vita.<br />Mi guarda affascinato quando faccio rimbalzare un sasso sulla superficie dell&#8217;acqua, lui non lo sa fare, non l&#8217;ha mai visto: cos&#8217;è questo prodigio?<br />E salta, ride, squittisce, gioca con le onde, il sorriso gli illumina il viso e la sua gioia è contagiosa: tutti ridiamo, anche una signora di mezz&#8217;età che sta godendo del sole sulla battigia e ha capito cosa sta succedendo.<br />Se mai avessi avuto un dubbio su cosa fosse un attimo di felicità, quello a cui sto assistendo lo ha fugato del tutto.<br />Faccio un pieno di gioia, sicuro che questo ricordo rimarrà indelebile, forse più per me che per lui.<br />Dima ha 9 anni e finalmente ha visto il mare.</p>
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		<title>Stracci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 May 2021 15:22:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
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					<description><![CDATA[È difficile essere me. Ho comprato al brico una confezione di stracci sotto vuoto da 2 kg; “Pezzame stracci cotone”, lo chiamano. Una volta aperto si è rivelato una raccolta multicolore di brandelli di vecchie t-shirt, camicette leggere e pantaloncini di cotone di varie taglie e fogge. Profumano di bucato, quel profumo antico di sapone [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È difficile essere me.</p>



<p>Ho comprato al brico una confezione di stracci sotto vuoto da 2 kg; “Pezzame stracci cotone”, lo chiamano. Una volta aperto si è rivelato una raccolta multicolore di brandelli di vecchie t-shirt, camicette leggere e pantaloncini di cotone di varie taglie e fogge. Profumano di bucato, quel profumo antico di sapone di Marsiglia e lavaggi a mano sull’asse di legno (reality: probabilmente solventi industriali con aromi sintetici). E io mi faccio dei film sulle povere persone che vivono in una tale miseria da dover vendere i propri vestiti per rimediare un tozzo di pane. Pieni di dignità, portano le loro povere cose al mercato, dopo averle lavate con cura, ignare che saranno destinate a diventare stracci per una parte di mondo molto più fortunata di loro.</p>



<p>Usare questi stracci mi mette quasi in imbarazzo, come se fosse una violazione dell’intimità, una violenza, una mancanza di rispetto.</p>



<p>Il culmine, ieri, quando dal pacco è uscito un paio di pantaloncini da bambino con le tartarughine disegnate: mi son quasi messo a piangere.</p>



<p>Ve l’ho detto: è difficile essere me.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Cronache da una pandemia, S01E13</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 19:28:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando le aziende cominciano a crescere, a essere strutturate, ad avere un mercato e un fatturato abbastanza sostanziosi, cominciano a porsi delle domande. &#8220;Su cosa mi appoggio per erogare i mei servizi e creare i miei prodotti? Cosa succederebbe se, improvvisamente, sparissero le infrastrutture che utilizzo? In parte? Completamente? Cosa succede se arriva un terremoto? [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando le aziende cominciano a crescere, a essere strutturate, ad avere un mercato e un fatturato abbastanza sostanziosi, cominciano a porsi delle domande. &#8220;Su cosa mi appoggio per erogare i mei servizi e creare i miei prodotti? Cosa succederebbe se, improvvisamente, sparissero le infrastrutture che utilizzo? In parte? Completamente? Cosa succede se arriva un terremoto? Se scoppia un incendio? Se tutte le strade che portano ai miei uffici e/o fabbriche si interrompono? Se non arriva più l&#8217;energia elettrica? E se il Cialtronistan ci dichiarasse guerra e sganciasse una bomba sui nostri edifici?&#8221;</p>



<p>A questo punto i capoccioni dell&#8217;azienda si chiudono in una stanza e calcolano quanto costa stare fermi. immobili, con gli uffici chiusi e le fabbriche spente. Per un&#8217;ora, un giorno, un mese, un anno. Se ne escono con una cifra e dichiarano &#8220;Siamo disposti a spendere questi soldi da ora e per sempre per  essere abbastanza sicuri che in caso di disastro si riesca a ripartire in un tempo ragionevole&#8221;.  Dove &#8220;ragionevole&#8221; è una quantità che dipende da un mucchio di cose: soldi, mercato, lavoratori, fornitori, clienti, reputazione. Di solito, più piccolo è il valore di &#8220;ragionevole&#8221; più devono crescere i soldi investiti, esponenzialmente.</p>



<p>A quel punto arriva qualcuno che stende un piano molto dettagliato dove ci sono scritte un po&#8217; di cose, divise in due parti. La prima parte dice cosa deve fare l&#8217;azienda, ora e per sempre, per avere un paracadute adeguato al &#8220;ragionevole&#8221;, la seconda indica cosa deve succedere se una delle sfighe che ho elencato qui sopra dovesse avverarsi. Per la prima parte si comprano un po&#8217; di cose e/o servizi, si stipulano un po&#8217; di contratti, si avviano un po&#8217; di processi e si imposta un meccanismo periodico di verifica che tutto sia adeguato, aggiornato e che funzioni, magari facendo anche delle prove.</p>



<p>La seconda parte è più insidiosa, perché deve immaginare situazioni, prevedere scenari e escogitare soluzioni adeguate. Le cose di base sono di solito: come si decide che quello che sta succedendo sia effettivamente un &#8220;disastro&#8221; e chi decide se è necessario avviare la procedura di ripristino. Una volta che il piano è partito, se chi lo ha steso ha fatto bene i compiti, le aree grigie finiscono. Nessuno deve prendere decisioni, perché prendere decisioni in momento di crisi porta ad errori. C&#8217;è un elenco di persone/funzioni (intercambiabili) e un elenco di azioni che devono essere intraprese, senza pensarci, al limite senza capirle, a prova di scimmia se vuoi. &#8220;Prendi A, B, e C e mettili in D. Spegni X e fai partire Y. Lavora dal punto K utilizzando gli strumenti R e S che trovi in Z&#8221; E così via, dettagliando il tutto in modo che l&#8217;esecuzione sia veloce, documentata e rapida. Il punto chiave è che, lo ridico, le decisioni devono già essere state prese, gli scenari previsti, le ramificazioni esplorate, ruoli assegnati. Le gerarchie chiare e non necessariamente le stesse dei tempi &#8220;normali&#8221;.</p>



<p>Ti viene in mente qualcosa che è successo ultimamente che avrebbe avuto bisogno di un piano del genere? A me sì. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.1.0/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Io sono (stato) un sistemista ormai anziano, e il motto preferito dalla categoria è &#8220;Spera per il meglio e preparati al peggio&#8221;. (Che, incidentalmente, è uno dei motivi per cui la notte del 31 dicembre 1999 avete potuto festeggiare tranquilli e svegliarvi il pomeriggio del 1 gennaio 2000 con tutto funzionante. E non è stato perché &#8220;tanto rumore per nulla, avete fatto del terrorismo inutile&#8221;, ma perché abbiamo tutti lavorato mesi per.) </p>



