<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"><channel><title>Elena Arreghini</title><description></description><managingEditor>noreply@blogger.com (Anonymous)</managingEditor><pubDate>Thu, 29 Aug 2024 18:20:25 +0200</pubDate><generator>Blogger http://www.blogger.com</generator><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">13</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">25</openSearch:itemsPerPage><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/</link><language>en-us</language><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle/><itunes:owner><itunes:email>noreply@blogger.com</itunes:email></itunes:owner><item><title>Professional Counselor</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2015/03/consulenza-filosofica-vicenza_4.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Wed, 4 Mar 2020 13:00:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-1930814512974821260</guid><description>&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="background-color: white; line-height: 19.2px; margin-bottom: 0.5em; margin-top: 0.4em;"&gt;
&lt;img border="0" height="328" src="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhAf-iJLIoN68TVHnuHB8NaPNRfmJa6NKzx-tvtxeJI6qoIzJCqWH76zdTEUrMIhKeE471o0_qQtW_MEWXjsPzp91Qd9AhbfjkPd8x6Nn5Y1MLLNz9UpLhEDyGUyyqZxULCAVOB3gsGJX0/s1600/1367909876-mente.jpg" width="640" /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;helvetica neue&amp;quot; , &amp;quot;arial&amp;quot; , &amp;quot;helvetica&amp;quot; , sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;helvetica neue&amp;quot; , &amp;quot;arial&amp;quot; , &amp;quot;helvetica&amp;quot; , sans-serif;"&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style="text-align: left;"&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;helvetica neue&amp;quot; , &amp;quot;arial&amp;quot; , &amp;quot;helvetica&amp;quot; , sans-serif;"&gt;è
 un intervento breve, utile a coloro che desiderano chiarificare dubbi e
 disagi legati alla loro esistenza. Che si tratti di difficoltà nei 
rapporti, conflitti professionali, timori legati al cambiamento, dilemmi
 morali, smarrimento di fronte ad eventi imprevisti, il consulente fa 
emergere e focalizza insieme al consultante la visione della realtà che 
sta alla base di ogni scelta ed azione che egli compie. Guadagnare 
questa visione d'insieme sulla propria esistenza, permette al 
consultante di scoprire nuove chiavi di lettura e strumenti utili 
attraverso i quali comprendere, gestire e vivere meglio gli aspetti 
problematici della sua esistenza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;helvetica neue&amp;quot; , &amp;quot;arial&amp;quot; , &amp;quot;helvetica&amp;quot; , sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhAf-iJLIoN68TVHnuHB8NaPNRfmJa6NKzx-tvtxeJI6qoIzJCqWH76zdTEUrMIhKeE471o0_qQtW_MEWXjsPzp91Qd9AhbfjkPd8x6Nn5Y1MLLNz9UpLhEDyGUyyqZxULCAVOB3gsGJX0/s72-c/1367909876-mente.jpg" width="72"/><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>ascoltami</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2015/07/ascoltami.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Tue, 7 Jul 2015 17:34:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-7306744812369759264</guid><description>&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
Spesso incomprensioni e litigi
derivano da una mancanza di ascolto, ma io cosa faccio affinché l’altro mi
ascolti e mi comprenda? &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Se mettersi in
ascolto significa accogliere il punto di vista dell’altro, comprenderlo e
rispettarlo anche se non lo condivido, anche colui che chiede attenzione e
vuole essere ascoltato deve fare uno sforzo. Regola base della&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;comunicazione è che essa è il risultato &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;ottenuto e non il contenuto che si vuole
trasmettere. Dunque è il parlante, colui che vuole essere ascoltato che deve
impegnarsi affinché l’interlocutore gli dia attenzione.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Se da un lato, ascoltare richiede la capacità
di sospendere ogni giudizio ed osservare ciò che l’altro porta, accogliendolo
indipendentemente che lo si condivida o meno, anche chi vuole essere ascoltato deve
sapersi mettere in gioco dichiarando apertamente il desiderio e l’importanza
che ha l’ avere attenzione su una data questione, senza mettersi sulle
difensive o voler persuadere della validità del suo punto di vista. Esprimere
con chiarezza intenzioni,&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;pensieri e
stati d’animo &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;apre la strada al dialogo
anziché al rifiuto o al conflitto. Obiettivo primario non è ottenere ragione ma
comprensione e confronto. Così come quando ascoltiamo tendiamo a
selezionare solo ciò che ri-conosciamo e scartiamo inconsapevolmente ciò che
non ci appartiene, allo stesso modo quando vogliamo essere ascoltati non
