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	<title>Xaaraan &#8211; Il blog di Antonella Beccaria</title>
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	<description>Non credo nelle otto del mattino. Per&#242; esistono. Le otto del mattino sono l&#039;incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo (&#34;Gli ultimi giorni&#34;, Andrew Masterson)</description>
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		<title>&#8220;Quanto manca alla verit� su stragi e attentati&#8221;: un contribuito per coltivare la memoria</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2026/02/05/quanto-manca-alla-verita-su-stragi-e-attentati-un-contribuito-per-coltivare-la-memoria/</link>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 17:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://terrasomniaeditore.it/quanto-manca-alla-verita/ width="300" title="Quanto manca alla verita su stragi e attentati"><img src="https://terrasomniaeditore.it/wp-content/uploads/2026/01/TSE_QuantoMancaAllaVerita_Fronte_1-1200x900.jpg"></a></p>
<p>� uscito il libro <a href="https://terrasomniaeditore.it/quanto-manca-alla-verita/" target="_blank">Quanto manca alla verit� su stragi e attentati</a>, curato da Daniele Gabbrielli (Vicepresidente dell�Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili) e Giuseppe Galasso (Coordinamento nazionale delle Associazioni e familiari di vittime delle stragi e attentati). � un libro che contiene molteplici saggi firmati da Luigi Dainelli (Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili), Paolo Lambertini (Presidente dell�Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna) e Salvatore Borsellino (presidente del Movimento delle Agende Rosse). Si aggiungono interventi del magistrato Nino Di Matteo, di Daniela Chironi (ricercatrice di Scienza Politica, Scuola Normale Superiore di Pisa e Firenze), dei giornalisti Stefania Rimini, Aaron Pettinari, Paolo Mondani, Stefano Brogioni e Attilio Bolzoni, del saggista Roberto Valtolina e della scrittrice Anna Vinci. C&#8217;� anche un mio intervento, &#8220;Un �granello di lievito nuovo�: la conoscenza contro la falsificazione della storia&#8221; e va sottolineato che il libro viene distribuito gratuitamente, soprattutto scaricandolo in versione integrale dal sito dell&#8217;editore <a href="https://terrasomniaeditore.it/" target="_blank">Terra Somnia</a> (casa editrice che vede tra i fondatori anche Brizio Montinaro, fratello di Antonio Montinaro, uno dei poliziotti della scorta di Giovanni Falcone ucciso nella strage di Capaci del 23 maggio 1992). Il pdf libro � disponibile <a href="https://terrasomniaeditore.it/wp-content/uploads/2026/01/QuantoMancaAllaVeritaSulleStragi_Interno.pdf" target="_blank">qui</a>.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Operazione Bologna&#8221;: la strategia della tensione nella seconda met� degli anni Settanta</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2024/07/26/operazione-bologna-la-strategia-della-tensione-nella-seconda-meta-degli-anni-settanta/</link>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 15:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla vigilia del quarantaquattresimo anniversario della strage del 2 agosto 1980, esce per Castelvecchi Editore il libro Operazione Bologna. 1975-1980: l&#8217;inarrestabile onda della strategia della tensione, scritto a quattro mani con la storica Cinzia Venturoli. Questa la presentazione del volume: A lungo si � creduto che la strategia della tensione si fosse conclusa a ridosso&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.castelvecchieditore.com/prodotto/operazione-bologna-1975-1980-linarrestabile-onda-della-strategia-della-tensione/" target="_blank" width="300" title="Operazione Bologna"><img src="https://www.castelvecchieditore.com/wp-content/uploads/2024/07/9791256141586-operazione-bologna-COVER-2-600x880.jpg"></a></p>
<p>Alla vigilia del quarantaquattresimo anniversario della strage del 2 agosto 1980, esce per <a href="https://www.castelvecchieditore.com/" target="_blank">Castelvecchi Editore</a> il libro <a href="https://www.castelvecchieditore.com/prodotto/operazione-bologna-1975-1980-linarrestabile-onda-della-strategia-della-tensione/" target="_blank">Operazione Bologna.  1975-1980: l&#8217;inarrestabile onda della strategia della tensione</a>, scritto a quattro mani con la storica <a href="https://www.unibo.it/sitoweb/cinzia.venturoli" target="_blank">Cinzia Venturoli</a>. Questa la presentazione del volume:</p>
<blockquote><p>
A lungo si � creduto che la strategia della tensione si fosse conclusa a ridosso della met� degli anni Settanta. Le ultime inchieste giudiziarie, culminate nel processo ai mandanti celebrato a Bologna, certificano che quell&#8217;ipotesi � sbagliata. Tra il 1975 e il 1980 c&#8217;� stato un crescendo di violenza che non � l&#8217;esito di un progetto concepito e attuato unicamente dalla generazione pi� giovane di terroristi di estrema destra. La documentazione pi� recente dimostra infatti la regia delle organizzazioni neofasciste della vecchia guardia, legate a piani geopolitici orchestrati dalla loggia P2. Uno scenario di trame oscure che �scavall� la met� degli anni Settanta e prepar� il pi� ferale degli attentati che l&#8217;Italia repubblicana abbia conosciuto�: la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
</p></blockquote>
<p><a href="https://www.castelvecchieditore.com/2024/07/25/2-agosto-anniversario-della-strage-di-bologna/" target="_blank">Qui</a> un estratto della premessa.</p>
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		<item>
		<title>&#8220;Golpe di Stato&#8221;: gli attacchi a una Repubblica incompiuta</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2024/01/19/golpe-di-stato-gli-attacchi-a-una-repubblica-incompiuta/</link>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2024 12:02:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 19 gennaio � uscito, per i tipi di Paper First, la casa editrice del Fatto Quotidiano, il libro Golpe di Stato. Il testo che segue, che presenta il volume e che � intitolato Tensione continua, l&#8217;odore di golpe per soffocare il Pci, � stato pubblicato sull&#8217;edizione cartacea del giornale il 19 gennaio 2024. �Dobbiamo&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.paperfirst.it/libri/golpe-di-stato/" target="_blank"><img src="https://www.paperfirst.it/wp-content/uploads/2024/01/6x9-Book-Facing-Right-copy-unito.png"></a></p>
<p><em>Il 19 gennaio � uscito, per i tipi di <a href="https://www.paperfirst.it/l" target="_blank">Paper First</a>, la casa editrice del <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/" target="_blank">Fatto Quotidiano</a>, il libro <a href="https://www.paperfirst.it/libri/golpe-di-stato/" target="_blank">Golpe di Stato</a>. Il testo che segue, che presenta il volume e che � intitolato <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/01/19/tensione-continua-lodore-di-golpe-per-soffocare-il-pci/7415327/" target="_blank">Tensione continua, l&#8217;odore di golpe per soffocare il Pci</a>, � stato pubblicato sull&#8217;edizione cartacea del giornale il 19 gennaio 2024.</em></p>
<p>�Dobbiamo partire della constatazione che il Pci opera contro la democrazia servendosi dell&#8217;appoggio di una potenza straniera. Se si accetta questa impostazione, ogni provvedimento diventa possibile�. Mario Scelba, nel 1954, era presidente del consiglio e stava riorganizzando la macchina repressiva dello Stato. Non era per lui pratica inedita: da ministro dell&#8217;Interno, al netto della &#8220;gestione&#8221; politica della strage di Portella della Ginestra del 1� maggio 1947, all&#8217;indomani delle elezioni politiche del 18 aprile 1948 aveva ordinato la restituzione alle forze dell&#8217;ordine di armi distribuite nel Nord-Est, dove civili e militari erano stati allertati per entrare in azione nel caso i risultati elettorali non fossero stati favorevoli allo schieramento atlantista imperniato sulla Dc contro il fronte popolare Pci-Psi.<br />
<span id="more-12631"></span><br />
Sono eventi, questi, che rappresentano solo un sintomo di un fenomeno che inizi� a manifestarsi fin dalla seconda met� del 1943. A conflitto ancora in corso, infatti, la sindrome anticomunista inizi� ad aggirarsi per l&#8217;Europa Occidentale e infest� soprattutto i palazzi del potere italiano, le correnti pi� irriducibili dei partiti dell&#8217;arco parlamentare e i meandri che mal avevano sopportato la sconfitta del nazi-fascismo. Quella sindrome gener� e nutr� uno strumento di pressione � e di ricatto � che, per mezzo secolo, � stato il vero �convitato di pietra� della politica italiana: il colpo di Stato. Insieme agli accadimenti pi� noti (Piano Solo, Golpe Borghese, Rosa dei Venti e Golpe Bianco), i tentativi di eversione della Repubblica antifascista sono stati una decina. Nessuno, o quasi, era destinato ad arrivare a piena conclusione, perch� la loro riuscita non era l&#8217;obiettivo principale. Pi� funzionale era il condizionamento della politica nazionale.</p>
<p>Un esempio? In pochi ricordano che nel giugno 1960 al colonnello Renzo Rocca, famigerato direttore dell&#8217;Ufficio Rei (Ricerche economiche ed industriali) del Sifar, venne riferito che sarebbe esistito un �comitato che aveva lo scopo di rapire l&#8217;on. Gronchi e fare un colpo di Stato�. Giovanni Gronchi, da cinque anni, era presidente della Repubblica e, una volta nelle mani dei suoi carcerieri, avrebbe dovuto essere &#8220;enucleato&#8221; in Corsica. La voce � o, meglio, la soffiata � venne liquidata come inattendibile, nonostante conferme giunte da altre fonti. Ma per il generale Giovanni De Lorenzo, allora direttore del Servizio informazioni forze armate e futuro protagonista del Piano Solo, le mosse del governo Tambroni � sostenuto dal Movimento Sociale Italiano � avevano generato �una certa psicosi� che, �caduto il governo, cess�. Nella seconda met� di luglio, in effetti, Tambroni si era dovuto dimettere dopo i fatti di Genova, citt� medaglia d&#8217;oro della Resistenza, contro la convocazione nel capoluogo ligure del sesto congresso del Msi, che aveva scatenato la rivolta e la conseguente repressione. Tragico il bilancio: una vittima a Licata (Agrigento), cinque a Reggio Emilia e altre tra Palermo e Catania.</p>
<p>A contribuire a questo clima non furono estranee le formazioni neofasciste che hanno attraversato il dopoguerra legandosi alle stragi della strategia della tensione: in primis Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, che intrecciarono la loro storia con quella del Fronte Nazionale del principe Junio Valerio Borghese, comandante della X Flottiglia Mas e leader del tentato golpe del dicembre 1970. Gi� negli anni Cinquanta le due organizzazioni manifestavano la �pretesa di rappresentare fedelmente l&#8217;essenza del fascismo attraverso l&#8217;esaltazione paganeggiante del superuomo, della �lite rivoluzionaria, della gerarchia, dell&#8217;antidemocrazia e del razzismo�. E nel 1965, nel corso del convegno sulla guerra rivoluzionaria organizzato dall&#8217;Istituto Alberto Pollio, dalle loro file non si faceva mistero che �la fase conclusiva ha per oggetto il colpo di Stato o il passaggio all&#8217;azione armata, cio� al terrorismo e alla guerriglia�.</p>