<p>Nella mia ingenuità sistemistica io ero convinto che l&#8217;OMS in tempi non sospetti si fosse seduto a un tavolo con tutte le nazioni del mondo (alla NATO, a Parigi, a Busalla, dove volevano loro) con una bella lavagna bianca con su scritto &#8220;COSA FARE IN CASO DI PANDEMIA GLOBALE&#8221;, e tanti pennarelli colorati, e un tizio avrebbe proiettato un gazzilione di slide Power Point piene di bullet list. E poi ciascuno dei rappresentanti nazionali sarebbe tornato a casa dove, dopo altre ottordicimila slide e un po&#8217; di riunioni, ognuno avrebbe saputo come, quando e cosa fare un caso di pandemia globale. Con regole scientifiche, con criteri epidemiologici e statistici coerenti, uniformi e uguali per tutti. Naturalmente le ramificazioni sono tante e gli scenari molto fluidi, ma ci dovrebbe essere gente pagata per pensarci, no?</p>



<p>E invece scopro che i malati, gli infetti e i sospetti si contano in modo diverso a 100 chilometro di distanza, che vengono trattati con protocolli diversi, che non ci sono piani, infrastrutture, emergenze, non c&#8217;è nulla. Non sai cosa fare quando a 7500 chilometri da qui comincia a svilupparsi un focolaio di una malattia di cui non esiste la cura. Come fai a capire quanto siamo nei casini se ognuno conta e fa i test alla gente con un criterio diverso? Mistero. E se non hai dati certi, come puoi prendere contromisure adeguate? Come fai addirittura a capire de davvero è un &#8220;disastro&#8221; e quando intervenire&#8221;. E non li hai fatti prima i conti di quanto ti costa in punti di PIL stare fermo per un&#8217;ora, un giorno, un mese, un anno? Forse, forte di questi conti, due lire le avresti investite in un piano decente, no? Perché devi prendere decisioni al volo, ora, quando sai benissimo che nelle crisi, in fretta, è facile prendere decisioni sbagliate?</p>



<p>Ecco, al di là della politica, che poco c&#8217;entra perché la biologia se ne catafotte, la mia delusione è stata scoprire che non c&#8217;era nulla che potesse funzionare. La &#8220;O&#8221; di OMS sta per &#8220;Organizzazione&#8221;: vorrei sapere cosa organizzava. Vorrei sapere perché siamo così deficienti da non avere un vero coordinamento mondiale che intervenga con dei protocolli comuni in un caso del genere.</p>



<p>Anche perché questa volta ci è andata di culo (sì, di culo) perché ci sono alcune precauzioni individuali che possono diminuire significativamente i rischi, ma pensa se non fosse questo il caso. Se non bastasse stare lontani e lavarsi le mani, se i vettori fossero i moscerini, o i pollini, o qualunque altra cosa da cui è quasi impossibile isolarsi. Cosa sarebbe successo? &#8220;State a casa&#8221; sarebbe inutile. Quindi? Qual è la strategia? Qual è il piano? Boh.</p>



<p>Mi rendo perfettamente conto che non ci sono soluzioni semplici a problemi complessi,  ma almeno provarci, avere una coerenza di analisi e intervento. Invece nulla. Siamo dei cialtroni, tutta l&#8217;umanità, e prima o poi ci lasceremo tutti le penne. Il pianeta e gli animali, che su larga scala di noi se ne strafottono, si riprenderanno tutto.</p>
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		<title>Cronache da una pandemia, S01E12</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 18:41:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
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<p>Sembra una banalità, ma lo è meno di quello che sembri: mi mancano le piccole cose, i gesti che mi concedevo, i momenti che trovavo per caso, gli imprevisti trascurabili e le stupidaggini insormontabili. Non c&#8217;è nessuna consolazione nel fatto che ho sempre avuto l&#8217;acuta percezione delle decine di momenti perfetti, di bagliori improvvisi, di inciampi del pensiero che mi portavano via e mi lasciavano stordito e incosciente in un luogo della mente diverso da pochi attimi prima.</p>



<p>Prendi una cosa stupida e comune come guidare. Guidare di notte, con calma, nella dolcezza tiepida della notti di primavera, con tutta l&#8217;iconografia stereotipata che ho sempre alimentato consapevolmente, perché aggiunge gusto al gusto. Il finestrino abbassato con il braccio fuori, la musica che deve essere proprio quel brano, le luci della notte che stendono un manto lucido sulle auto. Quelle robe lì, che hai visto e vissuto mille volte ma ogni volta ti danno lo stesso piacere.</p>



<p>Non è nulla di che, non è nulla di importante di fronte alle tragedie che stiamo vivendo, e mi sento anche in colpa perché sono abbastanza fortunato da avere un giardino dove posso stare all&#8217;aperto: però. Vedermi negata uno cosa così innocente, così semplice, innocua, mi fa sentire strano, incompleto, vagamente vittima di un&#8217;ingiustizia. Che non c&#8217;è perché le circostanze non distinguono, non si accaniscono, non sanno neppure che io esista, le circostanze.</p>



<p>Ce ne sono mille di questi attimi che valgono poco singolarmente ma si raccolgono in uno sciame di esperienze che placa i pensieri ed il cuore. Comprare un pezzo di focaccia calda un sabato mattina e mangiarla appoggiato alla ringhiera del ponte lì vicino, con il calore del sole che ti scalda le spalle. Aspettare tua figlia all&#8217;uscita della scuola e vederla là in fondo che ti cerca con lo sguardo. Scambiare un&#8217;inutile cortesia con uno sconosciuto. Fermarti un secondo solo per sentire il profumo dei ciclamini. Rimanere in auto un po&#8217; di più per sentir finire una canzone.</p>



<p>Non dubito che arriverà un tempo in cui questi momenti mi verranno restituiti. Non sarà presto, temo, ma arriverà. Eppure avrò la sensazione di essere stato derubato. E non so da chi, e non so perché, e non c&#8217;è neppure la giustificazione del fatto che mi abbiamo rubato qualcosa di valore: quegli attimi lì non servono a nessuno, non esistono per nessuno se non per me. Non hanno valore.</p>



<p>Se non per me.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Cronache da una pandemia, S01E11</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2020 19:01:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono tempi strani e oggi voglio parlare di una cosa dolorosa e circolare che mi appesantisce il cuore, il fisico e l&#8217;umore. Questo brano immenso fa parte di un disco immenso e ci sono stati periodi della mia vita in cui diverse parti di esso mi hanno strappato di volta in volta il cervello, il [&#8230;]]]></description>
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<iframe title="Pink Floyd - Nobody Home (With Lyrics)" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/rQpTtYj52ts?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p>Sono tempi strani e oggi voglio parlare di una cosa dolorosa e circolare che mi appesantisce il cuore, il fisico e l&#8217;umore.</p>



