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		<title>Una giornata al Campo di Formazione tradizionale 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[RedazioneRoma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:45:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><strong><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-71322" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783116783840596361_y.jpg?resize=696%2C1248&#038;ssl=1" alt="" width="696" height="1248" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783116783840596361_y.jpg?w=714&amp;ssl=1 714w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783116783840596361_y.jpg?resize=258%2C462&amp;ssl=1 258w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783116783840596361_y.jpg?resize=696%2C1248&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783116783840596361_y.jpg?resize=640%2C1147&amp;ssl=1 640w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" />Quest’anno, oltre alla consueta recensione da “dentro le mura”, abbiamo ricevuto un contributo scritto da un ospite dopo l’esperienza al campo. Oltre a ringraziarlo per le parole dedicateci, siamo lieti di riportarlo nella sua seppur breve interezza, per dare a coloro che non hanno mai vissuto l’esperienza del campeggio &#8211; ormai giunto oltre la soglia della cinquantesima edizione &#8211; l’atmosfera che si vive in quei giorni sulle pendici dell’Etna e che l’autore ha saputo cogliere appieno.</strong></h5>
<hr />
<p>Non è un problema la cenere che cade copiosa sbuffata dall’Etna in eruzione e men che meno il caldo dell’agosto siciliano. Erano anni che leggevo i resoconti di quest’evento solo a cose fatte, tramite i post condivisi on line, e ora che mi è data la possibilità di partecipare attivamente non sto più nella pelle. Da decenni alcune comunità militanti italiane si riuniscono alle pendici del vulcano unite nel segno della Tradizione: più di una settimana di comunità reale, dove i ragazzi scandiscono la propria giornata tra lavoro, studio e formazione ma anche tra sport e goliardia.</p>
<p>Al mio arrivo vengo subito accolto dai membri del Gruppo di Heliodromos, che ho imparato a conoscere nelle scorse settimane e che mi hanno invitato a partecipare a quest’esperienza. Vengo presentato agli altri militanti arrivati dalla Calabria, da Roma, dall’Abruzzo e dalla Lombardia, e mi incanto guardando le loro magliette “da battaglia”: scritte come “Lotta e vittoria” o “Niemals” capeggiano fiere sulle loro schiene.</p>
<p>Il pomeriggio è occupato da un momento di formazione, protagonista una relazione sul concetto di gerarchia seguita da un confronto e da uno scambio di opinioni che coinvolge tutti i militanti. Non appena finito, ci si siede tutti a tavola per la cena. Dopo i canti e il bicchiere della staffa mi attardo a parlare con i militanti appena conosciuti – vorrei potermi dividere per conversare con tutti loro – mentre un gruppo parte per la veglia notturna.</p>
<p>L’indomani la sveglia è alle 5.30: giusto il tempo di riordinarsi e ci si riunisce nel campo, nella fresca aria del mattino. Le prime luci colorano di rosa le nuvole e l’Etna maestosa si erge davanti a noi. Disposti in file ordinate, con le magliette di questa edizione del campo che recitano “SOLE FUOCO ROCCIA”, rinnoviamo la nostra promessa al Fronte della Tradizione. Un po’ di ginnastica per un corretto risveglio muscolare e possiamo dirigerci nella sala comune per la colazione.</p>
<p>Al campo non si sta mai troppo a lungo inoperosi e quindi, formate le squadre, ci dedichiamo tutti a qualche lavoro, che sia di manutenzione, di pulizia o di preparazione del pranzo. Tutto è fatto con spirito di servizio, uniti da un’Idea, da un sentimento che non scade mai nel sentimentalismo; ogni gesto, dal più banale al più “colto” è testimonianza attiva dell’adesione ad un universo di valori, un contributo alla battaglia del nostro tempo. E tagliare la legna non è meno nobile di leggere un passaggio di Evola o Guénon. Alle 12 i lavori del mattino terminano: è tempo di una doccia e poi del meritato pranzo.</p>
<p>La mia esperienza purtroppo termina qui, perché il mondo profano, fuori, chiama. Il campo continuerà ancora per diversi giorni e stavolta non guarderò il resoconto come se fossi un estraneo: sono stato anche io parte di questo microcosmo, non un ospite ma un fratello tra fratelli. E solo chi fa della propria vita un tributo al mondo della Tradizione può capire davvero cosa significa tutto questo: è nella militanza che prendono forma e sostanza quelle che altrimenti sarebbero sterili parole, con cui chiunque potrebbe riempirsi la bocca. È tracciare quella linea che segna il confine tra noi e loro. Gli altri, ingranaggi nel grande meccanismo del mondo moderno, continueranno invece a vivere le loro esistenze passive e remissive.</p>
<p>Gli altri appunto, noi no.</p>
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		<title>L’Odissea: una lettura militante</title>
		<link>https://www.azionetradizionale.com/2026/08/21/lodissea-una-lettura-militante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazioneItalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:44:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fronte della Tradizione]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.azionetradizionale.com/2026/08/21/lodissea-una-lettura-militante/">L’Odissea: una lettura militante</a> proviene da <a href="https://www.azionetradizionale.com">AZIONE TRADIZIONALE</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="size-full wp-image-71248 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Odissea-Raido.jpeg?resize=696%2C870&#038;ssl=1" alt="" width="696" height="870" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Odissea-Raido.jpeg?w=1080&amp;ssl=1 1080w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Odissea-Raido.jpeg?resize=370%2C462&amp;ssl=1 370w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Odissea-Raido.jpeg?resize=696%2C870&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Odissea-Raido.jpeg?resize=768%2C960&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Odissea-Raido.jpeg?resize=640%2C800&amp;ssl=1 640w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><em>a cura della<b> <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.raido.it/politico/10912-2/" target="_blank" rel="noopener">Comunità Militante Raido</a></span></b></em></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Da quando è uscito al cinema il film sull’Odissea di Christopher Nolan (anzi, forse sarebbe meglio dire in questo caso un film fantasy liberamente ispirato al poema omerico), non facciamo altro che assistere alla dialettica tra chi ha accolto favorevolmente la pellicola e chi non ha potuto fare a meno di notare non solo gli elementi woke e l’epurazione di tutta la dimensione simbolica e spirituale del poema, ma soprattutto l’idiosincrasia del mondo moderno, di cui Hollywood è cassa di risonanza e avanguardia, per tutto ciò che è il patrimonio luminoso della Tradizione.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><b>Non ci interessa tuttavia esprimere l’ennesima critica al film.</b></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Per l’uomo della Tradizione, infatti, la conoscenza è tale solo se diviene azione: egli non ama le chiacchiere e le sterili polemiche e, di conseguenza, quando è buio, non maledice le tenebre ma accende un fuoco.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ci sembra allora più utile e opportuno ripercorrere alcuni dei simboli presenti nel poema, per valorizzarne il contenuto concreto, attivo e militante.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Purtroppo non è possibile trattare l’intero universo di simboli di quello che è un poema simbolico, che racconta a tutti gli effetti un viaggio spirituale.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><b><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="size-full wp-image-71250 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/odisseo.jpg?resize=411%2C486&#038;ssl=1" alt="" width="411" height="486" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/odisseo.jpg?w=411&amp;ssl=1 411w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/odisseo.jpg?resize=391%2C462&amp;ssl=1 391w" sizes="(max-width: 411px) 100vw, 411px" />Ma chi era Ulisse, anzi Odisseo?</b>&nbsp;</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Egli è l’«<i>uomo dal multiforme ingegno</i>», il cui nome, che assume dal greco anche il significato di «odiato» racconta di un uomo che, per la sua caratura, è «messo alla prova». Egli è l’emblema del militante.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È l’uomo che non vive con indifferenza il proprio destino e che, nelle prove della vita, ci mette del suo, aiutato e sostenuto sempre e concretamente dalle Forze celesti, con cui è in dialogo costante.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Il suo multiforme ingegno, infatti, con cui escogita iniziative e soluzioni, è costantemente sostenuto e sublimato dalle divinità che lo accompagnano:&nbsp;<b>Athena</b>&nbsp;e Hermes, entrambe espressioni del Logos divino.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">La prima rappresenta la saggezza divina, lo stesso ‘intelletto cosmico’: dai tratti quasi androgini, vergine e sempre in armi, «<i>glaucopis</i>: dagli occhi azzurri», nata dalla mente di Zeus. In lei, l’ingegno umano, per cui Odisseo è famoso, trova sublimazione nella collaborazione costante tra l’uomo e il Dio.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><b>Hermes</b>, invece, è il messaggero divino, con funzione di mediazione, psicopompo, il cui attribuito è il caduceo, che simboleggia il dominio e la sublimazione della dimensione psichica (cioè dell’anima); sostiene Odisseo nelle prove in cui è insidiato nella dimensione ontologica ed esistenziale.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Entrambe sono divinità celesti, uraniche, che assistono l’eroe contro le insidie di Poseidone, divinità ctonia e abissale, abitante delle oscure profondità marine, il cui attributo è il tridente, già posseduto da divinità che, in altre tradizioni, possiedono anche una componente distruttiva e dissolutiva, come Shiva.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Non a caso, Polifemo è anche detto «<i>ennosigeo</i>: colui che scuote le fondamenta della terra».</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><b>Odisseo sa che la via del ritorno non può essere percorsa se non con il Sostegno divino</b>, perché per l’uomo da solo sarebbe un’illusione.