<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:blogger='http://schemas.google.com/blogger/2008' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397</id><updated>2024-09-25T04:34:10.123+01:00</updated><category term="racconti"/><category term="massi"/><category term="I Ciechi"/><category term="bruno"/><category term="di notte"/><category term="filsero"/><category term="Daniel Bloom"/><category term="discussioni"/><category term="tecniche narrative"/><category term="Enza P"/><category term="Enzo Fileno Carabba"/><category term="di*maremma*e*di*bugie"/><category term="alice"/><category term="ChiaraG"/><category term="mila"/><category term="MatildeGatta"/><category term="manifesto"/><category term="racconto"/><category term="silvia"/><category term="sonia"/><category term="valeria"/><title type='text'>apprendisti</title><subtitle type='html'>Racconti all&#39;ombra dei ciliegi.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/posts/full'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/full'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/full?start-index=26&amp;max-results=25'/><author><name>filsero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00869594457002745962</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>79</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6862012136420010377</id><published>2010-11-26T14:27:00.003+01:00</published><updated>2010-11-26T14:32:47.839+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="bruno"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>Una notte di un’estate calda in una sola frase a Milano negli anni settanta, un ragazzo.</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgLVPn9Tm4zZYhg9D8vAFygG67Hi0fyYSBLNNKLc_Ozy9MRQYF2xtLTzkI37azy4LStExhRqDnnq3UBmAL28ubgq4hezC-sgnoOKyNTR8pyeodb6QSglsaRpdHcymHZqHsIIdA8XFtVV08/s1600/normal_West%252520Mitten%252C%252520Monument%252520Valley%252C%252520Arizona.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 150px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgLVPn9Tm4zZYhg9D8vAFygG67Hi0fyYSBLNNKLc_Ozy9MRQYF2xtLTzkI37azy4LStExhRqDnnq3UBmAL28ubgq4hezC-sgnoOKyNTR8pyeodb6QSglsaRpdHcymHZqHsIIdA8XFtVV08/s200/normal_West%252520Mitten%252C%252520Monument%252520Valley%252C%252520Arizona.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot;id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5543849630582892898&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Se c’è un lusso a non aver fratelli è una stanza tutta per sé, che poi era il mondo avventuroso oltre le quattro mura sempre pronto ad accoglierlo appena entrato per la porta laccata bianca su cui era appeso l’orso di pezza, come impiccato, ma vigile guardiano delle sue cose, confidente anche, talvolta supervisore dallo sguardo di plastica luccicante che si intuiva anche al buio della notte di poco rischiarata dalle luci della strada che si affacciavano in quell’estate calda che costringeva a lasciare aperti i vetri per far entrare un po’ di fresco accompagnato da quei rumori strani che proponevano le strade attorno con voci irruenti o discrete ad interrompere e accompagnare i sogni, sterzandone il corso, agitandoli,  fornendo argomenti per scene di disarmante semplicità o storie surreali, come i filmeschi scontri di indiani rapidi a cavallo lungo luminose distese di polvere secca fra montagne di pietra rossa al tramonto &lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt; e sparuti gruppi di  case di legno solcate da strade di terra, qualche mucca, il saloon con i battenti che ancora  si muovono cigolando come il tram di fuori, dentro il locale si intuiscono molte persone che ballano al suono della musica del bar all’angolo, un pianista, varie donnine dagli abiti gonfi e fruscianti, ai tavoli i giocatori di poker, avventori al bancone bevono il liquido ambrato che uno sporco sole rosso forma dentro il vetro grezzo e opaco, pulito velocemente con il solito straccio che l’uomo dietro il bancone tiene appoggiato sull’avambraccio e che usa anche per scacciare le mosche e per asciugarsi il sudore dal collo perché è proprio un’estate calda, comunque caldo che sia o meno, senza decisione ma nemmeno paura, con un balzo a piè pari atterra lo straniero sopra gli scalini legnosi e consumati fra la strada e i battenti ora immobili e posa le mani sopra di questi per spingerli ed entrare accompagnato dalla luce orizzontale del sole che sempre di più muore, una volta dentro indugia per farsi vedere, avanza lento e deciso due passi dopo due passi ritmati dagli stivali dal tacco pesante lungo le assi un poco imbarcate e scricchiolanti che portano al banco in fondo fra i tavoli dove i pistoleros seduti fanno silenzio e lo guardano, anche quelli di spalle girano la testa per vedere chi è colui che da quelle parti forse non ha messo mai piede, ma la cui faccia tutti hanno vista appesa nell’ufficio dello sceriffo con sotto una cifra dai tanti zeri, ed i passi da due si fanno quattro per diventare cinque e poi fermarsi perché il banco è a portata di gomiti, si toglie dalla testa il cappello dalla larga tesa, lo appoggia rovescio per fargli prendere aria ed asciugarne i bordi scuri intrisi di sudore, il tutto sempre in un silenzio irreale interrotto dal solo cigolio dei battenti che continuano ad oscillare ogni tanto al suono del nuovo tram che viene da fuori attraverso la finestra aperta: “il solito”, come il solito se mai era stato lì dentro? Ma è la frase giusta da dire in un posto come questo ed il barista, che deve averne viste lui, non si scompiglia e piglia scegliendolo con cura un bicchiere ancora bagnato con la testa all’ingiù fra gli altri bicchieri tutti uguali, lo asciuga col solito straccio formando più aloni che altro e lo pone sotto lo sguardo di lui che punta verso il basso perché si può permettere di badare a se stesso senza paura di chiunque possa mai stare lì dentro, dalla bottiglia ambrata, quasi vuota, tutto il liquido si ritrova in quel bicchiere: “non è giornata per bere quest’alcol dal sapore di piscio, aprine una nuova, questo ti può convincere” e tiene fra l’indice ed il medio una moneta comparsa dal nulla, magico prestigiatore, e con un guizzo delle dita il disco di metallo sobbalza, cade sul bancone e rotea, prima forte e poi con l’andatura di un ubriaco perso, per fermarsi come per miracolo in piedi, e il silenzio, sembra impossibile, diventa ancora più forte perché la moneta così ferma pare abbia bloccato anche il tempo, ma è solo un attimo e questa scompare fra le mani del barista che già ha preso una bottiglia nuova per aprirla con una dimestichezza allenata e mentre versa un altro bicchiere si spande l’odore di quel liquido forte, uso a starsene chiuso e libero ora di andarsene cavalcando l’aria pesante e rapito di un poco dalle narici del forestiero che prende il bicchiere con entrambe le mani e butta giù tutto in un solo gesto come fosse una scodella di latte la mattina quando mamma ha preparato la colazione, biscotti e marmellata, poi si gira e poggia i gomiti all’indietro sul bancone per guardare dritto in viso l’uomo che è venuto a trovare quel pomeriggio sul tardi, ma il sole finalmente s’è andato a nascondersi dietro la collina e tutto diventa scuro rischiarato da qualche semplice lume già acceso lungo le pareti e su qualche tavolo senza metodo, dall’altro lato della sala si alza come chiamato un tale che solo ora entra in scena, fa scivolare indietro la sedia con il rumore di un portone che si chiude qualche palazzo più in là, tiene le mani poggiate su due pistole luccicanti con il calcio in madreperla lungo la cintura grossa e pesante circondata da pallottole appese che formano una corona ad indicare che lui è il re di quella terra desolata e sanzadio, nessuna mossa dallo straniero: “Versane altri due”, ma del barista, prestigiatore anche lui, non c’è più traccia e sono spariti tutti salvo quei due, comprese le ballerine che comunque da un pezzo non ballano più, così il pianista non fa più musica perché il bar all’angolo ha chiuso, allora lo straniero prende due bicchieri e la bottiglia e muove lento altri due passi verso il re, questi s’avvicina pure lui, solo un tavolo li separa, si siedono entrambi, la bottiglia viene posata in mezzo e i due bicchieri a portata di mano e riempiti fino all’orlo e oltre senza grazia con un solo movimento da uno all’altro formando fra questi una scia scura di alcol lungo il tavolo abituato a bere pure lui, c’è un mazzo di carte, lo straniero lo prende e mescola, il re allenta la presa alle pistole, poi prende il suo bicchiere attento a non farlo sgocciolare che se sporca non vuole trovarsi a pulire, perché chi sporca pulisce, la mamma lo dice sempre e lo straniero divide il mazzo esattamente a metà ed una di queste la offre all’altro perché inizi la più importante partita di rubamazzo che il west abbia mai visto neppure al cinema, una partita che dura un’eternità, con vicende alterne, mosse dal destino delle carte ignote, gocce di sudore scivolano lungo la fronte ed il collo di entrambi e pure sul cuscino, ma l’attenzione non s’interrompe mai perché il gioco è avvincente, lo straniero, il re e l’orso di pezza fanno fatica a seguire veloci le carte che si voltano al centro e vengono prese dall’uno o dall’altro per essere messe sotto, lo straniero, il suo mazzo è numeroso come gli ultimi sparuti indiani che si incontrano ancora nella valle o come i soldatini ancora integri nascosti sotto il letto, mente quello del re ricorda le mandrie di bufali che migrano numerose come i tifosi che vanno allo stadio la domenica che quest’anno forse vinciamo lo scudetto, ma imprevista la fortuna gira e carta dopo carta allo straniero spunta il sorriso di chi sa di vincere perché le giornate al termine del campionato sono poche e molti i punti di distacco, così la partita si chiude, il re si alza sconfitto, prende bicchieri e bottiglia andando al banco per riporli, qui  trova lo straccio, ripercorre i suoi passi, pulisce il tavolo così  mamma non si arrabbia, poi s’avvia fuori: “anche questa volta non ti metto dentro, ma chissà , forse fra un anno vinco io” cigolano di nuovo i battenti, è l’ultimo tram della notte ormai giorno, come il giorno è arrivato nella valle, il re si ritrova il solito straccio con cui lustra la stella al petto luccicante al nuovo sole di quell’estate calda.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6862012136420010377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/6862012136420010377' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6862012136420010377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6862012136420010377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2010/11/se-ce-un-lusso-non-aver-fratelli-e-una.html' title='Una notte di un’estate calda in una sola frase a Milano negli anni settanta, un ragazzo.'/><author><name>Anonymous</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03601486352621581011</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' 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segnato la nostra, &lt;br /&gt;la guerra che non ci ha svezzati per lasciarci cuccioli cresciuti, reclute inermi di una generazione interdetta incapace di sentire la propria voce al di sopra dello sferragliare delle cose. &lt;br /&gt;Dediti a coltivare piccole battaglie interiori, reduci di una guerra mai stata eppure sempre presente, ignoriamo la paura di morire vivendo la paura di vivere.&lt;br /&gt;Ora stiamo svegli con vene, come piccole spille, a graffiare le pupille fisse su cose immobili dopo aver inseguito ad occhi chiusi le fragili stelle nel dentro delle palpebre. E tutto intorno rumore e silenzio complottano a perderci i pensieri in labirinti di dritti corridoi che conducono a porte disegnate sul muro.&lt;br /&gt;Oblio e noia, rabbia e gioia al di sotto degli argini perché quelli che dovevano frantumare il mondo ora incassano i trenta denari rubati al nostro futuro.</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4449815379665736146/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/4449815379665736146' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4449815379665736146'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4449815379665736146'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2009/02/id-di-una-nidiata-interdetta.html' title='ID di una nidiata interdetta'/><author><name>Anonymous</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03601486352621581011</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg-BecTYpOYpSKekvDJKndgFQVgoXpJbr8cNQOrtkRZ54vtyhaWvk2DX-FqrUNNJ_VmoXJiYWiqm3kz8nS0aK0yn2ezIN1KvWmzBo8947D6YOvXxss6os2jZp07Y3EKNpjQcdkx0_-S5eM/s72-c/corrid.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3558475583503710557</id><published>2009-01-11T11:07:00.005+01:00</published><updated>2009-01-11T11:45:39.827+01:00</updated><title type='text'>We are ready to &quot;D Y E&quot;!</title><content type='html'>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjSWEbf1sMCn9m0REncLfnb1xLptQ4BGoqj0LJr5kHQvKAFXVs5Um_4E_cBHXXttvboJFCXolfx-y4wFwtJciGrFiPn4jWDJf6nHndHIW92-zkUu5wexMeLFzhFgJ5CCI1z_J8Ce96Sejxx/s1600-h/Cover+DYE.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 132px; height: 200px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjSWEbf1sMCn9m0REncLfnb1xLptQ4BGoqj0LJr5kHQvKAFXVs5Um_4E_cBHXXttvboJFCXolfx-y4wFwtJciGrFiPn4jWDJf6nHndHIW92-zkUu5wexMeLFzhFgJ5CCI1z_J8Ce96Sejxx/s200/Cover+DYE.jpg&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5289984458906322194&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;DYE è il nuovo libro di Massimiliano Moscarda, un apprendista, anzi tra i primi apprendisti scrittori di questo blog.&lt;br /&gt;Per chi già non l&#39;avesse già acquistato e letto, ecco che cosa vi siete persi e come potete rimediare:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DYE è il secondo di una serie di romanzi gialli che hanno come protagonista Claire Handel, una giornalista londinese dotata di un&#39;umanità e di un acume investigativo che vi conquisteranno.&lt;br /&gt;Massi presenta così il suo romanzo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:arial;&quot;&gt;&quot;A distanza di due anni dai terribili episodi di morte in cui si è trovata coinvolta, la giornalista Claire Handel sta tentando di vivere la sua nuova vita a Londra. Ma in seguito ad una lettera ricevuta misteriosamente dalla clinica psichiatrica in cui è rinchiusa la pericolosa criminale Daisy Dogg, strani eventi, al limite del paranormale, iniziano a tormentare Claire. E’ presto chiaro che esiste un collegamento tra ciò che le sta accadendo e il caso di Katie Johansson, una ragazza americana il cui cadavere, privo degli arti, è stato trovato pochi mesi prima dentro a un cassonetto, in un quartiere residenziale di Londra. Contattata anche dall’ispettore Curry della polizia londinese, Claire capisce che l’assassino di Katie, che marchia in fronte le sue vittime con un simbolo sconosciuto e si firma DYE, è entrato in qualche modo in contatto con lei e con la clinica psichiatrica. Starà a Claire e a Curry tentare di risolvere il rompicapo in cui sembrano coinvolti Mary Roses, figliastra di Daisy, il dottor Ryan Ellis, primario della clinica psichiatrica, l’ambigua infermiera Hillary World e la bizzarra famiglia Maryland, che custodisce un terribile segreto del suo passato. Sullo sfondo di una Londra ricoperta dalla neve, le misteriose coincidenze risucchiano Claire, facendola precipitare in un vortice e in una trappola sapientemente orchestrata. Costretti e bloccati dalla neve nell’ospedale psichiatrico, i protagonisti dovranno fronteggiarsi in una notte molto lunga che porterà altre morti orribili. Claire scoprirà che DYE non è un nome, ma un acronimo. E dietro quelle tre lettere si cela una mente malata e un piano folle, che costerà la vita ad altri innocenti.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Su &lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/&quot;&gt;Facebook&lt;/a&gt; esiste un gruppo dove si possono avere tutte le news riguardanti DYE e la sua avventura editoriale: &lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/groups/edit.php?customize&amp;amp;gid=55302978296#/group.php?gid=55302978296&quot;&gt;ARE U READY TO “D Y E”?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ecco il link dove si può acquistare il romanzo: &lt;a href=&quot;http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=78669&quot;&gt;http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=78669&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In bocca al lupo, Massi.&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3558475583503710557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/3558475583503710557' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3558475583503710557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3558475583503710557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2009/01/we-are-ready-to-d-y-e.html' title='We are ready to &quot;D Y E&quot;!'/><author><name>filsero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00869594457002745962</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjSWEbf1sMCn9m0REncLfnb1xLptQ4BGoqj0LJr5kHQvKAFXVs5Um_4E_cBHXXttvboJFCXolfx-y4wFwtJciGrFiPn4jWDJf6nHndHIW92-zkUu5wexMeLFzhFgJ5CCI1z_J8Ce96Sejxx/s72-c/Cover+DYE.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3842381294006724284</id><published>2008-12-11T11:18:00.001+01:00</published><updated>2008-12-11T11:26:02.456+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mila"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconto"/><title type='text'>Al posto suo</title><content type='html'>PROLOGO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi è nata Rebecca.&lt;br /&gt;Sono così emozionato, estasiato, allibito, che ogni piccolo gesto di mia moglie e della bambina mi sembrano totalmente irreali. Mi guardo intorno ed è come se non fossi davvero io a vedere, come se quelli non fossero i miei occhi o le mie mani, le mie gambe. Mai provata una tale sensazione.&lt;br /&gt;Adesso lei esiste, si è fatta carne ed ossa, la posso annusare, toccare, sentir piangere, guardarla in ogni lieve cambiamento che subirà quotidianamente. Non è più soltanto frutto della nostra immaginazione o quel gonfiore informe nella pancia di Cristina. Non è più quell’immagine inanimata che assemblavamo nella nostra mente con pezzi scelti a caso o deliberatamente. Adesso possiamo tenerla in braccio, accudirla, darle da mangiare, scegliere il meglio per lei. Possiamo amarla, insomma.&lt;br /&gt;Anche Cristina, mia moglie, ha tanti progetti per la nostra bambina, proprio come me. Vogliamo il massimo, il meglio per lei; vogliamo che tutto sia perfetto, in modo che per Rebecca la vita diventi semplice, con meno dolore possibile, con meno frustrazioni possibile. Noi ci pensiamo a queste cose, non vogliamo lasciare niente di intentato, di casuale per lei. Le cattive influenze di questo mondo oggi sono infinite e noi vogliamo starci attenti, tenere la piccola in un ambiente protetto, sicuro, dove esistono soltanto cose belle ed accessibili con facilità.&lt;br /&gt;Sarò un padre oculato io. Niente mi sfuggirà, ne sono sicuro, perché l’amore è proprio questo; ed è questo che io voglio per mia figlia.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TEMPO DOPO…..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ passato il primo mese. Siamo stanchi: Rebecca ha dormito poco e niente durante la notte o, comunque, si è sempre svegliata varie volte. Ma io e mia moglie siamo felici di fare sacrifici per lei, di essere stanchi al posto suo, di cantarle canzoni ogni volta che apre gli occhietti. Perché ogni volta che apre gli occhietti deve rendersi conto che i suoi genitori sono presenti, reali, e vivono per renderle tutto più semplice.&lt;br /&gt;Ieri notte ci ha fatti preoccupare: si è svegliata ed ha cominciato a piangere nonostante noi fossimo lì come tutte le notti, di fronte a lei e accanto a lei. Cantavamo, la stringevamo, la cullavamo, ma lei non smetteva proprio di piangere. Non capisco. Noi cerchiamo di amarla e circondarla di affetto il più possibile, quindi non riesco veramente a capire per quale motivo ieri notte si sia comportata così.&lt;br /&gt;Non è che ha la febbre? Oddio, magari ha la febbre!!!&lt;br /&gt;Mi sono distratto. Ecco. Non sono stato un buon padre. Non sono stato accorto. Dovevo pulire una terza volta tutte le cose di casa, il passeggino, i vestiti. Questi microbi si annidano ovunque e io mi sono distratto. Non so quando, ma è successo.&lt;br /&gt;Come portò rimediare questo errore?&lt;br /&gt;Dovrei avere io la febbre al posto suo….