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II &lt;b&gt;Frammento di un'analisi d'isteria&lt;/b&gt; fu redatto da Freud  nel gennaio 1901, subito dopo l'interruzione improvvisa  del trattamento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inviato dopo qualche incertezza all'editore nel giugno dello stesso anno, fu pubblicato, con il titolo Bruchstiick einer Hysterie-Analyse, solo verso la fine  del 1905 nella "Monatsschrift fur Psychiatrie und Neurologie", dove erano già apparsi numerosi saggi di Freud e  la Psicopatologia della vita quotidiana (1901), composta  negli stessi mesi del Frammento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fra il 1901 e il 1905 non  sembra che Freud abbia arrecato correzioni e aggiunte al  suo testo, salvo il poscritto e alcune note (altre ne aggiun gerà nelle successive edizioni in volume). Chiamato dappri ma Sogni e isteria e ritenuto dal suo autore "la cosa più  acuta che abbia scritto da tempo", il Frammento di un'analisi d'isteria è in realtà una continuazione del libro sull'Interpretazione dei sogni (1899) pubblicato l'anno precedente,  e un esempio di come l'interpretazione onirica intervenga nel lavoro analitico; ma esso costituisce altresì un anello di  congiunzione fra la grande opera sul sogno e i Tre saggi  sulla teoria sessuale (1905). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il &lt;b&gt;caso clinico di Dora&lt;/b&gt; (con questo nome il Frammento  è divenuto subito celebre) è la narrazione dell'analisi di  un'isteria in una giovinetta di diciotto anni, indirizzata  a Freud dal padre che si era già rivolto a lui quattro anni prima per alcuni sintomi di paralisi associata a una lieve sofferenza psichica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
link nel sito: &lt;a href="http://www.inpsico.org/2007/11/disturbo-di-conversione-isteria.html"&gt;Isteria (Disturbo di conversione)&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-2780518756207719003?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/g7vC18vB0Yg" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/g7vC18vB0Yg/classici-della-psicoanalisi-dora-di-s.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><media:thumbnail url="http://3.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S6M_XA9tRMI/AAAAAAAADBM/cBj7rLkKbl0/s72-c/nemon_freud.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/03/classici-della-psicoanalisi-dora-di-s.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-137417281224224170</guid><pubDate>Wed, 17 Mar 2010 11:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-17T04:49:16.883-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">recensioni libri</category><title>Etica in psichiatria</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S6DBJD12jWI/AAAAAAAADBE/V6sOoL8jIg4/s1600-h/c1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://1.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S6DBJD12jWI/AAAAAAAADBE/V6sOoL8jIg4/s320/c1.jpg" width="291" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Tre sono i fattori che costituiscono il fondamento dei &lt;b&gt;problemi eti ci&lt;/b&gt; che da sempre interessano le persone delegate ad aiutare il ma lato: il &lt;b&gt;ruolo del terapeuta&lt;/b&gt;, la &lt;b&gt;natura della malattia&lt;/b&gt; mentale e l'&lt;b&gt;am biente &lt;/b&gt;culturale, religioso e persino politico nel quale &lt;b&gt;paziente e  medico&lt;/b&gt; si muovono.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dagli anni Settanta questi fattori e lo studio  formale dell'etica psichiatrica sono stati esplicitamente analizzati,  divenendo quasi una nuova sottospecialità. Fino alla metà del ventesimo secolo, tuttavia, furono condotti solo pochi studi formali a  riguardo. Questa mancata attenzione è comprensibile, in quanto la  &lt;b&gt;professione psichiatrica&lt;/b&gt; si è sviluppata solo recentemente come specialità medica e anche perché, per gran parte dell'ultimo secolo, i  codici discussi e accettati per la medicina generale sembravano essere adeguatamente applicabili anche alla &lt;b&gt;psichiatria&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
Gli enormi  cambiamenti verificatisi in ambito psichiatrico dalla Seconda guerra  mondiale, hanno però messo a fuoco le particolari questioni etiche  peculiari di questa disciplina. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I fattori principali precedentemente elencati hanno subito gran di mutamenti nella tradizione della &lt;b&gt;medicina occidentale&lt;/b&gt; dai tempi  di &lt;b&gt;Ippocrate&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I problemi di &lt;b&gt;etica psichiatrica&lt;/b&gt;, come noi oggi li defi niamo, nei primi tempi dovevano rappresentare un'imposizione di  categorie a noi oggi familiari, come il consenso informato e il "di ritto al trattamento", su una realtà storica per la quale questi termi ni non sono interamente appropriati...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;b&gt;Etica in psichiatria&lt;/b&gt;,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;a cura di S. Block, P. Chodoff, S.A. Green&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Ed italiana a cura di G. Conte&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Percorsi Editoriali, Roma, 1999&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;leggi, nel sito: &lt;a href="http://www.inpsico.org/2008/06/principi-di-etica-in-psichiatria.html"&gt;principi di etica in psichiatria &lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-137417281224224170?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/KbFAUuC5t_o" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/KbFAUuC5t_o/etica-in-psichiatria.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><media:thumbnail url="http://1.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S6DBJD12jWI/AAAAAAAADBE/V6sOoL8jIg4/s72-c/c1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/03/etica-in-psichiatria.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-5893025541405199813</guid><pubDate>Wed, 17 Mar 2010 09:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-17T04:32:33.143-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Galella</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">leader carismatico</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">fatto quotidiano</category><title>Leader carismatici (fragili)</title><description>&amp;nbsp;Dal 'Fatto quotidiano' di oggi 17 marzo 2010, Il Cavaliere dell'amore, di Luigi Galella&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"... Dallo sfortunato incidente del Duomo  di Milano in miniatura, che lo colpì sul   volto rischiando di ucciderlo, che Berlu sconi ha impugnato la spada dell'amore. E  come quei cavalieri che sterminarono gli  albigesi sotto la guida di Simon de Montfort  'nel XIII secolo al grido di "Tuez-les tous!" (ammazzateli tutti), ora lui e i suoi scudieri  braccano gli infedeli, per colpire l'eresia  ovunque essa si annidi. Ad esempio in tv,  dove perfidi catari coltivano e propagano  l'odio. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Cavaliere dell'Amore può contare su di sciplinati eserciti, ma soprattutto su quella  che considera la sua maggiore virtù, la qualità della fascinazione empatica che si ir radia dalla sua stessa figura: il &lt;b&gt;carisma del  leader&lt;/b&gt;. Che si trasmette come un virus, e si  contrae attraverso un semplice sguardo del  capo, un tocco della mano, una carezza,  una pacca sulla spalla. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lunedì sera è tornato l'odio. l'Infedele di  Gad Lerner (La7, 21:10) ha materializzato  uno dei massimi artefici di quella tv "che non bisogna vede re" e sulla quale si è  già abbattuta la furia  iconoclasta della  censura divina. Se  non proprio lui in  persona abbiamo  potuto ascoltare, in fatti, la voce di Mi chele Santoro. Giungeva chiara e nitida e  rivelava alcune semplici verità: "In Italia  c'è un indebolimen to della democrazia  e una bassa considerazione dei partiti. Il leader stabilisce un  rapporto diretto con l'opinione pubblica.  La sua funzione di leader va verificata quotidianamente perché il sistema di relazioni  è fondato solo sul suo &lt;b&gt;carisma&lt;/b&gt;. Berlusconi  non sopporta che ci siano squarci dentro la  rappresentazione che dà di sé stesso all'opinione pubblica. Ecco perché ce l'ha con  noi". &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il carisma e l'amore, quindi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Alberoni, in studio, ha ricordato che Berlusconi "è come un bambino, non sopporta la  voce che lo attacca. Molti capi di movimen ti hanno questo tipo di atteggiamento". &lt;br /&gt;
Il sociologo ha poi spiegato che in un mo vimento il capo viene idealizzato, non tanto  da quelli che gli sono intorno, ma piuttosto  dal "seguace lontano".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ne deduciamo che per amare Berlusconi  bisogna stargli a distanza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sarà per questo  che molti di quelli che hanno accompagnato la nascita di Forza Italia - è sempre  Alberoni a rammentarlo - non sono più al  suo fianco. Stanchi di vivere all'ombra di un  ego ipertrofico, hanno preferito scompa rire. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma è veramente un &lt;b&gt;leader carismatico&lt;/b&gt; B.? L'attenzione ossessiva ai sondaggi  e l'eccessiva sensibilità nei confronti delle  variazioni d'umore del suo "popolo" con figurano in realtà &lt;b&gt;un "carisma" fragile&lt;/b&gt;, che  necessita di perenni riconoscimenti, nutri to di quella tv che ha creato e che vive ogni  critica in tv come ferita alla sua onnipo tenza mediatica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che considera mortale perfino la comparsa  - come osserva Santoro - di un semplice  punto interrogativo. "Tuez-les tous", quin di. Le opinioni, certo. I regimi moderni  hanno in odio il sangue. "&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
link nel sito:&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.inpsico.org/2008/10/politica-e-psicopatologia.html"&gt;politica e psicopatologia&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.inpsico.org/2008/07/identificazione-e-proiezione.html"&gt;identificazione e proiezione&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.inpsico.org/2009/11/psicopatologia-di-una-nazione.html"&gt;la psicopatologia di b. secondo Mancia&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-5893025541405199813?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/aABbCv-lzzs" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/aABbCv-lzzs/leader-carismatici-fragili.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/03/leader-carismatici-fragili.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-240948424580511862</guid><pubDate>Mon, 15 Mar 2010 11:38:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-15T10:46:42.537-07:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Maffei</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">recensioni libri</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Marsilio</category><title>Il mestiere di uomo</title><description>Uno dei nodi fondamentali relativi alla  problematica della psicosi è rappresentato  dalla difficoltà degli psicotici a porsi come  &lt;b&gt;soggetti&lt;/b&gt; attivi della propria storia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel libro &lt;b&gt;" Il mestiere di uomo" di Giuseppe Maffei&lt;/b&gt; vengono esposti i tentativi di  comprensione di questo problema compiuti  all'interno della psicoanalisi e della psi cologia analitica e sono successivamente  proposte delle ipotesi personali.&lt;br /&gt;
L'impossibilità di porsi nella posizione di soggetti  è riferita da un lato a particolari difficoltà  relazionali nella primissima infanzia e dal l'altro e nello stesso tempo a difficoltà  nella costituzione della rimozione primaria.  Questa problematica impedirebbe al fu turo psicotico di vivere in una situazio ne esistenziale di potenza effettiva e lo  costringerebbe invece in una situazione  descritta come di onnipotenza-impotenza:  egli vivrebbe la sua vita come spettatore,  partedpe dei flussi inconsci più profondi,  ma senza decidersi ad apprendere ciò che  a lui appare come un mestiere, il mestiere di uomo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una complessa problematica esiste anche  a livello del rapporto psicoterapeutico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su quali basi teoriche può essere impostata una terapia psicologica? Quali fini  è legittimo porsi e quali risultati è possibile attendere? L'apertura di una comu nicazione profonda è capace di condurre  questi uomini alla posizione di soggetti?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le risposte a queste domande non sono  né semplici né univoche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si sostiene comunque che il rapporto col terapeuta, pur  nelle sue traversie tanto complesse e nella continua esposizione agli attacchi distruttivi del paziente stesso, sia capace di  mettere (o rimettere) in moto quella bipartizione dello psichismo, l'assenza della  quale determina appunto la posizione esistenziale dell'onnipotenza-impotenza. (tratto dalla prefazione al libro)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
IL MESTIERE DI UOMO, RICERCA SULLA PSICOSI&lt;br /&gt;
Biblioteca Marsilio&lt;br /&gt;
Psicologia analitica&lt;br /&gt;
Marsilio Editore, Lucca, 1977&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
GIUSEPPE MAFFEI, libero docente in psichiatria, ha studiato presso l'università  di Pisa. Membro dell'Associazione Ita liana per lo Studio della Psicologia Ana litica e dell'Associazione Internazionale  di Psicologia Analitica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-240948424580511862?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/PWKRvULvCRI" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/PWKRvULvCRI/il-mestiere-di-uomo.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/03/il-mestiere-di-uomo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-8367626854536849760</guid><pubDate>Tue, 09 Mar 2010 12:27:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-09T07:18:01.764-08:00</atom:updated><title>Dottor Francesco Giubbolini, Siena</title><description>La relazione del dottor francesco Giubbolini dal titolo: "Individuo, gruppi e società. Una prospettiva psicodinamica", presentata il 6 marzo scorso in occasione della presentazione della Associazione 'Lachesi'. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il concetto di 'individuo' è fondamentale in una cultura come la nostra, che si rappresenta - anche se non sempre è - come una civiltà che riconosce il valore dell'individuo - persona.&lt;br /&gt;
Il concetto di 'soggetto', e di 'relazione soggetto - oggetto'' - o meglio - di 'relazione tra soggetti', è tema chiave della nostra cultura e della nostra filosofia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il soggetto si configura progressivamente, nel corso della storia, come individuo la cui caratteristica fondamentale è quella dell'autonomia, fulcro del sistema socio culturale.&lt;br /&gt;
E' altresì ovvio che tale idea di autonomia si applica e si definisce nel contesto delle relazioni tra individui soggetti e non in assenza di queste.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'identità quindi è espressione di autonomia e - contemporaneamente - di relazioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E' questa la base dalla quale partiamo per affrontare un qualche abbozzo di discorso che interessa e riguarda l'individuo e il gruppo e, successivamente, la società (da un punto di vista psicodinamico).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La pratica della psicoterapia, oltre ad implicare teorie scientifiche, è e può essere ance pratica sociale in grado di produrre non solo effetti personali ma anche collettivi diffusi e degni di interesse.&lt;br /&gt;
In tal senso possiamo parlare della liceità della de-medicalizzazione in ambito psichiatrico e psicoterapico: non solo teoria scientifica e/o prassi medica ma anche occasione di ricerca e riflessione nell'ambito dei rapporti interpersonali e sociali.&lt;br /&gt;
Rapporti interpersonali da intendersi come caratterizzati da capacità di scambio, di separazione, di trasformazione, i quali possono consentire ed esprimere il processo di integrazione personale, ovvero l'uso del passato nel presente e l'orientamento verso il futuro. Ritorno tra breve su questo punto, relativo all'uso - se così si può dire - del passato nel presente ed alla questione dell'orientamento verso il futuro, spiegandone il significato, perchè mi pare di particolare rilievo ai fini del mio discorso; ed un sogno, di cui riferirò - mi pare possa illustrare in maniera quanto mai appropriata ciò che intendo - con questo mio discorso - sostenere.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma intanto qualche precisazione a proposito di quelli che si possono considerare e definire come gli obiettivi della psicoterapia, nell'ottica dell'integrazione del sé, ma anche delle dinamiche di gruppo e dell'idea di integrazione sociale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Possiamo definirli come segue:&lt;br /&gt;
1) Una profonda conoscenza di sé, al fine di evidenziare aspetti problematici ed aree disfunzionali, che consenta la progressiva acquisizione di insight (consapevolezza).&lt;br /&gt;
2) Il superamento stabile di tali dinamiche disfunzionali, anche qualora risultino inizialmente&amp;nbsp; ego-sintoniche.&lt;br /&gt;
3) L'aumento delle capacità individuali di assumersi responsabilità, critica, autonomia e competenza sociale, al fine di ottenere un valido e sano adattamento alla parte sana della realtà nella quale si vive ed un altrettanto chiaro e netto rifiuto di quelle dinamiche (siano esse personali, relazionali o sociali) magari normali ma non per questo obbligatoriamente sane.&lt;br /&gt;
