<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0' version='2.0'><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-23216949</atom:id><lastBuildDate>Sun, 20 Dec 2009 20:02:47 +0000</lastBuildDate><title>BANG</title><description>...frammenti di un'esplosione imperfetta.</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/</link><managingEditor>acorba67@gmail.com (acorba67)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>106</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-3627948335856136755</guid><pubDate>Wed, 12 Nov 2008 09:40:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-03-04T12:32:36.464+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>microbi</category><title>Morte in un supermercato</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SRqpRZGFWsI/AAAAAAAAAV4/-pZqyCVg8EE/s1600-h/01-12-07_1200.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px; height: 150px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SRqpRZGFWsI/AAAAAAAAAV4/-pZqyCVg8EE/s200/01-12-07_1200.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5267708830422489794" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E c’è questo tizio che improvvisamente rallenta, proprio a pochi metri da dove mi trovo io, si stacca dal resto, come in uno di quei fotomontaggi volutamente sbagliati, si blocca, si porta una mano al petto. Davanti a me in coda alla cassa ho una coppia di pensionati con il carrello strapieno, diciotto bottiglie d'acqua, le ho contate, lattine di birra e olio motore accatastate a formare un misero castello di una Biancaneve un po’ abitudinaria e alcolista. Dietro invece ho una mamma con due bambini, piena di quella disperazione non espressa che si trascinano tutte le madri con un paio o più di figli sotto i dieci anni: affannata, gesticola e anticipa rimproveri a quei due che ormai hanno le orecchie foderate di materia inerte; quella che permette loro di non comprendere o al massimo capire come cazzo gli pare.&lt;br /&gt;Io sono nel mezzo, con in mano due peperoni, una confezione di insalata che non sono ancora riuscito a capire se...&lt;span class="fullpost"&gt;dovrò lavarla o meno e un sacchetto di carote. Le casse bippano, bippano, non la smettono proprio mai. La cassiera mastica un chewing gum  e attacca con la merce della coppia di pensionati.&lt;br /&gt;Nel frattempo il tizio con le mani al petto si è seduto, sembra molto stanco, respira profondamente. Un uomo, uno dei tanti che gli sfilano di fianco e si rendono benissimo conto che qualcosa non va in quella figura bloccata, rallenta, lo affianca, scambiano poche parole. L'uomo scuote la testa, poi annuisce, poi di nuovo scuote la testa, scuotono la testa insieme. Si allontana, viene verso di noi, cambia idea, passa alla cassa successiva, giudicando la donna sulla cinquantina evidentemente più affidabile della ragazza alla mia cassa battente bandiera casermone periferia nord Milano. Scambiano un paio di frasi, indica in direzione della panca, la  donna sfila un telefono da un angolo di quella sua plancia di comando. Pronuncia poche parole, seria, ripone l’affare, poi riprende a bippare.&lt;br /&gt;L’uomo seduto sulla panca intanto si è ingobbito ancora di più, fissa il vuoto sotto di lui. Passano pochi secondi, davanti a me la signora inizia a rimproverare il marito sul motivo di tutti quei litri d’olio da non disperdere nell'ambiente, lui borbotta qualcosa di incomprensibile e lascia bippare. I due bimbi tentano di scassinare un frigo con all’interno dolci gelato e bibite.&lt;br /&gt;Il tipo sulla panchina fa per sdraiarsi, alza un braccio, compare una guardia giurata, squadra quel tizio senza espressione, lo supera con lo sguardo, una ragazza poco vestita passa spandendo un bel po’ di polverina sessuale intorno a sé. La guardia si avvicina all’uomo seduto, altre parole, altre teste scosse, gli mette una mano sulla spalla come per invitarlo ad allungarsi, ma l’uomo si è ormai sdraiato da solo.&lt;br /&gt;Di colpo un fischio, più di uno. Due tizi vestiti in giacca e cravatta sfondano un ingresso riservato entrando nel senso opposto, tante teste voltate, qualcuno richiude il cancelletto, i fischi finiscono, i bip non si sono mai placati nemmeno per un attimo, le teste di tutta una serie di esseri umani ritornano ai loro impegni.&lt;br /&gt;Adesso sono in quattro intorno a quell’uomo sdraiato sulla panca. Lui si gonfia e sgonfia come uno di quei personaggi dei cartoni animati e le loro deformazioni fantastiche. Quei quattro parlottano, spunta una borsa rossa con una croce bianca, ma il tizio in giacca e cravatta che ce l’ha in mano non sembra nemmeno bene cosa farsene, la appoggia; altro scambio di opinioni. Ecco che salta fuori un telefonino, la guardia continua a squadrare culi e tette nei paraggi imperturbabile e professionale. Il tipo con la borsa si volta mentre parla in quel telefono, urla poche parole, ben scandite, riesco solo a capire «DICORSA!!». Nel frattempo la mamma si è accorta dei due figli che, trovato il modo di scoperchiare il mini frigo, attaccano ad aprire bottiglie di bibite: inizia a volare rimproveri balbettati e confusi.  A giudicare dalla cassiera a pochi centimetri da me &lt;/span&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;tutto comunque procede secondo la normalità&lt;/span&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;: la merce scorre, la cassa bippa, e lei monetizza.&lt;br /&gt;Colui che, ormai è abbastanza chiaro, non se la sta passando troppo bene, lascia cadere la braccia, butta la testa ancora più indietro. Uno dei due in giacca e cravatta e cartellino al petto attestante responsabilità all’interno di quell’ipermercato si inginocchia, tasta confusamente il petto del tizio, l’altro guarda all’orizzonte all’interno di quel locale infinito e lattiginoso, e credo proprio che non ci ricavi nulla. Quello inginocchiato parla, la sua espressione è sbiancata, ma più della sua mi rendo conto come stia sbiadendo non solo l’espressione ma tutto il corpo del povero cristo sdraiato.&lt;br /&gt;L’ultimo flacone d’olio viene stato processato dalla cassiera, questa porge il papiro della spesa alla donna; lei scuote la testa, il marito all’improvviso si finge interessato a quello che da più cinque minuti sta accadendo a un metro da lui. Non permette ai commenti acidi e offensivi della moglie di violare il tranquillo menefreghismo di quel rapporto matrimoniale che sa benissimo essere durato anche più del previsto.&lt;br /&gt;Qualcosa sta succedendo però dalle parti dell’ingresso, i beep si fanno più serrati, e ci mancherebbe che si fermino proprio adesso sul più bello, parecchie teste si voltano, sta arrivando qualcuno con addosso indumenti vistosi, insieme a lui rumori di un mezzo che si muove su ruote, la guardia si rende conto che forse è il caso di intervenire: «FATEPASSARE PERPIACCEERE ...FATEPASSARE ...CIRCOLARE». Stanno arrivando i paramedici, o che ne so, quelli dell’ambulanza comunque; i due in ginocchio  però non sembrano nemmeno accorgersene.&lt;br /&gt;- Prego…&lt;br /&gt;Tocca a me. Appoggio i miei pochi acquisti sul nastro.&lt;br /&gt;Primo bip, la folla intorno sembra più partecipe, i tizi della lettiga hanno donato quell’ufficialità di tragedia di cui parlare che forse prima mancava, o magari adesso che non c’è proprio più nulla da fare ci si può anche avvicinare senza rischio di dover intervenire in una situazione che era sin troppo chiaro fosse decisamente anomala.&lt;br /&gt;Secondo bip, la mamma abbassa il tono della voce, approfitta di quel teatrino tragico per destare l’interesse di quelle sue due macchine da scasso, li invita a tranquillizzarsi spacciando quella scena come un qualcosa di simile a un cattivo che sta per essere punito e che finirà così anche per loro se continuano ad agitare bottigliette e svitare tappi per sentire il soffio conseguente.&lt;br /&gt;Le teste dei due addetti in ginocchio iniziano a dondolare di nuovo, rimane uno spiraglio da cui posso ancora osservare qualcosa in mezzo a gambe e busti, ma è uno spiraglio privilegiato, proprio all’altezza del viso di quel povero cristo. Le sue braccia sembrano sprofondare, liquefarsi sul pavimento, il suo corpo ha una specie di tremito, la testa si volta verso un punto dalle parti del cielo ma molto, molto più sotto. Quelli dell’ambulanza allontanano in modo brusco i due tizi, bloccati in ginocchio come pastori di un presepe ancora da allestire. La borsettina rossa con la croce bianca viene spinta in là, non è mai stata aperta.&lt;br /&gt;Terzo bip, la coppia di anziani inizia a spingere il carrello verso l’uscita, la moglie sta elencando irritata le voci di quell’elenco cifrato, il marito guarda da tutt’altra parte e annuisce sordo alla maniera di uno che ne ha passate tante e sa che il peggio deve sempre ancora arrivare.&lt;br /&gt;I due bimbi adesso si sono resi conto dell’emozionante vicenda a pochi metri da loro, ma l’effetto che ne sortisce non è probabilmente quello sperato dalla madre, sembrano interessatissimi e desiderosi di portarsi al più presto nei dintorni della barella, la mamma urla i loro nomi, appoggia alimenti sul nastro, e allunga il collo per cercare di non perdere di vista quei due.&lt;br /&gt;- Sono cinque e ottantasette…&lt;br /&gt;Compare una bombola, un paramedico tenta di infilare al tipo sdraiato la mascherina trasparente, ma quella testa è completamente fuori da ogni gioco ordinario di gravità e forza, le braccia si lasciano trasportare come corpi rigidi. Irrigidisco anche io, i due bambini si bloccano anche loro. I bip, quelli mai.&lt;br /&gt;- Sono cinque e ottantasette…&lt;br /&gt;Altri bip, altri ancora, da lontano però. La mamma chiama un’altra volta, lo spettacolo sta per finire. I due piccoli hanno la mia stessa visuale, se possibile anche migliore, anzi peggiore. Lì, più in basso, probabile che gli ultimi volti che quel tipo abbia incrociato nella sua vita siano stati quelli di quei due, increduli di come si possa morire veramente, in quel modo intendo, senza fiamme o voli o fumo o vestiti strani o sigla iniziale o riapparire la puntata successiva o dentro un video o solo per sentito dire o lontano o di gente che non conosci o se conosci puoi permetterti benissimo di non andarci al funerale o di chi non ti frega nulla o di chi vorresti non te ne fregasse nulla, ma non puoi, perché sei bloccato in coda a una cassa, e non puoi proprio non vedere, sei bloccato. Quei due non si muovono più, la mamma mi supera, cerca di coprirgli gli occhi, a quel tizio ormai li hanno già chiusi, adesso compare una coperta, ritiro il resto.&lt;br /&gt;- Prego.&lt;br /&gt;La ragazza alla cassa non sembra essersi accorta di nulla. La mamma mi guarda sconvolta, mi parla con gli occhi pensando quante storie dovrà inventarsi per sollevare i suoi due bimbi da quel pozzo di improvviso silenzio in cui sono precipitati. Uno dei due indica la coperta, forse la scena gli ricorda qualcosa visto in tv.&lt;br /&gt;Intanto i bip riprendono, la cassiera mi sorride, anche la madre lascia trasparire uno strano ghigno, persino i due bimbi avvinghiati ai fianchi della madre adesso sembrano sorridere. Cazzo sta succedendo?&lt;br /&gt;Sono lì impalato a ostruire una cassa, coglione. Altri due carrelli strapieni si sono accodati nel frattempo. Farfuglio un saluto, la coperta copre il viso ceruleo di quel tipo. Un telefonino inizia a squittire nervosamente da sotto quel telo, i bip continuano, il telefono squilla, i bip continuano, il telefono strilla un’ultima volta, poi strozza a metà l’ultimo trillo, i bip continuano.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-3627948335856136755?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/11/morte-in-un-supermercato.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SRqpRZGFWsI/AAAAAAAAAV4/-pZqyCVg8EE/s72-c/01-12-07_1200.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-6084051776840860564</guid><pubDate>Thu, 30 Oct 2008 11:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-30T12:44:22.442+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>microbi</category><title>Due luglio</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SQmWwdF4iXI/AAAAAAAAATw/Pt4SPY0ZvM0/s1600-h/321542122_47f6697b76.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 133px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SQmWwdF4iXI/AAAAAAAAATw/Pt4SPY0ZvM0/s200/321542122_47f6697b76.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5262903398746327410" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quella pioggia stronza cadeva, come se non ci fosse nessun legame fra clima e stagioni, come se tutte le giornate dell'anno fossero uguali l'una all'altra. Quasi solo un'imprevedibile lotteria designasse il clima del giorno, così a caso.&lt;br /&gt;Gaio saltellava nervosamente sulle punte dei piedi, non perché lo volesse proprio, o perché questo servisse a fargli passare il freddo, ma perché meccanicamente aveva fatto suo quell'atteggiamento da centinaia di telefilm visti alla tivù. Quegli episodi in cui l'uomo all'angolo della strada si soffia fra le mani e ballonzola allo scopo di sconfiggere il freddo. Gli sembrava una cosa logica; persino a luglio.&lt;br /&gt;Effettivamente anche lui era a un angolo di strada e il suo lavoro era perfettamente in sintonia con quelle immagini preconfezionate tra migliaia di ore televisive. La sua era una professione che si poteva benissimo definire a metà tra lo spacciatore classico e il chirurgo plastico. Tutto per gente che non poteva permettersi di andare in una clinica specializzata, ma volesse lo stesso modificare il proprio aspetto fisico. O solamente per chi voleva farlo e basta.&lt;br /&gt;Droga fisica, era finito il tempo di sballarsi, di andar fuori di testa, viaggiare. Adesso si poteva...