<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Barcelona y yo.</title>
	<atom:link href="http://barcelonayyo.altervista.org/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://barcelonayyo.altervista.org</link>
	<description>Un aspirante scrittore con un biglietto di sola andata per Barcellona.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Dec 2010 19:43:53 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.2</generator>
		<item>
		<title>La teoria del chaleco.</title>
		<link>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=101</link>
		<comments>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=101#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 19:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eros850</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da Barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://barcelonayyo.altervista.org/?p=101</guid>
		<description><![CDATA[Il “chaleco”, ovvero il gilet. La mia teoria è questa: anche se lo indossi sopra ad un sacco per le patate, ti dà un tocco di fascino e ti rende più sicuro, senza paura. Bene. Esco, stamani, per tirare la spazzatura e mi ferma un ragazzo chiedendomi l’ora. Non so rispondere perché il mio orologio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://barcelonayyo.altervista.org/wp-content/uploads/2010/12/SDC10322.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-102" title="Barca" src="http://barcelonayyo.altervista.org/wp-content/uploads/2010/12/SDC10322.jpg" alt="Barca" width="180" height="249" /></a>Il “chaleco”, ovvero il gilet. La mia teoria è questa: anche se lo indossi sopra ad un sacco per le patate, ti dà un tocco di fascino e ti rende più sicuro, senza paura.</p>
<p>Bene. Esco, stamani, per tirare la spazzatura e mi ferma un ragazzo chiedendomi l’ora. Non so rispondere perché il mio orologio è soltanto una cassa vuota col vetro rotto, comprato al mercato di Encants, però il suo sguardo verso il mio chaleco (e non solo) mi dice che ho fatto colpo – quindi la parte della mia teoria riguardo al fascino forse è veritiera.</p>
<p>Vado al mare a scrivere, perché è il luogo dove mi sento più vibrante e perché spero di incontrare nuovamente il paio di occhi azzurri avvolti nella sciarpa color sabbia. Chissà! Un po’ di fortuna in questo giorno grigio di pensieri. E in più oggi indosso il chaleco nero sul maglioncino a righe. Fatto da ricordare.</p>
<p>Invece niente: non c’è anima viva e il cielo promette una bella scarica di pioggia. Quindi torno in metro e sento un’aria strana: la gente attende inquieta e sull’altro binario c’è un metro fermo che accende e spegne i motori. Sullo schermo dove normalmente viene indicato il tempo di attesa per il prossimo treno, c’è una scritta in catalano, come al solito quando la notizia è davvero importante… e dal megafono una voce ci avverte che è avvenuto un incidente e che stanno lavorando per riprendere il normale funzionamento della L4. Il mio pensiero va subito a un possibile sucida sui binari, ma ancora non ho controllato le notizie. Paura. La teoria del chaleco inizia a fare un po’ d’acqua.</p>
<p>Esco dalla fermata di Barcelloneta e prendo un pullman fino a Drassanes. Da lì, la linea verde (L3) mi porterà fino a Les Corts. Ho deciso di andare a scrivere al mio caffè di fiducia, “L’Estoneta”, gestito da una coppia asiatica molto gentile.</p>
<p>Mi siedo sul metro con Gianna Nannini che mi fa compagnia nelle cuffie. “Ma stanotte scoppia il cielo, svegliati amore ch’è vero. Dentro al mare piove il cielo, salva una stella ti prego.” Mi perdo nella musica e nelle mie paure di un rientro in Italia che si avvicina.</p>
<p>Tutto il circolo di grigio si rompe con un signore di colore che mi si avvicina parlandomi. L’ipod e il suo accento non mi fanno capire nulla. “No he entendido. Perdona?”.</p>
<p>Ripete: “ Quando arrivi a casa, prendi un coltello lungo così”, mi indica il palo di ferro, quello dove ci si regge stando in piedi. “Prendilo e ammazza tutti. Non avere paura di nessuno. Capito, ragazzo? Nella vita non devi avere paura di niente e di nessuno.”</p>
<p>Le prime parole mi hanno fermato il cuore e sento il mio sangue salirmi tutto in faccia; tutti stanno aspettando una mia reazione, sento gli occhi e l’aspettativa degli altri passeggeri incollati su di me. Ingoio. Respiro.</p>
<p>“Muchas gracias”, dico alla fine. Più che dico, mi esce da solo.</p>
<p>“Hai capito, ragazzo?”.</p>
<p>Annuisco.</p>
<p>Mi ha spaccato la tristezza nel viso. Sorrido e il sangue torna al suo posto nel corpo, via dal mio viso rosso. Tutte le mie paure si allontanano un attimo. Persino la paura di quell’uomo e delle sue affermazioni violente. La gente inizia a ripiegare gli sguardi nei propri assunti, forse delusa per la mia risposta accogliente.</p>
<p>Ma io l’ho ringraziato perché di colpo mi sono reso conto che avevo bisogno che qualcuno mi dicesse quelle parole, oggi, che mi sono alzato col mondo grigio, con solo il chaleco a proteggermi dai cattivi pensieri e dalle mie incertezze. Certo! Non ho apprezzato la parte di ammazzare tutti, quella no.</p>
<p>Piuttosto: “Nella vita non devi avere paura di niente e di nessuno”.</p>
<p>Mi ha letto nel pensiero, mi dico.</p>
<p>In questo viaggio ho capito diverse cose su di me. Queste scoperte mi rendono felice e mi spaventano allo stesso tempo. Soprattutto mi spaventa che tutte le mie piccole conquiste spariscano con l’atterraggio in Italia, che si sta avvicinando.</p>
<p>Ho capito ancora di più che ho bisogno di un ragazzo accanto a me, ora. Nella mia vita, per quello che mi ha dato e per dove mi ha condotto, questo è il risultato. E mi va bene così. Domani sarà un’altra cosa o forse no. Va bene così. Il mio cuore si è aperto di più: la muraglia che si ergeva attorno a me, affogandomi, ora si sgretola. Ho scoperto un me stesso più fiducioso, più forte, e che mi piace da matti. Ho capito che voglio scrivere, dipingere, cantare; cosa sarà a darmi da mangiare non m’interessa: sarà un lavoro e non mi descriverà totalmente. E anche questo va bene così. La paura è che tutto questo potrebbe sparire dopo pochi giorni con il ritorno a casa.</p>
<p>Ho paura che vorrò tornare a Barcellona, immediatamente; che m. torni a scaricarmi le sue ansie, ingabbiandomi di nuovo; di non riuscire a parlare così bene con b. come sto facendo ora, da qui, per telefono; di non riuscire a scrivere come adesso. Oggi ho anche avuto paura della scrittura, di come isoli, di come renda soli. Mi sono visto per un attimo camminare in un fiume, con le tasche piene di sassi, come Virginia Woolf.</p>
<p>In più ci si mette un imminente ultimo dell&#8217;anno che forse passerò da solo ubriaco sulla Rambla.</p>
<p>E questo è un elenco molto riassuntivo e compatto di quello che mi passava nel mezzo agli auricolari, prima che il signore di colore, coi suoi carboni neri fissi nei miei, mi dicesse quelle parole. Ora mi è chiaro che partire un’altra volta non sarà difficile come lo è stato il 4 novembre, venendo qui. Se mi deciderò di passare del tempo a Barcellona, per il futuro, sarà più facile. Non sono lo stesso Eros che è partito. Certo, ho ancora tutti i suoi tratti principali, ma molte catene si sono allentate.</p>
