<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353</atom:id><lastBuildDate>Wed, 28 Aug 2024 04:06:12 +0000</lastBuildDate><category>Cavaliere</category><category>Travaglio</category><category>tv</category><category>Elezioni</category><category>leggi vergogna</category><category>Università</category><category>Alitalia</category><category>politici</category><category>giustizia</category><category>intercettazioni</category><category>eutanasia</category><category>Veltroni</category><category>Anno Zero</category><category>Saviano</category><category>centrali 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Rifkin</category><category>Medici Senza Frontiere</category><category>Obama</category><category>Porta a Porta</category><category>Ricca</category><category>Riotta</category><category>SCORIE NUCLEARI RADIOATTIVE</category><category>Scarpinato</category><category>Tg</category><category>Zanotelli</category><category>calcio</category><category>camorra</category><category>disinformazione</category><category>magistratura</category><category>putin</category><category>ricercatori</category><category>&#39;ndrangheta</category><category>Auditel</category><category>Biagi</category><category>Bobbio</category><category>Camilleri</category><category>Carlo Lucarelli</category><category>Ciotti</category><category>Craxi</category><category>DAvid Lane</category><category>Dalema</category><category>Dario Fo</category><category>De Magistris</category><category>Di Stefano</category><category>Elio Veltri</category><category>Fede Emilio</category><category>Ingroia</category><category>Larini</category><category>Lumia</category><category>Malpensa</category><category>Manfestazione</category><category>Mani Sporche</category><category>MicroMega</category><category>Montanelli</category><category>Napolitano</category><category>Nature</category><category>Padoa Schioppa</category><category>Pancho Pardi</category><category>Pd</category><category>Peace Reporter</category><category>Piersilvio</category><category>Report</category><category>Resistenza</category><category>Rete 4</category><category>Saccà</category><category>Sartori</category><category>Scalfari</category><category>Sgarbi</category><category>Sindacati</category><category>Unità</category><category>V2 day</category><category>Vauro</category><category>Youtube</category><category>accanimento terapeutico</category><category>ambiente</category><category>blog</category><category>c</category><category>cambiamenti climatici</category><category>conflitto di 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+0000</pubDate><atom:updated>2009-02-26T00:48:32.044+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">centrali nucleari</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">SCORIE NUCLEARI RADIOATTIVE</category><title>Davvero bisogna dire sì all’energia nucleare?</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;em style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;di Angelo Baracca, &lt;/em&gt;&lt;em style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Professore di fisica all&#39;Università di Firenze&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;L’articolo di Giovanni Ciccotti e Claude Guet a favore di un rilancio dei programmi elettronucleari è seguito dalle considerazioni critiche molto efficaci di Giorgio Parisi, ma credo meriti qualche ulteriore risposta nel merito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Mi sembra sbrigativo e parziale chiedersi i motivi «che hanno spinto un certo numero di paesi, fra cui l’Italia, ad abbandonare la via nucleare, mentre altri, come la Francia, proseguivano per questa via». In primo luogo, anche negli USA gli imprenditori elettrici (che sono, ricordiamolo, privati) da 30 anni non hanno più ordinato una centrale nucleare. In Francia – dove la produzione di energia elettrica era (e in larga parte rimane) nazionalizzata – questa scelta si è affiancata alla Force de Frappe: se lo si dimentica si rischia di distorcere completamente il problema: quanti costi effettivi del programma civile potrebbero essere celati dietro quello militare? É che l’utente francese paghi costi elettrici aggiuntivi celati tra le imposte, per le spese militari? Nonostante questa scelta i consumi totali di energia in Francia sono coperti per il 70 % dai combustibili fossili! Parisi ricorda opportunamente che l’energia elettrica copre meno di un quinto dei consumi finali di energia: la Francia produce il 78 % dell’energia elettrica dal nucleare, ed importa più petrolio di noi (92.000 contro 83.000 milioni di tonnellate equivalenti, con un consumo pro capite superiore del 10 %, anche rispetto a Germania e Regno Unito!); importa meno gas, è vero, ma perché, proprio per “sostenere” il “tutto nucleare”, ha promosso il riscaldamento elettrico delle abitazioni, che è lo spreco energetico più assurdo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Non sarei così categorico nell’affermare che «l’energia nucleare è sicura e partecipe di uno sviluppo durevole». Bisognerebbe intendersi sul termine “sicurezza” e sulla natura del rischio. Credo che spesso si confrontino tra loro cose che confrontabili non sono. Un incidente nucleare è talmente più grave di qualunque incidente possa accadere a qualsiasi impianto convenzionale che il confronto non ha senso. Ci scordiamo i tempi in cui ci garantivano che un incidente grave a una centrale nucleare aveva una probabilità ridicolmente bassa? É semplicistico ridurre l’insicurezza alla negligenza russa: gli imprenditori statunitensi non ordinarono nuove centrali nucleari dopo l’incidente di Harrisburg del 1979 (non meno grave, tutti si aspettavano da un momento all’altro che il contenitore scoppiasse); nel 2002 in un reattore dell’Ohio «l’industria nucleare statunitense ha sfiorato più da vicino un disastro dall’incidente di Three Mile Island del 1979» [Victor Gilinsky, Washington Post, 28 aprile 2002]. E mostrarono meno incuria le autorità francesi che nascosero all’opinione pubblica la nube di Chernobyl? Il 2008 ha registrato un numero di incidenti nucleari incredibile! Incidenti non gravi, si dice. E chi ce lo garantisce, quando le autorità competenti fanno a gara per sdrammatizzare, non di rado nascondere, gli incidenti (si veda il caso della Spagna, con ben sei mesi di silenzio; del Giappone).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Ma a parte l’eventualità di incidenti, non possiamo ignorare i rilasci radioattivi di una centrale nucleare durante il normale funzionamento: le recise negazioni degli esperti sono contraddette dall’accumularsi dell’evidenza dell’aumento dell’incidenza di leucemie e tumori nei pressi delle centrali [Ian Fairlie, “&lt;/span&gt;&lt;a style=&quot;font-family: times new roman;&quot; href=&quot;http://www.ippnw-europe.org/en/nuclear-energy-and-security.html?expand=176&amp;amp;cHash=abf6cd63d1&quot;&gt;Childhood Leukemias Near Nuclear Power Stations&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;“, con referenze specifiche]. Non ha senso, poi, drammatizzare i pericoli di attentati terroristici ed ignorare la vulnerabilità delle centrali e dei depositi nucleari. La stessa NRC statunitense, che sperimenta periodicamente falsi attacchi con il preavviso di mesi, registra l’inadeguatezza dei sistemi di sicurezza. Ma anche «il desiderio della NRC di evitare di imporre all’industria nucleare alti costi per la sicurezza incide sui requisiti di sicurezza» [L. Gronlund, D. Lochbaum e E. Lyman, Nuclear Power in a Warming World: Assessing the Risks, Addressing the Challenges, Union of Concerned Scientists, Dicembre 2007, p. 5]. Un problema particolare è rappresentato dalle piscine per la custodia del combustibile esaurito, che non sono protette da edifici di contenimento e sono quindi vulnerabili ad attacchi terroristici, che provocherebbero il rilascio nell’ambiente di grandi quantità di materiali radioattivi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;L’approvvigionamento di uranio secondo gli autori «non rischia di generare conflitti di natura geopolitica». Veramente in Nigeria si è sviluppata una vera e propria guerriglia. Il governo nigeriano ha imposto un aumento dei prezzi del 50 %, e nel futuro si prospettano aumenti maggiori. Areva è accusata di avere creato una grave contaminazione ambientale da uranio in Nigeria e Gabon. Il mercato dell’uranio è accentrato nelle mani di “sette cugine”, che ricordano un po’ le “sette sorelle” di infausta memoria del petrolio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Gratuite e infondate mi sembrano le affermazioni che «la maggior parte degli esperti sono d’accordo nello stimare il costo del Megawattora elettrico a circa 40 €, includendoci i costi legati allo smantellamento e alla gestione completa delle scorie», e che «ci sono risposte tecnologiche affidabili, a costo accettabile, alla sorte delle scorie». Nessun paese ha realizzato soluzioni concrete: il progetto che è andato più avanti è il deposito di Yucca Mountain negli USA, ma dopo quasi 20 anni e fior di miliardi spesi non è realizzato, ed è anzi fermo per i grossi problemi che ha posto. Non appare credibile che nel Megawattora elettrico siano conteggiati costi incerti e ignoti! Lo stesso dicasi per il decommissioning delle centrali, per il quale non vi sono stati esperimenti significativi ed i costi effettivi rimangono estremamente incerti. Il rapporto &quot;Decommissioning Nuclear Power Plants. Policies, Strategies and Costs&quot; [NEA/OECD, 2003] indica in 500$/KWe la soglia minima per i reattori ad acqua leggera, mentre per i reattori a gas il costo medio si collocherebbe intorno ai 2500$/kWe anche se il dato è poco significativo in quanto riferito ai vecchi GCR e non ai più recenti HTGR (High Temperature Gas Reactor): ma i costi finali non hanno una composizione omogenea anche per i criteri seguiti, perché alcuni intendono il decommissioning come risanamento totale del sito, mentre altri come sua gestione controllata a lungo termine. Questo vale a maggior ragione per le centrali che saranno costruite in futuro, la cui vita operativa è programmata per 60 anni: chi può essere in grado di proporre una valutazione seria di quali potranno essere i costi (di tutti i componenti, dal lavoro vivo alle tecnologie), e i problemi in un arco di tempo di un secolo, nelle condizioni di crescente instabilità dell’economia e degli equilibri mondiali e di aggravamento delle condizioni ambientali? Nessuno poi cita il problema del decommissioning delle miniere di uranio: negli anni ’80 il governo USA ha finanziato un programma di risanamento delle miniere americane esaurite (UMTRA = Uranium Mills Tailing Remediation Action) i cui risultati parziali sono stati pubblicati dal DOE nel 2001 quando, esauriti i fondi a disposizione, restavano ancora da bonificare 9 siti minerari per un budget di spesa all’incirca uguale a quello inizialmente stanziato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Confesso poi che mi delude vedere ripetere il refrain secondo cui «il nucleare non emette gas a effetto serra». La reazione a catena nel nocciolo non ne produce, ma tutti i processi a monte e a valle ne producono: estrazione, trasporto e lavorazione del combustibile, arricchimento dell’uranio, costruzione della centrale, trattamento e sistemazione dei rifiuti, decommissioning. Per la valutazione complessiva delle emissioni risulta cruciale la considerazione della concentrazione di uranio nel minerale dei giacimenti che vengono sfruttati; che si lega anche alla valutazione delle riserve di uranio. È evidente che se per ottenere 1 kg di uranio da un giacimento con concentrazione dello 0,1% occorre estrarre e lavorare una tonnellata di materiale, ne occorreranno 10 volte di più per ottenere lo stesso quantitativo di uranio se la concentrazione del giacimento è pari allo 0,01%; ed aumenta anche il costo energetico. Secondo uno studio quantitativo [Jan Willem Storm Van Leeuwen e Philip Smith, “Facts and data: Is nuclear power sustainable; would its use reduce CO2 emissions?”, 2003, 2005, http://www.elstatconsultant.nl/] vi è un limite fisico (grado di concentrazione compreso tra 0,03 – 0,04% di uranio) oltre il quale l’energia necessaria ai processi di estrazione e lavorazione dell’uranio supera quella ottenibile dal suo impiego nei reattori; inoltre le emissioni del ciclo nucleare si aggirano attualmente sul 35 % (non zero!) rispetto a quelle di una centrale in ciclo combinato a gas, ma per concentrazioni inferiori allo 0,1% aumentano vertiginosamente, fino a raggiungere e superare quelle dell’impianto a gas. Naturalmente si può non essere d’accordo con questo studio, ma vista la sua impostazione rigorosa lo si dovrebbe contestare nel merito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Anche Parisi critica la proposta di fondo di arrivare ad una «produzione mondiale di elettricità coperta al 50% dal nucleare, decuplicando la potenza nucleare mondiale attuale per portarla a circa 4000 GWa». In primo luogo, è realistico? Poiché si parla di centrali la cui costruzione deve ancora essere iniziata, e tenendo conto dei tempi medi di costruzione, questo vorrebbe dire dal 2020 inaugurare nel mondo più di 30 nuove centrali nucleari ogni anno, ad un ritmo medio costante di 2-3 al mese! (Il costo annuale supererebbe i 150 miliardi di dollari, ma su questo ritornerò). Personalmente non ci credo! Senza contare l’aspetto già citato, che l’energia elettrica è meno di un quinto dei consumi finali: che facciamo per gli altri quattro quinti? Non è il caso di partire proprio da quelli?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Ma un tale obiettivo sarebbe davvero auspicabile? Il sistema elettrico “tutto nucleare” della Francia genera non pochi problemi ed inefficienze, per la sua rigidità. Poiché le centrali nucleari non sono modulabili per seguire le variazioni giornaliere della curva di carico, devono coprire i picchi normali: ne segue che durante i minimi la Francia deve vendere energia elettrica a prezzi stracciati; ma quando si verificano condizioni eccezionali, ondate di freddo o di calore, deve comprare dall’estero energia di picco, quindi molto cara. Per far fronte all’onda di freddo di questo inverno la Francia ha dovuto importare energia elettrica, soprattutto dalla Germania (da 5 anni la Germania è diventata esportatrice netta di energia verso la Francia, e non il contrario). Tali rigidità e vulnerabilità sarebbero ingigantite per paesi con piccole potenze installate: la costruzione di una centrale da 1.600 MW in paesi come la Giordania, che ha poco più di 2000 MW installati, o gli Emirati Arabi Uniti, che ne hanno 14.000, renderebbe il loro sistema energetico estremamente vulnerabile, perché la difficoltà di sopperire ad un guasto, anche temporaneo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Ma vi è ancora un aspetto cruciale. Gli investimenti complessivi richiesti sarebbero dell’ordine del trilione di dollari: tali costi saranno compatibili con la crisi mondiale, con gli scenari geopolitici futuri così incerti, con i conflitti che si delineano? Già oggi le banche statunitensi e Wall Street sono tutt’altro che inclini a prestare i fondi necessari, a meno che i prestiti non siano garantiti dal Governo Federale: «secondo l’industria nucleare il Governo dovrebbe proteggere gli investitori nel caso i progetti iniziali andassero male», riportava il &lt;/span&gt;&lt;em style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Washington Post &lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;del 5 settembre 2007 con il significativo sottotitolo: «Il finanziamento, più che la sicurezza, sembra il fattore chiave che determinerà se i progetti procederanno». Il Wall Street Journal del 12 maggio 2008 denunciava che l’aumento dei costi previsti per le centrali nucleari progettate «sta causando qualche shock imbarazzante: da 5 miliardi di dollari a 12 miliardi per un impianto, fra il doppio e il quadruplo delle prime stime»! [Keith Johnson, “It’s economics, stupid: nuclear power’s bogeyman”, 12/05/2008]. Recentemente Amory Lovins, direttore scientifico del Rocky Mountain Institute, ha commentato: «Sostanzialmente, possiamo avere tante centrali nucleari quante il Congresso sarà capace di far pagare ai contribuenti. Ma non ne avremo nessuna in un’economia di mercato».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Di fatto è quello che si sta verificando nella costruzione del reattore EPR di III generazione a Olkiluoto, in Finlandia, che ha accumulato un ritardo di più di due anni nella costruzione, con un aumento dei costi di più di 2 miliardi di euro. È significativo che i motivi principali sono di ordine tecnico (e si sono verificati anche nella costruzione del reattore a Flamanville, che per questo era stata interrotta), e cioè la difficoltà per le aziende costruttrici di soddisfare le caratteristiche tecniche eccezionali richieste da una centrale nucleare: qualità delle saldature, del cemento, dell’acciaio, ecc. Che cosa accadrebbe in Italia? Basta ricordare che Italcementi ha fornito cemento fasullo per le Grandi Opere (per fare un paragone, i costi chilometrici dell’Alta Velocità ferroviaria in Italia risultano in media cinque volte superiori a quelli delle analoghe tratte in altri paesi). Il governo si era impegnato ad indicare le localizzazioni per la fine del 2008, ma ha evidentemente incontrato qualche difficoltà (et pour cause!). La Regione Emilia Romagna si è dichiarata contraria alla riattivazione del sito della Centrale di Caorso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Non posso concludere questa disamina senza accennare a quello che in fondo io ritengo l’argomento dirimente: l’intrinseco, ineliminabile &lt;/span&gt;&lt;em style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;dual-use&lt;/em&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; della tecnologia nucleare, che sembra preoccupare solo quando si tratta della Corea del Nord o dell’Iran (perché il Brasile ha realizzato la tecnologia dell’arricchimento senza che nessuno fiatasse; e il padre della bomba pachistana, Kahn, ha avuto aiuti da cani e porci, come è emerso anche dallo scandalo delle spie svizzere Urs e Marco Tinners, al soldo della CIA). Sarà davvero il caso di diffondere in questo pazzo mondo la tecnologia nucleare? La Corea del Nord, che non è un gigante tecnologico, nel 2005 è uscita dal TNP (legittimamente, con tre mesi di preavviso), ha riattivato un piccolo reattore, ha ritrattato il combustibile, e nel 2007 ha eseguito un test nucleare. La IAEA valuta che siano più di 30 i paesi che hanno la capacità di costruire la bomba. Abbiamo prodotto nel mondo circa 3,000 tonnellate di plutonio, uranio altamente arricchito, attinidi: sarebbe il caso di fermarsi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;(25 febbraio 2009)&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2009/02/davvero-bisogna-dire-si-allenergia.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-7788526373525964984</guid><pubDate>Sat, 21 Feb 2009 11:16:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-21T12:21:57.437+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">englaro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">eutanasia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Governi</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">leggi vergogna</category><title>Federazione cure palliative: il ddl Calabrò aggraverebbe inutilmente le sofferenze dei malati</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Pubblichiamo il documento della Federazione Cure Palliative, che sarà letto domani durante la manifestazione a Piazza Farnese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&quot;La Federazione cure palliative (62 organizzazioni non profit operanti su tutto il territorio nazionale, che sostengono gli oltre 2000 operatori di questo settore) vuole evidenziare il grave pericolo contenuto nel disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà che ieri ha ottenuto il via libera in Commissione Sanità al Senato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Da 30 anni, ogni anno questo grande movimento risponde ai bisogni quotidiani di 200 mila persone e delle loro famiglie, dando sollievo al dolore e a tutti gli altri sintomi fisici, psicologici, sociali e spirituali che provocano sofferenza, aiutando il paziente a vivere quanto più attivamente possibile fino alla fine, sostenendo quindi la vita e la sua qualità, non affrettando né posponendo la morte, ma guardando a essa come a un processo naturale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Alla luce di questi principi irrinunciabili sentiamo il dovere di evidenziare che, se dovesse essere approvata una legge che esplicitamente ed indiscriminatamente impone l&#39;idratazione e la nutrizione artificiale per tutti i malati (art. 5 comma 6), ci troveremmo di fronte a tale obbligo anche per le persone che vivono una fase di inevitabile e prossima terminalità. Per loro non si tratta di non iniziare o sospendere una terapia, ma di accompagnarli a una fine dignitosa con tutti gli strumenti che la medicina oggi offre. Nell&#39;accompagnamento del processo di morte naturale, per evidenti cause cliniche, il malato non è più in grado di ricevere acqua e cibo, è il corpo stesso della persona che sta vivendo l’ultimo periodo della sua vita che non sente più il bisogno di mangiare e bere, come sa bene chiunque abbia assistito alla fine di una persona cara.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Imporre per legge nutrizione e idratazione artificiale ai malati terminali rischia di peggiorare la loro qualità di vita che noi siamo chiamati a migliorare, accompagnandoli fino alla fine.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Ci appelliamo dunque al Parlamento perché sappia ricondurre al necessario equilibrio la legge in discussione, consentendo agli operatori le cure necessarie e adeguate a tutti i cittadini.&quot;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Milano, 20 febbraio 2009&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2009/02/federazione-cure-palliative-il-ddl.