In sintesi quindi obiettivo della psicoterapia è quello di un cambiamento funzionale che aumenti le capacità di integrazione relazionale e sociale ed una sempre più ampia capacità di adattamento unite però alla capacità di distinguere in modo chiaro ciò che nell'usuale vivere sociale riconduce alla possibilità che esista una norma non necessariamente sana ed alla conseguente necessità e capacità di opporsi validamente ad essa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel procedere di una psicoterapia il primo passo è quello di cercare di rendere l'individuo in grado di sviluppare empatia ed integrazione, anzitutto in relazione al proprio passato, quindi in generale nei confronti di sé medesimo, consentendo - tale processo - il consolidamento di quello che si definisce il 'nucleo affettivo del sé', il quale consolidamento conduca poi allo sviluppo del senso di reciprocità e quello di un valido senso del 'noi'.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Intendo con 'empatia' una disposizione emotiva ed un interesse benevolo anzitutto nei confronti di tutto ciò che è il 'sé', e successivamente di ciò che va oltre il sé e che si accompagna quindi alla disponibilità nei confronti dell'esplorazione e della crescita. Ovvero, in altri termini: una sorta di benevolenza da sperimentare nei confronti di noi medesimi, e di tolleranza rispetto alla consapevolezza dei nostri limiti, i quali dovrebbero essere vissuti come spunto da cui partire per una ricerca personale e non come limite invalicabile contro cui tale ricerca si infrange.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Intendo poi con il termine ' integrazione' l'occasione di realizzare un "affrancamento dalla dolorosa ripetizione di processi distruttivi ed auto-distruttivi del passato" (Emde), che conduce ad un processo di integrazione tra presente e passato consentendo così di acquisire senso di integrità personale e relazionale e senso di continuità, il quale a sua volta prelude allo sviluppo del senso del noi, del futuro, ed all'occasione di nuove e diverse modalità di relazione oggettuale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Psicopatologia è la perdita o il mancato raggiungimento di tale condizione di integrazione personale, di tale empatia, e di tale sentimento (o capacità) di condivisione e compito della psicoterapia è quello di consentire tale recupero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Una breve digressione ed una breve notazione a proposito di quanto detto sin qui, relativamente al discorso inerente l'obiettivo della psicoterapia.&lt;br /&gt;
Riguardo la necessità di porre attenzione, prima di ogni altra questione, alla figura dello psicoterapeuta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'operato del terapeuta non può essere valido se il terapeuta stesso presenta scissioni, negazioni, proiezioni.&lt;br /&gt;
Chi teorizza o propone in merito alla sanità mentale non può praticare rapporti interpersonali distorti o disfunzionali (Lalli), e non può operare scisso rispetto al contesto sociale nel quale vive, pena la più totale inconsistenza di ciò che propone.&lt;br /&gt;
Si inizia dunque dall'individuo, e si finisce nella società, ma il primo individuo di cui è necessario occuparsi è il terapeuta stesso.&lt;br /&gt;
Per il quale deve esistere coerente corrispondenza tra vita privata, professionale e - per l'appunto - sociale, o pubblica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lalli riferisce a proposito delle motivazioni di chi intraprende il mestiere di psicoterapeuta, ed elenca motivazioni valide oppure incompatibili; ed è curioso notare come le motivazioni del futuro terapeuta coincidano con quelle medesime motivazioni che possono consentire, in ambito generale, di definire una relazione come sana piuttosto che come malata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono motivazioni valide:&lt;br /&gt;
la curiosità e l'interesse per gli altri;&lt;br /&gt;
la capacità di ascolto;&lt;br /&gt;
l'empatia e la comprensione;&lt;br /&gt;
l'introspezione e l'intuito emotivo;&lt;br /&gt;
la tolleranza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono motivazioni incompatibili:&lt;br /&gt;
il bisogno di potere e di dominio;&lt;br /&gt;
la necessità narcisistica di essere amati e riconosciuti;&lt;br /&gt;
la presenza di nuclei scissi e perversi;&lt;br /&gt;
la tendenza all'isolamento sociale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quindi adesso il sogno, di cui poc'anzi parlavo, ma lo precede una citazione, di Mauro Mancia:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: 100%;"&gt;&lt;i&gt;"... Esiste un tempo lontano&lt;br /&gt;
fuori del ricordo,&lt;br /&gt;
muto e non databile,&lt;br /&gt;
di cui non parlano narrazioni&lt;br /&gt;
né manuali di storia,&lt;br /&gt;
un tempo perduto&lt;br /&gt;
che a volte&lt;br /&gt;
il sogno&lt;br /&gt;
riesce a ritrovare."&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Mauro Mancia, Il sogno e la sua storia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perchè si realizzi quella integrazione di cui prima accennavo, è necessario recuperare ed integrare il proprio passato, ed il sogno fornisce tale occasione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il sogno:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"A casa mia, ho organizzato una piccola festa e sono arrivate solo persone che  nella vita non vedo da tanto tempo (vecchi compagni di scuola, bambini con cui giocavo e  di cui da tanto tempo non ho notizie ... ). Il fatto di non avere intorno nessuno dei miei amici di oggi non  mi stupisce; sono contenta di rivedere le persone che ci sono... "&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Ad un tratto mi accorgo che da fuori arriva uno strano rumore, come di vento che soffia  durante una tempesta.&lt;br /&gt;
Sono spaventata ma decido comunque di andare a veder cosa sta  succedendo. Apro la porta e mi accorgo che fuori ha nevicato. La strada è tutta bianca; c' è  una luce bellissima e la neve che nessuno ha ancora calpestato mi dà una sensazione di pace e  tranquillità... &lt;br /&gt;
Mi sento una sciocca per aver pensato subito al peggio senza aver considerato che nella vita,  a volte, succedono anche delle cose belle mentre rientro nella stanza dove si sta ancora  svolgendo la festa. "&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Al centro vedo un grande contenitore pieno fino all' orlo di piccole buste.  So che ogni busta contiene un regalo per me da parte di una persona sconosciuta. Mi avvicino  felice sapendo che quelli sono i regali che mi hanno fatto tutte le persone che devo ancora  incontrare nella mia vita, come un piccolo anticipo dei regali che mi faranno quando ci  conosceremo e sapendo che allora potrò contraccambiare."&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Passato, presente e futuro si fondono nel sogno; "sono contenta di rivedere le persone che ci sono" significa sono contenta di ritrovare le persone che ero, tutte le donne che sono stata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'immagine, bellissima, della neve che nessuno ha ancora calpestato riporta a quell'integrità, finalmente ricostituitasi, che prelude al futuro, all'occasione cioé di nuove e diverse modalità di relazione oggettuale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Le persone che devo ancora incontrre nella mia vita" significa la donna che potrò un giorno diventare; "sapendo che allora potrò contraccambiare" sta a significare: nel momento in cui riuscirò davvero a realizzare tale condizione di diversità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quella condizione di integrità, quella diversità che nel sogno si evidenzia, e che si rende quindi in qualche misura possibile, quella condizione di sanità, apertura al mondo e vitalità che il sogno consente di intuire - e contemporaneamente esprime - serve ad essere impiegata per costruire, nei gruppi, relazioni, nuove, diverse e sane.&lt;br /&gt;
Altrimenti non serve a nulla.&lt;br /&gt;
Lavoro sprecato.&lt;br /&gt;
Occasione perduta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, dice Nietzche nel 1885, in 'Al di là del bene e del male', che " la follia è molto rara negli individui, ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche, è la regola".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La psichiatria e la psicoterapia sin dalle origini e per un lungo periodo si sono interessate quasi esclusivamente della patologia di singoli individui, ed hanno fortemente trascurato invece l'importanza delle dinamiche di gruppo, limitandosi il più delle volte a studiarle nell'ambito dei piccoli gruppi, come ad esempio quelli familiari,&amp;nbsp; ed anche delegando lo studio di fenomeni più ampi, e quanto mai importanti, alla sociologia oppure alla psicologia sociale.&lt;br /&gt;
Psichiatria e psicoterapia possono tuttavia fornire, specie in una prospettiva dinamico - culturale, risposte importanti, occasioni significative di comprensione in merito a situazioni ed ambiti di valenza storica e sociale di rilievo e possono contribuire efficacemente non solo alla comprensione, ma anche alla definizione del contesto sociale nel quale si vive, contribuendo a migliorarlo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed anche il rapporto tra individuo e gruppo può essere funzionale o disfunzionale.&lt;br /&gt;
Perchè un gruppo sia funzionale è necessario che venga rispettato l'equilibrio che consente, sia all'individuo che al gruppo, di svilupparsi ed evolvere. Il gruppo, inoltre, è funzionale nel momento in cui propone validi e realistici valori che permettano - a loro volta - lo strutturarsi e l'evolvere dell'io di ciascun appartenente al gruppo. Al contrario, qualora il gruppo sia finalizzato a controllare, sottomettere o sfruttare l'individuo - in una parola a negarlo od annichilirlo - allora si viene a definire quello squilibrio tra individuo e gruppo che definisce il gruppo stesso (oppure il contesto sociale nel quale tale dinamica si esprime) come disfunzionale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei gruppi, non solo i gruppi di terapia - naturalmete - ma nei gruppi in genere, dinamiche disfunzionali sono da intendersi soprattutto due: quella che possiamo definire dinamica di ìdentificazione, e quella che possiamo invece definire come dinamica di intolleranza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'identificazione: Lalli ne descrive due. La prima è quella che definisce mimetica, o adesiva: e che corrisponde, quasi grottescamente, al ripetere, rifare le cose esteriori, ed anche quelle banali, dell'altro. Questa condizione di identificazione somiglia, per certi versi, ai gravi sintomi psichiatrici dell'ecoprassia e dell'ecolalia, tipici della catatonia. La seconda consiste in quella forma di identificazione che è quel processo in virtù del quale l'altro, o parti dell'altro, vengono introiettate e vanno a costituire quello che viene comunemente definito come il 'falso sé'. Questa seconda forma di identificazione non va obbligatoriamente intesa (anche se può esserlo) come caratteristica della patologia, clinica o subclinica che sia, ma come istanza tendente spesso a permeare sino talvolta persino a caratterizzare la normalità sociale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dinamica altrettanto disfunzionale, speculare in fondo rispetto alla precedente, è quella dell'intolleranza, verso tutti coloro che non sono come noi, che non si riconoscono nei nostri valori o nei nostri gruppi, quelli insomma che la pensano diversamente rispetto a come la pensiamo noi: dinamica disfunzionale e - sempre - violenta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nei gruppi - anche qui - non quelli terapeutici -, ma nei gruppi in generale, dinamica funzionale tra esseri umani è invece quella improntata al desiderio: desiderio - fondamentalmente - di conoscenza, di ricerca, di autonomia, desiderio che deve essere soddisfatto perchè base di ogni valida relazione, oltrechè - naturalmente - di ogni valida terapia.&lt;br /&gt;
La realtà dei rapporti interumani dovrebbe fondarsi sull'interesse per l'altro e sulla ricerca della libertà, propria ed altrui; libertà che non sia figlia dell'indifferenza, del disinteresse, né dell'opportunismo, non vacua parola ma espressione vera della relazione e di un genuino investimento affettivo.&lt;br /&gt;
E su quella condizione di autonomia che deve permettere, e consentire, ciò che i più sembrano non saper o poter fare: ovvero dissentire, rifutare, quando ciò si renda necessario.&lt;br /&gt;
Mantenere cioè libertà di pensiero e di giudizio, lealtà nei confronti di tutti coloro con&amp;nbsp; i quali si entra in relazione ed onestà intellettuale nei confronti di noi stessi. Lealtà e libertà che consentano altresì di non rinnegare alcunchè di ciò che appartiene al nostro passato, ma anche di poter non accettare - rifiutare - ciò che non condividiamo nel presente, in noi così come al di fuori di noi, in coloro con i quali entriamo in relazione e nei confronti del contesto sociale in cui viviamo.&lt;br /&gt;
Ma sempre nel rispetto e nel riconoscimento della liceità che può esistere nella altrui condizione di diversità, linfa vitale della conoscenza umana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E dunque vorre iriportare il mio discorso all'idea della diversità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si può e si deve cogliere e rendere evidente la patologia, sinanco a rifiutarla, ma è sempre necessario distinguere tra patologia e diversità, e rispettare quest'ultima.&lt;br /&gt;
La diversità - ed il rispetto della diversità - dovrebbe essere uno dei valori fondamentali della nostra epoca.&lt;br /&gt;
La diversità è cultura, scambio, crescita, e dovrebbe far parte della storia diogni uomo, così come dovrebbe far parte della storia di ogni società che voglia dirsi civile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Viviamo però in una epoca nella quale si oscilla tra intolleranza ed identificazione, nella quale sovente - direi di norma - la diversità appare come pericolo, minaccia, come una barriera che noi stessi frapponiamo tra noi e gli altri, tra il nostro presente ed il nostro futuro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E' di certo quanto mai rassicurante, ma spesso assolutamete patologico, volersi confrontare soltanto con ciò che già conosciamo, e con ciò che riconosciamo come familiare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma sia nell'ottica dello sviluppo individuale, sia nella prospettiva delle relazioni, entrare in rapporto con l'altro significa entrare in contatto con un'altra identità, con qualcuno e qualcosa che è diverso da noi, e da ciò che nel presente siamo.&lt;br /&gt;
Spesso tuttavia, sia a livello personale che relazionale o sociale, si tende ad annullare tale diversità, avendone timore, si accetta con maggiore facilità l'occasione di creare universi omologati, nel tentativo di costruire equilibri perenni, in realtà impossibili da realizzare, comunità di simili dove la caratteristica individuale si perde, dove ci si può soltanto identificare con il gruppo (e che l'occasione di tale identificazione riporti ad una religione, una fede, oppure ad una teora scientifica fa davvero poca differenza) e dove la pluralità dei soggetti non viene rispettata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così l'idea di diversità non è più riferita a ciascun soggetto, in quanto differente dall'altro, o ad una prospettiva futura, ma solo ad alcuni - che diventano così i diversi - rispetto all'omologazione dei gruppi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il diverso viene ad incarnare l'occasione del pregiudizio, motore malsano che muove azioni ed idee di molti, che condiziona le nostre relazioni sociali, che ostacola opportunità di incontro, esplorazione e scoperta che sono fondamenta del rapporto con l'altro da sé.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Diversi allora, e quindi eclusi, ai margini della società, restano ad essere, in epoche e culture diverse, da sempre i matti, ma ogni epoca ed ogni cultura prevede la propria 'norma' ed i propri esclusi, gli 'anormali'.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dicevamo poc'anzi che la psichiatria e la psicoterapia non sono solo prassi mediche, ma anche occasioni di 'pratica' sociale.&lt;br /&gt;
E la psichiatria ha contibuito - in negativo - a dfinire l'idea della diversità come sinonimo, equivalente, di patologia. &lt;br /&gt;
Non che non possa essere vero; solo, non è obbligatoriamente così.&lt;br /&gt;
Non solo: ma non è neppure stata in grado di opporsi - ed anzi si è fatta sovente strumento - di barbarie e discriminazioni.&lt;br /&gt;
Molti sarebbero gli esempi: molti studi hanno inequivocabilmente dimostrato, ad esempio nel caso della germania nazista, il coinvolgimento della psichiatria nella sperimentazione dei dispositivi di sterminio messi poi in pratica, su larga scala, delregime nazista: l'asilo psichiatrico, in tale prospettiva, si è configurato come terreno di preparazione del genocidio. Ma vorrei citare un altro esempio, che mi colpisce particolarmente:&amp;nbsp; durante il regime di Vichy, in Francia, alla fine degli anni '30, venne praticato nei manicomi una sorta di 'sterminio dolce' (il termine è mutuato da Lafont, storico francese autore del saggio 'Lo sterminio dolce'), imputabile all'inerzia " del corpo medico e psichiatrico che non ha avuto solo un ruolo passivo e rassegnato, ma una parte attiva, non fosse altro che in virtù della sua astensione". Astensione attiva come espressione più evidente di istinto di morte allo 'stato puro', se così si può dire.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Michel Foucault, nel 1975 in un memorabile - si dice - corso tenuto al College de France dal titolo "Gli Anormali" (poi divenuto un libro, edito in Italia da Fltrinelli) si domandava, in maniera quanto mai semplice, ed esplicita: come mai la psichiatria ha potuto funzionare così bene e così spontanemanete sotto il fascismo e sotto il nazismo?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E questa, per l'appunto, è la domanda.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Domanda che anche successivamente, ed anche oggi, molti si sono posti e si pongono, in vario modo ed a proposito di moltelici questioni; com'è che - nonostante cent'anni di psicoanalisi (Hillman) - il mondo va sempre peggio?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per cercare di fornire una pur parziale risposta possiamo notare come, in fin dei conti, quella che oggi si definisce psicoterapia è pur sempre una disciplina che si è formata, per l'appunto, poco più di cent'anni fa, tempo assolutamente breve ed insufficiente se confrontato con quello di altre branche del sapere, quali ad esempio la medicina. Quindi disciplina giovane, che ancora inevitabilmente presenta gravi contraddizioni e limiti, i quali tuttavia possono e devono essere affrontati e superati.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di qui deriva la necessità che la psicoterapia rispetti regole fondamentali dal punto di vista medico e terapeutico:&lt;br /&gt;