&lt;span class="fullpost"&gt;modificare il proprio fisico, forme, colori, lineamenti: trasformarsi insomma. Del resto il principio era praticamente lo stesso, tu mettevi quella pagliuzza tra lingua e palato, e aspettavi il fulmine: una sensazione esplosiva di calore fisico, onnipotenza artificiale sparpagliata dentro di sé, un agitarsi disordinato di muscoli e fibre che precedeva ogni mutazione. Ed esplosive si potevano considerare anche le conseguenze: se l’acido lisergico ti faceva vedere ovunque esplosioni da t-shirt colorate, questa roba ti cambiava pelle, capelli, dimensioni, colori, era come rinascere ogni volta sotto un’altra forma. Certo che gli effetti collaterali non erano nemmeno troppo conosciuti e la dipendenza che provocava era infinitamente maggiore rispetto alle droghe tradizionali, ma a chi assumeva quella roba e soprattutto a lui questo interessava relativamente.&lt;br /&gt;Chiudeva gli occhi e si ispezionava le scarpe ogni volta che un essere deforme gli si presentava davanti, a volte persino incapace di parlare ed esprimersi; ma a lui bastava solamente qualche avanzo di sguardo umano per fargli capire cosa volessero da lui. E si faceva coraggio.&lt;br /&gt;- Dai Gaio! – e consegnava un'altra pagliuzza, sperando ipocritamente in un effetto riparatore, ma sapeva benissimo che non sarebbe mai andata così. Sapeva benissimo cos'era la morte per overdose da quella roba. E ogni notte doveva ricorrere a qualche vecchia, ma sempre efficace, droga tradizionale per poter chiudere occhio senza ricadere in incubi popolati da palle di carne umana informi e urlanti che non volevano saperne di morire. Ma in qualche modo doveva pur vivere anche lui, e scrollava la testa confuso.&lt;br /&gt;- Che estate del cazzo.&lt;br /&gt;Se non fosse stato per il solito cliente della sera, a quell'ora se ne sarebbe già andato a casa a sgranocchiare qualche cosa davanti alla tivù, di quello era certo.&lt;br /&gt;Si muoveva ancora ritmicamente sulle gambe quando, confuso alla pioggia che scendeva con sempre maggior insistenza e alle ombre di quella sera precoce, scorse in lontananza il cappellino del suo ultimo cliente. Era proprio il suo, quello che indossava di solito, ideale, come una volta gli aveva confidato, per ogni stagione e per ogni evenienza.&lt;br /&gt;Di quel ragazzo era la parte su cui il suo sguardo si posava con meno problemi, visto che il fisico, ormai irrimediabilmente deturpato dall'abuso di quelle pagliuzze, gli faceva solo tornare in mente quante colpe avesse in quella distruzione lenta di essere umano. Si tastò nervosamente il petto per assicurarsi che la bustina fosse ancora al suo posto, il cliente ha sempre ragione; anche se non riusciva proprio a immaginare ancora per quanto.&lt;br /&gt;A questo si era quasi affezionato; sfoggiava un sorriso sorprendente nel ritirare la sua dose, luminoso, le volte che riusciva ad affiorare dai lineamenti impegnati a divincolarsi dagli effetti di quella roba; quasi felice. Sembrava volesse ogni volta ringraziarlo; e questa era una cosa che non l'aveva mai capita. A volte aveva anche scambiato qualche parola sul tempo, o sul traffico della città sempre più congestionato, ma erano discorsi che a nessuno dei due interessava fare. E comunque cercava sempre di tagliare corto su qualsiasi argomento; certo era un atteggiamento che finiva col tenere con tutti, ma soprattutto con quel ragazzo. Parlare con lui, che pressappoco doveva avere la sua età, era una cosa che lo faceva pensare troppo e sentire un boia. E questo a lui non andava proprio bene. Lui vendeva e basta.&lt;br /&gt;- Vero Gaio? Ancora un po' e poi smetto di fare questo lavoro di merda.&lt;br /&gt;All'inizio gli si era presentato con l'aspetto del figlio di papà intenzionato a rendersi interessante agli occhi di amici e amiche; e Gaio aveva subito cercato di tenerselo buono, odorando alta società e soldi facili da quel viso pulito e dai tratti puliti. Ma poche volte in seguito gli capitò di intravedere certe realtà nell’esistenza di quel ragazzo: una macchina di lusso ben presto sostituita da una bici semidistrutta, qualche bella ragazza altezzosa sostituita poi dalla propria ombra sempre più mesta e informe.&lt;br /&gt;Cercava sempre la Random, quella che non aveva effetti definiti, la più pericolosa. Non voleva saperne di Marylin o James Dean o Wolf, quelle, diceva sprezzante, erano roba per feste di carnevale: sembrava volesse solo distruggersi. Una volta, forse perché sentiva sempre più pressante lo sguardo silenzioso e indagatore di Gaio, aveva quasi cercato di spiegare il suo comportamento:&lt;br /&gt;- Meglio non sapere dove si va a finire.&lt;br /&gt;Sforzandosi di non guardare Gaio negli occhi, come per liberarsi di un qualcosa che doveva per forza essere detto. E poi aveva sorriso; e gliene aveva chiesto un'altra, sempre di quelle Random.&lt;br /&gt;- Non ho voglia di guardarmi allo specchio e riconoscermi.&lt;br /&gt;Fu una delle poche occasioni in cui si guardarono dentro, seppur quasi per sbaglio. E si sentì ancora più in colpa per la distruzione che era ormai in atto, trasformazione dopo trasformazione, una volta alto un metro e novanta, il giorno dopo nano, una volta obeso, un'altra scheletrico, oppure calvo, o coi capelli lunghi fino alle caviglie, vecchio, bambino, nero, giallo: sempre meno umano e definito.&lt;br /&gt;L'ultima volta aveva inghiottita la pagliuzza davanti a lui, con i muscoli del viso e delle braccia non ancora completamente rilassati dopo la mutazione del giorno prima, senza nemmeno dire una parola. Gaio aveva accennato persino un saluto dopo aver preso il denaro, ma non ne aveva avuto la forza. Non sapeva il suo nome, non sapeva nemmeno cosa facesse per il resto delle sue giornate, quale storia si trascinasse dietro quella determinazione distruttiva; e probabilmente non l'avrebbe mai saputo. Ma lo stesso stava quasi male.&lt;br /&gt;Perché con gli altri non succedeva? Da quando aveva iniziato a vendere quella roba non si era mai sentito così colpevole; tutti, bene o male, avevano gli stessi motivi per distruggersi, ogni volta era un qualcosa già sentito che l'aveva sempre reso freddo e insensibile di fronte a qualsiasi racconto di cliente. Ascoltava, annuiva, e incassava. Era sempre stato così semplice.&lt;br /&gt;- Che cazzo hai Gaio?&lt;br /&gt;Il cappellino servì comunque a riconoscere l’acquirente, era proprio lui. Si guardò intorno per controllare che non ci fossero troppe persone nelle vicinanze, esaminò quella figura mentre si avvicinava, con il berretto abbassato sugli occhi e il passo scaltro. Si risollevò per un attimo alla vista di quei segni di umanità, infilò la mano destra nella tasca interna del proprio giubbino, controllò ancora che la bustina fosse al posto giusto, rimanendo per un istante in un'inconsapevole posa napoleonica.&lt;br /&gt;Il ragazzo gli arrivò davanti fermandosi a pochi centimetri da lui. Sarà stato anche l'effetto della Random, ma non aveva mai notato l'altezza simile alla sua. Sentiva il suo respiro stranamente calmo e rilassato addosso; si decise a consegnarli le pagliuzze per l'ennesima volta. Solo un imbecille avrebbe potuto vederli in quella situazione e non capirne il perché; un cretino o un poliziotto corrotto.&lt;br /&gt;Quel tipo prese di scatto la bustina, se la rigirò fra le dita, forse indeciso, forse per valutarne la consistenza, il simbolo sfuocato di una squadra di football americano dondolava lentamente a pochi centimetri dalle pupille di Gaio; si lasciò cadere nel palmo della mano i soldi senza dire nulla ma non poté non valutare l’ingordigia con cui quel tizio ingoiò la dose. E nemmeno riuscì a sottrarsi alla vista del flash che balenò davanti ai suoi occhi quando il berretto calato su quel viso si alzò improvvisamente, quasi in segno di sfida.&lt;br /&gt;Fu tutto molto veloce e imprevisto, Gaio fece appena in tempo a notare un battito nervoso di ciglia come sipario di uno spettacolo spaventosamente già visto, poi il ragazzo chiuse gli occhi e cadde al suolo con un gemito sordo e sin troppo eloquente.&lt;br /&gt;Si riprese il resto della dose nervosamente. Guardò a casaccio il mondo attorno a sé: nessuno sembrava preoccuparsi troppo di un uomo a terra.&lt;br /&gt;- Via Gaio, cazzo, via.&lt;br /&gt;La sera, davanti alla tivù, decise di non pensare che quel viso perfettamente uguale al suo fosse opera di quella merda che quotidianamente vendeva.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-6084051776840860564?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/10/due-luglio.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SQmWwdF4iXI/AAAAAAAAATw/Pt4SPY0ZvM0/s72-c/321542122_47f6697b76.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-3786945561147763114</guid><pubDate>Mon, 20 Oct 2008 09:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-28T12:18:34.029+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>microbi</category><title>Concerto jazz</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SPxXpfedpkI/AAAAAAAAARY/DLDGE1gTqFY/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://1.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SPxXpfedpkI/AAAAAAAAARY/DLDGE1gTqFY/s200/images.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259174835197421122" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- Ciao Roberto.&lt;br /&gt;- Ciao, cosa c’è?&lt;br /&gt;- Cosa facciamo stasera di bello? Si esce?&lt;br /&gt;- Di bello non lo so, si esce comunque, si va al concerto di Loris.&lt;br /&gt;- Loris? E chi cazzo é ‘sto Loris?&lt;br /&gt;- Un amico di Sabrina che ha studiato chitarra jazz per un paio d'anni in America.&lt;br /&gt;- Ah! E che musica suona?&lt;br /&gt;- Indovina... geszzz.&lt;br /&gt;- Cheppalle, chi viene?&lt;br /&gt;- I  soliti, nessuna rivoluzione.&lt;br /&gt;- Quindi anche Liliana?&lt;br /&gt;- Certo, ma a te cosa frega? Non avrai intenzione di provarci? Guarda che hanno visto tutti che ultimamente le stai sempre addosso. E stasera ci sarà anche Enrico, e pare che si vogliano mettere di nuovo insieme.&lt;br /&gt;- E a te chi l'ha detto questo?&lt;br /&gt;- Sensazioni che girano fra me e Sabrina.&lt;br /&gt;- Guarda che io non...&lt;span class="fullpost"&gt;ci provo, io... va beh lasciamo perdere...&lt;br /&gt;- Fai quello che vuoi, vuol dire che mi divertirò.&lt;br /&gt;- Divertiti, divertiti, ci vediamo più tardi, ciao.&lt;br /&gt;Riattaccò. Effettivamente ci stava provando, poche balle, e la serata si presentava come delle più tormentate.&lt;br /&gt;Liliana usciva, va beh, in fondo se l’aspettava, e soprattutto sperava, ma usciva anche il suo ex-ragazzo Enrico alla ricerca di un appiglio per riprendere quel loro tal discorso bruscamente interrotto. La cosa suonava abbastanza stonata, lui era praticamente certo dei sentimenti di Liliana, si fidava delle sue parole: ho capito quanto sei importante per me, ho capito tutto su di te, lasciami pensare solo un momento, voglio poterti dare il meglio di me senza remore. Più chiaro di così. E poi si sentiva in qualche modo la novità, il mistero, e poi, e poi cazzo Liliana era innamorata di lui, punto e basta, era evidente.&lt;br /&gt;Per questo aveva accettato di sottoporsi alla tortura di quei fighetti jazz con chissà quale varietà nevrotica di suoni scoloriti e anonimi. Cosa non finiva per fare per una ragazza, e ogni volta a ripetersi, mai comunque migliorare; al massimo sfumare quello che sostanzialmente era un comportamento irrazionale e un po’ tanto idiota.&lt;br /&gt;Riuscì comunque a non pensare a nulla di tutto questo mentre guidava in direzione del locale, frastornato dalla nebbia e dalle irritanti chiacchiere di Roberto e Sabrina sull’eccezionale talento di Loris e sulla sua fulminea escalation nell’ambiente musicale in quel di Los Angeles; a dir la verità tutto quel fenomeno di chitarrista iniziava a stargli anche un po’ sulle palle.&lt;br /&gt;Il tempo di trovare un tavolo libero in quel locale - l’impressione era di essere in un’officina arredata in fretta e furia dal figlio musicofilo di un vecchio meccanico  - e di lanciare una serie di rapide occhiate ai visi presenti, che il trio, compreso il famoso Loris, attaccava a suonare con un qualcosa di fiacco e trascinato: un suono di chitarra che era tutto, fuorché quello che voleva sentire. Ma sì, tanto il suo vero scopo era un altro.&lt;br /&gt;Eccola, Liliana, e, cazzo, nel valzer un po' impedito della sistemazione ai tavoli era finita fianco a fianco con Enrico, mentre lui si era ritrovato invece con le spalle ai musicisti e la faccia rivolta verso una stampa che dettagliava nei minimi particolari come una balena, con una metamorfosi pazzesca e surreale, si trasformava in un galeone spagnolo, o giù di li.&lt;br /&gt;Amen, cosa poteva fregare a lui quei tre e le loro mosse jazzistiche? Niente, niente, anzi meno di niente.&lt;br /&gt;Ordinò un Cuba-Libre, almeno con un bicchiere in mano si sarebbe sentito un po' meno in attesa di un pullman che sembrava ancora ben lontano dall'arrivare.&lt;br /&gt;Il gruppo stava planando su una melodia che anche messo com'era di spalle non era malaccio, anzi, ma lui era lì per altro, iniziò a muovere le ginocchia a un ritmo tutto suo, solo per non sentirsi troppo fuori posto. Continuò a curiosare fra i visi dei presenti, giusto per intuire le reazioni del resto della platea. O lì dentro era l'unico a capirci qualcosa o erano gli altri presenti ad avere grossi problemi di comprensione: tutti assorti o dubbiosi. Per cosa? Per quelle quattro note scolorite lanciate a manciate come briciole a colombi in Piazza Duomo?&lt;br /&gt;Di colpo la densità della nube musicale cambio, si rese conto di come il suo ginocchio fosse clamorosamente fuori tempo, si bloccò, qualcosa intervenne a modificare tonalità e tempi della melodia. Loris solleticava le corde della sua chitarra quasi potessero dissolversi da un momento all'altro, al suo fianco un saxofonista dal corpo allungato e l'aria malinconica sembrava stesse sperimentando per la prima volta quello strumento. &lt;br /&gt;Ancora si rivolse verso il pubblico: e questa volta sembravano loro a conoscenza di qualcosa di esclusivo che a lui invece inesorabilmente sfuggiva. Pensò che forse per conquistare Liliana sarebbe stato meglio ritirarsi in un monastero greco, di quelli impilati non si sa in che modo su quei cocuzzoli inarrivabili - certo avevano anche un nome, ma i suoi pensieri erano troppo rimescolati per potersi permettere certi virtuosismi cultural-etnici - e imparare a suonare il sax in quel modo così languido; invece che ciondolare impaziente intorno a lei con la sua ingombrante esistenza chiedendole come un profugo in disperazione un asilo amoroso che non voleva saperne di essere concesso.