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ANCORA DOPO….&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rebecca continua a crescere e noi non perdiamo un attimo per stare con lei. Cristina ha proprio smesso di lavorare, io ho ridotto il mio orario di lavoro (ho una tipografia in proprio con qualche dipendente) e appena stacco corro a casa dalla mia bambina adorata.&lt;br /&gt;Mia moglie sta continuando ad allattarla al seno e di questo non posso che essere felice. Quindi si può dire che tutto sia perfetto.&lt;br /&gt;Eppure la bambina piagnucola sempre più spesso. E’ agitata, sembra divincolarsi. Quindi questo mi fa pensare che dentro di lei qualcosa non vada.&lt;br /&gt;La febbre non è. Allora cosa potrà essere?&lt;br /&gt;Ultimamente la sto proteggendo ancora più del solito: sta cominciando a gattonare quindi la seguo dappertutto e le impedisco di farsi male, di sporcarsi, di avvicinarsi troppo ad altri bambini quando siamo ai giardinetti sotto casa.&lt;br /&gt;Non voglio perdere di vista niente, non devo sbagliare.&lt;br /&gt;Cerco anche di portarla sempre in luoghi dove l’aria sia il più pulita possibile: noi abitiamo in aperta campagna, non voglio far respirare a Rebecca l’aria di città, quindi abbiamo deciso di non portarcela. Eppure questo cielo sembra sempre più inquinato, maledetto.&lt;br /&gt;A volte penso che se potessi respirerei al posto suo……&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ANCORA PIU’ TEMPO DOPO……&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pediatra, all’ultimo appuntamento, ci ha comunicato che è il momento di svezzare la bambina: cioè niente più latte dal seno materno, ma dovremmo introdurre pappe o cibo triturato.&lt;br /&gt;Io non ho mai sopportato i pediatri: pensano di poter dare delle regole pre-confezionate, ma i bambini non sono tutti uguali. Chi può conoscere mia figlia meglio di me e mia moglie?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo ragione: non era questo il momento di svezzare Rebecca.&lt;br /&gt;Da quando le abbiamo introdotto questa nuova alimentazione ha cominciato ad avere dei piccoli disturbi di pancia, oltre al continuo piagnucolare.&lt;br /&gt;Prima non era mai successo. Quindi adesso mi sembra di non capire più se sia colpa di qualche microbo o del cibo. Come posso controllare le cose in questo modo?&lt;br /&gt;I bambini hanno bisogno di equilibrio, mia figlia soprattutto. Quindi perché apportarle dei cambiamenti? Mi sembrava, infatti, inutile e pericoloso. Adesso non posso più tornare indietro…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;EPILOGO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ passato ancora del tempo e Rebecca continua ad essere inquieta. Anzi, lo è sempre di più. A volte sembra avere come degli attacchi d’isterismo. Ma certo non si può usare questa parola per una bambina così piccola.&lt;br /&gt;Così ho deciso di lasciare in gestione la tipografia in modo da poter passare ogni attimo della mia giornata con lei, per non lasciarla mai, non perderla mai di vista. Questo non potrà farle che bene. E’ come se si sentisse completamente monitorata e quindi saprà che non correrà alcun rischio. E si calmerà.&lt;br /&gt;Comunque noi siamo sempre più convinti che il cibo le faccia male. Abbiamo vagliato varie soluzioni, ma quella che ci è sembrata più congeniale è sostituirci a lei almeno in questo. Non potendo ammalarmi al posto suo o respirare al posto suo, ho valutato che almeno posso mangiare al posto suo. In questo modo le eviterò i dolori di pancia, le coliche, l’agitazione e la sofferenza. Sarò un buon padre così.&lt;br /&gt;Abbiamo cominciato da qualche giorno e le cose sembrano andare un po’ meglio: Rebecca continua a piangere ma dopo che ho preso il cibo al posto suo si calma e, incredibilmente, si addormenta nel suo letto. E’ un po’ dimagrita, ma questo non può farle che bene, così non dovrà sottostare alla sofferenza delle diete da grande.&lt;br /&gt;Voglio continuare proprio così, sono convinto che sia la strada giusta.&lt;br /&gt;………………&lt;br /&gt;“Cristina, vado io a svegliare Rebecca stamani…chissà perché non si è fatta sentire ancora, sta diventando una dormigliona!……Cristina…la bambina non si sveglia, non si muove più, perché? Che cosa le è successo? Non si muove più Cristina…non risponde più…che cosa può essere successo???”&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3842381294006724284/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/3842381294006724284' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3842381294006724284'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3842381294006724284'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/12/al-posto-suo.html' title='Al posto suo'/><author><name>Mila</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09005024409820018386</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_NFVe_KqrRCw/SMzs9qIkxoI/AAAAAAAAAAQ/ZRBgkD_RIYA/S220/a+bout+de+souffle.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6837452017747455266</id><published>2008-11-05T14:01:00.002+01:00</published><updated>2008-11-05T14:13:58.719+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="massi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>II - Il Lungo Volo</title><content type='html'>&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2008/10/i-il-lungo-volo.html&quot; title=&quot;Prima parte: Il Lungo Volo&quot;&gt;&lt;span&gt;I&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; - &lt;span&gt;&lt;b&gt;II&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ora, dico io, un conto è se hai mangiato pesante la sera precedente - allora te lo meriti di fare brutti sogni e avere una notte agitata - un conto è avere un incubo così vivido e reale che te la fai addosso dalla fifa e ti pare che tutto stia accadendo veramente.&lt;br /&gt;Apro gli occhi. Mi aspetto di trovarmi nella sicurezza del mio letto, della mia stanza. L’aereo, la vecchia, la siringa, il fagiano volante... nient’altro che un brutto sogno.&lt;br /&gt;Mi guardo intorno con ansia. Purtroppo il mio timore è confermato: come mi aspettavo, sono sempre sull’aereo e al mio fianco la centenaria un po’ suonata mi guarda con estremo interesse.&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;“Una bella dormita, eh?”&lt;br /&gt;Che cazzo sta succedendo?&lt;br /&gt;“Siamo arrivati?”&lt;br /&gt;“Noi no. Il viaggio è ancora lungo. Lui sì. E’ qui. Questione di pochi minuti.”&lt;br /&gt;“Cosa?”&lt;br /&gt;Mi agito nel mio posto e mi chiedo se è possibile che sia vittima di un’organizzazione di spie russe che mi ha sequestrato in volo perché vuole carpirmi il segreto dell’eterna giovinezza.&lt;br /&gt;“Senta”, dico spazientito, “che cosa c’è che non va qui? Ha visto anche lei cosa mi ha fatto l’hostess?”&lt;br /&gt;“Quello era necessario. Era per il suo bene. Alla prossima antifona alla comunione non sentirà praticamente niente.”&lt;br /&gt;Sono talmente basito che non ho neppure più l’agitazione che mi porto dentro durante i viaggi in aereo. Ma poi questo volo quanto dura? Io stavo andando… dove stavo andando? Ho un po’ di confusione in testa, non ci capisco più niente.&lt;br /&gt;“Scusi, ma dove siamo diretti?”&lt;br /&gt;La signora anziana scoppia a ridere. E’ una risata grassa, di gusto. Pare che abbia fatto una battuta davvero divertente. Vedo che l’uomo d’affari vicino trattiene a stento le risate.&lt;br /&gt;In quel momento succede di nuovo. L’aereo inizia a precipitare ancora una volta cadendo a picco. Ci stiamo schiantando verso terra alla velocità della luce, ma le persone intorno a me non battono ciglio e sorridono. Poi mi rendo conto che io stesso non sto reagendo minimamente. Mi sforzo di assumere un’aria preoccupata e provo anche ad aprire la bocca per urlare, ma sento che le labbra si distendono in un beato sorriso e una grande pace mi serpeggia in corpo. Devo ammettere che non sono mai stato meglio.&lt;br /&gt;L’aereo si assesta e tutto sembra tornare normale.&lt;br /&gt;“Gliel’avevo detto che ci vuole poco ad abituarsi. Le antifone alla comunione sono dei bei momenti, no?”&lt;br /&gt;“Signora, di cosa sta parlando?”&lt;br /&gt;La vecchia mi fa un cenno per farmi guardare fuori. Allungo la testa oltre di lei verso il finestrino e allora li vedo di nuovo. Saranno dieci o forse più. Circondano completamente le ali dell’aereo. Sono gli uccelli che ho visto prima di perdere i sensi. Hanno un corpo tozzo che pare un cilindro quasi perfetto. Le zampe sono quelle di un’anatra, ma la testa e il collo appartengono a un fagiano. E in più hanno delle ali enormi che sbattono tutti insieme come se dovessero essere sincronizzati al secondo per permettere all’aereo di volare.&lt;br /&gt;“Che bestie sono?”&lt;br /&gt;“Quelli sono gli idrofagiani.”&lt;br /&gt;Questo è troppo. Mi tiro un pizzicotto come si fa nei film o nei cartoni animati per vedere se sto sognando. Ma non mi sveglio. Qualsiasi cosa stia vivendo, è reale.&lt;br /&gt;Ho paura di chiedere ulteriori spiegazioni. Non ce n’è bisogno, perché improvvisamente la mia vicina di posto pare avere una gran voglia di chiacchierare.&lt;br /&gt;“Sono i Suoi animaletti da compagnia. Non sono carini?”&lt;br /&gt;“Suoi di chi?”&lt;br /&gt;“Ma del Re delle Cadute.”&lt;br /&gt;Ecco, ora ho la conferma che l’anziana signora è totalmente andata. Che cazzo sta dicendo?&lt;br /&gt;E in quel momento succede. Di nuovo l’aereo sembra cadere nel vuoto. Io sorrido placido e aspetto che la situazione si stabilizzi nuovamente, ma stavolta accade qualcosa di nuovo e inaspettato.&lt;br /&gt;Le luci dell’aereo si spengono, le persone intorno sembrano tranquille, e in realtà anche io sento come una sensazione di benessere. Poi la porta della cabina di comando si apre e Lui è lì, in tutto il suo orrore.&lt;br /&gt;L’ho sempre immaginato come rappresentato nell’iconografia classica. E in effetti è proprio così: le corna taurine, gli zoccoli al posto dei piedi, le ali di pipistrello, il corpo completamente rosso e un vago di odore di zolfo che lo accompagna.&lt;br /&gt;Lo chiamassero pure Re delle Cadute, ma io mi trovo davanti al Diavolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[continua...]&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6837452017747455266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/6837452017747455266' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6837452017747455266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6837452017747455266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/11/ii-il-lungo-volo.html' title='II - Il Lungo Volo'/><author><name>Anonymous</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/blank.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3435174047514798945</id><published>2008-10-01T21:04:00.004+01:00</published><updated>2008-11-05T14:09:31.018+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="massi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>I - Il Lungo Volo</title><content type='html'>&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span&gt;&lt;b&gt;I&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2008/11/ii-il-lungo-volo.html&quot; title=&quot;Seconda parte: Il Lungo Volo&quot;&gt;&lt;span&gt;II&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“Desidera qualcosa da bere, signore?”&lt;br /&gt;Guardo l’hostess che mi fissa sorridente e mi chiedo come le persone possano solo pensare di mangiare o bere qualcosa quando si trovano inscatolate a trentamila metri da terra in un aereo.&lt;br /&gt;Faccio segno di no con la testa fissando l’assistente di volo e rimango ipnotizzato dall’arzigogolata acconciatura che è riuscita a farsi in testa per andare a fare il suo lavoro.&lt;br /&gt;L’hostess passa oltre con il suo sorriso stampato in viso.&lt;br /&gt;Sospiro e provo a riconcentrarmi sul libro che sto leggendo. Da quando l’aereo è decollato, circa un’ora fa, avrò letto trecento volte la stessa frase.&lt;br /&gt;Non c’è niente da fare: volare mi terrorizza.&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;Mi volto alla mia destra dove siede un’anziana signora. Il viso è solcato da tante rughe e gli occhi azzurri risaltano in quel campo arato. Anche lei mi sorride e, riconoscendo nel mio sguardo il terrore autentico, dopo qualche secondo mi dice:&lt;br /&gt;“Ha paura?”&lt;br /&gt;Azzardo un mezzo sorriso:&lt;br /&gt;“Diciamo che non sono esattamente sereno.”&lt;br /&gt;L’aereo prende un vuoto d’aria, lo stomaco mi schizza in gola e con la mano tento di afferrare istintivamente un appiglio invisibile davanti a me.&lt;br /&gt;La signora anziana mi prende inaspettatamente la mano.&lt;br /&gt;“Stia tranquillo”, mi fa.&lt;br /&gt;Io le sorrido grato e lei prosegue:&lt;br /&gt;“Del resto se l’aereo cade, moriamo istantaneamente e non ci accorgiamo di niente.”&lt;br /&gt;Le lascio la mano di scatto con il sorriso che mi muore in viso e rifletto che per lei è facile dirlo: io ho trent’anni, lei almeno cento.&lt;br /&gt;Mi volto dalla parte opposta: ci sono una coppia e un signore distinto sulla cinquantina. Sembrano così beati e tranquilli e mi ritrovo a invidiarli, perché io non ho mai fatto un volo in aereo sereno in quel modo. Torno a chiedermi come si possa essere rilassati in quell’inferno volante.&lt;br /&gt;Il signore distinto in giacca e cravatta si gira verso me, poi come ricordandosi improvvisamente qualcosa di importante  si volta di scatto e tira giù lo scuro del finestrino.&lt;br /&gt;E’ stato un attimo, ma ho notato qualcosa di strano. Non ho fatto in tempo a distinguere cosa fosse, ma fuori dall’aereo c’era qualcosa.&lt;br /&gt;Torno a voltarmi verso destra, ma anche da quella parte lo scuro del finestrino è abbassato. Faccio un rapido controllo intorno a me, ma non c’è un solo finestrino aperto da cui possa vedere fuori.&lt;br /&gt;Sto diventando paranoico o c’era davvero qualcosa di strano?&lt;br /&gt;Volgo di nuovo lo sguardo verso la signora centenaria accanto a me e, indicandole con la testa il finestrino, le chiedo se possiamo tirare su lo scuro per guardare fuori.&lt;br /&gt;La vecchia mi sorride placida e mi fa:&lt;br /&gt;“Meglio di no. Non fa bene vedere dove siamo a chi ha paura di volare.”&lt;br /&gt;Questa poi… saprò bene io cosa è meglio fare quando…&lt;br /&gt;Non finisco il pensiero. Questa volta non è un piccolo vuoto d’aria. L’aereo perde quota rapidamente. Stringo fortissimo i braccioli della poltroncina e penso che stiamo precipitando e non mi resta altro che urlare come il resto dell’aereo.&lt;br /&gt;E’ in quel momento che realizzo che, anche se stiamo cadendo a picco, nessuno sta emettendo un suono o un grido di terrore. Non so bene come, ma riesco a guardarmi intorno e rimango esterrefatto: non solo stanno tutti in religioso silenzio come se stessero vedendo un appassionante film al cinema, ma sui volti dei passeggeri è stampato un sorriso beato.&lt;br /&gt;Quando mi riprendo dalla sorpresa, mi rendo conto che l’aereo non sta più precipitando e si è di nuovo stabilizzato perfettamente.&lt;br /&gt;Per l’ennesima volta guardo l’anziana signora.&lt;br /&gt;Se ne sta lì a osservarmi sorridente, come se non fosse successo niente.&lt;br /&gt;“Ma…”, balbetto, “lei non ha avuto paura?”&lt;br /&gt;“Di cosa?”, ribatte lei stupita.&lt;br /&gt;Non so bene cosa risponderle. Dopo un attimo di silenzio, le dico:&lt;br /&gt;“Il vuoto d’aria… quel che diavolo era… l’aereo stava cadendo a picco…”&lt;br /&gt;“Oh, fa lei… a quello ci si abitua… ”&lt;br /&gt;Non le rispondo e rimango in silenzio. Mi verrebbe da afferrarla per il bavero della giacca che indossa e urlarle contro che a volare io non mi abituerò mai. E poi poco fa l’aereo stava davvero precipitando.&lt;br /&gt;“Anche per me era così all’inizio… vedrà che molto presto sorriderà anche lei.”&lt;br /&gt;La guardo con un’espressione ebete in volto: ma di cosa sta parlando?&lt;br /&gt;In quel momento mi accorgo che la hostess è lì accanto a me e… indovina un po’… ha il suo bel sorriso stampato in faccia.&lt;br /&gt;Mi porge la mano e mi dice:&lt;br /&gt;“Bene, tocca a lei.”&lt;br /&gt;“Cosa?”&lt;br /&gt;“E’ il suo turno”, dice l’assistente di volo un po’ spazientita, ma senza perdere il suo sorriso.&lt;br /&gt;“Non capisco, io…”&lt;br /&gt;Non termino la frase, sorpreso dalla siringa che mi ritrovo conficcata nel braccio. L’hostess doveva tenerla nascosta nella mano dietro la schiena.&lt;br /&gt;L’anziana signora mi sorride e dice:&lt;br /&gt;“Oh, non si preoccupi… è la prassi.”&lt;br /&gt;Sento il siero che viene iniettato nella mia vena.&lt;br /&gt;“Che cosa…”&lt;br /&gt;Di nuovo non termino la frase. Giro la testa verso il signore distinto che sorridente mi fa un cenno con il capo e apre il finestrino giusto in tempo perché io possa realizzare cos’era quella cosa strana che avevo intravisto poco prima.&lt;br /&gt;Perdo i sensi sentendo le labbra che si distendono in un sorriso.&lt;br /&gt;Fuori dall’aereo quello strano animale, simile a un fagiano volante, continua a sbattere le ali ritmicamente come a dare propulsione all’apparecchio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[continua...]&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3435174047514798945/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/3435174047514798945' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3435174047514798945'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3435174047514798945'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/10/i-il-lungo-volo.html' title='I - Il Lungo Volo'/><author><name>Anonymous</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/blank.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-572652335429328268</id><published>2008-09-14T11:46:00.009+01:00</published><updated>2008-09-15T20:51:53.492+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="mila"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>Monologo di un uomo in prigione</title><content type='html'>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;http://www.scultura-italiana.com/Approfondimenti/Foto/Michelangelo%20-%20Prigione%20detto%20lo%20Schiavo%20che%20si%20desta%20%28Firenze,%20Galleria%20dell%27Accademia,%201520-32%29.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;&quot; src=&quot;http://www.scultura-italiana.com/Approfondimenti/Foto/Michelangelo%20-%20Prigione%20detto%20lo%20Schiavo%20che%20si%20desta%20%28Firenze,%20Galleria%20dell%27Accademia,%201520-32%29.jpg&quot; alt=&quot;&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;“Scricchiola. Produce un suono fastidioso. Lo so che è la seggiola, solo e soltanto la seggiola, eppure io sono sdraiato sul letto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Devo traballare. Devo muovere queste gambe, così schifosamente magre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui puliscono. E’ la mia stanza e la puliscono a fondo. Che balordi. Ingenui. Però io poi pulisco le loro stanze. Balordo anche io. Mi alzo presto e la notte fatico a dormire. Potrei scrivere. In effetti potrei scrivere, ma non ne sono capace. Merda. Non ci riesco. Se solo potessi parlarle invece di scriverle. Se solo potessimo fare l’amore io e lei. Ancora.