dobbiamo dare per scontato nulla: nulla di ciò che riteniamo giusto, normale,
logico, lo è necessariamente anche per l’altro.&lt;br /&gt;
Dunque per essere ascoltati
bisogna a nostra volta saper ascoltare:&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;
&lt;/span&gt;ascoltare se stessi, ascoltare l’altro e farsi ascoltare sono infatti
inscindibili.&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>suicidio</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2015/05/suicidio.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 28 May 2015 17:13:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-4888451230302661092</guid><description>


&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;come tutti i termini che evocano sofferenza è
una parola che rifiutiamo e non ci soffermiamo ad ascoltare perché&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;la nostra mente tende ad etichettarla con un
giudizio od una giustificazione del tipo: “era malato, era disperata, l’azienda
era fallita, famiglia disastrata”…&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; Ogni giustificazione che troviamo per
rassicurare noi stessi che la cosa non ci riguarda, non è altro che un’inutile
ricerca di una causa, del perché è accaduto. E’ inutile cercare un capro
espiatorio per spiegare il dolore perché così facendo ci neghiamo la possibilità
di stare sulla sofferenza per accettarla e poterla superare.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Viktor Frankl sosteneva che la spinta vitale
di ogni persona è data dalla necessità di comprendere il senso, i valori e gli
scopi che connotano la sua unica ed irripetibile esistenza. Allora
interroghiamoci piuttosto sul senso che può avere la sofferenza, sull’esperienza
del limite che la vita continuamente ci impone, così da trasformare il dolore
nostro e degli altri in un occasione per incrementare la nostra conoscenza e
saper guardare in modo più vero dentro le cose.&lt;br /&gt;


&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;
“Chi ha motivi per vivere…vive,
chi è demotivato diventa anche biologicamente meno vitale e l’amore costruttivo
di sé cambia nel suo opposto” (V.Frankl)&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>paura</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2015/03/paura.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Sat, 14 Mar 2015 07:55:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-3826145830759467829</guid><description>


&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
“La paura fa spavento” diceva Alan Ford! Viviamo immersi
nella paura e spesso non ne siamo consapevoli.&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;La paura assume molte forme e per questo non è
facilmente riconoscibile: mancanza, senso di colpa, vergogna, paura di non farcela, paura di deludere se stessi o
gli altri, paura di dire ciò che pensiamo, di non essere compresi ed accettati,
paura della crisi, paura di morire…&lt;br /&gt;


&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Anticipiamo con il
pensiero qualcosa che non c’è ma potrebbe accadere e viviamo in funzione di
quel “potrebbe”. Dunque il più delle volte le nostre sono paure della paura che
qualcosa si verifichi. Accade anche che ce ne serviamo per relazionarci, &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;educare, formare, informare. Eppure è assodato
che una mente in preda alla paura non riesce a pensare in modo libero, critico ed
autonomo. &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
“Non so perché ma le cose immaginarie turbano di più. Le
cose vere hanno i contorni ben definiti, mentre tutto ciò di cui non si ha
certezza è in balia dei giudizi arbitrari e fallaci di un animo atterrito. Niente
porta conseguenze così dannose e irreparabili, come il timor panico: se le
altre forme di paura sono irragionevoli, questa è dissennata”… “Qualcuno dirà: “forse
il male non viene”. Tu dì invece: “E che sarà poi, se anche viene? Vedremo chi
vincerà”. (Seneca)&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>Domande ricorrenti</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2015/03/domande-ricorrenti.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Wed, 4 Mar 2015 13:02:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-2911171363829245060</guid><description>&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Non ho mai un pò di tempo per me, sono schiacciata dai doveri, devo pensare io a tutto e non so delegare, cosa posso fare?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Mio figlio non mi dice le cose come stanno, perchè non si fida di me?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Perchè non riesco a far rispettare le regole ai ragazzi?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Non so più cosa sto cercando e cosa mi fa stare veramente bene.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E' inutile che io continui a studiare, tanto il Prof. mi ha preso di mira, perché mi odia così?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E' lui che è invidioso di me, come posso difendermi?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Mia madre crede di conoscermi ma non mi capisce, perché non vuole ascoltare le mie ragioni?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ho paura di deludere le loro aspettative, ma vorrei riuscire a fare quello che veramente mi piace.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;Non glielo perdonerò, è solo colpa sua! Ma questa rabbia mi sta divorando, cosa posso fare? &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Le domande sono un prezioso punto di partenza per 