<p>Infine non va dimenticata la P2 di Licio Gelli, fondamentale, a met� degli anni Settanta, a far virare le pulsioni &#8220;d&#8217;ordine&#8221; da ambiti militari verso gli ambienti istituzionali con un&#8217;indefessa opera di reclutamento e infiltrazione. Tramontata l&#8217;esperienza piduista, tuttavia, non si persero le tracce di quei nomi e di quelle sigle, che riemersero negli anni Novanta tra leghismo meridionale e stragi. �Chi si nasconda dietro la maschera dei seminatori di morte sono &#8220;quelli di prima&#8221;, la vecchia oligarchia decisa a opporre resistenza al cambiamento�, considerarono all&#8217;ambasciata statunitense a Roma.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Carlo Cassola e la rivoluzione &#8220;disarmista&#8221;: l&#8217;attualit� di un&#8217;idea</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2023/09/11/carlo-cassola-e-la-rivoluzione-disarmista-lattualita-di-unidea/</link>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2023 09:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Introduzione: il pensiero unico bellicista Era il 1� gennaio 1971 e Carlo Cassola, dalla sua casa di Grosseto, rispondeva con disillusione alla domanda di un giornalista della Rai sulle prospettive per la cultura italiana nell&#8217;anno appena iniziato: �� completa la sfiducia perch� credo che manchi al suo dovere pi� elementare, che � quello di informare&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2021/04/Carlo-Cassola-contro-gli-armamenti-d65f3b5a-4f20-4c5e-a30b-92503a0c9477.html" target="_blanck"><img title="Carlo Cassola | Foto Rai Cultura" src="https://www.raicultura.it/cropgd/640x360/dl/img/2019/01/154651924609630047.jpg" alt="Carlo Cassola | Foto Rai Cultura" /></a></p>
<p><strong>Introduzione: il pensiero unico bellicista</strong></p>
<p>Era il 1� gennaio 1971 e Carlo Cassola, dalla sua casa di Grosseto, rispondeva con disillusione alla domanda di un giornalista della Rai sulle prospettive per la cultura italiana nell&#8217;anno appena iniziato:</p>
<blockquote><p>�� completa la sfiducia perch� credo che manchi al suo dovere pi� elementare, che � quello di informare [&#8230;]. Cultura � sinonimo di coscienza, di conoscenza: se la gente non ha coscienza di certi problemi [&#8230;], la colpa risale innanzitutto alla cultura [&#8230;]. Il problema � che viviamo nell&#8217;era atomica [&#8230;]. Questo � il problema centrale [&#8230;] su cui avrebbe dovuto imperniarsi un discorso culturale serio� <strong>[1]</strong>.</p></blockquote>
<p>Sono parole che rappresentano il nucleo originario di una formulazione politica che avrebbe caratterizzato il pensiero dello scrittore fino alla sua morte, avvenuta il 29 gennaio 1987. Cassola era convinto che �oltre il 2010 � inimmaginabile la sopravvivenza del genere umano sul pianeta terra� <strong>[2]</strong> e per questo fu a lungo una delle voci pi� incalzanti del <em>disarmismo</em> italiano. Se, al posto della fine del genere umano, l&#8217;anno del profetizzato olocausto nucleare fu funestato dalle conseguenze della cosiddetta �Grande recessione� <strong>[3]</strong> del 2007, di utilizzo di armamenti atomici si � tornati a parlare nel 2014, con l&#8217;<em>Euromaidan</em> e la destituzione del presidente ucraino Viktor Janukovy&#269;, e ancora dopo, con l&#8217;invasione russa del 24 febbraio 2022.</p>
<p><em><a href="https://drive.google.com/file/d/1HYrEAYtdzPa9zF1A9G3bbTjTbM5neRsW/view?usp=sharing" target="_blanck">Scarica il saggio in versione integrale</a></em><br />
<span id="more-12614"></span><br />
Eventi come la battaglia di Enerhodar, combattuta nei pressi della centrale nucleare di Zapori��ja, oppure i ventilati test atomici di Mosca, con relativa distribuzione di pillole di iodio a Kiev e Odessa <strong>[4]</strong>, hanno rinvigorito l&#8217;incubo per eccellenza della guerra fredda. Tuttavia, rispetto al periodo in cui Cassola, a capo di un movimento per la pace talvolta rissoso ma volitivo, port� avanti la sua battaglia, trentacinque anni dopo la morte dello scrittore le voci contro la guerra si sono rivelate pi� flebili, attribuibili per lo pi� alla propaganda favorevole alle posizioni aggressive del presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.</p>
<p>Gi� nel 1995 Umberto Eco, in un simposio tenutosi presso la Columbia University, aveva sottolineato che, in forza di �una confusione strutturata� <strong>[5]</strong>, si assisteva a un mutamento della percezione del pacifismo, trasformato in �collusione con il nemico� <strong>[6]</strong>, modello �cattivo perch� la vita � una guerra permanente� <strong>[7]</strong>. Poi, con il conflitto del 2022, il processo � arrivato a compimento con il cosiddetto �pensiero unico bellicista� <strong>[8]</strong> in base al quale �opinionisti con l&#8217;elmetto [&#8230;] bollano i pacifisti come nemici della patria, amici del nemico, prezzolati del dittatore russo� <strong>[9]</strong>.</p>
<p>Le ragioni di chi si � dichiarato contrario al conflitto nell&#8217;Est europeo &#8211; e che hanno portato in Russia a quindicimila arresti in un solo fine settimana <strong>[10]</strong> &#8211; si sono rivelate cos�, nella migliore delle ipotesi, inascoltate. Eppure, fino alla seconda met� degli anni Ottanta, il movimento <em>disarmista</em> di Cassola sfior� l&#8217;ingresso in parlamento e il confronto intellettuale sul tema fu caldissimo. Ma le speranze accese solo due anni dopo la morte dello scrittore, con la caduta del Muro di Berlino, avevano subito i contraccolpi delle guerre jugoslave e in Medio Oriente, dove la ripresa delle spese militari arriv� al picco di 1.260 milioni di dollari <strong>[11]</strong>. Il mosaico di successivi conflitti in Siria, in Libia e negli Stati in cui aveva attecchito il fondamentalismo sunnita dell&#8217;<em>Islamic State of Iraq and Levant</em> aveva indotto Papa Francesco ad affermare che �siamo entrati nella terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti� <strong>[12]</strong>.</p>
<p>Ancora nel 2003, due anni dopo lo choc degli attacchi dell&#8217;11 settembre negli Stati Uniti e la successiva operazione <em>Enduring Freedom</em>, �Roma ospit� la pi� grande manifestazione del mondo contro la guerra� <strong>[13]</strong>. Poi si registr� la progressiva e �totale inversione &#8211; persino ontologica &#8211; dei valori� <strong>[14]</strong> che ha reso la pace &#8211; di nuovo &#8211; un concetto subordinato alla vittoria di un conflitto. Nella situazione attuale, ci si chiede allora quali siano le origini, il contesto internazionale e l&#8217;eredit� del pensiero disarmista propugnato da Carlo Cassola e dal suo movimento. Un dispositivo concettuale, almeno all&#8217;apparenza, dimenticato e che, nonostante le iperboli del pensiero cassoliano, rimane nella sua sostanza di intensa modernit�.</p>
<p><em><a href="https://drive.google.com/file/d/1HYrEAYtdzPa9zF1A9G3bbTjTbM5neRsW/view?usp=sharing" target="_blanck">Scarica il saggio in versione integrale</a></em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p><strong>[1]</strong> C. Cassola, <a href="https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2021/04/Carlo-Cassola-contro-gli-armamenti-d65f3b5a-4f20-4c5e-a30b-92503a0c9477.html" target="_blanck">Contro gli armamenti. Perch� la cultura non si mobilita</a>, Rai Cultura.<br />
<strong>[2]</strong> C. Cassola, <em>La rivoluzione disarmista</em>, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1983, p. 136.<br />
<strong>[3]</strong> J. Weinberg, <a href="https://www.federalreservehistory.org/essays/great-recession-and-its-aftermath" target="_blanck">The Great Recession and its aftermath</a>, �Federal Reserve History�, 22 novembre 2013.<br />
<strong>[4]</strong> F. Tonacci, <em>Bunker, catacombe e pillole di iodio. Odessa ora si prepara all&#8217;urto nucleare</em>, �La Repubblica�, 1� ottobre 2022, p. 4.<br />
<strong>[5]</strong> U. Eco, <em>Il fascismo eterno</em>, La Nave di Teseo, Milano 2017, p. 17.<br />
<strong>[6]</strong> Ivi, p. 22.<br />
<strong>[7]</strong> <em>Ibidem</em>.<br />
<strong>[8]</strong> N. Piro, <em>Maledetti pacifisti. Come difendersi dal marketing della guerra</em>, People, Busto Arsizio 2022, p. 73.<br />
<strong>[9]</strong> <em>Ibidem</em>.<br />
<strong>[10]</strong> G. Marcon, <a href="https://valori.it/pacifisti-italiani-guerra-ucraina/" target="_blanck">Guerra in Ucraina, le ragioni dei pacifisti, �Valori. Notizie di finanza etica ed economia sostenibile�</a>, 12 aprile 2022.<br />
<strong>[11]</strong> G. Marcon, <em>Fare pace. Jugoslavia, Iraq, Medio Oriente: le culture politiche e le pratiche del pacifismo dopo il 1989</em>, Edizioni dell&#8217;Asino, Roma 2014, p. 5.<br />
<strong>[12]</strong> M. Ansaldo, <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2014/08/18/news/papa_francesco_terza_guerra_mondiale_kurdistan-94038973/" target="_blanck">Il Papa: &#8220;La terza guerra mondiale � gi� iniziata&#8221;</a>, �La Repubblica�, 18 agosto 2014.<br />
<strong>[13]</strong> N. Piro, <em>Maledetti pacifisti</em>, cit., p. 72.<br />
<strong>[14]</strong> <em>Ibidem</em>.</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Non tutte le parole sono importanti&#8221;: sulla saggistica del Fondo Bernardi a Bottega Finzioni</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2023/03/03/non-tutte-le-parole-sono-importanti-sulla-saggistica-del-fondo-bernardi-a-bottega-finzioni/</link>
		<pubDate>Fri, 03 Mar 2023 09:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[alberto sebastiani]]></category>
		<category><![CDATA[bottega finzioni]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione bottega finzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Bernardi]]></category>

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		<description><![CDATA[Luigi Bernardi � stato un amico e quando Alberto Sebastiani mi ha chiesto di scrivere qualcosa per Un lampo obliquo &#8211; Luigi Bernardi, i suoi libri e il suo immaginario (Biblioteca Umanistica Ezio Raimondi), il libro che ha curato con Filippo Milani, accettare � stato automatico. Ne � nato il saggio Non tutte le parole&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://amsacta.unibo.it/id/eprint/7122/" target="_blanck"><img title="Luigi Bernardi | Foto IlFattoQuotidiano.it" src="https://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2018/10/11/Luigi-Bernardi.jpg" alt="Luigi Bernardi | Foto IlFattoQuotidiano.it" /></a></p>
<p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Bernardi" target="_blanck">Luigi Bernardi</a> � stato un amico e quando Alberto Sebastiani mi ha chiesto di scrivere qualcosa per <a href="https://amsacta.unibo.it/id/eprint/7122/" target="_blanck">Un lampo obliquo &#8211; Luigi Bernardi, i suoi libri e il suo immaginario</a> (<a href="https://bur.sba.unibo.it/" target="_blanck">Biblioteca Umanistica Ezio Raimondi</a>), il libro che ha curato con Filippo Milani, accettare � stato automatico. Ne � nato il saggio <a href="https://amsacta.unibo.it/id/eprint/7122/" target="_blanck">Non tutte le parole sono importanti�. Sulla saggistica del Fondo Bernardi</a>, occasione per parlare del patrimonio di libri, riviste, cataloghi, dvd e molto altro materiale donato, dopo la sua morte, alla <a href="https://www.bottegafinzioni.it/" target="_blanck">Fondazione Bottega Finzioni</a>. Il libro pu� essere scaricato gratuitamente dall&#8217;indirizzo <a href="http://amsacta.unibo.it/7122/" target="_blanck"> http://amsacta.unibo.it/7122/</a> ed � rilasciato con licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/">Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale (CC BY 4.0)</a>. Grazie ad Alberto e Filippo per l&#8217;opportunit�.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Raggirato, derubato e ucciso: cos� Calvi divenne &#8220;finanziatore involontario&#8221; della strage di Bologna</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2022/06/18/raggirato-derubato-e-ucciso-cosi-calvi-divenne-finanziatore-involontario-della-strage-di-bologna/</link>
