<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="no"?><rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:blogger="http://schemas.google.com/blogger/2008" xmlns:gd="http://schemas.google.com/g/2005" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:openSearch="http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/" xmlns:thr="http://purl.org/syndication/thread/1.0" version="2.0"><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212</atom:id><lastBuildDate>Mon, 02 Sep 2024 05:50:19 +0000</lastBuildDate><title>visitnapoli</title><description>storia arte e cultura partenopea</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/</link><managingEditor>noreply@blogger.com (visitnapoli)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>34</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><language>en-us</language><itunes:explicit>no</itunes:explicit><itunes:subtitle>storia arte e cultura partenopea</itunes:subtitle><itunes:category text="Society &amp; Culture"><itunes:category text="History"/></itunes:category><itunes:category text="Arts"><itunes:category text="Design"/></itunes:category><itunes:category text="Business"><itunes:category text="Business News"/></itunes:category><itunes:category text="Sports &amp; Recreation"><itunes:category text="Amateur"/></itunes:category><itunes:owner><itunes:email>noreply@blogger.com</itunes:email></itunes:owner><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-1503482238837238922</guid><pubDate>Wed, 11 Aug 2010 15:55:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-08-11T08:55:53.282-07:00</atom:updated><title>Il Mastino Napolitano</title><description>&lt;h1 align="center" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;u&gt;&lt;span style="color: #cb942c; font-family: EnglischeSchTDemBol;"&gt;La storia&lt;/span&gt;&lt;/u&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div align="center" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;di Giuseppe Alessandra&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRXUnphxs0vrAtuIObE3Ra-e5wt8i1DhDrvNHUWjfYpsump98A&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__o8JtB86ST6DUuTJP8TtpBT6rxXc=" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://t3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRXUnphxs0vrAtuIObE3Ra-e5wt8i1DhDrvNHUWjfYpsump98A&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__o8JtB86ST6DUuTJP8TtpBT6rxXc=" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;Non è certamente facile e semplice condensare in poche righe oltre quattromila anni di storia per questa razza italiana. Dalla terracotta di Arte Mesopotamica del Metropolitan Museum di New York, del 2000 a.C., al Mastino Napoletano attuale la razza si è certamente evoluta, mantenendo tuttavia pressoché inalterate alcune sue caratteristiche peculiari, che ne fanno un vero "unicum" nel sempre più vasto panorama mondiale delle razze canine ufficialmente riconosciute. E se da un lato c'è quasi una ricerca spasmodica per la riscoperta, nei diversi Paesi, di razze autoctone, dalla storia più o meno recente, per quanto riguarda il Mastino Napoletano esiste il problema opposto, e cioè di mantenerlo, certamente migliorando, così come ce lo hanno gelosamente conservato i "mastinari partenopei" nel corso dei secoli ed a cui deve andare il più sentito ringraziamento per aver preservato questo vero monumento storico della cinofilia italiana, che un po' tutto il mondo ci invidia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;Sul Mastino Napoletano esiste una ricchissima bibliografia, italiana ed estera, che, in diversa misura, né traccia, con ricchi supporti iconografici e storeografici, il percorso storico dalle origini ai nostri giorni. Tra tutte le opere oggi reperibili quello che tratta con maggiori riferimenti è sicuramente quella del Prof. Felice Cesarino, "Il Molosso, viaggio intorno al Mastino Napoletano" edito da Fausto Fiorentino nel 1995. Senza risalire ad epoche più remote si hanno notizie certe che i Sumeri si dedicavano all'allevamento di cani di grandi mole e potenza, che era utilizzati sia in combattimento contro i nemici, che nelle cacce contro i grossi mammiferi leoni in primis. Le loro caratteristiche principali erano: testa potente e voluminosa con muso piuttosto corto e di grande potenza; membra forti e possenti supportate da un ossatura di grande sviluppo; tronco forte e solido con un'altezza assai impressionante. Questo tipo di cane, di tanta potenza, doveva sicuramente trovare le sue origini più remote in quel Mastino del Tibet, che oggi è ritenuto, e giustamente, da tutti i più grandi studiosi, il vero progenitori di tutti i molossoidi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;I Sumeri, quindi, questo popolo tanto misterioso e dal tempo stesso tanto colto ed evoluto, nelle loro emigrazioni avrebbero portato in Mesopotamia questa razza, che, successivamente ebbe, nella terra tra Tigri e l'Eufrate, tanta fortuna e tanta considerazione da trovare rappresentazione in diversi reperti archeologici, sparsi oggi nei più grandi musei del mondo. E' noto, infatti, che in Mesopotamia, già 2000 anni fa prima di Cristo, esistevano dei grandi centri abitati (Eridu, Susa, Ur, Uruk per citare i più noti) nei quali erano allevati questi grossi cani utilizzati soprattutto per difendere la proprietà (ma anche greggi e armenti) dagli attacchi dei leoni, in quel tempo presenti in quelle regioni. Ovvio, quindi, l'interesse degli artisti dell'epoca per questo cane che, spesso, per le sue gesta entrava nelle leggende popolari. E' proprio a quest'epoca, infatti, che risalgono le prime rappresentazioni storiche artistiche d'arte Mesopotamica che testimoniano la presenza di questi cani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;La terracotta, già, del Metropolitan Museum di New York e l'altra del Museum of Art di Chicago, rappresentano con impressionante somiglianza un cane assai prossimo al nostro Mastino Napoletano. La prima riprende un cane seduto dalla testa di gran volume, ricca di pieghe e di giogaia., con un'inverosimile potenza di muso e con le orecchie amputate: nella seconda si vede una femmina, dalle stesse caratteristiche di potenza e sostanza della testa, nell'atto di allattare quattro cuccioli. E' veramente impressionante la similitudine tra questi due reperti ed il mastino moderno, proprio quello d'oggi, piuttosto che quelli presentati per la prima volta all'esposizione di Napoli del 1946 e che tanto impressionarono Piero Scanziani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT3-HekyE9bl8w6-UKPVcdxMZ88AgugBbZhYH2m9Ie6xkkCTfg&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__fJbqkxNWZzuhIF7jnLjf-tS2XsM=" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT3-HekyE9bl8w6-UKPVcdxMZ88AgugBbZhYH2m9Ie6xkkCTfg&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__fJbqkxNWZzuhIF7jnLjf-tS2XsM=" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;Ma per renderci meglio conto delle proporzioni e della potenza di questi cani basta osservare la terracotta Assira&amp;nbsp;&amp;nbsp;più tarda delle precedenti, risale al IX secolo a.C. e conservata al British Musenum di Londra, che rappresenta un cane condotto al guinzaglio dal suo proprietario.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;Questo reperto, di eccezionale interesse storico ed artistico (proprio per questo ripreso nei più importanti testi scientifici) ci consente alcune considerazioni ancora più puntuali e precise circa questi grandi molossi del passato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;Innanzi tutto la taglia: l'altezza al garrese raggiunge la cintola del suo conduttore e, quindi, non doveva essere sicuramente inferiore agli 80cm; la testa: di grande volume e ricca di rughe, con orecchie integre, portate piatte ed inserite piuttosto alte; la giogaia è molto sviluppata e parte dalle branchie della mandibola per finire a circa metà del collo; infine il tronco: questo è di grandissima potenza e di grande massa, è più lungo dell'altezza al garrese ed è sorretto da arti con ossatura molto potente, con importanti diametri trasversali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;Di fronte a questa testimonianza si può pensare all'attuale mastino, tanto è impressionante la sua somiglianza ai cani che oggi si vedono.Ma ritornando alla storia, partendo dalla Mesopotamia, questi cani si sono irradiati, sicuramente al seguito delle migrazioni o delle guerre, verso occidente seguendo tre direttrici: una più a nord, verso l'Anatolia, la Grecia, la Macedonia e l'Albania; una più a sud verso l'Egitto e la Libia; ed una terza verso le coste più orientali del bacino del Mediterraneo, in quella che era la terra dei Fenici. Questo sarà un passaggio fondamentale per lo sviluppo e l'espansione della razza in tutta Europa, ed in particolare, in Italia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;Cani così possenti furono, spesso oggetto di doni tra i potenti dell'epoca. Alessandro Magno era orgoglioso dei suoi Molossi, dono di un Re, ed il console romano Paolo Emilio, vittorioso con le sue legioni di terra di Molossia, tra i bottini di guerra portò a Roma alcuni di questi grandi cani per farli vedere al popolo. Lo stesso Giulio Cesare, intorno alla metà del primo secolo a.C., nella sua "campagna" per la conquista della Britannia, trovò di fronte alle proprie legioni dei cani di grandissima mole e di gran coraggio del tutto simile a quelli descritti, e che lui stesso definì "Pugnaces Britanniae".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;Impressionato da tanta forza e coraggio Giulio Cesare ne portò a Roma alcuni esemplari, ma nel contempo nominò, in terra di Britannia, un procuratore addetto all'allevamento ed al trasferimento a Roma di questi cani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;La presenza in Britannia di questa razza avvalora, ed anzi conferma l'ipotesi che, prima ancora dei Romani, furono i Fenici, maestri assoluti nei commerci in quell'epoca, a diffondere nel bacino del Mediterraneo questo tipo di cane, sicuramente assieme ad altri, che successivamente diedero origine al nostro Cirneco dell'Etna ed a tutte le razze iberiche dei Podenghi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;Si può quindi affermare che prima ancora di Paolo Emilio e di Giulio Cesare, portati proprio dai Fenici, esistessero nel nostro territorio alcuni esemplari di questi grandi molossi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;Di questi hanno trattato, in maniera più o meno diffusa Varrone e Virgilio, ma quello che ha studiato e descritto il mastino con gran puntualità ed in modo dettagliato è stato il Columella, che nel primo secolo d.C. ha quasi stilato quello che potremmo definire uno standard di razza. Nel suo "De re rustica" il Columella lo definisce ottimo guardiano della casa e delle proprietà, anticipando di quasi due millenni, quella che è e deve rimanere l'attuale utilizzazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;Anche se, come ben si sa, in epoca romana veniva utilizzato al fianco delle legioni, in guerra, e in combattimenti contro le fiere nei circhi, e che, successivamente lo si trova nelle Corti Rinascimentali del centro e del nord Italia, protagonista&amp;nbsp;di cacce a grossi selvatici&lt;a href="http://www.mastinonapoletano.it/standard/images/s_3_5.jpg" style="color: maroon;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/a&gt;(cervi e cinghiali), il mastino era e resterà un cane da guardia, continuando così il suo impiego che molto tempo prima, tra i Sumeri ed i Mesopotami, lo aveva reso tanto celebre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;Ed è proprio per questa sua indole innata di guardiano della proprietà che, in epoca romana, i patrizi lo vollero custode delle ville, un tempo numerose nell'area Campania. Decaduto l'impero romano i cani sono rimasti, trovando, proprio alle pendici del Vesuvio un ambiente a loro favorevole, tanto da radicarsi strettamente sia col territorio sia con la gente sia li popolava.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span style="color: #001d59; font-size: small;"&gt;E fu proprio in questa terra, sempre alle pendici del Vesuvio, che Piero Scanziani incontrò il Mastino Napoletano e fu subito un grande amore, al punto da essere ricordato, e giustamente, come colui a cui si deve la storia moderna di questa magnifica razza, oggi ricercata da cinofili di tutto il mondo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRwz6nY0FJ1WLRW-imbiLoK5PaLW5f3l42iKInUGSBUerqsf4w&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__Ow29fxdkQA_C_eXz-opbmRnSTIE=" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRwz6nY0FJ1WLRW-imbiLoK5PaLW5f3l42iKInUGSBUerqsf4w&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__Ow29fxdkQA_C_eXz-opbmRnSTIE=" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px;"&gt;&lt;a href="http://www.mastinonapoletano.it/"&gt;http://www.mastinonapoletano.it/&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/08/il-mastino-napoletano.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-7211750235874621960</guid><pubDate>Wed, 11 Aug 2010 15:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-08-11T08:31:32.237-07:00</atom:updated><title>Il Corsiero Napolitano</title><description>&lt;table border="0" cellpadding="0" id="table1" style="border-collapse: collapse;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center" style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-large;"&gt;Il&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-large;"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;Corsiero Napolitano&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center" style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;Testo di Giuseppe Maria Fraddosio&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;hr style="color: olive;" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="justify" colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="justify" colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il cavallo corsiero napolitano&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;(&lt;i&gt;coursier napolitain&amp;nbsp;&lt;/i&gt;in francese,&amp;nbsp;&lt;i&gt;neapolitan courser&amp;nbsp;&lt;/i&gt;in inglese,&amp;nbsp;&lt;i&gt;corcel napolitano&amp;nbsp;&lt;/i&gt;in spagnolo)&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;fu considerato a ragione, tra i secoli XV e XVIII, uno dei migliori al mondo per le esigenze della cavalleria militare.&amp;nbsp; Bello, forte e resistente, fu esportato in grande numero dalle province napolitane verso tutti gli altri stati italiani, nonché verso la Spagna, la Francia, l’Olanda, l’Inghilterra, la Danimarca, la Germania, la Prussia, la Polonia, la Russia e l’Austria-Ungheria. Insieme con il cavallo spagnolo, con quello berbero e con quello turco, servì per l’insanguamento delle razze dell’Europa centrale e di quella settentrionale, alle quali conferì soprattutto le proprie ben equilibrate doti psicofisiche derivategli dalla costante selezione naturale cui era soggetto, opportunamente finalizzata dall’uomo attraverso un sistema di allevamento risalente all’antichità.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="303"&gt;&lt;table border="0" cellpadding="0" id="table4" style="border-collapse: collapse;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="2" height="299" src="http://www.cavallodellemurge.it/Cavallo%20Napolitano%20-%20R.%20Di%20Fiore.jpg" width="324" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="38"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Studio di Cavallo Napolitano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="19"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(Disegno di Rocco Di Fiore, Manoppello, 1999)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 12pt;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;Già i Romani dell’età repubblicana e dell’inizio di quella imperiale avevano dimostrato magistrale perizia ippotecnica coniugando in modo soddisfacente l’esercizio atavico della transumanza con la pratica di avveduti incroci e meticciamenti. In virtù di un’accurata programmazione degli accoppiamenti, essi erano riusciti a produrre animali omogenei, quanto alla costituzione fisica ed al temperamento, in relazione alle necessità operative delle loro&amp;nbsp;&lt;i&gt;decuriae&lt;/i&gt;&amp;nbsp;di cavalleria, composte in netta prevalenza da militi di stirpe siculo-italica tradizionalmente dediti al mercenariato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 12pt;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;Si può, pertanto, fare riferimento ad un cavallo romano antico&amp;nbsp; -&amp;nbsp; suscettibile di continua evoluzione morfologica ed attitudinale mediante scambi di sangue con le migliori produzioni ippiche delle regioni geografiche via via assoggettate al dominio di Roma&amp;nbsp; -&amp;nbsp; esemplarmente raffigurato nel monumento bronzeo all’imperatore Marco Aurelio, in Campidoglio. Sua peculiare caratteristica fu il profilo convesso (montonino) del naso, oggi definito anche, in inglese,&amp;nbsp;&lt;i&gt;Roman nose.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;Tale cavallo, sopravvissuto alla caduta dell’Impero romano di Occidente (476 dopo Cristo), ha trasmesso la più gran parte della propria eredità genetica alla razza romana&amp;nbsp;(erroneamente definita, da alcuni,&amp;nbsp;&lt;i&gt;maremmana laziale&lt;/i&gt;), allevata per secoli nella Campagna di Roma, in Sabina e nella Tuscia romana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="67"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Per tutto l’alto Medioevo, gli invasori mongolici, germanici, vandali e saraceni, sovrapponendo i loro cavalli a quelli romani non fecero che protrarre nel tempo, inconsapevolmente e disordinatamente, quanto i discendenti dei Latini avevano, consciamente e razionalmente, saputo disporre per la selezione delle loro cavalcature da guerra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Dopo l’anno 1000, una massiccia immissione di sangue orientale fu operata in Europa dalle armate cristiane reduci dalle crociate in Palestina.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Di particolare importanza fu, tra il XII ed il XIII secolo, l’introduzione di cavalli leggeri e veloci da utilizzare nella caccia con il falcone, di cui fu famoso cultore Federico II di Svevia. Alla sua passione per l’allevamento equino fu dovuto il rifiorire, nel Sud della nostra penisola, di un’ippicoltura basata su criteri simili a quelli che ne avevano permesso il grandioso sviluppo in epoca romana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nel tardo Medioevo, ebbero spicco le ottime doti ed il&amp;nbsp;&lt;i&gt;buon mercato&amp;nbsp;&lt;/i&gt;dei cavalli del Reame di Napoli, assai apprezzati anche negli stati vicini, sia al tempo degli Angioini, sia al tempo degli Aragonesi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Spettò tuttavia agli Spagnoli il merito di porre di nuovo sapientemente a frutto le straordinarie possibilità offerte dai maestosi cavalli dell’Italia meridionale, passata sotto la loro dominazione agli albori del XVI secolo e governata, fino al 1707, da viceré nominati dai sovrani di Madrid. In quel lungo periodo di tempo, fu rinnovato lo scambio ippico tra le due penisole già avvenuto fra il III ed il II secolo avanti Cristo, allorquando le armate di Cartagine e delle Gallie avevano invaso l’Italia con i loro cavalli numidico-iberici e celtici e, contemporaneamente, alcune legioni di Roma avevano trasferito cavalli italici nella Penisola iberica, dove poi sarebbero state fondate&amp;nbsp; -&amp;nbsp; e popolate da romani per quasi cinque secoli&amp;nbsp; -&amp;nbsp; varie città, tra le quali&amp;nbsp;&lt;i&gt;Italica&lt;/i&gt;, nei pressi dell’odierna Siviglia, che avrebbe dato i natali agli imperatori Traiano ed Adriano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Di fatto, tra il Millecinquecento ed il Milleseicento si ebbero, insieme, una parziale ispanizzazione del patrimonio ippico napolitano ed una parziale napolitanizzazione di quello spagnolo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nacque a Napoli intorno al 1534&amp;nbsp; -&amp;nbsp; grazie a maestri come Giovan Battista Ferraro e Federico Grisone&amp;nbsp; -&amp;nbsp; la prima accademia equestre d’Europa, mentre nelle scuderie imperiali spagnole andavano aumentando il numero ed il prestigio dei corsieri napolitani. Lo stesso imperatore Carlo V d’Asburgo,&amp;nbsp;&lt;i&gt;… hauendo ottima conoscenza, e prattica di tutte le specie di caualli, e di tutte l’arti Caualleresche, sempre elesse per seruigio di persona i caualli Napolitani, come idonei ad ogni essercitio, e fattione&lt;/i&gt;. (Pasquale Caracciolo,&amp;nbsp;&lt;i&gt;La gloria del cauallo&lt;/i&gt;, Venezia, 1589).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 12pt;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;Nella&amp;nbsp;&lt;i&gt;Descrizione di Firenze nell’anno 1598&amp;nbsp;&lt;/i&gt;da parte del principe germanico Ludwig &amp;nbsp;Anhalt-Kothen&amp;nbsp; -&amp;nbsp; compilata in lingua italiana, nel 1859, dallo storico e filosofo di Aachen Alfred von Reumont&amp;nbsp; -&amp;nbsp; si legge il seguente brano sulla statua equestre in bronzo, eseguita tra il 1587 ed il 1594 dal Giambologna (il fiammingo Jean de Boulogne), che campeggia in Piazza della Signoria:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Sulla piazza maggiore sta la figura del granduca Cosimo&amp;nbsp;&lt;/i&gt;(Cosimo I de’Medici, che aveva sposato nel 1539 Leonor Alvarez de Toledo, figlia del celeberrimo don Pedro, viceré di Napoli, n. d. r.)&lt;i&gt;; esso monta un gran cavallo napoletano che posa sopra due piedi, in modo da non saziar mai l’occhio per la bellezza dell’artifizio.&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 12pt;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="2" height="241" src="http://www.cavallodellemurge.it/Confronto%20-%20Corsiero%20Napolitano.jpg" width="300" /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;img border="2" height="242" src="http://www.cavallodellemurge.it/Confronto%20-%20Cavallo%20Spagnolo.jpg" width="320" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="10"&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="19"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Confronto fra i ritratti di un Corsiero Napolitano (a sinistra) e di un Cavallo Spagnolo,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="25"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;che evidenzia bene le differenze morfologiche tra le due razze nel XVII secolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="32"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;( da W. Cavendish of Newcastle,&amp;nbsp;&lt;i&gt;La mèthode nouvelle et invention&amp;nbsp; extraordinaire de dresser les chevaux,&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Anversa, 1658 )&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: 'Book Antiqua'; font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-weight: 700;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il termine&amp;nbsp;&lt;i&gt;corsiero&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(o&amp;nbsp;&lt;i&gt;corsiere&lt;/i&gt;) designava, tra la fine del Medio Evo e l'inizio dell'Età Moderna, il cavallo da combattimento, la cui andatura più veloce (il&amp;nbsp;&lt;i&gt;corso&lt;/i&gt;, cioè il galoppo) lo differenziava dal&lt;i&gt;&amp;nbsp;portante&lt;/i&gt;, ossia dall'ambiatore usato prevalentemente per lunghi e comodi trasferimenti in sella: era, insomma, il nome funzionale della razza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; L'aggettivo&amp;nbsp;&lt;i&gt;napolitano&lt;/i&gt;&amp;nbsp;ne indicava l'origine geografica, non limitata esclusivamente a Napoli e dintorni ma estesa, fino al 1860, all'intero Regno di Napoli, comprendente parti delle odierne province di Rieti, di Frosinone e di Latina, nonché gli attuali Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata e Calabria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;i&gt;Corsiero napolitano&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(e non napoletano), dunque, in quanto cavallo storico allevato, principalmente per la guerra, in tutto il Regno di Napoli e da qui esportato, anche come miglioratore, verso il resto dell'Italia e dell'Europa.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; La selezione di questo pregevole ausiliario dell'uomo d'armi avveniva nei suoi primi tre anni di vita ed era assolutamente naturale: il puledro veniva scelto in base a criteri estetico-funzionali per l'impiego bellico tra i maschi interi che componevano le mandrie, in passato definite&amp;nbsp;&lt;i&gt;razze&lt;/i&gt;, di proprietà delle famiglie nobili; quindi si procedeva al suo addestramento in apposite strutture, denominate&amp;nbsp;&lt;i&gt;cavallerizze&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="247"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="1" height="215" src="http://www.cavallodellemurge.it/Merco%20dei%20corsieri.jpg" width="158" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Merco dei corsieri napolitani della Regia Razza di Puglia (Palazzo d'Ascoli) nei secoli XVI e XVII&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="35"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(da C.G. Gattini,&amp;nbsp;&lt;i&gt;Delle razze di cavalli nel Regno di Napoli e specie in Matera e contorno&lt;/i&gt;, Matera, 1902)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="77"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; L’arco di tempo in cui la razza assurse al massimo splendore ed alla più vasta notorietà in Europa fu quello compreso tra il XVI secolo ed il XVIII. Non vi fu, allora, monarca o principe che non ambisse ad ospitare nelle proprie scuderie corsieri napolitani morelli, o bai, o grigi, per la guerra, per la caccia, per il tiro delle carrozze.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;Durante tutto il XVIII secolo e nel primo quarto del successivo, la monarchia asburgica ottenne numerosi cavalli napolitani, tra i quali sono rimasti famosi&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.khm.at/system2E.html?/staticE/page2136.html" target="_blank"&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;Cerbero&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;e&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;Scarramuie&lt;/span&gt;, ritratti dal pittore inglese George Hamilton intorno al 1725, nonché tre dei capostipiti degli odierni lipizzani: il morello Conversano, il baio Neapolitano ed il bianco Maestoso (quest’ultimo di origine napolitano-spagnola).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="19"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="19"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Oltre alla lipizzana, furono migliorate in età barocca, mediante l’impiego di&amp;nbsp;&lt;i&gt;cavalli padri&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(stalloni) e di&amp;nbsp;&lt;i&gt;cavalle di corpo&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(fattrici) napolitani, le razze germaniche di Hannover, Holstein, Oldenburg, Trakehnen e Württemberg, l’olandese del Gelderland, la danese di Frederiksborg e la boema di Kladruby.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Alla razza lipizzana – storicamente appartenuta all’Austria-Ungheria, all’Italia ed alla Iugoslavia – spettò l’eredità più consistente di caratteri tipici dei cavalli napolitani, oggi presenti nelle famiglie maschili dei Conversano, Neapolitano e Maestoso, in quella, di origine danese, dei Pluto ed in quella, proveniente da Kladruby, dei Favory.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nella&amp;nbsp;&lt;i&gt;Relazione delle persone, governo e Stati di Carlo V e di Filippo II&lt;/i&gt;, letta nel Senato della Repubblica di Venezia, nel 1557, dall’ambasciatore Federico Badoero, i cavalli napolitani furono definiti&amp;nbsp;&lt;i&gt;non vaghi come li giannetti, ma più belli che li frisoni, forti e coraggiosi…&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="1" height="243" src="http://www.cavallodellemurge.it/Neapolitaner.jpg" width="319" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="31"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Immagine di cavallo napolitano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(da G. S. Winter de Adlersflügel,&amp;nbsp;&lt;i&gt;Trattato nuovo e aumentato del far la razza di cavalli&lt;/i&gt;, Nuremberg, 1687)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;Pasquale Caracciolo, nel suo trattato equestre intitolato&amp;nbsp;&lt;i&gt;La gloria del cauallo&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(1589), così si espresse:&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify" style="margin-bottom: 8.45pt; margin-left: 16.95pt; margin-right: 16.95pt; margin-top: 0cm;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&lt;i&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;Ma se di tutti i caualli rarissimi sono quelli, che di tutte le conditioni necessarie adornati, e à tutti gli essercitij siano idonei; di tal lode i Napolitani soli veramente al più generale si trouan degni; perché al caminare, al passeggiare, al trottare, al galoppare, all’armeggiare, al volteggiare, e al cacciare hanno eccellenza, e sono di buona taglia, di molta bellezza, di gran lena, di molta forza, di mirabile leggierezza, di pronto ingegno, e di alto animo; fermi di testa, e piaceuoli di bocca, con ubbidienza incredibile della briglia; e finalmente così docili, e così destri, che maneggiati da un buon Caualiere, si muouono à misura, e quasi ballano …&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;Nella&amp;nbsp;&lt;i&gt;Novela del coloquio de los perros&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(1613),&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&amp;nbsp;il grande Miguel de Cervantes Saavedra richiamò con singolare incisività l’attitudine dei cavalli Napolitani all’apprendimento delle&amp;nbsp;&lt;i&gt;arie&lt;/i&gt;&amp;nbsp;dell’alta scuola equestre (&lt;i&gt;Ensenome a hacer corvetas como caballo napolitano…&lt;/i&gt;) e la loro versatilità (&lt;i&gt;…viendo mi amo cuan bien sabia imitar el corcel napolitano&lt;/i&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="0" height="251" src="http://www.cavallodellemurge.it/Stallone%20Napolitano.jpg" width="352" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="31"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Stallone napolitano&amp;nbsp;in una stampa francese del XVIII secolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify" class="MsoNormal"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nel trattato dal titolo&amp;nbsp;&lt;i&gt;La perfezione e i difetti del cavallo, opera del barone d’Eisenberg, direttore e primo cavallerizzo dell’accademia di Pisa, dedicata alla Sacra Cesarea Real Maestà dell’Augustissimo Potentissimo Invittissimo Imperatore Francesco I Duca di Lorena e di Bar ec. Gran Duca di Toscana ec. ec. ec.&amp;nbsp;&lt;/i&gt;(Firenze, 1753), si legge tra l’altro, nella descrizione della&amp;nbsp;&lt;i&gt;Testa Montanina&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(sic!), che …&amp;nbsp;&lt;i&gt;i gran Signori per avere stalloni colla testa montanina fanno cercarne apposta nel Regno di Napoli, o in altre parti d’Italia, per mettergli nelle loro razze, affinché comunichino tali qualità a i puledri.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="0" height="250" src="http://www.cavallodellemurge.it/Testa%20Montonina.JPG" style="border-bottom-color: rgb(0, 0, 0); border-bottom-style: solid; border-bottom-width: 2px; border-left-color: rgb(0, 0, 0); border-left-style: solid; border-left-width: 2px; border-right-color: rgb(0, 0, 0); border-right-style: solid; border-right-width: 2px; border-top-color: rgb(0, 0, 0); border-top-style: solid; border-top-width: 2px;" width="250" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="24"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Testa montonina raffigurata nel trattato equestre del barone d’Eisenberg,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="22"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;intitolato&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;La perfezione e i difetti del cavallo&lt;b&gt;, Firenze, 1753.