iniziare a chiarire il malessere del consultante. Dialogando insieme 
sulle emozioni ed i valori ad esse sottesi, sul suo modo di vedere ed 
interpretare gli eventi, si conquista una visione chiara e più ampia 
della situazione.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;i&gt;Non si tratta di cercare 
le cause del disagio, il perché si sta male, quanto piuttosto il come 
affrontare al meglio, qui ed ora, la situazione difficile.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>gioia o rabbia?</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2014/10/gioia-o-rabbia.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Tue, 7 Oct 2014 17:00:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-3130199178977093095</guid><description>&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 200%;"&gt;
&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 200%;"&gt;
&lt;span style="mso-tab-count: 1;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;La
vita ci offre ogni giorno molte occasioni per decidere di essere arrabbiati: dall’automobilista imbranato, &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;al dentifricio lasciato senza tappo, &amp;nbsp;&lt;/span&gt;al
furbo di turno che non rispetta la fila, &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;per non parlare &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;di lavoro, politica, meteo...&lt;/div&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 200%;"&gt;
Certo sono io che decido di essere nella
gioia o nella rabbia. Altrimenti come si spiega che &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;il giorno in cui esco di casa raggiante e
felice &lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;provo compassione per la vecchia
signora che mi insulta, mentre il giorno in cui sono nervosa e la stessa
vecchia mi insulta allo stesso modo, io la disintegro?&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 200%;"&gt;
&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Incrocio regolarmente per strada una vecchia
signora che mi insulta perché ho un cane: &lt;i&gt;"chi
ha cani dovrebbe essere messo in galera perché non raccoglie mai la cacca!"&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 200%;"&gt;
&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;La
situazione è la medesima eppure io reagisco in modo differente: se sono serena
provo comprensione e rassicuro la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;vecchietta
&lt;/b&gt;che io le cacche le raccolgo sempre&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;;&lt;/b&gt;
se invece sono arrabbiata zittisco la &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;vecchiaccia.&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;L’unica cosa che cambia è il mio stato d’animo
e come di conseguenza percepisco la situazione.&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 200%;"&gt;
&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;“ &lt;/i&gt;&lt;i&gt;il tuo compito non è di ricercare l’amore ma
di cercare e trovare tutte le barriere dentro di te che hai costruito contro di
esso&lt;/i&gt;&lt;i&gt;”&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: 200%;"&gt;
&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class="MsoNormal"&gt;
&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>supporre</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2013/09/supporre.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 26 Sep 2013 07:35:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-2397571002006977834</guid><description>Quante delle cose che pensiamo e facciamo sono dettate dall'abitudine ad interpretare, presumere, ipotizzare...Anticipiamo con la mente eventi che spesso si rivelano diversi da come li avevamo immaginati.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;L'uomo fatica a vivere nel presente, ad osservare le situazioni per come si presentano, senza cadere nella tentazione di giudicare o giustificare. "Abbiamo la tendenza a fare supposizioni su tutto. Il problema è che poi le prendiamo per vere...poiché abbiamo paura di chiedere chiarimenti, facciamo supposizioni e crediamo di avere ragione. Perciò difendiamo ciò che abbiamo supposto, cercando di dimostrare che qualcun altro si sbaglia. E' sempre meglio chiedere, piuttosto che supporre. Le supposizioni causano sofferenza" (Don Miguel Ruiz)</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">0</thr:total></item><item><title>spazio</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2013/06/spazio.