<p>Questo brano immenso fa parte di un disco immenso e ci sono stati periodi della mia vita in cui diverse parti di esso mi hanno strappato di volta in volta il cervello, il cuore e le viscere e li hanno messi in un tritacarne.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>I&#8217;ve got wide, staring eyes</p><p>And I got a strong urge to fly</p><p>But I got nowhere to fly to</p></blockquote>



<p>C&#8217;è una frase in particolare che mi ha sempre comunicato l&#8217;angoscia, la tristezza e la stanchezza: &#8220;Got those swollen-hand blues&#8221;. La tristezza delle mani gonfie.</p>



<p>La tristezza delle mani gonfie. Quanta potenza in una sola frase. Il testo si riferisce a una malattia infantile di Roger Waters, che viene ripresa in &#8220;Comfortably Numb,&#8221; dove David Gilmour canta: &#8220;When I was a child, I had a fever, my hands felt just like two balloons.&#8221; &#8211; &#8220;Da bambino ho avuto la febbre e le mie mani mi sembravano due palloni&#8221;. Nel brano potrebbe riferirsi a inconvenienti dovuti ad abuso di droghe.</p>



<p>La tristezza delle mani gonfie. Me l&#8217;aveva fatta notare Paolo, tanti anni fa, e da allora ogni volta che mi hanno fatto male le mani mi è venuta in mente questa frase, e con lei Paolo, amico da sempre ma lontano negli ultimi 15 anni. E adesso Paolo è in un letto in terapia intensiva, colpito dal virus e le notizie non sono buone: sono giorni che è molto grave e non migliora. I vecchi amici di un tempo mi tengono aggiornato di tanto in tanto. E in questi giorni di forzata clausura, il lavoro pesante in giardino mi sta rovinando le mani, che arrivano doloranti a sera. E quindi io penso alla canzone come mi capita da sempre, e quindi a Paolo, e sono triste per lui e per l&#8217;angoscia che la canzone mi trasmette. Un cazzo di circolo vizioso.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>When I try to get through</p><p>On the telephone to you</p><p>There&#8217;ll be nobody home</p></blockquote>
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		<title>Cronache da una pandemia, S01E10</title>
		<link>https://andreabeggi.net/2020/04/04/cronache-da-una-pandemia-s01e10/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2020 22:22:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
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					<description><![CDATA[Le giornate cominciano ad assomigliarsi sempre di più: la mia routine è consolidata, e per ora non sto soffrendo più di tanto l&#8217;inattività forzata. Mi manca correre, mi manca davvero tantissimo; ho un giardino, è grande, vedo le persone che corrono nei loro appartamenti e dovrei sentirmi in colpa, dovrei approfittare dello spazio che ho. [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-drop-cap">Le giornate cominciano ad assomigliarsi sempre di più: la mia routine è consolidata, e per ora non sto soffrendo più di tanto l&#8217;inattività forzata. Mi manca correre, mi manca davvero tantissimo; ho un giardino, è grande, vedo le persone che corrono nei loro appartamenti e dovrei sentirmi in colpa, dovrei approfittare dello spazio che ho. Ma non lo faccio; ci ho riflettuto: non ci riesco. Ho un rapporto complicato con la corsa, non riesco a farne a meno, ma a volte mi pesa farla; mi piace, ma è una lotta continua con la pigrizia e con la fatica, ne ho un rispetto religioso e non riesco a contaminarla. Non è un caso che non mi piacciano trail, corse in salita, corse in discesa, corse a ostacoli, corse nei sacchi. L&#8217;unica mia &#8220;religione&#8221; è la corsa su strada asfaltata, in piano. Ho provato a pensare di correre in giardino: no.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://andreabeggi.net/wp-content/focaccia-1-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5887" srcset="https://andreabeggi.net/wp-content/focaccia-1-1024x1024.jpg 1024w, https://andreabeggi.net/wp-content/focaccia-1-300x300.jpg 300w, https://andreabeggi.net/wp-content/focaccia-1-150x150.jpg 150w, https://andreabeggi.net/wp-content/focaccia-1-768x768.jpg 768w, https://andreabeggi.net/wp-content/focaccia-1-1536x1536.jpg 1536w, https://andreabeggi.net/wp-content/focaccia-1-2048x2048.jpg 2048w, https://andreabeggi.net/wp-content/focaccia-1-144x144.jpg 144w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Siamo al punto che uscire è diventato una piccola festa: ogni volta assaporo lo spostamento e  guido lentamente lungo le strade senza traffico, cercando piccoli regali da farmi che consistono in quelle cose semplici ma preziose che non riesco a procurarmi stando in casa. Specificatamente &#8220;La Settimana Enigmistica&#8221; e una dose abbondante di focaccia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://andreabeggi.net/wp-content/sangue-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-5889" srcset="https://andreabeggi.net/wp-content/sangue-1024x1024.jpg 1024w, https://andreabeggi.net/wp-content/sangue-300x300.jpg 300w, https://andreabeggi.net/wp-content/sangue-150x150.jpg 150w, https://andreabeggi.net/wp-content/sangue-768x768.jpg 768w, https://andreabeggi.net/wp-content/sangue-1536x1536.jpg 1536w, https://andreabeggi.net/wp-content/sangue-2048x2048.jpg 2048w, https://andreabeggi.net/wp-content/sangue-144x144.jpg 144w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Ho passato decenni a dire &#8220;domani vado&#8221;, e ci è voluta una pandemia per farmi finalmente muovere per andare a donare il sangue. Ho fatto tutte le cose per bene per diventare un donatore regolare. Ho preso un appuntamento e tre giorni fa mi sono presentato al Centro Trasfusionale dell&#8217;Ospedale San Martino di Genova, accolto da persone gentilissime che hanno prelevato il mio sangue dopo un questionario e una intervista molto accurata.</p>