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="22"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(Collezione della Galleria Tanca Antiquariato, Roma, Salita de’ Crescenzi 12)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Il Regno di Napoli fu visitato, nel 1789, dal nobile svizzero Carlo Ulisse de Salis Marschlins, uomo erudito, osservatore attento, resocontista scrupoloso. Egli dedicò alcune righe del suo&amp;nbsp;&lt;i&gt;Nel Regno di Napoli. Viaggi attraverso varie province nel 1789&lt;/i&gt;&amp;nbsp;alla descrizione dei cavalli napolitani della&amp;nbsp;&lt;i&gt;razza di famiglia&lt;/i&gt;&amp;nbsp;dei duchi di Martina, allevati nella grande masseria di San Basilio, presso Mottola.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 8.45pt; margin-left: 16.95pt; margin-right: 16.95pt; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;&amp;nbsp;I cavalli del Duca sono pregiatissimi, specialmente per la loro forza, la loro gagliardia e la singolare bontà delle loro unghie; qualità queste da attribuirsi probabilmente alla natura forte e secca dei pascoli, ed al lasciare gli animali continuamente all’aperto in ogni stagione, senza rinchiuderli nelle stalle.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 8.45pt; margin-left: 16.95pt; margin-right: 16.95pt; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;I puledri tenuti per uso privato, vengono domati ai tre anni, ed i cavalli che non servono per uso del Duca sono venduti verso i quattro anni, o alla fiera di Gravina o a quella di Salerno, dove il prezzo corrente di una buona pariglia di cavalli di quattro anni, senza nessun difetto, varia dai 150 ai 200 ducati. Sino a poco tempo addietro, nessun cavallo veniva castrato, servendo gli stalloni sia pel tiro, sia per cavalcare, e lasciando le giumente esclusivamente per le razze. Adesso però si usa altrimenti, e la cavalleria sarà fornita d’ora in poi di giumente e di cavalli castrati.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 8.45pt; margin-left: 16.95pt; margin-right: 16.95pt; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;Anticamente non c’era barone del Regno che non avesse una o più razze di cavalli; ed i cavalli napolitani sono stati sempre e dappertutto tenuti in gran pregio per la loro resistenza e per le altre loro buone qualità, così come erano apprezzati negli antichi tempi.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="2" height="278" src="http://www.cavallodellemurge.it/Cavallo%20in%20pietra.jpg" width="320" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="36"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Il cavallo scolpito in pietra sulla facciata del Palazzo dell’Università di Martina (1761).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(Foto Piero Papa)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify" class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 12pt; margin-bottom: 0.0001pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La cavalleria del Re di Napoli Ferdinando IV di Borbone godeva, nella seconda metà del XVIII secolo, di buona fama. Nella sua&amp;nbsp;&lt;i&gt;Storia d’Italia dal 1789 al 1814&amp;nbsp;&lt;/i&gt;(pubblicata nel 1824)&lt;i&gt;,&lt;/i&gt;&amp;nbsp;il piemontese Carlo Botta,&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;trattando&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;della campagna militare del 1796 nell’Italia del Nord&amp;nbsp; - durante la quale furono impiegati, in aiuto alle truppe austriache del generale Beaulieu contro quelle francesi di Napoleone Bonaparte, i reggimenti di cavalleria napolitani&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;i&gt;Re&lt;/i&gt;,&amp;nbsp;&lt;i&gt;Regina&lt;/i&gt;,&amp;nbsp;&lt;i&gt;Principe&lt;/i&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;i&gt;Napoli&lt;/i&gt;, soprannominati&amp;nbsp;&lt;i&gt;Diavoli bianchi&lt;/i&gt;&amp;nbsp; -&amp;nbsp; così scrisse:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="163"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 8.45pt; margin-left: 16.95pt; margin-right: 16.95pt; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;Fu forte l’incontro, forte ancora la difesa, perché gli Austriaci sfolgoravano gli assalitori con le artiglierie, ed i cavalli Napolitani, opprimendo i soldati corridori, ed assaltando con impeto gli squadroni stabili, rendevano difficile la vittoria ai Francesi. Andavano gl’imperiali in rotta, ed abbandonato Fombio a chi poteva più di loro, si ritiravano a gran fretta a Codogno, con lasciar ai vincitori non poca parte delle bagaglie, trecento cavalli, circa cinquecento tra morti e prigionieri: sarebbe stata più grave la perdita, se la cavalleria Napolitana, condotta massimamente dal colonnello Federici, uffiziale di gran valore, serrandosi grossa ed intiera alla coda, ed urtando di quando in quando gagliardamente il nemico, non avesse ritardato l’impeto suo, e fatto abilità ai disordinati Austriaci di ritirarsi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 12pt; margin-bottom: 0.0001pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Quindi aggiunse:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 8.45pt; margin-left: 16.95pt; margin-right: 16.95pt; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;La schiera tutta sarebbe stata condotta all’ultimo termine, se per la seconda volta la cavalleria Napolitana non le faceva scudo alla ritirata.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 12pt; margin-bottom: 0.0001pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;E, più avanti:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 8.45pt; margin-left: 16.95pt; margin-right: 16.95pt; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;La cavalleria Tedesca, ma principalmente la Napolitana, che anche in questo fatto soccorse egregiamente i Tedeschi, proteggeva il ritirantesi esercito. &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nel primo quarto del XIX secolo, Giuseppe Ceva Grimaldi – alto funzionario regio, inviato in Terra d’Otranto da Ferdinando I delle Due Sicilie per ripristinarvi la legalità borbonica dopo il crollo del potere di Gioacchino Murat – così annotò, nel suo&amp;nbsp;&lt;i&gt;Itinerario da Napoli a Lecce&lt;/i&gt;, descrivendo la città di Martina:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 8.45pt; margin-left: 16.95pt; margin-right: 16.95pt; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;Gli amatori de’ bei cavalli vi troveranno la più bella razza che ve ne abbia nel regno, avanzo di quella tanto celebre di Conversano.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Più avanti, a proposito dello stato dell’agricoltura in quella provincia, aggiunse:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 8.45pt; margin-left: 16.95pt; margin-right: 16.95pt; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;Non vi sono razze di cavalli meno che una in Mattino&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;(Matino, n. d. r.)&lt;i&gt;, in Martina l’altra; la prima di piccioli e vivaci cavalli , la seconda di poche ma belle giumente nate dalla mescolanza delle razze di Conversano e Martina.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="1" height="191" src="http://www.cavallodellemurge.it/Merco%20A.%20A..jpg" width="151" /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;img border="1" height="165" src="http://www.cavallodellemurge.it/Merco%20U.%20C..jpg" width="167" /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" height="70"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: olive; font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Arial;"&gt;M&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;erco dei cavalli allevati dagli Acquaviva d'Aragona, conti di Conversano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td height="70"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Marchio a fuoco impresso su alcuni stalloni lipizzani allevati in Ungheria, per indicarne la discendenza, in linea materna, dal capostipite Conversano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" height="40"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(da C. G. Gattini,&amp;nbsp;&lt;i&gt;Delle Razze di cavalli nel Regno di Napoli e specie in Matera e contorno&lt;/i&gt;, Matera, 1902)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td height="40"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(da C. G. Wrangel,&amp;nbsp;&lt;i&gt;Ungarns Pferdezucht in Wort und Bild&lt;/i&gt;, Stuttgart, 1893)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Dunque, le&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;i&gt;razze&lt;/i&gt;&amp;nbsp;c&lt;span style="color: windowtext;"&gt;avalline di Terra di Bari (in special modo, quella dei conti di Conversano) e di Terra d’Otranto (in particolare, quella dei duchi di Martina) furono determinanti, sia per qualità sia per quantità, nella formazione della razza napolitana. D'altronde, la continua richiesta di capi nati in quegli allevamenti stimolava le famiglie della nobiltà regnicola ad una sana emulazione in un’attività d’importanza primaria, e per il suo significato economico, e per quello culturale, giacché il grado di civiltà di una nazione risultava anche dalla bontà delle sue produzioni zootecniche e principalmente di quelle equine.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="1" height="295" src="http://www.cavallodellemurge.it/Stallone%20Durante.jpg" style="border-bottom-color: rgb(102, 102, 102); border-bottom-style: solid; border-bottom-width: 2px; border-left-color: rgb(102, 102, 102); border-left-style: solid; border-left-width: 2px; border-right-color: rgb(102, 102, 102); border-right-style: solid; border-right-width: 2px; border-top-color: rgb(102, 102, 102); border-top-style: solid; border-top-width: 2px;" width="350" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="51"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;&amp;nbsp;Il profilo montonino - tipico del Corsiero Napolitano - della testa dello stallone Durante,&lt;br /&gt;
in una stampa inglese dei primi anni del XIX secolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="30"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(Foto G. M. Fraddosio)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="28"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Le fiere annuali di Foggia, Gravina e Salerno servirono a lungo per diffondere nel resto d’Italia e d’Europa i numerosi puledri napolitani ivi trasferiti dalle province più vocate all’allevamento, tenuti allo stato brado o semibrado per aumentarne la resistenza alle malattie, e resi avvezzi ai disagi della transumanza per esaltarne le doti di rusticità e di fondo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;Durante il loro lungo dominio sull’Italia del Sud (dal 1734 al 1860, escluso il decennio napoleonico), i Borbone di Napoli mantennero loro proprie&amp;nbsp;&lt;i&gt;reali razze&lt;/i&gt;&amp;nbsp;di cavalli a Carditello, in Terra di Lavoro, ed a Persano, in Principato Citra (entrambe dal 1750, circa, al 1860), a Ficuzza, in Sicilia, (dal 1799 al 1834) ed a Tressanti, in Capitanata, (dal 1815 al 1838 e dal 1850, circa, al 1860).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 8.45pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;E’ noto che i cavalli del Real sito di Persano transumavano a primavera sui vicini monti Alburni, dove potevano godere, sino all’inizio dell’autunno, di un clima più fresco e più salubre e di pascoli d’alta quota abbondanti di essenze preziose per l’armonico sviluppo dei&amp;nbsp;&lt;i&gt;carusi&lt;/i&gt;&amp;nbsp;(puledri nati nell’anno).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="0" height="260" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sella%20dottor%20Benvenuto.jpg" width="317" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="34"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Sella napolitana usata in Puglia nel XVIII secolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="23"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(Foto Fabio Silvestre, per gentile concessione del dottor Roberto Benvenuto)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nella grande&amp;nbsp;&lt;i&gt;Regione dei tratturi&lt;/i&gt;&amp;nbsp;– comprendente la fascia montuosa appenninica e quella costiera adriatica che dall’Abruzzo scendevano, in direzione Sud-Est, fino a Metaponto ed al Salento, sotto la giurisdizione amministrativa e fiscale della&amp;nbsp;&lt;i&gt;Regia Dogana della mena delle pecore in Puglia&lt;/i&gt;&amp;nbsp;– migliaia di cavalli, asini e muli erano trasferiti, insieme con enormi armenti di pecore, capre e vacche, a&amp;nbsp;&lt;/span&gt;Maggio s&lt;span style="color: windowtext;"&gt;ui rilievi abruzzesi, molisani e lucani, nonché sulle alture del Gargano e delle Murge, per rientrare&lt;/span&gt;&amp;nbsp;a Settembre nelle&amp;nbsp;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;masserie o nelle poste di pianura.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 12pt;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;Con decreto n. 8153 del 29 Marzo 1843, Ferdinando II di Borbone ordinò che fossero installate tre&amp;nbsp;&lt;i&gt;razze militari di cavalli&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&amp;nbsp;per la rimonta della cavalleria dell’esercito: la prima, in Puglia ed Abruzzo (a Foggia, con monticazione a Rocca di Mezzo), composta da 28&amp;nbsp;&lt;i&gt;cavalli padri&amp;nbsp;&lt;/i&gt;e da 560&amp;nbsp;&lt;i&gt;giumente da corpo&lt;/i&gt;; la seconda e la terza, rispettivamente in Calabria (a Belcastro) ed in Sicilia (a Lentini), composte ciascuna da 15&amp;nbsp;&lt;i&gt;cavalli padri&amp;nbsp;&lt;/i&gt;e da 300&amp;nbsp;&lt;i&gt;giumente da corpo&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="0" height="185" src="http://www.cavallodellemurge.it/Marchio%20Razza%20Militare%20I.jpg" style="border-bottom-style: solid; border-bottom-width: 1px; border-left-style: solid; border-left-width: 1px; border-right-style: solid; border-right-width: 1px; border-top-style: solid; border-top-width: 1px; padding-bottom: 1px; padding-left: 4px; padding-right: 4px; padding-top: 1px;" width="160" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="26" valign="bottom"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Marchio a fuoco impresso sulla coscia destra dei cavalli della&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="26"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Razza Militare I (Puglia e Abruzzo) del Regno delle Due Sicilie.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="26"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(Da&amp;nbsp;&lt;i&gt;Collezione delle leggi e dei decreti reali del Regno delle Due Sicilie&lt;/i&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;anno 1843, semestre I, Napoli, dalla Stamperia Reale, 1843).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify" class="MsoNormal"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;Quanto alle provenienze dei soggetti da assegnare a tali razze, il Sovrano delle Due Sicilie decretò:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 8.45pt; margin-left: 16.95pt; margin-right: 16.95pt; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;3. Le giumente per le razze militari saranno scelte tra le migliori razze nostrali e razze romane. La loro altezza dovrà essere non minore di palmi sei napolitani.&lt;br /&gt;
4. I cavalli che dovran servire da padri verranno scelti tra i migliori italiani ed i veri di Mecklemburg e polacchi, e saranno alti non meno di palmi sei napolitani.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: 700;"&gt;(Da&amp;nbsp;&lt;i&gt;Collezione delle leggi e dei decreti reali del Regno delle Due Sicilie&lt;/i&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-weight: 700;"&gt;anno 1843, semestre I, Napoli, dalla Stamperia Reale, 1843).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 12pt;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;Un’interessante descrizione della popolazione cavallina comune (&lt;i&gt;common breed&lt;/i&gt;) nel Regno delle Due Sicilie fu fornita dallo statunitense Robert Sears in&amp;nbsp;&lt;i&gt;Scenes and sketches in continental Europe&amp;nbsp;&lt;/i&gt;(New York, 1847).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div style="margin-bottom: 8.45pt; margin-left: 16.95pt; margin-right: 16.95pt; margin-top: 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;The Neapolitan horse&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp; annotò quell’autore&amp;nbsp; -&lt;i&gt;&amp;nbsp; is small, but very compact and strong; his neck is short and bull-shaped, and his head rather large; he is, in short, the prototype of the horse of the ancient basso-rilievoes and other Roman sculptures found in the country.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="0" height="308" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sella%20Museo%20di%20Scanno.jpg" style="border-bottom-color: rgb(153, 51, 0); border-bottom-style: solid; border-bottom-width: 2px; border-left-color: rgb(153, 51, 0); border-left-style: solid; border-left-width: 2px; border-right-color: rgb(153, 51, 0); border-right-style: solid; border-right-width: 2px; border-top-color: rgb(153, 51, 0); border-top-style: solid; border-top-width: 2px;" width="318" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="32"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Sella napolitana usata in Abruzzo nel XVIII secolo.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="22"&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Museo della lana (Scanno, L’Aquila, Regione Abruzzo, Italia).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="28"&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Il Museo è un progetto di Michele Rak.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="34"&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(Foto G. M. Fraddosio)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: windowtext;"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Dopo il 1860, l'allevamento del cavallo napolitano subì il durissimo contraccolpo de&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;lla violenta annessione delle province borboniche da parte della monarchia savoiarda e fu quindi destinato ad un rapido degrado per effetto di scelte di politica economic&lt;span style="color: windowtext;"&gt;a tanto più insensate in quanto via via più nocive alla reputazione&lt;/span&gt;&amp;nbsp;del nostro paese i&lt;span style="color: windowtext;"&gt;n campo ippotecnico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;La realizzazione&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;di un complesso e documentato programma zootecnico per il recupero genealogico e morfologico del&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;Corsiero Napolitano (CN)&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;è stata avviata nel 2004 con l’individuazione, in alcune popolazioni cavalline dell’Italia meridionale continentale, di linee di sangue risalenti a capostipiti&amp;nbsp; di origine autoctona, da incrociare con linee generazionali estere insanguate&amp;nbsp; -&amp;nbsp; soprattutto nei secoli XVII e XVIII&amp;nbsp; -&amp;nbsp; da riproduttori napolitani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;Le razze/popolazioni equine da impiegare durante l’attuazione di tale programma sono:&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;table border="0" id="table6"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td width="29"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;-&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;a href="http://www.cavallodellemurge.it/Cavalli.htm" style="color: #cc0000; text-decoration: none;" target="_blank"&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;quella delle Murge&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;lungo il filo genealogico Nerone-Conte di Conversano, da incrementare il più possibile, anche in consanguineità controllata;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td width="29"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td width="29"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;-&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;quella di Esperia, già denominata&amp;nbsp;&lt;i&gt;ciociara&lt;/i&gt;;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;table border="0" id="table7"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td width="29"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;-&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;quella del Pentro, già detta&amp;nbsp;&lt;i&gt;di Montenero Val Cocchiara&lt;/i&gt;;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;table border="0" id="table8"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td width="29"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;-&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;quelle di Persano e salernitana;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;table border="0" id="table9"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td width="29"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;-&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;quella lipizzana, con riferimento esclusivo alle&amp;nbsp;&lt;i&gt;famiglie&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Conversano, Maestoso e Neapolitano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Nell’ambito della razza del Corsiero Napolitano, è stata individuata una prima varietà con chiare connotazioni di carattere storico e geografico: quella del&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;Corsiero Napolitano Conversano&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="text-decoration: none;"&gt;(CNC)&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;table border="1" id="table41"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-family: 'Monotype Corsiva'; font-weight: 700;"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Genealogia di Liberanapolitana CNC 2005/01, F1 murgese x lipizzana&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;table border="0" id="table32"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td rowspan="2"&gt;&lt;table border="0" id="table40"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Paisiello75/1999&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;td rowspan="2" width="23"&gt;&lt;img border="0" height="202" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image001.gif" v:shapes="_x0000_s1038" width="18" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;td rowspan="2" width="198"&gt;&lt;table border="0" id="table37"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Brennero 531/1988&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;table border="0" id="table38"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Fantasilandia 50/1992&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;td width="23"&gt;&lt;img border="0" height="117" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image002.gif" v:shapes="_x0000_s1037" width="18" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;td width="499"&gt;&lt;table border="0" height="101" id="table33"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td rowspan="2" width="203"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Persico 284/1979&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td rowspan="2" width="47"&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;img border="0" height="62" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image003.gif" v:shapes="_x0000_s1036" width="18" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td height="47" width="238"&gt;&lt;div align="left"&gt;&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;Ione 738/1974&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="53" width="238"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;Balestrina 312/1968&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;table border="0" height="101" id="table34"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td rowspan="2" width="203"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Patrizia 293/1979&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td rowspan="2" width="47"&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;img border="0" height="62" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image003.gif" v:shapes="_x0000_s1035" width="18" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td height="48" width="236"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Urbano 109/1964&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="52" width="236"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;Ornella 404/1958&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td width="23"&gt;&lt;img border="0" height="117" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image002.gif" v:shapes="_x0000_s1034" width="18" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;td width="499"&gt;&lt;table border="0" height="98" id="table35"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td rowspan="2" width="203"&gt;&amp;nbsp;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Virgilio 452/1985&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;td rowspan="2" width="51"&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;img border="0" height="62" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image003.gif" v:shapes="_x0000_s1033" width="18" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td height="52" width="238"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Ferreo 76/1972&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="40" width="238"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Nociglia 242/1977&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;table border="0" height="101" id="table36"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td rowspan="2" width="230"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Orsolana 605/1978&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td rowspan="2" width="24"&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;img border="0" height="62" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image003.gif" v:shapes="_x0000_s1032" width="18" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td height="46" width="236"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Granozzo 318/1973&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="54" width="236"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #993300; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;Uccellina 107/1964&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;span style="font-family: 'Monotype Corsiva'; font-weight: 700;"&gt;Liberanapolitana CNC 2005/01&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;table border="0" height="443" id="table25"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td rowspan="2"&gt;&lt;table border="0" id="table39"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="37" valign="bottom"&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;Acquaviva 2002&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;td rowspan="2" width="22"&gt;&lt;img border="0" height="202" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image001.gif" v:shapes="_x0000_s1031" width="18" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;td rowspan="2" width="198"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;table border="0" id="table30"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;Conversano Timotea 1995&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;table border="0" id="table31"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;span style="color: #336600;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;Daniela 1993&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;td width="22"&gt;&lt;img border="0" height="117" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image004.gif" v:shapes="_x0000_s1030" width="20" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;td width="501"&gt;&lt;table border="0" height="104" id="table26"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td rowspan="2" width="218"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;Conversano Mirabella&amp;nbsp; 1986&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td rowspan="2" width="40"&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;img border="0" height="62" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image003.gif" v:shapes="_x0000_s1029" width="18" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td height="48" width="230"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Conversano Blanca II 1974&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="50" width="230"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Mirabella 1979&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;table border="0" height="101" id="table27"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td rowspan="2" width="237"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;Timotea&amp;nbsp; 1986&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td rowspan="2" width="41"&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;img border="0" height="62" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image003.gif" v:shapes="_x0000_s1028" width="18" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="left" height="44" width="247"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Neapolitano Pasqua 1972&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="56" width="247"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp; Albona 1968&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td width="22"&gt;&lt;img border="0" height="117" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image002.gif" v:shapes="_x0000_s1027" width="18" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;td width="501"&gt;&lt;table border="0" height="101" id="table28"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td rowspan="2" width="220"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;Conversano Mirabella&amp;nbsp;1987&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" rowspan="2" width="37"&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;img border="0" height="62" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image003.gif" v:shapes="_x0000_s1026" width="18" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td height="46" width="230"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Conversano Sarda 1983&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="54" width="230"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp; Mirabella 1979&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;table border="0" height="101" id="table29"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td rowspan="2" width="226"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Ariosa 1982&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;td rowspan="2" width="29"&gt;&lt;div align="right"&gt;&lt;img border="0" height="62" src="http://www.cavallodellemurge.it/Sulle%20tracce%20del%20Corsiero%20Napolitano_file/image003.gif" v:shapes="_x0000_s1025" width="18" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td height="49" width="232"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;Maestoso Caecilia 1961&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td height="51" width="232"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #336600; font-family: 'Times New Roman'; font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp; Ancona 1975&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="19"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="19"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="19"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="2" height="435" src="http://www.cavallodellemurge.it/Liberanapolitana%20CNC.jpg" width="500" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="29"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Liberanapolitana CNC 2005/01&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="30"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;F1 murgese x lipizzana, da Paisiello 75/1999 ed Acquaviva 2002&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="30"&gt;&lt;div align="center" class="MsoNormal"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(AIA - Registro dei Derivati Lipizzani)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="41"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;(Foto&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;Pier Paolo Fraddosio)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="28"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;&lt;b&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;Il Corsiero Napolitano Conversano&amp;nbsp; -&amp;nbsp; che ha avuto origine in Puglia e che in tale regione sarà sempre meglio selezionato zootecnicamente e tutelato giuridicamente&amp;nbsp; - &amp;nbsp;si ottiene facendo incrociare stalloni delle Murge della linea Nerone-Conte di Conversano con fattrici lipizzane figlie di stalloni della&amp;nbsp;&lt;i&gt;famiglia&lt;/i&gt;&amp;nbsp;Conversano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img border="0" height="398" src="http://www.cavallodellemurge.it/Testa%20Liberanapolitana%20CNC%202005.01.jpg" style="border-bottom-color: rgb(128, 128, 0); border-bottom-style: solid; border-bottom-width: 2px; border-left-color: rgb(128, 128, 0); border-left-style: solid; border-left-width: 2px; border-right-color: rgb(128, 128, 0); border-right-style: solid; border-right-width: 2px; border-top-color: rgb(128, 128, 0); border-top-style: solid; border-top-width: 2px;" width="500" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="33"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;Liberanapolitana CNC 2005/01&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="30"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;F1 murgese x lipizzana, da Paisiello 75/1999 ed Acquaviva 2002&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="30"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(AIA - Registro dei Derivati Lipizzani)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" height="37"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="color: olive; font-family: Arial;"&gt;(Foto Pier Paolo Fraddosio)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman';"&gt;I prodotti da siffatti incroci (eventualmente, iscrivibili&amp;nbsp; anche nel&amp;nbsp;&lt;i&gt;Registro dei Derivati Lipizzani&lt;/i&gt;&amp;nbsp;di cui all’articolo 13 del&amp;nbsp;&lt;i&gt;Disciplinare del Libro genealogico del cavallo di razza Lipizzana&lt;/i&gt;) possono essere dichiarati idonei all’incrocio con fattrici selezionate delle Murge (purché figlie di stalloni della linea Nerone-Conte di Conversano), se maschi, e con stalloni delle Murge della linea Nerone-Conte di Conversano, se femmine. Ne discenderanno soggetti via via più pregiati perché più vicini alle caratteristiche morfologiche ed attitudinali che resero famosi in tutta Europa, secoli or sono, i cavalli napolitani &amp;nbsp;allevati nella&amp;nbsp;&lt;i&gt;Regione dei tratturi&lt;/i&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a href="http://www.cavallodellemurge.it/index.htm"&gt;http://www.cavallodellemurge.it/index.htm&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/08/il-corsiero-napolitano.