<p>Scendo dal metro. Il signore mi saluta, gentile. Io lo ringrazio di nuovo. Forse è davvero pazzo, come sicuramente gli altri passeggeri stavano pensando; forse se ci fosse stata una suora rumena su quel sedile, anziché io, il signore le avrebbe dato lo stesso consiglio. Ma a me tutto questo non importa. Chissà se è stata la teoria del chaleco o più probabilmente sono state le sue parole a darmi fiducia oggi.</p>
<p>“Non avere paura di niente e di nessuno.”</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://barcelonayyo.altervista.org/?feed=rss2&amp;p=101</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché scrivo &#8211; Barcelloneta, 19-12-2010.</title>
		<link>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=97</link>
		<comments>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=97#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 20:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eros850</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da Barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://barcelonayyo.altervista.org/?p=97</guid>
		<description><![CDATA[Perché scrivo? Scrivo perché credo che la scrittura renda le cose e le persone eterne. Non importa se mai qualcuno leggerà le mie bisce d’inchiostro nero. Rivivere sulla carta un’emozione è la ragione che muove la mia mano. Per l’importanza di quella foglia secca, arricciata sulla sabbia di Barcelloneta; perché qualcuno la ricordi e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lh6.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TQ5r200E1EI/AAAAAAAACCQ/iyHyRLl4RGY/s640/ombra.jpg"><img class="alignleft" title="ombra" src="http://lh5.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TQ5r3Xi1IpI/AAAAAAAACCU/glwSMIu3WGs/ombra%20th.jpg" alt="ombra" width="201" height="150" /></a>Perché <strong>scrivo</strong>?</p>
<p>Scrivo <strong>perché</strong> credo che la scrittura renda le cose e le persone eterne. Non importa se mai qualcuno leggerà le mie bisce d’inchiostro nero. Rivivere sulla carta un’emozione è la ragione che muove la mia mano.</p>
<p><strong>Per</strong> l’importanza di quella foglia secca, arricciata sulla sabbia di Barcelloneta; <strong>perché</strong> qualcuno la ricordi e le renda omaggio.</p>
<p>Scrivo <strong>per</strong> il bambino che parla una lingua incomprensibile, filtrata da mezza merendina pigiata in bocca.</p>
<p>Scrivo <strong>per</strong> il sole che mi bagna le mani di giallo in questo momento e che, tra dieci minuti, la mia pelle non lo ricorderà più; <strong>per</strong> registrare le spalle larghe del ragazzo biondo nel maglione viola che si fa scattare una foto col mare di sfondo. Verso il blu, là, dove indica la statua di Colombo; dove la vela bianca mi taglia il mondo in due.</p>
<p>Scrivo <strong>perché</strong> non so che fare. Non so chi sono né cosa faccio su questa terra. E mi importa! Nonostante mi faccia incazzare a morte infilarmi in uno scaffale ordinato per lettera. E continuo, <strong>perché</strong> se non facessi questo, grattugerei via il tempo dal mio orologio.</p>
<p>Scrivo <strong>perché</strong> si pensi che sono interessante; <strong>per</strong> farmi notare e <strong>per</strong> essere lasciato in pace; <strong>perché</strong> voglio guadagnarmi l’opportunità di salire sull’Olimpo, per un secondo soltanto, e trovare il coraggio di buttarmi da lassù e non morire.</p>
<p>Muovo la mia penna comprata a Terrassa, dal cinese, per un euro con altre sette compagne nella sua scatola. La muovo <strong>perché</strong> nessuno riempirà questo quaderno a spirale entro la fine del mese se non lo faccio io.</p>
<p>Scrivo <strong>perché</strong> sotto la crosta di felicità c’è una solitudine che mi sbriciola. È uno spazio importante e so che domani smetterà di terremotarmi e mi sorreggerà. Sarà il MIO spazio come lo era ieri.</p>
<p>Scrivo <strong>perché</strong> ti ho sognato ed è anche il motivo per cui sono uscito, stamani. Ti baciavo sul collo. Ti trattenevo, com’era il mio<a href="http://lh3.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TQ5r2j-aVBI/AAAAAAAACCI/gWWDcJG5rt0/s640/gabbiano.jpg"><img class="alignright" title="gabbiano" src="http://lh6.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TQ5r21RcC1I/AAAAAAAACCM/7nveCUu9oBU/gabbiano%20th.jpg" alt="gabbiano" width="200" height="150" /></a><br />
destino: di un artiglio d’aquila. E scrivo <strong>per</strong> esorcizzare la paura assonnata di scoprirmi ancora innamorato di te. Scrivo <strong>perché</strong> con i morsi che ancora porto sul cuore non posso fare un rosario. Lo sgranerei in grembo per ricordarmi delle lacrime di ghiaccio fra un bacio e una mattina arrotolata nelle tue lenzuola.</p>
<p>Scrivo.</p>
<p><strong>Perché</strong> solo così mi rendo forte per baciarti un’ultima volta, su questa carta gentile. Posso soffiarti via dalle mie dita per affidare il tuo pensiero arrugginito a quel gabbiano che decolla.</p>
<p>Scrivo <strong>perché </strong>amerò qualcun altro; <strong>perché</strong> oggi il mio cuore ha trovato tutta la forza delle luci di Natale sulla Rambla. Vuole luccicare e con queste righe lo celebro.</p>
<p>Scrivo <strong>per</strong> renderlo immortale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://barcelonayyo.altervista.org/?feed=rss2&amp;p=97</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le melanzane alla parmigiana. Una storia di forchette.</title>
		<link>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=92</link>
		<comments>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=92#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 20:03:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eros850</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da Barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://barcelonayyo.altervista.org/?p=92</guid>
		<description><![CDATA[Sono a Barcellona, lo so. E giuro che spesso mangio cose più sane. Oggi, ad esempio, mi sono cucinato un riso misto – basmati, rosso e nero selvatico – con i funghi champignon, prezzemolo, aglio e formaggio; ma il fascino di una buona parmigiana condivisa, a volte vince la mia voglia di cibi sani. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lh6.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TQFQgburLEI/AAAAAAAACB0/zdJ8LSvhhZA/s640/melanzane%20alla%20parmigiana.jpg"><img class="alignleft" title="melanzane alla parmigiana" src="http://lh5.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TQFQgvgtPPI/AAAAAAAACB4/pqFGG0OA0RM/melanzane%20alla%20parmigiana%20th.jpg" alt="melanzane alla parmigiana" width="150" height="113" /></a>Sono a Barcellona, lo so. E giuro che spesso mangio cose più sane. Oggi, ad esempio, mi sono cucinato un riso misto – basmati, rosso e nero selvatico – con i funghi champignon, prezzemolo, aglio e formaggio; ma il fascino di una buona parmigiana condivisa, a volte vince la mia voglia di cibi sani. E non c’è niente di meglio che scambiare cibi, per conoscersi, per sapere da dove veniamo e quali sapori ci hanno cullati. Perciò, per la seconda volta, stasera, condivido con la Spagna uno dei piatti che mi ricordano la mia infanzia, delle mattine in cui aiutavo mia nonna L. a infarinare quelle fette ovali, sporcandomi di bianco dalla testa ai piedini.</p>