&lt;br /&gt;Si voltò verso il palco, si rivoltò, si voltò ancora, qualche sguardo furtivo aleggiò timido nella penombra della sala, lui bevve impazientemente il suo Cuba-Libre riflettendo che se anche fosse stato petrolio non avrebbe notato la differenza talmente era alto il suo nervosismo. Il resto del gruppo di amici inesorabilmente svaniva in mezzo alla nebbia provocata da lei e da quel trio di sciamani musicali.&lt;br /&gt;Stava cercando disperatamente di intercettare lo sguardo di Liliana. Lo stava facendo in tutti i modi, al punto che Roberto gli lanciò un'occhiata che voleva solo dire - ma ti sei tutto rincoglionito? - quando un suono alterato lo costrinse a voltarsi sfidando il suo collo e le leggi dell'anatomia umana. Lo spilungone malinconico, smessi i panni del fine e delicato suonatore di sax davanti a una stazione del metrò, imbracciò un clarinetto e raddoppiò gli strumenti suonati. Il suono che usciva da quella specie di canneto dorato era un misto di melodia allo stato puro e frastuono provocato da una coda di auto con il claxon suonato all'impazzata.&lt;br /&gt;Si rivoltò alla ricerca di Liliana per poter condividere con lei in qualche modo questa sorpresa fantastica, ma la sua gioia venne spenta dalla vista di lei sempre più presa da Enrico in un non poteva, non voleva nemmeno immaginare quale cazzo di discorso.&lt;br /&gt;Una profonda scossa attraversò il suo corpo, mentre si riportava alla visione di quell'angelo rumoroso sceso miracolosamente quella sera sulla terra per rendergli meno amara la vita; un angelo senza nessuna spada da sguainare verso sprovvedute raccoglitrici di mele, nemmeno ali piumate da esibire, anche vestito decentemente, ma che portava con sé una melodia fantastica, accompagnata da un suono ipnotico di una chitarra che come un sortilegio diventava arpa e una batteria che si trasformava in un basso. Avrebbe voluto rigirarsi per controllare che l'incubo fosse solo sogno e non realtà, ma non ce la fece. Un suono, un suono a cui non riuscì a resistere, gli bloccò il corpo e lo trasportò definitivamente lontano da lì.&lt;br /&gt;Era iniziato l'assolo di chitarra. Sax e batteria scemarono dolcemente lasciando spazio a una dirompente cascata di note e suoni distorti che si avvolsero fra di loro e collegarono tutte le 157 menti presenti in quel locale; 157 menti accomunate dal desiderio di essere al posto dell'unica che stava producendo tutto quello; 314 mani che avrebbero voluto essere al posto di quelle due che volteggiavano sul manico della chitarra reso vivo da tutto quel turbinio di tocchi e armonie create; 314 occhi a scrutare quel magico folletto dai lunghi capelli neri che grondando vita e assumendo incredibili espressioni dava tutto se stesso e il perché della propria esistenza in un lasso di tempo che sarebbe stato poco per bersi un bicchiere d'acqua.&lt;br /&gt;Era completamente assorbito dall’energia sprigionata su quel palco, per nessuna ragione al mondo avrebbe levato lo sguardo da quel palco; nemmeno per lei.&lt;br /&gt;I due compagni ripresero con tocchi sconvolti non appena la potenza sonora di quell'assolo chitarristico calò leggermente, il sax sottolineava lamentoso il turbine accecante prodotto dalla chitarra mentre la batteria dava il tempo all’universo intero con quei tocchi aritmici, disomogenei, dolci, apparentemente senza senso. Tutto si contorceva fra mille dolci spasimi, il ritmo sempre più vigoroso, primitivo, tribale, il lamento del sax, le dita si aggrovigliavano lentamente su quel manico, piatto, cassa, ancora il sax stavolta alto, lancinante e poi ...STOOOOOPPP.&lt;br /&gt;Nessuno in un primo momento ebbe la forza di applaudire, forse sperando che quell'improvviso silenzio fosse solo frutto di un beffardo offuscamento sonoro, ma il chinarsi dei musicisti fece scattare in tutti i presenti il desiderio di ricambiare con altrettanto fragore il dono di pazzia melodica fatto dal trio.&lt;br /&gt;Si alzò anche lui dal suo posto, ormai ubriaco di note e suggestione, cercando confusamente di uscire dal locale, e, in mezzo a spintoni accennati, qualche – scusa - perso nella penombra, parecchi commenti di chi la sa sempre più lunga degli altri, vide Liliana teneramente abbracciata con Enrico. Probabilmente si stavano anche baciando.&lt;br /&gt;Gli occhi gli si chiusero involontariamente per un istante, merda! Era incredibile, era incredibile come certe situazioni si ripetessero ciclicamente, e lui come un fesso sempre pronto a cascarci, ma come fare a vivere altrimenti?&lt;br /&gt;Per pura e semplice reazione involontaria si voltò verso il palco con un vuoto bruciante nell'animo e, nel vedere i visi stanchi ma felici di quei tre dispensatori di emozioni, non riuscì a essere incazzato.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-3786945561147763114?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/10/concerto-jazz.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SPxXpfedpkI/AAAAAAAAARY/DLDGE1gTqFY/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-6537149417542541067</guid><pubDate>Wed, 08 Oct 2008 07:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-28T12:36:42.102+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>microbi</category><title>Cavalcare l'onda</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SQb5QczbOAI/AAAAAAAAATI/OezagchEFr4/s1600-h/image.php.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 97px; height: 150px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SQb5QczbOAI/AAAAAAAAATI/OezagchEFr4/s200/image.php.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5262167275634112514" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;- I love you baby forever wherever - o qualcosa di simile; e poi una melodia ripetuta, ripetuta, ripetuta, ripetuta...&lt;br /&gt;Ludo se ne stava in piedi, rinchiuso in una tranquillità difficilmente distinguibile da una qualsivoglia forma di rassegnazione. Sperimentava fantasiose configurazioni di gambe e braccia nel tentativo di assumere una posa che potesse apparire in qualche modo disinvolta.&lt;br /&gt;A dir la verità faceva anche altro: sorseggiava da un bicchiere stracolmo di ghiaccio un cocktail di origine sudamericana, cercando di interpretare il caos di sensazioni gustative che quella roba alcolica gli stava procurando. Non solo: guardava svogliatamente qua e là fra la piccola folla semistatica di quella discoteca. Carina quella, ma non era come Irina, e poi sembrava troppo sofisticata già così a prima vista. Si interrogava anche sulle misure dei reggiseno di alcune ballerine improvvisate, ma non è che se ne intendesse molto: quarta, terza, pin-up o push-top, fantasticava più che altro. &lt;br /&gt;Anche quella serata...&lt;span class="fullpost"&gt;non sembrava proporre niente di diverso da una già vista sfilata auto-celebrante di non-personaggi in qualche modo consapevoli di una loro forma di popolarità: quasi una riunione di presentatori e vallette televisive di un'improbabile stazione televisiva in un paese in via di sviluppo. Tutti convinti che una telecamera segreta spii le proprie espressioni e le trasmetta via satellite in tutto l'universo civilizzato: fondamentalmente dei gran rimbambiti. &lt;br /&gt;E quel tipo vicino alla porta del cesso? Boh!&lt;br /&gt;- Che gente - considerò silenzioso; e poi giù un altro sorso di quella roba dolciastra.&lt;br /&gt;L'esperienza e il buon senso, di comune accordo, gli suggerivano che quella sarebbe stata una serata da dimenticare in fretta; ancora qualche oretta persa lì dentro, e se ne sarebbe andato a casa. Ma alla fine di un ennesimo sorso, lo sguardo gli cadde ancora su quel ragazzo vicino alla porta del cesso: appoggiato a una colonna, con un'aria sopra le parti in spietata sintonia con la porta del bagno a pochi metri da lui. &lt;br /&gt;Ludo lo inquadrò per caso, il suo sguardo si soffermò su di lui per qualche secondo, non di più; abbastanza però per notare come non facesse parte del luogo; nel senso, sembrava un elemento di un fotomontaggio mal riuscito. I suoi colori, leggermente sbiaditi rispetto al resto, ma forse era l’effetto di qualche lampada malandrina, le dimensioni, quasi distorte, e i contorni che non sembravano troppo definiti; come in uno di quei quadri da chiesa di paese in cui i personaggi si perdono in uno sfondo di nuvole e nebbia.&lt;br /&gt;I loro sguardi si intrecciarono, non per molto, quel ragazzo aprì l'espressione come se farsi notare da lui fosse un obiettivo finalmente raggiunto. Ludo tornò subito a fissare se stesso; ci mancava anche l'abbordaggio da parte di quella specie di cristo ricondizionato per il terzo millennio.&lt;br /&gt;Guardò altrove, lui desiderava solo Irina, solo lei, poterla riavere, magari solo rivederla. Provò a mescolare ricordi e presente con qualche altra immagine intorno, ma niente. La sensazione che quel tizio fosse lì, per lui, determinato a osservare le sue mosse, stava iniziando ad avvelenare l'origine di ogni suo pensiero.&lt;br /&gt;Si guardò intorno per controllare che qualcun altro non stesse sperimentando una distorsione della realtà in qualche modo simile, giusto per non sembrare completamente pazzo. Niente, tutti sorridenti a piegarsi sulle ginocchia a ritmo di musica, a scrutarsi tette e culi reciprocamente: lì dentro sembrava l’unico in grado di considerare quella presenza ambigua.&lt;br /&gt;Ritornò a cercare quel ragazzo, sperando magari di non trovarselo più lì, e chiudere tutta quella girandola di supposizioni con una bella alzata di spalle. Lo ritrovò invece, impegnato a fissare un punto in mezzo al locale.&lt;br /&gt;Bevve l'ultimo sorso dal bicchiere, pensando che questo potesse fargli inquadrare meglio la situazione. &lt;br /&gt;Lui voleva solo riprendersi Irina; a pensarci bene non avrebbe nemmeno dovuto uscire quella sera. Aveva anche pensato di starsene a casa, sì, ma a fare che? a fulminarsi di nostalgia? No, no, era comunque meglio lì, in mezzo a quell'isolamento fumoso, e mezze spinte, e sguardi rubati, sorrisi fissi; e quel tipo. &lt;br /&gt;Già, lui, non era sparito per nulla, anzi, si fissarono di nuovo, per un'infinita serie di attimi ridotta a un unico istante abbastanza lungo per fissarlo nella mente, e nella nebbia di alcool e suggestione che aveva ormai in testa, quel ragazzo gli propose, senza nemmeno aprir bocca, così, da lontano, con un impercettibile variazione di luce nello sguardo più significativa di uno striscione aereo sopra una spiaggia nel mese d'agosto, lo convinse, anzi lo obbligò, ad andare con lui, a cavalcare un’onda, o forse un tappeto volante, ma quelle erano robe da fiabe, e Ludo non aveva mai avuto troppa simpatia per le favole, troppi vestiti svolazzanti e foreste lontane dalla sua vita, che poi fosse un'onda... insomma alla fine rimaneva chiaro solo il concetto di dover andare da qualche parte, lontano da lì.&lt;br /&gt;Dove? Dove l'avrebbe portato quel tipo, partendo da un balenio nello sguardo su cui Ludo dovette per forza salire, ai suoi occhi, a quelli del ragazzo, ancora ai suoi, attraverso corpi e sudore, uomini stanchi, mura, fumo di sigarette, bagni intasati di noia, residui di vita sparsi, e poi oltre, più in là, dietro quelle barriere, macchine lanciate in strade spazzate dal vento, deserti di vetro e cemento, ragazze in svendita, e poi stazioni, treni stanchi dimenticati su binari senza fine, alberghi bui, campi imprigionati tra strisce d’asfalto, ospedali, urla di sofferenza inascoltata, prima di una, poi di due, poi di tante città, nella nebbia, attraverso la nebbia, lungo un'autostrada di notte, gelida e infinita, in macchine di giovani amanti, fra respiri affannosi, vetri appannati, ambulanze, e ancora bar, neon traballanti, moto lanciate senza meta, sorrisi, lacrime, risate inutili, baci di Giuda, bicchieri vuoti, promesse perdute, soldi, in un susseguirsi allucinante di immagini che si fondevano nella sua retina, e poi di colpo un paesaggio più distinto dei precedenti; una strada, un cancello, il cuore gli stava per esplodere, quanto avrebbe potuto resistere ancora in quello stato? Si trovò davanti a tre cani, una casa e, dentro questa casa, una ragazza, prima indeterminata, sempre più vicina; Irina si accorse del suo arrivò, quasi lo aspettasse, lo fissò silenziosa.&lt;br /&gt;Sembrava solo Ludo l'unico impreparato a quell'incontro. La guardò, non capendo se con i suoi occhi o con quelli di chi altro, non riusciva a capirlo, forse non era nemmeno necessario risalire all’origine di quello sguardo, ma capì di aver trovato quello per cui quell'onda era partita.&lt;br /&gt;Era proprio Irina, anche se sfuocata, come fotogrammi di un filmato girato da un bambino eccitato, la riconobbe, anche in quello stato instabile, la ritrovò per quella serie di istanti ancora vicina. Lei sorrise: Dio, quanto era bella. Impulsivamente gli venne voglia di toccarla, si trattenne per timore che tutto si dissolvesse proprio in quel momento all’apparenza definitivo; no, voleva toccarla, era lì, sentiva che poteva farlo e…&lt;br /&gt;Un risucchio al petto lo sradicò da ogni tentativo di ambientarsi in quella nuova realtà. Non esisteva più nessun onda a guidarlo, di nessun tipo, nemmeno tappeti svolazzanti, o qualche foulard, a sollevarlo dalla terra. Tutto era ritornato come prima, reale e indolente. Irina era di nuovo lontana.&lt;br /&gt;Nessuno lì intorno sembrava essersi accorto di nulla, di nuovo il suo sguardo cadde su quel ragazzo, un po’ meno sconosciuto; sembrava aspettare una sua parola, ma cosa avrebbe dovuto dirgli? Cosa avrebbe potuto raccontare di quella successione di immagini talmente forti e improvvise da apparire già lontane?&lt;br /&gt;Niente. Si zittì, rendendosi conto che riferire le sue sensazioni a chiunque, in particolare però a quel ragazzo, non avrebbe cambiato nulla. Non lo avrebbe messo in salvo dalla comune, sfuggente, polimorfica pazzia di star a parlare fondamentalmente a se stesso.