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	<title>BENEDICT XVI.TV</title>
	
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		<title>Visit in parish San Giovanni della Croce</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 14:15:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle!
&#8220;Convertitevi, dice il Signore, il regno dei cieli è vicino&#8221; abbiamo proclamato prima del Vangelo di questa terza domenica di Quaresima, che ci presenta il tema fondamentale di questo ‘tempo forte’ dell&#8217;anno liturgico: l&#8217;invito alla conversione della nostra vita ed a compiere degne opere di penitenza. Gesù, come abbiamo ascoltato, evoca due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>&#8220;Convertitevi, dice il Signore, il regno dei cieli è vicino&#8221; abbiamo proclamato prima del Vangelo di questa terza domenica di Quaresima, che ci presenta il tema fondamentale di questo ‘tempo forte’ dell&#8217;anno liturgico<span id="more-584"></span>: l&#8217;invito alla conversione della nostra vita ed a compiere degne opere di penitenza. Gesù, come abbiamo ascoltato, evoca due episodi di cronaca: una repressione brutale della polizia romana all’interno del tempio (cfr <em>Lc </em>13,1) e la tragedia dei diciotto morti per il crollo della torre di Siloe (v. 4). La gente interpreta questi fatti come una punizione divina per i peccati di quelle vittime, e, ritenendosi giusta, si crede al riparo da tali incidenti, pensando di non avere nulla da convertire nella propria vita. Ma Gesù denuncia questo atteggiamento come un’illusione: &#8220;Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo&#8221; (vv. 2-3). Ed invita a riflettere su quei fatti, per un maggiore impegno nel cammino di conversione, perché è proprio il chiudersi al Signore, il non percorrere la strada della conversione di se stessi, che porta alla morte, quella dell’anima. In Quaresima, ciascuno di noi è invitato da Dio a dare una svolta alla propria esistenza pensando e vivendo secondo il Vangelo, correggendo qualcosa nel proprio modo di pregare, di agire, di lavorare e nelle relazioni con gli altri. Gesù ci rivolge questo appello non con una severità fine a se stessa, ma proprio perché è preoccupato del nostro bene, della nostra felicità, della nostra salvezza. Da parte nostra, dobbiamo rispondergli con un sincero sforzo interiore, chiedendogli di farci capire in quali punti in particolare dobbiamo convertirci.</p>
<p>La conclusione del brano evangelico riprende la prospettiva della misericordia, mostrando la necessità e l’urgenza del ritorno a Dio, di rinnovare la vita secondo Dio. Riferendosi ad un uso del suo tempo, Gesù presenta la parabola di un fico piantato in una vigna; questo fico, però, risulta sterile, non dà frutti (cfr <em>Lc</em> 13,6-9). Il dialogo che si sviluppa tra il padrone e il vignaiolo, manifesta, da una parte, la misericordia di Dio, che ha pazienza e lascia all’uomo, a tutti noi, un tempo per la conversione; e, dall’altra, la necessità di avviare subito il cambiamento interiore ed esteriore della vita per non perdere le occasioni che la misericordia di Dio ci offre per superare la nostra pigrizia spirituale e corrispondere all’amore di Dio con il nostro amore filiale.</p>
<p>Anche San Paolo, nel brano che abbiamo ascoltato, ci esorta a non illuderci: non basta essere stati battezzati ed essere nutriti alla stessa mensa eucaristica, se non si vive come cristiani e non si è attenti ai segni del Signore (cfr <em>1 Cor</em> 10,1-4).</p>
<p>Carissimi Fratelli e Sorelle della Parrocchia di San Giovanni della Croce! Sono molto lieto di essere in mezzo a voi, oggi, per celebrare con voi il Giorno del Signore. Saluto cordialmente il Cardinale Vicario, il Vescovo Ausiliare del Settore, il vostro Parroco, don Enrico Gemma, che ringrazio per le belle parole rivoltemi a nome di tutti voi, e gli altri Sacerdoti che lo coadiuvano. Vorrei poi estendere il mio pensiero a tutti gli abitanti del quartiere, specialmente agli anziani, ai malati, alle persone sole e in difficoltà. Tutti e ciascuno ricordo al Signore in questa Santa Messa.</p>
<p>So che la vostra Parrocchia è una comunità giovane. Infatti, ha iniziato la sua attività pastorale nel 1989, per un periodo di dodici anni in un locale provvisorio, e poi nel nuovo complesso parrocchiale. Ora che avete un nuovo edificio sacro, la mia visita desidera incoraggiarvi a realizzare sempre meglio quella Chiesa di pietre vive che siete voi. So che l’esperienza dei primi dodici anni ha segnato uno stile di vita che tuttora permane. La mancanza di strutture adeguate e di tradizioni consolidate vi ha spinto, infatti, ad affidarvi alla forza della Parola di Dio, che è stata lampada nel cammino e ha portato frutti concreti di conversione, di partecipazione ai Sacramenti, specie all’Eucaristia domenicale, e di servizio. Vi esorto ora a fare di questa Chiesa un luogo in cui si impara sempre meglio ad ascoltare il Signore che ci parla nelle sacre Scritture. Queste rimangono sempre il centro vivificante della Vostra comunità affinché diventi scuola continua di vita cristiana, da cui parte ogni attività pastorale.</p>
<p>La costruzione del nuovo tempio parrocchiale vi ha spinto a un corale impegno apostolico, con una particolare attenzione al campo della catechesi e della liturgia. Mi congratulo per gli sforzi pastorali che andate compiendo. So che vari gruppi di fedeli si radunano per pregare, formarsi alla scuola del Vangelo, partecipare ai Sacramenti – soprattutto della Penitenza e dell’Eucaristia – e vivere quella dimensione essenziale per la vita cristiana che è la carità. Penso con gratitudine a quanti contribuiscono a rendere più vive e partecipate le celebrazioni liturgiche, ed ancora a quanti, con la <em>Caritas</em> parrocchiale e il gruppo di Sant’Egidio, cercano di andare incontro alle tante esigenze del territorio, specialmente alle attese dei più poveri e bisognosi. Penso, infine, a quanto andate lodevolmente compiendo in favore delle famiglie, dell’educazione cristiana dei figli e di quanti frequentano l’Oratorio.</p>
<p>Sin dal suo nascere, questa Parrocchia si è aperta ai Movimenti ed alle nuove Comunità ecclesiali, maturando così una più ampia coscienza di Chiesa e sperimentando nuove forme di evangelizzazione. Vi esorto a proseguire con coraggio in questa direzione, impegnandovi, però, a coinvolgere tutte le realtà presenti in un progetto pastorale unitario. Ho appreso con favore che la vostra comunità si propone di promuovere, nel rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei laici, la corresponsabilità di tutti i membri del Popolo di Dio. Come ho già avuto modo di ricordare, ciò esige un cambiamento di mentalità, soprattutto nei confronti dei laici, &#8220;passando dal considerarli «collaboratori» del clero a riconoscerli realmente «corresponsabili» dell’essere e dell’agire della Chiesa, favorendo così la promozione di un laicato maturo ed impegnato&#8221; (cfr <em>Discorso di apertura del Convegno pastorale della Diocesi di Roma</em> &#8211; 26 maggio 2009).</p>
<p>Carissime famiglie cristiane, carissimi giovani che abitate in questo quartiere e che frequentate la parrocchia, lasciatevi sempre più coinvolgere dal desiderio di annunciare a tutti il Vangelo di Gesù Cristo. Non aspettate che altri vengano a portarvi altri messaggi, che non conducono alla vita, ma fatevi voi stessi missionari di Cristo per i fratelli, dove vivono, lavorano, studiano o soltanto trascorrono il tempo libero. Avviate anche qui una capillare e organica pastorale vocazionale, fatta di educazione delle famiglie e dei giovani alla preghiera e a vivere la vita come un dono che proviene da Dio.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle! Il tempo forte della Quaresima invita ciascuno di noi a riconoscere il mistero di Dio, che si fa presente nella nostra vita, come abbiamo ascoltato nella prima lettura. Mosè vede nel deserto un roveto che arde, ma non si consuma. In un primo momento, spinto dalla curiosità, si avvicina per vedere questo avvenimento misterioso quand’ecco che dal roveto una voce lo chiama, dicendo: &#8220;Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe&#8221; (<em>Es</em> 3,6). Ed è proprio questo Dio che lo rimanda in Egitto con l’incarico di condurre il popolo di Israele nella terra promessa, domandando al faraone, nel Suo nome, la liberazione di Israele. A questo punto, Mosè chiede a Dio qual è il Suo nome, il nome con cui Dio mostra la Sua particolare autorità, in modo da potersi presentare al popolo e poi al faraone. La risposta di Dio può sembrare strana; appare un rispondere e non rispondere. Egli dice di sé semplicemente: &#8220;Io sono colui che sono!&#8221;. &#8220;Egli è&#8221;, e questo deve bastare. Dio, quindi, non ha rifiutato la richiesta di Mosè, manifesta il proprio nome, creando così la possibilità dell’invocazione, della chiamata, del rapporto. Rivelando il suo nome Dio stabilisce una relazione tra sé e noi. Si rende invocabile, entra in rapporto con noi e ci dà la possibilità di stare in rapporto con lui. Ciò significa che Egli si consegna, in qualche modo, al nostro mondo umano, divenendo accessibile, quasi uno di noi. Affronta il rischio della relazione, dell’essere con noi. Ciò che ebbe inizio presso il roveto ardente nel deserto si compie presso il roveto ardente della croce, dove Dio, divenuto accessibile nel suo Figlio fatto uomo, fatto realmente uno di noi, viene consegnato nelle nostre mani e, in tal modo, realizza la liberazione dell’umanità. Sul Golgota Dio, che durante la notte della fuga dall’Egitto si è rivelato come Colui che libera dalla schiavitù, si rivela come Colui che abbraccia ogni uomo con la potenza salvifica della Croce e della Risurrezione e lo libera dal peccato e dalla morte, lo accetta nell’abbraccio del Suo amore.</p>
<p>Rimaniamo nella contemplazione di questo mistero del nome di Dio per comprendere meglio il mistero della Quaresima, e vivere come singoli e come comunità in permanente conversione, in modo da essere nel mondo costante epifania, testimonianza del Dio vivente, che libera e salva per amore. Amen.</p>
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		<title>General audience. San Bonaventura da Bagnoregio</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 14:18:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle,