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Sat, 29 Jun 2013 10:42:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-7948097276137698334</guid><description>Prossemica è il termine coniato da E.T.Hall per indicare lo studio del comportamento dell'uomo in relazione allo spazio in cui vive. Osservando l'uso che facciamo dello spazio, del nostro stare e muoverci in un luogo, in una situazione rispetto alle cose ed alle persone, possiamo comprendere molto del nostro modo d'essere e di comunicare.&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Lo spazio parla e, a seconda della cultura e del contesto in cui ci troviamo a vivere, influenza la nostra esistenza. La distanza&amp;nbsp; (personale, sociale, di fuga, critica) la collocazione, distribuzione e organizzazione (di oggetti e persone) variano a tal punto che persone che vivono la stessa esperienza non necessariamente la sentono e registrano in modo uguale. &lt;i&gt;"Abitiamo differenti mondi sensoriali". &lt;/i&gt;Che si tratti di spazi aperti o chiusi, pubblici o privati, è interessante capire come interagiamo con essi per poter meglio comprendere i comportamenti che attuiamo nelle svariate situazioni. Stare ad una certa distanza dal nostro interlocutore ha un determinato significato così come scegliere di collocarsi in una specifica postazione in ufficio, a tavola, in treno o al bar. A seconda di come interagiamo con lo spazio circostante, costruiamo ed intratteniamo relazioni di volta in volta differenti.&lt;br /&gt;
Prendere consapevolezza di come "&lt;i&gt;l'uomo sia condizionato dall'esperienza dello spazio praticamente in ogni suo tratto culturale e in ogni sua azione"&lt;/i&gt; &amp;nbsp;aiuta a chiarire il nostro modo di relazionarci agli altri e ci permette di creare e gestire spazi che siano in armonia con noi stessi e le nostre esigenze.</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><title>osservare</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2013/06/osservare.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 13 Jun 2013 23:29:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-6477051995502275810</guid><description>Quando il collega in ufficio rema contro, a casa il compagno non c'è anche quando c'è, l'amica sparla alle spalle...ci consoliamo "raccontandoci" che è tutto nella norma. Fatichiamo a dar voce alle&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;situazioni che non ci piacciono e spesso le ignoriamo salvo poi rimuginare, rinfacciare, rivendicare. Ci portiamo addosso il peso che stiamo subendo e alla prima occasione lo scarichiamo anche sugli altri. Il fatto che una cosa accada non implica necessariamente che essa sia normale. Reale e normale non sono sinonimi fintantoché non siamo noi a deciderlo. Pertanto, è importante osservare gli eventi che ci accadono, facendolo nel senso letterale del termine. Andare all'etimologia delle parole spesso apre finestre inattese che consentono di chiarificare ed ampliare il pensiero. "Osservare" dal latino &lt;i&gt;observo&lt;/i&gt; significa guardare avanti, considerare, rispettare, custodire, curare. Dunque un guardare rispettoso, un saper custodire e&amp;nbsp; prendersi cura anche di&amp;nbsp; ciò che ci infastidisce, per meglio poterlo gestire.</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><title>Tempo</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2013/06/tempo.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Sat, 1 Jun 2013 09:57:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-8051689702606193824</guid><description>&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;"Produci, consuma, crepa" è il ritornello di una vecchia canzone ancora attuale. Tre parole che descrivono l'intero ciclo esistenziale nel quale la "mancanza" di tempo non ci permette di vivere bene. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Siamo meteore in cielo e terra, rimbalziamo dal luogo di lavoro, al supermercato, alla casa-dormitorio come schegge impazzite e se abbiamo figli, la faccenda si complica ulteriormente. La stranezza è che il tempo non è diminuito rispetto a quello dei nostri genitori o nonni, esso scorre inesorabilmente identico a se stesso ed anzi, con l'aiuto della techne riusciamo ad impiegarne sempre meno per espletare le nostre funzioni: ci spostiamo, comunichiamo, ci procuriamo tutto ciò di cui necessitiamo in tempi brevissimi eppure ci sembra di non averne mai a sufficienza per fare quello che davvero ci soddisfa e gratifica. Forse non è una questione quantitativa ma qualitativa, facciamo cioé un cattivo uso del nostro tempo confondendo il ben-essere con il ben-avere. Ci illudiamo che saranno le cose che raggiungeremo domani a procurarci serenità anziché cercare di vivere al meglio ogni istante. Siamo certi di saper riconoscere cosa davvero è importante ed arricchisce la nostra esistenza? Stiamo dando ai nostri figli quello che gli sarà utile per diventare adulti realizzati? La ricerca di un'esistenza dotata di senso ed autentica trova risposte in ciò che la nostra cultura, la società e la scuola oggi impongono? E soprattutto, ci prendiamo il tempo per queste ed altre domande?