<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"><channel><title>"CriticaMente"</title><description>Filosofia e/è Arte&#13;
Sito di Vacuità&#13;
Ideatore e Curatore, Federico Sollazzo</description><managingEditor>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</managingEditor><pubDate>Mon, 10 Nov 2025 02:21:24 +0100</pubDate><generator>Blogger http://www.blogger.com</generator><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">428</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">25</openSearch:itemsPerPage><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/</link><language>en-us</language><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:summary> </itunes:summary><itunes:subtitle> </itunes:subtitle><itunes:owner><itunes:email>noreply@blogger.com</itunes:email></itunes:owner><item><title>L’intelligenza artificiale. Cui prodest?</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2024/11/lintelligenza-artificiale-cui-prodest.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Wed, 13 Nov 2024 16:22:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-187605337935426222</guid><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di Leonardo Conti (conti.leonardo@hotmail.it)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Devo premettere che non sono del tutto contrario all’intelligenza artificiale. Avere dei computer che prendono decisioni da soli potrebbe essere utile. Nello specifico potremmo aver bisogno di qualcuno che prende le decisioni in nostra vece quando siamo assenti od occupati a fare altro, impossibilitati ad agire oppure quando la situazione è talmente ingarbugliata che ci troviamo in un tale ginepraio che, come si suol dire, “come fai sbagli”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiEaihXiLVVY2ixJVIuUos1w73zkYRHkHCH-OKhltyavGYAFM1Fy7-FI4k-gVlI-AlIZCos0NKUO0qWJjCz9XzVa8BkXzLUOXfeR_U5jeHip7OtpuWXYPnPfl_bgBDuJGjV1iaN38n9NuHAndUfBh9viwz32L5ubxFZwFBEOSBLRhbeVZLDLKhuKiu9tqI/s1024/image0_0.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="AI" border="0" data-original-height="1024" data-original-width="1024" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiEaihXiLVVY2ixJVIuUos1w73zkYRHkHCH-OKhltyavGYAFM1Fy7-FI4k-gVlI-AlIZCos0NKUO0qWJjCz9XzVa8BkXzLUOXfeR_U5jeHip7OtpuWXYPnPfl_bgBDuJGjV1iaN38n9NuHAndUfBh9viwz32L5ubxFZwFBEOSBLRhbeVZLDLKhuKiu9tqI/w320-h320/image0_0.jpg" title="Intelligenza artificiale" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Potremmo immaginare molti campi di applicazione, ma lascio al lettore immaginare gli utilizzi possibili. Io penso che sfruttare l’intelligenza artificiale così come utilizziamo altre macchine (per esempio un auto o un telefono), vale a dire per aiutarci nei nostri compiti quotidiani e anche, perché no?, per i nostri svaghi, sia una cosa utile. Semplicemente sono quelli gli scopi, come di tutte le nostre invenzioni, dal fuoco in poi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il vero problema è, semmai, come utilizziamo una nostra creazione. Per capirci, possiamo usare un’ascia per spaccare la legna o come un’arma, sempre un’ascia è.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un caso diverso è quando la macchina “intelligenza artificiale”, dotata di capacità di pensare autonoma, non viene utilizzata in modo utile, ma si sostituisce a noi senza la reale necessità di farlo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un programma che serve a fare i compiti di scuola è, per esempio, il sogno di ogni scolaro: i compiti sono noiosi e si preferisce giocare. Ma, domanda retorica, cosa impara il ragazzo?&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Inoltre, guardo con sconcerto a tutti quei robot umanoidi che sono studiati per interagire con noi. Senza evocare famosi film fantascientifici (vedi la pellicola di R. Scott, Blade Runner (1982), tanto per dirne uno), qual è il motivo di queste invenzioni? In quest’epoca le relazioni interpersonali sono al minimo: il lavoro in smartworking serve a darci uno stipendio; i social a tenere i contatti con gli amici e a mettere in mostra la nostra quotidianità; i negozi on line a comprare tutto (o quasi) quello di cui abbiamo bisogno. Se vogliamo vedere un bel paesaggio, un bel film o un’opera d’arte, abbiamo internet, ecc., perché dunque viaggiare, andare in un museo o al cinema?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Possiamo far tutto, o meglio lo può fare il fortunato che può usufruire di questo ben di dio, potenzialmente senza uscire di casa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma è la stessa cosa? Credo proprio di no.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Manca, fra le altre cose, l’interazione fra le persone. Noi non siamo isole, come diceva il poeta inglese John Donne nel Seicento. Ben prima Aristotele affermava che l’uomo è un “animale sociale”, cioè che vive in una società, assieme ad altri simili con cui può avere rapporti, interazioni, scambi di idee.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci sentiamo soli… e allora l’intelligenza artificiale, con suoi bot, sotto forma di chat o robot umanoidi, viene in nostro soccorso. A tenerci compagnia, magari, a tenerci la mano nei momenti di difficoltà, i nostri occhi nel suo schermo o nelle sue webcam.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Invece di rivolgerci ad un essere umano, la cosa più semplice, ci rivolgiamo ad una macchina.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sarebbe come curare un’unghia incarnita sull’alluce con un trapianto di piede, oserei dire. È lo stesso una cura, l’unghia guarirà eccome, ma è un metodo drastico, doloroso e… non privo di rischi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Proprio l’altro giorno leggevo di un ragazzo americano che si era innamorato di un bot, chiamato con il nome di un personaggio di una fortunatissima serie TV fantasy, con cui aveva contatti pressoché quotidiani. Non so e non voglio sapere quali problemi lo affliggessero, ma il ragazzo, dopo mesi e mesi di contatti con questo essere virtuale, si è tolto la vita.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’intelligenza artificiale ha fallito, la macchina non ha aiutato l’uomo nella sua vita ma ne ha provocato la distruzione fisica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Intendiamoci, non penso sia un atto drammatico provocato da un programma messo in rete: forse non ha peggiorato un problema che già c’era, certo non l’ha migliorato. Il risultato è che qualcuno, non certamente il bot, piange per un quattordicenne, che viveva un momento difficile in un’età difficilissima, che si è suicidato. Chissà, forse parlando con una persona in carne ed ossa, si sarebbe potuto evitare tutto questo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Voglio concludere con un’esperienza personale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tempo fa stavo scrivendo un articolo storico per una testata giornalistica su internet e, dovendo descrivere una vicenda legata a una dama vissuta nel cinquecento, mi misi in cerca di un ritratto della protagonista da corredare al testo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sfortunatamente la mia ricerca si prolungò di molto perché non si trattava né di un sovrano né una persona famosa: non riuscivo a trovare niente di utile o pertinente. Il tempo stringeva e l’editore mi comunicò che non aveva più bisogno dell’immagine in quanto aveva (parole testuali) “creato la foto con l’intelligenza artificiale”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’articolo fu pubblicato con quel disegno: una bella e procace castellana castana dal seno prominente e lo sguardo malinconico, raffigurata all’interno di uno splendido palazzo rinascimentale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era una bella immagine, certamente si avvicinava alla realtà, non discuto, ma… non era lei!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche le fonti da me reperite per la stesura del pezzo, non la descrivevano come “bella”, fra le altre cose.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel frattempo, poi, avevo reperito fortunosamente il vero ritratto d’epoca della signora in questione: una donna bionda e non troppo bella (almeno secondo i gusti di chi scrive), comunque diversa da quella pubblicata.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla mia richiesta di sostituire l’immagine, l’editore tagliò corto dicendo che era “inutile perdere tempo, la foto c’è già, passiamo oltre. Chi se ne importa.”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E sono passato oltre. Chi se ne importa, in fondo. Avevo bisogno del disegno di una donna rinascimentale e ce l’avevo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il mio articolo riporta un’immagine diversa da come la donna appariva in vita: non era lei, ma un’altra.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La realtà era stata cambiata, alterata (o anche perfezionata) da una macchina che, invece di aiutarci, aveva distorto le nostre percezioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma noi non ce ne accorgiamo, vuoi per assuefazione, pigrizia o menefreghismo, vuoi per la quasi perfezione del funzionamento dell’intelligenza artificiale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’ipotetico lettore del mio articolo si immaginerà la bella dama dai capelli castani raffigurata di fianco al testo, vivere le vicende descritte.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la realtà è diversa: non era castana e… neanche così bella!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Usiamo dunque l’intelligenza artificiale, non c’è nulla di male a servirsi di uno strumento, ma usiamola bene e non dimentichiamoci di usare quella umana.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiEaihXiLVVY2ixJVIuUos1w73zkYRHkHCH-OKhltyavGYAFM1Fy7-FI4k-gVlI-AlIZCos0NKUO0qWJjCz9XzVa8BkXzLUOXfeR_U5jeHip7OtpuWXYPnPfl_bgBDuJGjV1iaN38n9NuHAndUfBh9viwz32L5ubxFZwFBEOSBLRhbeVZLDLKhuKiu9tqI/s72-w320-h320-c/image0_0.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title> La forma odierna del potere  </title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2024/03/la-forma-odierna-del-potere.html</link><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Fri, 1 Mar 2024 12:11:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-7442560831050367915</guid><description>&lt;div&gt;di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-size: 15.4px; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i style="background-color: white; font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-size: 15.4px; text-align: justify;"&gt;La forma odierna del potere – Discussione con i filosofi Francescomaria Tedesco e Federico Sollazzo&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;i style="background-color: white; font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-size: 15.4px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" class="BLOG_video_class" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/lwbzoRrFaiE" width="320" youtube-src-id="lwbzoRrFaiE"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;i style="background-color: white; font-family: &amp;quot;times new roman&amp;quot;; font-size: 15.4px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;Fonte: &lt;a href="http://Liberi.tv" rel="nofollow" target="_blank"&gt;Liberi.tv&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/lwbzoRrFaiE/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Tutto scorre, nulla si crea, nulla si distrugge… a parte una cosa!</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2023/12/tutto-scorre-nulla-si-crea-nulla-si.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Sat, 16 Dec 2023 17:05:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-3664471288277731245</guid><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;
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&lt;/p&gt;&lt;p&gt;di Leonardo Conti (&lt;span style="font-size: medium;"&gt;conti.leonardo@hotmail.it)&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span lang="IT" style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 12pt; line-height: 107%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-size: 11.0pt; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US; mso-fareast-theme-font: minor-latin;"&gt;– &lt;/span&gt;&lt;i&gt;Sai cos'è un piumino? &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;
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Siamo consumatori?&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;Prendo in prestito un breve dialogo di un film che molti di voi avranno visto, vale a dire &lt;i&gt;Fight Club&lt;/i&gt; (regia di David Fincher, 1999), non perché mi importi molto di cosa sia un piumino o di come sopravvivano i cacciatori-raccoglitori. &lt;br /&gt;Semplicemente, perché c’è una domanda. &lt;br /&gt;Una domanda fondamentale: “allora cosa siamo?”. &lt;br /&gt;E l’interlocutore risponde: “siamo consumatori?” &lt;br /&gt;Esatto. &lt;br /&gt;Anzi noi non siamo “consumatori”, siamo “sprecatori”, passatemi il neologismo. &lt;br /&gt;La natura, vale a dire l’ambiente in cui siamo immersi, ammette la consumazione e, seppur più a fatica, anche lo spreco. &lt;br /&gt;Il fiume, scorrendo su una pietra, consuma la roccia e deposita il minerale a valle. Quel minerale, mescolato ad altri elementi, aiuterà una pianta a crescere, la pianta verrà mangiata da un erbivoro, ecc. Oppure trascina una foglia, la foglia viene aggredita da batteri e funghi, si decompone e otteniamo gli elementi di cui è composta e arriva il solito erbivoro. &lt;br /&gt;Sto dicendo un’ovvietà, vero? &lt;br /&gt;Nel V secolo a.C. un filosofo di nome Eraclito diceva “&lt;i&gt;panta rhei&lt;/i&gt;”, tutto scorre&lt;a href="#_ftn1"&gt;[1]&lt;/a&gt;. Pare perfetto per il discorso fatto poc’anzi. &lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="194" data-original-width="259" height="150" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgAe6bKjIQrBb6JG05MreEirEfVrFw1qn0MiSSLJ1rRJJ0lqKfmlS15HJbT-9SPpUOq7mLtOf2FdIUf8KJyJeUOjFOs-QEWTjpkUHUXkXxYEDsClrLTxZnLvmkvieyrO_Tcm1C6IzswK9eCLvuvfisUDEWt6RN58fNyBRVlru_s1ypWbmtAwJCJ0RDTII4/w200-h150/Senza%20titolo.png" width="200" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sulla base di questo concetto, nel 1700 il grande chimico e biologo francese Antoine-Laurent de Lavoisier, formulò questa legge di natura: “Tutto scorre, nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”&lt;a href="#_ftn2"&gt;[2]&lt;/a&gt;. Ancora più perfetto. &lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="251" data-original-width="201" height="200" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiPqDj0-bgeD3Mo7304WFUG2E_dD2LJM7SWT44VfLXYCM_JRa1qxN3nKt6h_VlNp4_Op_pOqUFXuMDlzh66h1npvapNjPJ3_YPnCXaRRwPIR-MnKF08PuFnWeVXBOqhwLfAvCdylKR1scXwSGBWYokZTGJPYoxpH4BVTYJYodfc7KZbLZFUFTeGriGOfl8/w160-h200/Senza%20titolo.jpg" width="160" /&gt;&lt;/div&gt;Tutto si trasforma, diventa altro, diventa qualcosa che un essere vivente o un agente impiega. La terra d’altra parte è composta da materiali sminuzzati. E più i materiali sono vari, meglio è. Poco, pochissimo riesce a resistere al tempo. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Del resto noi abbiamo pochissimi resti dal passato del nostro pianeta. &lt;br /&gt;Abbiamo fossili, è vero, ma la fossilizzazione è comunque una trasformazione: le sostanze organiche, ossa, denti, conchiglie, eccetera, vengono sostituite nei millenni da roccia. &lt;br /&gt;Un osso fossile, nella stragrande maggioranza dei casi, non è un osso, ma una pietra che ha la forma di un osso. E la fossilizzazione è un fenomeno tutto sommato raro, si realizza perché gli agenti decompositori non fanno in tempo a scomporre il corpo. Anche i mammut congelati in Siberia sono altro dalla forma originaria, sono carne congelata, che andrà a male rapidamente, se non si prendono opportune precauzioni. &lt;br /&gt;Se andiamo più in là con gli anni, non abbiamo molti resti del passato, della nostra antichità. Particolari condizioni, vedi, per fare qualche esempio, la secchezza del deserto egiziano o il risultato delle disastrose eruzioni del Vesuvio o il ghiaccio in una valle alpina, hanno preservato delicate sostanze organiche nel tempo. Ci vuole fortuna, o nel caso di manufatti umani restaurati (un libro o un dipinto, per esempio), impegno e perizia. &lt;br /&gt;È il tempo, con la sua azione inesorabile, a macinare tutto, perfino le pietre. Perfino l’uranio, una delle sostanze più radioattive di tutte, decadrà e si trasformerà in innocuo piombo. Ci vorranno decine di migliaia di anni, d’accordo, ma succederà. &lt;br /&gt;Tutto, o quasi. &lt;br /&gt;Perché l’uomo, fra le sue invenzioni mirabolanti che facilitano (o in alcuni casi complicano) la sua vita di tutti i giorni, ha inventato un materiale praticamente eterno: LA PLASTICA. &lt;br /&gt;Allora potremmo modificare i postulati di Eraclito e di Lavoisier in questo modo: &lt;br /&gt;Tutto si trasforma, nulla si distrugge… tranne la plastica. &lt;br /&gt;Quando fu inventata si gridò con ogni probabilità al miracolo: una sostanza, economica, leggera, resistente, igienica, eterna. L’ideale insomma. &lt;br /&gt;Ma anche una sostanza che la natura non aveva previsto e che non riesce a smaltire. &lt;br /&gt;Difatti, al giorno d’oggi siamo invasi dalla plastica. &lt;br /&gt;Soprattutto dalla plastica usa e getta, un vero flagello. &lt;br /&gt;La troviamo dovunque e non sappiamo che farcene. Affolla le nostre spiagge, i nostri prati, i nostri boschi. &lt;br /&gt;Una sorta di isola gigantesca, la Pacific Trash Vortex, è costituita da rifiuti plastici accumulati dalle correnti marine. Si trova nell’Oceano Pacifico, è grande forse più della superficie di tutti gli Stati Uniti (circa 10 milioni di km quadrati), per un peso stimato di 100 milioni di tonnellate. &lt;br /&gt; Un accumulo di rifiuti immane, inimmaginabile. &lt;br /&gt;E non solo: la plastica ormai entra dappertutto. Sminuzzata la troviamo nella carne degli animali che mangiamo (inutile dire che probabilmente è anche nella nostra), nei ghiacci eterni sulle montagne o ai poli. Perfino negli abissi marini. Niente può sfuggire a questa invasione incontrollata. &lt;br /&gt;E non sappiamo, ripeto, cosa farcene. &lt;br /&gt;Perché il legno può essere bruciato, la ceramica sminuzzata, il vetro e i metalli rifusi e rimodellati. La plastica no. Possiamo bruciarla, ma, senza accorgimenti, diventa ancora più tossica. Possiamo in parte riciclarla ma non siamo in grado di ricreare lo stesso materiale di prima. &lt;br /&gt;E continuiamo ad usarla: l’imballaggio per una banale bistecca che i nostri nonni, senza morirne, avvolgevano nella carta, è di plastica. Un sacchetto di frutta che prima era di carta adesso è di plastica. Una scatola di biscotti, una volta di latta, è ora di plastica. Un tubetto di dentifricio, una volta di alluminio, è di plastica. I piatti, i bicchieri, le posate sono di plastica.&lt;br /&gt; Non abbiamo molti suppellettili, indumenti o imballaggi dei nostri nonni, tranne quello che, per caso o per volontà precisa, si è conservato. &lt;br /&gt;I nostri nipoti, invece, avranno con ogni probabilità un sacco di oggetti che ci sono appartenuti. &lt;br /&gt;È dovunque, ci avvolge, soffoca l’ambiente, è eterna.