quest’oggi vorrei parlare di san Bonaventura da Bagnoregio. Vi confido che, nel proporvi questo argomento, avverto una certa nostalgia, perché ripenso alle ricerche che, da giovane studioso, ho condotto proprio su questo autore, a me particolarmente caro. La sua conoscenza ha inciso non poco nella mia formazione. Con molta gioia qualche mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>quest’oggi vorrei parlare di san Bonaventura da Bagnoregio. Vi confido che, nel proporvi questo argomento, avverto una certa nostalgia, perché ripenso alle ricerche che, da giovane studioso<span id="more-576"></span>, ho condotto proprio su questo autore, a me particolarmente caro. La sua conoscenza ha inciso non poco nella mia formazione. Con molta gioia qualche mese fa mi sono recato in pellegrinaggio al suo luogo natio, Bagnoregio, una cittadina italiana, nel Lazio, che ne custodisce con venerazione la memoria.</p>
<p>Nato probabilmente nel 1217 e morto nel 1274, egli visse nel XIII secolo, un’epoca in cui la fede cristiana, penetrata profondamente nella cultura e nella società dell’Europa, ispirò imperiture opere nel campo della letteratura, delle arti visive, della filosofia e della teologia. Tra le grandi figure cristiane che contribuirono alla composizione di questa armonia tra fede e cultura si staglia appunto Bonaventura, uomo di azione e di contemplazione, di profonda pietà e di prudenza nel governo.</p>
<p>Si chiamava Giovanni da Fidanza. Un episodio che accadde quando era ancora ragazzo segnò profondamente la sua vita, come egli stesso racconta. Era stato colpito da una grave malattia e neppure suo padre, che era medico, sperava ormai di salvarlo dalla morte. Sua madre, allora, ricorse all’intercessione di san<strong> </strong>Francesco d’Assisi, da poco canonizzato. E Giovanni guarì. La figura del Poverello di Assisi gli divenne ancora più familiare qualche anno dopo, quando si trovava a Parigi, dove si era recato per i suoi studi. Aveva ottenuto il diploma di Maestro d’Arti, che potremmo paragonare a quello di un prestigioso Liceo dei nostri tempi. A quel punto, come tanti giovani del passato e anche di oggi, Giovanni si pose una domanda cruciale: &#8220;Che cosa devo fare della mia vita?&#8221;. Affascinato dalla testimonianza di fervore e radicalità evangelica dei Frati Minori, che erano giunti a Parigi nel 1219, Giovanni bussò alle porte del Convento francescano di quella città, e chiese di essere accolto nella grande famiglia dei discepoli di san<strong> </strong>Francesco. Molti anni dopo, egli spiegò le ragioni della sua scelta: in san Francesco e nel movimento da lui iniziato ravvisava l’azione di Cristo. Scriveva così in una lettera indirizzata ad un altro frate: &#8220;Confesso davanti a Dio che la ragione che mi ha fatto amare di più la vita del beato Francesco è che essa assomiglia agli inizi e alla crescita della Chiesa. La Chiesa cominciò con semplici pescatori, e si arricchì in seguito di dottori molto illustri e sapienti; la religione del beato Francesco non è stata stabilita dalla prudenza degli uomini, ma da Cristo&#8221; (<em>Epistula de tribus quaestionibus ad magistrum innominatum</em>, in <em>Opere di San Bonaventura. Introduzione generale</em>, Roma 1990, p. 29).</p>
<p>Pertanto, intorno all’anno 1243 Giovanni vestì il saio francescano e assunse il nome di Bonaventura. Venne subito indirizzato agli studi, e frequentò la Facoltà di Teologia dell’Università di Parigi, seguendo un insieme di corsi molto impegnativi. Conseguì i vari titoli richiesti dalla carriera accademica, quelli di &#8220;baccelliere biblico&#8221; e di &#8220;baccelliere sentenziario&#8221;. Così Bonaventura studiò a fondo la Sacra Scrittura, le Sentenze di Pietro Lombardo, il manuale di teologia di quel tempo, e i più importanti autori di teologia e, a contatto con i maestri e gli studenti che affluivano a Parigi da tutta l’Europa, maturò una propria riflessione personale e una sensibilità spirituale di grande valore che, nel corso degli anni successivi, seppe trasfondere nelle sue opere e nei suoi sermoni, diventando così uno dei teologi più importanti della storia della Chiesa. È significativo ricordare il titolo della tesi che egli difese per essere abilitato all’insegnamento della teologia, la <em>licentia ubique docendi</em>, come si diceva allora. La sua dissertazione aveva come titolo <em>Questioni sulla conoscenza di Cristo</em>. Questo argomento mostra il ruolo centrale che Cristo ebbe sempre nella vita e nell’insegnamento di Bonaventura. Possiamo dire senz’altro che tutto il suo pensiero fu profondamente cristocentrico.</p>
<p>In quegli anni a Parigi, la città di adozione di Bonaventura, divampava una violenta polemica contro i Frati Minori di san<strong> </strong>Francesco d’Assisi e i Frati Predicatori di san<strong> </strong>Domenico di Guzman. Si contestava il loro diritto di insegnare nell’Università, e si metteva in dubbio persino l’autenticità della loro vita consacrata. Certamente, i cambiamenti introdotti dagli Ordini Mendicanti nel modo di intendere la vita religiosa, di cui ho parlato nelle catechesi precedenti, erano talmente innovativi che non tutti riuscivano a comprenderli. Si aggiungevano poi, come qualche volta accade anche tra persone sinceramente religiose, motivi di debolezza umana, come l’invidia e la gelosia. Bonaventura, anche se circondato dall’opposizione degli altri maestri universitari, aveva già iniziato a insegnare presso la cattedra di teologia dei Francescani e, per rispondere a chi contestava gli Ordini Mendicanti, compose uno scritto intitolato <em>La perfezione evangelica</em>. In questo scritto dimostra come gli Ordini Mendicanti, in specie i Frati Minori, praticando i voti di povertà, di castità e di obbedienza, seguivano i consigli del Vangelo stesso. Al di là di queste circostanze storiche, l’insegnamento fornito da Bonaventura in questa sua opera e nella sua vita rimane sempre attuale: la Chiesa è resa più luminosa e bella dalla fedeltà alla vocazione di quei suoi figli e di quelle sue figlie che non solo mettono in pratica i precetti evangelici ma, per la grazia di Dio, sono chiamati ad osservarne i consigli e testimoniano così, con il loro stile di vita povero, casto e obbediente, che il Vangelo è sorgente di gioia e di perfezione.</p>
<p>Il conflitto fu acquietato, almeno per un certo tempo, e, per intervento personale del Papa Alessandro IV, nel 1257, Bonaventura fu riconosciuto ufficialmente come dottore e maestro dell’Università parigina. Tuttavia egli dovette rinunciare a questo prestigioso incarico, perché in quello stesso anno il Capitolo generale dell’Ordine lo elesse Ministro generale.</p>
<p>Svolse questo incarico per diciassette anni con saggezza e dedizione, visitando le province, scrivendo ai fratelli, intervenendo talvolta con una certa severità per eliminare abusi. Quando Bonaventura iniziò questo servizio, l’Ordine dei Frati Minori si era sviluppato in modo prodigioso: erano più di 30.000 i Frati sparsi in tutto l’Occidente con presenze missionarie nell’Africa del Nord, in Medio Oriente, e anche a Pechino. Occorreva consolidare questa espansione e soprattutto conferirle, in piena fedeltà al carisma di Francesco, unità di azione e di spirito. Infatti, tra i seguaci del santo di Assisi si registravano diversi modi di interpretarne il messaggio ed esisteva realmente il rischio di una frattura interna. Per evitare questo pericolo, il Capitolo generale dell’Ordine a Narbona, nel 1260, accettò e ratificò un testo proposto da Bonaventura, in cui si raccoglievano e si unificavano le norme che regolavano la vita quotidiana dei Frati minori. Bonaventura intuiva, tuttavia, che le disposizioni legislative, per quanto ispirate a saggezza e moderazione, non erano sufficienti ad assicurare la comunione dello spirito e dei cuori. Bisognava condividere gli stessi ideali e le stesse motivazioni. Per questo motivo, Bonaventura volle presentare l’autentico carisma di Francesco, la sua vita ed il suo insegnamento. Raccolse, perciò, con grande zelo documenti riguardanti il Poverello e ascoltò con attenzione i ricordi di coloro che avevano conosciuto direttamente Francesco. Ne nacque una biografia, storicamente ben fondata, del santo di Assisi, intitolata <em>Legenda Maior</em>, redatta anche in forma più succinta, e chiamata perciò <em>Legenda minor</em>. La parola latina, a differenza di quella italiana, non indica un frutto della fantasia, ma, al contrario, &#8220;<em>Legenda</em>&#8221; significa un testo autorevole, &#8220;da leggersi&#8221; ufficialmente. Infatti, il Capitolo generale dei Frati Minori del 1263, riunitosi a Pisa, riconobbe nella biografia di san Bonaventura il ritratto più fedele del Fondatore e questa divenne, così, la biografia ufficiale del Santo.</p>
<p>Qual è l’immagine di san Francesco che emerge dal cuore e dalla penna del suo figlio devoto e successore, san Bonaventura? Il punto essenziale: Francesco è un <em>alter Christus</em>, un uomo che ha cercato appassionatamente Cristo. Nell’amore che spinge all’imitazione, egli si è conformato interamente a Lui. Bonaventura additava questo ideale vivo a tutti i seguaci di Francesco. Questo ideale, valido per ogni cristiano, ieri, oggi, sempre, è stato indicato come programma anche per la Chiesa del Terzo Millennio dal mio Predecessore, il Venerabile Giovanni Paolo II. Tale programma, egli scriveva nella Lettera <em>Tertio Millennio ineunte</em>, si incentra &#8220;in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste&#8221; (n. 29).</p>
<p>Nel 1273 la vita di san Bonaventura conobbe un altro cambiamento. Il Papa Gregorio X lo volle consacrare Vescovo e nominare Cardinale. Gli chiese anche di preparare un importantissimo evento ecclesiale: il II Concilio Ecumenico di Lione, che aveva come scopo il ristabilmento della comunione tra la Chiesa Latina e quella Greca. Egli si dedicò a questo compito con diligenza, ma non riuscì a vedere la conclusione di quell’assise ecumenica, perché morì durante il suo svolgimento. Un anonimo notaio pontificio compose un elogio di Bonaventura, che ci offre un ritratto conclusivo di questo grande santo ed eccellente teologo: &#8220;Uomo buono, affabile, pio e misericordioso, colmo di virtù, amato da Dio e dagli uomini&#8230; Dio infatti gli aveva donato una tale grazia, che tutti coloro che lo vedevano erano pervasi da un amore che il cuore non poteva celare&#8221; (cfr J.G. Bougerol, <em>Bonaventura</em>, in A. Vauchez (a cura), <em>Storia dei santi e della santità cristiana.</em> Vol. VI. <em>L’epoca del rinnovamento evangelico</em>, Milano 1991, p. 91).</p>
<p>Raccogliamo l’eredità di questo santo Dottore della Chiesa, che ci ricorda il senso della nostra vita con le seguenti parole: &#8220;Sulla terra… possiamo contemplare l’immensità divina mediante il ragionamento e l’ammirazione; nella patria celeste, invece, mediante la visione, quando saremo fatti simili a Dio, e mediante l’estasi &#8230; entreremo nel gaudio di Dio&#8221; (<em>La conoscenza di Cristo, </em>q. 6, <em>conclusione</em>, in <em>Opere di San Bonaventura. Opuscoli Teologici /</em>1, Roma 1993, p. 187).</p>
