<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"><channel><title>CALCIOSOFIA - Il calcio da Socrate a Heidegger.</title><description>La sapienza vien calciando.</description><managingEditor>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</managingEditor><pubDate>Fri, 27 Sep 2024 21:11:52 +0200</pubDate><generator>Blogger http://www.blogger.com</generator><openSearch:totalResults xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">146</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/">25</openSearch:itemsPerPage><link>http://calciosofia.blogspot.com/</link><language>en-us</language><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle>La sapienza vien calciando.</itunes:subtitle><itunes:owner><itunes:email>noreply@blogger.com</itunes:email></itunes:owner><item><title>Inter. Dopo Marsiglia occorre giungere in fretta sull'altra sponda</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2012/02/inter-dopo-marsiglia-occorre-giungere.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Fri, 24 Feb 2012 15:00:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-3046558066469827239</guid><description>L'Inter che mai come in questo periodo si è avventurata nell'esplicazione dell'inerzia, si vede costretta ad abbandonare le quiete sponde del suo modello attuale per passare sulla sponda opposta della sua idea di calcio.&lt;br /&gt;Osservando come le passioni (indimenticabili ricordi di gloria, malsano attaccamento ad atleti ormai vetusti) lavorano dentro la squadra, l'Inter capisce ( anche se fa fatica ad ammetterlo) che bisogna passare, il più in fretta possibile sull'altra sponda della passione, per non limitarsi a subirne l'effetto, ma per essere padrona del patimento e dunque della consapevolezza della propria pochezza.&lt;br /&gt;Osservando in quale misura le abitudini la dominano, l'Inter vede bene che sarebbe decisivo giungere sull'altra sponda delle male-abitudini per non limitarsi ad essere posseduta ma possederle e quindi disattivarle.&lt;br /&gt;E osservando, infine, che la sua psiche ( sia della società che della squadra) è popolata da idee confuse, comincia a capire ( si spera) quanto auspicabile sarebbe giungere, in tempo sull'altra sponda rispetto a questa baraonda di idee, proprio per non limitarsi semplicemente ad essere afflitta da pensieri altrettanto disordinati e inconcludenti, ma per sviluppare idee logicamente stabili. Il pensiero infatti, inizia quando cessa la pagliacciata della inadeguatezza. &lt;br /&gt;Prima di cambiare direzione però l'Inter dovrebbe chiedersi a quale tipo di calcio anela e quali siano le risorse per attuarlo.&lt;br /&gt;Questo cambio di sponda costituisce l'indispensabile programma etico in tutte le attività che Platone riassume con il neologismo "filosofia".&lt;br /&gt;Quale deve essere dunque la nuova "filosofia dell'Inter?&lt;br /&gt;Il termine filosofia, contiene senza dubbio un riferimento nascosto alle due principali virtù atletiche. Esso rimanda da una lato all'etteggiamento aristocratico della "filotimia", l'amore per la time, la fama gloriosa attribuita ai vincitori nelle gare; dall'altro lato rimanda alla "filoponia", ovvero l'amore per il ponos, la fatica, l'onere, lo sforzo.&lt;br /&gt;Non per nulla gli atleti si richiamavano a Eracle, come loro patrono, colui che aveva compiuto le dodici fatiche, praticamente quattro volte il triplete.&lt;br /&gt;Ma all'Inter lo conoscono Eracle?</description></item><item><title>Napoli vs Lazio. L'esistenza come possibilità.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/04/napoli-vs-lazio-lesistenza-come.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Mon, 4 Apr 2011 12:53:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-6569382799151837584</guid><description>Ciò che costituisce il segno dell'opera di Kirkegaard è l'aver cercato di ricondurre la comprensione della partita del San Paolo, che ha visto il Napoli contro la Lazio, alla categoria della possibilità (del Napoli di vincere lo scudetto) e di aver messo in luce il carattere negativo e paralizzante della possibilità come tale (lo si è visto quando con due goal di passivo, il Napoli ha dato l'impressione dello sbandamento preso dalla paura di osare).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kant però aveva già riconosciuto a fondamento di ogni potere umano una &lt;span style="font-style:italic;"&gt;possibilità reale o trascendentale&lt;/span&gt;, ma di tale possibilità egli aveva messo in luce l'aspetto positivo che ne fa una effettiva capacità umana, limitata bensì, ma che ritrova nei limiti stessi la sua validità e il suo ingegno di realizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così il Napoli, nello scontro Kant vs Kirkegaard, ha fatto il tifo per Kant, operando una strepitosa rimonta che lo ha portato alla vittoria per 4 a 3. Lo scudetto? Si può, ci sono possibilità.</description></item><item><title>Milan vs Inter. Elementi di illuminismo milanese.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/04/milan-vs-inter-elementi-di-illuminismo.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Sun, 3 Apr 2011 11:45:00 +0200</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-3946928005226115678</guid><description>È stato il derby numero 276 a ispirare al milanesissimo Pietro Verri il suo celeberrimo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Discorso sull'indole del piacere e del dolore.&lt;/span&gt; E già dire piacere e dolore sappiamo già a chi si riferisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piacere per il Milan che batte limpidamente per 2 a 0 l'Inter e Leonardo (definito il Giuda interista). Il dolore, ma poi mica tanto, per l'Inter e Leonardo battuti limpidamente 2 a 0 da un Milan pimpante, determinato, spesso cattivo (era necessario caro Gattuso andare a insultare pesantemente con volgarità Leonardo dopo il primo gol?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vediamo: Verri sostiene il principio che tutte le sensazioni piacevoli e dolorose dipendono, oltre che dall'azione immediata dei goal sugli organi corporali, dalla speranza e dal timore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La dimostrazione di questa tesi è fatta dapprima per ciò che riguarda il piacere e il dolore morale, riportati a un impulso dell'anima verso l'avvenire. Il piacere di Allegri che ha trovato un teorema vincente deriva per esempio dalla speranza dei piaceri che lo aspettano in avvenire (primo fra tutti lo scudetto), dalla stima e dai benefici che il suo agire gli apporterà. Il dolore (dell'Inter) è similmente il timore dei dolori e delle difficoltà future.