&amp;nbsp;È un incubo per la natura. &lt;br /&gt;Chi scrive, passeggiando per la campagna o i boschi, si riempie spesso le tasche di rifiuti plastici trovati qua e là, per gettarli correttamente nel cestino. &lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="300" data-original-width="400" height="240" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgtpeRJALpKsBgHzN0Qn1taFRxzapikruE66P8748vs27GM1JCWVdJYNgrLH9OfH8ewehMsSkK8x8KFBDpiopOAiAHaZ5cXj0sD1fTH0C-_aaWhU8iKj0619tqPBei7XSnomG86voo2Su42i4EZgdOsR0j3aAfUhF0Ion2JDUnumDbwqb0kpETicCpcufo/w320-h240/2d378320202f18e4f3d167293e546947.jpg" width="320" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quanti anni hanno? Da quanto tempo sono lì? Sembra da ieri, ma magari sono lì da decenni.&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;I nostri pro-pro-pro-pronipoti (se mai ce ne saranno) troveranno oggetti di plastica intatti e quasi perfettamente utilizzabili (magari dopo una ripulita). &lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;E non è un’eccezione, un caso. I fossili, come abbiamo visto, sono piuttosto rari. La plastica no: viene consegnata all’eternità, praticamente intatta. &lt;br /&gt;È un materiale che la natura non ha creato, che non ha previsto. E noi siamo parte di questa natura, non possiamo vivere senza. Non abbiamo un pianeta di riserva oltre a questo. &lt;br /&gt;Assieme alle emissioni di gas delle auto e delle industrie, quello dell’invasione della plastica è il principale problema che affligge l’ambiente che ci circonda. Quello più visibile, peraltro. &lt;br /&gt;Pensi.&lt;br /&gt;Al di là di azioni dimostrative di qualcuno che, incollandosi a un quadro antico o sedendosi in mezzo al traffico, pensa di cambiare le cose o di sensibilizzare le coscienze (per chi scrive hanno l’effetto opposto…), dovremmo riflettere sulla cultura dell’“usa e getta”. &lt;br /&gt;La plastica, nata come materiale eterno, viene utilizzata per un solo uso e poi gettata. Non è un controsenso? &lt;br /&gt;Riflettiamo, a tutti i livelli. Alcuni passi li stiamo facendo, eliminando molti oggetti monouso e riducendo gli imballaggi. Basta? Che facciamo per quello che abbiamo prodotto nel passato? &lt;br /&gt;Agiamo. &lt;br /&gt;Forse non è troppo tardi, almeno chi scrive lo spera.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="#_ftnref1"&gt;&lt;br /&gt;[1]&lt;/a&gt; Per la verità non sappiamo dove lo scrisse, i frammenti a noi pervenuti dell’opera principale di Eraclito, &lt;i&gt;Sulla natura&lt;/i&gt;, non contengono queste parole. Dobbiamo&amp;nbsp;“fidarci” di Platone che lo riporta nel suo &lt;i&gt;Cratilo&lt;/i&gt; 402a.&lt;br /&gt;&lt;a href="#_ftnref2"&gt;[2]&lt;/a&gt; &lt;i&gt;Trattato di chimica elementare&lt;/i&gt;, 1789.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;br /&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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Come?&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;br /&gt;Semplicemente restando aperta alle tracce del ricongiungimento. Ci sono infatti delle cose nell'al di qua che consentono di esperire l'estasi, ovvero di superare la vita dileguandola nel suo ricongiungimento con il senso che l'ha prodotta, come queste righe che estaticamente descrivono la condizione di una vita estatica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Compresi il silenzio dell'etere,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;le parole degli uomini non le ho comprese mai.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;(...)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;In braccio degli Dei sono cresciuto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: times;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;a href="https://amzn.to/3McTLGW"&gt;Hölderlin&lt;/a&gt;, &lt;a href="https://amzn.to/3Qr3Um0"&gt;&lt;i&gt;Quand'ero fanciullo...&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: black; font-family: times;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color: black; font-family: times;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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Sono ben consapevole che questa sia la tendenza accademica (e non) odierna (diventata dominante nell'ultimo secolo), dalla quale a volte si tenta di prendere le distanze dicendo cose eccentriche, di maniera, compiendo l'errore speculare uguale e contrario, e sono quindi ben consapevole di trovarmi in una posizione di minoranza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Ad ogni modo, riporto qui di seguito l'estratto di alcune annotazioni contenute in quel mio parere, perché credo che indichino dei temi sui quali sia interessante riflettere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;I. Definirei bene i concetti ai quali ci si riferisce prima di iniziare a lavorarci ma attenzione, non tanto dicendo cosa quei termini abbiano rappresentato per Tizio e Caio, bensì cosa rappresentino per chi scrive, adesso, nell'economia del suo discorso.&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;II. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Direi che il fatto che non si possa uscire dal &lt;i&gt;logos&lt;/i&gt; non significhi che il &lt;i&gt;logos&lt;/i&gt; esaurisca il tutto, che quindi ogni incontro con le questioni essenziali non possa che svolgersi nel &lt;i&gt;logos&lt;/i&gt; e che al di fuori di esso non ci sia niente&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Calibri, serif; text-align: left;"&gt;–&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&amp;nbsp;&lt;i&gt;ex nihilo nihil.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&amp;nbsp;Direi invece (per una via che adesso non posso ripercorrere e che frequento spesso a "&lt;a href="https://krinowt.blogspot.com/" rel="nofollow" target="_blank"&gt;Krinò&lt;/a&gt;") che il &lt;i&gt;logos&lt;/i&gt; stesso è un prodotto, in senso poietico, altrimenti non potrebbe apparirci, ma tutto ciò che riguarda il suo prodursi, ovvero tutto ciò che è &lt;i&gt;physis&lt;/i&gt;, ci è accessibile solo in un incontro che, nell'istante stesso in cui avviene, toglie l'essenza autonoma della cosa che incontriamo e la fa apparire come, appunto, l'esito di un incontro; da questo processo non si può uscire, è così che avviene il conoscere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;III. È impossibile scrivere allo stesso tempo per il lettore (la comunità scientifica, il pubblico, se stessi) e scrivere sotto ispirazione, estasi&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times; text-align: left;"&gt;– &lt;i&gt;Non potete servire insieme a Dio e a mammona&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;. Nel primo caso, infatti, si produce un'esibizione per qualcuno; nel secondo, invece, si esperisce un miracolo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">1</thr:total></item><item><title>Il Silenzio si fa Voce in molti modi</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2023/07/il-silenzio-si-fa-voce-in-molti-modi.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Fri, 14 Jul 2023 17:42:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-1946805945073469748</guid><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;Il Silenzio si fa Voce in molti modi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;Quella che segue è una parodia sullo stato attuale di quella che passa per cultura. Ma, come Pulcinella, scherzando si dice la verità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;Essenzialmente, quel che conta è che i personaggi sono venuti da me, non sono andato io da loro. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;Proprio così come leggendo un'opera di vera filosofia (o di fronte ad un'altra qualsiasi opera d'arte), solo letteralmente, alfabeticamente, grammaticalmente si può andare dall'opera, ma essenzialmente è l'opera che, eventualmente, viene da noi; pertanto non chi la computa, ma solo chi ha la fortuna di essere scelto dall'opera stessa per il manifestarsi del suo senso, la comprende, e proprio per questo non può dirne qualcosa, ovvero può solo lasciare che appaia il nulla; al nulla ci si può solo girare intorno dicendo niente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;Quanto ai personaggi (che nella mia follia vorrei che mi venissero a visitare ancora) mi rendo conto &lt;i&gt;ex post&lt;/i&gt; che non sono apparsi a caso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;Ve li presento brevemente, per come li ho conosciuti io; ovvero, appunto, giro attorno al nulla.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;&lt;b&gt;Rico Fede&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;Chiaramente mio &lt;i&gt;alter ego&lt;/i&gt;. Diffusore culturale, perché oggi la cultura non la si divulga più (e già quella era una blasfemia), ma la si diffonde negli ambienti per renderli più gradevoli, come un profumatore spray.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;&lt;b&gt;Lesperto&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;Perché oggi non esistono più uomini di cultura, ma solo esperti di qualcosa. Non usa l'apostrofo perché oggi bisogna essere veloci e questa velocità gli impedisce anche di essere consapevole della sua ignoranza. È cool. A differenza dell'uomo d'arte, che dice il niente per lasciar apparire il nulla, lui non dice letteralmente niente, e anche quando dice qualcosa è come se letteralmente non avesse detto niente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;&lt;b&gt;ILPUBBLICO&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;Massa uniforme e indistinta che si scrive quindi tutto in maiuscolo e senza spazio. Il soggetto per elevare il livello del quale il diffusore culturale fa da mediatore con lesperto, e il cui livello è, non contraddittoriamente e non paradossalmente ma coerentemente e consequenzialmente, proprio quello derivante dall'azione congiunta del diffusore e de lesperto: ipersemplificazione del niente con perdita di sensibilità nella percezione del nulla e conseguente decadimento di tutto.&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span property="dct:title" style="font-family: times; font-size: medium;" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen='allowfullscreen' webkitallowfullscreen='webkitallowfullscreen' mozallowfullscreen='mozallowfullscreen' width='320' height='266' src='https://www.blogger.com/video.g?token=AD6v5dwbKrqUtxi1sCVeHDU7VA-eRaWj0bdlhoOnqzQLvjQz3HPfwWAqXtxvZIAC9DeqHET8x2At8ko8tQ8B6W93yA' class='b-hbp-video b-uploaded' frameborder='0'&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt; CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;&lt;/p&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Et in Italia ego</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2023/06/et-in-italia-ego.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Wed, 21 Jun 2023 18:45:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-1272227107889983027</guid><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span lang="IT" style="line-height: 107%;"&gt;di Fulvio Sguerso (fulviosguerso@libero.it)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span lang="IT" style="line-height: 107%;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span lang="IT" style="line-height: 107%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span lang="IT" style="line-height: 107%;"&gt;Solo in
questo nostro Paese di atei devoti e dai facili entusiasmi per i demagoghi di
turno, credo, avrebbe potuto attecchire e prosperare un fenomeno come quello
del berlusconismo, cioè di un misto di peronismo, populismo e cesarismo in
salsa familistico-aziendale. Personalità indubbiamente carismatica e anche per
questo divisiva, così in vita come in morte, Silvio Berlusconi è ancora oggetto
di accese polemiche mediatiche: “Ha
vinto lui” (La Verità); “La Repubblica del Banana” (il Fatto Quotidiano), come
si vede si va da un estremo all’altro, dagli Osanna agli anatemi; dal Santo
subito a Che l’inferno ti&lt;span&gt; &lt;/span&gt;sia lieve; da Unto del Signore a Corruttore seriale, insomma Berlusconi è stato ed è a
tutt’oggi una figura controversa dalla personalità multipla e trasmutabile in tutte le guise: segno d’immensa invidia / e di pietà profonda, / d’inestinguibil odio / e d’indomato amor.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span lang="IT" style="line-height: 107%;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span lang="IT" style="line-height: 107%;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;times&amp;quot; , &amp;quot;times new roman&amp;quot; , serif;"&gt;– Continua su &lt;a href="https://www.truciolisavonesi.it/et-in-italia-ego/" rel="nofollow" target="_blank"&gt;Trucioli savonesi&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;times&amp;quot; , &amp;quot;times new roman&amp;quot; , serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt; CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;&lt;/p&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Dare un senso alla vita può condurre a follia</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2023/05/dare-un-senso-alla-vita-puo-condurre.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Wed, 31 May 2023 20:23:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-9051585252622404014</guid><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;di Leonardo Conti (conti.leonardo@hotmail.it)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Dare un senso alla vita può condurre a follia,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;ma una vita senza senso è la tortura&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;dell’inquietudine e del vano desiderio.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;È una barca che anela al mare eppure lo teme.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Edgar Lee Masters, &lt;i&gt;Antologia di Spoon River&lt;/i&gt;, trad. di Fernanda Pivano, Einaudi, 1943.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Il senso della vita… una domanda vecchia come il mondo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Nasciamo, cresciamo, ci riproduciamo, moriamo. La natura ci dice questo, gli esseri viventi, in soldoni, fanno così. Siamo esseri viventi anche noi, dopotutto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Siamo anche esseri pensanti, altresì, e come tali, dobbiamo dare un senso alla vita. Ne sentiamo il bisogno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://amzn.to/3MJ30OD" rel="nofollow" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" target="_blank"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="266" data-original-width="174" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlDh_s03HygShQzjIkAq3YYz4ndc6I3TA7pxzQELkYwxvOnTBVB05zYCrTdtU3oAKHgTDruX4WklLaieiD5xUtVC5SkFjED9Y8dqeB2SI-viEJ_myJnJuXh-ijrhRw16BFODAY5EDHvR6hPxuvnq1P3mcJPRR9IF-BrhYvNkvtWQboVj5bCxnh7Yt3/w209-h320/41HknNfmZfL._SY264_BO1,204,203,200_QL40_ML2_.jpg" title="Edgar Lee Masters, &#119860;&#119899;&#119905;&#119900;&#119897;&#119900;&#119892;&#119894;&#119886; &#119889;&#119894; &#119878;&#119901;&#119900;&#119900;&#119899; &#119877;&#119894;&#119907;&#119890;&#119903;" width="209" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Ma dare un senso alla vita, come dice la poesia citata, porta alla follia. Proprio perché non ha un senso, alla fine. Nascere e morire in continuazione, ogni giorno è così. Ogni giorno un uomo muore e un altro nasce, moltiplicato per gli otto miliardi che siamo, risultano centinaia di migliaia, forse milioni, di nascite e morti ogni volta che il Sole si leva.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Se uno ha la fortuna, di non avere incidenti, di essere in salute, di nascere ed abitare in un Paese ricco e in pace, vive a lungo e bene. Altrimenti no. È un senso questo? Apparentemente no: nel caso, nella fortuna, che è notoriamente cieca, non c’è un senso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Ma un senso dobbiamo darglielo, dobbiamo vivere. Ci dobbiamo buttare nell’avventura dell’esistenza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Come in tutti gli animali, il rischio che qualcosa vada storto c’è, ma, dal momento che siamo sulla Terra, dobbiamo vivere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Siamo navi, come dice la frase citata, navi pronte per prendere il largo.  Nel mare aperto ci potrebbe essere una tempesta, potremmo finire le scorte alimentari, prendere uno scoglio, scontrarci con altre navi o con una balena bianca, come Moby Dick.&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Ma dobbiamo allontanarci dal porto… avventurarci per il mare infido e profondo… altrimenti la vita non sarebbe tale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Ed ecco il senso dell’esistenza. Vivere nel migliore dei modi possibili, provare ad ottenere il massimo risultato, cercando di non aver rimorsi o rimpianti…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Tutto questo è vivere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Sperare in un buon vento, ma accettare il rischio della tempesta e mettere in conto un naufragio e di dover ricstruire il nostro vascello. Mettere in conto di non farcela.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Possiamo fare altro?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Potremmo ma, in realtà, non possiamo: come navi fatte per il mare, aneliamo le sfide che la vita ci pone e le temiamo al tempo stesso. Ma quale nave, fatta per affrontare il vasto oceano, non lo farebbe?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Il senso della vita è allora un qualcosa che ci attira, ma, al tempo stesso, ci sfugge, come un’isola che appare lontana all’orizzonte. Forse è un non-senso, perché questa terra su cui cerchiamo di approdare è sempre lontana; oppure, una volta approdati, non è bella come ci immaginavamo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Ma, ripeto la domanda, possiamo fare altro?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Abbiamo, è vero, la possibilità di fermarci, per sempre, in un porto sicuro, ma non è vita, questa. Senza contare che una tempesta potrebbe rompere gli ormeggi che ci legano al molo: così, impreparati e disperati, ci troveremmo in alto mare lo stesso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Tanto vale muoversi, e vedere come va.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Tanto vale vivere, e vedere dove la vita ci porta. Cercare un senso per la rotta che percorriamo, ma non preoccuparci troppo se arriviamo in un posto diverso da quello che ci aspettavamo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Navigare… vivere… questo conta davvero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="#"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhlDh_s03HygShQzjIkAq3YYz4ndc6I3TA7pxzQELkYwxvOnTBVB05zYCrTdtU3oAKHgTDruX4WklLaieiD5xUtVC5SkFjED9Y8dqeB2SI-viEJ_myJnJuXh-ijrhRw16BFODAY5EDHvR6hPxuvnq1P3mcJPRR9IF-BrhYvNkvtWQboVj5bCxnh7Yt3/s72-w209-h320-c/41HknNfmZfL._SY264_BO1,204,203,200_QL40_ML2_.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Mi sono fatto male oggi, per vedere se ho ancora sensazioni</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2023/04/mi-sono-fatto-male-oggi-per-vedere-se.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Sun, 30 Apr 2023 11:55:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-8092511664116427930</guid><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;