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		<title>Angelus. About Iraq</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 13:16:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[angelus]]></category>

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		<description><![CDATA[Si sono conclusi ieri, qui nel Palazzo Apostolico, gli Esercizi Spirituali che, come e consuetudine, si tengono agli inizi della Quaresima in Vaticano. Con i miei collaboratori della Curia Romana abbiamo  trascorso giorni di raccoglimento  e di intensa preghiera, riflettendo sulla vocazione sacerdotale, in sintonia con  l’Anno che la Chiesa sta celebrando. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si sono conclusi ieri, qui nel Palazzo Apostolico, gli Esercizi Spirituali che, come e consuetudine, si tengono agli inizi della Quaresima in Vaticano. Con i miei collaboratori della Curia Romana abbiamo  trascorso giorni di raccoglimento  e di intensa preghiera<span id="more-553"></span>, riflettendo sulla vocazione sacerdotale, in sintonia con  l’Anno che la Chiesa sta celebrando. Ringrazio quanti ci sono stati vicini  spiritualmente.</p>
<p>In questa seconda domenica di Quaresima la liturgia è dominata dall’episodio  della Trasfigurazione, che nel Vangelo di san Luca segue immediatamente l’invito  del Maestro: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la  sua croce ogni giorno e mi segua! (<em>Lc</em> 9,23). Questo evento straordinario,  è un incoraggiamento nella sequela di Gesù.</p>
<p>Luca non parla di Trasfigurazione, ma descrive quanto è avvenuto attraverso due  elementi: il volto di Gesù che cambia e la sua veste che diventa candida e  sfolgorante, alla presenza di Mosè ed Elia, simbolo della Legge e dei Profeti. I  tre discepoli che assistono alla scena sono oppressi dal sonno: è  l’atteggiamento di chi, pur essendo spettatore dei prodigi divini, non  comprende. Solo la lotta contro il torpore che li assale permette a Pietro,  Giacomo e Giovanni di “vedere” la gloria di Gesù. Allora il ritmo si fa  incalzante: mentre Mosé ed Elia si separano dal Maestro, Pietro parla e, mentre  sta parlando, una nube copre lui e gli altri discepoli con la sua ombra; è una  nube, che, mentre copre, rivela la gloria di Dio, come avvenne per il popolo  pellegrinante nel deserto. Gli occhi non possono più vedere, ma gli orecchi  possono udire la voce che esce dalla nube: “Questi è il Figlio mio, l’eletto;  ascoltatelo!” (v. 35).</p>
<p>I discepoli non sono più di fronte ad un volto trasfigurato, né ad una veste  candida, né ad una nube che rivela la presenza divina. Davanti ai loro occhi,  c’è “Gesù solo” (v. 36). Gesù è solo davanti al Padre suo, mentre prega, ma,  allo stesso tempo, “Gesù solo” è tutto ciò che è dato ai discepoli e alla Chiesa  di ogni tempo: è ciò che deve bastare nel cammino. È lui l’unica voce da  ascoltare, l’unico da seguire, lui che salendo verso Gerusalemme donerà la vita  e un giorno “trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo  glorioso” (<em>Fil</em> 3,21).</p>
<p>“Maestro, è bello per noi essere qui” (<em>Lc</em> 9,33): è l’espressione estatica  di Pietro, che assomiglia spesso al nostro desiderio di fronte alle consolazioni  del Signore. Ma la Trasfigurazione ci ricorda che le gioie seminate da Dio nella vita non sono punti di  arrivo, ma sono luci che Egli ci dona nel pellegrinaggio terreno, perché “Gesù  solo” sia la nostra Legge e la sua Parola sia il criterio che guida la nostra  esistenza.</p>
<p>In questo periodo quaresimale invito tutti a meditare assiduamente il Vangelo.  Auspico, inoltre, che in quest’<a href="http://www.vatican.va/special/anno_sac/index_it.html">Anno Sacerdotale</a> i Pastori “siano veramente  pervasi dalla Parola di Dio, la conoscano davvero, la amino al punto che essa  realmente dia loro vita e formi il loro pensiero” (<a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2009/documents/hf_ben-xvi_hom_20090409_messa-crismale_it.html"><em>Omelia nella Messa  crismale</em>, 9 aprile 2009</a>). La Vergine Maria ci aiuti a vivere intensamente i  nostri momenti di incontro con il Signore perché possiamo seguirlo ogni giorno  con gioia. A Lei volgiamo il nostro sguardo invocandola con la preghiera dell’<em>Angelus</em>.</p>
<hr />
<p align="center"><strong>Appello</strong></p>
<p>Ho appreso con profonda tristezza le tragiche notizie delle recenti uccisioni di  alcuni Cristiani nella città di Mossul e ho seguito con viva preoccupazione gli  altri episodi di violenza, perpetrati nella martoriata terra irachena ai danni  di persone inermi di diversa appartenenza religiosa. In questi giorni di intenso  raccoglimento ho pregato spesso per tutte le vittime di quegli attentati ed oggi  desidero unirmi spiritualmente alla preghiera per la pace e per il ripristino  della sicurezza, promossa dal Consiglio dei Vescovi di Ninive. Sono  affettuosamente vicino alle comunità cristiane dell’intero Paese. Non stancatevi  di essere fermento di bene per la patria a cui, da secoli, appartenete a pieno  titolo!</p>
<p>Nella delicata fase politica che sta attraversando l’Iraq mi appello alle  Autorità civili, perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza alla  popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili. Mi  auguro che non si ceda alla tentazione di far prevalere gli interessi temporanei  e di parte sull’incolumità e sui diritti fondamentali di ogni cittadino. Infine,  mentre saluto gli iracheni presenti qui in Piazza, esorto la comunità  internazionale a prodigarsi per dare agli Iracheni un futuro di riconciliazione  e di giustizia, mentre invoco con fiducia da Dio onnipotente il dono prezioso  della pace.</p>
<p>Il mio pensiero va inoltre al Cile e alle popolazioni colpite dal terremoto, che  ha causato numerose perdite in vite umane e ingenti danni. Prego per le vittime  e sono spiritualmente vicino alle persone provate da così grave calamità; per  esse imploro da Dio sollievo nella sofferenza e coraggio in queste avversità.  Sono sicuro che non verrà a mancare la solidarietà di tanti, in particolare  delle organizzazioni ecclesiali.</p>
<p align="center">* * *</p>
<p align="left"><strong>Dopo l&#8217;Angelus:</strong></p>
<p>Chers pèlerins francophones, le temps du carême est un temps idéal pour revenir  vers Dieu et pour l’écouter nous parler. Chers jeunes, je m’adresse tout  spécialement à vous. Vous n’êtes pas seulement l’avenir de l’Église mais vous en  êtes déjà le présent. Aussi, je vous convie, pendant ce carême, à vous nourrir  des Saintes Écritures et à laisser retentir en vous et dans vos cœurs la Parole  du Christ. Il est le chemin, la vérité et la vie. Il désire être votre présent  et votre avenir. Laissez-le transformer votre vie et l’orienter. Apprenez à  reconnaître son visage dans le visage de tous nos frères et sœurs en humanité.  Que la Vierge Marie vous entraîne à la suite de son Fils ! A tous, bon dimanche  et bonne montée vers Pâques !</p>
<p>I am happy to greet all the English-speaking visitors present at today’s Angelus  prayer, especially the group of priests from the Archdiocese of  Galveston-Houston, accompanied by His Eminence Cardinal Daniel DiNardo.  On this  Second Sunday of Lent the voice of our Heavenly Father instructs us to listen to  Jesus, the beloved Son of God.  May our Lenten journey continue to dispose our  hearts to Christ and to his saving truth.  Upon all of you I invoke Almighty  God’s abundant blessings of strength and peace!</p>
<p>Ganz herzlich grüße ich alle Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher  Sprache hier auf dem Petersplatz wie auch alle, die über Rundfunk und Fernsehen  mit uns verbunden sind. „Kehrt um und glaubt an das Evangelium“ (Mk 1, 15) –  diese Worte Jesu begleiten uns durch die Fastenzeit. Es geht um eine Umkehr,  einen Blickwechsel: Wir wollen auf Christus schauen und in ihm das Antlitz des  Himmlischen Vaters erkennen, der jedem Menschen seine Liebe und sein Erbarmen  schenken will. Diesem guten und treuen Gott wollen wir entsprechen, wenn wir der  göttlichen Liebe in der Welt Gestalt geben. Der Herr schenke euch dazu eine  gesegnete Fastenzeit!</p>
<p>Como ya he dicho en italiano, me siento particularmente cercano a la  querida población chilena afectada por un gran terremoto en su País. En un  momento como éste, brota espontáneamente una plegaria al Señor por las víctimas  y un mensaje de aliento a todos para superar esta gran prueba.</p>
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular  los grupos de Ibiza y Formentera, acompañados por su Obispo diocesano, y a los  de las Parroquias de Cañete de las Torres y de la Trinidad, así como a los  participantes en la pastoral Universitaria de ETEA, de la diócesis de Córdoba.  Que la Transfiguración del Señor, que nos relata el Evangelio de hoy, avive  nuestra esperanza e ilumine el camino cuaresmal hacia la Pascua del Señor. Feliz  domingo.</p>
<p>Pozdrawiam zgromadzonych na modlitwie „Anioł Pański” Polaków. Dzisiaj w Polsce  przeżywacie Niedzielę <em>„Ad gentes”</em>, wspierając dzieła misyjne Kościoła  modlitwą, postem i jałmużną. Niech hasło: „Misje to sprawa miłości” będzie dla  was zachętą do dobrych czynów i hojności serc. Misjonarzom, misjonarkom i tym,  którzy wspierają ich ofiarną posługę, z serca błogosławię.</p>
<p>[<em>Saluto tutti i Polacchi radunati per la preghiera dell’Angelus. Oggi in  Polonia festeggiate  la Domenica “Ad gentes”, sostenendo le opere missionarie della Chiesa con la  vostra preghiera, con il digiuno e con le offerte. Il tema “Le missioni sono  questione di amore” sia per voi l’incoraggiamento per le buone opere e la  generosità dei cuori. Benedico di cuore i missionari e le missionarie e tutti  coloro che sostengono il loro fedele servizio.</em>]</p>
<p>Rivolgo infine il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in  particolare ai rappresentanti della “Federazione Italiana Malattie Rare”, agli  alunni della scuola “Don Carlo Costamagna”, di Busto Arsizio, ai fedeli della  parrocchia “S. Maria Goretti” in Frigole e a quelli di Campese, in Bassano del  Grappa. A tutti auguro una buona domenica!</p>
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		<title>Angelus</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 13:46:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[angelus]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle!
