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<?xml-stylesheet type="text/xsl" media="screen" href="/~d/styles/rss2enclosuresfull.xsl"?><?xml-stylesheet type="text/css" media="screen" href="http://feeds.feedburner.com/~d/styles/itemcontent.css"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" xmlns:feedburner="http://rssnamespace.org/feedburner/ext/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838</atom:id><lastBuildDate>Tue, 22 Nov 2011 12:11:44 +0000</lastBuildDate><category>monogamia</category><category>funzionario</category><category>angoscia</category><category>mammitudine.</category><category>particolarismo</category><category>mediocrità</category><category>sovversione</category><category>Poesia</category><category>Lega Nord</category><category>ruoli</category><category>ottuso</category><category>pazzia</category><category>essenziale</category><category>logica</category><category>Kafka</category><category>crederci</category><category>aborto</category><category>uffici</category><category>culocrazia</category><category>burocrazia</category><category>omosessualità</category><category>sessismo</category><category>parole</category><category>eterosessualità</category><category>realismo</category><category>potere</category><category>tv</category><category>madre</category><category>fatti miei</category><category>faceto</category><category>rete</category><category>Winnicott</category><category>schizofrenia</category><category>Adorno</category><category>casa</category><category>sistema</category><category>libri</category><category>mafia</category><category>mura</category><category>A zonzo per l'Europa</category><category>donna</category><category>utile</category><category>legame</category><category>bimbi</category><category>cambiamento</category><category>dubbi</category><category>link mentali</category><category>solitudine</category><category>mitomania</category><category>antropologia spicciola</category><category>in-sanità</category><category>Teatro</category><category>Callida Iunctura</category><category>identità</category><category>intrattenimento</category><category>emorragie</category><category>morale</category><category>alienazione</category><category>ripetizione</category><category>Italia</category><category>Revolutionary road</category><title>Iononmidepilo</title><description>Taccuino anacronistico di un'ingenua.</description><link>http://iononmidepilo.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Anacronista)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>85</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="self" type="application/rss+xml" href="http://feeds.feedburner.com/blogspot/lJEj" /><feedburner:info uri="blogspot/ljej" /><atom10:link xmlns:atom10="http://www.w3.org/2005/Atom" rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com/" /><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-6197516041025180830</guid><pubDate>Mon, 12 Jul 2010 21:20:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-13T14:05:24.222+02:00</atom:updated><title>QUESTO BLOG SI E' TRASFERITO</title><description>&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-large;"&gt;&lt;a href="http://www.taccuinoanacronistico.blogspot.com/"&gt;&lt;b&gt;Questo &lt;/b&gt;&lt;/a&gt;è il nuovo link&lt;b&gt;.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I contenuti sono stati trasportati per intero. Anche i commenti. Anche i link e tutto il resto. Insomma non è cambiato niente, salvo il nome e il colore (non ho saputo resistere).&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Mi mancherà questo beigettino scialbo, ma non ho rinunciato a De Chirico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che svolta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Motivo ufficiale: l'irrefrenabile voglia di usare il titolo "anacronismi".&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-6197516041025180830?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/1Dfs0l9wP9E/questo-blog-si-e-trasferito.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/07/questo-blog-si-e-trasferito.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-2696215929655863753</guid><pubDate>Sun, 11 Jul 2010 11:15:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-11T13:31:26.640+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">essenziale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sovversione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">burocrazia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">realismo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">intrattenimento</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cambiamento</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ripetizione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">alienazione</category><title>Saperlo per finta e per forza</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;Trovo Shymalan un regista che sa cogliere l'essenziale, e che benché talvolta non sappia raccontarlo senza cadere in certi schemi rappresentativi stereotipati propri dell'industria del cinema, in genere i suoi film mi suscitano l'impressione di muovere da presupposti concettuali estremamente acuti. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;The village &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;e &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;E venne il giorno &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;appartengono a quella - invero scarna - categoria di film la cui essenzialità riesco a cogliere molto dopo la loro visione: un brusìo concettuale la accompagna, e la segue - qualcosa di difficilmente decifrabile che poi, dopo una lunga gestazione rielaborativa, emerge lasciando profonde tracce.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;Lentamente dunque riesco a capire perché mi aveva colpito, nel film &lt;i&gt;E venne il giorno&lt;/i&gt; di Shymalan, la scena in cui l'anziana eremita ferma l'impeto informativo dei suoi ospiti &amp;nbsp;- in fuga dal delirio del mondo - con un incisivissimo &lt;i&gt;"non voglio saperlo"&lt;/i&gt;. La morte è dietro l'angolo, il mondo si prepara a diventare un cimitero e tutti sono in fuga, ma non c'è spazio per simili esortazioni ansiogene, perché la vecchia sottrae volutamente al dialogo le condizioni per l'informazione. Così, la scena descrive un moto tendenzialmente rivoluzionario: bloccare il flusso informativo è possibile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'iperstimolazione è la categoria descrittiva a mio avviso più pertinente da applicare alla nuova realtà mediatica. Tale categoria contiene in sé, tuttavia, il suo opposto - per descrivere ciò si può ricorrere al vecchio proverbio &lt;i&gt;il troppo stroppia. &lt;/i&gt;Ovvero: iperstimolare è sottostimolare.&lt;br /&gt;
Alla carta stampata come mezzo di informazione esclusivo di quasi un secolo fa, si è aggiunta la radio, poi la televisione, oggi il prorompente mondo del web, il tutto in un solo secolo. Questi mezzi penetrando nella quotidianità e nel costume dei popoli occidentali, li hanno chiaramente condizionati nel profondo, e, fra le tante caratteristiche di questo condizionamento, una posizione non irrilevante va attribuita all'iperstimolazione informativa.Essa è iper in due modi: nel tempo (è immediata, veloce, continua, e in costante aggiornamento), nello spazio - essa è ovunque, nel senso che molto spesso anche senza cercare attivamente e volontariamente l'informazione è l'informazione che cerca noi.&lt;br /&gt;
In linea di principio non possiamo fermare questo rincorrerci indomabile dell'informazione, quale essa sia. E il sistema promuove e incoraggia questa rimozione della volontà nella fruizione dell'informazione.&lt;br /&gt;
L'intenzione retrostante non è, tuttavia, come sembrerebbe da questa valutazione, quella del desiderio che tutti sappiano delle cose importanti, bensì quella di rinserrare gli individui in una morsa, in una spirale di cui è necessario non comprendere il senso.&lt;br /&gt;
Uso il termine fruizione al posto di conoscenza per un motivo preciso: dato il carattere "iper" dei flussi informativi nello spazio e nel tempo il primo effetto è quello di una superficialità intrinseca al meccanismo. Le cose, in breve, non si conoscono, ma sono fruite con maggiore o minore passività, esse appaiono per poi scomparire al fine di lasciare il posto ad altri fantasmi.&lt;br /&gt;
L'intenzione retrostante a questa dinamica è quella di offrire al &lt;i&gt;target&lt;/i&gt; fatti a spizzichi e bocconi, continuamente, lasciandolo così sempre affamato. La fame generata dalla struttura stessa del sistema informativo nel suo complesso, è funzionale alla sua alimentazione ulteriore, nel senso che essa cresce proprio nella misura in cui genera questa fame.&amp;nbsp;La spirale del non lo so ma devo comunque saperlo tuttavia per finta, è la linfa di tutto questo. L'informazione passa dalla categoria della conoscenza alla categoria dell'intrattenimento.&lt;br /&gt;
Nell'iperstimolazione sottostimolante, vengono infatti tragicamente meno dei momenti chiave della cognizione: attenzione, concentrazione, durata, memoria. Il cervello si abitua all'effimero e non è difficile immaginare come presto impari ad apprezzare solo quello, secondo un circolo vizioso potentissimo riscontrabile a tutti i livelli del sistema mediatico in generale. La conoscenza deve fare i conti con una realtà che ne rimette in discussione i parametri tradizionali.&lt;br /&gt;
In termini di potere sugli individui tale realtà risulta funzionale alla sua affermazione. Dobbiamo in parte abbandonare la vecchia idea per la quale fruire di un mezzo informativo implica una conoscenza mentre non leggerlo implica ignoranza. Ora le persone che si approcciano all'informazione sono, sempre in linea di principio, scarsamente distinguibili da quelle che non ne sono interessate. Chi apprende qualcosa lo fa superficialmente e predisponendosi a cancellare subito dopo quello che ha genericamente appreso, il che equivale a non saperlo affatto. Ora, &amp;nbsp;dare l'illusione di informare al contempo disinformando o non informando che in apparenza è un modo potentissimo per tenere a bada il gregge indifeso. Non mi riferisco qui ai nomi delle testate, per esempio al Tg1 piuttosto che al Tg3 o al Giornale piuttosto che al Manifesto (e lì ci sarebbe da dirne), mi riferisco precisamente alle caratteristiche formali del sistema informativo.&lt;br /&gt;
Il tutto nell'individuo prende le forme dell'assuefazione (di cui si era già accennato &lt;a href="http://iononmidepilo.blogspot.com/2009/05/masochismo.html"&gt;qui&lt;/a&gt;). L'iperstimolazione sottostimola in questo preciso senso.&amp;nbsp;Il ricambio freneticamente continuo di &lt;i&gt;news &lt;/i&gt;apre la via al connaturato processo di svalorizzazione dell'oggetto iperdomandato e iperofferto. Come nella libera concorrenza l'ampia disponibilità di beni costringe i produttori a ribassarne il presso, così nel processo informativo la grande offerta porta a una sottostima del valore degli "oggetti informativi". Il fruitore, insomma, riconosce scarso valore agli avvienimenti di cui ha fugace notizia. Il loro sovrapporsi indistinto e la loro onnipresente fruibilità genera assuefazione con tutti gli effetti antipolitici che essa comporta.&lt;br /&gt;
In sintesi, la prospettiva di agire o di interessarsi davvero a qualcosa che accade viene tenacemente indebolita e con essa le condizioni per la partecipazione politica. La manipolazione, dunque, può generarsi non solo sul fronte dei contenuti (il giornale X dice la verità mentre il giornale Y mente - e anche quello è un problema serio) ma sul fronte della struttura formale, ovvero sul modo di offerta e di fruizione dell'informazione e sul suo intracciarsi con le circostanze mediatiche generali e i loro riflessi su costumi e abitudini.&lt;br /&gt;
Tornando alla scena di &lt;i&gt;E venne il giorno&lt;/i&gt;, il gesto della vecchia riassume e insieme supera questo discorso. Scegliere di non sapere quello che accade in giro, sia pure grave e legato alle proprie possibilità di sopravvivenza, è un potente atto simbolico sovversivo. Esso rimanda a un coraggioso e anticonformista rifiuto della prassi informativa attuale, là dove nessuno avrebbe mai sospettato anche solo la sua possibilità. Anche qui c'è impoliticità, però è un atto impolitico dettato da una scelta individuale che scaturisce da un'analisi complessa e consapevole della realtà attuale. Dunque, paradossalmente, l'atto del non volerlo sapere della vecchia è più politico di quanto non sembri.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-2696215929655863753?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/MgK6OWVJXik/saperlo-per-finta-e-per-forza.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/07/saperlo-per-finta-e-per-forza.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-8551334226179209736</guid><pubDate>Mon, 28 Jun 2010 20:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-29T00:05:12.979+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">essenziale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">parole</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Poesia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Callida Iunctura</category><title>Callida iunctura</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Leopardi è uno di quegli autori con cui combatto "da una vita". Ci sono delle cose che non riesco a perdonargli, proprio perché lo apprezzo - per la sua abissale capacità di cogliere l'essenziale, rara qualità in tutti i tempi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il mondo è un dispersivo coacervo di moltitudini, nel quale scorgere il senso profondo o la direzione principale delle cose (che può spiegarle in modo potenzialmente definitivo scorgendone il nesso invisibile ma sostanziale), ma, soprattutto, &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;dirla&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, è estremamente difficile - richiede il possesso di strumenti osservativi, valutativi, espressivi, emotivi straordinariamente profondi, rari. Lui aveva questa bellissima possibilità, e nella poesia, secondo me, avrebbe potuto raggiungere una perfezione superiore*, di cui era ben capace: più della metà dei suoi Canti** sono fitti di pleonasmi, verbosità, ripetizioni, compiaciuti arcaismi e non ultimo "patetismi", che hanno, per il mio gusto, indebolito la forza sua espressiva.&amp;nbsp;Il Leopardi delle Operette morali, dello Zibaldone, è il Leopardi che mi piace: la sua forza sta nel discorso penetrante e articolatissimo, nel dare il nome giusto a meccanismi non direttamente visibili, grazie a un'intelligenza combinata a un'emotività penetranti, che lo avrebbero reso, se solo vi si fosse cimentato, un grandissimo romanziere - come ebbe a dire Calvino.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La verbosità in particolare può avere un effetto annientante per questa espressività: disperde i concetti anziché comprimerli o concentrarli in un'unica o più immagini incisive; e la pluralità, con la dispersione, può generare una svalorizzazione delle parti e un depotenziamento del tutto in termini di efficacia espressiva. Il messaggio, se così dobbiamo chiamarlo, ne risulta frammentato, indebolito, tremulo; al lettore perviene un carico d'immagini, sì significative - ma dalla forma disgregata, incapace, se non parzialmente, di imprimersi come un tutto unico e dinamicamente denso. In questo risiederebbe, per me, la potenza poetica: nella possibilità di dire &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;in modo speciale&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; quello che è impossibile dire.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;E' impossibile dirlo non solo perché, come si diceva tempo fa, l'oggetto da cui scaturisce si trova prima, o oltre, il linguaggio, dunque in una zona d'ombra dove la parola è sospesa, ma anche perché quei pochi che vantino la sensibilità poetica - quella particolarissima capacità di sentire il reale in un certo modo, stabilendovi cioè connessioni profonde e inusuali - sono i pochi eletti a nominarlo. E' la materializzazione di un paradosso abissale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Infatti per me la poesia quando vanta, fra l'altro, la caratteristica formale-sostanziale dell'&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;incisività&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, combinata naturalmente a un sostrato figurativo-concettuale profondo, è "assoluta".&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Un linguaggio incisivo combina sintesi e originalità all'interno di segmenti verbali tanto brevi quanto densi : nulla meglio della famosa &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;callida iunctura &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;oraziana, l'accostamento inusuale di parole di uso comune,&amp;nbsp;potrebbe descrivere quello che intendo. Uno degli aspetti chiave per una incisività poetica consiste cioè nella geniale combinazione dei termini.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il verso si muove&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;su solchi espressivi che includono &lt;i&gt;incisivamente&lt;/i&gt; parola, immagine, vita emozionale, in segmenti retti da unità verbali la cui potenza espressiva è affidata, in ultimo, al modo inusitato, speciale, di combinare queste unità. Solo un'illuminazione che collide con l'impossibile, che d'altronde scaturisce da processi elaborativi lunghissimi e complessi, può rendere ragione, espressivamente, dell'indicibile - dando &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;luogo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; alla poesia. La poesia che qualcuno, a ragione, chiamerebbe &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;evento.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ricordo con piacere l'osservazione di Borges su alcuni versi di poesia inglese di cui non riusciva a comprendere il senso, e che al contempo amava profondamente. In questo scavalcare la connettività di senso usuale, la logica, l'esplicazione, consiste la poesia, costituendo un mondo a parte, giacendo, cioè, nell'irraccontabile per scoperchiarlo e toccare "le corde più profonde dell'anima". E' una mano tesa verso quella cosa che spiega tutto, anzi, che contiene tutto: la insegue, talvolta la raggiunge, &lt;i&gt;afferrandola&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;I versi che non accolgano queste caratteristiche, per me non sono poesia, ma un disperato tentativo di esserlo. Quella di Neruda per esempio mi sembra un significativo prototipo di poesia mancata. La tensione ad approssimarsi verso quel luogo impossibile si manifesta in quei versi che giudicherei imperfetti nel risultato, ma eccellenti nella, appunto, "tensione". Si può dire in questo senso che è già poetico il cercare la poesia, che pur non essendo poesia in atto è ciò che la prelude essenzialmente. Un muoversi a partire da una mancanza alla ricerca della "Cosa" che non ha nome, per restituirle il suo nome.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Tra i relativamente pochi grandi poeti moderni occidentali, quello che secondo me più di ogni altro è riuscito compiutamente a dire quel luogo impossibile nella maniera più incisiva possibile, è Eugenio Montale. &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;I limoni&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; è un capolavoro assoluto di incisività marmorea, di sintesi densa ed energia espressiva che sembra scoppiare dalle parole - pur ferme, che sembrano scolpite. In particolare, le ultime due strofe:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;(...)&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif; font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Vedi, in questi silenzi in cui le cose&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt; s' abbandonano e sembrano vicine&lt;br /&gt;
a tradire il loro ultimo segreto,&lt;br /&gt;
talora ci si aspetta&lt;br /&gt;
di scoprire uno sbaglio di Natura,&lt;br /&gt;
il punto morto del mondo, l' anello che non tiene,&lt;br /&gt;
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta&lt;br /&gt;
nel mezzo di una verità&lt;br /&gt;
Lo sguardo fruga d' intorno,&lt;br /&gt;
la mente indaga accorda disunisce&lt;br /&gt;
nel profumo che dilaga&lt;br /&gt;
quando il giorno piú languisce.&lt;br /&gt;
Sono i silenzi in cui si vede&lt;br /&gt;
in ogni ombra umana che si allontana&lt;br /&gt;
qualche disturbata Divinità&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt; &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Ma l' illusione manca e ci riporta il tempo&lt;br /&gt;
nelle città rumorose dove l' azzurro si mostra&lt;br /&gt;
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.&lt;br /&gt;
La pioggia stanca la terra, di poi; s' affolta&lt;br /&gt;
il tedio dell' inverno sulle case,&lt;br /&gt;
la luce si fa avara - amara l' anima.&lt;br /&gt;
Quando un giorno da un malchiuso portone&lt;br /&gt;
tra gli alberi di una corte&lt;br /&gt;
ci si mostrano i gialli dei limoni;&lt;br /&gt;
e il gelo del cuore si sfa,&lt;br /&gt;
e in petto ci scrosciano&lt;br /&gt;
le loro canzoni&lt;br /&gt;
le trombe d' oro della solarità.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;* mi si potrebbe dire: ma chi diavolo sei tu per dirlo? In effetti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;** si veda, per esempio, la poesia Ad Angelo Mai.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-8551334226179209736?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/KnAsWdjhY-8/callida-iunctura.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>6</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/06/callida-iunctura.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-9217979136409296429</guid><pubDate>Sat, 19 Jun 2010 19:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-19T21:37:40.712+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">identità</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">donna</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">aborto</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">madre</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ruoli</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tv</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sessismo</category><title>L'orologio del femminismo gira all'indietro</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La brava Marsia si esprime sulle opinioni illuminate di Susanna Tamaro sul femminismo: un condensato aberrante &amp;nbsp;di semplificazione e qualunquismo, con picchi di moralismo grezzo misto a ignoranza storica - all'interno di un &amp;nbsp;quadro argomentativo irrazionale. E', infatti, nel caso di Tamaro, il sentimentalismo della prima impressione del cuore (o "core") a dirigere le opinioni, come si potrà constatare leggendo il suo articolo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Si dà spazio a Tamaro sul Corsera, come si è dato spazio alla talaltra&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=R5QEP"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Scaraffia&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;sul Riformista, che non lesina exploit semplificazionisti per lo&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/240406/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;stesso giornale&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;, e se non fosse che in contemporanea l'editoria sembri rivivere un periodo di&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2010/05/03/AM1x42eD-italiane_ribellione_letteraria.shtml"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;rifiorente riflessione&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;femminista, post-femminista o semplicemente critica nei confronti della moda dello stereotipo della gnocca scema operata da industria culturale &amp;amp; co., sarebbe non impossibile credere: oddio, che è successo, l'orologio della concezione femminile è stato riportato indietro di più di mezzo secolo.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Marsia, dicevo, estrapola un'espressione dell'articolo di Susanna Tamaro (link sotto) e riflette opportunamente sul contesto simbolico e sociale, e sui rimandi culturali, della barbie. Anche a me sembra che questo apparentemente innocuo giocattolo condensi in sé il senso cruciale dell'involuzione del femminismo, di cui Tamaro &amp;amp; co. raccolgono gli aspetti più superficiali, con una desolante confusione di cause ed effetti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;Marsia Modola,&lt;/span&gt; "Il Barbie pensiero"&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;:&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Susanna Tamaro esce con un dittico:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="color: black; text-decoration: none;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/cultura/10_aprile_17/tamaro_c023a4e0-49e9-11df-8f1a-00144f02aabe.shtml"&gt;http://www.corriere.it/cultura/10_aprile_17/tamaro_c023a4e0-49e9-11df-8f1a-00144f02aabe.shtml&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="color: black; text-decoration: none;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="color: black; text-decoration: none;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/cronache/10_giugno_14/tamaro-donne-figli_eab439fc-7777-11df-9d1c-00144f02aabe.shtml"&gt;http://www.corriere.it/cronache/10_giugno_14/tamaro-donne-figli_eab439fc-7777-11df-9d1c-00144f02aabe.shtml&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span style="color: black; text-decoration: none;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sottolineo nel primo dei due articoli di Susanna Tamaro una frase degna di considerazione, non per il concetto che&amp;nbsp; ritengo infondato, ma per un riferimento: “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Come da bambine hanno accumulato sempre nuovi modelli di Barbie, così accumulano dal vuoto che le circonda, partner sempre diversi” .