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Apparentemente parlano di autolesionismo, un qualcuno che si fa male un po’ per gioco. Più in là nel brano si parla di un ago, di un buco. Parlerà di droga, come molte altre canzoni.&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Ma concentriamoci sui primi versi, la prima strofa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Oggi mi sono fatto del male, perché farsi male? Per capire se ho ancora sensazioni, per risvegliare la coscienza odierna dal torpore e dall’indifferenza. La mia coscienza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;La società frenetica, egoista, ci rende estranei e insensibili gli uni con gli altri. L’unica cosa vera, l’unica cosa su cui concentrarsi è il dolore. Nient’altro. Soltanto un impero di sporcizia, senza amici, senza illusioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;E allora dobbiamo risvegliarci, capire se ci sono sensazioni, se ne siamo capaci.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Il telegiornale trasmette immagini di morti sulla spiaggia, di missili sulle case, di violenze e disastri, e noi che facciamo? Guardiamo la tv sperando di non vedere più niente di tutto questo. Lo spettacolo continua e deve continuare, con lustrini e paillettes, quiz televisivi e risate sguaiate. Il tutto intervallato da immagini di case distrutte da missili, di bare o di persone disperate che, a costo di fuggire dalla miseria, caricano se stessi le mogli e i loro figli su navi che reggono a malapena il mare calmo. E nel mentre interviene qualche opinionista, politico o meno, che spara l’ennesima castroneria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Divertimento e tristezza, risate e compassione. A ciclo continuo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Noi siamo gli spettatori, osserviamo la scena dal nostro divano. Piangiamo o ridiamo, forse qualcuno piange e ride allo stesso tempo. A ciclo continuo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Proviamo a sentire un nonnulla di quel dolore e ci sveglieremo. Un solo atomo di quella sensazione spiacevole, ci scuoterebbe.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Perché il dolore, pur nella sua negatività, ci fa sentire vivi. Ci fa sentire di aver costruito un mare di spazzatura, anche fisicamente, intorno a noi. Oppure pensare che potremmo stare peggio noi, e far stare un po’ meglio gli altri. Perché il nostro benessere, la nostra tv piena di lustrini e paillettes, la pagano loro. La paga chi prova dolore adesso. Tirare un missile su una casa non porta gioia, né la porta distruggere un ambiente, né la porta spingere le persone a una disperazione che non possiamo neanche immaginare. E non ci pensiamo, il dolore è loro, mica nostro. Noi vediamo tutto questo sulle comode poltrone, nelle nostre case comode.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Mentre penso questo, penso alla seconda vita della canzone &lt;i&gt;Hurt&lt;/i&gt;, scritta nel 1995 dal gruppo Nine Inch Nails, nel 2002 fu oggetto di una cover da parte del grande cantante Johnny Cash. La prima versione, parlava sì di droga, ma era in qualche modo speranzosa, pensava che ci fosse una rinascita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Cash invece ne ribaltò il senso: era un uomo malato, che vedeva sua moglie, malata pure lei, spegnersi di giorno in giorno. La disillusione prende il sopravvento, la fine vicina.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Il videoclip del brano è girato nella grande casa-museo del grande cantante. Un edificio ormai in rovina, polveroso, con un grosso cartello “Chiuso al pubblico” che campeggia all’ingresso. L’illusione di una vita eterna, di successo, si spegne di fronte agli arredi, i cimeli di una vita di successo, polverosi o rotti. Johnny canta davanti a una tavola imbandita ma parla di un oceano di spazzatura. Niente è più lo stesso. Lo sguardo della moglie inseparabile, tenero, su di lui.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Lei morirà tre mesi dopo. Lui dopo sette mesi. Il dolore sveglia, è l’unica cosa reale, ma non è un’occasione di ricrescita, di rinascita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhAcMovWGpQoTEemAgmJ0pm1QcELHFIEP7-_12iuuLmhk2VWxxL5bjJU2wK1CfAC1Psd-HSyaf8Aig6kSunezYdCxFDzArJTQizioLtAQgRl1VwtRy2UZBpyP7GlZubh-V7mkq_MGwxCZCg_gHvt5epDSNSgnF-XLmFEK3j83zjRb_N0mOkramwqtQz/s200/M1-1791995792--200x160.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="160" data-original-width="200" height="160" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhAcMovWGpQoTEemAgmJ0pm1QcELHFIEP7-_12iuuLmhk2VWxxL5bjJU2wK1CfAC1Psd-HSyaf8Aig6kSunezYdCxFDzArJTQizioLtAQgRl1VwtRy2UZBpyP7GlZubh-V7mkq_MGwxCZCg_gHvt5epDSNSgnF-XLmFEK3j83zjRb_N0mOkramwqtQz/w200-h160/M1-1791995792--200x160.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Tutto, d’altra parte, ha fine.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Nel 2007 un devastante incendio distrusse la casa di Johnny Cash.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Tutto ha dunque fine, perfino il dolore, macinato dal tempo che, pur lento e inesorabile, fa il suo corso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;Finirà, come finisce tutto. Ma il prezzo da pagare per porre termine al dolore è alto. Ci sono due soli modi: o diventare insensibili, spettatori indifferenti e viziati davanti alla tv; o lasciare questa terra. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;P.S. ovviamente consiglio l’ascolto della canzone nelle due versioni: &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=6oGqIfnIAEA" rel="nofollow" target="_blank"&gt;L’originale dei Nine Inch Nails (1995)&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: medium;"&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=8AHCfZTRGiI" rel="nofollow" target="_blank"&gt;La cover di Johnny Cash (2002)&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: times; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhAcMovWGpQoTEemAgmJ0pm1QcELHFIEP7-_12iuuLmhk2VWxxL5bjJU2wK1CfAC1Psd-HSyaf8Aig6kSunezYdCxFDzArJTQizioLtAQgRl1VwtRy2UZBpyP7GlZubh-V7mkq_MGwxCZCg_gHvt5epDSNSgnF-XLmFEK3j83zjRb_N0mOkramwqtQz/s72-w200-h160-c/M1-1791995792--200x160.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Fino al sublime. Testimoni di ciò che si testimonia da sé</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2023/03/fino-al-sublime-testimoni-di-cio-che-si.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Wed, 1 Mar 2023 19:02:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-9049556090120244906</guid><description>&lt;div&gt;di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;(Si pubblica di seguito il video dell'intervento tenuto di Federico Sollazzo al convegno "Testimonianza e testimoni", tenutosi online nel giugno 2022, intitolato &lt;i&gt;Fino al sublime. Testimoni di ciò che si testimonia da sé&lt;/i&gt;.)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen="" class="BLOG_video_class" height="266" src="https://www.youtube.com/embed/-xKaxo2aY1s" width="320" youtube-src-id="-xKaxo2aY1s"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://img.youtube.com/vi/-xKaxo2aY1s/default.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Vorrei conoscere i loro sogni fra i fiori</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2023/02/vorrei-conoscere-i-loro-sogni-fra-i.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Tue, 28 Feb 2023 17:32:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-1403246457981063867</guid><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di Leonardo Conti (conti.leonardo@hotmail.it)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’amica Elena Garelli, che ringrazio, ha suggerito su mia richiesta una frase su cui riflettere:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgE1vOuTT-JywXuxGQ8xslwnVg_Vqji3UMG0B6WT59gRNGT1RvA6og1c3VXjeydG_gyR1lCDaO169hKAokMS93N0MwhZue5cQ0kEq-vbzLAq-vgoahWnjFv3JRXS99fklULS2E144E-pAPqnQTjSWJiQodtiGAn3ExpATYGRpbqIh7tNiR2TAgSXhkI/s1200/farfalla.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="888" data-original-width="1200" height="237" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgE1vOuTT-JywXuxGQ8xslwnVg_Vqji3UMG0B6WT59gRNGT1RvA6og1c3VXjeydG_gyR1lCDaO169hKAokMS93N0MwhZue5cQ0kEq-vbzLAq-vgoahWnjFv3JRXS99fklULS2E144E-pAPqnQTjSWJiQodtiGAn3ExpATYGRpbqIh7tNiR2TAgSXhkI/w320-h237/farfalla.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Vorrei conoscere i loro sogni fra i fiori!&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Però purtroppo le farfalle non hanno voce.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(Anonimo Giapponese)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il simbolo della farfalla richiama inevitabilmente la vita e i suoi passaggi. Da uovo a bruco, da bruco a crisalide e infine a farfalla.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La farfalla è dunque un essere adulto, intento a volare di fiore in fiore, frenetico, il suo ciclo vitale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quali sogni ha?&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il suo sogno è il futuro? Una vita frenetica. Rischiosa. Potrebbe finire in una ragnatela o in bocca a un uccello. Un essere umano potrebbe prenderla in mano, distruggendo il delicato equilibrio delle sue ali. Perfino un piccolo uomo potrebbe condannare a morte una farfalla.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Siamo sicuri che sogni il futuro?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oppure, piuttosto, non sogna quel mistero che muta il bruco, prima in crisalide, poi in quello che è adesso?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un essere con molte zampe, senza ali, con mascelle ansiose di mordere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Poi il buio, un buio che sembra durare in eterno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È&amp;nbsp;lì che c’è il sogno, si sogna un futuro diverso, luminoso, mentre forze invisibili trasformano il corpo, lo stravolgono.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Infine la luce. Il guscio si spacca… spaesamento... indecisione… che succede?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le ali saggiano l’aria, sostengono il corpo, il dolce sapore del nettare da sorbire poco per volta. Il sole, il buio della notte, la forza impetuosa del vento, la pioggia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’ansia di riprendere il ciclo, cercare un suo simile, danzare assieme. Dall’alto, si vedono immobili i corpi di chi non ce l’ha fatta, le ali sciupate di chi non volerà mai più. Nel mentre dare il via a un nuovo ciclo che percorrerà gli stessi passi, senza poter vedere i frutti di tutti questi sforzi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nuovi nati faranno la loro stessa strada, affronteranno la loro stessa vita. I loro occhi non li vedranno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sicuro: una farfalla sognerebbe il lungo interminabile sogno da crisalide, il bruco sembra morire e il nuovo essere, completamente diverso, è in attesa della rinascita.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma non parla: sia bruco che farfalla sono troppo occupati a vivere la loro vita, a giungere alla loro mèta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nell’unico momento di calma, in cui si potrebbe ascoltare il suo pensiero, non potremmo sentirli: il guscio attutirà qualsiasi suono. Ogni voce sarà muta al suo esterno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgE1vOuTT-JywXuxGQ8xslwnVg_Vqji3UMG0B6WT59gRNGT1RvA6og1c3VXjeydG_gyR1lCDaO169hKAokMS93N0MwhZue5cQ0kEq-vbzLAq-vgoahWnjFv3JRXS99fklULS2E144E-pAPqnQTjSWJiQodtiGAn3ExpATYGRpbqIh7tNiR2TAgSXhkI/s72-w320-h237-c/farfalla.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Uccidere in nome di Dio</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2023/01/uccidere-in-nome-di-dio.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Tue, 31 Jan 2023 16:22:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-4025641627589782102</guid><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;di Fulvio Sguerso (fulviosguerso@libero.it)&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;span lang="IT" style="line-height: 107%;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;span lang="IT" style="line-height: 107%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;span lang="IT" style="line-height: 107%;"&gt;E’ mai
possibile morire a ventidue anni per una ciocca di neri capelli sfuggita al suo
hijàb (il velo islamico)? Sì, è possibile; è proprio quello che è avvenuto a Mahsa
Amini, la giovane curda presa in custodia (?) dalla polizia morale dello Stato
teocratico di Teheran, il 16 settembre scorso e deceduta in carcere in seguito
alle bastonature inflittele dalla suddetta polizia. Polizia morale? E che cosa
fa? Vigila sulla moralità degli iraniani? E’ una specie di squadra del buon
costume governativa con facoltà di arrestare e uccidere? Più precisamente, si
tratta di un corpo delle forze dell’ordine di quella Repubblica islamica
istituito nel 2005 con il compito di controllare e, se necessario,&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;arrestare le persone che trasgrediscono il
codice che regola il modo di vestire delle donne, obbligate a coprirsi i
capelli con un hijab e indossare abiti lunghi che nascondano tutto il loro
corpo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;span lang="IT" style="line-height: 107%;"&gt;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: times; font-size: medium;"&gt;– Continua su &lt;a href="https://www.truciolisavonesi.it/uccidere-in-nome-di-dio/" rel="nofollow" target="_blank"&gt;Trucioli savonesi&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: times; font-size: 15.4px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;&lt;/div&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>“Della realtà. Fini della filosofia”: un addio alla realtà?</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2022/12/della-realta-fini-della-filosofia-un.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Fri, 30 Dec 2022 19:28:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-1860406456550339000</guid><description>&lt;div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://amzn.to/3G4l0Qc" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" target="_blank"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="577" data-original-width="364" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEinN8wrI0d_QEdbQS8zMnB-c1-F6lyXJkhWYGvlDxwAUpiqqbSR7-rALo2Ebr_i-yWfa3_bT64lXRELNP_IqIkbGeFFaFsvDNhAndyiSGsCr9s-ta9t54KKTPUIYjuTTx5m6ImsXidE5cb15qrjEjKIYEa2Vh1B-dYjsPt9KdYP68Zr5oEjm3_imwS1/w253-h400/download.jpeg" title="Gianni Vattimo, Della realtà. Fini della filosofia" width="253" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;di Luca Greco (fattiefabulae@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Della realtà. Fini della filosofia” è un saggio che delinea il percorso di conoscenza del filosofo torinese Gianni Vattimo. Attraverso la riflessione sul pensiero di Heidegger vengono documentate le trasformazioni della società contemporanea. È una critica al “nuovo realismo”.&lt;/div&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div div="" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div div="" style="text-align: justify;"&gt;Luca Greco – Questo libro (edito da Garzanti), come scrive Vattimo sin dalle prime pagine introduttive, rappresenta il luogo di una riflessione cominciata all’inizio degli anni Ottanta con le prime enunciazioni del “pensiero debole”. Si tratta di un lavoro di riflessione intorno al tema della dissoluzione dell’oggettività o della realtà stessa tutt’altro che sistematico: i risultati raggiunti sono “solo delle tappe e non delle vere &lt;i&gt;summae&lt;/i&gt;”.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;– Continua su &lt;a href="https://fattiefabulae.com/2021/05/22/della-realta-fini-della-filosofia-un-addio-alla-realta/" target="_blank"&gt;FattieFabulae&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEinN8wrI0d_QEdbQS8zMnB-c1-F6lyXJkhWYGvlDxwAUpiqqbSR7-rALo2Ebr_i-yWfa3_bT64lXRELNP_IqIkbGeFFaFsvDNhAndyiSGsCr9s-ta9t54KKTPUIYjuTTx5m6ImsXidE5cb15qrjEjKIYEa2Vh1B-dYjsPt9KdYP68Zr5oEjm3_imwS1/s72-w253-h400-c/download.jpeg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Guerra mediatica e guerra globale nell'epoca della postverità</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2022/11/guerra-mediatica-e-guerra-globale.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Wed, 30 Nov 2022 18:19:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-483180581307317711</guid><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di Fulvio Sguerso (fulviosguerso@libero.it)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(Si pubblica di seguito l'intervento tenuto da Fulvio Sguerso al convegno "Testimonianza e testimoni", tenutosi on line nel giugno 2022.)&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se anche in tempo di (relativa) pace le tecniche della manipolazione psicologica e della propaganda vengono continuamente e impunemente adoperate nell’agone politico, e non solo –&amp;nbsp;basti pensare all’impiego delle tecniche di persuasione in campo giudiziario, commerciale e aziendale e all’importanza che aveva l’arte retorica, cioè del persuadere indipendentemente dal giusto o dall’ingiusto, per i&amp;nbsp; sofisti nella Grecia del V secolo – si può ben comprendere la verità dello slogan (mi si passi il bisticcio): “La prima vittima di ogni guerra è la verità”. Questo slogan, coniato da Eschilo e riproposto dal senatore statunitense Hiram Johnson nel 1917, dà comunque per certo che una verità esista e che la verità prevalga in tempo di pace. Ma è proprio questo il problema: esiste una sola verità o ne esistono molte, anzi: una, nessuna e centomila come nel romanzo di Pirandello? Il quale sembra ispirarsi al sofista Protagora, secondo cui tutto dipende dal parere di ciascuno: “Come sembra a me, tale&amp;nbsp; è per me e come sembra a te, tale è per te” (cfr. &lt;i&gt;Così è, se vi pare&lt;/i&gt;). Per l’autore dei &lt;i&gt;Lògoi kataballontes&lt;/i&gt;&amp;nbsp; “di tutte le cose è misura l’uomo, di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono”; siamo qui in presenza di un relativismo e soggettivismo assoluti: la realtà in sé è inconoscibile, ma ognuno, nella varietà e molteplicità dei suoi stati sensoriali e mentali, determina l’essenza delle cose. Ne deriva che nessuno può affermare il falso, dal momento che quello che sembra a ciascuno nel&amp;nbsp; qui e nell’ora è certo; ne consegue anche che qualsiasi argomento può essere considerato da due punti di vista contrapposti ma entrambi veri: “La materia è fluttuante, e fluendo essa ininterrottamente si verificano aggiunte al posto delle perdite e le sensazioni mutano e variano secondo l’età e secondo le costituzioni del corpo di ciascuno”. Sembra di leggere Nietzsche; per il quale, come è noto, non ci sono fatti ma solo interpretazioni, che è l’assioma su cui si basa il cosiddetto “pensiero debole” postmoderno di Gianni Vattimo e Pier Aldo Rovatti.