<p>È una catena di montaggio ben organizzata, la cucina, quando si preparano le melanzane alla parmigiana. Dall’acquaio, dove aspettano le melanzane affettate, alla padella con l’olio d’oliva caldo, c’è un percorso obbligato, fatto di carta assorbente, farina, uovo sbattuto. E dopo la doratura, le attende la salsa al pomodoro, col basilico e l’aglio, la mozzarella a dadini e il parmigiano grattugiato. Mi trasformo in un robot che porta gli sportelli delle auto al montaggio, alla verniciatura, fino alla vettura finita.</p>
<p>Le belle fettine, scolate e asciutte, attendono la toeletta come delle dame dell’Ottocento. Si voltano per farsi dare la farina su entrambe le guance come un talco prezioso della Provenza; si tuffano vogliose nella colonia all’uovo e si fanno aiutare mentre si sdraiano sull’olio bollente per farsi un bagno rigenerante.</p>
<p>Il rumore dell’aspiratore della canna fumaria è la nostra musica, mentre l’olio crea bollicine nell’uovo e la farina si gonfia rotolandosi nel succo delle olive. L’odore, che tanto mi ricorda Napoli, la cugina di mia nonna e tutta una serie di cene con gli zii, inizia a frizzarmi leggermente nel naso. Non sento neanche la stanchezza. Anche se dopo dovrò ripulire e fare il mio giro di stracci e di scope settimanale. È una meditazione, un rito magico e religioso assieme, che ti apre il cuore.</p>
<p>Alla fine della frittura, le fettine di melanzana giocano formando una Torre Eiffel dorata sul piatto. Intanto gli preparo il letto, nella teglia. Si sistemano nel loro giaciglio e io gli rimbocco un lenzuolo di salsa al pomodoro attorno e una coperta di mozzarella e parmigiano. Mi aspettano in cucina, adesso, mentre il forno si scalda – la loro cameretta. Attendono l’ora di cena, come noi, tra la preparazione di un esame, un episodio di “Mentes Criminales” e due righe scritte al pc.</p>
<p>Buonanotte, melanzane alla parmigiana. Che le nostre forchette vi benedicano.</p>
<p>Lettori, pochi, preziosi, amati. Vi lascio con  Mina. Al prossimo post.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/AjnzGPYwvhU?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/AjnzGPYwvhU?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://barcelonayyo.altervista.org/?feed=rss2&amp;p=92</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gamberoni sorridenti e materassi per terra &#8211; la ricerca della stanza.</title>
		<link>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=85</link>
		<comments>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=85#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 23:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eros850</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da Terrassa]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://barcelonayyo.altervista.org/?p=85</guid>
		<description><![CDATA[La ricerca di una stanza a Barcellona può diventare un’esperienza quasi metafisica. I luoghi respirano tutti una vita ed è come entrare in quelle storie nel momento stesso in cui varchi la soglia. Si cerca in Loquo, un sito web di annunci di Barcellona. Si chiama, si prende appuntamento e si visita. Mi sono piegato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 450px"><strong><img title="Cuscini di Duvet &amp; Pillow Warehouse, clicca per vedere il sito." src="http://www.duvetandpillowwarehouse.co.uk/blog/wp-content/uploads/breakfast-pillows.jpg" alt="Cuscini di Duvet &amp; Pillow Warehouse, clicca per vedere il sito." width="440" height="371" /></strong><p class="wp-caption-text">http://www.duvetandpillowwarehouse.co.uk/blog/tag/feather-pillows/</p></div>
<p><strong>La ricerca di una stanza a Barcellona</strong> può diventare un’esperienza quasi metafisica. I luoghi respirano tutti una vita ed è come entrare in quelle storie nel momento stesso in cui varchi la soglia. Si cerca in <a href="http://www.loquo.com/es_es">Loquo</a>, un sito web di annunci di Barcellona. Si chiama, si prende appuntamento e si visita. Mi sono piegato a cercare una stanza in appartamento condiviso perché non mi arrivava la carta di credito. E qua chiudo l’argomento perché mi ha fatto passare molte notti inquiete e molte righe arrabbiate sul mio quaderno. Il fato, che ha un senso dell’umorismo eccellente, ha voluto che la carta mi arrivasse dopo che ho iniziato a prendere appuntamenti per vedere le stanze e dopo aver chiesto un prestito a mio padre. Ma questa è una storia noiosa, quindi lasciamola.</p>
<p><strong>Eccomi davanti al mio primo appuntamento</strong> di oggi, 2 dicembre. Quasi un mese dalla mia partenza. Una porta di legno rivestito di formica nera, simile a una che c’era in un college a Barbican, Londra. Con la tastiera numerica per la combinazione e un vetro quadrettato che la taglia al centro.</p>
<p>Chiamo B., il ragazzo che si occupa dell’appartamento. Mi dice come aprire quel rompicapo di serratura. Salgo le scale attorcigliate e strette fino al piano giusto. Mi aspetta sulla porta il ragazzo, con i calzini e la maglia bianchi, perfetta tenuta da casa, col suo bel viso sudamericano, cortese e pulito. Mi si presenta e mi fa vedere l’appartamento, che si snoda sospeso nel nulla, senza un senso apparente. Sembra quasi che sia cresciuto tra le altre abitazioni, facendosi spazio come meglio poteva: destra, sinistra, un po’ più in basso con due scalini e di nuovo su. La prima impressione è negativa. Riguardo al “piso”, per lo meno. È tutto rattoppato e stravissuto. Però l’energia è buona. B. mi presenta stanza dopo stanza con fare entusiasta e garbato, indicando con gli indici smaltati di marrone fino a metà unghia. In cucina mi saluta un sole di ragazza coi capelli biondi in un taglio selvaggio e corto. Scopro che si occupano di moda e che sono gay friendly, che fanno feste e che sono precisi con le zone comuni. Questo va molto bene. Tutto sommato, penso, posso abituarmi a vivere qui per un mese. L’energia fa la metà dell’ambiente.</p>
<p>Bene, questo pensiero mi si cancella quando vedo la camera che diventerebbe la mia. Una stanza non più grande di due metri per due, buia, disordinata, con un materasso verde acqua buttato per terra e un lenzuolo attorcigliato in fondo. Probabilmente il ragazzo che ci sta ora deve ancora mettere in ordine. Mi potrei abituare anche ai materassi per terra, mi dico. Ma non saprei dove infilare la mia roba, là dentro. E ora che ci penso ho paura di soffrire il freddo, così, sul pavimento – che mi si squamino le ossa dal freddo, per essere più precisi.</p>
<p>B. si tocca il lobo destro, poi il collo e si gratta l’avambraccio mentre mi dice le ultime cose. Sembra poco convinto che io accetti. Ma ci siamo piaciuti, questo è certo. Lo saluto. Lo richiamerò domani per dirgli che dispiaciuto devo rinunciare alla stanza. Che è piccola per me, che l&#8217;ho pensato a lungo perché mi era piaciuta l&#8217;energia, nonostante tutto. Ed è vero. Che rimaniamo in contatto, se gli va, ma mi sento che non lo rivedrò più.</p>
<p><strong>Mi siedo a scrivere</strong> su una panchina di legno tinta con un mordente mogano, in Ronda del Litoral. A destra, Colombo cammina su Montjuïc e l’Escamarlà, un gamberone gigante bronzato, mi sorride inebetito; mentre gente fotografa appoggiata a uno dei ponti rossi di ferro, uomini corrono in shorts invisibili – con questo freddo! – e un ragazzo tutto felpa fa due salti col suo skate per impressionare la mia penna. Mi rilasso, ripenso a B. e al sole biondo che si preparava il toast in cucina. Penso che potrebbero arricchire le mie storie per litri e litri di inchiostro.<br />