Mercoledi scorso, con il rito penitenziale delle Ceneri, abbiamo iniziato la Quaresima, tempo  di rinnovamento spirituale che prepara alla celebrazione annuale della  Pasqua. Ma che cosa significa entrare nell’itinerario quaresimale? Ce lo  illustra il Vangelo di questa prima domenica, con il racconto delle tentazioni  di Gesù nel deserto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Mercoledi scorso, con il rito penitenziale delle Ceneri, abbiamo iniziato la Quaresima, tempo  di rinnovamento spirituale che prepara alla celebrazione annuale della  Pasqua. <span id="more-557"></span>Ma che cosa significa entrare nell’itinerario quaresimale? Ce lo  illustra il Vangelo di questa prima domenica, con il racconto delle tentazioni  di Gesù nel deserto. Narra l’Evangelista san Luca che Gesù, dopo aver ricevuto  il battesimo di Giovanni, “pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed  era guidato dallo Spirito Santo nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal  diavolo” (<em>Lc</em> 4,1-2). È evidente l’insistenza sul fatto che le tentazioni  non furono un incidente di percorso, ma la conseguenza della scelta di Gesù di  seguire la missione affidatagli dal Padre, di vivere fino in fondo la sua realtà  di Figlio amato, che confida totalmente in Lui. Cristo è venuto nel mondo per  liberarci dal peccato e dal fascino ambiguo di progettare la nostra vita a  prescindere da Dio. Egli l’ha fatto non con proclami altisonanti, ma lottando in  prima persona contro il Tentatore, fino alla Croce. Questo esempio vale per  tutti: il mondo si migliora incominciando da se stessi, cambiando, con la grazia  di Dio, ciò che non va nella propria vita.</p>
<p>Delle tre tentazioni cui Satana sottopone Gesù, la prima prende origine dalla  fame, cioè dal bisogno materiale: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra  che diventi pane”. Ma Gesù risponde con  la Sacra Scrittura:  “Non di solo pane vivrà l’uomo” (<em>Lc</em> 4,3-4; cfr <em>Dt</em> 8,3). Poi, il  diavolo mostra a Gesù tutti i regni della terra e dice: tutto sarà tuo se,  prostrandoti, mi adorerai. È l’inganno del potere, e Gesù smaschera questo  tentativo e lo respinge: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai  culto” (cfr <em>Lc</em> 4,5-8; <em>Dt</em> 6,13). Non adorazione del potere, ma solo  di Dio, della verità e dell’amore. Infine, il Tentatore propone a Gesù di  compiere un miracolo spettacolare: gettarsi dalle alte mura del Tempio e farsi  salvare dagli angeli, così che tutti avrebbero creduto in Lui. Ma Gesù risponde  che Dio non va mai messo alla prova (cfr <em>Dt</em> 6,16). Non possiamo “fare un  esperimento” nel quale Dio deve rispondere e mostrarsi Dio: dobbiamo credere in  Lui! Non dobbiamo fare di Dio “materiale” del “nostro esperimento”! Riferendosi  sempre alla Sacra Scrittura, Gesù antepone ai criteri umani l’unico criterio  autentico: l’obbedienza, la conformità con la volontà di Dio, che è il  fondamento del nostro essere. Anche questo è un insegnamento fondamentale per  noi: se portiamo nella mente e nel cuore  la Parola di Dio, se questa  entra nella nostra vita, se abbiamo fiducia in Dio,  possiamo respingere ogni genere di inganno del Tentatore. Inoltre, da tutto il  racconto emerge chiaramente l’immagine di Cristo come nuovo Adamo, Figlio di Dio  umile e obbediente al Padre, a differenza di Adamo ed Eva, che nel giardino  dell’Eden avevano ceduto alle seduzioni dello spirito del male, di essere  immortali senza Dio.</p>
<p>La <a href="http://www.vatican.va/liturgical_year/lent/2010/index_it.htm">Quaresima</a> è  come un lungo “ritiro”, durante il quale rientrare in se stessi e  ascoltare la voce di Dio, per vincere le tentazioni del Maligno e trovare la  verità del nostro essere. Un tempo, possiamo dire, di “agonismo” spirituale da  vivere insieme con Gesù, non con orgoglio e presunzione, ma usando le armi della  fede, cioè la preghiera, l’ascolto della Parola di Dio e la penitenza. In questo  modo potremo giungere a celebrare la Pasqua in verità, pronti a rinnovare le  promesse del nostro Battesimo. Ci aiuti  la Vergine Maria affinché, guidati  dallo Spirito Santo, viviamo con gioia e con frutto  questo tempo di grazia. Interceda in particolare per me e i miei collaboratori  della <a href="http://www.vatican.va/roman_curia/index_it.htm">Curia Romana</a>, che questa sera inizieremo gli Esercizi Spirituali.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Dopo l&#8217;Angelus:</strong></p>
<p>J’accueille avec joie les pèlerins francophones, particulièrement les jeunes des  collèges Charles Péguy de Paris et de Bobigny. En ce début du Carême nous sommes  invités à faire de notre montée vers Pâques un combat spirituel, à la suite de  Jésus conduit au désert, où pendant quarante jours il sera mis à l’épreuve par  le démon. Au plus profond de lui-même, l’homme connaît la tentation du pouvoir,  de l’ambition et de l’hédonisme. Demandons au Christ de nous entrainer dans le  mystère de son obéissance au Père, afin que nous ne succombions pas à la  tentation et que nous soyons délivrés du mal. Que la Vierge Marie nous aide à  nous donner librement à son Fils et à suivre ses chemins! Bon dimanche et bon Carême à tous!</p>
<p>I offer a warm greeting to all the English-speaking visitors present for this  Angelus prayer, especially the boys and girls of the London Oratory Junior  Choir. In today’s Gospel the Church invites us to contemplate Christ’s victory  over temptation and to imitate his complete obedience to the Father’s will. May  the Lenten season which we have now begun draw us closer to the Lord in prayer  and prepare us to celebrate worthily his victory over sin and death at Easter.  Upon all of you I invoke God’s abundant blessings!</p>
<p>An diesem ersten Fastensonntag grüße ich herzlich alle Pilger und Besucher aus  den Ländern deutscher Sprache. Fasten heißt verzichten und frei werden für das  Gute. Es geht darum zu erkennen, was wichtig und wesentlich ist, was den  Menschen wirklich ausmacht, und danach zu leben. Dieses neue Leben sehen wir in  Jesus Christus. Er, der mit unserer menschlichen Schwachheit mitfühlen kann, da  er wie wir in Versuchung geführt wurde, zeigt uns: Der Mensch lebt von Gott.  Bitten wir in diesen Tagen der Vorbereitung auf Ostern den Herrn um die Gnade  echter Erneuerung, damit wir nach seinem Willen und in seiner Liebe leben. Der  Heilige Geist stärke euch mit seiner Gnade.</p>
<p>Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración  mariana. En este inicio del itinerario cuaresmal, la liturgia nos va  introduciendo poco a poco en un clima de mayor austeridad y recogimiento para  propiciar en los fieles una reflexión profunda sobre el fin último de nuestra  existencia y su dimensión eminentemente sobrenatural. Es Cristo el que se nos  ofrece como única riqueza que perdura, como el verdadero alimento de vida eterna  y la plenitud para nuestras almas. Confiemos a las manos maternas de María  Santísima la vivencia humilde y fructífera de este tiempo de preparación para la  Pascua. Muchas gracias y feliz domingo.</p>
<p>Drodzy Polacy, uczestnicy modlitwy „Anioł Pański”! W całym Kościele trwa Wielki  Post: czas pokuty, modlitwy, jałmużny i nawrócenia. W jego przeżywaniu niech  pomoże wam osobista refleksja, udział w rekolekcjach, Drodze krzyżowej i  Gorzkich żalach. Waszym modlitwom polecam również rekolekcje, które w Watykanie  zaczynamy już dzisiaj. Niech Bóg błogosławi nam wszystkim w tym świętym czasie  duchowej odnowy.</p>
<p>[<em>Cari Polacchi, che partecipate alla preghiera dell’Angelus! In tutta  la Chiesa viene vissuta la Quaresima: tempo di penitenza, di preghiera, di opere  di carità e di conversione. Nel vivere la Quaresima vi aiutino la riflessione  personale, la partecipazione agli esercizi spirituali, alla Via Crucis e alle  celebrazioni penitenziali. Alle vostre preghiere raccomando anche gli esercizi  spirituali, che inizieremo già oggi in Vaticano. Dio ci benedica tutti in questo  santo tempo di rinnovamento spirituale.</em>]</p>
<p>Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i  ragazzi di Seregno e di Lecco, venuti per la loro professione di fede, e i  fedeli di Cento di Ferrara e di diverse città della Sicilia. Un pensiero  speciale rivolgo alle Figlie di San Camillo, che si apprestano a celebrare il  centenario della morte della loro Fondatrice, la beata Giuseppina Vannini. A  tutti auguro una serena domenica e un buon cammino quaresimale.</p>
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		<title>Audience for pilot’s</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 14:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[audience]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari Fratelli e Sorelle,