&amp;nbsp;&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://amzn.to/3ueMi0U" rel="nofollow" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" target="_blank"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="499" data-original-width="329" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg4bRg0SEP7aOeD0HJOJTpj7-eCfrCX-ARlBmKYlKRTA_qjl-H_fR4x_gUeO4zoUmEuxSToXAunT0na_uXXoDvPD7G-DjCtyNy8eDfHdDWnlQVvSwvecrp9RrHSMJwvsv_vvU3_oHot4rmdMvLyWbgi3vF6kJhIS-BzFbIgq4p6qCPsxtjYVRIGofHq/w264-h400/41xzLnkoe2L._SX327_BO1,204,203,200_.jpg" width="264" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Voi capite che una volta eliminati i fatti, cioè la realtà, sarà impossibile distinguere il vero dal falso, la verità dalla menzogna, la cronaca dal commento e, insomma, la narrazione autentica dalla mera propaganda, soprattutto in tempo di guerra (cioè sempre, come dice il greco Mordo Nahum a Primo Levi ne &lt;i&gt;La tregua&lt;/i&gt;) e, per di più, nell’epoca in cui è tecnicamente possibile far passare una finzione per realtà e una realtà per finzione (ancora Pirandello). E’ chiaro a tutti che parallelamente alla guerra reale&amp;nbsp; sul terreno si sta combattendo una guerra mediatica senza esclusione di colpi fatta di&amp;nbsp; false notizie, di ricostruzioni storiche di comodo e di stereotipi atti a confermare nell’opinione pubblica interna ed esterna le buone ragioni e la giusta causa di chi combatte contro le mistificazioni e la "disinformazia" del nemico. “In una recente intervista la scrittrice Edith Bruck, sopravvissuta ad Auschwitz, denuncia il suo sconforto nel constatare come l’evidenza dei massacri di civili inermi perpetrati dall’esercito russo in Ucraina anziché sollevare un coro unanime di sdegno animi invece crescenti dubbi e perplessità. Gli stessi che gli storici definiti "negazionisti" adottarono per provare a sconfermare l’esistenza traumatica della Shoah. Un recente manifesto che riunisce noti e autorevoli giornalisti invita a verificare le prove, procedere con cautela nella lettura dei fatti, attenersi al reperimento degli indizi certi prima di formulare giudizi e attribuire responsabilità. Quanti sono stati veramente i bambini uccisi? Le donne stuprate? Gli uomini torturati? I civili ammazzati? Davvero sono morti a centinaia sotto il teatro di Mariupol? Chi lo dice? Dove sono le prove? E di quali misfatti si sono macchiate le truppe ucraine? Quale è la responsabilità del governo di Kiev nel rappresentare a sua volta in modo solo propagandistico la verità?" (Massimo Recalcati su "La Stampa" dell’11 maggio 2022).&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A questo punto si pone&amp;nbsp; la questione: è possibile, con queste due (o tre, se consideriamo anche quella economica) guerre, quella sul terreno e quella mediatica, in corso in cui ogni parola, ogni espressione facciale, ogni sospiro viene interpretato a favore degli uni o degli altri, evitare di fare propaganda anche&amp;nbsp; involontaria?&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prendiamo la posizione pacifista e neutralista di chi in buona fede sostiene che sia inutile e addirittura dannoso per non dire anche immorale l’invio di armi all’Ucraina sotto il fuoco dell’esercito russo; come non capire che una posizione simile è musica alle orecchie di Putin? E se le tesi dei pacifisti sono musica alle orecchie di Putin, figurarsi quelle di chi accusa la Nato e gli Usa di aver "costretto" la Russia a difendersi attaccando l’Ucraina in procinto di entrare anch’essa nell’Alleanza atlantica! Se questo non è filoputinismo, che cos’è? Ma guai a etichettarli come tali, sarebbe come insinuare che fungono da megafoni alla propaganda del Cremlino e, di conseguenza, da quinte colonne occidentali di Mosca; non per niente costoro sono insorti come un sol uomo quando il "Corriere della Sera" ha pubblicato in prima pagina, con tanto di foto segnaletica, una lista, peraltro incompleta, di filorussi italiani. Sintomatiche alcune risposte rilasciate da Michele Santoro –&amp;nbsp;non compreso nella "lista di proscrizione" stilata (in verità con qualche approssimazione, non si è ancora capito se involontaria o volontaria) dal Corriere –&amp;nbsp;intervistato da "La Stampa" il 9 giugno 2022: “&lt;b&gt;Sempre contrario all’invio delle armi?&lt;/b&gt; Certo, ci sono già gli americani a farlo, sono otto anni che armano gli ucraini. Davvero pensate che senza le nostre armi non si sarebbero difesi? I Paesi piccoli, senza scatenare guerre mondiali hanno sempre vinto contro i Paesi grandi. L’Afghanistan ha buttato fuori i russi, il Vietnam gli Usa. &lt;b&gt;Dovremmo abbandonare gli ucraini al loro destino?&lt;/b&gt; Senza le armi americane gli ucraini avrebbero scelto altri modi di combattere e non saremmo arrivati alla distruzione dell’Ucraina. Kiev e Mosca sparano e i cannoni, di una parte e dell’altra, seminano distruzione in una guerra infinita. Con la guerriglia non ci sarebbe stata. &lt;b&gt;Ma quale guerriglia se Mosca ha bombardato Kiev?&lt;/b&gt; Se resisti in un certo modo chi aggredisce alza il tiro e i morti aumentano. Ripetiamo pure mille volte che il responsabile è Putin, non li faremo resuscitare. &lt;b&gt;Non la spaventano le parole di Medvedev contro l’Occidente?&lt;/b&gt; Sono parole di guerra, che peso possono avere? Servono a chi le pronuncia per presentarsi come un combattente indomito. &lt;b&gt;Scenderebbe in piazza contro Putin?&lt;/b&gt; No, perché sarei allineato col 90% dei telegiornali, il 97% delle forze politiche e il 90% dell’informazione e della stampa. Sarebbero come le manifestazioni delle camicie nere a favore dell’intervento in Africa di Mussolini. Siamo in un regime fascista? Certamente no, ma nemmeno in una democrazia in buona salute”. Ecco qui in sintesi lo spaccato di questa nuova guerra civile italiana, per ora (e speriamo per sempre) soltanto ideologica: da una parte i "cobelligeranti" (o "guerrafondai"), dall’altra i filorussi o "putiniani"; ciascuna convinta di essere nel giusto, ciascuna con le proprie ragioni, lo si constata assistendo all’incrocio delle armi retorico-dialettiche dei contendenti nei talk show televisivi dove non si verifica mai il caso che qualcuno venga con-vinto dalle argomentazioni dell’avversario (il che mi ha sempre lasciato perplesso e dubbioso circa l’utilità di queste schermaglie, quando non vere e proprie risse, verbali tra i partecipanti e talvolta con lo stesso conduttore o la stessa conduttrice. A meno di concludere con Massimo Recalcati che è solo una questione di audience, oltre che di dar voce alle rispettive propagande).&amp;nbsp;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://amzn.to/3XOOGcm" rel="nofollow" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" target="_blank"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1179" data-original-width="754" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjsavg48buowJpKVjBYEcWuwzVZl4jN5qHuMTX_uGNAeXE0pbdYtzWjabdme0Osbi8m8EsAKBYagCgt7hkxeD-3_FIK8wGO3QHr_Igw9HBOpo0wqn7_YQUGw_ElRtZOeFQG6umv7g-4lWJWSyLdQjrkZhf9sEozZMSd6akCFHXdL3lLdFvdrMjAiNta/w256-h400/71yPcKD6lSL.jpg" width="256" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma vediamo in base a qual argomentazioni Michele Santoro si dissocia dal prendere posizione a favore di Zelensky e del popolo ucraino aggredito dai russi: 1) questa guerra non ci riguarda, è una guerra per procura di Biden contro Putin. 2) La scelta di aiutare gli ucraini a difendersi dagli aggressori russi anche con l’invio di armi equivale a una dichiarazione di guerra implicita e non fa che aggravare la situazione dell’Ucraina oltre a mettere a rischio anche noi che, fino a ieri, eravamo amici della Russia. 3) Non intendo allinearmi alla propaganda antiputin della maggioranza dei media e della classe politica italiana asservita agli USA e alla NATO (e sorvolo per carità di patria sul paragone con le camicie nere). Se questa non è propaganda filorussa, che cos’è? Ci troviamo dunque di fronte a due propagande antitetiche senza poter dirimere la controversia appellandoci a un giudizio che le trascenda entrambe, dal momento che tanto i sostenitori della necessità di aiutare gli ucraini anche con l’invio ulteriore di armi quanto i "pacifisti" e i neutralisti secondo cui ne abbiamo già inviate fin troppe sono con-vinti di essere dalla parte della ragione.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Insomma, dov’è la verità? Esiste o è un semplice &lt;i&gt;flatus vocis&lt;/i&gt;? Torniamo alla questione posta all’inizio: esiste una verità oggettiva che non dipenda dai nostri desideri o dai nostri particolari interessi ma sia unica, anche in guerra, per tutti e per ciascuno? Come già abbiamo detto, non è una questione astratta perché, se dessimo ragione al sofista Trasimaco piuttosto che a Socrate dovremmo concludere che la verità, come la giustizia, appartiene al più forte in campo e a decidere non sarebbe la ragione ma la spada.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEg4bRg0SEP7aOeD0HJOJTpj7-eCfrCX-ARlBmKYlKRTA_qjl-H_fR4x_gUeO4zoUmEuxSToXAunT0na_uXXoDvPD7G-DjCtyNy8eDfHdDWnlQVvSwvecrp9RrHSMJwvsv_vvU3_oHot4rmdMvLyWbgi3vF6kJhIS-BzFbIgq4p6qCPsxtjYVRIGofHq/s72-w264-h400-c/41xzLnkoe2L._SX327_BO1,204,203,200_.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Filosofia salvavita</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2022/10/filosofia-salvavita.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Mon, 31 Oct 2022 16:53:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-2109725122904022427</guid><description>&lt;div&gt;di Fulvio Sguerso (fulviosguerso@libero.it)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://amzn.to/3DqQtdV" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" target="_blank"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="900" data-original-width="600" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhdFKhFSeHDsuoZYUN33Pe67Wj0QH0ztQB7F3uST_rtBvo_nkcNk25wbS2fgSHr06-WvB2xHQGwq1kx_B2YISTXnOAzGoYTiXpkmKd4HQ6L1IGbaFxQlZpmb1FkwZoEwWBOMp6O8HofPVUdwLuRWnWrcKECxF2n6Senip-PFJhwGubwu5bvQwMZ_CO0/w266-h400/cover-girard.webp" title="Giorgio Girard, Filosofia salvavita. Eterno tempo e diari dell'anima" width="266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ il titolo del libro postumo del filosofo
Giorgio Girard, edito a cura dei figli Cristina e Claudio che, come spiegano in
una nota in esergo: “Abbiamo voluto rispettare il desiderio di nostro padre,
espresso durante la sua malattia, di pubblicare questo ultimo suo lavoro.
Giorgio Girard ha lavorato a questo libro fino&amp;nbsp;
alla fine dei suoi giorni con impegno e ricerca costante. Nel
pubblicarlo vogliamo onorare la sua memoria di intellettuale e studioso, nella
speranza che il suo pensiero possa rimanere vivo in chi lo ha seguito e nei
suoi lettori”. Il sottotitolo che, come il titolo, ha come sfondo un acquerello
di Cristina Girard che raffigura una specie di iceberg che si erge sulla linea
dell’orizzonte di una terra desolata dove si scorge l’ombra minuscola di uomo
in cammino non si sa verso quale meta, ci dice su quali grandi temi vertono le ultime
riflessioni di Giorgio Girard: &lt;i&gt;Eterno tempo e diari dell’anima&lt;/i&gt;. Come
specifica egli stesso nella Prefazione: “Il titolo di questo libro richiede fin
da subito di uscire da una considerazione normale delle cose di questo mondo
che tutti abitiamo, per ‘aggredire’&amp;nbsp;il &lt;i&gt;tempo
&lt;/i&gt;e l’eterno nel quadro di quanto possiamo chiamare metafisica”. Come dire che
questo è un libro per chi ha una formazione filosofica, non, ad
esempio, per chi crede che la realtà corrisponda a quello che percepiamo con i
nostri sensi, cioè per chi non esce dal senso comune e non si interroga sulla
validità dei propri pensieri e delle proprie credenze “non interrogate”,
insomma per chi è fermo allo stadio del cosiddetto “realismo ingenuo”. Precisa
ancora Girard: “Il termine ‘metafisica’ ha a che fare con l’ordine e la
distinzione che ogni ordine comporta, e dunque un Due (giusto/sbagliato ecc.)
che assesta i giudizi e le regole&lt;span style="font-family: times;"&gt;. Tuttavia, per capire bene il titolo occorre spiegarci  la metafisica secondo la versione che le è più propria, cioè  quella di un andar oltre, di un entrare nella considerazione di quanto è al di là della ‘fusis’, cioè di tutto il ‘naturale’ che ci si offre alla vista, o appunto di tutto quanto è per noi vita e mondo offertoci nella sua più piena e scontata visibilità”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: times; font-size: 15.4px;"&gt;– Continua su &lt;a href="https://www.truciolisavonesi.it/filosofia/" target="_blank"&gt;Trucioli savonesi&lt;/a&gt;, &lt;a href="https://www.truciolisavonesi.it/filosofia-salvavita/" target="_blank"&gt;Prima parte&lt;/a&gt;, &lt;a href="https://www.truciolisavonesi.it/filosofia-salvavita-ii/" target="_blank"&gt;Seconda parte&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhdFKhFSeHDsuoZYUN33Pe67Wj0QH0ztQB7F3uST_rtBvo_nkcNk25wbS2fgSHr06-WvB2xHQGwq1kx_B2YISTXnOAzGoYTiXpkmKd4HQ6L1IGbaFxQlZpmb1FkwZoEwWBOMp6O8HofPVUdwLuRWnWrcKECxF2n6Senip-PFJhwGubwu5bvQwMZ_CO0/s72-w266-h400-c/cover-girard.webp" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Anagramma di guerra</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2022/09/anagramma-di-guerra.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Wed, 28 Sep 2022 19:56:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-6273140959062392773</guid><description>&lt;div&gt;&lt;div&gt;di Fulvio Baldoino (baldoinofulvio@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhQz6YnA_MrCw26d10Zw_hvPyEixyNTmAe3ZI2FP3j-z3iGTThzUzxlUUeHU2tb138dZmhEccEjDqTm8QXRg1iomDpdcGhefk7kPrlSVkFoWJUrDfRnW1wE9Lwg72MWp8EMf2Ooi4NwuOJ61uF08ORbwCI15freNUI48BzhJ_lMCyW2Blrx12TuDZqZ/s266/41ZZIlCUVAL._SY264_BO1,204,203,200_QL40_ML2_.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="266" data-original-width="170" height="266" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhQz6YnA_MrCw26d10Zw_hvPyEixyNTmAe3ZI2FP3j-z3iGTThzUzxlUUeHU2tb138dZmhEccEjDqTm8QXRg1iomDpdcGhefk7kPrlSVkFoWJUrDfRnW1wE9Lwg72MWp8EMf2Ooi4NwuOJ61uF08ORbwCI15freNUI48BzhJ_lMCyW2Blrx12TuDZqZ/s1600/41ZZIlCUVAL._SY264_BO1,204,203,200_QL40_ML2_.jpg" width="170" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;"Guerra è sempre", – rispose memorabilmente Mordo Nahum".&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una sentenza che è la smentita di un'illusione. Mordo Nahum, il greco de &lt;i&gt;La tregua&lt;/i&gt;, il romanzo-memoria di Primo Levi che ha il ruolo di io narrante nel viaggio che lo riporta a casa da Auschwitz, la cala come una sciabolata dall'alto della sua cinica e sincera filosofia della sopravvivenza, di constatare le cose e gli eventi ed adattarsi al mondo guardandolo per quello che è, che è sempre stato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si finge di non saperlo, per potersi dare una giustificazione, perché diversamente si dovrebbe accettare la scomparsa dell'uomo e della storia. Cosa che, a quanto pare, sembra un prezzo troppo alto da pagare alla verità.&amp;nbsp;&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vogliamo discutere se sia meglio ciò che quel re assiro con orgoglio fece agli abitanti di una città ribelle: "Davanti alla porta della città innalzai un ponticello di terra, scorticai tutti i capi dei ribelli e disposi le loro pelli lì sopra; alcuni li seppellii vivi, altri, impalai. Molti prigionieri li bruciai, molti li presi vivi: ad alcuni tagliai le mani e le dita, ad altri il naso e le orecchie, ad altri cavai gli occhi. Feci un mucchio dei vivi e un mucchio dei morti; legai le loro teste ai pali, tutto intorno alla città. Bruciai con il fuoco i loro figli e le loro figlie. Distrussi e devastai la città, la bruciai con il fuoco, la annientai completamente", oppure ciò che capita alle vittime di bombe al fosforo bianco, quelle architettate in modo tale che chi si ritrova ad essere una torcia umana, se si immerge nell'acqua a cercare salvezza, provoca la trasformazione delle fiamme in acido perforante che passa il corpo da parte a parte, liquefacendo le ossa?&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma questa, si dirà, è la guerra tra popoli: di tanti, ma non di tutti; frequente, ma non eterna.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il fatto è che dire "guerra è sempre", è dire anche ciò che inevitabilmente saranno le sue conseguenze: l'odio, l'ossessione, la vendetta, il lutto, la pazzia, la solitudine, l'emarginazione, la rabbia, l'ingiustizia, la fame, l'umiliazione, l'incubo che persiste dopo la notte...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il greco aveva ben chiaro che la guerra non è soltanto quella dei crolli, ma altrettanto e forse più quella delle macerie.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Guerra è pure quella di sopravvivenza che gli uomini da sempre combattono tra di loro per cibo e acqua, e quella di accumulo per denaro e beni di lusso; come anche quella che gli uomini combattono alleati appassionatamente contro la natura, che, da sola, basterebbe a farci capire, se volessimo intendere, come crederci in pace perché il cannone non spiana le case, ci faccia dimenticare della ruspa che spiana le foreste.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Eppure, se anche affondando nell'utopia fino al ginocchio, volessimo credere che tutto potrebbe essere positivamente risolto da un rinsavimento provvido ed improvviso dell'uomo, il greco avrebbe ancora ragioni in abbondanza nel suo insistere: "Guerra è sempre".&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anzi, bisognerebbe rendere ancora più pesante la sua sentenza, perché ipotizzando una pacificazione sia tra uomo e uomo che tra uomo e natura, non potremmo pacificare la natura contro se stessa per il rifiuto che ci prende quando il leone raggiunge la zebra, o quando muore di inedia per non averla raggiunta. Una tenaglia da cui non si sfugge.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se si accetta l'esistere si accetta contestualmente la violenza, che ne è parte costitutiva. La si può al più moderare o limitare, ma non eliminare. Il bambino nasce nel sangue, e come biglietto d'ingresso dovrebbe essere piuttosto istruttivo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma c'è, se possibile, ancora uno scalino da scendere nella rinuncia all'ideale di pace come qualcosa di realizzabile.&amp;nbsp;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhQbykMkawaAsys-i9io_4xd6-pZjr01-PoLSyDlYDNiJTFrNguCw04q7m_OCnNL6xqcrsN-OXYQL8B_RjRo5xo8JqDG1ltvGMtDlQ-3rm__eGuqmh4LeLp2TG5JHtKpMXrdKUkO86JBq4fXT-yMc73FMqKn8ipSNNJKp8dvQ2fFZOM1ixaYgxOAe-L/s480/480px-Gustav_Klimt_-_Death_and_Life_-_Google_Art_Project.jpg" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="418" data-original-width="480" height="279" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhQbykMkawaAsys-i9io_4xd6-pZjr01-PoLSyDlYDNiJTFrNguCw04q7m_OCnNL6xqcrsN-OXYQL8B_RjRo5xo8JqDG1ltvGMtDlQ-3rm__eGuqmh4LeLp2TG5JHtKpMXrdKUkO86JBq4fXT-yMc73FMqKn8ipSNNJKp8dvQ2fFZOM1ixaYgxOAe-L/w320-h279/480px-Gustav_Klimt_-_Death_and_Life_-_Google_Art_Project.jpg" title="Gustav Klimt, Morte e vita" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A dimostrazione, lo scoramento che prende constatando che, diversamente dall'eterna vicenda della zebra e del leone, la violenza sarebbe evitabile e invece si presenta propiziata e persino santificata, col festeggiare la Pasqua, cioè l'idea di rinascita e salvezza, scannando milioni di agnelli, i più miti e indifesi tra gli animali. Poiché la Pasqua è alle porte, tra poco per loro finirà quella breve triste pace di prigionieri che stanno vivendo negli ovili e negli allevamenti intensivi, e comincerà la mattanza dei tagliagole della domenica di Resurrezione.