<p>Ho portato un po&#8217; di spesa a mia madre: nel portone c&#8217;era il biglietto nell&#8217;immagine in alto. Sono andato al supermercato e ho riempito il solito carrello per noi e per i genitori di mia moglie. In cassa, dopo di me, vecchiodimerda© con due litri di latte a lunga conservazione. Sono sempre meno tollerante verso l&#8217;egoismo degli anziani, specialmente nel frangente che stiamo vivendo. Ci possono essere svariati motivi per cui un ottantenne decida, oggi, di uscire per due litri di latte, ma ne sto vedendo troppi che passeggiano evidentemente sfaccendati, che fanno la spesa in due, che se ne sbattono della distanza di sicurezza. Anche basta. Per fortuna vedo anche segni di grande solidarietà: chi confeziona mascherine, chi raccoglie la spesa per le famiglie in difficoltà; la pizzeria sotto casa ha cominciato a offrire pizze a chi ne aveva bisogno, e spontaneamente la gente ha cominciato a lasciarle pagate per gli sconosciuti in difficoltà: la pizza &#8220;sospesa&#8221;. Sono bei segni.</p>
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		<title>Cronache da una pandemia, S01E09</title>
		<link>https://andreabeggi.net/2020/03/29/cronache-da-una-pandemia-s01e09/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2020 23:51:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono trascorsi alcuni giorni durante i quali ho lavorato, sono uscito, ho fatto un giorno di ferie. Dopo settimane, il lavoro da casa è la nuova normalità: le telefonate sono le stesse, le videoconferenze pressoché uguali, le pause caffè sono le stesse, salvo il fatto che la moka impiega più tempo della macchina in ufficio [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-drop-cap">Sono trascorsi alcuni giorni durante i quali ho lavorato, sono uscito, ho fatto un  giorno di ferie. Dopo settimane, il lavoro da casa è la nuova normalità: le telefonate sono le stesse, le videoconferenze pressoché uguali, le pause caffè sono le stesse, salvo il fatto che la moka impiega più tempo della macchina in ufficio o della scappata al bar sottostante. Quello che cambia è che lavoro in tuta, spettinato e con la barba lunga, quindi non accendo mai la webcam. Il mio è il lavoro di  Schrödinger: nel mese di marzo ci sono state disposizioni di fare almeno 8 giorni di ferie per me che ho tanti arretrati. Le ho segnate, ma diversi progetti non possono attendere e neppure perdere due giorni a settimana, così ho detto al capo del mio capo &#8220;Ne ho tante, sono tempi complicati per il lavoro: le segno ma lavoro lo stesso&#8221;. &#8220;No, non devi: le ferie sono sacre.&#8221; (Il CDMC è un tipo OK) &#8211; &#8220;Allora le faccio?&#8221; &#8211; &#8220;Eh, ma ci sono delle scadenze&#8221; &#8211; &#8220;Vedi tu, poi recuperi, non so.&#8221;. Al momento ho deciso che lavoro e mi prendo delle mezze giornate nei momenti di stanca, che non sono molti ma ce ne sono. Sotto le tre telefonate lo considero ferie. </p>



<p>Ho appena trovato questa frase che mi ha fatto riflettere:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La quarantena non è uguale per tutti: dipende dai metri quadri,<br />da balconi e terrazze,<br />dai computer disponibili per le  lezioni dei figli,<br />dagli abbonamenti streaming<br />e dalla capacità di tenere il frigo pieno non lavorando.<br />Ché persino ingannare il tempo a fare torte non è un lusso per tutti. </p></blockquote>



<p>Credo che sia molto vero; l&#8217;unica cosa che accomuna tutti è la paura di ammalarsi, quello che succede prima e dopo dipende da molti privilegi che spesso si danno per scontati.  Mi sento fortunato ad avere un giardino dove poter stare all&#8217;aperto, a poter lavorare in sicurezza, ad avere il lusso di ingannare il tempo facendo pizze e focacce. C&#8217;è il timore che la crisi sanitaria, economica, logistica e sociale ci trasformi, ci faccia peggiorare, ci renda ostili verso tutti. Per adesso, negli scarsi contatti che ho avuto con il mondo esterno, con i vicini e con gli amici, ho trovato tutto l&#8217;opposto: persone gentili, grate a chi è in prima linea a fare il proprio lavoro diventato improvvisamente pericoloso; non mi era mai successo nella vita che uno sconosciuto mi chiedesse come sto, e nell&#8217;ultimo mese mi è già successo due volte.</p>



<p>La seconda volta è stato stamane, c&#8217;era un tale che puliva le sterpaglie nella proprietà confinante con la mia. Gli ho chiesto se aveva intenzione di fare un orto: &#8220;No, è terreno di Bruno&#8221; (uno dei vicini) &#8220;Sono trent&#8217;anni che nessuno pulisce qui e gli faccio un piacere, oggi sono a casa.&#8221; Scambiamo due parole, e gli chiedo se lavora o se sta casa e basta. &#8220;Sono una guardia giurata, lavoro molto ultimamente. Solo nell&#8217;ultima settimana ho beccato sei topi d&#8217;appartamento. Ce ne sono moltissimi in questo periodo di case abbandonate. E nessuno mai parla del nostro lavoro, nessuno ci ringrazia per la protezione che offriamo.&#8221; Lo ringrazio io, per quel che poteva valere; e lui poi mi chiede &#8220;Lei come sta, comunque?&#8221;. Che impressione. Dopo 10 minuti gli ho portato dell&#8217;acqua. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://andreabeggi.net/wp-content/s-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-5877" srcset="https://andreabeggi.net/wp-content/s-1024x576.jpg 1024w, https://andreabeggi.net/wp-content/s-300x169.jpg 300w, https://andreabeggi.net/wp-content/s-768x432.jpg 768w, https://andreabeggi.net/wp-content/s-1536x864.jpg 1536w, https://andreabeggi.net/wp-content/s-2048x1152.jpg 2048w, https://andreabeggi.net/wp-content/s-705x397.jpg 705w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Lo steccato del vicino qui sopra</figcaption></figure>



<p>Mentre buttavo la spazzatura ho scambiato due parole con un tipo anziano che ha una specie di magazzino sulla strada; è un po&#8217; naive, si capisce che non ha studiato molto e deve aver avuto una vita un po&#8217; rock&#8217;n&#8217;roll, a giudicare dai vecchi tatuaggi brutti e stinti che ha su mani e avambracci. Ha appeso bandiere e cartelli e mi racconta che secondo lui ce la faremo, alla faccia di &#8220;quelli che c&#8217;hanno messo &#8216;sto virus&#8221;.</p>



<p>Le uscite sono sempre per le solite cose: la spesa e/o vedere mia madre. Le code per entrare al supermercato sono lunghe, ma le prendo con filosofia. Per ora qui si trova tutto tranne alcool denaturato, mascherine e gel disinfettante. Ho fatto una breve uscita con Chuby, sentendomi in colpa perché non ne ha veramente bisogno, con tutto il giardino a disposizione. Ma camminare mi distende e lenisce leggermente la sofferenza di non correre. </p>
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		<title>Cronache da una pandemia, S01E08</title>
		<link>https://andreabeggi.net/2020/03/23/cronache-da-una-pandemia-s01e08/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2020 18:55:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi grande botta di vita: sono uscito ben due volte, bioterrorista che non sono altro. Spesa fatta in tarda mattinata con poca gente in coda e, botta di fortuna, farmacia vuota alle 12:45. Il resto della giornata è lavoro, telefonate, videocall, condivisione di fogli Excel. Prima di cena una rapida puntata dal fruttivendolo per ritirare [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-drop-cap">Oggi grande botta di vita: sono uscito ben due volte, bioterrorista che non sono altro.  Spesa fatta in tarda mattinata con poca gente in coda e, botta di fortuna, farmacia vuota alle 12:45. Il resto della giornata è lavoro, telefonate, videocall, condivisione di fogli Excel. Prima di cena una rapida puntata dal fruttivendolo per ritirare la spesa ordinata al telefono.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://farm6.static.flickr.com/5252/5520342218_9c9a5f3549.jpg" alt=""/></figure></div>