sono lieto di accogliervi e di rivolgere il mio cordiale benvenuto a tutti voi, che rappresentate il variegato mondo dell’aviazione civile italiana. Saluto con deferenza le Autorità civili e militari, con un pensiero speciale per il Signor Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Senatore Altero Matteoli, e il Prof. Vito Riggio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari Fratelli e Sorelle,</p>
<p>sono lieto di accogliervi e di rivolgere il mio cordiale benvenuto a tutti voi, che rappresentate il variegato mondo dell’aviazione civile italiana. Saluto con deferenza le Autorità civili e militari<span id="more-560"></span>, con un pensiero speciale per il Signor Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Senatore Altero Matteoli, e il Prof. Vito Riggio, presidente dell’ENAC (<em>Ente Nazionale per l’Aviazione Civile</em>), che ringrazio per le cortesi parole che mi hanno rivolto. Saluto il Dott. Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha voluto presenziare a questo importante incontro. Rivolgo infine il mio pensiero ai dirigenti e a tutti gli operatori dell’ENAC, dell’ENAV (<em>Società Nazionale per l’Assistenza al Volo</em>) e delle altre realtà che compongono il sistema dell’aviazione civile.</p>
<p>Durante l’ultimo secolo, le frontiere della mobilità si sono enormemente ampliate con l’utilizzazione sempre più frequente dell’aereo. I cieli rappresentano oggi in maniera crescente quelle che potremmo chiamare le &#8220;autostrade&#8221; della viabilità moderna e, di conseguenza, gli aeroporti sono diventati crocevia privilegiati del villaggio globale; in essi, ogni giorno, come è stato ricordato, transitano milioni di persone. A voi e alla realtà che rappresentate è affidata la gestione e l’organizzazione sempre più complessa di questo snodo della vita contemporanea e della comunicazione tra persone e popoli. Si tratta di un lavoro spesso discreto e poco conosciuto, che non sempre viene notato dagli utenti, ma che non sfugge agli occhi di Dio, il quale vede la fatica dell&#8217;uomo, anche quella nascosta (cfr <em>Mt</em> 6,6).</p>
<p>I compiti a voi affidati sono veramente notevoli! Siete chiamati a regolare e controllare il traffico aereo e a provvedere all&#8217;efficienza del sistema nazionale dei trasporti, nel rispetto degli impegni internazionali del Paese; a garantire agli utenti ed alle imprese la sicurezza dei voli, la tutela dei diritti, la qualità dei servizi negli scali e l&#8217;equa competitività nel rispetto dell&#8217;ambiente. In tali molteplici impegni, è importante ricordare che, in ogni progetto e attività, il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è la persona, nella sua integrità (cfr Lett. enc. <em>Caritas in veritate</em>, n. 25). Essa, infatti, deve rappresentare il fine e non il mezzo a cui tendere incessantemente. Sant’Ambrogio ci ricorda che &#8220;l’uomo è il culmine e quasi il compendio dell’universo, e la suprema bellezza della creazione&#8221; (<em>Exameron </em>IX, 75). Il rispetto di tali principi può apparire particolarmente complesso e difficile nell’attuale contesto, a motivo della crisi economica, che provoca problematici effetti nel settore dell’aviazione civile, e della minaccia del terrorismo internazionale, che prende di mira pure gli aeroporti e gli aerei per attuare le proprie trame eversive. Anche in questa situazione occorre non perdere mai di vista che il rispetto del primato della persona e l’attenzione alle sue necessità, non solo non rendono meno efficace il servizio e non penalizzano la gestione economica, ma, al contrario, rappresentano importanti garanzie di vera efficienza e di autentica qualità.</p>
<p>L’odierno aeroporto appare sempre più specchio del mondo e &#8220;luogo&#8221; di umanità, dove s’incontrano persone di varie nazionalità, culture e religioni. Nelle aerostazioni passano ogni anno milioni di passeggeri per recarsi nei luoghi di vacanza o di lavoro, per raggiungere i familiari con cui condividere momenti felici o dolorosi. Molti utilizzano l’aereo per compiere un pellegrinaggio alla ricerca di momenti di spiritualità e di esperienza di Dio. In questi anni, poi, l’aeroporto è diventato luogo dove migranti e profughi vivono vicende di attesa, di speranza e di timori per il loro futuro. Inoltre, si rivela sempre più consistente la presenza di bambini e anziani, handicappati e malati, bisognosi di cure e di attenzioni speciali.  Negli ultimi decenni, anche per il Successore di Pietro, l’aereo è diventato un insostituibile strumento di evangelizzazione. Come non ricordare qui lo spazio che hanno avuto gli aeroporti e gli aerei nei Viaggi apostolici compiuti da me e dai miei Venerati Predecessori? Di questo prezioso servizio non posso che ringraziare voi tutti!</p>
<p>La Chiesa, inoltre, riserva per il mondo dell’Aviazione civile una particolare cura pastorale. Infatti, come ricordava il Venerabile Papa Giovanni Paolo II pensando proprio al vostro ambiente così vario e complesso: &#8220;quanto si desidera… incontrare un volto amico, ascoltare una parola serena, ricevere un gesto di cortesia e di concreta comprensione!&#8221; (<em>Omelia all’Aeroporto di Fiumicinio</em>, 10 dicembre 1991). A tali esigenze la Comunità cristiana risponde con il servizio delle Cappelle e dei Cappellani degli Aeroporti, rivolto principalmente al personale di volo e di terra, a quello di polizia, dogana e sicurezza, e a quello medico e paramedico, ma anche a tutti coloro che passano negli aeroporti. Questa presenza ricorda che ogni persona ha una dimensione trascendente, spirituale, e aiuta a riconoscersi una sola famiglia, composta da soggetti che non sono semplicemente uno accanto all’altro, ma che, ponendosi in relazione con gli altri e con Dio, realizzano una solidarietà fraterna fondata sulla giustizia e sulla pace (cfr Lett. enc. <em>Caritas in veritate</em>, nn. 53-54).</p>
<p>Cari amici, il 24 marzo 1920 il mio predecessore Benedetto XV, di venerata memoria, coronando il desiderio di alcuni pionieri dell’aviazione, proclamava la Beata Vergine di Loreto Patrona di tutti gli aeronaviganti, con riferimento all’&#8221;arcangelo Gabriele, che dal cielo è sceso per portare a Maria ‘il lieto annuncio’ della Divina Maternità&#8221; (Lc 1,26-38) e alla devota tradizione legata alla Santa Casa. Alla Vergine Lauretana affido il vostro lavoro e ogni vostra iniziativa. Ella vi aiuti a cercare sempre e in ogni cosa &#8220;il regno di Dio e la sua giustizia&#8221; (<em>Mt</em> 6,33). Vi accompagni la Benedizione Apostolica, che di cuore imparto a ciascuno di voi ed ai vostri cari.</p>
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		<title>Consistory for the canonisation. Mary MacKillop</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 14:51:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[consistory]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa mattina, alle ore 11, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, durante la celebrazione dell’Ora Sesta, il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati:
STANISŁAW SOŁTYS (KAZIMIERCZYK), sacerdote dei Canonici Regolari Lateranensi;
ANDRÉ (ALFRED) BESSETTE, religioso della Congregazione di Santa Croce;
CÁNDIDA MARÍA DE JESÚS (JUANA JOSEFA) CIPITRIA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina, alle ore 11, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, durante la celebrazione dell’Ora Sesta, il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto il Concistoro Ordinario Pubblico<span id="more-570"></span> per la Canonizzazione dei Beati:</p>
<p>STANISŁAW SOŁTYS (KAZIMIERCZYK), sacerdote dei Canonici Regolari Lateranensi;</p>
<p>ANDRÉ (ALFRED) BESSETTE, religioso della Congregazione di Santa Croce;</p>
<p>CÁNDIDA MARÍA DE JESÚS (JUANA JOSEFA) CIPITRIA Y BARRIOLA, vergine, fondatrice della Congregazione delle Figlie di Gesù;</p>
<p>MARY OF THE CROSS (MARY HELEN) MacKILLOP, vergine, fondatrice della Congregazione delle Suore di San Giuseppe del Sacro Cuore;</p>
<p>GIULIA SALZANO, vergine, fondatrice della Congregazione delle Suore Catechiste del Sacro Cuore;</p>
<p>BATTISTA (CAMILLA) VARANO, vergine, monaca dell’Ordine di Santa Chiara.</p>
<p align="CENTER">* * *</p>
<p align="JUSTIFY">La cerimonia di Canonizzazione dei sei Beati avrà luogo <strong>domenica 17 ottobre 2010.</strong></p>
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		<title>Ash Wednesday 2010</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/02/17/ash-wednesday-2010/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 21:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[mass]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Tu ami tutte le tue creature, Signore,
e nulla disprezzi di ciò che hai creato;
tu dimentichi i peccati di quanti si convertono e li perdoni,
perché tu sei il Signore nostro Dio&#8221; (Antifona d’ingresso).
Venerati Fratelli nell’episcopato,
cari fratelli e sorelle!