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, poiché la speranza è per l'uomo la probabilità di vivere nel futuro meglio che nel presente, essa suppone sempre la mancanza di un bene ed è perciò il risultato di un difetto (ma quanti ne ha questa Inter!), di un dolore (il mai dimenticato Mourinho), di un male (assenza di un disegno tattico convincente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piacere morale non è che la rapida cessazione del dolore (per esempio per il Milan, l'assenza di Ibra e vincere lo stesso).&lt;br /&gt;Insomma, come per quasi tutti i derby (tranne quelli che finiscono in parità) piacere e dolore sono in agguato, amplificati all'infinito.</description></item><item><title>Napoli vs Cagliari. Il fato ininfluente.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/03/napoli-vs-cagliari-il-fato-ininfluente.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Mon, 21 Mar 2011 17:19:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-1883865609553077012</guid><description>Non vi è un fato che regga la storia e non v'è un ciclo sul quale esso si ripete.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il Napoli non batteva il Cagliari da decenni, forse mai da quando entrambe le squadre giocano in serie A. Dunque destino fatale? No. Perché il processo della storia si articola secondo il mobile gioco della volontà umana (soprattutto quella di Lavezzi e Cavani) e delle condizioni obiettive nelle quali si dispiegano.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Se non tutto nella storia è razionale, se vi è una casualità, ciò è dovuto, come ha chiarito il Diano, alla provvisoria incapacità del progetto di tener conto di tutti i fattori e di tutte le circostanze (in questo senso l'assenza obbligata di Lavezzi per tre turni è stata determinante per un profondo danno al Napoli).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Bene, tanto per dimostrare che il fato non comanda sui campi di calcio, compreso quello così scaramantico del San Paolo, il Napoli batte il Cagliari e si porta a meno tre dalla vetta e a meno uno dall'Inter.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il Napoli è dunque impegnato più che mai a comprendere il suo passato e il suo presente e pertanto avviato a controllare il suo futuro radioso. C'è nell'aria lo spirito dello scudetto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;</description></item><item><title>Inter vs Lecce. Il sommo bene.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/03/inter-vs-lecce-il-sommo-bene.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Mon, 21 Mar 2011 11:48:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-503017998276265235</guid><description>Non è stata una partita facile per l'Inter quella giocata con il Lecce a San Siro. Una squadra predisposta per difendersi strenuamente e sfruttare le occasioni di contropiede (il Lecce) contro una squadra costretta a vincere dopo il passo falso del Milan a Palermo.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Per l'Inter si è trattato di attuare il sommo bene (vincere senza se e senza ma e portarsi a meno due dal Milan). Questo è identificato con la felicità (dei giocatori, dei tifosi, della società) la quale consiste non negli onori (?), non nella ricchezza (??), ma nella realizzazione di ciò che è più caratteriscamente umano-calcistico e cioè giocare con armonia, equilibrio, scienza (impostazione teoretica).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E' una felicità che il calciatore raggiunge non per l'intervento di un aiuto divino (e talvolta arbitrale), ma per opera schiettamente di talento calcistico, sulla base delle proprie energie interne (dopo Monaco l'Inter ne disponeva ancora? Ebbene si.) e innanzitutto della volontà.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Questo ha dato luogo attraverso l'esercizio razionalmente diretto all'abito mentale concepito da Aristotele come l'acquisto pienamente consapevole di una seconda natura, cioè come disposizione costante dell'anima e non già in senso meccanico. Così l'Inter senza dannarsi troppo l'anima, ma consapevole di essere l'Inter, ha atteso il momento propizio (praticamente l'unico) per imbeccare Pazzini che infila facendo esplodere San Siro di felicità.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Questa (la felicità) è sempre la sintesi di due gruppi di virtù: le "etiche" di carattere pratico, come la forza e il coraggio e le "dianoetiche" di carattere intellettuale ( ma veramente c'è lo zampino di Leonardo?) consistenti nel retto esercizio dell'attività razionale e quindi tattica.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ogni virtù etica occupa il giusto mezzo fra due eccessi opposti. Per esempio il coraggio (ma l'Inter ieri ne ha avuto?) sta fra la temerarietà (non si è proprio vista) e la vigliaccheria (no, neanche questa s'è vista). In parole povere l'Inter è a meno due alla vigilia del derby ed è fortemente alla ricerca del sommo bene e cioè della felicità. &lt;/div&gt;</description></item><item><title>Palermo vs Milan. Logica illogicità.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/03/palermo-vs-milan-logica-illogicita.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Sun, 20 Mar 2011 19:17:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-7908866945498610860</guid><description>La partita è stata un esame dettagliato della polemica di Bacone contro Aristotele.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;L'obiezione centrale contro la logica aristotelica è l'invincibile sterilità della sue artificiose regole deduttive.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Esse affermano di dedurre il caso particolare (sicura vittoria rossonera) dalle premesse generali del sillogismo ( Milan primo in classifica, giocatori di qualità superiore rispetto alla media rosanera, frequenza di 5 sconfitte consecutive da parte del Palermo, difficoltà del nuovo allenatore Cosmi a inseririsi, e così via).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Si tratta però di una pura e semplice illusione. Infatti non ci dicono la cosa più importante e cioè come sia possibile ottenere tali premesse e stabilirne la fondatezza. In altri termini non ci dicono nulla o pressoché nulla su quella parte della logica (Dialettica dell'invenzione) detta calcistica che è la cosa meno logica che esista. Vince il Palermo: uno a zero.&lt;/div&gt;</description></item><item><title>Bayern vs Inter. L'ultima italiana.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/03/bayern-vs-inter-lultima-italiana.