<br />
<strong>Secondo appuntamento in Calle Ample.</strong></p>
<p>F., il ragazzo con cui ho parlato ieri per telefono, scende in strada con delle espadrillas blu consunte. Ci guardiamo a strattoni, dubbiosi, a due numeri civici di distanza. Sei tu Eros? Sì, sono io. Ho sbagliato numero civico.</p>
<p>F. con quel faccione bonario e moro, tradisce totalmente le sue origini belghe. Se non ci avessi già parlato, avrei scommesso un peperone rosa che fosse del sud Italia. Mi apre una porta di metallo argentato che introduce a quello che sembra lo sgabuzzino di un pub. Gli scalini foderati di legno, conducono al corridoio, ampio, anch’esso vestito d’abete. L’atmosfera è stranamente zen. Saranno i mobili bassi e i divani quasi a terra a darmi quest’impressione; o il vaso altissimo e nero all’angolo, con due rami secchi infilati dentro.</p>
<p>Anche la mia camera è zen. Il materasso è sul pavimento, ma qua sembra giustificato da un’accorta scelta stilistica orientale. E in più sotto ha un tappeto e è tutto molto pulito e luminoso.</p>
<p>Una bionda slanciata come un elastico mi si presenta, credo che sia la ragazza di F. Non spiccica più di mezza parola in spagnolo e io mi ingabbio in una frase spanglish da cui esco con una battuta che nessuno dei due capisce, ma sorridono per cortesia. Ci piacciamo, sono entusiasta, ci risentiremo domani o sabato.<br />
<br />
<strong>Ed eccoci al terzo e ultimo appuntamento del giorno</strong>. Dalla signora M., in Carrer de Calàbria. Già il nome della via non mi piace. Ovviamente mi ricorda l’Italia e sarà per questo che vado già prevenuto. Sono qua per dimenticarmene per un po&#8217;, dopotutto.</p>
<p>Mi si presenta sulla porta una signora mora coi capelli raccolti in una mezza coda appuntata sulla nuca. Molto gentile e sorridente. La stanza che mi spetterebbe è anonima: minuta, slavata, senza finestre sull’esterno. Sa un po’ di cella di convento, ma non mi dispiace. Tutto il resto mi entusiasma: vagamente andaluso, coi colori delle mattonelle e delle piante.</p>
<p>Chiedo a M. se vivono altri ragazzi nella sua casa, perché ho visto un ragazzo scendere le scale mentre io salivo. Mi ha salutato e mi sembrava simpatico e carino. Ho sperato in un po’ di compagnia, perché con la signora M., una volta soddisfatte le discussioni sui punti maglia, credo che terminerebbero gli argomenti di interesse comune – da questa frase si deduce che mi piacciono i punti maglia ed è così. Mi risponde che sì, qualcuno vive già lì, ma è il ragazzo che è appena rientrato, non quello uscito. Seguo il suo indice con gli occhi e mi affaccio in sala. Il ragazzo è lì.</p>
<p>Mangia un cereale che non ho mai visto senza condimento. Non fa neanche “pe”, come si dice in toscana. Semplicemente continua a guardare un compagno invisibile al di là del tavolo e segue la conversazione in maniera passiva, biascicando il suo pasto. Cucinato in un microsecondo, peraltro, dato che è appena entrato.</p>
<p>Saluto la signora M., la ringrazio. 280 € senza acconto? sarebbe magnifico! se non fosse per il burbero. Uscendo vedo il terrazzo che dà su una piccola corte interna e penso che potrei suicidarmi tirandomi di sotto dopo una settimana vissuta lì dentro. Scuoto la testa per cancellare l’impulso e mi congedo.<br />
<br />
<strong>Il giorno dopo vado al quarto appuntamento</strong>, quello definitivo. La mattina vedo l’annuncio su Loquo prima di uscire. È un fuori programma, volevo scendere a Barcellona solo per fare un giro e scrivere sul mio nuovo quaderno a spirale. E invece il destino o la vita o Geova o Buddah lavorano in maniere misteriose.</p>
<p>Chiamo. Mi risponde J., un ragazzo sulla trentina, a giudicare dalla voce, molto simpatico e disponibile, mi informa su tutto e mi dice che è entusiasta perché il ragazzo che devono rimpiazzare, per occupare la stanza, va via oggi e torna il 16 di gennaio. Considerato che io devo andarmene entro il 15, tutto si incastona alla perfezione. Fissiamo per le due del pomeriggio.</p>
<p>Prima di arrivare, chiamo il ragazzo del secondo appuntamento di ieri, F., per chiedere se hanno già le idee chiare dato che a questa visita dovrò dare immediatamente un sì o no. Risponde la sua ragazza. La stanza zen è stata affittata dal padrone a una coppia. Cercava qualcuno di più duraturo. Volevo rispondere che una coppia può essere una delle cose meno durature che ci siano, ma me lo risparmio. C’è un’altra stanza disponibile a quattrocento euro. Dico che ci penso ma l’ho già fatto. Che peccato… Era vicino al mare e alla Rambla. Il massimo che potessi sperare. Già mi vedevo ritornare dall’Arena a casa, i sabato sera, mezzo ubriaco. Tutto in soli cinque minuti di rotolamento su asfalto. Peccato.</p>
<p>Mi invita a entrare R. la moglie di J.. Sono una coppia brasiliana, trasferita per studio. Affittano le altre camere dell’appartamento a studenti o a gente di passaggio. Il nome italiano di lei, e il suo accogliermi con un “molto piacere” mi fa scoprire che ha origini italiane e che ha studiato la lingua qualche tempo prima. Giusto le frasi basilari, mi dice. In sala una sua amica mangia uno yogurt coi cereali. Adoro l’accento e i sorrisi di queste ragazze.</p>
<p>R. mi fa vedere la casa, mi dice le regole, il prezzo, e mi invita a sedermi sul divano per fare due chiacchiere. Vedo la balance board della wii sotto al mobile della tv, un altro punto a favore. È molto accogliente, curiosa di me e delle mie ragioni che mi hanno portato a Barcellona. Parliamo del suo viaggio in Italia, di Cortona e di <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0328589/">Under the Tuscan Sun</a></em>, dei camerieri sgarbati di Perugia e di Laura Pausini e di una amica di R. che le somiglia tanto; del Brasile e degli studi sul turismo dell’amica di R. “che forte! Anch’io ho studiato turismo!”; parliamo dello spettacolo con la Prossemica in cui canterò a febbraio, per beneficienza e delle case costruite in Uganda con uno spettacolo dell’anno passato; dei catalani e della bellezza di Barcellona.</p>
<p>Mi porta a vedere la mia futura stanza, piccola, curata, con un morbido lettino, una tv, il wifi, e, trionfante in questa visione, una finestra di un metro di larghezza appena sopra il letto. Mi ricorda il letto nella roulotte di mia zia, in cui ho dormito molte estati della mia infanzia. L’adoro.</p>
<p>Lascio subito la caparra, non me la voglio far sfuggire. Saluto R. e esco felice, chiamo i proprietari degli altri appartamenti per dirgli la mia decisione, per correttezza, e sono tutti piacevolmente sorpresi. Forse sono stato il primo ad averlo mai fatto. E me ne torno in treno a Terrassa, con un sorriso sulle labbra, due pacchi di calzini appena comprati e le mie nuove pantofole da casa H&amp;M. Un regalino per festeggiare.</p>
<p>E continua l&#8217;avventura.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://barcelonayyo.altervista.org/?feed=rss2&amp;p=85</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il problema è che pensiamo di esistere &#8211; evolvendo a Barcellona.</title>
		<link>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=78</link>
