<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:blogger='http://schemas.google.com/blogger/2008' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540</id><updated>2026-03-31T00:07:40.579+00:00</updated><category term="sinistrerie"/><category term="veltronismo"/><category term="governo prodi"/><category term="jihad"/><category term="fratelloembrione"/><category term="cose di chiesa"/><category term="roma"/><category term="qualche idea"/><category term="Cultura o quasi"/><category term="francia"/><category term="iraq"/><category term="in-giustizia"/><category term="sarko"/><category term="anni di piombo"/><category term="sofri"/><category term="Oriana"/><category term="comunismo"/><category term="rime sparse"/><title type='text'>il blog dell&#39;ANARCA</title><subtitle type='html'>...il blog di Giampaolo Rossi...</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default?redirect=false'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;redirect=false'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>227</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-6649396990939476100</id><published>2011-08-11T08:05:00.000+00:00</published><updated>2011-08-11T08:05:42.296+00:00</updated><title type='text'>Nuovo indirizzo</title><content type='html'>Dopo molte peripezie, l&#39;Anarca ha cambiato casa. Il trasloco è stato lungo e dfficile ma alla fine l&#39;arredamento minimalista è preferito. Ora, per chi vuole venire a trovarmi, &lt;a href=&quot;http://blogdellanarca.wordpress.com/&quot;&gt;“questo è il nuovo indirizzo&lt;/a&gt;. Altrimenti, nemici come prima...</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/6649396990939476100/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/6649396990939476100?isPopup=true' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/6649396990939476100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/6649396990939476100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/08/nuovo-indirizzo.html' title='Nuovo indirizzo'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-7327224553309710674</id><published>2011-07-29T12:01:00.006+00:00</published><updated>2011-07-29T12:23:11.531+00:00</updated><title type='text'>Spider Truman e la stupidità della Rete</title><content type='html'>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgKEiizLK3Rr6ryqC1fH2oDXZzzfZtZ66NvW7nsVV4hHEZrZBNvs1P36Mj3z3k2hvOr4ph_GWfFHB73I0JRCp7a5oBc8pfR5AaBtYipxpbTkbp6codT4FBgh9UbkyTiNxfnBxHW/s1600/spider-truman-20-07-2011.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;153&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgKEiizLK3Rr6ryqC1fH2oDXZzzfZtZ66NvW7nsVV4hHEZrZBNvs1P36Mj3z3k2hvOr4ph_GWfFHB73I0JRCp7a5oBc8pfR5AaBtYipxpbTkbp6codT4FBgh9UbkyTiNxfnBxHW/s200/spider-truman-20-07-2011.jpg&quot; t$=&quot;true&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: blue; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;La storia è questa: giorni fa su Facebook viene aperta una pagina anonima, intitolata &lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/#!/pages/I-segreti-della-casta-di-Montecitorio/232643153433351&quot;&gt;“i segreti della casta di Montecitorio”&lt;/a&gt;, in cui uno sconosciuto ex-precario, licenziato dopo 15 anni dal Palazzo, decide di svelare tutti i privilegi di cui godono i parlamentari e di cui lui è venuto a conoscenza negli anni trascorsi nelle segrete stanze del potere. In tempi di antipolitica, in cui colpire la casta è tornato sport nazionale, una cosa del genere non poteva non avere successo; in termini di marketing lo chiameremmo “giusto posizionamento”. In pochi giorni il sito raggiunge centinaia di migliaia di contatti, viene linkato e le informazioni che svela (la gran parte delle quali ovviamente già note), seguendo quella dinamica irrazionale che si chiama “diffusione virale in rete”, si propagano, vengono rilanciate da altri siti e raggiungono persino il mainstream di giornali e televisione; ed è qui che il moto di indignazione e di seriosa solidarietà verso il prode precario in lotta contro la casta infame, raggiunge vette impressionanti, &lt;a href=&quot;http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/rubriche/ContentItem-f5e1d9f1-31cf-41cc-b634-d88b076a8101.html&quot;&gt;con l’unica eccezione in Rai del Tg1 di Minzolini&lt;/a&gt; che prova a demitizzare il caso; insomma, il precario, che nel frattempo si è scelto come nome Spider Truman, diventa un caso mediatico e per molti un eroe nazionale. Col passare dei giorni, però, i dubbi iniziano ad affiorare sia sulla identità del personaggio, sia sulla sua presunta esistenza, tra teorie complottiste e video fasulli comparsi su YouTube; fino a quando un blogger non riesce a risalire al nome di Francesco Caruso, ex deputato di Rifondazione Comunista nella precedente legislatura e leaderino dei no-global italiani. Intervistato da un giornalista del Corriere, Caruso nega, balbetta, singhiozza, riattacca il telefono all’intervistatore, ma alla fine cede dichiarando che Spider Truman non è lui ma un suo amico “disgraziato, che non è bravo su internet e non è molto alfabetizzato”; e che lui gli avrebbe solo scritto i post e glieli avrebbe pubblicati. Passa un giorno e finalmente Spider Truman si fa vivo e dichiara di essere uno “in carne e ossa”, conferma la sua storia di ex-precario, accusando Caruso di essersi fatto scoprire come un pivello.&lt;br /&gt;
Mentre forse i due amici se le stanno ancora dando di santa ragione per decidere chi tra loro è stato più pirla, proviamo a fare una serie di considerazioni su questa ridicola fiction-web all’italiana..&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;La prima considerazione riguarda la cosiddetta casta dei politici&lt;/span&gt;. A verificare i loro privilegi viene da ridere: se si confrontano con quelli di cui godono magistrati o dirigenti di grandi aziende pubbliche, i parlamentari italiani sembrano degli sfigati. Tassi a mutui agevolati o viaggi gratis in treno sono cose da principianti. Solo che quelli dei parlamentari si chiamano privilegi mentre quelli degli altri si chiamano benefits.&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;La seconda considerazione riguarda l’eroico precario&lt;/span&gt;. Il problema non è che lo hanno licenziato, ma il contrario: perché non lo hanno licenziato prima. Come è possibile che uno che “non è alfabetizzato”, “non sa usare internet” e deve ricorrere a Francesco Caruso (non so se mi spiego) per mettere insieme due frasi scritte, abbia potuto lavorare per 15 anni a Montecitorio? Magari togliendo il posto a persone ben più qualificate? E se il vero privilegiato fosse stato lui?&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;La terza considerazione è la più importante e riguarda tutti noi&lt;/span&gt;. Molti miei amici su Facebook non hanno esitato a sposare la causa del precario-blogger. La cosa mi ha sorpreso perché molti di loro appartengono a culture liberali e moderate e comunque tutti sono persone intellettualmente evolute e capaci di pensiero critico e non conformista. Come è possibile allora che possano aver ritenuto credibile uno come Spider Truman? La riposta sta nella natura doppia dei cosiddetti media “democratizzati”. Le piattaforme “social” conservano un’ambiguità che affianca, alla possibilità di conoscenza, una quantità di informazione spesso superficiale, anonima (come nel caso di Spider Truman) quindi non verificabile, e semplicemente rumorosa. &lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;Anche la verità, al tempo di internet, rischia di diventare “on demand”: una verità su richiesta. Non si cerca più il vero ma ciò che noi desideriamo sia vero, magari sotto la pressione delle nostre frustrazioni sociali e delle nostre rabbie&lt;/span&gt;. E questa verità on demand, in rete, è facilissimo trovarla, proprio perché il costo di produzione e distribuzione è praticamente zero; basta un ex precario analfabeta travestito da vittima, per procurarcela. Questo fenomeno di condizionamento sociale, già indotto al tempo dei mass media che hanno generato i totalitarismi del ‘900, è oggi l’altra faccia, quella buia, del mondo virtuoso e relazionale dei social media.&lt;br /&gt;
La verità cessa di essere un processo critico di acquisizione, faticoso, per divenire una confezione bella, accattivante e a portata di mano. Può avere il volto di Spider Truman o quello di un frammento di un’intercettazione audio pubblicata fuori contesto per costruire teoremi. Lanciato il sasso, la rete consente di propagarlo con un effetto “eco” di distorsione e amplificazione, praticamente infinito&lt;/span&gt;.&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt; &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;E non sempre la rete ha in sé gli strumenti di difesa da tutto questo.&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;L’unica difesa è la nostra intelligenza, per non cadere in quella stessa stupidità che un grande scrittore visionario come J.G. Ballard attribuiva ai pubblicitari: “l’inveterata abitudine di assaggiare la confezione invece del prodotto”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;© Il Tempo,&amp;nbsp;29 Luglio 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/7327224553309710674/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/7327224553309710674?isPopup=true' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/7327224553309710674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/7327224553309710674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/07/la-storia-e-questa-giorni-fa-su.html' title='Spider Truman e la stupidità della Rete'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgKEiizLK3Rr6ryqC1fH2oDXZzzfZtZ66NvW7nsVV4hHEZrZBNvs1P36Mj3z3k2hvOr4ph_GWfFHB73I0JRCp7a5oBc8pfR5AaBtYipxpbTkbp6codT4FBgh9UbkyTiNxfnBxHW/s72-c/spider-truman-20-07-2011.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-7310532077633705733</id><published>2011-07-12T12:19:00.001+00:00</published><updated>2011-07-12T12:19:35.265+00:00</updated><title type='text'>Ora paghino gli spioni italiani</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiJcFO1GH0CYU-4nakUc50Z99WXDPgLPworBwaWCdZXYAVsC1fNOknl9qkfCgbBKZPYe9n7_Hkg0jdMASzI3vWBLcGnDPJ2lCOxve3SZmMcma8TJOP4k9j4IDPCVrzxtMvnAGr7/s1600/now.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200&quot; m$=&quot;true&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiJcFO1GH0CYU-4nakUc50Z99WXDPgLPworBwaWCdZXYAVsC1fNOknl9qkfCgbBKZPYe9n7_Hkg0jdMASzI3vWBLcGnDPJ2lCOxve3SZmMcma8TJOP4k9j4IDPCVrzxtMvnAGr7/s200/now.jpg&quot; width=&quot;166&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Italia e Inghilterra sono nazioni molto diverse tra loro: e grazie, direte voi, l&#39;Inghilterra è un’isola abituata a starsene in mare aperto, mentre l’Italia è una penisola abituata a stare attaccata sempre a qualche cosa. Ma anche senza bisogno di guardare il mondo dalla luna, non ci vuole molto a capire che tra il paese di Pulcinella e quello della perfida Albione è difficile trovare cose che si accordino. Per esempio, in Inghilterra si guida a sinistra e si gioca a cricket, mentre in Italia si guida male e si gioca a tressette. L’Inghilterra ha una monarchia costituzionale, mentre l’Italia ha una Costituzione monarchizzata. In Inghilterra piove tanto ma poi si asciuga tutto, in Italia piove meno ma sempre sul bagnato.&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Da oggi, le differenze tra Italia ed Inghilterra sono ancora di più; e non attengono solo alla geografia o alle abitudini; ma anche a quei due piccoli, trascurabili, insignificanti elementi di una democrazia liberale che si chiamano &quot;etica e informazione&quot;&lt;/span&gt;. Il fatto che Rupert Murdoch sia stato costretto a chiudere lo storico settimanale britannico &quot;News of the World&quot; dopo lo scandalo delle intercettazioni illegali e l&#39;arresto dell’ex direttore del tabloid e di un altro giornalista, ha scavato un baratro di polemiche sull&#39;etica dell’informazione britannica e ha svelato il vero volto del mondo dei media; un volto che i polverosi difensori dell’ottocentesco &quot;diritto all’informazione&quot; hanno provato a nascondere fino ad oggi e non solo in Inghilterra. &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Ora, già il fatto che lì, un giornalista vada in galera per aver commesso un reato legato alla sua professione, lascia la stampa italiana stranamente silenziosa e imbarazzata&lt;/span&gt;; non si sentono commenti, valutazioni, né strali particolari contro il chiaro attentato alla libera stampa e il rumoroso silenzio di tutti di fronte a quello che sta succedendo in Inghilterra è quantomeno sospetto. E quando qualcuno parla, sarebbe meglio che stesse zitto, come nel caso di Piero Ottone che, intervistato su l’Unità, ha paragonato lo scandalo inglese al caso Boffo, che, ovviamente, con l’abuso di intercettazioni illegali che si fa anche in Italia, non c’entra assolutamente nulla. Bisogna dire, però, che anche in Inghilterra i teorici del giornalismo militante qualche castroneria la dicono. Peter Wilby sul Guardian, il quotidiano che ha denunciato con maggiore forza lo scandalo, si è affrettato a spiegare che comunque &lt;em&gt;“il giornalismo non può funzionare secondo codici giuridici rigidi”&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;“deve operare a volte ai margini della legge e della moralità”&lt;/em&gt;. Ai margini sì, ma del tutto fuori, no; tra un giornalismo d’inchiesta e uno dal buco della serratura c’è una bella differenza.&lt;br /&gt;
E allora, in attesa di capire gli sviluppi delle vicenda, proviamo a riprendere il gioco delle differenze e sancire alcune cose: per esempio, che &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;in Inghilterra i direttori di giornali che pubblicano intercettazioni illegalmente alla fine finiscono in galera, mentre in Italia vincono premi giornalistici e diventano campioni di moralismo&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;
Oppure che &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;in Inghilterra i giornali che pubblicano intercettazioni illegalmente vengono chiusi dai loro stessi editori, anche se hanno 168 anni di vita, mentre in Italia diventano il fiore all&#39;occhiello dei potentati editoriali&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;
O ancora, che in Inghilterra i giornali che pubblicano intercettazioni illegalmente perdono introiti pubblicitari, perché le grandi aziende si rifiutano di investire in un&#39;informazione eticamente irresponsabile, mentre in Italia aumentano i ricavi pubblicitari perché vendono più copie.&lt;br /&gt;
Ma la differenza più eclatante che emerge da questa vicenda è che perlomeno l&#39;Inghilterra, anche nell&#39;immoralità, rimane un paese in cui capitalismo e impresa privata sono cose serie. &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Perché lì, le intercettazioni illegali se le pagano di tasca loro quelli che le pubblicano&lt;/span&gt;, come hanno fatto i responsabili del tabloid inglese assoldando detective e spioni privati o comprandole direttamente da poliziotti corrotti. &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Mentre in Italia le intercettazioni pubblicate illegalmente le paghiamo direttamente noi contribuenti&lt;/span&gt;, perché sono quelle che i magistrati raccolgono in massa per le inchieste ma che, seppure irrilevanti o addirittura da distruggere, finiscono, guarda caso, nei cassetti delle redazioni dei segugi di questo giornalismo da buco della serratura. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Per cui, dal nostro piccolo, lanciamo un appello: &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;cari editori e giornalisti italiani, su una cosa prendete esempio dall’Inghilterra. Volete continuare a pubblicare intercettazioni illegalmente per vendere più copie, dietro la balla del &quot;diritto all&#39;informazione&quot;? Va bene, ma almeno pagatevele da soli.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;© Il Tempo, 12 Luglio 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/7310532077633705733/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/7310532077633705733?isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/7310532077633705733'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/7310532077633705733'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/07/ora-paghino-gli-spioni-italiani.html' title='Ora paghino gli spioni italiani'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiJcFO1GH0CYU-4nakUc50Z99WXDPgLPworBwaWCdZXYAVsC1fNOknl9qkfCgbBKZPYe9n7_Hkg0jdMASzI3vWBLcGnDPJ2lCOxve3SZmMcma8TJOP4k9j4IDPCVrzxtMvnAGr7/s72-c/now.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-5389273525176789337</id><published>2011-07-05T18:36:00.001+00:00</published><updated>2011-07-05T19:32:27.879+00:00</updated><title type='text'>il piccolo giudice (una storia francese, molto italiana)</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjyGRguBE7XwFUASHMKi_OkubNncHusOZDmVNq_UzbY0RMYY0mVyitE8Ign2gax5MLKnMGkOnmIxwr1DOj-BN0lcDxihZgxdFZcc9q3T5Z95sbv-5dF3l51d6CKAQ64w1a2xkDE/s1600/giudice.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;195&quot; i$=&quot;true&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjyGRguBE7XwFUASHMKi_OkubNncHusOZDmVNq_UzbY0RMYY0mVyitE8Ign2gax5MLKnMGkOnmIxwr1DOj-BN0lcDxihZgxdFZcc9q3T5Z95sbv-5dF3l51d6CKAQ64w1a2xkDE/s200/giudice.jpg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;Il giudice francese Henri Pascal si troverebbe a suo agio nell’Italia di oggi, quella del circo mediatico-giudiziario, dei processi a mezzo stampa, dei teoremi giornalistici e delle intercettazioni pubblicate senza pudore. Fu lui, già negli anni ’70, ad affermare che &lt;em&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;“tutto può essere pubblico nel nostro lavoro. Dobbiamo realizzare l’istruttoria e giudicare tutto sotto il controllo pubblico”&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. Cosa non diversa da quello che sosteneva vent’anni prima il comunista Yves Péron, figura storica della Resistenza francese e già vicepresidente dell’Alta Corte di Giustizia, quando disse che &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;&lt;em&gt;“la giustizia, essendo fatta in nome del popolo, deve funzionare sotto il suo controllo, cioè sotto il controllo dell’opinione pubblica”&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;. Tutto chiaro, tranne una cosa: qual è l’opinione pubblica? E’ ovvio, quella costruita dai giornali e dalla televisione, cioè dalla libera stampa. Quindi, ricapitolando, la giustizia deve essere sotto il controllo dell’opinione pubblica che è sotto il controllo dei media.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;Dalla teoria alla pratica: il giudice Henri Pascal fu il protagonista di uno dei fatti di cronaca giudiziaria più controversi della storia di Francia. Nell’aprile del 1972, in un terreno alla periferia di Bruay-en-Artois, cittadina mineraria a nord della Francia, venne ritrovato il cadavere di una quindicenne del luogo, strangolata e mutilata. Sulla base di una testimonianza priva di riscontri oggettivi e contraddittoria, il giudice Pascal incriminò e arrestò il notaio del luogo, Pierre Leroy. In una città di minatori, il notaio rappresentava in qualche modo un potente da abbattere, l’intoccabile contro cui un giudice di provincia di 57 anni, forse un po’ frustrato e molto di sinistra, poteva pensare di costruire la sua immagine di paladino della giustizia pubblica. Il caso divenne immediatamente politico e il notaio Leroy il nemico di classe contro cui scatenare l’odio sociale. Aperta la gabbia mediatica, l’intera vita del notaio-mostro fu divorata dalle iene del giornalismo giustizialista che portarono nell’arena dell’opinione pubblica persino i suoi aspetti più intimi e personali. Il giudice Pascal iniziò ad invadere televisioni e giornali con interviste, dichiarazioni, foto che lo resero un eroe del suo tempo. E quando, dopo tre mesi, il notaio fu scarcerato per l’inconsistenza delle accuse, l’opinione pubblica, sempre quella, si costituì persino in un “Comitato per la verità e la giustizia” (ricorda qualcosa?), con a capo il minatore sindacalista Joseph Tournee, avversario politico di Leroy, che ebbe l’adesione persino di Jean Paul Sartre, il più insulso filosofo del ‘900 ma ottimo movimentatore di coscienze civili.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;L’affaire di Bruay-en-Artois inaugurò in Francia quel rapporto perverso tra media e giustizia che ha avuto poi in Italia sviluppi straordinari e aberranti. Se il giudice Pascal avesse dovuto affrontare non un caso di omicidio nella Francia degli anni ’70, ma una lunga e laboriosa indagine nell’Italia degli anni 2000, non si sarebbe fatto pregare nell’uso di intercettazioni e nella loro pubblicazione. Perché&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt; la logica perversa di questa cultura ereditata da un’idea di democrazia del controllo, è che la pubblicità di un’indagine sarebbe addirittura garanzia di tutela per l’inquisito. In altre parole, sbattere il mostro in prima pagina è un favore che si fa al mostro per potersi difendere meglio e alla democrazia per meglio essere informata.