Con questa commovente invocazione, tratta dal Libro della Sapienza (cfr 11,23-26), la liturgia introduce la celebrazione eucaristica del Mercoledì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Tu ami tutte le tue creature, Signore,<br />
e nulla disprezzi di ciò che hai creato;<br />
tu dimentichi i peccati di quanti si convertono e li perdoni,<br />
perché tu sei il Signore nostro Dio&#8221;<span id="more-524"></span> (Antifona d’ingresso).</p>
<p>Venerati Fratelli nell’episcopato,<br />
cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Con questa commovente invocazione, tratta dal <em>Libro della Sapienza</em> (cfr 11,23-26), la liturgia introduce la celebrazione eucaristica del Mercoledì delle Ceneri. Sono parole che, in qualche modo, aprono l’intero itinerario quaresimale, ponendo a suo fondamento l’onnipotenza d’amore di Dio, la sua assoluta signoria su ogni creatura, che si traduce in indulgenza infinita, animata da costante e universale volontà di vita. In effetti, perdonare qualcuno equivale a dirgli: non voglio che tu muoia, ma che tu viva; voglio sempre e soltanto il tuo bene.</p>
<p>Questa assoluta certezza ha sostenuto Gesù durante i quaranta giorni trascorsi nel deserto della Giudea, dopo il battesimo ricevuto da Giovanni nel Giordano. Quel lungo tempo di silenzio e di digiuno fu per Lui un abbandonarsi completamente al Padre e al suo disegno d’amore; fu esso stesso un &#8220;battesimo&#8221;, cioè un’&#8221;immersione&#8221; nella sua volontà, e in questo senso un anticipo della Passione e della Croce. Inoltrarsi nel deserto e rimanervi a lungo, da solo, significava esporsi volontariamente agli assalti del nemico, il tentatore che ha fatto cadere Adamo e per la cui invidia la morte è entrata nel mondo (cfr <em>Sap</em> 2,24); significava ingaggiare con lui la battaglia in campo aperto, sfidarlo senza altre armi che la fiducia sconfinata nell’amore onnipotente del Padre. Mi basta il tuo amore, mi cibo della tua volontà (cfr <em>Gv</em> 4,34): questa convinzione abitava la mente e il cuore di Gesù durante quella sua &#8220;quaresima&#8221;. Non fu un atto di orgoglio, un’impresa titanica, ma una scelta di umiltà, coerente con l’Incarnazione ed il battesimo nel Giordano, nella stessa linea di obbedienza all’amore misericordioso del Padre, che ha &#8220;tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito&#8221; (<em>Gv</em> 3,16).</p>
<p>Tutto questo il Signore Gesù lo ha fatto per noi. Lo ha fatto per salvarci, e al tempo stesso per mostrarci la via per seguirlo. La salvezza, infatti, è dono, è grazia di Dio, ma per avere effetto nella mia esistenza richiede il mio assenso, un’accoglienza dimostrata nei fatti, cioè nella volontà di vivere come Gesù, di camminare dietro a Lui. Seguire Gesù nel deserto quaresimale è dunque condizione necessaria per partecipare alla sua Pasqua, al suo &#8220;esodo&#8221;. Adamo fu cacciato dal Paradiso terrestre, simbolo della comunione con Dio; ora, per ritornare a questa comunione e dunque alla vera vita, la vita eterna, bisogna attraversare il deserto, la prova della fede. Non da soli, ma con Gesù! Lui – come sempre – ci ha preceduto e ha già vinto il combattimento contro lo spirito del male. Ecco il senso della Quaresima, tempo liturgico che ogni anno ci invita a rinnovare la scelta di seguire Cristo sulla via dell’umiltà per partecipare alla sua vittoria sul peccato e sulla morte.</p>
<p>In questa prospettiva si comprende anche il segno penitenziale delle Ceneri, che vengono imposte sul capo di quanti iniziano con buona volontà l’itinerario quaresimale. E’ essenzialmente un gesto di umiltà, che significa: mi riconosco per quello che sono, una creatura fragile, fatta di terra e destinata alla terra, ma anche fatta ad immagine di Dio e destinata a Lui. Polvere, sì, ma amata, plasmata dal suo amore, animata dal suo soffio vitale, capace di riconoscere la sua voce e di rispondergli; libera e, per questo, capace anche di disobbedirgli, cedendo alla tentazione dell’orgoglio e dell’autosufficienza. Ecco il peccato, malattia mortale entrata ben presto ad inquinare la terra benedetta che è l’essere umano. Creato ad immagine del Santo e del Giusto, l’uomo ha perduto la propria innocenza ed ora può ritornare ad essere giusto solo grazie alla giustizia di Dio, la giustizia dell’amore che – come scrive san Paolo – &#8220;si è manifestata per mezzo della fede in Cristo&#8221; (<em>Rm</em> 3,22). Da queste parole dell’Apostolo ho tratto lo spunto per il mio <em>Messaggio</em>, rivolto a tutti i fedeli in occasione di questa Quaresima: una riflessione sul tema della giustizia alla luce delle Sacre Scritture e del loro compimento in Cristo.</p>
<p>Anche nelle letture bibliche del Mercoledì delle Ceneri è ben presente il tema della giustizia. Innanzitutto, la pagina del profeta Gioele e il Salmo responsoriale – il <em>Miserere</em> – formano un dittico penitenziale, che mette in risalto come all’origine di ogni ingiustizia materiale e sociale vi sia quella che la Bibbia chiama &#8220;iniquità&#8221;, cioè il peccato, che consiste fondamentalmente in una disobbedienza a Dio, vale a dire una mancanza d’amore. &#8220;Sì – confessa il Salmista – le mie iniquità io le riconosco, / il mio peccato mi sta sempre dinanzi. / Contro te, contro te solo ho peccato, / quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto&#8221; (<em>Sal</em> 50/51,5-6). Il primo atto di giustizia è dunque riconoscere la propria iniquità, e riconoscere che questa è radicata nel &#8220;cuore&#8221;, nel centro stesso della persona umana. I &#8220;digiuni&#8221;, i &#8220;pianti&#8221;, i &#8220;lamenti&#8221; (cfr <em>Gl</em> 2,12) ed ogni espressione penitenziale hanno valore agli occhi di Dio solo se sono segno di cuori sinceramente pentiti. Anche il Vangelo, tratto dal &#8220;discorso della montagna&#8221;, insiste sull’esigenza di praticare la propria &#8220;giustizia&#8221; – elemosina, preghiera, digiuno – non davanti agli uomini, ma solo agli occhi di Dio, che &#8220;vede nel segreto&#8221; (cfr <em>Mt</em> 6,1-6.16-18). La vera &#8220;ricompensa&#8221; non è l’ammirazione degli altri, ma l’amicizia con Dio e la grazia che ne deriva, una grazia che dona pace e forza di compiere il bene, di amare anche chi non lo merita, di perdonare chi ci ha offeso.</p>
<p>La seconda lettura, l’appello di Paolo a lasciarsi riconciliare con Dio (cfr <em>2 Cor</em> 5,20), contiene uno dei celebri paradossi paolini, che riconduce tutta la riflessione sulla giustizia al mistero di Cristo. Scrive san Paolo: &#8220;Colui che non aveva conosciuto peccato – cioè il suo Figlio fatto uomo –, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio&#8221; (<em>2 Cor</em> 5,21). Nel cuore di Cristo, cioè nel centro della sua Persona divino-umana, si è giocato in termini decisivi e definitivi tutto il dramma della libertà. Dio ha portato alle estreme conseguenze il proprio disegno di salvezza, rimanendo fedele al suo amore anche a costo di consegnare il Figlio unigenito alla morte, e alla morte di croce. Come ho scritto nel <em>Messaggio</em> quaresimale, &#8220;qui si dischiude la giustizia divina, profondamente diversa da quella umana … Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia «più grande», che è quella dell’amore (cfr <em>Rm</em> 13,8-10)&#8221;.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, la Quaresima allarga il nostro orizzonte, ci orienta verso la vita eterna. In questa terra siamo in pellegrinaggio, &#8220;non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura&#8221; dice la Lettera agli Ebrei (<em>Eb</em> 13,14). La Quaresima fa capire la relatività dei beni di questa terra e così ci rende capaci alle rinunce necessarie, liberi per fare il bene. Apriamo la terra alla luce del Cielo, alla presenza di Dio in mezzo a noi. Amen</p>
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		<title>Generale audience. Ash wednesday 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 14:22:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle!
iniziamo oggi, Mercoledì delle Ceneri, il cammino quaresimale: un cammino che si snoda per quaranta giorni e che ci porta alla gioia della Pasqua del Signore. In questo itinerario spirituale non siamo soli, perché la Chiesa ci accompagna e ci sostiene sin dall’inizio con la Parola di Dio, che racchiude un programma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>iniziamo oggi, Mercoledì delle Ceneri, il cammino quaresimale: un cammino che si snoda per quaranta giorni e che ci porta alla gioia della Pasqua del Signore. In questo itinerario spirituale<span id="more-514"></span> non siamo soli, perché la Chiesa ci accompagna e ci sostiene sin dall’inizio con la Parola di Dio, che racchiude un programma di vita spirituale e di impegno penitenziale, e con la grazia dei Sacramenti.</p>
<p>Sono le parole dell’apostolo Paolo ad offrirci una precisa consegna: &#8220;Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio…Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!&#8221; (<em>2Cor </em>6,1-2). In verità, nella visione cristiana della vita ogni momento deve dirsi favorevole e ogni giorno deve dirsi giorno di salvezza, ma la liturgia della Chiesa riferisce queste parole in un modo del tutto particolare al tempo della Quaresima. E che i quaranta giorni in preparazione della Pasqua siano tempo favorevole e di grazia lo possiamo capire proprio nell’appello che l’austero rito dell’imposizione delle ceneri ci rivolge e che si esprime, nella liturgia, con due formule: &#8220;<em>Convertitevi e credete al vangelo!&#8221;</em>,<em> &#8220;Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai&#8221;.</em></p>
<p>Il primo richiamo è alla conversione, parola da prendersi nella sua straordinaria serietà, cogliendo la sorprendente novità che essa sprigiona. L’appello alla conversione, infatti, mette a nudo e denuncia la facile superficialità che caratterizza molto spesso il nostro vivere. Convertirsi significa cambiare direzione nel cammino della vita: non, però, con un piccolo aggiustamento, ma con una vera e propria inversione di marcia. Conversione è andare controcorrente, dove la &#8220;corrente&#8221; è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque prigionieri della mediocrità morale. Con la conversione, invece, si punta alla misura alta della vita cristiana, ci si affida al Vangelo vivente e personale, che è Cristo Gesù. E’ la sua persona la meta finale e il senso profondo della conversione, è lui la via sulla quale tutti sono chiamati a camminare nella vita, lasciandosi illuminare dalla sua luce e sostenere dalla sua forza che muove i nostri passi. In tal modo la conversione manifesta il suo volto più splendido e affascinante: non è una semplice decisione morale, che rettifica la nostra condotta di vita, ma è una scelta di fede, che ci coinvolge interamente nella comunione intima con la persona viva e concreta di Gesù. Convertirsi e credere al Vangelo non sono due cose diverse o in qualche modo soltanto accostate tra loro, ma esprimono la medesima realtà. La conversione è il &#8220;sì&#8221; totale di chi consegna la propria esistenza al Vangelo, rispondendo liberamente a Cristo che per primo si offre all’uomo come via, verità e vita, come colui che solo lo libera e lo salva. Proprio questo è il senso delle prime parole con cui, secondo l’evangelista Marco, Gesù apre la predicazione del &#8220;Vangelo di Dio&#8221;: &#8220;Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo&#8221; (<em>Mc</em> 1,15).</p>