1) intanto, il riferimento a teorie empiriche su cui fondare una prassi terapeutica;&lt;br /&gt;
2) il coerente e corretto svolgimento di tale prassi;&lt;br /&gt;
3) il progressivo tentativo di individuare metodiche che possano consentire la validazione della terapia stessa.&lt;br /&gt;
Anche se, naturalmente, è necessario partire dal presupposto che si debba rinunciare ad "impossibili dimostrazioni di scientificità utilizzando metodiche di tipo neturalistico" (Lalli).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma c'è forse un altro motivo, ancora più importante, che è necessario considerare con attenzione.&lt;br /&gt;
Prospettiva forse ancora troppo poco condivisa e, quindi, da rimarcare e sottolineare ogni volta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quella inerente il fatto che fondamentale sarebbe l'educazone, la prevenzione, il tentativo di agire non solo e non tanto nei confronti di singoli individui, di gruppi terapeutici, o di ristrette comunità, ma nei confronti del contesto sociale stesso che sovente appare fortemente bisognoso di cure - pur non essendone, pare - consapevole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E dal punto di vista del contesto sociale nel quale tale prassi terapeutica si esprime, bisognerebbe anzitutto considerare che l'essere umano non è solo biologia e che la psicoterapia non è, se non solo marginalmente, una tecnica.&lt;br /&gt;
Che la condizione di sofferenza mentale non è destino ineludibile ed ineluttabile, ma una storia che si sviluppa e che può svolgersi in tanti modi diversi, nel condividere con altri in ambienti fisici, relazionali e sociali che possiamo e dovremmo contribuire a rendere diversi.&lt;br /&gt;
Che tale disagio può di sicuro essere in qualche misura ricondotto alla biologia, ma di certo anche dalle esperienze che hanno caratterizzato e caratterizzano la nostra vita e dall'ambiente nel quale la nostra vita scorre, e del quale possiamo e dobbiamo entrare a far parte.&lt;br /&gt;
Questo è poi il motivo per cui lo psichiatra non può porsi soltanto come positivista, o riduzionista, che riduce e riconduce il dolore, ma direi la stessa condizione umana (poichè tale condizione è sempre inevitabilmente imperfetta) ad una anomalia del cervello.&lt;br /&gt;
Questo è anche il motivo per cui lo psichiatra risponde - e deve rispondere - certamente con la propria conoscenza, ma soprattutto con la propria dimensione di umanità, e con la propria visione del mondo, auspicabilmente sana.&lt;br /&gt;
E con un esempio, che è quello riconoscibile nella relazione terapeutica, che riconduce in fondo a come ci si dovrebbe porre, in generale, nelle relazioni tra esseri umani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine cito Andreoli, da cui ho ampiamente attinto:&amp;nbsp; "La terapia è prima di tutto esperienza di una relazione che si fa essenziale ed umana".&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tenendo dunque infine costantemente presente che si ha un dovere, non solo nei confronti di coloro che a noi come terapeuti si rivolgono, ma nei confronti del contesto sociale nel quale la nostra conoscnza e la nostra prassi si esprimono.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ho cercato di tracciare, brevemente e parzialmente, un continuum tra individuo, gruppi e società in un'ottica psicodinamica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le due diverse immagini del rapporto che può esistere tra psichiatria e società riconducono a due estremi:&lt;br /&gt;
Il primo riconducibile all'iconografia cassica, quella del medico ed alienista francese Philippe Pinel, direttore del manicomio Bicetre di Parigi, che scioglieva un gigantesco e pericoloso marinaio, completamente matto, dalle catene di contenzione, abbracciandolo - e mostrando così anche un ivindiabile coraggio -; il secondo riconducibile alla più recente immagine delle camere a gas naziste che, come recitava la propaganda scientifica dell'epoca, "liberano i pazzi dal peso di una vita di sofferenze incurabili".&lt;br /&gt;
Evidente involuzione:a partire da una condizione iniziale nella quale la psichiatria si poneva come espressione di istanze di libertà e di affetti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lascio a voi decidere - e capisco che non avete molta scelta - in quale delle due immagini sia davvero riconoscibile non solo la conoscenza, l'affettività e l'umanità. Ma anche la scienza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella nostra prospettiva, oggi, la psichiatria e la psicoterapia finiscono per essere uno degli indicatori dello stato di civiltà e di salute di una nazione, pochè misurano, ed esprimono, la capacità di un popolo di accettare - o meno - quel che ho cercato in precedenza di definire come 'diversità'; ma che potremmo forse ancor meglio definire come la condizione essenziale, sempre imperfetta, spesso dolente, di ciascun essere umano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Francesco Giubbolini, Siena&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-8367626854536849760?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/RoU6M2EaemA" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/RoU6M2EaemA/dottor-francesco-giubbolini-siena.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/03/dottor-francesco-giubbolini-siena.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-4148068873926923623</guid><pubDate>Mon, 08 Mar 2010 09:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-08T01:39:32.412-08:00</atom:updated><title>Dottor Giovanni Carlesi, Firenze</title><description>Segue il testo dell'intervento del dottor Giovanni Carlesi, presentato il 6 marzo 2010 ad Empoli (Firenze), in occasione della presentazione della Associazione "Lachesi". &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
SOCIETA' CONTEMPORANEA, TECNOLOGIA, RIDUZIONISMO  BIOLOGICO. C'E' SEMPRE POSTO PER LA PSICHE?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se la vita ha una base su cui poggia ... allora la mia senza dubbio poggia su questo ricordo.  Quello di giacere mezzo addormentata, mezzo sveglia, sul letto nella stanza dei bambini a St. Ives. Di udire le onde frangersi, uno, due, uno, due ... dietro la tenda gialla. Di udire la tenda strascicare la sua piccola nappa a forma di ghianda sul pavimento quando il vento la muove. E di stare sdraiata e udire gli spruzzi e vedere questa luce e pensare: sembra impossibile che io sia qui ...&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Virginia Woolf,"Immagini dal passato"  In Momenti di essere&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel titolo del convegno si è inteso parafrasare la presentazione di una famosa pubblicazione,a guisa di intervista, di J. Hillman,lo psicologo americano puntadi diamante dello Junghismo contemporaneo e della psicologia archetipica.&lt;br /&gt;
A dire il vero in quello scritto e nelle risposte all'intervistatore, più che sulla psicoterapia in sé, l'indice è puntato sulle forme alienate del convivere nelle società occidentali contemporanee.&lt;br /&gt;
La psicoanalisi,d'altra parte, lungo il corso centenario della sua pratica e del suo sviluppo teoretico, non ha saputo opporsi a questa alienazione più generale,rimanendone spesso,essa stessa, impigliata.&lt;br /&gt;
La società moderna e la sua organizzazione presentano aspetti complessi e  differenziati.&lt;br /&gt;
Soprattutto le società occidentali sono caratterizzate da spinte efficientiste e competitive, da alti livelli di suddivisione delle attività e delle conoscenze. La caratteristica principale è la settorialità e la superspecializzazione.&lt;br /&gt;
Il funzionalismo rigido e pragmatico coinvolge ampi settori della vita&lt;br /&gt;
dell' individuo ,da quello economico-lavorativo a quello relazionale ed esperenziale-emotivo.&lt;br /&gt;
L'efficientismo e la rigidità del sistema hanno profondamente condizionato  l'individuo che ha visto mano a mano eroso lo spazio della sua libertà, potendo egli scegliere solo in un ambito di soluzioni già preconfezionate, pur sembrando, al contrario, le scelte infinite,pur sembrando ad esso la libertà,per paradosso,esaltata.  Possiamo muoverci di più,andare dove vogliamo, in qualsiasi punto del pianeta e con relativa facilità.! miei diritti,almeno formalmente,sono più che garantiti e una ragnatela informativa e assistenziale sembra seguirmi dovunque e proteggermi.&lt;br /&gt;
La mia capacità di relazione,di conoscenza è notevolmente aumentata, in maniera fino a poco tempo fa impensabile.Le offerte di svaghi,di occupazione del tempo libero sono praticamente illimitate.&lt;br /&gt;
Eppure alla fine si ha la sensazione di non scegliere,oppure che tutte queste offerte siano luci abbaglianti dietro le quali ci sia poco.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il tempo per riflettere,per meditare,per sentire,ci è sottratto;perfino l'emozione, felice o dolorosa che sia, ha un tempo prestabilito,oltre al quale non si puo' indugiare.  Tutto appare superficiale,omologato,costretto,magari lucente ma anonimo.Alla fine in questo guazzabuglio di occasioni l'individuo si sente spaesato,estraneo, pur provando queste sensazioni in maniera subliminale.E' un po' come essere in un moderno centro commerciaI e,dove si è bombardati da una massa ingoiante di prodotti che soverchiano con le loro offerte, per le quali diventa difficile scegliere senza esserne confusi. Un aspetto importante dell' alienazione del mondo moderno e interessante per l'argomento della relazione è la nozione del tempo.&lt;br /&gt;
Si sa,è noto,oggi si va ad una velocità maggiore,che per altro sembra ancor più aumentare.Non c'è più tempo per fare:le risposte,le soluzioni delle cose devono venire con rapidità,senza esitazione e con buon risultato.Un tempo,appunto,il tempo era più lento.L'indugiare,il non far nulla,il vagabondare,il bighellonare erano momenti costitutivi dell' esistenza. Al contrario della fretta del fare di oggi.&lt;br /&gt;
lo penso che il tempo sia un elemento importante della conoscenza di sé stessi.  L'attesa apre quello spazio che consente l'elaborazione delle cose,dei fatti,degli avvenimenti.&lt;br /&gt;
Permette alle emozioni,ai sentimenti di legarsi o sciogliersi piano piano,nel tempo.  Ecco, tutto ciò che sfugge al pragmatismo del risultato concreto ed immediato,alla soddisfazione di un bisogno immediato nell'immmediatezza della risposta,non è più proponibile.&lt;br /&gt;
Oggi non hanno più possibilità di espressione compiuta i desideri,che  presuppongono una distanza,un varco,una mancanza. Al loro posto solo bisogni che necessitano di un soddisfacimento così rapido da diventare confusivo con il bisogno stesso.Ed è proprio il modello che esige la società compulsivamente consumistica che crea continuamente bisogni da soddisfare.Pieni di piccoli grandi bisogni riduttivi,siamo diventati incapaci di desiderare.E se nel desiderio c'è la scelta e la  libertà vuoI dire che abbiamo perso queste.&lt;br /&gt;
Ora desideri,emozoni,ambivalenze,attese sono un bagaglio complesso della nostra psiche del quale non pssiamo fare a meno.Come ben sa la psicolgia alcuni elementi di questo bagaglio sfuggono alla nostra consapevolezza e giacciono in un territorio interiore e nascosto che conosciamo come inconscio.&lt;br /&gt;
Viene da chiedersi che posto hanno,che cittadinanza possono pretendere queste istanze in un assetto collettivo precedentemente così descritto?L'impero della coscienza e del razionalismo sembra escluderle come un fardello inutile e anche un po' fastidioso.&lt;br /&gt;
Che senso può avere perdere tempo dietro alla psiche,alla sua cura,accogliendola e coltivandola nella psicoterapia,nella psicoanalisi,nella psiciologia del profondo,se possiamo disporre di mezzi più semplici,efficienti,immediati?&lt;br /&gt;
E dov'è il tempo necessario all'ascolto o dove rimane per attendere gli svluppi,le elaborazioni,i dialoghi che la psiche tesse e ritesse?&lt;br /&gt;
Diciamocelo,molto meglio un farmaco,molto meglio un'ipotesi biologica,anzi unatesi scientificatnte verificabile,supportata da basi certe che trovino nei geni,nella chimica dei neurotrasmettitori del cervello o nell'asse neuroendocrino,le risposte alle nostre imprevedibili e faticose espressioni emotive.&lt;br /&gt;
Un catalogo nosografico certo,uno schema preciso e dattagliato ai quali corrisponda un composto chimico sul quale elaborare una statistica certa di probabilità di contenimento e guarigione.&lt;br /&gt;
Ogni comportamento, ogni deviazione prevedibile e catalogabile,da affrontare con una articolata drogheria farmacologica;un po' di questo,un po' di quello e quest'altro,nella giusta misura, per raggiungere uno 'standard' impersonale di benessere. Con il passare degli anni,ogni volta che poso lo sguardo su qualche manuale o trattato di psichiatria o su pubblicazioni varie del circuito specialistico  sono colto da impulsi contro fobici che mi spingono a compensare con letture di filosofia (ne sarebbero contenti i filosofi di professione ).Sì perché il riduzionismo non è solo del biologismo dilagante e spasmodico ma lo è anche della smania classificatoria della clinica psicopatologica che a tratti mi pare rasenti la forma del delirio:il delirio nosografico.Le comorbidità di tutti i tipi,i sottotipi 1-2-3,le corrispondenze statistiche,le caratteristiche indispensabili e necessarie,4 e non più di  4,e così via,come nel melange statistico-robotico del DSM IV R e post Revisioned.  Quindi, tornando alla domanda iniziale del sottotitolo,c' è sempre posto per la psiche oggi e più in particolare per la sua espressività, per la sua cura,nelle forme della psicoanalisi o della psicoterapia?&lt;br /&gt;
Da quanto abbiamo detto pare di no.Ma per quanti sforzi si facciano per  occluderla,scansarla,negarla, la psiche di fatto,appartenendoci,è inevitabile che pretenda ascolto.&lt;br /&gt;
Non lo potrà fare nella vie consuete del recente passato né con le rigide metodiche che hanno caratterizzato le discipline che l 'hanno accolta, studiata, gestita nella cura.  Intendo dire che la psichiatria e a maggior ragione le psicoterapie in senso lato dovranno rivedere alcuni capisaldi delle loro teoresi e confrontarsi con le spinte del mondo moderno. Voglio dire che i tentativi di revisione del corpus psicologico devono impegnare noi cultori e addetti ai lavori e spingerci ad uscire dalle torri di un tecnicismo corporativo per aprirsi a un confronto più ampio con la sociologia,la filosofia,la scienza,senza pretese dogmatiche o verità teoretiche acquisite.&lt;br /&gt;
Oggi è sempre possibile offrire un trattamento psicoanalitico che presupponga molte ore settimanali,a costi scarsamente sostenibili,quando le pressioni del contesto civile e collettivo inducono alla fretta,alla risoluzione in tempi brevi,agli investiminti proficui del denaro? E se non è possibile come si concilia lo statuto di conoscenze inalienabili con nuove forme di approccio,rese indispensabili dalla diversa nozione del tempo e dello spazio della modernità?&lt;br /&gt;
E ancora il raggiungimento della specifica forma dell'individualità o del sé psichico in che modo si confronta con i meccanismi della contemporaneità dal momento che l'elemento collettivo è diventato così soverchiante e omologante?&lt;br /&gt;
Non ci sono risposte già pronte ma stimoli a trovarle sì,se solo ci decidiamo a unconfronto largo e interdisciplinare.&lt;br /&gt;
Rispetto al titolo allusivo "cento anni di psicoterapia .... " ,la critica la rivolgerei verso l'interno delle pSFterapie,verso l'interno della pratica analitica. Ma sono solo scorribande controfobiche nella filosofia ... Eppure la psicoanalisi freudiana ma anche la psicologia del profondo di Jung, dalla critica iniziale verso un'attività medica  routinaria e pragmatica, si sono piegate via via al dictat&lt;br /&gt;
dell' efficientismo,identificandosi in arti della guarigione.Arti specializzate nelle funzioni,nelle reazioni e nei meccanismi psichici.Se la moderna medicina, attraverso le superspecializzazioni, ha promosso ancor più la frammentazione dell'individuo in un puzzle di pezzi fisioanatomopatologici,lo stesso ha fatto la psicoterapia, pur negandolo,perché ha incontrato l'individuo malato,che ha questo o  quello,sintomo,disturbo,nevrosi,ma quasi mai l'individuo per quello che è o vorrebbe esprimere.&lt;br /&gt;
Ma l'individuo,al contrario di quanto e come lo spinge l'assetto sociale, come abbiamo visto,ha bisogno per paradosso, oggi più che mai, di essere capito e accettato per quello che è, e cioè come sé stesso.&lt;br /&gt;
Nonostante ciò le psicoterapie viaggiano su un binario parallelo alle cure  mediche,ma in questo modo come le prime,annienteno l'altro come soggetto, che è soggetto solo di sintomi e patologia.&lt;br /&gt;
L'individuo compresso nell'identificazione dibisognoso, disabile, sintomatico paziente,vuol diventare invece soggetto di comunicazione, esplorazione, dialogo, cioè proprio di quelle cose che la società gli espropria.&lt;br /&gt;
Se in lui il pensiero diventa chiuso,monotono,schematico e immobile non arricchisce la vita ma provoca disinteresse e apatia, come se una continua frustrazione facesse scendere esigenze di qualità avanzata a un livello più profondo,asfittico e "inaccessibile",fino a farlo diventare un'esigenza sconosciuta all'individuo stesso.  Attraverso il dialogo bisogna ridestare lo spirito assopito,illeone che dorme, per sorprendere di nuovo, incuriosire e liberare la capacità di amare.&lt;br /&gt;
Se rimaniamo in un ambito di sofferenza esistenziale o di problemi di  autorealizzazione e, in senso più generale, di appagamento, finiamo per ruotare sempre intorno all' amore, o meglio intorno alla libertà di sentire,esprimere,accogliere amore.&lt;br /&gt;
L'amore è il fondo oscuro e misterioso verso cui tutti tendiamo,sia che lo si esprima nell'agape dell'amicizia o nell'empatia dell'alterità,sia che lo si viva nell'avvolgente tenerezza del rapporto reciproco genitori-figli o nell'eros della dimensione degli amanti.Allora la domanda si fa ancor più incalzante e radicale, c' è sempre posto per l'amore nell'era macchnica o ci ritroviamo fra le mani una sua parodia o un simulacro oggettivante il corpo e la sua immagine?&lt;br /&gt;