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;La sedia scricchiola. Se non mi muovo sono finito. Perché poi comincio a tremare. Quegli schifosi spasmi. Freddo. Se solo mi riuscisse far ridere come prima. Buffone. Acrobata della buffoneria. Lei solo a guardarmi rideva. Che diavolo avrà avuto la mia faccia? Forse era anche il mio odore che la faceva ridere. Sempre pulito e profumato. Una volta le ho anche regalato un deodorante. Così, perché mi andava. Non che lei puzzasse, anzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se io non ho tutto subito mi sembra di impazzire. Pazzo. Fuori di testa. Perdo anche qualche capello, eppure mio padre non è calvo. Se solo potessi tornare indietro farei tutto e subito. Sposarla e avere dei figli. Avremmo litigato, certo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono intelligente ma non mi applico. Voglio litigare. Ho bisogno di litigare. E’ la furia che mi rompe il cervello. Così non impazzisco. Così dei rumori e dei sentimenti non me ne frega niente per un po’. Io sono solo una furia. Le nocche. Le mani. Sono solo tagli e sbucciature. Eppure lei adorava le mie mani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi alzo. Sto. La furia e gli spasmi sono un “non posso più tornare indietro”. Scaltro. Pronto a riprendere tutto ciò che ho rubato. Perché prima di tutto ho rubato me. Invece lei ha rubato il mio cuore. Me lo ha incatenato quel cuore. E’ che se batte, batte in modo strafottente. Io sono strafottente. Ma anche furbo. Un asso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto. Non cammino, non mi alzo, altrimenti mi viene fuori tutta la strafottenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivere i giorni come dei lunghi giorni. O come istanti. Lei sarebbe il mio giorno più lungo, se solo ne fossi capace. Che botte mi darei. Anche alle gambe. Poi mi racconterei una storiella o una barzelletta per farmi passare il dolore. Storielle inventate di sana pianta. A volte mi sono inventato anche la mia vita. Che tipo! Che buffone! Non oso guardare gli altri e gli altri non osano guardare me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le sigarette. Le avrò messe da qualche parte. Due, tre pacchetti sparsi. Che buffone. Se solo l’avessi capito prima. Se solo non mi fosse mancata la quotidianità. Ora non sarei qui. Scricchiola. Si muove da sola. Vorrei la mia pistola. E la parrucca che usavo. Che intelligenza. Non mi beccavano mai, ragazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se avessi la pistola adesso me la metterei in bocca. Buffone. Per fare uno scherzo a qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fumo. Bevo. Ma non l’hanno portata l’acqua. Maledetti. Io faccio finta di sputare. Disidratato. Gli punterei la pistola a loro. Ingenui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver fumato vorrei stare con lei. Lei non mi ricorda neanche lontanamente mia madre. Neanche mio padre. Lei non è me. Sono solo io che vorrei essere lei, ma non posso. Lei non vorrebbe essere me. Se potessi toccherei quel suo seno tenero e piccolo. Se potessi la lascerei libera. Questa stanza puzza. Lavare, pulire, mangiare il grano con le mani, a morsi, senza cuocerlo. Devo fare quei lavori. Domani. Adesso è tardi, ma forse prima di spengere la luce scrivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un rischio. Corro troppi rischi. E sono pericoloso. Perché? Merda. Quella sedia la romperei in mille pezzi. Ma guarda che braccia. Niente muscoli. Però ne ho date di botte a quei bastardi. Se solo qualcuno osava: botte! Cazzotti e pedate. Poi che sapore acre sulle labbra. Puzzo di sudore, di sangue raggrumato. Pestato. Non vedere quasi più niente, con gli occhi talmente appannati. Colavano. Nascevano grosse tumefazioni. Che buffone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però la facevo ridere. Potevo cambiare voce. E lei rideva da non crederci. Viso mio. Viso caro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potrei farmi la barba. Magari una doccia. Ma poi qualcuno potrebbe dirmi che sono bello. Lei me lo diceva e quanto mi arrabbiavo io. Odio sentirmi dire che sono bello. Contegno. Riservatezza. Sfiducia di tutto. Tanto tutto è merda. Lei no però. Lei vive tra gli alberi. Non cade mai, ma so che piange per me. Grida per me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso dormo. Tanto non sogno e allora posso dormire. Scriverò domani. E poi domani e domani. Perché tanto non so se uscirò. Se farò. Se sparerò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dormo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sedia non scricchiola più…”&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/572652335429328268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/572652335429328268' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/572652335429328268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/572652335429328268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/09/monologo-di-un-uomo-in-prigione.html' title='Monologo di un uomo in prigione'/><author><name>Mila</name><uri>http://www.blogger.com/profile/09005024409820018386</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_NFVe_KqrRCw/SMzs9qIkxoI/AAAAAAAAAAQ/ZRBgkD_RIYA/S220/a+bout+de+souffle.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7193459846983103801</id><published>2008-07-07T13:32:00.003+01:00</published><updated>2008-07-08T17:30:38.970+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="bruno"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>Suonano?</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjBm9lnZNDj7T58xkeqTkaTGZbvFPEe_R4-J3Y6z_A8ZU_uf5qdbFqfiH5JolWQTYL6u7BCI8AOmICFkwGcpkunp4iHT0z1CjlxaaQVc1LBV2jzfvcfcJI6c2j_iGesqh-LJ_sASrKsL54/s1600-h/TANGO.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjBm9lnZNDj7T58xkeqTkaTGZbvFPEe_R4-J3Y6z_A8ZU_uf5qdbFqfiH5JolWQTYL6u7BCI8AOmICFkwGcpkunp4iHT0z1CjlxaaQVc1LBV2jzfvcfcJI6c2j_iGesqh-LJ_sASrKsL54/s320/TANGO.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot;id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5220681416396776530&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;“Il mio uomo balla il tango. La sera quando per molti è l’ora di ritirarsi, c’è un locale, brutto da paura. E’ qui che fino a notte tarda vengo a vedere il mio uomo che balla. La strada buia, le case alle finestre qualche luce già si spegne, le vie quelle più strette e fatte di pietra, l’ultimo vicolo tiene nascosta l’entrata oltre una tenda lurida, qui dentro balla il mio uomo. Sa che ci sono ma sempre mi ignora, per lui è solo la musica, è solo le tavole che tiene sotto e batte coi tacchi. Mi tradisce ballando con le donne, quelle vere che con lui ballano, che fanno l’amore con lui, mentre tutti guardano, e anch’io.&lt;br /&gt;Dentro c’è fumo tutto attorno e musica sempre, di giorno non sono mai entrata, la luce qui noni si muove bene. Fumo e musica, l’odore e il sapore del vino rosso, e il sudore del caldo della gente, e il cibo. E’ una cappa che fa l’atmosfera dove lui balla ed io guardo, lontana, quando mi tradisce, ma io ho qui con me un pugnale, ho con me un pugnale che nessuno vede.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Scendi, lo sai anche tu che questa sera non è fatta per dormire.&lt;br /&gt;- A parole fai tutto facile, i fatti , quelli non li sai reggere.&lt;br /&gt;- Questa sera faremo tutti i fatti che vuoi, ne avremo così tanti che potrai raccontarli per giorni, e solo i più importanti,  perché non avresti il tempo per dirli tutti.&lt;br /&gt;- Parole, come sempre.&lt;br /&gt;- Ascolta, suonano il tango. E’ una musica forte ma lontana, la sento appena. Sono le voci di un paese dall’altra parte del mondo. I musicisti di lì, qui muoiono, di nostalgia ed il loro tango ne soffre  e ci guadagna. Musica triste di chi vuole fuggire, ma anche tornare, di chi senza casa sa bene cos’è la casa.&lt;br /&gt;- Di chi è senza futuro? &lt;br /&gt;- Questa sera il loro futuro è solo l’applauso alla fine della musica, per ripagare il sudore mentre continuano un poco ancora a suonare le ultime note allo sbando, le migliori, intrise ancora della canzone appena finita. &lt;br /&gt;- Sono solo note. &lt;br /&gt;- Chi compone, chi suona, chi ascolta, le ultime note sono di tutti, soffiate nell’aria come bolle di sapone, si rompono subito, qualche goccia e via. Così si mescolano in un attimo preciso le gioie, il dolore, le valige di noia e di gioia di più persone distanti oceani, e dai destini tanto diversi, alcuni segnati.&lt;br /&gt;- A me interessano solo le faccende di cuore.&lt;br /&gt;- Ma anche di politica, e perché no, di libertà. Ognuno ha il suo modo di esprimerla e chi non l’ha, e chi deve conquistarsela, allora il tango assume significati ben profondi, quando dire le cose come stanno non si può o non si riesce.&lt;br /&gt;Sangue e sudore melanconicamente finiscono in questi suoni che cessano solo quando mancano le forze, ma appena si riprendono, inizia un’altra canzone, un altro giro, tante storie in un unico discorso che tutto comprende. &lt;br /&gt;- Da qui vedo dove suonano, intuisco anche i loro movimenti, ma non bene. &lt;br /&gt;- Senti anche le parole? Cosa dicono, qual è la storia?&lt;br /&gt;- Cantano spesso una canzone, ho chiesto in giro, se qualcuno sa, che mi traducesse, e finalmente un vecchio, sicuramente uno di loro, con parole qualcuna della mia e molte della sua lingua, mi ha spiegato il tango che si intitola: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Mi hombre es un tangero.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;“Il mio uomo balla il tango. La sera quando per molti è l’ora di ritirarsi, c’è un locale, brutto da paura. ...”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7193459846983103801/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/7193459846983103801' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7193459846983103801'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7193459846983103801'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/07/suonano.html' title='Suonano?'/><author><name>Anonymous</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03601486352621581011</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjBm9lnZNDj7T58xkeqTkaTGZbvFPEe_R4-J3Y6z_A8ZU_uf5qdbFqfiH5JolWQTYL6u7BCI8AOmICFkwGcpkunp4iHT0z1CjlxaaQVc1LBV2jzfvcfcJI6c2j_iGesqh-LJ_sASrKsL54/s72-c/TANGO.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3085215414744884331</id><published>2008-06-10T16:55:00.004+01:00</published><updated>2008-07-15T18:23:53.346+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="MatildeGatta"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>L&#39;eclissi del 1999</title><content type='html'>&lt;span style=&quot;font-family:georgia;&quot;&gt;Si svegliò improvvisamente che non si era ancora fatta mattina. Una luce appena dorata penetrava dalle fessure socchiuse delle imposte mentre un vago senso di inquietudine si impadroniva lentamente di lui mano a mano che prendeva coscienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che giorno era quello? E perché si sentiva così?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Strizzò gli occhi nel tentativo di distinguere nella fioca luce della stanza la data cerchiata in rosso che spiccava sulla pagina del calendario appeso alla parete di fronte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11 agosto 1999.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, non c&#39;erano dubbi. Il giorno era quello ed era arrivato. Lo stava aspettando da settimane.&lt;br /&gt;Ne sentiva l&#39;afflato da quando giornali e TV avevano dato voce ad astronomi e scienziati e pagine e servizi erano state dedicate all&#39;evento. E da allora aveva sentito nascere dentro di sé una sensazione di crescente e indefinibile angoscia.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;Data funesta: alle 11 e 11 esatte di quell&#39;11 agosto di fine millennio le orbite di sole, terra e luna si sarebbero allineate e quest&#39;ultima, interponendosi tra i due corpi celesti, avrebbe proiettato un&#39;ombra di morte sulla superficie del pianeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già, di morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli sfuggì un sospiro profondo al pensiero degli oscuri presagi che il fenomeno portava inevitabilmente con sé. Un&#39;aura di catastrofiche previsioni dal buio che precede la fine, la fine del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pareva impossibile a credersi in una così bella giornata.&lt;br /&gt;Si affacciò alla finestra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti era davvero una splendida giornata, il sole brillava sfolgorante in un cielo limpido e terso. Neppure l&#39;ombra di un bianco fiocco spumoso ad intaccarne la superficie di cobalto perfetto. E il mondo pareva più vivo, la terra più animata del solito. Nulla che facesse presagire la fine.&lt;br /&gt;Eppure…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel settimo mese dell&#39;anno millenovecentonovantanove dal cielo verrà un grande re spaventoso a resuscitare il Re d&#39;Angolmois prima che Marte regni felicemente&quot;, la quartina numero 72 della decima Centuria di Nostradamus parlava chiaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oddio, chiaro… insomma parlava. E si lasciava interpretare. Eccome se si lasciava interpretare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mese indicato come &quot;settimo&quot;, infatti, sarebbe stato in realtà proprio quello di agosto dato che l&#39;apocalittico frate preveggente avrebbe scritto quei versi in data antecedente il calendario Gregoriano e nel calendario giuliano usato in quel periodo, l&#39;11 agosto corrisponde proprio all&#39;attuale 29 luglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c&#39;era da scherzare.&lt;br /&gt;Non ci voleva certo un grosso sforzo di fantasia per capire che il riferimento era tutto per quell&#39;eclissi di fine millennio. Era più immediato di altre volte in cui non era stato possibile ricollegare i versetti ai fatti se non dopo che questi si erano verificati. Ma poi tutto coincideva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inesorabilmente. Neppure una grinza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi chi era quel re d&#39;Angolmois?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&quot;L&#39;an mil neuf ans nonante neuf sept moins du ciel diendra vun grand Roy d&#39;effrayeur…&quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Signore dello spavento. Le parole gli rimbombavano nella testa amplificandosi e facendosi di volta in volta più cupe e minacciose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c&#39;era niente da fare. I versi del profeta non lasciavano spazio a nessuna più ottimistica interpretazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel momento stesso in cui il sole si fosse tinto di nero sarebbe stata la fine. Era scritto.&lt;br /&gt;E come se ciò non bastasse gli astronomi avevano previsto proprio per questo stesso periodo l’allineamento della luna con i nove pianeti del sistema solare a formare una grande croce con la terra nel punto di intersezione e l&#39;entrata di Marte nella costellazione dello Scorpione, suo domicilio diurno per il suo felice regnare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto concorreva a confermare quanto previsto da Nostradamus.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Giovanni ne aveva parlato. Sì, Giovanni, l&#39;Evangelista. Quello dell&#39;Apocalisse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se lo aveva detto lui…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Narrava che all&#39;apertura del sesto sigillo si sarebbe udito un gran terremoto, il sole si sarebbe offuscato tanto da apparire nero come un sacco di crine, la luna avrebbe preso il colore del sangue, le stelle sarebbero precipitate sulla terra come frutti acerbi di un fico scosso da un vento impetuoso, il cielo si sarebbe accartocciato come un rotolo che si riavvolge, monti e isole sarebbero scomparsi dai loro posti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roba da far tremare i polsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si mise a camminare nervosamente avanti e indietro tentando di allentare la tensione che sentiva crescergli dentro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu un attimo. Vide la massa dei ghiacci accumulata al Polo Sud scivolare verso l&#39;equatore con travolgente rapidità e le forze della natura, perduto l&#39;antico equilibrio, scatenare tutta la loro furia: i vulcani entrare in eruzione, onde altissime abbattersi sui continenti, uragani di incredibile potenza spazzare l&#39;intero pianeta, centrali nucleari esplodere creando tutt&#39;intorno deserti di morte. E grandi muraglie d&#39;acqua colpire la terraferma e un altissimo e denso strato di cenere vulcanica oscurare il sole e venti potenti come uragani carichi di polvere, fumo e gas velenosi stravolgere l&#39;atmosfera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scacciò dalla mente quelle immagini apocalittiche che si erano materializzate nella sua testa sulla scorta incalzante di quei suoi funesti pensieri ma ciò non lo fece sentire certo meglio.&lt;br /&gt;Ripercorse tutta la sua vita fino a quel momento, ripensò alle tante cose fatte, a quanto aveva costruito e aiutato a costruire. Ai suoi figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già, che ne sarebbe stato dei suoi figli?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sentì dentro di sé ogni energia sgretolarsi come un biscotto tra le dita. Dopo tutta la fatica per tirarli su e per renderli autosufficienti…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non che non gli avessero dato grattacapi. E che grattacapi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E anche in quanto ad autosufficienza, a pensarci bene, non erano riusciti un granché. Se non era lì ogni minuto a controllarli con mille occhi finivano subito con il mettersi nei guai. E che guai…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E non sempre lui riusciva a trarli d&#39;impaccio. Faceva del suo meglio, certo. Ma che diamine, aveva anche lui i suoi limiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche ora, come avrebbe potuto far qualcosa per salvarli? Era impossibile. In mezzo a quel cataclisma non ci sarebbe stato più alcun posto veramente sicuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alzò gli occhi verso il grosso orologio che dominava la parete di fronte scandendo il trascorrere inesorabile del tempo. Le 11 in punto. Mancavano ancora pochi minuti soltanto e poi la luna avrebbe stretto il sole nel suo abbraccio mortale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Decise di salire più in alto. Da lì avrebbe potuto seguire tutte le fasi dell&#39;evento. Fino alla sua conclusione. Non restava altro da fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora la luna aveva già iniziato ad intaccare la sfera solare e sempre la superficie oscurata della stella andava aumentando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le 11 e 5 minuti. Il sole si era ridotto ad una lamina sottile, sempre più affilata mentre sulla terra l&#39;aria si era fatta fredda e la luce spettrale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già gli uccelli avevano smesso di volare e non si udiva più nessun canto. I leprotti dei prati erano corsi a rifugiarsi tra la vegetazione, i cervi a nascondersi nel bosco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco uscire dai loro nidi le creature della notte. Pipistrelli alzarsi in volo, gufi e barbagianni posarsi sui fili elettrici tesi sopra le case, falene percorrere ubriache le loro orbite attorno ai lampioni che la calante intensità della luce, oramai del tutto smorzata, aveva fatto accendere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si alzò un vento gelido e sottile che penetrava fin nell&#39;anima, acuendo quel senso di fine imminente che già si era impossessato delle menti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le 11 e 10. Ora mancava pochissimo. Ancora un piccolo scatto e la luna avrebbe ingoiato anche l&#39;ultimo barlume rimasto. E sarebbe stato il buio. Totale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una frazione di secondo e l&#39;occhio di luce scomparve, mentre lungo il perimetro del satellite un sinistro diadema luminoso ne incoronava il volto annerito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lunghissimi, interminabili secondi di silenzio perfetto. Non un verso, non un suono, non una parola. Tutto era immobile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi come era cominciato, lentamente, inesorabilmente, la luce si aprì un varco e dalla parte opposta da dove si era spento l&#39;ultimo raggio di sole, un nuovo guizzo apparve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piano si formò uno spicchio i cui estremi andavano allontanandosi con il passare dei minuti fino ad aprirsi in un ampio sorriso. L&#39;inchiostro che poco prima aveva dilagato tingendo di nero la superficie dell&#39;astro si ritirava. Tornava la luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli uccelli ripresero a volare mentre il loro canto tornò a riempire l&#39;atmosfera. I leprotti dei prati abbandonarono i loro rifugi tra la vegetazione, i cervi uscirono dalla boscaglia. Le creature della notte tornarono ai loro nidi. I pipistrelli rientrarono nelle grotte, i gufi e i barbagianni lasciarono i fili elettrici tesi sopra le case, le falene interruppero le loro orbite attorno ai lampioni che il ritorno della luce, che oramai aveva nuovamente invaso la terra, aveva fatto spegnere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vento gelido e sottile si placò.