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Proprio qui sono le prove che egli affronta: regredendo quando sono affrontate con ego, avanzando quando accoglie l’aiuto degli dei.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Odisseo percorre la via del ritorno sui mari. Non ‘galleggia’, come il borghese galleggia sulle correnti della vita ordinaria in attesa della morte, ma, modello del militante, naviga: affronta i flutti e le tentazioni del mondo borghese, che con le sue insidie attenta sempre al ricorso della sua patria, alla sua intenzione di tornare a Itaca, alla sua aspirazione alla Rivoluzione.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Itaca, infatti, è un’isola, simbolo del Centro e dell’Origine e ‘Rivoluzione’ da ‘<i>Revolvere</i>’ significa proprio ‘Ritorno all’origine’.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Il viaggio iniziatico di Odisseo è dunque il percorso di Formazione che, con lo sguardo sempre rivolto al Cielo (la Tradizione), culmina nella Rivoluzione.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Odisseo è dunque l’archetipo del militante della Tradizione.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Il suo viaggio inizia proprio con la vittoria achea a Troia.<b>&nbsp;</b></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><b>Imboccando la strada del ritorno, egli si volge dalla battaglia esteriore a quella interiore, che lo proverà assai più duramente.</b>&nbsp;</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ciò che prova il militante, d’altronde, non è affrontare le tante battaglie e iniziative militanti e sul territorio quanto, piuttosto, vincere se stesso in tali battaglie, in cui egli lotta contro la propria pigrizia, la propria indifferenza, i propri impegni, le proprie preoccupazioni, il proprio orgoglio, la propria vanità. In una parola sola, il militante lotta, così come Odisseo, contro il proprio individualismo cercando di agire impersonalmente.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">In quest’ottica, anche l’intera flotta di Odisseo ha un valore simbolico.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">La barca rappresenta la dimensione fisica e corporale; i compagni di Odisseo, tutti più o meno prossimi a lui per nazione o parentela, tutti con un carattere loro peculiare, rappresentano i vari aspetti dell’anima che insidiano il retto agire del militante (e che infatti pian piano moriranno e verranno meno nella varie tappe); Odisseo rappresenta la volontà stessa del militante, guidata dal ricordo sempre presente della patria di Itaca; l’albero maestro la verticalità della dimensione spirituale a cui il militante deve radicarsi per compiere il viaggio; Athena e Hermes la Divinità che assiste il militante e con cui lo stesso deve essere in costante relazione.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">La prima tappa, nella Terra dei Ciconi, vede Odisseo e i compagni <strong>a</strong><b>ncora legati alla dimensione materiale della battaglia</b>. In questa tappa, infatti, saccheggeranno la città e si scontreranno con i suoi abitanti.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Sull<b>’isola dei Lotofagi</b>, Odisseo e i compagni incontreranno il popolo che mangia una pianta che fa perdere la memoria e offusca il ricordo della meta e della patria d’origine e che, dolcemente, li abbandona nell’oblio.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Sono&nbsp;<b>le tentazioni</b>&nbsp;che il mondo moderno pone a colui che vuole liberarsere: il divertimento smodato, le droghe, l’alcol, lo stordimento, la donna che vorrebbe portarci via dalla lotta, il lavoro e le preoccupazioni economiche che vorrebbero distrarci.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Queste tentazioni non finiscono mai e ogni fase della vita le ripresenta in forme diverse. Ma Odisseo, come il militante, deve andare avanti.</h5>
<h5 style="text-align: left;"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-71252 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/polifemo.jpg?resize=409%2C313&#038;ssl=1" alt="" width="409" height="313" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/polifemo.jpg?resize=534%2C409&amp;ssl=1 534w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/polifemo.jpg?resize=696%2C534&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/polifemo.jpg?resize=768%2C589&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/polifemo.jpg?resize=640%2C491&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/polifemo.jpg?w=960&amp;ssl=1 960w" sizes="auto, (max-width: 409px) 100vw, 409px" />Nella terra dei Ciclopi, l’equipaggio incontra il tremendo e feroce ciclope Polifemo, il cui nome significa «<i>colui di cui si parla molto</i>».</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È uno degli episodi più evocativi, se ne potrebbe parlare senza limiti, cercheremo dunque di valorizzarne gli elementi principali.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Polifemo è gigante e mostruoso, segno di un’individualità materiale e smisurata, piena di sé.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ha un solo occhio perché la sua capacità di vedere e cogliere la realtà è oscurata dal proprio orgoglio e dalla propria ignoranza.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ciò è coerente con il verbo greco «conosco:&nbsp;<i>ôida&nbsp;</i>[ho visto quindi conosco]», tempo perfetto del verbo «vedere:&nbsp;<i>oràō</i>»: la conoscenza è conseguenza della visione e quella di Polifemo è offuscata e limitata.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Polifemo abita una caverna con il suo bestiame, il formaggio e i suoi averi: la caverna è, nel simbolismo tradizionale, immagine del cuore.&nbsp;</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><b>La caverna di Polifemo rappresenta un cuore ripieno di orgoglio e la lotta contro il Ciclope è proprio quella contro il proprio orgoglio.</b></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Odisseo dà qui inizialmente una grande lezione di impersonalità, attitudine che dovrebbe guidare ogni azione militante: si presenta come&nbsp;<i>Nessuno</i>&nbsp;(«<i>ùtis ‘g mòi ònoma</i>: ‘Nessuno’ è il mio nome»).</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Egli nega la propria individualità, quella, proprio, che viene fomentata dall’orgoglio, che vuole sempre un riconoscimento, negando ogni spirito di servizio.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È la negazione, la ‘morte’ spirituale delle proprie pretese quale individualità propria, scissa dall’ordine tradizionale.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È la contrapposizione tra l’eroico e impersonale ‘<i>Nessuno</i>’&nbsp;e l’individualismo e titanico ‘<i>Colui di cui si parla molto</i>’.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Odisseo prima stordisce il ciclope con vino ricevuto in dono da Marone sacerdote di Apollo, perché è appunto la Luce divina che stordisce le tenebre dell’orgoglio e dell’ignoranza, per accecarlo poi, con lo sforzo corale di tutti i compagni (di tutto se stesso, di tutta la Comunità), con un tronco appuntito di ulivo, pianta sacra ad Athena.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È Athena dunque che, nella sua pianta, lo acceca, nella<b>&nbsp;cooperazione tra l’uomo e la Divinità alla base di ogni azione tradizionale</b>.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È il Logos, l’intelletto divino che vince definitivamente le tenebre dell’orgoglio e dell’ignoranza.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">In preda al dolore, Polifemo apre la grotta per far uscire le proprie amate pecore, immagine del cuore orgoglioso che, vinto, è liberato dalle proprie bestie, e i compagni di Odisseo escono legati sotto il ventre degli animali; lui, in particolare, legato sotto un ariete, animale simbolo del passaggio dalle tenebre alla luce, in quanto nello zodiaco occupa la casa corrispondente all’equinozio di primavera.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ma qui Odisseo cade: ormai fuori dalla grotta e già sull’imbarcazione con i compagni,<b>&nbsp;per umiliare Polifemo cade al richiamo dell’orgoglio</b>: si svela come Odisseo figlio di Laerte, facendo emergere per la vanagloria quell’ego che aveva abbandonato. Siamo ancora all’inizio e molto Odisseo, molto il militante, dovrà ancora navigare per vincere se stesso.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Polifemo fa così appello al padre, Poseidone, che perseguiterà Odisseo nel suo rientro a casa.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Sono i flutti e le onde dell’orgoglio che allontana l’eroe dal ritorno a casa; che allontana il militante dalla vittoria su se stesso, condannando così la militanza a una mera esperienza orizzontale e contingente.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">L’isola di Eolo, re dei venti, è una patria sospesa, quasi onirica. Qui Odisseo riceve in dono un otre che racchiude tutti i venti, affinché questi non scuotano il mare ed egli possa concludere il proprio viaggio verso Itaca.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">L’isola è ormai a vista e Odisseo, stremato, cade in un sonno. Ma i compagni alimentano il sospetto, convinti che quell’otre contenga qualche tesoro che Odisseo avrebbe voluto loro nascondere.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Appena&nbsp;<b>aperto l’otre, la flotta viene sbattuta via dai venti in tempesta</b>, lontana dalla rotta del ritorno: sono&nbsp;<b>gli effetti nefasti della diffidenza, della disarmonia nel mezzo della Comunità, che dovrebbe essere unità di cuori e di intenti</b>; disarmonia che comporta che le tensioni che non sono state ordinate e sublimate nello schietto confronto tra i militanti portano alla rovina della Comunità e all’allontanamento dei suoi obiettivi rivoluzionari.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Nuovamente al cospetto di Eolo, egli rifiuta di placare per una seconda volta i venti: l’infrazione dell’equilibrio, cosmico o comunitario che sia, esige un lento e progressivo riequilibrio, un riscatto che le società tradizionali ben conoscevano.</h5>