&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il riferimento in questione è la bambola Barbie. Da tempo rifletto su questo giocattolo che dal ’59 è entrato nel mondo delle bambine e delle loro madri. Prima di allora le bimbe giocavano con cucinini e mobiletti in miniatura, bambolotti e bamboline appena sessuate, da cullare e molto spesso soltanto da abbracciare. Questo apparato di giocattoli segnava il destino della bambina che così veniva iniziata al ruolo futuro di adulta-mamma, con il desiderio, inculcato e introiettato in una recita, di cullare un vero bimbo e di convolare a nozze come unico traguardo della sua vita. Quelle che hanno conosciuto cavalli a dondolo, carrettini e persino la fionda e qualche soldatino, forse sono diventate le “maschiacce “ di casa, quelle con “troppi grilli in testa”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nel 1800 le bambole europee,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;poupées et jouets&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;francesi in particolare, portavano modelli e tendenze del gusto europeo specialmente negli Stati Uniti. Negli anni sessanta del secolo appena scorso si invertono i flussi e dagli Stati Uniti arriva in Europa una bambola, Barbie, portatrice di dense simbologie e implicazioni sociologiche che travalicano enormemente l’oggetto giocattolo in sé. Non è soltanto la fortuna economica di un oggetto, ma il dilagare attraverso un totem-simbolo grandemente seduttivo di un diverso orientamento che riguarda la figura sociale e il corpo della donna. Un simbolo diretto alla fonte,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;all’origine donna&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Per rafforzare maggiormente l’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;imprinting&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;la produzione Mattel immette sul mercato diversi altri giocattoli-tipo che formano un micromodello societario: il fidanzato Ken, Midge l’amica del cuore di Barbie, le sorelline, la cugina, l’amico di Ken … e via via le versioni per area geografica di Barbie. Nasce così anche un indotto di servizio: dai modellini delle case con piscina, ai mobili, agli accessori personali, i club di Barbie, la posta di Barbie, storie televisive di Barbie … Un’operazione commerciale imponente, planetaria che sostiene la penetrazione dello&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;style life&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;nordamericano e trasforma contemporaneamente non solo i modelli di gioco delle bambine ma la figura stessa di donna a cui la bambina si ispirerà.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Già nel ’65 vengono rilevati i primi&amp;nbsp; segni della sindrome Barbie:“&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Abbiamo in osservazione bambini che appaiono eccitati e disturbati da bambole come Barbie e i suoi amici…&amp;nbsp; e vengono iniziati ad una sessualità precoce e priva di gioia, a delle fantasie seduttive e ad un consumismo cospicuo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;” (dott. Leveton, Medical Center, University of California).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il ruolo pedagogico della bambola Barbie non è nemmeno dissimulato dalla stessa casa produttrice:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;I giocattoli formano la personalità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;(uno dei primi slogan).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quando arriva Barbie si è già affermato nel mondo un certo modello di bellezza&amp;nbsp; femminile (Hollywood e grandi rotocalchi) che oscilla tra fatalità e grazie adolescenziali. La bambina nelle cui mani arriva la bambola (icona del glamour e della donna “comune” moderna che adora lo sport, la moda, la bella vita), si trova a confrontarsi con una bambola-donna-modella. E i suoi sogni diventano i vestiti, il trucco, il parrucchiere, il corpo&amp;nbsp; esibito. Il messaggio di Barbie si condensa in una frase di Marilyn Motz: “ Sii ricca, bella, popolare, e soprattutto divertiti” ( in&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="La Bambola Barbie" w:st="on"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La Bambola Barbie&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;,&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Marianne Debouzy&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’immaginario dell’infanzia è scomparso e sostituito dal mondo edonistico degli adulti. E’ spinto al narcisismo, al mito della bellezza e al suo consumo con l’attenzione a non farla mai svanire. Barbie non è creata da madri, padri, nonne, nonni nel contesto culturale della bambina, ma va&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;acquistata&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;con tutta la sua scenografia di accessori in una iterazione senza termine e simbolicamente senza limiti finanziari. Ciò che dovrà fare da grande. Un immaginario che confonde realtà e apparenza, un nuovo piano inclinato che potrà innescare le nevrosi postmoderne.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Cosa c’entrano le femministe …&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Le femministe c’entrano, certo, ma solo nel senso che negli anni sessanta e settanta furono molto critiche nei confronti della bambola Barbie che incarnava l’orientamento consumistico della società e un modello di sessualità femminile apparentemente libero, ma In realtà condizionato e orientato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Può darsi che il significato reale che questo giocattolo ha avuto sulla crescita delle bambine&amp;nbsp; non sia tutto da demonizzare e che sia da prendere in considerazione il giudizio non del tutto negativo di alcune correnti del femminismo di oggi che indicano nell’icona Barbie tratti di una sfrontatezza liberatoria di cui la casalinga aveva bisogno (qualcuna dice che sono le femministe che hanno giocato con Barbie …).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma non si può negare che Il suo simbolismo riporta ad un contesto sociale che voleva produrre nuovi stereotipi e nuovi appetiti. Non a caso I collezionisti di questa bambola sono soprattutto uomini.&amp;nbsp; E non è poi tanto vero che&amp;nbsp; siamo passati dalla donna angelo del focolare alla mistica della seduzione. In realtà oggi coesistono abbondantemente i due stereotipi, e il primo non è neppure oggetto di attenzione critica da parte dei media, anzi è funzionale a tutto il marketing relativo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Dunque, se esiste, come esiste&amp;nbsp; una parte della gioventù femminile di oggi, fagocitata nel mondo delle pin-up, dei seni gonfiati, del culto della bellezza … lo si deve in buona parte a questo imprinting dell’infanzia che il mercato e la cultura dominante appoggiano poi, con la tv, i media, la pubblicità, il &amp;nbsp;consumismo, l’eros esibito e gratuito, e con tutti gli altri richiami verso la sostituzione di vecchi e nuovi ideali o valori.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Queste ragazze di oggi, secondo &lt;/span&gt;&lt;st1:personname productid="la Tamaro" w:st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;la Tamaro&lt;/span&gt;&lt;/st1:personname&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; così perdute ma soprattutto così&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;propense all’aborto,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;sarebbero invece prodotto della cultura femminista: “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma le ragazze italiane? Queste figlie, e anche nipoti delle femministe come mai si trovano in queste condizioni? Sono ragazze nate negli anni 90 cresciute in un mondo permissivo …”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Non esiste un rapporto … ISTAT a dimostrare che le ragazze di oggi che praticano l’aborto sono figlie delle femministe e cresciute in un mondo permissivo creato dalle stesse (a leggere l’autrice sembra che all’epoca in ogni condominio si organizzassero voli a Londra per abortire). Il femminismo è stato un movimento di donne, a cui dobbiamo le nostre sacrosante libertà, anche di praticare una interruzione di gravidanza con consapevolezza e nelle giuste condizioni sanitarie. Tante donne, un fiume, nel lontano 26 agosto del &lt;/span&gt;&lt;st1:metricconverter productid="1970 a" w:st="on"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;1970 a&lt;/span&gt;&lt;/st1:metricconverter&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt; New York per commemorare i 50 anni dall’ottenuto voto; venti mila a Roma&amp;nbsp; l’8 marzo del 72 subendo gli insulti e le cariche delle forze dell’ordine. Ma non erano&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;tutte&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;le donne&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;la loro discendenza non è dato conoscere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La grande massa delle donne, nel loro insieme, ha educato e allevato come poteva nel solco storico della società maschile che sceglie, decide per loro, conforma i loro desideri, e permea la vita di tutti i giorni. Impone anche gli strumenti per l’inserimento e l’accettazione sociale, tutti inevitabilmente passanti per il mercato della seduzione col catalogo dei serial televisivi, dei grandi fratelli, dei romanzetti senza poesia e senza forma d’arte. Modelli senza valori trasfigurativi, offerti in una normale povertà creativa che insegnano una quotidianità litigiosa, fatua, pervasa di falsi sentimenti, che non&amp;nbsp; aiuta a riconoscere i veri o ad acquistare forza, dignità e destrezza nelle relazioni umane e in particolare d’amore. E questo senza voler assegnare specificamente un ruolo etico ai media..&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Quanto poi ai figlicidi, le angosce e le motivazioni di quelle madri non hanno niente a che vedere con il giusto diritto alla libertà e realizzazione di sé che il femminismo ha invocato e in parte ottenuto, ma attiene esattamente a quel vissuto continuo di travaglio e combattimento per dover essere sempre all’altezza di ogni situazione. Pressate da esigenze all’interno di un quadro di inconciliabilità: realtà e immaginario sociale contraddittori, storie familiari e personali contraddittorie, vecchi e nuovi desideri contraddittori. Una richiesta &amp;nbsp;di vissuto&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;dovuto,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;dal sapore miracolistico, che fa diventare la donna oggi, suo malgrado, un essere senza precedenti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-9217979136409296429?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/TW7SVX73HmY/lorologio-del-femminismo-gira.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/06/lorologio-del-femminismo-gira.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-6956372309899508907</guid><pubDate>Thu, 10 Jun 2010 19:56:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-10T22:16:48.011+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">burocrazia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">antropologia spicciola</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ripetizione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">uffici</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ottuso</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">funzionario</category><title>L'Ottuso</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo identikit antropologico si rivela particolarmente urgente. Siamo circondati. Ricerche approfondite del CNR dicono che non c'è una stagione precisa in cui vadano alla ribalta, ma sono emerse delle tendenze geografiche particolarmente rivelative. Le masse ottusoidi paiono concentrarsi per lo più nel Nord del mondo: nei paesi industrializzati, nelle democrazie. Lasciamo da parte le considerazioni etico-politiche che facilmente ne scaturiscono, omettiamo cioè che ciò implicherebbe che, se essi costituiscono la maggioranza della popolazione, è a loro che va ascritta la più consistente produzione di leggi. Lasciamo da parte, sì, questa questione pruriginosa, e proseguiamo stoicamente con altri dettagli scottanti, data l'urgenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le difficoltà statistiche che rendono impossibile un serio censimento della popolazione ottusa sono dovute, in primo luogo, ai limiti della sondaggistica. L'Istat ci ha provato, a porre a un campione relativamente esteso, la domanda &lt;i&gt;si-definirebbe-ottuso.&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Il progetto statistico è saltato a causa di decine di denunce all'istituto, e al fioccare di oscenità degli intervistati che rendevano di fatto impossibile una ricostruzione professionale della realtà ottusoide del Paese.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fazio fa sapere che al momento non è pronto nessun vaccino. Gli anticorpi dell'ottusità muoiono nell'atto stesso dell'inoculazione. Ciò rivela una tendenza intrinsecamente intrinseca dell'organismo dell'Ottuso, rinvenibile presso tutti gli apparati, in specie quello cerebral-nervoso e quello acustico, che consiste propriamente in quella che i ricercatori chiamano &lt;i&gt;"persistenza escludente"&lt;/i&gt;, il che vuol dire, in breve, che non ci sono vie di mezzo, e se sei infetto sei infetto e basta. Non ci sono sfumature interne all'ottusità. (L'Ottuso è "&lt;i&gt;mono" &lt;/i&gt;tutti i sensi, come si evincerà dalla descrizione che segue. Monocromatico, monodirezionale, mono-tono).&amp;nbsp;Mentre se non lo sei, hai come il piede costantemente nella fossa (cit.) e il germe ti ronza attorno come una zanzara in pieno agosto a Milano. E' perciò della massima importanza non ritenersi mai definitivamente al di là della barricata, dalla parte degli intelligenti.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' una patologia a decorso terminale. Cioè, non è che di ottusità si muoia, ma si sviluppa un approccio virulento con l'ambiente umano circostante &amp;nbsp;che porta caso mai alla morte degli altri (da ora in poi, &lt;i&gt;le vittime&lt;/i&gt;, NdA)- senza che sia possibile estirparlo una volta contratto. &amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'Ottuso è un'entità umana di non immediata identificazione per i meno allenati. Tuttavia, non è affatto impossibile riconoscerlo subito, talvolta basta solo un'occhiata. Sì.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Fattori estetico-vestimentari. &lt;/b&gt;L'Ottuso veste sempre casual, ma non tutti quelli che vestono casual sono ottusi. C'è una tendenza cromatica che può aiutare a identificarlo: in genere predilige il rosa o l'azzurro, le scarpe bianche, le polo. E i pantaloni di colore rigorosamente pastello.&amp;nbsp;Porta in genere gli occhiali da sole, ma "non è detto" (cit.).&amp;nbsp;La sua faccia è anonima. In genere pallida, oppure lampadata (comunque in partenza sempre pallida), ospita un sorriso dai denti sconnessi ma non troppo. Gli occhi sono di solito color nocciola. Spero di avervi aiutato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Fattori fisiognomico-psico-comportamentali, nonché socio-culturali. &lt;/b&gt;E' un soggetto bizzarro, proprio nella misura in cui è normale. C'è un rapporto di diretta proporzionalità tra la normalità e l'ottusità, questo è assodato (&lt;i&gt;Cfr. tutti i documenti dell'OMS&lt;/i&gt;). Prova emozioni (&lt;i&gt;Ibidem&lt;/i&gt;), parla correttamente la lingua madre, il suo sistema psico-motorio è nella norma, insomma, è, quel che si dice, uno qualunque. Ma qui sta la sua potenza.&lt;br /&gt;
L'Ottuso ha un'arcata sopraccigliare immobile, nonché uno sguardo loffio, privo di slanci, disadorno, senza enigmi, in una parola: schiettamente ittico. No, non è un pesce (cit.) poiché, non ci sono dubbi, e anche il CNR conferma, che il suo patrimonio genetico è intensamente umano. Ma ha un che nell'espressione facciale, o nel complesso del suo cosiddetto modo di fare, che ricorda tanto i piccoli vertebrati del mare. Pure, in effetti, non guizza, non sguazza, non ha scatti, è lento ma non nel senso dicotomico-assiologico del Celentano di qualche prima serata fa. Né è, come si dice, lo scecco del lenzuolo, il finto tonto, non è tonto: è Ottuso, che è diverso (Cfr. Puffi).&lt;br /&gt;
Non è un cretino, attenzione. Il cretino gli succede subito dopo nella scala dell'intelligenza umana. Egli è in un certo senso più pericoloso del cretino, perché si mimetizza facilmente, ed è possibile a prima vista non coglierne con desolazione antropologica il vuoto concettuale che lo caratterizza. Non dice lampanti cazzate, come nel caso del cretino, anzi, come si leggerà, possiede delle capacità mentali da non sottovalutare. E' proprio nell'uso claustrofobico, cioè circolare, schematico, che fa di esse, che casca l'asino - che si apre la crepa abissale che lo separa dalla popolazione intelligente tanto quanto da quella cretina.&lt;br /&gt;
L'Ottuso infatti esercita le sue facoltà cognitive senza sforzo, comprende il discorso, crea legami di senso, produce idee; tuttavia, tale suo moto cognitivo mostra come la tendenza a svilupparsi entro un binario senza incroci o sconnessioni o svolte o retromarce. Il binario è ferruginosamente dritto, e così prosegue.&lt;br /&gt;
La categoria &amp;nbsp;antropologico-sociale che meglio lo descrive è quella della &lt;i&gt;semicultura. &lt;/i&gt;Egli non è ignorante, anzi, ce n'è anche di laureati e a bizzeffe, gode di un livello medio-alto di istruzione che non lascia dubbi circa l'estraneità della sua condizione psico-esistenzial-antropologica a una mancanza della stessa. Le cause, dunque, debbono essere rintracciate altrove.&lt;br /&gt;
Il semicolto ha una visione non vorrei dire parziale (ma sì, lo dico, NdA) delle cose, un approccio cognitivo al mondo rigido, che evolve a piccoli passi compiuti lungo un arco di tempo dilatatissimo. La rigidità del Nostro (cit. Zauberei), si manifesta, in genere, nella seguente fenomenologia: individuazione della parte estratta arbitrariamente dal tutto, gradimento soggettivo della stessa, applicazione vieppiù immotivata di tale parte come modello eziologico universale di tutto. Ergo: si fissa. Se ha pensato, mettiamo, che è il freddo la causa di tutti i mali del mondo, farà del freddo il suo guru filosofico, lo schema preferito della causalità.&lt;br /&gt;
Ma qui stiamo, forse, ingigantendone le dimensioni. E' molto difficile che pensi in termini di causalità universale. In genere, il raggio d'azione entro cui giudica e pensa è la semplice quotidianità.&lt;br /&gt;
C'è da dire che la rappresentazione che ciascuno si fa della quotidianità è profondamente rivelativa. Se, per esempio, giusto per seguire la linea editoriale della nostra rubrica, per il Tirchio ogni giorno è un coacervo pericoloso di minacce al patrimonio, per l'Asociale una buona occasione di ritrazione nelle stanze, per lo Sborone un'eccitante opportunità di autopromozione, per il nostro Ottuso ogni giorno è nient'altro che la copia del precedente. Nel senso che Egli vi si approccia proprio così, senza domandarsi del possibile nesso tra l'oggi e il domani - non oso dire del giorno precedente (ma sì, oso, NdA), senza eccitazione né noia alcuna si approccia al-fatto-che-ogni-giorno-il-sole-sorge (&lt;i&gt;Cfr. Russell, tacchino induttivista&lt;/i&gt;) come la più indiscutibile delle lampanti ovvietà autoevidenti. Egli risiede in una zona esistenziale lungamente antecedente alla posizione del problema. Per dir così, per l'Ottuso il problema non ha sussistenza ontologica, nel senso che la sua eventualità non è neanche solo lontanamente sospettata. Ciò è motivo di tranquillità e perseverante adattamento.&lt;br /&gt;
L'aspetto dell'integrazione sociale è cruciale, in questo quadro. Egli non è propriamente introverso, né propriamente estroverso. L'Ottuso si colloca infatti, anche in questo caso, in una specie di &lt;i&gt;locus&lt;/i&gt; esistenziale sbalorditivamente estraneo alla sussistenza stessa della dicotomia. Nella sua tranquilla normalità, Egli sovverte i nostri aggettivi, rivoluziona le categorie con cui pensavamo il reale, aggira i paletti concettuali tradizionali, si pone al di là del bene e del male come farebbe un uccellino a primavera. In questo senso, e solo in questo senso, è un ribelle.La categoria del&amp;nbsp;&lt;i&gt;non troppo&amp;nbsp;&lt;/i&gt;dunque, rende particolarmente giustizia a quello che potremmo definire il mesto decorso del suo io. Il vecchio adagio&amp;nbsp;&lt;i&gt;in media stat virtus&lt;/i&gt;&amp;nbsp;ha conosciuto presso di lui una singolare realizzazione in chiave brutalmente pragmatica, e un sovvertimento interno sorprendente: l'Ottuso è finanche oltre la medietà, poiché neanche scorge gli estremi rispetto ai quali dovrebbe porsi nel mezzo.&amp;nbsp;Nulla più del famigerato &lt;i&gt;panta rei&lt;/i&gt; può descriverne l'essenza - l'Ottuso è infatti &lt;i&gt;colui che tutto scorre&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
A questo punto sarebbe troppo facile ricondurlo all'immagine dell'impiegato del catasto. Ed è proprio per questo che ve lo ricondurremo. Fermo restando che dietro ad ogni impiegato può sempre nascondersi un poeta, e che l'essenza dell'impiegato non implica l'esistenza dell'Ottuso, e insomma fermo restando che non dobbiamo generalizzare - l'Ottuso è l'individuo prediletto per il lavoro ripetitivo, burocratico, aridamente impiegatizio. Egli vi si trova perfettamente a suo agio. Niente colpi di scena, niente sforzi concettuali, niente improvvisazioni foriere di sventure, ma schemi, schemi, schemi, finanche relazionali - se parliamo della mansione allo sportello.&lt;br /&gt;
In quel caso, le &lt;i&gt;public relations &lt;/i&gt;ne denudano, per così dire, le più stringenti peculiarità antropologiche. Là dove un interlocutore osi porre una domanda diversa dal solito, una questione mai posta, una critica, un'approvazione inusitata, una frase che minacci di esulare il vecchio "&lt;i&gt;salve-scusi-avrei-bisogno-di"&amp;nbsp;&lt;/i&gt;lo sguardo del Nostro si smarrisce. La perfetta linearità della ripetizione subisce una brusca interruzione. La sincope subentra alla normalità del battito. La pressione cala, nel volto, si vede, si perde in un abisso. Dove sono le rassicuranti ripetizioni, la consuetudine del discorso vis-à-vis? Dov'è finito l'amatissimo schema, àncora salvifica in un mare di confusione? &lt;i&gt;No, guardi che è così come le ho detto.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;Inutile farlo ragionare. Ha perso l'àncora e ha perso tutto. Risse, sommessi vaffanculi, odio silenzioso, reciproca misantropia (ma, per lui, non troppa, NdA) seguono allo spiacevole evento.&lt;br /&gt;
