<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" version="2.0">

<channel>
	<title>BENEDICT XVI.TV</title>
	
	<link>http://benedictxvi.tv/site</link>
	<description>All papal video</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Sep 2010 14:47:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0</generator>
		<atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/benoitxvi" /><feedburner:info xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" uri="benoitxvi" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item>
		<title>Recitation rosary. Basilica di Santa Maria Maggiore</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/09/06/recitation-rosary-basilica-di-santa-maria-maggiore/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/09/06/recitation-rosary-basilica-di-santa-maria-maggiore/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 06:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2008]]></category>
		<category><![CDATA[best]]></category>
		<category><![CDATA[rosary]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1120</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, al termine di questo momento di preghiera mariana, desidero rivolgere a tutti voi il mio cordiale saluto e ringraziarvi per la vostra partecipazione. Saluto in particolare il Cardinale Bernard Francis Law, Arciprete di questa stupenda Basilica di Santa Maria Maggiore. Questo è, in Roma, il tempio mariano per eccellenza, in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>al termine di questo momento di preghiera mariana, desidero rivolgere a tutti  voi il mio cordiale saluto e ringraziarvi per la vostra partecipazione. Saluto  in particolare il Cardinale Bernard Francis Law, Arciprete di questa stupenda Basilica<span id="more-1120"></span> di Santa Maria Maggiore. Questo è, in Roma, il tempio mariano per  eccellenza, in cui il popolo della Città venera con grande affetto l’icona di  Maria <em>Salus Populi Romani</em>. Ho accolto volentieri l’invito che mi è stato  rivolto nel primo sabato del mese di maggio, a guidare il santo Rosario, secondo  la bella tradizione che ho vissuto fin dalla mia infanzia. Nell’esperienza della  mia generazione, infatti, le sere di maggio rievocano dolci ricordi legati agli  appuntamenti vespertini per rendere omaggio alla Madonna. Come, infatti,  dimenticare la preghiera del Rosario in parrocchia oppure nei cortili delle case  e nelle contrade dei paesi?</p>
<p>Oggi insieme confermiamo che il santo Rosario non è una pia pratica relegata al  passato, come preghiera di altri tempi a cui pensare con nostalgia. Il Rosario  sta invece conoscendo quasi una nuova primavera. Questo è senz’altro uno dei  segni più eloquenti dell’amore che le giovani generazioni nutrono per Gesù e per  la Madre sua Maria. Nel mondo attuale così dispersivo, questa preghiera aiuta a  porre Cristo al centro, come faceva la Vergine, che meditava interiormente tutto  ciò che si diceva del suo Figlio, e poi quello che Egli faceva e diceva. Quando  si recita il Rosario si rivivono i momenti importanti e significativi della  storia della salvezza; si ripercorrono le varie tappe della missione di Cristo.  Con Maria si orienta il cuore al mistero di Gesù. Si mette Cristo al centro  della nostra vita, del nostro tempo, delle nostre città, mediante la  contemplazione e la meditazione dei suoi santi misteri di gioia, di luce, di  dolore e di gloria. Ci aiuti Maria ad accogliere in noi la grazia che promana da  questi misteri, affinché attraverso di noi possa “irrigare” la società, a  partire dalle relazioni quotidiane, e purificarla da tante forze negative  aprendola alla novità di Dio. Il Rosario, quando è pregato in modo autentico,  non meccanico e superficiale ma profondo, reca infatti pace e riconciliazione.  Contiene in sé la potenza risanatrice del Nome santissimo di Gesù, invocato con  fede e con amore al centro di ogni Ave Maria.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, ringraziamo Dio che ci ha concesso di vivere questa  sera un’ora così bella di grazia, e nelle prossime sere di questo mese mariano,  anche se saremo distanti, ciascuno nelle proprie famiglie e comunità, sentiamoci  ugualmente vicini e uniti nella preghiera. Specialmente in questi giorni che ci  preparano alla solennità della Pentecoste restiamo uniti con Maria invocando per  la Chiesa una rinnovata effusione dello Spirito Santo. Come alle origini, Maria  Santissima aiuti i fedeli di ogni comunità cristiana a formare un cuore solo e  un’anima sola. Vi affido le intenzioni più urgenti del mio ministero, le  necessità della Chiesa, i grandi problemi dell’umanità: la pace nel mondo,  l’unità dei cristiani, il dialogo fra tutte le culture. E pensando a Roma e  all’Italia vi invito a pregare per gli obiettivi pastorali della Diocesi, e per  lo sviluppo solidale di questo amato Paese. Al nuovo Sindaco di Roma, Onorevole  Gianni Alemanno, che vedo qui presente, rivolgo l’augurio di un proficuo  servizio per il bene dell’intera comunità cittadina. A tutti voi qui convenuti e  a quanti si sono uniti a noi mediante la radio e la televisione, in particolare  ai malati e agli infermi, imparto di cuore la Benedizione Apostolica.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/09/06/recitation-rosary-basilica-di-santa-maria-maggiore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Carpineto Romano. #2 Mass</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/09/05/carpineto-romano-2-mass/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/09/05/carpineto-romano-2-mass/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 15:31:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[mass]]></category>
		<category><![CDATA[visit]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1106</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle! Prima di tutto, permettetemi di esprimere la gioia di trovarmi in mezzo a voi a Carpineto Romano, sulle orme dei miei amati predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II! E lieta è anche la circostanza che mi ha chiamato qui: il bicentenario della nascita del Papa Leone XIII, Vincenzo Gioacchino Pecci, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Prima di tutto, permettetemi di esprimere la gioia di trovarmi in mezzo a voi  a Carpineto Romano, sulle orme dei miei amati predecessori Paolo VI e Giovanni  Paolo II! E lieta è anche la circostanza che mi ha chiamato qui: il  bicentenario della nascita del Papa Leone XIII<span id="more-1106"></span>, Vincenzo Gioacchino Pecci,  avvenuta il 2 marzo 1810 in questo bel paese. Vi ringrazio tutti per la vostra  accoglienza! In particolare, saluto con riconoscenza il Vescovo di Anagni-Alatri,  Mons. Lorenzo Loppa, e il Sindaco di Carpineto, che mi hanno dato il benvenuto  all’inizio della celebrazione, come pure le altre Autorità presenti. Un  pensiero speciale rivolgo ai giovani, in particolare a quanti hanno compiuto il  pellegrinaggio diocesano. La mia visita, purtroppo, è molto breve e tutta  concentrata in questa celebrazione eucaristica; ma qui noi troviamo tutto: la  Parola e il Pane di vita, che nutrono la fede, la speranza e la carità; e  rinnoviamo il vincolo di comunione che fa di noi l’unica Chiesa del Signore  Gesù Cristo.</p>
<p>Abbiamo ascoltato la Parola di Dio, ed è spontaneo accoglierla, in questa  circostanza, ripensando alla figura del Papa Leone XIII e all’eredità che ci  ha lasciato. Il tema principale che emerge dalle letture bibliche è quello del  primato di Dio e di Cristo. Nel brano evangelico, tratto da san Luca, Gesù  stesso dichiara con franchezza tre condizioni necessarie per essere suoi  discepoli: amare Lui più di ogni altra persona e più della stessa vita;  portare la propria croce e andare dietro a Lui; rinunciare a tutti i propri  averi. Gesù vede una grande folla che lo segue insieme ai suoi discepoli, e con  tutti vuole essere chiaro: seguire Lui è impegnativo, non può dipendere da  entusiasmi e opportunismi; dev’essere una decisione ponderata, presa dopo  essersi domandati in coscienza: chi è Gesù per me? È veramente &#8220;il  Signore&#8221;, occupa il primo posto, come il Sole intorno al quale ruotano  tutti i pianeti? E la prima lettura, dal <em>Libro della Sapienza</em>, ci  suggerisce indirettamente il motivo di questo primato assoluto di Gesù Cristo:  in Lui trovano risposta le domande dell’uomo di ogni tempo che cerca la  verità su Dio e su se stesso. Dio è al di là della nostra portata, e i suoi  disegni sono imperscrutabili. Ma Egli stesso ha voluto rivelarsi, nella  creazione e soprattutto nella storia della salvezza, finché in Cristo ha  pienamente manifestato se stesso e la sua volontà. Pur rimanendo sempre vero  che &#8220;Dio, nessuno lo ha mai visto&#8221; (<em>Gv</em> 1,18), ora noi  conosciamo il suo &#8220;nome&#8221;, il suo &#8220;volto&#8221;, e anche il suo  volere, perché ce li ha rivelati Gesù, che è la Sapienza di Dio fattasi uomo.  &#8220;Così – scrive l’Autore sacro della prima Lettura – gli uomini  furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della  sapienza&#8221; (<em>Sap</em> 9,18).</p>
<p>Questo richiamo fondamentale della Parola di Dio fa pensare a due aspetti  della vita e del ministero del vostro venerato Concittadino che oggi  commemoriamo, il Sommo Pontefice Leone XIII. Anzitutto, va sottolineato che egli  fu uomo di grande fede e di profonda devozione. Questo rimane sempre la base di  tutto, per ogni cristiano, compreso il Papa. Senza la preghiera, cioè senza l’unione  interiore con Dio, non possiamo far nulla, come disse chiaramente Gesù ai suoi  discepoli durante l’Ultima Cena (cfr <em>Gv</em> 15,5). Le parole e gli atti di  Papa Pecci lasciavano trasparire la sua intima religiosità; e questo ha trovato  rispondenza anche nel suo Magistero: tra le sue numerosissime Encicliche e  Lettere Apostoliche, come il filo in una collana, vi sono quelle di carattere  propriamente spirituale, dedicate soprattutto all’incremento della devozione  mariana, specialmente mediante il santo Rosario. Si tratta di una vera e propria  &#8220;catechesi&#8221;, che scandisce dall’inizio alla fine i 25 anni del suo  Pontificato. Ma troviamo anche i Documenti su Cristo Redentore, sullo Spirito  Santo, sulla consacrazione al Sacro Cuore, sulla devozione a san Giuseppe, su  san Francesco d’Assisi. Alla Famiglia francescana Leone XIII fu  particolarmente legato, ed egli stesso appartenne al Terz’Ordine. Tutti questi  diversi elementi mi piace considerarli come sfaccettature di un’unica realtà:  l’amore di Dio e di Cristo, a cui nulla assolutamente va anteposto. E questa  sua prima e principale qualità Vincenzo Gioacchino Pecci la assimilò qui, nel  suo Paese natale, dai suoi genitori, dalla sua parrocchia.</p>
<p>Ma vi è anche un secondo aspetto, che deriva sempre dal primato di Dio e di  Cristo e si riscontra nell’azione pubblica di ogni Pastore della Chiesa, in  particolare di ogni Sommo Pontefice, con le caratteristiche proprie della  personalità di ciascuno. Direi che proprio il concetto di &#8220;sapienza  cristiana&#8221;, già emerso a partire dalla prima lettura e dal Vangelo, ci  offre la sintesi di questa impostazione secondo Leone XIII – non a caso è  anche l’<em>incipit</em> di una sua Enciclica. Ogni Pastore è chiamato a  trasmettere al Popolo di Dio non delle verità astratte, ma una  &#8220;sapienza&#8221;, cioè un messaggio che coniuga fede e vita, verità e  realtà concreta. Il Papa Leone XIII, con l’assistenza dello Spirito Santo, è  capace di fare questo in un periodo storico tra i più difficili per la Chiesa,  rimanendo fedele alla tradizione e, al tempo stesso, misurandosi con le grandi  questioni aperte. E vi riuscì proprio sulla base della &#8220;sapienza  cristiana&#8221;, fondata sulle Sacre Scritture, sull’immenso patrimonio  teologico e spirituale della Chiesa Cattolica e anche sulla solida e limpida  filosofia di san Tommaso d’Aquino, che egli apprezzò in sommo grado e  promosse in tutta la Chiesa.</p>
<p>A questo punto, dopo aver considerato il fondamento, cioè la fede e la vita  spirituale, e quindi il quadro generale del messaggio di Leone XIII, posso  accennare al suo magistero sociale, reso celeberrimo e intramontabile dall’Enciclica  <em>Rerum novarum</em>, ma ricco di molteplici altri interventi che costituiscono  un corpo organico, il primo nucleo della dottrina sociale della Chiesa.  Prendiamo spunto dalla <em>Lettera a Filemone</em> di san Paolo, che felicemente  la Liturgia ci fa leggere proprio oggi. E’ il testo più breve di tutto l’epistolario  paolino. Durante un periodo di prigionia, l’Apostolo ha trasmesso la fede a  Onesimo, uno schiavo originario di Colossi fuggito dal padrone Filemone, ricco  abitante di quella città, diventato cristiano insieme ai suoi familiari grazie  alla predicazione di Paolo. Ora l’Apostolo scrive a Filemone invitandolo ad  accogliere Onesimo non più come schiavo, ma come fratello in Cristo. La nuova  fraternità cristiana supera la separazione tra schiavi e liberi, e innesca  nella storia un principio di promozione della persona che porterà all’abolizione  della schiavitù, ma anche ad oltrepassare altre barriere che tuttora esistono.  Il Papa Leone XIII dedicò proprio al tema della schiavitù l’Enciclica <em>Catholicae  Ecclesiae</em>, del 1890.</p>