<h5 style="text-align: left;"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-71253 size-medium" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/circe.jpg?resize=259%2C462&#038;ssl=1" alt="" width="259" height="462" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/circe.jpg?resize=259%2C462&amp;ssl=1 259w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/circe.jpg?w=335&amp;ssl=1 335w" sizes="auto, (max-width: 259px) 100vw, 259px" />Dopo la disavventura presso la terra dei Lestrigoni, giganti antropofagi da cui solo una nave della flotta tranne riesce a salvarsi, Odisseo e i propri compagni approdano al cospetto della&nbsp;<b>Maga Circe</b>: affascinante e suadente figura femminile, che vive in un contesto liminale.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Circe è <b>immagine della lussuria</b>, ma anche di tutte quelle passioni carnali che il militante, nel suo percorso di ascesi e di miglioramento, deve imparare a gestire per non vivere come una bestia, così come i compagni di Odisseo, trasformati in porci dalla Maga.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Non è un fatto umano, un’esaltazione di sé, ma un progressivo&nbsp;<b>mettere ordine in se stessi&nbsp;</b>con il supporto irrinunciabile di quelle forze celesti a cui il militante della Tradizione fa appello.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Odisseo infatti può conoscere Circe senza subirne il fascino solo ed esclusivamente dopo aver mangiato un fiore datogli da Hermes che, come premesso, nella sua funzione cavalca e domina la dimensione psichica, dell’anima.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Anzi, è piuttosto Circe che cede al fascino dell’eroe che, sostenuto dal cibo spirituale, non ne subisce il potere.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">I compagni, liberati dall’incantesimo, sono totalmente inconsapevoli di quanto loro accaduto, obnubilati dal fascino dei piaceri bestiali sempre in agguato nei confronti di chi si confronta col mondo.</h5>
<h5 style="text-align: left;">Prima di congedarsi da Circe,&nbsp;<b>Odisseo discende agli inferi</b> per consultare l’indovino Tiresia.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Qui incontra anche le anime di Elpenore, un compagno morto per essersi rotto il collo a causa della caduta dal tetto dell’abitazione di Circe, perché risvegliatosi ancora ebbro, a cui promette, su richiesta dello stesso, una degna sepoltura; della madre Anticlea, che tenta invano di abbracciare; di Agamennone e Achille, da cui emerge la vanità del potere e della gloria terreni.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">La discesa agli inferi è la discesa di ogni militante entro se stesso, per l’osservazione e l’analisi di sé.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Da questa discesa emerge tutta l’umanità di Odisseo, l’affetto dell’incontro con la madre, l’angoscia dei suoi compagni morti.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ogni militante, ogni aspirante eroe, deve infatti in primis<b> ricordare di essere uomo</b>, con tutte le relative forze e debolezze, e che l’esito della sua vita, così come quella di ognuno, è la morte.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Solo così può veramente e sempre rimanere semplice e umile, per mettersi sempre in discussione.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ripresa la navigazione, Odisseo e i compagni passano per due tappe critiche: l’isola delle sirene e Scilla e Cariddi.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Il canto delle sirene rappresenta il canto e<b>&nbsp;le tentazioni del mondo moderno</b>&nbsp;e della vita borghese che, dopo anni di navigazione, dunque di militanza, ricominciano a tentare e a suonare sempre più forte.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">L’uomo comune, per rimanerne illeso, come i compagni di Odisseo, deve tapparsi le orecchie per non ascoltarle.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Differentemente il militante le affronta a viso aperto, deve ascoltarle e conoscerle per rifiutarle, perché la sua scelta è consapevole e non passiva.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Per uscire vittorioso da questa prova, il militante deve rimanere fortemente saldo e legato alla Tradizione, ai Princìpi che l’hanno messo in viaggio, affinché non soccomba.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Soffrirà, sarà tormentato dal dover resistere a questo canto, dolcissimo all’apparenza, ma che rappresenta una trappola fatta, in realtà, per farlo naufragare sugli scogli nel mare del mondo moderno su cui naviga.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">La vita pone di fronte al militante<b>&nbsp;scelte dolorose</b>, in mezzo alle quali egli deve passare per mantenere fede al viaggio, al proprio destino:&nbsp;<b>Scilla e Cariddi, due mostri marini divoratori, l’uno, da un lato, dalle molte teste e l’altro, dall’altro lato, sotto un vortice marino</b>.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Molte volte per fare la scelta giusta, per essere presenti, per portare a termine il compito che ci è stato assegnato, siamo costretti a scontentare qualcuno, a dovergli dire di no o a dover rinunciare a occasioni importanti.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">L’attaccamento e le pretese di altri fanno presa su di noi, smuovono i nostri gorghi, creano lacerazioni interiori e dubbi.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È facile che ciò accada al militante: generoso per natura, sempre pronto a essere presente e disponibile. Ma talvolta è necessario dire di no, non ascoltare nessuno e andare avanti per non naufragare.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ci saranno morti e feriti, così come i compagni che Odisseo sapeva avrebbe dovuto sacrificare affinché non morissero tutti, ma bisogna tirare dritto.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Il dispiacere che proviamo interiormente e quello che può provare le persone che scontenteremo non contano di fronte alla meta, bisogna procedere.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">L’equipaggio, ormai decimato e stremato, arriva sull’isola in cui vi sono le vacche del Sole. Le vacche, in tutte le culture, in particolare in quelle indoeuropee, sono sinonimo di abbondanza; il Sole è invece il simbolo della Divinità.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Le vacche del Sole sono dunque i doni che la Divinità elargisce all’uomo nel mondo.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Nonostante Odisseo si fosse raccomandato con i propri compagni di non mangiarne, essi trasgrediscono il limite, la regola, venendo così sterminati.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Da questa tappa possiamo evincere due princìpi fondamentali.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-71256 size-medium" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/raido.jpg?resize=346%2C462&#038;ssl=1" alt="" width="346" height="462" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/raido.jpg?resize=346%2C462&amp;ssl=1 346w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/raido.jpg?resize=696%2C928&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/raido.jpg?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/raido.jpg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/raido.jpg?resize=640%2C853&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/raido.jpg?w=1352&amp;ssl=1 1352w" sizes="auto, (max-width: 346px) 100vw, 346px" />In primis,&nbsp;<b>il militante è un rivoluzionario, ma non un sovversivo</b>: egli non è contro le regole, piuttosto egli aderisce ad una legge, ad una norma, a un senso del limite, che fa proprio e interiorizza, nei rapporti con la Divinità e col prossimo, nell’ambito della gerarchia della Comunità, in cui si inserisce sottomettendosi attivamente.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">In secondo luogo, divorare i doni di Dio, farne un uso esclusivamente proprio, vuol dire non corrispondere alla legge del Sacrificio, fonte della Tradizione e alla base e di tutte le comunità tradizionali; vuol dire non restituire, non donare, non mettere a fattor comune ciò che si è gratuitamente ricevuto, facendolo fruttare.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Vuol dire non mettere al servizio della Tradizione e della Comunità i propri talenti, i propri doni, le proprie ricchezze, per ‘divorarle’, facendone un uso strettamente individualista, per se stesso.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Vuol dire empiamente accumulare, vuol dire sacrilegamente non donare e non donarsi. Non consumarsi.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Ma vuol dire anche più generalmente godere di ciò che si riceve per il mero godimento in se stesso, al di una sana e sacra dinamica relazionale che è offerta e ritorno al Principio.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Odisseo riparte così da solo per approdare all’isola di Ogigia, ove<b>&nbsp;la Ninfa Calipso</b>&nbsp;lo terrà per sette anni.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Sette anni di purificazione, sette anni in cui il ricordo di Itaca viene messo alla prova; sette anni in cui di fronte a Odisseo vi è il più grande dei dilemmi umani: alimentare il ricordo, compiere il viaggio, arrivare alla meta come un eroe mortale (ma in fondo, in realtà, veramente immortale) o vivere una vita senza la morte, eternamente giovane e in compagnia di una donna anch’essa eternamente giovane e bella, al proprio servizio.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È il dilemma, questo, che interroga ogni uomo, ma specialmente il militante: comprendere la vita alla luce della morte e la morte alla luce della vita e di una vita che è eterna oltre la morte stessa.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È realizzare intimamente che&nbsp;<b>non viviamo per godere indefinitamente delle gioie della vita, così come fa l’uomo moderno, rifuggendo il pensiero della morte e prolungando un’idea illusoria di felicità per giorni senza limiti</b>.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È l’inganno stesso del transumanesimo, che vedrebbe la sofferenza, la malattia e la morte fisica come accidenti della vita umana, superabile per mezzo della tecnica: inganno che oggi serpeggia nei meandri più superomistici della destra radicale.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">L’isola di Ogigia è la catarsi ove realizzare che la sofferenza, la malattia e la morte sono parte integrante e sostanziale del percorso ‘di Ritorno’ ognuno; che, con l’aiuto del Cielo, siamo chiamati a sublimarle, perché è in esse che si esprime l’eroismo delle nostre esistenze, nella sopportazione silenziosa e non dell’esaltazione momentanea.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È coltivare il Ricordo affinché, passando per questa sublimazione, sia possibile veramente il Ritorno: la Rivoluzione. Sia possibile veramente l’eroismo che è dono totale di sé e che renderà la morte una soglia per l’Eternità.