L'Ottuso è la sede umana in cui si incrociano mille tendenze del nostro secolo. E' il frutto ibrido dell'incastro anomalo fra istruzione obbligatoria e ideologia stacanovista. E' un leghista pacato, un leghista che non sa di esserlo. In mezzo ci sono i media, e la semiculturizzazione di massa. Si annuncia l'avvento di tanti piccoli ottusi nella prossima generazione, con un incremento pari al 200%. Ciò non desta allarme sociale, anzi. L'Ottuso è l'elettore prediletto di tutti, il target televisivo più ricercato, il consumatore più redditizio, l'ignaro spettatore della prova Folletto preferito. Se si riunisce coi suoi simili è capace di far cose aberranti, con la sua banalità (Cfr. Arendt). Attenti perciò a sottovalutarlo.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-6956372309899508907?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/OFhzo9LIrxU/lottuso.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>10</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/06/lottuso.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-1472687738394911613</guid><pubDate>Sat, 15 May 2010 21:27:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-05-15T23:52:06.727+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">essenziale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">realismo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">utile</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ripetizione</category><title>L'ideologia negli aggettivi I</title><description>&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Disamina disarticolata dell'aggettivo "utile" senza pretese di esaustività&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ci sono tre aggettivi di uso corrente su cui vorrei porre l'attenzione. Si tratta di parole chiave, parole particolarmente rappresentative del cosiddetto "sistema", ma in quanti altri modi potremmo chiamare questa entità informe - o meglio dalle infinite forme - che ci avvolge e ci intride di sé quotidianamente: potere onnipervasivo, industria culturale, forma mentis capitalista? Insomma, si è capito.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Queste parole sono, in ordine casuale,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;utile, attuale, ingenuo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; Le “tratterò” (è una parola grossa chiaramente) in sedi distinte - oggi tocca a utile, fermo restando che di termini ideologici ce n’è un abisso (ad esempio: innovativo, produttivo, concreto, ecc.)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Qui le uso polemicamente: il mio pseudonimo è "Anacronista" e questo è il "taccuino di un'ingenua". Il riferimento implicito a "utile" è nel trafiletto introduttivo, in alto a destra.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Propongo una disamina disarticolata di questi aggettivi, alla luce della loro forza esemplificativa rispetto al sistema di cui sopra, per mostrare la loro deformazione semantica, o, meglio, la loro tensione semantica orientata dal contesto capitalista. C'è, cioè, un sostrato ideologico che fa prendere al loro significato una direzione specifica, ideologica appunto. Ciò è l’espressione della tendenza intrinseca del potere multiforme ad espandersi indefinitamente, fino a penetrare il linguaggio. Se le lingue sono “visioni del mondo” (Humboldt), non si vede infatti perché le parole di una lingua non debbano prendere la piega che questo mondo fa loro prendere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Utile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;. Una cosa è utile quando sortisce o si pensa possa sortire, cioè le si attribuisce, l'effetto di un guadagno o un generico beneficio; generalmente mi pare che si ritenga utile ciò che contribuisce a fare un “passo avanti” in determinate operazioni, le più diverse. La pluridirezionalità, o se vogliamo vaghezza, della sfera semantica di quest'aggettivo considerato isolatamente è ampia: in sé definisce solo una tendenza, quella di considerare positivamente una cosa che &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;produce&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;surplus&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;, sia esso un progresso concettuale, un guadagno economico, una direzione che è auspicabile che il processo X prenda. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;E’ un concetto, dunque, vuoto, che indica solo la tendenza progressiva dietro cui però si nasconde un giudizio di valore: è utile, poiché porta un progresso, quindi è buono. (Si possono invertire i termini: è buono, perché porta un progresso, quindi è utile). E’ chiaro che nulla di esplicito motiva il passaggio inferenziale dalla prima frase (è utile) all’ultima (quindi è buono): in mezzo c’è “poiché porta un progresso”. In ciascuna componente del sillogismo faidate qui proposto c’è un presa di posizione in termini di giudizio di valore. “E’ buono” in realtà, mi sembra, è contenuto già nella convinzione del progresso.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il progresso stesso è un concetto ideologico. Qualcuno ha cercato di dare un’impronta evoluzionista alla giustificazione di questa comunissima tendenza a considerare “ciò che va avanti” come buono, o anche “ciò che sale” come buono; al contrario di ciò che regredisce o ciò che va giù; posizioni peraltro verificabili nello stesso significato del pollice in su/pollice in giù – secondo qualcuno, dicevo, è per la posizione eretta: stare su è prerogativa dell’Homo sapiens. Il resto pertiene alla scimmia. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Dietro questo esempio c’è il tentativo di assolutizzare ciò che appare o è relativo. Il progresso, il “passo in avanti” è tale perché si giudica positivamente l’oggetto verso cui il movimento progrediente è diretto. La bontà sta nell’oggetto e il movimento assume la caratteristica della bontà solo per riflesso. Ergo, il progresso non è assoluto, ma relativo appunto all’oggetto verso cui tende.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Ad oggi mi sembra che sia in corso una selezione interna al ventaglio di tutti i suoi significati possibili, una specie di selezione "naturale" semantica che induce ad usare l'aggettivo solo in un determinato senso, che coincide col senso specifico del, di nuovo, sistema di cui sopra.&amp;nbsp;Questa evoluzione o involuzione interna del termine è forse spiegabile alla luce delle considerazioni sul progresso. Se, come ho detto, il progresso è buono, ed è buono perché conduce ad un oggetto che è considerato buono, qual è oggi l’oggetto che più diffusamente si associa al concetto di utilità?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Utile è ciò che si conforma al sistema, ciò che per il sistema e la mentalità che esso promuove ed esercita è tale. Utile è, insomma, ciò che rafforza i paradigmi del sistema, e contribuisce a rendere solida, costantemente, la convinzione della sua necessità.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Esempio: studiare ingegneria è utile, studiare filosofia è inutile. Questo schema consolidato si riproduce incessantemente in tanti modi, fra cui, ad esempio, l'autopercezione dell'ingegnere come operante in un settore superiore alle altre professioni o agli altri ambiti di studio; oppure la felicità del genitore che ha un figlio prossimo a scegliere come percorso universitario quello di ingegneria, cui fa da contraltare quello che si intristisce dell'opzione per scienze politiche. Questo ha effetti interminabili, specie a livello sociologico: l’ingegnere è rispettato, il filosofo è guardato sottecchi. Il farmacista è ben visto, il sociologo è considerato uno scarto della, appunto, società. Per non parlare degli antropologi, poveretti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il carattere ideologico di questo termine emerge in particolare là dove si provi un po’ ad interrogarlo, a chiedergli cioè qual è esattamente il suo contributo di senso alle frasi che partecipa a rendere compiute. A cosa è veramente utile l’ingegneria? (Non ce l’ho con l’ingegneria, è bene precisare, ma purtroppo per lei si presta bene all’esempio). L’ingegneria è una scienza che sfrutta le conoscenze teoriche proprie della matematica, della fisica, dell’elettronica o dell’architettura e quant’altro, per trasformare la realtà materiale, introducendovi nuovi apparati di varia natura (impianti elettrici, informatici, edili, ecc). Li può inventare, può crearne di simili agli esistenti, può modificarli, può ripararli. Tali apparati svolgono una funzione specifica, richiesta dal committente: un frigorifero, un computer, una macchina per il caffè, un distributore di sigarette, un iPod. A ben vedere, l’importanza dell’ingegnere è stabilita, in ultimo, dalla richiesta del committente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Insomma, se non esistesse un ramo crescente di mercato che sopravvive grazie allo smercio di elettrodomestici e tecnologie, l’ingegnere non solo sarebbe un morto di fame, ma la sua scienza sarebbe considerata una roba da topi di laboratorio un po’ sfigati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il concetto semanticamente ampio di “utilità” si è come definitivamente economicizzato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La selezione naturale, dunque, ha a che fare proprio col fatto che altri motivi per considerare utile una cosa non sono ammessi. C’è uno scarto valoriale interno alla sfera semantica dell’utilità, che riflette una sorta di macroapparato ideologico: l’oggetto verso cui tende il progresso considerato buono è questo e non può essere quell’altro. &lt;b&gt;Cosa motiva questo vincolo? &lt;/b&gt;L'ideologia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Quello che si adatta - riproducendolo - al sistema è buono, dunque è utile: perché ci fa vendere, perché fa lavorare tante persone (dagli operai ai pubblicitari), perché la-gente-lo-vuole. Il che presuppone un preciso e ricco retroscena ideologico, che fa perno su: l’immediatezza, il tangibile - &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;in senso stretto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;-, il maneggiabile e/o manipolabile, il consumabile, il direttamente visibile, l’esplicitamente funzionale.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Il filosofo è inutile allora perché il suo campo d’azione non produce in senso stretto, non apporta novità immediatamente tangibili, anzi, la sua scienza ha come proprietà costitutiva proprio l’indeterminatezza. E' la "fungibilità" (o la strumentalità) a fare da spartiacque ideale, che presuppone la semplice materialità: il preferibile è ciò che si può toccare, vedere, usare, senza mediazioni e senza interpretazioni. Dunque vendere.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;[Per questi e altri motivi è bene fidarsi poco della disinvoltura con cui si utilizza l'aggettivo in questione, e perché no adottare una specie di tendenza polemica e bastian-contrarista a considerare buono ciò che presenta caratteristiche opposte a quelle della cruda funzionalità materiale].&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-1472687738394911613?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/ZXNICMwSefc/lideologia-negli-aggettivi-i.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>13</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/05/lideologia-negli-aggettivi-i.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-7098188196860824230</guid><pubDate>Tue, 13 Apr 2010 11:48:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-04-14T15:04:08.885+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">omosessualità</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">libri</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ruoli</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cambiamento</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">eterosessualità</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">morale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">particolarismo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Italia</category><title>Le nozze di Sodoma - Recensione</title><description>&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;b&gt;E' uscita la mia recensione del libro di Persio Tincani su &lt;/b&gt;&lt;a href="http://www.recensionifilosofiche.it/"&gt;&lt;b&gt;www.recensionifilosofiche.it&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;. La ripropongo qui:&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Con appassionato e rigoroso incalzare argomentativo, Persio Tincani affronta il tema della legittimità dei matrimoni omosessuali attraverso una prospettiva giuridica e morale, dando forma ad una riflessione dal ritmo serrato che chiama in causa alcuni dei protagonisti chiave del dibattito: da John Stuart Mill ai giusnaturalisti contemporanei e gli esponenti cattolici, passando per Martha Nussbaum fino a, non ultimo, Darwin. Il testo, nel suo complesso, mostra gli aspetti in cui si articola, mascherandosi, l’ideologia che presiede al rifiuto dell’istituto del matrimonio omosessuale. Un marcato antiliberalismo risulta essere il denominatore comune delle tesi avverse al matrimonio omosessuale, le cui argomentazioni dimostrano, di fronte a un attento vaglio critico, di scaturire da assunzioni irrazionali e paradossali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Nel corso del libro emerge che è in particolare nel confronto tra i due modelli filosofico-politici del giusnaturalismo (conservatore, particolaristico, ideologico) e del liberalismo (proibitivo solo nella misura in cui lede i diritti altrui, secondo il milliano principio del danno) che si condensano i punti chiave della questione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’autore la affronta anzitutto sul piano giuridico. La sua tesi è che mancano ragioni giuridiche per considerare illegittimo il matrimonio omosessuale: nell’orizzonte normativo italiano è assente un divieto esplicito in questo senso. Alcuni casi giuridici verificatisi negli anni passati testimoniano della difficoltà di giustificare la proibizione, i giudici avvalendosi di motivazioni che solo una forzatura se non un fraintendimento potrebbero condurre a un divieto legittimo. Colpisce in particolare il riferimento alla Costituzione, che, come Tincani rileva, tradisce una contraddizione: se coloro che avversano il matrimonio omosessuale ritengono di poter contare sull’articolo n. 29 della Carta, è altrettanto vero che rintracciare in esso un divieto al matrimonio omosessuale sarebbe possibile solo a patto di considerarlo contraddittorio con l’articolo n. 3 della stessa, che sancisce il principio di uguaglianza formale e sostanziale dei cittadini. “Se davvero nel diritto italiano non vi fosse spazio per il matrimonio omosessuale, ciò sarebbe in contrasto con principi espliciti affermati dalla Costituzione, e si tratterebbe di una lacuna che il legislatore&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;ordinario&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;dovrebbe affrettarsi a colmare” (p. 58).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In definitiva, a motivare l’illegittimità giuridica del matrimonio omosessuale non è che un’errata interpretazione delle norme segnata da un pregiudizio, nel consolidamento e nella diffusione del quale è decisivo il ruolo giocato dalle gerarchie cattoliche - al punto che l’autore può rilevare persino un’affinità linguistica tra le loro motivazioni e quelle addotte dai giudici. Complice, il frainteso concetto di ‘natura’ che sta alla base dell’interpretazione fuorviante della frase costituzionale “famiglia come società naturale”. Non esistono ‘matrimoni in natura’, il matrimonio essendo un istituto giuridico, per questo occorre rimuovere dalle interpretazioni della famiglia costituzionale “ogni retaggio biologistico o legato agli atteggiamenti sentimentali” (ivi), tanto è vero che “un matrimonio omosessuale (…) è ‘innaturale’ tanto quanto un matrimonio eterosessuale” (p. 61).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Tincani può così concludere che l’articolo 29 è in realtà finalizzato a esprimere il riconoscimento giuridico delle relazioni stabilite dal matrimonio, non a sancire un non specificato requisito di ‘naturalità’ per lo stesso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;La natura di questo pregiudizio assume dunque un senso solo tenendo conto dell’influenza della Chiesa Cattolica, la quale tende a sconfinare nell’ambito politico e morale laico contravvenendo di fatto alle linee del&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Concordato&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;. Ciò avviene in virtù dell’assunzione diffusa dei ‘magisteri separati’, per cui “l’intero ambito della moralità sarebbe appannaggio pressoché esclusivo delle religioni, di fronte alle quali le istituzioni laiche sarebbero tenute a fare un passo indietro” (p. 43). È interessante notare come la demarcazione di questo confine ideale tra le rispettive ‘aree di intervento’ venga operata soltanto da una delle due parti, segnatamente quella cattolica, con tutti gli effetti implausibili che questo comporta: ad esempio, la diffusa confusione fra matrimonio sacro e matrimonio civile, propria non solo del senso comune, ma anche della politica, la quale spesso indulge nella credenza che vi siano delle “materie ‘eticamente sensibili’” su cui si pretende che “il legislatore non sia chiamato a decidere se non in accordo con le gerarchie religiose” (p. 47), con effetti determinanti sulla giurisdizione cui è sottoposta anche la popolazione laica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Entra così in gioco il giusnaturalismo, che ha fatto del concetto di natura il fondamento di ogni costruzione giuridica sulla base dell’&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;assunto&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;per il quale da una legge naturale indisponibile scaturirebbe il diritto positivo. Con il giusnaturalismo il concetto di natura viene caricato di valore normativo: è la pecca logica della “fallacia naturalistica”(p. 72) o “legge di Hume” (ivi), che stabilisce un rapporto di derivazione della norma dalla ‘natura’ logicamente ingiustificato, “il che, come già ha mostrato Monod, è la negazione stessa del metodo scientifico” (p. 73).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;A un quadro argomentativo già controverso, si affianca il carattere marcatamente ideologico del giusnaturalismo, derivante dal fatto di avere accolto nel suo seno le ‘leggi di natura’ più diverse secondo convenienza, declinandone il significato in modi anche opposti al fine di giustificare l’una o l’altra ideologia, così dimostrando da sé l’impossibilità effettiva di provare l’esistenza di una legge naturale - della quale invece rivendica l’ ‘indisponibilità’. Particolarmente esemplificative in questo senso sono le tesi di John Finnis in cui Tincani rintraccia i difetti di una tendenza filosofica già problematica. Per Finnis la matrice principale della “legge naturale” è, esplicitamente, la Chiesa cattolica romana, da cui il diritto positivo trarrebbe le “norme fondamentali del bene” (p. 67) tese a realizzare una ‘fioritura umana’ nel contesto di una ‘comunità totale’. Risulta qui di nuovo evidente l’intrinseca inconciliabilità tra l’approccio liberale e la prospettiva giusnaturalista: quest’ultima, negando lo spazio della moralità privata, tende a voler realizzare una comunità moralmente ‘eterodiretta’ e perciò unanime. Tincani può così rilevarne l’aspetto antidemocratico: “ricordando le parole di Hans Kelsen, il liberalismo politico coincide con la democrazia” (p. 71).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma anche là dove, per finzione argomentativa, non si ponesse la questione della fallacia naturalistica, l’approccio giusnaturalista porrebbe delle difficoltà parimenti insuperabili in virtù del modo stesso con cui presenta il concetto di natura, inteso come immutabile e indisponibile - benché di fatto storico e mutevole. Questa rappresentazione cede già di fronte ad una semplice analisi linguistica, che dimostra come il termine ‘matrimonio’ vantasse in tempi non così remoti tutt’altra connotazione: l’endogamia che oggi si ritiene ‘contro natura’ lo ha caratterizzato finché “il meme dell’unione sessuale esogamica ha preso il sopravvento” (p. 87).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Con l’ausilio di Darwin e Freud, l’autore discute alcuni concetti comunemente ritenuti ‘naturali’ che di fronte a un’analisi seria dimostrano di essere, al contrario, il frutto di un’evoluzione culturale che ha indotto all’affermazione di comportamenti e sistemi di relazione darwinianamente più vantaggiosi; è il caso del matrimonio esogamico, la parentela, il tabù dell’incesto. Essi non rappresentano che “regole che fanno durare di più i gruppi, perché ne diminuiscono la conflittualità interna” (p. 91): la motivazione, dunque, è tutt’altro che biologica. Anzi, l’approccio evolutivo insegna come “l’evoluzione ci ha modellati in modo da resistere alla mera biologicità (…) ci ha forniti di un cervello che ci mette in grado di decidere quando ostacolare il ‘disegno darwiniano’” (p. 94); è questa l’unica concezione filosoficamente plausibile di natura.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Forte di questi sviluppi, l’autore può ora identificare la genesi comune delle tesi esaminate e smascherare il carattere eminentemente politico della nozione di natura: “quando la cultura assume i tratti di giustificazione di un dominio, tenere ferme certe pratiche, ribadirne la necessità, equivale a richiamare ragioni di resistenza del dominio stesso” (p. 95), e il mezzo qui consiste propriamente in una “mossa linguistica: sottrarre gli elementi dalla discussione, definirli naturali oppure – e poco cambia – voleri della divinità” (p. 96).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;L’inconciliabilità delle tesi antilegittimiste con il liberalismo politico risulta ancora marcata dalla distorsione del principio milliano del danno che queste operano comunemente. La teorizzazione di un ‘danno’ arrecato dai comportamenti omosessuali, sia pure privati, o dal matrimonio omosessuale con la sua equiparazione giuridica a quello eterosessuale, è effetto di una concezione parernalista dello stato al quale spetterebbe legittimamente di stabilire sul piano giuridico l’orientamento etico della società. A muoverla, un sentimento di “nostalgia etica” (p.103) che, temendo il cambiamento, argomenta un diritto alla conservazione di stili di vita ritenuti buoni secondo un’operazione che intende piegare, così fraintendendolo, il principio del danno a una morale in definitiva particolaristica che si pretende universale e alla idea assurda di una “tutela legale dello&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;status quo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;” (p. 105).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Le molte forme che assume il principio del danno quando deve giustificare assunzioni poco liberali (nel seno del liberalismo, è, invece, stato teorizzato), sottoposte a un’analisi attenta rivelano il loro sostrato più autentico: il pericolo del contagio, ovvero l’idea che il contatto visivo o la mera esistenza dell’omosessuale o del matrimonio omosessuale possa in qualche modo contaminare la società e se stessi. È il caso di quella che l’autore definisce “&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;obiezione estetica”&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;(p. 109) ovvero “il diritto di non vedere determinate cose senza volerlo”(ivi), che confonderebbe l’argomento contro l’offesa al pubblico pudore, di per sé applicabile indistintamente ad eterosessuali e omosessuali, con la pretesa di “escludere, sulla base dell’oscenità, il matrimonio omosessuale” (p. 110). Parimenti, la ‘tesi del disgusto’ muove da una base marcatamente soggettivistica e inconsistente in un’ottica giuridica, dal momento che “non trae origine dalla convinzione di voler proteggere certi diritti individuali dalle violazioni, quanto da un retaggio del pensiero magico” (p. 113). Il pericolo del contagio mascherato con il principio del danno è ugualmente la vera motivazione dell’argomento dell’offesa (“in molti casi ‘offensivo’ e ‘disgustoso’ possono essere usati come sinonimi” (p. 161)) e Martha Nussbaum ha mostrato il nesso potenziale fra le ‘tesi del disgusto’ e la deriva xenofoba (p.164).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;In definitiva, queste posizioni teorizzano mosse legislative proibitive sulla base di un non specificato danno causato dell’omosessualità in sé o del matrimonio omosessuale, pur non sapendo identificare appunto il danno senza cadere in argomenti paradossali e irrazionali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;È fra l’altro da queste tesi che emerge l’elemento chiave dell’“asimmetria cognitiva” (p. 14) che aiuta a gettare luce sul&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;background&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&amp;nbsp;ideologico che le muove - un fattore determinante per la comprensione dell’atteggiamento generale nei confronti dell’omosessualità: se, in generale, la sessualità è considerata una pratica privata estromessa dal dominio pubblico, lo stesso non vale per gli omosessuali, rispetto ai quali la dimensione pubblica sarebbe autorizzata a invaderne la sfera sessuale privata. “La discriminazione stessa, quindi, è possibile soltanto a patto di introdurre in via preliminare una asimmetria cognitiva: tu non puoi sapere nulla della mia sfera intima ma io posso sapere tutto della tua. (…) l’asimmetria cognitiva, come già notava Michel Foucault, è una caratteristica del potere, e, in generale, del dominio” (p. 14).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: black; font-size: 13px; line-height: 18px; margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Di fronte al vaglio dell’analisi critica degli argomenti, le tesi contrarie al matrimonio omosessuale dimostrano, complessivamente, la tendenza a mascherare con una parvenza razionale sentimenti antidemocratici e illiberali - ora distorcendo in senso ideologico il concetto di natura, ora usando impropriamente il criterio liberale del principio del danno. Il percorso critico di Tincani mette abilmente in guardia da tali apparenze.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-7098188196860824230?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/hfGyeMHQq6E/le-nozze-di-sodoma-recensione.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>5</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/04/le-nozze-di-sodoma-recensione.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-6163760888160894038</guid><pubDate>Thu, 01 Apr 2010 13:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-04-01T16:41:00.027+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">donna</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sovversione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">aborto</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ruoli</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adorno</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">culocrazia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sessismo</category><title>“Donne, guaio senza consolazione”. Chi dice donna dice danno. Donna al volante pericolo costante. Auguri e figli maschi. Trallallerotrallallà.</title><description>&lt;div style="margin-bottom: 0.0001pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Finché dovremo leggere robacce come &lt;a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;amp;id_blogdoc=2462978&amp;amp;yy=2010&amp;amp;mm=03&amp;amp;dd=27&amp;amp;title=donne_guaio_senza_soluzione"&gt;questa&lt;/a&gt; continueremo a "chiagne".&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia;"&gt;Assistendo all'ennesimo exploit misogino di routine non posso fare a meno di scorgere una linea sessista ideale che parte da Aristotele e giunge pressoché intatta sino ad oggi. Lo Stagirita scrisse tutti i suoi trattati destinandoli a un target circoscritto, per l'esattezza il maschio istruito e un po' avanti con gli anni - greco abitante della&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;polis&lt;/i&gt;. L'Etica Nicomachea, lo dice subito, non si rivolge a tutto il resto del pianeta, cui mancano i requisiti intellettivi e/o umani. Gli schiavi, i barbari. Le donne.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;b&gt;Era il IV secolo avanti Cristo.