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E allora se in tempo di pace, idealmente nel massimo tempo di pace, quello della colomba col ramoscello d'ulivo nel becco, anche la pace degli uomini più sinceri e di buona volontà, quelli che lottano ("lottano"! Un lapsus disperato?) per raggiungerla, essa è questa, si può sperare che la guerra smetta, ma non che smetta per non, prima o poi, ricominciare. Si può sperare al massimo che sia una tregua.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa è la realtà, ma è anche altrettanto reale che non riusciamo ad accettarla, soprattutto quando della violenza dell'esistere si fa volontario interprete l'uomo; quando vediamo chiaramente, per esempio, che le parole immolare e immorale incarnano l'anagramma del soldato in guerra e dell'agnello al macello.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E ora ritorniamo daccapo ingrandendo solo un po' l'inquadratura: [il greco] "Quando c'è la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo alla roba da mangiare; e non viceversa, come ritiene il volgo: perché chi ha le scarpe può andare in giro a trovar da mangiare, mentre non vale l'inverso. [l'io narrante] – Ma la guerra è finita - obiettai: e la pensavo finita, come molti in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi immaginare oggi. – Guerra è sempre, – rispose memorabilmente Mordo Nahum".&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;&lt;/div&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhQz6YnA_MrCw26d10Zw_hvPyEixyNTmAe3ZI2FP3j-z3iGTThzUzxlUUeHU2tb138dZmhEccEjDqTm8QXRg1iomDpdcGhefk7kPrlSVkFoWJUrDfRnW1wE9Lwg72MWp8EMf2Ooi4NwuOJ61uF08ORbwCI15freNUI48BzhJ_lMCyW2Blrx12TuDZqZ/s72-c/41ZZIlCUVAL._SY264_BO1,204,203,200_QL40_ML2_.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Note in margine a "Si dissolva l'opaco" di Roberto Masi, Ensemble, 2022</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2022/08/note-in-margine-si-dissolva-lopaco-di.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Wed, 24 Aug 2022 00:18:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-2966658776401727874</guid><description>&lt;div&gt;di Fulvio Sguerso (fulviosguerso@libero.it)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://amzn.to/3cdU05S" imageanchor="1" rel="nofollow" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" target="_blank"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="600" data-original-width="390" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjZQ0riVJ-wVpY7CjLopewRtzQxPfNSj4SQ5_MI43V87TNHI8NITnfuIPCRbQST-II9bZWQZ-I4PB3ssMfyYIoGYUeSFBLvII0tJYEd2FTb-kvb1ranhdDNlqFw4Q8wz3UrRZDl8X3G8q_hQR9UD_5pZ6ZJ7tvThp74qFAd0v9w4rpWchsShZ1sLLBp/w208-h320/9788868818685.jpg" title="Roberto Masi, Si dissolva l'opaco" width="208" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Una chiave interpretativa di questa prima silloge di testi poetici in versi e in prosa di Roberto Masi – appartenente, annota Daniela Matronola nel suo puntuale commento, a quel genere di composizione poetica tardoantica definito “prosimetro”, come ad esempio il &lt;i&gt;De consolatione Philosophiae&lt;/i&gt; di Severino Boezio, presa a modello da Dante per la sua &lt;i&gt;Vita nova&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e per il suo &lt;i&gt;Convivio&lt;/i&gt;; nei tempi moderni la ritroviamo, in parte, nell’opera di Arthur Rimbaud &lt;i&gt;Une saison en enfer&lt;/i&gt; e, nel Novecento, nei &lt;i&gt;Canti orfici&lt;/i&gt; di Dino Campana&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;–&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&amp;nbsp;la fornisce l’autore stesso, a me pare, all’inizio del suo saggio breve &lt;i&gt;Cosmo – Agonia dell’Essere&lt;/i&gt;. Trascendenza come relazione tra Enti, in cui delinea la sua visione onto-cosmologica ed esistenziale del Limite spaziotemporale di un universo che, o è sempre stato e sempre sarà; oppure, come una volta è nato uscendo dal nulla, un’altra volta può (deve?) tornare al nulla,esattamente come la vita di ciascuno di noi, ed è questo il motivo dell’angoscia che ci coglie quando pensiamo alla morte; visione delineata, ovviamente, entro il Limite connaturato al nostro umano linguaggio. Ma ascoltiamo l’autore: “Mi trovo al tavolino di un bar di Firenze con un amico scrittore, l’entomologo Tommaso Lisa, e mentre osserviamo scendere dal cielo una fine pioggerella primaverile, per ragioni che ci sovrastano veniamo raggiunti da un prolasso di malinconia: dubbi, stanchezza, timori. Nell’ultimo periodo ho meditato spesso sulla mole d’informazioni che mettono a dura prova la nostra r-esistenza; dovremmo ritrovare la comunione con la natura che ci circonda: i suoni della terra, gli odori,&amp;nbsp; i movimenti della vita fatti ostaggio dai marchingegni dell’ Homo Faber. Tuttavia, Tommaso mi ha fatto riflettere sulla necessità che tutto debba fluire attraverso di noi, e non soltanto il gorgogliare di limpide acque, o il volo incerto d’un coleottero scampato alla rete del naturalista, ma anche il rumore del traffico cittadino, il suono di una sirena, il tintinnare del cucchiaino nella tazzina davanti a me, sul cui fondale residua un grumo di zucchero rappreso. Liquida armonia tra le cose dunque, allacciate da una fitta rete indimostrabile, per ritrovarci come uomini tra gli oggetti, come natura e stratagemma che non si sovrastano l’un l’altro ma si rintracciano per riconoscersi parte di un disordine armonioso. L’uomo è forse un ossimoro quando non si cataloga?”.&amp;nbsp;&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Tutta l’opera poetica di Roberto Masi si configura dunque come un serrato combattimento spirituale contro l’Opaco, cioè contro tutto quello che impedisce alla vita di raggiungere la sua pienezza o perfezione, quella che aristotelicamente potremmo definire la sua “&lt;i&gt;entelechia&lt;/i&gt;”, cioè la completa realizzazione di ogni sua potenzialità. Si tratta dunque di un combattimento interiore contro quello che Montale ha chiamato “Il male di vivere”, quel male che ci fa dimenticare l’ armonia dell’universo di cui facciamo parte anche se può succedere che non ce ne rendiamo conto. Questo non toglie che siamo continuamente attraversati dai suoni, dalle voci, dalla musica naturale della pioggia e del vento ma anche dai rumori che dobbiamo al progresso come quello dei motori a scoppio del traffico che fa da colonna sonora alla nostra quotidianità. E anche, e, direi, soprattutto, dalle immagini, che dal mondo esterno, si riflettono nel nostro spazio o specchio interiore e rimangono impresse nella&amp;nbsp; memoria. Tra queste immagini, alcune posseggono un significato autobiografico, affettivo ed estetico particolare che caratterizza il nostro modo di essere nel mondo e, per un poeta o un artista, la sua “poetica” e il suo stile o&amp;nbsp; &lt;i&gt;modus operandi&lt;/i&gt;. In ogni caso, un’opera d’arte letteraria o figurativa o di qualsiasi altro genere (penso alla musica) non è mai “astratta”, cioè senza radici nel contesto culturale, sociale, ambientale e storico&amp;nbsp; in cui è stata concepita e in cui è stata realizzata. Nei versi e nelle prose poetiche di Roberto Masi spira un’aria di toscanità, anzi, di fiorentinità che rivela il suo radicamento in quella terra così impregnata di storia, di cultura, di civiltà e di arte che, percorrendola, ci pare di muoverci in un museo a cielo aperto; è l’aria nativa che spira anche nell’opera pittorica di un artista autentico, tra gli altri, come il fiorentinissimo Ottone Rosai.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Riguardo a &lt;i&gt;Si dissolva l’opaco&lt;/i&gt;, se leggiamo, ad esempio, gli undici decasillabi di &lt;i&gt;Requiem&lt;/i&gt;: nella sezione “Cretti”&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;–&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&amp;nbsp;chiaro riferimento alle opere omonime di Alberto Burri con il loro reticolo di venature intersecantesi come la trama dei ricordi e delle sinestesie affiorante nell’intarsio testuale dei versi e delle prose di questo “progetto lirico” (definizione di Gabriele Lastrucci, prefatore del libro) in continuo dialogo, o contrappunto, tra loro&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;–&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&amp;nbsp;comprendiamo immediatamente in che cosa consiste la fiorentinità di questo originale poeta che pur rimane nel solco di una illustre tradizione letteraria: “Qui, tra i passi accesi del Lungarno / la risonanza insorge (e mi piega). / Sembra un bisogno di sottrazione, / da quel pudore incandescente che / rompe la quiete di Villa Bardini… e / m’incanta una coppia che si trattiene, / mentre il crepuscolo brucia caustico / sopra le pietre di Costa San Giorgio. / E ancora si esiste: nel tormento / che si disperde – oltre la radura / di questo fragile tempo ceduto.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;In questa breve composizione notiamo un concentrato di stilemi ricorrenti in tutta l’opera di Roberto Masi: sinestesie come “i passi accesi”, “pudore incandescente”, “il crepuscolo brucia caustico”,&amp;nbsp; “fragile tempo ceduto”; &lt;i&gt;enjambement&lt;/i&gt; come “quel pudore incandescente che / rompe la quiete di Villa Bardini”, “e / m’incanta una coppia / mentre il crepuscolo brucia caustico / sopra le pietre di Costa San Giorgio”, “E ancora si esiste nel tormento / che si disperde”, “oltre la radura / di questo fragile tempo ceduto”; il colloquio con l’anima dei luoghi e con i luoghi dell’anima: il Lungarno, Villa Bardini, Costa San Giorgio; il tema degli amanti che si attardano nella Villa collinare alla luce morente del giorno; il tormento per la caducità dell’esistenza e del tempo breve e improvviso in cui si apre la “radura” (riferimento forse all’heideggeriana &lt;i&gt;Lichtung&lt;/i&gt; che illumina per un istante l’Opaco che avvolge il viandante smarritosi nel bosco “che si muove lento”).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Nella prosa poetica o d’arte che segue leggiamo al secondo capoverso: “Vivere oltre ogni lamento interiore; esserci a ogni costo, eppure a ogni costo fuggire per non perdersi. Affrettarsi per le vie di San Frediano dopo aver ascoltato una timida liceale leggere un brano di Pratolini, con quel candore che si manifesta nel rossore di guance accaldate, nel tremore di mani sudate, nelle parole che si rompono confondendo il senso della frase col perdono per l’innocenza perduta”. Anche qui mondo esterno e mondo interiore, volontà di vita piena e tentazione della resa al nulla (all’Opaco), si intrecciano e si compenetrano, anche qui un luogo determinato (Borgo San Frediano) e un luogo letterario (un brano di Pratolini letto da “una timida liceale”) convergono nel rivelare la fiorentinità dell’autore e il suo &lt;i&gt;humus&lt;/i&gt; culturale e stilistico (così come, altrove, la Piana di Firenze, Santa Maria del Fiore, il Santuario di Montesenario, il vecchio quartiere fiorentino di San Niccolò con le mura del suo “castello muto”). Certo è che i luoghi della giovinezza, riattraversati, evocano ricordi, figure, voci, impressioni, emozioni, sogni e speranze del tempo che fu: “Quattro passi tra le strade del mio paese addormentato, laddove s’è perduta la mia vita nel silenzio: teatro di sogni e speranze, tragedie e fallimenti – e risuonano adesso le parole di amiche sfiorate nel corpo in risonanza: nei pensieri che anticipano il gesto di azioni ispirate da scritti mirabili.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Soffia il vento carico di umidità oceanica; smuove le vecchie conifere e s’incunea nell’arco della torre di guardia mentre cammino nel passato di tutti noi”. Ecco: scrivere, per Roberto Masi, significa camminare non solo nel suo proprio passato ma anche in quello dei giovani della sua generazione, degli amici e delle amiche, dei suoi amori perduti e ritrovati, del se stesso di allora, che non sarebbe quello che è ora se non conservasse in sé quei ricordi felici o tristi, lieti o dolenti; così arriva al tema leopardiano di amore e morte nei versi intitolati &lt;i&gt;All’amico&lt;/i&gt;: “Mi chiedi di lei e della morte, amico: / della morte di lei e dell’amore – per lei. / Ma se mi chiedi della morte, amico&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;–&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&amp;nbsp;/ quel dolore si posa sull’amore. // Quella morte un tempo è stata amore, / ma se mi chiedi di sentirlo, amico, / l’amore toglie peso al dolore. // E se ti parlo di lei e dell’amore, / quel dolore smette di smembrare; ma / se mi chiedi della morte e dell’amore, / della stessa cosa io parlo, amico&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&amp;nbsp;E’ lo stesso binomio che troviamo all’inizio del canto XXVII del Leopardi, composto proprio a Firenze tra il 1831 e il 1835: “Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte / ingenerò la sorte. / Cose quaggiù sì belle / altre il mondo non ha, non han le stelle. / Nasce dall’uno il bene, / nasce il piacer maggiore / che per lo mar dell’essere si trova; / l’altra ogni gran dolore, / ogni gran male annulla”. In termini psicoanalitici potremmo dire che non esisterebbe Eros se non ci fosse anche Thanatos: d’altronde non sarebbe concepibile una vita senza morte, come possiamo vedere anche negli altri animali. E il Leopardi è evocato, ma per antitesi (come ha osservato ancora Daniela Matronola), anche negli otto decasillabi che compongono &lt;i&gt;L’ ombra&lt;/i&gt;, nella sezione intitolata “Stato di veglia”: “Sul pensiero che annega, l’ombra; / quieta sopraggiunge alla notte. / lieve il suo baluginare smuove, / nell’attesa che il sonno, la disperda. /&amp;nbsp; E rapace si nutre – e del sangue&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;–&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&amp;nbsp;/ sull’oscillante tralucere del tempo / che in questa oscurità risveglia, / la mia folle umanità corrotta”. L’immensità leopardiana qui diviene “oscurità” e l’eterno l’“oscillante tralucere del tempo”. L’immagine vagamente inquietante dell’ombra che si nutre del nostro sangue mi ha ricordato alcuni versi del&amp;nbsp; sonetto &lt;i&gt;L’Ennemi&lt;/i&gt; di Charles Baudelaire: “O douleur! o douleur! Le Temps&amp;nbsp; mange la vie, / Et l’obscur Ennemi qui nous ronge le coeur / Du sang que nous perdons croit et se fortifie!”. Come si vede l’orizzonte poetico e filosofico di Roberto Masi volgerebbe al tragico, se non fosse la sua passione per i fenomeni della natura, della terra e del cielo: “Vedo ancora ti vedo lassù, / sopra le fronde dei platani spogli e / tra le stanze ordinate irrompe / un’aria rossa di piume brinate. // E’ un ricordo che soffia l’inverno&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;–&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&amp;nbsp;/ sottratto al tempo dei nostri giorni, / mentre gelido scorre il piovasco / sul ferro dei lampioni che scintilla. // E si fa strada una primavera. / sui coleotteri del cipresseto / che si accalcano&amp;nbsp; (e si scavalcano), / nel crepuscolo&amp;nbsp; che taglia il giorno”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;La fauna di &lt;i&gt;Si dissolva l’Opaco&lt;/i&gt; è varia, oltre ai coleotteri, comprende un’ape, le lucciole, un merlo, un martin pescatore, un pettirosso e non poteva mancare il più poetico degli animali: il gatto. Nella prosa che segue i versi dedicati a &lt;i&gt;Il martin pescatore&lt;/i&gt; il poeta confessa, terrorizzato di sé, un gesto di cui si è immediatamente pentito ma che gli rimarrà impresso nella memoria come una “morte immacolata”: “Gli arbusti cresciuti sul vecchio muro scendevano fino alla riva infittendo l’ammasso di rovi e là, nascosto al suo interno&amp;nbsp; c’era il nido.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Ancora mi stupisco per come le bestie assecondino i propri bisogni privi di qualsiasi vanità: non sembrano subire gli effetti di continue variabili e per quanto volubile, il loro esistere mette in luce la bellezza di una natura non dominata, ma accolta. L’uccellino però non c’era e mi convinsi che l’uovo dovesse essere infecondo.&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;La giovinezza si sa, non contempla le attese. Tutto si dilata in una sorta di inaccettabile compromesso in cui la forzatura, spinta da un immediato bisogno d’appagamento, finisce per prevalere sulla ragione: fu così che ebbi l’idea di verificare la mia tesi e ancora caldo del corpo materno, lo scagliai contro una roccia sulla riva del torrente.&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Al suo interno pulsava la vita; un essere indifeso e fragilissimo ignorava che di lì a breve il suo corso terreno sarebbe giunto alla fine. Si muoveva appena: avvolto in un liquido gelatinoso sorgeva alla vita prematuramente, pieno di meraviglia in quella luce estiva che tutto inondava mentre il mio cuore, desideroso di conquistare ciò che a lui sarebbe stato negato, si faceva docile nella coscienza spiazzata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Alla vista di quel corpo inerme fuggii terrorizzato. Privo di qualsiasi premura mi aggrappai ai rovi per risalire il più in fretta possibile e con la morte immacolata negli occhi, corsi a casa con le mani insanguinate senza sapere a chi appartenesse”. Questa prosa segue i versi che compongono &lt;i&gt;Il martin pescatore&lt;/i&gt;, dove il poeta anticipa la confessione sofferta del gesto che ha provocato la sua “morte interiore”: “Da una pulsione malvagia spinto, / il luogo di cure infransi…”; gesto assurdo che sarà, appunto, specificato nella prosa (e che mi ha richiamato, ma in tutt’altro senso,&amp;nbsp; gli ultimi due atroci versetti del Salmo 137: “Beato chi prenderà i tuoi nati / e li sbatterà contro la roccia”).&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Ci sono poi alcuni versi e alcune immagini che ritornano in luoghi diversi delle prime cinque sezioni del libro, ad esempio “Sull’oscillante tralucere del tempo” e “il bosco si muove lento”&amp;nbsp; e&amp;nbsp; “un’aria rossa di piume brinate” e “il saturniano culto del risveglio” e “battono i passi d’un poveruomo” e “mugghia come un mostro (come un dio)”; che cosa significa questo se non che i componimenti di “Cretti”, “Tre ricordi”, “Venti”, “Sei sogni”, “Stato di veglia” sono collegati tra loro da un’unica trama e che formano come un unico poema contro l’Opaco, l’Ombra, Il Male di vivere, l’Oblio e la Morte?