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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/atom10full.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" gd:etag="W/&quot;AkEAQnY7fyp7ImA9WhBaEE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441</id><updated>2013-05-20T02:10:43.807+02:00</updated><category term="dischi" /><category term="politicamente" /><category term="in libreria" /><category term="politica spicciola" /><category term="centro commerciale" /><category term="lezioni dantesche" /><category term="parentesi; gli esseri umani" /><category term="cronache scolastiche" /><category term="parentesi" /><category term="pessimismo e fastidio" /><category term="disagi" /><category term="di libri e di film" /><category term="varia umanità" /><category term="segnapagine" /><category term="pellicole e pagine" /><category term="gli esseri umani" /><category term="metafisiche" /><category term="poesia e musica" /><title>Sempre un po' a disagio</title><subtitle type="html">Dai, facciamo che noi due vi raggiungiamo più tardi</subtitle><link rel="http://schemas.google.com/g/2005#feed" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/posts/default" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/" /><link rel="next" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false&amp;v=2" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><generator version="7.00" uri="http://www.blogger.com">Blogger</generator><openSearch:totalResults>1372</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/atom+xml" href="http://feeds.feedburner.com/blogspot/AdgWk" /><feedburner:info uri="blogspot/adgwk" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><entry gd:etag="W/&quot;CEUEQnw-eSp7ImA9WhBVFU8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-7866845744154889067</id><published>2013-04-21T07:30:00.000+02:00</published><updated>2013-04-21T07:30:03.251+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-21T07:30:03.251+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="parentesi" /><title>Il sobbalzo</title><content type="html">&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="background-color: white; color: #222222; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;Lo Scorfano, che è pesce dalle frequentazioni impensabili, ha deciso di scrivere di letteratura per un sito di medici e cardiologi. Niente di che, a dire il vero: ché il pubblico è quello che è, cardiologi appunto (siate spiritosi, ve ne prego, non offendetevi, che non c'è tempo...). E siccome lo Scorfano è anche un pesce pesante e noioso, ha cominciato subito con un post pesante e noioso, di quelli che a lui si addicono. Il quale post, se ne avete voglia, trovate qui:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.atbvsim.org/?page_id=319&amp;amp;preview=true" style="background-color: white; color: #1155cc; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;" target="_blank"&gt;http://www.atbvsim.org/?page_&lt;u&gt;&lt;/u&gt;i&lt;wbr&gt;&lt;/wbr&gt;d=319&amp;amp;preview=true&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/VCOTxmCqGEc" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/7866845744154889067?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/7866845744154889067?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/VCOTxmCqGEc/il-sobbalzo.html" title="Il sobbalzo" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/04/il-sobbalzo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Dk8FQX08cSp7ImA9WhBVEUo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-1801671999849963271</id><published>2013-04-17T07:00:00.000+02:00</published><updated>2013-04-17T07:00:10.379+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-17T07:00:10.379+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="in libreria" /><title>Forse basterebbe solo questo</title><content type="html">del Disagiato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-TkIItL82ovI/UW0Y6rQTIQI/AAAAAAAAB_k/DZaxmzcDcLQ/s1600/images.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-TkIItL82ovI/UW0Y6rQTIQI/AAAAAAAAB_k/DZaxmzcDcLQ/s1600/images.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Un paio di sere fa, girando canale, in televisione mi è capitato di vedere un pezzettino di un film che stava già per concludersi. Uno psicoterapeuta va dal suo supervisore per dirgli una cosa che in quei giorni non lo fa dormire e cioè che lui si sta innamorando di una sua paziente che a sua volta è innamorata di lui. Al di fuori della terapia, non dovresti aver alcun rapporto con lei, gli dice il supervisore. Adesso che lei è una mia paziente non posso, ma tra qualche mese o tra qualche anno, quando lei non sarà una mia paziente, le cose saranno diverse, ribatte lui. No, risponde il supervisore, lei sarà sempre una tua paziente, sarà sempre un qualcosa che avrai dentro di te, quindi devi fermarti. Ma questa è una legge inventata da chissà quale avvocato, sragiona ancora lui. Non è una legge: non è permesso da un codice etico che è fondamentale per noi analisti rispettare. E poi aggiunge: "sono tutte cose che tu già sai, ma che vuoi ignorare perché vuoi essere desiderato. Tutti lo vogliamo". Bene, a questo punto lo psicoterapeuta innamorato, e ora molto nervoso, si alza dalla sedia e, puntando il dito verso il suo dottore, gli dice che lui invece sarà in grado di gestire questo transfert erotico e che la paziente di cui è innamorato la sta trattando bene come tratta bene tutti i suoi altri pazienti perché – e queste sono, più o meno, le parole che mi hanno colpito – "io tratto tutti con la stessa integrità, la stessa partecipazione e lo stesso rigore. A me piacciono i miei pazienti, io mi preoccupo per loro, mi identifico con loro, mi metto a nudo davanti a loro. Tu invece li analizzi. Anch’io li analizzo, ma provo empatia. Io non riesco a fare a meno di entrare in sintonia con la persona. Ecco, questo è il mio modo di lavorare, la mia ricompensa”.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ovviamente c’è un codice etico da rispettare. Uno psicoterapeuta, se non sbaglio, non dovrebbe mai innamorarsi del suo paziente, e mai dovrebbe lavorare provando empatia, amore. Lo psicoterapeuta innamorato ha torto, oppure il regista ce lo mostra come una persona che ha ragione nel torto o viceversa.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;
Chiaro, io non sono uno psicoterapeuta che incontra i suoi pazienti. Maneggio libri e ho a che fare con clienti che vanno di fretta o che con calma mi chiedono un consiglio, una buona lettura o un buon libro da regalare alla moglie che compie gli anni. Non sono un dottore, non curo e non devo ascoltare, ma eseguire. C’è un po’ di spazio per le cosiddette iniziative personali ma per il resto devo allestire situazioni già ragionate da qualcun altro, settimane o mesi prima. Però anch'io,&amp;nbsp;come quel dottore, a volte sono innamorato sapendo che non dovrei mai essere innamorato, consapevole dei codici etici. A volte, mentre metto in vetrina un libro che piace a me, mi sento un po’ colpevole, come lo psicanalista davanti al suo supervisore. Una o due volte alla settimana (e non tutte le settimane) – mentre in Italia chiudono le librerie, mentre i librai si chiedono come dovrebbe organizzarsi l’editoria, mentre si discute della legge Levi, mentre i lettori diminuiscono – lavoro mettendomi a nudo, provando una sorta di empatia e identificandomi con il cliente che mi chiede quale libro, secondo me, vale la pena di essere letto. E allora io consiglio un libro che nessuno ci ha detto di spingere, che nessun volantino pubblicizza, che nessun critico prezzolato propone per i suoi spettatori o lettori. Ripeto: capita una o due volte alla settimana, a volte anche mai.

Ma quando faccio il mio mestiere con cognizione o mettendoci un po’ d’appassionata intelligenza e responsabilità, ecco, sento di fare la cosa giusta. Addirittura mi capita di pensare: forse basterebbe solo questo. Solo lavorare bene, per non sparire, per non abbassare per sempre la saracinesca. Solo consigliare libri - scusate l'espressione - un po' più profondi e non libri pubblicizzati, ruffiani. E i clienti, quando hanno davanti un libraio che consiglia questi libri - perché questi libri li ha letti e magari li ha saputi giudicare - rivede i suoi concetto di pigrizia e comodità, e quindi ritorna in libreria.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Qualche giorno fa una mia collega mi ha riferito che una cliente ha chiesto di me perché, diceva lei, un po’ di tempo fa le ho dato il consiglio giusto. Non ve lo racconto per farvi vedere quanto sono bravo ma per farvi vedere una cosa ancora più sorprendente e cioè che a volte sono capace di essere bravo o, meglio, di essere efficace. Cosa che mi stupisce, ovviamente.

Però quasi sempre mi sento come quel supervisore ragionevole: non si può, c’è un codice etico da rispettare. È da stupidi provare empatia, preoccuparsi e soprattutto identificarsi. Non si fa, è scorretto, controproducente, si rischia di deludere qualcuno. Il titolo che hanno pubblicizzato la sera prima in televisione va in vetrina e la pila di libri del famoso giornalista deve essere sistemata dove c’è l’entrata del negozio, ben visibile a tutti. Solo così - e, credetemi, lo dico con serietà e senza ironia - &amp;nbsp;la libreria può continuare a vivere e ad essere competitiva.&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/h96oyvvoOMU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/1801671999849963271/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/04/forse-basterebbe-solo-questo.html#comment-form" title="11 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/1801671999849963271?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/1801671999849963271?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/h96oyvvoOMU/forse-basterebbe-solo-questo.html" title="Forse basterebbe solo questo" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-TkIItL82ovI/UW0Y6rQTIQI/AAAAAAAAB_k/DZaxmzcDcLQ/s72-c/images.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>11</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/04/forse-basterebbe-solo-questo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Dk8CRX06fyp7ImA9WhBVEE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-2957049360717513302</id><published>2013-04-15T13:08:00.000+02:00</published><updated>2013-04-15T13:21:04.317+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-15T13:21:04.317+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="parentesi" /><title>Con la coda dell'occhio</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
del Disagiato&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Ogni tanto, quando è notte e il cielo è pulito, mi capita di
riuscire a vedere una stella in cielo solo con la coda dell’occhio. Se la
guardo per bene, stando di fronte a lei, invece niente, non la vedo. E allora
mi rimetto di profilo, e con la coda dell’occhio la vedo riapparire, luccicare.
Mi rendo conto che in questi ultimi mesi - o forse, chissà, in questi ultimi
anni - guardo la libreria nella quale lavoro con la coda dell’occhio, per
vederla bene. E anche i libri e anche i nomi degli scrittori e anche i clienti
e anche gli amici li osservo di sbieco, di profilo, con il poco margine che la vista
mi consente. Non fare lo stupido, mi dico a volte, guarda le cose negl’occhi, non farti scappare il grosso della vita, i contorni netti. E allora guardo ben composto e dritto la
libreria, i nomi degli scrittori, i clienti, i colleghi, gli amici e il
sentimento che mi lega alle cose del mondo. Ma niente, non li vedo più. E
allora continuo, insisto, nella mia posizione sgangherata a guardare con la
coda dell’occhio. Come faccio a volte con una stella tra le stelle che sta in
cielo, sopra di me, nel cielo pulito, quando sono sul balcone di casa mia.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/6ZhCKzS4wEQ" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/2957049360717513302/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/04/con-la-cosa-dellocchio.html#comment-form" title="6 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/2957049360717513302?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/2957049360717513302?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/6ZhCKzS4wEQ/con-la-cosa-dellocchio.html" title="Con la coda dell'occhio" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><thr:total>6</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/04/con-la-cosa-dellocchio.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUEDQXgzfip7ImA9WhBWFUU.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-6838083391638809629</id><published>2013-04-10T07:30:00.000+02:00</published><updated>2013-04-10T10:47:50.686+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-10T10:47:50.686+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="parentesi" /><title>Ancora una notte imbrogliona</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
del Disagiato&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Giovedì 11 aprile (cioè domani), più o meno alle &lt;st1:metricconverter productid="21, a" w:st="on"&gt;21, a&lt;/st1:metricconverter&gt; Provaglio d’Iseo,
proprio dove c’è la stazione dei treni ma anche il circolo culturale (state tranquilli, è anche un bar ristorante)&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.facebook.com/pages/ANDATA-E-RITORNO-Stazione-di-Provaglio-dIseo/121479856914"&gt;&lt;i&gt;Andata e ritorno&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, si terrà la quarta edizione dello story slam &lt;a href="https://www.facebook.com/events/547449881953680/"&gt;&lt;i&gt;La notte degli imbrogli&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;. Di
questa manifestazione, che gli organizzatori simpaticamente dicono essere assolutamente
inutile,&lt;a href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.it/2013/02/una-notte-imbrogliona.html"&gt; ne avevo già parlato&lt;/a&gt; a febbraio. Sarà una serata un po' all'incontrario rispetto al cinema muto e cioè dove non ci sono parole ma succedono tante cose: ecco, domani sera ci saranno tante parole ma non succederà assolutamente niente. Siete quindi invitati a passare una
bella serata in un bellissimo posto. Io sarò lì. Questa volta protagoniste saranno le
stelle.&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-XNDU-yxpYWU/UWSYV-SQcxI/AAAAAAAAB-k/MWv0FY4gnco/s1600/527695_10151371203851915_1582981939_n.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-XNDU-yxpYWU/UWSYV-SQcxI/AAAAAAAAB-k/MWv0FY4gnco/s400/527695_10151371203851915_1582981939_n.jpg" width="280" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/bhphvWJ5wW8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/6838083391638809629/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/04/ancora-una-notte-imbrogliona.html#comment-form" title="0 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/6838083391638809629?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/6838083391638809629?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/bhphvWJ5wW8/ancora-una-notte-imbrogliona.html" title="Ancora una notte imbrogliona" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-XNDU-yxpYWU/UWSYV-SQcxI/AAAAAAAAB-k/MWv0FY4gnco/s72-c/527695_10151371203851915_1582981939_n.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/04/ancora-una-notte-imbrogliona.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Ak8ARX8zeSp7ImA9WhBWFE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-1817654056398303629</id><published>2013-04-08T08:00:00.000+02:00</published><updated>2013-04-08T10:14:04.181+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-08T10:14:04.181+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="disagi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pellicole e pagine" /><title>Stasera</title><content type="html">del Disagiato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-3Q7p7eEjc4g/UWExRGIKq1I/AAAAAAAAB-U/JdBVQF4uOrE/s1600/download.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://3.bp.blogspot.com/-3Q7p7eEjc4g/UWExRGIKq1I/AAAAAAAAB-U/JdBVQF4uOrE/s320/download.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Non ho trovato una fotografia in cui Cesare Pavese e Italo Calvino siano insieme, nella stessa inquadratura, ma i due sono stati amici, e questo lo possiamo affermare perché lo dice la loro biografia e perché, a parole, lo dice lo stesso Italo Calvino in una breve saggio-intervista del 1984 che s’intitola &lt;i&gt;La mia città è New York&lt;/i&gt;: “In un primo momento, comunque, ero un provinciale; vivevo a Sanremo e non avevo una cultura letteraria, visto che ero studente in Agraria. Poi sono diventato amico di Pavese…”. Anzi, altrove ha detto che Pavese per lui oltre ad essere un amico era anche una guida, un maestro, un grande scrittore e lettore di riferimento: “Quando morì mi pareva che non sarei più stato buono a scrivere, senza il punto di riferimento di quel lettore ideale”. Infatti non appena il giovane Calvino scriveva qualcosa, andava dal suo amico per sentirsi dire se il racconto era bello oppure no. E per Pavese i racconti di Calvino erano belli. Poi, un giorno, Pavese gli dice: abbiamo capito che sei capace a scrivere racconti, ora è arrivato il momento di scrivere un romanzo. E Calvino, allora, scrive un romanzo sui partigiani che s’intitola &lt;i&gt;Il sentiero dei nidi di ragno&lt;/i&gt;, che è un romanzo importante non tanto perché è il suo primo romanzo ma perché è una storia che potremmo dire realista o, meglio, neorealista. E cosa c’era di strano nello scrivere un libro neorealista in un periodo in cui il neorealismo lo "facevano" molti intellettuali?&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Adesso provo a spiegarlo, sperando di non andare fuori dai binari.&amp;nbsp;&lt;i&gt;I sentieri dei nidi di ragno,&amp;nbsp;&lt;/i&gt;a guardar bene,&amp;nbsp;non è un romanzo neorealista ma è un  romanzo che prende molte altre direzioni, quasi fiabesche, come tutte le altre pagine di Calvino che verranno. I fatti vengono raccontati seguendo il punto di vista di un bambino (“Sono due razze speciali: quanto i tedeschi sono rossicci, carnosi e imberbi, tanto i fascisti sono neri, ossuti, con le facce bluastre e i baffi da topo”) e  forse per questo la storia non ha proprio l'umore del neorealismo. Di questo romanzo non bisognerebbe dire che è un romanzo neorealista con un tocco fiabesco ma un romanzo fiabesco con un tocco neorealista e questo tocco esiste anche grazie a Pavese, che Calvino ammira come scrittore. Poi, ad essere precisi, ad influenzare il giovane Calvino fu anche Elio Vittorini, che insieme a Pavese portò un pezzo di letteratura americana in Italia. Ma questa è un’altra storia. Insomma, Calvino è talmente vicino a Pavese - che per lui rappresenta un certo modo di fare letteratura - che scrive un romanzo sui partigiani non secondo le sue regole, non con quelle correnti fantastiche che caratterizzano i racconti di quel periodo (&lt;i&gt;Ultimo viene il corvo&lt;/i&gt;, 1949) e di altri periodi.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Calvino arriva – in realtà ritorna – a Torino subito dopo la guerra, si iscrive alla facoltà di lettere e poi, nel 1946, conosce di persona Cesare Pavese. L’uno e l’altro si ritroveranno a lavorare insieme per la casa editrice Einaudi - Calvino comincia vendendo libri a rate - e il sodalizio e l’amicizia dureranno fino al 1950, anno in cui Pavese muore, suicida. Ma prima, come già detto, sono legati da un’importante amicizia nonostante le differenze di carattere e di abitudini. Calvino, per fare un esempio, sostiene che il viaggio e le esperienze servono per una buona scrittura, invece Pavese, gran nemico del viaggiare, ribatte dicendo che la scittura nasce da un germe che ci si porta dietro per anni, magari da sempre; cosa può contare su questa maturazione tanto lenta e segreta l’essere stato qualche giorno di qui o di là? Le differenze, poi, stanno nello stile e nel movimento della scrittura e dello sguardo. “Il fatto è che i nostri modi di lavorare sono sempre stati diversi; io non parto da considerazioni di metodologia poetica: mi butto per strade rischiose, sperando di cavarmela sempre e per forza di natura; Pavese no, non esisteva una natura di poeta, per lui; era tutto rigorosa autocostruzione volontaria, non muoveva un passo se non era sicuro di quel che faceva, in letteratura; così avesse fatto nella vita”, confida a Carlo Bo nel 1960. Ma queste diversità non contano. Italo Calvino ha un importante punto di riferimento. In &lt;i&gt;Eremita a Parigi&lt;/i&gt;, scrive: “E posso dire che per me, come per altri che lo conobbero e lo frequentarono, l’insegnamento di Torino ha coinciso in larga parte con l’insegnamento di Pavese. La mia vita di Torino porta tutta il suo segno…”&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
A Torino, il 27 agosto del 1950, in una camera d’albergo, Cesare Pavese si suicida, e a questo punto succede una cosa per me molto curiosa e strana. Calvino, l’uomo che lo ha affiancato negli ultimi suoi cinque anni di vita, scopre che Pavese soffriva di depressione. Lo dice a un giornalista, nel 1959, in un’intervista per &lt;i&gt;Il Giorno&lt;/i&gt; (&lt;i&gt;Pavese fu il mio lettore ideale&lt;/i&gt;): "Prima che morisse, non sapevo quel che i suoi amici più vecchi avevano sempre saputo: che era un disperato cronico, dalle ripetute crisi suicide. Lo credevo un duro, uno che si fosse costruito una corazza sopra tutte le sue disperazioni e i suoi problemi, e tutta una serie di manie che erano tanti sistemi di difesa, e fosse perciò in una posizione di forza più di chiunque altro”. E Calvino, dice sempre nell’intervista, non sapeva neppure che Pavese tenesse un diario, cosa che scopre qualche tempo prima della morte dell’amico: “Un giorno, non ricordo come, seppi che teneva un diario. La cosa mi stupì perché mi pareva che il suo ideale letterario e umano, tutto concreto e schivo, fosse agli antipodi di quella preoccupazione per la propria interiorità che occorre per tenere un diario”. Calvino, allora, corre da Pavese e gli dice: “Tieni un diario? Ma sei matto?” e Pavese lo rassicura dicendogli che è un diario di riflessioni, di idee, tipo Zibaldone di Leopardi, e che non è uno di quei diari dove si scrive “stasera sono tanto triste”. Invece, scoprirà troppo tardi Calvino, era un diario – diario che verrà pubblicato con il bellissimo titolo &lt;i&gt;Il mestiere di vivere&lt;/i&gt; -  anche a quella maniera e cioè dove si scrive “stasera sono tanto triste”.  “Per me il Pavese vivo resta più importante e presente del Pavese come lo si è visto dopo la morte”, dice per chiudere il discorso. Sarà così, ma a me questo aneddoto del diario ogni tanto mi ritorna in mente quando in libreria guardo le mie colleghe con le quali lavoro da più di cinque anni, tutti i giorni, e che io conosco molto bene: Marta è felice, tra poco si sposa, Sabrina finalmente è riuscita a risolvere alcuni problemi che aveva con la madre e Anna mi ha raccontato che la banca le ha concesso un  prestito per acquistare la casa che voleva da anni.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Loro mi conoscono, non potrebbe essere diversamente. Ad essere sincero, sopraggiunge qualcosa anche quando al telefono parlo con mio padre, mia madre o mio fratello, quando rido per una battuta con un amico. Conosco le loro vite e so che di sera non dicono, non pensano e non scrivono “stasera sono triste”, su un diario o anche solo su un pezzo di carta. Solo che ultimamente non lo so più con certezza. E anche loro farebbero bene ad avere qualche dubbio quando pensano a me, a qualche chilometro di distanza, quando fuori arriva il buio e magari poco prima ci siamo detti: “va tutto bene”, “dai, domani ci rivediamo”.&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/vD8ir2XCIgc" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/1817654056398303629/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/04/stasera.html#comment-form" title="8 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/1817654056398303629?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/1817654056398303629?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/vD8ir2XCIgc/stasera.html" title="Stasera" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-3Q7p7eEjc4g/UWExRGIKq1I/AAAAAAAAB-U/JdBVQF4uOrE/s72-c/download.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>8</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/04/stasera.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkcNSXo4fyp7ImA9WhBWEUk.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-7608400736540327134</id><published>2013-04-05T08:00:00.000+02:00</published><updated>2013-04-05T09:48:18.437+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-05T09:48:18.437+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica spicciola" /><title>L'impatto</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
del Disagiato&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-FahEJS07WTk/UV34vzaNv6I/AAAAAAAAB-I/9Pv6qO8gi9o/s1600/images+%25281%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em; text-align: justify;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-FahEJS07WTk/UV34vzaNv6I/AAAAAAAAB-I/9Pv6qO8gi9o/s1600/images+%25281%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Qualche settimana fa la mia responsabile
si è accorta che in libreria, chissà quando, hanno rubato dei libri. Nascosti
dietro uno scaffale, ha trovato una decina di antitaccheggio, che sono adesivi
quadrati che noi librai incolliamo sull’ultima pagina di tutti i volumi che
entrano in negozio per essere venduti. Gli antitaccheggio&amp;nbsp;accartocciati e
nascosti dimostravano che qualcuno li aveva tolti per poi uscire dal negozio
con i libri. Senza pagare, naturalmente. Dopo la sgradevole scoperta, la
responsabile è venuta da &amp;nbsp;me e mi ha
detto che non è possibile che un ladro sia riuscito a fregarci in questo modo.