&lt;/b&gt; Nel corso dei secoli, evidentemente, la tendenza maschile generale nei confronti delle donne non è cambiata, oserei dire, affatto. Questa è una prova convincente del fatto che l'intellettualità non è una garanzia della profondità e accuratezza argomentativa delle opinioni: &lt;b&gt;il pregiudizio è un germe inoculato sin nel più colto degli uomini.&lt;/b&gt; A differenza dell'uomo semplice, l'uomo colto riesce però a imbellettarlo, a dargli una parvenza di razionalità, con la conseguenza che la sua autorità rischia di far apparire legittime le opinioni più aberranti - meno argomentate - secondo &lt;b&gt;il pericoloso principio dell'&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;ipse dixit&lt;/b&gt;.&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;Impariamo a mettere in discussione questo principio, soprattutto quando si tratta di donne.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Ancora, Schopenhauer, Nietzsche, ma che dico, tutti i filosofi hanno espresso il loro disprezzo per le donne, accusandole di irrazionalità, sentimentalismo, puttaneria, ignorando la genesi di queste caratteristiche pretese naturali.&lt;b&gt; Di certo non è un caso che lo stesso Fini si avvalga del suddetto&lt;/b&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;ipse dixit&lt;/b&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;come garante della validità argomentativa della sua irrazionale misoginia&lt;/b&gt;: stavolta tocca a Sartre&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #121212; font-family: Georgia;"&gt;(“Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa”).&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;D’altronde non è difficile trovare citazioni misogine: la storia della letteratura, e della filosofia, ce ne fornisce in quantità, con la firma dei più grandi esponenti maschili della stessa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Cattivi filosofi in questo, senza dubbio. Perché uno dei primi insegnamenti che un filosofo dovrebbe trarre dai suoi studi, è che&lt;b&gt; il concetto di natura è pressoché sempre utilizzato in senso ideologico, cioè strumentale.&lt;/b&gt; La natura è qualcosa di immutabile e costitutivo, qualcosa che va accettato perché non dipende dalla volontà. Come direbbe Aristotele, l'uomo può scegliere solo nell’ambito di ciò che dipende da lui - da ciò è ovviamente esclusa la natura. Ora, si vede bene come il concetto si presti facilmente alla strumentalizzazione. Ciò che è culturale è relativo, discutibile, frutto di un'evoluzione più o meno contingente, certo non necessaria, quindi mutevole. Naturale è invece universale, obiettivo, indiscutibile. La natura è un destino. Impossibile mettere in discussione la natura.&amp;nbsp;&lt;b&gt;Guarda caso l’articolo di Fini si avvale con particolare zelo ideologico di termini appartenenti al campo semantico della “natura” così ambiguamente intesa.&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;In verità io sono stufa di dover stare sempre sulla difensiva. Difendere le donne mi annoia a morte. Ribadire la fondatezza delle rivendicazioni femminili ad oltranza, di fronte a interlocutori recalcitranti perché affondati negli stereotipi che oggi godono di risonanza mediatica o perché indifferenti, è terribilmente seccante. &lt;b&gt;Io, sinceramente, vorrei poter cambiare argomento. &lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Ma le condizioni culturali attuali - così anacronisticamente attuali, dato che, come si è visto, non è cambiato molto dal IV secolo avanti Cristo - me lo impediscono.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Le risposte all'articolo di Fini che ho trovato sul Web sono così insoddisfacenti, specie quella di Silvia Truzzi, di un’inconsistenza disarmante. Sento di avere una responsabilità, per questo devo rispondere, perché senza una risposta più o meno adeguata, senza l'altra campana, senza una controargomentazione opportuna la "provocazione" rischia di passare per plausibile. Purtroppo, però, essendo pignola, credo che un post non mi basterà mai, e credo di avere gli spunti e le risposte per scrivere un libro solo di risposta a &lt;b&gt;questo articoletto che di argomentativo ha niente. &lt;/b&gt;Di luogo comune parecchio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;La prima affermazione che salta all'occhio per la sua, di nuovo, sconcertante anacronistica attualità, è&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color: #121212; font-family: Georgia;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;"a&lt;i&gt;ttrezzate per partorire".&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Sono secoli che il potere di partorire viene strumentalizzato, deformato e trasformato in pretesto per relegare le donne ad un rango&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;altro&lt;/i&gt;, in genere inferiore. Per millenni siamo state solo madri, solo curatrici del focolaio domestico; cuoche, madri, o balie. Perché? Perché possiamo partorire. Ancora oggi, il fatto di poter essere madri ci crea un sacco di problemi nel mondo del lavoro. C'è chi ancora osteggia l'aborto, ed è in questo zelo proibitivo che si cela il carattere strumentale, per il potere maschile, del fatto di poter partorire.&amp;nbsp;Da questo punto di vista, il diritto di famiglia sembra controbilanciare – in realtà non è vero, ma passiamoci sopra – quest’asimmetria nei diritti e nelle opportunità generata, millenni orsono, e oggi sottoscritta, dalla deformazione ideologica della possibilità di poter partorire. Dico che non è vero, perché in realtà è ancora la donna a occuparsi, direi al 90%, della cura dei figli. Finché sarà così non vedo perché il diritto di famiglia dovrebbe affidare al padre i figli in caso di separazione, o esentarli da certe responsabilità morali ed economiche. Se le condizioni culturali sono ancora quelle di un’asimmetria lampante nella divisione del lavoro di cura, il diritto di famiglia, benché sancisca questa realtà, semplicemente vi si adegua. Allora, se vogliamo adottare la stessa prospettiva provocatoria e scioccamente belligerante di Fini, possiamo dire: ve ne fottete della famiglia, passate le giornate davanti alla tv, al computer, alla play station, lavorate tanto quanto lavoriamo noi, ma non in casa (finito il lavoro, per una donna, inizia l’altro, a casa), non cucinate, non pulite, non cambiate pannolini, vi limitate a giocarci a pallone ogni tanto, coi figli, e poi pretendete di lamentarvi se la custodia viene affidata alla madre. Prima rivediamo le condizioni culturali e la prassi reale della famiglia, poi, eventualmente, rivendichiamo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;b&gt;C’è da dire che gli argomenti a cui si attacca il misogino militante sono sempre questi. In mezzo ad un’oceano patriarcale, individuano – come l’ago del pagliaio – il cavillo che formalmente dimostra un’inversione di tendenza, e lo sottolineano con clamore, cancellando tutto il - soverchiante - resto. &lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;"Se, nonostante tutto, si trova in difficoltà, allora ci sono le lacrime, eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d’inganno e di ricatto femminile".&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Qui si replica con noiosa ripetitività il solito stereotipo della donna malevola, della megera un po' puttana che aggira, con la sua sensualità, i tentacoli istituzionalizzati del potere maschile per finalmente sottometterlo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;b&gt;Donne: Troie o madonnine.&lt;/b&gt; Sin nella Bibbia, c'è Maddalena e c'è la Vergine Maria. L'immaginario collettivo sembra a tutt'oggi rinserrato in queste due secche alternative. D’altronde, quanti proverbi, quanta “saggezza popolare” (da sempre patriarcale, ricordiamolo) è contenuta nei luoghi comuni che, con tante virgole e aggettivi ad effetto, Fini si affretta a sottoscrivere, forse credendo di essere originale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Le donne non avevano alcun potere, alcuna voce in capitolo. L'unico potere concesso loro è stato sempre quello sessuale, strettamente funzionale al fatto di partorire (alternativa 2), a meno che non si trattasse di sgualdrine (alternativa 1). Solo nell'ultimo cinquantennio esse hanno ottenuto voce in capitolo, ma non hanno smesso di essere pensate solo così, come troie o madonnine, e a loro volta, giocoforza, ad autorappresentarsi così. &amp;nbsp;&lt;b&gt;Il sistema mediatico-capitalista - lo stesso che Fini in altri contesti critica solerte - sfrutta questo stereotipo per fini commerciali. E’ il segreto del marketing vendere i corpi femminili per attrarre quel maschio che, sì, “&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;si arrende senza condizioni”&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;b&gt;.&lt;/b&gt; Un bel culo 10x20 sui ponteggi del palazzo da ristrutturare sono il miglior modo per convincere tutti a comprare Intimissimi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Per secoli hanno dovuto allentare le maglie dell'oppressione maschile elaborando dei sistemi altri di espressione. Di qui il ricatto, la seduzione, l'inganno per perseguire i propri obiettivi. Non è cambiato niente. La Carfagna siede al governo e l'unico requisito che possa motivare tale realtà è il fatto di aver sculettato per lunghi anni in televisione - quel che si chiama bonariamente&amp;nbsp;&lt;i&gt;gavetta.&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;Quante ancora&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.liberareggio.org/2009/07/07/le-donne-in-tv-una-falsa-emancipazione/"&gt;sculettano&lt;/a&gt; per avere potere. I programmi televisivi sono pieni di culi femminili tangati pagati a peso d'oro. &lt;b&gt;Pensando, criticando, studiando, non avrai alcun potere - sembra suggerirci a ogni passo la società - sculettando, troieggiando, seducendo, mentendo, istupidendoti, potrai persino aspirare a una poltrona in Parlamento.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Eppure, mi sembrava che altrove Fini amasse giudicare l’attualità da una prospettiva ampia, anche storica, onnicomprensiva. Perché qui ignora i contesti e le strumentalizzazioni? Perché non vede i meccanismi di potere che stanno dietro le solite rappresentazioni del femminile? Perché adotta questa prospettiva “belligerante”, di bieca guerra-tra-i-sessi, pieno di astio e rancore che hanno il sapore di un’offesa personale, così indulgendo ingiustificabilmente a un’ottica particolaristica, parziale, emotiva nella valutazione? &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;"Al primo singhiozzo bisognerebbe estrarre la pistola, invece ci si arrende senza condizioni."&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;E' il vecchio schema di Ulisse. Circe lo seduce, lo manipola, ottiene da lui quello che vuole. Lui, estasiato, le cede. Visto? Ci si arrende a queste troiette, ancora oggi. No, decisamente non è cambiato niente. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;"La donna è baccante, orgiastica, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale."&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Sentimentali, irrazionali, seduttive, senza morale.&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: white; font-family: Georgia;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;E' la donna che salverà il mondo. E' lei che dissiperà del suo sorriso terrestre i vapori elettrici da fine estate del Pessimismo. L'uomo è morto, viva la Donna! Lei crede al MOI e non ha paura della morte, ed è chiusa alle angosce metafisiche e alla disperazione dell'inconoscibile. E' la vita contenta- La sua vocazione immobile e inestirpabile, la sua ragion d'essere è di perpetuare la vita. Il regno della donna è arrivato- La funzione dell'uomo oramai sarà l'arte e render madre la sua compagna. Il giorno in cui, dopo secoli di Storia Femminile, la donna sarà arrivata al pessimismo, la terra potrà suicidarsi&amp;nbsp;.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Lo scriveva Jules La Forgue un po' di tempo fa, direi a occhio e croce un secolo e mezzo. Le donne sono incapaci di slanci universali, pensano solo al proprio orticello particolare, sono pratiche; &lt;a href="http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2009-05/vassallo.htm"&gt;sono istinto, natura&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;Di nuovo, il parto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Per secoli chiuse in casa, per secoli senza voce: un'angoscia muta, l'angoscia degli oppressi, che non possono incanalare le proprie energie in altro perché troppo impegnati dalla e nella oppressione.&amp;nbsp;Quanto mi spiace di non avere testimonianze di quelle vite segregate, di tanto spreco di intelligenza, degli effetti psicologici di un monopolio del sapere perpetrato&amp;nbsp; con la violenza di tanti pregiudizi spacciati per realtà naturale.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;“Per questo, per secoli o millenni, l’uomo ha cercato di irreggimentarla, di circoscriverla, di limitarla, perché nessuna società regolata può basarsi sul caso femminile. Ma adesso che si sono finalmente “liberate” sono diventate davvero insopportabili”&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;, qui sembra che Fini si ricordi dell’oppressione maschile, durata “secoli o millenni”. &lt;b&gt;Ma l’interpretazione di questa “irregimentazione” è quantomai discutibile. Così, il patriarcato si configurerebbe come una naturale, ovvia e giustificata reazione al fatto che le donne sono irrazionali e indisciplinate, insomma sciocche e infantili. Non come, piuttosto, violenza che ha generato e strumentalizzato stereotipi funzonali al potere, tra cui quello dell’irrazionalità. &lt;/b&gt;Fini cioè inverte del tutto arbitrariamente il rapporto di causa ed effetto: l’uomo l’ha disciplinata per “legittima difesa”, lei, così “pericolosa”....non piuttosto, è diventata pericolosa perché l'uomo l'ha "irregimentata".&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Q&lt;b&gt;ui c’è un’ondata di cliché che mi disarma: è paradossalmente troppo difficile controbattere a queste banalità perché è troppo facile.&lt;/b&gt; Innanzitutto, cos’è la femminilità? Rispondo io: è la rappresentazione della donna come madonnina sensualotta. &lt;b&gt;Eccedere questo schema, aggirarlo, scalzarlo, modificarlo, rinnegarlo, deformarlo o superarlo, pregiudica le proprie modalità di appartenenza alla categoria femminile – così come la intendono gli uomini.&lt;/b&gt; La dolcezza e l’istinto materno: &lt;b&gt;se li abbiamo persi è proprio perché gli uomini ce li hanno appioppati con forza violenta per millenni&lt;/b&gt;, violando lo spazio intimo dell’identità personale – costretta a doversi adeguare a modelli scelti per lei dal maschio, e sempre funzionali al fatto-di-poter-partorire. Li abbiamo persi perché non ci sono mai appartenuti autenticamente. &lt;b&gt;Da questo punto di vista perdere “la dolcezza e l’istinto materno” significa cominciare ad essere se stesse.&lt;/b&gt; Al proposito, ricordiamo l’uso ideologico e strumentale delle parole appartenenti al campo semantico della “natura”: l’istinto materno è un’invenzione dei maschi, per inchiodare le donne a una visione necessitarista, fatalista, naturale appunto, della femminilità come maternità dolce, buona e accogliente. &amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini («si vede tutto e di più» cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro. Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt; Non c’è nessuna differenza tra la valutazione berlusconiana del &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“se l’è cercata” &lt;/i&gt;per definire l’eziologia di uno stupro, e questa. Eppure, Fini mi sembra che non ami Berlusconi. Bene, se non se n’è accorto glielo diciamo noi: &lt;b&gt;parla come Berlusconi. &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;b&gt;Per quanto riguarda la masturbazione solitaria, mi viene da ricordare a Fini che si può leggere l'intera storia nell'ottica di una masturbazione solitaria del maschio. Egli ha infatti sempre rinnegato alle donne il titolo di interlocutrici all'altezza. Ce lo insegna Simone De Beauvoir, la donna è l'Altro. Dove altro significa inferiore, particolare. L'Altro è la femmina in rapporto all'universale che è il maschio. La differenza è asimmetrica, perché a stabilirla è stato sempre solo l'uomo. Perciò, quella che sembra una illuminante conclusione dell'iter misogino di Fini non è altro che la ripetizione di un atteggiamento antico.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Diciamocelo, stiamo a &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;“chiagne”&lt;/i&gt; e questo non piace a chi vede minacciato il proprio potere, lo status quo, dalle rivendicazioni per far parte a pieno titolo e in modo sostanziale dell’umanità, senza modelli precostituiti, senza discriminazioni concrete. Come ho &lt;a href="http://iononmidepilo.blogspot.com/2009/03/lagne_17.html"&gt;già scritto&lt;/a&gt; infinite volte (quanto ancora dovrò ripeterlo? Come vorrei che questa fosse l’ultima...) &lt;b&gt;etichettare come “lagne” queste plausibili rivendicazioni è un modo per neutralizzarne il potere sovversivo. &lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Devo autocitarmi:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 13.75pt; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: #140201; font-family: Georgia;"&gt;Il marchio "lamentela" perpetra la discriminazione sin nei più remoti anfratti del nostro pensare: le legittime e sensate riflessioni di una donna su se stessa, sulla propria condizione, e sulla rappresentazione che questo mondo ne fa e impone, sono liquidate con il marchio "lagna" e così finalmente private del potenziale potere di rivolta che, in effetti, hanno.&amp;nbsp;(…)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 13.75pt; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: #140201; font-family: Georgia;"&gt;Alla donna che si renda conto di tutto questo sono aperte due, e solo due, strade. Una è riconoscersi nelle rivendicazioni femministe, e tentare di portarle avanti nel proprio vissuto personale, ma subendo lo scherno, la noia, l'epiteto "lagnosa", il cabaret da quattro soldi sulla moglie assillante e nevrotica - e connesse barzellette - in cui Zelig, in qualità di rappresentante televisivo dell'italiano medio, festival del luogo comune e della derisione di gruppo a scopi di lucro, è maestro.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: #140201; font-family: Georgia;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 13.75pt; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: #140201; font-family: Georgia;"&gt;L'altra è stare zitte: convincersi, che in fondo, è colpa sua, che pretende troppo e in realtà il suo vero destino è quello di essere felice e realizzata scimmiottando lo stereotipo che gli uomini hano scelto per lei, salvo poi incappare in una schizofrenia, nevrosi o depressione, ossia quelle&amp;nbsp;deviazioni dalla norma&amp;nbsp;che la società non sa e non vuole giustificare, e che perciò delega al ramo specialistico preposto: la psichiatria... La psichiatria che burocratizza e classifica il disagio di vivere le contraddizioni assurde che si vorrebbe far passare per ovvie e necessarie. Il messaggio è&amp;nbsp;"sei tu ad essere sbagliato, non questa società: perciò, fatti curare".&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;&lt;span style="color: #140201; font-family: Georgia;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;b&gt;Adesso lascio la parola a Virginia, ché io sono troppo stanca.&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;“[Al British Museum]. Ci si avvicinava al bancone centrale, si prendeva un pezzetto di carta; si apriva un volume del catalogo e ..... questi cinque puntini stanno a indicare cinque interi minuti di stupore, meraviglia e sconcerto. Avete idea di quanti libri sulle donne si scrivano nel corso di un anno? E avete idea di quanti fra questi sono scritti da uomini? Vi rendete conto di essere, forse, l'animale più discusso dell'universo?&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;(…)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;La semplice lettura dei titoli faceva immaginare schiere di insegnanti e religiosi pronti a salire su pedane e pulpiti e a dissertare con loquacità (...) su questo particolare argomento. Era un fenomeno quanto mai strano; e a quanto pare appannaggio del sesso maschile.&amp;nbsp;Le donne non scrivono libri sugli uomini (...) Ecco ad esempio Pope: "La gran parte delle donne non ha affatto carattere". &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span lang="EN-GB" style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Ed ecco La Bruyère: "les femmes sont extremes; elles sont meilleures ou pires que les hommes". &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;(...) Sono in grado di venire istruite oppure non lo sono? Napoleone credeva che non lo fossero. (...) Hanno l'anima oppure non ce l'hanno? Alcuni selvaggi dicono di no. Altri, al contrario, sostengono che siano esseri quasi divini, e per questa ragione le venerano. Alcuni saggi sostengono che le donne posseggono un cervello più superficiale; altri che hanno una coscienza più profonda. Goethe le stimava; Mussolini le disprezza. (...) Impossibile trovare il bandolo della matassa, conclusi (...) Sembrava un'autentica perdita di tempo consultare tutti quei signori che si specializzano sulla donna e l'influenza che ella esercita su quale che sia l'argomento di cui si tratta - politica, figli, salario, moralità - per quanto numerosi e dotti essi siano. Si poteva fare benissimo a meno di aprire i loro testi.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;(…)&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;la monumentale opera, intitolata 'Dell'inferiorità mentale, morale e fisica del sesso femminile'(...) suggeriva l'idea che quell'uomo stesse lottando a fatica sotto l'effetto di una qualche emozione che lo induceva a flagellare la carta con la penna (...) Poteva darsi che fosse colpa della moglie? (...) forse si era innamorata di un ufficiale di cavalleria?(...) O forse una bella ragazza aveva riso di lui - tanto per usare la teoria freudiana - quando era ancora in culla? (...) era rabbia camuffata e complessa, non rabbia semplice e aperta.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;(...)&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Quando leggevo le cose che aveva scritto sulle donne, pensavo non a quel che l'uomo diceva ma a lui stesso. Quando una persona che discute lo fa in maniera imparziale, costui pensa soltanto all'oggetto della sua discussione; e anche chi legge non può fare a meno di pensare a quell'argomento. Se egli avesse scritto sulle donne con imparzialità, se avesse usato prove inconfutabili su cui fondare la propria argomentazione (...) neanche noi ci saremmo arrabbiate. (...) Pazienza, avrei detto. Ma io mi ero arrabbiata perché lui era arrabbiato. (...) Poteva darsi che quan&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Quale che fosse la ragione, tutti questi libri, pensavo passando in rassegna la pila sul mio scrittoio, per i miei scopi sono del tutto inutili (...). Erano stati scritti sotto la luce rossa dell'emozione e non sotto quella bianca della verità. (...) La sola cosa che avevo recuperato quella mattina di lavoro era quell'unico dato della rabbia. I professori - li indicavo così in un sol blocco - erano pieni di rabbia. (...) Quale sarà la vera natura di quella che provvisoriamente chiamo la loro rabbia? mi chiedevo.&amp;nbsp;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;(…)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Poteva darsi che quando il professore insisteva un po’ troppo enfaticamente sulla inferiorità delle donne, egli non fosse preoccupato tanto della loro inferiorità, quanto della propria superiorità. Era quella che egli proteggeva alquanto impulsivamente e con troppa enfasi, poiché essa rappresentava per lui un gioiello senza prezzo.(…) Da qui deriva, per un patriarca che è costretto a conquistare, che è costretto a governare, l’enorme importanza di sentire che moltissime persone, addirittura metà della razza umana, sono per natura inferiori a lui. Deve essere davvero una delle principali fonti del suo potere.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;(…)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;Per secoli le donne hanno avuto la funzione di specchi dal potere magico e delizioso di riflettere la figura dell’uomo ingrandita fino a due volte le sue dimensioni normali. Senza quel potere la terra forse sarebbe ancora tutta giungla e paludi. Non sarebbero mai esistiti Superuomini né Figli del Destino. Lo Zar e il Kaiser non avrebbero mai portato corone sul capo né le avrebbero perdute. (…) gli specchi sono indispensabili ad ogni azione violenta ed eroica. E’ questa la ragione per la quale sia Napoleone che Mussolini insistono con tanta enfasi sulla inferiorità delle donne, perché se queste non fossero inferiori, verrebbe meno la loro capacità di ingrandire. Ciò serve a spiegare in parte la necessità che tanto spesso gli uomini hanno delle donne. E serve anche a spiegare perché gli uomini diventano così inquieti quando vengono criticati da una donna. (…) perché se lei comincia a dire la verità, la figura nello specchio si rimpicciolisce; la capacità maschile di adattarsi alla vita viene sminuita.”*&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: .0001pt; margin: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 8pt;"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 8pt;"&gt;V. WOOLF, &lt;i&gt;Una stanza tutta per sé&lt;/i&gt;, Mondadori, Milano, 2000.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-6163760888160894038?