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-991118787067380799</guid><pubDate>Tue, 17 Feb 2009 11:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-17T12:39:20.694+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cavaliere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Elezioni</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politici</category><title>Sempre piu’ a fondo</title><description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: &#39;times new roman&#39;;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: large;&quot;&gt;[Süddeutsche Zeitung]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione della nazione e’ disastrosa, la politica e’ corrotta, l’economia e’ agli sgoccioli. E l’unico che avrebbe il potere di fare qualcosa al riguardo è il capo del governo. Ma a lui interessa solo la sua ricchezza. Italia, che cosa sei diventata?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni politici sono segnati per tutta la loro vita per un’unica stupida battuta. Con Silvio Berlusconi e’ invece difficile anche tenersi a mente i suoi più recenti deragliamenti linguistici. A proposito del centro di prima accoglienza per profughi sull’isola di Lampedusa e sulle indegne condizioni di vita in esso, ha detto recentemente che “non e’ un campo di concentramento” e che gli immigrati presenti “possono sempre andarsi a bere una birra”. In materia di stupro, ha detto che in linea di principio non e’ possibile evitarli in Italia “perché le nostre donne sono troppo belle”. E dopo le elezioni presidenziali americane, definì Barack Obama “abbronzato”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste sono le parole di un magnate dell’industria abituato ad essere circondato da subalterni e lecchini che automaticamente ridono per ogni stupido scherzo. Un uomo che ha un tale potere da non far più distinzione tra comportamento pubblico e privato, che si comporta in tutto il mondo come se fosse a casa sua dove anche una barzelletta priva di tatto causerebbe&lt;br /&gt;sicuramente delle risate. E Berlusconi è anche abituato al poco critico panorama mediale italiano che lo sorprende quando la stampa internazionale non gli riserva lo stesso approccio di sottomissione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di uno dei più strani e insoliti fenomeni politici dei nostri giorni: da 14 anni, l’Italia è stata quasi ininterrottamente governata da un capriccioso miliardario con 17 procedimenti penali sulle spalle e che nonostante cio’ ha ancora il supporto di una grande maggioranza degli italiani. Berlusconi all’estero può apparire come un pagliaccio, tuttavia la sua popolarità nel suo paese e’ superata solo dal suo narcisismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pertanto, Berlusconi ha potuto vincere svariate elezioni sin dalla sua prima apparizione sulla scena politica nel 1993, nonostante nello stesso periodo l’Italia sia stata protagonista di un drammatico declino: Da una delle più grandi storie di successo europeo è diventata una delle economie più deboli nel continente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto che l’Italia non solo accetti Berlusconi e le sue sciocchezze, ma le condivida pure, è un sintomo di un paese in profonda crisi con una travagliata economia stagnante. Un paese paralizzato e profondamente frustrato, nelle mani di pochi gruppi di interesse, e in una situazione per cui non e’ né in grado né disposto a cambiare qualcosa. Un paese dove la popolazione e’ fondamentalmente disgustata dalla classe politica e per questo vota un uomo che per lo meno non nasconde di voler fare innanzitutto i propri interessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2006 Berlusconi era ancora visto anche in Italia come il problema più grande dell’Italia. I suoi innumerevoli affari e il conflitto di interessi come uomo più ricco d’Italia, primo grande proprietario di un impero mediatico, famoso indagato contemporaneamente Primo Ministro, hanno ridotto il paese allo stallo e causato una crescita economica quasi pari a zero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti elettori pensavano che, una volta liberatisi di Berlusconi, il paese si sarebbe di nuovo ripreso. Ma il governo di Romano Prodi, supportato da una fragile coalizione di nove partiti con una piccola maggioranza di un solo voto al Senato italiano, non ha saputo fare molto meglio. Quando ha cercato di introdurre alcune riforme del mercato, gli stessi comunisti al governo si opposero. Per quanto riguarda altre proposte di legge, come ad esempio il riconoscimento delle unioni omosessuali, l’ammutinamento venne da un’altra parte della coalizione: dal gruppo dei cattolici nel governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle poche leggi che passarono fu un’amnistia generale per i criminali per la quale Berlusconi insistette molto e che fu articolata in modo da salvare il suo avvocato Cesare Previti da una pena detentiva per corruzione di un giudice. Un po’ più tardi la popolazione italiana si adiro’ per i 26.000 criminali rilasciati, molti dei quali tornarono rapidamente a compiere furti, stupri e omicidi. Ma tra questi c’erano anche una folla di criminali per reati economici, tra cui Previti, che poterono cosi’ ritornare ai loro domicili e godersi le comodita’ illegalmente acquisite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sotto Prodi, l’economia ha proseguito la sua discesa e nel 2006 e nel 2007 sono da segnalare altri due anni di crescita zero. Nello stesso periodo, vanno accumulandosi mucchi di spazzatura e rifiuti tossici a Napoli e dintorni. E nonostante questi problemi i partiti della coalizione di centro-sinistra continuarono a litigare in pubblico. Gli elettori non hanno quindi riscontrato praticamente alcuna differenza tra destra e sinistra e hanno cominciato a considerare la politica nella sua interezza come una casta che si occupa soprattutto della sua auto-conservazione e si distribuisce privilegi straordinari e eccessive prebende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Berlusconi era uno di loro, agli elettori cio’ ando’ bene e non diedero molta importanza ad un altro scandalo di Berlusconi alla vigilia delle elezioni del 2008: verso la fine del 2007, Berlusconi fu accusato dal procuratore della Repubblica di Napoli di aver corrotto Agostino Saccà, un funzionario a capo del dipartimento del cinema della Rai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle registrazioni delle intercettazioni, che la rivista “L’Espresso” ha messo in Internet, si può ascoltare come Berlusconi cerchi di convertire l’emittente televisiva statale in una sorta di “divano di casa”. Infatti chiese a Saccà di trovare dei ruoli per alcune giovani attrici, che Berlusconi nelle intercettazioni chiama “le fanciulle mie”. In alcuni casi, questo servirebbe solo per “rallegrare il capo” (cioè Berlusconi). In un caso specifico, Berlusconi ha detto a Saccà di aver bisogno di un ruolo per un’attrice che ha una relazione con un senatore del governo Prodi. Berlusconi voleva, come ha ribadito lui stesso, dare a quel senatore delle motivazioni per passare di campo e causare la caduta del governo Prodi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma mentre l’opinione pubblica italiana registrava quasi apaticamente i gravi reati attribuiti a Berlusconi per questo caso, quali la corruzione di funzionari pubblici ai fini della caduta di un governo, improvvisamente scoppio’ un grande interesse in merito ad un possibile scandalo sessuale. Questo fu dovuto alle voci circolanti a riguardo di altre registrazioni riguardanti Berlusconi e tre donne eccezionalmente attraenti del suo gabinetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A seconda del campo politico le voci erano diverse. Gli oppositori di Berlusconi favorivano l’immagine di una cariatide settantenne con un debole per le pompette da pene e per il Viagra. I suoi sostenitori lo festeggiavano invece come un instancabile Don Giovanni che si trova in grado di soddisfare due o tre donne allo stesso tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In queste voci circolava anche il nome del Ministro per le Pari Opportunita’ Mara Carfagna, una trentatreenne ex candidata per l’elezione di Miss Italia che ha fatto carriera in qualità di co-presentatrice nel gruppo di Berlusconi e che per un lungo periodo era visibile soprattutto in mini gonne mozzafiato e camicie scollate. Durante una grande riunione di protesta a Roma nel mese di luglio, l’artista comica Sabina Guzzanti ha fatto notare in relazione a Mara Carfagna che: “Non si può nominare un Ministro per le Pari Opportunita’ solo perché ha succhiato l’uccello di qualcuno!”. La Carfagna ha negato qualsiasi relazione personale con Berlusconi e ha denunciato la Guzzati per calunnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la visione delle cose semi-monarchica del primo ministro non stupisce che nel 2006 sia entrata in vigore una nuova legge elettorale che affida ai capi dei partiti una discrezionalita’ di scelta dei candidati pressoche’ illimitata. In precedenza, l’elettore poteva ancora scegliere i singoli candidati, con il nuovo sistema gli elettori possono votare solo per una parte politica e i leader dei partiti fanno le liste elettorali. Di conseguenza, Berlusconi puo’ portare in Parlamento chi vuole, sia amici personali, dipendenti o qualcuno che sia anche solo di bell’aspetto. Cosi’ Berlusconi ha portato sia in Parlamento che nel suo gabinetto tutta una serie di vallette e attricette diventate famose nel suo impero televisivo. Ed è anche orgoglioso di questo: “Sono come una buona fatina: erano topine e io le ho trasformate in parlamentari”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vero scopo dell’occupazione del Parlamento da parte di Berlusconi è che Berlusconi sta cercando solo di ridurre il ruolo del Parlamento italiano ad una funzione cerimoniale. Recentemente, ha chiesto che solo i presidenti delle rispettive parti dovrebbero fare lo sforzo di votare nel Parlamento. In questo modo, il valore politico degli altri 500 membri parlamentari sarebbe solo da interpretare come un rituale. “Ci stiamo muovendo verso una sorta di modello sudamericano della democrazia”, spiega Bruno Tabacci, un ex democristiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come questo poi potrebbe sembrare si sta già intravedendo. All’inizio della legislatura del 2008 un fotografo e’ riuscito a fotografare con un teleobiettivo un pezzo di carta scritto da Berlusconi con delle note destinate a due belle, giovani, donne parlamentari, Gabriella Giammanco e Nunzia de Girolamo: “Gabri, Nunzia, siete una grande coppia! Grazie di rimanere in Parlamanto, ma non è necessario. Se avete un invito per un pranzo romantico, sarò lieto di darvi il permesso per andarvene! Baci ad entrambe! Il ‘vostro’ Presidente”. Il fotografo riusci’ anche a catturare con la sua macchina fotografica la risposta: “Caro Presidente, gli inviti romantici li accettiamo solo da lei..”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto che cio’ non provochi reazioni negative nell’opinione pubblica italiana, la dice lunga circa l’interpretazione della politica degli italiani in relazione al potere mediatico di Berlusconi, ma anche a riguardo della frammentata e quasi scomparsa opposizione di centro-sinistra con la quale ha a che fare Berlusconi. Anche a causa della mancanza di alternative la maggioranza del popolo italiano consente a Berlusconi il potere che ha perche’ visto come uomo forte e deciso. E Berlusconi sfrutta questo che a sua volta promuove la sua immagine di uomo del fare: Così, nel 2008 Berlusconi ha abolito l’ICI ovvero la tassa sulla proprietà della prima casa. E nonostante queste mancate entrate dovranno essere coperte da altre tasse, l’abolizione dell’ICI e’ stata molto popolare. Con il rapido intervento dell’esercito ha anche eliminato la spazzatura dalle strade di Napoli e alla conclusione di questa operazione ha affermato di aver riportato la città nel mondo occidentale in soli 58 giorni. In questo modo gli italiani erano dalla sua parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta il fatto tuttavia che l’Italia, nel corso degli ultimi 14 anni in cui Berlusconi ha caratterizzato la politica italiana, e’ sprofondata drammaticamente. Per più di 40 anni, dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1990 circa, l’economia italiana era una delle più floride al mondo - in un soffio assieme al Giappone e alla Germania occidentale. Negli anni Cinquanta e Sessanta, l’economia cresceva in media di circa il cinque per cento l’anno, negli anni settanta e ottanta di altri solidi tre per cento l’anno. In un paese che ha per molti anni è stata caratterizzato dalla fatica e dall’emergenza questo porto’ prosperità, istruzione e un generoso stato sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per gli studenti della politica contemporanea l’Italia ha rappresentato un affascinante paradosso: da un lato, il paese sembrava avere uno spaventoso sistema politico. I governi si susseguivano uno dietro l’altro, gli scandali e le crisi di governo erano diffusi assieme ad un alto livello di corruzione, sprechi, e una burocrazia inefficiente. Dall’altro l’economia cresceva di anno in anno. Fino a circa 1989, l’Italia aveva un prodotto interno lordo pari a quello della Gran Bretagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma negli ultimi 15 anni l’insolita equazione italiana, corruzione e sabbia nel motore più elevata crescita economica, non ha piu’ funzionato. Il prodotto interno lordo italiano è aumentato dal 1996 al 2006 in media dell’1,1 per cento l’anno, rispetto al 2,3 per cento in Gran Bretagna, il 2,8 per cento in Spagna e l’1,7 per cento in tutta la zona Euro. Con il risultato che la crescita italiana e’ del venti per cento inferiore a quella del Regno Unito ed è stata superata anche dalla Spagna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sistema italiano, che funzionava ragionevolmente in un periodo di mercati protetti, nell’era della UE, della moneta unica e dell’intensa concorrenza con paesi a basso salario in Asia ne ha molto risentito. Aprire una società in Italia costa in media 5012 Euro e occorrono 62 giorni con fino a 16 diverse pratiche burocratiche. Per confronto, in Gran Bretagna la stessa operazione costa 381 euro, quattro giorni e cinque operazioni amministrative, negli Stati Uniti 167 euro, quattro giorni e quattro passaggi amministrativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sabbia nel motore ormai stride in quasi tutti i settori della vita italiana, in un modo da dare origine ad un incomprensibile effetto sinergico negativo. Ad esempio, la minaccia di una paralisi del sistema giudiziario rischia di bloccare lo Stato di diritto, una pietra angolare di un sistema economico funzionante. La durata media dei procedimenti per violazione di contratto è in Italia di 1210 giorni (quasi quattro anni), in Spagna (al secondo posto come paese in questo senso) è di 515, quindi nemmeno la meta’, in Francia 331 e in Gran Bretagna di soli 217 giorni. In Italia, ci vogliono inimmaginabili novanta mesi, quasi otto anni, per poter sfrattare di casa un affittuario inadempiente. In Gran Bretagna sono necessari circa dieci mesi, in Francia 17 e sei mesi in Danimarca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un tale sistema può sembrare come una brillante follia, ma dietro a cio’ vi e’ un metodo: è stato intenzionalmente progettato per renderlo indispensabile ai partecipanti. La moltiplicazione delle procedure amministrative, la concessione di licenze, regolamenti e strozzature burocratiche crea un numero estremamente elevato di leve con cui il governo puo’ controllare, ritardare, o seppellire prima possibile qualsiasi progetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciascuno di questi passi è un’opportunità per l’esercizio del potere e del nepotismo, per la richiesta e la concessione di favori. Un’autostrada, il cui costo di costruzione raddoppia in via di esecuzione, ha grandi vantaggi - non solo per i politici che percepiscono mazzette, ma anche per tutti coloro che ci lavorano. Ovvio: per il resto del paese questo porta solo svantaggi. La si deve combattere con delle infrastrutture scadenti, tasse alte, cattivi servizi e di un sistema che e’ diventato l’esatto contrario di una societa’ dei servizi. Non stupisce quendi che l’Italia sia scivolata dal 32mo al 64mo posto nel Global Competitiveness Index, l’indice mondiale per la competitività economica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incredibilmente, nei suoi 14 anni di politica Berlusconi ha addirittura migliorato la sua immagine di uomo del fare. In un’intervista all’inizio del 2008, per meta’ si vantava e per meta’ brontolava di essere trattato come una rock star o un re con il potere di guarigione al solo tocco. “Madri incinte mi chiedono di mettere la mia mano sul loro ventre. Altri mi chiedono di toccargli gli occhi perché vedono male… altri di toccarne la testa perché stanno diventando calvi. Ma a loro io do solo il numero di telefono del mio medico “.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E nel settembre 2008, nel bel mezzo della crisi finanziaria, Berlusconi ha assicurato, dopo una lunga notte in una discoteca, che aveva ancora abbastanza energia per fare tutto il possibile: “Dopo tre ore di sonno ho slancio per ulteriori tre ore di sesso”. Ma per liberare l’Italia dal suo attuale stato di caos c’e’ bisogno di molto più della mano regale di Berlusconi e dei suoi vanti post pubertari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[Articolo originale di Alexander Stille]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2009/02/sempre-piu-fondo.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-1829201663288129484</guid><pubDate>Mon, 16 Feb 2009 13:37:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-16T14:41:17.039+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">englaro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">eutanasia</category><title>I professori di diritto civile contestano punto per punto le aberrazioni della proposta di legge governativa.</title><description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: &#39;times new roman&#39;;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-size: large;&quot;&gt;1. Nelle ultime concitate settimane si sono verificate attorno al caso Englaro forzature istituzionali molto preoccupanti in sé e per sé, ma assolutamente inaccettabili quando si controverte di valori fondamentali della persona come il significato del diritto alla vita, la dignità dell’uomo, l’habeas corpus, il diritto all’autodeterminazione: temi che per rispetto delle radici stesse della convivenza civile in una società pluralistica richiedono di essere affrontati, in sede normativa, sulla base di approfondite e documentate conoscenze, di mediazione ed ascolto delle diverse posizioni etiche, e con procedure adatte a consentire la discussione, il confronto, la ricerca di un attento bilanciamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. Ora il Parlamento sta per approvare in tempi stretti una legge in materia di direttive anticipate (c.d. testamento biologico). A quanto è dato di conoscere, la maggioranza pare intenzionata ad una discussione rapida di un testo fortemente limitativo del fondamentale diritto all’intangibilità del corpo. Verso questo obiettivo si procede a passi spediti, senza tener conto dei principi costituzionali di diritto interno e sovranazionale ed ignorando l’esigenza di rispetto di posizioni morali diverse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. Sembra quindi necessario richiamare alcuni capisaldi giuridici in materia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) La Convenzione di Oviedo, che l’Italia ha sottoscritto e di cui è stata approvata la legge di ratifica, dispone all’art 5, che “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso”. La previsione non riguarda solo le terapie in senso stretto, ma ogni “intervento nel campo della salute”, espressione più ampia che può corrispondere a quella di “atto medico”, vale a dire qualsiasi atto che, anche a fine non terapeutico, determini un’invasione della sfera corporea.&lt;br /&gt;All’art 9 si prevede che “I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione”, ove se da un lato non si qualificano i “desideri” come vincolanti, dall’altro è evidente che il rispetto va dato non soltanto alle “dichiarazioni di volontà” (men che meno alle sole dichiarazioni solenni come l’atto pubblico) ma ad ogni espressione di preferenze comunque manifestata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b) La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea protegge il diritto alla vita (art.2) e il diritto all’integrità della persona (art.3) nel titolo dedicato alla Dignità, che è anche il primo, fondamentale diritto della persona (art.1). All’integrità della persona, in ragione della dignità, è consustanziale il principio di autodeterminazione stabilito nel secondo comma dell’art. 2, secondo il quale “Nell&#39;ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge, ecc.” Ancora una volta il principio non è limitato ai trattamenti terapeutici, ma riguarda la libera determinazione nel campo medico-biologico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;c) La Costituzione italiana, che tutela l’autodeterminazione all’art. 13, configura all’art. 32 il principio del consenso come elemento coessenziale al diritto alla salute, e prevede che anche nei casi in cui il legislatore si avvalga del potere di imporre un trattamento sanitario, “in nessun caso possa violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Tale dignità non può essere intesa solo in un senso affidato a criteri oggettivi, ma implica il rispetto dell’identità senza la quale cade la ragion d’essere della dignità dell’uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;d) Il principio che consente il rifiuto di atti medici anche benefici è un’acquisizione consolidata della giurisprudenza europea, a valle di una evoluzione che risale alla fine dell’800; e più volte si è confermato che anche di fronte allo stato di necessità il libero, consapevole, lucido dissenso dev’essere rispettato. Un tale diritto di rifiutare le terapie, anche di sostegno vitale, non ha nulla a che fare con l’eutanasia, che consiste invece in una condotta direttamente intesa a procurare la morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e) Egualmente estraneo all’eutanasia è il principio condiviso in bioetica e in biodiritto per cui l’interruzione delle cure, anche senza volontà espressa del paziente divenuto incapace, debba essere praticata non solo quando le cure sono sproporzionate (c.d. accanimento terapeutico) ma anche quando esse siano inutili o abbiano il solo effetto del mantenimento in vita artificiale (cfr. l’art. L 1110-5, 2° comma, del Code de la santé publique, modificato dalla L. n. 2005-370 del 22 aprile 2005 “Relativa ai diritti del malato ed alla fine della vita”, e l’art. R 4127-37 del Code de la santé publique, modificato dal decreto n. 2006-120 del 6 febbraio 2006).