		<comments>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=78#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 15:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eros850</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da Terrassa]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[terrassa]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://barcelonayyo.altervista.org/?p=78</guid>
		<description><![CDATA[Ieri mi ha scritto una grande amica, S., e mi ha fatto pensare  a come mi sentivo in Italia. A come mi sentivo irrigidito. Agli schemi e ai meccanismi relazionali che si erano instaurati da tempo e che, nonostante non mi descrivessero più, persistevano. Quindi mi ingabbiavano e io non riuscivo più a emergere. Mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lh5.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TOaQieZNNqI/AAAAAAAACBM/qXxS9r2MZ-c/s512/gaud%C3%AC.jpg"><img class="alignleft" title="gaudì" src="http://lh4.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TOaQiTDIvsI/AAAAAAAACBI/oLgN1g56kxU/gaud%C3%AC%20th.jpg" alt="gaudì" width="161" height="200" /></a>Ieri mi ha scritto una grande amica, S., e mi ha fatto pensare  a <strong>come mi sentivo in Italia</strong>. A come mi sentivo irrigidito. Agli schemi e ai meccanismi relazionali che si erano instaurati da tempo e che, nonostante non mi descrivessero più, persistevano. Quindi mi ingabbiavano e io non riuscivo più a emergere. Mi sono anche accorto come alcune di queste sensazioni sono già iniziate a cadere.</p>
<p>Allego qui parte della risposta che le ho mandato.</p>
<p><span style="color: #993300;">Ti capisco&#8230; con questo viaggio, sento che<strong> sto lasciando il giudizio su me stesso a poco a poco</strong>. A ogni chilometro in treno o in metro, o a ogni passo me ne casca un po&#8217; dalle spalle &#8211; ma soprattutto dallo stomaco&#8230; Ed è una cosa che a casa non mi riesce. Da una parte mi sento di essermi trascinato dietro in questo viaggio, con tutte le mie paranoie e le mie etichette; però, dall&#8217;altra, mi accorgo che ogni giorno, ogni istante, possiamo essere quello che vogliamo.</span></p>
<p><span style="color: #993300;">Oggi leggevo un bellissimo capitolo della <a href="http://www.nataliegoldberg.com/">Goldberg</a> (nel libro &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788834009086/goldberg-natalie/scrivere-zen-manuale.html">Scrivere Zen</a>&#8221; che ti avevo consigliato) e ora mi è tornata alla mente. Cito in qua e là: </span></p>
<p><span style="color: #993300;">&#8220;<strong><em>Il problema è che pensiamo di esistere</em></strong><em>. Pensiamo che le nostre parole siano qualcosa di solido e permanente, ma non è così. Noi scriviamo nell&#8217;attimo presente [...] cambiamo in continuazione. è una grandissima opportunità. In qualsiasi momento possiamo abbandonare la nostra personalità irrigidita. Ecco cosa vuol dire scrivere. Invece di irrigidirci ci libera. [...] La vita vera sta nello scrivere, non nel leggere le stesse poesie infinite volte per anni e anni.</em> &#8220;</span></p>
<p><span style="color: #993300;">Penso che sia verissimo e che queste verità si possano trasferire tranquillamente alla vita, perché quello che scriviamo è una fotografia della nostra anima in un dato attimo, no? Come diceva anche <a href="http://www.osho.com/index.cfm/Language/Italian.htm">Osho</a>, in ogni momento rinasciamo, sia a livello cellulare che a livello spirituale (energetico, mentale, comunque si intenda), e <strong>rimanere attaccati vuol dire morire.</strong></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>E la gente intorno a noi ha da abituarsi</strong> a questo. Che ci etichetti pure, ma se tra un attimo siamo diversi e ci va di mangiare a testa in giù, i loro schemi non ci definiscono più. Dobbiamo sforzarci di non lasciarci identificare da quelle etichette. Alla fine le diamo tutti e sono comode&#8230; per alcuni versi. Ma la cosa più bella è sorprendere e lasciarsi sorprendere in ogni momento.</span></p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Ora che tutto inizia a cadere</strong> (gli schemi e i fili che volevo far cadere con questo viaggio) inizio a sentire un vuoto. Un vuoto bello e so che da qui potrà nascere qualcosa di nuovo. Per ora continuo a fare spazio, come per un trasloco, sai?</span></p>
<p><span style="color: #993300;">E perché gli altri ci capiscano&#8230; be&#8217;, non sempre è possibile, ma più vado avanti, più <strong>mi accorgo che sono io a porre barriere</strong>. Almeno nel mio caso è così. Se lascio penetrare gli altri, loro entrano, guardano i quadri che mi compongono e si fanno un&#8217;idea più veritiera. Se capiranno o meno dipende da me tanto quanto no. Però so che solo aprendo le porte di questo &#8220;museo&#8221; che siamo, la gente può decidere di rimanere o uscire. Sembra difficile, però &#8211; non so &#8211; forse lo è meno di quello che pensiamo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Grazie, S., per avermi ricordato i motivi per cui me ne sono andato. Un bacione, amica colorata!</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://barcelonayyo.altervista.org/?feed=rss2&amp;p=78</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Me faltan las palabr(otas)- parolacce in spagnolo.</title>
		<link>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=75</link>
		<comments>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=75#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 15:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eros850</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da Terrassa]]></category>
		<category><![CDATA[Imparare il castigliano]]></category>
		<category><![CDATA[castigliano]]></category>
		<category><![CDATA[dizionari]]></category>
		<category><![CDATA[imparare]]></category>
		<category><![CDATA[lingue]]></category>
		<category><![CDATA[spagnolo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://barcelonayyo.altervista.org/?p=75</guid>
		<description><![CDATA[Prima difficoltà: parlare. Tutte quelle esclamazioni preziose che danno colorito alle discussioni mi mancano in spagnolo. In Italia conio una parolaccia o un&#8217;espressione al giorno, per lo meno. E&#8217; vitale, è espressività. Quindi ho iniziato a chiedere in lungo e in largo alcune definizioni delle parole e modi di dire più essenziali. Parolacce e non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lh5.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNrnwXXR19I/AAAAAAAACAs/gjo7jnp5Cbw/s512/scarpe%20appese.jpg"><img class="alignleft" title="Scarpe appese" src="http://lh5.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNrnw53vk3I/AAAAAAAACAw/uRsv84BgJTw/scarpe%20appese%20th.jpg" alt="Scarpe appese" width="200" height="282" /></a><strong>Prima difficoltà: parlare. </strong></p>
<p>Tutte quelle esclamazioni preziose che danno colorito alle discussioni mi mancano in spagnolo. In Italia conio una parolaccia o un&#8217;espressione al giorno, per lo meno. E&#8217; vitale, è espressività.</p>
<p>Quindi ho iniziato a chiedere in lungo e in largo alcune definizioni delle parole e modi di dire più essenziali. Parolacce e non solo.</p>