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-7599170374317819421</guid><pubDate>Tue, 10 Aug 2010 15:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-08-10T08:31:53.247-07:00</atom:updated><title>Museo Duca di Martina in Villa Floridiana</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table class="plain" style="border-bottom-style: none; border-collapse: collapse; border-color: initial; border-left-style: none; border-right-style: none; border-top-style: none; border-width: initial; font-family: 'Times New Roman', Georgia, Times, serif; font-size: 14px; padding-bottom: 0.5em; padding-left: 0.5em; padding-right: 0.5em; padding-top: 0.5em; vertical-align: top;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;th style="border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: none; border-bottom-width: 1px; border-collapse: collapse; border-color: initial; border-left-color: rgb(204, 204, 204); border-left-style: none; border-left-width: 1px; border-right-color: rgb(204, 204, 204); border-right-style: none; border-right-width: 1px; border-top-color: rgb(204, 204, 204); border-top-style: none; border-top-width: 1px; border-width: initial; padding-bottom: 0.5em; padding-left: 0.5em; padding-right: 0.5em; padding-top: 0.5em; vertical-align: top;"&gt;L'edificio&lt;/th&gt;&lt;td style="border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: none; border-bottom-width: 1px; border-collapse: collapse; border-color: initial; border-left-color: rgb(204, 204, 204); border-left-style: none; border-left-width: 1px; border-right-color: rgb(204, 204, 204); border-right-style: none; border-right-width: 1px; border-top-color: rgb(204, 204, 204); border-top-style: none; border-top-width: 1px; border-width: initial; padding-bottom: 0.5em; padding-left: 0.5em; padding-right: 0.5em; padding-top: 0.5em; vertical-align: top;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/td&gt;&lt;th style="border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: none; border-bottom-width: 1px; border-collapse: collapse; border-color: initial; border-left-color: rgb(204, 204, 204); border-left-style: none; border-left-width: 1px; border-right-color: rgb(204, 204, 204); border-right-style: none; border-right-width: 1px; border-top-color: rgb(204, 204, 204); border-top-style: none; border-top-width: 1px; border-width: initial; padding-bottom: 0.5em; padding-left: 0.5em; padding-right: 0.5em; padding-top: 0.5em; vertical-align: top;"&gt;&lt;/th&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td style="border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: none; border-bottom-width: 1px; border-collapse: collapse; border-color: initial; border-left-color: rgb(204, 204, 204); border-left-style: none; border-left-width: 1px; border-right-color: rgb(204, 204, 204); border-right-style: none; border-right-width: 1px; border-top-color: rgb(204, 204, 204); border-top-style: none; border-top-width: 1px; border-width: initial; padding-bottom: 0.5em; padding-left: 0.5em; padding-right: 0.5em; padding-top: 0.5em; vertical-align: top;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcS5DFojTwPAWZV8YBkKydRdE_xeh-bRFB_fS8__qov5qnxfxgw&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__W2mUv33HVgydz-CSPCefa_Hphrw=" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcS5DFojTwPAWZV8YBkKydRdE_xeh-bRFB_fS8__qov5qnxfxgw&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__W2mUv33HVgydz-CSPCefa_Hphrw=" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Nel 1817 Ferdinando di Borbone acquistò da Cristoforo Saliceti, ministro di polizia del governo murattiano, un appezzamento con preesistente villa per destinarlo a residenza estiva della moglie morganatica Lucia Migliaccio di Partanna, duchessa di Floridia, sposata in Sicilia nel 1814, tre mesi dopo la morte della regina Maria Carolina. La ristrutturazione dell’intero complesso, che già comprendeva un piccolo casino (l’attuale Museo) ed una coffee-house (l’odierna Villa Lucia), fu affidata all’architetto Antonio Niccolini che, tra il 1817 e il 1819, progettò sia il rifacimento in stile neoclassico della palazzina che la riconfigurazione dei giardini all’inglese, secondo la moda del tempo. Il Niccolini progettò, inoltre, un teatrino all’aperto, un tempietto ionico, le serre ed alcune grotte per animali esotici, unici elementi architettonici ancora oggi esistenti nell’attuale area del Parco, che fanno percepire l’originaria atmosfera pittoresca. Dopo la morte della duchessa, nel 1826, gli edifici monumentali ed il Parco subirono numerose trasformazioni da parte degli eredi fino al 1919, anno in cui la Villa venne acquistata dallo Stato e destinata a sede museale dal 1924 per ospitare la collezione del duca di Martina.&lt;br /&gt;
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&amp;nbsp;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Il Museo &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
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Il Museo Duca di Martina nella Villa Floridiana di Napoli è sede di una delle maggiori collezioni italiane di arti decorative. Comprende oltre seimila opere di manifattura occidentale ed orientale, databili dal XII al XIX secolo, il cui nucleo più cospicuo è costituito dalle ceramiche. La raccolta, che dà il nome al Museo, è stata costituita nella seconda metà dell’Ottocento, da Placido de Sangro, duca di Martina e donata nel 1911 alla città di Napoli dai suoi eredi. Il duca, trasferitosi a Parigi dopo l’unità d’Italia iniziò ad acquistare oggetti d’arte applicata, entrando in contatto con i maggiori collezionisti europei, come i Rothschild, e partecipando alle grandi esposizioni universali che proprio in quegli anni, tra Londra e Parigi stavano contribuendo ad alimentare l’interesse per le arti applicate all’industria. Il Museo si sviluppa oggi su tre piani; al piano terra sono esposti oggetti in avorio, smalto e bronzo di epoca medioevale, maioliche rinascimentali e barocche e vetri di Murano dei secoli XV- XVIII; al primo piano è collocata la raccolta di porcellane europee del XVIII secolo il cui nucleo più cospicuo è costituito da quelle delle fabbriche di Meissen, Napoli e Capodimonte; infine al piano seminterrato, è stata riallestita da pochi anni la sezione di oggetti d’arte orientale, tra cui notevole è la collezione di porcellane cinesi di epoca Ming (1368-1644) e Qing (1644-1911).&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/08/museo-duca-di-martina-in-villa.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-3835037627006400518</guid><pubDate>Mon, 09 Aug 2010 16:34:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-08-09T09:38:34.388-07:00</atom:updated><title>Real Museo Mineralogico</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.culturacampania.rai.it/site/_contentimages/00041200/41292_03.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="258" src="http://www.culturacampania.rai.it/site/_contentimages/00041200/41292_03.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 10px; margin-left: 0px !important; margin-right: 0px !important; margin-top: 0px !important; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Il Real Museo Mineralogico rappresenta la prima delle grandi istituzioni scientifiche della città di Napoli. Fu istituito nel 1801 per supportare, con la ricerca, lo sviluppo del Regno di Napoli e ciò lo distingue da altri Musei nati esclusivamente per conservare e tutelare esemplari del mondo dei minerali. Al Museo Mineralogico fu assegnata la prestigiosa Biblioteca del Collegio Massimo dei Gesuiti e in duecento anni non ha mai cambiato sede.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 10px; margin-left: 0px !important; margin-right: 0px !important; margin-top: 0px !important; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;La sala monumentale del Real Museo Mineralogico ha mantenuto l’assetto originario, se si eccettuano gli intagli in legno dorato ai quattro angoli del salone che rappresentano&amp;nbsp;strumenti per l’identificazione e lo studio dei minerali.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 10px; margin-left: 0px !important; margin-right: 0px !important; margin-top: 0px !important; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;L' Ottocento è per il Real Museo un periodo di notevole impegno in campo scientifico, didattico e sociale grazie all’opera di Matteo Tondi, direttore del Museo dal 1815 al 1835, e di Arcangelo Scacchi, suo allievo e direttore del Museo dal 1844 al 1892.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTa-nIVaBR3prQg8yole8-0njzFZNwAs98UJJGO7Lwv10S5XBg&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__8xLkDK4_nZq4Ef0XmRrIHf5CkVk=" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTa-nIVaBR3prQg8yole8-0njzFZNwAs98UJJGO7Lwv10S5XBg&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__8xLkDK4_nZq4Ef0XmRrIHf5CkVk=" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 10px; margin-left: 0px !important; margin-right: 0px !important; margin-top: 0px !important; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRp9wTom-wp-DCp2z3mFPC2TIAlmOkPNO8KnkOTjprZVok_HLc&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__UksKiNVNKvdtMHJTfyKgyAOd0B4=" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRp9wTom-wp-DCp2z3mFPC2TIAlmOkPNO8KnkOTjprZVok_HLc&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__UksKiNVNKvdtMHJTfyKgyAOd0B4=" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Con Arcangelo Scacchi le ricerche mineralogiche a Napoli conobbero una stagione felice e ricca d’importanti risultati scientifici. Tra gli eventi scientifici di risonanza internazionale svoltisi nel Real Museo, ricordiamo il VII Congresso degli Scienziati italiani che vide la straordinaria partecipazione di 1611 scienziati provenienti da numerose nazioni.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 18px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&amp;nbsp;Esso fu inaugurato all'inizio dell'Ottocento da Ferdinando IV, re di Napoli, che con la moglie aveva indetto un concorso per scienziati di mineralogia. Ed è proprio dalle raccolte di reperti dei primi vincitori del concorso, che deriva il germe delle collezioni mineralogiche del Museo, esposto come Collezione Generale. Si tratta di circa seimila campioni reperiti dai ricercatori che i Borbone inviarono, alla fine del Settecento, nei più importanti bacini minerari europei e che sono ritenuti per il loro pregio e per la loro rarità particolarmente preziosi. Alla collezione iniziale furono aggiunte alcune raccolte negli anni successivi. Il criterio espositivo segue il principio classificatorio di Strunz, per cui i campioni sono suddivisi in nove categorie. Troviamo allora il primo gruppo di fosfuri, nitruri, carburi, elementi nativi e leghe, il secondo con antimoniuri, tellururi, bismuturi, solfuri, arseniuri e seleniuri, il terzo con alogenuri, il quarto con ossidi e idrossidi, il quinto con borati, carbonati e nitrati, il sesto con cromati, solfati, wolframati e molibdati, il settimo con vanadiati, arseniati e fosfati, l'ottavo con i silicati, e il nono con i composti organici. La successiva sezione è dedicata alle pietre dure ed espone i pezzi in tre bacheche che troviamo nel corridoio. Questi campioni sono proposti secondo un percorso che mette in evidenza i passaggi da pietra grezza a pietra lavorata, di valore ornamentale. Si passa dalla prima teca, che contiene campioni grezzi, alla seconda, che presenta le pietre semilavorate, tra le quali sono presenti due geodi di agata che, contenendo un liquido, se scossi fanno rumore. Nella terza bacheca, invece troviamo i lavori degli artigiani napoletani, come il coperchio da astuccio di marmo, sul quale sono incastonate, a raffigurare fiori, malachite, lapislazzuli, madreperla, turchese, agata corniola e cammei finissimi, tipici della tradizione artigiana di Napoli. In relazione a questo tipo di lavorazione, possiamo ammirare, attraverso i pezzi esposti, il processo di realizzazione dei cammei, oltre a monili preziosi e oggetti di uso quotidiano. Nel Museo è presente anche una collezione di goniometri usati per lo studio dei cristalli, che rappresenta l'evoluzione delle apparecchiature scientifiche mineralogiche da metà Ottocento a metà Novecento. Un'altra raccolta, che troviamo esposta nel Vestibolo è quella dei Grandi Cristalli, acquisiti tra gli anni '60 e gli anni '70, tra i quali spiccano per importanza i due enormi cristalli di quarzo ialino provenienti da un filone pegmatitico del Madagascar. Tra gli altri pezzi esposti in questa sezione, possiamo ammirare una grande varietà di cristalli, come quello di tormalina della varietà pappagallo, e quello di quarzo ialino con abito prismatico, che presenta sulle facce altri sei cristalli di quarzo e termina con due romboedri. Altre sezioni del Museo sono dedicate alla collezione dei minerali fluorescenti, alla collezione vesuviana, che comprende circa 200 campioni di specie differenti provenienti dal complesso vulcanico del Monte Somma-Vesuvio, quella dei cristalli artificiali, sviluppati esperimenti di cristallogenesi, quella del medagliere, che comprende medaglie otto e novecentesche realizzate con la lava vesuviana, quella dei meteoriti, tra i quali è presente un esemplare di ottaedrite a lamelle medie e una una tectite proveniente da Budweiss, quella dei tufi campani, che contiene campioni moltro rari, provenienti per la maggior parte dalla Tufara di Fiano, presso Nocera.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="margin-bottom: 10px; margin-left: 0px !important; margin-right: 0px !important; margin-top: 0px !important; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Nel Novecento terremoti ed eventi bellici causarono gravissimi danni al Real Museo, che subì nel tempo profonde ristrutturazioni.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;a href="http://www.musei.unina.it/"&gt;http://www.musei.unina.it/&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/08/real-museo-mineralogico.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-6726924544798180006</guid><pubDate>Sat, 07 Aug 2010 12:45:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-08-07T05:45:50.375-07:00</atom:updated><title>Museo degli Ex Voto della Madonna dell'Arco</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRFck8sozvejwc4qNPiISO1xQPdWMwNG3PoV2LSamk0Q8BATWs&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__kX3srlmR5fTajXMxqrbhQG6Pz6I=" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRFck8sozvejwc4qNPiISO1xQPdWMwNG3PoV2LSamk0Q8BATWs&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__kX3srlmR5fTajXMxqrbhQG6Pz6I=" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 10px;"&gt;Affascinante struttura museale collegata, con l'annesso Santuario della Madonna dell'Arco, ad un primigenio evento miracoloso verificatosi nel 1450, in località "Archi". In questo luogo, così denominato per la presenza delle arcate di un antico acquedotto romano, si verificò il sanguinamento di un'effige sacra della Vergine, a causa di un colpo infertole volontariamente da un giovane di Nola. Quest'ultimo, avendo perso una partita di "palla a maglio", non aveva trovato di meglio che sfogare la propria ira sulla sacra rappresentazione. L'immagine, immediatamente venerata dal popolo, riuscì talmente ad accrescere negli anni la propria fama miracolosa, da provocare la costruzione di un apposito santuario dedicato alla c.d. "Madonna dell'Arco". Il Centro Studi del Santuario, istituito dai Padri Domenicani custodi del medesimo luogo di culto dal 1592, al fine di meglio esplicare la propria missione di custodia e salvaguardia del patrimonio devozionale, ha recentemente deciso di realizzare un Museo della religiosità popolare. Quest'ultimo, inaugurato nell'anno Giubilare 2000, consente la fruizione del grande patrimonio degli ex voto del Santuario che, per quantità, valore documentaristico, rilievo religioso, storico e sociale, si atteggia ad unicum senza termini di paragone in tutto il continente europeo. Delle sole tavolette pittoriche, rappresentanti eventi miracolosi imputabili alla Vergine, se ne contano circa ottomila, di cui quasi seicento riferibili al 1500 e più di settecento al 1600. Esse, realizzate con una tecnica ingenua e popolare, costituiscono una preziosissima fonte d'informazione, oltre che sulla realtà di una profonda fede popolare, su un'umanità che ha vissuto intensamente, nell'alternarsi di sofferenze e gioie, le vicende della propria storia. Oltre alle tavolette pittoriche, le collezioni esposte prevedono anche la sezione "oggettistica": armi, barche, siringhe in oro. Gli oggetti presentati, ordinati secondo la tipologia della grazia ricevuta, sono stati donati al santuario in relazione ad un modello di comportamento che, nella cultura popolare, atteggia il privarsi di beni "cari" a segno di fede profonda. Il Tesoro del Santuario raccoglie, infine, nella sezione "preziosi", una serie di doni dei fedeli anch'essi frutto della secolare devozione per la Madonna dell'Arco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 10px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/08/museo-degli-ex-voto-della-madonna.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-7768214543529017775</guid><pubDate>Fri, 06 Aug 2010 11:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-08-06T04:58:43.632-07:00</atom:updated><title>Museo Vulcanologico dell'Osservatorio Vesuviano</title><description>&lt;tr&gt;&lt;td width="570"&gt;&lt;table border="0" cellpadding="10" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" width="570"&gt;&lt;div id="cent" style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 10px; text-align: left;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTvzMn8k7EzkNgig3STz4CfBzrxmbCCZaq6ZYGvxfFx9b5qWzI&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__wXFKdqKBBHE9bSbWq81RU_QLTAE=" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTvzMn8k7EzkNgig3STz4CfBzrxmbCCZaq6ZYGvxfFx9b5qWzI&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__wXFKdqKBBHE9bSbWq81RU_QLTAE=" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Fondato nel 1841 da Ferdinando II di Borbone, l'Osservatorio Vesuviano fu la prima struttura al mondo creata per studiare i fenomeni vulcanici. L'istituzione scientifica fu collocata in un elegante edificio neoclassico realizzato, su un piccolo colle al riparo delle colate laviche, sul versante Occidentale del Vesuvio. Lo stesso edificio oggi, non essendo più utilizzato per lo svolgimento dell'attività scientifica, è stato destinato a svolgere la funzione di sede del Museo dell'Osservatorio Vesuviano. Attualmente l’Osservatorio Vesuviano è la sezione napoletana dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. In questo museo l'Ente intende conservare ed esporre gli strumenti e gli oggetti lasciati in dono da un plurisecolare lavoro d'indagine. Oltre a svariate collezioni storico-scientifiche, librarie, dall'aprile 2000 il Museo ospita la mostra "Vesuvio: 2000 anni di osservazioni". L'esposizione ha lo scopo di condurre il visitatore attraverso un affascinante percorso nel mondo dei vulcani. Essa, inoltre, essendo ubicata all'interno dell'area vesuviana che è notoriamente soggetta ad un elevatissimo rischio vulcanico, ha anche l'obiettivo di educare e informare la popolazione locale sui pericoli cui è esposta. Tutta la mostra concede ampio spazio ai filmati, al materiale iconografico, alla visione diretta dei prodotti delle varie eruzioni, all'osservazione in tempo reale dei dati sismici registrati dalla rete di sorveglianza dell'Osservatorio. Di particolare rilievo la sala dedicata alla collezione libraria che annovera, tra l'altro, l’interessante volume “Campi Phlegraei”, di William Hamilton. Di notevole valore storico scientifico anche la sezione dedicata ai diversi strumenti di misura tra i quali il più significativo è il sismografo elettromagnetico di Luigi Palmieri, strumento tanto noto ed apprezzato ai suoi tempi, che un esemplare fu acquistato dal governo giapponese perché funzionasse per l'Ufficio Meteorologico Centrale di Tokio. Il museo è in una fase di ampliamento.&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTypBeoZ1Xlcgt1pWvDSWlIpXv-TgHgd7cNYdBdZZpAtGop2nU&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__0xsfPWmsX4xNkUxlvx_x7G7YcBo=" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTypBeoZ1Xlcgt1pWvDSWlIpXv-TgHgd7cNYdBdZZpAtGop2nU&amp;amp;t=1&amp;amp;usg=__0xsfPWmsX4xNkUxlvx_x7G7YcBo=" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Orari e periodi d'apertura&lt;/b&gt;: il Museo è visitabile, su prenotazione, nei giorni feriali, da gruppi scolastici ed associazioni. Il sabato e nei giorni festivi è aperto a tutti dalle ore 10.00 alle ore 14.00.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Biglietti&lt;/b&gt;: l'ingresso è gratuito.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Servizi offerti&amp;nbsp;&lt;/b&gt;: Visite guidate, durata circa 90 minuti.&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;Avvertenze&lt;/b&gt;: per le prenotazioni occorre rivolgersi alla Segreteria di Direzione dell’Osservatorio Vesuviano ai seguenti recapiti tel.: + 39.081.6108483 - telefax: + 39.081.6102304&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td colspan="2" valign="top" width="570"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;br /&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/08/museo-vulcanologico-dellosservatorio.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-2641061292992010156</guid><pubDate>Mon, 02 Aug 2010 14:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-08-02T07:58:34.444-07:00</atom:updated><title>La prima santa napoletana della Chiesa.</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.santiebeati.it/immagini/Original/90242/90242A.JPG" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://www.santiebeati.it/immagini/Original/90242/90242A.JPG" width="263" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ff3300; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black; font-size: 12px; font-weight: normal;"&gt;Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ff3300; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black; font-size: 12px; font-weight: normal;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ff3300; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black; font-size: 12px; font-weight: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, Geneva, sans-serif; line-height: 18px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ff3300; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ff3300; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;"&gt;&lt;b&gt;&lt;div style="margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ff3300; font-family: Verdana, Arial, Helvetica; font-size: large; line-height: normal;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black; font-size: 12px; font-weight: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;div style="display: inline !important; font-family: Verdana, Arial, Helvetica; font-size: 9pt; text-decoration: none;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;Anna Maria Gallo nacque a Napoli il 25 marzo 1715 da piccoli commercianti di mercerie. Ricevette la Prima Comunione all’età di sette anni. Nacque e visse nei famosi “Quartieri spagnoli” di Napoli, zona popolosa e non certamente rinomata; trattasi di tanti vicoletti intersecati a scacchiera ove le truppe spagnole vicereali del ‘600 venivano ‘accquartierati’ in casette di 1-2 stanze, alte massimo 1 piano a poca distanza dal Palazzo Reale, pronti ad intervenire alla prima chiamata. In seguito quasi finita l’occupazione spagnola, queste case furono sopraelevate di altri piani, visto che era proibito costruire fuori le mura della città e tolte le truppe entrarono i cittadini per abitarci.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 12px; font-weight: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #ff3300; font-family: Verdana, Arial, Helvetica;"&gt;&lt;b&gt;&lt;div style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica; font-size: 9pt; text-decoration: none;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;Il nome di questo rione, a ridosso della strada principale di Napoli, via Toledo, formato da un reticolato di alti palazzi ma in vicoli stretti e senza luce viene ancora chiamato “sopra i Quartieri”, la popolazione abita praticamente a brevissima distanza dalle finestre e balconi del muro di fronte; aldilà dell’origine storica, c’è il reale problema del soccorso in caso di pericolo, soprattutto d’incendio, perché le autobotti dei Vigili del fuoco non passano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;All’epoca della nostra Santa non c’era solo un pericolo per la promiscuità e la violenza sviluppatosi, ma vi era anche un fervore di opere religiose con conventi e chiese i cui Ordini si stabilivano lì, per poter dare concreto aiuto spirituale e materiale ai fedeli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;La ragazza man mano che cresceva mostrò una pratica religiosa delle virtù cristiane tale da essere soprannominata la “santarella” conobbe e si fece guidare dal futuro santo Giovan Giuseppe della Croce, alcantarino del convento di s. Lucia al Monte, la cui chiesa Anna Maria frequentava.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;A sedici anni vincendo le resistenze e le percosse del violento padre, che la voleva sposa di un ricco giovane, che l’aveva chiesta, Anna Maria entrò nell’Ordine della Riforma di s. Pietro d’Alcantara, vestendone l’abito e pronunciando i prescritti voti, cambiando il nome di battesimo in quello di Maria Francesca delle Cinque Piaghe, rimanendo nel mondo secolare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;Suo Direttore spirituale era il padre Giovanni Pessiri, il quale in seguito ammise la religiosa insieme alla Terziaria Maria Felice, nella sua casa in vico Tre Re a Toledo, dove rimase per 38 anni fino alla morte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;L’edificio prese in seguito il nome di convento per la dimora delle suore, ma esso non era stato costruito per questo uso e quindi ha ancora oggi tutte le caratteristiche di un’abitazione comoda per famiglia di tre stanze tramutate in cappella e opere annesse.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;La vita di s. Maria Francesca è tutto un susseguirsi di sofferenze fisiche e morali, che in continuità si accanirono contro di lei, donate a Cristo come pegno per i peccatori; la sua casa divenne meta continua di fedeli fra i quali s. Francesco Saverio Bianchi a cui predisse la santità.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;Ebbe il dono della profezia e ancora vivente si operarono fatti prodigiosi cui il popolo li considerò come miracoli. Ancora oggi a distanza di oltre due secoli, il popolo accorre a chiedere grazie come è attestato da due lapidi all’esterno della casa-cappella, la seconda è per lo scampato disastro della II guerra mondiale che con i suoi 105 bombardamenti su Napoli, risparmiò i ‘Quartieri’ e il suo denso popolo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;Nella cappella vi è ancora la sua sedia di dolore su cui, specie le donne desiderose di avere un figlio devotamente si siedono ad impetrare la grazia. Morì il 6 ottobre 1791 a 76 anni e il suo corpo riposa nel Santuario-Casa della Santa in Vico Tre Re a Toledo. Ai funerali partecipò una grande folla e giunta la bara alla chiesa questa fu presa d’assalto da chi voleva ad ogni costo un reliquia, dovettero intervenire le Guardie del Corpo del Re.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;Fu beatificata il 12 novembre 1843 da papa Gregorio XVI e canonizzata il 29 giugno 1867 dal Pontefice Pio IX, prima santa napoletana della Chiesa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica; font-size: 9pt; text-decoration: none;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;&lt;br /&gt;