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confidiamo che il legislatore italiano saprà e vorrà tenere in conto questi principi e adeguare ad essi la disciplina delle direttive anticipate, evitando di espropriare la persona del diritto elementare di accettare la morte che la malattia ha reso inevitabile, di combattere il male secondo le proprie misure e - se ritiene - praticando soltanto il lenimento della sofferenza, senza rimanere prigioniera, per volontà di legge, di meccanismi artificiali di prolungamento della vita biologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il documento è sottoscritto dai seguenti Professori di diritto civile:&lt;br /&gt;(in ordine alfabetico)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guido Alpa  - Università di Roma La Sapienza&lt;br /&gt;Giuseppe Amadio  - Università di Padova &lt;br /&gt;Tommaso Auletta  - Università di Catania&lt;br /&gt;Angelo Barba -   Università di Siena&lt;br /&gt;Massimo Basile  - Università di Messina &lt;br /&gt;Alessandra Bellelli  - Università di Perugia&lt;br /&gt;Andrea Belvedere -  Università di Pavia&lt;br /&gt;Alberto Maria Benedetti - Università di Genova&lt;br /&gt;Umberto Breccia -   Università di Pisa&lt;br /&gt;Paolo Cendon -   Università di Trieste &lt;br /&gt;Donato Carusi -   Università di Genova &lt;br /&gt;Maria Carla Cherubini - Università di Pisa&lt;br /&gt;Maria Vita De Giorgi -  Università di Ferrara&lt;br /&gt;Valeria De Lorenzi -  Università di Torino&lt;br /&gt;Raffaella De Matteis  - Università di Genova&lt;br /&gt;Gilda Ferrando - Università di Genova&lt;br /&gt;Massimo Franzoni  - Università di Bologna&lt;br /&gt;Paolo Gaggero - Università di Milano Bicocca&lt;br /&gt;Aurelio Gentili -  Università di Roma Tre &lt;br /&gt;Francesca Giardina  - Università di Pisa&lt;br /&gt;Biagio Grasso -   Università di Napoli Federico II&lt;br /&gt;Gianni Iudica - Università Bocconi Milano&lt;br /&gt;Gregorio Gitti - Università di Milano Statale&lt;br /&gt;Leonardo Lenti - Università di Torino&lt;br /&gt;Francesco Macario  - Università di Roma Tre&lt;br /&gt;Manuela Mantovani - Università di Padova&lt;br /&gt;Marisaria Maugeri -  Università di Catania&lt;br /&gt;Cosimo Marco Mazzoni - Università di Siena &lt;br /&gt;Marisa Meli - Università di Catania&lt;br /&gt;Salvatore Monticelli  - Università di Foggia&lt;br /&gt;Giovanni Passagnoli  - Università di Firenze&lt;br /&gt;Salvatore Patti -  Università di Roma La Sapienza&lt;br /&gt;Paolo Pollice -  Università di Napoli&lt;br /&gt;Roberto Pucella  - Università di Bergamo&lt;br /&gt;Enzo Roppo -  Università di Genova&lt;br /&gt;Carlo Rossello  - Università di Genova&lt;br /&gt;Liliana Rossi Carleo  - Università di Napoli&lt;br /&gt;Giovanna Savorani - Università di Genova&lt;br /&gt;Claudio Scognamiglio - Università di Roma “Tor Vergata”&lt;br /&gt;Chiara Tenella Sillani - Università di Milano Statale&lt;br /&gt;Giuseppe Vettori - Università di Firenze&lt;br /&gt;Alessio Zaccaria  -Università di Verona&lt;br /&gt;Mario Zana -  Università di Pisa&lt;br /&gt;Paolo Zatti  - Università di Padova&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(15 febbraio 2009)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2009/02/i-professori-di-diritto-civile.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-1005448996751726708</guid><pubDate>Thu, 05 Feb 2009 11:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-05T12:43:10.002+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cavaliere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tv</category><title>Mr. &quot;Unpercento&quot;</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Le &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;concessioni radiotelevisive&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; costano al presidente del Consiglio &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Silvio Berlusconi&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; l’uno per cento del fatturato che ne ottiene. Avete letto bene. Lo Stato italiano &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;regala&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; da anni alla Mediaset, attraverso &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;RTI&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, il 99% degli introiti che ne ottiene. Solo l’uno per cento rimane allo Stato. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;  &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Le frequenze su cui &lt;strong&gt;Mediaset &lt;/strong&gt;trasmette sono dello Stato italiano che le può dare in concessione a qualunque società ritenga. Mediaset o altre. La logica vorrebbe che la concessione porti principalmente &lt;strong&gt;soldi alle casse dello Stato&lt;/strong&gt;, non ai privati. La ricchezza del signor Berlusconi, dell’imprenditore Berlusconi, deriva da una “graziosa” concessione ottenuta prima da &lt;strong&gt;Craxi &lt;/strong&gt;con un una tantum annua ridicola e poi dal Governo &lt;strong&gt;D’Alema&lt;/strong&gt; nel 1999, con la &lt;strong&gt;legge un per cento&lt;/strong&gt; (&lt;a href=&quot;http://www.antoniodipietro.com/documenti2/legge488_23_12_99.pdf&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;pagina 32: legge 488, art.27 comma 9, del 23 dicembre 1999&lt;/a&gt;). Legge mai messa in discussione dagli altri Governi che lo hanno seguito, tra cui ovviamente i suoi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Il &lt;strong&gt;&lt;em&gt;signor unpercento&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; è ricco e continua a incrementare le sue ricchezze in virtù di una legge che &lt;strong&gt;gli regala&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;legge parassitaria&lt;/strong&gt; che toglie agli italiani, a tutti gli italiani, un reddito enorme, di loro competenza, per donarlo al presidente del Consiglio. Una vera &lt;strong&gt;rapina a norma di legge&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt; letteralmente le frequenze radiotelevisive. Paga l’un per cento dei ricavi. Ma quale cittadino può avere in concessione un bene dello Stato pagando solo l’un per cento dei ricavi? Nessuno, se non Berlusconi. La legge che regolamenta le concessioni radiotelevisive va cambiata immediatamente. E’ una &lt;/p&gt;  &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Il Gruppo Mediaset &lt;strong&gt;vive alle spalle degli italiani&lt;/strong&gt;. Nel 2007 ha fatturato oltre &lt;a href=&quot;http://www.antoniodipietro.com/documenti2/Consolidato%20Gruppo%20Mediaset.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;4 miliardi di euro&lt;/a&gt;, di cui &lt;a href=&quot;http://www.antoniodipietro.com/documenti2/Ricavi%20pubblicitari.jpg&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;2.5 miliardi&lt;/a&gt; derivanti da pubblicità delle Reti Mediaset. Invertiamo le percentuali: allo Stato il 99%, a Mediaset l’un per cento. L’Italia dei Valori presenterà un’&lt;strong&gt;interrogazione parlamentare&lt;/strong&gt; su questo vero esproprio di reddito degli italiani da parte di Silvio Berlusconi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;P.s. &lt;/strong&gt;Risultato Operativo 2007 del Gruppo Mediaset (EBIT): 1,49 miliardi di euro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;a style=&quot;font-style: italic;&quot; href=&quot;http://www.antoniodipietro.com/2009/01/berlusconi_mister_unpercento.html&quot;&gt;dal blog di Antonio Di Pietro&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2009/02/mr-unpercento.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-7357114770768782309</guid><pubDate>Mon, 02 Feb 2009 08:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-02-02T09:12:51.858+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">razzismo</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">stupri</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">violenza</category><title>La cultura della violenza</title><description>&lt;h3  style=&quot;color: rgb(0, 0, 0);font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;txt12&quot;&gt;&lt;i&gt;di MIRIAM MAFAI&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- fine FIRMA --&gt;&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/h3&gt;                                           &lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;          &lt;div style=&quot;display: none;&quot; id=&quot;adv160x600r&quot;&gt;&lt;script language=&quot;javascript&quot; type=&quot;text/javascript&quot;&gt;OAS_RICH(&#39;Left&#39;);&lt;/script&gt; &lt;/div&gt;                      &lt;div id=&quot;testo&quot;  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;!-- inizio TESTO --&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt; Ancora una violenza razzista, ma non soltanto. Si cerca di uccidere per divertimento, un tragico réfrain. &quot;Nel 2009 ce sarà da divertisse...&quot;, dice Davide Franceschini, un normale ragazzo romano, in un&#39;intervista alla televisione la sera di Capodanno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche ora dopo passa dalle parole ai fatti, e &quot;per divertisse&quot; violenta ripetutamente una ragazza conosciuta nel corso di una festa alla Fiera di Roma. &quot;Avevamo bevuto, avevamo deciso che ci saremmo divertiti: uno di noi l&#39;ha violentata due volte quella ragazza. Ci avevamo già provato quella sera, con un&#39;altra coppietta ma ci era andata male&quot;: così Mirel, un rumeno di 21 anni, il più giovane del branco degli stupratori di Guidonia, ha confessato di aver partecipato alla violenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                  Ieri notte un immigrato indiano, mentre dormiva                                      &lt;br /&gt;nell&#39;atrio della stazione ferroviaria di Nettuno, è stato cosparso di benzina e bruciato da un gruppo di ragazzi italiani tra cui un minorenne. Un episodio di razzismo? Pare proprio di no. I tre ragazzi, tutti incensurati, tra cui un minorenne, hanno confessato. Avevano bevuto, forse avevano fatto uso di qualche droga e, alla fine della nottata, volevano &quot;fare un gesto eclatante, provare una forte emozione&quot;. E così, tanto per divertirsi, hanno dato fuoco al barbone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un divertimento dunque stuprare una ragazza appena conosciuta ad una festa, è un divertimento aggredire una coppia, chiudere nel bagagliaio l&#39;uomo e violentare la giovane, è per provare una emozione che si può dare fuoco a un poveretto che, quale che sia il colore della sua pelle, dorme nell&#39;atrio di una stazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo non è razzismo. Forse, se possibile, è ancora peggio. È puro e semplice culto della violenza. E non si corrono rischi quando la violenza non si esercita tra bande rivali ma nei confronti di chi è del tutto indifeso. La vittima allora può essere una donna che torna a casa, da sola, una sera, o una coppia appartata nella sua macchina, o un barbone italiano o straniero che dorme per terra appena protetto da una coperta o da un paio di cartoni. Un divertimento? Pare proprio di sì, un divertimento o una emozione, esaltata dai pianti della donna violentata o dalle grida di un barbone cui viene dato fuoco, dalla sofferenza di un debole che non può reagire.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                                                                                                                                                                                                                                                             &lt;!--inserto--&gt;&lt;div id=&quot;adv180x150m&quot;&gt;&lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt; &lt;!-- OAS_RICH(&#39;Middle&#39;); //--&gt; &lt;/script&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/cronaca/interna/602612328/Middle/default/empty.gif/39373130663264313439353339633930&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://oas.repubblica.it/0/default/empty.gif&quot; alt=&quot;&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;2&quot; width=&quot;2&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;!--/inserto--&gt;                                           &lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;                                                  Avevamo bevuto, eravamo un po&#39; fatti, volevamo divertirci...                                      &lt;br /&gt;Non c&#39;è la disperazione, la miseria, il degrado (banale e consueta spiegazione sociologica) dietro gli autori di questi reati. Non c&#39;è, dietro l&#39;aggressione di Nettuno, nemmeno la spiegazione, se tale si possa chiamare, del razzismo. No. Nella violenza di questi ragazzi, italiani o stranieri, c&#39;è soltanto un cieco desiderio di sopraffazione, il piacere di infliggere sofferenza e così sentirsi più forti, padroni del corpo dell&#39;altro. Questa è l&#39;emozione. Questo il divertimento, che l&#39;uso della droga, quando c&#39;è, rende finalmente possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se le cose stanno così, allora siamo tutti chiamati ad un serio esame di coscienza. Dobbiamo intanto riconoscere che il nostro è un mondo intriso di violenza. Non solo per i conflitti e le guerre che lo sconvolgono, e da cui giungono immagini di orrende sopraffazioni, di umiliazioni che i più forti infliggono ai più deboli e indifesi. Non solo per le violenze che si consumano negli stadi. Non solo per i sempre più frequenti episodi di bullismo che si consumano, impuniti, nelle nostre scuole. Ma anche per la cultura di cui la nostra società si nutre. Una cultura che promuove a vincente colui, o colei che, anche violando le regole, conquista la ricchezza o il successo. E che, comunque, di fronte a chi conquista la ricchezza o il successo non ritiene opportuno chiedere come lo ha raggiunto. Ed anzi dà per scontato che per raggiungerlo abbia fatto uso, abbia dovuto far uso, anche di metodi illegali e violenti. Nel nostro mondo, insomma, l&#39;aggressività, la violenza, la forza, o per lo meno una certa dose di aggressività, di violenza, di forza vengono generalmente considerate necessarie, indispensabili per avere successo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I ragazzi di Nettuno che hanno dato fuoco a un barbone, i giovani rumeni che hanno aggredito una coppietta, chiuso l&#39;uomo nel bagagliaio della macchina e violentato la sua ragazza, il giovane romano figlio di una famiglia di lavoratori che &quot;per divertisse&quot; ha violentato una ragazza conosciuta a Capodanno, ci fanno paura, ma sono figli di questa cultura. È la nostra cultura, quella che caratterizza la nostra società, che in qualche modo abbiamo costruita, che disprezza e irride alla mitezza, alla pazienza, alla solidarietà, alla debolezza, alla sobrietà.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                                                                                                                                                   &lt;!-- do nothing --&gt;                                                             &lt;!-- do nothing --&gt;                      &lt;!-- fine TESTO --&gt;&lt;/div&gt;       &lt;p  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;date&quot;&gt;(&lt;i&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;2 febbraio 2009&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;), da Repubblica.it&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2009/02/la-cultura-della-violenza.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-4470856579059756668</guid><pubDate>Tue, 27 Jan 2009 10:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-27T11:05:22.578+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">englaro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">eutanasia</category><title>Eluana, il Tar dà ragione al padre sì al ricorso contro la Regione Lombardia</title><description>&lt;h3 style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;txt12&quot;&gt;&lt;i&gt;&lt;i&gt;di PIERO COLAPRICO&lt;/i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;b style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;br /&gt;MILANO - &lt;/b&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&quot;Non posso che essere soddisfatto&quot;, dice papà Beppino Englaro, dalla sua casa di Lecco. Oggi il Tar ha depositato la sentenza 214 e ha accolto il ricorso del professor Vittorio Angiolini e dell&#39;avvocato Franca Alessio contro la Regione Lombardia. &quot;Amareggiato&quot;, ma &quot;non rassegnato&quot; il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: &quot;Del resto la sentenza - spiega in una nota - non inficia il mio atto di orientamento generale al Servizio sanitario nazionale, che non era oggetto di giudizio davanti al Tar&quot;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Prima di tutto, il Tar dice quello che decine di giuristi, tranne una minoranza fortemente orientata non solo dal codice, ma anche dalla religione, affermava: e cioè che la decisione della corte d&#39;appello di Milano rappresenta un accertamento definitivo e non più impugnabile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Ma non solo. Un padre, che in assenza di leggi, ha colmato i vuoti, passaggio legale dopo passaggio legale, dai primi passi mossi insieme all&#39;avvocato Maria Cristina Morelli a questi ultimi che l&#39;hanno portato a vincere anche in cassazione, ha quindi il &quot;diritto-potere&quot; di esercitare come di rifiutare le cure in nome e per conto di sua figlia. Papà Beppino, che dal 2008, diceva di essere &quot;la voce di Eluana&quot;, può dunque farla sentire e sostenere che quell&#39;&quot;invasione di mani altrui&quot;, dopo 17 anni e otto giorni di stato vegetativo persistente, va rifiutata. &quot;Il rifiuto delle terapie mediche, anche quando conduca alla morte, non può essere scambiato per un&#39;ipotesi di eutanasia, ossia per un comportamento che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte, esprimendo piuttosto tale rifiuto - così si legge nella sentenza del Tar - un atteggiamento di scelta, da parte del malato, che la malattia segua il suo corso naturale&quot;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Non si può dunque, come sarebbe potuto accadere in base ad alcune prese di posizione politiche, &quot;essere curati a oltranza&quot;. Alimentazione e nutrizione costituiscono terapie e sospenderle non equivale a eutanasia omissiva&quot;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                                                                                                                                                                       &lt;!--inserto--&gt;&lt;div style=&quot;font-family: times new roman;&quot; id=&quot;adv180x150m&quot;&gt;&lt;script type=&quot;text/javascript&quot;&gt; &lt;!-- OAS_RICH(&#39;Middle&#39;); //--&gt; &lt;/script&gt; &lt;/div&gt;&lt;!--/inserto--&gt;                                           &lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; La nota del ministro Maurizio Sacconi, &quot;senza dubbio autorevole perché proveniente dal vertice dell&#39;amministrazione&quot; resta comunque un atto &quot;inidoneo a intaccare il quadro del diritto oggettivo&quot;. E la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità &quot;non contraddice affatto il diritto al rifiuto delle cure&quot;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; C&#39;è un passaggio ancora più profondo, che va in contrasto con alcune richieste della curia torinese: l&#39;obiezione di coscienza, dice il Tar, in questo caso non c&#39;è. &quot;Il diritto costituzionale di rifiutare le cure, come descritto dalla suprema corte, è un diritto di libertà assoluto, il cui dovere di rispetto s&#39;impone erga omnes, nei confronti di chiunque intrattenga con l&#39;ammalato il rapporto di cura, non importa se operante all&#39;interno di una struttura sanitaria pubblica o privata&quot;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Se questo è il quadro, la Regione Lombardia non può negare di sospendere le cure e deve anche indicare la struttura adeguata. &quot;L&#39;accettazione presso la struttura sanitaria pubblica non può essere condizionata alla rinuncia del malato ad esercitare un suo diritto fondamentale. Né il rifiuto opposto dall&#39;amministrazione alla richiesta del signor Englaro può giustificarsi in base a ragioni attinenti l&#39;obiezione di coscienza&quot;. Perciò, &quot;conformandosi alla presente sentenza, l&#39;amministrazione sanitaria in ossequio ai principi di legalità, buon andamento, imparzialità e correttezza, dovrà indicare la struttura sanitaria dotata di requisiti&quot; idonei a rispettare la volontà di Eluana. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Come si vede, il presidente Roberto Formigoni esce sconfitto sul piano del diritto da questa decisione. Esce sconfitto anche quel gruppo di persone collegate al ministero del Welfare che in questi mesi hanno trasformato una tragedia in una guerra senza esclusione di colpi bassi. &quot;Io - dice il professor Angiolini - ho fatto il possibile per affermare quello che il signor Englaro mi ha sempre chiesto, di provare a vivere in uno stato di diritto, facendo ogni cosa alla luce del sole. Non ho mai avuto dubbi della vittoria nei tribunali, ma il prezzo personale che ha pagato e che paga la famiglia che assisto è davvero alto&quot;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; La sentenza, aggiunge Sacconi nella nota, &quot;sostiene che il mio atto, per quanto &#39;autorevole&#39;, non è sufficiente a inibire nello specifico caso Englaro una sorta di diritto soggettivo sostenuto dal provvedimento della Corte di Cassazione. Auspico peraltro il ricorso al Consiglio di Stato - continua la nota - da parte della Regione Lombardia, perché rimango convinto che, in assenza di una legge specifica, non vi siano ragioni per far venir meno uno dei contenuti principali dei livelli essenziali di assistenza che vanno garantiti su tutto il territorio nazionale: quello del dovere di idratazione e alimentazione di una persona non in grado di provvedere a se stessa&quot;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot; class=&quot;date&quot;&gt;(&lt;i&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;26 gennaio 2009&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;                                                                                                                                                                                                                                         &lt;!-- do nothing --&gt;                                                             &lt;!-- do nothing --&gt;                      &lt;!-- fine TESTO --&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2009/01/eluana-il-tar-da-ragione-al-padre-si-al.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-8725173721617563576</guid><pubDate>Sat, 24 Jan 2009 09:53:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-24T10:55:33.863+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">englaro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">eutanasia</category><title>Il caso Eluana nel Paese della doppia obbedienza</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;di EZIO MAURO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;In modo probabilmente inconsapevole, ma certamente per lui doloroso, Beppino Englaro sta portando alla luce giorno dopo giorno alcuni nodi irrisolti dello Stato moderno di cui siamo cittadini, e a cui guardiamo - o dovremmo guardare - come all&#39;unico titolare della sovranità. Questo accade, come ricorda Roberto Saviano, perché il padre di Eluana cerca una soluzione alla sua tragedia familiare in forma pubblica, quasi pedagogica proprio perché la rende universale, sotto gli occhi dell&#39;intero Paese, costretto per la prima volta a interrogarsi collettivamente sulla vita e sulla morte, a partire dalla pietà per un individuo. A parte la meschinità di chi cerca un lucro politico a breve da questo dramma personale e nazionale, trasformando in frettolosa circolare di governo le richieste della Chiesa contro una sentenza repubblicana, e a parte i ritardi afasici di chi dall&#39;altra parte si attarda invece a parlare di Villari, quello che stiamo vivendo - e soffrendo - è un momento alto della discussione civile e morale del Paese. A patto di intendersi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Fa parte senz&#39;altro della discussione pubblica, che deve interessare tutti, l&#39;intervento del Cardinale Poletto. È vescovo di Torino, la città dove la presidente della Regione, Mercedes Bresso, si è detta pronta ad ospitare Eluana e la sua famiglia per quell&#39;ultimo atto che lo Stato ha riconosciuto legittimo con una sentenza definitiva, e che il governo vuole evitare con ogni mezzo. Mentre altri cattolici hanno sostenuto che &quot;la morte ha trovato casa a Torino&quot; il Cardinale non ha usato questi toni, ma ha detto che condanna l&#39;eutanasia, anche se si sente vicino al padre di Eluana, prega per lui e non giudica. Vorrei però discutere pubblicamente, se è possibile, il significato più profondo e la portata di due affermazioni del Cardinale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;La prima è l&#39;invito all&#39;obiezione di coscienza dei medici, che per Poletto devono rifiutarsi in Piemonte di sospendere l&#39;alimentazione forzata ad Eluana, entrando in contrasto con la richiesta della famiglia e con la sentenza che la legittima. Non c&#39;è alcun dubbio che la coscienza individuale può ribellarsi a questo esito, e il medico - credente o no - può vivere un profondo travaglio tra il suo ruolo pubblico in un ospedale statale al servizio dei cittadini e delle loro richieste, il suo dovere professionale che lo mette al servizio dei malati e delle loro sofferenze, e appunto i suoi convincimenti morali più autentici. Questo travaglio può portare a decisioni estreme assolutamente comprensibili e rispettabili, come quella di obiettare al proprio ruolo pubblico e al proprio compito professionale perché appunto la coscienza non lo permette, costi quel che costi: e in alcuni casi, come ha ricordato qui ieri Adriano Sofri, il costo di questa opposizione di coscienza è stato altissimo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Mi pare - appunto in coscienza - molto diverso il caso in cui i credenti medici vengono sollecitati collettivamente da un Cardinale (quasi come un&#39;unica categoria professionale e confessionale da muovere sindacalmente) a mobilitarsi nello stesso momento e ovunque per mandare a vuoto una sentenza dello Stato, indipendentemente dalla riflessione morale e razionale di ognuno, dai tempi e dai modi con cui liberamente ciascuno può risolverla, dalle diverse sensibilità per la pietà e per la carità cristiana, pur dentro una fede comune. Qui non si può parlare, se si è onesti, di obiezione di coscienza: semmai di obbligazione di appartenenza, perché l&#39;identità cattolica di quei medici diventa leva e strumento collettivo su cui puntare con impulso gerarchico per vanificare una pronuncia della Repubblica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Questo è possibile perché il Cardinale spiega con chiarezza la concezione della doppia obbedienza, e la gerarchia che ne consegue. Lo Stato moderno e laico, libero &quot;dalla&quot; Chiesa mentre la garantisce libera &quot;nello&quot; Stato, applica la distinzione fondamentale tra la legge del Creatore e la legge delle creature. Poletto sostiene invece che poiché la legge di Dio non può mai essere contro l&#39;uomo, andare contro la legge di Dio significa andare contro l&#39;uomo: dunque se le due leggi entrano in contrasto &quot;è perché la legge dell&#39;uomo non è una buona legge&quot;, ed il cattolico può trasgredirla. La legge di Dio è superiore alla legge dell&#39;uomo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Su questa dichiarazione vale la pena riflettere, per le conseguenze che necessariamente comporta. È la concezione annunciata pochi anni fa dal Cardinal Ruini, secondo cui il cattolicesimo è una sorta di seconda natura degli italiani, dunque le leggi che contrastano con i principi cattolici sono automaticamente contronatura, e come tali non solo possono, ma meritano di essere disobbedite. Da questa idea discende la teorizzazione del nuovo cattolicesimo italiano di questi anni: la precettistica morale della Chiesa e la sua dottrina sociale coincidono con il diritto naturale, dunque la legge statale deve basare la sua forza sulla coincidenza con questa morale cattolica e naturale, trasformando così il cattolicesimo da religione delle persone in religione civile, dando vita ad una sorta di vera e propria idea politica della religione cristiana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Ma se la legge di Dio è superiore alla legge dell&#39;uomo, se nella doppia obbedienza che ritorna la Chiesa prevale sullo Stato anche nell&#39;applicazione delle leggi e delle sentenze, nascono due domande: che cittadino è il cattolico osservante, se vive nella possibilità che gli venga chiesto dalla gerarchia di trasgredire, obiettare, disubbidire? E che concezione ha la Chiesa italiana, con i suoi vescovi e Cardinali, della democrazia e dello Stato? Qualcuno dovrà pur ricordare che nella separazione tra Stato e Chiesa, dopo l&#39;unione pagana delle funzioni del sacerdote col magistrato civile, la religione non fa parte dello &quot;jus publicum&quot;, la legge umana non fa parte di quella divina con la Chiesa che la amministra, le istituzioni pubbliche e i loro atti sono autonomi dalle cattedre dei vescovi e dal magistero confessionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Il cittadino medico a cui si ordina di agire in nome di una terza identità - suprema - , quella di cattolico, non obietta in nome della sua coscienza, ma obbedisce ad un&#39;autorità che si contrappone allo Stato, e chiede un&#39;obbedienza superiore, definitiva, totale alla Verità maiuscola, fuori dalla quale tutto è relativismo. Solo che in democrazia ogni verità è relativa, anche le fedi e i valori sono relativi a chi li professa e nessuno può imporli agli altri. Perché non esiste una riserva superiore di Verità esterna al libero gioco democratico, il quale naturalmente deve garantire la piena libertà per ogni religione di pronunciarsi su qualsiasi materia, anche di competenza dello Stato, per ribadire la sua dottrina. Sapendo che così la Chiesa parla alla coscienza dei credenti e di chi le riconosce un&#39;autorità morale, ma la decisione politica concreta nelle sue scelte spetta all&#39;autonoma decisione dei laici - credenti e non credenti - sotto la loro responsabilità: che è la parola della moderna e consapevole democrazia, con cui Barack Obama ha siglato l&#39;avvio della sua presidenza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Dunque non esiste una forma di &quot;obbligazione religiosa&quot; a fondamento delle leggi di un libero Stato democratico, nel quale anzi nessun soggetto può pretendere &quot; di possedere la verità più di quanto ogni altro possa pretendere di possederla&quot;. Ne dovrebbe discendere finalmente una parità morale nella discussione pubblica, negando il moderno pregiudizio per cui la democrazia, lo Stato moderno e la cultura civica che ne derivano sono carenti senza il legame con l&#39;eternità del pensiero cristiano, sono insufficienti nel fondamento. È da questo pregiudizio che nasce la violenza del linguaggio della nuova destra cattolica contro chi richiama la legge dello Stato, le sentenze dei tribunali, le norme repubblicane. Come se per i laici la vita non fosse un valore, e praticassero la cultura della morte. Come se il concetto di libertà per una famiglia dilaniata, di fraternità per un padre davanti ad una prova suprema, di condivisione per il suo dolore che non è immaginabile, non contassero nulla. Come se la coscienza italiana fosse solo cattolica. Infine, come se la coscienza cattolica, in democrazia, fosse incapace di finire in minoranza davanti allo Stato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;(24 gennaio 2009), da Repubblica.it&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2009/01/il-caso-eluana-nel-paese-della-doppia.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-6692340075728398719</guid><pubDate>Fri, 23 Jan 2009 14:03:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-23T15:06:15.235+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">englaro</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">eutanasia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Saviano</category><title>La rivoluzione di un padre</title><description>&lt;h3  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:85%;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;txt12&quot;&gt;&lt;i&gt;di ROBERTO SAVIANO&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- fine FIRMA --&gt;&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/h3&gt;                                           &lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;          &lt;div style=&quot;display: none;&quot; id=&quot;adv160x600r&quot;&gt;&lt;script language=&quot;javascript&quot; type=&quot;text/javascript&quot;&gt;OAS_RICH(&#39;Left&#39;);&lt;/script&gt; &lt;/div&gt;                      &lt;div id=&quot;testo&quot;  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;!-- inizio TESTO --&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt; BEPPINO Englaro, il papà di Eluana, sta dando forza e senso alle istituzioni italiane e alla possibilità che un cittadino del nostro Paese, nonostante tutto, possa ancora sperare nelle leggi e nella giustizia. Ciò credo debba essere evidente anche per chi non accetta di voler sospendere uno stato vegetativo permanente e ritiene che ogni forma di vita, anche la più inerte, debba essere tutelata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sono chiesto perché Beppino Englaro, come qualcuno del resto gli aveva suggerito, non avesse ritenuto opportuno risolvere tutto &quot;all&#39;italiana&quot;. Molti negli ospedali sussurrano: &quot;Perché farne una battaglia simbolica? La portava in Olanda e tutto si risolveva&quot;. Altri ancora consigliavano il solito metodo silenzioso, due carte da cento euro a un&#39;infermiera esperta e tutto si risolveva subito e in silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come nel film &quot;Le invasioni barbariche&quot;, dove un professore canadese ormai malato terminale e in preda a feroci dolori si raccoglie con amici e familiari in una casa su un lago e grazie al sostegno economico del figlio e a una brava infermiera pratica clandestinamente l&#39;eutanasia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi chiedo perché e con quale spirito accetta tutto questo clamore. Perché non prende esempio da chi silenziosamente emigra alla ricerca della felicità, sempre che le proprie finanze glielo permettano. Alla ricerca di tecniche di fecondazione in Italia proibite o alla ricerca di una fine dignitosa. Con l&#39;amara consapevolezza che oramai non si emigra dall&#39;Italia solo per trovare lavoro, ma anche per nascere e per morire. Nella vicenda Englaro ritornano sotto veste nuova quelle formule lontane e polverose che ci ripetevano all&#39;università durante le lezioni di filosofia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il principio kantiano: &quot;Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni divenga universale&quot; si fa carne e sudore. E forse solo in questa circostanza riesci a spiegarti la storia di Socrate e capisci solo ora dopo averla ascoltata migliaia di volte perché ha bevuto la cicuta e non è scappato. Tutto questo ritorna attuale e risulta evidente che quel voler restare, quella via di fuga ignorata, anzi aborrita è molto più di una campagna a favore di una singola morte dignitosa, è una battaglia in difesa della vita di tutti. E per questo Beppino, nonostante il suo dramma privato, ha dovuto subire l&#39;accusa di essere un padre che vuole togliere acqua e cibo alla propria figlia, contro coloro che dileggiano la Suprema Corte e contro chi minaccia sanzioni e ritorsioni per le Regioni che accettino di accogliere la sua causa, nel pieno rispetto di una sentenza della Corte di cassazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L&#39;unica risposta che ho trovato a questa domanda, la più plausibile, è che la lotta quotidiana di Beppino Englaro non sia solo per Eluana, sua figlia, ma anche e soprattutto in difesa del Diritto, perché è chiaro che la vita del Diritto è diritto alla vita. Beppino Englaro con la sua battaglia sta aprendo una nuova strada, sta dimostrando che in Italia si può e si deve restare utilizzando gli strumenti che la democrazia mette a disposizione. In Italia non esiste nulla di più rivoluzionario della certezza del Diritto. E mi viene in mente che tutelare la certezza dei diritti, la certezza dei crediti, costituirebbe la stangata definitiva all&#39;economia criminale. Se fosse possibile, nella mia terra, rivolgersi a un tribunale per veder riconosciuto, in un tempo congruo, la fondatezza del proprio diritto, non si avvertirebbe certo il bisogno di ricorrere a soluzioni altre. Beppino questo sta dimostrando al Paese. Non sarebbe necessario ricorrere al potere di dissuasione delle organizzazioni criminali, che al Sud hanno il monopolio, illegale, nel fruttuoso business del recupero crediti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a lui il merito di aver insegnato a questo Paese che è ancora possibile rivolgersi alle istituzioni e alla magistratura per vedere affermati i propri diritti in un momento di profonda e tangibile sfiducia. E nonostante tutte le traversie burocratiche, è lì a dimostrare che nel diritto deve esistere la possibilità di trovare una soluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per una volta in Italia la coscienza e il diritto non emigrano. Per una volta non si va via per ottenere qualcosa, o soltanto per chiederla. Per una volta non si cerca altrove di essere ascoltati, qualsiasi cittadino italiano, comunque la pensi non può non considerare Beppino Englaro un uomo che sta restituendo al nostro Paese quella dignità che spesso noi stessi gli togliamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immagino che Beppino Englaro, guardando la sua Eluana, sappia che il dolore di sua figlia è il dolore di ogni singolo individuo che lotta per l&#39;affermazione dei propri diritti. Se avesse agito in silenzio, trovando scorciatoie a lui sarebbe rimasto forse solo il suo dolore. Rivolgendosi al diritto, combattendo all&#39;interno delle istituzioni e con le istituzioni, chiedendo che la sentenza della Suprema Corte sia rispettata, ha fatto sì, invece, che il dolore per una figlia in coma da 17 anni, smettesse di essere un dolore privato e diventasse anche il mio, il nostro, dolore. Ha fatto riscoprire una delle meraviglie dimenticate del principio democratico, l&#39;empatia. Quando il dolore di uno è il dolore di tutti. E così il diritto di uno diviene il diritto di tutti.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                                                                                                                                                                                              &lt;!-- do nothing --&gt;                                                             &lt;!-- do nothing --&gt;                      &lt;!-- fine TESTO --&gt;&lt;/div&gt;       &lt;p  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;date&quot;&gt;(&lt;i&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;23 gennaio 2009&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;), da Repubblica.it&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2009/01/la-rivoluzione-di-un-padre.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>1</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-3731132966360825851</guid><pubDate>Tue, 20 Jan 2009 08:14:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-23T15:04:26.819+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politici</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">tv</category><title>Gli Stati Uniti raccontano la RAI</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;C&#39;è un gruppo di italiani sempre più nutrito che rivive il sapore degli anni &#39;40 in un&#39;atmosfera mediatica intrisa di vintage e nostalgia, e si informa sull&#39;Italia leggendo cose scritte all&#39;estero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;Come facevano i nostri nonni ascoltando di nascosto nelle cantine Radio Londra sotto l&#39;occupazione nazista, sono molte le persone che aggirano l&#39;informazione di regime leggendo gli articoli sull&#39;Italia tradotti da &quot;Internazionale&quot;, e consultando gli spazi della rete dedicati allo sguardo della stampa estera su quello che accade nello stivale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;Solo così si riescono a scoprire informazioni che il regime nasconde accuratamente dietro gli sbuffi dell&#39;Annunziata o dietro i deliri di Petruccioli. Come l&#39;articolo della rivista statunitense &quot;Variety&quot; sui costi delle fiction Rai, snobbato dalle nostre rassegne stampa ma tradotto e ripreso dai coraggiosi volontari di &lt;/span&gt;&lt;a style=&quot;font-family: times new roman;&quot; href=&quot;http://italiadallestero.info/&quot;&gt;italiadallestero.info&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;Leggendo l&#39;&lt;/span&gt;&lt;a style=&quot;font-family: times new roman;&quot; href=&quot;http://italiadallestero.info/archives/2654&quot;&gt;articolo&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt; di Nick Vivarelli riportato su italiadallestero, troviamo i dettagli più succulenti del piano di produzione Rai presentato al consiglio d&#39;amministrazione, e si scopre che &quot;la televisione pubblica italiana sta pianificando di immettere quest&#39;anno la notevole cifra di 400 milioni di dollari nella produzione di fiction nazionali&quot;, nonostante la Tv di Stato sia costretta dalla crisi a &quot;tagliare i costi di almeno 150 milioni di dollari nel 2009, secondo il presidente Claudio Petruccioli&quot;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;Anche in periodo di crisi, se manca il pane il circo non può mancare: i politici da Berlusconi in giù hanno bisogno di spazi televisivi dove piazzare le loro protette e il popolo ha bisogno del suo oppio televisivo, una droga mentale fatta di &quot;incantesimi&quot;, revisionismi biografici su Papa Pio XII già annunciati per il futurio e l&#39;immancabile Don Matteo che ci fa rimpiangere i tempi in cui Terence Hill menava botte da orbi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;L&#39;articolo non è una denuncia degli sprechi, ma una velata lamentela di Hollywood: &quot;l&#39;investimento sui prodotti americani è già scarso in RAI&quot;, come a dire che le fiction si potrebbero comprare all&#39;estero già belle e pronte. Ciò nonostante, è una informazione doppiamente utile, sia perchè assente dai nostri teatrini mediatici, sia perchè ci permette di esercitare il diritto sacrosanto di sapere quali sono le politiche culturali e televisive realizzate a nome nostro da funzionari pagati con i soldi pubblici e tenuti a guinzaglio dai poteri politici.