<p>Da questa particolare esperienza di san Paolo con Onesimo, può partire un’ampia  riflessione sulla spinta di promozione umana apportata dal Cristianesimo nel  cammino della civiltà, e anche sul metodo e lo stile di tale apporto, conformi  alle immagini evangeliche del seme e del lievito: all’interno della realtà  storica i cristiani, agendo come singoli cittadini, o in forma associata,  costituiscono una forza benefica e pacifica di cambiamento profondo, favorendo  lo sviluppo delle potenzialità interne alla realtà stessa. E’ questa la  forma di presenza e di azione nel mondo proposta dalla dottrina sociale della  Chiesa, che punta sempre alla maturazione delle coscienze quale condizione di  valide e durature trasformazioni.</p>
<p>Dobbiamo ora domandarci: qual era il contesto in cui nacque, due secoli fa,  colui che sarebbe diventato, 68 anni dopo, il Papa Leone XIII? L’Europa  risentiva allora della grande tempesta Napoleonica, seguita alla Rivoluzione  Francese. La Chiesa e numerose espressioni della cultura cristiana erano messe  radicalmente in discussione (si pensi, ad esempio, al fatto di contare gli anni  non più dalla nascita di Cristo, ma dall’inizio della nuova era  rivoluzionaria, o di togliere i nomi dei Santi dal calendario, dalle vie, dai  villaggi…). Le popolazioni delle campagne non erano certo favorevoli a questi  stravolgimenti, e rimanevano legate alle tradizioni religiose. La vita  quotidiana era dura e difficile: le condizioni sanitarie e alimentari molto  carenti. Intanto, si andava sviluppando l’industria e con essa il movimento  operaio, sempre più organizzato politicamente. Il magistero della Chiesa, al  suo livello più alto, fu sospinto e aiutato dalle riflessioni e dalle  esperienze locali ad elaborare una lettura complessiva e prospettica della nuova  società e del suo bene comune. Così, quando, nel 1878, fu eletto al soglio  pontificio, Leone XIII si sentì chiamato a portarla a compimento, alla luce  delle sue ampie conoscenze di respiro internazionale, ma anche di tante  iniziative realizzate &#8220;sul campo&#8221; da parte di comunità cristiane e  uomini e donne della Chiesa.</p>
<p>Furono infatti decine e decine di Santi e Beati, dalla fine del Settecento  agli inizi del Novecento, a cercare e sperimentare, con la fantasia della  carità, molteplici strade per attuare il messaggio evangelico all’interno  delle nuove realtà sociali. Furono senza dubbio queste iniziative, con i  sacrifici e le riflessioni di questi uomini e donne a preparare il terreno della  <em>Rerum novarum</em> e degli altri Documenti sociali di Papa Pecci. Già dal  tempo in cui era Nunzio Apostolico in Belgio, egli aveva compreso che la  questione sociale si poteva affrontare positivamente ed efficacemente con il  dialogo e la mediazione. In un’epoca di aspro anticlericalismo e di accese  manifestazioni contro il Papa, Leone XIII seppe guidare e sostenere i cattolici  sulla via di una partecipazione costruttiva, ricca di contenuti, ferma sui  principi e capace di apertura. Subito dopo la <em>Rerum novarum</em> si verificò  in Italia e in altri Paesi un’autentica esplosione di iniziative:  associazioni, casse rurali e artigiane, giornali,… un vasto  &#8220;movimento&#8221; che ebbe nel servo di Dio Giuseppe Toniolo l’illuminato  animatore. Un Papa molto anziano, ma saggio e lungimirante, poté così  introdurre nel XX secolo una Chiesa ringiovanita, con l’atteggiamento giusto  per affrontare le nuove sfide. Era un Papa ancora politicamente e fisicamente  &#8220;prigioniero&#8221; in Vaticano, ma in realtà, con il suo Magistero,  rappresentava una Chiesa capace di affrontare senza complessi le grandi  questioni della contemporaneità.</p>
<p>Cari amici di Carpineto Romano, non abbiamo il tempo di approfondire questi  argomenti. L’Eucaristia che stiamo celebrando, il Sacramento dell’Amore, ci  richiama all’essenziale: la carità, l’amore di Cristo che rinnova gli  uomini e il mondo; questo è l’essenziale, e lo vediamo bene, quasi lo  percepiamo nelle espressioni di san Paolo nella <em>Lettera a Filemone</em>. In  quel breve biglietto, infatti, si sente tutta la mitezza e al tempo stesso la  potenza rivoluzionaria del Vangelo; si avverte lo stile discreto e insieme  irresistibile della carità, che, come ho scritto nella mia Enciclica sociale, <em>Caritas  in veritate</em>, è &#8220;la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di  ogni persona e dell’umanità intera&#8221; (n. 1). Con gioia e con affetto, vi  lascio dunque il comandamento antico e sempre nuovo: amatevi come Cristo ci ha  amati, e con questo amore siate sale e luce del mondo. Così sarete fedeli all’eredità  del vostro grande e venerato Concittadino, il Papa Leone XIII. E così sia in  tutta la Chiesa! Amen.Cari fratelli e sorelle!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/09/05/carpineto-romano-2-mass/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mass in Saint Thomas of Villanova, Castel Gandolfo. The Assumption of the Virgin Mary</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/08/15/solemnity-of-the-assumption-of-the-blessed-virgin-mary-castel-gandolfo/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/08/15/solemnity-of-the-assumption-of-the-blessed-virgin-mary-castel-gandolfo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 10:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[mass]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1099</guid>
		<description><![CDATA[Eminenza, Eccellenza, Autorità, Cari fratelli e sorelle, oggi la Chiesa celebra una delle più importanti feste dell’anno liturgico dedicate a Maria Santissima: l’Assunzione. Al termine della sua vita terrena, Maria è stata portata in anima e corpo nel Cielo, cioè nella gloria della vita eterna, nella piena e perfetta comunione con Dio. Quest’anno ricorre il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eminenza, Eccellenza, Autorità,<br />
Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>oggi la Chiesa celebra una delle più importanti feste dell’anno  liturgico dedicate a Maria Santissima: l’Assunzione.<span id="more-1099"></span> Al termine della sua vita  terrena, Maria è stata portata in anima e corpo nel Cielo, cioè nella gloria  della vita eterna, nella piena e perfetta comunione con Dio.</p>
<p>Quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario da quando il  Venerabile Papa Pio XII, il 1° novembre 1950, definì solennemente questo dogma, e  vorrei leggere – anche se è un po’ complicato – la forma della dogmatizzazione. Dice il Papa: «in tal modo l’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a  Gesù Cristo fin da tutta l’eternità con uno stesso decreto di  predestinazione, Immacolata nella sua Concezione, Vergine illibata nella sua divina  maternità, generosa Socia del Divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo  sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei  suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro e,  vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo  alla gloria del Cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re <em>immortale</em> dei secoli» (Cost. ap. <em>Munificentissimus Deus</em>, <em>AAS</em> 42  (1950), 768-769).</p>
<p>Questo, quindi, è il nucleo della nostra fede nell’Assunzione: noi crediamo che Maria, come Cristo suo Figlio, ha già vinto la morte e  trionfa già nella gloria celeste nella totalità del suo essere, «in anima e  corpo».</p>
<p>San Paolo, nella seconda lettura di oggi, ci aiuta a gettare un po’  di luce su questo mistero partendo dal fatto centrale della storia umana e della  nostra fede: il fatto, cioè, della risurrezione di Cristo, che è «la primizia  di coloro che sono morti». Immersi nel Suo Mistero pasquale, noi siamo resi partecipi della sua vittoria sul peccato e sulla morte. Qui sta il  segreto sorprendente e la realtà chiave dell’intera vicenda umana. San Paolo ci  dice che tutti siamo «incorporati» in Adamo, il primo e vecchio uomo, tutti  abbiamo la stessa eredità umana alla quale appartiene: la sofferenza, la morte,  il peccato. Ma a questa realtà che noi tutti possiamo vedere e vivere ogni  giorno aggiunge una cosa nuova: noi siamo non solo in questa eredità dell’unico essere umano, incominciato con Adamo, ma siamo «incorporati» anche nel  nuovo uomo, in Cristo risorto, e così la vita della Risurrezione è già  presente in noi. Quindi, questa prima «incorporazione» biologica è incorporazione  nella morte, incorporazione che genera la morte. La seconda, nuova, che ci è  donata nel Battesimo, è ««incorporazione» che da la vita. Cito ancora la  seconda Lettura di oggi; dice San Paolo: «Perché, se per mezzo di un uomo venne  la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come  infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno  però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta,  quelli che sono di Cristo. » (<em>1Cor </em>15, 21-24).</p>
<p>Ora, ciò che san Paolo afferma di tutti gli uomini, la Chiesa, nel  suo Magistero infallibile, lo dice di Maria, in un modo e senso precisi: la  Madre di Dio viene inserita a tal punto nel Mistero di Cristo da essere partecipe  della Risurrezione del suo Figlio con tutta se stessa già al termine della  vita terrena; vive quello che noi attendiamo alla fine dei tempi quando sarà annientato «l’ultimo nemico», la morte (cfr <em>1Cor</em> 15, 26); vive  già quello che proclamiamo nel Credo «Aspetto la risurrezione dei morti e la  vita del mondo che verrà».</p>
<p>Allora ci possiamo chiedere: quali sono le radici di questa vittoria  sulla morte prodigiosamente anticipata in Maria? Le radici stanno nella fede  della Vergine di Nazareth, come testimonia il brano del Vangelo che abbiamo  ascoltato (<em>Lc</em> 1,39-56): una fede che è obbedienza alla Parola di Dio e  abbandono totale all’iniziativa e all’azione divina, secondo quanto le annuncia  l’Arcangelo. La fede, dunque, è la grandezza di Maria, come proclama gioiosamente Elisabetta: Maria è «benedetta fra le donne», «benedetto è il frutto del suo grembo» perché è «la madre del Signore», perché crede e vive in maniera unica la «prima» delle beatitudini, la beatitudine della fede. Elisabetta lo confessa nella gioia sua e del bambino che le sussulta in  grembo: «E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le  ha detto» (v. 45). Cari amici! Non ci limitiamo ad ammirare Maria nel suo  destino di gloria, come una persona molto lontana da noi: no! Siamo chiamati a  guardare quanto il Signore, nel suo amore, ha voluto anche per noi, per il nostro  destino finale: vivere tramite la fede nella comunione perfetta di amore con Lui  e così vivere veramente.</p>
<p>A questo riguardo, vorrei soffermarmi su un aspetto dell’affermazione dogmatica, là dove si parla di assunzione alla gloria celeste. Noi tutti  oggi siamo ben consapevoli che col termine «cielo» non ci riferiamo ad un  qualche luogo dell’universo, a una stella o a qualcosa di simile: no. Ci  riferiamo a qualcosa di molto più grande e difficile da definire con i nostri  limitati concetti umani. Con questo termine «cielo» vogliamo affermare che Dio,  il Dio fattosi vicino a noi non ci abbandona neppure nella e oltre la morte, ma  ha un posto per noi e ci dona l’eternità; vogliamo affermare che in Dio c’è un posto per noi. Per comprendere un po’ di più questa realtà guardiamo  alla nostra stessa vita: noi tutti sperimentiamo che una persona, quando è  morta, continua a sussistere in qualche modo nella memoria e nel cuore di  coloro che l’hanno conosciuta ed amata. Potremmo dire che in essi continua a vivere una  parte di questa persona, ma è come un’«ombra» perché anche questa sopravvivenza  nel cuore dei propri cari è destinata a finire. Dio invece non passa mai e  noi tutti esistiamo in forza del Suo amore. Esistiamo perché egli ci ama,  perché egli ci ha pensati e ci ha chiamati alla vita. Esistiamo nei pensieri e  nell’amore di Dio. Esistiamo in tutta la nostra realtà, non solo nella nostra  «ombra». La nostra serenità, la nostra speranza, la nostra pace si fondano  proprio su questo: in Dio, nel Suo pensiero e nel Suo amore, non sopravvive  soltanto un’«ombra» di noi stessi, ma in Lui, nel suo amore creatore, noi siamo custoditi e introdotti con tutta la nostra vita, con tutto il nostro essere  nell’eternità.</p>