Io, sorpreso quanto lei ma anche un pochino toccato dal suo nervosismo, le ho
risposto che da quel momento in poi saremmo stati tutti quanti più attenti ma
che comunque gli occhi che abbiamo in faccia sono due e non mille. La domanda
era implicita: come possiamo nello stesso istante sistemare libri, vendere
libri e controllare che nessuno rubi libri? E allora la mia responsabile mi ha
detto una cosa che mi ha offeso molto: “A me non me ne frega niente. Un modo
per non farvi fregare i libri lo dovete trovare”. Ecco, sì, mi sono offeso. E
la rabbia che è seguita all’offesa è svanita solo dopo un paio di giorni, come
capita spesso con certi umori, che decantano o svaniscono da soli. E siccome
sono una persona che cerca di essere razionale e non solo impulsiva, me ne sono fatto anche una ragione
e cioè ho pensato che la mia responsabile non aveva torto ad essere così
irritata.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Lei, come il proprietario della libreria in cui lavoriamo, deve giudicare se il fatto che io venga pagato serva a qualcosa. Deve giudicare, in parole povere, il mio rendimento. Questo, per entrare un po’ più in
profondità nel discorso, si chiama impatto. L’impatto è un influsso, un’influenza.
Se parliamo di impatto ambientale, ad esempio, parliamo “di un complesso di modificazioni o
alterazioni dell’ambiente naturale in conseguenza di nuove costruzioni, opere
pubbliche, insediamenti industriali” (&lt;i&gt;lo Zingarelli&lt;/i&gt;). L’impatto, per fare un ultimo
esempio, è anche un’impressione: il film ha avuto un certo impatto. Insomma, il
mio titolare mi paga e io, in cambio, devo esporre libri, vendere libri e non
farmi fregare, come un pollo, libri sotto il naso. La mia responsabile è pagata
dal mio titolare per far sì che io e i miei colleghi facciamo tutto questo, sia
che siamo di buon umore sia che siamo di cattivo umore. Gli antitaccheggi
ritrovati hanno dimostrato che nella libreria x i librai ultimamente hanno la testa fra le nuvole. Qui, ha pensato la mia responsabile, bisogna cambiare
atteggiamento.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Si guarda l’impatto – e come nel mio caso, parlo di impatto
economico e non certo ecologico - &amp;nbsp;in
tutti quei posti in cui qualcuno paga per avere dei servizi o per vedere delle
conseguenze che siano, diciamo così, positive, gradevoli. Come detto prima,
esistono tanti tipi di impatto. Un presidente di una squadra di calcio paga un
allenatore perché questo vinca, dia risultati confortanti o secondo quanto
stabilito in precedenza (vincere un campionato o anche solo la salvezza sono
obiettivi di un presidente). In caso di impatto negativo, l’allenatore viene
allontanato e sostituito. Recentemente, anche la scuola ha dimostrato di
guardare all’impatto. In Inghilterra, ad esempio, ci sono stati grossi tagli alla ricerca e inedite soluzioni ai disagi creati dalla crisi economica che hanno scatenato nel 2010 le violente proteste degli studenti. Il &lt;a href="http://www.universitastrends.info/index.php?view=article&amp;amp;catid=85%3A18-aprile&amp;amp;id=1246%3Ail-lpiano-di-eccellenza-per-la-ricercar-research-excellence-framework-ref-del-regno-unito&amp;amp;format=pdf&amp;amp;option=com_content&amp;amp;Itemid=112"&gt;Research Excellence Framework&lt;/a&gt;, Ref,&amp;nbsp;è un “piano
di eccellenza per la ricerca” ideato negli anni scorsi dal partito laburista e fatto proprio da David Cameron e
che decreta che il 25% del valore di una proposta di ricerca o laboratorio nelle facoltà umanistiche dipenderà dal suo impatto e cioè dal guadagno più o meno immediato che se ne
ricava. Una volta, invece, la ricerca era sovvenzionata pensando che i
risultati ottenuti non fossero un punto d'arrivo ma un inizio. Si dava per scontato,
ad esempio, che i risultati di uno studio su John Milton non fossero immediatamente quantificabili,
in quanto Milton contribuisce in altro modo – per vie intime, lunghe e
indirette – al progresso dell’umanità. Invece no, si deve badare esclusivamente
all’impatto. “Da intendere nel seguente senso: i benefici quantificabili che
l’economia e la società possono aspettarsi da esso”. In futuro sapremo se il Ref
ideato in Inghilterra dal partito laburista saprà dare buoni risultati. Vedremo
l’impatto, appunto&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Un paio di giorni fa Matteo Renzi ha sostenuto, come sostiene
da sempre Beppe Grillo, che si può fare politica anche senza denaro pubblico.
Sì può fare grazie al denaro dei privati, e infatti così lui ha fatto per
mandare avanti la sua campagna elettorale durante le primarie di qualche mese
fa, raggranellando la cifra di 814.502 euro. Quando ho letto, grazie alla
trasparenza del sindaco di Firenze, la lista dei finanziatori, ho pensato che
una politica senza soldi pubblici farebbe comodo a me, libraio tartassato dalle tasse e che vorrebbe vedere meno trattenute in busta paga, e a molti
altri cittadini più o meno come me. Però ho pensato anche al concetto di
impatto: chi mi dice che in un mondo come questo, dove i librai non devono avere
la testa tra le nuvole, dove anche nelle università si guarda alle conseguenze
immediate di uno studio, laboratorio o ricerca, in un mondo dove anche la
scuola viene trattata (magari giustamente, non lo so) come una azienda, chi mi
dice, dicevo, che anche in politica non si arriverà a guardare con urgenza
all’impatto? Chi mi dice che il signore che ha dato un euro o centomila euro al
partito che io ho votato, non chieda un risultato e non guardi alle
conseguenze, impressioni e benefici? Se il finanziatore costruisce macchine,
chi mi dice che lui non pretende strade? Chi mi assicura che il concetto di
impatto in politica non gli sia totalmente estraneo e quindi non faccia pressioni perché le cose vadano in un modo e non in un altro? Vorrei tanto che
lo Stato non mi chiedesse soldi per finanziare scuola, partiti, giornali,
infrastrutture pubbliche e via dicendo, perché quei soldi li terrei volentieri nel portafogli. Sì, mi
piacerebbe tanto. Però, siccome i cittadini sono uguali ma alcuni sono più uguali
degli altri, ho paura che qualcuno di questi finanziatori poi, a un certo
punto, chieda un favore. E poi un altro. E poi ancora. Come puoi dirgli di no, a questo punto?&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/Fp6aCCuvkNs" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/7608400736540327134/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/04/limpatto.html#comment-form" title="8 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/7608400736540327134?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/7608400736540327134?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/Fp6aCCuvkNs/limpatto.html" title="L'impatto" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-FahEJS07WTk/UV34vzaNv6I/AAAAAAAAB-I/9Pv6qO8gi9o/s72-c/images+%25281%2529.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>8</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/04/limpatto.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;D0YDRHozfyp7ImA9WhBXGEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-2974557370761645310</id><published>2013-03-31T13:26:00.000+02:00</published><updated>2013-04-02T00:26:15.487+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-02T00:26:15.487+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="parentesi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="dischi" /><title>Io penso a tutte quante le rotture, e tu...</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
del Disagiato&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-XY79yuybyDk/UVgG9UpV2CI/AAAAAAAAB9w/dippNgvjN04/s1600/m0Z91RwMT_RS-1e8QzB5VHg.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-XY79yuybyDk/UVgG9UpV2CI/AAAAAAAAB9w/dippNgvjN04/s1600/m0Z91RwMT_RS-1e8QzB5VHg.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;
Deve essere un difetto della mia memoria ma Franco Califano
me lo ricordo più come un personaggio della tv buono da prendere per il culo
per la parlata biascicata o per la passione sua per le donne e la vita
notturna, che come cantante nostalgico sentimentale di borgata, come scrivono
ora i giornali. In questi ultimi anni era diventato la caricatura di se stesso
e il carico ce lo metteva lui e ce lo mettevano i conduttori simpatici che lo
ospitavano e lo facevano cantare per qualche minuto, trattandolo come l'ultimo testimone di un mondo che poi è esploso o si è&amp;nbsp;inabissato&amp;nbsp;per sempre. Magari è un difetto della
mia memoria ma anche il momento canoro andava a inserirsi nel grande circo
televisivo che si innalzava quando Califano si metteva davanti alle telecamere: signore e signori ora una cosa davvero strana, un cantante che canta in
romanesco di gente di borgata. Come se il dialetto e la borgata e le donne e il
cuore e gli amici e la nostalgia e la povertà appartenessero a un contesto che
male s’incastra con le nostre vite e i palinsesti televisivi che abbiamo tutti
insieme costruito in questi anni, mattone berlusconiano dopo mattone
berlusconiano. A ottobre Lorella Cuccarini ha ospitato nel suo programma
Edoardo Vianello e Franco Califano, e la presentatrice ha chiesto che Roma fosse
quella della loro amicizia. Califano, come se avesse le parole in bocca da settimane, è intervenuto per dire che &lt;st1:personname productid="la Roma" w:st="on"&gt;la Roma&lt;/st1:personname&gt; di Vianello era una Roma
e la sua era un'altra; Vianello era una persona serissima mentre lui, Califano, serio lo era un po' meno. Ecco, non che la domanda fosse stupida, ma la risposta la trovo
davvero intelligente e pure elegante, perché Califano, in televisione, a volte, era proprio così, si strappava il vestitino
che gli davano nello studio televisivo per mostrare che in fondo, lui, un punto
di vista poetico, lucido e personale ce l’aveva davvero per scrivere canzoni e poesie. E infatti queste canzoni, come una volta, ultimamente le cantava non solo in televisione.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://img.youtube.com/vi/q9tMz2xkCAA/0.jpg" height="200" style="clear: right; float: right;" width="300"&gt;&lt;param name="movie" value="http://youtube.googleapis.com/v/q9tMz2xkCAA&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true" /&gt;&lt;embed width="300" height="200"  src="http://youtube.googleapis.com/v/q9tMz2xkCAA&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;
In casa mia,
quando ero piccolo, mancavano libri e dischi e questo per il più semplice dei
motivi e cioè che i mei genitori non leggevano libri e non ascoltavano dischi.
Mai visto mio padre o mia madre con un libro in mano, mai visti dentro un negozio di dischi. Però, ad essere sinceri, qualcosa
sì, ascoltavano, e tra questo qualcosa c’era il primissimo album (1972) - era una
cassetta, visto che eravamo, se non sbaglio, nel 1986 o 1987 - di Franco
Califano, '&lt;i&gt;N Bastardo venuto dar sud&lt;/i&gt;, che mio padre teneva in macchina da tanto tempo e che
per un breve periodo della mia vita, insieme ad altri cantanti italiani da
vergognarsi, mi hanno educato l’orecchio. Ricordo l’odore di
sigaretta nell’abitacolo della macchina nella quale mio padre e mia madre
ascoltavano a ripetizione Franco Califano, come se quella fosse l’unica musica
disponibile al mondo, la cassetta sparata nello spazio destinazione terra,
pianeta che non sa cosa sia la musica e cosa siano i cantautori politicamente
impegnati.&amp;nbsp;&lt;span style="text-align: center;"&gt;In quel disco c’è una canzone che s’intitola&lt;i&gt; Beata te…te dormi&lt;/i&gt;, "come
fai, ar mondo non ce donna più incosciente…" e poi, dopo queste iniziali, arrivano le parole che
mi hanno fatto da pelle, che banalmente mi hanno fatto compagnia anche quando più avanti
con gli anni ho scoperto che a casa dei compagni di classe si ascoltava gente
come De André, De Gregori, Gaber: "tu te voi vestì bene per anna' giranno co' le
amiche sceme, e l’affitto, er telefono, er cane, la rata dell’armadio a cento
ante per i vestiti tuoi, e la cambiale della 1100"; e io andrei avanti, perché questa canzone
è tutta un guscio che fa da riparo e l’inizio di qualcosa di davvero impegnativo che è avvenuto
dentro di me, una volta. Poi, e meno male, mi sono dimenticato di Franco Califano.