Autore:&amp;nbsp;Antonio Borrelli&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica; font-size: 9pt; text-decoration: none;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica; font-size: 9pt; text-decoration: none;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica; font-size: 9pt; text-decoration: none;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 12px; font-weight: normal;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Helvetica Neue', Arial, Helvetica, Geneva, sans-serif; line-height: 18px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;b&gt;&lt;div style="margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;b style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;Vico tre Re a Toledo&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;è situato nei quartieri spagnoli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;Al&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;numero tredici&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;&amp;nbsp;c’è un Santuario, minuscolo e aggraziato,&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;dedicato a questa Santa, unica Santa nata a Napoli, unica donna dell’Italia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;Meridionale peninsulare canonizzata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica; font-size: 9pt; text-decoration: none;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/08/la-prima-santa-napoletana-della-chiesa.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-7172563279726838007</guid><pubDate>Tue, 27 Jul 2010 08:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-27T01:31:10.351-07:00</atom:updated><title>Il ponte sul Garigliano</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.eleaml.org/immagini/ponte_garigliano.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="218" src="http://www.eleaml.org/immagini/ponte_garigliano.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;Il ponte borbonico "Real Ferdinando" sul Garigliano (detto "delle fate" o "meraviglioso ponte"), è un ponte sospeso situato nei pressi dell'area archeologica di Minturnae (Minturno), sul confine fluviale che divide la Provincia di Caserta da quella di Latina.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;Fu il primo ponte sospeso realizzato in Italia, a catenaria di ferro, e secondo ponte in Europa, dato che il primato assoluto europeo spetta alla Gran Bretagna (1824). Fu esempio di architettura industriale italiana che dal punto di vista tecnico costruttivo era per quei tempi all'avanguardia in Europa.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;L'idea&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;La primogenitura dell'idea di un ponte sospeso in ferro la si deve allo spirito poliedrico e innovatore di Carminantonio Lippi che avanzò la proposta in una serie di cinque memorie, la prima delle quali risale al 1817.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;L'idea del Lippi risultava anticipatrice sia per la tipologia che per l’utilizzo del ferro quale materiale costruttivo primario. L'idea, pur sostenuta dal proverbiale spirito battagliero dello scienziato proponente, inizialmente non ebbe però sufficiente credito. Fu un’ipotesi di ricerca che gli ingegneri del Corpo borbonico di Ponti e Strade non seppero cogliere in quegli anni.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;Nel 1825, l'ingegner Luigi Giura, riprendendo l'innovativa idea della realizzazione del ponte sospeso, scelse come modello di riferimento, in un primo momento, il ponte dell’Unione sul fiume Tweed (1820) presso Paxton in Scozia, anche per il successo che tale struttura aveva riscosso nell’ambiente culturale napoletano (come testimoniano i trattati di architettura di Francesco De Cesare e di Nicola d'Apuzzo). Nel 1828, dopo numerosi viaggi condotti in Inghilterra e in Francia, presentò un progetto differente dalla prima ipotesi e che faceva riferimento, apportandone numerose variazioni, al "Pont des Invalides" di Parigi, che presentava difetti di stabilità prima ancora di essere portato a termine.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;Il progetto e la realizzazione&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;Su incarico di Ferdinando II di Borbone, la progettazione fu affidata all'ingegner Luigi Giura, che ne diresse anche l'esecuzione. Sostituì la fragile scafa risolvendo, almeno per un secolo, l'attraversamento del fiume.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;I lavori furono iniziati nel 1828 e terminati il 30 aprile 1832: l'inaugurazione alla presenza del re avvenne dieci giorni dopo, il 10 maggio 1832: il sovrano si pose al centro della campata e ordinò che sul ponte passassero due squadroni di lancieri al trotto e ben sedici traini d'artiglieria.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;I componenti costruttivi metallici erano stati prodotti nelle ferriere calabresi di Cardinale, di proprietà di Carlo Filangieri principe di Satriano. La spesa fu di 75 000 ducati, a carico del regno.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;La distruzione e il restauro&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;Il 14 ottobre 1943 la campata fu minata in due punti e fatta saltare in aria dall'esercito tedesco, attestato lungo la linea Gustav e in ritirata verso Roma dopo l'armistizio. Tuttavia i piloni e le relative basi non subirono danni irreparabili.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;Il ponte è stato restaurato con un progetto di archeologia industriale finanziato dalla Comunità Europea nel 1998 ed è, finalmente, aperto alle vistite del pubblico (gruppi di max 25 persone) in concomitanza con gli orari del vicino Comprensorio Archeologico Minturnae.&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 14px;"&gt;Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.&lt;/span&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/il-ponte-sul-garigliano.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-3105685638922621324</guid><pubDate>Sun, 25 Jul 2010 08:27:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-25T15:06:38.986-07:00</atom:updated><title>I PRIMATI del Regno delle Due Sicilie</title><description>&lt;span style="font-family: tahoma;"&gt;Alla fine di questa ampia panoramica sulla storia politica, civile, culturale e sociale del Mezzogiorno italiano sotto il regno della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie (1734-1860), può essere utile riassumere in maniera schematica i principali “primati” che segnarono in maniera profonda la civiltà e la società meridionale nella seconda metà del XVIII secolo e nella prima metà del XIX.&lt;br /&gt;
Dal sintetico quadro, apparirà infatti evidente da un lato come positiva e costruttiva fu l’opera dei sovrani Borbone (e in special maniera, come abbiamo potuto ben vedere, di Carlo, Ferdinando e Ferdinando II), e dall’altro quanto fallace e sovente menzognera sia la “vulgata” risorgimentale sul “borbonismo” in Italia.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: tahoma;"&gt;A completamento di tutte le voci precedenti, ci limiteremo ad elencare, uno dopo l’altro, ogni singolo “primato”, almeno i più significativi. Al lettore lasciamo il giudizio in merito.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#FFFFFF" rowspan="3" valign="top" width="50%"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;strong&gt;INDUSTRIA:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Nell’Esposizione Internazionale di Parigi del 1856 fu assegnato il Premio per il terzo Paese al mondo come sviluppo industriale (I in Italia);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo ponte sospeso in ferro in Italia (sul Fiume Garigliano);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima ferrovia e prima stazione in Italia (tratto Napoli-Portici);&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima illuminazione a gas di città;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo telegrafo elettrico;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima rete di fari con sistema lenticolare;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;La più grande industria metalmeccanica in Italia, quella di Pietrarsa;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;L’arsenale di Napoli aveva il primo bacino di carenaggio in muratura in Italia;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo telegrafo sottomarino dell’Europa continentale.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo esperimento di Illuminazione Elettrica in Italia a Capodimonte&lt;/span&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td bordercolor="#999999" valign="top" width="50%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img height="102" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/primati/garigliano1.jpg" width="250" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma; font-size: xx-small;"&gt;Il Ponte sul Garigliano di Luigi Giura&lt;br /&gt;
Acquerello su carta di Fergola&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td bordercolor="#999999" valign="top"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="155" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/primati/ferrovia.jpg" width="280" /&gt;&lt;br /&gt;
L'inaugurazione della ferrovia Napoli-Portici (l'arrivo del treno ai Portici)&lt;br /&gt;
Salvatore Fergola&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td bordercolor="#999999" height="198" valign="top"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="177" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/primati/officine2.jpg" width="260" /&gt;&lt;br /&gt;
Le Officine di Pietrarsa, ora museo ferroviario&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo costruito da Luigi Palmieri;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima Locomotiva a Vapore costruita in Italia a Pietrarsa;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
ECONOMIA:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Bonifica della Terra di Lavoro;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Rendita dello Stato quotata alla Borsa di Parigi al 12%;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="left"&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Minor tasso di sconto (5%);&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primi assegni bancari della storia economica (polizzini sulle Fedi di Credito);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima Cattedra universitaria di Economia (Napoli, A. Genovesi, 1754);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima Borsa Merci e seconda Borsa Valori dell’Europa continentale;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Maggior numero di società per azioni in Italia;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Miglior finanza pubblica in Italia; ecco lo schema al 1860 (in milioni di lire-oro)&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
- Regno delle Due Sicilie: 443, 2&lt;br /&gt;
- Lombardia: 8,1&lt;br /&gt;
- Veneto: 12,7&lt;br /&gt;
- Ducato di Modena: 0,4&lt;br /&gt;
- Parma e Piacenza: 1,2&lt;br /&gt;
- Stato Pontificio: 90,6&lt;br /&gt;
- Regno di Sardegna: 27&lt;br /&gt;
- Granducato di Toscana: 84,2&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="39%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="181" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/primati/vapore.jpg" width="270" /&gt;&lt;br /&gt;
Profilo del primo battello a vapore costruito a Napoli,&lt;br /&gt;
il "S. Ferdinando" poi "FerdinandoI", Napoli, Archivio Storico&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="61%"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima flotta mercantile in Italia (terza nel mondo);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima compagnia di navigazione del Mediterraneo;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima flotta italiana giunta in America e nel Pacifico;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima nave a vapore del Mediterraneo;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima istituzione del sistema pensionistico in Italia (con ritenute del 2% sugli stipendi);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Minor numero di tasse fra tutti gli Stati italiani.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;La più grande Industria Navale d'Italia per numero di operai (Castellammare di Stabia, 2000 operai);&lt;/span&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;La più alta quotazione di rendita dei titoli di Stato (120 alla Borsa di Parigi);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Rendita dello Stato quotata alla Borsa di Parigi al 12%;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="left"&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Minor tasso di sconto (5%);&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima Nave da guerra a vapore d'Italia (pirofregata "Ercole"), varata a Castellammare;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima Nave da crociera in Europa ("Francesco I");&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo Piroscafo nel Mediterraneo per l'America (il "Sicilia", 26 giorni impiegati)&lt;/span&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima nave ad elica ("Monarca") in Italia varata a Castellammare;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima città d'Italia per numero di Tipografie (113 solo a Napoli);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo Stato Italiano in Europa, per produzione di Guanti (700.000 dozzine di paia ogni anno);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo Premio Internazionale per la Produzione di Pasta (Mostra Industriale di Parigi);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="left"&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo Premio Internazionale per la Lavorazione di Coralli (Mostra Industriale di Parigi);&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="51%"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;strong&gt;GIURISPRUDENZA – ORGANIZZAZIONE MILITARE:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Promulgazione del primo Codice Marittimo italiano;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo codice militare;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Istituzione della motivazione delle sentenze (G. Filangieri, 1774);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Istituzione dei Collegi Militari (Nunziatella);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Corpo dei Pompieri.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td bordercolor="#999999" valign="top" width="49%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="168" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/primati/porto.jpg" width="280" /&gt;&lt;br /&gt;
Cerimonia dell'inaugurazione del Bacino di Raddobbo nel porto militare di Napoli (15-8-1852), olio su tela. seconda metà del secolo XIX, Napoli Comando in Capo del Dipartimento Militare Marittimo del Basso Tirreno&lt;br /&gt;
S. Fergola&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;table align="center" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima applicazione dei principi della Scuola Positiva Penale per il recupero dei malviventi;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
SOCIETÀ, SCIENZA E CULTURA:&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;ul style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima assegnazione di "Case Popolari" in Italia (San Leucio presso Caserta);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo Cimitero italiano per poveri (il "Cimitero delle 366 fosse", nei pressi di Poggioreale);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo Piano Regolatore in Italia, per la Città di Napoli;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Cattedra di Psichiatria;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Cattedra di Ostetricia e osservazioni chirurgiche;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Gabinetto di Fisica del Re;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Osservatorio sismologico vesuviano (primo nel mondo), con annessa stazione metereologica;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Officina dei Papiri di Ercolano;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;La più alta percentuale di medici per abitante in Italia;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Più basso tasso di mortalità infantile in Italia;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prime agenzie turistiche italiane;&lt;br /&gt;
Scavi archeologici di Pompei ed Ercolano;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima cattedra di Astronomia;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Accademia di Architettura. una delle prime e più prestigiose in Europa;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo istituzione di assistenza sanitaria gratuita (San Leucio);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prime agenzie turistiche italiane;&lt;br /&gt;
Scavi archeologici di Pompei ed Ercolano;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo Atlante Marittimo nel mondo (G. Antonio Rizzi Zannoni,&lt;br /&gt;
"Atlante Marittimo delle Due Sicilie");&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo Museo Mineralogico del mondo;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo "Orto Botanico" in Italia a Napoli;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo Osservatorio Astronomico in Italia a Capodimonte;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo Centro Sismologico in Italia presso il Vesuvio;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo Periodico Psichiatrico italiano pubblicato presso il Reale Morotrofio di Aversa da Biagio Miraglio;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo tra gli Stati Italiani per numero di Orfanatrofi, Ospizi, Collegi, Conservatori e strutture di Assistenza;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Primo istituto italiano per sordomuti;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima Scuola di Ballo in Italia, annessa al San Carlo;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima Città d'Italia per numero di Teatri (Napoli);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima Città d'Italia per numero di Conservatori Musicali (Napoli);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Prima Città d'Italia per numero di pubblicazioni di Giornali e Riviste (Napoli);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="37%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="169" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/primati/teatro.jpg" width="197" /&gt;&lt;br /&gt;
Il teatro S. Carlo&lt;br /&gt;
ricostruito dopo l'incendio del 1816&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="63%"&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Scuola pittorica di Posillipo (da cui uscì, fra gli altri, G. Gigante);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Le celeberrime fabbriche di ceramica e porcellana, fra cui quella di Capodimonte;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Teatro S. Carlo (il primo nel mondo), ricostruito dopo un incendio in soli 270 giorni;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Scuola musicale napoletana (Paisiello, Cimarosa, Scarlatti);&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;Successo mondiale (e tutt’oggi valido) della canzone napoletana;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;&lt;span align="justify" style="font-family: Tahoma;"&gt;I palazzi reali.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="74%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Questi sono solo i “primati”, non certo tutte le attività avviate nel Regno e i progressi raggiunti in ogni campo, che abbiamo per altro già delineato in tutte le voci precedenti basti pensare, come già visto, alla scuola di arazzeria).&lt;br /&gt;
Riteniamo superfluo, per concludere, fare polemiche. Ci basta sottolineare tre verità storiche tanto ovvie quanto inoppugnabili: alla luce di tutto quanto descritto in questo sito,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td bordercolor="#999999" valign="top" width="26%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="146" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/primati/telegrafo.jpg" width="200" /&gt;&lt;br /&gt;
Primo Telegrafo Elettrico,&lt;br /&gt;
in funzione dal 1852&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" height="216" valign="top" width="61%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img height="207" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/primati/stazione.jpg" width="300" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;Pianta e Prospetto Principale della Stazione di Napoli&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="39%"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;1) si può ancora continuare a credere alla “vulgata” risorgimentale che presenta il Regno borbonico come il più regredito e odiato d’Italia?&lt;br /&gt;
2) Come si può spiegare il fatto che prima del 1861 non esisteva praticamente il fenomeno dell’emigrazione, e che dopo tale data sono emigrati quasi 20.000.000 di disperati?&lt;br /&gt;
3) Tutto questo costituisce una spiegazione al tragico quanto eroico fenomeno della rivolta filoborbonica del 1860-1865?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/span&gt;&lt;span align="left" style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Appare evidente, oggi come non mai, la necessità di ripresentare agli italiani la loro storia secondo criteri di maggiore imparzialità.&lt;br /&gt;
Non per spirito di sterile polemica, ma ad onore e servizio della verità storica.&lt;br /&gt;
A servizio della memoria della identità culturale e civile di tutti gli italiani.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/i-primati-del-regno-delle-due-sicilie.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-5132683207004938541</guid><pubDate>Sat, 24 Jul 2010 06:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-23T23:08:39.536-07:00</atom:updated><title>Il Palazzo Reale di Portici.</title><description>&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" colspan="2" valign="top"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;L’altro Palazzo Reale costruito da Re Carlo fu la Reggia di Portici. Nel 1737, durante una tempesta, la coppia reale dovette fare approdo a Portici; la Regina Maria Amalia fu subito entusiasta del posto e al Re venne l’idea di costruirvi una residenza regia, che divenne poi Reggia ufficiale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;I lavori, iniziati nel 1738, furono affidati prima al Medrano, poi ad Antonio Canevari, ed infine intervennero anche il Vanvitelli ed il Fuga.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Re Carlo acquistò le aree verdi circostanti per il parco ed anche la villa del conte di Palena e quella del principe di Santobuono, che furono poi incluse nella nuova costruzione.&lt;br /&gt;
Nel 1740 si decise di espandere il sito verso il mare acquistando il bosco dei d’Aquino Caramanico, del palazzo Mascabruno e di quello del principe d’Elboeuf.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;img height="208" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/portici/reggiaportici_olio.jpg" width="300" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;Il Palazzo Reale in una rappresentazione pittorica del '700&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;A lungo si è creduto che il Palazzo fosse stato ideato e realizzato in funzione delle ville preesistenti acquistate da Re Carlo; oggi però, gli studiosi, in base ad un’attenta lettura delle antiche proposte progettuali (che non furono accettate dal Sovrano perché finalizzate allo spostamento della strada regia), trovano spiegazione della particolare costruzione della Reggia non tanto in motivazioni architettoniche quanto piuttosto in motivazioni di carattere politico e sociale: Re Carlo voleva cioè «sperimentare una nuova forma di palazzo che incarnasse verso l’esterno l'idea di “monarchia clemente”, che consentisse al popolo di sentirsi materialmente e fisicamente più vicino al sovrano» (Barbera).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Nato come dimora estiva della Corte, il Palazzo Reale divenne col tempo residenza reale e sede del Museo Ercolanense, voluto da Re Carlo per raccogliere gli oggetti portati alla luce ad Ercolano (Portici divenne così una delle mete del Grand Tour).&lt;br /&gt;
Terminati i lavori nel 1742, la Reggia si rivelò però insufficiente ad ospitare tutta la corte, e così molte famiglie aristocratiche, per star vicino ai sovrani, acquistarono o fecero costruire ville nei dintorni, creando quel patrimonio artistico caratteristico dell’area, noto come “Ville Vesuviane”.&lt;br /&gt;
Il Palazzo presenta una superba facciata con ampie terrazze e balaustre ed è costituito da una parte inferiore ed una superiore, divise da un vasto cortile attraversato dall’antica “Strada regia delle Calabrie”, attualmente viale Università.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="30%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img height="184" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/portici/reggiaportici.jpg" width="270" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;Il Palazzo Reale oggi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="70%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Dal vestibolo si accede al primo piano attraverso un magnifico scalone lungo il quale sono poste statue provenienti da Ercolano; ed anche per i pavimenti di alcune stanze furono usati mosaici provenienti dagli scavi delle cittadine vesuviane.&lt;br /&gt;
Al primo piano vi sono la Sala delle Guardie e la Sala del Trono, che ancora conservano parte delle decorazioni originarie; da ammirare, poi un gabinetto Luigi XV ed un altro cinese sempre con pavimentazione proveniente da Ercolano.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
Tra le realizzazioni più preziose, ricordiamo il salottino di porcellana della Regina Maria Amalia, splendido esempio della perfezione raggiunta dalla Real Fabbrica delle Porcellane di Capodimonte: attualmente si trova presso il Museo di Capodimonte a Napoli.&lt;br /&gt;
Anche la splendida cappella barocca conserva due colonne di marmo rosso che, impiegate per la realizzazione dell'altare, provengono dalla scena del teatro di Ercolano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come per la Reggia di Caserta e di Capodimonte, il parco costituisce una delle meraviglie del Palazzo: si tratta di un giardino all’inglese dolcemente degradante verso il mare, caratterizzato da lunghi viali: notevole è la Fontana delle Sirene, una statua di scavo raffigurante la “Vittoria”, il “Chiosco” di Re Carlo, con un tavolino con mosaico, la Fontana dei Cigni e la statua di “Flora”, anch’essa di scavo; vi è poi un anfiteatro a tre ordini di scale.&lt;br /&gt;
Interessante anche l'area per “il gioco del pallone”, o “gioco delle fortificazioni”, destinata ad ospitare un’antica forma sportiva, oggi scomparsa, simile alla pelota spagnola.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al di là del giardino si estendeva il bosco, realizzato secondo le tipiche attrazioni adibite agli svaghi di corte: il recinto per il gioco del pallone, la piazza forificata per le esercitazioni militari, la fagianeria, ecc. Nel 1742 vi fu messo uno zoo con animali esotici, tra cui un elefante regalato a Re Carlo dal sultano Mahmud, per il quale fu pubblicato anche un opuscolo, Dissertazione dell’Elefante, del 1766.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/il-palazzo-reale-di-portici.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-516288766511863427</guid><pubDate>Thu, 15 Jul 2010 20:08:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-15T13:08:28.727-07:00</atom:updated><title>Il Real Sito di San Leucio.</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;San Leucio è qualcosa di più che uno dei vari “siti borbonici”: esso ha rappresentato una rivoluzionaria istituzione socio-economica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" height="222" valign="top" width="81%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;La zona fu individuata da Ferdinando IV negli anni Sessanta, a seguito dell’ultimazione dei lavori per la Reggia di Caserta. In questi anni, il giovane sovrano prese l’abitudine di soggiornare sempre più spesso a Caserta, i cui dintorni erano ideali per la pratica da lui preferita, la caccia.&lt;br /&gt;
Scrisse lo stesso Sovrano un volume a riguardo, intitolato&lt;em&gt;Origine della popolazione di San Leucio&lt;/em&gt;, stampato nel 1789, ove troviamo scritto: «Nella magnifica abitazione di Caserta, cominciata dal mio augusto padre, proseguita da me, io non trovava il silenzio e la solitudine atta alla meditazione ed al riposo dello spirito; ma un’altra città in mezzo alle campagne, con le stesse idee di lusso e di magnificenza della capitale; così che, cercando luogo più appartato che fosse quasi romitorio, trovai adatto il colle di San Leucio. Di qua le origini della colonia».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="19%"&gt;&lt;img height="238" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/sleucio/sleucio_01.jpg" width="150" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;S . Leucio:&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;abitazioni&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Individuata la riserva di San Leucio, nel 1773 stabilì che vi fosse costruito un fabbricato destinato al riposo durante le cacce, più tardi denominato “Vaccheria”. Accadde però nel 1778 un evento tragico: vi morì il Principe ereditario Carlo Tito.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="46%"&gt;&lt;img height="216" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/sleucio/sleucio_03.jpg" width="270" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="center"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;Il Giardino all'italiana e il Belvedere&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="54%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Da allora i due Sovrani, straziati dal dolore, non vollero abitarvi più; nondimeno, il Re decise di utilizzarlo altrimenti, proprio allo scopo di trarne comunque dell’utile vantaggio.&lt;br /&gt;
Vicino alla Vaccheria sorgeva l’antico casino baronale degli Acquaviva. L’idea di Ferdinando fu geniale: affidò all’architetto Francesco Collecini, allievo del Vanvitelli, l’incarico di ampliare e trasformare in reggia-filanda la costruzione del Belvedere, per poi costruire tutto intorno un grande sito di filande tessili, una vera e propria “città-industria”, da popolare di operai, dando anche leggi, regolamenti di lavoro e norme di vita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Le prime filande furono ubicate nello stesso complesso; poi nel 1805 fu costruita la Filanda dei Cipressi, poi ampliata nel 1823 con la realizzazione di una sovrastante “coccolliera”, destinata alla custodia dei bozzoli dei bachi da seta.&lt;br /&gt;
All’interno dell’edificio furono situate le abitazioni dell’amministratore dell’azienda e del parroco, la scuola, le officine per filare e torcere la seta, le camere per la tintoria, l’abitazione della maestra e del direttore delle macchine. Al piano superiore si trovava l’abitazione reale, direttamente in contatto, tramite un corridoio, con la stanza dei telai.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Vi erano poi anche le stanze adibite a sala da ballo e sala da pranzo; particolare il bagno della Regina, pensato con le caratteristiche di un antico ambiente termale con una grande vasca “calidarium” di forma ovale in pietra di Mondragone, incassata nel pavimento, e rifornita di acqua calda da una stufa posta nel vano sottostante e le cui pareti furono affrescate da Philip Hackert&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;br /&gt;
Come detto, il Re volle popolare il sito di operai per le filande, tanto da costituire una vera e propria “città-Stato”, con sue norme e consuetudini precise.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;img height="180" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/sleucio/sleucio_04.jpg" width="269" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;La fontana di A. Solari&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Nel suo libro, Ferdinando IV espone la preoccupazione per l’educazione dei figli degli operai, per il mantenimento delle famiglie e per la tranquillità del lavoro di tutti, al fine che ogni uomo e donna vivesse del proprio lavoro con dignità, senza cadere nell’ozio, padre di ogni vizio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;In tal senso, detterà le regole di vita e lavoro comunitario, che resero famoso nel mondo il sito di San Leucio come uno dei primi tentativi di socialismo agrario di stampo illuminista ed anche un po’ utopista, anche se lo spirito che mosse Ferdinando era un sano paternalismo regale. Scrisse infatti il Re: «(…) Questa norma e queste leggi da osservarsi dagli abitanti di San Leucio che da ora innanzi debbono considerarsi come una sola famiglia sono quelle che io qui propongo e distendo, più in forma di istruzione di un Padre ai suoi figli che come comandi di un legislatore ai suoi sudditi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Queste norme erano numerose, e regolavano anche gli aspetti della vita privata:&lt;br /&gt;
- l’uguaglianza: «nessuno deve distinguersi dagli altri se non per esemplarità di costume ed eccellenza di mestiere»;&lt;br /&gt;
- matrimoni: età non inferiore ai 20 anni per gli uomini e ai 16 per le donne, e, soprattutto, «nella scelta non si mischino punto i genitori ma sia libera dei giovani»; era abolita la dote, per la quale provvedeva il sovrano stesso;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;img height="177" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/sleucio/sleucio_05.jpg" width="270" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;San Leucio: Abitazioni&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;- «Lo scopo di questa società è che tutti rimangan nel luogo»: severe erano le leggi per chi voleva sposarsi fuori, che comunque doveva abbandonare per sempre la colonia; per gli uomini che sposavano donne esterne ma intenzionate a venire a vivere a San Leucio, la regola era che queste dovevano prima imparare il mestiere;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="41%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img height="201" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/sleucio/sleucio_06.jpg" width="270" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="59%"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;- istruzione: obbligatoria per tutti, «per diventar uomo dabbene e ottimo cittadino»;&lt;br /&gt;