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/qn8P8arep3c/donne-guaio-senza-consolazione-chi-dice.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>12</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/04/donne-guaio-senza-consolazione-chi-dice.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-7514267147929407367</guid><pubDate>Fri, 26 Mar 2010 22:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-26T23:32:21.031+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">essenziale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">realismo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">antropologia spicciola</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ripetizione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">alienazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mediocrità</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">uffici</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tv</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mitomania</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Italia</category><title>A proposito</title><description>&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/euZRB-QzK6A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/euZRB-QzK6A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-7514267147929407367?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/5q-h2xXOvHU/httpwww.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/03/httpwww.html</feedburner:origLink><enclosure url="http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~5/QSt3CREj3Aw/euZRB-QzK6A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999" length="1064" type="application/x-shockwave-flash" /><feedburner:origEnclosureLink>http://www.youtube.com/v/euZRB-QzK6A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999</feedburner:origEnclosureLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-874617587547254551</guid><pubDate>Sun, 14 Mar 2010 14:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-14T21:12:42.738+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">identità</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">dubbi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">realismo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">intrattenimento</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">faceto</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">antropologia spicciola</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">alienazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mediocrità</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tv</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mitomania</category><title>Come diventare Antonella Boralevi in venti semplici mosse</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;In tempi di crisi, è importante aguzzare l'ingegno e crearsi da sé le opportunità di successo. Qui troverete consigli semplici e pratici per farlo. Abbiamo scelto come paradigma una donna di fama nazionale: Antonella Boralevi. Ecco come diventare lei - fino in fondo e senza pietà.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;1) Non mettetevi mai in discussione. Tenetevi sempre le stesse opinioni, e abbiate la sensazione che la loro genesi lontana, la loro immobilità strutturale, sia una forma di garanzia della loro qualità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;2) Abbiate pregiudizi, nutriteli sino a dar loro la foggia di dogmi ben saldi, fate di questi l'unica scaturigine di pensiero. Il dogma porta al successo perché fa presa sullo spettatore inerme, smarrito com'è in un'epoca così nichilistico-relativista. Egli si sente come rassicurato dal vostro dogma, ne ha bisogno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;3) Fate dell'avere siffatte opinioni la cifra della vostra carriera. Cercate, cioè, di trasformarle in una fonte di reddito e visibilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;4) Fatevi invitare in televisione, dove i requisiti di cui al punto 1, 2, 3 sono essenziali ed esclusivo motivo di plauso e popolarità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;5) Prediligete, in particolare, i media più mediocri. Per la carta stampata, valga Donna Moderna, per la televisione, L'Italia sul 2 o Pomeriggio 5.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;6) Nei talk show, usate parole forti e piene di buoni sentimenti. Pronunciate queste parole con rabbia e, possibilmente, accompagnate i sorrisi con cui le pronunciate con dei ruggiti. Questo sarà il segreto delle vostre capacità persuasive.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;7) Il tutto deve essere corredato da una buona dose di compiacimento, e, non meno importante, dalla ferma convinzione di avere sempre ragione - in virtù dei buoni sentimenti di cui sopra. La presunzione è il più auspicabile antidoto contro la minaccia del relativismo. Alla luce di ciò, pronunciate quante volte più potete, in contesti pubblici, la parola &lt;i&gt;valori. &lt;/i&gt;Questo vi darà credibilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;8) Per non correre il rischio di sembrare troppo agguerrite, accompagnate il tutto da un'apparenza di sensibilità e umanità declinate nel senso del buonismo e del qualunquismo. Questo è fondamentale per continuare a essere invitate nei talk show più gettonati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;9) Adottate una prospettiva conservatrice, ma sempre - importantissimo! - nella convinzione che sia la sola possibile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;10) Concepite il relativismo come una generosa concessione a chi non la pensa come voi, come un principio formale, di facciata, ma odiatelo profondamente nel vostro intimo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;11) Aggredite con violenza, ma sempre in modo composto, chiunque non la pensi come voi. Ma ricordate sempre di farlo assumendo un'aria rispettabile. E' difficile, lo so, data la profonda contraddittorietà dei due atteggiamenti, ma ricordate che è proprio &amp;nbsp;in questa assurdità che risiede la chiave del vostro successo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;12) Semplificate. Semplificate sempre tutti i problemi, e riduceteli a dicotomie ad effetto.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Antonella, nelle sue numerose e generose apparizioni televisive, fornisce in merito moltissimi esempi ai fan che intendano farne il modello su cui plasmare la propria personalità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;Eccone &lt;a href="http://www.giornalettismo.com/archives/55109/pomeriggio-figli-delle-coppie/"&gt;uno&lt;/a&gt;: riducete la questione del "diritto alla genitorialità" alla dicotomia egoismo/generosità. Fate convergere queste semplici operazioni concettuali in frasi che bucano lo schermo:&lt;i&gt;"I figli si fanno per loro, non per se stessi". &lt;/i&gt;Poi sorridete con odio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;13) Non fate l'errore di non sentirvi dalla parte dei giusti e dei normali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;14) Fate della morale di Ratzinger la linea guida delle vostre opinioni, là dove mancassero esempi concreti &amp;nbsp;provenienti direttamente dalla persona di Antonella.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;15) Fate le moraliste. Non lesinate consigli a chiunque: è la chiave del vostro successo. Voi avete la verità in mano, dunque siete autorizzati a farlo. Anzi, è la vostra missione nel mondo. Credetelo con forza, e il successo è a portata di mano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;16) Sforzatevi di dare sempre l'impressione di essere profondi. Questo vi metterà al riparo dal rischio che qualcuno dubiti della competenza e della sensatezza con cui dite quello che dite.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;17) Nei momenti di incertezza o sconforto, guardatevi allo specchio, digrignate i denti e ditevi "Io sono Dio", oppure, "Siete tutti dei vermi". Poi, fatevi venire un brivido per il corpo. Diventate paonazzi e dopo, solo dopo, fissate con gli occhi iniettati di sangue il vostro volto allo specchio: avrete un'illuminazione mistico-narcisistica che spazzerà via in un sol colpo ogni cedimento relativista.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;18) &lt;a href="http://www.video.mediaset.it/video/pomeriggio_5/full/158667/mercoledi-10-marzo.html#tf-s1-c1-o1-p1"&gt;Qui&lt;/a&gt; potete trovare un ottimo decalogo pratico. Se necessario, riguardate la trasmissione più volte, fino a che non sarete profondamente convinti di &lt;i&gt;essere &lt;/i&gt;lei&lt;i&gt;. &lt;/i&gt;In caso di persistenza di dubbi (&lt;i&gt;"Sarò mica ancora Giovanna Rossi?&lt;/i&gt;") ripetete l'operazione di cui al punto precedente. Fate del guardare le sue apparizioni una specie di palestra dell'anima.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;19) Ricordatevi sempre di mascherare la vostra vera natura reazionaria con modi aggraziati e occhi dolci. Questo toglierà ai vostri interlocutori ogni dubbio: sembrerete normali, democratiche e dotate di buon senso.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;20) Ora siete pronti per diventare Antonella Boralevi!&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Buona fortuna!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-874617587547254551?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/I2I3-MLR3GM/come-diventare-antonella-boralevi-in.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>5</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/03/come-diventare-antonella-boralevi-in.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-6134474124365253855</guid><pubDate>Mon, 08 Mar 2010 20:43:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-08T22:14:08.620+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">donna</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">schizofrenia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">angoscia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ruoli</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">intrattenimento</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">culocrazia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">alienazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">emorragie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sessismo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Italia</category><title>Auguri! No, ma che dico, auguri!</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sì, tanti auguri, w le donne! Oltre le gambe c'è di piùùù....doonne dooonneeee lallàllallàllàllàààààà! Voglio la mimosa! Le donne sono più intelligenti! Sì, noi siamo seducenti...voi uomini, limitati! Sì! ahahah lalallaàà...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ok. Seri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questa è una giornata di quelle proprio fosche. Ma fosche fosche fosche fosche.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto è iniziato ieri. Su Canale5 il programma gossipparo della letterina ospita una diva del burlesque. Ecco le domande:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;-"ma il tuo uomo non è geloso?"&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;- "cosa consiglieresti a noi donne per essere sempre al top della seduzione?" &lt;/i&gt;; risposta: &lt;i&gt;"sentirsi sempre sexy"&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;- "hai mai fatto qualche spogliarello per il tuo uomo?"&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sera (in effetti ieri non avevo molto da fare) Maria De Filippi con un balletto di segretarie sexy poi trasformate in pornodive. Il culo, le cosce spalancate, la lingua che passa sulle labbra, le mani toccano la patta degli uomini: loro, sì, vestiti dal collo alle caviglie. Questo NON è moralismo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oggi, invece, sempre per masochismo, decido di guardare la tv locale. Al tg c'è il servizio speciale per la "festa della donna". Il servizio inizia con un'inquadratura prolungata degli scatoli dei Baci Perugina versione speciale, e la solita canzone della Mannoia, che, come "And so this is xmas" per il natale, ha ormai questa funzione stabile per l'8 marzo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Beh, seguono le interviste ai cittadini.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;"w le donne!" &lt;/i&gt;dice una ridacchiando.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;"l'otto marzo dovrebbe essere tutti i giorni"&lt;/i&gt;dice un'altra con l'aria di chi non gliene frega niente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;"ogni giorno è l'otto marzo" &lt;/i&gt;dice un altro levando maschiamente gli occhiali da sole.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;"secondo me la donna va considerata ogni giorno non solo l'otto marzo"&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;"la donna è sempre, non solo oggi"&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;"sì ma ormai è per ricordare le donne che sono morte, questa festa è solo per le donne islamiche, non per noi..."&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;"a me non piacciono le donne, sono prepotenti e vogliono comandare, erano meglio una volta, pensavano ai figli, ora sono arroganti; meglio gli uomini loro sì che sono sinceri"&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;questa signora è veramente incazzata.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;"abbiamo ottenuto tutto, ma fa bene ricordare..." &lt;/i&gt;ricordare cosa?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma qui. Qui tutto è &lt;a href="http://it.notizie.yahoo.com/blog/cronaca/articolo/22355/"&gt;condensato&lt;/a&gt;, nei commenti intendo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Bene. Respiro. Depressione. Assuefazione. Disgusto. Misantropia. Rassegnazione. Voglia di rivoluzione. Morte. Resurrezione. Routine.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Routine.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E il convegno "DONNE E CARRIERA": il pubblico femminile sbadiglia, le relatrici ripetono a memoria "&lt;i&gt;non ci sono le pari opportunità, soprattutto nel mondo del lavoro" &lt;/i&gt;ma ok, è che lo dicono a cantilena, tipo lezione imparata a memoria, sanno che è quello che va detto, sanno che tanto che cazzo cambia, e in fondo chi se ne frega.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma c'è anche &lt;a href="http://bologna.repubblica.it/dettaglio/il-femminismo-roba-anni-70-anche-le-ragazze-lo-rifiutano/1875881"&gt;questo&lt;/a&gt;, il più terribile di tutti:&amp;nbsp;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;div style="display: inline !important;"&gt;&lt;div style="display: inline !important;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;La maggior parte degli studenti oggi collega il femminismo agli anni ‘60-´70. Molti ne parlano come se stessero rispondendo a un´interrogazione sulle guerre puniche. Quasi tutti pensano che oggi il femminismo non abbia più ragione d´essere, perché la parità fra uomini e donne è stata ormai raggiunta.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;i&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;div style="display: inline !important;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #140201; font-family: Georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;(...)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;div style="display: inline !important;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #140201; font-family: Georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Aggressive, esaltate, irritanti. Una cosa è certa: la maggior parte dei ventenni prendono le distanze dal femminismo, dipingendolo in modo negativo. Non abbiamo riscontrato differenze fra maschi e femmine, ma le ragazze sono state più attente a non essere definite "femministe". Specie in presenza di coetanei maschi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;i&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="display: inline !important; text-align: justify; text-indent: 6.25pt;"&gt;&lt;div style="display: inline !important;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;Licia, IV di Medicina: "Penso a ideali giusti ma a linguaggi sbagliati. Sono arrabbiate, aggressive. È impossibile stare dalla loro parte per come si comportano". Alessandra, 23 anni, Informatica: "Penso a una manica di esaltate. Mi fanno pena perché sono legate a un movimento che sa di comunismo". Maura, 19 anni, Scienze Motorie: "Quando cominciano a offendere i maschi mi viene voglia di cambiare sesso". Matteo, 20 anni, Storia: "Sono contrario al femminismo quanto al maschilismo. Anzi, direi proprio che mi irritano".&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;Auguri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-6134474124365253855?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/EA_h4-Plehs/auguri-no-ma-che-dico-auguri.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/03/auguri-no-ma-che-dico-auguri.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-968127479296381374</guid><pubDate>Thu, 04 Mar 2010 13:43:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-03-05T12:22:21.587+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">essenziale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">parole</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">angoscia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">solitudine</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">antropologia spicciola</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">morale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mediocrità</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Italia</category><title>Etica dell'argomentazione: sì, come no</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Il destino mi ha riservato un brutto scherzo: si è preso gioco di me facendomi capitare nel bel mezzo di un kafkiano esempio di dibattito tra laici e cattolici.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Da quando mi sono imbattuta in questa incresciosa situazione, devo dire che ho imparato molto. Sì. Ecco che cosa ho imparato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: normal;"&gt;1)&lt;/span&gt; E' inutile. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Inutile parlarci. Tutta la mia ammirazione per la teoria dell'argomentazione (C. Perelman), per il concetto di etica della comunicazione (K.O. Apel), per il carattere intrinsecamente discorsivo della democrazia (J. Habermas), ecco, va in frantumi non appena abbia l'occasione concreta di dare sfogo a tanto fremere argomentativo - represso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Sul crocefisso nelle scuole. Ecco l'incalzare "argomentativo":&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"l'UE ha accolto il ricorso dei cattolici"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"ma dai"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"giuro"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"sono d'accordo! sono d'accordo!"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"io no"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"noi quando andiamo da loro non gli diciamo di togliere Maometto dalle pareti"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"ah quindi è per dispetto che vuoi il crocefisso, non consideri che la scuola è un'istituzione pubblica che dovrebbe vantare il requisito della laicità, esattamente al pari delle al.."&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"dici così perché non ci credi!"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"no lo direi anche se fossi cattolica, avrei a cuore la democr..."&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;"ma non sono gli atei a protestare contro il crocifisso! in televisione non ho mai visto atei lamentarsene, sono sempre loro, gli islamici"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Risparmio il seguito della conversazione, sempre più aberrante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;2) Tutte le finezze argomentative, la tensione il più possibile razionale delle motivazioni a giustificazione di una tesi, si sgretolano, schiacciate dal peso incalzante della soggettività tronfia sbrondolante. E' un tipo di soggettività che non rispetta le pause della conversazione, che diventa paonazza, e che, si vede, usa la parola per pura rabbia dogmatica. La parola è funzionale, cioè, non alla comunicazione, ma alla semplice esondazione del proprio io addosso all'altro inerme: in altri termini, uno tsunami individualistico. Le armi razionali, quelle della argomentazione democratica, espongono chi le possieda a tutte le intemperie che solo un infervorato cattolico può generare con la sicurezza di vincere, cioè sopraffare.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Usando una metafora militare, l'argomentante è come un uomo nudo in mezzo ad un campo di battaglia fitto di arcieri, cannonieri e valorosi spadaccini (tutti presenti nell'unica persona del dogmatico cattolico).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;3) Insomma, intesa come pratica discorsiva razionale, la filosofia è inutile. La filosofia non farà mai presa presso i non-filosofi. Quindi è condannata all'autoreferenzialità e al compiaciuto scambio accademico, ormai anche quello moribondo e stantìo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Lo slancio emancipativo della filosofia, sempre tesa a un miglioramento delle condizioni di esistenza umane, grazie alla pratica dello scambio razionale tra uomini e donne autoconsapevoli, diventa, nel migliore dei casi, un bel ricordo, una polverosa speranza.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Come fare uscire la filosofia dal circolo dei filosofi? (Che è come chiedere: come realizzare davvero la democrazia?)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-968127479296381374?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/WwWF1IBm6SU/etica-dellargomentazione-si-come-no.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>8</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/03/etica-dellargomentazione-si-come-no.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-310799761703011734</guid><pubDate>Mon, 15 Feb 2010 20:44:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-15T23:04:48.149+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">schizofrenia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">burocrazia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adorno</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">alienazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ripetizione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">particolarismo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">uffici</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">funzionario</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">antropologia spicciola</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mediocrità</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Lega Nord</category><title>Il martirio dell'impiegato</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;"Mi faccio un mazzo tanto e pago le tasse"&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;E' raccapricciante l'orgoglio arrogante con cui così spesso si sentono pronunciare frasi di questa risma. In genere, è un modo per dare sfogo al proprio odio verso qualcuno che lo ha suscitato per motivi niente affatto legati al fatto di pagare le tasse o meno. Per esempio, scatta se il vicino di casa fa molto rumore, o se x parcheggia nel posto che avevamo adocchiato noi. E' evidente che non c'è alcun nesso apparente. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;E' chiaro che non la stragrande maggioranza delle persone lavora e paga le tasse con piacere. Ergo: se potesse, di certo non lo farebbe; se fosse nelle condizioni di prendere i cosiddetti sussidi, non li schiferebbe. Dunque, perché trasfigurare delle azioni compiute così malvolentieri in meriti, a partire dai quali tracciare una linea di demarcazione fra &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;i giusti e gli sbagliati&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Mi viene in mente il lungimirante Adorno, che, sono sicura, in un'espressione del genere avrebbe ravvisato l'invidia masochista dell'uomo medio. L'uomo medio, direbbe, proietta sugli altri, su quelli che non la vivono e che quindi invidia, l'odio per la sua condizione, per dare così sfogo al suo inconscio represso - appunto - dal lavoro e dalle tasse.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;E' quello che io chiamo martirio dell'impiegato. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;L'impiegato detesta la sua condizione di lavoratore nella pubblica o privata amministrazione, vede (inconsciamente, intendo) la mediocrità del suo stile di vita e l'odiosità di tutte le operazioni fiscali e sociali cui è soggetto, e deve in qualche modo riscattarsi ai suoi occhi: trovare una redenzione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Tale redenzione si esprime nella trasfigurazione della propria immagine di banale funzionario di provincia in martire incompreso della pubblica o privata amministrazione, quindi della società. Si tratta di una tentazione irresistibile. Egli porta sulle proprie spalle il peso di una fitta rete burocratica che gli tarpa le ali a ogni passo; e lo fa, fra l'altro, imponendogli le tasse. Ma siccome odia pagare le tasse, e non è certo con esultanza che si avvede degli euro sottratti periodicamente dalla sua busta paga o per altre vie, benché questo si sia sospettati di pensare nell'udire l'espressione in esame, il fatto di pagarle lo fa sentire migliore, dalla parte dei giusti.  