Arrivato al centro della mia vita me lo sono ritrovato in televisione, lui o l’imitazione
che facevano di lui, il cantante, se la mia memoria non sbaglia, che una volta, a suo modo, come tutti, dava
argomento e dignità ai poveri, agli afflitti, agli innamorati e ai delusi. Io, invece, sulla poltrona a guardarlo, l’affitto, il gatto, i vestiti, la macchina da pagare a rate... non
ne parliamo proprio va... va... va... va…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/rdR58I247aY" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/2974557370761645310/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/io-penso-tutte-quante-le-rotture-e-tu.html#comment-form" title="3 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/2974557370761645310?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/2974557370761645310?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/rdR58I247aY/io-penso-tutte-quante-le-rotture-e-tu.html" title="Io penso a tutte quante le rotture, e tu..." /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-XY79yuybyDk/UVgG9UpV2CI/AAAAAAAAB9w/dippNgvjN04/s72-c/m0Z91RwMT_RS-1e8QzB5VHg.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>3</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/io-penso-tutte-quante-le-rotture-e-tu.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEEMRXwzeSp7ImA9WhBWEEg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-2936811768037813594</id><published>2013-03-30T08:54:00.000+01:00</published><updated>2013-04-04T08:24:44.281+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-04T08:24:44.281+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pellicole e pagine" /><title>Gli altri</title><content type="html">del Disagiato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-PVXR_kyJTD8/UVYDpezkuII/AAAAAAAAB9c/YjOtVuu5gEI/s1600/labirinto.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-PVXR_kyJTD8/UVYDpezkuII/AAAAAAAAB9c/YjOtVuu5gEI/s1600/labirinto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
“Ma com'è possibile che lei mi sa solo consigliare cose tristi?” Me l’ha detto qualche giorno fa una cliente, alla quale cercavo di consigliare un libro tra i tanti libri della libreria. I titoli che proponevo erano in effetti “cose tristi”, tristissime, storie di uomini o donne che rimangono soli o muoiono in solitudine. Cosa c’è di peggio al mondo della solitudine e della morte? Altri clienti, in passato, mi hanno fatto notare questa mia criticabile tendenza e la risposta che arriva per respingere la mia idea di letteratura è più o meno: già la vita è triste, se poi leggiamo anche libri tristi ti raccomando. Ai clienti, ovviamente, non dico mai quello che nel profondo temo e cioè che spesso la letteratura - e, già che ci sono, aggiungo il cinema, un altro modo di raccontare storie - ci viene incontro non per, come abbiamo pensato molte volte, insegnare, ma per confermare quello che sappiamo già: la vita è dolore inutile, e non c’è rimedio.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Martha Nussbaum, nel suo libro&amp;nbsp;&lt;i&gt;Non per profitto&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(il Mulino 2010), partendo dai sistemi educativi degli Stati Uniti e dell’India riflette su quale ruolo abbia oggi l’insegnamento delle materie umanistiche. È una domanda che serve a far dire all’autrice che oggi, soprattutto nella parte occidentale del mondo, si tende a dare alla cultura umanistica un ruolo marginale. “La spinta al profitto induce molti leader a pensare che la scienza e la tecnologia siano di cruciale importanza per il futuro dei loro paesi”. Lo studio dell’arte, dei classici, della storia non può, invece, portare ricchezza e per ciò le ore da dedicare a queste materie diminuiscono. L’autrice non nega che esista un collegamento tra scuola e sviluppo economico, ma cerca di stabilire, guardando anche alle esperienze passate e ascoltando la voce di chi questo passato l’ha vissuto, di cosa la scuola si debba nutrire. Tullio De Mauro, nella sua bella introduzione, scrive: “Non si tratta di negare quel collegamento, come fa chi pensa che con la cultura non si mangia. Si tratta di leggerlo nella complessità delle vicende educative e storiche”. Il libro riporta i dati, dati semplificati, riguardanti le relazioni tra sviluppo economico e istruzione tra il 1950 e 2010. Nel 1950 la popolazione mondiale aveva un’istruzione media di 3,2 anni, nel 1980 di 5,3 anni e nel 2010 di 7,8 anni. La scolarizzazione ha portato ricchezza o forse è l’economia che ha dato terreno fertile alla scuola e al sapere, ma è a questo punto che Martha Nussbaum accende la prima scintilla del libro: basta una buona coincidenza tra sviluppo economico e sviluppo scolastico per dare anticorpi a un paese democratico? Il libro esiste per dire no e il sottotitolo sintetizza molto bene l’argomento che abbiamo davanti: &lt;i&gt;Non per profitto – Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, sintetizzo io, per rendere capaci di critica i cittadini. Sarebbe, questa, una buona lettura per chi la scuola la fa o la frequenta e un po’ meno, lo ammetto, per chi la guarda da distante. Il pericolo, per chi come me la guarda da lontano, è quello di cadere nel moralismo e cioè nel desiderare un mondo secondo criteri intimi e personali o, peggio ancora, nel giudicare la società per come la desidererei. Ma anch’io, come la Nussbaum, mi sono chiesto a cosa serve la cultura umanistica. Anzi, mi sono fatto una domanda (e già molte volte, qui, ho provato a rispondere) meno precisa, dai contorni sfocati: a cosa serve leggere un libro o guardare un film? Nussbaum risponde, o cerca di rispondere, e tra le sette capacità che secondo lei una democrazia “umana” dovrebbe saper sviluppare, ne rubo una che va benissimo per la mia domanda: “La capacità di raffigurarsi la varietà dei problemi della vita umana così come essa si svolge: di pensare l’infanzia, l’adolescenza, i rapporti famigliari, la malattia, la morte e molto altro tenendo in considerazione un ampio spettro di storie personali, e non solo un insieme statico”. Ecco, la letteratura e il cinema servono a comprendere gli altri; a metterci nei panni degli altri. E gli altri la maggior parte delle volte scrivono quando sono, o fingono di essere, in seria difficoltà, in miseria, nella malattia, nella povertà. Questo non esclude il romanzo leggero o il film spiritoso, ma la mia sensazione è che tutti quanti ci commuoviamo di più davanti a una pagina (un verso, una scena di un film, una canzone) che racconta “cose tristi” anziché davanti a una vicenda leggera e spiritosa. Però, direbbe il cliente della libreria, già la vita è triste, poi se leggiamo anche libri tristi non è più finita.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
In un film di Michael Haneke, &lt;i&gt;Amour&lt;/i&gt;, l’anziana signora Anne viene colpita da un ictus. Una mattina, mentre sta facendo colazione con il marito, Anne si spegne, sguardo nel vuoto, per qualche minuto, per riprendersi come se non fosse successo nulla. Da qui in poi, il film (triste) racconta il deterioramento di Anne (metà corpo rimane paralizzato) e dell’amore del marito, che la accompagna con delicatezza verso la fine. La regia è lenta, spietata e a volte ossessiva e tutto quello che accade, accade in un appartamento, nelle solite due o tre stanze. Come ho già detto è un film che potrebbe essere definito triste. È uno sguardo non proprio poetico sulla malattia e sulla consapevolezza della morte, che è lì vicina. Poi, a un certo punto del film, capita questo. Mentre stanno pranzando, Anne chiede al marito di prenderle l’album delle fotografie. Lui si alza, va in una stanza accanto, torna e appoggia l’album delle fotografie sul tavolo, davanti alla donna. Lei si mette gli occhiali, apre l’album e poi, piano e con addosso lo sguardo perplesso del marito, comincia a guardare le fotografie: lei quando era solo una bambina, lei quando era adolescente, lei poco più che adolescente e poi lei da adulta. Anne, allora, dice: “È bello”. “Che cosa?”, le chiede il marito. E Anne risponde: “Vivere…così a lungo. Una lunga vita”.  Solo dall’alto si vede il punto d’uscita di un labirinto. Ecco, forse leggere un libro o guardare un film ci permette di guardare le cose dall’alto, per trovare l’uscita o anche solo la voglia e la forza per cercarla. “La capacità di raffigurarsi la varietà dei problemi della vita umana così come essa si svolge”, scrive Martha Nussbaum. Non solo per essere cittadini critici e neppure per essere felici - noi non chiediamo così tanto - ma almeno per confidarci, anche a bassa voce, che della vita degli altri, oltre che della nostra, qualcosa, anche solo un poco, abbiamo capito. E poi, chissà, magari anche per dirci che sarebbe bello vivere una lunga vita.&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/UdlaajgMZkA" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/2936811768037813594/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/gli-altri.html#comment-form" title="2 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/2936811768037813594?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/2936811768037813594?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/UdlaajgMZkA/gli-altri.html" title="Gli altri" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-PVXR_kyJTD8/UVYDpezkuII/AAAAAAAAB9c/YjOtVuu5gEI/s72-c/labirinto.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/gli-altri.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Ak8ARnc-eyp7ImA9WhBXEUs.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-3809017201008931516</id><published>2013-03-23T08:00:00.000+01:00</published><updated>2013-03-25T00:47:27.953+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-25T00:47:27.953+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="in libreria" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pellicole e pagine" /><title>Novantanove centesimi</title><content type="html">del Disagiato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-vZ4uMgu0s9A/UUw9ZD3IdNI/AAAAAAAAB8w/CYRS4vqxmtQ/s1600/images.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-vZ4uMgu0s9A/UUw9ZD3IdNI/AAAAAAAAB8w/CYRS4vqxmtQ/s1600/images.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Un mese fa circa sugli scaffali della libreria sono arrivati dei libri che costano solo novantanove centesimi. Appartengono a una nuova ed economicissima collana della Newton Compton e per il momento i titoli disponibili – la maggior parte sono classici – sono dodici. Tra un paio di mesi, se ricordo bene, dovrebbero arrivare altri titoli della stessa collana, sempre a novantanove centesimi, naturalmente. La responsabile della libreria, che deve in qualsiasi modo far tornare i conti, si è lamentata perché con quel prezzo il guadagno, per noi, è bassissimo. La Stampa, il 17 marzo, &lt;a href="http://www.lastampa.it/2013/03/17/cultura/i-libri-a-centesimi-un-prodotto-civetta-WYcmtEBVwZaEueNmR5NIxN/pagina.html"&gt;ha pubblicato&lt;/a&gt; un articolo che riporta altre lamentele, tra le quali quella di un libraio che afferma che l’idea dei libri a 99 centesimi non è una promozione vera della lettura, ma una promozione commerciale: “A un libraio richiedono la stessa cura e attenzione di qualsiasi altro libro. Li devi spacchettare, sistemare, disporre, occupano spazio, ma a me costa più battere uno scontrino, di quel che guadagno sulla vendita di uno 0,99”. C’è anche chi ha fatto notare che in questi piccoli volumi si pubblicizzano altri libri della stessa casa editrice, la quale trova così una via molto originale e furba per sponsorizzarsi.  I volumi in questione, aggiungo io, non sono né eleganti né pratici e la carta è di pessima qualità, un po’ come quella dei libri economici della Feltrinelli, che però, come ben sapete, costano anche sei o sette euro in più.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Vorrei anche precisare che tutti i libri di tutte le case editrici pubblicizzano, nelle ultime pagine, altri libri dello stesso autore che avete tra le mani o di altri autori. La pubblicità, insomma, la fanno tutti o, per non forzare il discorso, quasi tutti. La Newton Compton, con i libri a 99 centesimi, ha fatto una promozione commerciale e non una promozione culturale? Sinceramente è da quando lavoro in libreria che ho notato questa propensione agli affari delle case editrici. Gli istant book, per fare solo un esempio, vengono scritti e pubblicati in fretta e furia non per deludere le aspettative dei lettori che vogliono avere notizie e dettagli su avvenimenti recenti, ma per non farsi bruciare il terreno dalle case editrici concorrenti: guadagna denaro il primo che arriva. E ovviamente non voglio immaginare la fatica e l’ansia dell’autore che deve fare subito, presto, in fretta, prima degli altri. Gli istant book, quindi, per una promozione alla lettura? No, per me gli istant book sono una promozione commerciale, come promozione commerciale sono i Newton Compton a 99 centesimi. 
&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Come ricorda Alberto Cadioli in "Letterati editori" (il Saggiatore, 1995) alla Rizzoli, negli anni cinquanta, si diceva che l’editore, che aveva acconsentito alla pubblicazione di libri da vendere a bassissimo prezzo, si stupiva che dopo un anno l’iniziativa avesse raggiunto un risultato economico sorprendente. “Lei mi ha imbrogliato.  Altro che cultura, con questi libri qui si guadagna un sacco di soldi” avrebbe detto Angelo Rizzoli a Luigi Rusca, ideatore dell’iniziativa.  Stupore per il guadagno, ovviamente, ma stupore anche per cifre che riguardano, questa volta, i lettori.  Secondo un’indagine Doxa (ancora Alberto Cadioli) condotta nell’aprile del 1947, il 41% degli intervistati non aveva mai letto libri, e il 25% non ne aveva mai letti nei mesi precedenti l’inchiesta. In un’indagine successiva, e cioè nel 1949, la situazione non era molto diversa.  Le statistiche non dicono tutto di un preciso periodo – e poi dovremmo leggere i numeri e non gli aneddoti degli anni 50 - ma forse è utile sottolineare che il prezzo contenuto della nuova collana Rizzoli, e il successo inaspettato dell’iniziativa lo dimostra, portò a una democratizzazione dell’editoria e cioè a un  aumento dei lettori.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Per noi, oggi, la Biblioteca Universale Rizzoli, la Bur, è una presenza ovvia ma negli anni 50 non lo era. E anche allora, come oggi, le polemiche sulla corruzione degli intellettuali - gli intellettuali che guadagnano “facendo” editoria e non scrivendo - e sullo scarso valore di questi volumi venduti a basso prezzo erano all’ordine del giorno.  Ho come l’impressione che il nostro mondo abbia sempre gli stessi problemi, le stesse lamentele, gli stessi fastidi ("Ormai le sfarzose ville lasceranno / ben pochi iugeri all’aratro; / da ogni parte si vedranno piscine più vaste / del lago Lucrino e lo sterile platano / vincerà gli olmi": l’abuso edilizio e la cementificazione secondo Orazio) e sarebbe bene, quindi, guardare con lucidità e con occhi da storici (anche se storici mediocri e improvvisati) cosa accadde dopo una delle primissime iniziative di “libri a basso prezzo”. Rizzoli esultava per il guadagno ma qualcuno, grazie all'accessibilità, incominciò ad acquistare libri e a leggerli. 

I libri a novantanove centesimi sono brutti e fruttano poco, quasi niente, e poi, giusto ricordarlo, la Newton Compton ha delle responsabilità sulle tremende e abbondanti pubblicazioni di questi ultimi anni ma, secondo me, la drastica riduzione di prezzo è una buona notizia. Aumenteranno i lettori? Gli italiani sapranno cambiare la &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-03-20/italiano-legge-neppure-libro-093659.shtml?uuid=AbpOxofH"&gt;definizione di “lettore&lt;/a&gt;” (lettore è chi legge più di un libro&amp;nbsp;all'anno)? Il prezzo basso di un libro non cambia di certo la cultura o il modo che i cittadini hanno di gestire e utilizzare gli strumenti culturali, ma se i libri costano poco è probabile che qualche passo in avanti il nostro paese lo può fare.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
La storia editoriale del secolo scorso, almeno quella che va da Papini a Calvino, ci ha raccontato alcuni di questi passi, fatti lentamente e grazie anche (anche) ai libri economici. “Fra i mutamenti di clima c’è stato nell’editoria il boom degli economici. Lo considera un fatto positivo?”, chiesero a Italo Calvino (“La letteratura si trasforma. Cosa diventerà”? &lt;i&gt;Il Giorno&lt;/i&gt;, 10 novembre 1965). La sua risposta: “Per me i libri a 350 lire nelle edicole sono una bellissima cosa, ma per ora non si può dire che siano un avvenimento culturale. Una produzione esclusivamente di romanzi, titoli disparati, buttati lì ognuno per conto suo, non tende a costruire un nucleo di biblioteca che risponda ai bisogni di un qualsiasi lettore. Anche in altri paesi la rivoluzione del libro economico ha avuto aspetti di disordine, di arbitrarietà, però per esempio in Francia e Inghilterra il libro economico comprende anche una vastissima produzione di libri d’inquadramento, di libri che possono dare al lettore un connettivo culturale generale. Si parla sempre di cultura di massa, di lettore comune, cioè si usano termini vaghi. In concreto, chi sono i lettori dei libri economici? Innanzitutto i giovani. E la domanda dei giovani ha due aspetti: da una parte, cultura di sollecitazione, problematica; dall’altra di accumulazione culturale, d’ampliamento degli interessi aperti dalla scuola. Qui dunque non è più solo l’editoria ad essere chiamata in causa […] Certo però se la diffusione della cultura si ferma a un mosaico informativo e nozionistico è poca cosa: forse essa diventa un fatto culturale rivoluzionario solo nei momenti in cui la fame di libri nasce da una trasformazione sociale in atto.  È un po’ lo stesso discorso che facevamo prima per la letteratura: che ciò che si muove nella letteratura conti culturalmente, non dipende solo dalla letteratura, ma dal terreno in cui la letteratura si muove, l’insieme della cultura e tutto il testo”.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Non ho ben capito cosa Italo Calvino intenda con “nucleo di biblioteca” e con “bisogni di un qualsiasi lettore”, e poi non comprendo come possa conciliare i “libri d’inquadramento” con “connettivo culturale generale” (e anche qui, molto probabilmente, non ho ben capito cosa intenda con queste espressioni) ma trovo che sia adatto al nostro discorso quello che si dice sui libri a basso prezzo: non sono una rivoluzione culturale fino a quando la rivoluzione non è generale, fino a quando a cambiare è il terreno su cui la letteratura si muove e non la letteratura. Continuo però a pensare che la proposta di libri a basso prezzo aiuti l’arrivo di un cambiamento e cioè a un aumento di lettori curiosi che prima curiosi non lo erano. Non bastano i 99 centesimi, lo ripeto, ma non vedo il motivo per detestare l’iniziativa delle Newton Compton. Guadagneremo meno soldi, non lo si può negare, ma forse guadagneremo qualche lettore in più.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/ffK6otNO0x8" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/3809017201008931516/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/novantanove-centesimi.html#comment-form" title="16 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/3809017201008931516?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/3809017201008931516?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/ffK6otNO0x8/novantanove-centesimi.html" title="Novantanove centesimi" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-vZ4uMgu0s9A/UUw9ZD3IdNI/AAAAAAAAB8w/CYRS4vqxmtQ/s72-c/images.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>16</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/novantanove-centesimi.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkMDRHw7eip7ImA9WhBWEE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-2013629901183569337</id><published>2013-03-21T08:00:00.000+01:00</published><updated>2013-04-03T19:01:15.202+02:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-04-03T19:01:15.202+02:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="in libreria" /><title>Il mio amico Vincenzo</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
del Disagiato&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-oV1neLI9ZAY/UUmnr_G5n3I/AAAAAAAAB8c/83LBQhMq45c/s1600/images.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-oV1neLI9ZAY/UUmnr_G5n3I/AAAAAAAAB8c/83LBQhMq45c/s1600/images.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Da un paio di mesi, quasi tutti i giorni, entra in libreria Vincenzo, ex muratore, in pensione da poco, completamente disinteressato ai libri e a quello che i libri hanno da dire o da raccontare. Entra in libreria per far passare un po' del suo tempo e per guardar le donne, e lo fa,
questo, con un volume tra le mani, fingendo di leggere, con gli occhi che vanno oltre le pagine. Qualche settimana fa, di pomeriggio, ho
incontrato Vincenzo al supermercato, in fila alla cassa e così, riconoscendoci, ci siamo
lamentati sulle cassiere, tutte le cassiere del mondo, che lavorano troppo lentamente e poi, dopo due o tre
altre cose dette per circostanza, ci siamo presentati con una forte e simpatica
stretta di mano. Da quel momento per Vincenzo sono diventato un punto di
riferimento. È vero, non lo nego, la sua occupazione principale, in libreria
intendo, è quella di osservare le belle donne che consultano volumi d’arte o
romanzi, ma è anche vero che questa sua principale occupazione è stata
affiancata dalle urgenze e esigenze dell’amicizia. Vincenzo entra in negozio e
mi racconta dei suoi denti che gli fanno male (qualche giorno fa, davanti a me
e ai clienti, ha spalancato la bocca per mostrarmi un dente che non c'è più), dei
suoi figli, dell’orto e del Milan. Una volta, con voce alterata dalla tristezza, mi ha detto che la moglie non vuole che lui stia troppo in casa. "Non vuole che me ne stia tutto il giorno sulla poltrona, così esco e vengo qui
da te”, mi ha confidato. Vincenzo, che da quando è in pensione si sente come in trappola, cacciato
dalla moglie va in libreria a trovare il libraio stanco. Buona trama per un racconto o per un film, vero?&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
In
questi ultimi giorni, quindi, la mia impressione è che la nostra amicizia si stia
rafforzando e che il suo interesse per le belle donne stia diminuendo. Magari mi
sbaglio, ma ho come la sensazione che io, per Vincenzo, stia diventando come
una persona speciale. Si confida, mi chiede come sto, mi racconta quello che va e che non va e poi,
mentre mi vede indaffarato, mi dice: “Adesso vado a prenderti un bel caffè, così ti riposi un po' ”. E
così, dopo qualche minuto, ritorna in libreria con una tazzina di caffè su un vassoio.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Le mie colleghe non hanno
ancora ben capito chi sia Vincenzo. All’inizio pensavano fosse un parente ma
poi ho spiegato che non è altro che un cliente con cui ho stretto amicizia. “Amicizia
con lui?”, ha ribattuto una mia collega, sottolineando, penso, la differenza d’età.