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Wed, 16 Mar 2011 11:25:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-682987547878604512</guid><description>Siamo nell'ambito della appercezione interiore per ciò che riguarda i rapporti dell'Inter con l'universo Calcio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Nuovi saggi di antropologia&lt;/span&gt; di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maine_de_Biran"&gt;Maine de Biran&lt;/a&gt;, profondo conoscitore del legame tutto interista fra fede e ragione, o meglio del rapporto fra Inter e Assoluto calcistico, analizzano profondamente questa relazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto è basato sul tentativo di considerare l'intera vita psichica dell'Inter derivante da una  coscienza specifica e originale (conscius sui/compos sui). Senza questo non c'è un fatto che si possa dire conosciuto, giacché un fatto è nullo se non è conosciuto, se non c'è un soggetto permanente che conosce (l'Inter conosce la sua forza fatta di tante individulità eccezionali, così come conosce la pazzia, così interista, che spesso la imbriglia). È successo anche nella partita con il Bayern, dove dopo essere stata in vantaggio grazie al solito immenso Eto'o, si è fatta travolgere dai tedeschi che avrebbero potuto segnarne 5 e invece ne hanno fatto solo 2.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma l'Inter, conscia di essersela cavata (dopo essere finita sotto un camion si accorge che non s'è fatta nulla), comincia a stringere i denti con una assoluta consapevolezza di saper soffrire. Rivede l'idea della propria esistenza (l'ultima italiana rimasta in Europa, un orgoglio immenso e la solita pazzia che fa capolino) e dunque la prova immediata che l'io della squadra è di per se stesso causa libera, forza che si distingue dai suoi effetti transitori e da tutti i suoi nodi passivi. Così fa vedere i sorci verdi (anzi nerazzurri) al Bayern che comincia a farsela sotto (infatti va sotto per 3 a 2).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui è il punto centrale del carattere Inter, cioè il passaggio dalla psicologia alla metafisica, identificando immediatamente un dato dell'esperienza interna, lo sforzo, con un principio metasfisico. E accanto a tutto ciò la fortuna che assume alla fine una giustificazione assoluta che sempre ci vuole per fare le grandi imprese. l'Inter ancora una volta batte il Bayern e passa ai quarti di Champions, unica squadra italiana.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description></item><item><title>Milan vs Bari. Impossibile est ut is faciat qui nescit quomodo fiat.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/03/milan-vs-bari-impossibile-est-ut-is.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Mon, 14 Mar 2011 14:12:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-4455073666830319102</guid><description>Arnold Geulincx è l'unico che ci possa spiegare il senso della partita Milan/Bari cioè l'incontro fra la prima della classe e l'ultima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con quale logica, con quali idee è sceso in campo il Milan? Sicuramente con la consapevolezza di poter fare polpette del Bari e allungare sulle inseguitrici. Ma come farle queste polpette? Con un gioco naturalmente superiore in linea con l'idea di vittoria predestinata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene Geulincx elaborando e approfondendo il pensiero cartesiano ha introdotto una radicale modificazione per ciò che concerne il rapporto fra la sostanza pensante e quella estesa (La squadra). Lo stesso Cartesio era convinto che i calciatori non possedessero un'idea chiara e distinta dell'interazione fra esse, la loro reciproca alterità parrebbe anzi escludere una qualsiasi influenza diretta dell'una sull'altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Né certamente l'aver localizzato nella ghiandola pineale (detta anche berlusconia) il contatto dell'anima sul corpo poteva bastare a farne qualcosa di perfettamente comprensibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Orbene si chiede Geulincx è possibile ammettere che l'anima agisca sul corpo quando essa non sa come dovrebbe avvenire tale azione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna quindi concludere che la presunta azione dell'anima sul corpo è una semplice illusione. Infatti finisce 1 a 1 solo grazie al goal con cui Cassano pareggia, dopo aver rischiato di perdere e perdendo comunque Ibra, espulso. E l'Inter è sempre lì a -5 e il Napoli a -6.</description></item><item><title>Brescia vs Inter.  Una questione poetica.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/03/brescia-vs-inter-una-questione-poetica.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Sat, 12 Mar 2011 11:57:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-4309048358916809985</guid><description>Vico ha dato la massima estensione nella &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Scienza Nuova&lt;/span&gt; del Calcio allo studio della sapienza poetica che è il prodotto della sensibilità e della fantasia dei calciatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Dopo il primo tempo scritto mirabilmente dall'Inter era prevedibile che la squadra di Leonardo portasse a casa i tre punti che le avrebbero consentito di continuare il sogno della remontada con il Milan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ecco che la fantasia, l'imprevisto creativo e la testa impegnata a Monaco per il ritorno della Champions mettono il turbo al Brescia che graziato da innumerevoli miracoli alla fine pareggia grazie a un assist di Cordoba, grande poeta dell'indicibile, e alla fine potrebbe anche vincere se Julio Cesar non si producesse in una poeticissima parata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La poesia in campo è poesia divina perché è il trascendente a fare capolino. Poesia che è creazione (per il Brescia) e dissipazione (per l'Inter). Tutto così sublime perché perturbatore dell'eccesso, quindi fonte di violenta emozione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Elemento primo e fondamentale di tale creazione è stato il linguaggio, cioè il gioco che non ha nulla di arbitrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con ciò Vico ha riconosciuto il valore autonomo della poesia-gioco e la sua indipendenza da ogni attività intellettuale tattica.&lt;br /&gt;Ed è questo il bello del calcio: il suo lato poetico e imprevedibile.</description></item><item><title>Tottenham vs Milan.Tra il dover essere e l'essere.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/03/tottenham-vs-milantra-il-dover-essere-e.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Thu, 10 Mar 2011 13:51:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-932433217433692038</guid><description>Il Tottenham di Bale contro il Milan di Ibra: eccoci alla contrapposizione fra Kant e Hegel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Kant le idee della ragione sono meri ideali ( Milan superiore, Milan che può farcela, Ibra a tutti superiore e indispensabile) regole impegnative che spingono a cercare all'infinito, verso una compiutezza e una sistemazione mai raggiungibili. Infatti anche a Londra, nonostante l'impegno, non si va oltre lo 0 a 0 che premia il Tottenham.