<p>È il suo Amore che vince la morte e ci dona l’eternità, ed è questo amore che chiamiamo «cielo»: Dio è così grande da avere posto anche per  noi. E l’uomo Gesù, che è al tempo stesso Dio, è per noi la garanzia che essere-uomo ed essere-Dio possono esistere e vivere eternamente l’uno  nell’altro. Questo vuol dire che di ciascuno di noi non continuerà ad esistere solo  una parte che ci viene, per così dire, strappata, mentre altre vanno in  rovina; vuol dire piuttosto che Dio conosce ed ama tutto l’uomo, ciò che noi  siamo. E Dio accoglie nella Sua eternità ciò che <em>ora</em>, nella nostra vita,  fatta di sofferenza e amore, di speranza, di gioia e di tristezza, cresce e  diviene. Tutto l’uomo, tutta la sua vita viene presa da Dio ed in Lui purificata  riceve l’eternità. Cari Amici! Io penso che questa sia una verità che ci deve riempire di gioia profonda. Il Cristianesimo non annuncia solo una  qualche salvezza dell’anima in un impreciso al di là, nel quale tutto ciò che in questo mondo ci è stato prezioso e caro verrebbe cancellato, ma promette  la vita eterna, «la vita del mondo che verrà»: niente di ciò che ci è  prezioso e caro andrà in rovina, ma troverà pienezza in Dio. Tutti i capelli del  nostro capo sono contati, disse un giorno Gesù (cfr <em>Mt </em>10,30). Il mondo definitivo sarà il compimento anche di questa terra, come afferma san  Paolo: «la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (<em>Rm</em> 8,21).  Allora si comprende come il cristianesimo doni una speranza forte in un futuro  luminoso ed apra la strada verso la realizzazione di questo futuro. Noi siamo  chiamati, proprio come cristiani, ad edificare questo mondo nuovo, a lavorare  affinché diventi un giorno il «mondo di Dio», un mondo che sorpasserà tutto ciò  che noi stessi potremmo costruire. In Maria Assunta in cielo, pienamente  partecipe della Risurrezione del Figlio, noi contempliamo la realizzazione della  creatura umana secondo il «mondo di Dio».</p>
<p>Preghiamo il Signore affinché ci faccia comprendere quanto è preziosa  ai Suo occhi tutta la nostra vita; rafforzi la nostra fede nella vita  eterna; ci renda uomini della speranza, che operano per costruire un mondo aperto a  Dio, uomini pieni di gioia, che sanno scorgere la bellezza del mondo futuro  in mezzo agli affanni della vita quotidiana e in tale certezza vivono, credono e  sperano.</p>
<p>Amen!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/08/15/solemnity-of-the-assumption-of-the-blessed-virgin-mary-castel-gandolfo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>General audience. San Tarcisio</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/08/04/general-audience-san-tarcisio/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/08/04/general-audience-san-tarcisio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 11:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[general audience]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1081</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, desidero manifestare la mia gioia di essere qui oggi in mezzo a voi, in questa Piazza, dove vi siete radunati festosi per quest’Udienza Generale, che vede la presenza così significativa del grande Pellegrinaggio europeo dei Ministranti! Cari ragazzi, ragazze e giovani, siate i benvenuti! Poiché la grande maggioranza dei ministranti presenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>desidero manifestare la mia gioia di essere qui oggi in mezzo a voi,  in  questa Piazza, dove vi siete radunati festosi per quest’Udienza  Generale, che  vede la presenza così significativa del grande Pellegrinaggio europeo  dei  Ministranti<span id="more-1081"></span>! Cari ragazzi, ragazze e giovani, siate i benvenuti! Poiché  la  grande maggioranza dei ministranti presenti in Piazza sono di lingua  tedesca, mi  rivolgerò anzitutto a loro nella mia lingua materna.</p>
<p>Liebe Ministrantinnen und Ministranten, liebe Freunde, liebe  deutschsprachige  Pilger, willkommen hier in Rom! Mit euch grüße ich den  Kardinalstaatssekretär  Tarcisio Bertone; er heißt Tarcisio wie euer Patron. Ihr habt ihn  freundlicherweise eingeladen, und er, der den Namen des heiligen  Tarzisius  trägt, freut sich, daß er mit unter den Ministranten der Welt und unter  den  deutschen Ministranten sein kann. Ich grüße die lieben Mitbrüder im  Bischofsamt sowie die Priester und Diakone, die an dieser Audienz  teilnehmen.  Von Herzen danke ich Weihbischof Martin Gächter aus Basel, dem Präsident  des  »Coetus Internationalis Ministrantium«, für die Begrüßungsworte, die er  an  mich gerichtet hat, für das große Geschenk der Tarzisiusstatue und für  das  Halstuch, das er mir überreicht hat. All das erinnert mich an die Zeit,  als ich  selber ein Ministrant war. Weihbischof Gächter danke ich in euer aller  Namen  auch für den großen Einsatz, den er unter euch leistet. Ebenso danke ich   seinen Mitarbeiterinnen und Mitarbeitern und allen, die dieses fröhliche   Beisammensein möglich gemacht haben. Mein Dank gilt auch den Förderern  aus der  Schweiz und allen, die auf vielfältige Weise mitgeholfen haben, die  große  Statue des heiligen Tarzisius zu realisieren.</p>
<p>Ihr seid in großer Zahl hier! Ich habe mit dem Hubschrauber schon den   Petersplatz überflogen und all die Farben und die Freude gesehen, die  auf  diesem Petersplatz zugegen ist. So sorgt ihr nicht nur für eine gute  Stimmung  auf diesem Platz, sondern vermehrt auch die Freude in meinem Herzen!  Vielen Dank!  Die Tarzisiusstatue hat schon einen langen Pilgerweg hinter sich. Im  September  2008 wurde sie im Beisein von 8.000 Ministranten erstmals in der Schweiz   präsentiert. Sicher waren einige von euch damals schon dabei. Von dort  wurde  sie über Luxemburg bis nach Ungarn gebracht. Heute nehmen wir sie hier  festlich  in Empfang und freuen uns, diese Gestalt aus den ersten Jahrhunderten  der Kirche  besser kennenzulernen. Später wird die Statue, wie Weihbischof Gächter  schon  gesagt hat, bei den Kalixtuskatakomben aufgestellt werden, wo sich das  Grab des  heiligen Tarzisius befindet. Vor euch allen äußere ich meinen Wunsch,  daß  dieser Ort, die Kalixtuskatakomben und diese Statue, ein Bezugspunkt für  die  Ministrantinnen und Ministranten wird sowie für alle, die Jesus als  Priester,  Ordensleute und Missionare unmittelbarer nachfolgen wollen. Sie alle  können auf  diesen mutigen und starken jungen Menschen hinschauen und dabei ihre  Freundschaft mit dem Herrn selber erneuern. So lernen wir, immer mit  Gott zu  leben und dem Weg zu folgen, den er uns mit seinem Wort und durch das  Zeugnis so  vieler Heiliger und Märtyrer zeigt, von denen wir durch die Taufe Brüder  und  Schwestern sind.</p>
<p>Wer war der heilige Tarzisius? Wir haben nicht viele Auskünfte über  ihn. Er  lebte in den ersten Jahrhunderten der Kirchengeschichte, näherhin im 3.  Jahrhundert. Man erzählt sich, daß Tarzisius ein Junge war, der  regelmäßig  die Kalixtuskatakomben hier in Rom besuchte und seine Pflichten als  Christ  besonders treu erfüllte. Er hatte eine große Liebe zur Eucharistie, und  aufgrund einiger Anhaltspunkte kommen wir zu dem Schluß, daß er  vermutlich ein  Akolyth, also ein Ministrant gewesen ist. In jenen Jahren verfolgte  Kaiser  Valerian die Christen mit aller Härte. Sie mußten sich heimlich in ihren   Privathäusern oder gelegentlich auch in den Katakomben treffen, um das  Wort  Gottes zu hören, miteinander zu beten und die heilige Messe zu feiern.  Auch der  Brauch, die Eucharistie zu den Gefangenen und Kranken zu bringen, wurde  immer  gefährlicher. Eines Tages fragt der Priester wie gewohnt, wer bereit  sei, die  Eucharistie zu den Brüdern und Schwestern zu bringen, die darauf  warteten. Da  erhob sich der junge Tarzisius und sagte: »Schicke mich!« Dieser Junge  schien  aber noch zu klein für eine so schwierige Aufgabe. »Mein junges Alter«,  erwiderte Tarzisius, »wird der beste Schutz für die Eucharistie sein.«  Das  überzeugte den Priester, und er vertraute ihm das kostbare Lebensbrot an  und  sagte: »Tarzisius, denk daran, daß du einen himmlischen Schatz in deinen   schwachen Händen hältst. Vermeide die vollen Straßen und vergiß nicht,  daß  die heiligen Dinge nicht den Hunden und die Edelsteine nicht den  Schweinen  vorgeworfen werden dürfen. Wirst du die heiligen Geheimnisse treu und  sicher  bewahren?« »Ich werde eher sterben, als sie mir wegnehmen zu lassen«,  erwiderte Tarzisius. Unterwegs traf er ein paar Freunde, die auf ihn  zukamen und  ihn einluden, mit ihnen zu gehen. Als er ablehnte – es waren Heiden –,  wurden sie mißtrauisch und aufdringlich. Dann bemerkten sie, daß er  etwas an  seine Brust drückte, als wollte er es verteidigen. Sie versuchten, es  ihm zu  entreißen, aber vergeblich. Der Kampf wurde immer wilder, vor allem als  sie  erfuhren, daß Tarzisius Christ war. Sie traten ihn mit den Füßen,  bewarfen  ihn mit Steinen, aber er gab nicht nach. Von einem Prätorianergardisten  namens  Quadratus, der auch heimlich Christ geworden war, wurde der Sterbende zu  einem  Priester gebracht. Sein Körper war bereits leblos, aber an seiner Brust  hielt  er immer noch das kleine Leinentuch mit der Eucharistie. Gleich danach  wurde er  in den Kalixtuskatakomben begraben. Papst Damasus hat eine Inschrift für  das  Grab des heiligen Tarzisius verfaßt, gemäß der er im Jahr 257 gestorben  ist.  Das Römische Martyrologium legt den Todestag auf den 15. August fest und  gibt  auch die schöne mündliche Überlieferung wieder, nach der das  Allerheiligste  nicht am Körper des heiligen Tarzisius gefunden wurde, nicht in seinen  Händen  und auch nicht in seiner Kleidung. Das legte man so aus, daß die  geweihte  Hostie, die der kleine Märtyrer mit seinem Leben verteidigt hatte,  Fleisch von  seinem Fleisch geworden war und so mit seinem eigenen Leib vereint ein  einziges  makelloses Opfer, das Gott dargebracht wurde.</p>
<p>Liebe Ministrantinnen und Ministranten, das Zeugnis des heiligen  Tarzisius  und diese schöne Überlieferung zeigen uns die tiefe Liebe und die große  Verehrung, die wir für die Eucharistie haben müssen: Sie ist ein  kostbares Gut,  ein Schatz von unermeßlichem Wert, sie ist das Brot des Lebens, sie ist  Jesus  selbst, der für uns zur Speise wird, Stütze und Kraft für unseren  täglichen  Weg und ein Pfad, der zum ewigen Leben führt; sie ist das größte  Geschenk,  das Jesus uns hinterlassen hat.</p>
<p>So wende ich mich an euch, die ihr hier versammelt seid, und durch  euch an  alle Ministrantinnen und Ministranten der Welt: Tut großzügig euren  Dienst an  Jesus, der in der Eucharistie gegenwärtig ist! Das ist eine wichtige  Aufgabe,  die euch erlaubt, besonders nahe beim Herrn zu sein und in einer tiefen  wirklichen Freundschaft mit ihm zu wachsen. Bewahrt diese Freundschaft  voll  Eifer in eurem Herzen, so wie der heilige Tarzisius, und seid bereit,  dafür  einzustehen, dafür zu ringen, dafür euer Leben hinzugeben, damit Jesus  zu  allen Menschen kommt. Teilt auch ihr euren Altersgefährten das Geschenk  dieser  Freundschaft mit, mit Freude und Begeisterung und ohne Angst, daß sie  spüren,  ihr kennt es, es ist wahr, und ihr liebt dieses Geheimnis! Jedes Mal,  wenn ihr  zum Altar hintretet, habt ihr das Glück, bei der großen Liebestat Gottes  dabei  zu sein, der sich auch heute jedem von uns schenken will, uns nahe sein  will,  uns helfen will und Kraft geben will, damit wir richtig leben. Bei der  Wandlung,  ihr wißt es, wird dieses kleine Stück Brot Leib Christi, und der Wein  wird  Blut Christi. Ihr habt das große Glück, dieses unsagbare Geheimnis aus  nächster Nähe erleben zu dürfen! Erfüllt eure Aufgaben als Ministranten  mit  Liebe, Andacht und Treue und kommt nicht einfach irgendwie herein,  sondern  bereitet euch inwendig auf die heilige Messe vor! Wenn ihr euren  Priestern beim  Dienst am Altar helft, tragt ihr dazu bei, daß Jesus mehr erfahrbar  wird, daß  die Menschen mehr spüren und erkennen: er ist da, daß er in dieser Welt,  im  Alltag, in der Kirche und an jedem Ort immer mehr gegenwärtig sein kann.  Liebe  Freunde, ihr leiht Jesus eure Hände, eure Gedanken, eure Zeit. Das wird  er euch  vergelten, indem er euch die wahre Freude schenkt und spüren läßt, wo  das  wirkliche Glück zu Hause ist. Der heilige Tarzisius hat uns gezeigt, daß   jemand sogar sein Leben für ein wirkliches Gut, für das wahre Gut, für  den  Herrn aus Liebe hingeben kann.</p>
<p>Von uns wird nicht sogleich das Martyrium verlangt, aber Jesus bittet  um die  Treue in den kleinen Dingen, um die innere Sammlung, das innere  Mit-dabei-Sein,  unseren Glauben, und darum, daß wir uns mühen, im Alltag diesen Schatz  gegenwärtig zu halten. Er bittet uns um Treue in den täglichen Aufgaben,  um  das Zeugnisgeben für seine Liebe, indem wir in die Kirche gehen aus  innerer  Überzeugung und Freude, daß er da ist. So können wir auch für unsere  Freunde  erfahrbar machen, daß Jesus lebt. Dabei helfe uns die Fürsprache des  heiligen  Johannes Maria Vianney, dessen Gedenktag wir heute feiern, des demütigen   Pfarrers von Frankreich, der eine kleine Gemeinde umgewandelt und der  Welt damit  ein neues Licht geschenkt hat. Das Beispiel der Heiligen Tarcisius und  Johannes  Maria Vianney ermutige uns jeden Tag, Jesus zu lieben und seinen Willen  zu  erfüllen, so wie die Jungfrau Maria, die ihrem Sohn bis zum Ende treu  war. Noch  einmal herzlichen Dank euch allen! Gesegnete Tage und gute Heimkehr!</p>
<p><strong>Apello</strong></p>