<p>È già arrivata una nuova definizione della prossemica: le distanze che ci separano dal resto del mondo sono cresciute parecchio e all&#8217;invasione del tuo nuovo e ampliato spazio personale, reagisci come a una scortesia se non addirittura come a un&#8217;intrusione. Mi pare di capire che queste nuove distanze non sono ancora uguali per tutti, e le persone si scambiano occhiate tra il preoccupato e il sorpreso quando si incrociano. Immagino che gli psicologi del comportamento stiano scrivendo come pazzi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://i.gifer.com/4hQ1.gif" alt="Risultato immagini per we live toghether we die alone"/></figure></div>



<p>Sono due giorni che sono ostaggio di un singolo, triste, pensiero: in tutto questo marasma le persone muoiono da sole.  La paura della morte, affrontata da soli senza poter vedere per un&#8217;ultima volta i propri cari: uno strazio che si aggiunge allo strazio. Che travolge anche le persone che rimangono, a cui viene negato l&#8217;ultimo contatto, a cui manca la possibilità di elaborare il lutto con una cerimonia di addio. Questa pandemia ci sta imponendo un prezzo molto caro e non sappiamo ancora che cicatrici lascerà. </p>
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		<title>Cronache da una pandemia, S01E07</title>
		<link>https://andreabeggi.net/2020/03/21/cronache-da-una-pandemia-s01e07/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2020 16:42:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi grande lusso: sono uscito per andare a trovare mia madre e portarle un po&#8217; di spesa. Durante il tragitto mi sono fermato ad acquistare alcuni generi di necessità: carta igienica, clementine, La Settimana Enigmistica, una motosega (true story). L&#8217;assenza di traffico, i negozi chiusi, Corso De Stefanis senza il mercato, le tre auto della [&#8230;]]]></description>
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<p>Oggi grande lusso: sono uscito per andare a trovare mia madre e portarle un po&#8217; di spesa. Durante il tragitto mi sono fermato ad acquistare alcuni generi di necessità: carta igienica, clementine, La Settimana Enigmistica, una motosega (true story).</p>



<p>L&#8217;assenza di traffico, i negozi chiusi, Corso De Stefanis senza il mercato, le tre auto della Polizia: tutte cose che rendono il sabato mattina un&#8217;esperienza surreale.</p>



<p>Mente le strade sono vuote e i pochi automobilisti sono gentilissimi, i marciapiedi sono pieni di gente, prevalentemente VecchiDemme&#8217;, spesso con l&#8217;aggravante di girare in coppia e quasi tutti con un sacchetto della spesa rigorosamente minuscolo. Cosa gli dice la zucca, io boh.</p>



<p>Ma torniamo a bomba: la motosega. La permanenza forzata in casa ha fatto sì che la mia attività in giardino crescesse esponenzialmente e alla fine ho deciso di comprare una motosega; ne avevo già una elettrica, ma non è assolutamente la stessa cosa. Sono quasi felice perché è una cosa che desideravo possedere da quando ho 10 anni; ho preso la più piccola, ma fa un casino assolutamente soddisfacente, e il fatto che tagli bene la legna è secondario.</p>



<p>Purtroppo il peggior effetto collaterale dell&#8217;uso della motosega è il dover trasportare quintali di legna tagliata e poi riporla; per adesso l&#8217;ho scaricata davanti al forno, domani vedrò di metterla in ordine.</p>



<p>Le cose vanno avanti, mi tengo occupato con il lavoro e con le cose da fare in giardino e per ora le giornate passano bene. La sedicenne di casa comincia ad accusare la clausura e sfoggia musi lunghissimi e atteggiamento rassegnato, e la sua mano destra è ormai indissolubilmente fusa con il cellulare. Le ho detto che tra un paio di giorni arriva Disney+, ed era sollevata perché credo abbia già praticamente finito Netflix. </p>



<p>A presto, state sani.   </p>
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		<title>pandemic</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 09:34:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
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					<description><![CDATA[19 marzo 2021 Nella mia uscita quindicinale di turno per buttare la spazzatura ho trovato un piccolo tesoro: questi pezzi di carta sono vecchie autocertificazioni che risalgono a un anno fa, prima dei Provvedimenti, quando ancora si trovava la carta; hanno ancora un lato bianco che posso usare per scrivere queste note. In quel periodo [&#8230;]]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading"><em><strong>19 marzo 2021</strong></em></h2>



<p>Nella mia uscita quindicinale di turno per buttare la spazzatura ho trovato un piccolo tesoro: questi pezzi di carta sono vecchie autocertificazioni che risalgono a un anno fa, prima dei Provvedimenti, quando ancora si trovava la carta; hanno ancora un lato bianco che posso usare per scrivere queste note. In quel periodo si poteva ancora sprecare, chissà chi l&#8217;ha buttata: probabilmente qualche vecchio con la febbre alta che non hanno ancora trovato e rimosso.</p>



<p>Scrivo per lasciare qualcosa a mia sorella: un ricordo di me se non dovessi farcela, e per lasciare almeno una traccia della della mia esistenza.</p>



<p>Oggi è una buona giornata, la corrente elettrica c’è stata per tutta la mattina e ci hanno dato quasi due ore di internet verso sera.</p>



<p>Naturalmente una buona mezz’ora se n&#8217;è andata per lo streaming a siti unificati del DPCM giornaliero e per la relazione del Nuovo Ordine Della Protezione Civile, ma dopo sono riuscito a vedere una puntata della prima stagione di Boris, e a 240P il buffering non si vedeva quasi. Naturalmente per guardare a risoluzione così bassa devo usare il telefono, perché il 50 pollici sarebbe inutilizzabile, ma tanto non c’è energia elettrica la sera, quindi&#8230; <br /></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2 class="wp-block-heading"><em><strong>25 marzo 2021</strong></em></h2>