&lt;/span&gt; Se poi domani il mostro non risultasse più tale il problema è solo suo (del mostro ovviamente!). Le idee del giudice Pascal sono identiche a quelle oggi diffuse in Italia dai dispensatori di intercettazioni e dai creativi dei teoremi giudiziari.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;Il problema è che il mondo dei media si muove come un grande attrattore capace di manipolare la realtà e trasfigurarla. Una volta che il tuo nome è sparato sui media, dentro contesti precisi, la possibilità di modificare l’immagine è pressoché nulla, se i media stessi non lo vogliono. Daniel Soulez Lariviere, uno dei più prestigiosi avvocati francesi, già negli anni ’90, scriveva che &lt;em&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;“la verità mediatica resta più forte della verità vera”&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. E questo vale ancora di più al tempo di internet, dei motori di ricerca che fissano nel tempo la vita delle persone impedendo di modificare giudizi e profili. La presunzione d’innocenza diventa un optional e la garanzia di uno Stato di diritto, che prevede che pubblico sia solo il processo, un passatismo da vecchia democrazia novecentesca superata dalla nuova democrazia mediatica.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Media e giustizia non possono essere considerati ambiti separati ed autonomi l’uno dall’altro&lt;/span&gt;. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Interagiscono tra loro creando un meccanismo vorticoso di condizionamento reciproco. E così, accade che il magistrato diventi giornalista, diffondendo informazioni che dovrebbero rimanere segrete; e il giornalista si faccia magistrato, mettendosi a costruire teoremi giudiziari sulla base di interessi politici dei grandi gruppi di riferimento o sulla base delle proprie paranoie. Da questo orrore guadagna il magistrato che si trasforma in eroe mediatico aumentando le proprie quotazioni in termini di carriera e protezione corporativa, e guadagna il giornalista, che si trasforma in un segugio ambito da giornali e talk-show. Ma da tutto questo cosa rimane della giustizia e cosa dell’informazione? Nulla.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;Henri Pascal era soprannominato, per la sua altezza, “il piccolo giudice”. Sarebbe il magistrato ideale per questa piccola democrazia italiana ostaggio di una giustizia malata e di un giornalismo misero.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;© Il Tempo, 1 Luglio 2011&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/5389273525176789337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/5389273525176789337?isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/5389273525176789337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/5389273525176789337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/07/il-piccolo-giudice-una-storia-francese.html' title='il piccolo giudice (una storia francese, molto italiana)'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjyGRguBE7XwFUASHMKi_OkubNncHusOZDmVNq_UzbY0RMYY0mVyitE8Ign2gax5MLKnMGkOnmIxwr1DOj-BN0lcDxihZgxdFZcc9q3T5Z95sbv-5dF3l51d6CKAQ64w1a2xkDE/s72-c/giudice.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-1933536116097375242</id><published>2011-06-22T09:07:00.013+00:00</published><updated>2011-06-23T19:58:46.843+00:00</updated><title type='text'>un Pdl senza coraggio</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhrwoLXL3t2fozGXyVn53Haj81M5HNwKCOBO6QvlwSbaLTIaFHa9aJFxsRRt0KvNXUWgZ-8p_uPqPG_fLOPR-nDkMkfPqaxEPe_5D2kMudE_217wPQZwJHdx-2TFVIqt9GoPUpB/s1600/rockwell-norman-no-swimming.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200&quot; i$=&quot;true&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhrwoLXL3t2fozGXyVn53Haj81M5HNwKCOBO6QvlwSbaLTIaFHa9aJFxsRRt0KvNXUWgZ-8p_uPqPG_fLOPR-nDkMkfPqaxEPe_5D2kMudE_217wPQZwJHdx-2TFVIqt9GoPUpB/s200/rockwell-norman-no-swimming.jpg&quot; width=&quot;182&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;Gaetano&amp;nbsp;Quagliariello, intervenendo nel dibattito sul centrodestra, ha affermato che dovremmo cominciare &lt;i&gt;“col chiederci quale Pdl vogliamo”&lt;/i&gt;. E questa è già una discreta base di partenza per un partito che, da quando è nato, non si è chiesto mai nulla e soprattutto non ha permesso ad alcuno di chiedersi qualcosa. Nonostante la miriade di fondazioni ed improbabili think tank credo, a mia memoria, che nessun partito abbia mai goduto di un’assenza di dibattito politico e culturale interno e di una così spaventosa immobilità intellettuale come quella che ha caratterizzato, in questi anni, il Pdl. &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Il paradosso di questo partito, che ha voluto la parola libertà persino nel suo stesso nome, non è tanto l’assenza di libertà, quanto l’assenza del desiderio di libertà della sua classe dirigente&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;Se ne può attribuire la responsabilità al suo leader e al suo carisma totalizzante, ma sarebbe troppo semplice. La realtà è che in questi due anni, se una responsabilità Berlusconi ha avuto, è stata, al contrario, quella di essersi totalmente disinteressato allo strumento partito, delegandone ad altri la realizzazione, sottovalutandone la funzione politica in termini di costruzione di immaginario, aggregazione di segmenti sociali, selezione di classe dirigente e radicamento territoriale. Così facendo, &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;ha consentito ad un’oligarchia famelica di prendere possesso del Pdl imponendo regole attraverso una costante assenza di regole&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;In questi anni abbiamo spesso sentito parlare, dai fumosi teorici del Pdl, di “partito leggero e carismatico” come segno distintivo di questo processo. Ma i partiti leggeri sono in genere riflessi di democrazie pesanti, in grado di costruire un rapporto diretto tra società politica e civile, tra classe dirigente ed elettorato; democrazie in cui la logica delle primarie è naturale. &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Invece, né partito pesante, né partito leggero, il Pdl è rimasto sospeso a mezz’aria, in balia del minimo soffio di vento contrario&lt;/span&gt;. Ma in natura, così come in politica, sfidare la forza di gravità è cosa impegnativa. Ci vuole innanzitutto la spregiudicatezza e il coraggio che molti dei politici del Pdl non hanno avuto. Le primarie, che questo giornale chiede a gran voce, sono esattamente la forza motrice necessaria a riportare in alto un Pdl che, come la mela di Newton, è caduto in testa ai suoi incauti scienziati e a quel popolo che continua a credere in una democrazia matura e bipolare.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;La realtà è che questo partito oligarchico è anche il prodotto di un’assurda legge elettorale, che consegna nelle mani di burocrazie senza legittimazione il potere di costruire candidature e dirigere destini politici. Per questo, come ha ricordato Giorgia Meloni proprio sul Tempo, se la legge non cambia, le primarie sono ancor più necessarie.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;Il sen. Quagliariello sostiene che la discussione sul Pdl non sarà rimandata alle calende greche e lo dimostra &lt;i&gt;“la determinazione con cui il partito si è dotato di un segretario politico”&lt;/i&gt;. Ottimo. Ma &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;se per questo il Pdl si è dotato anche di un “coordinatore alla Filosofia e ai Valori”, che neppure la sottocaricatura di un Soviet avrebbe mai potuto immaginare.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;Uno dei maggiori filosofi contemporanei, Roger Scruton, scrive che “la società civile è duttile. Quanto lo sia dipende da come la si percepisce. E la si percepisce da come la si descrive. Per questo il linguaggio è uno strumento importante nella politica odierna”. Ecco: il linguaggio politico del centrodestra manifesta una totale assenza di percezione di come sta cambiando il paese e, forse, di come è già cambiato. Per questo, dopo la sconfitta elettorale, nel Pdl è rimasto tutto uguale. Eppure gli spazi della politica continuano a cambiare, cambiano le narrazioni che danno senso a nuove forme di partecipazione. La politica si incontra con una dimensione orizzontale offerta dai nuovi strumenti di comunicazione e dai nuovi linguaggi, che ne mette in discussione la verticalità.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;b&gt;Questi sono i momenti in cui, in politica, serve una cosa sola: il coraggio. Senza di questo nulla può essere cambiato. Occorre dire come stanno le cose: &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;il Popolo della Libertà ha perduto la libertà e sta perdendo il suo popolo&lt;/span&gt;. Prima che al principale partito italiano rimangano solo “il” e “della”, c’è bisogno di un atto di coraggio della sua classe dirigente, politica ed intellettuale. A cominciare dalla scelta delle primarie.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;© Il Tempo,&amp;nbsp;22 Giugno 2011&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;span style=&quot;color: cyan;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #33ccff;&quot;&gt;Immagine:&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #ff6600;&quot;&gt;Norman Rockwell, No swimming, 1921&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/1933536116097375242/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/1933536116097375242?isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/1933536116097375242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/1933536116097375242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/06/un-pdl-senza-coraggio.html' title='un Pdl senza coraggio'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhrwoLXL3t2fozGXyVn53Haj81M5HNwKCOBO6QvlwSbaLTIaFHa9aJFxsRRt0KvNXUWgZ-8p_uPqPG_fLOPR-nDkMkfPqaxEPe_5D2kMudE_217wPQZwJHdx-2TFVIqt9GoPUpB/s72-c/rockwell-norman-no-swimming.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-6368812644931089535</id><published>2011-06-19T08:40:00.004+00:00</published><updated>2011-06-19T08:43:32.616+00:00</updated><title type='text'>la politica si fa Rete</title><content type='html'>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgbC3s1wq2p-rdisUk2sJzJrpYDwQqIrlCcylo4aI3aTKVP6-IIYInGkQh3St22Y-4HIlGOC4ZhElOZH_4w2ye0YznSTaorYrJQWoGZUDW6g_c2rQfMl70RfLstf6eJnREzSLdo/s1600/Berenice+Abbott,+Court+of+the+first+model+tenements+in+New+York+City,+1935-39.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200px&quot; i$=&quot;true&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgbC3s1wq2p-rdisUk2sJzJrpYDwQqIrlCcylo4aI3aTKVP6-IIYInGkQh3St22Y-4HIlGOC4ZhElOZH_4w2ye0YznSTaorYrJQWoGZUDW6g_c2rQfMl70RfLstf6eJnREzSLdo/s200/Berenice+Abbott%252C+Court+of+the+first+model+tenements+in+New+York+City%252C+1935-39.jpg&quot; width=&quot;152px&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #990000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Ed improvvisamente la politica italiana ha scoperto internet. Come d’incanto si è accorta che la Rete non è più una realtà virtuale, ma una realtà, punto e basta. Uno spazio fisico ed un luogo simbolico nel quale prendono forma identità, si alimentano dinamiche sociali, si generano conflitti. In altre parole, la Rete è uno spazio politico.&lt;br /&gt;
Questo vale per la campagna elettorale di Obama costruita su Facebook e su You Tube, per le rivolte arabe in Tunisia ed Egitto alimentate dalla “generazione di twitter”, per le mobilitazioni sociali dei nuovi movimentismi come quello del Tea Party americano o quello degli “indignados” spagnoli, per il ruolo avuto dai social media durante l’ultimo referendum italiano. Vale, e varrà sempre di più. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: blue; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Clay Shirky, su Foreign Affairs, ha spiegato che già oggi i social media permettono di adottare nuove strategie politiche e che, sempre più, queste strategie si riveleranno cruciali. E questo perché le reti digitali nel loro complesso consentono una maggiore diffusione delle informazioni, una maggiore facilità di interazione pubblica da parte dei cittadini e una grandissima velocità di coordinamento dei gruppi. E questo non da ora: nel gennaio del 2001, nelle Filippine, la notizia dell’assoluzione dal processo per corruzione del Presidente Estrada portò in piazza migliaia di cittadini indignati, mobilitati tramite sms, che divennero milioni nei giorni successivi; la capacità di mobilitazione immediata spaventò così tanto la Corte che, qualche giorno dopo, essa dovette rivedere il giudizio votando l’impeachment e costringendo Estrada alle dimissioni. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: blue; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Anche in Italia, seppur timidamente, la Rete sta diventando uno spazio politico abitato soprattutto dai giovani che diventano i nuovi protagonisti di un ritorno alla partecipazione che la politica ufficiale, quella dei frequentatori di salotti televisivi o dei dispensatori di interviste cartacee, ancora non sa riconoscere. La Rete sfrutta il processo di disintermediazione attuato dalla rivoluzione digitale, che disarticola non solo i modelli di integrazione verticale del mercato, ma anche i modelli di organizzazione sociale. La disintermediazione comporta la crisi dei mediatori tradizionali che in politica vuol dire la crisi dei partiti, almeno per come li conosciamo noi dal ‘900.&lt;br /&gt;
Se, come ha spiegato Hanna Arendt, la politica è relazione, ogni relazione ha bisogno di uno spazio fisico dove realizzarsi e di un luogo simbolico dove immaginarsi. La Rete, interattiva e globale, è l’estrema frontiera di un nuovo modello relazionale e quindi politico.&lt;br /&gt;
Ogni rivoluzione sociale, ogni processo di trasformazione che genera cambiamenti radicali, prende forma all’interno di uno spazio fisico, che si trasforma anche poi luogo simbolico necessario a fissare l’immaginario condiviso. La politica stessa è nata all’interno della polis, spazio fisico e simbolico che metteva in relazione gli uomini e formava il corpo sociale.&lt;br /&gt;
Anche le rivoluzioni moderne hanno avuto bisogno di uno spazio fisico e di un luogo simbolico. Quando noi pensiamo alla rivoluzione industriale ci viene in mente immediatamente la fabbrica alla base dei mutamenti del sistema produttivo e dove si sono generati i conflitti sociali. Ma la fabbrica divenne anche il luogo dove il movimento operaio e quello sindacale costruirono la propria identità. Le rivoluzioni idealiste del primo novecento, che prepararono i fermenti politici e culturali del secolo, ebbero come spazio fisico e simbolico i caffè delle città europee, luoghi dove si cospirava, si scrivevano opere letterarie o liriche, si stabilivano accordi politici, si fondavano avanguardie, si elaboravano filosofie: luoghi dove, come ha scritto il filosofo George Steiner, si è “dato contenuto all’idea di Europa”. E il ’68, l’ultima grande rivoluzione politica dell’Occidente, non può essere pensato senza collegarlo alle Università e ai luoghi di produzione di quel sapere che i sessantottini volevano abbattere.&lt;br /&gt;
All’interno della rivoluzione digitale che sta modificando la nostra società dal profondo ed il modo in cui agiamo e pensiamo, la Rete è insieme polis (luogo di relazione), fabbrica (spazio di un nuovo sistema produttivo), caffè (luogo di nuova creatività) e università (spazio di nuovi saperi). La Rete sta diventando lo spazio politico per eccellenza.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: blue; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #990000;&quot;&gt;Se i brontosauri della politica italiana, quelli del giornalismo di carta, quelli che continuano a menarla con Santoro si o Santoro no e che quando parlano d’informazione non vanno oltre il TG delle 20, neanche fossimo ai tempi di Carosello, non si accorgono dello tsunami che li sta investendo, il problema non è solo loro. Purtroppo diventa anche nostro.&lt;/span&gt; La Rete ha un volto oscuro che è impossibile ignorare. La sua dimensione totalmente orizzontale rende il confine tra politica e antipolitica molto labile. Ed il rischio è che la Rete, da spazio politico, diventi il regno dell’antipolitica. E questo serve alla democrazia?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;© Il Tempo, 19 Giugno 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 78%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #33ccff;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 78%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #33ccff;&quot;&gt;Immagine:&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;color: #ff6600;&quot;&gt;Berenice Abbott, Court of the first model tenements in New York, 1937&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/6368812644931089535/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/6368812644931089535?isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/6368812644931089535'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/6368812644931089535'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/06/la-politica-si-fa-rete.html' title='la politica si fa Rete'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgbC3s1wq2p-rdisUk2sJzJrpYDwQqIrlCcylo4aI3aTKVP6-IIYInGkQh3St22Y-4HIlGOC4ZhElOZH_4w2ye0YznSTaorYrJQWoGZUDW6g_c2rQfMl70RfLstf6eJnREzSLdo/s72-c/Berenice+Abbott%252C+Court+of+the+first+model+tenements+in+New+York+City%252C+1935-39.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-3504545005098018254</id><published>2011-06-13T20:24:00.004+00:00</published><updated>2011-06-13T20:32:59.376+00:00</updated><title type='text'>Così l&#39;Europa uscirà dalla Storia...</title><content type='html'>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiFIi3Dlf9aFlWSKhuko5RpDGEItNLj_IGrydDu3oQr-ETerr9KvPlKUTKu0mU3cTXncs23WpMLDIFWpTAfukn-qJf0iSEHB-mZgBHMyM8HP7yWioelcJFqTVZlO7pzWe5tM9Cq/s1600/Piet+Mondrian,+Albero+grigio,+1911,+Haags+Gemeentemuseum,+the+Hague+.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;146px&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiFIi3Dlf9aFlWSKhuko5RpDGEItNLj_IGrydDu3oQr-ETerr9KvPlKUTKu0mU3cTXncs23WpMLDIFWpTAfukn-qJf0iSEHB-mZgBHMyM8HP7yWioelcJFqTVZlO7pzWe5tM9Cq/s200/Piet+Mondrian%252C+Albero+grigio%252C+1911%252C+Haags+Gemeentemuseum%252C+the+Hague+.jpg&quot; t8=&quot;true&quot; width=&quot;200px&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Romano Prodi, qualche giorno fa, è stato categorico: chi mette in discussione l’Europa e alimenta l’euroscetticismo &lt;em&gt;“non ha il senso della Storia”&lt;/em&gt;. Per i tecnocrati di Bruxelles e per i loro referenti politici (e Romano Prodi è uno di questi), il “senso della Storia” è l’estrema difesa dietro la quale riparare il progetto di integrazione europeo dallo tsunami che rischia di investirlo. Perché per ora, chi sta uscendo dalla storia è proprio l’Europa, arrivata al suo punto di non ritorno. La crisi finanziaria, quella economica, la debolezza della sua politica nello scacchiere globale, i processi di disgregazione sociale indotti dall’immigrazione e dalla perdita delle identità e l’espandersi incontrollato di un Moloch burocratico che svuota la democrazia di ogni funzione rappresentativa, danno la percezione che il progetto di integrazione sia un grande esperimento di laboratorio mal riuscito; un esperimento costruito sulla pelle dei cittadini e dei popoli europei che ne pagano ora le conseguenze in termini di impoverimento reale, di coesione sociale e di visione del futuro.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #38761d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;Qualsiasi progetto storico si fonda su un principio di autorità riconosciuto e condiviso che è alla base del patto sociale&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;. Esso fonda l’appartenenza, legittima la partecipazione e garantisce la rappresentatività di chi governa. In assenza di un’autorità riconosciuta, un progetto storico non genera libertà ma la nega.&lt;/span&gt; Chi ha costruito l’Europa in questa maniera, ha fatto in modo che le forme di governo reale fossero invisibili, l’autorità impalpabile e un’anonima elite tecno-finanziaria condizionasse le dinamiche politiche attraverso lo strumento della moneta unica e lo svuotamento di ruolo e funzione dei governi nazionali. L’antropologa &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Ida Magli&lt;/span&gt;, da sempre contraria a questo processo di unificazione europea, sottolinea come la perdita del “vincolo esterno” di un’autorità legittimata, svuoti il potere trasformandolo in qualcos’altro. In Europa, questo altro è la mastodontica Burocrazia che ingessa la vita degli europei e la sottopone ad un controllo continuo fatto di regole, costrizioni e pagelle.