- retribuzione: era data in base alla perizia del singolo fino al massimo che «si gode dai migliori artisti nazionali e forestieri»;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;- ereditarietà: i testamenti furono aboliti, e l’unica successione era quella fra padre e figli con parti uguali tra di loro, e usufrutto alla vedova; in mancanza di eredi i beni del defunto andavano al Monte degli Orfani;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;- governo: elezione democratica da parte dei capifamiglia di 5 individui scelti fra i più savi, giusti e prudenti;&lt;br /&gt;
- provvedimenti sociali: casa degli infermi; cassa della carità sovvenzionata con una tassa sul reddito di ciascuno e da libere offerte, che provvedeva ai bisogni degli sventurati fino alle esequie funerarie e ai suffragi religiosi; lotta agli evasori, additati prima al pubblico disprezzo, e, se recidivi, privati di ogni forma di assistenza;&lt;br /&gt;
- giustizia: vi era un esercizio interno, che arrivava fino all’espulsione nei casi gravi, ed alla consegna alla giustizia statale nei casi dei reati penali comuni;&lt;br /&gt;
- lavoro: la giornata lavorativa era di 11 ore giornaliere; ricordiamo che negli stessi anni in Inghilterra gli operai (che certo non vivevano nelle amenità naturali di San Leucio!) non avevano alcuna garanzia di nessun genere, e le giornate lavorative giungevano fino a 16 ore giornaliere, anche per i fanciulli; inoltre v’era parità assoluta di salario fra uomini e donne.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Non possiamo non ricordare, in tale sede, gli elogi sperticati di cui fu ricoperto Re Ferdinando IV da coloro che poi nel 1799 lo tradiranno senza scrupolo alcuno di riconoscenza e coerenza: anzitutto della nota Eleonora Fonseca Pimentel, “amica” della Regina, che, dopo aver scritto di lui che superava in grandezza addirittura Alessandro Magno e dopo averlo nominato “Novello Numa”, lo definì su “Il Monitore” repubblicano imbecille, vilissimo despota e stupido tiranno…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;img height="171" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/sleucio/sleucio_07.jpg" width="270" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;La mietitura a San Leucio&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Naturalmente, dopo il 1860, il sito fu abbandonato a se stesso, e poi come sempre ne venne cancellata la memoria: «I 780 gigli d’argento dorato che facevano parte della fastosa decorazione della sala del Trono di Palazzo Reale a Napoli, usciti da quella filanda, vennero rimossi dai funzionari di casa Savoia e bruciati il 14 settembre 1861. Le 20 libbre d’argento ricavate saranno poi vendute per un pugno di ducati&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/il-real-sito-di-san-leucio.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-8557876219005555719</guid><pubDate>Wed, 14 Jul 2010 16:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-14T09:47:28.987-07:00</atom:updated><title>Il Teatro di San Carlo.</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Il San Carlo è oggi il più antico teatro operante in Europa: costruito nel 1737, precede di 41 anni la Scala di Milano e di 51 la Fenice di Venezia.&lt;br /&gt;
Inoltre, non ha mai veramente sospeso le sue stagioni, eccezion fatta tra il maggio 1874 e il dicembre 1876, a causa delle difficoltà economiche in cui versava Napoli dopo la caduta del Regno borbonico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Né l’incendio devastatore del 1816 né gli eventi tragici della Seconda Guerra Mondiale riuscirono ad interrompere le attività: nel primo caso infatti il teatro fu ricostruito in pochi mesi; nel secondo, si andò avanti con una serie di rappresentazioni a forma di concerto.&lt;br /&gt;
Peraltro, divide con il Teatro alla Scala il primato della prima scuola di ballo italiana, fondata contemporaneamente a Milano e a Napoli nel 1812, mentre al 1816 data la nascita della Scuola di Scenografia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="209" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/scarlo/scarlo01.jpg" width="300" /&gt;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Teatro di San Carlo, prospetto principale&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Come sempre, fu Carlo di Borbone a volere un nuovo Teatro in Napoli (in sostituzione di quello piccolo e ormai vecchio di S. Bartolomeo), inquadrando il progetto nell’ambito del rinnovamento urbanistico della capitale del suo nuovo Regno indipendente.&lt;br /&gt;
Il 4 marzo 1737 fu firmato il contratto con l’architetto Giovanni Antonio Mediano (che in seguito sarà impegnato anche per i Palazzi Reali di Capodimonte e Portici): il 4 novembre dello stesso anno il teatro era pronto!&lt;br /&gt;
Mediano progettò una sala lunga m. 28,60 e larga 22,50; 184 palchi disposti in 6 ordini, più un ampio palco reale, capace di ospitare fino a 10 persone; un vasto palcoscenico che permetteva di realizzare qualsiasi movimento scenografico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="46%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="151" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/scarlo/scarlo02.jpg" width="300" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
Teatro di San Carlo, prospetto laterale&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="54%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Il preventivo di spesa fu calcolato in circa 100.000 ducati: 32.000 li donò il Re in persona, mentre buona parte della somma si ricavò tramite la vendita delle prime quattro file di palchi, il cui valore fu fissato tra i 580 e i 770 ducati ognuno: del resto, possedere un palco al San Carlo, magari vicino a quello reale, era considerato dalla nobiltà napoletana un particolare segno di distinzione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Il Teatro fu inaugurato il 4 novembre 1737, giorno onomastico del Re, con l’opera Achille in Sciro di Metastasio, musica di Domenico Sarro che diresse l’orchestra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;«Il teatro si impose immediatamente all’ammirazione dei napoletani e degli stranieri, per i quali divenne in breve tempo un’attrattiva giudicata senza eguali: per la grandiosità, la magnificenza dell’architettura, le decorazioni in argento e oro, gli addobbi sontuosi in azzurro, colore ufficiale della Casa Borbonica, per il valore artistico degli spettacoli»&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
Il San Carlo divenne naturalmente l’espressione anzitutto della scuola musicale napoletana, che era famosa in tutta Europa sia per l’opera buffa (anche se questa non veniva rappresentata al San Carlo) che per l’opera seria: basti ricordare a riguardo compositori come, fra gli altri, Cimarosa, Paisiello, ecc.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="256" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/scarlo/scarlo03.jpg" width="270" /&gt;La facciata del San Carlo&lt;br /&gt;
vista dalla Galleria Umberto I&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;«Non stupisce, allora, che Napoli fosse considerata in quel tempo la capitale della musica europea e che, di conseguenza, molti compositori stranieri guardassero al San Carlo come a un traguardo della loro carriera: fu il caso di Hasse, J.C. Bach, Gluck, Myslivece&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
Del resto, alla fama del San Carlo concorse anche la qualità dell’orchestra: nel 1780 era composta da 59 elementi (32 violini, 4 viole, 3 violoncelli, 5 contrabbassi, 4 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 trombe, 1 tamburo e 2 cembali).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Nel 1816 avvenne l’incendio che distrusse completamente il Teatro: «l’evento gettò Napoli nel lutto e fu raccontato con emozione dai giornali di tutta Europa. Ma soltanto dieci mesi dopo, alla fine dello stesso anno, gli stessi giornali con meraviglia ed ammirazione diedero la notizia che il San Carlo era già risorto&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Fu lo stesso Re Ferdinando (ora I) a ordinare, solo sei giorni dopo l’incendio, che fosse ricostruito immediatamente, e incaricò l’architetto Antonio Niccolini, che diede al nuovo edificio una chiara impronta neoclassica, ne migliorò l’acustica e ne ampliò il palcoscenico, che ancora oggi misura m. 33,10 x 34,40.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;La sera della seconda inaugurazione, il 12 gennaio 1817, era presente Stendhal. Ecco il suo commento: «Non c’è nulla in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea. Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita…&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="254" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/scarlo/scarlo04.jpg" width="300" /&gt;&lt;br /&gt;
Interno del Teatro di San Carlo&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Ma la maggior gloria del Teatro doveva ancora venire: nella prima metà dell’Ottocento, divenuto impresario Domenico Barbaja , oltre agli stessi maestri della scuola napoletana (compositori come Zingarelli, Pacini, Mercadante) che già da soli mantenevano il passo con il resto d’Europa, questi scritturò come compositore e direttore artistico dei Regi Teatri di musica una dei più grandi geni musicali di tutti i tempi: Gioacchino Rossini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="41%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="209" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/scarlo/scarlo05.jpg" width="300" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&amp;nbsp;Il palco reale&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="59%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Rossini vi rimase per otto anni, dal 1815 al 1822, scrivendo Elisabetta Regina d’Inghilterra, Armida, Mosè in Egitto, Ricciardo e Zoraide, Ermione, La donna del Lago, Maometto II, Zelmira.&lt;br /&gt;
Naturalmente con tal maestro, il San Carlo divenne anche il ritrovo dei migliori “cantanti di stagione”, fra cui ricordiamo la Colbran (che poi andò via con Rossini), G.B. Rubini, Domenico Donzelli e i due grandi rivali francesi Adolphe Nourrit e Gilbert Duprez, l’inventore del “do di petto”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Partito Rossini, Barbaja mise a segno un altro eccellente colpo: scritturò l’astro nascente del melodramma, Gaetano Doninzetti, che rimase dal 1822 al 1838, componendo per il teatro ben 16 opere, fra cui Maria Stuarda, Roberto Derereux, Poliuto e la celeberrima Lucia di Lammermoor.&lt;br /&gt;
Peraltro, qualche anno prima Barbaja&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;aveva avvicinato un altro musicista, che a suo parere, avrebbe avuto un futuro da astro mondiale della musica: e neanche stavolta sbagliava, visto che si trattava di Vincenzo Bellini. Ma poi il Bellini preferì andare alla Scala.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Ma non poteva certo mancare Giuseppe Verdi: nel 1841 fece il suo ingresso al San Carlo rappresentando Oberto conte di san Bonifacio, cui fece seguito Alzira, Luisa Miller, Gustavo III (Un ballo in maschera): Verdi rimase il dominatore incontrastato del San Carlo nella seconda metà dell’Ottocento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="157" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/scarlo/scarlo06.jpg" width="300" /&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&amp;nbsp;Il palco reale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Per concludere, è superfluo dire che dopo la caduta del Regno, anche il San Carlo subì un certo graduale declino, almeno in rapporto agli altri grandi teatri europei. Ma la gloria di questa ennesima iniziativa borbonica rifulge ancora oggi nella storia della musica e della stessa civiltà napoletana e italiana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/il-teatro-di-san-carlo.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-5145339587865599174</guid><pubDate>Tue, 13 Jul 2010 16:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-13T09:52:54.130-07:00</atom:updated><title>La Reggia di Caserta.</title><description>&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="2" cellspacing="0" style="width: 596px;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td bordercolor="#FFFFFF" valign="top" width="538"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Di tutte le splendide opere e costruzioni con cui i Borbone abbellirono e modernizzarono il Regno delle Due Sicilie, il fiore all’occhiello è senz’altro l’universalmente conosciuta ed apprezzata Reggia di Caserta, come noto progettata ed in gran parte costruita dall’architetto olandese Ludwig Van Wittel, italianizzato in Vanvitelli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top"&gt;&lt;img height="120" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/caserta/caserta01.jpg" width="500" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&amp;nbsp;Facciata verso il giardino&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Questi fu voluto a Napoli personalmente dal Re Carlo, il quale, da degno pronipote del Re Sole, voleva senz’altro procedere alla costruzione di un nuovo Palazzo Reale, degna “dimora” di un Sovrano Borbone e della sua Corte. Ciò sia perché desiderava avere una reggia non a Napoli ma vicino Napoli (ovvio anche in questo il richiamo a Versailles), sia soprattutto perché la nuova costruzione sarebbe dovuta essere, nelle sue intenzioni, la più bella e grande reggia del mondo dopo Versailles stessa, ad onore del nuovo Regno da lui conquistato e come ulteriore riprova della sua volontà che tale Regno fosse realmente indipendente e sovrano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Ed infatti Re Carlo seguì sempre, nel corso degli anni, personalmente i lavori, unitamente alla Regina, divenendo entrambi a tutti gli effetti le guide ispiratrici del Vanvitelli, senza mai travalicare però il progetto iniziale del grande architetto.&lt;br /&gt;
Fu un “unione d’animi” eccellente: ciò è riprovato dallo stesso Vanvitelli, nelle sue periodiche lettere al fratello, ove esprimeva sempre la sua gioia per l’attenzione che i due Sovrani davano al suo lavoro, e per l’armonica intesa che permetteva di procedere velocemente e con grande profitto.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="183" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/caserta/caserta02.jpg" width="270" /&gt;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Veduta della Reggia a volo d'uccello&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Infatti, dopo la partenza per Madrid dei Sovrani nel 1759, le cose non saranno più come prima, e Vanvitelli rimpiangerà sempre i giorni felici degli Anni Cinquanta, a volte anche amaramente: famose sono le sue espressioni di rammarico per l’assenza del “Re Cattolico” ogni qualvolta terminava una nuova parte della Reggia (esempio gli splendidi giardini); un giorno ebbe a dire: «La fabbrica fa un bell’effetto, ma a che serve? Se vi fosse il Re Cattolico sarebbe molto, ora non è niente&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="46%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="250" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/caserta/caserta03.jpg" width="250" /&gt;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp; Veduta prospettica del porticato a cannocchiale&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="54%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;La situazione divenne ancor più grave quando il Tanucci&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;prese il definitivo controllo del Regno, restringendo notevolmente le finanze a disposizione del Vanvitelli; infatti, se negli anni Cinquanta nella fabbrica lavorarono fino a 2000 operai, negli anni Sessanta diminuirono della metà.&lt;br /&gt;
Nonostante ciò, egli continuò a lavorare sempre con passione e impegno; inoltre nel 1766 giunse a Caserta il Galiani, Segretario dell’Ambasciata napoletana a Parigi, il quale, vedendo i lavori pressoché ultimati, elogiò apertamente il tutto, ed addirittura definì i giardini più belli e profumati di quelli di Versailles. Superfluo è sottolineare la gioia del Vanvitelli, che ormai aveva 65 anni ed era ammalato, e già pensava di lasciare al figlio Carlo la guida dell’opera per la sua conclusione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Poi nel 1767 sarà il Vesuvio ad aiutarlo: dopo una violenta eruzione, il giovane Re Ferdinando IV decise di trasferirsi da Portici a Caserta, e così i lavori ripresero attivamente, fino alla sua morte, nel 1773; la sua opera sarà portata avanti dal figlio, ma in realtà la Reggia subirà modifiche ancora fino al 1920.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;div style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;strong&gt;Il Palazzo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;La prima pietra venne posta, con una cerimonia ufficiale, il 20 gennaio 1752, 36° genetliaco del Re Carlo. Vanvitelli aveva presentato il progetto il 2 maggio dell’anno precedente: Carlo e Maria Amalia ne furono talmente entusiasti che l’architetto scrisse al fratello che la realtà aveva superato le sue più fervide aspettative.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Del resto, la celerità con cui il Re volle procedere è dimostrazione inconfutabile dell’importanza che egli dava all’opera e del suo gradimento.&lt;br /&gt;
Il Palazzo era stato progettato come un grandissimo edificio con due facciate uguali, l’una sulla piazza d’armi, l’altra sui giardini. Del progetto iniziale, non furono mai realizzate la cupola centrale e la statua di Carlo sul timpano, al centro della facciata.&lt;br /&gt;
Per la prima volta, lo scalone centrale, che conduce ai reali appartamenti (oggi l’ingresso di questi è occupato dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione), fu posto al centro di un edificio.&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="261" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/caserta/caserta07.jpg" width="260" /&gt;&lt;br /&gt;
Fontana di Diana e Atteone&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Nel complesso, conta ben 1200 stanze! I giardini furono completati dopo la partenza del Re, e nel 1762 l’acqua – proveniente da Maddaloni – arrivò a Palazzo tramite l’Acquedotto Carolino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" height="146" valign="top" width="41%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="314" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/caserta/caserta04.jpg" width="230" /&gt;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp; Lavamano con zampe di aquila&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="59%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Non è certo qui possibile fare una descrizione del Palazzo Reale e dei suoi giardini; del resto, si tratta di uno dei capolavori dell’architettura più conosciuti ed amati al mondo; ci limiteremo quindi, oltre a mostrare alcune immagini, ad accennare agli ambienti più belli ed importanti.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: tahoma;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
Dal vestibolo superiore si accede alla Cappella Palatina, simile a quella di Versailles (una spoglia sala a galleria con un colonnato che si innalza su un alto stilobate), inaugurata nella Messa di Mezzanotte del Natale del 1784, alla presenza del Re e di tutta la Corte.&lt;br /&gt;
La cappella è dedicata alla Immacolata Concezione, la cui immagine è dipinta nella curva absidale.&lt;br /&gt;
Ricordiamo poi le Stanze delle Stagioni, sale piccole e molto decorate: in quella della “primavera” il Re e la Regina accoglievano gli ospiti più intimi, e vi si trovano alcune splendide vedute di porti dell’Hackert.&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Mentre l’Appartamento del Re è arredato in maniera rigorosa con mobili tedeschi, quello della Regina Maria Carolina è piuttosto frivolo ed elegante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" height="269" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Attraversata la Biblioteca Palatina, composta di tre sale, di stile neoclassico, si arriva alla Sala Ellittica, tutta dipinta in bianco, senza decorazioni, destinata ai divertimenti di corte; attualmente ospita l’incantevole Presepe borbonico.&lt;br /&gt;
I Borbone favorirono sempre l’antica tradizione presepiale napoletana, e ad ogni Natale veniva allestito un grande presepe nella Reggia, al quale concorrevano non solo gli artigiani esperti, ma anche le Principesse di Corte, confezionando gli abiti dei pastori. Le figurine erano realizzate parte in terracotta, teste mani e piedi, mentre l’anima era in stoppa e fil di ferro.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="250" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/caserta/caserta05.jpg" width="250" /&gt;&amp;nbsp;Natività&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Venivano realizzati veri e propri progetti: l’ultimo fu del 1844, e l’attuale presepe presente alla Reggia si ispira proprio a quel progetto.&lt;br /&gt;
Dalla Sala ellittica si accede alla splendida Pinacoteca Casertana, allestita di recente con i ritratti dei Sovrani.&lt;br /&gt;
Ma ancora più importante è la sezione dedicata agli splendidi paesaggi che Ferdinando IV commissionò a J.P. Hackert, secondo vero artista della Reggia di Caserta.&lt;br /&gt;
Hackert, nato a Prenzlau nel 1737, nel 1768 giunse in Italia, rimanendovi per sempre; del 1782 è l’incontro con Re Ferdinando; il grande pittore racconta come rimase meravigliato della competenza del Re e di come parlasse con intelligenza e chiarezza di pittura.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" height="270" valign="top" width="49%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="249" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/caserta/caserta06.jpg" width="250" /&gt;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp; Fontana di Venere e Adone&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="51%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;I due si intesero subito (accadde in piccolo ciò che era accaduto in grande trent’anni prima), e da questa intesa nacquero le splendide tele che ancora oggi si ammirano a Caserta.&lt;br /&gt;
Da ricordare infine è il piccolo e prezioso teatro di Corte, sul lato occidentale del Palazzo. Il teatro non compariva nel primo progetto, e il Vanvitelli lo realizzò per precisa volontà del Re Carlo nel 1756, a lavori già cominciati.&lt;br /&gt;
Per concludere, i meravigliosi giardini, con le incantevoli sculture, per le quali solo l’occhio può dare fedele riproduzione.&lt;br /&gt;
E solo una visita personale in loco può far rendere conto dello splendore del Palazzo e della munificenza dei Borbone, realizzatori delle due più grandi e splendide regge del mondo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/la-reggia-di-caserta.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-8307069472504183525</guid><pubDate>Sun, 11 Jul 2010 12:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-11T05:24:44.865-07:00</atom:updated><title>La Reggia di Capodimonte.</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Un altro dei capolavori di Carlo di Borbone: la grande reggia che domina tutta Napoli, e che ospita uno dei più ricchi musei d’Italia e che ospitò una delle più celeberrime manifatture del mondo.&lt;br /&gt;
Il 10 settembre 1738 si inaugurarono i lavori per la Reggia: Carlo nel 1734 aveva conquistato Napoli e Sicilia, e immediatamente dispose la costruzione del nuovo Palazzo: era la prima dimostrazione materiale della sua volontà di rendere il Regno a tutti gli effetti sovrano e indipendente dalla Spagna.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Fin dall’inizio, Carlo scelse come luogo della futura reggia il vastissimo bosco di Capodimonte (124 ettari di terreno), da cui si può ammirare il panorama del golfo e della città, tra il Vesuvio, la collina di San Martino e Posillipo.&lt;br /&gt;
Inoltre, fin dall’inizio, fu subito intenzione del Re che il palazzo – come Palazzo Pitti a Firenze – avesse la duplice funzione di residenza regale e di celebrata sede museale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="155" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/capodimonte/capodimonte01.jpg" width="280" /&gt;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Ferdinando IV a cavallo con la corte a Capodimonte&lt;br /&gt;
Antonio Joli&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Architetti furono il palermitano Giovanni Antonio Medrano e il romano Antonio Canevari, che si lasciarono in seguito coinvolgere in una non molto qualificante reciproca rivalità. Negli anni Cinquanta-Sessanta sovrintendente generale ai lavori fu Ferdinando Fuga. Medrano elaborò tre varianti di progetto: fu scelta alla fine la variante C (tuttora conservata a Capodimonte), che prevedeva un vasto edificio a pianta rettangolare (m. 170 in lunghezza e m. 87 sul lato minore), con un ammezzato e due piani oltre ai sottotetti per lo sviluppo verticale (m. 30). Lo stile adottato è quello neoclassico, proprio delle grandi Corti europee; l’impianto solenne e maestoso, celebrativo della dinastia.&lt;br /&gt;
Per i prospetti il Palazzo presenta, esternamente e verso l’interno, rigorose facciate in severo stile dorico (considerato il più idoneo per un edificio destinato ad ospitare anche una sede museale) e di misurato gusto neocinquecentesco, ritmate da forti membrature in piperno grigio, sapientemente contrastate con il rosso napoletano delle pareti intonacate.&lt;br /&gt;
Nei primi mesi la costruzione procedette velocemente, superando anche i molti ostacoli procurati dal trasporto dei materiali sulla sommità di Capodimonte, allora raggiungibile solo attraverso un impervio percorso in salita, attraverso l’utilizzo di pietre tufacee ricavate da scavi condotti per le profonde fondazioni dell’edificio; e furono create anche vaste e profonde cisterne per fronteggiare la cronica carenza di acqua.&lt;br /&gt;
Poi però vi fu un certo rallentamento nei lavori, sia per problemi specificamente economici, sia perché Carlo iniziò a pensare e a rendere concreto il grande progetto della Reggia di Caserta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="46%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="133" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/capodimonte/capodimonte02.jpg" width="300" /&gt;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp; La strada di Capodimonte&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="54%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Riprenderanno poi con alacrità negli anni Sessanta sotto Ferdinando IV e Tanucci (peraltro, sono gli anni in cui rallentarono i lavori della Reggia di Caserta); ma solo negli anni di Ferdinando II il palazzo sarà completato, sotto la direzione dell’architetto Tommaso Giordano e la supervisione di Antonio Niccolini, con l’elevazione del cortile settentrionale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Fondamentale ruolo svolse il grande parco per la caccia, che non era solo una passione comune ai Borbone di Napoli, ma una vera e propria «funzione di Stato; intorno al Sovrano, impegnato nell’attività venatoria, si sposta una variegata Corte composta da ministri, nobili, ospiti stranieri, spesso Capi di Stato, oltre ad artisti e pittori chiamati a ritrarre la scena come una cerimonia ufficiale&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
Il Bosco, tradizionalmente attribuito a Ferdinando Sanfelice, a differenza degli altri parchi reali venne concepito in maniera del tutto autonoma rispetto alla dislocazione della Reggia, e l’impianto stesso venne studiato in rapporto all’attività venatoria. Presenta oltre 4000 varietà censite di alberi secolari, tra elci, querce, tigli, castagni, cipressi, pini.&lt;br /&gt;
Fu realizzato secondo un impianto scenografico di chiara impostazione barocca, con cinque lunghissimi viali alberati irradiantisi dal piazzale d’ingresso, ricchi di numerose statue in marmo, e l’intersecazione, dai suggestivi effetti prospettici, di viali minori tracciati all’interno di una fitta vegetazione naturale, «così da combinare, col gusto tradizionale per l’ordinata e simmetrica struttura prospettica del “giardino all’italiana” riadattato su esempi francesi, l’interesse più recente, già d’inclinazione romantica, per l’aspetto apparentemente spontaneo del “giardino all’inglese”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Sparsi nel verde vi sono una serie di fabbricati destinati allo svolgimento della vita di Corte (Casina della Regina, Palazzina dei Principi), a sede di fabbriche reali (fra cui l’edificio della Manifattura di Porcellana), a funzioni di culto (Chiesa di San Gennaro, Eremo dei Cappuccini), ad attività agricole e zootecniche (Fagianeria, Cellaio, Vaccheria).&lt;br /&gt;
Da ricordare è poi il Parco della Statuaria, realizzato a ornamento di fontane, viali e casini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="177" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/capodimonte/capodimonte03.jpg" width="280" /&gt;&amp;nbsp;Veduta del Palazzo di Capodimonte dal Parco&lt;br /&gt;
Antonio Giuli&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Nel Palazzo soggiornarono, nel corso del tempo, protagonisti illustri della cultura europea, come, fra gli altri, Winckelmann, Fragonard, Angelika Kauffmann, Canova, Goethe, Hackert, che restaurò i dipinti rovinati e curò la pinacoteca.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;strong&gt;Il Museo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Già dal 1735 Re Carlo aveva dato disposizione per il trasferimento a Napoli delle collezioni farnesiane ereditate dalla madre Elisabetta Farnese. Le consistenti raccolte, costituite da dipinti, disegni, bronzi, oggetti d’arte e d’arredo, medaglie e monete, gemme, cammei e vario materiale archeologico, erano allora prevalentemente sistemate nel Palazzo della Pilotta a Parma, quindi in maniera minore nel Palazzo del Giardino sempre a Parma, nel Palazzo Ducale di Piacenza, nella residenza di Colorno e nel Palazzo Farnese a Roma.&lt;br /&gt;
Re Carlo, che era ancora Duca di Parma e Piacenza, ordinò di fare un grande inventario generale del materiale artistico:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;furono scartati i pezzi di poco valore (solo una minima parte, naturalmente), mentre il grande insieme delle opere, portato a Napoli, fu dapprima sistemato nel Palazzo Reale, per poi passare a Capodimonte non appena la Reggia fosse pronta per ospitare il museo.&lt;br /&gt;
Già nel 1739 una commissione di esperti fu incaricata dal Sovrano di studiare la più idonea sistemazione di una parte delle raccolte giunte da Parma: si stabilì di riservare ai dipinti le sale esposte a mezzogiorno e verso il mare, perché più asciutte e meglio illuminate, mentre per i libri, le medaglie e gli altri oggetti furono scelte le cosiddette “retrostanze”, che affacciavano verso il bosco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="236" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/capodimonte/capodimonte04.jpg" width="250" /&gt;&lt;br /&gt;
Il Parco&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Solo nel 1758, però, furono ultimate al piano nobile le prime 12 delle 24 sale destinate alla biblioteca, al medagliere, alla pinacoteca e alla raccolta di antichità.&lt;br /&gt;
Prima del saccheggio operato dai napoleonici nel 1799, i dipinti ammontavano a ben 1783 (da notare che l’originale pinacoteca farnesiana contava “solo” 329 quadri, e neanche tutti furono portati a Napoli da Carlo); è chiaro che, oltre alla collezione farnesiana, erano già esposte le opere della collezione borbonica. I francesi se ne portarono via più di 300&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;br /&gt;