<p>Stamattina è arrivata la VirusPol sotto casa e tutti sono usciti sui balconi per guardare: ci hanno intimato con un megafono di rientrare in casa e, attraverso gli scuri della finestra, sono riuscito a vedere mentre portavano via qualcuno con le loro uniformi HAZMAT viola e i caschi con la visiera a specchio. I parenti sono usciti urlando, ci sono state collutazioni, gli agenti hanno estratto i taser e hanno tramortito la Sig. ra Mancini, quella del quarto piano. Probabilmente era suo marito quello che stavano portando via.</p>



<p>Delle persone rimosse dalla VirusPol non si sa più nulla, qualcuno dice che li curano, altri che li mettono in un ospedale da campo e li lasciano morire. I complottisti sostengono che vengano trasformati in cibo per cani e gatti &#8212; quei pochi che rimangono &#8212; che viene rivenduto ai più ricchi.</p>



<p>A causa della difficoltà a trovare il cibo, chi aveva un animale domestico ha cercato di sbarazzarsene come poteva, e adesso le strade sono piene di cani randagi in cerca di cibo e gatti ammalati che frugano nella spazzatura. A volte qualcuno viene attaccato da un branco rabbioso e passa un brutto quarto d’ora.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2 class="wp-block-heading"><em><strong>15 aprile 2021</strong></em></h2>



<p>Finalmente oggi è il nostro turno per andare a prendere il cibo. Funziona così: il Nuovo Ordine Della Protezione Civile, che ora gode di poteri straordinari, sa quante persone vivono in ciascun nucleo familiare, e fa preparare dalle catene di distribuzione alimentare un pacco per ogni famiglia che contiene viveri quasi sufficienti per arrivare al mese successivo.</p>



<p>Un solo componente della famiglia è autorizzato ad andare nel punto di distribuzione a ritirare il pacco e le confezioni sono tutte uguali, non c’è distinzione tra onnivori, vegetariani o vegani. Gli allergici vengono presi in considerazione, ma devono avere un certificato medico rinnovato ogni mese, e pochi ormai hanno il coraggio di presentarsi davanti ad un medico.</p>



<p>All&#8217;ingresso degli studi medici e di qualunque ufficio pubblico si viene sottoposti a tampone e quarantenati per i trenta minuti necessari ad avere il risultato; i positivi non tornano neppure a casa, passa direttamente la VirusPol e li porta via, è successo la settimana scorsa alla suocera del Sig. Lolli del terzo piano. Era andata dal medico per una gastrite e da allora nessuno ha più notizie di lei.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2 class="wp-block-heading"><em><strong>2 maggio 2021</strong></em></h2>



<p>Sono passati quindici giorni dall&#8217;ultima volta e stasera sono potuto uscire a buttare la spazzatura. Il piantone che staziona nel portone ha guardato i miei documenti e mi ha controllato la temperatura, poi ha lasciato che uscissi per raggiungere i cassonetti, distanti circa duecento metri lungo la strada.</p>



<p>Il traffico è ormai un ricordo che sembra quasi finto come un sogno, il carburante è strettamente riservato alle ambulanze della VirusPol, ai pompieri e a pochi altri enti. Tutti girano a piedi e non serve neppure la bicicletta perché le uniche occasioni per uscire sono praticamente solo per ritirare il pacco alimentare e buttare la spazzatura, e in bici non si riesce a portare carichi pesanti.</p>



<p>Avvicinandomi ai cassonetti intravedo alla fine del viale le barriere di filo spinato: è da febbraio del 2020 che non esco dal mio quartiere, chissà come sarà bello andare a vedere il mare quando tutto questo sarà finito.</p>



<p>Durante una delle ultime Relazioni del Nuovo Ordine Della Protezione Civile hanno detto che il picco mondiale sta per passare, che il numero dei morti sta rallentando e, se perseveriamo, in un paio d’anni ne saremo fuori.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><em><strong>1 marzo 2022</strong></em></h2>



<p>Sono passati due anni dall&#8217;inizio dei Provvedimenti, ma sembrano dieci. Nessuno parla più di com&#8217;era prima, anzi nessuno parla più perché dicono che è rischioso: si potrebbe trasmettere qualcosa ed è meglio limitare al minimo le comunicazioni interpersonali.</p>



<p>Oggi sono uscito per ritirare il pacco alimentare; spero che questo mese il cibo sia un po’ meglio perché nell’ultimo c’erano cose che non si capiva bene cosa fossero. Delle pappette grigie inodori e&nbsp; insapori, e l’unica indicazione sulla confezione erano i nutrition facts con le calorie e le porzioni.</p>



<p>Ho visto un AnarcoRunner! Non credevo che gli AR esistessero davvero, invece c’è qualcuno che ha il coraggio di  sfidare il Nuovo Ordine Della Protezione Civile. Da quando il governo è “on hold”, come dicono loro, il NODPC ha i pieni poteri e controlla la vita di tutti tramite la VirusPol, che ormai gira con i blindati antisommossa dipinti di bianco. Dicono che gli AnarcoRunner escano la sera per correre e con questo atto simbolico rivendichino il diritto a una libertà sacrificata per il bene comune. La gente dai balconi li insulta, chiama il 1500 per denunciarli, ma difficilmente vengono catturati: non si sa come facciano ma comunicano tramite certi siti sul Forbidden Web dai nomi sinistri come Endomondo, Strava, Runkeeper.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><em><strong>15 settembre 2022</strong></em></h2>



<p>Negli ultimi due mesi abbiamo perso i nostri genitori; mio padre è andato alla posta per ritirare una raccomandata e non è più tornato, mia madre ha avuto un po’ di tosse e qualche vicino di casa deve averla denunciata al 1500; la VirusPol si è presentata alla porta alle sei del mattino e l’ha trascinata via legata a una barella. Non abbiamo più notizie di loro, siamo rimasti io e mia sorella.</p>



<p>Nelle strade hanno installato ovunque i rilevatori di temperatura ad infrarossi, quindi si viene costantemente monitorati appena si esce di casa e chi ha la febbre finisce catturato dalla VirusPol. Nel DPCM di stasera, che non si chiama così perché non esiste più un governo, hanno detto che le nuove misure prevedono una distanza minima di tre metri tra le persone, e i trasgressori verranno ricoverati.</p>



<p>Nel breve notiziario, dopo le relazioni sul numero di nuovi contagi e quello dei deceduti, c&#8217;erano le notizie di economia: forse entro un anno si potranno riaprire le borse. Non davano notizie di economia da quando Zoom ha acquisito quello che restava di Apple, forse è un bel segno.</p>



<p>E le consegne a casa stanno addirittura migliorando da quando Amazon ha comprato il Venezuela per farne un polo logistico mondiale e il Consorzio Dei Corrieri Riuniti ha avuto il permesso di dichiararsi impero sovranazionale e battere moneta.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><em><strong>3 Febbraio 2023</strong></em></h2>