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #38761d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Hermann Van Rompuy&lt;/span&gt;, il Presidente dell’Unione Europea, in una recente intervista ha dichiarato che il Parlamento europeo, che ormai &lt;em&gt;“decide su tutto”&lt;/em&gt;, è uno &lt;em&gt;“dei più potenti parlamenti del mondo perché non deve sostenere alcun governo”&lt;/em&gt;. Ecco svelata la mostruosità di Bruxelles. Se non c’è un governo, non esiste un potere legittimo. &lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;L’Europa non è una democrazia sovrana ma una democrazia regolatoria, che schiaccia i suoi cittadini sotto un totalitarismo burocratico che s’insinua in ogni aspetto dell’esistenza&lt;/span&gt; arrivando a normare, per esempio, i &lt;em&gt;“valori massimi di oscillazione della mano e del braccio nell’uso del martello pneumatico”&lt;/em&gt; o a costituire organismi surreali come l’Eu-Osha, per la sicurezza sul lavoro, controllato da 84 consigli di amministrazione.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #38761d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Per sostenere questa impalcatura spietata di burocrazia e di potere, a Bruxelles hanno persino coniato un nuovo tipo di lingua. Uno dei più brillanti filosofi contemporanei, &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Roger Scruton&lt;/span&gt;, ha esaminato con attenzione ciò che lui ha chiamato “Eurocratese”, la neolingua delle elite europee, funzionale, al pari di quella evocata da George Orwell, &lt;em&gt;“non a descrivere la realtà ma ad affermare il potere sopra di essa”&lt;/em&gt;. L’eurocratese serve a conservare il sistema di privilegi su cui si fonda il dominio in Europa e per questo deve risultare incomprensibile e misterica ed in grado anche di modificare il senso delle cose. L’eurocratese è lo strumento privilegiato per impedire ai cittadini di partecipare e rendersi consapevoli dei processi decisionali.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #38761d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Persino un pensatore “europeista” come &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Jürgen Habermas&lt;/span&gt;, ha dovuto ammettere che &lt;em&gt;“l’integrazione europea, da sempre portata avanti senza la partecipazione del popolo, si è infilata in un vicolo cieco”&lt;/em&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;La natura realmente non democratica dell’Unione Europea diventa oggi, però, il rischio maggiore per le elite di Bruxelles. Se l’assenza di partecipazione e di coinvolgimento di cittadini e di comunità ha consentito al potere burocratico di definire linee politiche ed economiche in maniera del tutto autoritaria, l’assenza di legittimità diventa oggi per esso il primo pericolo. Molti economisti prevedono che la crisi finanziaria scoppiata in Grecia si possa allargare ad altri paesi a meno che Bruxelles non imponga un nuovo pacchetto di aiuti che contrarrà l’economia dell’eurozona per anni. La possibilità di default dell’euro è reale. Lo scollamento tra cittadini europei e burocrazia di Bruxelles renderà sempre più difficile far accettare ricette economiche e finanziarie penalizzanti, soprattutto in virtù del fallimento che queste hanno già dimostrato.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #38761d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;La consapevolezza di non contare nulla nei processi decisionali a livello europeo e la percezione che i governi nazionali ormai non sono altro che revisori dei conti di agenzie internazionali di rating e potentati finanziari, rende lo spirito democratico europeo orfano della sovranità.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #38761d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;L’euroscetticismo dilaga non più legato a marginali proteste nazionali, ma come consapevolezza diffusa dell’imbroglio che in questi anni ha tenuto ostaggio l’economia dei popoli europei e la loro stessa possibilità di esprimere democraticamente una politica e un destino. Non più rinchiusi dentro partitini xenofobi, i movimenti antieuropeisti si sviluppano dal nord al sud dell’Europa; trovano sbocco nelle competizioni elettorali divenendo componenti fondamentali dei governi nazionali (come in Finlandia e in Olanda) o prendono la forma di movimenti d’opinione radicati e capaci di influire nell’opinione pubblica (come nel caso degli Indignados spagnoli). Attraversano i vari segmenti sociali e si mescolano alle diverse famiglie politiche. Un sondaggio su Le Monde ha rivelato che in Francia oltre il 50% degli elettori di sinistra sarebbe favorevole ad abbandonare l’Euro. Altro che movimenti populisti di estrema destra. L’antieuropeismo si trasforma sempre più in una sensibilità diffusa di una nuova politica legata ai bisogni del territorio, alla difesa delle identità e all’idea di una libertà garante dei nuovi diritti dell’individuo e della comunità.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Il richiamo romantico all’Europa pensata dai padri fondatori non regge più. E’ troppo evidente l’abisso che divide il sogno carolingio di Adenauer, Schuman e De Gasperi, dalla ragnatela messa in piedi a Bruxelles. Anche il tentativo di spiegare la necessità di questa Europa come lo strumento necessario a difendere le nazioni europee dall’impatto della globalizzazione, appare meno credibile: è proprio la globalizzazione dei mercati che la sta spazzando via.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;La realtà è quella che ha scritto &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Leon de Winter&lt;/span&gt; su Der Spiegel: &lt;em&gt;“l’Europa non esiste. E’ solo il chiodo fisso dei burocrati di Bruxelles”&lt;/em&gt;. &lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;Se l’Europa di Bruxelles non esiste forse potremmo iniziare a farne consapevolmente a meno. E magari cominciare a pensare a come costruire l’Europa dei popoli.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 78%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #33ccff;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;© La Padania, 12 Giugno 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 78%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #33ccff;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 78%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #33ccff;&quot;&gt;Immagine:&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;color: #ff6600;&quot;&gt;Piet Mondrian, Albero grigio, 1911&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/3504545005098018254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/3504545005098018254?isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/3504545005098018254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/3504545005098018254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/06/cosi-leuropa-uscira-dalla-storia.html' title='Così l&#39;Europa uscirà dalla Storia...'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiFIi3Dlf9aFlWSKhuko5RpDGEItNLj_IGrydDu3oQr-ETerr9KvPlKUTKu0mU3cTXncs23WpMLDIFWpTAfukn-qJf0iSEHB-mZgBHMyM8HP7yWioelcJFqTVZlO7pzWe5tM9Cq/s72-c/Piet+Mondrian%252C+Albero+grigio%252C+1911%252C+Haags+Gemeentemuseum%252C+the+Hague+.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-2777887433811850319</id><published>2011-06-01T09:32:00.001+00:00</published><updated>2011-06-01T09:33:18.007+00:00</updated><title type='text'>i &quot;cinipidi&quot; del Pdl</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiFknXulaD-TCWG2-PxDf9o3193Ab2Z1HPOIvNNALdzdc1V0ZyqwMK1mr3Y04DlV3ylX72lS-PaihWQcwIT-locB4GtjFdb76A04Pp02rPqY7Dh26jBD7DdKh5T_1GxJMrTIqSf/s1600/cinipide_castagno.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;171px&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiFknXulaD-TCWG2-PxDf9o3193Ab2Z1HPOIvNNALdzdc1V0ZyqwMK1mr3Y04DlV3ylX72lS-PaihWQcwIT-locB4GtjFdb76A04Pp02rPqY7Dh26jBD7DdKh5T_1GxJMrTIqSf/s200/cinipide_castagno.jpg&quot; t8=&quot;true&quot; width=&quot;200px&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Il cinipide è un piccolo insetto nero, che da anni fa strage di castagni in Piemonte, Toscana e in buona parte del resto d’Italia. Quando aggredisce, per la pianta non c’è scampo. All’inizio il castagno colpito non presenta alcun sintomo particolare, anzi l’albero, da fuori, appare rigoglioso e forte; eppure all’interno, le larve dell’insetto si sviluppano e crescono silenziose e invisibili. Solo quando arriva la primavera, sulle gemme e sulle foglie compaiono delle orribili escrescenze tonde e lisce che le deformano. E’ il segnale che il cinipide ha ormai invaso la pianta e per l’albero può iniziare una lenta agonia che lo porterà a divenire infruttifero, cosa che per un albero è leggermente umiliante.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;Qualcuno si chiederà: ma questo è un editoriale politico o un articolo di agricoltura? E’ un editoriale politico, ovviamente, ma &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;in un paese in cui molti politici sono braccia rubate all’agricoltura, parlare di politica attraverso il cinipide del castagno ci sembrava un’idea folgorante&lt;/span&gt;. La realtà è che il povero editorialista politico che da due anni scrive sulla crisi del Pdl, sulla necessità di riformare quel progetto, e lo fa sull’unico giornale di centrodestra che ha saputo sposare posizioni critiche e lucide sul carosello farsesco di cui Berlusconi si è circondato, non sa più cosa inventarsi per farsi ascoltare. Ma dopo che ieri, il direttore Mario Sechi, ha chiesto a gran voce le dimissioni dei vertici del Pdl e condannato “l’oligarchia senza voti e spirito” che si è impossessata del partito, il bravo editorialista politico prende la palla al balzo e rincara la dose; perché, a ben vedere, un parallelismo tra il Pdl e il castagno agonizzante, c’è. Un albero che non da frutti è come un partito che non prende voti; alla fine a che serve? L’albero a fare ombra, ma un partito? &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;La realtà è che, al pari dei castagni toscani e piemontesi, anche il Pdl si è riempito, in questi anni, di cinipidi&lt;/span&gt;. E ora se ne vedono le conseguenze. I pochi che avevano avvertito il pericolo sono stati mandati a coltivare cipolle, mentre la colonia di cinipidi si è ingrandita prendendosi sempre più potere, visibilità e spazio decisionale. Ha sfruttato la distrazione, la debolezza dell’organismo vivente aggredito, la sua giovane età (in fondo l’albero del Pdl ha appena due anni). E così, pezzo dopo pezzo, il Pdl è stato invaso da una colonia di insetti che lo hanno massacrato. Ora Berlusconi si ritrova con un albero infruttifero, debole e cadente.&lt;br /&gt;
Il rischio, lo abbiamo già detto altre volte, è più grande di quanto Berlusconi immagini. Il suo ruolo, nella storia politica del paese, è legato indissolubilmente alla creazione del bipolarismo italiano, di cui, l’albero del Pdl, doveva essere l’asse centrale. Se il Pdl smette di fare frutti (cioè cessa di raccogliere consensi, intercettare segmenti sociali, interpretare mutazioni, selezionare classe dirigente vera e non cinipidi) l’intero sistema politico viene meno, non solo il centrodestra. Ma se il bipolarismo muore, Berlusconi non ha più ragione di esistere; nella palude di una nuova frammentazione politica, la sua traccia narrativa si decompone e scompare. Per questo Berlusconi non può permettersi che il Pdl marcisca. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Gli esperti arboricoltori spiegano che &lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;ci sono solo due modi per combattere il cinipide: o tagliare l’albero e bruciarne il tronco per evitare che l’epidemia si propaghi, oppure coltivare una colonia di “antagonisti naturali”,&lt;/span&gt; come il torymus sinensis, insetti ectoparassiti che una volta liberati nell’aria, sono in grado di divorare il cinipide e salvare la pianta. Anche Berlusconi ha solo due possibilità per salvare il progetto del centrodestra, prima che le larve parassite lo riducano in polvere: o tagliare di netto l’albero del Pdl, bruciarne la carcassa e piantarne uno nuovo. Oppure, liberare nell’aria una colonia di “antagonisti naturali”, una nuova, giovane, agguerrita e selezionata classe dirigente in grado di mangiarsi i vecchi e ostinati cinipidi che non ci pensano proprio a mollare le foglie che stanno divorando. &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Dopo il presidente operaio, è arrivato il momento del presidente agricoltore&lt;/span&gt;.&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 78%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #33ccff;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;© Il Tempo,&amp;nbsp;1 Giugno&amp;nbsp;2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/2777887433811850319/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/2777887433811850319?isPopup=true' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/2777887433811850319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/2777887433811850319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/06/i-cinipidi-del-pdl.html' title='i &quot;cinipidi&quot; del Pdl'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiFknXulaD-TCWG2-PxDf9o3193Ab2Z1HPOIvNNALdzdc1V0ZyqwMK1mr3Y04DlV3ylX72lS-PaihWQcwIT-locB4GtjFdb76A04Pp02rPqY7Dh26jBD7DdKh5T_1GxJMrTIqSf/s72-c/cinipide_castagno.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-4082451026603256025</id><published>2011-05-23T15:32:00.007+00:00</published><updated>2011-05-23T19:03:07.279+00:00</updated><title type='text'>se il Pdl implode...</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiHQgzjaqLkSA7v0qZvdpZ6RV8AT5t-bA5fBjCqz8zm8PpjpjIOTyJYl2a9VTR6tYxyuxwe5DrXKqm0Jtp1vl7913nd-xB0ftHmPJJiDH1hoOp-vu6-1ArkJ3ZUeVtdg6HWWgaW/s1600/implosione.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200px&quot; j8=&quot;true&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiHQgzjaqLkSA7v0qZvdpZ6RV8AT5t-bA5fBjCqz8zm8PpjpjIOTyJYl2a9VTR6tYxyuxwe5DrXKqm0Jtp1vl7913nd-xB0ftHmPJJiDH1hoOp-vu6-1ArkJ3ZUeVtdg6HWWgaW/s200/implosione.jpg&quot; width=&quot;200px&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: blue; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Indipendentemente da come andranno i risultati dei prossimi ballottaggi, rimane un dato politico su cui bisognerà riflettere dal giorno dopo le battaglie di Milano e Napoli: e questo dato rappresenta la chiave interpretativa sul futuro del centrodestra italiano, molto di più della questione sulla tenuta del governo e della maggioranza. &lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;Il dato politico è il costante ed inesorabile liquefarsi del Pdl&lt;/span&gt;; un processo di disidratazione che non è certo imputabile all’arrivo del primo sole estivo. La sconfitta elettorale del centrodestra rischia di passare in secondo piano rispetto al peso storico che potrebbe avere l’implodere definitivo del partito dopo le elezioni. I segnali ci sono tutti e da molto tempo.&lt;br /&gt;
L’esempio più tragicomico è avvenuto proprio nel Lazio, dove il sindaco di Roma Alemanno, uno degli uomini forti del Pdl, ha appoggiato i candidati della lista della governatrice Polverini (eletta con i voti del Pdl) contro i candidati del Pdl. Risultato: in importanti città dove il centrodestra poteva vincere al primo turno, andranno al ballottaggio due candidati di centrodestra. Alemanno ha spiegato che questo è il nuovo laboratorio politico del Lazio. Ma più che un laboratorio sembra un manicomio.&lt;br /&gt;
La realtà è che da tempo il Pdl è fuori controllo, sottoposto a conflitti, defezioni, ricatti, fratture e inadeguatezze che, con ogni probabilità, aumenteranno nelle prossime settimane facendo emergere con forza l’errore strategico di chi ha sottovalutato l’importanza del partito come spazio necessario alla mediazione e alla ricerca del consenso.&lt;br /&gt;
I teorici del “partito leggero”, coloro che l’hanno voluto privo di reale organizzazione, fragile nella capacità di radicamento e incoerente in quella decisionale, l’hanno costruito come una struttura cava, vuota, funzionale ad essere comitato elettorale nei periodi di guerra (elezioni) e comitato d’interessi nei periodi di pace&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: blue;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;La realtà è che un partito non può essere leggero perché la sua funzione è troppo importante negli equilibri di una moderna democrazia: serve ad attrarre e selezionare classe dirigente, ad intercettare la frammentazione sociale riconducendola ad interessi coerenti di categorie o gruppi di cittadini, a radicare nel territorio aree di consenso, a orientare l’attività del governo accorciando la distanza tra politica e società civile. Per riuscire in questo, un partito moderno ha bisogno di democrazia interna, strutture, regole chiare, gerarchie non imposte, pluralismo, capacità di presenza territoriale. Esattamente tutto ciò che non ha il Pdl&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: blue; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;In questi quindici anni il tratto identificativo della grande intuizione berlusconiana è stato la nascita del sistema bipolare, e con esso di una democrazia finalmente matura, capace di sintetizzare nella dimensione politica la complessità di un paese non più rappresentato dai vecchi partiti ideologici. Fu all’interno di questo bisogno di bipolarismo che nacquero le visioni liberali di uomini come Martino o Pera (oggi non a caso relegati ai margini del Pdl dai nuovi padroni del vapore berlusconiano), i percorsi identitari della nuova destra italiana o quelli riformisti che a tratti, a sinistra, hanno cercato di percorrere. Il Pdl intuito dal Cavaliere doveva essere lo strumento per trainare l’Italia dentro un bipolarismo completo, che sconfiggesse la logica perversa del pro o contro Berlusconi. &lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;Non essere riuscito in questo è stato il più grave errore suo e della sua classe dirigente&lt;/span&gt;. L’epopea berlusconiana non finirà per mano giudiziaria o per complotti mediatici. Ma può finire se questo sistema bipolare dovesse esplodere, riportando l’Italia dentro il pantano politico di una frammentazione di piccoli ed egoistici partiti. Questo sarebbe l’esito più grave della fine del Pdl.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;© Il Tempo,&amp;nbsp;23&amp;nbsp;Maggio 2011&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/4082451026603256025/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/4082451026603256025?isPopup=true' title='29 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/4082451026603256025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/4082451026603256025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/05/se-il-pdl-implode.html' title='se il Pdl implode...'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiHQgzjaqLkSA7v0qZvdpZ6RV8AT5t-bA5fBjCqz8zm8PpjpjIOTyJYl2a9VTR6tYxyuxwe5DrXKqm0Jtp1vl7913nd-xB0ftHmPJJiDH1hoOp-vu6-1ArkJ3ZUeVtdg6HWWgaW/s72-c/implosione.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>29</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-2349588610604788911</id><published>2011-05-18T05:57:00.002+00:00</published><updated>2011-05-18T06:16:53.673+00:00</updated><title type='text'>piccoli berluschini (non) crescono</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh9hL7YT5vMIceenr6vo-R5YPw3X99GTRrcIbli8d17R1hxRw_WxMlalc7cVI9j3tP0ASB9mFBRPJ2baYSho4YFh9GEexbJ6_R6RKg6izObL7LHqmj1aSRirKc-wI-x4GmHnng6/s1600/parrot+ludovici.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200px&quot; j8=&quot;true&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh9hL7YT5vMIceenr6vo-R5YPw3X99GTRrcIbli8d17R1hxRw_WxMlalc7cVI9j3tP0ASB9mFBRPJ2baYSho4YFh9GEexbJ6_R6RKg6izObL7LHqmj1aSRirKc-wI-x4GmHnng6/s200/parrot+ludovici.jpg&quot; width=&quot;141px&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #274e13; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;Vecchi e giovani berluschini crescono, implacabili imitatori del leader maximo ma senza averne il carisma, né la capacità di autoironia, né sopratutto l’empatia trascinante che è tuttora la chiave vincente del suo modello comunicativo&lt;/span&gt;. Li vedi scatenarsi soprattutto nei periodi di campagna elettorale, quando la qualità del dibattito cala ed il tono della comunicazione politica assume aspetti goliardici o addirittura trash. Nell’enfasi del conflitto e della guerra totale, con le categorie di amico e nemico che perdono la loro relatività e diventano assolute, si consumano allusioni pesanti, attacchi, prese di posizione e dichiarazioni al limite dell’horror. Ma se a Berlusconi si possono perdonare barzellette o battute in discesa (quelle a sfondo sessuale, quelle sulle donne di sinistra o quelle sui magistrati) se non altro perché nascono da una personalità unica, complessa e sicuramente non riducibile al “battutismo militante” su cui sembra schiacciata la politica del nostro tempo, la stessa cosa non si riesce proprio a fare ai &lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;miracolati del berlusconismo: quella generazione di politici che pensano che il miglior modo per sembrare degni del ruolo che solo al Cavaliere devono, sia prendere il peggio di lui piuttosto che il meglio&lt;/span&gt;. E così se Berlusconi dice che le donne del Pdl sono più belle di quelle del Pd, ecco giù una sfilza di dichiarazioni dei replicanti di turno su quanto sono racchie le elette di sinistra ed avvenenti quelle di destra. Se Berlusconi attacca con violenza i magistrati definendoli “cancro della democrazia”, subito arriva il replicante governativo, per il quale la magistratura diventa addirittura una “metastasi”.