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	<title>BernaBlog</title>
	
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	<description>Un punto di vista alternativo su Web marketing, SEO/SEM, web trends</description>
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		<title>Come funziona un motore di ricerca?</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 11:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[indicizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[posizionamento]]></category>
		<category><![CDATA[search engine]]></category>

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		<description><![CDATA[Se sei un esperto di SEO (Search Engine Optimization), indicizzazione, posizionamento e tutte queste diavolerie, questo post non fa per te. Torna a trovare il BernaBlog tra qualche giorno. In questo articolo, infatti, illustreremo i concetti base sul funzionamento di un motore di ricerca. Per farlo partiamo da un video in cui Matt Cutts spiega [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se sei un esperto di SEO (Search Engine Optimization), indicizzazione, posizionamento e tutte queste diavolerie, questo post non fa per te. Torna a trovare il <a title="Blog sul web marketing" href="http://www.bernablog.com" target="_blank">BernaBlog </a>tra qualche giorno.</p>
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<p>In questo articolo, infatti, illustreremo i concetti base sul funzionamento di un motore di ricerca. Per farlo partiamo da un video in cui Matt Cutts spiega il funzionamento di Google. Inutile dire che la stessa spiegazione vale, pur con minime differenze, anche per gli altri motori di ricerca.<br />
<span id="more-1126"></span></p>
<h2>Indicizzazione</h2>
<p>Ogni volta che utilizziamo un motore, non stiamo cercando realmente all’interno di tutto il web. Stiamo invece cercando all’interno del cosiddetto <strong>indice</strong>, quel sottoinsieme del web che il motore è stato in grado di scoprire e salvare sui propri server.</p>
<p>Questa procedura, nota con il termine tecnico di <strong>crawling</strong> o indicizzazione, prevede che un apposito software (<strong>spider</strong>) parta da un insieme ridotto di pagine e, muovendosi seguendo i link in esse contenuti, esattamente come farebbe un utente “umano”, passa di sito in sito. Ogni volta che lo spider atterra su una pagina ne fa una copia e la salva sui server del motore.</p>
<p>In parole povere, i motori di ricerca memorizzano sui propri server una copia del web. E’ un fatto che normalmente stupisce i neofiti; effettivamente i motori si caratterizzano per la disponibilità di un hardware eccezionalmente capiente, in grado di memorizzare miliardi di pagine web.</p>
<p>Questa tecnica di crawling è stata spesso criticata da alcuni esperti del settore che la ritengono non “scalabile”, cioè incapace di mantenere la propria efficienza man mano che il web diventerà sempre più grande. Questo tema è tornato più che mai alla ribalta con l’esplosione dello User Generated Content che ha portato ad un netto incremento delle pagine web nel giro di pochi anni, abbattendo le barriere tecnologiche alla messa online di contenuti di qualsiasi genere (testo, fotografie, video, musica ecc.).</p>
<p>E’ noto come i principali motori stiano lavorando da anni su tecniche alterative per costruire il proprio indice, ma ad oggi tutti adottano ancora il sistema descritto sopra.</p>
<p>Come è facile intuire, <strong>il processo di crawling è iterativo</strong>: lo spider visita lo stesso sito ad intervalli regolari salvandone di volta in volta l’ultima versione. La sfida dei motori si è concentrata negli ultimi anni proprio nell’incrementare il più possibile la velocità del processo di indicizzazione, riducendo così il lasso di tempo che intercorre tra due passaggi dello spider su una stessa pagina. L’obiettivo è quello di ottenere un indice che sia il più possibile vicino alle pagine “live”, cioè online in quel momento.</p>
<h2>Ricerca</h2>
<p>Il processo di indicizzazione consente al motore di avere a disposizione un database di pagine all’interno del quale effettuare le ricerche proposte dagli utenti.</p>
<p>Ogni volta che un utente effettua una query, il motore estrae dal proprio database tutte le pagine che contengono le parole indicate dall’utente. Si ottengono così i risultati che dovranno essere mostrati all’utente.</p>
<p>A questo punto il problema è: in che ordine presentare i risultati estratti? Questo è il punto in cui i gli algoritmi dei vari search engine si differenziano maggiormente, restituendo spesso risultati diversi tra di loro. In generale i motori ricorrono ai seguenti parametri:</p>
<ul>
<li>Frequenza      delle parole ricercate all’interno della pagina</li>
<li>Presenza      delle parole nell’URL, nel meta-tag title, nel titolo della pagina e nelle      prime righe del testo</li>
<li>Vicinanza      tra di loro delle parole chiave nel testo della pagina</li>
<li>Presenza      nel testo di sinonimi delle parole ricercate</li>
<li>Qualità      del sito</li>
<li>PageRank      (nel caso di Google): misura dell’importanza del sito ottenuta analizzando      i link entrata verso di esso e in uscita da esso.</li>
</ul>
<p>Questa lista è inevitabilmente incompleta se pensiamo che Google ricorre a più di 200 fattori per assegnare un “voto” ad ogni pagina presente nel proprio database.</p>
<p>A questo punto il gioco è fatto: il motore produce la pagina con i risultati (la cosiddetta <strong>SERP = Search Engine Result Page</strong>) semplicemente ordinando i risultati estratti in precedenza in ordine inverso in base al <strong>ranking </strong>assegnato, dal migliore (voto più alto) al peggiore (voto più basso).</p>
<p>Ora che hai compreso come avviene l’indicizzazione del web ed il lavoro che si cela dietro ad una ricerca, risulta molto semplice definire la <a title="SEO - Search Engine Optimization" href="http://www.bernablog.com/tag/seo/" target="_blank"><strong>SEO</strong><strong> (Search Engine Optimization)</strong></a>: si tratta di quella “scienza” che si pone l’obiettivo di ottenere il miglior posizionamento possibile sui motori per alcune ricerche rilevanti, favorendo <a title="Garantire l'indicizzazione delle pagine di un sito" href="http://www.bernablog.com/992/7-passi-garantire-indicizzazione-articoli/" target="_blank">l’indicizzazione delle pagine</a> che compongono un sito ed agendo su tutti i fattori che ne influenzano il ranking.