“Allora, cosa c’è di male?”, ho risposto io. Le mie colleghe hanno deriso silenziosamente questo rapporto nato in libreria fino a quando Vincenzo non ha
cominciato a mettere sul vassoio un caffè anche per loro. Si chiama gentilezza. Però vi dico la verità: io non ascolto tutto quello che mi racconta Vincenzo. Non lo
ascolto perché spesso lui parla mentre sto sistemando o cercando libri, perché
molte volte non capisco bene cosa mi stia dicendo (parla in dialetto,
e io il dialetto bresciano lo so così così) e poi, soprattutto, perché quello che mi racconta
è noioso, poco interessante: l’orto, i denti, la difesa del Milan, il figlio
che sta acquistando un’automobile nuova. E secondo me, ne sono quasi certo, Vincenzo sa che io fingo di ascoltarlo.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
E allora perché tutti i giorni, o quasi tutti i giorni,
Vincenzo viene in libreria? Secondo me viene proprio perché fingo di
ascoltarlo. A casa, invece, la moglie e i figli non lo ascoltano (o forse lo ascoltano subito pronti a criticarlo), non prestano un minimo
d’attenzione a quelle cose che lui ha da dire e
così, quasi costretto dalle circostanze, Vincenzo si alza dalla sua poltrona, esce e viene dal suo amico libraio, che
a differenza degli altri finge di ascoltarlo. E magari anche lui, guardando una bella donna là in fondo, finge di ascoltarmi quando gli parlo della crisi
editoriale e delle tattiche da cercare per superarla. Insomma, fingiamo, ed è proprio in questa finzione che sta la nostra, seppure giovane, sincera amicizia.&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/9k1ViGgpz_0" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/2013629901183569337/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/il-mio-amico-vincenzo.html#comment-form" title="5 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/2013629901183569337?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/2013629901183569337?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/9k1ViGgpz_0/il-mio-amico-vincenzo.html" title="Il mio amico Vincenzo" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-oV1neLI9ZAY/UUmnr_G5n3I/AAAAAAAAB8c/83LBQhMq45c/s72-c/images.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>5</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/il-mio-amico-vincenzo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkYESHozeSp7ImA9WhBQE0g.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-6643240934734851420</id><published>2013-03-15T14:03:00.000+01:00</published><updated>2013-03-15T14:28:29.481+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-15T14:28:29.481+01:00</app:edited><title>Uno zaino a forma di nuvola (Parte II)</title><content type="html">È uscita la seconda parte del post dello Scorfano. Lo trovate &lt;a href="http://news.vodafone.it/2013/03/15/uno-zaino-a-forma-di-nuvola-la-cloudlife-dello-scorfano-parte-ii/?ecmp=010_TW#"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/z5nUCKauyBg" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/6643240934734851420?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/6643240934734851420?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/z5nUCKauyBg/uno-zaino-forma-di-nuvola-parte-ii.html" title="Uno zaino a forma di nuvola (Parte II)" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/uno-zaino-forma-di-nuvola-parte-ii.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Ck8ESHs7fyp7ImA9WhBQE04.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-3289826952280369275</id><published>2013-03-15T08:00:00.000+01:00</published><updated>2013-03-15T08:00:09.507+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-15T08:00:09.507+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="disagi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="in libreria" /><title>Cosa si diventa</title><content type="html">del Disagiato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;
&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://img.youtube.com/vi/V8ZgHmebIFg/default.jpg?h=90&amp;amp;w=120&amp;amp;sigh=__fwRippxIN-31ywVbv8DOjhOdr8s=" height="200" style="clear: right; float: right;" width="300"&gt;&lt;param name="movie" value="http://youtube.googleapis.com/v/V8ZgHmebIFg&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true" /&gt;&lt;embed width="300" height="200"  src="http://youtube.googleapis.com/v/V8ZgHmebIFg&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;Qualche giorno fa tra me e una mia collega c’è stata un po’ di tensione. Farei prima a dirvi che abbiamo litigato, ma temo che questo non sia vero, visto che abbiamo soffocato sul nascere qualsiasi discussione e poi ci siamo messi dietro il nostro scudo, in silenzio, in attesa che capitasse qualcosa che andasse a peggiorare o migliorare i nostri stati d'animo. Questa tensione c’è ancora, l’ho notata anche ieri pomeriggio quando lei è entrata in negozio per incominciare il suo turno di lavoro senza rivolgermi una sola parola. Ciao, mi ha detto freddamente, e poi ha preso a fare quello che doveva fare. Io, ovviamente, mi sono comportato come si è comportata lei, l’ho salutata e poi ho continuato a sistemare i libri senza guardarla. Adesso però vi racconto cos’è successo l’altro giorno. Allora, la mia collega oltre ad essere molto più giovane di me è anche molto, ma molto, più euforica di me. Anzi, forse non è euforica ma un qualcosa di diverso. È una ragazza che parla tanto e quando le capita di ritrovarsi impantanata in lunghi momenti di silenzio, cerca di riempirli, questi momenti, con una battuta, con un aneddoto, con uno scherzo. E con me questi lunghi momenti di silenzio capitano spesso, un po’ per una mia tendenza a chiudermi davanti alle persone espansive e esageratamente ottimiste e un po’ perché effettivamente sono una persona che parla poco (o almeno così mi dicono).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Insomma, l’altro giorno la mia collega mi ha fatto notare che quando lavora con me le sembra di lavorare con un estraneo e io, sia per difendermi sia per dichiarare il mio punto di vista, le ho caldamente consigliato di andare a vivere a Disneyland, nel mondo perfetto e colorato. E poi le ho anche detto che dovrebbe incominciare a crescere. Ecco, sì, le ho detto queste cose e lei, come già vi ho anticipato, si è offesa.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Vi confesso una cosa: mi dispiace tanto di aver rovinato quel poco d’amicizia o intesa, ma quelle parole le ripeterei anche domani e dopo domani. Però, insomma, ho fatto una cazzata, lo ammetto. Non avrei dovuto dire quello che ho detto l’altro giorno. Ma in tutta sincerità, sto scrivendo questo post non tanto per raccontarvi quanto sono stato poco gentile ma per dirvi che io, una volta, tanti anni fa, ero come la mia collega. Non proprio così espansivo (impossibile essere più espansivi di lei) ma più loquace, più sorridente, più ottimista, più solare di come sono adesso. Ero giovane&amp;nbsp;com'è&amp;nbsp;giovane ora lei e con questo voglio dire che avevo vissuto di meno e che quindi avevo più forze e più fiducia nella gente e in me stesso. Forse, poi, la questione anagrafica non c’entra un bel niente, sia chiaro.&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Però arrivavo in libreria per fare il mio lavoro e dopo qualche minuto mi scontravo contro un muro, che erano i miei colleghi di allora, gente silenziosa, seria, poco sorridente, rigida e mai pronta alla battuta, alla mia irresistibile battuta. Inutile dirvi che li odiavo, li detestavo, li ritenevo esseri umani maleducati, insensibili, incapaci di stare con il prossimo. Pensavano a lavorare e basta, a testa bassa, la faccia rigida. E io soffrivo, e io mi rovinavo le giornate, le serate, le nottate, per questo. Poi, silenziosamente, gli anni sono passati, e non è che nel frattempo mi sono complicato la vita, ma, diciamo, ho cominciato a tener fermo lo sguardo, a pagare affitti e bollette, a pensare ad una cosa alla volta, a fare calcoli , a cercare – sì, soprattutto questo - un buon modo per giocarmi le mie energie (energie che non sono più quelle di una volta), che nell’arco della giornata vanno spalmate bene, con intelligenza e, se possibile, con un briciolo di saggezza.  Insomma, nel frattempo sono diventato grande.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ieri pomeriggio, nel mezzo di una tensione che non voleva e che non vuole svanire e che dura da troppi giorni, ho capito di essere diventato come le persone che anni fa detestavo. Mi dispiace di essere stato così poco gentile con la mia collega ma quello che adesso mi rode è proprio questo e cioè la consapevolezza di essere come non volevo essere. Proverò a cambiare, cercherò la comprensione, smusserò gli angoli, ma penso che i tempi sono arrivati. Sono diventato grande, appunto. E ora la domanda: avevano ragione quei miei colleghi ad essere così scontrosi, seri e per niente amabili? Secondo me no, non avevano ragione. Però, dopo aver vissuto un tratto di vita, si diventa così, seri, un po' allergici all'entusiasmo e si diventa inevitabilmente come coloro che detestavamo e che criticavamo con &amp;nbsp;tutta la nostra ingenua passione. O almeno così mi sembra. Capirò meglio tra qualche anno, forse.&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/K-aDyQ5iHgo" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/3289826952280369275/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/cosa-si-diventa.html#comment-form" title="12 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/3289826952280369275?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/3289826952280369275?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/K-aDyQ5iHgo/cosa-si-diventa.html" title="Cosa si diventa" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><thr:total>12</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/cosa-si-diventa.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CUcGSXw4eyp7ImA9WhBQE0g.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-6465614016695124721</id><published>2013-03-14T17:25:00.004+01:00</published><updated>2013-03-15T14:10:28.233+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-15T14:10:28.233+01:00</app:edited><title>Uno zaino a forma di nuvola (Parte I)</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;i&gt;Potete leggere la prima parte di un post dello Scorfano, che ha rotto, anche se solo parzialmente, il suo silenzio.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Sono, come tutte le mattine, nella mia quinta liceo, davanti a ragazzi che conosco da tre anni e che sono nel frattempo diventati grandi, quasi uomini e quasi donne, pronti a partire anche se non sanno ancora verso dove e forse nemmeno il perché. Sono lì davanti e parlo loro di Montale, e dico che c’è stato un critico, una volta, che ha detto che i giovani soldati che partivano per il fronte durante la Seconda guerra mondiale, se erano buoni lettori, partivano con la raccolta montaliana “Le occasioni” custodita nello zaino, in previsione di notti che avrebbero potuto essere lunghe e solitarie. Mi sembra una bella immagine, e allora mi fermo un attimo per vedere se anche a loro, magari, sembra. E c’è una voce, dal fondo dell’aula (ed è la voce di Paolo), che dice: «E noi?» E io chiedo: «In che senso noi?» E allora Paolo insiste: «Cosa porteremo noi, nel nostro zaino, quando dovremo partire per la guerra?» (la prima parte della storia &lt;a href="http://news.vodafone.it/2013/03/14/uno-zaino-a-forma-di-nuvola-la-cloudlife-dello-scorfano-parte-i/?ecmp=010_TW"&gt;continua qui&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/W9bPX8czf6U" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/6465614016695124721?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/6465614016695124721?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/W9bPX8czf6U/uno-zaino-forma-di-nuvola.html" title="Uno zaino a forma di nuvola (Parte I)" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/uno-zaino-forma-di-nuvola.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DU8BRXg8eCp7ImA9WhBQEUo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-4099213654804761845</id><published>2013-03-13T13:25:00.001+01:00</published><updated>2013-03-13T13:30:54.670+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-13T13:30:54.670+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pellicole e pagine" /><title>Modi di raccontare</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
del Disagiato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-rLqqf9IffBI/UT9nY1jf33I/AAAAAAAAB8M/k2ff54CCQmI/s1600/images.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-rLqqf9IffBI/UT9nY1jf33I/AAAAAAAAB8M/k2ff54CCQmI/s1600/images.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
Asghar Farhadi è il regista iraniano di due bellissimi film,
&lt;i&gt;Abou Elly&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Una separazione&lt;/i&gt;, che raccontano di come oggi &amp;nbsp;l’Iran sia incapace di essere un paese libero,
sincero e trasparente. Le vere vittime sono le donne, che non devono, secondo
una morale in ostaggio della religione del paese, superare un certo grado
di libertà. E quindi, per avere la libertà, le donne mentono. Queste parole
rischiano di girare a vuoto (di essere aria fritta, anche), oltre che essere
riduttive, quindi vi consiglio, se già non l’avete fatto, di vedere uno dei due
film se non tutte due. Non fatevi spaventare da “iraniano” : iranianio in questo
caso non significa lento, noioso, criptico e tutto ciò che spesso, e non a torto, attribuiamo al cinema che non ci è famigliare. In &lt;i&gt;Una separazione&lt;/i&gt;
le tre protagoniste mentono o non dicono per non far sapere a qualcun altro
come stanno le cose. Ecco, guardando questo film ambientato in Iran ho capito (e
spero di aver capito bene) che i diritti di cui spesso parliamo coincidono con
la visibilità, con il detto. Insomma, cosa significa avere un diritto? Avere un
diritto significa avere una vita, una società, che ci permetta di non nascondere noi, il nostro pensiero e i nostri sentimenti. Cosa succede quando invece viviamo una vita segreta? Bene,
guardate i film di Asghar Farhadi.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Una delle protagoniste di questo film deve
nascondere al marito il suo lavoro (badante di un anziano signore con seri problemi comportamentali &amp;nbsp;e motori). Il marito, dopo una drammatica
vicenda, viene a scoprire il tutto e da qui parte la riflessione del regista
iraniano. La vera forza dei film e della riflessione di Farhadi sta quasi tutta nell'universalizzare la storia, nel rendere la sceneggiatura una vera e propria
parabola. Ho fatto delle ricerche e non mi sembra che il regista abbia mai
avuto delle grane per via delle sue pellicole. Ovviamente posso sbagliare e
quindi attendo una secca smentita. Però, intanto, mi chiedo: come mai un film come &lt;i&gt;Argo&lt;/i&gt;
&lt;a href="http://cinema-tv.corriere.it/cinema/13_marzo_12/teheran-causa-argo_fee420b4-8b0f-11e2-b7df-bc394f2fb2ae.shtml"&gt;ha fatto infuriare&lt;/a&gt; Teheran e i film di Farhadi no?&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
O la notizia è falsa, e cioè
nessuno si offeso per l’immagine distorta che Ben Affleck ha dato dell’Iran,
oppure ho una risposta da spettatore imparziale: perché i film di
Farhadi sono fatti bene e cioè raccontano una storia per mezzo di una metafora. Ma non solo. I suoi film si fermano a metà strada perché l’altra metà dobbiamo percorrerla
noi spettatori. E i film belli, i film che funzionano, secondo me anche questo devono fare: devono lasciare spazio a noi, che stiamo spendendo il nostro tempo prezioso per guardare
un film, magari un po’ stanchi dopo le nostre ore di lavoro. Il 12 ottobre di due anni fa "Il sole 24 ore" ha pubblicato &lt;a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-10-12/asghar-farhadi-cinema-come-153043.shtml?uuid=Aae87MCE"&gt;un'intervista&lt;/a&gt;, in questo caso illuminante, a Fahradi sulla censura, i registi iraniani e il cinema. Alla domanda "In che cosa il cinema iraniano si differenzia da quello occidentale", il regista ha risposto: "Nella fiducia che nutre verso gli spettatori. Molto cinema, soprattutto americano, crede che vada spiegato tutto per filo e per segno. Io credo invece che il pubblico meriti maggior rispetto e che gli si debba lasciare il tempo di capire da solo quello che sta succedendo sul grande schermo. Il mio cinema è come una partita di scacchi in cui uno dei due scacchisti è lo spettatore".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Vorrei anche che voi foste d’accordo
con me sul fatto che Argo non è più – diciamo così – forte di
&lt;i&gt;About Elly&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;Una separazione.&lt;/i&gt; Anzi, i film di Faharadi lo sono di più, però
raccontando quello che capita a persone molto simili a noi, in luoghi che assomigliano
tanto a casa nostra e lasciando così che il film sia un po' diretto e interpretato da chi sta davanti allo schermo. E ai censori, e al potere, tutto ciò non sembra essere pericoloso. Anzi, sembra più pericoloso e diffamatorio un film diretto ed esplicito come&amp;nbsp;&lt;i&gt;Argo&lt;/i&gt;.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/vjlYsKQJGBE" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/4099213654804761845/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/modi-di-raccontare.html#comment-form" title="3 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/4099213654804761845?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/4099213654804761845?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/vjlYsKQJGBE/modi-di-raccontare.html" title="Modi di raccontare" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-rLqqf9IffBI/UT9nY1jf33I/AAAAAAAAB8M/k2ff54CCQmI/s72-c/images.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>3</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/modi-di-raccontare.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0ABRXc6fCp7ImA9WhBQEUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-8705996574146164667</id><published>2013-03-13T08:00:00.000+01:00</published><updated>2013-03-13T08:29:14.914+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-13T08:29:14.914+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica spicciola" /><title>Gli spazi</title><content type="html">del Disagiato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-QXBvmdyFtCs/UT88MKRCtyI/AAAAAAAAB78/eHmfut5tzN0/s1600/images.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-QXBvmdyFtCs/UT88MKRCtyI/AAAAAAAAB78/eHmfut5tzN0/s320/images.jpg" width="144" /&gt;&lt;/a&gt;Matteo Renzi qualche giorno fa è stato ospite di Fabio Fazio e a un certo punto&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=rNByjMBRaaQ"&gt; del suo discorso&lt;/a&gt; ha detto &amp;nbsp;(dal nono minuto) che a Firenze “in tre anni abbiamo raddoppiato gli spazi delle biblioteche: erano 6.000 mq ora invece sono 11.000 mq e contemporaneamente siamo passati da 570.000 utenti annui delle biblioteche a 1.100.000 utenti l’anno; sono ancora meno degli outlet, vorrei essere chiaro, ma è un passo in avanti”. Renzi, come spiega dopo, ci fornisce questi dati per sottolineare che con la cultura si può mangiare, così come si può mangiare con il turismo e con l’agroalimentare (“ero da Carlo Petrini, giovedì, all’università di Pollenza”). Premetto che sono felicissimo che il sistema bibliotecario fiorentino goda di ottima salute e che i metri quadri delle biblioteche siano quasi (quasi) raddoppiati però non capisco, del suo ragionamento, perché mai gli spazi  o gli utenti - o tutti e due, forse - delle biblioteche debbano essere superiori a quelli degli outlet. Che società sogna Renzi? Anzi, facciamo così: che società sogno io, che sono una persona dai modi urbani, che ha cuore il destino del sistema bibliotecario italiano e del silenzio che regna nei suoi spazi?&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ho smesso di sognare da parecchi anni, però vorrei tanto vivere in un paese in cui le biblioteche funzionino come si deve e con ciò intendo dire che ci siano tanti libri, che questi libri vengano curati e selezionati, che a curare i libri sia personale competente (e magari pagato per la sua importante professione), che le aule o sale siano accoglienti, calde d’inverno e già che ci siamo fresche d’estate, e che gli orari d’apertura contemplino aperture diurne e notturne, in modo tale che chi non può frequentare una biblioteca di giorno può farlo di sera o di notte. E poi, ovviamente, vorrei una società fatta di persone che non vedono l'ora di usufruire dei servizi di una biblioteca. Renzi, se ho capito bene, vorrebbe vedere con i propri occhi lo stesso pezzettino di mondo che vorrei vedere io: un mondo di lettori, di utenti curiosi, di cittadini che chiedono al bibliotecario una copia da consultare delle &lt;i&gt;Traduzioni auliche e popolari nella poesia del Regno di Napoli in età angioina&lt;/i&gt; oppure una banale copia di &lt;i&gt;Angeli e demoni&lt;/i&gt;, da leggere a casa dopo cena o poco prima di andare a letto.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
A Firenze sta nascendo un ambiente molto simile a quello che c’è nella nostra testa e infatti, dopo molti sforzi, il sistema bibliotecario fiorentino dovrebbe risultarci come la conseguenza di una buona politica fatta da un buon politico. Anche se, ci dice Renzi, la cultura non è ancora più forte degli outlet. 