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #274e13; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;L&#39;imitazione accompagna come un&#39;ombra da sempre le leadership; gli antropologi hanno spiegato che la mimesis è la base di quel comportamento emulativo che genera innovazione e, in alcuni casi, conflitto (la “violenza mimetica” di cui parla René Girard). Non solo in politica, ma anche in economia l’imitazione è la via più rapida per innovare. Quello che è un comportamento biologico e naturale finalizzato all’evoluzione della specie, diventa anche comportamento sociale finalizzato all’evoluzione dell’insieme collettivo. Ma ogni imitazione deve introdurre elementi di novità e originalità. Si imita un modello e lo si supera garantendosi l’appropriazione del ruolo e l’adattamento migliorativo delle funzioni. Anche per la politica dovrebbe funzionare così. Il problema si pone quando, del tutto sottomessi ad una logica mediatica che riduce la profondità della politica all’apparenza e il contenuto all’apparire, i politici di centrodestra si affannano ad inseguire Berlusconi su un terreno che può essere solo il suo: quello della dissacrazione della ritualità politica e della rottura degli schemi comunicativi classici. Qui si pone un tema su cui, nel centrodestra, dovrebbero iniziare a riflettere; perché tra imitare e replicare c’è una differenza di specie:&lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt; imitare è tipico degli uomini, replicare è tipico dei pappagalli&lt;/span&gt;. La questione scivola così dall’antropologia all’etologia (la scienza che studia i comportamenti animali), dal regno dell’agire umano al regno animale. I pappagalli usano la loro capacità di fonazione quando sono in cattività: chiusi in una gabbia, replicano la voce umana per attirare l’attenzione del loro padrone, avendo imparato che vocalizzare aumenta l’interesse nei propri confronti. Alcuni dei politici di centro-destra sembrano essere proprio questo: non imitatori di un modello politico di riferimento cui agganciare elementi innovativi, ma variopinti pappagalli impegnati ad attirare l’attenzione del loro ammaestratore, replicandone la voce.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #274e13; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;La questione non si pone a sinistra, perché da quelle parti non esiste alcun centro attrattivo dotato di potenza d’immagine simile a quello di Berlusconi. L’assenza di un modello da imitare spiega perché da quelle parti l’evoluzione si sia arrestata e la sinistra italiana sia abitata da giganteschi brontosauri, intellettuali e politici, in via d’estinzione.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: red; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #274e13;&quot;&gt;A destra, invece, le possibilità evolutive ci sono, eccome. Basta che i leader del Pdl la smettano di fare i pappagalli e tornino dentro sembianze umane, provando anche a pensare, con coraggio, a quale centrodestra immaginano per il futuro e per il dopo.&lt;/span&gt; Perché un berlusconismo, senza Berlusconi, pieno di piccoli berluschini nei modi e nei linguaggi, è un orrore caricaturale, che tutti noi vorremmo vederci risparmiato.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 78%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #33ccff;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;© Il Tempo,&amp;nbsp;13 Maggio 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 78%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #33ccff;&quot;&gt;Immagine:&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;color: #ff6600;&quot;&gt;Albert Ludovici, The parrot house London zoo, 1862&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/2349588610604788911/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/2349588610604788911?isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/2349588610604788911'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/2349588610604788911'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/05/piccoli-berluschini-non-crescono.html' title='piccoli berluschini (non) crescono'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh9hL7YT5vMIceenr6vo-R5YPw3X99GTRrcIbli8d17R1hxRw_WxMlalc7cVI9j3tP0ASB9mFBRPJ2baYSho4YFh9GEexbJ6_R6RKg6izObL7LHqmj1aSRirKc-wI-x4GmHnng6/s72-c/parrot+ludovici.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-4729332103048903730</id><published>2011-05-05T09:31:00.004+00:00</published><updated>2011-05-05T09:33:50.282+00:00</updated><title type='text'>L&#39;America del capitano Achab</title><content type='html'>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEifXoKaXhZX5lYVkKMW07jA79JWs_cNMga8NfTi2IyeEqXpf13IHd0TWcZEttwtIby9JifbwEJJ5X2HQkT4S2IlX0rxi50COx-o0rG56H5POnmxCEZp6Gvs96yPjFk0mu7SATz7/s1600/mobydick.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200px&quot; j8=&quot;true&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEifXoKaXhZX5lYVkKMW07jA79JWs_cNMga8NfTi2IyeEqXpf13IHd0TWcZEttwtIby9JifbwEJJ5X2HQkT4S2IlX0rxi50COx-o0rG56H5POnmxCEZp6Gvs96yPjFk0mu7SATz7/s200/mobydick.jpg&quot; width=&quot;143px&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;L’America sorprende. Liberal o repubblicana che sia, bianca o nera, wasp o multicultural, progressista, conservatrice, governata da un cowboy texano o da un afro di Honolulu, rimane l’unico paese al mondo capace ancora di incarnare uno spirito che supera i confini della propria identità per diventare misura, legge, nomos del mondo dentro la storia.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Per capire cosa ha mosso l’America in questi ultimi 10 anni, bisogna rileggere Moby Dick, e riconoscerla nel capitano Achab, il cacciatore della balena bianca narrato da Herman Melville. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Come il capitano Achab, mutilato da Moby Dick, l’America ferita e mutilata a Ground Zero ha inseguito per 10 anni la sua Balena Bianca. Ha solcato i mari oscuri e sconosciuti delle montagne afgane, delle città pakistane, dei deserti iracheni, per poi trovarla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;. Ma a differenza di Achab, che nel romanzo di Melville muore trascinato nei gorghi dalla sua stessa preda, qui l’America ha vinto: ha arpionato la sua balena con un colpo alla nuca, forse con due, non si sa. Si sa solo che “giustizia è fatta”, ha detto il Presidente americano, forse anche per Achab. &lt;br /&gt;
Moby Dick, che Melville scrisse nel lontano 1851, è il vero romanzo di fondazione dello spirito americano; quello che svela la natura profonda di questa nazione contraddittoria, titanica e universale, costruita non attorno ad una moneta, ad una burocrazia o ad una idea astratta (come l’Europa), ma dentro la realtà di una frontiera dura e spietata che da duecento anni è centro del mondo.&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt; Una nazione immersa nella modernità che essa stessa ha generato, ma che non ha timore di concepire la giustizia legata agli archetipi della vendetta e dell’onore.&lt;/span&gt; E’ questo l’inconscio collettivo che il paese non ha mai rimosso, la struttura mitica che l’America non ha mai rifiutato, neppure dentro l’orizzonte del tempo della tecnica. Anzi, vendetta, onore e giustizia ricorrono ancora oggi in molte grandi narrazioni con cui, ancora oggi, cinema e letteratura costruiscono l’immaginario della nazione. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ma l’eliminazione di Osama bin Laden è molto di più di un atto di giustizia rivestito di vendetta. Non può essere limitata solo ad un’importante operazione antiterroristica, ad un atto di guerra, ad una perfetta azione di intelligence. Travalica persino il complesso mondo dei segni e dei significati simbolici. Essa è la prova che &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;il mondo sarà pure multipolare, come si ripete stancamente, ma il potere rimane unilaterale: ed è ancora quello americano.&lt;/span&gt; Il potere è il concetto più evasivo e indefinibile della dimensione politica. E’ difficile misurarlo ed è composto da troppe variabili: è potere economico, militare, ma è anche e soprattutto potere morale, forza, capacità determinata, visione della storia. Le nazioni che hanno lasciato segni sono quelle che hanno pensato se stesse in una dimensione universale e hanno costruito il proprio spazio sotto forma di “imperium”, che è principio di autorità e legittimità insieme. E oggi l’America rimane un impero, perché è l’unica nazione ancora in grado di pensarsi globale. L’unica nazione ad avere una dimensione morale così ampia da pretendere di far coincidere, in politica estera, gli interessi nazionali con quelli del “mondo libero”.&lt;br /&gt;
Ora, con l’eliminazione di bin Laden, si moltiplicano i giudizi sul presunto nuovo corso del Presidente americano, sempre più in linea con la belligeranza senza sconti del suo predecessore George Bush. Gli scenari si fanno più complessi e indefiniti: i rapporti con il mondo islamico, la possibilità di una recrudescenza terroristica, la crisi economica globale. L’unica cosa certa è che il declino dell’impero americano sembra ancora lontano a venire. Il mondo multipolare arranca; sembra più un’idea che una realtà. L’Europa scompare nella sua inutilità politica, la Cina si chiude nel proprio affarismo autoritario, Russia e India rimangono poco più che potenze regionali e solo l’America si erge come unica potenza capace di imporre “hard power” (forza militare e supremazia tecnologica) e “soft power” (carismatica capacità di attrarre nei suoi valori). Questa consapevolezza prescinde da chi governa il paese. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;La nave che comandava Achab si chiamava Pequod. E’ sul Pequod, “una nave tinta dalle intemperie di tutti e quattro gli oceani” che l’America continua a solcare solitaria i mari di questo scorcio di storia, con molti venti contrari e tempeste all’orizzonte. &lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;Questa America sorprende e, come recita un cartello alzato da un giovane a New York, “America winning”. L’America sta vincendo, e il mondo lo sa. Il sacrificio del capitano Achab non è ancora vano&lt;/span&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;color: black; font-family: Georgia, serif; font-size: xx-small; font-weight: normal; line-height: 20px;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;© Il Tempo, 5 Maggio 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/4729332103048903730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/4729332103048903730?isPopup=true' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/4729332103048903730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/4729332103048903730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/05/lamerica-del-capitano-achab.html' title='L&#39;America del capitano Achab'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEifXoKaXhZX5lYVkKMW07jA79JWs_cNMga8NfTi2IyeEqXpf13IHd0TWcZEttwtIby9JifbwEJJ5X2HQkT4S2IlX0rxi50COx-o0rG56H5POnmxCEZp6Gvs96yPjFk0mu7SATz7/s72-c/mobydick.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-6262603797807620676</id><published>2011-04-20T19:49:00.003+00:00</published><updated>2011-04-20T19:51:37.557+00:00</updated><title type='text'>travagliate</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgIjk_CDHXpTbbdGmR8S5D1B9zKIJ8qzzwGY3YCS9VYjtRl3wzhFq1M3YXaGvAUL-4EjKa5J_KW2QacbVeJX9e6h14WO7ypo-QCoz6FvTBRtcP28igoLLrkpZRrxdjdKlnJEXeI/s1600/travaglio1.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;200px&quot; i8=&quot;true&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgIjk_CDHXpTbbdGmR8S5D1B9zKIJ8qzzwGY3YCS9VYjtRl3wzhFq1M3YXaGvAUL-4EjKa5J_KW2QacbVeJX9e6h14WO7ypo-QCoz6FvTBRtcP28igoLLrkpZRrxdjdKlnJEXeI/s200/travaglio1.jpg&quot; width=&quot;162px&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;color: #20124d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Vanity Fair intervista Travaglio. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #20124d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;Notizia nr. 1&lt;/span&gt;: Travaglio è di destra. Anzi, sarebbe un conservatore se vivesse all’estero. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #20124d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;Notizia nr. 2&lt;/span&gt;: qualche sprazzo di destra come la intende lui, da noi c’è stata: per esempio Romano Prodi. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #20124d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: red;&quot;&gt;Notizia nr. 3&lt;/span&gt;: Travaglio scrive su giornali di sinistra perché i lettori &lt;em&gt;&quot;sono meglio della loro classe dirigente. Più aperti”&lt;/em&gt;. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: #20124d; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Alla fine capisci che non c’è limite a quanto si possa prendere per il culo il prossimo...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/6262603797807620676/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/6262603797807620676?isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/6262603797807620676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/6262603797807620676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/04/vanity-fair-intervista-travaglio.html' title='travagliate'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgIjk_CDHXpTbbdGmR8S5D1B9zKIJ8qzzwGY3YCS9VYjtRl3wzhFq1M3YXaGvAUL-4EjKa5J_KW2QacbVeJX9e6h14WO7ypo-QCoz6FvTBRtcP28igoLLrkpZRrxdjdKlnJEXeI/s72-c/travaglio1.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-1338865826188296351</id><published>2011-04-18T08:39:00.007+00:00</published><updated>2011-04-21T15:21:58.556+00:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sinistrerie"/><title type='text'>Asor Rosa e le utopie</title><content type='html'>&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhWzc4x9Hf2_kYO9Wd1aTjLqLmg5mYXQ84PC8gVzZN0tBXdI2Jgr0ump9p7Sd-PgMzHEBuFbQyHPqphmO-wSDsXbOiTDtk5VtCWln4907Wm5dN0GCeeZGBVvcTUq5sWeJWOOwhk/s1600/ifuneralidiTogliatti,1972.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;151&quot; r6=&quot;true&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhWzc4x9Hf2_kYO9Wd1aTjLqLmg5mYXQ84PC8gVzZN0tBXdI2Jgr0ump9p7Sd-PgMzHEBuFbQyHPqphmO-wSDsXbOiTDtk5VtCWln4907Wm5dN0GCeeZGBVvcTUq5sWeJWOOwhk/s200/ifuneralidiTogliatti%252C1972.jpg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=&quot;color: #0b5394; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Non ci provate, a liquidare la questione come un caso di demenza senile. Troppo facile, ora, farlo passare per il nonnetto rincoglionito della famiglia; quello seduto in poltrona con il plaid sulle ginocchia e il cornetto all’orecchio. Quello che quando gli chiedete: &lt;em&gt;“Nonno, hai preso la pasticca?”&lt;/em&gt; lui risponde ad alta voce: &lt;em&gt;“Garibaldi era una bella persona!”&lt;/em&gt;. Ecco, non ci provate a farci credere che il professor Asor Rosa, nume tutelare del comunismo italiano, sia uno così. Ma state scherzando? Solo perché ha detto che ci vuole uno &lt;em&gt;“stato di emergenza”&lt;/em&gt; che, attraverso carabinieri e polizia, &lt;em&gt;“sospenda tutte le immunità parlamentari, restituisca alla magistratura le sue capacità e possibilità di azione, stabilisca d’autorità nuove regole elettorali”&lt;/em&gt;, voi lo volete rinchiudere a Villa Arzilla? Non ci provate, perché il prof. Asor Rosa è lo stesso che qualche tempo fa, davanti a tutto il gotha dei vostri più giovani intellettuali (da Ettore Scola a Franco Ferrarotti, da Giorgio Valentini a Walter Veltroni), celebrava l’ultima fatica filosofica di Eugenio Scalfari, che ha dieci anni più di Asor Rosa e parla di sé per parlare di Dio.&lt;br /&gt;
Anche perché basta leggere l’intervista che Asor Rosa ha rilasciato sul Manifesto dopo le sue dichiarazioni golpiste, per spiegare meglio quello che Ezio Mauro ha definito &lt;em&gt;“da un punto di vista democratico, tecnicamente un’imbecillità”&lt;/em&gt; (ma solo tecnicamente). Un’intervista esilarante in cui ha citato De Gaulle (si, proprio De Gaulle!), passando dal golpismo al gollismo con la facilità con cui Fini è passato dai berretti verdi di John Wayne ai cappellini viola di Di Pietro. Ha detto che questa crisi della democrazia è accaduta perché i partiti comunisti italiani non sono più in Parlamento (sorvolando sul fatto che in Parlamento non ci sono perché la gente non li ha votati). Eppoi ha svelato che il suo era un paradosso, per porre il problema vero: &lt;em&gt;“come si fa ad impedire che la democrazia distrugga se stessa con la forza della maggioranza?”&lt;/em&gt; Tecnicamente parlando, per dirla con Ezio Mauro, è semplice: cambiando maggioranza.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: blue; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #0b5394;&quot;&gt;Io che non sono un intellettuale, né parlo di me per insegnare a Dio, provo a leggere Asor Rosa dal mio punto di vista, da quello della mia storia personale. E allora mi viene da ricordare che quelli come me la democrazia l’hanno imparata dai bastoni democratici degli antifascisti di papà; quelli che, all’università di Roma, prima andavano a lezione da Asor Rosa e poi venivano ad insegnarci come funzionava la democrazia nata dalla Resistenza nascosti sotto caschi e passamontagna (come è accaduto ancora qualche giorno fa); e alla fine, ci davano pure dei golpisti (cosa che oggi suona molto ironica). E ricordo che noi, giovani studenti di destra, con santa pazienza, molte idee e tanta ironia, avevamo già capito che la&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;democrazia di Asor Rosa e dei suoi nipotini, il loro antifascismo imbalsamato, erano cose troppo seriose per prenderle sul serio&lt;/span&gt;. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: blue; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #0b5394;&quot;&gt;Oggi che io sono solo un po’ più maturo e Asor Rosa è solo molto, molto più vecchio, mi sorge un sentimento di &lt;em&gt;pietas&lt;/em&gt; che allargo a tutti questi grandi vecchi che alimentano l’odio in questo paese: Scalfari, Eco, Dario Fo, Flores D’Arcais, Barbara Spinelli, Furio Colombo e tutti gli altri che sbrodolano giudizi e verità dentro la cloaca mediatica che in-forma questo paese. Forse sono più da compiangere che altro, perché dev’essere veramente brutto invecchiare così male.&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt; Nel loro tramonto irrisolto, nel fallimento delle loro utopie dolorose, i grandi profeti di questa sinistra rimangono patetici e consumati testimoni della loro illusione esaurita. Non vanno presi tanto sul serio. Ci pensano da soli a farlo.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;© Il Tempo,&amp;nbsp;18&amp;nbsp;Aprile 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;color: black;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 78%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: xx-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #33ccff;&quot;&gt;Immagine:&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;color: #ff6600;&quot;&gt;Renato Guttuso, I funerali di Togliatti, 1972&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/1338865826188296351/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/1338865826188296351?isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/1338865826188296351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/1338865826188296351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/04/asor-rosa-e-le-utopie.html' title='Asor Rosa e le utopie'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhWzc4x9Hf2_kYO9Wd1aTjLqLmg5mYXQ84PC8gVzZN0tBXdI2Jgr0ump9p7Sd-PgMzHEBuFbQyHPqphmO-wSDsXbOiTDtk5VtCWln4907Wm5dN0GCeeZGBVvcTUq5sWeJWOOwhk/s72-c/ifuneralidiTogliatti%252C1972.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-5279678538802062052</id><published>2011-04-11T18:18:00.016+00:00</published><updated>2011-04-11T19:01:01.564+00:00</updated><title type='text'>L&#39;incomprensibile &quot;Dottrina Obama&quot;</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiOIpYtLdBMBGzJN4lT9F1EwCdyRhHAAyvCrSyKKl3yrnngA_0V9BnUz8QB66dqw_-dRrfPvm5Y8WJR2RtPdTAehZVdp2lX9SpEXWG7aNwwul_lKM66C3JJbb90MQshJnXuQTXl/s1600/Rob+Amberg,+Mars+Hill+College,+N.C..jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;134&quot; r6=&quot;true&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiOIpYtLdBMBGzJN4lT9F1EwCdyRhHAAyvCrSyKKl3yrnngA_0V9BnUz8QB66dqw_-dRrfPvm5Y8WJR2RtPdTAehZVdp2lX9SpEXWG7aNwwul_lKM66C3JJbb90MQshJnXuQTXl/s200/Rob+Amberg%252C+Mars+Hill+College%252C+N.C..jpg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Quando, all’inizio della crisi libica, il presidente Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti non avrebbero mai inviato truppe di terra per abbattere il regime di Gheddafi, furono non pochi coloro che al Pentagono si misero le mani nei capelli e scossero sconsolati la testa. Una delle regole fondamentali della strategia militare dice infatti che la minaccia di intensificazione del conflitto da parte di chi ha forza superiore, può condurre ad una stabilizzazione; questo perché la minaccia è un elemento di deterrenza capace di limitare l’espandersi del conflitto stesso. Per questo, le dichiarazioni di Obama hanno rafforzato psicologicamente Gheddafi più di quanto lo abbiano indebolito militarmente i bombardamenti della Nato.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: lime;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;Obama non è riuscito a risolvere la contraddizione di fondo della sua dottrina&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;Il richiamo costante al ruolo delle Nazioni Unite e la retorica multipolare hanno generato un cortocircuito tra i mezzi consentiti dall’Onu e gli obiettivi politici dichiarati&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;(in primis la rimozione del regime di Gheddafi); la ormai nota Risoluzione 1973, rivendicata come una propria vittoria diplomatica, ha creato fin dall’inizio forti problemi nella gestione della crisi libica, tanto che &lt;a href=&quot;http://www.foreignpolicy.com/articles/2011/03/29/mission_not_accomplished&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;su Foreign Policy, analisti come John Yoo e Robert Delahunty&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; l’hanno definita una vera e propria &lt;em&gt;“camicia di forza alle scelte militari e politiche degli Stati Uniti”&lt;/em&gt;. La Risoluzione, ricordiamolo, non autorizza ad abbattere il regime di Gheddafi né ad addestrare ed armare i ribelli, tanto che, come scrive oggi il Guardian, i britannici stanno pensando di assoldare loro stessi truppe mercenarie o compagnie di sicurezza private da affiancare agli insorti; la Risoluzione, inoltre, non autorizza il sequestro delle aree petrolifere vitali per l’economia mondiale, che di fatto potrebbero essere danneggiate da Gheddafi come provò a fare Saddam in Kuwait, né la distruzione degli arsenali chimici del colonnello, tranne che nel caso di loro utilizzo. Addirittura la risoluzione sembra affermare l’obbligo della coalizione ad intervenire contro i ribelli stessi nel caso siano loro a colpire la popolazione civile. Come potesse una Risoluzione del genere consentire di realizzare gli obiettivi politici prefissati (cioè la caduta di Gheddafi), neanche Obama ha mai potuto spiegarlo. E infatti oggi, la decisione di defilarsi dalle operazioni libiche, limitandosi ad un’azione di appoggio e lasciando di fatto il comando operativo a Gran Bretagna e Francia appare come una frettolosa risposta a una paura che si stava diffondendo in America: e cioè che la “periferica” Libia creasse un’impasse militare e strategica di lunga durata, capace di distogliere risorse e impegno dalle crisi che stanno affacciandosi nei Paesi del Golfo Persico, quelli sì, centrali per gli interessi strategici americani.&lt;br /&gt;