<p>Il mio pensiero va alle popolazioni colpite, in questo periodo, da gravi   calamità naturali, che hanno causato perdite di vite umane, feriti e  danni,  lasciando numerose persone senza tetto. In modo particolare, penso ai  vasti  incendi nella Federazione Russa e alle devastanti alluvioni in Pakistan e  in  Afghanistan. Prego il Signore per le vittime e sono vicino  spiritualmente a  quanti sono provati da tali avversità. Per essi chiedo a Dio il sollievo  nella  sofferenza e il sostegno nelle difficoltà. Auspico, inoltre, che non  venga a  mancare la solidarietà di tutti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/08/04/general-audience-san-tarcisio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Angelus. Castelgandolfo</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/08/01/angelus-castelgandolfo/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/08/01/angelus-castelgandolfo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 07:37:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[angelus]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1090</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, in questi giorni ricorre la memoria liturgica di alcuni Santi. Ieri abbiamo ricordato sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù. Vissuto nel XVI secolo, si convertì leggendo la vita di Gesù e di Santi durante una lunga degenza causata da una ferita subita in battaglia. Rimase talmente impressionato da quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>in questi giorni ricorre la memoria liturgica di alcuni Santi. Ieri  abbiamo  ricordato sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù.  Vissuto nel  XVI secolo, si convertì leggendo la vita di Gesù<span id="more-1090"></span> e di Santi durante una  lunga degenza causata da una ferita subita in battaglia. Rimase talmente   impressionato da quelle pagine, che decise di seguire il Signore. Oggi  ricordiamo sant’Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore dei Redentoristi,  vissuto  nel XVIII secolo e proclamato patrono dei confessori dal Venerabile Pio  XII.  Ebbe la consapevolezza che Dio vuole tutti santi, ciascuno secondo il  proprio  stato, naturalmente. In questa settimana la liturgia ci propone, poi,  sant’Eusebio, primo  Vescovo del Piemonte, strenuo difensore della divinità di Cristo, e,  infine, la  figura di san Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, che ha guidato  con il suo  esempio l’<a href="http://www.vatican.va/special/anno_sac/index_it.html">Anno  Sacerdotale</a> appena  concluso, e alla cui intercessione nuovamente  affido tutti i Pastori della Chiesa. Impegno comune di questi Santi è  stato  quello di salvare le anime e di servire la Chiesa con i rispettivi  carismi,  contribuendo a rinnovarla e ad arricchirla. Questi uomini hanno  acquistato “un  cuore saggio” (<em>Sal</em> 89,12), accumulando ciò che non si corrompe e  scartando quanto è irrimediabilmente mutevole nel tempo: il potere, la  ricchezza  e gli effimeri piaceri. Scegliendo Dio hanno posseduto ogni cosa  necessaria,  pregustando fin dalla vita terrena l’eternità (cfr <em>Qo</em>, 1-5).</p>
<p>Nel Vangelo dell’odierna domenica, l’insegnamento di Gesù riguarda  proprio la  vera saggezza ed è introdotto dalla domanda di uno della folla:  «Maestro, di’ a  mio fratello che divida con me l’eredità» (<em>Lc</em> 12,13). Gesù,  rispondendo,  mette in guardia gli ascoltatori dalla brama dei beni terreni con la  parabola  del ricco stolto, il quale, avendo accumulato per sé un abbondante  raccolto,  smette di lavorare, consuma i suoi beni divertendosi e s’illude persino  di poter  allontanare la morte. «Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti  sarà  richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”» (<em>Lc</em> 13,20). L’uomo stolto nella Bibbia è colui che non vuole rendersi conto,   dall’esperienza delle cose visibili, che nulla dura per sempre, ma tutto  passa:  la giovinezza come la forza fisica, le comodità come i ruoli di potere.  Far  dipendere la propria vita da realtà così passeggere è, dunque,  stoltezza. L’uomo  che confida nel Signore, invece, non teme le avversità della vita,  neppure la  realtà ineludibile della morte: è l’uomo che ha acquistato “un cuore  saggio”,  come i Santi.</p>
<p>Nel rivolgere la nostra preghiera a Maria Santissima, desidero  ricordare altre  ricorrenze significative: domani si potrà lucrare l’indulgenza detta  della  Porziuncola o “il Perdono di Assisi”, che san Francesco ottenne, nel  1216, dal  Papa Onorio III; giovedì 5 agosto, commemorando la Dedicazione della  Basilica di  S. Maria Maggiore, onoreremo la Madre di Dio acclamata con questo titolo  nel  concilio di Efeso del 431, e venerdì prossimo, anniversario della morte  di Papa  Paolo VI, celebreremo la festa della Trasfigurazione del Signore.  La data del 6 agosto, considerata il culmine della luce estiva, fu  scelta per significare che lo splendore del Volto di Cristo illumina il  mondo  intero.</p>
<p><em>Angelus Domini … </em></p>
<hr /><strong>Dopo l&#8217;Angelus</strong></p>
<p>Desidero esprimere vivo compiacimento per l’entrata in vigore,  proprio oggi,  della Convenzione sul bando delle munizioni a grappolo che provocano <em>danni   inaccettabili </em>ai civili. Il mio primo pensiero va alle numerose  vittime che  hanno sofferto e continuano a soffrire gravi danni fisici e morali, fino   alla perdita della vita, a causa di questi insidiosi ordigni, la cui  presenza  sul terreno spesso ostacola a lungo la ripresa delle attività quotidiane  di  intere comunità. Con l’entrata in vigore della nuova Convenzione, alla  cui  adesione esorto tutti gli Stati,  la Comunità internazionale ha  dimostrato  saggezza, lungimiranza e capacità nel  perseguire un risultato significativo nel campo del disarmo e del  diritto  umanitario internazionale. Il mio auspicio e incoraggiamento è che si  continui  con sempre maggior vigore su questa strada, per la difesa della dignità e  della  vita umana, per la promozione dello sviluppo umano integrale, per lo  stabilimento di un ordine internazionale pacifico e per la realizzazione  del  bene comune di tutte le persone e di tutti i popoli.</p>
<p>J’accueille avec joie les pèlerins francophones! La liturgie de ce  jour nous  questionne sur le sens profond de notre quête d’avoir, de pouvoir et de  savoir.  Prise et comprise comme une fin en soi, la richesse cesse d’être le  moyen  nécessaire pour une existence juste et digne. Par l’intercession de la  Vierge  Marie et de Saint Alphonse-Marie de Liguori, puissions-nous utiliser nos  biens  en participant positivement à l’œuvre de la création divine et en étant  pleinement solidaires avec tout être humain, surtout celui qui est dans  le  besoin. Bon dimanche à tous!</p>
<p>I am very pleased to greet all the English-speaking pilgrims present,  especially  those of you who have come from Canada and Australia. In the Gospel of  today’s  Mass, our Lord teaches us to store up treasure for ourselves, not on  earth, but  in heaven. By God’s grace, then, let us seek to grow in faith and good  works.  In this sense, I willingly invoke upon all of you God’s abundant  blessings!</p>
<p>Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Gäste deutscher Sprache,  heute  besonders an die Pilger aus Eschweiler bei Aachen. Die Urlaubszeit gibt  uns  Gelegenheit, die gewohnten Bahnen zu verlassen und an einem schönen  Platz Ruhe  und Erholung zu finden. Abstand nehmen wollen wir auch innerlich von  unseren  schlechten Gewohnheiten, von Zorn und Bosheit, von übler Nachrede, vom  „alten  Menschen mit seinen Taten“, wie wir heute in der Lesung aus dem  Kolosserbrief  gehört haben. Nehmen wir den Urlaub zum Anlaß, persönlich wieder zum  Frieden zu  kommen und dem Bild des Schöpfers in uns besser zu entsprechen.   Gottes Geist geleite euch auf allen Wegen!</p>
<p>Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que han  participado en  el rezo del <em>Ángelus</em>. La liturgia de hoy nos invita a moderar  nuestro afán  por los bienes materiales, que no son todo en la vida, sabiendo  administrarlos  bien y compartirlos, de manera que produzcan bienes más altos y  duraderos.  Pidamos a María que nos enseñe a seguir con gozo a Jesús con un corazón  sencillo. Feliz domingo.</p>
<p>Queridos peregrinos de língua portuguesa: saúdo cordialmente a todos  vós, de  modo especial aos brasileiros de Piraquara. Que Deus manifeste sobre  todos vós a  Sua inesgotável bondade para que sejais renovados nos vossos bons  propósitos de  vida cristã. Que Deus vos abençoe!</p>
<p>Witam serdecznie Polaków. Życie uczy nas, że wszystko na tym świecie  przemija.  Przypomina o tym Liturgia Słowa dzisiejszej Mszy świętej. Wskazuje, że  życie  człowieka nie jest zależne od jego mienia, że dobra doczesne nie są  celem, lecz  środkiem w drodze do wieczności. Otwórzmy więc serca na potrzeby braci,  bądźmy  bogaci przed Bogiem. Z serca wam błogosławię.</p>
<p>[<em>Do il mio cordiale benvenuto a tutti i Polacchi. La vita  quotidiana ci insegna  che tutto passa in questo mondo. Ce lo ricorda la Liturgia della parola  della  Messa odierna. Ci mostra che la vita dell’uomo non dipende dai suoi  averi e che  i beni terreni non sono lo scopo, ma un mezzo nella via verso  l’eternità.  Apriamo allora i nostri cuori alle necessità dei fratelli, diventando  ricchi  davanti Dio. Vi benedico di cuore.</em>]</p>
<p>Un cordiale saluto rivolgo, infine, ai pellegrini italiani, in  particolare alle  Suore dell’Immacolata, che stanno celebrando in questi giorni il loro  Capitolo  Generale, ai fedeli di Moncalieri e di San Nicandro Garganico. Grazie  per la  vostra presenza. A tutti buona domenica!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/08/01/angelus-castelgandolfo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Angelus. Castel Candolfo #1</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/07/11/angelus-castel-candolfo-1/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/07/11/angelus-castel-candolfo-1/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 06:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[angelus]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1085</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, Da qualche giorno &#8211; come vedete &#8211; ho lasciato Roma per il soggiorno estivo di Castel Gandolfo. Ringrazio Dio che mi offre questa possibilità di riposo. Ai cari abitanti di questa bella cittadina, dove torno sempre volentieri, rivolgo il mio cordiale saluto. Il Vangelo di questa domenica si apre con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>Da qualche giorno &#8211; come vedete &#8211; ho lasciato Roma per il soggiorno  estivo di Castel Gandolfo.  Ringrazio Dio che mi offre questa possibilità di riposo. Ai cari  abitanti di  questa bella cittadina, dove torno sempre volentieri<span id="more-1085"></span>, rivolgo il mio  cordiale  saluto. Il Vangelo di questa domenica si apre con la domanda che un  dottore  della Legge pone a Gesù: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la  vita  eterna?» (<em>Lc</em> 10,25). Sapendolo esperto nelle Sacre Scritture, il  Signore  invita quell’uomo a dare lui stesso la risposta, che infatti egli  formula  perfettamente, citando i due comandamenti principali: amare Dio con  tutto il  cuore, tutta la mente e tutte le forze, e amare il prossimo come se  stessi.  Allora il dottore della Legge, quasi per giustificarsi, chiede: “E chi è  mio  prossimo?” (<em>Lc</em> 10,29). Questa volta, Gesù risponde con la celebre   parabola del “buon Samaritano” (cfr <em>Lc</em> 10,30-37), per indicare  che sta a  noi farci “prossimo” di chiunque abbia bisogno di aiuto. Il Samaritano,  infatti,  si fa carico della condizione di uno sconosciuto, che i briganti hanno  lasciato  mezzo morto lungo la strada; mentre un sacerdote e un levita erano  passati  oltre, forse pensando che a contatto con il sangue, in base ad un  precetto, si  sarebbero contaminati. La parabola, pertanto, deve indurci a trasformare  la  nostra mentalità secondo la logica di Cristo, che è la logica della  carità: Dio  è amore, e rendergli culto significa servire i fratelli con amore  sincero e  generoso.</p>
<p>Questo racconto evangelico offre il “criterio di misura”, cioè  “l’universalità  dell’amore che si volge verso il bisognoso incontrato «per caso» (cfr<em> Lc</em> 10,31), chiunque egli sia” (Enc. <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est_it.html#25."> <em>Deus caritas est</em>, 25</a>). Accanto a questa  regola universale, vi è anche un’esigenza specificamente ecclesiale: che  “nella  Chiesa stessa, in quanto famiglia, nessun membro soffra perché nel  bisogno” (<em>ibid.</em>).  Il programma del cristiano, appreso dall’insegnamento di Gesù, è “un  cuore che  vede” dove c’è bisogno di amore, e agisce in modo conseguente (cfr <em>ivi</em>,   31).</p>