lo credo che l'omologazione e la predeterminazione del modo moderno abbiano un primum movens nella tecnologia che informa con il suo strapotere la nostra vita. E lo sta facendo da tempo.La tecnologia nell'era delle macchine non conosce sfumature ,non comprende ambivalenze. Il suo è il linguaggio binario che sercita in forma tirannica, del sì o del no, dell'on o dell'off. Per i toni d'ombra, per gli spaziincerti, per le intuizioni morbide,acategoriali,per il sentire dialogico non esisteospitalità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perfino la forma esistenziale nelle sue valenze ambientali e progettuali è  predeterminata: o dentro il mondo tecnologico o fuori.O dentro il monologo, prima scientifico, che impone l'inconfutabilità del modello esistenziale, e poi tecnologico o fuori ,nell'alienazione dal senso collettivo di valori condivisi.&lt;br /&gt;
La tecnocrazia non ammette dubbi,esitazioni o rinuncie ma un'accoglienza  incondizionata assertiva e indiscutibile.&lt;br /&gt;
Non ci sono né fini né scopi da raggiungere né desideri da colmare.Da qui al futuro solo l'eterna fruizione dei prodotti tecnologici,eternamente rinnovabili. LLa perfetta corrispondenza dei bisogni, attraverso i prolungamenti meccanico-elettronico- informatici, alle nostre aspettative codificate.&lt;br /&gt;
Fine della scelta, fine del dentro e del fuori,fine della soggettività individuale, fine dello dimensione introversa del pensiero e dell'emozione. L'impegno per conservarli,proteggerli,coltivarli sa più di una corsa contro il tempo, talora immemore di ciò che sta accadendo intorno,talora perfino un po' grottesca. &lt;br /&gt;
Ritorna la domanda,c'è posto ancora per lo spazio dell'interiorità?&lt;br /&gt;
Probabilmente non abbiamo una risposta. Ogni previsione è azzardata, possiamo fare solo tentativi.&lt;br /&gt;
Quel che è certo è che dobbiamo ripensare la casa che abitiamo,pensarla in modo nuovo. La casa di psiche non è il mondo che la ospita né il corpo che le è fratello.  Psiche non abita più certezze né fondamenta epistemologiche attraverso le quali capire il mondo e confrontarsi con esso.&lt;br /&gt;
Priva di riferimenti ontologici, ormai diventati inadatti al mondo macchinico che ha introdotto un nuovo senso del mondo,si trova spiazzata,straniera,e come tale deve agire. Anima straniera che assapora la diversità e la sensazione di non appartenenza.  In questo condivido la visione di Umberto Galimberti che oltre che proporre un approccio diverso della psicoanalisi alla conflittualità nevrotica,non più epressa dal contrasto tra desiderio e proibizione ma dalla contrapposizione fra possibilità illimitata e inadeguatezza, propone per psiche stessa una metafora nuova o, se vogliamo, una nuova etica che l'accolga e la coltivi.&lt;br /&gt;
L'etica del viandante. Non più topografie certe basate su piedistalli epistemologici sperimentati,ma soluzioni trovate volta per volta, esattamente come fa l'esploratore che tenta di orientarsi in territori sconosciuti, aggiornando le mappe conosciute e disegnandone di nuove. Paesaggi,sfondi,meditazioni,incontrati e elaborati lungo il  percorso, e via via utilizzati.In questo senso anche le grandi teoresi che hanno fondato e introdotto gli studi e le conoscenze della psiche vanno rivalutate e rime ditate e forse modificate alla luce di questo nuovo confronto. Con l'etica del viandante forse si può difendere e, per quanto possibile, ampliare la soggettività nell'intrico della ragnatela tecnocratica,sempre vigili però, affinchè l'anima non si perda, senza confronto e senza dialogo,nelmare anonimo e omologante degli spazi  virtuali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni Carlesi, psichiatra - Firenze&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
link: &lt;a href="http://www.inpsico.org/p/la-pagina-della-associazione-lachesi.html"&gt;Associazione "Lachesi"&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-4148068873926923623?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/TmIslxXOLaE" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/TmIslxXOLaE/dottor-giovanni-carlesi-firenze.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/03/dottor-giovanni-carlesi-firenze.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-1194158060983013730</guid><pubDate>Sun, 07 Mar 2010 20:43:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-08T03:20:40.903-08:00</atom:updated><title>Dott. Francesca Mancini, Empoli (Firenze)</title><description>Quello che segue è l'intervento svolto dalla dott. Francesca Mancini il 6 marzo 2010 ad Empoli, in occasione della presentazione della &lt;a href="http://www.inpsico.org/p/la-pagina-della-associazione-lachesi.html"&gt;Associazione "Lachesi"&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;Gli affetti che curano&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Storie di trasformazioni&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Francesca Mancini&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
Il titolo del mio discorso contiene in sé sia il senso del discorso stesso sia il senso della psicoterapia che vogliamo descrivere, qui, oggi.&lt;br /&gt;
Vorrei chiarire pochi ma essenziali concetti su cui, proprio per le tante ed, a volte, contraddittorie definizioni che vengono proposte, sono oggetto di ambiguità che, più che informare, disinforma. Molto difficile è riuscire a rendere semplice e comunicabile ai più un processo di cura, quale è la psicoterapia, senza cadere in fuorvianti riduzionismi che ne banalizzano e ne violentano il senso.&lt;br /&gt;
Innanzitutto vorrei precisare che le psicoterapie sono attività che possono venire comprese su uno sfondo che non è tanto scientifico quanto sociale e culturale. &lt;br /&gt;
Nello specifico,la psicoterapia dinamica tiene conto – e questa è la sua specificità rispetto alle altre psicoterapie – dell’inconscio come istanza psichica, dimensione mentale che determina il comportamento umano e, conseguentemente, le relazioni tra le persone.&lt;br /&gt;
Così, l'orientamento psicodinamico vale, oggi, in larga misura,come indagine su un'infinità di episodi e problemi umani. &lt;br /&gt;
Quando ci chiediamo quale sia la genesi psicodinamica di un atteggiamento, di un errore, di un sintomo qualsiasi, intendiamo dire che ne ricerchiamo la causa nella vita e nelle vicende personali del soggetto, e soprattutto nell'elaborazione inconscia che egli ne ha fatto, partendo dal presupposto che non esiste un isolabile universo psicologico non-razionale fatto di passioni, istinti, emozioni, perchè in realtà abbiamo sempre a che fare con qualcosa di più complesso, in cui la razionalità è parte del gioco.&lt;br /&gt;
Per cui il ruolo dello psicoterapeuta è quello di interpretare – ovvero svelare e definire – ciò che non è evidente. Non si vede, non si tocca, non si sente con le orecchie, non si sente con l’olfatto e neppure con la lingua e il palato ma c’è e, come dicevo, ci determina in maniera preponderante rispetto a tutto il resto.&lt;br /&gt;
Di quali strumenti si avvale il terapeuta per interpretare l’inconscio?&lt;br /&gt;
A questa domanda potrei rispondere che si avvale degli affetti, intendendo per affetto, sial’affetto che il paziente prova per il terapeuta, sia l’affetto che il terapeuta prova nei confronti del paziente.&lt;br /&gt;
I termini analitici specifici che definiscono questo affetto sono il transfert – ovvero ciò che il paziente prova nei confronti del terapeuta, sia in termini regressivi che ripropongono l’amore verso l’adulto significativo, provato nell’infanzia, sia in termini di relazione affettiva che il paziente tenta di stabilire con il proprio terapeuta e precisamente con lui – e di controtransfert – nel senso del coinvolgimento di tutti i sentimenti dell’analista verso il proprio paziente.&lt;br /&gt;
In conseguenza di ciò, il controtransfert diventa lo strumento privilegiato di conoscenza del proprio e dell’altrui inconscio e quindi diventa lo strumento essenziale di cura.&lt;br /&gt;
Non c’è cura senza amore e l’amore prevede l’incontro di almeno due persone, di almeno due inconsci che concepiscano una nuova relazione intesa come unione indissolubile di transfert- controtransfert.&lt;br /&gt;
Il processo terapeutico, dunque, è una “ricostruzione” dell’affettività del paziente, ricostruzione che avviene utilizzando il tramite dell’affettività dell’analista.&lt;br /&gt;
Non è possibile alcuna conoscenza, alcuna trasformazione senza il rapporto con l’altro; dove per conoscenza e trasformazione si intende che i processi cognitivi sono a servizio degli affetti.&lt;br /&gt;
Conoscenza, dunque, non come mero sapere dottrinario - in questo la psicoterapia dinamica si distingue dalla psicoanalisi -&amp;nbsp; ma come rapporto con l’altro, interesse per l’intima natura dell’altro.&lt;br /&gt;
In questo processo trasformativo che abbiamo detto essere la psicoterapia si collocano le resistenze del paziente, le quali altro non sono che il desiderio inconscio del paziente stesso di mantenere lo status-quo, di opporsi ai tentativi del terapeuta di promuovere il cambiamento.&lt;br /&gt;
La resistenza accompagna la cura ad ogni passo, tanto che l’analisi diventa l’analisi delle resistenze, consce, inconsce o preconsce che necessariamente vanno interpretate.&lt;br /&gt;
Tutte le forme di resistenza hanno in comune il tentativo di evitare sentimenti spiacevoli, come l’ira, la colpa, l’odio, l’amore verso il terapeuta - in termini di paura della dipendenza e del rifiuto - l’invidia, la vergogna, il dolore, l’ansia.&lt;br /&gt;
La resistenza difende la malattia del paziente, dove per malattia si intende fondamentalmente una strutturazione rigida di autoinganni che, dando struttura alla vita, pongono apparentemente argine a una moltitudine di rischi esistenziali.&lt;br /&gt;
Una volta che il paziente, con l’aiuto del terapeuta, abbia superato ogni resistenza alla terapia e si sia completamente affidato all’altro, compiendo quel salto che lo conduce direttamente nelle sue braccia, è pronto per separarsi da lui con amore.&lt;br /&gt;
L’incontro con il terapeuta, dunque, è anche l’incontro con un proprio modo d’essere originario, perduto e ora ritrovato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli affetti che curano&lt;br /&gt;
Storie di trasformazioni&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;
Cammino insieme ad un gruppo di persone lungo sentieri di campagna.&lt;br /&gt;
Stiamo andando nel centro del paese dove ci sarà una festa.&lt;br /&gt;
Il sentiero costeggia dei campi dove i contadini stanno raccogliendo i frutti del loro lavoro e li mettono in grandi ceste di vimini.&lt;br /&gt;
E’ un giorno di sole ed è piacevole camminare sull’erba del sentiero.&lt;br /&gt;
Arriviamo in paese e cominciamo a sentire la musica di un’orchestra che suona.&lt;br /&gt;
Un’amica mi chiede di ballare con lei: esito per un attimo …&lt;br /&gt;
Vuole che la guidi io e mi sembra strano perché, di solito, a guidare è l’uomo.&lt;br /&gt;
Così iniziamo a ballare e mentre, ballando, attraversiamo la sala, tutt’intorno, in cerchio, vedo gli altri che ballano e sorridono.&lt;br /&gt;
C’è un’aria di festa e sono serena; mi piace ballare insieme a loro.&lt;br /&gt;
Ad un tratto, un uomo prova a farci una foto ma non ci riesce perché continuamente qualcuno, ballando, passa davanti a lui …&lt;br /&gt;
Anche lui vuole ballare e allora ci raggiunge …&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Così inizia questa nuova avventura il cui fascino sta proprio nel non sapere dove ci porterà.&lt;br /&gt;
“Cammino insieme ad un gruppo di persone …” è l’inizio di un Sogno che sa di coraggio e di paura ma, soprattutto, di disponibilità, senza bisogno di rapporti esclusivi e senza bisogno di aggrapparsi agli altri come a stampelle di carne da cui far dipendere il proprio avanzare …”lungo sentieri di campagna” si procede con calma, senza essere distratti da nulla e dal contado si arriva nel centro del paese “dove ci sarà una festa”. La festa della libertà ben spesa, priva di trasgressione, essenziale nella sua bellezza, dolorosa, a volte, quanto intensa e autentica.&lt;br /&gt;
Siamo nel centro del paese; c’è la piazza con la fontana dai quattro leoni, la Collegiata, le campane che battono i loro rintocchi accompagnano i pensieri di chi si appresta ad “ornare il petto e il crine” per il “&amp;nbsp; dì di festa”… amori di altri diventati miei e forse di altri ancora.&lt;br /&gt;
Così si trasmette la poesia, per amore e con amore.&lt;br /&gt;
Quando sento il suono delle campane e loro sono lì, dietro la porta con i loro cuori palpitanti di vita, doloranti di vita, che bussano prima di loro, apro e so che faremo festa, andremo alla ricerca dell’amor perduto, disposti a tutto.&lt;br /&gt;
La festa sarà la celebrazione di quel dolore, straziante solo se non condiviso, pieno di speranza per chi lo sente ancora e lo usa per creare nuova vita.&lt;br /&gt;
Le feste di paese, così tristi da togliere il fiato, se associate a quel senso di estraneità che rende alieni ai sorrisi del conformismo di mummie imbalsamate, troppo impaurite per guardare il vuoto che hanno dentro, diventano, con gli affetti, vitali, ricche di umanità e si festeggia la verità, si piange e si ride senza annullare la morte. Quando non ci riesce lo si riconosce, si soffre, si cade per poi rialzarsi intenzionati a proseguire un cammino impervio, come sempre.&lt;br /&gt;
Un sogno di milioni di anni fa e di ieri notte racconta di un’avventura nei vicoli, addobbati a festa, di un paese che sa di magia, di streghe e di maghi, delle novelle delle nonne e di una cura, la mia, la tua, la nostra: il viaggio … “ … camminavo insieme ad un gruppo di persone lungo sentieri di campagna”. Un viaggio che nella mente non si cessa mai di fare e che si somma ad altri viaggi, andata e ritorno, intrapresi in questi anni, sempre per amore e grazie a quell’amore.&lt;br /&gt;
C’è anche il ricordo di quel viaggio, quando si intuisce che potrebbe essere l’ultimo: il sudore si mischia alle lacrime, liquido vitale, compagno di sempre, che scioglie ogni conflitto.&lt;br /&gt;
Era l’ultima volta, quella che le riassume tutte, resa possibile dall’esperienza di un amore incondizionato che rende, sin dal primo momento, liberi di stare come di andare con la proposta di una prima separazione.&lt;br /&gt;
Ecco come i sogni diventano patrimonio di tutti quelli che sanno ascoltarli e appartengono alla storia di chi decide di stare in questa storia.&lt;br /&gt;
“Il sentiero costeggia dei campi dove i contadini stanno raccogliendo i frutti del loro lavoro …”, il lavoro dei contadini, specialmente una volta, quando le macchine non sostituivano l’uomo, doveva essere molto faticoso ma anche di grande soddisfazione: si poteva godere, alla fine della giornata, della vista del lavoro ben fatto e “raccogliere i frutti” del sudore versato.&lt;br /&gt;
Rischiare tanto, la vita stessa, perché se non produci muori, per raccogliere tutto, la vita stessa, perché puoi sfamarti e soddisfarti del prodotto ottenuto.&lt;br /&gt;
Questo vale per ogni vita, per ogni donna, per ogni uomo: la serenità passa attraverso la realizzazione di sé che è progetto, azione, rapporto con l’altro, identità che si fa parola per combattere la solitudine. &lt;br /&gt;
Questo serve alla linearità di un cammino che, se contorto, rischia di far sì che le persone si perdano nel labirinto del “Cogito ergo sum” che, più che richiamare immagini agresti, evoca paranoie di filosofi stantii, abitanti di soffitte polverose, isolati in un mondo astratto, pericolosamente saggi, alla ricerca di fredde parole-chiave che aprano le porte ad orizzonti vuoti, sempre uguali a se stessi, ossessivi e persecutori nella loro ripetitività.&lt;br /&gt;
Ruminare su alte questioni di puro spirito: pura pazzia!&lt;br /&gt;
Nel sogno, al contrario, dopo anni di rapporto analitico, si raccolgono i frutti di quel duro “lavoro”, fatto di sangue e di carne e di lacrime e di liquido seminale e di doglie e di grida e di balbettii e tremiti e silenzi e umanità, né più né meno com’è nella vita stessa.&lt;br /&gt;
“ … e li mettono in grandi ceste di vimini …” …entrando nel piccolo studio, sulla destra, c’è un cesto di vimini, rosso, che dice di un’infanzia gioiosa … lei correva lungo quei magazzini immensi per lunghezza ed altezza, con i neon che, di sera, emanavano una luce pallida e fredda, comunque familiare e amorevole; sentiva gli odori del vimini, del castagno, della colla, del diluente – quanto erano buoni! – e si divertiva ad aiutare suo nonno, un uomo piccoletto, burbero e simpatico, schietto come pochi al mondo, a “tuffare” i cesti nella colla per poi metterli al sole ad asciugare. &lt;br /&gt;
Si sentiva libera, importante in questo ruolo di aiutante e, soprattutto, amata … ora il sogno di lei prosegue così, ma ormai il sogno è di un altro che scrive, carta e penna alla mano, di quel cesto rosso … così mi rendo conto che questi pensieri ci devono essere ogni volta che lo sguardo ci cade sopra. La sensibilità di qualcuno ha colto quest’affetto e l’ha sognato, unendo, così, le storie di tutti .&lt;br /&gt;
La cesta non è più piena di dolci di ogni tipo, come quando stava sotto l’albero di quei magici Natali, tutta incelofanata con una coccarda rossa “sulle ventitré”, ad aspettare la bambina; contiene, invece, gli oggetti della cura, parti di noi, di una bella giornata di primavera che fu, per alcuni, determinante per affidarsi alla cura, come relazione d’amore. Intravidero una possibilità e la perseguirono … “era un giorno di sole ed era piacevole camminare sull’erba del sentiero”.&lt;br /&gt;
“Arriviamo nel centro del paese e cominciamo a sentire la musica di un’orchestra che suona …”.&lt;br /&gt;
Solo accettando di addentrarsi nelle viuzze del paese, estraneo e familiare, è possibile ripopolarlo, abitarlo, incontrare la sconosciuta e conoscerne il linguaggio, non più criptico, oscuro, terrifico ma, dipanata la matassa, trovata la chiave o l’accordo, svelato il nucleo, ogni nota si lega all’altra e si fa musica.&lt;br /&gt;
Mi oriento nei suoni e nelle pause, le capisco senza capire, le sento, come quel primo giorno lontano di cui ora faccio di nuovo esperienza e rinasco e ci sono e ci siamo e vi vedo e vi sento … ed è musica di un’orchestra che suona.&lt;br /&gt;
Ci canta dentro, ci suona dentro … non più pappagalli meccanici caricati per sparare a raffica illusorie parole di gelida morte, senza senso, ma armonia di suoni in cui è dolce naufragare.&lt;br /&gt;
L’invito è a lasciarsi andare, ad affidarsi nelle braccia di quella musica perché, una volta sentita, occorre cavalcarla, animarla a passi di danza, farne gesti precisi e forti che sono le realizzazioni di ognuno, le vite di ognuno.&lt;br /&gt;