Perché lo spazio, o il numero di utenti, delle biblioteche dovrebbe essere superiore a quello dei centri commerciali? Questa competizione aggressiva, questo voler a tutti i costi più biblioteche e meno luoghi commerciali, a me – ma come al solito è solo un’impressione – sembra uno slogan che non risponde alla mia domanda: che cosa ci hanno fatto di male gli outlet? E poi: non è che per caso le biblioteche e gli outlet sono due cose diverse? Perché volere una a discapito dell’altra? Fosse per me, il mondo potrebbe avere anche un outlet in più e una biblioteca in meno. Brescia, ad esempio, ha un sistema bibliotecario grande, complesso ed&amp;nbsp;efficiente&amp;nbsp;ma temo che i clienti dei centri commerciali o degli outlet, crisi a parte, non stiano diminuendo.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ho come l’impressione - vado avanti a impressioni, scusatemi - che non ci sia un nesso, un filo conduttore, tra i centri commerciali e il sistema bibliotecario, tra il numero di utenti annui delle biblioteche e i clienti di Zara. Ma davvero voi, come Renzi, volete una città con biblioteche che si prendono così tanto spazio per dimostrare a tutti che con la cultura si può mangiare? Non sarebbe meglio averne poche ma buone?

Lo so che in questo momento ci sono problemi più grossi e gravi e so anche che le parole di Matteo Renzi erano, magari, solo una superficiale esagerazione, ma questo atteggiamento mi sembra l’altra faccia della polvere da sparo: le biblioteche che devono superare gli outlet, come fosse una battaglia, una dura gara, una dimostrazione di bravura o intelligenza. Secondo me, ripeto, gli spazi delle biblioteche possono crescere o diminuire a prescindere dagli spazi occupati dai tanto odiati outlet.&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/WQXMk2i_tJc" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/8705996574146164667/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/gli-spazi.html#comment-form" title="9 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/8705996574146164667?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/8705996574146164667?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/WQXMk2i_tJc/gli-spazi.html" title="Gli spazi" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-QXBvmdyFtCs/UT88MKRCtyI/AAAAAAAAB78/eHmfut5tzN0/s72-c/images.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>9</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/gli-spazi.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DEQGQ3g7eCp7ImA9WhBRFUg.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-614227490140020928</id><published>2013-03-06T08:00:00.000+01:00</published><updated>2013-03-06T08:52:02.600+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-06T08:52:02.600+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="in libreria" /><title>I clienti esigenti</title><content type="html">del Disagiato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ku0mVEjGaEE/UTaBKug-TII/AAAAAAAAB7s/5GT8tM2PLKU/s1600/download.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-ku0mVEjGaEE/UTaBKug-TII/AAAAAAAAB7s/5GT8tM2PLKU/s1600/download.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
La responsabile della libreria nella quale lavoro ieri pomeriggio mi ha chiesto se potevo ordinare qualche libro di filosofia. “Ne sai più di me”, mi ha detto e vi confesso che mi ha fatto piacere, come a un bambino fa piacere sentirsi dire “sei stato davvero bravo”. Nei luoghi di lavoro diventiamo tutti un po’ più infantili, non pensate? Il progetto di rimpolpare i pochi scaffali dedicati alla filosofia è stato affidato a me, quindi, non perché io sia un esperto, ma semplicemente perché ne so un po’ di più dei miei colleghi, ai quali, invece, verranno affidati altri settori: c’è chi ne sa un po’ di più di libri per l’infanzia, ad esempio, e chi ne sa un po’ di più di libri di fantascienza. Il libraio bravo dovrebbe sapere tutto, ci mancherebbe, ma trovo ragionevole il fatto che ognuno di noi sia, diciamo così, forte in alcune cose e meno forte, se non proprio ignorante, in altre. Venite da me e provate a chiedermi l’ordine cronologico delle pubblicazioni di George Martin. Ecco, dopo aver balbettato qualcosa d’incomprensibile, chiamerei la mia collega che su Martin, e sulla letteratura di fantascienza in generale, sa tutto. Arriverà il giorno, forse, in cui i librai saranno impeccabili, ma temo che quel giorno sia distantissimo.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
La richiesta della nostra responsabile segue un suo importante e commosso discorso che ci ha fatto qualche giorno fa. Ve lo riassumo, ovviamente. Il discorso faceva così: “Siccome la crisi ci sta facendo morire, dobbiamo curare anche quei settori che fino ad ora abbiamo sottovalutato. L’altro giorno un cliente mi ha chiesto come mai abbiamo così pochi libri della casa editrice Laterza e io gli ho spiegato che se nessun li compra, i libri della Laterza, non possiamo tenerli. Se tenessimo la maggior parte del libri che vengono stampati, saremmo sommersi, come sapete bene anche voi. Però adesso dobbiamo cominciare a curare anche i clienti più esigenti”. Questo è quello che ci ha detto la nostra responsabile, questa è la sua strategia per non far affondare la barca che si sta inabissando lentamente, per colpa della crisi e per colpa delle vendite online.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ecco perché ieri mi ha chiesto di ordinare libri di filosofia ed ecco perché oggi chiederà alla mia collega Elena di ordinare libri fantasy “un po’ particolari”: per soddisfare e accontentare anche una minoranza. 

Di libri ne arrivano tutti i giorni, quindi sarà parecchio difficile concentrarci sulle uscite non recenti o sui volumi per intenditori, però, vi assicuro, ci proveremo. Vogliamo affondare o rimanere a galla? Rimanere a galla. Personalmente voglio continuare a fare il libraio per pagarmi affitto, bollette, cibo e vestiti ma anche perché vendere libri, pensare ai libri e parlare di libri mi sembra un’ottima cosa da fare. La libreria non deve chiudere, allora. Evviva la letteratura e i libri pubblicati dalla casa editrice Laterza, anche se i libri stampati dalla Laterza non se li fila quasi nessuno. Quanti “Carlo Magno. Un padre dell’Europa”, di Alessandro Barbero, uscito nel 2004 per Laterza, venderemo?  Forse una o due copie. Forse, però. Magari è la libreria nella quale lavoro - una libreria di un centro commerciale, quasi di fronte ad un negozio Calzedonia - che non attira clientela colta e curiosa, sta di fatto che in questi anni, e parlo solo per esperienza, di volumi su Carlo Magno ne abbiamo venduti pochissimi. Evidentemente perché di clientela colta e curiosa non ce n’è tanta, oppure perché acquista comodamente da casa o magari perché questa clientela colta e curiosa non viene da noi (in un centro commerciale, vicino a Calzedonia) ma va da un’altra parte.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Dobbiamo curare i settori che fino ad ora abbiamo sottovalutato, ha detto la mia responsabile, con gli occhi rossi, in preda&amp;nbsp;all'agitazione&amp;nbsp; comprensibile, di chi sa che presto perderà il lavoro. E io penso che la mia responsabile abbia ragione e che la sua ricetta&amp;nbsp;anticrisi&amp;nbsp;sia formidabile. Però è anche vero che dovevamo fare prima ciò che ci viene ora consigliato di fare, e non tanto perché avremmo evitato la crisi o guadagnato qualche soldo in più, ma perché le librerie dovrebbero essere fatte anche di scaffali e settori minori: perché le librerie sono più belle se ci sono libri, passatemi l’espressione, meno commerciali. Siamo stati addestrati male dalle uscite di massa di libri gialli e fantasy, la maggior parte della clientela è stata consigliata dalla tv commerciale, negli anni precedenti abbiamo incassato tanto facendo il minimo indispensabile, è vero, però in libreria ci stavo io, non il cliente poco curioso o i responsabili della tv commerciale. La libreria, prima di diventare un supermercato, doveva essere consapevole della propria importanza, del proprio ruolo, doveva fare la differenza prima, non dopo, non adesso.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Non è troppo tardi per far diventare questo posto diverso, un luogo dove ci sono delle alternative, dei libri che, se non fosse per i librai, rischierebbero di perdersi nel marasma delle uscite mensili. Perderemo ugualmente, secondo me. Cureremo i reparti che si stanno estinguendo, ordineremo più libri della casa editrice Laterza, saremo più gentili con i clienti e anche più sorridenti ma noi, chissà tra quanto, chiuderemo, ci inabisseremo, perché molti e inevitabili sono i motivi del fallimento. Però, prima di chiudere, vorrei far di tutto per rendere la libreria un posto ancora bello e frequentabile, per tener ancora viva l’idea - un’idea tutta mia e che mette tenerezza - che le librerie hanno a che fare, anche solo un pochino, con la letteratura e gli scrittori oltre che con i lettori e il loro denaro. Ecco, vorrei provarci. Non si sa mai.
&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/gGhfJR65NsE" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/614227490140020928/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/i-clienti-esigenti.html#comment-form" title="16 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/614227490140020928?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/614227490140020928?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/gGhfJR65NsE/i-clienti-esigenti.html" title="I clienti esigenti" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-ku0mVEjGaEE/UTaBKug-TII/AAAAAAAAB7s/5GT8tM2PLKU/s72-c/download.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>16</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/i-clienti-esigenti.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DUICSXc7eSp7ImA9WhBQGUQ.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-3439494980412376551</id><published>2013-03-04T08:30:00.000+01:00</published><updated>2013-03-23T01:12:48.901+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-23T01:12:48.901+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="disagi" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="parentesi; gli esseri umani" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="in libreria" /><title>La nostra giornata di caccia</title><content type="html">del Disagiato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-N8fNfCKYxSw/UTMftC19Y8I/AAAAAAAAB7Y/rC4wuA_1ziE/s1600/parete-con-scene-di-caccia.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-N8fNfCKYxSw/UTMftC19Y8I/AAAAAAAAB7Y/rC4wuA_1ziE/s1600/parete-con-scene-di-caccia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_geologico"&gt;Il calendario geologico&lt;/a&gt; consiste nella relazione tra la vita sulla terra e un anno solare. È come lo conosciamo noi, e cioè fatto dai dodici mesi con i suoi giorni, però dentro ci sta la vita della terra, tutta quanta, dalle origini (quindi gennaio), e cioè 4.550.000.000 anni fa più o meno, fino ad oggi (quindi 31 dicembre), a questo momento in cui sto battendo tasti sulla tastiera del computer dopo la mia giornata di lavoro in libreria. Questo calendario serve per mettere in una dimensione più umana la storia del nostro pianeta, che una volta si pensava coincidesse con la storia degli esseri umani e che ora, invece, si sa non coincidere più. Tempo fa, infatti, la Bibbia diceva che insieme alla terra Dio aveva creato l’uomo, e così tutti quanti pensavano che prima dell’uomo, di Adamo ed Eva, non ci fosse storia, passato. Poi, grazie a quello che potremmo chiamare in maniera riduttiva “progresso”, alcuni scienziati del settecento hanno cominciato a sostenere senza timidezza che la terra c’era già prima dell’uomo: molto prima dell’uomo. Come facevano a sapere che il passato era molto più passato di quello che si ritenesse? Tramite lo studio dei fossili, ad esempio. Qualcuno, poi, verificò che dove il quel momento c’era la montagna moltissimo tempo prima invece c’era il mare. “Ma dai, come puoi sostenere questa cosa così assurda”, chiedeva la gente incredula, e un po’ rozza, allo scienziato. “E secondo te cosa ci fa una conchiglia sul cocuzzolo della montagna?”, rispondeva lo scienziato.&amp;nbsp;

&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Insomma, molto lentamente i mari si erano ritirati o spostati, e con l’avverbio lentamente dobbiamo pensare ad anni che corrispondono a cifre con molti zeri. Pian piano, litigando anche tra di loro, gli studiosi sono arrivati a stabilire che “l’aiuola che ci fa tanto feroci” ha circa 4.550.000. 000 anni e che in tutti questi anni sono accadute tantissime cose: si è formata la terra, poi l’ozono, l’ossigeno, l’atmosfera, hanno fatto la loro comparsa le piante, gli animali, i dinosauri, i mammiferi, la terra ha cominciato a muoversi, i mari a ritirarsi e a spostarsi (e le conchiglie sono rimaste lì, per noi, a raccontare il passato), i dinosauri sono scomparsi a causa dell’estinzione e poi, alla fine, sono arrivati gli ominidi, primo anello di una lunga catena che conduce a noi. Non vi sono venute le vertigini?&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Il calendario geologico, oltre a schematizzare questa lunga linea retta che sta tra il passato e il presente, serve molto probabilmente a farcele aumentare, le vertigini. Quando mi sono trovato per la prima volta davanti a questo calendario, ho pensato che non sono niente, io, e che la mia vita non è che un batter di ciglia, se non meno. Quando ho capito che in questi dodici mesi geologici i miei trentatré anni e qualche mese di vita – anni in cui sono successe tantissime cose – non sono che un attimo che trascorre velocissimo, ho provato un senso di &amp;nbsp;muta e rassegnata disperazione che non saprei spiegarvi. Cosa può mai essere o significare la mia vita se secondo questo maledetto calendario gli ultimi 4.000.000 di anni corrispondono all’ultimo giorno dell’anno? Cosa potrò mai lasciare al futuro? A cosa servo? Perché vivere?&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Vi faccio anche una confessione: davanti al calendario geologico ho pensato a cose parecchio brutte. Adesso, ho pensato, esco di casa e stravolgo la mia vita, rubo, commetto peccati, sperpero, corrompo, mangio fino a scoppiare, bevo, non condivido nulla di quello che ho. Ecco, ho pensato che la mia vita è breve e che non ne vale la pena. Non vale la pena che cosa? Davanti a quel calendario, davanti alla consapevolezza che la mia vita non è che un centesimo di secondo ho pensato che non serve avere una buona condotta, pensare le cose giuste, rispettare il prossimo, essere educati e corretti. A quale scopo amare la vita, seguire i consigli della natura? Tra poco, molto poco, me ne andrò senza lasciare traccia. Verrò dimenticato presto, come verrete dimenticati presto voi, che state in un niente di un ipotetico 31 dicembre di un ipotetico calendario. Perché vivere se il tempo stringe ad ogni tasto che schiaccio per scrivere che il tempo stringe?&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Tutti i giorni c’è gente che entra in libreria per acquistare un romanzo, un saggio, un libro di poesie (perché qualcuno crede ancora nella poesia) e tutti i giorni arrivano nuovi romanzi, nuove poesie, nuovi saggi da mettere sugli scaffali e da vendere. Perché leggiamo nonostante sia tutto inutile, perché scriviamo nonostante il nostro passaggio sulla terra non lascerà alcun segno rilevante per i posteri? Guardo i libri, i clienti e il nome degli scrittori sulle copertine e penso ad una cosa sola, magari troppo consolatoria: penso che forse, come gli uomini delle caverne con i loro graffiti, lo facciamo per raccontare il nostro giorno di caccia, scacciare la paura, per raccontarci quel poco che sappiamo e per poter tramandare l’insensatezza nel modo più indolore ed elegante possibile. La letteratura, forse, è questo strano passaparola che contiene la solita domanda, senza la quale il vuoto sarebbe ancora più vuoto: perché? E il massimo che possiamo fare, per non assomigliare agli animali cacciati, è continuare a porci questa domanda e, più che altro, a tramandarla tramite lo scrivere e il leggere. È la cosa più bella, e penso anche più umana, che possiamo fare in queste che sono le nostre ore migliori. Le uniche ore, velocissime, che ci sono concesse.&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/rHwTRuLBTfk" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/3439494980412376551/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/la-nostra-giornata-di-caccia.html#comment-form" title="7 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/3439494980412376551?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/3439494980412376551?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/rHwTRuLBTfk/la-nostra-giornata-di-caccia.html" title="La nostra giornata di caccia" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-N8fNfCKYxSw/UTMftC19Y8I/AAAAAAAAB7Y/rC4wuA_1ziE/s72-c/parete-con-scene-di-caccia.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>7</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/la-nostra-giornata-di-caccia.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkEFRXc9eyp7ImA9WhBREUo.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-8948877838564380379</id><published>2013-03-01T08:30:00.000+01:00</published><updated>2013-03-01T22:50:14.963+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-03-01T22:50:14.963+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="in libreria" /><title>La possibilità di un'isola</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-wuASHdFNgPA/US-4m_LsC_I/AAAAAAAAB50/pgnw9A1gUnE/s1600/Isola.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-wuASHdFNgPA/US-4m_LsC_I/AAAAAAAAB50/pgnw9A1gUnE/s1600/Isola.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Il 6 febbraio, su Radio3, durante la puntata del giorno del programma Fahrenheit, il vice presidente vicario dell’”Associazione librai italiani” Paolo Ambrosini,
ha affermato che le librerie “non devono essere delle isole”. Si parlava della crisi che sta colpendo il settore e di prezzi, e con la sua affermazione intendeva
dire, se ho capito bene, che le librerie devono tener conto di quello che capita fuori: perché le librerie ritornino a funzionare, devono, prima di tutto,
ascoltare le voci o le richieste di chi sta&amp;nbsp;all'esterno. Ciò dovrebbe accadere
per non far morire le librerie e, si spera, chi ci lavora. Qualche giorno fa&lt;a href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.it/2013/02/fuori-dalle-librerie.html"&gt; ho scritto&lt;/a&gt; più o meno la stessa cosa e cioè che “il mondo dei libri” - e con questa
espressione intendo mettere al centro del discorso anche le case editrici, gli scrittori,
le librerie, le biblioteche, i librai e i bibliotecari - si comporta a seconda
di come si comporta il mondo intero. Se le librerie si stanno ammalando
significa che la società sta andando da un’altra parte, da sola, con obiettivi
diversi da quelli precedenti. La cultura, purtroppo, ha la forma dell’acqua e cioè la forma che le viene data, quella del recipiente che lo contiene.