Sul Washginton Post, la giornalista Tara Bahrampour, in un reportage da Bengasi, ha descritto come le stesse forze degli insorti libici stiano ormai organizzandosi economicamente e socialmente all’idea della divisione in due stati, abbandonando l’ipotesi del regime change perseguita fin dall’inizio dal Presidente americano e da Hillary Clinton e tuttora ribadito a parole.&lt;br /&gt;
Nel primo, vero banco di prova della sua politica estera, l’amministrazione americana non sembra essersela cavata molto bene. La sensazione è che la famosa “dottrina Obama” nessuno sappia veramente cosa sia, forse neppure Obama. &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;Kathleen McFarland è stata l’assistente dell’ex Segretario della Difesa Weinberger; fu lei a scrivere, nel 1984, il famoso “Discorso sui Principi di guerra” che divenne la base della dottrina Reagan del contenimento. Ironizzando sulla concezione limitata di Obama (missioni limitate, uso della forza limitato, ruolo nelle coalizioni limitato) &lt;a href=&quot;http://www.foxnews.com/opinion/2011/03/22/airstrikes-libya-welcome-brave-new-world-obama-doctrine/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: blue;&quot;&gt;ha avvertito l’America del rischio di affrontare la politica estera con improvvisazione&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;citando una fondamentale verità che vale per la vita degli uomini così come per quella delle nazioni: “se tu non sai dove devi andare prima di partire, non saprai mai dove sei arrivato”. Forse questo è il vero problema di Obama&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 78%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;© Pubblicato su &amp;nbsp;Il Tempo,&amp;nbsp;9&amp;nbsp;Aprile&amp;nbsp;2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style=&quot;font-size: 78%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #33ccff;&quot;&gt;Immagine:&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;color: #ff6600;&quot;&gt;Rob Amberg, Mars Hill College&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/5279678538802062052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/5279678538802062052?isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/5279678538802062052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/5279678538802062052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/04/lincomprensibile-dottrina-obama.html' title='L&#39;incomprensibile &quot;Dottrina Obama&quot;'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiOIpYtLdBMBGzJN4lT9F1EwCdyRhHAAyvCrSyKKl3yrnngA_0V9BnUz8QB66dqw_-dRrfPvm5Y8WJR2RtPdTAehZVdp2lX9SpEXWG7aNwwul_lKM66C3JJbb90MQshJnXuQTXl/s72-c/Rob+Amberg%252C+Mars+Hill+College%252C+N.C..jpg" height="72" width="72"/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-6893973277147983386</id><published>2011-04-08T09:35:00.007+00:00</published><updated>2011-04-08T09:42:31.252+00:00</updated><title type='text'>Se l&#39;America rischia di &quot;chiudere&quot;</title><content type='html'>&lt;div class=&quot;separator&quot; style=&quot;clear: both; text-align: center;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj2CFgQqBa-60Pc_E7zca5WkuTv-THIsIeep9MOOGiediEXDfnlwrI4WSuBOO0lgoY1wq3vgbXsqsGSCr5abQ0GvPk_oqberz937MZ2sECTrHqmq6KfMhrNcTu-ylsuhQPiuqjT/s1600/obama.jpg&quot; imageanchor=&quot;1&quot; style=&quot;margin-left: 1em; margin-right: 1em;&quot;&gt;&lt;img border=&quot;0&quot; height=&quot;180&quot; r6=&quot;true&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj2CFgQqBa-60Pc_E7zca5WkuTv-THIsIeep9MOOGiediEXDfnlwrI4WSuBOO0lgoY1wq3vgbXsqsGSCr5abQ0GvPk_oqberz937MZ2sECTrHqmq6KfMhrNcTu-ylsuhQPiuqjT/s200/obama.jpg&quot; width=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Immaginate un Paese, una grande nazione moderna, il cui Governo inizia una corsa contro il tempo per evitare che 800.000 dipendenti statali rimangano senza stipendio; o che i soldati impegnati nelle missioni di guerra non ricevano la paga; o che i prestiti pubblici per le piccole e medie imprese vengano improvvisamente sospesi; o che migliaia di documenti d’identità (passaporti, visti) non vengano più rilasciati; o che i concorsi pubblici o le assunzioni già definite vengano annullate. Quale Paese vi immaginate possa correre un rischio del genere? L’Egitto, la Tunisia o la Libia sconvolte da rivoluzioni e guerre civili? La Grecia già in bancarotta? Il Portogallo sotto tiro delle agenzie di rating internazionale? O magari la solita Italietta delle finanziarie capestro? Nessuno di questi. &lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;Il Paese che rischia questa paralisi è, niente di meno, che l’America di Barak Obama. E non è uno scherzo.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000;&quot;&gt;Tecnicamente si chiama “shutdown”, letteralmente vuol dire “arresto”. Ciò che rischiano gli Stati Uniti nelle prossime ore è il blocco di molti servizi pubblici e delle attività governative nel caso in cui non venisse approvato il bilancio federale 2011 da parte del Parlamento.&lt;/span&gt; Ed è il primo risultato del conflitto inevitabile tra Obama e John Boehner, il Presidente della Camera a maggioranza repubblicana. In ballo ci sono circa 7 mila miliardi di dollari che la destra vorrebbe ulteriormente tagliare su un piano decennale di spesa che il Governo aveva fissato a circa 46 mila miliardi. La questione non è di poco conto, perché rischia di creare un problema drammatico alla vita del paese e di paralizzarlo.&lt;br /&gt;
In realtà &lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;non sarebbe la prima volta che l’America conosce uno shutdown. Il più recente e clamoroso fu quello del 1995 con una situazione politica del tutto simile a quella attuale&lt;/span&gt;: un Presidente democratico, Bill Clinton, e un Congresso a maggioranza repubblicana, presieduto da Newt Gingrich, oggi uno dei maggiori oppositori di Obama. Lo shutdown avvenne quando, di fronte al rifiuto di Clinton di aumentare i tagli su sanità, servizi sociali e ambiente, i repubblicani di Gingrich votarono contro l’aumento del limite di debito del Tesoro, necessario per governare il paese in fase di deficit. Dopo un primo arresto di 6 giorni, lo shutdown si riverificò per 15 giorni tra fine Dicembre 1995 e inizi Gennaio 1996. I giudizi politici sugli effetti di questa decisione sono controversi e animano tuttora il dibattito americano. Per molti, fu proprio l’ostinazione repubblicana a consentire la rielezione dello stesso Bill Clinton pochi mesi dopo. Qualche giorno fa, però, sul Washington Post, lo stesso Gingrich ha rivendicato i meriti della sua battaglia politica, che avrebbe portato alla più grande diminuzione di spesa pubblica dal 1969, rafforzando il servizio sanitario nazionale e consentendo, da lì a breve, il primo taglio di tasse dopo 16 anni.&lt;br /&gt;
Oggi la situazione sembra più fluida. Governo e opposizione hanno 24 ore per scongiurare questo evento, che, secondo un sondaggio trasmesso dalla Cnn, il 60% degli americani non vuole. Come sottolinea il New York Times, attorno al rischio di shutdown, il destino di Obama si intreccia con quello del suo rivale Boehner, che nel ’96 era il giovane assistente di Gingrich. Obama si gioca in patria la credibilità di presidente pragmatico che sta perdendo in politica estera; Boehner, si gioca la leadership dentro il Partito Repubblicano, come mediatore tra l’anima più tradizionale e il radicalismo movimentista del Tea Party. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Verdana, sans-serif;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color: #cc0000; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: x-small;&quot;&gt;&lt;strong&gt;In attesa di capire se da qui a qualche ora l’America sarà costretta a fermarsi, chiudendo musei, parchi pubblici o bloccando i rimborsi fiscali, si prova a fare i conti su quello che potrebbe succedere. Solo nella città di Washington, il blocco di tutti i servizi pubblici potrebbe comportare una perdita compresa tra il milione e mezzo e i cinque milioni di dollari la settimana.&lt;br /&gt;
Certo che all’inizio della nuova campagna elettorale per le presidenziali del 2012 il clima politico americano s’infiamma. Vincent Gray, il sindaco della capitale americana ha avvertito che in caso di shutdown la pulizia delle strade e la raccolta dei rifiuti verrebbero sospese. &lt;span style=&quot;color: #38761d;&quot;&gt;Chissà se il rischio di vedere Washington come Napoli o la Statua della Libertà con il cartello “closed for shutdown” danneggerà più Obama o i repubblicani&lt;/span&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size: x-small;&quot;&gt;© Il Tempo,&amp;nbsp;8&amp;nbsp;Aprile 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/6893973277147983386/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/6893973277147983386?isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/6893973277147983386'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/6893973277147983386'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/04/se-lamerica-rischia-di-chiudere.html' title='Se l&#39;America rischia di &quot;chiudere&quot;'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj2CFgQqBa-60Pc_E7zca5WkuTv-THIsIeep9MOOGiediEXDfnlwrI4WSuBOO0lgoY1wq3vgbXsqsGSCr5abQ0GvPk_oqberz937MZ2sECTrHqmq6KfMhrNcTu-ylsuhQPiuqjT/s72-c/obama.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-4351611460118522246</id><published>2011-03-25T08:25:00.006+00:00</published><updated>2011-03-25T08:50:34.928+00:00</updated><title type='text'>Interesse nazionale</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiQXZ_nzrECcrUPJWksaYO9mddcOlqyp36KuZoIoLZTiRaM47EZMZKz4zeEA4NsRYTi9Dta1EjozSs9m5c3VdNHKuyJ6F3sHCURD5wStspQ3MgYDFjrNa38MBooKDtnMoRzwZlc/s1600/A_Roman_Emperor_AD41_detail1,+1871.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5587933314196728050&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 163px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiQXZ_nzrECcrUPJWksaYO9mddcOlqyp36KuZoIoLZTiRaM47EZMZKz4zeEA4NsRYTi9Dta1EjozSs9m5c3VdNHKuyJ6F3sHCURD5wStspQ3MgYDFjrNa38MBooKDtnMoRzwZlc/s200/A_Roman_Emperor_AD41_detail1%252C+1871.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#000099;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#009900;&quot;&gt;&lt;em&gt;di Giampaolo Rossi&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#000099;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;La politica estera di uno Stato si basa sul principio dell’interesse nazionale&lt;/span&gt;. Esso traduce, in epoca moderna, il concetto di &lt;em&gt;“utile”&lt;/em&gt; che fin dai tempi antichi Tucidide vedeva contrapposto all’idea astratta del &lt;em&gt;“giusto”&lt;/em&gt;. A ben vedere, il complesso sistema delle relazioni internazionali si regge su una costante tensione tra l’affermazione di ciò che è utile per uno Stato e la legittimazione di ciò che è giusto. &lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;Quando i due principi (utilità e giustizia) non riescono a coincidere, uno Stato farà prevalere inevitabilmente ciò che per sé è utile e non ciò che è giusto&lt;/span&gt;. Di questo aspetto bisogna tenere conto quando si analizzano le situazioni di crisi e le ragioni dei conflitti, evitando di cadere nell’utopia irresponsabile e arcobaleno di pacifismi e umanitarismi vari.&lt;br /&gt;Nell’epoca moderna, con gli stati nazionali divenuti la base degli equilibri geopolitici, l’utile è stato identificato con l’interesse nazionale. Esso continua a valere anche nei contesti in cui uno Stato è integrato dentro un sistema di alleanze e coalizioni. &lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;Non esistono obblighi internazionali che possano contrastare con il principio fondamentale della propria sicurezza (cioè dell’interesse), pena la necessità di svincolarsi da quell’obbligo&lt;/span&gt;. E’ ciò che ha fatto qualche giorno fa la Germania decidendo di ritirare la propria Marina dalle operazioni Nato nel Mediterraneo contro la Libia, o quello che fece la Spagna di Zapatero in Iraq, nell’ambito della missione Onu.&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;Per anni, nel nostro paese, il principio di “interesse nazionale” è stato relegato ad aspetto marginale di una politica estera inesistente e adagiata sulle scelte strategiche statunitensi&lt;/span&gt;. Il motivo era chiaro: usciti in maniera disastrosa dall’ultimo conflitto mondiale, incastrati nella logica di Yalta che ha fatto per quarant’anni dell’Europa una comparsa delle dinamiche bipolari tra Usa e Urss, condizionati da una dominante ideologia cattocomunista imbevuta di internazionalismo e pacifismo, abbiamo pensato che la nostra politica estera fosse elemento secondario perché non ritenevamo indispensabile una sovranità e una identità nazionale forte. Tanto avevamo chi ci difendeva e ci forniva energia, e questo bastava. Eppure dopo l’intervento militare in Kossovo, l’Italia ha recuperato un ruolo internazionale e la capacità, seppure ancora embrionale, di ripensare la propria posizione nel mondo, anche nell’ottica della tutela dei propri interessi vitali e strategici. La contrapposizione con un forte fronte interno pacifista ha rallentato il recupero del nostro senso storico, ma oggi è indubbio che l’Italia è un soggetto credibile grazie all’impegno militare nelle missioni di pace e nella lotta al terrorismo e grazie alla strategia di diplomazia economica imposta in questi anni da Berlusconi. &lt;a href=&quot;http://www.foxnews.com/on-air/on-the-record/transcript/rumsfeld-there039s-039reasonable-possibility039-qaddafi-could-last-out-reluctant-coalitio&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;La recente rivelazione dell’ex Segretario di Stato americano Donald Rumsfield&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, che fu Berlusconi a convincere Gheddafi ad abbandonare i progetti di sviluppo nucleare iniziati dalla Libia, conferma il ruolo di centralità e di mediazione che il nostro Paese ha avuto negli equilibri internazionali, e soprattutto il peso e l’influenza su quest’area geografica.&lt;br /&gt;La crisi libica ha però aperto una falla in questo percorso. Subita e non prevista nei suoi immediati sviluppi, ha trovato distratti un po’ tutti. Dopo una fase iniziale stentata e improvvisata in cui gli eventi sono stati colpevolmente ignorati, il governo italiano ha messo a segno un successo diplomatico importante: l’imposizione della Nato nelle operazioni militari. Ma ora, sembra confuso attorno alla questione centrale che si svilupperà nei prossimi giorni, e già preannunciata da Hillary Clinton e da Sarkozy; e cioè il fatto che l’intervento militare non si limiterà solo alla garanzia della no-fly zone imposta dall’Onu, ma proverà a determinare la caduta di Gheddafi. In quest’ottica, è nei nostri interessi nazionali che ciò accada? Se sì, l’Italia deve accelerare il processo di individuazione e accreditamento dei nuovi interlocutori; sennò, deve spingere per mantenere l’intervento nei limiti della risoluzione Onu, e, in caso contrario, operare una scelta di rottura rispetto all’arroganza francese e ai tentennamenti americani, ricordando che non c’è obbligo di coalizione che possa imporre all’Italia di andare contro i propri interessi. &lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;La definizione dell’obiettivo politico è il risultato di ciò che si è individuato come “interesse nazionale”. In altre parole, ciò che è più utile per noi&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;© Il Tempo, 25 Marzo 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#33ccff;&quot;&gt;Immagine:&lt;/span&gt; &lt;span style=&quot;color:#ff6600;&quot;&gt;Lawrence Alma-Tadema, Un Imperatore romano nel 41 d.C., 1871&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/4351611460118522246/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/4351611460118522246?isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/4351611460118522246'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/4351611460118522246'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/03/interesse-nazionale.html' title='Interesse nazionale'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiQXZ_nzrECcrUPJWksaYO9mddcOlqyp36KuZoIoLZTiRaM47EZMZKz4zeEA4NsRYTi9Dta1EjozSs9m5c3VdNHKuyJ6F3sHCURD5wStspQ3MgYDFjrNa38MBooKDtnMoRzwZlc/s72-c/A_Roman_Emperor_AD41_detail1%252C+1871.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-7286774160847263123</id><published>2011-03-17T15:44:00.027+00:00</published><updated>2011-03-25T10:17:40.751+00:00</updated><title type='text'>Le rivoluzioni dei troppi figli</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgeANWnX3VphIQCFVPuuPSBRaJ5fwmplBs0_dV7SjYLb7dxrXGXBokTEDwZPglyMm_kxv8i0OyOuGiGsBvqkcZNhCv4JLwTeOoC8wThqLyGLmt1-Ih08oFfPSuVMm9Xwvg8E-9A/s1600/tripoli_bandiera.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5585079333087138402&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgeANWnX3VphIQCFVPuuPSBRaJ5fwmplBs0_dV7SjYLb7dxrXGXBokTEDwZPglyMm_kxv8i0OyOuGiGsBvqkcZNhCv4JLwTeOoC8wThqLyGLmt1-Ih08oFfPSuVMm9Xwvg8E-9A/s200/tripoli_bandiera.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div style=&quot;TEXT-ALIGN: justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#006600;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;Le hanno chiamate “rivoluzioni senza padri”, quelle che stanno sconvolgendo Tunisia, Egitto e Libia&lt;/span&gt;, mutando il volto del nord Africa e lo scenario internazionale. In realtà, più che senza padri, &lt;span style=&quot;color:#cc0000;&quot;&gt;sono “rivoluzioni dei troppi figli”&lt;/span&gt;, e non solo per un richiamo evocativo all’imprevedibilità degli eventi, ma per la dinamica demografica che ha avviato i processi e sottoposto le analisi geopolitiche ad uno stress di valutazioni spesso sbagliate. Ciò che sta succedendo in quella parte del mondo, è spiegato da una teoria ormai alla base delle analisi dei servizi d’Intelligence di molti paesi e delle valutazioni macroeconomiche delle organizzazioni internazionali. Si chiama, &lt;a href=&quot;http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/2/26/LibyaPopulation2011.