Proprio perché ciò che sentiamo è l’unica certezza, ciò che sentiamo è l’unica spinta al salto che ogni scelta comporta. E, ogni volta, la questione è sempre la stessa: essere o non essere; vivere o morire … “ un’amica mi chiede di ballare con lei; esito per un attimo …” perché “l’unica risposta possibile è, forse, in quell’attimo di esitazione e di incertezza che ci coglie prima di ogni possibile risposta; in quell’attimo di silenzio nel quale ogni parola pare sviata, smarrita nel labirinto dell’inconscio: è solo in quell’attimo che è possibile capire quale possa essere – come e dove possa ancora ritrovarsi – la ragione degli affetti… E’ nel silenzio di un vuoto colmato che può forse emergere la risposta più vera, che è tale anche perché inesprimibile. Cosicchè l’inconscio, in quell’attimo, non ha più bisogno di parole”. (Cit. La ragione degli affetti, Giubbolini F.).&lt;br /&gt;
“Vuole che la guidi io e mi sembra strano …”, ancora l’effetto straniante di un abbraccio che, attraverso il contatto col corpo, tocca l’inconscio, lo accarezza, lo muove, lo palpa, lo avvolge e lo stravolge e i piedi sono al posto della testa e la testa è al posto dei piedi che ragionano meglio, immediati, lucidi, razionali. Crollano tutti gli stereotipi … “… di solito è l’uomo a guidare” e il sole sorge a illuminare i sotterranei dell’inconscio.&lt;br /&gt;
“Così iniziamo a ballare” è il momento di fare l’amore, non c’è più alcuna esitazione.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Padroni di noi stessi, senza alcun controllo, né possesso, sfioriamo l’estasi di un&amp;nbsp; incastro perfetto …e in quell’istante si svela il segreto e potremmo anche morire. Non c’è più alcun confine, è un tutt’uno di corpi e di menti, è l’io – tu che diventa noi, è il superamento di ogni solitudine, è la meta di quei tanti viaggi intrapresi alla ricerca di un unico possibile senso della vita, il sesto senso, la relazione con l’altro.&lt;br /&gt;
“ …e mentre, ballando, attraversiamo la sala …”, il paese, la vita, lo spazio interiore, privo di spigoli, rotondo, la radura nella “selva oscura”, “tutt’intorno, in cerchio, vedo gli altri che ballano e sorridono”. &lt;br /&gt;
Solo allora vediamo con chiarezza chi c’è intorno a noi, chi sono gli altri, cosa fanno.&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;I confini sono di nuovo delineati, una nuova separazione si è compiuta ma questa volta non ha seminato cadaveri, odio accecante che non permette di distinguere più nulla o fuoco di rabbia inceneritrice ma virgulti sinuosi di anime salve.&lt;br /&gt;
Siamo pronti per voltarsi, sollevare lo sguardo, senza paura e incontrare i volti sorridenti degli altri … “c’è un’aria di festa e sono serena, mi piace ballare insieme a loro”… ed è la quiete dopo la tempesta … quiete, troppe volte confusa con l’indifferenza di chi sopravvive nell’assenza di suoni interiori. &lt;br /&gt;
Quando parliamo di quiete, noi intendiamo riferirci allo stato di grazia proprio di quella armoniosa melodia di fondo che contiene in sé, alle volte, anche suoni dodecafonici. Sono increspature, onde, marosi, cavalloni, espressioni diverse di un unico mare.&lt;br /&gt;
E’ la quiete della conquista dell’identità: il recupero del senso di sé che è anche senso dell’altro.&lt;br /&gt;
“Ad un tratto, un uomo prova a farci una foto, ma non ci riesce …” perché non si può fermare lo scorrere del tempo, non ci si può “bagnare due volte nelle acque del medesimo fiume”, si può solo andare avanti con un’immagine interna che ci accompagni alla ricerca di nuove isole sconosciute – l’amore che provo per te è il risultato di tutti gli amori provati nella mia vita. Ecco perché ogni volta è sempre più bello … “ e continuamente qualcuno passa davanti a lui, ballando”.&lt;br /&gt;
Non c’è altra scelta se non quella di salire sulla nave del desiderio, insieme a chi quel desiderio ce lo aveva già da prima e ti stava aspettando… “vuole ballare anche lui e allora ci raggiunge”.&lt;br /&gt;
Mi sveglio, ci svegliamo e inizia un nuovo sogno, una nuova trasformazione, un nuovo viaggio … “Un uomo andò a bussare alla porta del re …”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-1194158060983013730?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/iNtbBL003QA" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/iNtbBL003QA/dott-francesca-mancini-empoli-firenze.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/03/dott-francesca-mancini-empoli-firenze.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-8317298661455164434</guid><pubDate>Thu, 25 Feb 2010 09:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-25T01:34:16.958-08:00</atom:updated><title>Il silenzio nel quale penso</title><description>&lt;i&gt;Ti mando due &amp;nbsp;mie poesie, così sulla carta restano nel silenzio in cui le ho pensate&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le rive del sogno&lt;br /&gt;
-a cui appartengo-&lt;br /&gt;
sono languenti confini di dimensioni&lt;br /&gt;
ove spesso approdo&lt;br /&gt;
con nostalgica noncuranza,&lt;br /&gt;
della mia natura dimentica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con pesante abbandono mi desto&lt;br /&gt;
Ad una materia che mi vede straniera;&lt;br /&gt;
e torno qui&lt;br /&gt;
a lavare e rilavare&lt;br /&gt;
la nudità assoluta e trasparente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io credo&lt;br /&gt;
Nelle felici perdizioni,&lt;br /&gt;
Nelle ore cariche di aspettazione&lt;br /&gt;
Io credo&lt;br /&gt;
perché in esse è il respiro&lt;br /&gt;
di un vivo sentimento&lt;br /&gt;
che fugge ogni vaghezza&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Io credo nel solo amore che ci perde,&lt;br /&gt;
nel solo gemito che sboccia&lt;br /&gt;
dall’assoluta trasparenza&lt;br /&gt;
Nell’essenza della grazia&lt;br /&gt;
-anche perduta-&lt;br /&gt;
onde si adduce&lt;br /&gt;
alla nostra divina natura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Marilena&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-8317298661455164434?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/jBP2s3WVQ3c" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/jBP2s3WVQ3c/il-silenzio-nel-quale-penso.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/02/il-silenzio-nel-quale-penso.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-4073402836505098352</guid><pubDate>Tue, 23 Feb 2010 16:18:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-23T08:24:41.833-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">associazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">psicoterapia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lachesi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">convegni</category><title>Empoli (Firenze), sabato 6 marzo 2010</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S4QBNCZwMPI/AAAAAAAADA0/wojDbgpgiJM/s1600-h/love.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S4QBNCZwMPI/AAAAAAAADA0/wojDbgpgiJM/s320/love.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;b&gt;Presentazione della Associazione "Lachesi Psicomed" &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Societa', tecnologia e riduzionismo biologico: c'e' ancora posto per la psiche? Il titolo rimanda all'intervento che il dottor Giovanni Carlesi, psichiatra e psicoterapeuta, terra' il giorno sabato 6 marzo 2010 alle ore 10, presso l'Auditorium di Palazzo Pretorio, in Piazza Farinata degli Uberti ad Empoli (Firenze), in occasione della presentazione della Associazione Lachesi Psicomed, Accademia di psicoterapia dinamica e medicina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Gli Affetti che curano - Storie di Trasformazioni" è invece il titolo dell'intervento della dottoressa Francesca Mancini, psicologa e psicoterapeuta, in programma per il prossimo 6 marzo ad Empoli (Firenze), presso l'Auditorium di Palazzo Pretorio, P.zza Farinata degli Uberti, in occasione dell'incontro di presentazione della Associazione Lachesi PsicoMed, Accademia di Psicoterapia e Medicina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Individuo, gruppi e societa'" e' infine il titolo dell'intervento che il dr. Francesco Giubbolini terra' in occasione della presentazione della Associazione 'Lachesi PsiMed' in programma per il prossimo 6 marzo ad Empoli (Firenze), presso l'Auditorium di Palazzo Pretorio, P.zza Farinata degli Uberti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Obiettivo dell'associazione Lachesi PsicoMed è:&lt;br /&gt;
Promuovere e salvaguardare il benessere psicologico della persona e della collettività attraverso attività di: ricerca, informazione, formazione, prevenzione, intervento.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Incoraggiare lo sviluppo e la crescita della persona, favorendo una sua integrazione all’interno dei diversi contesti di appartenenza e stimolando le possibilità e le capacità di scelta autonoma e consapevole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Promuovere le condizioni affinché si favorisca l’esistenza di una rete sociale, finalizzata al miglioramento della qualità della vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Operare interventi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria del disagio sociale - mentale in maniera particolare -, sostenendo la persona e la collettività nelle diverse fasi del ciclo vitale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'incontro in oggetto è il primo di una serie tesa alla realizzazione e promozione di progetti, incontri, dibattiti, presentazioni, conferenze, seminari, riunioni informative, azioni e campagne di sensibilizzazione, corsi e stages, workshop, utili ai fini del raggiungimento degli scopi di informazione e prevenzione in ambito di sanità mentale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
per ogni altra  info ed adesioni: &lt;a href="mailto:sitoinpsico@gmail.com"&gt;sitoinpsico@gmail.com&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-4073402836505098352?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/WM35NC60Xso" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/WM35NC60Xso/empoli-firenze-sabato-6-marzo-2010.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><media:thumbnail url="http://3.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S4QBNCZwMPI/AAAAAAAADA0/wojDbgpgiJM/s72-c/love.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/02/empoli-firenze-sabato-6-marzo-2010.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-3167766745294274705</guid><pubDate>Sun, 14 Feb 2010 12:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-17T08:00:35.156-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">immigrazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">diritti umani</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">psicofarmaci</category><title>Centri di immigrazione ed espulsione, psicofarmaci</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;MEDICI SENZA FRONTIERE: “NEI CIE PSICOFARMACI PER SEDARE GLI IMMIGRATI”&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A Ponte Galeria condizionatori rotti, a Trapani stanze anguste e senza finestre e nel CARA di Foggia servizi a un chilometro dai container dove si dorme. Medici Senza Frontiere ha visitato 21 Centri di Identificazione ed Espulsione, non senza difficoltà, visto che in molti casi è stato anche negato l’accesso, e ieri ha presentato il secondo rapporto: a più di dieci anni dall’istituzione, i servizi erogati sembrano essere concepiti nell’ottica di soddisfare a malapena i bisogni primari. «Per sedare gli immigrati, quindi non per motivi sanitari, spesso sono addirittura somministrati psicofarmaci», ha detto Alessandra Tramontano, coordinatrice medica di Medici Senza Frontiere Missione Italia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;link nel sito:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.inpsico.org/2009/07/la-societa-di-psichiatria.html"&gt;la societa' di psichiatria sul problema dell'immigrazione&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.inpsico.org/2009/07/medici-ed-immigrazione-clandestina.html"&gt;medici ed immigrazione clandestina &lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://it.wordpress.com/tag/diritti-umani/"&gt;i blog di word press su diritti umani &lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-3167766745294274705?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/cg05AYf7iBY" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/cg05AYf7iBY/centri-di-immigrazione-ed-espulsione.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/02/centri-di-immigrazione-ed-espulsione.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-5496872432644209727</guid><pubDate>Fri, 12 Feb 2010 16:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-12T08:48:42.068-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">intervista</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">acquario</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sceneggiato tv</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">maurizio costanzo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">basaglia</category><title>Galimberti su Basaglia e l'utopia dei matti</title><description>&lt;object height="300" width="400"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/OcWCT8pJqd8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/OcWCT8pJqd8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="400" height="300"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"... COME faccio a sapere che malattia ha una persona legata in un letto di contenzione da 15 anni? Come faccio a sapere di che cosa soffre un individuo a cui sono stati tolti, oltre ai suoi abiti, tutti gli oggetti personali, in cui poter rintracciare una pallida memoria di sé?&lt;br /&gt;
E che dire di quanti, in occasione di una crisi, venivano immersi in un bagno d´acqua gelata, o sottoposti a elettroshock? Erano queste alcune domande che Franco Basaglia si era posto quando, escluso dalla carriera universitaria per le sue idee non proprio in linea con la psichiatria vigente, giunse a Gorizia a dirigere il manicomio di quella città... " &lt;a href="http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=30484"&gt;continua a leggere&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel link che segue un brano da una intervista di Maurizio Costanzo a Franco Basaglia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=j_7yv5rTiQo"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=j_7yv5rTiQo &lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-5496872432644209727?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/j5_S455o1U4" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/j5_S455o1U4/galimberti-su-basaglia-e-lutopia-dei.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><enclosure url="http://www.youtube.com/v/OcWCT8pJqd8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" length="1053" type="application/x-shockwave-flash" /><media:content url="http://www.youtube.com/v/OcWCT8pJqd8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" fileSize="1053" type="application/x-shockwave-flash" /><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle> "... COME faccio a sapere che malattia ha una persona legata in un letto di contenzione da 15 anni? Come faccio a sapere di che cosa soffre un individuo a cui sono stati tolti, oltre ai suoi abiti, tutti gli oggetti personali, in cui poter rintracciare u</itunes:subtitle><itunes:author>noreply@blogger.com (francesco)</itunes:author><itunes:summary> "... COME faccio a sapere che malattia ha una persona legata in un letto di contenzione da 15 anni? Come faccio a sapere di che cosa soffre un individuo a cui sono stati tolti, oltre ai suoi abiti, tutti gli oggetti personali, in cui poter rintracciare una pallida memoria di sé? E che dire di quanti, in occasione di una crisi, venivano immersi in un bagno d´acqua gelata, o sottoposti a elettroshock? Erano queste alcune domande che Franco Basaglia si era posto quando, escluso dalla carriera universitaria per le sue idee non proprio in linea con la psichiatria vigente, giunse a Gorizia a dirigere il manicomio di quella città... " continua a leggere Nel link che segue un brano da una intervista di Maurizio Costanzo a Franco Basaglia. http://www.youtube.com/watch?v=j_7yv5rTiQo </itunes:summary><itunes:keywords>intervista, acquario, sceneggiato tv, maurizio costanzo, basaglia</itunes:keywords><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/02/galimberti-su-basaglia-e-lutopia-dei.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-8596308879521602574</guid><pubDate>Tue, 09 Feb 2010 16:05:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-12T08:35:06.686-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giubbolini francesco</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lachesi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">convegni</category><title>Individuo, gruppi e societa'</title><description>"&lt;i&gt;Il concetto di "&lt;b&gt;individuo&lt;/b&gt;" e' di fondamentale importanza in una cultura come la nostra, che si rappresenta - anche se non sempre e' - come una&amp;nbsp; civilta' che riconosce il valore dell'individuo - persona.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Il concetto di "soggetto", e di "&lt;b&gt;relazione tra soggetti&lt;/b&gt;" e' il tema - chiave della cultura nella quale vivamo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt; Il "soggetto" si configura come individuo la cui &lt;b&gt;caratteristica fondamentale&lt;/b&gt; e' quella dell'&lt;b&gt;autonomia&lt;/b&gt;.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;E' altresi' ovvio che tale idea di autonomia si definisce nel contesto delle relazioni tra individui e &lt;b&gt;non in assenza di queste&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;..."&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"&lt;b&gt;Individuo, gruppi e societa'&lt;/b&gt;" e' il titolo dell'intervento che il dr. Francesco Giubbolini terra' in occasione della presentazione della Associazione 'Lachesi PsiMed' in programma per il prossimo &lt;b&gt;6 marzo ad Empoli (Firenze), presso l'Auditorium di Palazzo Pretorio, P.zza Farinata degli Uberti&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli altri link:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.inpsico.org/2010/01/gli-affetti-che-curano-storie-di.html"&gt;Francesca Mancini: Gli affetti che curano&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.inpsico.org/2010/01/societa-tecnologia-e-riduzionismo.html"&gt;Giovanni Carlesi: Tecnologia, societa' contemporanea e riduzionismo biologico&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.inpsico.org/2009/07/asscociazione-inpsico.html"&gt;Associazione 'Lachesi'&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