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-6537149417542541067?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/10/cavalcare-londa.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SQb5QczbOAI/AAAAAAAAATI/OezagchEFr4/s72-c/image.php.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-2956431814447494522</guid><pubDate>Mon, 29 Sep 2008 09:54:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-28T12:50:37.065+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>microbi</category><title>Aria di libertà dall'ovest</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SQb8f8p6x2I/AAAAAAAAATY/wjGZRIY6roM/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 100px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SQb8f8p6x2I/AAAAAAAAATY/wjGZRIY6roM/s200/images.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5262170840417093474" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Era la frase sulla bocca di tutti. Tutti a ripetersela sorridenti e soddisfatti, quasi che il tono ben augurante con cui la si pronunciava potesse rendere concrete certe trasformazioni costruite su pagine e pagine di giornali. &lt;br /&gt;- Anche Hans ne è convinto, bah, sarà... - pensò fra sé e sé Ferdinand, chiudendo con la consueta puntualità da orologio solare il cancello d'entrata del suo Post Museum. Solo un po’ più preoccupato del solito nello scrutare verso l'orizzonte l'approssimarsi minaccioso e scuro di quello che prometteva essere uno di quei classici temporali di fine estate. &lt;br /&gt;- Come ce ne sono sia a est che a ovest.&lt;br /&gt;Tossì una volta, tossì un'altra volta, alla fine arrivò anche la terza scossa. Qualcosa gli si smosse dentro.&lt;br /&gt;- E questa é fatta... adesso controlliamo anche il piano di sopra. &lt;br /&gt;Fumava troppo, su questo c'erano pochi dubbi. Aspirò comunque fino allo spasimo quella che era già predestinata...&lt;span class="fullpost"&gt;come l'ultima sigaretta del giorno; annotò il buio innaturale di quel tramonto di fine agosto, e giunse alla solita conclusione:mai lamentarsi delle giornate di sole. &lt;br /&gt;Transitò nell’ampio salone centrale mentre un irriverente fotografo lassù da qualche parte nel cielo si divertiva illuminando a sussulti il contenuto di quei locali: vecchie moto, auto, persino qualche triciclo, in generale mezzi meccanici utilizzati dal servizio postale durante i precedenti cent’anni o poco più. Quelle strutture si confondevano con la penombra creando scheletri di un’era preistorica mai esistita: una sequenza di veicoli messa lì a ricordare come cambiassero i tempi e i mezzi, ma alla fine quello che bisognava consegnare nel minor tempo possibile era sempre una busta di carta o al massimo un pacco scarabocchiato. &lt;br /&gt;Ferdinand era dal 1970 alle dipendenze del Post Museum, prima come semplice aiuto - e Dio solo sa quante volte aveva dovuto lucidare quelle vecchie carcasse metalliche - poi come capo-custode a tempo pieno, e considerava tutto lo stabile e quello che vi era conservato come un qualcosa di suo, di personale. &lt;br /&gt;Forse era per il timore che tutto questo suo mondo un giorno potesse finire, forse anche per pura, irrazionale e semplice nostalgia, qualunque fosse la causa Ferdinand guardava con scetticismo alla prospettiva di rinnovamento generale che si respirava nell'aria. &lt;br /&gt;Il Post Museum si trovava a circa cinquecento metri da Checkpoint Charlie e dal fantomatico muro, in una delle zone più desolate, ma anche più importanti, di tutta Berlino; e di questo Ferdinand ne era orgoglioso, quasi questo fosse anche merito suo e del museo. Come se quel muro fosse stato messo li semplicemente a protezione di quell’edificio e di ciò che vi era contenuto. Nessun altro scopo. &lt;br /&gt;Certo c'erano stati anni in cui pressoché ogni giorno i tentativi di scavalcamento del muro e gli spari delle guardie di frontiera contro i fuggitivi turbavano anche l'animo ottimista e soddisfatto di Ferdinand, ma erano momenti passati, flash bui che doveva rimuovere presto dalla sua memoria, e ora non provava nessuna invidia nel vedere i suoi neo-connazionali rientrare nel loro paradiso consumistico dopo la visita turistica al lager dell'est.&lt;br /&gt;- Oh Ferdinand, cosa vuoi che succeda? La situazione potrà solo migliorare. &lt;br /&gt;Chi parlava in questo modo era il suo vecchio amico Hans, compagno di tante bevute e discussioni nel museo deserto. Lui sì che aveva utilizzato qualcuno dei mezzi custoditi nel museo. Adesso era ormai in pensione, ma nel corso della sua esperienza come dipendente delle poste aveva provato la sensazione di svoltare un angolo al volante di uno di quei trabiccoli e trovarsi davanti guardie di frontiera perplesse a fucili spianati; quasi l’anomalia in quell’incontro fosse un postino che circola per strada.&lt;br /&gt;- E poi era ora di cambiare qualcosa.&lt;br /&gt;A differenza di Ferdinand aveva accolto con entusiasmo e fiducia l'abbattimento del muro e tutte le sue conseguenze più o meno immediate. &lt;br /&gt;- Vedrai, potremo avere anche noi tutte quelle belle macchine che hanno quelli di Berlino Ovest, tutti quegli aggeggi elettronici, cambierà tutto vedrai.&lt;br /&gt;Non gliene importava niente; nonostante questo e altri discorsi simili, Ferdinand non si smuoveva dalla sua convinzione e reagiva con espressioni dubbiose o con un mutismo nervoso e triste a quelle prospettive di vita diversa.&lt;br /&gt;- E adesso? - il vento all’improvviso aumentò d’intensità trascinandosi il borbottio soffocato del temporale in arrivo. Le prime gocce di pioggia fredda e pungente lo sorpresero mentre era ancora intento ad accostare le finestre e le imposte del piano superiore. Finì di richiudere il tutto proprio mentre il fragore di un tuono rimbombò in tutto la sua cupa profondità nei corridoi del museo.&lt;br /&gt;- Senti questi temporali dell'ovest... - pensò sorridendo, rafforzando le rughe in volto al pensiero di quella frase pronunciata dal suo amico Hans.&lt;br /&gt;Decise di ripercorre ancora una volta il corridoio per accertarsi che tutte le finestre fossero serrate perfettamente, in un eccesso di scrupolo motivato dal temporale imminente. Sopra di lui la volta centrale con le sue enormi vetrate lasciava trasparire un tumulto dagli sviluppi facilmente prevedili nel cielo imbrunito. Si avviò verso le scale per scendere al piano terra, dove si sarebbe rifugiato al sicuro del suo appartamento ricavato in uno dei tanti locali vuoti all'interno del museo. &lt;br /&gt;La pioggia iniziò a cadere con un accanimento tutto suo, proprio nel momento in cui stava per inserire la chiave nella toppa della porta di casa. Il sollievo di mettere piede nel suo tranquillo rifugio svanì in un grido confuso allo scroscio della pioggia.&lt;br /&gt;- Che testa che ha la gente per andare in giro con questo tempo.&lt;br /&gt;Uno sgomento che avrebbe voluto liquidare nel modo più insulso possibile si insinuò nei suoi pensieri ormai proiettati verso il riposo imminente. Un altro tuono squarciò la fosca quiete del corridoio, la pioggia ormai impazzita pareva provenire da tutti i lati, dei rumori di persone in corsa sembravano avere origine dall’alto e da qualsiasi altra direzione.&lt;br /&gt;- Questo non è un tuono... - riconobbe distintamente il rumore prima di uno, poi di una serie di vetri rotti mischiato a toni di voce mai sperimentati; e tutto si stava avvicinando.&lt;br /&gt;Si voltò di scatto, persino la sua ombra sembrava ora minacciosa, indeterminata; un terzo tuono risuonò nell'aria assordandolo, questa volta a poca distanza da lui. &lt;br /&gt;Sentì le gambe cedere come mai prima gli era successo, un dolore penetrante impedirgli di reagire in nessun modo a un inabissarsi inarrestabile; e si ritrovò umido e sciolto in una pozza oscura senza nessuna dimensione, mentre il bagliore di un fulmine, stavolta uno di quelli del fotografo pazzo che se ne stava nascosto da qualche parte là sopra, illuminava la corsa isterica e morbosa di alcune figure nel lungo corridoio.&lt;br /&gt;Pensò a Hans, a quella frase martellante, ripetuta per l’ultima volta in quel momento.  Aria di libertà dall'ovest... lo dicevano tutti. &lt;br /&gt;Chiuse gli occhi per non rimanere accecato da un altro lampo.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-2956431814447494522?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/09/aria-di-libert-dallovest.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SQb8f8p6x2I/AAAAAAAAATY/wjGZRIY6roM/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-3444680127917380297</guid><pubDate>Mon, 22 Sep 2008 08:17:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-28T12:40:36.827+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>microbi</category><title>28 ore di vita</title><description>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SQb6Ca_Y89I/AAAAAAAAATQ/8SVdrXtw8ks/s1600-h/imagae.php.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 103px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SQb6Ca_Y89I/AAAAAAAAATQ/8SVdrXtw8ks/s200/imagae.php.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5262168134140883922" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Simpatico Claudio, un po' un pistolotto forse, ma simpatico, proprio simpatico. Mai fatto sfracelli con le ragazze, ma proprio simpatico. Uno che andava d'accordo un po' con tutti, compagni di classe, amici, cugini; magari non proprio tutti ricordavano il suo nome, ma un sorriso te lo strappava sempre. Ed era uno che sapeva farti compagnia: senti Claudio ti andrebbe di andare a bere qualcosa? ciao Claudio sono Arianna verresti con me a vedere quel film tedesco in bianco e nero sottotitolato lungo tre ore emmezza in quel cinema di periferia con le sedie di legno? Senti mi daresti uno strappo in stazione domenica mattina alle cinque?&lt;br /&gt;Sì, sì, sì, sì... la risposta era sempre la stessa. Un po' pirlotto Claudio, ma proprio bravo.&lt;br /&gt;Stava vivendo una vacanza al mare, e nemmeno delle più...&lt;span class="fullpost"&gt;divertenti sino a quel momento: aveva appena giurato a se stesso che non avrebbe mai messo più piede in una discoteca, di qualsiasi tipo, rock, acida, rave, balera, etnica reggae, esclusiva camuffata da esposizione di tappeti orientali; cambiava la musica, cambiavano gli abiti delle persone con cui doveva fare a spallate di continuo, ma le teste di cazzo e il suo sentirsi fuori luogo rimanevano costanti. Anche quella volta si erano messe di mezzo Arianna e Camilla, le due amicone, sempre loro: dai Claudio vieni che ci divertiamo, dai, balliamo, sì dai, ti mettiamo in mezzo alla pista tipo scimmietta senza capello e poi ci facciamo sbattere da qualcun altro, vedrai che bello. &lt;br /&gt;E lui aveva ceduto ancora, perché era buono, un po' pirlotto, ma buono. &lt;br /&gt;Si ritrovò in coda anche lui insieme agli altri, per avere accesso a quella che minacciava di essere come la festa più pazza dell'estate.&lt;br /&gt;- Ehi tu! In questo locale è gradito un abbigliamento elegante. &lt;br /&gt;Solo a lui; gli altri, jeans strappati e camicie palesemente sottodimensionate, tutti dei gran damerini.  &lt;br /&gt;Proprio un bravo ragazzo Claudio, anche in quel caso si era limitato a sorridere, immaginando già la sua esclusione da quell'evento e l'attesa di un'altra alba davanti a una sala giochi chiusa.&lt;br /&gt;Invece il tipo - forse ebbe pena, forse oltre che indossare un vestito stile centrocampista dello Zaire ai mondiali del 1974 era un bravo ragazzo anche lui, più probabile grazie all'intercessione di Arianna e Camilla - finì per liberare il passaggio concedendo così a tutta l'allegra combriccola l'ingresso in quel surrogato di paradiso. &lt;br /&gt;Come previsto già dopo pochi minuti Claudio capì che, anche se aveva schivato l'attesa davanti alla sala giochi deserta, difficilmente avrebbe evitato l'alba umida trascorsa seduto su un marciapiede ad aspettare il resto degli amici ubriachi e molesti. &lt;br /&gt;Arianna e Camilla si volatilizzarono ben presto in mezzo a urla, fumo, e sudore; la sua anima, o quello che si portava dentro, evaporò nel contrasto continuo tra luci e buio e rumore assordante. Guardò in mezzo alla pista da ballo, giusto per evitare di capitarci in mezzo per sbaglio, e lì il buon Claudio si rese conto che forse poteva iniziare a vivere anche lui, come tanti altri e smetterla di trascinarsi come un essere nato in un ecosistema sbagliato. Cosa stava succedendo? Chi era quella ragazza? Non aveva previsto un avvenimento del genere, non riusciva proprio a credere che in quell'insieme di visi inespressivi e alterati si potesse celare una naturalezza di quel tipo. &lt;br /&gt;Qualche ora prima aveva letto un titolo sulla copertina di un giornale femminile: “Un granello di zucchero in un mare di sale" o qualcosa del genere, e via di seguito con intere colonne di luoghi comuni casual sull'amicizia e l'amore. A lui piaceva curiosare fra le pagine di quelle riviste: preziosi suggerimenti per affrontare i primi turbamenti femminili - i ragazzi invece se la dovevano cavare da soli - i consigli a lui per conquistare lei, cosa piace a lei mentre lui lo fa, i punti deboli di lui mentre pensa a lei, se lei a un certo punto non lo fa più, perché ogni tanto lei si sente strana; e magari, in un trafiletto a fondo pagina scritto in un carattere illeggibile, quali conseguenza per lui mentre a lei tutto a un tratto girano le palle, vede un altro, se ne innamora, e lo lascia solo come un coglione.