<p>Cari amici, desidero anche ricordare che oggi la Chiesa fa memoria di  san  Benedetto da Norcia &#8211; il grande Patrono del mio Pontificato &#8211; padre e  legislatore del monachesimo occidentale. Egli, come  narra san Gregorio Magno, “fu un uomo di vita santa … di nome e per  grazia” (<em>Dialogi</em>,  II, 1: <em>Bibliotheca Gregorii Magni</em> IV, Roma 2000, p. 136).  “Scrisse una <em> Regola per i monaci</em>… specchio di un magistero incarnato nella sua  persona:  infatti il santo  non poté nel modo più assoluto insegnare diversamente da come visse” (<em>Ivi</em>,   II, XXXVI: <em>cit.</em>, p. 208).  <a href="http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/homilies/1964/documents/hf_p-vi_hom_19641024_montecassino_it.html">Il  Papa Paolo VI proclamò san Benedetto  Patrono d’Europa il 24 ottobre  1964</a>, riconoscendone l’opera meravigliosa svolta per la formazione  della civiltà  europea.</p>
<p>Affidiamo alla Vergine Maria il nostro cammino di fede e, in  particolare, questo  tempo di vacanze, affinché i nostri cuori non perdano mai di vista la  Parola di  Dio e i fratelli in difficoltà.</p>
<hr /><strong>Dopo l&#8217;Angelus</strong></p>
<p>Chers frères et sœurs francophones, soyez les bienvenus à Castel  Gandolfo!  L’Évangile de ce jour nous rappelle que le vrai croyant sait se  distinguer par  son amour pour tout être humain, spécialement pour les marginalisés.  Sans la  charité et la miséricorde, notre pratique chrétienne ne porte pas de  fruit. Par  l’intercession de la Vierge Marie et de saint Benoît, Patron d’Europe,  puissiez-vous consolider votre vie spirituelle durant vos vacances!   Bon pèlerinage et bonnes vacances à tous!</p>
<p>I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors  present for  this <em>Angelus</em> prayer. Today’s Liturgy reminds us that to be  Christians  means to be faithful to the words and example of Jesus, especially by  living a  life of love of God and neighbour. May the Lord give us grace and  courage so  that we may always respond generously, as good Samaritans, to the needs  of all  who suffer, near and far. I wish you all a pleasant stay in Castel  Gandolfo and  Rome and a blessed Sunday!</p>
<p>Einen herzlichen Gruß richte ich an die deutschsprachigen Pilger hier  in  Castelgandolfo.Ein besonderer Gruß gilt allen, die heute in München und  Köln an der Kundgebung  „Deutschland pro Papa“ teilnehmen und so mir ihre Sympathie und ihre  Treue zum  Nachfolger des heiligen Petrus zeigen. Herzlichen Dank! Das Doppelgebot  der Liebe – Gott zu lieben mit ganzem Herzen und ganzer  Seele und den Nächsten zu lieben wie sich selbst – ist der Schlüssel zu  einem  geglückten Leben in Gemeinschaft mit Gott und mit den Menschen. Die  Gottes- und  Nächstenliebe ist keine abstrakte Theorie, sondern ein konkreter  Auftrag:  „Handle danach, und du wirst leben“ (<em>Lk </em>10,28), sagt der Herr im  Evangelium dieses Sonntags. Wie der heutige Tagesheilige Benedikt, mein  besonderer Patron, und alle Heiligen, die Jesus auf diesem Weg der Liebe   nachgefolgt sind, wollen auch wir Nächste sein für die Menschen um uns,  die  unsere Zuwendung und Unterstützung brauchen, um so zum wahren Leben zu  gelangen.  Dabei geleite euch der Heilige Geist mit seiner Gnade.</p>
<p>Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, presentes en  esta oración  mariana, en particular a los fieles de la Cofradía de la Santísima y  Vera Cruz  de Caravaca. En la parábola del <em>Buen Samaritano, </em>proclamada este  domingo<em>, </em>Jesús subraya la importancia primordial del mandamiento del amor y  nos  invita a practicar la misericordia con nuestro prójimo. Por intercesión  de la  Santísima Virgen María, supliquemos la gracia de tener los mismos  sentimientos  del corazón de Cristo y de peregrinar por esta vida haciendo el bien.  Muchas  gracias y feliz domingo.</p>
<p>Zo srdca vítam slovenských pútnikov, osobitne z farnosti Božieho  Milosrdenstva z  Košíc.  Bratia a sestry, je čas prázdnin a dovoleniek. Využite ich na  oddych a na obnovu  síl tela aj ducha. Rád udeľujem Apoštolské požehnanie vám i vašim drahým  vo  vlasti.  Pochválený buď Ježiš Kristus!</p>
<p>[<em>Di cuore do il benvenuto ai pellegrini slovacchi, particolarmente  a quelli  provenienti dalla parrocchia della Divina Misericordia di Košice.  Fratelli e  sorelle, è il tempo delle ferie e delle vacanze. Sfruttate questo  periodo per il  riposo e per ritemprare le forze del corpo e dello spirito. Volentieri  imparto  la Benedizione Apostolica a voi ed ai vostri cari in Patria. Sia lodato  Gesù  Cristo!</em>]</p>
<p>Drodzy pielgrzymi polscy! Dzisiaj w liturgii wspominamy świętego  Benedykta,  jednego z patronów Europy. Jego dewiza: <em>ora et labora</em> jest trafną   odpowiedzią na pytanie, które słyszymy podczas dzisiejszej Mszy świętej:   „Nauczycielu, co mam czynić, aby osiągnąć życie wieczne?” (<em>Łk</em> 10,  25).  Niech nasza praca i modlitwa prowadzą nas ku radosnemu spotkaniu z  Bogiem, który  będzie naszą nagrodą w wieczności. Serdecznie was pozdrawiam i życzę  dobrego  niedzielnego odpoczynku.</p>
<p>[<em>Cari pellegrini polacchi! Oggi nella liturgia ricordiamo san  Benedetto, uno dei  patroni d’Europa. Il suo motto: <em>ora et labora</em> è una risposta  adeguata  alla domanda che abbiamo udito nell’odierna Santa Messa: “Maestro, che  cosa devo  fare per avere la vita eterna?” (<em>Lc</em> 10, 25). Il nostro lavoro e  la nostra  preghiera ci conducano a un gioioso incontro con Dio, che sarà la nostra   ricompensa nell’eternità. Vi saluto cordialmente e vi auguro un buon  riposo  domenicale.</em>]</p>
<p>Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in  particolare le  Suore Apostole del Sacro Cuore di Gesù, in occasione del loro Capitolo  Generale.  Care Sorelle, prego per voi e vi incoraggio a diffondere l’amore e la  devozione  al Cuore di Cristo testimoniandolo nei vari campi in cui siete attive:  educazione, sanità, pastorale giovanile e familiare, opere sociali per i   migranti e i poveri. Saluto l’associazione culturale “La Stella”, di  Villa  Castelli; ed auguro a tutti una buona domenica.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/07/11/angelus-castel-candolfo-1/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sulmona #2. Meeting with the young people. Veneration of the relics of St. Celestine V</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/07/04/sulmona-2-meeting-with-the-young-people-veneration-of-the-relics-of-st-celestine-v/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/07/04/sulmona-2-meeting-with-the-young-people-veneration-of-the-relics-of-st-celestine-v/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 18:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[visit]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1069</guid>
		<description><![CDATA[Cari giovani! Prima di tutto voglio dirvi che sono molto contento di incontrarvi! Ringrazio Dio per questa possibilità che mi offre di rimanere un po’ con voi, come un padre di famiglia, insieme con il vostro Vescovo e i vostri sacerdoti. Vi ringrazio per l’affetto che mi manifestate con tanto calore! Ma vi ringrazio anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari giovani!</p>
<p>Prima di tutto voglio dirvi che sono molto contento di incontrarvi!  Ringrazio  Dio per questa possibilità che mi offre di rimanere un po’ con voi, come  un  padre di famiglia, insieme con il vostro Vescovo<span id="more-1069"></span> e i vostri sacerdoti.  Vi  ringrazio per l’affetto che mi manifestate con tanto calore! Ma vi  ringrazio  anche per ciò che mi avete detto, attraverso i vostri due “portavoce”,  Francesca  e Cristian. Mi avete fatto delle domande, con molta franchezza, e, nello  stesso  tempo, avete dimostrato di avere dei punti fermi, delle convinzioni. E  questo è  molto importante. Siete ragazzi e ragazze che riflettono, che si  interrogano, e  che hanno anche il senso della verità e del bene. Sapete, cioè, usare la  mente  ed il cuore, e questo non è poco! Anzi, direi che è la cosa principale  in questo  mondo: imparare a usare bene l’intelligenza e la sapienza che Dio ci ha  donato!  La gente di questa vostra terra, in passato, non aveva molti mezzi per  studiare,  e nemmeno per affermarsi nella società, ma possedeva ciò che rende  veramente  ricco un uomo e una donna: la fede e i valori morali. E’ questo che  costruisce  le persone e la convivenza civile!</p>
<p>Dalle vostre parole emergono due aspetti fondamentali: uno positivo e  uno  negativo. L’aspetto positivo è dato dalla vostra visione cristiana della  vita,  un’educazione che evidentemente avete ricevuto dai genitori, dai nonni,  dagli  altri educatori: sacerdoti, insegnanti, catechisti. L’aspetto negativo  sta nelle  ombre che oscurano il vostro orizzonte: sono problemi concreti, che  rendono  difficile guardare al futuro con serenità e ottimismo; ma sono anche  falsi  valori e modelli illusori, che vi vengono proposti e che promettono di  riempire  la vita, mentre invece la svuotano. Cosa fare, allora, perché queste  ombre non  diventino troppo pesanti? Anzitutto, vedo che siete giovani con una  buona  memoria! Sì, mi ha colpito il fatto che abbiate riportato espressioni  che ho  pronunciato a Sydney, in Australia, durante la  <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/travels/2008/index_australia_it.htm">Giornata  Mondiale della Gioventù  del 2008</a>. E poi avete ricordato che le <a href="http://www.vatican.va/gmg.html">GMG</a> sono nate 25 anni fa. Ma  soprattutto  avete dimostrato di avere una vostra memoria storica legata alla vostra  terra:  mi avete parlato di un personaggio nato otto secoli fa, san Pietro  Celestino V,  e avete detto che lo considerate ancora molto attuale! Vedete, cari  amici, in  questo modo, voi avete, come si usa dire, “una marcia in più”. Sì, la  memoria  storica è veramente una “marcia in più” nella vita, perché senza memoria  non c’è  futuro. Una volta si diceva che la storia è maestra di vita! La cultura  consumistica attuale tende invece ad appiattire l’uomo sul presente, a  fargli  perdere il senso del passato, della storia; ma così facendo lo priva  anche della  capacità di comprendere se stesso, di percepire i problemi, e di  costruire il  domani. Quindi, cari giovani e care giovani, voglio dirvi: il cristiano è  uno  che ha buona memoria, che ama la storia e cerca di conoscerla.</p>
<p>Per questo vi ringrazio, perché mi parlate di san Pietro del Morrone,   Celestino V, e siete capaci di valorizzare la sua esperienza oggi, in un  mondo  così diverso, ma proprio per questo bisognoso di riscoprire alcune cose  che  valgono sempre, che sono perenni, ad esempio la capacità di ascoltare  Dio nel  silenzio esteriore e soprattutto interiore. Poco fa mi avete chiesto:  come si  può riconoscere la chiamata di Dio? Ebbene, il segreto della vocazione  sta nella  capacità e nella gioia di distinguere, ascoltare e seguire la sua voce.  Ma per  fare questo, è necessario abituare il nostro cuore a riconoscere il  Signore, a  sentirlo come un Persona che mi è vicina e mi ama. Come ho detto questa  mattina,  è importante imparare a vivere momenti di silenzio interiore nelle  proprie  giornate per essere capaci di sentire la voce del Signore. State certi  che se  uno impara ad ascoltare questa voce e a seguirla con generosità, non ha  paura di  nulla, sa e sente che Dio è con lui, con lei, che è Amico, Padre e  Fratello.  Detto in una sola parola: il segreto della vocazione sta nel rapporto  con Dio,  nella preghiera che cresce proprio nel silenzio interiore, nella  capacità di  ascoltare che Dio è  vicino. E questo è vero sia prima della scelta, al momento, cioè, di  decidere e  di partire, sia dopo, se si vuole essere fedeli e perseverare nel  cammino. San  Pietro Celestino è stato prima di tutto questo: un uomo di ascolto, di  silenzio interiore, un uomo di  preghiera, un uomo di Dio. Cari giovani: trovate sempre uno spazio nelle  vostre  giornate per Dio, per ascoltarlo e parlargli!</p>
<p>E qui, vorrei dirvi una seconda cosa: la vera preghiera non è affatto   estranea alla realtà. Se pregare vi alienasse, vi togliesse dalla vostra  vita  reale, state in guardia: non sarebbe vera preghiera! Al contrario, il  dialogo  con Dio è garanzia di verità, di verità con se stessi e con gli altri,e  così di  libertà. Stare con Dio, ascoltare la sua Parola, nel Vangelo, nella  liturgia  della Chiesa, difende dagli abbagli dell’orgoglio e della presunzione,  dalle  mode e dai conformismi, e dà la forza di essere veramente liberi, anche  da certe  tentazioni mascherate da cose buone. Mi avete chiesto: come possiamo  essere  “nel” mondo ma non “del” mondo? Vi rispondo: proprio grazie  alla preghiera, al contatto personale con Dio.  Non si tratta di moltiplicare le parole – lo diceva già Gesù –, ma di  stare alla  presenza di Dio, facendo proprie, nella mente e nel cuore, le  espressioni del  “Padre Nostro”, che abbraccia tutti i problemi della nostra vita, oppure   adorando l’Eucaristia, meditando il Vangelo nella nostra stanza, o  partecipando  con raccoglimento alla liturgia. Tutto questo non distoglie dalla vita,  ma aiuta  invece ad essere veramente se stessi in ogni ambiente, fedeli alla voce  di Dio  che parla alla coscienza, liberi dai condizionamenti del momento! Così  fu per  san Celestino V: egli seppe agire secondo coscienza in obbedienza a Dio,  e  perciò senza paura e con grande coraggio, anche nei momenti difficili,  come  quelli legati al suo breve Pontificato, non temendo di perdere la  propria  dignità, ma sapendo che questa consiste nell’essere nella verità. E il  garante  della verità è Dio. Chi segue Lui non ha paura nemmeno di rinunciare a  se  stesso, alla sua propria idea, perché “chi ha Dio, nulla gli manca”,  come diceva  santa Teresa d’Avila.</p>