<p><strong>Cojones: </strong>si usa in moltissime situazioni, vi allego <a href="http://www.batiburrillo.net/2010/05/24/tesis-doctoral-sobre-la-palabra-cojones.htm">il link</a> della tesi scritta da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arturo_P%C3%A9rez-Reverte">Arturo Pérez Reverte</a>.</p>
<p><strong>Me cago en Dios</strong>!: con tanto di risposta <em>es de plástico y se lava</em>. Questo non lo traduco&#8230;</p>
<p><strong>Me cago en la puta!</strong>: esclamazione che si può tradurre con &#8220;porca troia!&#8221;.</p>
<p><strong>Mola un huevo: </strong>quando qualcosa è <em>guapisimo</em> e<em> mola </em>tanto.</p>
<p><strong><strong>Joder</strong>: </strong>si usa ogni due parole, praticamente. Significa tutto. <em>Joder!</em> è un esclamazione. <em>No me jodas!</em>, non mi dar fastidio, non prendermi in giro; eccetera, eccetera.</p>
<p><strong>Pagafantas</strong>: è un ragazzo che paga sempre da bere e non cucca mai. Sfigato, frescone.</p>
<p><strong>Pisamierdas</strong>: che non è un&#8217;offesa verso la città toscana, si usa per chiamare le Converse.</p>
<p>Presto ne posterò altre, quindi, stay tuned. Hasta luego!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://barcelonayyo.altervista.org/?feed=rss2&amp;p=75</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>¡Me cago en la puta! Prima visita a Barcellona.</title>
		<link>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=70</link>
		<comments>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=70#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 19:02:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eros850</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://barcelonayyo.altervista.org/?p=70</guid>
		<description><![CDATA[Ieri sono stato per la prima volta a Barcellona (al link, trovate delle guide turistiche scaricabili in pdf). Prendo il treno da Terrassa fino a Plaça Catalunya. Sceso dal treno, mangiato un cornetto e preso un caffè lungo come la barba di mio zio, salgo le scale per uscire dalla stazione e lo spettacolo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lh3.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNmMDYAonVI/AAAAAAAAB_o/cAnJ57ZJnTM/s512/Me%20cago%20en%20la%20puta.jpg"><img class="alignleft" title="Me cago en la puta!" src="http://lh6.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNmMDym9lFI/AAAAAAAAB_s/z73G-0S13Ag/Me%20cago%20en%20la%20puta%20th.jpg" alt="me cago en la puta!" width="150" height="200" /></a>Ieri sono stato per la prima volta a <a href="http://www.viaggiosempre.com/">Barcellona</a> (al link, trovate delle guide turistiche scaricabili in pdf). Prendo il treno da <strong>Terrassa</strong> fino a <strong>Plaça Catalunya</strong>. Sceso dal treno, mangiato un cornetto e preso un caffè lungo come la barba di mio zio, salgo le scale per uscire dalla stazione e lo spettacolo che mi si presenta quasi mi toglie il fiato… la fontana, le statue, i lampioni. Tutto mi entra negli occhi come una nube di fumo e sento le lacrime affacciarsi dalle palpebre. Sono anni che sogno di mettere piede su questa città&#8230;</p>
<p>Ho provato la stessa sensazione che provai quando per la prima volta presi un aereo e calpestai il suolo di Londra. Avevo solo tredici anni e mi emozionai per il solo fatto che mi trovavo in una città così lontana, così vista nelle foto e, in quel momento, così reale sotto ai miei piedi. Anche qua, a Barcellona, mi meraviglio del fatto che ci siano gli stessi piccioni, la stessa gente indaffarata che cammina e non si rende conto dello splendore che li circonda. E turisti di tutti i luoghi e negozi e bancarelle e arte in ogni centimetro della città.</p>
<p>Ho percorso<strong> la Rambla</strong>, fotografando ciò che mi incantava. Vale a dire tutto. Gli artisti di strada sono decine,<a href="http://lh6.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNmMD2LNBnI/AAAAAAAAB_w/U9L9zxGMtBc/s640/Mimo.jpg"><img class="alignright" title="Mimo en la Rambla" src="http://lh3.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNmMETjoaPI/AAAAAAAAB_0/bAK2wkhRpzA/Mimo%20th.jpg" alt="Mimo en la Rambla" width="200" height="150" /></a> ingessati, dorati, in pose e vestiti surreali. Ho anche visto il famoso mimo seduto sulla tazza del water con le braghe calate fino alle caviglile, quello che appare in qualsiasi ricerca fatta su google quando poni nella striscia di ricerca qualcosa come “Barcellona” e “Rambla”. E come dice la mia anfitriona: &#8220;<strong>Me cago en la puta!</strong>&#8221;</p>
<p>Arrivare, poi, al porto ti apre il petto, con l’alta colonna della<strong> statua di Cristoforo Colombo</strong>, con gli angeli bronzati che la cingono in un abbraccio di ali. Tutto pare una chiassosa orchestra. Perché tutto è suono, vocio, arte.</p>
<p><a href="http://lh4.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNmRhSS5wNI/AAAAAAAAB_4/FDx69CtdMkU/s640/Image00001.jpg"><img class="alignleft" title="Angeli, statua di Colombo" src="http://lh3.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNmRi2CyQlI/AAAAAAAACAE/XDIwdw_PSBQ/Imageth00001.jpg" alt="Gli angeli della statua di Colombo." width="200" height="150" /></a>Tornando verso piazza Catalunya, passo dal <strong>Barri Gótic</strong> e mi imbatto per caso nella <strong>Catedral de Santa Eulalia</strong>. Sono attratto da un coro, da una voce di donna con le sue note liriche. Volto l’angolo e si tratta di una cantante di strada, di mezz’età. Possiede l’eleganza di una regina e le monete donate e lo stereo nel borsone che riproduce la base e il coro.</p>
<p>A questo punto decido di cercare la Sagrada Familia. Dista qualche centinaio di metri così mi fermo a scrivere in una piazza: <strong>Plaça Tetuan</strong>. Qui mi appare una delle scene più bizzarre che abbia mai visto: una signora con un cane che piscia stando in verticale sulle zampe anteriori. La signora, come tutte le persone, qua, mi saluta e iniziamo a chiacchierare del comportamento anomalo del cane. Mi chiede se sono di Gran Canaria. Figurarsi!</p>
<p><a href="http://lh3.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNmYSW10SsI/AAAAAAAACAY/wivbgHncxxE/s640/Sagrada%20Familia.jpg"><img class="aligncenter" title="Sagrada Familia." src="http://lh5.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNmYSLjPqoI/AAAAAAAACAU/earDSrwVeVs/Sagrada%20Familia%20th.jpg" alt="Sagrada Familia." width="192" height="140" /></a></p>
<p>Riparto e la <strong>Sagrada Familia</strong> mi appare come un miraggio. Come per incanto, dopo una lunga camminata, vedo spuntare una delle guglie che sembrano i castelli che si fanno da piccoli, sulla spiaggia, quando si stringe in mano la sabbia bagnata e la si lascia colare giù, muovendo i polpastrelli. Me l&#8217;aspettavo più isolata, un po&#8217; come Canterbury, invece se ne sta nel mezzo alla citta come una casa qualunque. Le statue arrampicate su questo bosco di abeti sabbiosi, guardano i turisti con lo sguardo vuoto, e i colori ti accecano gli occhi; spuntano fuori dal marrone come mani dalla terra e ti afferrano lo sguardo. Mi sdraio per terra, fotografo da tutte le angolazioni, mi lascio penetrare dalla sua indescrivibile ricchezza.</p>