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Odisseo giunge così all’ultima tappa: l’<b>Isola dei Feaci</b>. Qui fa l’incontro con&nbsp;<b>Nausicaa</b>: giovane principessa, bellissima e casta, che nutre per l’eroe un amore altrettanto tenero casto e che, per ciò stesso, lo lascia partire sublimandolo.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Il simbolismo che esprime Nausicaa è profondissimo e queste poche righe sicuramente non bastano ma, nella prospettiva che ci interessa, possiamo leggere Nausicaa come&nbsp;<b>l’anima nobile e pura, che non trattiene ma lascia andare, che ispira l’eroe gli permette di compiere il proprio viaggio e il proprio destino</b>. Nel cuore di ogni militante c’è Nausicaa.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Così Odisseo parte dopo aver narrato le sue gesta, dalla caduta di Troia fino a quel momento: egli ricapitola la propria vita, la propria avventura, ricapitola se stesso, tutto il suo essere rigenerato nelle prove affrontate.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Da solo, spoglio e, per mano di Athena, sotto le sembianze di un mendicante Odisseo&nbsp;<b>giunge a Itaca.</b>&nbsp;</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Sbarcato sull’isola, lascia i doni che ha ricevuto presso l’antro delle ninfe: una grotta con due entrate: da sud verso nord è il passaggio degli dei (il cammino ascendente del Sole al Solstizio d’inverno), da nord verso sud è il passaggio degli uomini (il cammino discendente del Sole al Solstizio d’estate).</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È il sacrificio di spoliazione totale che passa per un cuore purificato: alla meta si arriva nudi.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Riconosciuto da Euriclea e guidato da Athena, organizza con il fedele porcaio Eumeo (che rappresenta la fedeltà del militante nel mantenere anche la posizione più utile e nello svolgimento dei compiti più ingrati) e il figlio Telemaco la vedetta contro i proci, i pretendenti, che attentano alla purezza della sua casa della sua sposa.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Egli è riconosciuto dalla moglie&nbsp;<b>Penelope</b>, che non ha mai perso la speranza (sperare è una virtù tipica del militante, che non deve mai darsi per vinto perché sa che il Cielo è dalla sua parte), tramite lo svelamento del segreto che solo i due coniugi conoscono:<b>&nbsp;il letto nuziale è costruito su una base d’ulivo ancora radicata a terra, dunque viva, e intorno a essa è costruita tutta la reggia. </b></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><b>È l’immagine dell’Axis Mundi, attorno al quale tutto il cosmo (di cui la reggia è l’immagine) è strutturato e ove il principio maschile e femminile si ricompongono.</b></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Il poema si chiude con Odisseo che,<b>&nbsp;vincendo la prova dell’arco, restaura la regalità</b>, fa strage dei pretendenti e officia i riti purificatori della reggia: immagine del rinnovamento del cosmo.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Dopo questo momento, gli sposi che sono stati separati per anni, finalmente, si uniscono nel loro talamo.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-71255 size-medium" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/exempla.jpg?resize=322%2C462&#038;ssl=1" alt="" width="322" height="462" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/exempla.jpg?resize=322%2C462&amp;ssl=1 322w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/exempla.jpg?resize=696%2C999&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/exempla.jpg?resize=768%2C1102&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/exempla.jpg?resize=640%2C918&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/exempla.jpg?w=1000&amp;ssl=1 1000w" sizes="auto, (max-width: 322px) 100vw, 322px" />Al termine di questa lunga ma in realtà sintetica analisi, possiamo dire che<b>&nbsp;non è un caso che l’Odissea continui a parlare a ciascuno di noi da oltre tremila anni</b>.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">In particolare, non è un caso che continui a parlare ai militanti.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">L’Odissea è un poema guerriero, che racconta la Rivoluzione tradizionale: il rinnovamento di sé e, di conseguenza, del mondo intorno a noi quale esito di un viaggio spirituale interiore, che può essere condotto solo con la collaborazione costante con la Divinità e in cui l’uomo che voglia fare da sé titanicamente soccombe.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È un viaggio che, più o meno consapevolmente, coinvolge ogni uomo.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">È un viaggio a cui ogni militante in particolare è chiamato, perché ogni militante, come Odisseo, è un «odiato», ossia un «messo alla prova», in vista di un destino più grande, lungo i flutti e i mari della propria vita quotidiana.</h5>
<p>L'articolo <a href="https://www.azionetradizionale.com/2026/08/21/lodissea-una-lettura-militante/">L’Odissea: una lettura militante</a> proviene da <a href="https://www.azionetradizionale.com">AZIONE TRADIZIONALE</a>.</p>
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		<title>Abbandonare o restare? Lottare (&#8220;Il deserto dei Tartari&#8221; letto da un militante)</title>
		<link>https://www.azionetradizionale.com/2026/08/21/abbandonare-o-restare-lottare-il-deserto-dei-tartari-letto-da-un-militante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazioneRoma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:43:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[combattere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si abbandona la trincea per paura di perdere ciò che si aveva, o vi si resta nella speranza di ottenere ciò che ancora non si ha? È questo uno dei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.azionetradizionale.com/2026/08/21/abbandonare-o-restare-lottare-il-deserto-dei-tartari-letto-da-un-militante/">Abbandonare o restare? Lottare (&#8220;Il deserto dei Tartari&#8221; letto da un militante)</a> proviene da <a href="https://www.azionetradizionale.com">AZIONE TRADIZIONALE</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 dir="auto" style="text-align: justify;"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-71291" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330510.jpg?resize=696%2C396&#038;ssl=1" alt="" width="696" height="396" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330510.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330510.jpg?resize=534%2C303&amp;ssl=1 534w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330510.jpg?resize=696%2C396&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330510.jpg?resize=768%2C436&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330510.jpg?resize=640%2C364&amp;ssl=1 640w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Si abbandona la trincea per paura di perdere ciò che si aveva, o vi si resta nella speranza di ottenere ciò che ancora non si ha? È questo uno dei molti dilemmi che attraversano &#8220;Il deserto dei Tartari&#8221; di Dino Buzzati (1940).</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Quando il tenente Giovanni Drogo giunge alla Fortezza Bastiani, è subito tentato di abbandonarla per tornare alla vita borghese di tutti i giorni. Nella Fortezza trova un manipolo di uomini diviso, in fondo, tra due opposte attese: da una parte coloro che restano aggrappati alla speranza dell’arrivo del nemico, dell’occasione finalmente capace di trasformare un’esistenza ordinaria in una grande impresa che giustifichi la lunga permanenza nell&#8217;avamposto; dall’altra coloro che non aspettano altro che il momento di poter tornare a casa, ad un posto di comando in città e alle sue comodità, alla sicurezza della vita lasciata alle proprie spalle.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">I primi vivono proiettati nel futuro: aspettano ciò che ancora non esiste. I secondi vivono proiettati nel passato: desiderano recuperare ciò che hanno lasciato. Gli uni sono prigionieri del desiderio, gli altri della paura. Ma entrambi rischiano di perdere il presente.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">È forse qui il significato più profondo della Fortezza. Il problema non è scegliere astrattamente tra la trincea e la vita borghese, tra il restare e l’andarsene. Il problema è perché si resta e perché si abbandona.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Drogo rimane perché attende che qualcosa accada e dia retroattivamente significato alla sua scelta. La grande battaglia, il nemico, l’eroismo futuro dovrebbero giustificare gli anni trascorsi alla Fortezza. Ma proprio questa attesa gli impedisce progressivamente di attribuire un significato al tempo che sta vivendo. Il presente diventa soltanto il corridoio che conduce a un futuro immaginato.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">E allora la domanda che Buzzati sembra consegnare anche al militante acquista una forza particolare: perché resto e non abbandono la mia posizione?</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Se resto soltanto perché attendo la vittoria, il riconoscimento, la grande occasione, il momento nel quale tutti i sacrifici saranno finalmente ricompensati, non sono poi così diverso da Drogo. Ho subordinato il valore del presente a un evento futuro che potrebbe non arrivare mai.<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-71292" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330514.jpg?resize=560%2C216&#038;ssl=1" alt="" width="560" height="216" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330514.jpg?w=560&amp;ssl=1 560w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330514.jpg?resize=534%2C206&amp;ssl=1 534w" sizes="auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px" /></h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Ma anche chi abbandona può cadere nella medesima trappola. Può lasciare la trincea semplicemente per paura di perdere definitivamente ciò che possedeva, per nostalgia della tranquillità, per desiderio di ritornare alla propria vita precedente ma anche perché ha realizzato che quell’evento tanto atteso forse non accadrà mai. Ed allora, vista l&#8217;inutilità della permanenza, abbandona l&#8217;avamposto.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">C’è però una terza possibilità, forse ancora più insidiosa. È quella di chi, con il passare del tempo, trasforma la permanenza stessa nella Fortezza in una nuova forma di vita borghese. Continua a prepararsi alla grande battaglia, continua a definirsi attraverso l’attesa. Ma proprio quell’attesa, divenuta abitudine, finisce per non mettere più nulla realmente in discussione. La trincea diventa casa e l&#8217;attesa quieto vivere.