<p>Il &#8220;<em>convertitevi e credete al vangelo</em>&#8221; non sta solo all’inizio della vita cristiana, ma ne accompagna tutti i passi, permane rinnovandosi e si diffonde ramificandosi in tutte le sue espressioni. Ogni giorno è momento favorevole e di grazia, perché ogni giorno ci sollecita a consegnarci a Gesù, ad avere fiducia in Lui, a rimanere in Lui, a condividerne lo stile di vita, a imparare da Lui l’amore vero, a seguirlo nel compimento quotidiano della volontà del Padre, l’unica grande legge di vita. Ogni giorno, anche quando non mancano le difficoltà e le fatiche, le stanchezze e le cadute, anche quando siamo tentati di abbandonare la strada della sequela di Cristo e di chiuderci in noi stessi, nel nostro egoismo, senza renderci conto della necessità che abbiamo di aprirci all’amore di Dio in Cristo, per vivere la stessa logica di giustizia e di amore. Nel recente <em>Messaggio per la Quaresima</em> ho voluto ricordare che &#8220;Occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del &#8220;mio&#8221;, per darmi gratuitamente il &#8220;suo&#8221;. Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Grazie all’amore di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia &#8220;più grande&#8221;, che è quella dell’amore (cfr <em>Rm</em> 13,8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare&#8221; (<em>L&#8217;Oss. Rom.</em> 5 febbraio 2010, p. 8).</p>
<p>Il momento favorevole e di grazia della Quaresima ci mostra il proprio significato spirituale anche attraverso l’antica formula: <em>Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai</em>, che il sacerdote pronuncia quando impone sul nostro capo un po’ di cenere. Veniamo così rimandati agli inizi della storia umana, quando il Signore disse ad Adamo dopo la colpa delle origini: &#8220;Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!&#8221; (<em>Gen</em> 3,19). Qui, la parola di Dio ci richiama alla nostra fragilità, anzi alla nostra morte, che ne è la forma estrema. Di fronte all’innata paura della fine, e ancor più nel contesto di una cultura che in tanti modi tende a censurare la realtà e l’esperienza umana del morire, la liturgia quaresimale, da un lato, ci ricorda la morte invitandoci al realismo e alla saggezza, ma, dall’altro lato, ci spinge soprattutto a cogliere e a vivere la novità inattesa che la fede cristiana sprigiona nella realtà della stessa morte.</p>
<p>L’uomo è polvere e in polvere ritornerà, ma è polvere preziosa agli occhi di Dio, perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità. Così la formula liturgica &#8220;Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai&#8221; trova la pienezza del suo significato in riferimento al nuovo Adamo, Cristo. Anche il Signore Gesù ha liberamente voluto condividere con ogni uomo la sorte della fragilità, in particolare attraverso la sua morte in croce; ma proprio questa morte, colma del suo amore per il Padre e per l’umanità, è stata la via per la gloriosa risurrezione, attraverso la quale Cristo è diventato sorgente di una grazia donata a quanti credono in Lui e vengono resi partecipi della stessa vita divina. Questa vita che non avrà fine è già in atto nella fase terrena della nostra esistenza, ma sarà portata a compimento dopo &#8220;la risurrezione della carne&#8221;. Il piccolo gesto dell’imposizione delle ceneri ci svela la singolare ricchezza del suo significato: è un invito a percorrere il tempo quaresimale come un’immersione più consapevole e più intensa nel mistero pasquale di Cristo, nella sua morte e risurrezione, mediante la partecipazione all’Eucaristia e alla vita di carità, che dall’Eucaristia nasce e nella quale trova il suo compimento. Con l’imposizione delle ceneri noi rinnoviamo il nostro impegno di seguire Gesù, di lasciarci trasformare dal suo mistero pasquale, per vincere il male e fare il bene, per far morire il nostro &#8220;uomo vecchio&#8221; legato al peccato e far nascere l’&#8221;uomo nuovo&#8221; trasformato dalla grazia di Dio.</p>
<p>Cari amici! Mentre ci apprestiamo ad intraprendere l’austero cammino quaresimale, vogliamo invocare con particolare fiducia la protezione e l’aiuto della Vergine Maria. Sia Lei, la prima credente in Cristo, ad accompagnarci in questi quaranta giorni di intensa preghiera e di sincera penitenza, per arrivare a celebrare, purificati e completamente rinnovati nella mente e nello spirito, il grande mistero della Pasqua del suo Figlio.</p>
<p>Buona Quaresima a tutti !</p>
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		<title>Angelus</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 14:28:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle,
l’anno liturgico è un grande cammino di fede, che la Chiesa compie sempre preceduta dalla Vergine Madre Maria. Nelle domeniche del Tempo Ordinario, tale itinerario è scandito quest’anno dalla lettura del Vangelo di Luca, che oggi ci accompagna &#8220;in un luogo pianeggiante&#8221; (Lc 6,17), dove Gesù sosta con i Dodici e dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>l’anno liturgico è un grande cammino di fede, che la Chiesa compie sempre preceduta dalla Vergine Madre Maria. Nelle domeniche del Tempo Ordinario, tale itinerario è scandito quest’anno <span id="more-519"></span>dalla lettura del Vangelo di Luca, che oggi ci accompagna &#8220;in un luogo pianeggiante&#8221; (<em>Lc</em> 6,17), dove Gesù sosta con i Dodici e dove si raduna una folla di altri discepoli e di gente venuta da ogni parte per ascoltarLo. In tale cornice si colloca l’annuncio delle &#8220;beatitudini&#8221; (<em>Lc</em> 6,20-26; cfr <em>Mt</em> 5,1-12). Gesù, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, dice: &#8220;Beati voi, poveri… beati voi, che ora avete fame… beati voi, che ora piangete… beati voi, quando gli uomini… disprezzeranno il vostro nome&#8221; per causa mia. Perché li proclama beati? Perché la giustizia di Dio farà sì che costoro siano saziati, rallegrati, risarciti di ogni falsa accusa, in una parola, perché li accoglie fin d’ora nel suo regno. Le beatitudini si basano sul fatto che esiste una giustizia divina, che rialza chi è stato a torto umiliato e abbassa chi si è esaltato (cfr <em>Lc</em> 14,11). Infatti, l’evangelista Luca, dopo i quattro &#8220;beati voi&#8221;, aggiunge quattro ammonimenti: &#8220;guai a voi, ricchi… guai a voi, che ora siete sazi,… guai a voi, che ora ridete&#8221; e &#8220;guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi&#8221;, perché, come afferma Gesù, le cose si ribalteranno, gli ultimi diventeranno primi, e i primi ultimi (cfr <em>Lc</em> 13,30).</p>
<p>Questa giustizia e questa beatitudine si realizzano nel &#8220;Regno dei cieli&#8221;, o &#8220;Regno di Dio&#8221;, che avrà il suo compimento alla fine dei tempi ma che è già presente nella storia. Dove i poveri sono consolati e ammessi al banchetto della vita, lì si manifesta la giustizia di Dio. E’ questo il compito che i discepoli del Signore sono chiamati a svolgere anche nella società attuale. Penso alla realtà dell’Ostello della <em>Caritas</em> Romana alla Stazione Termini, che stamani ho visitato: di cuore incoraggio quanti operano in tale benemerita istituzione e quanti, in ogni parte del mondo, si impegnano gratuitamente in simili opere di giustizia e di amore.</p>
<p>Al tema della giustizia ho dedicato quest’anno il <em>Messaggio per la Quaresima</em>, che inizierà il prossimo mercoledì, detto delle Ceneri. Oggi desidero, pertanto, consegnarlo idealmente a tutti, invitando a leggerlo e a meditarlo. Il Vangelo di Cristo risponde positivamente alla sete di giustizia dell’uomo, ma in modo inatteso e sorprendente. Gesù non propone una rivoluzione di tipo sociale e politico, ma quella dell’amore, che ha già realizzato con la sua Croce e la sua Risurrezione. Su di esse si fondano le beatitudini, che propongono il nuovo orizzonte di giustizia, inaugurato dalla Pasqua, grazie al quale possiamo diventare giusti e costruire un mondo migliore.</p>
<p>Cari amici, rivolgiamoci ora alla Vergine Maria. Tutte le generazioni la proclamano &#8220;beata&#8221;, perché ha creduto nella buona notizia che il Signore  ha annunciato (cfr <em>Lc</em> 1,45.48). Lasciamoci guidare da Lei nel cammino della Quaresima, per essere liberati dall’illusione dell’autosufficienza, riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, della sua misericordia, ed entrare così nel suo Regno di giustizia, di amore e di pace.</p>
<p>[00220-01.01] [Testo originale: Italiano]</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> <a name="DOPO L’ANGELUS">DOPO L’ANGELUS</a></span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p>In vari Paesi dell’Asia, penso, ad esempio, alla Cina e al Vietnam, e in molte comunità sparse nel mondo si celebra oggi il capodanno lunare. Sono giorni di festa, che quei popoli vivono come occasione privilegiata per rinsaldare i vincoli familiari e generazionali. Auguro a tutti di mantenere e accrescere la ricca eredità di valori spirituali e morali, che si radicano saldamente nella cultura di quei popoli.</p>
<p>Chers pèlerins francophones, soyez les bienvenus ! Je salue particulièrement les membres de la délégation du Groupe d’amitié France Saint-Siège du Sénat, qui ont tenu à être présents à cet <em>Angélus</em>, ainsi que les jeunes de l’Institution Saint-Joseph de Draguignan. Alors qu’il est souvent difficile à nos contemporains d’ouvrir leur cœur et leur esprit au Christ, puisse le Carême qui commence dans quelques jours purifier nos désirs et nos vies. Que ce temps béni soit réellement une occasion de conversion et d’approfondissement de notre foi ! Bon dimanche et bonne semaine d’entrée en Carême !</p>
<p>I offer a warm welcome to the English-speaking visitors gathered for this <em>Angelus</em> prayer. In today’s Gospel Jesus heals the sick, proclaims the Beatitudes and invites us to open our hearts to God’s Kingdom. May you and your families be truly &#8220;blessed&#8221; with the spiritual freedom and peace which the Lord promises to all who imitate his poverty and trust in his promises!</p>
<p>Von Herzen grüße ich alle Gäste deutscher Sprache, die mit uns heute den Engel des Herrn gebetet haben. Wenn wir uns im Gebet an Gott wenden, bringen wir damit zum Ausdruck, daß unser Streben und unsere Hoffnung über diese Welt hinausgehen. Die irdischen Güter und selbst unsere menschlichen Beziehungen reichen nicht aus. Gerade angesichts von Leid und Tod hilft uns der „Blick zum Himmel&#8221;. Dabei schauen wir voll Vertrauen auf Gott, der sich in der Auferstehung Christi als Herr des Lebens offenbart und seine ewige Liebe zeigt. Jesus Christus lasse euch und euren Familien seinen fortwährenden Beistand erfahren.</p>