&lt;br /&gt;Si spinse in mezzo alla pista, lei sorrideva come se lo stesse aspettando da sempre, si trovarono senza nemmeno accorgersene molto vicini, troppo vicini per ignorarsi. Bastò una semplice frase senza senso, quello l'avrebbero scoperto dopo; si appoggiarono a una parete in un angolo caotico di quell'ambiente saturo di esseri saltellanti. L'enorme stanza illuminata a impulsi colorati, le persone e le loro personalità digitalizzate, la musica, tutto sarebbe ben presto svanito, evaporato in una nebbia di lente e misurate parole. &lt;br /&gt;Poteva benissimo considerare tutto quello che aveva passato sino ad allora solo come un lungo e noioso sound check prima del gran concerto finale, con chitarre che non volevano saperne di accordarsi, monitor perennemente fischianti, i fonici una massa di incapaci alcolizzati, cavi difettosi e gracchianti sparsi per tutto il palcoscenico disordinato della sua vita. &lt;br /&gt;E adesso toccava proprio a lui, in quella convulsione martellante di sudore, luci, fumo. &lt;br /&gt;L'albeggiare di una nuova giornata fu la logica cornice a quel quadro abbozzato dall’instancabile pennello della vita; lo stesso ripetuto, ma che anche quella volta non disdegnò di dipingere.&lt;br /&gt;Si baciarono ancora una volta, eccitati e infreddoliti nell'umidità mattutina, con lei che si stringeva forte addosso, cercando il suo calore, la sua pelle, facendolo sentire indispensabile e felice. Una sensazione quasi sconosciuta per Claudio.&lt;br /&gt;Era la sua vera vita, breve? eterna? In quel momento non gliene importava nulla.&lt;br /&gt;Non tentarono nemmeno di dormire, il sole era alto nel cielo ormai, ma non rubarono nessun istante a quello che avrebbero potuto vivere, comprimendosi in abbracci silenziosi, cercando ognuno di interpretare il respiro dell'altro, camminando divertiti dai maldestri tentativi di sincronizzare i propri passi, facendo una colazione completamente sfatti, ma felici, nel bar pasticceria più elegante della cittadina - un posto che lui aveva sempre visto come un’esposizione permanente di statue di cera, ma a lei piacevano i bomboloni di quel locale - girando senza nessuna meta sulla sua moto; un giro in spiaggia dalle amiche di lei, e poi finalmente: la sua camera libera. Si sfiorarono, si fissarono con quei loro sguardi umidi, e finalmente si combinarono in un intreccio consacrato a qualunque divinità esistente. &lt;br /&gt;Stava ormai invecchiando, lo sentiva, avvertiva un nuovo senso di tempo strappato e espanso, accelerato e compresso, e che questo avrebbe comportato conseguenze non prevedibili; ma non poteva farci nulla. Era la vita stessa ad aver scelto di scorrere in lui in quel modo alterato; e Claudio poteva farci ben poco. Erano passate ventiquattro ore, quasi una vita?&lt;br /&gt;Il buio era ritornato per cullarli pazientemente nei loro lenti abbracci, nei silenzi nati da semplici desideri di cristallizzare la realtà, imprigionati in pensieri che il più delle volte rimanevano incompleti, senza una fine logica, o un'origine precisa, nati da menti impreparate ad affrontare sentimenti così devastanti. Di lì a poco si sarebbero divisi come la logica della vacanza estiva pretendeva; merda! Il nuovo scorrere del tempo lo stava inghiottendo. &lt;br /&gt;Si rifugiarono ancora una volta in loro, avvolti in una massa imperfetta su di un dondolo in riva al mare, si addormentarono sfiniti per un tempo imprecisato;e divenne giorno senza troppe sorprese o colpi di scena. Si svegliò di colpo, se la ritrovò seduta sopra le sue gambe, si tranquillizzò. Lei era sveglia, lo sguardo pensieroso che sembrava puntare lontano, il viso inondato dalla luce arancio del sole appena levato, i lineamenti esaltati da quella perfetta esplosione cromatica.&lt;br /&gt;Doveva partire; fissò per l'ultima volta i suoi occhi nell'aria rarefatta di un'altra alba; una di quelle in cui le suggestioni della notte faticano a ritirarsi, e rimangono a vagare nell’atmosfera in altre forme, come oscurità luminosa, come odori non percepiti, suoni inascoltati, silenzi; una di quelle albe fatta apposta per dividersi da qualcuno che rimpiangerai. Cercò disperatamente di impressionare la propria retina con il suo viso. Le loro labbra si sfiorarono lievemente mentre tutto si dissolveva, si fondeva, lentamente, inesorabilmente, mutava. &lt;br /&gt;Non si voltò per un ultimo saluto. Infilò tutti i propri pensieri in un casco; la frizione strappò più del solito. Via, il motore ringhiava nervosamente nell'immobilità mattutina; la strada appariva libera, solamente bottiglie vuote a testimonianza di qualche baldoria notturna ai lati della strada. Appena arrivato a casa le avrebbe telefonato subito, anzi no, avrebbe lasciato passare un paio di giorni, no unemmezzo, o meglio ancora un paio d'ore, non di più. &lt;br /&gt;Aprì completamente l'acceleratore della moto, ci avrebbe pensato la velocità a sciogliere in gola quel nodo che stava nascendo. Guardò oltre l'orizzonte della strada, come se solo lontano ci fosse qualcosa di significativo. Una macchina gli si parò davanti all'improvviso; non sembrava nemmeno guidata da qualcuno in particolare. Claudio frenò disperatamente: puttana, alle moto e al fatto di avere solo due ruote, troppo precario un equilibrio del genere. &lt;br /&gt;Rotolando da qualche parte sull'asfalto, una volta, due, cambiando persino il senso di rotazione, come uno di quei manichini di prova - reali però - il casco che sembrava volerlo lasciare in quei momenti di difficoltà, la spalla che si torceva, anche lei una volta, due, con un dolore lancinante che si espandeva sin alle ginocchia, alle gambe, che non volevano saperne di stare ferme un attimo, il cielo davanti agli occhi per un attimo, fugace, a ricordarti di esser ancora per il momento vivo, mentre la carne di qualche parte non localizzata del corpo, sicuramente sotto il bacino, iniziava a grattugiarsi sull'asfalto, anche odore di pelle bruciata, quando cazzo sarebbe finita quella giostra? aveva sempre odiato i luna park. Poi un colpo secco contro un ostacolo basso e spigoloso.&lt;br /&gt;-Avanti bel biondino, scendere, la corsa è finita. &lt;br /&gt;Si incupì, come ultima azione cerebrale, pensando che chiudendo gli occhi non avrebbe più rivisto il suo sorriso. &lt;br /&gt;(E solo in quel momento comprese quanto potesse essere oscuro il vero buio, e che non erano cazzate le storie del leggendario film della vita che passa davanti agli occhi prima di morire; non che ci avesse mai tenuto particolarmente a scoprirlo. Solo che per lui era stato un cortometraggio, anzi, pochi fotogrammi, a dir la verità si era limitato a una sola immagine, annegata d’arancio, lo sguardo che puntava lontano, come lei in quel momento)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-3444680127917380297?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/09/28-ore-di-vita.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_bSKzNhj_Yp0/SQb6Ca_Y89I/AAAAAAAAATQ/8SVdrXtw8ks/s72-c/imagae.php.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-5570736137708559236</guid><pubDate>Thu, 26 Jun 2008 11:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-26T15:01:31.173+02:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>traffico</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>milano meda</category><title>Milano-Meda</title><description>Ho avuto la pessima idea di andare in ufficio in macchina; e questo vuol dire Milano-Meda: poco più di un sentiero di montagna utilizzato da decine di migliaia di macchine ogni giorno.&lt;br /&gt;Mi ritrovo al volante del mio trabiccolo, persino nauseante da guidare con quegli ammortizzatori ormai alla frutta; nemmeno stessi a cavalcioni di una di quelle palle magiche che quando bambino ne mostravi orgoglioso il funzionamento a qualche tuo amico partivano impazzite e il minimo era che andassero a rimbalzare in un modo completamente fuori controllo dentro qualche vetrata.&lt;br /&gt;Fa anche caldo; l'aria condizionata la uso con parsimonia: con quello che costa la benzina cerco di resistere finché non inizia la coda; il che questa mattina vuol dire tre, al massimo quattrocento metri.&lt;br /&gt;Paderno, e già in coda. Trent Reznor appollaiato sulle mie spalle mi sussurra distorto ...I wanna fuck you like an animal.... &lt;br /&gt;Bello, proprio bello usare la macchina per andare in ufficio.&lt;br /&gt;Rimango accecato per un istante dal bagliore del sole riflesso sul vetro del finestrino di un furgone; cerco gli occhiali da sole nel cassettino; non li trovo. Impreco rovistando in quel non-ordine in cui la mia mano destra si è invischiata, custodie di cd tritate e fazzoletti di carta ormai biodegradati.&lt;br /&gt;Un paio di scooter mi levano la vernice dagli specchietti, cerco di non distogliere troppo lo sguardo dal rotolo d'asfalto che scorre sotto di me, e da quegli ostacoli metallici che ne dimostrano sin troppa di fantasia nei loro movimenti - i miei nemici quotidiani, quasi questa mattina fossi calato in una realtà parallela a testare livelli di videogiochi utilizzando un cretino umano a caso.&lt;br /&gt;E quel solito, inafferrabile, dubbio si fa sentire ancora. Sentirsi improvvisamente diverso da quella specie animale chiamato &lt;i&gt;uomo&lt;/i&gt;. Sentirsi dipendente da macchine, costruzioni, orari precisi, tutta una serie di regole e protesi comandate da me e da cui ne sono comandato.&lt;br /&gt;Insomma sentirsi inferiore all’uomo, quello vero, l’originale. Perché all'uomo non necessitano aggeggi vari per vivere, e l'uomo che ha bisogno disperato di una macchina che cosa è? Di certo non quello progettato e documentato dal creatore o chi per esso, e quindi...&lt;br /&gt;Quindi, occhio al coglione che ti taglia la strada.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-5570736137708559236?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/06/milano-meda.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-6289222918157483493</guid><pubDate>Wed, 25 Jun 2008 10:15:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-25T19:48:24.695+02:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>nascere</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>provincia</category><title>Nascere in provincia</title><description>&lt;div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml"&gt;Nascere e vivere in provincia hai i suoi pro e contro: nel senso, hai la possibilità di vedere tanta gente nascere, crescere e considerarla parte del suo essere, interagire quotidianamente con loro, stile telefilm americano dove organizzano le riunioni tra cittadini per decidere se installare un semaforo o no; puoi uscire a piedi con l'intenzione di farti il giro del paese senza correre il rischio di essere considerato un disperso; hai anche la possibilità di addormentarti a un semaforo rosso senza nessuno che ti accoltelli dopo pochi istanti; d'altra parte devi mettere in conto di percorrere la distanza dalla terra alla luna per una dozzina di volte se il destino ti mette fra i piedi una laurea e un lavoro dalle parti della grande città.  &lt;br /&gt;Ma a ben vedere i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi.  &lt;br /&gt;A parte un effetto collaterale - secondario certo, ma anche parecchio fastidioso – che si rivela quando in vacanza incontri qualcuno/a, e partono le rituali frasi d'approccio e conoscenza; prima fra tutte la pressoché obbligatoria:  &lt;br /&gt;- Da dove vieni?  &lt;br /&gt;Chi è nato e vissuto in città non potrebbe mai comprenderne i motivi, ma scatta nella mente del provinciale un meccanismo, che è pura e semplice autodifesa – difesa da che? da tutto, dalle ulteriori precisazioni geografiche necessarie; dall’imbarazzo di essere nato e cresciuto in un posto chiamato Lonazzo con Bornate di Sotto -  tale per cui la risposta è sempre spazialmente generica: di solito si finisce tutti per abitare a Milano dalle mie parti.  &lt;br /&gt;E la prova che questo riflesso è praticamente universale risiede nella classica precisazione richiesta dall'interlocutore, quasi ormai fossero tutti a conoscenza di certi trucchetti e debolezze da parte di chi è in vacanza:   &lt;br /&gt;- Ma sei di Milano Milano?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-6289222918157483493?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/06/nascere-in-provincia.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-5650395515149335537</guid><pubDate>Wed, 04 Jun 2008 11:21:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-06-24T16:38:00.145+02:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>pagliaccio frammenti pensieri</category><title>Pensieri di un pagliaccio</title><description>Strano però, veramente strano, cosa? che tutti si siano travestiti in quel modo incolore, che sia io l'unico a mantenere l'aspetto originario.&lt;br /&gt;Gli altri no, tutti a levarsi i colori, prima dai vestiti, poi dalla pelle, a rinnegare persino la bombetta colorata, così comoda quando piove, per non parlare poi delle scarpe grosse, era così bello quando ci si incontrava tutti in strada con quelle zattere ai piedi; e lì sì che era divertente schiacciarsi i piedi a vicenda.&lt;br /&gt;E la pallina rossa sul naso? Cos'aveva che non andava? Avrebbe fatto solo un gran bene a parecchi di quelli che adesso sfoggiano un naso nudo e indifeso; e anche il bastone, chi non avrebbe bisogno di un sostegno almeno un paio di volte al dì?&lt;br /&gt;No, nessuno ormai più la mattina esce di casa vestito in quel modo.&lt;br /&gt;Ma potrei anche sopportarlo - a volte qualche tradizionalista lo incontro ancora per strada - il brutto è che adesso vengo guardato come se fossi io quello anomalo, tutti mi sorridono, mi additano divertiti, le mamme chiamano i bambini, questi mi salutano, ma che cosa vogliono?&lt;br /&gt;Loro sono stati quelli che hanno voluto cambiare, non io, loro sono stati quelli che hanno voluto trasformarsi, un tempo eravamo tutti così.&lt;br /&gt;Cosa vogliono da me? Cosa dovrei fare io con loro?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-5650395515149335537?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/06/pensieri-di-un-pagliaccio.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-4496595745745779374</guid><pubDate>Mon, 25 Feb 2008 07:25:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-21T21:27:01.637+02:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>ufficio mail risposta</category><title>Lettura veloce</title><description>- Alessandro, hai risposto alla mia mail dopo solo tre minuti.