<p>Cari amici! La fede e la preghiera non risolvono i problemi, ma  permettono di  affrontarli con una luce e una forza nuova, in modo degno dell’uomo, e  anche in modo più sereno ed efficace. Se guardiamo alla storia della  Chiesa  vedremo che è ricca di figure di Santi e Beati che, proprio partendo da  un  intenso e costante dialogo con Dio, illuminati dalla fede, hanno saputo  trovare  soluzioni creative, sempre nuove, per rispondere a bisogni umani  concreti in tutti i secoli:  la salute, l’istruzione, il lavoro, eccetera. La loro intraprendenza era  animata  dallo Spirito Santo e da un amore forte e generoso per i fratelli,  specialmente  per quelli più deboli e svantaggiati. Cari giovani! Lasciatevi  conquistare  totalmente da Cristo! Mettetevi anche voi, con decisione, sulla strada  della  santità, cioè dall’essere in contatto, in conformità con Dio, – strada  che è  aperta a tutti – perché questo vi farà diventare anche più creativi nel  cercare  soluzioni ai problemi che incontrate, e nel cercarle insieme! Ecco un  altro (segno)  distintivo del cristiano: non è mai un individualista. Forse voi mi  direte: ma  se guardiamo, ad esempio, a san Pietro Celestino, nella scelta della  vita  eremitica non c’era forse individualismo, fuga dalle responsabilità?  Certo, questa tentazione esiste. Ma nelle esperienze approvate dalla  Chiesa, la  vita solitaria di preghiera e di penitenza è sempre al servizio  della comunità, apre agli altri,  non è mai in contrapposizione ai bisogni della comunità. Gli eremi e i  monasteri  sono oasi e sorgenti di vita spirituale da cui tutti possono attingere.  Il  monaco non vive per sé, ma per gli altri, ed è per il bene della Chiesa e  della  società che coltiva la vita contemplativa, perché la Chiesa e la società  possano  essere sempre irrigate da energie nuove, dall’azione del Signore. Cari  giovani!  Amate le vostre Comunità cristiane, non abbiate paura di impegnarvi a  vivere  insieme l’esperienza di fede! Vogliate bene alla Chiesa: vi ha dato la  fede, vi  ha fatto conoscere Cristo! E vogliate bene al vostro Vescovo, ai vostri  Sacerdoti: con tutte le nostre debolezze, i sacerdoti sono presenze  preziose  nella vita!</p>
<p>Il giovane ricco del Vangelo, dopo che Gesù gli propose di lasciare  tutto e  di seguirlo &#8211; come sappiamo &#8211; se ne andò via triste, perché era troppo  attaccato  ai suoi beni (cfr <em>Mt</em> 19,22). Invece in voi io leggo la gioia! E  anche  questo è un segno che siete cristiani: che per voi Gesù Cristo vale  molto, anche  se è impegnativo seguirlo, vale più di qualunque altra cosa. Avete  creduto che  Dio è la perla preziosa che dà valore a tutto il resto: alla famiglia,  allo  studio, al lavoro, all’amore umano… alla vita stessa. Avete capito che  Dio non  vi toglie nulla, ma vi dà il “centuplo” e rende eterna la vostra vita,  perché  Dio è Amore infinito: l’unico che sazia il nostro cuore. Mi piace  ricordare  l’esperienza di sant’Agostino, un giovane che ha cercato con grande  difficoltà,  a lungo, al di fuori di Dio, qualcosa che saziasse la sua sete di verità  e di  felicità. Ma alla fine di questo cammino di ricerca ha capito che il  nostro  cuore è senza pace finché non trova Dio, finché non riposa in Lui (cfr <em>Le</em> <em>Confessioni</em> 1,1). Cari giovani! Conservate il vostro entusiasmo,  la  vostra gioia, quella che nasce dall’aver incontrato il Signore e  sappiate  comunicarla anche ai vostri amici, ai vostri coetanei! Ora devo  ripartire e  debbo dirvi come mi dispiace lasciarvi! Con voi sento che la Chiesa è  giovane!  Ma riparto contento, come un padre che è sereno perché ha visto che i  figli  stanno crescendo e stanno crescendo bene. Camminate, cari ragazzi e care   ragazze! Camminate nella via del Vangelo; amate la Chiesa, nostra madre;  siate  semplici e puri di cuore; siate miti e forti nella verità; siate umili e   generosi. Vi affido tutti ai vostri santi Patroni, a San Pietro  Celestino e  soprattutto alla Vergine Maria, e con grande affetto vi benedico. Amen.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/07/04/sulmona-2-meeting-with-the-young-people-veneration-of-the-relics-of-st-celestine-v/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sulmona #1. Mass in Garibaldi Square</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/07/04/sulmona-1-mass-in-garibaldi-square/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/07/04/sulmona-1-mass-in-garibaldi-square/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 14:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[mass]]></category>
		<category><![CDATA[visit]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1060</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle! Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con voi e per voi questa solenne Eucaristia. Saluto il vostro Pastore, il Vescovo Mons. Angelo Spina: lo ringrazio per le calorose espressioni di benvenuto che mi ha rivolto a nome di tutti, e per i doni che mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con voi e  per voi questa solenne Eucaristia. Saluto il vostro Pastore, il Vescovo Mons.  Angelo Spina: lo ringrazio per le calorose espressioni di benvenuto<span id="more-1060"></span> che mi ha  rivolto a nome di tutti, e per i doni che mi ha offerto e che apprezzo molto nella  loro qualità di &#8220;segni&#8221; &#8211; come li ha definiti &#8211; della comunione affettiva ed effettiva che lega il popolo di questa cara Terra d’Abruzzo al  Successore di Pietro. Saluto gli Arcivescovi e i Vescovi presenti, i Sacerdoti, i  Religiosi e le Religiose, i rappresentanti delle Associazioni e dei Movimenti  ecclesiali. Rivolgo un deferente pensiero al Sindaco, Dottor Fabio Federico, grato  per il cortese indirizzo di saluto e per i &#8220;segni&#8221;, i doni, al rappresentante del Governo ed alle Autorità civili e militari. Un ringraziamento  speciale a quanti hanno generosamente offerto la loro collaborazione per realizzare  questa mia Visita Pastorale. Cari fratelli e sorelle! Sono venuto per  condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa Comunità diocesana. So bene che anche a Sulmona non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono  concretamente la loro esistenza in condizioni di precarietà, a causa della mancanza  del lavoro, dell’incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale e  &#8211; come ha ricordato il Vescovo &#8211; del senso di smarrimento dovuto al sisma  del 6 aprile 2009. A tutti voglio assicurare la mia vicinanza ed il mio  ricordo nella preghiera, mentre incoraggio a perseverare nella testimonianza dei  valori umani e cristiani così profondamente radicati nella fede e nella storia di  questo territorio e della sua popolazione.</p>
<p>Cari amici! La mia Visita avviene in occasione dello speciale Anno  Giubilare indetto dai Vescovi dell’Abruzzo e del Molise per celebrare gli  ottocento anni della nascita di san Pietro Celestino. Sorvolando il vostro territorio,  ho potuto contemplare la bellezza del paesaggio e, soprattutto, ammirare  alcune località strettamente legate alla vita di questa insigne figura: il  Monte Morrone, dove Pietro condusse per molto tempo vita eremitica; l’Eremo di  Sant’Onofrio, dove nel 1294 lo raggiunse la notizia della sua elezione a Sommo  Pontefice, avvenuta nel Conclave di Perugia; e l’Abbazia di Santo Spirito, il cui  altare maggiore venne da lui consacrato dopo la sua incoronazione, avvenuta  nella Basilica di Collemaggio a L’Aquila. In questa Basilica io stesso,  nell’aprile dell’anno scorso, dopo il terremoto che ha devastato la Regione, mi sono recato per venerare l’urna con le sue spoglie e lasciare il pallio  ricevuto nel giorno dell’inizio del mio Pontificato. Sono passati ben ottocento  anni dalla nascita di san Pietro Celestino V, ma egli rimane nella storia per  le note vicende del suo tempo e del suo pontificato e, soprattutto, per la sua  santità. La santità, infatti, non perde mai la propria forza attrattiva, non cade  nell’oblio, non passa mai di moda, anzi, col trascorrere del tempo, risplende con  sempre maggiore luminosità, esprimendo la perenne tensione dell’uomo verso Dio. Dalla vita di san Pietro Celestino vorrei allora raccogliere alcuni insegnamenti, validi anche nei nostri giorni.</p>
<p>Pietro Angelerio sin dalla sua giovinezza è stato un &#8220;cercatore di Dio&#8221;, un uomo desideroso di trovare risposte ai grandi interrogativi  della nostra esistenza: chi sono, da dove vengo, perché vivo, per chi vivo?  Egli si mette in viaggio alla ricerca della verità e della felicità, si mette  alla ricerca di Dio e, per ascoltarne la voce, decide di separarsi dal mondo e  di vivere da eremita. Il silenzio diventa così l&#8217;elemento che caratterizza  il suo vivere quotidiano. Ed è proprio nel silenzio esteriore, ma soprattutto  in quello interiore, che egli riesce a percepire la voce di Dio, capace di orientare la sua vita. C’è qui un primo aspetto importante per noi:  viviamo in una società in cui ogni spazio, ogni momento sembra debba essere &#8220;riempito&#8221; da iniziative, da attività, da suoni; spesso non c’è il tempo neppure per ascoltare e per dialogare. Cari fratelli e sorelle!  Non abbiamo paura di fare silenzio fuori e dentro di noi, se vogliamo essere  capaci non solo di percepire la voce di Dio, ma anche la voce di chi ci sta  accanto, la voce degli altri.</p>
<p>Ma è importante sottolineare anche un secondo elemento: la scoperta  del Signore che fa Pietro Angelerio non è il risultato di uno sforzo, ma è  resa possibile dalla Grazia stessa di Dio, che lo previene. Ciò che egli  aveva, ciò che egli era, non gli veniva da sé: gli era stato donato, era grazia, ed  era perciò anche responsabilità davanti a Dio e davanti agli altri. Sebbene  la nostra vita sia molto diversa, anche per noi vale la stessa cosa: tutto  l’essenziale della nostra esistenza ci è stato donato senza nostro apporto. Il fatto  che io viva non dipende da me; il fatto che ci siano state persone che mi hanno introdotto nella vita, che mi hanno insegnato cosa sia amare ed essere  amati, che mi hanno trasmesso la fede e mi hanno aperto lo sguardo a Dio: tutto  ciò è grazia e non è &#8220;fatto da me&#8221;. Da noi stessi non avremmo potuto fare nulla se non ci fosse stato donato: Dio ci anticipa sempre e in ogni  singola vita c’è del bello e del buono che noi possiamo riconoscere facilmente  come sua grazia, come raggio di luce della sua bontà. Per questo dobbiamo  essere attenti, tenere sempre aperti gli &#8220;occhi interiori&#8221;, quelli del nostro cuore. E se noi impariamo a conoscere Dio nella sua bontà infinita,  allora saremo capaci anche di vedere, con stupore, nella nostra vita – come i  Santi – i segni di quel Dio, che ci è sempre vicino, che è sempre buono con  noi, che ci dice: &#8220;Abbi fede in me!&#8221;.</p>
<p>Nel silenzio interiore, nella percezione della presenza del Signore,  Pietro del Morrone aveva maturato, inoltre, un’esperienza viva della bellezza  del creato, opera delle mani di Dio: ne sapeva cogliere il senso profondo,  ne rispettava i segni e i ritmi, ne faceva uso per ciò che è essenziale  alla vita. So che questa Chiesa locale, come pure le altre dell’Abruzzo e del Molise, sono attivamente impegnate in una campagna di sensibilizzazione  per la promozione del bene comune e della salvaguardia del creato: vi  incoraggio in questo sforzo, esortando tutti a sentirsi responsabili del proprio  futuro, come pure di quello degli altri, anche rispettando e custodendo la creazione,  frutto e segno dell’Amore di Dio.</p>
<p>Nella seconda lettura di oggi, tratta dalla <em>Lettera ai Galati</em>,  abbiamo ascoltato una bellissima espressione di san Paolo, che è anche un  perfetto ritratto spirituale di san Pietro Celestino: «Quanto a me non ci sia  altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della  quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo» (6,14). Davvero  la Croce costituì il centro della sua vita, gli diede la forza per  affrontare le aspre penitenze e i momenti più impegnativi, dalla giovinezza all’ultima  ora: egli fu sempre consapevole che da essa viene la salvezza. La Croce diede  a san Pietro Celestino anche una chiara coscienza del peccato, sempre  accompagnata da un’altrettanto chiara coscienza dell’infinita misericordia di Dio verso  la sua creatura. Vedendo le braccia aperte e spalancate del suo Dio  crocifisso, egli si è sentito portare nel mare infinito dell’amore di Dio. Come sacerdote, ha fatto esperienza della bellezza di essere amministratore  di questa misericordia assolvendo i penitenti dal peccato, e, quando fu eletto  alla Sede dell’Apostolo Pietro, volle concedere una particolare indulgenza,  denominata &#8220;<em>La Perdonanza</em>&#8220;<em>. </em>Desidero esortare i sacerdoti a farsi testimoni chiari e credibili della buona notizia della riconciliazione  con Dio, aiutando l’uomo d’oggi a recuperare il senso del peccato e del perdono  di Dio, per sperimentare quella gioia sovrabbondante di cui il profeta  Isaia ci ha parlato nella prima lettura (cfr <em>Is</em> 66,10-14).</p>