Nel corso dell'ottocento il Museo si arricchisce di altre importanti sezioni: le collezioni borboniche, dipinti e oggetti preziosi provenienti da monasteri soppressi, da donazioni reali e di privati e da successive acquisizioni;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" height="146" valign="top" width="41%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="189" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/capodimonte/capodimonte05.jpg" width="280" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
La Reggia di Capodimonte&lt;br /&gt;
sullo sfondo della citta di Napoli&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="59%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;e ancora i capolavori del cardinale Borgia, acquistati da Ferdinando I nel 1817, antichità egizie, etrusche, volsce, greche, romane, tra cui il famoso Globo celeste.&lt;br /&gt;
Infine la raccolta grafica, una delle più prestigiose in Italia, e il nuovo nucleo di opere di artisti contemporanei. Una dimostrazione esemplare, imperniata su rigore, cultura, passione della gestione quotidiana del tutto inconsueti, di come un patrimonio storico formidabile possa riproporsi alla ribalta dei grandi circuiti artistici internazionali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Altre “asportazioni” avvennero poi nel 1860, al momento dell’occupazione del Regno da parte di Garibaldi: dei 900 e oltre dipinti esposti, ne rimasero meno di 800&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
Il Palazzo Reale di Capodimonte divenne Museo Nazionale dopo l'Unità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/la-reggia-di-capodimonte.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-5034095099343561945</guid><pubDate>Sun, 11 Jul 2010 05:31:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-10T22:32:16.070-07:00</atom:updated><title>Il Palazzo Reale di Napoli.</title><description>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Il Palazzo Reale di Napoli, come tutti sanno, non è opera dei Borbone. Fu voluto - in previsione di una visita nel Viceregno (visita poi non effettuata) del nuovo Re di Spagna Filippo III d’Asburgo (il figlio di Filippo II) - dal Viceré spagnolo Fernando Ruiz de Castro, che nel 1600 diede inizio alla fabbrica.&lt;br /&gt;
Se dedichiamo attenzione anche a tale struttura, è perché i Borbone ristrutturarono ed abbellirono notevolmente la reggia e l’intera area circostante, che assunse solo sotto Ferdinando II l’incantevole aspetto che ancora oggi ha.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="51%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Il Palazzo sarebbe sorto nella vasta area fra Santa Lucia e Castelnuovo; il progetto generale fu affidato ad uno dei più celebri architetti del tempo, Domenico Fontana, già autore delle grandi opere del Papa Sisto V a Roma; ma i lavori continuarono poi per decenni, e in non pochi casi si mutò il primitivo progetto del Fontana.&lt;br /&gt;
Comunque, per tutto il Seicento, la reggia, con il suo grande “Largo di Palazzo”, fu il cuore pulsante della vita politica e sociale napoletana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="49%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="172" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/palazzoreale/palreal01.jpg" width="270" /&gt;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Palazzo Reale da Palazzo Salerno&lt;br /&gt;
acquerello, Giacinto Gigante, 1854&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: #803c2e;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Gli interventi di Carlo e Ferdinando IV (I)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;All’arrivo di Re Carlo nel 1734, la reggia era in stato di abbandono e del tutto priva del necessario per accogliere il Re e la sua Corte, al punto che si dovette ricorrere al Monte di Pietà e a privati per acquistare mobili, tendaggi e suppellettili&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="46%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img height="128" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/palazzoreale/palreal02a.jpg" width="280" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;Facciata su piazza del Plebiscito&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td rowspan="2" valign="top" width="54%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;L’architetto Ferdinando Sanfelice ebbe l’incarico di costruire un appartamento per il Maggiordomo Maggiore sul braccio orientale verso Castelnuovo; nel 1742, poi, attuò altri restauri insieme all’ingegnere camerale Casimiro Vetromile.&lt;br /&gt;
Nel 1736 iniziò il trasporto delle collezioni farnesiane, poi in parte trasferite a Capodimonte. Per il matrimonio del Re con Maria Amalia di Sassonia, furono chiamati a Corte nel 1737 i migliori artisti presenti in Napoli per decorare alcune parti del Palazzo (in particolare la Sala Diplomatica, detta anche Prima Anticamera di Sua Maestà); ricordiamo fra gli altri: Francesco Solimena, Francesco De Mura, Nicola Maria Rossi, Domenico Antonio Vaccaro.&lt;br /&gt;
Nello stesso anno fu inaugurata una fabbrica di porcellane, primo “abbozzo” di quella che poi diverrà la gloriosa fabbrica di Capodimonte.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;img height="212" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/palazzoreale/palreal02.jpg" width="280" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;Facciata Meridionale&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Nel 1751 iniziò l’attività della Reale Stamperia Palatina, che fu arricchita dei macchinari della celebre tipografia di Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, mentre nel 1753 fu affidato al Vanvitelli il restauro della facciata del Fontana.&lt;br /&gt;
Ma, a dir la verità, Re Carlo non fu mai veramente affezionato al Palazzo Reale, sebbene vi abitasse, probabilmente sia perché troppo soggetto alla vita caotica della capitale, sia perché costruzione “non sua”. Nella sua mente e nel suo cuore vi erano già altre due regge, Caserta e Capodimonte: pertanto solo con Ferdinando IV ripresero i lavori.&lt;br /&gt;
Fu costruito il lungo corpo di fabbrica verso oriente, il Braccio Nuovo, occupando gran parte dei giardini, ove attualmente è situata la Biblioteca Nazionale; fu poi iniziata la costruzione del fronte verso il mare – che rimase però incompleto – e furono realizzate le prime sei campate di balconi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Nel 1769 Ferdinando Fuga trasformò definitivamente la Gran Sala della Reggia spagnola, utilizzata dai Viceré per spettacoli, in Teatrino stabile di Corte, inaugurato con una Serenata o festa teatrale in musica di G.B. Sassi con musiche di Giovanni Paisiello. Il teatro ospitò soprattutto rappresentazioni particolari per il Re di Nicola Piccinni, Domenico Cimarosa e del Paisiello.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Sempre sotto la direzione del Fuga, negli anni Settanta furono decorate le sale; a questa fase risalgono le porte dipinte del palazzo, gli arazzi della Real Fabbrica tuttora conservati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="224" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/palazzoreale/palreal03.jpg" width="270" /&gt;&lt;br /&gt;
Veduta del Palazzo dai "Cavalli di bronzo"&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Nel 1773 il Re aveva adattato il terreno antistante per le esibizioni militari, destinando la Piazza del Castello alle tradizionali feste popolari che si organizzavano in precedenza in quel luogo.&lt;br /&gt;
Nel 1767 fu fondato il Collegio Militare, nel 1778 l’Accademia di Scienze e Lettere e nel 1785 si avviò la sistemazione del Grande Archivio. Fu anche ripristinato nel cortile del maneggio il Laboratorio della Porcellana, dopo che Carlo aveva portato tutto a Capodimonte: la direzione fu affidata a Domenico Venuti nel 1781. Infine nel 1782 Ferdinando inaugurò una Fabbrica di Acciai con maestri viennesi, anch’essa diretta dal Venuti.&lt;br /&gt;
Dopo il 1815, Ferdinando I volle il Canova a Corte, commissionandogli una statua di Carlo; nel 1819 il Canova ebbe anche l’incarico di farne una del Re stesso; ma ormai l’artista era vecchio e malato, e poté solo modellare il cavallo; la statua fu completata da Antonio Calì: i due monumenti furono poi collocati nella piazza nel 1829.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;strong&gt;La riforma generale di Ferdinando II&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Una generale ristrutturazione della reggia avvenne, come sempre, sotto il Regno di Ferdinando II&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="64%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Fin dai primi anni furono ideati vari progetti; poi nel 1836 il Maggiordomo Maggiore Principe di Bisignano, con un Real Rescritto, ordinò un censimento generale del Real Palazzo, al fine di «por mano ai lavori prossimi», previsti per l’anno successivo. «In tal modo, almeno sul piano formale, iniziava uno tra i più complessi interventi di architettura intrapresi dai Borbone, che si concluderà in maniera quasi emblematica poco prima della morte di Ferdinando II»&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
L’intera operazione di riforma generale fu denominata “Riduzione”, e non a caso: «si trattava di fatti di ricostruire un’identità architettonica, procedendo per eliminazione, mediante una poderosa opera di demolizioni nella frastagliata cortina edilizia, che serrata, si estendeva dal lato S. Ferdinando e S. Carlo, laddove il Palazzo Vecchio dei viceré, costituiva una dissonante presenza (…)&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="36%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="250" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/palazzoreale/palreal04.jpg" width="190" /&gt;&lt;br /&gt;
Giardini&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;La politica di Ferdinando II tese a centralizzare i vari poteri dello stato all’interno della Reggia, intendeva recuperare in tal modo, un modello di architettura rappresentativa, immersa in maniera organica nel tessuto urbano, visibile e riconoscibile nella sua funzione&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="41%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;img height="170" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/palazzoreale/palreal05.jpg" width="270" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
Palazzo reale in occasione della permanenza a Napoli di Papa Pio IX (1849) - L. Fergola&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="59%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;L’opera era veramente enorme, in quanto si trattava di lacerare la disordinata edilizia stratificatasi nel tempo, che aveva provocato la sopravvivenza di disparate attività all’interno delle mura del palazzo e perfino l’insediamento di nuclei familiari che si tramandavano il diritto di residenza.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Ma l’aspetto che finì per imporsi fu senz’altro l’esigenza di sottomettere la “Riforma Generale” alle innovazioni – che si stavano gradatamente affermando anche a Napoli – della prima Rivoluzione Industriale.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;«Lo sviluppo tecnologico, non poteva non interessare i lavori di “Riforma” del Palazzo, poiché esso si innestava in una visione globale di una Reggia, che fosse non solo rappresentativa, ma che fosse pure espressione dei suoi tempi, con un’apertura verso le nuove tecnologie, ritenute indispensabili per sopperire alle carenze dei sistemi artigianali, che immutati erano sopravvissuti fino agli inizi del secolo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Così fu programmato un radicale ammodernamento degli impianti e dei servizi, secondo i criteri di efficienza tipici della nascente industrializzazione: furono introdotti l’illuminazione a gas, avanzati sistemi di distribuzione dell’acqua corrente, la macchina a vapore per i servizi idraulici, una nuova rete di scarico e fognature, lamiere nervate di zinco in sostituzione delle tegole, prodotti avanzati delle fonderie impiegati per la costruzione del Ponte del Belvedere e per i sostegni degli impianti illuminanti, composti plastici impermeabili per i giunti critici, vetri e specchi con vernici protettive, ecc.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="197" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/palazzoreale/palreal06.jpg" width="270" /&gt;&lt;br /&gt;
Giardino Pensile del Belvedere con "Gran tavolo ellittico",&lt;br /&gt;
Andrea di Lucca&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Il tutto avvenne sotto il costante controllo del Re, che creò apposite commissioni lungo tutto il ventennio della realizzazione della “Riforma”. Ferdinando II scelse come architetto - al posto di Antonio Niccolini, il preferito di Ferdinando I e Francesco I - Gaetano Genovese, il quale «studiò e progettò un rifacimento della Reggia sopra un piano grandioso comodissimo e bello, che presentò alla Maestà del Re&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;, che poi sostanzialmente recuperava l’idea del Fontana, e che rispondeva alla visione conservatrice del Re.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="41%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;img height="307" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/palazzoreale/palreal07.jpg" width="200" /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span style="color: #803c2e; font-family: tahoma;"&gt;"&amp;nbsp;La Scala Grande"&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="59%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Da ricordare poi è anche che nella seconda metà degli anni Quaranta, resi ormai agibili gli appartamenti reali, vi fu la “riduzione” a giardino inglese - «sinuoso e penetrante così come la tendenza della cultura romantica suggeriva,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&amp;nbsp;del maneggio grande, con la direttiva del “giardiniere botanico” Federico Dehnhardt e l’assistenza del botanico Gussone, cui faceva da contrappunto il giardino pensile neoclassico della Loggia del Belvedere, che, sospeso nel vuoto, si affacciava sull’incantevole scenario del Golfo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;br /&gt;
Da ricordare infine sono la meravigliosa “Scala Grande” con la Grande Lamia di copertura, gli arredi e i preziosissimi tappeti (prodotti in parte in Belgio in parte a San Leucio).&lt;br /&gt;
Uno di questi tappeti è stato recentemente restaurato per iniziativa delle LL.AA.RR. i Principi Carlo e Camilla di Borbone delle Due Sicilie, Duca e Duchessa di Calabria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/il-palazzo-reale-di-napoli.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-3852641502393976762</guid><pubDate>Fri, 09 Jul 2010 20:21:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-09T13:21:57.512-07:00</atom:updated><title>La Casina del Fusaro</title><description>&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" class="testo" style="font-family: verdana; font-size: 12px; font-style: normal; font-weight: normal;" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;La Casina del Fusaro è un’altra delle delizie architettoniche costruite da Carlo e da Ferdinando.&lt;br /&gt;
Sorge in quella che gli antichi chiamavano la “palude Acherusia”, sede degli Inferi.&lt;br /&gt;
Nel 1752 Re Carlo acquistò il Fusaro creando, proprio in mezzo al lago, su un naturale livello granitico, una “casinetta ottagonale”. Ferdinando IV nel 1782 diede poi incarico all’architetto Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi, di progettare e realizzare la residenza di caccia, la Casina Reale del Fusaro.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" class="testopic" style="color: #666666; font-family: verdana; font-size: 10px; font-style: normal; font-weight: normal;" valign="top" width="43%"&gt;&lt;img height="203" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/fusaro/1.jpg" width="270" /&gt;&lt;br /&gt;
una veduata della Casina&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;Furono costruiti "sei bassi terranei' destinati alla scuderia reale, a "osteria per gli ospiti che vi si recavano a diporto"; fu restaurata l'antica foce di Torre Gaveta, e soprattutto, fu incrementata la coltura delle ostriche, di cui il re era molto ghiotto (al punto che si divertiva a partecipare alla vendita del pesce e delle ostriche del Fusaro).&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;Verso la sponda del lago "furono costruiti vari fabbricati, uno detto Baraccone, che comprendeva una grande tettoia sostenuta con archi e pilastri per porvi a riparo barche ed attrezzi da pesca ad uno della famiglia reale"; un altro fabbricato detto Cassone per conservarvi i "pesci a vivo per la vendita".&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" class="testopic" style="color: #666666; font-family: verdana; font-size: 10px; font-style: normal; font-weight: normal;" valign="top" width="210"&gt;&lt;img height="267" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/fusaro/2.jpg" width="200" /&gt;&lt;br /&gt;
l'elegante lampadario nel salone d'ingresso&lt;/td&gt;&lt;td align="left" class="testo" style="font-family: verdana; font-size: 12px; font-style: normal; font-weight: normal;" valign="top"&gt;&lt;div align="justify"&gt;Così quello che un tempo era l'alloggio del guardiano divenne il "Real Casino" al centro del Fusaro.&lt;br /&gt;
Solo successivamente verrà costruito il pontile di legno, mentre l' "Ostrichina", ossia la villa a riva, progettata dall'architetto di Casa Reale Antonio De Simone, inaugurata nel 1825, aveva anche un ampio spazio per consentire la sosta delle carrozze reali.&lt;br /&gt;
Molti furono i grandi eventi che vi ebbero luogo e gli ospiti illustri. Ad esempio, il 15 maggio del 1819 Re Ferdinando offrì al Fusaro un pranzo in onore dell'Imperatore d'Austria Francesco II.&lt;br /&gt;
Ma se sotto l’aspetto architettonico questo monumento è legato al prestigioso nome di Carlo Vanvitelli, sotto quello decorativo richiama il nome di uno dei più illustri paesaggisti del ‘700: Philipp Jacob Hackert.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="justify" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;La struttura è composta da due piani sovrapposti, ma non simili. Quello inferiore risulta più ampio a causa di due ambulacri posti l’uno verso nord, l’altro verso sud ed ambedue ai lati delle arcate frontali. Tra questi due ambienti e la sala centrale vi sono due vani semicircolari utilizzati come corridoio, quello a lato nord e come cassa scale, quello opposto, al lato sud. Queste aree furono adibite a cucina, alloggi per il personale di servizio, dispensa e, più tardi, uffici e ripostiglio. Attualmente, dal mese di ottobre del 2001, gli ambulacri sono stati trasformati in “galleria degli ospiti illustri”.&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" class="testo" style="font-family: verdana; font-size: 12px; font-style: normal; font-weight: normal;" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;Accedendo a questi locali si può provare l’incredibile sensazione di trovarsi sospesi sulle acque del lago; inoltre si possono leggere le biografie e i motivi di legame dei prestigiosi personaggi che hanno segnato la storia d’Europa per oltre due secoli e che furono ospiti al Sito Reale del Fusaro. L’intera dinastia dei Borbone, lo Zar di Russia Nicola I, il Principe di Metternich, Francesco I Imperatore d’Austria, sir William Hamilton, Giuseppe II d’Asburgo-Lorena, e quindi Gioacchino Rossini e Wolfang Amadeus Mozart, per citarne solo alcuni.&lt;br /&gt;
Vanvitelli ed Hackert, attraverso il loro genio creativo, avevano fatto ancora di più. Il piano nobile presentava infatti uno splendido pavimento il cui colore di fondo era un raffinato azzurro pastello, con temi floreali e multiformi decori gialli.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" class="testopic" style="color: #666666; font-family: verdana; font-size: 10px; font-style: normal; font-weight: normal;" valign="top" width="43%"&gt;&lt;img height="297" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/fusaro/3.jpg" width="270" /&gt;&lt;br /&gt;
un'altra veduta della casina&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;La volta era finemente affrescata con temi pertinenti alla caccia, alla pesca ed alla natura in genere. Le pareti invece erano state coperte da quelle che lo stesso Hackert, rivolto a J.W. Goethe, aveva definito la migliore opera eseguita per la corte di Napoli: il ciclo delle quattro stagioni. L’artista aveva pensato di intervallare ciascuna stagione con il panorama che si può ammirare attraverso le ampie finestre. I dipinti infatti, a grandezza naturale, quindi a tutta parete, presentavano la linea d’orizzonte esattamente coincidente con quella naturale del lago senza alcuna soluzione di continuità. Una fusione completa tra i suoi capolavori e quelli che la natura aveva generosamente distribuito intorno al lago. Una sintesi di tutti i luoghi più amati da Ferdinando IV.&lt;/div&gt;&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" class="testopic" style="color: #666666; font-family: verdana; font-size: 10px; font-style: normal; font-weight: normal;" valign="top" width="210"&gt;&lt;img height="165" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/fusaro/4.jpg" width="220" /&gt;&lt;br /&gt;
Particolare di un affresco&lt;/td&gt;&lt;td align="left" class="testo" style="font-family: verdana; font-size: 12px; font-style: normal; font-weight: normal;" valign="top"&gt;&lt;div align="justify"&gt;Purtroppo i capolavori di Hackert scomparvero durante la Rivoluzione Napoletana nel gennaio del 1799. Gli originari pavimenti furono invece rimossi dopo il secondo conflitto mondiale.&lt;br /&gt;
L’opera meno appariscente, ma sicuramente di grande ingegno è rappresentata dal tetto, sorretto da un complesso sistema di travi e supporti che hanno garantito grande tenuta contro gli agenti atmosferici, ma anche notevole resistenza alla natura vulcanica dei Campi Flegrei.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: verdana; font-size: 12px;"&gt;Dal Casino si ammira un panorama di eccezionale bellezza e, in particolare, il tramonto rappresenta uno spettacolo unico che estasiò e continua ad estasiare, con immutata intensità, potenti, artisti e gente comune.&lt;br /&gt;
Nelle giornate di bel tempo è di ineguagliabile suggestione vedere l’immagine della Casina riflessa nelle calme e trasparenti acque del lago, come fosse uno specchio ed ancora vere e proprie colonie di pesci che disegnano strane figure geometriche mentre compiono straordinarie evoluzioni fra gli scogli o ancora i rocchi, proprio quelli voluti da Re Ferdinando IV, pietre ammucchiate in una sorta di conca sulle quali venivano deposte le fascine con le ostriche perché queste non entrassero in contatto con il fango, disseminati, come tanti crateri, intorno all’isolotto.&lt;br /&gt;
Il posto è stato definito più volte un luogo d'incanto, un gioiello architettonico sull'acqua muta e trasparente. Maurice Coste inviato dal governo francese proprio per studiare l'allevamento delle ostriche del Fusaro, gridò ad un miracolo che andava "fatto anche in Francia". Un gioiello che destò le meraviglie di geni, come Mozart e Goethe.&lt;/div&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/la-casina-del-fusaro.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-8379201829913015581</guid><pubDate>Tue, 06 Jul 2010 19:52:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-06T12:52:37.509-07:00</atom:updated><title>"mamma d'o Carmene".</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://images4.fotoalbum.virgilio.it/v/www1-4/107/107942/174222/toelaChiesadelCarmineNapoli-vi.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://images4.fotoalbum.virgilio.it/v/www1-4/107/107942/174222/toelaChiesadelCarmineNapoli-vi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma, Verdana, Arial;"&gt;Come da tradizione ormai consolidata da secoli, ogni anno si ripete l'appuntamento con la festa del Carmine che troverà il suo culmine nel simulacro di incendio del Campanile di fra Nuvolo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma, Verdana, Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma, Verdana, Arial;"&gt;&lt;span class="testo_localita_centro_grigio" style="font-family: Tahoma, Verdana, Arial;"&gt;La festa del Carmine è l'ultima festa religiosa a napoli che si sostiene coi soli fondi pervenuti dai fedeli. Ha origini antichissime e trova il suo culmine nel tradizionale incendio del Campanile, nel quale l'intera struttura di 75 metri di altezza (il campanile è il più alto della città) viene completamente rivestita da piogge di fuoco ad imitare un vero incendio che viene spento solo nel momento in cui arriva il quadro della Vergine del Carmine. E' una manifestazione che richiama migliaia di curiosi e devoti da tutta napoli che da sempre amano invocare la Vergine chiamandola familiarmente "mamma d'o Carmene".&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma, Verdana, Arial;"&gt;&lt;span class="testo_localita_centro_grigio" style="font-family: Tahoma, Verdana, Arial;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma, Verdana, Arial;"&gt;&lt;span class="testo_localita_centro_grigio" style="font-family: Tahoma, Verdana, Arial;"&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Alla festa religiosa, si affianca la festa esterna…quella che trova il suo culmine nell’incendio del Campanile…sono davvero pochi i napoletani che non l’hanno mai visto.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Ma a questo punto è&amp;nbsp; importante fermarsi un attimo e trovare le radici storiche di questa festa, per comprenderne appieno il significato.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Probabilmente l’origine della festa in onore della Madonna Bruna risale al 1500, dopo i prodigiosi avvenimenti del pellegrinaggio a Roma.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;La prima notizia certa di una festa la apprendiamo dalla “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cronistoria del Real Convento del Carmine Maggiore di Napoli”&lt;/span&gt;scritta dal P. Pier Tommaso Moscarella, quando nel raccontare gli eventi della rivoluzione di Masaniello del 1647 scrive così:&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“…principiò il tumulto nel dì 7 di Luglio coll’occasione della festa del Carmine, in cui era costume di farsi nella Piazza del Mercato un Castello, e questo poi alla militare si saccheggiava; Masaniello per ciò secondo il solito fece una compagnia di ragazzi in numero di quattrocento che portavano per armi una cannuccia…”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Da questo breve cenno storico si evincono alcuni elementi: il cronista, in merito alla costruzione del castello, ci dice che&amp;nbsp;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“era costume”,&lt;/span&gt;&amp;nbsp;quindi una tradizione consolidata da tempo, e si può pensare che questo spettacolo sia all’origine forse della tradizione dell’incendio del campanile se teniamo presente che l’assedio al castello si concludeva con l’incendio dello stesso. Altro elemento importante è che Masaniello&amp;nbsp;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“secondo il solito”,&lt;/span&gt;&amp;nbsp;(ancora una volta ci troviamo di fronte a un’usanza consolidata nel tempo),&amp;nbsp;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“fece una compagnia di ragazzi in numero di quattrocento”&lt;/span&gt;&amp;nbsp;se si pensa al fatto che questa era solo una porzione dell’“esercito”, ci rendiamo conto che già nel 1647, la festa del Carmine richiamava numerosissime persone, non solo come spettatori ma anche come parte attiva della festa.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Andando avanti nel tempo arriviamo nel 1700, in occasione del bicentenario del pellegrinaggio a Roma dell’Icona della Bruna, si volle festeggiare in modo particolare l’evento e ancora una volta la cronistoria ci fornisce le notizie:&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“…quindi in onore di essa Beatissima Madre di Dio nel mese di Luglio di quest’anno con straordinaria pompa se ne celebra in nostra Chiesa la memoria. Per tre sere fu illuminato con copiosi lumi il Campanile: avanti la Chiesa erettivi due orchestri con organetti fuvvi musica per tutte le tre sere…”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Probabilmente in questi anni era caduto in disuso l’assalto del castello, (forse per volontà dei sovrani per evitare lo spunto per nuove insurrezioni popolari), sostituita dall’illuminazione del campanile&amp;nbsp;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“con copiosi lumi”&lt;/span&gt;. Troviamo qui per la prima volta un aspetto importante della festa, quello cioè di mettere in risalto il Campanile: probabilmente l’idea nasce dal fatto di voler mettere bene in evidenza la festa della Madonna e richiamare così anche i più lontani dalla religione.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Altre notizie ci vengono fornite dai registri di introito ed esito delle corporazioni religiose soppresse che si trovano presso l’Archivio di Stato:&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Viglietto di Palazzo per la Cappella Reale che non si fece nell’ottava di nostra festa nell’anno 1713”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Troviamo ragione della mancanza della Cappella Reale forse per motivi di ordine politico non ancora del tutto stabilito, considerato che a Napoli in quell’anno entrava a regnare Carlo VI d’Asburgo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Donazione di S.M. Carlo di un barilotto di polvere pirica per la festa di nostra Madonna del Carmine nell’anno 1735”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Da questo si deduce che con la venuta di Carlo III, i Reali contribuivano notevolmente alla Festa della Madonna. E così in tutti gli anni del suo regno e in quello successivo di Ferdinando IV.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Arriviamo quindi al 1875, in occasione dell’incoronazione dell’Icona da parte del Capitolo Vaticano, le notizie ci sono fornite da Clemente Domenico:&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Nelle sere dei giorni 11, 15, 16 e 17 vi furono luminarie a gas; la sera del 18 fuochi artificiali, per godersi i quali una moltitudine di gente affollò con centinaia di barche tutta la parte del mare che guarda verso il Carmine”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Nella seconda metà del ‘900 la festa ha assunto un carattere grandioso, basti pensare che le luminarie si estendevano fino a Porta Capuana. Lo svolgimento della festa avveniva in più serate, con il festival della canzone e l’immancabile incendio del Campanile.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Dunque, dire con precisione quando si sia iniziato a fare l’incendio del Campanile è davvero molto difficile, ma bisogna adesso fare le dovute considerazioni e trarne le conclusioni.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Sebbene le notizie storiche siano alquanto lacunose e incomplete, nei pochi registri di esito ancora esistenti presso l’Archivio di Stato, sono rarissime le notizie di spese fatte per la festa: questo ci da la conferma che le spese venivano offerte dai devoti, e ognuno dava il suo contributo come poteva, quindi è proprio il caso di dire, che la festa del Carmine è la festa dei napoletani, di tutti coloro che amano invocarla&amp;nbsp;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“mamma d’o Carmene”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Se analizziamo la festa, abbiamo mai pensato al significato che ha il ritrovarsi insieme di tante persone ai piedi della Madonna? Sono tutti ai piedi della stessa Mamma! Tuttavia l’incendio del campanile, a prescindere dal significato annesso, cioè quello della Madonna che accorre in aiuto nel momento del pericolo e spegne le fiamme che divampano sul campanile, dà un senso di appartenenza filiale, continua ad essere sentito da tanti, se non proprio da tutti, che si riconoscono in esso e che, se dovesse venire meno, forse farebbe smarrire una parte della propria identità.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Credo che a questo punto ci sia affidata una grande responsabilità, quella di far vedere concretamente a chi verrà dopo di noi come si vive lo spirito di comunione cristiana, festeggiando Colei che, come Madre, sta nel cuore di tutti i figli!&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;Se tutti insieme metteremo le nostre buone volontà nelle mani di Maria, se il nostro contributo è dato con amore, quello vero, vissuto concretamente e quotidianamente, perderemo qualcosa del nostro “sempre più importante io personale”, ma ci farà ottenere e ci garantirà una ricompensa vera, assai oltre quella umana.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Tahoma, Verdana, Arial;"&gt;Il programma dei festeggiamenti è il seguente:&lt;br /&gt;