&lt;br /&gt;Mi sono appena alzato dalla scrivania e l'intenzione è quella di andare in bagno e specchiarmi un attimo, giusto per vedere se la stanchezza che mi sento addosso in qualche modo è riflessa anche nella mia espressione. &lt;br /&gt;Mi blocco, non tento nemmeno di replicare a quella domanda, per tutta una serie di motivi:&lt;br /&gt;1) Mail canta e quindi c'è poco da commentare su orari e invii&lt;br /&gt;2) Non ho la più pallida idea di quale problema possa nascondersi dietro una risposta sollecita a una mail del capo.&lt;br /&gt;Ragion per cui annuisco da perfetto ebete aziendale.&lt;br /&gt;- E subito dopo, due minuti, me ne hai spedita un'altra.&lt;br /&gt;Annuisco ancora. Anche qui c'è ben poco da replicare, sempre per i due punti sopracitati, ma più che altro vorrei che arrivasse al più presto al nocciolo della faccenda. Cosa vuole da me questa mattina?&lt;br /&gt;Niente forse, si rimette a fissare il monitor. Allora provo io a replicare in qualche modo.&lt;br /&gt;- Beh, le mail tanto non le pago.&lt;br /&gt;Vorrei che Sergio, capo PM questa mattina particolarmente stressato, capisse che la mia è solo una battuta - non un granché a dire il vero - tanto per chiudere il più in fretta possibile questa parentesi. Invece no.&lt;br /&gt;- A me sembra invece che tu legga con poche attenzione le mie mail.&lt;br /&gt;Cazzo gli dico adesso? E' clamorosamente vero, di solito di certe mail, in stile aziendale siamo tutti nella stessa barca e affonderemo insieme, leggo solo il soggetto e qualche frase campionata a caso; poi riassumo un po' e ne traggo un senso che però il più delle volte ci azzecca. &lt;br /&gt;Evidentemente questa volta non è successo così.&lt;br /&gt;Guardo la porta del cesso, pensare a quel luogo come la mia salvezza la dice lunga sulla mia situazione, Sergio è concentrato sul monitor e su altre letture di cui non mi interessa per niente conoscerne la natura. Trovato!&lt;br /&gt;- No, invece preferisco risponderti subito quando ho i concetti in testa ben chiari.&lt;br /&gt;Blocco l'espressione cercando di apparire il più serio possibile.&lt;br /&gt;- Beh, la prossima volta vedi di condensare le risposte.&lt;br /&gt;Finito. &lt;br /&gt;E adesso posso sì andarmene al cesso soddisfatto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-4496595745745779374?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/02/lettura-veloce.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-5111819582733982208</guid><pubDate>Mon, 18 Feb 2008 10:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-04-21T21:23:27.388+02:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>ufficio femminilità</category><title>Presenza femminile - parte seconda</title><description>Questo però ci azzecca di più, è più nel ruolo. &lt;br /&gt;Quale? Quella della sfortunata inconsapevole  costretta da genitori pedanti a seguire tutta una sequenza di scuole tecniche sino a conseguire una faticosa laurea in qualcosa di molto scientifico e tipicamente maschile: informatica, matematica, fisica, ingegneria, prendete una di queste facoltà a caso.&lt;br /&gt;Si vede che ormai è rassegnata a vedersi la femminilità assorbita da monitor accesi e colleghi grigi e compiti che se l'emancipazione della donna è spaccarsi la testa su problemi del genere allora decina di anni fa qualcuno ha sbagliato obiettivo.&lt;br /&gt;E' in ufficio da più di un ora ma nonostante le chiacchiere da lunedì mattina mie e di Gianni - rimbalzi verbali oltre ogni soglia di decenza e volume buoni per digerire meglio quel paio d'ore che ciclicamente ti si piazzano davanti agli occhi come bende nere - sembra fermamente convinta a non perdersi nemmeno una sillaba di quel documento che Sergio gli ha piazzato sulla scrivania.&lt;br /&gt;Gianni l'ha già squadrata ben bene, una piccola smorfia gli è comparsa sul viso, ma non commenta oltre. Forse gli va bene così, o più probabilmente non ha trovato nulla di che da dire. &lt;br /&gt;Cazzo vuoi dire di una che sta per un ora e più a testa china su di un libro senza mai alzare lo sguardo? A parte che è una che sta per un ora e più a testa china su di un libro senza mai alzare lo sguardo...&lt;br /&gt;Niente, ma anche a me sta bene così. Non da trovare troppe distrazioni in questo ufficio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-5111819582733982208?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/02/presenza-femminile-parte-seconda.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-5691718773719865379</guid><pubDate>Fri, 01 Feb 2008 09:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-02-02T16:28:40.271+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>ufficio femminilità capo</category><title>Presenza femminile</title><description>Questa qui se ne entra in ufficio sorridente, e già questo stride con l'umore del resto della truppa non ancora ben definito ma che quasi certo non si discosterà molto dall'incazzatura perenne per bug irraggiungibili e periodici, saluta, e anche questo viola apertamente ogni regola non scritta vigente in quell'ufficio, ma soprattutto indossa anche una gonna!!. &lt;br /&gt;E ha persino delle belle gambe, gliele sto guardando ora, e credo anche un bel culo, ma di questo non ne sono certo, visto che la gonna all'altezza dei fianchi tende a incarognirsi con un maglione extra large.&lt;br /&gt;Cazzo sta succedendo?&lt;br /&gt;Dacché sono qui la cosa più attraente che sia girata in questi locali è stato un IPod verde pisello nelle mani di Sandro, ma anche in quel caso è stato una saetta, una misera stella cometa che poi mai più si è fatta vedere.&lt;br /&gt;Chi è questa qui? &lt;br /&gt;Qualcosa non quadra.&lt;br /&gt;I tre neo laureati arrossano senza averne motivo, o forse la ragione è da ricercare nei loro sguardi incrociati e risatine trattenute e non guardare più in una direzione precisa; guarda caso verso la scrivania in cui la tizia ha deciso di sedersi.&lt;br /&gt;E inutile che faccia finta di niente, anche il mio sguardo tende a deviare da un file di log che invece dovrei spulciare ben bene per rintracciare tracce di quell'anomalia persistente che tende a riproporsi nonostante ogni mio tentativo di correzione.&lt;br /&gt;Confermo la bontà delle sue parti anatomiche posteriori, si è piegata leggermente, il maglione si è sollevato di poco, ma di quello che bastava. &lt;br /&gt;La cosa sembra che abbia notevolmente accresciuto il livello di eccitazione dei tre neo Adelio, Carmelo e Marco. Partono una serie di risate trattenute a stento.&lt;br /&gt;Ernesto dopo aver alzato leggermente gli occhi dal monitor, forse solamente disturbato da quei risolini, ritorna tranquillo e placido e leggere specifiche tecniche.&lt;br /&gt;Chi sarà questa qui? Boh!&lt;br /&gt;Irrompe il grande capo Cardinale Federico, è da parecchio che non faceva visita ai suoi &lt;span style="font-style:italic;"&gt;parrocchiani&lt;/span&gt;, e di lui nessuna sentiva proprio la mancanza.&lt;br /&gt;- Buongioro a tutti.&lt;br /&gt;- 'Ngiorno.&lt;br /&gt;Passa in rassegna l'ufficio con lo sguardo di chi vorrebbe osservare altro, alla fine l'occhio si posa sulla nuova arrivata.&lt;br /&gt;- Oh, Gabriella, benvenuta...&lt;br /&gt;Gli si apre il viso in tre o quattro parti, persino le corde vocali sembrano impreparate a quell'allegria e disponibilità improvvisa: gratta un attimo verso fine frase.&lt;br /&gt;- Oh ciao Federico...&lt;br /&gt;Anche lei non è da meno in quanto a smancerie, ma con quel culo che si ritrova è chiaramente perdonata, anzi...&lt;br /&gt;- Ma dai, perché in questo ufficio?...&lt;br /&gt;Federico si volta, poi si accorge che tutti abbiamo mollato la prigione del nostro monitor e stiamo fissando proprio lui, sposta lo sguardo disgustato verso l'alto, nemmeno da un momento all'altro gli potesse cadere un container di calze sporche in testa.&lt;br /&gt;- Dai, prendi le tue cose, che andiamo in un ufficio migliore.&lt;br /&gt;Persino lei inizia a guardarsi le scarpe in imbarazza. &lt;br /&gt;Federico invece, da vero cardinale condottiero di mille battaglie, pur nella consapevolezza della figura meschina appena fatta, se ne va impettito.&lt;br /&gt;- Buona giornata a tutti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-5691718773719865379?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/01/presenza-femminile.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-1931264914891652497</guid><pubDate>Fri, 25 Jan 2008 10:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-01-25T11:28:53.112+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>ufficio domanda risposta</category><title>Buco</title><description>- Alessandro...&lt;br /&gt;Sandro, project manager, in stato d'ansia perenne, si avvicina alla mia scrivania.&lt;br /&gt;- Ciao Alessandro, tutto bene?&lt;br /&gt;E palese come non gliene freghi assolutamente nulla di come me la passi oggi, ed è altrettanto evidente di come quell'interessamento sia solo un modo piuttosto goffo per rompere il ghiaccio dopo un paio di giornate passate a salutarci a mezza bocca.&lt;br /&gt;- Senti, non è che hai un buco tra la fine dei test per la patch, che comunque rimane urgentissima... lo sviluppo della nuova feature che dovremo rilasciare a fine mese... e ricordati anche che devi finire la stesure dell'allegato tecnico, magari se ce la fai entro fine settimana è meglio... eh? Non è che trovi un buco?&lt;br /&gt;Ancora una volta; cazzo rispondi a una domanda del genere?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-1931264914891652497?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/01/buco.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-5645385846491775018</guid><pubDate>Fri, 18 Jan 2008 14:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-01-18T15:28:42.744+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>ufficio finestra città</category><title>La finestra sul cortile</title><description>La finestra non è su un cortile, ma nemmeno io sono Hitchcock, e quello che ho davanti agli occhi ogni volta che mi alzo dalla mia scrivania e mi porto davanti alla finestra è una parte di città trasformata in un cortile articolato, sgusciante, non ben definito, in cui non esiste confine tra strada, parcheggio, proprietà privata o pseudo tale, e luogo pubblico.&lt;br /&gt;Un enorme essere di lamiere multicolori si sdraia ogni mattina da qualche parte lì intorno, riempiendo ogni possibile spazio a disposizione, e si alza solo la sera, lasciando spaventosamente vuote quelle strade, troppo vuote e grandi per non pensare a come sia abnorme l'anomalia di una città come Milano assaltata di macchine ogni santo giorno.&lt;br /&gt;Non riesco proprio a immaginarlo al di fuori di una giornata lavorativa. Come sarà la domenica? Che cos...&lt;br /&gt;- Cazzo hai visto? la Madonna?&lt;br /&gt;Gigi al solito, ci mette poco a sradicarti dai tuoi pensieri e sbatterti a faccia in giù nella polvere di qualsiasi realtà.&lt;br /&gt;- Dai sbrigati, vai a controllare i log, mi hanno appena chiamato c'è un problema in produzione.&lt;br /&gt;Rinuncio a ogni ulteriore considerazione, anche perché il timore che di persona controlli lo stato di quelle strade la prossima domenica si sta affacciando nei miei pensieri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-5645385846491775018?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2008/01/la-finestra-sul-cortile.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-7620573865583909587</guid><pubDate>Wed, 09 Jan 2008 08:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-01-12T21:36:04.776+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>ufficio fotocopiatrice</category><title>Fotocopiatrice</title><description>Non riesco a fare una fotocopia.&lt;br /&gt;Sono davanti al tabernacolo della macchina fotocopiatrice in religioso silenzio. &lt;br /&gt;Ne faccio un paio all'anno, e ogni volta mi dimentico tutte le procedure necessarie per far funzionare quella torre luminosa e calda, la sequenza di tasti necessaria per farle sputare fuori quel foglio stampato secondo i miei desideri.&lt;br /&gt;Gabriella, la segretaria tuttofare, Bart Simpson con un bel paio di tette, colei a cui alla fine mi appello per risolvere questi miei problemi con fotocopiatrici, fax, e apparecchiature simili, non è alla sua postazione.&lt;br /&gt;- Allora...&lt;br /&gt;Le icone luminose sono quanto di più enigmatico sia mai stato pensato da mente umana.&lt;br /&gt;Un palmo di mano a significare cosa? Devo appoggiare la mia mano? Lì? Una linea progressiva illuminata, con i due estremi a 0 e 100. Cos'è? Velocità? Zoom? Luminosità? Due tasti con a fianco una serie di quadratini sovrapposti, un simbolo di percentuale, un paio di bottoni con impressi frecce o similari, una tabella con indicazioni di percentuali e formati di foglio A1,A2...&lt;br /&gt;E adesso un tipo è fermo a pochi metri da me. Probabile mi stia compatendo.&lt;br /&gt;- Sai come funziona quest'affare?&lt;br /&gt;Sorride, gli lascio spazio. Lui si piazza davanti alla macchina, credo sorrida anche a lei. Io cerco di memorizzare i suoi gesti rapidi e sicuri.&lt;br /&gt;Se ne va soddisfatto con la sua bella copia.&lt;br /&gt;Ci salutiamo, aspetto che si allontani.&lt;br /&gt;Come cazzo funziona 'sta cosa...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-7620573865583909587?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2007/12/fotocopiatrice.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-793026426366293112</guid><pubDate>Thu, 20 Dec 2007 08:12:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-01-01T16:29:51.978+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>natale oro merda</category><title>Preghiera di Natale</title><description>…e poi, già che ci sei, avrei un’ultima richiesta, una sola, che in fondo visto quello che hai fatto non mi sembra una cosa così complicata. &lt;br /&gt;Ti prego, trasforma l'oro in merda nel giro di una notte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-793026426366293112?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2007/12/preghiera-di-natale.