<p>Infine, un ultimo elemento: san Pietro Celestino, pur conducendo vita eremitica, non era &#8220;chiuso in se stesso&#8221;, ma era preso dalla passione di portare la buona notizia del Vangelo ai fratelli. E il segreto della  sua fecondità pastorale stava proprio nel &#8220;rimanere&#8221; con il Signore, nella preghiera, come ci è stato ricordato anche nel brano evangelico  odierno: il primo imperativo è sempre quello di pregare il Signore della messe  (cfr <em>Lc</em> 10,2). Ed è solo dopo questo invito che Gesù definisce alcuni impegni essenziali dei discepoli: l’annuncio sereno, chiaro e coraggioso del  messaggio evangelico &#8211; anche nei momenti di persecuzione – senza cedere né al  fascino della moda, né a quello della violenza o dell’imposizione; il distacco  dalle preoccupazioni per le cose &#8211; il denaro e il vestito – confidando nella Provvidenza del Padre; l’attenzione e cura in particolare verso i malati  nel corpo e nello spirito (cfr <em>Lc</em> 10,5-9). Queste furono anche le caratteristiche del breve e sofferto pontificato di Celestino V e queste  sono le caratteristiche dell’attività missionaria della Chiesa in ogni epoca.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle! Sono in mezzo a voi per confermarvi nella  fede. Desidero esortarvi, con forza e con affetto, a rimanere saldi in quella  fede che avete ricevuto, che dà senso alla vita e che dona la forza di amare. Ci accompagnino in questo cammino l’esempio e l’intercessione della Madre  di Dio e di san Pietro Celestino. Amen!</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>Al termine di questa solenne celebrazione, nell’ora del consueto appuntamento domenicale, vi invito a recitare insieme la preghiera dell’<em>Angelus</em>. Alla Vergine Maria, che venerate con particolare devozione nel Santuario  della Madonna della Libera, affido questa Chiesa di Sulmona-Valva: il Vescovo,  i sacerdoti e tutto il popolo di Dio. Possa camminare unita e gioiosa  nella via della fede, della speranza e della carità. Fedele all’eredità di san  Pietro Celestino, sappia sempre comporre la radicalità evangelica e la  misericordia, perché tutti coloro che cercano Dio lo possano trovare.</p>
<p>In Maria, Vergine del silenzio e dell’ascolto, san Pietro del Morrone trovò il modello perfetto di obbedienza alla volontà divina, in una vita semplice e umile, protesa alla ricerca di ciò che è veramente  essenziale, capace di ringraziare sempre il Signore riconoscendo in ogni cosa un  dono della sua bontà.</p>
<p>Anche noi, che viviamo in un’epoca di maggiori comodità e  possibilità, siamo chiamati ad apprezzare uno stile di vita sobrio, per conservare  più liberi la mente ed il cuore e per poter condividere i beni con i  fratelli. Maria Santissima, che animò con la sua presenza materna la prima comunità dei discepoli di Gesù, aiuti anche la Chiesa di oggi a dare buona  testimonianza del Vangelo.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Angelus Domini</em>…</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/07/04/sulmona-1-mass-in-garibaldi-square/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Genegal audience. San Giuseppe Cafasso</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/06/30/genegal-audience-san-giuseppe-cafasso/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/06/30/genegal-audience-san-giuseppe-cafasso/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 09:43:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[general audience]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1073</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, abbiamo da poco concluso l’Anno Sacerdotale: un tempo di grazia, che ha portato e porterà frutti preziosi alla Chiesa; un’opportunità per ricordare nella preghiera tutti coloro che hanno risposto a questa particolare vocazione. Ci hanno accompagnato in questo cammino, come modelli e intercessori, il Santo Curato d’Ars ed altre figure di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>abbiamo da poco concluso l’Anno Sacerdotale: un tempo di grazia, che  ha  portato e porterà frutti preziosi alla Chiesa; un’opportunità per  ricordare  nella preghiera tutti coloro che hanno risposto a questa particolare  vocazione<span id="more-1073"></span>.  Ci hanno accompagnato in questo cammino, come modelli e intercessori, il  Santo  Curato d’Ars ed altre figure di santi sacerdoti, vere luci nella storia  della  Chiesa. Oggi, come ho annunciato mercoledì scorso, vorrei ricordarne  un’altra,  che spicca sul gruppo dei &#8220;Santi sociali&#8221; nella Torino dell’Ottocento:  si tratta di san Giuseppe Cafasso.</p>
<p>Il suo ricordo appare doveroso perché proprio una settimana fa  ricorreva il  150° anniversario della morte, avvenuta nel capoluogo piemontese il 23  giugno  1860, all’età di 49 anni. Inoltre, mi piace ricordare che il Papa Pio  XI, il  1° novembre 1924, approvando i miracoli per la canonizzazione di san  Giovanni  Maria Vianney e pubblicando il decreto di autorizzazione per la  beatificazione  del Cafasso, accostò queste due figure di sacerdoti con le seguenti  parole:  &#8220;Non senza una speciale e benefica disposizione della Divina Bontà  abbiamo  assistito a questo sorgere sull’orizzonte della Chiesa cattolica di  nuovi  astri, il parroco d’Ars, ed il Venerabile Servo di Dio, Giuseppe  Cafasso.  Proprio queste due belle, care, provvidamente opportune figure ci si  dovevano  oggi presentare; piccola e umile, povera e semplice, ma altrettanto  gloriosa la  figura del parroco d’Ars, e l’altra bella, grande, complessa, ricca  figura  di sacerdote, maestro e formatore di sacerdoti, il Venerabile Giuseppe  Cafasso&#8221;.  Si tratta di circostanze che ci offrono l’occasione per conoscere il  messaggio, vivo e attuale, che emerge dalla vita di questo santo. Egli  non fu  parroco come il curato d’Ars, ma fu soprattutto formatore di parroci e  preti  diocesani, anzi di preti santi, tra i quali san Giovanni Bosco. Non  fondò, come  gli altri santi sacerdoti dell’Ottocento piemontese, istituti religiosi,   perché la sua &#8220;fondazione&#8221; fu la &#8220;scuola di vita e di santità  sacerdotale&#8221; che realizzò, con l’esempio e l’insegnamento, nel  &#8220;Convitto Ecclesiastico di S. Francesco d’Assisi&#8221; a Torino.</p>
<p>Giuseppe Cafasso nasce a Castelnuovo d’Asti, lo stesso paese di san  Giovanni Bosco, il 15 gennaio 1811. E’ il terzo di quattro figli.  L’ultima,  la sorella Marianna, sarà la mamma del beato Giuseppe Allamano,  fondatore dei  Missionari e delle Missionarie della Consolata. Nasce nella Piemonte  ottocentesca caratterizzata da gravi problemi sociali, ma anche da tanti  Santi  che si impegnavano a porvi rimedio. Essi erano legati tra loro da un  amore  totale a Cristo e da una profonda carità verso i più poveri: la grazia  del  Signore sa diffondere e moltiplicare i semi di santità! Il Cafasso compì  gli  studi secondari e il biennio di filosofia nel Collegio di Chieri e, nel  1830,  passò al Seminario teologico, dove, nel 1833, venne ordinato sacerdote.  Quattro  mesi più tardi fece il suo ingresso nel luogo che per lui resterà la  fondamentale ed unica &#8220;tappa&#8221; della sua vita sacerdotale: il  &#8220;Convitto Ecclesiastico di S. Francesco d’Assisi&#8221; a Torino. Entrato  per perfezionarsi nella pastorale, qui egli mise a frutto le sue doti di   direttore spirituale e il suo grande spirito di carità. Il Convitto,  infatti,  non era soltanto una scuola di teologia morale, dove i giovani preti,  provenienti soprattutto dalla campagna, imparavano a confessare e a  predicare,  ma era anche una vera e propria scuola di vita sacerdotale, dove i  presbiteri si  formavano nella spiritualità di sant’Ignazio di Loyola e nella teologia  morale e pastorale del grande Vescovo sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Il   tipo di prete che il Cafasso incontrò al Convitto e che egli stesso  contribuì  a rafforzare – soprattutto come Rettore &#8211; era quello del vero pastore  con una  ricca vita interiore e un profondo zelo nella cura pastorale: fedele  alla  preghiera, impegnato nella predicazione, nella catechesi, dedito alla  celebrazione dell’Eucarestia e al ministero della Confessione, secondo  il  modello incarnato da san Carlo Borromeo, da san Francesco di Sales e  promosso  dal Concilio di Trento. Una felice espressione di san Giovanni Bosco,  sintetizza  il senso del lavoro educativo in quella Comunità: &#8220;al Convitto si  imparava  ad essere preti&#8221;.</p>
<p>San Giuseppe Cafasso cercò di realizzare questo modello nella  formazione dei  giovani sacerdoti, affinché, a loro volta, diventassero formatori di  altri  preti, religiosi e laici, secondo una speciale ed efficace catena. Dalla  sua  cattedra di teologia morale educava ad essere buoni confessori e  direttori  spirituali, preoccupati del vero bene spirituale della persona, animati  da  grande equilibrio nel far sentire la misericordia di Dio e, allo stesso  tempo,  un acuto e vivo senso del peccato. Tre erano le virtù principali del  Cafasso  docente, come ricorda san Giovanni Bosco: calma, accortezza e prudenza.  Per lui  la verifica dell’insegnamento trasmesso era costituita dal ministero  della  confessione, alla quale egli stesso dedicava molte ore della giornata; a  lui  accorrevano vescovi, sacerdoti, religiosi, laici eminenti e gente  semplice: a  tutti sapeva offrire il tempo necessario. Di molti, poi, che divennero  santi e  fondatori di istituti religiosi, egli fu sapiente consigliere  spirituale. Il suo  insegnamento non era mai astratto, basato soltanto sui libri che si  utilizzavano  in quel tempo, ma nasceva dall’esperienza viva della misericordia di Dio  e  dalla profonda conoscenza dell’animo umano acquisita nel lungo tempo  trascorso  in confessionale e nella direzione spirituale: la sua era una vera  scuola di  vita sacerdotale.</p>
<p>Il suo segreto era semplice: essere un uomo di Dio; fare, nelle  piccole  azioni quotidiane, &#8220;quello che può tornare a maggior gloria di Dio e a  vantaggio delle anime&#8221;. Amava in modo totale il Signore, era animato da  una  fede ben radicata, sostenuto da una profonda e prolungata preghiera,  viveva una  sincera carità verso tutti. Conosceva la teologia morale, ma conosceva  altrettanto le situazioni e il cuore della gente, del cui bene si faceva  carico,  come il buon pastore. Quanti avevano la grazia di stargli vicino ne  erano  trasformati in altrettanti buoni pastori e in validi confessori.  Indicava con  chiarezza a tutti i sacerdoti la santità da raggiungere proprio nel  ministero  pastorale. Il beato don Clemente Marchisio, fondatore delle Figlie di  san  Giuseppe, affermava: &#8220;Entrai in Convitto essendo un gran birichino e un  capo sventato, senza sapere cosa volesse dire essere prete, e ne uscii  affatto  diverso, pienamente compreso della dignità del sacerdote&#8221;. Quanti  sacerdoti furono da lui formati nel Convitto e poi seguiti  spiritualmente! Tra  questi – come ho già detto &#8211; emerge san Giovanni Bosco, che lo ebbe come   direttore spirituale per ben 25 anni, dal 1835 al 1860: prima come  chierico, poi  come prete e infine come fondatore. Tutte le scelte fondamentali della  vita di  san Giovanni Bosco ebbero come consigliere e guida san Giuseppe Cafasso,  ma in  un modo ben preciso: il Cafasso non cercò mai di formare in don Bosco un   discepolo &#8220;a sua immagine e somiglianza&#8221; e don Bosco non copiò il  Cafasso; lo imitò certo nelle virtù umane e sacerdotali &#8211; definendolo  &#8220;modello di vita sacerdotale&#8221; -, ma secondo le proprie personali  attitudini e la propria peculiare vocazione; un segno della saggezza del  maestro  spirituale e dell’intelligenza del discepolo: il primo non si impose sul   secondo, ma lo rispettò nella sua personalità e lo aiutò a leggere quale   fosse la volontà di Dio su di lui. Cari amici, è questo un insegnamento  prezioso per tutti coloro che sono impegnati nella formazione ed  educazione  delle giovani generazioni ed è anche un forte richiamo di quanto sia  importante  avere una guida spirituale nella propria vita, che aiuti a capire ciò  che Dio  vuole da noi. Con semplicità e profondità, il nostro Santo affermava:  &#8220;Tutta la santità, la perfezione e il profitto di una persona sta nel  fare  perfettamente la volontà di Dio (…). Felici noi se giungessimo a versare   così il nostro cuore dentro quello di Dio, unire talmente i nostri  desideri, la  nostra volontà alla sua da formare ed un cuore ed una volontà sola:  volere  quello che Dio vuole, volerlo in quel modo, in quel tempo, in quelle  circostanze  che vuole Lui e volere tutto ciò non per altro se non perché così vuole  Iddio&#8221;.</p>