<p>Sono rimasto da solo. Mia sorella si è ammalata, non so neppure come, ed è sparita da due giorni. Siamo rimasti in quattro in tutto il palazzo, dalla finestra si vede sempre meno gente e da giorni non si sentono le sirene della VirusPol.</p>



<p>L’ultima volta che ha funzionato internet il NODPC ha detto che le cose stavano migliorando, dopo quasi tre anni.</p>



<p>Sono contento che questo incubo stia per finire presto; peccato per il mal di gola che mi è venuto da ieri, ma sono sicuro che non sarà nulla di grave.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><em><strong>4 febbraio 2023</strong></em></h2>



<p>Erano giorni che non sentivo le sirene della VirusPol, chissà chi prenderanno questa vo</p>
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		<title>Cronache da una pandemia, S01E06</title>
		<link>https://andreabeggi.net/2020/03/19/cronache-da-una-pandemia-s01e06/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 17:39:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[Ieri non ho scritto nulla ma, davvero, non c&#8217;era praticamente nulla da dire. Oggi solite call di lavoro per un progetto dove servono più di tutto competenze che non ho; nello specifico psicologia e diplomazia. Lo smart working per ora è identico al dumb working, solo più comodo perché lo fai dal divano o dal [&#8230;]]]></description>
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<p>Ieri non ho scritto nulla ma, davvero, non c&#8217;era praticamente nulla da dire.</p>



<p>Oggi solite call di lavoro per un progetto dove servono più di tutto competenze che non ho; nello specifico psicologia e diplomazia. Lo smart working per ora è identico al dumb working, solo più comodo perché lo fai dal divano o dal giardino.</p>



<p>A pranzo graditissima pausa a base di pizza autoctona cotta nel forno a legna; io mi sono limitato a pulire la cenere e c&#8217;è stato chi ha fatto tutto il resto: era particolarmente buona.</p>



<p>Sul fronte bricolage ho finalmente terminato il Tavolo Brutto© e ho installato un faretto a LED con rilevatore di presenza che illumina la strada appena fuori casa, cosa che volevo fare da tempo immemore.</p>



<p>Segni che sei confinato in casa durante una pandemia:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Ordini su Amazon anche le cose che normalmente compreresti sotto casa;</li><li>Il corriere ti chiama urlando il tuo nome di battesimo  al di là del cancello.</li></ul>



<p>A questo proposito c&#8217;è da dire che i corrieri, intesi come le persone che fisicamente recapitano i pacchi, sono i nuovi eroi di questo periodo. Devo ammettere che mi pento di averne spesso pensato male, mi ricredo e li applaudo per il servizio che stanno facendo. Mi verrebbe voglia di offrire loro un caffè, un bicchiere d&#8217;acqua, qualcosa, ma so che sono sempre di fretta e non ci provo neppure. Li ringrazio e mi offro di andare a ritirare i pacchi all&#8217;inizio della strada non carrabile che porta a casa mia, per non farli camminare.</p>



<p>Leggo cose sempre più preoccupanti sulla pandemia e ogni giorno ho una tacca di preoccupazione in più. Devo organizzarmi per non farmi sopraffare dalle cose che non posso controllare. Comincio a chiamare persone, amici, che non sentivo da tempo perché è giusto farlo e non è scontato pensare che avrò sempre il tempo per farlo.</p>
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		<title>Cronache da una pandemia, S01E05</title>
		<link>https://andreabeggi.net/2020/03/17/cronache-da-una-pandemia-s01e05/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2020 19:51:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi il cielo ci ha regalato un&#8217;altra splendida giornata di primavera precoce e una temperatura che è una tragica beffa per chi deve rimanere chiuso in casa. Stamattina le consuete confcall di lavoro che, per ora, non accenna a diminuire benché gli strumenti di videoconferenza comincino a risentire della botta di traffico aggiuntivo: sono un [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-drop-cap">Oggi il cielo ci ha regalato un&#8217;altra splendida giornata di primavera precoce e una temperatura che è una tragica beffa per chi deve rimanere chiuso in casa. </p>



<p>Stamattina le consuete confcall di lavoro che, per ora, non accenna a diminuire benché gli strumenti di videoconferenza comincino a risentire della botta di traffico aggiuntivo: sono un paio di giorni che Microsoft Teams e Cisco WebEx Meeting funzionano un po&#8217; a strappi e se dovessero cedere sarebbe un&#8217;ulteriore complicazione.</p>



<p>A metà mattinata ho compilato la mi autodichiarazione e sono uscito per un po&#8217; di spesa: primo stop al supermercato. Esco dal parcheggio sotterraneo, prendo un carrello e mi metto in coda fuori; sono distratto, ho la musica in cuffia e sono determinato a prenderla con calma godendo del tepore primaverile. La mia svagatezza fa sì che io non mi renda bene conto da subito di dove inizi la coda, che fa ben due curve a 90 gradi, e mi inserisca in modo da tagliare una decina di persone.  Ho le cuffie, guardo altrove, non sento i rumori esterni; appena la coda inizia a muoversi, mi accorgo che le persone mi parlano e mi guardano accigliate. Mi scuffio, dichiaro che  non mi ero reso bene conto di cosa stessi facendo, mi sposto in fondo alla fila, ma ormai è troppo tardi. Tutta la responsabilità di tutti i disagi delle persone che sono in coda è mia, mia la responsabilità della pandemia, anzi ne sono l&#8217;untore apparentemente sano, il paziente zero mai trovato, lo scienziato pazzo del remoto laboratorio cinese a cui la situazione è sfuggita di mano. Vengo processato sommariamente, linciato, lapidato, spogliato, cosparso di pece e piume e scortato fuori del quartiere a cavallo di un tronco; a capo dei vigilantes un pensionato con la sciarpa della Sampdoria portata a mo&#8217; di mascherina (true story) e una casalinga di mezz&#8217;età che risente pesantemente della chiusura dei parrucchieri. In qualche modo sopravvivo, riesco fare la spesa, passare dal Bancomat, dal fruttivendolo e dal panificio, prima di arrivare finalmente a casa.</p>



<p>Pranzo al volo e pomeriggio di lavoro intenso; tardo pomeriggio dedicato al bricolage lavorando al mio Tavolo Brutto©. </p>



<p>Oggi è una specie di milestone nel decorso di questo disastro: ho saputo che il mio amico Paolo, che conosco dagli &#8217;80 ma non vedevo da anni, ha contratto il virus ed è intubato in terapia intensiva. Ha due figlie, non ha altre patologie e ha 5 o 6 anni meno di me: improvvisamente la mia paura è salita di un livello. Vi lascio con questa nota triste, ma non si può sempre essere positivi su tutto. A domani, forse.</p>
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		<title>Cronache da una pandemia, S01E04</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 21:24:18 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
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<p class="has-drop-cap">Oggi è lunedì, giornata normale di lavoro con telefonate, conf call, redazione documenti: solite cose; solo che è quasi una settimana che sono a casa e ormai ho il culo a forma di divano. Con la scusa che ci vedo poco continuo a utilizzare il 49 pollici come schermo secondario, ed è un bel lavorare; aggiungiamoci che sono svaccato sul divano con i piedi sul tavolino ed il quadro del Lavoratore Pigro© è completo.</p>