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&quot;youth bulge&quot;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; letteralmente “rigonfiamento della fascia giovanile” della piramide dell’età. Elaborata alla metà degli anni ’90 dal sociologo tedesco Gunnar Heinsohn, la teoria ha conquistato grande importanza da quando studiosi come Fuller l’hanno resa funzionale alla politica estera del governo americano. In sintesi, la teoria afferma che c’è sempre una stretta correlazione tra la rapida crescita di popolazione giovanile e lo scoppio di rivolte, guerre e terrorismo. &lt;span style=&quot;color:#cc0000;&quot;&gt;Secondo Heinsohn, lo “youth bulge” si sviluppa quando, in una nazione, la fascia d’età compresa tra i 15 e i 29 anni supera il 20 per cento della popolazione. A quel punto, l&#39;eccedenza di figli maschi genera frustrazione sociale, dato che solo la metà di loro potrà aspirare a ruoli all&#39;interno della collettività; gli altri saranno costretti a emigrare o a conquistarsi una posizione con la violenza&lt;/span&gt;. Il conflitto non si origina quindi per motivi economici o politici, perché “chi cerca da mangiare mendica, chi aspira a una posizione sociale spara”; ed è su questa frustrazione sociale di masse giovanili incontrollabili che si innestano ideologie, integralismi religiosi e nazionalismi a legittimare comportamenti violenti e aggressivi che trovano poi sbocco nel terrorismo, nelle rivolte interne o nelle guerre. In questo contesto, tanto più le istituzioni politiche sono deboli o corrotte, tanto più sono vulnerabili all&#39;esplodere incontrollato dello “youth bulge”. In realtà esso è causa necessaria ma non sufficiente per spiegare l’esplodere di conflitti e rivolte in un Paese; a questo vanno aggiunte valutazioni economiche, politiche e culturali complesse, come il livello di istruzione medio, la trasformazione del mercato del lavoro, i processi di urbanizzazione e di modifica dei settori produttivi, la funzione dei media, l’evoluzione dei modelli familiari, il ruolo delle forme religiose. Ma è indubbio che lo “youth bulge” è il punto di partenza dal quale individuare una potenziale area di crisi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;TEXT-ALIGN: justify&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;    style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#006600;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Il caso Tunisia è emblematico: in questo paese, nel decennio 1986-1995, si è avuto un boom demografico che ha portato oggi la fascia di età giovanile (15-29 anni) a superare il 33% della popolazione politicamente attiva. Fu questo a spingere la Cia, fin dai tempi dell’amministrazione Bush, a monitorare questo paese come potenzialmente critico. Eppure, come ha sottolineato Jack Goldstone, Direttore del Global Policy Center e massimo esperto di sicurezza e politica internazionale, gli analisti hanno continuato a ritenere che la forte crescita economica della Tunisia (+ 5% annuo) potesse essere un argine al rischio di esplosione di rivolte. Non è andata così, perché la natura corrotta e repressiva del regime di Ben Alì ha portato a consumare quasi la metà della ricchezza del paese all’interno di una strettissima oligarchia di potere che ha lasciato il resto della popolazione fuori dallo sviluppo economico, aprendo la strada ad una frustrazione sociale che i giovani hanno trasformato in rivolta.&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.time.com/time/world/article/0,8599,2049804,00.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Sul Time, Faared Zakaria&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; ha ricordato come dal 1970 al 2007, l’80% dei conflitti nel mondo sono scoppiati in paesi in cui il 60% della popolazione aveva meno di 30 anni. Recentemente il Pai (Population Action International) ha classificato come “molto giovani” 67 paesi, nei quali due terzi della popolazione ha meno di 30 anni. Di questi, 60 stanno conoscendo rivolte sociali, violenza e terrorismo (tra questi l’Afghanistan, il Pakistan, la Nigeria, l’Iran, la striscia di Gaza). Quasi tutti sono paesi islamici.&lt;br /&gt;Lo “youth bulge” ha ovviamente un andamento ciclico e diversi fattori possono determinare un calo demografico che in genere accompagna la stabilizzazione sociale, com’è accaduto in Europa o nel Sud America degli anni ‘80 (sviluppo della democrazia, crescita economica, processi di secolarizzazione). E così avverrà anche per il mondo islamico e l’Africa subsahariana, che nell’ultimo secolo hanno decuplicato la loro popolazione. &lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;Prevede Heinshon che intorno al 2025 lo “youth bulge” di queste aree si sgonfierà. Fino a quel momento però, per i prossimi 15 anni, i 300 milioni di giovani musulmani maschi che oggi hanno meno di 20 anni, saranno un forza dirompente, “un potenziale di violenza per i loro paesi, ma anche per il resto del mondo”. L’Europa è avvertita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;© Il Tempo, 17 Marzo 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/7286774160847263123/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/7286774160847263123?isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/7286774160847263123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/7286774160847263123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/03/le-rivoluzioni-dei-troppi-figli.html' title='Le rivoluzioni dei troppi figli'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgeANWnX3VphIQCFVPuuPSBRaJ5fwmplBs0_dV7SjYLb7dxrXGXBokTEDwZPglyMm_kxv8i0OyOuGiGsBvqkcZNhCv4JLwTeOoC8wThqLyGLmt1-Ih08oFfPSuVMm9Xwvg8E-9A/s72-c/tripoli_bandiera.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-212646308731969986</id><published>2011-03-09T18:53:00.007+00:00</published><updated>2011-03-25T10:17:40.752+00:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="cose di chiesa"/><title type='text'>Morire per la Chiesa</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgs4lWY100XORi54REu0uMVumqMT4ub0VWh9h3BA4-EBr9ZtxRp0rNhwZveBAaB7UKVaYrsSF07DET7WAMx1RLxOUX4__dho6P-s_-_etggeidultHqoRroOV_0T31VRG4cwxLR/s1600/bacio+cosmico,+DEMETRESCU.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5582158847125518994&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 176px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgs4lWY100XORi54REu0uMVumqMT4ub0VWh9h3BA4-EBr9ZtxRp0rNhwZveBAaB7UKVaYrsSF07DET7WAMx1RLxOUX4__dho6P-s_-_etggeidultHqoRroOV_0T31VRG4cwxLR/s200/bacio+cosmico%252C+DEMETRESCU.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#990000;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Shahbaz Bhatti era il Ministro per le Minoranze Religiose del Pakistan e aveva 42 anni. Il 2 marzo è stato ucciso a Islamabad con 35 colpi di arma da fuoco, mentre si recava al suo ministero in auto. Una grandinata di morte sopra un uomo disarmato e senza scorta, accompagnato solo dal suo autista. Bhatti era impegnato in difesa dei cristiani in un paese in cui la forza e la violenza dell’integralismo islamico assumono sempre più i connotati di una vera e propria caccia all’uomo. Shahbaz Bhatti era cattolico.&lt;br /&gt;Fin qui la cronaca di un episodio come tanti che i media ci inviano da quelle regioni con una continuità che ormai ha il sapore dell’indifferenza; come una sorta rumore di fondo di una realtà che facciamo fatica a comprendere perché incomprensibile secondo i nostri criteri, e che scorre con la velocità del nulla nel fiume di informazioni, immagini e notizie che attraversano il nostro quotidiano. Eppure la morte di Bhatti ci colpisce non solo per le solite considerazioni morali e politiche con cui spesso sono giudicati questi avvenimenti in Occidente. E nemmeno perché Benedetto XVI, nell’Angelus di domenica, ha pregato &lt;em&gt;“affinché il suo commovente sacrificio”&lt;/em&gt; svegli le coscienze degli uomini, o perché il Ministro Frattini ha deciso onorarlo con una gigantografia che campeggia sulla facciata della Farnesina. No. C’è qualcosa di rimosso nel cuore dell’Occidente, che la morte di quest’uomo riporta alla luce; e questo qualcosa non coinvolge solo i cristiani sempre più inerti di fronte alla violenza che li sta investendo.&lt;br /&gt;Sul suo sito, &lt;/strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.bbc.co.uk/news/world-south-asia-12620506&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;la BBC ha pubblicato un video&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt; della durata di un minuto, registrato quattro mesi fa. Bhatti, seduto davanti ad una camera fissa, consegna al tempo e a questa implacabile memoria digitale la consapevolezza della sua morte; poche parole, quasi come una voce clandestina. Un video asciutto e scarno, nel quale dipinge il quadro di un paese dilaniato dall’odio. Dice che &lt;em&gt;“le forze della violenza, i talebani e i terroristi di Al Qaeda, vogliono imporrre la loro filosofia radicale in Pakistan”&lt;/em&gt;. Spiega che sta conducendo &lt;em&gt;“una battaglia contro le leggi della sharia per l’abolizione della blasfemia, parlando per i cristiani oppressi, perseguitati e uccisi”&lt;/em&gt;. Dice cose che in fondo sappiamo di sapere anche noi, chiusi dentro giustificanti sensi di colpa. Eppoi, come un pugno allo stomaco, afferma: &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;&lt;em&gt;“io credo in Gesù Cristo, che ha dato la sua vita per tutti noi. Conosco il significato della croce e sto seguendo la croce. Per essa sono pronto a morire”&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;. Non c’è frase più fuori dal tempo di questa, e insieme più dentro la nostra memoria.&lt;/span&gt; Una sveglia alle coscienze sonnecchianti di un Occidente che non crede più in nulla. Le parole di Bhatti solcano due millenni di storia d’Europa e di uomini e donne che le hanno già esclamate con incoscienza, urlate con coraggio o piante disperatamente per la paura di fronte ai loro carnefici.&lt;br /&gt;Nella navata destra della Cattedrale di Otranto, gioiello romanico e simbolico del cristianesimo, sono conservati i teschi degli 800 martiri beatificati dalla Chiesa; furono decapitati dopo la conquista della città da parte dei turchi il 14 agosto 1480. Furono trascinati sul colle di Minerva e, ad uno alla volta, fu chiesto di abiurare la fede cristiana e convertirsi all’Islam; uno alla volta rifiutarono; uno alla volta furono decapitati. Gli uni davanti agli altri. E forse uno alla volta, con orgoglio, terrore, disperazione, pronunciarono la stessa frase di Bhatti: “io credo in Gesù Cristo”. La Chiesa di Roma continua a reggersi sulla solennità dei propri martiri. In questo sembra sola ma non lo è. &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;La morte di Dio che l’Occidente ha decretato segna l’orizzonte di un tempo piegato su se stesso. Eppure Dio non è morto. Solo l’Europa lo ha eclissato dal suo orizzonte. Nel resto del mondo Dio c’è e nel suo nome si uccide e si muore, si prega e si maledice: nel suo nome si svela il disincanto di Bhatti e la violenza dei suoi assassini. &lt;/span&gt;Il filosofo cattolico Jean Guitton ha detto che “la parola di Dio non è mai vincolata. Se ci si allontana da essa in un punto, va a seminarsi altrove”. &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;Lontano dall’Europa il cristianesimo conserva intatto il suo messaggio universale; perché se uccidere in nome di un Dio che reclama vendetta è un’offesa verso l’uomo, accettare di morire nel nome di un Dio che è amore, ha un significato anche per chi non crede più in nulla&lt;/span&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;© Il Tempo, 9 Marzo 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;color:#33ccff;&quot;&gt;Immagine:&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; &lt;span style=&quot;color:#ff6600;&quot;&gt;Camilian Demetrescu, Morte bacio di Dio, 1996&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/212646308731969986/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/212646308731969986?isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/212646308731969986'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/212646308731969986'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/03/morire-per-la-chiesa.html' title='Morire per la Chiesa'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgs4lWY100XORi54REu0uMVumqMT4ub0VWh9h3BA4-EBr9ZtxRp0rNhwZveBAaB7UKVaYrsSF07DET7WAMx1RLxOUX4__dho6P-s_-_etggeidultHqoRroOV_0T31VRG4cwxLR/s72-c/bacio+cosmico%252C+DEMETRESCU.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-3004936055859853760</id><published>2011-03-03T10:32:00.002+00:00</published><updated>2011-03-03T10:40:09.370+00:00</updated><title type='text'>Errori della Cia e rivolte arabe</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgJt7ilXwFRYf-VZsLJGa4k7ncKrFnw-t42hmIH9NXQReOQ2Ke7dYGPrGOTE_wUveNKRWR5TXcigdJLmJcflo9zvkr4PBja5wiYC4NIW37ape2a11AuHY3eps3DLgIqNBr9VdpO/s1600/cia.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5579800614397075426&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgJt7ilXwFRYf-VZsLJGa4k7ncKrFnw-t42hmIH9NXQReOQ2Ke7dYGPrGOTE_wUveNKRWR5TXcigdJLmJcflo9zvkr4PBja5wiYC4NIW37ape2a11AuHY3eps3DLgIqNBr9VdpO/s200/cia.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#000099;&quot;&gt;All’indomani del colpo di stato che, nel 1964, eliminò Krusciov dalla guida dell’Unione Sovietica, un alto dirigente della Cia, per spiegare il perché l’Agenzia di intelligence americana non avesse previsto nulla di tutto ciò, disse che in realtà era stato consultato il maggiore “sovietologo” del mondo, tale Nikita Krusciov, e che anche lui era rimasto sorpreso dagli eventi. L’aneddoto, raccontato sul Weekly Standard da Gary J. Schmitt, esperto americano di questioni strategiche, spiega molto chiaramente i limiti operativi e funzionali dei servizi di intelligence e la loro incapacità nel prevedere eventi e accelerazioni come quelle a cui stiamo assistendo in questi giorni.&lt;br /&gt;Infatti, puntuale negli Stati Uniti, si è riaccesa la polemica nei confronti della Cia, accusata di non aver neanche scorto il sorgere delle rivolte arabe in Tunisia, Egitto e Libia. Il disappunto dello stesso Presidente Obama è stato confermato da James Clipper, direttore della National Intelligence Agency, che ha rivelato come la Casa Bianca si sia trovata spiazzata dalla velocità di sviluppo degli avvenimenti nordafricani. In realtà, se dovessimo giudicare la questione solo in termini politici, dovremmo concludere che, negli ultimi trent’anni, la Cia ha raccolto una lunga serie di errori di valutazione o giudizi superficiali su avvenimenti che poi hanno avuto influssi epocali nella storia: dalla rivoluzione iraniana del 1979, fino ai recenti esperimenti nucleari indiani, passando per l’11 settembre e per il famoso report sulle armi chimiche di Saddam che giustificò l’intervento militare americano in Iraq.&lt;br /&gt;John Diamond, studioso di strategia ed autore di&lt;em&gt; “The Cia and the culture of failure”&lt;/em&gt;, afferma che le cosiddette &lt;em&gt;“sorprese strategiche”&lt;/em&gt;, quelle che generano il più pesante effetto mediatico, non mostrano in realtà un record così fallimentare per la Cia; episodi come Pearl Harbour o l’invasione sovietica in Afghanistan o l’11 settembre possono essere immaginati all’interno di un contesto, ma non sono prevedibili nei tempi. Al contrario, &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;i veri flop della Cia sono state le cosiddette &lt;em&gt;“analisi strategiche a lungo raggio”&lt;/em&gt;, come il crollo dell’impero sovietico o il già citato rapporto sulle armi chimiche di Saddam, che hanno generato valutazioni completamente errate, tanto più gravi in quanto riguardanti paesi che erano fortemente controllati dai servizi segreti&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;La sensazione è che le attività di intelligence riescano sempre meno a cogliere i processi di trasformazione che attraversano le società e la velocità con cui questi avvengono. I media, internet e le reti interattive globali di comunicazione, se da una parte rendono il mondo uno spazio più ristretto, dall’altro diversificano e frammentano i tessuti sociali rendendo incomprensibili e a volte invisibili trasformazioni che si colgono solo quando esplodono in maniera dirompente; e controllare&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt; tutto questo è, per ora, impossibile&lt;/span&gt;. A chi ha rimproverato alla Cia di non aver monitorato a sufficienza il mondo della rete, dei blog e dei social network, per accorgersi di cosa stava accadendo in nord Africa, il Direttore Leon Panetta ha risposto che controllare una massa di dati composta da oltre 660 milioni di account su Facebook, 190 milioni su Twitter e 35 mila ore di video su You Tube, nelle più svariate lingue del mondo, è cosa ardua anche per il più grande servizio di intelligence del mondo.&lt;br /&gt;Ma ciò non toglie che il problema di approccio, da parte della Cia, rimanga. &lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;Nel 1979 gli Stati Uniti non furono colti del tutto di sorpresa dalla rivoluzione iraniana&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;; la Casa Bianca sbagliò a ritenere ancora possibile l’avvio delle riforme democratiche promesse dallo scià e a sopravvalutare la sua macchina repressiva, ma, in fondo, se l’aspettava. In realtà ciò di cui l’America non s’accorse, per una sorta di deformazione ideologica, fu la potenza dell’elemento religioso che consentì all’ayatollah Khomeini di cambiare la storia e che gli osservatori americani pensavano fosse un anacronismo.&lt;/span&gt; Le rivolte arabe di questi giorni hanno elementi d’imprevedibilità maggiori, ma uguale è stata la sostanziale incapacità dei servizi di intelligence di analizzare gli aspetti culturali e sociali che ne stanno alla base.&lt;br /&gt;La realtà è che, come dice Schmitt, non si possono prevedere gli eventi. Al massimo si possono orientare una volta scoppiati. E forse è così: chi avrebbe potuto immaginare che il sacrificio di un giovane fruttivendolo di una città tunisina avrebbe messo in moto una rivolta che sta cambiando il volto del Medio Oriente?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;© Il Tempo 3 Marzo 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/3004936055859853760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/3004936055859853760?isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/3004936055859853760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/3004936055859853760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/03/errori-della-cia-e-rivolte-arabe.html' title='Errori della Cia e rivolte arabe'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgJt7ilXwFRYf-VZsLJGa4k7ncKrFnw-t42hmIH9NXQReOQ2Ke7dYGPrGOTE_wUveNKRWR5TXcigdJLmJcflo9zvkr4PBja5wiYC4NIW37ape2a11AuHY3eps3DLgIqNBr9VdpO/s72-c/cia.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-2294340612386865486</id><published>2011-02-28T08:47:00.008+00:00</published><updated>2011-02-28T09:26:53.233+00:00</updated><title type='text'>L&#39;unico, vero Partito di plastica</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRd1ePMam0VGfFl4V8KzrxITsJ8sHPrYbuh0iiKDSavi7XOj1uq97ns2Isav99tDQkN98E47Zxh4Y5nTuqO5eO9en300pSJJ_TIsz3oY040XJcTLa4WNQcxxuijo3XTFsbK7LP/s1600/may-day-may-day-2.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5578668421365289058&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 133px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRd1ePMam0VGfFl4V8KzrxITsJ8sHPrYbuh0iiKDSavi7XOj1uq97ns2Isav99tDQkN98E47Zxh4Y5nTuqO5eO9en300pSJJ_TIsz3oY040XJcTLa4WNQcxxuijo3XTFsbK7LP/s200/may-day-may-day-2.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#006600;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Su una cosa Gianfranco Fini c’aveva visto giusto: quando a Bastia Umbra, con grande realismo, disse che Fli non sarebbe stata &lt;em&gt;“una zattera pronta a raccogliere i naufraghi del Pdl”&lt;/em&gt;. Infatti. Futuro e Libertà sta colando a picco senza neanche il tempo di mettere in mare le scialuppe di salvataggio; e gli unici naufraghi sono proprio quelli di Fli. Gli ultimi in ordine di zattera sono quello che a Bastia Umbra piangeva di più (Luca Barbareschi) e quello che chiese a Fini di essere &lt;em&gt;“come Mosè”&lt;/em&gt; e portare Fli &lt;em&gt;“fuori dalle acque”&lt;/em&gt; (Luca Bellotti). Ora, se Fini sta mandando tutto a fondo, la colpa sarà sicuramente dei “potenti mezzi economici e finanziari” del Presidente del Consiglio o dello stalking subito dal povero Bocchino e dalla di lui signora. Ma forse il fatto che, giorno dopo giorno, Fli stia riducendosi da partito politico a circolo di bridge, merita qualche osservazione più approfondita. Un aspetto su cui riflettere è la fallimentare strategia di relazione con i media che Fini e i suoi hanno messo in piedi.&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;La politica è, innanzitutto, lo spazio dell’apparire (e solo di conseguenza della relazione e quindi del conflitto)&lt;/span&gt;. Il sociologo Manuel Castells, uno dei più influenti pensatori contemporanei, ha affermato che “i media non sono semplicemente il Quarto Potere. Sono lo spazio dove si costruisce il potere”. Questo significa che, &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;se da una parte la neutralità dei media nella competizione politica è una favola utile per la retorica sulla “libera informazione”, dall’altro qualsiasi soggetto politico deve saper costruire (stante la sua natura e il suo progetto) un rapporto con il mainstream mediatico che sia funzionale ai propri interessi e che non si limiti solo a subirne gli effetti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nell’ultimo anno, abbiamo assistito ad una sovraesposizione mediatica della galassia finiana (Fare Futuro prima, Generazione Italia e Futuro e Libertà poi) eccessiva rispetto al peso specifico che questa aveva sia in termini politici, che d’incisività nel dibattito delle idee. Sovraesposizione alimentata dal circuito dei media antiberlusconiani. Se il Corriere della Sera e Repubblica riportavano in maniera sistematica idee e opinioni di un giornale come il Secolo d’Italia, ormai ridotto a foglio semiclandestino per copie vendute e abbonamenti, o Santoro decideva di avere come ospiti fissi Bocchino e Granata, non era certo per la profondità dei loro contenuti, quanto per la funzione strumentale che essi svolgevano.