&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Le quattro poesie della sesta e ultima sezione: “Indagine cosmica”, fanno parte per se stesse inscrivendosi nella ricerca, nell’indagine appunto, cosmo-ontologica nella quale Roberto Masi è impegnato e in cui impegna anche l’amico lettore al quale si rivolge. Per tentare di comprenderne il senso trascendentale e ontologico, ricorrerò nuovamente al suo saggio breve &lt;i&gt;Cosmo-Agonia dell’essere&lt;/i&gt; là dove cita la proposizione numero tre del &lt;i&gt;Tractatus logico-philosophicus&lt;/i&gt; di Wittgwnstein: ‘l’immagine logica dei fatti è il pensiero’, ed estrapolandosi dal contesto del &lt;i&gt;Tractatus&lt;/i&gt;, si potrebbe tentare di risolvere l’&lt;i&gt;impasse&lt;/i&gt; (di parlare su ciò di cui non si può parlare) in ottica esistenziale, in un modo che non impedisca di pensare l’impossibile, di vedere l’inosservabile, di rendere l’esperienza del pensiero un esistenziale che mantenga all’interno del pensiero stesso la risultante di un evento sensibile-esistentivo. Un dialogo necessario non tanto per trovare conferme quindi, quanto per la confutazione che, il più delle volte, si dimostra l’unica vera spinta propulsiva alla creazione del nuovo (&lt;i&gt;poiesis&lt;/i&gt;), sebbene possa sembrare in contrasto con l’intento einsteiniano di un approccio che miri al disvelamento basandosi esclusivamente su quanto ci è dato di osservare. In quest’ottica, l’atto di pensare l’impossibile va inteso come la respinta di tutto ciò che appare scontato, nel pensarne cioè gli estremi come fossero distanti tra loro e in linea retta:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;se&amp;nbsp; tracciamo nel linguaggio un Limite a ciò che si può esprimere e quindi un confine tra senso e non senso, a quale lato del Limite apparterrà il nostro ‘confine’, ovvero l’espressione di questo limite? Ma se il limite non fosse affatto un confine, bensì qualcosa di eterno che eternamente si mantiene ingenerato, dinamico in ogni suo punto e capace di&amp;nbsp; tornare su se stesso come teorizzato da Nietzsche? Oppure, se questo Limite che si nega continuamente, non fosse altro che qualcosa cui l’uomo tende pur nel suo infinito sfuggirgli? Per usare le parole di Gabriele Lastrucci:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Noi siamo del dolore, siamo nella terra, nell’impossibilità di raggiungere l’infinito, nelle perdite… ma da questo pozzo guardiamo le stelle”. Ecco dunque che questo Limite, cui “l’Uomo Poetico tende, per quanto irraggiungibile lo proietta di fatto in quell’Aperto dibattito che non si trova oltre il Limite stesso (come saremmo portati a credere per via dei nostri deboli sensi), e neppure sulla linea stessa come per Heidegger, bensì nella relazione che questo suo tendere rappresenta, un po’ come la meccanica subatomica suggerisce da Heisemberg in poi, ovvero di un mondo costituito da una fitta rete di ‘relazioni’ senza le quali gli oggetti (Enti) presi singolarmente, di fatto, non esisterebbero”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;E’ da questo angolo visuale, o da questa parallasse (per usare uno dei termini poetico-scientifici caratteristici dello stile di Roberto Masi) che vanno lette le quattro poesie della sezione “Indagine cosmica” e, in particolare, i versi di &lt;i&gt;Voragine cosmica&lt;/i&gt;: “Se mi avvicino sento la morte, / o la vita che remota custodisci / nel mistero del tuo insondabile / occhio di peste, di pece, di lava. // E la caduta in questa voragine, / oltre l’Orizzonte degli Eventi che / mi trattiene dalla consolazione, e / mi converte alla Singolarità, / laddove il pensiero si oblia, e / la parola si risolve per sempre”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjZQ0riVJ-wVpY7CjLopewRtzQxPfNSj4SQ5_MI43V87TNHI8NITnfuIPCRbQST-II9bZWQZ-I4PB3ssMfyYIoGYUeSFBLvII0tJYEd2FTb-kvb1ranhdDNlqFw4Q8wz3UrRZDl8X3G8q_hQR9UD_5pZ6ZJ7tvThp74qFAd0v9w4rpWchsShZ1sLLBp/s72-w208-h320-c/9788868818685.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Uno strano concetto di razionalità</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2022/07/uno-strano-concetto-di-razionalita.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Thu, 28 Jul 2022 17:35:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-8217603321798194709</guid><description>&lt;div&gt;di Fulvio Sguerso (fulviosguerso@libero.it)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgeBfyRWh2tojMIYc1VoeoXxA_6aE6H88SpwYbSqvYHPIPPMw9dbs62A_r6MvKtwPAZN5ZiIY_uJK7me5sMXnmZvedw-6ccTTryiGE-m6TgynY3TtPRvRrnwagVMxmxpc1Fx7OpxAirg49Wc_XQOiKo8yHNNh6pKT5zzz0Dph9tPM7JyELR3_7jW_CQ/s1200/EfSjK8qXkAAv0L-.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="1200" data-original-width="1200" height="320" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgeBfyRWh2tojMIYc1VoeoXxA_6aE6H88SpwYbSqvYHPIPPMw9dbs62A_r6MvKtwPAZN5ZiIY_uJK7me5sMXnmZvedw-6ccTTryiGE-m6TgynY3TtPRvRrnwagVMxmxpc1Fx7OpxAirg49Wc_XQOiKo8yHNNh6pKT5zzz0Dph9tPM7JyELR3_7jW_CQ/w320-h320/EfSjK8qXkAAv0L-.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Siamo sicuri che la definizione aristotelica dell’uomo come animale, oltre che politico anche e soprattutto, per la qualità che lo distingue dalle bestie,  “razionale” (&lt;i&gt;zòon lògon èchon&lt;/i&gt;) cioè dotato di “&lt;i&gt;logos&lt;/i&gt;” inteso sia come parola sia come ragione, possa rispecchiare l’effettiva realtà della condizione umana, oggi? Che cosa prevale nell’anima dell’umanità odierna? La ragione o l’istinto? La razionalità o il desiderio? La paura o la speranza? La volontà di potenza o la pietà per chi soffre, quindi anche per sé stessa? La fede o l’incredulità? La fiducia o lo scetticismo? La scienza o la superstizione (per non parlare del pensiero magico-infantile)?  Queste domande sempre attuali se le era già poste il filosofo ebreo-olandese Baruch Spinoza nel secolo della rivoluzione scientifica ma anche delle guerre di religione.&amp;nbsp;&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Possiamo leggere la sua risposta all’inizio del suo &lt;i&gt;Trattato teologico-politico&lt;/i&gt; del 1670: “Se gli uomini potessero dirigere tutte le loro cose con sagge e certe decisioni, oppure se la fortuna fosse loro sempre favorevole, non sarebbero soggetti ad alcuna superstizione. Ma, poiché spesso si trovano in difficoltà tali che non sanno prendere alcuna decisione, e poiché di solito, a causa degli incerti beni della fortuna che essi desiderano smodatamente, fluttuano miseramente tra la speranza e la paura, il loro animo è quanto mai incline a credere a qualsiasi cosa: quando è preso dal dubbio, esso è facilmente sospinto or qua or là, e tanto più quando esita agitato dalla speranza e dalla paura, mentre nei momenti di fiducia è pieno di vanità e presunzione”. Questo è il quadro da cui partire anche oggi per decifrare certe teorie paranoiche che circolano in rete e in alcuni canali “alternativi” riguardo all’origine e alla diffusione mondiale della pandemia di coronavirus. Ad esempio, secondo il direttore di Radio Maria, don Livio Fanzaga, questa pandemia è l’effetto di un complotto mondiale delle &lt;i&gt;élites&lt;/i&gt; per conquistare, sotto l’impulso di Satana, il mondo entro il 2021.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Secondo don Livio si tratta di un progetto del demonio che agisce tramite menti criminali per attuare un colpo di Stato sanitario e massmediatico. Un progetto volto a fiaccare l’umanità, a metterla in ginocchio, a instaurare una dittatura sanitaria e cibernetica, per creare un mondo nuovo attraverso l’eliminazione di tutti quelli che non dicono sì. L’obiettivo è quello di costruire un mondo senza Dio, il mondo di Satana. La ciliegina sulla torta è stata l’elezione di Joe Biden alla presidenza degli USA. In casi come questi il principio di falsificabilità di Popper è inapplicabile, data la non scientificità degli assunti di don Livio Fanzaga, che, del resto, non è il solo diffusore di teorie complottiste riguardo alla pandemia in corso, anzi: fin dai primi giorni in cui è cominciata la diffusione delle notizie circa il nuovo virus dilagante in Cina, sono germogliate le più incredibili spiegazioni, ipotesi assurde e deduzioni fantasiose   sulla sua origine riprese e rilanciate soprattutto via social.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Tutte queste asserzioni senza fondamento scientifico convergono nella convinzione che si tratti di un virus creato in laboratorio. Uno dei primi a denunciare quella che secondo lui era una  colossale macchinazione-manipolazione ai danni della popolazione e dell’opinione pubblica mondiale, è stato lo Youtuber statunitense Jordan Salther, che, il 22 gennaio del 2020, su Twitter, mette in connessione il nuovo virus con un brevetto presentato nel 2015 dal Pirbright Institute del Surrey. Secondo Salther si tratterebbe di una versione indebolita del virus pronta per essere utilizzata come vaccino per la prevenzione di malattie respiratorie. Lo Youtuber cospirazionista e ultraconservatore vi scorge la &lt;i&gt;longa manus&lt;/i&gt; della Fondazione Bill &amp;amp; Melania Gates, la quale è notoriamente finanziatrice non solo del Pirbright Institute ma anche di alcune delle più rilevanti compagnie produttrici mondiali di vaccini. La supposizione di Salther è che l’epidemia proveniente dalla Cina non sia un evento naturale ma un atto deliberato per raccogliere fondi da destinare alla ricerca e alla produzione  di un nuovo vaccino. Questa supposizione rilanciata con molta enfasi dai gruppi no-vax non ha mai trovato riscontri credibili.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Nonostante la mancanza di prove e in presenza di dati che smentiscono le tesi complottistiche dell’origine artificiale del coronavirus, un’indagine statistica dell’agenzia internazionale di ricerca e di marketing YouGov, ha verificato che negli USA a credere che Bill Gates intenda impiegare il vaccino anti Covid-19 per inserire in miliardi di persone un microchip al fine di controllare tutta la popolazione mondiale, è il 40 per cento degli elettori repubblicani. E che cosa dobbiamo pensare dei militanti suprematisti bianchi della cosiddetta QAnon convinti che dietro alla pandemia agisca una setta di satanisti, di pedofili, di democratici e liberal come, ovviamente, Bill Gates, Barack Obama, Tom Hanks, con in aggiunta Papa Francesco e, immancabile, George Soros, insomma tutti i biechi avversari di Donald Trump?  Che cosa dobbiamo pensare della teoria del complotto ampiamente diffusa in tutto il mondo relativa al 5G, il nuovo modello di comunicazione wireless considerato da tanti bene (o male) informati pericoloso per il sistema immunitario, dal momento che alcuni ricercatori nel campo delle neuroscienze e della fisica delle particelle hanno scoperto che i batteri, attenzione, non i virus, potrebbero essere in grado di comunicare attraverso segnali elettromagnetici?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Arrivati a questo punto, che cosa dobbiamo pensare dei “Sette punti di razionalità” enumerati dall’avvocato Marco Della Luna sul numero di “Trucioli savonesi” di domenica 21 marzo 2021? Che cosa c’è di razionale (sempre che non si tratti di un titolo ironico) nei sette enunciati in base ai quali dovremmo decidere “se accettare o non accettare un trattamento di massa molto voluto dalle istituzioni”? Prendiamo il primo: se è vero che alcune case farmaceutiche hanno violato delle normative vigenti danneggiando la salute pubblica e hanno corrotto rappresentanti delle istituzioni per realizzare esperimenti e profitti illeciti, non è vero che tutte le case farmaceutiche hanno commesso i gravissimi reati sopra ricordati: prima che irrazionale è disonesto fare d’ogni erba un fascio, mettere nello stesso mucchio le case produttrici serie e quelle immorali. Per essere razionale, l’enunciato avrebbe dovuto fare il nome di quelle case farmaceutiche che hanno violato le norme sui farmaci. Nel secondo enunciato viene commesso lo stesso errore logico elementare segnalato nel precedente. La Politica? Tutta? Senza eccezioni? Questo si chiama qualunquismo. Sul terzo enunciato non c’è niente da eccepire: registra un dato di fatto. Tuttavia un’osservazione va fatta:  un contratto capestro tutto può essere meno che razionale. Il quarto enunciato è semplicemente falso: non è vero, anche qui, che tutta l’informazione è irreggimentata. Basta aprire giornali come&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Libero&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;, o&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;La Verità&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;, o&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;“&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;il Giornale&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;, o ascoltare un opinionista onnipresente e ubiquo come Vittorio Sgarbi, o cercare canali alternativi o navigare in rete per fugare ogni dubbio. Quanto ai medici, ne conosco tanti a cominciare dal mio medico curante, che non si allineerebbero neanche sotto tortura se non fossero convinti di quello che fanno.  Il quinto enunciato  è un esempio di pura propaganda no-vax e, come tale, non ha nessun valore veritativo. Il sesto enunciato è un esempio di &lt;i&gt;contradictio in adiecto&lt;/i&gt;: se lo scopo delle case farmaceutiche è il profitto, comunque ottenuto, e l’élite mondiale progetta di sfoltire la popolazione in esubero tramite i vaccini, alla fine chi ci guadagnerà? Capisco di più chi punta sulla selezione naturale: che i più deboli e i meno adatti soccombano e lascino il posto ai più forti e ai più adatti a vivere. Qualcuno non solo ha avuto questa idea ma ha anche cercato di metterla in opera. Non mi pare che ci sia riuscito. Il settimo enunciato vuol metterci in guardia contro qualsiasi trattamento di massa venga portato avanti da questa élite servendosi  della politica, presupponendo che questa élite miri a sterminarci per rimanere padrona indiscussa del campo. Già, ma un’élite senza più popolo regnerebbe indisturbata sul deserto. Se questa è razionalità, meglio essere irrazionali ma vivi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;("&lt;a href="http://www.truciolisavonesi.it/uno-strano-concetto-di-razionalita/" target="_blank"&gt;Trucioli savonesi&lt;/a&gt;", 26/03/2021)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" target="_blank" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license" target="_blank"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgeBfyRWh2tojMIYc1VoeoXxA_6aE6H88SpwYbSqvYHPIPPMw9dbs62A_r6MvKtwPAZN5ZiIY_uJK7me5sMXnmZvedw-6ccTTryiGE-m6TgynY3TtPRvRrnwagVMxmxpc1Fx7OpxAirg49Wc_XQOiKo8yHNNh6pKT5zzz0Dph9tPM7JyELR3_7jW_CQ/s72-w320-h320-c/EfSjK8qXkAAv0L-.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Fino al sublime</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2022/06/fino-al-sublime.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Sun, 12 Jun 2022 17:17:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-2052435539473825619</guid><description>&lt;div&gt;di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Il 19 giugno alle ore 11.30 nell'ambito del convegno online &lt;br /&gt;"Testimonianza e testimoni. Memoria, presenza e testimonianza tra passato e presente"&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" target="_blank"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; terrà un intervento (ca. 20 min.) dal titolo&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;i&gt;Fino al sublime. Testimoni di ciò che si testimonia da sé&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;Per seguire la diretta in streaming, utilizzare i seguenti link&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://www.facebook.com/groups/3894833237303987/permalink/5204891679631463" target="_blank"&gt;Facebook&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://www.linkedin.com/video/event/urn:li:ugcPost:6941683879678251008/?fbclid=IwAR2mZqs6eAc36_SpM4k7eyvqm2Q-lxxOzJWlQY9P7yMQWkf-SgObuCKWFNM" target="_blank"&gt;LinkedIn&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=Ra_PNBAaJkw" target="_blank"&gt;YouTube&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhe9VV8WTCwXbChn4XNIXZYenR6_cOSM86-AAJ0M-VjI18HX5MteCIsioH1PHQ_sUcLYi-m_G24JnX_j6ZMAL3UrwuDapg6aESbsenRIGGM3MqBIAbRrPCxrs0wBhxH6UhnSB51LL3WvZEXi_JPyTpVBP_aOJOzDQRBFWnkfikW1Udl16czIzKdHKd8/s2048/convegno.png" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="2048" data-original-width="2048" height="640" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhe9VV8WTCwXbChn4XNIXZYenR6_cOSM86-AAJ0M-VjI18HX5MteCIsioH1PHQ_sUcLYi-m_G24JnX_j6ZMAL3UrwuDapg6aESbsenRIGGM3MqBIAbRrPCxrs0wBhxH6UhnSB51LL3WvZEXi_JPyTpVBP_aOJOzDQRBFWnkfikW1Udl16czIzKdHKd8/w640-h640/convegno.png" width="640" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhe9VV8WTCwXbChn4XNIXZYenR6_cOSM86-AAJ0M-VjI18HX5MteCIsioH1PHQ_sUcLYi-m_G24JnX_j6ZMAL3UrwuDapg6aESbsenRIGGM3MqBIAbRrPCxrs0wBhxH6UhnSB51LL3WvZEXi_JPyTpVBP_aOJOzDQRBFWnkfikW1Udl16czIzKdHKd8/s72-w640-h640-c/convegno.png" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Alcune note su una poesia di Pascoli: "Lavandare"</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2022/05/alcune-note-su-una-poesia-di-pascoli.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Tue, 24 May 2022 17:22:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-4929258445084296724</guid><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;di Fulvio Baldoino (baldoinofulvio@gmail.com)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Nel campo mezzo grigio e mezzo nero&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;resta un aratro senza buoi, che pare&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;dimenticato, tra il vapor leggero.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;E cadenzato dalla gora viene&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;lo sciabordare delle lavandare&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;con tonfi spessi e lunghe cantilene:&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Il vento soffia e nevica la frasca,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;e tu non torni ancora al tuo paese!&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;quando partisti, come son rimasta!&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;come l'aratro in mezzo alla maggese.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Se si cerca di sviluppare un discorso in cui i simboli indichino chiaramente in corrispondenza biunivoca di cosa sono simboli, si è imboccata la strada sbagliata.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Con Pascoli è così. Ti affida il compito di adattarlo.&amp;nbsp;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi8iFZuNe6keeTjJ_hpEnnKH_ciacyTwR5sTF4148gcnRTApRTolxT3bNXH3v1D9nxqKUukUu6Vu4ImTVoO8biOM-uY2kHv1GmZdsc452XnyqAcb0Z8IwPXgmAE5bDp3BTJJ2xOP3Xxdcm8bP7AXs1kp8QG7xGfqOPZzsXaF1Ik6qKrUE6nHAWV-t9O/s567/analisi%20poesia%20lavandare%20di%20pascoli.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img alt="Pierre-Auguste Renoir, &amp;quot;Le lavandaie&amp;quot;, 1888 ca." border="0" data-original-height="567" data-original-width="450" height="400" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi8iFZuNe6keeTjJ_hpEnnKH_ciacyTwR5sTF4148gcnRTApRTolxT3bNXH3v1D9nxqKUukUu6Vu4ImTVoO8biOM-uY2kHv1GmZdsc452XnyqAcb0Z8IwPXgmAE5bDp3BTJJ2xOP3Xxdcm8bP7AXs1kp8QG7xGfqOPZzsXaF1Ik6qKrUE6nHAWV-t9O/w318-h400/analisi%20poesia%20lavandare%20di%20pascoli.jpg" width="318" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Intanto, se non ci riesci, sa che i suoi versi lineari, semplici, evocativi, le maestre continueranno ad assegnarli da mandare a memoria agli scolari per la loro concreta, immediata semplicità.