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		<title>Sviluppare una linking strategy efficace in 5 passi</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bernablog/~3/acfisvOxL78/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 12:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[linking strategy]]></category>
		<category><![CDATA[posizionamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci hai mai pensato? Senza il link, oggi non esisterebbe Internet. Il link è quell’aggeggio che ci ha permesso di passare dal concetto di documento statico ed isolato dal contesto a quello di ipertesto, un testo che contiene collegamenti ad altre parti dello stesso o, più frequentemente, ad altri documenti. Oltre a fungere da motore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/06/linking_strategy.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1111" title="Linking Strategy" src="/wp-content/uploads/2010/06/linking_strategy.jpg" alt="Linking Strategy" width="500" height="342" /></a></p>
<p>Ci hai mai pensato? Senza il link, oggi non esisterebbe Internet.</p>
<p>Il link è quell’aggeggio che ci ha permesso di passare dal concetto di documento statico ed isolato dal contesto a quello di <strong>ipertesto</strong>, un testo che contiene collegamenti ad altre parti dello stesso o, più frequentemente, ad altri documenti.</p>
<p>Oltre a fungere da motore per Internet, il link può avere una ricaduta pesante anche sul tuo business, a condizione, ovviamente, che tu abbia almeno una pagina web online. <strong>Avere tanti link </strong>in ingresso verso il tuo sito <strong>può</strong> infatti <strong>portarti due vantaggi</strong>:</p>
<ul>
<li>un incremento      di visite, con conseguente aumento della customer base potenziale</li>
<li>un      miglior  posizionamento nelle ricerche sui motori (SEO).</li>
</ul>
<p><span id="more-1109"></span></p>
<h2>Link = clic potenziali</h2>
<p>Su questo aspetto c’è poco da aggiungere. Le visite provenienti da altri siti (cosiddetti “siti di riferimento” o “referer”) rappresentano un’irrinunciabile <a title="Fonti di traffico per un sito web" href="http://www.bernablog.com/435/quale-traffico-per-il-tuo-sito/" target="_blank">fonte di traffico per il tuo sito</a>.</p>
<p>Se ti stai chiedendo come ottenere tanti link di questo tipo, la risposta è semplice: crea contenuti di qualità. Se fai questo, altri siti ti citeranno e convoglieranno verso di te molti utenti, senza che tu debba compiere alcuno sforzo aggiuntivo.</p>
<p>Rifuggi da qualsiasi altra scorciatoia (leggi link a pagamento) che ti farà solo perdere tempo e, nella peggiore delle ipotesi, denaro.</p>
<h2>Link = SEO</h2>
<p>E’ risaputo che, tra gli oltre 200 fattori che Google utilizza per determinare il ranking dei siti, un ruolo fondamentale spetta ai link in ingresso.</p>
<p>Semplificando al massimo, Google pensa che se tanti siti (meglio se di qualità) linkano una pagina, è perchè quest’ultima propone contenuti di qualità che è opportuno suggerire all’utente che fa una ricerca.</p>
<p>Un componente essenziale della tua strategia di Search Engine Optimization (SEO) deve quindi essere la <strong>linking strategy</strong>, cioè una <strong>metodologia che consenta di ottenere un elevato numero di link in ingresso</strong>.</p>
<p>Nella definizione della tua linking strategy dovrai preoccuparti principalmente dei seguenti 5 fattori:</p>
<h3><strong>1. Diversità delle fonti</strong></h3>
<p>Non è sufficiente avere tanti link in ingresso se questi derivano da un numero limitato di fonti. L’ideale è avere un elevato numero di fonti diverse. Il ragionamento di Google è semplice: “questo sito piace a tante persone, quindi va premiato con un buon ranking”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>2. Anchor text</strong></h3>
<p>I motori di ricerca considerano non solo quanti link puntano verso il tuo sito ma anche come lo fanno, cioè con quale anchor text (la porzione di testo che viene linkata).</p>
<p>Se ti accorgi che un tuo referer utilizza un anchor text poco rilevante  per le keywords che hai scelto(casi estremi sono i classici “clicca qui” o “visita il sito”), contatta il webmaster e chiedi che venga modificato.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>3. Link juice</strong></h3>
<p>A meno che il link non contenga l’attributo “nofollow”, ogni volta che un sito linka una pagina, automaticamente passa a quest’ultima parte del suo PageRank per l’effetto noto con il termine “link juice”. La tua linking strategy dovrà dunque essere orientata ad ottenere non solo tanti link, ma link di qualità, cioè provenienti da pagine con PR elevato.</p>
<p>Questo è il motivo per cui non è consigliabile affidarsi a quei servizi che promettono di inserire il tuo sito in migliaia di directory. Se anche questo fosse vero, puoi stare certo che si tratterà di pagine con PR molto basso che non ti porteranno alcun beneficio.</p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>4. Trust dei domini</strong></h3>
<p>Come accennato sopra, i motori di ricerca guardano non solo a quanti siti ti citano, ma anche al profilo di coloro che ti linkano dal punto di vista del trust e dell’authority.</p>
<p>Il trust di un dominio agli occhi dei motori dipende da:</p>
<ul>
<li>Quantità e qualità dei link in ingresso</li>
<li>Informazioni sulla <a href="http://www.bernablog.com/1094/quanto-conta-eta-sito-per-il-suo-posizionamento/">registrazione del dominio</a> reperibili tramite servizi &#8220;whois&#8221;</li>
<li>Comportamento dell’utente sul sito: quante pagine visitano in media gli utenti, quanto tempo si fermano sul sito ecc. Si tratta di dati che Google raccoglie ad esempio tramite la propria toolbar, da Google Analytics e da altre fonti esterne.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>5. Autorità dei domini</strong></h3>
<p>L’autorità di un dominio viene misurata dai motori di ricerca tramite questi indicatori:</p>
<ul>
<li>PageRank delle pagine che fanno parte del dominio</li>
<li>Diversità delle fonti che linkano il dominio</li>
<li>Analisi temporale dello sviluppo di link in ingresso: un picco di link in ingresso apparsi tutti nello stesso giorno potrebbe rappresentare un segnale di acquisto di link</li>
<li>Distribuzione dei link in ingresso tra le pagine del dominio: meglio avere link in ingresso distribuiti equamente su un’ampia base di pagine piuttosto che avere collegamenti concentrati solo su una singola pagina (es. la home page).</li>
</ul>
<p>Adesso che conosci gli aspetti che devi curare per ottenere una <strong>linking strategy efficace</strong>, non devi far altro che analizzare i link in ingresso verso il tuo sito (sfruttando ad esempio l’apposita funzione su Google Webmaster Tools) e determinare su quale dei 5 fattori elencati la tua strategia è debole. Lavora su questi aspetti e, se lo farai correttamente, otterrai benefici certi in termini di posizionamento del tuo sito.</p>
<p>Cosa fai ancora qui? E’ tempo di migliorare la tua linking strategy! <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><em>Fonte:</em> <a href="http://www.seomoz.org/blog/whiteboard-friday-what-kind-of-links-do-you-need" target="_blank">SEOmoz</a> &#8211;  <em>Immagine</em>: <a href="http://www.flickr.com/photos/hoyvinmayvin/" target="_blank">Profound Whatever</a>