Di qui lo scontro inevitabile con quegli elementi della società che mostrano in qualche modo di allentare la presa della rete burocratica, dell'ordine borghese rigido. Questi elementi possono anche in effetti pagare le tasse, ma nel caso che si crei l'occasione di uno scontro, risulta irrefrenabile il ricorso al concetto, che, dunque, così tradisce la sua intrinseca extracontestualità: lo scontro è solo un occasione come un'altra per dare sfogo al proprio io imbrigliato. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Si potrebbero fare considerazioni analoghe per le imprecazioni che quotidianamente si scambiano gli automobilisti sulle nostre strade. Persone distinte e rispettate, uomini e donne tutti d'un pezzo, magari gli stessi che non esitano a ricordare a ogni occasione che &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;noi paghiamo le tasse, &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;si trasformano in tipologie umane che loro stessi definirebbero rozze e troglodite. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Parolacce, volti deformati da una rabbia che è un misto di odio misantropico e disgusto, non di rado bestemmie, saliva al vento, mani che gesticolano con violenza, e che sono solo l'evoluzione in senso civile delle crude e desideratissime &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;botte. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Qualcosa mi dice che c'è un nesso essenziale tra il fatto di pagare le tasse e queste reazioni estemporanee. C'è un odio disciplinato, inquadrato nella routine dell'affabilità dell'uomo integrato, nel &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;savoir-faire&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; mondano discreto che egli deve saper vantare, che, in una vita così minuziosamente preconfezionata e scandita dalla solita e solida ripetizione burocratica, da qualche parte deve pur uscire. L'errore del vicino, un parcheggio rubato, quale migliore occasione per tirarlo finalmente fuori.  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-310799761703011734?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/sGn-D26foXk/il-martirio-dellimpiegato.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>2</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/02/il-martirio-dellimpiegato.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-7213658806742211065</guid><pubDate>Fri, 05 Feb 2010 19:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-05T21:00:06.897+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mafia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">emorragie</category><title>Chi è che comanda.</title><description>&lt;span class="Apple-style-span"   style="  color: rgb(34, 34, 34); line-height: 18px; font-family:Verdana, Tahoma, Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:13px;"&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Ancora da liberareggio.org&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Questa città è disgustosamente immersa nella ‘ndrangheta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;I riflettori che ha da un po’ puntati addosso non la intimidiscono: anzi, sembra che sia un’occasione di più per mostrare a tutti chi-è-che-comanda. Non ci sono limiti: non abbiamo paura della legge, non abbiamo paura di osare, sembra voglia dirci; anzi, è osando che infrangiamo l’aura pretesa solenne delle vostre istituzioni e delle vostre libertà, e così dimostriamo che il monopolio della paura è nostro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;La linfa vitale della ‘ndrangheta è, infatti, la paura. Intimidire, minacciare, ammazzare, alzare la voce, ricattare, sono i mezzi con cui comanda. Però sappiamo bene che basare il proprio potere sulla paura è da vigliacchi prepotenti. Da gente senza spina dorsale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Non è giusto, comunque, parlarne alla terza persona: così si dà l’impressione che la ‘ndrangheta sia impersonale, un’entità anonima ed evanescente, mentre è un sistema di potere che scaturisce dalla desolante somma di azioni violente perpetrate da persone. E le persone hanno sempre un nome e un cognome.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Ieri sera l’auto di un conoscente, Antonino Monteleone, bravo giornalista reggino che nel suo lavoro dimostra costantemente di non temere di farli, questi nomi e cognomi, è stata bruciata. Ormai a Reggio e in Calabria l’ammontare di auto incendiate non si conta più. Bruciare l’auto di un giornalista non è la stessa cosa che bruciare l’auto di un imprenditore. La minaccia all’imprenditore, infatti, rientra nella sia pur sempre aberrante prassi mafiosa; quando la ‘ndrangheta avverte il bisogno di minacciare altre figure, come le istituzioni o i giornalisti, significa che qualche equilibrio si è rotto. Proprio adesso che la “linea dura” alla ‘ndrangheta prende forma, questa mostra l’esigenza di mettere in chiaro chi-è-che-comanda. Attaccare chi lavora con l’informazione, è poi particolarmente grave: testimonia l’intenzione di voler toccare fin l’ultimo residuo di libertà. Quella di pensare e parlare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Peccato che, conoscendo Antonino, temo che abbiano scelto la persona sbagliata.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;E’ sottintesa la solidarietà più partecipe ad Antonino da parte di tutti i collaboratori di LiberaReggio. D’altronde, non siamo i soli a stare dalla tua parte.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-7213658806742211065?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/SdpWWQS4Gxc/chi-e-che-comanda.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/02/chi-e-che-comanda.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-5843765347109265107</guid><pubDate>Wed, 03 Feb 2010 13:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-02-04T23:15:36.482+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">dubbi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">burocrazia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">intrattenimento</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mediocrità</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mafia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Lega Nord</category><title>Politiche di dis-integrazione</title><description>&lt;span class="Apple-style-span"   style="  color: rgb(34, 34, 34); line-height: 18px; font-family:Verdana, Tahoma, Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:13px;"&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Pubblicato su liberareggio.org. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;(Da buoni anacronisti, ne parliamo ora che i media se ne sono già dimenticati)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;La Calabria, si sa, è una regione malata, con un’economia incastrata fra barbari meccanismi di potere, incapacità gestionali e un’endemica povertà. Il lavoro nero è l’indiretta espressione di questa malattia, e spesso sono gli immigrati a pagarne lo scotto più alto. A ciò si aggiungono l’indifferentismo e le corrispondenti politiche fasulle d’integrazione – come gli uffici di “orientamento al lavoro” o i vari villaggi della solidarietà – che, rientrando nella logica fatalista propria del sistema in cui viviamo, che stronca sul nascere, perché non ci crede, ogni possibilità di cambiamento, ne costituiscono l’avvilente contorno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;A Rosarno, e non solo a Rosarno, tutti sapevano. Centinaia di immigrati ogni mattina aspettavano sotto gli occhi di tutti di essere “graziati” con un trattamento che ha molto in comune – e imbarazzanti punti di sovrapposizione – con lo schiavismo. Un trattamento che per un emigrato africano è “sempre meglio della morte”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Ma molti calabresi come me sono stanchi di vedere nella povertà la giustificazione eterna della violenza, quasi che questa fosse una fatalità cui una Regione italiana, non esattamente sul lastrico come certi paesi africani, non può ovviare: la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em  style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; letter-spacing: -0.05em; font-size:1.1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;retorica della povertà&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt; è la prima alleata del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em  style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; letter-spacing: -0.05em; font-size:1.1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;laissez-faire &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;nascosto dietro ogni situazione di degrado.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Violenza è infatti quel condensato di indifferenza e sopraffazione che hanno subito gli immigrati africani rosarnesi per un periodo inaccettabilmente lungo, caratterizzato da un lassismo istituzionale proporzionalmente grave, nelle forme di uno sfruttamento feroce, di vessazioni razziste insistenti e quotidiane, di prepotenze ‘ndranghetiste, nonché del dramma dell’emigrazione, presentato dai media e da certi politici influenti come un’invasione “dei ladroni “e degli stupratori.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Purtroppo, a causa dei processi di semplificazione mediatica, la violenza sembra violenza solo quando è accompagnata da urla, spranghe e sassi: le altre modalità di violenza, perpetrate lontano dai riflettori, non sono contemplate dalla televisione. In una realtà in cui visioni del mondo e media vivono in un inestricabile sodalizio, i problemi e i conflitti “sommersi” hanno la stessa consistenza dell’irreale: il disagio diventa strategia d’intrattenimento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Ne è un effetto il fatto che si sia spostata l’attenzione dai gravi problemi strutturali che affliggono Rosarno alla piega violenta che ha preso la reazione degli sfruttati: tra la loro ira reattiva e la violenza costante che invece l’ha provocata, è facile accusare la prima se solo quella è mediatizzata. Allora, anche in casi come questo è fondamentale avere gli strumenti per criticare le facili schematizzazioni mediatiche e per pensare: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em  style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; letter-spacing: -0.05em; font-size:1.1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;io non ci credo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Non credo, anzitutto, che la genesi del problema o il suo aspetto principale consista, come un eminente ministro della Repubblica ha affermato in barba a ogni serietà istituzionale, nell’ “eccesso di tolleranza” degli italiani per &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em  style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; letter-spacing: -0.05em; font-size:1.1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;questi-neri.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;In cosa, infatti, consisterebbe il “nostro” eccesso di tolleranza? Nei pochi euro al giorno che i proprietari dei terreni danno loro in nero, per 14 ore di lavoro? Nei tuguri in cui alloggiano sotto gli occhi di tutti? Negli atteggiamenti di sopraffazione degli ndranghetisti e di certi cittadini che, in un misto raccapricciante di razzismo e arroganza mafiosa, non li hanno risparmiati&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em  style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; letter-spacing: -0.05em; font-size:1.1em;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;di botte e denigrazioni? E che dire di quelli che nella rivolta hanno imbracciato le armi, i cui cognomi stranamente coincidono con quelli delle famiglie mafiose più importanti di Rosarno, che hanno approfittato della situazione per dare un’immagine della ‘ndrangheta di salvifica protettrice della cittadinanza?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Peccato che stavolta, per giustificare gli italiani, manchi anche l’appiglio della clandestinità, dato che la maggior parte degli sfruttati rosarnesi è regolarissimo.&lt;em size="1.1em" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; letter-spacing: -0.05em; "&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Ammesso dunque che si possa impostare il problema in termini di tolleranza, direi piuttosto che a Rosarno si è data la situazione opposta: l’ “eccesso di tolleranza” è stato semmai loro, degli immigrati.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;I fautori della politica di semplificazione potrebbero allora avvedersi del fatto che non si può ridurre un problema tanto profondo ad una questione di permesso di soggiorno, di tolleranza o di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; font-size: 1.1em; letter-spacing: -0.05em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;respingimenti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 12px; margin-right: 0px; margin-bottom: 12px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; text-align: justify; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;Se questo approccio persiste, come ha scritto Lerner: seguiranno altre Rosarno, siatene certi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-5843765347109265107?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/O_nwjU_1LJE/politiche-di-dis-integrazione.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/02/politiche-di-dis-integrazione.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-16918204065274004</guid><pubDate>Tue, 26 Jan 2010 19:49:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-04-22T22:24:29.976+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">donna</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">essenziale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">burocrazia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">morale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">uffici</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">particolarismo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">emorragie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Italia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">madre</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">solitudine</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mediocrità</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sessismo</category><title>La retorica delle Pari Opportunità</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ormai mi fido sempre meno di chiunque ricorra all'espressione Pari Opportunità. Direi piuttosto che pronunciarla costituisca il peggior biglietto da visita che si possa esibire. Le antenne rileva-sessismo che una donna che viva concretamente la condizione che si vuole &lt;i&gt;"migliorare, contrastare"&lt;/i&gt;, e che abbia una conoscenza più o meno approfondita delle cosiddette "questioni di genere" (altra espressione che rischia di cadere nel calderone della retorica) possiede ormai finissime, sussultano di fronte a chiunque la pronunci, pensando con rassegnazione &lt;i&gt;"ecco, ci risiamo".&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pari Opportunità è diventato un luogo comune abusato in particolar modo dai suoi più concreti oppositori, esattamente come nel caso del Razzismo, e di chi sa quante altre parole. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;State lontani da chi dica Pari Opportunità!, è falso e compiacente, esattamente come tutte quelle politiche per le Pari Opportunità che, a livello comunale, regionale, nazionale, stanziano fior di quattrini per &lt;i&gt;contrastare il problema &lt;/i&gt;senza conoscere, esattamente, quale sia questo problema.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In genere i ciarlatani delle Pari Opportunità - espressione che rappresenta l'involuzione in senso populista e perbenista, cioè istituzionale, della temutissima parola Femminismo - accompagnano le loro arringhe per-le-donne con dati statistici raccattati sulla &lt;i&gt;violenza-sulle-donne &lt;/i&gt;(sempre domestica, eh! sempre fisica), sul basso livello occupazionale femminile, sulle quote rosa, eccetera: ma solo perché ormai &lt;i&gt;si usa&lt;/i&gt;, ormai si sa che per parlare del problema-donne&lt;i&gt; &lt;/i&gt;bisogna citare statistiche e i soliti discorsi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sempre le stesse persone, auspicano come soluzione del problema strategie assolutamente inutili, sintomo ultimo dell'ignoranza profonda - nonché dell'autentico disinteresse - che muove queste, diciamo così, promozioni. Le quote rosa sono l'emblema più desolante di ciò.  &lt;i&gt;Dai, venite a fare politica! Perché non venite? Cosa aspettate? Dobbiamo raggiungere il 50%!&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Infatti, è sempre nello stesso ordine di contraddizioni che rientra il fatto che proprio le persone che concretamente, nella loro vita, politica, lavorativa, ideologica, sono le prime nemiche delle Pari Opportunità (o, meglio, l'ennesimo problema pratico da rimuovere per realizzarle davvero) a fingere di promuoverle.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il fatto che si discosti costantemente l'attenzione dalla realtà del problema credendo al contempo di parlarne davvero, è tecnicamente devastante. Perché i soldi apparentemente destinati a risolverlo e le opinioni sessiste nascoste dietro i discorsi per le Pari Opportunità, convergono nella sistematica elusione del &lt;i&gt;punto&lt;/i&gt;, contribuendo tenacemente a nasconderlo sovrapponendogli parole, azioni, convinzioni, che finiscono col sotterrarlo in modo definitivo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma quando l'ipocrisia della retorica delle Pari Opportunità, già onnipresente, diventa tangibile al punto da condizionare in maniera determinante la propria vita, non ci si può permettere di cambiare discorso, non ci si può permettere di passare al prossimo argomento dell'ordine del giorno.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-16918204065274004?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/Vv-N-lEQRzM/la-retorica-delle-pari-opportunita.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/01/la-retorica-delle-pari-opportunita.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-823352129558256858</guid><pubDate>Sun, 10 Jan 2010 19:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-17T12:34:41.894+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">morale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mafia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">emorragie</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Lega Nord</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Italia</category><title>Gli stranieri non sono abituati alla mafia come gli italiani.</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px; -webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Ruggero Pegna&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="  color: rgb(102, 102, 102); line-height: 18px; -webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; font-family:Arial;"&gt;&lt;p xstyle="text-align:justify" class="MsoNormal" style="text-align: justify;margin-top: 0.5em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.5em; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;In poche ore è andata in fumo la nostra principale virtù! Del fatto che i calabresi avessero un cuore grande, abbiamo riempito tutto il mondo anche a suon di spot costati milioni di euro. La faccia convincente di Gattuso con la mano sul petto, le foto dei ragazzi di Reggio con gli slogan geniali di Toscani, la cura maniacale per i muscoli dei Bronzi di Riace, ci hanno fatto conoscere come la razza più generosa, accogliente e ospitale della specie umana. Veri maniaci della cordialità e dell’espansività, non risparmiate neanche a statue, pesci e sculture. (...) Ambiente, paesaggio, cinema e musica, fiction e superfiction. Da Mino Reitano a Tony Vilar, cantando amore e passione da Fiumara a Buenos Aires.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p xstyle="text-align:justify" class="MsoNormal" style="text-align: justify;margin-top: 0.5em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.5em; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;I calabresi hanno un cuore grande! Lo avevano capito perfino gli Obama, dopo aver ricevuto quintali di olive carolee a Natale. Cipolla rossa, tonno, ‘nduja, fileja e soppressata per tutti, pure a colazione e merenda. Le ricette di Musumeci al Tg3 hanno fatto il giro dei cinque continenti. E poi, in uno stretto lembo di terra baciato da Dio, tutt’insieme: mare, montagna, laghi, cascate, fiumi e ruscelli, terme e zampilli, Miss Italia, la moglie di Briatore, la fidanzata di Carlo Conti e le donne più belle!   Un vero paradiso terrestre, pieno di meraviglie e golosità, capace di richiamare turisti e visitatori, artisti e poeti, navigatori e scafisti. Neppure le offese di Venditti e le invenzioni delle navi dei veleni erano riuscite a scalfire l’immagine nobile di questa terra, forte e vigorosa, ma allo stesso tempo prodiga, disponibile e calorosa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p xstyle="text-align:justify" class="MsoNormal" style="text-align: justify;margin-top: 0.5em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.5em; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;“Venite in Calabria, venite, venite… Qui si sta meglio che nel regno dei cieli… Venite nella perla del Mediterraneo!” Lo abbiamo gridato in tutti i modi e sono arrivati davvero, soprattutto africani. Sono arrivati in migliaia dal Ghana, dal Congo, dalla Somalia. Che la pubblicità sortisse questo effetto soprattutto in Africa, non lo aveva previsto nessuno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p xstyle="text-align:justify" class="MsoNormal" style="text-align: justify;margin-top: 0.5em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.5em; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;“E ora dove li mettiamo?” Si è chiesto preoccupato l’assessore Guagliardi, ancora alle prese con quelli arrivati cinquecento anni fa dall’Albania.  “Non ci aspettavamo questo clamoroso successo delle nostre campagne promozionali!” Ha commentato soddisfatto Agazio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p xstyle="text-align:justify" class="MsoNormal" style="text-align: justify;margin-top: 0.5em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.5em; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Integrazione e tolleranza, civiltà e convivenza, accoglienza, parole che i calabresi conoscono bene, spesso ragione di vita. Gli africani ci hanno creduto e non si sono persi d’animo, adattandosi in baracche, tuguri, catapecchie, stagni e acquitrini, ricompensati da affetto e calore, le due cose che qui non mancano mai. Una storia bella, unica, commovente, quasi una favola moderna che, però, alla fine si è rotta tra spari e feriti. Per la Calabria, un vero colpo al cuore!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p xstyle="text-align:justify" class="MsoNormal" style="text-align: justify;margin-top: 0.5em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.5em; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#000000;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;“Saremo la perla del mediterraneo, ma a malapena riusciamo a camparci noi!” Ha commentato qualcuno a Rosarno. Tutta colpa dei calabresi? A sentire fior di intellettuali e buonisti, sembrerebbe di sì. Eppure basterebbero i numeri per smentirli. Tremila immigrati su di una popolazione di quindicimila abitanti. I redditi più bassi del Paese. Una storia di cui nessuno si è mai accorto, come se tutto ciò non accadesse davvero, non a Bergamo o Brescia, ma in una città povera della regione più povera. Gente che ha dato ciò che ha potuto, senza badare alla provenienza o al colore della pelle. Povertà e miseria, tra miseri di pelle diversa. Una miscela esplosiva che alla prima scintilla è saltata. Improvvisamente Gattuso e il suo popolo hanno perso fama e cuore da spot, ma non la consapevolezza di essere oltre la periferia, in un angolo d’inferno buono per la solita cronaca riservata ai demoni. Persino Feltri accusa i calabresi di razzismo, invitandoli a sparare alla ‘ndrangheta e non agli immigrati. Ha ragione nell’indicare il bersaglio, ma forse confonde i ruoli, la differenza tra cittadini e Stato.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt; Chi ha sparato agli immigrati, avrebbe potuto sparare a se stesso?"&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Io non riesco a parlare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;Rimando ancora &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=9743"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;a href="http://claudiocordova.wordpress.com/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;, e &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.liberareggio.org/2010/01/08/rosarno-e-litalia/"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-823352129558256858?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/Yi9ydmlmdw4/gli-stranieri-non-sono-abituati-alla.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>1</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/01/gli-stranieri-non-sono-abituati-alla.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-4512367463199742435</guid><pubDate>Tue, 05 Jan 2010 20:06:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-01-05T21:42:47.004+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">essenziale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">parole</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Poesia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">emorragie</category><title>Quella cosa che dice quello che è impossibile dire.