Ecco, prima che le librerie chiudano e i librai rimangano a casa senza
stipendio, bisogna fare uno sforzo affinché tra il dentro e il fuori continui
ad esserci un discorso comune e soprattutto condiviso. Le librerie non devono
essere delle isole, appunto.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Prima di proseguire, chiedo scusa ai bibliotecari
per aver messo nel cono di luce loro e me, come se le biblioteche vendessero
libri. Chiedo scusa, quindi, però vi assicuro che la mia passione per la carta stampata, e quella di
tanti altri librai, non è minore a quella di un bibliotecario. E poi i libri,
penso, sono sempre quelli, sia che stiano su uno scaffale di una stanza
silenziosa e magari elegante, sia che stiano sul ripiano di un negozio di un
centro commerciale. Detto questo, mi chiedo ancora, visto che&lt;a href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.it/2011/08/cosa-significa-leggere.html"&gt; ne avevo già parlato&lt;/a&gt;, cosa sono i libri e a cosa serve leggerli.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Un amico tempo fa mi ha
dato una bellissima risposta: io leggo per nutrire la mia fantasia, prima che
muoia. Penso che sia un validissimo motivo: leggere per non far morire la propria
immaginazione, che nella vita serve sempre. Mio fratello mi regalava libri
dicendomi che la lettura è una buonissima occasione per imparare a scrivere e parlare. Buon movente, davvero. Poi c’è chi mi ha detto di leggere per
emozionarsi, per far passare il tempo, per imparare “un sacco di cose”, per
conoscere meglio le persone e per condividere esperienze. Anche questi mi
sembrano validissimi motivi. Ognuno, a secondo del tempo a disposizione ma
anche del proprio carattere, trova il proprio motivo, ovviamente. Io leggo per
concentrarmi, ad esempio. Siccome sono una persona distratta, la lettura mi
serve per imparare a concentrarmi su una questione sola, e cioè quella che sta
nel libro. Il cinema ha la stessa utilità. Due ore in poltrona diventano
efficaci strumenti per imparare a fissare una trama, senza distrazioni. Con un
po’ di presunzione, devo dire che sono diventato molto bravo a mettere i miei
occhi sulle pagine o sulle inquadrature dei film, però vi confesso che ho
bisogno di allenamento giornaliero, più o meno duro, più o meno piacevole. Mi
bastano pochi giorni senza libri o film per diventare un distratto e un
disordinato, per diventare una persona che non sa più dire quello che vorrebbe
dire, o che dice una cosa ma ne pensa un’altra. Sono stato fatto così, con
parecchi difetti di fabbrica. Cosa posso fare se non curarmi?&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Il tempo che passa non è una bella cosa, visto che ci fa
invecchiare, però è anche vero che a volte, ma non sempre, ci fa scoprire,
belle o brutte che siano, nuove cose su noi stessi. Ad esempio, non troppo
tempo fa, ho scoperto un altro motivo che mi spinge alla lettura: imparare ad
essere timido. I timidi parlano poco, vero? Ecco, più leggo e meno parlo. Però
questo non significa che non ho idee o sentimenti che mi circolano nelle vene.
Anzi. Significa che le tengo per me e che le utilizzo nel momento più
appropriato, come fossero armi delicate che aspettano il proprio momento per
colpire. “La timidezza è bella ma la timidezza può impedirti di fare tutte le
cose che ti piacerebbe fare”, canta Morrisey in Ask. È vero, ha ragione lui, il rischio è quello di rimanere immobili per
tutta la vita, di non tentare, di non fare, di non dire e di non vivere. Ultima
citazione e poi la smetto con questo discorso, giuro: “Il vero poeta è il poeta che non scrive poesie”. L’ha detto Pasolini. E io penso di aver capito
cosa intende dire: intende dire che le emozioni, e tutto ciò che fanno una
poesia, quando le mettiamo su un foglio si sciupano. La dimensione interiore non
dovrebbero essere condivisa. Un’idea parecchio strana, vero? Sì, per me è un’idea
strana, in grado, però, di spiegare quello che intendo io per timidezza.&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Insomma, la mia idea di libri e di lettura ha più a che fare
con l’isolamento che con la partecipazione. Ma le librerie, i libri, le case
editrici, i librai, i bibliotecari non dovevano, invece, partecipare, essere
una parte del tutto? E la frase di Ambrosini – le librerie non devono essere
delle isole - come può conciliarsi con quello che ho appena detto? La mia
risposta è questa: non lo so. Quello che penso io, alla fine di questo lungo e noiosissimo discorso, è che la libreria (la biblioteca, la
scuola) dovrebbe essere un posto di riparo dal mercato e da altro ancora. Anzi,
penso che le librerie, i libri, gli editori, gli scrittori debbano essere
nemici di questo mondo che vediamo tutti i giorni, non amici; contestatori, non
sostenitori. Questo significa essere delle isole? A volte sì. Significa più che
altro che la cultura, perché di cultura sto parlando, dovrebbe, a costo di un
lungo e faticoso braccio di ferro, diventare un recipiente e il mondo, perché
no, acqua.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/FBO7D7rz4ac" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/8948877838564380379/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/la-possibilita-di-unisola.html#comment-form" title="3 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/8948877838564380379?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/8948877838564380379?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/FBO7D7rz4ac/la-possibilita-di-unisola.html" title="La possibilità di un'isola" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-wuASHdFNgPA/US-4m_LsC_I/AAAAAAAAB50/pgnw9A1gUnE/s72-c/Isola.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>3</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/03/la-possibilita-di-unisola.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;A0cDQHsycCp7ImA9WhBREE4.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-4300925881831920451</id><published>2013-02-27T08:30:00.000+01:00</published><updated>2013-02-28T09:11:11.598+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-02-28T09:11:11.598+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="in libreria" /><title>Come un cane in chiesa</title><content type="html">del Disagiato &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Wue_fAh5_1U/USyit1h6tFI/AAAAAAAAB48/khZNTOpbW_Q/s1600/download.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-Wue_fAh5_1U/USyit1h6tFI/AAAAAAAAB48/khZNTOpbW_Q/s1600/download.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Don Andrea Gallo non è un uomo di chiesa come gli altri. Già, ma come sono gli altri? Gli altri non sono come lui, e cioè un prete che sin dall’inizio della sua carriera si è fatto voler bene per i suoi metodi educativi originali, per la sua pedagogia non repressiva che lo spingeranno presto ad esser chiamato "prete comunista", un presbitero che preferisce alla chiesa la strada perché solo per strada si possono incontrare gli ultimi, i poveri, gli emarginati. Per questa condotta da prete diverso e originale, la sua biografia ci racconta di spostamenti e allontanamenti “forzati”, o comunque con motivazioni poco chiare, da parte dei suoi superiori, fino al suo arrivo alla parrocchia di San Benedetto al Porto dove fonda una comunità. Sta tra gli ultimi e i poveri, è vero, ma poi? Perché qualcuno, forse per offenderlo, l’ha definito un uomo di chiesa comunista? Perché è per la liberalizzazione delle droghe leggere, perché è stato amico di De André e di Fernanda Pivano, perché ha compiuto un atto di disobbedienza civile fumando uno spinello dentro il palazzo del Comune di Genova, perché ha partecipato al Genova Pride 2009, perché ha cantato "Bella ciao" nella chiesa di San Benedetto al Porto? Sì, questi, molto probabilmente, i motivi che l’hanno reso un prete da marciapiede, come ama definirsi lui.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
“I miei vangeli non sono quattro. Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo De André, un cammino cioè in direzione ostinata e contraria. E possiamo confermarlo, constatarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori”, ha dichiarato anni fa e con quel "noi" molto probabilmente intende lui e la sua comunità di fedeli altrettanto diversi e rivoluzionari. “Comunque è vero, sono comunista. Non dimentico mai la Bibbia e il Vangelo. E non dimentico mai quello che ha scritto Marx”, scrive, invece, in uno dei suoi libri. Perché di libri di, e su, Don Andrea Gallo ce ne sono tantissimi sugli scaffali delle librerie: &lt;i&gt;Le preghiere di un utopista&lt;/i&gt;; &lt;i&gt;Osare la speranza&lt;/i&gt;; &lt;i&gt;Io non taccio&lt;/i&gt;.&lt;i&gt; Prediche di Girolamo Savonarola&lt;/i&gt;; &lt;i&gt;Se non ora adesso&lt;/i&gt;; &lt;i&gt;Come un cane in chiesa. Il Vangelo respira solo nelle strade&lt;/i&gt;; &lt;i&gt;Io cammino con gli ultimi&lt;/i&gt;; &lt;i&gt;E io continuo a camminare con gli ultimi&lt;/i&gt;; &lt;i&gt;Di sana e robusta costituzione&lt;/i&gt;; &lt;i&gt;La buona novella. Perché non dobbiamo avere paura &lt;/i&gt;e poi &lt;a href="http://www.ibs.it/libri/gallo+andrea/libri+di+andrea+gallo.html"&gt;tanti altri&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Una volta, quando ero più ingenuo, pensavo che ad andare in direzione ostinata e contraria si andasse in direzione ostinata e contraria. E invece no, capita, a essere diversi, che ci si ritrova negli stessi ambienti di quelli che sono non ostinati e non contrari, con lo stesso sguardo e la stessa posizione di tutti quanti. &lt;i&gt;Come un cane in chiesa&lt;/i&gt;, s’intitola un libro di Andrea Gallo. Ecco, pensavo che ad essere come cani in chiesa, e cioè come esseri viventi sgraditi, si finisse per essere, appunto, sgraditi e scomodi e per questo allontanati. E invece i cani in chiesa fanno gola alle case editrici e così di libri di Don Andrea Gallo ne escono tanti, un giorno sì e un giorno no, con la sua faccia resa vendibile in copertina, il sigaro in bocca, magari il cappello in testa, l’aria dell’intellettuale che vuole arrivare al nocciolo della questione. E così si scopre che anche la direzione ostinata e contraria non è poi così ostinata e contraria e che il punto di vista del prete da marciapiede diventa vendibile come quello di Fabrizio Corona o di Barbara D’Urso. Sicuramente, il suo, è uno sguardo più sofisticato e meditato, però mai caustico e rivoluzionario, mai così "vicino agli ultimi", come recita un titolo di uno dei suoi libri.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ho scritto questo post perché ogni giorno, per tante ore, ho sulla retina la faccia di Don Andrea Gallo con il sigaro in bocca. Sono le mie ore di lavoro in libreria, ovviamente, e non posso spostare lo sguardo, distrarmi, fare altre considerazioni se non che quella faccia mi sembra una faccia che viene usata e imbellettata dagli editori per un buon tornaconto. Magari le parole e le belle considerazioni che stanno in quelle copie cambiano la vita di qualcuno, spostano voti, danno conferme e conforto, non lo so proprio, però, da libraio, la mia sensazione è che più libri di Don Gallo escono (e ne usciranno ancora e poi ancora) meno il cane sarà di disturbo in chiesa. Non per colpa, se di colpa si può parlare, di Andrea Gallo, ma delle case editrici che gli chiedono di pubblicare. Uriel, nel suo blog Kein Pfunsch, ha scritto non ricordo più dove e quando che le persone fortemente critiche si dividono in due: i rivoluzionari e i rompicoglioni. Ecco, ho paura che l’eccesso o l’abuso di critica, di “direzione ostinata e contraria”, rischi di svuotarsi di contenuto, di non rinnovare o cambiare nulla, di allontanarsi dalla piccola o grande rivoluzione che stava nei progetti e nelle tattiche. Temo che dentro questa bulimia intellettuale editoriale letteraria, Don Andrea Gallo, il prete comunista, stia facendo la pace con il potere, e le sue logiche, che tanto vorrebbe combattere.&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/fbwAexFJEWU" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/4300925881831920451/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/come-un-cane-in-chiesa.html#comment-form" title="6 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/4300925881831920451?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/4300925881831920451?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/fbwAexFJEWU/come-un-cane-in-chiesa.html" title="Come un cane in chiesa" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-Wue_fAh5_1U/USyit1h6tFI/AAAAAAAAB48/khZNTOpbW_Q/s72-c/download.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>6</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/come-un-cane-in-chiesa.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;CEQBQ3o8fyp7ImA9WhBSGE8.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-3196737468497142377</id><published>2013-02-25T08:30:00.000+01:00</published><updated>2013-02-25T20:59:12.477+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-02-25T20:59:12.477+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica spicciola" /><title>Non c'è niente da ridere</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
del Disagiato&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6GGMHhBWup0/USqOy_hc30I/AAAAAAAAB4s/YJSaS6rmRxU/s1600/BERLUSCONI+RIDE.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/-6GGMHhBWup0/USqOy_hc30I/AAAAAAAAB4s/YJSaS6rmRxU/s1600/BERLUSCONI+RIDE.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Non ho ben capito se è mio padre che comincia ad
assomigliare a Silvio Berlusconi o se è Silvio Berlusconi che comincia ad
assomigliare a mio padre, fatto sta che entrambi sono persone che mi mettono
tremendamente in imbarazzo. Mio padre scherza sempre, come se lo
facesse apposta per innervosirmi. Scherza con la cassiera del supermercato,
scherza con il commesso del Bricocenter, scherza con il benzinaio, scherza con
la cameriera o il cameriere. Il mio imbarazzo comincia quando vedo che dall’altra
parte non c’è risposta, che sul viso della cameriera o della cassiera non nasce
non dico dell’intesa ma della comprensione. E io, allora, gli do un piccolo
calcio sotto il tavolo, se siamo seduti, o gli chiedo a bassa voce di
smetterla, che non si può sempre fare così, che dovrebbe capire che non tutti
sanno stare ai suoi scherzi. Che poi questi scherzi sono in realtà battutine
per rastrellare un pizzico di complicità da utilizzare per sentirsi vivo o
magari più vivo. Finisce, invece, che la cassiera si scoccia, che io mi innervosisco
e che mio padre si ammutolisce prima di dire più o meno quello che Berlusconi
ha detto ieri alla scrutatrice: dovreste imparare a ridere. &lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Mio padre per diventare ricco non ha corrotto nessuno e non
ha portato donne nude in televisione, quindi l’analogia finisce qui, però vi
garantisco che almeno una volta in vita sua, prima che i suoi figli a tavola lo
umiliassero parlandogli di “conflitto d’interessi” e di lumpenproletariat, mio
padre Silvio Berlusconi l’ha votato. Perché prometteva bene e perché era,
secondo lui, una persona simpatica, sempre sorridente. Poi, siccome è
una persona intelligente, ha capito come stavano le cose. Però, nonostante i
ruoli e la differenza di classe, Silvio Berlusconi assomiglia a mio padre e
sarà che pure io sto invecchiando ma incomincio a trovarli simpatici. Magari
mi sbaglio, ma ho come la sensazione che quest’anno, per la sua ennesima ridiscesa in
campo, Silvio Berlusconi negli studi televisivi sia stato più simpatico di voi.