<p><strong>Casa Milà</strong>, invece non mi ha colpito positivamente. Sarei dovuto entrare, sicuro; ma chiedono un sacco di soldi<a href="http://lh3.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNmRiTMYgUI/AAAAAAAACAA/hoUzeD9Xq9w/s640/Image00003.jpg"><img class="alignright" title="Statua alla base della colonna di Colombo." src="http://lh4.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNmRi6N701I/AAAAAAAACAI/IQW9BNPt1R8/Imageth00003.jpg" alt="Statua alla base della colonna di Colombo." width="200" height="150" /></a>per entrare in questi luoghi e il mio voleva essere solo un volo di gabbiano, un po’ inquieto, qua e là.</p>
<p>Ho camminato dalle 11 alle 18 senza fermarmi e al ritorno a casa di M., la mia anfitriona, con le gambe a pezzi, sento salire il formicolio al cuore, la felicità, la pienezza di una città così ricca di caos, di diversità, che ti scompiglia il cervello.</p>
<p>E dopo aver camminato un sacco anche oggi, però qui a Terrassa; e dopo aver scritto chilometri di righe di inchiostro e di pixel; stasera, melanzane alla Parmigiana, gentilmente offerte da Eros Carpita. Mi piace scambiare &#8220;delicatessen&#8221;!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://barcelonayyo.altervista.org/?feed=rss2&amp;p=70</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Primer dìa en Barcelona &#8211; primo giorno a Barcellona.</title>
		<link>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=67</link>
		<comments>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=67#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 17:15:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eros850</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da Terrassa]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>
		<category><![CDATA[terrassa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://barcelonayyo.altervista.org/?p=67</guid>
		<description><![CDATA[Oggi è il primo giorno che mi sveglio in terra spagnola. A Terrassa, per la precisione, a casa di una amica di una mia carissima amica. Sono stato accolto come mai nella vita, con tanto di cartello con scritto &#8221; Benvingut a Barcelona, Eros&#8221;, e con una secchiata di gentilezza e simpatia. Qué anfitriona! Disto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lh3.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNQqBKRGSaI/AAAAAAAAB_Q/se7X-ezov0U/s512/Bacheca%20di%20foto.jpg"><img class="alignleft" title="bacheca di foto" src="http://lh3.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TNQ60mKotgI/AAAAAAAAB_Y/u33hUadH5kA/Bacheca%20di%20foto%20thb.jpg" alt="clicca per ingrandire" width="180" height="270" /></a>Oggi è il primo giorno che mi sveglio in terra spagnola. A Terrassa, per la precisione, a casa di una amica di una mia carissima amica. Sono stato accolto come mai nella vita, con tanto di cartello con scritto &#8221; Benvingut a Barcelona, Eros&#8221;, e con una secchiata di gentilezza e simpatia. Qué anfitriona!</p>
<p>Disto solo una manciata di chilometri da Barcellona e mi sembra di essere solo a un passo da casa mia, in Italia; allo stesso tempo, mi sento dall&#8217;altra parte del mondo. Stamani, infatti, ho avuto lo spaesamento che cercavo in questo viaggio. Mi sono chiesto: &#8220;dove cazzo sei, Eros?&#8221;. Mi è venuto un brivido e posando i piedi a terra, dal letto, mi è salita una scarica di energia, quella che mi ci voleva per vivermi il giorno.</p>
<p>Volevo andare a Barcellona, ma ho deciso che avrò tempo a sufficienza per vederla. Così me ne sono andato a zonzo per Terrassa, con una guida cartacea e uno schizzo a penna del quartiere che mi ha fatto la mia &#8220;anfitriona&#8221;. Mi sono perso e ritrovato un centinaio di volte. Ho parlato spagnolo e sono sempre vivo! Sono arrivato in un parco, &#8220;Parc de Vallparadìs&#8221; e <strong>ho scritto</strong> per ore su di una panchina, col mio quaderno in grembo e una penna acquistata poco prima in un negozio cinese. <strong>Ho scritto</strong>. <strong>Ho scritto</strong> come mai nella vita, come da anni mi consiglia Natalie Goldberg, col suo libro &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788834009086/goldberg-natalie/scrivere-zen-manuale.html">Scrivere Zen</a>&#8221; (Writing Down the Bones ).</p>
<p>Era come se avessi aperto un rubinetto d&#8217;inchiostro che dalle mie vene scorreva nella pagina, senza alcuno sforzo e senza pretese. Ho scritto di tutto, quello che mi girava per la testa, cosa vedevo, cosa sentivo, qualsiasi cosa. Non aveva né importanza, né scopo. E la gente passava, mi guardava per un attimo, finché non incontravo il loro sguardo coi miei occhi e loro lo distoglievano, senza fare espressioni, senza giudizio apparente. Gente coi cani, con le biciclette, corridori occasionali e verde spalato sulle collinette del parco come una crema al pistacchio; e i ponti come acquedotti antichi che lo attraversano; e il bambino che accendeva miccette e poi fuggiva quando l&#8217;anziano signore si voltava traballando per cercare l&#8217;origine di quello spavento. Da tutte le parti, lavoratori instancabili che curavano quel ritaglio di natura. Sembravano tante termiti che portano un granello di sabbia attorno al termitaio. Loro erano i più curiosi verso il mio scrivere forsennato. In questa orgia di parole e pensieri, mi sono tornate in mente le gite di scrittura con la mia amica V. che ora è da qualche parte verso Ravenna, tanto distante e tanto presente sul mio quaderno. Le ho mandato un messaggio, per condividere questa mia gita da solo. Presto ci rivedremo, V.!</p>
<p>Finisco a mangiare in un posto chic coi piatti quadrati. Ieri, mangiando un &#8220;bocadillo&#8221;, scherzavamo con i miei ciceroni che nei ristoranti dai piatti con gli spigoli mangi la stessa merda che negli altri, ma la paghi il triplo, e che faremmo meglio a portarci un piatto triangolare in borsa, dove farsi mettere le pietanze; magari così risparmieremmo. In realtà, in questo cubo di pareti nere con degli schermi incollati, ho mangiato dei cannelloni favolosi. Spinaci, uvetta e pinoli. E ho speso il giusto &#8211; fortuna del principiante, sicuramente. La cameriera mi ha guardato con un misto tra desolazione e derisione mentre cercavo di chiedergli se avevano il caffè d&#8217;orzo. Ho tirato fuori il dizionario e le ho mostrato la parola &#8220;cebada&#8221; (orzo). Il suo sguardo, allora, è diventato preoccupato per la mia salute mentale (non ho ancora capito il perché) e abbiamo riso mentre ripiegavo su un normale espresso. Ho scritto anche lì, nel cubo di pareti nere con gli schermi incollati, in mezzo alla gente in pausa pranzo, e continuo a scrivere ora, a casa. Che non faccia veramente bene questa fuga consapevole?</p>
<p>Stasera, festa e&#8230; poi chissà! La mia avventura è iniziata.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://barcelonayyo.altervista.org/?feed=rss2&amp;p=67</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Frasari e frasari di catalano.</title>
		<link>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=64</link>
		<comments>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=64#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 10:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eros850</dc:creator>
				<category><![CDATA[Imparare il catalano]]></category>
		<category><![CDATA[catalano]]></category>
		<category><![CDATA[imparare]]></category>
		<category><![CDATA[lingue]]></category>