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Hegel invece questa adeguazione è in ogni caso necessaria (altrimenti Milan fuori dalla Champions). Separare la realtà dal razionale significa vedere nelle idee nient'altro che pure chimere e nel Calcio un sistema di fantasmi cerebrali.  Oppure significa che le idee e gli ideali sono qualcosa di troppo eccellente per avere realtà o di troppo impotente per procacciarsela. ( Insomma era pretendere troppo da Ibra più presenza, più impegno a inserirsi nell'idea di squadra?)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dover essere che non è, l'ideale che non diventa reale. La comprensione arriva sempre quando la realtà ha compiuto il suo processo di formazione ed è bell'e fatta. E' come la nottola di Minerva che inizia il suo volo sul far del crepuscolo.</description></item><item><title>Inter vs Genoa. Il valore della normatività.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/03/inter-vs-genoa-il-valore-della.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Mon, 7 Mar 2011 13:40:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-1423714071521171430</guid><description>Platone ha spiegato che l'essere (l'Inter) vale se ha un pregio che si pone come norma (normatività). Questo pregio potrebbe essere il carattere o il talento di alcuni suoi giocatori. Ciò accade non perché è essere, ma perché è bene. (Bene per l'Inter naturalmente). Quindi l'essere è nel valore, non il valore nell'essere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così si spiega un primo tempo distratto, in assenza di valore, ma con un secondo tempo in cui l'essere si afferma, naturalmente e inevitabilmente in un crescendo da Te Deum (5 a 1)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aristotele, di contro, ha affermato l'intrinseco valore dell'essere. Cioè la validità che l'essere (l'Inter) possiede non deriva da un principio estrinseco, dal bene, dall'ordine, dalla fregola della remontada, ma dal suo principio intrinseco, dalla sua sostanza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non l'essere sta nel valore, ma il valore nell'essere. La sostanza (che non è la somma dei suoi giocatori, ma molto di più e di diverso) come essere dell'essere, dà una assoluta normatività. Essere difatti non è privilegio delle realtà più elevate ( Eto'o, Pazzini, ecc.) ma si ritrova ugualmente alla base e al sommo della gerarchia (Leonardo, Moratti) e ne rappresenta il vero valore metafisico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La normatività dell'Inter e del Milan riduce a 2 la corsa per lo scudetto 2011.</description></item><item><title>Juventus  vs Milan. La geometria delle emozioni.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/03/juventus-vs-milan-la-geometria-delle.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Sun, 6 Mar 2011 11:18:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-8398123743187923359</guid><description>Juventus e Milan hanno dedicato il loro incontro-scontro a &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Baruch_Spinoza"&gt;Spinoza&lt;/a&gt; e alla sua geometria delle emozioni che è nello stesso tempo l'analisi della schiavitù e della libertà umane, giacché considera la potenza delle emozioni sull'uomo calciatore e la potenza dell'uomo calciatore sulle emozioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tale analisi è fondata su pochi principi di cui il fondamentale è che ogni cosa tende a perseverare nel proprio essere (la Juve che vuole a tutti costi continuare a essere la grande Juve, il Milan che inebriato dalla vetta vuole restarci e tenere a distanza di sicurezza l'Inter) e questo sforzo di autoconservazione costituisce l'essenza attuale della cosa stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando questo sforzo si riferisce alla mente sola si chiama &lt;span style="font-style: italic;"&gt;volontà&lt;/span&gt;, quando si riferisce insieme alla mente e al corpo si chiama &lt;span style="font-style: italic;"&gt;appetito&lt;/span&gt;. L'appetito è l'essenza stessa del calciatore dalla cui natura derivano necessariamente tutte quelle azioni che servono alla sua conservazione e che perciò sono dall'appetito stesso determinate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando l'appetito è consapevole di sé si chiama cupidità. Da ciò deriva, secondo Spinoza, che il calciatore non vuole, desidera o brama una cosa perché la crede buona (per esempio salvare Del Neri tanto contestato), ma al contrario giudica buona una cosa perché la vuole, la desidera, la brama. (Dunque i giocatori della Juve non se la sono proposta: a meno che la cosa considerata veramente buona sia stata quella di non dare una mano all'odiata Inter). Da questo istinto derivano le emozioni fondamentali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per emozione s'intende, secondo Spinoza la passività della mente, passività che consiste nell'inadeguatezza e confusione delle idee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La gioia è l'emozione connessa alla conservazione e al perfezionamento del proprio essere. (Basta chiedere a Gattuso il cui tiro stortignotto fa vincere la partita al Milan).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tristezza è l'emozione connessa a una diminuizione del proprio essere. (Basta chiedere ai tifosi della Juve).&lt;br /&gt;&lt;br&gt;</description></item><item><title>Milan vs Napoli. I limiti della ragione.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/03/milan-vs-napoli-i-limiti-della-ragione.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Tue, 1 Mar 2011 12:31:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-5465084903595412030</guid><description>Ciò che in primo luogo distingue Allegri da Mazzarri è il concetto di ragione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Allegri la ragione è una forza unica, infallibile e onnipotente. Unica perché uguale in tutti i calciatori e posseduta da tutti nella stessa misura ( ma allora, le differenze per esempio fra Ibra e Pato? Solo dovute al carattere). Infallibile perché non può sbagliare se segue il suo metodo. Onnipotente perché trae da se stessa il suo materiale e i suoi principi fondamentali. Anche se per Allegri, che si ispira a Hobbes, la ragione non presiede sempre questi caratteri: l'unità della ragione non è sempre data, sennò il Milan vincerebbe sempre, né garantita, ma è piuttosto da formare attraverso un'apposita disciplina. E' questo il compito dell'allenatore e se la ragione suggerisce di non mettere in campo Cassano anche quando sembra inevitabile, così si fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mazzarri nega invece che la ragione produca da sé i principi e il materiale di cui si serve. "Niente"-dice-" può fare la ragione se poi mi manca Lavezzi e la squadra è in allarmante soggezione, e se in più ci si mette anche l'arbitro che ti dà un rigore dubbio contro. Hai voglia di reagire! Ti devi rassegnare e uscire da S.Siro con tre pive nel sacco e un ragionevole addio allo scudetto".