</title><description>&lt;div style="text-align: left;"&gt;Di G. Agamben (che in genere non adoro)&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;: &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;i&gt;"Supponiamo adempiuti tutti i segni, scontata la pena dell'uomo nel linguaggio, tutte le possibili domande soddisfatte e proferito tutto quanto poteva essere detto, che cosa sarebbe allora la vita degli uomini sulla terra? (...) Ma supponendo che provassimo ancora voglia di piangere o di ridere, per che cosa piangeremmo o rideremmo, che cosa sarebbero quel pianto e quel riso, se, finché eravamo prigionieri nel linguaggio, essi non erano, non potevano essere altro che l'esperienza, triste o beata, tragedia o commedia, dei limiti, dell'insufficienza del linguaggio? &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;i&gt;Dove il linguaggio fosse perfettamente delimitato, là comincerebbero l'altro riso, l'altro pianto dell'umanità".*&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Vale a dire che le esperienze più assolute, più dense e più vive, fioriscono in una zona d'ombra che è priva del linguaggio. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;Questo non vale, però, per la poesia, che è esattamente l'estrema, impossibile coincidenza fra quelle esperienze e il linguaggio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;i&gt;"La poesia è l'unicità destinale del linguaggio".*&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;* &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;G. AGAMBEN,&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;Idea della prosa, &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:x-small;"&gt;Feltrinelli,  Milano, 1985.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-4512367463199742435?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/YErNyNmdGsQ/quella-cosa-che-dice-quello-che-e.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>4</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2010/01/quella-cosa-che-dice-quello-che-e.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-2575470873713477595</guid><pubDate>Tue, 29 Dec 2009 13:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-29T15:24:41.468+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Teatro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">burocrazia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">intrattenimento</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ripetizione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">emorragie</category><title>Al teatro</title><description>Ho visto un Amleto di marmo, una marionetta senza anima e senza parola.&lt;br /&gt;Un Amleto che, funambolo fallito, è precipitato troppo presto nel burrone del cliché. La forza archetipica si è disgregata nelle forme del suo deterioramento nello stereotipo di superficie.&lt;br /&gt;L'incontro, infatti, era semplice celebrazione di questo deterioramento, diventata evidentemente prassi teatrale.&lt;br /&gt;Negli occhi di quell'Amleto - benianamente -"re-citato" ho visto l'arroganza futile di chi crede che Amleto non abbia nulla di vero da dire, la rappresentazione re-citata della ripetizione, la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;performance&lt;/span&gt; esteriore dell'attore istituzionale. Nessuno ha percepito intensità e partecipazione, ma solo riproduzione meccanica di un classico ormai consumato, che merita la stessa rappresentazione che darebbe un bambino delle poesie di Carducci mandate a memoria per Natale.&lt;br /&gt;La potenza archetipica di un personaggio così sconvolgente fa presto a indurirsi in semplice schema di routine della rappresentazione, quando testi, sottotesti e rappresentazioni proprie non attecchiscono troppo a fondo, cioè &lt;span style="font-style: italic;"&gt;veramente.&lt;/span&gt; E si vede - impossibile sfuggire a questo - si vede chiaramente quando il personaggio è bugiardo, e tutto si trasforma in una lampante presa in giro. Ho ancora nelle orecchie l'urlato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;non ci credo &lt;/span&gt;di uno Stanislavskij immerso stancamente nel buio delle ultime poltrone. Ma non si tratta, credo, di pura tecnica teatrale: forse qui è in gioco il senso stesso del fare teatro.&lt;br /&gt;Il confine preciso tra la presa in giro e la dinamica rituale intensa del teatro risiede appunto nella profondità, cioè nel corrispondente grado di verità, con cui si è assunto l'abisso indicibile della lacerazione così da trasfigurarlo in bellezza.&lt;br /&gt;Chiedo, ho sempre chiesto, al teatro, senza però quasi mai sfiorarla, l'evidenza nascosta della lacerazione. Nella rappresentazione la potenza del rituale magico che gioca con le lacrime e le risa come col fuoco, trasportate negli occhi ferocemente lucidi di chi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sa&lt;/span&gt; la contraddizione, e la sa senza pietà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-2575470873713477595?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/2z_bxZGaM0U/al-teatro.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2009/12/al-teatro.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-7864974833446652434</guid><pubDate>Sat, 19 Dec 2009 22:19:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-20T00:13:05.721+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">intrattenimento</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tv</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">in-sanità</category><title>La suina</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;di un ottimo libraio concittadino:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"L'influenza suina (H1N1) è la maggiore notizia virale del 2009 e le poche regole per evitare l'infezione sono ripetute all'infinito, sebbene esse siano solo parzialmente applicabili in un territorio urbano congestionato. Il risultante senso di incertezza, ansia e panico imminente è tangibile ogni volta che ci si trova in un ambiente pubblico affollato.&lt;br /&gt;Conseguentemente la &lt;a href="http://sites.google.com/site/influcollector/"&gt;maschera Influ&lt;/a&gt; di Michel Bussien ed Erik Sjödin gioca esattamente con queste sensazioni. É una maschera con un micro-ventilatore a batteria che aumenta l'inalazione dell'aria ambientale e quindi di tutti i virus potenzialmente presenti.&lt;br /&gt;La maschera è resa come un vero e proprio prodotto, descritto come un "raccoglitore d'influenza", e trasforma efficacemente l'icona dell'isolamento forzato e della difesa dall'esterno (la maschera protettiva) nel più solido contatto con altri che sia possibile stabilire attraverso la sola aria.&lt;br /&gt;Contrastare l'isteria da pandemia con un oggetto autolesionista rompe quindi la dittatura della paura, armata da una dose giornaliera di notizie allarmanti. Un sollievo surreale in un ambiente informativo spacciato."&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-7864974833446652434?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/L-hm6hHdPM0/la-suina.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>0</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2009/12/la-suina.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-271190992097012293</guid><pubDate>Tue, 24 Nov 2009 19:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-12-19T23:38:36.231+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">essenziale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">burocrazia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">faceto</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">alienazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mediocrità</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">uffici</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Kafka</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">funzionario</category><title>Stacanovismo militante post-mussoliniano</title><description>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Burocraticamente rotonda e brunetta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concederò un immeritato spazio all'attualità, discutendo della proposta del Sig. Rotondi in merito all'inopportunità della pausa pranzo durante il lavoro.&lt;br /&gt;Beh, io sono profondamente d'accordo con la proposta del Sig. Rotondi. Ha fottutamente ragione. Ne abbiamo abbastanza, io, Brunetta, e il Sig. Rotondi, di questa fama di pelandroni che gli italiani hanno nel mondo, ma soprattutto, del vertiginoso calo dell'italico Pil dovuto ai panini del McDonald's che ogni giorno, per almeno una lunghissima mezz'ora, si adoperano a infilare nelle loro maledettamente&lt;span style="font-style: italic;"&gt; improduttive&lt;/span&gt; fauci.&lt;br /&gt;Tuttavia la proposta del Sig. Rotondi ha dei limiti evidenti, ai quali io, in qualità di cittadina attivista, leghista e stakanovista, m'impegno personalmente ad ovviare raccogliendo firme in tutt'Italia perché la proposta che sto qui per delineare in anteprima mondiale diventi legge.&lt;br /&gt;Eccola.&lt;br /&gt;Io mi chiedo.&lt;br /&gt;A questo punto, per essere coerenti fino in fondo, stakanovisti fino in fondo, fedeli alla mentalità aziendale fino in fondo, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;produttivi &lt;/span&gt;fino in fondo, perché non abolire la pausa pipì durante l'orario di lavoro?&lt;br /&gt;Il Ministero potrebbe dare vita ad un autentico investimento &lt;span style="font-style: italic;"&gt;in-termini-produttivi&lt;/span&gt; rifornendo tutti i lavoratori dipendenti di pannoloni da indossare comodamente in ufficio,  da cambiare rigorosamente allo scoccare del sessantesimo minuto dell'ottava ora di lavoro - con tanto di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;gong&lt;/span&gt; del cronometro brunettiano posto dietro le spalle di ogni dipendente, e , soprattutto, con tanto di etichetta sul di dietro del pannollone di ciascuno da timbrare insieme al cartellino.&lt;br /&gt;L'investimento sarebbe senza dubbio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;produttivissimo!&lt;/span&gt; considerato non solo il risparmio in termini di secondi, minuti, ore, di lavoro di ogni dipendente, che, sommate, è stato calcolato ammontino intorno ai 2 secoli e mezzo di tempo perduto al giorno, ma soprattutto l'incremento del settore &lt;span style="font-style: italic;"&gt;produttivo &lt;/span&gt;delle industrie di pannoloni, che fioccherebbero dappertutto eqquanti-posti-di-lavoro! Me lo immagino già, quel brillantissimo "Pannoloni S.p.A." che sorgerà sulle ceneri della vecchia Fiat.&lt;br /&gt;E citerò ancora uno dei vantaggi dell'investimento (Brunetta leggi! leggi!): si moltiplicherebbero finalmente manifesti pubblicitari e spot televisivi con belle gnoccone con indosso il sensuale pannolone, testimonial una femmina burocratica, bassa, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;rotonda&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;brunetta&lt;/span&gt;: sì, perché sarà questa la fisionomia del perfetto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;produttivo&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Che poi. Sì, è stato fatto anche questo, è stata quantificata e riconvertita in euro la perdita di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;produttività &lt;/span&gt;che arrecano quei dannatissimi 5-10 minuti che ogni volta si sprecano per, nell'ordine:&lt;br /&gt;-alzarsi dalla sedia,&lt;br /&gt;-cercare i fazzoletti nella borsa,&lt;br /&gt;-aprire la porta del bagno,&lt;br /&gt;-richiudere la porta del bagno,&lt;br /&gt;-abbassare i pantaloni/lo zip degli stessi,&lt;br /&gt;-effondere il liquido divino,&lt;br /&gt;-rialzare i pantaloni/lo zip degli stessi,&lt;br /&gt;-sospirare appagati,&lt;br /&gt;-eventualmente smocciolarsi,&lt;br /&gt;-starnutire finalmente in modo selvaggio,&lt;br /&gt;- varie ed eventuali,&lt;br /&gt;-lavarsi le mani,&lt;br /&gt;-ritrovare un'espressione facciale &lt;span style="font-style: italic;"&gt;produttiva &lt;/span&gt;prima di tornare nella selva di colleghi e colleghe simil-brunettiani.&lt;br /&gt;In realtà avrei una proposta più lungimirante, che prevederebbe l'asportazione della vescica dei lavoratori dipendenti da operare contestualmente alla stipulazione del contratto di assunzione, con l'inserimento di un sistema idraulico di ultima generazione che indirizzi, attraverso una complessa rete wireless, le goccioline di pipì riconvertite automaticamente allo stato gassoso alle industrie di acqua minerale: lì verranno smistate, depurate, riconvertite in oro. Quest'operazione sarebbe essenziale, invierebbe il messaggio di grande insegnamento produttivo "anche con la pipì si può fare soldi".&lt;br /&gt;Perché ditemi, ditemi, quanti, quanti, milioni di dollari tira giù ogni giorno nel mondo la popolazione lavoratrice insieme con la pipì nello sciacquone del water?&lt;br /&gt;Io e l'associazione "Italiani(sti) attivisti, stakanovisti, leghisti, riformisti e plastocisti uniti contro i fancazzisti comunisti" inviteremo in altri stand la cittadinanza ad apporre firme per altre non meno degne proposte di riforma per la patria.&lt;br /&gt;Anticipo lo slogan della brochure informativa di una a caso: "Se vogliamo essere coerenti fino in fondo, stakanovisti fino in fondo, colonizzati dalla mentalità aziendale fino in fondo, perché non abolire anche quei retrogradi e antiproduttivi &lt;span style="font-style: italic;"&gt;buongiorno &lt;/span&gt;e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;arrivederci&lt;/span&gt;, nonché gli innumerevoli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;grazie &lt;/span&gt;e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;prego&lt;/span&gt;, che sottraggono ogni giorno quelle fatidiche otto ore di preziosissimi, potenzialmente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;produttivissimi&lt;/span&gt; secondi, di inimmaginabile valore pecuniario se valutati su scala mondiale, dipendente per dipendente, saluto per saluto?" E' una vergogna.&lt;br /&gt;Beh, ,ma a questo punto è forse il caso di approfondire la questione anche da un punto di vista pneumologico. Quante boccate d'aria ogni giorno sottraggono, con la relativa espirazione, anidride carbonica all'unico che in ufficio, in effetti, nella selva di fannulloni, lavora? &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lavorerò&lt;/span&gt; personalmente per studiare un sistema che leghi in un rapporto di diretta proporzionalità la quantità di anidride carbonica alla pelandroneria sul posto-di-lavoro, e che tolga autenticamente l'aria a chi si allontani dalla scrivania per una distanza superiore a 3 metri per oltre 3 secondi.&lt;br /&gt;Ma altre succose proposte di riforma ribollono nella magmatica pentola del mio stakanovismo sincretico post-moderno.&lt;br /&gt;Al momento, però, mi limito a fare quello che ogni onesto cittadino e virtuoso servo della patria dovrebbe fare secondo quei simpatici show-man del governo: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;parlare&lt;/span&gt; dei loro slogan autocelebrativi, dunque di loro. Non c'è carriera politica che non risorga grazie a questa-semplice-mossetta.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-271190992097012293?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/uuXH_2aM_7I/stacanovismo-militante-post.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>7</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2009/11/stacanovismo-militante-post.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-8257427248473616954</guid><pubDate>Fri, 20 Nov 2009 23:02:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-21T10:23:22.761+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">essenziale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">dubbi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">angoscia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">cambiamento</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">crederci</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">morale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">particolarismo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">emorragie</category><title>"Me ne fotto del Rwanda".</title><description>Lentamente prende forma la-mia-visione-del-mondo: da incerta e sfocata quale è sempre stata, comincia ad assumere tratti netti, ma sempre con molta molta lentezza. Nel senso che per arrivare definitivamente all'assunzione di un'idea possono passare anni e anni di spunti, elaborazioni, rielaborazioni, ripescaggi e abbandoni, consapevoli o non consapevoli, finché mi sento addosso un'idea corposa, la sento tutta, intera, ed è mia fino in fondo.&lt;br /&gt;Ok. Racconterò brevemente la travagliata genesi dell'idea che solo stasera, dopo anni di arrancamento a fatica, ho cominciato a focalizzare davvero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Sul sociale&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anni fa vidi la famosa puntata del Maurizio Costanzo Show in cui Carmelo Bene si confrontò bizzarramente con le "masse". Insomma, come tutti, rimasi molto colpita da alcune sue frasi (non tanto dall'atteggiamento, invece, che ho trovato perfetto) che a distanza di tempo mi tornano in mente con una certa insistenza ad ogni occasione che mi consenta un'associazione di idee.&lt;br /&gt;Dopo vari &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Me ne fotto della storia" &lt;/span&gt;e invettive condivisibilissime contro l'istituzionalizzazione della cultura, rimasi folgorata dalla frase che funge da titolo del post.&lt;br /&gt;Amai moltissimo la crudele e compiaciuta sincerità con cui pronunciò quelle parole, ma ancor più mi sentii costretta a rielaborarle e da allora non me ne sono più liberata.&lt;br /&gt;Traccia del tema: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il sociale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In adolescenza ho letto parecchi libri che ponevano, tragicamente o meno, il famoso problema dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;engagement&lt;/span&gt;. Temo che abbia prodotto degli effetti notevoli il fatto che il primo fra questi fosse Cesare Pavese - ad essere sincera non ricordo se si trattasse di La casa in collina o de La luna e i falò. In quei libri c'era un'angoscia con cui ho empatizzato subito e che distiguo  chiara e nitida ancora adesso: l'angoscia del disimpegno.&lt;br /&gt;Di Pavese mi è rimasta un'immagine -preziosa, mia - di abulia colpevole: l'inazione e il senso di colpa avvertiti in un unico moto asfittico. (Ricordo che, leggendo, immaginavo il protagonista della storia camminare come trascinandosi le gambe, con gli occhi socchiusi e il sole caldo sulla testa sudata, lo immaginavo affaticato, stanchissimo).&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Agire. &lt;/span&gt;No, non proprio agire, dico &lt;span style="font-style: italic;"&gt;impegnarsi. Nel sociale. &lt;/span&gt;Perché?&lt;br /&gt;Questo dilemma mi è stato irrisolvibile da allora fino a stasera. Nel mezzo, tantissima roba. Nella fase esistenzialista della mia vita ho creduto a Sartre ma ho dimenticato la "seconda parte del suo pensiero", ho preso da lui il senso dell'assurdità dell'esistenza, dell'essere vivi e liberi, ma l'ho come zittito là dove ha inteso trasformare questa condizione in qualcosa di così irrimediabilmente terreno come l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;impegno &lt;/span&gt;sociale e politico. Che ne è dell'assurdo nell'impegno?&lt;br /&gt;Poi ho visto film, letto ancora. A scuola capitava la manifestazione, se vi partecipavo, era sempre con scarsa convinzione. Non mi sentivo a mio agio a camminare incastrata tra un mucchio di gente che cantava slogan per spirito di cameratismo più che per autentica sollecitudine morale. Era un pretesto per socializzare. In quella manifestazione, poniamo, contro la mafia, tra quelle persone, quelle urla, quel sole e quei negozi, c'era tutto meno che il dolore atroce e solitario del parente della vittima di tal dei tali. C'era molto rumore, e le persone sembravano pensare a tutto fuorché a quello che sarebbe stato coerente pensare. Mi sentivo, in effetti, un'imbecille.&lt;br /&gt;Quanti film ho visto sul tema? Sempre hanno lasciato intatto il mio dilemma. Ne ricordo uno, abbastanza mediocre, in cui ad un certo punto si diceva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se non io, chi? Se non ora, quando? &lt;/span&gt;e mi immaginai grande attivista in tutti i campi, dai diritti umani ai diritti dei minerali e dei funghi e, ovviamente, delle bestie. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se non io, chi? Se non ora, quando? &lt;/span&gt;Eccola, la risposta! Io, io, sennò chi?&lt;br /&gt;Poi mi fermavano per strada, per firmare contro lo stato disumano in cui versano le foche libanesi. Mi dicevo "Dai, è giusto" nascondendo a me stessa, in combutta col mio super-io, che, in fondo, non me ne fregava niente.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non me ne frega niente. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lo pensano in molti, in moltissimi, forse tutti, lo pensano, ma lo tacciono perché sanno che è politicamente scorretto, anzi di più: si rischia il linciaggio.&lt;br /&gt;Ma vabè. Poi ho letto &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/marzo/05/lamento_Bloom_Nobel_per_idioti_co_9_090305057.shtml"&gt;quest'articolo &lt;/a&gt;e, in qualche modo, mi ha ferito. Adrienne Rich, che ho amato molto, viene liquidata con l'epiteto "spazzatura". Alla rabbia iniziale di leggere un simile giudizio, è seguita l'irrefrenabile riflessione - dico irrefrenabile perché i ricordi di quello che leggo o vedo o penso, emergono in un modo completamente estraneo alla volontà: sento che mi prendono per mano e mi guidano da sé, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;i nessi&lt;/span&gt;. Bloom si esprime poi così:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"se un lavoro non possiede splendore estetico, forza cognitiva e autentica originalità, non vale la pena leggerlo. La letteratura è un' epifania individuale e non deve avere alcuna valenza di riscatto socio-politico"&lt;/span&gt; (...) &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"I miei autori preferiti restano Dante, Shakespeare, Cervantes, Faulkner, Omero, Proust e Wilde, perché espandono la nostra coscienza senza deformarla. E toccano l' individuo, senza pretese di cambiare il mondo"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per me, il problema dell'impegno nella vita non è affatto scisso dalla questione dell'impegno dello scrittore. Certo, dire "non è affatto scisso" non significa "necessariamente legato".Semplicemente, c'è un gioco di rimandi che mi costringe a pensarli insieme, anche se poi si tratta di questioni diverse.&lt;br /&gt;Stasera sono stata ad un piccolo spettacolo organizzato fra l'altro da Amnesty, "L'essenziale invisibile". In quest'occasione, tutto l'accumulo di contenuti sul tema che avevo sedimentato in così tanto tempo, ha finalmente preso una direzione. Ho ascoltato delle poesie con molto piacere, salvo poi udire parole che ho trovato inautentiche: si parlava di prigionia, dell'amore della pace, del diritto di amare; la mostra fotografica aveva un solo oggetto: l'oppressione dei popoli, la fame, la povertà. Mi sono irritata. L'interesse per il sociale assunto dall'arte la tradisce. Ho pensato alla poesia esattamente nei termini con cui Bloom ha parlato della letteratura, questa è un'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;epifania individuale&lt;/span&gt; ed &lt;span style="font-style: italic;"&gt;espande la coscienza&lt;/span&gt; ; se subordinata ad assunzioni socio-politiche la si de-vitalizza, le si toglie la sua verità. Un poeta che scriva del sociale, è un poeta che scrive &lt;span style="font-style: italic;"&gt;a tavolino&lt;/span&gt;, che ci ragiona: dov'è l'illuminazione febbrile? L'unica sincera, per me.&lt;br /&gt;Io nella poesia, nell'arte, ho sempre trovato la rappresentazione dell'inafferrabile verità, dell'indicibile che pure, dentro, conosco. La poesia è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;tragica,&lt;/span&gt; l'arte lo è, perché assume fino in fondo il contrasto, e, come si dice, lo sublima, perché lo racconta così perfettamente. L'attivismo , mi è sembrato, non racconta la verità, è, come il lavoro, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;un modo per passare il tempo, &lt;/span&gt;un modo per dare un senso a tutto questo. Ma la libertà e la condizione umana forse sono meno schematiche di quanto l'attivismo vuol far credere. La libertà è un concetto così univoco come promettono gli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;engagés&lt;/span&gt;? Coincide davvero con la felicità? Durante la serata è emersa infatti una rappresentazione decisamente schematica della realtà: da un lato l'oppressione, dall'altro la libertà. Che è felicità...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho osservato il cameratismo goliardico e l'atmosfera liceale dei ragazzi cosiddetti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;attivisti&lt;/span&gt; e ho pensato che non avrei potuto condividere molto con loro. Ho pensato: perché le foche libanesi e non gli scoiattoli del Tagikistan? Ogni volta che mi sono confrontata con un attivista, ho sempre provato un senso di incomunicabilità gravissimo, mi sono sentita sola, schiacciata da tanti &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ismi&lt;/span&gt;, e ho trovato negli occhi del mio interlocutore una certa frivolezza: non autentico interesse, ma voglia di avere qualcosa da fare e persone con cui condividere questo fare. Ho sempre trovato più affine a me il solitario affranto piuttosto che l'impegnato. Quello che oltre a combattere per i diritti di x e y è sempre in prima fila nelle assemblee studentesche, quello che ha sempre il megafono insomma.