<p>Sono stato occupato tutta la mattina, ho pranzato velocemente poi di nuovo al lavoro fino a metà giornata, alla pausa caffè. In un impeto di avventura sono uscito a buttare la rumenta sotto un cielo fantastico, di quelli che Genova ti regala improvvisamente a primavera. Qualche telefonata ha poi chiuso lentamente la giornata lavorativa.</p>



<p>Ormai è chiaro fino a tardi e stare a casa mi fa venire voglia di far cose: nel tardo pomeriggio ho cominciato a fare un piccolo banco da lavoro senza averlo deciso prima, senza fare un progetto, senza neppure guardare un tutorial su YouTube: avevo del materiale, delle viti, delle staffe, un avvitatore e non ho avuto paura di usarli.</p>



<p>Conoscete la storiella del tipo che ha un tavolo con una gamba che balla e comincia a tagliare del pezzettini da ognuna per cercare di rimediare e poi si ritrova con un tavolo alto 20 cm? Sono su quella strada lì, ma per fortuna mi sono fermato in tempo; faccio mente locale e domani cerco una strategia migliore, magari uso la pialla. Mi manca ancora qualcosa per stabilizzare un po&#8217; e sto pensando di mettere delle croci di filo di ferro in tensione che irrigidiscano la struttura: praticamente Renzo Piano mi fa un baffo.</p>



<p>Non devo neppure faticare per seguire l&#8217;andamento della pandemia perché Nives è costantemente aggiornata da fonti ufficiali e ufficiose e lungo il corso della giornata mi tiene informato, specie in relazione alla logistica ospedaliera, che è in grande affanno.</p>



<p>Sto aspettando una brutta giornata per fare due passi con il cane sui sentieri qui dietro, vediamo come va. Per oggi è tutto, a domani se mi ricordo di scrivere.</p>
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		<title>Cronache da una pandemia, S01E03</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2020 20:29:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi avvicino alla settimana di lockdown, oggi è domenica ma solo perché non ho lavorato sul divano, tra fogli Excel, documenti di Word e videocall. È stata una giornata di sole tiepido e cielo terso, abbiamo rinunciato a una passeggiata con il cane perché temevamo, a ragione, che il sentiero sull&#8217;acquedotto fosse frequentato da altri; [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-drop-cap">Mi avvicino alla settimana di lockdown, oggi è domenica ma solo perché non ho lavorato sul divano, tra fogli Excel, documenti di Word e videocall.</p>



<p>È stata una giornata di sole tiepido e cielo terso, abbiamo rinunciato a una passeggiata con il cane perché temevamo, a ragione, che il sentiero sull&#8217;acquedotto fosse frequentato da altri; andremo in settimana e solo se farà brutto tempo. Ma tanto Chuby è contenta lo stesso: siamo tutti  a casa con lei e la coccoliamo continuamente. </p>



<p>Stamattina ho costruito un mobiletto per la saletta, per nascondere la borchia della fibra Fastweb (ieri ho steso 15 metri di cavo in fibra ottica per spostare il router in un posto più defilato) poi ho riordinato la zona utensili e ho lavorato in giardino. Sono riuscito a rompere la biotrituratrice con un mese di vita, se tutto questo finirà dovrò portarla in assistenza. Ho smesso a metà pomeriggio con un mal di schiena lancinante, che per fortuna ora è sparito. In serata ho lavoricchiato, ma poco.</p>



<p>Sono sempre un po&#8217; &#8220;sospeso&#8221;, ma la preoccupazione cresce ogni giorno di più: come finirà? Quando finirà? Quante persone moriranno? L&#8217;emergenza economica mi spaventa quasi quanto quella sanitaria, le aziende rallentano, l&#8217;economia stagna, è tutto incerto e il lavoro delle persone è a rischio, e io non ho neppure delle patate piantate in giardino. Dovrei prendere qualche gallina? Una capra? Boh.</p>



<p>Ma alla  fine non mi annoio, ho tante cosa da fare in casa e per ora la mole di lavoro è abbastanza costante. Vivo alla giornata. A domani.</p>
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		<title>Cronache da una pandemia, S01E02</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2020 18:31:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
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					<description><![CDATA[Stanotte ho dormito, fin troppo. Alle 9 sono uscito per andare a correre; ho scelto sempre la parte più remota dell&#8217;antico acquedotto dove ho corso poco, circa 6 chilometri, ma mi sono rilassato e mi è passato il mal di schiena da troppo dormire. Ho incontrato due coppie di mezza età a passeggio, saluti imbarazzati, [&#8230;]]]></description>
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<p class="has-drop-cap">Stanotte ho dormito, fin troppo. Alle 9 sono uscito per andare a correre; ho scelto sempre la parte più remota dell&#8217;antico acquedotto dove ho corso poco, circa 6 chilometri, ma mi sono rilassato e mi è passato il mal di schiena da troppo dormire.</p>



<p>Ho incontrato due coppie di mezza età a passeggio, saluti imbarazzati, incroci il più possibile a distanza e via ciascuno per la sua strada. Tornato a casa ho fatto un po&#8217; di colazione prima della doccia e poi sono uscito con Nives per una passeggiata con il cane, sempre sullo stesso tratto. Mia moglie era in casa da più di una settimana e aveva bisogno di sgranchire le gambe. Incontrata ragazza con cane, nulla da segnalare.</p>



<p>La giornata è passata tra pisolino sul divano e lavoro in cantina, dove sto ripulendo e riordinando il laboratorio; sono circa a un quarto del lavoro. </p>



<p>Beatrice si annoia, studia, legge, vive con il telefono in mano e guarda Netflix. Nives studia e si aggiorna continuamente sul progredire della situazione, sia globalmente che localmente.</p>



<p>Continuo a essere &#8220;comfortably numb&#8221; a proposito della pandemia; stare in casa non mi pesa, ho cose da fare.  Sembra che i casi stiano aumentando anche in altri paesi d&#8217;Europa che sono qualche giorno più indietro rispetto a noi sulla curva del contagio. Negli Stati Uniti cominciano a rendersi conto che non è uno scherzo, mentre l&#8217;Africa sembra largamente risparmiata per ora.</p>



<p>Stasera cena, film o telefilm, poi qualche video di cantieri su YouTube (the new umarell), poi a dormire quando cade la palpebra sul divano.</p>



<p>Vedremo domani.</p>
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