<p>Ma un altro elemento caratterizza il ministero del nostro Santo:  l’attenzione  agli ultimi, in particolare ai carcerati, che nella Torino ottocentesca  vivevano  in luoghi disumani e disumanizzanti. Anche in questo delicato servizio,  svolto  per più di vent’anni, egli fu sempre il buon pastore, comprensivo e  compassionevole: qualità percepita dai detenuti, che finivano per essere   conquistati da quell’amore sincero, la cui origine era Dio stesso. La  semplice  presenza del Cafasso faceva del bene: rasserenava, toccava i cuori  induriti  dalle vicende della vita e soprattutto illuminava e scuoteva le  coscienze  indifferenti. Nei primi tempi del suo ministero in mezzo ai carcerati,  egli  ricorreva spesso alle grandi predicazioni che arrivavano a coinvolgere  quasi  tutta la popolazione carceraria. Con il passare del tempo, privilegiò la   catechesi spicciola, fatta nei colloqui e negli incontri personali:  rispettoso  delle vicende di ciascuno, affrontava i grandi temi della vita  cristiana,  parlando della confidenza in Dio, dell’adesione alla Sua volontà,  dell’utilità  della preghiera e dei sacramenti, il cui punto di arrivo è la  Confessione, l’incontro  con Dio fattosi per noi misericordia infinita. I condannati a morte  furono  oggetto di specialissime cure umane e spirituali. Egli accompagnò al  patibolo,  dopo averli confessati ed aver amministrato loro l’Eucaristia, 57  condannati a  morte. Li accompagnava con profondo amore fino all’ultimo respiro della  loro  esistenza terrena.</p>
<p>Morì il 23 giugno 1860, dopo una vita offerta interamente al Signore e   consumata per il prossimo. Il mio Predecessore, il venerabile servo di  Dio Papa  Pio XII, il 9 aprile 1948, lo proclamò patrono delle carceri italiane e,  con l’Esortazione  apostolica <em>Menti nostrae, </em>il 23 settembre 1950, lo propose come  modello  ai sacerdoti impegnati nella Confessione e nella direzione spirituale.</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, san Giuseppe Cafasso sia un richiamo per  tutti ad  intensificare il cammino verso la perfezione della vita cristiana, la  santità;  in particolare, ricordi ai sacerdoti l’importanza di dedicare tempo al  Sacramento della Riconciliazione e alla direzione spirituale, e a tutti  l’attenzione  che dobbiamo avere verso i più bisognosi. Ci aiuti l’intercessione della   Beata Vergine Maria, di cui san Giuseppe Cafasso era devotissimo e che  chiamava  &#8220;la nostra cara Madre, la nostra consolazione, la nostra speranza&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/06/30/genegal-audience-san-giuseppe-cafasso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mass. Pallium. Solemnity of the apostles Peter and Paul.</title>
		<link>http://benedictxvi.tv/site/2010/06/29/mass-pallium-solemnity-of-the-apostles-peter-and-paul/</link>
		<comments>http://benedictxvi.tv/site/2010/06/29/mass-pallium-solemnity-of-the-apostles-peter-and-paul/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 10:51:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[mass]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://benedictxvi.tv/site/?p=1054</guid>
		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle! I testi biblici di questa Liturgia eucaristica della solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo, nella loro grande ricchezza, mettono in risalto un tema che si potrebbe riassumere così: Dio è vicino ai suoi fedeli servitori e li libera da ogni male, e libera la Chiesa dalle potenze negative. E’ il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle!</p>
<p>I testi biblici di questa Liturgia eucaristica della solennità dei  santi  Apostoli Pietro e Paolo, nella loro grande ricchezza, mettono in risalto  un tema  che si potrebbe riassumere così: Dio è vicino<span id="more-1054"></span> ai suoi fedeli servitori e  li  libera da ogni male, e libera  la Chiesa dalle potenze negative.  E’ il tema della libertà della Chiesa, che  presenta un aspetto storico e un altro più profondamente spirituale.</p>
<p>Questa tematica attraversa tutta l’odierna Liturgia della Parola. La  prima e la  seconda Lettura parlano, rispettivamente, di san Pietro e di san Paolo  sottolineando proprio l’azione liberatrice di Dio nei loro confronti.  Specialmente il testo degli <em>Atti degli Apostoli</em> descrive con  abbondanza  di particolari l’intervento dell’angelo del Signore, che scioglie Pietro  dalle  catene e lo conduce fuori dal carcere di Gerusalemme, dove lo aveva  fatto  rinchiudere, sotto stretta sorveglianza, il re Erode (cfr <em>At</em> 12,1-11).  Paolo, invece, scrivendo a Timoteo quando ormai sente vicina la fine  della vita  terrena, ne fa un bilancio consuntivo da cui emerge che il Signore gli è  stato  sempre vicino, lo ha liberato da tanti pericoli e ancora lo libererà  introducendolo nel suo Regno eterno (cfr <em>2 Tm</em> 4, 6-8.17-18). Il  tema è  rafforzato dal Salmo responsoriale (<em>Sal</em> 33), e trova un  particolare  sviluppo anche nel brano evangelico della confessione di Pietro, là dove  Cristo  promette che le potenze degli inferi non prevarranno sulla sua Chiesa  (cfr <em>Mt</em> 16,18).</p>
<p>Osservando bene si nota, riguardo a questa tematica, una certa  progressione.  Nella prima Lettura viene narrato un episodio specifico che mostra  l’intervento  del Signore per liberare Pietro dalla prigione; nella seconda Paolo,  sulla base  della sua straordinaria esperienza apostolica, si dice convinto che il  Signore,  che già lo ha liberato “dalla bocca del leone”, lo libererà “da ogni  male”  aprendogli le porte del Cielo; nel Vangelo invece non si parla più dei  singoli  Apostoli, ma della Chiesa nel suo insieme e della sua sicurezza rispetto  alle  forze del male, intese in senso ampio e profondo. In tal modo vediamo  che la  promessa di Gesù – “le potenze degli inferi non prevarranno” sulla  Chiesa –  comprende sì le esperienze storiche di persecuzione subite da Pietro e  da Paolo e  dagli altri testimoni del Vangelo, ma va oltre, volendo assicurare la  protezione  soprattutto contro le minacce di ordine spirituale; secondo quanto Paolo  stesso  scrive nella <em>Lettera agli Efesini</em>: “La nostra battaglia infatti  non è  contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro  i  dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che  abitano  nelle regioni celesti” (<em>Ef</em> 6,12).</p>
<p>In effetti, se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa,  possiamo  osservare che – come aveva preannunciato il Signore Gesù (cfr <em>Mt</em> 10,16-33) – non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni  periodi  e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni.  Queste,  però, malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il  pericolo più  grave per  la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce  da ciò che inquina la fede e la  vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando  l’integrità del  Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di  testimonianza,  appannando la bellezza del suo volto. Questa realtà è attestata già  dall’epistolario paolino.  La <em>Prima Lettera ai Corinzi</em>,  ad esempio, risponde proprio ad alcuni problemi di divisioni, di  incoerenze,  di infedeltà al Vangelo che minacciano seriamente la Chiesa. Ma anche   la <em>Seconda Lettera a Timoteo</em> – di cui abbiamo ascoltato un  brano – parla dei pericoli degli “ultimi  tempi”, identificandoli con atteggiamenti negativi che appartengono al  mondo e  che possono contagiare la comunità cristiana: egoismo, vanità, orgoglio,   attaccamento al denaro, eccetera (cfr 3,1-5). La conclusione  dell’Apostolo è  rassicurante: gli uomini che operano il male – scrive – “non andranno  molto  lontano, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti” (3,9). Vi è  dunque una  garanzia di libertà assicurata da Dio alla Chiesa, libertà sia dai lacci   materiali che cercano di impedirne o coartarne la missione, sia dai mali   spirituali e morali, che possono intaccarne l’autenticità e la  credibilità.</p>
<p>Il tema della libertà della Chiesa, garantita da Cristo a Pietro, ha  anche una  specifica attinenza con il rito dell’imposizione del Pallio, che oggi  rinnoviamo  per  <a href="http://www.vatican.va/news_services/liturgy/2010/documents/ns_lit_doc_20100629_metropoliti_it.html">trentotto  Arcivescovi Metropoliti</a>, ai quali rivolgo il mio più cordiale  saluto, estendendolo con affetto a quanti hanno voluto accompagnarli in  questo  pellegrinaggio. La comunione con Pietro e i suoi successori, infatti, è  garanzia  di libertà per i Pastori della Chiesa e per le stesse Comunità loro  affidate. Lo  è su entrambi i piani messi in luce nelle riflessioni precedenti. Sul  piano  storico, l’unione con  la Sede Apostolica assicura alle Chiese  particolari  e alle Conferenze Episcopali la libertà  rispetto a poteri locali, nazionali o sovranazionali, che possono in  certi casi  ostacolare la missione della Chiesa. Inoltre, e più essenzialmente, il  ministero  petrino è garanzia di libertà nel senso della piena adesione alla  verità,  all’autentica tradizione, così che il Popolo di Dio sia preservato da  errori  concernenti la fede e la morale. Il fatto dunque che, ogni anno, i nuovi   <a href="http://www.vatican.va/news_services/liturgy/2010/documents/ns_lit_doc_20100629_metropoliti_it.html">Metropoliti</a> vengano a Roma a ricevere il Pallio dalle mani del Papa va compreso  nel suo significato proprio, come gesto di comunione, e il tema della  libertà  della Chiesa ce ne offre una chiave di lettura particolarmente  importante.  Questo appare evidente nel caso di Chiese segnate da persecuzioni,  oppure  sottoposte a ingerenze politiche o ad altre dure prove. Ma ciò non è  meno  rilevante nel caso di Comunità che patiscono l’influenza di dottrine  fuorvianti,  o di tendenze ideologiche e pratiche contrarie al Vangelo. Il Pallio  dunque  diventa, in questo senso, un pegno di libertà, analogamente al “giogo”  di Gesù,  che Egli invita a prendere, ciascuno sulle proprie spalle (cfr <em>Mt</em> 11,29-30). Come il comandamento di Cristo – pur esigente – è “dolce e  leggero”  e, invece di pesare su chi lo porta, lo solleva, così il vincolo con   la Sede Apostolica – pur impegnativo – sostiene il Pastore e la porzione  di Chiesa affidata  alle sue cure, rendendoli più liberi e più forti.</p>
<p>Un’ultima indicazione vorrei trarre dalla Parola di Dio, in  particolare dalla  promessa di Cristo che le potenze degli inferi non prevarranno sulla sua  Chiesa.  Queste parole possono avere anche una significativa valenza ecumenica,  dal  momento che, come accennavo poc’anzi, uno degli effetti tipici  dell’azione del  Maligno è proprio la divisione all’interno della Comunità ecclesiale. Le   divisioni, infatti, sono sintomi della forza del peccato, che continua  ad agire  nei membri della Chiesa anche dopo la redenzione. Ma la parola di Cristo  è  chiara: “<em>Non praevalebunt</em> – non prevarranno” (<em>Mt</em> 16,18).  L’unità  della Chiesa è radicata nella sua unione con Cristo, e la causa della  piena  unità dei cristiani – sempre da ricercare e da rinnovare, di generazione  in  generazione – è pure sostenuta dalla sua preghiera e dalla sua promessa.  Nella  lotta contro lo spirito del male, Dio ci ha donato in Gesù l’“Avvocato”  difensore, e, dopo la sua Pasqua, “un altro Paraclito” (cfr <em>Gv</em> 14,16), lo  Spirito Santo, che rimane con noi per sempre e conduce  la Chiesa  verso la pienezza della verità (cfr <em>Gv</em> 14,16; 16,13), che è anche   la pienezza della carità e dell’unità. Con questi sentimenti di  fiduciosa  speranza, sono lieto di salutare  la Delegazione del Patriarcato di  Costantinopoli,  che, secondo la bella consuetudine  delle visite reciproche, partecipa alle celebrazioni dei Santi Patroni  di Roma.  Insieme rendiamo grazie a Dio per i progressi nelle relazioni ecumeniche  tra  cattolici ed ortodossi, e rinnoviamo l’impegno di corrispondere  generosamente  alla grazia di Dio, che ci conduce alla piena comunione.</p>
<p>Cari amici, saluto cordialmente ciascuno di voi: Signori Cardinali,  Fratelli  nell’Episcopato, Signori Ambasciatori e Autorità civili, in particolare  il  Sindaco di Roma, sacerdoti, religiosi e fedeli laici. Vi ringrazio per  la vostra  presenza. I santi Apostoli Pietro e Paolo vi ottengano di amare sempre  più la  santa Chiesa, corpo mistico di Cristo Signore e messaggera di unità e di  pace  per tutti gli uomini. Vi ottengano anche di offrire con letizia per la  sua  santità e la sua missione le fatiche e le sofferenze sopportate per la  fedeltà  al Vangelo.  La Vergine Maria, Regina degli Apostoli e Madre della  Chiesa,  vegli sempre su di voi, in  particolare sul ministero degli Arcivescovi Metropoliti. Col suo celeste  aiuto  possiate vivere e agire sempre in quella libertà, che Cristo ci ha  guadagnato.  Amen.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://benedictxvi.tv/site/2010/06/29/mass-pallium-solemnity-of-the-apostles-peter-and-paul/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