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">A quel punto si resta non più perché si è disposti ad affrontare il grande evento, ma perché attendere il grande evento è diventato più rassicurante che viverlo.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Ed è allora che si verifica il paradosso più radicale: quando finalmente i Tartari appaiono all’orizzonte, proprio chi li ha attesi per tutta la vita può essere il primo a non volerli riconoscere. Perché il loro arrivo spezza l’equilibrio costruito intorno alla loro assenza. Finché il nemico deve arrivare, tutto può rimanere com’è; quando arriva davvero, bisogna scegliere, mettersi in gioco, rischiare, combattere. Bisogna trasformare in combattimento ciò che fino a quel momento era stato soltanto attesa.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">La vera alternativa, allora, non è tra la trincea e la casa, quanto tra vivere il proprio posto come l&#8217;una o come l&#8217;altra.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Il militante dovrebbe forse essere capace di restare in trincea senza attendere i Tartari. Di presidiare la propria posizione non perché certamente arriverà la battaglia decisiva, non perché certamente vincerà, non perché qualcuno un giorno gli riconoscerà i propri meriti o di avere avuto ragione, ma perché considera quella posizione degna di essere tenuta, qui ed ora.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Ma dovrebbe essere anche capace, quando i Tartari arrivano davvero, di riconoscerli e avere il coraggio di affrontarli. Perché una posizione non si presidia per conservarla: si presidia per essere pronti a muovere quando arriva il momento della chiamata. Altrimenti persino la trincea può diventare un salotto borghese.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">In questo senso &#8220;Il deserto dei Tartari&#8221; contiene per il militante un ammonimento assai più severo dell’invito a &#8220;non sprecare la vita nell’attesa&#8221;: non bisogna chiedere al futuro di giustificare il presente, ma neppure trasformare l’attesa del futuro in un alibi per non vivere con la giusta tensione il presente, lottando e adempiendo al proprio dovere, sempre pronti a mettersi in gioco e a tutto perdere quando arriva la chiamata.<img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-71293" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330512.jpg?resize=512%2C276&#038;ssl=1" alt="" width="512" height="276"/></h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">E forse la domanda decisiva non è neppure &#8220;devo restare o devo andare?&#8221;, ma: se sapessi con certezza che i Tartari non arriveranno mai, continuerei a considerare degna la posizione che sto difendendo?</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">E, specularmente: se i Tartari arrivassero domani, sarei davvero disposto a lasciare la sicurezza e la tranquillità della Fortezza per combattere quella battaglia che per anni ho detto di attendere?</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Se la risposta a entrambe le domande è sì, allora non si sta più aspettando o fuggendo.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Si sta lottando. Qui ed ora.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;"><em>Oltre al libro si consiglia anche la visione dell&#8217;omonimo film del 1976 di Valerio Zurlini.</em></h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="https://t.me/azionetradizionale" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://t.me/azionetradizionale&amp;source=gmail&amp;ust=1787059469634000&amp;usg=AOvVaw1TYS1uM44WE9DaLhxZcwnY">https://t.me/<wbr />azionetradizionale</a>⁠</strong></span></h5>
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		<title>Penelope per sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[RedazioneRoma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:42:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cuib Femminile Raido]]></category>
		<category><![CDATA[Fronte della Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[Cuib Femminile di Raido]]></category>
		<category><![CDATA[Odissea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Dal Cuib Femminile di Raido) C&#8217;è chi la considera il prototipo della donna passiva, schiacciata da un modello patriarcale, chi la vuole a tutti i costi una sorta di eroina [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 dir="auto" style="text-align: justify;"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-71296" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330292.jpg?resize=696%2C1044&#038;ssl=1" alt="" width="696" height="1044" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330292.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330292.jpg?resize=308%2C462&amp;ssl=1 308w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330292.jpg?resize=696%2C1044&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330292.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/1000330292.jpg?resize=640%2C960&amp;ssl=1 640w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></h5>
<h5 dir="auto"><em>(Dal Cuib Femminile di Raido)</em></h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">C&#8217;è chi la considera il prototipo della donna passiva, schiacciata da un modello patriarcale, chi la vuole a tutti i costi una sorta di eroina femminista _ante litteram_; chi ne esalta l&#8217;intelligenza politica e chi ne sottolinea soprattutto la fedeltà coniugale. Le recenti discussioni nate attorno all&#8217;Odissea di Christopher Nolan hanno ulteriormente amplificato il dibattito in tutto il mondo occidentale sulla natura di Penelope. Ma la chiave per comprendere davvero uno dei personaggi femminili più affascinanti di tutti i tempi risiede nel sottrarla alle rigide categorie ideologiche moderne per porsi una domanda: chi era Penelope per Omero?&nbsp;</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">La risposta è semplice: lei era l’archetipo. Omero, infatti, racchiude in lei un insieme di virtù femminili tanto eccellenti quanto ormai tristemente rare: fedeltà, pazienza, autocontrollo, capacità di sacrificio, amore familiare, custodia della casa e della comunità, fermezza, astuzia. L’azione misurata e incessante, senza eserciti, senza battaglie, senza potere militare, esprime il potere silenzioso della <strong>conservazione</strong>.&nbsp;</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Spesso il mondo moderno ci induce a considerare queste virtù come retaggi del passato. In realtà, fermo il valore delle virtù, che in quanto universali resta immutato, è cambiato il contesto sociale in cui vivificarle, portando ad applicazioni pratiche nuove e variegate.&nbsp;</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Prendiamo la cura della casa, ad esempio: essa non coincide necessariamente con una funzione domestica rigidamente definita dagli anni cinquanta; si estrinseca nella capacità di custodire gli affetti, di dare stabilità al contesto domestico, di tenere strette le maglie della rete familiare.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Detto ciò, occorre evidenziare come la portata virtuosa di Penelope la si possa apprezzare appieno soltanto se si considera&nbsp; il suo personaggio insieme a quello di Ulisse. Non in senso patriarcale né tantomeno maschilista, <em>ça va sans dire</em>.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Il mondo moderno, infatti, sovente legge i rapporti tra uomo e donna attraverso la lente del conflitto: emancipazione contro tradizione, autonomia contro dipendenza, e così via. L&#8217;Odissea invece da millenni sbatte in faccia a tutto il mondo l’unica prospettiva che sa di verità, che non richiede sforzi interpretativi né analisi psicologiche: Ulisse e Penelope non sono avversari, non competono, non confliggono, non cercano di prevalere l&#8217;uno sull&#8217;altra.&nbsp;</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Da una parte, hanno caratteristiche diametralmente opposte e complementari. <em>Ulisse è il principio del viaggio</em>: è l&#8217;uomo del ritorno, dell&#8217;esplorazione, dell&#8217;azione, del rischio. <strong>Penelope è il principio della permanenza</strong>: è la custode della casa, della memoria, dell&#8217;ordine, della continuità del regno e della famiglia, dell’attesa.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">René Guénon osservava che le civiltà tradizionali non sono fondate sull&#8217;identità delle funzioni ma sull&#8217;armonia di principi differenti. L&#8217;eguaglianza ontologica, infatti, non coincide con l&#8217;uniformità. La pienezza nasce dall&#8217;accordo delle differenze, non dalla loro cancellazione.&nbsp;</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Anche Guido De Giorgio insiste sul carattere sacrale della polarità maschile e femminile. Il femminile autentico non è una copia del maschile e non ha bisogno di imitarlo per realizzarsi, in quanto possiede una natura propria e una forza specifica, legata alla custodia della vita, della continuità, del centro spirituale dell&#8217;esistenza.&nbsp;</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Dall’altra parte, però, Ulisse e Penelope sono entrambi sovrani virtuosi, solidi, tenaci e capaci, entrambi parimenti dotati di quella qualità rara e luminosa che consente loro la salvezza: la <em>metis</em>, l’astuzia. Nell’Odissea, lei <strong>è l’unico personaggio che brilli d’astuzia quanto lui</strong>. Lo vediamo chiaramente quando sottopone il marito all&#8217;estrema verifica del talamo nuziale, dimostrando di possedere la sua stessa fervida lucidità d’intelletto. In quel riconoscimento reciproco non emerge la superiorità dell&#8217;uno sull&#8217;altra, ma la pari dignità e allo stesso tempo la <strong>complementarietà profonda di due nature aristocratiche</strong>&nbsp;che si rispecchiano l&#8217;una nell&#8217;altra.</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Per tutti questi motivi e sicuramente per molti altri ancora, ridurre Penelope a una semplice vittima del patriarcato o trasformarla in un&#8217;eroina moderna assimilandola, diciamolo, piuttosto banalmente, a un uomo, significa non comprenderne la natura profondamente simbolica, che affonda le sue&nbsp; radici più profonde nella <strong>complementarietà tra i sessi</strong>.&nbsp;</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">La grandezza di Penelope consiste precisamente nell&#8217;essere Penelope. E Penelope non è pienamente Penelope senza Ulisse. Così come Ulisse non è pienamente Ulisse senza Penelope.&nbsp;</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Il loro incontro porta a compimento il ritratto dell’archetipo classico del sovrano virtuoso,&nbsp; indipendentemente dal sesso, in quanto l’archetipo Ulisse-Penelope può essere colto e pienamente compreso solo misurando ciascuno dei due personaggi in funzione dell’altro.&nbsp;</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">È per questo che, dopo quasi tremila anni, continuiamo a parlarne. Penelope è un personaggio-simbolo che, pertanto, immutato e immutabile, trascende le epoche, sfuggendo alla reale comprensione di chi vuole renderlo secolare e, come tale, destinato a cambiare. O a morire.&nbsp;</h5>