&lt;br /&gt;Lo stesso antiberlusconismo dei finiani, in origine interno alla dimensione della politica e della mediazione, è divenuto ossessivo e irrazionale, molto prima della cacciata di Fini dal Pdl. &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;Come spesso succede all’interno di quel consumo di identità che i media producono, la classe dirigente di Futuro e Libertà ha optato per una dimensione superficiale, appaltando la propria linea politica ai media ostili al centrodestra in cambio di una visibilità che accorciasse i tempi di sviluppo del progetto. Ma politica e media hanno tempi diversi&lt;/span&gt;; e questo, gli uomini di Fini non l’hanno capito. Futuro e Libertà è divenuto quindi un movimento politico costruito interamente dai media. E infatti, nel momento in cui la spallata parlamentare a Berlusconi è fallita, i finiani sono stati sconfitti e la loro funzione si è esaurita, il grande circo mediatico ha spento i riflettori su di loro facendo calare un buio che ha relegato all’angolo il movimento nascente. Quello di Fini, dei suoi strateghi da Risiko è un esempio da manuale di come sbagliare l’intreccio tra politica e media.&lt;br /&gt;La storia probabilmente finisce qui. &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;Il risultato è che oggi Futuro e Libertà rischia di battere un record poco invidiabile: quello di essere il primo partito politico della storia repubblicana a scomparire senza aver partecipato neanche ad un’elezione: l’unico, vero ed originale “partito di plastica”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:78%;&quot;&gt;© Il Tempo 28 Febbraio 2011, pubblicato con il titolo &quot;Il record dei naufraghi di Fini&quot;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;color:#3366ff;&quot;&gt;Immagine:&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; &lt;span style=&quot;color:#ff6600;&quot;&gt;Craking Art Group, May day May day, 2009&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/2294340612386865486/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/2294340612386865486?isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/2294340612386865486'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/2294340612386865486'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/02/lunico-vero-partito-di-plastica.html' title='L&#39;unico, vero Partito di plastica'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgRd1ePMam0VGfFl4V8KzrxITsJ8sHPrYbuh0iiKDSavi7XOj1uq97ns2Isav99tDQkN98E47Zxh4Y5nTuqO5eO9en300pSJJ_TIsz3oY040XJcTLa4WNQcxxuijo3XTFsbK7LP/s72-c/may-day-may-day-2.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-320483217883404620</id><published>2011-02-15T10:26:00.005+00:00</published><updated>2011-02-15T10:46:28.732+00:00</updated><title type='text'>Il &quot;partire da sé&quot; dimenticato dalle donne</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh0YHxmwv3sB8BHlwS1759fyJCWAg-E3yICKSPmLO06JG1w2I-clF_i_gddJRMbC1bLjFUMmJO0F583DI_ushYTlHkJUoZn0NtoE2drua_qHC60-4jafMPPJdU5YyGvrZS4Zphz/s1600/donne_65_672-458_resize.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5573864774244227842&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 130px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh0YHxmwv3sB8BHlwS1759fyJCWAg-E3yICKSPmLO06JG1w2I-clF_i_gddJRMbC1bLjFUMmJO0F583DI_ushYTlHkJUoZn0NtoE2drua_qHC60-4jafMPPJdU5YyGvrZS4Zphz/s200/donne_65_672-458_resize.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#990000;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#006600;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#006600;&quot;&gt;&lt;strong&gt;di Giampaolo Rossi&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#990000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;Il Tempo non è Repubblica; ed io non sono Barbara Spinelli&lt;/span&gt;. Non vivo a Parigi, non frequento la gauche inorridita da questa Italia berlusconizzata e non appartengo a quel giornalismo raffinato e colto che vomita da 15 anni odio nascondendosi dietro il disagio morale di vedere il proprio Paese ridotto così da questa destra indegna. &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;Non mi chiamo nemmeno Zagrebelsky&lt;/span&gt;, come il Presidente onorario di Libertà e Giustizia, il grande giurista che arringa l’elite contro le &lt;em&gt;“notti di Arcore in versione postribolare”&lt;/em&gt;. &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;Mi chiamo banalmente Rossi&lt;/span&gt;, il più comune dei cognomi italiani, quello che meglio può rappresentare il tipico lobotomizzato dal Cavaliere e dalle sue televisioni. &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;E, a guardarmi bene, non ho nemmeno le occhiaie di Michele Serra&lt;/span&gt;, che fanno tanto “pensatore sofferente” e che consentono ad un rachitismo intellettuale di affermare che c’è &lt;em&gt;“un potere che nomina le sue favorite nel Palazzo, usando le cariche pubbliche come moneta per ripagare prestazioni private”&lt;/em&gt; e che questa &lt;em&gt;“giustapposizione tra stanze del piacere e stanze del potere”&lt;/em&gt; è un problema politico, mica morale; ovviamente senza fare alcun nome, com’è nello stile di questo intellettualismo inquisitorio.&lt;br /&gt;Io che non sono la Spinelli, Zagrebelsky o Serra, e per di più sono di destra, ho avuto la fortuna di incontrare la cultura del femminismo e quel “pensiero della differenza” che ha orientato per circa 30 anni il senso del cambiamento della donna nella società occidentale. E questo pensiero, al di là degli stereotipi, è riuscito a porre la questione del femminile all’interno di un essenziale: il “partire da sé”. Questa è la vera conquista delle donne, pur nell’inevitabile compromesso con la complessità del moderno. Le donne lo hanno fatto offrendo a noi uomini, incastrati nella storia, imprigionati nella morale, dominati dall’ossessione bellicosa del “ruolo sociale”, un punto di vista che avrebbe potuto aiutarci anche a dare senso all’unico linguaggio maschile rimasto in vita, quello del potere. Non è un caso che, in questi giorni di trionfanti mobilitazioni, sia stato proprio il femminismo storico (da Luisa Muraro a Ida Dominjanni), a manifestare un forte mal di pancia sull’uso strumentale della donna da parte di donne, per combattere un uomo. Perché quel “io sono indignata” sbandierato in piazza è stato solo il complice dei desiderata delle Spinelli, degli Zagrebelsky e dei Serra piuttosto che la narrazione comune di un desiderio di recupero del proprio corpo dentro il corpo sociale. Perché il “partire da sé” può essere negato in tanti modi. E forse la sinistra politica lo ha negato in questi ultimi anni più della destra.&lt;br /&gt;Facciamo un esempio: &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;il Partito Democratico, in questa legislatura si è caratterizzato come il partito delle vedove e delle orfane (ovviamente di padre&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a name=&quot;OLE_LINK2&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name=&quot;OLE_LINK1&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#990000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;)&lt;/span&gt;. La signora Calipari, la signora D’Antona, la signora Coscioni, la signora Fortugno, la signora Rossa. Per non parlare di quelle delle precedenti legislature come Haidi Giuliani, fatta entrare in Senato solo in qualità di madre di Carlo Giuliani&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;color:#990000;&quot;&gt; (in quel caso nelle file di Rifondazione). La giovane Marianna Madia, candidata capolista nel Lazio da Veltroni, in un’intervista al Corriere della Sera dichiarò che l’allora leader del Pd l’aveva conosciuta al funerale del papà, amico di Veltroni e consigliere comunale a Roma; e che era rimasto colpito dal discorso che lei aveva pronunciato e di cui lei non si ricordava neanche. E’ politica selezionare la propria classe dirigente femminile ai funerali? Forse sì, esattamente come lo è selezionarla al Billionaire. Ma non è questo il punto.&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;Per le donne, il discrimine dovrebbe essere un altro: tra quelle che il proprio ruolo lo cercano e lo trovano da sole “partendo da sé”, e quelle che invece lo trovano dentro il cono d’ombra di un uomo (vivo o morto che sia, padre, marito, amante, figlio). Tra quelle che si usano misurando se stesse e quelle che decidono di usare ciò che un uomo può mettere a loro disposizione (che sia il suo sesso, il suo denaro, il suo nome o il suo potere, poco importa). Tra quelle che “partono da sé” e quelle che “partono da lui”, e a lui rimangono&lt;/span&gt;. Il resto è intellettualismo fumato, piccolo moralismo da fine pensiero oppure, peggio ancora, solo un impreciso calcolo politico, che saranno ovviamente le donne a pagare.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;© Il Tempo, 15 Febbraio 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/320483217883404620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/320483217883404620?isPopup=true' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/320483217883404620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/320483217883404620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/02/il-partire-da-se-dimenticato-dalle.html' title='Il &quot;partire da sé&quot; dimenticato dalle donne'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh0YHxmwv3sB8BHlwS1759fyJCWAg-E3yICKSPmLO06JG1w2I-clF_i_gddJRMbC1bLjFUMmJO0F583DI_ushYTlHkJUoZn0NtoE2drua_qHC60-4jafMPPJdU5YyGvrZS4Zphz/s72-c/donne_65_672-458_resize.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-8154786192457773391</id><published>2011-02-09T08:19:00.006+00:00</published><updated>2011-02-09T09:53:00.756+00:00</updated><title type='text'>Cameron, il multiculturalismo e i mercatini radical-chic</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span style=&quot;font-family:Verdana;font-size:85%;color:#006600;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgIUp25vdIGzPonf9yXvGym58BzaFX79BOWFtItGB9ycwNfvt3mkSUpB41XoL3M_5XYq0GEfh4dWysBbeoVC2Jl9-Y-hRcWp1roeq-Wmd_SKg-K7kjCdmTzP9wS_wxklrMtbiDC/s1600/cartoon-protest11.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; DISPLAY: block; HEIGHT: 133px; CURSOR: hand&quot; id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5571614459866054690&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgIUp25vdIGzPonf9yXvGym58BzaFX79BOWFtItGB9ycwNfvt3mkSUpB41XoL3M_5XYq0GEfh4dWysBbeoVC2Jl9-Y-hRcWp1roeq-Wmd_SKg-K7kjCdmTzP9wS_wxklrMtbiDC/s200/cartoon-protest11.jpg&quot; /&gt;&lt;/a&gt; &lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;    style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#000099;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;TEXT-ALIGN: justify&quot; class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;    style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#006600;&quot;&gt;&lt;em&gt;di Giampaolo Rossi&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;La signora Madeleine Bunting&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;    style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#000099;&quot;&gt; si è arrabbiata molto con il premier inglese David Cameron il quale si è permesso di dire, qualche giorno fa, che in Inghilterra il multiculturalismo è miseramente fallito. Stizzita, la signora non gliele ha mandate a dire e &lt;a href=&quot;http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2011/feb/06/capitalism-multiculturalism-cameron-flawed-analysis?INTCMP=SRCH&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;lo ha attaccato dalle colonne di The Guardian&lt;/a&gt; , il giornale della sinistra un po’ radicale e molto chic. Eh sì, perché la signora Bunting è un’intellettuale famosa, firma d’eccellenza di quella sorta di “Repubblica in salsa britannica” che dell’Inghilterra multiculturale si è sempre vantata con orgoglio progressista. Con tono lirico la signora ha raccontato la sua recente esperienza di multiculturalismo che, ovviamente, smentirebbe Cameron: e cioè il suo shopping del sabato mattina in Hackney&#39;s Ridley Road nell’East London, dove &lt;em&gt;“dozzine di nazionalità diverse si aggirano alla ricerca delle migliori verdure, vestiti, coperte e utensili da cucina. E l’aria è piena della fragranza di pane turco e pesce salato africano e le bancarelle sono colme di yams e chili”.&lt;/em&gt; E se, nonostante la povertà, tra i venditori di strada risuonano epiteti in dialetto londinese, &lt;em&gt;“tutto questo dimostra straordinariamente come la Gran Bretagna ha risolto la sua iper-diversità”.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Ci siamo dilungati sull’articolo della signora Bunting per due motivi: primo per rincuorare noi italiani del fatto che le intellettuali di sinistra inglesi riescono ad essere anche peggio delle nostre. Secondo, per dimostrare l’astrazione con la quale un certo mondo intellettuale progressista continua ad affrontare i temi reali dell’Occidente, quelli che rappresentano le sfide per la sua stessa sopravvivenza: e il multiculturalismo è uno di questi.&lt;br /&gt;L’accusa fatta da David Cameron fa riflettere sui rischi di una tolleranza che si riduce a mera accettazione di forme identitarie spesso ostili ai modelli e alle leggi dei paesi in cui vivono. &lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;Con il coraggio e la sfrontatezza che gli consente la giovane età, il leader conservatore britannico ha fatto un’analisi spietata del processo di radicalizzazione di una parte dell’Islam che vive in Gran Bretagna e del rischio che questo comporta per la tenuta della società democratica&lt;/span&gt;. Ha denunciato l’errore di un multiculturalismo che ha permesso si creassero &lt;em&gt;“comunità isolate che si comportano in modi contrari ai nostri valori”&lt;/em&gt; ed ha affermato che bisogna smetterla di pensare ad un modello di tolleranza passiva&lt;em&gt; “neutrale rispetto ai diversi valori”&lt;/em&gt; che consente l’isolamento e la creazione di corpi estranei alla società. Cameron ha coniato una nuova definizione&lt;em&gt;, &lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;“liberalismo muscolare”&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, di fronte alla quale la signora Bunting è inorridita, scrivendo subito che &lt;em&gt;“questa è la politica del body-building: per lo più estetica ma con una possibilità implicita di opprimere”.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;In realtà, la riflessione sulla fine del multiculturalismo iniziò nel 2006 proprio con Tony Blair, all’indomani del drammatico attentato alla metropolitana di Londra in cui persero la vita oltre 50 persone. Per l’Inghilterra, la scoperta che gli attentatori suicidi erano giovani inglesi di religione islamica, di seconda e terza generazione, fu un risveglio brusco dalla favola del paese multicolore e pacifico che si faceva vanto di avere la più ampia legislazione anti-discriminazione del mondo. Fu in quei giorni che Trevor Philips, un insospettabile laburista d’origini afrocaraibiche, stretto collaboratore del premier proprio sui temi dell’integrazione, dichiarò al Times che la parola multiculturalismo &lt;em&gt;“significa cose sbagliate”.&lt;/em&gt; E poco tempo dopo fu lo stesso Blair, in uno storico discorso, a dire che in una società democratica ci sono &lt;em&gt;“confini di valori condivisi dentro i quali tutti devono essere obbligati a vivere”.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Se gli intellettuali progressisti, oltre a fare shopping nei mercatini multietnici, provassero a navigare su YouTube, scoprirebbero realtà diverse dai paradisi multiculturali che si dipingono. &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=dUIfwtNvbNk&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;&quot;You Will Pay With Your Blood”&lt;/a&gt; è un breve video amatoriale che riprende le manifestazioni integraliste a Londra del 2006 davanti all’ambasciata danese in occasione delle proteste che incendiarono tutta Europa per le famose vignette anti-islamiche. Si vedono giovani urlare slogan in perfetto inglese, inneggiare alla Jihad e alle bombe contro chi offende il Profeta e innalzare cartelli con scritte tipo: “Europa pagherai, il tuo 11 Settembre è vicino”. Non a Kabul, ma nel centro di Londra. Attorno, un cordone di poliziotti garantisce il loro diritto a manifestare. Queste immagini racchiudono l’idea del fallimento del multiculturalismo molto più di qualsiasi concetto. &lt;span style=&quot;color:#990000;&quot;&gt;L’immagine di un’Europa stretta nella contraddizione di dover garantire la libertà d’espressione a coloro che la vorrebbero distruggere è il paradosso del multiculturalismo non solo britannico&lt;/span&gt;. Il “liberalismo muscolare” che vuole Cameron non impedirà alla signora Bunting di continuare a fare shopping nel suo mercatino, ma forse riuscirà ad evitare che integralismo e fanatismo prendano piede nelle nostra società&lt;/span&gt;.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:78%;&quot;&gt;© Il Tempo 9 Febbraio 2011, pubblicato con il titolo &quot;Basta ipocrisie sull&#39;immigrazione&quot;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/8154786192457773391/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/8154786192457773391?isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/8154786192457773391'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/8154786192457773391'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/02/cameron-il-multiculturalismo-e-i.html' title='Cameron, il multiculturalismo e i mercatini radical-chic'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgIUp25vdIGzPonf9yXvGym58BzaFX79BOWFtItGB9ycwNfvt3mkSUpB41XoL3M_5XYq0GEfh4dWysBbeoVC2Jl9-Y-hRcWp1roeq-Wmd_SKg-K7kjCdmTzP9wS_wxklrMtbiDC/s72-c/cartoon-protest11.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-3800485012805480631</id><published>2011-01-21T10:14:00.009+00:00</published><updated>2011-04-21T13:56:22.716+00:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="in-giustizia"/><title type='text'>la democrazia astratta dei magistrati</title><content type='html'>&lt;a onblur=&quot;try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}&quot; href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4zIsmvwc38LDzJ99HqfnNVq-6GhK7lOZxmR51m30NM1mth5YENgxIIM6yA8UbbnW24XAmJidXIqinUfmNnQQQhYyXHgozo9SqrmHy-VFug1Pkl-97LEHngGDqxkTCoXaT8hkk/s1600/kandinsky-composizione8.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5565688127692604466&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 138px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4zIsmvwc38LDzJ99HqfnNVq-6GhK7lOZxmR51m30NM1mth5YENgxIIM6yA8UbbnW24XAmJidXIqinUfmNnQQQhYyXHgozo9SqrmHy-VFug1Pkl-97LEHngGDqxkTCoXaT8hkk/s200/kandinsky-composizione8.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div style=&quot;TEXT-ALIGN: left&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;   style=&quot;font-family:verdana;color:#006600;&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;color:#0000ee;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;FONT-WEIGHT: normal&quot;&gt;&lt;u&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;   style=&quot;font-family:Georgia, serif;color:#000000;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;TEXT-ALIGN: justify&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;   style=&quot;font-size:85%;color:#990000;&quot;&gt;di Giampaolo Rossi&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;TEXT-ALIGN: justify&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;color:#006600;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Chissà se &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;Ilda Boccassini&lt;/span&gt; conosce, &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;Vassilij Kandinskij&lt;/span&gt;, il grande pittore russo che all’inizio del ‘900 fu tra i fondatori della pittura astrattista. Forse si, perché i magistrati milanesi che da 20 anni stanno ridipingendo lo Stato di diritto di questo paese sono uomini e donne di grande cultura e raffinata conoscenza. Ma cosa c’entra un pittore moscovita, spiritualista, innovatore del linguaggio pittorico, con una signora napoletana sessantenne, magistrato di lungo corso, che dal ‘94 vive nell’ossessione di sbattere in galera Silvio Berlusconi? Ora ve lo spiego.