		<pubDate>Sat, 18 Jun 2022 09:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[2 agosto 1980]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Finanziatore involontario della strage di Bologna&#8221;. Con queste parole � stato di recente definito Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano assassinato a Londra nelle prime ore del 18 giugno 1982 e ritrovato impiccato &#8211; per simulare un suicidio &#8211; sotto il ponte dei Frati Neri. La definizione si legge nella memoria della procura generale&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/06/18/raggirato-derubato-e-ucciso-cosi-calvi-divenne-finanziatore-involontario-della-strage-di-bologna/6629360/"><img title="Roberto Calvi | Foto IlFattoQuotidiano.it" src="https://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2022/06/16/roberto-calvi-1200-690x362.jpg" alt="Roberto Calvi | Foto IlFattoQuotidiano.it" /></a></p>
<p>&#8220;Finanziatore involontario della strage di Bologna&#8221;. Con queste parole � stato di recente definito Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano assassinato a Londra nelle prime ore del 18 giugno 1982 e ritrovato impiccato &#8211; per simulare un suicidio &#8211; sotto il ponte dei Frati Neri. La definizione si legge nella memoria della procura generale di Bologna a conclusione del processo che lo scorso 6 aprile ha condannato in primo grado Paolo Bellini all&#8217;ergastolo per la bomba del 2 agosto 1980, che uccise 85 persone e ne fer� 216.</p>
<p>Nel corso di quel dibattimento, durato quasi un anno, si � parlato spesso di Calvi, della sua morte e del suo entourage, a iniziare da Licio Gelli. Il quale, gi� al vertice della loggia P2 a cui lo stesso banchiere era affiliato, � stato condannato per i depistaggi alle indagini sull&#8217;esplosione di Bologna e che si sarebbe probabilmente trovato, nel processo presieduto da Francesco Maria Caruso, imputato in qualit� di finanziatore della strage, se non fosse deceduto il 15 dicembre 2015. E fu proprio Gelli a coinvolgere l&#8217;ignaro Roberto Calvi nel complesso flusso di denaro che serv�, secondo i pm Nicola Proto e Umberto Palma (con loro, fino a dicembre, c&#8217;era anche Alberto Candi, poi andato in pensione), a remunerare il pi� grave degli attentati avvenuti in Italia dal dopoguerra a oggi. Come lo fece? Raggirandolo.</p>
<p><em><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/06/18/raggirato-derubato-e-ucciso-cosi-calvi-divenne-finanziatore-involontario-della-strage-di-bologna/6629360/">Continua a leggere sul FattoQuotidiano.it</a></em></p>
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		<item>
		<title>&#8220;Italicus, la verit� negata&#8221;: la docufiction sulla strage del 4 agosto 1974</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2022/04/07/italicus-la-verita-negata-la-docufiction-della-strage-del-4-agosto-1974/</link>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2022 09:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Italicus, la verit� negata � un film realizzato dagli allievi CORSO DOC Liceo Laura Bassi Bologna a cui ho lavorato per la Fondazione Bottega Finzioni insieme a DER &#8211; Documentaristi Emilia Romagna e Video Magazine di Luca De Donatis. La regia � di Enza Negroni la quale, con un pool di professionisti, ha coordinato il&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/32Eq8IqFYYM" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p><a href="https://cinemaperlascuola.it/progetto/montesole-italicus-lordine-del-silenzio-liceo-l-bassi/">Italicus, la verit� negata</a> � un film realizzato dagli allievi <a href="https://laurabassicorsodoc.jimdofree.com/">CORSO DOC Liceo Laura Bassi Bologna</a> a cui ho lavorato per la <a href="https://www.bottegafinzioni.it/">Fondazione Bottega Finzioni</a> insieme a <a href="https://www.dder.org/">DER &#8211; Documentaristi Emilia Romagna</a> e <a href="https://www.dnb.com/business-directory/company-profiles.video_magazine_di_luca_de_donatis.37451733463c73b5853dff7d6788c3c8.html">Video Magazine</a> di Luca De Donatis. La regia � di <a href="https://www.cinemaitaliano.info/pers/009840/enza-negroni.html">Enza Negroni</a> la quale, con un pool di professionisti, ha coordinato il gruppo di studenti che sono gli autori del lungometraggio. Questa la sinossi:</p>
<blockquote><p>
Quella dell&#8217;Italicus � una strage senza colpevoli per la giustizia. Attraverso il racconto intrecciato delle vicende che riguardano personaggi di finzione, alternato a interviste ai reali protagonisti della vicenda, si dipana una storia che ha visto trucidare dodici persone e ferirne quarantotto. Una storia su cui grava l&#8217;ombra di forze &#8220;deviate&#8221; dello Stato e di apparati che si sono prestati a un autentico gioco al massacro.
</p></blockquote>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;I soldi della P2&#8221;: sequestri, casin�, mafie e neofascismo, una lunga scia che porta a Gelli</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2021/10/14/i-soldi-della-p2-sequestri-casino-mafie-e-neofascismo-una-lunga-scia-che-porta-a-gelli/</link>
		<pubDate>Thu, 14 Oct 2021 10:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il libro I soldi della P2, scritto con Fabio Repici e Mario Vaudano e pubblicato da Paper First (la casa editrice del Fatto Quotidiano), � il frutto di una lunga ricerca che va a sondare le vicissitudini di tre magistrati e le loro inchieste ricostruendo un quadro da cui discende un pezzo di storia recente&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.paperfirst.it/libri/i-soldi-della-p2/"><img widht="420" alt="I soldi della P2" title="I soldi della P2" src="https://www.paperfirst.it/wp-content/uploads/2021/10/icona-1.png"></a></p>
<p>Il libro <a href="https://www.paperfirst.it/libri/i-soldi-della-p2/">I soldi della P2</a>, scritto con <a href="https://www.paperfirst.it/autori/fabio-repici/">Fabio Repici</a> e <a href="https://www.paperfirst.it/autori/mario-vaudano/">Mario Vaudano</a> e pubblicato da <a href="https://www.paperfirst.it/">Paper First</a> (la casa editrice del <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/">Fatto Quotidiano</a>), � il frutto di una lunga ricerca che va a sondare le vicissitudini di tre magistrati e le loro inchieste ricostruendo un quadro da cui discende un pezzo di storia recente finora rimasto insondato:</p>
<blockquote><p>
Vittorio Occorsio, trucidato a Roma dai colpi di mitra di Pierluigi Concutelli. Bruno Caccia, ammazzato a Torino da un commando �ndranghetista ancora non identificato. Giovanni Selis, miracolosamente scampato ad Aosta a una bomba piazzata sotto la sua auto, isolato dai colleghi, morto suicida pochi anni dopo.
</p></blockquote>
<p><span id="more-12569"></span></p>
<blockquote><p>
Cosa accomuna questi tre magistrati? Tutti hanno toccato i fili dell�alta tensione, tutti, nel corso del loro lavoro � svolto in anni complicati, tra depistaggi, collusioni, intrecci torbidi tra Stato, criminalit� ed eversione � avevano scorto in filigrana un filo nero che legava il fenomeno dei sequestri a quello del riciclaggio di denaro; il mondo dei casin� a quello dell�eversione neofascista e della criminalit� organizzata; le bombe al piombo di cui sono stati vittime. E dietro quel filo nero, l�ombra inquietante della pi� grande holding criminale mai strutturatasi in Italia, con diramazioni tra Francia, Sud America e una pletora di paradisi fiscali sparsi in tutto il mondo: la P2.</p>
<p>E come un fantasma, nelle pieghe d�ombra di una storia che sembra pensata per il cinema, dove uomini per bene hanno sacrificato la loro vita per portare a noi un pezzetto di verit� che in questo libro, pubblicato quaranta anni dopo la scoperta degli elenchi della loggia massonica, viene minuziosamente ricomposta, sempre lui: Licio Gelli.
</p></blockquote>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;2 agosto 1980 &#8211; Un giorno nella vita&#8221;: il documentario di Carlo Lucarelli</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2020/08/02/2-agosto-1980-un-giorno-nella-vita-il-documentario-di-carlo-lucarelli/</link>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2020 15:02:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La versione completa � su Raiplay. Si tratta del documentario &#8220;2 agosto &#8211; Un giorno nella vita&#8221; che Carlo Lucarelli ha scritto con Paola Mordiglia e Federica Campana. Un lungo racconto a cui ho collaborato di ci� che accadde attraverso la voce dei feriti, dei familiari delle vittime, dei soccorritori e dei magistrati.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fraiunoofficial%2Fvideos%2F215759599751517%2F&#038;show_text=false&#038;width=734&#038;appId=189403372377&#038;height=411" width="734" height="411" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowTransparency="true" allow="encrypted-media" allowFullScreen="true"></iframe></p>
<p>La versione completa � su <a href="https://www.raiplay.it/video/2020/07/2-Agosto-1980-un-giorno-nella-vita-46d24aad-fd23-4821-b634-b6110b42c4ae.html">Raiplay</a>. Si tratta del documentario &#8220;2 agosto &#8211; Un giorno nella vita&#8221; che Carlo Lucarelli ha scritto con Paola Mordiglia e Federica Campana. Un lungo racconto a cui ho collaborato di ci� che accadde attraverso la voce dei feriti, dei familiari delle vittime, dei soccorritori e dei magistrati.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dossier Bologna: 40 anni dopo il 2 agosto 1980, alla ricerca dei mandanti</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2020 14:55:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A quarant&#8217;anni dalla strage del 2 agosto 1980, Paper First, la collana del Fatto Quotidiano, � uscito il libro Dossier Bologna: Quando, alle 10:25, da quella valigia si sprigion� l&#8217;onda d&#8217;urto dell&#8217;esplosione, chi si trovava nella sala d&#8217;aspetto, sul marciapiede del primo binario, nel bar ristorante accanto e nel piazzale antistante dove parcheggiano i taxi&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://lh3.googleusercontent.com/proxy/h7sVnuP_3WKIZAl8xAZ2iOFeXTfExyOKXdqc_ivY4hsSfYKNvH5vK5nb4F-JLRkFKLqZziIsujg93rBuDCTsaVEWHPbZuV4ZoMkWqZagdcGiMl6uLfSkE7AAfOFRpgYA8Iw6t6-g54lRzHzKN2e9NmrS" width="560" alt="Dossier Bologna, Paper First" title="Dossier Bologna, Paper First"></p>
<p>A quarant&#8217;anni dalla strage del 2 agosto 1980, <a href="https://shop.ilfattoquotidiano.it/categoria-prodotto/paper-first/">Paper First</a>, la collana del <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/">Fatto Quotidiano</a>, � uscito il libro <a href="http://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/79808-dossier-bologna-il-libro-di-antonella-beccaria.html">Dossier Bologna</a>:</p>
<blockquote><p>
Quando, alle 10:25, da quella valigia si sprigion� l&#8217;onda d&#8217;urto dell&#8217;esplosione, chi si trovava nella sala d&#8217;aspetto, sul marciapiede del primo binario, nel bar ristorante accanto e nel piazzale antistante dove parcheggiano i taxi non ebbe scampo. Il bilancio fu terribile: ottantacinque morti e 216 feriti, a tutt&#8217;oggi la pi� spaventosa delle stragi registrate nell&#8217;Italia del dopoguerra.