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardò giù. Tutto era calmo come nei minuti precedenti l&#39;eclisse. Nessuna massa dei ghiacci accumulata al Polo Sud era scivolata verso l&#39;equatore con travolgente rapidità e le forze della natura avevano mantenuto l&#39;antico equilibrio. Nessun vulcano era entrato in eruzione, nessun&#39;onda gigantesca si era abbattuta sui continenti, nessun uragano di incredibile potenza aveva spazzato il pianeta. Le centrali nucleari erano intatte e anche il deserto era più vivo che mai. Nessuno strato di cenere vulcanica oscurava il sole e non c&#39;era traccia neppure dei ventilati uragani carichi di polvere, fumo e gas velenosi che avrebbero dovuto stravolgere l&#39;atmosfera. I mari erano calmi, le montagne immote.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto perfettamente sotto controllo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie al Cielo era tutto a posto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dio tirò un sospiro di sollievo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche per quella volta era andata bene. Scese dalla nuvola sulla quale era salito per osservare l&#39;eclisse e andò a prepararsi per ricevere le preghiere di riconoscenza che gli sarebbero presto giunte per aver salvato la terra e a smistare i voti per grazia ricevuta e le offerte che gli uomini nel frattempo gli avevano tributato per il timore della fine imminente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sedette alla sua scrivania e si mise di buona lena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo aspettava un duro lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3085215414744884331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/3085215414744884331' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3085215414744884331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3085215414744884331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/06/leclissi-del-1999.html' title='L&#39;eclissi del 1999'/><author><name>MatildeGatta</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05838525687554416946</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6472721702358531750</id><published>2008-02-06T22:26:00.000+01:00</published><updated>2008-02-06T22:35:19.888+01:00</updated><title type='text'>Una Vita che sono Due - IV</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;L&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;a donna è ancora lì, seduta di fronte a me, nella stessa posizione&lt;br /&gt;“Tutto bene?” mi chiede&lt;br /&gt;“Si, tutto bene. Ci sono riuscita. Quanto tempo è trascorso? ”&lt;br /&gt;“Quasi cinque minuti. Era un incubo vero?”&lt;br /&gt;“Eh, insomma. Ma non si preoccupi, per me è abbastanza normale”.&lt;br /&gt;Sembra non mi ascolti più. Sta armeggiando dentro una borsa e, come per magia, ne tira fuori un thermos e due tazze. Le riempie, me ne porge una. Forse è tè, forse una tisana o non so cosa, l’odore comunque è buonissimo. Restiamo qualche minuto, o forse ore, in silenzio a sorseggiare la nostra bevanda calda.&lt;br /&gt;E’ lei che parla per prima:&lt;br /&gt;“Le va di raccontarmi?”&lt;br /&gt;“Si”, rispondo “…certo. Non so bene se era proprio un sogno o qualcosa che mi è accaduto davvero, comunque…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando finisco il mio racconto, dalla chiesa arriva il suono delle campane: dodici rintocchi.&lt;br /&gt;“E’ già mezzogiorno”.&lt;br /&gt;“Gia, e io devo andare a casa. Peccato, mi sarebbe piaciuto trattenermi almeno per un altro sogno”.&lt;br /&gt;“Che problema c’è, prenda ciò che vuole, lo porti a casa e ci vediamo domenica prossima.&lt;br /&gt;“Dice sul serio, posso? “&lt;br /&gt;“Certo che può”&lt;br /&gt;Affondo le mani nella cassapanca e tiro fuori alcuni oggetti, a caso. La donna li sistema in una scatolina di cartone: “Ecco fatto”.&lt;br /&gt;Ci salutiamo, ripercorro velocemente la piazza.&lt;br /&gt;Il ragazzo dei cestini e il suo amico stanno chiacchierando con due ragazze. Mi vede, mi fa un cenno con la testa e gli scappa anche un occhiolino. Sorrido a mezze labbra, abbasso la testa e allungo il passo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando rientro a casa mi domando perché mai non sono rimasta fuori. Mi racconto un po’ di balle, la verità è che avevo voglia di tana.&lt;br /&gt;Rovescio la scatolina sul tavolo della cucina, guardo gli oggetti sparpagliati, ne prendo in mano uno. E’ una foglia secca… &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La foglia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;“Dove sono, come sono arrivata in questo posto.&lt;br /&gt;Sono già stata qui...ma quando?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un vialetto alberato, le foglie cadute formano un tappeto soffice, la luce sembra quella dei cieli dipinti nelle chiese.&lt;br /&gt;Sto camminando ad occhi chiusi ma ugualmente riesco a vedere ciò che mi circonda, sento il profumo degli alberi, percepisco la loro voce, il calore del sole scalda la pelle del viso&lt;br /&gt;Procedo a passo lentissimo. O forse sono ferma... Mi siedo, anzi, vedo il mio corpo che si siede su una pietra ai bordi della strada. Da quella posizione scorgo ciò che prima mi era sfuggito: nascosta dai rovi, l’ingresso di una grotta scavata nella parete della collinetta&lt;br /&gt;Non l’ ho mai vista ma è come se la conoscessi bene. Forse sono passata di qui in sogno. Oppure… un dejà vu ma certo! Ecco, tra venti secondi mi alzerò, toglierò una foglia dalla punta della scarpa, riprenderò a camminare, arriverò fino all’ingresso della grotta e...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“... Adesso basta! Non vi vedo ma sento benissimo la vostra presenza. Chi siete? Perché mi seguite? Non potete, questo è il mio sogno, andatevene!&lt;br /&gt;No. Aspettate, non volevo essere scortese. Seguitemi, se volete, ma sappiate che non potrete più tornare indietro: resterete, come me, prigioniero del ricordo di questo incanto e passerete di qui ogni giorno, tutti i giorni, per l’eternità...”&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Contemporaneamente…&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il movimento del mare annuncia una tempesta. Il vento che adesso sta dolcemente spazzando via le foglie dalle strade del borgo tra breve diventerà una furia... è sempre così&lt;br /&gt;Un vecchio fuma il suo sigaro, seduto ad un tavolino nell&#39;angolo più nascosto del bar&lt;br /&gt;La testa dritta, la mano sinistra ben serrata sul pomello del bastone, lo sguardo perso nel vuoto, al di là della linea che separa il mare dal cielo&lt;br /&gt;Davanti ai suoi occhi scorrono immagini che arrivano da molto lontano:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;Un vialetto di campagna,&lt;br /&gt;il profumo dell’erba bagnata,&lt;br /&gt;la voce degli alberi , il sole sul volto.&lt;br /&gt;Una giovane donna è seduta su una pietra&lt;br /&gt;ai bordi della strada.&lt;br /&gt;E’ assorta, sta pensando chissà a che cosa.&lt;br /&gt;Guarda di fronte a sé, si alza, toglie una foglia&lt;br /&gt;dalla scarpa, si avvia verso l’ingresso di una grotta. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;em&gt;All’improvviso si volta, gli dice qualcosa, poi riprende a camminare. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;em&gt;Lui la segue…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tempesta è arrivata ma il vecchio resta lì, fermo. Non sente e non vede più nulla se non le immagini che gli attraversano la mente e che hanno riempito la sua vita ogni giorno, tutti i giorni: Il ricordo del profumo di primavera e di un vialetto alberato che in un tempo molto lontano ha percorso. E quella grotta, dove lei sparì per non tornare mai più.&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6472721702358531750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/6472721702358531750' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6472721702358531750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6472721702358531750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2008/02/una-vita-che-sono-due-iv.html' title='Una Vita che sono Due - IV'/><author><name>Di Notte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-4844714568530280886</id><published>2007-12-27T18:16:00.000+01:00</published><updated>2007-12-27T18:28:12.766+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="bruno"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="discussioni"/><title type='text'>Consigli per il Natale: Mi raccomando: Tutti vestiti bene.</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiF_SLq7HZIgAiILNOhv8j3DehX-fcZOOQ66LbOTG6UgBWoEiwEDLcu9E1JFu9OMGRJ6tHxwRESwLLGw3epklCsCtL7BAGpVYw1w9rP_HOZucnYVaXmUCT6Rn8CTL2Ihyphenhyphen2mWIzzNuxCrHQ/s1600-h/captarica.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5148704131909246434&quot; style=&quot;FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiF_SLq7HZIgAiILNOhv8j3DehX-fcZOOQ66LbOTG6UgBWoEiwEDLcu9E1JFu9OMGRJ6tHxwRESwLLGw3epklCsCtL7BAGpVYw1w9rP_HOZucnYVaXmUCT6Rn8CTL2Ihyphenhyphen2mWIzzNuxCrHQ/s320/captarica.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche quest‘anno il Natale è riuscito a prendermi rincorrendomi per i centri commerciali e fra le luminarie del centro. Centri e centro! Coincidenza?&lt;br /&gt;Anche quest’anno tutti a benedirsi : “Se non ci vediamo più ti faccio gli auguri, e alla tua famiglia”, poi ci si continua a vedere e ad ogni volta “Se non ci vediamo…”.&lt;br /&gt;I bimbi invece parlano dei regali che sicuramente Babbo Natale gli porta, per non sbagliarsi scrivono l’elenco di questi in ordine di importanza, forniscono una copia a mamma, una a papà, nonni, zii e chiunque possa avere a che fare con loro.&lt;br /&gt;Me ne è capitato uno con indicati anche i prezzi, come per le liste nozze.&lt;br /&gt;Infine, come ogni anno, negli ultimissimi giorni mi sono mosso anch’io per quei regali che è bello fare, che è giusto fare, quasi necessario.&lt;br /&gt;Qualcosa di carino, utile e ad una cifra ragionevole: facile vero?&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;Fra questi anche l’autoregalo, e come spesso capita: un libro. Quale?&lt;br /&gt;Quelli da leggere che già possiedi, non valgono.&lt;br /&gt;Quelli già letti e che sai essere belli, ancor meno.&lt;br /&gt;Passi il tuo tempo in librerie zeppe di gente e libri, ma l’ispirazione non arriva e allora ascolti un vecchio consiglio che da mesi rimane pendente: Mi raccomando: Tutti vestiti bene: David Sedaris: Oscar Mondatori.&lt;br /&gt;La vigilia è dedicata ad albero e presepe: finché non è mezzanotte si è sempre in tempo.&lt;br /&gt;E’ Natale.&lt;br /&gt;Fino a mezzogiorno si aiuta in cucina, poi a tavola con una quantità elevata di cibo, vino e parenti.&lt;br /&gt;Il pomeriggio, invece, è dedicato alla lettura, seguo il consiglio di chi scrive, ti insegna a scrivere e ti dice che leggere: non si può chiedere di meglio.&lt;br /&gt;Il libro ha un giusto numero di pagine e lo tieni facile in mano, tanto che con l’altra riesci a rispondere ai vari sms di auguri che arrivano e che di anno in anno, giocando al rialzo, si fanno sempre più lunghi e articolati.&lt;br /&gt;Passa il Natale, e passa anche questo libro… questo libro... deludente.&lt;br /&gt;Autobiografico, fatto di aneddoti che seguono una certa logica fino solo a metà volume, poi fanno quello che vogliono. Sono il primo a dire che la trama non è importante, anzi, ma se la togli, bisogna metterci dell’altro, un’invenzione, lo stile tuo, qualcosa per bilanciare?&lt;br /&gt;L’io narrante è un ragazzo gay nato in una famiglia strana nel mezzo di un paese strano: l’America. Se gli americani in sé non li si capisce bene, anche gli autori loro connazionali non è facile prendergli le misure, come per gli orientali, giapponesi in testa. Eppure per un verso o per l’altro ci affascinano, e molto. Io degli americani, gli autori intendo, mi piace come riescono spesso a descrivere misere vite di povertà e stenti con la leggerezza e il disilluso ottimismo che ad un europeo sono preclusi. Gli esempi sono tanti e famosi.&lt;br /&gt;Queste storie deprimenti, basta un nulla e riescono a far sorridere, ma soprattutto insegnano a scrollare le spalle invece di piegarle. Sono storie che finiscono bene, o male, o così così, ma non è questo che importa, non ho ancora individuato cosa esattamene è importante, però capisco che deve esserci un qualcosa che lo sia.&lt;br /&gt;Lo stesso sconclusionato Sedaris (emule?) ironico quanto non basta, architetta gli aneddoti della sua vita suggerendoti di cercare il perché le cose accadono. Se hai capito questo dai grandi scrittori americani, perché non dovresti arrivarci leggendo anche di questo ragazzo gay che, se fosse stato etero, la storia non ci avrebbe guadagnato né perso?&lt;br /&gt;Il meccanismo è lo stesso, mezzo accennato, uno sforzo e ce la fai.&lt;br /&gt;Sarà, ma per gli altri questo gioco mi veniva quasi spontaneo, mentre per Sedaris… non ci ho voglia!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buon Natale a tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4844714568530280886/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/4844714568530280886' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4844714568530280886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4844714568530280886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/12/consigli-per-il-natale-mi-raccomando.html' title='Consigli per il Natale: Mi raccomando: Tutti vestiti bene.'/><author><name>Anonymous</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03601486352621581011</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiF_SLq7HZIgAiILNOhv8j3DehX-fcZOOQ66LbOTG6UgBWoEiwEDLcu9E1JFu9OMGRJ6tHxwRESwLLGw3epklCsCtL7BAGpVYw1w9rP_HOZucnYVaXmUCT6Rn8CTL2Ihyphenhyphen2mWIzzNuxCrHQ/s72-c/captarica.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-4032094226184201544</id><published>2007-12-02T18:58:00.001+01:00</published><updated>2007-12-02T19:06:33.712+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="I Ciechi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sonia"/><title type='text'>I Ciechi - VIII</title><content type='html'>&lt;p&gt;[&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Autrice&lt;/span&gt;: &lt;span style=&quot;color: rgb(0, 0, 153); font-weight: bold;&quot;&gt;Sonia&lt;/span&gt;]&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html&quot;&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html&quot;&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html&quot;&gt;III&lt;/a&gt; -&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html&quot;&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html&quot;&gt;V&lt;/a&gt; -&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/11/i-ciechi-vi.html&quot;&gt;VI&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/12/i-ciechi-vii.html&quot;&gt;VII&lt;/a&gt; -&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; VIII&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Libro era la sola cosa razionale e tangibile in quel contesto.&lt;br /&gt;Spesso mi si confondevano le idee, ultimamente mi succedeva un po’ troppo spesso. E poi, in questo mondo parallelo che era la città dei sogni non raggiunti, ormai il rumore della vita mi aveva costretto in comportamenti non edificanti… tutte quelle stronzate con quei disperati delinquenti come me che facevano assurdità parlando a vanvera. E le lenti bianche... Ad un certo punto a forza di tenerle mi dimenticavo, mi pizzicavano gli occhi, vedevo opacizzato. Mi spaventavo come un bambino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;Certo, quasi quasi era meglio vedere col filtro del vetro satinato piuttosto che guardare a fuoco questo mondo corrosivo, appiccicoso, deforme. Qui, tra l’alcool e il resto, un resto eccessivo, la realtà e il sogno si confondevano, gli incubi si affacciavano diventando dialoganti, trovando la propria strada, vestivano i panni dei miei fantasmi del passato e i travestimenti del presente. Che banda di disperati deliranti… povera Denise, anche lei come se n’era andata, in tutto quel trucidume, incapace di reagire, lei che amava tanto l’arte, la letteratura, il cinema e la musica…&lt;br /&gt;Camminavo a fatica con la mente a pallini, le vista a macchie, il rimbombo del vicolo e la puzza del cassonetto addosso. Tastavo continuamente la tasca, era lì con me, quel libro. Mi aveva seguito sempre, mi aveva amato poco ma insegnato tanto. O forse nulla, dato il mio stato. Si era scolorito ed ingiallito come la mia vita. Il titolo, enigmatico… non alludeva a quello che la logica faceva supporre. Parlava di natura, minerali e rocce, fauna e flora. I Ciechi erano dei particolari tipi di cristalli traslucidi simili a lenti opaline attraverso le quali si poteva vedere il mondo come in un sogno. Conteneva affascinanti tavole a colori che avevano fatto brillare i miei occhi di bambino. Ora erano stinte, le rocce frantumate,  i petali graffiati, le scritte a metà.&lt;br /&gt;E quella dedica, la grafia tremolante e obliqua della Nonna Amalia… cristallo, cuore che arde…sfera di luce…che illusione! Avrebbe voluto un nipote tutto perbenino e buono, soprattutto un bravo cristiano con le mani giunte, gli occhi al cielo e la riga da una parte. La fede, La luce, il cuore che arde….. Si era ritrovata con un somaro agitato e ribelle con le ginocchia sbucciate e i capelli a serpente che, ad una età indegna e non avendo combinato niente di sensato, beveva come una spugna e si faceva di tutto, si infilava le lenti a contatto accompagnandosi ad un consesso di altri disgraziati cerebrolesi tali a lui per poi farsi sgridare come un idiota dal Trucido in persona, manco fosse un istitutore... L’unica cosa era sperare che la Nonna Amalia non potesse mai vedermi dall’Aldilà e quindi niente Aldilà, per favore.. Altro che tavole a colori! Qui era tutto in bianco e nero, anzi di quel grigino topo-morto che fa ancora più schifo. Povera Denise..&lt;br /&gt;Nella libreria I Ciechi stava al contrario per scaramanzia, per sapere sempre dov’era e nell’illusione che l’averlo messo sotto-sopra potesse raddrizzare la mia vita. A volte, quando avevo superato il limite, perso l’illusione di ritrovare me stesso e di capire com’era andata con Denise e i suoi occhi perduti per sempre, vedevo lassù in alto la Nonna Amalia che mi sorrideva con in mano il cristallo della salvezza, un cuore che ardeva in petto tutto trafitto di frecce come quello dei santini, e una luce ipnotizzante tutto intorno.&lt;br /&gt;Ma durava poco, la Nonna era incazzata nera e mi mandava a quel paese in diretta, tutto ciò reggendo in mano fieramente il cuore, il cristallo e la fiamma.&lt;br /&gt;E allora tutta quella storia, sogno e realtà, inseguimenti, specchi, messe nere e occhi bianchi mi sembravano un gioco banale, una fuga dalla vita di tutti i giorni, senza Denise e senza un senso.&lt;br /&gt;In quel preciso momento di sanità mentale temporanea, tanto valeva ritornare a casa, riporre I Ciechi al loro posto, magari per il verso giusto non si sa mai nella vita….magari dopo essersi fatti un bel bicchierino che schiarisce per bene le idee……magari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;FINE&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4032094226184201544/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/4032094226184201544' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4032094226184201544'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4032094226184201544'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/12/i-ciechi-viii.html' title='I Ciechi - VIII'/><author><name>filsero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00869594457002745962</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-2211196730787125321</id><published>2007-12-02T18:51:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.047+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="I Ciechi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="valeria"/><title type='text'>I Ciechi - VII</title><content type='html'>[&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Autrice&lt;/span&gt;:&lt;a href=&quot;profile/00541396498719915398&quot;&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style=&quot;color: rgb(0, 0, 153); font-weight: bold;&quot;&gt;Valeria&lt;/span&gt;]&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html&quot;&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html&quot;&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html&quot;&gt;III&lt;/a&gt; -&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html&quot;&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html&quot;&gt;V&lt;/a&gt; -&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/11/i-ciechi-vi.html&quot;&gt;VI&lt;/a&gt; - &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;VII&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;L’istinto mi fece portare la mano ai genitali per assicurarmi che ci fossero ancora. Mai mi ero soppesato i coglioni con tanto piacere!