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		<title>BernaBlog Top 5: gennaio-marzo 2010</title>
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		<comments>http://www.bernablog.com/1101/bernablog-top-5-gennaio-marzo-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 May 2010 07:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Misc]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco la lista dei 5 articoli del BernaBlog più letti nel primo trimestre 2010: 7 passi per garantire l’indicizzazione dei tuoi articoli Come costruire URL SEO-friendly Quale traffico per il tuo sito? Come diventare un blogger professionista Search Engine Optimization: ecco la piramide Articoli correlatiNessun articolo correlato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2009/10/5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-829" title="BernaBlog Top 5" src="/wp-content/uploads/2009/10/5.jpg" alt="BernaBlog Top 5" width="500" height="333" /></a></p>
<p>Ecco la lista dei 5 articoli del <a title="BernaBlog" href="http://www.bernablog.com" target="_blank">BernaBlog</a> più letti nel primo trimestre 2010:</p>
<ol>
<li><a title="7 passi per garantire l’indicizzazione dei tuoi articoli" href="http://www.bernablog.com/992/7-passi-garantire-indicizzazione-articoli/" target="_blank">7 passi per garantire l’indicizzazione dei tuoi articoli</a></li>
<li><a title="Come costruire URL SEO-friendly" href="../838/come-costruire-url-seo-friendly/" target="_blank">Come costruire URL SEO-friendly</a></li>
<li><a title="Generare traffico verso il tuo sito" href="http://www.bernablog.com/435/quale-traffico-per-il-tuo-sito/" target="_blank">Quale traffico per il tuo sito?</a></li>
<li><a title="Come diventare blogger professionista" href="http://www.bernablog.com/1017/come-diventare-blogger-professionista/" target="_blank">Come diventare un blogger professionista</a></li>
<li><a title="Guida rapida alla SEO" href="http://www.bernablog.com/1064/search-engine-optimization-piramide/">Search Engine Optimization: ecco la piramide</a></li>
</ol>
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		<item>
		<title>Quanto conta l’età di un sito per il suo posizionamento?</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bernablog/~3/Lk-iitoJm6I/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/1094/quanto-conta-eta-sito-per-il-suo-posizionamento/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 May 2010 15:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanto incide il numero di anni per cui un dominio viene registrato sul suo posizionamento nei motori di ricerca? A dar retta all’opinione di alcuni esperti (ultimo in ordine cronologico Emiliano Pasqualetti su MasterNewMedia) sembrerebbe non poco. Secondo una teoria che gira da tempo in Internet, registrare un dominio per un periodo superiore ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Quanto incide il numero di anni per cui un dominio viene registrato sul suo posizionamento nei motori di ricerca?</em></p>
<p>A dar retta all’opinione di alcuni esperti (ultimo in ordine cronologico <a title="Età di un dominio e SEO" href="http://www.masternewmedia.org/it/2010/05/10/come_trovare_e_scegliere_il_nome_di.htm" target="_self">Emiliano Pasqualetti su MasterNewMedia</a>) sembrerebbe non poco.</p>
<p>Secondo una teoria che gira da tempo in Internet, r<strong>egistrare un dominio per un periodo superiore ad un anno porterebbe benefici in termini di SEO</strong>. Questa corrente di pensiero è stata ulteriormente rafforzata da due fatti:</p>
<ol>
<li>Google      è da anni un <a title="Google registrar accreditato ICANN" href="http://news.netcraft.com/archives/2005/01/31/google_is_now_a_domain_registrar.html" target="_blank">registrar accreditato ICANN</a>,      avendo così accesso ad informazioni ancora più dettagliate sui nomi a dominio;</li>
<li>Google      ha recentemente registrato alcuni brevetti che gli consentono di sapere      per quanti anni un dominio viene registrato e di analizzare lo storico del      dominio stesso.</li>
</ol>
<p>In un video recente, però, Matt Cutts è intervenuto sul tema smentendo questi rumors:</p>
<p><object width="500" height="301"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Y1_1NQWQJ2Q&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xd0d0d0&#038;hl=it_IT&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Y1_1NQWQJ2Q&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xd0d0d0&#038;hl=it_IT&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="500" height="301"></embed></object> </p>
<p>Cutts sottolinea come il potenziale accesso ad informazioni sui domini non significa che Google consideri questo fattore tra i 200 utilizzati per determinare il posizionamento di un sito.</p>
<p>Registrare un dominio per più anni può comunque portare altri benefici quali un risparmio economico, derivante da un minor prezzo annuo, e un minor rischio di dimenticare di rinnovare il dominio.</p>
<p>Resta da capire se l’opinione espressa da Matt Cutts sia l’ennesimo tentativo di “depistare” i SEO di tutto il mondo o se risponde realmente a realtà. Tu cosa ne pensi? Hai evidenze empiriche su casi del genere?
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.bernablog.com%2F1094%2Fquanto-conta-eta-sito-per-il-suo-posizionamento%2F"><br />
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			</a>
		</div>
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<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/j_xotooMNFTuEfDEltMjS9AeNUo/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/j_xotooMNFTuEfDEltMjS9AeNUo/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/j_xotooMNFTuEfDEltMjS9AeNUo/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/j_xotooMNFTuEfDEltMjS9AeNUo/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><div class="feedflare">
<a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/bernablog?a=Lk-iitoJm6I:9AVVLJGWUDo:yIl2AUoC8zA"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/bernablog?d=yIl2AUoC8zA" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/bernablog?a=Lk-iitoJm6I:9AVVLJGWUDo:V_sGLiPBpWU"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/bernablog?i=Lk-iitoJm6I:9AVVLJGWUDo:V_sGLiPBpWU" border="0"></img></a> <a href="http://feeds.feedburner.com/~ff/bernablog?a=Lk-iitoJm6I:9AVVLJGWUDo:F7zBnMyn0Lo"><img src="http://feeds.feedburner.com/~ff/bernablog?i=Lk-iitoJm6I:9AVVLJGWUDo:F7zBnMyn0Lo" border="0"></img></a>
</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/bernablog/~4/Lk-iitoJm6I" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Google premia i siti veloci</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bernablog/~3/Jr2X9dObilY/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/1082/google-premia-siti-veloci/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 07:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web dev]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla fine, dopo tanti rumors, è arrivata la conferma ufficiale: Google ha inserito la velocità di caricamento delle pagine tra i parametri usati per determinarne il ranking nelle SERP. In altri termini, a parità di qualsiasi altro indicatore, Google premia i siti veloci rispetto a quelli lenti. Facciamo alcune considerazioni su questa news, prendendo spunto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1083" title="Velocità" src="/wp-content/uploads/2010/04/velocita.jpg" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Alla fine, dopo tanti rumors, è arrivata la conferma ufficiale: <a title="Google premia i siti veloci" href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2010/04/using-site-speed-in-web-search-ranking.html" target="_blank">Google ha inserito la velocità di caricamento delle pagine tra i parametri usati per determinarne il ranking nelle SERP</a>. In altri termini, a parità di qualsiasi altro indicatore, <strong>Google premia i siti veloci</strong> rispetto a quelli lenti.</p>