</p></blockquote>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>14 aprile 1975, a 45 anni dal sequestro e dall&#8217;omicidio di Carlo Saronio: il testo del nipote che lo ricorda</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 10:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piero Masolo � un giovane sacerdote che compie la sua missione pastorale ad Algeri. Ma � anche il nipote di Carlo Saronio, l&#8217;ingegnere ucciso esattamente quarantacinque anni fa appena dopo essere stato sequestrato da una banda eterogenea di politici e comuni. Si tratta della storia raccontata in Pentiti di niente e il testo sopra �&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe class="scribd_iframe_embed" title="Carlo Saronio, 45� anniversario: 14 aprile 1975-14 aprile 2020" src="https://www.scribd.com/embeds/456363973/content?start_page=1&#038;view_mode=scroll&#038;access_key=key-mr8TmcgbC4QfzZq6KZwE" data-auto-height="true" data-aspect-ratio="0.7080062794348508" scrolling="no" width="100%" height="600" frameborder="0"></iframe></p>
<p><a href="https://www.facebook.com/piero.masolo">Piero Masolo</a> � un giovane sacerdote che compie la sua missione pastorale ad <a href="https://www.mondoemissione.it/author/piero-masolo/">Algeri</a>. Ma � anche il nipote di <a href="http://antonella.beccaria.org/?s=carlo+saronio">Carlo Saronio</a>, l&#8217;ingegnere ucciso esattamente quarantacinque anni fa appena dopo essere stato sequestrato da una banda eterogenea di politici e comuni. Si tratta della storia raccontata in <a href="http://antonella.beccaria.org/images/pentiti_di_niente.jpg">Pentiti di niente</a> e il testo sopra � quello che Piero ha scritto per evitare che la vicenda di suo zio cada, a tanto tempo di distanza dai fatti, completamente nel dimenticatoio.</p>
]]></content:encoded>
			</item>
		<item>
		<title>Strage di Piazza Fontana: per cinquant&#8217;anni il futuro di due ragazzi � rimasto tra le macerie</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2019/12/11/strage-di-piazza-fontana-per-cinquantanni-il-futuro-di-due-ragazzi-e-rimasto-tra-le-macerie/</link>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2019 10:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[strage di piazza fontana]]></category>

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		<description><![CDATA[Immaginate due ragazzini, sorella e fratello. Lei, Patrizia Pizzamiglio, nel 1969 ha 15 anni, frequenta il liceo scientifico e deve affrontare da un po&#8217;, giorno per giorno, il suo corpo che, da infantile, � diventato adolescente . e gi� questo cambiamento � sconcertante a quell&#8217;et�. Poi c&#8217;� il futuro da progettare, la facolt� da scegliere&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/11/strage-di-piazza-fontana-per-cinquantanni-il-futuro-di-due-ragazzi-e-rimasto-tra-le-macerie/5608520/"><img width="420" alt="Manifestazione antifascista" title="Manifestazione antifascista" src="https://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2019/12/11/Piazza-Loggia-piazza-fontana-1.jpg"></a></p>
<p>Immaginate due ragazzini, sorella e fratello. Lei, Patrizia Pizzamiglio, nel 1969 ha 15 anni, frequenta il liceo scientifico e deve affrontare da un po&#8217;, giorno per giorno, il suo corpo che, da infantile, � diventato adolescente . e gi� questo cambiamento � sconcertante a quell&#8217;et�. Poi c&#8217;� il futuro da progettare, la facolt� da scegliere dopo la maturit� e la ricerca di prospettiva di vita solide.</p>
<p>Enrico, invece, di anni ne ha 12 e va alle medie. La domenica per lui significa l&#8217;Inter di Sandro Mazzola a centrocampo, di Giacinto Facchetti in difesa e di Roberto Boninsegna in attacco, ormai candidato a diventare il miglior marcatore della stagione 1969-1970. Enrico, per�, non si limita a tifare, vuole anche giocare a calcio da professionista, diventare un fuoriclasse, e si allena con gli amici ogni volta che pu�.<br />
<span id="more-12498"></span><br />
Certo, la domenica precedente l&#8217;Inter ha perso con la Fiorentina, ma succede anche nelle stagioni pi� fortunate, e il ragazzino aspetta il 14 dicembre, quando � previsto l&#8217;incontro di San Siro contro il Bari. Finir� con una rete per la squadra di Heriberto Herrera, per� la vita di Enrico e di sua sorella Patrizia cambia due giorni prima di quella partita.</p>
<p>I loro genitori hanno un&#8217;edicola e devono pagare alcune bollette. Cos� il 12 dicembre 1969 preparano il denaro e, usciti da scuola, lo affidano ai figli perch� vadano in Piazza Fontana, alla Banca Nazionale dell&#8217;Agricoltura, a pagare. La filiale, infatti, come ogni venerd�, � aperta nel pomeriggio. Era cos� dal 1921, da quando l&#8217;istituto di credito venne fondato dagli agrari e si deliber� la concessione straordinaria alle contrattazioni. Alle 16.37 di cinquant&#8217;anni fa, Patrizia ed Enrico sono allo sportello e vengono investiti in pieno dall&#8217;esplosione provocata da un ordigno lasciato sotto il grande tavolo del salone centrale che tutti chiamano la &#8220;rotonda&#8221;. I fratelli Pizzamiglio si ritrovano sommersi dalle macerie e nel loro avvenire, a quel punto, gli ospedali prendono il sopravvento, relegando in secondo piano i progetti per il futuro.</p>
<p>Mazzola e Facchetti, appena possibile, si precipitano in via Francesco Sforza, al policlinico di Milano, e raggiungono il capezzale del loro piccolo tifoso che subisce l&#8217;amputazione di una parte del piede sinistro e di tre dita del piede destro. Invece delle scarpette chiodate, deve abituarsi a indossare protesi ortopediche. Patrizia, dal canto suo, viene investita dalle schegge alle gambe e il calore sprigionato dall&#8217;ordigno le provoca gravi ustioni che le lasciano estese cicatrici.</p>
<p>Negli anni successivi, per entrambi, al centro delle loro vite ci sono gli interventi, le cure, i percorsi per il ritorno a una vita normale e, una volta divenuti adulti, rilevano l&#8217;edicola del padre, trascorrendo i decenni successivi tra i giornali che vendono in via Lorenteggio. Nel 2009, a 40 anni dalla strage di Piazza Fontana in cui rimasero feriti con altre 86 persone, Patrizia ed Enrico Pizzamiglio <a href="http://casamemoriamilano.eu/le-vittime/i-feriti/patrizia-ed-enrico-pizzamiglio/">scrissero</a> sul sito della Casa della Memoria di Milano: &#8220;Ogni giorno � motivo di rielaborazione del lutto e del dolore di quel lontano 12 dicembre 1969&#8221;.</p>
<p>Per loro, come per tanti altri, conservare la memoria non � stata una scelta, ma un obbligo scritto sul corpo. Lo hanno fatto in silenzio, senza mai apparire, ma senza mai disertare i processi attraverso i loro avvocati. E hanno saputo, come tutti gli altri, che alcuni dei responsabili &#8220;esistono&#8221;. Due in particolare, il procuratore legale di Padova Franco Freda, che oggi vive ad Avellino e gestisce le Edizioni di Ar che fond� nel 1963, e il libraio di Treviso Giovanni Ventura, morto nell&#8217;agosto 2010 a Buenos Aires, citt� in cui era arrivato dopo essere scappato dal soggiorno obbligato di Catanzaro.</p>
<p>I due erano a capo della cellula padovana di Ordine Nuovo, sciolto nel 1973 per ricostituzione del partito fascista, ma che continu� a operare negli anni delle stragi. Nel filone processuale, originato dalle indagini degli anni Novanta del giudice istruttore Guido Salvini, si � accertato anche che il gruppo padovano non oper� in solitudine. Grazie alle indagini della procura di Brescia portate avanti dai pubblici ministeri Francesco Piantoni e Roberto Di Martino nel processo ter per la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974, si sa che contribuirono gli ordinovisti veneziani, i mestrini, i friulani e i milanesi, in stretto coordinamento con i romani.</p>
<p>Ma si sa anche altro. Si sa che un terzo condannato per la strage del 1969, l&#8217;armiere di Ordine Nuovo Carlo Digilio, poi divenuto collaboratore di giustizia (e per questo benefici� della prescrizione), disse il vero quando decise di raccontare almeno una parte di ci� che sapeva sulle bombe che esplosero tra la fine degli anni Sessanta e lungo il decennio successivo. Ancora una volta, dopo la denigrazione subita a Milano (sorte che tocc� anche all&#8217;altro testimone che proveniva dal mondo dell&#8217;estremismo di destra, Martino Siciliano), furono le indagini di Brescia &#8211; e in particolare alcuni degli accertamenti dell&#8217;ispettore <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/12/addio-michele-cacioppo-lispettore-che-indago-silenzio-sulla-stagione-delle-stragi/3244751/">Michele Cacioppo, scomparso tre anni fa</a> &#8211; a dimostrarlo.</p>
<p>In estrema sintesi, si sa tanto della strage del 1969, come raccontato nel libro che domani, 12 dicembre 2019, per <a href="https://shop.ilfattoquotidiano.it/categoria-prodotto/paper-first/">Paper First</a>, &#8220;Piazza Fontana . I colpevoli&#8221;. Oltre ai nomi dei colpevoli materiali, degli ideatori e degli ufficiali dei servizi segreti che depistarono, si sa soprattutto a chi dire grazie per le consapevolezze faticosamente raggiunte. Il primo � e rimane il giudice Salvini che, con il tenente colonnello dei carabinieri Massimo Giraudo, per il suo lavoro non sub� solo intimidazioni e minacce degli eversori, ma anche le infondate denunce penali e disciplinari dei suoi colleghi. E questo aspetto non � un&#8217;apparente assurdit�. � solo un pezzo, ma importante, della grande &#8220;maledizione&#8221; di Piazza Fontana che il magistrato non ha taciuto, ma che ha voluto raccontare con il giornalista Andrea Sceresini in un imprescindibile <a href="https://www.illibraio.it/libri/guido-salvini-la-maledizione-di-piazza-fontana-9788861906341/">libro</a> uscito per il <a href="https://guidosalvini.it/libro-nel-cinquantenario-di-piazza-fontana/">cinquantesimo anniversario</a>.</p>
<p><em>(Questo <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/11/strage-di-piazza-fontana-per-cinquantanni-il-futuro-di-due-ragazzi-e-rimasto-tra-le-macerie/5608520/">articolo</a> � stato pubblicato dal <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/">FattoQuotidiano.it</a> l&#8217;11 dicembre 2019)</em></p>
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		<title>Il &#8220;caso Sindona&#8221; visto da Silvio Novembre, il maresciallo che fu a fianco dell&#8217;avvocato Ambrosoli</title>
		<link>http://antonella.beccaria.org/2019/09/28/il-caso-sindona-visto-da-silvio-novembre-il-maresciallo-che-fu-a-fianco-dellavvocato-ambrosoli/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Sep 2019 16:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Antonella]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b538b858-4b7b-437d-b369-1343b76ba92d.html"><img alt="Silvio Novembre - Lucarelli racconta, Gli uomini dello Stato" title="Silvio Novembre - Lucarelli racconta, Gli uomini dello Stato" src="http://www.ilmanifestobologna.it/wp/wp-content/uploads/2014/02/silvio_novembre.jpg"></a></p>
