<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:creativeCommons="http://backend.userland.com/creativeCommonsRssModule" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><title>Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria</title><link>http://antonella.beccaria.org</link><description>Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo.</description><language>en</language><lastBuildDate>Sun, 08 Nov 2009 04:02:38 PST</lastBuildDate><generator>http://wordpress.org/?v=2.8.2</generator><sy:updatePeriod xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/">hourly</sy:updatePeriod><sy:updateFrequency xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/">1</sy:updateFrequency><creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/</creativeCommons:license><image><link>http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/</link><url>http://creativecommons.org/images/public/somerights20.gif</url><title>Some Rights Reserved</title></image><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" href="http://feeds.feedburner.com/beccaria/kHvN" type="application/rss+xml" /><feedburner:emailServiceId>beccaria/kHvN</feedburner:emailServiceId><feedburner:feedburnerHostname>http://feedburner.google.com</feedburner:feedburnerHostname><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com" /><item><title>I traffici del mare in Somalia: da Li Causi a Ilaria Alpi</title><link>http://feedproxy.google.com/~r/beccaria/kHvN/~3/RN71xwb7cx4/</link><category>Storie nere</category><category>guerra</category><category>'ndrangheta</category><category>bruno branciforte</category><category>copasir</category><category>ilaria alpi</category><category>la voce delle voci</category><category>rifiuti</category><category>vincenzo li causi</category><dc:creator xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">Antonella</dc:creator><pubDate>Sun, 08 Nov 2009 02:57:48 PST</pubDate><guid isPermaLink="false">http://antonella.beccaria.org/?p=3177</guid><content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/gotellmama/3622752416/"><img align="left" vspace="2" hspace="4" alt="Don't Swim in Somalia - Foto di Craynol" title="Don't Swim in Somalia - Foto di Craynol" src="http://farm4.static.flickr.com/3358/3622752416_cf91e95340_m.jpg"></a>Nelle ultime settimane è tornato alla ribalta il tema delle navi a perdere, una serie di imbarcazioni – cinquantacinque, secondo il dato fornito da Bruno Branciforte, direttore dell&#8217;Aise, l&#8217;Agenzia informazioni e sicurezza esterna, nel corso di una recente audizione davanti al Copasir – affondate nel Mediterraneo per riscuotere i premi assicurativi, ma soprattutto per &#8220;smaltire&#8221; rifiuti di ogni tipo, dai tossico-nocivi ai radioattivi. La rentrée di questo tema, riscoperto dalle cronache ma non nuovo agli ambienti giudiziari, porta con sé anche nuova eco per alcuni casi con ogni probabilità correlati. Se l&#8217;omicidio della giornalista Rai Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin, assassinati a Mogadiscio il 20 marzo 1994, e il rogo della Moby Prince nel porto di Livorno il 10 aprile 1991 sono le vicende più note, ce ne sono altre di cui, in tutti questi anni, si è parlato meno. È il caso di Vincenzo Li Causi, morto in seguito a un agguato il 12 novembre 1993 a Balad, sempre nel Corno d&#8217;Africa.</p>
<p>Maresciallo nato nel 1952 a Partanna, in provincia di Trapani, ed entrato prima al Sid (Servizio informazioni difesa) nel 1974 e poi alla VII Divisione del Sismi dopo il cambio di denominazione dei servizi militari, Vincenzo Li Causi prima di morire si interessava al cosiddetto progetto Urano. Di esso dà una definizione precisa il documento relativo ai traffici illeciti e alle ecomafie approvato a fine 2000 dalla commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti: «[progetto] finalizzato all&#8217;illecito smaltimento in alcune aree del Sahara di rifiuti industriali tossico-nocivi e radioattivi provenienti da Paesi europei. Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonché di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio, faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia e all&#8217;illecita gestione degli aiuti del Fai (oggi direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo)».<br />
<span id="more-3177"></span><br />
Più nello specifico, il progetto Urano, secondo quanto ricostruito dalla procura di Lecce, prevedeva l&#8217;interramento abusivo di scorie nocive nei fondali marini attraverso l&#8217;impiego di missili penetratori. I siluri, cilindri metallici che custodivano contenitori di acciaio inossidabile, si sarebbero conficcati a una profondità variabile tra i 50 e gli 80 metri. L&#8217;alternativa al dumping, come viene chiamato questo sistema, era l&#8217;affondamento delle navi. Si aggiunga infine il traffico di telemine verso i paesi del Medioriente usando, come nel caso delle navi a perdere, traghetti “ro-ro” (acronimo di roll-on/roll-off).<br />