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;Di fronte a tutto questo torna di attualità la campagna &quot;informazione pulita&quot;, che chiede l&#39;elezione pubblica, trasparente e diretta del Consiglio di Amministrazione Rai, per metterci dentro educatori, artisti, scrittori e rappresentanti del mondo della cultura eletti dai cittadini, che saprebbero creare una offerta televisiva capace di sviluppare l&#39;intelligenza dello spettatore anziche&#39; insultarla. (Per aderire: &lt;/span&gt;&lt;a style=&quot;font-family: times new roman;&quot; href=&quot;http://www.giornalismi.info/ip&quot;&gt;http://www.giornalismi.info/ip&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;Per scoprire gli assurdi sprechi di chi chiede &quot;di tutto, di più&quot; solo per gestire denari e favori mentre il pubblico rincitrullisce, l&#39;informazione commerciale non mi è servita a nulla. La chiave d&#39;accesso è stata &lt;/span&gt;&lt;a style=&quot;font-family: times new roman;&quot; href=&quot;http://italiadallestero.info/&quot;&gt;italiadallestero.info&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;, dove un gruppo di italiani residenti all&#39;estero e provenienti dagli ambienti più disparati si sono organizzati per offire uno &quot;specchio telematico&quot; pubblico e gratuito dove poterci osservare nel riflesso della stampa estera, e il paese che appare in questo specchio è molto diverso da quello che troviamo sulle cronache tricolori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;Tra i redattori e i traduttori di questo sito c&#39;è gente che fa ricerca scientifica in fisica, biochimica, oncologia, aerodinamica dei propulsori, e vive in Svizzera, Usa, Germania, Svezia, Danimarca, ma anche precari, insegnanti e freelance che vivono in Italia e sono allergici al cronico provincialismo dei nostri media.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;Sfogliando i loro profili mi ha colpito molto una affermazione di Alessandro Marinoni, che coordina il gruppo di traduttori dal francese, vive in Svizzera e tiene sott&#39;occhio la stampa elvetica, francese e canadese. Il suo impegno volontario su quel sito è mirato a &quot;dare la possibilità a coloro che non parlano una lingua straniera di poter accedere a quel tipo di giornalismo che ormai in Italia sta lentamente ma inesorabilmente scomparendo&quot;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;Si conferma ciò che ho sempre saputo: i pezzi di buon giornalismo in Italia sono a rischio di estinzione come i panda, e fortunatamente c&#39;è chi tenta di preservarne qualche esemplare anche in condizioni di cattività. Onore al merito a questa WWF dell&#39;informazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a style=&quot;font-family: times new roman;&quot; href=&quot;http://italiadallestero.info/archives/2654&quot;&gt;L&#39;articolo tradotto&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt; - &lt;/span&gt;&lt;a style=&quot;font-family: times new roman;&quot; href=&quot;http://www.variety.com/article/VR1117998371.html?categoryid=14&amp;amp;cs=1&quot;&gt;L&#39;articolo originale&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2009/01/gli-usa-raccontano-la-tv-italiana.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-1883597968164303808</guid><pubDate>Mon, 05 Jan 2009 13:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2009-01-05T14:13:40.151+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">giustizia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politici</category><title>Ci vuole una riforma della giustizia. Subito. Ma solo in certi casi.</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic; font-family: times new roman;&quot;&gt;Bruno Tinti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Il sindaco è stato arrestato, l’onorevole è stato iscritto nel registro degli indagati, il ministro è stato intercettato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Ci vuole una riforma della giustizia. Subito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Il tribunale della libertà ha deciso che il sindaco (che ha dato le dimissioni) non potrà commettere altri reati di corruzione, motivo per il quale il GIP lo aveva arrestato; e quindi lo scarcera. Dunque il sindaco è &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;innocente&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, il PM (e il GIP) un &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;persecutore&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Ci vuole una riforma della giustizia. Subito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Il tribunale ha condannato l’onorevole per favoreggiamento semplice mentre il PM aveva chiesto la condanna per favoreggiamento di mafiosi. Il PM ha commesso un grave errore e l’onorevole è stato &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;ingiustamente perseguitato&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Ci vuole un riforma della giustizia. Subito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;La corte d’appello ha deciso che onorevoli e ministri sono responsabili di &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;corruzione, turbativa d’asta, concussione e favoreggiamento&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;; però ha escluso l’associazione a delinquere. Non avevano progettato di dedicarsi in pianta stabile al malaffare, vi si dedicavano quando capitava. Sono stati perseguitati da una &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;magistratura politicizzata&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Ci vuole una riforma. Subito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;A leggere i giornali e guardare le televisioni &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;sembra che i giudici non facciano altro che processare i politici&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. Purtroppo non è vero. Sarebbe bello che il malaffare politico venisse effettivamente scoperto, tutto, e sanzionato. Ma più che la punta dell’iceberg non si riesce a trovare. Per il resto del tempo, per il 99 % del tempo, i giudici si occupano di un altro tipo di delinquenti, quelli comuni, i ladri, i rapinatori, gli spacciatori di droga, gli assassini. Si occuperebbero anche di delinquenti border line, gli evasori fiscali, i falsificatori di bilancio, i bancarottieri; ma questi spesso appartengono all’altra categoria di delinquenti, quella dei politici, e allora la legge è congegnata in modo che questi processi non si riescano a fare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Sicché i giudici si occupano prevalentemente di &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;delinquenti comuni&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. Li perquisiscono, li pedinano, li intercettano, li arrestano, li processano. Talvolta li condannano, talaltra no. Talvolta il PM chiede al GIP di arrestare quel rapinatore che è stato riconosciuto da tre testimoni mentre un quarto ha avuto dei dubbi; e il GIP non lo arresta perché, dice, le prove della sua colpevolezza non sono poi così sicure. Talvolta dalle intercettazioni si scopre che ci sono altri delinquenti che prima non si conoscevano; e quindi il PM chiede al GIP di arrestarli e il GIP emette il suo bravo provvedimento di cattura. Talvolta il PM chiede al tribunale una condanna a 10 anni per associazione a delinquere e una quindicina di episodi di spaccio; e il tribunale condanna a 5 anni per 10 episodi di spaccio e assolve per l’associazione a delinquere. Talvolta addirittura il PM chiede l’assoluzione: non ci sono prove sufficienti signor giudice; e il giudice assolve.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Tutto questo succede centinaia di volte al giorno in centinaia di tribunali, di corti d’appello, di procure: si chiama &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;amministrazione della giustizia&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;; funziona così. I giudici studiano le carte, interrogano i testimoni, fanno perizie, ascoltano telefoni, insomma fanno il loro lavoro. E poi decidono. E speriamo che decidano bene, come in genere fanno. Qualche volta decidono male, si sbagliano; e il sistema (l’appello, la cassazione, il tribunale della libertà) prova a controllare gli errori. Magari poi il primo giudice non aveva sbagliato, anzi aveva proprio ragione, e sbaglia il secondo. Ma va bene così, quella che conta è l’ultima sentenza. E se è sbagliata? Beh, intanto non lo sappiamo se è sbagliata; e poi è l’ultima, questa è la legge, è questa quella che conta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Qualcuno ha mai sentito i politici preoccuparsi della necessità delle riforme quando un assassino è stato assolto, un spacciatore scarcerato, un ladro acchiappato e messo in prigione su due piedi? Anzi, quale lassismo, quante pene miti! &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;E la certezza della pena? &lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Con tutti questi condannati e subito scarcerati? E le intercettazioni che hanno permesso di scoprire un intero clan dedito allo sfruttamento di tante povere ragazze violentate e buttate sulla strada? E la retata delle forze dell’ordine che ha arrestato 83 mafiosi e sequestrato un intero arsenale (esibito in bella fila sul tavolo della caserma)? Qui sì che lo Stato ha dato la sua risposta ai poteri criminali: una capillare indagine condotta da …  coordinata da… ha permesso di smantellare etc. etc. Naturalmente a seguito di perquisizioni, sequestri, catture e … e intercettazioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Allora. &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Possibile che nessuno si chieda come mai la “riforma subito” sembra necessaria solo quando i delinquenti su cui si indaga o che si processa sono politici?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Voglio dire: magari una riforma è necessaria; per la verità io, che un poco me ne intendo, potrei indicare varie centinaia di riforme legislative, parecchie decine di assetti organizzativi da adottare domani, anzi oggi. Ma, prima di occuparsi di queste riforme (che ovviamente non hanno nulla a che fare con quelle che i politici illustrano con una sicurezza pari alla loro ignoranza), dovremmo chiederci perché l’idea della “riforma subito” gli viene sempre quando si tratta di un sindaco arrestato, di un onorevole iscritto nel registro degli indagati, di un ministro intercettato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Il &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;tormentone delle intercettazioni&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; è un buon test che raccomando alla riflessione di tutti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Allora: le intercettazioni si debbono fare per i reati di corruzione, peculato, concussione e in genere per i reati contro la pubblica amministrazione? Oppure no?.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Ma che razza di domanda è?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Il problema, semmai, dovrebbe essere: le intercettazioni servono per scoprire i reati e incastrare i   colpevoli? Se si, allora si tratta di uno strumento di indagine che deve essere utilizzato sempre; se no, si tratta di un’attività inutile e costosa che dobbiamo abbandonare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Una volta deciso che le intercettazioni sono uno strumento di indagine utile (non solo nemmeno Berlusconi ha mai detto che si tratta di uno strumento di indagine inutile; ma proprio il fatto che le vuole riservare ai reati di terrorismo e mafia dimostra che anche lui lo sa, che si tratta di strumenti di indagine necessari), porsi il problema dei reati per cui consentire le intercettazioni e di quelli per cui non consentirle &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;significa solo decidere che alcuni reati li vogliamo scoprire e altri no&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Quindi, secondo i nostri politici, va bene scoprire terrorismo e mafia e mettere in prigione terroristi e mafiosi; ma scoprire corruttori, corrotti, falsificatori di bilanci, turbatori d’asta e metterli in prigione, questo no.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Mi pare di sentirli (come ci si abitua a tutto!): “Il punto è che le intercettazioni sono uno strumento invasivo della privacy e dunque solo in casi gravissimi si deve accettare che la vita privata delle persone venga violata. Quindi accettiamo malvolentieri questa aggressione all’intimità dei cittadini per reprimere reati gravissimi; ma non siamo disposti a pagare questo prezzo per reati come la corruzione e le sue sorelline”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;E già; quindi va bene intercettare le comunicazioni dei cittadini per il furto pluriaggravato (3 giovanotti che vanno a rubare le macchine parcheggiate sulla pubblica via – reato di cui agli artt. 110, 624, 625 n. 2 e 7 codice penale); va anche bene intercettare per il reato (una contravvenzione) di molestie (art. 660 codice penale); e poi va bene intercettare per una rapinetta alle poste o per lo spaccio di un centinaio di dosi di coca.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Però, ma che volete che sia &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;una tangente, un finanziamento al partito, un appalto &lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;fatto vincere a un amico, un dirigente o un amministratore messo in qualche ente pubblico o sbattuto via da qualche ente pubblico. Robetta, non si può violare la privacy di tanti cittadini che hanno diritto alla tutela della loro vita privata etc. etc..&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Ecco, se, prima di pensare alla “riforma della giustizia subito” si cominciasse a pensare “ma perché questi vogliono la “riforma della giustizia subito” solo in certi casi?”, si farebbe qualche passo avanti sulla strada, tanto per cominciare, del voto consapevole. Alle prossime elezioni...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Mah, mi sto spaventando da solo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2009/01/ci-vuole-una-riforma-della-giustizia.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-3009125035947292894</guid><pubDate>Wed, 17 Dec 2008 11:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-17T12:59:59.734+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cavaliere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Travaglio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Università</category><title>L’Onda nero-porpora</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;font-size:130%;&quot; &gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Ora d&#39;aria, di M.Travaglio&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;l&#39;Unità, 15 dicembre 2008&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;E’ vero, ogni giorno inghiottiamo una tal quantità di bocconi amari che ormai digeriamo anche i sassi. Ma quel che è accaduto una settimana fa, prontamente sparito dalle pagine dei giornali (in tv non ci è nemmeno arrivato) e dunque dal dibattito politico, meriterebbe una riflessione. Almeno nel centrosinistra, visto che nel centrodestra non si riflette: si obbedisce al padrone unico, o prevalente, comunque non facoltativo. Il governo Manidiforbice, sempre a caccia di soldi, aveva tagliato di un terzo (133 milioni su 540) i &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;contributi alle scuole private “paritarie”&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, quasi tutte cattoliche. Poi i vescovi han protestato, minacciando di “scendere in piazza” con un’Onda nero-porpora. E &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;in cinque minuti l’inflessibile Tremonti s’è piegato&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, restituendo quasi tutto il malloppo (120 milioni su 133). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Inutile discutere qui sulla &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;costituzionalità della legge 62/2000&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; che regala mezzo miliardo di euro l’anno alle scuole private, in barba alla Costituzione che riconosce ai privati il diritto di creare proprie scuole, ma “senza oneri per lo Stato”. Qui c’è un Paese allo stremo, dove - a causa della crisi finanziaria e dei &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;folli sperperi su Alitalia e sull’Ici&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; - si taglia su tutto, a partire da scuola pubblica, università pubblica, ricerca pubblica. E’ troppo chiedere anche ai genitori che mandano i figli in istituti privati, dunque non proprio spiantati, di contribuire una tantum ai sacrifici per il bene di tutti? Quel che è accaduto in Parlamento dimostra che sì, è troppo. Anzi, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;non se ne può nemmeno discutere&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. Non solo il Pdl ha obbedito senza fiatare al “non possumus” vescovile. Non solo il Pd non ha detto una parola contro la sacra retromarcia tremontiana. Ma il ministro-ombra dell’istruzione &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Mariapia Garavaglia&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; ha addirittura presentato al Senato una mozione per “l’immediato ripristino dei 133 milioni al fondo scuole paritarie”, e financo per l’aumento dello stanziamento in base alle promesse “del precedente governo”. Mozione firmata anche dai &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;senatori Pd Rusconi, Bastico, Ceruti, Serafini, Soliani, Pertoldi e Vita&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, in nome di un imprecisato “diritto costituzionale”. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Le finalità dichiarate sono nobilissime: evitare danni agli asili, che specie nei piccoli comuni sono esclusivamente privati. Ma forse tanto allarmismo sarebbe stato più serio se accompagnato da qualche proposta per recuperare altrove le risorse necessarie: per esempio dando una ritoccatina al &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;regime fiscale degl’immobili del clero&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; che, anche quando dichiaratamente a scopo commerciale, in Italia sono esentasse. Certo, la cosa avrebbe suscitato non una, ma cento “onde” vaticane di protesta. Ma perché non prendere in parola il fondamentale discorso del Papa, l’altroieri, sul valore decisivo - per lo Stato e per la Chiesa - della &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;separazione Stato-Chiesa&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;? Cioè della laicità delle nostre istituzioni? Non si tratta di tornare al vetero-anticlericalismo ottocentesco. Basta ricordare quel che scrisse nel 1952 a Pio XII un cattolico doc come &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Alcide De Gasperi&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, quando il Papa gli revocò l’udienza privata nel trentesimo anniversario del suo matrimonio per essersi opposto al diktat vaticano di allearsi con i fascisti alle elezioni comunali di Roma: “Come cristiano accetto l’umiliazione, benchè non sappia come giustificarla. Come presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, la dignità che rappresento e della quale non possono spogliarmi neppure nei rapporti privati, m’impongono di esprimere lo stupore per un gesto così eccessivo”. Parole sante, e durissime. C’è qualche politico italiano, a destra o a sinistra, che oggi saprebbe ripeterle?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman; color: rgb(255, 102, 0);&quot;&gt;leggi anche:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman; color: rgb(255, 102, 0);font-size:130%;&quot; &gt;&lt;a href=&quot;http://www.democrazialegalita.it/marco/marco_legami_sistema_TAV_castello_video_processoTAV=15dicembre2008.htm&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Dall&#39;alta velocità a Castello&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; di Marco Ottanelli (Democraziaelegalita.it)&lt;br /&gt;(Contiene brani video della requisitoria del P.M.al Processo Tav.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a style=&quot;font-weight: bold;&quot; href=&quot;http://www.robertocorradi.it/2008/12/15/don-camillo-e-lonorevole-al-tappone/#comment-1185&quot;&gt;Don Camillo e l&#39;onorevole Al Tappone&lt;/a&gt; - il video di Roberto Corradi&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/12/londa-nero-porpora.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-522097330549482674</guid><pubDate>Thu, 11 Dec 2008 17:01:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-11T18:02:26.223+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ambiente</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Carlo Rubbia</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Obama</category><title>Usa, il guru delle rinnovabili</title><description>&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;da Repubblica.it&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;WASHINGTON - Sarà il Carlo Rubbia d&#39;America a prendere in mano le redini del sistema energetico statunitense. Chi pensava che gli impegni di Barack Obama su ambiente e rivoluzione verde dell&#39;industria fossero semplici promesse elettorali dovrà ricredersi. Questo, almeno, fanno intendere i nomi scelti dal presidente eletto degli Stati Uniti per alcuni ruoli chiave dell&#39;amministrazione. Spicca, in particolare, la decisione di affidare lo strategico dipartimento per l&#39;Energia al premio Nobel per la fisica Steven Chu. Docente all&#39;Università di Berkeley, in California, Chu, 60 anni, è un&#39;autorità accademica in materia di ricerca di fonti energetiche alternative e rinnovabili. La sua nomina rappresenta una rottura drastica quindi con l&#39;amministrazione Bush, affollata da personaggi provenienti dalle grandi compagnie petrolifere. Il presidente eletto ha anche scelto come capo dell&#39;Epa, l&#39;agenzia federale per l&#39;Ambiente, Lisa Jackson, ex responsabile per l&#39;ambiente nel New Jersey, uno degli Stati che hanno volontariamente (anche se simbolicamente) aderito a un accordo tra stati molto simile al Protocollo di Kyoto. Carol Browner, ex capo dell&#39;Epa della Florida e stretta collaboratrice di Al Gore, avrà inoltre un posto di coordinatrice delle politiche energetiche e ambientali dell&#39;amministrazione. Completerà la squadra, secondo le indiscrezioni rilanciate dai media americani, Nancy Sutley, vice sindaco di Los Angeles, che verrà nominata alla guida del Council on Environmental Quality, un altro organismo della Casa Bianca dedicato all&#39;ambiente. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;Altra scelta dal valore fortemente simbolico da parte di Obama, è stata quella di far trapelare l&#39;organigramma a poche ore da un faccia a faccia con Al Gore, l&#39;ex vicepresidente divenuto un uomo-simbolo delle battaglie contro il cambiamento climatico. Resta invece ancora da riempire la casella del nuovo ministro della Sanità. In questo caso la scelta di Obama sembra sia caduta su Tom Daschle. La certezza si dovrebbe avere oggi, in occasione della conferenza stampa convocata dal presidente eletto per illustrare le politiche della sanità.&lt;br /&gt;(11 dicembre 2008)&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/12/usa-il-guru-delle-rinnovabili.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-7401701402482282869</guid><pubDate>Mon, 08 Dec 2008 10:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-12-08T11:47:53.871+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cavaliere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Dalema</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politici</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Travaglio</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Veltroni</category><title>W i tedeschi (quando fa comodo)</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;font-size:130%;&quot; &gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Signornò, M.Travaglio &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;dall&#39;Espresso in edicola&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Berlusconi scioglie Forza Italia dopo 15 anni con un discorsetto di mezz’ora. Veltroni annuncia la rottura con Di Pietro a “Che tempo che fa”, da Fabio Fazio, ma poi si scopre che era uno scherzo. &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;D’Alema commissaria Veltroni&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; e auspica un leader di nuova generazione a “Crozza Italia”, e il suo non è uno scherzo. Chissà l’invidia di Bruno Vespa, abituato a ospitare le svolte politiche a “Porta a Porta”. &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Partiti, leadership e alleanze nascono e muoiono in tv&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, senza congressi né dibattiti interni. Dopodichè, tutti a interrogarsi sul discredito della classe politica e sulle “grandi riforme” necessarie per uscirne. Ne basterebbe una piccola piccola, ma rivoluzionaria: &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;una legge sulla responsabilità giuridica dei partiti&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, che regoli la democrazia interna e la gestione trasparente degli enormi finanziamenti pubblici. Non occorrono voli pindarici: basta copiare dalla &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Germania&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, dove i deputati guadagnano la metà dei nostri, sono uno ogni 112.502 abitanti (da noi, uno ogni 60.371), e i partiti devono rispettare regole ferree: l’articolo 21 della Costituzione del 1949 e la legge sui partiti del 1967. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Strano che D’Alema, grande supporter del modello (elettorale) tedesco, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;non ne parli mai&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. In Germania ogni partito, per essere tale, deve riunire il congresso almeno una volta ogni due anni, dandosi un programma, uno statuto e un vertice. E ha diritto a finanziamenti statali solo se supera il 5% dei voti alle elezioni europee o federali e il 10% alle regionali. Sennò, nemmeno un euro. I partiti devono pubblicare rendiconti annuali con le entrate (pubbliche e private) e le uscite. Come da noi. Solo che in Germania chi presenta &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;bilanci nebulosi o falsi&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; è costretto dal presidente del Bundestag a restituire tutti i fondi statali. E se un partito riceve soldi illegalmente, deve pagare una multa del triplo della somma incassata, più il doppio se non l’ha messa a bilancio. Le multe vengono poi devolute dal Bundestag a enti assistenziali o scientifici. I bilanci dei partiti sono equiparati a quelli delle società: se falsi o poco trasparenti, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;chi li firma rischia 3 anni di galera&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Con queste regole, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;i partiti italiani sarebbero fuorilegge o avrebbero già chiuso per fame&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. E molti dei loro tesorieri sarebbero in carcere. Da noi i congressi o non si fanno (Forza Italia ne ha tenuti due in 15 anni di vita); o, se si fanno, sono finti (si sa chi vince in anticipo) o finiscono in risse sulle regole malcerte, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;le tessere fasulle e l’uso disinvolto dei cosiddetti “rimborsi elettorali” &lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;(usati addirittura per stipendiare i leader). D’Alema, sempre da Crozza, ha spiegato il discredito dei partiti italiani con la presenza di “&lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;troppa società civile&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;: medici,  imprenditori, avvocati anzichè politici di professione”. Strano: Obama è avvocato ma, essendo popolarissimo, ha raccolto fondi da centinaia di migliaia di cittadini, senza prendere un dollaro dalle casse dello Stato. In Italia, senza i soldi dello Stato, i partiti sarebbero tutti morti: &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;dagli elettori non prenderebbero un euro&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. E provare a darsi una regolata, o almeno qualche regola?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/12/w-i-tedeschi-quando-fa-comodo.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-7516238617410766630</guid><pubDate>Sat, 22 Nov 2008 22:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-22T23:40:42.530+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cavaliere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">politici</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Travaglio</category><title>Bocchino &amp; pizzino</title><description>&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;font-size:130%;&quot; &gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Zorro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;l&#39;Unità, 21 novembre 2008, M.Travaglio&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Istruzioni per un centrosinistra moderno che vuole vincere&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;1) Se si trova un candidato alla Vigilanza che non garba a Berlusconi, impallinarlo all&#39;istante.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;2) Se il Bocchino di turno non riesce a spiegare perché la maggioranza debba decidere anche le cariche che spettano all&#39;opposizione, salvarlo con un pizzino. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;3) Se Latorre telefona amorevolmente a Ricucci e a Consorte durante la scalata illegale al Corriere e a Bnl, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;fare finta di niente e negare ai giudici il permesso di usare le telefonate&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, cosicchè gli elettori possano pensare che destra e sinistra si coprono a vicenda ed è tutto un magnamagna. Se invece Latorre imbocca un Bocchino, chiederne la testa (sempreché si trovi). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;4) Se D&#39;Alema telefona a Consorte per trattare con un socio Unipol in cambio di «favori politici», negare insieme al centrodestra l&#39;uso giudiziario delle intercettazioni, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;così il centrodestra chiederà in cambio il no alle telefonate tra Dell&#39;Utri e un mafioso latitante&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;5) Se Ligresti, pregiudicato per corruzione e dunque amico di Berlusconi, vuol fare affari in un comune governato dal centrosinistra, tipo Firenze, fargli ponti d&#39;oro per portarlo dalla propria parte. Berlusconi non va combattuto, ma anticipato. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;6) &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Anziché tener lontano da Firenze il corruttore Ligresti&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, cacciare dalla città i lavavetri e gli accattoni. Berlusconi non va combattuto, ma imitato. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;7) Se poi si viene indagati, come l&#39;assessore Cioni, per tangenti da Ligresti, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;gridare al complotto politico come un Berlusconi qualsiasi&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; («Se non fossi candidato alle primarie di Firenze, mi avrebbero indagato lo stesso?»). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Perché Berlusconi non va combattuto, ma copiato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/11/bocchino-pizzino.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-6659717168946107469</guid><pubDate>Wed, 19 Nov 2008 14:22:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-19T15:23:13.425+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Nature</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ricercatori</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Università</category><title>Editoriale di NATURE sulla università e la ricerca in Italia</title><description>&lt;a href=&quot;http://www.nature.com/nature/journal/v455/n7215/images/cover_nature.jpg&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;Nature 455, 835-836 (16 October 2008)  doi:10.1038/455835b; Published online 15 October 2008&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;Cut-throat savings&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;Abstract&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;In an attempt to boost its struggling economy, Italy’s government is focusing on easy, but unwise, targets.&lt;br /&gt;It is a dark and angry time for scientists in Italy, faced as they are with a government acting out its own peculiar cost-cutting philosophy. Last week, tens of thousands of researchers took to the streets to register their opposition to a proposed bill designed to control civil-service spending (see &lt;/span&gt;&lt;a href=&quot;http://www.nature.com/news/2008/081015/full/455840b.html&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;page 840&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;). If passed, as expected, the bill would dispose of nearly 2,000 temporary research staff, who are the backbone of the country’s grossly understaffed research institutions — and about half of whom had already been selected for permanent jobs.&lt;br /&gt;Even as the scientists were marching, Silvio Berlusconi’s centre-right government, which took office in May, decreed that the budgets of both universities and research could be used as funds to shore up Italy’s banks and credit institutes. This is not the first time that Berlusconi has targeted universities. In August, he signed a decree that cut university budgets by 10% and allowed only one in five of any vacant academic positions to be filled. It also allowed universities to convert into private foundations to bring in additional income. Given the current climate, university rectors believe that the latter step will be used to justify further budget cuts, and that it will eventually compel them to drop courses that have little commercial value, such as the classics, or even basic sciences. As that bombshell hit at the beginning of the summer holidays, the implications have only just been fully recognized — too late, as the decree is now being transformed into law.&lt;br /&gt;Meanwhile, the government’s minister for education, universities and research, Mariastella Gelmini, has remained silent on all issues related to her ministry except secondary schools, and has allowed major and destructive governmental decisions to be carried through without raising objection. She has refused to meet with scientists and academics to hear their concerns, or explain to them the policies that seem to require their sacrifice. And she has failed to delegate an undersecretary to handle these issues in her place.&lt;br /&gt;Scientific organizations affected by the civil-service bill have instead been received by the bill’s designer, Renato Brunetta, minister of public administration and innovation. Brunetta maintains that little can be done to stop or change the bill — even though it is still being discussed in committees, and has yet to be voted on by both chambers. In a newspaper interview, Brunetta also likened researchers to capitani di ventura, or Renaissance mercenary adventurers, saying that to give them permanent jobs would be “a little like killing them”. This misrepresents an issue that researchers have explained to him — that any country’s scientific base requires a healthy ratio of permanent to temporary staff, with the latter (such as postdocs) circulating between solid, well equipped, permanent research labs. In Italy, scientists tried to tell Brunetta, this ratio has become very unhealthy.&lt;br /&gt;The Berlusconi government may feel that draconian budget measures are necessary, but its attacks on Italy’s research base are unwise and short-sighted. The government has treated research as just another expense to be cut, when in fact it is better seen as an investment in building a twenty-first-century knowledge economy. Indeed, Italy has already embraced this concept by signing up to the European Union’s 2000 Lisbon agenda, in which member states pledged to raise their research and development (R&amp;amp;D) budgets to 3% of their gross domestic product. Italy, a G8 country, has one of the lowest R&amp;amp;D expenditures in that group — at barely 1.1%, less than half that of comparable countries such as France and Germany.&lt;br /&gt;The government needs to consider more than short-term gains brought about through a system of decrees made easy by compliant ministers. If it wants to prepare a realistic future for Italy, as it should, it should not idly reference the distant past, but understand how research works in Europe in the present.&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/11/editoriale-di-nature-sulla-universit-e.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-9116003087193246142</guid><pubDate>Wed, 19 Nov 2008 10:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-19T12:00:12.935+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">ricercatori</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Università</category><title>Sulla fuga dei cervelli</title><description>&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;di Renato Dulbecco&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;HO LASCIATO il mio Paese nel 1947, a soli 33 anni, per gli Stati Uniti, per poter sviluppare le ricerche scientifiche che mi hanno fatto meritare il Premio Nobel per la Medicina, molti anni dopo, nel &#39;75. Oggi mi fa male vedere che, dopo oltre 60 anni, la situazione di crisi della ricerca scientifica in Italia non è cambiata, anzi. Lo dimostrano i più di mille ricercatori italiani sparsi per il mondo che hanno già riposto all&#39;appello di questo giornale e che hanno dovuto, come me, lasciare il Paese per dedicarsi alla scienza. Il mio rammarico non è una questione di nazionalismo: la scienza per sua natura ignora il concetto di Patria, perché è e deve rimanere universale. Anzi, penso sia importante per uno scienziato formarsi all&#39;estero e studiare in una comunità internazionale. Tuttavia dovrebbe anche poter scegliere dove sviluppare le sue idee e i frutti del suo studio, senza dover escludere del tutto il Paese dove è nato. Ciò che mi dispiace profondamente è toccare con mano l&#39;immobilismo di un&#39;Italia che sembra non curarsi della ricerca scientifica, esattamente come nel dopoguerra. Come se più di mezzo secolo di esplosione del progresso scientifico fosse passato invano. Chi vuole fare ricerca se ne va, oggi come ieri, per gli stessi motivi. Perché non c&#39;è sbocco di carriere, perché non ci sono stipendi adeguati, né ci sono fondi per ricerche e le porte degli (ottimi) centri di ricerca sono sbarrate perché manca, oltre ai finanziamenti, l&#39;organizzazione per accogliere nuovi gruppi e sviluppare nuove idee. Perché non esiste in Italia la cultura della scienza, intesa come tendenza all&#39;innovazione che qui, negli Stati Uniti, è privilegiata in ogni senso ed è il motore del cambiamento.&lt;br /&gt;Ciò che è cambiato concretamente, rispetto ai miei tempi, è che la ricerca scientifica, spinta dalla conoscenza genomica che è stata al centro del miei studi e oggi rappresenta il futuro, richiede molti più investimenti in denaro e persone rispetto a 60 anni fa. Si allungano così le distanze fra Paesi che investono e quelli che non lo fanno. L&#39;Italia rischia, molto più che negli anni Cinquanta, di rimanere esclusa definitivamente dal gruppo di Paesi che concorrono al progresso scientifico e civile. Io sono uno scienziato e non ho la ricetta per salvare la ricerca italiana, ma proprio come &quot;emigrato della ricerca &quot; posso dire che i modelli ci sono, anche vicini ai nostri confini, senza guardare agli Stati Uniti, che sicuramente hanno una cultura e una storia molto diversa dalla nostra. Basterebbe iniziare a riflettere dal dato più semplice. Un Paese che investe lo 0,9% del proprio prodotto interno lordo in ricerca, contro la media del 2% degli altri, non può essere scientificamente competitivo né attirare a sé o trattenere i suoi ricercatori migliori. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family:times new roman;font-size:130%;&quot;&gt;da Repubblica.it (19 novembre 2008)&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/11/sulla-fuga-dei-cervelli.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-2427802055265913510</guid><pubDate>Thu, 06 Nov 2008 22:41:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-06T23:43:47.238+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cavaliere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Obama</category><title>Io non ho paura</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;di Peter Gomez&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Come governerà lo vedremo nei prossimi mesi. Anche se per lui la situazione non potrebbe essere peggiore: recessione, disoccupazione, una crisi finanziaria senza uguali, il pantano irakeno e quello afgano, lasciano presagire che &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;la partenza di Barack Obama sarà in salita&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. Già ora però la sua elezione a presidente degli Stati Uniti scompagina molti giochi in quelle che, a torto o ragione, vengono considerate le province dell&#39;impero americano. La vittoria di Obama segna infatti l&#39;inizio del &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;declino per le campagne elettorali basate sulla paura&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. Dimostra che si può ottenere consenso dai cittadini proponendo un mondo diverso: fatto di minori diseguaglianze sociali, di maggior rispetto per l&#39;ambiente, di partecipazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;A oggi è questa la novità di Obama. Ed è una novità che &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;preoccupa una parte consistente del nostro governo&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. Le frasi infelici di &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Silvio Berlusconi&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; &quot;sull&#39;abbronzatura&quot; del neo-presidente, che riecheggiano direttamente quelle usate dal leghista &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Roberto Calderoli&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; per zittire la giornalista &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Rula Jebreal&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, e quelle sconcertanti del capogruppo della Pdl al Senato, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Maurizio Gasparri&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, sui brindisi di Al Qaeda per l&#39;arrivo di Barack alla Casa Bianca, sono un &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;segno di nervosismo&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. Dopo le manifestazioni per i tagli nella scuola, nella maggioranza cresce la sensazione di stare perdendo, a poco, a poco, la &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;sintonia con il Paese&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. E adesso, messo alle spalle un ottobre d&#39;inferno, novembre si apre con lui: un presidente afro-americano popolarissimo anche tra gli italiani che hanno votato centro-destra. Un presidente che, se manterrà anche solo in parte quanto ha promesso durante la sua indimenticabile campagna, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;finirà per fare mostrare la corda a tutta la politica nostrana&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Pensate solo alla &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;questione clima&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;: il centro-destra, senza troppo scandalo da parte del centro-sinistra, non vuole rispettare gli accordi internazionali sull&#39;inquinamento. Sostiene che costano troppo alle nostre imprese. Ma cosa accadrà ora con Obama che garantisce di &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;ridurre le emissioni di CO2&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; dell&#39;80 per cento entro il 2050 e assicura che durante il suo mandato si punterà tutto sull&#39;&lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;energia rinnovabile&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;? L&#39;Italia rimarrà schierata con i paesi dell&#39;ex patto di Varsavia che vogliono continuare ad avvelenare il pianeta, o nelle prossime settimane farà precipitosamente marcia indietro? E, in ogni caso, quale sarà a quel punto &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;la credibilità di Berlusconi?