</description></item><item><title>Sampdoria vs Inter. L'occasionalismo.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/02/sampdoria-vs-inter-loccasionalismo.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Mon, 28 Feb 2011 13:15:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-7633484988219837250</guid><description>Il problema dal quale si origina l'occasionalismo è quello dei rapporti tra anima e corpo. Prendiamo l'Inter. &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cartesio"&gt;Cartesio&lt;/a&gt; aveva considerato anima e corpo (cioè l'idea di Inter e squadra reale) come due sostanze diverse. L'idea di Inter: temerarietà, pazzia, potenza, un certo sentore di invincibilità. La squadra reale: stanca, falcidiata da infortuni, e in fase di esaurimento quel momento scanzonato e coraggioso dovuto alla personalità di Leo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rapporto fra queste due sostanze non è quasi mai dipendente dalla volontà. Ora, nessuno conosce il modo in cui la volontà produce il movimento del corpo. Questo modo di stare in campo produce una sensazione dell'idea di gioco. Ma la causa vera è lo Spirito del Calcio. Da qui deriva il nome di occasionalismo dato alla teoria. Questa dottrina, molto interista, toglie al giocatore ogni possibilità di azione autonoma e diventa soltanto il modo della sostanza che è lo Spirito del Calcio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È così che il calciatore deve limitarsi a essere lo spettatore che lo Spirito del Calcio opera in lui. La sua virtù fondamentale dev'essere l'umiltà alla quale inevitabilmente lo porta la conoscenza di sé. Se poi il calciatore si chiama Sneijder oppure Eto'o, beh allora addio umiltà perché la coscienza di sé è proprio il massimo dello Spirito del Calcio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è così che a Marassi l'idea di Inter produce un'apparenza che travalica l'effettiva forza della squadra. L'Inter ha assolutamente bisogno di una vittoria per restare incollata al sogno. E la vittoria arriva sull'onda di una punizione magistrale di Sneijder e sul talento di Eto'o.&lt;br /&gt;&lt;br&gt;</description></item><item><title>Juventus vs Bologna. Una ragione problematica.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/02/juventus-vs-bologna-una-ragione.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Sun, 27 Feb 2011 12:56:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-2942656477493596129</guid><description>Prenderne due dal Bologna. In casa! Quo vadis Juventus? La partita ci dà l'occasione per ritrovare &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gottfried_Wilhelm_von_Leibniz"&gt;Leibniz&lt;/a&gt; per il quale la categoria fondamentale per l'interpretazione della realtà non è la necessità, ma la possibilità. Tutto ciò che esiste è una possibilità che si è realizzata. E si è realizzata non in virtù di una regola necessitante e neppure senza alcuna regola, ma in virtù di una regola non necessitante e liberamente accettata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il che vuol dire che non tutto ciò che è possibile (come ad esempio che la Juve, in casa con il Bologna, sia necessariamente tenuta a vincere: una possibilità concreta) si è realizzata o si realizza e che il mondo dei possibili è assai più vasto del mondo del reale.  Ma nulla è arbitrario e tutto è razionale. Significa che la realtà è la scelta migliore fra tutte quelle possibili. Il Bologna è perfettamente d'accordo su questo punto. Lo è molto meno la Juventus nel definire la ragione come ragione problematica riconoscendo come norma della ragione non la necessità ma l'obbligazione morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Soltanto nell'ambito della ragione problematica e della categoria delle possibilità si può risolvere il contrasto e tornare ad essere la Juve di sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;</description></item><item><title>Chievo vs Milan. Propedeutica allo scudetto?</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/02/chievo-vs-milan-propedeutica-allo.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Mon, 21 Feb 2011 13:04:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-4317276381897901207</guid><description>Allegri, come &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Isocrate"&gt;Isocrate&lt;/a&gt;, non crede che la vicenda professionale del calciatore possa essere compresa e organizzata secondo piani di verità da una scienza e dal suo metodo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta piuttosto di una serie di occasioni, di circostanze mutevoli e imprevedibili che il calciatore (e prima di lui l'allenatore) deve prepararsi a intuire e fronteggiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa paziente preparazione alla partita, e durante la partita, consiste l'unico scopo della scienza calcistica, che dovrà quindi riassumere dottrina teorica e abilità di attuazione in un programma di largo respiro: largo quanto la durata della partita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma com'è possibile l'insegnamento e le indicazioni ai calciatori se mancano metodi di comprensione (Cassano, per esempio, ha capito cosa e come fare nel Milan?) e di previsione oggettivi, se la storia si frantuma in una serie di occasioni imprevedibili?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essenzialmente tramite la persuasione retorica (siamo i migliori e dobbiamo tenere l'Inter lontana mille miglia). Ed è qui che la storia della partita serve come pretesto di magniloquenza romanzesca offerta dalle&lt;span style="font-style: italic;"&gt; res gestae&lt;/span&gt; dell'incontro (eravamo in vantaggio, grazie anche a un fallo di mano, poi il caparbio Chievo ci ha raggiunto, infine abbiamo sostituito Cassano con un altro eroe fresco, Pato, e gli dei ci sono venuti incontro. Abbiamo eroicamente vinto 2 a 1).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una vittoria che si può spendere come propaganda milanista (siamo primi, ma quale mai remontada dell'Inter!) e Allegri e Galliani se ne valgono spesso.&lt;br /&gt;&lt;br&gt;</description></item><item><title>Juventus vs Inter. De incantationibus.