<p>Facciamo alcune considerazioni su questa news, prendendo spunto dal commento di <a title="Matt Cutts" href="http://www.mattcutts.com/blog/site-speed/" target="_blank">Matt Cutts</a> sul suo blog:</p>
<p><span id="more-1082"></span></p>
<h2>Niente panico</h2>
<p>La novità non determinerà sconvolgimenti nelle SERP dal momento che questo nuovo parametro va ad aggiungersi agli oltre 200 che Google considera per la determinazione del ranking.</p>
<p>Sul blog ufficiale di Google si afferma che meno dell’1% delle query saranno influenzate da questo cambiamento; resta da capire se il dato corrisponde a verità o se è stato comunicato con l’obiettivo di contenere il panico dei webmaster (percepibile leggendo i commenti al post originale e quello di Cutts).</p>
<h2>Veloce è meglio per tutti</h2>
<p>Se all’annuncio di Google hai reagito pensando qualcosa tipo: “<em>Maledizione! Adesso per posizionarmi bene su Google devo preoccuparmi anche di fare pagine che si carichino velocemente</em>”, sei sulla cattiva strada.</p>
<p>La velocità di caricamento delle pagine avrebbe dovuto essere da sempre una tua preoccupazione; se non te ne sei occupato prima hai fatto male. Il motivo? Perché un sito veloce garantisce una buona user experience ed è la base per raggiungere un sufficiente livello di <strong>usabilità</strong>.</p>
<p>Se appartieni alla categoria di quelli che non alzano un dito senza prevedere un ritorno economico, considera che un sito più veloce può portare risultati insperati anche dal quel punto di vista. A questo proposito ti consiglio due articoli interessanti apparsi su <a href="http://searchengineland.com/google-now-counts-site-speed-as-ranking-factor-39708" target="_blank">Search Engine Land</a> e <a href="http://www.stepforth.com/blog/2010/google-incorporates-site-speed-algorithm/" target="_blank">Stepforth</a>; entrambi gli autori sposano la tesi secondo cui c’è una correlazione diretta tra la velocità di un sito e le sue performance in termini di ROI e tassi di conversione.</p>
<p>Ritrovarsi a parlare di velocità di caricamento delle pagine è un po’ come fare un salto indietro nel tempo di 10 anni, quando le connessioni ADSL erano solo agli albori.<br />
L’avvento della banda larga ha avuto l’effetto di accantonare il problema del tempo di risposta. I designer hanno così iniziato a sfogare la creatività repressa in tanti anni, arricchendo (e di conseguenza appesantendo) sempre più le pagine di elementi grafici, con il risultato che oggi alcuni siti si caricano più lentamente di quando navigavamo con il modem a 56 Kbps!</p>
<p>Minimizzare il tempo di caricamento delle pagine è un obiettivo che deve influenzare tutte le fasi del ciclo di sviluppo del sito, la cui velocità complessiva dipende da fattori quali:</p>
<ul>
<li>linguaggio      di programmazione/scripting e DBMS adottati</li>
<li>livello      di interattività</li>
<li>ottimizzazione      degli elementi multimediali (immagini, filmati Flash…)</li>
<li>“pulizia”      del codice HTML</li>
<li>infrastruttura      hardware e di rete (hosting/server dedicato, velocità di collegamento ad      Internet ecc.)</li>
</ul>
<h2>L’utente al primo posto</h2>
<p>Fin dagli anni ’80 i teorici ci hanno consigliato di adottare, nello sviluppo di un’applicazione o di un sito, la metodologia detta dello <strong>user-centered design</strong> che consiste nel mettere l’utente al centro del ciclo di sviluppo, focalizzandosi sui suoi bisogni, le sue abitudini e preferenze.</p>
<p>Il boom dei motori di ricerca, coinciso con l’enorme e rapida crescita di Google, ha dato origine alla Search Engine Optimization (SEO) spingendo molti web master a spostare il focus dall’utente al motore di ricerca. Il risultato sono tanti siti ben posizionati nelle SERP ma difficili da navigare.</p>
<p>L’annuncio di Google ci dà l’opportunità di ripristinare i giusti valori: <strong>gli utenti sono il fine, i motori di ricerca sono solo un mezzo</strong> per arrivare ad essi.<br />
Cominciamo oggi, facendo quelle correzioni che consentano di rendere il nostro sito un po’ più veloce. Per una volta abbiamo il vantaggio di non dover scegliere chi accontentare tra utenti e motori di ricerca <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
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			</a>
		</div>
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<p><a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zoKQxlKcA7FC1pQptBm8KQNAR00/0/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zoKQxlKcA7FC1pQptBm8KQNAR00/0/di" border="0" ismap="true"></img></a><br/>
<a href="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zoKQxlKcA7FC1pQptBm8KQNAR00/1/da"><img src="http://feedads.g.doubleclick.net/~a/zoKQxlKcA7FC1pQptBm8KQNAR00/1/di" border="0" ismap="true"></img></a></p><div class="feedflare">
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</div><img src="http://feeds.feedburner.com/~r/bernablog/~4/Jr2X9dObilY" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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		<feedburner:origLink>http://www.bernablog.com/1082/google-premia-siti-veloci/</feedburner:origLink></item>
		<item>
		<title>Search Engine Optimization: ecco la piramide</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bernablog/~3/BQsmRDsSMII/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/1064/search-engine-optimization-piramide/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 07:51:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Web dev]]></category>
		<category><![CDATA[promozione sito]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bernablog.com/?p=1064</guid>
		<description><![CDATA[La Search Engine Optimization (SEO) è sempre meno un problema di ottimizzazione del codice HTML e sempre più una questione di approccio allo sviluppo e alla promozione di un sito web che tenga conto, in ogni sua fase, della necessità di posizionarsi in modo ottimale all’interno delle SERP. Con il supporto di un’immagine tratta da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La  <strong>Search Engine Optimization (SEO)</strong> è sempre meno un problema di ottimizzazione del codice HTML e sempre più una questione di approccio allo sviluppo e alla promozione di un sito web che tenga conto, in ogni sua fase, della necessità di posizionarsi in modo ottimale all’interno delle SERP.</p>