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Capire a fondo questo madrigale esige realizzare che le corrispondenze sono transitive e polivalenti.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Cioè se A è uguale a B, e B è uguale a C, anche A è uguale a C... ma qualche volta no.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Cosa quest'ultima che per un verso conferma e per l'altro nega la interpretazione logica del simbolo, e lo inserisce in un travaso onirico.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;La poesia, un po' come tutte le altre della raccolta &lt;i&gt;Myricae&lt;/i&gt;, si presenta nei termini di un quadretto agreste, un videoclip&amp;nbsp; apparentemente solo descrittivo che con il sapiente richiamo visivo della prima strofa e uditivo della seconda, sa creare nella terza la tonalità emotiva di un &lt;i&gt;haiku&lt;/i&gt; pervaso di malinconia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Tra una parte del campo, nera perché ne sono già state rivoltate le zolle, e una parte grigia, non ancora lavorata, sta un aratro, fermo dacché i buoi non ci sono più.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Il caldo della terra rovesciata dal versoio, a contatto dell'aria fredda crea una leggera nebbia che ci rivela il quadro temporale in cui viene inserito questo retablo: l'autunno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Perché i buoi non hanno concluso l'aratura? È&amp;nbsp;loro la colpa o del contadino che ha smesso di pungolarli e li ha liberati dal giogo?&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Dal canale giunge il canto delle lavandaie che sembrano ritmarlo con i colpi prodotti dai panni sbattuti sulle pietre.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;I tonfi sono spessi, cioè frequenti, sordi e pesanti; le cantilene lunghe, ripetute, stanche.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Dalle frasche le foglie staccate dal vento cadono come fossero fiocchi di neve ("nevica" è usato transitivamente) e già troppo tempo è trascorso, come suggerisce l'avverbio "ancora" e il verbo "partisti", l'unico al passato remoto.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Ma chi partì? L'esito più immediato indicherebbe lo sposo o il promesso sposo. Ma è proprio così?&amp;nbsp;È&amp;nbsp;proprio solo così?&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Dare risposta a questa domanda retorica vuol dire essere nella prospettiva favorevole per comprendere come vi siano nel testo almeno un paio di ossimori, ovvero contraddizioni apparenti, che possono essere sciolti se si trova la chiave giusta. E in Pascoli non è difficile: la famiglia. Tutto prima o poi, direttamente o indirettamente, porta lì.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Allora cominciamo a notare che il gruppo di lavandaie finisce per divenire, nella singolarità di ogni componente, il portavoce di una sorella dal destino condiviso. E ognuna canta, immedesimandosi in questo &lt;i&gt;alter ego&lt;/i&gt; ideale, la sua propria solitudine, il suo proprio dolore.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Le parole sono quelle per tutte, ma la storia che c'è dietro è diversa per ognuna.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Così vediamo in quei buoi che non tirano più l'aratro, i genitori del poeta.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Egli si inserisce con nascosta prepotenza in una fotografia dove il fotografo dopo aver impostato il tempo di scatto, va a posizionarsi tra chi già è in posa, per raccontare con quell'immagine anche la sua parte, attraverso una licenza semantica che si può permettere soltanto chi ordisce le fila della narrazione: lui, uomo, che canta quel bambino che è stato e in larga parte ancora è (aratro) lasciato solo dai genitori (buoi) che, morti (partiti) durante la sua preadolescenza, non sono ovviamente più tornati, e non hanno potuto prepararlo fino in fondo a vivere la vita (il campo dissodato solo a metà).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Però possiamo volgere lo sguardo di nuovo alle lavandaie.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Possiamo immaginare che lo sposo o colui che avrebbe dovuto diventarlo, sia andato lontano (ricordiamoci che Pascoli trae lo spunto per questa lirica da uno stornello del folclore marchigiano il cui tema era la solitudine per la lontananza dell'amato) e che ognuna di loro rivoglia indietro ciò che la vita le ha tolto. Ognuna di loro, cioè lei.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;E con lei le valenze vanno riposizionate. Perché se il simbolo dell'aratro resta collegato alla protagonista senza ombra di dubbio: "quando partisti, come son rimasta! / come l'aratro in mezzo alla maggese", a lei ci rimanda anche il campo che l'aratro-fallo (e quindi in ossimoro con l'aratro-donna) non ha solcato ancora o non ha solcato ancora tanto, da renderlo pronto ad accogliere la semina.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Lei è l'aratro abbandonato; e sempre lei la maggese, termine che denota sia il campo lasciato a riposo, sia la pratica agricola atta a rigenerare la fertilità del terreno e, come se non bastasse, che ammette l'uso grammaticale oltreché del maschile pure (e grato il poeta ne approfitta) del più raro femminile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;E perciò lei, l'amato e il poeta, siamo autorizzati a concettualmente tradurli in una sorta di cangiante, metaforico ermafrodita, che non si accontenta di un'unica forma per trasmettere l'intuizione lirica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Ecco, come si diceva, la transitività e la polivalenza: la lavandaia che si identifica nell'aratro in quanto abbandonato da chi lo trainava; ma anche nella maggese, in quanto abbandonata dall'aratro.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;E capiamo che è tutta una storia di abbandoni: chi è abbandonato, abbandona a sua volta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Ma come l'aratro, oggetto-simbolo della donna lasciata sola, riesce ad assumere la valenza di oggetto-simbolo dell'io narrante abbandonato?&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Anche lì in modo del tutto particolare. Chi conosce un po' Pascoli, la sua biografia e la sua sensibilità, senza bisogno di chiedere a Freud, dovrebbe sapere che l'aratro immobile nel campo, sta ad indicare la sua (di Pascoli) sessualità bloccata, impossibilitata a coltivare un futuro in una famiglia o in un amore.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;La fatica del vivere (le tante cadute de "i tonfi spessi"), e il tempo della speranza che s'accorcia nella ripetitiva lentezza di una cantilena, sono della donna dello stornello e di ciascuna lavandaia del madrigale; sono del poeta come soggetto e del poeta come oggetto.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Tutto sembra ancora più immobile dentro al vento che soffia.&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEi8iFZuNe6keeTjJ_hpEnnKH_ciacyTwR5sTF4148gcnRTApRTolxT3bNXH3v1D9nxqKUukUu6Vu4ImTVoO8biOM-uY2kHv1GmZdsc452XnyqAcb0Z8IwPXgmAE5bDp3BTJJ2xOP3Xxdcm8bP7AXs1kp8QG7xGfqOPZzsXaF1Ik6qKrUE6nHAWV-t9O/s72-w318-h400-c/analisi%20poesia%20lavandare%20di%20pascoli.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Mia ad ogni costo</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2022/04/mia-ad-ogni-costo.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Thu, 28 Apr 2022 20:23:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-4059413041693161276</guid><description>&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;

&lt;/p&gt;&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;di Fulvio Baldoino (baldoinofulvio@gmail.com) &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhR2OQlya47-ZUi9t1C1A29TsYMlZtVjlm0vC9UaqZsIZ5Mo6NGWiYRsShrfiq8_xppxaUsFoLkkz49-RElZIVoTvuyycHJkRQhpYSaP0TPboxuGhplXnwRP_0Yujdql-u7ZE2LJLYKAz5eoyEsxI2QYkK0JgRVBVPMtXN7mmYxIAXHQE2kFZ8k3fT7/s716/xmogno.jpg" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" data-original-height="553" data-original-width="716" height="247" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhR2OQlya47-ZUi9t1C1A29TsYMlZtVjlm0vC9UaqZsIZ5Mo6NGWiYRsShrfiq8_xppxaUsFoLkkz49-RElZIVoTvuyycHJkRQhpYSaP0TPboxuGhplXnwRP_0Yujdql-u7ZE2LJLYKAz5eoyEsxI2QYkK0JgRVBVPMtXN7mmYxIAXHQE2kFZ8k3fT7/w320-h247/xmogno.jpg" title="André Theuet, &amp;quot;Les singularitez de la France antarctique, autrement nommée amérique&amp;quot;, Parigi, 1558, dettaglio." width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;"Qualsiasi cosa accada intorno, i bambini non smettono di nascere.
In tempo di pace e di guerra, con venti avversi o favorevoli, sulle alture, in
collina, al mare, su navi e barconi, in cima ai grattacieli o giù negli
scantinati, come quello di Kiev dove è appena venuta al mondo una
neonata."&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;L'incipit dell'articolo di alcuni giorni fa su un quotidiano è una
constatazione, ma ha il sapore di un assenso e di una rivincita. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Il tono della giornalista pare essere simile a quello secondo il quale
in occasione di eventi come terremoti, guerre, tsunami, uragani,
carestie...dopo aver raccontato la catastrofe, i morti, lo stupro, il sopruso,
la tortura, ci si accorda col mantra per cui "la vita deve
continuare". Chissà perché. &lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;E chissà se, per istinto più che per scelta, ella non ceda, unitamente
a tanti suoi colleghi e intellettuali, un po' alla retorica delle fiabe, quella
per cui alla fine, dopo aver superato le sette balze, dopo essere sfuggiti
all'orco e al lupo, ed essere sopravvissuti alla mela avvelenata, si vive
felici e contenti alla rassicurante presenza dell'acciarino magico. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;"La vita deve continuare". Una frase che non giustificano
mai, ma che aleggia spesso per gratificarci del lieto fine. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Intanto resta la sostanziosa parte degli 8 miliardi che siamo nel mondo
per la quale le risorse non bastano, sicché si nutre poco, o male, o non si
nutre. Lo stesso si dica dell'acqua: scarsa, inquinata o prosciugata. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Non dicono dove l'hanno preso questo dovere presentato in maniera così
naturale da sembrare categorico tanto da non ammettere contraddittorio. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Lo danno per scontato senza neanche supporre che comporti qualcosa da
scontare, senza neanche sognarsi di tracciare un bilancio di costi/benefici
sociali ed esistenziali, e soprattutto senza accorgersi che è esso stesso
spesso contraddittorio. Infatti come si conclude l'articolo?: "A Kiev, in
un rifugio, una bambina nasce. Per proteggere i bambini, li teniamo sottoterra:
il mondo che a loro dovremmo regalare l'abbiamo fatto così brutto che dobbiamo
nasconderglielo". &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Se il mondo è brutto, se è così brutto che al bambino venuto alla luce
siamo costretti a negare la luce proteggendolo nel buio del sotterraneo, della
cantina, della metro, del rifugio, che senso ha il tono che pare di percepire
sostanziato dalla convinzione che però, in fondo, l'essere è il bene, e perciò
è bene essere?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Siamo d'accordo, il loro non è un ragionamento, ma un tono, un richiamo
primordiale, una prepotenza della speranza. Ma forse che questo li abilita alla
benvenuta supponenza di snobbare il dubbio, di silenziare l'angoscia? &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Quale ingenuità programmata, e quindi quale massima finzione, ci
esonera dalle parole del poeta?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Sei ancora quello della pietra
e della fionda,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;uomo del mio tempo.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;[...] &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Hai ucciso ancora,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;come sempre, come uccisero i padri&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="IT"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;O ci fa scrollare le spalle di fronte alla straordinaria sequenza di
Kubrick di quando lo scimmione riesce a vedere nel femore che ròtea nell'aria,
l'arma con cui spaccare il cranio alla scimmia nemica? &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;(Arma che ancora si trasforma, nel fotogramma successivo, in
un'astronave, segno delle magnifiche sorti e progressive, e segno dell'arrivare
più in là, tramite la nuova mano dell'uomo, la tecnologia, in un altro pianeta,
nuovo campo di battaglia, per la conquista dello spazio sùbito inteso come
spazio vitale).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;O ci fa sorvolare su quel principio eraclitéo dell'eterna lotta degli
opposti sulla quale la vita stessa si reggerebbe?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Forse tutto ciò può sembrare un filosofeggiare. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Ma che non sia così ce lo dicono i numeri: in questo momento nel mondo
sono in corso una ventina di guerre; se si includono anche le rivolte, i colpi
di Stato, i conflitti minori e quelli interni nonché le guerre tribali, sono un
migliaio. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Svariati i motivi alla base di esse: in Colombia per colmare la
disparità sociale; in Somalia per la spartizione del potere tra i "Signori
della guerra"; in Congo per diamanti, oro e coltan; in Siria per
rovesciare il Governo; in Eritrea-Etiopia per ridisegnare i confini
territoriali; in Kurdistan per il riconoscimento dell' autonomia; in Libia per
il controllo delle riserve petrolifere. E avanti così...&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Non c'è mai stato un anno a memoria d'uomo, e quindi grossomodo a
cominciare dalle prime testimonianze di cinquemila anni fa, in cui non si siano
combattute guerre. Perchemmai le cose dovrebbero cambiare proprio adesso? &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Con quali scuse, visto che non ci sono ragioni, dovremmo mentire e
mentirci, e dire a Mia che da domani cambierà, che abbiamo imparato per sempre
la lezione, e che lei è nata proprio per questo: per cambiare il mondo? A Mia e
a questo suo nome, che non le è stato dato perché è parso eufonico ai genitori,
ma perché in ucraino significa Pace, e voleva essere beneaugurale, o con più
pretesa, profetico? &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;In italiano da sostantivo si trasforma per un caso singolare in un
aggettivo di possesso. Mia di ognuno, e quindi Mia di tutti: Nostra. Questa
Pace ideale che rappresenta, la possiamo sentire come condivisione, o, di più,
come comunione. Ma non possiamo farne verità. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;La storia non è, non può permettersi di essere fino in fondo maestra. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;I suoi insegnamenti, quando ci sono discepoli attenti, al massimo superano
precarietà, tamponano situazioni, conquistano agi e comodità. Ma se dovessero
guidarci a comprendere il suo messaggio ultimo, più radicale e perciò più vero,
si vedrebbe che la garanzia della pace la storia non la può dare, e
scommetterci sopra è un andare contro la storia stessa, è negarla, perché essa
per sua essenza&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;vive nella dialettica
della contrapposizione. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Di conseguenza è un azzardo cui siamo disposti a causa del nostro
naturale egoismo di comunque andare avanti, e credere che le guerre e le
catastrofi, le malattie, le tragedie collettive o individuali, saranno di altri
e di altri luoghi e, se nostre, di un indeterminato futuro oltre l'orizzonte. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Perché non sappiamo pensare superando il desiderio. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Invece è certo il contrario. Basta uscire dal guscio e guardarci
dentro, e uscire dall'uscio e guardarci attorno. Vedremo che non c'è bisogno di
attendere: sta già accadendo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Non volevamo filosofare prima, e non vogliamo poetare adesso; ma è
difficile sfuggire al ronzare insistente che ad ogni foto, notizia, filmato o
racconto che arrivi dal fronte si impone sotto la forma dei versi scarni e
definitivi di chi la disfatta dei corpi e delle coscienze l'ha vissuta nel
fango e nel sangue della trincea sulla propria pelle:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Si sta come &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;d'autunno&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;sugli alberi &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;le foglie&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p class="Default" style="text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;span lang="IT"&gt;Parole che abbandonate le antologie, ora si aggirano tra macerie,
cadaveri e cani macilenti. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;

&lt;span lang="EN-US" style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 12pt; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Arial Unicode MS&amp;quot;; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;E nelle urla non meno che nel silenzio, uno
sbuffo più forte di vento è in agguato. E l'ansia sale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span lang="EN-US" style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 12pt; mso-ansi-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Arial Unicode MS&amp;quot;; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;