Anzi, già che ci sono, volevo dirvi che Berlusconi è davvero più simpatico di
voi. O forse siete voi che state perdendo i colpi. È vero, voi non avete mai
avuto rapporto con i mafiosi e non avete organizzato festini equivoci in casa
vostra, però state un po’ impallidendo, non sembrate più così intelligenti. E
ovviamente anch’io, che pago le tasse e non faccio le corna nelle fotografie di
gruppo, non sembro più così intelligente, sempre che lo sia mai stato.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Chissà cosa mi sta succedendo, chissà perché quando ho visto
la faccia della scrutatrice dopo che Berlusconi le ha consigliato di
sorridere, ho pensato che forse dovremmo imparare a essere più gentili e
rilassati. Mi chiedo solo che cosa avesse da perdere quella ragazza facendo un
bel sorriso. Io penso che lei &amp;nbsp;volesse fare bella figura con noi, noi che siamo come
lei, gente seria, a modo, che ride solo quando c’è Crozza o Makkox che fanno i
simpatici. Ma cosa abbiamo da perdere? Davvero sorridendo a una battutina
isterica di Silvio Berlusconi finiamo per essere complici, cittadini di un'inquietante zona grigia? Io penso che no, che non succede niente, il cofanetto con i dvd di Lost è sempre a casa ad attenderci, le nostre idee di sinistra rimangono
intatte, pure.&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Non ho più entusiasmo, però. A volte, quando sono fermo al semaforo
in attesa del verde, mi capita di pensare che abbia ragione il nemico. È solo
una frazione di secondo, che passa in fretta, e poi ritorno padrone delle mie
convinzioni e delle mie idee conquistate a fatica su terreni di battaglia che
ho lasciato e che non voglio più calpestare. Penso che la faccia seria della scrutatrice non fosse un pugno in faccia a Silvio Berlusconi o una fuga dalla
complicità, ma una carezza a noi, una bella posa per le telecamere presenti. Quel
non sorriso, quella faccia di pietra, è un prodotto ben confezionato dalla sinistra moderna. E ho come la sensazione che in questi ultimi anni i partiti di
sinistra abbiano cominciato ad essere bravi anche nell’arte del commercio. E anzi, in questo, forse, stiamo diventando più bravi di Silvio Berlusconi, più furbi dell'avversario che da tempo detestiamo per la sua furbizia.&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/4Y2p-_BPwso" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/3196737468497142377/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/non-ce-niente-da-ridere.html#comment-form" title="12 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/3196737468497142377?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/3196737468497142377?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/4Y2p-_BPwso/non-ce-niente-da-ridere.html" title="Non c'è niente da ridere" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-6GGMHhBWup0/USqOy_hc30I/AAAAAAAAB4s/YJSaS6rmRxU/s72-c/BERLUSCONI+RIDE.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>12</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/non-ce-niente-da-ridere.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;DkUCQ3o9fSp7ImA9WhBSEks.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-7329767070385798820</id><published>2013-02-19T09:00:00.000+01:00</published><updated>2013-02-19T09:57:42.465+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-02-19T09:57:42.465+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pellicole e pagine" /><title>Trappole</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
del Disagiato&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Pheb5eawDxk/USKbZvtg9WI/AAAAAAAAB4E/0nohAYdiK80/s1600/images.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/-Pheb5eawDxk/USKbZvtg9WI/AAAAAAAAB4E/0nohAYdiK80/s1600/images.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Lo so che lo sapete ma è sempre utile ricordare che la copertina, o la quarta di copertina, di un libro è studiata è progettata per
acchiappare l’attenzione di chi passeggia tra gli scaffali della libreria e non
ha bene in mente cosa acquistare, dove allungare la mano o posare gli occhi. Un
piccola trappola che si può evitare con il buon senso. Basta saperlo,
insomma. Le copertine belle non per forza fasciano un buon libro e una
copertina brutta non per forza contiene un pessimo libro, anche questo è utile saperlo.
Come sarebbe utile metterci d’accordo su cosa intendiamo con "bella" e "brutta". Facciamo così, stabiliamo che una copertina non ha nessun
significato, non vuole dire o annunciare niente: il contenuto è slegato dalla
forma. Sempre? Magari sempre no, però quasi sempre. Le copertine progettate
dalla casa editrice Einaudi spesso sono belle ed eleganti ma immagino che non
tutti i libri Einaudi siano belli o anche solo leggibili. Le copertine Adelphi
forse seguono lo stesso sentiero, i libri Newton hanno tecnici, selezionatori e
progettisti sia per le copertine sia per ciò che le copertine abbracciano e i
libri Mondadori a volte si presentano, nel contenuto e nella forma, con
coerenza e a volte no. A questo punto, vi sembra di avere le idee chiare? Vi
sembra che alcune case editrici siano più sincere e corrette di altre? Sì, può
darsi, ma non abbiamo presente tutte le copertine in commercio e tanto meno
possiamo aver letto tutti i libri che stanno in una libreria, quindi l’unica
cosa, secondo me, è fare un piccolo passo indietro e guardare tutto questo con
un po’ di serenità, poche certezze e qualche impressione in tasca. Quando se
ne presenta l’occasione, ai miei clienti ho deciso di dire: le copertine non
vogliono dire niente; a volte ingannano, a volte non ingannano. L’ideale
sarebbe non guardarle nemmeno, le copertine, ma il nostro mondo non è ideale.
Anzi.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Non so voi, ma io i miei vicini di casa non li vedo più.
Saranno i miei orari di lavoro, sarà che esco pochissimo, sarà che loro
escono poco, vai a sapere, sta di fatto che difficilmente ci si
incrocia. Le facce dei condomini di questa piccola palazzina che mi ospita
stanno diventando trasparenti, come capita con le facce sognate quando di
mattina apriamo gli occhi. D’estate, quando le giornate hanno qualche ora di
luce in più, ci riscopriamo, ma per il resto dell’anno ci si dimentica. Sento
le loro voci ma non vedo i loro corpi. Le uniche facce che vedo, a parte qualche amico, sono quelle dei
clienti e quelle degli scrittori che stanno sulle copertine dei libri. I
clienti sono di passaggio, gli scrittori sulle copertine (o quarta di
copertina) sono fissi, immobili, prigionieri. Stanno lì e ci guardiamo, tutti i
giorni, per lunghi periodi. Ora che ci penso vedo più loro che i miei vicini di
casa, anzi, se mi permettete una forzatura, gli scrittori sono diventati i miei
vicini di casa, ben visibili sui libri o sui cartelloni pubblicitari che esponiamo
fuori dal negozio o in vetrina. Loro parlano di me (i libri parlano di noi o sbaglio?)
e non vedo perché io non dovrei parlare di loro per come li conosco, senza,
magari, aver letto il libro che hanno scritto. Facciamo così anche con i vicini
di casa, no? Li giudichiamo senza conoscerli veramente, li guardiamo dalla
finestra, li osserviamo mentre loro sono di spalle e stanno aprendo il cancello
giù in cortile o stanno salendo in macchina. Però, come vi ho detto, è accaduto
che i miei vicini di casa ho smesso di guardarli e di incontrarli. Dalla mia
finestra, allora, guardo passare scrittori. C’è chi ha una faccia intelligente
e c’è chi ha una faccia stupida; c’è chi mi sta fregando e chi invece non sa
nemmeno dove sto di casa, come mi chiamo, che faccia ho, come la penso, per chi
voto.&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;
&lt;span style="text-align: justify;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-UgqBB9VTM5k/USKdLEMX0RI/AAAAAAAAB4Q/XJC6O5LAT5Y/s1600/phpThumb_generated_thumbnailjpg.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="188" src="http://2.bp.blogspot.com/-UgqBB9VTM5k/USKdLEMX0RI/AAAAAAAAB4Q/XJC6O5LAT5Y/s320/phpThumb_generated_thumbnailjpg.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
In questa fotografia qui sopra ci sono due persone che sanno molte
cose sulla ‘ndrangheta. Quello a sinistra è il procuratore aggiunto Nicola Gratteri
mentre quello a destra è Antonio Nicaso, scrittore, giornalista e ricercatore.
Se non li conoscete e volete saperne di più, ci sono le loro biografie in rete
oppure ci sono i loro libri sulla mafia calabrese che si sta infiltrando là dove la mafia calabrese non dovrebbe infiltrarsi: &lt;i&gt;La mafia fa schifo. Lettere di ragazzi da un paese che non si rassegna&lt;/i&gt;; &lt;i&gt;La giustizia è una cosa seria&lt;/i&gt;; &lt;i&gt;Fratelli di sangue.&lt;/i&gt; Gratteri scrive che un buon modo per combattere la mafia è la prevenzione: educate i
giovani, sostiene lui. Nicaso, invece, ha così tante informazioni sulla
‘ndrangheta, che tiene dei corsi anche negli Stati Uniti, oltre
che in Italia. Wikipedia riporta che Nicaso “tiene corsi estivi di storia della
questione meridionale e storia delle organizzazioni criminali per post laureati al Middlebury College (Vermont, Usa)”. Quando ho letto “corsi
estivi” ho sorriso e non so il perché. Ma questo è solo una piccola curiosità che mi
sono fatto scappare osservando Nicaso dalla mia finestra.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Insomma, Gratteri e
Nicaso hanno scritto dei libri insieme, a quattro mani, e sulla quarta di
copertina di tutti i loro libri c’è questa fotografia, in bianco e nero. Essendo sul
retro, Gratteri e Nicaso non li vedo tutti i giorni ma quasi. Li ho visti anche
l’altro giorno mentre pulivo il pavimento del negozio. Uno dei loro libri era su uno
scaffale, di costa, e alzando la testa dal pavimento ho visto queste due facce
in avvicinamento, o già vicine. Scusate il pettegolezzo, ma secondo me è
Nicaso, sulla destra, che sta parlando a Gratteri, sulla sinistra. Cosa si
stiano dicendo, non lo so e non posso saperlo; dove si trovavano in quel momento, neppure questo so. Li vedo in libreria e questo mi basta per capire
che la fotografia è efficace, che l’immagine funziona bene per rappresentare la
complicità tra un procuratore e un giornalista impegnati a combattere la
criminalità organizzata. Così tanta complicità che hanno scritto dei libri
insieme. Però il loro editore, Mondadori, ha usato questa fotografia non solo
per la complicità ma anche perché questa fotografia ricorda tanto quella
fotografia scattata dal reporter Tony Gentile nel rione della Kalsa, a Palermo, nel marzo 1992, nella quale Falcone e Borsellino stanno nella
stessa posizione di Gratteri e Nicaso: fotografia in bianco e nero, due visi
vicini, uno dei due che dice qualcosa&amp;nbsp;all'altro, intimità, complicità, competenza, credibilità.&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-kDjXqcMHYM0/USKXFe_2btI/AAAAAAAAB30/6qcDaStQqUM/s1600/falcone.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="143" src="http://1.bp.blogspot.com/-kDjXqcMHYM0/USKXFe_2btI/AAAAAAAAB30/6qcDaStQqUM/s400/falcone.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Già, la credibilità. Non per essere maligno, ma sembra che
Gratteri e Nicaso, quelli immortalati intendo, traggano forza non dalla loro fotografia ma da quello che la
loro fotografia prende da Falcone e Borsellino in quel lontano 1992, prima di
cadere nel baratro e nel mito. Posso dire che Falcone e
Borsellino sono dei miti? O forse è più opportuno dire simboli? La bocca
sorridente di Borsellino accanto ai baffi di Falcone ha generato non solo una
fotografia ma anche striscioni, bandiere e copertine. Capita ai grandi, questo,
non ai mediocri. &lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Mondadori ha utilizzato una trappola, piccola e non sofisticata, per i libri di Gratteri e Nicaso? Non so
proprio che dire. Mi sentirei un vicino di casa maligno a dire che sì, che
quella fotografia rappresenta due persone competenti che giocano a fare i
Falcone e i Borsellino. Basterebbe accostare le due fotografie per pensarlo. Ma
né io e né voi siamo vicini di casa maligni. Siamo solo gente che osserva fuori
dalla finestra e si fa venire qualche sospetto, qualche impressione. A volte
facciamo pettegolezzi, ci mancherebbe, ma siccome non abbiamo nessuna certezza, è meglio, certe cose, tenercele per noi. Perché potremmo
anche sbagliarci.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/f-xcSdFNpzM" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/7329767070385798820/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/trappole.html#comment-form" title="4 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/7329767070385798820?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/7329767070385798820?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/f-xcSdFNpzM/trappole.html" title="Trappole" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://4.bp.blogspot.com/-Pheb5eawDxk/USKbZvtg9WI/AAAAAAAAB4E/0nohAYdiK80/s72-c/images.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>4</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/trappole.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C08CQHo4eSp7ImA9WhBSEE0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-4677864360393267886</id><published>2013-02-16T09:00:00.000+01:00</published><updated>2013-02-16T09:04:21.431+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-02-16T09:04:21.431+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="disagi" /><title>Il grande</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
del Disagiato&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://1.gvt0.com/vi/FA_eSKHK9Fk/0.jpg" height="200" style="clear: right; float: right;" width="295"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/FA_eSKHK9Fk&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true" /&gt;&lt;embed width="295" height="200"  src="http://www.youtube.com/v/FA_eSKHK9Fk&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
L’altra sera, come è accaduto soprattutto a molti appassionati di calcio, mi sono emozionato davanti a Roberto Baggio, che è sceso sul palco dell’Ariston. Mi sono emozionato quando &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=nqpKVteRSCI"&gt;l’ho sentito parlare&lt;/a&gt; della passione, della gioia, del
coraggio e del successo e molto probabilmente devo aver stretto
i pugni quando ha detto&amp;nbsp; “non credete a ciò che arriva senza
sacrificio”. L'ho imparato&amp;nbsp;anch'io:&amp;nbsp;ciò che arriva senza sacrificio
è un inganno, un qualcosa di effimero, caduco. Roberto Baggio è uno che ci
piace, come ha detto Fazio nel presentarlo. Baggio è un simbolo di tante cose,
molto probabilmente di quelle cose di cui, "senza arroganza", ha parlato lui rivolgendosi ai
giovani. Sono stato un baggista, se mai esiste
questo termine. Lui, per me, era il calcio. Il gol più bello, in assoluto, che abbia mai
visto è quello che potete vedere qui sopra, e non tanto per la spettacolarità ma per come ha reso facile una cosa difficilissima. E Roberto Baggio era davvero bravo a fare le
cose difficili, non scontate. Vorrei poi sottolineare che questo gol l’ha realizzato con la maglia della squadra della mia città, dopo un infortunio - l’ennesimo grave infortunio – che poteva porre fine alla sua carriere. Invece lui, grazie alla
passione e al sacrificio, ha continuato a giocare e a fare bellissimi gol, tra i quali
questo. Insomma, per me è stato un compagno di viaggio e non solo perché per tutti è stato, per circa vent'anni, uno dei migliori giocatori al
mondo. Però.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Però Roberto Baggio è stato
anche un vanitoso e un egocentrico. Se ha cambiato tante squadre non è perché non gli piaceva "mettere radici" o perché è importante "conoscere tante culture differenti", ma perché sapeva, detto terra terra, di dover stare in panchina, cosa che spesso tocca fare con sacrificio e umiltà, a volte come illogica conseguenza del sacrificio e dell'umiltà. Ma lui non ha mai tollerato la
panchina e non ha mai sopportato di non rientrare negli schemi e nei progetti immediati di una squadra.