<p><em>In memoria di <a href="https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/09/28/news/silvio_novembre_morto_braccio_destro_ambrosoli-237164012/?fbclid=IwAR2txCzCfhDKG9QxVtt2vQxyj1QFVWd7MZFU7X-niqn3NAB4Z67rjlXhwxs">Silvio Novembre, morto a Milano il 28 settembre 2019</a>.</em></p>
<p>I funerali dell&#8217;avvocato Giorgio Ambrosoli vengono celebrati il 14 luglio 1979 a Milano, nella chiesa di San Vittore al Corpo. Tra chi vi prende parte, non c&#8217;� nessun rappresentante ufficiale delle istituzioni. Quelle istituzioni che pure l'&#8221;unico commissario liquidatore&#8221; dell&#8217;impero finanziario di Michele Sindona aveva servito a dispetto della mole di lavoro, delle pressioni, dei poteri forti coinvolti. E a dispetto delle minacce, diventate reali tre giorni prima di quelle esequie, l&#8217;11 luglio.</p>
<p>Tra chi partecipa, per�, ci sono i collaboratori dell&#8217;avvocato. Coloro con cui, dal 27 settembre 1974, giorno della nomina da parte del ministero del Tesoro e dell&#8217;allora governatore della Banca d&#8217;Italia, Guido Carli (sostituito l&#8217;anno successivo, dopo le sue dimissioni, da Paolo Baffi, altro personaggio che pagher� con accuse ingiuste e un periodo di carcere insieme al vicedirettore generale Mario Sarcinelli l&#8217;essersi opposto ai potenti della finanza italiana), aveva condiviso anni di lavoro. Di fronte al feretro ci sono Baffi, i giudici Guido Viola e Ovilio Urbisci. E poi c&#8217;� un uomo che appartiene alla guardia di finanza e che non stacca gli occhi dalla bara. La fissa intensamente, senza battere ciglio, rigido. Si chiama Silvio Novembre ed � un maresciallo della guardia di finanza, entrato nelle fiamme gialle quasi per caso e diventato a sua volta un fedele servitore dello Stato. O almeno cos� credeva.<br />
<span id="more-11406"></span><br />
Per la verit� in quello Stato aveva smesso di crederci gi� da un po&#8217;. Se combatti contro poteri occulti e dichiaratamente illegali, come contro una certa mafia, puoi resistere perch� in qualche modo sai da che parte stanno i buoni e i cattivi. Ma quando i cattivi vestono i panni dei buoni e sono tra coloro che dovresti servire, allora le tue convinzioni vacillano. E crollano.</p>
<p>Ecco. Di fronte al feretro di Giorgio Ambrosoli, assassinato con quattro colpi d&#8217;arma da fuoco, Silvio Novembre, servitore dello Stato smette definitivamente di credere nello Stato e giura silenziosamente che non lo servir� mai pi�. Almeno non quello Stato che, nella migliore delle ipotesi, non fa niente per difendere i suoi alleati pi� onesti.</p>
<p>Se fosse stato ancora vivo, un altro uomo della guardia di finanza, avrebbe potuto dargli ragione. Di questa vicenda ne parlano l&#8217;ex radicale Massimo Teodori e la commissione d&#8217;inchiesta sulla P2, di cui Teodori ha fatto parte. Ma ogni tanto viene ripresa anche altrove. Come ha fatto qualche tempo fa &#8220;Avvenimenti Italiani&#8221; attraverso il maresciallo di artiglieria Paolo Messina e il giornalista Michele Gambino, o lo scrittore Giuseppe Genna con il suo romanzo &#8220;Dies Irae&#8221;. � la vicenda di Salvatore Florio, colonnello della guardia di finanza morto con il suo autista il 26 luglio 1978 in un incidente stradale sull&#8217;autostrada del Brennero. I due militari erano partiti da Vipiteno e stavano viaggiando alla volta di Roma quando, nei pressi del casello di Carpi, il veicolo sband� per �cause non accertate�. Cos� si scrisse sulle relazioni di servizio, ma Miriam Cappuccio, la moglie da cui l&#8217;ufficiale ha avuto due figli, ascoltata anche dai membri della commissione d&#8217;inchiesta sulla P2, ha sempre cercato di dire che, forse, non proprio di fatto accidentale si trattava.</p>
<p>Se capita di non voler accettare la morte improvvisa e fortuita di un congiunto e di voler per forza cercare motivazioni che risiedono altrove, a far riflettere su questa vicenda dovrebbero essere i trascorsi del colonnello Florio. Catanese d&#8217;origine, quando muore non ha nemmeno sessant&#8217;anni e il suo nome � legato a inchieste di peso tutt&#8217;altro che marginale, come quelle sulla loggia P2 di Licio Gelli, lo scandalo dei petroli e il fascicolo MiFoBiali, progetto che prevedeva forti legami tra un faccendiere romano, Mario Foligni, e la Libia di Muammar Gheddafi. E in tutto questo di non secondario scenario � il lavoro che conduceva l&#8217;agenzia Op di Mino Pecorelli, ucciso a Roma qualche mese dopo la morte di Florio, il 20 marzo 1979.</p>
<p>Le attivit� investigative condotte fin dal 1974 sull&#8217;ex venerabile, al colonnello avevano creato non pochi problemi all&#8217;interno delle fiamme gialle. Florio, come capiter� a Silvio Novembre, era entrato in conflitto con alti ufficiali. Fino ad arrivare al generale Raffaele Giudice, nominato a sorpresa comandante generale (quando verr� rinvenuto l&#8217;elenco degli iscritti, si scoprir� che era affiliato alla P2) e coinvolto nel secondo caso seguito sempre dal colonnello, il dossier MiFoBiali. Florio, nei suoi ultimi anni, aveva resistito anche alle lusinghe che volevano attirarlo nella rete di Gelli ed erano stati allora trasferimenti, difficolt� sempre maggiori con l&#8217;amministrazione e in particolare con il capo di Stato maggiore, il colonnello Donato Lo Prete, e il suo pari grado Giuseppe Trisolini (altri piduisti). Infine quella frase, pronunciata un mese prima di morire di fronte a Giudice che gli aveva imposto un&#8217;ispezione: �Le dir� presto tutto quello che sono venuto a sapere su di lei�.</p>
<p>Una parabola, quella del colonnello Florio (le cui informative datate 1974 e redatte da un capitano, Luciano Rossi, saranno ritrovate nel 1981 a Castiglion Fibocchi, presso l&#8217;azienda Gioele di Gelli, e appena dopo Rossi si suicider�), che non � dissimile dalla vicenda di Silvio Novembre. Fatta salva la conclusione differente, sar� una vita di intimidazioni, minacce di trasferimento (nel caso di Florio minacce attuate), ordini eseguiti come il giuramento sulla divisa e sulla Costituzione comanda, ma diventati boomerang contro chi quegli ordini li ha eseguiti.</p>
<p>Silvio Novembre, maresciallo delle fiamme gialle, quando il 14 luglio 1979 partecipa ai funerali di Giorgio Ambrosoli ha 45 anni. � nato nel 1934 a Piacenza ed � di fibra forte. Una fibra che gli hanno regalato i suoi genitori, gente semplice, che si ammazza di lavoro dalla mattina alla sera e non di rado anche oltre. Il padre, da muratore qual era, fa &#8220;carriera&#8221; nel pubblico quando diventa ferroviere, ma i soldi non bastano mai per mantenere Silvio e i suoi quattro fratelli. Di studiare, nella sua famiglia, non c&#8217;� possibilit�. E cos� il futuro maresciallo Novembre si prende la licenza di scuola media e va a fare il manovale.</p>
<p>La guerra � finita da tre anni e c&#8217;� da ricostruire. Ma c&#8217;� anche da migliorare, rispetto alle condizioni anteguerra. Cos� Silvio, adolescente, finisce a scavare buche per piantare tralicci della nuova linea elettrica a suon di colpi di pala e piccone. E il ragazzo, diventato un uomo di un un metro e 80 tutto muscoli, si fa braccia sempre pi� robuste.</p>
<p>Fino ai 18 anni va avanti cos� quando, allacciata un&#8217;amicizia con un ingegnere che lavora per la societ� che sta elettrificando il piacentino, la Edison, fa il primo salto di qualit� e passa tra i tecnici. E incontra le squadre della guardia di finanza che periodicamente arrivano a controllare che sia tutto a posto con tasse e concessioni. Silvio � affascinato dalle loro divise e inizia a cullare l&#8217;idea di vestirne una. Cos� chiede come si fa a entrare e i militari glielo spiegano. Ma quando fa domanda Silvio si &#8220;attrezza&#8221; perch� non venga rifiutata e va a parlare con don Francesco Arfini, parroco della chiesa piacentina di San Savino. Che sar� pure un sacerdote di provincia, ma ha studiato con Agostino Casaroli, ai tempi gi� sostituto della segreteria di Stato del Vaticano e nato in quel di Castel San Giovanni. La &#8220;raccomandazione&#8221; � cosa fatta e &#8211; si chiede Corrado Stajano nel libro &#8220;Un eroe borghese&#8221; &#8211; �l&#8217;avr� saputo lo Ior, l&#8217;avr� saputo Monsignor Marcinkus?�</p>
<p>Ma non siamo ancora arrivati al tempo degli scandali della Banca Privata Italiana di Michele Sindona e poi del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Manca ancora una ventina d&#8217;anni all&#8217;inizio di quella storia. Qui siamo nel 1953, anno in cui il commercialista siciliano � appena approdato a Milano nutrendo la sua lista di clienti a suon di disinvoltura contabile e fiscale e il banchiere che morir� nel giugno 1982 impiccato sotto il ponte dei Frati Neri di Londra � ancora ai gradini pi� bassi dell&#8217;istituto che arriver� a dirigere.</p>
<p>Siamo precisamente al 13 gennaio 1953 quando la visita di idoneit� per Silvio Novembre si trasforma in un arruolamento immediato e nella spedizione altrettanto immediata al corso allievi delle fiamme gialle di Predazzo, provincia di Trento. Negli anni successivi gira mezza Italia. Macugnaga, Domodossola, Genova, Lido di Ostia per la scuola sottufficiali. E poi ancora l&#8217;Alto Adige, il Veneto, il Friuli, dove a San Vito al Tagliamento conosce una ragazza che sposer� nel 1962.</p>
<p>Ma il trottare di Silvio Novembre non � ancora finito. Venezia, San Don� di Piave e nel 1963 l&#8217;approdo a Brescia, dove inizia un percorso di specializzazione. L&#8217;Italia sta cambiando e cos� anche molti suoi aspetti, quelli amministrativi compresi. Si sta andando oltre fatture attive e passive, partita doppia, versamenti all&#8217;erario. Si sta andando verso una guardia di finanza che si intende di tecnica bancaria, di diritto commerciale, di transazioni internazionali, di estero su estero. Non potrebbe essere altrimenti negli anni del boom economico che, se significano stipendi pi� arrotondati per operai e impiegati, generano anche profitti pi� lauti per gli imprenditori. Ma gli incassi per lo Stato non crescono in modo proporzionale e il vizio all&#8217;evasione fiscale, anche allora, passa per flussi di denaro che vanno fuori confine, per bilanci truccati al ribasso, per utili tagliuzzati da sottrarre alle casse romane. Occorre gli ci si professionalizzi per star dietro a questo mondo sempre pi� frenetico e inabissato e Silvio Novembre non si tira indietro. Studia, si aggiorna, si specializza.</p>
<p>Lo fa al punto che nel 1971, quando il suo comandante si trasferisce a Milano, lo chiama in via Fabio Filzi con s�. Novembre non ne gioisce particolarmente. Ha due figlie piccole, Caterina, nata nel 1963, e Isabella, nel 1968, e a Brescia, roccaforte di piccole imprese che costituiscono un nerbo importante del miracolo economico italiano, resterebbe ancora. Ma l&#8217;Amministrazione chiama e lui risponde.</p>