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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;&lt;/p&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhR2OQlya47-ZUi9t1C1A29TsYMlZtVjlm0vC9UaqZsIZ5Mo6NGWiYRsShrfiq8_xppxaUsFoLkkz49-RElZIVoTvuyycHJkRQhpYSaP0TPboxuGhplXnwRP_0Yujdql-u7ZE2LJLYKAz5eoyEsxI2QYkK0JgRVBVPMtXN7mmYxIAXHQE2kFZ8k3fT7/s72-w320-h247-c/xmogno.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>"Le vie dei canti", "Che cos'è la bellezza"</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2022/03/le-vie-dei-canti-che-cose-la-bellezza.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Sat, 19 Mar 2022 17:16:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-2962299113636476969</guid><description>&lt;div&gt;&lt;div style="-webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: justify;"&gt;di Federico Sollazzo (p.sollazo@inwind.it)&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: justify;"&gt;Si pubblica di seguito l'episodio n. 3, "Che cos'è la bellezza", del progetto "&lt;a href="https://www.facebook.com/PasqualeVetere" target="_blank"&gt;Le vie dei canti&lt;/a&gt;" di&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="https://www.facebook.com/Pasquale.Valerio.Vetere" target="_blank"&gt;Pasquale Vetere&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: justify;"&gt;di Pasquale Vetere (veterepas@gmail.com)&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;iframe allowfullscreen='allowfullscreen' webkitallowfullscreen='webkitallowfullscreen' mozallowfullscreen='mozallowfullscreen' width='320' height='266' src='https://www.blogger.com/video.g?token=AD6v5dyx0WQyXSGNbpYbWoJuyhGvlBcePSenK4L8l29wWT86Ku5B56I0bVXxl1fJOYFqqmc6ddQhqHUgHiFp4Ya1Bg' class='b-hbp-video b-uploaded' frameborder='0'&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="-webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-text-stroke-width: 0px; text-align: justify;"&gt;&lt;div&gt;"Le vie dei canti" si ispira alla diffusione del sapere tramandato oralmente per mantenere vivo lo spirito della dimensione comunitaria come esistente nel tempo (generazioni) e nello spazio (gli spostamenti geografici delle comunità).&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Esattamente come nel libro di Bruce Chatwin, dove attraverso il canto le popolazioni nomadi non tramandavano nel tempo e nello spazio solo un'arte (il canto) ma anche e soprattutto una serie di conoscenze.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il progetto dunque mira a diffondere la conoscenza di alcune questioni filosofiche aperte, utilizzando i format e i setting dei social network per coinvolgere il maggior numero di persone e far comprendere come la filosofia non sia qualcosa di distante e alieno dalla vita quotidiana di ognuno di noi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La chiave espressiva scelta è leggera e ironica, in modo da essere il più trasversale possibile.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Spero che i filosofi e i cultori della materia non si offendano, comprendendo che lo scopo è dunque andare al cuore di alcuni temi, semplificando la comunicazione senza banalizzare il contenuto.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>A Possible Legacy of Albert Camus. A Critical Reading</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2022/02/a-possible-legacy-of-albert-camus.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Mon, 28 Feb 2022 20:57:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-8986956516800185939</guid><description>&lt;div&gt;by Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;It seems that to write a poem about spring today would be to serve capitalism. I am not a poet, but I should delight in such a work without mental reservation, if it were beautiful. One serves mankind all together or not at all. And if man needs bread and justice, and if we must do the necessary to satisfy that need, he also needs pure beauty, which is the bread of his hearth. The rest is not serious.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&amp;nbsp;&lt;b&gt;A. C.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Abstract:&lt;/b&gt; The critical reception of Camus in Italy, mainly underlines the Mediterranean mark of the Camusian thought. In last years several works on Albert Camus have appeared in Italy, and all of them exhibit a crucial feature: the “Thought at the Meridian”. It is a sign that crosses the entire Work of the Author, since the first works of success, as Le Myhte de Sisyphe and, of course, L’Homme révolté, in which the last chapter is entirely dedicated to this theme. One century after the birth of Camus, I would like to offer a review of these Italian critical interpretations of the French thinker, and to show some very rich points in common with other important authors contemporary to him.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Keywords:&lt;/b&gt; Albert Camus, Mare Nostrum, Tempus Nostrum, Midì, Abend-land.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;1.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In the Italian common opinion Albert Camus is usually considered a literary man, in a generic meaning. This is for the unsystematic of his thought and for the lack of using of a particular conventional style of expression. Contrary to this opinion, what I would like to argue here is that Camus is to be considered a proper thinker, one of the most interesting of the last century. In his overall thought it is indeed present a kind of philosophical analysis of the human condition that, for its great actuality, can furnish a relevant contribution for interpreting our present and imagining a possible future. For this, in his thought are possible to find, inter alia, fruitful common points (which I will show) with other important intellectuals of the twentieth century, such as, among the others, Hannah Arendt, Pier Paolo Pasolini, Herbert Marcuse.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="background-color: white; font-family: times; font-size: 15.4px; text-align: justify;"&gt;– Continues in &lt;a href="https://cogito.ucdc.ro/cogito-en-v6-nr2-2014.pdf" target="_blank"&gt;Cogito. Multidisciplinary Research Journal&lt;/a&gt; (here on &lt;a href="https://www.ceeol.com/search/article-detail?id=281847" target="_blank"&gt;Central and Eastern European Online Library&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" target="_blank" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license" target="_blank"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total><enclosure length="1014356" type="application/pdf" url="https://cogito.ucdc.ro/cogito-en-v6-nr2-2014.pdf"/><itunes:explicit/><itunes:subtitle>by Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it) It seems that to write a poem about spring today would be to serve capitalism. I am not a poet, but I should delight in such a work without mental reservation, if it were beautiful. One serves mankind all together or not at all. And if man needs bread and justice, and if we must do the necessary to satisfy that need, he also needs pure beauty, which is the bread of his hearth. The rest is not serious.&amp;nbsp;A. C. Abstract: The critical reception of Camus in Italy, mainly underlines the Mediterranean mark of the Camusian thought. In last years several works on Albert Camus have appeared in Italy, and all of them exhibit a crucial feature: the “Thought at the Meridian”. It is a sign that crosses the entire Work of the Author, since the first works of success, as Le Myhte de Sisyphe and, of course, L’Homme révolté, in which the last chapter is entirely dedicated to this theme. One century after the birth of Camus, I would like to offer a review of these Italian critical interpretations of the French thinker, and to show some very rich points in common with other important authors contemporary to him.&amp;nbsp; Keywords: Albert Camus, Mare Nostrum, Tempus Nostrum, Midì, Abend-land. 1.In the Italian common opinion Albert Camus is usually considered a literary man, in a generic meaning. This is for the unsystematic of his thought and for the lack of using of a particular conventional style of expression. Contrary to this opinion, what I would like to argue here is that Camus is to be considered a proper thinker, one of the most interesting of the last century. In his overall thought it is indeed present a kind of philosophical analysis of the human condition that, for its great actuality, can furnish a relevant contribution for interpreting our present and imagining a possible future. For this, in his thought are possible to find, inter alia, fruitful common points (which I will show) with other important intellectuals of the twentieth century, such as, among the others, Hannah Arendt, Pier Paolo Pasolini, Herbert Marcuse. – Continues in Cogito. Multidisciplinary Research Journal (here on Central and Eastern European Online Library) CriticaMente di Federico Sollazzo è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale. Follow me on Academia.edu YouTube</itunes:subtitle><itunes:author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</itunes:author><itunes:summary>by Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it) It seems that to write a poem about spring today would be to serve capitalism. I am not a poet, but I should delight in such a work without mental reservation, if it were beautiful. One serves mankind all together or not at all. And if man needs bread and justice, and if we must do the necessary to satisfy that need, he also needs pure beauty, which is the bread of his hearth. The rest is not serious.&amp;nbsp;A. C. Abstract: The critical reception of Camus in Italy, mainly underlines the Mediterranean mark of the Camusian thought. In last years several works on Albert Camus have appeared in Italy, and all of them exhibit a crucial feature: the “Thought at the Meridian”. It is a sign that crosses the entire Work of the Author, since the first works of success, as Le Myhte de Sisyphe and, of course, L’Homme révolté, in which the last chapter is entirely dedicated to this theme. One century after the birth of Camus, I would like to offer a review of these Italian critical interpretations of the French thinker, and to show some very rich points in common with other important authors contemporary to him.&amp;nbsp; Keywords: Albert Camus, Mare Nostrum, Tempus Nostrum, Midì, Abend-land. 1.In the Italian common opinion Albert Camus is usually considered a literary man, in a generic meaning. This is for the unsystematic of his thought and for the lack of using of a particular conventional style of expression. Contrary to this opinion, what I would like to argue here is that Camus is to be considered a proper thinker, one of the most interesting of the last century. In his overall thought it is indeed present a kind of philosophical analysis of the human condition that, for its great actuality, can furnish a relevant contribution for interpreting our present and imagining a possible future. For this, in his thought are possible to find, inter alia, fruitful common points (which I will show) with other important intellectuals of the twentieth century, such as, among the others, Hannah Arendt, Pier Paolo Pasolini, Herbert Marcuse. – Continues in Cogito. Multidisciplinary Research Journal (here on Central and Eastern European Online Library) CriticaMente di Federico Sollazzo è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale. Follow me on Academia.edu YouTube</itunes:summary><itunes:keywords>Filosofia e/è Arte</itunes:keywords></item><item><title>È stata la mano di Dio</title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2022/01/e-stata-la-mano-di-dio.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Mon, 31 Jan 2022 21:47:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-7417840188921963122</guid><description>&lt;div&gt;di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel seguente video di presentazione del suo film&amp;nbsp;&lt;i&gt;È stata la mano di Dio&lt;/i&gt;, Paolo Sorrentino fa alcune considerazioni sul processo creativo artistico, le cui implicazioni conducono oltre quanto viene detto in questo video stesso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/and-8216e-stata-la-mano-di-dio-and-8217-sorrentino-torna-nei-luoghi-del-film-e-della-sua-giovinezza-video-in-anteprima/403358/404070?ref=RHTP-BH-I329541896-P1-S2-T1" target="_blank"&gt;https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/and-8216e-stata-la-mano-di-dio-and-8217-sorrentino-torna-nei-luoghi-del-film-e-della-sua-giovinezza-video-in-anteprima/403358/404070?ref=RHTP-BH-I329541896-P1-S2-T1&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vorrei ora soffermarmi brevemente su tre questioni che trovo di particolare interesse.&lt;/div&gt;&lt;span&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1. Sorrentino dice che nel processo creativo artistico si parte sempre dalla realtà ma poi la si trasfigura ("la realtà è il punto di partenza per tutti i racconti, però va reinventata") e che Napoli è una città ideale in tal senso data la capacità che ha, con le sue sfumature peculiari, di trasfigurare la realtà ("il metodo di reinventare la realtà dei napoletani è molto divertente, e questo sicuramente io l'ho rubato. È molto utile vivere qua, se si vogliono raccontare delle storie").&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo sta ad indicare che la sede di quella che abitualmente chiamiamo creatività non è la realtà, che se fosse così la creatività si ridurrebbe ad una descrizione didascalica della realtà che meramente la ripete, ma ciò che la eccede e che quindi vi sta oltre, altrove. La città di Napoli, infatti, risulta essere fertilizzante per la creatività non perché contenga tanti stimoli nella (sua specifica) realtà, ma perché offre un (suo specifico) trascendimento della realtà.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come dire che la creatività inizia, non banalmente quando si manifesta l'irreale ma quando nella realtà (ma non dalla realtà, altrimenti ne sarebbe mera ripetizione) appare l'altro dalla realtà. Il mistero.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;2. Sorrentino dice che è ispirato da alcune statuine del presepe ("per me è fonte dove attingere i personaggi") senza però conoscerle in qualità di esperto in materia ("non è che sia un grande esperto, eh, cioè io rubo quello che vedo senza sapere bene che cosa sono").&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo sta ad indicare che lo studio è irrilevante, se non deleterio, per l'ispirazione. Una musa è quel che è, non perché la si è studiata, ma perché, al di fuori di qualsiasi parametro di esattezza, lei ci ha parlato e noi siamo stati in grado di ascoltarla.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Già Dante nella &lt;i&gt;Divina Commedia&lt;/i&gt;, nel Canto XIV del &lt;i&gt;Paradiso&lt;/i&gt;, dice (corsivo mio):&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E come giga e arpa, in tempra tesa&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di molte corde, &lt;i&gt;fa dolce tintinno&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;a tal da cui la nota non è intesa&lt;/i&gt;,&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;così da’ lumi che lì m’apparinno&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;s’accogliea per la croce &lt;i&gt;una melode&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;che mi rapiva, sanza intender l’inno&lt;/i&gt;.&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ben m’accors’io ch’elli era d’alte lode,&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;però ch’a me venìa «Resurgi» e «Vinci»&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;come a &lt;i&gt;colui che non intende e ode&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div&gt;Io m’&lt;i&gt;innamorava&lt;/i&gt; tanto quinci,&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;che ‘nfino a lì non fu alcuna cosa&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;che mi legasse con sì dolci vinci.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;3. Sorrentino dice che Maradona, a Napoli, ha a che fare con il divino ("Maradona, in realtà, si può solamente comprendere attraverso il rapporto con il divino, cioè è una figura che ha a che fare con il divino. Maradona non è arrivato a Napoli, è apparso, è diverso; è una figura che intrattiene un rapporto con il divino molto stretto. E quindi era inevitabile che finisse in un presepe, era la sua destinazione naturale").&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo sta ad indicare che quando si tende alla riconfigurazione della realtà, come abitualmente avviene a Napoli, la dimensione della non realtà, ovvero del mistero, non può che assumere tratti sacri, divini, non certo in senso religioso, ma nel senso della tensione al mistero da cui la realtà deriva.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E questo sentire deve essere stato all'opera in Maradona stesso se in occasione della sua partita di addio al calcio pronuncia una frase carica (che lui ne fosse consapevole o meno) dell'essenza di tutto ciò che è arte (corsivo mio):&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(Yo me equivoqé y pagué, &lt;i&gt;pero la pelota no se mancha.&lt;/i&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho sbagliato e ho pagato, &lt;i&gt;però la palla non si sporca.&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come dire che nonostante tutti gli errori (erramenti) mondani, quello da cui origina il senso di tutto ciò che è, rappresentato per ciascun uomo da un qualche simbolo mondano, resta altrove, nel divino, irraggiungibile, intoccabile, insporcabile.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" target="_blank" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license" target="_blank"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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&lt;button onclick="window.open('https://www.youtube.com/channel/UCm8Hwm9voWqxUJONbNl8EIg');"&gt;YouTube&lt;/button&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>La filosofia come impiego </title><link>https://costruttiva-mente.blogspot.com/2021/12/la-filosofia-come-impiego.html</link><category>Filosofia e/è Arte</category><author>noreply@blogger.com (Federico Sollazzo p.sollazzo@inwind.it)</author><pubDate>Thu, 30 Dec 2021 19:33:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-4113756902064050679.post-1668243666101230974</guid><description>&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Credo che al di là del grado e del tipo di allontanamento dalla filosofia che diverse istituzioni e persone, fuori e dentro l'accademia, rappresentano, e che si può manifestare in modi molteplici (studio scientifico, divulgazione, consulenza, pratica, ecc.), si sia già al di fuori della filosofia quando si ritiene che essa possa (o addirittura, debba) essere "impiegata".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Questo, di primo acchito, perché ogni impiego è un'applicazione di quella cosa e non quella cosa in quanto tale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Ma approfondendo appena un po', il punto è che la filosofia non è impiegabile in nessun modo e per nessuno scopo, perché è lei che impiega noi; e dopo che ci ha impiegati, noi cerchiamo di darci conto dell'esperienza che ci è capitata. Ecco perché anche il darne una definizione (anche quella generica che sembra io stia dando qui) è impossibile: la si può definire solo &lt;i&gt;ex post&lt;/i&gt;, dopo che è passata, ma a quel punto la definiamo dal di fuori di essa, e quindi quello non è più un dire filosofico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;Ecco cosa, a priori, funge da indicatore del trovarci di fronte ad esperienze autenticamente filosofiche o meno: la pseudofilosofia pretende di fare della filosofia un qualche impiego.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: times;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;&lt;img alt="Licenza Creative Commons" src="https://i.creativecommons.org/l/by-nc/4.0/88x31.png" style="border-width: 0px;" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span property="dct:title" xmlns:dct="http://purl.org/dc/terms/"&gt;CriticaMente&lt;/span&gt; di &lt;a href="https://costruttiva-mente.blogspot.com/p/curriculum-vitae-e-lista-delle.html" property="cc:attributionName" rel="cc:attributionURL" xmlns:cc="http://creativecommons.org/ns#"&gt;Federico Sollazzo&lt;/a&gt; è distribuito con Licenza &lt;a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/" rel="license"&gt;Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale&lt;/a&gt;.

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