&lt;br /&gt;Ma io con questo non voglio svilire l'attivismo: solo cogliere una parte della sua fenomenologia, riservandomi però di riconoscergli un senso.&lt;br /&gt;Nell'attivismo, così come io vorrei fosse inteso davvero, c'è qualcosa di fondamentale, un moto emancipativo di per sé irrefrenabile. Chi è attivo crede nel cambiamento, perché ha messo in discussione quello che gli è stato detto o che è comodo credere. In questo senso l'attivista è più disincantato dell'inerte, più sincero di lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra gli ultimi, ho visto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le diable, probablement&lt;/span&gt; che con brutale profondità ha affrontato l'argomento. Da un lato, ci sono i drammi del mondo, dall'altro io. Tra i personaggi, ci sono gli attivisti e l'inerte. Nel film è rappresentato così sinceramente, da suscitare dolore. C'è un'inerzia irredimibile nel protagonista, una persistente immobilità, che muove dalla percezione della vanità di tutto. Una percezione decisamente dolorosa. Solo la morte può risolvere il contrasto di chi osi affrontarlo fino in fondo e senza pietà: non c'è illusione che tenga.&lt;br /&gt;Nel film l'"attivista" dice più o meno questo: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"So della vanità delle cose, però sento lo stesso un attaccamento così forte alla vita"&lt;/span&gt;. L'inerte poi suicidatosi, evidentemente, no.&lt;br /&gt;Si riduce sempre tutto a quel che si &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sente&lt;/span&gt;?&lt;br /&gt;Infatti non riesco a fare a meno di interessarmi a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;certo &lt;/span&gt;sociale e politico. Sento un'irrefrenabile interesse e desiderio di cambiare molte cose che tecnicamente non dipendono da me, così come sento un'irrefrenabile indifferenza per molte altre. Non posso motivare fino in fondo questa condizione, posso solo assumerla come tale.&lt;br /&gt;Allora ecco la mia idea. La mia idea assume il tragico della poesia e dell'arte che raccontano le contraddizioni di questa vita. C'è uno scarto incolmabile in cui vivo, fra la prospettiva individuale e quella universale: non so risolvere la loro conciliabilità, ma sono due poli di attrazione che in qualche modo indirizzano i miei percorsi. Forse il senso è vivere la contraddizione fino in fondo, senza la pretesa di annullarla in un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;unicum&lt;/span&gt;, accettare la polivalenza e a partire da questa cercare ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: Senza &lt;a href="http://www.whydontyoueatcarrots.splinder.com/"&gt;Nicola&lt;/a&gt; non ci sarei mai arrivata, credo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-8257427248473616954?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/vCLDd0J6yQs/me-ne-fotto-del-rwanda.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>4</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2009/11/me-ne-fotto-del-rwanda.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-1846727207067060405</guid><pubDate>Wed, 11 Nov 2009 19:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-11T21:11:17.956+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">mammitudine.</category><title>Parentesi ontogenetica</title><description>(Oggi ho fatto un colpo di tosse e lui è corso verso di me, per appoggiare la sua testolina sulla mia spalla. Consolatami, ha cominciato a simulare una crisi di tosse, sorridendo furbamente tra un colpo e l'altro.&lt;br /&gt;Oggi gli ho detto &lt;span&gt;no &lt;/span&gt;decine di volte, e lui mi ha sempre ascoltato, con quello sguardo incerto tra il desiderio di continuare e la minaccia del rimprovero.&lt;br /&gt;Oggi gli ho chiesto di ripetermi un pò le vocali, e lui finalmente ha aggiunto alle già note &lt;span style="font-style: italic;"&gt;a, e&lt;/span&gt; anche la difficilissima &lt;span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;i&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span&gt;Oggi al mio rientro l'ho visto correre carponi verso di me, col sorriso più sincero che abbia mai visto, per poi appendersi alla mia giacca come per arrampicarsi su su fino al mio viso.&lt;br /&gt;Oggi ha imparato ad accendere il lettore dvd, e associando la luce al fiammifero acceso da soffiare, ha preteso di spegnerla, appunto, soffiando.&lt;br /&gt;Oggi diceva sci sci, in risposta ad un mio &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"sì"&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Oggi ha abbandonato la presa dal divano per reggersi in piedi da solo per, addirittura, 1 minuto. Al che io ho applaudito &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"bravo, bravo"&lt;/span&gt; e lui, per l'eccitazione, è caduto a terra.&lt;br /&gt;Oggi ha sbattuto la testa sul muro, però io anziché mostrarmi preoccupata ho fatto finta di niente, lui, dopo avermi guardata ed essersi dato una grattatina sulla testa, ha fatto finta di niente.&lt;br /&gt;Oggi ha capito che io mi arrabbio quando porta alla bocca i cartoncini più piccoli, così, tra i tanti a disposizione di ogni dimensione, ha selezionato i più pericolosi e me li ha solennemente consegnati, non prima del mio altrettanto solenne &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"grazie!"&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;E pensare che solo un anno fa era un pupazzetto immobile e frignante. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-1846727207067060405?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/NzQnmVrmEkk/parentesi-diabetica.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>4</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2009/11/parentesi-diabetica.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-3649730405636006001</guid><pubDate>Thu, 05 Nov 2009 14:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-11-05T15:49:11.561+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">donna</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ruoli</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">intrattenimento</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">culocrazia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tv</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sessismo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Italia</category><title>Il silenzio delle donne?</title><description>&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scritto per liberareggio.org &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;(e pare che sia piaciuto a &lt;a href="http://www.blogger.com/www.ilcorpodelledonne.net"&gt;Lorella Zanardo...&lt;/a&gt;)&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il 19 ottobre ho finalmente avuto il piacere di assistere nella mia in genere disattenta città ad &lt;a href="http://www.strill.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=51851:reggio-incontro-dibattito-qdonne-una-storia-ancora-da-raccontareq&amp;amp;catid=1:ultime"&gt;un convegno &lt;/a&gt;sul tema dell’attuale condizione femminile in Italia, organizzato dall’associazione “Donne in rete” presso il palazzo del consiglio regionale. Moltissime le donne adulte presenti, neanche una coetanea, qualche uomo, molti, forse troppi i politici. &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;La proiezione del documentario “&lt;a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89"&gt;Il corpo delle donne&lt;/a&gt;” di Lorella Zanardo ha dato il via alle discussioni, e qui mi sento di dover fare un inciso: quel documentario ha il merito di avere aperto un dibattito diffuso di cui quello tenutosi a Reggio è solo un esempio, ha risvegliato l’attenzione sul tema che anni e anni di attivismi e associazionismo militante non erano riusciti a porre sul tavolo della politica e del dibattito mediatico, ma soprattutto ha risvegliato l’attenzione delle donne e forse degli uomini che lo hanno visto, contribuendo così a innalzare il loro livello di consapevolezza. I molti articoli che dalla sua proposta su La7 si sono susseguiti, i moltissimi incontri organizzati in tutt’Italia, l’attenzione della stampa estera per la situazione femminile italiana, e molto altro, ritengo che siano stati sapientemente innescati da quel documentario che ha saputo attecchire su uno sdegno già presente in chi l’ha visto, e grazie alla sua incisività e immediatezza comunicativa è riuscito a farsi ascoltare, purtroppo, molto più di quanto la contestazione quotidiana dei gruppi di pressione sia riuscita a fare finora: il documentario è arrivato ai media, mentre le associazioni attive in tema di diritti delle donne non ci erano ancora riuscite, ma non per una loro carenza comunicativa o che, semplicemente perché i media non hanno mai dato loro voce. La relatrice Marsia Modola, rappresentante dell’UDI, durante il convegno ha sottolineato questa realtà, anche in risposta ai tanti interventi su varie testate giornalistiche che hanno denunciato ultimamente un presunto “silenzio delle donne”.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Dato l’abuso del corpo femminile operato dai media, la riduzione delle donne ad uno stato meramente seduttivo del maschio, prelinguistico, quindi animale, incoraggiato continuamente dal marketing che fa del sessismo una strategia di vendita privilegiata, Nadia Urbinati su &lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/06/30/italia-il-potere-il-silenzio-delle.html"&gt;Repubblica&lt;/a&gt; si è domandata dove fossero le donne di fronte a questo loro degrado imposto, perché stessero zitte. Modola ha risposto indirettamente a Urbinati a mio avviso nella maniera migliore: le donne non sono zitte, semmai sono zittite, perché i media hanno scelto di dare l’esclusiva ad un modello femminile mediaticamente inconciliabile con la figura di donna critica e consapevole; le associazioni contro la violenza sulle donne, che esistono e fanno lotta quotidiana, non trovano alcun asilo presso i media; e che dire ancora di tante manifestazioni organizzate in tutt’Italia di cui la televisione, i giornali, le radio, non hanno mai riferito nulla? &lt;em&gt;Queste donne sono veramente in silenzio? C’è un lavoro sottile di resistenza quotidiana di cui non parla nessuno&lt;/em&gt;. E’ allora giusto parlare, semmai, di un silenzio &lt;em&gt;sulle&lt;/em&gt; donne.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Nadia Urbinati dovrebbe quindi a mio avviso riflettere sull’operazione di censura preventiva avanzata dai media, criticarla anziché fraintenderla come realtà. Denunciando il presunto silenzio delle donne, Urbinati dimostra di non saper discriminare tra la realtà effettiva e la realtà creata dai mezzi di comunicazione, tra le cose come stanno e le cose come conviene far apparire che stiano. Detto da una femminista poi, o da una donna di cultura con un potere dato dal possesso di una penna importante, è molto grave, ancor più se si considera che una giornalista dovrebbe essere consapevole dei meccanismi selettivi che stanno dietro le gerarchie di preferenza dei temi cui dare spazio in un giornale, e, se onesta intellettualmente, dovrebbe criticarli anziché sottoscriverli. Dovrebbe allora cambiare la direzione della sua domanda, sostituire quel “dove siete?” con un “perché non vi danno voce?”, e semmai denunciare questo. Rimando per questo &lt;a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/08/13/dove-siete"&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/09/04/le-tante-voci-di-donne-che-non-trovano-spazio-nei-media-ufficiali"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Tra i tanti interventi, quello di Modola è stato senz’altro quello più fedele alla complessità del problema, l’unico a contestualizzarlo collocandolo nella sua rete di rapporti, a differenza degli altri. Tra le relatrici, infatti, vi erano la psicologa Rosamaria Vita e la sociologa Daniela Orlando che hanno guardato alla situazione femminile da una prospettiva meramente relazionale, “monadica”, psicologica. Parlando della depressione, insistendo sulla necessità di distinguere la patologia dall’uso comune del termine, quindi focalizzando sui problemi di relazione insiti nella cosiddetta condizione umana; Vita ha riflettuto in modo apprezzabile ma senza andare al cuore del problema, anzi direi senza neanche sfiorarlo in superficie.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Infatti, come possiamo spiegare l’assenza delle donne dai ruoli di potere a partire da questa distinzione pretesa urgente? E l’immagine che ne dà la televisione? Si è operato un isolamento: gli aspetti psicologici generali, neanche pensati in rapporto alla questione trattata, sono insufficienti e forse persino inadeguati a spiegare tale stato di cose.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Ma se questo può essere perdonato ad una psicologa, che adotta la prospettiva “monadica” forse per eccessivo rigore deontologico, dalla sociologa mi sarei aspettata decisamente di più. La sociologia è una disciplina immensamente interessante, poiché è per metodo e contenuti messa nelle condizioni di spiegare, meglio forse di altre scienze, le dinamiche culturali e sociali, i conflitti o, come si dice, “l’andamento del mondo”, potendone rappresentare la complessità potenzialmente in maniera non riduttiva, ma consapevole e forse costruttiva. Invece Orlando ha proposto al pubblico delle riflessioni ancora una volta psicologiche e relazionali, isolando il “sistema dei rapporti” a una relazione a due. Ha focalizzato sul tema della “comunicazione interrotta” parlando con preoccupazione anche di una brutta competizione tra le donne, su cui in seguito il dibattito ha insistito ripetutamente come se questa fosse la spiegazione di tutto; la competizione femminile, l’incapacità di fare rete “con le altre” solidalmente e muovendo da una prospettiva comune, per me è sì reale ma inessenziale nella questione.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Parole come “competizione femminile”, “quote rosa”, “problemi di comunicazione”, hanno sistematicamente distolto l’attenzione della discussione dal fuoco del problema, dandone un’immagine dispersiva e poco esplicativa. In generale, non ho amato molti interventi perché tendenti a isolare certi aspetti rispetto al contesto culturale e sociale nei quali di fatto si sviluppano, per valutarli è a mio avviso necessario collocarli nella rete alla quale appartengono. Quella della contestualizzazione non è tanto una mia esigenza, quanto un requisito oggettivo ogni volta che si tratti di problemi così articolati e complessi come quello dell’involuzione della figura e del ruolo femminili che tuttora perdura. Non contestualizzare equivale a fare di una parte la spiegazione pretesa esaustiva del tutto, significa quindi in definitiva presentare un’immagine unilaterale e ingiustificabilmente semplificativa della realtà.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Quindi, prima di ridurre l’esclusione sistematica delle donne dai ruoli di potere a una competizione femminile, a una presunta svogliatezza o disinteresse delle donne, ecc, come nel convegno è stato fatto, dovremmo forse domandarci il perché e considerare la realtà femminile alla luce del suo contesto. A questo si aggiungano i molti interventi di politici e politiche intrisi di retorica, narcisismo e propaganda, che hanno per un lasso di tempo inaccettabilmente lungo monopolizzato il dibattito impedendo indirettamente ai cittadini presenti di prendere la parola, loro che invece la parola, come dire, “ce l’hanno sempre”.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Il dibattito col pubblico ha seguito l’onda dispersiva inaugurata dagli interventi delle relatrici, ma ciascuno ha comunque posto l’accento su l’uno o l’altro aspetto degno di interesse nella valutazione della questione. Qualcuna ha parlato della legge 40: come mai le donne non hanno protestato? Qualcun’altra delle quote rosa, sulla cui urgenza sembrava che tutta la platea fosse unanimemente concorde. Addirittura, qualche esponente del consiglio comunale ha parlato di una presunta incapacità “congenita” delle donne a fare politica, a causa della minore esperienza, in maniera davvero imbarazzante. (Fortunatamente, qualcuno le ha fatto notare che gli uomini, a quanto sembra, non ne sono poi così capaci).&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Insomma, qual è il contesto? Ho cercato nel mio intervento di porre l’accento su questo, muovendo dalla questione delle quote rosa data quella sorta di plebiscito in merito di cui non riuscivo a capacitarmi. Agire sulle quote rosa, ho detto, non è forse agire sull’effetto piuttosto che sulla causa? Il fatto, cioè, che le donne non siedano per esempio numerose in Parlamento, è il sintomo di qualcosa che non va a monte. Ho cercato così sinteticamente di proporre un quadro della situazione in cui giacciono le donne ad oggi, e che ricalca le opinioni che ho già espresso su &lt;a href="http://www.liberareggio.org/2009/07/07/le-donne-in-tv-una-falsa-emancipazione/"&gt;LiberaReggio in passato&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Il patriarcato, innanzitutto, è ancora più difficile da sconfiggere rispetto a cinquant’anni fa, perché ha un nuovo alleato: il mercato. Patriarcato (inteso come sistema di potere che relega le donne a una condizione simbolica e sociale subordinata) e mercato sono oggi inestricabilmente intrecciati in un sodalizio che rischia – anzi, che di fatto ripropone i vecchi problemi che si credevano superati col femminismo, veicola dei modelli di femminilità avvalendosi del potere di forgiare l’immaginario collettivo, gli stereotipi, le credenze comuni, la mentalità; in un sistema ideologico che penalizza anzitutto le nuove generazioni, che, sopraffatte dalle tecnologie, hanno di fatto sempre meno mezzi per difendersi con uno sguardo critico. Ora, è importante focalizzare sulle alternative e sulle possibilità di scelta del modello: quanti modelli femminili abbiamo a disposizione, quali sono più “a portata di mano”, quali vengono costantemente promossi e pubblicizzati come positivi? I media non propongono alternative, o, se le propongono, sono numericamente irrisorie rispetto allo schema dominante, che è, come ho già scritto, quello della bella e muta, dove “bella” va inteso certo nel senso mediatico del termine, che prescrive l’equivalenza tra bellezza e aderenza allo schema di tratti corporei del mercato – così contribuendo persino al decadimento della profondità semantica della parola “bellezza”. Insomma, le donne non sono incoraggiate a pensare, a desiderare un potere diverso da quello seduttivo, ad approfondire le caratteristiche della propria condizione, in breve ad essere critiche e coltivarsi per quello che sono. E insisto nel sottolineare che non si può isolare il meccanismo ai media, perché per mezzo di questi esso si riverbera sull’immaginario collettivo e sulla, come si dice, communis opinio, di fatto creando un costume ed un orientamento generale difficilmente contrastabili, perché tenacemente inculcati. Hanno dalla loro, cioè, l’interiorizzazione dei “fruitori”. Ma accanto a quest’aspetto ho voluto sottolineare il versante “pratico” della questione.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Che dire della divisione del lavoro familiare, di fatto risalente a cinquant’anni fa specie dalle nostre parti? Le donne con figli, che sono molte, in che modo, dato già il contesto ideologico appena accennato, sono agevolate nell’assumere ruoli di potere? In modo disperatamente banale, c’è che, in una coppia con figli, la donna lavora, bada alla prole, all’organizzazione e manutenzione domestica: l’uomo lavora e basta. Concretamente, pensiamo al tempo che rimane a una donna come tante che viva questa situazione per anche solo proiettarsi un po’ più in là di questa semplice routine. Se manca il tempo per aprire un libro, foss’anche per riflettere, se necessitano i soldi, la famosa pagnotta, come può ella anche solo formulare un pensiero altro, che esca dal tracciato prescritto dalla sua vita attuale? La politica, poi, richiede dedizione, costanza, impegno, studio (anche se ad oggi non si direbbe), come potrebbe una donna con figli dato lo stato di cose applicarvisi? Se la società usasse la stessa foga che usa quando parla di aborto in termini di assassinio per aiutare concretamente la decisione e l’esercizio concreto della maternità; se gli uomini abbandonassero la convinzione che la compagna sia una domestica e adottassero la prospettiva dell’equa collaborazione; se sin da piccole avessero dei modelli femminili alternativi da assumere come guide ideali nella formazione; e molti altri se, forse le donne si avvicinerebbero da sé ai ruoli di potere, avrebbero il tempo per ripensarsi e sarebbero concretamente messe nelle condizioni di desiderare un destino altro da quello predisposto dai media e dalla mentalità sessista diffusa.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Ho riportato più o meno fedelmente il succo del mio intervento; mi è dispiaciuto di non aver potuto sentire la risposta di Marsia Modola che sembrava intenzionata a dirmi qualcosa, perché qualche politico/a fremeva dalla voglia di effondersi nelle “ultime parole retoriche”.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm; widows: 0; orphans: 0;" align="justify"&gt;Nonostante tutto, ho apprezzato il fatto che si sia tenuto un simile incontro qui, dove persistono retaggi fortemente sessisti in più forme, e manca di conseguenza pressoché del tutto una consapevolezza critica relativa a questi temi. L’inerzia culturale di Reggio ha bisogno di incontri come questo, certo perfettibili, come fonte d’informazione alternativa: l’unica che può indebolire il sistema.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-3649730405636006001?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/zw2N634EdiM/il-silenzio-delle-donne.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>7</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2009/11/il-silenzio-delle-donne.html</feedburner:origLink></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-1145900967002952838.post-5700896458681822711</guid><pubDate>Wed, 28 Oct 2009 20:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-10-28T22:13:44.870+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">sistema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">essenziale</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">burocrazia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">solitudine</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">potere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Adorno</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Revolutionary road</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">alienazione</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">uffici</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Kafka</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">funzionario</category><title>I brividi del precariato/ 2</title><description>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La pagnotta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volevo dire che bisogna fare i conti con le cose pratiche concrete reali incombenti. E' il famoso problema de &lt;span style="font-style: italic;"&gt;la pagnotta.&lt;/span&gt; Ho giusto ieri scoperto, leggendo una breve cronologia della vita di Leopardi, che quel disgraziato ha passato un buon 50% della sua permanenza terrena a cercare di come campare. Ha vissuto sotto il tetto economico del padre per un periodo inaccettabilmente - per lui - lungo, e le sue 'migliori' (!) disperazioni temo che siano scaturite fra l'altro da questo. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dipendo da lui, ma non mi sento libero.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;All'epoca andava molto di moda la carriera ecclesiastica. Per un giovane di cultura era il massimo economicamente parlando cui poter aspirare. Inutile dire che Leopardi manco morto avrebbe fatto il prete. Questo fu uno dei suoi principali problemi. Evidentemente, non è che il lavoro, al posto del padre, l'avrebbe reso libero.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Scendere a patti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Quanto tempo ha perso Giacomo per cercare un impiego?&lt;br /&gt;Quante energie mentali ha indirizzato a questo scopo, a scapito di chi sa quale altro capolavoro mai per questo venuto alla luce?&lt;br /&gt;Che percentuale di vita in noi viene sprecata dietro beghe burocratiche, centri per l'impiego, stratagemmi per aumentare crediti e punteggi, sgomitamenti col resto dell'umanità in caccia per l'ultimo posto rimasto? Ma soprattutto, &lt;span&gt;cosa faremmo senza&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La pagnotta è un problema serio.&lt;br /&gt;Cioè, uno passa tutta l'adolescenza a credere che la propria vita sarà eccezionale. Allora studia, legge, viaggia e sogna, finché un bel giorno, capperi, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;la pagnotta&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Che ne sarà dello studio? E dei viaggi? I sogni, poi?L'amore?&lt;br /&gt;Tutto avrà il suo apposito angolino. L'esistenza sarà organizzata in compartimenti stagni.&lt;br /&gt;I viaggi ad agosto.&lt;br /&gt;I sogni sempre, purché non lo si dia a vedere.&lt;br /&gt;L'amore. Sì. Per quello c'è il 14 febbraio.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1145900967002952838-5700896458681822711?l=iononmidepilo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/lJEj/~3/c8LzdnIuTgI/i-brividi-del-precariato-2.html</link><author>noreply@blogger.com (Anacronista)</author><thr:total>5</thr:total><feedburner:origLink>http://iononmidepilo.blogspot.com/2009/10/i-brividi-del-precariato-2.html</feedburner:origLink></item><language>en-us</language></channel></rss>