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-6160925827468440399</guid><pubDate>Mon, 17 Dec 2007 11:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-01-08T11:13:10.013+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>ufficio segretaria password</category><title>Password</title><description>Gabriella, la segretaria tuttofare - due tette grosse così, ma anche l'abitudine di urlare al marito rimproveri al telefono nell'intero arco delle otto ore lavorative - alza la testa da un giornale tipo fotoromanzi che pensavo fosse ormai bandito da anni da qualsiasi edicola.&lt;br /&gt;- Ehi Alessandro, tu che se un esperto di password?&lt;br /&gt;Incasso perplesso il fatto di essere considerato un esperto di password, così come evito di considerare ogni implicazione professionale legato a quella mia inaspettata capacità. Sempre meglio comunque che essere considerati uno che non ne sa nulla in materia.&lt;br /&gt;- Dimmi?&lt;br /&gt;- Questo sito mi dice che la password che ho scelto non è valida.&lt;br /&gt;Sbatte le ciglia, scuote i capelli, scarta un paio di parole che le stavano per uscire dalla bocca; credo che la cosa la contrari oltre modo.&lt;br /&gt;- Cioè - fissa il monitor e ripete un ritornello che probabilmente si è già ripetuta per una decina di volte nel corso di quella giornata - devo inserire una parola che  deve essere di almeno otto caratteri...&lt;br /&gt;- Uhm... - e fin qui posso benissimo reggere il ruolo assegnatomi da Gabriella, anzi, ostento concentrazione e sfoggio anche uno sguardo che io penso sia serio.&lt;br /&gt;- ...Deve essere costruita utilizzando caratteri alfabetici e o numerici sapendo che si può utilizzare sia caratteri minuscoli che maiuscoli, dovrebbe contenere almeno un carattere appartenente ai 2 insiemi precedentemente citati, in quantità compresa tra tre e cinque per ogni tipo, non dovrebbe contenere più di tre caratteri uguali consecutivi...&lt;br /&gt;Guardo l'orologio, scruto i corridoi sperando nell'arrivo del mio capo magari bell'incazzato e desideroso di riportarmi alla mia scrivania. Niente, solo silenzio, e ronzii di ventole.&lt;br /&gt;- ...Non deve contenere il nome o il cognome dell´intestatario, deve contenere date in nessun tipo di formato, deve avere almeno 5 caratteri differenti da quella vecchia, deve essere differente dalle ultime tre utilizzate.&lt;br /&gt;Ha finito, mi guarda soddisfatta e speranzosa.&lt;br /&gt;- Ehhhh.... quanto deve essere lunga?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-6160925827468440399?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2007/12/password.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-1425894614129051336</guid><pubDate>Thu, 13 Dec 2007 08:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-12-13T09:48:56.759+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>ufficio telefonata gomme</category><title>Cambio Gomme</title><description>Siamo in emergenza ormai da mesi, quello che doveva essere un breve periodo di straordinari si sta rivelando una sequenza infinita di consegne anticipate e accavallate, specifiche travisate e modificate all'ultimo momento, giorni senza tempo passati in ufficio a dialogare con macchine e linee di comunicazione. Ma forse si intravede la fine del tunnel. &lt;br /&gt;Ancora pochi chiarimenti dal cliente, esigente e stronzo come da contratto, e forse potremo siglare la parola fine all'odissea miniaturizzata in chiave parecchio-post-moderna vissuta all'interno di quegli uffici.&lt;br /&gt;Manca solo un dettaglio, il valore esatto di un parametro dal nome criptico, buono per un racconto di Lovecraft, del cui utilizzo non me ne può fregare di meno: a parte che potrebbe significare la fine di una specie di incubo.&lt;br /&gt;Siamo tutti davanti al telefono stile riunione alla casa bianca nell'ufficio del presidente e la sua bella linea rossa. E' Gigi che guida le trattative. Gianni ha già la valigia trolley pronta per partire, il cappello calato sugli occhi, e sembra che la sua risposta lui ce l'abbia già da ore.&lt;br /&gt;- Ah bene, l'avete scoperto, bene&lt;br /&gt;Tutti ci guardiamo soddisfatti. Io mi allontano e mi preparo per le ultime modifiche. Parte una risata esagerata di Gigi. Sono davanti al monitor, controllo la posta, parte un'altra risata, stavolta un po' meno convinta, sempre di Gigi.&lt;br /&gt;- Cioè? In che senso? &lt;br /&gt;Lascio perdere il controllo della casella di mail, ritorno alla scrivania dove sono radunati tutti, Gigi stira i lineamenti in un'espressione di sorpresa al limite dell'insulto. Balbetta qualcosa, ride ancora forzatamente per un attimo, ma siamo a livello di commedia degli orrori. Carlo impietrito fissa la base del telefono stile bambino con lo schermo del televisore. &lt;br /&gt;LA comunicazione si interrompe.&lt;br /&gt;- Allora?&lt;br /&gt;A Gianni il treno parte tra mezz'ora, chiaro che fra tutti è il più interessato alla conclusione di quella che da semplice richiesta di informazioni si sta trasformando nella peggiore delle trattative per la liberazione di ostaggi.&lt;br /&gt;- Ha detto che deve cambiare le gomme della sua Merecedes, duemila euro...&lt;br /&gt;- CAZZO CENTRA?!!&lt;br /&gt;Ce la prendiamo tutti con Gigi, anche se sappiamo benissimo tutti che è assolutamente inutile.&lt;br /&gt;- CAZZO NE SO IO! Ha detto che parla con i nostri capi prima, per vedere se qualcuno gliele paga, e poi ci dice il nome del parametro...&lt;br /&gt;Sembriamo tanti piccoli Indiana Jones boccheggianti che dopo aver sfidato il mondo intero si accorgono di aver aperto la porta sbagliata proprio nell'ultima scena. Magari la porta dei cessi al posto di quella che conduce nella sala del tesoro.&lt;br /&gt;- E quindi?&lt;br /&gt;- Quindi il valore non me l'ha detto.&lt;br /&gt;- Ma quanto è stronzo?!!!&lt;br /&gt;Gigi si alza, prende un sorso d'acqua dalla bottiglietta, si sistema la cintola dei pantaloni, sorride.&lt;br /&gt;- Tanto Alessandro, tanto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-1425894614129051336?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2007/12/cambio-gomme.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-6289716719955969312</guid><pubDate>Thu, 06 Dec 2007 08:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-12-07T07:42:34.720+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>ufficio caffè</category><title>Macchina del caffè</title><description>Il bello delle macchinette del caffè di questo ufficio è che la noia di trascorrere vite intere all'interno di questi edifici ha portato qualcuno a scoprire un trucco tipo easter-egg all'interno dei programmi microsoft.&lt;br /&gt;Dicono che funzioni così:&lt;br /&gt;Tu infili la chiavetta nell'apposita fessura, inserisci una moneta qualsiasi - chiaro che più è alta la cifra più è alto il guadagno - e, qui sta tutta l'abilità o meno di riuscire a fregare la macchina, nel preciso istante in cui la moneta addebita la cifra, estrai la chiavetta dalla propria fessura, e da quel momento inizi a reinserire, estrarre, e così via a ripetersi più volte, tante quante hai intenzione di sovraccaricare la tue preziosa riserva, anche qui però rispettando tempi e profondità di inserimento che solo giorni e giorni di tentativi, dicono, possono darti.&lt;br /&gt;Grazie a questo trucco ho visto personalmente chiavette caricate con cinquanta euro.&lt;br /&gt;La cosa non mi entusiasma per nulla, nemmeno Gigi, che dall'altro dei suoi cinquant'anni o poco meno guarda con un misto di comprensione e pena quel tipo che fa sfoggio di quel furto nemmeno troppo mascherato. Interviene di persona a levare di mano la chiavetta al tizio sorridente e interrompere quel teatrino da ufficio parecchio mesto.&lt;br /&gt;- Cosa te ne fai di cinquanta euro sulla chiavetta se il caffè fa cagare?&lt;br /&gt;Il tipo si rigira la chiavetta fra le mani, alza le spalle, Gigi scuote la testa, io volevo solo pigliarmi un tè.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-6289716719955969312?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2007/12/macchina-del-caff.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-5911449529222075782</guid><pubDate>Mon, 03 Dec 2007 08:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-12-07T09:43:38.224+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>ufficio cazziatone</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>riunione</category><title>Cazziatone</title><description>- Ragazzi vi dispiace se ci riuniamo cinque minuti per fare il punto della situazione?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;- Certo che mi spiace ma come cazzo trovo il modo di dirtelo chiaro e tondo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;- Arriviamo.&lt;br /&gt;La parola ripetuta a più voci è quella; il tono utilizzato da tutti gli interessati  ricorda tanto quello di prima mattina quando qualcuno ti sveglia nel bel mezzo di un sogno fantastico.&lt;br /&gt;Di sogni fantastici non credo che ce siano molti né in me, né in Gianni, nuovo arrivato: poche parole e aria di uno che non si lascia scombussolare troppo la vita da quello che gli permette di pagarsi le bollette. Io non riesco a essere così neutrale; un minimo le palle mi girano.&lt;br /&gt;Ci ritroviamo nella solita sala riunioni, uno di fronte all'altro, perplessi e senza nessuna voglia di ripetersi concetti ripetuti già abbastanza nel corso dei giorni precedenti.&lt;br /&gt;Sandro, come pm, inizia.&lt;br /&gt;- Bene, ragazzi devo farvi i complimenti...&lt;br /&gt;Incrocio per un attimo lo sguardo soddisfatto di Carlo, Gigi ha gli occhi spenti e forse per questa mattina non li ha mai nemmeno accesi.&lt;br /&gt;- I test di accettazione di IRG stanno andando meglio del previsto, e anche JRH in produzione sta dando meno problemi del previsto...&lt;br /&gt;Tutti, chi più chi meno, accennano un sorriso stirato. Sandro non sembra avere finito, prosegue.&lt;br /&gt;- E di questo devo ringraziare chi si è sforzato e ha accettato di fermarsi sino a tardi anche per parecchi giorni.&lt;br /&gt;Chiaro come quest'ultima frase a esclusione sia solo un rimprovero logicamente rabberciato secondo un certo stile manageriale imperante nell'azienda. In ogni caso tutti sorridono, l'atmosfera all'interno della piccola saletta si stempera, qualcuno accenna addirittura qualche battuta di dubbio gusto stile si - ride - ancora - prima - di - averla - capita.&lt;br /&gt;- Però devo fare comunque alcune considerazioni.&lt;br /&gt;Appunto. &lt;br /&gt;Carlo inizia a martoriarsi le stringhe, Gianni ha l'espressione solidificata del perfetto Terminator da ufficio, Gigi guarda il cielo, sospira, o sa già tutto, o non gliene frega proprio nulla di sapere qualsiasi cosa.&lt;br /&gt;- Perché Alessandro...&lt;br /&gt;Perché cosa? E soprattutto perché io? Alzo gli occhi tipo appello a scuola, cerco di ripercorrere i miei ultimi giorni, in un attimo di scovare qualcosa che ho combinato e che evidentemente stona rispetto alla situazione paradisiaca con cui Sandro ha voluto illudere un po' tutti.&lt;br /&gt;- ...Quello che è successo ieri non mi è piaciuto per niente.&lt;br /&gt;Restringo il campo delle mie ricerche a un preciso spazio temporale; ma nonostante ciò non riesco a trovare un mio comportamento particolarmente scorretto. Anzi, ieri c'è stato un problema in produzione e...&lt;br /&gt;- Ieri c'è stato un problema in produzione e non mi è piaciuto per niente il modo in cui l'hai affrontato.&lt;br /&gt;- Ma...&lt;br /&gt;- Ho fatto anche una gran figura di merda per colpa tua.&lt;br /&gt;Deglutisco, ma non tanto perché mi sono reso conto di qualche mio comportamento sbagliato. Lentamente sto riavvolgendo il nastro delle telefonate e mail di ieri, riesco anche a ricostruirmi parti di logiche travisate o non sufficientemente considerate che probabilmente a Sandro non sono andate per nulla giù; quello che mi spaventa veramente è che lui sembra voglia riversare quella tal quantità di merda su di me e nel modo più vistoso possibile.&lt;br /&gt;- Perché?&lt;br /&gt;Cerco di esprimermi in qualche modo, evitare di passare per un coglione subalterno impotente beccato in fallo. Ma capisco già che ogni tentativo di quel tipo fallirà miseramente. Passerò per un coglione subalterno impotente beccato in fallo.&lt;br /&gt;- Come perché? Ti ho chiesto di risolvere il problema in produzione, e non l'hai nemmeno guardato, non solo ne hai tirato fuori un altro inesistente. Ho dovuto spulciarmi io i log per dare una risposta convincente al cliente.&lt;br /&gt;Annuisco senza aver perfettamente compreso la questione. &lt;br /&gt;Come dirgli che se fosse vero quello che sta dicendo allora i problemi sono due? Perché quello che lui definisce come un mio problema non è assolutamente inventato e prima o poi scoppierà, magari già adesso, e quello che ha scovato lui effettivamente io l'ho saltato a piè pari ma deve esistere per forza perché era tutto bloccato. &lt;br /&gt;Basta stare zitti.&lt;br /&gt;- Mi spiace, ho sbagliato.&lt;br /&gt;O fotterlo nel unico modo possibile: e cioè abbassarsi così tanto da evitare ogni quintalata di merda lanciata contro di te. Anzi, farlo così tanto che una parte gli ritorni addirittura addosso.&lt;br /&gt;L'aria diventa piombo cacciato a forza nei polmoni: adesso le parti si sono invertite è lui che ripercorre gli ultimi minuti ripetendosi in testa la sua arringa per controllare eventuali toni oltre ogni ragionevole limite.&lt;br /&gt;- Io vado in bagno.&lt;br /&gt;Gigi si ridesta, Sandro lo guarda annuendo, come se gli avesse rivelato chissà quale verità nascoste.&lt;br /&gt;Partono deglutizioni e sospiri vari da più punti del tavolo. Sandro riprende, ma si capisce subito dal suo sguardo che è semplicemente un iniziare qualcosa già bello che concluso.&lt;br /&gt;- La prossima volta cerchiamo di migliorare la comunicazione.&lt;br /&gt;Annuisco da bravo scolaretto. &lt;br /&gt;Cazzata per cazzata, tanto valeva che ci cacciasse dentro anche questa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-5911449529222075782?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2007/12/cazziatone.