<p>Con il supporto di un’immagine tratta da <a title="SEOmoz" href="http://www.seomoz.org/" target="_blank">SEOmoz</a>, vediamo quali sono gli aspetti SEO da considerare nel ciclo di sviluppo e promozione di un sito raffigurandoli all’interno di una piramide.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/03/seo-pyramid.png"></a><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/03/seo-pyramid.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1071" title="Piramide SEO" src="/wp-content/uploads/2010/03/seo-pyramid.jpg" alt="" width="500" height="416" /></a></p>
<h2><span id="more-1064"></span></h2>
<h2>1. Contenuti</h2>
<p>Il punto di partenza di qualsiasi strategia SEO devono necessariamente essere i contenuti che, non a caso, sono posizionati alla base della nostra piramide. Se anche riuscissi a raggiungere il massimo livello di ottimizzazione su un sito povero di contenuti, quello che otterresti sarebbero tante visite alle tue pagine ma uno scarso ritorno in termini di lead.  A meno che tu non voglia partecipare alle “Olimpiadi del click”, sarai sicuramente più interessato a vendere i tuoi prodotti/servizi piuttosto che a collezionare sterili pageviews.</p>
<p>Ecco alcuni consigli SEO da seguire per fare in modo di avere <strong>contenuti di qualità ed accessibili</strong>:</p>
<ul>
<li>produci      contenuti unici, differenziandoti dalla concorrenza</li>
<li>costruisci      <a title="Come costruire URL SEO-friendly" href="http://www.bernablog.com/838/come-costruire-url-seo-friendly/" target="_blank">URL SEO-friendly</a></li>
<li>sviluppa      un’architettura di link interni che favorisca l’usabilità da parte degli      utenti e il crawling dei motori di ricerca</li>
<li>genera      la <a title="Sitemap" href="http://www.sitemaps.org/it/" target="_blank">sitemap</a> ed inviala regolarmente ai motori      di ricerca</li>
<li>gestisci      in modo appropriato i server response code: ad esempio, crea una pagina      404 personalizzata e gestisci i contenuti trasferiti tramite un permanent      redirect (301).</li>
</ul>
<h2>2. Fattori “on page”</h2>
<p>Nella fase precedente ci siamo occupati di generare contenuti di qualità e di fare in modo che vengano indicizzati dai motori di ricerca. Il prossimo passo consiste nell’identificazione delle <strong>keywords </strong>sulle quali concentrare il lavoro di ottimizzazione. Per fare questo puoi utilizzare appositi tool quali lo <a title="Strumento per le parole chiave AdWords" href="https://adwords.google.it/select/KeywordToolExternal" target="_blank">Strumento per le parole chiave di Google AdWords</a>, Overture (oggi confluito in <a title="Yahoo! Search Marketing" href="http://advertising.yahoo.com/smallbusiness/ysm" target="_blank">Yahoo! Search Marketing</a>) o <a title="Wordtracker" href="http://www.wordtracker.com/" target="_blank">Wordtracker</a>.</p>
<p>Una volta identificate le parole chiave e le frasi target si passa all’<strong>ottimizzazione dei cosiddetti fattori on page</strong>:</p>
<ul>
<li>revisione      dei contenuti in ottica SEO, curando la frequenza ed il posizionamento      delle keywords target (cosiddetta keyword density)</li>
<li>ottimizzazione      del titolo della pagina e dei titoli di eventuali sezioni/sotto-sezioni</li>
<li><a title="Ottimizzazione title, keywords, description" href="http://www.bernablog.com/992/7-passi-garantire-indicizzazione-articoli/" target="_blank">ottimizzazione      dei meta-tag title, keywords e description</a></li>
<li>utilizzo      corretto delle intestazioni di paragrafo (H1, H2 …Hn)</li>
<li>attenzione      alla qualità dei link in uscita (non linkare siti di spam!)</li>
<li>ottimizzazione      degli anchor text di tutti i link: in uscita, interni e delle ancore che      puntano ad altre posizioni della stessa pagina</li>
</ul>
<p>E’ importante sottolineare come questo lavoro di ottimizzazione vada fatto in modo specifico e differenziato <strong>per ogni pagina</strong> che compone il sito.</p>
<h2>3. Link building</h2>
<p>Arrivati a questo punto abbiamo fatto tutto ciò che è necessario per favorire l’indicizzazione dei nostri contenuti da parte dei motori. Se abbiamo lavorato bene, quanto fatto finora ci garantirà un elevato numero di visite provenienti dalle SERP.</p>
<p>Ora dobbiamo preoccuparci di aumentare il traffico proveniente da altri siti; l’unica strada per fare questo è ottenere un elevato numero di <strong>link in ingresso </strong>i quali ci porteranno un ulteriore aumento di<strong> </strong>visite provenienti dai motori. L&#8217;incremento dei link (di qualità) in ingresso comporta, infatti, un aumento del PageRank con conseguente guadagno di posizioni all’interno delle SERP.</p>
<p>La domanda ora è: <strong>come ottenere link in ingresso</strong>? Dato per scontato di evitare i link a pagamento, sia per motivi etici che per evitare penalizzazioni da parte dei motori, la soluzione ci riporta nuovamente alla base della nostra piramide: i contenuti. Se scrivi contenuti di qualità, originali e utili per i tuoi visitatori, gli altri siti ti linkeranno in modo naturale, senza che tu debba chiedere nulla.</p>
<p>In aggiunta (attenzione, non in alternativa!) puoi ottenere altri link in ingresso utilizzando altri canali quali: siti di partner, forum, siti di article marketing, siti di news rating ecc.</p>
<p>In questo <a title="Meglio i contenuti o i link?" href="http://www.youtube.com/watch?gl=IT&amp;hl=it&amp;v=qXgni6U6qk8" target="_blank">video</a> Matt Cutts, esponente di spicco di Google, spiega come, ai fini dell’indicizzazione, sia molto più importante avere contenuti di qualità rispetto a molti link in ingresso, magari da siti con basso trust.</p>
<h2>4. Social media</h2>
<p>L’apice della nostra piramide è dedicato al social networking, oggi un must per chi vuole promuovere la propria attività sul web. Una strategia corretta di approccio ai social network prevede:</p>
<ul>
<li><strong>presenza</strong>:      crea la pagina legata alla tua attività sui social network più diffusi:      fan page di Facebook, account Twitter, canale YouTube ecc.</li>
<li><strong>interazione</strong>:      se leggi anche solo sporadicamente il <a title="BernaBlog" href="http://www.bernablog.com" target="_blank">BernaBlog</a> avrai imparato      come non sia sufficiente essere sui social network. Trattandosi di canali      nati per “conversare”, ciò che dovrai fare è interagire con i tuoi      contatti, dando loro qualcosa (semplice attenzione o vantaggi economici      legati ad offerte speciali, omaggi ecc.) che non possono trovare visitando il tuo sito. L’interazione deve ovviamente partire      dal tuo sito che dovrà integrare i social widget (vedi sidebar a destra) presentando      agli utenti tutte le possibilità a loro disposizione per interagire con te      o la tua azienda.</li>
</ul>
<p>Allora, sei pronto a scalare la piramide SEO?
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			</a>
		</div>
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		<title>Tu che utente Facebook sei?</title>
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		<comments>http://www.bernablog.com/1044/tu-che-utente-facebook-sei/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 10:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quando il giovane Mark Zuckerberg lo ha concepito come strumento per mantenere in contatto ex compagni di classe, Facebook ne ha fatta tanta di strada, fino ad arrivare ad essere più utilizzato perfino di Google o della posta elettronica. Nel tempo il social network si è evoluto, aggiungendo nuove funzionalità ed offrendosi agli utilizzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/03/FacebookLogo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1047" title="Facebook" src="/wp-content/uploads/2010/03/FacebookLogo-300x112.jpg" alt="Facebook" width="300" height="112" /></a></p>