&lt;br /&gt;Questa gente era fatta peggio di me e il loro fottuto specchio era solo un&#39;olografia della solita foto di Denise. I capelli, i vestiti e la posizione erano quelli della foto. Mi mossi alzando un braccio. L’immagine riflessa rimase immobile, poi con uno scarto di qualche secondo seguì il mio movimento.&lt;br /&gt;Mi voltai verso i presenti con espressione trionfante, sicuro che avrebbero accolto la sconfitta con dignità. Ma eravamo rimasti in pochi.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;I soliti due pesci lessi dall’aria finto angelica, la vecchia presa dal suo ruolo e l’uomo &quot;non male&quot; dalle caviglie fini e dal pastrano fuori moda. Avrei voluto assomigliargli un po’, almeno nell’aspetto, forse Denise si è lasciata affascinare da questo stronzo con le lenti bianche. Invece di stare con me e vivere felici; io sempre sbronzo e lei sempre cotta e magari anche incinta. Sarebbe stato bello invitare questo stronzo a cena una sera e vomitare l’anima sul tavolo appena arrivava. Denise avrebbe potutto farsi un bel trip davanti a lui e magari dargliela per una dose. La gente così cerca l’emozione; allarga sempre il portafogli davanti a quelli come noi.&lt;br /&gt;Mi  incominciò a montare la rabbia. Quella cieca appunto, ma per davvero. Quella che non aveva bisogno di espedienti pseudo paranormali per trovarsi ad uccidere qualcuno. Si era cavata gli occhi la mia donna e questi erano ancora in libertà a giocare con gli specchi. Non sapevo ancora se erano stati loro o lei stessa a immaginare e mettere in pratica quello sconcio che a me era toccato trovare riverso sul pavimento della camera.&lt;br /&gt;Con un largo sorriso mi rivolsi alla vecchia che sembrava davvero affranta dal mio comportamento. Mi guardava come si guarda un bambino che non vuole giocare al gioco che gli adulti gli vogliono imporre. &quot;Oh, vecchia non lo vedi che so’ io? Ti ricordi i’ Riccardo? Sono sbronzo ma non son mica cotto come la Denise sai!&quot;&lt;br /&gt;Si erano tutti coalizzati contro di me e non mi riusciva di farmi capire o di uscire da questa situazione. Uno degli angeli deficienti mi porse un bicchiere ed io lo presi come faccio sempre e lo buttai giù. Persi coscienza e mi risvegliai con il solito odore pungente della spazzatura del  bidone dei rifiuti dietro al bar. &quot;Ecco adesso mi ritrovo&quot; pensai soddisfatto e feci per alzarmi. Con la mano a tastoni trovai il bordo del cassonetto e sollevai la testa fuori. Era buio pesto. Tanto buio da sembrare ancora più buio della notte, un buio compatto. Mi spaventai e cominciai ad urlare.&lt;br /&gt;Dall’ingresso posteriore del bar arrivò il trucido in persona a tirarmi fuori. &quot;Sentimi bene Riccardino, se non la finisci chiamo il centodiciotto e l’unità psichiatrica mobile! Non si può continuare così hai capito?! E togliti quelle cazzo di lenti a contatto bianche che ti metti, quando sei completamente sbronzo te le dimentichi e ti spaventi! Tu mi sembri il Marilin Manson davvero!&quot;&lt;br /&gt;&quot;Ma che l’hai visti te? Quello spilungo con i’ cappello e i’ pastrano? C’era pure la vecchia coi vestitini a fronzoli ...&quot; ma il Truce è già rientrato nel bar a lavorare. Quando fa così so che per qualche giorno non mi devo far vedere perché gli metto il nervoso. Così, dopo essere rimasto qualche tempo con la schiena comodamente poggiata al muro, mi allontano e vado verso casa. Poi mi accorgo di avere qualcosa nelle tasche. È il solito libro vecchio e sdrucito.&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/2211196730787125321/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/2211196730787125321' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2211196730787125321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2211196730787125321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/12/i-ciechi-vii.html' title='I Ciechi - VII'/><author><name>filsero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00869594457002745962</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7866074597178806424</id><published>2007-11-18T20:48:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.049+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="I Ciechi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="massi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>I Ciechi - VI</title><content type='html'>&lt;p&gt;[&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Autore&lt;/span&gt;:&lt;a href=&quot;http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398&quot;&gt; &lt;/a&gt;&lt;a href=&quot;http://www.blogger.com/profile/00541396498719915398&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;massi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html&quot;&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html&quot;&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html&quot;&gt;III&lt;/a&gt; -&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html&quot;&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html&quot;&gt;V&lt;/a&gt; -&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; VI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;“Di nuovo qui.”&lt;br /&gt;Di nuovo? Non ho mai visto questo posto.&lt;br /&gt;Mi guardai intorno. Avevo seguito i due ragazzi nella sfera senza stare a pensarci troppo. Ma ora che ero dentro, avevo la sensazione di aver fatto qualcosa di poco saggio. Mi trovavo in un enorme salone con il soffitto altissimo.  Colonne di marmo sorreggevano la volta dipinta. Alzai la testa per osservare l’affresco: un cristallo luminoso fra lingue di fuoco.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;“Finalmente, di nuovo qui”, ripeté la donna che mi stava di fronte. Era sulla sessantina e capii subito che si trattava di lei. Gli uomini che avevo inseguito le stavano di fianco, uno a destra e uno a sinistra. Dietro c’erano decine di persone che se ne stavano in silenzio a fissarmi.&lt;br /&gt;“LUI ti stava aspettando. E‘ giunto il momento di ritrovare la luce”, disse Fabienne, “hai portato il libro?”&lt;br /&gt;Mi toccai la tasca dei jeans per verificarne la presenza come in trance. Poi una porta si aprì e lui entrò. Era come lo avevo visto nel sogno. Si avvicinò a me con passo sicuro come se ci vedesse perfettamente. Si tolse gli occhiali rivelando la sua cecità e sorridendo mi disse:&lt;br /&gt;“Era ora che tornassi da noi.”&lt;br /&gt;Finalmente trovai la forza per parlare:&lt;br /&gt;“Chi siete? Cosa volete da me?”&lt;br /&gt;Fabienne si scambiò uno sguardo fugace con i due ragazzi. L’uomo si avvicinò ancora di più a me e posò la sua mano sulla mia spalla. Desiderai toglierla, ma in qualche modo mi trasferiva calma e serenità.&lt;br /&gt;“Non ti ricordi di noi?”&lt;br /&gt;Scossi la testa. La sua voce aveva un suono ipnotico, come il tocco della sua mano.&lt;br /&gt;Fabienne si avvicinò a sua volta, mi prese per mano e mi disse:&lt;br /&gt;“Davvero non ricordi?”&lt;br /&gt;La voce di Fabienne ruppe l’incantesimo del cieco, mi scossi e mi scansai da entrambi ponendo una distanza tra me e loro.&lt;br /&gt;“Ricordare cosa? Io so solo che mi state perseguitando. Nei sogni, di notte, di giorno. Non riesco più a dormire, non distinguo più il sonno dalla veglia. Cosa mi avete fatto?”&lt;br /&gt;Fabienne tentò di avvicinarsi, ma l’uomo la fermò con la mano e disse:&lt;br /&gt;“Ricordi quando ci siamo incontrati per la prima volta?”&lt;br /&gt;Tentai una risposta a caso:&lt;br /&gt;“All’uscita del bar del Truce.”&lt;br /&gt;L’uomo parve sorpreso:&lt;br /&gt;“No, al bar del porticciolo.”&lt;br /&gt;“Non so di cosa sta parlando, non conosco nessun bar del porticciolo!”&lt;br /&gt;“Ti sbagli”, continuò l’uomo, “avevi fissato con Fabienne. Hai parlato con lei. E quando lei se n’è andata, io ti ho rivolto la parola. Ricordi?”&lt;br /&gt;Rimasi in silenzio. Ripensai al sogno con Denise e azzardai di nuovo una risposta:&lt;br /&gt;“Denise è andata in quel bar. Non io. Lei ha parlato con Fabienne per dirvi che mollava tutto, che non voleva più saperne di voi…”&lt;br /&gt;Notai che Fabienne mi fissava con una strana espressione in viso. L’uomo si infilò nuovamente gli occhiali scuri e disse:&lt;br /&gt;“Non perdiamo altro tempo. Procediamo!”&lt;br /&gt;I due ragazzi mi si avvicinarono e mi presero per le braccia.&lt;br /&gt;“Lasciatemi…lasciatemi…”, urlai con quanto fiato avevo in corpo.&lt;br /&gt;Poi guardai Fabienne e le vomitai addosso tutte le accuse che mi vennero in mente:&lt;br /&gt;“Sei stata tu! E’ tutta colpa tua.”&lt;br /&gt;E con sguardo carico di disprezzo che lui non poteva vedere dissi all’uomo:&lt;br /&gt;“Voi avete ucciso Denise, voi avete ucciso mio figlio.”&lt;br /&gt;Sentii le lacrime che facevano capolino.&lt;br /&gt;“Tesoro”, rispose Fabienne venendomi accanto, “del bambino abbiamo parlato più volte. O lui o te…”&lt;br /&gt;“Che diavolo c’entro io. Avete assassinato Denise!”&lt;br /&gt;Fabienne mi prese per un braccio con forza e mi portò davanti a uno specchio.&lt;br /&gt;Nel mio riflesso vidi i lunghi capelli neri e ricci che mi ricadevano sugli occhi. Poi sentii la voce di Fabienne:&lt;br /&gt;“Tesoro, tu sei viva.”&lt;br /&gt;Fece una pausa e aggiunse:&lt;br /&gt;“Sei TU Denise.”&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7866074597178806424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/7866074597178806424' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7866074597178806424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7866074597178806424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/11/i-ciechi-vi.html' title='I Ciechi - VI'/><author><name>filsero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00869594457002745962</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-4788253912689261019</id><published>2007-10-30T21:39:00.001+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.050+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="alice"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="I Ciechi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>I Ciechi - V</title><content type='html'>&lt;p&gt;[&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Autrice&lt;/span&gt;: &lt;a href=&quot;http://www.blogger.com/profile/06971042455073123239&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Alice&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html&quot;&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html&quot;&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html&quot;&gt;III&lt;/a&gt; -&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html&quot;&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;V&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj53tYbdVPBHSJWEipa4trd3iWHuxkeN0cx2jc590CophtnA-jJ_xFnNyvD1wbIdfco7DY1KPykdHl3LYZPUmyMXsyWmEbAhUfYPg8y_H0cTjaAKYeLKuSWLjYdOFPzymfS6YUhjbMprC-R/s1600-h/Satori.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin: 5px 10px 0pt 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 124px; height: 124px;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj53tYbdVPBHSJWEipa4trd3iWHuxkeN0cx2jc590CophtnA-jJ_xFnNyvD1wbIdfco7DY1KPykdHl3LYZPUmyMXsyWmEbAhUfYPg8y_H0cTjaAKYeLKuSWLjYdOFPzymfS6YUhjbMprC-R/s200/Satori.jpg&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5127236140357184034&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Il Truce mi salutò col solito cenno del capo da oltre il bancone.&lt;br /&gt;Poche le persone nel locale.&lt;br /&gt;Avevo fatto la strada a piedi, questa volta.&lt;br /&gt;Durante il percorso non riuscivo a smettere di guardarmi intorno; scrutare ogni individuo; tentare di cogliere ogni movimento estraneo alla vecchia strada che separava la nostra casa dal bar.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;Niente di diverso.&lt;br /&gt;Il sole si intravedeva a tratti tra le nuvole fitte; dovevano essere le quattro del pomeriggio o poco più.&lt;br /&gt;Ero confuso.&lt;br /&gt;Mi resi conto che i miei movimenti si susseguivano solo per inerzia.&lt;br /&gt;Presi il bicchiere già pronto per me sul bancone e mi appoggiai di schiena e con tutti e due i gomiti.&lt;br /&gt;Ero indeciso se ripetere i gesti fino a ricostruire l’ultima immagine del bar che mi tornava alla mente, e allo stesso tempo incerto se ritenerla sogno o realtà.&lt;br /&gt;Giravo la testa in ogni direzione da cui provenisse un minimo rumore, per poi tornare a fissare la porta dell’ingresso.&lt;br /&gt;Raccapricciante quanto tutto mi sembrava normale: come se il tempo fosse tornato ad un anno prima. Aspettavo che Denise entrasse da un momento all’altro nel bar, i capelli sciolti a incorniciarle il visto e la sua solita allegria contagiante, il consueto bacio di saluto al Truce con un balzo sul bancone e poi di corsa da me, a riempirmi la testa con il racconto di tutta la sua giornata.&lt;br /&gt;Mi resi conto di aver spostato lo sguardo sulla foto appesa alla parete, questa volta non riuscivo a vederla molto nitida. Non erano le lacrime che mi impedivano di mettere bene a fuoco: mi ero ripromesso di non piangere più, dovevo prima riuscire a capire. I miei occhi continuavano ad essere coperti da quella finissima patina che mi faceva guardare tutto con estraneità.&lt;br /&gt;Agguantai il bicchiere e lo scolai d’un fiato, ne presi un altro e poi ancora un altro. Me li trovavo accanto al gomito senza nemmeno chiederli, li portavo alla bocca e ingurgitavo il loro contenuto con movimenti tanto scattosi quanto incontrollati.&lt;br /&gt;All’improvviso, azzurro.&lt;br /&gt;Mi ridestai come da un lungo letargo fatto di pensieri accavallati.&lt;br /&gt;Fuori dal locale, sulla strada un ragazzo con una camicia familiare aveva appena attraversato la strada.&lt;br /&gt;Precipitandomi d’impulso verso l’uscita, cominciai a correre dietro al mio obiettivo, ormai diventato un piccolo punto di cielo in fondo alla via.&lt;br /&gt;Correvo talmente concitato da non rendermi conto dello sforzo enorme che stavano facendo le mie gambe.&lt;br /&gt;Saltavo marciapiedi, scansavo passanti e automobili, dritto verso la meta.&lt;br /&gt;Tutto intorno a me sembrava rallentato, pensavo a Denise ormai come un’ossessione: lei che mi fissava come in quella maledetta foto; mi chiamava, continuava ad essere la protagonista dei miei sogni angosciosi, cercava forse di trascinarmi con lei verso la luce?&lt;br /&gt;Mi fermai. I punti azzurri erano diventati due e mi sembravano sempre più lontani ma immobili. Dietro di loro un monumento sontuoso, enorme, a forma di sfera. Quando il sole fece capolino da una nuvola illuminandolo notai che era completamente di vetro ed emanava un bagliore fortissimo.&lt;br /&gt;Eppure non mi ero mai accorto della sua presenza in questa parte della città.&lt;br /&gt;Le due figure di uomini si fermarono davanti a quell’apparizione luminosa, si voltarono verso di me ed entrambi, con un minimo movimento delle braccia fecero segno che li seguissi.&lt;br /&gt;Mi incamminai incerto, tra turbamento, confusione, paura ed un’eccitazione quasi isterica, sentendomi del tutto inerme.&lt;br /&gt;Tolsi il libro ingiallito dalla tasca del pantalone, lo fissai tenendolo chiuso.&lt;br /&gt;Nella testa mi tornò a mente la frase pronunciata dall’uomo con gli occhi bianchi e scritta nel libro, incomprensibile, ma incisa dentro di me come una poesia imparata a memoria.&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4788253912689261019/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/4788253912689261019' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4788253912689261019'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4788253912689261019'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html' title='I Ciechi - V'/><author><name>filsero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00869594457002745962</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj53tYbdVPBHSJWEipa4trd3iWHuxkeN0cx2jc590CophtnA-jJ_xFnNyvD1wbIdfco7DY1KPykdHl3LYZPUmyMXsyWmEbAhUfYPg8y_H0cTjaAKYeLKuSWLjYdOFPzymfS6YUhjbMprC-R/s72-c/Satori.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7076288245860293491</id><published>2007-10-14T10:09:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.051+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="ChiaraG"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="I Ciechi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>I Ciechi - IV</title><content type='html'>&lt;p&gt;[&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Autrice&lt;/span&gt;: &lt;a style=&quot;font-weight: bold;&quot; href=&quot;http://www.blogger.com/profile/05763954173774072617&quot;&gt;ChiaraG&lt;/a&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html&quot;&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html&quot;&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html&quot;&gt;III&lt;/a&gt; -&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; IV &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html&quot;&gt;V&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEghiv6BcIamrKYsztEB_w5Pt5_Ppx5-3Pu3L_VAOF4l_u30bbCljKBdOai2Z5doUSrdoaxFS2CBACZZe8DktgK-T3ORIglGzCVACcujyiVgP7mPvkJZ6-nkrdwqObF9HmNiUY3YoYnKowLj/s1600-h/i+ciechi+iv.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin: 5px 10px 0pt 0pt; float: left; cursor: pointer;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEghiv6BcIamrKYsztEB_w5Pt5_Ppx5-3Pu3L_VAOF4l_u30bbCljKBdOai2Z5doUSrdoaxFS2CBACZZe8DktgK-T3ORIglGzCVACcujyiVgP7mPvkJZ6-nkrdwqObF9HmNiUY3YoYnKowLj/s200/i+ciechi+iv.JPG&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5121120828613132786&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Scivolare nel dolore era la prima cosa che avevo fatto. Ma non erano solo i ricordi a perseguitarmi. Continuavano ad apparirmi delle scene, delle situazioni, in cui Denise aveva a che fare con delle persone che non riuscivo a vedere in faccia… i miei occhi, quando tentavano di metterle a fuoco, rimanevano quasi scottati. Ma allo stesso tempo, dei loro volti… riuscivo ad avere una consapevolezza incredibile. Come se un senso diverso dalla vista me li facesse vedere. Come se potessi conoscerli attraverso il tocco della mano, accarezzando zigomi, naso e mento: soffermandomi sulle guance imberbi, quasi fossero appartenute a un ragazzo, ma trovandomi poi ad inciampare lungo rughe nette, che attraversavano una pelle morbida, liscia, molle come quella di un vecchio. Volti diversi, ma uguali nella loro diversità.&lt;br /&gt;Denise invece la vedevo benissimo, spesso mi guardava con quel suo modo che non ho mai scordato, tanto che mi ero convinto che stesse cercando di comunicare con me, che mi stesse chiedendo di far qualcosa. Sarebbe stato troppo facile credere di essere diventato pazzo. Quasi l’ho sperato. Ma queste visioni che si materializzavano all’improvviso, questi strani sogni che continuo a fare, questi personaggi che non vedo eppure vedo… tutto è troppo strano eppure tutto sembra come retto da un unico filo, bianco, di seta.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;Quando i medici mi dissero che Denise era incinta, quasi non mi stupii. Non so spiegare il perché, ma non mi meravigliai affatto, come se mi fosse stata rivelata la più banale delle verità. La sera stessa feci il primo sogno in cui lei ne parlava con Fabienne, parlava del bambino… in realtà credo che ne stesse parlando a me. Subito dopo sognai il bambino: mi chiamava, come se volesse giocare con me… ma quando mi avvicinai per prenderlo… vidi che aveva gli occhi bianchi. Come due grosse palle d’alabastro smaltato. Tra l’altro è strano, ma in questi giorni quasi non riesco a vedere il verde dei miei occhi, quando mi specchio. Insomma, quando i medici mi dissero che Denise era incinta, chiesi loro di vedere il bambino. Mi risposero che era meglio di no. Mi chiesero se ero io, il padre. Chi può mai esserne sicuro?, risposi, con una battuta sarcastica che certo non si addiceva al momento.