Con le indagini condotte nel corso del tempo da diverse procure – Matera, Reggio Calabria, Asti, Torre Annunziata, Napoli, Milano e Brescia – si è dunque profilato un verosimile doppio scenario: il traffico non riguardava solo i rifiuti, ma anche strumentazione militare a contenuto tecnologico più o meno elevato. Luoghi di smercio sarebbero stati, oltre la Somalia, anche la Guinea, il Sudan, l&#8217;Eritrea, l&#8217;Algeria, il Malawi, lo Zaire e la Sierra Leone. E il tutto non avrebbe potuto avvenire senza l&#8217;intervento diretto della criminalità organizzata. Che non sarebbe solo la mafia siciliana, per quanto il caso Li Causi si intrecci all&#8217;omicidio di Mauro Rostagno, avvenuto a Lenzi di Valderice il 26 settembre 1988, e non si escluda che possa avere a che fare con il Centro Scorpioni del Sismi, che il sottufficiale aveva comandato dal settembre 1987 all&#8217;aprile 1990, dopo missioni estere che lo avevano portato anche in Perù ufficialmente per proteggere premier socialista Alan Garcia su sollecitazione diretta di Bettino Craxi, ai tempi presidente del consiglio. Nel periodo trapanese, che corrispose ai voli e scambi documentati da Rostagno sulla pista aerea di Castelluzzo, nei pressi di San Vito Lo Capo, Li Causi coordinò – si accertò in sede giudiziaria – attività di osservazione e controllo di Cosa Nostra attraverso l&#8217;ausilio del gladiatori siciliani.</p>
<p>Nella vicenda del progetto Urano e degli eterogenei traffici con i Paesi africani, a cui non sarebbe estranea nemmeno la cooperazione italiana, è invece più verso la &#8216;ndrangheta calabrese che occorre guardare, malgrado risultassero coinvolte anche società di natura criminale operanti nel Lazio, in Campania e in Sicilia. Se già nel proprio territorio la criminalità locale ha gestito lo smaltimento di materiale spacciato per inerte contaminando aree a uso agricolo (si pensi al caso delle trenta tonnellate di ferriti di zinco della Pertusolasud di Crotone, gruppo Eni, finite nel sottosuolo di Cassano Ionio e della piana di Sibari), il passo successivo ha riguardato gli appalti per la realizzazione di impianti come quello di Rossano Calabro, Catanzaro Lido-Alli e Reggio Calabria. Il primo centro è rimasto incompiuto, il secondo ha funzionato solo come punto di raccolta e non di trattamento mentre l&#8217;ultimo, per le condizioni in cui ha versato a lungo, ha costituito già di per sé fattore di inquinamento (solo all&#8217;inizio dell&#8217;attuale decennio queste strutture sono ultimate e/o recuperate).<br />
A questo quadro non è estraneo nemmeno il discorso dell&#8217;infiltrazione criminale nelle amministrazioni locali e la collusione con alcune società per azioni che operano sul territorio. Un quadro che ha contribuito al salto di qualità: dalla messa a disposizione di discariche abusive in loco alla gestione dei traffici di rifiuti al di fuori della regione arrivando ad assestarsi sul panorama internazionale.</p>
<p>Sarebbe questo dunque uno degli ambiti più probabili all&#8217;interno del quale contestualizzare il progetto Urano e la morte del maresciallo Vincenzo Li Causi. Una morte che ormai si ascrive a pieno titolo nei segreti nazionali. Manca un responsabile per il delitto e per quanto il generale dell&#8217;esercito Fulvio Vezzalini, capo dell&#8217;intelligence di Unosom II in Somalia nel 1994, abbia dichiarato che non ci sarebbe stata premeditazione (ma lo ha detto anche del caso Alpi-Hrovatin, tutti – a suo avviso – attribuibili ad attività di banditismo locale tese a impossessarsi di materiale qualsiasi da scambiare con armi al mercato nero), a tutt&#8217;oggi rimangono altre domande. Intanto le modalità dell&#8217;agguato, ricostruite nel dettaglio non dalla magistratura (né civile né militare), ma dai giornalisti di Famiglia Cristiana Luciano Scalettari, Barbara Carazzolo e Alberto Chiara.</p>