<h5 dir="auto" style="text-align: justify;">Penelope è precisamente Penelope da sempre e resterà <strong>Penelope per sempre</strong>.</h5>
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		<title>FUOCO &#8211; L&#8217;Odissea di Nolan è la colpa dell&#8217;Occidente</title>
		<link>https://www.azionetradizionale.com/2026/08/21/fuoco-lodissea-di-nolan-e-la-colpa-delloccidente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazioneRoma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:35:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema America]]></category>
		<category><![CDATA[Odissea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Filippo Giardini Chi fosse entrato in sala per godersi l’ultima fatica cinematografica di Christopher Nolan aspettandosi una completa e puntuale trasposizione a schermo del poema attribuito ad Omero, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-71220" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/07/photo_6005792971074243975_y.jpg?resize=696%2C870&#038;ssl=1" alt="" width="696" height="870" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/07/photo_6005792971074243975_y.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/07/photo_6005792971074243975_y.jpg?resize=370%2C462&amp;ssl=1 370w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/07/photo_6005792971074243975_y.jpg?resize=696%2C870&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/07/photo_6005792971074243975_y.jpg?resize=768%2C960&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/07/photo_6005792971074243975_y.jpg?resize=640%2C800&amp;ssl=1 640w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Articolo di Filippo Giardini</em></p>
<p>Chi fosse entrato in sala per godersi l’ultima fatica cinematografica di <strong>Christopher</strong> <strong>Nolan</strong> aspettandosi una completa e puntuale trasposizione a schermo del poema attribuito ad <strong>Omero</strong>, ha commesso indubitabilmente un errore. La fedeltà ad un classico non si misura nell’aderenza pedissequa agli episodi narrati, agli aspetti evenemenziali, ai dettagli, si misura bensì nella <strong>fedeltà all’essenza del testo,</strong> al suo nucleo profondo, a ciò che, in definitiva, lo rende un vero classico, in grado di travalicare le generazioni e di divenire fondamenta canonica di una civiltà intera, in questo caso quella occidentale.</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo completo<img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="emoji emoji-image" src="https://i0.wp.com/web.telegram.org/k/assets/img/emoji/1f447-1f3fb.png?w=696&#038;ssl=1" alt="&#x1f447;&#x1f3fb;"/></p>
<p><span style="color: #ff0000;"> <a class="anchor-url" style="color: #ff0000;" href="https://leggifuoco.it/2026/07/27/lodissea-di-nolan-e-la-colpa-delloccidente/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://leggifuoco.it/2026/07/27/lodissea-di-nolan-e-la-colpa-delloccidente/</a> </span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="emoji emoji-image" src="https://i0.wp.com/web.telegram.org/k/assets/img/emoji/1f1fe-1f1ea.png?w=696&#038;ssl=1" alt="&#x1f1fe;&#x1f1ea;"/><a class="anchor-url" style="color: #ff0000;" href="https://t.me/azionetradizionale">https://t.me/azionetradizionale</a></span></strong></p>
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		<title>La Via del Tao • I Buoni Ministri</title>
		<link>https://www.azionetradizionale.com/2026/08/21/la-via-del-tao-i-buoni-ministri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazioneRoma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:31:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Contributi Militanti per la Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[La Via del Tao]]></category>
		<category><![CDATA[Evola]]></category>
		<category><![CDATA[la Via del Tao]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[Tao-tê-ching]]></category>
		<category><![CDATA[Taoismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Quando i regni caddero nel disordine Si fecero avanti i &#8220;buoni ministri&#8221;» (Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola &#8211; Edizioni Mediterranee) Il Tao offre una genealogia delle origini delle attuali forme [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<h5 class="quote quote-block quote-like quote-like-border quote-like-icon" dir="auto" style="text-align: center;"><span style="color: #000080;"><em><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-70855" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/03/tao.jpg?resize=696%2C696&#038;ssl=1" alt="" width="696" height="696" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/03/tao.jpg?w=1080&amp;ssl=1 1080w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/03/tao.jpg?resize=462%2C462&amp;ssl=1 462w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/03/tao.jpg?resize=696%2C696&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/03/tao.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/03/tao.jpg?resize=640%2C640&amp;ssl=1 640w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />«Quando i regni caddero nel disordine</em> <em>Si fecero avanti i &#8220;buoni ministri&#8221;»</em> </span></h5>
<h5 class="quote quote-block quote-like quote-like-border quote-like-icon" dir="auto" style="text-align: center;"><span style="color: #000080;">(Tao-tê-ching di Lao-tze, Julius Evola &#8211; Edizioni Mediterranee)</span></h5>
</div>
<h5 style="text-align: justify;">Il Tao offre una genealogia delle origini delle attuali <strong>forme di governo</strong>. Quando vi è <strong>disordine</strong>, ovvero quando il vertice della società non è più conforme a un ordine, nascono dal basso delle strutture che, attraverso <strong>soluzioni artificiali</strong>, cercano di ristabilire un ordine ormai perduto. Prima che sia il <strong>caos</strong> a subentrare, viene instaurato un apparente ordine, più fragile, più articolato, più superficiale. È in questo contesto che prendono forma quelli che Julius Evola, nell’interpretazione del Tao-tê-ching, definisce <strong><em>«buoni ministri»</em></strong>.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">La loro comparsa non rappresenta un progresso, ma la risposta alla perdita di un <strong>sovrano conforme al Principio</strong> che, per le sue qualità e la sua autorità, non aveva bisogno di ministri. Infatti, finché l’organizzazione della società rispecchiava dei <strong>canoni tradizionali</strong>, non occorrevano continui correttivi e sovrastrutture che scimmiottassero artificiosamente un ordine naturale.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Quando, invece, questo ordine si corrompe, l’autorità perde la sua legittimazione; a questo punto si rendono necessari i ministri per ristabilire un ordine che non è più spontaneo. Essi regolano e correggono il passaggio da una <strong>società fondata sul Fas </strong>(la norma che stabilisce ciò che è lecito secondo l’ordine divino, cioè ciò che è conforme al Principio) a una fondata sulla <strong>Lex</strong> (la <strong>legge degli uomini</strong>). La qualità del <em>«buon ministro»</em> risiede, quindi, nella capacità di <strong>organizzare il disordine per scongiurare il caos</strong>, e non più in base alla partecipazione al Principio.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Per questo, se da un lato il sorgere della loro funzione nella società è determinato dalla necessità di stabilire una parvenza di ordine, dall’altro <strong>il loro ruolo definisce ancora di più una marcatura da un’organizzazione tradizionale</strong>. Quanto più servono leggi, tanto più si è lontani da un’ordine naturale.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"> <img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="emoji emoji-image" src="https://i0.wp.com/web.telegram.org/k/assets/img/emoji/1f1fe-1f1ea.png?w=696&#038;ssl=1" alt="&#x1f1fe;&#x1f1ea;"/> <strong><a class="anchor-url" style="color: #ff0000;" href="https://t.me/azionetradizionale">https://t.me/azionetradizionale</a></strong></span></h5>
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		<title>7. Rispetto di sé stessi</title>
		<link>https://www.azionetradizionale.com/2026/08/21/7-rispetto-di-se-stessi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazioneRoma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:31:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fronte della Tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[Raido]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rispetto di sé stessi. Privarsi dei vizi. Non ubriacarsi e rifiutare qualsiasi forma di &#8220;sballo&#8221;. Essere in ordine e puliti senza narcisismi. Mantenersi in forma senza eccedere nel culto del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify;"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-71348" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5776248250665996276_y.jpg?resize=696%2C870&#038;ssl=1" alt="" width="696" height="870" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5776248250665996276_y.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5776248250665996276_y.jpg?resize=370%2C462&amp;ssl=1 370w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5776248250665996276_y.jpg?resize=696%2C870&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5776248250665996276_y.jpg?resize=768%2C960&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5776248250665996276_y.jpg?resize=640%2C800&amp;ssl=1 640w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Rispetto di sé stessi. Privarsi dei vizi. Non ubriacarsi e rifiutare qualsiasi forma di &#8220;sballo&#8221;. Essere in ordine e puliti senza narcisismi. Mantenersi in forma senza eccedere nel culto del fisico.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Codice minimo di stile di vita legionario, settimo punto.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><strong><em>Comunità Militante Raido</em></strong></h5>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="https://t.me/azionetradizionale">https://t.me/azionetradizionale</a></strong></span></h5>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-71326" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5933827169077366209_y.jpg?resize=696%2C870&#038;ssl=1" alt="" width="696" height="870" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5933827169077366209_y.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5933827169077366209_y.jpg?resize=370%2C462&amp;ssl=1 370w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5933827169077366209_y.jpg?resize=696%2C870&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5933827169077366209_y.jpg?resize=768%2C960&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5933827169077366209_y.jpg?resize=640%2C800&amp;ssl=1 640w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