&lt;br /&gt;Quando Denise me ne ha parlato, nei vari sogni, ho avuto la netta sensazione che lei ne era sicura. Era sicura che ero io, il padre. Voglio ancora illudermi che non avesse fatto niente di più, con quei maledetti ciechi… ma qualcosa mi dice che quello non era mio figlio. Non solo per gli occhi bianchi (sono certo che se i dottori me lo avessero fatto vedere, la realtà avrebbe confermato il mio sogno); qualcosa mi fa credere che quel bambino l’abbia uccisa dall’interno… nei sogni in cui Denise diceva a Fabienne di volerlo tenere, lei le rispondeva di no, che non era possibile. Ma ora lo so, era solo un modo in più per metterle confusione in testa, per indebolirla, per privarla delle energie… per toglierle la gioia di vivere. E assicurarsi che, con una tale imposizione, Denise non avrebbe abortito. Se fosse stata libera di scegliere… beh, non so se l’avrebbe tenuto. Ne avevamo parlato pochi mesi prima: entrambi volevamo aspettare ancora un po’. Lei era molto impaurita dall’idea di una maternità. Ma le parole di Fabienne erano servite a ottenere quello che sembravano voler impedire: il bambino ero cresciuto nella pancia di Denise, e il male si era sviluppato in ogni meandro, in ogni centimetro cubo del suo corpo.&lt;br /&gt;Di chi era il figlio, quello? Cos’era successo davvero?&lt;br /&gt;Questo libro forse potrà dirmi qualcosa di più… devo trovare un senso, devo capire dove si annoda questo filo… questi ciechi, queste persone dagli occhi bianchi che vedo ovunque, che non mi lasciano solo di notte e anche di giorno trovano il modo di farsi vivi, cos’hanno davvero da dirmi?&lt;br /&gt;Ma prima di tutto voglio andare al bar del Truce. C’è qualcosa che mi rimanda continuamente lì, nei miei sogni e nelle mie allucinazioni. Non riesco più a capire se davvero ci sono tornato, da quando Denise è stata uccisa. Mi sembra di non aver fatto altro che andare e uscire da quel posto, in questi giorni, ma in realtà non so se sia vero… non so se ero io in carne ed ossa, se era solo la mia mente o se era Denise che ha creato tutta questa recita per me… come non riesco quasi a capire se sono sveglio, adesso, o se sto ancora dormendo… se i miei occhi vedono le cose con chiarezza e mi dicono la verità, o se invece mi stanno ingannando e mi mostrano il mondo dall’interno di un concavo schermo bianco.&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7076288245860293491/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/7076288245860293491' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7076288245860293491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7076288245860293491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html' title='I Ciechi - IV'/><author><name>filsero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00869594457002745962</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEghiv6BcIamrKYsztEB_w5Pt5_Ppx5-3Pu3L_VAOF4l_u30bbCljKBdOai2Z5doUSrdoaxFS2CBACZZe8DktgK-T3ORIglGzCVACcujyiVgP7mPvkJZ6-nkrdwqObF9HmNiUY3YoYnKowLj/s72-c/i+ciechi+iv.JPG" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-6436829805424145198</id><published>2007-09-20T22:39:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.052+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="di notte"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="I Ciechi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>I Ciechi - III</title><content type='html'>&lt;p&gt;[&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Autrice&lt;/span&gt;: &lt;a style=&quot;font-weight: bold;&quot; href=&quot;http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932&quot;&gt;Di Notte&lt;/a&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html&quot;&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html&quot;&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;III &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html&quot;&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html&quot;&gt;V&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjgivG0jr0kk-WGlKWjxJgc9EvV3egnOZJNdj8e_XyQtIZrOZ5_iIwShfx982MxIWQr3WlDRYxrZuuIYkpwe9LTr-NerkT686mYKLP8IyhjsJ5HIt5JERM1MGoZrmFBWx5Awjnm4bYqtcun/s1600-h/i+ciechi+iii.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin: 5px 10px 0pt 0pt; float: left; cursor: pointer;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjgivG0jr0kk-WGlKWjxJgc9EvV3egnOZJNdj8e_XyQtIZrOZ5_iIwShfx982MxIWQr3WlDRYxrZuuIYkpwe9LTr-NerkT686mYKLP8IyhjsJ5HIt5JERM1MGoZrmFBWx5Awjnm4bYqtcun/s200/i+ciechi+iii.JPG&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5121122082743583234&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Fabienne mi aveva buttato giù dal letto alle sette per dirmi che doveva vedermi, in tutti i modi entro oggi. Fissammo per le sei, al bar del porticciolo. Ero in anticipo di qualche minuto.&lt;br /&gt;Lui era seduto su una delle poltroncine di vimini sistemate intorno ai tavolini all’esterno del bar; l’estate era appena iniziata. Aveva un cappello cencioso, con una grande tesa. Immaginai che avesse un bel fisico, che fosse un bell’uomo. Dico immaginai perché aveva un trench lungo fin sotto il ginocchio che, anche se di cotone, trovai un po’ esagerato, vista la stagione. Notai che le mani, belle e affusolate, erano leggermente abbronzate; teneva le gambe accavallate e potei scorgere che anche le caviglie, che si intravedevano sotto il pantalone bianco, erano state baciate dal sole. Stava immobile con il viso rivolto verso il mare, oltre l’orizzonte.  Gli occhiali scuri riflettevano le vele spiegate delle barche che navigavano lente e leggere di fronte al porto. Gli passai accanto, mi disse “Salve”. Risposi “Ci conosciamo?”. “Può darsi...” mi disse “il suo profumo non mi è nuovo”.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;Io non uso profumo, risposi. “Appunto” disse lui “per questo l’ ho riconosciuta subito”.  Mi parlò senza mai voltarsi. Non mi guardava ma mi sentii ugualmente osservata. Arrivò Fabienne, ci sedemmo al tavolo accanto, ordinai una spremuta e lei il solito americano, probabilmente il quinto o sesto del giorno.&lt;br /&gt;“Cosa c’è di così urgente?”&lt;br /&gt;“Ti stai allontanando, ho avuto ordine di parlarti per capire il perché…”&lt;br /&gt;“L’ordine di parlarmi? Senti Fabienne, io voglio lasciare.”&lt;br /&gt;“Non puoi andartene adesso, ti ricordo che hai giurato.”&lt;br /&gt;“Lo so, ma sono confusa, aiutami per favore, non me la sento più di andare avanti. Non so più quale vita è la mia veramente. Il sogno e la veglia si incrociano di continuo, e io non so più chi sono… Doveva essere quasi un gioco e invece mi sta consumando.”&lt;br /&gt;Il cameriere arrivò con le bibite, l’occhio gli cadde nella mia scollatura che, da una prima scarsa, in un mese era già una terza abbondante. Imbarazzante, non ci ero abituata: il “davanzale” non è mai stato il mio pezzo forte, gli uomini hanno sempre preferito il mio lato B. Mi aggiustai la camicetta – ormai troppo stretta - sul davanti e incrociai le braccia ma, invece di celare l’insolito gonfiore, ottenni un risultato tipo push up. Il cameriere fece un sorrisino di traverso, lasciò le bibite e lo scontrino e, finalmente, si levò dai piedi.&lt;br /&gt;“Hai parlato col tuo bello, eh?”&lt;br /&gt;“No, ti giuro. Però è sempre più difficile nascondere. Sta soffrendo per me. Ultimamente, quando la notte apro gli occhi per orientarmi, lui è lì che mi guarda. Mi sta osservando... Stamani mi ha detto che vuole sapere che mi sta succedendo, è molto preoccupato. E anche io lo sono... soprattutto adesso che...”&lt;br /&gt;Fabienne mi fulminò con i suoi occhi viola&lt;br /&gt;“Adesso che... Finisci, dai!”&lt;br /&gt;“Aspetto un bambino.”&lt;br /&gt;“Ah ah ah.”&lt;br /&gt;“Perché ridi, smettila , mi stai facendo paura.”&lt;br /&gt;“E brava la mia piccina. E lui lo sa?”&lt;br /&gt;“Lascia perdere.”&lt;br /&gt;“Glielo hai detto o no?”&lt;br /&gt;“No... non ancora.”&lt;br /&gt;“Non dirgli nulla, è inutile. Tu sai cosa devi fare. Vero?”&lt;br /&gt;L’uomo del tavolo accanto ci chiese da accendere. Fabienne gli passò l’accendino. Il fumo della sigaretta mi solleticò il naso e mi dette fastidio... a me!, che fumavo due pacchetti di sigarette al giorno!! Quando l’uomo le restituì l’accendino, lei gli disse qualcosa sottovoce, non capii cosa e comunque non ci feci troppo caso: avevo altro a cui pensare. Fabienne tornò a guardarmi: “Allora?” mi chiese.&lt;br /&gt;Mi sporsi col busto in avanti, le braccia appoggiate sul tavolino e le mani incrociate.&lt;br /&gt;“Allora un bel niente! Ascoltami bene Fabienne... io lo tengo”, parlai scandendo bene le parole e guardandola dritta negli occhi con voce ferma ed un coraggio che non credevo più di avere.&lt;br /&gt;“Sai bene che non puoi.”&lt;br /&gt;“Certo che posso, basta che tu mi aiuti.”&lt;br /&gt;“Non credo di poterlo fare. Sarà bene che ne riparliamo... “Si mise ad armeggiare nella borsa. “Tieni, questo è per te” disse “...ora devo andare.”&lt;br /&gt;Mi porse un libro, vecchio e ingiallito. Lo rigirai tra le mani, sembrava scottasse. Guardai il titolo e iniziai a tremare. “Che vuol dire!? “ urlai a Fabienne che era già lontana.  Non rispose. La guardai andarsene e provai un profondo senso di smarrimento.  Avrei dovuto alzarmi e andarmene, invece decisi di fermarmi ancora un momento per calmarmi e riprendere fiato. Il sole tiepido del tardo pomeriggio mi accarezzava le  guance, lo sciabordio delle barche appena mosse dal lieve movimento del mare mi cullava come una musica dal ritmo sensuale. Mi abbandonai sulla poltroncina, lasciai andare la testa all’indietro con la faccia rivolta al sole, chiusi gli occhi e le mani andarono da sole a posarsi sulla pancia ancora invisibile&lt;br /&gt;“Non hai scelta.” La voce mi arrivò come un sussurro, direttamente nell’orecchio. Mi spaventai,  avevo dimenticato la presenza dell’uomo con il cappello. Mi voltai di scatto e con il cuore in gola dissi:  “Prego?” Avrei giurato che fosse ad un palmo dal mio viso, invece era ancora al suo tavolo. Si girò verso di me e si tolse gli occhiali. Rimasi come paralizzata nel vedere i suoi occhi: vuoti, spenti. Oddio! Era cieco! Il bicchiere che avevo in mano cadde ai miei piedi; mi abbassai per raccogliere i vetri e quando rialzai la testa, lui non c’era più. Non poteva essere sparito. Mi guardai intorno e lo vidi: stava camminando verso la fine del porticciolo, in mezzo a due ragazzi che lo seguivano, a testa bassa,  ad un passo di distanza.&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/6436829805424145198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/6436829805424145198' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6436829805424145198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/6436829805424145198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html' title='I Ciechi - III'/><author><name>filsero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00869594457002745962</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjgivG0jr0kk-WGlKWjxJgc9EvV3egnOZJNdj8e_XyQtIZrOZ5_iIwShfx982MxIWQr3WlDRYxrZuuIYkpwe9LTr-NerkT686mYKLP8IyhjsJ5HIt5JERM1MGoZrmFBWx5Awjnm4bYqtcun/s72-c/i+ciechi+iii.JPG" height="72" width="72"/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-8744176306206214430</id><published>2007-09-15T13:38:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.053+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Daniel Bloom"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="I Ciechi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>I Ciechi - II</title><content type='html'>[&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Autore&lt;/span&gt;: &lt;span style=&quot;color: rgb(0, 0, 153); font-weight: bold;&quot;&gt;Daniel Bloom&lt;/span&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html&quot;&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;II &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html&quot;&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html&quot;&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html&quot;&gt;V&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhdv1lqqu2qNfbdT9Hor97N3fqPu7TiMNtoA8q1qc5hjoxASTaiaSWYyp48iV12eamoDLLt03CV8AGKHUX5ynzCdEw0XhRnRVmsxo8FG52s5Q4A7JPQyvkFadZSavDncnTgacIJJXckBzXB/s1600-h/i+ciechi+ii.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin: 5px 10px 0px 0pt; float: left; cursor: pointer;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhdv1lqqu2qNfbdT9Hor97N3fqPu7TiMNtoA8q1qc5hjoxASTaiaSWYyp48iV12eamoDLLt03CV8AGKHUX5ynzCdEw0XhRnRVmsxo8FG52s5Q4A7JPQyvkFadZSavDncnTgacIJJXckBzXB/s200/i+ciechi+ii.JPG&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5110414092887957250&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Mi svegliai nel mio letto in un bagno di sudore completamente vestito, con un forte mal di testa. Avevo fatto il peggior incubo della mia vita. Il bar del Truce, la foto di Denise, quei ragazzi con le cravatte e quel tipo con gli occhi bianchi. Non era stato un semplice sogno allucinante, questa volta avevo la sensazione di aver vissuto un’esperienza macabra e irreale.&lt;br /&gt;Detti un’occhiata al cronografo: era il 24. Cristo, avevo dormito quasi due giorni.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;Feci un giro nella stanza e mi guardai allo specchio appeso alla parete. Avevo la barba lunga, i capelli spettinati. Il mal di testa mi spaccava le tempie. Entrai nella camera di Denise. Era ancora a soqquadro dopo che la polizia era venuta a fare gli accertamenti. Ancora non riuscivo a capire chi poteva averla ridotta in quello stato. La sua morte era stata una delle cose più macabre che la mente umana avesse mai potuto concepire. Trovata in quel lago di sangue senza occhi. Chi avrebbe mai potuto ridurla così.&lt;br /&gt;Denise. Ci eravamo conosciuti tre anni prima, eravamo in biblioteca la prima volta che la vidi. Quei suoi occhi profondi, i suoi morbidi capelli neri e ricci. Ero sempre stato così timido ad approcciare le ragazze... però quella sua aria così intelligente e dolce mi dette il coraggio di parlarle.&lt;br /&gt;Così diversi e così simili. Il cinema, la letteratura, la passione per la musica. Fu un amore immediato. Tutti e due tanto insicuri e curiosi. Le prime uscite e poi la convivenza.&lt;br /&gt;Anni bellissimi, passati insieme prima che quella maledetta idea fissa le prendesse anima e corpo.&lt;br /&gt;Denise era stata sempre attratta dal paranormale, io ci avevo sempre scherzato su, però quella sua mania era diventata via via un’ossessione.&lt;br /&gt;Da circa un anno Denise era diversa, quei suoi occhi così dolci avevano acquistato una fissità inquietante.&lt;br /&gt;Non riusciva più che a parlare di ricevere “la luce”. Tutto era iniziato da quel corso di astrologia dove aveva conosciuto Fabienne. Da quello che mi diceva doveva essere una tipa un po’ stramba. Una signora sulla sessantina. Inizialmente ne parlava con ironia come una vecchia fuori di testa, poi Denise cominciò a parlare di lei come di uno spirito superiore. Quei discorsi mi preoccupavano e lei smise di parlarmene.&lt;br /&gt;Per un certo periodo pensavo che mi stesse tradendo. I suoi ritardi erano sempre più frequenti. E poi quelle strane riunioni del martedì sera da cui tornava certe volte sconvolta.&lt;br /&gt;Pensavo che fosse solo uno di quei periodi di crisi che ogni tanto attraversava.&lt;br /&gt;Mi guardavo intorno la casa era ridotta ad un immondezzaio. Avrei dovuto fare un po’ d’ordine, ma non sapevo come raccapezzarmi.&lt;br /&gt;In un angolo appesa alla parete una sua foto: la stessa dell’incubo. Mi mancò il fiato. Mi accorsi che erano almeno due giorni che non toccavo cibo. Cercavo di riorganizzare le idee. Era troppo tardi per telefonare a qualche amico. Anche il giorno dopo non sarei andato in ufficio. Era una settimana che non mi facevo vedere. Stavo pensando di scappare via.&lt;br /&gt;Non potevo stare in quelle condizioni. Dovevo darmi una mossa. Farmene una ragione.&lt;br /&gt;Di dormire non se ne parlava nemmeno. Cercai qualche libro sullo scaffale. C’erano ancora i libri di Denise ben ordinati. I miei invece erano alla rinfusa i libri di economia insieme a quelli di psicologia e qualche testo di letteratura. La biblioteca di Denise era per lo più di libri di esoterismo e parapsicologia. Edizioni strane di case editrici misconosciute.&lt;br /&gt;Ripensavo a quel sogno: il bar del Truce, quegli strani personaggi che mi guardavano con quell’aria irreale. Più che ci pensavo e più avevo la sensazione di averlo vissuto veramente.&lt;br /&gt;Continuavo quasi ipnotizzato a guardare le costole di quei volumi. Ad un certo punto mi accorsi che un libro era stato messo al contrario. Era un libro vecchio con la copertina ingiallita e scolorita. Si intravedeva un enigmatico titolo:  I Ciechi. Un brivido mi percorse la schiena.&lt;br /&gt;Come in preda alla febbre lo aprii e sulla prima pagina era scritta con grafia tremolante e obliqua una dedica: &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Il cristallo della salvezza è nel cuore della fiamma che arde in eterno, lo vedrai racchiuso nella sfera di luce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Tutto il sogno come un film alla moviola, nitido preciso e denso, riapparve alla mia mente.&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/8744176306206214430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/8744176306206214430' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8744176306206214430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/8744176306206214430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-ii.html' title='I Ciechi - II'/><author><name>filsero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00869594457002745962</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhdv1lqqu2qNfbdT9Hor97N3fqPu7TiMNtoA8q1qc5hjoxASTaiaSWYyp48iV12eamoDLLt03CV8AGKHUX5ynzCdEw0XhRnRVmsxo8FG52s5Q4A7JPQyvkFadZSavDncnTgacIJJXckBzXB/s72-c/i+ciechi+ii.JPG" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-3404008733706208193</id><published>2007-09-02T15:30:00.000+01:00</published><updated>2007-12-02T19:05:30.054+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="filsero"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="I Ciechi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>I Ciechi - I</title><content type='html'>&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;I&lt;/span&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html&quot;&gt;II&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi-iii.html&quot;&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-iv.html&quot;&gt;IV&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/10/i-ciechi-v.html&quot;&gt;V&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHuaVRluqbOtmWznVYgtfs8kJfQag-cVubI7nX2WyY3OpLhwY76PdsJv1sE2l4zGG1UmOirgDz3UgrA0eVBh1J9meAo3rQ7LwFOpNPI6Gi5q7XfTxBPARCto24b0znQPEfupsKFmOOKy6Z/s1600-h/Occhi.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin: 5px 10px 0px 0pt; float: left; cursor: pointer;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHuaVRluqbOtmWznVYgtfs8kJfQag-cVubI7nX2WyY3OpLhwY76PdsJv1sE2l4zGG1UmOirgDz3UgrA0eVBh1J9meAo3rQ7LwFOpNPI6Gi5q7XfTxBPARCto24b0znQPEfupsKFmOOKy6Z/s200/Occhi.jpg&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5110384831275769586&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Non sono mai stato convinto che il primo incontro avvenne in modo del tutto casuale. No, non ero stato scelto a caso. Qualcosa dovevano pur sapere, o forse l&#39;avevano intuito. Forse mi notarono già all&#39;ingresso del bar, oppure no...&lt;br /&gt;No. Ero già segnato da prima, da quando scesi dall&#39;autobus. Forse addirittura da quando uscii di casa. Sì, forse fu allora che videro la mia faccia tumefatta dalla disperazione. E mi seguirono.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;Bevevo da solo, in piedi, senza guardarmi attorno. Guardavo le foto appiccicate alla parete, la ricoprivano interamente come un enorme poster. In quelle foto la vita del locale era rimasta impigliata, aveva perduto qualcosa di sé, prima di trascorrere. Qualcosa di ancora vivo, di attuale.&lt;br /&gt;La foto di Denise era al centro del collage, la fissavo cercando di animarla tra i ricordi. Tutte le altre immagini le ruotavano intorno, facce che si confondevano e svanivano come fili di fumo. La sua era nitida, ferma, con la risata e lo sguardo rivolti a me.&lt;br /&gt;Sentii una presenza alle mie spalle, mi voltai. Erano due ragazzi, vestiti in modo troppo serio per il bar del Truce: camicia azzurra perfettamente stirata, due penne nel taschino, cravatta blu tanto lucida da sembrare di plastica. Mi sorridevano, con un sorriso inspiegabile. Non potevano sapere quel che mi era crollato addosso negli ultimi due mesi, ma se l&#39;avessero saputo, se ad esempio fossero stati due conoscenti, due vecchi amici, avrei pensato che il loro fosse un sorriso di compassione.&lt;br /&gt;Ma come potevano sapere.