&lt;br /&gt;Nel 1912 Kandinskij scrisse un saggio dal titolo “Elementi spirituali dell’arte”, nel quale teorizzava una pittura che cogliesse l’interiorità svincolata dalla materia e dalla realtà; &quot;&lt;i&gt;quanto più questo mondo diventa spaventoso&lt;/i&gt; -scriveva Kandinskij- &lt;i&gt;tanto più l’arte diventa astratta, mentre un mondo felice crea un’arte realistica&quot;&lt;/i&gt;. Il suo ragionamento in fondo era semplice: siccome il mondo moderno, con il suo materialismo e la sua disperazione, fa schifo, non ha più senso che l’arte cerchi di riprodurlo. Anzi, occorre che l’arte si svincoli dalla realtà. Solo così, attraverso un’arte astratta, sarà possibile attuare un risveglio spirituale. Bene, la Boccassini e i suoi compañeros togati pensano più o meno la stessa cosa: siccome la nostra democrazia parlamentare fa schifo (visto che il popolo bue continua a votare Berlusconi) bisogna costruirne un’altra, astratta, che si liberi dalla volontà popolare e si regga sul governo di pochi, integerrimi e illuminati. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;TEXT-ALIGN: justify&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;color:#006600;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Ma i paralleli non finiscono qui: Kandinskij, per realizzare la pittura astratta, partì dal principio dell’autonomia del colore e lo svincolò dall’altro elemento della raffigurazione, la forma; a tal punto che la forma non era più in equilibrio con il colore ma era il colore a prevalere sulla forma. La Boccassini, i pm di Milano e il loro braccio armato dell’Anm, da anni fanno più o meno la stessa cosa. Per realizzare la democrazia astratta, svincolata da quella reale, prendono il dettato costituzionale dell’autonomia della magistratura e lo separano dall’intero contesto. Con buona pace di Montesquieu e dei principi del liberalismo, &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;la separazione dei poteri non è più un modo per bilanciarli tra loro, bensì una via per sganciare da qualsiasi controllo e limite uno di questi: quello della magistratura, appunto&lt;/span&gt;. Il potere legislativo e quello esecutivo (cioè la politica), all’interno dei quali risiede la sovranità popolare, al pari delle forme di Kandinskij, diventano un abbozzo, una figura stilizzata, linee di puro contenimento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style=&quot;TEXT-ALIGN: justify&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;b&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;color:#006600;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot;  style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Il processo, una volta avviato, diventa inarrestabile: &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;Kandinskij stravolse le regole della pittura, così come questi magistrati stanno stravolgendo le regole dello Stato di diritto. Se l’arte non ha più bisogno della bellezza, la giustizia non ha più bisogno della verità. L’arte diventa pulsione interiore dell’artista, la giustizia diventa ossessione individuale del magistrato. L’artista non deve più essere ispirato dalla realtà oggettiva ma da ipotesi, “impressioni della natura interiore”, così come il magistrato non deve più perseguire un reato ma costruire un’ipotesi di questo&lt;/span&gt;. Il risultato è parallelo: i quadri di Kandinskij prendono il nome di “Composizioni”, “Improvvisazioni”, i procedimenti della Boccassini diventano “Teoremi”. Stessa costruzione artificiale. Se l’arte di Kandinskij rende pubblica la tensione individuale e soggettiva dell’artista, la giustizia della Boccassini rende pubblica la vita individuale degli indagati (e non solo). Perché &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;in questa democrazia astratta, il diritto è solo un eccesso stilistico; deve scomparire, come con Kandinskij sono scomparsi i linguaggi formali (prospettive, proporzioni) che la pittura aveva sviluppato nei secoli. La Repubblica dei magistrati non ha bisogno di questi stilemi: presunzione di innocenza, diritto individuale, tutela della privacy, garanzie costituzionali, civiltà giuridica, sono legacci che limitano la sete di pura giustizia.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Ciò che ai tempi di Kandinskij nessuno comprese erano le conseguenze che avrebbe determinato il percorso iniziato: la messa in crisi del significato stesso dell’arte. Quando pochi anni dopo Marcel Duchamp prese un orinatoio e lo definì un’opera d’arte, il cerchio si chiuse. Tutto è arte quindi nulla lo è. Ciò che oggi in pochi vogliono vedere, sono le conseguenze che un uso simile della giustizia avrà nel nostro paese, terminata la caccia all’uomo contro Silvio Berlusconi. Se la democrazia astratta dei magistrati dovesse vincere, i capisaldi della civiltà del diritto in Italia verrebbero meno. Se è democrazia pubblicare sui giornali numeri privati e colloqui personali, violare il segreto istruttorio, perseguitare cittadini, allora tutto è democrazia. Quindi nulla lo è.&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;A proposito, sarà solo un’insignificante coincidenza, ma anche Kandinskij, come la Boccassini, era laureato in Legge.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color:#000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;© Il Tempo, 21 Gennaio 2011&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#3333ff;&quot;&gt;&lt;em&gt;Immagine:&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;color:#ff6600;&quot;&gt;Vasillij Kandinskij, Composizione 8, 1916&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/3800485012805480631/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/3800485012805480631?isPopup=true' title='21 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/3800485012805480631'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/3800485012805480631'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/01/la-democrazia-astratta-dei-magistrati.html' title='la democrazia astratta dei magistrati'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj4zIsmvwc38LDzJ99HqfnNVq-6GhK7lOZxmR51m30NM1mth5YENgxIIM6yA8UbbnW24XAmJidXIqinUfmNnQQQhYyXHgozo9SqrmHy-VFug1Pkl-97LEHngGDqxkTCoXaT8hkk/s72-c/kandinsky-composizione8.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>21</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-7266327727498219781</id><published>2011-01-17T10:03:00.003+00:00</published><updated>2011-01-17T10:11:10.651+00:00</updated><title type='text'>il Rutelli di destra</title><content type='html'>&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgyQQNakscwZVkamjDsMr6XS89k4639N-KGiQkV-hS3NK1aEXsJN3VIZawfGbxJJnjjo-A0vYqhqAqNzhr8KNLoCeviDAHthRlqn6bUOf9pTEPR0k8WihHfUy-drEy31zaVRcqh/s1600/alemanno-rutelli-ansa-324.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5563094740929912482&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 142px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgyQQNakscwZVkamjDsMr6XS89k4639N-KGiQkV-hS3NK1aEXsJN3VIZawfGbxJJnjjo-A0vYqhqAqNzhr8KNLoCeviDAHthRlqn6bUOf9pTEPR0k8WihHfUy-drEy31zaVRcqh/s200/alemanno-rutelli-ansa-324.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;color:#006600;&quot;&gt;di Giampaolo Rossi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;color:#cc0000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;Alemanno volta pagina. Almeno così ha annunciato il sindaco di Roma, presentando la nuova giunta comunale. Ha promesso un “cambio di passo”, un’“accelerazione”, “l’apertura di una nuova fase” eppure, nonostante le vibranti rassicurazioni, la sensazione è che il sindaco oggi sia molto più debole e politicamente isolato. Augusto Del Noce, il grande filosofo conservatore e cattolico che è appartenuto alle letture di formazione della destra giovanile, spiegava che l’eterogenesi dei fini che attraversa la storia si riflette sui disegni rivoluzionari sotto forma di dissoluzione degli intenti originari. &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;Il rischio quindi per Alemanno è che invece di una pagina voltata si ritrovi con un sipario calato sull’esperienza storica del primo governo di destra a Roma.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Quando una settimana fa annunciò, nella sorpresa generale, l’azzeramento della sua giunta, producendo un atto esplosivo per le possibili conseguenze politiche, in molti abbiamo creduto che lui, secondo una logica decisionista rara in una moderna democrazia, avesse già in tasca la nuova “giunta del sindaco” con la quale giocare in prima persona la partita del governo cittadino, senza più la mediazione di partiti, correnti e ambienti politici più o meno legittimati. La comunicazione ufficiale sembrava essere la conclusione di un percorso già avviato in grande segretezza e non il preannuncio di un salto nel buio. Nell’idea originaria dei consiglieri di Alemanno, a partire dal suo più stretto e ascoltato collaboratore Umberto Croppi, l’azzeramento della giunta doveva consentire al sindaco di personalizzare una nuova fase del governo cittadino, indebolito dagli scarsi risultati amministrativi e macchiato dagli scandali della parentopoli romana: insomma, un blitz stile reparti speciali. Qualcosa però è andato storto. Col passare del tempo la sensazione è stata sempre più quella di un’operazione priva di razionalità, balbettante nel suo svolgersi, che ha portato Alemanno ad incastrarsi proprio in quella palude di mediazioni e trattative da cui aveva avuto l’illusione di sganciarsi.&lt;br /&gt;Sorprende che un politico come Alemanno non sappia che un atto di forza, una volta iniziato, va portato fino alle estreme conseguenze, altrimenti la forza generata si ritorce in direzione contraria. E’ una regola della politica. Alemanno invece è sembrato aver paura del gesto compiuto. E’ rimasto in mezzo al guado mentre la corrente del malcontento montava e le diverse anime del Pdl uscivano dallo stordimento iniziale. L’azione, che doveva essere lineare, incisiva, diretta e di breve durata, si è trasformata in una casbah di conflitti e richieste che hanno coinvolto tutti. Non solo il Pdl tornato in guerra nelle sue componenti romane, ma anche La Destra di Storace, l’Udc, e persino i cattolici di Rotondi che hanno costretto all’intervento diretto lo stesso Berlusconi per scongiurare la defenestrazione del vicesindaco Cutrufo e un rischio di ricaduta sugli equilibri nazionali.&lt;br /&gt;Insomma, Alemanno ha combinato un caos. Il blitz si è trasformato in una tragicommedia politica, con il sindaco di Roma a girovagare in cerca di assessori della società civile che accettassero l’incarico e salvassero la sua immagine. Il risultato di questa operazione è ora un Pdl romano spaccato, con una parte di An (la forte componente dei gabbiani di Fabio Rampelli penalizzata dalle scelte del sindaco) sul piede di guerra, una parte della ex Forza Italia (quella dei fratelli De Lillo, altro serbatoio di voti cittadini) ormai pronta a transitare verso altri lidi e le restanti realtà politiche che sono riuscite a salvare le proprie posizioni ormai diffidenti sulla correttezza di Alemanno.&lt;br /&gt;Fino ad oggi il sindaco è stato abile a sfruttare le divisioni storiche e le rivalità delle diverse componenti della ex An e dentro il Pdl, alleandosi prima con gli uni e poi con gli altri, stracciando accordi sottoscritti prima e adulando ex avversari e nemici. Una logica del “divide et impera” che gli ha consentito di apparire come necessario centro mediatore tra le diverse istanze. Ma è ovvio che questa situazione ora non può più durare. Se la percezione della fine del suo ciclo divenisse operativa politicamente, potrebbe portare quanto prima gli Augello, i Rampelli, i De Lillo a preferire un accordo virtuoso tra loro per preparare in maniera costruttiva la successione.&lt;br /&gt;In più Alemanno non è riuscito, in questi anni, a costruire un suo gruppo di riferimento radicato nella capitale; i pochi politici di qualità legati a lui da solida amicizia, come ad esempio il deputato Antonio Buonfiglio, lo hanno abbandonato da tempo, in rottura con una gestione personalistica; e la defenestrazione di Umberto Croppi, inspiegabile da un punto di vista umano prima ancora che politico, mette in luce un altro aspetto: &lt;span style=&quot;color:#000099;&quot;&gt;un capo politico che non difende i propri uomini e li sacrifica per salvarsi, pone un problema di inaffidabilità che a lungo andare si sconta con l’isolamento totale&lt;/span&gt;. La storica scommessa della destra su Roma ora si basa su una giunta che ha come nuovi assessori alcuni politici locali sicuramente non superiori a quelli che sono stati allontanati, un ex dirigente di Bankitalia e il presidente delle Acli, espressione di quel cattolicesimo di sinistra che non sarà mai una riserva di consensi per Alemanno. &lt;span style=&quot;color:#000066;&quot;&gt;Il sindaco di Roma rischia di diventare una sorta di Rutelli di destra: benedetto dal Vaticano ma politicamente ininfluente&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;© Il Tempo, 17 Gennaio 2011, pubblicato con il titolo &quot;La Giunta spacca il Pdl romano&quot;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/7266327727498219781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/7266327727498219781?isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/7266327727498219781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/7266327727498219781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2011/01/il-rutelli-di-destra.html' title='il Rutelli di destra'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgyQQNakscwZVkamjDsMr6XS89k4639N-KGiQkV-hS3NK1aEXsJN3VIZawfGbxJJnjjo-A0vYqhqAqNzhr8KNLoCeviDAHthRlqn6bUOf9pTEPR0k8WihHfUy-drEy31zaVRcqh/s72-c/alemanno-rutelli-ansa-324.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-17417540.post-5576228916781163573</id><published>2010-12-22T14:06:00.005+00:00</published><updated>2011-04-21T15:21:58.557+00:00</updated><category scheme="http://www.blogger.com/atom/ns#" term="sinistrerie"/><title type='text'>se la scemenza diventa ideologia</title><content type='html'>&lt;a href=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj7zfeDILpkZBaLUIbrcn7U0IHECrYsH_HvYTrMU8bdy1VBonpnxsZagq782P0QogTBiXGBoAQgHB8Foar7sYmVAi0GfBNqzerZpsmMmwW6n1Y5qBScms_AFoR3pLeAWwu0n73j/s1600/Black_block_devastano_il_centro_di_Roma-2-1628b.jpg&quot;&gt;&lt;img id=&quot;BLOGGER_PHOTO_ID_5553509358515968114&quot; style=&quot;DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 123px; TEXT-ALIGN: center&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj7zfeDILpkZBaLUIbrcn7U0IHECrYsH_HvYTrMU8bdy1VBonpnxsZagq782P0QogTBiXGBoAQgHB8Foar7sYmVAi0GfBNqzerZpsmMmwW6n1Y5qBScms_AFoR3pLeAWwu0n73j/s200/Black_block_devastano_il_centro_di_Roma-2-1628b.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#003300;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;di Giampaolo Rossi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:verdana;font-size:85%;color:#000099;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Cosa hanno in comune gli studentelli rivoluzionari che giocano alla guerriglia per strada e un politico di sinistra dal visetto pulito come Dario Franceschini? Cosa hanno in comune gli apprendisti capipopolo che, nell’esclusiva audio pubblicata da Il Tempo, si credono &lt;em&gt;“l’unico motore sociale del Paese”&lt;/em&gt; e l’erede di quella sinistra cattolica che ha inventato il fenomeno tutto italiano del cattocomunismo, mettendo insieme Cristo e Marx senza prendere null€a dall’uno, né dall’altro? Una cosa fondamentale: la scemenza trasformata in ideologia. &lt;span style=&quot;color:#660000;&quot;&gt;Il problema è che la sinistra che non c’è non è mai quella che vorresti, perché quella che vorresti è esattamente quella che c’è. Altrimenti noi reazionari non potremmo continuare ad avere ragione su tutto&lt;/span&gt;. Anche se lo negheranno, e senza bisogno di esame del Dna, i novelli Che Guevara de noantri sono i figli naturali di quelli come Franceschini che continuano a pensare la politica come odio e semplice antitesi.&lt;br /&gt;E allora spieghiamo le motivazioni per le quali &lt;span style=&quot;color:#660000;&quot;&gt;Dario Franceschini si merita l’ambita onorificenza di “padre politico della scemenza ideologica”&lt;/span&gt;. Qualche giorno fa, come ogni politico progressista di fede obamiana che si rispetti, ha invaso il web con un video su You Tube in cui ha giustificato con un’analisi politica lucida, attuale, quasi moderna, le ragioni di un’alleanza del Pd con il Terzo Polo di Casini Rutelli e Bocchino. E quali sarebbero queste ragioni lucide e moderne? Ovvio, la Resistenza e il movimento partigiano. Franceschini ha detto di aver capito un sacco di cose. Primo, che &lt;em&gt;“è un’idea scema quella che Berlusconi sia invincibile”&lt;/em&gt;. Secondo, &lt;em&gt;“che Berlusconi ha dentro di sé pulsioni autoritarie”&lt;/em&gt;. Terzo, che con Berlusconi siamo al &lt;em&gt;“livello massimo d’emergenza democratica”&lt;/em&gt;. Quarto, che comunque &lt;em&gt;“siamo a un passo dalla fine”&lt;/em&gt; del suo sistema di potere. Quinto, che siccome bisogna preoccuparsi perché in questi momenti ci possono essere i colpi di coda, &lt;em&gt;“nei prossimi mesi dovrà essere massima la nostra vigilanza democratica&quot;&lt;/em&gt;. Sesto, che bisogna ricordarsi che quando &lt;em&gt;“le nostre madri e i nostri padri si trovarono in montagna a fare la Resistenza”&lt;/em&gt; non stettero lì a domandarsi se erano comunisti, cattolici, liberali o monarchici (con viva soddisfazione dei comunisti che dopo la guerra, di partigiani cattolici, liberali e monarchici ne poterono far sparire un bel po’ senza che nessuno se ne accorgesse). E allora, basta con le chiacchiere. Diamoci da fare tutti insieme per abbattere la dittatura.&lt;br /&gt;Se Franceschini, oltre a Dossetti e Don Primo Mazzolari, avesse letto Carl Schmitt, capirebbe che una moderna democrazia è tale solo se sa ricondurre il conflitto all’interno di regole precise e condivise, proprio perché i diversi attori appartengono ad una comune dimensione di senso. Qui si fonda il gioco elettorale, la legittimità costituzionale, la sovranità parlamentare, la divisione dei poteri dello Stato. Continuare a raccontare, che un Presidente del Consiglio eletto per tre volte in 15 anni con regolari elezioni, è un corpo estraneo alla democrazia, significa trascinare il conflitto politico al livello estremo nel quale le regole di comune condivisione saltano e le tensioni diventano irriducibili. Questo giustifica la violenza dei giovanotti universitari che nell’audio pubblicato arrivano ad autoassolversi con piroette illogiche tipo: &lt;em&gt;“la vera violenza è quella che sta dalla parte di un governo che consente quello che sta succedendo sul corpo dei migranti, delle donne, i morti sul lavoro, le discariche, i tagli, i licenziamenti”&lt;/em&gt;. In realtà, è proprio la politica che espelle l’avversario dalla sua dimensione reale per proiettarla in quella ideologica, ad aprire la porta all’autoritarismo. In parole povere: &lt;span style=&quot;color:#660000;&quot;&gt;la vera emergenza democratica è data dalle scemenze che dicono quelli come Franceschini e che gli studenti poi eseguono&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Poi si scopre magari che le motivazioni sono altre e meno nobili. Mario Damilano, attento analista della sinistra radicale, ha scritto che per la dirigenza del Pd “l’antiberlusconismo è di nuovo una virtù per giustificare la fine delle primarie e le alleanze spericolate”. Altro che Resistenza: l’obiettivo è incassare il soccorso centrista, far fuori il popolo delle primarie e scongiurare il rischio che Nichi Vendola le vinca. Scomodare i propri padri partigiani per giustificare questa miseria infastidisce pure noi che alla retorica resistenziale non ci crediamo molto. L’irresponsabilità della classe dirigente del Pd (cui si associano i deliri complottisti della Finocchiaro o le solidarietà per tetti di Bersani) aiuta i giovincelli dalla spranga facile a sentirsi, come dicono loro “un po’ troppo davanti rispetto alla società che fa fatica a seguirci”.&lt;br /&gt;E allora, visto che nel Pd, Matteo Renzi, il giovanotto sindaco di Firenze sepolto sotto la neve, vuole “rottamare” la vecchia classe dirigente, noi gli diamo un consiglio: &lt;span style=&quot;color:#660000;&quot;&gt;inizi a rottamare la stupidità, che nel suo partito ce ne è molta. E non ha età&lt;/span&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-size:78%;&quot;&gt;© Il Tempo, 22 Dicembre 2010&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/feeds/5576228916781163573/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment/fullpage/post/17417540/5576228916781163573?isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/5576228916781163573'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/17417540/posts/default/5576228916781163573'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogdellanarca.blogspot.com/2010/12/se-la-scemenza-diventa-ideologia.html' title='se la scemenza diventa ideologia'/><author><name>Martin Venator</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12032779925623903924</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='https://img1.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEj7zfeDILpkZBaLUIbrcn7U0IHECrYsH_HvYTrMU8bdy1VBonpnxsZagq782P0QogTBiXGBoAQgHB8Foar7sYmVAi0GfBNqzerZpsmMmwW6n1Y5qBScms_AFoR3pLeAWwu0n73j/s72-c/Black_block_devastano_il_centro_di_Roma-2-1628b.jpg" height="72" width="72"/><thr:total>3</thr:total></entry></feed>