<p>Nel capoluogo lombardo trascorre tre anni di lavoro duro e intessuto di indagini importanti, come quella che ha riguardato l&#8217;Italgrani e il suo &#8220;re&#8221;, Francesco Ambrogio, grande amico del ras della politica partenopea Paolo Cirino Pomicino e una vita imprenditoriale tra scalate di successo e guai con la giustizia, conclusasi nell&#8217;aprile 2009 con l&#8217;omicidio suo e della moglie, avvenuto nella loro villa in via Discesa Gaiola a Posillipo, Napoli. Ma, tornando indietro, le ferie dell&#8217;estate 1974 Silvio Novembre le inizia tirando un sospiro di sollievo per il raggiunto riposo, per quanto consapevole che, forse, l&#8217;autunno gli riserver� giornate di lavoro ancora pi� serrate. Michele Sindona, il &#8220;salvatore della lira&#8221; per andreottiana investituta, sta cadendo in disgrazia e la disgrazia aumenta il successivo 4 ottobre, quando il giudice istruttore Ovilio Urbisci chiede che venga arrestato per false comunicazioni e illegale ripartizione degli utili, reati a cui si aggiunge venti giorni dopo la bancarotta fraudolenta.</p>
<p>Al &#8220;caso Sindona&#8221; lavora anche il pubblico ministero Guido Viola. Ma quella vicenda � grande, enorme, e il magistrato ha bisogno di tutto il supporto possibile. Cos� convoca i suoi referenti delle fiamme gialle e chiede che gli assegnino alcuni uomini, un pool si direbbe oggi.</p>
<p>�Novembre, ci vuoi entrare?� gli viene chiesto al comando.</p>
<p>Novembre, forse ricordando i presagi dell&#8217;estate precedente, non esista a rispondere di s�. Lo si consideri gi� al lavoro, insieme a un tenente, a tre marescialli e a due brigadieri che ne faranno parte. Gli stessi che, nel 1981, saranno a fianco di Giuliano Turone e di Gherardo Colombo che, alla ricerca della lista dei cinquecento (un elenco di cittadini italiani che avevano utilizzato il sistema Sindona per esportare capitali), inciamperanno su un&#8217;altra lista. Quella degli iscritti alla loggia massonica P2 di Licio Gelli, la �pi� grande vicenda criminale� della Prima Repubblica di allora.</p>
<p>Ecco dunque la guardia di finanza entrare all&#8217;inizio con venti uomini nell&#8217;edificio di via Boito, a pochi passi dalla Scala di Milano, puntando al quarto piano, dove ci sono gli uffici che occupava proprio Michele Sindona quando era ancora in sella al suo impero. Loro, inviati l� per conto dell&#8217;autorit� giudiziaria, varcano la soglia per la prima volta perch� devono effettuare delle perquisizioni. I magistrati non sanno ancora bene quali documenti cercare, devono recuperare �indizi e prove in relazione ai reati che si suppongono� e cos� fanno mettendo i sigilli a una stanza, un armadio o una cassetta quando l&#8217;hanno ripassata.</p>
<p>Al primo piano dello stesso edificio c&#8217;� un altro inquilino. � il commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, si chiama Giorgio Ambrosoli ed � l&#8217;avvocato inviato per ricostruire prima lo stato passivo e quello attivo dell&#8217;istituto di credito. Non gradisce la presenza delle fiamme gialle e teme ingerenze, controlli. Non fa alcuno sforzo per nascondere la sua antipatia per i militari, che la ricambiano. Ma con l&#8217;avvocato ci devono a che fare quotidianamente, fosse solo per fargli firmare i verbali delle attivit� svolte nel corso del giorno. Ogni sera si ripete la stessa scena: i finanziari scendono al piano di Ambrosoli e sono costretti ad attendere, talvolta anche ore, perch� questi si liberi e firmi i documenti che gli sottopongono.</p>
<p>Una mattina raccontano a Silvio Novembre il ripetersi dell&#8217;episodio sempre uguale a se stesso. Novembre, fino a quel momento in diffidente silenzio, decide che non vuole restare con la bocca chiusa e va a cercare l&#8217;avvocato. Nel suo ufficio non c&#8217;�, si trova in sala riunioni insieme ai suoi collaboratori, Pino Gusmaroli, l&#8217;avvocato Sinibaldo Tino e il professore Vittorio Coda.</p>
<p>Novembre per un po&#8217; aspetta, ma poi interrompe la riunione.</p>
<p>�Non vede che sono occupato?� lo rimbecca Ambrosoli.</p>
<p>Il maresciallo gli risponde per le rime e, se all&#8217;inizio i toni si alzano, l&#8217;avvocato cerca di mantenere la calma e gli chiede di attendere altri quindici o venti minuti al massimo. Novembre non ci sente, protesta e Ambrosoli allora dirige il suo nervosismo verso Guido Viola, che non l&#8217;avrebbe avvertito della coabitazione forzata con la guardia di finanza n� delle attivit� di polizia giudiziaria che sarebbe state condotte in parallelo alle sue.</p>
<p>Poi, a un certo punto della discussione, l&#8217;avvocato se ne esce con una frase inaspettata: �Maresciallo, lei ha mangiato?�</p>
<p>�No, ma se dobbiamo litigare � meglio farlo qui�.</p>
<p>�Ci siamo spiegati a sufficienza. Vede, non sono di quelli che si fidano subito di tutto e di tutti. Io concedo la mia fiducia solo dopo aver conosciuto bene il prossimo. D&#8217;accordo, dobbiamo lavorare insieme, per� gradirei avere rapporti con una sola persona, sempre la stessa, non un giorno con l&#8217;una e il giorno dopo con l&#8217;altra. Sar� lei l&#8217;interlocutore�.</p>
<p>Non ci si aspetti a questo punto un happy end tra l&#8217;avvocato Ambrosoli e il maresciallo Novembre. Ma � un inizio, per quanto spigoloso e non scevro di successivi momenti di tensione, tra due uomini a cui hanno insegnato a essere persone perbene. A svolgere il proprio lavoro sino in fondo, onestamente, come ogni cittadino dovrebbe fare. E invece va a finire che se ci sono coloro che lo fanno fino all&#8217;estremo rischio, fino all&#8217;esposizione personale, diventano eroi. Eroi borghesi.</p>
<p>Ma prima Novembre e Ambrosoli diventano collaboratori, stretti collaboratori, e poi amici. Che l&#8217;amicizia diventi il sentimento che lega anche personalmente i due accade nel 1975, quando devono affrontare la questione Fasco, la holding che ha sede nel Liechtenstein e che rappresenta il cuore del sistema sindoniano e che vedr� la sinergia tra guardia di finanza, commissario liquidatore e magistratura. La Finanbank, altra emanazione del castello finanziario del banchiere siciliano, ricorda che il consiglio d&#8217;amministrazione sta per scadere e che ci sono 4 mila azioni bloccate in vista dell&#8217;assemblea che deve svolgersi nel 1976 in Lussemburgo. Ambrosoli riesce in un blitz a liberare le azioni, trasferendole altrove, e a revocare gli incarichi agli uomini di Sindona.</p>
<p>Racconta direttamente Silvio Novembre nel testo &#8220;La fatica della legalit�&#8221;, raccolto da Maurizio De Luca e pubblicato la prima volta su Micromega (numero 1/1995) e poi nel saggio &#8220;Ambrosoli. Nel rispetto di quei valori&#8221; (Interlinea, 1997):</p>
<blockquote><p>
�Le revoche delle procure e il rinnovamento delle cariche furono il grimaldello per entrare direttamente nel cuore del sistema finanziario costruito da Michele Sindona. Ovviamente tutto questo gener� una reazione violenta da parte di Sindona, sia legale che paralegale. Vi furono formali opposizioni in Liechtenstein all&#8217;assemblea, venne chiesto il sequestro delle azioni. Giorgio Ambrosoli venne direttamente denunciato per malversazione, patrocinio infedele e altra roba di questo genere�.
</p></blockquote>
<p>La giornata di lavoro dei finanziari finisce alle 17.30 e il pool, rimasto di quattro uomini e al cui comando si mette lo stesso Novembre (a rimanere ci sono anche il maresciallo Francesco Carluccio e i brigadieri Orlando Gotelli e Gaetano De Gennaro), si dirige verso il comando di via Filzi per far rapporto. Novembre invece scende di tre piani e inizia il &#8220;secondo turno&#8221;, quello di braccio destro personale dell&#8217;avvocato Ambrosoli.</p>
<p>Passano le notti cos�, quei due. Con Ambrosoli che ha bisogno del supporto di qualcuno che si intenda di polizia giudiziaria, dato che il suo lavoro sta sempre pi� deviando verso una serie di reati, per di pi� commessi a livello internazionale, dai quali non riuscirebbe a districarsi da solo. Ormai, in quelle notti, diventate in breve mesi, al lavoro non si sono pi� un maresciallo delle fiamme gialle e un commissario liquidatore e nemmeno due collaboratori. Ci sono due amici consapevoli di condividere sempre di pi� un destino solitario contro un potere forte, molto forte.</p>
<p>Gi� dalle cifre, impressionanti, si capisce. Quando nell&#8217;autunno del 1974 viene concluso il lavoro sullo stato passivo, necessario per quantificare i crediti da esigere e recuperarli (ma soprattutto per ammette i creditori al recupero del loro denaro: tra questi sar� escluso il potente Ior di monsignor Paul Casimir Marcinkus), le perdite dell&#8217;impero finanziario di Sindona ammontano a 207 miliardi di lire. A questo punto Ambrosoli chiede lo stato di insolvenza e l&#8217;avvio della relativa attivit� giudiziaria.</p>
<p>Iniziano qui le accuse esplicite contro l&#8217;avvocato di eccesso di zelo, di accanimento, di Torquemada della finanza e del libero mercato. Del comunista. Il commercialista siciliano, infatti, come tale lo etichetta dagli Stati Uniti, tanto negli incontri pubblici quanto in quelli privati, la peggiore invettiva per un uomo &#8211; con un passato nel partito monarchico e con un&#8217;impostazione mentale da liberale &#8211; che con la falce e il martello mai ci aveva avuto a che fare.</p>
<p>Va detto poi che non � stato Ambrosoli ma il pool di finanzieri a iniziare per primo la ricostruzione delle scatole cinesi societarie, delle imprese estere, dei paradisi fiscali attraverso cui transitano i capitali che finiscono nel nulla. Ormai i lavori degli uomini inviati dal giudice istruttore Ovilio Urbisci e dal sostituto procuratore Guido Viola e il liquidatore devono viaggiare in parallelo pi� strettamente. � una ragnatela che riunisce ambienti mafiosi, massoneria, vertici vaticani, politica, finanziamento illecito ai partiti (soprattutto alla Democrazia Cristiana, ma anche ai socialdemocratici), servizi segreti.</p>
<p>E c&#8217;erano gli accordi segreti e i versamenti in nero con l&#8217;Ente Minerario Siciliano capitanato da Graziano Verzotto, il senatore inviato in Sicilia a met� degli anni Cinquanta da Amintore Fanfani per �far ordine� nella Dc e il cui nome si legher� alla morte presidente dell&#8217;Eni, Enrico Mattei, e alla scomparsa del giornalista dell'&#8221;Ora&#8221; di Palermo Mauro De Mauro. Ed ecco cosa ne emerge, dalle parole di Corrado Stajano:</p>
<blockquote><p>
�I misteri di Sindona svelano la sua anima nera. Che seguita ad aleggiare, l� dentro. Giorgio Ambrosoli e gli altri che lavorano nelle stanze della Banca Privata Italiana hanno di continuo la percezione dell&#8217;onnipotenza del banchiere. I documenti ufficiali, i verbali dei consigli d&#8217;amministrazione e dei collegi sindacali, ma anche le carte non ufficiali, le lettere, gli appunti non rivelano mai il pi� marginale dissenso. Sindona fa ci� che vuole, come vuole, quando vuole. Non c&#8217;� mai neppure una parvenza di discussione, di disaccordo, dissociazione, confronto. � un sistema totalitario, il sistema Sindona, un sistema assoluto senza mai un accenno di statuto. Alle compiacenze e alle protezioni di fuori corrisponde l&#8217;ubbidienza assoluta di dentro�.