&lt;br /&gt;Uno di loro aveva in mano un blocco per gli appunti, spesso e rigido. Feci per aprire bocca, non so bene per dire cosa. Immagino qualcosa di aggressivo: non era il momento giusto per socializzare. Ma prima che fiatassi, il ragazzo con il blocco mi toccò leggermente un braccio con la mano e mi sussurrò all&#39;orecchio una frase che non riuscii a comprendere, ma il cui tono mi stupì, talmente era dolce e rassicurante, come una melodia creata apposta per sciogliere il dolore. Con gli occhi mi fece un cenno e mentre li seguivo verso l&#39;uscita sentivo ancora la mano premere sul mio braccio, come se mi guidasse gentilmente. Come se fosse un gesto del tutto naturale, l&#39;altro ragazzo mi prese il bicchiere e lo poggiò su un tavolo, poco prima di uscire.&lt;br /&gt;Da subito, normalmente avrei reagito male, li avrei spinti, al Truce che sudava dietro al bancone avrei urlato che aveva due checche nel suo locale, di preparare subito due calci in culo. Invece niente, ero troppo ubriaco, troppo sconvolto per la morte di Denise.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quei due ragazzi mi apparivano talmente sereni e sicuri. Poi c&#39;era quella voce. Perché tanta dolcezza? Cosa mi aveva detto?&lt;br /&gt;Fuori mi appoggiai al muro, il ragazzo che mi aveva parlato prese una penna dal taschino e cominciò a scrivere sul blocco, mentre l&#39;altro iniziò un oscuro monologo. Rispetto a quella che mi aveva incantato, la sua voce era più dura, ma anche questa molto rassicurante. All&#39;inizio non capivo nulla dei suoi discorsi, poi pian piano compresi che parlava del mio dolore, di quanto avevo sofferto, di come potevo liberarmi dalla gabbia che mi opprimeva, dovevo soltanto trovare la luce. La luce.&lt;br /&gt;Come fai a sapere cosa provo? Quale luce? domandavo. Non faceva caso alle mie domande, che forse nemmeno pronunciavo, forse mi limitavo a pensarle, non ricordo. Comunque, presto non domandai più. Mi bastava ascoltarlo, e avevo l&#39;impressione di stare meglio. L&#39;ubriachezza mi abbandonava senza pericolo, senza panico. Ogni volta che spostavo lo sguardo verso il ragazzo che scriveva, lui aveva gli occhi nei miei e mi sorrideva, con la stessa compassione di prima. Ora però mi appariva del tutto comprensibile.&lt;br /&gt;Tra i due ragazzi vidi avvicinarsi un&#39;altra persona. Aperto sulla stessa camicia azzurra e sulla stessa cravatta blu, indossava uno strano cappotto lungo, di panno ruvido, troppo pesante, e un cappello la cui tesa larga e floscia nascondeva parte del viso. Nonostante fosse ormai notte, portava un paio di occhiali da sole. Si fermò a un passo da noi e rimase là a lungo, immobile, mentre il ragazzo continuava a parlarmi. I suoi discorsi si facevano sempre più difficili, pieni di allusioni, di simbolismi incomprensibili. Ma a me sembrava di stare meglio, grazie a quelle parole.&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Il cristallo della salvezza è nel cuore della fiamma che arde in eterno, lo vedrai racchiuso nella sfera di luce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L&#39;uomo con gli occhiali strinse una spalla del ragazzo, che subito smise di parlare. Lui e il suo compagno si fecero leggermente da parte e l&#39;uomo passò in mezzo a loro, avvicinandosi tanto a me che potevo sentire il calore umido del suo respiro. Sembrava mi odorasse. Fiutava con avidità il sangue di una preda. Poi si tolse gli occhiali da sole, lentamente, lentamente. Io non pensavo, avevo smarrito tutti i pensieri. Guardavo stupito quegli occhi. Erano completamente bianchi. Senza iride, senza pupille. Perfettamente bianchi. Eppure sembrava mi vedessero, che vedessero anche quel che io non riuscivo a pensare. Vieni con noi, mormorò l&#39;uomo. E così feci.&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/3404008733706208193/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/3404008733706208193' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3404008733706208193'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/3404008733706208193'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/09/i-ciechi.html' title='I Ciechi - I'/><author><name>filsero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00869594457002745962</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhHuaVRluqbOtmWznVYgtfs8kJfQag-cVubI7nX2WyY3OpLhwY76PdsJv1sE2l4zGG1UmOirgDz3UgrA0eVBh1J9meAo3rQ7LwFOpNPI6Gi5q7XfTxBPARCto24b0znQPEfupsKFmOOKy6Z/s72-c/Occhi.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-7216775915078906764</id><published>2007-07-15T21:17:00.000+01:00</published><updated>2007-07-15T21:53:41.863+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Daniel Bloom"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>Sangue a West Hollywood - VI</title><content type='html'>&lt;div style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;di Daniel Bloom&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/sangue-west-hollywood-i.html&quot;&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-ii.html&quot;&gt;II&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;- &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-iii.html&quot;&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-iv.html&quot;&gt;IV&lt;/a&gt;-&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-v.html&quot;&gt;V&lt;/a&gt; -&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; VI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhToOQFstFv24qv7_c2w4tgFCpU4Ud6JK1q-REux3IiMiYv8BD_b9YALJnDcCySCuABZCKPA4Fr6LRj6K1pBdj4DRCiAPgtWOAR_Zw4wBfNZ4jx1KEho-XyZATB0ubt-SsgwVW-dQKLHb0C/s1600-h/Sangue+a+West+Holliwood+-+VI.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin: 5px 10px 10px 10px; float: left; cursor: pointer;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhToOQFstFv24qv7_c2w4tgFCpU4Ud6JK1q-REux3IiMiYv8BD_b9YALJnDcCySCuABZCKPA4Fr6LRj6K1pBdj4DRCiAPgtWOAR_Zw4wBfNZ4jx1KEho-XyZATB0ubt-SsgwVW-dQKLHb0C/s200/Sangue+a+West+Holliwood+-+VI.JPG&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5087521611394585282&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;La casa era una villetta su due piani con piscina.&lt;br /&gt;Parcheggiai un isolato distante. Feci il giro dell’abitazione. Mi affacciai dal recinto: c’era la Cadillac parcheggiata. La donna era ancora in casa.&lt;br /&gt;Suonai il campanello e mi aprì il solito maggiordomo imbalsamato. Li facevano in serie quei tipi.&lt;br /&gt;La signora Roscoe era uscita, e non sapeva quando sarebbe tornata. Me lo immaginavo.&lt;br /&gt;Aspettai, appostato all’angolo, dall’uscita posteriore la macchina parcheggiata stava uscendo.&lt;br /&gt;Se la stava squagliando.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;Corsi come un matto con il braccio fasciato e la ferita che si stava riaprendo, verso la mia macchina.&lt;br /&gt;La donna stava dirigendosi verso Santa Barbara, da lì sicuramente avrebbe preso qualche mezzo per andarsene.&lt;br /&gt;A due chilometri da santa Barbara vidi che stava rallentando, girava da uno svincolo su per una collina. Tenni la distanza senza perderla mai di vista.&lt;br /&gt;La macchina si era inoltrata in una specie di boscaglia, non la vedevo più. Non potevo farmela, scappare.&lt;br /&gt;C’era una pista per sidecar recintata con del filo spinato.&lt;br /&gt;Scesi dalla macchina e cominciai a cercare. Un capanno malmesso era nascosto tra degli alberi. Accanto la Cadillac.&lt;br /&gt;Presi la pistola, la misi in tasca e mi avvicinai con cautela. Eccola di spalle.&lt;br /&gt;“Miss Roscoe come sta?&lt;br /&gt;Le disse a voce ferma&lt;br /&gt;Si girò di scatto sorpresa.&lt;br /&gt;“Boreinstainn che piacere vederla, ho saputo che si è fatto fregare sotto il naso il mio diario, forse era meglio se mi rivolgevo a un vero professionista…comunque sono generosa e le voglio dare questi duecento dollari per il suo impegno. Si tolga dai piedi”&lt;br /&gt;“E’ incredibilmente generosa, ma prima vorrei parlare con lei di un paio di cosette”&lt;br /&gt;“Mi dispiace Boreinstain, sono un po’ indaffarata..”&lt;br /&gt;Sfilai la pistola dalla tasca e gliela puntai. Non sembrò sorpresa. Era più dura di quello che credessi.&lt;br /&gt;“ha delle ottime argomentazioni mr.Boreinstain lo sa. Bene diciamo che quei 200 dollari possono diventare 1000”&lt;br /&gt;“Mi dia la sua borsa la prego e faccia meno la spiritosa”&lt;br /&gt;Si girò e provò a incamminarsi&lt;br /&gt;Sparai un colpo in aria&lt;br /&gt;Si fermò e girandosi di nuovo mi guardò minacciosa.&lt;br /&gt;“Mi lasci andare, lei non sa cosa sta rischiando”&lt;br /&gt;“Poche storie mi dia la borsetta se non vuole che le rovini il trucco..”&lt;br /&gt;Mi avvicinai puntando la pistola diritto in mezzo agli occhi&lt;br /&gt;Le strappai la borsetta e con la mano malmessa provai ad aprirla&lt;br /&gt;Dentro c’era un quaderno proprio uguale a quello che avevo visto a casa di Michael Cronny..&lt;br /&gt;“sono riuscita a recuperalo da sola, fallito…”&lt;br /&gt;Stava annaspando e io provai un brivido di soddisfazione.&lt;br /&gt;“Smetta di fare la commedia. Questo diario non è mai uscito da casa sua, non è vero?&lt;br /&gt;E’ sta tutta una montatura per distrarre Llloyd Anderson. Lei aveva fatto uccidere suo marito dalla guardia del corpo  Peter Landley  e poi gli aveva sparato inscenando la rapina. Aveva poi dato dei soldi a Michael Cronny per tenerle un diario un falso, diario proprio uguale a questo.&lt;br /&gt;A quel punto sono arrivato io che come un allocco ho fatto da esca per gli scagnozzi di Lloyd  che stavano cercavano il quaderno con le formule. Lei sapeva dove abitava Cronny e l’aveva freddato prima che entrassi. Gli scagnozzi di Lloyd mi hanno sottratto il falso diario dalla tasca  pensando di recuperare quello vero e lei fuori da ogni sospetto stava cercando la fuga con il ricettario magico.&lt;br /&gt;Quelle formule servono per qualche progetto industriale vero?”&lt;br /&gt;“Lei è molto intelligente Boreinstain, si merita un premio molto più alto, se non altro per il disturbo arrecato. Direi potremmo trovare un giusto compromesso. Cinquanta e cinquanta. Sto andando ritirare un milione di dollari”&lt;br /&gt;Mentre mi diceva queste cose si accomodava il cappello e mi accorsi che stava tirando fuori come un prestigiatore una rivoltella tascabile”&lt;br /&gt;“stia ferma o sparo…”&lt;br /&gt;Non accennava a fermarsi. Puntai in mezzo agli occhi e sparai. Cadde di colpo&lt;br /&gt;Il dolore alla spalla pulsava come una locomotiva d’improvviso mi sentii svenire.&lt;br /&gt;Raccolsi tutte le forze e mi avvicinai al corpo.&lt;br /&gt;Avevo fatto centro. Ripresi il quaderno da terra.&lt;br /&gt;Quei geroglifici riuscivano ad avere un fascino perverso.&lt;br /&gt;Quegli sgorbi d’inchiostro valevano più di cento mie vite messe insieme.&lt;br /&gt;Era roba per l’industria, formule chimiche per chissà quale utilizzo: miscele esplosive, creme di bellezza, forse componenti per qualche altra schifezza alimentare che avrebbe intossicato il mondo.&lt;br /&gt;Accesi una sigaretta e con il fiammifero appiccai il fuoco al quaderno.&lt;br /&gt;Era finita un’altra dannata giornata. La polizia sarebbe giunta a breve, una volta trovato il corpo  avrebbero imboscato tutto. Routine.&lt;br /&gt;Per un po’ sarebbe stato meglio prendermi una vacanza.&lt;br /&gt;Era stata un’altra sporca storia, un’altra carneficina.&lt;br /&gt;Mi incamminai verso la macchina, guardai il cielo, stavano arrivando le nuvole, un po’ di sollievo a quel caldo infernale. Mi apparve il volto Marion, il suo dolce sorriso mi bruciava ancor più che la ferita.&lt;br /&gt;Avevo bisogno solo di un buon bourbon.&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/7216775915078906764/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/7216775915078906764' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7216775915078906764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/7216775915078906764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-vi.html' title='Sangue a West Hollywood - VI'/><author><name>filsero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00869594457002745962</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhToOQFstFv24qv7_c2w4tgFCpU4Ud6JK1q-REux3IiMiYv8BD_b9YALJnDcCySCuABZCKPA4Fr6LRj6K1pBdj4DRCiAPgtWOAR_Zw4wBfNZ4jx1KEho-XyZATB0ubt-SsgwVW-dQKLHb0C/s72-c/Sangue+a+West+Holliwood+-+VI.JPG" height="72" width="72"/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-4118431538855736202</id><published>2007-07-01T17:26:00.000+01:00</published><updated>2007-07-15T21:54:34.623+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="Daniel Bloom"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>Sangue a West Hollywood - V</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;di Daniel Bloom&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/04/sangue-west-hollywood-i.html&quot; target=&quot;_blank&quot; onclick=&quot;return top.js.OpenExtLink(window,event,this)&quot;&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-ii.html&quot;&gt;II&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;- &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-iii.html&quot;&gt;III&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/05/sangue-west-hollywood-iv.html&quot;&gt;IV&lt;/a&gt;-&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; V &lt;/span&gt;&lt;span&gt;-&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-vi.html&quot;&gt;&lt;span&gt;VI&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiql53kn7UB4JeLtiyuWtxD-M2Guo0SVKOgdRhhuSk2rE3JWHogeKgc-AXCUywz2bI_gd3cF9KHKq__Sru8E1taeh3zcs63pjSYloZuyfl5BC9fzClMZnT2Y65cQq_VkT8NBzgqI7AukC9b/s1600-h/Sangue+a+West+Holliwood+-+V.JPG&quot;&gt;&lt;img style=&quot;margin: 5px 10px 0px 0pt; float: left; cursor: pointer;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiql53kn7UB4JeLtiyuWtxD-M2Guo0SVKOgdRhhuSk2rE3JWHogeKgc-AXCUywz2bI_gd3cF9KHKq__Sru8E1taeh3zcs63pjSYloZuyfl5BC9fzClMZnT2Y65cQq_VkT8NBzgqI7AukC9b/s200/Sangue+a+West+Holliwood+-+V.JPG&quot; alt=&quot;&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5082706977003790722&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Tutto sommato era stata una serata fortunata, la pallottola mi aveva solo penetrato la spalla senza toccare gli organi vitali.&lt;br /&gt;Grazie a Dio quel barbone a cui avevo dato mezzo dollaro mi aveva trovato tra i bidoni dell’immondizia e aveva chiamato soccorso. Qualcuno mi aveva seguito cercando di farmi la pelle e sottrarmi il quaderno con le formule. Per mia fortuna il tiratore non era dei migliori.&lt;br /&gt;Mi svegliai completamente in stato confusionale al Saint Mary L.A. Hospital. Si avvicinò un’infermiera con un calmante. Mi disse che avevo visite. La polizia sicuramente.&lt;br /&gt;Era quel maiale di O’Nell con uno scagnozzo appena uscito dall’accademia che puzzava ancora di latte. O’Nell era uno sbirro corrotto, se la faceva da anni con Lloyd Anderson, lo sapevano tutti, ma era un intoccabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;“Guarda guarda chi si vede, hey Boreinstain, sai un uccellino che passava mi ha detto che eri al Saint Mary in fin di vita con una spalla trapassata da un proiettile. Ed eccomi qui.”&lt;br /&gt;“Sono commosso dal tuo interessamento”&lt;br /&gt;“Sei la solita testa calda Daniel, prima o poi se non stai attento ti succederà qualcosa di grave”&lt;br /&gt;e rise con quel suo ghigno suino.&lt;br /&gt;“Sei il solito figlio di puttana,O’Nell &lt;/span&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;“Stai attento Boreinstain, questa volta ti è andata di lusso, sei entrato in un giro più grosso di te potresti farti veramente male. Andiamocene Patrick anche oggi abbiamo fatto la nostra buona azione” disse O’Nell rivolgendosi al pivello.&lt;br /&gt;”Goodbye Boreinstain, e stai in campana…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella visita era un avvertimento di Lloyd Anderson, c’era di mezzo anche lui, e quel colpo era stato sparato da uno dei suoi uomini.&lt;br /&gt;Quel porco schifoso di O’Nell mi aveva messo di cattivo umore e già non sono un tipo con il sorriso facile.&lt;br /&gt;Bel caso. Una spalla fuori uso, inserito nella lista nera di Lloyd Anderson, derubato anche della pistola  e per di più addio ai 10000 verdoni evaporati con il diario. Forse era meglio fare il rabbino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una settimana fui dimesso, tornai in ufficio il caldo non accennava a diminuire e per via della ferita ero costantemente spossato. Mrs Sturton era scomparsa nel nulla come quel suo maledettissimo diario. A me non restava che aspettare qualche padre che aveva perso le tracce del figlio drogato o qualche marito tradito alla ricerca della moglie scomparsa. Sopra l’armadio, ben nascosta presi la mia pistola di scorta.&lt;br /&gt;La stanza era rimasta come l’avevo lasciata. All’angolo della scrivania sempre quel giornale ingiallito di mesi prima. Era rimasto aperto alla notizia dell’omicidio di Peter Landley, il pesce piccolo, guardai la fotografia attentamente, questa volta il fotoreporter aveva fatto un gran bel lavoro: riprendeva il morto e la piccola folla accalcata lì vicino, come succede in questi casi.&lt;br /&gt;A un tratto mi sembrò di riconoscere qualcuno tra la folla, misi a fuoco stringendo gli occhi, era lei Mrs Janet Roscou, con i suoi occhiali da sole.&lt;br /&gt;Qualcosa mi diceva che mi avevano incastrato. E alla grande.&lt;br /&gt;Uscii di corsa dall’ufficio. Montai in macchina. Dovevo avere qualche informazione. Mi spinsi a  L.A. &lt;/span&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;sud &lt;/span&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;e andai alla ricerca di qualche vecchio informatore nel boulevard.&lt;br /&gt;Franky Dollaro era sempre lì con la sua bottiglia di vodka ormai era fuori uso ma qualche informazione me la poteva ancora dare.&lt;br /&gt;“Hey Franky”&lt;br /&gt;“Io non ti conosco e non so nulla amico, vai fuori dai piedi che sto lavorando”&lt;br /&gt;Il vecchio Franky non era un tipo facile ma la sua debolezza per gli alcolici lo ammansiva come un agnellino.&lt;br /&gt;“Hey Frank, dai non fare il difficile,  passavo di qui e ho pensato perché non bere un bicchiere con un vecchio amico...”&lt;br /&gt;“Se è per bere ti accompagno amico ma non saprai niente perché non so niente amico”&lt;br /&gt;“Lo so lo so Franky sei fuori…”&lt;br /&gt;Lo accompagnai al bar e ci bevemmo quattro gin. Cominciava a girarmi la testa, alla fine però sputò il rospo e come mi immaginavo prima di morire Peter Landley era entrato al servizio di Roscoe come sua guardia del corpo.&lt;br /&gt;Tutto cominciava a quadrarmi.&lt;br /&gt;Mi avevano incastrato e io c’ero caduto come un fesso. Presi la macchina e andai di corsa verso West Hollywoood.&lt;br /&gt;Dovevo trovare Mrs Jennifer Surton-Roscoe.&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4118431538855736202/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/4118431538855736202' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4118431538855736202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4118431538855736202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/07/sangue-west-hollywood-v.html' title='Sangue a West Hollywood - V'/><author><name>filsero</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00869594457002745962</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiql53kn7UB4JeLtiyuWtxD-M2Guo0SVKOgdRhhuSk2rE3JWHogeKgc-AXCUywz2bI_gd3cF9KHKq__Sru8E1taeh3zcs63pjSYloZuyfl5BC9fzClMZnT2Y65cQq_VkT8NBzgqI7AukC9b/s72-c/Sangue+a+West+Holliwood+-+V.JPG" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-1343829531466211425</id><published>2007-06-26T09:45:00.000+01:00</published><updated>2007-06-26T09:51:55.082+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="massi"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>a S. (&#39;a Stronzo)</title><content type='html'>Il prossimo che mi dice che, quando conosci una persona e senti squillare fanfare e trombe e vedi cuoricini negli occhi di tutti, significa che è scoccato il colpo di fulmine, lo metto su una pira e gli do fuoco.&lt;br /&gt;Sabato scorso ho conosciuto un ragazzo che nemmeno nella migliore tradizione dei serial televisivi adolescenziali poteva essere più bello. Ci vado a cena, passiamo una notte infuocata di sesso insieme e dopo una settimana di telefonate, sms, messanger su internet con toni simili a quelli di due fidanzatini delle medie, mi snocciola il seguente rosario:&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;- uno, non vive a Roma come me, era semplicemente in visita di un amico;&lt;br /&gt;- due, ha già la ragazza fissa. Lei fa la vigilessa a Firenze dove vivono entrambi;&lt;br /&gt;- tre, il padre della sua ragazza è in ospedale e lui in questo momento è confuso e non può farle questo e deve starle vicino perchè ha un impegno nei suoi confronti.&lt;br /&gt;&#39;A stronzo, ma i sensi di colpa non ti sono venuti mentre mi scopavi sabato scorso?