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-1529758219548203372</guid><pubDate>Fri, 23 Nov 2007 09:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-09-22T09:31:52.063+02:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>piscina sabato</category><title>Sabato in piscina</title><description>Ho appena consegnato mio figlio all’istruttore, tutt’intorno una pletora di genitori e figli abituati a quell’ambiente. Io e mio figlio sembriamo due turisti americani la mattina del primo dell’anno in Piazza Rossa. &lt;br /&gt;Gli ho anche sistemato la cuffia, rossa guarda caso, con un paio di cuciture di cui proprio non sono riuscito a interpretarne il giusto orientamento, anche il simbolo stampato mi confonde, ho provato a metterlo davanti, ma così le cuciture apparivano traverse e sembrava uno con in testa un pallone di cuoio aperto, allora ho invertito la direzione. Occhei, per modo di dire, il simbolino è finito spaesato poco sopra l’orecchio.&lt;br /&gt;Il corso inizia, tutti i bambini sgambettano felici di sottoporsi a quella tortura, il mio mi guarda con lo sguardo di chi ti chiede perché dopo essere stato per otto ore per cinque giorni dietro un banco e le restanti a fare conticini e righe di lettere adesso devo abbandonarsi nelle grinfie di quel tizio impuntato con un grosso pacco in vista e lo sguardo parecchio sadico.&lt;br /&gt;- Dai che ti diverti.&lt;br /&gt;Non so cosa altro dirgli. E poi sono solo pochi quarti d’ora.&lt;br /&gt;Si convince, si piazza da buon ultimo della fila.&lt;br /&gt;Io mi avvio verso le corsie adibite per il nuoto libero. La muta dei papà è già al lavoro, stili impeccabili, fisici che lo sa Dio quando mai se staranno sdraiati su un divano per avere una linea del genere, e soprattutto assoluto menefreghismo per le sorti del proprio discendente. Occhialini e testa sotto l’acqua per decine di vasche, mio figlio non mi molla con lo sguardo, io altrettanto.&lt;br /&gt;Mi piazzo in piedi davanti alla corsia, e un po’ pirla mi sento. Sembro uno che si aspetta un metrò sbucare dalle acque, invece sto solo aspettando che l’esseesse si decida a fargli fare qualche cosa invece che sbraitare su forza e distanze.&lt;br /&gt;Finalmente partono con le tavolette, boa di gomma o cos’altro, e zampilli vari. Mi tuffo anche io; lo stile unico, nel senso che utilizzo solo e sempre quello: rana a testa fuori perché ho sempre avuto un rapporto pessimo con gli occhialini e non credo che trent’anni di progressi nel campo della tecnologia e dei materiali abbiano cambiato un granché. Uno sguardo ogni tre bracciate a mio figlio, un rendersi conto di non avere la minima idea di come si muova una rana sott’acqua, e arrivo con una certa facilità alla fine della corsia. Mi guardo nella vetrata, anche la mia cuffia è decisamente sbilenca. La riga gialla sembra uno di quei segnali stradali a indicare tratti di montagna particolarmente infidi. &lt;br /&gt;Guardo intorno a me ansimando, e mi rendo conto di come siamo solo in due ad avere certe anomalie in testa - perlomeno superficialmente, dentro forse è un altro discorso - e apparteniamo alla stessa famiglia. Il resto dei presenti ha azzeccato perfettamente centratura e equilibrio di quell’affare da infilarsi. Un motivo ci deve essere.&lt;br /&gt;Pazienza, in qualche modo ci distinguiamo. Mio figlio mi cerca con la testa, alzo il braccio, lo chiamo, mi vede, cerca di urlarmi qualcosa che nel frastuono ovattato di una piscina non riesco proprio a decifrare, annuisco, gli faccio occhei con il pollice. Qualsiasi cazzata abbia fatto o detto è mio figlio e merita il mio sostegno.&lt;br /&gt;Altra vasca terminata, mi fermo per respirare. All’estremità opposta della mia corsia un papà Terminator ha appena finito una vasca in uno stile libero perfetto, testa nell’acqua, occhialini che solo a lui non danno problemi di infiltrazione e cuffia aderente centrata con gli spilli. Ci guardiamo da lontano stile duello western, fingo che la cosa non sembri così, ma effettivamente sembra proprio così. Dovrei partire, ma aspetto che lo faccia prima il tizio, quello invece sembra un coccodrillo pronto per attaccare: galleggia fermo con la testa a mezz’acqua e sguardo concentrato verso un obiettivo dalle parti della mia testa. Però non si muove, a me sta bene, ho ancora il fiatone, anche se la cosa sta diventando anche un po’ ridicola.&lt;br /&gt;Guardo ancora mio figlio, adesso è l’unico che cerca di affondare la tavoletta nell’acqua e vedersela sparare in altro come un missile. All’istruttore la cosa non piace, lo riprende, lui sbuffa, aspetta che il tizio si volti e riprende con lo studio del principio di Archimede applicato a un sabato pomeriggio in piscina. Io rido da solo, buon sangue non mente.&lt;br /&gt;Il papà barracuda è ancora in fase di studio; di che? &lt;br /&gt;Io parto, duello o non duello, e porca eva quanto è vero che ce ne sono in giro di tipi strani a questo mondo, compresi quelli tipo padre e figlio che se vanno in giro con cuffie storte e sbilenche, non appena mi stacco dal bordo lui fa esattamente la stessa cosa. Ma ormai sto sguazzando verso la riva opposta e mi viene solo da pensare come probabilmente anche lui abbia seguito il mio esatto percorso di pensieri.&lt;br /&gt;Solo che lui la cuffia ce l’ha perfettamente centrata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-1529758219548203372?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2007/11/sabato-in-piscina.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-1583963652281654324</guid><pubDate>Mon, 08 Oct 2007 08:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-11-23T10:41:11.014+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>propositi</category><title>Buoni propositi</title><description>Poi mi viene in mente che per questa sera potrei noni fumare, e smettere di stare appeso come un parassita al televisore ogni qual volta il mio sguardo ne incrocia lo schermo acceso, perlomeno non farlo con in mano un bicchiere colmo di liquido alcoolico, e finirla di accumulare caffeina sin dalle prime ore della mattinata, e non scaricare le mie nevrosi con masturbazioni ormai automatiche e prive di qualsiasi forma di godimento, e provare a smettere di distruggermi le unghie non appena il mio livello d'ansia si alza un minimo dalla calma piatta...&lt;br /&gt;Ma poi rientro in casa, e ho appena finito di bestemmiare per trovare un buco in cui infilare quella macchina che mi costa come una villa con piscina, cazzo! e mi sto martoriando il pollice della mano destra già da una decina di minuti e, e cos'è questo silenzio? Allora finisco per accendere il televisore, anzi due, anche quello della cucina, così anche se butto qualcosa sui fornelli non mi perderò nulla di quello che non mi accorgerò nemmeno di vedere, accendo il fornello centrale, metto un goccio d’olio, e via in camera di corsa a levarmi questi pantaloni, appena in tempo per sentire l’olio incominciare a friggere e spandere aromi a filo tra brucio e sapore, ma le mutande sono di quelle abbondanti e lì dentro il coso sbatacchia che è un piacere, appunto, e inizia a irrigidirsi, e quella tizia che ho incrociato questa mattina nell’ascensore aveva delle gran belle tette, grosse, molli al punto giusto, chi se ne frega se cadono un po’, e allora spengo il gas prima che inizi lo spettacolo di fuochi artificiali nella padella, e vado un attimo in bagno... ahhhh, occhei, cosa stavo facendo? Sì, prima una doccia, decisamente, e poi devo farmi qualcosa da mangiare, e... e poi vaffanculo bricco di caffè, bottiglia di rum a portata di mano, e, e dove cazzo ho messo le sigarette?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-1583963652281654324?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2007/10/buoni-propositi.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-115087215668944963</guid><pubDate>Fri, 15 Jun 2007 06:20:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-12-17T11:39:14.536+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>epilogo</category><title>Parte 79: Epilogo</title><description>Tutte cazzate. Chiunque legga solamente tre delle righe precedenti si sarà già fatto un'idea più che chiara di tutto e sono sicuro che saprebbe scrivere meglio di me un'immaginaria fine a questa storia; parola sin troppo grossa per l'accozzaglia disordinata di frasi e pensieri in parole che ho steso, che etimologicamente implica protagonisti, ambientazione, trama, fine, e magari anche colpevole.&lt;br /&gt;Mettiamola così: se fosse un giallo Donatella e Michele sarebbero i veri colpevoli, Roberto e Gigi i detective - chiaramente alcolizzati e fancazzisti - Omar il testimone fasullo che per una manciata di milioni accetta di deporre e si dichiara assolutamente certo dell'innocenza dei colpevoli, Francesca e Manuela le giornaliste che finiscono nei guai per aver ficcato il naso troppo nei fatti altrui, e io l'unico testimone chiave braccato da tutti.&lt;br /&gt;Ma testimone di che cosa? Sarebbe davvero un giallo di merda.&lt;br /&gt;E allora?&lt;br /&gt;E allora non mi rimane che vivere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-115087215668944963?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2006/06/parte-79-epilogo.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-115069995863922329</guid><pubDate>Thu, 14 Jun 2007 06:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-12-17T11:36:42.577+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>epilogo</category><title>Parte 78: Stavolta il maggiordomo non centra un cazzo</title><description>(Epilogo: prima o poi dovrò pur finirla.)&lt;br /&gt;Quello che accadde negli anni successivi non fece altro che confermarmi tutto quello che solitario e meditabondo, e in cuor mio credevo paranoico, avevo immaginato negli anni prima. Michele e Donatella, partiti per un viaggio esplorativo in vista di un futuro trasferimento negli Stati Uniti, che si sco­prono incompatibili. Donatella all'improvviso si accorge che i modo burberi di Michele non sono quelli che vorrebbe sopportare per tutta la vita - anche se probabilmente esiste lo zampino di uno squattrinato e mediocre chitarrista biondo californiano, conosciuto sul posto - e Michele che rimane fulminato dal fatto che per tutte le infinite ore di fidanzamento passate in­sieme non ha trattato Donatella come avrebbe veramente voluto. Abbandoni, rincontri, viaggi di ritorno, viaggi di andata, pen­timenti, rimorsi, telefo­nate angosciate.&lt;br /&gt;La mia fiducia nel respirare che perde sempre più consistenza.&lt;br /&gt;Gigi che si scopre omosessuale, ma non accetta la cosa, per cui continua ad andare schifato con donne. Roberto con la voca­zione di frate. Omar che pianta tutto per andare in una co­munità di hippy spagnola - non sa una pa­rola di quella lingua, ricordo ancora al mare in Spagna le strizzate di lingua quando morente dalla fame doveva pronunciare quelle parole sa­cre nella lingua locale: - panino al prosciutto crudo. Francesca che si sposa con un muratore manesco e totalmente privo di qualsiasi nozione di grammatica italiana - in quello ci somigliamo - ma che secondo lei è: - incredibilmente si­curo di sé. Manuela partita - pure lei - per gli USA che si innamora di un pilota di aerei di linea - tanto Roberto si è fatto frate. Io, che mi sposo con una bravissima ragazza, insegnante di catechismo agli extracomunitari dei paese in via di sviluppo in cerca di re­denzione, e membro del gruppo "Amici per il prossimo in difficoltà".&lt;br /&gt;Il mondo che gira su se stesso.&lt;br /&gt;Se fosse una telenovela sudamericana, o americana, o brianzola, o emiliana, o russa, o turca, questa sarebbe una degna fine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-115069995863922329?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2006/06/parte-78-stavolta-il-maggiordomo-non.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-23216949.post-115035590429543850</guid><pubDate>Wed, 13 Jun 2007 06:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-12-17T11:32:39.518+01:00</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>matrimonio resoconto</category><title>Parte 77: Perche' il resto mancia? - 3</title><description>Potrei anche parlarvi del simpatico assessore al non - so - ancora - adesso – cosa, compaesano di Gigi che intervenne in­sieme al Sindaco alla fe­sta, dando un tono di ufficialità al tutto, e di come prese a baciare Dona­tella, sorridente e imba­razzata di fronte a tanta familiarità, sotto gli sguardi prima ironici poi sempre più incazzati di Michele.&lt;br /&gt;- 'Ue! è questa la sposa? Tanti auguri, al mio paese quando qual­cuno si sposa la si ba­cia così, a proposito dove 'sta Gigi?&lt;br /&gt;A nessuno farebbe piacere che il giorno del matrimo­nio un botolo grasso e sudaticcio tempesti la propria mo­glie di baci.&lt;br /&gt;O di me che in un isolato attimo mi sentii svuotato e perso al pensiero che dal giorno dopo non avrei avuto più quel pazzo progetto-gioco da rincor­rere. Per non parlare poi delle inverosimili scuse che inventammo agli &lt;i&gt;indi­geni&lt;/i&gt; per sfuggire allo smontaggio di tutto quel in­gombrante teatro popolare.&lt;br /&gt;- Bah! credo che dopotutto la struttura sia riutilizzabile... &lt;br /&gt;Roberto da architetto, spal­leggiato da Gigi, su di un altro pianeta causa alcool, che tenta di convertire un ar­zillo gruppo di vecchietti locali al suo improvvisato progetto utopico di riutilizzare il palco ed i festoni per altre occa­sioni. &lt;br /&gt;- Avrete pure qual­che festa estiva alle porte? Ma qual è il vostro santo patrono? Sicuramente i partiti del luogo a Settembre vorranno riutilizzare il tutto per qualche comizio.&lt;br /&gt;E che dire di me, Michele e Gigi - con Omar manager "oc­chialato a spec­chio" come un insetto a girovagare per la piazza; intangibile ma ben presente - che spodestammo l'orchestra dal palco appropriandoci degli strumenti e ini­ziando a suonare e a urlare come degli invasati in quella tie­pida, troppo tiepida, troppo ideale, troppo...&lt;br /&gt;Ma poi?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23216949-115035590429543850?l=andreacorbetta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://andreacorbetta.blogspot.com/2006/06/parte-77-perche-il-resto-mancia-3.html</link><author>acorba67@gmail.com (acorba67)</author><thr:total>0</thr:total></item></channel></rss>