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Fare politica vuol dire immaginare il &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;futuro&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. E Obama, per la sua età, la sua storia personale, il futuro lo rappresenta. Per questo l&#39;attempato Cavaliere ricorda che «è giovane e bello» e si offre di dargli consigli. All&#39;improvviso lui, come tutti gli altri leader che per ragioni anagrafiche o di carriera sono sulla scena da più di un quarto di secolo, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;sentono il peso degli anni&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. E hanno paura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman; color: rgb(255, 102, 0);&quot;&gt;leggi anche:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a style=&quot;font-family: times new roman; color: rgb(255, 102, 0);&quot; href=&quot;http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80633&quot;&gt;&quot;La destra nostrna e Obama&quot;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman; color: rgb(255, 102, 0);&quot;&gt; - di M.N.Oppo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/11/io-non-ho-paura.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-323941431796556278</guid><pubDate>Thu, 06 Nov 2008 06:35:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-06T07:37:43.758+01:00</atom:updated><title>Addio a Michael Crichton conosceva il segreto di una storia</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;b style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;NEW YORK -&lt;/b&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Forse l&#39;ironia aveva preso il posto della sua sfrenata fantasia. E la sua fama di creatore di dinosauri clonati aveva superato la sua bravura di sceneggiatore. Chi ha letto Next, il suo ultimo romanzo, ci ha trovato pesci sponsorizzati da multinazionali e qualche citazione di un buffo presidente del Consiglio di un Paese lontano (l&#39;Italia) alle prese con curiosi esperimenti sebacei. Chi è stato dipendente dalle prime stagioni di Er - Medici in prima linea (tuttora in corso), sa quale macchina perfetta fosse quella serie e quale rivoluzione portò nel linguaggio televisivo. E&#39; morto all&#39;improvviso, era malato da tempo, pochi lo sapevano. In Memoriam, Michael Crichton, 1942-2008, come semplicemente si legge sul suo sito Internet. Dove si annunciano funerali privati. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Basta qualche titolo per dare l&#39;idea di chi fosse Crichton: Jurassic Park, Stato di paura, Preda, Sfera, Il mondo perduto, Congo. Romanzi spesso divenuti film, sceneggiature diventati successi di botteghino. Steven Spielberg, Dustin Hoffman, Sharon Stone, Samuel L. Jackson, Sean Connery, George Clooney (quando non era ancora George Clooney ma stava per diventarlo grazie a Crichton): quasi tutta Hollywood ha incrociato il suo genio. Agli Universal Studios di L. A. il parco a tema di Jurassic Park resta il monumento a una delle sue intuizioni più incredibili. E ogni giorno gli americani gli rendono omaggio facendo la cosa che probabilmente più rendeva felice Crichton: divertendosi. Divertirsi a navigare i laghi e i fiumi dove spuntano all&#39;improvviso le creature preistoriche che avevano visto al cinema. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                                                                                                                  &lt;!--inserto--&gt;&lt;div style=&quot;font-family: times new roman;&quot; class=&quot;ad-box&quot;&gt;&lt;!-- OAS AD &#39;Middle&#39; - da inserire per 200x200 --&gt; &lt;script language=&quot;javascript&quot; type=&quot;text/javascript&quot;&gt; &lt;!-- OAS_RICH(&#39;Middle&#39;); //--&gt; &lt;/script&gt; &lt;/div&gt;&lt;!--/inserto--&gt;                                 &lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Anche se Next non ebbe il successo di suoi lavori precedenti, Crichton era una risorsa. Pensare a lui significava pensare una sola cosa: bestseller, 150 milioni di copie vendute, milioni di telespettatori, migliaia di persone al cinema. Molti si interrogavano sul suo successo, molti non lo capivano, molti probabilmente lo declassavano a scrittore di genere. Invece il segreto è semplice ed è sotto gli occhi di tutti. Crichton era un artigiano della sceneggiatura, conosceva, lui laureato in medicina, il segreto di una storia. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Un esempio. Il primo episodio di Er, 24 Hours. Medici che parlano tra loro, storie che si incrociano, uno che torna ubriaco e un altro, si capisce che è un suo amico, che lo sdraia su una barella a smaltire. Infermiere, una più inquadrata delle altre. Fuori, Chicago, la più bella città d&#39;America. Dentro un medico con gli occhiali che non riesce a dormire più di pochi minuti prima che qualcuno lo svegli. Un problema in famiglia, la moglie vuole che lasci il pronto soccorso universitario per una vita e uno stipendio migliore. L&#39;ubriaco si sveglia, è sobrio, lo vediamo all&#39;opera. E&#39; un pediatra, è bravo, maledettamente bravo, ma pieno di ombre. Uno studente appena arrivato. E&#39; ricco, impacciato, viene travolto dalla mole di lavoro che un altro medico, un chirurgo, bravo, dannatamente bravo, gli somministra. Stop. Fermatevi e contate quante conflitti principali e secondari in pochi minuti Crichton ha tirato fuori con la sua idea. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Secondo esempio. Chi o che cosa teme oggi l&#39;uomo? Multinazionali, manipolazioni genetiche, violazione della privacy, clonazioni clandestine, virus creati in laboratorio e dispersi o venduti chissà dove e chissà a chi. In poche parole che ci sfugga di mano tutto quello che abbiamo messo in piedi. Tutto troppo in fretta, tutto troppo difficile da controllare, troppi soldi che girano, troppi interessi e troppo opachi. Ecco i nuovi nemici che Crichton ha messo nelle sue storie. Le nostre paure, il cocktail tra quello che abbiamo inventato e quello che non siamo in grado per avidità, miopia, inadeguatezza di tenere a bada. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Questi sono i due elementi alchemici del segreto di Crichton: storie da raccontare e arte nel raccontarle. Aveva 66 anni, pensavamo che avesse ancora tanto tempo. Eravamo sempre in attesa di qualche sua nuova idea. Sicuri che ci avrebbe fatto ridere, piangere, pensare. In memoriam, Michael Crichton. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;(&lt;/span&gt;&lt;i style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;!-- inizio DATA --&gt;5 novembre 2008&lt;!-- fine DATA --&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;), da Repubblica.it          &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;                                                                                                                                                         &lt;!-- do nothing --&gt;                                                     &lt;!-- do nothing --&gt;                    &lt;!-- fine TESTO --&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/11/addio-michael-crichton-conosceva-il.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-493777971234938560</guid><pubDate>Mon, 03 Nov 2008 20:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-11-03T21:31:57.633+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Università</category><title>From Brescia to Reggio</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;div style=&quot;font-family: times new roman;&quot; class=&quot;ExternalClass&quot; id=&quot;MsgContainer&quot;&gt;&lt;style&gt; .ExternalClass .EC_hmmessage P {padding:0px;} .ExternalClass body.EC_hmmessage {font-size:10pt;font-family:Tahoma;} &lt;/style&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt; Da Brescia a Reggio Calabria&lt;br /&gt;Così la Gelmini diventò avvocato&lt;br /&gt;L&#39;esame di abilitazione all&#39;albo nel 2001.&lt;br /&gt;Il ministro dell&#39;Istruzione: «Dovevo lavorare subito»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Novantatré per cento di ammessi agli orali! Come resistere alla tentazione? E così, tra i furbetti che nel 2001 scesero dal profondo Nord a fare gli esami da avvocato a Reggio Calabria si infilò anche Mariastella Gelmini. Ignara delle polemiche che, nelle vesti di ministro, avrebbe sollevato con i (giusti) sermoni sulla necessità di ripristinare il merito e la denuncia delle condizioni in cui versano le scuole meridionali. Scuole disastrose in tutte le classifiche «scientifiche» internazionali a dispetto della generosità con cui a fine anno vengono quasi tutti promossi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La notizia, stupefacente proprio per lo strascico di polemiche sulla preparazione, la permissività, la necessità di corsi di aggiornamento, il bagaglio culturale dei professori del Mezzogiorno, polemiche che hanno visto battagliare, sull&#39;uno o sull&#39;altro fronte, gran parte delle intelligenze italiane, è stata data nella sua rubrica su laStampa.it da Flavia Amabile. La reazione degli internauti che l&#39;hanno intercettata è facile da immaginare. Una per tutti, quella di Peppino Calabrese: «Un po&#39; di dignità ministro: si dimetta!!» Direte: possibile che sia tutto vero? La risposta è nello stesso blog della giornalista. Dove la Gelmini ammette. E spiega le sue ragioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un passo indietro. È il 2001. Mariastella, astro nascente di Forza Italia, presidente del consiglio comunale di Desenzano ma non ancora lanciata come assessore al Territorio della provincia di Brescia, consigliere regionale lombarda, coordinatrice azzurra per la Lombardia, è una giovane e ambiziosa laureata in giurisprudenza che deve affrontare uno dei passaggi più delicati: l&#39;esame di Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per diventare avvocati, infatti, non basta la laurea. Occorre iscriversi all&#39;albo dei praticanti procuratori, passare due anni nello studio di un avvocato, «battere» i tribunali per accumulare esperienza, raccogliere via via su un libretto i timbri dei cancellieri che accertino l&#39;effettiva frequenza alle udienze e infine superare appunto l&#39;esame indetto anno per anno nelle sedi regionali delle corti d&#39;Appello con una prova scritta (tre temi: diritto penale, civile e pratica di atti giudiziari) e una (successiva) prova orale. Un ostacolo vero. Sul quale si infrangono le speranze, mediamente, della metà dei concorrenti. La media nazionale, però, vale e non vale. Tradizionalmente ostico in larga parte delle sedi settentrionali, con picchi del 94% di respinti, l&#39;esame è infatti facile o addirittura facilissimo in alcune sedi meridionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un esempio? Catanzaro. Dove negli anni Novanta l&#39;«esamificio» diventa via via una industria. I circa 250 posti nei cinque alberghi cittadini vengono bloccati con mesi d&#39;anticipo, nascono bed&amp;amp;breakfast per accogliere i pellegrini giudiziari, riaprono in pieno inverno i villaggi sulla costa che a volte propongono un pacchetto «all-included»: camera, colazione, cena e minibus andata ritorno per la sede dell&#39;esame.&lt;br /&gt;Ma proprio alla vigilia del turno della Gelmini scoppia lo scandalo dell&#39;esame taroccato nella sede d&#39;Appello catanzarese. Inchiesta della magistratura: come hanno fatto 2.295 su 2.301 partecipanti, a fare esattamente lo stesso identico compito perfino, in tantissimi casi, con lo stesso errore («recisamente» al posto di «precisamente», con la «p» iniziale cancellata) come se si fosse corretto al volo chi stava dettando la soluzione? Polemiche roventi. Commissari in trincea: «I candidati — giura il presidente della «corte» forense Francesco Granata — avevano perso qualsiasi autocontrollo, erano come impazziti». «Come vuole che sia andata? — spiega anonimamente una dei concorrenti imbroglioni —. Entra un commissario e fa: &#39;Scrivete&#39;. E comincia a dettare il tema. Bello e fatto. Piano piano. Per dar modo a tutti di non perdere il filo».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le polemiche si trascinano per mesi e mesi al punto che il governo Berlusconi non vede alternative: occorre riformare il sistema con cui si fanno questi esami. Un paio di anni e nel 2003 verrà varata, per le sessioni successive, una nuova regola: gli esami saranno giudicati estraendo a sorte le commissioni così che i compiti pugliesi possano essere corretti in Liguria o quelli sardi in Friuli e così via. Riforma sacrosanta. Che già al primo anno rovescerà tradizioni consolidate: gli aspiranti avvocati lombardi ad esempio, valutati da commissari d&#39;esame napoletani, vedranno la loro quota di idonei raddoppiare dal 30 al 69%.&lt;br /&gt;Per contro, i messinesi esaminati a Brescia saranno falciati del 34% o i reggini ad Ancona del 37%. Quanto a Catanzaro, dopo certi record arrivati al 94% di promossi, ecco il crollo: un quinto degli ammessi precedenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quei mesi di tormenti a cavallo tra il 2000 e il 2001 la Gelmini si trova dunque a scegliere, spiegherà a Flavia Amabile: «La mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l&#39;esame per ottenere l&#39;abilitazione alla professione». Quindi? «La sensazione era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano ogni anno a superare l&#39;esame. Per gli altri, nulla. C&#39;era una logica di casta, per fortuna poi modificata perché il sistema è stato completamente rivisto». E così, «insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da questa situazione, abbiamo deciso di andare a fare l&#39;esame a Reggio Calabria».&lt;br /&gt;I risultati della sessione del 2000, del resto, erano incoraggianti. Nonostante lo scoppio dello scandalo, nel capoluogo calabrese c&#39;era stato il primato italiano di ammessi agli orali: 93,4%. Il triplo che nella Brescia della Gelmini (31,7) o a Milano (28,1), il quadruplo che ad Ancona. Idonei finali: 87% degli iscritti iniziali. Contro il 28% di Brescia, il 23,1% di Milano, il 17% di Firenze. Totale: 806 idonei. Cinque volte e mezzo quelli di Brescia: 144. Quanti Marche, Umbria, Basilicata, Trentino, Abruzzo, Sardegna e Friuli Venezia Giulia messi insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, la tentazione era forte. Spiega il ministro dell&#39;Istruzione: «Molti ragazzi andavano lì e abbiamo deciso di farlo anche noi». Del resto, aggiunge, lei ha «una lunga consuetudine con il Sud. Una parte della mia famiglia ha parenti in Cilento». Certo, è a quasi cinquecento chilometri da Reggio. Ma sempre Mezzogiorno è. E l&#39;esame? Com&#39;è stato l&#39;esame? «Assolutamente regolare». Non severissimo, diciamo, neppure in quella sessione. Quasi 57% di ammessi agli orali. Il doppio che a Roma o a Milano. Quasi il triplo che a Brescia. Dietro soltanto la solita Catanzaro, Caltanissetta, Salerno. Così facevan tutti, dice Mariastella Gelmini. Da oggi, dopo la scoperta che anche lei si è infilata tra i furbetti che cercavano l&#39;esame facile, le sarà però un po&#39; più difficile invocare il ripristino del merito, della severità, dell&#39;importanza educativa di una scuola che sappia farsi rispettare. Tutte battaglie giuste. Giustissime. Ma anche chi condivide le scelte sul grembiule, sul sette in condotta, sull&#39;imposizione dell&#39;educazione civica e perfino sulla necessità di mettere mano con coraggio alla scuola a partire da quella meridionale, non può che chiedersi: non sarebbero battaglie meno difficili se perfino chi le ingaggia non avesse cercato la scorciatoia facile?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gian Antonio Stella&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/11/from-brescia-to-reggio.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-8811760624384015236</guid><pubDate>Thu, 30 Oct 2008 21:23:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-30T22:24:13.165+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">c</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Università</category><title>Ho denunciato alle autorità competenti le parole di Cossiga</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Con la seguente, vi porto a conoscenza che sabato mattina mi sono recato al commissariato di polizia di Lugo per denunciare &lt;/span&gt;&lt;a style=&quot;color: rgb(255, 165, 0); font-family: times new roman;&quot; href=&quot;http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=32976406&quot;&gt;le parole di Francesco Cossiga apparse sul Quotidiano Nazionale&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; il 23 ottobre 2008.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Qualcuno doveva farlo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Non possiamo permettere che la dignità degli italiani venga continuamente calpestata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Sono ben conscio che il mio gesto rimarrà qualcosa di simbolico più che realmente efficace per contrastare tale sproloquio, ma se ognuno di noi si muovesse per fare ciò che è sua possibilità, forse qualche cosa potremmo cambiare, partendo dal basso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Di seguito il video girato prima di entrare in commissariato, dove leggo integralmente quanto depositerò, in quanto non era naturalmente possibile filmare all&#39;interno del commisariato:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a style=&quot;color: rgb(255, 165, 0); font-family: times new roman;&quot; href=&quot;http://it.youtube.com/watch?v=06d-9gCS1gI&quot;&gt;http://it.youtube.com/watch?v=06d-9gCS1gI&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Al momento attuale, è tutto depositato, non è ancora completamente attiva l&#39;istanza in quanto i gentilissimi agenti mi hanno comunicato che anche per tutelare la mia posizione le cose andranno fatte seguendo i canali giusti, e per questo servirà circa una settimana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Cordialmente sono a salutare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Assirelli Luca&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-style: italic; font-family: times new roman;&quot;&gt;«Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto.»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; Walt Whitman                  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/10/ho-denunciato-alle-autorit-competenti.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-7092937581987496572</guid><pubDate>Sun, 26 Oct 2008 20:16:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-26T21:17:56.936+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Università</category><title>Shock nel sistema</title><description>&lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;[The Guardian], da &lt;a href=&quot;http://italiadallestero.info/archives/1505&quot;&gt;Italia dall&#39;estero&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;em&gt;I tagli al budget e le riforme del sistema scolastico italiano hanno provocato un’ondata di proteste.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;“Si tratta di una protesta davvero strana” riflette Teresa Bencetti in un caffé dietro l’angolo della scuola elementare di Roma Victor Hugo Girolami. Nessuno le ha proposto di rinunciare al proprio lavoro di insegnante di matematica e inglese, dice. Nessuno le ha proposto di ridurre il suo stipendio che, tolte le tasse, la lascia con 14,400€ circa annui. Ma il governo di centro-destra guidato da Silvio Berlusconi sta cercando di sottoporre il martoriato sistema scolastico italiano ad un terapia d’urto: la Bencetti e molte altre sue colleghe temono che produrrà più danni che risultati positivi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;La scorsa settimana studenti universitari e professori si sono uniti per la prima volta alla crescente ondata di proteste contro i tagli e le riforme imposte dal giovane Ministro dell’istruzione di Berlusconi, Mariastella Gelmini. Le critiche ritengono che le scuole torneranno indietro di almeno 30 anni. A seguito di manifestazioni e sit-in, la maggiore coalizione sindacale ha proclamato una giornata di sciopero generale per l’istruzione il 30 ottobre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;La posta in palio è altissima. Gli economisti sono tutti d’accordo nell’identificare uno dei motivi chiave per cui l’Italia è diventata, negli ultimi 10 anni, il fanalino di coda dell’Europa nel fatto che il sistema educativo non si sia adeguato alle esigenze di una società della conoscenza. “Non lo facciamo per noi stessi, ci interessa il futuro dei nostri alunni” dice Letizia Baldoni, che insegna italiano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;La Victor Hugo Girolami si trova nel quartiere di Monteverdi Nuovo che Paola Pandolfi, un’altra insegnante, definisce di “classe medio-alta”. Tuttavia la scuola non ha la banda larga e possiede solo una dozzina di computer per 500 bambini. I soldi non dovrebbero essere un problema. La patria natìa di Maria Montessori spende per i suoi alunni tra i 6 e gli 11 anni molto di più della media dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD). I soldi scarseggiano invece nell’educazione secondaria. Ma anche qui, la spesa media per studente è 5.700 euro, poco sotto la media della OECD.