&lt;br /&gt;Mi ha assalito un&#39;angoscia che nemmeno il tacchino prima del giorno del Ringraziamento.&lt;br /&gt;Poi mi sono detta, ma con chi cazzo crede di avere a che fare?&lt;br /&gt;Così stamani sono andata alla stazione, ho comprato un biglietto per Firenze e mi sono presentata nella sua città senza anticipargli minimamente niente. Quando gli ho mandato un messaggio per comunicargli la lieta novella, pensavo che si sarebbe incazzato. Invece corre a prendermi alla stazione e con quel suo sorriso del cazzo stampato in volto mi dice che posso fermarmi lì e dormire da lui. Tanto la vigilessa è a dirigire il traffico a casa di sua mamma per aiutarla con il padre moribondo.&lt;br /&gt;E io penso, ok...stanotte almeno scoperemo di nuovo.&lt;br /&gt;Invece arriviamo a casa sua e inizia a fare discorsi senza nè capo nè coda. &lt;br /&gt;Prima mi dice che io sono un gradino sopra tutte le altre, ma in questo momento di crisi con la sua lei, lo destabilizzo. E questo posso accettarlo.&lt;br /&gt;Poi mi dice che ha bisogno di tempo per chiarirsi con se stesso. E anche questo posso accettarlo.&lt;br /&gt;Poi sospirando mi rimette insieme che ha sbagliato a fare sesso con me lo scorso weekend. E, con grande sforzo, accetto pure questo.&lt;br /&gt;Ma poi pronuncia la frase che ogni ragazzo con un minimo di sale in zucca sa che non bisogna mai rivolgere a una ragazza: dice che vuole che proviamo a iniziare come amici. E questo, IO, non lo accetto.&lt;br /&gt;A quel punto ho chiamato un taxi per tornarmene più veloce della luce a Roma, ma quando mi sono ritrovata per strada ci ho ripensato. Di solito non compio azioni sconsiderate, ma stamani non ci ho davvero visto più dalla rabbia.&lt;br /&gt;Davvero gliela davo vinta così?&lt;br /&gt;Ho chiesto al taxi di aspettarmi un quarto d&#39;ora.&lt;br /&gt;Sono andata al distributore accanto a casa sua e ho chiesto al benzinaio una tanica di verde che ero rimasta ferma. Sono tornata a casa sua e ho iniziato a innaffiare le pareti. Hai voluto il villino a piano terra? cazzi tuoi!&lt;br /&gt;Quando ho citofonato e lui ha aperto la porta, senza batter ciglio gli ho rovesciato addosso la benzina rimanente.&lt;br /&gt;E&#39; stato bellissimo vedere quei cazzo di occhioni azzurri che mi fissavano impauriti.&lt;br /&gt;Ho preso una sigaretta e me la sono infilata in bocca. Poi ho acceso un fiammifero e ho aspettato. Lui ha balbettato qualcosa. Io ho soffiato sulla fiamma per spengerla ed è stato allora che lui ha rilasciato le viscere.&lt;br /&gt;E allora ho pensato: biglietto Roma Firenze andata e ritorno, 60 euro con mastercard. Pieno di benzina senza piombo in tanica, 40 euro con mastercard. Taxi che ti aspetta per quasi venti minuti e poi ti porta alla stazione, 30 euro con mastercard. Vedere il ragazzo che ti ha preso per il culo cagarsi addosso, non ha prezzo.&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/1343829531466211425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/1343829531466211425' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/1343829531466211425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/1343829531466211425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/s-stronzo.html' title='a S. (&#39;a Stronzo)'/><author><name>Anonymous</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/blank.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-4970515290404499219</id><published>2007-06-17T17:55:00.000+01:00</published><updated>2007-06-17T19:05:33.287+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="di notte"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>Donna in Corriera - III</title><content type='html'>&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera.html&quot;&gt;I&lt;/a&gt; -&lt;span&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera_15.html&quot;&gt;II&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;- &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;III&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgwn4SIq_eN2Tc7QqL-wCdJpAM25a0KvDuIcGV61aFVb1xmACV8xcaUsJr7Mt3dBS8Zdm6qNALdcEEUr-Q7MBJHxNSzDF5NlrDVtI2BtpXJJsR3tw-wowpxGAWELMv-SHBtGRVnAa4SD8w/s1600-h/2.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5077082613342541138&quot; style=&quot;margin: 5px 10px 0px 0px; float: left; width: 203px; height: 135px;&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgwn4SIq_eN2Tc7QqL-wCdJpAM25a0KvDuIcGV61aFVb1xmACV8xcaUsJr7Mt3dBS8Zdm6qNALdcEEUr-Q7MBJHxNSzDF5NlrDVtI2BtpXJJsR3tw-wowpxGAWELMv-SHBtGRVnAa4SD8w/s200/2.jpg&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;151&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;E&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;rano le 5 del mattino di lunedì quando Lara si buttò giù dal letto. Alle sei si presentò battagliera al duello all’ultimo vestito con l’armadio. Indossò un pantalone nero, camicetta bianca e giacca nera. Si specchiò davanti, di profilo, di dietro. “... No! non va bene, sono sempre vestita così”. Si spogliò e ricominciò da capo: tailleur grigio e maglietta sottogiacca nera. “No, non ci siamo”. Pantalone rosso, maglietta bianca e giacca blu. “Naaa, sembro la bandiera francese”. E così per sei, sette, dieci, dodici volte...&lt;br /&gt;La montagna di vestiti già provati e scartati aumentava ai suoi piedi. Dopo un’ora e mezza di prove era sudata come un camionista in viaggio da Roma a Milano, in pieno agosto, epoca fine anni 70 quando ancora l’aria condizionata era un lusso riservato a pochi eletti e l’unico attrezzo in commercio in grado di creare l’illusione di un po’ di frescolino era il ventilatorino attaccato al vetro con la ventosina e direzionato in pieno viso del povero diavolo.&lt;br /&gt;Insomma, si ricacciò sotto la doccia, poi ripescò dal mucchio sul pavimento il pantalone nero, la camicetta bianca e la giacca nera e, soddisfatta, uscì.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;br /&gt;Quando entrò in ufficio le gambe le facevano Giacomo Giacomo. Il suo primo giorno di lavoro, dopo tanti anni, che emozione !&lt;br /&gt;Le vennero presentati tutte le colleghe e i colleghi. Si sforzò di imprimere nella mente almeno una parte dei nomi ben associati ad ogni volto ma non ne ricordò nemmeno uno. Venne catturata dal capo vendita che le consegnò un elenco del telefono, due penne e altri attrezzi del lavoro, due o tre chili di listini e una chilometrica lista di nominativi da contattare.&lt;br /&gt;Iniziò così e da quel giorno la sua vita prese un’altra piega. Di Marco, a parte la posta a lui indirizzata, più nessuna notizia.&lt;br /&gt;Fino al giorno in cui…&lt;br /&gt;Stava uscendo dall’ufficio di un cliente e se lo ritrovò di fronte: “Ma quarda guarda chi si vede… e che forma splendida!&lt;br /&gt;Lara si limitò ad un frettoloso: ciao Marco, tutto bene?&lt;br /&gt;“Alla grande. Anche tu, vedo. Prendiamo un caffè insieme ? come due vecchi amici… ”&lt;br /&gt;“No scusa ma ho fretta, un appuntamento di lavoro tra venti minuti all’altro capo della città”&lt;br /&gt;“Un lavoro? Complimenti. Ma a quest’ora non ce la farai mai con la corriera, vieni ti do un passaggio”&lt;br /&gt;“No grazie non preoccuparti, ce la farò. Ciao ”&lt;br /&gt;“Ok. Magari ci vediamo uno di questi giorni… quando vengo a ritirare la posta”&lt;br /&gt;Lara non rispose, si diresse verso una Volkswagen verde pisello, vecchiotta ma ancora in buono stato e… decorosa, a suo modo. Entrò, con stupore di Marco, al posto di guida, mise in moto e con due manovre, precise al millimetro, uscì dal parcheggio.&lt;br /&gt;Quando passò di fronte ad un Marco semiparalizzato dalla sorpresa, Lara aprì il finestrino e gli disse: “A proposito, non credi che sarebbe ora di comunicare all’ufficio postale il tuo nuovo indirizzo ?”, quindi se ne andò. Dallo specchietto retrovisore vide che Marco era ancora immobile, lì dove lo aveva lasciato. Le sembrò molto meno alto e grosso: più lei si allontanava più lui era piccolo. Poi l’auto svoltò l’angolo e Marco scomparve.&lt;br /&gt;Rifletté sulle sue parole: “… come due vecchi amici”.&lt;br /&gt;“Sì, amici un cazzo!” pensò &lt;/span&gt;“&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;un amico mi avrebbe almeno insegnato a guidare”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/4970515290404499219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/4970515290404499219' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4970515290404499219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/4970515290404499219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera_17.html' title='Donna in Corriera - III'/><author><name>Di Notte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgwn4SIq_eN2Tc7QqL-wCdJpAM25a0KvDuIcGV61aFVb1xmACV8xcaUsJr7Mt3dBS8Zdm6qNALdcEEUr-Q7MBJHxNSzDF5NlrDVtI2BtpXJJsR3tw-wowpxGAWELMv-SHBtGRVnAa4SD8w/s72-c/2.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-2528458752279625605</id><published>2007-06-15T21:41:00.000+01:00</published><updated>2007-06-17T19:03:27.356+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="di notte"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>Donna in Corriera - II</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera.html&quot;&gt;I&lt;/a&gt; - &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;II &lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera_17.html&quot;&gt;III&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;L&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;a cassetta delle lettere era stracolma, come al solito, e Lara - come al solito - la ignorò. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Salì non di più di due scalini che una voce stridula e mielosa la raggiunse: “Buongioooorno signora, ma la posta non la toglie mai?”.&lt;br /&gt;Era l’inquilina del pianterreno, la signora Bartolini. Di certo l’aspettava al varco, acquattata dietro la porta, con l’occhio strabico appiccicato allo spioncino. In un primo momento pensò di mandarla in culo per direttissima, poi ci ripensò: “Ohhh, ha ragione, mica me ne ero accorta, grazie”. Tornò su suoi passi, aprì la cassetta e una valanga di carta la investì. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;La Bartolini era ancora sulla soglia e faceva finta di sistemare e annaffiare la piantina che teneva su un trabiccolo fuori della porta di casa … in realtà osservava la scena con la coda dell’occhio, quello buono. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Lara raccolse tutta la posta e si avviò per le scale, quando le passò accanto disse: “Ma lei lo sa che le piante finte non hanno bisogno di acqua?”. La signora Bartolini ebbe un sussulto, drizzò la schiena e la testa con uno scatto stizzoso, strinse le labbra, girò sui tacchi (o meglio, sulle pantofole), rientrò in casa e chiuse la porta con tutte le dodici o tredici mandate.&lt;br /&gt;Salendo le scale Lara diede una sbirciata alla posta che teneva tra le mani. Bollette, depliant pubblicitari, resoconti della banca, due cartoline e una paccata di posta per Marco. Ancora !!&lt;br /&gt;Questa storia cominciava ad infastidirla seriamente: non abitava più lì da otto mesi, ovvero da quando si erano lasciati, e il signorino ancora non aveva fatto la variazione di residenza. Era come se non volesse tagliare del tutto quel cordone che li aveva uniti per tanti anni e questo atteggiamento le faceva venire in mente la storia di pollicino e le sue molliche di pane.&lt;br /&gt;Forse avrebbe dovuto pensarci lei, andare all’ufficio postale e comunicare il nuovo indirizzo di Marco, ma non aveva il coraggio di farlo per paura di ferirlo.&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;Marco… chissà che avrebbe detto del suo nuovo lavoro. Indubbiamente avrebbe cercato di smontarla “Vuoi fare la donna in carriera ? ah ah ah... in carriera... con la corriera... ahahaha”&lt;br /&gt;Al suo fianco si era sempre sentita una nullità, anche soltanto per la stazza: Marco era alto e grosso e importante. Lui era perfetto, lei era tutta sbagliata.&lt;br /&gt;Ogni volta che esprimeva il desiderio di iniziare a lavorare, lui le diceva: “Ma lascia perdere, io guadagno abbastanza per tutti e due. E poi la casa ha bisogno di una regina… ”.&lt;br /&gt;Regina ? la schiava, semmai. Ogni scusa era buona per farla sentire una incapace; come quando discutevano della sua paura di guidare: lui la prendeva in giro la stuzzicava, ma quando Lara gli chiedeva di farla provare a guidare e di aiutarla a superare il timore, Marco trovava sempre qualche pretesto per non farlo.&lt;br /&gt;Adesso capiva che era così che lui la voleva : totalmente dipendente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infilò la chiave nella serratura e come di rito chiuse gli occhi. Nell&#39;ingresso li riaprì e lo sconforto si impadronì di lei: la fatina con la bacchetta magica non era apparsa nemmeno oggi. L’appartamento si presentava con lo stesso, caos di sempre. Artistico forse, ma pur sempre caos.&lt;br /&gt;Il gatto la accolse con uno dei suoi agguati ma ci rimase molto male . &lt;em&gt;Leo, gattone rossiccio, bello ma rompipalle, faceva sempre cosi : attendeva che Lara entrasse in casa e con un balzo spuntava all’improvviso dalla porta della cucina, le addentava le gambe e poi scappava&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Quel giorno Lara aveva gli stivali.&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;Dedicò il fine settimana a fare le pulizie di primavera... quella dell’95 ! e anche fuori stagione visto che era quasi natale. Fu una sorta di mission impossible ma ne uscì vittoriosa. Erano le dieci di sera di domenica quando finalmente si fermò. Si guardava intorno soddisfatta, non le sembrava più nemmeno la stessa casa, tutto quell’ordine ricordava la casa di Barbie, mancava solo Ken! Lara respirava beata quel profumino di pulito. Ahhh, da quanto tempo non si sentiva così.&lt;br /&gt;Si lasciò andare di schianto sulla poltrona e... mmmmmiiiaaaaooooooo ! vide il gatto schizzare verso l’alto, fare un triplo salto mortale e subito dopo, scivolando sul pavimento lucidissimo, dirigersi come un razzo verso il terrazzino. Povero Leo… Lara si sentì un pochino in colpa ma le venne da ridere per la scena e poi, pensandoci bene, almeno per quella sera il gattastro l’avrebbe accuratamente evitata. &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;Erano le 5 del mattino di lunedì quando… &lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/2528458752279625605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/2528458752279625605' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2528458752279625605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2528458752279625605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera_15.html' title='Donna in Corriera - II'/><author><name>Di Notte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5647548880099918397.post-2349390004455450791</id><published>2007-06-13T21:49:00.000+01:00</published><updated>2007-06-17T19:04:04.091+01:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="di notte"/><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="racconti"/><title type='text'>Donna in Corriera - I</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;div style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;I &lt;/span&gt;&lt;span&gt;-&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera_15.html&quot;&gt;II&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;- &lt;a href=&quot;http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera_17.html&quot;&gt;III&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;“&lt;em&gt;Benvenuta nella nostra grande famiglia : l’aspettiamo lunedì allora....&quot;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il direttore commerciale le strinse la mano, Lara uscì con il cuore in gola, felice; non era proprio il lavoro che cercava ma per il momento poteva andare.&lt;br /&gt;Si vedeva già donna in carriera, sicura di sé, realizzata, ammirata, indipendente; avrebbe conosciuto tante persone e allargato i propri orizzonti.&lt;br /&gt;Camminava spedita con la testa piena di idee e progetti. Di fronte ad una vetrina scorse la propria immagine riflessa e si accorse del sorriso che involontariamente le si era impresso sulle labbra.&lt;br /&gt;Pensò e ripensò all&#39;incontro, al colloquio, alla scheda che aveva compilato... Già, la scheda! Il sorriso scomparve. Aveva mentito spudoratamente! Ma era l’unica cosa da fare: alla domanda &quot;Automunita ?&quot; aveva barrato la casella “Sì”. Beh! in fondo era vero: l&#39;auto ce l&#39;aveva la patente anche... quello che le mancava era il coraggio di mettersi al volante.&lt;br /&gt;&lt;span id=&quot;fullpost&quot;&gt;In tutta la sua vita aveva guidato si e no dieci volte, comprese le 9 lezioni e 1 esame di guida.... Stop! Il giorno che le arrivò la patente andò a comprare un’auto di seconda mano, di un colore impossibile - ma quello era ciò che passava il convento -. La ritirò dopo una settimana, la guidò dal concessionario fino a casa dei suoi e la parcheggiò nel cortile condominiale. Dove tutt’ora giace. Guidare, in realtà, non le era mai interessato veramente, aveva sempre avuto fidanzati e amiche automuniti, inoltre le piaceva camminare e quando le gambe non bastavano aveva sempre ovviato con il treno o la corriera...&lt;br /&gt;Insomma, fino ad oggi l&#39;aveva sempre sfangata ma si rese conto che era arrivato il momento di fare i conti con il proprio bloccasterzo mentale. L’incarico richiedeva spostamenti non solo in città ma anche fuori, e l’auto, come le aveva detto e sottolineato il direttore dell’azienda, era fondamentale!&lt;br /&gt;Porcaccia la miseria, il solo pensiero le fece venire uno strizzone di pancia.&lt;br /&gt;Entrò di corsa nel primo bar che vide, inciampò nella soglia e, dopo un volo che le parve interminabile, atterrò stile rondine su uno dei tavolini stile liberty apparecchiati per il brunch.&lt;br /&gt;Quando aprì gli occhi vide un angelo. Oddio, pensò, sono morta. Sono finita sotto un tir, adesso sono in paradiso (chi l’avrebbe mai detto!) e questo è l’angelo che mi accompagnerà al mio monolocale sulla via lattea, con vista panoramica su Nettuno.&lt;br /&gt;“Signorina, come và?”. &quot;Oh, benone, grazie… e lei ?&quot;.&lt;br /&gt;Il tipo ridacchiò: &quot;Io non sono svenuto, lei si&quot;&lt;br /&gt;&quot;Mamma che figura ! Sono caduta, vero?&quot;&lt;br /&gt;&quot;Beh, si… ma con stile, le assicuro&quot;.&lt;br /&gt;Lara si toccò la fronte e dal bernoccolo sporgente capì che era andata giù di testa come una meteora e non per metafora. In compenso lo stimolo che l&#39;aveva fatta precipitare nel bar era scomparso.&lt;br /&gt;&quot;Lo vuole un bicchiere d’acqua?”&lt;br /&gt;&quot;Si, grazie&quot;&lt;br /&gt;Si accorse che era molto molto carino. Stava già facendosi il suo film mentale quando un secondo angioletto con due spalle così le porse gentilmente il bicchiere di acqua. Lara lo squadrò ben bene. Constatò che, in quanto a bellezza, non aveva niente da invidiare al primo soccorritore e si immaginò già contesa dai due, innamorati persi di lei. I due ragazzi la aiutarono a mettersi in piedi, le chiesero se aveva ancora bisogno di aiuto, quindi la salutarono, le fecero gli auguri e uscirono dal locale mano nella mano.&lt;br /&gt;Lara li seguì con lo sguardo, la faccia da ebete ed un velo di delusione negli occhi.&lt;br /&gt;Con la mano sul bernoccolo si avviò verso la fermata del bus continuando a pensare a quei due: certo che erano proprio belli insieme, una coppia perfetta... come Stanlio e Ollio, Ginger e Fred, Sussi e Biribissi, Cip e Ciop, Kit e Kat e la mozzarella sulla pizza. Perfetti, si ! che peccato però: con tutta la fame che c’era in giro!&lt;br /&gt;Forse prese la corriera o forse ci arrivò a piedi fatto sta che, senza nemmeno accorgersene, si trovò di fronte al portone di casa.&lt;br /&gt;La cassetta delle lettere era stracolma, come al solito, e Lara...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://apprendisti.blogspot.com/feeds/2349390004455450791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/5647548880099918397/2349390004455450791' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2349390004455450791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5647548880099918397/posts/default/2349390004455450791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://apprendisti.blogspot.com/2007/06/donna-in-corriera.html' title='Donna in Corriera - I'/><author><name>Di Notte</name><uri>http://www.blogger.com/profile/17125666947329738932</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry></feed>