per info ed adesioni: &lt;a href="mailto:sitoinpsico@gmail.com"&gt;sitoinpsico@gmail.com &lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-8596308879521602574?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/KC0lxl8004U" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/KC0lxl8004U/individuo-gruppo-e-societa.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/02/individuo-gruppo-e-societa.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-868493534036292265</guid><pubDate>Mon, 25 Jan 2010 19:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-25T11:52:40.571-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cinema e psichiatria</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">recensioni film</category><title>Lo psichiatra e l'amore: don Juan de Marco, maestro d'amore</title><description>"Ci sono solo quattro domande che contano nella vita, don Octavio..."&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;object height="300" width="400"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/b4Csez2iIbw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/b4Csez2iIbw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="400" height="300"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"... Mi chiamo don Octavio del Flores, sono il più grande psichiatra del mondo. Ho curato più di mille pazienti. I loro volti si trattengono nella mia memoria, come i giorni d'estate. Ma nessuno più di don Juan de Marco... "&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"... Devo riferire con rammarico che l'ultimo paziente che ho trattato, Juan de Marco, soffriva di un romanticismo che era del tutto incurabile e, peggio ancora, fortemente contagioso."&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Titolo originale: Don Juan De Marco&lt;br /&gt;
Paese:  USA&lt;br /&gt;
Anno:  1995&lt;br /&gt;
Durata: 97 min&lt;br /&gt;
Colore: colore&lt;br /&gt;
Audio:  sonoro&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Genere: commedia, romantico&lt;br /&gt;
Regia:  Jeremy Leven&lt;br /&gt;
Soggetto: Lord Byron, Jeremy Leven&lt;br /&gt;
Sceneggiatura: Jeremy Leven&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Interpreti e personaggi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
* Marlon Brando: dott. Jack Mickler&lt;br /&gt;
* Johnny Depp: Don Juan&lt;br /&gt;
* Faye Dunaway: Marilyn Mickler&lt;br /&gt;
* Géraldine Pailhas: Doña Ana&lt;br /&gt;
* Bob Dishy: dott. Paul Showalter&lt;br /&gt;
* Rachel Ticotin: Doña Inez&lt;br /&gt;
* Talisa Soto: Doña Julia&lt;br /&gt;
* Marita Geraghty: donna al ristorante&lt;br /&gt;
* Richard C. Sarafian: Detective Sy Tobias&lt;br /&gt;
* Tresa Hughes: nonna DeMarco&lt;br /&gt;
* Stephen Singer: dott. Bill Dunsmore&lt;br /&gt;
* Franc Luz: Don Antonio&lt;br /&gt;
* Carmen Argenziano: Don Alfonzo&lt;br /&gt;
* Jo Champa: Sultana Gulbeyaz&lt;br /&gt;
* Esther Scott: Nurse Alvira&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
link nel sito:&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.inpsico.org/2008/07/cinema-e-psichiatria.html"&gt;cinema e psichiatria&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-868493534036292265?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/TqQcwbboi8E" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/TqQcwbboi8E/lo-psichiatra-e-lamore-don-juan-de.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><enclosure url="http://www.youtube.com/v/b4Csez2iIbw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" length="1033" type="application/x-shockwave-flash" /><media:content url="http://www.youtube.com/v/b4Csez2iIbw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" fileSize="1033" type="application/x-shockwave-flash" /><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle>"Ci sono solo quattro domande che contano nella vita, don Octavio..." "... Mi chiamo don Octavio del Flores, sono il più grande psichiatra del mondo. Ho curato più di mille pazienti. I loro volti si trattengono nella mia memoria, come i giorni d'estate. M</itunes:subtitle><itunes:author>noreply@blogger.com (francesco)</itunes:author><itunes:summary>"Ci sono solo quattro domande che contano nella vita, don Octavio..." "... Mi chiamo don Octavio del Flores, sono il più grande psichiatra del mondo. Ho curato più di mille pazienti. I loro volti si trattengono nella mia memoria, come i giorni d'estate. Ma nessuno più di don Juan de Marco... " "... Devo riferire con rammarico che l'ultimo paziente che ho trattato, Juan de Marco, soffriva di un romanticismo che era del tutto incurabile e, peggio ancora, fortemente contagioso." Titolo originale: Don Juan De Marco Paese: USA Anno: 1995 Durata: 97 min Colore: colore Audio: sonoro Genere: commedia, romantico Regia: Jeremy Leven Soggetto: Lord Byron, Jeremy Leven Sceneggiatura: Jeremy Leven Interpreti e personaggi * Marlon Brando: dott. Jack Mickler * Johnny Depp: Don Juan * Faye Dunaway: Marilyn Mickler * Géraldine Pailhas: Doña Ana * Bob Dishy: dott. Paul Showalter * Rachel Ticotin: Doña Inez * Talisa Soto: Doña Julia * Marita Geraghty: donna al ristorante * Richard C. Sarafian: Detective Sy Tobias * Tresa Hughes: nonna DeMarco * Stephen Singer: dott. Bill Dunsmore * Franc Luz: Don Antonio * Carmen Argenziano: Don Alfonzo * Jo Champa: Sultana Gulbeyaz * Esther Scott: Nurse Alvira link nel sito: cinema e psichiatria</itunes:summary><itunes:keywords>cinema e psichiatria, recensioni film</itunes:keywords><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/01/lo-psichiatra-e-lamore-don-juan-de.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-7062768371481862815</guid><pubDate>Mon, 25 Jan 2010 12:09:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-25T04:10:47.352-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sogni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">terapia di gruppo</category><title>Tutte le persone che devo ancora incontare</title><description>Il passato:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"A casa mia, ho organizzato una piccola festa e sono arrivate solo persone che  nella vita non vedo da tanto tempo (vecchi compagni di scuola, bambini con cui giocavo e  di cui da tanto tempo non ho notizie ... ). Il fatto di non avere intorno nessuno dei miei amici di oggi non  mi stupisce; sono contenta di rivedere le persone che ci sono... "&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il presente: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Ad un tratto mi accorgo che da fuori arriva uno strano rumore, come di vento che soffia  durante una tempesta.&lt;br /&gt;
Sono spaventata ma decido comunque di andare a veder cosa sta  succedendo. Apro la porta e mi accorgo che fuori ha nevicato. La strada è tutta bianca; c' è  una luce bellissima e la neve che nessuno ha ancora calpestato mi dà una sensazione di pace e  tranquillità... &lt;br /&gt;
Mi sento una sciocca per aver pensato subito al peggio senza aver considerato che nella vita,  a volte, succedono anche delle cose belle mentre rientro nella stanza dove si sta ancora  svolgendo la festa. "&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S12J5FbaD2I/AAAAAAAADAc/POsZkqfjkdU/s1600-h/sconosciuto.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S12J5FbaD2I/AAAAAAAADAc/POsZkqfjkdU/s320/sconosciuto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;Il futuro:&amp;nbsp; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"Al centro vedo un grande contenitore pieno fino all' orlo di piccole buste.  So che ogni busta contiene un regalo per me da parte di una persona sconosciuta. Mi avvicino  felice sapendo che quelli sono i regali che mi hanno fatto tutte le persone che devo ancora  incontrare nella mia vita, come un piccolo anticipo dei regali che mi faranno quando ci  conosceremo e sapendo che allora potrò contraccambiare."&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;(immagine: racconti di uno sconosciuto, rick79, flickr.com) &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-7062768371481862815?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/ST59yihGC4g" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/ST59yihGC4g/tutte-le-persone-che-devo-ancora.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><media:thumbnail url="http://2.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S12J5FbaD2I/AAAAAAAADAc/POsZkqfjkdU/s72-c/sconosciuto.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/01/tutte-le-persone-che-devo-ancora.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-359367867543646943</guid><pubDate>Fri, 22 Jan 2010 09:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-22T02:01:48.703-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sogni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">terapia di gruppo</category><title>Le parole del vento</title><description>&lt;div class="ii gt" id=":s7"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;"... Mi trovo in una stanza con un gruppo di persone. Siamo seduti e stiamo parlando tutti insieme.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;C’è un uomo vicino a me, col quale ogni tanto ci scambiamo qualche commento che &amp;nbsp;solo noi capiamo.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;A me è chiaro quello che ci diciamo, nel momento in cui lo facciamo, ma … mi rendo conto che non stiamo parlando in italiano...&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Mi chiedo in che lingua stiamo comunicando e, mentre penso questo, mi si apre davanti agli occhi uno scenario diverso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Sto guardando un prato immenso, fatto di erba altissima.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il vento muove l’erba con dei movimenti ondeggianti, tanto che sembra quasi un mare verde brillante.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; font-family: inherit; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; font-family: inherit; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; font-family: inherit; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S1l2YPIMVcI/AAAAAAAADAU/uiSH4_3VCUI/s1600-h/venti.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="362" src="http://4.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S1l2YPIMVcI/AAAAAAAADAU/uiSH4_3VCUI/s400/venti.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;L’erba muovendosi forma delle parole che devono essere decifrate velocemente, perché…subito il vento se le porta via di nuovo...&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Questo è il linguaggio con cui parlo con questa persona: &amp;nbsp;le parole che il vento forma muovendo l’erba.&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: inherit; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Queste parole, che sembrano subito scappare via, si “depositano” in realtà, nel fondo del terreno, e alimentano questo immenso mare di erba... "&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Times New Roman;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;i&gt;(l'immagine: field of poppies, da flickr.com) &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-359367867543646943?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/0u7HfudTmSI" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/0u7HfudTmSI/le-parole-del-vento.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><media:thumbnail url="http://4.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S1l2YPIMVcI/AAAAAAAADAU/uiSH4_3VCUI/s72-c/venti.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/01/le-parole-del-vento.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-5818942254097243087</guid><pubDate>Thu, 07 Jan 2010 10:32:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-07T07:59:07.322-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">psicoterapia dinamica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Francesca Mancini</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">convegno</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lachesi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">empoli</category><title>Gli affetti che curano, storie di trasformazioni</title><description>"... &lt;i&gt;Cammino insieme ad un gruppo di persone lungo sentieri di campagna.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Stiamo andando nel centro del paese dove ci sarà&amp;nbsp;una festa.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Il sentiero costeggia dei campi dove i contadini stanno raccogliendo i frutti del loro lavoro e li mettono in grandi ceste di vimini.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;E’ un giorno di sole ed è piacevole camminare sull’erba del sentiero.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Arriviamo in paese e cominciamo a sentire la musica di un’orchestra che suona.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Un’amica mi chiede di ballare con lei: esito per un attimo …&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Vuole che la guidi io e mi sembra strano perché, di solito, a guidare è&amp;nbsp;l’uomo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Così&amp;nbsp;iniziamo a ballare e mentre, ballando, attraversiamo la sala, tutt’intorno, in cerchio, vedo gli altri che ballano e sorridono.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;C’è un’aria di festa e sono serena; mi piace ballare insieme a loro.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Ad un tratto, un uomo prova a farci una foto ma non ci riesce perché&amp;nbsp;continuamente qualcuno, ballando, passa davanti a lui …&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Anche lui vuole ballare e allora ci raggiunge&lt;/i&gt; … "&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S0XAI6Xg2gI/AAAAAAAADAM/ENChaBrVvLQ/s1600-h/Astrattismo+Alto.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S0XAI6Xg2gI/AAAAAAAADAM/ENChaBrVvLQ/s400/Astrattismo+Alto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Incipit dell'intervento "&lt;b&gt;Gli Affetti che curano - Storie di Trasformazioni&lt;/b&gt;" della dottoressa &lt;b&gt;Francesca Mancini&lt;/b&gt;, psicologa e psicoterapeuta, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
in programma per il prossimo &lt;b&gt;6 marzo ad Empoli (Firenze), presso l'Auditorium di Palazzo Pretorio, P.zza Farinata degli Uberti&lt;/b&gt;, &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
in occasione dell'incontro di presentazione della &lt;b&gt;Associazione Lachesi PsicoMed, Accademia di Psicoterapia e Medicina&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
per info ed adesioni: &lt;a href="mailto:sitoinpsico@gmail.com"&gt;sitoinpsico@gmail.com &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Altri link nel sito:&lt;br /&gt;
Giovanni Carlesi, "&lt;a href="http://www.inpsico.org/2010/01/societa-tecnologia-e-riduzionismo.html"&gt;Societa', riduzionismo biologico e psicoanalisi&lt;/a&gt;" (intervento)&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.inpsico.org/2009/07/asscociazione-inpsico.html"&gt;Associazione Lachesi PsicoMed&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-5818942254097243087?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/z7JIOsf6xpQ" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/z7JIOsf6xpQ/gli-affetti-che-curano-storie-di.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><media:thumbnail url="http://3.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S0XAI6Xg2gI/AAAAAAAADAM/ENChaBrVvLQ/s72-c/Astrattismo+Alto.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/01/gli-affetti-che-curano-storie-di.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-3640002665475400601</guid><pubDate>Tue, 05 Jan 2010 15:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-05T08:26:51.590-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">psicoterapia dinamica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">carlesi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">lachesi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">empoli</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">convegni</category><title>Societa', tecnologia e riduzionismo biologico: c'e' ancora posto per la psiche?</title><description>Il titolo del post rimanda al titolo dell'intervento che il dottor &lt;b&gt;Giovanni Carlesi&lt;/b&gt;, psichiatra e psicoterapeuta, terra' il giorno &lt;b&gt;sabato 6 marzo 2010 alle ore 10&lt;/b&gt;, presso l'&lt;b&gt;Auditorium di Palazzo Pretorio, in Piazza Farinata degli Uberti ad Empoli (Firenze)&lt;/b&gt;, in occasione della presentazione della &lt;a href="http://www.inpsico.org/2009/07/asscociazione-inpsico.html"&gt;&lt;b&gt;Associazione Lachesi Psicomed, Accademia di psicoterapia dinamica e medicina&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S0NcvYK2lFI/AAAAAAAAC_8/PDPJvq7fwxw/s1600-h/lachesi1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://1.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S0NcvYK2lFI/AAAAAAAAC_8/PDPJvq7fwxw/s400/lachesi1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'ingresso e' gratuito, ed il convegno e' aperto al pubblico.&lt;br /&gt;
per info ed adesioni: &lt;a href="mailto:sitoinpsico@gmail.com"&gt;sitoinpsico@gmail.com&lt;/a&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;Se la vita ha una base su cui poggia ... allora la mia senza dubbio poggia su questo ricordo.  Quello di giacere mezzo addormentata, mezzo sveglia, sul letto nella stanza dei bambini a St.  Ives. Di udire le onde frangersi, uno, due, uno, due ... dietro la tenda gialla. Di udire la tenda stra scicare la sua piccola nappa a forma di ghianda sul pavimento quando il vento la muove. E di stare sdraiata e udire gli spruzzi e vedere questa luce e pensare: sembra impossibile che io sia qui ... &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Virginia Woolf,"Immagini dal passato"  In Momenti di essere &lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-3640002665475400601?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/HmfUCMr4FRU" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/HmfUCMr4FRU/societa-tecnologia-e-riduzionismo.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><media:thumbnail url="http://1.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/S0NcvYK2lFI/AAAAAAAAC_8/PDPJvq7fwxw/s72-c/lachesi1.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/01/societa-tecnologia-e-riduzionismo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-5272524483386852091</guid><pubDate>Tue, 05 Jan 2010 14:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-05T06:42:36.828-08:00</atom:updated><title>Una poesia senza titolo</title><description>Io non so chi sono,&lt;br /&gt;