Ricordo la sua faccia incredula quando Sacchi lo sostituì durante i mondiali
del 1994. Ecco, quello è Roberto Baggio. Carlo Mazzone riuscì a portarlo a Brescia
dicendogli: costruiremo una squadra attorno a te. E lui venne e fece
cose che a Brescia non avevamo mai visto: perché una società calcistica
costruiva partendo da lui, il grande giocatore che tanti tecnici non comprendevano o non volevano comprendere. Non so se il destino dei fantasisti, dei grandi giocatori, sia quello di dividere, di spaccare i ponti, però la mia impressione è che Roberto Baggio abbia frequentato il calcio da primadonna, per lunghi tratti del suo percorso, spesso facendo i capricci. Devo ammettere che a volte, da essere umano che l'ha spiato per vent'anni, mi sono ritrovato a imparare da
lui più la vanità e l'arte della solitudine anziché la passione, la gioia, il coraggio e il
sacrificio. E davvero non so se ringraziarlo.&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/5tYCYL9HGG0" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/4677864360393267886/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/il-grande.html#comment-form" title="5 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/4677864360393267886?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/4677864360393267886?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/5tYCYL9HGG0/il-grande.html" title="Il grande" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><thr:total>5</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/il-grande.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;C0QDRnw8eCp7ImA9WhBTF0g.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-295944064457675860</id><published>2013-02-13T09:00:00.000+01:00</published><updated>2013-02-13T11:29:37.270+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-02-13T11:29:37.270+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="gli esseri umani" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="in libreria" /><title>Come va a finire</title><content type="html">del Disagiato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-ymjfdtrJysc/URp4YLMlXsI/AAAAAAAAB3U/hBoGaZ9p_n8/s1600/Eternal-Sunshine-of-the-Spotless-Mind-Poster.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://3.bp.blogspot.com/-ymjfdtrJysc/URp4YLMlXsI/AAAAAAAAB3U/hBoGaZ9p_n8/s320/Eternal-Sunshine-of-the-Spotless-Mind-Poster.jpg" width="213" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
In un film americano che si intitola "Se mi lasci ti cancello" (in Italia spesso traduciamo da cani i titoli originali) a un certo punto lui e lei si conoscono su una spiaggia. Passeggiano, vanno a casa di lui e poi, mentre si riempiono un bicchiere di vino per festeggiare quello che pare essere l'inizio di una bella storia d’amore, ascoltano una cassetta nella quale le loro stesse voci raccontano i motivi che li porteranno a odiarsi e a lasciarsi. È un film che utilizza parecchio la fantasia, la trama è un po’ articolata, quindi, se non avete visto il film, non chiedetevi e non chiedetemi come queste voci dal futuro (o dal passato?) siano giunte alle loro orecchie. Adesso non importa. È questa scena ad essere, secondo me, bellissima. Festeggiare l’inizio ascoltando i motivi della fine, con un bicchiere in mano, con la faccia un po’ perplessa. “Non è istruita. È intelligente ma non è istruita. Non posso parlare con lei nemmeno di un libro, ad esempio. Lei è più una tipa da riviste. Il suo vocabolario qualche volta lascia a desiderare. Mi sono trovato anche in imbarazzo, per colpa sua. Dice parolacce e parolacce e parolacce…” racconta, tra le tante cose, una voce maschile sul mangianastri, mentre loro due sono lì presenti, pronti a partire verso la felicità, verso l’amore. Si sono appena incontrati, si piacciono, insieme stanno bene e perché mai non dovrebbero continuare a vedersi? Però c’è questa cassetta che dichiara i loro difetti, e infatti lei se ne va quasi in lacrime, lui non tenta di fermarla, poi la rincorre, la raggiunge nel corridoio, si guardano e si dicono che certo, prima o poi arriverà la fine, ma che comunque c’è un tempo per amare. Poi, quando giungeranno i difetti, si vedrà.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ieri mattina una persona è entrata in libreria e mi ha salutato. Questa persona, tanto tempo fa, non dico che mi ha cambiato la vita, ma quasi. E io, così, su due piedi, non l’ho riconosciuta. Non perché fosse ingrassata o dimagrita, non perché fossi distratto da altri clienti, ma solo perché…perché… Non lo so il perché. Non l’ho riconosciuta, punto. Poi, dopo secondi di smarrimento, l’ho riconosciuta e salutata, ci mancherebbe. Con questa persona sono stato a Venezia due o tre volte. Io e lei ci siamo abbracciati, baciati, ci siamo detti cose, segreti, confidenze, belle parole. Insomma, abbiamo fatto quello che fanno tutti gli innamorati. E un po’, come dicevo, quelle cose mi hanno cambiato la vita, mi hanno costruito. Ecco, sì, mi hanno costruito. E come per quasi tutti gli innamorati anche per noi è arrivato il momento dell'addio. Anzi, non ci siamo neppure detti addio da quanto eravamo nauseati. Lei era una tipa da riviste e io, per lei, ero sempre nervoso.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Allora ieri, quando lei se n’è uscita dal negozio, d’istinto (un istinto davvero strano) ho guardato subito certi libri che stavano su certi scaffali. Ho pensato che non solo non riconosco più una ragazza con la quale sono stato molto felice ma non riconosco neppure più alcuni libri. Da lontano, lì in negozio, mi sono messo a fissare una raccolta di racconti di Raymond Carver pensando che Carver anni fa mi ha letteralmente cambiato la vita ma che adesso non riuscirei più a leggerlo. Quando i clienti mi chiedono un consiglio, una buona lettura, Carver non mi passa neppure per la mente. E se mi passa per la mente provo, ancora d’istinto, una specie di rifiuto. E dire che se sono qui a scrivere è perché ho conosciuto lui. Se sono sopravvissuto e sopravvivrò a brutti avvenimenti è grazie a lui, ai suoi racconti, ai personaggi dei suoi racconti. Ho guardato anche altri scrittori che stavano sulle mensole della libreria: scrittori che ho lasciato da tempo, nonostante mi abbiano insegnato come si vive e come si dovrebbe morire. C'è stato uno strappo e una fine anche con loro.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Mi sono venuti in mente i due amanti del film, due persone che incominciano ascoltando i motivi che li porteranno all'addio e che nonostante tutto tentano, ci provano, negano l’evidenza, vivono consapevoli della fine. Chissà, mi chiedo, perché lo fanno. Chissà, più che altro, perché lo facciamo.&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/mtxZXWgDuYs" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/295944064457675860/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/come-va-finire.html#comment-form" title="7 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/295944064457675860?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/295944064457675860?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/mtxZXWgDuYs/come-va-finire.html" title="Come va a finire" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://3.bp.blogspot.com/-ymjfdtrJysc/URp4YLMlXsI/AAAAAAAAB3U/hBoGaZ9p_n8/s72-c/Eternal-Sunshine-of-the-Spotless-Mind-Poster.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>7</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/come-va-finire.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;Dk4FR3s-eyp7ImA9WhBTFk0.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-1114396870494055519</id><published>2013-02-11T08:29:00.000+01:00</published><updated>2013-02-11T18:48:36.553+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-02-11T18:48:36.553+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="gli esseri umani" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="pellicole e pagine" /><title>La realtà purtroppo</title><content type="html">&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
del Disagiato&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ogcr6kf5Ko8/URgylI4MJOI/AAAAAAAAB20/coPkcCHKcxM/s1600/tako-to-ama-by-hokusai.jpeg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="222" src="http://2.bp.blogspot.com/-ogcr6kf5Ko8/URgylI4MJOI/AAAAAAAAB20/coPkcCHKcxM/s320/tako-to-ama-by-hokusai.jpeg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
In libreria, come ho già raccontato in passato, vendiamo libri pornografici. Questi libri, però, non sono proprio libri pornografici come lo sono i giornalini pornografici che si trovano (se ancora si trovano) in edicola, ma sono volumi che raccolgono “fotografie d’autore”. La definizione non né mia né dei miei colleghi, ma dei clienti che acquistano questi volumi. La cosa è vera, in parte. Le fotografie si concentrano non solo su un pene vicino ad una bocca, ma si concentrano anche sulla scenografia, la luce e, infine, sulla distanza e angolazione tra la macchina fotografica e i protagonisti. E poi, a dire il vero, a tracciare la vera differenza tra queste fotografie d’autore e i prosaici giornaletti pornografici è il fatto che nelle fotografie d’autore il pene sta vicino ad una bocca. Non dentro.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Di questi libri, comunque, ne vendiamo tanti e secondo me proprio per l’alta - come posso dire? - artisticità delle immagini. La casa editrice che li pubblica pubblica anche, e soprattutto, libri d’arte, come se tra le due dimensioni, pornografia e arte, ci fossero visibili e naturali vasi comunicanti. Rimane comunque che in questi libri d’autore c’è, detto in breve, del sesso e la cosa, sicuramente, non lascia indifferenti i clienti che li comprano. Probabile che il fine dell’acquisto sia la masturbazione, e sarei ridicolo a non prendere in considerazione questa possibilità.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ieri ho letto un simpatico&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.freddynietzsche.com/2013/02/10/vedere-la-figa-e-perdere-la-testa-avvisoria-parentale-anche-retroattiva-liriche-esplicite/#more-12623"&gt;post di Matteo Bordone&lt;/a&gt; in cui, giustamente, si sdrammatizzano certe statistiche sull’utilizzo e il traffico di YouPorn in Italia.  “La pornografia”, scrive Bordone, “è un pezzo della vita dell’umanità da alcuni millenni, e lo sarà per sempre. Perché alle donne e agli uomini piace il sesso, sia fatto che raccontato, descritto, riprodotto. Il porno è anche cultura e costume, molto più di quello che anche solo vagamente pensino nelle redazioni dei giornali”.  Io vi scrivo per dirvi che la penso come Matteo Bordone: il sesso è anche cultura e costume. 

Ho solo da aggiungere che la pornografia online, per la sua facile fruibilità, compie un assedio ben più feroce e capillare rispetto alla pornografia di&amp;nbsp;vent'anni&amp;nbsp;fa. O almeno a me sembra. E poi, più che altro, ho come l’impressione che a chi piacciono i film pornografici online non piace il sesso ma piacciono i film pornografici online. E così tanto da escludere il sesso.  Guardare film pornografici non per masturbarsi ma per masturbarsi con i film pornografici online, e solo con quelli. Il sesso, quello reale, al contrario della maggior parte della pornografia, è fatto da imperfezioni (e timidezze, mi viene da dire), oltre che dal desiderio.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
A noi piace tanto la perfezione, invece. Michael Mann a proposito di regia e punti di vista, qualche anno fa diceva:&amp;nbsp;“Immaginiamo la scena di un uomo e una donna che si sono lasciati e si incontrano per decidere come dividersi l’appartamento. La prima cosa da stabilire è da che punto di vista filmare la scena. Mettiamo che sia quello dell’uomo, perché ciò che succede è che lui vuole che lei torni. Per mostrare come lui vede la donna, c’è una posizione magica dalla quale filmare. Un asse ottimale da trovare. E per arrivarci c’è una grammatica di base su cui appoggiarsi. Ma la grammatica indicherà la direzione solo in modo approssimativo. Condurrà nelle vicinanze del luogo magico” (&lt;i&gt;L'occhio del regista,&lt;/i&gt; 2009).&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;span style="text-align: justify;"&gt;Scusate il salto, la deviazione, ma secondo me i film pornografici hanno questo asse ottimale, ideale, che non abbandona la nostra testa e il nostro occhio neppure quando siamo fuori casa, tra la gente. Solo che tra la gente, nella realtà, il sesso c’è ma è imperfetto, orfano di qualsiasi "grammatica di base" (o stai a vedere che la grammatica la dobbiamo trovare noi, con un po’ di esperienza).  Non esiste, nella realtà, un asse ottimale, una posizione magica dalla quale filmare, con la quale vivere. E allora ci viene un po’ di rabbia per colpa di queste imperfezioni: per il semplice fatto che la realtà è semplicemente realtà.  E la rabbia, spesso, si trasforma in delusione e la delusione assume, poi, con l'andare del tempo, forme inquietanti.&lt;/span&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/KXKZ6PH-v6Q" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/1114396870494055519/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/la-realta-purtroppo.html#comment-form" title="4 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/1114396870494055519?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/1114396870494055519?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/KXKZ6PH-v6Q/la-realta-purtroppo.html" title="La realtà purtroppo" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://2.bp.blogspot.com/-ogcr6kf5Ko8/URgylI4MJOI/AAAAAAAAB20/coPkcCHKcxM/s72-c/tako-to-ama-by-hokusai.jpeg" height="72" width="72" /><thr:total>4</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/la-realta-purtroppo.html</feedburner:origLink></entry><entry gd:etag="W/&quot;AkIFQX8zfCp7ImA9WhBTE0g.&quot;"><id>tag:blogger.com,1999:blog-5453245615396353441.post-5084702411312857560</id><published>2013-02-08T09:00:00.000+01:00</published><updated>2013-02-08T22:21:50.184+01:00</updated><app:edited xmlns:app="http://www.w3.org/2007/app">2013-02-08T22:21:50.184+01:00</app:edited><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="politica spicciola" /><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="in libreria" /><title>Fuori dalle librerie</title><content type="html">&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
del Disagiato&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-XNRbhXxH4W0/URQYujuINOI/AAAAAAAAB2k/fFb4wvvCfCM/s1600/images.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/-XNRbhXxH4W0/URQYujuINOI/AAAAAAAAB2k/fFb4wvvCfCM/s1600/images.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;
&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
Ci sono due cose che non ho mai capito della campagna
elettorale fatta da Renzi qualche mese fa, per le primarie. Non ho capito
l’arroganza inserita nel concetto espresso dalla parola "rottamazione". Renzi
diceva di voler sostituire il nuovo con il vecchio. Ci vuole gente giovane, con
idee nuove e mente lucida (cioè lui), sosteneva su un palco, davanti ad uno
schermo gigante, di fronte al suo pubblico. Ogni volta che leggevo la parola rottamazione o che sentivo parlare Renzi o i renziani di rottamazione, io mi
chiedevo che fine avrebbe fatto il vecchio, l’usato, il poco lucido. Va bene,
entrano in scena i giovani, quelli che hanno idee nuove e sanno come ora vanno le cose: ma a discapito di chi? Che fine fa il passato? Non vogliamo preoccuparci
anche di chi andiamo a sostituire? L’altra cosa
che non ho capito di questa sua campagna elettorale è lo schermo. Anche voi vi
sarete accorti che ogni nuovo argomento toccato da Renzi era affiancato da un
filmato: vogliamo parlare di questa vecchia classe dirigente che pretende di
risolvere i problemi del nostro paese? Bene, prima di parlarne vi mostro un bel
filmato, diceva lui. E a seguire, sullo schermo, appariva Topolino
concentrato ad ordinare la sua stanza con la bacchetta magica. Vogliamo parlare
di corruzione? E via, allora, con un bel filmato in cui Antonio Albanese imita
un mafioso. Vogliamo parlare dei cittadini che non vogliono più stare in Italia? Prima,
però, uno spezzone in cui il personaggio interpretato da Fabio Volo rifiuta la
sua carta d’identità, la sua cittadinanza. Questi erano solo filmati
introduttivi, niente di più. E invece, secondo me, sono qualcosa di più.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: left;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
L’altra sera, mentre guardavo Berlusconi in televisione, pensavo
a quanto, da uno a dieci, io avessi ragione. Va bene, Berlusconi è un
piazzista, ma io, che ho sempre dato il mio voto ai partiti di sinistra e che dal 1994 detesto l’idea che ha di
mondo Berlusconi (le veline, l’ottimismo privo di senso, la sua televisione e
via dicendo), quanto ho ragione? Da uno a dieci, dico. Nove? Otto? Per non essere
presuntuoso, sette? Sì, facciamo sette. E lo so che è un esercizio assai stupido
misurare in questo modo la forza della ragione ma davanti a Berlusconi mi
capita spesso di guardare e giudicare quello che io ho da dare a voi e a tutta la nostra società. Anzi, la sinistra italiana, che è la parte che mi rappresenta, cosa ha
da dare al mio paese? Ci sono tante sinistre in Italia, è vero: Vendola e
Bersani. E poi Renzi. E se Renzi le primarie le ha perse, non significa che non
abbia da dare qualcosa al suo partito e a noi. E questo qualcosa è un certo
modo (ovvio che non solo Berlusconi ce l'ha) di intendere il mondo; un certo modo, più che altro, di interpretare il
mondo. E come lo intende lo ha già dimostrato con i suoi filmati introduttivi,
durante la campagna elettorale, parecchie settimane fa, quando diceva che
Bersani appartiene a una società che non c’è più: una società nella quale la
realtà non la si interpretava e giudicava per mezzo di Topolino o Antonio
Albanese o Fabio Volo. Una realtà noiosa, quindi. Non al passo con i tempi. Come
una macchina fotografica vecchia.&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Alessandro Baricco è un sostenitore di Renzi e come Renzi
sostiene che il cinema, la televisione, il calcio e la moda sono strumenti per
giudicare e per capire. Baricco l’ha scritto e sostenuto anni fa su Repubblica
(articoli che poi hanno composto il libro &lt;i&gt;I barbari&lt;/i&gt;) e l’ha confermato
recentemente in &lt;a href="http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2013/01/11/news/intervista_baricco-50296447/"&gt;un’intervista &lt;/a&gt;(ne ho già parlato qualche giorno fa, perdonatemi
la fissazione). “Non esiste né il colto né il popolare. Esistono bello e
brutto”, dice. Kate Moss serve per spiegare il gusto collettivo, e ascoltare
Proust è come vedere Messi a giocare a pallone. Questa è la cultura secondo
Baricco, che è l’intellettuale di riferimento di Renzi, che è il politico che
sta dando voce alla nuova sinistra. Ma la cultura pop, e cioè questo polpettone in cui alto e
basso si mescolano, ha forse qualcosa di sbagliato? Sostenendo che i dispiaceri o gli
ostacoli della vita possono essere affrontati anche per mezzo di Kate Moss, la
nostra ragione, di fronte alle balle di Silvio Berlusconi, precipita dalla
sufficienza&amp;nbsp;all'insufficienza?&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Un grosso problema delle librerie è la mancanza
di spazio. Tutti i giorni arriva un numero spropositato di "nuove uscite" anche perché la
televisione, il cinema, la moda, la musica e lo sport quotidianamente creano un
argomento, un personaggio, un fenomeno da sfruttare e commercializzare. E le
case editrici, infatti, non perdono l’occasione per sfruttare e
commercializzare. Nel suo breve saggio “Ricordi di libreria” (&lt;i&gt;Bookshop
Memories&lt;/i&gt;, 1936) George Orwell scriveva: "Quella del libraio è una vita
malsana. Di regola una libreria è tremendamente fredda in inverno, se è troppo
calda, l’umidità appanna le vetrine, e un libraio vive sulla vetrina. Inoltre i
libri producono maggior polvere e più velenosa di qualsiasi altro oggetto che
sia stato finora inventato. Infine le mosche hanno la spiccata tendenza ad
andare a morire sul taglio superiore dei libri”. A parte il fatto che ora la maggior
parte delle librerie sono calde d’inverno e fresche d’estate, io la polvere non
la vedo più, e neppure le mosche morte. La polvere non fa in tempo a formarsi o
a depositarsi per mancanza di tempo: i volumi vengono sostituiti e resi quasi
subito. La maggior parte dei libri che arrivano in negozio sono il
prolungamento di qualcosa che è accaduto in tv. Questo non per forza deve essere un male. Però
questo qualcosa scade subito, lascia il posto ad altro di nuovo e fresco, che
molto presto, ancora, lascerà il posto ad altro di nuovo e fresco.&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Mi chiedo solo: come posso pensare a una libreria di
qualità, quando il mondo, lì fuori, non ha nessuna di queste qualità? Come
posso pretendere una buona condotta dalle case editrici, quando l’intellettuale
di riferimento, o uno degli intellettuali di riferimento, della sinistra
italiana sostiene che la cultura bassa (che scade, che viene consumata, che
sparisce in brevissimo tempo) non esiste come non esiste la cultura alta (che
rimane, che dà forza al passato e alla tradizione)? Davanti alla faccia di Silvio Berlusconi, io mi sento di avere ragione solo se continuo a
pensare, ad esempio, che è proprio un peccato che gli scaffali dedicati ai
libri di poesia stiano letteralmente scomparendo. Ho ragione, più che altro, se continuo a
sostenere che la buona poesia, non contaminata da altro, è uno strumento per comprendere noi stessi; un efficace strumento per capire che spesso quello che capita dentro di
noi non combacia con quello che sta fuori di noi (tutta la letteratura, forse,
parla di questo). &lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
"Le facce dei servi sempre preavvertono dell’umore dei
padroni", scriveva Leonardo Sciascia nel suo &lt;i&gt;Il contesto&lt;/i&gt;. Le nostre facce
preavvertono dell’umore di padroni nuovi, che nulla hanno a che fare con Silvio
Berlusconi e la sua corte. È una sensazione che ho da non molto, stando con voi e, questo il brutto, stando tra i libri. Libri che, secondo me, dovrebbero proteggerci e allontanarci dalle cose che stanno fuori dalla nostra stanza, dalla mia libreria.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/AdgWk/~4/9aSQCtkptGA" height="1" width="1"/&gt;</content><link rel="replies" type="application/atom+xml" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/feeds/5084702411312857560/comments/default" title="Commenti sul post" /><link rel="replies" type="text/html" href="http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/fuori-dalle-librerie.html#comment-form" title="12 Commenti" /><link rel="edit" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/5084702411312857560?v=2" /><link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.blogger.com/feeds/5453245615396353441/posts/default/5084702411312857560?v=2" /><link rel="alternate" type="text/html" href="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/AdgWk/~3/9aSQCtkptGA/fuori-dalle-librerie.html" title="Fuori dalle librerie" /><author><name>Il Disagiato</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07639083108324758419</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel="http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail" width="32" height="18" src="http://2.bp.blogspot.com/_aJcDJc5kRLQ/TQsvle2zqoI/AAAAAAAAAAQ/pPC6fyTUvNk/S220/P1120813.JPG" /></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="http://1.bp.blogspot.com/-XNRbhXxH4W0/URQYujuINOI/AAAAAAAAB2k/fFb4wvvCfCM/s72-c/images.jpg" height="72" width="72" /><thr:total>12</thr:total><feedburner:origLink>http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2013/02/fuori-dalle-librerie.html</feedburner:origLink></entry></feed>