</p></blockquote>
<p>Questa �ubbidienza assoluta� per� non dimora in Ambrosoli n� in Novembre. E nemmeno in Gusmaroli, Viola, Urbisci e Tino. � sostanzialmente questo il team che d� l&#8217;assalto all&#8217;impero del banchiere, che vi si insidia per comprenderlo e per cercare di rifondere chi ci sta perdendo i soldi di una vita di lavoro. Ed � un team solo, che non avr� l&#8217;appoggio del parlamento, ma nemmeno quello di chi contro quel tipo di finanza, di truffa, dovrebbe scagliarsi ancora peggio di Ambrosoli e dei suoi uomini. Eppure nemmeno il Partito Comunista si muove, la sua stampa evita quando pu� si raccontarne sulle sue pagine.</p>
<p>Insomma, i temporanei inquilini dell&#8217;edificio di via Boito, &#8220;perseguitati&#8221; dall&#8217;ossessiva presenza degli originami fatti da Sindona, lavorano nella solitudine pi� totale, gi� di per s� pesante. Ma restasse tale, la situazione, ci sarebbe di che tirare un sospiro. E invece no, si aggiunge dell&#8217;altro. Novembre, quando va al comando della finanza, percepisce prima qualche voce e domande che gli sembrano andare oltre la retorica.</p>
<p>�Lei � portato a vedere il male anche quando e dove non c&#8217;�. Che cos&#8217;� successo mai? Se si dovesse fare un&#8217;ispezione in tutte le banche, chi si salverebbe?�</p>
<p>Se gi� prima il maresciallo prestava attenzione a tutto ci� che faceva e diceva, ora diventa pi� circospetto. Si sente osservato, ascoltato, incalzato da domande dei superiori che, da retoriche, diventano pi� circostanziate. Tentano di carpirgli dettagli del suo lavoro e un&#8217;escalation in negativo si evidenzia improvvisa quando salta fuori la questione della fantomatica &#8211; e mai ritrovata &#8211; lista dei cinquecento. Tanto che si prova una prima volta a farlo fuori dall&#8217;indagine, messo a lavorare in archivio, ma senza troppa convinzione. Cos� Novembre resta al suo posto, per quanto l&#8217;avvocato Rodolfo Guzzi, legale di Michele Sindona, annoti sulla agenda, al giorno 4 novembre 1977, �riunione con Gelli. Sostituzione di Novembre�.</p>
<p>Il secondo tentativo � assestato pi� in profondit�. Qualcuno, al comando generale, ha chiesto il trasferimento del maresciallo senza che lui ne sapesse nulla e lo viene a sapere solo perch� un sottufficiale glielo dice. Novembre ne parla con Urbisci e con Viola e dice loro anche di non intervenire, prover� a vedersela lui. Cos� fa perch� a evitare quel provvedimento punitivo ci pensa il colonnello che da Brescia l&#8217;aveva voluto con lui a Milano. Anche stavolta niente trasferimento, ma all&#8217;ennesimo tentativo, giunto ormai in dirittura d&#8217;arrivo, l&#8217;ufficiale non pu� fare niente e appare pronto a quel punto un bell&#8217;incarico lontano da Milano, sul Monte Bianco. A evitarlo ci riesce per� il sostituto procuratore Guido Viola, che si rivolge direttamente al comando generale.</p>
<p>Se con uno spostamento d&#8217;imperio non sembra essere possibile raggiungere alcun risultato, si cambia tattica. Del resto ogni uomo ha il suo prezzo, sostiene qualcuno, basta offrire quanto basta. Niente neanche con le lusinghe di un posto migliore, di un avanzamento di carriera, di qualche emolumento per smettere di essere il mastino contro Sindona. Allora si cambia ancora strategia e si passa alle minacce. Ma Novembre � uno tosto.</p>
<p>Un uomo tosto e tutto d&#8217;un pezzo, ma con un unico punto debole: la moglie gravemente malata, senza speranze di cura, almeno in Italia (morir� l&#8217;11 dicembre 1979, pochi mesi dopo Ambrosoli, segnando ancora pi� profondamente la disperazione che coglie il maresciallo in quel periodo). E allora ecco che qualcuno ventila la possibilit� di farla ricoverare a Houston, negli Stati Uniti, dove si stanno sperimentando nuovi protocolli terapeutici. Troppo caro per un maresciallo della guardia di finanza? Macch�, ci penseranno loro, gli amici che potrebbe avere se solo si dimostrasse un po&#8217; meno pi� intransigente.</p>
<p>Novembre inizia a essere davvero preoccupato. � spaventato perch�, esaurite tutte le forme di seduzione possibile, tornano le minacce e, come in un film poliziesco ambientato proprio in quegli anni, il maresciallo non esce pi� disarmato e a Milano &#8211; dove ancora poco tempo fa qualcuno aveva l&#8217;ardire di sostenere che mafia non ci fosse &#8211; se ne va in giro stringendo il calcio della rivoltella nascosta dalla giacca.</p>
<p>A indagare sul conto di Michele Sindona nel frattempo ci si sono messi anche gli americani, che pochi giorno dopo la dichiarazione di fallimento della Banca Privata Italiana, dichiarano fallita anche la Franklin National Bank. Ambrosoli e Novembre, quando pi� avanti verr� chiesto loro, iniziano a collaborare anche con gli inquirenti d&#8217;oltreoceano. Il 20 marzo 1979 Michele Sindona viene incriminato per bancarotta anche dall&#8217;altra parte dell&#8217;Atlantico e dagli Stati Uniti il giudice Thomas Griesa, con l&#8217;avvicinarsi del processo che si celebrer� presso la corte federale di New York, avanza una rogatoria internazionale perch� ha bisogno dei documenti che gli italiani hanno sulla banca americana. Cos� Ambrosoli e Novembre dettagliano le fasi dell&#8217;acquisto dell&#8217;istituto di credito statunitense con denaro altrui, i rapporti fraudolenti con la svizzera Amicor Bank, spiegano come sia stato possibile fare un buco da 40 miliardi di dollari, dimostrano che Sindona ha mentito quando ha risposto alle domande postegli dalla Security and Exchange Commission.</p>
<p>Il livello della rabbia di Sindona cresce inarrestabile, soprattutto dopo il blitz di Ambrosoli. E aumentano le intimidazioni, soprattutto telefoniche, che giungono sia a Novembre che ad Ambrosoli. Il quale arriver� a sentirsi dire: �Non la salvo pi� perch� lei � degno solo di morire ammazzato come un cornuto. Lei � un cornuto e un bastardo�.</p>
<p>Poi, a inizio &#8217;79, stop. Il telefono smette di squillare e forse � giunto il momento di poter lavorare in pace. Almeno un po&#8217;. Dice Ambrosoli a Novembre: �Sindona ha avuto solide assicurazioni dai suoi referenti politici e ha accantonato l&#8217;idea dell&#8217;azione violenta�. Ma la morte dell&#8217;avvocato � gi� stata decisa e la sentenza verr� eseguita di l� a pochi mesi.</p>
<p>Intanto se le minacce sembrano affievolirsi, altri sono i segnali che continuano a far preoccupare i due uomini. � sera e Silvio Novembre sta aspettando Giorgio Ambrosoli al confine con la Svizzera dopo che l&#8217;avvocato � stato a Lugano per parlare con Carlo De Mojana e con il genero di Sindona, Pier Sandro Magnoni, marito di Maria Elisa, due perni del colosso finanziario in disfacimento. Quando Ambrosoli arriva, Novembre vede subito che ha l&#8217;aria atterrita.</p>
<p>�Hanno la mia seconda relazione al giudice istruttore, ma ribattuta�.</p>
<p>Il documento � uscito dai palazzi di giustizia, qualcuno deve averlo ricopiato e consegnato in mano che non avrebbero dovuto reggerlo. I nemici sono tra loro, se mai ci fosse stato bisogno di un&#8217;altra conferma, e non li mollano. E a quel punto in Novembre, consapevole del pericolo che, ancor pi� di lui, sta correndo l&#8217;avvocato, si chiede se senza il suo zelo Ambrosoli sarebbe arrivato cos� lontano rischiando di venir fatto fuori per questo. Se fosse stato un po&#8217; meno mastino, non avrebbe gli fatto un favore? Ma poi si pente, Novembre, e non se lo domanda pi�. Loro sono uomini dello Stato e come tali devono andare avanti. E si devono proteggere l&#8217;un l&#8217;altro.</p>
<p>A questo proposito, il maresciallo dir�:</p>
<blockquote><p>
�Io sono convinto di una cosa. Presi singolarmente eravamo due individui diversi rispetto a quello che siamo diventati lavorando insieme alle stesse cose. L&#8217;uno potenziava l&#8217;altro e viceversa. Fino al punto di aver tirato fuori un individuo diverso da me e da lui, proprio perch� la comunit� d&#8217;intenti, la simbiosi � stata totale. Questo spesso mi ha fatto pensare che forse senza di me quest&#8217;uomo, che pure era una persona perbene e piena di valori, si sarebbe comportato in maniera diversa�.