<p>Da quando il giovane Mark Zuckerberg lo ha concepito come strumento per mantenere in contatto ex compagni di classe, Facebook ne ha fatta tanta di strada, fino ad arrivare ad essere più utilizzato perfino di Google o della posta elettronica.</p>
<p>Nel tempo il social network si è evoluto, aggiungendo nuove funzionalità ed offrendosi agli utilizzi più disparati. Questa varietà ha finito per dar vita a delle distorsioni, ad utilizzi che vanno al di là non solo della concezione iniziale che Zuckerberg aveva del mezzo, ma spesso anche del buon senso.</p>
<p>Vediamo allora <strong>l’identikit di alcuni utilizzatori anomali del più famoso social network</strong>.</p>
<p><span id="more-1044"></span></p>
<h2>L’esibizionista</h2>
<p>L’esibizionista è l’utente che ha trovato in Facebook lo strumento ideale per dare libero sfogo al proprio narcisismo. E’ colui che sente il bisogno irrefrenabile di condividere tutto ciò che lo riguarda: fotografie, video, pensieri, opere, e chi più ne ha&#8230;</p>
<p>Normalmente questo soggetto è facilmente riconoscibile da un dato numerico: uno strabiliante numero di amici &#8230; o forse dovremmo chiamarle vittime?</p>
<p>Se è vero che esiste una <em>netiquette</em>, cioè un insieme di regole che ci insegnano come vivere su Internet, allora una norma non scritta di Facebook dovrebbe importi di chiederti: <em>“quello che sto pubblicando può interessare vagamente almeno il 10% dei miei amici?”</em> Provaci, i risultati posso essere sorprendenti.</p>
<h2>Il guardone</h2>
<p>E’ l’esatto opposto dell’esibizionista. E’ l’utente che si limita a curiosare nei profili altrui, senza interagire in alcun modo e cibandosi del grasso che cola dalle tavole degli esibizionisti.</p>
<p>E’ vero, queste persone non fanno nulla di male, ma rientrano a pieno titolo tra gli utenti anomali dal momento che Facebook nasce come piattaforma di comunicazione, non come paradiso dei voyeur <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<h2>Il coercizzato</h2>
<p>E’ colui che è stato obbligato ad iscriversi dalla moda, dalla curiosità del momento, dall’insistenza di amici e parenti ma, dopo un breve periodo dedicato alla scoperta del mezzo, ha abbandonato il proprio profilo a sé stesso.</p>
<p>Un consiglio: non intavolare una discussione con queste persone cercando di spiegar loro cosa si perdono, potresti accorgerti di avere molti meno argomenti di quanto pensi.</p>
<h2>Il P.R.</h2>
<p>Il P.R. è colui che su Facebook ha assunto la missione di diffondere qualsiasi iniziativa gli passi sotto il naso. Praticamente passa la giornata ad inviare, rigorosamente a tutti gli amici, senza un minimo di selezione in base agli interessi dei singoli, inviti ad unirsi ai gruppi più disparati o a diventare fan dei soggetti più improbabili.</p>
<p>Qui il discorso sulla netiquette fatto per l’esibizionista vale all’ennesima potenza.</p>
<h2>Il markettaro</h2>
<p>Il markettaro si distingue dal P.R. perché utilizza Facebook per promuovere le proprie attività.</p>
<p>E qui, caro lettore, devo farti una confessione: anch’io ci sono cascato. Ebbene sì, lo ammetto, fino ad oggi ho ripubblicato sul mio profilo personale tutti i post scritti per questo blog.</p>
<p>Se stai pensando <em>“cosa c’è di male?”</em> ti ringrazio per la comprensione. Anche questa però è una distorsione nell’utilizzo del social network. D’altronde è più forte di noi: chi si occupa a vario titolo di marketing o comunicazione ha la tendenza innata a ricercare il modo di sfruttare qualsiasi nuovo servizio Internet a scopi promozionali. L’abbiamo fatto con i siti web, l&#8217;e-mail (da qui la nascita del direct e-mailing), i forum, ed ora con i social network.</p>
<p>Su Facebook il peccato è ancora più grave perché esiste uno strumento ad hoc per promozionare un’azienda, un bene, un servizio, un blog o quant’altro: le “Fan page”. Ecco perché non è corretto riempire la pagina personale di messaggi legati alla propria attività.</p>
<p>Queste considerazioni mi hanno portato alla decisione di creare la <a title="Facebook Fan Page del BernaBlog" href="http://www.facebook.com/pages/BernaBlog/195224655059" target="_blank">Fan page del BernaBlog</a> (a proposito, vai sulla colonna di destra se vuoi diventare fan <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  ), rimuovendo dalla mia pagina personale tutto ciò che riguarda le mie attività.</p>
<p>La cosa curiosa è che il giorno dopo aver preso questa decisione mi sono imbattuto in questo <a title="Darren Rowse" href="http://www.problogger.net/archives/2010/02/23/dear-facebook-friends-im-de-friending-most-of-you-its-not-you-its-me/" target="_blank">post di Darren Rowse</a>, uno dei più grandi blogger professionisti, che comunica esattamente la mia stessa decisione: quella di aprire una fan page per il suo blog e di depurare la pagina personale da qualsiasi contenuto legato al blog. Rowse contestualmente annunciava di revocare l’amicizia a tutti coloro che non conosceva personalmente e che erano entrati in contatto con lui semplicemente grazie alle sue attività sulla Rete. Un processo di rimozione delle distorsioni in piena regola.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Mi sono divertito a creare queste categorie di utenti anomali di Facebook, senza alcuna volontà di fare una classificazione scientifica.</p>
<p>Voglio però che sia chiaro il concetto che ha fatto scaturire questo articolo: Facebook è un canale di comunicazione, non molto diverso dal telefono o dalla buona, vecchia lettera scritta di pugno.</p>
<p>Ogni qual volta stai per caricare una fotografia, condividere un video o un tuo pensiero, inviare un invito, chiediti: <em>“questa cosa potrà scaturire interesse, emozione, utilità nei miei amici?”</em>.</p>
<p>Ti stupirai di quanto spesso ti troverai a frenare il tuo dito indice prima del fatidico click.</p>
<p>E tu, in quale profilo ti riconosci? Non dirmi che proprio tu sei un utente “normale” <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
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			</a>
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		<title>Perché il 2010 sarà (davvero) l’anno del mobile</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bernablog/~3/rhIqRQMgXzc/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/1030/perche-2010-sara-anno-mobile/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 11:46:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[mobile]]></category>

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		<description><![CDATA[Alzi la mano chi non l’ha pensato almeno una volta negli ultimi anni: “questo sarà l’anno del mobile”. Puntualmente però, a fine anno, i dati arrivavano a smentirci: i dispositivi mobili hanno sì raggiunto una diffusione capillare, soprattutto in Italia, ma gli utilizzi che vanno al di là della classica telefonata o del messaggino sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1034" title="Mobile phone" src="/wp-content/uploads/2010/02/mobile_phone.jpg" alt="Mobile phone" width="500" height="333" /></p>