Sabato 12 Luglio ore 20.45 Concerto d'Organo in Basilica, all'Organo M° Maurizio Rea - ingresso libero&lt;br /&gt;
Martedì 15 Luglio ore 20 omaggio floreale al monumento ai caduti in piazza Carmine&lt;br /&gt;
ore 22.00 Incendio del Campanile&lt;br /&gt;
Mercoledì 16 Luglio S. Messa presieduta da S. E. il Cardinale Crescenzio Sepe.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: 'Times New Roman'; margin-bottom: 0pt; margin-left: 0pt; margin-right: 0pt; margin-top: 0pt; text-align: justify; text-indent: 0pt;"&gt;&lt;a href="http://www.santuariocarminemaggiore.it/index.htm"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black;"&gt;http://www.santuariocarminemaggiore.it/index.htm&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/mamma-do-carmene.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-8853274493239240440</guid><pubDate>Sat, 03 Jul 2010 17:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-03T10:59:50.916-07:00</atom:updated><title>Ischia Film Festival dal 4 al 10 luglio 2010</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/07/untitled.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="56" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/07/untitled.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica; font-size: 12px; line-height: 21px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Si svolgerà nelle cornici più belle dell’ antica colonia greca di&amp;nbsp;&lt;strong style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Pithecusa&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;l’unico festival cinematografico dedicato alla valorizzazione del territorio, organizzato dall’ Associazione Art Movie e Music,&amp;nbsp; che, sin dal 2002, nella realizzazione del progetto “Cinema e Territorio” ha integrato l’Ischia Film Festival.&amp;nbsp;Dal Castello Aragonese&amp;nbsp; sull’isolotto di Ischia Ponte alla&lt;strong style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&amp;nbsp;Torre di Michelangelo&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;situata nella baia di Cartaromana, a villa La Colombaia, storica dimora di Luchino Visconti, e ancora nel Parco Botanico La Mortella e a Forio di Ischia nel Borgo di Sant’Angelo, la scelta degli organizzatori ha privilegiato i luoghi di maggior fascino per una kermesse volta a valorizzare le location nel mondo dove si sono ambientati i film che hanno tracciato la storia del cinema. Abbiamo intervistato&amp;nbsp;&lt;strong style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Michelangelo Messina&lt;/strong&gt;, produttore e direttore artistico dell’Ischia Film Festival&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica; font-size: 12px; line-height: 21px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;strong style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Quali sono le novità dell’ottava edizione dell’ IFF e quale la punta di diamante che fa preferire agli ospiti ed ai critici di partecipare a questo evento. Che cosa vi caratterizza rispetto ai numerosi altri festival cinematografici in Italia?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica; font-size: 12px; line-height: 21px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;img align="right" alt="bandierecastello" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/07/bandierecastello.jpg" style="border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; border-bottom-width: 1px; border-left-color: rgb(204, 204, 204); border-left-style: solid; border-left-width: 1px; border-right-color: rgb(204, 204, 204); border-right-style: solid; border-right-width: 1px; border-top-color: rgb(204, 204, 204); border-top-style: solid; border-top-width: 1px; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; padding-bottom: 2px; padding-left: 2px; padding-right: 2px; padding-top: 2px;" /&gt;Il tema dell’Ischia Film Festival resta la location cinematografica, raccontata e analizzata attraverso svariate sfaccettature, secondo la creatività e la sensibilità di autori provenienti da ogni cultura e paese. E’ il tema che ci differenzia da ogni altro festival al mondo. Anche in questa ottava edizione, pertanto, avremo film in concorso e fuori concorso, anteprime oppure opere già presentate in altre rassegne internazionali, il cui recupero, in questo contesto, assume spesso significati nuovissimi, convegni sul fenomeno del “cineturismo” e incontri di cinema con i personaggi più noti del panorama nazionale ed internazionale. Tutto in un’ atmosfera rilassata e informale, in una location di impagabile bellezza come il Castello Aragonese di Ischia (altro elemento di “unicità” del nostro Festival) e lontano dalle rigidità delle mere vetrine promozionali. Ne scaturisce per il nostro pubblico un’ occasione irrinunciabile&amp;nbsp; per cogliere accessi&amp;nbsp; e percorsi conoscitivi assai stimolanti sotto l’aspetto cinematografico, approfondire le conoscenze settoriali e scientifiche legate al cineturismo e all’uso delle location nel racconto audiovisivo,&amp;nbsp; e avvicinarsi, quanto più possibile, a quelle opere che altrimenti non troverebbero spazio attraverso gli abituali canali della nostra distribuzione. Tutto, lo ripetiamo, in una cornice di grande fascino e suggestione.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica; font-size: 12px; line-height: 21px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;strong style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Nel panorama desolante dei fondi tagliati allo spettacolo ed alla cultura grazie alla manvora del governo, come vede il futuro delle produzioni cinematografiche in Italia? Bisognerà elemosinare le produzioni da altri paesi? Si rischia, anche in campo cinematografico una fuga di cervelli e talenti artistici?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica; font-size: 12px; line-height: 21px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;La decisione in merito a fondi tagliati alla cultura e allo spettacolo ci sconcerta e avvilisce, ma non siamo certo sorpresi. Anzi, è l’ennesima riprova della considerazione in cui è tenuto, nel nostro paese, tutto quello che può avere un’ attinenza alla cultura, bene di così scarso rendimento elettoralistico-clientelare, da poter essere tranquillamente classificato al primo posto tra quelli da colpire con tagli facili e senza troppi riguardi. Non sono solo le produzioni a restare danneggiate da questi tagli, è’ un intero settore dell’economia, che comprende artigiani, maestranze, professionisti, a essere messo in ginocchio. Francamente non sappiamo in che misura, anche in campo artistico, si verificherà una fuga di cervelli all’estero. Colpire così barbaramente perfino le scuole di cinema, i luoghi deputati a formare gli artisti di domani, equivale a una condanna a morte per il futuro di una forma d’arte in cui siamo sempre stati riconosciuti come maestri, anche da cinematografie infinitamente più potenti e strutturate (sotto il profilo industriale) della nostra.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica; font-size: 12px; line-height: 21px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;img align="left" alt="pic" src="http://www.lsdmagazine.com/wp-content/uploads/2010/07/pic.jpg" style="border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; border-bottom-width: 1px; border-left-color: rgb(204, 204, 204); border-left-style: solid; border-left-width: 1px; border-right-color: rgb(204, 204, 204); border-right-style: solid; border-right-width: 1px; border-top-color: rgb(204, 204, 204); border-top-style: solid; border-top-width: 1px; margin-bottom: 5px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; margin-top: 0px; padding-bottom: 2px; padding-left: 2px; padding-right: 2px; padding-top: 2px;" /&gt;Ad aprire la manifestazione sarà “New York I love You” 11 cortometraggi ambientati nella Grande Mela , undici love stories girate da altrettanti registi (tra i quali Fatih Akin, Mira Nair e Natalie Portman) nei quartieri della città con un cast di tutto rispetto, da&amp;nbsp;&lt;strong style="margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Andy Garcia&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;a Julie Christie, Christina Ricci e James Caan. Ogni giorno dal 4 al 10 luglio proiezioni, incontri con gli autori, convegni sul cineturismo, workshop sul product placement, incontri professionali e premiazioni per un cinema di qualità. Cerimonia d’ apertura&amp;nbsp; domenica 4 luglio alle ore 19.30 al Castello Aragonese.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #333333; font-family: Arial, Helvetica; font-size: 12px; line-height: 21px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;Informazioni sul sito&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.ischiafilmfestival.it/" style="color: #3c78a7; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-decoration: none;" title="www.ischiafilmfestival.it"&gt;www.ischiafilmfestival.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/ischia-film-festival-dal-4-al-10-luglio.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-3246398889966308629</guid><pubDate>Sat, 03 Jul 2010 13:46:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-03T06:46:21.678-07:00</atom:updated><title>Il Real Sito di Carditello.</title><description>&lt;table align="center" border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="57%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Si intende con l’espressione “Siti borbonici” quei territori che sotto il regno di Carlo e poi di Ferdinando IV furono acquisiti direttamente dalla Corona.&lt;br /&gt;
Si trattava solitamente di casali di campagna ricchi di vegetazione, pascoli naturali, selvaggina, adatti alle attività di svago, quali la caccia e le passeggiate.&lt;br /&gt;
Fra questi uno dei meno noti ma al tempo stesso più incantevoli (fu denominato “Real Delizia”) è il Casino Reale di Carditello, nei pressi di San Tammaro, a sud di Capua.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="43%"&gt;&lt;img height="181" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/carditello/carditello1.jpg" width="270" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Il territorio, che superava i mille ettari, apparteneva al Conte d’Acerra. Nel 1745 Re Carlo lo volle acquistare perché adatto alla caccia (gli acquitrini della zona costituivano l’habitat ideale per alcune specie di volatili come fagiani e beccacce; inoltre non era raro incontrare cinghiali, volpi, lepri e perfino cervi) e all’allevamento sia dei cavalli che dei bufali, dalle cui femmine si ricavava (e si ricava ancor oggi) quel latte necessario a produrre la squisita mozzarella famosa in tutto il mondo: infatti vi sorse subito in caseificio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="30%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img height="219" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/carditello/carditello3.jpg" width="199" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="70%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Al centro dei terreni vi era poi una “masseria” chiamata “La Foresta”, un deposito di grano, fieno, prodotti agricoli vari. Come nel caso di San Leucio, da questa primitiva costruzione si volle ricavare un vero e proprio “casino reale” per accogliere la Corte durante i soggiorni per la caccia.&lt;br /&gt;
L’architetto Francesco Collecini, già impegnato appunto nella sistemazione del Belvedere di San Leucio, ebbe l’incarico dei lavori, anche se la supervisione dei disegni fu affidata al Vanvitelli in persona.&lt;br /&gt;
Fu però Ferdinando IV che volle portare a termine la costruzione e l’attivazione dell’azienda agricola. A partire dal 1784 si edificarono lo stallone, la scuderia, le abitazioni dei vaccari, la stalla delle bufale, la torre dove avveniva la manipolazione dei latticini, il granile, ecc.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Ai due lati del casino si costruirono otto torri utilizzate ai piani superiori come case per gli abitanti del sito, che è preceduto da un ampio stadio, per le feste campestri e le corse dei cavalli, e delimitato nel retro da due vaste corti quadrate. L’intera tenuta era di 1750 ettari.&lt;br /&gt;
Nelle intenzioni di Ferdinando, Carditello “si contrapponeva” a San Leucio, nel senso che, a differenza dell’esperienza innovativa di quest’ultimo, serviva per mettere in risalto la sua adesione alla antica politica agricola.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #803c2e; font-family: Tahoma; font-size: small;"&gt;&lt;strong&gt;Il casino reale&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" valign="top" width="62%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;L’intero complesso si estende per circa 300 metri di lunghezza ed è costituito, come detto, da una palazzina centrale, sobria ed elegante, di due piani, e due corpi di fabbrica laterali, divisi dalla palazzina da due profondi androni; ma ogni ambiente è in realtà in stretta connessione con gli altri, a voler testimoniare l’assenza di barriere tra la Corte e la comunità.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td bordercolor="#999999" valign="top" width="38%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color: #803c2e; font-family: Tahoma;"&gt;&lt;img height="179" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/carditello/carditello2.jpg" width="270" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Al piano terra si trovano le cucine, l’armeria e le sale per il personale. Attraverso due scale simmetriche si accede al piano superiore, dove erano gli ambienti destinati ad accogliere la famiglia reale e il salone per i ricevimenti che venivano organizzati al rientro dalla caccia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;table border="1" bordercolor="#FFFFFF" cellpadding="3" cellspacing="3"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td align="center" bordercolor="#999999" valign="top" width="41%"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;img height="179" src="http://www.realcasadiborbone.it/immagini/carditello/carditello4.jpg" width="270" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td valign="top" width="59%"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Particolarmente interessante è poi la piccola chiesa, di stile tipicamente settecentesco, alle cui decorazioni (come anche a quelle della palazzina centrale, del resto) lavorarono i maggiori artisti della Corte, fra cui sicuramente Philip Hackert (affrescatore e decoratore dei Siti Reali). Arazzi di Pietro Durante su cartoni di Fischetti arricchivano il salone maggiore, la cui volta era affrescata dallo stesso Fischetti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: Tahoma;"&gt;Il sito, come sempre, fu abbandonato dopo il 1861 e cadde in rovina (addirittura vi furono scellerati atti di “iconoclastia politica”, nel senso che affreschi rappresentanti i Borbone furono raschiati…).&lt;br /&gt;
Ora è stato in parte restaurato e dal 1978 è aperto al pubblico; ospita anche il Museo della Civiltà contadina.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/il-real-sito-di-carditello.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-5480215917517200840</guid><pubDate>Sat, 03 Jul 2010 10:58:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-03T03:58:20.088-07:00</atom:updated><title>Pompei, a giugno boom di visitatori: +14,4% rispetto al 2009</title><description>&lt;div class="txt" style="color: black; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px; font-weight: normal; line-height: 15px; padding-left: 5px; padding-right: 5px; text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.fotografieitalia.it/foto/634/Pompei_634-06-12-16-2164.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://www.fotografieitalia.it/foto/634/Pompei_634-06-12-16-2164.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Giugno boom per i siti archeologici vesuviani. A Pompei i visitatori sono cresciuti del 14,4% (248.824) rispetto allo stesso mese dello scorso anno, ma più in generale tutti i siti hanno fatto registrare buone performance. Ercolano passa da 22.590 del giugno 2009 ai 25mila del mese appena concluso (+10,62 per cento), Oplontis (+9,8), Boscoreale (+80,57). Grazie all’interesse suscitato dalla mostra dedicata ai calchi pompeiani, cresce anche Stabia con circa mille presenze in più rispetto all’anno scorso. Continua dunque il trend positivo del turismo nell'area archeologica, in costante ascesa dall’inizio dell’anno. Da gennaio infatti i visitatori di tutti i siti vesuviani (Pompei, Ercolano, Oplontis, Stabia e Boscoreale) sono stati 1.293.235, contro 1.055.096 del 2009 (+12 per cento). Un successo quello del mese di giugno dovuto anche alle iniziative di Pompeiviva. Tra quelle più frequentate dalle famiglie, il percorso ciclo pedonale “Pompei bike” che si snoda lungo il sentiero verde delle mura, tanto che è stato necessario aumentare il numero di biciclette a disposizione gratuita dei turisti. Molte richieste anche per le visite didattiche alle case di Giulio Polibio e Casti Amanti, raggiungibili anche con il percorso facilitato “friendly Pompei”. Tutto esaurito nei fine settimana anche per le passeggiate notturne delle Lune di Pompei. Ottime le prospettive anche per il mese di luglio: dal 20 al via infatti i percorsi tematici collegati alla grande mostra “Vinum nostrum” allestita a Firenze che vede l'area vesuviana protagonista e che per la prima volta propone itinerari collegati in tutta Italia a partire naturalmente dai vigneti di Pompei.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="spacerv6" style="clear: both; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 6px; height: 6px; line-height: 6px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="sign_date" style="color: black; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px; font-weight: bold; line-height: 17px; padding-left: 5px; padding-right: 5px; text-align: right;"&gt;(Silvana Argentini) 2 lug 2010&lt;/div&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/pompei-giugno-boom-di-visitatori-144.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-5464156601349266167</guid><pubDate>Sat, 03 Jul 2010 09:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-03T02:42:12.216-07:00</atom:updated><title>La Coquille et le Clergyman / Germaine Dulac</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.incampania.com/assets/img/Contenuti_Big/coquille.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="179" src="http://www.incampania.com/assets/img/Contenuti_Big/coquille.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #323232; font-family: 'Trebuchet MS', Geneva, Verdana, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 20px;"&gt;Cinema e musica dal vivo. Una factory musicale del&amp;nbsp;&lt;b style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;Madre&lt;/b&gt;&amp;nbsp;per band, ensemble e musicisti solisti, organizzata da&amp;nbsp;&lt;b style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;Progetto Sonora&lt;/b&gt;&amp;nbsp;e a cura di&amp;nbsp;&lt;b style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;Mario Franco&lt;/b&gt;,&amp;nbsp;&lt;b style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;Eugenio Ottieri&lt;/b&gt;&amp;nbsp;e&amp;nbsp;&lt;b style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;Antonello Paliotti&lt;/b&gt;. Parlare del sonoro del cinema muto non è una contraddizione. Compositori e musicisti si specializzarono nella sonorizzazione del film. La grande orchestra accompagnava il film nella grande sala e il pianoforte (ancor più spesso un organetto) lo spettacolo nel piccolo&amp;nbsp;&lt;i style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;Nickel-Odeon&lt;/i&gt;. Riproporre oggi nuove sonorizzazioni significa rinnovare letture ed interpretazioni, riattualizzando antiche esperienze e lontani esperimenti. I curatori hanno scelto film significativi delle avanguardie storiche affidandoli a musicisti contemporanei, che rileggono le opere con una moderna sensibilità, proponendo nella seconda parte della serata una loro performance musicale assolutamente originale. Si parte con&amp;nbsp;&lt;b style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;i style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;La Coquille et le Clergyman&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&amp;nbsp;(Francia 1926, 32’), una fantasia onirica, su soggetto di Artaud, alla quale&amp;nbsp;&lt;b style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;Germaine Dulac&lt;/b&gt;&amp;nbsp;applica le sue teorie di “sinfonia visiva” e di “cinema integrale”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #323232; font-family: 'Trebuchet MS', Geneva, Verdana, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 20px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #323232; font-family: 'Trebuchet MS', Geneva, Verdana, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 20px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black; line-height: 18px;"&gt;&lt;a class="linkallegati" href="http://www.museomadre.it/" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; color: #014587; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; text-decoration: underline; vertical-align: baseline;" target="_blank"&gt;http://www.museomadre.it&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/la-coquille-et-le-clergyman-germaine.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-6473515884185388717</guid><pubDate>Thu, 01 Jul 2010 07:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-07-01T00:59:58.466-07:00</atom:updated><title>Giffoni Film Festival: 162 film per la 40esima edizione</title><description>&lt;div class="subtitle" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px; font-style: italic; font-weight: normal; line-height: 17px; padding-left: 5px; padding-right: 5px;"&gt;Apre Claudia Pandoldi, chiude Christian De Sica&lt;/div&gt;&lt;div class="spacerv6" style="clear: both; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 6px; height: 6px; line-height: 6px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="txt" style="color: black; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px; font-weight: normal; line-height: 15px; padding-left: 5px; padding-right: 5px; text-align: justify;"&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="img_cnt" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em; padding-bottom: 5px; padding-right: 5px;"&gt;&lt;img alt="Giffoni Film Festival: 162 film per la 40esima edizione" src="http://www.ilvelino.it/archivio/canali/thumbnail_1157256.jpg" style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px;" title="Giffoni Film Festival: 162 film per la 40esima edizione" /&gt;&lt;/div&gt;Roma, 30 giu (Il Velino) - Ben 162 film in programma - 63 lungometraggi e 99 cortometraggi - e una giuria di 3.000 giovani dai 3 ai 23 anni provenienti da 43 nazioni e 150 città italiane: il Giffoni Film Festival quest’anno dà i numeri… anche per il numero di edizioni, che quest’anno dal 18 al 31 luglio torna per la 40esima volta! Claudio Gubitosi, direttore e creatore della rassegna, torna a parlare “ancora una volta di miracolo. La forza trascinante di Giffoni, l’energia che produce, la voglia di sorridere, amare, scoprire, partecipare, essere protagonisti sono – afferma oggi in conferenza stampa a Roma - elementi ben visibili nel programma della 40esima edizione del Giffoni Film Festival. Quattordici giorni intensi, pieni, oserei dire stracolmi, di momenti di riflessione ma anche di divertimento”, annunciando la presenza di “talenti italiani e internazionali di prim’ordine, tanta musica e ancora tanta attenzione ai problemi sociali, ambientali, umani. Un programma complesso nel quale ci sono il nostro cuore e la nostra passione”, ma anche il legame con la terra. “La coesione con la Regione Campania, nostro maggior sostenitore, è forte e salda – dichiara Gubitosi -. È un momento di scelte. E la Campania ha scelto. E sono certo che le complessità delle sue eccellenze culturali sapranno essere sostenute e valorizzate ancora di più come risorse primarie e fondamentali. Giffoni vuole rappresentare al meglio, quindi, la qualità dell’offerta culturale del suo territorio di appartenenza, anche con la Provincia di Salerno e il Ministero dei Beni Culturali nel contesto europeo ed extraeuropeo”. E in questi giorni in provincia di Avellino è già festa con la rassegna “Aspettando Giffoni”.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="" name="news_id_1157258" style="color: #0066cc; text-decoration: underline;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Ad aprire la quarantesima edizione sarà Claudia Pandolfi insieme ad Alessandro Preziosi, a chiuderla Christian De Sica. Al centro tanti illustri ospiti. Il 19 luglio sarà la volta di Gabriele Greco e Sofia Bruscoli. Spazio a Sara Mollaioli, Niccolò Centioni, Filippo Vitte, Giulia Luzi, Micol Olivieri e Nunzio Giuliano martedì 20 luglio. Il 21 toccherà a Emilio Solfrizzi e Marco Brenno. Il 22 luglio è atteso Luca Ward. Ambra Angiolini, Pupo e Carlo Buccirosso saranno gli ospiti del 23 luglio. Il 24 luglio Raoul Bova sarà a Giffoni con il primo ospite internazionale del festival, Susan Sarandon. Jesse McCartney e Giovanna Mezzogiorno incontreranno i ragazzi e il pubblico domenica 25 luglio. Il 26 luglio sono attesi Nicolas Vaporidis, Margherita Buy e Piera Degli Esposti. La parte finale del programma prevede: il 27 luglio Isabella Ragonese e Michele Riondino; il 28 luglio Elijah Wood (ospite anche della Trilogia dell’Anello di Peter Jackson, evento speciale di cinema a Giffoni) e Sabrina Impacciatore; il 29 luglio il duo Ficarra e Picone; il 30 luglio Margareth Madè, Valeria Solarino e l’attesissimo Samuel L. Jackson. Gli ospiti delle Masterclass 2010 saranno Davide Marengo, Gianni Minà, Giuseppe Piccioni, Pippo Del Bono, Giovanni Veronesi, Pupi Avati, Maccio Capatonda, Ivo Avido e Luciano Ligabue. Il cantante il 29 luglio sarà insignito del Premio Truffaut.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="" name="news_id_1157259" style="color: #0066cc; text-decoration: underline;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
L’amore sarà il filo conduttore e il tema del festival di quest’anno. I quattordici giorni del festival saranno divisi in due parti: una prima settimana (dal 18 al 23 luglio) dedicata ai bambini dai 3 ai 12 anni, ed una seconda (dal 23 al 31 luglio) indirizzata ai giovani di età compresa tra i 13 ed i 23 anni. Saranno gli stessi ragazzi a guardare e giudicare i 162 film tra lungometraggi e cortometraggi in concorso e fuori concorso. Tre le anteprime di quest’anno a Giffoni. Arriva “Sansone”, la commedia della 20th Century Fox, che sarà presentata al pubblico del festival il 23 luglio. Il film, diretto da Tom Dey, uscirà in Italia il 20 agosto. Nel cast anche Pupo che presta la voce al simpatico cagnolone. Sarà proiettato “Cattivissimo me”, il film d’esordio in 3D della Universal Pictures, che uscirà in Italia il 15 ottobre. Venerdì 30 luglio la Walt Disney Italia presenterà in anteprima “L’Apprendista Stregone”, una rivisitazione in chiave moderna dell’episodio di Topolino in Fantasia, il capolavoro della Disney del 1940. Il film, diretto da Jon Turteltaub, annovera nel cast Monica Bellucci, Nicolas Cage e Alfred Molina e uscirà nelle sale italiane il 18 agosto 2010. Trailer, teaser e proiezioni speciali arricchiranno il palinsesto cinematografico della 40esima edizione. Il programma prevede il 20 luglio la proiezione del trailer e di alcuni minuti teaser dell’attesissimo ultimo capitolo del film d’animazione Dreamworks “Shrek e Vissero Felici e Contenti” che arriverà in tutte le sale italiane (anche in 3D) il 25 agosto. Come accadde due anni fa, anche quest’anno il simpatico orco verde, nel suo splendido e sfavillante costume, incontrerà il giovane pubblico. Il 21 luglio spazio a un film tutto italiano: “Winx Club 3D – Magica Avventura”, di cui si vedranno i primi 20 minuti. Il sequel del film, diretto da Iginio Straffi, sarà distribuito dalla Medusa e uscirà nelle sale italiane il 29 ottobre 2010.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="" name="news_id_1157260" style="color: #0066cc; text-decoration: underline;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Tanto divertimento, avventura e commozione anche in “Le Avventure di Sammy 3D”, a Giffoni il 22 luglio con 20 minuti di teaser in prima visione assoluta in Italia. Il film vede in cabina di doppiaggio un cast di celebrità, tra cui Melanie Griffith, Isabelle Fuhrman, Tim Curry. Distribuito in Italia dalla Eagle Pictures, la pellicola è diretta da Ben Stassen, lo stesso autore di “Fly Me to the Moon” (2008) primo film ad essere prodotto interamente in 3D. Il 24 luglio è la giornata dedicata all’evento speciale Disney per i 40 anni del Giffoni Film Festival: “Camp Rock 2: The Final Jam”. Una proiezione su invito con la partecipazione della giovane star americana Chloe Bridges. Sempre il 24 luglio la Moviemax presenterà al festival il teaser di “Animals United”, un film d’animazione sulla crisi ecologica del nostro tempo: l’impoverimento delle risorse naturali, l’inquinamento ambientale, l’uso non consapevole dell’acqua e il cambiamento climatico indotto dall’uomo, oltre all’estinzione di molte specie animali. Il film uscirà a febbraio 2011. Grande anteprima Medusa il 29 luglio con il trailer di “Benvenuti al Sud” del regista romano Luca Miniero. Remake della commedia francese “Bienvenue chez les Ch’tis” (“Giù al Nord” in Italia), il film, che uscirà nelle sale italiane l’8 ottobre, è girato a Castellabate, nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano in provincia di Salerno. Nel cast Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Alessandro Siani, Luisa Ranieri e Valentina Lodovini.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="" name="news_id_1157261" style="color: #0066cc; text-decoration: underline;"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
Tra gli eventi speciali, il cartone animato “Giovanni e Paolo e il Mistero dei Pupi” dedicato ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, coprodotto da Rai Fiction, Società Larcadarte di Palermo e Regione Siciliana (Assessorato dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana). Nel mondo è distribuito da Rai Trade, che ha presentato un trailer di 2 minuti in anteprima mondiale al MIP di Cannes 2010. Il cartoon, diretto da Rosalba Vitellaro, sarà presentato a Giffoni il 18 luglio e andrà in onda su RaiTre in prima tv assoluta lo stesso giorno alle 9.00 e, in replica, lunedì 26 luglio alle 15.30. Il 27 luglio sarà la volta di “L’occhio la mano il viaggio”: in anteprima mondiale il documentario sulla vita e le opere del più grande Maestro di effetti speciali del nostro paese, Carlo Rambaldi. Un viaggio che ripercorre la meravigliosa storia del tre volte premio Oscar, creatore degli indimenticabili “E.T.”, “Alien” e “King Kong”. Anche quest’anno il Premio Vittorio Mezzogiorno, giunto alla quinta edizione, verrà assegnato a Giffoni. Questo riconoscimento, fortemente voluto dalla figlia Giovanna che l’ha istituito nel 2004 a dieci anni dalla prematura scomparsa del padre, viene conferito all’attore e all’attrice emergente con l’obiettivo di favorirne il personale percorso formativo e lavorativo. La giuria è presieduta da Giovanna Mezzogiorno, dalla madre Cecilia Sacchi e dagli sceneggiatori Dino e Filippo Gentili. I premi, che consistono in due somme in denaro di 5.000 euro ciascuno, saranno consegnati il 25 luglio da Giovanna Mezzogiorno. Le edizioni precedenti sono state vinte da: Ascanio Celestini, Teresa Saponangelo, Cristiana Capotondi, Davide Enia, Valerio Mastandrea, Federica Festa, Arturo Cirillo, Elena Borgogni, Oscar De Summa, Mirko Feliziani e Angelo Romagnoli. La stessa giuria assegnerà il Premio Speciale Vittorio Mezzogiorno che consiste in un’opera dello scultore napoletano Lello Esposito. Nelle precedenti edizioni è stato assegnato a Michele Placido e a Raffaele La Capria.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="spacerv6" style="clear: both; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 6px; height: 6px; line-height: 6px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="sign_date" style="color: black; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px; font-weight: bold; line-height: 17px; padding-left: 5px; padding-right: 5px; text-align: right;"&gt;(onp) 30 giu 2010 16:30&lt;/div&gt;&lt;div class="spacerv6" style="clear: both; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 6px; height: 6px; line-height: 6px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/07/giffoni-film-festival-162-film-per-la.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-8980117733166021434</guid><pubDate>Mon, 28 Jun 2010 20:47:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-28T13:47:16.489-07:00</atom:updated><title>Ravello Festival 2010</title><description>&lt;table align="center" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="color: #3d3d3d; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;"&gt;&lt;tbody&gt;