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/02/juventus-vs-inter-de-incantationibus.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Mon, 14 Feb 2011 14:00:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-5933254762136923034</guid><description>Nella partita Juve/Inter, Pomponazzi ha trovato conferma a quei caratteri del suo filosofare tutti pieni di incantesimi e miracolosi effetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non che Pomponazzi neghi la realtà di tali fatti eccezionali ( già l'uno a zero per la Juve lo è), ma tende a ridurre tali supposti fatti miracolosi a fatti naturali spiegandoli mediante cause che rientrano nell'ordine necessario del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti ciò che si dicono "miracoli" sono in realtà fatti inconsueti e rarissimi che non accadono secondo il corso comune della natura, ma ad intervalli anche lunghi. E il tramite attraverso il quale questi apparenti miracoli rientrano nell'ordine naturale è il determinismo astrologico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo miracolo è la nuova faccia della Juve, così determinata, compatta, umile in cerca di riscatti e di vendette. ( Del Neri ha ritrovato la squadra al completo e questo è anche merito suo e non merito di occulte magie).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro grande miracolo è Matri (costato 18 milioni a rate, " ma li valgo tutti" come dice lui)&lt;br /&gt; E non è un miracolo (per la Juve) le tre occasioni perse da Eto'o nella ripresa ( la prima ben parata da Buffon, la seconda a porta vuota, sulla traversa,  la terza ingarbugliandosi da solo)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il miracolo più grande per la Juve è aver scucito (probabilmente) lo scudetto dalle maglie dell'Inter.</description></item><item><title>Pazzini</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/02/pazzini.html</link><category>interviste</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Thu, 10 Feb 2011 18:57:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-7097481613164138790</guid><description>&lt;img src="http://farm5.static.flickr.com/4034/4408816702_c495651676_o.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOCRATE: Pazzo, pazzo Pazzini, risponde a verità quello che si dice nell'agorà e cioè che quel bonaccione di Erasmo da Rotterdam ha dedicato a te il suo celeberrimo "Elogio della Pazzia"?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAZZINI: Mi lusinghi Socrate, ma non è così perché Erasmo ha dedicato il suo encomio alla stoltezza. La mia è tutt'altra cosa. Mi chiamano pazzo solo perché il mio nome è Pazzini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOCRATE. Sì d'accordo, ma il fatto che tu sia approdato alla pazza Inter, che in fatto di pazzia non è seconda a nessuno, la dice lunga di quanto ci sia di vero nel destino insito nel nome delle persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAZZINI: Non so se l'Inter sia pazza, so solo che lì mi trovo molto bene. E se vi circola un'aria pazzerella, non mi dispiace proprio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOCRATE: Ma dimmi pazzo Pazzini, non trovi che la saggeza, più della pazzia, aiuti nella vita? Per farla più serena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAZZINI: Proprio tu, che sei conosciuto come un acerrimo nemico della serenità dici questo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOCRATE: Sì, sono nemico della serenità, a cominciare da dentro casa, dove sono sempre sull'orlo di un confronto esplosivo con la mia Santippe. Ma un conto è la serenità, un altro la saggezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAZZINI: Per anni sono passato per eccentrico. Ora che sono approdato all'Inter, un luogo mirabilmente tonificante, sono sereno e in più mi sento pazzamente saggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOCRATE: È una vicenda in cui vero e falso si mescolano indistinguibilmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAZZINI: I tre gol che ho segnato subito per l'Inter non sono falsi. Sono veri più del vero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOCRATE: Eccesso spettacolare, commovente vanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAZZINI. Suvvia Socrate, lasciami almeno godere di questo momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;</description></item><item><title>Inter vs Roma. Realismo gnoselogico.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/02/inter-vs-roma-realismo-gnoselogico.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Wed, 9 Feb 2011 16:21:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-2712343830844580737</guid><description>Il carattere innovatore di Leonardo si rifà indubbiamente alla filosofia di Locke e non emerge soltanto nell'ambito dei problemi teoretici (far giocare l'Inter alla Mourinho, ala Benitez, alla brasilera), ma anche in quello dei problemi pratici (come mettere in campo la formazione giusta per interpretare alla meglio i disegni teoretici).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è risultato chiaramente nella partita di S.Siro con la Roma (5 a 3).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la stessa impostazione centrale della libertà che per qualcuno verte tutto sulle volizioni mentre per Leonardo essa può essere risolta solo se è impostata nella sfera delle cose che il calciatore può "fare", non in quella delle cose che il calciatore può "volere".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque il giocatore dell'Inter può/deve "fare" un gol in più rispetto a quelli incassati. Così il gioco spumeggiante e audace in attacco deve "fare" di più rispetto al gioco metodico e lineare della difesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta stabilito in modo inequivocabile questo punto fermo, possiamo constatare che le idee di Leonardo sono suggerite per due vie: "sensazione" e "riflessione". Cioè istinto ed esperienza (esperienza più di calciatore che di allenatore). Quando l'intelletto si è una volta provveduto di queste idee semplici, ha il potere di ripeterle (7 vittorie su 8 partite), compararle e unirle fino a una varietà quasi infinita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è così che l'Inter si è avvicinata minacciosamente (-5 con una partita in meno) alla capolista Milan. Sognando un altro triplete.&lt;br /&gt;&lt;br&gt;</description></item><item><title>Bari vs Inter. Valore dell'opera di Leonardo.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/02/bari-vs-inter-valore-dellopera-di.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Fri, 4 Feb 2011 13:58:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-1569299231950612413</guid><description>Una valutazione critica dell'opera di Leonardo, dopo Bari Inter (0 a 3) si impone.