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		<title>Incise sulla Pietra &#124; Pirandello: la causa dei nostri mali è la democrazia</title>
		<link>https://www.azionetradizionale.com/2026/08/21/incise-sulla-pietra-pirandello-la-causa-dei-nostri-mali-e-la-democrazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazioneRoma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:30:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Incise sulla Pietra]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[incise sulla pietra]]></category>
		<category><![CDATA[pirandello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ma la causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia, cioè il governo della maggioranza. Perché, quando il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: center;"><em><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-71351" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783102631923355324_w.jpg?resize=696%2C524&#038;ssl=1" alt="" width="696" height="524" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783102631923355324_w.jpg?w=2560&amp;ssl=1 2560w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783102631923355324_w.jpg?resize=534%2C402&amp;ssl=1 534w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783102631923355324_w.jpg?resize=696%2C524&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783102631923355324_w.jpg?resize=768%2C578&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783102631923355324_w.jpg?resize=1536%2C1157&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783102631923355324_w.jpg?resize=2048%2C1542&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783102631923355324_w.jpg?resize=640%2C482&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/photo_5783102631923355324_w.jpg?w=1392&amp;ssl=1 1392w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />&#8220;Ma la causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia, cioè il governo della maggioranza. Perché, quando il potere è in mano d’uno solo, quest’uno sa d’esser uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar sé stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa: la tirannia mascherata da libertà. Ma sicuramente! Oh perché credi che soffra io? Io soffro appunto per questa tirannia mascherata da libertà&#8230;&#8221; </em></h5>
<h5 style="text-align: center;">(Luigi Pirandello, <em>Il fu Mattia Pascal</em>, cap. 11)</h5>
<h5><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="emoji emoji-image" src="https://i0.wp.com/web.telegram.org/k/assets/img/emoji/1f1fe-1f1ea.png?w=696&#038;ssl=1" alt="&#x1f1fe;&#x1f1ea;"/><span style="color: #ff0000;"><strong> <a class="anchor-url" style="color: #ff0000;" href="https://t.me/azionetradizionale">https://t.me/azionetradizionale</a></strong></span></h5>
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		<title>Una vita senza (apparente) fatica</title>
		<link>https://www.azionetradizionale.com/2026/08/21/una-vita-senza-apparente-fatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazioneRoma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 08:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Multimedia]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza mentale]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non serviva di certo Paolo Bonolis per dirci che gli smartphone e i social hanno creato una realtà alternativa, cui i giovani sono sempre maggiormente inseriti e annebbiati. Ma sicuramente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 360px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-71280-1" width="360" height="640" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/document_6019393839255528051.mp4?_=1" /><a href="https://www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/document_6019393839255528051.mp4">https://www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/document_6019393839255528051.mp4</a></video></div>
<h5 style="text-align: justify;">Non serviva di certo Paolo Bonolis per dirci che gli smartphone e i social hanno creato una realtà alternativa, cui i giovani sono sempre maggiormente inseriti e annebbiati. Ma sicuramente è un bene che (rari) personaggi della televisione italiana abbiano coscienza del pericolo cui stiamo incorrendo delegando sempre più la nostra vita ad un apparecchio tecnologico rettangolare.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Qualcuno potrebbe additarci di ipocrisia, poiché mostriamo un contenuto del genere proprio tramite cellulare. Ma, come abbiamo detto in altre occasioni, la tecnologia può essere uno strumento positivo se utilizzata nel giusto modo, come per esempio canale di diffusione. Il problema è quando questa pervade totalmente la nostra vita, appiattendo i rapporti personali e rendendo passivi e annoiati, come vediamo oggi, molti giovani.</h5>
<h5 style="text-align: justify;"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="emoji emoji-image" src="https://i0.wp.com/web.telegram.org/k/assets/img/emoji/1f1fe-1f1ea.png?w=696&#038;ssl=1" alt="&#x1f1fe;&#x1f1ea;"/><span style="color: #ff0000;"><strong> <a class="anchor-url" style="color: #ff0000;" href="https://t.me/azionetradizionale">https://t.me/azionetradizionale</a></strong></span></h5>
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		<title>Verso Santiago &#8211; La meta è il cammino</title>
		<link>https://www.azionetradizionale.com/2026/08/20/verso-santiago-la-meta-e-il-cammino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[RedazioneItalia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 10:21:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Cammino di Santiago]]></category>
		<category><![CDATA[grande guerra santa]]></category>
		<category><![CDATA[La Via]]></category>
		<category><![CDATA[leon degrelle]]></category>
		<category><![CDATA[San Giacomo]]></category>
		<category><![CDATA[Santiago di Compostela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Un nostro lettore ci affida il racconto di un pellegrinaggio lungo il Cammino Francese, tra agosto e settembre 2024. Ma quello che emerge da queste pagine va ben oltre [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.azionetradizionale.com/2026/08/20/verso-santiago-la-meta-e-il-cammino/">Verso Santiago &#8211; La meta è il cammino</a> proviene da <a href="https://www.azionetradizionale.com">AZIONE TRADIZIONALE</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h5>&nbsp;</h5>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-71377 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Cammino-di-Santiago.png?resize=696%2C522&#038;ssl=1" alt="" width="696" height="522" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Cammino-di-Santiago.png?w=822&amp;ssl=1 822w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Cammino-di-Santiago.png?resize=534%2C400&amp;ssl=1 534w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Cammino-di-Santiago.png?resize=696%2C522&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Cammino-di-Santiago.png?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Cammino-di-Santiago.png?resize=265%2C198&amp;ssl=1 265w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/Cammino-di-Santiago.png?resize=640%2C480&amp;ssl=1 640w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<h5 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Un nostro lettore ci affida il racconto di un pellegrinaggio lungo il Cammino Francese, tra agosto e settembre 2024.</h5>
<h5 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Ma quello che emerge da queste pagine va ben oltre il semplice viaggio: la fatica, la solitudine, gli incontri e i simboli della Via diventano occasioni per una ricerca interiore, per misurarsi con le proprie debolezze e ritrovare un senso più alto del camminare.</h5>
<h5 class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Perché forse Santiago non è davvero il punto d’arrivo. <strong>La meta è il cammino: la battaglia continua, e il pellegrino deve tornare ogni volta a mettersi in marcia.</strong></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Pubblichiamo con piacere questa testimonianza, nella convinzione che possa parlare a chiunque senta ancora il bisogno di cercare, oltre la vita ordinaria, una direzione e un significato.</h5>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Questa mattina sono partito che ancora mancava la luce tra le strade di Arzùa, volevo evitare la consueta </span><i><span style="font-weight: 400;">calca</span></i><span style="font-weight: 400;"> di chi percorre gli ultimi cento chilometri. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Un aereo vola basso, segno che sono vicino all’aeroporto della città. Sono quasi arrivato. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Nella mia mente scorrono immagini e suoni di vette, di croci, di “</span><i><span style="font-weight: 400;">buen camino, peregrino</span></i><span style="font-weight: 400;">”, di solitudine, delle nebbie della Galizia, di una </span><i><span style="font-weight: 400;">tostada</span></i><span style="font-weight: 400;"> con burro e marmellata, di preghiere, di un sorriso e di “grazie”. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Sto percorrendo il cammino francese, che taglia il nord della Spagna. Un cammino sociale, percorso, da secoli, da pellegrini, cavalieri, Re e Santi.&nbsp;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il mio compagno di viaggio è un compagno di viaggio letterario. Ho con me la sua raccolta di lettere che scrisse nel 1951, al termine di ogni tappa del suo Cammino per Santiago. È il mio Maestro.</span></p>