&lt;/span&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">6</thr:total></item><item><title>comunicare è unire</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2013/05/comunicare-e-unire.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Sun, 26 May 2013 08:36:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-8913826013362686092</guid><description>&lt;span style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;attaccare è separare. Quando a parole con i gesti o gli sguardi sminuiamo, critichiamo, giudichiamo, minacciamo, imponiamo le nostre ragioni, stiamo attaccando e il nostro &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;interlocutore non può che difendersi contrattaccando con le sue ragioni. Come in ogni battaglia tutti ne escono sconfitti. Comunicare richiede invece lo sforzo di trovare un punto di unione, letteralmente significa mettere in comune qualcosa. Per fare questo è importante chiederci &lt;b&gt;con quali intenzioni ci stiamo accingendo a comunicare: per trovare un accordo, un punto di unione o per attaccare e separare?&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><title>adolescenza e cambiamento</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2013/05/adolescenza-e-cambiamento.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Thu, 23 May 2013 14:33:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-2273297444354371978</guid><description>&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;chi l'ha detto che è un periodo difficile? E difficile per chi? Adolescente è letteralmente "colui che si sta nutrendo", quindi che sta crescendo, cambiando, trasformando.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Varrebbe la pena interrogare i ragazzi che rientrano in questa categoria per cercare di capire da dove nasca in noi adulti l'associazione indebita, di cui spesso siamo vittime, tra l'accezione negativa che diamo alla parola "adolescente" ed il concetto di cambiamento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;E' importante porre attenzione alle parole che usiamo e a come le usiamo. Infatti, l'adolescenza, fase di trasformazioni fisiche ed interiori può essere vissuta come un'opportunità anziché come un ostacolo, dipende dallo stato interiore con cui si decide di affrontare il cambiamento, l'ignoto. Ma questa è una questione che coinvolge le persone di ogni età. Dunque siamo tutti invitati a porci la domanda su come affrontare i cambiamenti che la vita ci offre, siano essi interiori che esterni, senza lasciarci ingannare dalle generalizzazioni linguistiche.&lt;/span&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item><item><title>Esistono vari tipi di domanda</title><link>http://elenaarreghini.blogspot.com/2013/05/quali-domande.html</link><author>noreply@blogger.com (Anonymous)</author><pubDate>Mon, 20 May 2013 10:31:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-8289088214559522865.post-2641751144113312538</guid><description>&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;quelle retoriche, cioé che contengono già la risposta; quelle formali che ammazzano la possibilità di intraprendere un dialogo; quelle subdole, fatte per mettere in difficoltà, criticare, curiosare, giudicare, umiliare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Helvetica Neue, Arial, Helvetica, sans-serif;"&gt;Ci sono poi le domande spontanee, quelle aperte, fatte col cuore per capire e comprendere meglio se stessi e ciò che ci circonda. Queste ultime sono quelle che, per buona regola, tutti dovremmo frequentare. Per far ciò è indispensabile mettersi in ascolto dell'altro lasciando da parte il proprio punto di vista, dimenticando la propria posizione sociale, culturale, economica. Solo mettendoci e sentendoci alla pari cioé predisponendoci all'altro senza scudi nè corrazze, come ci predisponiamo al getto della doccia: nudi e ad occhi chiusi! Solo così, liberi da pregiudizi e preconcetti possiamo riuscire ad ascoltare e capire ciò che l'altro ci offre. Le domande infatti sono un dono per chi le fa e le riceve poiché aprono la strada alla ricerca di conoscenza, accrescono la consapevolezza, sono palestra per il pensiero. Come scatole cinesi, l'una apre alla sucessiva in un gioco in cui i pensieri e sentimenti dei dialoganti si intrecciano, si incontrano e scontrano e procedono insieme in un percorso di costruzione della loro relazione che è il luogo in cui si dà il sapere autentico.&lt;/span&gt;</description><thr:total xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0">2</thr:total></item></channel></rss>