non so dove vado&lt;br /&gt;
non so chi mi segue&lt;br /&gt;
non conosco chi mi accoglierà&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non conosco che il mio volto,&lt;br /&gt;
riflesso, come in un'acqua tranquilla,&lt;br /&gt;
appena appena increspata dalla brezza mattutina:&lt;br /&gt;
i suoi occhi sono pietosi,&lt;br /&gt;
mi guardano con indulgenza,&lt;br /&gt;
e una lacrima scende per perdersi e confondersi in tutte le acque del mondo;&lt;br /&gt;
quelle&lt;br /&gt;
da cui venimmo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Li, da lì, sarà volata anche la mia anima, debole e blandula,&lt;br /&gt;
come quella di Adriano&lt;br /&gt;
fioca nella voce e timorosa;&lt;br /&gt;
lei tutto sa&lt;br /&gt;
anche se io, con le mie povere forze, col&lt;br /&gt;
mio povero corpo e la mia povera ragione&lt;br /&gt;
non sempre la capisco e non sempre mi accordo a lei&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lei,&lt;br /&gt;
che tutto sa&lt;br /&gt;
che è la mia guida&lt;br /&gt;
quella a cui tornerò e già mi sta aprendo la strada.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Marilena&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-5272524483386852091?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/2I0p1Ch8o4w" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/2I0p1Ch8o4w/una-poesia-senza-titolo.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/01/una-poesia-senza-titolo.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-4321510618030427964</guid><pubDate>Mon, 04 Jan 2010 09:17:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-04T01:25:15.391-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">trama</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mussolini</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">trailer</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">benito albino mussolini</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">recensione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">bellocchio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">vincere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">dalser</category><title>Marco Bellocchio, "Vincere", trailer e recensione (2009)</title><description>« Sarà un film politico con una continua contaminazione della finzione con il repertorio. Il Mussolini del mio film ricorda l'Alessandro de I pugni in tasca, che si "realizza" uccidendo madre e fratello. » (Marco Bellocchio a Il Corriere della Sera) (&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vincere"&gt;Link alla pagina di wikipedia&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Atri link nel sito:&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.inpsico.org/2008/07/cinema-e-psichiatria.html"&gt;cinema e psichiatria&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.inpsico.org/2008/08/il-sogno-di-bellocchio.html"&gt;"Buongiorno notte", di Marco Bellocchio &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;object height="300" width="400"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/69f_Z4i_Vj8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/69f_Z4i_Vj8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="400" height="300"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Benito Mussolini è alla direzione dell’Avanti quando incontra Ida Dalser a Milano. Antimonarchico e anticlericale Mussolini è un ardente agitatore socialista impegnato a guidare le folle verso un futuro di emancipazione sociale. In realtà la Dalser lo aveva già fuggevolmente incontrato a Trento e ne era rimasta folgorata.&lt;br /&gt;
Ida crede fortemente nelle sue idee: Mussolini è il suo eroe. Per lui, per finanziare la fondazione del Popolo d’Italia, il giornale che diventerà il nucleo del futuro Partito Fascista, vende tutto: appartamento, salone di bellezza, mobilio, gioielli.&lt;br /&gt;
Allo scoppio della guerra Benito Mussolini si arruola e scompare dalla vita della donna. Ida lo rivedrà in un ospedale militare, immobilizzato e accudito da Rachele, appena sposata con rito civile. Furente si scaglia contro la rivale rivendicando di essere lei la vera moglie, di avergli dato un figlio, ma viene allontanata a forza.&lt;br /&gt;
Ida è una donna dalle reazioni esplosive, incapace di accettare compromessi. Disconosciuta, sorvegliata, pedinata, non si arrende, protestando la sua verità, scrivendo lettere a chiunque: alle autorità, ai giornali, al Papa. Rinchiusa in manicomio lei - in un istituto il bambino - per oltre undici anni, tra torture e costrizioni fisiche, non ne uscirà mai più e mai più rivedrà suo figlio, a cui toccherà la stessa disperata sorte di esistenza cancellata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #f60161; font-weight: bold;"&gt;interpreti&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.cinemaitaliano.info/personaggio.php?id=000112"&gt;&lt;img border="0" class="nohover" src="http://www.cinemaitaliano.info/show_img.php?type=personaggi&amp;amp;id=000112&amp;amp;thumb=yes" style="float: left; margin-bottom: 5px; margin-right: 5px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Giovanna Mezzogiorno&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;(Ida Dalser)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.cinemaitaliano.info/personaggio.php?id=000972"&gt;&lt;img border="0" class="nohover" src="http://www.cinemaitaliano.info/show_img.php?type=personaggi&amp;amp;id=000972&amp;amp;thumb=yes" style="float: left; margin-bottom: 5px; margin-right: 5px;" /&gt;&lt;/a&gt;Filippo Timi&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;(Benito Mussolini)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #f60161; font-weight: bold;"&gt;Regia&lt;/span&gt;: Marco Bellocchio&lt;a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/000123/marco-bellocchio.html"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #f60161; font-weight: bold;"&gt;Anno di produzione&lt;/span&gt;: 2009&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #f60161; font-weight: bold;"&gt;Durata&lt;/span&gt;: 128'&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #f60161; font-weight: bold;"&gt;Tipologia&lt;/span&gt;: lungometraggio&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #f60161; font-weight: bold;"&gt;Genere&lt;/span&gt;: drammatico/storico&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #f60161; font-weight: bold;"&gt;Paese&lt;/span&gt;: Italia/Francia&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #f60161; font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #f60161; font-weight: bold;"&gt;Titolo originale&lt;/span&gt;: Vincere&lt;span style="color: #f60161; font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-4321510618030427964?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/UV4E833WdDU" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/UV4E833WdDU/vincere-di-marco-bellocchio-trailer-e.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><enclosure url="http://www.youtube.com/v/69f_Z4i_Vj8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" length="1028" type="application/x-shockwave-flash" /><media:content url="http://www.youtube.com/v/69f_Z4i_Vj8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" fileSize="1028" type="application/x-shockwave-flash" /><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle>« Sarà un film politico con una continua contaminazione della finzione con il repertorio. Il Mussolini del mio film ricorda l'Alessandro de I pugni in tasca, che si "realizza" uccidendo madre e fratello. » (Marco Bellocchio a Il Corriere della Sera) (Link</itunes:subtitle><itunes:author>noreply@blogger.com (francesco)</itunes:author><itunes:summary>« Sarà un film politico con una continua contaminazione della finzione con il repertorio. Il Mussolini del mio film ricorda l'Alessandro de I pugni in tasca, che si "realizza" uccidendo madre e fratello. » (Marco Bellocchio a Il Corriere della Sera) (Link alla pagina di wikipedia) Atri link nel sito: cinema e psichiatria "Buongiorno notte", di Marco Bellocchio Benito Mussolini è alla direzione dell’Avanti quando incontra Ida Dalser a Milano. Antimonarchico e anticlericale Mussolini è un ardente agitatore socialista impegnato a guidare le folle verso un futuro di emancipazione sociale. In realtà la Dalser lo aveva già fuggevolmente incontrato a Trento e ne era rimasta folgorata. Ida crede fortemente nelle sue idee: Mussolini è il suo eroe. Per lui, per finanziare la fondazione del Popolo d’Italia, il giornale che diventerà il nucleo del futuro Partito Fascista, vende tutto: appartamento, salone di bellezza, mobilio, gioielli. Allo scoppio della guerra Benito Mussolini si arruola e scompare dalla vita della donna. Ida lo rivedrà in un ospedale militare, immobilizzato e accudito da Rachele, appena sposata con rito civile. Furente si scaglia contro la rivale rivendicando di essere lei la vera moglie, di avergli dato un figlio, ma viene allontanata a forza. Ida è una donna dalle reazioni esplosive, incapace di accettare compromessi. Disconosciuta, sorvegliata, pedinata, non si arrende, protestando la sua verità, scrivendo lettere a chiunque: alle autorità, ai giornali, al Papa. Rinchiusa in manicomio lei - in un istituto il bambino - per oltre undici anni, tra torture e costrizioni fisiche, non ne uscirà mai più e mai più rivedrà suo figlio, a cui toccherà la stessa disperata sorte di esistenza cancellata. interpreti: Giovanna Mezzogiorno (Ida Dalser) Filippo Timi (Benito Mussolini) Regia: Marco Bellocchio Anno di produzione: 2009 Durata: 128' Tipologia: lungometraggio Genere: drammatico/storico Paese: Italia/Francia Titolo originale: Vincere </itunes:summary><itunes:keywords>trama, mussolini, trailer, benito albino mussolini, recensione, bellocchio, vincere, dalser</itunes:keywords><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2010/01/vincere-di-marco-bellocchio-trailer-e.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-2746483348987615235</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2009 10:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-29T02:11:10.881-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">amore primario</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">balint</category><title>Michael Balint (1896-1970)</title><description>&lt;b&gt;Michael Balint&lt;/b&gt; era considerato un membro del gruppo indi pendente dei teorici delle &lt;a href="http://www.studiopsicoterapia.si.it/psicoanalisi_pubblicazioni/pulsioni_oggetti.htm"&gt;&lt;b&gt;relazioni oggettuali&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; nel Regno  Unito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SznU2tySxWI/AAAAAAAAC_c/4dgTuyjLc4I/s1600-h/Balint.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SznU2tySxWI/AAAAAAAAC_c/4dgTuyjLc4I/s400/Balint.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo Balint la pulsione per l'&lt;a href="http://www.inpsico.org/2007/04/amore-primario.html"&gt;&lt;b&gt;oggetto d'amore primario&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; è alla base di praticamente tutti i fenomeni psicologi ci. Il neonato desidera essere amato totalmente e incondizionatamente e quando una madre non offre un appropriato apporto educativo-affettivo il bambino dedica la sua vita  alla ricerca dell'amore che gli è mancato durante l'infanzia.  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo Balint, il difetto di base è la sensazione di molti pazienti che manca loro qualcosa. Come &lt;a href="http://www.inpsico.org/2008/07/ronald-fairbairn-1889-1964.html"&gt;&lt;b&gt;Ronald Fairbairn&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.inpsico.org/2008/01/winnicott-dalla-pediatria-alla.html"&gt; &lt;b&gt;Donald W. Winnicott&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, Balint sosteneva che questo deficit  nella struttura interna fosse il risultato di insufficienze materne. Riteneva che. tutte le motivazioni psicologiche derivassero dalla mancanza di un adeguato amore materno. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A differenza di Fairbairn, tuttavia, Balint non abbandonò  del tutto &lt;a href="http://www.studiopsicoterapia.si.it/psicoanalisi_pubblicazioni/pulsioni_oggetti.htm"&gt;&lt;b&gt;la teoria degli istinti&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Affermò che la libido, per  esempio, cerca sia il piacere sia l'oggetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lavorò inoltre con  pazienti con gravi disturbi e, come Winnicott, ritenne che  certi aspetti del &lt;a href="http://www.inpsico.org/2007/09/psicoanalisi-e-trattamento-analitico.html"&gt;&lt;b&gt;trattamento psicoanalitico&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; si svolgono a un  livello più profondo di quello proprio delle ordinarie spiegazioni interpretative verbali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Balint, pur accettando che  una certa quota di materiale che coinvolge gli stadi psico -  sessuali dello sviluppo possa essere interpretata dal punto di  vista del conflitto intrapsichico, riteneva che nell'analisi  sono rivissuti alcuni fenomeni preverbali e che la relazione  stessa è decisiva nel trattare questo insieme di esperienze  precoci.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-2746483348987615235?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/Ocyh2wAfNGU" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/Ocyh2wAfNGU/michael-balint-1896-1970.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><media:thumbnail url="http://4.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SznU2tySxWI/AAAAAAAAC_c/4dgTuyjLc4I/s72-c/Balint.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2009/12/michael-balint-1896-1970.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-7162323957141822290</guid><pubDate>Mon, 28 Dec 2009 11:05:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-28T03:05:08.840-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">automutilazioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">martin bailey</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sunday times</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">van gogh</category><title>Automutilazioni</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SziQ2EWUI1I/AAAAAAAAC_U/kkMTPUKrvmU/s1600-h/Vincent-van-Gogh-Autoritratto-con-capo-bendato-1889.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SziQ2EWUI1I/AAAAAAAAC_U/kkMTPUKrvmU/s400/Vincent-van-Gogh-Autoritratto-con-capo-bendato-1889.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;Non fu il raptus di un artista tutto genio e  sregolatezza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E nemmeno l'effetto del  clamoroso litigio con l'ex amico Gauguin per le strade di Arles. La rasoiata più famosa della storia dell'arte, quella del 23 dicembre 1888, quando Vincent Van Gogh si tagliò  metà dell'orecchio sinistro, lo incartò, lo consegnò a Rachele, una prostituta del vicino bordello, andò a dormire a casa e il giorno dopo finì in  manicomio, avrebbe avuto tutt'altre motivazioni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Colpa  del matrimonio, per una volta quello di un altro: il fratello  Theo. In una lettera che Vincent ricevette poco prima di  compiere l'insano gesto, Theo gli annunciava il suo fidanzamento, intollerabile per il pittore, che dipendeva da lui in tutto e per tutto. Insomma, la notizia avrebbe tanto sconvolto la mente già malata di Van Gogh da indurlo ad automutilarsi.  O almeno questa è la tesi dello studioso Martin  Bailey, anticipata ieri dal Sunday Times. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
È, beninteso, soltanto una delle tante ipotesi: l'episodio è così affascinante che gli studiosi non daranno mai un taglio alla ridda di con getture. Quel che è certo è che, diciannove mesi dopo  quel Natale, Van Gogh fu più drastico e si sparò un colpo  di pistola nel petto. E questa volta, come scrisse l'amico  pittore Émile Bernard,«in tutta lucidità».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;fonte: la Stampa del 28 dicembre 2009&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-7162323957141822290?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/oV6pIipFiIA" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/oV6pIipFiIA/automutilazioni.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><media:thumbnail url="http://3.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SziQ2EWUI1I/AAAAAAAAC_U/kkMTPUKrvmU/s72-c/Vincent-van-Gogh-Autoritratto-con-capo-bendato-1889.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2009/12/automutilazioni.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-1601914227041692778</guid><pubDate>Wed, 23 Dec 2009 10:44:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-23T02:48:31.846-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">organizzazione borderline</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">kernberg</category><title>Otto Kernberg, l'organizzazione borderline di personalita'</title><description>Otto Kernberg è forse il più influente teorico delle &lt;a href="http://www.studiopsicoterapia.si.it/psicoanalisi_pubblicazioni/pulsioni_oggetti.htm"&gt;&lt;b&gt;relazio ni oggettuali&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; degli Stati Uniti. Influenzato sia da Melanie  Klein sia da Edith Jacobson, la sua teoria è largamente derivata dal lavoro clinico svolto con pazienti affetti da &lt;a href="http://www.inpsico.org/2007/11/la-personalita-border-line.html"&gt;&lt;b&gt;di sturbo borderline di personalità&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp; (leggi).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SzH0InqKubI/AAAAAAAAC_M/bUM45CMeUKg/s1600-h/index.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SzH0InqKubI/AAAAAAAAC_M/bUM45CMeUKg/s320/index.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Kernberg dedicò grande attenzione alla scissione  dell'ego e all'elaborazione di configurazioni buone e cattive del sé e degli oggetti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pur continuando a usare il modello strutturale, Kern berg riteneva che l'es fosse composto di immagini del sé e  degli oggetti e dall'affettività a essi associata. Gli impulsi  appaiono solo per manifestarsi nel contesto dell'internalizzazione dell'esperienza interpersonale. Le relazioni buone  e cattive con il sé e gli oggetti si associano, rispettivamente, alla libido e all'aggressività.