&lt;tr class="txt2" style="color: black; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 10px; font-style: normal; font-weight: normal;"&gt;&lt;td colspan="2" style="color: #3d3d3d; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span class="titolo4" style="color: #650000; font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 13px; font-style: italic; font-weight: 800;"&gt;&lt;strong&gt;LA FOLLIA&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
dal 1 luglio al 26 settembre 2010&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr class="txt2" style="color: black; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 10px; font-style: normal; font-weight: normal;"&gt;&lt;td colspan="2" style="color: #3d3d3d; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr class="txt2" style="color: black; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 10px; font-style: normal; font-weight: normal;"&gt;&lt;td colspan="2" style="color: #3d3d3d; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.ravellosense.com/newsfiles/image/lafollia.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://www.ravellosense.com/newsfiles/image/lafollia.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;John Malkovich inaugurerà l’edizione 2010 del Ravello Festival&lt;br /&gt;
Il Ravello Festival 2010, in collaborazione con il Festival dei 2Mondi, porta per la prima volta John Malkovich a recitare su un palcoscenico italiano.&lt;br /&gt;
Dopo l'opera nuova di Veltroni dedicata all'Heysel, ecco svelato un altro tassello dell'edizione 2010 del Festival, ispirata al tema conduttore della Follia.&lt;br /&gt;
Giovedì 1 luglio Malkovich inaugurerà il Ravello Festival 2010 interpretando il ruolo di Jack Unterweger, un serial killer psicopatico e con tendenze istrioniche, nello spettacolo “The Infernal Comedy”, commedia in musica di Michael Sturminger per orchestra barocca e due soprano, proposto con successo a Los Angeles e Vienna ed atteso, ora, al debutto nel nostro paese. La prestigiosa Wiener Akademie, diretta da Martin Haselböck, accompagnerà il protagonista e le due cantanti, Bernarda Bobro e Aleksandra Zamojska, con musiche e arie di Vivaldi, Haydn, Gluck e Mozart.&lt;br /&gt;
“Questo eccezionale ibrido tra opera e teatro dedicato alla figura di Jack Unterweger, brillante Don Giovanni, seduttore di donne e famigerato assassino, è una vera sfida per gli interpreti come per il pubblico. È un piacere lavorare sul testo di Michael Sturminger. E la musica è ciò che permette alla storia di toccare la sensibilità di ciascuno in un modo in cui il solo dialogo non potrebbe fare. "Sono impaziente di portare in Italia un pezzo di teatro tanto audace e di presentarlo in due luoghi splendidi come Ravello e Spoleto, i cui prestigiosi festival sono famosi per la capacità di rischiare puntando su produzioni inconsuete”, ha dichiarato Malkovich alla vigilia di questo doppio impegno che rappresenta, per originalità e fascino dei nomi messi in campo, uno degli appuntamenti più importanti della prossima stagione estiva.&lt;br /&gt;
"The Infernal Comedy", dopo Ravello, sarà proposto a Spoleto (2 luglio) nella seconda e ultima data italiana dello spettacolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;img height="16" src="http://www.ravellotime.it/images/pdf.gif" width="16" /&gt;&amp;nbsp;&lt;span class="linkdettagli" style="color: #003366; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 10px;"&gt;&lt;a href="http://www.ravellotime.it/public/orari/Programma%20Ravello%20Festival%202010.pdf" style="color: #003366; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; text-decoration: none;" target="_blank"&gt;Scarica il Programma&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
Per informazioni :&lt;br /&gt;
&lt;span class="linkdettagli" style="color: #003366; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 10px;"&gt;&lt;a href="http://www.ravellofestival.com/" style="color: #003366; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; text-decoration: none;" target="_blank"&gt;www.ravellofestival.com&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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tel. 089 858422&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/06/ravello-festival-2010.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-8722051589715093239</guid><pubDate>Sun, 27 Jun 2010 09:30:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-27T02:35:33.073-07:00</atom:updated><title>La clima artistica a Napoli</title><description>&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #333333; font-family: 'Times New Roman', Times, Georgia, serif; font-size: 13px; line-height: 18px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;h1 style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-style: initial; border-top-width: 0px; color: #333333; font-family: inherit; font-size: 31px; font-style: inherit; font-weight: bold; font: normal normal normal 31px/normal Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 2px; padding-left: 10px; padding-right: 8px; padding-top: 10px; text-align: left; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/h1&gt;&lt;div class="body" style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: white; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-color: rgb(153, 153, 153); border-bottom-style: solid; border-bottom-width: 1px; border-color: initial; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-style: initial; border-top-color: rgb(153, 153, 153); border-top-style: solid; border-top-width: 1px; color: #333333; display: block; font-family: inherit; font-size: 13px; font-style: inherit; font-weight: inherit; font: normal normal normal 13px/18px 'Times New Roman', Times, Georgia, serif; margin-bottom: 10px; margin-left: 10px; margin-right: 8px; margin-top: 8px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 20px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 20px; text-align: left; vertical-align: baseline;"&gt;&lt;b&gt;APPUNTI PER UNA CARTOGRAFIA DELL’ARTE A NAPOLI&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://multimedia.museomadre.it/foto/box_150/opera1188_museo_madre.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://multimedia.museomadre.it/foto/box_150/opera1188_museo_madre.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il presente dell’arte a Napoli è quanto mai inquieto. Una serie di stimoli e fermenti all’incrocio tra dinamiche territoriali e contesto internazionale percorrono la città e ne ribadiscono la vocazione di capitale europea e mediterranea. L’apertura delle “Stazioni dell’Arte” della Metropolitana, segno di una nuova monumentalità nella committenza pubblica, ha felicemente trasformato questi “non-luoghi” in un singolare museo en-plein-air che si dilegua nella freneticità e nelle contraddizioni della vita. Le molteplici iniziative promosse negli ultimi anni dalla Regione Campania hanno permesso la realizzazione di un programma composito, promuovendo al Museo di Capodimonte, nei suggestivi spazi di Castel Sant’Elmo e al Museo Archeologico, una serie di eventi di grande rilievo che hanno donato maggiore visibilità alla causa del contemporaneo. Nel giro di pochi anni i “luoghi dell’arte” si sono moltiplicati e diversificati all’insegna di un tale pluralismo da far parlare da più parti di un vero e proprio “Rinascimento napoletano” che contrasta singolarmente con la visione della città violenta e degradata frequentemente proposta dai grandi media. La recente apertura di due strutture esclusivamente dedicate alle ragioni del nuovo: il Pan e il Madre, rappresenta il coronamento di una serie di sforzi promossi dalla Regione Campania e dall’amministrazione comunale volti alla promozione e valorizzazione dell’arte contemporanea.&lt;br /&gt;
Il Pan, acronimo per “Palazzo delle Arti-Napoli”, ubicato nel settecentesco Palazzo Roccella, è una struttura essenzialmente incentrata su un discorso agile e trasversale, capace di intercettare esperienze, movimenti di idee e saperi diversi. Promosso e sostenuto dall’amministrazione comunale con la prospettiva di trasformarsi (si spera) in tempi brevi in Fondazione, il Pan nasce come struttura pubblica permanente, esemplato sul modello della “kunsthalle”, con una programmazione articolata in un palinsesto per le arti contemporanee aperto a diverse forme di fruizione e differenti linguaggi: pittura, scultura, cinema, architettura, videoarte. Il centro di documentazione, diretto da Marina Vergiani, gestisce la costituenda biblioteca e ha il compito di fornire materiali di approfondimento sulle attività culturali della struttura, tra le iniziative più importanti, l’organizzazione lo scorso anno del primo “International Forum on Documentation and Contemporary Languages”, un progetto triennale nato come momento di riflessione sulle condizioni della produzione e del consumo di arte, rispetto all’evoluzione dei concetti di museo, documentazione e fruizione. La direzione artistica, affidata dapprima a Lóránd Hegyi, attuale direttore del MAM di Saint Etienne e da un anno a Julia Draganovic, già direttrice del Chelsea Museum di New York, ha portato avanti dall’apertura della struttura ad oggi, una programmazione incentrata su mostre tematiche che fungono da catalizzatore di dibattito, un excursus iniziato con la mostra inaugurale, The Giving Person e continuato col “Neue Kurs” di Eroi! Come noi? fino all’ultima mostra ancora in corso, Dangerous Beauty.&lt;br /&gt;
Il MADRE - Museo d'Arte Donna REgina si innesta nel cuore pulsante del centro storico, nel popoloso quartiere San Lorenzo, a pochi metri dal Duomo e non distante dal Museo Archeologico. Lo storico edificio ottocentesco di via Settembrini è stato mirabilmente restituito a nuova vita dal progetto di Alvaro Siza. Il nuovo museo regionale d’arte contemporanea vanta una struttura di circa 8000 metri quadri articolata su quattro livelli espositivi riadattati in ossequio ai più attuali concetti museografici di allestimento e fruizione degli spazi. Diretta da Eduardo Cicelyn e con Mario Codognato come capo-curatore, il Madre si avvale del contributo del comitato scientifico della Fondazione del Museo (composto da Achille Bonito Oliva, Rudi Fuchs e Vicente Todoli). La struttura ha inaugurato la propria attività in tempi record: ad appena un anno e mezzo dall’inizio dei lavori, nel giugno2005, undici sale hanno accolto una serie di installazioni site-specific di artisti che in varia misura sono stati già protagonisti di eventi a Napoli nel corso degli ultimi anni. E’ stata poi la volta dell’“atto secondo”, ovvero la presentazione della collezione del museo allestita al secondo piano del palazzo, basata essenzialmente sulle opere date in comodato da diverse collezioni nazionali (senza dimenticare una serie di prestigiosi contributi napoletani) ed internazionali, per un totale di circa cento opere che completano la sezione dedicata all'esposizione delle opere permanenti; un percorso attraverso cortocircuiti e passaggi fondamentali che rintraccia i turbamenti dell’arte dal secondo dopoguerra fino agli novanta, in una dialettica costante, non priva di scarti e fratture, tra le diverse poetiche e le differenti aree geografiche. Il terzo piano ha poi accolto la sezione dedicata alle mostre temporanee, per lo più retrospettive di artisti già storicizzati, da quella inaugurale su Kounellis a quella recentemente inaugurata su Fabro. Ultima arrivata in ordine di tempo, la Project-Room affidata alle cure di Gigiotto Del Vecchio e Stefania Palumbo, che ha aperto i battenti lo scorso 4 ottobre col primo progetto interamente prodotto dal museo, il lungometraggio Manuale per i viaggiatori di Marinella Senatore.&lt;br /&gt;
Le due neonate istituzioni completano ed arricchiscono la già complessa rete museale napoletana che si presenta come un sistema integrato che unisce all’Archeologia (Museo Nazionale) e all’arte moderna (Museo di Capodimonte) finalmente anche il contemporaneo, colmando quel “vuoto da vertigine” (A.Trimarco) che da più parti si lamentava in merito ad una struttura pubblica esclusivamente preposta alle ragioni del nuovo. Si delineano in questo modo, all’interno dell’esteso e intricato territorio metropolitano, una serie di poli aggregati per sistemi omogenei e comune collocazione topografica; un insieme di strutture che per valore monumentale e prestigio delle sedi occupate è intimamente legato alla realtà storica della città ed alla sua tradizione di grande centro di produzione artistica e culturale. In questo senso anche i neonati Pan e Madre, pur trasgredendo i dettami della moderna museologia - che privilegia per le ragioni del nuovo strutture moderne perché aperte e flessibili - si collegano al sistema dei castelli, delle residenze reali, dei complessi conventuali, dei palazzi e delle ville patrizie, da sempre contenitori privilegiati delle istituzioni museali della città.&lt;br /&gt;
Dal Pan e dal Madre si irradiano due veri e propri “fuochi” all’interno della città, a partire dai quali si può delineare una cartografia dell’arte a Napoli. Nel quartiere di Chiaia, già sede “storica” de Il Centro, di Lucio Amelio, di Lia Rumma, di Peppe Morra, dello Studio Trisorio e successivamente di Mimmo Scognamiglio, si sono affacciate nuove gallerie e nuove esperienze, mentre altre realtà già consolidate vi sono confluite quasi per una irresistibile forza d’attrazione.&lt;br /&gt;
É il caso di Alfonso Artiaco, che inizia la sua sfida a metà degli anni ottanta nella natia Pozzuoli e nel 2002 trasferisce la galleria in un luogo carico di suggestioni per la Napoli dell’arte: Palazzo Partanna, nello spazio che già aveva vissuto l’epopea di Lucio Amelio. Analogamente Umberto Di Marino muove i primi passi in una zona di frontiera situata alla periferia nord della città, Giugliano, dove per più di dieci anni porta avanti un’opera coraggiosa e solitaria. Nel maggio del 2005 Di Marino avverte l’esigenza di avvicinarsi al centro e decide di aprire un nuovo spazio a pochi passi da piazza dei Martiri, in via Alabardieri; ultimissimo Franco Riccardo, che dalla sede storica prospiciente il Museo ha inaugurato a inizio ottobre il nuovo spazio di via Chiatamone. La stessa tendenza centripeta coinvolge anche le gallerie giovani, accomunate dalla volontà di presentare le ultime tendenze dell’arte d’oggi e da un’attenzione sempre crescente per il lavoro dei giovani artisti che operano sul territorio. T293 di Paola Guadagnino e Marco Altavilla nasce nel cuore pulsante del centro storico, la Napoli dei vicoli, al 293 di via Tribunali, dove sin dal 2001 porta avanti una coerente programmazione di ricerca, diventando ben presto un punto di riferimento per giovani artisti italiani e stranieri, per poi aprire un secondo spazio a Piazza Amendola, a poca distanza dal Pan. 404 Arte Contemporanea di Francesco Annarumma nasce nel 2002 in via Ferrara, vicino la stazione centrale, dove coniuga ad una costante attenzione per i giovani artisti napoletani un’interessante apertura verso i nuovi fermenti internazionali, prestando una particolare attenzione agli esiti della pittura contemporanea. Una linea rimasta immutata con l’inaugurazione del nuovo spazio in via S.Brigida nel 2004, preludio all’imminente apertura a Milano, il prossimo novembre, secondo un “modus operandi” già sperimentato dall’apripista Lia Rumma e lo scorso anno da Mimmo Scognamiglio. L’interesse mostrato da un pubblico sempre più vasto e da un collezionismo diventato progressivamente più sensibile ha favorito negli ultimi anni l’apertura di nuovi spazi che arricchiscono il magmatico sistema dell’arte partenopeo.&lt;br /&gt;
Nel dicembre del 2003 nasce la Changing Role di Guido Cabib, già anima con Massimo Lauro, alla metà degli anni novanta, della Th.E. Le scelte dello spazio di via Chiatamone uniscono ad un interesse per quei percorsi dell’arte che si intersecano con esperienze provenienti dalla musica e dalla moda una grande apertura alla creatività giovane, una “mission” che continua anche con la sede aperta lo scorso settembre a Roma. Nel giugno del 2004 è il turno della Galleria Fonti e di Blindarte contemporanea. La galleria di Giangi Fonti si caratterizza da subito per un’audace sperimentalismo, e per una serie di scelte orientate verso artisti giovani ma già ben inseriti nel panorama internazionale. Blindarte contemporanea apre invece in una zona eccentrica: via Caio Duilio a Fuorigrotta, un quartiere nuovo agli insediamenti artistici. La programmazione dello spazio diretto da Memmo Grilli si orienta in una dialettica di confronto tra energie autoctone e internazionali. Nello stesso anno inizia la sua attività la NOTgallery, in piazza Trieste e Trento. Uno spazio altro, come si evince dal nome, diretto da Marco Izzolino e Manuela Esposito, che associa all’attività espositiva il “Laboratorio per la Diffusione Materiale della Ricerca Artistica” ed un centro di servizi e didattica per l'arte. Spostandosi sull’asse del centro storico, nella direttrice del Madre, la Fondazione Morra dallo splendido Palazzo sanfeliciano dello Spagnuolo, nel cuore del quartiere dei Vergini, propone un’offerta culturale diversificata: dall’attività espositiva ed editoriale alla promozione di rassegne di musica elettronica e di film underground. Dall’altro lato, poco distante dal Madre, si colloca la Fondazione di Maurizio Morra Greco, il cui progetto di partnership col Madre potrebbe collocarla in una proficua dialettica tra pubblico e privato configurandola, una volta restaurata la sede, lo storico palazzo del principe Caracciolo d’Avellino, come uno spazio polifunzionale integrato di esposizione e produzione di opere, già in parte attivo coi programmi di residenza per artisti e per i progetti site-specific, il primo l’anno scorso con Gregor Schneider e l’ultimo recentemente inaugurato con Eric Wesley. A Piazza Bellini invece opera dal maggio 2005 la galleria Overfoto di Donatella Saccani che frequenta essenzialmente i territori del video e della fotografia, come anche la neonata PrimoPiano Napoli, una home gallery dedicata alla fotografia artistica e al design, nella vicina via Foria. Poco più avanti, in Corso Amedeo di Savoia, ha aperto nel dicembre del 2004 la nuova sede di Raucci e Santamaria che hanno abbandonato dopo 12 anni lo spazio di Piazza S.Maria La Nova.&lt;br /&gt;
Al di fuori di questi due fuochi, ma comunque degne di nota, rimangono le esperienze del Contemporary Art Museum di Casoria, e del Bad-Museum. Il primo, aperto nel 2005, si configura come una sorta di “città ideale dell’arte”, come ama ripetere il suo direttore artistico, Antonio Manfredi, riuscito nella non facile impresa di coniugare in provincia, cultura, imprenditorialità e progettualità. Analogamente la BAD-Bunker Art Division di Peppe “Bunker” Buonanno è attiva dal 2001, alla quale si è affiancato più recentemente uno spazio-laboratorio, il BAD museum, nato dal recupero di un ex laboratorio artigianale, uno spazio espositivo ma soprattutto un'area dedicata ad attività culturali e laboratoriali dal taglio sperimentale, fucina di esperienze e produzione di opere a Casandrino. Entrambe iniziative interessanti, poiché operano, in maniera coraggiosa e quanto mai solitaria, in una zona della città eccentrica cioè “periferica”, purtroppo ancora considerata spesso un’entità autonoma dalla città che appare spesso magmatica, ingestibile e tanto gravida di contraddizioni.&lt;br /&gt;
Queste le tracce di un discorso intricato e in parte ancora in nuce sulle esperienze legate alla complessità del contemporaneo a Napoli. L’auspicio è che in una sinergia tra soggetti diversi si venga a creare una proficua commistione di pubblico e privato che ha già dato vita in anni meno recenti alla produzione di eventi significativi, e penso ad esempio all’attività svolta dagli “Incontri Internazionali d’arte” di Graziella Buontempo Lonardi. Oggi in una situazione completamente mutata e con una serie di equilibri da riassestare, la sfida più grande consiste nell’assicurare continuità ad un progetto di lunga durata che contribuisca alla crescita culturale ed economica di un territorio tradizionalmente difficile e ancora pieno di ferite, per riallacciare i fili di un discorso complessivo che ruota su diversi piani e all’incrocio tra diversi linguaggi, nel tentativo di favorire un dialogo aperto e privo di condizionamenti tra la realtà napoletana, mai come ora viva e ribollente, e i grandi circuiti internazionali, offrendo le giuste possibilità a quanti investono energie e competenze nel non-facile sistema dell’arte a Napoli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Eugenio Viola, Appunti per una cartografie dell’arte a Napoli, in: Segno, 2007&lt;/div&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/06/il-ventre-di-napoli.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item><item><guid isPermaLink="false">tag:blogger.com,1999:blog-5478704892306994212.post-4464267144492234115</guid><pubDate>Sat, 19 Jun 2010 16:51:00 +0000</pubDate><atom:updated>2010-06-19T10:00:56.267-07:00</atom:updated><title>Il cineturismo a Napoli</title><description>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.campaniamovietour.com/public/cineturismo/it/resource/20080516/20080516.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="196" src="http://www.campaniamovietour.com/public/cineturismo/it/resource/20080516/20080516.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #323232; font-family: 'Trebuchet MS', Geneva, Verdana, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 20px;"&gt;Napoli come set cinematografico. Forse non c'è altra città così riconoscibile in pellicola. Luogo in cui&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #323232; font-family: 'Trebuchet MS', Geneva, Verdana, sans-serif; font-size: 14px; line-height: 20px;"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
finzione e realtà vanno a braccetto creando un mix che trasforma ogni cittadino in un potenziale attore. L'associazione&lt;b style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;FILMapART&lt;/b&gt;&amp;nbsp;intende valorizzare il cineturismo, fenomeno già affermato in Nuova Zelanda, Stati Uniti e Gran Bretagna, che comincia ad avere un certo riscontro anche in Italia. Ecco allora nascere i primi movietour in città: percorsi turistici sui luoghi che hanno fatto da sfondo ad alcune celebri pellicole girate nel capoluogo partenopeo. Ciak si gira da via Paladino a via Marina, alla scoperta delle location del celebre film&amp;nbsp;&lt;i style="background-attachment: initial; background-clip: initial; background-color: transparent; background-image: initial; background-origin: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 14px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; outline-color: initial; outline-style: initial; outline-width: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px; vertical-align: baseline;"&gt;L'oro di Napoli&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span class="Apple-style-span" style="-webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align="center" style="border-bottom-style: solid; border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-style: solid; border-left-width: 0px; border-right-style: solid; border-right-width: 0px; border-top-style: solid; border-top-width: 0px;"&gt;&lt;h2&gt;&lt;strong&gt;SANTA SOFIA MOVIETOUR terza edizione&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;&lt;/div&gt;Dal 18 giugno al 10 luglio ritornano i tour nei luoghi del cinema napoletano, un progetto dell’Assessorato alle politiche giovanili del Comune di Napoli Servizio Giovani, della Mediateca Santa Sofia e di Campania Movietour.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Il calendario e i luoghi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&amp;nbsp;Venerdì 18 giugno e venerdì 25 giugno - ore 17.30&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Istituto di Cultura Francese “Le Grenoble” – Via Francesco Crispi, 86&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
Itinerario: da via Crispi a Mergellina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sabato 19 giugno e sabato 3 luglio - ore 10.30&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Biblioteca Universitaria – Via Giovanni Paladino, 39&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
Itinerario: da via Paladino a via Marina&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sabato 26 giugno e sabato 10 luglio - ore 10.30&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Mediateca Santa Sofia – Via Santa Sofia, 7&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
Itinerario: da via S. Sofia a piazza della Sanità&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Venerdì 2 luglio e venerdì 9 luglio - ore 17.30&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;CEICC – Via Partenope, 36&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
Itinerario: da via Partenope a Piazza del Plebiscito&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Info e prenotazioni:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Mediateca Santa Sofia&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;tel. 081/7953183, 081/456425 – e-mail: giovani@comune.napoli.it&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Campania Movietour&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;www.campaniamovietour.com - info@campaniamovietour.com&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;tel. 320 6151017, 320 6151107&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div align="center"&gt;&lt;h3&gt;&lt;strong&gt;Aumenta il turismo legato ai Set di Film e Romanzi&lt;/strong&gt;&lt;/h3&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 10.5pt;"&gt;Napoli, 20 apr . (Adnkronos) - Le prossime vacanze estive? Le prenoto al cinema. Oppure in libreria. O magari in tv. Secondo una ricerca tra i principali tour operator internazionali, dal titolo ''Campania: nuovi itinerari turistici tra sentieri letterari e location cinematografiche'', condotta dalla Klaus Davi &amp;amp;Co. e che sara' presentata lunedi' prossimo a Roma, nel corso di una conferenza stampa, 4 turisti stranieri su 10 scelgono la meta della propria vacanza in Italia dopo aver visto un film o una fiction ambientate nel nostro Paese o per rivivere i luoghi e le atmosfere del proprio libro preferito. Tra le regioni italiane che piu' beneficiano del fenomeno c'e' la appunto la regione Campania, location di importanti produzioni cinematografiche internazionali (Mission Impossibile, Guerre Stellari nella reggia di Caserta), romanzi di successo (Il Talento di Mr Ripley in costiera amalfitana o Pompei di Robert Harris), fiction popolari (La Squadra, Un Posto al Sole, Capri e Capri 2, in fase di lavorazione) e finanche giochi da tavola (impazza Pompei prodotto in Germania).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Adnkronos)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h2 align="center"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #11568f; font-family: Verdana, sans-serif; text-transform: uppercase;"&gt;AUMENTA IL TURISMO LEGATO AI SET DI FILM E ROMANZI&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;ROMA - Sempre di più gli stranieri scelgono una vacanza in Italia suggestionati da location cinematografiche o luoghi letterari: 4 turisti su 10, secondo una ricerca tra i Tour Operator Internazionali per conto dell Assessorato al Turismo della Campania. La top five delle mete preferite comprende, come è prevedibile, Roma, Venezia, i paesaggi Toscani, la Sicilia e la Campania. Quest'ultima è tra le regioni italiane che più beneficia del fenomeno, essendo stata utilizzata da importanti produzioni internazionali (Mission Impossibile, Guerre Stellari nella reggia di Caserta), romanzi di successo (Il Talento di Mr Ripley in costiera amalfitana o Pompei di Robert Harris), fiction popolari (La Squadra, Un Posto al Sole, Capri e Capri 2, in fase di lavorazione) e finanche giochi da tavolo (Pompei prodotto in Germania). La ricerca è stata presentata a Roma dall' Assessore al Turismo della Campania Marco Di Lello, dal massmediologo Klaus Davi e della produttrice cinematografica e attrice Maria Grazia Cucinotta. Nel 2006, 41 milioni e 622 mila stranieri (dati dell'Ufficio Italiano Cambi) hanno visitato l'Italia anche grazie al cinema e ai romanzi. Secondo l Osservatorio Stampa Estera Nathan il Saggio, il trend è confermato da un'indagine su oltre 100 testate internazionali, dal 2005 al 2007, per individuare il grado di visibilità e di apprezzamento della Regione Campania nel mondo. Il New York Times ha pubblicato il titolo: "Leggi il libro e poi vedi dove è ambientato", affermando che aumenta l'offerta di itinerari turistici attraverso tour letterari. Il giornale spiega: A chi ha amato il Talento di Mr Ripley piacerà sicuramente Il Giardino, una villa che si trova in costiera amalfitana . L'inglese Guardian non è da meno: Leggendo il libro o guardando il film di Anthony Minghella si viene trasportati indietro, ai tempi in cui questa zona era relativamente sconosciuta al turismo di massa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #006699; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: 15pt;"&gt;Campania&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span class="biscottosez1"&gt;&lt;span style="font-size: 7.5pt;"&gt;&amp;nbsp;turismo&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 8.5pt;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h1 align="center"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;Vacanze: 4 stranieri su 10 s’ispirano ai film&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 8.5pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 8.5pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Verdana, sans-serif; font-size: 9pt;"&gt;Gli stranieri progettano le proprie vacanze sempre più ispirandosi a location cinematografiche o sentieri letterari. Secondo una ricerca condotta tra i principali tour operator internazionali per conto dell’assessorato al Turismo della Regione Campania, quattro turisti stranieri su dieci scelgono la meta della propria vacanza in Italia dopo aver visto un film o una fiction ambientate nel nostro Paese, o per rivivere i luoghi e le atmosfere del libro del cuore. Nella speciale “top five” delle mete preferite, immancabili Roma, Venezia, i paesaggi toscani, la Sicilia e la Campania. E’ proprio la Campania tra le regioni italiane quella che più beneficia del fenomeno, essendo stata location di importanti produzioni cinematografiche internazionali (Mission Impossibile, Guerre Stellari nella reggia di Caserta), romanzi di successo (Il Talento di Mr Ripley in costiera amalfitana o Pompei di Robert Harris), fiction popolari e finanche giochi da tavolo. I risultati della ricerca sono stati presentati ieri a Roma dallo stesso assessore al Turismo della Regione Campania Marco Di Lello, dal massmediologo Klaus Davi e della produttricecinematografica e attrice Maria Grazia Cucinotta. “Cinema, fiction e letteratura rappresentano un traino eccezionale per la Campania — commenta Di Lello - Riscontriamo sempre maggiori presenze di turisti stranieri e siamo pronti a sostenere ed investire sul cineturismo, grazie anche all'attivita' della Film Commission e al grande progetto degli Studios di produzione cinematografica che realizzeremo a Bagnoli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 12px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;h3&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/h3&gt;&lt;/div&gt;</description><link>http://visitnapoli.blogspot.com/2010/06/il-cineturismo-napoli.html</link><author>noreply@blogger.com (visitnapoli)</author><thr:total>0</thr:total></item></channel></rss>