</p></blockquote>
<p>Novembre, cos�, all&#8217;insaputa dell&#8217;avvocato si mette a fargli una scorta silenziosa, sotto casa, dove trascorre le notti all&#8217;interno della sua auto e la pistola a portata di mano. Racconter� alla stampa nel luglio 2000, in una delle rare interviste rilasciate:</p>
<blockquote><p>
�[Una scorta vera e propria] non l&#8217;ha mai voluta. Nelle ultime settimane, io ho vigilato su di lui, a sua insaputa. Ovviamente, se n&#8217;� accorto. Cosa ha fatto? Mi ha sgridato, bonariamente. Gli uomini riservati sono fatti cos�. E in proposito aveva gi� raccontato altrove: �Sentivo che non era sufficiente fare quello che dovevo fare in banca. In quel momento rappresentavo pi� di [Ambrosoli] lo Stato proprio per la mia professione. Tra i miei compiti allora c&#8217;era anche quello di difenderlo, visto che altri non provvedevano. Oltre al senso del dovere poi, a spingermi c&#8217;era anche l&#8217;amicizia�.
</p></blockquote>
<p>Vanno avanti anche quando il 13 giugno 1979 Ambrosoli fa una scoperta nello scantinato della Banca Privata Italiana. � l&#8217;episodio che Novembre chiama della �pistola segata�. Il liquidatore scende perch� ha bisogno di prendere un fascicolo dall&#8217;archivio, ma su un bidone dei rifiuti trova una 7.65 fatta a pezzi e con le componenti letteralmente segate. Dal numero di matricola si risale alle armi dei portavalori custodite nella banca. La maggior parte � stata venduta e nella cassaforte, di cui � rimasta solo una chiave dopo che il custode ha perduto la sua (l&#8217;altra ce l&#8217;ha Ambrosoli e l&#8217;altra sar� ritrovata il mattino dopo nel cassetto di una scrivania) ne sono rimasti dieci sulle quindici che c&#8217;erano. Ancora una minaccia, una delle ultime.</p>
<p>E in riferimento a questo episodio, Novembre racconta ancora in &#8220;La fatica della legalit�&#8221;:</p>
<blockquote><p>
�Il significato simbolico di questa messa in scena davanti all&#8217;archivio, nel seminterrato, parve subito chiaro: volevano farci sapere che non potevamo assolutamente sentirci sicuri neppure dentro la banca e che era stata presa la decisione di farci a pezzi. Tutti o solo alcuni di noi. Come quella pistola. Lo capimmo bene e subito�.
</p></blockquote>
<p>Non c&#8217;� pi� scampo dunque per Giorgio Ambrosoli, che viene ammazzato l&#8217;11 luglio 1979 appena fuori da una trattoria milanese dove aveva trascorso una serata con gli amici, dopo aver deposto di fronte ai giudici americani. Muore per mano di un killer inviato da Michele Sindona, Joseph Aric�. �Mi scusi, avvocato Ambrosoli�, gli dir� prima di sparare quattro colpi di pistola e guadagnarsi i cinquanta mila dollari promessigli dal banchiere siciliano.</p>
<p>E Silvio Novembre, di fronte al feretro dell&#8217;uomo di cui � stato collaboratore e amico, ha preso anche un&#8217;altra decisione, oltre a quella di non servire pi� chi abbandona i suoi servitori migliori: lasciare la guardia di finanza. Vi rester� ancora per un po&#8217; di tempo, fino al 1982, per affiancare i tre liquidatori che porteranno avanti e concluderanno il lavoro dell&#8217;avvocato. C&#8217;� da fare ancora il recupero credito, che terminer� solo nel luglio 1987 con la cessione del residuo attivo alla Banca Commerciale Italiana. Ma a quel punto, Silvio Novembre non � pi� un maresciallo delle fiamme gialle. � un uomo che ha visto morire un amico con cui aveva creduto di far qualcosa per lo Stato.</p>
<p>Il 1 aprile 1995 Monica Zappelli, giornalista di &#8220;I nuovi siciliani&#8221;, gli ha chiesto se considerasse finito il suo lavoro, quando scrisse la lettera di congedo.</p>
<blockquote><p>
�No. L&#8217;ho fatto come atto di &#8220;ribellione&#8221;. In quegli anni terribili vedevo morire, oltre a Giorgio Ambrosoli, tantissime altre persone, non solo tra i servitori dello Stato. Mi era diventato difficile continuare a osservare il giuramento con lo stesso spirito con cui l&#8217;avevo osservato fino ad allora. [Il fatto di non essermi arreso lo devo] all&#8217;abitudine a fare il proprio dovere, sempre e comunque. Non nel nome di un pezzo di Stato, o degli uomini che in quel momento rappresentavano lo Stato, ma in nome dello Stato con la &#8220;esse&#8221; maiuscola, in nome di tutti, della collettivit�. Con grande naturalezza perch� erano valori ormai insiti, gi� metabolizzati. Non si aveva la sensazione di fare cose eccezionali�.
</p></blockquote>
<p>Probabilmente gioca a favore dell&#8217;�atto di ribellione� del maresciallo anche un episodio che accade nelle ore immediatamente successive al delitto Ambrosoli. Novembre non � a Milano, era partito per Bibbione dove si trovava la moglie, le cui condizioni si erano improvvisamente aggravate. Quando gli giunge la notizia del delitto, per�, Novembre fa dietrofront e torna nel capoluogo lombardo. Ricorda nel testo &#8220;La fatica della legalit�&#8221;:</p>
<blockquote><p>
�Era il giorno dell&#8217;autopsia di Ambrosoli. Io ero rientrato annichilito a Milano. Ero disperato. Eravamo in piazzale Morin, dove c&#8217;� l&#8217;obitorio. Io ero deciso a iniziare subito le indagini. Con me c&#8217;era Viola. Eravamo distrutti, squassati nell&#8217;anima, ma non eravamo arresi. Con noi c&#8217;era un collega di Viola, quello che avrebbe dovuto essere il titolare delle indagini. Ebbene quest&#8217;uomo di cui non intendo neppure ricordare il nome ci disse che lui se ne doveva andare in vacanza, che c&#8217;era poco da fare, perch� tanto delitti come quello erano destinati a restare impuniti. Lo ammetto, gli saltai al collo e ci dovettero dividere. Io non me ne pento�.
</p></blockquote>
<p>Ancora parlando con la cronista dei &#8220;I nuovi siciliani&#8221;, che gli chieder� se prova rancore quando pensa a Sindona e a colui che � sempre stato indicato come suo grande patron, Giulio Andreotti, Novembre risponder�: �Non rancore, disapprovazione. � un&#8217;altra cosa. Critica feroce, perch� chi doveva comportarsi bene non si � comportato bene, ma non pi� di questo�. Gi� nell&#8217;aprile 1997, al processo per l&#8217;omicidio del giornalista Mino Pecorelli che vedeva tra gli imputati anche Giulio Andreotti, sospettato di essere tra i mandanti (sar� poi assolto), Novembre testimonier� di fronte alla corte sostenendo che il &#8220;Divo&#8221;, nel 1977, voleva che la banca di Sindona fosse salvata, malgrado negasse qualsiasi contatto con il banchiere siciliano a partire dal 1973. E sempre nella primavera del 1997 c&#8217;� in corso un altro processo: sempre contro Andreotti, stavolta accusato di aver avuto rapporti con cosa nostra (in questo caso i reati pre-1980 del senatore a vita saranno dichiarati prescritti). Novembre, questa volta, riferir� di un incontro con Sindona quando ormai era latitante anche negli Stati Uniti.</p>
<p>Ancora a proposito di Giulio Andreotti, il 9 settembre 2010 � prevista una puntata della trasmissione &#8220;La storia siamo noi&#8221; di Giovanni Minoli dedicata al commissario liquidatore della Banca Privata Italiana. L&#8217;ormai senatore a vita, davanti alle telecamere della Rai, risponde a una domanda sulle ragioni dell&#8217;omicidio Ambrosoli e afferma: �Non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo � una persona che in termini romaneschi se l&#8217; andava cercando�. E si scatena il finimondo.</p>
<p>Riporre la divisa per� non significa che Novembre abbia smesso di seguire le vicende che uccisero il suo amico fraterno Ambrosoli e che devastarono la sua vita. Il 4 maggio 1998, quando Licio Gelli, uno degli &#8220;osservati speciali&#8221; da Novembre tornato in abiti civili, scompare nel nulla, l&#8217;ex maresciallo non ce la fa a stare zitto e incalzato da Carlo Bonini, ai tempi firma del &#8220;Corriere della Sera&#8221;, sbotter�:</p>
<blockquote><p>
�Amareggiato? Mi chiede se sono amareggiato? Io sono inferocito, inferocito come una bestia, altro che amareggiato. Aver fatto scappare quello l� � uno schifo, una cosa indegna di un Paese civile, un insulto alle lacrime e al sangue versati in vent&#8217;anni�.
</p></blockquote>
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		<title>L&#8217;audiodocumentario &#8220;Oltre la morte&#8221;: Nino Agostino e Ida Castelluccio, un delitto fra mafia e Stato</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Aug 2019 08:20:46 +0000</pubDate>
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<p>&#8220;Oltre la morte&#8221;. Non � un caso che si intitoli cos� l&#8217;audiodocumentario scritto e realizzato per Antimafia Duemila sull&#8217;omicidio di Nino Agostino e Ida Castelluccio. E non � un caso nemmeno che nel sottotitolo si parli di &#8220;un delitto fra mafia e Stato&#8221;. Il primo caso mancato si deve all&#8217;iscrizione incisa sulla lapide di Giacoma Augusta Schiera: &#8220;Qui giace la madre dell&#8217;agente Antonino Agostino, una mamma in attesa di giustizia anche oltre la morte&#8221;. Il secondo, legato al precedente, si spiega nel fatto che quell&#8217;omicidio, avvenuto esattamente trent&#8217;anni fa, il 5 agosto 1989, � stato compiuto da uomini appartenenti alla criminalit� organizzata, ma con complicit� che vanno rintracciate all&#8217;interno delle istituzioni.</p>
<p><em><a href="http://www.antimafiaduemila.com/home/primo-piano/75387-oltre-la-morte-nino-agostino-e-ida-castelluccio-un-delitto-fra-mafia-e-stato.html">Continua a leggere su Antimafia Duemila</a></em></p>
<p><em><a href="https://soundcloud.com/antonella-beccaria/oltre-la-morte-nino-agostino-e-ida-castelluccio-un-delitto-fra-mafia-e-stato">Il podcast su SoundCloud.com</a></em></p>
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		<title>Il sito di Guido Salvini, il giudice istruttore che riapr� le indagini su Piazza Fontana</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2019 10:55:09 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://guidosalvini.it/"><img width="420" alt="Il sito di Guido Salvini" title="Il sito di Guido Salvini" src="http://www.ilmanifestobologna.it/wp/wp-content/uploads/2019/01/a-sito-salvini.jpg" alt="" width="420" height="270" class="alignnone size-full wp-image-23660" /></a></p>
<p>Importante sito che debutta sul web. � quello di <a href="https://guidosalvini.it/">Guido Salvini</a>, il giudice istruttore che, negli anni Novanta, riapr� le indagini sulla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e sull&#8217;eversione di estrema destra. Quelle indagini, come stabilito in via definitiva dalla Cassazione nel 2005, hanno una matrice ben precisa &#8211; Ordine Nuovo &#8211; e nomi associazioni a quel massacro, il primo del periodo compreso dagli anni del strategia della tensione. Sono quelli di Franco Freda e Giovanni Ventura. Sul sito del giudice Salvini, di particolare interesse � la sezione <a href="https://guidosalvini.it/documenti/">Documenti</a>, da cui si possono scaricare atti sulle indagini.</p>
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