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le relazioni con gli oggetti  sono non solo gli elementi costitutivi della struttura, ma an che i fondamenti costitutivi degli impulsi. La bontà e la cattiveria delle esperienze relazionali precedono la catessi degli impulsi. In altre parole, gli istinti duali della libido e  dell'aggressività sorgono dagli stati affettivi di amore e odio  diretti verso gli oggetti. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Kernberg propose il termine &lt;b&gt;organizzazione borderline  di personalità&lt;/b&gt; per indicare la mancanza di un senso integra to di identità, la debolezza dell'ego, l'assenza di integrazio ne del superego, la fiducia su meccanismi di difesa primitivi  e la tendenza a utilizzare il processo primario di pensiero.  Suggerì uno specifico tipo di &lt;a href="http://www.inpsico.org/2007/10/psicodinamica-indicazioni-ed-efficacia.html"&gt;&lt;b&gt;psicoterapia psicoanalitica&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; per i pazienti borderline in cui&amp;nbsp; i &lt;a href="http://www.inpsico.org/2007/12/sul-transfert.html"&gt;&lt;b&gt;meccanismi di transfert&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; vengono precocemente interpretati nel processo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-1601914227041692778?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/42sptiSbvAU" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/42sptiSbvAU/otto-kernberg-lorganizzazione.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><media:thumbnail url="http://4.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SzH0InqKubI/AAAAAAAAC_M/bUM45CMeUKg/s72-c/index.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2009/12/otto-kernberg-lorganizzazione.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-8364457556841937448</guid><pubDate>Tue, 22 Dec 2009 08:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-22T00:51:46.358-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Censis</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Forum Ricerca Biomedica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">crisi economica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">salute</category><title>La salute al tempo della crisi</title><description>Secondi alcune anticipazioni dello studio annuale del Censis e del Forum per la Ricerca Biomedica, gli effetti della crisi economica si fanno sentire anche sulla salute degli italiani.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SzCIUGZh9wI/AAAAAAAAC-0/eK9xDncDmUg/s1600-h/health+care.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SzCIUGZh9wI/AAAAAAAAC-0/eK9xDncDmUg/s320/health+care.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quasi una persona&amp;nbsp; su 5 (il 18%), in un anno, ha rinunciato per motivi strettamente economici a una o più prestazioni di carattere sanitario, soprattutto visite specialistiche e cure odontoiatriche, ma non soltanto. Con differenze notevoli tra i cittadini. Il dato, infatti, sale a circa il 21% tra i residenti nelle regioni del Centro, al 23,5% nel Sud, al 24,2% tra i 45-64enni, al 27,2% nelle grandi città, al 31% tra i meno istruiti. Sempre di più, inoltre, sembra si preferisca ricorrere al servizio sanitario pubblico, anche se talora con lunghe liste d'attesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I dati riferiti sono solo alcune delle anticipazioni dei risultati del Monitor del Forum per la ricerca biomedica e del Censis - che ogni anno fotografa il rapporto degli italiani con la salute e il Servizio sanitario nazionale - e che verrà presentato nei prossimi mesi. Le cifre indicano, dunque, che si è accentuato il ricorso a una strategia del rinvio delle prestazioni sanitarie meno urgenti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quasi il 21% degli intervistati ha anche ridotto l'acquisto di farmaci pagati di tasca propria: più del 23% dei 45-64enni, il 23,4% nel Mezzogiorno, il 28% dei residenti nelle grandi città, quasi il 29% dei meno istruiti. Oltre alle prestazioni sanitarie, quasi il 7% degli italiani ha dovuto fare a meno della badante, per sé o per un familiare, a causa della crisi. La percentuale sale al 7,7% al Sud e al 17,3% nelle città con 100-250 mila abitanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell'ultimo anno il 35% degli italiani si è rivolto alle strutture sanitarie pubbliche, accettando liste di attesa più lunghe, per ottenere prestazioni (analisi, visite mediche, cure) che in altri tempi avrebbero acquistato direttamente da strutture private, pagando di tasca propria. La percentuale sale al 40% tra gli anziani, al 41% tra i residenti nelle regioni del Centro, ad oltre il 47% tra le persone senza titolo di studio o con la sola licenza elementare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo il Censis si può prevedere che la domanda di prestazioni sanitarie pubbliche sia destinata ad aumentare anche nell'anno nuovo. "Rendere più efficiente la sanità pubblica, tagliando sprechi e sovrapposizioni, diventa quindi una priorità ineludibile per il 2010, perché ormai per molte Regioni è troppo alto il rischio di non riuscire più a finanziare la spesa per la sanità". E' c'è il rischio, denuncia il Censis, che l'affollamento delle strutture pubbliche determini, oltre che un ulteriore allungamento delle liste di attesa, un maggiore ricorso ai noti espedienti usati per accedere più velocemente alle prestazioni sanitarie, come le raccomandazioni e la corruzione. Già adesso quasi il 37% degli intervistati (oltre il 41% nelle regioni del Mezzogiorno) ritiene che sia aumentato negli ultimi tempi il ricorso alle 'conoscenze' per ottenere raccomandazioni e accelerare l'accesso alle strutture sanitarie pubbliche, e più del 25% pensa che sia aumentato il malcostume di fare regali alle 'persone giuste' per avere accesso a corsie preferenziali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;fonte:&amp;nbsp; Roma, 21 dic. (Adnkronos Salute) &lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-8364457556841937448?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/cumjYMLyW5I" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/cumjYMLyW5I/la-salute-al-tempo-della-crisi.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><media:thumbnail url="http://4.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SzCIUGZh9wI/AAAAAAAAC-0/eK9xDncDmUg/s72-c/health+care.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2009/12/la-salute-al-tempo-della-crisi.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-6078837612279061541</guid><pubDate>Fri, 18 Dec 2009 09:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-18T07:25:08.383-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Carisma</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Galimberti</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">personalita' autoritaria</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">personalita' carismatica</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Annozero</category><title>Intervista a Galimberti, Annozero del 17/12/2009</title><description>Il video con l'intervista a Umberto Galimberti nella puntata di Annozero di ieri 17 Dicembre 2009, nel quale, a partire dal recente atto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio, lo stesso Galimberti esprime interessanti considerazioni a proposito delle personalita' carismatiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A tal proposito, leggi anche l'intervista rilasciata sempre da Galimberti a &lt;a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/fa-il-re-e-anche-il-giullare/2105073"&gt;L'Espresso, luglio 2009&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;object height="300" width="400"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/h9JdGpEpExM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/h9JdGpEpExM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="400" height="300"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Aggiungo uno stralcio da un intervento, sul blog 'Psicologia contemporanea', in merito alle differenze tra &lt;b&gt;personalita' carismatica e personalita' autoritaria&lt;/b&gt;, e fornisco, per chi volesse ulteriormente approfondire l'argomento, il link all'intervento ed ai commenti al post.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
"... ho sempre fatto una distinzione tra "personalità carismatica", con questo termine intendendo il fascino suscitato da personaggi in grado di affascinare per doti ampiamente riconoscibili e riconosciute, e "personalità autoritaria", che mi sembra più calzante per i protagonisti di forme di vero e proprio culto della personalità entrate tragicamente nella storia o più sommessamente in molte microstorie della nostra epoca. Questa distinzione mi preme ancora, e molto, poichè penso che la "personalità autoritaria" si affermi su un terreno che è quello della vocazione egualitaria di certi gruppi, ossia proprio sulla eliminazione del carisma (o del merito) di alcuni."&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.psicologiagiunti.it/psicologiacontemporanea/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=2927:blog-il-carisma-in-psicoterapia&amp;amp;catid=36:blog&amp;amp;Itemid=74"&gt;Continua a leggere...&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-6078837612279061541?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/2C5TEwGoHfA" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/2C5TEwGoHfA/intervista-galimberti-annozero-del.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><enclosure url="http://www.youtube.com/v/h9JdGpEpExM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" length="1048" type="application/x-shockwave-flash" /><media:content url="http://www.youtube.com/v/h9JdGpEpExM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" fileSize="1048" type="application/x-shockwave-flash" /><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle>Il video con l'intervista a Umberto Galimberti nella puntata di Annozero di ieri 17 Dicembre 2009, nel quale, a partire dal recente atto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio, lo stesso Galimberti esprime interessanti considerazioni a </itunes:subtitle><itunes:author>noreply@blogger.com (francesco)</itunes:author><itunes:summary>Il video con l'intervista a Umberto Galimberti nella puntata di Annozero di ieri 17 Dicembre 2009, nel quale, a partire dal recente atto di aggressione nei confronti del Presidente del Consiglio, lo stesso Galimberti esprime interessanti considerazioni a proposito delle personalita' carismatiche. A tal proposito, leggi anche l'intervista rilasciata sempre da Galimberti a L'Espresso, luglio 2009 Aggiungo uno stralcio da un intervento, sul blog 'Psicologia contemporanea', in merito alle differenze tra personalita' carismatica e personalita' autoritaria, e fornisco, per chi volesse ulteriormente approfondire l'argomento, il link all'intervento ed ai commenti al post. "... ho sempre fatto una distinzione tra "personalità carismatica", con questo termine intendendo il fascino suscitato da personaggi in grado di affascinare per doti ampiamente riconoscibili e riconosciute, e "personalità autoritaria", che mi sembra più calzante per i protagonisti di forme di vero e proprio culto della personalità entrate tragicamente nella storia o più sommessamente in molte microstorie della nostra epoca. Questa distinzione mi preme ancora, e molto, poichè penso che la "personalità autoritaria" si affermi su un terreno che è quello della vocazione egualitaria di certi gruppi, ossia proprio sulla eliminazione del carisma (o del merito) di alcuni." Continua a leggere...</itunes:summary><itunes:keywords>Carisma, Galimberti, personalita' autoritaria, personalita' carismatica, Annozero</itunes:keywords><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2009/12/intervista-galimberti-annozero-del.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-758011232728208165.post-7424842442951874391</guid><pubDate>Thu, 17 Dec 2009 08:50:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-22T01:23:30.989-08:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">comportamento nella malattia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ruolo di malato</category><title>Il comportamento nella malattia e il ruolo di malato</title><description>L'espressione &lt;b&gt;comportamento nella malattia&lt;/b&gt; descrive le &lt;b&gt;reazioni del paziente all'esperienza di essere ammalato&lt;/b&gt;. Gli  aspetti del comportamento nella malattia sono talora stati de finiti come &lt;b&gt;ruolo di malato&lt;/b&gt;, che è il ruolo che la società  attribuisce alla persona ammalata in quanto tale. Le caratte ristiche del &lt;b&gt;ruolo dell'ammalato&lt;/b&gt; comprendono fattori come  l'essere dispensato da particolari responsabilità e il fatto che  gli altri pensino che l'individuo cerchi aiuto per stare meglio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SynwbXZltQI/AAAAAAAAC-I/dy5GWHK53e8/s1600-h/nicolas_poussin_036_la_peste_di_ashdod_1630.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://2.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SynwbXZltQI/AAAAAAAAC-I/dy5GWHK53e8/s400/nicolas_poussin_036_la_peste_di_ashdod_1630.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;b&gt; Edward Suchman&lt;/b&gt; descrisse &lt;b&gt;cinque fasi del comportamento  nella malattia&lt;/b&gt;:&lt;br /&gt;
fase di percezione del sintomo, nella quale il  soggetto si rende conto che qualcosa non va;&lt;br /&gt;
fase dell'assunzione del ruolo di ammalato, nella quale il paziente si rende  conto di essere ammalato e di avere bisogno di un medico;&lt;br /&gt;
fase della presa di contatto con l'assistenza sanitaria, in cui l'individuo decide di rivolgersi a un medico;&lt;br /&gt;
fase del ruolo di paziente-dipendente, in cui il soggetto decide di trasferire al medico il controllo della propria salute e di seguire il trattamento  prescritto e&lt;br /&gt;
fase della guarigione o della riabilitazione, in cui  il paziente decide di abbandonare il ruolo di ammalato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il comportamento nella malattia e &lt;b&gt;il ruolo dell'ammalato&lt;/b&gt;  sono influenzati dalle precedenti esperienze di malattia del  soggetto e dalle sue convinzioni culturali riguardo la malat tia. Occorre valutare l'influenza della cultura sulla descrizione e la presentazione dei sintomi. Per alcuni disturbi le  manifestazioni cliniche e la modalità con cui vengono riferi ti variano poco fra le diverse culture, mentre per altri il  modo in cui una persona affronta il disturbo può fortemente modificare la modalità secondo cui la condizione si manifesta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono inoltre importanti i rapporti della malattia con &lt;b&gt; le dinamiche familiari, le condizioni sociali e l'identità etnica&lt;/b&gt;. Gli atteggiamenti dei diversi individui e delle culture nei  confronti della dipendenza e dell'impotenza causate dalla  malattia influiscono notevolmente su come e se una persona cerca aiuto, così come intervengono fattori psicologici,  quali il tipo di personalità e il significato che l'individuo at tribuisce all'esperienza dell'essere ammalato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per esempio,  soggetti diversi reagiscono in modi diversi, secondo il loro  modo abituale di pensare, sentire e agire. Alcune persone vivono la malattia come una perdita opprimente, mentre al tre la considerano come una sfida da superare oppure una  punizione per qualcosa di cui si sentono colpevoli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Tabella seguente elenca gli aspetti essenziali da considerare nella va lutazione del comportamento nella malattia e le domande  che possono essere utili in tale valutazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tabella &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Valutazione del comportamento di malattia del soggetto &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Precedenti malattie, soprattutto di gravità definita&lt;br /&gt;
Grado culturale di stoicismo &lt;br /&gt;
Convinzioni culturali relative a specifici problemi &lt;br /&gt;
Significati e convinzioni culturali relative al problema specifico  &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Specifiche domande da porre per stimolare l'espressione del modello esplicativo del paziente: &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1. Come definisce il suo problema? Come si chiama? Che cosa ritiene causi il suo problema? &lt;br /&gt;
3. Perché ritiene che sia iniziato proprio in quel momento? &lt;br /&gt;
4. Qual è l'effetto della sua malattia su di lei? Come agisce? &lt;br /&gt;
5. Quanto è grave? Avrà un decorso breve o lungo? &lt;br /&gt;
6. Che cosa la spaventa maggiormente della sua malattia? &lt;br /&gt;
7. Quali sono i principali problemi che le ha causato la sua  malattia? &lt;br /&gt;
8. Quale tipo di trattamento pensa di dover ricevere? Quali sono  i più importanti risultati che spera di ottenere con la terapia? &lt;br /&gt;
9. Che cosa ha fatto finora per trattare la sua malattia? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Tratta da M Lipkin Jr: Psychiatry and medicine. In Comprehensive Textbook or  Psychiatry, ed 5, Hl Kaplan, BJ Sadock, editors, p 1280, Williams &amp;amp; Wilkins, Baltimore, 1989. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
link nel sito:&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.inpsico.org/2008/05/le-patologie-psichiatriche-pi-diffuse.html"&gt;malattie psichiatriche&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.inpsico.org/2008/07/sommario-di-clinica-in-psichiatria.html"&gt;clinica in psichiatria&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/758011232728208165-7424842442951874391?l=www.inpsico.org' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;&lt;img src="http://feeds.feedburner.com/~r/blogspot/Mkni/~4/UMffMvs5JIg" height="1" width="1"/&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/Mkni/~3/UMffMvs5JIg/il-comportamento-nella-malattia-e-il.html</link><author>noreply@blogger.com (francesco)</author><media:thumbnail url="http://2.bp.blogspot.com/_pqhgSG6lk_c/SynwbXZltQI/AAAAAAAAC-I/dy5GWHK53e8/s72-c/nicolas_poussin_036_la_peste_di_ashdod_1630.jpg" height="72" width="72" /><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><feedburner:origLink>http://www.inpsico.org/2009/12/il-comportamento-nella-malattia-e-il.html</feedburner:origLink></item><language>en-us</language><media:rating>nonadult</media:rating></channel></rss>