		<category><![CDATA[spagnolo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://barcelonayyo.altervista.org/?p=64</guid>
		<description><![CDATA[Il giorno della partenza per Barcellona è sempre più vicino e il catalano è ancora là, sui manuali e sulla bocca dei catalani; ancora poco sulla mia. Mi sono promesso che mi sforzerò di apprendere la lingua sul posto e di non fare quello che parla solo il castigliano: &#8220;Perdone, soy italiano, no entiendo. ¿Puede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://lh5.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TLV8PKqb85I/AAAAAAAAB-8/DwvhmT2LMoo/Parlo%20catalano.jpg" alt="Parlo Catalano - manuale di conversazione" width="160" height="264" /><a href="http://barcelonayyo.altervista.org/?p=7" target="_blank">Il giorno della partenza per Barcellona</a> è sempre più vicino e il catalano è ancora là, sui manuali e sulla bocca dei catalani; ancora poco sulla mia. Mi sono promesso che mi sforzerò di apprendere la lingua sul posto e di non fare quello che parla solo il castigliano: &#8220;Perdone, soy italiano, no entiendo. ¿Puede Ud. hablar castellano, por favor?&#8221;.</p>
<p>Ma è bene che mettiamo da subito qualche frase utile nel bagaglio e, per fare ciò, cosa può essere meglio di un bel <strong>frasario cartaceo di catalano</strong>? Quello che ho acquistato io è &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788878870017/astori-davide/parlo-catalano.html" target="_blank">Parlo Catalano &#8211; manuale di conversazione</a>&#8220;, edito da Avallardi e curato da Davide Astori. Lo puoi trovare su ibs a 11€. Sul sito di ibs, tra le altre cose, troverai libri scontati fino al 65% &#8211; almeno fino al 25 ottobre. Le spedizioni sono gratis con una spesa minima di 19€, al momento. Ti consiglio di acquistare anche un dizionario tascabile e&#8230; chessò, magari un romanzo da leggere in viaggio; ed ecco che raggiungi la spesa minima per avere la spedizione gratuita.</p>
<p>Ma passiamo ad <strong>alcune frasi che puoi imparare facilmente prima della partenza</strong>. Sul sito della BBC (che<a href="http://barcelonayyo.altervista.org/?p=27" target="_blank"> ti avevo già menzionato</a> in merito al drama interattivo <em>Mi Vida Loca, </em>per imparare il castigliano) trovi una <a href="http://www.bbc.co.uk/languages/other/quickfix/catalan.shtml" target="_blank">raccolta</a> di 12 parole e frasi essenziali, con relativa traduzione inglese e pronuncia in mp3. La mia preferita è: &#8220;Ho sento, no parlo el català&#8221;; la cui pronuncia è pressappoco: <em>u sentu, no parlu al català. </em>E la tua, qual&#8217;è?</p>
<p><strong>Ti allego anche un video</strong>, scovato su youtube, in cui due studenti (Maria Assunta, italiana e Johannes, tedesco) ci insegnano a comunicare alcune attività in catalano, ci dicono il corrispettivo in castigliano e nei sottotitoli troviamo la traduzione in inglese.</p>
<p><span style="color: #800000;">Espero que ens tornem a veure aviat! A reveure! </span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/gHDbWRVqPgs?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/gHDbWRVqPgs?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://barcelonayyo.altervista.org/?feed=rss2&amp;p=64</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pronuncia e fonetica del catalano: le vocali.</title>
		<link>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=57</link>
		<comments>http://barcelonayyo.altervista.org/?p=57#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 13:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eros850</dc:creator>
				<category><![CDATA[Imparare il catalano]]></category>
		<category><![CDATA[catalano]]></category>
		<category><![CDATA[fonetica]]></category>
		<category><![CDATA[imparare]]></category>
		<category><![CDATA[lingue]]></category>
		<category><![CDATA[pronuncia]]></category>
		<category><![CDATA[spagnolo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://barcelonayyo.altervista.org/?p=57</guid>
		<description><![CDATA[Eccoci alla seconda e ultima lezione di pronuncia del catalano. Dato che nella lezione precedente abbiamo parlato di consonanti, in quella di oggi tratteremo le vocali e le semivocali. LE VOCALI: a nelle sillabe accentate si pronuncia come la “a” di gatto. Es. sang, adéu. /a/; a nelle sillabe non accentate si legge come “er” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci alla <strong>seconda e ultima <img class="alignright" src="http://lh4.ggpht.com/_XU9SE_CKNPc/TK2hXAgOijI/AAAAAAAAB-k/ER-68ttBX4I/pronuncia%20catalana%20vocali.jpg" alt="Pronuncia catalana: le vocali." width="300" height="199" />lezione di pronuncia</strong> del catalano. Dato che nella<a href="http://barcelonayyo.altervista.org/?p=48" target="_blank"> lezione precedente </a>abbiamo parlato di consonanti, in quella di oggi tratteremo le vocali e le semivocali.</p>
<p><strong>LE VOCALI:</strong></p>
<ul>
<li><strong>a </strong>nelle sillabe accentate si pronuncia come la “a” di gatto. Es. <em>sang</em>, <em>adéu</em>. /a/;</li>
<li><strong>a </strong>nelle sillabe non accentate si legge come “er” nella parola inglese “better”. Es. <em>casa</em>. /ә/;</li>
<li><strong>e</strong> in posizione accentata con accento aperto si legge come “è” in italiano. Es. <em>fe, èxit</em>. /ɛ/;</li>
<li><strong>e</strong> in posizione accentata con accento chiuso si legge “e”. Es. <em>bé, fer</em>. /e/;</li>
<li><strong>e </strong>in posizione non accentata si legge come “er” nella parola inglese “better”. Es. <em>pomes, tomàquet.</em> /ә/;</li>
<li><strong>i </strong>si legge /i/;</li>
<li><strong>o </strong>in posizione accentata con accento aperto si legge come in “collo” in italiano. Es. <em>mòlt, dona.</em> /ɔ/;</li>
<li><strong>o </strong>in posizione accentata con accento chiuso si legge come in “gola” in italiano. Es. <em>dóna, molt. </em>/o/;</li>
<li><strong>o </strong>nelle sillabe non accentate si legge come in “succo” in italiano. Es. <em>sovint, donar</em>. /u/;</li>
<li><strong>u </strong> si legge /u/ ed è muta nelle combinazioni que, qui, gue, gui.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>LE SEMIVOCALI:</strong></p>
<ul>
<li><strong>/j/ </strong>si trova in parole come <em>noia </em>/’nɔjә/. È la &#8220;i&#8221; scritta prima delle vocali;</li>
<li><strong>/w/ </strong>si trova in parole come <em>diuen</em> /’diwɛn/. È la &#8220;u&#8221; scritta prima delle vocali.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p>Le ricerche per questi schemi di pronuncia sono state fatte attraverso <a href="http://www.orbilat.com/Languages/Catalan/Grammar/Catalan-Pronunciation.html" target="_blank">questa</a> pagina, dove potete trovare anche un elenco di dittonghi e di trittonghi della lingua catalana. Ho tradotto in italiano il contenuto e l&#8217;ho comparato con degli articoli tratti da wikipedia. Infine, consultando la pronuncia dei simboli fonetici su alcuni libri e dizionari, ho adattato il risultato perché fosse maggiormente comprensibile per chi ha l&#8217;italiano come lingua di riferimento.</p>
<p>Spero che queste piccole lezioni ti siano state utili come lo sono state per me. Fins aviat!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://barcelonayyo.altervista.org/?feed=rss2&amp;p=57</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