<p>Alzi la mano chi non l’ha pensato almeno una volta negli ultimi anni: “<em>questo sarà l’anno del mobile</em>”.</p>
<p>Puntualmente però, a fine anno, i dati arrivavano a smentirci: i dispositivi mobili hanno sì raggiunto una diffusione capillare, soprattutto in Italia, ma gli utilizzi che vanno al di là della classica telefonata o del messaggino sono molto rari.</p>
<p>Il 2010 sembra però l’anno della svolta, quello che in futuro potrà essere davvero ricordato come “l’anno del mobile”. Da cosa mi deriva tutta questa sicurezza? Dal fatto che oggi, rispetto al passato, sembra ci sia il conforto dei numeri:</p>
<p><span id="more-1030"></span></p>
<ul>
<li>Nel 2009, le vendite di smartphone hanno      superato, per la prima volta, le vendite di PC portatili con 180 milioni      di unità vendute. Si prevede che, nel 2012, le vendite oltrepasseranno      il mezzo miliardo (<em>Gartner</em>)</li>
<li>Nel      2010, all’interno del settore mobile, gli smartphones saranno il segmento a crescita più veloce e      rappresenteranno il 15% delle vendite complessive di device (<em>Gartner</em>)</li>
<li>Il      78% della navigazione mobile in Italia è fatta con apparecchi Apple. A fine 2009 c’erano 120 mila applicazioni      per iPhone, per fine 2010 saranno 300 mila</li>
<li>In Europa 114 canali televisivi sono      stati creati specificatamente per il mobile (<em>European Audiovisual      Observatory</em>).</li>
</ul>
<p>Questi dati, raccolti qua e là nella Rete, dimostrano come siano ormai presenti tutte le <strong>condizioni necessarie alla definitiva consacrazione del settore mobile: connettività, diffusione dei device, ampia offerta di servizi</strong>.</p>
<h2>1. Connettività</h2>
<p>Delle tre condizioni, la connettività sembra essere la meno problematica. La questione è semmai capire quale sarà il protocollo ad emergere tra le varie alternative oggi disponibili: GPRS (giunto ormai agli ultimi vagiti), EDGE, UMTS, WiMax, WiFi ed altri ancora.</p>
<h2>2. Device</h2>
<p>I dati consuntivi del 2009 e le previsioni 2010 illustrate sopra non lasciano spazio a dubbi: gli smartphone, iPhone e Blackberry su tutti, hanno ormai raggiunto una penetrazione del mercato sufficiente a giustificare un’offerta di servizi ad hoc.</p>
<p>Se è vero che l’Italia detiene il primato europeo della diffusione di telefonini (mentre è tra le ultime in fatto di diffusione della banca larga … ma questa è un’altra storia…), con quasi 2 cellulari a testa, possiamo considerare anche la seconda condizione come verificata.</p>
<h2>3. Servizi</h2>
<p>L’offerta dei servizi rappresenta la condizione decisiva affinchè il mercato del mobile decolli definitivamente. Fintanto che gli operatori non offrono servizi attrattivi, i potenziali clienti non sono spinti ad acquistare i terminali necessari ad usufruirne, innestando così un circolo vizioso. Viceversa, un’offerta di servizi ricca fa inevitabilmente da traino anche al mercato dei device.</p>
<p>Per dare l’idea di quanto l’offerta dei servizi sia oggi ampia, basta fare una veloce lista di alcune applicazioni mobile in circolazione:</p>
<ul>
<li>social      networking mobile e geolocalizzato: applicazioni Facebook, Twitter e Buzz pensate      per consentire l’accesso da cellulari e smartphone</li>
<li>contenuti      multimediali ottimizzati per il mondo mobile: <a title="YouTube for mobile" href="http://www.google.com/mobile/youtube/" target="_blank">YouTube for mobile</a>,      <a title="Flickr mobile" href="http://www.flickr.com/tools/mobile/" target="_blank">Flickr mobile</a></li>
<li>intere      suite di prodotti pensati espressamente per il mondo mobile: <a title="Google mobile" href="http://www.google.com/intl/it_it/mobile/" target="_blank">Google mobile</a></li>
<li>canali      televisivi ad hoc: Quatro Movil, HBO Mobile Tv, RTE News …</li>
<li>versioni      mobile di siti web sempre più diffuse</li>
<li>… e      la lista potrebbe continuare</li>
</ul>
<p>Insomma, sembra proprio che ci siano tutte le condizioni affinchè l’equazione:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Connettività + Device + Servizi = Successo del settore Mobile</strong></p>
<p>si verifichi.</p>
<p>C’è ancora qualcuno che pensa che il 2010 non sarà l’anno del mobile? <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><em>Foto: </em><a href="http://www.flickr.com/photos/ydhsu/" target="_blank"><em>ydhsu</em></a>
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		<item>
		<title>Come diventare un blogger professionista</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/bernablog/~3/bewoxD0fGyM/</link>
		<comments>http://www.bernablog.com/1017/come-diventare-blogger-professionista/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 16:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[reputation]]></category>

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		<description><![CDATA[La lamentela più frequente nel mondo del blogging è: “(in Italia) non è possibile vivere facendo solo il blogger”. Probabilmente è così. I casi di successo di blogger professionisti nel Belpaese si contano sulle dita di una mano. Una cosa è certa: se vuoi che il tuo sogno di vivere grazie ai proventi del tuo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/02/2632270694_9dbe32ec35.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1022" title="Blogger professionista" src="/wp-content/uploads/2010/02/2632270694_9dbe32ec35.jpg" alt="Blogger professionista" width="500" height="375" /></a></p>
<p>La lamentela più frequente nel mondo del blogging è: “(in Italia) non è possibile vivere facendo solo il blogger”.</p>
<p>Probabilmente è così. I casi di successo di blogger professionisti nel Belpaese si contano sulle dita di una mano. Una cosa è certa: se vuoi che il tuo sogno di vivere grazie ai proventi del tuo blog si avveri devi approcciarlo come faresti con qualsiasi altra attività imprenditoriale. Con un vantaggio: sarai il capo di te stesso.</p>
<p>Vediamo, dunque, come devi comportarti se vuoi <strong>diventare un blogger professionista</strong>.</p>
<p><span id="more-1017"></span></p>
<h2>Pianifica</h2>
<p>Qualsiasi attività economica che si rispetti non può prescindere dalla pianificazione, da intendere sotto due punti di vista:</p>
<ul>
<li><strong>Pianifica le attività</strong>: all’inizio      di ogni anno dovrai programmare le attività che intendi svolgere. In un      blog questo significa decidere la frequenza con la quale postare (e di      conseguenza quanti articoli orientativamente scriverai nell’anno) e      stimare il tempo medio impiegato per scrivere un articolo. Moltiplicando      questi due valori otterrai un’indicazione delle tue ore di lavoro      complessive nell’anno.<br />
La pianificazione porta con sé un beneficio impagabile: ti obbligherà a definire degli obiettivi misurabili in termini di numero di articoli, visitatori, citazioni ricevute ecc.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Definisci un budget</strong>: programmare      significa anche fare una pianificazione finanziaria. L’arduo compito che      ti attende è quello di stimare le potenziali entrate ed uscite dell’anno.