<p>Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración del <em>Ángelus</em>, en particular a los fieles de la Parroquia de Santa María la Blanca, de Sevilla. Cercanos ya al comienzo de la Santa Cuaresma, invito a todos a acoger la Palabra de Dios con humildad y docilidad de espíritu, y a levantar los ojos hacia Cristo, resucitado de entre los muertos. Él es nuestra salvación y nuestra gloria. Confiemos en Él, que se complace en habitar en los rectos y sencillos de corazón, y pidámosle vivir de su gracia, de tal manera que merezcamos tenerlo siempre con nosotros. Que la Virgen María aliente y sostenga con su amor de Madre nuestros propósitos de vida cristiana. Feliz domingo.</p>
<p>A minha saudação estende-se também aos peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente ao Senhor Cardeal Dom José Policarpo com os seus fiéis do Patriarcado de Lisboa, a quem agradeço a visita de hoje e a oração diária pelo Sucessor de Pedro. Possam irradiar a santidade de Cristo pelos caminhos da vida, particularmente no seio da família e comunidade cristã, que de coração abençoo.</p>
<p>Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków. Dzisiejsza niedziela to także święto patronów Europy, świętych: Cyryla i Metodego. Wartości, które krzewili na naszym kontynencie: znak Krzyża, Ewangelia Chrystusa i życie według niej, niech pozostaną trwałym fundamentem duchowej mocy narodów i jedności Europy. Są to wartości ważne także dla nas współczesnych. Prośmy, by święci apostołowie Słowian przewodzili nam nadal na drogach wiary. Życzę wszystkim dobrej niedzieli.</p>
<p><em>[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. L’odierna domenica è anche la festa dei santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa. I valori che essi hanno propagato nel nostro continente, cioè il segno della Croce, il Vangelo di Cristo e la vita secondo il Vangelo, rimangono il solido fondamento della forza spirituale dei popoli e dell’unità dell’Europa. Sono valori importanti anche per noi contemporanei. Chiediamo che i santi apostoli degli Slavi continuino a condurci sulle vie della fede. Auguro a voi tutti una buona domenica.]</em></p>
<p>Rivolgo infine il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai bambini di Mariano al Brembo, con i genitori e i catechisti, ai cresimandi di Galzignano Terme, Saccolongo e Creola, come pure ai fedeli venuti da Napoli, Guarcino e Tecchiena, e a quelli della parrocchia romana della Gran Madre di Dio a Ponte Milvio. A tutti auguro una buona domenica.</p>
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		<title>Benedict XVI visits Caritas Shelter</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 13:05:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[visit]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari amici,
ho accolto con gioia l’invito a visitare questo Ostello intitolato &#8220;Don Luigi Di Liegro&#8221;, primo Direttore della Caritas diocesana di Roma, nata più di trent’anni fa. Ringrazio di cuore il Cardinale Vicario Agostino Vallini e l’Amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato, Ingegner Mauro Moretti, per le parole che cortesemente mi hanno indirizzato. Con particolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici,</p>
<p>ho accolto con gioia l’invito a visitare questo Ostello intitolato &#8220;Don Luigi Di Liegro&#8221;, primo Direttore della <em>Caritas</em> diocesana di Roma, nata più di trent’anni fa. Ringrazio di cuore<span id="more-507"></span> il Cardinale Vicario Agostino Vallini e l’Amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato, Ingegner Mauro Moretti, per le parole che cortesemente mi hanno indirizzato. Con particolare affetto esprimo la mia gratitudine a tutti voi, che frequentate questo Ostello e attraverso la voce della Signora Giovanna Cataldo avete voluto rivolgermi un caloroso saluto, accompagnato dal prezioso dono del Crocifisso di Onna, segno luminoso di speranza. Saluto Mons. Giuseppe Merisi, Presidente della <em>Caritas</em> Italiana, il Vescovo Ausiliare Mons. Guerino Di Tora, e il Direttore della <em>Caritas</em> di Roma, Mons. Enrico Feroci. Sono lieto di salutare le Autorità presenti, in particolare il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Onorevole Altero Matteoli, che ringrazio per le sue parole, il Sindaco di Roma, Onorevole Gianni Alemanno, che ringrazio per il fattivo e costante aiuto offerto dal Comune di Roma alle attività dell’Ostello. Saluto i volontari e tutti i presenti. Grazie per la vostra accoglienza!</p>
<p>Sono trascorsi ormai 23 anni dal giorno in cui questa struttura, realizzata con la collaborazione delle Ferrovie dello Stato, che generosamente misero a disposizione i locali, e il sostegno economico del Comune di Roma, iniziò ad accogliere i primi ospiti. Nel corso degli anni, all’offerta di un riparo per chi non aveva dove dormire, si sono aggiunti ulteriori servizi, come il poliambulatorio e la mensa sociale ed ai primi donatori se ne sono uniti altri come l’ENEL, la Fondazione Roma, l’Ing. Agostini Maggini, la Fondazione Telecom ed il Ministero dei Beni Culturali-Arcis spa, a testimonianza della forza aggregante dell’amore. In questo modo l’Ostello è diventato un luogo dove, grazie al generoso servizio di tanti operatori e volontari, si attuano ogni giorno le parole di Gesù: &#8220;Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato&#8221; (<em>Mt</em> 25,35-36).</p>
<p>Cari fratelli e amici che qui trovate accoglienza, sappiate che la Chiesa vi ama profondamente e non vi abbandona, perché riconosce nel volto di ognuno di voi il volto di Cristo. Egli ha voluto identificarsi in maniera del tutto particolare con coloro che si trovano nella povertà e nell’indigenza. La testimonianza della carità, che in questo luogo trova speciale concretizzazione, appartiene alla missione della Chiesa insieme con l’annuncio della verità del Vangelo. L’uomo non ha soltanto bisogno di essere nutrito materialmente o aiutato a superare i momenti di difficoltà, ma ha anche la necessità di sapere chi egli sia e di conoscere la verità su se stesso, sulla sua dignità. Come ho ricordato nell’Enciclica <em>Caritas in veritate</em>, &#8220;senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente&#8221; (n. 3).</p>
<p>La Chiesa, con il suo servizio a favore dei poveri, è dunque impegnata ad annunciare a tutti la verità sull’uomo, che è amato da Dio, creato a sua immagine, redento da Cristo e chiamato alla comunione eterna con Lui. Tante persone hanno potuto così riscoprire, e tuttora riscoprono, la propria dignità, smarrita a volte per tragici eventi, e ritrovano fiducia in se stessi e speranza nell’avvenire. Attraverso i gesti, gli sguardi e le parole di quanti prestano qui il loro servizio, numerosi uomini e donne toccano con mano che le loro vite sono custodite dall’Amore, che è Dio, e grazie ad esso hanno un senso e un’importanza (cfr Lett. enc. <em>Spe salvi</em>, 35). Questa certezza profonda genera nel cuore dell’uomo una speranza forte, solida, luminosa, una speranza che dona il coraggio di proseguire nel cammino della vita nonostante i fallimenti, le difficoltà e le prove che la accompagnano. Cari fratelli e sorelle che operate in questo luogo, abbiate sempre davanti ai vostri occhi e nel vostro cuore l’esempio di Gesù, che per amore si fece nostro servo e ci amò &#8220;fino alla fine&#8221; (cfr <em>Gv</em> 13,1), fino alla Croce. Siate, dunque, gioiosi testimoni dell’infinita carità di Dio e, imitando l’esempio del diacono san Lorenzo, considerate questi vostri amici uno dei tesori più preziosi della vostra vita.</p>
<p>La mia visita avviene nell’<em>Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale</em>, indetto dal Parlamento Europeo e dalla Commissione Europea. Venendo in questo luogo come Vescovo di Roma, la Chiesa che fin dai primi tempi del Cristianesimo presiede alla carità (cfr S. Ignazio di Antiochia,<em> Lettera ai Romani</em>, 1,1), desidero incoraggiare non solo i cattolici, ma ogni uomo di buona volontà, in particolare quanti hanno responsabilità nella pubblica amministrazione e nelle diverse istituzioni, ad impegnarsi nella costruzione di un futuro degno dell’uomo, riscoprendo nella carità la forza propulsiva per un autentico sviluppo e per la realizzazione di una società più giusta e fraterna (cfr Lett. enc. <em>Caritas in veritate</em>, 1). La carità, infatti, &#8220;è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici&#8221; (<em>ibid.</em>, 2). Per promuovere una pacifica convivenza che aiuti gli uomini a riconoscersi membri dell’unica famiglia umana è importante che le dimensioni del dono e della gratuità siano riscoperte come elementi costitutivi del vivere quotidiano e delle relazioni interpersonali. Tutto ciò diventa giorno dopo giorno sempre più urgente in un mondo nel quale, invece, sembra prevalere la logica del profitto e della ricerca del proprio interesse.</p>
<p>L’Ostello della <em>Caritas</em> costituisce, per la Chiesa di Roma, una preziosa occasione per educare ai valori del Vangelo. L’esperienza di volontariato che qui molti vivono è, specie per i giovani, un’autentica scuola in cui si impara ad essere costruttori della civiltà dell’amore, capaci di accogliere l’altro nella sua unicità e differenza. In questo modo l’Ostello manifesta concretamente che la comunità cristiana, attraverso i propri organismi e senza venir meno alla Verità che annuncia, collabora utilmente con le istituzioni civili per la promozione del bene comune. Confido che la feconda sinergia qui realizzata si estenda anche ad altre realtà della nostra Città, in particolare nelle zone dove più si avvertono le conseguenze della crisi economica e maggiori sono i rischi dell’esclusione sociale. Nel suo servizio alle persone in difficoltà la Chiesa è mossa unicamente dal desiderio di esprimere la propria fede in quel Dio che è il difensore dei poveri e che ama ogni uomo per quello che è e non per quello che possiede o realizza. La Chiesa vive nella storia con la consapevolezza che le angosce e i bisogni degli uomini, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure quelli dei discepoli di Cristo (cfr Conc. Ecum. Vat. II, <em>Gaudium et spes</em>, 1) e per questo, nel rispetto delle competenze proprie dello Stato, si adopera perché ad ogni essere umano venga garantito ciò che gli spetta.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, per Roma l’Ostello della <em>Caritas</em> diocesana è un luogo dove l’amore non è solo una parola o un sentimento, ma una realtà concreta, che consente di far entrare la luce di Dio nella vita degli uomini e dell’intera comunità civile. Questa luce ci aiuta a guardare con fiducia al domani, certi che anche nel futuro la nostra Città resterà fedele al valore dell’accoglienza, così fortemente radicato nella sua storia e nel cuore dei suoi cittadini. La Vergine Maria, <em>Salus populi romani</em>, vi accompagni sempre con la sua materna intercessione e aiuti ciascuno di voi a fare di questo luogo una casa dove fioriscono le stesse virtù presenti nella santa casa di Nazaret. Con questi sentimenti, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, estendendola a quanti vi sono cari e a tutti coloro che in questo luogo vivono e si donano con generosità.</p>
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