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Il nocciolo della questione è che le risorse a disposizione sono gestite male - o, meglio, in maniera non proficua. Circa il 79% del budget destinato all’istruzione viene divorato dagli stipendi. Tuttavia gli insegnanti non sono particolarmente ben retribuiti. Nella scuola elementare, guadagnano il 78% della media OECD (anche se hanno un carico di lavoro minore: 24 ore settimanali di base). Il problema è dunque che ce ne sono troppi. L’Italia è un paese caratterizzato da settimane corte, giornate lunghe e classi piccole, spesso in scuole di modeste dimensioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Paragoni a livello internazionale&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;L’educazione elementare, comunque, ottiene ottimi risultati se comparata a livelli internazionali. Uno studio della OECD pubblicato il mese scorso piazza l’Italia tra il quinto e l’ottavo posto secondo diversi criteri in una classifica che analizza le 30 nazioni più ricche. I problemi iniziano nella scuola secondaria. La performance degli adolescenti italiani nei test Pisa (programma internazionale di valutazione degli studenti) è stato un disastro. Nell’ultimo, fatto nel 2006, gli studenti sono stati i peggiori tra Spagna, Francia, Germania, Regno Unito e USA (anche se con enormi differenze di risultati tra il ricco nord e le zone meridionali più povere).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Durante gli ultimi anni si sono anche registrati dei disgustosi episodi di bullismo, violenza e molestie di insegnanti nei confronti degli alunni. Tali eventi, più di ogni altra cosa, hanno portato a parlare di una “emergenza istruzione”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Gelmini, figlia di un maestro di scuola elementare, ha ottenuto l’incarico ad aprile prendendosi l’impegno di affrontare il problema. Ma, in un periodo in cui l’Italia ha difficoltà a restare nei limiti di budget imposti dalla comunità europea, il Ministro è anche costretta ad attenersi alle esigenze di un budget molto limitato. Il problema che sta affrontando dunque è notevolmente difficile - migliorare qualità e disciplina e, nel contempo, contenere le spese. Nessuno può accusarla di compiacenza. Non è passato neanche un giorno, da quando è diventata ministro, senza qualche titolo di giornale dedicato all’istruzione. La prima mossa del Ministro 35enne è stata annunciare una riduzione delle spese di 7,8 miliardi di euro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;In netto contrasto con quanto accade in Inghilterra, il grosso dei tagli sono stati diretti alle scuole elementari che sono in realtà l’unica parte del sistema che funziona (le università sono un problema ancora più spinoso delle scuole). Molte piccole scuole saranno costrette a chiudere - 260 solo nel Lazio, la regione in cui si trova Roma. Circa 87.000 posti di insegnante e 45.000 posti di insegnanti di sostegno verranno tagliati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Il governo assicura che nessuno perderà il proprio posto di lavoro. I risparmi verranno ricavati nei prossimi 3 anni accademici attraverso le mancate assunzioni. Tuttavia, questa è una magra consolazione per le decine di migliaia di precari - insegnati giovani e senza contratto fisso le cui speranze di una carriera nel settore dell’istruzione saranno frustrate sino al 2012 e, in molti casi, abbandonate per sempre. Gli oppositori di questa politica del governo sostengono, tra le altre cose, che ciò ha ostacolato il ricambio generazionale degli insegnanti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Attualmente, i genitori degli alunni delle scuole elementari hanno una sola scelta. Possono iscrivere i propri figli per cinque mattine e due pomeriggi a settimana: in questo caso i bambini dovranno fare più compiti a casa. Oppure possono optare per 40 ore. Il “tempo pieno”, come si dice, è molto utile per una famiglia in cui entrambi i genitori lavorano. La riforma Gelmini cancella questi sistemi sostituendoli con 24 ore a settimana.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Ma il cambiamento che ha acceso le polemiche - anche se non il dibattito, visto che è stato imposto al parlamento attraverso l’equivalente italiano della “ghigliottina” [per decreto legge, N.d.T.] - è stata la reintroduzione del sistema del “maestro unico” nelle scuole elementari come la Victor Hugo Girolami. Persino qualche alleato di Berlusconi, capeggiati dal leader della Lega Nord Umberto Bossi, si è mostrato contrario a questo provvedimento quando è stato reso pubblico.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;La Pandolfi, che insegna storia dell’arte e italiano, adesso affronta la tremenda prospettiva di dover insegnare ad un’intera classe l’intera gamma di materie, incluse quelle di cui non ha una conoscenza adeguata. “Questo sistema esisteva 30 anni fa” dice. “Ormai, le materie che insegniamo sono molto più complesse. E molto più pesanti. Si ha bisogno di un ampio bagaglio di conoscenze per insegnarle in maniera adeguata.”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Il ritorno al maestro unico è solo uno degli elementi che il Ministro ombra dell’istruzione, Maria Pia Garavaglia, definisce criticamente “Operazione Nostalgia”. Così come molti italiani considerano compiaciuti gli anni ‘50 e ‘60 un’età aurea di crescita economica e stabilità politica, così hanno la tendenza a vedere le scuole del passato come una soluzione ai problemi del presente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Voto in condotta&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;La Gelmini chiaramente condivide questa visione. Ha reintrodotto i voti di condotta, che erano stati aboliti 10 anni fa. Sta considerando la re-introduzione delle uniformi scolastiche. Ha inoltre invitato i presidi a promuovere i grembiulini, che sembravano destinati all’estinzione, così come è successo in altre nazioni dell’Europa occidentale, eccetto per le lezioni di arte. La Pandolfi è preoccupata dal fatto che qualsiasi beneficio che queste misure possono portare sarà spazzato via dall’abolizione dell’insegnamento a tempo pieno nelle scuole elementari. “Nelle zone meno agiate, il “tempo pieno” serve a tenere i ragazzi lontani dalle strade” dice.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;La sofisticata interpretazione è che la Gelmini stia costruendo le fondamenta per chiedere maggiori risorse per affrontare il problema più difficile costituito dalla riforma della scuola secondaria. Un sondaggio dello scorso mese rileva che è stata il membro di governo più popolare, con un indice di approvazione del 66%. Ma il rischio è che, con l’Italia che si dirige ancora una volta verso una recessione che metterà a dura prova le finanze pubbliche, il tesoro chiuderà il rubinettouna volta che i tagli entreranno in vigore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Giacomo Vaciago, professore di economia politica alla Università Cattolica di Milano, nonché uno delle maggiori autorità in materia di istruzione, è fortemente critico nei confronti del sistema attuale. Tuttavia crede che l’approcio del governo sia “ingenuo e conservatore”. “L’idea sembra essere che se torniamo al passato ritroveremo la vecchia qualità - un assunto alquanto ingenuo. La qualità è qualcosa che non si ottiene facilmente con grembiulini e disciplina.”&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;text-align: right; font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.guardian.co.uk/education/2008/oct/21/schools-italy&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;[Articolo originale di John Hooper]&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/10/shock-nel-sistema.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-1516505127285081597</guid><pubDate>Sun, 26 Oct 2008 20:13:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-26T21:16:17.558+01:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Università</category><title>Scuole fuori</title><description>&lt;p  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;[The Economist], da &lt;a href=&quot;http://italiadallestero.info/&quot;&gt;&quot;Italia dall&#39;estero&quot;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;em&gt;I piani per riformare il sistema scolastico italiano provocano critiche.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;L’Italia potrebbe essere sul punto di una recessione, ma il 2009 offre la promessa di una crescita senza precedenti per Siggi, un’impresa tessile vicino Vicenza nel nord est del paese. Siggi è il più grande produttore di grembiuli, o divise scolastiche. Un tempo molto diffuse nella scuola elementare italiana, sono passate di moda, come le boccettine di inchiostro. Ma a luglio il ministro dell’educazione Mariastella Gelmini ha puntato sulla reintroduzione dei grembiuli per combattere l’imbarazzo determinato da differenze di classe e di vestiti firmati fra gli alunni. La produzione di Siggi quest’anno ha quasi fatto il tutto esaurito e il suo presidente Gino Mara ha detto che “il prossimo anno ci potrebbe essere un vero e proprio boom” .&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;La decisione di far indossare il grembiule agli alunni è lasciata agli insegnanti di ruolo. Ció non figura in nessuno dei due disegni di legge per l’istruzione introdotti dalla Gelmini, ma è diventato un simbolo dei suoi sforzi volti a scuotere l’istruzione italiana. Le critiche sostengono che tutto ciò sia un vano tentativo di far tornare indietro l’orologio; i suoi sostenitori lo considerano un primo passo necessario per un sistema più equo ed efficiente.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Il 30 ottobre i contrasti da lei suscitati culmineranno in una giornata di sciopero degli insegnanti. I sindacati denunciano principalmente il programma di tagli volti a risparmio di quasi 8 miliardi di euro (11 miliardi di dollari). Questo include la perdita naturale di 87.000 posti di lavoro di insegnanti nel corso dei tre anni accademici fino al 2012 e il ritorno ad un sistema con un unico insegnante nella scuola elementare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Se la riforma si limitasse solo a questo, si potrebbe rivelare disastrosa come i rappresentanti di sindacati ed opposizione prevedono (studi internazionali dimostrano che le scuole elementari sono l’unica parte dell’educazione italiana che funziona bene). Tuttavia è anche previsto che il 30% dei fondi risparmiati saranno reinvestiti nelle scuole. I sostenitori della Gelmini sperano che li riuserà per raddrizzare i paralizzanti squilibri nell’educazione, una delle più grandi debolezze economiche strutturali d’Italia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Un problema è la grande quantità di insegnanti mal pagati, dice Roger Abravanel, autore di un recente libro sulla meritocrazia. “ Il numero di insegnanti per 100 studenti è uno dei più alti nell’OECD, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico”. L’educazione, particolarmente nel sud, è stata spesso usata dai politici per il patronato politico e per la creazione di posti di lavoro. Questo potrebbe spiegare perché, nonostante studino più a lungo e in classi più piccole, gli studenti italiani delle superiori reggono malamente i confronti internazionali. “ Il nord è intorno alla media dei Paesi dell’OCSE, ma il sud è alla pari con l’Uruguay e la Thailandia” dice Abravanel. Giacomo Vaciago, professore di economia all’Università Cattolica di Milano, dice che anche se per il momento il dibattito è sui tagli, il grande problema è la qualità, che è a casaccio”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style=&quot;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Alla presentazione delle ultime riforme, al fianco della Gelmini il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi ha promesso che, dal 2012, i migliori insegnanti otterranno un premio di € 7.000. Ma l’onorevole Vaciago è scettico sulla riuscita di questi piani. “L’attuale governo sta facendo tagli e sta sperando che il risultato immediato sia un aumento di qualità. Non vi è alcuna garanzia evidente che sarà così” ha commentato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p  style=&quot;text-align: right;font-family:times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=12429554&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;u&gt;[Articolo originale]&lt;/u&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/10/scuole-fuori.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-1721758877489984804</guid><pubDate>Fri, 24 Oct 2008 20:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-24T22:59:58.727+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Università</category><title>Gandhi, la scuola e le televisioni</title><description>&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;di Peter Gomez&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non c&#39;è nulla di casuale&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; nelle dichiarazioni seguite da smentita di Silvio Berlusconi sulla polizia nelle scuole. Il Cavaliere quando parla segue una &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;strategia precisa&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. Da una parte vuole saggiare le reazioni dell&#39;opinione pubblica abituandola a poco a poco all&#39;idea che contro gli studenti si può utilizzare la forza, dall&#39;altra tenta di distogliere l&#39;attenzione dal nocciolo del problema: &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;ai tagli di spesa nella scuola si è provveduto con un decreto legge senza consultare nessuno&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Il decisionismo, del resto, in giorni in cui cinque telegiornali su sei si limitano a fare da &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;megafono del potere&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, paga. Quello che la maggior parte degli italiani hanno capito del decreto Gelmini è infatti semplice: alle elementari si ritornerà a mettere il grembiule e nelle classi si tornerà ad avere un solo maestro. Tutto il resto passa in secondo piano. &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Ovvio che in un paese di anziani come il nostro la controriforma, raccontata così, raccolga ampi consensi&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. Il grembiule (che oltretutto non è un&#39;idea da buttar via) e il maestro unico riportano alla mente della gente i &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;bei tempi andati&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. Tempi che, man mano si va avanti con gli anni, sono sempre migliori dei presenti. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Non bisogna quindi farsi ingannare dalle manifestazioni. Chi protesta, per quanto numerosi siano i cortei, per il momento &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;rappresenta solo la minoranza dei cittadini&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. La situazione può però cambiare rapidamente. La controriforma, per come è stata concepita, è destinata a toccare ampi strati della popolazione, a incidere direttamente sulla vita delle famiglie. Ma, nella gran parte dei casi, non lo farà subito. Molti cambiamenti avverranno lentamente. Per questo Berlusconi si lamenta dei giornali e a parole sminuisce la portata degli interventi (il maestro unico, per esempio, nei discorsi del premier diventa maestro prevalente): &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;il suo obiettivo è prendere tempo e far sì che non si conoscano troppo bene gli esatti contenuti delle nuove norme&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Col passare dei giorni e il crescere delle proteste la probabilità che si verifichi qualche incidente (quasi inevitabile quando migliaia di persone molto giovani scendono in piazza) aumenta. E gli incidenti, che &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Berlusconi con i suoi interventi sembra voler evocare&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, rappresenterebbero per lui una vittoria. Le tv ci metterebbero un secondo ad amplificarne la portata innescando una serie di reazioni a catena difficilmente prevedibili.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Che fare allora? Quattro cose: &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;ricordarsi di Gandhi&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; che con la non violenza liberò una nazione, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;non accettare provocazioni&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;, organizzare proteste sempre più &quot;mediatiche&quot; che possano trovar spazio nei telegiornali, &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;presentare poche e chiare controproposte&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. Che nel mondo della scuola e delle università si disperdano inutilmente molti capitali è un fatto. Che sia necessaria una razionalizzazione delle spese è un altro fatto (pensiamo, per esempio, alle norme che hanno consentito l&#39;apertura di nuovi atenei in quasi ogni capoluogo di provincia e la creazione di corsi di laurea in materie che non permetteranno a nessuno di trovare occupazione).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;Insomma anche manifestando studenti e docenti dovranno continuare a lavorare. Serve subito una &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;piattaforma precisa&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;. Un programma per punti sul quale il &lt;/span&gt;&lt;strong style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;governo sia costretto ad aprire la discussione&lt;/strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;color: rgb(255, 102, 0);&quot;&gt;leggi anche:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a style=&quot;color: rgb(255, 102, 0);&quot; href=&quot;http://www.radioradicale.it/scheda/265141&quot;&gt;&quot;Conferenza stampa Veltroni - Fioroni in risposta al Ministro Gelmini ed al Premier&quot;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;color: rgb(255, 102, 0);&quot;&gt; - da Radio Radicale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/10/gandhi-la-scuola-e-le-televisioni.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-208211179942517353.post-2129480182102005269</guid><pubDate>Thu, 23 Oct 2008 12:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-10-23T14:35:28.668+02:00</atom:updated><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Cavaliere</category><category domain="http://www.blogger.com/atom/ns#">Università</category><title>Inquietante....</title><description>&lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Dalla conferenza stampa di &lt;strong&gt;Silvio Berlusconi&lt;/strong&gt; di ieri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;“Non permetterò l’occupazione delle università. L’occupazione di luoghi pubblici non è la dimostrazione dell’applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che vogliono studiare. Convocherò oggi il ministro degli Interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per evitare che questo possa succedere. La realtà di questi giorni è la realtà di aule piene di ragazzi che intendono studiare e i manifestanti sono organizzati dall’estrema sinistra, molto spesso, come a Milano, dai centri sociali e da una sinistra che ha trovato il modo di far passare nella scuola delle menzogne e portare un’opposizione nelle strade e nelle piazze alla vita del nostro governo”. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Da un’intervista rilasciata dal senatore &lt;strong&gt;Francesco Cossiga&lt;/strong&gt; al quotidiano La Nazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Domanda - Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Risposta - Dipende, se ritiene d’essere il Presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico PCI ma l’evanescente PD, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;D - Quali fatti dovrebbero seguire?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;R - Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero Ministro dell’interno.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;D – Ossia?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;R - In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;D - Gli universitari, invece? &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;R - Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;D - Nel senso che…&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;R - Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;D - Anche i docenti?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;R - Soprattutto i docenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;D - Presidente, il suo è un paradosso, no?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;R - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;D - E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;R - Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;D - Quale incendio?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;R - Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;font-family: times new roman;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size:130%;&quot;&gt;Da Pieroricca.org, col titolo &quot;Istruzioni dettagliate&quot;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dontpanic84.blogspot.com/2008/10/inquietante.html</link><author>noreply@blogger.com (L.S.)</author><thr:total>0</thr:total></item></channel></rss>