<p><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-71374 size-medium" src="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/libro-cammino-Santiago_Degrelle.png?resize=534%2C447&#038;ssl=1" alt="" width="534" height="447" srcset="https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/libro-cammino-Santiago_Degrelle.png?resize=534%2C447&amp;ssl=1 534w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/libro-cammino-Santiago_Degrelle.png?resize=696%2C582&amp;ssl=1 696w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/libro-cammino-Santiago_Degrelle.png?resize=640%2C535&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.azionetradizionale.com/wp-content/uploads/2026/08/libro-cammino-Santiago_Degrelle.png?w=769&amp;ssl=1 769w" sizes="auto, (max-width: 534px) 100vw, 534px" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Alla sera accendo la frontale e, nel sacco a pelo, leggo le sue riflessioni, sento nelle gambe le sue fatiche, l’amore che sprigiona il suo cuore. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Io e lui, due uomini profondamente diversi ma non differenti, sotto lo stesso cielo di Spagna. </span><i><span style="font-weight: 400;">“Questo pellegrinaggio di Santiago appaga veramente tutto. La sete mistica, con tutta la sua proliferazione di miracoli, di chiese, di opere d’arte che trasformano il reale in spirituale. L’epopea, con l’immensa leggenda di Carlo Magno, collegato con il meraviglioso Divino, che affida a Dio, durante tutto il cammino le sue gesta. Lo spirito cavalleresco, per le gesta memorabili, compiute dai cavalieri europei in cammino verso Compostela”.</span></i><span style="font-weight: 400;"> Concordo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Torno bruscamente alla realtà, è pomeriggio inoltrato e due cavalli neri mi scrutano da dietro un muro alto poco più di un metro, più avanti una freccia gialla mi avverte che oramai restano otto chilometri alla cattedrale dove riposa San Giacomo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Involontariamente continuo a ripercorre il mio cammino. Ritrovo la mia grande voglia di percorrerlo lasciare spazio al dubbio nei giorni che precedono la partenza. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">I primi chilometri sulla Via sono scoordinati e impacciati. Il rumore di fondo della mia vita quotidiana e la voglia di arrivare alla meta mi sfiancano, mi agitano. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Con il passare dei giorni e dei chilometri mi stacco di dosso le scorie delle pochezze quotidiane da cui mi lascio spesso travolgere, trovo un ritmo di cammino ideale e, come il mio compagno di viaggio, </span><i><span style="font-weight: 400;">“mi sento con l’animo pronto a camminare fino al polo nord passando per il polo sud”.&nbsp;</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Escludendo gli ultimi cento chilometri, non sono tanti i pellegrini che incontro durante le mie giornate. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La Via ti dona chiarezza, semplicità, lucidità. Capisci subito che tipo di uomo ti trovi davanti, mi sento affine a pochi e sarà una gioia ritrovarli a distanza di giorni per le vie di qualche </span><i><span style="font-weight: 400;">pueblo</span></i><span style="font-weight: 400;"> o in qualche </span><i><span style="font-weight: 400;">albergue</span></i><span style="font-weight: 400;">, la Compagnia si riunisce per una buona </span><i><span style="font-weight: 400;">cerveza</span></i><span style="font-weight: 400;">, basta uno sguardo quando l’idioma è differente. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Uno di questi è Wolfgang, incontrato sotto le mura di Astorga. Lui, settantenne uomo del nord, cammina da Francoforte, dall’uscio della sua casa, come un pellegrino del medioevo. Sono tre mesi che cammina. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">A Villafranca del Bierzo, alla vigilia di una delle giornate più ostiche che ci avrebbe visto affrontare le vette che portano a O’Cebreiro </span><i><span style="font-weight: 400;">“la tappa più scoraggiante, dura, tutta di montagna e per sentieri spaventosamente pietrosi, pieni di migliaia di blocchi di pietra”</span></i><span style="font-weight: 400;">, gli chiedo il perché di tutto quel suo camminare. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Lui mi risponde, indicando verso l’alto, “per gratitudine”. Forse è il mio compagno di viaggio che è uscito dal libro che porto nello zaino o comunque la manifestazione di un carattere che continua a scorrere indomabile e ricolmo d’Amore, nonostante tutto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’ingresso a Santiago è strano. Dal Monte Gozo mi godo la vista della città con al centro la Cattedrale. Mi sento un pesce fuor d’acqua. Santiago di Compostela è presa dalle </span><i><span style="font-weight: 400;">sue cose, </span></i><span style="font-weight: 400;">dalla vita quotidiana che scorre. Ripenso alle persone incontrate durante il Cammino, che dal Cammino non riescono proprio a uscire. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Si tratta di pellegrini, di ogni nazionalità, che da anni vagano per le strade che vanno da Saint Jean Pied de Port a Muxia e oltre. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ho parlato con tanti di loro, un po’ li capisco. Per <strong>Julius Evola</strong> esistono <strong>una grande e una</strong> <strong>piccola Guerra Santa</strong> che ogni uomo può combattere. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La prima è la lotta dell’uomo contro i nemici che egli porta in sé. Più esattamente, è la lotta dell’elemento non umano dell’uomo contro tutto ciò che in lui vi è di umano e, come tale, di legato al tronco profondo del desiderio e della passionalità, quindi di governato dal principio del caos e del disordine, un percorso individuale e universale. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La seconda è una lotta con il mondo esterno e materiale. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ecco, il Cammino ti apre il campo di battaglia della Grande Guerra Santa, ti mette una spada in mano, ti da un calcio nel sedere e ti costringe a combattere.&nbsp;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Entro in Piazza Obraidoro, la Piazza è enorme e affollata di turisti e pellegrini, la Cattedrale è immensa. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Nonostante i quasi quaranta chilometri di marcia non sento alcuna fatica, ma cala su di me un velo di tristezza. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Seduto sotto al porticato del palazzo del governo della Galizia cerco rifugio nell’ultima lettera dal Cammino del mio compagno di viaggio: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Arrivo brillantissimo, in piena forma. Mi bagno, mi riposo un’ora e mi sento completamente rinnovato. Sono felice, incantato da questa grande avventura.”</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Non mi sei di aiuto </span><i><span style="font-weight: 400;">Caro </span></i><span style="font-weight: 400;">compagno di viaggio. Sono a Santiago, la mia meta, tanto desiderata e agognata e pure penso che stia per perdere qualcosa.&nbsp;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Mi fermo un paio di giorni a Santiago, la città è molto bella. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Faccio visita più volte alla tomba di San Giacomo. Vengo benedetto dal Botafumeiro, il più grande incensiere al mondo, che vola tra le navate della Cattedrale. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ritrovo la Compagnia, Wolfgang, Giovanni e gli altri. Che gioia! Faccio lunghe passeggiate tra le vie e nei parchi della città. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il mio pensiero, però, è sempre rivolto a quel senso di vuoto che ho provato sotto quel porticato al mio arrivo. In piazza Obraidoro, arrivato alla meta, mi si è chiusa la possibilità di combattere la mia personale Grande Guerra Santa, ho firmato un indecoroso armistizio con me stesso. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il campo di battaglia è perso. Immagino il mio compagno di viaggio guardarmi e ridere di questi miei pensieri, lui abituato ai campi di battaglia, la sua Grande Guerra Santa non ha mai smesso di combatterla. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Mi guida nella riflessione. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il Cammino di Santiago è ricco di simboli, tra questi <strong>la spirale e l’oca.</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Una delle teorie più accreditate suggerisce che il tabellone del Gioco dell&#8217;Oca sia, in realtà, una mappa simbolica del Cammino creata dai Cavalieri Templari per guidare i pellegrini sul cammino. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’oca, animale selvatico migratorio, è l’animale che guida i pellegrini ed è spesso richiamato nei nomi dei luoghi (El Ganso, per esempio). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La spirale del gioco è suddivisa in sessantaquattro caselle e si percorre in senso antiorario, quasi come fosse un andare indietro nel tempo, un ritorno alle origini, un ritornare al centro. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il centro, la sessantaquattresima casella, è il giardino delle oche, il paradiso, che nella numerologia si compone di sei più quattro, dieci, il numero che da tante civiltà è associato a Dio. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il percorso è ricco di prove ed insidie, tra pozzi e labirinti, tra soste forzate e pegni, si arriva alla casella cinquantotto, la casella della morte o della tomba di San Giacomo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Questa casella ti obbliga a ritornare alla casella numero uno, e a riprendere il ‘gioco’. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il pellegrino, arrivato a Santiago, è un </span><i><span style="font-weight: 400;">uomo nuovo</span></i><span style="font-weight: 400;"> che deve riprendere la sua vita e continuare il cammino, per provare, ancora e ancora, ad arrivare alla tanto agognata casella sessantaquattro. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il mio cammino deve proseguire oltre la Via, nella vita di tutti i giorni senza temere i pericoli e le prove che mi sono riservate. Imbraccio spada e scudo, la Guerra continua. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La meta è il cammino.</span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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