&lt;br /&gt;I motivi che ci hanno fatto riconoscere il valore di questa opera sono fondamentalmente i seguenti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) La ferma convinzione, ripetutamente espressa da Leo, dell'assoluta necessità di operare una frattura completa entro la vecchia filosofia mourinhana (aggressività verbale) e la vecchia metodologia di Rafa Benitez ( tichete-tachete per uno sterile possesso di palla). Così a Bari,  subito spazio al tridente delle meraviglie: Eto'ò, Milito, Pazzini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) La chiarissima intuizione che questo nuovo tipo di sapere calcistico non potrà essere né puramente speculativo, né solo preoccupato delle immediate applicazioni tecniche, ma piuttosto svolto a cogliere i principi che riguardano il corso dei fenomeni, nell'intento di ricavarne i mezzi per dominare questi fenomeni, cioè per modificarli e dirigerli a vantaggio dei risultati della squadra. Così, capìta la frattura fra attacco e centrocampo, nel secondo tempo ecco l'inserimento di Snejder che modifica l'assetto e lo rende vincente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) La piena consapevolezza che la nuova forma di sapere dovrà risultare essenzialmente basata sull'osservazione, ma che questa non dovrà consistere in una semplice registrazione dei fatti. bensì in una elaborazione attiva di essi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) La sicura previsione che le conquiste realizzate dal nuovo sapere condurranno l'Inter a trasformare profondamente la propria cultura e financo la propria struttura, onde il progresso sarà sempre rispondente alle aspettative ( a Bari servivano tre punti e tre punti sono arrivati).</description></item><item><title>Milan vs Lazio. Logica stoica.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/02/milan-vs-lazio-logica-stoica.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Wed, 2 Feb 2011 14:07:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-2545777595505357871</guid><description>Ecco una partita che ha rappresentato un'approfondita discussione sulla natura delle proposizioni condizionali, ossia delle proposizioni della forma "se p allora q" nelle quali p e q sostituiscono le proposizioni "se vinciamo 11 partite, allora è già scudetto, essendo questo garantito con 80 punti". Mancano quindi quei 33 punti, cioè 11 vittorie. E quale occasione migliore per ridurre subito a 10 le partite mancanti, con una bella vittoria in casa a spese di una Lazio che già in partenza si è dichiarata rinunciataria sul campo di San Siro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza entrare nei particolari di questa fondamentale questione che Allegri ha posto (e che verrà comunque ripresa a proposito della logica stoica), ricorderemo qui soltanto che la concezione e la definizione funzionale delle condizioni di verità di una proposizione (se vinciamo 11 partite, se Ibrahimovich non prende due pali, se Cassano dà un significativo contributo, se ... ) non posseggono realtà incontrovertibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu anche per rispondere ad aporie di questo tipo che Aristotele sviluppò la sua teoria della potenza e dell'atto. Infatti la forza della Lazio di resistere all'azione del Milan è stata stressante ma efficace. La partita è terminata in pareggio. Un pareggio senza gol che propone altre proposizioni condizionali ("se continuiamo così, allora ...", "se Ibrahimovich invece di segnare passa il tempo a redarguire pesantemente i compagni, allora ..."). Intanto gli inseguitori scaldano i motori.&lt;br /&gt;&lt;br&gt;</description></item><item><title>Juventus vs Udinese. La gnosi della zebra.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/01/juventus-vs-udinese-la-gnosi-della.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Mon, 31 Jan 2011 14:12:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-1729673445969783091</guid><description>In greco la parola gnosis significa conoscenza. Essa non viene però usata a denotare una conoscenza "pura", cioè rigorosamente razionale, bensì una conoscenza collegata alla fede: fede nella Juventus, chiaramente. Quella che è cominciata a scemare, dopo la partita con l'Udinese persa per 2 a 1, da parte dei tifosi juventini che pure sono da sempre definiti ciechi sostenitori della gnosi, o gnostici, dedicando essi tutti i loro sforzi a cercare una combinazione fra elementi fideistici ed elementi conoscitivi (i saperi di Del Neri, la forza della Società, il talento indiscusso di alcuni giocatori anche se non più giovanissimi come Del Piero, il migliore in campo e poi la tradizione, la storia) che non si limiti ad accostarli, ma riesca davvero a fonderli in una unità inscindibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il frutto di questa combinazione è un fantasmagorico quadro, ove sono ben riconoscibili molte influenze negative (il mercato approcciato in modo insufficiente, le assenze per infortuni) secondo il quale dal destino emanerebbe tutta una serie degradante di entità (gli eoni) intermediarie tra il Calcio Supremo e il mondo del campionato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ultima di esse sarebbe un eone maligno che spiega la presenza del male nella Juventus d'oggi. Esso giustifica l'idea della caduta iniziale, non priva di analogie con il peccato originale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la squadra, che ha in sé qualcosa di divino (sabaudo?) è nella possibilità di riscattarsi. Questo processo di salvazione richiede però l'intervento di un eone buono che abbia la funzione di renderlo partecipe della conoscenza salvatrice (gnosi). Aspettiamo!&lt;br /&gt;&lt;br&gt;</description></item><item><title>Sulla mediocrità.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/01/sulla-mediocrita.html</link><category>simposio</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Thu, 27 Jan 2011 15:03:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-6029789655544851528</guid><description>&lt;img src="http://farm5.static.flickr.com/4035/4649839948_d922436986.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AGATONE: Bentrovati, amici miei. Da quanto tempo non ci si ritrovava per bere insieme (sim-posio) un buon cratere di vino attico!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;APOLLIDORO: In effetti, Agatone, è passato parecchio tempo dall'ultima volta che si è parlato di calcio. Quale tema proponi oggi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AGATONE: La mediocrità del campionato di calcio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;APOLLIDORO: Mediocrità che riguarda molti ambiti, ma certo non riguarda il mio Milan. Forse ti riferivi a Inter, Juventus, Roma, ecc. ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ARISTODEMO: Noi juventini troviamo ingiusto e bizzarro riferirsi a noi parlando di mediocrità. Infatti Del Neri ha giustamente dichiarato che siamo comunque la squadra migliore del campionato. E dicendo migliore, escludiamo qualsiasi riferimento alla mediocrità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FEDRO: L'ha detto anche Ranieri della Roma. Ma dài, siete un residuo poco elegante della vecchia élite calcistica. All'interno della squadra non c'è contrappeso fra meritocrazia e distinzione. Grandi giocatori convivono con mediocri talenti e i risultati, o meglio i non risultati, si vedono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ARISTOFANE: Bello il tema, per una commedia. La mediocrità è un ambito dove finalmente non c'è gerarchia, ma democrazia. Tutti uguali, tutti sullo stesso piano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PAUSANIA: Sì. Tutti uguali verso il basso. Non è questa la verità, Socrate?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOCRATE: È questa! L'emergere sopra la massa per talento e studio è in grave crisi. Ci si accontenta e in fondo si rimane all'altezza del Paese che sta affrontando brutalmente il tema della decadenza. Avvicinati Alcibiade, anche se sento già il tuo alito gravido di alcol. Sei già brillo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALCIBIADE: Il tuo è un giudizio severo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SOCRATE: Sullo stato del campionato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALCIBIADE: No, su di me.&lt;br /&gt;&lt;br&gt;</description><media:thumbnail xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" height="72" url="http://farm5.static.flickr.com/4035/4649839948_d922436986_t.jpg" width="72"/></item><item><title>Udinese vs Inter. La dotta ignoranza.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/01/udinese-vs-inter-la-dotta-ignoranza.html</link><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Tue, 25 Jan 2011 13:36:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-7771971028811652031</guid><description>Sappiamo che Leonardo ha studiato e approfondito il trattato &lt;span style="font-style:italic;"&gt;De docta ignorantia&lt;/span&gt; di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Cusano"&gt;Nicola Cusano&lt;/a&gt;. Il punto di partenza del pensiero di Leonardo-Cusano è costituito dal più netto rifiuto della presunta via razionale per giungere al &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Calcio Supremo&lt;/span&gt;. Ad essa occorre contrapporre una via che si riallaccia esplicitamente alla grande tradizione del misticismo medievale: la via della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;dotta ignoranza&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo concetto, apparentemente contradditorio, come solo gli ossimori sanno esserlo, contiene due nozioni fondamentali: la superiorità del Calcio Supremo rispetto al mondo, per cui ogni conoscenza di lui, risulta più negativa che positiva (cioè più ignoranza che conoscenza) e quella espressa dal termine "dotta" che tende ad escludere dalla posizione ora spiegata ogni tono di scetticismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altre parole: l'ignoranza nasconde, quando diventa consapevole, un contenuto più profondo di ogni pretesa conoscenza positiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È con questo spirito che l'Inter ha affrontato l'Udinese, immaginando che le regole del calcio moderno e Supremo (pressing, velocità, tecnica, forma fisica, reattività veloce nel modificare la tattica quando occorre) sono afferrabili unicamente per via intuitiva, non per via razionale. In altre parole nell'approccio alla partita la nostra mente non potrà formulare altro che "congetture".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attenzione che il termine "congettura" indica sì un non-sapere, ma un non-sapere che stimola ad avvicinarsi all'obiettivo (l'olimpo del calcio), il quale  rimane pur tuttavia sempre irragiungibile nella sua essenza assoluta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque l'Inter entra in campo con la "congettura" di essere la grande Inter e passa in vantaggio. Poi in linea con la dotta ignoranza non sa gestire il vantaggio, si disintegra, si rammolla pensando che comunque il calcio non è razionale e tutto può succedere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti succede che perde 3 a 1, il che la costringe a ripensare il suo valore. Leonardo s'è messo subito a studiare, sempre di Cusano, il fondamentale saggio &lt;span style="font-style:italic;"&gt;De quadratura circuli&lt;/span&gt;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description></item><item><title>Sampdoria vs Juventus. Il divenire di Eraclito.</title><link>http://calciosofia.blogspot.com/2011/01/sampdoria-vs-juventus-il-divenire-di.html</link><category>partite</category><author>noreply@blogger.com (Giovanni Donatelli)</author><pubDate>Mon, 24 Jan 2011 15:14:00 +0100</pubDate><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-7543287030378603610.post-8620205924599107493</guid><description>È in &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eraclito"&gt;Eraclito&lt;/a&gt; che troviamo la concezione che l'unità dell'essere scaturisca dalla sua stessa molteplicità. Per unità infatti egli intende il divenire e questo deriva dall'esistenza degli opposti in quanto il loro fondersi è lo svilupparsi dell'uno e dell'altro, è l'unità dei contrari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un frammento di Eraclito sembra ritagliato in modo perfetto sulla  prestazione della Juventus nella partita contro la Sampdoria: è la stessa cosa nella squadra bianconera il vivo e il morto, il desto e il dormiente, il giovane e il vecchio, poiché queste cose mutandosi son quelle e quelle a lor volta mutandosi son queste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra proprio che si riferisca alla staticità di Buffon e alla vivacità, ma inconcludente, di Krasic. All'eternità di Del Piero e alla freschezza di Martinez (in campo solo pochi minuti, ma che avvicinano la Juve al gol). All'incedere farraginoso di Sissoko, alla sterile aggressività di Pepe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La realtà in continuo divenire si alimenta della contrapposizione dei contrari e questo trasformarsi, questo variare non è segno di irrazionalità, anzi è l'attuazione della più profonda razionalità. La prova? La profonda delusione per la pochezza della partita di Marassi fa dire a Del Neri:"Siamo la quadra migliore del campionato". Più divenire di così!&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;/br&gt;&lt;/br&gt;</description></item></channel></rss>