<p><a href="http://www.lavocedellevoci.it/"><img align="right" vspace="2" hspace="4" alt="La voce delle voci" title="La voce delle voci" src="http://www.lavocedellevoci.it/admin/editoriale/20091104080225.jpg"></a>Secondo la loro formulazione, basata sulle dichiarazioni di testimoni oculari e fonti confidenziali, nel tardo pomeriggio del 12 novembre 1993 un mezzo militare VM-90 avrebbe incrociato un veicolo locale da cui subito iniziano a partire colpi d&#8217;arma da fuoco. I proiettili sono quelli usati anche negli Ak47, i kalashnikov, ma i fucili probabilmente no. A sparare sarebbero state infatti altre armi lunghe di fabbricazione sovietica con telemetro Dragunov. Inoltre dei tanti colpi esplosi, solo pochi vanno a segno: oltre a quello che raggiunge a un rene il sottufficiale, che non muore sul colpo, sulla carrozzeria del VM-90 ci sarebbe solo un paio di fori. Si aggiunga poi che non c&#8217;è certezza nemmeno sul momento della morte del militare. Secondo il racconto fatto dai tre colleghi che erano con lui, Li Causi è ancora vivo quando battono in ritirata, ma muore prima di raggiungere il campo di Balad. Per il medico militare e per due ufficiali – il generale Carmine Fiore, comandante del contingente italiano in Somalia, e il colonnello Giuseppe Attanasio, uno dei responsabili della cellula informativa G2 della Brigata Legnano – invece spira solo dopo l&#8217;arrivo, quando si tenta di soccorrerlo.</p>
<p>In seguito va poi sottolineato che altri uomini dell&#8217;intelligence in servizio nel Corno d&#8217;Africa insieme a Li Causi sono morti in circostanze poco chiare. È il caso del maresciallo Marco Mandolini, conosciuto anche come l&#8217;&#8221;operatore Ercole&#8221; e ucciso nel 1995 con quaranta coltellate e colpi di pietra alla testa sulle scogliere del Romito di Livorno. Aveva un curriculum di un certo spessore, il sottufficiale della Folgore. Collaboratore dei servizi militari, addestratore presso la base Nato tedesca di Weingarten e capo scorta del generale Bruno Loi, il comandante della missione Ibis in Somalia, dopo il periodo africano Mandolini si era ammalato nel 1994 e sull&#8217;origine della malattia si erano fatte varie ipotesi. «Vaccino sbagliato, emoderivato scaduto, Aids», scrisse Falco Accame, presidente dell&#8217;associazione delle vittime delle forze armate ed ex presidente della Commissione Difesa, che ha parlato anche di uranio impoverito, per quanto usato limitatamente in Somalia. Secondo quanto i familiari del militare hanno detto alla stampa, si sarebbero dovuti approfondire i rapporti con Li Causi, di cui Mandolini era amico, oltre ad aver frequentato con lui corsi d&#8217;addestramento in Sardegna, a Capo Marrargiu. Invece l&#8217;omicidio, rimasto anche in questo caso senza un responsabile né sospettati, è stato addebitato a frequentazioni omosessuali del militare.</p>
<p>Infine – per quanto sulla storia di Vincenzo Li Causi si possa scrivere ancora molto – ci sono altri punti non chiariti. In primis i contatti con Ilaria Alpi, confermati nella seconda metà degli anni Novanta non solo dal maresciallo Francesco Aloi, che denunciò violenze sui civili da parte dei militari italiani, ma anche da giornalisti e ufficiali che in Somalia ci furono per un periodo. Questa è dunque una vicenda su cui tornare: a fronte di una morte in servizio e di un&#8217;autopsia non effettuata al rientro in Italia della salma, tumulata nel cimitero del paese natale, Li Causi ricevette una medaglia d&#8217;oro. Ma non una versione conclusiva del motivo per cui fu ammazzato.</p>
<p><em>(Questo articolo è stato pubblicato sul numero di novembre 2009 del mensile <a href="http://www.lavocedellevoci.it/">La voce delle voci</a>)</em></p>
<div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/beccaria/kHvN?a=RN71xwb7cx4:FRHh4ZRNYdI:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/beccaria/kHvN?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/beccaria/kHvN?a=RN71xwb7cx4:FRHh4ZRNYdI:dnMXMwOfBR0"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/beccaria/kHvN?d=dnMXMwOfBR0" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/beccaria/kHvN?a=RN71xwb7cx4:FRHh4ZRNYdI:7Q72WNTAKBA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/beccaria/kHvN?d=7Q72WNTAKBA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/beccaria/kHvN?a=RN71xwb7cx4:FRHh4ZRNYdI:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/beccaria/kHvN?i=RN71xwb7cx4:FRHh4ZRNYdI:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/beccaria/kHvN/~4/RN71xwb7cx4" height="1" width="1"/>]]></content:encoded><description>Nelle ultime settimane è tornato alla ribalta il tema delle navi a perdere, una serie di imbarcazioni – cinquantacinque, secondo il dato fornito da Bruno Branciforte, direttore dell&amp;#8217;Aise, l&amp;#8217;Agenzia informazioni e sicurezza esterna, nel corso di una recente audizione davanti al Copasir – affondate nel Mediterraneo per riscuotere i premi assicurativi, ma soprattutto per &amp;#8220;smaltire&amp;#8221; [...]</description><wfw:commentRss xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/">http://antonella.beccaria.org/2009/11/08/i-traffici-del-mare-in-somalia-da-li-causi-a-ilaria-alpi/feed/</wfw:commentRss><slash:comments xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/">0</slash:comments><feedburner:origLink>http://antonella.beccaria.org/2009/11/08/i-traffici-del-mare-in-somalia-da-li-causi-a-ilaria-alpi/</feedburner:origLink></item></channel></rss>