<ul>
<li>Entrate:       AdSense, programmi di affiliazione, accordi diretti con inserzionisti,       vendita di e-book, consulenze ecc.</li>
<li>Uscite:       dominio, hosting del sito, compensi di eventuali collaboratori (grafici o       altri autori di articoli), costi di promozione (es. campagne PPC),       strumenti di comunicazione (biglietti da visita, carta intestata ecc.),       spese per la partecipazione ad eventi o fiere di settore ecc.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Va da sé che nella tua pianificazione le entrate dovranno almeno bilanciare le uscite…</p>
<h2>Misura</h2>
<p>La <strong>pianificazione</strong> non può essere concepita in modo dissociato dal <strong>monitoraggio</strong>. Ogni volta che programmi qualcosa e definisci un obiettivo, strategico o finanziario che sia, devi prevedere dei momenti periodici nei quali smetti di correre e “tiri una riga”. In questi momenti dovrai:</p>
<ul>
<li>misurare      quello che hai fatto fino a quel momento</li>
<li>calcolare      gli scostamenti rispetto alle tue previsioni, identificando dove possibile      le cause</li>
<li>(se      necessario) rivedere le tue stime.</li>
</ul>
<h2>Fatti aiutare</h2>
<p>Come avrai capito, se intendi essere “imprenditore di te stesso” ti troverai a dover fare molte cose che vanno oltre la scrittura degli articoli, che non ti piacciono o che non sei in grado di fare. Considera quindi la possibilità di <strong>rivolgerti ad esperti</strong> che ti supportino. Ecco alcuni esempi di attività per le quali potresti aver bisogno di un aiuto esterno:</p>
<ul>
<li>comunicazione      e promozione (creazione del logo e della grafica del sito, ideazione e      produzione degli strumenti di comunicazione, gestione di campagne      pay-per-click ecc.)</li>
<li>gestione      finanziaria dell’attività (budgeting e tenuta della contabilità)</li>
<li>questioni      legali sulla protezione dei tuoi contenuti (copyright).</li>
</ul>
<h2>Ricordati di essere un professionista</h2>
<p>Leggendo il punto precedente qualcuno avrà pensato: <em>“ma io me la cavo a fare queste cose…posso farcela anche da solo/a…”</em></p>
<p>Il termine “blogger professionista” richiede che tutto ciò che fai abbia uno <strong>standard qualitativo elevato</strong>. Ecco perché non è sufficiente “cavarsela”; se ritieni di non avere le competenze necessarie per garantire un livello qualitativo adeguato, fatti aiutare (e rileggi il punto precedente)  <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<h2>Fòrmati e Infòrmati</h2>
<p>L’elemento più importante su cui verrà valutato il tuo lavoro è la qualità di ciò che scrivi. Per produrre buoni contenuti devi necessariamente avere un’ottima padronanza del dominio di cui tratterai. Ricorri quindi a tutte le fonti disponibili online (siti, newsletter, feed RSS ecc.) e offline (master, corsi di formazione, fiere, convegni ecc.) per <strong>formarti e rimanere costantemente aggiornato</strong> sui temi di tuo interesse.</p>
<h2>Non pensare da imprenditore</h2>
<p><em>Ma come, non hai detto che dobbiamo essere imprenditori di noi stessi?</em></p>
<p>E’ così. Fai però attenzione ad evitare di pensare troppo da freddo calcolatore ed a concentrarti eccessivamente sul profitto. Punta invece alla <strong>qualità dei contenuti</strong>; il profitto arriverà di conseguenza, sempre se rispetterai tutte le altre regole di questo articolo <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Fonte: <a title="ProBlogger" href="http://www.problogger.net/archives/2010/02/05/what-does-treating-your-blog-like-a-business-really-mean/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+ProbloggerHelpingBloggersEarnMoney+%28ProBlogger%3A+Helping+Bloggers+Earn+Money%29" target="_blank">www.problogger.net</a>
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		<title>Nokia: quando il servizio diventa una commodity</title>
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		<comments>http://www.bernablog.com/1008/nokia-servizio-diventa-commodity/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 09:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Bernazzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web trends]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[nokia]]></category>

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		<description><![CDATA[Partiamo da una notizia di qualche giorno fa: Nokia annuncia che offrirà gratuitamente sui propri smartphone dotati di GPS un servizio di navigazione satellitare chiamato Ovi Maps. Bei tempi, avranno pensato alla Nokia, quando erano leader, almeno in Europa, nel settore dei telefoni cellulari. Certo non mancava la concorrenza, ma Nokia riusciva ad emergere grazie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bernablog.com/wp-content/uploads/2010/01/nokia_logo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1011" title="Nokia" src="/wp-content/uploads/2010/01/nokia_logo.jpg" alt="" width="440" height="300" /></a></p>
<p>Partiamo da una notizia di qualche giorno fa:</p>
<blockquote><p>Nokia annuncia che offrirà gratuitamente sui propri smartphone dotati di GPS un servizio di navigazione satellitare chiamato <a title="Ovi Maps" href="http://maps.ovi.com/" target="_blank">Ovi Maps</a>.</p></blockquote>
<p>Bei tempi, avranno pensato alla Nokia, quando erano leader, almeno in Europa, nel settore dei telefoni cellulari. Certo non mancava la concorrenza, ma Nokia riusciva ad emergere grazie ad un buon design associato a un ottimo software.</p>
<p>Poi l’incantesimo si è rotto e ai soliti concorrenti (Motorola, Samsung, Sony …) si sono aggiunti due colossi provenienti “dall’altro mondo”, quello dell’informatica. Stiamo parlando di Apple con il suo iPhone e, anche se in misura minore, Google con Android.</p>
<p><span id="more-1008"></span></p>
<p>Nel gelo della Finlandia si sono allora posti il problema: <em>come contrastare l’avanzata dei due nuovi concorrenti</em>? A prima vista la soluzione trovata non sembra particolarmente creativa: si tratta del classico <strong>“prodotto/servizio civetta”</strong>. Rispetto ad altri casi simili, però, mi sembra di intravedere due elementi di novità.</p>
<h2>Servizi, non prodotti</h2>
<p>Nel mondo dell’ICT siamo abituati a veder trattare i prodotti come delle commodity, sfruttate per favorire la vendita di servizi.</p>
<p>Pensiamo ai modem ADSL dati in comodato gratuito per vendere le connessioni Internet, magari associate a servizi di telefonia. Stesso meccanismo per i decoder della tv satellitare, utilizzati come “testa di ponte” per piazzare abbonamenti ai vari pacchetti.</p>
<p>Il caso Nokia è uno dei pochi in cui ad essere offerto gratuitamente è un servizio. Questo approccio risulta vincente solo a condizione che il servizio offerto sia una vera killer application, cioè di uno di quei servizi che gli utenti pretendono di avere sul proprio cellulare. Con la navigazione GPS Nokia sembra proprio aver fatto la scelta giusta.</p>
<h2>Nokia non è Google</h2>
<p>L’azienda che più di ogni altra ci ha abituati al <strong>“gratis”</strong> è indubbiamente Google. BigG ha da sempre offerto gran parte dei propri servizi (e-mail, software di office automation ecc.) a costo zero per l’utente, basando interamente le proprie entrate sull’advertising.</p>
<p>Ciò che caratterizza Google è che i suoi servizi sono sviluppati interamente in-house. Spesso (è il caso di Gmail e Google Docs) si tratta addirittura di applicazioni create ad uso interno e successivamente aperte al pubblico.</p>
<p>La possibilità di realizzare questi servizi internamente rappresenta un valore aggiunto perché consente di non dipendere da fornitori esterni, prevedendo con precisione chirurgica i costi e, di conseguenza, le entrate che è necessario generare affinchè il modello del gratis sia remunerativo.</p>
<p>Diverso è il caso di Nokia che acquista il servizio di navigazione (mappe e software) da fornitori esterni. Non sto dicendo ovviamente avrebbe dovuto sviluppare internamente una soluzione di navigazione GPS, scelta che sarebbe risultata sicuramente anti-economica; vale tuttavia la pena sottolineare il coraggio che ha avuto Nokia nell’attuare questa strategia.</p>
<h2>E adesso?</h2>
<p>Restano aperti due interrogativi:</p>
<ul>
<li>L’incremento      di vendite derivante dalla scelta di Nokia sarà sufficiente a coprire il      costo della servizio?</li>
<li>Come      reagiranno i leader nel settore della navigazione (Tom Tom e Garmin, le      cui azioni in Borsa sono già crollate) e gli altri produttori di telefoni      cellulari?</li>
</ul>
<p>Il tempo e il mercato ci forniranno le risposte. O vuoi provare tu a fare una previsione? <img src='http://www.bernablog.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />
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